Il Rapporto Ispra sulla qualità dell’ambiente urbano Tra le criticità rilevate a Napoli il consumo di suolo e la mancanza di spazi verdi PRIMO PIANO
I rifiuti marini e le microplastiche
Ginevra – è stato pubblicato pochi giorni fa il nuovo rapporto dell’UNEP - United Nations Environment Programme (Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, ndr), frutto del lavoro di un team di ricercatori ed esperti su rifiuti marini e microplastiche. Il rapporto denuncia ancora una volta un quadro disarmante, dovuto al fallimento delle istituzioni rispetto agli impegni assunti...
Brescia è la città più inquinata d’Italia, Roma la “Capitale” delle voragini stradali, Napoli è la città dove è stato registrato l’aumento più consistente e significativo della temperatura presumibilmente a causa del riscaldamento globale. Sono questi alcuni dei risultati dell’edizione 2018 del Rapporto ISPRA-SNPA ‘Qualità dell’Ambiente Urbano’, presentato al Senato qualche giorno fa. Il lavoro, che analizza l’ambiente in 120 città e 14 aree metropolitane, quest’anno ha dedicato il focus alle esperienze innovative... Martelli a pag.2
ARPAC
Criticità ambientali: giornata di studio a Napoli L’Ordine dei periti industriali della Provincia di Napoli ha promosso, lo scorso 17 dicembre, un momento di confronto sulle attuali conoscenze relative alle criticità ambientali, confronto che ha impegnato sia docenti universitari che tecnici del settore ambientale, con la collaborazione di Arpa Campania.
Fanelli a pag.3
DAL MONDO
Allarme spiagge in Giappone
STUDI & RICERCHE
Qualità della vita in Italia
Esposito a pag.11
Cossentino-Olivares-Cioffi a pag.6
Alternanza scuola-lavoro: visita al sito Q8 di Napoli Est
È dal 1990 che “Il Sole 24 Ore” pubblica la sua classifica sulla qualità della vita nelle città italiane e quest’anno, per la prima volta, Milano si aggiudica la medaglia d’oro. Quarantadue gli indicatori, divisi in sei aree: ricchezza e consumi, affari e lavoro, ambiente e servizi, demografia e società, giustizia e sicurezza, cultura e tempo libero. I dati sono ricavati dal bilancio demografico dell'Istat...
Bio-architettura I Bug hotel per le api in città
NATUR@MENTE
In una vita senza margini mi sento emarginato
Continua il percorso di alternanza scuolalavoro promosso dal liceo scientifico Imbriani di Pomigliano d’Arco in collaborazione con Arpa Campania. L’iniziativa, avviata lo scorso 12 dicembre, è proseguita con una visita al sito in corso di bonifica della Kuwait raffinazione e chimica spa (Krc) nella periferia Est di Napoli. Che il riscaldamento globale sia una piaga per l’ambiente e per tutti noi è cosa ormai risaputa. E ancor di più lascia ogni giorno segni evidenti della sua presenza. Basti pensare che circa il sessanta per cento delle spiagge in Giappone potrebbe sparire entro la fine del secolo a causa dell'innalzamento delle acque provocato proprio dal riscaldamento globale. A lanciare l’allarme rosso è stato un gruppo di scienziati dell'Istituto nazionale per gli studi dell'Ambiente, e altre ventisette associazioni del settore, dopo aver analizzato i rapporti sui cambiament climatici delle Nazioni Unite... Paparo a pag.5
Gaudioso a pag.7
I Bug hotel, ovvero gli “hotel per insetti”, sono strutture per l’apicoltura realizzate col principale obiettivo di ripopolare di insetti le aree urbane e favorire il ripristino della biodiversità in città. Sembrerebbe una sorta di ‘trovata snob’ ma l’idea riveste, in realtà, ben altra importanza: negli ultimi anni, infatti, la popolazione delle api e di altri insetti... Palumbo a pag.12
AMBIENTE & SALUTE
Il metodo “calm” per vivere al meglio il 2019
AMBIENTE & CULTURA
Appunti di viaggio: destinazione Basilea La città svizzera meta consigliata per il 2019
Basilea, assai nota come sede delle maggiori case farmaceutiche, sorprende offrendo di sé un altro aspetto, quello di città ad alto quoziente culturale: in trentasette kilometri quadrati sono distribuit... Buonfanti a pag.13
De Capua a pag.15
Ambigui, flessibili, ma più di ogni altra cosa liquidi: eccola la bella società targata fine 2018. L’aumento delle disuguaglianze e delle povertà ci fa galleggiare in uno stato di crisi perenne. I flussi ininterrotti di capitali, merci e esseri umani mettono costantemente in crisi questo piccolo mondo, che vizia tutti dalla culla alla tomba. La soluzione proposta sembra essere: costruiamo muri per proteggerci. In verità l’idea non è nuova. La storia è piena di queste infelici intuizioni. Nel III secolo A.C. l’imperatore Qin Shi Huangdi decise di costruire la Grande Muraglia Cinese. Tafuro a pag.19
Il Rapporto Ispra sulla qualità dell’ambiente urbano Sono tante le criticità rilevate nel capoluogo partenopeo Giulia Martelli Brescia è la città più inquinata d’Italia, Roma la “Capitale” delle voragini stradali, Napoli è la città dove è stato registrato l’aumento più consistente e significativo della temperatura presumibilmente a causa del riscaldamento globale. Sono questi alcuni dei risultati dell’edizione 2018 del Rapporto ISPRA-SNPA ‘Qualità dell’Ambiente Urbano’, presentato al Senato qualche giorno fa. Il lavoro, che analizza l’ambiente in 120 città e 14 aree metropolitane, quest’anno ha dedicato il focus alle esperienze innovative mettendo in luce un’Italia che da Nord a Sud presenta non poche criticità. Guardando in “casa nostra” il Rapporto è poco lusinghiero per Napoli per quanto riguarda il tema suolo e strade, dopo Roma, infatti, è proprio Napoli la città che conta il maggior numero di voragini venutesi a creare dal 1960 al 2018 (agosto). Nel capoluogo napoletano ne vengono censite 562, ed è seguita al quarto posto da Cagliari (150) e da Palermo (72). Il Rapporto però fornisce una spiegazione al fenomeno: la roccia vulcanica di base del
territorio partenopeo – si legge in una scheda a parte del dossier – l’Ignimbrite Campana, fu oggetto di un intenso sfruttamento nel sottosuolo di Napoli per la realizzazione di edifici monumentali o di strutture abitative. Tendenzialmente, sono comunque le città del Centrosud Italia quelle maggior-
mente interessate dal fenomeno, a Roma in particolare la situazione appare complicatissima, con 136 voragini venutesi a creare soltanto nei dieci mesi del 2018. Maglia nera in Campania anche per quanto riguarda il consumo di suolo. A livello di Città metropolitane, infatti, nel 2017 Napoli presenta insieme a
Milano la percentuale più alta, 34,2% e 32,3% rispettivamente, mentre Palermo ha la percentuale più bassa con 5,9%. La perdita di servizi ecosistemici tra il 2012 e il 2017, valutata tra i 348 e i 443 milioni di euro, a Torino, Bari e Napoli presenta il trend negativo più significativo. Per quanto riguarda l’inquina-
mento urbano, al 10 dicembre 2018 (stime preliminari) sono in tutto 19 le città che hanno oltrepassato il limite giornaliero per il PM10. Brescia, con 87 giorni, è la città con il maggior numero di superamenti, seguita da Torino e Lodi con 69, Viterbo quella meno inquinata. Restando in Campania, Benevento è stata oggetto di un focus sulle emissioni atmosferiche, principale indagato, però, non è stato lo smog da traffico veicolare. Le statistiche, infatti, pongono sul primo gradino del podio gli impianti di riscaldamento domestici che ogni anno nel capoluogo sannita liberano nell’aria 66 tonnellate di polveri sottili a fronte delle “sole” 18,2 tonnellate rilasciate dal traffico cittadino. Anche la situazione del verde pubblico restituisce un dato poco lusinghiero: a Napoli troviamo una disponibilità più che limitata, compresa fra i 10 e i 30 metri quadrati per abitante. Insomma, le aree urbane sia come motore dello sviluppo ma anche come punti di criticità ambientale da affrontare con forza e che meritano quindi maggiore attenzione nelle politiche di governo ed una rapida ed efficace strategia di contrasto.
Wwf, 2018 un altro anno senza svolte su clima e biodiversità "Nemmeno l’ultimo allarme Ipcc ha fatto aprire gli occhi alla politica" Un altro anno senza una vera svolta su clima e biodiversità. È dura l'analisi del Wwf sul 2018: un anno che, spiega la presidente di Wwf Italia, Donatella Bianchi, "Ci lascia insoddisfatti perché, a livello globale, è mancato un vero scatto in avanti rispetto alle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici e alla difesa della biodiversità. Nemmeno il preoccupatissimo allarme lanciato dall'ultimo rapporto sul cambiamento climatico dell'IPCC è riuscito a fare aprire gli occhi ai decisori politici segnalando l'urgenza di un cambio di paradigma nel modo in cui gestiamo l'energia, i suoli, l'industria, le
costruzioni, i trasporti e le città". Secondo Bianchi, "anche per l'Italia il 2018 è stato un anno in cui, spesso, alle attese non sono seguiti i fatti. Da un lato c'è stata finalmente una presa di coscienza contro il nemico dei mari e delle spiagge: la plastica". Ma, all'opposto, "è stato, invece, un anno da dimenticare per la biodiversità italiana. A causa dei calendari venatori e altri provvedimenti sulla caccia varati dalle regioni, il 2018 può essere considerato come un vero e proprio annus horribilis". Per questo, "il 2019, sia a livello globale che nazionale
dovrà essere un anno di svolta. È necessario porre le basi per un Global Deal, un accordo globale, ambizioso ed efficace per la natura e la biodiversità. E serve il coraggio dei governi per concretizzare l'Accordo di Parigi sul clima e assumere impegni adeguati all'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. A livello nazionale, oltre ai provvedimenti che indichino un reale e rapido percorso di decarbonizzazione del nostro sistema energetico ed economico, ci aspettiamo un cambio di passo netto e concreto nelle politiche ambientali". (ANSA)
I rifiuti marini e le microplastiche Entro il 2050 negli oceani ci saranno più pezzi di plastica che animali Rosemary Fanelli Ginevra – È stato pubblicato pochi giorni fa il nuovo rapporto dell’UNEP - United Nations Environment Programme (Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, ndr), frutto del lavoro di un team di ricercatori ed esperti su rifiuti marini e microplastiche. Il rapporto denuncia ancora una volta un quadro disarmante, dovuto al fallimento delle istituzioni rispetto agli impegni assunti, sia in materia di contenimento delle emissioni inquinanti che rispetto alla riduzione di rifiuti plastici. Pur evidenziando l’ampio divario tra i risultati che dovrebbero essere ottenuti entro il 2020 e le reali aspettative, “il Rapporto rivela sia la concreta possibilità di ridurre le emissioni, sia l’importanza della cooperazione internazionale per incrementare l’attuale, purtroppo inadeguato, livello di ambizione” - come ha affermato Christiana Figueres, Segretario Esecutivo della Convenzione Quadro ONU sul Cambiamento Climatico. Per quel che concerne i rifiuti plastici, è stato ancora una volta ribadito come “sacchetti di plastica, articoli monouso e microsfere rappresentino le tre più importanti fonti di inquinamento”. I rifiuti plastici che finiscono nel mare, a cominciare proprio dalle microparticelle di plastica, una volta ingerite dai pesci, en-
trano a far parte della catena alimentare, con gravissimi effetti per la salute. I sacchetti di plastica, identificati come il prodotto di consumo più diffuso al mondo, sono quelli maggiormente regolamentati. In 127 dei 192 paesi censiti, sono state stabilite molteplici norme al riguardo. Pur sussistendo notevoli diversità da paese a paese, quali ad esempio divieti di produzione e distribuzione o tassazioni ai diversi livelli, la forma più comune di restrizione riguarda la distribuzione a titolo gratuito. Per le microsfere ovvero le particelle di plastica di dimensione inferiore o uguale a 5 mm, aggiunte intenzionalmente ad alcuni prodotti di consumo come creme, dentifricie prodotti per la pulizia, si registrano restrizioni solo in otto dei 192 paesi valutati. Altri quattro stati ovvero Belgio, Brasile, India e Irlanda, hanno invece emanato proposte di legge nazionali, mentre l’Unione Europea ha avviato un processo per limitarne l’aggiunta a svariati prodotti di consumo. Per i prodotti monouso in plastica, 27 paesi stabiliscono qualche divieto su produzione, distribuzione, uso o vendita e importazione. Le zone insulari e i paesi costieri hanno generalmente leggi più rigide e specifiche, forse a causa di un turismo strettamente legato allo stato degli ecosistemi marini; si tratta infatti di ambienti soggetti a un’alta vulnerabilità
ambientale in cui gli effetti dell’inquinamento plastico sono più tangibili. In 22 stati il divieto riguarda prodotti o polimeri specifici, come il polistirolo, mentre in soli due casi sono state introdotte delle restrizioni a livello produttivo, cosi’ da limitare il quantitativo della plastica in articoli monouso o che richiedono una percentuale di materiale riciclato all’interno del
prodotto finito. Al di là di queste differenze, la maggiore criticità è rappresentata dalla mancanza di disposizioni precise per l’applicazione della legge: spesso non sono chiare le sanzioni ed i procedimenti a cui sarebbero soggetti i contravventori. Nel frattempo, la Cina continua ad essere, assieme agli Stati Uniti, uno dei più grandi produttori al mondo di rifiuti
plastici da imballaggio, seguiti da Giappone e Unione Europea. Secondo il programma ambientale delle Nazioni Unite, ogni anno sono 8 milioni le tonnellate di plastica – per lo più bottiglie e sacchetti - riversate nei mari. Se l’inquinamento proseguirà a questo ritmo, entro il 2050 negli oceani ci saranno più pezzi di plastica che animali.
