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Arpa Campania Ambiente n.13/2019

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Terra dei Fuochi: prosegue il lavoro dell'Arpac Nuovi sviluppi, iniziative normative e prospettive recenti di Luigi Stefano Sorvino Uno dei settori di impegno più significativi per l'ARPA Campania è rappresentato dalle attività scientifiche e tecnicooperative svolte da alcuni anni sul territorio sfortunatamente noto come "Terra dei fuochi", unica fattispecie in ambito nazionale che vede un'Agenzia ambientale regionale direttamente attributaria di compiti e funzioni da parte della legislazione speciale dello Stato (in particolare decreto legge n. 136/2013, convertito nella legge n. 6/2014). Sul tema si registrano, di recente, nuove iniziative ed interventi normativi - sia di livello nazionale che regionale. A livello nazionale è stato finalmente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 07/06/2019 il tanto atteso Decreto del Ministero dell'Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare n. 46 del 01/03/2019, recante il Regolamento relativo agli interventi di bonifica e di messa in sicurezza delle aree destinate alla produzione agricola ARPAC

Controlli sulle acque reflue: un tavolo tecnico tra gli esperti delle Agenzie regionali e di Ispra Nell'ambito della definizione dei "LEPTA" da parte del Consiglio Nazionale del Sistema Agenziale, nei giorni 15, 16 e 17 luglio p.v., presso la Direzione Generale dell'Arpac, si svolgerà un workshop tecnico tra gli esperti delle Agenzie regionali della Campania, Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e di ISPRA, appartenenti al Gruppo di Lavoro 2 (coordinato da Arpa Lombardia) sui controlli sulle acque reflue.

ed all'allevamento. Il Regolamento, ovviamente valido su tutto il territorio nazionale, disciplina in particolare le procedure per la caratterizzazione delle aree, per la valutazione del rischio e per l'attuazione degli eventuali interventi che si rendessero necessari, individuando compiti e responsabilità dei diversi soggetti coinvolti nel procedimento. A livello regionale invece, nell'ambito del "Piano d'Azione per il contrasto dei roghi di rifiuti", sottoscritto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, da sette Ministri e dal presidente della Regione Campania nel novembre 2018, la Regione Campania, in ottemperanza agli impegni assunti con la sottoscrizione del citato protocollo, ha emanato la Delibera di Giunta Regionale n. 180 del 24/04/2019 di approvazione di un Documento programmatico di attività che prevede l'ulteriore implementazione del monitoraggio ambientale e dello studio ed approfondimento della salute della popolazione resi-

dente nelle aree a rischio. Tutte le attività sin qui svolte per la cd. "Terra dei fuochi" e quelle in itinere e future caratterizzano una esperienza abbastanza originale per la sinergia innovativa e multidisciplinare tra la primaria componente ambientale, quella sanitaria e quella agricolo-alimentare, se-

Intervista all’astrofisico Giovanni Covone

condo un modello paradigmatico – ancora in fase evolutiva – che potrebbe estendersi ad altre aree del Paese con connotati e problematiche similari. Le strutture tecniche di ARPAC hanno fornito un contributo determinante per l'elaborazione del modello scientifico, che si pone alla base delle

Le “case organiche” di Mickey Muenning

attività tecnico-operative del Gruppo di lavoro nazionale interforze, che - coordinato dal Comandante dei Carabinieri Forestali - sta procedendo da tempo alle fondamentali operazioni finalizzate a classificare i terreni indagati per definire le giusta possibilità di utilizzo . continua a pag.2

Gli alimenti per combattere il caldo

È proprio il caso di dirlo: entusiasmo alle stelle per la nuova scoperta di un sistema planetario con tre pianeti di tipo terrestre grazie al telescopio spaziale TESS e ad opera di un team internazionale composto anche da due federiciani: Giovanni Covone e Luca Cacciapuoti (foto in basso). Abbiamo intervistato proprio Giovanni Covone, Professore di astronomia ed astrofisica presso il Dipartimento di Fisica dell’ateneo napoletano...

Caldo, afa, calore. Quando la colonnina del mercurio sale a livelli critici, oltre i 30°, idratare il corpo diventa fondamentale. Ma non serve solo bere tanto, il caldo si combatte soprattutto a tavola, scegliendo gli alimenti giusti ed evitandone altri. Quali sono i cibi più adatti a contrastare la calura? Anzitutto quelli in grado di fornire al nostro organismo sali minerali e vitamine che vengono dispersi con la sudorazione.

Martelli a pag.3

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La mission dell’architetto satunitense Mickey Muenning, per sua stessa ammissione, è quella di «realizzare le case più ecologiche di sempre»: una pratica in cui egli riesce benissimo. In particolare, il tratto distintivo delle sue “case organiche” è quello di essere abitazioni sotterranee, che hanno tra le finalità principali la conservazione degli habitat naturali e la riduzione dei consumi energetici. Da questo punto di vista, una delle sue realizzazioni più note... Palumbo a pag.12


Terra dei Fuochi: prosegue il lavoro dell'Arpac Nuovi sviluppi, iniziative normative e prospettive recenti Segue dalla prima La stessa ARPAC, con il supporto operativo della sua società in house "Multiservizi", partecipa con un ruolo primario all'avanzamento dei lavori del gruppo interministeriale ai fini del campionamento, analisi, valutazione e classificazione delle aree agricole individuate, offrendo un apporto qualitativo ed operativo di rilievo ma reso con sobrietà nell'esercizio tecnico delle competenze istituzionali. La "Terra dei fuochi", costituisce una problematica delicata e complessa sotto l'aspetto normativo, tecnico-ambientale e sanitario ma anche difficile sul piano della sostenibilità finanziaria degli interventi di bonifica veri e propri, che richiedono politiche impegnative e programmazioni di lungo periodo. Si tratta di un sottoinsieme della più ampia materia delle bonifiche - dove emerge primariamente la necessità di un approccio integrato e multidisciplinare tra i soggetti operanti, con la intensa condivisione e il continuo intreccio di dati ambientali, epidemiologici e territoriali rendendo essenziale la sinergia tra le attività degli Enti e delle strutture preposte ai controlli e monitoraggi e la capacità di apporto della comunità scientifica, con particolare riferimento agli Istituti nazionali e regionali che operano nel settore dell'ambiente, della sanità e dell'alimentazione. La problematica di Terra dei Fuochi, come è noto, si articola nel doppio fenomeno dell'interramento di rifiuti speciali, fortemente intrecciata con pesanti attività delittuose di im-

prenditori senza scrupoli che si sono avvalsi della criminalità locale per lo smaltimento illecito di rifiuti e dell'innesco di numerosi roghi di rifiuti in superfice, determinate dalle cause più svariate ed oggi fortunatamente in fase calante. "Terra dei fuochi" è dunque un'emergenza ambientale di enunciazione recente, di cui non si sono ancora precisamente definite le reali dimensioni e gli effetti dannosi – su un territorio ormai intensamente indagato sotto vari aspetti – che scaturisce originariamente soprattutto, dalla emersione di vicende criminali e da indagini giudiziarie, in uno scenario storicamente e geograficamente circoscritto, oggi accuratamente analizzato ed ancora in fase di approfondimento sotto l'aspetto ambientale e sanitario. Dopo la traumatica emersione della problematica, per le clamorose dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, la giusta sensibilizzazione dell'opinione pubblica e delle classi dirigenti, il risalto e la enfatizzazione mediatica, si sono avviate le prime misure amministrative ed organizzative nel 2012/2013 – con protocolli e patti interistituzionali su base volontaria – ed iniziative legislative, con l'avvio dei processi di monitoraggio, azioni di contrasto dei roghi, di prevenzione, controllo e rimozione dei rifiuti. Nel 2013, costituito il Gruppo di lavoro nazionale, si sono avviate le attività con la preliminare definizione di un modello scientifico originale – in assenza dei previsti Regolamenti sulla bonifica delle aree agricole e sulle acque ad uso irriguo – il coordinamento si-

stematizzato dei dati disponibili, la classificazione per tipologie delle aree sospette e la conseguente individuazione dei terreni su cui applicare le investigazioni tecniche. Previa notifica ai proprietari dei suoli, sono state avviate le indagini dirette e/o indirette in sito, relative ai suoli, alle acque sotterranee, ai prodotti ortofrutticoli, foraggi e vegetazione spontanea, secondo criteri di valutazione che hanno determinato l'assegnazione dei terreni indagati in quattro classi di appartenenza. Per ciascuna classe, in funzione delle criticità riscontrate, sono state previste diverse ed appropriate tipologie di prescrizione ed i risultati delle valutazioni sono stati formalmente recepiti in decreti ministeriali del 2015, 2016 e 2017 che formalizzano e riportano la classificazione ufficiale dei terreni ai fini dell'uso agricolo, ad esito delle indagini ambientali. Ad oggi le attività routinarie del gruppo di lavoro proseguono, sia pure nell'attesa della formalizzazione della nomina, da parte dei Ministri competenti, del nuovo coordinatore del gruppo nella persona del Comandante dei Carabinieri Forestali. Si è in attesa inoltre della pubblicazione dei Decreti Ministeriali di approvazione della classificazione dei terreni agricoli delle due aree vaste di Borto-

lotto-Sogeri e Lo Uttaro (1° stralcio) in provincia di Caserta, per i quali il Gruppo di lavoro ha completato le indagini e la classificazione ed i cui risultati sono stati già trasmessi ai Ministeri competenti. Per quanto concerne invece le attività programmate della Regione Campania, come sopra richiamato, con la delibera di Giunta Regionale dell'aprile scorso ha approvato il documento relativo al "piano di azione per il contrasto dei roghi dei rifiuti – monitoraggio ambientale studio ed approfondimento della salute della popolazione residente in aree a rischio", demandando alla Direzione Generale per la Tutela della salute della Regione l'impostazione delle attività, attraverso il coinvolgimento operativo dell'Istututo Zooprofilattico del Mezzogiorno (IZSM), dell'ARPAC, del coordinamento Registro Tumori, delle ASL, dei Medici di Medicina Generale e del Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Università Federico II, con una potenziale copertura finanziaria fino ad oltre 23 milioni di Euro. Si sta così impostando un progetto concertato tra gli Enti coinvolti, con la corrispondente ripartizione delle risorse per il triennio 2019/2021 sulla base di una analisi di contesto aggiornata all'attua-

lità e per riordinare approfondimenti ed avanzamenti nelle tre fondamentali macro-aree dell'ambiente, salute e ricerca applicata. In particolare, tenendo conto che aria ed acqua rappresentano le principali vie di trasporto dei contaminanti, si prevedono tra l'altro specifiche attività di studio e monitoraggio per l'approfondimento delle criticità ancora irrisolte, la formazione di un catasto unico delle utenze idriche e la predisposizione di linee guida sanitarie dell'uso delle acque, con una focalizzazione sulle patologie ambiente/inquinamento correlabili. Vi è piena disponibilità della nostra Agenzia a concorrere a nuovi progetti con obiettivi di studio, approfondimento e monitoraggio, in sinergia con altri Enti - pur nella limitatezza delle risorse disponibili di cui si prevede il potenziamento attraverso lo stesso progetto – nell'auspicabile prospettiva che una condizione di significativa criticità ambientale (Terra dei fuochi), localizzata ed indagata in Campania, possa rappresentare in positivo un laboratorio per la sperimentazione di modelli e soluzioni avanzate sul piano operativo e tecnico scentifico. Il Commissario Straordinario Avv. Luigi Stefano Sorvino


