ANALISI ARPAC
PRIMO PIANO
Viva le Universiadi, ma quante le difficoltà?
COMPLETATI TUTTI I CAMPIONAMENTI PROGRAMMATI IN MARE PER GIUGNO Le fioriture di microalghe non sempre compromettono la balneabilità. Il caso del litorale domitio
È incredibile quanto la presenza di giovani e volti provenienti da tutto il mondo possano arricchire una città, un Paese. Liguori a pag.2 NATURA & BIODIVERSITÀ
“Ansenum”, antichi semi per nuovi mercati L’ANSENUM è un progetto che ha come obiettivo la riduzione dell’impatto ambientale nel settore agricolo attraverso la promozione di un’agricoltura che abbia come scopo principale le produzioni di qualità e non di quantità. Pollice a pag.8
CNR
Stop alla mozzarella di bufala adulterata
Arpa Campania ha completato i campionamenti periodici in mare previsti dal calendario regionale per i controlli programmati sulla qualità delle acque di balneazione lungo l’intero litorale regionale, controlli che continueranno fino al 30 settembre. Resta inteso che permane l’attenzione di Arpac su ogni tipo di criticità o emergenza che dovesse insorgere durante l’intera stagione balneare. Per quanto riguarda il litorale casertano, gli ultimi prelievi effettuati a Sud della Foce del Volturno, lo scorso 19 giugno, hanno dato esiti favorevoli per i parametri batteriologici determinanti la balneabilità. a pag.6
Progetto Uninaquam, l’acqua di Ateneo buona da bere
La sfida dello sviluppo sostenibile in Campania
Lo scorso 26 giugno, presso l’ Aula Magna del Complesso Universitario di San Giovanni a Teduccio, alla presenza del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris e dei rappresentanti degli enti di controllo ARPAC e ASNA3 sud, il Rettore Gaetano Manfredi ha presentato il progetto Uninaquam.
Lo scorso 17 giugno si è svolto a San Vitaliano, alle porte di Nola, un convegno intitolato “Sviluppo sostenibile e benessere delle comunità: quali sfide per il futuro”, convegno promosso da Ambiente Spa presso la sede dell’azienda. Obiettivo dell’incontro, creare un dibattito sull’interconnessione tra le sfide della Green Circular...
Martelli a pag.6
Gaudioso a pag.7
L’architettura di Francisco Mangado
I cibi italiani rappresentano nel mondo un modello alimentare, espressione di una cultura che valorizza la qualità e la salubrità degli alimenti ed il loro legame alla terra di origine.
L’architetto spagnolo Francisco Mangado nato ad Estella, in Navarra, nel 1957 - è stato Visiting Professor presso la Graduate School of Design dell’Università di Harvard, Eero Saarinen Visiting Professor presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Yale...
Patrizio a pag.10
Palumbo a pag.12
AMBIENTE & DIRITTO
Protezione dei dati: la convenzione 108
AMBIENTE & CULTURA
AMBIENTE & TENDENZE
Carlo Curzio, medico e fisico salernitano
La storia di Francesca: eccellenza campana
Grandi Napoletani, grandi Campani
La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… Monsurrò a pag.16
Pensionamento Agostino Delle Femmine
De Crescenzo-Lanza pagg.14-15
Abbrunzo a pag.18
Presso il Dipartimento Provinciale Arpac di Caserta si è celebrata la cerimonia di saluto e ringraziamento al Dott. Agostino Delle Femmine - Dirigente Responsabile dell'U.O.C. Area Territoriale di Caserta - per l'entrata in quiescenza dopo diciannove anni di Servizio prestato per l'Agenzia con grande dedizione e nell'esclusivo interesse della comunità. Unitamente ai tanti colleghi intervenuti all’evento a lui va il saluto di stima del Direttore e della Redazione tutta di Arpa Campania Ambiente.
Viva le Universiadi a Napoli ma quanti i disagi e le difficoltà? Fabiana Liguori È incredibile quanto la presenza di giovani e volti provenienti da tutto il mondo possano arricchire una città, un Paese. Ma quando un imponente evento come le Universiadi si svolge in una città, bella e complicata, come Napoli, non è tutto oro quello che luccica. Se passeggiate in questi giorni nel capoluogo campano, sotto un sole rovente e una temperatura che non scende sotto i 30 gradi, potete rendervi ben conto di quali siano le reali condizioni in cui inciampa il capoluogo campano, nonostante i "preparativi" per le Universiadi siano in atto già da tempo. I disagi e le difficoltà che affliggono ogni giorno cittadini, turisti e adesso anche sportivi internazionali, sono palesi. E non facciamo retorica se parliamo, come ogni estate, dei cumuli di immondizia per strada, dei contenitori perennemente pieni, della puzza che inebria i passanti. Non facciamo retorica se parliamo degli inaccettabili stop della funicolare, delle sistematiche interruzioni della Linea 1 della Metropolitana e della Cirumvesuviana, indispensabili per collegare il centro e le periferie. Anche la gestione di queste criticità si rivela spesso del tutto inadeguata: qualche giorno fa, ad esempio, le tante persone che sono andate a prendere la Metro in Piazza Municipio, oltre alle serrande abbassate, non hanno trovato alcun cartello o indicazione circa la chiusura del sottopassaggio. Per questi utenti sarebbe stato
bello, ma solo perché ci sono le Universiadi si intende, trovare qualcuno lì, sul posto, che desse informazioni circa i tempi di ripristino del servizio o gli eventuali percorsi alternativi per raggiungere le mete desiderate. Ma questa è un'altra storia. Perché se a Napoli la metro si ferma, non si incrementano le corse degli autobus, anzi si ferma quasi tutto. Quella del trasporto pubblico su strada è un'altra brutta piaga. "Per le Universiadi, è stato attuato un nuovo piano per gli spostamenti e la sicurezza", ascoltando qualche giorno fa queste parole tutti hanno pensato: "che bello, magari grazie alle Universiadi torneremo ad usufruire dei servizi pubblici". Poi invece: strade chiuse, ztl e e piste ciclabili rimosse, corsie preferenziali per i bus degli atleti, aumento delle corse degli autobus in circolazione (ma dove?) e così via. Risultato? Un delirio, una paralisi delle arterie centrali della città e una situazione di esasperazione surreale. Neanche spostarsi senza la macchina è diventato più semplice o più veloce. Se avete poi la sfortuna di abitare o di avere un parente in periferia, allora rischiate brutte insolazioni in attesa del vostro Caronte, perchè se le misere energie di un'Azienda di trasporto pubblico (ANM), che da tempo mostra chiari segnali di inadeguatezza e incapacità nel rispondere anche alle più basiliari richieste dei cittadini partenopei, vengono veicolate verso i luoghi interessati dal grande evento, allora tutto quello che è fuori da quei luo-
ghi viene dimenticato, viene isolato. E se le strutture ricettive sono forse gli unici "vincitori" in fatto di prenotazioni ed introiti economici grazie sempre alla Universiadi, i commercianti scalciano, definendo il Piano attuato dal Comune un "Piano improvvisato e non concordato con le associazioni di categoria in occasione di un evento così importante. Un danno gravissimo per le attività turistiche e commerciali che per le prossime settimane rischiano di rimanere completamente immobilizzate". Difficile racchiudere in poco spazio i grandi disagi che si sono ma-
nifestati o i perenni disservizi che si sono amplificati in pochi giorni. In queste righe però non vogliamo far arrivare ai lettori un messaggio sbagliato: siamo onorati, come popolo partenopeo di avere a Napoli, le Universiadi 2019 perché si incastrano in maniera ineccepibile in una città "dove l'Università conta otto secoli di storia e dove lo sport si celebrava già duemilacinquecento anni fa", ciononostante siamo fermamente convinti che prima delle passerelle, delle celebrazioni, delle facciate e delle esaltazioni personali e politiche, ci sia bisogno, per
fare di un grande evento una ricchezza socio-culturale, economica e turistica per una città, di gestire e risolvere, per quanto possibile alcune storiche problematiche prima di "candidarsi all'accoglienza" di manifestazioni internazionali. E questo perché se da un lato tali problematiche sembrano oramai essere "sopportate" da un popolo quasi assuefatto, sfinito da tanta inefficienza, dall'altro è impensabile e ingiusto che tali carenze si manifestino così bruscamente anche a visitatori e turisti, offuscando la vera e profonda bellezza della città di Napoli.
RICONOSCERE IL CIBO NATURALE DA QUELLO INDUSTRIALIZZATO Due diverse regioni del cervello umano sono implicate in questo tipo di identificazione Rosario Maisto Il cibo è fondamentale nella nostra vita, per questo è di enorme importanza che le sue caratteristiche principali (è velenoso, buono o nutriente) vengano prontamente riconosciute. Grazie ad una particolare organizzazione della nostra memoria, due diverse regioni del cervello sono implicate nell’identificazione degli alimenti naturali rispetto a quelli processati, infatti, per riconoscere un frutto da un altro, il nostro cervello attiverà la nostra corteccia occipitale, invece, per un pezzo di pane o un bel piatto di pasta al sugo, entrerà in azione un’altra regione, chiamata giro temporale mediale. Regioni cerebrali diverse per cibi diversi, crudi in un caso e industrializzati e trasformati nell’altro, questo perché sono coinvolte due componenti della cosiddetta “memoria semantica”. Più in particolare, per identificare i cibi naturali come la frutta fresca, a lavorare le informazioni è la parte della memoria semantica dedicata ai sensi, in cui sono le caratteristiche sensoriali, come quelle visive o tattili, a portarci all’identificazione di un og-
getto; per quelli trasformati o cotti, invece, sono le regioni cerebrali associate alla memoria semantica per le caratteristiche funzionali, con la quale riusciamo a identificare un oggetto attraverso la funzione che gli associamo, come se, per i cibi cotti, il riconoscimento arrivasse attraverso il processo che ha subito, i suoi valori nutrizionali o le abitudini nel consumarlo. Nello specifico, identifichiamo la memoria semantica come un
grande e personale magazzino di informazioni su tutto ciò che sappiamo, incluse le proprietà sensoriali o astratte degli oggetti, questa ci permette di dare un nome ed un significato a ciò che abbiamo incontrato nel corso della nostra esistenza. Per mettere in relazione l’integrità della memoria semantica per le categorie di interesse e il volume cerebrale, è stata utilizzata una tecnica “morfometrica”, la Voxel Based Morphome-
try (VBM). Questa tecnica consente di mettere in relazione il punteggio ai test, in questo caso test semantici, con il volume del cervello, mettendo in luce quali sono le regioni che, se atrofizzate, corrispondono a punteggi bassi. I risultati confermano che per il riconoscimento di cibi naturali è cruciale l’integrità della dalla corteccia occipitale laterale, mentre il giro temporale mediale, implicato nella memoria semantica funzionale, è coinvolto nel riconoscimento di cibi trasformati. Questa ricerca fa pensare ad una connessione con tutte le varie zone celebrali, come se fosse un vero e proprio network responsabile del recupero e dell’integrazione delle informazioni sugli alimenti e che ci rende possibile interagire correttamente con essi, tipo quando li mangiamo o cuciniamo. Questo risultato è interessante per i possibili legami con risvolti clinici, di fatto, tra i sintomi più frequenti di alcune malattie neurodegenerative, ci sono i disturbi del comportamento alimentare, e questo studio pone le basi per indagare il ruolo che la memoria semantica gioca in questi comportamenti.
