Skip to main content

Arpa Campania Ambiente n.17/2019

Page 1

PRIMO PIANO

Al Ministero dell’Ambiente confermato Sergio Costa

Squadra che cambia, Governo che avanza. Pochi sono i nomi confermati da Giuseppe Conte nella nuova squadra che guida il Paese. Liguori a pag.2 ISTITUZIONI

Pescatori spazzini nelle aree protette Purtroppo i dati relativi al marine litter, ad estate finita, non sono confortanti. L’invasione di plastica non ha risparmiato neppure le Aree marine protette (Amp) che invece dovrebbero rappresentare piccoli gioielli da curare e tutelare. Martelli a pag.4

NATURA & BIODIVERSITÀ

Quando il temporale arriva dal mare

Il compostaggio locale: Arpac pronta a rilasciare i pareri di competenza Produrre il compost dai rifiuti biodegradabili è oggi più facile in regione Campania. L’Amministrazione Regionale, infatti, con l’art. 45 della L.R. n. 14 del 26.05.16, ha promosso l'attuazione di un programma straordinario, articolato in cinque obiettivi operativi, riguardanti, tra l’altro “lo sviluppo e l’incentivazione del compostaggio di comunità per il trattamento della frazione organica dei rifiuti”, prevedendo l’acquisto di compostiere di capacità di trattamento di 60 - 80 t/anno e l’individuazione dei comuni a cui fornire tali compostiere. In questi casi si parla di Compostaggio Locale che può essere attivato e realizzato con la Denuncia di inizio attività... pag.6

Dragaggio porto di Salerno Monitoraggio dell’Arpac

L’architettura “tradizionalinnovativa” di Wang Shu

Indagare sugli effetti ambientali delle operazioni di dragaggio del porto di Salerno è lo scopo di una convenzione siglata oggi tra l'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale e Arpac, l'Agenzia ambientale campana. Con questo accordo, Arpac si impegna a monitorare il rumore e le emissioni in atmosfera prodotti dalle operazioni... Ci avviamo verso la fine dell’estate, anche dal punto di vista astronomico (ricordo che per convenzione l’estate meteorologica è terminata il 31 Agosto), e pian piano cominciano ad essere più frequenti i temporali marittimi.

a pag.7

«Come per ogni grande architettura, l’opera di Wang Shu è in grado di trascendere il dibattito producendo opere senza tempo, profondamente radicate nel proprio contesto eppure universali. I suoi edifici hanno la capacità di evocare il passato senza fare riferimenti diretti alla storia»: questa la motivazione con cui la giuria del Pritzker Architecture Prize.

Loffredo a pag.10

Palumbo a pag.12

AMBIENTE & TENDENZE

Le società partecipate e l’accesso agli atti

AMBIENTE & TRADIZIONE

AMBIENTE & CULTURA

Giuseppe Piazzi, il grande astronomo

Boschi vivi: un luogo della memoria ecosostenibile

Grandi Napoletani, grandi Campani

Giuseppe Piazzi fu un astronomo di fama internazionale, Napoletano e Siciliano "acquisito". Al “clima” culturale-scientifico degli inizi dell'Ottocento si legano figure importanti come quella di Piazzi. De Capua a pag.17

De Crescenzo-Lanza pagg.14-15

Abbrunzo a pag.18

L’ARPAC parteciperà il giorno 27 settembre 2019 alla “Notte Europea dei ricercatori”, l’evento che coinvolge ogni anno migliaia di istituti di ricerca in tutti i paesi europei. L’Agenzia ha aderito volentieri alla manifestazione e sarà presente con due stand (allestiti rispettivamente presso l’Accademia di Belle arti di Napoli e presso la Reggia di Caserta), dove gli appassionati di ricerca, ma anche semplici cittadini e curiosi, potranno interfacciarsi con i nostri tecnici ed esperti in materie ambientali che illustreranno le caratteristiche ed il funzionamento di alcune strumentazioni utilizzate per le attività di campionamento e controllo sul territorio. Consulta il calendario delle iniziative in programma in Campania su www.sharper-night.it


Al timone del Ministero dell’Ambiente confermato il Generale Sergio Costa Fabiana Liguori Squadra che cambia, Governo che avanza. Pochi sono i nomi confermati da Giuseppe Conte nella nuova squadra che guida il Paese. In primis, Sergio Costa, generale di brigata dei Carabinieri, che resta al timone del Ministero dell'Ambiente. Classe 1959, il combattente partenopeo già negli anni duemila dimostrò di che pasta era fatto quando, nel ruolo di comandante regionale della Forestale in Campania, fece luce su una serie di attività illecite legate allo smaltimento di rifiuti tossici, nell'area tra le province di Caserta e Napoli, dando così il via al primo filone d'indagine. Durante il precedente mandato al suo dicastero, ha realizzato importanti iniziative e raggiunto diversi traguardi che lo hanno portato a una forse giusta riconferma, tra gli altri: il forte impulso dato alle campagne contro la plastica monouso, lo stesso ministero dell'Ambiente è diventato "plastic free", un esempio che è stato poi seguito da diverse altre istituzioni, poi l’istituzione della nuova commissione Via-Vas, sempre in prima linea per la tutela del mare, suo il ddl Salvamare e per la battaglia contro i rifiuti e i roghi. No alle trivelle. Altro obiettivo raggiunto dal ministro è stato il bando per progetti sull'educazione ambientale nelle scuole per i quali è stato stanziato un fondo di 330 mila euro. Ha preteso il rispetto delle prescrizioni ambientali per l'Ilva di Taranto. Tuttavia, il delicatissimo dossier sul deposito nazionale delle scorie nucleari, condiviso con il ministero dello Sviluppo, non riesce ancora ad andare avanti. Con il nuovo mandato le aspettative da parte del popolo italiano nei confronti del ministro sono davvero alte perché fare le cose bene è possibile e a volte accade, ma mantenere la rotta con continuità e forza è spesso molto difficile. Costa si è detto molto felice della rinnovata fiducia da parte di Conte e certo che la direzione dei lavori del suo ministero sia quella giusta si

Le dichiarazioni del Ministro sui roghi di Battipaglia

dichiara pronto ad affrontare nuove problematiche e sfide: “sarà guerra ai roghi tossici” dichiara e sottolinea l’impellente necessità di costruire la strada per abbandonare l’attuale sistema di gestione dei rifiuti. Un sistema basato sull’incenerimento, un sistema costruito sulla quantità, un sistema stressato e al collasso. Continuare in questa direzione è fallimentare sia dal punto di vista sociale che economico. Al dicastero stanno già lavorando a un decreto, un provvedimento urgente sui cambiamenti climatici, da presentare

all’Europa nel prossimo Consiglio dei Ministri: “per sbloccare l’end of waste, la filiera dei rifiuti e far diventare i rifiuti materia prima. Il riciclo come hardcore della gestione della filiera in Italia, favorire la mobilità verde, creare le condizioni economiche per favorire il trasporto pubblico ed ecologico e così via”. Conte è più che mai motivato. Pochi giorni fa, alla COP14, la quattordicesima Conferenza delle Convenzioni ONU per la lotta alla desertificazione in India, è stato l’unico ministro europeo dell’ambiente presente, ma anche l’unico del G7. E questo la dice lunga.

“Quello che sta accadendo è qualcosa di losco e se le amministrazioni non sono unite a pagarne le conseguenze saranno i cittadini. È una guerra, una guerra che i cittadini combattono da troppo tempo. A fine agosto sono stato a Battipaglia e ho promesso che in caso di riconferma avrei avviato un tavolo tecnico. Bene, con il direttore generale abbiamo avviato la procedura e già da subito partiranno le convocazioni con le amministrazioni locali interessate, i tecnici di regione e provincia, e chiaramente il Mini-

stero. Ognuno deve fare la sua parte, io e tutti i tecnici del ministero siamo a disposizione per affrontare, intervenire e risolvere il dramma di Battipaglia e di tutti i roghi dei rifiuti d’Italia. Solo insieme si possono risolvere i problemi. Chiedo quindi a tutti di venire con proposte concrete da condividere. Se gli amministratori pubblici si separano e cercano le differenze questa guerra la perderemo tutti e chi pagherà il prezzo più salato saranno i cittadini inermi. Se lavoreremo insieme, la vinceremo”.

Governo: nuovi fondi per lo sviluppo sostenibile Stanziati tre milioni di euro per sostenere progetti di ricerca È aperto fino al 31 ottobre 2019 il bando del Ministero dell’Ambiente per promuovere progetti di ricerca a supporto dell’attuazione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. Sono stati stanziati 3 milioni di euro per supportare i processi di elaborazione ed attuazione delle strategie regionali e provinciali e sostenere i progetti di ricerca sui temi prioritari per l’attuazione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. Il bando si rivolge a: Istituzioni universitarie; Enti di Ricerca Pubblici e Privati; Dipartimenti, Istituti o assimilabili di Università o Enti di ricerca;

Organismi di Ricerca; Consorzi tra i soggetti di cui ai punti precedenti e Consorzi Interuniversitari; Fondazioni che possiedano nell’atto costitutivo un chiaro riferimento allo sviluppo sostenibile nelle sue dimensioni sociale, ambientale ed economica. Per essere ammissibili, i progetti dovranno focalizzarsi su

due macrocategorie. La prima riguarda i progetti a supporto dei processi di elaborazione e attuazione delle strategie regionali e provinciali per lo sviluppo sostenibile. Nello specifico: - Supporto ai processi di elaborazione delle strategie regionali per lo sviluppo sostenibile, con particolare riferimento alle seguenti categorie di intervento; - Elaborazione di contributi scientifici a supporto e valorizzazione degli esiti dei processi di definizione delle strategie regionali per lo sviluppo sostenibile; - Attività di divulgazione scientifica inerenti i processi di definizione e attuazione delle strategie regionali per lo sviluppo sostenibile.

Il Ministero dell’Ambiente finanzierà ciascuna proposta con contributi fino a un massimo di 100mila euro. La seconda categoria di progetti dovrà concentrarsi su temi prioritari per l’attuazione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile: - Resilienza di comunità e territori; - Economia circolare; - Sostenibilità e adattamento; - Biodiversità, paesaggio e sviluppo locale; - Agende urbane e metropolitane per lo sviluppo sostenibile; - Monitoraggio e valutazione degli obiettivi di sostenibilità. Ogni proposta può ottenere fino a un massimo di 150mila euro.


