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Arpa campania ambiente 2018 6

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Giornata dell’acqua: Arpac a Città della Scienza L’Agenzia ha presentato le sue attività ai visitatori dello Science Centre di Bagnoli In vista della Giornata mondiale dell’acqua celebrata il 22 marzo, Città della Scienza ha organizzato un week-end, il 17 e 18 marzo 2018, per ricordare e dare risalto alla tanto amata, indispensabile e vitale “acqua”: “Una goccia d’acqua, una goccia di vita”, il titolo della kermesse. Questo composto chimico di due atomi di idrogeno e uno di ossigeno è indubbiamente tra le più importanti risorse del nostro pianeta. Una“biglia blu”, così è stato simpaticamente definito il nostro pianeta visto dall’alto. Considerando l’importanza dell’acqua, quale elemento principale del nostro corpo e del nostro pianeta, è a dir poco doveroso celebrare ciò che permette “la vita” sulla Terra. L’acqua – occorre riARPAC

L’Irpinia è ancora verde? Dibattito tra ingegneri “Antropizzazione del territorio: danni ed effetti sull'ecosistema" è il titolo del convegno, organizzato dall'Ordine degli ingegneri della provincia di Avellino, che si è tenuto lo scorso 27 marzo nella Sala Grasso, a Palazzo Caracciolo nel capoluogo irpino. Le conclusioni dell'incontro sono state affidate al commissario straordinario Arpac Stefano Sorvino. L’avvocato da un anno alla guida dell’Agenzia ambientale ha sinteticamente ricordato, a beneficio di una platea composta soprattutto da ingegneri, alcune specificità della Campania. Mosca a pag.5

EDITORIALE

Il monitoraggio del fiume Sarno di Luigi Stefano Sorvino

cordarlo – è un bene prezioso per tutti gli abitanti del pianeta ed è patrimonio dell’umanità. Oggi più che mai questo elemento della natura è ritenuto ”l’oro blu del nostro pianeta”. All’interno del programma promosso da Città della Scienza, tra le numerose attività nelle due giornate dedicate all’acqua, Arpac è stata invitata nella sezione “Mare”, dove è intervenuta portando il proprio

lavoro e la propria esperienza. Sono state illustrate le attività di controllo e monitoraggio che Arpac svolge sulle acque superficiali: mare, fiumi, laghi. Il titolo della partecipazione a questa giornata dedicata al mare: “le attività dell’Agenzia nell’ambito del monitoraggio e dei controlli per la tutela della risorsa “Acqua” nel territorio regionale”.

Gaudioso pagg. 6 e 7

ISTITUZIONI

Napoli, redatto il Piano di Rischio Aeroportuale Il 13 marzo scorso è entrato in vigore il Piano Rischio Aeroportuale riguardante un'area del Comune di Napoli limitrofa all'aeroporto di Capodichino "Ugo Niutta"... Femiano a pag.4

CNR

Il pomodoro dalla pelle di bronzo Le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD) comprendono un gruppo di malattie causate da un’infiammazione della parete intestinale con eziopatogenesi... foto di Andrew Davis

Patrizio a pag.10

AMBIENTE & SALUTE

NoiseGate, l'app per misurare il rumore Nell’ottobre del 2016, quando è stata inaugurata a Napoli la prima Developer Academy d’Europa, si è evidenziato il prestigio che rappresentava la fiducia mostrata... Martelli a pag.13

Ho di recente partecipato ad un interessante convegno sulla problematica del bacino del Sarno, esprimendo un contributo dal punto di vista delle competenze di controllo dell'ARPAC ma anche con qualche riflessione derivante dalla mia precedente esperienza di Autorità di bacino. La denominazione Sarno, indicativa sia dell'omonimo comune che del relativo bacino idrografico – da tempo crocevia di importanti emergenze – è fortemente evocativa nella vicenda ambientale non solo della Campania ma dell'intero Paese, con riferimento a varie problematiche ancora di significativo ed attuale rilievo, anche sul piano mediatico. Innanzitutto la memoria va alla catastrofe idrogeologica del 5 maggio 1998 (con le "colate rapide" di fango) – di cui sta per ricorrere il ventennale – con il suo tragico bilancio di vittime e danni, che ha segnato una svolta nella difesa del suolo italiana, determinando tra l'altro lo sviluppo delle Autorità di bacino, dei Piani stralcio di assetto idrogeologico, con le relative misure e vincoli, la filiera di studi della comunità scientifica sulla franosità, le attività di prevenzione, i dispositivi e presidi di protezione civile, ecc. In secondo luogo, sin dagli anni ottanta, il Sarno è individuato nella vulgata come "il fiume più inquinato di Europa", principale responsabile dell'inquinamento del Golfo di Napoli, soprattutto a causa degli scarichi industriali del polo conciario dell'Alto Sarno e conserviero del Medio Sarno, oltre che dall'agricoltura intensiva e dalla fortissima urbanizzazione. Il bacino è stato oggetto, dalla metà degli anni

novanta – dopo gli interventi della Magistratura con i sequestri delle concerie di Solofra – di uno stato di crisi ambientale e di una prolungata gestione commissariale di protezione civile (affidata dapprima al Prefetto di Napoli e poi al generale Jucci), con fondi, poteri e strumenti derogatori per la realizzazione di una imponente impiantistica di ingegneria idraulico-sanitaria finalizzata al disinquinamento. L'intervento commissariale è poi cessato nel 2012/2013, transitando in capo all'Agenzia regionale ARCADIS – oggi in fase di soppressione – con un programma di interventi largamente realizzati, ma con significativi "sospesi" ed opere incompiute (per contenziosi ed intralci procedurali), che pregiudicano l'efficacia dell'intero programma, in particolare per l'incompleta realizzazione delle reti fognarie interne ai comuni e/o il mancato allacciamento ai collettori consortili a servizio dei depuratori comprensioriali. In terzo luogo lo stesso bacino è da sempre interessato da una diffusa problematica alluvionale, con un elevato rischio idraulico che si manifesta attraverso frequenti allagamenti ed esondazioni in vaste aree, anche in corrispondenza di eventi metereologici non particolarmente pesanti. continua a pag.2


Il monitoraggio del fiume Sarno Le attività di controllo dell’Arpac su uno dei bacini più inquinati d’Europa Segue dalla prima Rispetto al tema delle alluvioni, sono da tempo in atto studi scientifici e progettazioni ingegneristiche (vedi cd. "Grande progetto" cofinanziato dal POR), volte a mitigare la problematica, a scala di bacino, mediante opere idrauliche come vasche di laminazione e scolmatori, oltre al raddoppio della foce, oggetto di contenziosi e resistenze locali. Infine, in positivo ma molto più flebilmente, si avanzano ipotesi per la valorizzazione di quest'area (come proposta a suo tempo dall'Autorità di bacino), corrispondente all'antica civiltà fluviale del Sarno – forse una volta navigabile – fondate sulla potenziale messa in rete di cospicui beni culturali, archeologici, naturali e paesaggistici, con un collegamento ad esempio tra il parco naturale dei Picentini e quello del Sarno, esponendo in serie ville, residenziali e rusticae, castelli, fortezze, aree archeologiche, manufatti di interesse storico, elementi di archeologia industriale (in rapporto alla storica vocazione manifatturiera della valle del Sarno) ecc. fino allo scoglio con la Torre di Rovigliano, di fronte alla foce in un'area oggi pesantemente degradata ma suscettibile di una importante riqualificazione. Il bacino idrografico, tra asta principale (Sarno in senso stretto) ed affluenti, è piuttosto circoscritto per estensione, con

i suoi 438/440 kmq, ma presenta un'altissima concentrazione di attività insediative e pressioni produttive, con un corso d'acqua tortuoso e largamente incapsulato dall'intensa espansione antropica del territorio. Il bacino, di carattere interprovinciale, si articola tra l'area Solofrana-Montorese (AV), un tempo fonte dei principali inquinamenti – di provenienza conciaria, oggi in gran parte risanata – il Medio Sarno (SANA) e Foce Sarno (NA), con svariati affluenti e canali collaterali. Sotto il profilo della depurazione, il bacino si riparte invece negli schemi di cinque comprensori depurativi, articolati tra Alto Sarno, Medio Sarno – a sua volta ripartito in tre sub-comprensori per agglomerati – e Foce Sarno. I torrenti Solofrana e Cavaiola confluiscono nell'alveo Comune Nocerino, che a valle dell'abitato di San Marzano sul Sarno, si immette nell'asta principale del fiume, formata a monte dall'unione dei tre corpi idrici superficiali (Rio Foce, Palazzo e Santa Marina), che originano dalle sorgenti ubicate alla base del massiccio calcareo dei monti di Sarno. L'idrografia sinuosa del bacino è molto complessa, per l'articolato e forte intreccio di fossi, valloni e canali risultanti dalle intense trasformazioni urbanistiche, ma anche dalle storiche attività di bonifica dei terreni – realizzate soprattutto in epoca

borbonica – e dagli interventi recenti di mitigazione del rischio idrogeologico. Il Sarno, dopo aver solcato con molte problematiche i territori comunali di Striano, Poggiomarino, Scafati, Angri, Pompei e Castellammare, sfocia nel Golfo di Napoli, sul litorale di Torre Annunziata, in un'area di significative potenzialità ma oggi piuttosto degradata. L'ARPAC monitora, con la sua articolata ed aggiornata rete di rilevazione, le acque superficiali del bacino del Sarno, oltre a svolgere le istituzionali e costanti attività di controllo sugli scarichi degli impianti di depurazione, volti a verificare il rispetto dei limiti imposti dalla normativa vigente. La legislazione sulla tutela delle acque, di derivazione comunitaria oggi fondata sui

principi della direttiva quadro 2000/60/CE, è costituita dal decreto legislativo 152/2006, centrato sui corpi idrici di cui mira al risanamento - mediante la individuazione di obiettivi di qualità ambientale - attraverso la tutela integrata degli aspetti qualitativi e quantitativi, tra l'altro con un adeguato sistema di misure di prevenzione, controlli e sanzioni. La Direttiva 2000/60 focalizza la sua impostazione sul concetto di corpo idrico, inteso in senso ampio e polifunzionale, su cui si concentra l'intervento programmatico al fine di conseguire, mantenere o migliorare lo stato qualitativo di "buono", in un contesto di area molto vasta a dimensione distrettuale. La disciplina di base ha conosciuto una intensa evoluzione ed è integrata dal regolamento (D.M. 131/2008) con i criteri tecnici per la caratterizzazione e tipizzazione dei corpi idrici, dal D.M. n. 52/2009 recante la normativa tecnica per il monitoraggio, dal D.M. n. 266/2010 con i criteri tecnici per lo stato dei corpi idrici superficiali fino al D.Lgs. n. 172/2015, che attua una direttiva comunitaria del 2013 (per quanto riguarda le sostanze prioritarie nel settore della politica delle acque). Il D.Lgs. n. 152/2006 ha introdotto la nuova definizione di stato ecologico dei corpi idrici superficiali, poi perfezionata dal D.M. n. 260/2010, derivante dall'integrazione degli elementi di qualità biologica, idromorfologica e chimico-fisica con la valutazione della presenza di inquinanti specifici. Sin dal 2001 l'Agenzia ha realizzato e gestito una rete di mo-

nitoraggio dei fiumi, con otto siti di rilevamento ubicati lungo l'asta principale del Sarno e dei suoi affluenti, situati in punti rappresentativi sotto il profilo idromorfologico e dei carichi derivanti dall'inquinamento puntuale e diffuso, in un territorio connotato da elevatissima urbanizzazione ed uso agricolo intensivo. Successivamente, dal 2013, l'ARPAC ha ridisegnato e potenziato la propria rete di monitoraggio fluviale – nel quadro del Piano regionale di tutela delle acque (oggi in fase di revisione) e del Piano di gestione distrettuale – con il rilevamento sistematico degli elementi di qualità chimico-fisica e biologica, per verificare al 2021 il rispetto degli obiettivi di qualità ambientale. Il monitoraggio in questo bacino ha identificato e tipizzato dodici corpi idrici superficiali tra l'asta principale, i due torrenti affluenti Solofrana e Cavaiola e l'Alveo Comune, svolgendo attività distribuite nel biennio 2013/14 e nei trienni 2015/17 e 2018/20, con specifiche modalità e frequenze di rilevazione. I risultati non sono puntuali ma possono interpretarsi solo alla fine del ciclo ed il monitoraggio degli elementi di qualità consentirà la nuova classificazione dello Stato ecologico e chimico delle acque, mentre è stato avviato anche il monitoraggio biologico mediante campagne di prelievo e classificazione degli elementi di qualità biologica, integrando le determinazioni chimico-fisiche sino alla completa definizione. All'attualità, pur nella sintesi dell'articolato e variegato complesso dei dati, le diverse risultanze del monitoraggio ARPAC destano preoccupazioni rassegnando esiti per lo più non soddisfacenti, non solo nei tratti a valle ma anche in quelli più a monte del bacino – senza raggiungere l'obiettivo di qualità "buono" fissato dalla norma (con giudizi di scarso, sufficiente, non buono, scadente o pessimo per i parametri dei corpi idrici) anche se valutazioni più ampie e definitive potranno derivare dalla integrazione e completa implementazione della nuova e complessa disciplina delle attività di monitoraggio. Il Commissario Straordinario Avv. Luigi Stefano Sorvino


La grande riforestazione dell’Amazzonia Quasi ottanta milioni di alberi cresceranno lì dove adesso ci sono solo pascoli Ilaria Buonfanti È il progetto di riforestazione più grande e importante di sempre. Nel cuore dell’Amazzonia brasiliana verranno piantati più di 73 milioni di alberi coprendo un’area di oltre 28mila ettari. Una bella notizia, che per una volta bilancia le più tristi, riguardanti la deforestazione selvaggia. Il nuovo progetto dovrebbe aiutare a prevenire, o almeno rallentare, i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale. Entro i prossimi sei anni Conservation International darà luogo al più grande progetto di ripopolamento tropicale della storia. E il luogo in cui i 73 milioni di alberi saranno piantati è davvero significativo. È il cosiddetto “arc of deforestation”, un’area a cavallo di alcuni stati del Brasile, tra cui Amazonas, Acre, Pará, Rondônia e in tutto il bacino idrografico di Xingu. Il piano a breve termine è quello di ripristinare un’ampia zona, pari a 30.000 campi da calcio, da cui gli alberi erano stati eliminati per fare posto ai pascoli degli allevamenti intensivi. “Se il mondo sta per raggiun-

gere l’obiettivo di 1,2° C o 2° C in più di riscaldamento che tutti noi abbiamo concordato a Parigi, allora la protezione delle foreste tropicali in particolare deve essere una parte importante”, ha dichiarato a Fast Company Sanjayan, l’amministratore delegato di Conservation International. Secondo Conservation International infatti basterebbe semplicemente fermare la deforestazione per consentire alle foreste esistenti di assorbire fino al 37% delle nostre emissioni di CO2 annuali. Ov-

viamente, ricostituire aree degradate sarebbe fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici. Si tratta di un progetto di estrema importanza, dove tutto sarà controllato nei minimi dettagli per capire in che modo renderlo replicabile altrove. Negli ultimi 40 anni, circa il 20% della foresta amazzonica è stata tagliata o distrutta, e gli scienziati temono che un altro 20% della foresta pluviale si perderà nei prossimi due decenni.