I PARCHI PER IL CLIMA E LA BIODIVERSITÀ, LA CAMPAGNA DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE Al via un maxifondo per ridurre le emissioni di CO2 e combattere i cambiamenti climatici Rosa Funaro “Parchi per il clima e la biodiversità” è la nuova campagna del Ministero dell’Ambiente che coinvolge i parchi nazionali d’Italia. Il Ministero, con le due direzioni Clima ed energia e Protezione Natura, mette a disposizione dei ventitrè polmoni verdi presenti sul territorio ben 85 milioni di euro da destinare ad interventi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e di adattamento ai cambiamenti climatici. I parchi che vorranno aderire all’iniziativa, dovranno entro il 2 agosto 2019 presentare progetti per interventi di efficienza energetica degli immobili propri e dei comuni
inseriti nel perimetro del parco, impianti di piccola dimensione di produzione di energia da fonti rinnovabili, infrastrutture e servizi di mobilità sostenibile, riforestazione e rimboschimento. Si tratta di un programma ambizioso, in perfetta linea
con l’idea del Ministro Sergio Costa di rendere l’Italia un “paese parco”: “Da oggi con questa iniziativa i parchi nazionali contribuiranno attivamente alla strategia per mitigare i cambiamenti climatici. Ecco che gli impegni interna-
zionali dell’Italia diventano pianificazioni concrete e proprio a partire dai polmoni verdi del Paese. Sarà sempre più vantaggioso vivere in un parco, sarà sempre più piacevole farlo e più sostenibile. È un altro mattoncino del nostro grande progetto green”, commenta il ministro. Tra gli interventi promossi: opere per il contenimento del rischio di esondazione, rinaturazione delle aree costiere attraverso il ripristino delle dune, interventi per il ripristino di habitat, ecosistemi e biodiversità soprattutto nelle zone più fragili, conversione degli immobili con efficientamento energetico, acquisto di auto e motoveicoli ibridi ed elettrici per spostamenti di
servizio, biciclette a pedalata assistita per gli enti parco, realizzazione di nuove piste ciclabili e aree di sosta di sharing mobility e ancora: potenziamento dei serbatoi forestali, interventi con tecniche selvicolturali e incremento delle piantagioni, finalizzati alla conservazione e valorizzazione degli habitat forestali della rete Natura 2000. L’augurio è che questa opportunità sia recepita e colta da tutti o quasi i destinatari della campagna affinché loro stessi diventino protagonisti di un impegno comune per preservare con concretezza e perseveranza l’enorme patrimonio naturalistico che caratterizza la penisola.
Dissesto idrogeologico in Italia: approvato il ddl “CantiereAmbiente” Meno burocrazia e affiancamento del Ministero alle regioni nella programmazione degli interventi Giulia Martelli È stato approvato qualche giorno fa in via definitiva dal Consiglio dei Ministri (dopo il via libera all’unanimità della Conferenza delle Regioni), il ddl “Cantiere ambiente” (“Disposizioni per il potenziamento e la velocizzazione degli interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico e la salvaguardia del territorio”). Già il titolo del decreto è tutto un programma: l’idea di cantiere dà infatti contezza di quanto la difesa del suolo rispetto a fenomeni di dissesto sia una materia in continua evoluzione, che ha visto coesistere nel tempo la titolarità delle azioni in capo alle Regioni, ad una struttura di missione e ad una cabina di regia interministeriale con talvolta dei rallentamenti dovuti alla pluralità dei passaggi amministrativi. Purtroppo, il dissesto idrogeologico costituisce una vera e propria piaga: secondo i dati Ispra nel 2017 era a rischio il 91% dei comuni italiani (88% nel 2015), con oltre 3 milioni di nuclei familiari residenti in queste aree ad alta
vulnerabilità. Complessivamente, il 16,6% del territorio nazionale è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni (50 mila km2) e sono oltre 7 milioni le persone che risiedono nei territori vulnerabili. In nove Regioni (Valle D'Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria) il 100% dei comuni è a rischio. L'Abruzzo, il Lazio, il Piemonte, la Campania, la Sicilia e la Provincia di Trento hanno percentuali di comuni a rischio tra il 90% e il 100%. Ciò ha spinto il Ministro Sergio Costa a volere fortemente questo provvedimento che realizza gli obiettivi indicati nel Piano per la mitigazione del rischio idrogeologico “Proteggi Italia”, consentendo di spendere i 6,5 miliardi di euro che costituiscono il Piano Marshall contro il dissesto. Nel dettaglio: il ministero dell’Ambiente anticipa il 30% dei fondi alle regioni per gli interventi programmati, con risorse anche per la progettazione, fino a 135 milioni di euro. Nasce una specifica segreteria tecnica per seguire la
realizzazione delle opere e viene istituita una nuova figura professionale: il “green manager”, dirigente o funzionario che dovrà assicurare l’attuazione delle politiche ambientali con riferimento a piani di mobilità sostenibili, efficientamento energetico nelle pubbliche amministrazioni, riduzione degli imballaggi, raccolta differenziata dei rifiuti. “Sono questi i cantieri che aiutano davvero il Paese – ha affermato il mini-
stro Costa. Con ‘CantiereAmbiente’ stiamo dando il via al piano di realizzazione di opere per svariati miliardi di euro. Un lavoro costruito in questi mesi insieme alle regioni e ai soggetti coinvolti nella progettazione e nella programmazione. Il ministero è al loro fianco e al contempo farà da pungolo e da controllore. Adesso – ha continuato il Ministro - non ci sono più alibi: bisogna rafforzare gli argini,
proteggere le città, mitigare il dissesto. Affinché non ci siano più emergenze. Serve un’azione coordinata e veloce anche perché a causa del cambiamento climatico i fenomeni piovosi sono sempre più violenti e repentini. Non possiamo vivere in balia del meteo. Dobbiamo agire subito e finalmente c’è lo strumento giusto. Adesso spero che il Parlamento approvi il provvedimento nel minor tempo possibile”.
La quarta edizione del Premio GreenCare 2019 Quest’anno una risposta straordinaria dalle scuole sui temi ambientali Alla ricerca del verde perduto: questo l’assunto principale su cui si basa il Premio Green Care, giunto alla sua quarta edizione e che viene assegnato ogni anno a chi è impegnato a creare, curare, innovare, tutelare e valorizzare un’area verde – giardino, parco, aiuola, terrazzo – pubblico o privato, attraverso: l’implementazione del verde con nuove piantumazioni, l’attuazione di iniziative tese a migliorarne la fruizione, anche con la creazione di modelli gestionali innovativi, l’introduzione di opere d’arte contemporanea e/o elementi di arredo di design. Il premio stesso, una “Lancia Foglia” (foto) coniuga ambiente e solidarietà, si tratta, infatti, di un oggetto di design realizzato con
materiali riciclati da “L’Avventura di latta”, un laboratorio di artigianato creativo con gli immigrati africani, attivo a Napoli nella Chiesa del Rifugio in via dei Tribunali. Benedetta de Falco, presidente dell’Associazione Premio GreenCare, ha
evidenziato che la novità di questa edizione è stato lo scambio con le scuole dalle quali sono arrivate risposte straordinarie mettendo in luce grande vivacità e voglia di lavorare sui temi ambientali. Il GreenCare 2019 ha riconosciuto premi al-
l’Istituto Don Bosco – Verdi di Qualiano e al Centro Studi Interdisciplinari Gaiola Onlus per il Parco Archeologico della Gaiola (categoria Curatori del verde pubblico) sottratto dopo un trentennio al degrado e all'abbandono, è stato restituito nel 2010 alla comunità grazie ad un progetto di valorizzazione che rappresenta un esempio interessante e riuscito di dialogo tra natura, paesaggio e archeologia; a Retake Napoli (Associazione impegnata nel verde); al Giardino di Babuk di Napoli (cura del verde privato); al Parco termale Negombo di Ischia (Arte Contemporanea in un giardino). Menzione speciale per i Giardini Pensili del Palazzo Reale di Napoli, ripristinati e visitabili dopo un at-
tento lavoro di restauro. Assegnate inoltre le Medaglie della Riconoscenza civica ai cittadini impegnati in azioni “green” e riconoscimenti anche per i docenti che hanno partecipato al GreenCare School, che ha coinvolto oltre 2.200 ragazzi delle scuole dell’Area Metropolitana di Napoli. Infine, il Premio Speciale GreenCare 2019 è andato ad Eugenia Carfora, dirigente scolastico dell’Istituto Superiore “Morano” di Caivano, che ha sfidato l’illegalità nel Parco Verde per ripristinare le condizioni di decoro delle aree verdi di pertinenza della scuola, lottando anche per liberare l’uscita di sicurezza ostruita dalla vegetazione e resa inaccessibile persino da scooter rubati. G.M.
SUMMER VACATION DESTINATIONS REPORT 2019 Secondo Tripadvisor gli italiani preferiscono l’Isola d’Elba in Italia e Creta all’estero Alessia Esposito Stilata la classifica delle mete per quest’estate 2019, la “Summer Vacation Destinations Report 2019”, incrociando dati sull’interesse mostrato dalle ricerche e dalle prenotazioni per le prossime vacanze. Da un sondaggio condotto da Tripadvisor su 4700 persone emerge che il 33% investirà un budget superiore a quello del 2018 (per trasporti, alloggio e ristoranti) e per il 40% le vacanze saranno più lunghe dell’anno precedente. Ad aumentare è anche l’attenzione dei viaggiatori per la responsabilità ambientale e la sostenibilità: il 62% ha dichiarato che quest’estate sarà maggiormente impegnato nel riciclo corretto e il 49% a verificare di non aver abbandonato rifiuti nella natura. Il 32% valuterà l’impatto ambientale della scelta del mezzo di trasporto e il 26% preferirà hotel eco friendly. Questa la top ten delle mete italiane scelte dagli italiani stessi con una piccola indicazione su cosa non perdere: 1) Isola d’Elba con il suo percorso di trekking GTE, la Grande Traversata Elbana, che si conferma al primo posto; 2) Rimini, che sale dal terzo al secondo posto, con il suo Tour dedicato a Fellini tra piazze e strade; 3) Riccione (che conquista sei posi-
zioni in più rispetto al 2018) con l’Ospedale delle Tartarughe; 4) Vieste (+ 4 posizioni) con la sua Oasi Archeologica Naturalistica Necropoli – La Salata; 5) Isola d’Ischia (+ 5 posizioni) con i Giardini la Mortella, in stile mediterraneo con contaminazioni tropicali, e i Giardini Ravino dedicati alle piante grasse; 6) Villasimius (che perde una posizione rispetto al 2018) con le Colline del Vento alla scoperta dei vigneti; 7) Ricati (anch’essa – 1 rispetto allo scorso anno) con Faro di Capo Vaticano, non visitabile in sé, ma che gode di un terrazzamento panoramico meraviglioso; 8) Roma, con le sue bellezze che non hanno bisogno di presentazioni, è una new entry della classifica; 9) San Vito Lo Capo (che perde 5 posizioni rispetto al 2018) con il sentiero di Monte Monaco; 10) Ugento (- 8 posizioni) con la Cripta del Crocifisso da vedere dopo essersi tuffati nello splendido mare di questa destinazione. Ma non solo Bel Paese. Tripadvisor ha stilato anche la top ten delle mete internazionali 2019 preferite dai nostri connazionali: 1) Creta (che guadagna 2 posizioni rispetto al 2018) con Loutro, il meraviglioso borgo di pescatori a cui è possibile accedere solo via barca;
2) Maiorca (anch’essa + 2 posizioni) con il Parc Natural de Mondrago, paradiso delle spiagge; 3) Santorini (che scende di due posizioni) con Pygros, un villaggio al riparo dalla massa dei turisti che affollano l’isola; 4) Ibiza (che scende di due posizioni rispetto allo scorso anno) con il caratteristico Mercadillo Las Dalias; 5) Rodi, con la sua Spiaggia di Agathi, si conferma stabile al quinto posto 6) Minorca, new entry con la Cova d'en Xoroi, una grotta naturale che è anche location di aperitivi in musica 7) Londra, che sale di una posizione
rispetto al 2018, con la sua Little Venice, una piccola Venezia vicino al centro città; 8) New York (che scende di una posizione rispetto al 2018) che tra i tanti punti di interesse vede svettare la New York Public Library tra le preferenze registrate; 9) Sharm El Sheik, che entra quest’anno in classifica, con il suo Farsha Café, incredibile per la posizione e per le terrazze arredate in stile beduino 10)Parigi (- 1 rispetto al 2018) con Le Quartier de la Butte Aux Cailles a Paris, quartiere dalle case colorate. Non resta che partire!
