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Arpa Campania Ambiente n.16/2019

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The Lancet Report: di caldo si muore Il surriscaldamento del Pianeta è la più grave minaccia per l’uomo Il surriscaldamento globale non è solo una questione ambientale. È da tempo una grave minaccia per l'umanità. Di caldo si muore. Non è più un modo di dire, ma una vera emergenza sanitaria tant’è che in Australia è già allarme sociale. Ad affermarlo e denunciarlo è la prestigiosa rivista scientifica medica The Lancet: il surriscaldamento è la più grave minaccia sulla collettività del 21mo secolo. A pagarla saremo tutti, ma a pagarla maggiormente saranno i più deboli, poveri e soprattutto coloro che hanno meno responsabilità nell'insorgere della minaccia stessa. Secondo il global report del Lancet, tra il 2000 e il 2017 le persone coinvolte nelle ondate di calore, fasi prolungate di forte innalzamento delle temperature rispetto alle medie, sono aumentate di 157 milioni. E, secondo alcune proiezioni dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), se non si riesce a rallentare la traiettoria che porterà a un aumento medio delle temperature di 1,5 gradi Celsius, ci sarà un miliardo e mezzo aggiuntivo di persone esposte a siccità e 2 miliardi in più di persone esposte ad alluvioni. Il cambiamento climatico esaspererà entrambi gli estremi climatici: desertificazione e iper-piovosità. Il fatto che gli eventi estremi stiano cambiando per frequenza, distribuzione, intensità, ha una serie di implicazioni sulla salute, sia dirette sia indirette.

In assenza di politiche mirate ed efficaci, molte famiglie si affideranno ai condizionatori per adattarsi ai cambiamenti climatici, rischiando di generare ancora più emissioni di gas ad effetto serra. La tendenza, già in atto, è confermata da uno studio italiano...

Pollice a pag.2

Martelli a pag.9

Domenico Cotugno, il grande medico

CNR

La ricerca vola in alto Uno studio aumenta la sostenibilità energetica in volo

ARPAC

Fruibilità dei dati sui controlli della qualità delle acque di balneazione In riscontro all'attenzione ed alle segnalazioni sulle problematiche in materia di acque di balneazione di interesse degli organi di stampa, si ravvisa la necessità di informare i cittadini in merito alla fruibilità dei dati sulla salubrità del nostro mare. L’Arpac è l'Ente istituzionale preposto al controllo...

I combustibili fossili sono il risultato di un processo di fossilizzazione di materiali organici durato centinaia di milioni di anni. Essi, ad oggi, sono la principale fonte di energia mondiale e le tipologie di combustibile fossile si distinguono in tre categorie: gli idrocarburi di origine organica (fra i quali figura il petrolio), il carbone e il gas naturale. Nonostante il petrolio sia la fonte di energia più utilizzata non bisogna dimenticare i dannosi svantaggi che derivano dall’utilizzo di tale prodotto.

Il danno più grave è sicuramente la formazione di anidride carbonica che si libera in seguito alla sua combustione. Infatti, la CO2 accresce l’effetto serrainnalzando ulteriormente la temperatura media sul pianeta. Patrizio-Russo a pag.3

NATURA & BIODIVERSITÀ

Piantare alberi per salvare il Pianeta È possibile aumentare la superficie boschiva totale

a pag.7

CLIMA & ENERGIA

Corsa ai condizionatori, in aumento i gas serra Più cambia il clima più si consuma energia per l'adattamento

Felix Finkbeiner aveva 9 anni quando decise che avrebbe realizzato il suo sogno: piantare un milione di alberi in ogni paese del mondo per cercare di salvare il pianeta. Oggi Felix ha 21 anni e di alberi ne ha piantati 15 miliardi, grazie al suo movimento Plant-forthe-Planet, il cui motto “stop talking start planting”, la dice lunga sulla determinazione di un ragazzo che già da bambino comprese le problematiche inerenti al clima e decise di farsi portavoce di un nuovo modo di pensare e di guardare al mondo. Per-

Hermann Kaufmann: il legno come “pelle” e “struttura”

ché se ogni abitante del pianeta piantasse dieci alberi forse si risolverebbero quasi del tutto i problemi legati ai cambiamenti climatici. In effetti il cambiamento climatico e le foreste sono strettamente connessi. Buonfanti a pag.5

Ripassiamo dalle parti del cuore

Domenico Cotugno nacque a Ruvo di Puglia (Bari) nel 1736 da una famiglia di modeste condizioni economiche.

L’architetto austriaco Hermann Kaufmann (Reuthe, 1955) - fondatore dello Studio Architekten Hermann Kaufmann ZT GmbH...

Tempo. Tempo. Tempo. La sola credibile forma di ricchezza che esiste al mondo è il tempo.

De Crescenzo-Lanza pagg.12-13

Palumbo a pag.14

Tafuro a pag.19


The Lancet Report: di caldo si muore Il surriscaldamento del Pianeta è la più grave minaccia per l’uomo Tina Pollice Il surriscaldamento globale non è solo una questione ambientale. È da tempo una grave minaccia per l'umanità. Di caldo si muore. Non è più un modo di dire, ma una vera emergenza sanitaria tant’è che in Australia è già allarme sociale. Ad affermarlo e denunciarlo è la prestigiosa rivista scientifica medica The Lancet: il surriscaldamento è la più grave minaccia sulla collettività del 21mo secolo. A pagarla saremo tutti, ma a pagarla maggiormente saranno i più deboli, poveri e soprattutto coloro che hanno meno responsabilità nell'insorgere della minaccia stessa. Secondo il global report del Lancet, tra il 2000 e il 2017 le persone coinvolte nelle ondate di calore, fasi prolungate di forte innalzamento delle temperature rispetto alle medie, sono aumentate di 157 milioni. E, secondo alcune proiezioni dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), se non si riesce a rallentare la traiettoria che porterà a un aumento medio delle temperature di 1,5 gradi Celsius, ci sarà un miliardo e mezzo aggiuntivo di persone esposte a siccità e 2 miliardi in più di persone esposte ad alluvioni. Il cambiamento climatico esaspererà entrambi gli estremi climatici: desertificazione e iper-piovosità. Il fatto che gli eventi estremi stiano

cambiando per frequenza, distribuzione, intensità, ha una serie di implicazioni sulla salute, sia dirette sia indirette. Quelle dirette sono le morti causate da inquinamento, in particolare dal cosiddetto particolato PM10 e PM2,5. Nel solo 2015 le morti premature da inquinamento atmosferico, cioè dagli stessi gas-serra che sono la prima causa del cambiamento climatico, sono state 2,9 milioni, di cui quasi 500mila imputabili all'utilizzo del carbone. Tra le altre cause dirette ci sono le tre sindromi da innalzamento delle temperature, i crampi da calore, il colpo di calore e il collasso vero e proprio. In Australia, moltissime le persone ospedalizzate a causa di questi sintomi. Le ondate di calore si stanno facendo sempre più insistenti e durature e hanno fatto scendere la media annua di precipitazioni a neanche 420 mm, il valore più basso rispetto a tutti gli altri continenti, in un Paese come l'Australia già desertico per 2/3 del territorio. Tanto che ad aprile gran parte delle autorità sanitarie australiane hanno sottoscritto una lettera aperta chiedendo ai partiti politici di riconoscere il profondo impatto del cambiamento climatico sulla salute degli australiani. Stessa cosa hanno fatto mille dottori nel Regno Unito e 70 enti sanitari negli Usa, chiedendo azioni radicali contro il cambio climatico.

Per quanto concerne le implicazioni indirette sulla salute sono da considerare: la vistosa migrazione di grandi masse di persone che scappano da zone desertificate; la proliferazione di specie aliene, si consideri ad esempio l’allarme per la presenza di meduse giganti, in alcuni casi letali per l’uomo, giunte nel mediterraneo dopo l’ampliamento del Canale di Suez, e, l’estensione delle infezioni. Si sa che, anche piccoli cambiamenti di temperatura, di precipitazioni, di umidità, possono creare le condizioni per la diffusione di malattie infettive, quali il colera che origina da acqua infetta o la malaria inoculata dalle zanzare. Per via delle zanzare, in Australia stanno aumentando i casi di febbre Dengue e di virus Ross River. In ultimo sono da considerare i problemi alimentari. Da una parte le malattie di origine alimentare, dall'altra i problemi produttivi. È accertato che una delle conseguenze più pesanti del surriscaldamento globale riguarda l'agricoltura, alle prese con siccità e alluvioni altrettanto devastanti per le colture. Le comunità rurali sono le più colpite: la qualità dei raccolti è messa a rischio, i prodotti alimentari freschi e sani diminuiscono, i prezzi salgono, milioni di persone, se non miliardi, rischiano di rimanere fuori da una dieta sana e di ammalarsi.

Il Progetto ReSTART Contro il rischio idrogeologico e sismico Bruno Giordano In un fascicolo inviato all’Unione Europea la Protezione Civile italiana ha quantificato i danni causati dai terremoti negli ultimi anni in quasi 24 miliardi di euro. Si è visto che ricostruire, riparare in emergenza è costosissimo perché di fronte al disastro si cerca di ripristinare quanto prima possibile una situazione di vivibilità per le persone e le strutture coinvolte. Non si fa programmazione, non si possono predire come e quando si manifesteranno i prossimi terremoti o le prossime alluvioni. ReSTART è l’acronimo di: Resilienza Territoriale Appennino Centrale Ricostruzione Terremoto ed è il primo progetto-modello, europeo, di resilienza che prevede azioni e tecnologie per la prevenzione idrogeologica e antisismica promosso dall'Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Centrale (ABDAC), in collaborazione con la Protezione Civile, il Commissario alla Ricostruzione, il Ministero dell'Ambiente e le Regioni Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria. È una piattaforma tecnologica di controllo del territorio in tutti i suoi aspetti. Tutto ciò per tesorizzare l’esperienza maturata nella gestione delle emergenze e per capire come gestire l'ordinario. Perché, se non è possibile escludere e controllare il pericolo, si può lavorare per minimizzare i danni e quindi il rischio. È ora di entrare nel tempo della prevenzione strutturale dei rischi naturali perché abbiamo tutte le tecnologie, le competenze tecniche e anche le risorse per rischiare meno e curare meglio i territori. Le aree più fragili e sensibili saranno individuate e studiate attraverso l’uso delle tecnologie più avanzate oggi disponibili: radar satellitari per il monitoraggio continuo dei dissesti idrogeologici, droni di ultima generazione, modelli di telerilevamento che utilizzano impulsi laser, database di natura tecnico-scientifica. Al contempo attivare gli organi di informazione, comunicazione per aumentare la consapevolezza e la resilienza delle popolazioni interessate dai fenomeni sismici e rafforzare la capacità di governo delle istituzioni centrali, territoriali e locali mediante un modello che prevede la cooperazione delle parti interessate, pubbliche e private, secondo procedure condivise e standardizzate. La prevenzione come modello. Il progetto durerà tre anni. Tecnologie e informazione, perché se non è possibile escludere e controllare il pericolo, si può lavorare per minimizzare i danni e quindi il rischio.


