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Ogm, si studia il monitoraggio ambientale Ispra e Arpac preparano i protocolli finalizzati alla valutazione della dispersione di colza GM ISTITUZIONI

Le api a guardia dell’inquinamento

I dati pubblicati negli anni dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) hanno messo in luce nell’area della Terra dei Fuochi “un’elevata mortalità per un insieme di patologie” ...

Ispra e Arpac hanno stipulato un'intesa per studiare la dispersione accidentale di colza geneticamente modificata (GM) sul territorio campano. L'accordo siglato tra l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania, di durata triennale, è intitolato "Progetto pilota per la redazione di protocolli di monitoraggio, campionamento e analisi finalizzati alla valutazione della dispersione nell'ambiente di colza GM nella regione Campania".

WhatsAiR: un’app per monitorare la qualità dell’aria

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Martelli a pag.3

La tanto attesa Università nel cuore di Scampia

AMBIENTE & TENDENZE

ARPAC

Ecotossicologia e salute, esperti a confronto L’uso di sostanze xenobiotiche prodotte dall’industria chimica e la loro emissione nell’ambiente, recentemente, hanno assunto dimensioni preoccupanti: attualmente si conoscono milioni di composti commercializzati, dei quali circa 30.000 vengono utilizzati in quantità superiore alla tonnellata annua.

Abbrunzo a pag.17

Mosca a pag.6

Bio-Architettura

Skylodge Adventure Suites

Liguori a pag.4

L’inquinamento atmosferico che affligge le città italiane è un problema noto contro il quale le misure adottate dagli enti locali sembrano ancora inadeguate. Qualche pedonalizzazione qua e là, qualche divieto di usare le auto una tantum, non risolvono certo il problema sistematicamente. Le sostanze nocive più diffuse sono biossido di zolfo, piombo, ossidi di azoto, polveri, monossido di carbonio e tante altre provenienti da gas...

NATUR@MENTE

A furia di metterci una pietra sopra è nata una catena montuosa

DAL MONDO

In Antartide il ghiaccio subacqueo si sta sciogliendo

Nuovo allarme per lo scioglimento dei ghiacci. I cambiamenti climatici stanno recando danni davvero gravi a tutto il nostro pianeta. Ed ora è venuto fuori che lo scioglimento subacqueo del ghiaccio antartico è molto maggiore di quanto si sia potuto pensare. Sta, infatti, raddoppiando ogni vent’ anni e l'Antartide potrebbe presto superare la Groenlandia nel diventare la maggiore fonte di sollevamento del livello dei mari. Paparo a pag.5

Ci sono hotel “sorprendenti” in tutto il mondo ma lo Skylodge Adventure Suites, recentemente realizzato nella Valle sacra degli Incas a Cusco, in Perù, li batte tutti. Si tratta di una struttura a dir poco fuori dal comune: basti sapere che è stata soprannominata “Nido del Condor”, in quanto per raggiungere le capsule entro cui è possibile dormire... Palumbo a pag.11

AMBIENTE & TRADIZIONE

CURIOSITÀ

Alessandro Scarlatti

Arriva la Green Map of Naples I giardini partenopei in una mappa tascabile Avere in tasca i meravigliosi spazi verdi della città di Napoli oggi è possibile, grazie alla “Green Map of Naples”, una mappa portatile che racchiude tutti i giardini partenopei.

De Crescenzo-Lanza a pag.14

Funaro a pag.16

Con la venuta delle belle giornate esco prima di casa… già c’è traffico per strada. Un gran numero di persone partono, arrivano o si spostano semplicemente. Lungo la strada che percorro per raggiungere i mezzi di trasporto che mi porteranno al lavoro, passo sotto ad un ponte dell’autostrada e sento sfrecciare sopra di me molti autotreni. Che cosa muove tutte queste persone? Per quale motivo si alzano al mattino presto, si mettono in viaggio, scambiano e trafficano? La risposta immediata e più semplice è che lo fanno per denaro o per interesse. Tafuro a pag.19


Il secondo rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia Clima, incendi e siccità tra i fattori di pressione che mettono a rischio lo stato di conservazione Il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha trasmesso al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell’Economia la seconda edizione del Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale in Italia – 2018. Il Collegato ambientale, per la prima volta ha istituito un Comitato per il Capitale Naturale (CCN), presieduto dal Ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM), e composto da 10 Ministri, dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), dalla Conferenza delle Regioni, 5 Istituti pubblici di Ricerca e 9 esperti della materia nominati dal MATTM. A supporto del Comitato per il Capitale Naturale, per la redazione del Rapporto ha lavorato un gruppo di esperti della materia provenienti da università, enti di ricerca e settore imprenditoriale ed hanno inoltre fornito un importante contributo anche l’ISPRA, l’ISTAT e Banca d’Italia. Dopo il Primo Rapporto dello scorso anno, questa nuova edizione 2018 intende rafforzare la sensibilizzazione sul tema del Capitale Naturale e la sua integrazione nei processi decisionali politici, inoltre grazie ad una sempre maggiore sinergia tra esperti della materia, centri di ricerca nazionali ed internazionali, e la pub-

blica amministrazione, importanti progressi sono stati fatti in termini di arricchimento dei fattori di analisi, di miglioramento della valutazione biofisica degli ecosistemi, di definizione di un percorso metodologico per l’attribuzione di una misurazione monetaria del flusso di Servizi Ecosistemici prodotti dal nostro Capitale Naturale. Vengono approfonditi alcuni dei principali ele-

menti di pressione sugli asset del Capitale Naturale. In particolare, vengono valutati su scala nazionale, ed anche ecoregionale, evidenziando gli elementi di pressione che mettono a rischio lo stato di conservazione del capitale naturale, nonché le funzionalità. Ampia attenzione è stata dedicata all’impatto dei cambiamenti climatici sulla capacità degli ecosistemi di continuare a ga-

rantire Servizi Ecosistemici, anche attraverso dei focus su criticità ambientali di grande attualità per l’Italia, quali gli incendi e la siccità. A questi si aggiunge la valutazione di altri elementi di pressione, quali il consumo di suolo o la frammentazione degli ecosistemi naturali che richiedono interventi ed azioni mirate a sostegno del territorio. I valori monetari ottenuti, seppur frutto di metodo-

logie e di ipotesi da raffinare nei prossimi rapporti, aprono una prospettiva ineludibile circa la straordinaria importanza del Capitale Naturale, anche in cooperazione con altri tipi di capitale come quello Culturale. Il Comitato per il Capitale Naturale propone nuove raccomandazioni che si pongono come agenda per i prossimi rapporti, che intendono assicurare un contributo significativo alla realizzazione degli obiettivi mondiali tracciati dall’Agenda 2030 per una crescita sostenibile che l’Italia deve continuare a perseguire per le generazioni presenti e future. Il Rapporto per il Capitale Naturale ha l’obiettivo istituzionale, dunque, di porsi come strumento utile e propedeutico alla valutazione delle policy e del loro impatto su una fonte di ricchezza e benessere fondamentale del nostro paese che sempre più deve emergere per essere preservata e valorizzata. In tal senso, con il Comitato per il Capitale Naturale, l’Italia percorre un ulteriore passo lungo la strada verso quello Sviluppo Sostenibile che deve essere il faro della pianificazione di lungo periodo per l’intera comunità globale.


Le “api scugnizze” a guardia dell’inquinamento nella Terra dei fuochi Confortanti i risultati del biomonitoraggio nella zona attorno a Carditello Giulia Martelli I dati pubblicati negli anni dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) hanno messo in luce nell’area della Terra dei Fuochi “un’elevata mortalità per un insieme di patologie” come tumori e presenza alla nascita di malformazioni. Tra le tante azioni messe in campo per verificare e soprattutto limitare tali allarmanti risultati c’è senz’altro il progetto C.A.R.A. Terra, inaugurato nel novembre 2013 in piena emergenza “Terra dei Fuochi” e che a luglio 2014 ha conquistato l’Oscar Green 2014 nella sezione “non solo agricoltura”. Nato dalla volontà dei soci del CoNaProA vanta un gran numero di centraline di biomonitoraggio dislocate su quest’area del casertano. Il fine è quello di portare avanti un’indagine conoscitiva sull’inquinamento ambientale in termini di metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici osservando le api e tutte le caratteristiche scientifiche che porterebbero i segni di un eventuale inquinamento. Perché l’ape? Innanzitutto per-

ché è ubiquitaria, cioè utile sempre e ovunque; perché in grado di raccogliere dati attuali ma anche storici attraverso essa stessa e ciò che produce; perché ha il corpo coperto di peli che consentono di intercettare i materiali e le sostanze con le quali entra in contatto; perché perlustra tutti i settori ambientali grazie al fatto che ha un ampio raggio di volo, fino a 7 chilometri quadrati; perché

in pratica è un sensore viaggiante, capace di raccogliere dati sul territorio a differenza di statiche centraline. E così, queste “sentinelle scugnizze” stanno rimandando dei dati che sembrano essere alquanto confortanti: sono stati infatti da poco presentati i risultati delle analisi condotte attraverso di esse nel raggio di sette chilometri intorno a Carditello. Analizzando le sostanze trasportate

dai piccoli insetti ed il miele da queste prodotto sono risultate presenze di piombo ben al di sotto dei limiti previsti per il rischio alla salute umana, ma anche assenza di cadmio e di glifosato e la mortalità delle api bottinatrici si è sempre tenuta a livelli fisiologici. Grazie alla curiosità e al lavoro instancabile dell’ape “scugnizza”, messa a disposizione dal Conaproa, e all’ausilio

scientifico delle Università Federico II di Napoli e del Molise, i professori Emilio Caprio e Antonio de Cristofaro hanno potuto dimostrare l’assenza di metalli pesanti e di diserbanti. È toccato poi a Luciano Ricchiuti, ricercatore dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo confermare le ricerche e la bontà della metodologia adottata sebbene perfettibile ed ampliabile ad altre matrici (api vive e cera per la loro funzione di bioindicatori e bioaccumulatori) e ad altri elementi (Ipa, diossine, altri metalli e pesticidi). Soddisfazione è stata espressa dal presidente di Coldiretti Caserta Tommaso De Simone e dal direttore Angelo Milo. Una grande vittoria – conclude Coldiretti – che rende giustizia alle produzioni ortofrutticole e zootecniche d’eccellenza del territorio, che vedono riconosciuto l’impegno verso la sostenibilità ambientale, con l’auspicio di proseguire nel lavoro di ricerca ampliando le analisi su altri territori costruendo un modello replicabile grazie alle piccole sentinelle ambientali.

Passi avanti verso una Napoli carbon free Al via il progetto per installare sonde geotermiche nei cantieri della metropolitana cittadina Continuano gli studi e le ricerche per rendere la città di Napoli carbon free ed interamente riscaldata con energia rinnovabile. Dopo il progetto di geotermia dei Campi Flegrei, la sperimentazione si è spostata nel centro del capoluogo partenopeo dove l’azienda napoletana Graded in collaborazione con le università Parthenope, Federico II e Ateneo Salernitano ha previsto dieci sonde geotermiche, distribuite tra due gallerie, nei cantieri della Metropolitana di Piazza Municipio e collegate ad un Energy Box che produce 22,5 kW di potenza termica e 21,9 kW di potenza frigorifera. Si tratta del primo dei tre obiettivi del progetto di ricerca «Geogrid» (Or5), gli altri due riguardano la ricerca pura (Or1) e la realizzazione di

un impianto di trigenerazione alimentato da fonte geotermica e solare (Or4). La pompa di calore a cui le sonde geotermiche saranno collegate è completa di un sistema di gestione e monitoraggio di vari parametri come la temperatura dell'acqua all'interno delle stesse (5 a galleria, 10 in totale). «Una galleria – ha spiegato Vito Grassi, manager di Graded - fungerà da set (caldo o freddo a seconda della stagione) e l'altra da utenza (fornirà energia termica o frigorifera, sempre a seconda della stagione o a discrezione di chi gestisce il sistema da utilizzare per le proprie ricerche)». All'impianto, in questa fase, dunque, non sarà collegata nessuna utenza reale e l'energia elettrica prodotta non sarà ceduta al Gse, ma il progetto -

realizzato a scopo di ricerca consentirà di testare il condizionamento di una struttura di dimensioni maggiori di quelle di un'abitazione. Quella geotermica non è l'unica fonte energetica alternativa su cui si concentra la ricerca di Graded. Sul fronte del solare a concentrazione e sulla conversione

termochimica di biomassa, è prevista l'inaugurazione a breve anche del primo prototipo napoletano di «Bio-Value», progetto avviato a inizio 2014 per un valore di oltre 6 milioni di euro e realizzato dal Distretto ad Alta Tecnologia della Campania per l'energia «Smart Power System» in collabora-

zione con le aziende Graded Spa, Magaldi Power Spa e Bioenergy Srl, tre università campane («Federico II», Università del Sannio, Università Vanvitelli) e l'Istituto di Ricerche sulla Combustione del Cnr. Tra gli altri progetti di ricerca su cui ha scommesso l'azienda guidata da Vito Grassi ci sono il «Fuel Cell Lab», che si focalizza sullo studio e lo sviluppo di piattaforme tecnologiche modulari basate su celle a combustibile per la cogenerazionepoligenerazione dell'energia, e «Smart generation» che punta al recupero energetico dei reflui industriali attraverso la gassificazione con torcia al plasma per la produzione di syngas ad elevato contenuto di idrogeno da impiegare come combustibile. G.M.