Legambiente e Touring Club Italiano
IL MARE PIÙ BELLO D’ITALIA È QUELLO DEL CILENTO La Campania sulla vetta del podio dei mari più belli d’Italia per questo 2019. Lo rivela la classifica annuale di Legambiente e Touring Club Italiano che collocano al primo posto Pollica (Sa) come capofila dei comuni del Cilento Antico con un Tirreno limpido e pulito. Segue il litorale della Maremma guidato da Castiglione della Pescaia (Gr) Subito dopo la Baronia di Posada (Nu) e il Parco di Tepilora, il Litorale di Chia con Domus De Maria (Sud Sardegna), Baunei (Nu), l’Alto Salento Jonico con Nardò (Le), la Planargia con Bosa (Or), la Costa d’Argento e l’Isola del Giglio (Gr), le Cinque Terre guidate da Vernazza (Sp), l’isola di Pantelleria (Tp), la Gallura Costiera e l’area marina protetta di Capo Testa
Punta Falcone guidata da Santa Teresa di Gallura (Ss), la Costa del Mito e l’area marina protetta degli Infreschi e della Masseta con San Giovanni a Piro (Sa), la salentina Melendugno (Le), il Parco agrario degli Ulivi secolari con Polignano a Mare (Ba), la costa di Trapani con San Vito lo Capo (Tp) e l’isola di Ustica
(Pa). I criteri utilizzati per l’assegnazione delle “vele” (da 1 a 5)sono divisi in due macrocategorie: qualità ambientale e qualità dei servizi. I dati sono stati raccolti da Legambiente e poi incrociati con valutazioni espresse dai Circoli locali e dall’equipaggio della Goletta Verde. Tra le regioni è la Sardegna
che si aggiudica il maggior numero di bandiere a 5 vele, con ben cinque comprensori premiati, poi Sicilia e Puglia con tre comprensori che hanno ottenuto il massimo delle vele, mentre due comprensori a 5 vele per la Toscana e per la Campania (oltre il Cilento Antico anche la Costa del Mito, sempre in provincia di Salerno). Un nuovo indicatore, inoltre, permette di indicare i comuni “plastic free”, ovvero quelli che hanno istituito pratiche per la riduzione dei rifiuti di plastica monouso sul proprio territorio. In Campania sono quelli di Castellabate (Sa), Pollica (Sa), Capri (Na), Ischia (Na). Il Presidente del Touring Club Italiano, Franco Iseppi, afferma che la guida “è anche, anzi soprattutto, un vaglio ri-
goroso dello stato di salute dei nostri mari. Ne risulta non una classifica, ma una mappatura geografica che fotografa le straordinarie ricchezze dei nostri mari e dei nostri laghi e segnala le buone pratiche ambientali, amministrative, turistiche che contribuiscono a conservarle e a farle conoscere. Un contributo, speriamo, all’anima attiva e green che sempre più spazio sta conquistando nella nostra società. Il tema delle coste ripropone una grande opportunità di sviluppo turistico, laddove si può trovare un rapporto virtuoso tra coste ed entroterra, perché è la condizione ideale per uno sviluppo sostenibile dell’intero territorio e per una pratica turistica che sia esperienziale, personale e sostenibile”. A.E.
Progetto Uninaquam, l’acqua di Ateneo buona da bere Lo scorso 26 giugno, presso l’ Aula Magna del Complesso Universitario di San Giovanni a Teduccio, alla presenza del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris e dei rappresentanti degli enti di controllo ARPAC e ASNA3 sud, il Rettore Gaetano Manfredi ha presentato il progetto Uninaquam. Partito nel 2016, lo studio ha previsto il censimento delle strutture dell’Ateneo federiciano seguito da un monitoraggio capillare negli ultimi due anni della qualità dell’acqua di rete erogata al pubblico (studenti e dipendenti) secondo quanto previsto dalla legislazione in materia di acque destinate al consumo umano (DLgs 31/01 e ss.mm.ii.). A tale scopo il laboratorio “ACE - Analytical Chemistry for the Environment” dell’Università degli Studi di Napoli Federico II,
interno al Dipartimento di Scienze Chimiche (già Istituto Chimico della Regia Università di Napoli, già Dipartimento di Chimica “Paolo Corradini”) e afferente al CeSMA - Centro Servizi Metrologici e Tecnologici Avanzati dell’Ateneo federiciano, certificato UNI EN ISO 9001 e accreditato UNI CEI EN ISO/IEC 17025 diretto dal prof. Marco Trifuoggi ha implementato, in collaborazione con la Ripartizione Prevenzione e Protezione dell’Ateneo Federiciano, il sistema di autocontrollo per la verifica puntuale e continua delle caratteristiche qualitative dell’acqua negli edifici dell’Ateneo secondo quanto previsto dal D.Lgs. 31/01 e ss.mm.ii. I valori ottenuti dalle analisi chimico-fisiche sono risultati conformi a quelli di legge nel 100% dei casi e spesso di gran
lunga al di sotto dei valori massimi ammissibili. Il buon esito delle attività di autocontrollo e la conformità dell’acqua erogata alle leggi vigenti hanno suggerito di implementare fontanini pubblici per la distribuzione di acqua potabile agli utenti negli spazi di maggiore frequentazione delle varie sedi dell’Ateneo in collaborazione con ABC Napoli. A rendere ancora più unico il progetto la possibilità di visualizzare i risultati delle analisi periodiche eseguite ai vari punti di distribuzione mediante una semplice scansione con il cellulare di un QR-Code riportato sull’etichetta di potabilità apposta sulle fontane; in questo modo l’utente può avere rapidamente contezza delle caratteristiche chimico fisiche e della qualità dell’acqua che sta bevendo. G.M.
Completati i campionamenti programmati in mare per il mese di Giugno: sintesi dei risultati Le fioriture di microalghe non sempre compromettono la balneabilità. Il caso del litorale domitio Arpa Campania ha completato i campionamenti periodici in mare previsti dal calendario regionale per i controlli programmati sulla qualità delle acque di balneazione lungo l’intero litorale regionale, controlli che continueranno fino al 30 settembre. Resta inteso che permane l’attenzione di Arpac su ogni tipo di criticità o emergenza che dovesse insorgere durante l’intera stagione balneare. Per quanto riguarda il litorale casertano, gli ultimi prelievi effettuati a Sud della Foce del Volturno, lo scorso 19 giugno, hanno dato esiti favorevoli per i parametri batteriologici determinanti la balneabilità. Lungo questo tratto di costa, durante le attività in mare sono state rilevate due strisce di schiuma, la prima a sud della Foce del Volturno e l’altra in corrispondenza della Darsena Coppola in area permanentemente vietata alla balneazione. Le due strisce di colore bianco con sfumature marroni si estendevano verso il largo per una lunghezza di circa 400 metri. Al fine di verificare la natura di tali fenomeni sono stati effettuati campionamenti emergenziali con analisi aggiuntive per la ricerca di tensioattivi, per la tipizzazione del fitoplancton e per la conformità batte-
riologica. Dall’esame dei risultati si evince che la schiuma rilevata in prossimità della foce del Volturno non ha evidenziato alcuna situazione anomala, mentre nel secondo caso, nelle schiume presenti in corrispondenza della Darsena Coppola, in prossimità della Foce dei Regi Lagni, sono stati superati i valori limite dei parametri batteriologici indicatori di inquinamento fecale ed è stata riscontrata una concentrazione molto elevata, dell’ordine di decine di milioni di cellule/litro, di microalghe appartenenti alla classe delle Euglenoficee. Queste microalghe, non tossiche, sono tipiche di acque dolci molto ricche di sostanza organica dove, in opportune condizioni, possono dar luogo a fioriture
di colore verde o rosso. Relativamente alle acque di balneazione della Provincia di Napoli si sono avuti superamenti dei valori limite nelle acque adiacenti il Collettore di Cuma (nel Comune di Pozzuoli). Nel Comune di Napoli, invece, nelle acque prospicienti via Partenope, è stato registrato in un prelievo emergenziale, effettuato per la presenza di schiuma, uno sforamento dei limiti microbiologici con assenza di tensioattivi.Una situazione che dovrebbe destare particolare attenzione è, invece, quella riscontrata ad Ischia (nel Comune di Serrara Fontana) dove, nella località di Sant’Angelo, permane ormai dal 10 giugno una situazione di non conformità dei parametri microbiologici nei numerosi prelievi effettuati. Sono in corso ulteriori indagini da condurre (in collaborazione con l’amministrazione locale) al fine di individuare e rimuovere le cause che hanno determinato l’inquinamento fecale di tali acque. Lungo la costa della Provincia di Salerno, sono stati rilevati superamenti dei valori batteriologici nei Comuni di Battipaglia, Pontecagnano, Cetara e Ravello. Per le acque afferenti ai due primi comuni permangono le criticità relative alla vicinanza delle Foci dei
fiumi Tusciano e Picentino, mentre le acque dei due Comuni della costiera amalfitana risentono ancora, probabilmente, delle abbondanti piogge che hanno caratterizzato il mese di maggio. Da una analisi dei valori ottenuti, è possibile notare che è stata posta molta attenzione sulle acque del litorale domitio-flegreo, dove il mare ha effettivamente assunto una colorazione anomala, in seguito a consistenti fenomeni di fioriture microalgali, ma nello stesso tempo non sono state registrate particolari criticità dal punto di vista sanitario. Al contrario, in acque all’apparenza trasparenti, come sono tipicamente quelle dell’isola di Ischia, è emersa una sensibile criticità, determinata con molta probabilità da fatti accidentali, che non ha destato la dovuta attenzione. Arpac, nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, nel rispetto delle normative vigenti di settore, continuerà la sua attività di controllo a tutela della salute dei bagnanti, garantendo una corretta informazione attraverso il proprio sito istituzionale e l’app sulla balneazione scaricabile sui dispositivi mobili.
Convegno a San Vitaliano con l’ex ministro Edo Ronchi e il vicepresidente della Regione Fulvio Bonavitacola
La sfida dello sviluppo sostenibile in Campania La differenziata è importante ma non basta. L’economia circolare ha bisogno di impianti Anna Gaudioso Lo scorso 17 giugno si è svolto a San Vitaliano, alle porte di Nola, un convegno intitolato “Sviluppo sostenibile e benessere delle comunità: quali sfide per il futuro”, convegno promosso da Ambiente Spa presso la sede dell’azienda. Obiettivo dell’incontro, creare un dibattito sull’interconnessione tra le sfide della Green Circular Economy e la loro effettiva attuazione a livello locale e globale. Il convegno, realizzato con il coordinamento tecnico-scientifico dell’associazione Achab Med, è stato preceduto in mattinata dallo spettacolo teatrale per bambini “Alice oltre lo spreco”, un racconto che ha offerto alla platea di ragazzini dai 7 ai 12 anni ricchi spunti di riflessione su temi legati allo spreco alimentare ed alla raccolta differenziata, con i giovani spettatori allietati anche da una gustosa ed “ecologica” merenda. Un modo per sottolineare che le sfide per il futuro passano per lo sviluppo sostenibile e il benessere delle comunità. Ricco il parterre di relatori: Angelo Bruscino, direttore generale della Green Energy Holding; monsignor Francesco Marino, vescovo della diocesi di Nola;
Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 30 giugno 2019 - Anno XV, N.12 Edizione chiusa dalla redazione il 1 luglio 2019 DIRETTORE EDITORIALE
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Edo Ronchi di Fondazione per lo sviluppo sostenibile; Bruno Rossi della Green Energy Holding; Lorenzo Nannariello, manager di Tetra Pak Italia; Francesco Guido di Intesa San Paolo; Maria Teresa Imparato, presidente di Legambiente Campania; e Fulvio Bonavitacola, vicepresidente della Giunta Regionale della Campania. A moderare il convegno il direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano. Tanti i temi affrontati nel corso del confronto, dalla green alla circular economy, dalle motivazioni per limitare al massimo l’utilizzo di risorse non rinnovabili all’importanza dell’impegno da parte di aziende e mondo della finanza per accelerare il cosiddetto “decoupling”, il “disaccoppiamento” tra crescita economica e pressione ambientale, favorendo lo sviluppo dei territori e la loro resilienza (capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento). «Le imprese – ha sottolineato Bruscino, direttore generale della Green Energy Holding, azienda leader nel recupero di materia prima derivante dalla raccolta differenziata – sono la frontiera più avanzata dell’economia circolare, quelle che materialmente si impegnano ai massimi livelli per trovare soluzioni tra un presente che non ci piace ed un futuro che vorremmo realizzare già oggi». Lorenzo Nannariello di Tetra Pak Italia ha parlato della sostenibilità, ritenuta una priorità strategica che ha guidato alla continua innovazione dei prodotti, consentendo all’industria alimentare soluzioni e sistemi di confezionamento efficienti, sicuri e sempre più a ridotto impatto ambientale. «Stiamo affrontando con grande impegno il percorso verso un’economia circolare a basse emissioni di CO2 – ha detto il manager – e proprio per questo in Italia abbiamo da anni assunto un ruolo attivo nella promozione della raccolta differenziata delle confezioni Tetra Pak in collaborazione con gli Enti locali, con Comieco e le realtà industriali della filiera di selezione e riciclo, al fine di aumentare il tasso di riciclo di questi imballaggi. La valorizzazione delle confezioni Tetra
Pak post consumo è un esempio concreto di come la collaborazione tra aziende della filiera può contribuire allo sviluppo di modelli vincenti di economia circolare». Le considerazioni di Edo Ronchi, presidente di Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile mettono in primo piano la qualità dell’ambiente. «L’economia che punta sulla qualità ambientale, sul riciclo, sulle basse emissioni di carbonio e gas serra», ha detto l’ex ministro dell’Ambiente, «è una economia che offre occasione di investimenti, di nuove attività e nuova occupazione e quindi opportunità. Per l’Italia è un’occasione storica straordinaria».