LA RICERCA VOLA IN ALTO Grazie ad uno studio del CNR, aumentata la sostenibilità energetica nel trasporto aereo Salvatore Patrizio* Ludovica Russo* I combustibili fossili sono il risultato di un processo di fossilizzazione di materiali organici durato centinaia di milioni di anni. Essi, ad oggi, sono la principale fonte di energia mondiale e le tipologie di combustibile fossile si distinguono in tre categorie: gli idrocarburi di origine organica (fra i quali figura il petrolio), il carbone e il gas naturale. Nonostante il petrolio sia la fonte di energia più utilizzata non bisogna dimenticare i dannosi svantaggi che derivano dall’utilizzo di tale prodotto. Il danno più grave è sicuramente la formazione di anidride carbonica che si libera in seguito alla sua combustione. Infatti, la CO2 accresce l’effetto serra innalzando ulteriormente la temperatura media sul pianeta che negli ultimi decenni è aumentata di circa un grado rispetto a metà Ottocento. Appare chiaro che è estremamente urgente cercare valide alternative ai combustibili fossili. Oggi si cerca di intervenire con l’utilizzo delle fonti di energia rinnovabili, tra cui l’energia solare, eolica, idraulica ma un forte interesse nel mondo della ricerca scientifica sta suscitando l’utilizzo delle cosiddette biomasse, ovvero prodotti di scarto di attività agricole o industriali, reflui zootecnici e rifiuti urbani or-

Biomassa

ganici, che costituiscono la più grande fonte di carbonio in natura. Uno studio internazionale, che ha visto coinvolti anche i ricercatori dell’Istituto di Chimica dei Composti Organometallici del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iccom), coordinati dal dr. Paolo Fornasiero, dimostra che è possibile usare materiali fotocatalitici, cioè capaci di usare l’energia solare, per trasformare biomasse lignocellulosiche in carburanti utilizzabili dagli aeromobili. Perché si è pensato agli aerei? Perché per gli altri mezzi di locomozione, come ad esempio le automobili, risulta decisamente più sostenibile pensare all’utilizzo di motori elettrici, che utiliz-

zano come fonte di energia primaria l'energia chimica immagazzinata in una o più batterie ricaricabili. Gli aerei,invece, avrebbero bisogno di batterie il cui peso sarebbe di parecchie volte superiore a quello del vettore stesso. Pertanto, i combustibili liquidi ad alta densità rimangono, attualmente, l’unica soluzione. Il processo per trasformare le biomasse in diesel “ecologico” si articola in più stadi: in un primo passaggio si scindono le molecole di partenza nelle loro componenti più piccole, utilizzando del vapore caldissimo che produce un liquido che può subire successivi trattamenti. Nel secondo passag-

gio, quello decisivo, viene aggiunto un fotocatalizzatore, cioè un materiale capace di reagire con la luce solare, la quale avvia una reazione chimica che dà come prodotti idrogeno e altre molecole. Queste ultime sono dei precursori del diesel, cioè composti che gli somigliano molto. Il terzo ed ultimo passaggio consiste nel trasformare questi composti in diesel vero e proprio. La ricerca,oltre al Cnr/Iccom, ha visto la partecipazione di prestigiose istituzioni scientifiche come il Dalian Institute of Chemical Physics dell’Accademia Cinese delle Scienze, il Sincrotrone francese Soleil, la tedesca Forschungszentrum Juelich GmbH, l’Uni-

versità di Trieste ed il Consorzio interuniversitario nazionale per la scienza e la tecnologia dei materiali (Instm). Lo studio è stato finanziato dalla National Natural Science Foundation e dal Strategic Priority Research Program, dall’Accademia Cinese delle Scienze, dall’Università di Trieste, dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dall’Instm. Inoltre, sono in via di definizione, da parte del Ministero affari esteri e cooperazione internazionale, ulteriori finanziamenti nell’ambito degli Accordi strategici Italia-Cina. Lo studio è stato pubblicato su Nature Energy. *CNR- Napoli


Sei nuovi vulcani nel mar di Sicilia Una scoperta dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale Rosario Maisto Sei vulcani sottomarini sono stati individuati a pochi chilometri dalle coste della Sicilia, a realizzare la scoperta è stato l'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs), nel corso di due campagne di esplorazione, grazie a mappe dei fondali ad alta risoluzione e a indagini sismiche e magnetiche, hanno ricostruito in dettaglio la morfologia del fondo marino, questi, sono tutti localizzati entro 22 km dalle coste della Sicilia, questo dimostra che ci sono ampie aree vicino al litorale che sono ancora poco conosciute e studiate. Non si tratta di vulcani

particolarmente alti, rispetto ad altri, essendo tutti tra i 16 e 106 mt al di sopra del fondale, ma, l'eruzione di un vulcano sottomarino può essere pericolosa per le imbarcazioni ma anche per la popolazione nelle aree limitrofe, ci saranno approfondimenti per capire i potenziali rischi legati a questi nuovi vulcani, anche se i rischi sono minimi. La presenza di sei vulcani prima d'ora sconosciuti in Italia non è del tutto sorprendente, ma la situazione è complessa, siamo nel punto in cui collidono la placca africana e quella eurasiatica, mentre tra loro si trova la piccola microplacca adriatica, a est della penisola, leggermente piegata in senso

antiorario. La situazione diventa ancora più complicata a sud della Sicilia, qui il fondale marino sta iniziando a smembrarsi in una fossa, per via della leggera rotazione in senso orario delle regioni meridionali della Sicilia. I vulcani appena trovati sono più vicini alla costa rispetto agli altri, secondo i ricercatori, agiscono da conduttori per la risalita del magma. Il team ha studiato queste strutture nei dettagli, infatti, hanno mappato la superficie, creando mappe 3D della topografia sottomarina, poi hanno usato analisi magnetiche per confermare che le strutture sono vulcani e non solo pendii sottomarini, hanno anche mappato l'area

al di sotto della superficie con profili sismici ad alta risoluzione, emettendo segnali sonori a una frequenza che può penetrare il fondale marino e rimbalzare, rivelando i diversi strati di sedimenti e rocce. Tuttavia, alcuni di questi vulcani tipo il primo chiamato “Actea” potrebbe aver eruttato di nuovo come mostra il flusso di lava lungo quattro km solidificato sui lati. Si tratta del flusso più grande mai trovato nel canale di Sicilia, questo ha dimensioni paragonabili a quelli di altri giganti italiani come il Vesuvio e l'Etna, ecco perché è importante esplorare a fondo ciò che si nasconde nel mare della nostra Italia.

Fare il bagno al fiume in Campania Tra la quiete della natura e la freschezza delle acque del fiume Calore Rosa Funaro Quando la calura estiva e il sovraffollamento delle spiagge diventano insostenibili, in Campania esistono luoghi, in prossimità di fiumi, dove è possibile lasciarsi cullare dai suoni della natura, refrigerarsi in acque fresche e godere delle bellezze del territorio. Tra i corsi d’acqua che attraversano la regione, il Calore lucano è senz’altro una prima scelta. Tale fiume, infatti, riveste una notevole importanza, oltre che dal punto di vista paesaggistico e idrografico, anche da quello naturalistico: è attestata, infatti, la stabile presenza di esemplari della rara Lontra europea. È considerato uno dei fiumi più puliti d'Europa e fa parte dell'elenco dei siti d'importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea. In prossimità delle sue rive, sono due i

principali punti dove sostare e trascorrere un po’ del proprio tempo lontano dall’afa e dai grossi flussi in costume: le “Gole del Fiume Calore” a meno di un chilometro da Felitto (SA), il borgo del fusillo e “Pietratonda" nel territorio di Castelcivita (SA), a pochi metri dalle rinomate Grotte di Castelcivita. Sulle Gole del fiume è possibile effettuare escursioni in canoa, veri e propri viaggi nel passato alla scoperta della natura più selvaggia e incontaminata, ed escursioni in pedalò, passeggiate sul fiume accompagnati da una guida che illustra le bellezze del luogo, i particolari nascosti e le curiosità interessanti sulla flora e sulla fauna (i passaggi della lontra, le specie vegetali utilizzate un tempo come medicine naturali, le piante dell’artigianato locale, le marmitte dei giganti, le strane forme che l’acqua ha scavato nella roccia e così

via). È possibile, inoltre, provare l’ebbrezza di cavalcare tra la vegetazione, gli odori e i colori del paesaggio fluviale in sella a bellissimi cavalli e in compagnia di esperti “condottieri” che guidano i visitatori lungo percorsi ed itinerari

ippici collaudati. Nell’area, come a Pietratonda, è disponibile un’immensa distesa verde, con un’area pic nic e il parco giochi per bambini, ideali per rilassarsi all'ombra dei pioppi gustando le prelibatezze locali.


Piantare alberi per salvare il Pianeta È possibile aumentare la superficie boschiva totale senza intaccare le aree urbane e quelle destinate all’agricoltura Ilaria Buonfanti Felix Finkbeiner aveva 9 anni quando decise che avrebbe realizzato il suo sogno: piantare un milione di alberi in ogni paese del mondo per cercare di salvare il pianeta. Oggi Felix ha 21 anni e di alberi ne ha piantati 15 miliardi, grazie al suo movimento Plant-for-the-Planet, il cui motto “stop talking start planting”, la dice lunga sulla determinazione di un ragazzo che già da bambino comprese le problematiche inerenti al clima e decise di farsi portavoce di un nuovo modo di pensare e di guardare al mondo. Perché se ogni abitante del pianeta piantasse dieci alberi forse si risolverebbero quasi del tutto i problemi legati ai cambiamenti climatici. In effetti il cambiamento climatico e le foreste sono strettamente connessi. A causa dell’aumento delle temperature medie annuali, dell’alterazione delle precipitazioni e di eventi meteorologici più estremi e frequenti, il cambiamento climatico del pianeta sta già avendo un impatto sulle foreste. Tuttavia, le foreste ed il legno prodotto trattengono ed assorbono il biossido di carbonio, ricoprendo un ruolo determinante nel mitigare i mutamenti del clima. Alberi e foreste sottraggono biossido

di carbonio dall’atmosfera e lo trasformano attraverso la fotosintesi in carbonio, che poi “immagazzinano” sotto forma di legno e vegetazione. Questo processo è chiamato “sequestro del carbonio”. Un importantissimo studio sull’effettiva importanza di piantare alberi, è stato svolto dal Crowther Lab, gruppo di ricerca interdisciplinare con sede presso il Politecnico federale di Zurigo. I ricercatori sono riusciti a ottenere il numero complessivo di piante potenzialmente presenti sul nostro pianeta, le zone della Terra in cui si potrebbero piantare nuovi alberi e la quantità effettiva di anidride carbonica che potrebbero immagazzinare. Dalla ricerca emerge come sia possibile, in linea teorica, aumentare di un terzo la superficie boschiva totale senza intaccare le aree urbane e quelle destinate all’agricoltura. Nel complesso, si potrebbero piantare alberi su una superficie di oltre nove milioni di chilometri quadrati, corrispondente più o meno all’area di una nazione grande quanto la Cina o gli Stati Uniti. Una volta cresciuti, gli alberi presenti in queste foreste potrebbero immagazzinare oltre 200 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, pari a circa i due terzi dei 300 miliardi di tonnellate di CO immessa nell’at-

mosfera dagli esseri umani a partire dalla rivoluzione industriale. Per valutare il livello naturale di copertura degli alberi nei vari ecosistemi, sono state studiate circa 80.000 fotografie satellitari ad alta risoluzione. In questo modo è stato possibile analizzare la copertura di alberi attualmente presente e quella potenziale in aree protette, perlopiù non contaminate dall’attività antropica, come la foresta pluviale delle zone equatoriali e la tundra artica. È notizia di poche settimane fa che

la città di Padova si è impegnata a piantare ben 20.000 alberi nei prossimi 20 anni. Un patrimonio che da 49.000 dovrà passare a 77.000 piante, per aumentare la copertura del territorio dall’1,8% attuale al 5%. “Gli alberi sono un’infrastruttura strategica della città; e le pianificazioni future, urbanistiche, di manutenzioni, di viabilità, devono tenere conto delle loro esigenze, che sono esigenze di salute pubblica”, commenta Chiara Gallani, assessore all’Ambiente di Padova.

