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Arpa Campania Ambiente n. 21/2018

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Arpac agli Stati Generali del Mare a Napoli Promossi dal Comune di Napoli, si è discusso delle principali criticità ambientali nel Golfo PRIMO PIANO

Meteo: eventi sempre più estremi in Italia

Loffredo a pag.3

SMART CITY

Rapporto Ecosistema Urbano 2018 Mantova, Parma, Bolzano e Trento guidano la classifica di performance ambientali stilata nell’annuale rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente, realizzato con il contributo scientifico di Ambiente Italia e Ispra e con la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore. Agli ultimi posti Catania, Agrigento e Massa. Esposito a pag.5

SOSTENIBILITÀ IN TAVOLA

Sta per arrivare il super pomodoro Ci sono voluti centinaia di anni di incroci e ibridazioni, nel caso dei cereali a migliaia, per ottenere varietà di vegetali adatte al consumo umano, coltivabili e di resa sufficiente come...

Il mare e la città: una simbiosi suggestiva, ma anche un rapporto problematico, una questione aperta. La salvaguardia e la valorizzazione delle acque costiere a Napoli, in chiave ambientale e di fruibilità, sono state al centro di una tavola rotonda tra istituzioni ed esperti, che si è tenuta lo scorso 9 novembre nella Sala dei baroni del Maschio angioino. Tra i partecipanti, Arpa Campania, rappresentata da Lucio De Maio, dirigente dell’Unità operativa mare, che ha illustrato ai presenti il quadro dei controlli sulla qualità delle acque costiere e le criticità non ancora risolte. Mosca a pag.7

AMBIENTE & SOCIALE

EDUCAZIONE AMBIENTALE

Quando la povertà pregiudica la crescita di un bambino

Arpac celebra la “Giornata degli Alberi” Il prossimo 21 Novembre, in tutta Italia si festeggia la Giornata Nazionale degli Alberi. Un ospitale grembo verde che ci accoglie dagli inizi del cammino umano.. Gaudioso a pag.6

Università e impresa: la fattoria ecologica “Made in Naples”

Grandi Napoletani, grandi Campani

Antonio Capece Minutolo

Abbiamo ascoltato Stefania De Pascale, titolare della cattedra di Orticoltura e Floricoltura presso il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e responsabile scientifico del progetto. Martelli a pag.8

La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania...(seconda parte)

Maisto a pag.13

GREEN JOB

Dieci nuove “figure green” richieste dal mercato

De Crescenzo-Lanza pagg.14 e 15

BIO-ARCHITETTURA

AMBIENTE & DIRITTO

I giardini di Christopher Bradley-Hole

Modifiche ed integrazioni dei bandi di gara

È uno dei principali esponenti della corrente minimalista

Laureatosi in architettura nel 1976, il paesaggista inglese Christopher Bradley-Hole vantava, fino alla metà degli anni Novanta, una gamma di progetti architettonici prestigiosi prima che il suo.. Giordano a pag.16

Palumbo a pag.11

De Capua a pag.18

In Italia 1,2 milioni di bambini e adolescenti vivono in povertà assoluta (12% del totale). Questo stato di fatto è determinato non solo dalle precarie condizioni economiche del nucleo familiare, ma anche dal contesto sociale e territoriale in cui i piccoli crescono e vivono. Bastano pochi chilometri di distanza, tra una zona e l’altra di uno stesso centro abitato, per definire scenari diversi, con specifiche opportunità e condizioni sociali: la segregazione educativa allarga sempre di più la forbice delle disuguaglianze tra le aree del centro e quelle periferiche, in particolare nelle grandi città. A raccontare di tali brutte realtà è Save The Children, attraverso il IX Atlante dell’infanzia a rischio: “Le periferie dei bambini”. Liguori a pag.12


