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Arpa Campania

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Siglato il Piano per contrastare i roghi di rifiuti Le azioni previste, il ruolo dell’Arpac ed i primi provvedimenti Fiamme negli impianti di rifiuti: un rogo infinito che ha incendiato l’estate appena trascorsa e non accenna a placarsi. Un dramma per la salute e per l’ambiente che non ha confini e ha flagellato indistintamente gran parte delle regioni italiane, dalla Lombardia alla Campania obbligando il Governo nazionale ad agire immediatamente attraverso la stipula del “Piano d’azione per il contrasto dei roghi di rifiuti”. Firmatari dell’accordo: il Premier Conte, i Ministri: Costa, Salvini, Di Maio, Trenta,

Bartolazzi, Bonafede, Lezzi, il Governatore della Campania De Luca ed i Prefetti di Caserta e Napoli Ruberto e Pagano. Si tratta di un Piano biennale che sancisce una collaborazione finalizzata alla prevenzione, monitoraggio, controllo e risanamento ambientale del territorio interessato dai roghi di rifiuti attraverso la creazione di un sistema di coordinamento preciso, dove ognuna delle parti coinvolte nell’accordo ha il dovere di intervenire con tempestività... Martelli a pag.2

UNIONE EUROPEA

ARPAC

Approvato il pacchetto Energia Pulita

Giornata di formazione per i ranger africani Arpac ha contribuito all’addestramento di venti agenti di Ruanda e Uganda

Il 13 novembre scorso, nella Plenaria del Parlamento Europeo, è stato approvato il pacchetto Energia Pulita, che impone all’UE una vera rivoluzione energetica. Pollice a pag.4

SCIENZA & TECNOLOGIE

Arpac ha contribuito all’addestramento di dieci ranger provenienti dall’Uganda e dieci dal Ruanda: un’attività richiesta al direttore tecnico Arpac dal comandante del Centro di addestramento dei Carabinieri forestali di Castel Volturno, il colonnello Antonio Zumbolo. L’ufficiale dell’Arma ha coordinato un corso di formazione intitolato “Lotta ai crimini ambientali” a favore delle forze di polizia africane, nell’ambito di un protocollo d’intesa sottoscritto tra i Carabinieri e i ranger dei due Paesi equatoriali. Bardari a pag.6

Pietro Scoppetta da Amalfi

L’architettura del Biophilic design

È il tempo della medicina predittiva, bellezza!

Dal 2010 in poi si è assistito ad interessanti sviluppi sul fotovoltaico, come la produzione di celle sempre più piccole e flessibili, alcune anche trasparenti. Parte di queste innovazioni...

La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Pietro Scoppetta nacque ad Amalfi il 15 febbraio del 1863...

“Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c’è l’altrove...

Clemente a pag.8

De Crescenzo-Lanza a pag.14

Tafuro a pag.19

Anche le tegole fanno la loro parte

AMBIENTE & SALUTE STUDI & RICERCHE

Le scuole napoletane pronte a salpare

Patrizio a pag.9

Con l’espressione “Biophilic design” si intende un’architettura ispirata, per ogni suo aspetto, alla natura e creata col preciso intento di realizzare una simbiosi con essa. Il primo ad adoperare il termine “biofilico” fu lo psicologo tedesco Erich Fromm per descrivere l’orientamento psicologico dell’essere umano attratto da tutto ciò che è vivo o che trasmette vitalità: con il suffisso “philia”, infatti, si intendono le attrazioni e le sensazioni positive che... Palumbo a pag.15


Siglato il Piano per contrastare i roghi di rifiuti Le azioni previste, il ruolo dell’Arpac ed i primi provvedimenti Giulia Martelli Fiamme negli impianti di rifiuti: un rogo infinito che ha incendiato l’estate appena trascorsa e non accenna a placarsi. Un dramma per la salute e per l’ambiente che non ha confini e ha flagellato indistintamente gran parte delle regioni italiane, dalla Lombardia alla Campania obbligando il Governo nazionale ad agire immediatamente attraverso la stipula del “Piano d’azione per il contrasto dei roghi di rifiuti”. Firmatari dell’accordo: il Premier Conte, i Ministri: Costa, Salvini, Di Maio, Trenta, Bartolazzi, Bonafede, Lezzi, il Governatore della Campania De Luca ed i Prefetti di Caserta e Napoli Ruberto e Pagano. Si tratta di un Piano biennale che sancisce una collaborazione finalizzata alla prevenzione, monitoraggio, controllo e risanamento ambientale del territorio interessato dai roghi di rifiuti attraverso la creazione di un sistema di coordinamento preciso, dove

ognuna delle parti coinvolte nell’accordo ha il dovere di intervenire con tempestività ma è anche un “laboratorio per la tutela dell’ambiente”, un modello sperimentale che, se funzionale e funzionante, potrà essere esportato dalla Campania in altre regioni e situazioni. Il protocollo individua tre ambiti d’intervento: le azioni per la tutela della salute della popolazione, le azioni per la tutela ambientale ed eco-sistemica e quelle di presidio e controllo del territorio e prevenzione degli incendi di rifiuti. Da Piano, l’Arpac sarà parte attiva di questa task force; in particolare l’Agenzia sarà coinvolta nelle azioni di: implementazione e messa a sistema del registro regionale dei tumori e delle analisi epidemiologiche, potenziamento e monitoraggio della qualità dell’aria, aggiornamento del censimento delle aree da indagare e dei siti interessati da abbandono e rogo di rifiuti e messa a sistema degli impianti di gestione rifiuti. Il provvedimento prevede, tra

le altre cose: l’arrivo di ulteriori militari per la vigilanza e il controllo dei siti di stoccaggio in Campania, l’uso di droni e satelliti per operazioni di sorveglianza dall’alto delle discariche abusive e dei roghi, il risanamento ambientale dei siti di interesse nazionale, le segnalazioni di danno ambientale anche al di fuori dei siti di interesse nazionale, la rimozione dei rifiuti abbandonati e di quelli combusti, le verifiche sulla contraffazione da parte di imprese e l’utilizzo dell’intelligence dei reparti specializzati dei carabinieri nella lotta al traffico illecito dei rifiuti e ai roghi tossici… Poche novità, secondo qualcuno.

Certamente, però, una importante notizia è arrivata: il via libera del governo Conte ai tredici impianti di compostaggio previsti dal piano rifiuti regionale, indispensabili visto che delle 708mila tonnellate di umido raccolto solo 67mila sono trattate in Campania per produrre compost e biogas, mentre il resto finisce fuori regione. Rimane comunque da sciogliere il nodo “termovalorizzatori” che, benin- teso, nel Piano non figurano. Il caos mediatico e le liti nel Governo gialloverde susseguenti le dichiarazioni del Ministro Salvini sull’eventuale costruzione di un inceneritore per ogni provincia

campana non si è ancora placato e, in proposito, non si è fatta attendere la replica del numero due di De Luca, Fulvio Bonavitacola che ha sottolineato che in Campania non esiste nessuna emergenza rifiuti in corso e che probabilmente i dati e le informazioni in possesso del Ministro dell’Interno sul ciclo dei rifiuti campano e sulla situazione della regione non sono esatti. La firma del Piano è avvenuta a Caserta, dopo aver incrociato gli sguardi ed aver ascoltato i racconti di chi nella Terra dei Fuochi vive e combatte ogni giorno: Aurora, piccola innocente guerriera che sta affrontando la battaglia più grande, quella per la vita, Marilena Natale, giornalista che vive sotto scorta per aver avuto il coraggio di denunciare i crimini del clan dei Casalesi e don Maurizio Patriciello che da sempre lotta al fianco della popolazione per quello che lui stesso definisce il “diritto al respiro”. Il Piano ha già prodotto i primi frutti: sia a Napoli che a Caserta hanno preso il via progetti di videosorveglianza da tempo al palo e sono stati sbloccati altri fondi per arginare roghi ed inquinamento. La sfida è dura ma non impossibile e poco ha a che vedere con proclami e passerelle politiche. Che ognuno si assuma le proprie responsabilità, mettendo da parte le polemiche per il bene della nostra terra.


Gli Stati Generali del Verde Pubblico a Napoli L’Istituto Comprensivo Aldo Moro di Ponticelli ha accolto l’evento dedicato alla natura in città Fabiana Liguori Nel 2013 in Italia è entrata in vigore la legge n. 10: “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, con l’obiettivo di promuovere una rinnovata cultura del verde e degli alberi nei contesti urbanizzati. La legge ha posto finalmente la questione degli spazi verdi al centro delle politiche di sostenibilità locale, mettendone in evidenza i molteplici benefici per l’ambiente e la società, presente e futura. Al fine di stimolare il confronto e il coinvolgimento pubblicoprivato dal 2015 sono stati indetti, in occasione della Giornata nazionale degli alberi (21 novembre), gli Stati Generali del Verde Pubblico: un’opportunità preziosa per mescolare e contaminare il più possibile esperienze, competenze e linguaggi diversi in nome di un obiettivo comune: rafforzare nel Belpaese la cultura del verde e diffondere la consapevolezza del suo valore per la città e gli stessi cittadini. Giunti alla loro quarta edizione, gli Stati Generali del verde pubblico del 2018 sono stati articolati in quattro sessioni tematiche. Le città italiane che hanno accolto la manifestazione sono state: Napoli, Roma, Padova e Venezia. La preziosa location dove si è svolta la sessione partenopea è stato l’Istituto Comprensivo Aldo Moro di Ponticelli guidato con impegno e fervore dalla Dirigente Scolastico, Barbara Di Cerbo. Al tavolo dei relatori, presenti alcuni rappresentati delle istituzioni, quali: Salvatore Micillo, Sottosegretario Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Fulvio Bonavitacola, Vicepresidente della Giunta regionale Campania, Silvana Riccio, segretario Generale Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Sabrina Diamanti, componente Comitato verde pubblico Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gianluca Maglione, Vicepresidente 6° Municipalità, Comune di Napoli, e Alberto Patruno, segretario nazionale Assoimpredia. Davanti alla fitta platea di studenti, docenti e famiglie hanno raccontato le proprie azioni ed iniziative anche alcuni rappresentati di

Hanno detto “Io vengo dalla Terra dei Fuochi, so bene cosa significa veder crescere discariche invece di alberi e prati, so bene cosa significa non vivere in un territorio sano e pulito. Ma mi piace tanto il termine resilienza e ne parlo spesso, perché è proprio la resilienza che ha spinto tantissimi cittadini della mia terra a unirsi, come siete qui adesso e a mettere insieme idee, energie ed azioni per affrontare le ecomafie e portare in Parlamento delle leggi buone che potessero cominciare a contrastare il fenomeno. E’ solo un inizio ma ci siamo. Oggi vi chiedo di fare la vostra piccola parte, di comprare anche un piccolo alberello, di portarlo a casa e di averne cura o di regalarlo a un parente, un amico. Perché questa giornata, la giornata dell’albero, possa dare la possibilità a tanti nuovi semi di crescere e maturare” Salvatore Micillo Ministero dell’Ambiente

cittadinanza attiva del luogo o provenienti da altre realtà italiane: Paolo Mendozzi dell’associazione “Incisivi”, Massimo Proietti Rocchi, Presidente dell'Associazione “Amici di Villa Leopardi” e Manuela Rippo dell’Associazione GARIWO Responsabile “Giardini dei Giusti”. Il tema dell’incontro, infatti, è stato il verde urbano come espressione ed esperienza di cittadinanza attiva, che in modo volontario e gratuito, spalleggia e spesso subentra alle amministrazioni pubbliche: “Le associazioni non dovrebbero esistere perché esistono nel momento in cui lo Stato, le Istituzioni non funzionano bene” ha dichiarato Rocchi presentando la propria esperienza nella capitale: “non vengo qua da primo della classe, ma abbiamo trasformato una villa dei primi del ‘900, ridotta da tempo in condizioni di abbandono nella villa più ben tenuta di Roma. Un posto che prima era niente è diventato un posto dove tutti si riconoscono e si incontrano solo per il piacere di dare”. La spinta dal basso delle associazioni, infatti, è direzionata sia nel contrasto a fenomeni di incuria che in alcuni casi diventano di vero e proprio degrado, anche profondo (nelle periferie, ma non solo), sia nel dare forma e sostanza a una comune richiesta di più spazi pubblici come luoghi di socialità e convivialità. Se da un lato le Istituzioni e le

amministrazioni mancano spesso di operosità e risolutezza, dall’altro i cittadini sembrano essere concentrati unicamente sul proprio “habitat familiare” e una volta usciti dalle loro mura domestiche “non hanno alcuna attenzione alla terra che calpestano, al parco dove portano i figli, alle strade che percorrono. Gli spazi pubblici sono di tutti e vanno tenuti puliti e curati proprio come se fossero casa nostra. Eravamo una o due persone a pensarla così, oggi l’Associazione Amici di Villa Leopardi è un piccolo esercito di 1.100 persone e facciamo un sacco di cose”. La cittadinanza attiva è senza cadere nel banale una cosa che fa bene, soprattutto quando si parla di ambiente e territorio. Dura ammetterlo ma una persona da sola conta molto poco, un’associazione conta ma una

rete di associazioni potrebbe essere determinante. A volte è proprio questo che manca: non sempre si riesce davvero ad essere comunità, ad essere uniti, a cooperare e a spingere nella stessa direzione. I modi e i tempi della burocrazia italiana, sono purtroppo un’altra brutta gatta da pelare per i tanti volontari impegnati ogni giorno sul proprio territorio. C’è l’urgenza di facilitare le cose a quanti le cose le vogliono fare. È doveroso da parte delle amministrazioni dare la possibilità ai cittadini, che si rendono disponibili, di occuparsi degli spazi verdi pubblici, senza dover sostenere ulteriori oneri, anche economici. Il tempo, le energie, gli attrezzi e le professionalità che queste persone mettono a disposizione della comunità sono un immenso valore aggiunto che va solo custodito e sostenuto.