Il progetto si basa su una tecnica di impianto locale, chiamata muvuca che in portoghese significa “tante persone in un posto molto piccolo”. La strategia muvuca prevede che i semi di più di 200 specie forestali native si diffondano su ogni metro quadrato di terra bruciata e abbandonata. I semi vengono acquistati dalla Xingu Seed Network, associazione in difesa dell’ambiente che dal 2007 fornisce sementi naturali grazie a 400 raccoglitori, molti dei quali sono donne indigene

e giovani. Naturalmente, solo alcuni di questi semi sopravvivranno, ma quel tipo di selezione naturale è fondamentale per realizzare quella che i locali chiamano “magia muvuca”. Diversi semi germineranno, lottando tra loro per i nutrienti e la luce del sole, e i più forti diventano infine grandi alberi. Secondo uno studio condotto dall’organizzazione Food and Agriculture and Bioversity International, oltre il 90% delle specie di alberi nativi piantati con questa strategia germinano e sono particolarmente resistenti, in grado di sopravvivere alla siccità, fino a sei mesi senza irrigazione. Solo per dare un’idea, con le tradizionali tecniche di rimboschimento si ottiene una densità di circa 160 piante per ettaro mentre con la muvuca il risultato iniziale è di 2.500 specie per ettaro. E dopo 10 anni, si possono raggiungere 5.000 alberi per ettaro. Il progetto genererà anche posti di lavoro per le popolazioni locali. In ogni ettaro, ben 2.000 abitanti lavoreranno attivamente per riutilizzare il terreno agricolo sia privato che di proprietà del governo e degli indigeni.

Il riscaldamento globale e l’emergenza inondazioni Con un aumento delle temperature di soli due gradi, milioni di persone senza casa Anna Paparo Che il riscaldamento globale sia una vera e propria catastrofe per la salute del pianeta Terra e di tutti i suoi abitanti è cosa oramai risaputa. Ma forse non tutti sanno che un aumento di appena due gradi centigradi della temperatura globale, il limite massimo previsto dall'accordo di Parigi sul clima (siglato nel 2015 da cento novantacinque Paesi), causerebbe milioni di sfollati in più rispetto a un aumento di 1,5 gradi. L'ulteriore innalzamento del livello del mare generato da quel mezzo grado in più, infatti, sommergerebbe le aree del pianeta in cui vivono cinque milioni di persone, compresi sessanta mila abi-

tanti delle piccole isole. A lanciare l’allarme è stata la previsione emersa da un nuovo studio capitanato dall'università di Princeton e pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters. Inoltre, gli esperti si sono interessati ad approfondire la questione, con un riferimento a coloro che vivono sulle isole e nelle aree costiere di tutto il mondo. Per quantificare l'impatto del riscaldamento globale su queste zone, gli esperti, infatti, hanno analizzato le variazioni delle frequenza delle mareggiate e di altri eventi legati al mari in tre scenari: un aumento della temperatura 1,5, 2 o 2,5 gradi. In base ai risultati, nello scenario di due gradi

sarebbero senza casa, nel 2150, cinque milioni di persone in più. Ma non finisce qui. Sempre secondo questo studio, si prevede che entro la fine di questo secolo il livello del mare salirà di quarantotto centimetri a più 1,5 gradi di temperatura, di cinquantasei

centimetri a più 2 gradi, e di cinquantotto centimetri a più 2,5 gradi. Come ha evidenziato il dottor DJ Rasmussen, il primo autore dello studio e coordinatore del team, in tutto il mondo le persone credono che l'accordo di Parigi ci salverà dai danni provocati dal cam-

biamento climatico, eppure questa ricerca ha ben dimostrato che, anche se si tiene conto della migliore politica climatica oggi in vigore, molti luoghi dovranno affrontare l'innalzamento dei mari e inondazioni costiere più frequenti. Un quadro, quello dipinto dal team di studio di Princeton, non proprio roseo per il nostro pianeta. Rappresenta un ulteriore monito a mettere un freno alla incosciente invadenza delle attività umane negli equilibri delicati e, pertanto, precari, che ci sono in natura, mirando alla creazione di un rapporto uomo/ambiente più che armonico con un conseguente miglioramento delle condizioni di vita di tutti.


Piano di Rischio Aeroportuale nel Comune di Napoli Redatto per mitigare i rischi nella zona di Capodichino Rossella Femiano Il 13 marzo scorso è entrato in vigore il Piano Rischio Aeroportuale riguardante un'area del Comune di Napoli limitrofa all'aeroporto di Capodichino "Ugo Niutta" localizzato nel quartiere di S. Pietro a Patierno, a nord-est della città. Il Piano, redatto in adempimento dell'obbligo previsto dal Codice della Navigazione D.Lgs n. 96/2005 e s.m.i., prevede vincoli alle proprietà private ubicate nelle aree limitrofe agli aeroporti aperti al traffico civile, al fine di mitigare le conseguenze di eventuali incidenti nonché di disciplinare – nelle direzioni di decollo e di atterraggio – le opere e le attività compatibili con il rischio derivante dalla navigazione aerea. I contenuti e le caratteristiche del PRA sono conformi a quanto indicato nel Regolamento per la costruzione e l'esercizio degli aeroporti e nella Circolare APT-33 del 30/08/2010, emessi dall'Ente Nazionale Aviazione Civile (Enac). Il PRA si compone di alcuni elaborati di analisi con relativa relazione, di due tavole per l'individuazione delle zone di tutela, nonché di una relazione contenente le norme di

attuazione. Oggetto del PRA è la mitigazione del rischio generato dal volo rispetto al territorio in funzione della probabilità statistica di incidenti. A tal fine il piano individua le zone a diversa gradazione di rischio e per esse definisce le restrizioni alla vigente disciplina urbanistica relativamente alla presenza umana, nonché delle attività non compatibili per la potenziale amplificazione delle conseguenze di eventuali incidenti. In relazione alla distribuzione probabilistica degli eventi aeronautici e alle caratteristiche tecnico operative della pista di volo, il regolamento aeroporti individua diverse zone di tutela al fine di mitigare l'esposizione degli abitanti ai rischi di incidenti aerei: - zona A – nella quale è necessario limitare al massimo il carico antropico; in questa zona non vanno previste nuove edificazioni residenziali; possono essere previste nuove edificazioni non residenziali con indici di edificabilità bassi; - zona B – nella quale possono essere previsti una modesta funzione residenziale con indici di edificabilità bassi e attività non residenziali con indici di attività medi;

- zona C – nella quale possono essere previsti un notevole incremento della funzione residenziale con indici di edificabilità medi e nuove attività non residenziali. Le limitazioni interessano, altresì, le attività riportate negli allegati 1, 2 e 3 delle norme di attuazione del PRA che riguardano le attività incompatibili (per la possibilità di amplificazione del danno), le attività sensibili (quali le scuole) e le attività comportanti affollamento (per la presenza di un significativo numero di persone). Le limitazioni derivanti dall'attuazione del piano sono riferite alle nuove opere e alle nuove attività da insediare nel territorio sottoposto a tutela. Il PRA, dunque, pur in presenza di attività o edifici anche palesemente incompatibili, non produce per legge effetti ablatori né interdittivi delle realtà preesistenti. Le disposizioni del PRA integrano la disciplina urbanistica, avendo carattere di prevalenza su tutte le altre disposizioni vigenti, e acquistano efficacia immediata conseguentemente alla loro approvazione da parte del Consiglio comunale e pubblicazione sul Burc.

Area Marina Protetta Santa Maria di Castellabate

Il nuovo Piano generale di gestione Con Determina Dirigenziale n. 81 del 14 marzo 2018, è stato approvato il piano generale di gestione anno 2018 dell’Area Marina Protetta “Santa Maria di Castellabate” all’interno del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. L’AMP, istituita con Decreto Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare del 21.10.2009, è gestita dall’Ente Parco ai sensi della L. 394/1991 che ha affidato – poi – con apposita convenzione alcune attività al Comune di Castellabate ai sensi del art.7 del decreto istitutivo dell’AMP. In particolare, tra le attività, troviamo la predisposizione delle linee guida per l’elaborazione dei programmi gestionali finalizzati alla realizzazione e manutenzione di parte di quegli interventi definiti essenziali per le Aree Marine Protette ovvero: - segnalamenti marittimi e boe (supportando ed implementando l’attività svolta dalle Capitanerie di Porto che, in aggiunta ai mezzi già in dotazione si avvarrà di n.1 battello pneumatico di proprietà del Parco e concesso in comodato; inoltre, previo reperimento delle necessarie risorse, l’Ente Parco doterà l’Organo accertatore di materiale di navigazione idoneo ad affrontare le avverse condizioni meteorologiche invernali); - cartellonistica ed altre iniziative; - strutture, arredi ed attrezzature varie; - individuazione campi di ormeggio e di ancoraggio (montaggio, smontaggio, manutenzione); - azioni di sensibilizzazione (formazione, informazione, comunicazione rivolta agli stakeholder dell’AMP ed alle scuole del territorio attraverso manifestazioni culturali, promozionali, la distribuzione di materiale informativo divulgativo-informativo; campagne promozionali); - attività di sorveglianza e controllo (con progetti di monitoraggio dell’ambiente marino costiero delle componenti ambientali – biotiche ed abiotiche ; i risultati del monitoraggio di specie ed habitat di maggiore interesse per la biodiversità forniranno i dati scientifici sui quali costruire le linee d’intervento e di gestione per il futuro, consentendo di individuare eventuali criticità presenti; attivazione di borse di studio su temi di interesse per le AMP); - spese di gestione e funzionamento. Le entrate del piano di gestione derivano principalmente dal Ministero dell’Ambiente. Per l’anno in corso il Ministero non ha ancora assegnato le somme spettanti per la gestione dell’AMP di Castellabate per cui le attività del Piano di Gestione sono state modulate prendendo quale riferimento la quota base assegnata nel 2017 pari ad € 80.000 più € 10.000 di contributo da autofinanziamento. Ros.Fem.


Master Hse della Federico II con partecipazione Arpac Gli studenti del corso hanno svolto un tirocinio nel Laboratorio Ecotossicologia dell’Agenzia T. R. Verde, M. Gallo, G. Matrullo Si è concluso lo scorso 6 marzo, con una cerimonia nell’aula magna del Centro di biotecnologie del Nuovo policlinico di Napoli, la prima edizione del master universitario di I livello in Salute-Sicurezza-Ambiente-HSE (Health-Safety-Environment), organizzato e promosso dall'Osservatorio salute-lavoro del Dipartimento di Sanità pubblica dell'Università Federico II , diretto dalla professoressa Maria Triassi Alla presenza del coordinatore del master, il professore Umberto Carbone, del direttore del Policlinico Gaetano D’Onofrio, del commissario straordinario Arpac Stefano Sorvino, gli allievi hanno illustrato le esperienze condotte nel percorso di tirocinio formativo, quali “modelli” delle tematiche trattate nell’ambito del progetto del master. Si è trattato di esperienze significative che hanno consentito ai laureati in diverse discipline di sperimentare tecniche e procedure in gran parte di altissimo livello al fine di immediatamente applicare le conoscenze

apprese e sviluppare specifiche capacità professionali. I tirocini si sono svolti presso strutture pubbliche e private. Arpa Campania, che ha collaborato al master, si è distinta per lo studio dell’ applicazione della norma armonizzata EN 1811:2011 + A12015 - Rilascio di nichel in oggetti di oreficeria e bigiotteria destinati a venire a contatto prolungato e diretto con la pelle - in riferi-

mento alla restrizione 27 Allegato XVII del Regolamento europeo (CE) n. 1907/2006 (REACH), evidenziando come la valutazione del rischio, ai sensi dei nuovi regolamenti europei, non solo verifica se è presente o meno un rischio per la salute, ma identifica e descrive condizioni che permettono di controllarlo, soprattutto attraverso i livelli di esposizione stimati e i livelli

di effetto prevedibili. Il tirocinio formativo si è svolto, sotto la guida di Teresa Rosaria Verde, nel Laboratorio regionale REACH ed Ecotossicologia, struttura Arpac diretta da Marialuisa Gallo, laboratorio di riferimento nazionale per il controllo ufficiale delle attività di campionamento e analisi di sostanze, miscele e articoli in applicazione del regolamento

CE n. 1907/2006 (REACH) e del regolamento CE n. 1272/2008(CLP) ecome previsto dall'accordo 88/CSR del 7 maggio 2015, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. La giornata si è conclusa con l’intervento dell’avvocato Sorvino, che ha incontrato i dodici candidati , rivolgendo loro il proprio apprezzamento per il risultato conseguito al termine del master, nel segno di un percorso condiviso tra università ed enti di controllo, con l’ auspicio che si possa continuare su questa linea al fine di attivare uno scambio mirato di conoscenze e competenze per consolidare e potenziare l’ informazione e la formazione ambientale. Attivato anche per l'anno accademico 2017/2018, il master Health-Safety-Environment propone un perfezionamento tecnico-scientifico multidisciplinare con l’obiettivo di produrre professionisti di alto livello in grado di soddisfare le esigenze degli enti che operano nel settore, capaci di identificare, valutare e risolvere problemi di salute, sicurezza e ambiente applicando i principi di buona gestione alla luce dei regolamenti europei.

