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Arpa campania ambiente 2018 8

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«C’è una questione meridionale nel Snpa: essenziale valorizzare le Agenzie del Sud» Intervista al direttore Ispra Alessandro Bratti, in occasione della presentazione della Carta della natura PRIMO PIANO

La raccolta differenziata dei RAEE in Italia

Lo scorso marzo a Milano è stato presentato il decimo "Rapporto Annuale sul Sistema di Ritiro e Trattamento dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche in Italia", a cura del Centro di Coordinamento RAEE. Dall’analisi dei dati 2017 emerge un buon incremento della raccolta differenziata di RAEE in Italia... Liguori a pag.2

ISTITUZIONI

Rifugiàti a Caserta: ripartire dalla natura

«Una delle missioni del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente è garantire a tutti i cittadini italiani lo stesso livello di sicurezza ambientale e quindi di tutela della salute». Lo ricorda Alessandro Bratti, intervenuto lo scorso 20 aprile a Napoli alla presentazione della Carta della natura della Campania: un prodotto realizzato in sinergia da Arpa Campania e da Ispra, di cui Bratti è direttore generale dallo scorso novembre...

EDITORIALE

La carta della Natura della Campania

di Luigi Stefano Sorvino

Mosca a pag.5

ARPAC

Arsenico negli alimenti: uno studio esplorativo Il Regolamento (UE) 2015/1006 ha introdotto i tenori massimi di arsenico inorganico nei prodotti alimentari, che sono in vigore a partire dal 1° gennaio 2016 e la Raccomandazione (UE) 2015/1381 della Commissione del 10 agosto 2015 ne ha suggerito il monitoraggio negli alimenti... pagg. 6 e 7

Un viaggio ludico-didattico alla scoperta di Internet

Presentato a Caserta il “Green Tecnology Report”

Dal 5 al 7 aprile 2018 si è svolta, nel padiglione 6 della Mostra d’Oltremare di Napoli, l’XI edizione di EnergyMed, la principale Mostra Convegno sulle Fonti Rinnovabili e l’Efficienza Energetica nel bacino del Mediterraneo. Organizzato da Anea, l'Agenzia Napoletana Energia e Ambiente, l’evento... Patrizio a pag.10

Grazie al progetto “Accolti e Attivi” finanziato dallo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) Victor, Bright, Nini e Amadou potranno imparare l’arte del giardinaggio negli splendidi giardini della Reggia di Caserta. Quattro storie, quattro giovani uomini, quattro viaggi diversi ma con lo stesso punto di partenza: l’Africa e la stessa motivazione: fuggire da un destino segnato dalla guerra e dalla persecuzione, tanto spaventoso da indurli ad affrontare l’ignoto pur di trovare pace. Martelli a pag.3

Nella bellissima cornice dell’Hotel Vanvitelli di Caserta, il 16 aprile scorso, è stato presentato il Green Technology Report organizzato dall’Associazione Nazionale Gestori Ambientali, ANGAM. Nonostante alcune realtà eccellenti, ancora molto lavoro vi è da compiere per attuare pienamente il ciclo dell’economia circolare. Pollice a pag.13

BIO-ARCHITETTURA

AMBIENTE & TRADIZIONE

L’opera di Cecil Ross Pinsent

Leonardo Leo e la scuola settecentesca

Il giardino come estensione della casa all’aria aperta Cecil Ross Pinsent è stato un architetto del paesaggio inglese (originario dell’Uruguay) che ha progettato e costruito giardini per i membri della numerosa comunità anglofona presente a Firenze... Palumbo a pag.14

De Crescenzo-Lanza a pag.15

L'Arpac, in essenziale sinergia con l'Ispra, ha recentemente completato e presentato a Napoli la Carta della Natura della Campania, oggi posta a disposizione di tutte le istituzioni territoriali, degli operatori tecnici e delle categorie come strumento prezioso di supporto per i processi di pianificazione del territorio e di valutazione ambientale. La Carta della natura, su scala nazionale, è prevista dall'art. 3 della legge quadro n. 394/1991 che ha istituito e disciplinato il sistema delle aree naturali protette (parchi nazionali e regionali, riserve, ecc.), come strumento conoscitivo essenziale per identificare "le linee fondamentali dell'assetto del territorio con riferimento ai valori naturali ed ambientali". Oggi, tuttavia, la Carta, offrendo una base conoscitiva sintetica ed immediata, ha assunto una valenza ben più ampia e generale per i processi di pianificazione e valutazione, che va oltre l'ambito originario dei parchi. La Carta, integrando, coordinando ed utilizzando i dati disponibili, individua e qualifica lo stato dell'ambiente naturale in Italia per singole regioni, evidenziando sia i valori naturali che i profili di vulnerabilità territoriale. a pag.4


La raccolta differenziata dei RAEE in Italia un trend positivo da consolidare Dall’analisi dei dati emerge in Campania un forte calo dei conferimenti presso i Centri addetti Fabiana Liguori Lo scorso marzo a Milano è stato presentato il decimo "Rapporto Annuale sul Sistema di Ritiro e Trattamento dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche in Italia", a cura del Centro di Coordinamento RAEE. Dall’analisi dei dati 2017 emerge un buon incremento della raccolta differenziata di RAEE in Italia: i volumi trattati lo scorso anno, infatti, sono cresciuti del 4,7% rispetto al 2016. Un risultato che conferma il trend positivo del Paese. La raccolta complessiva gestita dai Sistemi Collettivi è stata pari a 296.274.320 kg (oltre 13 milioni di chilogrammi in più rispetto all’anno precedente). Il dato medio pro capite si attesta a 4,9 kg per abitante. La rete di Centri di Conferimento attivi sul territorio nazionale comprende 4.076 strutture dove i RAEE sono differenziati in cinque Raggruppamenti, definiti secondo le diverse esigenze di trattamento e riciclo dei materiali: R1 (Freddo e clima), R2 (Grandi Bianchi), R3 (Tv e Monitor), R4 (Piccoli Elettrodomestici) e R5 (Sorgenti Luminose). Nel 2017 i Grandi Bianchi (lavastoviglie, lavatrici, forni e così via) sono stati la categoria RAEE più raccolta: oltre 96mila tonnellate (+ 7,35%). Il dato è positivo per tutte le tipologie ad

eccezione del Raggruppamento 3 (Tv e Monitor) che, in linea con l’andamento del settore negli ultimi anni, segna un 3,76% rispetto al 2016. Questi gli altri numeri: R1 (Frigoriferi, condizionatori, congelatori, e così via) cresce del 5,63%, R4 (Computer e apparecchi informatici, telefoni, pannelli fotovoltaici, e così via) presenta un incremento del 9,04% e R5 (lampadine a basso consumo, a neon, led e così via) del 5,69%. La regione più virtuosa del Belpaese è

la Valle d'Aosta con una media pro capite di 9,94 kg/ab ed è prima, insieme al Trentino Alto Adige, per diffusione dei Centri di Raccolta. Secondo il Rapporto Annuale, le differenze territoriali sono ancora troppo forti: mentre il Nord e il Centro Italia rafforzano ancor di più il dato di crescita della raccolta complessiva rispetto al 2016 (rispettivamente +5,30% e +5,58), il Sud Italia e le Isole, affannano ancora per conquistare un timido aumento del

solo 2,19%. Nello specifico, per quanto riguarda la Campania, nonostante si confermi la regione con i più alti quantitativi conferiti in valore assoluto dell’area Sud e Isole, la raccolta registra un brutto calo del 5,82% rispetto al 2016. Nel corso dell’anno la Regione ha raccolto un quantitativo totale di 16.671.107 kg di Raee, pari a una media pro capite di soli 2,86 kg per abitante, uno dei peggiori risultati a livello nazionale. Analizzando i risultati delle singole province: Napoli è al primo posto per raccolta assoluta con 7.035.655 kg di Raee (+5,72%). Seguono Caserta (4.673.913 kg) e Salerno (3.012.735 kg), in preoccupante calo (rispettivamente del 20,50% e del 10,58%). Da evidenziare il buon incremento nella raccolta di Avellino (+16,69%), mentre Benevento è fanalino di coda regionale con soli 774.757 kg raccolti (-2,07%). “In Campania - ha commentato Fabrizio Longoni, Direttore Generale del Centro di Coordinamento RAEE - va potenziata la diffusione del servizio di raccolta investendo in progetti di comunicazione volti a sensibilizzare i cittadini campani sulla raccolta differenziata di RAEE, mentre a livello regionale sarà importante indagare le cause dei forti squilibri nella raccolta di Grandi Bianchi e Piccoli Elettrodomestici e quali percorsi di illegalità seguano questi rifiuti”.

Il radar meteo più innovativo nasce in Italia Lo strumento è stato realizzato dal Dipartimento meteoclimatico dell'Arpa Sardegna Il Made in Italy riesce a sbaragliare il mondo scientifico, inaugurando in Sardegna il più innovativo radar meteorologico nel Bel Paese. Lo strumento, con tecnologia doppler a doppia polarizzazione in banda C, realizzato dal Dipartimento meteoclimatico dell'Arpa regionale, sorge a Monte Rasu, nel territorio comunale di Bono, nel Nord dell'Isola e copre praticamente l'intero territorio. Con un investimento di circa due milioni di euro, questa rappresenta una vera e propria scommessa fatta dalla Regione che ha voluto puntare sulla ricerca italiana. Il radar in questione ha un diametro di circa sette metri ed è posto su un traliccio alto trenta metri a mille duecento sessanta metri sul livello del mare. La tecnologia porta la prestigiosa firma della Selex Es, azienda tedesca leader mondiale nel settore della realizzazione di radar meteorologici, che fa parte del gruppo Leonardo. "È un radar molto importante

per tutto il sistema nazionale - ha spiegato il capo della Protezione civile, il Dottor Angelo Borrelli – ci troviamo, infatti, di fronte a un radar di terza generazione che dà la possibilità di avere una previsione migliore, più efficiente, e consente di misurare la quantità di pioggia o il tipo di fenomeno che si propone all'orizzonte". Ha poi aggiunto l’assessore regionale all’Ambiente, Donatella Spano, che questa nuova tecnologia ha come obiettivo fondamentale quello di incrementare la protezione civile e di aggiornare costantemente il sistema di sorveglianza e vigilanza, soprattutto in fase di allerta meteo e di eventi meteorologici estremi, che negli ultimi tempi si stanno verificando con una certa frequenza. Si è sottolineato anche che si sta lavorando anche sulla rete unica meteoclimatica regionale, con cento novantadue nuove stazioni in fase di installazione e la rete radio che serve per supportare il trasferimento

delle informazioni. Per il direttore della Protezione civile regionale, Dottor Graziano Nudda, "ora si potranno non solo di vedere determinati fenomeni, ma misurarli e avere una statistica per gli anni a venire". Inoltre, per Giuseppe Bianco, il direttore del Dipartimento meteoclimatico dell'Arpa, "il nuovo radar riesce a discriminare molto meglio la tipologia delle precipitazioni, limita le false immagini e quindi eroga al meteorologo e alla protezione civile un servizio molto più preciso". Il nuovo radar ha un raggio d'azione di circa trecento chilometri, "copre praticamente tutta la Sardegna". Un motivo di vanto per l’isola ma anche per tutta l’Italia, che potrà contare su uno strumento rivoluzionario di notevole importanza. Tutti i riflettori puntati sulla ricerca italiana, che nonostante tutto non si ferma mai, raggiungendo grandi traguardi a livello nazionale e internazionale. A.P.