Nasce l'app che monitora i cambiamenti climatici Raccoglie i dati di tutte le stazioni meteo dell’Alto Adige I capricci del clima non si fermano e si stanno facendo sentire anche in Italia, precisamente in Alto Adige, dove la famosa stazione meteo di Senales Teufelsegg, che si trova posizionata a ben 3.035 metri di altezza, sta cercando di analizzare la situazione in quella zona. E, infatti, proprio lì è stata raccolta una serie di dati non proprio confortanti: basti pensare che nel 2017 la neve si era già sciolta a fine maggio, nel 2018 a inizio giugno, mentre quest'anno si registra ancora un metro e mezzo di neve a luglio inoltrato. Una situazione non proprio delle migliori. Per questo motivo, grazie ad un'app si sta cercando di tenere la situazione quanto più possibile sotto controllo.

Vediamo di che cosa si tratta. Altezza della neve al suolo, durata del soleggiamento, temperatura dell'aria, direzione del vento, precipitazioni, umidità rappresentano una parte dei parametri che

la app “MeteoBrowser”, sviluppata da un'idea degli ecologi di Eurac Research, permette di consultare per tutto il territorio provinciale sulla base dei dati messi a disposizione dell'Ufficio idro-

grafico provinciale. "In tutto l'Alto Adige sono attive ben cento diciannove stazioni meteorologiche. L’applicazione permette, quindi, di scaricare i dati di tutte le stazioni oppure di restringere il campo e selezionare solo quelle di una determinata zona o solo quelle che soddisfano certi criteri, ad esempio solo le stazioni al di sopra dei due mila metri di altezza", spiega Giulio Genova, il ricercatore che ha sviluppato il dispositivo. La app è ora disponibile in italiano, tedesco e inglese. Essa raccoglie in un proprio archivio i dati degli ultimi tre anni e li mostra in tempo reale permettendo, così, di elaborare delle medie e dei calcoli statistici, ad esempio su base giornaliera o mensile.

"Questi dati erano già a disposizione dei cittadini sul portale Open Data della provincia, ma scaricarli era macchinoso e richiedeva competenze informatiche. Oggi con pochi click, è tutto a portata di mano o meglio di smartphone: infatti, chiunque può scaricarli", prosegue l’ideatore del progetto. Così, nell'era dei social e delle app dove tutto è fruibile in tempo reale, questo rappresenta un chiaro esempio di come la ricerca non si ferma e si sperimentano sempre nuove metodologie e tecnologie per monitorare e tenere sotto osservazione la situazione climatica che sta diventando ogni giorno sempre più complessa, mettendo a repentaglio la vita di flora e fauna. A.P.


Piscine naturali: le più belle in Italia La loro formazione può dipendere da situazioni e condizioni che possono variare da un luogo all’altro Anna Gaudioso L’Italia, l’Euopa l’intero globo è ricco di piscine naturali che da sempre affascinano ed attraggono l’uomo per la gioia della vista. Grazie a fenomeni di erosione del suolo e delle rocce nonché ai dislivelli nel terreno si sono formate piscine naturali, bacini di raccolta dell’acqua conseguenze di situazioni ambientali naturali dovute a millenni di erosione delle rocce e, all’azione dell’acqua e del vento. La formazione di queste piscine naturali può dipendere da situazioni e condizioni che possono variare da un luogo all’altro, dovute a particolari conformazioni del corso dei fiumi, al trasporto di massi dovuti alla corrente e all’accumulo di materiale calcareo. Questi bacini affascinanti attirano da sempre molti visitatori, infatti il turismo verso le piscine naturali più famose d’Italia, d’Europa e del mondo non teme crisi. L’Italia è un Paese decisamente ricco di piscine naturali. Elencarle tutte può quindi risultare estremamente difficile, tuttavia si possono scegliere alcune delle località divenute particolarmente popolari grazie alla loro incredibile bellezza. Tra le più famose a livello popolare, poiché rimaste impresse nell’immaginario comune, vi sono di certo le terme di Saturnia. Note anche come “Cascate del Mulino”, si caratterizzano per decine di piccole piscine dovute alla sedimentazione calcarea delle acque.

Ma quali sono le più belle in Italia ? La natura ci mette a disposizione luoghi meravigliosi da togliere il respiro, raccontiamo delle meraviglie italiane: una bellissima è la Grotta della Poesia sulla costa Salentina (Puglia), precisamente a di Roca Vecchia a 20 chilometri da Otranto. Il nome "poesia" che in greco antico significa "sorgente di acqua dolce" probabilmente è riferito alla fonte che nei secoli scorsi scorreva dentro la cavità; tutti però amano pensare che il nome sia legato alla leggenda di una bellissima principessa, solita fare il bagno dentro la grotta, alla quale molti poeti hanno dedicato versi. Ci sono anche altre grotte importanti e belle che si presentano con scenari mozzafiato con acque cristalline come quella di Marina nel Salento , quella di Venere sull’isola di Vulcano nelle Eolie, con intorno una fitta vegetazione. Il laghetto delle Ondine a Pantelleria in Sicilia, i laghetti d’Avola nati dall’erosione di una bianchissima roccia. Non da meno in Calabria, ai piedi del monte Pollino si presenta in una vista paradisiaca la Grotta delle Ninfe con una temperatura di circa trenta gradi. E poi restando sulla stessa onda di bellezze naturali le piscine del Frontone nell’isola di Ponza, e le cascate del Canyon D’Oridda in Sardegna, con la piscina di Irgas che regala alla vista un’atmosfera fiabesca. Come si può ben capire l’italia è ricca di luoghi a dir poco incantevoli.

Cascate del Mulino - Saturnia (Gr)

Grotta della Poesia - Roca Vecchia (Le)

Piscina naturale di Marina di Serra (Le)


Fruibilità dei dati sui controlli della qualità delle acque di balneazione In riscontro all'attenzione ed alle segnalazioni sulle problematiche in materia di acque di balneazione di interesse degli organi di stampa, si ravvisa la necessità di informare i cittadini in merito alla fruibilità dei dati sulla salubrità del nostro mare. L’ARPAC è l'Ente istituzionale preposto al controllo e alla definizione delle condizioni igienico-sanitarie dello stato del mare a tutela della salute dei bagnanti secondo i criteri e le metodologie definite dalle Direttive Europee. Nello specifico durante tutta la stagione balneare, dal 1 aprile al 30 settembre, l'ARPAC provvede, con l'ausilio dei mezzi nautici di sua proprietà, ai controlli lungo l'intero litorale della Regione Campania che è monitorato in maniera costante attraverso prelievi fissati dal calendario regionale nei punti di massima affluenza turistica, e laddove si prevede un maggior rischio per la salute umana, secondo quanto prescritto dalla normativa vigente di settore. I link e i collegamenti da utilizzare per la consultazione in tempo reale di tutti gli esiti analitici in corso di stagione balneare, oltre a quelli pregressi, sono i web istituzionali del Ministero della Salute (www.portale-

Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 31 agosto 2019 - Anno XV, N.16 Edizione chiusa dalla redazione il 30 agosto 2019 DIRETTORE EDITORIALE

Luigi Stefano Sorvino

DIRETTORE RESPONSABILE

Pietro Funaro

CAPOREDATTORI

Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli

IN REDAZIONE

Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro

GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Savino Cuomo

HANNO COLLABORATO

I. Buonfanti, F. De Capua, G. De Crescenzo, A. Esposito, R. Funaro, B. Giordano, G. Loffredo, R. Maisto, L. Monsurrò, A. Palumbo, A. Paparo, S. Patrizio, T. Pollice, L. Russo

SEGRETARIA AMMINISTRATIVA

Carla Gavini

DIRETTORE AMMINISTRATIVO

Pietro Vasaturo

EDITORE Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143 Napoli REDAZIONE Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1- 80143 Napoli Phone: 081.23.26.405/427/451 Fax: 081. 23.26.481 e-mail: rivista@arpacampania.it magazinearpacampania@libero.it Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto, Centro Polifunzionale, Torre 1-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.

acque.it) e il sito di ARPAC (www.arpacampania.it) nella sezione tematica dedicata alla balneazione, selezionando il comune di interesse e la specifica acqua di balneazione. Entrambi i portali si basano su una immediata rappresentazione cartografica che utilizza le ortofoto di Google Maps per visualizzare i litorali costieri, pubblicano tempestivamente i dati relativi ai controlli con evidenza di eventuali divieti temporanei nel corso della stagione balneare e forniscono ulteriori informazioni relative alle singole acque di balneazione (classificazione, profili delle acque, criticità specifiche, documentazione, ecc.). Il principio divulgativo è comune, fornire a livello locale un'informazione immediata e completa su ogni aspetto dei controlli. A partire dalla stagione balneare in corso l’ARPAC ha reso disponibile un'applicazione per smartphone, che si può scaricare dagli store di Google o di Apple ricercando "ARPAC Balneazione". L'APP, gratuita e di semplice utilizzo, fornisce a cittadini e turisti informazioni su ciascuno dei 328 tratti di costa monitorati dall'Agenzia. Punto per punto, è possibile conoscere la balneabilità all'ultimo prelievo effettuato e informazioni più di dettaglio circa la classe di qualità (eccellente, buona, sufficiente, scarsa), determinata ogni fine di stagione balneare su base statistica dei risultati delle analisi microbiologiche degli ultimi quattro anni di controllo (2015-2016-2017-2018). Con questa novità lo sforzo dell'Arpa Campania si è adeguato alle sfide della digitalizzazione e della comunicazione di rete con l'obiettivo di avvicinare sempre più l'Agenzia ambientale ai cittadini e ai portatori di inte-

resse. Oltre ai prelievi cosiddetti routinari vengono eseguiti da ARPAC indagini e campionamenti aggiuntivi in caso di avvistamento o segnalazione di situazioni anomale (schiume, mucillagini, rifiuti solidi galleggianti, colorazione anomala, idrocarburi, ecc.), in tali casi sono intensificati i controlli in modo da poter escludere eventuali rischi sanitari, in linea con quanto previsto dalla legge. Le situazioni anomale che rappresentano un potenziale rischio di tipo igienico-sanitario sono, pertanto, sempre opportunamente indagate e valutate. In tali situazioni i tecnici a bordo, seguendo l'iter procedurale normativo e l'operatività delineata dalla Direzione Tecnica, provvedono a campionare, analizzare, comunicare e relazionare in merito agli esiti analitici ottenuti e a prendere contatti diretti con l'amministrazione comunale di riferimento per prevenire eventualmente l'esposizione dei bagnanti.