La tanto attesa Università nel cuore di Scampia La Regione Campania annuncia lo stanziamento di nuovi fondi Fabiana Liguori Buone nuove per l’ambizioso progetto che prevede la realizzazione di un polo universitario a Scampia, quartiere partenopeo. I recenti incontri intercorsi tra le amministrazioni locali (Regione Campania e Comune di Napoli) hanno determinato la volontà comune di procedere alla costruzione della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II, la quantificazione delle risorse necessarie a completare l'opera e l'individuazione delle fonti di finanziamento. La Regione a breve acquisirà dagli uffici del Comune la documentazione concordata e potrà emanare il decreto di finanziamento riguardante la propria quota partecipativa, pari a 5,5 milioni di euro. Nelle sedi del Comune invece, si procederà allo stanziamento delle proprie risorse previste dal procedimento condiviso pari a 2,2 milioni euro. Un progetto riguardante la formazione, i giovani, la salute e l’economia di una collettività e di un luogo talvolta troppo discriminati è sempre cosa gradita e giusta. Se non fosse che il progetto di questa fantomatica “sede” universitaria, esiste da oltre dieci anni. La struttura, infatti, doveva essere ultimata nel 2014,

ma le sempre verdi diatribe burocratiche, economiche ed organizzative ne hanno più volte ritardatola la costruzione. Completare questo nuovo dipartimento universitario nella periferia Nord di Napoli significherebbe dare a Scampia una vera occasione. Il lancio di questa struttura creerebbe, un’inversione dei flussi. Finalmente il quartiere non sarebbe “raccontato”, immaginato e visitato solo come luogo di spaccio o di violenza ma come luogo di cultura, studio e crescita.

Troppe opere pubbliche restano incompiute. Le periferie abbandonate. La popolazione è stanca, sola, esasperata. Con la speranza che questo nuovo impegno Regione-Comune possa contribuire nel concreto alla realizzazione del nuovo complesso universitario, rivolgiamo un accurato invito ai cittadini: partecipare e vigilare sulle iniziative e progetti messi in cantiere dalle amministrazioni locali è un dovere, per se stessi e per la propria città. Non lasciamoci attanagliare dall’inerzia e dall’oblio.

RISORSE

ECONOMICHE, NUOVO BANDO

Artigianato campano per valorizzare il territorio È stato pubblicato sul BURC n. 25 del 26 marzo 2018 l’Avviso per la selezione di progetti da ammettere al finanziamento del Fondo per le Imprese Artigiane Campane - misura “Artigianato Campano per la Valorizzazione del Territorio”. Il Bando, in attuazione della DGR n. 633 del 18 ottobre 2017, intende perseguire, sull’intero territorio regionale campano, le seguenti finalità: • promuovere l’artigianato tradizionale, ed in particolare l’artigianato artistico; • promuovere l’artigianato religioso; • favorire l’ammodernamento e l’innovazione; • promuovere la semplificazione ai cittadini e alle famiglie nell’accesso ai servizi forniti dai mestieri artigiani; • sostenere forme di aggregazione tra le imprese artigiane; • favorire gli interventi per potenziare l’identificabilità e la tracciabilità delle lavorazioni artigianali Le agevolazioni sono rivolte ai seguenti beneficiari: - Micro, Piccole e Medie Imprese Artigiane (MPMI) anche sotto forma di: Aggregazioni di imprese oltre che di Consorzi o Società Consortili di imprese, Reti di Micro, di Piccole e Medie Imprese artigiane

(MPMI). Il bando prevede tre linee di intervento: 1. LINEA A: Promozione e valorizzazione di imprese Artigiane artistiche e religiose (dotazione finanziaria da 14 milioni) 2. LINEA B: Innovazione delle imprese Artigiane (dotazione finanziaria da 7 milioni) 3. LINEA C: Sviluppo di nuove tecnologie nella fruizione dei servizi delle imprese Artigiane (dotazione finanziaria da 7 milioni) Le agevolazioni sono concesse tra un minimo di € 25.000,00 e un massimo di € 200.000,00 a copertura del 100% dell’investimento nella forma di: - Contributo in conto capitale pari al 40% dell’investimento ammesso; - Finanziamento a tasso agevolato pari al 60% dell’investimento ammesso della durata di 7 anni, rate trimestrali, tasso 0,50% assistito da garanzie reali e/o personali. Le domande potranno essere inviate a partire dalle ore 10:00 del giorno 25/05/2018 accedendo alla piattaforma informatica S.l.D. (Sistema lnformativo Dipartimentale) tramite la URL: sid2017.sviluppocampania.it entro e non oltre le ore 18:00 del 25/06/2018. (DAL WEB)

L’unicità e l’incanto del mare partenopeo In programma nel mese di maggio la seconda edizione della rassegna dedicata alla risorsa blu Anche quest’anno parte la seconda edizione della rassegna “Un Mare di Opportunità” organizzata dal Comune di Napoli. Si tratta di un insieme di attività e incontri finalizzati a “raccontare” e valorizzare i valori identitari e culturali della tradizione marinaresca, dell’economia del mare, del turismo costiero e delle attività ricreative e sportive-acquatiche. La rassegna si svolgerà per quattro week-end a partire da maggio 2018 (19 e 20, 26 e 27 maggio; 2 e 3, 9 e 10 giugno). Gli operatori interessati a par-

tecipare all’iniziativa possono far pervenire entro il 30.04.2018, tutte le proposte volte a promuovere, tutelare, rigenerare, salvaguardare l’economia del mare in tutte le sue forme. Tali proposte possono essere di diversa tipologia: performance artistiche, rassegne culturali, incontri riguardanti la tutela ambientale, la sicurezza o i sapori del mare, percorsi trekking o giochi sportivi-acquatici e ricreativi. Nessun onere economico è previsto a carico del Comune di Napoli, che, tuttavia, potrà, solo ed esclusivamente, in pre-

senza delle necessarie condizioni, assicurare l'utilizzo di strutture comunali per lo svolgimento degli eventi connessi alla rassegna. Possono partecipare alla selezione soggetti privati o pubblici in forma singola o associata, purché in regola con la normativa vigente, operanti nel settore di riferimento e con esperienza nella organizzazione documentata ed esplicitamente segnalata. A tutte le proposte presentate verrà data la maggiore visibilità possibile attraverso il Web Istituzionale, raggiungibili dalla home page del portale

web istituzionale www.comune.napoli.it, mentre quelle più meritevoli di attenzione esaminate e valutate dall’amministrazione Comunale, saranno inserite nel programma della Manifestazione. Le valutazioni, del tutto discrezionali e insindacabili, tenderanno a premiare le proposte progettuali che non prevederanno la vendita, che esprimano meglio i valori distintivi dell’identità, della tutela, della valorizzazione, della salvaguardia dei luoghi, della fruibilità e dei sapori relativi al mare. F.L.


Ritorna azzurro il cielo sopra Pechino La Cina impegnata in prima fila contro i cambiamenti climatici Tina Pollice La Cina è riuscita a tagliare le proprie emissioni di CO2 per unità di Pil del 46%, rispetto al livello del 2005, e con tre anni d’anticipo rispetto al target fissato nel 2020.La notizia arriva direttamente dall’agenzia di stampa ufficiale cinese Xinhua, che riporta i dati diffusi dall’inviato cinese XieZhenhua:“Questo risultato è il riconoscimento degli sforzi a lungo termine condotti dal nostro Paese e del coordinamento raggiunto a livello nazionale e internazionale. Passando dall’affrontare la sfida dei cambiamenti climatici alla promozione dell’opportunità storica di raggiungere uno sviluppo sostenibile”. La Cina ha posto l’ambiente al centro delle priorità politiche governative, l’ambiente quale motore propulsore del nuovo sviluppo economico del Paese. Ed è così che dopo tanti anni di nuvole grigie ed opprimenti,il cielo sopra Pechino è finalmente ritornato azzurro. Lo si deve alle politiche coraggioseattuate da Xi Jinping (Segretario generale del Partito Comunista Cinese dal 15/11/2012 e Presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 14/03/2013)che non soloha condotto una dura lotta contro la corruzione ma ha postola tutela della bellezza e

del patrimonio naturalistico nazionale e la lotta contro l’inquinamento come assi strategici della visione di prosperità per il futuro della Cina, che punta a tenere insieme sviluppo economico e riduzione delle diseguaglianze, fattori decisivi per garantire il consenso tra la popolazione. Sono le fonti rinnovabili l’indicatore più impressionante di quanto avviene in campo ambientale. In pochi anni la Cina è passata dall’essere la fabbrica dei pannelli solari che venivano installati in Germania e Italia, a diventare il primo Paese al mondo per installazioni. Nel 2017 oltre metà degli investimenti nelle rinnovabili sono avvenuti in Cina,

per un totale di 132 miliardi di dollari mobilitati. Nel solare sono stati installati, negli ultimi due anni, più GW di quanti non ve ne siano in tutta Eu. Sono state introdotte nuove politiche per spingere l’eolico a terra e in mare, il solare e le altre rinnovabiliriducendo i costi degli interventi e limitando il peso del carbone. Per capire la dimensione di queste sfide, sono in corso lavori per costruire nuovi elettrodotti lunghi 3mila Km per portare l’elettricità prodotta dai grandi parchi eolici nelle regioni prossime alla Mongolia verso le aree costiere più industrializzate, utilizzando soluzioni che per dimensione e complessità

nessuno ha mai progettato prima. Nei prossimi anni, State Grid of China, la società dello Stato che gestisce le reti energetiche, sostituirà oltre 500milioni di contatori elettrici in modo da avere, in ogni casa e attività produttiva, moderni smartmeterper garantire una gestione più efficiente e sicura dell’energia. Il successo raggiuntola Cina lo deve anche al suo Emissions trading scheme (Ets), un mercato delle emissioni del carbonio che funziona attraverso meccanismo cap&trade: si fissa un tetto massimo(cap)al livello complessivo delle emissioni consentite a tutti i soggetti vincolati, ma si permette ai partecipanti di acquistare e vendere sul mercato(trade) diritti a emettere CO2. L’Ets cinese è stato lanciato nel 2011 e comprende settori come la produzione di ferro, acciaio e cemento (oltre che la produzione di energia, aggiunta nel dicembre 2017) in 7 Province e Comuni tra cui Shangai. Ciò significa che, sebbene sia solo in fase embrionale, l’Ets cinese copre emissioni totali di anidride carbonica superiori a 3 miliardi di tonnellate, rendendolo il più grande del mondo e il doppio di quello Ue. Una performance che mette in ombra i risultati raggiunti dall’Ets europeo, il

primo al mondo per rilevanza, nato nel 2005 e riformato nel 2017,che tutt’oggi sconta prezzi del carbonio troppo bassi erisultati insufficienti. Il successo della Cina è significativo se incrociato con i dati economici:dal 2005 al 2015 l’economia cinese è cresciuta del 148%,mentre l’intensità di carbonio, cioè la quantità di emissioni di carbonio necessaria per produrre un’unità di Pil, è diminuita del 38,6%, ed è continuata a calare (del 6,6%) nel 2016. Anche l’Italia ha visto le proprie emissioni di gas serra diminuire del 16,7% nel periodo 1990-2015, e riuscirà a raggiungere l’obiettivo di riduzione al 2020 assegnato dalle direttive europee, ma la performance economica del nostro Paese non è paragonabile a quella che ha caratterizzato la Cina negli ultimi anni. Come certifica lo stesso Ispra già dal 2015 le emissioni di gas serra italiane sono aumentate del 2,3%, come probabile effetto di una ripresa economica.Un paradosso.La speranza che la crescita della temperatura del Pianeta si fermi entro i due gradi, come previsto dall’accordo di Parigi, viene da quanto sta attuando la Cina,dal momento che non si può contare sull’America di Trump né sulla pochezza dell’Europa.