RIFUGIÀTI A CASERTA: RIPARTIRE DALLA NATURA “Siamo sempre lo straniero di qualcun altro. Imparare a vivere insieme è lottare contro il razzismo”. (Tahar Ben Jelloun) Giulia Martelli Grazie al progetto “Accolti e Attivi” finanziato dallo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) Victor, Bright, Nini e Amadou potranno imparare l’arte del giardinaggio negli splendidi giardini della Reggia di Caserta. Quattro storie, quattro giovani uomini, quattro viaggi diversi ma con lo stesso punto di partenza: l’Africa e la stessa motivazione: fuggire da un destino segnato dalla guerra e dalla persecuzione, tanto spaventoso da indurli ad affrontare l’ignoto pur di trovare pace. Purtroppo, però, ad attendere questi che vengono definiti “rifugiati” troppo spesso diffidenza, razzismo ed ostilità da parte delle comunità che invece avrebbero il dovere di accoglierli. Per questo, la L.189/2002 ha istituzionalizzato il “Programma nazionale asilo”: il primo sistema pubblico per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, diffuso su tutto il territorio italiano, con il coinvolgimento delle istituzioni centrali e locali secondo una condivisione di responsabilità tra Ministero dell’Interno ed Anci, creando lo Sprar. Grazie ai fondi da esso messi a disposizione è nato il progetto “Accolti e Attivi” che prevede per Victor, Bright, Nini e Amadou un contratto di tirocinio in supporto alle maestranze specializzate per la manutenzione del parco reale della Reggia di Caserta. Proprio nel Teatrino di Corte del magnifico complesso vanvitelliano qualche giorno fa è stata presentata questa ini-

Chi sono Victor, Bright, Nini e Amadou

ziativa. Nel suo intervento il prefetto Raffaele Ruberto ha ricordato che “solo pochi anni fa si parlava di Caserta per le stragi di immigrati. Ora Terra di Lavoro si distingue per le buone pratiche in materia di integrazione. Ciò significa che siamo sulla strada giusta anche se si tratta di un processo ancora lungo e difficile”. Angelo Ferrillo, presidente dell’ARCI di Caserta, inoltre ha sottolineato: “Siamo convinti che l’integrazione non sia una bella parola al vento, ma una pratica quotidiana, che va sostenuta con percorsi formativi e lavorativi. Questi giovani sono la testimonianza concreta di un nuovo modo di intendere l’accoglienza. I risultati del loro lavoro, che non comporta nessun onere aggiuntivo per nessun ente territoriale, saranno tangibili a tutti, turisti e cittadini. È necessario andare oltre la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento. E tutto ciò è possibile solo grazie alla costruzione di percorsi indivi-

duali di inserimento socioeconomico”. Il sottosegretario agli Interni, Domenico Manzione ha infine concluso: “Caserta si distingue per aver messo in piedi uno dei progetti più significativi a livello nazionale. Noi abbiamo seguito anche un’ altra iniziativa molto significativa, nata proprio all’ombra della Reggia: si tratta del Piedibus in base al quale i genitori affidano ai richiedenti asilo politico la cosa più preziosa che hanno, i loro figli, per l’accompagnamento casa-scuola. Un simile risultato non sarebbe possibile se non ci fossero associazioni, enti e singoli che lavorano sul territorio in modo tale da abbattere le barriere della diffidenza e del razzismo”. Alla conferenza stampa hanno inoltre preso parte: Antonio Papa, fascia tricolore di Santa Maria La Fossa, Daniela di Capua, direttrice del Servizio Centrale SPRAR; Giovanpaolo Guadino, Presidente dell’agenzia per il lavoro – Mestieri Campania nonché Walter Massa, responsabile della Rete Accoglienza dell’ARCI Nazionale. Mara Vitiello, della cooperativa Solidarci.

Victor Hezekiah, 31 anni, nigeriano di fede cristiana. È scappato dal suo paese dopo che entrambi i genitori sono stati uccisi nell’ambito di una faida familiare. Ha trascorso otto mesi in Libia e poi è riuscito ad arrivare in Italia. Bright Odigie è il più giovane del gruppo, ha appena 21 anni, è originario della Nigeria e professa la fede cristiana. Orfano di madre, ha studiato in un collegio dove il padre insegnava. Ed è lì che la sua vita è cambiata per sempre: le milizie jihaidiste di Boko Haram hanno assaltato il collegio, distruggendolo. Bright e il padre sono riusciti a scappare. Ma nella fuga si sono separati e non si sono mai più incontrati. Il giovane Odigie è arrivato così in Libia, è stato arrestato due volte, prima di riuscire a partire. Il suo barcone però è affondato a pochi chilometri dalle coste dell’Italia. Salvato in mare dalla Marina Italiana è arri-

vato nel nostro paese ancora minorenne. Ouro Nini Adom Gado ha 31 anni e viene dal Togo, paese nel quale lavorava come saldatore. Nini è dovuto scappare perché sostenitore di un partito di opposizione schierato contro le forze governative. Ha subito numerose violenze per le sue convinzioni politiche, fin quando non ha deciso di abbandonare il Togo. Ha trascorso tre anni in Libia, dove è stato arrestato due volte. Salvato dalla nave Aquarius della ONG Sos Méditerranee e sbarcato a Napoli. Infine, Amadou Tanou ha 33 anni e viene dalla Costa D’Avorio, suo padre e suo fratello svolgevano attività politica. Una notte, uno squadrone della morte li ha uccisi barbaramente. Amadou ha preferito scappare dal suo paese, dove ha lasciato sua moglie e tre figli con i quali spera di potersi ricongiungere il prima possibile. (www.vivicasagiove.it)

UN ACCORDO TRA LE FERROVIE DELLO STATO E BANCA ETICA PER IL RIUTILIZZO DELLE STAZIONI E LINEE DISMESSE Il mese scorso è stato firmato un importante ed interessante protocollo di intesa tra l’amministratore delegato e direttore generale delle FS italiane, Renato Mazzoncini, e il direttore generale di Banca Etica, Alessandro Messina. L’obiettivo del protocollo è quello di “Finanziare e attuare progetti per la riqualificazione ed il riuso sociale ambientale e culturale di circa 450 stazioni impresen-

ziate e delle linee ferroviarie dismesse del network di Rete Ferroviaria Italiana”. Entrambi si impegnano a promuovere e sostenere progettualità integrate. Il gruppo FS italiane ha avviato negli ultimi anni importanti interventi per riqualificare e riorganizzare gli spazi e le aree delle principali stazioni italiane non più attive, in disuso e non più funzionali alle attività ferroviarie pensando a ren-

derle poli di attrazione e di servizi per il territorio. Infatti sviluppando progetti di sostenibilità sociale ed ambientale, FS vuole facilitare e favorire anche attraverso comodati d’uso attività del Terzo settore e del mondo no profit. Di conseguenza FS Italiane coinvolgerà Banca Etica nella selezione dei soggetti destinatari delle aree oggetto di riqualificazione comunicando ai soggetti selezionati le linee guida per

usufruire dei servizi di Banca Etica, la quale a sua volta, attraverso bandi sul proprio network di crowdfunding favorirà la raccolta fondi per sostenere i progetti di riqualificazione offrendo servizi creditizi e bancari integrati. Banca Etica, infatti, è nata per gestire risorse finanziarie di famiglie, persone, organizzazioni, società ed enti indirizzando ed orientando i loro risparmi verso la realizzazione del

bene comune della collettività. L’intesa con FS Italiane è quindi occasione per mettere in pratica iniziative di rigenerazione territoriale secondo i principi della finanza etica vale a dire ponendo seria attenzione sia alla sostenibilità economico finanziaria sia a quella socio ambientale. Sarà senza ombra di dubbio un proficuo connubio del quale beneficeranno territori e cittadini. B.G.


La Carta della Natura della Campania Uno strumento prezioso per la pianificazione territoriale e la valutazione ambientale L'ARPAC, in essenziale sinergia con l'ISPRA, ha recentemente completato e presentato a Napoli la Carta della Natura della Campania, oggi posta a disposizione di tutte le istituzioni territoriali, degli operatori tecnici e delle categorie come strumento prezioso di supporto per i processi di pianificazione del territorio e di valutazione ambientale. La Carta della natura, su scala nazionale, è prevista dall'art. 3 della legge quadro n. 394/1991 che ha istituito e disciplinato il sistema delle aree naturali protette (parchi nazionali e regionali, riserve, ecc.), come strumento conoscitivo essenziale per identificare "le linee fondamentali dell'assetto del territorio con riferimento ai valori naturali ed ambientali". Oggi, tuttavia, la Carta, offrendo una base conoscitiva sintetica ed immediata, ha assunto una valenza ben più ampia e generale per i processi di pianificazione e valutazione, che va oltre l'ambito originario dei parchi. La Carta, integrando, coordinando ed utilizzando i dati disponibili, individua e qualifica lo stato dell'ambiente naturale in Italia per singole regioni, evidenziando sia i valori naturali che i profili di vulnerabilità territoriale. Essa da strumento tipico per le aree protette ha assunto una valenza più vasta ed omnicomprensiva, censendo a copertura integrale gli habitat naturali, semi-naturali ed antropici dell'intero territorio, e quindi risulta utilissima sia a supporto delle pianificazioni urbanistico-territoriali e paessaggistiche di area vasta che nell'ambito delle procedure di valutazione ambientale (VAS, VIA e VI), oggi centrali nei processi di trasformazione. Secondo la previsione originaria la predisposizione della Carta della natura competeva ai Servizi tecnici nazionali, poi è stata attribuita a livello centrale all'ex ANPA, poi APAT, oggi ISPRA con la collaborazione – sempre più determinante – delle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente, necessaria rispetto alla complessità, capillarità ed estensione del lavoro da svolgere. È così partito, molto tempo fa, il progetto Carta della natura per la Campania, sulla base di una convenzione – avviata già nel 2004 – tra ARPAC ed APAT, in-

tegrata nel 2006 con specifico riferimento all'area strategica del Parco nazionale del Vesuvio. Le Autorità di bacino della Campania, in particolare la Nord Occidentale, hanno settorialmente stimolato la redazione propedeutica e funzionale all'elaborazione del Piani stralcio di tutela ambientale e per la riduzione del consumo di suolo, fenomeno preoccupante soprattutto nelle aree fortemente antropizzate dell'hinterland metropolitano di Napoli Nord e Caserta (con una diffusa cementificazione ed impermeabilizzazione che incide negativamente sull'assetto idrogeologico ed idraulico). Nel frattempo, anche a seguito delle innovazioni metodologiche intervenute, sono state ricalibrate le tecniche di rilevamento sul campo e telerilevamento degli habitat, con cui ISPRA ed ARPAC hanno intensificato la loro collaborazione volta ad implementare la Carta della natura - elaborata alla scala 1 : 50.000 - con l'aggiornamento, il perfezionamento e l'omogeneizzazione della Carta degli habitat, che ne costituisce l'asse portante. Il lavoro è stato poi suddiviso, tra l'area di Campania Nord (province di Napoli, Caserta, Benevento ed Avellino) rilevata e cartografata da ARPAC e Campania Sud da ISPRA, con piena condivisione tecnica e metodologica, al fine di disporre di un prodotto omogeneo su tutto il territorio regionale. Da qualche mese l'elaborazione è stata felicemente completata, è consultabile open data sul sito

dell'ISPRA e quindi, per la prima volta, risultano censiti tutti gli habitat della Campania (naturali, seminaturali ed antropici), per un ampio territorio di 13.600 chilometri quadrati, suddiviso in 42.500 poligoni. Tali porzioni di suolo sono state classificate secondo il sistema "Corine biotopes", elaborato in ambito europeo nel 1991, e dallo studio emerge in Campania la rappresentazione di ben 106 diverse tipologie di habitat , di cui alcune di significativa peculiarità e valenza. La Carta della natura è strutturata con criterio gerarchico, consentendo di disporre di un sistema di base che può articolarsi sia in una serie di carte de-

rivate con un minore livello di dettaglio, sia supportare l'impostazione di studi a scala maggiore. Il metodo Corine biotopes , basato sulle fitocenesi ed integrato da eventuali altre informazioni (di carattere litologico, geomorfologico e biogeografico), rende la Carta della natura versatile ai fini dell'inserimento in progetti comunitari e transnazionali, con varie potenzialità di utilizzo e sviluppo nei settori della tutela ambientale e della difesa del suolo. La Carta degli habitat, con molteplici indicatori opportunamente selezionati, costituisce la base per il calcolo della qualità ambientale e vulnerabilità territoriale, al fine di determinare

tra l'altro le carte specifiche del Valore ecologico, della Sensibilità ecologica, della Pressione antropica e della Fragilità ambientale. La cartografia costituisce il documento di immediata consultazione ma ne derivano altri prodotti – con i parametri valutativi associati – che rappresentano una base operativa di molteplici potenzialità, da sviluppare in modo dinamico, anche per le caratteristiche di multiscalarità, aggiornabilità ed integrabilità con altri sistemi informativi geografici. Si impongono alcune considerazioni di sintesi. Innanzitutto viene finalmente conseguito con la redazione della Carta un importante risultato, sul piano della compiutezza dell'azione conoscitiva ambientale, determinato dalla piena sinergia del nuovo sistema agenziale e, in particolare, dalla collaborazione tra ARPAC ed ISPRA, che consente di coniugare – nell'ambito della rete federativa oggi consolidata – la conoscenza capillare e diretta del territorio locale con le politiche nazionali di tutela e valorizzazione ambientale. In secondo luogo l'ARPA Campania ha lavorato con qualità ed impegno, concorrendo in modo determinante e a titolo gratuito ad un progetto su scala nazionale all'avanguardia grazie alle competenze ed alla qualificazione professionale delle sue strutture tecniche e dei suoi operatori, in particolare della Direzione tecnica, dell'U.O.C. Monitoraggio e controlli e dell'U.O. Sostenibilità ambientale (dott. Claudio Marro, arch. Francesca De Falco, referente della convenzione, dott. Salvatore Viglietti, "anima" del progetto, dott.ssa Lucilla Fusco, dott.ssa Antonella Loreto ed arch. Elio Luce). In definitiva l'ARPAC, nell'esercizio delle funzioni di supporto tecnico rivolte soprattutto alla Regione, è stata capace di offrire uno strumento compiuto, continuamente aggiornabile ed integrabile, di notevole utilità per gli operatori istituzionali e professionali, per gli Enti territoriali e di settore, per la comunità tecnico-scientifica, ai fini della corretta pianificazione e tutela ambientale di un territorio che esprime altissimi valori naturalistici ma diffusi elementi di fragilità e vulnerabilità. Il Commissario Straordinario Avv. Luigi Stefano Sorvino


