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Arpa campania ambiente 2018 4

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PRIMO PIANO

Giuseppe Galasso Non solo storico meridionalista

Tutti dispiaciuti per la dipartita del professore Giuseppe Galasso. Napoletano, classe 1929, storico studioso di statura europea... Giordano a pag.2 ISTITUZIONI

Linee guida in materia di abusivismo In attuazione della Legge Regionale n. 19 del 22 giugno 2017 in materia di governo del territorio sono state appena approvate con Delibera di Giunta Regionale n. 57 del 06/02/2018 delle linee guida non vincolanti di supporto agli enti locali. Femiano a pag.3

Accordo Basilicata-Campania per lo studio dell’ambiente marino Le agenzie ambientali di Campania e Basilicata hanno siglato oggi un accordo di collaborazione per il monitoraggio delle acque marino-costiere lucane del litorale tirrenico. L’Arpa Campania metterà a disposizione dei colleghi della Basilicata esperienza, strumentazioni, personale e mezzi, tra cui il battello oceanografico Helios, ammiraglia della flotta dell’agenzia campana. L’obiettivo è approfondire la conoscenza dell’ambiente marino della costa tirrenica della Basilicata. «L’azione condivisa con l’Agenzia campana contribuisce al rafforzamento del Sistema a rete per la protezione dell’ambiente in linea con la legge n. 132/2016», ha evidenziato il direttore generale Arpab Edmondo Iannicelli. a pag.7

DAL MONDO

Copenaghen: città sana e più felice

Danimarca, terra felice. È da anni che il Paese del Nord si piazza in testa alle classifiche dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) in quanto a livello di felicità degli abitanti grazie a un mix di best practices che riguardano i tassi di sostenibilità...

L’orto “marziano” made in Italy

Gösta Serlachius: il museo che si “dissolve”

Al via il progetto sull'orto "marziano”, interamente made in Italy. La missione, che simulerà lo sbarco su "Marte", sarà condotta in Oman, dove cinque "astronauti" condurranno vari esperimenti, allestendo una tenda gonfiabile, una camera di crescita ed un prototipo a contenimento per l'esperimento di biologia delle piante. Il concept di base del Museo di Arte Contemporanea Gösta Serlachius di Mänttä (Finlandia) si caratterizza per una scelta progettuale definita “foresta astratta”: l’idea è stata quella di inglobare la nuova ala della costruzione nel contesto circostante, caratterizzato dalla presenza di grandi essenze arboree, “mimetizzandola” per farle assumere un aspetto del tutto naturale... Palumbo a pag.12

FONDI COMUNITARI AMBIENTE & TRADIZIONE

TIPICITÀ

Salvator Rosa, pittore incisore e poeta

Slow Food: Leguminosa 2018 a Napoli Previsti incontri sulle principali problematiche del mondo dei legumi

Il 21 febbraio scorso è stata presentato"Leguminosa 2018",in programma a Napoli in Piazza Dante da venerdi 9 a domenica 11 marzo, evento nazionale organizzato da Slow Food Campania... Martelli a pag.8

Mi congelo un attimo così la vita non mi tocca

Fanelli a pag.10

Esposito a pag.4

LIFE: finanziato progetto campano

NATUR@MENTE

De Crescenzo-Lanza a pag.14

Mercadante a pag.16

Serendipità a tutti voi! Una parola dal suono bello e un po’ strano che vuole disegnare i vantaggi del darsi da fare. Il termine deriva da Serendip, l’antico nome persiano dello Sri Lanka e indica la fortuna di trovare qualcosa mentre se ne sta cercando un’altra. Cercatore libero e liberato se vuoi trovare qualcosa, il modo migliore è iniziare a cercare! Forse non troverai esattamente quello che cercavi, ma almeno avrai vissuto. Forse noi esseri umani non possiamo fare a meno di affidarci alla serendipità, perché siamo capaci ancora... Tafuro a pag.19


Consorzio Remedia: dieci anni al servizio dell’ambiente Nel 2017 raccolte e trattate novantamila tonnellate di rifiuti elettronici Secondo le prime stime, nel 2017 il Consorzio Remedia, il principale Sistema Collettivo italiano per la gestione ecosostenibile di tutte le tipologie di RAEE (Rifiuti Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), pile, accumulatori e impianti fotovoltaici, ha ottenuto il miglior risultato di sempre: 90.000 tonnellate di rifiuti elettronici gestiti, con un incremento del 34% rispetto all’anno precedente. Questo risultato si incastra in modo eccelso nell’importantissimo momento storico che vive il Consorzio: oggi, nel 2018, si raggiungono i dieci gli anni di attività con quasi 500.000 tonnellate di RAEE trattate e un beneficio economico stimato per il Paese, in termini di risparmio sulle importazioni di materie prime, di almeno 140 milioni di euro. Remedia si attesta anche come primo consorzio italiano nella gestione di RAEE pericolosi, con circa 55.000 tonnellate. Analizzando nel dettaglio i numeri registrati dal Consorzio nel 2017, i RAEE domestici, ossia quelli generati dai nuclei famigliari, ammontano complessivamente a 73.200 tonnellate (+26% rispetto al

2016), a cui si aggiungono i RAEE professionali, prodotti da aziende ed enti pubblici, pari a 6.900 tonnellate e, infine, ben 9.900 tonnellate di pile e accumulatori portatili, industriali e per veicoli (+186% rispetto all’anno precedente). Dallo studio dei dati relativi alle 5 categorie di RAEE domestici gestite da Remedia, si evince un aumento dei quantitativi raccolti per il raggruppamento R3 (TV e monitor) che, con quasi 36.000 ton raccolte, registra un incremento del 32% rispetto al 2016. Stesso aumento percentuale anche per il raggruppamento R4 (elettronica di consumo, informatica e piccoli elettrodomestici) con più di 12.000 tonnellate. In crescita anche il raggruppamento R2 (Grandi Bianchi) con più di 6.800 tonnellate raccolte nel 2017 e un aumento di circa il 23% rispetto all’anno precedente. Numeri che confermano il trend generale in netta crescita anche per R1 (freddo e clima) e R5 (sorgenti luminose). “Nel 2008 siamo stati il consorzio che ha tenuto a battesimo il sistema RAEE, effettuando il primo servizio

di ritiro di rifiuti elettronici in Italia e oggi, a 10 anni di distanza, siamo orgogliosi di aver raggiunto 500.000 tonnellate gestite e di chiudere il 2017 con un nuovo record annuale: 90.000 tonnellate rifiuti tecnologici raccolti e gestiti, di cui 55.000 tonnellate di RAEE appartenenti ai raggruppamenti pericolosi – ha dichiarato Walter Rebosio, Presidente di Consorzio Remedia “Un risultato che testimonia la nostra determinazione nel guidare il sistema verso obiettivi di innovazione, qualità ed efficienza”. “L’eccellenza di Remedia si concretizza nella capacità di offrire ai Produttori di AEE e Pile un servizio di conformità normativa semplice, sicuro e conveniente – ha commentato Danilo Bonato, Direttore Generale di Remedia. “La nostra missione è di assistere le aziende nell’affrontare al meglio le sfide future, come l’entrata in vigore dell’ambito di applicazione “aperto” della direttiva RAEE, con il quale saranno considerati RAEE, oltre agli attuali prodotti tecnologici a fine vita, anche numerose altre apparecchiature che oggi non sono considerate tali”.

Giuseppe Galasso Non solo storico meridionalista Bruno Giordano Tutti dispiaciuti per la dipartita del professore Giuseppe Galasso. Napoletano, classe 1929, storico studioso di statura europea, meridionalista di primo piano, deputato della Repubblica e sottosegretario, dall'83 all'87 durante il governo Craxi, del ministero dei Beni culturali. Non solo storico. Giornalista, ha scritto per Il Mattino di Napoli, il Corriere della Sera, La Stampa e L'Espresso, politico impegnato nel PRI, e professore universitario italiano. Presidente della Società napoletana di storia patria dal 1980; membro del consiglio scientifico della Scuola Superiore di Studi Storici di San Marino. Presidente della Biennale di Venezia dal dicembre 1978 al marzo 1983 e della Società Europea di Cultura dal 1982 al 1988 e dal 1977 socio dell'Accademia dei Lincei. Su queste pagine vogliamo ricordarlo per la sua proposta, poi divenuta legge, che ha rappresentato il primo e più importante strumento innovativo di tutela ambientale del nostro ordinamento. Se una parte del nostro bel Paese si è salvata dalla cementificazione e dalla speculazione selvaggia, lo si deve a lui e alla legge che porta il suo nome “la legge Galasso dell’ 8 agosto 1985”. La sua intuizione fu di ampliare il concetto di paesaggio con una visione moderna e dinamica che includeva non solo gli aspetti estetici e culturali, ma, anche i beni

naturali in quanto componenti essenziali e inscindibili di queste. Norme che entrarono in vigore proprio grazie alla determinazione del suo ideatore e che successivamente furono integrate nel codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004. Resosi conto della distruzione in atto del paesaggio meridionale, soprattutto le coste cilentane, oltre alla cementificazione selvaggia in corso caratterizzata da centinaia di migliaia di abusi edilizi, in qualità di sottosegretario di Stato ai Beni culturali adottò un decreto di vincolo paesaggistico e di divieto assoluto di edificazione in una fascia di 300 metri dalla riva del mare e dei laghi e di 150 metri da fiumi e torrenti, dei boschi, dell'alta montagna (oltre i 1.600 metri per le Alpi e 1.200 per gli Appennini), di tutti i beni collettivi gravati da uso civico quali ad es. godere di un pascolo, utilizzare i frutti di un bosco, fare legna, ecc. Ha introdotto l’obbligo per le regioni di redigere il “piano paesaggistico” a tutela del territorio e delle sue bellezze. Difensore strenuo, Galasso non si arrese mai, nemmeno di fronte alla sospensione del decreto da parte del Tribunale amministrativo: ottenne dal governo un decreto legge, che, una volta convertito, divenne per tutti la Legge Galasso n.431 dell'85. Abbiam perso non solo un esempio di buona politica, ma, un agguerrito difensore dei beni comuni paesaggistici ed ambientali.


Linee guida in materia di abusivismo Il Consiglio può decidere di non demolire ove sussista un interesse pubblico Rossella Femiano In attuazione della Legge Regionale n. 19 del 22 giugno 2017 in materia di governo del territorio sono state appena approvate con Delibera di Giunta Regionale n. 57 del 06/02/2018 delle linee guida non vincolanti di supporto agli enti locali. Ferma restando l’autonomia dei Consigli Comunali sull’esistenza di prevalenti interessi pubblici rispetto alla procedura di demolizione dei beni acquisiti al patrimonio comunale, i Comuni potranno utilizzare queste linee guida al fine di portare avanti, in conformità e nel rispetto della normativa nazionale vigente in materia, atti regolamentari e d’indirizzo riguardanti: a) i parametri e criteri generali di valutazione del prevalente interesse pubblico rispetto alla demolizione; b) i criteri per la valutazione del non contrasto dell’opera con rilevanti interessi urbanistici, ambientali o di rispetto dell’assetto idrogeologico. Le linee guida si compongono di tre parti: la fase istruttoria e valutazione del consiglio comunale; gli adempimenti a valle della deliberazione del consiglio comunale di non de-

molire; i modelli gestori dell’immobile a valle della determinazione di non demolizione. I procedimenti di demolizione fanno riferimento al d.P.R. 380/2001: secondo quanto prescritto all’Art. 31, qualora vi sia una ipotesi di abuso, il Consiglio può decidere di non procedere alla demolizione ove sussista un interesse pub-

blico. Per esempio, nelle linee guida, vengono citati alcuni casi: se vi sia un interesse nell’utilizzo dell’immobile quale ufficio pubblico; se vi sia un interesse all’incremento del patrimonio comunale; se vi sia un interesse di tipo sociale per rispondere ad esigenze abitative; se vi sia interesse

pubblico ad evitare l’aggravarsi delle condizioni di disagio e precarietà sociale ove il fenomeno della realizzazione di edifici ad uso residenziale privi di titolo abitativo riveste proporzioni di particolare rilevanza. Inoltre, la valutazione dell’interesse pubblico dovrà tener conto di una analisi costi/be-

nefici in relazione ad una destinazione d’uso finale. Per quanto concerne i “rilevanti interessi urbanistici” essi devono essere valutati rispetto all’ambito territoriale; alla tipologia di immobile rispetto al contesto; alla compatibilità o meno con gli strumenti urbanistici comunali.