In Antartide il ghiaccio subacqueo si sta sciogliendo Anna Paparo Nuovo allarme per lo scioglimento dei ghiacci. I cambiamenti climatici stanno recando danni davvero gravi a tutto il nostro pianeta. Ed ora è venuto fuori che lo scioglimento subacqueo del ghiaccio antartico è molto maggiore di quanto si sia potuto pensare. Sta, infatti, raddoppiando ogni vent’ anni e l'Antartide potrebbe presto superare la Groenlandia nel diventare la maggiore fonte di sollevamento del livello dei mari. Ad indicare tutto ciò è la prima mappa subacquea completa della più grande massa di ghiaccio al mondo. Secondo uno studio pubblicato su Nature Geoscience, le acque che si riscaldano hanno causato, fra il

2010 e il 2016, una riduzione della base del ghiaccio, vicino al fondo dell'oceano attorno al polo sud, pari a circa quindici mila chilometri quadrati. L'Antartide è stata sempre vista come relativamente stabile. Dall'alto, le dimensioni del ghiaccio terrestre e marino non sono cambiate in misura drammatica come nell'emisfero boreale. Nonostante queste false credenze, il nuovo studio ha messo in luce che anche un piccolo aumento di temperatura è stato sufficiente a causare una perdita di cinque metri di spessore ogni anno dal fondo dello strato di ghiaccio, che in parte arriva fino a una profondità di due mila metri. La ricerca, che è stata condotta dall'UK Centre for Polar Observation and Mo-

delling, University of Leeds, ha suggerito che il cambiamento climatico probabilmente imporrà una revisione verso l'alto delle proiezioni globali del sollevamento del livello dei mari. "L'Antartide si sta sciogliendo dalla base. Non lo abbiamo po-

tuto vedere prima perché accade sotto la superfice marina", scrive il principale autore della ricerca, il dottor Hannes Konrad. Nella pratica, lo studio ha misurato la “linea di contatto”, ovvero il margine più profondo

del ghiaccio, lungo i sedici mila chilometri di costa. Questo è stato ottenuto usando dati di altimetria dal satellite dell'Agenzia Spaziale Europa CryoSat-2 e applicando il principio di galleggiamento di Archimede, che collega lo spessore del ghiaccio galleggiante con l'altezza della sua superficie. Anche nell'Antartide orientale, dove alcuni scienziati e molti negazionisti del cambiamento climatico hanno creduto in base all'area di superficie che il ghiaccio stesse aumentando, quando si tiene conto del ghiaccio subacqueo i giacchiai si sono dimostrati in diminuzione e nei migliori casi stabili. Così, è stato mappato l’intero perimetro della massa di ghiaccio, che nell’insieme si sta ritraendo.


Ecotossicologia e salute, esperti a confronto Arpac ha partecipato a un meeting Iss per la definizione di metodologie innovative M. Gallo, T.R. Verde G. Matrullo L’uso di sostanze xenobiotiche prodotte dall’industria chimica e la loro emissione nell’ambiente, recentemente, hanno assunto dimensioni preoccupanti: attualmente si conoscono milioni di composti commercializzati, dei quali circa 30.000 vengono utilizzati in quantità superiore alla tonnellata annua. Questo incremento delle sostanze chimiche ha determinato un aumento dell’esposizione dell’uomo a una innumerevole moltitudine di composti tossici, molti dei quali sono mutageni e cancerogeni, in concomitanza con l’aumento di patologie correlate, ad esempio tumori, allergie, sindromi autoimmuni . La mutagenesi ambientale nasce con la scoperta dei “supermutageni”, cioè quei composti capaci di provocare un’alta frequenza di mutazioni a dosi che non risultano letali per le cellule e per gli organismi e che hanno un alto e specifico potere mutageno. Questi si trovano in diversi campi tecnologici, dalla medicina all’alimentazione, dall’industria all’agricoltura. Infatti le sostanze chimiche diffuse nell’ambiente possono provocare diversi effetti tossici, ognuno dei quali richiede un diverso

periodo di tempo per manifestarsi. Un effetto tossico può comparire dopo 24 ore di esposizione; un effetto fetale con danni all’embrione o al feto si manifesta dopo la nascita; un effetto cancerogeno si può manifestare anche dopo dieci anni di vita di un organismo, un effetto mutageno si può esprimere anche dopo una generazione. Col termine di mutagenesi si intende, quindi, un processo biologico durante il quale sostanze genotossiche modificano l’informazione genetica contenuta nei geni, nella struttura, nei cromosomi. Gli effetti mutageni possono

attivare effetti cancerogeni. Questo succede quando una cellula mutata non è più in grado di sottostare all’equilibrio omeostatico acquisendo proprie capacità di divisione cellulare. Tra le aree specialistiche della tossicologia si distingue la ecotossicologia genetica, il cui scopo è quello di valutare e di prevenire i danni genetici significativi in una popolazione esposta ad agenti chimici genotossici. Pertanto diviene sempre più necessaria per tutto l’ecosistema la ricerca in matrici ambientali, (aria, acqua, suolo, sedimenti, eccetera) di so-

stanze mutagene e quindi potenzialmente cancerogene, attraverso l’utilizzo di test di mutagenesi e l’analisi del rischio derivante dall’esposizione a tali sostanze. Il 27 marzo 2018 l’Istituto superiore di sanità, Dipartimento ambiente e salute, ha organizzato il primo Meeting “ecotossicologia e salute”, che si è tenuto nell’Aula Bovet nella sede dell’Istituto. Lo scopo è stato quello di evidenziare l’applicazione di approcci e metodologie innovative per prevenire gli effetti avversi e i potenziali impatti sulla salute e l’ambiente

dovuti al rilascio e immissione negli ecosistemi di contaminanti anche emergenti e genotossici la cui diffusione, interazioni ed effetti sulla salute umana sono spesso ignoti o poco conosciuti. L’evento era destinato al personale di Enti sanitari, ambientali e di ricerca per costituire un gruppo di lavoro per sviluppare metodi ecotossicologici, saggi in vitro, in vivo, biomarkers, per l’identificazione e per rilevare gli effetti di sostanze chimiche/gruppi di sostanze/miscele complesse negli ecosistemi, connessi alla protezione della salute umana con particolare focus sull’ecogenotossicologia. Arpac era presente nelle vesti di Marialuisa Gallo, dirigente del Laboratorio regionale REACH ed ecotossicologia e di Teresa Rosaria Verde, per l’approfondimento di questa problematica ambientale, delle sue dimensioni e delle possibili implicazioni per una sempre più completa valutazione dell’impatto ambientale. Il fine sarà quello di elaborare una proposta operativa che sia da stimolo per il legislatore per regolamentare le attività di monitoraggio della potenziale ecotossicità dei contaminanti ambientali in relazione alla tutela della salute umana. (foto in alto di Carlo Dani)


Ogm, si studia il monitoraggio ambientale Ispra e Arpac preparano i protocolli finalizzati alla valutazione della dispersione di colza GM Ispra e Arpac hanno stipulato un'intesa per studiare la dispersione accidentale di colza geneticamente modificata (GM) sul territorio campano. L'accordo siglato tra l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania, di durata triennale, è intitolato "Progetto pilota per la redazione di protocolli di monitoraggio, campionamento e analisi finalizzati alla valutazione della dispersione nell'ambiente di colza GM nella regione Campania". È uno studio che al termine dei tre anni potrebbe essere applicato anche ad altre regioni. Il colza è una pianta abbastanza comune in Italia che può crescere spontaneamente oppure viene coltivata per la produzione di olio combustibile per biodiesel o come foraggio per la produzione di mangimi per gli animali. In Italia l’importazione di colza GM destinata alla coltivazione non è autorizzata; tuttavia la presenza di piante di colza GM potrebbe essere causata dalla perdita accidentale di materiale vegetale destinato alla mangimistica e all’alimentazione umana. Non è da escludere quindi che l’importazione di lotti di materiale di colza GM o lotti contaminati da semi di colza GM possa produrre

Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 15 aprile 2018 - Anno XIV, N.7 Edizione chiusa dalla redazione il 16 aprile 2018 DIRETTORE EDITORIALE

Luigi Stefano Sorvino DIRETTORE RESPONSABILE

Pietro Funaro CAPOREDATTORI

Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli IN REDAZIONE

Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Savino Cuomo HANNO COLLABORATO

I. Buonfanti, F. Clemente, F. De Capua, G. De Crescenzo, A. Esposito, R. Fanelli, R. Femiano, R. Funaro, M. Gallo, B. Giordano, R. Maisto, G. Matrullo, A. Palumbo, A. Paparo, D. Santoro, T.R. Verde SEGRETARIA AMMINISTRATIVA

Carla Gavini DIRETTORE AMMINISTRATIVO

Pietro Vasaturo EDITORE Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143 Napoli REDAZIONE Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1- 80143 Napoli Phone: 081.23.26.405/427/451 Fax: 081. 23.26.481 e-mail: rivista@arpacampania.it magazinearpacampania@libero.it Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto, Centro Polifunzionale, Torre 1-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.

una dispersione accidentale nell'ambiente, durante le fasi di carico, scarico, trasporto, smistamento e lavorazione, soprattutto in prossimità di porti, aeroporti e altre strutture logistiche. Esiste la possibilità che i semi dispersi germoglino portando allo sviluppo e conseguente fioritura di piante di colza GM; le piante GM possono essere impollinate o impollinare piante sessualmente compatibili presenti sul territorio portando alla produzione di ulteriori semi

contenenti il transgene. L'attività congiunta Ispra-Arpac punta a capire, innanzitutto, quali sono i punti di ingresso in Campania delle sementi di colza GM, e in generale i punti in cui possono verificarsi delle dispersioni accidentali. Intorno a questi punti critici verranno definite le modalità di campionamento (numero di campioni, ampiezza del sito da monitorare); i campioni prelevati verranno analizzati presso il Laboratorio regionale Arpac –

Ogm, di Avellino per la messa a punto dei protocolli di analisi più efficaci. Le informazioni raccolte e i protocolli, sia di monitoraggio ambientale sia di analisi di laboratorio, sviluppati nel corso del progetto-pilota, potranno essere esportati, con i necessari adattamenti legati ai differenti ambienti e situazioni, alle altre regioni. «L'avvio di questo progetto-pilota», ha dichiarato il commissario straordinario Arpac, Stefano Sorvino, «è la conferma che in Campania possono svilupparsi sperimentazioni che fungano da spunto per l'intero Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente. Il tema OGM è in parte scomparso dall'agenda mediatica negli ultimi anni – ha proseguito Sorvino – e d'altronde non ci sono motivi specifici di preoccupazione al momento nella nostra regione, ma ciò non toglie che occorre esplorare qualsiasi ipotesi di studio per evitare che il patrimonio naturale possa rischiare di essere alterato». Le attività previste dalla convenzione coinvolgeranno, per Ispra, il Dipartimento per il monitoraggio e la tutela dell'ambiente e per la conservazione della biodiversità, e per Arpac il Laboratorio regionale Ogm, diretto da Alfonso Sergio, con sede ad Avellino e operativo dal 2016.