«C’è una questione meridionale nel Snpa: essenziale valorizzare le Agenzie del Sud» Intervista al direttore Ispra Alessandro Bratti, in occasione della presentazione della Carta della natura Luigi Mosca «Una delle missioni del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente è garantire a tutti i cittadini italiani lo stesso livello di sicurezza ambientale e quindi di tutela della salute». Lo ricorda Alessandro Bratti, intervenuto lo scorso 20 aprile a Napoli alla presentazione della Carta della natura della Campania: un prodotto realizzato in sinergia da Arpa Campania e da Ispra, di cui Bratti è direttore generale dallo scorso novembre dopo essere stato, tra l’altro, dg di Arpa Emilia- Romagna e presidente della Commissione bicamerale ecomafie. «È innegabile», dice il dg Ispra, «che nel Snpa, così come in altri settori della pubblica amministrazione, esiste una questione meridionale, nel senso che le Agenzie del Sud sono mediamente più deboli, soprattutto dal punto di vista numerico. Valorizzare le Arpa del Mezzogiorno renderebbe un ottimo servizio allo sviluppo del Paese». Probabilmente nella riforma della legge sulle aree protette, all’esame del Parlamento, verrà confermata l’utilità della Carta della natura. Qual è il suo valore? «La sua utilità consiste, fondamentalmente, nel fornire una base conoscitiva molto sintetica e immediata. Carta della natura nasce come uno strumento per la valorizzazione dei beni naturali, però nell’applicazione concreta si dimostra essenziale

Una cartografia completa degli habitat della Campania

sia per le valutazioni ambientali (valutazione di impatto ambientale, valutazione ambientale strategica, valutazione di incidenza) che per la pianificazione urbanistica e paesaggistica. Oggi, grazie anche alle tecnologie satellitari, la Carta della natura consente ai decisori politici di avere a disposizione strumenti molto potenti per definire alcune scelte. D’altra parte, si tratta di open data, perciò qualsiasi cittadino può fruire della Carta della natura attraverso il sito Ispra». La Carta della natura è un esempio di sinergia tra enti del Snpa. Nel corso del convegno si è discusso di carenze strutturali nelle agenzie del Mezzogiorno. C’è una “questione meridionale” all’interno del Sistema nazionale? «Sì, in questo come in altri set-

tori della pubblica amministrazione. Per quanto nelle agenzie del Sud siano presenti punte di eccellenza e notevoli professionalità, mediamente si registra una debolezza sia in termini numerici che di specificità professionali. Forse in passato a questi enti non è stata data la giusta importanza. Oggi, in una fase in cui i conflitti sociali sono particolarmente acuti, è più evidente la necessità di avere agenzie autonome, autorevoli, in grado di dare garanzie ai cittadini. Del resto, di certezze hanno bisogno le imprese (parlo di quelle sane), che aspirano a un sistema di autorizzazioni e controlli uniforme in tutto il Paese. È vero che le regole sono a volte astruse, ma più spesso è la loro applicazione a confondere. Ad esempio, costruire linee guida tecniche, valide a livello nazio-

Con l’elaborazione della Carta della natura della Campania, per la prima volta vengono censiti gli habitat naturali, seminaturali e antropici dell’intera regione. Realizzata grazie a una sinergia tra Arpa Campania e l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale, la Carta può essere consultata sul sito di Ispra. Al convegno di presentazione, che si è tenuto lo scorso 20 aprile a Napoli, hanno parte-

cipato, tra gli altri, il vicepresidente della Giunta regionale Fulvio Bonavitacola, il direttore generale Ispra Alessandro Bratti, il presidente della Commissione Ambiente del Consiglio Regionale, Gennaro Oliviero, il commissario straordinario Arpac Stefano Sorvino, il direttore tecnico dell’Agenzia Marinella Vito. Interventi tecnici affidati a Salvatore Viglietti (Arpac), Lucilla Laureti e Roberto Bagnaia (Ispra).

nale, è prioritario per rendere più omogenei i comportamenti delle istituzioni in tutte le regioni e dare più certezze a cittadini e imprese. Ne guadagnano le prospettive di sviluppo del Paese». In sintesi, possiamo dire che l’attuazione del Snpa è un’opportunità, in particolare se vista dalle regioni del Mezzogiorno? «Avere una struttura a rete più forte, autonoma e dotata di risorse sufficienti, significa rafforzare la sicurezza ambientale e quindi la tutela della salute in tutto il Paese. Tra gli altri obiettivi, forse qui ancora più significativi che altrove, metterei la ricostruzione di un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni». Nel corso del convegno si è discusso anche di una narrazione mediatica pregiudizialmente negativa, per le questioni ambientali in

Campania, da correggere con un’operazione-verità. È d’accordo con questa lettura? «C’è, oggettivamente, un’eredità del passato che deve essere rapidamente risolta. Forse c’è stato un periodo in cui la crisi dei rifiuti, anche per via dei collegamenti con il malaffare, ha dettato totalmente l’agenda mediatica delle questioni ambientali in Campania, schiacciando tutto il resto, tra cui le situazioni di pregio, le tante peculiarità campane che sono eccellenze del nostro Paese. Ripeto: mettere in risalto le strutture tecniche, soprattutto in un ambito tematico caratterizzato da una narrazione negativa, significa fare tanto. Valorizzare l’agenzia ambientale, le sue capacità, le sue professionalità, è un passo importante per costruire la fiducia nelle caratteristiche del territorio». (foto di Fabiana Liguori)


La ricerca di questo elemento tossico non è ancora una priorità. Arpac ha eseguito una serie di analisi

Arsenico negli alimenti: uno studio esplorativo F. Barone, L. Carideo, R. Esposito, M. Schipani Il Regolamento (UE) 2015/1006 ha introdotto i tenori massimi di arsenico inorganico nei prodotti alimentari, che sono in vigore a partire dal 1° gennaio 2016 e la Raccomandazione (UE) 2015/1381 della Commissione del 10 agosto 2015 ne ha suggerito il monitoraggio negli alimenti e nelle acque destinate al consumo umano. L’Arsenico è il ventesimo elemento chimico con proprietà intermedie tra metalli e non metalli, ma dal punto di vista della tossicità ha caratteristiche simili a quelle dei metalli pesanti ancorché, come questi, in piccole concentrazioni, sia comunque essenziale per la vita degli organismi viventi. Si trova associato sia a rocce ignee che sedimentarie, specialmente con i minerali dello zolfo, ed è un elemento ubiquitario; la sua presenza ambientale è dovuta sia a processi naturali che ad elevata attività antropica. L’arsenico è facilmente assorbibile dagli organismi viventi e provoca intossicazioni acute e croniche che variano da disturbi minori, come l’avvelenamento, fino al cancro e alla morte. L’arsenico inorganico è stato classificato dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) come cancerogeno per l’uomo (tipo I) ed è la forma prevalentemente presente nei prodotti vegetali, invece le specie organiche, prodotte nel processo di detossificazione dell’arsenico, sono predominanti nei pesci edibili ed hanno una tossicità molto bassa. Secondo l’EFSA la percentuale di arsenico inorganico varia mediamente dal 50 al 100% dell’arsenico totale nei prodotti alimentari diversi dai pesci e

frutti di mare, con il 70% come media complessiva. Il laboratorio multisito Alimenti e acque a uso umano, struttura Arpac situata a Benevento, ha introdotto, a partire da marzo 2016, un costante monitoraggio dell’arsenico totale nelle acque destinate al consumo umano distribuite nella provincia sannita. Tutti i campioni analizzati sono risultati avere un contenuto in arsenico totale inferiore al vigente limite di legge (10 μg/L), sebbene siano stati riscontrati valori prossimi a esso nelle zone della provincia dove l’origine geo-

logica del terreno è di natura vulcanica. La ricerca dell’arsenico nei prodotti alimentari non fa ancora parte del Piano regionale integrato dei controlli ufficiali in materia di sicurezza alimentare adottato dalla regione Campania e il laboratorio di Benevento ha pertanto effettuato uno studio a scopo esclusivamente esplorativo, centrato soprattutto su campioni a base di riso, dal quale sono emersi dati particolarmente interessanti. Recenti studi condotti dalla European Food Safety Authority e dalla World Health

Organization segnalano infatti quanto i forti consumatori di riso in Europa, quali determinati gruppi etnici, e i bambini di età inferiore a tre anni, siano i più esposti all’arsenico inorganico attraverso l’alimentazione. In questi bambini l’esposizione all’arsenico inorganico attraverso l’assunzione di alimenti a base di riso, è generalmente stimata essere circa 2-3 volte quella degli adulti. Nella dieta dei neonati il riso è il costituente principale dei prodotti per lo svezzamento e ipoallergenici (latte di riso), ma è presente anche in altri alimenti utilizzati nella dieta (cracker, biscotti, cereali soffiati, budini). Inoltre, considerando l’indice di massa corporea, i neonati ed i bambini sono esposti, attraverso l’alimentazione, a livelli più elevati di arsenico inorganico rispetto agli adulti. Nello studio effettuato dal laboratorio di Benevento sono stati utilizzati metodi analitici di riferimento internazionale (norme UNI (EN) 13805:2014 + UNI (EN) 15763:2010) e strumentazione all’avanguardia (ICP-MS a cella di collisione), previa validazione in laboratorio con miglioramento delle prestazioni al fine dell’applicazione anche ai prodotti alimentari per l’infanzia. Sono stati analizzati 88 campioni di alimenti provenienti dal mercato italiano, tra i quali riso parboiled e non parboiled, prodotti a base di riso, cereali escluso il riso, prodotti per l’infanzia a base di riso e non, succhi di frutta. segue a pag.7


segue da pagina 6 Tutti i campioni esaminati sono risultati conformi alla normativa vigente per Piombo (Reg. (UE) n. 1005/2015) e Cadmio (Reg. (CE) n. 629/2008 e Reg. (UE) n. 420/2011), ma nell’8% dei casi e solo su campioni di riso, è stato riscontrato un livello di arsenico totale superiore ai limiti fissati per l’arsenico inorganico. Conformemente a quanto indicato nel Regolamento (UE) 2015/1006, nell’ambito di un piano di controllo, tali campioni vanno indirizzati a una successiva analisi di speciazione chimica per definire la precisa percentuale di arsenico inorganico rispetto all’arsenico totale in ciascuno di essi e se ancora superiori a detto limite va immediatamente attivato il sistema

Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 30 aprile 2018 - Anno XIV, N.8 Edizione chiusa dalla redazione il 30 aprile 2018 DIRETTORE EDITORIALE

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rapido di allerta europeo per alimenti e mangimi con il ritiro dall’intero mercato europeo. I dati relativi alla concentrazione di arsenico per i cereali escluso il riso, seppure in assenza di un riferimento legislativo nazionale o europeo, sono risultati invece particolarmente contenuti, denotando in generale una esigua contaminazione nei campioni sottoposti ad indagine. Le analisi eseguite hanno confermato che il riso è tra le colture maggiormente colpite dalla contaminazione di arsenico ed è stata anche evidenziata una maggiore concentrazione nei prodotti di riso del tipo parboiled rispetto a quello non parboiled. Nel processo di preparazione del riso parboiled viene infatti presumibilmente favorito il trasferimento del contaminante dagli strati esterni delle cariossidi all’endosperma, generando un incremento sia di As-t (Arsenico totale) sia di As-i (Arsenico inorganico inteso come somma di As(III) e As(V), caratterizzato da tossicità maggiore), nonché di piombo e cadmio. Dai dati ottenuti risulta particolarmente preoccupante il dato relativo ai prodotti per l’infanzia poiché in circa il 50% dei campioni esaminati la concentrazione di arsenico totale è prossima al limite di legge per l’arsenico inorganico ed in un caso addirittura lo supera. La presenza di arsenico nel riso è prevalentemente dovuta alla particolare tecnica di coltivazione in sommersione e per questo motivo risulta fondamentale ottimizzare la gestione dell’acqua d’irrigazione in modo da ridurre la disponibilità di questo elemento. Diversi studi hanno infatti dimostrato che la coltivazione di riso in condizioni aerobiche minimizza la presenza di arsenico nella granella. Il monitoraggio dell’esposizione e il possibile intervento, per ridurre l’ulteriore esposizione ai metalli tossici nell’ambiente e nell’uomo, possono diventare un passo importante verso la prevenzione. Il monitoraggio dei livelli di arsenico inorganico nel riso e nei prodotti per l’infanzia potrebbe ridurre l’incidenza di patologie tumorali nei bambini ed è pertanto raccomandabile che il sistema di controlli si adegui rapidamente.