MUTAMENTI CLIMATICI

Il 2018 è stato l’anno più caldo per l’Italia Ispra fa il punto sul clima e fornisce una sintesi di dati su piogge e venti ad ottobre nel nostro Paese La stima provvisoria dell’anomalia della temperatura media in Italia, stando ai dati aggiornati fino al mese di ottobre compreso, configura il 2018 come l’anno più caldo di tutta la serie storica di dati controllati ed elaborati dall’Ispra, cioè almeno dal 1961 (+1,77 °C rispetto al valore normale di riferimento 1961-1990). In base a studi che ricostruiscono il clima in un passato più remoto, si può affermare che in Italia l’anno in corso risulta essere l’anno più caldo da almeno 2 secoli circa. Finora, la temperatura media in Italia nel 2018 è stata sempre nettamente superiore al valore normale ad eccezione dei mesi di febbraio e marzo; i mesi relativamente più caldi sono stati gennaio e aprile, con anomalie di oltre 2,5 °C. Nel quadro globale di mutamento climatico, nel mese di ottobre l’Italia è stata teatro di una serie di eventi meteorologici estremi che hanno investito tutta l’Italia e che hanno determinato gravi conseguenze per la popolazione, l’ambiente e il territorio del nostro Paese. In particolare, il 19 ottobre una serie di eventi temporaleschi

molto intensi ha colpito la Sicilia orientale, causando alluvioni e gravi danni alle abitazioni, alle strutture e al territorio di una vasta area, soprattutto in provincia di Catania. Negli ultimi giorni del mese, un’ondata di maltempo più estesa e violenta ha investito tutta l’Italia da nord a sud. L’elemento che ha creato maggiore impatto è stato dapprima il vento, che il 29 e 30 ot-

tobre ha soffiato costantemente con forte intensità dai quadranti meridionali. Diverse stazioni meteorologiche della rete nazionale hanno registrato velocità del vento dell’ordine di 100 km/h con raffiche fino a circa 180 km/h in montagna (Monte Cimone) e tra 140 e 150 km/h sul mare (Capo Carbonara e Capo Mele). Localmente, le reti regionali hanno rilevato valori di velo-

cità del vento anche superiori, con raffiche fino a più di 200 km/h. Le piogge sono cadute abbondantemente su quasi tutto il territorio nazionale, con tempi e intensità diverse nelle varie regioni. Le precipitazioni cumulate giornaliere più elevate sono state registrate nelle zone prealpine, con valori di oltre 400 mm in Friuli Venezia Giulia e di oltre 300 mm in Liguria, Veneto e Lombardia.

Una sintesi di dati e informazioni meteo climatiche sugli ultimi eventi del clima in Italia è stata trasmessa dall’ISPRA all’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), che sta curando la redazione del “WMO Annual Statement on the Status of the Global Climate in 2018”. L’ISPRA svolge la funzione focal point nazionale per la realizzazione e trasmissione regolare al Regional Climate Centre della Regione VI (Europa) della WMO di dati e prodotti relativi allo stato e alle variazioni del clima in Italia. L’Istituto, con il contributo e la collaborazione dei principali organismi nazionali e regionali titolari di reti e dati meteo climatici, elabora, controlla e rende pubblicamente disponibili dati, indici e prodotti climatici attraverso il sito www.scia.isprambiente.it e collabora con il Dipartimento di Protezione Civile Nazionale, fornendo dati e prodotti utili alle sue funzioni istituzionali. Inoltre Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) pubblica, con cadenza annuale, il rapporto “Gli indicatori del clima in Italia”, giunto nel 2017 alla XII edizione, che illustra l’andamento climatico nazionale nel corso dell’ultimo anno e aggiorna la stima delle variazioni climatiche negli ultimi decenni. (tratto da ambienteinformasnpa.it)


Meteo: eventi sempre più estremi in Italia I rischi ambientali e l’importanza della prevenzione Gennaro Loffredo Alluvioni, smottamenti, mareggiate, siccità e lunghi periodi di caldo o di gelo. Negli ultimi anni si sono periodicamente ripetuti in Italia eventi meteorologici estremi che non si possono più considerare contingenti. Proprio recentemente la nostra Penisola è stata interessata da inusuali ondate di maltempo. La grandinata record che ha colpito Roma lo scorso 21 Ottobre, l’eccezionale tempesta del 29 ottobre che ha praticamente distrutto porti e abbattuto centinaia di alberi, rasi al suolo paesi interi nel bellunese e per finire la terribile alluvione in Sicilia del 4 Novembre. Ogni anno sembrano susseguirsi eventi di tale portata in maniera impressionante e frequenza. Gli eventi meteorologici estremi sono le cause dirette di distruzione e di rischio per la vita delle persone. L’organizzazione meteorologica mondiale (WMO) ha ampliato lo studio sugli estremi meteorologici della terra, con l’obiettivo di ridurre i rischi, migliorare il sistema di pre-allarme e le previsioni degli impatti sul territorio. Il cambiamento climatico è, purtroppo, così repentino da non aver permesso la raccolta di sufficienti dati storici per delineare la tendenza in atto con assoluta certezza. Quando un fenomeno atmo-