L’Irpinia è ancora verde? Dibattito tra ingegneri Luigi Mosca “Antropizzazione del territorio: danni ed effetti sull'ecosistema" è il titolo del convegno, organizzato dall'Ordine degli ingegneri della provincia di Avellino, che si è tenuto lo scorso 27 marzo nella Sala Grasso, a Palazzo Caracciolo nel capoluogo irpino. Le conclusioni dell'incontro sono state affidate al commissario straordinario Arpac Stefano Sorvino. L’avvocato da un anno alla guida dell’Agenzia ambientale ha sinteticamente ricordato, a beneficio di una platea composta soprattutto da ingegneri, alcune specificità della Campania. Una regione complessa, prima in Italia per densità abitativa, e probabilmente prima per numero di emergenze ambientali. Tuttavia – è bene sottolinearlo – gli

abitanti (così come le criticità ambientali) non sono distribuiti in maniera uniforme sul territorio. La fascia costiera, in questo senso, è da considerare una zona calda, se confrontata con le aree interne, tra cui, ovviamente, l’Irpinia. Eppure la provincia di Avellino non può essere considerata immune dalle situazioni critiche. Ad esempio, il deterioramento del bacino del Sarno interessa anche l’Irpinia, e anzi, proprio nel territorio di Solofra trova in parte origine, in particolare nel distretto conciario. Il capoluogo, poi, non è immune dall’emergenza polveri sottili, e sta diventando un laboratorio dove sperimentare il tipo di misure che da anni vengono proposte nelle regioni padane: limitazioni del traffico e di altre attività inquinanti che non interessano più la singola

città, ma vengono decise di comune accordo da varie amministrazioni locali (di recente undici Comuni irpini, tra cui quello di Avellino, hanno firmato un’intesa per gestire la qualità dell’aria). Il caso avellinese dell’Isochimica, non così conosciuto come Bagnoli o Na-

poli Est, resta poi una ferita aperta e una storia emblematica in tema di bonifiche. Tra i partecipanti all’incontro, il consigliere provinciale delegato all'Ambiente, Gianluca Festa, il direttore del Dipartimento di ingegneria dell'Università della Campania, Furio

Cascetta, il presidente provinciale dell'Ordine degli ingegneri, Luigi Masi, il comandante provinciale dei Vigili del fuoco, Rosa D’Eliseo. I contenuti scientifici del convegno sono stati curati dal Centro studi per l’ambiente e il territorio (Cesat).


Giornata dell’acqua: Arpac a Città della Scienza L’Agenzia ha presentato le sue attività ai visitatori dello Science Centre di Bagnoli Anna Gaudioso In vista della Giornata mondiale dell’acqua celebrata il 22 marzo, Città della Scienza ha organizzato un weekend, il 17 e 18 marzo 2018, per ricordare e dare risalto alla tanto amata, indispensabile e vitale “acqua”: “Una goccia d’acqua, una goccia di vita”, il titolo della kermesse. Questo composto chimico di due atomi di idrogeno e uno di ossigeno è indubbiamente tra le più importanti risorse del nostro pianeta. Una“biglia blu”, così è stato simpaticamente definito il nostro pianeta visto dall’alto. Considerando l’importanza dell’acqua, quale elemento principale del nostro corpo e del nostro pianeta, è a dir poco doveroso celebrare ciò che permette “la vita” sulla Terra. L’acqua – occorre ricordarlo – è un bene prezioso per tutti gli abitanti del pianeta ed è patrimonio dell’umanità. Oggi più che mai questo elemento della natura è ritenuto ”l’oro blu del nostro pianeta”. All’interno del programma promosso da Città della Scienza, tra le numerose attività nelle due giornate dedicate all’acqua, Arpac è stata invitata nella sezione “Mare”, dove è intervenuta portando il proprio lavoro e la propria

esperienza. Sono state illustrate le attività di controllo e monitoraggio che Arpac svolge sulle acque superficiali: mare, fiumi, laghi. Il titolo della parte-

cipazione a questa giornata dedicata al mare: “le attività dell’Agenzia nell’ambito del monitoraggio e dei controlli per la tutela della risorsa “Acqua” nel territorio regionale”. La giornata si apre con la sistemazione delle attrezzature portate dall’Unità Mare di Arpac diretta da Lucio De Maio. Dal canto suo, il personale dell’Unità operativa complessa Monitoraggi e Cemec ha illustrato il lavoro che l’Agenzia conduce nell’ambito dei monitoraggi delle acque interne, con particolare riferimento al lago di Averno. Questa unità operativa coordina le articolazioni provinciali dell’agenzia per le attività di monitoraggio di buona parte dei fiumi campani e delle acque di transizione. Ad acco-

gliere il commissario straordinario Arpac Stefano Sorvino, passato per un saluto all’inizio dei lavori, c’era il direttore dello Science Centre di Città della Scienza Luigi Amodio. Il quale è anche membro eletto del Kuratorium del Deutsches Museum di Monaco di Baviera, oltre che nel board di Ecsite - un riconoscimento quest’ultimo per l’intensa attività internazionale di Città della Scienza. Arpac si è presentata alle varie scolaresche e ai visitatori di passaggio, nella sezione mare, illustrando le attività dell’Agenzia nell’ambito del monitoraggio e dei controlli per la tutela della risorsa “Acqua”in tutto il territorio regionale. (segue a pagina 7)


segue da pagina 6 L’Agenzia possiede una flotta la cui gestione è affidata e realizzata completamente da personale interno all'Agenzia. I tecnici hanno illustrato alle scolaresche i vari momenti di lavoro lungo i percorsi in acqua che effettuano per i prelievi marini. Hanno mostrato gli attrezzi facendo toccare con mano i vari strumenti che vengono utilizzati durante le uscite col battello: il Side Scan Sonor, che permette il rilievo della morfologia del fondale marino,il Rov – Sistema filoguidato per l’ispezione dei fondali con telecamera, la sonda multiparametrica per il rilievo dei parametri chimico-fisici della

Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 31 marzo 2018 - Anno XIV, N.6 Edizione chiusa dalla redazione il 30 marzo 2018 DIRETTORE EDITORIALE

Luigi Stefano Sorvino DIRETTORE RESPONSABILE

Pietro Funaro CAPOREDATTORI

Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli IN REDAZIONE

Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Savino Cuomo HANNO COLLABORATO

I. Buonfanti, F. Clemente, F. De Capua, G. De Crescenzo, A. Esposito, R. Fanelli, R. Femiano, R. Funaro, M. Gallo, B. Giordano, R. Maisto, G. Matrullo, A. Palumbo, A. Paparo, S. Patrizio, D. Santoro, M.Tafuro, T.R. Verde SEGRETARIA AMMINISTRATIVA

Carla Gavini DIRETTORE AMMINISTRATIVO

Pietro Vasaturo EDITORE Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143 Napoli REDAZIONE Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1- 80143 Napoli Phone: 081.23.26.405/427/451 Fax: 081. 23.26.481 e-mail: rivista@arpacampania.it magazinearpacampania@libero.it Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto, Centro Polifunzionale, Torre 1-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.

colonna d’acqua. L'Agenzia regionale per l’ambiente in Campania vanta l'importante risultato di avere una struttura, denominata Unità operativa mare, e anche grazie all'acquisizione dei mezzi nautici, della strumentazione oceanografica, delle attrezzature di avanguardia di bordo, nonché a un gruppo di tecnici dedicati, è in grado di svolgere tutte le attività previste dai programmi di monitoraggio marino regionali, ministeriali ed europei. Infatti, Arpac realizza in piena autonomia le attività tecnico scientifiche di controllo e monitoraggio nell'ambito dei programmi previsti dal Ministero dell'Ambiente e tutela del territorio e del mare e dalla Regione Campania, assessorati all'Ambiente e alla Sanità. La flotta di cui Arpac dispone è di sei battelli (più il battello oceanografico Helios), dotati di due motori diesel, che danno la possibilità di avere una velocità di crociera di oltre 20 nodi, consentendo lungo l'intera costa una operatività in mare tale che i tecnici dell’Agenzia sono in grado di raggiungere in tempi rapidi ogni punto della costa. Il loro impiego principale è legato alle attività di controllo sulla qualità delle acque di balneazione ai sensi della normativa vigente, ma i battelli sono funzionali anche per ogni tipo di intervento in mare finalizzato alla tutela dell'ambiente marino, anche in collaborazione con le Forze dell'ordine. Inoltre, dalla loro entrata in servizio, sono impegnati nei controlli e nella sorveglianza, lungo tutta la costa della Campania, previsti dai programmi annuali di monitoraggio delle alghe potenzialmente tossiche attivati dall'Assessorato regionale alla Sanità. Oltre a portare all’attenzione dei visitatori le varie attività che Arpac conduce per quanto riguarda le acque del mare, di laghi e fiumi, la giornata si è conclusa nell’auspicio di aver veicolato un messaggio a favore dell’acqua e contro lo spreco, perché ogni cittadino indistintamente può contribuire con piccoli atteggiamenti quotidiani a ridurre gli sprechi. L’acqua – ricordiamolo – è un dono prezioso e non è inesauribile.


GREEN PRIDE: ASSEGNATI I PREMI 2018 Il miglioramento degli stili di vita parte da mobilità eco friendly e filiere sostenibili Alessia Esposito Assegnati i Green Pride 2018, i riconoscimenti alle best practices che si distinguono nel settore ambientale. Il premio, promosso dalla Fondazione UniVerde e ZapGrid, è andato a Sonepar Italia, Coltivatori di Emozioni e Slow Trade per il “Progetto Kyondo”, rispettivamente nelle categorie di e-mobility, turismo sostenibile e cooperazione internazionale. La Fondazione UniVerde, preseduta dall’ex ministro delle Politiche Agricole e dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, è nata nel 2008 proprio per promuovere e valorizzare i programmi di riconversione ecologica favorendo il mutamento degli stili di vita nell’ottica dell’ecosostenibilità. ZapGrid è invece un nuovo si-

stema per la gestione delle colonnine di ricaricadei veicoli elettrici, sviluppato da G.M.T. S.p.A., che, grazie ad un’App che mette in rete le stazioni di ricarica , ne favorisce l’accesso

in un’ottica di e - mobilitysmart. L’iniziativa “Green Pride”, giunta alla sua settima edizione, si inserisce tra quelle a sostegno dell'Agenda 2030 e degli obiettivi di Sviluppo Sostenibili: la riduzione dei cambiamenti climatici, la creazione di modelli sostenibili di produzione e di consumo, l'instaurarsi di società pacifiche. Dichiara a tal proposito il Presidente Pecoraro Scanio: “A partire dall'affermazione di un nuovo modello di economia basato sulle tecnologie green e su progetti solidali di cooperazione internazionale, abbiamo il dovere di affrontare e vincere le sfide per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità

previsti dall'Agenda 2030. Promuovere la diffusione della cultura della sostenibilità significa mettere al centro della crescita del Paese la vera green economy per dare nuova occupazione, creare strumenti per le comunità rurali più svantaggiate, garantire modelli di consumo e produzione responsabili per la tutela consapevole dell'ecosistema terrestre. La sostenibilità è il fulcro per la promozione di una crescita economica duratura e inclusiva, della giustizia sociale e della pace nel mondo e i Green Pride conferiti oggi sono un riconoscimento meritato per le tre realtà che hanno intrapreso il percorso evolutivo

della responsabilità d'impresa verso la green society con concreti obiettivi etici ed ecologici”. Sonepar Italia ha sviluppato un progetto volto ad aumentare le infrastrutture di ricarica di vetture ecosostenibili, Coltivatori di Emozioni è invece la prima piattaforma di digitalfarming italiana caratterizzata da una filiera produttiva green e che tutela le economie locali, Slow Trade con il suo “Progetto Kyondo” è stata infine premiata per aver promosso una rete economica indipendente ed ecosotenibile migliorando lo stile di vita delle famiglie produttrici di caffè appartenenti alla comunità del Tuungane.