È intervenuta, poi, Maria Teresa Imparato, presidente di Legambiente Campania secondo cui «l’economia circolare in Campania ha bisogno degli impianti, altrimenti diventa soltanto truffa. Impianti che però sono visti come mostri dai cittadini. Abbiamo bisogno perciò di percorsi partecipati per la realizzazione di questi impianti di compostaggio e di digestione anaerobica in Campania». Per finire, il vicepresidente della Giunta Regionale della Campania Fulvio Bonavitacola ha affermato che «la prima sfida è sicuramente quella rappresentata dalla raccolta differenziata. Ma la differenziata non è ancora economia circolare. Quest’ultimo è un concetto che riguarda il modello di sviluppo e la capacità di recuperare il materiale che utilizziamo. Una corretta raccolta differenziata significa innanzitutto evitare discariche e nuovi termovalorizzatori. Dobbiamo lasciarci alle spalle come Campania una eredità negativa che ha ferito questa regione e ne ha danneggiato l’immagine. Siamo sulla strada giusta», ha concluso l’esponente dell’esecutivo regionale con delega all’Ambiente. «Abbiamo approvato una legge di riordino sul ciclo dei rifiuti, abbiamo responsabilizzato i Comuni superando la fase dei commissariamenti, ed abbiamo voluto un piano rifiuti che fa scelte ambientaliste».
Dibattito sulle criticità dell’ambiente costiero Il contributo di Ispra e Arpa Campania Arpac è stata uno degli enti partner del primo Convegno nazionale sugli ambienti marino-costieri, che si è tenuto a Napoli, nel complesso monumentale di San Domenico Maggiore, il 19 e il 20 giugno scorsi. L’evento, promosso dal gruppo di ricerca Manas e introdotto dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris, è stata un’occasione di confronto tra ricercatori impegnati sulle criticità degli ambienti marino-costieri, soprattutto in riferimento al contesto italiano e in particolare a quello campano. Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente ha fornito il suo contributo al dibattito, con la presenza del commissario straordinario dell’Arpa Campania, Stefano Sorvino, tra i rappresentanti istituzionali che hanno introdotto i lavori, e inoltre con Elena Romano, ricercatrice Ispra, che ha presentato i risultati di un lavoro sugli effetti dell’attività antropica sull’ambiente marino-costiero: lavoro che si basa su indagini effettuate nell’ex area industriale di Bagnoli. I dati Arpac sulla qualità
delle acque di balneazione campane sono stati richiamati da diversi relatori, tra cui il professore Massimiliano Lega dell’Università di Napoli Parthenope, che è intervenuto sul tema della rilevazione delle criticità ambientali nelle acque costiere attraverso l’utilizzo di dispositivi aerei e sensori avanzati. Ad accompagnare il docente, il suo collega John Kosmatka della University of California di San Diego, un esperto dell’utilizzo di droni per i monitoraggi ambientali.
Ansenum, antichi semi per nuovi mercati Il recupero dei vecchi ecotipi per ridurre l’impatto ambientale Tina Pollice L’ANSENUM è un progetto che ha come obiettivo la riduzione dell’impatto ambientale nel settore agricolo attraverso la promozione di un’agricoltura che abbia come scopo principale le produzioni di qualità e non di quantità. Finanziato con i fondi psr Regione Campania 2014-2020 (intervento 16.5.1 “Azioni congiunte per la mitigazione dei cambiamenti climatici e l’adattamento ad essi e per pratiche ambientali in corso”. Essendo l’agricoltura e le eccellenze campane asset strategici della Regione Campania, leader a livello mondiale per la produzione vitivinicola, dei limoni, dei tanti prodotti tipici e dell’enogastronomia, resta inderogabile adottare misure di sviluppo e di supporto attraverso l’utilizzo di fondi regionali, nazionali e/con l’impiego mirato dei Fondi Europei. La straordinaria presenza di 4 centri vulcanici Roccamonfina, Campi Flegrei, Ischia ed il Vesuvio, unitamente al clima mediterraneo, hanno da sempre reso la Campania “felix” perché terra molto fertile, caratterizzandone la spiccata vocazione per l’orticoltura. E proprio per le quantità prodotte, la Campania detiene il primato della produzione orticola nazionale e, soprattutto in nome della
Nasce la bio-birra L'idroluppolo cambierà il modo di produrre Anna Paparo qualità, si rivendica l’importanza della tipicità che è il vero valore. Puntare su di un’agricoltura di qualità ha un duplice effetto: innanzitutto significa utilizzare metodi naturali e non quelli dell’agricoltura intensiva, inoltre, essa può essere praticata anche in luoghi morfologicamente “disagiati”, ostici, e su ridotte estensioni di terra in cui non è sostenibile un’agricoltura di grandi quantità. Ed è proprio tra le finalità del progetto ANSENUM riportare la produzione agricola su terreni, oggi, considerati marginali e tenuti in stato di semiabbandono o abbandono con conseguenti impatti ambientali tremendi. Pensare ad un’agricoltura i cui terreni fertili consentono l’utilizzo di genotipi autoctoni non potrà che avere una ricaduta positiva per l’ambiente e, non solo, al contempo le tecniche di coltivazione utilizzate dovranno essere mutuate dalla cultura contadina
delle vecchie generazioni, innescando meccanismi di riattivazione di comunità locali. Le criticità che il progetto ANSENUM affronta risiedono nel fatto che i contadini non usano più vecchi ecotipi sebbene la Campania ne sia tra i maggiori detentori. Puntare sulla rintracciabilità, sulla qualità e sulla tutela del prodotto “tipico”, significa garantire il mantenimento della biodiversità oltre che garantire un volano di rilancio dell’economia locale. Il territorio oggetto del progetto ANSENUM è il Parco dei Monti Lattari dove attraverso un attento e virtuoso modello di agricoltura si tenterà il recupero e la valorizzazione di produzioni, tipiche e di pregio, quasi scomparse perché sostituite da ibridi di elevata capacità produttiva, ma, scarsamente caratterizzate da pari qualità organolettiche quali il pomodoro “fiaschello”, il latte vaccino e l’uva “di Sabato”.
La birra diventa anche lei amica dell'ambiente. Grazie ad una startup made in Italy, la bevanda più famosa al mondo sarà eco e a impatto zero sull'ambiente, rendendo ancora più redditizi i guadagni per i coltivatori dell'ingrediente base, ovvero il luppolo. L'idea nasce precisamente a Terracina, grazie ad un gruppo di giovani che ha visto riuniti laureati in ingegneria e ricercatori in agraria che hanno avviato una coltura sperimentale idroponica (“fuori suolo”) proprio di luppolo. In pratica, il nuovo ingrediente è stato ribattezzato “idroluppolo”. Come ha ben spiegato l’amministratore delegato Alessio Saccoccio, ci troviamo di fronte ad una coltura che non richiede la presenza di terra, in quanto la pianta cresce quattro volte di più nel suo substrato, permettendo di produrre il quadruplo rispetto al solito e dimezzando, di conseguenza, i consumi, o meglio, gli sprechi di acqua. E continua a spiegare “i raccolti sono due l'anno così da assicurare maggiore redditività anche alla filiera agricola e con l'impiego delle serre sarà possibile mettere da parte gran parte dei timori per il mal tempo”. Da dove ha preso spunto il team italiano? Ascoltando il racconto di amici che hanno aperto un microbirrificio a Londra con grandi difficoltà per reperire luppolo di qualità, si è accesa la lampadina al gruppo di neo imprenditori agricoli. Ed è subito “Eureka!” Nasce l'idroluppolo, superando qualsiasi criticità. È stato, quindi, portato avanti un test su 100metri quadri che ha superato a pieni voti la prova del primo raccolto con la fornitura a chilometro zero per un birrificio pontino. Ma il gruppo non vuole fermarsi di certo qui. Si sogna in grande: si vuole avviare, infatti, una rete di imprese per il luppolo, prodotto cento per cento italiano. Partendo dal presupposto che il 97% dell'ingrediente per eccellenza, usato dai birrifici nazionali, è importato, con acquisti concentrati su tre varietà USA e una tedesca per un valore che si aggira intorno ai 300 milioni di euro l'anno, i ragazzi vorrebbero arrivare sul mercato nazionale e internazionale. La loro idea ha, comunque, già vinto premi e riconoscimenti da parte della Regione Lazio e grazie al social Facebook si è avviata un'iniziativa di crowdfunding. Si stanno cercando anche parthner per l'Africa, dove ci sono aree con la fascia climatica ideale proprio per la loro creatura. E scherzandoci su, non hanno bisogno dell'inverno “perché facciamo un letargo non indotto dalla pianta ma a temperature comprese tra i 14 e i 30 gradi”.
UN BOSCO CI CURA E CI MIGLIORA Il “forest bathing” è nato in Giappone ma si sta diffondendo rapidamente in tutto il mondo Ilaria Buonfanti Viviamo in un mondo sempre più tecnologico e digitale, dove l’intelligenza artificiale è ormai assoluta realtà, i ritmi sono veloci, le giornate intense e piene di impegni, il cellulare è diventata una nostra appendice della quale non riusciamo a fare a meno. Però, fortunatamente aggiungerei, negli ultimi anni si sta osservando una lieve controtendenza, l’uomo cerca la semplicità ed un ritorno alle origini. E allora vai in un bosco. Cammina lentamente. Respira. Sono questi i principi tanto semplici quanto efficaci del Shinrin-yoku o “forest bathing”, una pratica diffusa in Giappone e in larga parte dell’estremo Oriente, inserita a pieno titolo tra i pilastri della medicina preventiva. Nel paese più tecnologico del mondo, i medici hanno iniziato a consigliare ai propri pazienti di mollare pc e smartphone e di prendersi un’ora per farsi un bagno di bosco. Ovvio? In realtà c’è molto di più di quello che sembra, tanto che numerosi studi
scientifici hanno sì dimostrato che una passeggiata rilassante abbatte lo stress e diminuisce la pressione alta, ma non solo. Gli alberi, infatti, rilasciano dalle foglie sostanze buone, oli essenziali che rinforzano il sistema immunitario. Cibo, acqua, ossigeno, suoni, forme e colori hanno forgiato la nostra macchina biologica per millenni. Veniamo da lì e un po’ dal cielo. Come un genitore che si prende cura del proprio figlio, al pari il bosco si prende cura di tutti noi. Il contatto con la ricca natura di un bosco ci permette di ritrovare noi stessi È sempre lì che ti aspetta. Anche ora, anzi soprattutto ora che siamo chiusi spesso nelle quattro mura di un appartamento, di un ufficio o di un centro commerciale, lui è lì. L’agronomo Marco Mengagli e il bioarchitetto Marco Nieri hanno monitorato le faggete della Val Sessera nel Piemonte nord-orientale e rilevato che le masse fogliari di questi alberi emettono una grande quantità di monoterpeni, sostanze aromatiche volatili che hanno un effetto
benefico sul nostro organismo. Insieme hanno anche progettato un’area di benessere nel Bosco del Sorriso, a Bielmonte nell’Oasi Zegna in Alta Val Sessera. Nel bosco si trovano tre sentieri per il forest bathing, unici nel loro genere in Europa per questa specificità dove camminando e respi-
rando profondamente è possibile assumere i monoterpeni stimolando così attivamente il sistema immunitario. “I boschi di faggio, leccio e sughero in Italia sono i più interessanti da questo punto di vista perché hanno una buona biomassa fogliare e un tasso di emissione elevato. Li troviamo in tante zone d’Ita-
lia. Per esempio, interessanti sono le faggete sui monti Simbruini, al confine tra Lazio e Abruzzo e sul monte Amiata in Toscana” spiega Mengagli. E allora torniamo a ricercare il contatto con la natura, torniamo nei boschi dove tutto è iniziato, prendiamoci cura di noi stessi. Torniamo là.