“I singoli cittadini possono e devono fare qualcosa in più. Lo stato, i comuni, le istituzioni da soli non ce la fanno. E non ce la fanno per una serie di motivi: mancanza di risorse finanziarie adeguate, presenza di personale della pubblica amministrazione anziano e tutto ciò che questo ne deriva. È chiaro che se il cittadino pensa che quel verde pubblico, quell’orto, sia un valore aggiunto per lui, la sua famiglia e la comunità di cui fa parte, deve contribuire in questo difficile momento. Questo paese è stato costruito anche dalle volontà dei singoli non solo dalle Istituzioni. Le scuole possono fare molto in questa direzione: insegnare a un bambino ad aver cura di un albero o una pianta, a seguirne la crescita e la fioritura può sviluppare in lui un costruttivo senso di appartenenza al proprio territorio che si traduce in attenzione e difesa dello stesso” Silvana Riccio Ministero dell’Ambiente “Abbiamo il dovere di lasciare il pianeta in condizioni migliori di come lo abbiamo trovato. Il pianeta non è nostro. La diffusione di una cultura, un’educazione ambientalista con le scuole impegnate in prima linea è fondamentale come è fondamentale l’azione della politica e delle Istituzioni. Per quanto riguarda gli spazi verdi cittadini stiamo spingendo i comuni ad adottare piani urbanistici più adeguati. C’è molto da fare ma anche voi potete contribuire. Immaginate quanti alberi o piante crescerebbero forti e felici se ogni bambino di Ponticelli ne difendesse e curasse uno. Tante cose devono fare gli adulti se ci riescono, se non litigano , se non sono distratti, ma buona parte potete farla anche voi. Sinceramente, io ho più fiducia in voi” Fulvio Bonavitacola Regione Campania


Approvato dal Parlamento Europeo il pacchetto Energia Pulita Tina Pollice Il 13 novembre scorso, nella Plenaria del Parlamento Europeo, è stato approvato il pacchetto Energia Pulita, che impone all’UE una vera rivoluzione energetica. Votati tre importanti dossier legislativi sulla efficienza energetica, sulle rinnovabili e sulla governance dell’Unione. Il primo obiettivo della nuova legislazione prevede che l'efficienza energetica nell'UE sia migliorata del 32,5% entro il 2030, mentre la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili deve raggiungere almeno il 32% del consumo finale lordo dell'UE. Entrambi gli obiettivi saranno rivisti entro il 2023 e potranno solo essere innalzati. La governance per realizzare l’Unione dell’energia introduce l’obbligo per ogni Stato membro di presentare un "piano nazionale integrato per l'energia e il clima" decennale, con obiettivi, contributi, politiche e misure nazionali, entro il 31 dicembre 2019 e successivamente ogni 10 anni. Se si vorrà essere credibili bisogna realizzare gli obiettivi prefissati. È una grande opportunità strategica, una politica vin-

cente per tutti gli europei che, porterà all’indipendenza energetica e geopolitica sciogliendo le dipendenze dal gas e dal petrolio. Per costruire una Europa forte non si può dipendere da importazioni che non ci rendono politicamente indipendenti. Le decisioni votate avranno anche un’altra conseguenza: il monopolio della produzione dell’energia non sarà più nelle mani di poche grandi società, ma ogni singolo cittadino potrà autoconsumare, immagazzinare e vendere energia da fonti rinnovabili a un prezzo pari almeno al valore di

mercato. Viene sancito il principio base secondo il quale l'autoconsumo non è soggetto a oneri, che, possono essere imposti dallo Stato solo a precise condizioni. Quanto accaduto sinora in Italia e Spagna e altrove dimostra che questi diritti non erano affatto scontati. Inoltre, finalmente viene fatta trasparenza sui sussidi alle fonti fossili inquinanti. Gli Stati membri saranno obbligati a dichiarare tutti i sussidi nazionali e dovranno fornire un piano sulla graduale eliminazione delle fonti fossili. L’applicazione della legislazione determinerà importanti

riduzioni del consumo energetico, bollette più basse e una salute migliore, contribuendo a combattere la povertà energetica, che in Italia colpisce cinque milioni di persone, ovvero l'8% della popolazione. Sarà uno stimolo alla competitività dell'industria europea, che si tradurrà in ulteriori investimenti, crescita e occupazione, in particolare nel settore delle costruzioni e dell’innovazione. Per i biocarburanti: al bando l’olio di palma che a partire dal 2030 non sarà più considerato una fonte di energia rinnovabile, saranno eliminati progressiva-

mente i biocarburanti di prima generazione che, comportano un elevato rischio di deforestazione e di cambiamento indiretto di destinazione dei terreni. Dal 2019, il contributo dei biocarburanti di prima generazione sarà gradualmente eliminato fino a raggiungere quota zero nel 2030. Via libera a quelli di seconda generazione. Sono stati disincentivati gli investimenti nella produzione di biocarburanti per le colture alimentari e si è spinto verso i biocarburanti avanzati. Si è riusciti a rafforzare l'autoconsumo come diritto e si è incluso il desiderio del Parlamento di vietare fino al 2026 le spese e le tasse sull'energia autoconsumata. Ora, protagonisti sono gli Stati membri, che, dovranno trasformare la nuova normativa in fatti concreti. A partire dal nostro Paese, che dovrà mettere uno stop alle sovvenzioni dirette e indirette dei combustibili fossili, ed eliminare tutte le pastoie burocratiche e le leggi che remano contro gli incentivi verso le energie rinnovabili, come la legge di “scambio sul posto”, che prevede di utilizzare l’energia solo se il luogo di produzione coincide con il luogo dell’autoconsumo.

Svart: in Norvegia l’hotel con energia positiva Ultimamente si sente parlare troppo spesso, purtroppo, di cambiamenti climatici, catastrofi annunciate e situazioni critiche dovute alla noncuranza dell’uomo, al non rispetto dell’ambiente che ci circonda. Per questo motivo raccontiamo di un progetto, sviluppato in Norvegia dallo studio Snøhetta, che dimostra come sia possibile costruire architetture che rispettino integralmente l’ambiente in cui sorgono, un progetto positivo che ci fa pensare ad un futuro migliore. Occorre fare una premessa. Negli ultimi anni la Norvegia, nazione molto all’avanguardia dal punto architettonico ed energetico, ha sviluppato uno standard energetico per le nuove costruzioni, il Powerhouse, che prevede la

costruzione di edifici che producano più energia di quella che consumano. Questo albergo è uno degli esempi nati da questa nuova filosofia costruttiva. L’hotel sorge ai piedi del ghiacciaio Svart, pochi chilometri sopra al circolo polare artico, in un ambiente dove la natura è padrona incontrastata e le tracce dell’uomo sono quasi del tutto assenti. La preziosità del luogo e le sue particolarità hanno ‘costretto’ lo studio ad una progettazione estremamente rispettosa e mirata alla massima riduzione dell’impatto ambientale, ispirata alle costruzioni tradizionali del luogo, principalmente costituite da case per pescatori e grandi telai destinati all’essiccazione del pesce. La struttura è integralmente

realizzata con legno locale e, prendendo come modello le palafitte, minimizza l’ingombro a terra dell’edificio, quasi totalmente ‘appoggiato’ sulle limpide acque del lago ai piedi del ghiacciaio. La forma circolare ha contribuito all’ottenimento degli standard richiesti dal Powerhouse. Gli architetti hanno

infatti realizzato una mappatura integrale del luogo, studiando approfonditamente il percorso della luce solare e dei venti al fine di distribuire i vari ambienti in modo ottimale, sfruttando al massimo la luce offerta dal sole norvegese. Ristoranti, bar e sale comuni sono posizionati nei punti più

luminosi, mentre le camere sono parzialmente schermate da un sistema di terrazze. In copertura sono stati installati i pannelli solari che, specialmente nelle lunghe giornate di sole nei mesi estivi, garantiscono una produzione energetica maggiore rispetto al fabbisogno dell’albergo. L’edificio sarà completato nel 2021 ed inizialmente sarà raggiungibile solo ed esclusivamente in bici o con barche private, ma si prevede anche un servizio navetta con piccoli battelli. Di sicuro un progetto molto particolare e decisamente elitario, che tuttavia ci ricorda come sia possibile continuare a costruire senza logorare ulteriormente il nostro povero e malconcio pianeta. I.B.


Giornata degli alberi, festa a Nocera Inferiore L’Arpac partecipa a percorsi educativi nell’Agro Nocerino Anna Gaudioso In una cornice di rinnovata attenzione per i temi ambientali, quest’anno come da un po’ di anni l’Arpac, insieme all’Istituto V Comprensivo di Nocera Inferiore, ha partecipato alla Giornata Nazionale degli alberi. Celebrata per la prima volta nel 1898 su iniziativa dell’allora ministro della Pubblica istruzione Guido Baccelli, solo di recente (con la legge 14 gennaio 2013 n. 10) è stata pienamente istituzionalizzata: ogni 21 novembre si pone attenzione, attraverso la valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo, all’attuazione del protocollo di Kyoto e delle politiche di riduzione delle emissioni, alla prevenzione del dissesto idrogeologico e alla protezione del suolo nonché al miglioramento della qualità dell’aria e della vivibilità degli insediamenti urbani. Ogni anno la Giornata è intitolata a particolari temi di rilevante valore etico, culturale e sociale. Il tema scelto per quest’anno è “L’albero: la sua storia, la nostra storia”. I percorsi di educazione ambientale promossi da Arpac mirano a stimolare un interesse per l’ambiente e a costruire una partecipazione informata delle comunità per favorire un processo di cambiamento degli stili di vita rispetto a quelli attuali di consumo. A Nocera Inferiore (Salerno) sono coinvolte due

classi (prima e seconda C) del plesso Sant’Anna del V Istituto comprensivo. L’intero plesso ha però preso parte alla manifestazione organizzata il 21 novembre. Anche quest’anno ci siamo sentiti in dovere di esprimere in tanti modi diversi tutto ciò che riporta alla nostra memoria il senso di questa giornata. Un appuntamento per sensibilizzare l’opinione pubblica, a partire dalle giovani generazioni, sull’importanza del patrimonio arboreo e boschivo locale, nazionale e mondiale per la tutela della biodiversità, il contrasto ai cambiamenti climatici e la prevenzione del dissesto idrogeologico. Tutti i ragazzi dell’istituto Sant’Anna in località Villanova a Nocera Inferiore (Salerno), guidati dalla professoressa Francesca Salvati, hanno partecipato con convinzione e sentimento positivo di attaccamento alle motivazioni ambientali. È stato un bel momento di condivisione, grazie soprattutto alla forte sensibilità dell’insegnante. Tutti i ragazzi, con le mani colorate di verde, si sono diretti fuori ai giardini della scuola cantando in coro sulle note di una canzone didattica sugli alberi pensata per stimolare la loro consapevolezza ambientale. Gli alberi infatti garantiscono benessere agli habitat montani, a quelli rurali e a quelli urbani. Sono utili per i loro mille impieghi, danno riparo dalla calura estiva e miglio-

rano la qualità dell’aria, trasformando l’aria “cattiva” in aria “buona”. È stata insomma una giornata per riflettere, per valutare, per esprimersi e per migliorarsi. Sono stati proposti momenti di riflessione, componimenti, disegni, cartelloni, scenette, canzoni. Anche le mamme hanno contribuito alla celebrazione della giornata preparando dolci e torroni con noci e nocciole, provenienti

dagli alberi tipici della zona e dunque pienamente in tema con le intenzioni della nostra giornata. Nelle aiuole della scuola sono stati piantati appunto diversi noccioli. Sono stati esposti i lavori eseguiti lungo il percorso di informazione, formazione ed educazione ambientale a cura dell’Agenzia, frutto di studi e ricerche sugli alberi e sulla loro importanza per la vita dell’uomo e per la salvaguardia dell’ecosistema. La giornata dedicata all’albero è iniziata con la dimostrazione della cura per l’ulivo piantato lo scorso anno in occasione del 21 novembre. Al noce, il cui simbolo è presente nello stemma della

città, è stato poi riservato un momento di riscoperta storica con aneddoti, leggende e storie: a questo albero risale probabilmente lo stesso nome di Nuceria. Infine i ragazzi di terza hanno scritto una lettera che sarà consegnata al sindaco, per stimolare il Comune a portare avanti l’iniziativa “Un albero per ogni neonato” in ottemperanza ai contenuti della legge 29 gennaio 1992 n. 113. La festa si è conclusa con questa frase e un applauso interminabile delle mamme: «Piccoli gesti ma grandi valori. Solo con gesti e valori si potrà costruire un mondo vivibile. Chi pianta un albero pianta una speranza».