Un piccolo telescopio per un nuovo sistema solare L’astrofisico napoletano Giovanni Covone ci guida tra i misteri del cosmo Giulia Martelli È proprio il caso di dirlo: entusiasmo alle stelle per la nuova scoperta di un sistema planetario con tre pianeti di tipo terrestre grazie al telescopio spaziale TESS e ad opera di un team internazionale composto anche da due federiciani: Giovanni Covone e Luca Cacciapuoti (foto in basso). Abbiamo intervistato proprio Giovanni Covone, Professore di astronomia ed astrofisica presso il Dipartimento di Fisica dell’ateneo napoletano che ci guiderà in questo viaggio attraverso un mondo tanto affascinante quanto talvolta incomprensibile. Prof. Covone, partiamo dall’origine…Come nasce la sua passione per la volta celeste e di cosa si interessa nello specifico? Mi è un po’ difficile dire quando sia nata questa passione: da che mi ricordo, da bambino mi sono sempre interessato all’osservazione del cielo. Con il tempo e con lo studio universitario, la passione è diventata lavoro scientifico: dal telescopio sul terrazzo di casa sono passato ad usare i dati dei telescopi spaziali, ma per fortuna il piacere è rimasto lo stesso! Oggi mi occupo, da una lato, di fisica delle galassie e cosmologia, cercando di capire le pro-

prietà della misteriosa materia oscura e dall’altro, mi interesso della ricerca di pianeti extrasolari, come in questo recente lavoro. Lei è stato protagonista, assieme ad un team internazionale di cui fa parte anche Luca Cacciapuoti, un altro federiciano, di una scoperta da poco pubblicata sulla rivista “The Astronomical Journal” e che in breve tempo sta facendo il giro del mondo. Cosa avete osservato? Grazie a quali strumenti? Questa scoperta è stata il frutto di un progetto internazionale, guidato dai colleghi della NASA, utilizzando il telescopio spaziale TESS, lanciato nell’aprile del 2018. TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite) è un piccolo telescopio progettato per rivelare pianeti intorno ad altre stelle tramite i cosiddetti transiti: ossia, riusciamo a scoprire la presenza di un pianeta quando questi passa davanti alla sua stella, occultandola e provocandone una piccola diminuzione di luminosità. Il pianeta non è quindi osservato “direttamente”, ma in questo modo riusciamo a misurarne in modo accurato la massa e la distanza dalla stella. In questo studio, abbiamo individuato un intero sistema pla-

netario, intorno ad una piccola stella rossa (L98-59) con tre pianeti di massa vicina a quella terrestre, e fra questi, il più piccolo pianeta finora scoperto da TESS (foto in alto). Insomma, un sistema solare peculiare, da studiare con grande attenzione. Il prossimo passo sarà quello di ottenere un’immagine diretta di questi pianeti (abbiamo già programmato osservazioni con il Telescopio Spaziale Hubble) e successivamente, studiare la composizione chimica della loro atmosfera con uno spettroscopio. Quali sono le caratteristiche dei tre pianeti individuati? I tre pianeti orbitano intorno ad una stella rossa, di massa pari circa 2/3 di quella del Sole, ma sono così vicini ad essa da riceverne troppa energia: secondo i nostri calcoli, su nessuno di essi potrebbe esistere acqua allo stato liquido. Questi tre pianeti sembrano quindi essere più simili a Venere che alla Terra: per questo motivo, il loro studio dettagliato con nuovi strumenti ci permetterà anche di capire cosa ha determinato il diverso destino di Venere e Terra. Infine, può darsi che questo sistema planetario nasconda altri pianeti (ancora da scoprire), magari alla distanza “giusta”, ossia tale da permettere l’esistenza di un oceano. Le osservazioni di TESS nei prossimi anni avranno anche questo obiettivo: scoprire eventuali altri mondi in questo sistema planetario. La domanda sorge spontanea: perché la Terra ha potuto ospitare la vita per

quasi quattro miliardi di anni mentre altri pianeti sono completamente disabitati? Più in generale: cosa rende il nostro universo adatto alla comparsa della vita? A che punto sono gli studi in merito? Queste sono proprio le domande che hanno motivato la progettazione del telescopio TESS e la nostra ricerca! È difficile sintetizzare in poche parole lo stato attuale delle nostre conoscenze. L’Universo in realtà è in gran parte un luogo inospitale e pericoloso per la vita (per come la conosciamo): molte stelle vivono troppo poco per dare tempo a forme viventi evolute di svilupparsi, altre esplodono come supernovae… Ma la Galassia è grande (cento miliardi di stelle), e condizioni ospitali per la vita possono certamente esistere altrove. Pianeti “gemelli” della Terra, se esistono, sono relativamente rari. Al momento conosciamo una decina di pianeti molto simili alla Terra, ma probabilmente nessuno di questi è un vero “gemello”: spesso sono troppo vicini alla loro stella ospite (e quindi troppo caldi), altre volte la loro stella ospite è molto diversa dal Sole. Sappiamo che l’acqua è un elemento essenziale per la vita e che è molto diffusa nell’Universo. Nel nostro sistema solare, ad esempio, c’era su Marte e c’è ancora su Europa, un satellite di Giove, ma ancora non siamo stati in grado di trovare tracce di vita, presente o passata, su un altro corpo celeste. Lo studio delle atmosfere dei pianeti simili alla Terra ci per-

metterà di capire se c’è acqua, ossigeno ed altri elementi essenziali per la vita. Da questo potremo capire quanto sia frequente (o forse unico) un pianeta come il nostro: io credo che in ogni caso la riposta a questa domanda avrà un grande impatto sul nostro modo di pensare, come specie umana. C’è molto lavoro da fare e molte sorprese ci aspettano, senza dubbio! Assieme a Luca Cacciapuoti e a tanti altri giovani scienziati è la dimostrazione che fare ricerca in Campania è difficile ma non impossibile. Cosa consiglierebbe ad uno studente che volesse diventare astrofisico? Fare ricerca eccellente in Campania è possibile: se ci limitiamo anche solo all’astrofisica, in tutte le più importanti scoperte degli ultimi anni (le onde gravitazionali, l’osservazione dell’orizzonte degli eventi di un buco nero) c’è stato il contributo di ricercatori napoletani che (come me) hanno lavorato anni all’estero per poi tornare qui. Il mio consiglio in fondo è semplice: studiare con impegno e caparbietà. La determinazione è talvolta più importante della “genialità”. La situazione generale della ricerca scientifica in Italia non è certamente semplice: ai giovani che si laureano nel mio gruppo dico che il loro orizzonte professionale è internazionale, bisogna essere pronti a cogliere le occasioni che si presentano anche se queste porteranno lontano da casa.


Giugno da record: caldo con aumenti di temperatura ben oltre la media Anna Paparo Quest'anno la bella stagione ha lasciato tutti con il fiato sospeso, facendosi attendere un po'. E ha pensato bene di organizzare un ingresso trionfale, arrivando a gamba tesa accompagnata da un'afa impareggiabile, tanto da non avere eguali. Infatti, il mese di giugno di questo 2019 è stato da record, il più caldo mai registrato in Europa e nel mondo da quando c'è disponibilità di dati, a partire cioè dal 1850. Nel Vecchio Continente, in particolare, la temperatura media è stata di oltre 2 gradi al di sopra della norma, anche per effetto dell'ondata di calore che a fine mese ha colpito Paesi come l'Italia, la Francia e la Spagna con temperature che si aggirano tra i 6 e i 10 gradi oltre la media stagionale registrata negli anni precedenti. Ad indicarlo sono i dati del servizio per il cambiamento climatico del programma Ue di osservazione satellitare della Terra Copernicus (C3S) gestito da Commissione europea e Agenzia spaziale europea (Esa). Non è la prima volta che il mese di giugno ha fatto registrare picchi delle temperature che sono salite di un grado sopra la norma. Basti pensare al 1901, al 1917 e al 1999. Nonostante

questi casi precedentemente registrati, giugno 2019 resta sempre un'eccezione, perché il suo picco arriva al culmine di un generale innalzamento delle temperature europee di circa 1,5 gradi che si è registrato negli ultimi 150 anni. Inoltre, si è osservato che la temperatura media del mese è addirittura di 3 gradi sopra la media

calcolata tra il 1850 e il 1900. I dati più recenti, invece, indicano che l'ondata di calore che abbiamo vissuto tra il 25 e il 29 giugno, a causa dello spostamento di una massa di aria calda proveniente dal Sahara, è stata intensa ma meno persistente rispetto a quella dell'estate 2018. Le temperature roventi, sommate a

quelle che nei giorni precedenti erano state registrate nell'est Europa, hanno fatto sì che la media del mese salisse di un grado sopra il precedente record del giugno 1999, e un grado sopra le attese secondo i trend degli ultimi decenni. Come direbbe un noto cantante della canzone pop italiana, è davvero iniziata una lunga estate caldissima.

Caldo afoso e torrido: qual è la differenza? La presenza di umidità nell’aria rende le temperature roventi Gennaro Loffredo Ci avviamo a grandi passi verso la parte centrale dell’estate, che statisticamente rappresenta il periodo più caldo dell’anno, grazie anche ad una maggiore presenza dell’anticiclone sulle nostre zone. Il caldo e l’umidità rappresentano due parametri fondamentali utili per prevedere una possibile ondata di calore. La sensazione di calore percepita dal nostro organismo, infatti, dipende soprattutto dalla quantità di umidità relativa presente nell’aria che viene calcolata attraverso “l’indice di calore”. Esso si misura tramite una curva, chiamata di Scharlau o “curva dell’afa”, che associa la temperatura dell’aria con il valore dell’umidità relativa registrato in quel momento. Ma qual è la differenza tra caldo afoso e caldo torrido? Si parla di caldo afoso quando ad una componente elevata di temperatura si somma quella di un alto tasso di umi-

dità. Questa condizione è una miscela che causa un alto disagio fisico. Più aumenta l’umidità, più si rallenta il normale processo di raffreddamento corporeo, tramite l’evaporazione della pelle. Il calore diventa opprimente e il corpo sente una temperatura maggiore rispetto quella reale. Il cielo è

spesso lattiginoso e la forte umidità nell’aria rende la visibilità piuttosto scarsa. Come difendersi dal caldo umido? Un ottimo rimedio per combattere il caldo afoso è la ventilazione che abbassa l’umidità dell’ambiente circostante grazie al ricambio di aria e accentua relativamente l’evaporazione

della pelle. Il caldo secco o torrido, invece, è accompagnato da temperature più elevate ma con bassa concentrazione di vapore d’acqueo presente nell’aria. In tali casi la sensazione di disagio fisico per la calura è minore. Il processo di sudorazione non viene ostacolato dall’umidità e la temperatura corporea si raffredda più velocemente. Il cielo si presenta limpido e secco con brezze lungo le zone costiere. È un caldo tipico delle zone desertiche, dove l’uomo si protegge con abbigliamento leggero e chiaro. Si può combattere impregnando la fronte o la nuca di acqua fresca. Per esempio, se nella nostra città la temperatura è di 29°C, ma il tasso di umidità è al 90%, il nostro corpo avvertirà un indice di calore di ben 37,1°C, con sudorazione eccessiva. Nel caso di stessa temperatura di 29°C ma con un’umidità ben più bassa e pari al 20%, il nostro corpo avvertirà un indice di calore di soli 27,5°C, con quasi completa assenza di sudorazione.


Cambiamenti climatici e desertificazione in Europa Giudicati incoerenti i provvedimenti degli Stati membri Bruno Giordano Sono passati 25 anni dalla firma della Convenzione ONU per la lotta alla desertificazione (Unccd), un fenomeno che, nel mondo, interessa oltre 100 Paesi minacciando la sopravvivenza di circa un miliardo di persone. Secondo l’ultimo Atlante mondiale sulla desertificazione elaborato dal Joint research centre dell’Ue, c’è anche l’Italia fra gli Stati membri colpiti. 1/5 del territorio nazionale è a rischio desertificazione a causa dei cambiamenti climatici con prolungati periodi di siccità, ma anche del progressivo consumo di suolo e della mancata valorizzazione dell’attività agricola nelle aree più difficili. La desertificazione colpisce l’8% del territorio dell’Ue, in particolare nell’Europa meridionale, orientale e centrale. Queste regioni rappresentano un territorio di circa 14 Mio di ettari. Il fenomeno interessa 13 Stati membri: oltre all’Italia, Bulgaria, Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia, Malta, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ungheria. Non è un caso se a fine 2018, dopo aver esaminato il rischio di desertificazione in Europa, la Corte dei Conti europea ha scritto a Bruxelles, giudicando incoerenti i provvedimenti presi finora dalla Commissione e dagli Stati membri per combattere il fenomeno e sottoli-

“Lavorare su un Pianeta più caldo”

A rischio milioni di posti di lavoro neando la mancanza di un quadro complessivo del problema. “Zone calde semidesertiche – ha scritto la Corte – esistono già nell’Europa meridionale e si stanno estendendo a Nord”. Secondo il Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici entro fine secolo in Italia la temperatura potrà aumentare tra 3 e i 6 gradi con un’estremizzazione del nostro clima accompagnata da precipitazioni violente alternate a periodi di aridità. Già i primi quattro mesi del 2019 sono stati segnati da una grave siccità con circa un quarto di pioggia in meno e la siccità è diventata l’evento avverso più rilevante per l’agricoltura con fenomeni estremi che hanno provocato in Italia danni alla produzione agricola nazionale, alle strutture e alle infrastrutture per un totale pari a più di 14 Mrd di EUR nel corso di un decennio. Su un territorio meno ricco, e, più fragile per l’abbandono forzato dell’attività agricola in molte aree interne, si abbattono gli

effetti dei cambiamenti climatici favoriti anche dal fatto che l’ultima generazione in 25 anni è responsabile in Italia della scomparsa di oltre un quarto della terra coltivata (28%). Colpa della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia ad appena 12,8 Mio di ettari. Occorre fare in fretta e bene: realizzare piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, dalla sistemazione e pulizia straordinaria degli argini dei fiumi ai progetti di ingegneria naturalistica, ed al contempo proporre un piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano tutta l’acqua piovana che va perduta e che venga distribuita quando ce n’è poca, con la regia dei Consorzi di bonifica e l’affidamento ai coltivatori diretti. E poi limitare il consumo di suolo mediante l’approvazione definitiva della legge presentata in Parlamento.