L’anticiclone nord-africano e le sue caratteristiche Questa figura di alta pressione è responsabile delle più forti ondate di caldo estivo Gennaro Loffredo La terribile estate del 2003 resta e resterà a lungo impressa nelle menti delle persone comuni, quando una eccezionale e persistente ondata di caldo provocò migliaia di morti tra anziani e bambini soprattutto in Francia ed Inghilterra poco abituate alle avances del temibile africano; oppure il caldo estremo in Russia nel periodo estivo 2010, dove la colonnina di mercurio sfiorò i 40°C a Mosca. Il 25 Giugno 2007, poi, anche l’Italia vanta il record assoluto di temperatura più alta mai registrata da quando scientificamente sono iniziate le rilevazioni meteo; impressionante è stato il valore di temperatura misurata a Foggia Amendola, in Puglia, circa
47°C. Sono solo alcuni esempi della maestosa forza dell’anticiclone Afro Mediterraneo, comunemente chiamato gobba di dro-
medario, in antitesi rispetto al più placido e mite Anticiclone delle Azzorre. Ma di cosa si tratta esattamente? È un area di alta pressione che
interessa tutta l’area dell’Africa settentrionale occupata dal deserto del Sahara, dove garantisce una continua e persistente stabilità atmosferica. Infatti l’estrema aridità del deserto del Sahara è il risultato della continua presenza dell’anticiclone sub-tropicale africano. Le sue caratteristiche principali sono identificabili negli elevati valori di pressione in quota, mentre quelli al suolo non sono particolarmente alti visto che l’area in cui insiste presenta temperature elevate. Come in ogni area di alta pressione, anche l’anticiclone subtropicale africano possiede i suoi meccanismi dinamici che possono portarlo ad espandersi verso nord, raggiungendo le nostre zone. La discesa di correnti più fredde verso la parte occidentale dell’Europa fino
quasi al Marocco provoca come risposta la risalita di aria più calda verso est. Questo processo, infatti, va a stimolare l’alta africana che trova terreno fertile nella risalita verso nord e quindi del Mediterraneo. La penisola italiana, pertanto, si troverà lungo la traiettoria di questa massa bollente proveniente dall’entroterra algerino che, oltre a portare un sensibile aumento delle temperature, attraversando il mar Mediterraneo si carica di umidità, dando origine a condizioni di caldo afoso lungo le aree costiere e conseguente grosso disagio per tutta la popolazione. Giugno 2019 ha seguito di pari passo questa configurazione sinottica, dalle caratteristiche opposte rispetto al freddo mese di Maggio.
Stop alla mozzarella di bufala adulterata Ideato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche un test per scoprire il latte proveniente dall’estero Salvatore Patrizio* I cibi italiani rappresentano nel mondo un modello alimentare, espressione di una cultura che valorizza la qualità e la salubrità degli alimenti ed il loro legame alla terra di origine. Le attività fraudolente in campo alimentare, quindi, non solo costituiscono un rischio per la salute dei consumatori ma rappresentano un serio danno di immagine al nostro Paese ed economico per i produttori che seguono correttamente le regole. Il motivo che spinge i produttori disonesti a frodare è semplice: abbassare i costi di produzione per aumentare il proprio margine di guadagno. Nonostante la legislazione italiana preveda forti sanzioni per chi si macchia di questo reato le notizie di cronaca ci informano sempre più spesso di continui e svariati tentativi di contraffazione di alimenti nostrani, soprattutto di marchi DOP e DOC. Dalle più comuni come spacciare per “italiano” prodotti provenienti da paesi esteri
(olive, carni, formaggi, pesce, grano, carciofi, pomodori) alle vere e proprie adulterazioni come ad esempio la sofisticazione dell’olio extra vergine a partire da olio di semi con aggiunta di clorofilla o l’utilizzo di latte in polvere proveniente dalla Bolivia o dalla Colombia, dove costa meno della metà rispetto al latte di bufala nostrano, per produrre mozzarelle di bufala campana Dop. Da quanto detto appare evidente l’importanza di controlli costanti da parte delle autorità preposte, sia all’atto dell’immissione in commercio degli alimenti che al momento della vendita vera e propria, in modo da salvaguardare la salute dei consu-
matori e gli interessi economici dei produttori onesti. Un’arma in più per contrastare queste ignobili frodi ci viene data da alcuni ricercatori dell’Istituto per il Sistema Produzione Animale in Ambiente Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ispaam), coordinati da Simonetta Caira,che hanno messo a punto un si-
stema in grado di rilevare una delle forme di adulterazione più comuni della mozzarella di bufala campana DOP, cioè l’aggiunta di latte estero. Il rigido disciplinare di produzione di questa mozzarella (Provvedimento MIPAAF 11/2/2008) all’art. 2 prevede che la zona di provenienza del latte di bufala sia all’interno di territori ubicati
Bufala mediterranea
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Sistema HPLC 2100 per cromatografia liquida in altra pressione
in gran parte in Campania ed in alcuni paesi limitrofi presenti nel basso Lazio, Molise e Puglia mentre all’art. 3 recita che esso sia prodotto da bufale di razza mediterranea italiana. Lo studio del team di ricerca,pubblicato su Food Chemistry, ha permesso di riconoscere, attraverso l’analisi proteomica delle caseine, dei marcatori molecolari indicatori della presenza di latte e/o cagliata di bufala di provenienza straniera, miscelati con latte prodotto in Italia. La presenza di diversi indicatori molecolari è dovuta al fatto che il latte delle nostre bufale ha caratteristiche genetiche che lo differenziano da quello proveniente da altri paesi. Questa scoperta consentirà di realizzare test di routine veloci ed economici per individuare eventuali adulterazioni di latte e formaggi da bufala campana con materie prime provenienti al di fuori dell’area di produzione. Inoltre, la metodica analitica messa a punto potrà essere applicata sia sul latte o cagliata in arrivo al caseificio sia sul prodotto finale presente sui banchi del supermercato. In tal modo si potrà garantire la qualità e la genuinità delle merci lungo tutta la filiera di produzione. Quindi, grazie al test i consumatori potranno finalmente gustare la tanto apprezzata mozzarella di bufala Campana DOP, senza alcun dubbio sulla genuinità dei suoi ingredienti. *Cnr Napoli
L’architettura di Francisco Mangado Nelle sue opere emerge un sapiente uso della pietra e degli elementi naturali Antonio Palumbo L’architetto spagnolo Francisco Mangado - nato ad Estella, in Navarra, nel 1957 - è stato Visiting Professor presso la Graduate School of Design dell’Università di Harvard, Eero Saarinen Visiting Professor presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Yale e Visiting Professor presso l’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne. Attualmente professore alla Cornell University (USA) e professore di progettazione del Máster de Diseño Arquitectónico dell’Università di Navarra, ha fondato, nel 2008, la Fundación Arquitectura y Sociedad, con la quale ha creato, nel 2017, un corso post-laurea con sedi a Madrid e Pamplona. Mangado è, attualmente, uno dei più apprezzati progettisti del panorama contemporaneo: grande conoscitore del ricco patrimonio dell’architettura nelle sue diverse declinazioni, sensibilità ed espressioni. Con le sue opere raffinate ed eleganti, contrassegnate soprattutto da un sapiente uso della pietra e degli elementi naturali, ha vinto importanti concorsi banditi in varie città europee e numerosi premi internazionali (e, in verità, la maggior parte dei progetti realizzati o in corso di elaborazione da parte del suo studio sono l’esito di vittorie in concorsi d’architettura). I numerosi riconoscimenti che ha ricevuto includono l’Architécti Prize ed il FAD Award for Architecture and the Construmat. Nel solo 2009 ha ricevuto la Medaglia d’Oro Giancarlo Ius della UIA, il Premio García Mercadal e il Premio di Architettura di Spagna, conferito dal Consiglio di Spagna delle Associazioni degli Architetti (CSCAE). Nel 2013 ha ricevuto il RIBA Award UE, conferito dal Royal Institute of British Architects. Tra le sue opere più significative si ricordano: il Centro Culturale e la Chiesa di Thiene; l’Auditorium e Centro Congressi di Pamplona; la Piazza Pey-Berland di Bordeaux; il Museo Archeologico di Vitoria; il Centro Esposizioni di Ávila e il Padi-
glione Spagnolo dell’Esposizione Internazionale del 2008 di Saragozza; le sistemazioni di Plaza de Carlos II e di Plaza del los Fueros a Estella; lo stadio di calcio di Palencia e l’Auditorium di Teulada. Progetti recenti includono il Centro Congressi di Palma de Mallorca e il Museo di Belle Arti delle Asturie di Oviedo. L’Auditorium e Palazzo dei Congressi di Navarra Baluarte e l’Auditorium e Centro Esposizioni di Ávila sono stati inclusi, nel 2006, in una rassegna sull’architettura spagnola al-
lestita dal MoMA di New York, la quale ha riscosso grande successo e che, in seguito, ha fatto tappa a Madrid. Tra gli interventi emblematici di Mangado vale certamente la pena soffermarsi su quello per il Padiglione Spagnolo dell’Esposizione Internazionale di Saragozza: l’acqua e l’ombra sono gli elementi centrali di questo celebratissimo progetto del 2008, vincitore del premio Medaglia d’Oro Giancarlo Ius quale opera piú innovativa sotto il profilo del risparmio
energetico e dell’utilizzo di materiali rinnovabili. L’edificio si suddivide in 5 sale, per una superficie complessiva di 8mila metri quadrati distribuiti su 3 livelli. La copertura é una sorta di “contenitore energetico” dove sono sistemati alcuni collettori solari. Il segno distintivo dell’intero organismo è indubbiamente rappresentato dalla caratteristica “palizzata”, formata da esili colonne che circoscrivono la struttura in vetro e raccolgono l’acqua meteorica, nebulizzandola, per rinfrescare la zona del portico e creare un
microclima particolarmente gradevole in tutto l’ambiente espositivo. Per accedere al padiglione vetrato centrale, il visitatore attraversa la selva dei lunghi pilastri - i quali scandiscono la facciata in un suggestivo ritmo di ombre e riflessi e sembrano protrarsi verso il cielo - ed ha come l’impressione di addentrarsi in un bosco, dove la luce che pare filtrare tra gli alberi, accoppiata al singolare rumore dell’acqua, segna uno dei punti più alti di sempre del connubio architettonico artificio/natura.