SANT’ANASTASIA (NA)

Qualità dell’aria, Arpac offre un laboratorio mobile Platea gremita a Sant’Anastasia per un dibattito su un tema difficile: si è discusso dell’incidenza delle patologie tumorali sul territorio, nel corso di un incontro che si è tenuto nell’Aula consiliare della cittadina alle falde del monte Somma lo scorso 26 aprile. Titolo dell’incontro, “Oltre ogni paura”: tanti i cittadini presenti, alcuni dei quali purtroppo colpiti in famiglia o anche in prima persona da patologie che fanno paura. Presente anche Arpac, ai cui esponenti sono state rivolte numerose domande, spesso cariche di apprensione, dal pubblico in sala e dal giornalista Francesco De Rosa che ha condotto il dibattito. Nodo della discussione: i nessi molto complessi che legano la qualità dell’ambiente e la salute. Il commissario Stefano Sorvino ha annunciato che l’Agenzia metterà a disposizione del territorio anastasiano una centralina mobile per una campagna temporanea di monitoraggio della qualità dell’aria. Sui dettagli tecnico-scientifici si è concentrato Domenico Farina, ingegnere della direzione tecnica dell’Agenzia. Farina ha spiegato ai cittadini che il terri-

torio del monte Somma affaccia su una piana, quella campana, dove il ristagno dell’aria è purtroppo frequente per la particolare conformazione del territorio. Una “pianura padana” in piccolo, dove sarebbero necessarie, come accade nelle regioni del Nord, misure antismog concordate tra molte amministrazioni comunali. Tra le fonti di inquinamento atmosferico, l’esperto ha ricordato, oltre al traffico veicolare, anche il contributo del riscaldamento domestico. Attenzione, in particolare, al boom delle stufe a pellet. Farina ha anche spiegato che, in base ai dati disponibili, si presume che la qualità dell’aria sia peggiore nelle parti più a valle del territorio di Sant’Anastasia, e che migliori invece nella parte alta. Presente anche il subcommissario dell’Agenzia, Giovanni Improta, che ha incoraggiato i cittadini a inviare segnalazioni ad Arpac, soprattutto attraverso Forze dell’ordine, Comune e Polizia municipale. All’incontro sono intervenuti, tra gli altri, l’oncologo Francesco Schittulli, presidente della Lega italiana lotta contro i tumori e il sindaco di Sant’Anastasia Lello Abete. L.M.


La corrente atlantica si sta fermando Gli esperti hanno lanciato l’allarme: “Bisogna correre ai ripari” Anna Paparo I cambiamenti climatici hanno ripercussioni terribili sulla salute del nostro pianeta. E questo è un fatto più che risaputo. Oramai il registro delle “vittime” aumenta sempre più e non hanno risparmiato neanche la corrente atlantica, che si è indebolita negli ultimi cento cinquant’anni di circa il venti per cento. Questo fenomeno potrebbe portare ad un relativo aumento delle ondate di calore in Europa e del livello dell’oceano sulla costa orientale degli Stati Uniti. A lanciare l’allarme sono due studi pubblicati su Nature da un gruppo di ricercatori guidati rispettivamente dal Professor David Thornalley, dell'University College London, e dal Professor Levke Caesar, del tedesco Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK). Come ha anche osservato il Professor Dino Zardi, docente di Fisica dell’Atmosfera e del clima all’Università degli Studi di Trento, questo dato registrato una spia che ci sta lanciando un segnale di aiuto, ovvero che qualcosa non sta andando nel verso giusto. C’è bisogno di ulteriori approfondimenti, quindi, per riuscire a capire se si tratta davvero di

un’inversione di tendenza oppure se l’indebolimento della corrente potrebbe regredire. Secondo le ricerche, la corrente, che si chiama “Capovolgimento meridionale della circolazione atlantica” e che ridistribuisce l'acqua calda verso Nord e quella fredda verso Sud, non è mai stata così debole: ha, infatti, raggiunto il picco di debolezza degli ultimi mille seicento anni. È stato possibile stabilirlo analizzando le temperature della superficie dell'Oceano

Atlantico e la dimensione dei grani dei sedimenti depositati sul fondale dalla corrente. In base a questi dati raccolti, l'indebolimento ha avuto inizio alla fine della Piccola Era Glaciale, terminata verso la metà dell'Ottocento. In quell'epoca il Nord Atlantico ha iniziato a riscaldarsi, facendo sciogliere parte del ghiaccio artico e della Groenlandia e formando, così, un enorme rubinetto di acqua dolce sgorgata direttamente nell'Atlantico. Questo ha fatto sì che venisse diluita la super-

ficie dell'acqua, rendendola più leggera e meno in grado di affondare e rallentando di conseguenza il meccanismo della corrente. Se il fenomeno dovesse andare avanti, a causa del riscaldamento climatico, secondo i ricercatori, potrebbero esserci conseguenze anche per l'Europa. La corrente, infatti, ha un notevole impatto sull'atmosfera: a causa del suo indebolimento, l'aria calda del Sud si convoglierebbe verso l'Europa, e questo farebbe aumentare l'ar-

rivo di tempeste atlantiche e le ondate di calore estive. Tuttavia, secondo Zardi, è difficile trarre conclusioni per l'Europa e altre zone specifiche, "perché - spiega - questi fenomeni climatici sono molto complessi e coinvolgono più fattori". Un vero e proprio allarme rosso che spinge tutto il mondo a prendere consapevolezza di quanto si stia rischiando con l’incombere dei cambiamenti climatici e a correre quanto prima ai ripari prima che sia troppo tardi.

A New York un eco-padiglione fatto di impalcature e muschio New York si tingerà di verde nel giro di qualche mese. Infatti, a Times Square, nel cuore di Manhattan, il mese prossimo potrebbe materializzarsi un'installazione ecologica. Sulla piattaforma di crowdfunding Kickstarter si stanno raccogliendo fondi per il progetto che prevede la creazione di un padiglione fatto con impalcature d'acciaio e ricoperto da un tetto di muschio. “Mossgrove”, questo è il nome di battesimo della particolare istallazione, che porterà una sorta di boschetto di muschio sui tetti newyorkesi. L’idea porta la firma del designer Sam Biroscak, che punta alla realizzazione dell'opera per la settimana newyorchese del design in programma nella

Grande Mela. L'obiettivo fondamentale, che ha spinto a sponsorizzare l’idea, è naturalmente quello di nobilitare un elemento molto presente nel panorama di New York, cioè le impalcature, abbinandolo a una vegetazione “povera”. Basti pensare che il muschio non richiede fertilizzanti per crescere e impiega solo da tre a sei mesi per stabilirsi completamente. Da questa constatazione è nata, così, l’idea total green di Biroscak. Da non sottovalutare, poi, è il fatto che il muschio richiede pochissima acqua e, a differenza di altri “tetti verdi”, prospera in zone ombreggiate come le aree urbane densamente popolate. Quindi, il muschio rinasce a nuova vita,

visto che fino a poco tempo fa è sempre stato considerato come un’erbaccia fastidiosa alla vista. Così, elevandolo all’altezza degli occhi e ampliando la definizione di ciò che può essere, è maturata la speranza nell’ideatore che i visitatori se ne andranno chiedendosi quale sia il potenziale di progettazione di tutti i materiali comuni e come possano incorporare il design sostenibile nella quotidianità. Un progetto alquanto innovativo che porterà, a dispetto della “grande giungla urbana”, nella Grande Mela una ventata di freschezza, tingendo i tetti di verde e portando benefici a impatto zero sulla salute del nostro pianeta. A.P.


Sulle colline dell’Irpinia rinasce la “risciola” I suoi semi non sono mai stati incrociati né modificati Bruno Giordano La risciola è un grano tenero dal colore rossiccio conosciuto sin dal 1500, che, dimenticato da decenni, è ora nuovamente coltivato, sulle colline dell’alta Irpinia da una comunità di imprese e di contadini che hanno rinunciato all’agricoltura intensiva. Il progetto “Comunità Risciola” è stato ideato dalla famiglia degli imprenditori Lo Conte. Si tratta di una vera sfida volta a far rinascere e rivitalizzare terreni sfiancati dall’agricoltura intensiva, seminando e coltivando in maniera tradizionale, con metodo biologico, piccoli appezzamenti di terreno tramandati, da sempre, di padre in figlio. La risciola è un grano prezioso perché i semi - non convenendo in termini di resa all’industria mondiale delle sementi - non sono stati mai incrociati né modificati negli anni, mantenendo intatte tutte le proprietà nutrizionali. Il grano moderno ha l’11-13% di glutine, mentre la risciola parte da una percentuale molto più bassa, che è del 79%. Questa caratteristica ha permesso, in dieci anni di ricerca, di ottenere il processo di deglutinazione che oggi contradddistingue questo grano. Il Gruppo Lo Conte non solo distribuisce gratuitamente i semi, ma, acquista tutta la produzione dei coltivatori

Amla: frutto tropicale di lunga vita

iscritti alla comunità Risciola, garantendo una maggiorazione del 60% del prezzo di mercato. Non è un’operazione di beneficenza, anche se si tratta di “innovazione sociale”, tiene a precisare Antonio Lo Conte. Negli anni l’azienda Lo Conte si è distinta nella produzione di farine speciali; con la risciola è stato trovato il modo per togliere la tossicità al glutine, rendendo la farina di risciola innocua ai celiaci ed alle persone intolleranti a questa sostanza, ed è un brevetto soltanto ed esclusivamente della famiglia Lo Conte. Nel 2015 il raccolto è stato di circa due quintali, quest’anno si prevede di arrivare ai cento, e,

l’interesse prevalente, ancor prima della vendita, è avere la materia prima che era andata quasi perduta. Il passaparola tra i contadini è iniziato ed è stato veloce dal momento che sono arrivate richieste, di seminare la risciola irpina, anche dalla Sardegna. La cosa più importante di tutta questa impresa, compiuta nel segno di una agricoltura biologica che cerca nuove strade per essere sostenibile anche economicamente, è lo sforzo di preservare la ricchezza e la tradizione dell’alta Irpinia, passione e fatica che, come cantava Virgilio nell’Eneide duemila anni fa, è tutta dentro i piccoli semi della risciola.

L’amla è un piccolo frutto sferico caratterizzato da una buccia traslucida con pigmenti dal giallo al verde. Pianta arborea made in India – originaria delle zone tropicali e subtropicali del sud-est asiatico. Il fiore all’occhiello della medicina tradizionale cinese e tibetana e consumata anche sotto forma di frutto, è una delle piante medicinali più importanti della medicina ayurvedica. In commercio è disponibile sottoforma di polvere e compresse, assunta per via orale, naturalmente dietro il consulto di un medico esperto in ayurveda. Riscuote da tempo un successo notevole in quanto apporta numerosi benefici all'organismo. Ricchissimo di vitamina C. Dall'azione astringente, digestiva, afrodisiaca e lassativa, è utile per il sistema immunitario, i reni e il pancreas. Sono svariate le applicazioni di questo frutto sui generis. Alleato prezioso, capace di alleviare problematiche respiratorie, digestive, gastrointestinali, epatiche, oculari, ematologiche, ginecologiche, allergiche, cutanee, mentali, ossee. Diamo un’occhiata ai principi attivi presenti nell’amla. Emblicanina A, Emblicanina B, Punigluconina e Pedunculagina, sostanze che fanno parte della categoria dei tannini e preziosi acidi quali il gallico e l'ellagico. Inoltre è una delle più ricche fonti naturali di acido ascorbico: vitamina C esistenti in natura. Ergo, proprietà antiossidanti e azione anti-aging sono alcuni dei pregi principali. Il frutto è ricco d'acqua e privo di grassi, fonte di calcio e contiene quasi tutte le vitamine del gruppo B, il ferro e il manganese. Un portento anche in cosmesi. Pelle e capelli ritrovano nuova vita grazie ai suoi componenti. Rafforza la crescita, nutre le radici e ne previene la caduta. L’olio di amla è facilmente reperibile in erboristerie, negozi bio e presso la grande distribuzione. Il suo sapore aspro, tipico degli agrumi, lo rende non proprio appetibile. Tuttavia, un alleato della nostra silhouette. Solo 58 kcal in 100 grammi di frutto. Privo di grassi e ricco di acqua. Aiuta a eliminare tossine e liquidi in eccesso. Studi più recenti hanno dimostrato una capacità di combattere molte forme tumorali, a quanto pare dovuta ad un fenolo chiamato pirogallolo; inoltre è stato notato che il consumo di amla prolunga l'aspettativa di vita nelle persone affette da tumore. Il frutto è inoltre antimutageno, radioprotettivo ed è in grado di proteggere il cuore e il sistema circolatorio da varie patologie. Da un utilizzo meramente estetico a uno farmacologico, l’amla risulta essere un alleato poliedrico. F.C.