Che il riscaldamento globale sia una vera e propria piaga per il mondo intero è cosa più che risaputa. Ora poi, oltre a rendere impossibile la vita di flora e fauna dell'intero globo, esso porterà ad un elevato stress termico che causerà una perdita economica di ben 2.400 miliardi di dollari e di 80 milioni di posti di lavoro nel mondo entro il 2030. Che cosa vuol dire stress termico? In pratica, con questa espressione ci si riferisce al calore maggiore di quello che il corpo può tollerare senza danni fisiologici, che si verifica a temperature superiori a trentacinque gradi, con una conseguente elevata umidità. L'eccessivo calore sul lavoro è un rischio per la salute dei lavoratori e può, in casi estremi, causare colpi di calore, che possono essere anche fatali. A lanciare l'allarme è stato il rapporto “Lavorare su un pianeta più caldo” dell'Organizzazione del lavoro, organismo delle Nazioni Unite, secondo cui l'impatto dello stress termico sulla produttività lavorativa è una conseguenza grave del cambiamento climatico che va ad aggiungersi agli altri effetti devastanti, come la modificazione del regime delle piogge, la crescita del livello dei mari e la perdita della biodiversità. Queste proiezioni si basano su un aumento della temperatura globale di 1,5 gradi e suggeriscono che entro il 2030, il 2,2% delle ore totali lavorate a livello mondiale andrebbe perso proprio a causa delle alte temperature. A c'è un altro aspetto da considerare: globalmente le ricadute saranno ripartite in maniera diseguale tra i Paesi. Infatti, le regioni che perderanno il maggior numero di ore di lavoro saranno l'Asia del Sud e l'Africa dell'Ovest con una perdita entro il 2030 di circa 43,9 milioni di posti di lavoro. Quindi, si è giunti alla conclusione che le perdite economiche associate allo stress termico si uniranno, quindi, agli svantaggi economici già esistenti in questi Paesi, in particolare agli elevati tassi di lavoratori poveri, all'occupazione vulnerabile, all'agricoltura di sussistenza e all'assenza di protezione sociale. Il settore che potrebbe essere più gravemente colpito da questo fenomeno è quello dell'agricoltura che nel mondo occupa 940 milioni di persone, dove lo stress termico potrebbe causare la perdita del 60% delle ore di lavoro. Ma non finisce qui: anche il settore delle costruzioni subirà un forte impatto dal riscaldamento globale con la perdita del 19% delle ore di lavoro. Gli altri ambiti a rischio sono i trasporti, il turismo, i beni e servizi ambientali. A.P.


Un premio per la raccolta di qualità dell’organico Compost Goal aiuta i comuni a migliorare la separazione della “frazione umida”. Tra i vincitori Sant’Agata de’ Goti Anna Gaudioso Dieci comuni campani sono stati di recente premiati a Bari, nell’ambito dell’iniziativa Compost Goal promossa da una serie di aziende che operano nel settore del recupero della frazione organica dei rifiuti urbani. Una menzione speciale è andata al comune di Sant’Agata de’ Goti, in provincia di Benevento, per «essersi particolarmente distinto nell’ambito dell’iniziativa». Il progetto, promosso da Progeva srl in collaborazione con Assoplastiche e Consorzio italiano compostatori, sponsorizzato da Novamont spa, è stato diretto da Achab Med srl di Benevento. Tra le partnership, quelli di Anci Puglia, Utilitalia e Associazione dei comuni virtuosi. L’iniziativa ha l’obiettivo di promuovere la qualità della frazione organica differenziata e l’uso di sacchi biodegradabili e compostabili nella raccolta dei rifiuti urbani e nei processi industriali di produzione del compost, fornendo un servizio di supporto e consulenza gratuita rivolto non solo ai Comuni ma a tutti gli stakeholders coinvolti nella filiera del rifiuto organico. Coinvolti i Comuni di Puglia, Basilicata e Campania che conferiscono la frazione organica dei propri rifiuti presso l’impianto di compostaggio Progeva con sede a Laterza

(Taranto). I risultati emersi dalle analisi merceologiche hanno infatti evidenziato che il 50% dei Comuni partecipanti al progetto ha migliorato la qualità della raccolta del rifiuto organico conferito ed il 63% ha incrementato l’utilizzo dei sacchetti biodegradabili e compostabili, conformi alla norma UNI EN 13432:2002. Carlo Furno, responsabile comunicazione Achab Med e coordinatore del progetto Compost Goal, sostiene che a giocare un ruolo fondamentale è stata la comunicazione. «Per raggiungere gli obiettivi progettuali», ha spiegato il project manager, «si è scelto di puntare tutto su una strategia comunicativa che, attraverso l’universo metaforico del gioco del calcio, è stata capace di costruire un sapere partecipato. Sapere che ha portato, e porterà sempre di più, a scelte determinanti per un futuro sostenibile». L’amministratore di Progeva srl, Lella Miccolis, ha ricordato che il progetto Compost Goal è nato «da una lunga esperienza della nostra azienda, che gestisce un impianto di compostaggio che tratta prevalentemente i rifiuti organici della raccolta differenziata dei Comuni di diverse regioni d’Italia, in particolare Puglia, Campania e Basilicata. In questi anni ci siamo accorti che i Comuni

hanno inseguito perlopiù la percentuale quantitativa. In altre parole, più differenziavano e più erano contenti, ma in realtà molte volte la quantità, raggiunta in breve tempo, ha pregiudicato la qualità». Nella catena del rifiuto organico un impianto di compostaggio è un anello terminale, ma nella vita di tutti i giorni non può non essere in prima linea. «Per questo», prosegue la manager, «abbiamo scelto di promuovere il progetto Compost Goal, impegnandoci a supportare i Comuni attraverso un’attività di sensibilizzazione e formazione che è riuscita a far germogliare la consapevolezza di quanto sia

importante puntare oltre che alla quantità anche alla qualità complessiva del rifiuto organico conferito. Ciò permette la sua trasformazione in compost di qualità, risorsa fondamentale per arrestare il degrado e la perdita di fertilità dei suoli». «Questa iniziativa ha raccontato come funziona il circuito di raccolta dei materiali ed è la dimostrazione concreta di cosa si riesce veramente a realizzare partendo dal quel rifiuto che diventa poi un prodotto», ha voluto ricordare Stefano Mambretti, Market Developer Waste Management di Novamont spa. «Il successo dell’iniziativa non appartiene solo ai

Comuni che hanno vinto ma anche a quelli che sono passati da livelli di una qualità complessiva non ottimale a una decisamente superiore». Una buona raccolta differenziata può portare a importanti riconoscimenti. Come è accaduto appunto per il comune di Sant'Agata de' Goti. Il sindaco Carmine Valentino, soddisfatto del risultato, all'indomani della premiazione ha evidenziato «l’ennesimo riconoscimento per un servizio di qualità, con un certificato che va ad aggiungersi ai premi ed alle menzioni di Legambiente Onlus per un Comune ormai da anni stabilmente annoverato tra i Comuni Ricicloni».


Criticità dei sistemi fognari per piogge: indicazioni per tutelare i bagnanti In casi urgenti i sindaci possono vietare la balneazione indipendentemente dai dati Arpac Le piogge che sono cadute su alcune aree costiere campane il 9 e il 10 luglio scorsi hanno, in alcuni casi, messo in crisi la rete delle acque reflue. In altri termini, si sono attivati i cosiddetti "tubi di troppo pieno", ovvero degli sfoghi che scaricano direttamente in mare le acque in eccesso presenti nelle tubature. Questo accade tipicamente nei sistemi misti, dove le acque fognarie non sono separate da quelle pluviali, con la conseguenza che si riversano in mare acque pluviali miste ad acque fognarie non depurate. Il fenomeno si è verificato, ad esempio, il 9 luglio in alcune località costiere della provincia di Napoli (tra cui Posillipo, Bagnoli, Pozzuoli, Torre del Greco), ma eventi simili si sono registrati anche in Puglia, in Liguria e in Abruzzo a causa di fenomeni atmosferici analoghi. In occasioni del genere l'Autorità sanitaria competente, cioè il sindaco del comune costiero di pertinenza, in applicazione del dettato normativo (articolo 10 del decreto legislativo 116 del 08), nel caso in cui tali situazioni

Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 15 luglio 2019 - Anno XV, N.13 Edizione chiusa dalla redazione il 15 luglio 2019 DIRETTORE EDITORIALE

Luigi Stefano Sorvino

DIRETTORE RESPONSABILE

Pietro Funaro

CAPOREDATTORI

Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli

IN REDAZIONE

Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro

GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Savino Cuomo

HANNO COLLABORATO

I. Buonfanti, F. De Capua, G. De Crescenzo, R. Funaro, B. Giordano, G. Loffredo, R. Maisto, L. Monsurrò, A. Palumbo, A. Paparo, T. Pollice

SEGRETARIA AMMINISTRATIVA

Carla Gavini

DIRETTORE AMMINISTRATIVO

Pietro Vasaturo

EDITORE Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143 Napoli REDAZIONE Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1- 80143 Napoli Phone: 081.23.26.405/427/451 Fax: 081. 23.26.481 e-mail: rivista@arpacampania.it magazinearpacampania@libero.it Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto, Centro Polifunzionale, Torre 1-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.

possono avere verosimilmente un impatto negativo sulla qualità delle acque di balneazione o sulla salute dei bagnanti, adotta quale misura di gestione tempestiva e adeguata un divieto temporaneo di balneazione. Questo divieto potrà essere revocato se, rimosse le cause dell'inquinamento, gli accertamenti Arpac dimostreranno il ripristino della salubrità delle acque. «Dunque», dichiara Stefano Sorvino, commissario straordinario dell'Agenzia, «la normativa prevede che, in circostanze eccezionali, i sindaci adottino divieti di balneazione indipendentemente dalle attività delle Agenzie ambientali». A tal proposito, la Regione Campania, prima dell'inizio della stagione balneare, con la Delibera di Giunta regionale n. 98 del 13 marzo 2019 ha fornito utili indicazioni alle Amministrazioni Comunali per gestire le conseguenze negative derivanti da forti precipitazioni meteoriche. In questo provvedimento viene sancito che «durante la stagione balneare, indipendentemente dai controlli previsti dal d.lgs. 116 del 2008, in caso di pioggia persistente e/o di notevole intensità che comporti l'entrata in funzione degli scaricatori di piena nelle fognature a sistema misto, devono essere adottate da parte del Soggetto compe-

Universiade 2019 e Arpac, un video racconta il monitoraggio dell’aria nel porto di Napoli Nell'ambito di un'idea progetto del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente in collaborazione con Ricicla.TV, che mira alla diffusione di materiale video prodotto dalle agenzie ambientali, Arpa Campania ha dato il proprio contributo realizzando un filmato sulla Convenzione stipulata con la Struttura Commistente misure di gestione preventive che includano l'informazione del pubblico e, se necessario, un divieto temporaneo di balneazione, o comunque, una misura di limitazione della balneazione ai fini della tutela della salute dei bagnanti (art. 10 del d.lgs. 116 del 2010)». «In casi del genere, infatti, solo una immediata ordinanza di divieto può essere efficace per tutelare la salute dei bagnanti», conclude Sorvino, «mentre i controlli di Arpac, cessato il fenomeno inquinante, sono necessari per verificare il ripristino delle condizioni di salubrità e consentire la revoca del divieto».

sariale Napoli 2019. Grazie a questa Convenzione, l'Agenzia monitora la qualità dell'aria presso la Stazione Marittima di Napoli dove sono ormeggiate le navi da crociera che ospitano parte degli atleti partecipanti alla Universiade. Il video è disponibile al seguente indirizzo: www.youtube.com/watch?v=hUroiosl8wU.