A Nuova Delhi la Conferenza delle Parti sulla desertificazione Costa ribadisce l’impegno dell’Italia a favore della fascia del Sahel in Africa Lunedì 2 settembre a New Delhi si è aperta la quattordicesima sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione UNCCD (COP 14) che è durata fino al 13 settembre. Il tema centrale della COP 14 è stato “Investing in Land; Unlocking Opportunities”, ossia, stimolare all’impegno di risorse umane e finanziarie per il recupero delle aree degradate e desertificate visto come un campo di azione che può aprire nuove opportunità. Contemporaneamente alla COP 14 si sono svolte le ses-

sioni ufficiali degli Organi sussidiari della Convenzione, ovvero la diciottesima sessione del Committee for the Review of Implementation of the Convention (CRIC 18) e la quattordicesima sessione del Committee on Science and Technology (CST 14). Obiettivo della COP14 è aiutare i paesi a raggiungere la Land Degradation Neutrality, ovvero la neutralità del degrado del suolo, fornendo gli strumenti e le risorse che sono adatte a questo scopo. Strumenti costruiti su informazioni precise e affidabili fornite dalle conoscenze scientifiche e dai dati, dai processi e dagli accordi su

base partecipativa, di cui possano beneficiare tutti. Infatti, i paesi potranno resistere meglio alle future sfide ambientali, ottimizzando la gestione del territorio e aumentando in modo massiccio le pratiche sostenibili e il ripristino di terreni degradati. Il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ha partecipato alla Conferenza ha affermato: “Nella storia dell’umanità i muri sono legati ad una immagine negativa di divisione e separazione. Non è questo invece il caso del piano visionario, che l’Italia intende appoggiare, della ‘grande muraglia verde’, un’opera unica composta da tanti progetti con l’obiettivo di fermare la desertificazione e riportare alla vita terre e territori. Le siccità persistenti, la mancanza di cibo, i conflitti per la scarsità di risorse portano a flussi migratori sempre maggiori e nessun muro di cemento potrà contenerli”. “L’obiettivo – ha aggiunto Costa – è quello di portare linfa ai luoghi maggiormente colpiti dalla desertificazione:

penso alla fascia del Sahel in Africa, uno dei luoghi più poveri del pianeta e più drammaticamente colpiti dai cambiamenti climatici. Per affrontare la crisi climatica abbiamo bisogno che tutti i Paesi facciano la loro parte. Noi, come Paese Italia a nostra volta colpiti in alcune regioni dalla desertificazione, mettiamo a disposizione progettualità e tecnologie made in Italy, per sviluppare interventi per il recupero di 20.000 ettari di aree nel Sahel degradate. Queste terre potranno così tornare fertili e coltivabili dando la possibilità a 300.000 persone di beneficiare di nuove

fonti di reddito, e quindi offrendo loro un’alternativa, affinché non siano più obbligate ad abbandonare i loro territori”. La desertificazione è uno dei drammi del nostro Pianeta: in Italia il 20 per cento del Paese è a rischio desertificazione e oltre il 4 per cento è già sterile, inoltre, un terzo delle terre emerse produttive negli ultimi venti anni ha subito processi di desertificazione, una quota che indica che oltre 1 miliardo di persone è a rischio. Parliamo di una delle prime cause di migrazione ambientale, affrontare questi temi non è più rinviabile.


L’educazione ambientale nei Siti di interesse nazionale Firmato il bando destinato alle scuole dei luoghi più inquinati d’Italia Il riconfermato Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha firmato lo scorso 3 Settembre un bando che stanzia 330 mila euro a favore di progetti di educazione ambientale destinati alle scuole più sfortunate: quelle situate all’interno dei Siti di interesse nazionale, tra i luoghi più inquinati d’Italia e nei cui territori docenti e alunni si trovano a dover combattere una quotidiana battaglia contro l’inquinamento e il degrado ambientale. Per questi studenti la scuola, oltre ad essere luogo di formazione, è anche il posto in cui tornare a sperare e a credere fortemente in un cambiamento possibile e necessario, nella lotta al degrado e all’abbandono, nel contrasto senza sosta all’inquinamento ambientale, piaga ancora troppo diffusa che per guarire necessita della forza e dell’ottimismo delle nuove generazioni. Brescia, Taranto, Napoli est, Gela, Porto Torres, Mantova, Genova, Brindisi, Piombino, per citare solo alcune delle 41 realtà nazionali identificate come Sin e i cui istituti scolastici potranno quindi partecipare al bando. “Con l’aiuto delle associazioni ambientaliste – spiega il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa - si potranno realizzare progetti che educhino a temi fondanti per la nostra società: qualità dell’aria, cambiamenti climatici, amore per la natura, rispetto degli animali, beni comuni, riduzione delle plastiche e tutela del mare, tra i temi previsti dal bando. Aiuteremo – aggiunge Costa anche le associazioni che organizzano manifestazioni culturali patrocinate dal ministero, e quindi plastic free, che diffondano l’amore per l’ambiente secondo tematiche definite”. Il bando del Ministero dell’Ambiente arriva dopo il bando che ha premiato negli scorsi mesi le scuole situate all’interno dei parchi nazionali, e l’intenzione del Dicastero è quella di coinvolgere, per il prossimo anno, le scuole nei Sir, i siti di interesse regionale, “di competenza regionale per le bonifiche– specifica ancora il Ministro Costa ma che non per questo devono essere lasciati ai margini di un progetto di sensibilizzazione culturale e civica così importante, che mi auguro possa tro-

“REMARE”

Pescatori spazzini nelle aree protette Giulia Martelli

vare l’appoggio convinto anche del prossimo ministro dell’Istruzione”. L’obiettivo è dunque quello di una formazione ambientale continua e senza sosta rivolta in particolare alle nuove generazioni. Un’attività che fiancheggia quella istituzionale che, in particolare sul tema

delle bonifiche, ha visto il Ministero dell’Ambiente impegnato per sbloccarne alcune ferme da anni, in alcuni casi più di 20, incardinando anche un disegno di legge ad hoc “il cui testo è pronto ed in via di approvazione”. (Comunicato stampa Ministero dell’Ambiente)

Purtroppo i dati relativi al marine litter, ad estate finita, non sono confortanti. L’invasione di plastica non ha risparmiato neppure le Aree marine protette (Amp) che invece dovrebbero rappresentare piccoli gioielli da curare e tutelare. In Campania, per far fronte a questa emergenza, ha preso il via da qualche giorno “Remare, una REte per il MARE”: un’azione coordinata tra le quattro aree marine protette della regione, finanziata con fondi UE, al fine di ripulire 50mila ettari di fondali marini. Protagoniste l’area Marina di Punta Campanella e Regno Di Nettuno (Capofila), quelle di Costa Degli Infreschi, Castellabate e il Parco Nazionale Del Cilento che, fino al prossimo 30 novembre, accoglieranno circa quattrocento imbarcazioni da pesca impegnate a raccogliere i rifiuti in mare e riportarli a terra per consentirne lo smaltimento – senza incorrere in bizzarre sanzioni – così come previsto dal “De-

creto Salvamare” del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. L’utilizzo delle imbarcazioni da pesca per tali scopi è, invero, pratica già consolidata, la novità di Remare è rappresentata, invece, dalla sinergia tra le Amp e le cinque associazioni di categoria della pesca (Federazione regionale della pesca, Federazione nazionale delle imprese di pesca, Confcooperative Fedagripesca Campania, Agci pesca Campania e Lega regionale delle cooperative e mutue della Campania). Il progetto è molto articolato: le imbarcazioni sono infatti attrezzate con apposite “bag”, grandi borse per raccogliere i rifiuti ed i pescatori, inoltre, dopo un’adeguata formazione hanno il compito di selezionare il materiale recuperato e consegnarlo alle aziende addette allo smaltimento.

Partito dalla Campania “Ripuliamo le Spiagge” 2019 Il Rapporto Beach Litter 2019 di Legambiente ha evidenziato la presenza di 968 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia di cui l’81% rappresentato dalla plastica. Questo dato ha catturato l’attenzione del Gruppo VéGé – Gruppo italiano di 32 imprese che hanno fatto della sostenibilità ambientale la loro mission – che, nell’anno del suo sessantesimo compleanno, ha deciso di rispondere a questi numeri con “Ripuliamo Le Spiagge”: un progetto sviluppato in collaborazione con Legambiente che prevede la pulizia straordinaria di 60 spiagge italiane. Il tour, a cui

tutti i cittadini possono iscriversi, è partito dalla Campania e precisamente da Mondragone, e fino al 10 Settembre sono stati ripuliti ben 16 arenili. Numerose altre spiagge attendono i volontari: Messina,

Palermo, Bari, Sassari, Genova, Venezia e Ravenna per giungere il 17 ottobre a Terracina, ultima tappa dell’iniziativa. Un piccolo gesto rispetto alle dimensioni globali del problema – dichiarano i vertici del Gruppo

Vegè - ma siamo convinti dell’importanza sociale ed ambientale di compiere azioni concrete che sensibilizzino tutti e che portino distribuzione e consumatori a fare fronte comune per difendere il territorio. Con i nostri 3.800 punti vendita in tutta Italia siamo e vogliamo continuare ad essere sempre più vicini alla comunità, l’obiettivo finale è quello di dismettere definitivamente tutte le stoviglie in plastica monouso entro il 30 giugno 2020, quindi in netto anticipo rispetto all’entrata in vigore della legge che impone la loro rimozione dagli scaffali nel 2021. G.M.


Amazzonia il polmone della Terra Non è l’unica fonte di ossigeno ma è fondamentale per la sopravvivenza del Pianeta Anna Paparo Tutti noi siamo sempre stati convinti che la foresta amazzonica produca il venti per cento dell'ossigeno del Pianeta. Ma non è esattamente così. Nei fatti quasi tutto l'ossigeno respirabile ha origine negli oceani, e ce n'è abbastanza per respirare per milioni di anni. A dirlo è stato il fisico dell'atmosfera della Colorado State University, Scott Denning, in un articolo sul sito The Conversation, in cui ricorda, però, come la foresta brasiliana sia comunque essenziale per la sopravvivenza del Pianeta. Una notizia che viene fuori proprio in concomitanza con gli eventi tragici delle scorse settimane che hanno visto come protagonista proprio il polmone verde della Terra colpito dagli incendi. Un tema, questo, che è stato ripreso da tutti attraverso i social network, anche dal presidente francese Macron con un tweet. Le foreste tropicali, come ha sottolineato Denning, raccolgono molte specie di flora e fauna che non si trovano altrove oltre a stoccare grandi quantità di carbonio che contribuirebbe altrimenti ai cambiamenti climatici. Ma non finisce qui. Secondo Isabella Pratesi, che dirige il programma di conservazione del Wwf Italia, un altro aspetto importante da non sottovalutare è la capacità di pompare acqua acqua dall'atmosfera al suolo con gli alberi che attirano grandi

masse umide e, come testimoniano gli indigeni, “fanno piovere”. Di conseguenza, la perdita della foresta favorirebbe una siccità estesa che influenzerebbe tutta la regione, non sarebbe circoscritta alla sola Amazzonia. Spina nel fianco per la foresta amazzonica sono i continui roghi, che rispetto all'agosto del 2018 sono addirittura triplicati. Secondo le immagini del satellite europeo sentinella della Terra, Sentinel-3, del programma “Copernicus”, sono circa quattro mila i roghi registrati nelle notti dal primo al ventiquattro agosto 2019, rispetto ai 1.110 dello

stesso periodo dell'anno precedente. Le foto mostrano come "le fiamme devastano l'Amazzonia", così ha scritto l'Agenzia Spaziale Europea (Esa). "Oltre al Brasile - ha aggiunto l'Esa - le fiamme stanno colpendo anche parte di Perù, Bolivia, Paraguay e Argentina", liberando nell'atmosfera inquinanti come il monossido di carbonio. Anche l'astronauta italiano dell'Esa, Luca Parmitano, dal suo punto di vista privilegiato sulla Stazione Spaziale (Iss), a circa quattrocento chilometri di quota, ha negli occhi lo stesso scenario. Insomma, il polmone verde ri-

schia davvero grosso. C'è da sottolineare anche il fatto che i ricercatori dell'Esa hanno analizzato 249 immagini dell'agosto 2018 e 275 foto dello stesso periodo del 2019. "Le immagini mostrano roghi estesi", scrive l'Esa. "Si tratta di scatti notturni, che fanno parte dell'Atlante mondiale degli incendi, realizzato grazie al satellite Sentinel-3. L'Amazzonia - concludono gli esperti - oltre a essere il polmone della Terra, è cruciale per aiutare a regolare il riscaldamento globale, perché la foresta assorbe milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno".