Grandi Napoletani, grandi Campani
Carlo Curzio, medico e fisico salernitano Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Carlo Curzio nacque a Polla in provincia di Salerno il 6 Luglio del 1692. “Dottore fisico” presso la Santa Casa degli Incurabili di Napoli diventò famoso per un caso legato ad
uno stranissimo e raro morbo cutaneo: quello della “donna di legno”. Proprio all’ingresso degli Incurabili una grande lapide ricorda questo scienziato come il primo ad avere studiato la “sclerodermia”. Si tratta dell'indurimento dell'interfaccia e di alcuni organi nell'organismo con una sintomatologia descritta fin dal V secolo a. C. Fu Curzio, allora, il primo a descriverla nel suo trattato pubblicato nel 1753: “Discussioni anatomico-pratiche di un raro, e stravagante morbo cutaneo in una giovane Donna felicemente curato in questo grande Ospedale degl’Incurabili indirizzate da Carlo Curzio medico napoletano”, Napoli, Stamperia Giovanni De Simone). segue a pag.13
segue da pagina 12 Il suo studio diventò famoso in tutto il mondo ed in particolare in Francia ed in Inghilterra. La paziente si chiamava Patrizia, aveva diciassette anni e lamentava una pelle in più parti diventata simile al legno, una lingua di fatto bloccata e acuite difficoltà respiratorie. Curzio la curò con bagni caldi di vapore acqueo, siero di latte e piccole dosi di mercurio e dopo circa un anno il corpo riacquisì la sua morbidezza. La cura non fu facile: le dosi di mercurio avevano procurato effetti collaterali notevoli e alcune fonti riportano la notizia secondo la quale lo stesso famoso Principe di Sansevero, Raimondo di Sangro, amico del Curzio, avrebbe suggerito di contrastare quegli effetti con delle erbe che poi si rivelarono efficaci. Cronisti e voci popolari diffusero presto la storia della donna-albero e dell’impegno che i medici stavano riponendo nella ricerca di una cura urgente e definitiva: vista la gravità del caso venne convocato anche il Principe Aliano Marcantonio Colonna, governatore dell’intero complesso degli Incurabili, famoso anche per la grandiosa Farmacia recentemente oggetto di forzati traslochi per alcuni lavori necessari di restauro dell’intera zona dopo diversi e rovinosi crolli. La malattia diventò presto “leggendaria” anche perché uomini e donne trasformati in alberi erano diffusi in particolare nella mitologia greca e latina. Filemone e Bauci, due anziani e generosi coniugi, dopo aver ospitato (unici nel loro villaggio) il solito Giove travestito da povero viandante, chiesero di poter vivere per sempre insieme e la mattina seguente gli abitanti del posto trovarono due alberi in-
trecciati davanti alla casa dei due anziani innamorati. Anche Dafne, una bellissima ninfa fu “vittima” delle attenzioni di Apollo ma voleva restare libera e, dopo un lungo inseguimento, chiese aiuto a Gea, la dea della Terra e fu trasformata per sempre in una pianta di alloro. Figlio di Andrea Curzio e Angela Molinaro, Carlo si era laureato in medicina e poi anche in filosofia all’università di Napoli conservando sempre dei legami con la sua terra nel Cilento e numerose furono le sue iniziative sociali e finalizzate alla beneficenza presso istituti e chiese della zona. A Polla il comune lo ha ricordato con il nome di una piazza (quella davanti alla chiesa di San Nicola dei Greci).
L’AGRICOLTURA VERTICALE Travaglini Farm Tech sta realizzando a Milano uno dei più grandi progetti di vertical farming al mondo Bruno Giordano È nello studio di Future Farming, la ricerca di Porsche Consulting sul futuro dell’industria agricola, che vengono individuate le innovazioni tecnologiche per rivoluzionare l’industria agraria. Riduzione del suolo utilizzato del 95%, consumi d’acqua minori del 70% e al contempo 80% di maggiori ricavi, reso possibile dall’agricoltura verticale. Considerando che il 60% dei principali ecosistemi del pianeta risulta già degradato o sovra sfruttato, esiste la concreta possibilità che entro il 2050, in assenza di radicali modifiche strutturali al nostro sistema di produzione e consumo, avremo bisogno complessivamente dell’equivalente delle risorse di oltre due pianeti. Con le nuove tecnologie è possibile assicurare contemporaneamente quantità, qualità, sicurezza, e, riuscire simultaneamente a diminuire gli elevati consumi di acqua. L’agricoltura è infatti responsabile del 65% dei consumi globali di acqua, consumi che nel nostro Paese sono 25% più alti della media europea. L’applicazione maggiormente innovativa, ad alto impatto sul mercato, è la cosiddetta vertical farming, coltivazioni idroponiche in serre fuori suolo, chiuse, su più livelli, climatizzate e automatizzate. Il tasso vertical farm è 75 volte maggiore quello della coltivazione tradizionale ed il consumo d’acqua è circa il 95% in meno rispetto alle coltivazioni tradizionali in campo. Altro vantaggio è che una vertical
farm può essere localizzata ovunque, persino all’interno di grandi centri urbani, eliminando le lunghe tratte logistiche e assicurando al consumatore finale prodotti regionali freschi. Il vertical farming cambierà radicalmente le relazioni tra cliente e fornitore lungo tutta la filiera agroalimentare. I produttori di macchinari agricoli dovranno reinventare il portfolio dei loro prodotti per poter sostenere gli agricoltori verticali, mentre questi ultimi diventano davvero produttori a chilometro zero, eliminando l’elevato nu-
mero di passaggi presenti lungo il canale distributivo e diventando essi stessi dei supermercati/punti vendita ortofrutticoli. La vertical farm più grande al mondo è in costruzione a Dubai, 13.000 metri quadrati per un investimento di circa 40 milioni di dollari,e, in Russia, il fondo di venture capital Teal Tech sta introducendo una rete di aziende agricole verticali all'interno di aree urbanizzate che sarà in grado di produrre ogni anno circa un milione di kg di produzioni orticole. In Italia Trava-
glini Farm Tech sta realizzando a Milano quello che diventerà uno dei più grandi progetti di vertical farming al mondo. Tra le applicazioni più affascinanti c’è quella applicata al settore aerospaziale. La coltivazione a zero gravità, già sperimentata in alcune missioni, potrebbe assumere rilevanza maggiore grazie al programma Artemis, lanciato dalla NASA, in quanto si ipotizza una coltivazione sul suolo lunare a supporto di permanenze più lunghe, per futuri insediamenti permanenti.
L’energia prodotta dai tetti delle case per ricaricare le auto elettriche Sempre più spesso si parla di come coniugare il futuro energetico e la mobilità ad impatto zero. Una soluzione innovativa consiste, senza alcun dubbio, nel progettare una rete capace di assorbire energia prodotta dalla propria abitazione tramite pannelli fotovoltaici e diffonderla attraverso colonnine appositamente pensate e studiate per ricaricare le più innovative ed ecologiche auto elettriche. L’idea avveniristica è, già, realtà grazie alla collaborazione virtuosa tra due brand italiani che rappresentano l’eccellenza italiana anche oltre confine: Fotovoltaico Semplice, azienda romana di proprietà del gruppo IMC Holding che, negli ultimi anni, grazie a pannelli fotovoltaici tra i più evoluti, ha ottenuto numerosi riconoscimenti,
e, SIFÀ, società di Noleggio Auto a Lungo Termine, che ha siglato un accordo con il Banco Popolare dell’Emilia Romagna per fornire un pacchetto di servizi ancora più ricco. L’obiettivo
della partnership è quello di estendere le immense potenzialità dell’energia pulita in modo sempre più efficace, dotando i consumatori che già ne fanno utilizzo di strumenti innovativi e soprattutto integrati tra loro. Grazie alla rete di clienti di Fotovoltaico Semplice, verranno diffuse delle colonnine di ricarica della Mennekes, modello Wallbox AMTRON, ideate specificamente per il mercato residenziale. Si tratta di dispositivi per la ricarica di veicoli elettrici in modalità 3, con presa di carica prevista dagli standard europei e quindi compatibile con tutti i modelli di autovetture elettriche di nuova generazione. Un’app dedicata, la Charge App, mostra inoltre tutte le informazioni relative alla ricarica di corrente
consentendo la piena gestione della colonnina con un tap sullo smartphone. Il progetto è completato con i servizi offerti dalla società di autonoleggio SIFÀ, che metterà a disposizione le più moderne Auto Smart Elettriche per allargare il campo di sostenibilità energetica anche alla EMobility. Il funzionamento del circuito è completamente ad impatto zero: si crea energia grazie ai pannelli di Fotovoltaico Semplice e si sfruttano le colonnine Mennekes, distribuite da VP SOLAR, azienda europea di sistemi energetici, per ricaricare la propria auto elettrica (che può essere fornita da SIFÀ). La presentazione ufficiale del pacchetto/progetto è avvenuta in un meeting svoltosi a Milano. B.G.
Innovazioni green per un grande problema Tante piccole invenzioni per ridurre l’inquinamento da plastica nel mondo Brunella Mercadante La plastica oggi è tra i più diffusi inquinanti dell'ambiente, la dispersione e l'accumulo di prodotti plastici è, infatti, tra i principali fattori di inquinamento di aria, suolo laghi, oceani ed è causa del deterioramento degli habitat di flora e fauna. Il mare in particolare è in una situazione critica, come testimonia il fenomeno eclatante delle cosiddette isole della plastica. Nonostante tutte le pratiche promosse per ridurre gli effetti dannosi, la situazione è allarmante, anche perché i materiali plastici sono fra i prodotti sintetici a più lunga conservazione. Fortunatamente, seppur certamente non risolutive di questo grande problema, non mancano tante invenzioni e innovazioni a volte piccole, modeste, ma interessanti, geniali nella loro semplicità e in grado di innescare circoli virtuosi. Alcuni esempi: la bottiglia ecologica, una capsula formata da una membrana gelatinosa di alghe marine e cloruro di calcio biodegradabile, una volta consumato il
contenuto, la bottiglia è commestibile ed oltretutto economica, produrla costa solo 2 centesimi. Sulla stessa linea il packaging di tanti prodotti di uso quotidiano: sono state realizzate, ad esempio, le monoporzioni di shampoo e bagno schiuma che, avvolte in una pellicola biodegradabile, ridu-
cono la produzione di plastica delle confezioni. C'è anche il dentifricio in pillole, che basta masticare prima dell'uso dello spazzolino o le posate commestibili che, una volta adoperate, si possono, a fine pasto, mangiare. Tra le innovazioni green sono stati realizzati anche dei prototipi di turbine,
da inserire in mare e nei corsi d'acqua, piccole e sensibili, riescono a produrre energia anche da correnti poco intense; ne sono stati prodotti alcuni modelli di ridotte dimensioni, ma in grado di soddisfare i fabbisogni di una casa. A livello industriale sono stati
sviluppati, altresì, macchinari in grado di riciclare gli pneumatici, separando la gomma dal ferro e dagli altri materiali, ognuno dei quali può poi essere utilizzato nuovamente per la produzione di altri oggetti, soprattutto pannelli isolanti e rivestimenti. Sempre a livello industriale sono stati realizzati i cosiddetti Seabin, una specie di cestini galleggianti che attraverso un gioco di correnti catturano i rifiuti in mare, sono in buona sostanza dei bidoni che, con una pompa attirano l'acqua circostante trattenendo i rifiuti e ridisperdendo l'acqua ripulita, sembrano funzionare molto bene se, come da esperimenti già effettuati, ognuno può catturare ogni anno oltre 500 chili di rifiuti. È stato anche isolato un coagulante in polvere estratto dalla soia che riesce a separare l'acqua pulita da inquinanti e parti torbide, solidificandoli e facendoli depositare sul fondo. Queste sono solo alcune delle tante piccole idee ecologicamente geniali che possono diventare invenzioni rivoluzionarie per la salvezza ambientale.
Scuolabus a pedali per aiutare l’ambiente Iniziativa partita in Francia, poi in Scandinavia e giunta finalmente anche in Italia Il regalo più bello da poter fare ai nostri figli? Insegnargli il rispetto per il pianeta in cui vivono, spiegargli come ridurre l’impatto ambientale e contrastare l’inquinamento, aiutarli a differenziare i rifiuti e utilizzare prodotti eco-friendly insomma far comprendere loro che devono amare e proteggere il loro pianeta. Qualche anno fa, in Francia, è nato un progetto che si sta espandendo anche in altre nazioni europee fino a giungere in Italia: lo scuolabus a pedali! Ogni genitore che ha figlie e figli in età scolare sa quanto sia stressante affrontare il traffico dell’ingresso e dell’uscita da scuola. Nonostante la maggior parte delle famiglie viva abbastanza vicino alle scuole frequentate dalle alunne e dagli alunni, si continua ad utilizzare come mezzo
privilegiato per andare e tornare dalle aule l’automobile. Questo comporta un grande impatto ambientale ed emotivo: tante macchine concentrate nello stesso punto allo stesso momento, inquinamento e tanto stress. Lo scuolabus alternativo nasce a Louviers, in Francia. Il servizio è gratuito per studenti e genitori, in quanto finanziato dagli enti pubblici (70mila euro per due anni). Lo scuolabus a pedali è dotato di pedalata assistita, accoglie fino a 12 alunni, ed è agile essendo largo solamente un metro e venti. Interessante anche il nome: S’cool bus, un Frenglish (unione fra francese e inglese) che farà storcere il naso ai puristi della lingua, ma che si adatta perfettamente all’oggetto che designa. Come detto, tutto nasce nel
paese transalpino dove un’iniziativa lanciata tramite il crowdfunding da parte di uno studente universitario, il venticinquenne Amaury Piquiot, è pian piano diventata realtà. Grazie alla raccolta dei fondi è stato così messo a disposizione un mezzo di locomozione che va incontro alle rinnovate esigenze di rendere la mobilità urbana maggiormente sostenibile, riducendo anche l’inquinamento, senza dimenticare che viene vissuta come una sorta di esperienza ludica dagli stessi passeggeri e consente loro di andare a scuola divertendosi. Per adesso sono diverse le piccole amministrazioni comunali francesi che hanno deciso di investire su bus a pedali e, sul loro esempio, dopo la Svezia, anche in Italia è stato avviato un progetto parallelo,
limitato al momento ad alcune scuole delle principali città della penisola, tra cui Milano, Torino e Roma, e che costituirà anche un ottimo incentivo a potenziare in futuro le varie piste ciclabili urbane. Guardando le foto e i video di
questi piccoli ospiti dello scuolabus così speciale, non si può non notare l’allegria e la gioia sui loro volti, il divertimento dello stare insieme e di raggiungere la propria scuola pedalando in ottima compagnia. I.B.