Laurea al dipartimento provinciale di Napoli

Con una tesi sulle “pressioni antropiche sulla fascia costiera della provincia di Napoli”, il tecnico del Dipartimento di Napoli Raffaele Cioffi ha conseguito la laurea magistrale in ingegneria ambientale e del territorio. La direzione dell’Area territoriale del Dipartimento si congratula per il risultato raggiunto dopo molti anni di servizio per l’Agenzia. Proveniente dal ministero dei Trasporti, Cioffi è in Arpac sin dai primi anni di vita dell’Ente. Si occupa prevalentemente di escavi marini, in particolare di analisi dei sedimenti, ed è referente informatico della struttura di via don Bosco.


Sciame di api in movimento a Portici In pieno centro città è stato possibile osservare un fenomeno davvero affascinante Un misto di curiosità, paura, incredulità e forte interesse. Questo hanno provato le decine di abitanti di Portici che, nelle ultime settimane, hanno avuto la fortuna di assistere ad un fenomeno meraviglioso: uno sciame di api in movimento, verificatosi nei pressi del megastore Euronics, sul Corso Garibaldi. E’ un fenomeno del tutto naturale solo che noi, purtroppo, abbiamo perso l’abitudine a vederlo perché siamo sempre più racchiusi nelle nostre case e nei nostri uffici. La sciamatura, questo il nome tecnico, avviane generalmente tra marzo e giugno ed è fortemente influenzata dal clima locale. Per capirne il funzionamento dobbiamo pensare a una famiglia molto numerosa che si divide e si trasferisce in due posti diversi: così la colonia si smembra. Per definizione, la sciamatura è la partenza definitiva da una colonia di una regina seguita da una parte delle operaie. È un fenomeno del tutto naturale, parte del ciclo vitale annuo delle api, e rappresenta il modo in cui il “super organismo” alveare si riproduce. Quando questo, infatti, raggiunge la sua dimensione

massima, si divide, creando una nuova famiglia. Questo sciame che abbandona l’alveare d’origine è composto da giovani api operaie, qualche fuco e, ovviamente, dall’ape regina, la quale abbandona l’alveare qualche giorno prima che nasca la nuova regina. Il movimento avviene in due tappe: nella prima le api

escono e si fermano in un luogo intermedio dal quale poi partiranno alla ricerca del posto dove stabilire il nuovo alveare. Può essere il tetto, il buco di un muro o altri posti anche vicini all’uomo. Le operaie hanno le sacche mellifere piene per nutrire tutto lo sciame e in questo momento sono sempre molto mansuete

e difficilmente pungono, anche se ovviamente vanno osservate a debita distanza. È una cosa bellissima da vedere: ma è ancora più bello vedere i cittadini di Portici lanciarsi in una gara di solidarietà per adottarle. E così, a fianco al cartello che avverte di non disturbarle, è comparso anche un barattolino d’acqua per rifocillarle. Si perché ricordiamo che le api sono in via d’estinzione e far loro del male è un reato perché questa specie è essenziale per il nostro ecosistema e le nostre risorse. “Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”, affermava Albert Einstein. Sono molti gli scienziati che avallano questa tesi. Forse

non sarebbero 4 anni, magari un po’ in più, ma la scomparsa di questi infaticabili impollinatori, creerebbe davvero problemi molto seri. Cosa si può fare per aiutare la sopravvivenza delle api? Limitare (meglio non usare) i pesticidi, l’uso di sostanze chimiche, mentre elimina i parassiti, nello stesso tempo danneggia la salute degli impollinatori. L’ideale è utilizzare sistemi naturali di controllo dei parassiti: sono efficacissimi. Dedicarsi all’apicoltura urbana, una pratica sempre più diffusa: ci sono professionisti seri che se ne occupano. Ma persino dedicarsi a questa pratica a livello hobbistico e amatoriale, può aiutare il ritorno delle api. In molte città è quasi una moda e i tetti di grandi metropoli iniziano a popolarsi di arnie e casette per le api. Piantare molti fiori e tagliare meno l’erba: trifogli, lavanda, denti di leone e persino le ortiche, per citarne alcuni, sono un ottimo nutrimento per le api. Tagliando sovente l’erba del proprio giardino, gli insetti vengono privati di questa fonte di sostentamento. Quindi cerchiamo di proteggere questi animaletti il più possibile. I.B.

Le proposte di Legambiente per la biodiversità Dieci punti da porre all’attenzione dell’amministrazione regionale per il rilancio delle aree protette Rosa Funaro In occasione del “Forum sui Parchi - aree protette, green community e bioeconomia in Campania”realizzato lo scorso 15 giugno, Legambiente ha illustrato ai presidenti degli 11 parchi della Campania e a tutti i presenti un documento contenente dieci punti, dieci suggerimenti, da porre all’attenzione dell’Amministrazione regionale e riguardanti la gestione e la valorizzazione delle aree protette e l’innovazione sostanziale dei Parchi che, in termini economici, rappresentano il 7% del PIL mondiale. La rete dei parchi e della aree protette è nata dalla duplice necessità di arrestare i diffusi processi di degradazione in atto e di “ristabilire” un uso sostenibile del territorio, ri-

partendo dalle cose più preziose: gli habitat naturali, l’acqua, il suolo. Il ruolo dei parchi è fondamentale per la conservazione di tutte queste risorse e provare a risollevare le aree protette della Campania da una condizione di ristagno e oblio, che danneggia tutti e tutto, non solo un dovere ma un’impellente necessità. Nello specifico, queste le “richieste” formulate da Legambiente per la Regione Campania: - Rilanciare e razionalizzare il sistema regionale integrandolo maggiormente con la rete Natura 2000, trasferendo la gestione e le risorse delle aree natura 2000 alle aree protette; - Introdurre opportune modifiche alla legge regionale sulle aree protette;

- Creare un capitolo di bilancio dedicato alle aree protette regionali con risorse adeguate per strutturare gli enti parco attraverso piante organiche stabili e governance coerenti, e assegnare alle aree protette fondi straordinari attraverso misure specifiche della Programmazione comunitaria e migliorando le esperienze fatte attraverso i PIRAP; - Creare un Osservatorio re-

gionale per la biodiversità, le aree naturali e le aree Unesco per una gestione integrata del capitale naturale della Campania, e rivedere la composizione e la struttura degli attuali strumenti conoscitivi e di governance di livello regionale (Comitati, osservatori faunistisci, etc..); - Implementare le dotazione di personale dell'Ufficio regionale Parchi e Riserve;

- Finanziare il Piano triennale di educazione ambientale, e finanziare gli orti botanici, i Centri di Educazione Ambientali ed i CRAS riconosciuti; - Valorizzare le strategie ed i progetti di rete tra le aree protette, nazionali o regionali e le comunità locali; - Valorizzare le esperienze e il contributo delle associazioni ambientaliste nella gestione diretta del capitale naturale, nella sua prevenzione e valorizzazione; - Promuovere azioni per la bioeconomia e la green economy valorizzando le produzioni biologiche e di qualità; - Rafforzare il ruolo delle comunità locali sostenendo la nascita delle green community e puntando sullo sviluppo delle aree interne e delle economie locali.


Goletta dei Laghi di Legambiente, edizione 2019 Tra le novità di quest’anno l'analisi della presenza di microplastiche fino a 70 metri di profondità Un mese di navigazione per monitorare la salute dei laghi italiani, denunciare le criticità e promuovere gli esempi virtuosi di gestione sostenibile. È partita lo scorso 29 giugno la Goletta dei Laghi di Legambiente che da oltre dieci anni si occupa di individuare scarichi non depurati ed inquinanti, cementificazione delle coste, captazione delle acque, incuria e non ultima l’emergenza rifiuti, in particolare l’invasione della plastica, che non riguarda soltanto mari e oceani ma anche fiumi e laghi. Con questa edizione, realizzata con il contributo di Conou e Novamont, prendono il via anche tre novità: l'analisi della presenza di microplastiche fino a 70 metri di profondità, grazie alla collaborazione con ENEA, la ricerca di comunità microbiche sulle microplastiche rinvenute - la cosiddetta plastisfera, potenziale veicolo di elementi patogeni dannosi per l'ecosistema e per l'uomo grazie alla collaborazione con l'Istituto di Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IRSA-Cnr), e il primo monitoraggio di un fiume alla ricerca delle microplastiche, l'Isonzo in Friuli Venezia Giulia e nel suo tratto sloveno dove il suo nome è Soça. I primi dati pubblicati il 2 Luglio scorso riguardano il monitoraggio del Lago d’Iseo: per la prima volta in dieci anni tutti i punti in esame risultano entro i limiti di legge mostrando una situazione positiva delle acque del lago, con una particolare attenzione tuttavia alle microplastiche, ai depuratori e ai rifiuti in spiag-

Tappe 2019 - Dal 29 giugno al 2 luglio: Sebino (Lago d’Iseo); - Dal 3 al 6 luglio: Lario (Lago di Como); - Dal 7 al 11 luglio: Verbano (Lago Maggiore), Ceresio e Orta; - Dal 12 al 15 luglio: Benaco (Lago di Garda); - Il 14 luglio: Lago Santa Croce e Laghi Rendine; - Dal 16 al 18 luglio: Fiume Isonzo gia. “Sempre di più i laghi italiani rappresentano un’importantissima risorsa naturale e ambientale in Italia, anche alla luce dei cambiamenti climatici e degli effetti sulle risorse idriche, ma sono ancora tante le criticità che rileviamo con la Goletta dei laghi – dichiara il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti -. Sul fronte della depurazione, soprattutto, la situazione fatica a migliorare, come ci ricorda anche l’ultimo deferimento alla Corte di Giustizia europea per il mancato adeguamento alle norme sui sistemi di trattamento delle acque di scarico: continuiamo, infatti, a scaricare in mare, nei laghi e nei fiumi circa il 25% delle acque di fognatura, non opportunamente depurate. Ma non solo. Con la prima indagine portata

avanti da Legambiente sulle microplastiche nelle acque interne, dove, al contrario dell’ambiente marino costiero, i monitoraggi sono praticamente assenti, in questi anni abbiamo rilevato e denunciato anche quest’altro tipo di inquinamento. La nostra azione di citizen science continua quindi anche in questa edizione con l’obiettivo prioritario di individuare i problemi, approfondirne le cause e trovare le soluzioni da mettere in campo”. G.M.

(tappa speciale); - Dal 20 al 22 luglio: Lago Trasimeno; - Il 23 luglio: Lago Piediluco; - Il 24 e il 25 luglio: Laghi pontini; - Dal 26 al 29 luglio: Laghi laziali; - Il 31 luglio: Lago Matese; - Il 1 agosto: Lago Arichiara; - Il 3 e il 4 agosto: Lago di Varano

“Plastic radar” grazie a WhatsApp possiamo aiutare l’ambiente Il servizio per segnalare i rifiuti di plastica nei mari, fiumi e laghi Greenpeace ha riattivato Plastic Radar, il servizio per segnalare la presenza di rifiuti in plastica sulle spiagge, sui fondali o che galleggiano sulla superficie del mare. Novità di questa edizione, la possibilità di segnalare i rifiuti in plastica anche nei nostri fiumi e laghi. Partecipare è semplice, basta avere un telefono cellulare su cui sia installata l'applicazione WhatsApp e, una volta ritrovato un rifiuto in plastica in mare, spiaggia, fiumi o laghi, segnalarlo al numero di Greenpeace +393423711267 inviando una foto in cui sia ben riconoscibile il tipo di ri-

fiuto e, se possibile, anche il marchio dell'azienda produttrice se è un oggetto, insieme alle coordinate geografiche del luogo dove è stato individuato il rifiuto. I dati saranno disponibili in forma aggregata - nell'arco di

24-48 ore - sul sito plasticradar.greenpeace.it. Secondo una recente indagine tra i punti più contaminati troviamo la foce del Sarno, a conferma che i fiumi sono una delle principali vie di ingresso dei rifiuti in mare.