SOS La barriera corallina chiede aiuto Si aggravano sempre di più le condizioni di salute della Grande Barriera Corallina, un tesoro di inestimabile valore che si estende per ben 2300 chilometri al largo della costa nord orientale dell'Australia, nonché patrimonio mondiale dell'Unesco. A lanciare l'allarme sono stati gli esperti dell'Authority del Parco Marino della Grande Barriera Corallina che hanno declassato da 'poor' a 'very poor' (da cattive a pessime) le sue prospettive, nell'analisi e nella valutazione che conducono ogni cinque anni. Naturalmente causa scatenante della distruzione di questo gioiello della natura è sempre lui, il cambiamento climatico. Lo studio si conclude con l'idea che i banchi corallini hanno subito un declino in se-

guito a due ondate successive di calore e di conseguente sbiancamento nel 2016 e 2017, che hanno causato una perdita più o meno estesa di habitat e degrado, con impatto su pesci tartarughe e

uccelli marini. Il team di studiosi ha tenuto a sottolineare che le difficoltà della barriera non si attenueranno se non vi sarà un'azione urgente, nazionale e globale, per affrontare la crisi climatica. Ma non

tutte le colpe ricadono sui cambiamenti del clima: infatti, altre cause sono state annoverate come minacce per la Grande Barriera Corallina australiana; ovvero l'inquinamento da scarichi agricoli, lo sviluppo urbano costiero e l'utilizzo umano, come la pesca illegale. Un avvertimento senza mezze misure che vuole mettere tutto il mondo sull'attenti. Con il motto “chi ha tempo non aspetti tempo” gli esperti hanno sottolineato che per migliorare il futuro della barriera c'è bisogno di intervenire tempestivamente. Nel rapporto hanno sottolineato che la barriera è globalmente riconosciuta per la migliore gestione tra le aree marine protette del mondo e i suoi valori di patrimonio mondiale

rimangono intatti, ma questo è un momento critico nella sua storia. Su questa scia il Ceo dell'Authority, Josh Thomas, ha detto: “mitigare l'impatto del cambiamento climatico e dell'inquinamento dell'acqua, insieme con una gestione basata sulla resilienza, sono azioni essenziali per migliorare la salute della barriera". Da non sottovalutare la grande distesa di pomice nata dall'esplosione di un vulcano, che si sta spostando verso l'Australia e che, se riuscirà a raggiungere la Barriera Corallina, potrebbe essere un'importante fonte di benessere. Insomma, un rimedio naturale al100%. Anche l'Italia ha risposto all'appello con il congresso mondiale tenutosi a Modena dal 3 al 6 settembre. A.P.


Il compostaggio locale: Arpac pronta a rilasciare i pareri di competenza Luigi Stefano Sorvino Claudio Marro Luigi Lucariello Produrre il compost dai rifiuti biodegradabili è oggi più facile in regione Campania. L’Amministrazione Regionale, infatti, con l’art. 45 della L.R. n. 14 del 26.05.16, ha promosso l'attuazione di un programma straordinario, articolato in cinque obiettivi operativi, riguardanti, tra l’altro “lo sviluppo e l’incentivazione del compostaggio di comunità per il trattamento della frazione organica dei rifiuti”, prevedendo l’acquisto di compostiere di capacità di trattamento di 60 - 80 t/anno e l’individuazione dei comuni a cui fornire tali compostiere. In questi casi si parla di Compostaggio Locale che può essere attivato e realizzato con la Denuncia di inizio attività, previa acquisizione del parere di ARPAC e predisposizione di un Regolamento di gestione dell'impianto. L’art.214 comma 7 bis del Testo Unico Ambientale prevede, poi, che il compostaggio aerobico riguardi i rifiuti biodegradabili derivanti da attività agricole e vivaistiche o da cucine, mense, mercati, giardini o parchi, raccolti nel comune dove i suddetti rifiuti sono prodotti e nei comuni confinanti che stipulano una convenzione di associazione

per la gestione congiunta del servizio. In pratica per l’attivazione di questi mini impianti, occorre il parere preventivo di ARPAC, fermo restando il rispetto di altre norme settoriali (urbanistica, norme antisismiche, ambientali, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, efficienza energetica nonché delle disposizioni del codice dei beni culturali e del paesaggio). Infine, è obbligatorio per chi si avvale di questa procedura autorizzativa semplificata, che il compost prodotto dal compostaggio locale rispetti i parametri stabiliti dalla norma sui fertilizzanti (D.L.vo 75/2010) per gli ammendanti compostati. Il compostaggio locale, pur non risolvendo di problemi di carenza di impianti di compostaggio in regione Campania, rappresenta comunque un’opportunità importante per i Comuni per favorire la raccolta differenziata delle frazioni

umide e facilitare il raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio. Inoltre, oltre a comportare un ridotto impatto ambientale per minori emissioni dovute ai trasporti dei rifiuti organici, il compostaggio locale contribuisce alla riduzione del conferimento dei rifiuti urbani biodegradabili in discarica e a recuperare una risorsa utile (sostanza organica) per i terreni agricoli. Si auspica, infine, che il compostaggio locale faccia diminuire la diffidenza ed i pregiudizi dei cittadini nei confronti degli impianti di compostaggio di maggiori dimensioni di cui la regione Campania ha assoluto bisogno. Per facilitare il rilascio dei pareri da parte delle strutture agenziali territorialmente competenti e perseguire l’uniformità delle procedure tecnico/operative è stata redatta un’apposita linea guida che contempla i documenti che de-

vono essere presentati ad ARPAC e gli aspetti che saranno oggetto dei controlli in campo. Nella successiva tabella sono sintetizzati i dati delle compostiere consegnate o ancora da consegnare nel 2019 ai Comuni richiedenti. Come

si vede si tratta di numerosi impianti per i quali, nonostante le difficoltà per le croniche carenze di personale tecnico, i Dipartimenti Provinciali garantiranno il rilascio dei pareri di competenza nei tempi e modi previsti.

INCONTRO ARPAC-CIRA

Tecnologie aerospaziali per il monitoraggio ambientale Ampliare e potenziare la pluriennale collaborazione tra Arpac, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania, e il Cira, il Centro italiano ricerche aerospaziali, nell'ambito della climatologia, meteorologia ambientale e qualità dell'aria: questo l'obiettivo dell'incontro che si è tenuto oggi, presso la sede del Cira a Capua, tra gli staff tecnici di entrambi gli enti, alla presenza del presidente del centro di ricerca, Giuseppe Morsillo, e del commissario straordinario Arpac, Stefano Sorvino. Il Cira si è dichiarato disponibile a mettere a disposizione di Arpac, così come di altri enti operativi sul territorio, i risultati delle proprie ricerche, in partico-

lare per quanto attiene l'interpretazione dei dati telerilevati e lo sviluppo di nuove piattaforme aerospaziali per il monitoraggio ambientale. È stata inoltre auspicata una maggiore sinergia tra i due enti, attraverso la partecipazione congiunta a progetti e programmi di ricerca per lo sviluppo di prodotti pre-operativi di servizio. Arpac ha sottolineato come la collaborazione con il Cira ben si inquadri nelle attività di ricerca e aggiornamento tecnologico che devono necessariamente affiancarsi a quelle più operative dell'Agenzia per garantire un efficiente ed elevato standard dei servizi che questa gestisce sul territorio. (Comunicato stampa)


Biodiversità e clima: riparte l’educazione ambientale Riprendono nelle scuole i progetti formativi promossi dall’Agenzia Regionale per l’Ambiente Anna Gaudioso Con l’inizio del nuovo anno scolastico 2019-2020 ripartono anche i progetti educativi ambientali che da anni Arpac porta avanti in tutte le scuole di ogni ordine e grado della Campania che ne fanno richiesta. Intanto ripartono i contatti con quelle scuole che da anni hanno aderito al nostro progetto a lungo termine di educare e stimolare i giovani ad attuare un cambiamento nel proprio stile di vita. Una scuola che aderisce da anni e che è diventata per noi un laboratorio esperienziale, un progetto tipo, una prova stabile di continuità e di verifica è la scuola secondaria di primo grado V Comprensivo di Villanova Nocera Inferiore. Qui sono stati realizzati laboratori didattici all’interno di un’area messa a disposizione dalla scuola dove abbiamo messo su un orto di spezie e piantato anche alberi da frutto. Un’esperienza unica, per avvicinarsi alla terra e ai suoi frutti. I laboratori sono dedicati agli alunni delle scuole primarie e secondarie del territorio, e dopo anni di

Gli istituti interessati ai percorsi possono scrivere a f.gaudioso@arpacampania.it

Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 15 settembre 2019 - Anno XV, N.17 Edizione chiusa dalla redazione il 16 settmbre 2019

attività questa esperienza si conferma unica nel suo genere per aiutare le nuove generazioni a conoscere e tutelare un bene primario che ci viene dalla nostra madre terra. In questi anni di attività di educazione ambientale molti alunni, tanti alunni, hanno avuto la possibilità di imparare e divertirsi nello spazio vuoto e abbandonato antistante la scuola che è poi diventato il nostro orto didattico, realizzato con piante che quest’anno si nutriranno del compost domestico realizzato a scuola. Nella prima fase dei nostri appuntamenti si tratterà il tema del suolo e della biodiversità. I ragazzi creeranno con l’educatore un feeling di complicità e di obiettivo comune per avere quello slancio e voglia di realizzare qualcosa che mette in gioco tante possibilità: contatto con il territorio, un ponte storico tra il passato e il presente del territorio in questione, la complicità, la condivisione, la comunicabilità delle proprie esperienze. Insomma da allievi a insegnanti, da intervistati a intervistatori per trasferire anche fuori dall’ambito scolastico la propria esperienza e la voglia di mettere in atto buone pratiche. Infatti da anni prima dell’evento finale gli allievi realizzano un’intervista fuori dalla scuola ai propri familiari e al territorio sulle tematiche ambientali.

Il secondo laboratorio verterà sul tema molto sentito dei cambiamenti climatici e dell’impatto che possono avere alcuni nostri comportamenti sull’ecosistema in cui viviamo. Quest’anno è in programma un nuovo progetto sui cambiamenti climatici nell’ambito del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, per cui laddove sarà possibile uniremo anche questo nuovo progetto. I ragazzi parteciperanno attivamente al progetto per indicare e cercare di trovare soluzioni possibili e attuabili. Si affronteranno anche altri temi tra i quali l’educazione alimentare, l’agronomia, il ciclo dei rifiuti, l’arte e la geogra-

fia. Già lo scorso anno alcune classi hanno espresso il loro contributo realizzando delle tele che rappresentavano le spezie aromatiche. Vennero fuori delle tavole che sembrano piccoli capolavori. Attraverso tecniche e orientamenti pedagogici, i laboratori prevedono una breve parte teorica e attività pratiche che si svolgono all’interno della scuola, nel laboratorio multimediale e nella zona dell’orto. Preservare l’ambiente in cui viviamo è un fine nobile ed io voglio concludere con le parole di Aristotele: “Il fine, in ogni cosa, è il bene, e, in generale, nella natura tutta, il fine è il sommo bene.”