Copernicus: si aggiornano i dati del Corine Land Cover in Campania Ispra e Arpa Campania hanno di recente siglato due convenzioni, per avviare altrettanti progetti basati sui dati dei servizi Copernicus della Commissione europea. Verrà aggiornato per la Campania il Corine Land Cover, il database che monitora l’utilizzo del suolo in tutto il continente. Inoltre Arpac ha aderito alla piattaforma tematica del Sentinel Collaborative Gs per realizzare un servizio di valutazione e previsioni in materia di inquinamento atmosferico. I dati del Corine Land Cover vengono rilevati ogni sei anni (i risultati, attualmente riferiti al 2012, sono consultabili sul sito https://land.copernicus.eu/pan-european/corine-land-cover) . Nei prossimi mesi Arpac censirà come vengono usati i terreni in tutto il territorio campano, grazie alle immagini satellitari fornite dal programma Copernicus. La stessa operazione verrà condotta parallelamente nelle altre regioni italiane, a cura di Ispra e delle altre Agenzie ambientali che hanno aderito alla convenzione. In questo modo, quando saranno disponibili i risultati, sarà possibile capire, ad esempio, di quanto è aumentato negli ultimi anni il territorio edificato in Campania. Oppure se le aree percorse da incendi si

sono ampliate. Si tratta insomma di dati preziosi, a disposizione della comunità scientifica e dei cittadini. L’aggiornamento del Corine del Land Cover in Campania è curato, per Arpac, dall’Unità operativa Sostenibilità ambientale. Arpa Campania ha aderito inoltre alla piattaforma tematica del Sentinel Collaborative Gs per la qualità dell’aria. Si tratta di un progetto su scala nazionale, coordinato da Ispra e Arpae Emilia-Romagna, con la partecipazione delle agenzie ambientali di Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Lazio e Campania. La piat-

taforma si serve di dati al suolo, dati da satelliti e modelli a scala globale, disponibili grazie al programma Copernicus, nell’ambito di un accordo-quadro tra Ispra e l’Agenzia spaziale italiana. La partecipazione a questo progetto, che al momento è in fase sperimentale, consentirà ad Arpac di conseguire numerosi risultati tecnico-scientifici. Tra questi, il miglioramento delle capacità del modello a scala regionale Chimere utilizzato dal Centro meteorologico e climatologico dell’Agenzia per prevedere la diffusione degli inquinanti nell’atmosfera. (pagina a cura di Luigi Mosca)


I VIGNETI VOLANO AD ALTA QUOTA I cambiamenti climatici influenzeranno anche la produzione del vino Il cambiamento climatico continua a far parlare di sé. Ora è la volta delle viti a risentire della sua presenza. Infatti, ora preferiscono le alte quote, arrivando a toccare altitudini impensabili fino a qualche decennio fa. Così è stato possibile stimare per la viticoltura mondiale un aumento di quota pari a circa ottocento metri e pari a seicento cinquanta chilometri latitudine sulla rotta verso Nord. Ed in molte regioni montuose è già iniziata la "corsa verso l'alto" dei vigneti. Sono queste le previsioni fatte dal presidente della Società Meteorologica italiana, Dottor Luca Mercalli, intervenuto oggi al convegno Vigneti sostenibili per climi insostenibili organizzato a Roma dall'Alleanza delle Cooperative Agroalimentari. "La tempera-

tura globale - ha ben spiegato Mercalli - è aumentata di circa un grado nell'ultimo secolo e di 1,5°C in Europa occidentale e nel Mediterraneo: è come se un vigneto trovasse oggi le stesse

condizioni di cent'anni fa duecento cinquanta metri più in alto e duecento chilometri più a nord. L'aumento delle temperature entro la fine del secolo potrebbe arrivare fino a cinque gradi centigradi in più, in caso di fallimento delle misure di riduzione delle emissioni di gas serra previste dall'Accordo di Parigi. Con questo scenario l'aumento di quota e lo spostamento di latitudine per i vigneti sarà inevitabile". Un vero e proprio grido d’allarme che preoccupa i viticoltori italiani alla luce delle basse rese in vigna: lo scorso anno, infatti, è stato registrato un forte calo produttivo in Italia pari al venti per cento in

meno rispetto al 2016. Tuttavia, per una primissima previsione sulla vendemmia 2018, "la prudenza è d'obbligo", ha detto la coordinatrice “Vino dell'Alleanza delle cooperative Agroalimentari”, Ruenza Santandrea, "ma fortunatamente a partire dalla fine di febbraio si sono registrate condizioni meteorologiche più consone a un normale ciclo di sviluppo della vite. Auspichiamo una vendemmia di quantità superiore allo scorso anno, ma inferiore in ogni caso al raccolto 2016 per effetto di una parziale riduzione della fertilità media indotta dal colpo di calore subito in estate". Una prospettiva futura tutt’altro che

rosea: in pratica, se non corriamo ai ripari, entro la fine di questo secolo la geografia del vino mondiale sarà inevitabilmente mutata. Tuttavia, si stanno cercando possibili soluzioni e a dare una mano scende in campo anche la genetica. Infatti, si stanno individuando i geni che aiutano le piante a meglio utilizzare l'acqua e i fertilizzanti e a proteggersi allo stesso tempo dagli agenti patogeni. Le nuove tecnologie di miglioramento genetico possono aiutarci a tradurre rapidamente questa conoscenza in nuove varietà che ci aiutino ad affrontare la grande sfida che ci attende del cambiamento climatico. A.P.

Legambiente: quarantuno mete green per la montagna L’associazione ambientalista con il dossier “Nevediversa” descrive le best practices italiane Alessia Esposito Finita la stagione fredda, Legambiente fa il punto sul turismo in montagna con il dossier “Nevediversa” in cui sono proposte 41 buone pratiche per un turismo sostenibile dalle Alpi agli Appennini. Le mete suggerite dall’associazione ambientalista sono divise per regione: ce ne sono otto in Piemonte, una in Liguria, tre in Valle D’Aosta, due in Lombardia, due in Veneto, tre in Trentino, due in Alto Adige, quattro in Friuli Venezia Giulia, due in Emilia Romagna e Toscana, quattro nelle Marche, tre in Abruzzo, una in Basilicata, Calabria e tre in Sicilia. Tante le attività proposte,

dalle ciaspolate al trekking, dalle passeggiate nelle aree protette al nordicwalking. Tutte rigorosamente a impatto zero. Afferma Sebastiano Venneri, responsabile Turismo di Legambiente: "Si sta registrando

un vero e proprio boom per i turismi ambientali e questa dinamica sulla montagna è molto più evidente, un’accelerazione da ricondurre da un lato alla tradizione consolidata in questi luoghi a favore delle pratiche di sostenibilità e

dall’altro ai cambiamenti climatici in atto.”. Continua Vanda Bonardo, responsabile Alpi Legambiente: "Buone pratiche che meritano di essere replicate sul territorio e che ci devono far riflettere anche alla luce dei cambiamenti climatici che stanno rendendo sempre più fragile la montagna”. L’associazione culturale Sassi Vivaci (Cn) offre ciaspolate, trekking, escursioni fotografiche nel Monviso, in Liguria il Parco Naturale Regionale del Beigua propone cinque tracciati, per un totale di 50 km, in Friuli Venezia Giulia i volontari CarnianGreeters fanno da guida in escursioni, visite guidate e culturali. In Lombardia nel Parco Oro-

bie si possono scalare cascate di ghiaccio, mentre l’associazione marchigiana “Con in faccia un po' di sole” propone, per tutte le stagioni, percorsi e itinerari storico culturali, naturalistici ed enogastronomici. Nel siciliano Parco dei Nebrodiè disponibile un’area per lo sci di fondo, escursioni e trekking, mentre è possibile utilizzarele ciaspole per scoprire le Madonie. Infine, in Basilicata, "Ciaspolando verso sud", l’unica competizione di ciaspole del centro sud. Per scoprire tutte le mete green, prima del prossimo inverno o anche per organizzare un’estate in montagna, basta consultare il sito www.legambiente.it.


Progettato uno Smart system per il controllo delle inondazioni Lo studio è stato condotto dai ricercatori dell’Icar-Cnr Rosario Maisto L’Icar-Cnr ha progettato un sistema intelligente per il controllo decentrato in tempo reale delle reti di drenaggio urbano, al fine di mitigare i danni prodotti da allagamenti ed eventi piovosi estremi, infatti, piogge e venti forti hanno ucciso decine di persone nel tempo, queste esperienzesono state una rara occasione per assistere in prima persona a un fenomeno che lo preoccupava da tempo. Durante eventi piovosi intensi, gli allagamenti prodotti dalla saturazione della rete di drenaggio ed il sovraccarico degli impianti di depurazione rappresentano un potenziale rischio per la vita umana, le risorse economiche e l’ambiente. Le applicazioni dell’Internet of Things (IoT) possono essere d’aiuto per prevedere, gestire ed arginare questo genere di fenomeni, infatti, propongono di dotare le condotte delle reti di drenaggio di sensori e paratoie elettromeccaniche intelligenti, coordinate da un algoritmo di consenso decentralizzato e controllate localmente attraverso un regolatore che consente di definire il grado di apertura della paratoia in modo da regolarne il deflusso e la portata dell’acqua nella condotta. Per mitigare tali fenomeni, i sistemi distribuiti di controllo in tempo reale rappresentano

A Londra le prime strade green Un mix di asfalto e plastica rimacinata una soluzione valida e conveniente,di fatti, il metodo mira a ottimizzare la capacità di invaso della rete di drenaggio urbano, in modo da utilizzare le porzioni più scariche per accumulare gli eccessi ed evitare allagamenti e sovraccarico degli impianti di depurazione a valle della rete,l’approccio decentrato permette al sistema di superare guasti ed ostruzioni in punti specifici delle condotte. L’introduzione di sensori intelligenti nelle tubature permette di rilevare costantemente dati su qualità, quantità e pressione dell’acqua lungo le reti di scolo,utilizzando questi dati, adeguati algoritmi permettono alle paratoie di agire in tempo reale, determinandone l’apertura e chiusura così da deviare le acque in eccesso nelle aree meno cariche ed evitare fenomeni disastrosi, I ricercatori dell’Icar-Cnr, confermano che questi algoritmi sono definiti di “gossip”, poiché si ispirano allo scam-

bio di informazioni fra gli esseri umani. I nodi, nel nostro caso le paratoie, convergono su un unico valore che indica l’altezza media dell’acqua nelle condotte, minimizzando e ottimizzando l’utilizzo dei canali di comunicazione. Per validare lo studio, sono state eseguite simulazioni sul sistema di drenaggio della città di Cosenza, considerando i fenomeni piovosi più intensi e dannosi degli ultimi anni. Gli esperimenti sono stati condotti utilizzando una versione personalizzata del software di simulazione Swmm (Storm Water Management Model) e mostrano, a fronte anche di eventi piovosi estremi, una riduzione significativa degli allagamenti e degli sversamenti di acque non depurate. Con l’aiuto dell’IoT è possibile gestire i fenomeni alluvionali contribuendo, nel contempo, a risolvere il problema della scarsità idrica per l’agricoltura.

L’asfalto delle strade di Londra è sempre più green. Nel distretto di Enfield infatti è arrivato un prodotto rivoluzionario realizzato con materiali di scarto.Enfield è dunque il primo municipio londinese a utilizzare questo mix che sfrutta i rifiuti plastici, sviluppato dalla ditta MacRebur con sede a Lockerbie. MacRebur si occupa da tempo di realizzare manto stradale dai rifiuti in plastica. Anche a Londra è stato utilizzato questo materiale su un’importante arteria stradale nel distretto di Enfield. Una sezione di Green Dragon Lane, trafficata linea di autobus, è stata ricoperta da questo speciale mix Enfield ottenendo dei finanziamenti da Transport for London per rendere più verde quest’area. “Si tratta di un mix di polimeri accuratamente selezionati e progettati per migliorare la resistenza e la durata dell’asfalto riducendo la quantità di bitume necessaria nel mix. Sono realizzati con materiali di scarto al 100%. I prodotti offrono un modo unico di migliorare l’asfalto offrendo una soluzione economica e duratura” spiega MacRebur. Il sito di prova è stato scelto proprio perché si tratta di una strada abbastanza trafficata, dove transitano tre linee di autobus e altri veicoli. Daniel Anderson, membro del Consiglio di Enfield per l’ambiente, ha detto: “Sappiamo tutti che la plastica può avere un impatto devastante sull’ambiente, in particolare quando il prodotto raggiunge i nostri mari e gli oceani. Abbiamo tutti la responsabilità di intensificare gli sforzi per aiutare l’ambiente riciclando di più e utilizzando materiali di provenienza responsabile”. La produzione di materie plastiche si è moltiplicata negli ultimi 50 anni. Ocean Watch stima che ci siano 140 milioni di tonnellate di plastica nei mari e negli oceani del mondo. Nel 2014, meno di un terzo dei rifiuti di plastica europei è stato riciclato, mentre un altro terzo è finito in discarica. La plastica può impiegare fino a 400 anni per degradarsi. L’utilizzo di questa miscela quindi aiuta non solo a riciclare la plastica ma evita anche l’utilizzo dei più inquinanti materiali di cui solitamente è fatto l’asfalto tra cui alcuni derivati del petrolio. La plastica utilizzata da MacRebur è la stessa che i cittadini londinesi differenziano attraverso gli appositi contenitori blu. Il monitoraggio della strada ha dimostrato che il mix di asfalto sta funzionando bene e si sta rivelando una soluzione duratura per il rifacimento del manto stradale. Per questo, visto il successo si sta già valutando di utilizzarlo in altre strade. I.B.