sferico può definirsi estremo? Si definisce evento meteorologico estremo quello eccezionale per frequenza di accadimento, durata e intensità, frutto di una micidiale coesistenza di fattori atmosferici in genere difficilmente concomitanti a quei livelli di potenza. La nostra penisola è particolarmente sensibile a questo tipo di fenomeno, un po’ per la sua posizione geografica (incastrata in un mare Mediterraneo sempre più caldo) ma soprattutto da una cattiva gestione del territorio e da una mancanza di cultura preventiva da parte dell’uomo. Il dissesto idrogeologico rappresenta per il nostro Paese un problema di notevole rilevanza, visti gli ingenti danni arrecati ai beni e, soprattutto, la perdita di moltissime vite umane. Allora cosa è cambiato: il clima o piuttosto la gestione del territorio? La risposta può sembrare apparentemente scontata ma non lo è. Il clima ha da sempre avuto delle oscillazioni cicliche, le quali hanno favorito variazioni periodiche della temperatura globale terrestre. Ciò non significa che nel passato non si siano verificati fenomeni meteorologici estremi. Oggi però non siamo in grado di gestirli. Negli ultimi anni la previsione meteorologica ha compiuto notevoli progressi in termini di estensione del periodo utile (i modelli meteoro-

logici globali forniscono previsioni attendibili, su grande scala, con anticipi dell'ordine di una settimana) e di dettaglio spazio-temporale, specie per quanto riguarda fenomeni di forte intensità e impatto quali precipitazioni, venti e temporali. Il maggiore dettaglio è stato ottenuto grazie allo sviluppo di modelli fisico-

matematici molto complessi, che richiedono grandi potenze di calcolo per essere operati quotidianamente su aree limitate. La protezione civile e l’aeronautica militare sono gli unici organi competenti che possono tutti i giorni emettere un Bollettino di vigilanza idrogeologica regionale, recante

indicazioni sulla pioggia prevista e sulle conseguenti criticità idrogeologiche che si potrebbero verificare sul territorio. Gli avvisi meteo hanno riguardato in prevalenza piogge intense, vento forte e stato del mare, ma anche precipitazioni nevose, temperature sotto i -5°C e sopra i 35°C.


IL FONDO VERDE PER IL CLIMA Sbloccati novecentodieci milioni di euro per diciannove progetti Tina Pollice Il Fondo verde per il clima (Gcf) è un fondo globale istituito per reagire al cambiamento climatico e investire in uno sviluppo ad emissioni ridotte e resiliente rispetto ai mutamenti in atto. Le esigenze dei Paesi in via di sviluppo, molto vulnerabili di fronte al cambiamento del clima, sono prese particolarmente in considerazione. Istituito, nel 2010, dagli Stati facenti parte della Convenzione quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici, è guidato da un consiglio esecutivo composto da 24 membri che prevede un’uguale rappresentanza di Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo, e, prende decisioni sia politiche che finanziarie. L’adesione di oltre 30 Paesi ha permesso il trasferimento al Fondo di oltre 10 miliardi spalmati nell’arco dei prossimi anni. Gli Stati Uniti vi contribuiscono per un totale di 3 miliardi. La metà dei mezzi finanziari a disposizione del Gcf dovrà essere investita in misure di adattamento. Una parte fondamentale del Fondo verde per il clima riguarda il settore privato che già nel 2013 ha garantito il 58% dei finanziamenti globali sul clima. Sono tre gli step attraverso cui il Fondo verde per il clima dimostra di essere strumento efficace ed essenziale per facilitare uno sviluppo sensibile al clima e a basse emissioni di carbonio: la