In Campania via al progetto regionale REPAIR Rifiuti e scarti: risorse per la rigenerazione del territorio Lo scorso 14 Febbraio si è tenuto, ad Afragola (Na), il primo di tre laboratori pubblici di ascolto e confronto dal titolo “Rifiuti e scarti: risorse per la rigenerazione del territorio. Occasioni di riciclo intorno all'Alta Velocità, tra centri commerciali, campagna urbanizzata ed ex discariche” nell’ambito di REPA¡R - REsource Management in Peri-urban Areas. Si tratta di un progetto finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma di ricerca Horizon 2020 che vede la partecipazione della Regione Campania e dell’Università Federico II in un partenariato che coinvolge Enti in Olanda (il

soggetto capofila è proprio la Technische Universiteit di Delft), Belgio, Ungheria, Polonia e Germania. Il progetto – iniziato il 1 settembre 2016 e che terminerà il 31 agosto

2020 – mira a sviluppare un sistema di supporto alle decisioni geodesign (GDSE) transdi- sciplinare e open source innovativo implementato in laboratori viventi di sei aree

metropolitane e fruibile alle autorità locali e regionali. Il GDSE vuole favorire la circular economy attraverso la creazione di strategie di sviluppo territoriali ecoinnovative e georeferenziate che riducano quantitativamente i flussi di rifiuti nelle zone periurbane. Alla base di queste strategie vi è l’integrazione del life cycle thinking al geodesign ma l’elemento di innovazione è sicuramente l’introduzione di una reale contabilizzazione del flusso di materiale: una raccolta di dati accurati e sufficientemente dettagliati per la progettazione di una varietà di soluzioni alle sfide basate sui

luoghi. I modelli di impatto e decisione così elaborati consentiranno la quantificazione e la convalida di percorsi alternativi in favore di uno sviluppo urbano sostenibile basato su sinergie near-field tra gli “ambienti costruiti” e gli “ambienti naturali”. In Campania, il progetto REPA¡R si avvale del nuovo Piano per la gestione dei rifiuti solidi urbani (PRGRU), recentemente approvato dal Consiglio Regionale e le aree focus sono individuate nella zona orientale di Napoli e in alcune aree dei comuni a Nord del capoluogo (Casoria, Caivano, Acerra, Afragola, Casalnuovo, Cercola e Volla). Ros.Fem.


COPENAGHEN: CITTÀ SANA E PIÙ FELICE Mobilità sostenibile e adeguate politiche su salute e sport gli ingredienti per un welfare tra i migliori al mondo Alessia Esposito Danimarca, terra felice. È da anni che il Paese del Nord si piazza in testa alle classifiche dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) in quanto a livello di felicità degli abitanti grazie a un mix di best practices che riguardano i tassi di sostenibilità ambientale, occupazione e welfare. La sua capitale, Copenaghen, svetta in particolare anche nell’indice delle città più sane secondo le indagini dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS),grazie allo stile di vita dei suoi abitanti e ai piani di sviluppo urbano messi in atto dall’amministrazione. Se in molti casi per migliorare la vivibilità si assiste ad un’emigrazione verso le

periferie, nella capitale danese il fenomeno è contrario: sono sempre più coloro che decidono di rimanere in città. E Copenaghen rilancia: entro il 2025 punta a raggiungere emissioni zero. Tra i parametri che la rendono una capitale da esempio per tutte le altre l’utilizzo delle biciclette. Sono ben sessantadue su cento gli abitanti che si spostano regolarmente sulle due ruote e un quarto delle famiglie usa le bici cargo per il trasporto dei bambini o della spesa. La dice tutta la normativa secondo cui, in caso di neve, le prime strade su cui ripristinare la viabilità siano proprio le piste ciclabili. E se il tragitto è troppo lungo per affrontarlo interamente in bicicletta? I mezzi pubblici sono fatti ad hoc per accoglierle a bordo. Oltre alla ciclabilità, e contrariamente ai pregiudizi sui Paesi del Nord, un’altra delle voci che vede Copenaghen primeggiare è la dieta. La cura per la filiera e la qualità delle materie prime si estende non solo all’alimentazione casalinga, ma anche alle mense aziendali e scolastiche. Terzo fattore che innalza il livello di benessere degli abitanti danesi sono le politiche non proibizioniste, ma premianti per chi conduce uno stile di vita povero di fumo e alcool. Un esempio? Si garantiscono, a chi smette di fumare, impianti sportivi, teatri, concerti ed eventi culturali gratis per sei mesi. Ma non solo incentivi per tenere in

forma il fisico, il governo danese si prende cura del benessere psicologico: l’assistenza medica è gratuita per sedute di psicanalisi e terapie psichiatriche. Primo nemico da combattere? Lo stress, per cui sono istituite cliniche apposite. La ricetta della felicità è dunque merito di uno tra gli indici di welfare più elevati del mondo che è il risultato positivo di un sistema fiscale molto duro, ma che ripaga i cittadini in termini di servizi ad ampio spettro e di stile di vita.

Non a caso è proprio a Copenaghen che si è svolto recentemente il summit dei sindaci organizzato dall’OMS per discutere delle policy da implementare per rendere salute e benessere linee guida per lo sviluppo urbano. Il summit ha visto la partecipazione di circa 65 tra sindaci e consiglieri in rappresentanza di altrettante città affinché il network condivida best practices. Se Copenaghen è la punta di diamante, il successo reale sarebbe riuscire a trainare tutte le altre. Per un mondo più felice.

CANADA: VERDURE A KM ZERO SUI TETTI DEI SUPERMERCATI Ilaria Buonfanti Se dovessi immaginare il supermercato del futuro lo immaginerei proprio così, con il tetto green ricco di alimenti pronti per la vendita. Sarebbe il caso di dire dal produttore al consumatore, senza tramiti. Ed è proprio questo che sta succedendo in Canada, dove il mega market IGA ha stabilito proprio sulla sommità del suo tetto un gigantesco orto verde e rigoglioso con l’intento di coltivare direttamente sul posto i prodotti che poi finiranno sugli scaffali, a diretto consumo dei clienti. Circa ventimila sono i metri quadrati che ricopre questo grande orto, il progetto ambizioso è quello di dare origine ad un circolo virtuoso dove altre attività possano aderire a questa iniziativa a

loro volta e dar vita ad un nuovo ciclo di produzione. Per ora il primo store è quello di IGA appunto, nella città di Montreal (Canada) nel quartiere Saint-Laurent. L’idea è del proprietario di IGA, Richard Duchemin che si dice soddisfatto e aggiunge che negli ultimi anni, la gente vuole sempre di più acquistare prodotti locali, da qui l’idea di garantire questo tipo di servizio. Ogni sistema dell’orto è studiato per avere il più basso impatto possibile sull’ambiente circostante. Il sistema di deumidificazione interno è usato per l’irrigazione permettendo il riciclo dell’acqua. Tutto all’insegna dell’eco-compatibilità. Inoltre, grazie all’orto vi è un sistema di isolamento termico che abbatte il consumo ener-

getico dei locali, in più vi sono le api e altri uccelli. La società che ha installato l’orto si chiama Green Roof (tetto verde) e si occupa appunto di creare spazi verdi per agricoltori urbani, il progetto è in fase sperimentale ancora, ma a detta degli stessi ingegneri vi sono tanti progetti ottimistici che vedranno presto la luce. Un singolo tetto del genere di

quello costruito sopra IGA può garantire una produzione di circa 30 tipi di prodotti diversi.Ci sono i pomodori, l’insalata, l’aglio e molti altri ortaggi, tutti biologici e certificati.Da notare che nello stesso IGA non si hanno rincari sui prodotti provenienti dal tetto, come spiega lo stesso Duche-

min “non sarebbe vantaggioso per i consumatori. È strano che nessuno ci avesse mai pensato. Molti ristoranti hanno dei piccoli orti dove piantano le erbe. Siamo sicuri che l’idea sarà vincente anche perché i prodotti vengono venduti allo stesso prezzo di quelli biologici, senza rincari”.


MOBILITARIA 2018

Nelle grandi città italiane migliora la qualità dell’aria Ancora troppo alte le concentrazioni di Particolato atmosferico e Biossido di Azoto Fabiana Liguori Secondo il Rapporto MobilitAria 2018 presentato lo scorso 16 febbraio: nelle grandi città italiane migliora la qualità dell’aria ma restano alte le concentrazioni di Particolato atmosferico (PM10 – PM 2,5) e Biossido di Azoto (NO2), soprattutto al Nord (Milano e Torino in testa), nonostante la diminuzione in valori assoluti dell’ultimo decennio. Per quanto attiene l’andamento della mobilità urbana sono stati fatti passi in avanti, ma i risultati sono insufficienti e ci sono profonde differenze tra le città. Il Rapporto fornisce a cittadini e Istituzioni un quadro complessivo dell’andamento della qualità dell’aria e della mobilità urbana nelle principali 14 città italiane nel decennio 2006- 2016. Lo studio è stato realizzato da un gruppo di esperti del CNRIIA (Consiglio Nazionale delle Ricerche Istituto sull’Inquinamento Atmosferico) e di Kyoto Club, Gruppo Mobilità Sostenibile, prendendo come riferimento l’area comunale di ogni Città Metropolitana: Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, To-

rino, Venezia. In Italia, purtroppo, manca un luogo dove far confluire, in modo integrato, i dati sulla mobilità urbana, per poi metterli in correlazione con l’andamento della qualità dell’aria. Manca un contesto dove trovare traccia dei provvedimenti e delle azioni svolte dalle Amministrazioni Comunali, dove ragionare sui risultati, scambiando esperienze e buone pratiche. Esistono, invece, diversi luo-

ghi (istituti di ricerca, ministeri, agenzie, osservatori, associazioni, enti locali) dove si raccolgono ed elaborano dati settoriali, ma le informazioni trasmesse sono spesso scarse, parziali, contraddittorie, non sistematiche, senza metodi condivisi di rilevazione. Non basta. L’obiettivo del Report è proprio quello di fornire una visione globale e uniformata dei dati e dei fenomeni relativi alle diverse aree geografiche.

C’è la necessità di incontro. Di incontro, confronto e crescita tra gli addetti ai lavori, tra le diverse realtà, tra le Istituzioni. Ma guardiamo i numeri forniti dall’indagine: per quanto riguarda la presenza nell’aria di biossido di Azoto (NO2) si evincono miglioramenti tra il 36% e il 45% a Bari, Bologna, Catania e Reggio Calabria; mentre si fermano sotto il 20% a Firenze, Napoli, Venezia e Palermo. Diminuiscono anche le concentrazioni di Particolato atmosferico (PM10): i principali abbassamenti si registrano a Torino (-47%), Genova (-37%), Firenze (-36%) e Roma (35%). Nonostante il calo diffuso delle concentrazioni, i valori di PM10 sono superiori al limite (35 per anno) soprattutto nelle città di Milano, Torino e Venezia. Per quanto riguarda i valori di PM2,5 (Particolato) le città con riduzioni più evidenti sono Bologna (-43%), Napoli (-43%), Roma (-38%) e Cagliari (36%), mentre rimangono alti i valori a Milano, Torino e Venezia. È Catania, magia nera della mobilità urbana in Italia: nel

comune siciliano circolano il più alto numero di auto in rapporto agli abitanti e sono poco utilizzati i i mezzi pubblici. La città dove si va di più in bus e metro è Milano, seguita da Genova. Il tasso di motorizzazione, nonostante una reale diminuzione, resta alto: in testa Catania (684 veicoli/1000 abitanti), Cagliari (646/1000) e Torino (639/1000). Le città che usano più l'automobile sono Cagliari (78%), Reggio Calabria (76%), Catania e Messina (68%). Per l'uso del Trasporto Pubblico Urbano (TPL), sul podio ci sono Milano (38%) e Genova (30%). Maglia nera per Catania (5%). Al tasso di motorizzazione va correlata una situazione di tagli e misure restrittive per il Tpl: i tagli subiti con la Legge Finanziaria del 2010 hanno prodotto effetti negativi soprattutto nelle realtà più fragili come Napoli, dove gli utenti sono diminuiti del 32%, Catania (17%), Genova (-12%) e Roma (-6%). Crescono anche le reti tramviarie e metropolitane in diverse città, ma il deficit resta alto. Alcune buone nuove fornite da Mobilitaria 2018 sono piuttosto incoraggianti: aumentano, infatti, le Zone a Traffico Limitato in molte città, tra le quali Mestre, Bari, Genova, Napoli e Palermo. Aumentano anche le piste ciclabili: Firenze è la città dove si pedala (9%) seguita da Mestre (8%), Bologna e Milano (6%), Torino (3%). In crescita anche le aree pedonali: Firenze ha quella più estesa. Tra le città che “camminano” di più ogni giorno, Napoli è la prima (19%), seguita da Venezia e Bari (18%). In cinque grandi città, dal 2013, decolla il car sharing. Buona la performance del bike sharing a Milano a Torino. A Firenze e Milano via al bike sharing a flusso libero dal 2017.