SION: L’AUTO “SOLARE” IN ARRIVO NEL 2019 L’automobile elettrica della Sono Motors pensata per ricaricarsi in parte con l’energia del sole Ilaria Buonfanti Annunciata nel 2016, ora sta per diventare realtà, con la presentazione ufficiale del modello definitivo. Stiamo parlando della Sion della tedesca Sono Motors, l’auto “solare” progettata da tre giovani imprenditori di Monaco di Baviera e divenuta realtà grazie a una raccolta fondi su internet che ha consentito di raccogliere oltre 600.000 euro per avviare la produzione e più di 1.100 ordini. La carrozzeria della Sono Sion è ricoperta per gran parte da celle solari (sono 330) capaci di catturare energia destinata alla ricarica delle batterie. Le celle fotoelettriche in silicio monocristallino sono ad alta efficienza e protette da uno strato di policarbonato(sistema viSono). All’interno, un filtro naturale in muschio (breSono) regola l’umidità e filtra le polveri sottili. Un’alimentazione “naturale” che, secondo i responsabili della Sono Motors, dovrebbe garantire “corrente” sufficiente per percorrere circa 29 km al giorno. Un dato, per la verità, ottenibile soltanto in condizioni atmosferiche ottimali e durante il periodo estivo, quando l’irraggiamento solare è più intenso. Inoltre, la capacità di accumulo dovrebbe variare sensibilmente in funzione del luogo d’uso della vettura, con i Paesi del Sud Europa come l’Italia ad avvantaggiarsi rispetto a quelli del Nord dove luce e calore della nostra

stella sono meno intensi. Di fatto, si ritiene plausibile un’autonomia “solare” reale intorno ai 15-20 km. La versione Urban della Sono Sion equipaggiata con batterie da 14,4 kWh e con autonomia dichiarata di 120 km è stata abbandonata, almeno per il momento, a causa della modesta percorrenza e della scarsa richiesta. Gli sforzi dei tre giovani tedeschi si concentreranno, dunque, sulla variante Exten-

der con accumulatori da 30 kWh in grado di assicurare autonomie teoriche di 250 km, che nella realtà si dovrebbero attestare intorno ai 170-190 km. Si tratta di batterie abilitate alla ricarica veloce e che dovrebbero consentire la bi-direzionalità, ossia permettere alla rete elettrica di prelevare l’energia dall’auto collegata alla colonnina quando la domanda di “corrente” è alta. Abbandonata pure l’idea di avere un

abitacolo a 6 posti per una più tradizionale configurazione a 5 posti. Si può già ordinare online e i primi modelli verranno consegnati nell’estate del 2019. La Sion sarà proposta a 16.000 euro escluse le batterie per il quale si prevede una spesa supplementare di 4.000 euro o un contratto di nolo in linea con quello già attuato da Renault per la sua gamma di veicoli elettrici.

“SORA”: IL PRIMO BUS A IDROGENO Fabiana Clemente Sky, ocean river, air. In altre parole Sora. Stiamo parlando di una rivoluzione tecnologica. Il primo bus a idrogeno prodotto in grande serie, dalla Toyota Motor Corporation. L’azienda si propone di realizzare una flotta ecologica in vista dei Giochi olimpici e paraolimpici di Tokyo 2020. Si tratta di oltre un centinaio dei suoi nuovi autobus a fuel cell nella capitale, e principalmente nell’area metropolitana. Toyota ha annunciato che a partire dal 7 marzo sono iniziate le vendite di Sora, primo bus a celle a combustibile (bus FC) con certificazione di omologazione in Giappone. Il Toyota Fuel Cell System (TFCS), sviluppato per il veicolo elettrico a celle a combustibile Mirai (FCEV), è stato adottato sia per garantire il massimo in termini di performance ecologica, azzerando le emissioni di CO2 e di agenti inquinanti, sia

per la silenziosità e le vibrazioni ridotte. Il bus è equipaggiato con un dispositivo di uscita di potenza esterno ad alta capacità, in grado di trasformare il mezzo in una mini centrale mobile. In caso di emergenza può fornire fino 235 kWh di elettricità con 9 kW di potenza massima. A bordo ospita un serbatoio per l’idrogeno da 600 litri, una batteria in nichel-metallo idruro, due pile ad elettrolita polimerico solido e due motori elettrici asincroni, ciascuno in grado di erogare 154 Cv di potenza e 335 Nm di coppia massima. Un sistema di controllo a telecamere esterne ad alta definizione, permette al guidatore di individuare pedoni e ciclisti anche negli angoli ciechi. All’interno un arredamento decisamente innovativo. I sedili, infatti, si richiudono automaticamente quando non utilizzati per migliorare confort e praticità per i passeggeri. L'anno

scorso, Toyota ha lanciato l'iniziativa globale - Start Your Impossible - che segna l’inizio del passaggio da automotive brand a mobility brand. Progetto guidato dal desiderio dell'azienda di contribuire al miglioramento della vita dei clienti e della società, attraverso la realizzazione di una società totalmente sostenibile, in cui ognuno sia in grado di superare i propri limiti. Nello sviluppo di Sora, l’obiettivo di Toyota era quello di progettare degli autobus in grado di offrire ai clienti libertà di movimento e che diventassero icona urbana. Sora è il prodotto finale – connubio tra compatibilità ambientale e la sua capacità di essere utilizzato come generatore elettrico in caso di emergenza. Una tecnologia pensata per l’uomo. Il design Human Centric di Sora, riflette infatti la volontà dell’azienda di garantire una migliore mobilità per tutti, dove ognuno sia in grado di superare i propri limiti.


SKYLODGE ADVENTURE SUITES Una struttura fuori dal comune dove è possibile dormire in capsule “sospese” tra le rocce Antonio Palumbo Ci sono hotel “sorprendenti” in tutto il mondo ma lo Skylodge Adventure Suites, recentemente realizzato nella Valle sacra degli Incas a Cusco, in Perù, li batte tutti. Si tratta di una struttura a dir poco fuori dal comune: basti sapere che è stata soprannominata “Nido del Condor”, in quanto per raggiungere le capsule entro cui è possibile dormire, sospese ad altezze vertiginose (superiori ai 400 metri), è necessario arrampicarsi (come dei veri e propri free climber) lungo la parete rocciosa a cui i moduli stessi sono abbarbicati, o, in alternativa, servirsi di un’apposita teleferica. Le tre “suite d’avventura”, completamente trasparenti - realizzate secondo l’ambizioso progetto della società Nature Vive - hanno una vista a 360 gradi sulle colline di Machu Picchu scolpite in angoli acuminati dal fiume Urubamba. Lunga 7,5 m e alta 2,6 m, ogni capsula “Skylodge”, di forma ottagonale, è realizzata in alluminio aerospaziale e in policarbonato resistente agli agenti atmosferici ed è provvista di pannelli fotovoltaici, che rendono il singolare alloggio completamente autosufficiente rispetto al fabbisogno di elettricità e illuminazione notturna.

I materiali che costituiscono la struttura dei moduli non sono stati scelti a caso: l’alluminio aerospaziale (conosciuto col nome di ‘alluminio 7075’) è una lega leggerissima, meno soggetta a termodilatazione e quindi particolarmente idonea ad essere utilizzata per ambienti esterni facilmente soggetti a sbalzi di temperatura, molto resistente agli urti, agli sforzi,

al peso e alla torsione; il policarbonato, materiale riciclabile al 100%, massimizza i benefici delle risorse naturali, quali l’illuminazione naturale e l’irraggiamento solare, e garantisce un elevato comfort abitativo interno, un ottimo riciclo dell’aria ed assenza di effetto serra. All’interno delle capsule ci sono quattro tavoli a scomparsa e quattro comodi posti

letto (due singoli e due in combinazione matrimoniale, comprensivi di caldi materassi, lenzuola e soffici trapunte). Ci sono anche sei grandi finestre oscurabili ed una zona pranzo. L’illuminazione interna, oltre ad essere assicurata di giorno dalla trasparenza delle pareti, che permettono il totale ingresso della luce solare, è fornita da quattro lampade interne e

una luce di lettura, tutte alimentate dai succitati pannelli, che immagazzinano energia nelle batterie. Le tende interne, oltre a garantire la privacy, schermano le capsule dal sole e, come il resto dei tessuti, sono realizzate in cotone naturale al 100%. Vi è inoltre un bagno con wc chimico (naturalmente separato da uno spesso muro di tela provvisto di relativa porta con chiusura a cerniera) e un lavandino ecologico a secco con acqua corrente. Questo tipo di composting toilet non deve essere collegato alla rete fognaria, né necessita di acqua o prodotti chimici. I rifiuti solidi umani vengono trattati attraverso processi di compostaggio e disidratazione che producono un prodotto finale organico, che può essere utilizzato anche in agricoltura. L’unica cosa che manca è la doccia. Il prezzo per una notte in queste suite non è proprio alla portata di tutti: occorre sborsare infatti circa 600 euro a testa per vivere l’esperienza; tra l’altro, a ciascun cliente viene consentita una sola notte di soggiorno, a causa delle continue richieste.


PASSI AVANTI CONTRO IL CANCRO AL SENO Realizzato uno studio dall’Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Iom-Cnr) I meccanismi molecolari che determinano la resistenza del cancro al seno ai farmaci in uso clinico, come il tamoxifene, sono stati oggetto di uno studio dell’Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Iom-Cnr). L’utilizzo delle simulazioni al computer ha consentito di comprendere come le mutazioni degli estrogeni di tipo α (ERα) siano responsabili dell’inefficacia dei trattamenti. Gli estrogeni, ormoni sessuali femminili, sono responsabili della crescita cellulare, quando un estrogeno si lega al recettore ERα lo attiva, facendolo legare a tratti specifici del DNA, e innesca, di conseguenza, la produzione di RNA

messaggero,in questo modo, gli estrogeni danno l'ordine alle cellule di crescere, svolgendo funzioni di fondamentale importanza tra cui lo sviluppo dei caratteri sessuali femminili, il ciclo mestruale, il rimodellamento delle ossa, tuttavia, se prodotti in concentrazione troppo elevata, tali ormoni possono determinare una crescita cellulare innaturale e quindi indurre o peggiorare il cancro. Il tamoxifene è un farmaco utilizzato per ostacolare il cancro al seno,questo, legandosi al recettore ERα, non solo impedisce che gli estrogeni vi si leghino, ma ne cambia anche la forma, impedendo la produzione di RNA messaggero e quindi l’attivazione del segnale di crescita cellulare. Tuttavia le mutazioni somatiche (cambiamenti di amminoacidi) del recettore ERα, che si verificano con elevata incidenza fino al 40% in pazienti con carcinoma mammario metastatico sottoposti a trattamenti medici prolungati, sono responsabili di fenomeni di resistenza ai farmaci in uso clinico. Le simulazioni al computer possono essere utilizzate per permettere di seguire i movimenti di proteine e farmaci.Gli studi condotti hanno rivelato che alcune mutazioni ricorrenti (cioè L536Q, Y537S, Y537N, D538G) inducono cambiamenti strutturali nel recettore ERα, tali da renderlo attivo in assenza di estrogeni e in presenza di farmaci come il tamoxi-

fene,immaginando ERα come un interruttore, che normalmente si accende solo in presenza di estrogeni e si spegne in presenza di tamoxifene, le mutazioni rendono ERα sempre acceso, quindi attivo anche in presenza di farmaci antitumorali. Ciò, oltre a spiegare i motivi dell’inefficacia del tamoxifene, ha permesso di predire quali caratteristiche i nuovi farmaci dovrebbero avere per poter “spegnere l’interruttore”, cioè la forma e dimensione di molecole in grado di ostacolare i cambiamenti strutturali di ERα indotti dalle muta-

zioni. Tale conoscenza consentirebbe di impedire l’attivazione del recettore mutato e permetterebbe di combattere efficacemente i tipi di cancro al seno refrattari alle terapie comunemente utilizzate. I risultati forniscono pertanto informazioni per lo sviluppo di terapie mirate a combattere le forme resistenti di cancro alla mammella e potrebbero in futuro consentire di compiere un passo avanti verso la medicina di precisione, calibrata sui profili genetici dei pazienti e sulla progressione della malattia. R.M.