Strumenti per la protezione dei dati: la convenzione 108 Luca Monsurrò* L’esigenza di tutela da parte dei cittadini sulla protezione dei dati e sul rispetto del corretto trattamento degli stessi, è supportata da numerosi strumenti legali quali, tra gli altri la “Convenzione 108 del Consiglio d’Europa” sottoscritta nel 1981, i cui firmatari sono rappresentati dagli Stati Membri e le cui finalità sono quelle di …. “garantire ad ogni persona fisica, quali che siano la sua nazionalità o la sua residenza, il rispetto dei suoi diritti e delle sue libertà fondamentali, ed in particolare del suo diritto alla vita privata, in relazione all’elaborazione automatica dei dati a carattere personale che la riguardano (protezione dei dati)”. Di conseguenza ciascuno Stato si impegna ad applicare la su indicata Convenzione alle … “collezioni automatizzate di dati a carattere personale ed alla elaborazione automatica di tali dati nei settori pubblico e privato….”. L’esigenza di tale strumento, ratificato da tutti gli stati membri dell’Unione Europea con adesione anche di Stati esterni al Consiglio d’Europa, trae origine dalla proliferazione di tecnologie nel mondo dell’informazione e della comunicazione e si applica, tra l’altro, anche al trattamento dei dati effettuati
dalla polizia e dalla autorità giudiziaria, con la esigenza di difendere gli individui dagli abusi che posso scaturire dal flusso dei dati, anche transnazionali, che quotidianamente circolano e che sono oggetto di elaborazione automatica. I dati oggetto di elaborazione automatica, difatti, devono essere ottenuti ed elaborati lealmente e legalmente, registrati per fini determinati, legittimi
ed adeguati, devono essere pertinenti, non eccessivi in rapporto ai fini per i quali sono registrati, esatti ed aggiornati, nonché conservati sotto una forma che permetta l’identificazione delle persone interessate per un periodo non superiore a quello necessario e per i fini per i quali essi sono registrati. Nel mese di Giugno c.a. si è tenuta a Strasburgo la 38a ses-
sione Plenaria del Comitato della Convenzione 108 (Comitato presieduto da un rappresentante del Garante per la protezione dei dati personali italiano) dove si è discusso proprio della garanzia dei diritti fondamentali che potrebbero essere messi in pericolo dall’impiego delle nuove tecnologie, le quali essendo sempre più presenti nel nostro quotidiano, sono oggetto di attenta analisi al fine di tutelare i dati in diversi campi come ad esempio per il riconoscimento facciale, per l’accesso transfrontaliero ai dati da parte delle Forze dell’ordine, per la elaborazione dei dati nel contesto dei sistemi educativi, e nelle tutele nel campo della bioetica. Inoltre, a margine della riunione, ci si è soffermati anche su varie iniziative di sensibilizzazione come l’assegnazione del premio Stefano Rodotà, che riconosce e valorizza progetti di ricerca accademici innovativi ed originali nel campo della protezione dei dati. É importante sottolineare che la Convenzione si basa sul rispetto di alcuni principi nel trattamento e nella raccolta dei dati, quali la liceità, la correttezza e la finalità del trattamento oltre
alla qualità dei dati, nel senso che gli scopi del trattamento non devono essere destinati ad un uso incompatibile con la finalità originaria dello stesso, quindi pertinenti e non eccessivi rispetto alle finalità perseguite. Inoltre la Convenzione vieta il trattamento di dati sensibili, per i quali si prevede una tutela rafforzata, quali la razza, le opinioni politiche e la salute, in assenza di adeguate garanzie giuridiche, garantendo i cittadini ad ottenere informazioni in merito ai quali i loro dati sono conservati con la possibilità di chiederne la rettifica se manifestamente inesatti. Un aggiornamento della Convenzione è rappresentato dal Protocollo di modifica del testo avvenuto nel maggio del 2018 (detta anche Convenzione 108+, ratificata dall’Italia il 5 marzo di quest’anno) che la modernizza, fornendole un quadro giuridico aggiornato alle violazioni dei diritti sulla protezione dei dati e cercando di offrire garanzie più efficaci di tutela, alla stregua di quelle contenute nel (GDPRGeneral Data Protection Regulation) ossia del Regolamento 679/2016. *Ufficio del Responsabile Protezione Dati Arpac
L’ACCESSO AGLI ATTI DI GARA Il caso della richiesta avanzata da un soggetto non concorrente Felicia De Capua Una recente sentenza del Consiglio di Stato fa da spartiacque tra due orientamenti opposti, maturati sinora dalla giurisprudenza amministrativa nell’ambito di ricorsi dinnanzi al TAR, in tema di accesso civico agli atti di gara. Secondo un primo indirizzo i documenti afferenti alle procedure di affidamento ed esecuzione di un appalto sono sottoposti alla disciplina di cui all’art. 53 del d.lgs. 50/2016; sono pertanto, sottratti all’accesso civico c.d. generalizzato di cui all’art. 5, co. 2, d.lgs. 33/2013 (vedi in tal senso T.A.R. Emilia-Romagna, Parma, n. 197/18; T.A.R. Lombardia, Milano, I, n. 630/19). Secondo altra parte della giurisprudenza dovrebbe riconoscersi l’applicabilità della disciplina dell’accesso civico generalizzato anche alla materia degli appalti pubblici (da ultimo, T.A.R. Lombardia, sez. IV, n. 45/2019). I giudici di palazzo Spada con quest’ultima decisione asseriscono che “l’accesso civico può essere esercitato anche con riferimento agli atti di gara pubblica da parte di un soggetto che non ha partecipato alla procedura” (Cons.Stato, sez.
III, sent. n. 3780/2019). La decisione in questione riforma la sentenza appellata con la quale i giudici del Tar decidevano per il rigetto del ricorso presentato da una società, estranea alla procedura di gara, che chiedeva l’accesso civico generalizzato agli atti relativi all’affidamento del servizio di manutenzione e riparazione di automezzi in dotazione dell’amministrazione
resistente. In particolare tale società, impossibilitata a partecipare alla procedura per malfunzionamento della specifica piattaforma, ha richiesto il contratto stipulato con l’aggiudicataria, i preventivi dettagliati, i collaudi, i pagamenti. Il giudice di prime cure aveva respinto il ricorso sul presupposto che l’art. 53, co. 1 del Codice dei contratti pubblici, nel richia-
mare la disciplina della L. n. 241/1990, esclude di fatto l’applicazione della disciplina dell’accesso civico. In più il rigetto si basava sulla seguente considerazione: l’art. 5-bis, co. 3, d.lgs. n. 33/2013 stabilisce che l’accesso civico generalizzato è escluso, fra l’altro, nei casi previsti dalla legge “ivi compresi i casi in cui l’accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifi-
che condizioni, modalità o limiti”. I giudici di secondo grado ritengono, accogliendo le osservazioni di parte appellante, che “tale ultima prescrizione fa riferimento, nel limitare tale diritto, a “specifiche condizioni, modalità e limiti”, non ad intere “materie”. Tra l’altro, essi aggiungono, l’esclusione dell’intera “materia” deve essere prevista dall’ordinamento esplicitamente, non certo per analogia interpretativa. Infine non rinvengono alcuna ragione per escludere l’intera materia relativa ai contratti pubblici da una disciplina, qual è quella dell’accesso civico generalizzato, che mira a garantire il rispetto di un principio fondamentale, il principio di trasparenza, ricavabile direttamente dalla Costituzione. A rafforzare la decisione sull’ammissibilità dell’accesso civico agli atti di gara, i giudici richiamano la relazione della Commissione Europea concernente il contrasto alla corruzione in ogni ambito, laddove è sottolineata la necessità che l’ordinamento italiano promuova la trasparenza in ogni ambito, in particolare negli appalti pubblici “prima” ma anche “dopo l’aggiudicazione”.
Viaggio nelle leggi ambientali ACQUA Dalla lettura delle disposizioni del D.P.R. n. 59/2013, emerge chiaramente come vada comunicata, da parte dei soggetti istanti l’A. U. A., ogni modifica che “possa produrre effetti sull’ambiente” e, dunque, ogni modifica relativa all’utilizzo di sostanze e di cicli di prodotto. Pertanto, ai fini dell’applicabilità della norma, non rileva che la modifica introdotta sia poi ritenuta, a seguito di concreta valutazione espletata dalle Amministrazioni competenti, non influente sull’ambiente, posto che la modifica debba essere comunicata anche solo se potenzialmente idonea a produrre effetti sull’ambiente. TAR Puglia, Sentenza n. 524, del 02/04/2019. ACQUA In caso di inquinamento delle
tato con la manutenzione e l'adeguamento degli impianti. Sentenza Cassazione Penale Sezione III, n. 17508, del 24/04/2019.
acque, non è consentito all'interessato invocare genericamente il caso fortuito o la forza maggiore in relazione ad eventi naturali accidentali, se si tratta di accadimenti che, sebbene eccezionali, possano essere in concreto previsti con l’ordinaria diligenza e sia possibile così predisporre misure volte ad evitare l’evento inqui-
nante. Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che la rottura di un tubo a seguito di frana causata da un periodo di piogge intense, con conseguente sversamento di liquidi contenenti reflui zootecnici sul terreno, non integra gli estremi del caso fortuito o della forza maggiore, trattandosi di un accadimento che poteva essere previsto ed evi-
ACQUA Nel caso in cui durante un’ispezione emergano chiaramente indizi di reato è necessario che vengano applicate le garanzie difensive così come previste dal codice penale; in caso contrario gli accertamenti effettuati potrebbero poi considerarsi inutilizzabili. Se, inoltre, a seguito dell’ispezione dovesse ritenersi necessario procedere con l’analisi di campioni per le quali non è prevista la revisione, è obbligo dell’Autorità procedente dare avviso all’interessato del giorno, dell’ora e del luogo ove verranno effettuate le analisi dei campioni. Tale comunica-
zione non deve essere effettuata con particolari modalità (come ad esempio il sistema della notifica), ma qualunque strumento risulta idoneo a trasmettere le informazioni. Sentenza Cassazione Penale Sezione III, n. 16044 del 12/04/2019. ACQUA La condotta di utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento senza la tenuta e la compilazione del pertinente registro, che costituisce un adempimento documentale prescritto dal decreto 7 aprile 2006 del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e dagli atti regionali di attuazione, integra la fattispecie di reato di cui all’art. 137 comma 14 del D.Lvo n. 152/06. Cassazione Penale Sezione III, n. 12264, 20/03/2019. A.T.