Le aziende italiane puntano sulla sostenibilità Quasi un terzo delle attività nostrane investe green La sostenibilità sta guadagnando sempre più spazio nelle attività quotidiane di tutto il mondo. E anche l’Italia ha deciso di mettersi al passo. Infatti, sono ben trecento cinquanta cinque mila le aziende italiane, pari al circa ventotto per cento del totale, che dall’anno 2011 hanno deciso di investire e di puntare sulle tecnologie green per ridurre l'impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2, della tanto temuta anidride carbonica. Una quota che è riuscita a salire, toccando addirittura il circa trentaquattro per cento nell'industria manifatturiera. Tutto ciò è ben documentato e dimostrato dai numeri di GreenItaly 2017,

l'ottavo rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere, di cui si è parlato nella prima decade di marzo a Trento in occasione della Green Week. Come hanno ben spiegato gli organizzatori della manifestazione, il rapporto misura e pesa la forza

della green economy nazionale: secondo questa analisi si evince che più di un'impresa su quattro dall'inizio della crisi ha scommesso sulla green economy, che in Italia significa più ricerca, innovazione, design, qualità e bellezza. L'orientamento verso il green

si conferma come un vero e proprio driver strategico per il made in Italy, traducendosi in una maggiore competitività, nonché crescita delle esportazioni, dei fatturati e dell'occupazione. Stando a quanto riportato nello studio, nell’anno 2017 è stata registrata una vera e propria accelerazione della propensione delle imprese a investire sul green: lo scorso anno, infatti, ben duecento nove mila aziende hanno investito su sostenibilità ed efficienza, con una quota sul totale pari a circa il sedici per cento, che ha superato di circa due per cento i livelli del 2011. Un grande traguardo, insomma, che mette in prima

linea la volontà di rispettare l’ambiente e instaurando un rapporto equilibrato tra uomo con le sue azioni e Madre Natura. Insomma, lo possiamo proprio dire: la sostenibilità si fa largo ed era ora che anche il Bel Paese si mettesse in pari con il resto del mondo. Ma soprattutto, le aziende, interrogate sul futuro, si sono dimostrate alquanto lungimiranti e desiderose di continuare a lavorare in quest’ottica, sottolineando che parlare di sostenibilità non significa affatto mettere in discussione la priorità di garantire la redditività, che verrà declinata insieme all’eco sostenibilità, ottenendo benefici per tutte le parti in causa, Natura compresa. A.P.


RISORSE IDRICHE IN SOFFERENZA Nonostante le abbondanti piogge i consorzi di bonifica sono in allerta Bruno Giordano Nonostante le copiose ed abbondanti piogge del mese scorso e di quello in corso, i consorzi di bonifica sono in allerta in quanto le risorse idriche mostrano ancora sofferenza. Infatti, dati indicano che, al Nord, tutti i grandi laghi restano sotto la media stagionale con i bacini d’Iseo (cm. -6,0) e di Como (cm. -16,3) addirittura sotto lo zero idrometrico. Non va meglio al Sud, dove i bacini segnano livelli largamente inferiori a quelli degli anni scorsi. La situazione più preoccupante, però, è in Sicilia, dove i principali invasi contengono poco più di 89 milioni

di metri cubi d’acqua contro gli oltre 400 di un anno fa e addirittura i quasi 593 del 2010. In Basilicata sono disponibili quasi 296 milioni di metri cubi d’acqua ma, erano circa 390 lo scorso anno ed oltre 711 nel 2010; in Puglia, le risorse idriche invasate sono poco più di 206 milioni di metri cubi contro i quasi 344 dello scorso anno e gli oltre 337 del 2010, mentre in Sardegna risultano disponibili circa 713 milioni di metri cubi d’acqua, mentre 12 mesi fa erano più di 1.160 e a fine Febbraio 2010 erano 1.436. E’ un paradosso non più sostenibile quello che, nonostante il maltempo, il bilancio idrico del Paese resti deficitario e l’ANBI (Associazione nazionale dei consorzi di bacino) guarda con preoccupazione anche l’arrivo della bella stagione poiché l'innalzamento delle colonnine di mercurio comporterà un repentino scioglimento delle abbondanti quantità di neve cadute questo inverno, che, riversandosi nei corsi d'acqua, aumenteranno il rischio di tracimazione a valle. Per scongiurare ciò i Consorzi di bonifica, unitamente alle Autorità di Distretto Idrografico ed agli enti territoriali, stanno provvedendo, per tempo, agli interventi ed alle manovre idrauliche atte a contenere tale pericolo. Snellire la burocrazia, monitorare le ragioni dei ritardi di pianificazione, programmazione ed operatività sarebbe un obbiettivo da raggiungere in fretta, ed una

sfida da vincere per promuovere lo sviluppo infrastrutturale, dare nuovo dinamismo alla crescita ed impulso all’occupazione. La ripresa economica potrebbe essere più decisa, se le infrastrutture, tra cui quelle in grado di of-

frire difesa del suolo e disponibilità di risorse idriche, fossero programmate e pianificate con procedure atte a far partire velocemente i lavori, coerentemente con lo stanziamento delle risorse da parte delle Istituzioni.

LE RISERVE ITTICHE SONO IN DIMINUIZIONE Rosario Maisto Meno 20% a livello globale, meno 60% nell’Atlantico settentrionale: queste sono le stime del crollo della resa della pesca proiettate all’anno 2300 indotto dal riscaldamento climatico. Sotto accusa, in primo luogo, la diminuzione del mescolamento delle masse oceaniche, che fa sì che le sostanze nutrienti affondino lasciando gli strati più superficiali, dove vivono i pesci.Il fulcro di questo rivolgimento epocale sarà l’Oceano antartico, dove attualmente si verifica un continuo mescolamento tra gli strati più superficiali e quelli profondi, che porta una notevole quantità di nutrienti verso gli altri oceani e verso la superficie,negli strati superficiali, i nutrienti permettono la

crescita del fitoplancton, che è il punto d’inizio di tutta la catena alimentare marina. La simulazione degli studi indica che le trasformazioni portate dal riscaldamento globale riguarderanno tre fattori determinanti, la temperatura delle acque, gli schemi dei venti e soprattutto la progressiva fusione del ghiaccio marino lungo le coste dell’Antartide, complessivamente, questa combinazione di fattori climatici e meteorologici determinerà infine lo spostamento verso i poli del rimescolamento dei nutrienti nella regione antartica e un incremento della quantità di nutrienti che rimangono intrappolati nelle profondità oceaniche, ad esempio, nel caso dei fosfati, la riduzione dei rimescolamento dovrebbe arrivare al 41%.

Senza il ghiaccio che galleggia sulla superficie, che blocca la maggior parte della radiazione solare, la fotosintesi del fitoplancton aumenterà, questo fenomeno, combinato con più elevate temperature oceaniche durante tutto l’anno porterà a una stagione della crescita più estesa e a un più elevato tasso di crescita del fitoplancton, insomma tutto il ciclo si concentrerà intorno all’Antartide e gli ecosistemi marini di tutto il mondo saranno sempre più af-

famati di sostanze nutritive. Al di là delle precise stime sulla riduzione delle riserve ittiche, che potrebbero variare enormemente, il lavoro richiama l’attenzione sulla necessità di proiettare le simulazioni ben oltre il limite del 2100, ovviamente, solo una prospettiva più ampia può dare il quadro completo delle

trasformazioni ambientali prodotte dal riscaldamento climatico, e questa importante trasformazione dei flussi di calore e di energia, può fornire i limiti precisi da porre ora sulla pesca negli oceani, se non si vuole arrivare a un depauperamento delle popolazioni di pesci non più recuperabile.


Il pomodoro dalla pelle di bronzo Nei laboratori del Consiglio Nazionale delle Ricerche creato un pomodoro ricco di polifenoli Salvatore Patrizio* Le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD) comprendono un gruppo di malattie causate da un’infiammazione della parete intestinale con eziopatogenesi non ben definita ma con una sintomatologia tutto sommato analoga (diarrea, dolori addominali, sanguinamento rettale, perdita di peso, astenia) per le quali, ad oggi, non esiste una cura. Recenti studi hanno calcolato che in Europa, in un anno e nella fascia di età compresa tra i 25 ed i 65 anni, l’incidenza di casi di malattie infiammatorie croniche intestinali è tra i 10 ed i 12 casi ogni 100.000 abitanti mentre nel mondo, per la stessa fascia di età, si registrano dati come 7 su 105 abitanti negli USA, 14 su 105 in Canada ed il 16 su 105 nel con-

tinente australiano. I polifenoli (composti organici caratterizzati dalla presenza di molte unità di gruppi fenolici), largamente presenti in natura, possono rappresentare una valida strategia terapeutica per la cura dei sintomi di tali patologie.Queste sostanze vengono prodotte dal metabolismo secondario delle piante ed in base alla diversità chimica che li caratterizza ricoprono ruoli differenti: difesa dagli animali erbivori e dai patogeni, supporto meccanico e di barriera contro l'invasione microbica, attrazione per gli impollinatori, inibitori di crescita delle piante in competizione, protezione dai raggi U.V. ed altro ancora. L’interesse per queste molecole è molto forte a causa del ruolo benefico che hanno sulla salute dell’uomo. Infatti, oltre ad una potente

azione antiossidante,in grado di neutralizzare i radicali liberi e proteggere l'organismo dalla loro azione nociva, i vari studi effettuati riconosconoai polifenoli proprietà anticarcinogenica, antiaterogenica, antinfiammatoria, antibatterica ed antivirale. Da una ricerca coordinata da Angelo Santino, dell’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari (ISPA) del CNR, unità di Lecce, in collaborazione con Giovanna Giovinazzo e Aurelia Scarano, dello stesso Istituto, Cathie Martin ed Eugenio Butelli del John Innes Centre (Norwich-

GB) e Marcello Chieppa dell'Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) “S. De Bellis” di Castellana Grotte (BA), emerge che una giusta combinazione di polifenoli può attenuare i sintomi dell’infiammazione intestinale. Frutta e verdura sono alimenti ricchi di questi composti ma per ottenere l’esatta combinazione e le giuste quantità attraverso la dieta se ne dovrebbero assumere una gran varietà e dosi elevatissime. I ricercatori, attraverso un approccio di ingegneria metabolica, sono riusciti ad ottenere

foto di Andrew Davis

foto di Andrew Davis

una linea di pomodori che presenta, per la prima volta, alti livelli di flavonoli, antociani e stilbenoidi la cui azione sinergica è stata valutata su topi affetti da infiammazione cronica intestinale. I risultati ottenuti dalle prove in vivo hanno dimostrato chiaramente che questa combinazione di polifenoli è in grado di allievare i sintomi della malattia. Tra i salutari effetti riscontrati si è osservato un miglioramento nella composizione dei microorganismi dell'intestino con arricchimento in batteri lattici positivi e una riduzione della secrezione dei fattori infiammatori. Inoltre, è stato evidenziato che un singolo pomodoro “bronzeo”, così chiamato per il particolare colore metallico e bronzato della buccia, ha risultati benefici paragonabili all’assunzione di 5 Kg di uva rossa, notoriamente ricca in polifenoli. Le attività di ricerca proseguiranno per verificare gli esiti della dieta a base di pomodoro bronzeo anche in altre patologie umane come le patologie cardio-vascolari e neuro-degenerative o altre patologie a base infiammatoria. È importante ricordare che migliorando il valore anti-ossidante e anti-infiammatorio degli alimenti si potrà avere, in un prossimo futuro, la possibilità di ridurre, in maniera significativa, l’uso di farmaci ottenuti per sintesi chimica. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Frontiers in Nutrition. *CNR-Napoli


AL VIA IL PROGETTO CONTRO IL BEACH LITTER La campagna di Legambiente e del Corepla per difendere l’ecosistema marino Si avvicina l’estate e con essa il pericolo di trovare in mare cottonfioc, buste, mozziconi di sigaretta, tappi, reti e altri rifiuti e microplastiche. L’inquinamento, di cui spesso ci rendiamo conto solo nella bella stagione, continua infatti ad accumularsi lungo tutto l’anno. La miglior battaglia contro questo fenomeno? La prevenzione attraverso la sensibilizzazione. È da questo assunto che parte la campagna “Se butti male... finisce in mare!” di Legambiente e Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica) dedicata alle scuole primarie e secondarie siciliane. Obiettivo del progetto educativo quello di approfondire il problema dei rifiuti che occupano mare e spiagge minacciandone la biodiversità e analizzare l’importanza dell’apporto di ciascuno nella prevenzione del “beach litter”. Come? Imparando ad effettuare meglio la raccolta differenziata, per quantità e qualità, e adottando comportamenti ecosostenibili a 360 gradi. Sono quattordici, ad oggi, gli istituti coinvolti nel progetto tra Palermo, Catania, Taormina (Me), Agrigento, Bagheria (Pa), Modica, Donnalucata (frazione di Scicli in provincia di Ragusa), Catalabiano e sono ben 43 le classi che verranno seguite dagli educatori dei circoli costieri. Ogni gruppo sarà infatti seguito da una guida specializzata e fornito di un dia-

rio contenente spiegazioni sul ciclo dell’inquinamento, sui problemi generati all’ecosistema marino e sulle possibilità di intervento umano per arginare il fenomeno del beach e marine litter. I ragazzi, che saranno dotati anche di un vademecum per il monitoraggio scientifico, saranno coinvolti nell’analisi della quantità e della tipologia dei rifiuti presenti. Afferma Stefano Ciafani, direttore ge-

nerale di Legambiente: “Legambiente da anni studia il fenomeno del marine litter anche grazie a una esperienza diffusa di monitoraggi scientifici praticata in tutto il paese da volontari e cittadini, considerata da più fonti istituzionali internazionali come una delle esperienze più avanzate al mondo della ‘citizen science’. Continua Antonello Ciotti, presidente di Corepla: “Attraverso questa inizia-

tiva vogliamo formare i ragazzi non solo alla corretta raccolta differenziata ma anche informarli su come gli imballaggi in plastica, se raccolti e riciclati, possano trasformarsi in una nuova risorsa. Questa è una delle iniziative che stiamo mettendo in campo per permettere alla Sicilia di incrementare ulteriormente le quantità di raccolta differenziata che solo lo scorso anno sono cresciute del 55%”. A.E.