ORTICARIA ACQUAGENICA: L’ALLERGIA ALL’ACQUA L’acqua. È una molecola di importanza vitale per il nostro organismo. Un buon livello di idratazione è essenziale per il funzionamento degli organi, per ritardare gli effetti dell’invecchiamento, per mantenere un buon peso forma e d eliminare le tossine. Basti pensare che il nostro organismo è caratterizzato per lo più di acqua. Tuttavia alcuni soggetti sviluppano una particolare condizione di ipersensibilità. Il contatto con l’acqua può rappresentare un problema di salute per le persone che soffrono di orticaria acquagenica, una vera e propria patologia che colpisce la pelle e dà origine a manifestazioni cutanee anche molto fastidiose. Ovviamente, la composizione dell’acqua varia in base alla provenienza e ai processi na-

turali o artificiali ai quali viene sottoposta. A causare questa malattia può essere l’ipersensibilità individuale a una delle componenti dell’acqua, come il cloro e il fluoro, con la conseguente produzione in eccesso di acetilcolina, che funge da neurotrasmettitore per la trasmissione delle informazioni che riguardano la sensibilità cutanea. Le manifestazioni correlate all’orticaria acquagenica interessano soprattutto la cute. Prurito, vescicole, rossore e dolore. Sono queste le reazioni locali maggiormente evidenziate. In caso di reazioni allergiche conseguenti al contatto con l’acqua, è sempre bene fare riferimento al proprio dermatologo. Tra le terapie possibili, vanno annoverate alcune non risolutive ma in grado di alle-

viare i sintomi,quali i farmaci antistaminici da usare prima di bagnarsi e l’uso di prodotti detergenti delicati e neutri, mentre la sostituzione dell’acqua comune con quella distillata non sembra produrre benefici in quanto quest’ultima risulta ugualmente pruritogena. Alcuni rimedi naturali vengono in nostro aiuto. Per evitare che bagnarsi con l’acqua diventi fonte di disagio

e prurito, è fondamentale cercare di mantenere sempre la pelle idratata, utilizzando prodotti possibilmente emollienti e privi di profumazioni. Per placare il fastidio e limitare il rischio di sviluppare una vera e propria orticaria: detergere la pelle con l’aggiunta di bicarbonato di sodio o avena colloidale; dopo il

bagno tamponare delicatamente la pelle con tessuti in cotone; spalmare una lozione a base di glicerolato d’amido; applicare pomate a base di capsaicina oppure olio vegetale, cera d’api. Non si tratta di rimedi in grado di debellare il problema. Tuttavia, il sollievo che arrecano è già un ottimo punto di arrivo. F.C.


Anche legni e pellet inquinano Sono materiali che in realtà emettono polveri sottili e benzopirene Bruno Giordano Le concentrazioni di polveri sottili nell’aria continuano a superare i limiti stabiliti dall’Unione Europea, con serie ricadute sulla salute dei cittadini, come ribadito dall’Agenzia europea per l’Ambiente nell’ultimo report sulla salute dell’aria, l’Air Quality Europe 2017. Il report, riferito a dati del 2015, evidenzia come in tutta Europa il settore dei combustibili fossili a uso commerciale, civile e domestico sia stato il principale responsabile delle emissioni di CO2 e polveri sottili, quali PM2.5 e PM10. Le emissioni di PM sono rimaste relativamente costanti tra il 2000 e il 2015, mentre sono aumentate le emissioni di sostanze altamente nocive quali ammoniaca, piombo, cadmio e mercurio. Un inquinamento che ha ricadute economiche e sociali considerevoli poiché accorciandosi la durata della vita aumentano i costi sanitari e si riduce la produttività nei giorni lavorativi. Camini, stufe a legna e stufe a pellet vengono spesso presentati come sistemi di riscaldamento ecologici, ma, sono sotto accusa poiché in realtà sono molto più inquinanti delle caldaie a metano o gpl e perfino di quelle a gasolio. A conferma uno studio di Innovhub-Stazioni Sperimentali per l'Industria, azienda di ricerca e consulenza della Ca-

mera di Commercio di Milano, che rivela chiaramente come legna e pellet, anche se certificati ed impiegati in impianti di gamma medio-alta, contribuiscono in maniera significativa all’inquinamento atmosferico. Si è notato che la stufa non produce solo anidride carbonica, ma anche altri inquinanti pericolosi, come benzopirene e particolato. L'anidride carbonica assorbita da un albero in 80 anni di vita, viene rilasciata,

bruciando la legna, in poche ore, aumentando la concentrazione della stessa nell'atmosfera. L’Italia, ogni anno, importa 3,5 milioni di tonnellate di legno e pellet, principalmente da Canada ed Europa dell'est. Il che vuol dire che essi si sono presi l'ossigeno prodotto dall'albero, noi prendiamo la CO2. Sarebbe auspicabile ridurne l'utilizzo attraverso una revisione degli incentivi previsti e adottare nelle nostre città so-

luzioni in grado di abbattere questo rilevante problema, sensibilizzando i cittadini e sviluppando politiche in grado di incentivare l’uso di soluzioni per il riscaldamento a basso impatto ambientale, quali ad esempio il metano e, dove questo non sia disponibile, il GPL che presenta impatti limitati sulla salute delle persone. Questo combustibile presenta infatti livelli quasi pari a zero di emissioni di polveri sottili, genera emis-

sioni limitate di SO2 (diossido di zolfo), e NOX (sigla generica che identifica gli ossidi di azoto e loro miscele) e minori emissioni di CO2 oltre a non avere impatto su suolo, sottosuolo e falde acquifere. Si tratta quindi di una soluzione subito disponibile, che può contribuire in maniera efficace a raccogliere l’allarme lanciato dall’Agenzia europea per l’Ambiente in merito all’impatto della qualità dell’aria sulla salute pubblica.


Grandi Napoletani, grandi Campani

Alessandro Scarlatti Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Alessandro Scarlatti nacque a Palermo il 2 maggio 1660 da Pietro, originario di Trapani, ed Eleonora Amato. Anche il fratello e la sorella erano legati alla musica (il primo era musicista, la seconda cantante). Dal matrimonio con Vittoria Ansalone ebbe numerosi figli (tra essi i futuri musicisti Domenico e Pietro Filippo). Nel 1678 il suo primo incarico come maestro di cappella della Chiesa di S. Giacomo degli Incurabili: “A dì 27 gennaio 1679. E fu resoluto nel modo di tenere circa l'elezione de li M.ri di Cappella che devono fare l'Oratorii nelli cinque venerdì di Quaresima. […] si pensava per parte del Sig. Duca Altemps di valersi del Sig. Foggia, il Sig. Duca D'Acquasparta il Sig. Don Pietro Cesi, il Sig. Duca di Paganica il Scarlattino alias il Siciliano”… Nel carnevale del 1679 il primo successo come operista (“Gli equivoci nel sembiante”, dramma per musica) in Italia e a Vienna (con la protezione della regina Cristina di Svezia, che lo assunse al suo servizio come maestro di cappella). Fu anche organista e maestro di cappella della chiesa di S. Girolamo della Carità ma da Roma si trasferì a Napoli forse convocato dal nuovo viceré, il marchese del Carpio, già ambasciatore spagnolo a Roma, insieme a una compagnia di cantanti e strumentisti (del viceré napoletano si ricorda il suo amore per la città: si sarebbe fatto seppellire sotto l’uscio della popolare chiesa del Carmine come gesto di affetto e di

umiltà). Nel 1683 vennero rappresentate nel Real palazzo di Napoli le sue opere “L'Aldimiro” e “La Psiche” e (carnevale 1684) “Il Pompeo”, già rappresentato l'anno precedente a Roma nel teatro di palazzo Colonna. Nel febbraio 1684, grazie all'appoggio del viceré, diventò maestro della Real cappella di Napoli. Riuscì a conservare rapporti importanti anche con i suoi mecenati romani: del cardinale Benedetto Pamphilj mise in musica l'oratorio a tre voci “Il trionfo della grazia ovvero la conversione di Maddalena” (1685), il III atto dell'opera “La Santa Dimna” (1687) e il secondo atto dell'opera “La

Santa Genuinda” (1694); dell cardinale Pietro Ottoboni mise in musica l'oratorio a cinque voci “La Giuditta” (1695) e il dramma “La Statira” (1690). Significativi e proficui anche i rapporti con il principe Ferdinando de' Medici in Toscana (vi compose musiche sacre e solennità di corte). Nel 1716, presso il teatro San Bartolomeo di Napoli, la prima rappresentazione dell'opera seria “Carlo re d'Alemagna” (negli intervalli dell'opera vennero rappresentati i tre intermezzi tra Palandrana vecchia vedova e Zamberlucco giovine da bravo, anch'essi musicati da Scarlatti).

Del 1718 un importante dramma per Musica (Telemaco), su libretto di Carlo Sigismondo Capeci, dedicato al Conte di Gallas, ambasciatore dell'Imperatore d'Austria presso la Santa Sede. Nel ruolo del protagonista, Telemaco, Scarlatti scelse Domenico Gizzi, famoso soprano della Real Cappella di Napoli. A Napoli gli ultimi anni della sua vita con il plauso di musicisti come Georg Friedrich Haendel, Johann Adolph Hasse, o Johann Joachim Quantz. Frutto della sua raffinata ricerca formale, furono i due capolavori della maturità: “Il trionfo dell'onore” (1718), “Griselda” (1721), la cantata “La gloria di primavera” con Margherita Durastanti al Her Majesty's Theatre di Londra: partiture di incantevole fattura che incontrarono all'epoca i gusti del pubblico. Morì a Napoli il 22 ottobre del 1725 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria a Montesanto. Oltre alle sue innate capacità da organista (fu un grande innovatore), il suo talento maggiore si legò alle cantate: il tipo di voce utilizzata era prevalentemente legato al registro sopranile (sarà così per la quasi totalità delle circa 700 cantate a voce sola composte da Scarlatti nel corso della sua carriera). Fu

grande il successo ottenuto da queste composizioni (in tutto il mondo si conservano numerosissimi esemplari manoscritti a testimonianza della loro diffusione) nonostante la complessità della scrittura di Scarlatti: un’ulteriore dimostrazione della grandissima cultura diffusa a quel tempo. Agli inizi del Settecento, pur non risiedendo stabilmente a Roma, egli era stato il dominatore incontrastato in un ambiente dove la concorrenza era rappresentata da musicisti del calibro dei fratelli Melani, di Bernardo Pasquini e di Antonio Caldara, e dove perfino cardinali e principi componevano libretti e talora cantate o musica strumentale. Molti critici del Novecento hanno evidenziato l'importanza delle sue ouverture: un modello per la prima fase di sviluppo della sinfonia classica. Le sue dodici Sinfonie di Concerto Grosso sono entrate a far parte stabilmente del bagaglio di molte gruppi strumentali specializzati nell'esecuzione di musica antica grazie al loro perfetto uso del contrappunto, alla bellezza delle melodie in cui prevale una sublime e sottile malinconia, il tratto principale (e forse profondamente napoletano) di tutta la grande produzione di Scarlatti.


La mobilità condivisa è in crescita Secondo il rapporto dell’Osservatorio Sharing Mobility, sono più di un milione gli utenti del carsharing in Italia Rosemary Fanelli Continua la crescita dei servizi “sharing” nelle città italiane. Come evidenziato dal rapporto nazionale realizzato dall’Osservatorio Sharing Mobility, sono più di un milione gli utenti del carsharing in Italia, mentre per il bikesharing il nostro è il primo paese europeo per estensione del servizio. Risultati confortanti, che testimoniano come la mobilità condivisa sia in costante crescita ed evoluzione. Ad oggi, sono 18,1 milioni gli italiani che possono usufruire di almeno un servizio di mobilità condivisa. I servizi che hanno avuto maggiore diffusione nell’ultimo anno sono il bikesharing, il carsharing, ma anche il carpooling, lo scootersharing e il bus sharing, oltre alle nuove App, che permettono di prenotare ed acquistare tutta la sharing mobility a disposizione nelle città italiane. Questo successo è confermato anche dai numeri, lievitati negli ultimi anni fino ad arrivare alle 40.000 biciclette offerte in bikesharing in 265 Comuni, 8.000 auto in carsharing nelle formule free floating (l’auto che si preleva e si lascia ovunque) e station-

based (si prende e si lascia in appositi spazi) e a circa 2,5 milioni di utenti per il carpooling extraurbano. Continua inoltre a salire il numero di veicoli a zero emissioni: è elettrico il 27% degli scooter e delle auto condivise che circolano nelle città italiane. Dal punto di vista territoriale, le regioni del sud hanno fatto registrare una crescita più forte, anche se Milano si conferma il fiore all’ oc-

chiello per sharing mobility. Il Rapporto nazionale, oltre ad offrire una panoramica completa sulla situazione italiana, ne ha evidenziato le criticità. Nell’ultimo anno, ad esempio, il bikesharing è cresciuto del 147%, nonostante sia necessario ampliare e migliorare lo spazio a disposizione per la ciclabilità. Quanto al carsharing, invece, il servizio è disponibile in poche aree ur-

bane: dei 7.679 veicoli censiti al 31/12/2017, il 43% è infatti al servizio della sola città di Milano, seguita da Roma con il 24% dei veicoli, Torino con 15% dei veicoli e Firenze con l’8%. Quanto al carpooling ovvero il servizio che consente di condividere con altre persone uno spostamento in automobile, il rapporto evidenzia una crescita pari 350%. Sono soprat-

tutto i giovani a prediligere la sharing alla proprietà dei mezzi: il tasso di motorizzazione degli italiani tra i 18 e i 45 anni è sceso dal 53% del 2005 al 37% del 2016. Molteplici i vantaggi per la sostenibilità ambientale delle città. Se sharing e trasporto pubblico continueranno a crescere, si potrà ridurre drasticamente l’uso dell’auto privata e delle emissioni inquinanti. Oltre ad incidere in modo significativo sull’inquinamento atmosferico urbano, il traffico resta uno dei principali fattori di stress della vita in città. Condividere mezzi, tragitti, viaggi, spostamenti casa-lavoro è un modo concreto per aiutare i cittadini a vivere meglio e resta senza dubbio la direzione giusta per un’Italia migliore e più green. A conferma di ciò, è esaustiva la simulazione realizzata dall’International Transport Forum sulla città di Lisbona: se si usassero solo veicoli condivisi e trasporto pubblico, pur realizzando lo stesso numero di spostamenti giornalieri, si avrebbe una riduzione del numero di auto pari al 90%, con imponenti vantaggi per la qualità dell’aria e per le emissioni di CO2.