I venti tipici del Mediterraneo disposti sulla tradizionale Rosa Gennaro Loffredo Chi di noi non conosce la rosa dei venti? Il suo nome è dovuto alla disposizione dei rombi che la compongono e che in origine indicavano le direzioni da cui soffiano i venti. Le quattro punte principali indicano i punti cardinali (Nord, Est, Sud, Ovest); le successive quattro punte i punti intercardinali (Nordest, Sud-Est, Sud-Ovest, Nord-Ovest). La “tramontana” ad esempio è un vento freddo e secco proveniente da Nord, che interessa le regioni versante tirrenico (quindi anche la nostra Regione) ed è più frequente nei mesi invernali con condizioni di alta pressione sull’Europa occidentale e di bassa sui Balcani. Tale vento porta generalmente ampie schiarite e visibilità eccellente. La Pianura Padana e le valli alpine, che si trovano sottovento rispetto a questo tipo di circolazione, sono spesso interessate da venti di caduta noti come “Foehn o Favonio”, molto asciutti e caldi. La “bora” è un vento molto freddo proveniente da NordEst, tipico delle regioni del medio alto versante adriatico e in particolare di Trieste. D’inverno la bora, che nelle regioni meridionali prende il
nome di “grecale o greco”, è il principale responsabile delle ondate di freddo intense che interessano la nostra penisola, con nevicate a quote basse anche sulle aree adriatiche e del Sud. Il “levante” prende il nome dal punto cardinale da dove spira, Est; ha caratteristiche simili alla
bora, anche se in questo caso le correnti associate sono generalmente meno fredde. Il vento proveniente da Sud viene chiamato “ostro o mezzogiorno”. La configurazione barica e la fenomenologia associata sono molto simili allo “scirocco”. Quest’ultimo è uno dei venti che più frequente-
mente spirano sui nostri bacini. É un vento tiepido d’inverno ed in tardo autunno, caldo negli altri periodi dell’anno. È in origine un vento caldo e secco, ma nell’attraversare il Mediterraneo giunge umido sulle nostre regioni apportando nuvolosità e fenomeni
soprattutto al Settentrione. Lo scirocco raccoglie grandi quantità di sabbia dal Sahara e può dare luogo ad una colorazione giallastra o rossastra delle nubi e a precipitazioni contenente pulviscolo. In Estate, lo scirocco si associa spesso all’arrivo dell’anticiclone nord-africano sulla nostra penisola con forti ondate di caldo. Il “libeccio spira da Sud-Ovest ed è attivato dal passaggio delle perturbazioni atlantiche. Provoca intense precipitazioni sulle regioni tirreniche, ed è tipico dell’autunno e dell’inverno, stagioni nelle quali può provocare intense mareggiate, specie su Lazio e Campania. Infine il “maestrale” è il vento che spira da nord-ovest ed è anche il più temuto dagli agricoltori e dai navigatori, in quanto è capace di raggiungere punte di velocità ragguardevoli ed è spesso responsabile di burrasche ed intense mareggiate intorno alla Sardegna e alla Corsica. Insomma l’Italia, estesa in latitudine e in longitudine e grazie alla presenza delle catene montuose, presenta caratteristiche diverse di clima anche per l’esposizione a particolari tipi di venti.
Allarme spiagge in Giappone Il riscaldamento globale mette a rischio chilometri di fascia costiera Anna Paparo Che il riscaldamento globale sia una piaga per l’ambiente e per tutti noi è cosa ormai risaputa. E ancor di più lascia ogni giorno segni evidenti della sua presenza. Basti pensare che circa il sessanta per cento delle spiagge in Giappone potrebbe sparire entro la fine del secolo a causa dell'innalzamento delle acque provocato proprio dal riscaldamento globale. A lanciare l’allarme rosso è stato un gruppo di scienziati dell'Istituto nazionale per gli studi dell'Ambiente, e altre ventisette associazioni del settore, dopo aver analizzato i rapporti sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite a partire dall’anno 2014 fino ad arrivare ai giorni nostri. In base al loro ultimo resoconto, se le temperature dovessero aumentare di circa quattro gradi, il livello del mare lungo le coste dell'arcipelago salirebbe di sessanta centimetri, e fino al novantasei per cento delle aree costiere del Sol Levante perderebbero gran parte del
territorio balneabile. Il gruppo ha, inoltre, calcolato che dei settantasette litorali presenti in Giappone quarantasei sarebbero completamente ingoiati dall'acqua, vale a dire il sessanta per cento. Il ministero delle Infrastrutture nipponico ha affermato che l'erosione del terreno è già iniziata a causa dello sviluppo industriale e urbano ol-
tremisura e i danni causati dai tifoni sempre più violenti. È stato anche sottolineato che solo nella città di Chigasaki, a sud di Tokyo, la costa si è ritirata di cinquanta metri in un periodo di circa cinquanta anni. Per questo gli esperti esortano le autorità ad una maggiore pianificazione, per valorizzare l'importanza delle località balneari come mete di
turismo, e per attenuare l'erosione del territorio con l'obiettivo di preservare l'ecosistema marino. Le zone geografiche a rischio di estinzione, secondo lo studio, vanno dal nord dell'isola dell'Hokkaido, passando dalle spiagge urbane di Sagaminada alla periferia di Tokyo, fino agli atolli del Pacifico di Ogasawara. Insomma, è stato presentato uno scena-
rio apocalittico dai risvolti tragici se non si corre ai ripari quanto prima. E questo studio rappresenta un monito per tutto il mondo affinché si cerchi al più presto una soluzione fattibile per risolvere questo problema del riscaldamento globale. È la Terra che ce lo sta chiedendo con i suoi continui S.O.S. che ci sta inviando in maniera sempre più insistente: ora è la volta del Giappone. Onde evitare di “contaminare” altri tesori meravigliosi del nostro pianeta bisogna cercare e attuare un espediente pratico nell’immediato, un antidoto efficace, ponendo fine all’innalzamento della “febbre” del globo. La Terra risulta, così, secondo il bollettino degli esperti, affetta da un’influenza perenne che non smette mai di lasciarla. Quindi, l’uomo deve mettere un freno alle sue attività continuamente invasive e distruttive. Come dice il vecchio proverbio: “chi ha tempo non aspetti tempo”. E a qaunto pare a disposizione ne abbiamo davvero ben poco.
Il Rapporto climatico Germanwatch 2018 Bruno Giordano Realizzato in collaborazione con CAN (Criteri Ambientali Minimi), NewClimate Institute e, per l’Italia, con Legambiente, il rapporto di Germanwatch misura le performance dei vari Paesi attraverso il Climate Change Performance Index (CCPI), prendendo come parametro di riferimento gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e gli impegni assunti al 2030. Il CCPI si basa per il 40% sul trend delle emissioni, per il 20% sullo sviluppo sia delle rinnovabili che dell’efficienza energetica e per il restante 20% sulla politica climatica. Nonostante una buona performance nell’uso di energia, l’Italia ha rallentato sul fronte dello sviluppo delle rinnovabili ed è assente una politica climatica nazionale adeguata agli obiettivi di Parigi. Nel 2017 le emissioni sono
diminuite solo dello 0,3% rispetto all’anno precedente e appena del 17,7% rispetto al 1990. Per questo, l’Italia scende nella classifica delle performance ambientali Germanwatch 2018, perdendo ben sette posizioni rispetto alla precedente edizione e piazzandosi al 23° posto (era al 16° nel 2017). Presentato il 10 dicembre alla conferenza ONU sul
clima, il rapporto Germanwatch analizza le performance climatiche di 56 Paesi più l’Unione Europea nel suo complesso, che insieme contribuiscono al 90% delle emissioni globali, e stila una classifica il cui podio resta vuoto, anche quest’anno: non assegnate le prime tre posizioni, perché nessuno dei Paesi analizzati ha raggiunto la performance
necessaria per contrastare in maniera efficace i cambiamenti climatici e non superare la soglia critica di 1,5°C. Il Paese più virtuoso è la Svezia, 4° posto, con un’ottima performance nella riduzione delle emissioni e una continua crescita delle rinnovabili. Segue il Marocco che consolida la sua leadership tra i Paesi in via di sviluppo grazie ai considerevoli investimenti nelle rinnovabili e a un’ambiziosa politica climatica. Tra i Paesi emergenti, l’India si è posizionata all’11° posto, con una buona performance climatica dovuta alle basse emissioni pro-capite e al considerevole sviluppo delle rinnovabili. Trend negativo per la Germania che si piazza al 27° posto dovuto alla quota ancora considerevole del carbone nel mix energetico nazionale e all’assenza di una strategia per la decarbonizzazione dei trasporti. L’Unione Europea nel
suo complesso avanza posizionandosi al 16° posto rispetto al 21° dello scorso anno, grazie ad una politica climatica che ha l’obiettivo di raggiungere entro il 2050 zero emissioni nette. Per la prima volta la Cina raggiunge il centro della classifica posizionandosi al 33° posto, con una politica climatica incisiva che ha adottato norme più stringenti per la riduzione delle emissioni nei settori industriale ed abitativo, e all’introduzione di un efficace regime di sostegno delle rinnovabili. In fondo alla classifica troviamo Arabia Saudita (60) e Stati Uniti (59). Segnali positivi giungono però dall’Alleanza per il Clima, oltre 3mila tra Stati, città, imprese nazionali e multinazionali, università e college, al lavoro per mantenere gli impegni assunti a Parigi attraverso un’azione congiunta che bypassa l’amministrazione federale.
Criticità ambientali: giornata di studio a Napoli L’Ordine dei periti industriali ha promosso un confronto tra esperti a cui ha partecipato Arpac Luigi Cossentino Renato Olivares Raffaele Cioffi L’Ordine dei periti industriali della Provincia di Napoli ha promosso, lo scorso 17 dicembre, un momento di confronto sulle attuali conoscenze relative alle criticità ambientali, confronto che ha impegnato sia docenti universitari che tecnici del settore ambientale, con la collaborazione di Arpa Campania. L’evento, che si è tenuto nel Centro direzionale di Napoli, è stato introdotto dai saluti del presidente del corso di studi di Ingegneria dell’Università telematica Pegaso, Antonio Tufano, a cui ha fatto eco l’intervento del rettore Alessandro Bianchi, il quale ha affrontato il tema del recupero e della rigenerazione urbana nelle aree industriali dismesse. Maurizio Sansone, presidente dell’Ordine provinciale dei periti industriali e dei periti industriali laureati di Napoli, ha illustrato il ruolo dell’Ordine nella formazione specifica di nuove competenze tecnico-ambientali. Il Commissario Arpac Luigi Stefano Sorvino ha relazionato sulle attività svolte dall’Agenzia, nello specifico, le
attività di monitoraggio, prevenzione e controllo orientate alla tutela del territorio e al superamento delle molteplici criticità ambientali della Regione Campania. Il tema della normativa relativa alla autorizzazione e al controllo degli impianti Ippc (Aia) ha visto confrontarsi Lucia Pagnozzi (Regione Campania) e Luigi Cossentino (Arpac), con particolare attenzione alle competenze della Regione Campania in materia di rilascio delle autorizzazioni, e
al controllo e monitoraggio ad opera di Arpac. I due relatori hanno ricordato ai presenti che il controllo degli impianti, finalizzato alla verifica dei valori e dei parametri, nell’ambito dell’applicazione delle migliori tecniche disponibili, limita effettivamente l’inquinamento ambientale di una specifica attività industriale. Il ruolo di Arpac nelle procedure per la caratterizzazione e la bonifica dei siti contaminati ricompresi nel Piano regionale di bonifica, che riguardano
Arpa Campania partecipa al progetto Air-Heritage premiato dall’Unione Europea Arpa Campania è parte attiva di uno dei più importanti progetti italiani sul monitoraggio della qualità dell'aria. Con un recente provvedimento, Arpac ha approvato uno schema di Partnership Agreement in vista della partecipazione dell'Agenzia al progetto Air-Heritage del Comune di Portici. Il progetto, che si avvale della collaborazione di Enea, Università di Napoli Federico II, Legambiente e della società Terraria, è l'unica iniziativa italiana che a ottobre si è aggiudicata il bando della Commissione europea "Azioni urbane innovative", tra circa sessanta proposte inviate dal nostro Paese. L'iniziativa, finanziata con risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale, prevede il coinvolgimento dei cittadini nel monitoraggio della qualità dell'aria, grazie a sensori svi-
luppati dall'Enea che possono essere installati su biciclette, passeggini e altri mezzi di trasporto. Arpac collaborerà al progetto mettendo a disposizione i dati della sua rete di monitoraggio, composta da centraline fisse e laboratori mobili. L'Agenzia inoltre con-
tribuirà allo sviluppo della rete di sensori utilizzata specificamente per il progetto. Tra gli scopi dell'iniziativa, c'è valutare quanto siano esposti i cittadini all'inquinamento atmosferico nel corso dei loro spostamenti quotidiani (dal sito arpacampania.it).