L’Arpac ha contribuito all’addestramento di venti agenti di Ruanda e Uganda

Giornata di formazione per i ranger africani Roberto Bardari L’Arpac ha contribuito all’addestramento di dieci ranger provenienti dall’Uganda e dieci dal Ruanda: un’attività richiesta al direttore tecnico Arpac dal comandante del Centro di addestramento dei Carabinieri forestali di Castel Volturno, il colonnello Antonio Zumbolo. L’ufficiale dell’Arma ha coordinato un corso di formazione intitolato: “Lotta ai crimini ambientali” a favore delle forze di polizia africane, nell’ambito di un protocollo d’intesa sottoscritto tra i Carabinieri e i ranger dei due Paesi equatoriali. L’incontro tra l’Agenzia e i poliziotti africani, avvenuto lo scorso 26 novembre, si è articolato in tre diversi momenti formativi con sessioni in inglese. La prima sessione, che si è tenuta nel centro di addestramento dei Forestali, è stata sviluppata con l’illustrazione di apposite slide a supporto della didattica. Dopo aver rappresentato i principali compiti a cui Arpac è chiamata a rispondere, la sessione in aula si è soffermata sulle attività agenziali relative alla Terra dei Fuochi. In particolare sono state illustrate le metodologie di campionamento dei suoli e delle acque superficiali e sotterranee. Dopo l’incontro in aula, l’Agenzia ha organizzato per i rangers ruandesi e ugandesi un addestramento in campo, nei pressi della discarica di Bortolotto, nello stesso comune di Castel Volturno. Qui, con il supporto dei tecnici dell’Arpac Multiservizi, il for-

L’Arpac partecipa al forum “Economia circolare e sostenibile”

matore dell’Agenzia, un operatore dell’UOC Monitoraggi e controlli diretta da Claudio Marro, ha condotto campionamenti di suoli agricoli e acque di pozzo, campionamenti poi fatti eseguire dai ranger come esercitazione. Nel pomeriggio gli agenti di polizia africani hanno visitato l’Unità operativa complessa Siti contaminati e bonifiche situata a Pozzuoli. Qui, il direttore della struttura, Salvatore Di Rosa, accompagnato dal collaboratore tecnico Federico Santacroce, ha accompagnato i ranger nelle diverse unità laboratoristiche, illustrando le

principali metodiche analitiche che vengono utilizzate per la determinazione degli inquinanti nelle acque e nei suoli. L’esperienza è risultata molto coinvolgente, sia per gli ospiti africani che per gli operatori Arpac coinvolti, consentendo un proficuo scambio tra le parti, umano oltre che professionale. Al termine del loro percorso di formazione in Italia, gli agenti ugandesi e ruandesi torneranno in patria dove verranno impiegati nel contrasto ai reati ambientali, anche grazie alle competenze tecniche apprese nel corso del loro soggiorno in Europa.

Lo scorso 28 e 29 novembre 2018, l’ Anea (Agenzia Napoletana Energia e Ambiente) ha organizzato a Napoli, presso la sala del Capitolo del complesso di San Domenico Maggiore, la prima edizione del Forum “Economia e Circolare e sostenibile”, una due giorni suddivisa in 4 sessioni con quattro diverse tematiche, incentrata sulla sostenibilità ambientale e gli strumenti per raggiungerla con uno sguardo analitico sui nuovi strumenti incentivanti. Queste le tematiche nello specifico dei quattro convegni che hanno arricchito la platea: Agricoltura biologica, focus sul sud e sui finanziamenti","Biometano nei trasporti alla luce del nuovo decreto", Il piano strategico metropolitano: fondi impegnati e aree di intervento" . La quarta e ultima sessione è stata dedicata alla delicata questione delle bonifiche come recupero ambientale e sviluppo del territorio con l’identificazione degli strumenti innovativi per la gestione delle politiche e delle principali criticità, con l’intento di proporre modifiche delle procedure; creando un modello pubblico privato che rilanci il settore ed una governance efficace per la Programmazione Comunitaria 2014‐2020. Presente al tavolo delle Istituzioni e dei relatori anche il sempre vivo contributo dell’Arpac, nella voce del Commissario Straordinario Luigi Stefano Sorvino e di Salvatore Di Rosa, dirigente dell’U.O.C. Siti Contaminati e Bonifiche dell’agenzia che ha illustrato il ruolo dell’ARPAC nell’innovativo progetto di risanamento messo in campo nella Terra dei fuochi: ECOREMED. Il contributo dell’Agenzia è stato di rilievo nello sviluppo della complessa metodologia di cam-

pionamento e nella caratterizzazione analitica ex ante, durante e post processo di biorisanamento a medio termine. Sempre concreto e incisivo l’intervento del commissario Sorvino che, ribadendo la necessità e l’urgenza di incrementare le risorse umane e finanziare dell’ARPAC, ormai in perenne sottodimensionamento, ha rinnovato l’impegno dal parte dell’Agenzia e di tutto il personale a portare avanti, nei limiti delle proprie competenze ma nel migliore dei modi, tutte le attività di monitoraggio e controllo sul territorio campano: “il tema delle bonifiche è un tema particolarmente impegnativo per la complessità che ha sul piano normativo, tecnico e per la sostenibilità finanziaria. È un tema che si articola in procedimenti che sono quasi sempre particolarmente lunghi. Nello specifico se esaminiamo la situazione dei territori agricoli nella “Terra dei fuochi”, si è verificato un caso unico nell’ambito della legislazione nazionale: l’Arpac è stata individuata come organo preposto a delle attività specifiche su un territorio, assieme ad altri enti operanti nel settore della ricerca in ambito tecnico-scientifico sanitario, agricolo e ambientale (accanto all’Ispra). Una missione molto impegnativa su una realtà difficile che ha richiesto e tuttora richiede la massima assiduità ed attenzione da parte dei tecnici e degli addetti ai lavori”. Sorvino ha poi invitato gli operatori della comunicazione a realizzare, considerando la delicatezza e lo spessore di queste problematiche, una corretta e certa informazione e una più attenta diffusione F.L. delle notizie.


Servizi pubblici locali e tutela dell’ambiente: il caso del servizio idrico in Campania A Napoli si è tenuto un convegno con patrocinio Arpac e la partecipazione del sottosegretario Micillo Luigi Mosca La riforma del servizio idrico integrato è stata uno dei temi affrontati nel corso del convegno sui servizi pubblici locali che si è svolto lo scorso 15 novembre nella sede della Camera di Commercio a Napoli. L’evento, promosso dall’Università di Napoli Vanvitelli nell’ambito del master in management dei servizi pubblici locali e patrocinato da Arpac, ha visto tra i relatori il presidente del neocostituito Ente idrico campano, il sindaco di Agerola Luca Mascolo. È del 2015 la legge regionale che istituisce l’Ente idrico campano, un soggetto unico per la gestione del servizio idrico integrato, che riunisce i 550 comuni della regione. Ovvi i risvolti in materia ambientale, a partire dall’annoso tema della depurazione e in generale del trattamento dei reflui. I vertici dell’Eic sono stati di recente formalizzati, con l’elezione l’anno scorso di Mascolo nel ruolo di presidente e poi quest’anno con la nomina del direttore generale, il docente universitario Vin-

Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 30 novembre 2018 - Anno XIV, N.22 Edizione chiusa dalla redazione il 30 novembre 2018 DIRETTORE EDITORIALE

Luigi Stefano Sorvino DIRETTORE RESPONSABILE

Pietro Funaro CAPOREDATTORI

Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli IN REDAZIONE

Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Savino Cuomo HANNO COLLABORATO

R. Bardari, I. Buonfanti, F. De Capua, F. Clemente, G. De Crescenzo, R. Fanelli, R. Funaro, B. Giordano, G. Loffredo, R. Maisto, A. Palumbo, A. Paparo, S. Patrizio, T. Pollice SEGRETARIA AMMINISTRATIVA

Carla Gavini DIRETTORE AMMINISTRATIVO

Pietro Vasaturo

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cenzo Belgiorno. L’ente si avvia verso la piena operatività, con il trasferimento, previsto per l’anno prossimo, di personale dai disciolti Enti d’ambito. «Tra le scadenze previste», ha ricordato Mascolo, «c’è l’approvazione del Piano d’ambito regionale. Occorre individuare una strategia operativa per ciascun territorio, per uscire da quella specie di anarchia funzionale che caratterizza la gestione del servizio idrico integrato in Campania». Nota dolente, la sistemazione di fognature e depuratori, su cui non c’è ancora una regìa degli interventi. A soffrirne è in primo luogo la qualità delle acque di balneazione: Arpac, presente al convegno con il commissario Stefano Sorvino, ha in altre occasioni ricordato una delle cause che pregiudicano la balneabilità in alcuni punti del litorale: la mancata separazione tra acque pluviali e acque di fogna, che favorisce lo scarico di reflui non trattati in mare nel corso dei giorni di pioggia. Altro esempio fornito proprio da Mascolo nel corso di questo convegno: c’è un depuratore funzionante a servizio del bacino del Sarno, ma vaste parti del sistema fognario non sono allacciate all’impianto, per cui nel Golfo continuano ad arrivare reflui non depurati. Del resto, l’ottimizzazione dei servizi pubblici a rete è stata occasione di confronto, nel corso di questo evento, anche in un’ottica più ampia, con la partecipazione di relatori come il rettore del Suor Orsola Benincasa Lucio d’Alessandro, l’economista Riccardo Realfonzo, ex assessore del Comune di Napoli e direttore della Scuola di governo del territorio nel-

l’ambito della quale si svolge il master, Armando Brunini, ad di Gesac, la società che gestisce l’aeroporto di Capodichino, il presidente Eav Umberto De Gregorio, il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale Pietro Spirito. È intervenuto infine il sottosegretario all’Ambiente Salvatore Micillo, che ha brevemente delineato le priorità del Governo in tema di politiche ambientali. Prima priorità, la messa in sicurezza del territorio. «Piuttosto che le grandi opere», ha detto l’esponente del Governo, «preferiamo promuovere quei tanti interventi, anche piccoli, che prevengono i disastri. Ogni Comune dovrebbe avere in organico almeno un geologo che contribuisca alla manutenzione del territorio». Il sottosegretario ha poi accennato al capitolo delle boni-

fiche, ricordando che solo una piccola quota dei Siti contaminati di interesse nazionale è stata finora risanata. Secondo Micillo, gli investimenti per la sanità pubblica dovrebbero tenere conto dell’incidenza delle patologie sul territorio, con l’attivazione di centri specialistici laddove sono più presenti determinati mali. Terza priorità, la salvaguardia del mare: il sottosegretario ha citato i primi progetti-pilota sul recupero delle plastiche in mare, che hanno coinvolto attivamente i pescatori (uno di questi esperimenti si è svolto a Sorrento). Infine, l’economia circolare e il ciclo dei rifiuti: l’intensificazione dei controlli sulla gestione dei rifiuti e il rafforzamento dell’impiantistica a servizio della raccolta differenziata sono le due linee di azione citate dal viceministro.


Anche le tegole fanno la loro parte Estetica e tecnologia al servizio delle rinnovabili Fabiana Clemente Dal 2010 in poi si è assistito ad interessanti sviluppi sul fotovoltaico, come la produzione di celle sempre più piccole e flessibili, alcune anche trasparenti. Parte di queste innovazioni hanno dato forma alla tegole fotovoltaiche, preferite se si è alla ricerca di una soluzione in grado di integrarsi perfettamente sul costruito. Dopo i pannelli fotovoltaici da installare sul tetto o in giardino, arrivano dunque le tegole fotovoltaiche, perfettamente integrate nella struttura dell’edificio, efficienti e soprattutto belle da vedere. Soluzione più concreta al problema dell’impatto architettonico ed estetico dell’introduzione del fotovoltaico nelle abitazioni. Le tegole assumono sia la funzione dei pannelli – produttori di energia elettrica - sia quella delle comuni tegole - ossia coprire e impermeabilizzare gli edifici. Si tratta di piccoli pannelli solari da applicare sulla parte piatta delle tegole oppure tra una tegola e l’altra a seconda dei modelli.