Al via il bando per la realizzazione di piste ciclabili I Comuni possono presentare istanza fino al prossimo due luglio Dal 3 aprile scorso e fino al 2 luglio 2018 sono aperte le domande di ammissione al bando che prevede, in favore dei Comuni, 50 milioni di euro di mutui a tasso zero per progettare, realizzare e migliorare le ciclovie. Il progetto “Comuni in pista #sullabuonastrada” nasce dal protocollo d’intesa, siglato lo scorso cinque febbraio, tra l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), la Federazione Ciclistica Italiana e l’Istituto per il Credito Sportivo. L’iniziativa è tesa ad incentivare l’uso della bici in città, sulla scia del boom del bike sharing in Italia e di diffusione delle bici elettriche. “In un Paese in cui il 65 per cento delle persone si spo-

sta in auto su percorsi inferiori ai cinque chilometri, la bicicletta ha ottime chance di diventare il mezzo primario per questo tipo di spostamenti. Purché ci si creda e si lavori per renderla un’alternativa vera all’auto”, ha dichiarato Antonio Decaro, Presidente di ANCI, in occasione della firma del Protocollo d’Intesa. Ciascun Comune potrà accedere a fondi per un massimo di 3 milioni di euro e potrà usufruire, per la eventuale parte eccedente, di tassi molto agevolati; la cifra raddoppia a 6 milioni di euro nel caso di un’Unione di Comuni o Comuni in forma associata, un Comune capoluogo, una Città metropolitana o una Provin-

cia. Ciascuna istanza, relativa ad un solo progetto, sarà esaminata con procedura a sportello ed ammessa a contributo fino ad esaurimento

delle risorse stanziate. Gli interventi spaziano dalla realizzazione alla ristrutturazione di piste ciclabili, ciclodromi e strutture di supporto,

ma le risorse messe a disposizione dal bando potranno essere utilizzate anche per abbattere le barriere architettoniche, acquistare attrezzature e materiali a basso impatto ambientale ed efficientamento energetico delle piste. I progetti, definitivi o esecutivi, per essere ammessi a contributo, dovranno essere muniti di parere favorevole rilasciato dal CONI. I mutui, della durata massima di 15 anni, dovranno essere stipulati entro il 31 dicembre del 2018. L’inizio dei lavori dovrà avvenire entro dodici mesi dalla data di sottoscrizione del mutuo e l’ultimazione entro ventiquattro mesi. F.DEC.


Arriva la Green Map of Naples I giardini partenopei in una mappa tascabile Rosa Funaro Avere in tasca i meravigliosi spazi verdi della città di Napoli oggi è possibile, grazie alla “Green Map of Naples”, una mappa portatile che racchiude tutti i giardini partenopei. In occasione del Maggio dei Monumenti 2018 ne verranno distribuite 20mila copie gratuite con lo scopo di condurre per mano cittadini e visitatori stranieri alla scoperta del verde urbano cittadino. La mappa, realizzata dall’associazione Premio GreenCare, è stata redatta in italiano e in inglese e “racconta” di 37 tra ville storiche e giardini di quartiere, riserve naturali, orti botanici, chiostri e parchi urbani. È la prima volta che una città si dota di una carta tascabile per promuovere percorsi green all’insegna di un turismo sostenibile. La Green Map of Naples sarà distribuita nel circuito di Where Naples e sarà disponibile presso gli

Info Point del Comune di Napoli e all’aeroporto di Capodichino. Questo nuovo strumento di promozione turistica indica anche itinerari che riuniscono visite a diversi giardini, attraverso l’uso di antiche scalinate, linee metropolitane e funicolari. La bellezza del patrimonio botanico, dentro e fuori le mura cittadine, è descritto con l’ausilio di una legenda esplicativa che mette in evidenza le opportunità di frui-

zione dei giardini: panchine, fontane, fontanelle, aree attrezzate per bambini o picnic e scorci con viste spettacolari sul Golfo di Napoli. Green Map of Naples sarà anche interattiva grazie al QR Code Green Map of Naples che permetterà di accedere online a ulteriori informazioni e approfondimenti (come le varietà botaniche rare presenti nei giardini napoletani). La prima copia della Green Map of Naples è stata donata al Presidente della Repubblica, onorevole Sergio Mattarella: la mappa dedica, tra l’altro, proprio a Villa Rosebery, residenza del Capo dello Stato, affacciata sulla linea di costa di Posillipo, ma anche al Real Bosco di Capodimonte, il parco urbano e storico più grande d’Italia; ai due orti botanici federiciani, ai giardini degli Scavi archeologici di Pompei e alle belle ville della Penisola, Costiera e Isole: Villa Cimbrone e Villa Rufolo, Villa San Michele e ai Giardini La Mortella.

Cosa c’è da sapere sulle rinnovabili Una sola ora di sole potrebbe soddisfare le richieste di energia mondiale Dante Santoro Spesso assistiamo ad iniziative e dibattiti per incoraggiare la collettività le nuove generazioni all’uso delle energie rinnovabili, ma bisognerebbe partire da un presupposto, sappiamo quali sono le energie rinnovabili e che vantaggi avremmo dal loro utilizzo? L'energia rinnovabile è quella forma di energia che è prodotta da fonti naturali reperibili sul nostro pianeta e che vengono rigenerate in maniera costante in natura. A differenza di combustibili fossili ( carbone, metano, petrolio ecc) le energie rinnovabili come l'energia solare quella eolica e l'idroelettrica non contribuiscono all'effetto serra perchè non creano gas. Conosciamo di fatto quali sono le energie rinnovabili ad oggi utilizzate dall’uomo: energia

solare, energia idroelettrica (elettricità creata con l'uso di dighe artificiali e condotte forzate d'acqua che azionano turbine), energia eolica (energia elettrica che viene prodotta mediante la forza del vento), biocarburanti (carburanti estratti da materiali vegetali), geotermica ( energia prodotta con gli scarti di materie natu-

rali, esempio deiezioni delle mucche o materiali agricoli di scarto) e l'energia marina (l'elettricità creata dalle maree). Il ricorso all’energia rinnovabile non costituirebbe una nuova tendenza, quasi una moda, ma qualcosa di molto più importante: il principale modo per evitare la distru-

zione del pianeta e scongiurare l’apocalisse che nei secoli avremmo con il surriscaldamento globale; un esempio su tutti lo abbiamo con le fonti di energia geotermica che sono talmente numerose che è stato calcolato che l'energia geotermica reperibile semplicemente in natura sarebbe superiore all'energia ricava-

bile dalla somma delle fonti più gettonate come il petrolio, carbone, gas e uranio. Altro dato choc l'energia solare totale che il sole manda sulla Terra per una sola ora potrebbe addirittura soddisfare le richieste di energia di tutto il mondo per un intero anno... questo per calcolare quanto potenziale inespresso c'è nello sfruttamento dell'energia solare. Purtroppo gli interessi confliggenti dei grandi colossi che sfruttano e impongono l’uso delle energie tradizionali combattono lo sviluppo e l’evoluzione delle energie rinnovabili, portando le comunità ad ignorare questi dati e le infinite opportunità che ancora non sono state colte, perdendo la più grande occasione che abbia mai avuto l’umanità : quella di evitare la distruzione del pianeta dei prossimi secoli …


WhatsAiR: un’app per monitorare la qualità dell’aria Funziona anche grazie ai dati pubblicati quotidianamente dalle Arpa Regionali Cristina Abbrunzo L’inquinamento atmosferico che affligge le città italiane è un problema noto contro il quale le misure adottate dagli enti locali sembrano ancora inadeguate. Qualche pedonalizzazione qua e là, qualche divieto di usare le auto una tantum, non risolvono certo il problema sistematicamente. Le sostanze nocive più diffuse sono biossido di zolfo, piombo, ossidi di azoto, polveri, monossido di carbonio e tante altre provenienti da gas di scarico di autoveicoli, caldaie, centrali elettriche, fabbriche e impianti di incenerimento. In Italia, nei grandi centri urbani, secondo l’Oms muoiono per causa loro oltre 8 mila vittime l’anno. E mentre i grandi della politica si preoccupano – spesso con scarso impegno – di cercare soluzioni per risolvere sfide globali, ecco si fa avanti una realtà sempre più in espansione: quella delle start up green, ovvero, giovani imprese innovative a vocazione ambientale. Start up che strizzano l’occhio a temi quali la sostenibilità ma non perdono mai di vista la componente principale del loro DNA, la tecnologia. Molte sono nel mondo le iniziative che raccolgono queste realtà giovani che lavorano per salvare il pianeta dal collasso totale.

La tecnologia, nell'ultimo periodo, ha fatto dei passi da giganti, contribuendo a migliorare sempre di più il nostro stile di vita. In particolar modo, l'avvento degli smartphone e la possibilità che essi ci danno di scaricare app, hanno contribuito

a divulgare un enorme numero di applicazioni che ci consentono di poter fare un'infinità grazie ai dati delle agenzie Arpa Regionali di azioni nei più svariati argomenti. Degna di nota è senz’altro whatsAiR, un’utilissima applicazione che consente

di verificare le condizioni di inquinamento atmosferico della propria zona di residenza o anche di un’altra località del territorio italiano sviluppata dall’azienda di sofware torinese Pgdue. Pgdue è un’azienda di software innovativi. Realizza anche siti ed e-commerce e si è specializzata soprattutto nella realizzazione delle app. Avendo esperienza nel settore dell’ottica ha inizialmente realizzato app sia per gli ottici che per la salute oculare e per l’attenzione nell’uso delle lenti a contatto. Per questo motivo sono sensibili anche alle radiazioni U.V. e non solo all’inquinamento. “Il nostro progetto whatsAiR è nato quando ci siamo dovuti scontrare con la difficoltà nel trovare informazioni sulla condizione dell’aria della nostra città” spiega la portavoce Pgdue Cecilia Gallo. “Tutti i dati sono disponibili sui siti delle agenzie Arpa, ma per trovarli è necessario avere un computer e non è così immediato raggiungerli. Così abbiamo pensato che sarebbe stato molto utile realizzare una unica App che raccoglie tutti i dati sulla qualità dell’aria di tutta Italia. I dati vengono forniti dal nostro server, che a sua volta li prende dai server/siti delle varie agen-

zie ARPA con connessioni ServerToServer. Ed è doveroso ringraziare tutte le Agenzie ARPA regionali, che oltre a monitorare costantemente la qualità dell’aria ci hanno consentito di fare questa applicazione al servizio di tutti.” Ma vediamo più nel dettaglio come è strutturata whatAiR: La pagina principale che presenta una tabella con un elenco degli inquinanti relativi alla città in cui si è posizionati (usando la geolocalizzazione oppure si può selezionare una città differente premendo l’icona della matita). Per saperne di più sugli inquinanti basta premere sopra la sigla (apparirà un popup con la spiegazione). Lo sfondo cambia in base alla quantità di inquinamento dell’aria (cielo azzurro= aria pulita). Nell’app sono inoltre state inserite anche due funzioni in più rispetto all’indicazione dell’inquinamento dell’aria: i raggi Uv e la realtà aumentata. – L’indice UV: nella pagina principale in alto a destra c’è un sole con il raggio che può essere verde, giallo arancio, rosso o viola in base al valore dell’indice UV in sovrimpressione. Premendo sul sole apparirà la spiegazione relativa all’indice uv della città selezionata e relativi consigli di prevenzione. – Realtà aumentata (disponibile solo in geolocalizzazione): premendo l’icona della fotocamera in alto a sinistra si aprirà la sezione “realtà aumentata”. Si aprirà la fotocamera con in sovrimpressione la città in cui ci si trova con la data. Scegliendo un filtro si vedrà ad esempio del fumo nero più o meno in trasparenza in base alla quantità di inquinante. C’è la possibilità di ruotare la fotocamera per scattare anche dei selfie. Una volta scattata la foto si potrà salvare sul proprio dispositivo oppure condividere sui social o con chi vogliamo. WhatsAiR non è una app solo per ambientalisti incalliti, ma per tutti i cittadini che respirano e vorrebbero un’aria più pulita. E poi… una volta che si rileva l’inquinamento cosa si può fare? Siamo anche consapevoli che poco possiamo fare per modificarlo. Quello che riteniamo importante è sensibilizzare oltre al cittadino anche le le istituzioni con la prevenzione. Almeno con whatsAiR, l’esseziale è ora visibile agli occhi!!!