anche alcuni Siti di interesse nazionale (cioè Napoli Orientale e Bagnoli-Coroglio), è stato illustrato da Renato Olivares (Dipartimento Arpac di Napoli). Raffaele Cioffi, dell’Ordine provinciale dei periti industriali, ha posto l’attenzione sull’annosa questione delle criticità costiere, in particolare delle pressioni antropiche dovute alla particolare morfologia della nostra Penisola: criticità che si riassumono nell’impatto delle infrastrutture di trasposto, degli im-
pianti di depurazione, della presenza di attività industriali, con le conseguenti sottrazione di territorio, fragilità strutturale della fascia costiera, erosione delle coste, e con il tema – a questi connesso - della mancanza di cave marine, eccetera. Inevitabile la conclusione: le pressioni sulla fascia costiera rendono necessaria l’attuazione di politiche di tutela, al fine di valorizzare una delle risorse più importanti della nostra regione, la risorsamare.
Congedo per il dipendente Torre al dipartimento Arpac di Napoli
Il Commissario Arpac Stefano Sorvino ha voluto lo scorso 21 dicembre salutare il dipendente Gennaro Torre, coordinatore della segreteria del dipartimento di Napoli, che va in pensione. Il commissario, accompagnato dal direttore del dipartimento di
Napoli, Nicola Adamo, e da Antonio De Sio che dirige il dipartimento di Salerno, ha espresso, a nome dell’Agenzia, gratitudine e apprezzamento per il lavoro svolto da Torre, in Arpac dal 2003 dopo aver lavorato al Comune di Napoli.
Alternanza scuola-lavoro: visita al sito Q8 di Napoli Est con i ragazzi dell’Imbriani I liceali di Pomigliano coinvolti in un progetto formativo con la partecipazione Arpac Anna Gaudioso Continua il percorso di alternanza scuola-lavoro promosso dal liceo scientifico Imbriani di Pomigliano d’Arco in collaborazione con Arpa Campania. L’iniziativa, avviata lo scorso 12 dicembre, è proseguita con una visita al sito in corso di bonifica della Kuwait raffinazione e chimica spa (Krc) nella periferia Est di Napoli. L’azienda, nata nel 1984, è un’affiliata del gruppo Kuwait Petroleum International, noto con il marchio Q8. Il 20 e il 21 dicembre gli alunni dell’Imbriani sono stati accompagnati nel sito alle porte di Napoli, guidati dall’ingegnere Ida Sgulò, responsabile per Krc della sicurezza ambientale, dal collega Nino Rossello, consulente della Krc per la sicurezza sul lavoro, da Luigi Cossentino (direttore Area territoriale del dipartimento Arpac di Napoli) e da Vincenzo Barbuto (dirigente Arpac esperto di bonifiche). Grazie agli esperti presenti, i liceali di Pomigliano hanno potuto familiariz-
Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 31 dicembre 2018 - Anno XIV, N.24 Edizione chiusa dalla redazione il 31 dicembre 2018 DIRETTORE EDITORIALE
Luigi Stefano Sorvino
DIRETTORE RESPONSABILE
Pietro Funaro
CAPOREDATTORI
Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli
IN REDAZIONE
Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro
GRAFICA E IMPAGINAZIONE
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zare con i concetti-cardine della gestione del rischio: concetti come rischio, pericolo, danno, che spesso diamo per scontati nel linguaggio comune ma che sono definiti rigorosamente dalle procedure di settore. Referenti di questo progetto sono, per il liceo Imbriani, le insegnanti Paola Miranda, Assunta Di Lorenzo, Cinzia e Nunzia Antignano, coordinate dal preside Domenico Toscano. Nel corso di questa giornata, gli esperti hanno utilizzato gadget e filmati come ausilio didattico, per catalizzare l’interesse dei ragazzi. In merito alla bonifica dei terreni Q8 situati a Napoli Est, è stata sottoscritta nel 2017 una convenzione, tra Arpac e Krc, per i controlli sul risanamento dell’area. La convenzione prevede lo svolgimento, da parte dell'Arpa Campania, delle attività di controllo ai fini della validazione delle determinazioni analitiche effettuate nell'ambito del piano definitivo di bonifica dei siti inclusi nel cosiddetto “Lotto 1”. Bilancio dell’iniziativa formativa: gli alunni hanno vissuto di sicuro due giornate intense all’interno dello stabilimento di via delle Brecce. Si sono immersi nelle difficili problematiche legate ai progetti di bonifica: in particolare, si sono potuti rendere conto della complessità delle questioni in gioco, troppo spesso affrontate in maniera superficiale dai media. Si tratta di giovani studenti che in un futuro non troppo lontano entreranno a far parte del mondo del lavoro: grazie a esperienze come questa, si spera che le loro scelte saranno sufficientemente consapevoli.
LA NUOVA PELLICOLA PER SCHERMARE IL CALORE Un sistema in grado di abbattere i costi e ridurre al minimo l’utilizzo del condizionatore Ilaria Buonfanti Per combattere il caldo, si ricorre spesso e in maniera massiccia all’aria condizionata con un notevole impatto sull’ambiente e sulla bolletta. Ma adesso una nuova invenzione del MIT (Massachusetts Institute of Technology) potrebbe abbattere i costi e ridurre al minimo la necessità del condizionatore. Si tratta di una speciale pellicola trasparente in grado di respingere il 70% del calore solare in ingresso. Per combattere il caldo estivo, uffici e abitazioni tendono a usare in maniera smodata l’aria condizionata. Ora gli ingegneri del MIT hanno sviluppato un film da applicare alle finestre degli edifici per riflettere il calore in entrata del sole. La pellicola è in grado di rimanere trasparente al di sotto di 32 gradi Celsius. Al di sopra di questa
temperatura, secondo i ricercatori, agisce come un “sistema autonomo” e respinge il calore. Gli scienziati hanno stimato che se si ricoprissero tutte le finestre degli edifici in questo modo, l’aria condizionata e i costi energetici diminuirebbero almeno del 10%. Il film è paragonabile a un involucro di plastica trasparente e le sue proprietà di rifiuto del calore sono dovute alla presenza di micro particelle realizzate con un materiale a cambiamento di fase, che si restringe se esposto a temperature di 32 gradi Celsius o superiori. I ricercatori hanno inserito minuscole sfere piene d’acqua in un polimetilmetacrilato standard. A temperature di poco inferiori ai 32 °C, le sfere cominciano a ridursi, facendo fuoriuscire il liquido: ecco perché il vetro assume un aspetto opaco con le alte temperature, ma ciò è indispensabile per bloccare il 70% del calore in ingresso pur la-
sciando passare molta luce. Fino a oggi, pellicole del genere non avevano avuto l’effetto sperato. D’estate, questa pellicola potrebbe raffreddare passivamente un edificio pur lasciando entrare una buona quantità di luce. Nicholas Fang, professore di ingegneria meccanica al MIT, sostiene che il materiale offre un’alternativa economica ed efficiente dal punto di vista energetico alle tecnologie esistenti delle finestre intelligenti. Per dimostrarlo, i ricercatori del MIT, in collaborazione coi colleghi dell’Università di Hong Kong. hanno illuminato con la luce prodotta da un simulatore solare una finestra ricoperta da questa pellicola e hanno notato che il film diventava gelido in risposta al calore. Quando hanno mi-
surato l’irradiazione solare attraverso l’altro lato della finestra, hanno scoperto che il film era in grado di respingere il 70% del calore prodotto dalla lampada. “Le smart windows attualmente sul mercato non sono molto efficienti nel rifiutare il calore dal sole, o, come alcune finestre elettro-cromiche, potrebbero aver bisogno di più energia” ha detto Fang. “Abbiamo calcolato che per ogni metro quadrato, vengono introdotti dalla luce del sole attraverso una finestra circa 500 watt di energia sotto forma di calore”. Non poco. La speranza è che soluzioni simili possano diffondersi in tutto il mondo per ridurre al minimo il ricorso alle fonti fossili. Questo studio è stato pubblicato sulla rivista Joule.
Edilizia sostenibile
PRODURRE CARTA DA PARATI UTILIZZANDO I CIANOBATTERI Imperial College di Londra, Università di Cambridge e Central Saint Martins sono impegnate nella realizzazione di un progetto innovativo in ambito edilizio. Parola d’ordine: energia rinnovabile! Un team di ricercatori ha recentemente utilizzato una bio-batteria e un pannello fotovoltaico per creare carta stampando cianobatteri. Nella fattispecie si tratta di microrganismi presenti nel nostro pianeta da miliardi di anni. Sono stati utilizzati come inchiostro e sono stati stampati attraverso una particolare stampante, che ha consentito di realizzare della carta da rivestimento per le pareti. Secondo quanto dimostrano i dati rilevati, i
cianobatteri sopravvivono alla stampa. Ed è proprio durante il processo di stampa che effettuano la fotosintesi. Rilasciano, dunque, una certa quantità di energia elettrica che potrebbe essere utilizzata per delle piccole alimentazioni. In futuro, i ricercatori auspicano di poter utilizzare questi batteri fotosintetici per realizzare delle nuove tecnologie soprattutto da impiegare non soltanto per il fotovoltaico, ma anche in ambito medico. È prevista, infatti, la realizzazione di sensori per il monitoraggio dei pazienti affetti da diabete o dispositivi per controllare la qualità dell’aria negli ambienti abitati. Ma diamo un’occhiata più da vicino. In cosa consiste
il prodotto finito? Si tratterebbe di pannelli solari totalmente biodegradabili e a zero impatto ambientale. Rispetto ai classici pannelli fotovoltaici, questi sistemi eviterebbero il dispendio di una grande quantità di risorse e di rifiuti. A lavoro compiuto, infatti, essendo fatti di una speciale carta, potrebbero essere lasciati biodegradare in giardino senza alcun impatto sull'ambiente. La bio-batteria solare è un ulteriore esempio dei progressi scientifici riguardo le tecnologie alternative basate sull’uso delle rinnovabili. Si tratta in particolare del fotovoltaico - microbico microbial biophotoltaics (BPV). Una tecnica che vuole sfruttare la fotosintesi dei cia-
nobatteri e delle alghe per trasformare la luce in corrente elettrica. I BPV basati su carta non sono destinati a sostituire la tecnologia convenzionale delle celle solari per la produzione di energia su larga scala, ma possono essere utilizzati per costruire alimentatori biodegradabili. Sono più adatti a dispositivi e applicazioni che richiedono una piccola quantità di energia, come sensori ambientali e biosensori. Il fine ultimo di
queste innovative tecnologie è quello di produrre elettricità sia durante il giorno che nel corso della notte. Allo stato attuale, il dispositivo prodotto è piccolo. Il team sta lavorando, infatti, su un formato A4 per poi passare alle dimensioni degli attuali pannelli. Un’evoluzione in continuo divenire, dunque. In attesa di scoprire quali altri metodi alternativi ci riserverà il progresso tecnologico. F.C.