Un viaggio alla scoperta di Internet Presentata la web app “Internetopoli”, un appassionante strumento ludico e didattico Salvatore Patrizio* Dal 5 al 7 aprile 2018 si è svolta, nel padiglione 6 della Mostra d’Oltremare di Napoli, l’XI edizione di EnergyMed, la principale Mostra Convegno sulle Fonti Rinnovabili e l’Efficienza Energetica nel bacino del Mediterraneo. Organizzato da Anea, l'Agenzia Napoletana Energia e Ambiente, l’evento è stato dedicato principalmente ai temi dell’efficienza energetica “EnerEfficiency”, della mobilità sostenibile “Mobility”, del riciclo “Recycle” e dell’automazione “Automation”. In contemporanea con EnergyMed, esattamente nel padiglione 5 della Mostra, si è svolta la III edizione dell’Innovation Village, una manifestazione dedicata all’innovazione, organizzata dalla società Knowledge for Business con il supporto di Regione Campania, co-organizzata con Sviluppo Campania ed Enea- Bridgeconomies EEN. Tra le oltre 150 aziende e centri di ricerca presenti vi è stata anche la partecipazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche con l’Istituto di Informatica e Telematica (IIT) di Pisa. L'Istituto svolge attività di ricerca, valorizzazione, trasferimento tecnologico e formazione nel settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e delle scienze computazionali. Nel settore Internet l’IIT cura, attraverso il Registro.it, l'anagrafe dei nomi.it, la registrazione e la gestione dei nomi a dominio nel ccTLD it (ISO 3166). Ha nel proprio database 3.130.801 nomi a dominio registrati e rappresenta un'attività di importanza strategica per l'uso e la diffusione della cultura di Internet nel nostro Paese attraverso la quale l’Istituto partecipa ai principali organismi internazionali del settore. Durante la tre giorni il personale dell’IIT ha presentato ai visitatori alcuni progetti ideati dal team di Registro.it come la Ludoteca del Registro ed il gioco Internetopoli. La Ludoteca del Registro (www.ludotecaregistro.it), ideato e realizzato dall'Unità relazioni esterne, media, co-

municazione e marketing dell’Istituto, è un’iniziativa dedicata alla diffusione della cultura di Internet nelle scuole per offrire ai più piccoli un percorso da seguire all'uso consapevole della Rete, guidandoli nel loro viaggio digitale, seguendo un filo narrativo che aiuti a capire che cos’è, come utilizzarla e per quali scopi. Il progetto, completamente gratuito per le scuole, propone un percorso formativo dedicato ai nuovi media, con il supporto di strumenti digitali e non, allo scopo di “ordinare”, ampliare, avvalorare o mettere in discussione nozioni e conoscenze acquisite con la pratica. La web app “Internetopoli” (www.internetopoli.it) è uno strumento didattico che propone un viaggio multimediale alla scoperta di una città chiamata Internet, con indirizzi, luoghi e persone che la popolano ogni giorno. Imparare a orientarsi, arrivando sicuri a destinazione non è semplice, soprattutto per i più piccoli. L’intrattenimento non è altro che un viaggio alla scoperta della Rete, attraverso il percorso ludico-didattico di un gioco a livelli, ognuno dei quali aggiunge conoscenza su queste tre principali aree tematiche: 1) come funziona Internet; 2) identità digitale e utilizzo consapevole; 3) risorse e opportunità. Il gioco è tra gli argo-

menti sottoposti agli studenti degli Istituti Superiori in un percorso formativo (progetto Let’s Bit!) organizzato dal CNR. Gli allievi, una volta formatisi, diventano a tutti gli effetti educatori junior degli scolari delle scuole medie inferiori affiancando lo staff della Ludoteca nelle lezioni dedicate all’utilizzo consapevole della Rete. Le scuole interessate a partecipare possono leggere il progetto descrittivo all’indirizzo: www.ludotecaregistro.it/letsbit *CNR-Napoli


Guida e consigli per un buon uso delle rinnovabili Oltre al rispetto dell’ambiente portano anche risparmi in bolletta Dante Santoro Tutti sanno che l'uso delle energie rinnovabili offre l'opportunità di ridurre in maniera significativa l'impatto sul pianeta e frena l'inquinamento globale che potrebbe portare alla rovina l'intera umanità. Le energie rinnovabili offrono poi vantaggi oggettivi in termini di approviggionamento energetico più sicuro, infatti i combustibili fossili non sono infiniti e vincolano gli Stati ad importare da altri paesi esteri. Invece le energie rinnovabili sono fonti inesaurbili e meno vincolate agli oligopoli detenuti da alcuni stati del pianeta. Anche i prezzi delle energie rinnovabili sono meno soggetti alle fluttuazioni del mercato. È importante ovviamente che per produrre energie rinnovabili siano installati impianti efficienti ed idonei ai contesti in cui si agisce. La produzione di energia da fonte rinnovabile vuol dire consumare energia pulita e sicura. Il fotovoltaico, solare termico, l'idroelettrico, l'eolico ed il geotermico sono le fonti rinnovabili principali e sono tutte inesauribili. Oltre al rispetto dell'ambiente le energie rinnovabili portano anche risparmi in bolletta, ci sono forme d'incentivo previste dall Stato Italiano che poi hanno aiutato la diffusione di queste fonti di energia. Importante è però anche sapere come sfruttare al meglio queste fonti di energia rinnovabile, in modo da efficientare i risultati ed ottenere anche maggiori risparmi; ecco alcuni consigli al riguardo in base alle differenti forme di energia e per quali scopi usarle: 1. Solare termico: i pannelli solari termici sono ideali per scaldare l'acqua per uso sanitario e possono fungere anche da riscaldamento delle abitazini. L'impinato deve essere installato bene per essere efficiente e funzionale quindi serve una ditta competente, bastano pochi giorni per l'installazione. 2.Pannelli fotovoltaici: trasformano i fotoni provenienti dal sole in elettricità, l'investimento economico rientra in

circa un decennio. Dall'inizio del funzionamento dei pannelli le spese di energia elettrica diventano pari a zero, l'installazione chiede pochi giorni. 3.Turbine eoliche: in un terreno di almeno 0,4 ettari le turbine eoliche possono essere una soluzione efficiente per la produzione di energia pulita. È stato stimato che un sistema eolico efficiente può ridurre del 90% le spese energetiche. 4. Energia geotermica: bisogna sfatare il mito, per sfruttare l'energia geotermica non è necessario vivere in una zona vulcanica nè si deve trivellare in profondità il ter-

reno. A piccole profondità il terreno ha già una discreta quantità di calore trattenuta che gli deriva dai raggi del sole e dall'acqua piovana penetrata nel suolo. Questo calore può essere sfruttato per produrre energia geotermica ad uso domestica, il tutto può avvenire con l'uso di una pompa g eotermica. Il meccanismo è il seguente: vengono interrate delle sonde, il calore viene congotliato e così moltiplicato attraverso la pompa di calore che in tal modo produce acqua calda per il riscaldamento domestico. L'impianto è silenzioso e chiede poca manutenzione.

Portogallo record: 100% di energia pulita Arriva un record dal Portogallo. E non ha a che fare con Cristiano Ronaldo, primo nome e argomento che ai più viene in mente se si parla della nazione lusitana. Questa volta il record ha a che fare con la sfera ambientale. Con le fonti di energia rinnovabili.Marzo 2018 sarà ricordato come il mese in cui l’energia pulita prodotta da fonti rinnovabili ha superato la richiesta totale del fabbisogno del Paese iberico. Calcolando la media mensile, si è andati a constatare che la produzione di energia derivante dal sole, ed anche dal vento, è stata superiore (il 103%), e quando non lo è stata, ad esempio mercoledì 7 marzo, ha comunque raggiunto il confortante dato dell’86%. Numericamente, sono 4812 i GW prodotti contro i 4647 richiesti. Non è corretto, tuttavia, parlare di un exploit. Dietro questo successo ambientale ci sono anni di progressi del settore, di investimenti, di aggiornamenti e sperimentazioni sul campo. Già da 3-4 anni si sono registrati percentuali vicine al 90% del fabbisogno mensile del Portogallo, segno di un costante progresso. Adesso se ne raccolgono i frutti. Nel dettaglio, i maggiori contributi derivano dall’idroelettrico, che da solo vale più della metà dei dell’energia pulita prodotta e dall’eolico, garantito dai venti che spi-

rano incessanti dall’Oceano Atlantico. E non ci si vuole fermare qui. Spostando il naso un po’ più in là, si stima che entro l’anno 2025 si smetterà di utilizzare il carbone per la produzione energetica, ed entro il 2040 le energie rinnovabili saranno sufficienti a soddisfare, sempre e costantemente, il fabbisogno del Portogallo, andando drasticamente ad intervenire sulle emissioni di CO2. Energia pulita in Italia? Come i lusitani, anche il Bel Paese sta investendo in maniera massiva sulle rinnovabili, e condivide con lo Stato iberico la prospettiva del carbon free del 2025. Tuttavia si è ancora lontani dal traguardo portoghese: allo stato attuale, dalle fonti di energia alternative si copre solo un quinto della richiesta. Estendendo il focus ai Paesi aderenti all’Unione Europea, comunque, l’Italia è il terzo stato che genera energia pulita, con più di 10 punti percentuali, dopo Germania e Francia. Ma soprattutto è in linea con le direttive europee e con gli obiettivi fissati per il prossimo triennio. I.B.

Un passo avanti per il fotovoltaico Rosario Maisto L’efficienza dei pannelli fotovoltaici, che convertono i fotoni in elettroni, producendo una corrente elettrica, che per fisici della materia è un classico problema goldilocks, cioè: se i fotoni hanno troppa poca energia passano attraverso il pannello indisturbati, se ne hanno troppa, quella in eccesso si dissipa in forma di calore in un tempo, chiamato “tempo di rilassamento”, molto breve.Un gruppo di ricercatori ha scoperto un modo di realizzare un pannello fotovoltaico in cui questo tempo di rilassamento è notevolmente prolungato. Per capire il risultato, bisogna

avere presenti alcune semplici nozioni sui materiali semiconduttori usati nei materiali fotovoltaici, fondamentale è lo schema dei livelli di energia degli elettroni, o bande, infatti, normalmente, gli elettroni si trovano nella banda di valenza, ma con l'assorbimento di un fotone incidente possono passare a quella di conduzione, di energia più elevata. Attualmente, in una cella fotovoltaica gli elettroni vengono estratti quando sono alla base della banda di conduzione, e quindi si perde tutta l'energia dei fotoni più energetici, che producono gli elettroni caldi, cioè quelli che arrivano molto più in alto nella banda di conduzione e

hanno un'elevata energia cinetica, ora, mentre di solito questi elettroni caldi tornano alla base della banda di conduzione in un tempo che è dell'ordine dei picosecondi, cioè di millesimi di miliardesimi di secondo, nel nostro materiale ciò avviene nell'ordine dei miliardesimi di secondo, cioè in un tempo notevolmente più lungo, quindi proprio questo prolungamento del tempo di rilassamento aprirebbe la strada a nuove applicazioni. L’ elemento centrale del risultato è la perovskite ibrida, che associa composti inorganici a una piccola percentuale di composti organici di questo minerale, più stagno. Questa, negli ultimi anni ha

avuto un vero e proprio boom, passando da un'efficienza del 3 per cento a un'efficienza del 22 per cento, paragonabile a quella del silicio, il problema è che per raggiungere questa efficienza devono contenere piombo, un metallo tossico, di fatto partendo da questa considerazione, si è sviluppata una linea di ricerca per tentare di sostituire il piombo con un altro metallo meno tossico, come lo stagno. Le prospettive sono interessanti anche per le applicazioni, poiché la perovskite ibrida a base di stagno si produce per deposizione in soluzione, quindi in modo molto semplice, potenzialmente riproducibile a livello industriale.


TREE IN THE BOTTLE: IL NUOVO GREEN PACKAGING Eco-bottiglie che contengono un seme per dar vita a una piantina di acacia o di caffè Fabiana Clemente Bottiglie e confezioni interamente green? Anche in Italia arriva il 100% biodegradabile. Shampoo, bagnoschiuma e altre lozioni non più racchiuse in contenitori di plastiche. Il nuovo packaging dai connotati green è stato battezzato con il nome “Tree in the bottle”. Bottiglie realizzate a partire da scarti vegetali, non solo compostabili al 100%, ma contengono al loro interno un seme per dar vita a una piantina di acacia o di caffè. Sarà la bottiglia stessa a fornire nutrimento alla pianta che cresce, una volta che si è completamente decomposta. Questa si disgrega in circa 6 mesi/1 anno, calcolate dunque bene il tempo massimo per consumare i prodotti all’interno. La bottiglia in cui è racchiuso lo shampoo si ispira in tutte le sue sfaccettature alla natura - nella composizione e nella decorazione. È realizzata con amido di frutta e verdura, ovvero materiali completamente biodegradabili, ed è chiusa con un originale tappo in bambù Moso taiwanese. Questa linea di prodotti professionali O’right - brand nato in Taiwan e ispirato alla cultura green locale - è completamente biologica e con senza ingredienti inquinanti e potenzialmente dannosi per la salute come: parabeni, formaldeide, coloranti, sulfati, ossido di

etilene e ormoni ambientali. Basati invece su principi attivi naturali e agenti schiumogeni organici come amminoacidi e glucosidi. Le sostanze vegetali utilizzate sono estratte con processi industriali a ridotto impatto ambientale e che non necessitano uso di conservanti. Non mancano anche le certificazioni ambientali di questo e degli altri prodotti, ottenute grazie ai packaging 100% biodegradabili, alla produzione con energia pulita e a zero emissioni di carbonio. Spicca anche la presenza del coniglietto

che testimonia che le formule non sono testate sugli animali. L’innovativa confezione è stata anche premiata con prestigiosi riconoscimenti come il Red Dot Award (2013, 2014 e 2017) e il Good Design Award (2015). Esiste anche un’altra bottiglia innovativa dello stesso marchio prodotta da fondi di caffè 100% riciclati. Si evita dunque qualsiasi tipo di spreco, realizzando bottiglie 100% compostabile e dall’inconfondibile e naturale color caffè. Anche questa confezione si può mettere in terra e piantare (sul fondo ci

sono i semi di caffè). In condizioni di terreno e ambientali favorevoli potremmo veder nascere la nostra piantina. L’azienda O’right inoltre, attenta alla sostenibilità ambientale a tutto tondo, è alimentata con il 100% di energia rinnovabile e ha un sistema di riciclo dell’acqua in grado di filtrare quella piovana. Un eco edificio in grado di risparmiare energia e ridurre le emissioni di CO2. La linea di prodotti è disponibile anche in Italia, presso negozi specializzati e presso i parrucchieri più green.