IL NUOVO MATERIALE CHE RIMUOVE I METALLI PESANTI DALL’ACQUA! Un nuovo materiale composito è in grado di rimuovere dall'acqua i metalli pesanti in modo semplice, rapido ed economico. La sua messa a punto, realizzata dall’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL), potrebbe finalmente fornire acqua potabile al miliardo circa di persone che oggi sono esposte ai gravi rischi sanitari legati all'uso di acqua contaminata da sostanze come piombo e arsenico. Le fonti di metalli pesanti che possono contaminare le acque sono innumerevoli, il piombo, per esempio, è stato usato, e a volte lo è ancora, per produrre vernici, smalti ceramici, gioielli, giocattoli e tubi, inoltre, l'incremento dell'uso di metalli pesanti in diversi processi industriali rischia di aumentare la platea di persone potenzialmente esposte a essi.Per ora, i metodi attualmente in commercio per rimuovere i metalli pesanti dalle

reti idriche sono costosi sia economicamente sia come consumo energetico, oltre a essere poco efficiente. Inoltre, spesso sono monouso o difficilmente rigenerabili e possono produrre come scarto ingenti quantitativi di rifiuti tossici. Si è guardato quindi a particolari materiali chiamati strutture metallorganiche (MOF), materiali porosi dotati di una superficie interna estremamente elevata, la cui struttura reticolare è punteggiata da "nodi" metallici in grado di attrarre a sé diverse sostanze. I ricercatori hanno realizzato un materiale composito MOF - polimero capace di catturare metalli pesanti. Negli esperimenti condotti su soluzioni con livelli di piombo simili a quelli presenti a Flint, nel Michigan, infatti, la città è diventata famosa nel 2016 per le elevate concentrazioni di piombo nella for-

nitura idrica, il materiale ha mostrato di rimuovere il quaranta per cento del suo peso in piombo, riducendo rapidamente le concentrazioni di piombo a due parti per miliardo, che è il limite fissato dall'EPA (l'Agenzia per la protezione dell'ambiente statunitense) per la potabilità dell'acqua, in altri test, hanno rimosso il piombo da campioni di acqua del Rodano, del Mar Mediterraneo e da un impianto di depurazione delle acque reflue in Svizzera. Il nuovo materiale ha mostrato un'efficienza ancora maggiore con il mercurio, che rimuove per oltre 1,6 volte il proprio peso, e si è dimostrato stabile sia in acque dolci che marine e resistente alle incrostazioni anche in presenza di concentrazioni elevate di sostanze organiche comuni, rimanendo inoltre rigenerabile, senza l'uso di altri prodotti tossici, per molti cicli di impiego. R.M.


IL TESHIMA ART MUSEUM Architettura, arte e paesaggio in forma liquida Antonio Palumbo Risultato della collaborazione tra l’architetto Ryue Nishizawa e l’artista Rei Naito, il Teshima Art Museum è una vera e propria opera d’arte a sé stante. L’edificio, simile a una bolla (o ad una conchiglia in rilievo adagiata sul fianco) inserita nel paesaggio circostante, tra il mare e le retrostanti risaie, rappresenta l’ultimo risultato della lunga collaborazione tra la fondazione Naoshima Fukutake Art Museum e la Benesse Corporation: collaborazione segnatamente finalizzata alla realizzazione di architetture contemporanee nelle isole del Mare Interno del Giappone quale strategia per contrastare il declino economico e demografico della regione. In questo contesto Nishizawa e Naito hanno collaborato alla realizzazione di uno organismo edilizio che si sviluppa orizzontalmente raggiungendo un’altezza massima di 4,5 m: una struttura in cui arte, architettura e paesaggio riescono a generare un’unica entità. Il Teshima Art Museum spiazza i visitatori: lo si definisce “museo”, ma il suo spazio - racchiuso da una membrana adagiata sul prato, una forma liquida materializzatasi in un angolo dell’isola di Teshima - è quanto di più lontano vi sia dalla tradizione dell’architettura museale. Le masse informi di cui si compone non sono un fenomeno

del tutto recente: il modernismo del Ventesimo secolo era, infatti, denso di elementi asimmetrici del tutto arbitrari - dalla Endless House (il progetto teorico di Kiesler) ai ‘movimenti sensuali’ di Niemeyer in Brasile. Le forme create da Nishizawa sono capaci di sfumare tutto ciò che è quantificabile e di fondere lo spazio intermedio, sollecitando le emozioni di chi vi penetra, ed appaiono certamente anticonvenzionali: il museo si gonfia verso l’alto come fosse un bulbo bianco, un’escrescenza tondeggiante. Questa nota di irregolarità - il lieve modificarsi della sua morfologia -

marca la struttura come qualcosa di diverso tanto da un involucro generico quanto da un edificio strettamente razionale. A prima vista, può sorprendere la grandezza o, per essere più precisi, l’ampiezza della copertura curvilinea che si distende per oltre 60 metri sull’asse maggiore. Spostando poi lo sguardo verso il paesaggio circostante e adattandolo ai mutamenti di quota l’edificio sembra cambiare volume, gonfiandosi e sgonfiandosi come un dirigibile privo di giunzioni. Da ultimo, la nota apicale è rappresentata da un’apertura che fora la corazza omogenea della flut-

tuante membrana: un buco circolare e scuro come lo sfiatatoio di un animale immobile. Strana cosa questo Teshima Art Museum. Non ha un punto di ingresso immediatamente ovvio. L’uso del cemento a vista suggerisce una struttura industriale nel bel mezzo della natura bucolica dell’isola, natura ancora accuratamente modellata. Il cemento, tuttavia, assume anche una forma misteriosamente soffice ed è insolitamente bianco, circondato da campi verdeggianti e, verso il Mare Interno, da una cortina di alberi. Si nota, poi, un se-

condo e più piccolo padiglione tondeggiante che ospita un negozio e un caffè. Balza all’occhio l’elegante nastro di una passerella di cemento sollevata dal suolo. Si scopre, infine, una biglietteria incassata nel fianco della collina. Quest’ultimo punto segna l’inizio di una passeggiata decisamente sorprendente: la passerella di cemento prende il volo, si stacca dall’architettura e si infila tra gli alberi, offrendo scorci di mare e scampoli di suono provenienti dall’acqua sottostante, prima di curvare e far ritorno all’enigmatica conchiglia in cemento bianco.


NoiseGate, l'app made in Naples per misurare l'inquinamento acustico Giulia Martelli Nell’ottobre del 2016, quando è stata inaugurata a Napoli la prima Developer Academy d’Europa, si è evidenziato il prestigio che rappresentava la fiducia mostrata dalla società californiana nei confronti dell’Italia. Oggi, in conclusione del secondo anno di attività, sono tanti i giovani che hanno trovato lavoro, tanti quelli ritornati in città fiduciosi e tante le app made in Naples che stanno spopolando sui cellulari in giro per il mondo, tra queste Noise Gate. Si tratta della prima app iOS pubblicata nell’anno accademico 2017/2018 e l’unica che si concentra esclusivamente sul pericoloso impatto dell'inquinamento acustico sulla salute e sul benessere mentale. L’app, scaricabile gratuitamente su Apple iTunes App Store, si basa sul rumore registrato dagli utenti di tutto il mondo, il quale genera una mappa di calore interattiva che consente di esplorarne i livelli, fornendo spiegazioni dettagliate del potenziale impatto sulla salute. Al termine della registrazione è possibile vedere la mappa della propria zona e os-

servare le aree più rumorose (in giallo) e più tranquille (in azzurro). A realizzare questo progetto un team di sviluppo multietnico composto da: Lucas Assis Rodrigues, Rany Azevedo, Maddalena Granata, Giselle Katics, Giovanni Monaco e Moritz Philip Recke, tutti under 35. Abbiamo chiesto a Maddalena Granata, Digital Marketing Manager e unica a “giocare in casa” di darci qualche notizia in più su questo innovativo strumento. In Noise Gate in base a cosa viene classificato il livello di rumore? Il livello di rumore viene misurato con una registrazione audio di 10 secondi realizzata con il microfono dell'iPhone. L'analisi calcola sia i valori di picco che quelli medi. I picchi vengono registrati per comparare le statistiche sulle aree. Il valore medio di rumore è riportato all'utente con un livello espresso in dB (decibel) aggiungendo informazioni esplicative e riferimenti alla vita di tutti i giorni (come il rumore di un frullatore, dell'aspirapolvere o di una moto) in modo che l'utente possa capire meglio i risultati. Sono gli utenti con le loro

segnalazioni ad arricchire il database delle mappe, sulla schermata viene riportato l’orario della rilevazione dato che l’inquinamento acustico in una zona è differente a seconda dell’orario? Tutti gli utenti di NoiseGate contribuiscono al database aggiungendo le loro misurazioni. Sulla mappa gli “utenti scienziati” possono esplorare il globo e tutti i livelli di rumore misurati con informazioni più dettagliate sulla data dell'analisi e se è stata registrata durante il giorno o di notte. NoiseGate è in grado di mi-

surare il rumore anche nei luoghi chiusi come uffici, scuole, centri commerciali ed abitazioni, così da fornire eventuali indicazioni e migliorare i livelli di inquinamento acustico indoor? In Generale NoiseGate può essere utilizzata per misurare il livello di rumore in qualsiasi punto e riportare risultati accurati. Nel prossimo aggiornamento, l'utente sarà anche in grado di indicare se la registrazione è stata realizzata al chiuso o all'aperto al fine di fornire ulteriori informazioni per classificare e qualificare maggiormente

i dati. La App può coprire tutte le zone del mondo. Nello specifico, quali sono stati i risultati dei test effettuati nella città di Napoli? Quali le zone “calde”? Il dataset dei livelli di rumore è in rapido aumento. Sebbene NoiseGate sia stata pubblicata solo poco tempo fa, gli utenti hanno già effettuato misurazioni in tutti i continenti e analizzato più di 34.000 secondi di rumore. Poiché l'app è stata sviluppata presso l'Apple Developer Academy di Napoli, la regione Campania ha ottenuto il maggior numero di misurazioni finora. A Napoli le zone più rumorose sono le principali arterie di traffico giornaliere soprattutto in zona Capodichino e poi Chiaia, Vomero e Centro Storico. Queste ultime anche per la notte registrano livelli di rumorosità elevati poiché sono le aree ricreative più importanti con i loro bar e ristoranti. Per i prossimi livelli di rumorosità estiva si prevede un aumento anche nelle zone di Coroglio, Bagnoli per le attività ricreative notturne lì concentrate.

Al via la piattaforma Green Genetic Vaccine Al via la piattaforma Green Genetic Vaccine, frutto della collaborazione tra ENEA ed Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena”, che rappresenta una strategia innovativa basata su due brevetti per la produzione rapida, sicura ed a basso costo di vaccini genetici potenziati con sequenze di DNA vegetale. L’innovazione, ad effetto immunostimolante, è in grado di prevenire o curare patologie tumorali e malattie infettive, come quelle da Papillomavirus umano, Zika ed influenza. Il primo brevetto depositato dal team di ricerca, al quale ha collaborato anche l’Università dell’Aquila, ha dimostrato come un vaccino sperimentale, basato sulla fusione tra un gene di una proteina vegetale ed uno di HPV ad alto rischio tumorale, sia in grado di indurre una risposta

immunitaria efficace per la cura dei tumori associati ad HPV, come quello della cervice e di alcune neoplasie dell’orofaringe. La seconda innovazione sfrutta invece una sequenza vegetale ottenuta da una proteina della pianta di fagiolo ed usata per ‘disegnare’ un vaccino genetico in grado di suscitare una risposta immunitaria efficace per

prevenire la trasmissione di HPV e di altre malattie infettive, comprese quelle identificate come prioritarie dall'OMS. La strategia alla base della piattaforma si è dimostrata efficace anche per la prevenzione di patologie correlate all’insorgenza del cancro. Molteplici i vantaggi dei vaccini genetici: se combinati con una particolare tecnica

di somministrazione, detta elettroporazione, determinano l’induzione di una rapida, robusta e duratura risposta immunitaria, efficace anche contro antigeni particolarmente ‘abili’ a sfuggire al controllo del sistema immunitario. Altri benefici dei vaccini genetici potenziati con sequenze vegetali ad attività immunostimolante sono la maggiore sicurezza rispetto all’uso di molecole di derivazione umana o batterica, che potrebbero indurre reazioni secondarie o autoimmuni, e il fatto di non richiedere la catena del freddo, aspetto critico specialmente per i Paesi in via di sviluppo. “A causa dei cambiamenti climatici, delle migrazioni, dei conflitti, della minaccia del bioterrorismo, del dilagare del fenomeno della resistenza agli

antibiotici e dell’invecchiamento della popolazione, molte patologie infettive e croniche avranno un impatto medico sempre maggiore sulla popolazione ed è perciò urgente sviluppare nuovi metodi di prevenzione e controllo adatti alle nuove sfide del 21° secolo”, sottolinea Rosella Franconi, ricercatrice della divisione ENEA “Tecnologie e Metodologie per la Salvaguardia della Salute. “Con questo obiettivo, la piattaforma può rappresentare uno strumento fondamentale per il potenziamento delle politiche di prevenzione e di biosicurezza nell’ottica della ‘One Health Medicine’, la strategia internazionale di prevenzione della diffusione di malattie e di tutela della biodiversità e dell’integrità dell’ecosistema”, conclude la Franconi. Ros.Fa.