Con il vino biotech per brindare al nuovo anno
A Termoli, il latte ecosostenibile
Il ricorso alle tecnologie di breeding più avanzate per tutelare i vigneti Rosario Maisto Quando brinderete durante le feste, magari con un calice di prosecco, pensateci, le viti occupano il 3% del terreno coltivato in Europa, ma impiegano ben il 65% dei fungicidi. Se si diffondessero i vitigni di nuova generazione, resistenti a oidio e peronospora, l’uso di questi fitofarmaci crollerebbe, se poi si consentisse il ricorso alle tecnologie di breeding più avanzate, come CRISPR, i vini che amiamo diventerebbero resistenti alle malattie più minacciose senza perdere nulla della propria identità genetica. Per il primo sorso CRISPR bisognerà aspettare, sperando che le incognite che regolano il percorso di produzione, non scoraggino la ricerca, ma gli incroci smart dell’era eno-genomica hanno già dato i primi frutti convenzionali, con dieci varietà registrate nel 2015. Si chiamano Fleurtai, Soreli, Sauvignon Kretos, Sauvignon Nepis, Sauvignon Rytos, Merlot Khorus, Merlot Kanthus, Cabernet Eidos, Cabernet Volos, Julius, il 2018 ha portato la
prima vendemmia commerciale per tre di questi vitigni, per gli altri la vinificazione è ancora nella fase pre-commerciale. Oidio e peronospora sono arrivati dall’America nel XIX secolo e per i viticoltori sono ancora nemici temibili, per sconfiggere queste malattie non bastano gli innesti su vitigni resistenti, servono dei veri e propri incroci. Si è impiegato tanto tempo per raggiungere l’obiettivo per colpa della genetica della vite, che è piuttosto complessa, ma anche della propensione all’innovazione della filiera vitivinicola, la svolta si è avuta con la messa a punto di nuove tecniche basate sui marcatori molecolari, il sequenziamento del genoma della vite e il crescente interesse dei consumatori per la sostenibilità ecologica. Con questi vitigni le applicazioni di rame, che normalmente superano la dozzina, possono essere ridotte a un paio. Ora la domanda sorge spontanea, perché non tutte le regioni sembrano interessate? In Europa possono ottenere il marchio Doc solo i vini ottenuti dalla vite comune, Vitis vini-
fera, mentre i vitigni resistenti derivano dall’incrocio con varietà selvatiche, Germania e Austria hanno risolto il problema certificando come Vitis vinifera tutti i vitigni in cui almeno il 90% del DNA proviene da questa specie, l’Italia ovviamente è ancorata al 100%. Negli ultimi anni però, nel nostro paese, l’utilizzo massiccio di prodotti chimici ha causato tensioni nelle zone ad alta densità vinicola, dove i vigneti si sono estesi a ridosso dei centri abitati. I prodotti ecosostenibili hanno conquistato fette importanti di mercato e l’impronta ambientale dell’agricoltura è oggetto di normative europee. Noi ormai, viviamo nell’epoca dei cambiamenti climatici, e anche la vite dovrà cambiare se vogliamo che il vino rimanga uguale, la speranza dunque, è che in futuro regolatori, produttori e consumatori si convinceranno a esplorare anche le potenzialità di tecniche che, secondo la Corte di giustizia europea, ricadono sotto la direttiva sugli OGM, pur non comportando il trasferimento di DNA tra specie diverse.
La ricerca non si ferma mai e continua a fare passi da gigante in ogni settore della nostra vita. Un esempio tangibile è dato questa volta dal nostro made in Italy in campo alimentare e non solo. Così, grazie ai tantissimi studi, innovazione tecnologica, riduzione del consumo di plastica di oltre il trenta per cento, aumento della durata dei prodotti freschi con una diretta diminuzione degli sprechi alimentari, energia del sole si miscelano insieme dando vita a un progetto davvero innovativo. Infatti, proprio questi rappresentano i punti salienti del nuovo progetto messo in campo dall'azienda lattiero-casearia Del Giudice di Termoli e presentato nel corso di una conferenza stampa nello stabilimento della città adriatica cui hanno preso parte il vicepresidente della Giunta regionale e assessore alle Attività Produttive, il Dottor Vincenzo Cotugno, il presidente di Confindustria Molise, Vincenzo Longobardi, il docente dell'Unimol e Università di Teramo Giampaolo Colavita, la presidente del Consiglio comunale di Termoli Manuela Vigilante e l'atleta termolese campione di Sitting Volley, Emanuele Di Ielsi, e i titolari di impresa. Ad essere attivati sono dei macchinari che sono in grado di eliminare completamente gli 'sfridi' di plastica: partendo da un quarantaquattro per cento fino a toccare lo zero per cento. I nuovi film di sigillatura sono impermeabili all'ossigeno e consentono maggiore durabilità del prodotto. E ma non finisce qui, E’ stata potenziata anche la catena del freddo con un nuovo impianto che utilizza energie rinnovabili grazie ai dieci mila metri quadrati di pannelli fotovoltaici. Sono, inoltre, duecento i dipendenti tra diretti e indiretti, venti mila i metri quadrati, di cui dieci mila coperti. "Una piccola rivoluzione - ha spiegato il responsabile produzione dell' azienda, il Dottor Pierluigi Evangelista - nel nome dell'etica e del rispetto per l'ambiente da parte di una realtà produttiva fondata nell’ormai lontano 1898 e ben radicata nel territorio". Il progetto fa seguito ad uno studio che ha visto l'aumento dei sentimenti e dell’interesse degli italiani verso gli alimenti a chilometro zero, totalmente “bio” ed in più senza lattosio, quindi ad alta digeribilità. "La parola d'ordine è innanzitutto wellness – spiega il Dottor Fabio Di Camillo, della società di comunicazione Sinergia di Pescara, che ha curato campagna di comunicazione ideando un'etichetta che racconta la nascita del latte e con codice Qr - si mangia la stessa quantità di cibo degli anni Settanta ma è cambiato il paniere. Quello che cresce di più è il cibo bio con un rialzo de l ben venti per cento all'anno, seguono i segmenti vegetariani, vegani, senza lattosio e light, poi gli etnici". A.P.
Italia e Danimarca insieme per la sostenibilità L’economia circolare al centro del business tra i due paesi Rafforzare i rapporti economici e commerciali puntando su economia circolare, efficienza e sostenibilità ambientale, sono gli intenti della prima edizione di “We Think business” conferenza bilaterale tra Italia e Danimarca, organizzata a Roma il mese scorso. I numeri dimostrano analogie tra le strutture produttive dei due paesi e sono possibili sinergie economiche nel segno della sostenibilità. L’agenda green italiana offre nuove opportunità per le aziende danesi che operano nel settore dell’efficienza energetica. La sostenibilità come nuovo motore del business tra i due paesi è stata al centro di incontri e discussioni. Rappresentanti di aziende, di pubbliche amministrazioni, università, istituzioni politiche e culturali hanno discusso parlando dei consumatori e della necessità di un nuovo approccio ai loro bisogni da parte delle aziende, e di come il mercato stia cambiando e sia già cambiato proprio in questo verso. Sostenibili devono essere le scelte delle aziende per andare incontro alla domanda dei consumatori, sia italiani che danesi. Per Silvia Forte, responsabile marketing per l’estero di Alce Nero, il marchio di oltre mille agricoltori e apicoltori impegnati, dagli anni 1970, in Italia e nel mondo nel produrre cibi buoni, sani che nutrono, frutto di un’agricoltura che rispetta la terra, essere sostenibili non è più, solo, una questione di certificazioni. Il mercato è cambiato, e, per noi la sostenibilità è anche sociale: garantiamo un lavoro equamente pagato, aiutiamo le produzioni locali. Altra celebre azienda italiana è la Ferrero che privilegia la qualità non producendo i famosi cioccolatini nei mesi caldi evitandone il deterioramento. Che il mercato sia già cambiato lo dimostra
l’esistenza di un percorso di studi come quello dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo Cuneo, dove le nuove generazioni sono estremamente attente alle loro scelte alimentari. Sono generazioni poliglotte, abituate a cibi e bevande che arrivano da ogni parte del mondo, e, sempre più esigenti per quanto riguarda la qualità. E se in parte si tratta di un fenomeno di moda, dall’altra è realtà che la richiesta di sostenibilità sia in aumento, come dimostrato, nel nostro Paese, dalla crescita di supermercati biologici come NaturaSì, del progetto del Mercato Centrale di Umberto Montano o del mercato agricolo online Cortilia, tutte esperienze presenti e rappresentate al convegno. La tracciabilità è alla base della fiducia di consumatori sempre più consapevoli e in grado di leggere le etichette. Le nuove frontiere della sostenibilità alimentare riguardano anche la scienza, con un solido dialogo tra Danimarca e Italia. Per la Chr Hansen, la società danese che sviluppa nei suoi laboratori soluzioni naturali per le industrie farmaceutiche, alimentari e agricole, la sfida per le industrie deve essere la lotta allo spreco alimentare, che ormai non è più sostenibile nemmeno a livello economico. La tecnologia oggi può far molto: può far durare di più i prodotti, senza aggiunta di additivi chimici. E lo stesso si può fare con le piante, per un futuro senza pesticidi. I probiotici e i batteri se sviluppati e diffusi con le moderne potenzialità della scienza possono ridurre lo spreco alimentare almeno del 30%, oltre a permettere lo stop all’uso di pesticidi entro il 2025. La ricerca e l’innovazione devono andare in questo verso, trovare soluzioni contro lo spreco, e l’Italia e la Danimarca hanno moltissime potenzialità concrete proprio nel campo della ricerca. B.G.
IT TA AL LY – WE TH I NK BUS I NESS FOOD & BEVERAGES | HEAL LT THCARE | URBAN & CLEANTECH
Qualità della vita in Italia: il forte divario tra Nord e Sud Per la prima volta il capoluogo lombardo guida la classifica di vivibilità stilata da Il Sole 24 ore Alessia Esposito È dal 1990 che “Il Sole 24 Ore” pubblica la sua classifica sulla qualità della vita nelle città italiane e quest’anno, per la prima volta, Milano si aggiudica la medaglia d’oro. Quarantadue gli indicatori, divisi in sei aree: ricchezza e consumi, affari e lavoro, ambiente e servizi, demografia e società, giustizia e sicurezza, cultura e tempo libero. I dati sono ricavati dal bilancio demografico dell'Istat, dall'Osservatorio annuale della Siae sulla cultura, da elaborazioni di istituti di ricerca accreditati, dal dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno, dal rapporto ecosistema urbano di Legambiente. Milano svetta negli indicatori reddituali (prima per depositi in banca pro capite e consumi medi delle famiglie in beni durevoli) e vince come migliore smart city; è seconda per prezzo medio di vendita delle case, ma è ultima per il costo medio degli affitti. È al terzo posto per tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni e per la spesa al botteghino, ma allo stesso tempo è tra le città meno sicure del Paese.
Una vittoria, quella del capoluogo lombardo, che ha fatto discutere. Molti fanno notare i problemi derivanti dallo smog, dal traffico e dalla sicurezza, ma i dati presi in considerazione sono chiari e confermano una città che si classifica sul podio in ben 7 voci su 42, rivelandosi ad oggi una capitale europea con servizi adeguati alle altre metropoli del continente. Un salto di qualità che prosegue da anni e che ad oggi fa registrare una linea di metropolitana in più e un centro sempre più ricco che riesce ad attirare un turismo internazionale, che non arriva solo più per viaggi d’affari. Un turismo breve, però. Si tratta sempre di piccole permanenze, spesso per eventi specifici. Seconda classificata è Belluno, terza Aosta, mentre a chiudere la classifica è Vibo Valentia, 107esima, penalizzata dalle performance legate alla giustizia, ai servizi e alle variabili reddituali, oltre che dalle basse spese degli enti locali per minori, disabili e anziani, ma anche per la spesa in viaggi e per l’offerta culturale. È al Sud del resto che spet-
tano le ultime dieci posizioni della classifica, con Caserta fanalino di coda delle campane al 101esimo posto). Emerge, ancora una volta, un forte divario Nord – Sud. Per trovare la prima provincia del Mezzogiorno in classifica bisogna aspettare la 73esima posizione, occupata da Ragusa. Tra le grandi città Roma è stabile al 21esimo posto, ricca
per mercato immobiliare e propensione agli investimenti. Il mercato immobiliare, insieme al miglioramento sui consumi, premia anche Napoli, che scala 13 posizioni diventando 94esima, nonostante giustizia, sicurezza e lavoro registrino un trend sempre negativo. A salire anche Venezia, To-
rino, Catania, Bari, Bologna e Palermo; a scendere, tra le grandi, sono invece Genova e Firenze. C’è da dire che i dati emersi sono una media dei vari parametri in cui le città arrivano a risultati molto diversi. Ad esempio per «Ricchezza e consumi» il primato va a Milano, accompagnata da tutto il Nord Est a trainare la ricchezza del Paese con Bolzano, Belluno e Gorizia, che occupano, rispettivamente le posizioni numero due, tre e quattro in classifica. Nella sezione «Affari e lavoro», invece, è Bolzano la prima classificata insieme alle realtà del Centro-Nord, con Ascoli Piceno al secondo posto e terza Grosseto. Nell’area «Ambiente e servizi» la prima è Trieste con il suo mix di spesa sociale, caratteristiche del territorio e servizi; in «Giustizia e sicurezza» prime sono Ferrara e Ravenna con i tribunali più rapidi. Napoli si aggiudica invece il primato per la città più giovane di Italia nella categoria «Demografia e società» insieme a Catania. Per la sezione «Cultura e tempo libero» il podio va a Rimini, Firenze e Roma, ma le Marche mostrano un trend in crescita.