BREVETTATE LE API-ROBOT PER IMPOLLINARE LE COLTURE Ilaria Buonfanti Come in un episodio di “Black Mirror”, Walmart ha presentato un brevetto per api robotizzate autonome, definite tecnicamente droni impollinatori, che potrebbero impollinare le coltivazioni proprio come fanno le vere api. I droni trasporterebbero polline da una pianta all’altra impiegando sensori e telecamere per rilevare la localizzazione delle coltivazioni. Svelato per primo dal sito Cb Insights, il brevetto per l’ape robot è comparso insieme ad altri cinque brevetti di droni per l’agricoltura, compreso uno che identificherebbe i parassiti e un altro che invece monitorerebbe la salute delle colture. L’ape robot è stata progettata dall’università di Harvard, precisamente dal dipartimento “Harvard School of Engineering and Applied Sciences”. Walmart non è la prima organiz-

zazione ad aver creato un’ape robot. Negli ultimi anni, gli scienziati hanno cercato di trovare delle soluzioni per contrastare la diminuzione delle api mellifere che impollinano circa un terzo del cibo che mangiamo e stanno scomparendo con un ritmo senza precedenti, soprattutto a causa di un fenomeno chiamato sindrome dello spopolamento degli alveari (tuttavia nel 2017 le morti sono diminuite rispetto all’anno prima). I ricercatori della Harvard University hanno introdotto il primo RoboBee nel 2013. All’epoca, il robot delle dimensioni di un’ape poteva soltanto volare, restando sospeso a mezz’aria quando collegato a una fonte di corrente ma da allora si è evoluto. Oggi, il RoboBee può anche posarsi sulle superfici, nuotare sott’acqua, tuffarsi e riemergere dall’acqua. Questi brevetti potrebbero essere il segnale di come l’azienda speri

di avventurarsi e crescere nel settore agricolo, ottenendo un maggior controllo sulla propria filiera alimentare. Cosa che avrebbe un senso, dato che Walmart si è recentemente impegnata nel miglioramento del settore della consegna di prodotti alimentari. I ricercatori credono che queste RoboBee possano presto impollinare artificialmente dei campi coltivati: uno sviluppo che consentirebbe di controbilanciare il calo annuale nel numero di api che si è registrato nel corso degli ultimi vent’anni. Anche se le api di Harvard riescono a eseguire molti trucchi, non possono ancora essere controllate a distanza. Le api robotiche descritte nel brevetto di Walmart, però, avrebbero questa capacità, oltre all’abilità di individuare automaticamente il polline. Potendo così in teoria in futuro uscire dai laboratori per andare a lavorare in un’azienda agricola.


Presentato a Caserta il “Green Tecnology Report” Tina Pollice Nella bellissima cornice dell’Hotel Vanvitelli di Caserta, il 16 aprile scorso, è stato presentato il Green Technology Report organizzato dall’Associazione Nazionale Gestori Ambientali, ANGAM. Nonostante alcune realtà eccellenti, ancora molto lavoro vi è da compiere per attuare pienamente il ciclo dell’economia circolare. La misurazione dello stato di salute della produzione scientifica nazionale nel settore gestione ambientale è stato un progetto di ANGAM in collaborazione con l’Osservatorio Nazionale sulla Ricerca scientifica di ISES Italia dal quale è emerso che la ricerca scientifica italiana, in materia di rifiuti e ambiente, si posiziona al 16° posto su 150 Paesi nel mondo presi in considerazione. Il dato è stato calcolato sulla base del numero di pubblicazioni fatte e citazioni ricevute dalla comunità scientifica nazionale nel corso del 2017. La prima classifica di questo rapporto vede gli Stati Uniti al primo posto con un punteggio di 234, segue l’India (173), il Regno Unito (170), la Cina (162) e il Canada (148). L’Italia si colloca in sedicesima posizione con 110 punti precedendo il Brasile e la Danimarca (100), la Malesia e Hong Kong (97). La prevenzione dei rifiuti nella società moderna è un tema

chiave poiché da essa dipende lo sviluppo di politiche europee e nazionali sull’uso efficiente delle risorse e lo sviluppo di un’economia circolare. In Italia, ancora oggi, sono molti gli ostacoli e le barriere che impediscono l’attuazione di una vera economia circolare: barriere informative, politico-legislative, istituzionali, economico- finanziarie, infrastrutturali. Per contribuire al superamento di queste bar-

riere e giungere all’individuazione di potenziali soluzioni e proposte da presentare nelle sedi istituzionali, l’ANGAM punta su diverse azionichiave quali l’informazione e la formazione professionale. “Dare una voce unica a tutte le persone e le imprese che a vario titolo operano nel campo della gestione ambientale, in modo da assicurare una maggiore autorevolezza e credibilità del comparto tra i decisori è l’obiettivo di ANGAM, che, a distanza di tre anni dalla sua nascita, può dirsi pienamente raggiunto” ha commentato Antonio Borbone Presidente dell’Associazione. Infatti il Green Technology Report presentato a Caserta proprio in occasione del IV convegno annuale ANGAM è

stato patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e dall’Albo nazionali gestori ambientali. Nello svolgimento del convegno sono state formulate quattro proposte:1) creare poli per il trasferimento tecnologico gestiti da consorzi universitari;2) incentivare assunzioni nelle imprese di laureati ad alta specializzazione al fine di acquisire competenza e consapevolezza dal mondo della ricerca applicata;3)sostenere politiche finanziarie/ fiscali green (ad esempio “green bond” e incentivi );4) monitorare la capacità del Sistema Italia di fare trasferimento tecnologico alle aziende. Nel corso dell’evento sono stati consegnati anche i Premi “Azienda Green 2018” confe-

riti a quelle realtà che si sono distinte per l’innovazione di pratiche green col raggiungimento di risultati economici e occupazionali positivi. Le 6 “Aziende Green” premiate generano un fatturato complessivo superiore ai 100 milioni di euro con un numero di dipendenti di circa 400 ed un indotto di oltre 600 per un totale complessivo di occupati superiore alle 1000 unità. I vincitori dell’anno 2018 sono stati: Consorzio “Renoils” (recupero oli e grassi animali/vegetali esausti); Di Gennaro Spa (recupero imballaggi); Sea Srl (rigenerazione cartucce toner); Dolerfer Srl (recupero oli minerali); Ambienta Srl (recupero inerti); Fratelli Brisciano Srl (recupero indumenti usati).


L’OPERA DI CECIL ROSS PINSENT Il giardino come estensione della casa all’aria aperta, con una successione di “stanze” Antonio Palumbo Cecil Ross Pinsent è stato un architetto del paesaggio inglese (originario dell’Uruguay) che ha progettato e costruito giardini per i membri della numerosa comunità anglofona presente a Firenze e in Toscana agli inizi del XX secolo. Molti ed eccellenti sono stati gli interventi da lui eseguiti su ville e spazi aperti verdi, creati ex novo o adattati ai modelli rinascimentali tanto apprezzati in patria. Pinsent è stato definito come uno dei più produttivi artefici di giardini “anglo-fiorentini” di sempre. Egli riuscì ad integrare e tradurre in una dimensione idealizzata il formalismo dei giardini nostrani (tanto che molte delle sue creazioni sono state interpretate come “autentici” giardini all’italiana) inserendovi motivi derivanti dal Rinascimento inglese. Spesso riuscì in queste rivisitazioni con grande successo, mediando tra il paesaggio toscano esistente (rispettandone sempre i caratteri originari) e il suo modello rinascimentale di riferimento, che rielaborava in maniera del tutto autonoma. Il rispetto del “genius loci” (dello spirito del luogo e dei suoi tratti naturali) accoppiato ad una peculiare “geometrizzazione” degli spazi aperti in cui il paesaggista inglese interveniva, rappresenta un modo nuovo di unire i riferimenti storici e i dettami formali alle nuove esigenze dell’architetto: per Pinsent il giardino doveva essere un’estensione della casa all’aria aperta, con una successione di ‘stanze’ capaci di

creare una serie di “impressioni” più che una vista da cogliere in un solo colpo d’occhio. Amico della scrittrice americana Edith Wharton, Pinsent si ispirava ai maestosi spazi aperti all’italiana che con lei amava visitare, introducendo elementi nuovi e contribuendo alla cosiddetta “anglicizzazione” dei giardini toscani. A questo proposito non possiamo non citare, fra gli interventi di ineguagliabile valore, quello per Villa La Foce in Val d’Orcia, sotto la collina di Vincigliata, acquistata all’inizio degli anni Venti dall’amica Iris Origo, famosa scrittrice anglo-irlandese. Qui l’intervento di Pinsent (terminato nel 1939) è davvero straordinario: la proprietà, in stato di

semi abbandono, viene ben presto trasformata in una villa signorile di grande effetto completa di una efficiente fattoria; il giardino antistante, provvisto di una fontana e di una grotta verde, è studiato come un naturale prolungamento della casa; uno splendido viale di cipressi raggiunge la parte più alta della collina. Amico anche di Geoffrey Scott, prezioso bibliotecario del grande studioso d’arte Bernard Berenson, raf-

finato conoscitore del Rinascimento italiano, Pinsent trasformò I Tatti, la proprietà che il critico acquistò a Settignano, sulle colline fiorentine: Berenson e la moglie Mary lo incaricarono appunto di seguire l’intervento per il giardino. I lavori iniziarono nel 1911 e si conclusero dopo pochi anni. Il risultato è quello di uno spazio barocco sapientemente costruito, con grandi suggestioni per chi lo attraversa, costi-

tuite da vere opere d’arte topiaria. L’intenzione, all’origine, fu quella di avere uno spazio verde caratterizzato da grande armonia di forme (così come era già avvenuto per i giardini di altre ville, ad esempio Villa Gamberaia, sempre a Firenze). Per Pinsent il passato rappresentava una fonte inesauribile di studio ed ispirazione e i giardini all’italiana, con la loro arte, ne erano uno degli esempi più sublimi ed efficaci.


Grandi Napoletani, grandi Campani

Leonardo Leo e la scuola settecentesca Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza

CURIOSITÀ

La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi.

Nell’aria: “Pare che va cantanno” opera meravigliosamente languida e malinconica, si riscontrano tutte le caratteristiche dal cosiddetto “cantato alla napoletana” che ha caratterizzato anche l’opera del Jommelli, del Pergolesi e del Paisiello fino ad arrivare alla moderna canzone Napoletana ( quella di Di Giacomo e Russo). La caratteristica ricorrente del secondo e del quinto grado diminuiti della scala minore armonica darà vita alla cosiddetta Scala Napoletana, un espediente armonico unico nella storia della musica.

Leonardo Leo nacque a San Vito degli Schiavoni o dei Normanni (Brindisi) nel 1694. Fu un compositore famoso e tra i fondatori della scuola napoletana musicale del Settecento. Studiò presso il Conservatorio della Pietà dei Turchini, sotto la direzione di Nicola Fago. In seguito si recò a Roma e studiò il contrappunto. A Napoli ottenne il posto di secondo maestro al conservatorio della Pietà. Nel 1716 fu nominato organista della Cappella Reale e nel 1717 diventò maestro di cappella della chiesa di Santa Maria della Solitaria, per la quale scrisse molte opere. Nel 1719 fece rappresentare la “Sofonisba” (sua prima opera seria): ebbe un buon successo ed era già dimostrativa del suo talento. Al conservatorio di Sant'Onofrio ebbe come allievi alcuni dei

compositori più illustri del XVIII secolo (tra essi musicisti del calibro di Jommelli e Piccinni). In tanti lo descrissero come un personaggio molto serio anche se sempre cortese e trascorreva le sue notti nella composizione delle sue opere. Fu un grande maestro ma anche un grande compositore: la sua musica sacra non è qualitativamente inferiore a quella di un Durante e ha la capacità di emozionare e di suscitare sentimenti di commozione e tenerezza. Il suo Miserere a due cori è un capolavoro anche per la pu-

rezza dello stile e per la semplicità essenziale (le stesse corde che si ritrovano nell’“Ave Maris Stella” per voce di soprano e orchestra o il Credo a quattro e anche nelle opere teatrali). A Torino e a Milano allestì l’”Achille in Sciro” e “Scipione nelle Spagne”. Rientrato a Napoli morì nel 1744, improvvisamente, mentre sedeva al suo cembalo. Fu sepolto nella Chiesa di Santa Maria in Montesanto, dove riposano anche Alessandro Scarlatti e molti altri illustri musicisti della sua scuola. La sua musica sacra, con il suo procedere contrappuntistico, contrassegnato sempre da grande maestria, fu capace di liberarsi da tutte le mode precedenti e del suo tempo e la sua fu una posizione di grandissimo rilievo tra i maestri del Settecento. Fu il Piccinni ad esaltare le sue qualità citando in particolare l'aria “Misero pargoletto” da “Demofonte” come modello di espressione drammatica. Per Leo come per tanti altri musicisti napoletani, sarebbero necessari altri studi e altri approfondimenti magari nella ricerca delle sue composizioni tra la Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella in Napoli, la Biblioteca Vaticana in Roma e la British Library a Londra.