realizzazione di una serie di progetti che dimostrino le peculiarità del Gcf e la sua ampiezza di portata; la dimostrazione che il Gcf possiede la capacità di identificare e finanziare progetti con potenziale di trasformazione; l’implementazione delle attività del settore privato. Il 21 ottobre scorso, i membri del Gcf dell’Onu hanno approvato i primi finanziamenti per 19 progetti. Il valore complessivo di questa prima tranche è pari a 1,04 miliardi di dollari (910 milioni di euro) che a loro volta sbloccheranno altri 4,2 miliardi di cofinanziamento (3,68 miliardi di euro). La mitigazione dei cambiamenti climatici e le tecnologie low-carbon, cioè con un’impronta ecologica ridotta, sono le due grandi aree a cui appartengono i progetti selezionati. In nove isole dell’arcipelago di Tonga, in Polinesia, si costruiranno impianti fotovoltaici connessi alla rete elettrica nazionale con una potenza di picco di 1,25 megawatt, in partenership con la Banca asiatica per lo sviluppo. Nella repubblica del Kirghizistan si lavorerà per la sicurezza alimentare, messa a repentaglio da un clima impazzito, che, già negli ultimi anni si è manifestato sotto forma di intense nevicate, frane e anomalie nelle precipitazioni. Alcuni osservatori hanno criticato la decisione di finanziare l’autorità nazionale per il gas e il petrolio del Bahrein che

vuole mettere a punto nuovi sistemi di gestione e depurazione delle acque. Paradossale il fatto che invece di promuovere la transizione verso le rinnovabili, si paghi per riparare i danni del fossile. Nulla da fare per il primo progetto sottoposto dalla Cina, che chiedeva 100 milioni di dollari per le energie pulite, i trasporti pubblici e altri progetti green nello Shandong. Si tratta della provincia che ha in assoluto il più alto consumo di energia fornita prevalentemente dal carbone e

sarebbe stato un finanziamento per"adattamento" ma è stato posto il veto dagli Stati Uniti. Non a caso prima di lasciare la Casa Bianca Barack Obamahasbloccato 500 milioni prevedendo il ritiro degli Usa dall’Accordo di Parigi e lo stop a tutti i finanziamenti considerati costi inutili dall’attuale presidenza americana. MichaelBloomberg, proprio, perché in aperta polemica con questa linea, ad aprile ha staccato di tasca sua un assegno da 4,5 milioni di dollari per le Nazioni Unite, per onorare gli impegni presi dal suo Paese.

Mangiare sano combatte i cambiamenti climatici Ecco il decalogo salva clima di Coldiretti Rosa Funaro Secondo l’ultima indagine della Bei (Banca europea per gli investimenti), quattro italiani su dieci (il 37%) hanno paura del cambiamento climatico. Grazie al solo contributo di queste famiglie sarebbe possibile tagliare le emissioni di gas ad effetto serra di oltre mille chilogrammi (CO2 equivalenti) all’anno per nucleo. Come? Con dei semplici accorgimenti nella spesa di tutti i giorni dettati in un decalogo da Coldiretti. Scegliere prodotti locali e di stagione, ridurre al minimo gli imballaggi, fare acquisti di gruppo, fare la spesa riciclando le buste, ottimizzare il consumo di energia nella conservazione e nella preparazione dei cibi, non sprecare e portare in tavola gli avanzi sono, insieme alla raccolta differenziata, solo alcune delle piccole azioni da mettere in atto per as-

sumere uno stile di vita più responsabile e attento all’ambiente. I mercati di Campagna Amica, possono essere un valido strumento per andare in questa direzione e ridurre l’inquinamento perché promuovono in primis la scelta e la conoscenza della stagionalità dei prodotti a km 0 e il non uso di imballaggi in plastica. I contadini, presenti agli stand, sono sempre pronti a dare consigli e suggerimenti circa i metodi migliori per conservare e utilizzare i tesori agroalimentari locali: dall’ortofrutta all’olio, dai formaggi al pesce, dalla carne ai salumi, dal vino al riso, fino a latte, burro, miele, confetture, farine, prodotti da forno, piante e fiori Made in Italy. “Nella rete di Campagna Amica, composta da 7502 fattorie, 1187 mercati, e 2352 agriturismi – spiega Coldiretti – si trovano prodotti locali venduti direttamente dall’agri-

coltore tagliando trasporti, sprechi, inquinamento e impatto sull’ambiente e sui cambiamenti climatici. Infatti è stato calcolato che ogni pasto percorre mediamente quasi duemila chilometri prima di giungere sulle tavole con la distribuzione commerciale dei prodotti alimentari che è tra le principali responsabili su scala globale dell’emissione di gas a effetto serra a causa di lunghi trasporti e di inefficienze di natura logistica. Un chilo di ciliegie dal Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l’emissione di 21,6 chili di anidride carbonica, mentre un chilo di mirtilli dall’Argentina deve volare per più di 11mila chilometri con un consumo di 6,4 chili di petrolio, che liberano 20,1 chili di anidride carbonica attraverso il trasporto con mezzi aerei”.