Accordo Università Vanvitelli – Arpac per caratterizzare le acque sotterranee presso la centrale del Garigliano

L'analisi degli isotopi stabili: l’Arpac sperimenta una nuova tecnica di indagine Caterina Martuccio La spettrometria di massa dei rapporti isotopici o IRMS (Isotope Ratio Mass Spectrometry) è una tecnica mirata alla ricerca delle quantità relative degli isotopi stabili di determinati elementi - carbonio, ossigeno, idrogeno, azoto e zolfo i più indagati - in diverse matrici. La tecnica IRMS è stata originariamente sviluppata dai geologi, a partire dal 1960, per studiare i campioni di roccia sedimentaria e da allora ha trovato applicazione in tutti i campi della ricerca scientifica, dalla geologia alla medicina, grazie all’introduzione di strumentazioni sempre più com-

plesse e sofisticate (Ispra, Quaderni, n.2/2018). Il sistema Thermo Scientific DELTA V Plus Isotope Ratio Mass Spectrometer, in disponibilità presso l'Area analitica del Dipartimento provinciale Arpac di Benevento, è tra le masse a rapporto isotopico uno dei migliori disponibili sul mercato. Tra le diverse possibilità applicative in materia di idrogeologia, lo studio degli isotopi stabili della molecola dell'acqua (18O e 2H) permette di distinguere acque provenienti da circuiti idrogeologici diversi, di definire le aree di ricarica dei corpi idrici, di ottenere informazioni sui modelli di circolazione ed interazione degli acquiferi.

In campo ambientale i dati dei rapporti isotopici sono utilizzati per la valutazione dell'inquinamento idrico, atmosferico e dei suoli, nonché per studi sull'origine delle contaminazioni. L'efficacia del metodo isotopico applicato alla determinazione del contributo delle differenti sorgenti di nitrato nelle acque è stato ampiamente confermato da un'indagine sperimentale condotta da Ispra nel 2015 nelle Regioni del Bacino del Po, in Veneto e in Friuli Venezia Giulia (Ispra, Rapporto 217/2015). In materia di scienze forensi, l'introduzione, a partire dal 1980, dei sistemi IRMS a flusso continuo ha portato a nuove possibilità applicative nella caratterizzazione e differenziazione degli esplosivi, degli agenti di guerra chimica e biologica, nell'autenticazione, tracciabilità e controllo delle droghe. L'analisi degli isotopi stabili è particolarmente interessante anche in campo agroalimentare, sia ai fini della caratterizzazione geografica di prodotti tipici quali olio, vino, miele, sia per i controlli di qualità e, in materia di sofisticazioni alimentari, nelle prove di autenticità e genuinità dei prodotti. Recentemente il Ministero della Salute ha emanato un decreto, il DM 10/02/2015, che aggiorna i criteri di valutazione delle acque minerali naturali prevedendo, per le acque minerali di nuova con-

cessione, l'obbligo della caratterizzazione isotopica. In medicina, l'analisi del rapporto tra gli isotopi del carbonio in campioni di aria espirata, dopo somministrazione di substrati opportuni, è utile per la diagnosi di diverse patologie quali l’infezione da Helicobacter pilori. Gli isotopi, dal greco isotopos, ìsos, "stesso" e tòpos "posto", sono atomi dello stesso elemento chimico, “stesso posto” nella tavola periodica, che possiedono lo stesso numero di protoni ed elettroni ma un diverso numero di neutroni, con conseguente differenza nelle masse atomiche. Due isotopi avranno quindi lo stesso comportamento chimico, ma comportamenti fisici differenti, essendo uno più pesante dell'altro. Gli isotopi possono essere suddivisi in due categorie: quelli stabili e quelli instabili o radioattivi. Gli isotopi instabili decadono naturalmente verso altre forme atomiche ad un tasso caratteristico di trasformazione, quelli stabili decadono lo stesso, ma molto molto lentamente, con un'emivita lunghissima in rapporto all’età della Terra. In realtà la stabilità nucleare è più un'eccezione che la regola: su 2500 nuclidi conosciuti, solo 270 sono stabili. Lo studio degli isotopi stabili si basa sulla determinazione delle variazioni di composizione isotopica legate al fenomeno del frazionamento isotopico. (segue a pagina 7)


segue da pagina 6 In sintesi il frazionamento consiste nella deviazione dalla distribuzione isotopica naturale degli elementi in conseguenza di processi geobiochimici e fisici. Processi come le reazioni chimiche o i cambiamenti di fase che dipendono dalla massa causano un frazionamento isotopico, cioè una variazione nelle relative proporzioni degli isotopi di uno stesso elemento nelle varie fasi o nei vari composti. Nel laboratorio di Benevento l'IRMS è stata utilizzata per misure di alta precisione delle abbondanze isotopiche relative di elementi leggeri quali δ18O/16O, δ2H/1H, nella matrice acqua. L’indagine ha riguardato esclusivamente le acque sotterranee ed è stata effettuata su scala regionale su circa 450 campioni, con l’obiettivo di acquisirne oltre alle caratteristiche chimico fisiche, anche l'impronta isotopica. È attualmente in corso un progetto finalizzato alla caratterizzazione isotopica dei nitrati in acque superficiali e sotterranee provenienti da una vasta area territoriale dove insistono grossi impianti zootecnici, allo scopo di chiarire l'origine delle contaminazioni. I nitrati generati dalle diverse sorgenti di inquinamento hanno una composizione isotopica dell'azoto e/o dell'ossigeno tipica per ciascuna sorgente. Per esempio il valore isotopico dell'azoto riportato in letteratura per i liquami zootecnici è compreso tra il 3 e il 25%, quello dei fertilizzanti azotati tra il – 10 e il 5% (Ispra, Rapporto 217/2015

Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 28 febbraio 2018 - Anno XIV, N.4 Edizione chiusa dalla redazione il 28 febbraio 2018 DIRETTORE EDITORIALE

Luigi Stefano Sorvino DIRETTORE RESPONSABILE

Pietro Funaro CAPOREDATTORI

Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli IN REDAZIONE

Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Savino Cuomo HANNO COLLABORATO

I. Buonfanti, F. Clemente, F. De Capua, G. De Crescenzo, A. Esposito R. Fanelli, R. Femiano, R. Funaro, B. Giordano, R. Maisto, C.Martuccio, B. Mercadante, A. Palumbo, A. Paparo, S. Patrizio, T. Pollice, D. Santoro SEGRETARIA AMMINISTRATIVA

Carla Gavini DIRETTORE AMMINISTRATIVO

Pietro Vasaturo EDITORE Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143 Napoli REDAZIONE Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1- 80143 Napoli Phone: 081.23.26.405/427/451 Fax: 081. 23.26.481 e-mail: magazinearpacampania@libero.it Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto, Centro Polifunzionale, Torre 1-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.

e bibliografia citata). La fase di preparazione del campione per tale tipologia di indagine è particolarmente laboriosa e complessa ed è tutt'ora in corso. Appare chiaro che tali sofisticate tecniche di indagine richiedono personale dedicato altamente specializzato, con necessità di aggiornamento continuo, e in tal senso è stato recentemente approvato un accordo di collaborazione tra l'Area analitica del Dipartimento provinciale Arpac di Benevento e il Dipartimento di Matematica e Fisica dell'Università della Campania “Luigi Vanvitelli” nell'ambito del progetto di ricerca, coordinato dall'Agenzia internazionale per l'energia Atomica (Iaea), dal titolo “ Use of isotope Hydrology to characterize groundwater systems in the vicinity of nuclear power plants“ (L’utilizzo dell’idrogeologia isotopica per caratterizzare i sistemi di acque sotterranee in prossimità di centrali nucleari). La centrale nucleare interessata dal progetto è la centrale del Garigliano.Tale accordo di collaborazione con l'Università Vanvitelli, che rappresenta un'eccellenza nello studio degli isotopi stabili, permetterà al personale Arpac coinvolto nel progetto di ampliare le proprie conoscenze e competenze in materia di isotopia a partire dall'analisi tecnica e strumentale in senso stretto fino ad arrivare all'elaborazione del dato. Si ringrazia per la fattiva collaborazione al progetto nitrati in acque superficiali e sotterranee l'assistente tecnico Raffaele Esposito.

Nella foto, strumentazione ICP-MS per la determinazione dei metalli pesanti

Accordo Basilicata-Campania per lo studio dell’ambiente marino Le agenzie ambientali di Campania e Basilicata hanno siglato oggi un accordo di collaborazione per il monitoraggio delle acque marino-costiere lucane del litorale tirrenico. L’Arpa Campania metterà a disposizione dei colleghi della Basilicata esperienza, strumentazioni, personale e mezzi, tra cui il battello oceanografico Helios, ammiraglia della flotta dell’agenzia campana. L’obiettivo è approfondire la conoscenza dell’ambiente marino della costa tirrenica della Basilicata. «L’azione condivisa con l’Agenzia campana contribuisce al rafforzamento del Sistema a rete per la protezione dell’ambiente in linea con la legge n. 132/2016», ha evidenziato il direttore generale Arpab Edmondo Iannicelli. «Il supporto dei tecnici campani ci consentirà di analizzare i campioni prelevati per determinare lo stato di qualità delle acque, valutandone in particolare lo stato chimico e biologico. Le determinazioni riguardano, tra l’altro, la concentrazione di contaminanti chimici, il fitoplancton e il raggiungimento dello stato di salute delle praterie di posidonia oceanica».

«Questo accordo», ha sottolineato il commissario straordinario Arpac, Stefano Sorvino, «è una conferma delle potenzialità del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, che comporta una crescente integrazione tra le agenzie ambientali regionali. Con questa logica – ha argomentato l’avvocato alla guida dell’Arpa Campania – le agenzie con proprie specificità possono metterle a disposizione di altre regioni, in un’ottica di reciproco arricchimento. Il monitoraggio delle acque marinocostiere è indubbiamente un punto forte dell’Agenzia campana, che fin dal 2008 si è dotata di una propria

flotta, utile sia per lo studio dell’ambiente marino, previsto dal Testo unico dell’ambiente, che per i controlli sull’idoneità delle acque di balneazione». L’accordo Basilicata-Campania riguarda il monitoraggio delle acque marino-costiere previsto dal Testo unico dell’ambiente. Si tratta di un importante risultato delle strategie di potenziamento e rilancio della Direzione Arpab che permetterà di approfondire le conoscenze del litorale studiato e di metterle a disposizione dei cittadini e degli stakeholder attraverso il sito istituzionale dell’Agenzia.