Le tipologie presenti sul mercato sono tante. Le “marsigliesi”, la cui forma classica presenta la parte centrale della tegola ricoperta di materiale fotovoltaico. Sono disponibili sul mercato in laterizio e in plastica. Le “portoghesi”: anch’esse prendono il nome

dalla classica tegola, e anche loro possiedono materiale fotovoltaico installato nella parte piana della tegola. Sono disponibili sul mercato in cotto e in plastica. Infine le tegole fotovoltaiche trasparenti, il cui diverso principio di funzionamento prevede sali orga-

nici trasparenti che lasciano passare la luce ma intrappolano raggi uv e le radiazioni solari, emettendo a loro volta una luminescenza che viene captata da piccoli panelli opportunamente posizionati per sfruttare questo effetto. Sono sicuramente le meno efficienti

tra le tre, ma allo stesso tempo hanno l’unicità di far passare la luce, fornendo dunque illuminazione naturale. Il pannello fotovoltaico, installato sulle coperture mediante strutture metalliche, genera molto impatto visivo sugli edifici; spesso nei centri storici o nelle zone sottoposte a vincolo paesaggistico, questo sistema incontra difficoltà nel rilascio delle relative autorizzazioni, soprattutto se da progetto risultino visibili dalle aree pubbliche. In questi casi l'installazione di un impianto in tegole fotovoltaiche è la soluzione migliore, perché offre una perfetta integrazione architettonica in contesti storici o paesaggistici. Ovviamente, in entrambi i casi, si dovrà preferire installare i pannelli o le tegole dove meglio arrivino i raggi del sole, se è possibile l'orientamento migliore è a sud, mentre ad a est o ad ovest godranno dei raggi solari solo per mezza giornata. In ogni caso è opportuno considerare che l'energia solare è trasmessa, tramite i fotoni, anche quando il cielo è nuvoloso.

Dai fanghi dei depuratori nuovo fosforo In provincia di Treviso il più grande impianto dimostrativo in funzione Il fosforo è una materia prima rara e importante, essenziale per i concimi in agricoltura, e, non a caso, l’Unione Europea lo ha inserito nella lista delle “materie critiche”. Alcuni studi hanno rilevato che anche per questo elemento nei prossimi anni si manifesterà una criticità simile a quella che ha interessato il petrolio. D’altra parte se del petrolio possiamo più o meno fare a meno, del cibo sicuramente no. Di questo scenario per niente tranquillizzante ne ha parlato Francesco Fatone, docente all’Università politecnica delle Marche, grande esperto del settore e membro del comitato scientifico di Ecomondo. Proprio nel corso della kermesse di Rimini sulla green

economy svoltasi l’8 e 9 novembre scorso si è discusso della necessità di una «piattaforma italiana del fosforo» per fronteggiare l’emergenza, incoraggiando una legislazione adeguata e sempre più indispensabile per il recupero dello stesso. La Svizzera e la Germania hanno legiferato sull’argomento ed hanno realizzato industrie che recuperano questo prezioso elemento dalle acque reflue. In Italia, circa 5 milioni di tonnellate di fanghi vengono prodotti ogni anno dai depuratori. Tra l’altro, il fosforo scaricato in modo incontrollato nelle acque reflue è un forte inquinante e può dare origine a un eccesso di crescita di alghe. Insomma serve

un innovativo progetto italiano di economia circolare per il recupero e la gestione di una materia prima rara ma decisiva. Ed è ad Ecomondo, la kermesse di Rimini sulla green economy, che è stata lanciata un’iniziativa per ade-

guare la normativa italiana e permettere il trattamento delle acque reflue e dei fanghi di depurazione. Il progetto Horizon 2020 SMART-Plant a coordinamento italiano è la testimonianza che le tecnologie per il

recupero di fosforo ed altri materiali di valore dal trattamento delle acque reflue ci sono già anche se incontrano ostacoli nelle barriere e incertezze legislative e regolatorie che, intralciano una tecnologia capace di trasformare i fanghi di depurazione in un valore di mercato e un valore di economia circolare con il recupero del fosforo per l’agricoltura. Basti considerare l’innovativo impianto inaugurato da poco a Carbonera, in provincia di Treviso: è il più grande impianto dimostrativo in funzione in depuratori urbani in grado di recuperare circa un chilogrammo al giorno di bioplastiche e 300 grammi di struvite (sale di fosforo) dai fanghi di depurazione. B.G.


Le scuole napoletane pronte a salpare Il Consiglio Nazionale delle Ricerche partner del progetto “La Scuola va a bordo” Salvatore Patrizio* Il connubio tra il mare e la città di Napoli si perde nella notte dei tempi. Infatti, i suoi primi fondatori utilizzarono la via del mare per arrivare sulle nostre coste. Dei navigatori provenienti dall’isola di Rodi, intorno al IX sec. a.C., crearono una colonia commerciale sull’isolotto di Megaride e sulle propaggini meridionali dell’attuale Pizzofalcone mentre i Cumani, originari dell’isola di Eubea, fondarono qualche secolo più tardi Neapolis (“città nuova” per distinguerla dal primo insediamento), quella che diverrà la futura Napoli. Inoltre, sempre dal mare proveniva la prima dea protettrice venerata in città: la sirena Partenope. Neapolis fece parte dei “socii navales” (alleati navali) della Roma repubblicana a cui era tenuta a fornire, in caso di richiesta, navi e marinai mentre, secoli dopo (XIX sec.), fu tra le prime capitali del Mediterraneo a costruire una nave

a vapore. Sempre a Napoli, nel 1920, viene istituita la prima Università statale italiana specializzata in Economia Marittima e Scienze Nautiche: il Regio Istituto Superiore Navale oggi Università degli Studi di Napoli "Parthenope" mentre il porto cittadino è tra gli scali più importanti come traffico passeggeri. Da questa breve premessa appare chiaro di quanto è stato e sia ancora oggi forte il legame di Napoli con il suo mare. Potremmo dire che nelle vene dei napoletani non scorra sangue ma acqua marina. Ed è proprio in base a questo indissolubile sodalizio che il Comune di Napoli, più di un quinquennio fa, grazie all’encomiabile lavoro del dr. Enrico Panini (allora Assessore al Lavoro e Attività Produttive) e della prof.ssa Angela Procaccini (collaboratrice dello stesso assessorato), decise di mettere in campo il progetto “La scuola va a bordo”, un’iniziativa di sensibilizzazione sulle

attività marittime, nei più svariati settori, rivolta agli studenti delle seconde classi degli istituti d’istruzione secondaria di I grado della città di Napoli. Visto il grande successo riscosso dalla manifestazione nel corso degli anni anche nel 2018 sarà riproposto il progetto, giunto oramai alla sua VI edizione. Il “varo” è avvenuto con la sottoscrizione di un Protocollo d’Intesa tra il Comune di Napoli e vari Enti ed Istituzioni territoriali (tra cui tre istituti

del CNR: Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo; Istituto di Chimica Biomolecolare; Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali), sancito nella Casa Comunale il 15 novembre 2018 alla presenza del vicesindaco di Napoli, dr. Enrico Panini. Come avvenuto per le precedenti edizioni, il programma, il coordinamento e l’organizzazione del progetto saranno affidati alla prof.ssa Procaccini, già Dirigente di due Istituti Nautici. Il percorso si svilupperà attraverso un calendario che si articolerà in due tranche: nella prima fase gli “attori” si recheranno presso le scuole e attraverso lezioni, video, esperienze dirette parleranno agli studenti delle realtà del mare e dei porti italiani. Nella seconda fase, saranno gli alunni a recarsi presso le diverse Istituzioni dove verranno loro illustrate le attività che vi si svolgono. Obiettivo principale è quello

di far comprendere alle future generazioni l’importanza del mare come opportunità di lavoro nella pesca, nella cantieristica, nel turismo, nella ricerca, nella difesa dell’ecosistema e tanto altro ancora. La conclusione del percorso avrà luogo il 20 maggio 2019, durante la celebrazione della Giornata Europea del Mare (iniziativa voluta dalla Commissione Europea allo scopo di far partecipare i cittadini alla vita dei porti per un intero giorno), dove gli studenti saranno accolti nella Sala Galatea della Stazione Marittima di Napoli, insieme ad Autorità, ai rappresentanti di tutte le Istituzioni ed alla Fanfara dei Vigili del Fuoco. Qui, in una vera e propria Festa del Mare, verranno premiati i migliori elaborati realizzati dagli studenti nell’ambito del concorso “Per la salvaguardia del bene prezioso che è il Mare”, parte integrante del progetto. *CNR Napoli


Nel 2017 prodotte sessantanove tonnellate di anidride carbonica

Il Bitcoin partecipa all’inquinamento climatico Tutti in marcia per l’ambiente

Bruno Giordano Il bitcoin, famosa criptovaluta teorizzata nel 2008 da Satoshi Nakamoto, ha compiuto dieci anni. Oggi, il valore dei Bitcoin è intorno a 6.300 dollari dopo aver sfiorato i 20.000 dollari nel dicembre del 2017. Le oscillazioni del valore non hanno ridotto la crescita dei consumi legati all’uso della moneta virtuale, che da tempo suscita preoccupazione. I consumi, in realtà, non sono dovuti all’uso dei Bitcoin ma al sistema di registrazione delle transazioni che vengono effettuate in ogni momento, la famosa blockchain. La blockchain, letteralmente catena di blocchi, è una struttura dati condivisa e immutabile. È definita come un registro digitale le cui voci sono raggruppate in pagine, dette blocchi, concatenate in ordine cronologico, e la cui integrità è garantita dall'uso di primitive crittografiche. Sebbene la sua dimensione sia destinata a crescere nel tempo, è immutabile in quanto il suo contenuto una volta scritto non è più modificabile né eliminabile, a meno di non invalidare l'intera struttura. La blockchain prevede, quindi, che ogni operazione sia archiviata in diversi luoghi della rete e bloccata in modo da non poter essere manomessa. Gli algoritmi ed i calcoli molto complessi, che

Rosemary Fanelli

devono essere risolti per poter effettuare questa catena, richiedono l’uso di computer molto potenti e il consumo di grandi quantità di energia. È un lavoro così impegnativo e costoso da essere remunerato attraverso l’emissione di nuovi Bitcoin. La stima di un’analista della società di consulenza Pricewaterhouse Coopers, citata dall’Economist, calcola i consumi annui mondiali in 22 Terawatt/ora, ossia 22 miliardi di Kilowatt/ora, superiore al consumo di energia elettrica di un Paese come l’Irlanda. Il sito specializzato nell’analisi delle criptovalute Digiconomist stima che il valore minimo dei consumi provocati dai Bitcoin sia invece 55 Terawatt/ora e forse addirittura oltre i 70, simile al consumo di energia elettrica dell’Austria. Lo studio condotto da ricercatori dell’Università delle Hawaii ha provato a trasformare i dati sui consumi in termini di inquinamento atmosferico

prodotto attraverso le emissioni di CO2. Per realizzare il calcolo gli scienziati sono andati a verificare dove si trovano i computer che risolvono gli algoritmi necessari al funzionamento della blockchain ed hanno poi analizzato le emissioni di CO2 legate alla produzione di energia in ogni Paese. Il risultato ottenuto è che nel 2017, la gestione dei Bitcoin avrebbe prodotto l’emissione di 69 tonnellate di anidride carbonica, simile alle emissioni prodotte da Paesi come Israele o le Filippine. I ricercatori hanno ipotizzato che se i Bitcoin si diffonderanno con gli stessi tempi delle altre tecnologie, nel giro di 16 anni i livelli di CO2 saranno maggiori ai 2 gradi centigradi, il limite da non superare in base agli accordi di Parigi. In conclusione la diffusione dei Bitcoin nuoce alla lotta di contrasto del cambiamento climatico in quanto altamente inquinanti.

Accendono la speranza i pellegrini in marcia verso la cittadina polacca di Katowice, dove dal 2 al 14 dicembre prossimo si svolgerà la prima conferenza delle Nazioni Unite sul clima. In questa occasione ed in un momento di crescente scetticismo per le questioni climatiche, si discuterà dell’attuazione dell’Accordo di Parigi del 2015. Mossi dallo scopo di coinvolgere, informare e sensibilizzare la cittadinanza sul tema del cambiamento climatico, gli attivisti rispondono alla chiamata per salvare “la Casa Comune”, sollecitata da Papa Francesco con l’enciclica Laudato Sì. I pellegrini sono difatti portavoce di un messaggio pacifico di preoccupazione per gli effetti dei cambiamenti climatici e lanciano un appello affinché tutti si impegnino per invertire la rotta, contenendo le emissioni di gas serra entro i 2°C e modificando gli stili di vita. Il "Cammino per il Clima", organizzato dalla FOCSIV ( Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario, ndr) e sostenuto da diverse organizzazioni internazionali, ricalca l’iniziativa del "People’s Pilgrimage" del 2015, quando un gruppo di attivisti raggiunse a piedi Parigi proprio in occasione della conferenza COP 21. Il gruppo eterogeneo porta con sé le storie delle proprie comunità di provenienza toccate, se pure in modo diverso, dagli effetti dei cambiamenti climatici. La marcia per il clima farà tappa in 28 località italiane, dove i pellegrini lanceranno un messaggio di urgenza, di sollecitazione al dialogo ed alla conversione ecologica.