Porto di Salerno, Arpac monitora effetti ambientali delle operazioni di dragaggio

DIRETTORE EDITORIALE

Luigi Stefano Sorvino

DIRETTORE RESPONSABILE

Pietro Funaro

CAPOREDATTORI

Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli

IN REDAZIONE

Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro

GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Savino Cuomo

HANNO COLLABORATO

I. Buonfanti, F. De Capua, G. De Crescenzo, B. Giordano, G. Loffredo, L. Lucariello, R. Maisto, C. Marro, L. Monsurrò, A. Palumbo, A. Paparo, T. Pollice

SEGRETARIA AMMINISTRATIVA

Carla Gavini

DIRETTORE AMMINISTRATIVO

Pietro Vasaturo

EDITORE Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143 Napoli REDAZIONE Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1- 80143 Napoli Phone: 081.23.26.405/427/451 Fax: 081. 23.26.481 e-mail: rivista@arpacampania.it magazinearpacampania@libero.it Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto, Centro Polifunzionale, Torre 1-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.

Indagare sugli effetti ambientali delle operazioni di dragaggio del porto di Salerno è lo scopo di una convenzione siglata oggi tra l'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale e Arpac, l'Agenzia ambientale campana. Con questo accordo, Arpac si impegna a monitorare il rumore e le emissioni in atmosfera prodotti dalle operazioni di movimentazione dei sedimenti. Le operazioni di escavo dei fondali dello scalo marittimo salernitano, in programma a partire da novembre 2019, prevedono la rimozione di una quantità di sabbie superiore a tre milioni di metri cubi. L'obiettivo è quello di portare i fondali dell'area commerciale a 14,50 metri e quelli dell'area passeggeri a 11,50 metri di profondità. L'intesa stipulata oggi prevede, tra l'altro, una campagna di monitoraggio della qualità dell'aria, della durata di quaranta giorni, condotta con una stazione mobile posizionata all'interno dell'area portuale, con determinazioni analitiche delle concentrazioni di PM10, metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici. Il monitoraggio degli stessi parametri verrà effettuato

prima dell'inizio dei lavori, in modo da valutare l'impatto delle operazioni di movimentazione dei sedimenti sulle concentrazioni degli inquinanti atmosferici. Arpac effettuerà inoltre misure di rumore nell'area delle operazioni. «Il tema dell'adeguamento infrastrutturale del sistema portuale», dichiara il presidente dell' AdSP Mar Tirreno Centrale, Pietro Spirito, «passa prioritariamente per il dragaggio dei fondali, un'attività indispensabile per assicurare l'accesso alle navi di adeguato pescaggio. Tale intervento richiede anche una serie di controlli propedeutici ed in corso d'opera. La convenzione siglata oggi rappresenta la prosecuzione coerente di un percorso di collaborazione che ha com-

portato già un primo monitoraggio sulla tipologia di sedimenti da dragare. L'accordo odierno – prosegue Spirito – si riferisce a controlli sulla qualità dell'aria e sul rumore che saranno monitorati durante le fasi del dragaggio. Si tratta di un tassello necessario per assicurare la qualità dell'intervento e la conclusione nei tempi previsti grazie ai controlli eseguiti contestualmente ai lavori di dragaggio». «Le attività previste da questa convenzione», ricorda il commissario straordinario Arpac Stefano Sorvino, «non sono le prime che l'Agenzia svolge in funzione del dragaggio del porto salernitano. Già a partire dal 2015 il nostro dipartimento di Salerno ha svolto funzioni di controllo sulle attività preliminari al dragaggio, verificando la corretta esecuzione delle attività di campionamento e analisi dei sedimenti dei fondali del porto e del canale di ingresso. Questo dimostra che il coinvolgimento dell'Agenzia ambientale nei lavori pubblici non è affatto un ostacolo, ma può contribuire a renderli più efficienti e trasparenti». (Comunicato stampa)


IL CANADA DELLE MERAVIGLIE Lo straordinario viaggio nelle regioni dell’Alberta e della British Columbia Ilaria Buonfanti Fin da quando ho memoria, ricordo il desiderio fortissimo di visitare il Canada, quella nazione che mi incantava totalmente lasciandomi incollata per ore davanti alla tv. Quest’anno ho voluto concretizzare i miei sogni di bambina, ho trascorso mesi a studiare l’itinerario più consono per le esigenze della mia famiglia e finalmente, il 2 agosto scorso, sono atterrata a Vancouver, sulla costa occidentale del Canada. Parlare del Canada non è semplice, vorresti dire tante cose ma non si trovano le parole giuste perché questa nazione è veramente magica. Non è una meta per tutti, per andare lì devi amare follemente la Natura in tutte le sue sfaccettature perché questo è il Canada. Non c’è storia, o meglio la storia come la intendiamo noi, fatta di dame e cavalieri, castelli, guerre e battaglie, cattedrali e città antiche. Lì c’è la storia della Terra, la storia del nostro pianeta racchiusa in ghiacciai perenni, in rocce che hanno miliardi di anni, in canyon profondissimi scavati dai fiumi, lì c’è la storia raccontata nei fossili di Bur-

gess, nella dinosaur valley... C’è la storia di come la Terra viene plasmata dalla forza della natura nel corso dei milioni di anni. Il Canada è immenso, è la seconda nazione più grande al mondo dopo la Russia, ma, da

naturalista quale sono, non ho avuto dubbi sulla scelta delle regioni da visitare: Alberta e British Columbia. Vancouver è stata una piacevolissima scoperta, calda ed accogliente, spesso posizionatasi al primo posto nella lista

delle città più vivibili del mondo; è ordinata e pulita, ha un ottimo sistema di trasporti pubblici, è piena di musei e attività per adulti e bambini, il tasso di criminalità è pari allo zero ed è assolutamente una “green city”. Gli autobus sono

elettrici, come elettriche sono molte auto che circolano per strada ed è ricca di piste ciclabili. Inoltre è enorme la presenza di spazi verdi, come Stanley Park, un’oasi immensa in centro città. segue a pag.9


segue da pagina 8 Partendo da Vancouver ho dedicato un pomeriggio al whale watching e mai avrei sperato di vedere tutto ciò che ho visto: aquile testa bianca, numerosissime colonie di leoni marini, orche e megattere. Un giovane maschio di orca strisciava vicino gli scogli con la speranza che un leone marino potesse fare un passo falso. Dopo aver trascorso 40 anni a guardare i cetacei nei documentari, questa volta nel documentario c’ero io! Lasciata Vancouver siamo partiti alla volta di 2 famosissimi parchi: il Jasper National Park ed il Banff National Park. Il mare dell’oceano Pacifico ed i grattacieli della città hanno lasciato il posto a laghi, cascate e montagne. Visitare questi parchi mi ha regalato le emozioni più grandi: ho visto mamma alce camminare tra gli alberi con il suo piccolo, ho visto milioni di scoiattoli ed altri abitanti del bosco. Ho visto 4 orsi: 2 Grizzly e 2 orsi neri che passeggiavano tranquillamente a pochi metri da me. All’inizio il cuore si ferma, un misto di ammirazione, rispetto e paura. Poi ho capito che gli orsi sono tranquilli se avvicinati con le dovute regole di base di sicurezza. Ho visto funivie salire di 2000 metri in pochi minuti e una volta arrivata su lo scenario era sempre da togliere il fiato. Ho fatto trekking per ore, in salita, nei boschi, “solo” per vedere i laghi glaciali... Perché i laghi glaciali sono speciali, hanno colori particolari dovuti al particellato sospeso nell’acqua. Sono sfumature di azzurro e di verde che non avevo mai visto, colori che forse anche Monet avrebbe avuto difficoltà a riprodurre! Ho camminato sul Columbia Icefield, un ghiacciaio perenne, con la consapevolezza che sotto i nostri piedi c’erano 250 metri di ghiaccio! Ho

visto cartelli che vietavano di percorrere quel sentiero in meno di 4 persone per la presenza massiccia di orsi ma ho visto anche cartelli che avvisavano di fare attenzione perché i bambini giocavano in strada... Perché lì i bambini crescono in strada passeggiando nella natura! Gli ultimi giorni siamo volati in Ontario, a Toronto, per vedere le cascate del Niagara e lì ci si rende conto della potenza dell’acqua, lo scroscio è assordante, ti bagni come se piovesse ma è una gioia incredibile. Ma la cosa più bella del viaggio è stata una in particolare: lo sguardo di mio figlio, probabilmente lo stesso sguardo incantato che avevo io da piccolina, però io ero davanti alla tv, lui invece era proprio lì…


Quando il temporale arriva dal mare In autunno il mare fornisce maggiore energia per la formazione dei temporali marittimi Gennaro Loffredo Ci avviamo verso la fine dell’estate, anche dal punto di vista astronomico (ricordo che per convenzione l’estate meteorologica è terminata il 31 Agosto), e pian piano cominciano ad essere più frequenti i temporali marittimi rispetto a quelli terrestri. Nella prima parte dell’autunno il mare tende a raggiungere le temperature più alte dell’anno. Questo perché il mare ha senza dubbio una capacità termica maggiore rispetto alla terraferma. Il calore immagazzinato nei mesi estivi viene liberato lentamente e solamente verso la fine dell’inverno l’acqua raggiunge una temperatura piuttosto bassa. Con l’avanzare della stagione le perturbazioni atlantiche cominciano gradualmente ad interessare la nostra penisola. Quest’ultime, però, trovano sul loro cammino un mare molto caldo (le temperature superficiali delle acque marine nei primi mesi autunnali si aggirano intorno ai 2426°C). E proprio questo calore fornisce un’ ulteriore energia per lo sviluppo di forti temporali a mare. Il temporale marittimo è un fenomeno atmosferico che può, specie se causato da un fronte freddo (temporale frontale), generare fenomeni anche violenti, quali forti rovesci di pioggia, colpi di vento e soprattutto fulmini. L’arrivo del temporale frontale, si avverte dalla formazione di nubi strati-

formi, il rinforzo del vento e da un forte calo della pressione atmosferica. I temporali marittimi possono risultare terribili, soprattutto per chi è poco esperto e sono spesso accompagnati da tuoni cupi ed assordanti e da visibilità scarsa. Essi possono generare vere e proprie trombe marine, alle quali è meglio stare parecchio lontani. Questo tipo di temporale si distingue da quelli terrestri per la notevole massa d’acqua presente al suo

interno. Tanta, tantissima pioggia, ma grandine poca o assente. Tutti i temporali marittimi sono pericolosi? Se il temporali arriva, scarica e se ne va, non crea grossi disagi e le attività umane non vengono compromesse. Se invece il temporale acquista carattere di autorigeneranza, la situazione può precipitare nelle zone colpite. Il temporale autorigenerante si forma segnatamente sui tratti di costa che hanno alti rilievi alle spalle, i quali si

oppongono all’avanzare verso est delle nubi e delle piogge. Le zone d’Italia più colpite sono la Liguria, la Toscana, il Lazio, la Campania, la Calabria e le zone orientali di Sardegna e Sicilia. Esso si forma quando sulla zona convergono due masse d’aria di differente origine. Fin tanto che una corrente non prenda il sopravvento il temporale non si sposta, scaricando al suo interno anche picchi di 200mm in poche ore con inevitabili conseguenze.