La natura di dichiarazione accusatoria del whistleblower L’anonimato del segnalante è garantito solo in ambito disciplinare Felicia De Capua In tema di reati contro la Pubblica Amministrazione, il riserbo sulle generalità del pubblico dipendente che abbia effettuato una segnalazione di condotte illecite (cd. whistleblowing) all’ufficio del Responsabile della prevenzione della corruzione opera alle condizioni stabilite dalla normativa - soltanto in ambito disciplinare, e non anche in sede penale. Detto principio, statuito dalla legge, è stato di recente confermato dalla Sesta Sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9041 del 31 gennaio 2018, depositata il 27 febbraio scorso, che ha precisato la natura di dichiarazione accusatoria della segnalazione del dipendente pubblico, non assumendo la configurazione di semplice spunto investigativo a causa dell’anonimato del denunciante. La procedura di whistleblo-

wing garantisce, dunque, l’anonimato del segnalante sul piano disciplinare, ferma restando la necessità di rivelare le sue generalità laddove la segnalazione assurga a vera e propria dichiarazione accusatoria in ambito penale e l’individuazione del whistle-

blower sia assolutamente indispensabile per la difesa dell’incolpato. Il caso all’esame della Corte di Cassazione vedeva un dipendente dell’Agenzia del Territorio essere indagato per truffa aggravata, falso ideologico e corruzione per atti contrari ai

doveri d’ufficio. Le indagini nei confronti dell’incolpato erano partite dalla segnalazione di un c.d. whistleblower che aveva segnalato all’ufficio anticorruzione la prassi del soggetto di effettuare visure intascando somme di denaro e consentendo agli utenti di

non corrispondere i diritti dovuti, in danno della Pubblica Amministrazione. Gli ermellini confermavano la piena utilizzabilità della segnalazione del whistleblower, posto che l’istituto si pone fuori dall’ambito di applicazione dell’art. 203 c.p.p. che dispone la inutilizzabilità delle informazioni fornite da informatori anonimi che non siano stati esaminati in qualità di testimoni. Sempre secondo i giudici, l’anonimato del segnalatore è una tutela esclusivamente disciplinare, ai sensi del 54 bis del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, subordinata alla sussistenza di accertamenti distinti rispetto alla segnalazione, con la conseguenza che, laddove una contestazione sia basata sulla segnalazione, l’identità del whistleblower può essere rivelata nel procedimento penale se la sua conoscenza sia assolutamente indispensabile per la difesa dell’incolpato.

Viaggio nelle leggi ambientali RIFIUTI Mancata comunicazione e reato. Sebbene l’art.257 D.Lgs. 152\06 richiami genericamente l’art. 242 del medesimo decreto, il riferimento deve ritenersi effettuato alla comunicazione di cui al primo comma di tale ultima disposizione e non anche agli altri obblighi di informazione previsti dagli altri commi Cass. Sez. III n. 12388 del 15 marzo 2017 (Ud 21 feb. 2017). RUMORE Spetta al sindaco e non ai dirigenti comunali, la competenza ad adottare ordinanze per il contenimento o l’abbattimento delle emissioni sonore, compresa l’inibitoria totale o parziale di determinate attività trattandosi di potere analogo a quello attribuito allo stesso sindaco dagli artt. 50 e 54 Tuel. TAR Calabria (CZ) Sez. I n. 382 del 7 marzo 2017.

impatto e sostanzialmente assimilabili a quelle di ordinaria manutenzione Lazio RM), TAR sez. II-quater n.3153 del 6 marzo 2017.

ELETTROSMOG La mera sostituzione di antenne, parabole e apparati tecnologici preesistenti con manufatti similari non comporta la necessità di richiedere un nuovo parere paesistico, trattandosi di una duplicazione di titoli già ottenuti a suo tempo in contrasto

con le esigenze di accelerazione della realizzazione della rete a banda larga sottese all'articolo 87-bis del D.Lgs. 259/2003 oltre che con il principio di economicità e non aggravamento dell'articolo 1 della legge 7 agosto 1990, n. 241 e trattandosi comunque di opere di minimo

ARIA La contravvenzione prevista dall'art. 279, comma primo, del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (che, a seguito delle modifiche introdotte dall'art. 3, comma 13, del d.lgs. n. 128 del 2010 punisce chi inizia a installare o esercisce uno stabilimento in assenza della prescritta autorizzazione ovvero continua l'esercizio con l'autorizzazione scaduta, decaduta, sospesa o revocata), è configurabile indipendentemente dal fatto che le emissioni in atmosfera superino o meno i valori limite stabiliti dalla legge, in quanto è sufficiente che le stesse siano comunque moleste e, di per sè, inquinanti, attesa la natura formale del reato Cass. Sez. III n. 12165 del 14

marzo 2017 (Ud 12 gen 2017). AMBIENTE In tema di delitto di inquinamento ambientale conseguente a scarichi incorso d’acqua, si evidenzia che la ridotta utilizzazione del corso d'acqua in conformità alla sua destinazione quale conseguenza della condotta è già sufficiente a integrare il "danno" che la minaccia della sanzione penale intende prevenire. Inoltre quando la causa dell’inquinamento è attribuita agli scarichi, non conta la rilevanza penale di ciascuno di essi ma l'evento, purché etiologicamente riconducibile ad una condotta (commissiva o omissiva) a qualsiasi titolo non consentita ovvero posta in essere, per esempio in tema di scarichi, anche solo in violazione di valori non cogenti. Cass. Sez. III n. 15865 del 30 marzo 2017 (Cc 31 gen 2017). A.T.


A furia di metterci una pietra sopra è nata una catena montuosa Andrea Tafuro Con la venuta delle belle giornate esco prima di casa… già c’è traffico per strada. Un gran numero di persone partono, arrivano o si spostano semplicemente. Lungo la strada che percorro per raggiungere i mezzi di trasporto che mi porteranno al lavoro, passo sotto ad un ponte dell’autostrada e sento sfrecciare sopra di me molti autotreni. Che cosa muove tutte queste persone? Per quale motivo si alzano al mattino presto, si mettono in viaggio, scambiano e trafficano? La risposta immediata e più semplice è che lo fanno per denaro o per interesse. Se però rifletto oltre le apparenza, mi accorgo che dietro un uomo che si mette alla guida di un tir, una donna che cerca di raggiungere trafelata il suo ufficio, ci sono figli, mogli, genitori. In definitiva ci sono esseri umani che vivono con il frutto di quel lavoro, è questo il motore che li fa saltare dal letto appena suona la sveglia, li costringe ad andare a letto tardi, li fa correre durante il giorno? Ligabue direbbe che vivere è un atto di fede, non è un complimento, un qualcosa che si appella solo alle proprie qualità. Insomma qualcuno ha fiducia nell’affidarsi come atto che va oltre, che permette di scorgere un orizzonte e la luce anche nelle notti più cattive. Ma è un affidarsi continuo, non solo nei momenti esistenziali contrassegnati dal buio. Ma, occorre lottare contro le sopraffazioni, l’indifferenza civile, perché c’è ancora tanta bellezza da scorgere in ogni momento di vita. Vivere significa assaporare a fondo, ogni giorno, la propria quotidianità. Quanto sarebbe bello e utile ripulire la vita da tutte le

“Non desidero una rosa a Natale più di quanto possa desiderar la neve a maggio: d’ogni cosa mi piace che maturi quand’è la sua stagione”. William Shakespeare, Pene d’amor perdute sedimentazioni con cui la vostra civiltà dei consumi l’ha ricoperta e allora si che dietro i vostri affari ci sarebbe di più, quel di più, spesso oscurato dagli interessi dei pezzenti. “Ho visto tanti giuda tutti in buona fede e ho visto cani e porci fatturare a chi gli crede”, canta il Liga. I maître à penser dell’economia, invece, guardano nel mondo solo i consumatori che come degli automi investono per massimizzare le loro rendite finanziarie. Economisti di tutto il mondo uscite dai vostri modelli teorici, parlate con la gente in carne e ossa e vi accorgerete che le donne e, perché no, anche gli uo-

mini vanno nei mercati, perché devono fare la spesa e cucinare qualche leccornia per i propri figli o invitare a cena i compagni di liceo: “è tutto scritto ed è qui dentro e viene tutto via con me tu che cosa vedi tu che cosa vedi c’è ancora un orizzonte lì con te di tutta la vita passata questo è il momento…”.Ti accorgerai così che tanti individui risparmiano per consentire ai figli di studiare in una buona università o per lasciargli qualcosa. E poi scoprirai che dietro a chi lascia i propri figli in un altro continente per occuparsi dei vostri figli o dei vostri genitori c’è molto, moltissimo altro.

Siate ancora capaci di vederli guardando negli occhi la gente: “c’è ancora un orizzonte lì con te vivere è un atto di fede mica un complimento… questo è il mio atto di fede”. Gli economisti dovrebbero incontrare l’economia di chi cucina per la famiglia, fa lezione in classe, di chi ogni mattina apre l’edicola e così si libererebbero dal potere dell’asfissiante economia immaginata. Se riuscissimo a vedere l’economia dell’oncologa alle prese con i suoi malati, la scopriremo piena di umanità e di vita. E se tutto questo lo chiamassimo amore?

E DA QUI COME SI ESCE? COSA MANDA AVANTI LA VITA?

Dopo che lo ebbero legato al palo, appena prima di accendere il fuoco, un sacerdote spagnolo offrì al leader Indiano Hatuey la grazia spirituale. Avrebbe voluto garantirsi l’ingresso dell’anima in paradiso, convertendosi al Cristianesimo?

Hatuey ragionò sulla proposta. “In paradiso, ci sono persone come lei?” chiese. Quando il prete lo rasicurò che sì, avrebbe trovato persone come lui, Hatuey rispose che preferiva andare all’inferno, dove non avrebbe trovato uo-

mini tanto crudeli. Hatuey morì più di 500 anni fa, a Cuba. Le persone che voleva evitare ad ogni costo erano i conquistatori spagnoli. La morte di questo leader indiano giocò un ruolo cruciale nel plasmare i valori fondanti della fede di un uomo del clero cattolico: Bartolomé de Las Casas. Questo giovane prete, nel 1514 si trovava sull’isola di Cuba, forte della protezione ideologico - religiosa fornita dalla conquista militare e economica della maggiore isola delle Grandi Antille, era egli un impavido colonizzatore che utilizzava nelle sue colonie il lavoro servile degli indigeni e i vantaggi del sistema schiavista africano che proprio in quegli anni vedeva la luce. Una domenica durante la celebrazione della messa davanti ai suoi servi e ai suoi schiavi, fu

letto un brano del libro del Siracide: “Sacrifica un figlio davanti al proprio padre chi offre un sacrificio con i beni dei poveri. Il pane dei bisognosi è la vita dei poveri, colui che glielo toglie è un sanguinario. Uccide il prossimo chi gli toglie il nutrimento, versa sangue chi rifiuta il salario all'operaio”. Bartolomé lasciò a metà la celebrazione liturgica, non continuò a dir messa e liberò i suoi schiavi. Lo scandalo suscitato dal sacrificio eucaristico, dove il pane offerto è il cibo sottratto ai poveri era troppo potente ed indiscutibile. Senza essere un marxista Bartolomé De Las Casas aveva intuito che il pane offerto nell’ eucaristia era il pane dei poveri, frutto del loro lavoro e sottratto al loro sostentamento. Un sacrificio non gradito a Dio! Mi son reso conto attraverso i miei figli, che fre-

quentano la vita in parrocchia, che avevo sì risolto il problema della libertà, ma non quello della socialità, l’intero gregge vaga, tutti sono diventati volubili, individualisti, disponibili a contaminazioni e ipersensibili a fenomeni di leaderanza parrocchiale. Eh già! il vostro Dio è troppo un affare di famiglia per liberarsene. Occorre essere consapevoli che, mentre abitiamo il locale della nostra origine, del nostro ambiente, del nostro paese, gli orizzonti di riferimento si sono ampliati. Non è sicuramente facile, per delle nazioni rimaste così a lungo separate da sistemi valoriali e di governo diversi, con tradizioni religiose e culturali differenti, giungere ad una unitarietà totale di visione, ma i valori fondamentali della valorizzazione delle diversità. A.T.


Arpa campania ambiente 2018 7  
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