Durante la marcia il gruppo cercherà di farsi conoscere e di coinvolgere le realtà locali. Ai cittadini incontrati lungo il percorso verrà proposto di sostenere l’iniziativa con gesti simbolici e concreti, come piantare un albero, condividere un pasto comune e fare un tratto di strada assieme. Si cercherà ancora una volta di sensibilizzare i governi ad intraprendere azioni immediate per affrontare e superare gli effetti devastanti della crisi climatica. Gli impatti ambientali non sono uguali per tutti, ma riguardano tutti. Ecco perché con le singole tappe verranno coinvolte ed informate più persone possibili con modalità diverse: “la riflessione, perché dietro una conversione c’è un aspetto spirituale che dà senso al percorso; la preghiera, fatta nel territorio e non in città, per avvicinarsi alle realtà locali; la piantumazione, per un risvolto simbolico”. Se non verranno prese misure concrete, il riscaldamento globale avrà effetti catastrofici, come l’incremento delle ondate di calore e dei periodi di intensa siccità, delle alluvioni, l’aumento per numero ed intensità delle tempeste e degli uragani. Questi fenomeni avranno un impatto su milioni di persone, con effetti ancora maggiori nelle zone più vulnerabili e povere del mondo, finendo con il danneggiare la produzione alimentare e minacciando habitat ed ecosistemi. Nonostante nella comunità scientifica ci sia un consenso pressoché unanime sul fatto che il cambiamento climatico sia in atto, i governi e i singoli cittadini stanno rispondendo con colpevole lentezza.


Tendenze meteo per l’inverno: ecco cosa accadrà al nostro clima L’Italia diventerà sede di contrasto tra correnti di natura termica opposta Gennaro Loffredo Il primo Dicembre, secondo le convenzioni, inizia l’inverno meteorologico, che comprende i mesi di Dicembre, Gennaio e Febbraio. L’inverno meteorologico è in gran parte sovrapposto all’inverno astronomico che invece inizierà il 21 Dicembre (nell’emisfero boreale). L’autunno, appena terminato, ha lasciato alle spalle grosse anomalie su gran parte del continente Europeo. Sui paesi che si affacciano sul Mediterraneo è piovuto più del normale, mentre, sulle nazioni centro settentrionali

dell’Europa, le precipitazioni sono state davvero molto scarse. Il contesto termico più caldo del normale, invece, ha accomunato quasi tutta l’Europa, fatta eccezione per l’estremo occidente delle nazioni europee, interessate dalla continua discesa di correnti più fredde da nord. Che tempo dobbiamo allora aspettarci sull’Europa, in particolare sull’Italia, durante il trimestre invernale? Uno dei modelli matematici di riferimento per le previsioni sul lungo termine del clima europeo è quello emesso dal MetOffice britannico, che ha mostrato una certa affida-

bilità nell’individuare il tempo del periodo autunnale. Fermo restando che le previsioni stagionali sono da considerare un prodotto sperimentale e che non sono utilizzate per fare programmi di lavoro, attività aziendali, umane, professionali, vacanze. Ebbene, tali proiezioni sono improntate per un trimestre più freddo della media su gran parte dell’Europa, compresa la nostra penisola, segnatamente al nord Italia. Secondo il modello inglese, infatti, è prevista la formazione di un anomala zona di alta pressione sul nord Europa, tra la Groenlandia e la

Scandinavia, la quale veicolerebbe correnti di matrice artica su gran parte degli stati centro occidentali dell’Europa e su parte del nostro Paese. La persistenza di una circolazione prevalentemente fredda sarà la causa di intense nevicate ed episodi di gelo talvolta intenso su molti di questi settori, soprattutto tra dicembre e gennaio. L’Italia diventerà sede di contrasto tra correnti di natura termica opposta, le quali favorirebbero situazioni di forte maltempo nelle zone già pesantemente colpite nei mesi scorsi, mentre al nord fasi asciutte si alterneranno a precipitazioni che potranno assumere spesso carattere nevoso, persino in pianura e nelle grandi città. La piovosità risulterebbe su-

periore alla media su tutte le nostre regioni centro meridionali, soprattutto sul versante tirrenico, stante l’interazione di correnti più fredde con quelle più calde in risalita dal nord Africa. Quest’ultime favoriranno abbondanti nevicate su tutto l’Appennino, mettendo in salvo la stagione sciistica. Si prospetta, quindi, un inverno alquanto dinamico ed a tratti ancora estremo. Nello scorso Febbraio un’eccezionale nevicata ha ammantato di bianco Napoli, regalando un paesaggio suggestivo in una città per niente avvezza a fenomeni simili. Potrebbe essere il preludio di eventi che nei prossimi anni rientreranno nella normalità. (fonte grafici MetOffice)


Campi Flegrei: continua il monitoraggio Pubblicata su Science Advances una nuova analisi del rischio eruzione Ilaria Buonfanti Che il super vulcano dei Campi Flegrei sia un rischio concreto è noto da tempo, tant’è che al momento per gli scienziati siamo in “allarme giallo”, ossia una situazione che necessita di grande attenzione e costante controllo. Detto ciò, per la tipologia di vulcano di cui stiamo parlando non è possibile prevedere quando erutterà, possiamo al massimo supporre che, statisticamente, un’eruzione catastrofica non è imminente (se pure si verificherà) e che probabilmente sarebbe comunque preceduta da una serie più o meno lunga di “eruzioni minori”, indizi per passare in allarme rosso. Per raccogliere indizi su cosa sta accadendo nella camera magmatica sottostante, un gruppo di ricercatori ha esaminato la composizione chimica delle rocce vulcaniche delle antiche eruzioni usando poi queste informazioni per creare al computer delle simulazioni in grado di indicare quali sono le condizioni che portano ad un’eruzione. Tutti i campioni indicano un’alternanza di cicli di riscaldamento e raffreddamento del magma simile a quella che si ritiene avvenga in altri grandi vulcani. In termini generali, il ciclo inizia con una lenta crescita del magma all’interno della camera che porta alla formazione di un cratere che sfocia in una massiccia esplosione. Le eruzioni che seguono questi grandi eventi sono composte solitamente da

esplosioni relativamente piccole e frequenti di magma caldo e secco che nasce nella profondità della Terra. Il loro studio, pubblicato su Science Advances, potrebbe consentire agli scienziati di tenere sotto controllo i cicli di attività e di riposo del vulcano. C’è però un elemento del loro studio destinato ad essere in particolare motivo di discussione. I ricercatori giungono infatti alla conclusione che il magma sotto i Campi Flegrei potrebbe essere in procinto di entrare in una fase di accrescimento “culminante potenzialmente in futuro in un’eruzione su larga scala”.

In realtà è normalissimo che, dopo una violenta eruzione, nella camera magmatica di un vulcano attivo il magma inizi pian piano una fase di accrescimento, ed accade spesso di leggere o ascoltare l’espressione: “Il vulcano sta entrando in fase di eruzione imminente!”. Bisogna tenere presente però, che questa espressione, che spesso crea agitazione e panico tra i non esperti del settore, si riferisce sempre ai tempi geologici che sono lunghissimi. Va messo in chiaro quindi che il vulcano attualmente non si sta preparando alla catastrofe. I ricercatori dell’Osservatorio Vesuviano

dell’INGV lo tengono costantemente sotto controllo e sanno come interpretare i segnali di un’eventuale eruzione “imminente”. Qualsiasi massiccia eruzione avverrà probabilmente in un futuro per noi molto lontano, forse nel giro di qualche migliaio di anni. A proposito della zona Flegrea il Marchese de Sade scriveva: “I dintorni di Napoli sono i più meravigliosi del mondo. La distruzione e il caos dei vulcani inclinano l’anima a imitare la mano criminale della natura… Noi, dissi alle mie amiche, somigliamo a questi vulcani e le persone virtuose alla monotona e desolata pianura piemontese”.

URBAN NATURE, IL CONTEST PER LE SCUOLE Al via l’iniziativa del WWF per dare spazio alla biodiversità nelle città Rosa Funaro Nell’ambito dell’iniziativa URBAN NATURE, il WWF Italia Onlus ha indetto il Contest Nazionale dal titolo “Urban Nature - L’impegno delle Scuole per la Natura delle nostre Città” riservato alle classi delle Scuole Primarie e Secondarie di I e II grado. Ai partecipanti viene chiesto di individuare e presentare un’azione, un’iniziativa, mirata ad incrementare la “natura” urbana attraverso la riqualificazione degli spazi della scuola o di un’area esterna o altri tipo di intervento a livello urbano per aumentare la biodiversità cittadina. Il contest parte da una serie di dati, condizioni e di riflessioni circa il precario stato di salute dei territori e dei centri abitati. Il numero di persone che vive in città è in continuo aumento: nel 2009 la quota della popolazione mondiale residente nelle aree urbane ha superato la soglia del 50% e le previsioni

delle Nazioni Unite indicano che entro il 2050 le città ospiteranno oltre il 70% della popolazione complessiva (circa 6,3 miliardi su una popolazione mondiale prevista di 9,7 miliardi). I servizi ecosistemici (di regolazione climatica, di depurazione dell’aria e dell’acqua, di approvvigionamento di cibo, di rigenerazione psico-fisica, ecc.) forniti dalla

biodiversità urbana, sono cruciali per la salute e il benessere dei cittadini, per la sostenibilità stessa delle comunità urbane e per il futuro dell’intero Pianeta. La natura, inoltre, non è solo un elemento fondamentale per il benessere collettivo ma rappresenta anche una ‘scuola’ fondamentale per i bambini e i giovani che, purtroppo nei Paesi di più

antica industrializzazione, sono costretti a stili di vita sempre più sedentari, con minori gradi di autonomia e costretti ad attività, esperienze e socialità sempre più virtuali. La comunità dei pediatri, ha da sempre, sottolineato l’importanza del contatto del bambino con gli elementi in natura per crescere in modo sano ed equilibrato. Vive, per tutti questi motivi, uno stato di perenne urgenza di educare i bimbi e gli adolescenti ad “abitare il mondo”, a sentirsi parte del mondo e ad aver cura di ogni forma vivente e dell’ambiente naturale. Il contest Urban Nature del WWF viaggia proprio in questa direzione. Le classi che vorranno partecipare dovranno presentare la Scheda Progetto, corredata da un elaborato multimediale esplicativo (video o strumenti multimediali di vario tipo) per raccontare le varie fasi attuative e le potenzialità del progetto entro il 15 luglio 2019 (previa iscrizione).


LE CELLULE ARTIFICIALI PER IL BENE DELL’UMANITÀ Potrebbero offrire nuove soluzioni anche per il trattamento del cancro Rosario Maisto Le cellule artificiali e altre strutture molecolari necessarie agli organismi viventi, stanno iniziando a funzionare, e presto potrebbero fornire un test fondamentale sui confini della vita, infatti inizialmente gli ingredienti erano solo otto: due proteine, tre agenti tampone, due tipi di molecole di lipidi e una certa dose di energia chimica. Questo però, è stato sufficiente per creare una flottiglia di ammassi pulsanti, strutture rudimentali simili a cellule dotate di alcuni dei meccanismi necessari per dividersi per conto proprio, queste creature rappresentano un passo importante verso la costruzione di una cellula sintetica con ap-

proccio “dal basso verso l’alto” (bottom-up). La sfida dei ricercatori, è determinare quali componenti sono necessari per realizzare un sistema vivente, nella perfetta cellula sintetica, infatti, dovranno conoscere ogni singolo fattore che la fa funzionare. I ricercatori hanno cercato di creare cellule artificiali per più di vent’anni, mettendo insieme le biomolecole nel giusto contesto per approssimare i diversi aspetti della vita, generalmente questi aspetti rientrano in tre categorie: compartimentazione o separazione delle biomolecole nello spazio, metabolismo, (cioè la biochimica che sostiene la vita), controllo dell’informazione, archiviazione e gestione delle istruzioni cellulari. I recenti progressi nelle tecnologie microfluidiche, permettono agli scienziati di accelerare il processo e coordinare i movimenti di minuscole componenti cellulari, di fatto, hanno già identificato i modi con cui è possibile plasmare ammassi simili a cellule in varie forme, creare versioni rudimentali del metabolismo cellulare e trapiantare in cellule viventi i genomi prodotti artificialmente. Le cellule sintetiche potrebbero portare a intuizioni su come la vita potrebbe apparire su altri pianeti, ma sotto il completo controllo di un ricercatore potrebbero offrire nuove soluzioni per il trattamento del cancro, per combattere la resistenza agli antibiotici o per bonificare i siti tossici, rilasciare un simile organismo nel corpo

umano o nell’ambiente sarebbe rischioso, ma un organismo ingegnerizzato dall’alto verso il basso con comportamenti sconosciuti e imprevedibili potrebbe essere ancora più rischioso. Riguardo ai dubbi sul funzionamento delle cellule i ricercatori sono convinti che la prima cellula sintetica sarà una pessima imitazione di quello che già esiste, e come ingegneri della vita sintetica, possono facilmente incorporare controlli o un kill switch (un interrut-

tore di emergenza) che rende le cellule innocue, quindi, continueranno ad andare avanti per esplorare le frontiere della vita. I tempi sono abbastanza maturi, ci sono i genomi, la lista dei componenti, mettere insieme tutti questi elementi rimane una sfida che non sarà facile per ingegnerizzare il tutto ma una nuova svolta in campo medico è all’orizzonte ed il progresso non si può fermare, soprattutto se si parla di cellule e salvaguardare la vita umana.