Ancora pesca illegale nel Mediterraneo, il mare più sfruttato a livello mondiale Bruno Giordano È l’organizzazione non governativa statunitense Oceana a denunciare potenziali casi di pesca illegale non dichiarata e scarsamente regolamentata nelle acque del Mediterraneo, il mare più sovrasfruttato del mondo: con l’80% degli stock ittici. L'analisi, basata sull'algoritmo di rilevamento della pesca Global Fishing Watch, ha preso in esame i dati relativi all'intero anno 2018. In totale, Oceana ha rilevato più di 28.000 ore di pesca apparente all'interno di aree protette del Mediterraneo. Il caso più allarmante riguarda oltre 14.000 ore di pesca apparente ad opera di 56 pe-

scherecci con reti a strascico in tre zone soggette a restrizione dell’attività di pesca nel Canale di Sicilia. Dal 2017 è vietata la tecnica a strascico in queste zone che

fungono da vivaio per i giovani naselli (la specie più sfruttata del Mediterraneo) e per i gamberi rosa mediterranei. Meno dell'1% del Mar Mediterraneo è protetto da

zone soggette a restrizione dell’attività di pesca, una superficie corrispondente più o meno alla Sicilia, e sembra che i pescherecci di alcuni Stati mediterranei siano coinvolti nella pesca illegale in queste zone dichiara Nicolas Fournier, Policy Manager di Oceana in Europa. I dati mostrano che con una migliore applicazione delle norme, ad esempio nell'area adriatica soggetta a restrizione della pesca, la tutela di tali zone ecologiche aiuta ed ha aiutato a ricostituire le popolazioni ittiche sovrasfruttate. Le operazioni di pesca non autorizzata sono state osservate anche nelle acque di diversi paesi del Mediterraneo,

tra cui Libia (4.400 ore), Tunisia (1.900 ore), Siria (80 ore), Albania (780 ore), Montenegro (1.800 ore) ed Egitto (390 ore). Oceana non è riuscita a verificare se tali attività fossero legali o meno. La trasparenza e la responsabilità, insieme a un sistema di monitoraggio e di sanzioni efficace, rappresentano i migliori strumenti per contrastare la pesca INN (illegale, non dichiarata e non regolamentata). Sarà fondamentale rafforzare, ulteriormente, gli obblighi di rendere pubbliche le informazioni sui registri dei pescherecci per poter migliorare i sistemi di monitoraggio e di sanzioni, in particolar modo nelle zone di restrizione della pesca.


Programma Artemis corsa nello Spazio 2.0 Porterà la prima donna e il prossimo uomo a camminare sul Polo Sud della Luna Rosario Maisto Mentre stiamo ancora celebrando il cinquantesimo anniversario del primo allunaggio, la Nasa si prepara ad entusiasmare questa e le prossime generazioni con un altro programma rivolto alla Luna: Artemis. Questa missione prende il nome dalla sorella gemella di Apollo, Artemide, la dea della caccia e del tiro con l’arco, a volte identificata come dea della Luna, è riconosciuta anche come dea delle iniziazioni femminili, e il programma che porta il suo nome porterà la prima donna e il prossimo uomo a camminare sulla superficie del nostro satellite, in un posto dove nessun umano è mai stato prima, il Polo Sud della Luna. In questi mesi, l’Agenzia governativa ha presentato ufficialmente il logo della missione, racchiudendo molti significati, tra tutti, quello che spicca subito agli occhi la “A” che simboleggia la punta di una freccia della faretra di Artemide e rappresenta il lancio. Il piano lunare si basa su un approccio in due fasi: la prima sarà focalizzata sulla velocità e prevede di atterrare sulla Luna entro cinque anni, quindi nel 2024, la seconda si prefigge di stabilire una presenza umana sulla Luna, e intorno a essa, entro il 2028. Il modulo di servizio Orion per

Il bambù può salvare il mondo Ha più di mille usi ed è ecosostenibile

la missione Artemis 1 ha completato i test acustici all’interno del Operations and Checkout Building presso il Kennedy Space Center della Nasa. I test sono stati l’ultimo passo nella preparazione della capsula per il primo test di volo senza equipaggio sullo Space Launch System. La capsula destinata a portare gli astronauti sulla Luna si chiama Orion e sarà in grado di attraccare su una piccola stazione spaziale in orbita attorno alla Luna, il Lunar Gateway. A circa 400mila km dalla Terra, il Gateway consentirà l’accesso a tutta la superficie della Luna e offrirà nuove opportunità per l’esplorazione dello spazio profondo, e proprio da qui, potrebbero infatti partire le future missioni per Marte. Questa capsula, trasporterà

fino a sei persone disponendo di sistemi in grado di operare in modo affidabile lontano da casa e di essere in grado di mantenere in vita gli astronauti in caso di emergenza. Per quanto riguarda il razzo vettore, sarà lo Space Launch System (Sls) a portare gli astronauti nello spazio, un sistema di lancio non riutilizzabile derivato dallo Space Shuttle, la cui costruzione offre più massa utile, capacità di volume ed energia per accelerare le missioni nello spazio rispetto a qualsiasi altro razzo. Entro il 2028 il Gateway dovrebbe crescere con il contributo delle agenzie spaziali di Canada, Europa, Russia e Giappone e la navetta lunare diventare riutilizzabile per diversi viaggi, rendendo possibile anche l’installazione di una base sulla superficie.

A sostenerlo Davide Vitali, convinto che il bambù gigante possa salvare il mondo perché è una coltivazione green che in media assorbe più anidride carbonica di una foresta classica e non ha bisogno di pesticidi in quanto una pianta antimicotica e antibatterica naturale. Ne è così convinto da investire tutto nella creazione, nel 2016, di “coltivarebamboo” un’agenzia con cui divulga informazioni sul bambù gigante e cerca possibili sinergie tra chi intende investire in tale campo. Il bambù colpisce soprattutto per i suoi molteplici utilizzi, circa 1500. Esso può essere impiegato nell’industria alimentare, in quella cartaria, tessile, cosmetica e farmaceutica. E ancora, per la produzione di bio-energia o in sostituzione di materiali come la plastica e il metallo. Proprio la versatilità è un aspetto strategico perché il rischio impresa è distribuito tra comparti diversi e si può orientare la produzione di volta in volta in base alle esigenze del mercato. L’investimento iniziale non è per tutti. Va dai 20 mila ai 50 mila euro per ettaro, a seconda della densità dell’impianto stesso, ma, il bambuseto cresce velocemente e garantisce una produzione continua per circa un secolo. Già dal quarto anno, possono essere raccolti a mano i primi germogli a uso alimentare o può essere ricavato in modo meccanizzato il cippato per produrre biomassa, biogas o bioplastiche. Dal settimo anno, si può ottenere dalle canne un legno pregiato che a differenza di quello delle foreste è sempre a disposizione. Le canne ogni anno sono più alte, e, se non si tagliano,

possono arrivare anche a 25 metri. In Cina è una risorsa da tempo. È utilizzato perfino per costruire case, impianti, impalcature perché garantisce materiale resistente, flessibile, antisismico e quasi ignifugo. Nel mondo questa pianta alimenta un giro d’affari annuale di decine di miliardi di dollari. In Europa manca un vero e proprio mercato. Ma qualcosa sta cambiando. L’aeroporto di Madrid è costruito interamente in bambù. Nel nostro Paese, dal 2015, sono stati messi a terra circa 2200 ettari di coltivazione. Sono stati avviati da singoli, proprietari di terreni incolti o comunque poco redditizi. Esistono anche coltivazioni di trenta ettari portate avanti da soggetti che hanno scelto di raggrupparsi in società. Uno dei partner di “coltivarebamboo” è il Consorzio Bambù Italia. Nel momento in cui si compra una pianta madre il Consorzio si impegna a ritirare per i primi 10 anni la produzione, con una soglia minima di prezzo garantita, per poi rivenderla sulle varie filiere. Al momento, i bambuseti italiani sono utilizzati soprattutto per produrre germogli venduti on line e in piccoli negozi partner. Sarebbe importante che un grande gruppo industriale investisse sull’autoproduzione della materia prima per realizzare non solo un sacco di cose, ma, scongiurare il rischio di essere confinati in un mercato di nicchia, e, di perdere un’occasione per il rilancio della nostra economia, visto che il consumatore è sempre più attento a un’alimentazione con minore carne e a prodotti sempre più ecosostenibili. B.G.


L’architettura “tradizional-innovativa” di Wang Shu I suoi progetti possiedono una personalità rara e straordinaria, una presenza monumentale ed autoritaria Antonio Palumbo «Come per ogni grande architettura, l’opera di Wang Shu è in grado di trascendere il dibattito producendo opere senza tempo, profondamente radicate nel proprio contesto eppure universali. I suoi edifici hanno la capacità di evocare il passato senza fare riferimenti diretti alla storia»: questa la motivazione con cui la giuria del Pritzker Architecture Prize, presieduta da Lord Palumbo, ha assegnato nel 2012 il prestigioso premio all’architetto cinese di cui parliamo in questo articolo. Così, Wang è stato il primo cittadino cinese ad aggiudicarsi il più importante riconoscimento di architettura del mondo. Come ci ricorda altresì Karen Cilento: «In un’epoca in cui l’obiettivo principale è quello di offrire uno stile diverso, individualizzato, Shu ha evitato una tale prerogativa, mescolando ironicamente, senza soluzione di continuità, il contemporaneo con il culturale, l'innovazione con la tradizione. Il suo lavoro è costantemente caratterizzato dalla sovrapposizione di materiali vecchi e nuovi e dalla qualità espressiva basata sulle proporzioni e sulla scala tradizionali». Attualmente Direttore della Scuola di Architettura della China Academy of Art, nato nel 1963 a Ürümqi, nello Xinjiang della Repubblica Popolare Cinese, Shu ha fondato insieme alla moglie Lu Wenyu l’Amateur Architecture Studio, che ha sede ad Hangzhou. «In Cina,

negli ultimi vent’anni - sottolinea il maestro cinese - abbiamo distrutto più del 90% dei nostri edifici tradizionali in tutte le città, grandi o piccole che siano. È un disastro. Sono fermamente convinto che, se ci dimentichiamo della tradizione, non avremo neppure un domani. Il futuro non è fatto solamente di scienza e alta tecnologia. Ho ricominciato da zero dopo l’anno 2000. Ho iniziato a meditare sulla situazione in Cina, sulla tradizione del mio Paese e sui suoi possibili sviluppi. Sono rimasto particolarmente colpito dalla cancellazione indiscriminata degli edifici tradizionali, che sono stati cancellati ovunque, lasciando dietro di sé una gran

quantità di macerie. Per tale ragione ho deciso di adoperare nelle mie strutture materiali riciclati». Le opere di Shu - ricercando l’equilibrio tra il manufatto e il suo intorno, tra un progetto che risolve contestualmente le richieste del committente e la realtà della cultura e delle tecniche tipiche dell’area in cui l’organismo architettonico va ad inserirsi - sono spesso il prodotto dell’apporto dei carpentieri e delle maestranze che, durante la fase di cantiere, contribuiscono, con le loro scelte e le loro conoscenze specifiche, all’identità del prodotto finale. Nonostante questo, Wang non può essere considerato semplicisticamente un archi-

tetto “reazionario”: i suoi progetti possiedono una personalità rara e straordinaria, una presenza monumentale ed autoritaria, pur rimanendo capaci di rispondere perfettamente alle esigenze della vita e delle attività quotidiane. L’History Museum di Ningbo, realizzato a Yinzhou, una località che vanta cinquemila anni di storia, è uno dei suoi progetti emblematici: vera e propria icona urbana, ottimo contenitore per la storia e luogo in cui il visitatore assume un ruolo centrale. Qui la ricchezza dell’esperienza spaziale è stupefacente, sia all’esterno che all’interno. Questo edificio è davvero capace di convogliare, in un unico luogo, la

forza, il pragmatismo e l’emozione. «Un’architettura - per dirla con Brendan McGetrick - concepita come fosse una montagna artificiale, che conserva nelle proprie tessiture murarie frammenti di storia cinese». Altra opera di fondamentale importanza, il Xiangshan Campus of China Academy of Arts di Hangzhou è concepito come una piccola città, luogo di apprendimento e vita per studenti, professori e personale: l’esterno e le connessioni interne tra edifici pubblici e privati forniscono un ambiente ricco di sorprendenti episodi architettonici, dove a prevalere sono la suggestione degli spazi e la loro vivibilità.