I BUG HOTEL PER LE API IN CITTÀ Sono strutture realizzate col principale obiettivo di ripopolare di insetti le aree urbane Antonio Palumbo I Bug hotel, ovvero gli “hotel per insetti”, sono strutture per l’apicoltura realizzate col principale obiettivo di ripopolare di insetti le aree urbane e favorire il ripristino della biodiversità in città. Sembrerebbe una sorta di ‘trovata snob’ ma l’idea riveste, in realtà, ben altra importanza: negli ultimi anni, infatti, la popolazione delle api e di altri insetti impollinatori, molto utili all’ecosistema, ha subito un notevole calo; secondo fonti FAO, però, circa il 70% delle colture destinate alla sopravvivenza dell’uomo viene garantito grazie al lavoro di impollinazione che le api compiono giornalmente. In base alla Lista Rossa delle Specie Minacciate (Red List of Threatened Species) della World Conservation Union (IUCN), delle 6.472 specie di Artropodi (phylum di cui gli insetti fanno parte, ma che comprende anche crostacei e ragni), mappate su scala mondiale (e che rappresenta un campione pari a meno dell’1% delle specie conosciute), circa il 30% risulta minacciato. Delle specie analizzate, infatti, 73 sono estinte, 239 gravemente minacciate, 363 minacciate, 858 vulnerabili e 286 a rischio vulnerabilità; su 1.820 specie (circa il 28%) non ci sono invece dati sufficienti per attribuire una categoria di rischio. A livello europeo,
solo 233 delle 608 specie mappate non sono considerate minacciate o a rischio di estinzione. Molto diffusi nei Paesi del Nord Europa, i Bug hotel seppur costruiti nei modi più svariati (utilizzando materiali naturali piuttosto che artificiali, riciclando oggetti comuni o creandoli ad hoc, di piccole o grandi dimensioni, artistici o artigianali) hanno invariabilmente quale obiettivo primario la diversificazione dell’ambiente e la salvaguardia della biodiversità, tanto nei contesti natu-
rali quanto in quelli antropizzati. Obiettivo secondario (o, se vogliamo, diretta conseguenza del primario) è la ricerca di ‘alleati’ per il nostro spazio verde, sia in termini di difesa delle colture che di incremento delle produzioni dovuto all’efficace impollinazione. In diversi Paesi d’Europa è comune e frequente imbattersi in tali strutture, installate sia all’interno di parchi pubblici che in giardini privati e spesso oggetto di attività didattica per le scuole. Ad esempio, in alcuni parchi pubblici di Londra (come
Bunhill Fields, West Smithfield Postman’s Park, St Dustan’s in the East e Cleary Garden) è possibile osservare degli originalissimi Bug hotel realizzati da alcuni architetti nell’ambito della “Beyond the Hive Competition”, lanciata nel 2010 (competizione volta
ad una “rivisitazione artistica” della casa per gli insetti): i progetti partecipanti, oltre che efficaci nell’ospitare insetti, costituiscono anche dei creativi e gradevoli arredi per aree verdi. Tra gli altri esempi d’eccellenza in Europa si possono citare i Bug hotel già realizzati in Francia nel Jardin des Plantes di Parigi (il principale orto botanico francese) e quelli allestiti nel parco Tête d’Or di Lione. In Italia solo ora si inizia a sentir menzionare questo semplice ed efficace strumento di tutela della biodiversità, decisamente alla portata di tutti ed adattabile a qualsiasi tipo di spazio verde. Progettando un Bug hotel potremmo mettere a disposizione dei nostri piccoli amici insetti un rifugio per superare i rigori invernali o una nursery per accogliere le nuove generazioni: un modo corretto e concreto per ripagare, nel nostro piccolo, le conseguenze generate da una eccessiva antropizzazione, che rischia di privare progressivamente gli insetti di ambienti adatti alla sopravvivenza.
Magnesio: un minerale essenziale per l’organismo Svolge un’azione distensiva e calmante ed attenua l’eccitabilità dei nervi e dei muscoli Fabiana Clemente Svolge un ruolo fondamentale in molte reazioni fisiologiche del nostro organismo e partecipa alla sintesi di centinaia di enzimi. Interviene nell’assimilazione del fosforo, del calcio e del potassio. Il magnesio è essenziale per l’attività e l’equilibrio del sistema nervoso. Svolge, infatti, un’azione distensiva e calmante e attenua l’eccitabilità dei nervi e dei muscoli. Riduce la secrezione dell’adrenalina e si rivela utile nel rilassare le tensioni e sciogliere i crampi. Migliora mal di testa e nervosismo, l’intestino irritabile, la tachicardia e i dolori allo stomaco. Il magnesio interviene nella coagulazione sanguigna e nel metabolismo dei lipidi, delle proteine e dei glucidi e permette la produzione di energia. Contribuisce ad un Ph equilibrato nel sangue, regola il ritmo cardiaco e ha un’azione vasodilatatrice. Ottimo per il buon funzionamento del sistema cardio-circolatorio. Il magnesio regola il battito cardiaco, previene l’infarto e tiene
sotto controllo l’alta pressione. Inoltre, previene i calcoli renali, poiché garantisce la solubilità del calcio nelle urine. Prezioso anche nella formazione e struttura delle ossa. Ma quando si verifica la carenza di magnesio? Se il nostro organismo è in deficit di magnesio si generano una serie di fastidiosi disturbi che interferiscono con le attività quotidiane. Stanchezza, ansia, irritabilità, la di testa, insonnia, problemi intestinali, debolezza muscolare crampi e palpitazioni sono tra i sintomi più comuni della carenza di magnesio. Fino ad arrivare a eventi quali nausea, vomito, cambiamenti d’umore, iperattività, spasmi muscolari, confusione mentale e problemi circolatori. Un segno visibile di mancanza di magnesio è dato dalla comparsa di macchie bianche sulle unghie. Tali segnali avvengono soprattutto in condizioni di stress, di traumi a livello psicofisico e produce disturbi neuromuscolari, malattie cardiocircolatorie e gastrointestinali. Pareri esperti consigliano un apporto giornaliero di magne-
sio attraverso l’alimentazione consigliato di circa 5-6 mg/kg di peso corporeo, mentre 10 mg nelle donne in gravidanza e 15 mg durante l’infanzia. Il fabbisogno di magnesio è influenzato dalla quantità di calcio, proteine, fosforo e vitamina D e aumenta in proporzione ai livelli di colesterolo nel sangue.
Si rivela prezioso anche in casi di depressione, impotenza e stanchezza mentale. Il magnesio attenua, inoltre, l’eccitabilità e l’aggressività. L’alimentazione è la fonte principale di questo minerale. I cereali integrali, le verdure a foglia verde, alcuni tipi di frutta fresca, legumi sono le
principali fonti di magnesio. La frutta secca, nel cacao ma anche nel pesce, carne e latticini. Ne è ricco il sale marino integrale, per cui è preferibile usare questo al posto del cloruro di sodio, ovvero del comune sale da cucina. In ogni caso è bene variare molto l’alimentazione.
Il metodo “calm” per vivere al meglio il 2019 Rallentare, impariamo semplicemente a rallentare per migliorare la nostra vita Prima di iniziare un nuovo anno, ognuno di noi è sempre pieno di buoni propositi, voglia di migliorare e portare a termine progetti nuovi o magari già iniziati. Ma poi non è tutto così semplice, la vita spesso ci sembra un gran caos in cui il tempo non basta mai. E allora bisognerebbe imparare a rallentare il ritmo, cosa che comporta un sacco di benefici; ecco allora come adottare la filosofia del bradipo e godersi la vita! Parliamoci chiaro, essere pigri viene visto sempre come un difetto, ma c’è chi della lentezza, ne fa proprio un mood. Contemplativi, rilassati, riflessivi eppure esistono da milioni di anni, parliamo dei simpatici bradipi che ci insegnano che affannarci non serve proprio a nulla. Per non preoccuparci più di quanti passi ha registrato il nostro fitness tracker, di
quante calorie non abbiamo bruciato, di quanti appuntamenti abbiamo in un’ora, la scelta giusta da fare è quella di adottare il metodo CALM. Ben ce lo spiega Jennifer McCartney ne “La saggezza del Bradipo”, un libro che in barba però alla lentezza si legge tutto d’un fiato e attraverso quiz, consigli e citazioni ci dice in sostanza come vivere
senza stress fregandocene altamente del giudizio degli altri. “Rallenta, scrive l’autrice, è questo il mantra della filosofia del bradipo”. Il metodo CALM si compone di quattro semplici consigli per diventare una versione più “bradiposa” di voi stessi. C come Che bello dormire! Non dormire non ci renderà
più geniali, né attraenti, né supereroi, anzi. “Un buon sonno ristoratore fa bene, è un toccasana per la pelle e per il sistema immunitario”, dice McCartney. A come Addio al telefono! Per alcuni è forse impensabile, stiamo tutto il giorno a smanettare, siamo esageratamente connessi. E allora il consiglio dell’autrice è quello di lasciarlo a casa almeno quando andiamo a fare delle piccole commissioni. Le notifiche possono aspettare il vostro ritorno. L come Liberi dagli obblighi Bisogna cambiare il proprio modo di pensare e secondo la filosofia del bradipo è addirittura fondamentale per la propria salute mentale. Essere indaffarati sempre e comunque, come dicevamo, non è motivo di merito. A fine anno non riceveremo un premio, al mas-
simo una diagnosi di esaurimento! M come Ma perché tutta questa fretta Ma perché siamo sempre di corsa? Sembra che il tempo non basti mai, eppure il tempo di fare le cose c’è. Quando siamo troppo stressati, abbiamo bisogno di una pausa. Pensate ai nostri nonni che per tenersi in contatto prendevano carta e penna e dovevano aspettare settimane per la risposta, scrive l’autrice. Eppure, sono sopravvissuti. Sembrano tutti ottimi consigli e piano piano bisognerebbe imparare davvero a metterli in atto perché le nostre vite sono troppo accelerate, il tempo per fare tutte le cose c’è, basta gestirlo nella maniera opportuna. Che il nuovo anno possa essere migliore e più “bradiposo” per tutti! I.B.
Grandi Napoletani, grandi Campani
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori Napoli, 27 settembre 1696 - Pagani, 1 agosto 1787 Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Figlio di un nobile ufficiale di Marina, si iscrisse dodicenne all’università e dopo quattro anni svolgeva già la professione di avvocato, professione che abbandonò quando diventò sacerdote (a trent’anni). Organizzava delle riunioni serali (“cappelle serotine”) per spiegare i Vangeli anche alle persone più umili e con lo stesso scopo fondò la Congregazione dei Redentoristi predicando nelle terre più abbandonate del regno. Scrisse oltre cento opere di teologia e molte di esse sono state tradotte in tutte le lingue del mondo. Dedica quasi tutto il suo tempo e il suo ministero agli abitanti dei quartieri più poveri della Napoli settecentesca. Mentre si prepara per un futuro impegno missionario in Oriente, prosegue l'attività di predicatore e confessore e, due o tre volte all'anno, prende
parte alle missioni nei paesi all'interno del regno. Nel maggio del 1730, in un momento di forzato riposo, incontra i pastori delle montagne di Amalfi e, constatando il loro profondo abbandono umano e religioso, sente la necessità di rimediare ad una situazione che lo scandalizza sia come pastore che come uomo colto del secolo dei lumi. Lascia Napoli e con alcuni compagni, sotto la guida del vescovo di Castellammare di Stabia, fonda la Congregazione del SS. Salvatore. Intorno al 1760 viene nominato vescovo di Sant'Agata, e governa la sua diocesi con dedizione, fino alla morte, avvenuta il 1 agosto del 1787 La Chiesa universale lo ricorda solennemente ogni anno in occasione del dies natalis. A dimostrazione della sua capacità di saper parlare a tutti, compose, in napoletano, anche una delle “canzoni” più famose che siano mai state scritte: “Quanno nascette Ninno” (“Quanno nascette Ninno a Bettalemme, era notte e pareva miezo iuorno... maie le stelle, lustre e belle, se vedèttero accussì... de pressa se scetaieno ll’aucielle, cantanno de na forma tutta nova... co’ tutto ch’era vierno, Ninno bello, nascettero a migliara rose e sciure... Non c’erano nemice pe’ la terra: la pecora pasceva co’ ‘o lione... Non c’erano nemice pe’ la terra”).