Le eccellenze enogastronomiche in Italia Le Bandiere del Gusto di Coldiretti premiano la Campania, la regione con più prelibatezze a tavola Fabiana Liguori L'Italia, come ben noto, è un paese ricco di gusto e tradizioni enogastronomiche e questa peculiarità, da decenni, inorgoglisce gli animi e delizia sempre più il palato, anche di visitatori e turisti. Sono 5155, nel 2019, le “Bandiere del gusto” (Made in Italy): la Campania si piazza in testa alla classifica delle regioni con più prodotti tipici: ben 531, davanti a Toscana (461) e Lazio (428). Questo è quanto emerge dal nuovo censimento redatto dalla Coldiretti sulle specialità ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni. Nella classifica stilata, al quarto posto si posizionano l’Emilia-Romagna (396) e il Veneto (374), davanti al Piemonte con 342 prelibatezze e alla Liguria che può contare su 299 pietanze. A seguire tutte le altre Regioni: la Puglia con 285 prodotti censiti, la Calabria (269), la Lombardia (249), la Sicilia (244), la Sardegna (205), il Trentino Alto Adige (195), il Friuli-Venezia Giulia (177), il Molise (159), le Marche (153), l’Abruzzo (148), la Basilicata con 135, la provincia autonoma di Trento con 105, l’Alto Adige con 90, l’Umbria con 69 e la Val d’Aosta con 36. Il patrimonio culinario nazionale è ricco, variegato e molto

singolare. Di rilievo tra le tipicità delle terre campane le Papaccelle, piccoli e coloratissimi peperoni, più o meno piccanti, che vengono per lo più utilizzati per le conserve sott’aceto e la Cucozza zuccarina, detta anche zucca lunga di Napoli, perché si presenta come un frutto longilineo e di forma cilindrica, che viene raccolta in estate, ma se opportunamente conservata in luogo asciutto e fresco, “vive” per tutto l’inverno. In Toscana invece è possibile gustare la Piattella pisana, un fagiolo bianco di forma appiattita con una buccia sottilissima e la pasta molto morbida, particolarmente apprezzato in cucina, e ancora la deliziosa Torta co’ bischeri, un dolce di pasta frolla ripiena di un impasto a base di riso e cioccolata o la Bottarga di Orbetello, bontà dal colore ambrato e sapore intenso che per tanti anni è stata poco conosciuta perché prodotta quasi sempre a livello familiare. Nel Lazio, invece, viene seminato da tempo immemorabile il Fagiolo del purgatorio che rappresenta il piatto fondamentale del mercoledì delle ceneri e gustato il Conciato di San Vittore molto particolare per la concia esterna composta da circa quindici spezie (che venne ideata per conservare il prodotto in epoche in cui non

esistevano celle frigorifere o ghiacciaie). Per quanto riguarda le altre regioni d'Italia, in Emilia-Romagna sono molto apprezzati i Grassei sbrisolona anche detti ciccioli (grasso del maiale fatto a dadini, messo a cuocere a fuoco lento e aromatizzato con spezie locali). Anche il Savor è molto quotato: una marmellata di mosto d’uva che si può conservare per anni. Fiori all'occhiello del Veneto sono il Sangue morlacco, antico

liquore del 1830 a base di ciliegie marasche e il Formaggio imbriago ideato dai contadini veneti in tempo di guerra. Per i Piemontesi invece, spiccano tra i prodotti tradizionali: il Montébore, il formaggio più raro e antico al mondo, che viene fatto miscelando latte crudo vaccino e ovino e il Salame d’la doja, tipico insaccato prodotto con carni suine di prima scelta condite con aglio e vino rosso. In Liguria come non assaggiare il Paté di lardo, salume fresco che deriva dalla lavorazione del lardo aromatizzato con erbe locali e il chinotto di Savona dai cui frutti si ricava la famosa bevanda, ma anche canditi, marmellate e mostarde. Tra le altre Bandiere del Gusto come non annoverare il Caciocavallo Dauno che può stagionare fino a sei anni e il Pecorino di Maglie (tipici della Puglia), l’Origano selvatico e il Pallone di fichi (Calabria), il Violino di capra, salume tipico e il Fatuli’, formaggio caprino affumicato (Lombardia), il su casu Axridda, formaggio di latte ovi-caprino e l’Abbamele, un derivato del miele (Sardegna), gli Ainuzzi, piccole scamorze di latte vaccino e la Manna, uno straordinario dolcificante naturale (Sicilia), la Porcaloca, un’oca intera disossata farcita con filetto di maiale e il Formadi frant sim-

bolo dell’anti spreco perché realizzato con lo scarto di altre varietà di formaggi (Friuli), la Treccia di Santa Croce di Magliano formaggio a pasta filata e le Paparolesse, piccoli peperoni rossi (Molise), il Vino di visciole, un vino aromatizzato e la Roveja, un legume antichissimo simili a piccoli piselli colorati (Marche), il Cacio marcetto e la mortadella di Campotosto (Abruzzo). In Basilicata sono la Salsiccia al coriandolo di Carbone e l’immancabile Peperone crusco i più ricercati. Viene dal Trentino invece l’Altreier kaffee, un surrogato del caffè tipico di Anterivo mentre in Valle D’Aosta si produce il particolare salume chiamato Boudin. Infine, l’Umbria è madre della Fagiolina del Trasimeno e dello Zafferano di Cascia dove esisteva uno dei più importanti mercati e gran parte delle attività economica legate a questa spezia. “Dietro ogni prodotto c’è una storia, una cultura ed una tradizione che è rimasta viva nel tempo ed esprime al meglio la realtà di ogni territorio” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini”. “Difendere il patrimonio del Made in Italy dalla banalizzazione e dalle spinte all’omologazione e all’appiat- timento verso il basso dell’offerta alimentare anche turistica è una dovere di tutti”.


L’Artico Canadese: nuove strategie Studiare il territorio per conoscerlo meglio grazie ad approfondite campagne di ricerca Ilaria Buonfanti Il Canada è immenso, è per grandezza la seconda nazione del mondo dopo la Russia, un territorio ricco di fiumi, boschi, laghi, cascate ed anche ghiacciai, perché arriva fino al Polo Nord. L’arcipelago artico canadese infatti, è un arcipelago a nord del Canada, nel Mar Glaciale Artico. Si trova all’estremità nord del Nord America e copre un’area di 1.424.500 km². Un insieme di isole bagnate da acque gelide, ricoperte dai ghiacci, dove la flora e la fauna faticano per la sopravvivenza. Purtroppo il Canada sta soffrendo il riscaldamento globale probabilmente più di altre zone del pianeta, alcuni paesaggi sono irriconoscibili rispetto a qualche anno fa, i ghiacci si ritirano ed il permafrost si scioglie a ritmi incredibilmente veloci. Il territorio artico, con le sue preziose risorse energetiche di greggio, gas naturale e metalli preziosi, perde le sue difese naturali di ghiaccio pluriennale e diventa così più esposto, più fragile e più facilmente accessibile. Per questi motivi, nel mese scorso, una speciale commissione del senato canadese ha stilato un report intitolato “Northern Lights: A wake up call for the future of the Canada” per invitare il governo a mettere in atto una serie di situazioni che possano tutelare maggiormente l’ambiente artico: incrementare la sorveglianza

aerea e marittima, equipaggiare meglio la guardia costiera e addestrare i ranger Inuit per essere perfettamente preparati anche in mare. Inoltre bisogna considerare che, stabilire quali siano i confini sottomarini di ciascuna nazione non è affatto semplice. Secondo il diritto internazionale, la sovranità sui fondali marini si ferma a 200 miglia (circa 370 chilometri) dalla costa del paese rivendicante, la cosiddetta Zona Economica Esclusiva (ZEE). Questo confine sottomarino è tuttavia in teoria espandibile, ma bisogna poter dimostrare che la piattaforma continentale propria del Paese interessato si estenda effettivamente oltre la ZEE. Questo vuol dire raccogliere e interpretare una mole enorme di dati, dopo aver investito in missioni ad hoc e dispiegato team specializzati con tecnologie avanzate. Per tali motivi capita spesso che tra Canada, Russia e Danimarca inizi una “guerra” per il monopolio di alcune zone che produce progressi e vantaggi per l’oceanografia e le scienze geologiche in generale. Per studiare i fondali le squadre canadesi hanno per esempio usato dei sonar per la topografia e la profilazione sismica, hanno effettuato misurazioni gravimetriche ad alta risoluzione di anomalie gravitazionali per caratterizzare la struttura rocciosa della crosta, distinguendola tra oceanica e continentale grazie a diversi quintali di rocce dragate dal fondo.

UN PROGETTO PER RICAVARE ACQUA DALL’ARIA Avviato dalla Fondazione HumaCoo in Namibia per rispondere ad un bisogno primario È in Namibia, nel sud dell’Africa, che la Fondazione HumaCoo, ong impegnata a fornire soluzioni basate sull’innovazione tecnologica ai Paesi afflitti da gravi problemi economici e sociali, ha avviato un progetto di cooperazione per l’area di Opuwo, la capitale del Kunene, regione con 88.000 mila abitanti, (il 75% dei quali vive in aree rurali): un certo numero di scuole di Opuwo, specialmente quelle nelle aree più periferiche, non dispongono di acqua potabile. Il rischio per la salute di bambini e ragazzi è alto: alunni dai 5 ai 7 anni sono costretti a impiegare acqua non depurata dai rifiuti. Il progetto, oltre a riqualificare la Hungua Primary

School, che diventerà presto un vero e proprio campus scolastico, introdurrà una tecnologia di conversione dell’aria in acqua, che consentirà di avere accesso diretto a 2500 litri d’acqua potabile al giorno. Il progetto di HumaCoo, in

collaborazione con SEAS, water solution provider, mira a garantire la sopravvivenza della popolazione e il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, ambientali e di vita. I beneficiari diretti del progetto sono le 515 persone presenti all’interno dell’Isti-

tuto, studenti e personale scolastico. Beneficiari indiretti saranno, invece, le loro famiglie grazie al miglioramento generale delle condizioni ambientali delle aree in cui risiedono. L’obiettivo dichiarato dalla Fondazione, tanto ambizioso quanto necessario, è quello di garantire formazione e migliori condizioni igienico-sanitarie agli abitanti della Namibia e creare un modello ripetibile di ecosostenibilità e autosostentamento per l’intero territorio. Oltre all’acqua da bere, infatti, la rete tecnologica di SEAS potrà produrre dai 10 ai 20 mila litri ogni giorno destinati all’uso sanitario e irriguo. Aver messo a punto un si-

stema in grado di rispondere ad un bisogno primario come quello dell’acqua è stato non solo una grande responsabilità ma anche una grande soddisfazione. Rendere davvero possibile lo sviluppo e la crescita nelle aree critiche è un cambio di passo negli interventi di solidarietà, grazie alla tecnologia messa al servizio della cooperazione. Rispetto ad altre tipologie di intervento, si tratta di un sistema che si integra e si adatta perfettamente al territorio e alle situazioni già esistenti, rispettando l’ambiente, formando la popolazione locale all’autogestione tecnologica e creando un processo di crescita locale. B.G.


Le “case organiche” di Mickey Muenning Abitazioni sotterranee che hanno la caratteristica di fondersi con il paesaggio circostante Antonio Palumbo La mission dell’architetto satunitense Mickey Muenning, per sua stessa ammissione, è quella di «realizzare le case più ecologiche di sempre»: una pratica in cui egli riesce benissimo. In particolare, il tratto distintivo delle sue “case organiche” è quello di essere abitazioni sotterranee, che hanno tra le finalità principali la conservazione degli habitat naturali e la riduzione dei consumi energetici. Da questo punto di vista, una delle sue realizzazioni più note ed apprezzate è rappresentata, senza dubbio, dalla villa Cooper Point House, costruita a Big Sur, 150 miglia a sud di San Francisco (California), e fusa nel panorama che si protende verso l’Oceano Pacifico: un edificio tanto ben integrato nel paesaggio che risulta del tutto invisibile da determinate angolazioni. Direttamente ispirato da Le Corbusier, Muenning ha realizzato qui un vero e proprio tetto-giardino, il quale, oltre ad essere un elemento decisivo per fondere alla perfezione la casa nel paesaggio circostante, è anche utilissimo dal punto di vista strettamente ecologico, in quanto - grazie soprattutto al fatto che è stato ricoperto con una miscela di piante autoctone della costa accoppiate ad una varietà di Arctostaphylos e ad altre piante resistenti al vento e alla siccità - costituisce l’habitat ideale di una specie di farfalla locale a rischio di estinzione. La difficoltà di costruire in questa parte della California che, pur essendo uno Stato estremamente aperto alle spe-

rimentazioni sulla sostenibilità, ha una delle politiche di pianificazione ambientale più rigide degli USA - non ha scoraggiato Muennig, il quale ha trovato proprio qui il terreno più favorevole alle sue sperimentazioni architettoniche, creando un’opera totalmente ispirata al rispetto e alla compenetrazione con il paesaggio. La particolare conformazione della casa è stata pensata per consentire ai venti (che in questi luoghi soffiano fin oltre le 100 miglia orarie) di dissiparsi lungo il sistema di copertura, senza infrangersi sulla sottostante struttura: il tetto verde, il cui spessore di zolla varia tra i 6 e gli 8 pollici, isola benissimo gli interni, riducendo così gli sprechi energetici ed i conseguenti costi. I massicci muri in cemento armato, che con-