La compra-vendita dell’usato riduce le emissioni di anidride carbonica Tina Pollice È quanto emerge da una ricerca, la Second Hand Effect, condotta per il quarto anno consecutivo dall’Istituto Svedese di Ricerca Ambientale (IVL), che ha quantificato l’impatto ambientale della compravendita dell’usato, utilizzando il metodo LCA, per determinare il risparmio in termini di emissioni di CO2 e di materie prime. Il mercato dell’usato vale 23 miliardi in Italia ed evita 5 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Sono stati utilizzati i dati di Subito, azienda n. 1 per vendere e comprare online in Italia, e si è conteggiato che alla vendita di oltre 18 milioni di oggetti “usati” corrisponde un risparmio di 5 milioni di tonnellate di CO2, un dato in crescita rispetto all’anno precedente del+10,3%. Cinque milioni di tonnellate di CO2 corrispondono alle emissioni prodotte da 4,8 milioni di voli a/r Roma-New York, o a quelle dovute alla produzione e al riciclo di 71,6 milioni di biciclette, o a 19,8 milioni di divani, o a 18,3 milioni di laptop, o a 22,4 milioni di passeggini, o a 364 milioni di paia di sneakers, o a 7,6 milioni di kg di pasta o 66 milioni di iPhone 5. Non poco! Inoltre,

comprando e vendendo usato, non si evitano soltanto le emissioni di anidride carbonica ma vi è un risparmio anche nell’utilizzo di materie prime quali la plastica, l’alluminio e l’acciaio, tre materiali molto comuni nella produzione di beni di largo consumo. Infatti, si è rilevato che, sempre nel 2018, la compravendita su Subito ha fatto risparmiare 1,8 milioni di tonnellate di acciaio, 173.282 tonnellate di alluminio e 276.700 tonnellate di plastica, la quantità necessaria a produrre 5 miliardi di bottiglie in PET da 2 litri. Dare nuova vita ad un oggetto vuol dire contribuire al benessere del nostro Pianeta, in maniera concreta e praticabile da tutti. Ancora, riportando alcuni esempi: la compravendita di un’auto usata permette di risparmiare 5,6 tonnellate di CO2, un computer portatile 270kg, un divano 250kg, un passeggino 220kg, uno smartphone 75kg, una sedia 72kg, una bici 69kg, un paio di jeans 33kg, e una t-shirt 7,2kg. Numeri che, grazie a oltre 18 milioni di piccoli gesti fatti dagli utenti nel 2018, hanno fatto risparmiare non solo 5 milioni di tonnellate di CO2, ma soprattutto 276.700 tonnellate di plastica, ovvero sappiamo essere la quantità

che occorre per produrre 5 miliardi di bottiglie PET da 2 litri. Le regioni in cui sono state risparmiate più tonnellate di anidride carbonica e, quindi, quelle da considerare come le più green, vedono al primo posto la Campania che si conferma anche quest’anno come la regione più virtuosa, con 770.437 tonnellate di CO2 risparmiate, ovvero il 15,5% del totale. Anche il secondo posto trova una conferma, per il quarto

anno consecutivo, della Lombardia con le sue 664.677 tonnellate (13,4%), seguita dall’Emilia Romagna che quest’anno entra nel podio grazie a 525.255 tonnellate risparmiate (10,6%). Tutti i dati d’impatto ambientale relativi agli annunci e alla gestione aziendale sono stati inseriti nel calcolatore delle emissioni di anidride carbonica creato da IVL, permettendo la quantificazione dei potenziali effetti positivi

sull’ambiente al netto delle emissioni aziendali. Chiudono la Top delle 5 regioni virtuose il Lazio, che perde una posizione e registra 471.891 tonnellate di CO2 risparmiate (9,5%), e il Veneto con 440.532 (8,9%). Il mercato dell’usato rappresenta un valore enorme per annullare le emissioni di CO2 e raffigura uno strumento “democratico” per vendere e comprare ridando un vero e proprio contributo all’economia reale.


Grandi Napoletani, grandi Campani

Giuseppe Piazzi, il grande astronomo Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Giuseppe Piazzi fu un astronomo di fama internazionale, Napoletano e Siciliano "acquisito". Al “clima” culturale-scientifico degli inizi dell'Ottocento si legano figure importanti come quella di Giuseppe Piazzi con la scoperta dell’asteroide “Cerere Ferdinandea” (1801) e la pubblicazione dell’atlante stellare (1803, sempre opera di Giuseppe Piazzi). Erano gli anni della radicale riforma dell’apparato dell’istruzione pubblica con la esemplare storia dell’Accademia dei Regi Studi (1779) diventata in seguito Università di Palermo (1805): l’idea era quella di rendere concrete le

tesi di Antonio Genovesi associando all’insegnamento delle parole quello delle cose con 20 cattedre di cui 13 scientifiche: “la meccanica, l’idraulica, la nautica con le sue dipendenze, la geografia fisica, e matematica e teorica, l’ingegneria, l’architettura [dal 1762 la prestigiosa Accade-

mia a Napoli] sì militare che civile, l’ottica e soprattutto l’astronomia, le vere arti utili alla società di una nazione che va nascendo dalla barbarie erudita, devono occupare lo spazio che prendevano prima le scienze immaginarie, i gerghi, i giri di parole, in cui invecchiarono i nostri an-

tichi che non sapevano che farsi di meglio”. Nello stesso segno la nascita, nel 1735, della “Real Accademia de los Guardias Estendartes de las Galeras”, per la formazione degli ufficiali dell’Armata di Mare del Regno. Tornando alle… stelle, Piazzi era nato in provincia di Sondrio nel

1746 ma dal 1781 fu presso l’Università di Palermo e ottenne lì la cattedra di Astronomia: era uno studioso instancabile e i suoi colleghi si preoccupavano per la sua salute: “Bravissimo Padre Piazzi! La sua opera astronomica è eccellente […]. segue a pag.15


segue da pagina 14 La latitudine di Palermo è più esattamente determinata in un solo anno, che non fu quella di Parigi in un secolo intero [… ]. Io però da buon amico, le raccomando la moderazione nel lavoro, poiché sento che ora non gode di perfetta salute. Sarei inconsolabile se sentissi che, per voler far troppo, Ella diventasse martire dell’astronomia”. Il catalogo finale, un vero e proprio atlante stellare pubblicato in due volumi tra il 1803 e il 1814, conteneva le posizioni di oltre 8.000 stelle misurate con una precisione che non aveva precedenti e Piazzi ottenne il prestigioso premio dell’”Académie des Sciences” come migliore lavoro astronomico in quegli anni. Piazzi determinò anche i moti di numerosissime stelle dimostrando che erano una proprietà comune a molte stelle ma la scoperta più importante fu quella avvenuta tra l’1 e il 3 gennaio del 1801: Piazzi si accorse che una piccola stella di settima grandezza (poco più debole delle più deboli stelle visibili ad occhio nudo) si spostava su un’orbita di tipo planetario o cometario: si trattava di un piccolo corpo in orbita intorno al Sole, un pianetino a cui fu dato il nome di “Cerere Ferdinandea” in onore della terra di Sicilia e del re Ferdinando IV di Borbone. Si trattava dell'asteroide più massiccio della fascia principale del sistema solare (per oltre mezzo secolo Cerere è stato considerato l’ottavo pianeta). La fama di Piazzi diventò internazionale:

Le sue opere prinicipali - Della specula astronomica di Palermo libri quattro (Palermo, 1792); - Sull'orologio Italiano e l'Europeo (Palermo, 1798); - Risultati delle osservazioni della nuova stella scoperta il di' 1. gennaio all'Osservatorio Reale di Palermo da Giuseppe Piazzi direttore del medesimo presentati alla suprema generale Diputazione degli Studj, In Palermo (Reale Stamperia, 1801); - Della scoperta del nuovo pianeta Cerere Ferdinandea (Palermo, 1802); - Praecipuarum stellarum inerrantium positiones mediae ineunte seculo 19. ex observationibus habitis in specula Panormitana ab anno 1792 ad annum 1802. (Palermo, 1803); - Præcipuarum stellarum inerrantium positiones mediæ ineunte seculo XIX ex obsrvationibus habitis in specula Panormitana ab anno 1792 ad annum 1813. (Palermo,1814); - Codice metrico siculo (Catania, 1812); - Lezioni di astronomia (Palermo, 1817); - Ragguaglio del Reale Osservatorio di Napoli eretto sulla collina di Capodimonte (Napoli, 1821). l’Università di Bologna gli offrì la cattedra di astronomia ma lui rifiutò: “Questa specola è opera mia… se io l’abbandono tutto è perduto, e forse perduta per sempre (non avendo essa gettato qui profonde radici) l’astronomia in Sicilia. Per altra parte il Re mi ha

sempre onorato, distinto, beneficato. Ve ne dirò un solo tratto che mai si cancellerà dall’animo mio. Allorché all’impensata venne qui da Napoli, quanti erano in palazzo si fecero sloggiare, e lo stesso viceré. Io solo conservai le mie stanze, per espresso ordine

Suo in iscritto. Sarebbe egli quindi lodevole che sagrificassi tutti questi riflessi ai miei privati comodi e soddisfazioni?”. Parole più che mai significative per capire il rapporto che ormai si era creato con Palermo e con i Borbone. Nel 1923, il millesimo

asteroide in ordine di numerazione è stato battezzato 1000 Piazzi; nel 2001 un telescopio spaziale ha fotografato Ceres e un suo cratere è stato denominato "Piazzi"; a Piazzi è stato dedicato anche un cratere di 134 km di diametro sulla luna.