SERENATE

E PASTORALI

Il gran Giorno d'Arcadia (serenata per il giorno della nascita dell'arciduca d'Austria Leopoldo, 1716) Diana amante (serenata per la festa della contessa Daun, vice regina di Napoli, 1717) Le nozze in danza (pastorale cantata presso il principe di Sannicandro per le nozze del duca di Casalmaggiore e di Giulia di Capua, duchessa di Termoli, 1718) Serenata in lode del signor George Bingh, plenipotenziario del re d'Inghilterra, cantata dal cavaliere Nicolò Grimaldi e Marianna Benti Bulgarelli detta La Romanina, 1719)

ORATORI

SACRI

Oratorio per il Santo Natale libretto Pietro Metastasio Santa Chiara, o L'infedeltà abbattuta (1712) Il trionfo della castità di Sant' Alessio (1713) libretto Nicolò Corvo Dalla morte alla vita di Santa Maria Maddalena (1722) libretto Carlo de Pretis; La Vergine addolorata per i tormenti del suo SS. Figlio (1729) Oratorio per la Santissima Vergine del Rosario (1730) Perla festa di s. Vincenzo Ferreri (forse 1733) Sant' Elena al Calvario (1734) libretto Pietro Metastasio La morte d'Abel (1738) libretto Pietro Metastasio San Francesco di Paola nel deserto (1738) Il Verbo eterno e la Religione (1741) libretto Cesare Taviani


Un premio a chi racconta la sostenibilità Nato con l’obiettivo di stimolare e promuovere nuovi modelli produttivi a vantaggio dell’ambiente Rosemary Fanelli Colori naturali prodotti con piante spontanee e residui di coltivazione, un eco ristorante - museo che educa al rispetto dell’ambiente contribuendo alla conoscenza del passato, packaging sostenibile e valorizzazione della filiera del latte bufalino, sono alcuni dei progetti campani inseriti nell’Atlante Italiano di Economia Circolare, che sta raccogliendo esperienze virtuose d’impresa attraverso una piattaforma web georeferenziata, interattiva ed in continua evoluzione. Secondo l’Ellen MacArthur Foundation, l’ economia circolare «è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera». L’economia circolare è dunque un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi.

Nel modello circolare, in tutte le fasi che spaziano dalla progettazione, alla produzione, al consumo, si coglie ogni opportunità capace di limitare l’apporto di materia ed energia in ingresso e di minimizzare scarti e perdite, ponendo attenzione alla prevenzione delle esternalità ambientali negative ed alla realizzazione di nuovo valore sociale e territoriale. Ed è proprio questo l’ambito in cui dovranno muoversi le idee progettuali, da presentare entro il 31 mag-

gio, che porteranno alla proclamazione di quattro diversi vincitori, selezionati da una giuria formata da esperti del mondo dell’informazione e della cultura. Quattro premi per ciascun modo di esprimersi e raccontare: video, foto, radio e scrittura. Il Concorso Storie di Economia Circolare è difatti rivolto a giornalisti, videomaker, fotografi, scrittori, storyteller. Nato con la finalità di stimolare e promuovere nuovi modelli produttivi a vantaggio

dell’ambiente, consentirà di mappare le iniziative regione per regione, dando loro visibilità anche a livello nazionale. Il concorso avrà cadenza annuale. Per il lancio dell’iniziativa sono state realizzate quattro storie pilota, realizzate da altrettanti professionisti, ciascuno per ogni categoria, che rappresentano il tipo di prodotti ammessi in gara. Le storie pilota riguardano esperienze diverse di circolarità, appartenenti a differenti categorie produt-

tive e a diverse regioni del Paese. L’iscrizione al concorso è gratuita. Saranno ammesse solo opere audiovisive, reportage fotografici, radiofonici e testi scritti inediti ed originali. Il processo di valutazione si comporrà in due fasi: votazione on-line tramite un sistema di votazione popolare e giudizio della Giuria Tecnica di Qualità. Al termine del primo step le venti storie più votate passeranno alla valutazione successiva. Al termine di tale procedura, la Giuria sceglierà a suo insindacabile giudizio le quattro storie vincitrici, una per ogni categoria in gara. I vincitori saranno premiati con un premio in denaro così diviso: 3.500 euro per la Categoria Video, 3.000 euro per la Categoria Foto, 2.000 per la Categoria Audio e 1.500 per la Categoria Scrittura. La differenziazione economica dei premi è stata stabilita in base alla stima dei costi vivi di produzione dei diversi tipi di Storia. Delle storie vincenti sarà curata la pubblicazione su testate e media nazionali. Il bando di concorso è disponibile sul sito http://www.economiacircolare.com/bando.

La Campania perde i suoi figli e i suoi talenti Secondo alcuni studiosi nel prossimo ventennio la regione perderà circa cinquecentomila abitanti Rosa Funaro Secondo un recente studio elaborato dal centro Cresme Ricerche, su richiesta del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggistici e conservatori, nel 2036 la Campania perderà 500 mila abitanti rispetto a oggi. I giovani saranno il 27% in meno, mentre gli over 64enni circa il 72% in più. In pratica la popolazione sarà costituita da 47 anziani ogni 100 abitanti in età lavorativa (15-64 anni). Ma andiamo nel dettaglio. Il Report mette in evidenza la forte flessione della popolazione giovane nella regione: negli ultimi 10 anni i residenti di età inferiore a 15 anni sono stati 117 mila in meno.

Il dramma è che la situazione non può che peggiorare: nel prossimo ventennio si stima, infatti, una riduzione valutabile in oltre 238 mila unità (27,3%). Al calo dei giovani si affiancherà un netto incremento della popolazione an-

ziana (65 anni e più), che dagli attuali 1,06 milioni passerà a 1,5 milioni di individui, segnando quasi 435 mila anziani in più. Nel 2006 gli under 14 erano 990.95 e gli oltre 64enni invece 888.608. Dieci anni dopo, sono scesi a

873.733 (-117.162) mentre gli over 64 hanno superato il milione (con un incremento di 174 mila persone). Cosa succederà a questo punto nel 2026? Con molta probabilità, gli under 14 saranno 730.347 e gli anziani over 64 saliranno a 1.268.070. Nel 2036 la flessione sarà ancora più marcata. Le motivazioni di tale tendenza sembrano essere legate soprattutto alle difficoltà socio-economiche che attanagliano la popolazione e provocano gli ormai noti fenomeni: meno matrimoni e figli, fuga dei talenti in altri Paesi, criminalità, spopolamento. In Campania, infatti, il tasso di disoccupazione è quasi il doppio rispetto alla media nazionale nonostante ci sia stata una lenta ripresa economica.

Negli ultimi due anni il Pil ha avuto una accelerazione del 3% grazie al traino di commercio-turismo e industria manifatturiera. Ciononostante il tasso di disoccupazione è tra i più alti in Italia, il 19% nel 2017, quasi il doppio della media nazionale. La piaga della fuga dei talenti che, in mancanza di sbocchi occupazionali, preferiscono emigrare al Nord Italia o all’estero è ancora viva. Nel 2013 in Campania gli abitanti erano oltre 5 milioni e 800 mila. Poi è cominciata la flessione demografica: nel 2016 la regione ha perso 30 mila abitanti. Nel 2026 lo spopolamento sarà di 166 mila abitanti e nel 2036 di 330 mila. In vent’anni la Campania perderà 500 mila abitanti, 500mila “figli” (-8,5%).


Revolve: la ruota del futuro è pieghevole! Dopo anni di studi arriva un concept che ribalta l’idea di risparmio degli spazi per i pendolari Cristina Abbrunzo Il ciclismo urbano si diffonde e, in un giorno non troppo lontano, ci sposteremo sempre più utilizzando mezzi ecosostenibili che avranno bisogno di spazi sempre più ridotti. È il futuro dei veicoli pieghevoli. Ma non sempre è facile riuscire ad ottimizzare gli spazi in città anche a causa del fatto che, per i mezzi di trasporto a propulsione umana, sono richieste generalmente ruote di grandi dimensioni. E allora se invece della bici piegassimo le ruote? A volte il genio sta esattamente in questo, ossia nel saper affrontare un problema da una prospettiva diversa. Dopo anni di studi arriva un concept che ribalta l’idea di risparmio degli spazi per i pendolari spostando il focus dal telaio della bici alle ruote. Ma, se ancora oggi non è ben chiaro chi nell’antichità abbia inventato la ruota, con certezza possiamo invece dire chi sia stato il primo a ideare la ruota pieghevole: per tutti gli amanti della scienza e della tecnica, il nome da appuntare non potrà

che essere quello di Andrea Mocellin. Andrea ha 33 anni, laureato al Master in progettazione di veicoli al Royal College of Art di Londra. E’ uno di quei ragazzi che - nato a San Nazario, in Valbrenta - per realizzare i suoi sogni, è dovuto andare via dall’Italia. Un’Italia che, quanto a innovazione e

nuove tecnologie, ancora arranca e fa fatica a dare opportunità in più ai suoi giovani. Lui, però, benché fuori dal nostro Belpaese, un’opportunità se l’è data e anzi, oggi, è lui ad offirla a noi. Ha messo insieme i suoi studi e l’esperienza maturata come designer in diverse aziende, tra cui Alfa

Romeo/Maserati, Pininfarina, Audi AG, Cleto Munari e molti altri e ha creato Revolve, una ruota semplice, ma straordinariamente innovativa. Si tratta nello specifico di una ruota pieghevole modulare che occupa un terzo del precedente diametro. Per essere più chiari, dalla sua misura classica da 26 pol-

Goodyear Oxygene: in arrivo la ruota che respira Produce ossigeno e mangia lo smog mentre si guida Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre l’80% delle persone che vivono in aree urbane in cui viene monitorata la qualità dell’aria sono esposte a livelli di inquinamento che superano i limiti prescritti e si prevede che entro il 2050 più di due terzi della popolazione mondiale vivrà nelle città, pertanto la pressione sulle reti di trasporto nei contesti urbani aumenterà in modo significativo. In risposta a questi dati poco confortanti, al Salone di Ginevra 2018, la Goodyear, nota marca di pneumatici per auto che è solita cimentarsi in concept molto bizzarri e particolari, ha svelato la sua ultima soluzione “visionaria” per una mobilità del futuro più pulita e sostenibile: Oxygene, il prototipo di pneumatico fotosintetico. Il battistrada sarebbe realizzato a partire da pneumatici usati e ridotti in pol-

vere, attraverso la stampa 3D, tecnologia divenuta un must dell’innovazione per il settore. Ma l’aspetto più qualificante di Oxygene è rappresentato dal suo cuore vegetale. La ruota integrerebbe, infatti, nella sua struttura laterale del muschio a cui spetterebbe il compito di produrre energia e ossigeno tramite la fotosintesi. L’idea è di realizzare una sorta di mini giardino incorporato nello pneumatico. Il muschio assorbirebbe anidride carbonica e umidità dalla

strada, e con l’aiuto della luce solare farebbe quello che fanno tutte le piante durante il giorno: convertirebbe la CO2 in preziosi prodotti chimici. La sua struttura aperta non permetterebbe forature e la gomma dovrebbe avere una durata molto maggiore rispetto a quella tradizionali. Come se non bastasse, questo tipo di struttura aperta dovrebbe anche evitare il pericoloso fenomeno dell’acquaplaning durante la guida sul bagnato. La Oxygene dovrebbe essere in grado, inoltre, di creare elettricità, accumulando l’energia generata nel corso delle fasi di fotosintesi con lo scopo di alimentare la sua elettronica integrata, tra cui i sensori, l’unità di elaborazione dell’intelligenza artificiale e una striscia di luce personalizzabile secondo le esigenze, posizionata nel fianco del

pneumatico. Quest’ultima può cambiare colore per avvisare pedoni ed altri utenti della strada di eventuali manovre imminenti che compirà il nostro veicolo. La Goodyear Oxygene sfrutterà anche un sistema di comunicazione LiFi (luce visibile) capace di offrire connettività mobile alla velocità della luce. Questo particolare sistema offre allo pneumatico la possibilità di collegarsi all’Internet of Things con l’obiettivo di permettere uno scambio di dati da veicolo a veicolo (V2V) e tra il veicolo e l’infrastruttura (V2I), ovvero i due passaggi fondamentali che caratterizzeranno la gestione della mobilità di domani. Purtroppo non sappiamo quando questa gomma rivoluzionaria arriverà sul mercato, ma siamo certi che la strada verso una mobilità più sostenibile è ancora più vicina. C.A.

lici (665 mm) può compattarsi occupando fino meno di 226 mm con l’obiettivo di potersi rendere utile in qualsiasi condizione e situazione, oltre che per un comodo trasporto, ad esempio all’interno di uno zaino, trolley oppure nel bagaglio a mano durante un viaggio aereo. È compatibile con la maggior parte dei modelli di biciclette e sedie a rotelle e con tutti i mezzi di trasporto che utilizzano ruote da bicicletta di grandi dimensioni. Con una semplice azione si può aprire e chiudere la ruota, rendendola pratica e comoda a ogni utenza. Per quanto riguarda la struttura dello pneumatico, si è pensato ad un comunissimo tubeless che, per l’occasione, è stato frazionato in tanti segmenti quanti sono le parti comprimibili. Inoltre, un gancio magnetico scongiura qualsiasi apertura accidentale della ruota. Revolve ci ha messo ben 3 anni a vedere la luce, dopo un lungo lavoro di progettazione e prototipazione anche grazie a stampanti 3D che hanno permesso di raggiungere la forma desiderata e, soprattutto, il meccanismo di apertura/chiusura che fa raggiungere alla ruota quasi le sembianze di un vero e proprio bagaglio. Per adesso siamo alla fase prototipo, ma il progetto promette molto bene, adattare e reinventare la mobilità delle persone a partire dalla ruota, è una nuova sfida che può che può rendere i veicoli più efficienti per la vita di tutti i giorni.