Come si evince dalla consultazione dei dati finora ottenuti nella stagione balneare in corso, la situazione è alquanto rassicurante dal momento che non sono stati registrati molti superamenti dei valori limiti degli indicatori fecali nei tratti di mare indagati. I fenomeni segnalati del tipo "schiuma bianca, chiazze oleose e in alcuni casi schiuma di color marrone in vari momenti della giornata" sono oggetto da sempre anche delle nostre indagini e si verificano in diversi tratti costieri regionali e nazionali, anche in zone in cui non è presente nessun tipo di impatto antropico. Nella quasi totalità dei casi tali fenomeni, a meno che non siano presenti nelle immediate vicinanze di uno scarico inquinante, sono da ascriversi a fattori naturali accentuati dalle alte temperature superficiali del mare e dallo scarso idrodinamismo delle acque. (comunicato stampa Arpac)


L’isola di calore e il clima nelle grandi città Le temperature sono più alte nei centri urbani rispetto alle aree periferiche e rurali Gennaro Loffredo Le temperature delle nostre città, soprattutto dei grandi agglomerati urbani posti in zone quali la Pianura Padana dove la ventilazione e la dispersione di calore è quasi assente, sono fortemente aumentate nel corso degli ultimi decenni. Una superficie urbana in forte espansione vuol dire eliminare il verde, quelle foglie delle piante che assorbono calore durante il giorno limitando l’aumento termico, ma vuol dire anche uso massiccio di condizionatori durante l’estate, del riscaldamento durante l’inverno, traffico automobilistico, cemento, tetti, ecc. Tutti fattori che hanno una grande influenza sulle temperature cittadine, tanto che si parla ormai di “effetto cappa di calore” di una città, oppure “isola di calore”, dove le città presentano oramai dei valori termici più alti, a volte di diversi gradi, rispetto alle zone di campagna circostanti. I centri urbani, infatti, hanno in comune soprattutto una cosa: la presenza di superfici scure che assorbono molto più radiazione solare rispetto al suolo e agli alberi, scaldandosi quindi di più. L’asfalto delle strade ed il cemento degli edifici hanno una conducibilità termica e un calore specifico diversi da quelli delle aree rurali. Gli edifici, inoltre, sono un ostacolo alla circolazione dei venti. Centinaia di migliaia di condiziona-

tori espellono aria calda per molte ore del giorno. A questo si aggiunge il traffico veicolare ed il calore prodotto dagli stabilimenti industriali. Un’isola di calore comporta fino a 4°C in più rispetto alle aree periferiche e rurali che circondano la città. La differenza è tale per cui gli stessi meteorologi da tempo forniscono per le grandi città distinte previsioni sull’andamento della temperatura, distinguendo tra quella registrata dalle stazioni di rilevamento periferiche e centrali. La differenza di temperature tra la città e la campagna si nota soprattutto di notte e nella stagione invernale. Di giorno gli edifici assorbono il calore della radiazione solare, diventando una grande riserva di energia e calore. Di notte la ridotta inversione termica fa sì che il calore resti intrappolato nei bassi strati. La presenza di temperature più alte nelle grandi città potrebbero essere la causa dell’aumento di fenomeni meteorologici estremi a livello locale. Le perturbazioni atlantiche, durante il loro passaggio, incontrano valori termici più elevati e quindi hanno maggiore energia a disposizione. I fenomeni atmosferici, tenderanno, quindi, ad assumere carattere più intenso soprattutto nelle zone dove è maggiore il surplus termico che, unito alla noncuranza delle infrastrutture da parte dell’uomo, sono la causa di danni ingenti a cose e persone.

Università: un piano contro l’emergenza climatica Una strategia che accomuna settemila istituzioni in sei continenti Anna Paparo I repentini cambiamenti climatici rappresentano una vera e propria minaccia per la vita di tutti noi sulla Terra e, nonostante i continui appelli e le numerose iniziative, non si riesce ancora a dare loro una battuta d'arresto. Ma non ci si arrende, anzi si continua a combattere con nuove idee e nuovi progetti. Ora è la volta di una rete di università, con oltre sette mila istituzioni in sei continenti, che si è impegnata ad attuare un piano contro l'emergenza climatica. Una strategia curata nel minimo dettaglio, che prevede con la collaborazione degli studenti di rendere i loro edifici e campus 'carbon free' entro il

2030 o, al più tardi entro il 2050, il tutto accompagnato da un maggior impegno nella ricerca a favore del clima e nell'inserimento dell'educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile nei programmi educativi, nei campus e nelle attività di sensibilizzazione delle comu-

nità. Tra le tantissime università che hanno aderito all'iniziativa vanno ricordate l'Università di Strathmore, in Kenya, la Tongji University in Cina, la KEDGE Business School in Francia, l'Università di Glasgow nel Regno Unito, la California State University negli USA,

l'Università di Guadalajara in Messico. ''I giovani di tutto il mondo ritengono che le scuole, i college e le università abbiano impiegato troppo tempo per rispondere all'attuale crisi climatica", ha ben spiegato Inger Andersen, il direttore esecutivo del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, sottolineando che "non c'è più tempo da perdere". "Ciò che insegniamo nel presente plasma il futuro - ha aggiunto - per questo accogliamo con favore l'impegno delle università a diventare neutrali dal punto di vista climatico entro il 2030 e ad intensificare i loro sforzi nei loro campus". Come sempre abbiamo un chiaro segnale da parte delle giovani generazioni, che si met-

tono in prima linea rispondendo all'adunata per affrontare le sfide climatiche e ambientali. Questo ha aggiunto fiero ed entusiasta il direttore Andersen, e dunque continua dicendo che quello dei giovani è un prezioso contributo al raggiungimento della sostenibilità ambientale'. Dall'Onu arriva, infine, un ulteriore appello affinché più università aderiscano al piano e si uniscano nella battaglia contro i cambiamenti climatici. L'obiettivo è, quindi, quello di garantire che più di dieci mila istituti di istruzione superiore si uniscano a questa causa entro la fine di quest'anno così da poter raggiungere risultato quanto più efficaci possibili. A.P.


Corsa ai condizionatori, in aumento i gas serra Più cambia il clima più si consuma energia per l'adattamento In assenza di politiche mirate ed efficaci, molte famiglie si affideranno ai condizionatori per adattarsi ai cambiamenti climatici, rischiando di generare ancora più emissioni di gas ad effetto serra. La tendenza, già in atto, è confermata da uno studio italiano pubblicato su Environmental Science and Policy, frutto del lavoro del gruppo di ricerca congiunto tra Ca' Foscari e Cmcc, coordinato dalla professoressa Enrica De Cian, grazie al progetto Energya, finanziato dallo European Research Council della Commissione europea, Per la prima volta è stato analizzato l’utilizzo di condizionatori e sistemi di isolamento termico in otto paesi, da oggi al 2040, combinando i risultati di un sondaggio condotto dall’Ocse su un campione di famiglie con dati climatici. A livello globale, sebbene gli europei abbiano una bassa propensione ad installare l’aria condizionata in casa – 20% in Europa, contro il 90% del Giappone e il 72% dell’Australia – l’aumento è inarrestabile ovunque, anche se con percentuali di adozione diverse previste nel 2040. Le proiezioni dicono che in Francia si passerà dal 13% del 2011 al 17,3% del 2040, in Olanda, dove i giorni caldi sono aumentati del 60% tra gli anni ’90 e il 2011, si andrà dallo 0,5 del 1990 al 19% del 2040. In Spagna, invece, colpita maggiormente da ondate di calore, si passerà dal 5% degli anni ’90 al 50% del 2040. In Svezia, per ragioni geografi-

che tradizionalmente meno esposta alle ondate di calore, il numero di condizionatori oggi è 30 volte maggiore rispetto al 2005 e le previsioni indicano un ulteriore aumento fino a raggiungere più di una famiglia su cinque nel 2040. Infine la Svizzera, il paese europeo con meno condizionatori installati ad oggi, vedrà un’impennata del 50% nei prossimi 20 anni, fino a raggiungere il 15% delle famiglie. Si dotano di condizionatori, nota lo studio, soprattutto le famiglie più benestanti, ovvero con reddito e ricchezza familiare maggiori. Inoltre, la maggior parte dei condizionatori sono e saranno collocati in città, dove c’è una

maggiore propensione all’aria condizionata, al di là del fattore climatico. Come incide questa tendenza sull’obiettivo di riduzione dei gas serra in Europea? “L’Europa ha l’obiettivo di ridurre le emissioni del 40% entro il 2030, anche se stime dell’Agenzia Europea dell’ambiente prevedono una riduzione del 32%”, spiega l’autrice Enrica De Cian al Fattoquotidiano.it. “Oggi però l’elettricità è ancora generata principalmente da combustibili fossili, per cui la domanda di raffrescamento si traduce in maggiori emissioni. Il problema è che gli scenari energetici esistenti non considerano questo fattore, cioè l’adattamento sotto forma di aria condizionata, che po-

trebbe rendere il processo di riduzione delle emissioni più costoso e difficile”. “Sicuramente” - ha continuato la studiosa - “ la consapevolezza sta aumentando, tanto che nei paesi in cui l’uso di aria condizionata è più massiccio, come Giappone e India, si stanno introducendo regolamentazioni, come l’uso per temperature superiori ai 26 gradi. Iniziano inoltre a diffondersi pratiche e consigli per un miglior utilizzo. Inoltre è importante puntare anche sull’efficienza energetica del condizionatore, acquistando quelli che consumano meno, anche se più cari. Ecco perché sono molto importanti politiche di incentivo all’acquisto di modelli effi-

cienti”. Un altro punto importante è quello dell’isolamento termico degli edifici, una scelta più a lungo termine rispetto a quella, immediata, dell’aria condizionata: “Migliorarlo attraverso l’adozione di codici di costruzione è tra gli strumenti più efficaci per ridurre il consumo energetico residenziale e in particolare le esigenze di raffreddamento”, spiega il ricercatore Filippo Pavanello, co-autore dello studio. Che aggiunge: “Le politiche dovrebbero anche puntare a sensibilizzare l’opinione pubblica: la coscienza ambientale è un elemento determinante nello scegliere se installare o meno un condizionatore e scegliere la sua frequenza di utilizzo”. G.M.