Grandi Napoletani, grandi Campani

Cimarosa e la tradizione musicale napoletana Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Cimarosa nacque ad Aversa il 18 dicembre del 1749. Visse a Napoli. Andarono a vivere presso la chiesa di San Severo de' Padri Conventuali. Il padre Gennaro era un semplice muratore (morì durante i lavori per la costruzione della Reggia di Capodimonte). Fin da piccolo era appassionato di musica e fu ammesso nel Conservatorio di Santa Maria di Loreto, dove rimase undici anni. In pochi anni diventò un abile violinista, clavicembalista, organista e anche un virtuoso cantante: scrisse già messe e mottetti. Nel carnevale del 1772 debuttò come operista con la commedia per musica "Le stravaganze del conte" presso il Teatro dei Fiorentini a Napoli. Di quegli anni anche la farsetta "Le magie di Merlina e Zoroastro", "La finta parigina" (Teatro Nuovo) a cui seguirono "I Sdegni e La Frascatana nobile o La finta Frascatana" con la farsa "I matrimoni in ballo". Tra il 1778 e il 1781 le messe in scena di diciotto opere (tra esse "Il ritorno di Don Calandrino", "L'italiana in Londra", "Le donne rivali" e "Il pittore parigino"). La fama iniziò a crescere in Italia ed in Europa. Nel 1778 fu a La Scala e poi a Dresda. Nel 1779 fu nominato organista aggiunto della Cappella Reale Napoletana, posizione che mantenne fino al 28 marzo 1786, quando fu nominato secondo organista ("scalata" e ruoli che fi fanno capire il livello della musica napoletana di quel tempo). Successive le rappresentazioni de I "I finti nobili" e "Il

falegname". A Roma rappresentò la sua prima opera seria ("Caio Mario"). Nel 1781 il primo libretto del Metastasio musicato da Cimarosa: si trattava del dramma serio: "Alessandro nell'Indie" (Teatro delle). Notevole il successo anche del dramma giocoso "Il convito" (rappresentato per la prima volta a Venezia). Numerosissime le repliche di "Giannina e Bernardone" (dal Teatro San Samuele di Venezia a Milano, San Pietroburgo e Madrid). Per il compleanno della regina Maria Carolina d'Austria debuttò al teatro San Carlo con "L'eroe cinese" (dramma di Metastasio con Domenico Bruni cantante). Fu in questi che iniziò la sua collaborazione come maestro con l'Ospedale veneziano dei Derelitti. Del 1783 al Teatro del Fondo "La villana riconosciuta" e ai Fiorentini l'opera buffa "Chi dell'altrui si veste presto si spoglia" e un'altra opera giocosa ("L'apparenza inganna ovvero La villeggiatura"). Ormai la fama era acquisita e lo ritroviamo spesso a Roma, a Firenze, Vicenza, Milano e Torino. Di questo periodo "Le trame deluse ovvero I raggiri scoperti": fu il lavoro di Cimarosa preferito da Rossini che lo utilizzò in diversi

spunti per la sua Cenerentola. A Roma fu oggetto di una grande attenzione, nel 1787, da parte di Johann Wolfgang von Goethe (in quel periodo in viaggio attraverso l'Italia). In quel tempo lasciò l'Italia per l'invito di Caterina II a prestare servizio presso la sua corte a San Pietroburgo. Partì con la moglie nel luglio del 1787 da Napoli per giungere pochi giorni dopo a Livorno, dove fu invitato dal duca di Toscana Leopoldo I (il futuro imperatore Leopoldo II) a soggiornare a Firenze; presso la corte ducale egli si esibì cantando alcuni suoi pezzi da concerto. Altra tappa importante del viaggio fu Vienna, dove era

già molto conosciuto e apprezzato grazie alle precedenti rappresentazioni di alcune sue opere. Dopo una sosta a Varsavia giunse finalmente a San Pietroburgo. Fu attivo in primis per il Teatro dell'Ermitage, per il quale scrisse alcune opere e cantate. Il 12 dicembre 1787 fece eseguire la Messa di Requiem per il funerale della Duchessa di Serra Capriola (moglie dell'inviato del Re di Napoli), nel gennaio 1788 diede l'opera seria :La vergine del sole", il 24 febbraio la cantata "La felicità inaspettata" e il 29 giugno "L’Atene edificata". Alcuni biografi attestarono (esagerando) che nel periodo russo Cimarosa abbia scritto oltre 500 opere (segno, co-

munque, della grande attività del grande musicista). Lasciò la Russia nel 1791 ("Cleopatra" fu la sua ultima rappresentazione). Fu a Varsavia e poi a Vienna, accolto con grande affetto dall'imperatore Leopoldo II che lo nominò maestro di cappella di corte, gli offrì subito un elevato stipendio di dodicimila ducati annui, un appartamento nel palazzo imperiale. Lì iniziò la collaborazione con il librettista Giovanni Bertati e da questa collaborazione nacque il suo capolavoro più noto: "Il matrimonio segreto". Rappresentato al Burgtheater nel febbraio del 1792, ebbe subito un successo immenso: nella stessa sera della prima, per volere dell'imperatore, l'opera fu interamente rimessa in scena. Durante il soggiorno viennese il compositore napoletano compose altre opere: "La calamita dei cuori" e "Amor rende sagace". Tornato a Napoli nel 1793 vi rapptrsentò "Il matrimonio segreto" (ben 110 le repliche). Di simpatie "giacobine", lasciò Napoli con il ritorno dei Borbone dopo il 1799 (accesa la sua rivalità con Giovanni Paisiello, protagonista della scena musicale di quegli anni). Si stabilì a Venezia e vi morì l'11 gennaio del 1801.


Nuove generazioni ed energie rinnovabili L’esperienza dell’Isola della sostenibilità Dante Santoro Le nuove generazioni vanno educate ed incoraggiate all’uso delle energie rinnovabili, la scuola e le istituzioni sul tema devono ancora mettersi al passo con i tempi, ma ci sono alcune esperienze che fanno ben sperare. Iniziative ancora troppo sporadiche ma che messe a sistema potrebbero rivoluzionare l’approccio dei giovani verso il mondo delle rinnovabili e le immense opportunità da cogliere per il futuro. Un esempio lo fornisce il progetto dell' Isola della sostenibilità, un evento caratterizzato da laboratori e tavole rotonde su rinnovabili, riciclo e spreco alimentare. L’"Isola della sostenibilità" è un’iniziativa che ha avuto un ottimo riscontro nelle sue prime uscite ed è stata promossa dal Comitato strategico composto da Enea, Crea, Cnr, Università Roma Tre, Università la Sapienza nel Dipartimento di Architettura dell'Università degli Studi Roma Tre per educare e informare le nuove generazioni sui temi dello sviluppo sostenibile. I format vincenti sono quelli che portano alla realizzazione di manifestazioni a misura di

studenti di ogni ordine e grado, ma anche famiglie e tecnici del settore, così è stato per l’ “Isola” che ha messo in moto centinaia di partecipanti a tavole rotonde e laboratori, puntando i riflettori su alcuni dei 17 obiettivi indicati dall'Onu nell'Agenda dello Sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030: - Sconfiggere la fame nel mondo

- energia rinnovabile per tutti - buona occupazione e crescita economica - consumo e produzione responsabili. I giovani imparano perché fanno esperienze pratiche, gli insegnanti arricchiscono il proprio bagaglio culturale, aiutati dall’utilizzo di slide, materiale multimediale e metodologie innovative che possono trasformare gli inse-

gnamenti in un gioco per gli studenti. Il Cnr ha lanciato, in occasione della manifestazione dell’ Isola, Raw materials, un laboratorio sulle meraviglie delle materie prime, con il quale è stato spiegato ai ragazzi come in maniera semplice e interattiva, a partire dai rifiuti, si possano creare nuovi materiali per produrre energia pulita o ripulire l’aria e l’acqua

del nostro pianeta. Altro metodo vincente è la spiegazione, usando il linguaggio dei giovani, dei vantaggi su riuso e riciclo dei materiali, organizzando anche spettacoli e simulazioni che creano empatia nell’ascoltatore. Il Parco delle Energie Rinnovabili ha mostrato ai bambini come si produce l’energia elettrica tramite l’energia solare, l’importanza del riciclo della carta e come sia possibile il suo utilizzo per realizzare dei veri e propri mattoni. Altri temi affrontati nelle tavole rotonde sono stati Economia Circolare, Mobilitá, Alimentazione e Spreco Alimentare. Altra esperienza da tenere d’occhio è quella del “Retake Roma”, un movimento di cittadini impegnato nella lotta contro il degrado, nella valorizzazione dei beni pubblici e nella diffusione del senso civico sul territorio. Insomma piuttosto che ripeterci che si fa ancora troppo poco per l’ambiente, raccontiamoci anche qualche storia virtuosa e cerchiamo di spronare uno spirito emulativo che, mai come in questo caso, sarebbe sano e produttivo per l’intera collettività.

Come costruire abitazioni ecosostenibili Fabiana Clemente Negli ultimi tempi l’architettura sta estendendo gli orizzonti verso l’ecosostenibilità. Una spinta dovuta da una rinnovata consapevolezza in materia ambientale. Ridurre le emissioni di CO2, investendo su energie rinnovabili. Una mission ambiziosa che sta contaminando diversi settori. In architettura lo sguardo verso il green si traduce nella realizzazione di progetti edili caratterizzati da ridotti consumi energetici e dall’impiego di determinati materiali. Mattoni d’argilla in grado di assorbire umidità interna e ridurre le escursioni di temperatura all’interno dell’abitazione. Come dimenticare il legno, naturale e non dannoso per la salute. Molto importanti anche le vernici utilizzate per decorare le

pareti che, sotto l'azione del tempo e dell'usura, tendono a polverizzarsi, rilasciando nell'ambiente sostanze tossiche, come piombo e mercurio. Per questo è necessario utilizzare su tinte ecologiche realizzate con ingredienti naturali, il cui costo è pari a quello delle pitture tradizionali. Discorso analogo per i pavimenti. Il parquet in legno è da preferire, in quanto permette di stabilizzare temperatura e umidità in casa. Evitando, tuttavia, trattamenti con prodotti derivanti dal petrolio. Realizzare un’abitazione come questa, significa insistere sull’isolamento termico, attraverso l’impiego di finestre dotate di vetri doppi o tripli che permettono di limitare l’utilizzo dei riscaldamenti. Tali accorgimenti rendono una casa ecologica attiva e passiva

allo stesso tempo. Attiva, nel senso che ci si affida alle fonti di energia rinnovabile per la produzione di elettricità e riscaldamento domestico. Passiva, nel senso che è l’involucro stesso a contribuire al risparmio di energia. Per dare dei dati attendibili, si stima un risparmio in bolletta di quasi il 90%. Ultimamente quando si

parla di bioedilizia, sentiamo parlare anche di architettura bioclimatica, che sfrutta gli elementi naturali – sole, vento, acqua, vegetazione – per la realizzazione di abitazione efficienti. Ergo, pannelli fotovoltaici e solari per la produzione di elettricità e acqua calda, vetrate per immagazzinare calore in

inverno e rinfrescare in estate. Un esempio di casa eco friendly è riconducibile all’architetto Danese Sigurd Larsen nella realizzazione di un gruppo di case sostenibili chiamate Frikoebing - nei pressi Copenhagen. Questi edifici rappresentano un’opzione accessibile per chi desidera vivere nel pieno rispetto della natura. Il costo, infatti, si aggira sui duemila euro al metro quadro. Si può scegliere fra due progetti: The Green House e The Light House, che presentano delle piccole differenze ma sono entrambe progettate per sfruttare il riscaldamento e il raffreddamento passivo in modo tale da ridurre i consumi energetici. Ma sono tante altre le realizzazioni che si muovono in questa direzione. Una strada verso il green style.