trastano la spinta del terreno, contribuiscono all’isolamento termico. A questa architettura ecosostenibile non potevano mancare installazioni fotovoltaiche, che, insieme ad altri accorgimenti tecnologici, hanno praticamente consentito di dimezzare i consumi energetici: la casa non è allacciata alla rete statunitense PG&E, ma trae invece energia proprio dai suoi pannelli solari. Un’altra delle più significative creazioni di Muenning è il Post Ranch Inn - una location meravigliosa a 360 metri sopra l’Oceano Pacifico - realizzato sempre a Big Sur e

classificato dalla prestigiosa rivista “Andrew Harper” come numero uno nella lista dei 20 “Top hideaways”. Al Post Ranch Inn - una delle cosiddette “Ocean Houses” dell’architetto californiano gli ospiti dispongono di 40 camere e suite realizzate secondo i più avanzati criteri di ecosostenibilità: ciascuna di esse offre un’esperienza unica, con vista sull’oceano o sulle montagne, e l’intero progetto mira a creare un connubio totale tra le persone e la natura. Così come la Cooper Point House, tutte le Ocean Houses di Muenning si distinguono per i tetti verdi,

che si fondono col paesaggio circostante e riducono la perdita di calore interna. Fanno parte del complesso anche: le Cliff Houses, le Pacific Suites e la Coast House, le quali godono di una vista mozzafiato sul Pacifico; le Peak Houses, la Mountain House, le Butterfly Rooms e la Post House, che completano l’offerta verso il lato della montagna. Gli arredi di queste strutture sono realizzati in legno locale, spesso recuperato da alberi caduti o da vecchie botti, e la loro presenza all’interno delle camere si integra perfettamente con la bellezza naturale del contesto.


GLI ALIMENTI PER COMBATTERE IL CALDO Due diverse regioni del cervello umano sono implicate in questo tipo di identificazione Tina Pollice Caldo, afa, calore. Quando la colonnina del mercurio sale a livelli critici, oltre i 30°, idratare il corpo diventa fondamentale. Ma non serve solo bere tanto, almeno 2 litri di acqua al giorno a piccoli sorsi a distanza di 15/20 minuti, il caldo si combatte soprattutto a tavola, scegliendo gli alimenti giusti ed evitandone altri. Quali sono i cibi più adatti a contrastare la calura? Anzitutto quelli in grado di fornire al nostro organismo sali minerali e vitamine che vengono dispersi con la sudorazione. Frutta e verdura di stagione e alimenti acquosi come spremute, succhi di frutta, frullati, latte, yogurt, sorbetti. Solo così regaleremo al nostro organismo vitamine, minerali, antiossidanti e nutrienti protettivi necessari per restare in salute tutta l’estate. Quindi la prima difesa, contro il grande caldo e l’afa opprimente, va costruita a tavola. Gli esperti consigliano di non far mancare sulla nostra tavola alcuni tipi di frutta e verdura. L’anguria è il frutto idratante per eccellenza in quanto composto per il 92% da acqua. La sua polpa di colore rosso è ricca di carotenoidi, sostanze antiossidanti fondamentali per contrastare i radicali liberi e contiene anche una grande varietà di vitamine A, C, B e B6, e di sali minerali come potassio e magnesio, ottimi alleati per combattere il senso di spossatezza che ci assale in estate. Questa caratteristica, insieme all’elevato contenuto di acqua, rende l’anguria un alimento dissetante, disintossicante e

diuretico, motivo per cui è indicata in caso di ritenzione idrica, ipertensione, cellulite e gonfiori alle gambe. Il cetriolo, la verdura con maggior potere idratante, composto da circa il 97% d’acqua, fornisce anche fibre e vitamina C. Inoltre il potassio contenuto facilita il drenaggio dei liquidi all’interno dei tessuti, alleviando la pesantezza degli arti inferiori. In estate sarebbe opportuno mangiare di meno perché per termoregolarsi dal caldo è necessaria meno energia, ed il metabolismo è mediamente più basso. Infatti in estate, oltre al metabolismo, cala anche l’appetito. Meglio portare in tavola cibi freddi come: insalate, pasta fredda, carni magre e pesce, passati di legumi, yogurt, frullati, macedonie e soprattutto tanta frutta e verdura di

stagione ricca non solo di acqua, ma anche di carotenoidi sostanze importanti per la protezione della pelle. I cibi anti-caldo sono: la zucchina un ortaggio con un bassissimo valore calorico, composto per il 95% da acqua. Ottima fonte di minerali, potassio, ferro, calcio e fosforo, e di vitamina A, vitamina C e carotenoidi, in grado di favorire l’abbronzatura. La menta, perfetta sotto forma di tisana in caso di disturbi digestivi, è una pianta utile anche in caso di mal di testa e raffreddore, gastriti e crampi allo stomaco. Il melone idratante e rinfrescante è composto per il 90% di acqua ed un’ottima fonte di vitamina A e C, fosforo e calcio. L’alta percentuale di potassio presente nella sua polpa ha effetti benefici anche sulla circolazione e sulla pres-

sione arteriosa. La pesca, composta per l’87% di acqua, contiene potassio e ferro ed è ricca di vitamina C. Leggermente lassativa e diuretica, ha proprietà rinfrescanti e disintossicanti. Grazie alla presenza di calcio e potassio, è anche mineralizzante, tonificante e ricostituente, ottima per rafforzare denti e ossa, oltre a proteggere la pelle e gli occhi grazie alla presenza di betacarotene. Il pollo è la star delle carni light. Ha un buon contenuto proteico a cui associa un certo quantitativo di sodio, potassio, fosforo, magnesio, ferro, selenio e vitamine B1, B2 e PP. ed è molto digeribile. La sogliola è magra, molto digeribile, ricca di proteine. Ha un sapore molto delicato ed è indicata anche per l’alimentazione dei bambini.

LA CARDIOMIOPATIA DA MUTAZIONE DELLA LAMINA Uno studio identifica un nuovo meccanismo di malattia in modelli in vitro di cardiomiopatia ereditaria lamina dipendente, di fatto, le mutazioni del gene della Lamina A/C, una proteina fondamentale dell’involucro nucleare della cellula, sono causa di cardiomiopatia, malattia del muscolo cardiaco associata a dilatazione del cuore e alterata funzionalità, e sono associate a disturbi della conduzione, aritmia e morte improvvisa. Sfruttando le nuove tecniche di correzione genica generati mediante un processo di “riprogrammazione” di cellule della pelle di pazienti portatori della mutazione K219T in cellule iPSC (cellule staminali pluripotenti indotte), ed il loro successivo differenziamento in cardio-

miociti, le cellule del cuore alla base della proprietà contrattile del muscolo cardiaco, queste cellule, descritte per la prima volta dal premio Nobel Shinya Yamanaka, hanno ri-

voluzionato l’approccio allo studio delle malattie della cardiomiopatia lamina - dipendente. Sfruttando tali modelli e le nuove tecniche di correzione genica CRISPR-Cas9, i

ricercatori hanno identificato i difetti funzionali specifici indotti dalla mutazione K219T della Lamina A/C, delineandone i meccanismi responsabili, infatti è emerso che i cardiomiociti mutati hanno ridotte quantità di correnti di sodio, le quali sono fondamentali per la corretta trasmissione dell’impulso elettrico del muscolo cardiaco, questo predispone all’insorgenza delle aritmie che spesso si manifestano nei pazienti portatori di questa mutazione, inoltre si è riscontrato il ruolo che la lamina svolge nel regolare “epigeneticamente” l’espressione del gene del canale del sodio (SCN5A), la proteina attraverso cui passa la corrente del sodio, quindi di fondamentale importanza per l’eccitabilità elettrica delle cellule cardia-

che. Mutazioni a carico del gene della lamina portano quindi ad una ridotta espressione del gene del canale del sodio, evento che a sua volta determina la propensità della cellula cardiaca malata a generare disturbi del ritmo e aritmie. I risultati di questa ricerca migliorano quindi la comprensione delle malattie causate dalla Lamina A/C e identificano nel gene del canale del sodio SCN5A un potenziale target molecolare per una terapia dei disturbi della conduzione in questi pazienti. In futuro, sarà possibile utilizzare le cellule malate generate con il metodo Yamanaka per sperimentare nuove molecole che curano la malattia in vitro, prima di passare alla sperimentazione sull’uomo. R.M.


Grandi Napoletani, grandi Campani

Giovanni Maria Linguiti pioniere degli studi sulla “follia” Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Giovanni Maria Linguiti nacque a Faicchio (provincia di Benevento) l’8 aprile del 1773. Studiò diritto a Napoli e sempre nella capitale si avviò alla vita monastica. Si laureò in legge, filosofia e teologia ma le maggiori soddisfazioni le raccolse negli studi legati alla “follia”. Diventò precettore privato presso alcune famiglie nobili durante il periodo francese (erano diverse migliaia i maestri privati nel regno in quegli anni). Fu anche predicatore negli ambienti militari e nel 1812 pubblicò le prime ricerche sulla alienazione della mente umana. Dal 1813 fu direttore delle Reali Case dei Matti (Casa della Maddalena e Casa dei Cappuccini al Monte) e lì iniziò ad applicare le sue teorie innovative: i folli andavano trattati con benevolenza "sciogliendoli dai ceppi e dalle torture, altrove in quei tempi vagheggiate" pur non riuscendo a liberarsi completamente delle idee di punizione/repressione plurisecolari (compresi gli stravaganti "bagni di sorpresa"). Per la prima volta, però, si parlava di svaghi e distrazioni e anche e addirittura di balli o danze fino alle prime teorie di "teatroterapia". I pazienti, sotto la guida dei medici , dovevano interpretare le loro "passioni" o "idee fisse" liberandosene progressivamente. segue a pag.15


segue da pagina 15 Curò anche i lavori di ristrutturazione della struttura, lavori finalizzati alla creazione di un ambiente rasserenante che doveva richiamare i simboli di quella vita quotidiana “esterna” negata agli alienati: furono riorganizzati gli ambienti conventuali, basandosi sul principio della netta separazione sia tra donne e uomini, sia tra le diverse tipologie di demenza. Furono messi in sicurezza gli ambienti di degenza con delle postazioni per la sorveglianza, servizi igienici più numerosi e raggiungibili. Fu ridotto il numero delle celle di isolamento a vantaggio di maggiori spazi per attività lavorative e ludiche con una stamperia, una sala per la musica, una per il biliardo e quella delle “distrazioni”, un teatro e ambienti comuni, in alcuni dei quali si apportano originali innovazioni, come trompe l’oeil, per rievocare scene campestri e rappresentazioni che inducano a leggerezza e “ilarità”. Il manicomio, inoltre, fu dotato di ampi orti, aree verdi e giardini per passeggiate... Nel 1817 pubblicò una serie di storie frutto delle esperienze dei suoi pazienti aversane. Fu anche socio dell'Accademia Pontaniana,

dell'Arcadia di Roma e fu nominato dai Borbone Cavaliere del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. Morì di tubercolosi a

Portici, città che scelse per il clima salubre e che lo salutò il 19 settembre del 1825. Un busto lo celebra nel manicomio di Aversa dal 1866.

In Italia Giovanni Maria Linguiti , abate dei Servi di Maria, dottore in Legge e in Teologia, fu nominato direttore di quello che diventerà l’ospedale psichiatrico di Aversa. Qui portò delle innovazioni importanti che consistevano non solo in svaghi o distrazioni con balli, tarantelle e danze ma allo

sviluppo di una teatroterapia il cui eco si fece ben presto sentire. Per il Linguiti il percorso terapeutico prevedeva di far interpretare al paziente la passione o idea fissa opposta a quella che affliggeva il malato e doveva essere il medico consulente a selezionare la parte che doveva interpretare il malato - attore.