Rispetto della privacy da parte dei “droni” a fini ricreativi Luca Monsurrò* Un aereomobile a pilotaggio remoto o APR, comunemente noto come “drone” è un apparecchio volante caratterizzato dall’assenza del pilota a bordo e dove il volo è controllato dal computer a bordo del mezzo oppure tramite controllo remoto di un navigatore o pilota ubicato a terra o in un altro veicolo. L’utilizzo dei “droni”, oramai, è sempre più diffuso sia per usi militari e di sicurezza che per usi civili a fini ricreativi, e i cui costi di acquisto sono variabili, a seconda delle attrezzature tecnologiche del mezzo, ed è alla portata di molti utenti. E’ indubbio che l’uso di questi apparecchi per usi ricreativi sia lecito e divertente, ma ciò non toglie che si debbano rispettare sempre delle regole di utilizzo e pilotaggio, tutelando in molti casi, anche la normativa sulla privacy, nonché i dettami previsti dall’ ENAC – Ente Nazionale di Aviazione Civile – Ad esempio al “drone” equipaggiato con fotocamera non potrebbe essere consentito invadere gli spazi personali e l’intimità delle persone, e l’eventuale diffusione di riprese sui media o sul web(come ad esempio di targhe di auto, o indirizzi di casa, etc) può avvenire solo con il consenso dei soggetti ripresi, e

nei casi in cui sia molto difficile raccogliere lo stesso da parte degli interessati, è possibile diffondere le immagini solo se i soggetti ripresi non siano riconoscibili o perché ripresi da lontano o perche i loro volti siano stati oscurati da specifici software. Dal punto di vista normativo, sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea di giugno c.a., è stato pubblicato il “Regolamento di Esecuzione (UE) 2019/947 della Commissione” del 24 maggio 2019 relativo a norme e procedure per l’esercizio di aereomobili senza equipaggio, appunto gli UAS – unmanned aircraft system – compresi i piloti remoti, specificando determinate caratteristiche che devono rendere sicuro il volo dei “droni” alla stregua di quello dell’aviazione civile dotato di equipaggio, ciò al fine di garantire la sicurezza delle persone a terra e degli altri utenti dello spazio aereo durante le operazioni di aereo navigabilità degli stessi. In considerazione dei rischi per la riservatezza e la protezione dei dati personali, gli operatori di aereomobili senza equipaggio dovrebbero essere immatricolati se utilizzano aereomobili dotati di sensori in grado di raccogliere dati personali, tuttavia ciò non dovrebbe avvenire quando l’aereomobile è considerato un giocattolo ai

sensi della Direttiva 2009/48/CE del Parlamento Europeo (18 giugno 2009) e del Consiglio della Sicurezza dei giocattoli (G.U. L. 170 del 30.06.2009 pag. 1). Alcune zone come per esempio quelle che ospitano ospedali, aree naturali protette o autorità governative centrali e periferiche, possono essere particolarmente sensibili per le attività poste in essere dai “droni”, per questo motivo si dà la possibilità agli Stati membri di stabilire regole nazionali in deroga al predetto Regolamento di Esecuzione con finalità di pubblica sicurezza e/o tutela dell’ambiente.

Il rispetto del Regolamento Europeo sulla Privacy (UE 2016/679) dovrebbe anche essere garantito dall’osservanza dei principi cardine di privacy by design e privacy by default, attraverso la costruzione di “droni” che siano configurati per raccogliere meno dati possibile, evitando, ad esempio di captare volontariamente conversazioni altrui, registrate anche in modo accidentale, avendo cura di non rendere riconoscibile il contesto dei discorsi e le persone coinvolte. Inoltre le operazioni che possono essere svolte dai UAS (aereomobili senza equipaggio) sono suddivise secondo il Rego-

lamento di Esecuzione in “aperte” cioè non soggette ad autorizzazione operativa preventiva, “specifiche” cioè con autorizzazione operativa rilasciata dalla autorità competente e “certificate” che appunto necessita di certificazione a norma del Regolamento Delegato UE 2019/945 nonché della certificazione dell’operatore e se del caso della licenza del pilota remoto; è da segnalare che l’età minima per i piloti remoti che utilizzano UAS in operazioni nella categoria “aperta” e “specifica” è di anni sedici. *Ufficio del Responsabile Protezione Dati Arpac


Le società partecipate e il diritto di accesso agli atti amministrativi È garantita l’acquisizione dei documenti relativi al rapporto di lavoro Felicia De Capua Il Tar Sicilia, Catania, sez. II, 18 luglio 2019, n. 1809 si è pronunciato sulla questione dell’estensione del diritto di accesso ai documenti amministrativi alle società partecipate che gestiscono servizi pubblici, con particolare riferimento agli atti inerenti al rapporto di impiego e alla procedura disciplinare. Nel caso di specie, il dirigente, ex direttore generale della società privata convenuta in giudizio, ha chiesto l’accesso ai documenti collegati alla procedura di revoca dell’incarico, al fine di potere agire in sede giudiziaria nei confronti della società medesima. La sentenza in esame richiama il principio secondo cui le regole dettate in tema di trasparenza e di accesso agli atti si applicano ai soggetti privati che espletano funzioni d’interesse pubblico. I giudici siciliani ripercorrono la giurisprudenza pregressa secondo la quale è oggetto di obblighi di trasparenza quell’ambito di attività che, pur non costituendo direttamente attività di gestione del servizio

pubblico, sia collegata a quest’ultima da un nesso di strumentalità (ex multis, Cons. Stato, sez. V, 7 ottobre 2013, n. 4923). Di conseguenza siffatta attività deve considerarsi “amministrativa” e, come tale, sicuramente esposta all’actio ad exhibendum ex artt. 22 e 23 della L. n. 241/1990, per cui possono formare oggetto di accesso tutti gli atti di gestione del personale dipendente degli enti pubblici e degli altri sog-

getti previsti dal citato art. 23. Infatti, pur trattandosi di atti di diritto privato (a seguito della c.d. privatizzazione del rapporto di lavoro), le esigenze di buon andamento e di imparzialità dell’amministrazione ex art. 97 Cost. riguardano allo stesso modo l’attività volta all’emanazione dei provvedimenti e quella con cui sorgono o sono gestiti i rapporti giuridici disciplinati dal diritto comune. Inoltre, aggiungono i

giudici, il rapporto di impiego che lega il ricorrente alla società partecipata ha natura pubblicistica, incidendo sulla gestione del servizio di raccolta dei rifiuti sul territorio comunale. In conclusione, riconosciuta la rilevanza pubblica del rapporto di impiego del dipendente della società partecipata, questi può accedere ai documenti relativi al procedimento disciplinare definito con il “licenziamento” o la revoca del-

l’incarico dirigenziale, al fine di consentirgli la possibilità di reagire in sede giurisdizionale. Conseguentemente, deve essere riconosciuto il diritto di accesso agli atti richiamati nel verbale di assemblea, trattandosi di documenti inequivocabilmente posti a base del procedimento avviato nei confronti del ricorrente e definito con il “licenziamento”, non costituendo eccezione neanche l’eventuale (allo stato non documentato) esposto in Procura. A tale riguardo viene richiamato il consolidato orientamento giurisprudenziale in base al quale il soggetto che subisce un procedimento latu senso “di controllo” ha un interesse qualificato a conoscere integralmente tutti i documenti utilizzati dall’amministrazione nell’esercizio del potere di vigilanza, compresi gli esposti e le denunce che hanno determinato l’attivazione di tale potere non ostandovi neppure presunte esigenze di riservatezza o di segretezza (cfr. Cons. Stato Sez. V, 28 settembre 2012, n. 5132; sez. IV, 19 gennaio 2012, n. 231).

Viaggio nelle leggi ambientali INQUINAMENTO PLASTICA Il Comune non ha alcuna competenza a regolamentare in via autonoma l’utilizzo dei materiali plastici, in difetto di normativa primaria. Non può infatti essere richiamata la direttiva (UE) 2019/904, entrata in vigore il 2 luglio 2019, che dovrà essere recepita entro il 3 luglio 2021: è appena il caso di rammentare che la competenza ad adottare le misure di recepimento spetta allo Stato e non al Comune. Né sono invocabili gli artt. 181, 182 e 182 bis del codice dell’ambiente, che, dettando norme in materia di riciclaggio e recupero dei rifiuti nonché di smaltimento dei rifiuti, non riguardano la regolamentazione dell’uso della plastica e non possono pertanto legittimare l’ordine, per le imprese titolari di distri-

butori automatici di cibi e bevande, di “utilizzare esclusivamente bicchieri, posate, mescolatori, in materiale biodegradabile e compostabile certificato”. In astratto, e in presenza dei presupposti che ne legittimano l’esercizio, l’unico strumento utilizzabile da parte del Comune è il potere extra ordinem. TAR Puglia, Bari, Sez. 2, 23 luglio 2019, n. 1063.

RIFIUTI Discarica abusiva L'art. 256 comma 3, d.lgs. n. 152/2006, prevede che alla sentenza di condanna per la realizzazione e/o gestione di discarica non autorizzata, o alla decisione emessa ai sensi dell'art. 444 cod.proc.pen, consegue la confisca dell'area sulla quale è realizzata la discarica abusiva, se di proprietà dell'autore o del compartecipe al

reato, fatti salvi gli obblighi di bonifica e di ripristino dello stato dei luoghi. Ne consegue che, ponendosi il potere del Giudice di ordinare la bonifica (ed il ripristino dello stato dei luoghi) in parallelo all'autorità amministrativa titolare di autonomo potere, deve affermarsi che tale misura abbia natura di sanzione amministrativa irrogata dal giudice penale. Sicché, in materia di ambiente e territorio, viene conferito al giudice il potere di emanare un ordine finalizzato alle conseguenze dell'illecito, con attribuzione di funzioni speciali aventi carattere amministrativo, sebbene esercitate in sede di giurisdizionale, come reiteratamente affermato sia in relazione all'ordine di demolizione urbani- stica, di cui all'art. 31 d.P.R. n. 380/2001, che in relazione al-

l'ordine di rirnessione in pristino dello stato dei luoghi in tema di tutela del paesaggio, di cui all'art. 181 d.lgs. n. 42/2004 (cfr, ex multis, per la natura di sanzione amministrativa avente carattere ripristinatorio, dell'ordine di demolizione, Sez.3, n.36387 del 07/07/2015 e per l’analoga di natura di sanzione amministrativa dell'ordine di rimessione in pristino dello stato dei luoghi, Sez.3, n.1158 del 08/11/2016, dep.11/01/2017). Tuttavia, tale potere non può esercitarsi al di fuori delle ipotesi in cui è espressamente consentito, stante il disposto dell'art. 23 Cost., che istituisce una riserva relativa di legge in tema di imposizioni personali i patrimoniali. Corte di Cassazione Penale, Sez. 3, del 27/06/2019, Sentenza n.28175. A.T.


Boschi vivi: un luogo della memoria ecosostenibile L’alternativa alla sepoltura tradizionale a favore del recupero delle aree boschive Cristina Abbrunzo Mio nonno se n’è andato questo agosto, dopo 88 anni di una vita intensa e densa di tutto. Un uomo d’altri tempi con le mani sporche di una terra che ha sempre amato curare e coltivare per passione. Un solo desiderio prima di lasciarci: “Non rinchiudetemi in un cimitero. Vorrei mischiarmi con la terra e rinascere albero!” Parlare di morte non è facile e la tentazione di cambiare discorso, magari di sdrammatizzare con una battuta per evitare l’argomento, è forte. Argomento che però, non si può negare, fa inevitabilmente parte delle nostre vite. Come diceva lo scrittore argentino Jorge Louis Borges, “la morte è un’usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare”. E allora vogliate scusarmi se in questo articolo vi parlerò di morte, ma desidero condividere con voi la scoperta di questo progetto che mi ha regalato serenità e speranza. Non serve credere nella reincarnazione, né prendere l’una o l’altra delle innumerevoli posizioni religiose, laiche, atee o agnostiche che possiamo immaginare quando parliamo della fine della vita. Perché da qualsiasi punto la si veda, c’è una cosa, credo, che le accomuna tutte: il rito funebre. Il rito funebre caratterizza da sempre tutte le civiltà e l’uomo continua a manife-