I testi dedicati all’ambiente per un futuro green L’estate è il periodo migliore per prendersi un po’ di tempo per se stessi e dedicarsi a delle piacevoli letture testi ovviamente sostenibili. Di seguito alcuni consigli

La nazione delle piante Stefano Mancuso (Laterza) Come mai l’uomo si è preso il diritto di decidere le sorti di tutti gli altri esseri viventi? Perché le piante, che rappresentano il motore della terra, non hanno voce in capitolo? Questo manuale scritto dallo scienziato di fama mondiale è una vera e propria costituzione delle piante che propone otto norme per ripensare il nostro posto su questo pianeta, fare scelte diverse con un impatto diverso, nel rispetto e nell’armonia con l’ambiente che ci circonda. Getta un seme Marina Clauser – Andrea Battiata (Thema) Il libro è nato da un’idea dell’ Associazione Nazionale Nuove Direzioni Idee a cui ha partecipato anche il nostro partner Dario Boldrini di Ortobioattivo. Una raccolta di tecniche ed esperienze per coltivare giardini, orti e balconi in modo sostenibile. L’orticoltura e il giardinaggio sostenibili possono rappresentare una risorsa concreta per le singole persone, per le famiglie, per l’intera comunità. Aumento della biodiversità, miglioramento del clima locale, maggior riciclo di rifiuti organici, meno veleni sono gli effetti ambientali più evidenti. Amico albero. Ruoli e benefici del verde nelle nostre città (e non solo) Francesco Ferrini e Alessio Fini In questo libro molto realista e pragmatico potrete trovare un elenco degli effetti benefici del verde urbano, come il miglioramento della salute mentale, la ridotta mortalità cardiovascolare, gli effetti positivi riguar-

danti l’inquinamento atmosferico, i cambiamenti climatici, il rumore e il calore in eccesso. Una parte è poi dedicata anche ai problemi talvolta determinati dalla presenza delle piante. Più andrete avanti con la lettura e più riconoscerete gli spazi verdi come il principale mezzo per sostenere una vita sana nelle aree urbane. Manuale del perfetto cercatore d’alberi Tiziano Fratus (Feltrinelli) La lettura perfetta per chi ama ritagliarsi del tempo passeggiando per i boschi e contemplando le bellezze della natura. Cercare alberi vuol dire imparare ad ascoltare, conoscere, arricchirsi. La guida spingere a riflettere lungo il nostro percorso nella natura.

Un pezzo di terra tutto per me. Un giardino per fiorire in ogni stagione Lorenza Zambon (Ponte alle Grazie) In cima a una collina nel Monferrato c’è l’antica dimora che da più di vent’anni l’autrice condivide con un gruppo di artisti. Lorenza Zambon descrive

la casa, ma soprattutto il giardino che cura con amore e passione, un posto magico in cui la natura incontaminata e selvaggia cambia con il passare delle stagioni. Il libro è una specie di diario di emozioni, riflessioni e sensazioni. Le immagini che si susseguono raccontano le storie delle persone che abitano lì, e degli animali che arrivano di tanto in tanto, della natura incontaminata di Monferrato e delle sensazioni che si provano a contatto con l’ambiente.

Il balconorto Tommaso Turchi (Libreria Editrice Fiorentina) Come avere il perfetto Balconorto? È possibile autoprodurre verdura anche su piccole superfici? Una volta imparato a conoscere le piante giuste poche sono le regole da seguire e tanta è la soddisfazione di mangiare qualcosa di sano e da noi prodotto. Ecco le buone pratiche per il Balconorto, la semina, le scelte bio, i contenitori, i fertilizzanti naturali, le fasi lunari, la guida sugli ortaggi da coltivare e i tempi di raccolta. (dal web)

Ecofuturo Magazine Una nuova rivista d’informazione ambientale È in edicola dal mese di luglio Ecofuturo Magazine, un bimestrale diretto da Michele Dotti e distribuito in tutta Italia. Una nuova rivista per comunicare di ambiente e di ecologia. La rivista è un bimestrale nato da un'idea di Mara Cimatti delle Edizioni C&C, di Faenza ed intende dar voce ed espressione a tutto l’ecologismo italiano. Ottantadue pagine che formano una rivista che ha l’ambizione di “non scadere poco dopo che è uscita”, una rivista che possa essere conservata negli scaffali anche in futuro, perché una delle sfide dell'informazione, anche ambientale, oggi, è quella di consolidare contenuti, all'interno di uno scenario che vede l'informazione sempre più fluida a causa del digitale. «Si tratta di una sfida grande e controcorrente, afferma il direttore Dotti, e siamo ben consapevoli della difficoltà che comporta. Sono poche le riviste di ecologia che arrivino in edicola oggi, se non quelle più orientate su salute e benessere. Stiamo cercando di riportarvi questi contenuti perché crediamo che sia fondamentale continuare ad approfondirli per creare una coscienza ecologica». Nel primo numero oltre al focus sull'abitare, una bella intervista al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, un'analisi del fenomeno Greta, un'intervista a Daniela Ducato, una delle imprenditrici più innovative dell'economia circolare italiana, la graphic novel di Jacopo Fo e le pagine dedicate ai piccoli ecologisti. Infine in tutta la rivista sono presenti i codici QR code per poter avere approfondimenti tematici direttamente dagli smartphone. Ecofuturo Magazine è anche in versione tablet, in versione ridotta accessibile gratuitamente al seguente link : https://online.flowpaper.com/765c072c/Lecofuturo01ridotto/#page=1 Sito web http://www.lecofuturomagazine.it/. B.G.

“Helionomics: il passaggio all’economia solare” Helionomics è un bel libro di Mario Pagliaro pubblicato da Egea, la casa editrice dell’Università Bocconi, dove è raccontata la silenziosa rivoluzione in atto in tutto il mondo. La transizione dalle fonti fossili, inquinanti e ormai troppo costose, a quelle rinnovabili: sole, acqua, vento, terra e risorse biologiche, tanto per la produzione dell’energia che delle sostanze e dei materiali ancora oggi ottenuti in larga parte dal petrolio. Rivolto ai singoli cittadini, ai manager, agli imprenditori ai parlamentari, agli ammi-

nistratori locali e ai dirigenti dello Stato e delle Regioni, Helionomics racconta in modo chiaro e sintetico la

trasformazione in atto in tutto il mondo inquadrandola da un punto di vista economico, anticipando le profonde conseguenze pratiche del passaggio all’economia solare per imprese, pubbliche amministrazioni, famiglie e cittadini. L’autore è uno dei ricercatori italiani più citati al mondo nel campo delle nanotecnologie e della chimica dei materiali e sostiene convintamente che l’economia solare non è una promessa per un lontano futuro, ma, un concreto cambiamento che ha, già, rivoluzionato il mercato elettrico in Germania e in

Italia, e si appresta a farlo con le produzioni chimiche e la mobilità, tanto nei Paesi economicamente sviluppati, che in quelli in via di sviluppo. Nel libro si evincono che gli assi dell’economia solare sono le energie rinnovabili e la bioeconomia. Dall’Italia alla Cina, dall’Etiopia al Messico, dagli Usa all’Australia inclusi molti altri Paesi, sono descritti numerosi esempi di best practice nel passaggio all’economia solare, che mostrano la piena fattibilità sia nei Paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. B.G.


L’imballaggio commestibile dagli abitanti del mare Un nuovo progetto di packaging ecologico che riduce i rifiuti e abbatte i costi del riciclo Ogni anno, nel mondo, vengono prodotte miliardi di tonnellate di imballaggi che purtroppo sono quasi sempre imballaggi in plastica ma finalmente si inizia a vedere un cambio di rotta. Sono tantissimi i ricercatori che si stanno dedicando, spesso con successo, a produrre imballaggi eco-friendly, e addirittura commestibili. Si sta assistendo ad una vera e propria gara per “dar vita” alla bioplastica più originale ed utile possibile. Una soluzione ambientale che, oltre a ridimensionare drasticamente la quantità di rifiuti, abbatterebbe i costi del riciclo e sensibilizzerebbe la comunità sull’importanza del dettaglio, guidandola verso scelte più sostenibili per il Pianeta. L’inquinamento delle nostre acque infatti mette in serio pericolo la sopravvivenza di numerose specie marine. Una possibile soluzione

(fermo restando che l’unica sarebbe quella di non gettare la plastica in mare) arriva dalla Florida. La Saltwater Brewery, un’azienda di birra artigianale a Delray Beach ha deciso di trasformare gli anelli di plastica che tengono unite le lattine di birra in anelli commestibili, cosicché qualora essi dovessero finire in mare o sulla spiaggia, tartarughe, pesci e uccelli invece di rimanere feriti, potranno sfamarsi. Un’idea splendida perché non si tratta solo di biodegradabilità ma addirittura di utilizzare questi imballaggi a scopo nutritivo. Ma di cosa sono fatti esattamente? Gli anelli sono prodotti con orzo e grano, sono 100% biodegradabili e totalmente sicuri e resistenti come i tradizionali in plastica. Anche se sembrano fatti con il cartone dei vecchi portauova, questi sottoprodotti di grano e orzo sono

stati compressi in un materiale tattile resistente alla normale usura associata al trasporto della birra e allo stoccaggio in frigorifero. Inoltre, c’è una notevole riduzione dello spreco perché questi imballaggi sono prodotti con scarti di produzione utilizzando materiali altrimenti destinati al macero.

Molte decine di piccoli birrifici hanno contattato questa azienda per acquistare il loro innovativo prodotto anche se attualmente i costi sono ancora parecchio alti perché naturalmente è ancora la plastica a far da padrona. Si spera in una svolta significativa in quanto se aumentasse la richiesta di prodotti

green, le aziende potrebbero abbassare il prezzo di produzione perché aumenterebbe la concorrenza. Nel 2050 i nostri mari potrebbero avere più plastica che pesci in termini di peso. L’attuale 14% di tasso di riciclo è ancora troppo basso per cui ben vengano le idee “salva pianeta”. I.B.

Le “bioraffinerie” che producono energia Il progetto Enea punta sulle larve di un insetto ghiotto di letame e scarti dell'industria Giulia Martelli La pratica di utilizzare insetti che si nutrono di materia organica in decomposizione per “smaltire” rifiuti è già nota in Cina, dove, circa un miliardo di scarafaggi allevati appositamente, stanno assolvendo a questo infausto compito. La novità che arriva da un team di ricercatori del Centro ENEA della Casaccia è quella di alimentare le larve di un insetto saprofago, un dittero conosciuto come “Black Soldier Fly”, con cibo di cui è “ghiotto” (come i fanghi di depurazione di acque reflue, letame e scarti dell’industria agro-alimentare o della gestione del verde) per la produzione di biocarburanti avanzati, materiali innovativi biodegradabili o fertilizzanti agricoli (ammendanti). Durante la crescita, infatti, le larve riescono ad operare la bioconversione di questi substrati organici, trasformandoli in molecole quali lipidi, proteine e polisaccaridi che possono trovare applicazione in campo ener-

getico, cosmetico, farmaceutico e agroindustriale. Nell’ambito del progetto, condotto in collaborazione con il Laboratorio di Entomologia Sanitaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, è stata messa a punto una vera e propria “bioraffineria” di piccole dimensioni che punta a sfruttare materiali da smaltire per ottenere biocarburanti avan-

zati, ma anche nuovi materiali per la chimica verde, come bioplastiche e rivestimenti biodegradabili, in linea con i principi dell’economia circolare. Oltre alla biomassa di insetti, attraverso il processo di bioconversione si ottengono deiezioni e residui che possono avere un elevato valore agronomico se utilizzati come ammendanti per favorire la crescita delle piante in agricoltura o nel florovivaismo. Il

processo di bioconversione è caratterizzato da un’elevata efficienza, dato che le larve riescono a metabolizzare e ridurre in soli 15 giorni fino all’80% del volume del substrato organico. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato che il microbioma dell’apparato digerente di questo insetto riesce a modificare la microflora del substrato, riducendo la carica di eventuali batteri nocivi quali Escherichia coli e Salmonella enterica, senza che le larve o gli esemplari adulti ne diventino portatori. Prove preliminari con tre regimi alimentari e diverse composizioni del substrato hanno dato risultati incoraggianti, propedeutici alla messa a punto di prove sperimentali su una scala maggiore con fanghi in combinazione con altre biomasse di scarto, come la frazione organica dei rifiuti urbani o il digestato, un sottoprodotto derivante dalla fermentazione anaerobica delle biomasse. Come dire: “è uno sporco lavoro ma qualcuno dovrà pur farlo!”