Sclerosi multipla

“OCRELIZUMAB” È IL NUOVO FARMACO CHE FA SPERARE La sclerosi multipla è una patologia del sistema nervoso centrale che può portare anche a condizioni di grave disabilità. Il sistema immunitario dei pazienti attacca la mielina, guaina fondamentale per la comunicazione fra cellule nervose. Tale attacco consiste in un processo infiammatorio che colpisce aree circoscritte del sistema nervoso centrale e provoca la distruzione della mielina e delle cellule specializzate, gli oligodendrociti, che la producono. Queste aree di perdita di mielina dette anche “placche”, possono essere disseminate ovunque negli emisferi cerebrali, con predilezione per i

nervi ottici, il cervelletto e il midollo spinale. Per molti anni è stata considerata una malattia della sostanza bianca del sistema nervoso centrale, tuttavia un numero crescente di studi ha dimostrato anche un coinvolgimento della sostanza grigia. La sclerosi multipla può esordire a ogni età della vita, ma è diagnosticata per lo più tra i 20 e i 40 anni e nelle donne, che risultano colpite in numero doppio rispetto agli uomini. Per frequenza è la seconda malattia neurologica nel giovane adulto e la prima di tipo infiammatorio cronico. Le forme più diffuse sono quella a ricadute e remissioni (Smr) e quella primariamente

progressiva (Smpp), rispettivamente nell’85% e nel 15% dei casi. Recenti novità, riguardanti nuove cure, giungono da Berlino. Sono stati presentati i dati relativi ai pazienti sottoposti la terapia e seguiti per un totale di 5 anni. Il risultato è che ocrelizumab continua a essere efficace sui parametri chiave di attività di malattia. Inoltre i pazienti con Smr e con Smpp che hanno ricevuto sin da subito ocrelizumab presentano migliori risultati nella riduzione del rischio di progressione di disabilità rispettivamente verso interferone beta-1a e verso placebo. I dati suggeriscono che “ocrelizumab” sopprima rapidamente le recidive e l’at-

tività di malattia alla risonanza magnetica nei pazienti con Smr precedentemente trattati con interferone beta1a, e che il trattamento precoce con “ocrelizumab” riduca la progressione della disabilità e l’atrofia cerebrale. I pazienti con Smr che hanno proseguito senza interruzioni per cinque anni il trattamento con “ocrelizumab” hanno avuto un miglior anda-

mento della malattia. In particolare, rispetto a quanti avevano prima assunto interferone beta-1a per due anni e poi erano passati al nuovo farmaco, hanno avuto una perdita inferiore di tessuto cerebrale totale, di sostanza bianca e di sostanza grigia corticale e hanno ottenuto riduzioni significative e persistenti della progressione della disabilità. F.C.


Grandi Napoletani, grandi Campani

Pietro Scoppetta da Amalfi Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Pietro Scoppetta nacque ad Amalfi il 15 febbraio del 1863 (morì a Napoli il 9 novembre del 1920): fu un pittore (e anche un poeta) famoso. Da giovane studiò architettura ma, trasferitosi nell’ex capitale del Regno delle Due Sicilie, visse da vicino i movimenti culturali del tempo in quello che passò alla storia come “epoca del risanamento” (una vera e propria rivoluzione urbanistica pur se con tanti limiti e tante conseguenze negative) tra la creazione di nuovi quartieri abitativi e la costruzione di opere pubbliche di grande impatto (su tutte il Palazzo della Borsa e la Galleria Umberto I, che scatenò un acceso dibattito ed aspre critiche). In questo contesto Pietro Scoppetta si mosse con le sue capacità artistiche soprattutto nella rappresentazione della costa di Amalfi (la sua terra, la sua meravigliosa terra) e della Valle dei Mulini. Con le sue opere partecipò a diverse esposizioni della Società Promotrice di Napoli. Erano di quegli anni anche tanti eleganti punti di aggregazione culturale (il Café-Chantant del Salone Margherita o il Caffè Gambrinus, che divennero presto punti di riferimento della Belle Époque napoletana). Proprio il Gambrinus gli fornì un'importante occasione di mostrare le proprie capacità: nel 1889 fu chiamato ad affrescarne le volte con altri pittori di punta dell'ambiente napoletano dell'epoca (Luca Postiglione, Vincenzo Volpe, Edoardo Matania, Attilio Pratella, Giuseppe Alberto Cocco, Giuseppe Casciaro, Giuseppe

Chiarolanza, Gaetano Esposito, Vincenzo Migliaro, Vincenzo Irolli e Vincenzo Caprile). Come altri artisti precedenti e contemporanei, insieme all'attività pittorica Scoppetta svolgeva una professione al-

ternativa (lavorava come apprezzatissimo illustratore per le riviste “Cronaca partenopea”, “La tavola rotonda” e “Illustrazione Italiana”, per la casa editrice Treves). Riscosse un grande successo di critica e commerciale (fi-

nanche presso la stessa corte sabauda e presso diversi nobili locali e italiani) ma decise di lasciare l’Italia per recarsi a Parigi tra il 1897 e il 1903: si inserì nella capitale francese nel filone degli artisti italiani “filoimpressionisti”. Dalla Francia apprese importanti elementi dell’impressionismo e li unì con grande abilità alle tecniche pittoriche vivaci della scuola partenopea. Dal periodo francese variò anche i soggetti delle sue rappresentazioni preferendo ai paesaggi locali personaggi e scene della vita borghese. Dopo il 1910 fu a Roma, dove frequentò a lungo l'abitazione dell'amico Pietro Carrara e di sua moglie, la marchesa Maria Valdambrini. Alla sua morte, la Biennale di Venezia del 1920 gli dedicò una sala personale dove furono esposti trentacinque dipinti. Oltre ad eccellere come pittore, Scoppetta fu anche poeta con lo pseudonimo di “Pictor Petrus”: pubblicò nel 1919 a Napoli la raccolta "Ritmi del cuore". Al centro del libro le sofferenze amorose (si innamorò in tarda età di una sua giovane allieva): “Eravam fatti per viaggiare insieme. / Ma tu venisti tardi; io troppo presto. / Tu sali ora nel treno ed io ne scendo; ed è un viaggio che non si rifà. / Pochi minuti di

fermata. / Il tempo di guardarsi per gli occhi dentro l'anima e dirsi: / Buon viaggio, Buon riposo!”. Poesie semplici ma vere e intense. L’editore dell’epoca, nella sua prefazione, scrisse: “Dieci anni or sono, quando colui che mal si cela sotto il nome di Pictor Petrus aveva minor peso di anni e maggior messe di sogni, furono per caso scritti questi versi d’amore. Li ha tratti a viva forza l’editore, dalla polvere sotto cui l’artista seppellisce le tele sbiadite, ed eccoli a voi, o lettori, nella loro semplicità fine e sensibile. M’accuserà l’amico Petrus di furto? Prometeo per riscaldare gli uomini rubò ai numi il fuoco; per riscaldare il suo pubblico l’editore ha, senza rimorso, rubato quest’opera di poesia”. Tra i suoi quadri più famosi si ricordano quelli presso il Museo civico di Castel Nuovo di Napoli con le opere (Ritratto della principessa, Marina), presso la Pinacoteca Comunale di Porto Recanati con l'opera (Ritratto di signora), la Pinacoteca De Nittis di Barletta (Il pittore Attilio Pratella e l'autoritratto, Parigi - Caffè Chantant, Confidenza), presso il Museo nazionale di Capodimonte di Napoli (La valle dei Mulini di Amalfi), la Galleria dell'Accademia di belle arti di Napoli (Venezia).


L’ARCHITETTURA DEL BIOPHILIC DESIGN Un modo innovativo di progettare i luoghi in cui viviamo, lavoriamo e veniamo educati Antonio Palumbo Con l’espressione “Biophilic design” si intende un’architettura ispirata, per ogni suo aspetto, alla natura e creata col preciso intento di realizzare una simbiosi con essa. Il primo ad adoperare il termine “biofilico” fu lo psicologo tedesco Erich Fromm per descrivere l’orientamento psicologico dell’essere umano attratto da tutto ciò che è vivo o che trasmette vitalità: con il suffisso “philia”, infatti, si intendono le attrazioni e le sensazioni positive che le persone hanno nei confronti di organismi, specie, habitat, processi e oggetti immersi nel loro ambiente naturale. Sebbene sia stato definito da Fromm, il concetto è stato proposto più volte, anche in passato, e persino Aristotele descrisse qualcosa di molto simile, parlando di amicizia, reciprocità e amore per la vita. Possiamo quindi definire il Biophilic design come un modo innovativo di progettare i luoghi in cui viviamo, lavoriamo e veniamo educati. Il rapporto tra uomo e natura è, da sempre, costante, intimo e ineliminabile, seppure, soprattutto con l’avvento dell’era moderna, città e centri urbani hanno invaso spazi naturali sempre più grandi e numerosi con degrado e cemento. Negli ultimi anni si è parlato sempre più spesso della cosiddetta “architettura verde”, che, di fatto, ha rappresentato

il tassello mancante nel puzzle dello sviluppo sostenibile. In particolare, è stato dimostrato come l’architettura e il design siano componenti essenziali nel processo di ideazione di un luogo: come, cioè, tali elementi possano incidere diversamente in base alla destinazione d’uso che avrà un organismo edilizio. Eccoci, allora, al cospetto di ospedali costruiti secondo logiche architettoniche che aiuterebbero a guarire più velocemente, piuttosto che di scuole dove i voti degli studenti sono più alti e uffici in cui i dipendenti sono più pro-

duttivi o si legano all’azienda per un tempo più lungo: si tratta di una strategia di progettazione sostenibile che mira a collegare e “incorporare” le persone con l’ambiente che le circonda, riconnettendo le esigenze umane con il mondo naturale. Il Biophilic design contempla diverse modalità progettuali. Sicuramente si può partire dall’utilizzo di materiali provenienti direttamente dall’ambiente circostante: per esempio, da un albero “locale” si può ottenere del legno (adoperato per gli orizzontamenti

o per la pavimentazione) o una pietra estratta da una cava può diventare la facciata di un edificio (strettamente connessa con il contesto di inserimento). Altra strategia adoperabile è quella dell’utilizzo di materiali da costruzione per la “ricreazione” di ambienti naturali. Quali benefici evidenti possono esserci sulla salute e sulla produttività delle persone? Un sempre più crescente numero di ricerche inizia a rivelare il positivo impatto del Biophilic design sulla vita di tutti i giorni:

stiamo parlando di maggiori capacità nell’apprendimento, di un più rapido recupero dalla malattia o dell’aumento delle performance sul posto di lavoro. Di fatto, la vicinanza con la natura migliora l’umore, la qualità della vita e la proattività. Se, dunque, partiamo dal presupposto che la felicità, la motivazione e l’entusiasmo possano essere generati anche da una progettazione in stretta simbiosi con i contesti naturali ne consegue che il modello del Biophilic design diventa il sistema a cui ambire per il futuro dell’architettura sociale, abitativa e lavorativa.