Il diniego di accesso civico generalizzato in caso di aggravio per gli uffici Sono necessari il contraddittorio e l’onere motivazionale rafforzato Felicia De Capua Secondo la recentissima pronuncia del Tar Puglia, Bari, sezione III, n. 234/2018 un diniego d’accesso civico generalizzato non può ritenersi tout court infondato se motivato con riferimento alla compromissione del buon andamento della Pubblica Amministrazione, in ragione del carico di lavoro ragionevolmente e ordinariamente esigibile dagli uffici. Sia pure con riferimento a un diverso referente normativo (art. 43 del D.lgs. 267/2000), in un caso di accesso massivo agli atti formulato da consiglieri comunali di minoranza, che pure godono di un non limitato diritto di accesso agli atti, svincolato da qualsivoglia onere motivazionale, il Consiglio di Stato ha affermato il principio che essi godono di un diritto di accesso incondizionato «purché non invada l’ambito riservato all’apparato amministrativo» (sentenza n. 846/2013). Inoltre «…l’esercizio di tale diritto deve avvenire in modo da comportare il minor aggravio

possibile per gli uffici comunali e non deve sostanziarsi in richieste assolutamente generiche ovvero meramente emulative, fermo restando che la sussistenza di tali caratteri deve essere attentamente e approfonditamente vagliata in concreto al fine di non introdurre surrettiziamente inammissibili limitazione al diritto stesso» (ex plurimis,

Consiglio di Stato sez. V, 29 agosto 2011, n. 4829). Il buon andamento della PA rappresenta, in qualunque forma di accesso, un valore cogente e non recessivo, la cui sussistenza, tuttavia, non può essere genericamente affermata, bensì adeguatamente provata da parte dell’amministrazione che nega l’accesso (v. Delibera

Anac 1309/2016; Circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica 30 maggio 2017 n. 2/2017). Alla stregua dei richiami interpretativi di cui innanzi, il diniego di accesso civico generalizzato, basato sul buon andamento della Pubblica Amministrazione, deve ritenersi soggetto a un onere motivazionale rafforzato e basato

sul dialogo endoprocedimentale che appare ormai un valore immanente dell’azione amministrativa. L’art.7 punto d) della citata circolare n. 2/2017 precisa che, qualora la trattazione dell’istanza di accesso civico generalizzato sia suscettibile di arrecare un «pregiudizio serio e immediato al buon funzionamento dell’amministrazione», quest’ultima «prima di decidere sulla domanda, dovrebbe contattare il richiedente e assisterlo nel tentativo di ridefinire l’oggetto della richiesta entro limiti compatibili con i principi di buon andamento e di proporzionalità». Secondo la pronuncia del Tar Puglia, questo comportamento non può ritenersi estraneo al percorso e alle finalità dell’accesso civico, atteso che il principio del «dialogo cooperativo» con il richiedente deve ritenersi un valore intrinseco alle previsioni della legge istitutiva del Freedom of Information Act, attesa la finalità di condividere con la collettività il patrimonio di informazioni in possesso della PA.

Viaggio nelle leggi ambientali RUMORE Con riferimento al passaggio di un convoglio ferroviario non è possibile apprezzare il superamento dei “valori di attenzione”, atteso che le emissioni da esso prodotte durano per il tempo meramente necessario al passaggio del convoglio e non possono essere misurate in via continuativa ed equivalente. Non a caso l’art. 6 comma 3 del D.P.C.M. 14 novembre 1997 afferma che “I valori di attenzione di cui al comma 1 non si applicano alle fasce territoriali di pertinenza delle infrastrutture stradali, ferroviarie, marittime ed aeroportuali.” Correlativamente il D.P.R. n. 459 del 18 novembre 1998, recante norme di esecuzione dell'articolo 11 della l. 26 ottobre 1995, n. 447 in materia di inquinamento acustico de-

realizzate per la collocazione e la gestione dei rifiuti e del sito. Si tratta, infatti, di elementi la cui presenza, consentendo in linea di massima una maggiore capacità di smaltimento, contribuisce in modo significativo alla compromissione dell’ambiente che la norma penale intende evitare. Corte di Cassazione Sezione III n. 11568 del 14 marzo 2018 (Ud 14 nov 2018). rivante da traffico ferroviario, non individua “valori di attenzione” , ma solo “valori limite assoluti di immissione” e “valori massimi di emissione LAmax del materiale rotabile”. TAR Piemonte Sez. I n. 225 del 15 febbraio 2018. RIFIUTI Deve essere ricompresa nel concetto di discarica abusiva anche la realizzazione di quei

manufatti che sono funzionalmente destinati alla discarica stessa poiché nel concetto di discarica – come individuato dall’art. 2, comma 1, lettera g), del d.lgs. n. 36 del 2003 – non devono essere ritenuti compresi solo i rifiuti depositati, ma anche il suolo, eventualmente oggetto di trasformazioni finalizzate al suo utilizzo, e le opere edilizie, permanenti o precarie,

RIFIUTI Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Decreto 1 febbraio 2018 “Modalità semplificate relative agli adempimenti per l'esercizio delle attività di raccolta e trasporto dei rifiuti non pericolosi di metalli ferrosi e non ferrosi”. G.U. Serie Generale n.32 del 08-02-2018. Con il nuovo decreto si regola

l'esercizio delle attività di raccolta e trasporto dei rifiuti non pericolosi di metalli ferrosi e non ferrosi e definisce le modalità di compilazione del formulario di identificazione rifiuti (art. 193 del D.Lgs. n.152/2006), nel caso di raccolta presso più produttori o detentori nell'ambito di un trasporto effettuato con lo stesso veicolo. Nello stesso decreto vengono descritte anche le modalità semplificate relative alla tenuta dei registri di carico e scarico ex art. 190 del Codice Ambiente. Seguirà un provvedimento specifico del Comitato gestori ambientali che (entro 30 giorni) dovrà individuare le modalità semplificate d'iscrizione nonché i quantitativi annui massimi raccolti e trasportati per poter usufruire dell'iscrizione con modalità semplificate. A.T.


Water Bench: le panchine smart per il riciclo dell’acqua Raccolgono la pioggia, innaffiano e salvano dalla siccità Cristina Abbrunzo Le Water Bench sono l’ultima frontiera del design sostenibile. Permettono di conservare l’acqua piovana per poi riutilizzarla per l’irrigazione e rappresentano un’efficace risposta alla siccità e alla scarsità di risorse idriche. Funzionalità, rispetto ambientale e design sono le parole d’ordine e si incontrano per la prima volta in un progetto semplice e geniale: poltrone progettate per raccogliere la pioggia. Le Water Bench sono un’idea della società di architetti Mars, con sede a Shangai e promossa dai laboratori Bmw e Guggenheim Lab. Realizzate in gran parte con polietilene riciclato e ispirate alla linea dei divani Chesterfield, le panche fatte di acqua piovana rispondono a esigenze di estetica, ma soprattutto di ecosostenibilità. Simili a divanetti in pelle trapuntata, sono dotate di speciali bottoni che nascondono valvole in grado di aprirsi e di assorbire la pioggia. Le poltrone, anche se collocate all’aperto, si mantengono sempre perfettamente asciutte: le particolari scanalature e cuciture, infatti, guidano l’acqua, che può essere incana-

lata all’interno della stessa panchina oppure in alcuni serbatoi a essa collegati e posti nel sottosuolo. Sono, infine, munite di una pompa, una specie di tubo simile a quelli che si usano per annaffiare il giardino, pronta per l’irrigazione. Le Water Bench, da semplice poltrone

green, si trasformano così in una preziosa riserva d’acqua che viene conservata in attesa di essere impiegata successivamente, soprattutto durante i periodi di siccità, per irrigare campi e orti. Questa innovazione è stata infatti pensata, in particolare, per quei Paesi dove

alluvioni e fenomeni monsonici si alternano a lunghi periodi secchi. Non a caso le prime Water Bench sono state installate, durante la stagione delle piogge, in una decina di parchi di Mumbai, in India, rivelandosi un vero successo. Sono state progettate tre diverse tipologie

Scende la pioggia ma che fa? Arriva Ginkgo, l’ombrello amico dell’ambiente e 100% riciclabile L’inquinamento è ovunque. Rintracciare fonti di contaminazione dell’ambiente che ci circonda anche dove meno ce lo aspetteremo è fondamentale per riuscire a salvaguardarlo al meglio. Ad esempio, non tutti sanno che esiste nel mondo anche un «inquinamento da ombrelli» Ebbene sì, secondo le stime attendibili, ogni anno viene gettato, perché ormai inservibile, un numero impressionante di vecchi ombrelli: un miliardo di oggetti che smaltire è difficoltoso, anche perché bisognerebbe smontarli un pezzo alla volta. Le parti più preoccupanti dei parapioggia tradizionali, in termini ambientali, sono il poliestere della copertura (un polimero sintetico che impiega un millennio per biodegradarsi)

e il ferro delle parti interne. Secondo un’altra stima suggestiva, se si considerano in media 240 grammi di metallo a ombrello, e li si moltiplica per il miliardo di pezzi appena citato, si ottengono 240 mila tonnellate di ferro annue: equivalenti, all’incirca, al peso di 25 Tour Eiffel. Per risolvere il problema arriva

una risposta tutta made in Italy: Federico Venturi, designer, Gianluca Savalli, ingegnere meccanico, e Marco Righi, ingegnere gestionale, hanno progettato un ombrello 100% ecofriendly chiamato Ginkgo. Ginkgo è composto da 25 pezzi (contro i 120 degli ombrelli tradizionali) confezionati interamente in polipropilene, un polimero che questa volta è totalmente riciclabile. Ha un’estetica lineare e personalizzabile, con tela, asticciole e manico colorabili a piacimento. È flessibile, leggero e resistente: non nasce quindi come prodotto usa-e-getta, da buttare senza pensiero, ma con l’intenzione di eliminare, una volta finito il ciclo vitale del prodotto, una causa di possibile inquinamento.

Promosso inizialmente attraverso i social network, Ginkgo ha ottenuto una buona risposta di pubblico. Si è quindi trasformato in start up con il sostegno della Fondazione Politecnico di Milano e sta provando ora il grande salto. Spostatosi su Indiegogo, piattaforma internazionale di crowdfunding che finanzia progetti creativi, sociali e imprenditoriali, cerca fondi per entrare nel mercato. Secondo i calcoli dei tre imprenditori, il finanziamento può essere diviso in tre momenti: una fase iniziale necessaria per la produzione della prima serie di ombrelli e per la copertura del setup dell’intera linea produttiva; una seconda per creare stampi multipli e migliorare la produzione; una terza per approfondire le fasi di ricerca e sviluppo. C.A.

di panchine, a seconda del terreno e del fabbisogno idrico ai quali si riferiscono. La versione più completa e capiente è costituita da due sedili, uno più in superficie e uno infossato nel terreno. Questo modello è in grado di recepire fino a 1.800 litri d’acqua, a condizione che si scavi una buca profonda un metro per accogliere la seconda panchina. L’altra tipologia di Water Bench può contenere, invece, fino a 500 litri e va ancorata al suolo, mentre il terzo prototipo, di uguale portata, può semplicemente essere appoggiato a terra, risultando dunque ideale per i marciapiedi o i lati di strade e vialetti. Tuttavia, qualsiasi sia la sua forma, la poltrona è stata pensata prima di tutto per favorire una sostenibilità leggera e amica dell’uomo. E’ in grado di ospitare un considerevole numero di persone, di rendere i parchi e gli spazi pubblici indipendenti dai rifornimenti d’acqua distrettuali e di favorire l’interazione sociale. Un segnale incoraggiante in piena crisi e una possibile risposta ai problemi che riguardano più da vicino anche il nostro Paese: da un lato le difficoltà di approvvigionamento idrico, minacciato dall’inquinamento e dalla crescente industrializzazione, dall’altro le cosiddette bombe d’acqua, piogge troppo abbondanti concentrate in breve tempo e aggravate dalla pessima condizione del manto stradale.


“Caro mondo ti sto parlando da Aleppo” L’Unicef pubblica i numeri della strage dei bambini siriani Rosemary Fanelli “Caro Mondo, ti sto parlando da Aleppo”. Irrompe così il blog di Bana, bambina siriana sfuggita da una guerra contorta ed entrata ormai nel suo ottavo tragico anno. Il conflitto, di cui i media parlano poco, veicolando molto spesso le informazioni, nel solo 2017 ha mietuto il numero di vittime più alto di sempre fra i bambini: il 50% in più rispetto all’anno precedente. Caro mondo, cosa hanno fatto questi bambini per meritarsi questa fine? Twitta Bana, che a soli sette anni, dopo aver ottenuto asilo politico in Turchia, continua a documentare gli orrori siriani. Mentre non si intravede la fine del conflitto, l’UNICEF lancia un allarme per i bambini con disabilità, che rischiano di rimanere esclusi e dimenticati. In Siria, bombardamenti ed uso indiscriminato di armi esplosive in centri densamente popolati, hanno provocato un enorme numero di vittime fra bambini ed adolescenti, che oggi contano un quarto delle vittime civili totali. In particolare, i bambini rappresentano il 17% delle vittime di mine ed altri ordigni esplosivi. Lo scorso anno, 360 bambini e ragazzi sono rimasti feriti riportando delle disabilità permanenti. Si tratta di cifre verificate dalle Nazioni Unite, ma certamente inferiori a quelle reali. Basti pensare che nei primi due mesi del 2018, secondo i dati Unicef, risultano uccisi o gravemente feriti circa mille bambini e ragazzi, anche a causa dell'escalation di violenze nelle aree poste sotto assedio. «Durante un conflitto, i bambini con disabilità sono fra i soggetti più vulnerabili» spiega il Direttore UNICEF per Medio Oriente e Nord Africa. «Hanno bisogno di cure e servizi specialistici, con bisogni diversi rispetto a quelli degli adulti. Senza accesso ai servizi sanitari, all'istruzione e ad attrezzature come protesi e sedie a rotelle, questi bambini affrontano un rischio molto concreto di rimanere esclusi, abbandonati e stigmatizzati, mentre il conflitto continua inesorabilmente.» I bambini con disabilità sono esposti ad un maggiore rischio di cadere

vittime di violenze, sfruttamento, abuso o abbandono, soprattutto se orfani o separati dai genitori. Si stima inoltre che almeno 3,3 milioni di bambini in Siria siano esposti al rischio di incorrere in incidenti con mine, ordigni inesplosi e trappole esplosive improvvisate. Preoccupano i dati riportati dall’associazione che protegge i diritti dei bambini: 86.000 persone sono rimaste mutilate di gambe o braccia, almeno 5,3 milioni di bambini hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria. Di questi, 170.000 minorenni vivono in zone sotto assedio, il 12% dei bambini sotto i 5 anni soffre di malnutrizione acuta, 2,8 milioni sono invece i bambini sfollati all'interno dei confini siriani, accanto ai 2,6 milioni di rifugiati che hanno trovato ospitalità nei paesi vicini. Molti di loro, rimasti senza famiglia e senza sostegno economico, sono stati reclutati per combattere: il triplo dei minorenni rispetto al 2015. Oltre 10.000 bambini ed adolescenti siriani hanno trovato rifugio all’estero: molti di essi sono esposti al rischio di varie forme di sfruttamento, fra cui il lavoro minorile, a causa della mancanza di documentazione legale. I bambini e l’intera popolazione pagano lo scotto della guerra e la penuria di personale specializzato, capace di offrire assistenza medica e psicologica appropriata, specie in un paese in cui le famiglie versavano, ancor prima del conflitto, in una povertà assoluta. La crisi in Siria non ha precedenti per complessità, brutalità e durata. Ecco perché in nome dei bambini con disabilità e di tutti i bambini colpiti dalla guerra, l'UNICEF chiede alle parti in conflitto ed alla comunità internazionale di intraprendere iniziative urgenti per i bambini che vivono in Siria e per i bambini siriani rifugiati all'estero. Prima che di mattoni e pietre, la ricostruzione e una pace duratura hanno a che fare con la necessità di ricucire il tessuto sociale lacerato della nazione siriana e di rifondare una cultura di tolleranza e rispetto della diversità, che tenga unite le comunità. E tu, caro mondo, per quanto tempo continuerai a distrarti?