Programma Europeo LIFE: finanziato un progetto campano La coordinatrice Simona Castaldi racconta l’idea, lo stato dell’arte e i risultati attesi Giulia Martelli Tra i progetti italiani finanziati dalla Commissione europea nell'ambito del programma LIFE a favore dell'ambiente e dell'azione per il clima ne spicca uno a guida campana. Si chiama 'DesertAdapt', vale 4,06 mln di euro (2,43 dei quali provenienti da fondi comunitari) ed è coordinato da Simona Castaldi, professore associato di Ecologia presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali Biologiche e Farmaceutiche dell'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli". Forte di un’esperienza ventennale nel campo degli studi sull’impatto dell’uomo sugli ecosistemi terrestri e sui feedback che essi provocano sul clima, la studiosa con il suo team (composto tra gli altri da pedologi ed idrogeologi), ha condiviso

l’idea progetto con una società olandese che si occupa di sostenibilità ambientale. Dall’incontro è nato “Desert Adapt” che ha l’obiettivo di preparare le aree a rischio desertificazione all’inasprimento dei cambiamenti climatici attraverso scelte gestionali basate su tre pilastri fondamentali: miglioramento della qualità ambientale, ritorno economico e miglioramento sociale. I partner europei del progetto sono in totale diciannove (tra Sicilia, Portogallo e Spagna): nove tecnici, scelti in base alla collocazione geografica e alle loro riconosciute competenze nei campi richiesti e che sono a supporto di dieci proprietari terrieri (sei aziende private e quattro municipalità). Questi ultimi sono stati scelti in tre delle aree del Sud Europa maggiormente affette da siccità e riconosciute come aree

Meeting per la costruzione del DAM con uno dei partner (SAS) presso la sua fattoria (Portogallo)

Sito di progetto (Spagna) area con forte pressione di pascolo a maggior rischio di desertificazione come risultante del clima e della gestione. Essi metteranno a disposizione nel corso del progetto 1000 ettari in totale per testare il modello di sviluppo sostenibile proposto e definito DAM (Desertification Adaptation Model). Il DAM si basa su un sistema di supporto decisionale SSD che ha molteplici opzioni possibili volte a migliorare gli indicatori economici, ambientali e sociali derivanti da conoscenza sviluppata in progetti precedenti in condizioni simili. L’SSD viene continuamente aggiornato con nuove informazioni ottenute dai progetti in corso.

Ogni partner proprietario terriero creerà un DAM calato nella propria realtà produttiva ed agroambientale che dovrà soddisfare i tre pilastri. Il progetto è iniziato il 1 settembre 2017 e durerà 5 anni. Siamo quindi nella fase iniziale ma anche la più importante. In questa fase ogni proprietario terriero, con il supporto del team tecnico, decide il piano di gestione da mettere in atto sulla propria terra nei prossimi 5 anni ed a seguire, che deve prevedere scelte mirate a consolidare i tre pilastri del progetto, migliora- mento ambientale, economico e sociale. La scelta è guidata da un sistema di

Querciain area di pascolo arborato definite Dhesa (Spagna, sito di progetto GAM) dove gli alberi sono esposti a diverse fonti di stress

supporto decisionale fornito dal progetto che include svariate opzioni per ogni pilastro che il proprietario sceglie in base alla propria esperienza e visione. Ogni singolo piano è supportato da un’analisi di dettaglio tecnica ambientale e socioeconomica. Risultati a breve termine? Primo, dimostrare l’efficacia dell’approccio proposto con il miglioramento degli indicatori economici, sociali ed ambientali delle azienda/municipalità coinvolte. Secondo, coinvolgere, attraverso l’azione dimostrativa, numerose altre aziende che presentano simili problematiche per l’adozione di tale modello di gestione. Terzo, trasferire le esperienze positive del progetto ai centri decisionali locali (es. Regioni) e centrali (es. Comunità Europea) per implementare gli attuali piani della PAC nelle aree Mediterranee dove le misure proposte attualmente non sempre rappresentano la migliore opzione per la lotta alla desertificazione, l’adattamento ai Cambiamenti Climatici e l’aumento di reddito e benessere, rendendo le aziende esclusivamente dipendenti dai ricavi ottenuti dall’applicazioni di tali misure, senza inoltre aumentare la qualità dei servizi ecosistemici.


La Ricerca apre le porte alla Scuola Siglato un Accordo tra Consiglio Nazionale delle Ricerche e MIUR sull’Alternanza Scuola-Lavoro Salvatore Patrizio* L’Alternanza scuola-lavoro, obbligatoria per tutte le studentesse e gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori, è una metodologia didattica innovativa che si rivolge agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado ai quali permette di “alternare” un periodo di studio in classe con uno di esperienza più pratica presso un’azienda o altre strutture ospitanti. Si svolge sotto la responsabilità dell'istituzione scolastica, sulla base di convenzioni con imprese o con le rispettive associazioni di rappresentanza o con le Camere di Commercio o con Enti Pubblici e Privati ivi inclusi quelli del terzo settore, disponibili ad accogliere gli studenti per periodi di tirocinio che non costituiscono rapporto individuale di lavoro. L’Alternanza scuola-lavoro è stata istituita con la Legge Delega n. 53/2003, disciplinata dal Decreto Legislativo n. 77/2005, “come modalità di realizzazione del percorso formativo progettata, attuata e valutata dall'istituzione scolastica e formativa in collaborazione con le imprese, con le rispettive associazioni di rap-

presentanza e con le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, che assicuri ai giovani, oltre alla conoscenza di base, l'acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro”. Di recente la Legge n. 107/2015 (La Buona Scuola) ha ribadito l’importanza di affiancare al sapere “il saper fare”, intensificando i rapporti della scuola con il territorio, con il mondo produttivo e dei servizi. L’alternanza scuola-lavoro si fonda, quindi, sull'intreccio tra le scelte educative della scuola, i fabbisogni professionali delle imprese e le personali esigenze formative degli studenti in

modo da farli acquisire quelle esperienze e competenze che potranno essere utili quando inizieranno a muoversi nel mondo del lavoro. Come detto i progetti di alternanza possono essere svolti presso imprese, aziende, associazioni, istituzioni culturali, ordini pro-

fessionali, Enti Pubblici, ecc. Anche il Consiglio Nazionale delle Ricerche, il maggior Ente Pubblico di Ricerca in Italia, ha partecipato attivamente, nel triennio 2014-2017, a questo prestigioso programma. I progetti scuola-lavoro con il coinvolgimento dell’Ente hanno

Favorire lo sviluppo dell’educazione alla sostenibilità

Il progetto “Imparambiente” e le sfide in campo ambientale Dante Santoro Il progetto “Imparambiente”, che l’anno prossimo festeggerà il suo 25esimo anno di vita, continua ad essere un punto di riferimento per gli insegnanti che vogliono favorire lo sviluppo dell’ educazione alla sostenibilità, in modo da sensibilizzare gli studenti alla conoscenza delle tematiche ambientali e mettendoli di fronte alla complessità di alcuni fenomeni che ormai intrecciano gli aspetti sociali della vita quotidiana, le abitudini delle nostre comunità e l’ambiente circostante. Le scuole dell’infanzia, quelle primarie e secondarie di I e II grado sono l’ habitat naturale nel quale un progetto come quello di “Imparambiente” può attecchire in maniera efficace con l’aspettativa di portare ad una svolta nella formazione e nella coscienza delle nuove generazioni. I tempi cambiano molto più velocemente e repentinamente rispetto

al passato, l’evoluzione è inesorabile e porta conseguenze spesso impreviste ed inaspettate per le quali va adeguato con tempismo e pragmatismo un metodo d’insegnamento in grado di spiegare determinati fenomeni, con riflessioni su cause ed effetti. Agli albori del progetto “Imparambiente”, venivano proposti moduli didattici standard e basilari che volevano far conoscere agli alunni i vari ecosistemi ed il loro rispetto, dal mare ai torrenti fino alle varie caratteristiche dei nostri territori e della morfologia di essi. Negli ultimi quindici anni circa sono invece cambiate le sensibilità e la voglia di approfondire le tematiche ambientali, l’ambizione di formare nuove generazioni maggiormente informate ha portato finalmente alla proposta di nuove macroaree tematiche in cui vengono trattati anche il tema della gestione dei rifiuti ed altri aspetti connessi, divisi per ambiti ed obiettivi, come l’Agenda Glo-

bale 2030 per lo sviluppo sostenibile. L’ultima e decisiva svolta del progetto “Imparambiente” è stata l’adozione di nuove metodologie didattiche che hanno dato centralità all’utilizzo delle nuove tecnologie e così l’uso del digital storytelling o tecniche di condivisione tecnologica hanno segnato il passo e dato nuove opportunità sia alla classe docente che agli studenti. Se tutte le scuole poi facessero la loro parte e garantissero dotazioni di supporti multimediali adeguati, (basterebbero tablet e software idonei), potremmo davvero dire che è iniziata una nuova era nella formazione di nuove generazioni pronte ad affrontare le sfide in ambito ambientale che inevitabilmente si porranno nel nostro imminente futuro.

interessato su tutto il territorio nazionale quasi 10 mila studenti, oltre 100 sedi territoriali di istituti di ricerca e più di 550 istituzioni scolastiche, 41 città e 18 regioni (tutte quelle dove il CNR è presente). L’alternanza scuola-lavoro ha riguardato attività in laboratori e di ricerca, attività informatica, web e social ed attività di divulgazione. Visti i positivi risultati il 1 febbraio 2018 è stato firmato a Roma, presso la sede centrale del CNR, dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dal Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche un Protocollo d’Intesa sull’Alternanza Scuola-Lavoro per il triennio 2018-2021. Si rinnova, così, una collaborazione di qualità, che consentirà agli studenti di entrare a contatto con le più svariate attività di ricerca, riscontrandone l’impatto strategico ed il valore sociale per il Paese, e di scoprire l’alta qualità dello studio e dell’impegno delle ricercatrici e dei ricercatori che quotidianamente operano nel CNR.Gli studenti saranno parte attiva nei processi di ricerca scientifica, partecipando a tutti i passaggi di un progetto di ricerca, dall’ideazione alla sua realizzazione, in modo che questa nuova “conoscenza” si possa tramutare, in un prossimo futuro, in una concreta opportunità professionale. *CNR-Napoli


L’orto “marziano” made in Italy La missione verrà condotta in Oman, simile per caratteristiche al pianeta rosso Rosemary Fanelli Al via il progetto sull'orto "marziano”, interamente made in Italy. La missione, che simulerà lo sbarco su "Marte", sarà condotta in Oman, dove cinque "astronauti" condurranno vari esperimenti, allestendo una tenda gonfiabile, una camera di crescita ed un prototipo a contenimento per l'esperimento di biologia delle piante. Lo studio, utile per preparare future missioni su Marte, è realizzato da ASI, ENEA ed Università di Milano, nell’ambito dell’esperimento di biologia delle piante HortExtreme. La scelta del paese arabo non è casuale in quanto il deserto del Dhofar presenta caratteristiche tali da renderlo simile al Pianeta rosso, come le strutture sedimentarie risalenti al Paleocene e all’Eocene, le cupole saline del South Oman Salt Basin, le antiche aiuole fluviali nonché le superfici sabbiose e rocciose dotate di grande variabilità nell’inclinazione. Altra particolarità è poi il clima del sul-

tanato, tropicale-desertico e caratterizzato da scarse precipitazioni. I ricercatori dell'Enea, dopo aver analizzato la fattibilità dell'impianto, ne verificheranno consumi energetici e produttività. Il progetto consentirà inoltre di valutare l’evenienza di coltivare verdure fresche, ricche di vitamine e polifenoli, integrando l’alimentazione degli astronauti che si nutrono essenzialmente di cibo in scatola, ma potrebbe trovare applicazione anche in luoghi dove a causa delle alte temperature e della carenza di risorse idriche l'agricoltura è bandita. Anche la scelta degli ortaggi non è casuale: le verdure selezionate completano il loro ciclo vitale in 15 giorni e garantiscono un corretto apporto nutrizionale. L’orto verticale “fuori suolo" vedrà infatti protagonisti cavolo capuccio, ravanelli, senape ed amaranto, prodotti senza pesticidi né agrofarmaci. La simulazione della missione è iniziata il 1 febbraio scorso e fornirà informazioni utili nel percorso verso la realizzazione

di missioni di esplorazione umana sul pianeta Marte. Il progetto italiano è stato selezionato per la missione Amadee-18, perché l’unico attualmente in grado di sviluppare ecosistemi chiusi per la produzione in situ delle risorse necessarie alle missioni di esplorazione del Sistema Solare. Grazie all’ausilio di strumentazione all’avanguardia e di microcamere puntate sulle piante per tutto il periodo di missione, tecnici e ricercatori potranno monitorare a distanza parametri energetici e di fisiologia vegetale dell’orto marziano, con l’obiettivo di dimostrare la produttività dell’ecosistema nelle condizioni estreme previste nella missione di simulazione. “Grazie all’esperienza maturata, forniremo il contributo necessario all’installazione dei sistemi di coltivazione idroponica, il naturale proseguimento dello sviluppo di moduli abitativi resistenti fino a -80°C, venti superiori a 100 km/h, che porterà allo sviluppo di serre gonfiabili dotate di una rete di sensori-

stica avanzata per tutti i parametri indispensabili alla vita umana e vegetale su Marte”, precisa Eugenio Benvenuto, responsabile del Laboratorio Biotecnologie dell’ ENEA. La missione Amadee18 punta a studiare e validare gli equipaggiamenti che potranno essere impiegati in futuro, fornire piattaforme per tecniche di geofisica e per l’identificazione di tracce di vita, nonché valutare la mobilità di rover su un terreno analogo a quello marziano, in una condizione di supporto del team da remoto. Nell’ambito della missione gli sperimenti condotti saranno proposti da istituzioni provenienti da tutto il mondo e verteranno su diverse tematiche, quali geoscienza, robotica, ingegneria, con progetti su hardware e realtà virtuale, operazioni di superficie planetaria, con esperimenti su scienze sociali e umanistiche. Ma la ricerca interesserà anche aspetti operativi, quali equipaggiamenti e tute spaziali, pianificazione del volo e flussi di lavoro a distanza per le missioni complesse.