Quanno nascette Ninno Il testo originale del canto non è giunto sino a noi per intero, e diverse sono le versioni oggi cantate. La versione oggi più conosciuta è la seguente:
Quanno nascette Ninno a Bettlemme Era nott'e pareva miezo juorno. Maje le Stelle - lustre e belle Se vedetteno accossí: E a cchiù lucente Jett'a chiammà li Magge all'Uriente. De pressa se scetajeno l'aucielle Cantanno de na forma tutta nova: Pe 'nsí agrille - co li strille, E zombanno a ccà e a llà; È nato, è nato, Decevano, lo Dio, che nc'à criato. Co tutto ch'era vierno, Ninno bello, Nascetteno a migliara rose e sciure. Pe 'nsí o ffieno sicco e tuosto Che fuje puosto - sott'a Te, Se 'nfigliulette, E de frunnelle e sciure se vestette. A no paese che se chiamma Ngadde, Sciurettero le bigne e ascette l'uva. Ninno mio sapuritiello, Rappusciello - d'uva -sì Tu; Ca tutt'amore Faje doce a vocca, e po 'mbriache o core. No 'nc'erano nnemmice pe la terra, La pecora pasceva co lione; Co' o caprette - se vedette O liupardo pazzeà; L'urzo e o vitiello E co' lo lupo 'npace o pecoriello. Se rrevotaje nsomma tutt'o Munno, Lu cielo, a terra, o mare, e tutt'i gente. Chi dormeva - se senteva 'Npiett'o core pazzeà Pe la priezza; E se sonnava pace e contentezza. Guardavano le ppecore i Pasturi, E n'Angelo sbrannente cchiù d'o sole Comparette - e le dicette: No ve spaventate no; Contento e riso La terra è arreventata Paraviso. A buie è nato ogge a Bettalemme Du Munno l'aspettato Sarvatore. Dint'i panni o trovarrite, Nu potite - maje sgarrà, Arravugliato, E dinto a lo Presebbio curcato. A meliune l'Angiule calate Co chiste se mettetten'a cantare: Gloria a Dio, pace'n terra, Nu cchiù guerra - è nato già Lo Rre d'amore, Che dà priezza e pace a ogni core. Sbatteva o core mpietto a ssi Pasture; E l'uno 'nfaccia all'auto diceva: Che tardammo? - Priesto, jammo, Ca mme sento scevolí Pe lo golìo Che tengo de vedé sso Ninno Dio. Zombanno, comm'a ciereve ferute, Correttero i Pasture a la Capanna; Là trovajeno Maria Co Giuseppe e a Gioja mia; E 'n chillo Viso Provajeno no muorzo e Paraviso. Restajeno 'ncantate e boccapierte Pe tanto tiempo senza dì parola; Po jettanno - lacremanno Nu suspiro pe sfocà, Da dint'o core Cacciajeno a migliara atte d'amore. Co a scusa de donare li presiente Se jetteno azzeccanno chiano chiano.
Ninno no li refiutaje, L'azzettaje - comm'a ddí, Ca lle mettette Le Mmane 'n capo e li benedicette. Piglianno confedenzia a poco a poco, Cercajeno licenzia a la Mamma: Se mangiajeno li Pedille Coi vasille - mprimmo, e po Chelle Manelle, All'urtemo lo Musso e i Mascarielle. Po assieme se mettetteno a sonare E a cantà cu l'Angiule e Maria, Co na voce - ccossí doce, Che Gesù facette: ah aah... E po chiudette Chill'uocchie aggraziate e s'addormette. La ninna che cantajeno mme pare Ch'avette a esse chesta che mò dico. Ma nfrattanto - o la canto, Mmacenateve de stà Co li Pasture Vecíno a Ninno bello vuje pure. "Viene suonno da lo Cielo, Vien'e adduorme sso Nennillo; Pe pietà, ca è peccerillo, Viene suonno e non tardà. Gioia bella de sto core, Vorria suonno arreventare, Doce, doce pe te fare Ss'uocchie bell'addormentà. Ma si Tu p'esser'amato Te si fatto Bammeniello, Sulo amore è o sonnariello Che dormire te po fa. Ment'è chesto può fa nonna, Pe Te st'arma è arza e bona. T'amo, t'a... Uh sta canzona Già t'ha fatto addobeà! T'amo Dio - Bello mio, T'amo Gíoja, t'amo, t'a... Cantanno po e sonanno li Pasture Tornajeno a le mantre nata vota: Ma che buò ca cchiù arrecietto Non trovajeno int'a lu pietto: A o caro Bene Facevan' ogni poco ò va e biene. Lo 'nfierno sulamente e i peccature Ncocciuse comm'a isso e ostinate Se mettetteno appaura, Pecchè a scura - vonno stà Li spurtegliune, Fujenno da lo sole li briccune. Io pure songo niro peccatore, Ma non boglio esse cuoccio e ostinato. Io non boglio cchiù peccare, Voglio amare - voglio stà Co Ninno bello Comme nce sta lo voje e l'aseniello. Nennillo mio, Tu si sole d'amore, Faje luce e scarfe pure o peccatore Quanno è tutto - niro e brutto Comm'a pece, tanno cchiù Lo tiene mente, E o faje arreventà bello e sbrannente. Ma Tu mme diciarraje ca chiagniste, Acciò chiíagnesse pure o peccatore. Agg o tuorto - haje fosse muorto N'ora primmo de peccà! Tu m'aje amato, E io pe paga t'aggio maltrattato! A buje, uocchie mieje, doje fontane Avrite a fa de lagreme chiagnenno Pe llavare - pe' scarfare Li pedilli di Giesù; Chi sa pracato Decesse: via, ca t'aggio perdonato. Viato me si aggio sta fortuna! Che maje pozzo cchiù desiderare? O Maria - Speranza mia, Ment'io chiango, prega Tu: Penza ca pure Si fatta Mamma de li peccature.
Appunti di viaggio: destinazione Basilea La città svizzera meta consigliata per il 2019 Basilea, assai nota come sede delle maggiori case farmaceutiche, sorprende offrendo di sé un altro aspetto, quello di città ad alto quoziente culturale: in trentasette kilometri quadrati sono distribuiti quaranta musei, numerose gallerie d’arte, botteghe di orafi, sartorie, antiquari, teatri e locali jazz rinomati a livello europeo. Una metropoli in miniatura che rappresenta insieme tradizione e modernità. Nel periodo di Natale la città svizzera regala sorprese a non finire: dai mercatini che spuntano in vari punti del centro, alle eleganti case dal sapore nordeuropeo, addobbate in perfetto stile natalizio grazie alla magia del vischio bianco, delle stelline e delle candele accese alle finestre, dei presepi raccontati su di un telo di stoffa colorato di blu o esposti sul davanzale delle finestre. La città delle scoperte, che arrivano semplicemente passeggiando per le stradine del centro, sentendosi a casa sulle note di “Nuovo cinema Paradiso”, suonate da un artista di strada. Ed è camminando tra le vie del centro che ci si imbatte dinnanzi al Kunstmuseum, che ospita la più importante collezione d’arte
della Svizzera. Un grandioso spazio espositivo organizzato in tre edifici distinti, di cui due opposti ma collegati ed un terzo distante pochi metri; ambienti ampi e accoglienti, con guardaroba e punti di sosta eleganti che si prestano alla lettura degli innumerevoli libri di arte, tra cui quello dedicato alla catalogazione delle opere del museo stesso. Per la straordinaria ricchezza storica, vista la pregevole raccolta artistica dagli inizi del XV secolo all’epoca contemporanea, è annoverato tra i più importanti musei del suo genere a livello internazionale. Al Kunstmuseum è legata una storia curiosa e coinvolgente, da cui si evince come l’arte e la cultura siano da sempre stati nel DNA dei basilesi: sul finire degli anni
sessanta la famiglia Staechelin, nota per la sua estesa collezione di tesori d’arte, a seguito di sopravvenute difficoltà finanziarie, preannuncia di voler mettere all’asta due dipinti di Picasso che le appartengono: “I due fratelli” e l’“Arlecchino seduto”, custoditi in prestito al Kunstmuseum. Il museo d’arte basilese interviene unendo ad un tavolo di discussione la Fondazione Staechelin e il governo del Cantone di Basilea; ne viene fuori una proposta di vendita dei due dipinti al prezzo di 8,4 milioni di franchi. Il governo si dichiara disposto a pagare 6 milioni attraverso le casse cantonali, demandando a donatori privati il recupero dei restanti 2,4 milioni. Inizia così la mobilitazione dei giovani basilesi e dei ricchi membri dell’aristocrazia chimica, che contribuiscono alla raccolta di 2,5 milioni di franchi, grazie ad una colletta realizzata nel corso di una festa e alle donazioni dell’industria farmaceutica e della ricca élite locale. D’altro canto vengono raccolte le firme per un referendum popolare, con il quale il 17 dicembre 1967 viene approvato alle urne, a larga maggioranza, il credito di 6 milioni di franchi che consente l’acquisto delle opere. In quel periodo la città è piena di slogan “I like Pablo” e “All you need is Pablo”, parafrasi della canzone dei Beatles “All you
need is Love”. Due giovani giornalisti della città volano verso il sud della Francia per consegnare questa storia all’artista spagnolo che, commosso, regala, in aggiunta, tre tele alla città. Continuando a divagare per le strade di Basilea l’attenzione non può distogliersi dagli importanti edifici della cattedrale, in pietra arenaria rossa, e della sede del Municipio che si impone in tutta la sua bel-
lezza con la facciata in mattoni rossi su cui sono decorati gli stemmi delle antiche corporazioni cittadine. Meritano una sosta i locali di ristorazione tipica dove può capitare tutto d’un tratto di trasformarsi da ospiti commensali a increduli spettatori di un’esibizione canora e ballerina di marionette e bambole e giocattoli animati in un gioco di luci e musica, come nello Schiaccianoci. Un vero regalo di Natale. Passeggiando dopocena sul lungoreno, nonostante il sole calato, si possono intravedere, nascosti e riparati, i boccioli di una ricca pianta di camelia che lasciano presagire una nuova bellezza: Basilea in primavera. La città svizzera è oramai tra le mete maggiormente consigliate per il 2019. Viverla anche nei periodi dell’anno che verrà quando il sole primeggia, potrebbe tradursi per il visitatore in un invito a mescolarsi con i gioviali abitanti azzardando, magari, un bagno nel calmo Reno. F.DEC.
I consigli per un cenone sostenibile Orientarsi sulla scelta delle specie ittiche meno conosciute può rivelarsi molto utile per l’ambiente Tina Pollice I consigli e le ricette per un cenone di Natale eco e sostenibile sono stati diffusi in 5 video-clip sui canali del Wwf e dei media partner Greenstyle e Agrodolce. Così sono veicolate indicazioni valide per acquisti sia nella grande distribuzione che nelle pescherie locali, del merluzzo confit, del filetto d’orata, dei filetti di muggine della palamita, senza rinunciare a nulla e senza spendere di più. Una campagna informativa per ricordare che anche a tavola il nostro stile di vita può fare la differenza sullo sfruttamento delle risorse naturali e il sostentamento di milioni di persone che dipendono da esse. Negli ultimi anni il menù della vigilia ha visto, per 3 italiani su 4, il pesce come alimento principale. In Italia il consumo di prodotti ittici si attesta sui 29 kg a persona all’anno, circa il doppio di quanto ne consumavano i nostri nonni, e, questo costante aumento della domanda comporta un corrispondente aumento dello sforzo di pesca sui mari tanto che ad oggi circa l’85% degli stock ittici monitorati nel Mediterraneo risulta sovrasfruttato. Sulle nostre tavole c’è più pesce di quanto se ne possa pescare nei nostri mari o allevare nei nostri impianti di acquacoltura. In Europa più della metà del pesce che finisce nel nostro piatto pro-
viene dal resto degli oceani e in particolare dai paesi in via di sviluppo. I consumatori ogni giorno mettono in tavola cozze dell’Atlantico, calamari cileni, naselli senegalesi, merluzzi dell’Alaska. I mari di tutto il mondo stanno esaurendo le risorse. Il sovrasfruttamento degli oceani sta mettendo seriamente a rischio non solo gli habitat marini, ma la sicurezza alimentare di tutti, in particolare delle persone che dipendono dal pesce come
fonte di cibo e reddito. La maggior parte dei consumatori non è consapevole dell’impatto delle proprie decisioni di acquisto su tutto questo e dei benefici che il consumo di pesce sostenibile può dare a ecosistemi marini e persone. Quando mangiamo pesce, abbiamo una grande responsabilità dal momento che 800 milioni di persone dipendono da questa risorsa per la propria sopravvivenza. E ognuno di noi con le sue scelte può fare la differenza.