A Copenaghen una pista da sci sul tetto del termovalorizzatore Intorno al circuito verranno piantati alberi e realizzati sentieri per il trekking e aree picnic Anna Paparo Per Copenaghen, la capitale danese, si apre la stagione dello sci con un nuovo punto di ritrovo only green. Parola d’ordine: eco-sostenibilità. Il countdown è iniziato. Sarà, infatti, a dicembre che vedrà la luce la nuova pista artificiale da sci sul tetto del nuovo termovalorizzatore, inaugurato lo scorso anno nel centro della città della sirenetta, con una vista mozzafiato trovandosi di fronte al mare. Un evento straordinario che coinvolge anche l’Italia: il fondo in plastica per sciare tutto l'anno viene fornito proprio da una ditta bergamasca. L'impianto di Amager Bakke - CopenHill è costato ben seicentosettanta milioni di dollari e nel 2017 ha sostituito il vecchio termovalorizzatore cittadino. Questa macchina in grado di bruciare quattrocento mila tonnellate di rifiuti all'anno. Secondo le autorità locali dalla sua ciminiera esce solo vapore acqueo e i suoi filtri trattengono tutte le polveri e i fumi. Fornisce elettricità a circa sessantadue mila e cinquecento abitazioni ed acqua calda a ben cento sessanta mila. L'impianto è stato progettato dallo studio di architettura Bjarke Ingels Group ed ha un aspetto avveniristico in pannelli di alluminio. Ma non finisce qui. La vera novità è il pendio lungo duecento

metri sul tetto, con un grande tornante e una pendenza che arriva al quaranta cinque per cento. Su questo pendio, che scende da un'altezza di novanta metri, è stata realizzata una pista da sci larga sessanta metri con fondo in plastica, fornito dalla Neveplast di Nembro (Bergamo). Un ascensore e tappeti mobili permetteranno agli utenti di risalire. La struttura potrà, poi, accogliere fino a

duecento sciatori e il biglietto dovrebbe costare circa dieci euro all'ora. Intorno alla pista verranno piantati alberi e realizzati sentieri per trekking e jogging e aree picnic. Sul lato più alto dell'impianto, inoltre, è in costruzione una parete artificiale d'arrampicata alta ottantacinque metri, la più alta del mondo. L'offerta "turistica" del termovalorizzatore sarà completata da un grande caffetteria

con vista sul porto e da un ampio parcheggio, utilizzabile anche per eventi di pattinaggio. Un progetto davvero eccezionale, che coniuga insieme il rispetto per l’ambiente, sport e tempo libero, offrendo ai cittadini tutto ciò di cui hanno bisogno per trascorrere il loro tempo libero immersi nella natura, anche se artificiale, senza inquinare e intaccare il delicato equilibrio ambientale.

Il decalogo contro il freddo firmato Coldiretti L’estate è finita da un pezzo e ormai il freddo si sta facendo sentire sempre di più con le varie perturbazioni registrate in queste settimane. Ed ora si sta correndo ai ripari per preservare le coltivazioni e non solo, ma anche tutte le piante che abbelliscono i nostri terrazzi. Per questo motivo nasce un vero e proprio decalogo per salvare dal gelo le piante in terrazzo che rischiano di essere addirittura 'bruciate' dal brusco abbassamento delle temperature, così come sta avvenendo per le verdure coltivate all'aperto nei campi come cavoli, verze, cicorie e broccoli. A stilarlo è la Coldiretti in riferimento all'ondata di maltempo che mette ogni volta in pericolo gelsomini, rosmarino, salvia, maggiorana, agrumi, bouganville, oleandri e olivi in vaso. Come si evince dai dieci comandamenti contro il freddo, bisogna innanzitutto mettere al riparo le piante sulle scale condominiali o negli androni di ingresso ma anche, se per pochi giorni, in una cantina o in un garage. Se non è pos-

sibile fare questa operazione, si dovranno disporre i vasi contro il muro, poiché in questo modo avranno maggiore calore, mentre va assolutamente evitata la collocazione accanto alla ringhiera; meglio ancora se ven-

gono posizionati sul lato sud del balcone. E’ utile anche sollevare i vasi da terra ponendo sotto uno strato di polistirolo. Una protezione efficace dal gelo è il tessuto non tessuto, una sorta di telo traspirante che si può

trovare nei negozi di prodotti agricoli, che deve coprire l'intera pianta. L'altra soluzione da poter attuare, continua a spiegare la Coldiretti, è l’impiego di un telo di plastica da poter chiudere e aprire più volte per evitare il formarsi dell'umidità. Per Quanto riguarda il terreno è bene tenerlo il più possibile asciutto e innaffiare il minimo indispensabile. Insomma, bisogna ad ogni modo evitare che l'acqua possa ristagnare nel sottovaso, che favorisce la gelata della pianta. Secondo l’Organizzazione degli imprenditori agricoli, bisogna dire “No” alle potature che vanno effettuate a fine inverno, poiché la maggior presenza di rami e foglie, come si legge nel vademecum per chi ha il pollice verde, assicura una maggiore protezione dal freddo. Insomma, questi sono tutti piccoli accorgimenti per trascorrere la stagione invernale senza registrare danni considerevoli alle nostre piante che regalano ai nostri terrazzi un angolo di verde. A.P.


Dermal Abyss: un tatuaggio per sapere come stai Realizzato con inchiostri biosensivi che monitorano la salute Cristina Abbrunzo Il tatuaggio, ovvero l’arte di decorare la pelle, ha origini antichissime e nel corso dei secoli ha assunto numerose connotazioni attraverso molte culture, rappresentando una sorta di carta d’identità dell’individuo, un rito di passaggio, l’appartenenza ad un determinato gruppo fino a diventare un vero e proprio fenomeno sociale di massa. Storicamente i primi tatuaggi sono stati rinvenuti addirittura sulla mummia Otzi, l’uomo dell’Età del rame vissuto intorno al 3370-3100 a.C. e i cui resti sono conservati a Bolzano. Attorno agli anni Venti del Novecento il tatuaggio diventa nei Paesi Occidentali un fenomeno curioso che attrae e fa discutere, tanto che i circhi americani iniziano ad assumere centinaia di persone tatuate da capo a piedi come attrazioni per il pubblico. Per oltre cinquant'anni, poi, il tatuaggio diverrà un marchio scomodo, utilizzato per indicare minoranze etniche, marinai, veterani di guerra, malavitosi, carcerati e delinquenti; la connotazione simbolica indicava in quel periodo arretratezza e disordine mentale. Negli anni Settanta e Ottanta, tuttavia, il tatuaggio viene riscoperto come ribellione contro la società conformista e "vecchia"; i movimenti punk, i gruppi di motociclisti, le sottoculture giovanili iniziano a tatuarsi come reazione ai precetti morali predicati dalla politica e dalla cultura riconosciuta dell'epoca. Oggi quella del tatuaggio è diventata una vera e propria tendenza di massa che negli ultimi anni si è diffusa a macchia d’olio, trasformandosi, forse, nella forma di auto – espressione per eccellenza, a prescindere da sesso, etnia o cultura. Una storia, quella dei tatuaggi, lunga almeno tre millenni, con un’evoluzione diversa a seconda delle aree geografiche: se, ad esempio, negli Stati Uniti i tatuaggi sono sempre stati più diffusi, in Giappone sono ancora considerati uno stigma sociale associato per lo più alla criminalità organizzata. E in Europa?

In Europa sono circa 60 milioni gli individui con la pelle decorata da tatuaggi. Questi i dati, risalenti al 2016, di un’analisi svolta dalla Commissione Europea. Una percentuale in aumento, ma che è ancora relativamente bassa se consideriamo la prevalenza di tatuaggi in altre parti del mondo: come ci si può aspettare, gli Stati Uniti, che secondo il report europeo si aggirano intorno al 22,5%; ma anche Nuova Zelanda e Australia rispettivamente al 20% e al 12%. Al primo posto c’è il Canada, con il 24% della popolazione tatuata. Insomma, oggigiorno, i tatuaggi per molti rappresentano un semplice ornamento del corpo, per altri una moda e per altri ancora una filosofia di vita. E se in un futuro non troppo lontano diventassero qualcosa di essenziale, o addirittura funzionale per la nostra vita e salute, trasformandosi in un vero e proprio supporto medicale??? Dagli Stati Uniti e dalla loro ricerca costante arriva il nuovo progetto per i tattoo intelligenti: tatuaggi in grado di fornirci un immediato feedback del nostro stato di salute grazie ai loro colori cangianti. Un nuovo e rivoluzionario lavoro, condotto da un gruppo di ricercatori della Harvard Medical School gui-

dato da Katia Vega del Media Lab di MIT, che mostra che è possibile monitorare la salute attraverso l’applicazione di un innovativo tattoo sulla pelle fatto con un inchiostro speciale in grado di darci un‘immediata risposta sul nostro benessere psicofisico. Il progetto che si chiama Dermal Abyss prevede l’utilizzo di speciali inchiostri biologicamente sensibili, in grado di reagire in maniera diversa a seconda dei fluidi presenti nelle cellule dei tessuti della pelle. Infatti, questi liquidi interstiziali possono essere considerati come un surrogato dei costituenti del sangue e, a seconda della loro composizione chimica, il tattoo mostra un immediato feedback delle nostre

condizioni fisiche grazie a un visibile cambiamento di colore. Finora DermalAbyss ha permesso di produrre tre tipi di inchiostro per tatuaggi differenti. Anzitutto quello che consente di rilevare i livelli di zucchero: se il glucosio sale, la tonalità dell’inchiostro vira dal blu al marrone. Se invece è la concentrazione di sodio a salire, un altro tipo di inchiostro assume un colore verde brillante se esposto a luce ultravioletta. Un terzo tipo di inchiostro, infine, aiuta a rilevare le variazioni di pH assumendo gradazioni differenti nella scala cromatica dal porpora al rosa. Si può ben capire, quindi, quanto questo moderno tattoo sia utile non solo per tutti, ma

soprattutto per persone con particolari esigenze. I diabetici possono, ad esempio, monitorare costantemente il livello di glucosio, gli astronauti possono conoscere in ogni momento le loro condizioni di salute, gli sportivi possono tenere sotto controllo il loro corpo e reidratarlo secondo i loro specifici bisogni. Non mancano le questioni etiche legate a questo nuovo progetto. Si ci domanda, infatti, se sia giusto rendere tanto visibile il nostro stato di salute fino a diventare comprensibile per tutti. Abbracciando una filosofia del tutto tecnologica, i ricercatori rispondono anche a questa perplessità spiegando che l’inchiostro in questione potrebbe addirittura essere invisibile e leggibile solo sotto certi tipi di luce. Quella luce potrebbe venire da qualcosa di onnipresente, come ad esempio uno smartphone, trasformando la nostra pelle in una sorta di display interattivo. Purtroppo, Dermal Abyss è e rimane tutt’ora solo un progetto di ricerca. Non ci sono ancora, infatti, investitori o collaborazioni con istituti medici o ospedali. Ma il team di ricercatori non perde le speranze, anche a seguito del feedback positivo ricevuto dal pubblico.


L’affidamento diretto alle società in house Il caso della partecipazione dei privati nel parere del Consiglio di Stato Felicia De Capua Il recente parere del Consiglio di Stato verte sulla questione della partecipazione dei privati nelle società pubbliche, esaminando in particolare la compatibilità di siffatta partecipazione con gli affidamenti in house, nel caso in cui sia prevista dalla legge regionale (Cons. Stato, Sez. I, 8/11/2018 n. 2583). Il caso in specie riguarda la questione della legittimità della legge della Regione Piemonte 14/2016, la quale prevede la “possibile” presenza di privati nella società in house. Il Consiglio di Stato si pronuncia, dunque, sulla possibilità per una Regione di realizzare degli affidamenti diretti a una società in house “mista”, concludendo che la partecipazione privata non impedisce l’affidamento in house, purché sia prevista dalla legge, anche regionale. I giudici di Palazzo Spada si appellano all’art. 16, primo comma, del decreto legislativo 19 agosto 2016, n.175 “Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica”, secondo cui “le società in house ricevono affidamenti diretti di contratti pubblici dalle amministrazioni che esercitano su di esse il controllo analogo o da ciascuna

delle amministrazioni che esercitano su di esse il controllo analogo congiunto solo se non vi sia partecipazione di capitali privati, ad eccezione di quella prescritta da norme di legge e che avvenga in forme che non comportino controllo o potere di veto, né l’esercizio di un’influenza determinante sulla società controllata”. In base a tale disposizione l’ingresso di capitali privati non impedisce alla società in house di continuare a ricevere affidamenti diretti dall’amministrazione-socia nel caso in cui la partecipazione di capitale pri-

vato sia prescritta dalla legge, senza distinguere tra legge nazionale e regionale. Analoga disposizione è contenuta nell’art. 5, comma 1, del decreto legislativo 16 aprile 2016 n. 50 (Codice dei contratti pubblici), ove è, però, previsto che le eventuali forme di partecipazione di capitali privati nella persona giuridica controllata sono consentite se previste dalla legislazione nazionale. In sostanza, mentre il Codice dei contratti pubblici consente la partecipazione di soci privati nella società in house solo se previsto da una legge statale, il Testo

unico in materia di società a partecipazione pubblica prevede tale partecipazione anche se prevista da una legge regionale. Secondo il Consiglio di Stato, si può superare il contrasto ritenendo che, quando la persona giuridica è controllata da un ente regionale, in relazione a competenze locali, il citato art. 16 consente al legislatore regionale di prevedere l’ingresso di capitali privati in società in house, evitando che il privato possa vantare forme di controllo, poteri di veto o un’influenza dominante sulla società e fermi restando gli

altri requisiti, presupposti e condizioni utili per configurare una società in house nei limiti delle proprie competenze legislative. Al contempo il Consiglio di Stato si pone in una posizione di prudenza rispetto alla normativa comunitaria e nazionale, suggerendo di valutare con attenzione la scelta di consentire al capitale privato di giungere fino a un terzo del capitale ed evidenziando l’opportunità di non raggiungere la citata soglia, pur non essendo la stessa espressamente vietata.