Le specie autoctone in Italia: un patrimonio inestimabile Pubblicato un elenco aggiornato della flora vascolare Rosa Funaro Mentre certi elementi di dubbia integrità continuano a sotterrare immondizia, a calpestare e distruggere interi territori e ad arricchirsi a discapito della salute e dell’ambiente, l’Italia si “manifesta” in tutta la sua bellezza: secondo uno studio pubblicato sulla rivista Plant Biosystems, il Belpaese è al primo posto in Europa per numero di specie vegetali autoctone. Sono infatti ben 8.195 le specie e sottospecie presenti nella Penisola, di cui 1.708 endemiche (cioè esclusive del territorio italiano) e 26 probabilmente estinte. La classificazione è il risultato

di un’indagine portata avanti per quindici anni dal Gruppo per la floristica, sistematica ed evoluzione della Società botanica italiana formato da 51 ricercatori, italiani e stranieri. Coordinatori del team: Fabrizio Bartolucci e Fabio Conti del Centro Ricerche Floristiche dell'Appennino dell'Università di Camerino e del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Lorenzo Peruzzi dell'Università di Pisa e Gabriele Galasso del Museo di Storia Naturale di Milano. La categoria, oggetto di studio e che rappresenta la gran parte del mondo vegetale, include: felci e affini, conifere e piante a fiore. Sono esclusi i muschi e le epatiche.

Nel dettaglio, in Italia le regioni che hanno il più alto numero di entità autoctone sono il Piemonte (3.464), la Toscana (3.370), la Lombardia (3.272), e l’Abruzzo (3.190). Nel bacino del Mediterraneo solo la Turchia ospita un numero di specie più elevato. “Negli ultimi anni - dichiara Fabio Conti - le esplorazioni sul campo, la stesura di elenchi regionali e gli studi comparativi riguardanti la flora italiana sono aumentati notevolmente. Tuttavia, per numerose specie vi sono ancora significative lacune di conoscenza. Per questo motivo, l’inventario appena pubblicato servirà come base per ulteriori ricerche botaniche”.


Pannelli solari sul tetto dei treni: così l’India sarà più green In principio erano le stazioni e i terreni accanto ai binari. Ora il fotovoltaico indiano si appresta a colonizzare anche le coperture dei vagoni ferroviari: 250 treni solari che faranno la loro comparsa, in maniera graduale sulle tratte locali ancora non elettrificate. A darne l’annuncio è la stessa Indian Railways, l’impresa statale che gestisce la rete di trasporto e che ha fatto dell’energia solare uno dei cardini del suo business plan. L’ambizioso programma di solarizzazione delle ferrovie, lanciato già nel 2015, ha facilmente ottenuto il plauso di mezzo mondo. La società si ripropone di istallare, nei prossimi nove anni, cinque gigawatt di fotovoltaico, essenzialmente come strumento per ridurre la propria spesa energetica. Spesa che si fa sentire non poco sui registri della Indian Railways se si considera che l’azienda è responsabile di oltre il 2% dei consumi energetici nazionali. I primi progetti sono già stati avviati. A febbraio 2016 il ministro delle ferrovie, Suresh Prabhu, ha lanciato due gare per appaltare la realizzazione di 50 MW fotovoltaici sui tetti delle stazioni ferroviarie (pri-

vilegiando quelle posizionate nelle aree più remote) e 100 MW solari lungo la pipeline. Oggi sono già 300 gli edifici dell’azienda dotati di pannelli, con l’obiettivo di portare il numero a quota 7000. Pare non sia stato semplice installare i pannelli solari sul tetto delle carrozze: il managing director della Indian Railways, che ha sviluppato il sistema fotovoltaico, ha infatti spiegato che il treno viaggia ad una velocità di 80 km/h e ha un ciclo di vita di circa 25 anni, di conseguenza la sfida è stata anche quella di garantire che i pannelli abbiano una durata altrettanto lunga e che non riportino danni dovuti agli spostamenti ad una tale velocità I treni solari sono l’evoluzione fisiologica del programma: 250 convogli su cui integrare moduli di fotovoltaico flessibile e pacchi batteria al litio. L’energia prodotta sarà destinata all’alimentazione delle luci e dei ventilatori interni ai vagoni L’iniziativa contempla una prima fase sperimentale, a cui dovranno sottoporsi i vincitori del bando. Saranno scelti sei treni, istallando sulle coperture impianti da 4,5 kW e monitorando la produzione e le

performance per circa due mesi. Al termine dei test, le società passeranno all’implementazione su larga scala. Secondo uno studio condotto dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, proseguendo su questa linea le ferrovie indiane potrebbero arrivare a generare fino al 25% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili entro il 2025. Il documento mostra che con un investimento di 3,6 miliardi di dollari, l’Indian Railways può istallare fino a 3,9 GW solari su scala utility e altri 1,1 GW come solar roof. I.B.

Safeschool 4.0: la vulnerabilità delle scuole sarà controllata con un semplice click Anna Paparo Oramai la nostra vita è stata invasa da tantissime app e da oggi anche la scuola non potrà più fare a meno. Si potranno, infatti, misurare i consumi e la vulnerabilità energetico-strutturale degli edifici scolastici con un semplice click o semplicemente “toccando” lo schermo del cellulare. Un modo semplice, veloce e con costi contenuti. Nasce, così, Safeschool 4.0. Scaricabile gratuitamente da App Store e Google Play, il suo utilizzo è consentito esclusivamente a tecnici abilitati che operano nel settore dell'edilizia con particolare specializzazione sugli aspetti strutturali ed impiantistici. Concepita dagli esperti dell'Enea per supportare i tecnici e i responsabili nei rilievi energetici e strutturali delle scuole, SafeSchool 4.0 consente di ottenere una prima valutazione per la

programmazione di interventi di messa in sicurezza e riqualificazione ed efficienza. La notizia ufficiale è apparsa sulla rubrica online @Eneainforma, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile fornendo le istruzioni per l’uso: inserendo le informazioni nelle apposite sezioni dell'applicativo, è possibile evidenziare un report dei rilievi completo di foto, il livello della classe di merito energetica e degli interventi per ottimizzarne la prestazione, gli elementi di vulnerabilità strutturale e il livello di intervento richiesto per migliorare la sicurezza dell'edificio ed infine un file contenente tutte le informazioni inserite dal tecnico. Ma non finisce qui. Per individuare le aree in cui le scuole richiedono maggiori interventi, l'Enea sta predisponendo un’ulteriore piattaforma informatica di pianificazione

strategica per un unico progetto di recupero degli edifici esistenti che preveda anche il miglioramento strutturale delle costruzioni in base alle diverse criticità territoriali, ambientali e climatiche. Mettendo a confronto i consumi reali dell’immobile con il fabbisogno energetico di riferimento per gli edifici scolastici, l’applicativo assegnerà ad ogni fabbricato una classe di merito (buono/sufficiente/insufficiente) per i consumi da riscaldamento ed elettrici. Inoltre, SafeSchool 4.0 è una delle iniziative realizzate dall'ENEA per Italia in Classe A, la prima Campagna Nazionale di informazione e formazione sull'Efficienza Energetica, di durata triennale, promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico e realizzata dall'ENEA, rivolta alla P.A., alle PMI, agli Istituti bancari e ancora alle famiglie e agli studenti.


Gösta Serlachius: il museo finlandese che si “dissolve” nel verde Antonio Palumbo Il concept di base del Museo di Arte Contemporanea Gösta Serlachius di Mänttä (Finlandia) si caratterizza per una scelta progettuale definita “foresta astratta”: l’idea è stata quella di inglobare la nuova ala della costruzione nel contesto circostante, caratterizzato dalla presenza di grandi essenze arboree, “mimetizzandola” per farle assumere un aspetto del tutto naturale e per nulla invasivo. Di qui la scelta di utilizzare una serie di cornici di legno d’abete rosso, che circoscrivono le vetrate di varia forma, riducendo così al massimo l’impatto visivo dell’edificio, il quale letteralmente “si nasconde” per rivelarsi solo a tratti tra gli alberi circostanti. Le pareti del nuovo organismo progettato dal team MX_SI - uno dei primi esempi di grandi edifici pubblici finlandesi realizzati interamente in legno - ricordano appunto una foresta astratta pietrificata e formano una piazza d’ingresso a fianco dello storico maniero Joenniemi. Parallelamente alla costruzione del nuovo museo, situato in un parco sulle rive del Lago di Melasjärvi, MX_SI è stato incaricato di studiarne l’accesso, collegato con l’isola di Taavetinsaari tramite un ponte semplice, caratterizzato dal medesimo aspetto formale e concettuale del progetto principale e coesistente con l’integrazione delle opere d’arte (come le

sculture di Harry Kivijärvi) nel paesaggio di cui fa parte. Il luogo è stato interpretato come una grande “tela verde”, con l’imponente figura monolitica della Joenniemi Manor House nel suo punto più alto: un paesaggio che, insieme alla costruzione, comprende un patrimonio di elevato significato culturale per i cittadini di Mänttä. La strategia del progetto è stata quella di stabilire un dialogo tra il nuovo e l’esistente, posizionando l’organismo museale in modo che la Joenniemi Manor House continuasse ad occupare il centro della scena.

La nuova piazza di accesso celebra l’architettura esistente, che continua a dominare il paesaggio ed appare più alta e prominente man mano che ci si avvicina al lago. All’esterno, l’edificio presenta una serie di montanti verticali, che seguono e sottolineano il ritmo della struttura interna, tra i quali è stato creato un sistema di facciata ventilata costituito da strisce di legno di abete intrecciate, ottenendo così un effetto di tessitura tridimensionale che varia lungo l’intera facciata. L’idea considera anche l’azione trasformatrice del tempo su un ma-

teriale vivo come il legno: per questo è stato deciso di aggiungere una tonalità dorata semi-trasparente che riveste tutti gli elementi e che svanirà progressivamente per far posto ai toni argentei che caratterizzano questo tipo di legno con l’invecchiamento. Per ridurre l’impatto visivo del nuovo museo in un ambiente così sensibile, la costruzione mira a decomporsi in frammenti via via più piccoli. Il volume è interrotto da tagli (o incisioni) di forma irregolare coperti con una superficie di vetro riflettente: il risultato è la percezione di

spazi di specchi infiniti; porte o passaggi pedonali che sembrano suddividere l’organismo trasversalmente. All’interno lo spazio è organizzato per proseguire con un percorso che, partendo dall’esterno, è attraversato da grandi quantità di luce che filtra dalle incisioni nel volume dell’edificio: queste “cascate di luce” riescono a trasformare il percorso lineare in un’esperienza emotiva, grazie al ritmo della ripetizione costante dei telai strutturali e delle interruzioni che permettono agli spazi esterni di penetrare all’interno.