stare un’attenzione e una cura speciali nel rendere giusta memoria ai defunti. La morte, e appunto il rito funebre, è un momento importante e trasversale (al genere, alle culture, alle specie) ed è qualcosa che ci tocca da vicino e che rappresenta un passaggio – comunque evolutivo – da uno stadio ad un altro. Ed è proprio un nuovo e possibile modo di vivere questo passaggio il cuore del progetto Boschi Vivi. Parlare di “Boschi Vivi” rispetto a quello che stiamo trattando può suonare paradossale, ma di fatto non lo è. Questo progetto vuole rivoluzionare il concetto di sepoltura e trasformare i boschi in un cimitero a cielo aperto, dove riposare all’ombra di un albero, immersi nella natura. L’albero simboleggia la vita e la sua ciclicità. Ricordi ed esperienze rivivono in un albero e nel suo maturare attraverso le stagioni e il tempo: nel ciclo annuale delle foglie, nella crescita dei rami e nel consolidamento del tronco, che il passare degli anni rendono sempre più unico e particolare. Addio a lapidi di marmo e fiori di plastica. Per ricordare il nostro caro che non c’è più, faremo visita ad un albero ai cui piedi sono state interrate le sue ceneri. Il defunto rientrerà così a pieno nel ciclo della natura. Il bosco diventerà un luogo aperto in cui passeggiare, dove la memoria può farsi rasserenante, e cia-

scuno può trovare una propria dimensione per vivere il lutto al di fuori degli schemi preimpostati. Nell’immaginario collettivo, infatti, il cimitero è certamente un luogo lugubre nel quale aleggia il ricordo di chi non c’è più, dove tutto sembra immobile e consacrato al tempo ed è inevitabile essere raggiunti dalla tristezza della fine. A ciò si aggiunge l’antiestetica architettura di alcuni di essi, abbandonati e soggetti a divenire luoghi isolati preda di atti di vandalismo. Dunque, con il progetto Boschi Vivi si darebbe un nuovo significato al concetto di cimitero, non più luogo dove tutto finisce, ma luogo della memoria dove tutto continua nel ciclo della natura. Ma non solo. Boschi Vivi è una cooperativa e un progetto di economia circolare: si tratta dell'unico servizio di interramento delle ceneri che opera in area boschiva in Italia e che reinveste i propri utili in progetti di salvaguardia dei boschi e dei paesaggi. Nata nel marzo 2016, la cooperativa Boschi Vivi, fondata da quattro trentenni liguri accomunati dall’amore per la natura e dalla sensibilità verso questioni ambientali, legate in particolare al rapporto tra persone e ambiente naturale, si pone l'obiettivo di rendere il bosco prescelto per l'interramento un luogo commemorativo e, al contempo, conoscendo le difficoltà in cui versano molti dei nostri boschi nazionali, per la scarsità

di fondi destinati alla manutenzione, per l’abbandono e l’incuria, di utilizzare i proventi a favore della rivalutazione delle aree boschive. Ma cerchiamo di capire meglio come funziona? Boschi Vivi acquista con le proprie risorse (o ottiene in gestione) un’area boschiva da un privato o da un ente pubblico e compie i lavori forestali necessari a rendere il bosco nuovamente fruibile per tutta la comunità. Successivamente si attiva il servizio di interramento delle ceneri: gli interessati potranno contattare la cooperativa e prenotare una visita presso il bosco. Accompagnata da una guida, la persona potrà scegliere l’albero più adatto alle proprie esigenze; quell’albero costituirà il luogo di interramento delle proprie ceneri o di quelle di un suo caro. Questa operazione prevede il pagamento di una quota e servirà a garantire la continuità nel lungo periodo della manutenzione e del presidio del bosco. Non sono previsti grossi cambiamenti all’ambiente naturale se non per le targhe commemorative. Il bosco resterà vivo in tutti i sensi organizzando all'interno attività ludiche e ricreative. Dopo aver vinto diversi bandi e raccolto una cospicua somma grazie al crowdfunding,, il progetto è partito in un bosco divenuto di proprietà della Cooperativa, nel comune di Martina-Urbe in provincia

di Savona. A tutti gli effetti il primo Bosco Vivo Italiano che ha già dato il via alla sua attività a partire dal 2018. Al momento Boschi Vivi sta ponendo le basi per replicare il progetto in altre regioni d’Italia per una sepoltura naturale, più economica rispetto a quella tradizionale, che fa bene all’anima di chi ha perso una persona cara, e che fa bene anche all’ambiente.

Quercia sotto la quale mi riparo da tutta la vita. Corteccia forte e rami saldi a cui tenersi. Le rughe sul tuo volto come cicatrici dei sorrisi, delle lacrime, delle domande, dei dolori e degli stupori di quasi un secolo di mondo. Non rughe...ma righe per me...dove rileggo la mia vita e la mia storia. Solchi in cui sono piantate le mie radici! Cristina Abbrunzo


A LONDRA NASCE IL NEGOZIO DELL’EMPATIA Andrea Tafuro Questa estate, i miei figli, hanno visitato sulle rive del Tamigi l’Empathy Museum, una originale esposizione permanente che accompagna i visitatori lungo un percorso teso a sviluppare una più spiccata sensibilità per gli altri esseri umani, chiamandoli letteralmente, a mettersi nei panni del prossimo diverso dall’Io, almeno per un giorno. L’occasione di visitare il Museo dell’Empatia è stata la partecipazione al Totally Thames Festival, rassegna che si tiene dal 1 al 30 settembre sulle sponde del Tamigi dedicata al mondo dell’arte, della cultura e del sociale, all’interno della quale si trova l’installazione A Mile in My Shoes (Un miglio nelle mie scarpe), realizzata in collaborazione con gli abitanti del quartiere londinese di Wandsworth. Il titolo di questa istallazione racchiude in sé la filosofia del museo, che prende ispirazione dal detto anglosassone: “prima di giudicare una persona, prova a camminare un miglio con le sue scarpe”. Un concetto che rimanda, tra l’altro, alla campagna di alcuni anni fa di Medici Senza Frontiere: #Milionidipassi, nata dal lavoro della reporter americana Shannon Jensen che ha fotografato le calzature con cui i profughi sudanesi si erano messi in cammino per scappare dal terrore, immagini diventate emblema delle battaglie di chi racconta l’'emergenza planetaria che coinvolge cinquantuno milioni di persone. Empatia, che parolona! Letteralmente, essa non significa affatto

semlicisticamente approvazione o sostegno. Significa: “capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro”. Dunque, empatia è il risultato di una complessa convergenza sino ad una presunta identificazione, sia pure con linguaggi anche molto diversi, di due psicologie ed anche di due culture. E’ una cosa bellissima! L’Empathy Museum offre ai visitatori la possibilità di indossare, letteralmente, le scarpe di qualcun altro, ascoltandone la storia, c’è un vero e proprio negozio dell’empatia, uno spazio in cui si prendono in prestito

le scarpe di un’altra persona (un banchiere, un rifugiato, una prostituta, un tifoso …). Con ai piedi le scarpe di questo sconosciuto, i visitatori vengono invitati a passeggiare lungo le rive del Tamigi, mentre in cuffia passa la storia di quell’individuo. Chissà, forse l’empatia non basterà a salvare il mondo, ma di certo è la qualità dell’animo, è la propensione a cui tendere di cui c’è più necessità in questo determinato momento storico. Negli anni della mia adolescenza tutti si sforzavano di come cambiare il mondo, oggi tutti progettate di come cambiare voi stessi per adattarvi al mondo, tutti venite costantemente stimolati dal para-

digma facebookiano del “mi piace”. Altro che il sol dell’avvenire! La vostra bella società è impregnata di narcisi ed egoisti, gestiti dai santoni del pensiero corto, figli naturali del tweet, incapaci di realizzare sogni e ambizioni. Allora ben venga il Museo dell’Empatia al mondo, che dona una boccata d’ossigeno in mezzo al cortocircuito che va in scena ogni giorno, perché se solo ci sintonizzassimo sulle onde dell’empatia, riusciremmo ad uscire dai nostri monolocali esistenziali e ad avere coscienza di quanto è giusto e sacrosanto tentare ogni strada pur di debellare le miserie e le distruzioni causate dalle guerre.

GRAND TOUR 2019: È SEMPRE ROBA DA RICCHI L’estate turistica italiana 2019 è stata strepitosa, con un balzo in avanti consistente per numero di presenze, il nostro Paese si conferma, come sempre, una meta desiderata. Questo trend positivo è confermato dai dati provvisori. Gli americani sono tornati in Europa, i tedeschi hanno riscoperto le bellezze delle nostre terre, ma… e qui viene il bello, quasi tutti hanno privilegiato l’opzione culturale… pensa te! I sommi esperti ci dicono che l’estate 2019, ha segnato la rivalutazione del patrimonio della conoscenza italico. Spesso a Napoli li ho contemplati durante tutta questa torrida estate, discendere esultanti dalle navi attraccate nel porto e così li immagino approdare sugli altri porti della penisola. Agghindati di tutto punto, da perfetti crocieristi, hanno raggiunto le straordinarie bellezze di questo stanco e decadente Vecchio continente

in autobus e dopo aver goduto della Grande Bellezza Italiana la sera sono tornati in cabina, il tutto gli è costato poche migliaia di dollari. Non mi stupisco più di tanto, questa è la versione pauperistica e di massa del Grand Tour, la visita alle meraviglie italiane dell’arte che in tempi addietro solo i ricchi e blasonati patrizi europei potevano permettersi di effettuare. Le statistiche, sfornate a ritmo continuo, ci consegnano uno scenario dove viene descritta l’impennata della vendita di biglietti nei musei, ma... c’è sempre un ma, ovviamente godersi appieno le stupefacenti opere dell’ingegno e della fantasia degli artisti italiani circondati da orde di turisti massificati che, ad ogni piè sospinto, scattano compulsivamente foto con l’ultimo modello di smartphone, può non essere certo una bella esperienza…ma (eccolo di nuovo il ma) per lo straordinario na-

babbo capital/trash c'è l'alternativa della visita privata. Con qualche migliaio di dollari a cranio si può far visita a veri tesori d’arte nell'orario di chiusura serale. Alcuni anni fa per la misera sommetta di quindicimila euro potevi aprire le porte degli Uffizi a 100 persone e… pensa te, nel prezzo era contenuto un rinfresco sulla terrazza. E’ la modernizzazione della gestione del nostro patrimonio storico-artistico bellezza! Per i puristi del pensiero debole, per i figli rachitici del tutoring emozionale siamo arrivati a grattare il fondo del barile. Non ci pensiamo ragazzi! Sfoghiamo la nostra rabbia con una sbronza: in un Caravaggio Cocktail al museo di Capodimonte. Insomma nella nostra liquida e infetta società capitalistica nulla è cambiato dai tempi del Grand Tour, l'accesso all'arte e alla cultura è roba da super facoltosi… costa davvero caro. A.T.


“Il Linguaggio dei segni”, la mostra di Mirò a Napoli Una straordinaria collezione di opere di Joan Miró, il maestro catalano, grande esponente del surrealismo, sarà in esposizione al Palazzo delle Arti d di Napoli dal 25 settembre 2019 al 23 febbraio 2020. Ottanta lavori che “raccontano” le metamorfosi artistiche dell’artista nei campi del disegno, della pittura, del collage e degli arazzi. Info: 081.7958601 – 334 1324281 email: info@mostramironapoli.it

“La vera essenza di Warhol”: Andy Warhol in mostra a Napoli Dal 26 settembre 2019 al 23 febbraio 2020, nei suggestivi spazi della Basilica della Pietrasanta, si terrà una grande esposizione con oltre 150 opere di Andy Warhol, maestro del movimento della Pop Art e uno dei più influenti artisti del XX secolo. Info: 081.19230565 email: info@polopietrasanta.it


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Arpa Campania Ambiente n.17/2019 by Arpa Campania Servizio Comunicazione - Issuu