Accesso agli atti: la recente decisione dei giudici amministrativi La mera opposizione del controinteressato non è presupposto per il diniego Felicia De Capua Il caso in esame riguarda la richiesta di accesso agli atti di un cittadino che, in qualità di proprietario di un fabbricato confinante, ha chiesto al comune che gli venisse consentito l’accesso alla documentazione relativa al progetto di demolizione e ricostruzione di un manufatto, al fine di tutelare i propri diritti dominicali, siccome esposti a pregiudizio a seguito degli interventi edilizi oggetto di assenso da parte della stessa amministrazione comunale. In risposta all’istanza, l’ente ha negato l’accesso ai documenti in ragione della opposizione formulata dal contro- interessato, nonché del decorso del tempo che non avrebbe consentito l’opposizione al provvedimento, e infine, in ragione della pendenza di un’indagine penale sul procedimento di cui si è chiesto l’accesso agli atti. Il Tar calabro, sede di Catanzaro, II sezione, con sentenza n. 757 del 26 marzo 2018, ha accolto il ricorso avverso il diniego addivenendo alle seguenti conclusioni. In primis

i giudici asseriscono che non vi è dubbio che il controinteressato non abbia il potere di inibire l’ostensione dei titoli edilizi, sicché il fatto in sé della sua “ferma opposizione” non è circostanza che possa assumere autonoma rilevanza ai fini della decisione di diniego di accesso agli atti, in quanto l’amministrazione è

obbligata a valutare i contrapposti interessi, al fine di individuare quello prevalente. Nella specie il ricorrente era senza dubbio legittimato all’accesso, avendo il medesimo fatto riferimento all’esigenza di tutelare la propria posizione soggettiva, ciò che vale a radicare una posizione di interesse, che non può essere sin-

dacata dal giudice amministrativo sotto il profilo della individuazione degli strumenti di tutela potenzialmente attivabili e della relativa tempestività: “Il diritto di accesso non è meramente strumentale alla proposizione di un’azione giudiziale, ma assume un carattere autonomo rispetto ad

essa. Ciò significa che (…) l’autonomia della domanda di accesso comporta che il giudice, chiamato a decidere su tale domanda, deve verificare solo i presupposti legittimanti la richiesta di accesso e non anche la possibilità di utilizzare gli atti richiesti in un giudizio”(TAR Palermo, Sez. I, n. 125/2016). Quanto poi al fatto che gli interventi edilizi in questione siano oggetto di una indagine penale, i giudici osservano che detta circostanza, cui fa riferimento la difesa del comune, non impedisce l’ostensione dei documenti, dal momento che non vi è prova che l’ente abbia perso la disponibilità degli atti oggetto dell’istanza di accesso: “L’esistenza di un’indagine penale non implica, di per sé, la non ostensibilità di tutti gli atti o provvedimenti che in qualsiasi modo possano risultare connessi con i fatti oggetto di indagine: solo gli atti per i quali è stato disposto il sequestro e quelli coperti da segreto possono risultare sottratti al diritto di accesso” (TAR Catania, sez. III, 1 febbraio 2017 n. 229).

Viaggio nelle leggi ambientali INQUINAMENTO ATMOSFERICO La direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 ottobre 2013, che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE del Consiglio, deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, che tassa, all’80% del loro valore, le quote di emissioni di gas a effetto serra assegnate a titolo gratuito che sono state vendute o non utilizzate dalle imprese soggette al sistema di scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra. L’assegnazione delle quote di

emissioni di gas a effetto serra a titolo gratuito è una misura transitoria diretta a evitare la perdita di competitività delle imprese dovuta all’introduzione di un sistema di scambio di quote di emis-

sioni (v., in tal senso, sentenza del 17/10/2013, Iberdrola e a., C-566/11, C-567/11, C-580/11, C-591/11, C-620/11, e C-640/11). Sicché, nessuna disposizione della direttiva 2003/87 limita espressamente

il diritto degli Stati membri di adottare misure idonee a influire sulle implicazioni economiche dell’utilizzo di siffatte quote (v., in tal senso, sentenze del 26/02/2015, ŠKO-Energo, C-43/14). Gli Stati membri possono, in linea di principio, disciplinare le modalità di ripercussione sui consumatori del valore delle quote di emissioni assegnate a titolo gratuito. Tuttavia, l’adozione di siffatte misure non può pregiudicare gli obiettivi della direttiva 2003/87. A tal riguardo, occorre sottolineare che, per raggiungere il suo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra secondo criteri di validità in termini di costi e di efficienza economica, la direttiva 2003/87 si

fonda sul valore economico delle quote al fine d’incentivare le imprese a diminuire le proprie emissioni e istituisce, a tal fine, un sistema di scambio di quote di emissioni. Le imprese possono così utilizzare le quote di emissioni loro assegnate o venderle, in funzione del loro valore sul mercato e degli utili che possono in tal modo ricavarne. È quindi necessario per il buon funzionamento di tale sistema che un onere riscosso da uno Stato membro sul valore economico di tali quote di emissione non porti a diminuire l’incentivo a ridurre le emissioni di gas a effetto serra al punto da eliminarlo completamente. Corte di Giustizia Ue Sez.6a 12 aprile 2018 Sentenza C-302/17. A.T.


Non ci potrà mai essere pace finché i beni della terra sono così ingiustamente distribuiti. La guerra ... è la semplice esistenza di questo violento sistema economico. Tonino Bello

RESISTENZA È NONVIOLENZA. LIBERAZIONE È DISARMO Water Grabbing Accaparramento di acqua, è questa la realtà! Ovvero situazioni in cui attori potenti sono in grado di controllare le risorse idriche, sottraendole a comunità locali o intere nazioni equatoriali, i grandi bacini idrici dell’Asia, il Medio Oriente, l’area mediterranea, le zone desertiche di America settentrionale e Australia. Tutto il pianeta è coinvolto, la Terra si surriscalda, gli esseri umani aumentano, i consumi crescono. E come conseguenza l’acqua diminuisce e da bene comune viene trasformata in merce e da simbolo di comunione tra popoli diventa oggetto di contesa. Non c’è solo il land grabbing che fagocita, in particolare, il continente africano. Nella smania neoliberista di possedere le risorse naturali, anche l’acqua è diventata oggetto di scontri commerciali, tensioni sociali e guerre internazionali. Già oggi multi-

nazionali che imbottigliano l’acqua del sindaco rivenden-

dola a peso d’oro mettono le mani su sorgenti, laghi e fiumi. Perché acqua ne serve molta, anzi moltissima. Per tutto. In queste pagine si viaggia dal Michigan del fracking, al Bangladesh delle falde superinquinate, si percorre il Mekong assediato dal sale marino e si toccano con mano gli effetti delle monocolture sulla possibilità, per i poveri, di avere acqua per mangiare, bere e lavarsi. In pratica, per vivere.

Di nuovo in piedi Costruttori di Pace! Nelle Arene si è ritrovato il popolo della pace per affermare la volontà di un mondo senza conflitti. Le armi servono a tenere a bada gli impoveriti del sistema, ma questo immenso arsenale di armi, che serve a proteggere lo stile di vita dei benestanti del mondo, sta ora pesando talmente tanto sull’ecosistema che rischia di implodere: siamo davanti a una crisi ecologica spaventosa. Quello del disarmo è uno dei grandi temi che il popolo della pace, della solidarietà, del volontariato e dell’impegno civile riportò agli onori della cronaca nel 2014 con una grande iniziativa a Verona. Questo è il messaggio di amore e speranza lanciato dal libro di Padre Alex Zanotelli e Paolo Bertezzolo, per costruire insieme un’Utopia sociale e realizzabile fondata sulla Pace, sul rispetto dei Diritti Umani e della Costi-

porta accanto, lo si può definire così Daniele Badiali, missionario in Perù. Il 18 marzo 1997 padre Daniele Badiali, veniva assassinato dopo essersi offerto al posto di un’altra persona in un rapimento. Daniele da giovane suonava le canzoni di Guccini e Bennato, da prete usava l’amata chitarra per animare le messe

sulle Ande. Una figura moderna, quella di Badiali, nato in provincia di Faenza nel 1961, in missione in Perù dal 1991 con l’Operazione Mato Grosso, l’associazione giovanile fondata nel 1967 dal salesiano padre Ugo De Censi per la solidarietà con i poveri dell’America latina. Moderna è la scelta dei poveri come orizzonte di vita da parte del giovane Daniele, figlio di una famiglia contadina romagnola, conquistato dall’esperienza del Mato Grosso attraverso il lavoro gratuito come i campi di servizio per raccogliere denaro per i poveri o il soccorso ai terremotati del Friuli nel 1976. Altrettanto moderna, come rileva Luigi Accattoli nella prefazione, è la ricerca spirituale di Daniele, che, pur da sacerdote, vive un’autentica e travagliata domanda di Dio, attraversando momenti di dubbio e incertezza nella fede. In Perù il missionario romagnolo si dedica all’azione pastorale, all’educazione dei

L’obiettivo del libro è quello di far conoscere la verità sulle guerre travestite, per rimettersi in piedi, scrollan-

dosi dalle spalle illusioni e paure, per ripartire con coraggio, senso di responsabilità e partecipazione “per disarmarci e disarmare l’economia, la politica e l’esercito”.

Progetto Convivialità

Vado io. “Vado io. Con i poveri delle Ande per incontrare Dio. Missione e martirio di padre Daniele Badiali”. Il martire della

tuzione, sulla realizzazione dell’equità e della giustizia sociale, sul rispetto dell’ambiente e del lavoro, abolendo le ingenti sperequazioni derivanti dalle spese spropositate in armamenti, volute da governi miopi e ottusi e dalle multinazionali manovrate dai vertici internazionali dell’alta finanza. Per un’Utopia concreta dove l’Altro e l’Altrove diventino prossimi e fratelli, in nome dell’amore universale tra esseri viventi, nel rispetto delle pari dignità e opportunità, dove la coscienza planetaria renda la donna e l’uomo contemporanei uguali nei diritti e diversi nei propri caratteri, indipendentemente dalle longitudini e dalle latitudini, in un costante Dialogo per la Pace, contro ogni razzismo, intolleranza, discriminazione, violenza, che diventano pretesto di conflitti e guerre.

ragazzi e dei giovani, alla carità. Vive da vicino il dramma dell’uccisione di alcuni missionari in Perù per mano dei terroristi di Sendero Luminoso, come Giulio Rocca, laico del Mato Grosso e di altri missionari. Ciononostante ciò, insieme agli altri volontari, decide di restare. La sera del 16 marzo 1997 Daniele Badiali viaggia su una jeep tra il santuario di Pomallucay e San Luis: un uomo blocca l’auto e chiede un passeggero in ostaggio per ottenere un riscatto in denaro. Vuole una donna, prende Rosamaria Picozzi, ma padre Daniele la ferma: “Tu rimani, vado io”. Due giorni dopo viene ritrovato il suo corpo senza vita. Questo testo ci aiuta, attraverso la straordinaria figura di Badiali e la affascinante avventura dell’Operazione Mato Grosso, a immaginare nuove vie per provare a mettersi in sintonia con i giovani. Un lavoro faticoso ma quanto mai urgente e improcrastinabile.

Educazione, cultura, identità, cittadinanza, laicità, etica pubblica, integrazione, sette parole chiave da risignificare per costruire un’etica condivisa in grado di sostenere la società che sta nascendo. È possibile vivere insieme nella diversità, senza confliggere, nell’Italia plurale di oggi? A rendere difficile la convivenza in Italia non sono solo i flussi migratori, ma anche la rottura del patto generazionale fin dagli anni Settanta. La risposta degli Autori è che non si può tracciare una via di integrazione aperta e originale se non fondandola su un’etica pubblica che sia punto di equilibrio tra

pluralismo e coesione civile. Il volume tenta di delineare uno scenario possibile per l’Italia, senza sottacere la gravità della crisi sociale, dell’emergenza educativa e della questione antropologica. Costruire un nuovo alfabeto di etica pubblica, attraverso la ri-significazione di parole antiche e irrinunciabili come educazione, cultura, identità, cittadinanza, laicità, convivenza... è questo uno dei principali contributi di Progetto Convivialità. La costruzione di un’Italia plurale, sempre più interculturale e meticcia, è parte fondante delle dinamiche che stanno distruggendo il vostro bel mondo. Potete solo prepararvi e partecipare ai cambiamenti in atto, ma non potrete mai bloccare il cantiere della storia. Non lasciatevi intimidire dagli imprenditori della paura che fanno leva sulla malafede e sulle fake news per spingere i cittadini italiani che oscillano tra xenofobia e neorazzismo. di Andrea Tafuro


Foto di Fabiana Liguori

Le bellezze paesaggistiche della Campania: Capri ammirata dal mare


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