Codice di condotta sulle informazioni commerciali e regolamento privacy Luca Monsurrò* Attraverso il “Codice di Condotta per il trattamento dei dati personali” posto in essere con il fine di disciplinare le informazioni di carattere commerciale, si è voluto offrire la più ampia garanzia ed al contempo individuare le modalità di trattamento dei dati personali più idonei per tutelare i diritti degli interessati. Questo strumento è stato sottoposto all’approvazione del Garante Nazionale per la Protezione dei Dati ex art. 40 del Regolamento Europeo n. 679/216. Il Codice è stato proposto dall’ANCIC (Associazione Nazionale tra le Imprese di Informazioni Commerciali e di Gestione del Credito) ed avendo la necessità di adeguarsi ai principi sanciti dal G.D.P.R., come per esempio il principio fondante della accountability (responsabilità), di fatto obbliga le associazioni di categoria, e le imprese di informazioni commerciali, ad un’applicazione consapevole, trasparente ed effettiva delle norme contenute nel predetto Regolamento Europeo. Le disposizioni del Codice di condotta si applicano alle informazioni commerciali riferite a persone fisiche identificate o identificabili (quindi c.d. “interessati”) ed in particolare al trattamento

di dati personali provenienti da pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque o pubblicamente accessibili (fonti pubbliche) nonché al trattamento di dati personali forniti direttamente dagli interessati, effettuati, nel rispetto dei limiti e delle modalità che le normative vigenti stabiliscono per la conoscibilità, utilizzabilità e

pubblicità di tali dati, da titolari che, ai sensi dell’art 6 par.1 lett. F del Regolamento Europeo, perseguono un interesse legittimo a trattare i suddetti dati per la prestazione a terzi di servizi di informazione commerciale. Per “servizio di informazione commerciale” si intende il servizio richiesto da terzi committenti, cioè da soggetti privati o

pubblici che richiedono al fornitore un servizio di informazione commerciale, e che comporta l’esecuzione di ricerca, raccolta, registrazione, organizzazione, analisi, valutazione ed elaborazione di informazioni provenienti da fonti pubbliche o da fonti pubblicamente e generalmente accessibili da chiunque o altrimenti acquisite dall’interessato, tali da fornire un valore di conoscenza aggiuntiva ai terzi. Le fonti pubblicamente e generalmente accessibili da chiunque, sono costituite, tra l’altro, da quotidiani e testate giornalistiche, elenchi telefonici, siti internet liberamente accessibili a chiunque e che appartengono a soggetti censiti, enti pubblici governativi, territoriali e locali, agenzie pubbliche, associazioni di categoria ed ordini professionali, quotidiani e testate giornalistiche on-line, etc. Per il trattamento delle informazioni provenienti dalle fonti indicate in precedenza, in considerazione del rilevante numero di interessati e la peculiare natura delle stesse informazioni, implica che il fornitore rende l’informativa

all’interessato in forma non individuale, ma attraverso misure appropriate e soprattutto secondo quanto disposto dall’art. 14, paragrafo 5, lett.b) del Regolamento Europeo. Le società che offrono informazioni sull’affidabilità commerciale degli interessati potranno trattare i dati personali dei soggetti censiti anche senza richiederne il consenso- basandosi sul legittimo interessema dovranno garantire maggiori tutele agli interessati, informandoli correttamente sui trattamenti effettuati e garantendo loro il pieno esercizio dei diritti previsti dalla normativa privacy, come l’opposizione al trattamento, la rettifica o l’aggiornamento dei dati. È prevista, inoltre, l’istituzione di un Odm(Organismo di monitoraggio) indipendente, esterno all’ ANCIC, composto da soggetti scelti secondo i criteri di onorabilità, autonomia, indipendenza e professionalità che avrà il compito, tra l’altro, di verificare l’osservanza del Codice di Condotta da parte degli aderenti ed inoltre gestire le risoluzioni dei reclami eventualmente proposti. *Ufficio del Responsabile Protezione Dati Arpac


Il caso della mobilità di un dipendente Non è accoglibile l’istanza di accesso civico generalizzato Felicia De Capua È legittimo il diniego di un’istanza di accesso civico generalizzato, avente ad oggetto il nulla osta e il parere tecnico relativo alla mobilità di un dipendente. È quanto ritenuto dal Garante per la protezione dei dati personali con parere espresso a seguito di richiesta di riesame avverso un provvedimento di diniego di accesso civico (Registro dei provvedimenti n. 63 del 19 marzo 2019). L’amministrazione interpellata ha negato l’accesso in questione motivando, tra l’altro, che tale istituto «deve essere, comunque, esercitato nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dall’art. 5-bis co. 2, lett. a), D.lgs. n. 33/2013, ai sensi del quale l’accesso è rifiutato o negato per evitare un pregiudizio concreto alla tutela di […] dati riservati e sensibili riguardanti il dipendente che formula la richiesta di nulla-osta». Inoltre il controinteressato ha comunicato l’opposizione al «rilascio della copia del nulla osta di massima riguardante la mobilità in interesse, in quanto tale atto è il riscontro ad un’istanza motivata da elementi prettamente personali

e di natura privata». Ordunque l’ente comunale ha negato l’accesso per evitare un pregiudizio alla protezione dei dati personali riguardanti il controinteressato, trattandosi di «dati che non possono essere diffusi indiscriminatamente a terzi». Al riguardo, il Garante rammenta che deve essere tenuta in considerazione la circostanza per la quale i documenti che si ottengono a seguito di una istanza di accesso civico – a differenza dei documenti cui si è avuto accesso ai sensi della L. n. 241/1990 – divengono «pubblici e chiunque ha diritto di

conoscerli, di fruirne gratuitamente, di utilizzarli e riutilizzarli», sebbene trattabili nel rispetto dei limiti derivanti dalla normativa in materia di protezione dei dati personali (v. artt. 3 e 7, d.lgs. n. 33/2013). Di conseguenza, anche alla luce di tale “amplificato regime di pubblicità dell’accesso civico”, nell’ambito della valutazione sull’ostensibilità non va sottovalutato l’eventuale pregiudizio concreto alla protezione dei dati personali dei soggetti controinteressati. Nel caso in esame, l’ostensione dei dati richiesti, contenuti nel provvedimento di

massima favorevole alla mobilità e nel successivo parere (contrario), può effettivamente arrecare pregiudizio concreto alla tutela della protezione dei dati personali, a seconda delle ipotesi e del contesto in cui le informazioni fornite possono essere utilizzate da terzi. Le stesse osservazioni sono confermate anche nell’ipotesi di accesso civico parziale (invocato poi dal richiedente), in quanto l’accorgimento tecnico di oscurare i dati sensibili del controinteressato non eliminerebbe completamente la possibilità re-identificare il dipendente e, in ogni caso,

l’identità di quest’ultimo è già conosciuta dal soggetto istante. Il parere si conclude, dunque, a favore del provvedimento oggetto di riesame. In conclusione viene però chiarito che resta, in ogni caso, ferma la possibilità che i dati personali, per i quali sia eventualmente negato l’accesso civico, possano essere resi ostensibili ai sensi degli artt. 22 ss. della L. n. 241/1990, laddove l’istante dimostri «un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento del quale è chiesto l’accesso».

Viaggio nelle leggi ambientali POP, INQUINANTI ORGANICI PERSISTENTI Approvato lo scorso 13 giugno dal Consiglio Europeo, il nuovo Regolamento POP 2019/1021 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale UE del 25 giugno, ed entra in vigore il 15 luglio. Si tratta di un giro di vite, riportava il Comunicato Stampa del Consiglio UE, per gli inquinanti più nocivi al mondo: le nuove norme sono oggi allineate alla convenzione di Stoccolma del 2004, quadro giuridico globale per eliminare la produzione, l’uso, l’importazione e l’esportazione degli inquinanti organici persistenti. Queste sostanze chimiche, si legge nel nuovo Regolamento, sono trasportate at-

traverso le frontiere internazionali, lontano dal luogo di rilascio, e persistono nell’ambiente, sono soggette a bioaccumulo attraverso la catena alimentare e presentano un rischio per la salute umana e per l’ambiente. L’immissione in commercio e

l’uso della maggior parte dei POP che figurano nel protocollo sui POP o nella convenzione sono già stati gradualmente eliminati all’interno dell’Unione, prosegue il Regolamento,ma per rispettare gli obblighi che l’UE ha assunto a norma del

protocollo e della convenzione e per ridurre al minimo le emissioni di POP rimane necessario vietare anche la fabbricazione di tali sostanze e limitare al minimo le deroghe, che saranno possibili soltanto qualora una sostanza svolga una funzione essenziale in un’applicazione specifica. Precisamente, il divieto di fabbricazione, immissione in commercio e uso colpisce le sostanze elencate nell’Allegato I, mentre l’Allegato II riporta quelle soggette a limitazione. Quanto alle scorte (sostanze, miscele o articoli accumulati e costituiti da sostanze elencate nell’allegato I o II, o che contengono tali sostanze), il Regolamento dispone che dovrebbero essere trattate alla

stregua di rifiuti, mentre le scorte di sostanze di cui sono ancora consentiti la fabbricazione e l’uso dovrebbero essere notificate alle autorità competenti ed essere soggette a un’adeguata sorveglianza; le scorte esistenti di POP, o di sostanze che li contengano, dovrebbero essere gestite come rifiuti quanto prima. Viene, poi, precisato che ai fini della tracciabilità dei rifiuti contenenti POP le disposizioni relative al sistema di tenuta dei registri (istituito conformemente alla direttiva 2008/98/CE) dovrebbero applicarsi anche ai rifiuti contenenti POP che non sono definiti rifiuti pericolosi ai sensi della decisione 2014/955/UE. A.T.


SINGAPORE: DAL RICICLO DEL PET ARRIVA UN AEROGEL PREZIOSO L’innovativo materiale è estremamente versatile, flessibile e green Cristina Abbrunzo Nel 1973 un ingegnere meccanico della Pennsylvania, Nathaniel Wyeth, riuscì nell'impresa di brevettare un materiale capace di contenere soda in bottiglia senza rischio di esplosioni: il PET, ovvero polietilene tereftalato. La bottiglia in plastica ad uso alimentare, che vede in quest'episodio il suo atto di nascita, divenne di lì a breve uno dei beni di consumo più diffusi al mondo. Attualmente, ogni minuto nel Pianeta vengono acquistate un milione di bottiglie di plastica. Trovare modi per riciclare il PET, materia prima per realizzarle, diventa quindi fondamentale per risolvere uno dei più gravi problemi di cui soffre la Terra: l’inquinamento causato dalla dispersione di rifiuti in plastica. I ricercatori della National University of Singapore (NUS) hanno sviluppato un metodo rivoluzionario per convertire il PET rigenerato delle bottigliette in un aerogel (sostanza solida schiumosa) molto utile. Ma cerchiamo di capire come. Il processo prevede la gelificazione diretta della silice su fibre in poliestere ottenute da PET rigenerato. Il materiale che si ottiene presenta una conduttività termica (lambda) pari a circa 0,037 W/mK e modulo di Young a compressione molto basso (0,95-4,19 kPa). In parole semplici: il PET è stato trasformato in fibre, che sono state poi rivestite con silice. Da lì, il processo di produzione è diventato piuttosto complesso, ma fondamentalmente comportava il trattamento chimico delle fibre in modo che si gonfiassero. L’aerogel leggero, poroso e flessibile che ne è uscito è il primo materiale al mondo ad essere realizzato in PET. Ha molte potenziali applicazioni. Ad esempio, può assorbire liquidi versati molto più efficacemente di altri materiali assorbenti disponibili in commercio. Può anche essere usato come isolamento ter-

mico o acustico negli edifici o come un filtro che cattura particelle di polvere e anidride carbonica. Si è infatti scoperto che l'aerogel PET può assorbire le particelle di anidride carbonica e polvere quando è rivestito con un gruppo amminico e stanno inoltre esaminando le modifiche che consentirebbero al materiale di intrappolare gas tossici come il monossido di carbonio. Ma non è tutto. Gli aerogel evidenziano inoltre una dote molto spiccata anti incendio, data la loro forte capacità di isolamento termico. Una dote utile nella realizzazione delle tute dei pompieri, tradizionalmente ingombranti. Se combinato con prodotti chimici con ef-

fetto ritardante di fiamma, l’aerogel in PET è in grado di resistere a temperature fino a 620 °C, un valore decisamente più elevato rispetto al rivestimento termico tradizionalmente utilizzato nei giacconi dei vigili del fuoco convenzionali, oltretutto pesando molto meno (pesa solo il 10% dei materiali comunemente usati). La morbidezza e flessibilità garantiscono anche un maggiore comfort. Le bottiglie riciclate vengono impiegate, quindi, per produrre speciali fogli di aerogel in formato A4, con una tecnologia di fabbricazione facilmente scalabile per la produzione di massa. Il più importante vantaggio di questo materiale è proprio la

sua versatilità. Per esempio, se combinato con vari gruppi metilici, è in grado di assorbire molto rapidamente grandi quantità di olio, con una capacità fino a sette volte superiore dei trattamenti già esistenti in commercio. Per questo sono ideali per un loro impiego nei casi di sversamenti di petrolio. Così hanno fatto sapere i responsabili del lavoro di ricerca, guidato da Hai Minh Duong e da Nhan Phan-Thien, docenti del Dipartimento di ingegneria meccanica della NUS, condotta in collaborazione con il Singapore Institute of Manufacturing Technology (SIMTech). Il team di ricerca ha impiegato due anni (2016 – 2018) per sviluppare la tecnologia

per fabbricare PET aerogel. Questo lavoro è stato pubblicato nella rivista scientifica Colloids and Surfaces A nell’Agosto 2018. Il gruppo di lavoro malese continuerà a migliorare le prestazioni del PET aerogel e a esplorare nuove applicazioni. Per ora tra i maggiori problemi di questo rivoluzionario materiale c’è il suo costo, veramente esorbitante, che si aggira intorno ad un dollaro ogni centimetro cubo. Nella speranza di renderlo più accessibile, intanto, la NUS ha brevettato la tecnologia e ora sta cercando partner industriali che la aiutino a commercializzarla. Ridare nuovo valore ai materiali plastici è uno dei mantra per un futuro più sostenibile.