Grandi Napoletani, grandi Meridionali

Domenico Cotugno, il grande medico Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Domenico Cotugno nacque a Ruvo di Puglia (Bari) nel 1736 da una famiglia di modeste condizioni economiche. Studiò fin da piccolo lingua e letteratura Latina, logica, fisica, scienze naturali e matematica oltre che i primi rudimenti (con le prime sperimentazioni l) di medicina. Proprio quella di medicina fu la facoltà scelta a Napoli diventando assistente medico all'Ospedale degli Incurabili e vide così assicurato il sostegno necessario per i suoi studi lontano dalla famiglia. Spesso il sistema di governo di quel tempo è stato definito paternalistico ma spesso quel paternalismo, sia nel governo centrale che in

quello "periferico", frutto di una cultura cristiana diffusa e concreta, assicurava risultati eccellenti: Cotugno aveva una salute cagionevole e i rettori dell'ospedale migliorarono i suoi compensi e anche le condizioni della sua ospita-

lità. Così Cotugno approfondì i suoi studi soprattutto nella ricerca anatomica e clinica anche grazie a diversi viaggi grazie ai quali entrò in contatto con le eccellenze mediche e scientifiche del tempo in Italia ed in Europa (diventa-

rono il "cuore" del suo libro Iter Italicum). Nel 1766 ottenne la cattedra di anatomia dell'università napoletana (aveva ottenuto la stessa cattedra in precedenza a Pavia). Fu membro autorevolissimo dell'Accademia delle Scienze

fondata nel 1780. A proposito di studi anatomici grande eco ebbe il suo testo del 1761: De aquaeductibus auris humanae anatomica dissertatio in 94 capitoli e diverse pregevoli tavole. segue a pag.13


segue da pagina 12 Pur con qualche tesi contestata e spesso al centro di vivaci e preziosi dibattiti, le teorie di Cotugno furono davvero innovative soprattutto per lo studio delle malattie legate all'udito. Notevole anche un'altra opera: De ischiade nervosa commentarius (Napoli, 1764) dedicata al celebre medico dell'università di Vienna Gerard van Swieten. 57 i capitoli in particolare con approfondimenti legati alla patogenesi della sciatalgia sotto il profilo clinico e sotto quello anatomo-patologico (per il passato la sciatalgia era addirittura definita "sindrome di Cotugno"). Singolare ma significativo un breve studio legato allo starnuto (Sternutamenti physiologia). Notevoli anche gli altri testi e tra essi: De animorum ad optimam disciplinam praeparatione (1778 con le "regole per raggiungere la sapienza"), De sedibus variolarum (con innovative teorie sul vaiolo), Del moto reciproco del sangue per le interne vene del capo. Di diverso stile e interesse Iter Neapoli Viennam Austriae con appunti di viaggio legati al suo accompagnamento della corte borbonica presso quella austriaca per i matrimoni delle figlie di re Ferdinando (numerose le notizie della situazione della medicina austriaca confrontata con quella napoletana). "La medicina non è una scienza, è solo una cognizione e sarebbe desiderabile che divenisse capace di essere dimostrativa, ma non sembra

fatta per arrivarci": sono le modernissime idee espresse dal Cotugno nel 1772 e rappresentano una bella sintesi della sua attività. Si sposò con Ippolita Ruffo, duchessa di Bagnara, dalla quale non ebbe figli. Mori nel 1822 a Napoli e lascio i suoi beni agli Incurabili. Recentemente è stata riscoperta la sua tomba nella chiesa di San Vincenzo de’ Paoli al Borgo dei Vergini.


Hermann Kaufmann: il legno come “pelle” e “struttura” degli edifici Antonio Palumbo L’architetto austriaco Hermann Kaufmann (Reuthe, 1955) - fondatore dello Studio Architekten Hermann Kaufmann ZT GmbH, considerato uno dei pionieri dell’architettura del legno in Europa - incentra da sempre la sua ricerca ed i suoi studi sulla creazione di edifici da lui definiti “a energia positiva” (cioè capaci di conseguire un bilancio energetico positivo), che hanno, tra le principali finalità, quella di integrarsi nel miglior modo possibile con il paesaggio circostante. Dal 2002 ricopre il ruolo di Professore di design e costruzioni in legno presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Monaco di Baviera. Nato in una famiglia di carpentieri di lunga tradizione, Kaufmann è cresciuto nella regione austriaca del Vorarlberg, la cui unica ricchezza è il legno e la cui economia è pertanto tradizionalmente basata sulla lavorazione e il

commercio di tale materiale: così proprio nel Vorarlberg è emerso uno straordinario movimento di giovani creativi, i “Baukünstler” (letteralmente,

“artisti dell’edilizia”), che rendono questo territorio un laboratorio straordinario per l’architettura ecocompatibile. Hermann Kaufmann lavora con il legno in tutte le declinazioni dell’architettura, dal residenziale al commerciale, agli edifici industriali: la finalità delle sue creazioni è immancabilmente diretta alla sostenibilità, di cui, peraltro, questo materiale naturale e rinnovabile è intrinsecamente dotato. Sempre utilizzato come “pelle” e “struttura” dei suoi edifici, il legno diviene “cuore” e linguaggio dell’architettura co-

struita, consentendogli di realizzare opere innovative, con un’attenzione costantemente rivolta al risparmio energetico e alla riduzione dei rifiuti. Sviluppando un continuo lavoro di sintesi tra architettura e ricerca tecnologica, Kaufmann ed il suo studio riescono a creare sistemi di connessione e posizionamento di moduli prefabbricati sempre nuovi, per comporre strutture di grandi dimensioni in cui la materia principale, il legno, non è mai nascosta. In questa direzione, una delle sue opere più note è l’edificio per uffici LifeCycle Tower One, realizzato a Dornbirn (Austria), che ha ricevuto una menzione d’onore alla X Edizione del Premio Internazionale Architettura Sostenibile (categoria Opere Realizzate). Il LifeCycle Tower One è un edificio pionieristico sotto molti aspetti: è, infatti, la prima struttura in legno alta 8 piani realizzata in Austria ed incarna il prototipo del sistema di prefabbricazione in legno sviluppato per il progetto di ricerca “LifeCycle Tower”. Obiettivo principale del progetto-pilota è stato quello di verificare la fattibilità di tale sistema costruttivo e la sue efficienza funzionale in termini di reale

utilizzo, al fine di commercializzarlo a livello internazionale. L’edificio è sostanzialmente costituito da un nucleo centrale, contenente il corpo scale e confinante su un solo lato con lo spazio per gli uffici. Contrariamente alla prima proposta sviluppata dal progetto di ricerca LCT, il corpo centrale è stato realizzato in calcestruzzo anziché in legno, dopo aver esaminato le disposizioni di legge in termini di prevenzione incendi (le quali prevedono l’impossibilità di costruire il nucleo in materiale combustibile). Lo studio del giunto legnocalcestruzzo utilizzato nei solai, invece, è stata la vera chiave per la realizzazione di quest’edificio multipiano, poiché ha reso possibile la separazione dei vari livelli attraverso soffitti non combustibili. Altra opera importante e degna di menzione è rappresentata dal progetto dei nuovi uffici amministrativi Mayr Melnhof-Kaufmann a St. Georgen im Attergau (Austria), per la quale lo Studio Architekten Hermann Kaufmann ZT GmbH si è aggiudicato la medaglia d’oro conferita dalla Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara.


Tartarughe marine sulle spiagge: come comportarsi I consigli del WWF per la tutela degli esemplari che vivono nel Mediterraneo Alessia Esposito Tempo di vacanze. Per chi ha optato per la classica permanenza al mare è il momento di godersi la spiaggia. Per i più fortunati si potrebbe avverare l’avvistamento di una tartaruga marina e giunge, a tal proposito, una raccomandazione dal WWF per la loro tutela. Il comportamento giusto da tenere è non avvicinarsi e avvertire l’associazione ambientalista. Si potrebbe facilmente trattare infatti di femmine che stanno per iniziare a deporre le proprie uova. Un contatto imprevisto potrebbe spingerle a tornare in mare spaventate, senza deporre. Nel nostro Mar Mediterraneo le località interessate dalla deposizione sono generalmente posizionate nella parte orientale in Paesi come Grecia, Turchia, Cipro, Libia, mentre raro è il fenomeno nella parte occidentale. In Italia, spiega il WWF, i nidi deposti ogni anno

sono solo alcune decine di unità (contro le 7 mila dell'intero Mediterraneo) e proprio per questo le nostre coste rivestono un ruolo fondamentale per le tartarughe che vivono in questo bacino. Il disturbo creato dal turismo nelle aree di riproduzione è una grave minaccia, ma non l’unica. Ogni anno sono circa 150mila le tartarughe marine catturate da strumenti da pesca nel Mar Mediterraneo e, di queste, si stima che ne muoiano circa 40.000. Ma le minacce non sono finite: c’è la cementificazione, il degrado delle coste e dei litorali atti alla nidificazione. Infine, la presenza di plastica: molte, troppe, delle tartarughe marine che vivono nel Mar Mediterraneo hanno ingerito plastica. Uno studio decennale sulla caretta ha rilevato che è un problema che ha coinvolto ben il 35% degli esemplari e dimostrato che alcuni esemplari hanno mangiato circa 150 frammenti di

plastica. Il pericolo non viene solo dalle plastiche in mare, ma anche da quelli presenti sulle spiagge. La sabbia provoca infatti problemi di nidificazione in quanto altera il livello di umidità e la temperatura che incidono tanto sullo sviluppo che sulla schiusa delle uova. Nei Centri di Recupero di Policoro, Molfetta,

Lampedusa e Torre Guaceto ogni anno vengono soccorse, curate e liberate circa 900 tartarughe. A fine luglio, riporta l’Adnkronos, su segnalazione di un bagnante una tartaruga è stata messa in salvo dallo staff del WWF che l’ha fermata mentre era sul punto di rientrare in mare durante una tempesta marina, con le uova

appena deposte a pochi metri dalla riva. Dopo sei ore di lavoro è stato creato un nuovo nido per le 81 uova alla distanza di circa 20 metri dalla battigia, protette da un recinto. Commenta l’accaduto Gianluca Cirelli, biologo marino al Centro di Recupero Tartarughe Marine dell’Oasi Wwf di Policoro: “È stata davvero una fortuna che il bagnante si sia accorto del nido, che era molto vicino alla battigia e che oggi, se non fossimo intervenuti, si sarebbe allagato a causa della tempesta marina che ha colpito quella zona”. Il risultato è stato raggiunto grazie alla collaborazione dell’Oasi Wwf di Policoro, del Wwf Taranto, della Lega navale Torre Colimena e dall’associazione Torre Ovo and Friends. Le attività di tutela e monitoraggio dei nidi rientrano nel progetto Euro Turtles Life, che di cui il Wwf si occupa in altri cinque Paesi in Europa.