Schisandra chinensis: molti benefici in un’unica pianta Un tonico naturale in grado di risvegliare l’energia vitale Fabiana Clemente L’alimentazione consapevole ci porta alla continua ricerca di alimenti naturali - nutrienti e portentosi. Definiti superfood grazie all’elevata concentrazione di proprietà benefiche. Accanto alle più note bacche di goji, accendiamo i riflettori su una nuova pianta. La schisandra. Originaria della Russia orientale e della Cina – da dove prende il nome Wu Wei Zi, che significa la bacca dai cinque sapori. Dolce, salato, aspro, amaro e pungente. Ma conosciamola meglio. Si tratta di una pianta adattogena – ovvero interviene dove riscontra una necessità – caratterizzata da molteplici velleità che apportano benefici al nostro organismo. È un vasodilatatore e, pertanto, normalizza la pressione sanguigna. Aumenta le nostre difese immunitarie. È un antiossidante e antibatterico. Stimola il sistema nervoso centrale con il miglioramento dei riflessi e della resistenza. Riduce il senso di affaticamento e il senso di fame. Spesso impiegata, infatti, come coadiuvante nelle diete dimagranti. Migliora l’aspetto cutaneo, grazie alla percentuale di vitamina A e E. La presenza di lignani aiuta a prevenire il danneggiamento del fegato. I principi attivi sono per l’appunto i lignani - schisandrina, schisandrolo, schisanterina, gomisina – appartenenti alla famiglia dei fitoestrogeni. Deputati alla rigenerazione del tessuto epatico danneggiato da influenze dannose – quali eccessivo consumo di alcol e epatite virale. L’olio essenziale presente nei frutti è composto da un mix di sostanze benefiche. Fosfolipidi, tannini, vitamina A, C, E, acido citrico, acido malico, acido tartarico, monosaccaridi, resina e pectina. Un cibo super energetico. Considerato un tonico naturale per corpo e mente, in grado di risvegliare l’energia vitale. La parte utilizzata della pianta è il frutto. Bacche di color rosso, protagoniste indiscusse nella medicina tradizionale cinese – per

Pelle al sole: la shinorina sostituisce le creme solari

combattere raffreddore, epatite, diabete, asma, depressione, deficit alle vie urinarie, eczema. Ma è facile reperirla anche nel nostro paese. In commercio è diffusa in capsule, in fiale, in infusi. È facile anche preparare un decotto in casa a partire dalle bacche. È necessario metterle in infusione in una tazza di acqua

fredda e portarla a ebollizione. Filtrare e lasciare intiepidire. Per poi consumarla 2 volte al giorno – metà mattina e pomeriggio. Il sapore è piuttosto amaro. Pertanto, per assicurarci la nostra dose giornaliera di benessere, è preferibile dolcificare in modo naturale. La panacea di tutti i mali? Non ci resta che te-

La pensione è vicina per le tradizionali creme solari, amiche della nostra pelle esposta al sole. Un team di scienziati dell’Università della Florida, infatti, ha creato batteri geneticamente modificati che sono in grado di produrre l'ingrediente chiave per creme solari ecologiche. In uno studio pubblicato sulla rivista Synthetic Biology, è stato, quindi, spiegato che è stato scoperto un metodo alquanto rivoluzionario che renderebbe possibile la produzione in laboratorio della shinorina, una sostanza naturale in grado di assorbire le radiazioni UV. Questa sostanza rappresenta un valido alleato per la protezione della nostra pelle, ma non solo. Aiuterebbe anche a salvaguardare l’ambiente. In pratica, alcuni componenti sintetici presenti nei classici filtri solari delle nostre creme possono accumularsi negli ambienti acquatici e creare danni ambientali. Un'alternativa a ciò è proprio la shinorina, una sostanza prodotta naturalmente da cianobatteri e alghe marine, in particolare quelle rosse raccolte in mare. Gli studiosi coinvolti hanno inserito il gene responsabile della produzione di questa sostanza nei batteri, trasformandoli in una sorta di piccole fabbriche produttrici di shinorina. Sviluppata in laboratorio, ricreandone l’habitat naturale, la shinorina ora può essere generata in provetta dando vita a serbatoi da cui attingere in futuro per la messa in commercio di creme solari non più tossiche per l’uomo e per la natura. Quindi, si prepara una vera e propria rivoluzione per le case cosmetiche e farmaceutiche che in vista della prossima estate potranno usare questa nuova scoperta per realizzare prodotti di alta qualità nel pieno rispetto della salute del globo. A.P.

Ad Aversa il primo orto-negozio Ridare alla nostra regione l’epiteto di Terra Felix cercando di far dimenticare quello purtroppo tristemente più noto di Terra dei fuochi: questo l’obiettivo di un team di giovani imprenditori casertani che hanno creato ad Aversa Fresca24, un innovativo orto-negozio. Sorto su un'area di 16mila metri quadrati adibita alla coltivazione di frutta e verdura, questo negozio a “metro zero” offre ai clienti prodotti prelevati al massimo 24 ore prima dai campi, oppure direttamente negli orti attigui accompagnati dai responsabili della struttura. L'Orto Negozio offre anche prodotti prove-

nienti da campi dell'agro aversano, dunque situati nelle vicinanze, e olio e vini di notevole fattura, ovviamente legati alla tradizione del territorio. Un po’ come si faceva tanti

anni fa quando ci si recava direttamente in campagna per acquistare i prodotti freschi. La recente e triste storia delle nostre terre, fatta di rifiuti ed inquinamento, ha però con il tempo quasi azzerato questa

antica pratica. Di qui l’obiettivo di Fresca24: costruire una rete reale che, con l’avallo e il supporto della ricerca scientifica, restituisca dignità ad un territorio storicamente vocato alla produzione agroalimentare d’eccellenza. Il team di Fresca24 ha chiesto a chiunque voglia augurare prosperità al progetto di iniziare subito a prenderne parte, acquistando uno degli alberi da frutto presenti sul terreno di Aversa. L’acquirente potrà rendere identificabile e controllare il suo albero ogni volta che vorrà ma dovrà attendere per la raccolta il giusto tempo di maturazione. G.M.


Grandi Napoletani, grandi Campani

Salvator Rosa, pittore incisore e poeta Un grande protagonista del Barocco italiano Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Salvatore (o Salvator) Rosa (Napoli, 22 luglio 1615 – Roma, 15 marzo 1673) fu un pittore, incisore e poeta di epoca barocca. "Salvatore fu di presenza curiosa, ed essendo di statura mediocre, mostrava nell'abilità della vita qualche sveltezza e leggiadria. Assai bruno nel colore del viso, ma di una brunezza africana, che non era dispiacevole. Gli occhi suoi erano turchini, ma vivaci; di capelli negri e folti, li quali gli scendevano sopra le

spalle ondeggianti e ben disposti naturalmente. Vestiva galante, ma senza gale e superfluità". È il ritratto che Giovanbattista Passeri ci lascia di Salvator Rosa. Ed è già significativo della "unione" tra vita privata e carriera artistica del grande pittore sempre sospeso tra notizie biografiche spesso sconfinate nella leggenda e le opere che seppe lasciarci. La fama (grande) arrivò in Italia ed in Europa solo in epoca romantica: si esaltarono i suoi sentimenti, la sua concezione della natura padrona, il suo animo ribelle e contro le convenzioni fino alla creazione di un vero e proprio mito a volte davvero fantasioso (lo raccontarono al fianco di Masaniello durante la popolarissima rivolta, eroe battagliero e anche vittima di un rapimento calabrese). Salvator Rosa era nato nel 1615 all'Arenella (un borgo presso Napoli, oggi parte integrante della zona alta della città). La madre (Giulia Greca Rosa) apparteneva ad una famiglia siciliana originaria della Gre-

cia. Il padre (Vito Antonio de Rosa) lo avviò agli studi nel convento dei padri Somaschi per farlo diventare prete o avvocato ma il giovane Salvatore iniziò subito a manifestare le proprie inclinazioni artistiche e iniziò a frequentare lo studio di uno zio e poi quello di Aniello Falcone e Jusepe de Ribera. Dipingeva soprattutto battaglie, paesaggi e scene di genere. Durante il tirocinio con Falcone, in particolare, conobbe Domenico Gargiulo, detto Micco Spadaro, con il quale si

legò in un'amicizia sincera e profonda. Si trasferì a Roma ma, tornato a Napoli, si dedicò all'esecuzione di paesaggi con scene che anticiparono per certi versi alcuni temi romantici come le pittoresche scene di eventi spesso turbolenti mentre la scena artistica cittadina in quegli anni era dominata da Ribera, Battistello Caracciolo e Belisario Corenzio. Al seguito dei Brancaccio lavorò sia a Roma che a Viterbo. Al di là della bravura con i pennelli, Rosa coltivò anche altre arti come la scrit-

tura e il teatro. Durante la sua carriera da attore, in particolare, compose molte satire, con le quali colpì con ironia i protagonisti del mondo culturale dominato da Gian Lorenzo Bernini. Da questi contrasti nacque l'idea di andare a Firenze, città nella quale frequentò e fondò diverse accademie (famose le sue cene accompagnate da satire e commedie improvvisate). In questi anni furono numerose le opere legate al mondo esoterico e magico. Tornato a Roma, lasciò la vita "cortigiana" (rifiutando anche gli inviti dell'imperatore austriaco e della regina di Francia). Viveva vendendo scene di battaglie e paesaggi pur non amandoli ("la repugnanza che io ho in sì dato genere di pittura, attesoché questo è il mio luogo topico da superar quanti pittori che mi vogliono dar di naso"). Nella città capitolina Salvator Rosa morì il 15 marzo 1673. Fu sepolto nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, nel sepolcro costruitogli dal figlio Augusto. Il motto latino nascosto nel volume da cui il busto tombale di Rosa pare declamare è un chiaro riferimento al mito del Rosaidolo della libertà di pensiero nell'Europa del Seicento.


Ecofemminismo: ha un senso parlarne? Individuare una narrazione ecofemminista italiana con un inizio, una trama ed una fine è difficile Tina Pollice Quanto hanno prodotto in termini di salvaguardia dell’ambiente, in narrazione della difesa ecologica, in ecofemminismo le donne? E che cos’è l’ecofemminismo? Per dirla con le parole della prof.ssa Stephanie Lahar, della Indiana University Press, Bloomington-Indianapolis e della prof.ssa Alicia Puleo, della Universitat Jaume I, Castellón de la Plana, l’ecofemminismo è una originale convergenza di femminismo ed ecologismo. È disobbedienza alle relazioni di dominio, sovversione al paradigma dominante declinato in opposti, è resistenza rivoluzionaria. È una grande promessa di inclusione per un ordine sociale nuovo, senza gerarchie, senza dualismi tra donne, uomini, natura, cultura. Un movimento vivo che abbraccia con fiducia la vita, fatto di relazioni, di scambi, di incontri che creano possibilità, opportunità, ipotesi ogni volta nuove. È essenzialismo, spiritualismo, costruttivismo, socialismo, un processo con discussioni ed elaborazioni, che rifugge definizioni ultime ed attribuzioni certe. Insomma, una visione del mondo ecosostenibile ed ecocompatibile antitetica all’attuale. Individuare una narrazione ecofemminista italiana con un inizio, una trama ed una fine è difficile per il vuoto teorico e bibliografico. Nel nostro Paese così insofferente alle questioni

e alle politiche di genere, l’ecofemminismo suona come una cacofonia. Cosa c’entrano queste femministe con l’ecologia? Che cosa hanno da dire queste donne, anche, sull’ambiente? Per trovare testi in italiano sull’ecofemminismo bisogna andare al 2008 con Eco-femminismo a cura di Carolyn Merchant e pubblicato in La camera blu, e prima ancora al 1999 con Le ragioni dell’Ecofemminismo di Maria Alberta Sarti edito da Il Saggiatore. Altro apporto è dato dal libro Nell’età del boomerang. Contributi alla Teoria critica del patriarcato dell’austriaca Claudia von Werlhoff, da sempre dedita allo studio della di-

visione del lavoro nella produzione capitalistica e del rapporto tra patriarcato e capitalismo. Il testo, edito nel 2014 da Unicopli, è una raccolta di sette saggi che dal punto di vista ecofemminista affronta il tema del patriarcato nei rapporti con il capitalismo, dei caratteri della scienza moderna, della tecnologia e della geoingegneria nelle loro interazioni alla base di nuove strategie militari. Di ecofemminismo si è scritto poco in Italia nonostante le importanti voci di Elisabetta Donini e di Laura Conti, sebbene da Seveso in poi, le donne in Italia siano state protagoniste di movimenti e di comitati attente alle conseguenze che un ambiente malato ha sulla salute. Manca, nel nostro Paese, una riflessione ampia, non frammentata, non sporadica, non localistica sull’ecofemminismo ed è temporalmente da poco, la traduzione dei testi fondativi sull’ecofemminismo Ecofeminism di Maria Mies e Vandana Shiva, o a Women and Nature di Susan Griffin o a Ecological Feminist Philosophies e Ecofeminist Philosophy: A Western Perspective on What It Is and Why It Matters di Karren Warren. Il femminismo alleandosi con l’ecologismo, è, nelle intenzioni, una nuova visione, del mondo. Se il femminismo svela la brutalità della dominazione patriarcale, l’ecologi-

smo grida che le risorse della terra sono quasi esaurite e che il cambiamento non solo non può più essere rinviato, ma, diventa obbligo. E la preziosità del femminismo, in questa trasformazione, consta del suo bagaglio valoriale fatto di uguaglianza e di giustizia da estendere non solo alle donne, ma ai popoli oppressi, alle classi sociali più povere ed emarginate, a tutti gli esseri viventi, in un approccio non più oppositivo, ma inclusivo.