ANATOMIA DELL’HOMO CONSUMENS Questo è il tempo del capitalismo della sorveglianza, bellezza! Martina Tafuro Yuval Noah Harari studioso israeliano, ha parlato di una trasformazione del capitalismo in Dataismo, cioè in un modello di controllo dei mezzi di produzione e delle risorse basato sulla raccolta, elaborazione e utilizzo dei dati, la nuova materia prima dello sviluppo umano. La mia supertecnologica voiture, mentre mi porta in giro per le strade del mondo registra i miei itinerari e li vende al miglior offerente. Si vocifera, addirittura, che esistano materassi che analizzano il nostro sonno e vendono le informazioni a chi è disposto ad investire notevoli risorse in questo campo. I capitalisti si identificano nell’assioma che il fine unico dell’impresa è la creazione di valore per i suoi azionisti. Tuttavia, l’imperativo del profitto ad ogni costo, si sta rivelando pericoloso per il consumatore. Oggi le aziende sono misurate in base alla loro capacità di analizzare e standardizzare i comportamenti degli individui e per questo motivo, molti padroni hanno imboccato la strada dove la merce più preziosa sono le nostre abitudini, i nostri gusti anche quelli più privati. In sociologia, l’agire econo-

mico fa parte di un’assiologia, teoria che studia quali siano i valori sociali nel mondo distinguendoli dalle mere realtà di fatto e di una serie di norme che definiscono i comportamenti sociali e i parametri di giudizio delle azioni, delle persone, delle cose e in particolare dei beni di consumo. Shoshana Zuboff, docente dell’Harvard Business School, parla di capitalismo della sorveglianza: “Inizia tutto nel 2001, l’anno dopo la bolla delle dot-com, [In economia e informatica con dot-com si definiscono tutte quelle società di servizi che sviluppano la maggior parte del proprio business attraverso un sito web e Internet. Il nome deriva dall’utilizzo da parte di queste, di siti appartenenti al dominio di primo livello .com, dot è il nome inglese del punto]. Con gli investitori che assillavano le aziende dell’online perché dimostrassero le loro capacità di ottenere profitti. Fu allora che Google iniziò a capire che i dati raccolti attraverso le attività degli utenti, se ben organizzati, avevano un grande potere predittiva sul tipo di inserzioni pubblicitarie che gli utenti stessi avrebbero cliccato di più. Così si sarebbero potute mostrare pubblicità sempre più personalizzate. Gli altri colossi del Web hanno seguito Google su questa strada, in una competizione crescente e con dinamiche nuove”.

Insomma, fiutata la preda è partita la caccia: “…Le aziende hanno capito che per effettuare predizioni accurate era importante anche la varietà dei dati. E così la vorace raccolta si è estesa al mondo reale: i nostri itinerari e il nostro passo quando corriamo, tracciati da smartwatch e braccialetti fitness; i nostri itinerari in auto, registrati dal navigatore satellitare; ciò che consumiamo, tracciato dal frigo smart; le nostre conversazioni, ascoltate dagli assistenti vocali…”. Siamo diventati materiali da cui estrarre la materia prima,

proprio come un pozzo petrolifero da cui estrarre i preziosi minerali. Mentre il capitalismo tradizionale prende cose che hanno vita al di fuori delle dinamiche del mercato e le trasforma in merci, le stesse attività dell’uomo sono diventate merci da comprare e vendere. Nel capitalismo della sorveglianza è stato seguito lo stesso schema, ma con una originale novità, ad essere mercificate sono le nostre esperienze private. “…Questo spezza la reciprocità che ha sempre caratterizzato il rapporto tra il capitalismo e le persone. Il capitalismo ha sempre avuto bisogno del popolo, in quanto platea di consumatori e di lavoratori. Ma al capitalismo della sorveglianza gli esseri umani non servono, né come consumatori, né come lavoratori. E nemmeno come prodotti, per richiamare ciò che si dice delle audience televisive, dove lo spettatore è il “prodotto” che le emittenti vendono ai pubblicitari”. Shoshana Zuboff, espone questa sua teoria in: “The Age af SurveiUance Capitalism” e conclude dicendo che: “ Discettare solo di proprietà dei dati significa trascurare, a monte, il furto delle nostre esperienze private. Vanno studiate nuove difese, ma solo dopo aver compreso a fondo la novità radicale del capitalismo della sorveglianza “.

Bisogna che ognuno ridiventi proprietario dei propri dati? Shoshana Zuboff scarta questa soluzione: “Che interesse c’è ad avere dati che innanzitutto non dovrebbero esistere? Tutto ciò non fa che istituzionalizzare e legittimare di più la raccolta dei dati. È come negoziare il numero di ore al giorno che un bambino di sette anni potrebbe lavorare, piuttosto che contestare la legittimità del lavoro minorile.” Per porre rimedio alle distorsioni che crea questo sistema capitalistico contemporaneo, l’unico modo sarebbe quello di attaccare la radice del problema: l’accumulo implicito di dati. Le informazioni sugli utenti e i dati dei loro comportamenti online sono uno degli asset più preziosi al giorno d’oggi e siamo noi ad avere consegnato le chiavi di accesso a questi beni, senza chiedere nulla in cambio a motori di ricerca e piattaforme social. Tuttavia, spiega la scrittrice, “pretendere privacy dai capitalisti della sorveglianza oppure fare pressioni perché la sorveglianza commerciale su Internet finisca è come chiedere a Henry Ford di rendere ogni Model T a mano o chiedere a una giraffa di accorciarsi il collo. Sono minacce esistenziali che violano il meccanismo di base della sopravvivenza di una entità”. Ma è il primo passo per una regolamentazione che si è resa ormai indispensabile.


a cura di Fabiana Liguori

Il 16 luglio 2019 “Eclissi di Luna, aperitivo sotto le stelle” All'Osservatorio Astronomico di Capodimonte (NA)

Il 17 luglio 2019 “Visita notturna al Castello di Baia” A Baia, Bacoli (NA) Una visita guidata teatralizzata , lungo gli spalti e le terrazze panoramiche del castello, eccezionalmente illuminato per l’occasione, degustando prodotti tipici delle eccellenze flegree e ascoltando buona musica. Dal 17 al 21 luglio 2019 “Sagra dello Gnocco ai Funghi Porcini” a Teano (CE) Cinque serate da trascorrere tra le fresche colline, in un territorio incontaminato, nel Parco Regionale di Roccamonfina assaporando prodotti locali e ascoltando musica popolare. Dal 19 al 21 luglio 2019 “Agerola World Music Festival” Ad Agerola (NA) Nel borgo di Bomerano, musica, percorsi eno-gastronomici, paesaggi mozzafiato e momenti di approfondimento culturale. Per tre giorni la frenesia del quotidiano cederà il passo alla pienezza della natura e alla saggezza della cultura contadina.

Dal 19 al 27 luglio 2019 “Il Giffoni Street Fest 2019” Oltre 200 iniziative previste in piazze, stradine, parcheggi e cortili dell’area urbana, trasformati, per l'occasione in open space teatrali. Il 20 e il 21 luglio 2019 “La sagra dei fichi” A San Mango sul Calore (AV) Nell'arco delle due serate sarà possibile degustare le tradizionali e gustose pietanze paesane accompagnate dall' ottimo vino Aglianico D.O.C.G. Taurasi. La manifestazione è sempre allietata da gruppi musicali e balli folcloristici. Il 20 e 21 luglio 2019 “Il Palio del vino” A Lapio (AV) Il Forum dei Giovani organizza la kermesse in una delle capitali irpine delle uve pregiate. L’iniziativa propone un ricco programma di intrattenimento, rievocazione storica, giochi e degustazioni. Il 21 luglio 2019 “Quattro passi sulla luna” A Città della Scienza (NA) Un evento al Planetario dedicato alla conquista della Luna (Neil Armstrong, 21 luglio 1969), per rivivere le sensazioni di quella missione che portò, per la prima volta, l'uomo a lasciare il suo pianeta natio e toccare il suolo lunare.

Dal 19 al 21 luglio 2019 “La Disfida dei Trombonieri” A Cava de’ Tirreni (SA) Rievocazione, rappresentazione scenica, musica, gare e tanto altro in calendario per la XLV edizione dell’evento storico. Dal 19 al 21 luglio 2019” “Circus in Borgo” A Contrada (AV) Le tre serate saranno caratterizzate da musica, balli, esibizioni di artisti e giocolieri che renderanno lo scenario ancor più spettacolare. Tutto sarà accompagnato da gustose specialità gastronomiche. Dal 19 al 21 luglio 2019 “Overline Jam, il festival dei graffiti” A Baronissi (SA) Appuntamento con la street art internazionale presso il Parco della Rinascita Ogni anno, oltre 40 writers provenienti da tutta Italia e non solo, realizzano i nuovi graffiti coprendo quelli dell’edizione precedente, su una murata di 300 metri circa, sottostante il Convento francescano.

Dal 19 al 21 luglio 2019 “La Festa della Birra” A Torrella dei Lombardi (AV) Ai piedi del Castello Candriano, una tre giorni dedicati alla gastronomia, alla birra e alla musica, con tanti spettacoli dal vivo. Dal 19 al 21 luglio 2019 “La Festa Popolare della Tammorra” A Sessa Aurunca (CE) Tre giorni all’insegna della musica popolare e della tammorra. Nel corso dell'evento è prevista anche una degustazione di prodotti enogastronomici del territorio. Gli artisti di strada faranno da cornice e gruppi itineranti suoneranno in ogni angolo della città. Dal 19 al 21 luglio 2019 “La Sagra della Pasta Artigianale” A Omignano Scalo (SA) La kermesse gastronomica dedicata ai sapori tradizionali della cultura cilentana

Il 21 luglio 2019 “La Calata dell'Angelo” A Corbara (SA) Un evento che, tra fede e tradizione, coinvolge l'intero paese che si affida al suo santo protettore: San’Erasmo. Un figurante, vestito da angelo e sospeso in un cerchio d'acciaio, sarà calato lungo una teleferica che parte dal sagrato della chiesa dedicata al Santo e terminerà a valle. Dal 24 al 27 luglio 2019 “Ritorno al Borgo” a Castelnuovo Cilento (SA) Le vie del paesino cilentano ospiteranno gli stand degli artigiani locali che mostreranno la lavorazione dei metalli, l'arte del ricamo, la preparazione della lana filata a mano con il metodo antico e la creazione e produzione dei cesti in vimini.

Dal 24 al 28 luglio 2019 “La Sagra della Scazzatiello Castellese” A Castel San Lorenzo (SA) Un appuntamento tra storia, tradizione, musica e buon vino. Durante le serate si potranno degustare il piatto Principe della gastronomia Castellese, insieme ad altre specialità del territorio. Il 26 e il 27 luglio 2019 “Le Notti dei Mulini” A San Pietro al Tanagro (SA) Dal 26 al 28 luglio 2019 “Le Notti dei Briganti” A San Gregorio Matese (CE) La manifestazione rievoca un momento storico che vide protagonista le popolazioni delle regioni del Sud Italia insorgere contro i piemontesi.


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Arpa Campania Ambiente n.13/2019 by Arpa Campania Servizio Comunicazione - Issuu