È questo il fine della campagna, la sensibilizzazione ad acquisto consapevole. Bisogna porre attenzione alla tracciabilità. Le indicazioni di provenienza del pesce sono caratteristiche fondamentali da controllare e se queste informazioni sono assenti meglio non comprare il pesce. Nella grande distribuzione ad esempio, la scelta di prodotti ittici provenienti dall’estero va indirizzata verso prodotti certificati Msc (Marine Stewardship Council) o Asc (Aquaculture Stewardship Council), le etichette che certificano rispettivamente pesce pescato e allevato secondo criteri di sostenibilità. Wwf fornisce consigli per riconoscere il “pesce giusto” anche in mancanza di certificazioni, al banco del fresco è importante scegliere prodotti di stagione e provenienti da pesca locale. In questo modo si riduce al minimo la nostra impronta, si favorisce la pesca artigianale delle nostre regioni e si rispettano i cicli di vita delle specie. Altro criterio è la differenziazione: orientarsi sulla scelta delle specie meno conosciute può rivelarsi molto utile per l’ambiente poiché contribuisce a rendere gli ecosistemi marini più forti, evitando che lo sforzo di pesca si concentri tutto su poche specie sovrasfruttate. Suvvia, cuciniamo un filetto di sugarello, o un gustosissimo ragù di palamita! Pesci dei nostri mari ancora poco conosciuti.
Botti di Capodanno: un tormento per gli animali Piccoli accorgimenti per aiutare gli amici a quattro zampe a “sopportare” queste brutte usanze Rosa Funaro I botti di capodanno sono una tipologia di festeggiamento di altissima ignoranza. Quando si comprano e utilizzano, provocano spesso violenza e dolore che possono manifestarsi in diverse forme e verso chiunque: un familiare, un amico, uno sconosciuto o persino verso noi stessi. Tali usanze, purtroppo, creano sempre disagio e forte malessere anche all’ambiente, al territorio e soprattutto agli animali. Chi ha un amico a quattro zampe in casa sa: il Capodanno rappresenta un vero e proprio pericolo. I cani, ad esempio, sono dotati di un udito sensibilissimo e il rumore di un petardo è davvero molto fastidioso e lo stress generato è enorme. Se avete un cane nella vostra abitazione, quindi, adottate delle piccole ma attente precauzioni per difenderlo. Molti cani, infatti, sviluppano una vera e propria iperfobia nei confronti dei rumori forti, quali tuoni e, appunto, spari o scoppi. Solitamente ciò avviene per-
ché nelle prime, determinanti settimane di vita, il cucciolo non viene correttamente socializzato e accostato positivamente a tali rumori. Per questi cani non solo il Capodanno, ma anche i giorni che lo precedono e lo seguono (in cui, anche se in modo minore, si continua a sparare), sono fonte di autentico terrore, in cui il panico regna sovrano. Per questi sventurati amici gli accorgimenti e le accortezze devono essere ancora maggiori: se sono cani
che abitualmente vivono in giardino, si raccomanda di portarli in casa, o quanto meno di ripararli in luoghi sicuri, come taverna o garage, e di tenere una luce e magari anche una radio accese. Evitate di lasciarli all’esterno legati a catene o corde, possono farsi molto male nel tentativo di divincolarsi per fuggire. Sappiate che un cane in preda al panico scavalca recinzioni anche di due metri e scappa senza una direzione precisa, rischiando, nella migliore delle ipotesi, di perdersi e di non ritrovare la strada di casa, nella peggiore di finire in mezzo ad una strada trafficata e di provocare un incidente stradale. Una volta messi al sicuro, il consiglio è di non lasciarli completamente soli, hanno bisogno della nostra presenza che non deve avere una funzione “consolatrice”, non dobbiamo sussultare ad ogni sparo buttandoci con compassione su di loro: così facendo, infatti, andremmo solo a rinforzare la loro paura, è come se gli dimostrassimo che ha ben ragione di essere in preda al panico. Dobbiamo solo rassicurarli che, con e
senza botti, nulla è cambiato, perché noi continueremo a fare le cose che stavamo facendo. In caso doveste smarrire il cane, avvisate subito le forze di polizia (in primis la Polizia Locale) fornendo una descrizione dettagliata del vostro amico peloso, stampate dei manifestini con i vostri recapiti e una sua foto ben definita, offrite magari una ricompensa per chi dovesse riportarvelo. Utilizzate i social network. Lasciate fisso sul cane il collarino con la medaglietta che deve riportare il nome del cane e il vostro numero di telefono. Nel caso foste voi a ritrovare un cane smarrito sprovvisto di medaglietta, recatevi dal più vicino veterinario che può identificare il cane con il lettore di microchip, in alternativa avvisate la Polizia Locale o il Comune in cui avete ritrovato l’animale. Anche in questo caso servitevi dei social network. Se si lascia avvicinare, non lasciarlo vagare per strada, ma dategli acqua, cibo ed uno posto dove riposare in attesa che il proprietario o le autorità competenti vengano a riprenderlo.
Capodanno: Ford realizza la cuccia anti-botti Per proteggere i nostri amici a quattro zampe dai rumori molesti Cristina Abbrunzo Siamo arrivati alla fine di questo 2018 e ci accingiamo a festeggiare il Capodanno! E come ogni anno si ripresenta una problematica mai risolta e che divide l’opinione pubblica. Da una parte la voglia di fare baccano, sparare botti, salutare l’anno che finisce e brindare a quello nuovo. Dall’altra i nostri amici a quattro zampe che nei migliori dei casi ci guardano stupiti, se non in preda a vere e proprie crisi di panico. I cani, si sa, possiedono un udito più sviluppato e sensibile rispetto agli esseri umani, pertanto il rumore dei botti usualmente esplosi per dare il benvenuto al nuovo anno può costituire un'esperienza dolorosa per gli animali domestici e un disagio per i loro padroni, spesso obbligati a rimanere a casa o a portarsi dietro i propri amici a quattro zampe. Ogni anno le ordinanze dei Comuni e le campagne di sensibilizzazione per ridurre l'utilizzo di giochi pirotecnici ed esplosivi si sprecano, eppure sembra molto difficile bloccare, o almeno ridurre, questa tradizione per molti estremamente
fastidiosa, oltre che pericolosa. Di recente questa rubrica, si è già occupata di questa problematica, descrivendo il sia pure lento diffondersi di una nuova tecnologia che vede sostituire i botti e i petardi tradizionali con un variopinto spettacolo di droni a led in volo nel cielo. Pratica che, aihmè, ancora fa fatica a prendere piede nel nostro Bel Paese così solidamente legato alle tradizioni,
ma non solo, poiché, a tutte le latitudini, sparare fuochi d’artificio è un’abitudine diffusa quanto la polvere da sparo. Come conciliare, dunque, la voglia di festa con la possibilità di una vita serena per gli animali domestici? Intanto, la Ford la nota azienda automobilistica, ha pensato una soluzione innovativa, ispirata alla tecnologia delle sue auto: la prima cuccia hi-tech per ani-
mali, che li ripara da freddo, pioggia e rumori, grazie a un impianto di insonorizzazione. Si chiama Noise-Cancelling Kennel ed è una bella cuccia per cani, dal design ricercato, con un ampio utilizzo di sughero date le particolari capacità isolanti rispetto ai suoni. Ma non solo, perché il vero cuore della cuccia è la riduzione attiva del rumore, ovvero quella tecnologia utilizzata ul-
Feel The View: il panorama che si può “sentire” Dalla Ford il finestrino per i non vedenti Non riguarderà il Capodanno e le festività da poco trascorse, ma, senza alcun dubbio, degna di lode è un’altra delle cosidette “interventions” messe a punto da Ford, ovvero le invenzioni che il noto marchio automobilistico ha deciso di realizzare per risolvere, in modo innovativo, le sfide della vita quotidiana. Ford sostiene la realizzazione del prototipo Feel The View, che nasce dal desiderio di rendere accessibile a tutti la bellezza dei panorami, quando si viaggia in automobile. Feel The View, applicato al finestrino, è capace di decodificare il paesaggio. Permettendo anche ai non vedenti di vederlo, sentendolo con la punta delle dita. Il prototipo è stato sviluppato da Aedo, start-up italiana spe-
cializzata in dispositivi per disabili visivi, in grado di trasformare la superficie piana del finestrino di un’automobile in un display tattile. Feel The View cattura e trasforma le foto scattate dalla fotocamera integrata, in stimoli sensoriali aptici, non visivi ma percepibili attraverso il tatto e l’udito. La foto viene convertita dal
software interno in un’immagine in scala di grigi ad alto contrasto. Immagine che, poi, viene riprodotta sul vetro del finestrino, grazie all’uso di speciali LED. Al tocco del passeggero non vedente, Feel The View provoca, sul punto del finestrino interessato, delle vibrazioni percepite, che possono avere ben 255 tipi di intensità: minore sarà la gradazione di grigio, maggiore sarà l’intensità di vibrazione. In questo modo, attraverso l’esplorazione dell’intero finestrino, si può immaginare e ricostruire nella propria mente il panorama. La tecnologia non solo è stata sviluppata nella nostra penisola, ma è stata fortemente voluta da Ford Italia, “l’obiettivo è migliorare la qualità della vita”, spiega Marco Alù Saffi,
Direttore delle Relazioni Esterne, “Feel The View, rappresenta un passo in avanti in questo nostro processo di evoluzione, più inclusivo e in grado di rispondere alle esigenze di tutte le persone, anche e soprattutto di quelle con disabilità”. La realizzazione di Feel The View ha coinvolto anche la sede italiana di Views International, oltre all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti i cui membri hanno dato importanti consigli e feedback indispensabili per la realizzazione del progetto e per riuscire ad adattarlo alle reali esigenze. Quello che al momento è un prototipo in un futuro potrebbe essere utilizzato anche in altri contesti: realtà scolastiche o istituti di formazione per non vedenti. C.A.
timamente sulle automobili, e per cuffie e auricolari in ambito musicale. In questo caso i microfoni inseriti all’interno della cuccia intercettano il suono dei fuochi d’artificio e il sistema audio incorporato emette frequenze opposte. Il risultato è l’annullamento completo del rumore o comunque una sua drastica riduzione, quindi una situazione ideale per gli animali. L’idea è infatti ispirata dalla tecnologia Active Noise Control che Ford ha introdotto da tempo a bordo di molte delle sue auto, come nel caso della ultima generazione di Edge che garantisce viaggi più tranquilli per guidatore e passeggeri. In questo caso quando i microfoni avvertono un rumore elevato, che può essere ad esempio causato dal motore o dalla strada che si sta percorrendo, questo viene controbilanciato dall’emissione di onde sonore di frequenza opposta dal sistema audio della vettura. Purtroppo per questo Capodanno, noi e i nostri amici quadrupedi dovremmo ancora fare a meno della Noise-Cancelling Kennel che attualmente è solo un prototipo e non è ancora stata messa in vendita, ma occhi aperti che a breve la Ford penserà a renderla alla portata di tutti. Noise-Cancelling Kennel fa parte, infatti, di una serie di iniziative chiamate “interventions” utili a mostrare come il brand Ford possa risolvere situazioni di vita quotidiana tramite le sue tecnologie.