Perché per dirla con Karren Warren, tutto, donne, persone di colore, sottoproletari, ambiente naturale non umano, tutto deve essere teorizzato insieme per poter superare le oppressioni. Indubbiamente, nel presente attuale, ove le ideologie dei secoli scorsi sembrano essere al capolinea, percorrere questa strada rappresenterà l’alba per l’umanità e la salvezza per la Terra.


Slow Food: Leguminosa 2018 a Napoli Momenti di approfondimento dedicati alle principali problematiche del mondo dei legumi Brunella Mercadante Il 21 febbraio scorso è stata presentato"Leguminosa 2018",in programma a Napoli in Piazza Dante da venerdi 9 a domenica 11 marzo, evento nazionale organizzato da Slow Food Campania realizzato con il sostegno dell'Assessorato all'Agricoltura della Campania nell'ambito di un progetto della Direzione Generale per le Politiche agricole alimentari e forestali, e in collaborazione con prestigiosi produttori e operatori dell'agroalimentare. Come tutti gli eventi organizzati da Slow Food, quale il Salone del Gusto a Torino, Cheese a Bra od anche Slow Fish a Genova, la manifestazione ha una cadenza biennale. La prima edizione di Leguminosa si è svolta a Napoli nel 2014, siamo quindi giunti alla terza edizionedi questa manifestazione, affascinante percorso alla riscoperta di sapori dimenticati, divalorizzazione di sementi, di culture di regioni lontane, di approfondimento di tematiche legate allo sviluppo sostenibile.La manifestazione segue le linee guida che da sempre caratterizzano gli eventi di Slow Food: non una semplice fiera, ma un evento “vivo” che coinvolge ilpubblico più vasto dei consumatori, risvegliandone l'interesse, sollecitandone la cultura e la sensibilità, creando momenti di riflessione, dibattito, informazione, ma anche di degustazione, assaggio, musica e convivialità. Tema del progetto è la biodiversità dei legumi ed è rappresentata nella sua

complessità, l’occasione per ripercorrere la storia dei legumi, le culture che coinvolgeva, le opportunità, i disagi di un’economia di sussistenza; fino a scoprire quanto e come è cambiata oggi l’agricoltura, come si relaziona con il mondo intero e come dalla globalizzazione è stata penalizzata, incontrando i produttori dei Presìdi dedicati ai legumi, i rappresentanti delle Comunità del Cibo e i produttori della ricca sezione espositiva del Mercato. Il progetto intende soprattutto diffondere la conoscenza dei legumi a consumatori sempre più consapevoli mediante una rete di gastronomie e locali amici di Slow Food con la ven-

dita dei prodotti, supportata da materiali di comunicazione, e la degustazione di ricette che valorizzano i legumi, raccontandone l’origine e il valore nutrizionale. Al centro della manifestazione Legumerà un grande spazio riservato agli incontri e ai confronti con i momenti di approfondimento dedicati alle principali problematiche del mondo dei legumi. Ci saranno poi il Mercato dei legumi, una mostra mercato che occuperà l’area più rilevante della manifestazione con circa 80 banchetti espositivi, con tantissimi legumi provenienti dalla Campania, ma anche da altre parti d'Italia e del mondo; i Laboratori del

Gustodedicati principalmente ai legumi e alle utilizzazionigastronomiche, dalla pasta agli oli, dal pane alle verdure, affrontando gli aspetti legati alla coltivazione, con il racconto dei produttori e degli chef; la Triade Mediterranea spazio riservato agli oli extravergini di oliva, ai vini, allebirre e ai pani, per andare alle radici della cultura del Mediterraneo, partendo dalleeccellenze produttive della Campania; e ancora le Osterie della Pasta e della Zuppa, due luoghi in cui conoscere gli abbinamenti tradizionali e innovativi tra cereali e legumi, a partire dalle ricette più classiche o daquelle nate dall’estro creativo dei cuochi, in cui non mancheranno di certo i legumi presidi Slow Food della Campania: il Cece di Cicerale, il Fagiolo di Controne, il Fagiolo Dente di morto di Acerra, il Lupino gigante di Vairano, ilMaracuoccio di Lentiscosa. Non va dimenticato che i legumi rappresentano la base della Dieta Mediterranea, riconosciuta Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità dall'UNESCO, che ha premiato proprio uno “stile di vita sostenibile, basato su tradizioni alimentari. Nella scorsa edizione, svoltasi nel 2016 semprein Piazza Dante a Napoli e riconosciuta come evento ufficiale dell’Anno Internazionale dei Legumi proclamato dalla FAO, si sono registrate circa 30.000 presenze e sono stati venduti oltre 8 quintali di legumi. Un successo che certamente si ripeterà anche quest'anno.

UN PROGETTO EUROPEO PER SALVARE PASTA, OLIO E VINO “Oro del Mediterraneo” dedicato a vite, olivo e grano duro coordinato dall'Enea Bruno Giordano È proprio un'alleanza tra scienziati e grandi imprese il progetto europeo di ricerca MED-GOLD1, “Oro del Mediterraneo” dedicato a vite, olivo e grano duro coordinato dall'Enea con tre partner industriali leader mondiali: Barilla per la pasta, la spagnola DCoop per l'olio d'oliva e la portoghese Sogrape Vinhos per il vino. Con un finanziamento europeo di 5 milioni di euro, verranno realizzati servizi climatici specializzati per ognuna di queste colture, con indicazioni per ottimizzare le tecniche agricole in relazione

all'impatto del riscaldamento globale. Questa nuova tipologia di servizi climatici per l'agricoltura consente di fornire informazioni su misura e di agire su un arco temporale anche pluridecennale, rispetto alle attuali previsioni meteo che non vanno oltre i 2-3 giorni. Con Barilla, spiegano dall'Enea, si lavorerà per capire l'impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione di grano duro e le ricadute in termini di qualità e prezzo. Notevole l'impatto dell'aumento delle temperature anche sulle interazioni tra l'olivo e la mosca delle olive, alterando l'economia olivicola nonché la resa della

coltura. Sapere in anticipo se la prossima stagione sarà molto calda e siccitosa o al contrario mite e umida consentirebbe a chi produce olio d'oliva di mettere in atto le contromisure necessarie e a tal riguardo si lavorerà insieme con la spagnola Dcoop. Con Sogrape Vinhos, infine, verrà sviluppato un servizio climatico legato all'andamento stagionale della temperatura e al verificarsi di pioggia o siccità, per scegliere il momento migliore per la vendemmia, in modo da consentire ai viticoltori di programmare per tempo i lavori di cantina e l'utilizzo della manodopera.


SVEZIA: ARRIVA IL PLOGGING, IL VIRTUOSO SPORT ECOAMBIENTALE La nuova tendenza di fare jogging raccogliendo rifiuti Cristina Abbrunzo Quando si parla di Svezia si fa riferimento ad una Nazione ricca, efficiente, all’avanguardia in molti settori, ad una Terra precorritrice di mode e alla pulizia che rende il suolo di questo pezzo di Scandinavia pressoché incontaminato. La Svezia è innegabile che sia decisamente avanti quando si parla di ambiente. Eppure, anche gli svedesi hanno dei problemi con i rifiuti e con l’immondizia lasciata per strada o nei giardini, ma non è niente di paragonabile alla sporcizia delle grandi città italiane che ciclicamente balza agli onori delle cronache, ma è comunque una criticità importante. Bene! Quello che ha la Svezia che forse manca ad altri Paesi è che una volta individuate delle criticità si cerchino anche delle soluzioni concrete e alla portata di tutti. E diventerà una mania mondiale, non c'è da dubitarne, l'ultima invenzione in arrivo dal 60° parallelo: il Plogging. Si tratta di una nuova tendenza che lega il benessere all’ecologia, un nuovo tipo di sport che consiste nel correre raccogliendo i rifiuti che si trovano per strada. La parola, un neologismo che sta facendo breccia nel cuore e nelle abitudini degli appassionati della corsa, è un mix tra il verbo svedese plocka, raccogliere, e l’inglese running. Tutto è iniziato nel 2017, a Stoccolma. Gruppi di amici che corrono e decidono di raccogliere carte e cartacce trovate per terra. Qualche fotografia su internet, qualche hashtag e tutto è diventato, come si suol dire, virale. Anche negli Stati Uniti. L’attività motoria unita all’impiego sociale e al sentirsi utili per il prossimo sarebbe dunque la chiave del successo di questo nuovo, acclamatissimo sport. Il plogging è geniale perché è semplice, divertente e tecno-

logico. Da una parte si mantiene la linea e si sta bene con se stessi, dall’altra, invece, si compie un semplice gesto che rende il mondo migliore. Si corre, ci si china per raccogliere la sporcizia e ci si sente felici e utili. Grazie all’App Lifesum, gli utenti e gli amanti del fitness possono monitorare e registrare la loro attività come se fosse un

allenamento completo. Inoltre, tramnite lo smartphone si può controllare persino il dispendio calorico. Con 30 minuti di plogging si consumano anche 440 calorie, ovvero il valore energetico di un plumcake o di un etto di Parmigiano Reggiano. La nuova tendenza segue i principi dell’interval training. Alterna periodi ad alta intensità ad

altri con minor impatto fisico. Questi cambi repentini di intensità allenano il sistema cardiovascolare e accelerano il metabolismo. Il corpo, così facendo, brucia una maggiore quantità di grassi. Uno degli aspetti positivi del plogging è proprio la combinazione di movimenti costituita dal passaggio dalla corsa alla accovacciata per raccogliere il pattume. Un'attività nobile, insomma. Che non avrà problemi a trovare sostenitori in particolare nelle città italiane, spesso travagliate da una raccolta dei rifiuti a macchia di leopardo e recentemente animate da gruppi di volontari che fanno quello che le municipalizzate trascurano o non vedono. Va comunque detto che l'idea del plogging, nonostante la proverbiale inventiva degli svedesi, non è nuovissima. Al di là delle abitudini virtuose di ogni jogger non-svedese (chiunque sportivo da strada avrà raccolto immondizia altrui almeno una volta nella vita), il primato per aver formalizzato la buona abitudine va a John e Martin Mueller, padre e figlio appassionati di running, che a Louisville nel Kentucky si

fecero venire l'idea delle cosiddette trash run nel 2014. Stessa esecuzione, stessa preoccupazione per l'ambiente. In realtà i due hanno capito il potenziale dell'iniziativa e hanno cercato di trasformarlo in un lavoro, fondando un'azienda dal nome Pick'N'Run, che propone in vendita zainetti, guanti, marsupi e abbigliamento progettati per i corridori-raccoglitori. Diversamente da questi antesignani americani, al plogger svedese non interessa il guardaroba, quanto il risultato. Se piace correre con uno zainetto attaccato alla schiena, ben venga. Se si preferisce portare appresso una busta di plastica ripiegata, liberi tutti. Questa nuova moda” costruttiva” è già approdata in numerose città d’Europa, giungendo sino in Italia dove ad esempio in Puglia, in particolare a Lecce, l’assessore all’Ambiente Carlo Mignone, ha annunciato per il mese di aprile un’iniziativa che trarrà spunto dal Plogging. Ci auspichiamo, dunque,che questa nuova tendenza ecocompatibile possa prendere sempre più piede anche nel nostro Paese.