Lo zaino del buon camminatore

A Roma “+ Ricicli, + Viaggi”

Il decalogo per una vacanza “leggera”

Biglietti della metro con le bottiglie di plastica

Alle prese con i bagagli? La “Compagnia dei Cammini”, associazione di turismo responsabile, dà una mano a chi deve intraprendere un viaggio on the road con il vademecum per preparare uno zaino “intelligente”: 1) Dimensioni Scegliere uno zaino in linea con la corporatura. 2) Leggerezza Il peso dello zaino non dovrebbe mai superare i 13 – 14 kg; la capienza dovrebbe attestarsi intorno ai 40 – 45 litri, mentre, in caso di sacco a pelo e tenda, dovrebbe arrivare ai 55 litri. 3) Attenzione alle spalle Scegliere un buono zaino vuol dire che si potrà agganciare lo zaino agli spallacci in modo da attaccarlo alla schiena per non disperdere le energie nei movimenti. La posizione giusta per agganciare la cintura è quella un po’ sopra alle anche. 4) Risparmio sul peso La prudenza nel calcolare tutti gli imprevisti può essere una cattiva consigliera. Bisogna pensare allo stretto necessario: ad esempio, giusto portare prodotti per l’igiene, ma è preferibile lasciare a casa i cosmetici. È possibile risparmiare anche sul peso dei vestiti, portandone pochi e lasciando al bucato i cambi. 5) Fare una lista Perfezionandola man mano che

l’esperienza di viaggiatori a piedi vi fa capire quali sono le cose di cui avete accusato l’assenza. 6) Cibo Alimenti d’emergenza e leggeri, preferibilmente snack da integrare col cibo offerto dalla natura lungo il cammino. 7) Accessori Che si tratti di una macchina fotografica, di un libro o di pennelli, portare con sé ciò che serve a dedicarsi al proprio hobby. 8) Bilanciare il peso Distribuire il peso in modo simmetrico e sistemare gli oggetti più pesanti al centro, in basso. 9) Pesare Verificare sulla bilancia il peso dello zaino. 10) Ritorno Valutare le cose poco o per niente utilizzate in modo da lasciarle a casa per il prossimo viaggio. A.E.

Acquistare biglietti con le bottiglie di plastica usate? Nella metropolitana di Roma è possibile. Si tratta di un’iniziativa sperimentale che sarà attiva per 12 mesi nelle stazioni di Cipro metro A, Piramide metro B e San Giovanni metro C, afferenti al servizio B+. Gli utenti possono infatti inserire, in alcune macchinette installate da Coripet (Consorzio per il Riciclo del Pet), le bottiglie di plastica da riciclare e ottenere in cambio crediti con cui acquistare biglietti ATAC attraverso due app: MyCicero e TabNet. All’atto del conferimento della bottiglia di plastica all’interno dell’apposita macchinetta, si dovrà inquadrare con lo smartphone il codice a barre apparso e inserirlo all’interno del sistema. Apparirà il credito corrispondente al numero di bottiglie inserite e l’app farà accumulare cinque centesimi per ogni bottiglia da poter utilizzare a partire dai cinque minuti successivi al confe-

rimento. L’Adnkronos riporta le dichiarazioni delle personalità presenti al lancio dell’iniziativa. Primo il presidente dell’ATAC, Paolo Simioni: "E' veramente una soddisfazione poter presentare questa esperienza che è tra le prime al mondo, sicuramente tra le prime in Europa. Si parla tanto di criptomoneta, noi qua abbiamo la 'plastica-moneta', il rifiuto è un valore, una moneta, e con questa moneta possiamo riacquistare, con trenta bottiglie, un biglietto. L'accredito avviene direttamente sull'applicazione entro qualche minuto". E ricorda Corrado Dentis, il presidente di Coripet: "Tutto questo nell'ottica delle direttive comunitarie e di quelli che saranno gli obblighi che tutti i Paesi della comunità europea avranno: a partire dal primo gennaio 2025 sarà obbligatorio raccogliere 8 bottiglie su 10 e utilizzare Pet riciclato per fare nuove bottiglie". A.E.


Il riconoscimento facciale e il Regolamento Europeo sulla Privacy Luca Monsurrò* I fenomeni come quello del monitoraggio e della sorveglianza tramite il riconoscimento facciale oramai sono presenti a livello globale e si scontrano con la tutela dei dati personali ed anche quindi con il Regolamento Europeo della Privacy 679/2016. Il Riconoscimento facciale è una tecnica di intelligenza artificiale usata in campo biometrico che consente di verificare l’identità di una persona a partire da una immagine che lo ritrae. E’ una tecnologia molto innovativa che, ad esempio, tramite telecamere intelligenti consente di riconoscere chiunque anche in eventi di massa. Attualmente, anche nella Pubblica Amministrazione, viene sempre maggiormente utilizzato uno strumento, anch’esso di recente generazione, rappresentato dalle impronte digitali, che attraverso il semplice tocco di uno schermo (scanner) consente di riconoscere la persona (e solo quella), così sostituendo il vetusto badge(oggetto, in rari casi, di un utilizzo illecito da parte del proprietario). Sotto il profilo della protezione dei dati è utile però una doverosa distinzione. Il riconoscimento usato per finalità di sicurezza, polizia o per perseguire reati non è regolato dal

GDPR ma dalla Direttiva 2016/680 alla quale si è data attuazione in Italia con il D.Lgs 51/2018, facendolo rientrare nella cooperazione giudiziaria in materia penale e di polizia, disciplinandolo con norme specifiche sulla protezione dei dati personali e sulla libera circolazione di tali dati e lasciando così agli Stati Membri la possibilità di legiferare con una ampiezza maggiore rispetto al Regolamento Comunitario. Invero, per quanto attiene i dati biometrici all’interno del GDPR, essi sono stati regolamentati e tutelati dall’art. 9, il quale prevede che sia sempre richiesto ed ottenuto il consenso da parte dell’interessato, salvo che la legge nazionale, per rilavanti motivi di interesse pubblico o di ricerca scientifica, storica, archivistica o statistica, non disponga altrimenti (vedi ad es. il D.Lgs n.101/2018 che ha consentito all’art 110 e 110 bis il trattamento di dati genetici per finalità di ricerca scientifica anche senza consenso). Per fortuna quindi in Italia ed in Europa il riconoscimento facciale, al di fuori delle finalità di polizia e giustizia, comporta attualmente il necessario consenso dell’interessato, elemento pertanto di maggiore sicurezza che da più parti considerano indispensabile e

non affatto modificabile in futuro. Sul tema vi è da segnalare, che per quanto attiene l’attendibilità dell’ uso di tecnologie per il riconoscimento facciale, ci si è espressi in varie occasioni in senso negativo, difatti sia all’Università dell’Essex in Inghilterra, sia nella città di San Francisco, si è deciso di vietarne l’uso proprio a causa della inattendibilità ed inaffidabilità dello strumento, con una percentuale di errore addirittura dell’80% (evidenziandola sopratutto per il riconoscimento facciale delle persone di colore). Infatti nell’area di Westfield, zona com-

merciale di Londra, su 42 segnalazioni di individui potenzialmente sotto il controllo della Polizia, solo 8 risultavano corrette mentre le atre 36 erano tutte sbagliate e addirittura per 26 di esse l’errore era talmente evidente che i poliziotti non hanno ritenuto accettabile anche solo fermare i segnalati. Sono state rilevate difatti molte carenze in grado di causare errori sistematici induttivi dell’algoritmo (cosi detti bias), tali da determinare probabili rischi per le persone, oramai però la questione del riconoscimento facciale è diventata molto rilevante vista la

diffusione esponenziale delle telecamere, basti pensare che solo in Cina ne sono state installate circa 170 milioni. L’aspetto commerciale del riconoscimento facciale è evidente a tutti, tanto che addirittura ben 85 associazioni dedite alla difesa dei diritti umani sono insorte nei confronti di Amazon, Google e Microsoft esortandole a non vendere più ai governi le loro tecnologie di riconoscimento del volto, evitando così di farlo diventare un potente strumento di Marketing. *Ufficio del Responsabile Protezione Dati Arpac


È ammissibile la generica istanza di accesso agli atti istruttori Non è necessario indicare con precisione gli estremi dei documenti Felicia De Capua Il Consiglio di Stato con sentenza n. 5579 del 6 agosto 2019, richiamando i pregressi principi giurisprudenziali, ha affermato che è ammissibile l’istanza di accesso priva degli estremi degli atti richiesti, ove l’istante indichi tuttavia il contenuto degli atti di cui chiede l’ostensione e riferisca precisamente il procedimento amministrativo di interesse. Nel caso specifico un’azienda di trasporto pubblico aveva chiesto di visionare tutti gli atti istruttori di cui alla deliberazione della Giunta Regionale, “con particolare riferimento agli atti inerenti l’istruttoria espletata per individuare e determinare i criteri di riparto adottati con la deliberazione citata e per determinare i costi standard e i fabbisogni di mobilità utilizzati per l’applicazione della metodologia di riparto adottata”. Nel giudizio di primo grado l’ente di trasporto ricorrente ha avuto ragione, avendo il

tribunale amministrativo regionale annullato il provvedimento di diniego della Regione. Il Consiglio di Stato, interpellato dalla stessa Regione per la riforma di detta

decisione, ha confermato, invece, il provvedimento dei giudici di primo grado, a nulla valendo il sollevato rilievo di eccezione di genericità dell’istanza di accesso agli atti né

tantomeno l’ipotesi di far ricadere sulla parte richiedente l’onere di individuare i relativi documenti. Invero i giudici di Palazzo Spada hanno tenuto a precisare, in accordo

con la consolidata giurisprudenza, che è di certo inammissibile il diritto di accesso esercitato in maniera generica, quando si chieda all’Amministrazione di svolgere un’attività di indagine e ricerca o un’attività valutativa ed elaborativa (vedi ex multis Cons. Stato, III, 9 dicembre 2015, n. 5602). D’altro canto gli stessi giudici specificano che non può tuttavia considerarsi generica la richiesta che indica precisamente quale sia il contenuto degli atti, ignorandone soltanto gli estremi, ma consentendone agevolmente l’identificazione (Cons. Stato, III, 8 febbraio 2013, n.731). In particolare l’istanza di accesso agli atti in questione si riferisce agli atti istruttori che la Regione ha posto a supporto dei criteri di riparto delle risorse destinate al trasporto pubblico locale, riguardando, dunque, un ambito di atti ben delineato che, in quanto tale, non poteva ragionevolmente dare adito ad alcuna incertezza su quale fosse l’oggetto della richiesta.