La funzione consultiva dell’ANAC Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo Regolamento Felicia De Capua Il quattro gennaio 2019 entrerà in vigore il nuovo Regolamento per l’esercizio della funzione consultiva svolta dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), approvato nell’adunanza del 21 novembre 2018 con Delibera n. 1102, e pubblicato nella G.U. n. 295 del 20 dicembre scorso. Tale Regolamento, che va a sostituire il precedente del 2016, persegue, quale obiettivo principale, la ridefinizione dell’ambito entro il quale siffatta funzione, svolta ai sensi della L. n. 190/2012 e dei relativi decreti attuativi nonché ai sensi del D.Lgs. n. 50/2012, è esercitata, definendo le relative modalità e i soggetti che possono presentare richiesta di parere. Nelle premesse al provvedimento è precisato che l’adozione di pareri non vincolanti in materia di contratti pubblici, nonché in tema di prevenzione della corruzione e di trasparenza, richiesti con riferimento a casi concreti, in ordine alla corretta interpretazione e applicazione della disciplina di settore - fatta eccezione per i pareri di precon-
tenzioso di cui all’art. 211 del d.lgs. n. 50/2016 - costituisce una funzione strettamente connessa con le funzioni di regolazione e di vigilanza dell’Autorità, in quanto volta a fornire indicazioni ex ante e ad orientare l’attività alle amministrazioni, nel pieno rispetto della discrezionalità che le caratterizza. Le richieste di parere non rientranti nelle ipotesi previste e riferite
a questioni giuridiche ritenute di interesse generale, vengono trasmesse agli uffici competenti per materia ai fini dell’adozione di eventuali atti regolatori e, ove ne ricorrano i presupposti, agli uffici di vigilanza. Sono elencate le tipologie di soggetti che, in relazione alle specifiche norme richiamate, possono avanzare richiesta di parere: il Ministro per la Pubblica
Amministrazione, le amministrazioni dello Stato e gli enti pubblici nazionali; i soggetti privati destinatari dell’attività delle amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165/2001 che intendano conferire un incarico; i Ministeri che emettono direttive e circolari concernenti l’interpretazione delle disposizioni del D.Lgs. n. 39/2013; i soggetti di
cui all’art. 2-bis del D.Lgs n. 33/2013; in materia di contratti pubblici, le stazioni appaltanti nonché i soggetti portatori di interessi collettivi costituiti in associazioni o comitati. Non potranno più rivolgere una richiesta di parere gli operatori economici che partecipano a gare per l’affidamento di contratti pubblici. La richiesta di parere deve essere trasmessa all’Autorità unitamente alla documentazione ritenuta utile per inquadrare compiutamente la questione giuridica sottoposta. È prevista la possibilità di utilizzare il modulo allegato al regolamento stesso di cui, a dire il vero, non c’è traccia nella delibera pubblicata. Il provvedimento contiene, poi, alcuni articoli in merito alla “Inammissibilità della richiesta”, alla “Archiviazione della richiesta”, alla “Istruttoria e adozione del parere” ed alla “Pubblicità”. Nulla viene detto in merito ai tempi a disposizione dell’ANAC per esprimere il proprio parere se non che l’attività istruttoria deve essere svolta, di norma, entro centoventi giorni dal ricevimento della richiesta.
Viaggio nelle leggi ambientali RIFIUTI Giurisprudenza Comunitaria Corte di Giustizia Europea. Conclusioni dell’avvocato Generale Juliane Kokott presentate il 29 novembre 2018. Causa C 60/18 AS Tallinna Vesi contro Keskkonnaamet, Interveniente: Keskkonnaministeerium. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tallinna Ringkonnakohus (Corte d’appello di Tallinn, Estonia). “Direttiva 2008/98/CE - Rifiuti - Cessazione della qualifica di rifiuto Recupero - Criteri specifici per la cessazione della qualifica di rifiuto dei fanghi di depurazione - Mancanza di criteri a livello europeo o nazionale”. Juliane Kokott: “Propongo pertanto alla Corte di rispondere alla domanda di pronuncia pregiudiziale nei seguenti termini: In conformità dell’articolo 6, paragrafo 4, della direttiva 2008/98/CE relativa ai
senza che il detentore se ne disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsene a norma dell’articolo 3, punto 1, della direttiva 2008/98”.
rifiuti, gli Stati membri possono prevedere che, di norma, i rifiuti siano assoggettati alla normativa relativa ai rifiuti fintantoché non soddisfino i criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto stabiliti, per il rispettivo specifico tipo di rifiuti, mediante un atto giuridico europeo o nazionale di portata generale. Tuttavia, in mancanza di tali criteri, il detentore dei rifiuti ha diritto di chiedere all’autorità compe-
tente o a un giudice di uno Stato membro di accertare, per determinati rifiuti, la cessazione della qualifica di rifiuto se, tenuto conto di tutti gli aspetti pertinenti e dello stato più avanzato delle conoscenze scientifiche e tecniche, tali rifiuti sono stati resi utilizzabili al di là di ogni ragionevole dubbio attraverso un’operazione di recupero, senza compromettere la salute umana o danneggiare l’ambiente o
SVILUPPO SOSTENIBILE Impianti di produzione elettrica alimentati da fonti rinnovabili e parere negativo espresso da un organo tecnico-consultivo (ARPA) al di fuori della conferenza di servizi La costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione elettrica alimentati da fonti rinnovabili sono soggetti ad un’autorizzazione unica rilasciata dalla Regione, che è tenuta a convocare la conferenza di servizi; tutte le Amministrazioni interessate dal progetto, e dunque con competenza propria in materia, sono tenute a partecipare alla conferenza e ad esprimere in tale sede anche i pareri di cui sono investiti
per legge, secondo le dinamiche collaborative proprie dello strumento di semplificazione procedimentale previsto dalla legge. Il parere negativo espresso al di fuori della conferenza è illegittimo per incompetenza alla stregua di un atto adottato da un’Autorità priva di potere in materia. Se tale orientamento giurisprudenziale, il cui fondamento di razionalità è ravvisabile nel fatto che l’autorizzazione unica sia l’epilogo di un procedimento unitario, vale per i soggetti che, in quanto portatori di interessi canonizzati dalla norma, devono partecipare al procedimento conferenziale, a maggiore ragione la soluzione si impone per l’ARPA, organo tecnico-consultivo, seppure con soggettività giuridica pubblica. Consiglio di Stato Sez. V n. 6342 del 12 novemA.T. bre 2018.
IN UNA VITA SENZA MARGINI MI SENTO EMARGINATO Mi sento un emarginato in una vita senza margini...provo una rabbia che nemmeno immagini Andrea Tafuro Matteo (NoS) Tafuro Ambigui, flessibili, ma più di ogni altra cosa liquidi: eccola la bella società targata fine 2018. L’aumento delle disuguaglianze e delle povertà ci fa galleggiare in uno stato di crisi perenne. I flussi ininterrotti di capitali, merci e esseri umani mettono costantemente in crisi questo piccolo mondo, che vizia tutti dalla culla alla tomba. La soluzione proposta sembra essere: costruiamo muri per proteggerci. In verità l’idea non è nuova. La storia è piena di queste infelici intuizioni. Nel III secolo A.C. l’imperatore Qin Shi Huangdi decise di costruire la Grande Muraglia Cinese. Nel II secolo d.C. l’imperatore romano Adriano fece erigere un muro fortificato tra Inghilterra e Scozia, per proteggere le frontiere dell’impero romano in Britannia dagli attacchi degli scozzesi. Nel XX secolo d.C., il 12 agosto 1961, servirono meno di diciotto ore per erigere il muro di Berlino, ci sa-
rebbero voluti ventotto anni per abbatterlo. Nel 2002, è stata costruita una barriera di separazione israeliana in Cisgiordania, allo scopo di impedire l’accesso di terroristi palestinesi nel territorio nazionale. Nel 2006 la buddhista Thailandia ha innalzato un muro nel tratto di frontiera più accessibile con la musulmana Malesia, per limitare l’influenza del fondamentalismo islamico nel suo paese. In Europa la barriera più celebre ancora esistente è quella che divide in due Cipro, da quando la Turchia rivendicò e occupò una parte dell’isola, che da allora costituisce la Repubblica autonoma di Cipro Nord. Non poteva certo mancare l’Italia dove fino al 2004 un muro ha diviso Gorizia dalla parte jugoslava, ora slovena, della città di Nova Gorica. Ma, allora, perché è proibito e a volte offensivo parlare di accoglienza quando in tutto il mondo si ergono oncora muri? Muri reali e muri mentali, altrettanto invalicabili tra un loro, i migranti, i ri-
LIBERI SENZA MARGINI - NoS Mi sento un emarginato in una vita senza margini provo una rabbia che nemmeno immagini mi hai rubato il cuore ho aperto le indagini ho valicato tutti gli argini ho bevuto rime dai miei calici Il mio sogno cresce e ormai non entra più nel cassetto il mio orgoglio cresce e ormai chiede anche rispetto. Sogno che volo e mi butto dal tetto. Mi sveglio c’è un angelo appoggiato sul letto che mi dice: matte senti per realizzare il tuo sogno dovrai soffrire te la senti? Non hai idea dei rischi che prendi delle persone che perdi. Ma quando hai iniziato non è che ti arrendi non è che ti accontenti o te ne penti devi puntare sempre e solo in alto questo è il momento del tuo grande salto perché è quello il tuo posto ma a quale costo? Sussulto e lui scompare in una scia di luce mi alzo e svengo con sguardo truce mi trovo con NoS il mio incubo più grande che si aggira in me facendo scorribande mi trovo con NoS il mio ispiratore con cui nel terrore passo molte ore in cui della rabbia è l’alimentatore. Mi sento un emarginato in una vita senza margini provo una rabbia che nemmeno immagini mi hai rubato il cuore ho aperto le indagini ho valicato tutti gli argini ho bevuto rime dai miei calici tratto da: La città dell’ ombra - 2016 - NoS
fugiati, i profughi e un noi... i sotto assedio. Zygmunt Bauman, intervenendo anni fa ad Assisi, descrisse la storia dell’umanità come un processo di espansione della parola noi. Per il filosofo polacco il primo noi non poteva includere più di 150 persone: “Erano cacciatori e raccoglitori. Non avevano autobus, supermercati…. era un numero limitato a quelli che poteva essere alimentato e muoversi. Il resto era altro dal noi. Col tempo questa cifra è aumentata e si è giunti alle tribù, alle comunità, e poi gli imperi e gli stati nazione”. Si è giunti a questo mondo, per il sociologo, dove: “Tutte le tappe e i balzi che ci sono stati avevano una dato in comune: erano tappe caratterizzate da inclusione e esclusione. C’era un noi che si ampliava, ma anche una identificazione dell’Altro escluso dal noi. E questo ha portato a grandi spargimenti di sangue. Ora c’è la necessità ineludibile dell’espansione del noi come prossima tappa dell’umanità. Questo salto successivo è rappresentato dalla soppressione del pronome loro”. Ancora Bauman ci fa riflettere sul fatto che i nostri avi avevano un nemico, identificato da un loro. “Ma oggi, nella società globale dove lo troviamo un nemico? Non ci è stato chiesto da nessuno, ma ci troviamo nella dimensione cosmopolita in cui ogni cosa ha un impatto sul pianeta, sul futuro e sui nipoti dei nostri nipoti. Siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri”. Di contro per
Bauman il rovescio della medaglia è che “non abbiamo neppure iniziato a sviluppare una consapevolezza cosmopolita. E gestiamo questo momento con gli strumenti dei nostri antenati…ed è una trappola, una sfida da affrontare”. Quando ci siamo tutti ritrovati a celebrare la Giornata in memoria delle vittime dell’immigrazione, per commemorare il naufragio avvenuto a largo di Lampedusa il 3 ottobre 2013, nel quale morirono 366 migranti, sono riecheggiate nei miei ricordi, le parole dello scrittore marocchino, Fouad Laroui, che mi invitava a non inasprire lo scontro di ignoranze, perchè noi “non capiamo nemmeno chi è l’altro, non cerchiamo nemmeno di capire chi è di fronte a noi”. Ancora una volta esiste un noi ed esiste un loro, ma non si capisce dove e perché inizia l’uno e finisce l’altro. Richard Sennet, sociologo americano, afferma che per affrontare questa sfide bisogna cambiare l’urbanistica, creando quartieri ed edifici porosi, permeabili, solo così avverrà l’integrazione. Pensare di arroccarci nella nostra identità, di “esimerci dal contatto e dalla contaminazione con gli altri è ridicolo, un’illusione”, respingere chi cerca aiuto, “una nuova forma di fascismo”. Lo studioso afferma che il “nuovo tribalismo”, che combina la solidarietà con i propri simili e l’aggressività contro chi è diverso, è frutto di un’incompetenza sociale, un’incompetenza
favorita dal modo in cui sono costruite le nostre città. Sistemi chiusi, sigillati, che dequalificano i cittadini e neutralizzano le differenze, eliminando quegli spazi ambigui in cui si può imparare a fare un uso produttivo della diversità. Perché la cooperazione con gli altri, specie con gli estranei, è una competenza, un’arte che va acquisita. Quindi le città aperte, porose e dinamiche, possono aiutarci a esercitarla, rendendoci cittadini migliori. “Molti migranti oggi non sono più immigrati: gente che va in un posto, ci lavora per dieci anni, poi torna indietro, come hanno fatto nel diciannovesimo secolo gli italiani e i polacchi. Oggi, al contrario, i flussi migratori globali richiedono una nuova nozione di identità. Migrando non si perde più la propria identità, ma la si integra in qualcos’altro. E’ un’idea diversa, che rimanda al movimento, alla capacità di muovere di città in città, di paese in paese competenze e capacità professionali e di acquisirne di nuove. I migranti possono “sopravvivere” soltanto acquisendo competenze diventando cosmopoliti competenti, esercitando l’abilità di comunicare con gli estranei, di trascendere i confini materiali degli spazi urbani: di orientarsi e “navigare” in città. Pensare che i rifugiati siano dei parassiti e che rappresentino l’unico esempio del modo in cui le persone migrano nel mondo è di una ignoranza fatale”.