Viaggio nelle leggi ambientali TERRITORIO ISTAT: i reati contro ambiente e paesaggio. Nel corso degli ultimi anni, l’aumento delle norme a tutela dell’ambiente e la maggiore attenzione ai temi ambientali hanno trovato corrispondenza in un maggior numero dei procedimenti presso le Procure. Questi sono passati dai 4.774 del 2007 (il Testo unico dell’ambiente è stato varato nel 2006) ai 12.953 del 2014. Nel 2016 sono scesi a 10.320. Tali dati mostrano un maggior numero di procedimenti per violazioni ambientali nel Sud e nelle Isole (47,7% dei procedimenti penali nel 2016), nel Nord sono pari al 30%. Nel 2016, la maggior parte delle violazioni contestate riguarda la gestione dei rifiuti (8.792 procedimenti) e delle acque reflue (1.636). In diminuzione il

numero complessivo delle violazioni edilizie: meno 55,9% tra il 2006 e il 2016 (sono 10.277 i procedimenti contro autori noti per cui inizia l’azione penale nel 2016, erano 23.323 nel 2006). Il numero dei procedimenti per questo tipo di violazioni è più alto in Campania, nel Lazio, in Sicilia, in Puglia, in Calabria. Sono ancora in numero elevato i reati relativi agli incendi boschivi a carico di ignoti (3.579 nel 2015), mentre

risultano stabili nel tempo i procedimenti contro autori noti (500 nel 2015). Le zone più intensamente colpite dagli incendi boschivi nel corso degli ultimi anni si trovano nei dintorni di Roma, nel Sud pontino e in aree della Liguria e della Puglia. Per approfondimenti: https://www.istat.it/it/archivio/218648 INQUINAMENTO Il delitto di danno previsto dall’art. 452-bis cod. pen. (al quale è tendenzialmente estranea la protezione della salute pubblica) ha quale oggetto di tutela penale l’ambiente in quanto tale e postula l’accertamento di un concreto pregiudizio a questo arrecato, secondo i limiti di rilevanza determinati dalla nuova norma incriminatrice, che non richiedono la prova della con-

taminazione del sito nel senso indicato dagli artt. 240 ss. d.lgs. 152 del 2006. La "compromissione" e il "deterioramento" di cui al nuovo delitto di inquinamento ambientale ex art. 452 bis cod. pen. consistono in un'alterazione, significativa e misurabile, della originaria consistenza della matrice ambientale o dell'ecosistema, caratterizzata, nel caso della "compromissione", da una condizione di squilibrio funzionale, incidente sui processi naturali correlati alla specificità della matrice o dell'ecosistema medesimi e, nel caso del "deterioramento", da una condizione di squilibrio "strutturale", connesso al decadimento dello stato o della qualità degli stessi (Sez. 3, n. 46170 del 21/09/2016, Simonelli). Ai fini dell'integrazione del reato non è richiesta la

tendenziale irreversibilità del danno (Sez. 3, n. 10515 del 27/10/2016, dep. 2017, Sorvillo), essendo sufficiente un evento di danneggiamento della matrice ambientale che, nel caso del "deterioramento", consiste in una riduzione della cosa che ne costituisce oggetto in uno stato tale da diminuirne in modo apprezzabile il valore o da impedirne anche parzialmente l'uso, ovvero da rendere necessaria, per il ripristino, una attività non agevole, mentre, nel caso della "compromissione", consiste in uno squilibrio funzionale che attiene alla relazione del bene aggredito con l'uomo e ai bisogni o interessi che il bene medesimo deve soddisfare (Sez. 3, n. 15865 del 31/01/2017, Rizzo). Cassazione Penale Sezione III n. 50018 del 6 novembre 2018. A.T.


ATTORI O SPETTATORI? È IL TEMPO DELLA MEDICINA PREDITTIVA, BELLEZZA! Andrea Tafuro “Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco”. Così recita Jep Gambardella in: La Grande Bellezza, di Sorrentino. In un’altra scena del film un gruppo di persone si riunisce attorno a una sorta di sacerdote dell’apparenza, un chirurgo estetico, che attraverso l’uso di Botulino intende dare o eliminare il peccato della vecchiaia. All’improvviso compare, tra i pazienti, una giovane suora che riceve la sua dose di sacro ringiovanimento nel palmo delle mani. Il conoscere, il sapere ci rende protagonisti, cioè ci rende consapevoli a cosa andiamo incontro o fa di noi dei predestinati? In altri termini, il sapere ci imprigiona nel presente rispetto al futuro, impedendoci di vivere come avremmo voluto? Prendiamo, ad esempio,

il rapporto tra malattia e salute, mai come in questi anni bui ha conosciuto cambiamenti particolari. Con la crescente specializzazione della medicina predittiva e personalizzata si sono attenuati i rischi, favorendo la nascita di un più alto livello di percezione della qualità della vita. Nulla più sfugge alla medicina, tutto grazie ad essa può essere controllato. La salute diventa un bene collettivo, da proteggere, ognuno è responsabile della propria salute grazie anche ad un’adeguata educazione a riguardo. La salute diventa principio socializzatore, poichè il problema non è più quello di eliminare la malattia, ma di generare nell’individuo nuove abitudini di vita. La malattia va anticipata e non subita come inevitabile, per poter vivere il futuro con minore ansia. Nel mondo occidentale, è ormai acclarata l’idea di poter e dover prevedere il futuro attraverso il dna, così da capire se siamo o no predisposti a certe malattie. Esempio cangiante è quello di Angelina Jolie, la diva cinematografica che si è sottoposta ad un intervento di mastectomia, solo perché il test del dna aveva rilevato una possibilità elevata di contrarre un tumore al seno, pur non avendo ancora alcun sintomo. Questa possibilità ha generato in lei un forte

stato d’ansia che ha risolto attraverso l’asportazione della mammella. Filosoficamente parlando la possibilità di capire, con un test, quale è la tua predisposizione genera un problema su cosa sia la libertà, cioè si è liberi quando si sa o quando non si sa? Nel momento in cui sappiamo forse resteremmo imprigionati nel presente rispetto al futuro. Poi si pone un problema di tipo sociologico, che è quello delle disugua-

glianze sociali. Nel film del 1997 “Gattaca: la porta dell’universo”, il regista mostra che attraverso i test genetici si stabilisce chi ha una maggiore predisposizione per cui si crea una popolazione valida e una non valida e questa disuguaglianza si ripercuote nella vita quotidiana, ad esempio nelle assicurazioni sulla vita o sui posti di lavoro. Infine vi è un problema giuridico legato alla riservatezza dei dati sensibili, la gestione, la manutenzione, il controllo e l’aggiornamento periodico delle banche-dati ormai basate su sistemi informatizzati, comportano il rischio di un utilizzo scorretto ed anomalo delle informazioni personali, il paziente potrebbe essere individuato con facilità e soggetto a discriminazioni. E se la conoscenza ci impedisce di vivere come vivremmo e vorremmo e ci priva della libertà di non sapere? In questo caso il protagonismo, diventa predestinazione, così come descritto da Max Weber “Nell’etica protestante”, il sociologo tedesco mostra come l’etica della religione protestante ed in particolare quella calvinista sia stata una delle concause dell’affermazione del capitalismo. I calvinisti credevano nella predestinazione e cioè credevano che gli uomini fanno il bene o il male non perché lo vogliono, ma perché così li ha predestinati Dio e la globalizzazione, non è altro

che uno degli elementi che ha ristretto la nostra libertà, riducendo la capacità degli Stati di mantenere il controllo sulla dislocazione e la distribuzione delle forze produttive. Enormi poteri si sono concentrate nelle mani di ristrette oligarchie industriali e finanziarie internazionali, le quali hanno preso ad agire senza sottostare al potere sovrano di alcun parlamento e corpo elettorale e senza disporre di alcuna legittimazione democratica e a dotarsi di possenti mezzi di informazione al fine di orientare l’opinione pubblica a favore dei loro interessi. Il pensiero dei cittadini viene omogeneizzato e guidato da un sistema decisionale dall’alto. Questo rende le persone meno capaci di esercitare le proprie libertà fondamentali. Insomma, non è che per caso si sta diffondendo l’idea di aver a che fare con la chirurgia anche se si è sani, creando così un mondo di malati, solo per apparire migliori fisicamente? No, voglio rivoluzionare il mio punto di vista, liberandomi della presunzione antropocentrica e lasciandomi trasportare dalla contemplazione. Forse, come per Jep Gambardella, non ci sarà un riscatto, perché in fondo tutto questo non è così importante, davanti all’imparzialità dell’universo. Oltre le classi, oltre la società e anche oltre le donne e gli uomini, là è dove si trova, La grande bellezza.


a cura di Fabiana Liguori

Dal 1 dicembre 2018 Il Mercatino di Natale A Caposele (AV) Saranno oltre 100 gli stand dislocati su un percorso di oltre 600 metri, con l’obiettivo di valorizzare e promuovere i prodotti tipici locali, l’enogastronomia, l’artigianato artistico, le tradizioni culturali e popolari dell’Alta Irpinia e della Valle del Sele.

Il 7 e l’8 dicembre 2018 La Notte re la Focalenzia A Castelfranci (AV) Una due giorni ricca di degustazioni, musica dal vivo e artisti di strada. Non mancheranno gruppi danzanti, mostre, esposizioni e, soprattutto, tanto vino Aglianico e Taurasi di Castelfranci. Sarà allestita un’area sosta camper per l’occasione, con fornitura gratuita di energia elettrica.

Il 1 dicembre 2018 Il Borgo Orefici e l’antica tradizione dei maestri orafi A Napoli Visita guidata nel Quartiere Pendino, cuore pulsante della manifattura orafa napoletana Dal 7 al 9 dicembre 2018 La Corte in Festa Al Castello di Teggiano (SA) Una tre giorni densa di emozioni e divertimento con giocolieri, mangiafuoco, arcieri storici, ambientazioni medievali e rievocazioni leggendarie. L’1 e il 2 dicembre 2018 Suoni Divini Divino Vino A Sorrento La kermesse musicale in Cattedrale L’1 e il 2 dicembre 2018 Il Villaggio di Natale a Campizze di Rotondi (AV) Un evento natalizio all'insegna dell'artigianato, della gastronomia e della musica. L’1 e il 2 dicembre 2018 Il Mercatino di Natale A San Potito Sannitico (CE) Una due giorni dedicata all'artigianato, alla gastronomia, alla musica e all'arte, con spettacoli e tante sorprese per i più piccoli.

Dal 7 al 9 dicembre 2018 “Riti di Fuoco” A Lioni (AV) L’antica pratica dei falò dell’Immacolata viene riproposta in un contesto ancestrale di narrazioni, spettacoli, musica ed enogastronomia Il 7 e l’8 dicembre 2018 I Fuochi Allavorati A Luogosano (AV) Un viaggio in Irpinia alla scoperta di antichi rituali, tra fede, cultura ed enogastronomia. Per l’occasione, si esibiranno gruppi folk itineranti e artisti di strada. Previsti anche stand di artigianato tipico locale, mostre, visite guidate, mercatini natalizi e animazione per bambini. L’8 dicembre 2018 Rita Ciccarelli & Flowin'Gospel in concerto Nel Complesso Monumentale di S. Maria La Nova, Napoli L’8 dicembre 2018 La Notte Bianca a Caserta

L’1 e il 2 dicembre 2018 Arola e i sapori del Natale 2018 A Arola, Vico Equense (NA) Degustazioni, mercatini natalizi, spettacoli e tanta animazione L’1 e il 2 dicembre 2018 I Mercatini di Natale al Trevice A Roccarainola (NA) Saranno due serate affascinanti dove oltre alle mille lucine colorate, ai mercatini e alle bancarelle, alla gastronomia e ai prodotti tipici del territorio, ai personaggi tradizionali del Natale affiancati dagli artisti di strada, vivrete un’atmosfera natalizia particolare, surreale, fantastica e strepitosa che renderà ancora più magico il periodo natalizio. Il 3 dicembre 2018 I Quartieri Jazz Alla Galleria Borbonica, Napoli Concerto e visita guidata Il 7 dicembre 2018 La notte dei falò a San Nicola la Baronia (AV)

L’8 e il 9 dicembre 2018 Moby Dick al Museo del Sottosuolo A Napoli A cura dell’associazione IL Demiurgo, una particolare messa in scena del capolavoro di Herman Melville L'ignoto, la speranza, il sogno del riscatto, il terrore delle tenebre, l'ossessione spasmodica di Achab, le riflessioni sulla verità e la giustizia trasformano il viaggio in un'allegoria della condizione della natura umana.

L’8 e il 9 dicembre 2018 Il villaggio di San Nicola a Stella Cilento (SA) Nella frazione di Amalafede, tanta musica, artigianato, stand enogastronomici e giochi di luce Il 9 dicembre 2018 “Natale in Favola” a Telese Terme (BN) Un evento per adulti e bambini per vivere la magia del Natale in compagnia dei personaggi delle favole. Il 9 dicembre 2018 Il Presepe Vivente al Borgo Sala di Corbara (SA)


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