La storia di Francesca: eccellenza campana nella biomedica Un premio prestigioso per il suo cerotto fotovoltaico 3D Cristina Abbrunzo È la prima italiana della storia, ed è napoletana, a finire nella lista degli innovatori under 35 del Mit, il Massachusetts Institute of Technology di Boston, una delle università più prestigiose al mondo. L'ateneo statunitense, con la sua rivista Mit Technology Review, dal 1999 premia i migliori innovatori europei che hanno meno di 35 anni, ma fino a quest’ultima edizione non aveva mai visto salire sul podio un italiano. Il nostro Paese è pieno di cervelli in fuga, ma per fortuna ogni tanto qualcuno di questi cervelli ha anche l’opportunità di ritornare in patria. È quanto è accaduto ad un giovane ingegnere biomeccanico Francesca Santoro, 32 anni, che dopo 7 anni di lontananza dalla sua città natale, è potuta tornare in patria per un progetto di ricerca di ampio respiro e notevole importanza per il futuro della medicina italiana e del mondo: la sperimentazione del cerotto fotovoltaico. Ma andiamo per gradi, perché la storia di Francesca è una di quelle storie belle da raccontare e che riempie di speranza e orgoglio il nostro Paese e la nostra città. Nata alle pendici del Vesuvio, tifosa del Napoli e di Napoli, nel 2010 - con una laurea in ingegneria biomedica in tasca conseguita presso l’Università Federico II di Napoli - la dottoressa Santoro si sposta prima in Germania, per conseguire il suo dottorato di ricerca, e poi in California. Presso la Stanford University della California, l’ingegnere lavora dal 2014 al 2017 dedicandosi, nella sua attività di post-doc, allo studio della bioelettronica e delle soluzioni per impiantare, dove e quando possibile, microchip negli organi umani. È solo con la partecipazione al bando Tenure Track dell’IIT, Istituto Italiano di Tecnologia, un bando attraverso cui i ricercatori possono presentare i propri progetti di ricerca per ottenere finanziamenti e procedere alle proprie sperimen-
tazioni, diventando da ricercatori a professori, che la ricercatrice è potuta tornare in Italia. Il bando prevede che, ottenuto il finanziamento, il ricercatore debba riuscire a dimostrare, in un periodo di tempo compreso tra i 5 e i 10 anni, di poter condurre autonomamente un progetto di ricerca di elevato spessore nel suo ambito di riferimento. È un’opportunità importante che non è possibile avere nelle università italiane, in cui solo i professori ordinari possono essere autonomi nella gestione di un budget di progetto di una certa entità e del proprio team di lavoro da cui farsi affiancare. L’ingegnere è venuto a conoscenza di questa interessante opportunità grazie all’ISSNAF, la fondazione degli scienziati italiani che lavorano negli Stati Uniti, cui France-
sca Santoro è associata. Superate le selezioni a Roma, rigorosamente svolte da un gruppo di esperti esterni, come previsto dal bando, l’ingegnere ha dunque ottenuto un finanziamento e 5 anni di tempo per sperimentare il suo progetto, tornando proprio a Napoli, nella sua città natale. I laboratori, dove coordina un team internazionale che porta avanti la ricerca nell’ambito della bioelettronica, sono quelli del Centro per biomateriali avanzati per la sanità del CRIB (Centro di Ricerca Interdipartimentale sui Biomateriali), un centro di eccellenza dell’istituto Italiano di Tecnologia con sede a Fuorigrotta, il cui obiettivo è la sperimentazione di soluzioni all’avanguardia con materiali biologici ed ecocompatibili in campo biomedico. Ma andiamo a vedere più da vicino in cosa con-
siste questo progetto tanto avveniristico da meritare un riconoscimento internazionale tanto prestigioso. La ricercatrice napoletana spiega che le tecniche attuali per il trattamento, ad esempio, di gravi ustioni prevedono l’utilizzo della pelle del paziente o, in alternativa, l’utilizzo di tessuti da donatori: la prima opzione ha dei limiti in quanto crea una nuova ferita e non è adeguata per coprire grandi aree; la seconda invece comporta un alto rischio di infezione e rigetto. Una ulteriore alternativa potrebbe essere rappresentata da sostituti di pelle a base di cellule staminali: va però considerato che attualmente non esiste una disponibilità sufficiente per trattare oltre 10 milioni di persone che soffrono di gravi ustioni ogni anno. Ecco quindi l’idea di rigenerare la pelle danneggiata usando l’elettroterapia, cioè applicando piccoli impulsi elettrici alle cellule per accelerare la proliferazione di fibroblasti e cheratinociti, cellule che aiutano il corpo a creare una pelle sana. A livello cellulare, questo impulso elettrico innesca la produzione di alcune proteine che danno istruzioni a queste cellule per proliferare più velocemente. Nasce così il cerotto fotovol-
taico 3D, anche detto ‘Chip for skin regeneration’, un dispositivo indossabile, usa e getta, economico e flessibile in grado di adattarsi e stimolare la rigenerazione delle aree lesionate della pelle, accelerando la guarigione della ferita più velocemente rispetto alla tempistiche fisiologiche. ‘Chip for skin regeneration’ può essere applicato su qualunque paziente evitando l’utilizzo di strumentazioni ingombranti e alimentazione esterna. Il sistema fotovoltaico infatti, consente di avere un sistema autoalimentato poiché l’interazione con la luce permette una diretta produzione di energia elettrica come accade nei comuni pannelli solari . Inoltre, il dispositivo può essere prodotto in diverse dimensioni riuscendo quindi a ricoprire anche aree più estese, risultando un’alternativa valida alle soluzioni già presenti nel mercato medicale. Ora il futuro del progetto e del giovane ingegnere Santoro è tutto nelle sue mani, ma finalmente, dopo numerosi anni di lontananza dalla sua città, potrà fare ricerca nel luogo in cui è nata. In bocca al lupo a Francesca, dunque, “cervello di ritorno” in una Campania che ha voglia di emergere e mostrare anche il lato positivo dei suoi figli più di successo.
Mia madre è diventata persona adulta senza il cellulare, di cui però oggi non si riesce a fare a meno. Non vi sorge il dubbio che ci abbia addomesticato?
LA DISCENDENTE DI EVA E IL RICHIAMO DELLA ROBA Martina Tafuro Sono completamente immersa nel periodo dell’anno delle prime comunioni, matrimoni ecc. ecc. perché non mi sento a mio agio? Questa è l’epoca della tecno-tristezza, dove il vocabolo attendere è diventato sinonimo di screanzato. L’anima dell’uomo e della donna, ormai digitalizzata, ha innestato il correttore automatico e ci ha imposto di sostituirla con l’aggettivo istantaneo. Felicità, ricchezza, lusso, sono anelli di un’unica catena, se se ne spezza uno tutto si riduce in frantumi. Che cos’è dunque questa insopprimibile forza che ci spinge a ricercare fasti e agiatezza? Il lusso e la ricchezza è un diritto che contempla il godimento di feste, gioielli, ville, vivere negli eccessi e ancora di più. Il solito buonista mi fa: “Cos’è il lusso, il piacere che ti dà una cosa o il fatto di possederla?”. Di rimando, io… la cattiva, rispondo: “È puntare al massimo, è volere sempre di più, non essere soddisfatti. Mai. È avidità e invidia”. Il
buono: “Tu non sai di cosa parli. A volte il vero lusso sta nelle cose più semplici”. La cattiva: “Sei solo un sognatore”. L’1% più ricco della popolazione mondiale possiede quanto il restante 99%. Inoltre, il divario tra i due gruppi continua a crescere, pensate che l’82% dell’incremento di ricchezza netta registrato nel mondo, tra marzo 2016 e marzo 2017, è andato in tasca a questi super ricchi, mentre al 50% più povero, costituito da 3,7 miliardi di persone, non è arrivato nulla. L’attuale bizzarra comunità sociopatica, vi seduce continuamente con il suo liturgico totem del desiderio di possedere delle cose, la presunzione e la certezza che vi fa respirare è che il valore della persona si possa calcolare in base a ciò che ha portato in dote, anche nelle semplici relazioni. Rimestando nel mio passato da liceale, mi ritorna in mente “La roba”, celebre novella di Giovanni Verga. Racconta di Mazzarò, un fittavolo, che lavorando sodo è riuscito a strappare i beni al suo aristocratico padrone, inetto a causa di una vita trascorsa nella sa-
zietà e nella decadenza. Mazzarò, non si procura le cose disonestamente, ma questo non basta a rendere le sue risorse un bene, poiché egli con il passare del tempo si procura le cose semplicemente per il desiderio di possederle. Giunto alla fine dei suoi giorni e sapendo che la morte sta per arrivare, decide di distruggere ciò che ha accumulato nel folle tentativo di portarsi tutto nella tomba. Il contadino finisce i suoi giorni “ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini” e gridando: “Roba mia, vientene con me!”. Verga era ateo, forse massone ed è paradossale che il Comandamento“Non desiderare la roba d’altri”, sia tra i valori di un ateo e per giunta in odore di anticlericalismo. Ecco il punto: la roba. Romano Guardini, prete e teologo, afferma che la roba ci addomestica. Può sembrare vero il contrario perchè le cose ci servono, siamo cioè noi a utilizzarle, non l’inverso. Ma, come nel racconto del Verga la roba rimanda al possesso, di contro il pos-
sesso teme essenzialmente l’espropriazione, quindi introduce l’essere umano avido in una dinamica di incremento continuo, nel quale è difficile riconoscere la differenza tra legittima aspirazione a crescere e la nociva avidità ad accumulare. È come se il possedere, lontano dal saziare la nostra fame di beni, continuasse a incoraggiarla, facendo del desiderio una spirale autoreferenziale che guarda agli altri essenzialmente come a dei concorrenti. Alla fine di questa corsa c’è la follia di Mazzarò che non è altro che l’effetto di una follia precedente, quella dell’accumulo per il gusto di farlo che lo ha annegato nel suo egoismo, addirittura rendendolo incapace di guardare la morte come la fine della vita materiale. La logica della mia…difettosa… fede è differente, certo non respinge i beni, ma li inserisce in una classifica di precedenza, vale a dire li struttura e li asservisce alla vita invisibile, quella che supera la barriera della morte, poichè l’amore si accresce suddividendolo. Io dico che il Comandamento è la solida garanzia della mia libertà.
JEANNE E L’ARTE TUTTA FEMMINILE DI VIVERE A LUNGO Siamo un mondo di vecchi! Questo perché il mondo è attraversato da una profonda trasformazione demografica. Le cause sono da ricercare, essenzialmente, nel costante aumento degli indici di denatalità e nell’aumento della sopravvivenza degli individui in età avanzata. Questo è proprio il caso di Jeanne Calment, agiata negoziante, morta a Arles il 4 agosto 1997. Potrebbe anche non interessarvi, se non fosse che Jeanne era nata, sempre ad Arles, il 1875. Era nata il 21 febbraio alle 7 del mattino, da un carpentiere navale e da una casalinga. L’anno dopo la sua
nascita, Tolstoj pubblicò Anna Karenina e quel furbone di Alexander Graham Bell, dopo aver scopiazzato il telettrofono di Antonio Meucci, brevettò la sua invenzione. Era nata prima del telefono, morì
quando internet aveva già fatto ingresso nelle case di milioni di famiglie. Nella sua vita aveva conosciuto Van Gogh e, con la famiglia, nel 1885 preso parte ai funerali di Victor Hugo a Parigi. Incontrò anche il poeta e premio Nobel Frédéric Mistral, e andò a vedere uno spettacolo di Joséphine Baker. Era sopravvissuta a svariate guerre, a un marito, una figlia e un nipote. A 85 anni prese lezioni di scherma. A 100, era ancora in sella a una bicicletta. Rimase una buona forchetta e una estimatrice del vino portoghese, quasi sino all’ultimo dei suoi giorni. Jeanne è stata la per-
sona che ha vissuto più a lungo al mondo, anni tutti documentati! Centoventidue anni sono pur sempre una lunga vita, possiamo solo giustificarli come il risultato di una straordinaria coincidenza di eventi, di nessuna rilevanza per la società. Ma, le cose non stanno esattamente così. Femmine, noi viviamo più a lungo degli uomini! Parola della demografa Virginia Zarulli. Già sapevamo che le donne vivono più a lungo degli uomini: nel mondo, l’aspettativa media di vita femminile è di 70 anni, quella maschile di 66; in Italia, 85 e 80,6.
Ora è dimostrato che resistiamo meglio persino in condizioni durissime, come carestie ed epidemie, e che i geni ci favoriscono. A ribadire questa tesi, è intervenuta la scoperta scientifica realizzata dalla giovane demografa fiorentina, professoressa all’Università della Danimarca meridionale. La sua ricerca: “Women live longer than men even during severe famines and epidemics”, pubblicata sulla rivista Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences), analizza 7 casi storici per stabilire che il vero sesso forte siamo noi. M.T.