Unicef: negato il diritto all’acqua pulita Ogni giorno oltre settecento bambini muoiono per scarse condizioni igienico sanitarie Rosa Funaro Il 22 marzo 2018, in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua, l’Unicef ha posto l’attenzione, ancora una volta, su un’incessante emergenza sociale: circa 2,1 miliardi di persone al mondo non hanno accesso ad acqua pulita e almeno 263 milioni di persone impiegano più di 30 minuti per raccoglierla. Il dato più inquietante è che ogni giorno oltre 700 bambini muoiono per malattie legate all’utilizzo di acqua non pulita e a scarse condizioni igienico-sanitarie: “Quando un bambino ha accesso ad acqua sicura è meno esposto a rischi e pericoli vitali per la sua crescita. L'accesso all'acqua ancora oggi rimane un “lusso” per miliardi di persone in tutto il mondo. In diversi paesi, bambini anche molto piccini percorrono ogni giorno chilometri di strada per raccogliere acqua pulita per se stessi e le loro famiglie, trasportando taniche general-

mente del peso di 20 chili. Durante il tragitto i piccoli trasportatori possono essere attaccati, correndo diversi rischi. Il tempo impiegato per effettuare tali percorsi, inoltre, è tempo sottratto alla possibilità di studiare e giocare. Dobbiamo garantire a tutti loro un accesso adeguato ad acqua sicura e ai servizi igienico-sanitari e la possibilità di vivere e crescere in salute”, ha dichiarato il presidente dell’Organizzazione Umanitaria Giacomo Guerrera. L'accesso all'acqua sicura è, purtroppo, una piaga ancora aperta per tanti popoli. In diverse aree del pianeta anche

le più semplici attività di vita quotidiana sono negate: come lavarsi le mani, andare in bagno o pulire i propri vestiti. Per alcuni persino dissetarsi, primitiva esigenza di ogni essere vivente diventa a volte un odissea. Crediamo nel profondo che assicurare tale diritto a tutti sia un dovere di tutti. Un ambiente e una casa, sicuri e puliti sono fondamentali per crescere in maniera dignitosa, riducendo il pericolo di malattie. Lo scorso anno l'Unicef ha “portato”acqua pulita a circa 30 milioni di persone colpite da diverse emergenze umanitarie.


MIGRAZIONI: IL CONTO NON SALUTISMO E PAGATO DAL CAPITALISMO NUOVO SESSISMO Martina Tafuro

Andrea Tafuro Gli antenati della stirpe dei Tafuro più di 70.000 anni fa, dopo l’uscita di Homo sapiens dall’Africa giunsero in Medio Oriente dalla penisola arabica, per poi attraversare l’Anatolia e i Balcani raggiungendo chissà in quale tempo il Nord Italia. Per parte di madre il percorso degli antenati fu più o meno lo stesso, eccetto che una volta giunti nella Mezzaluna Fertile attraversarono il Caucaso e si stabilirono in Europa centrale, per calare verso la Pianura Padana al seguito di qualche tribù di prestanti barbari…o almeno così mi piace immaginare. È questo, in sintesi, il responso uscito dall’analisi del mio DNA effettuata dal Progetto Genographic, iniziativa lanciata all’inizio di questo secolo da National Geographic e IBM, per tracciare le migrazioni umane con l’analisi genetica delle popolazioni odierne. Inoltre, scopro che il mio genoma contiene un 2 per cento di DNA neanderthaliano e un 1,6 per cento dell’uomo di Denisova, la misteriosa e enigmatica specie di ominide scoperta nel 2010 nei Monti Altaj, in Siberia. Fare il test è semplice, basta richiedere il kit Geno 2.0 all’indirizzo: genographic.nationalgeographic.com, prelevare un campione di saliva dall’interno di entrambe le guance seguendo meticolosamente le istruzioni, rispedirlo al mittente e pazientare per qualche settimana. Salvo sorprese, proverete l’emozione di tracciare il cammino dei vostri geni. Saharon Rosset, matematico israeliano, confortato dal risultato

dei dati raccolti dal progetto ha ipotizzato che circa centomila anni fa, in Africa, l'umanità si divise in due grandi rami principali che non avrebbero avuto più nessun contatto tra di loro nei successivi cinquecento secoli. Quindi, mi sembra di capire che i flussi migratori hanno una lunga tradizione, penso alla migrazione agli inizi del Novecento verso le regioni nordeuropee, perché sono coinvolti ancora una volta i miei geni. Che rivoluzione compagni! Più di un milione di persone migrarono del tutto legalmente all’interno della futura Europa, non tanto per raggiungere un luogo geografico, quanto per esercitare il diritto a veder realizzate le loro ambizioni e ottenere una vita migliore per se stessi e le loro famiglie. Insomma, la libera circolazione per i turbocapitalisti partorisce ogni ricchezza, che come un fiume…di latte e miele, scorre con impetuosa forza nei vasi capillari dello Stato in modo da trasformarlo in una collettività di capitalisti. Sappiamo bene che non è così! Il XX secolo e ancor di più l’attuale, sono le epoche delle barriere e delle limitazioni alla libera circolazione delle persone, ma non delle merci. L’altro giorno, mi trovavo al supermercato e leggendo la provenienza su una confezione di pomodorini osservo che arriva dal Camerun. Acciderbolina! Una confezione di pomodorini ha più libertà di viaggiare per il mondo di una persona. Studio la faccenda e scopro che negli ultimi due secoli le norme che ostacolano la libera circolazione delle merci

si sono drasticamente ridotte. Quindi le donne e gli uomini sono meno liberi di spostarsi in tutto il mondo, mentre per le merci è vero il contrario. Allora, è vero o no che la stragrande maggioranza dei Paesi membri dell’Onu hanno sottoscritto regole che impediscono il traffico di esseri umani e il contrabbando? Le barriere hanno raggiunto livelli di perfezione e impermeabilità tali da rasentare la perfezione, ma l’infinito esodo degli esseri umani è inarrestabile, il prodotto finale di tanto sbattersi è il contrabbando di persone e i massacri nel Mediterraneo. Tutto questo genera quei dispositivi atti a rafforzare le restrizioni alla libertà delle persone che vogliono migrare, altro che approccio umano. Alla fine della fiera, come discendente della stirpe dei Tafuro, che ha viaggiato per mezzo mondo e alla fine si è stabilito nell’area nolana, un po’ mi vergogno nell’acquistare la confezione di pomodorini, perché nel mio piccolo orticello accetto la libertà per le cose, ma non concedo la stessa libertà agli esseri umani. Per viaggiare liberamente nel mondo, conviene essere un pomodorino, piuttosto che un ominide dal pollice opponibile e che respira. Chissà se fra qualche secolo potrò guardare indietro e impallidire all’idea di come la libera circolazione delle persone fosse così limitata. Ma intanto, chi sarà il cavaliere bianco che con orgoglio e audacia, salderà il conto del capitalismo e riconsegnerà alle donne e agli uomini la stessa libertà dei pomodorini, delle automobili e dello smartphone?

Poniamo che, un individuo si trovi su un viadotto ferroviario e vede avvicinarsi un carrello senza controllo, perché il controllore ha perso conoscenza. Cinque persone, strettamente legate, sono sui binari non possono fuggire e quindi evitare l’impatto con il carrello. Sul cavalcavia, oltre al protagonista, vi è un donna grassa, talmente robusta, che cadendo sui binari bloccherebbe il vagone salvando la vita dei cinque, morendo però. Il dilemma in questo caso è: buttare giù la donna grassa e salvare la vita ai cinque oppure far finta di niente e lasciarli morire, salvando la vita della donna grassa? È questo un esempio usato nelle lezioni di etica analitica, la cosiddetta carrellologia, branca della filosofia che si occupa dei cosiddetti problemi del carrello ferroviario, esperimenti mentali costruiti per investigare la capacità degli individui nel prendere decisioni in condizioni estreme, ma irreali. Insomma si indaga sull’abilità nel saper valutare situazioni nelle quali la capacità di compiere intuizioni morali è messa alla prova davanti ad una scelta di vita o morte. Voi palestrati da dopolavoro o salutisti della domenica che fareste? Se insulti un gay, sei omofobo. Se insulti un nero, sei razzista. Di contro, se insulti un ciccione e per di più femmina sei estroverso. Siete tutti pronti a combattere l’hate speech, direbbero i veri finti liberal, cioè l’intolleranza e poi considerate normale il disprezzo verso la donna portatrice sana di qualche chilo di troppo. Anzi, al tema è dedicato un considerevole vocabolario con almeno una trentina di insulti, mirati o bonari? Il pregiudizio ponderale produce emarginazione irreversibile, finendo per essere l’ennesima forma di violenza sulle donne, ennesimo strumento al servizio della moderna lipofobia imperante. La prima cosa che viene da chiedersi è, perché l’esercizio prevede che sul cavalcavia debba esserci per forza una grassona e non un normopeso? Perché, a fare la differenza è il peso simbolico dell’obeso. La chiattona è robusta messaggera di immoralità, che rende morale domandarsi se sacrificarla per salvare delle vite umane, mentre buttare giù dal ponte una persona magra sarebbe indubbiamente più grave. In realtà mai come in questo caso a far difetto sul piano della morale è la domanda e non la risposta, perché per incrementare l’aritmetica utilitaristica del male minore, si finisce per liberare l’impulso obesofobico, parente del razzismo. Un’obesofobia che sta assumendo i toni integralisti e intolleranti di una vera e propria persecuzione. Insomma dobbiamo fare i conti con il grassismo, infatti in nessuna legislazione al mondo esistono leggi che lo puniscono, è una forma di discriminazione che riguarda sia i rapporti interpersonali che quelli professionali. È la conseguenza di una società che premia le apparenze, essere in forma è un valore importante nella nostra cultura, perché indice di attenzione alla salute e fatica fisica, mentre i chili di troppo sono considerati riflesso di un carattere debole e di scarsa autodisciplina. E’ per questo che la società tollera comportamenti discriminatori nei confronti degli obesi e ancor di più se femmina: in sostanza la femmina che non controlla il suo peso merita di essere criticata. Quasi che il sovrappeso sia una macchia morale, rileva l’antropologo Marino Niola in Homo dieteticus.


a cura di Fabiana Liguori

LA PASQUA IN CAMPANIA: RITI E TRADIZIONI Il 30 e 31 marzo 2018 “La Via Crucis” A Limatola (BN)

Il 30 marzo 2018 “La Via Crucis” Ad Atripalda (AV)

Il 30 e 31 marzo 2018 “La Via Crucis Vivente” A Casal Velino (SA)

Il 30 marzo 2018 “La Passione di Cristo” A Forio d’Ischia (NA) Il 30 marzo 2018 “La Passione di Cristo” A Cesinali (AV) Il 30 marzo 2018 “La rappresentazione Triennale del Cristo Morto” A Seiano, Vico Equense (NA)

Il 30 marzo 2018 “La processione dell’Addolorata” A Sant’Agnello (NA) Il 30 marzo 2018 “La Processione dei Santi Misteri” A Frigento (AV) Il 30 marzo 2018 “La Processione del Venerdì Santo” di Pucciano, Nocera Superiore (SA)

Il 30 marzo 2018 “La Via Crucis al Parco” Ad Arbostella, Salerno Il 30 marzo 2018 “La Passione di Cristo” A Cava de’ Tirreni (SA) Il 30 marzo 2018 “La processione e i misteri della Settimana Santa” A Procida (NA)

Il 30 marzo 2018 “La Passione di Cristo”, A San Potito Sannitico (CE)

Il 30 marzo 2018 La Via Crucis Itinerante Ad Airola (BN) Il 30 marzo 2018 “La Via Crucis Vivente” A Cervinara (AV) Il 30 marzo 2018 “La Processione penitenziale” A San Lorenzo Maggiore (BN)

Il 30 marzo 2018 “Il Venerdì Santo: fede, tradizione e folclore” A Vallata (AV) Il 30 marzo 2018 “La Processione del Cristo Morto” Ad Amalfi (NA)


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