Viaggio nelle leggi ambientali RIFIUTI In tema di rifiuti, l’illecita gestione può riguardare, in determinati casi, condotte prodromiche al conferimento di un rifiuto in discarica, mentre la realizzazione o gestione di una discarica in assenza di autorizzazione presuppongono la predisposizione di un’area adibita a tale scopo o l'apprestamento di una organizzazione, ancorché rudimentale, diretta al funzionamento della discarica. È del tutto pacifico che il proprietario di un terreno non possa essere chiamato a rispondere, in quanto tale, dei reati di realizzazione e gestione di discarica non autorizzata commessi da terzi, anche nel caso in cui non si attivi per la rimozione dei rifiuti, in quanto tale re-

sponsabilità sussiste solo in presenza di un obbligo giuridico di impedire la realizzazione o il mantenimento dell’evento lesivo, che il proprietario può assumere solo ove compia atti di gestione o movimentazione dei rifiuti.

Nella specie, è stata posta in evidenza non una mera condotta omissiva, caratterizzata da inerzia nella consapevolezza, da parte del proprietario del fondo, dell’abbandono sul medesimo di rifiuti da parte di terze per-

sone - di per sé difficilmente ipotizzabile in presenza di rilascio di rifiuti ripetuto negli anni tanto da creare cumuli alti oltre tre metri come nel caso di specie - bensì di una condotta attiva, consistita nella movimentazione dei rifiuti, utilizzati per la realizzazione di una rampa e di un piazzale, che oggettivamente implicano una attiva partecipazione alla gestione della discarica, ancorché realizzata da terzi e la cui funzione, su un terreno agricolo, trasformato in maniera permanente e sottratto alla sua originaria destinazione, (in violazione del d.P.R. n.380/2001) sembra quella di agevolare tale gestione anche in vista di futuri conferimenti. In materia di rifiuti, è la mera occasionalità

che differenzia l’abbandono dalla discarica e tale caratteristica può essere desunta da elementi indicativi quali le modalità della condotta (ad es. la sua estemporaneità o il mero collocamento dei rifiuti in un determinato luogo in assenza di attività prodromiche o successive al conferimento), la quantità di rifiuti abbandonata, l'unicità della condotta di abbandono. Diversamente, la discarica richiede una condotta abituale, come nel caso di plurimi conferimenti, ovvero un'unica azione ma strutturata, anche se in modo grossolano e chiaramente finalizzata alla definitiva collocazione dei rifiuti in loco. Corte di Cassazione Penale, Sentenza n.27692 sez. III del 21/06/2019. A.T.


Microplastiche nelle acque potabili: necessari ulteriori studi e valutazioni Pubblicato il Rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla delicata problematica Cristina Abbrunzo Le microplastiche presenti nelle acque potabili, di rubinetto, di sorgente o in bottiglia sugli scaffali al supermercato, sono una “costante” ancora poco studiata e testata in modo accurato. A lanciare l'appello è stata l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), attraverso la pubblicazione del rapporto "Microplastics in Drinking Water". Nel documento è manifestata la necessità di approfondire la tematica e valutare le conseguenze che l’assunzione di tali sostanze posso avere sull’organismo. Le microplastiche provengono dalla degradazione di oggetti e tessuti sintetici che entrano nel ciclo dell'acqua potabile, ad esempio attraverso le acque reflue o scarichi industriali, ma "anche le stesse bottiglie di plastica e i tappi possono esserne fonte". Comprendono una vasta gamma di materiali, con diverse composizioni chimiche (come polietilentereftalato e polipropilene), diverse forme (fibre o frammenti) e diverse dimensioni (da 5mm a meno di 1 micrometro). I potenziali pericoli, associati a tali sostanze presenti nell'acqua po-

tabile, osserva l'OMS, sono di tipo fisico (collegato al loro accumulo) e chimico (collegato alla loro tossicità), ma vi è anche la possibilità che possano essere veicolo per l'ingestione di microbi patogeni. Si ritiene che le microplastiche superiori a 150 micrometri vengano espulse dall'organismo con la digestione e "che anche l'assorbimento di particelle più piccole sia limitato". Tuttavia, "l'assorbimento di nanoparticelle, può essere più elevato", perché attraverso il sistema linfatico e il sangue possono raggiungere organi, come fegato e reni. Tra le pubblicazioni scientifiche, sono stati identificati solo nove ricerche che hanno misurato le microplastiche nell'acqua potabile e, nei singoli campioni (riportate da 0 a 10.000 particelle/L): "in base alle informazioni limitate che abbiamo - afferma Maria Neira, direttore del Dipartimento di sanità pubblica e ambiente presso l'Oms - le microplastiche nell'acqua potabile non sembrano rappresentare un rischio per la salute ai livelli attuali. Ma abbiamo urgentemente bisogno di saperne di più". I pochi studi effettuati sono stati spesso realizzati utilizzando "metodi e strumenti di-

versi per campionare e analizzare particelle di plastica". È necessario quindi, sviluppare "metodi standard per misurare la presenza e per studiarne le fonti, così come per valutarne le conseguenze sull'organismo”. L’Oms raccomanda ai fornitori di acqua potabile e alle autorità che regolamentano il settore idrico di «dare la priorità alla rimozione degli agenti patogeni microbici e dei prodotti chimici che pre-

sentano dei rischi comprovati per la salute umana, per esempio quelli che provocano malattie diarrotiche mortali”. I sistemi di trattamento delle acque reflue contribuiscono efficacemente alla rimozione delle microplastiche (oltre il 90%) ma, ad oggi, una parte significativa della popolazione mondiale non beneficia di sistemi adeguati. Sappiamo bene che alcune riflessioni o “inviti” sono considerati spesso luoghi comuni o

fastidiose riletture, ma non vogliamo e non possiamo esimerci dal ribadire che per ridurre i rischi per la salute e l’ambiente è fondamentale intensificare il riciclo e limitare o, per quanto possibile, non preferire la plastica, il cui sconsiderato utilizzo è diventato una vera e propria piaga internazionale. Basti pensare che ogni anno, nei mari e negli oceani di tutto il mondo, finiscono otto milioni di tonnellate di rifiuti plastici.


RIPASSIAMO DALLE PARTI DEL CUORE Ci rincorriamo tra mille orizzonti di luce tracciati tra le macerie di questa vita Andrea Tafuro Tempo. Tempo. Tempo. La sola credibile forma di ricchezza che esiste al mondo è il tempo. Voglio avere il tempo di vivere ad Assisi, di correre sulla spiaggia di Paestum con la mia Maria, di camminare lungo il tragitto dell’Eremo delle Carceri con Matteo e Martina, di perdermi a guardare un dettaglio del paesaggio quando sono in treno ogni mattina, di perdermi tra le vie di Lourdes ad annusare la natura, di osservare la conversazione tra due persone da lontano e immaginarmi cosa si dicono e come sono le loro vite. Voglio avere il tempo di vivere il tempo. Sono sobrio ve lo giuro! Pensavo queste cose mentre ricordavo che tempo fa da perfetto catto/volontario ero intento a gestire un mercatino di Natale. Banchetto dei dolci: un euro a porzione. Vedo da lontano, Antonio, il mio compagno zingarello, avventore fisso della mensa fraterna, col suo sguardo da bambino furbetto, guardarsi intorno vigile. “Sta per rubare un dolce” penso e infatti la sua mano si tende. Abatin il suo compagno di scorribande, lo vede, gli ferma la mano, investe sulla condivisione il suo ultimo euro. Ecco, lo sapevo! Un altro duro colpo alle mie precarie certezze catto/fideiste, poi mi ricompongo e mi viene subito in mente Fabrizio De Andrè, quando canta: “Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame. Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”. Allora mi chiedo se ho delle responsabilità che possano aver messo il rom nelle condizioni di pensare che rubare fosse l’unica parola a far rima con pane? Non rubare, non va interpretato e comprendere cosa ha dettato l’azione del compagno zingarello non significa giustificarla, ma nel mio tempo getta una luce altra. Il filosofo russo Nicolas Berdiaeff ha scritto: "Il pane per me stesso è una questione materiale. Il pane per il mio vicino è una questione spirituale. Spiritualità della pace signi-

fica appunto cercare il pane per il proprio vicino". Se avrò il tempo di crescere come maschio autenticamente spirituale, sarò anche compagno di tutti, nel senso più vero ed etimologico del termine: companio, coloro che hanno il pane in comune. Perché, già da ora e sempre di più nel mio tempo futuro, diverso, possibile, necessario… il pane e la vita voglio con-dividerli con tutti. Davanti a una puttana giustamente fermata al Centro Direzionale e consegnata alla polizia vi sentite davvero così assolti voi che non rilasciate scontrino, che fingete legalità con tutti passaggi di livello che vi danno ad regalum, che costruite palazzi con la carta

velina, che scambiate mari e cave per discariche a cielo aperto, che comprate così tanto cibo da buttarlo via en passant. Il profeta ripete: chi ha fame venga e mangi, senza denaro e senza spesa. Ma quale fame morde dentro di me? Fame solo di pane? Fame di felicità, ma con gli altri o a spese di altri? Fame di giustizialismo o giustizia? Fame solo di avere o anche fame di dare? Voglio avere il tempo di realizzare il grande appello di Faber alla libertà, alla tolleranza, ai rapporti orizzontali... Di respirare la

stessa aria di un secondino non mi va perciò ho deciso di rinunciare alla mia ora di libertà… se c'è qualcosa da spartire tra un prigioniero e il suo piantone che non sia l'aria di quel cortile voglio soltanto che sia prigione che non sia l'aria. La bellezza della vita sociale dipende soprattutto dal gioco e dall’intreccio delle differenze. La terra non è bella solo per la varietà di farfalle e per il Napoli, c’è molta bellezza generata dalle differenze nei modi e nelle forme di fare economia, impresa, banca e di vi-

vere il tempo. E ancor più grande è la bellezza che nasce dalle differenze tra le persone, dall’incontro dei loro talenti diversi, dal dialogo tra le loro motivazioni. La tendenza più radicale dell’ opprimente umanesimo immunitario, partorita dal capitalismo contemporaneo è il bisogno di controllare, arginare, normalizzare le motivazioni più profonde degli esseri umani, soprattutto quelle intrinseche dove hanno piantato solide e robuste radici la mia gratuità e la mia libertà. Quando, infatti,

mettiamo in moto le nostre passioni, gli ideali, il nostro spirito, accade che i nostri comportamenti sfuggano al controllo delle organizzazioni. Le nostre azioni diventano imprevedibili perché libere, e quindi mettono in crisi i protocolli e le catalogazioni. Capisco bene che spesso ho messo piede in letture improprie, come quella che sottolinea la fruizione sociale dei beni fino al punto di misconoscere che l’essere umano esprime una incociliabile libertà personale. Siatene certi non possiedo questa visione unilaterale che conduce all’eccesso contrario, cioè all’ autoreferenzialità, che tratta egoisticamente i beni. Credo fermamente che essi siano, nella loro essenza, dono di Dio, ma ancor di più credo e spendo il mio tempo affinché dalla mia capacità di mantenermi in equilibrio, tra proprietà e giustizia, dipende la pace. Ah! Dimenticavo. La canzone di Faber si intitola: “Nella mia ora di libertà”, tratta dall’album: “Storia di un impiegato”… Se fossi stato al vostro posto ma al vostro posto non ci so stare... non si può essere così coglioni da non capire che non ci sono poteri buoni!!!


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