Le prossime novità in materia di tutela della Privacy Entro il 25 maggio 2018 scatta l’adeguamento al Regolamento UE 2016/679 Felicia De Capua Il 25 maggio 2018 entrerà in vigore la novellata normativa europea in materia di trattamento dei dati personali e tutela della riservatezza, che non abbisogna di norme di recepimento, in quanto direttamente applicabile in tutti i Paesi dell’Unione. Entro questa data, quando sarà operante il nuovo Regolamento UE n. 679/2016, gli enti dovranno attivarsi al fine di adeguarsi in tempo, rendendo operative le nuove disposizioni e i nuovi sistemi di protezione dei dati. Il citato regolamento sostituirà infatti il nostro Codice della Privacy (d.lgs. n. 196/2003), la cui abrogazione avrà l’effetto di uniformare l’ordinamento italiano alla normativa europea. L’intervento normativo in questione qualifica la riservatezza come un vero e proprio diritto dell’individuo, che sinora è stato spesso tutela di discipline poco incisive, costruite su concetti a tratti evanescenti. La rivoluzione in materia di

tutela della privacy si chiama General Data Protection Regulation che prescrive nuovi adempimenti e metodologie che consentono a ciascun ente un effettivo controllo sul trattamento dei dati in suo possesso: dalla valutazione dei rischi dei trattamenti dei dati alla valutazione di impatto,

dal registro dei trattamenti al censimento delle banche dati con i dati personali. Il titolare del trattamento dovrà dimostrare di aver messo in atto (e di tenere aggiornate) le nuove misure tecniche e gestionali, dovrà quindi monitorare i singoli adempimenti, documentare le scelte fatte e verificare

la concreta applicazione delle nuove regole da parte dei diversi soggetti coinvolti all’interno e all’esterno dell’ente. Inoltre il regolamento europeo introduce la figura del Responsabile della Protezione dei dati (RPD) che si affianca al titolare e al responsabile del trattamento. La designa-

zione del RPD è obbligatoria negli enti pubblici, mentre, per quanto riguarda gli enti privati, è prevista solo qualora i trattamenti dei dati siano rischiosi per la generalità degli interessati. Nella pratica, si tratta di un controllore dell’attività di trattamento e svolge la funzione di consigliere nei trattamenti più o meno delicati. Lo strumento principale attraverso cui il legislatore europeo ha inteso raggiungere lo scopo di una tutela effettiva, è quello sanzionatorio. Precisamente, le sanzioni sono state inasprite, prevedendo un tetto massimo di 20 milioni di euro e il 4% del fatturato annuo di gruppo. Gli Stati membri possono poi decidere di affiancare sanzioni penali alle sanzioni amministrative. Infine sono previsti nuovi principi alla base dello svolgimento dell’attività di protezione, quale quello dell’accountability, secondo cui il titolare del trattamento deve adottare le misure necessarie affinché le norme contenute nel regolamento siano rispettate.

Viaggio nelle leggi ambientali ENERGIA In tema di Diritto all'energia, alla realizzazione e autorizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, alla procedura autorizzatoria semplificata e ai limiti, la Corte di Cassazione Penale, Sez. 3^ 02/02/2018, Sentenza n. 5075, sancisce che le disposizioni in tema di autorizzazione alla realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili sono contenute nel D.lgs. 29 dicembre 2003, n. 387, di attuazione della direttiva 2001\77\CE, il cui art. 12 stabilisce, al comma 3, che la costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili sono soggetti ad un'autorizzazione unica rilasciata dalla Regione, nel ri-

spetto delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, del paesaggio e del patrimonio storico - artistico, che costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico. Il successivo comma 5 dello stesso articolo ha anche previsto una procedura autorizzatoria semplificata in relazione agli impianti con

una capacità di generazione inferiore rispetto alle soglie di cui alla tabella A, allegata al medesimo decreto, diversificate per ciascuna fonte rinnovabile: agli impianti rientranti nelle suddette soglie si applica la disciplina della d.i.a., di cui al d.P.R. 6 giugno 2001, n.380, artt. 22 e 23. Solo con la nuova regolamentazione del 2011, il legi-

slatore statale ha dato facoltà alle Regioni di estendere l'ambito di applicazione del procedimento autorizzatorio semplificato fino ad una soglia massima di potenza di energia elettrica pari a 1 Mw; fermo restando il vincolo per la legislazione regionale costituito dai limiti posti dall'art. 6 citato, che, secondo la giurisprudenza costituzionale (Corte cost. n. 99 del 2012), esprime un principio fondamentale, sicché il legislatore regionale è tenuto a rispettarlo nell'esercizio della sua potestà legislativa concorrente. Un'ulteriore disposizione specifica per gli impianti fotovoltaici in ambito agricolo è stata poi prevista dal d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, art. 65, convertito dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, che, nel prescrivere in gene-

rale che agli impianti solari fotovoltaici con moduli collocati a terra in aree agricole non è più consentito l'accesso agli incentivi statali di cui al d.lgs. 3 marzo 2011, n. 28, ha comunque fatto salve le situazioni pregresse, confermando la perdurante applicabilità del d.lgs. 28 del 2011, art. 10, comma 6 (inizialmente abrogato dallo stesso d.l., ma fatto rivivere dalla legge di conversione). Nella specie, il principio secondo il quale il divieto di frazionamento degli impianti fotovoltaici era da considerarsi già vigente prima dell'approvazione della legge regionale 31\2008, in virtù di quanto statuito dalla legislazione statale, segnatamente dall'art. 12, comma 3 del d.lgs. 387\2003 (Cass. Sez. 3, n. 40561 del 25\6\2014. A.T.


MI CONGELO UN ATTIMO COSÌ LA VITA NON MI TOCCA

SCIENZA E UGUAGLIANZA DI GENERE MOTORI DI SVILUPPO Donne scienziate in missione nel Sud del mondo

La serendipità è la fortuna di fare felici scoperte per puro caso Andrea Tafuro Serendipità a tutti voi! Una parola dal suono bello e un po’ strano che vuole disegnare i vantaggi del darsi da fare. Il termine deriva da Serendip, l’antico nome persiano dello Sri Lanka e indica la fortuna di trovare qualcosa mentre se ne sta cercando un’altra. Cercatore libero e liberato se vuoi trovare qualcosa, il modo migliore è iniziare a cercare! Forse non troverai esattamente quello che cercavi, ma almeno avrai vissuto. Forse noi esseri umani non possiamo fare a meno di affidarci alla serendipità, perché siamo capaci ancora di sorprenderci, perché non ci lasciamo contenere nelle profetiche previsioni statistiche e in fondo perché non possiamo mai sapere con certezza quello che stiamo cercando. Eppure, tutti cercano. Mettersi a cercare vuol dire lasciarsi spingere dal dialogo con gli altri, per aprire le porte al mondo, lasciarsi spingere da parole che non sono ancora del tutto comprese. D’altra parte, per chi ci crede, l’atteggiamento indispensabile di chi vuole trovare Dio è cercare, penso ai re magi che si misero in

cammino per cercare il bambino vaticinato dalla stella. Sicuramente non si muoverà mai chi pretende di partire solo quando la strada è completamente sgombra e lineare. Per uscire dalla nostra condizione di immobilismo, è fondamentale individuare quello che non abbiamo, scoprire il nostro vuoto. Questa mancanza prende altresì il nome di desiderio. Ci mettiamo a cercare perché desideriamo qualcosa che non possediamo ancora. Così avviene con il consumismo, siccome la nostra sete di possedere non è mai del tutto saziata, non possiamo fare altro che cercare ancora, senza sosta. Cosa cerchi? Cosa vuoi? Il desiderio dello sciame dei consumisti è dare una risposta al vuoto che li abita. Come i re magi, anche noi desideriamo risposte, tuttavia la vita ci costringe a non abitare le definizioni. Quante volte vi siete imbattuti nel termine serendipità? Vi invito a vedere Serendipity film del 2001 con Kate Beckinsale e John Cusack, che narra di una romantica storia d’amore nata su una serie di eventi fortuiti e casuali. Forse quando abbiamo cercato di difenderci dal dolore

che abbiamo provato o per allontanare la delusione che già vediamo arrivare da lontano, molte volte ci congeliamo, non permettiamo a noi stessi di sentire quello che proviamo. Ma in questo modo rinunciamo anche a tutto quello che di bello la vita ci offre. Smettiamo di vivere per non morire di dolore. Il nostro cuore ibernato dal gelo delle nostre paure ci impedisce a volte anche di essere toccati dalla relazione con gli altri. Viviamo la vita ibernati, ripetendo sterilmente le stesse cose e siamo diffidenti verso tutto e tutti deformando tutto il nostro agire. E poi, come d’incanto, all’orizzonte arriva il salvatore di turno a prometterci qualcosa, il termine promettere indica il mandare avanti e la promessa ci rassicura circa le modalità con cui mandiamo avanti le nostre esistenze. Credere che ci sarà un futuro è un nostro bisogno, è l’orizzonte che ci ammalia e che rimette incessantemente in moto il nostro cuoricino. Farci promesse, avere sogni è la forza che ci fa fare ancora un passo quando siamo stanchi, anche quando ci fanno promesse che non hanno alcuna intenzione di mantenere.

Martina Tafuro La scienza e l’uguaglianza di genere sono entrambe di vitale importanza per il raggiungimento degli obiettivi per lo sviluppo concordati a livello internazionale, inclusa l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Negli ultimi 15 anni, la comunità mondiale ha realizzato grandi sforzi per incoraggiare e coinvolgere la presenza di donne e ragazze nella scienza. Uno studio realizzato in 14 Paesi ci dice che, le percentuali relative alla probabilità che le ragazze conseguano una laurea triennale, una laurea specialistica e un dottorato di ricerca nel campo della scienza, sono rispettivamente del 18%, 8%, e 2%, mentre le percentuali per gli studenti di genere maschile sono 37%, 18%, 6%. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione A/70/474/ Add.2, affinché donne e ragazze ottengano parità di accesso e partecipazione nella scienza e ha istituito l’11 Febbraio come la Giornata Internazionale per le donne e le ragazze nella scienza. Tutte queste azioni hanno stimolato, negli ultimi anni, un proliferare di progetti per coinvolgere sempre più ragazze che credono nella loro capacità di raggiungere un alto livello nell’arena della scienza. Uno di questi è Homeward Bound, programma australiano, giunto alla II edizione, nato da un’idea dell’

imprenditrice e attivista Fabian Dattner. Si tratta della più grande missione di donne scienziate in Antartide, che vede coinvolte ottanta studiose in partenza verso l’estremo Sud del mondo. Obiettivo? Promuovere il ruolo delle donne nella scienza e contrastare il disequilibrio di genere nelle politiche ambientali. È stato selezionato un equipaggio di donne scienziate provenienti da tutto il mondo che nel corso di quest’anno, saranno impegnate in un programma di formazione su temi legati a leadership, capacità strategiche e di comunicazione, climatologia e ambiente. La formazione in equipe permetterà a queste scienziate di partecipare più attivamente all’orientamento delle politiche ambientali, favorendo la presenza di una voce corale in merito alle decisioni che riguardano temi socialmente rilevanti come i cambiamenti climatici, il riscaldamento globale, la deforestazione e l’erosione della biodiversità. Per la prima volta, due italiane saranno a bordo della spedizione: Gaia Dell’Ariccia (foto in alto), ricercatrice in comportamento animale che da oltre 10 anni lavora sulla migrazione degli uccelli marini attraverso gli oceani in diversi istituti internazionali (Montpellier, Barcellona, Zurigo), e Elena Joli, fisica teorica che ha studiato i buchi neri all’Università di Bologna e all’École Normale Supérieure di Parigi.


27 febbraio 2018 - Nevicata a Napoli


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