IL DECALOGO 1. Preferire l’acquisto di prodotti locali che non devono subire lunghi trasporti con mezzi inquinanti; 2. Scegliere frutta e verdura di stagione che non consumano energia per la conservazione; 3. Ridurre le intermediazioni fino a fare acquisti direttamente dal produttore, come nei mercati di campagna amica della Coldiretti, per evitare passaggi di mano del prodotto che spesso significano inutili trasporti; 4. Privilegiare i prodotti sfusi che non consumano imballaggi come i distributori automatici di latte; 5. Acquistare confezioni formato famiglia rispetto a quelle monodose per ridurre il consumo di imballaggi per quantità di cibo consumato; 6. Fare acquisti di gruppo (anche in condominio) per ridurre i consumi di energia nei trasporti per fare la spesa; 7. Riutilizzare le borse per la spesa e servirsi di quelle fatte con materiali biodegradabili di origine agricola nazionale o di tela invece di quelle in plastica; 8. Ottimizzare l’energia consumata nella preparazione e conservazione dei cibi con pentole e frigoriferi a basso impatto; 9. Ridurre gli sprechi ottimizzando gli acquisti e riscoprendo la cucina degli avanzi per evitare che finiscano tra i rifiuti; 10. Fare la raccolta differenziata per consentire il recupero di energia dai rifiuti prodotti.


Ecosistema Urbano 2018

Le performance ambientali delle città italiane Alessia Esposito Mantova, Parma, Bolzano e Trento guidano la classifica di performance ambientali stilata nell’annuale rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente, realizzato con il contributo scientifico di Ambiente Italia e Ispra e con la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore. Agli ultimi posti Catania, Agrigento e Massa. Tra le best practices da segnalare quella di Milano grazie al car sharing, la buona gestione dei rifiuti di Oristano, Parma, Trento, Treviso e Pordenone, la tramvia di Firenze, città che ha anche ampliato gli spazi a disposizione dei pedoni, l’essere bike friendly di Ferrara, Reggio Emilia, Bolzano e Pesaro. «Ci sono evidenti comportamenti dinamici di una parte dei centri urbani – commenta Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente – e una stasi altrettanto chiara in altri che ci porta a distinguere due specie distinte, due categorie opposte, diverse da quelle solite nord-sud, grandipiccoli, ricchi-poveri. Da una parte città formica, laboriose, che non s’accontentano, dall’altra città cicala, che can-

tano future trasformazioni e in realtà assecondano la crisi ambientale urbana anziché cercare di correggerla. Insomma il cliché, valido in passato, del centro urbano

medio-piccolo del nord come luogo predestinato alla qualità ambientale non è più universalmente valido Lo dimostrano i balzi avanti della metropoli Milano e della

meridionale Cosenza. Non più liquidabili come singole eccezioni, dal momento che Ecosistema Urbano registra prestazioni positive anche a Oristano, Macerata, Pesaro». Quali le evoluzioni delle grandi città negli anni? Milano scala la classifica passando dal 31esimo posto al 23esimo, Napoli rimane nella parte bassa della classifica (89esimo posto su 104), Roma continua la parabola decrescente all’87esimo posto. Tra le altre campane, la migliore è Benevento che si classifica 40esima, seguita da Salerno al 54esimo posto e Avellino al 76esimo. Conclude Stefano Ciafani, presidente di Legambiente: «Serve un governo delle città a livello nazionale. Non bisogna rispolverare il ministero delle Aree urbane di 30 anni fa, quanto piuttosto una politica governativa trasversale sulla riconversione ecologica delle città che guidi in modo sinergico le azioni dei vari dicasteri a vario titolo coinvolti, dall’Ambiente alle Infrastrutture, dalla Salute ai Trasporti, fino ad arrivare allo Sviluppo economico. Su alcuni fronti le politiche ambientali nelle nostre città

migliorano anche in modo inaspettato, come nel caso dei rifiuti e dell’economia circolare, su altri, ancora troppi, c’è molto da lavorare. Spesso è stata l’Europa a costringerci a darci da fare e a spingerci verso buone politiche ambientali. Se Milano ha inaugurato il suo primo depuratore 15 anni fa è grazie alla condanna europea. Se Roma 5 anni fa ha chiuso finalmente la discarica di Malagrotta, lo dobbiamo alle multe comunitarie. Il nostro auspicio però è che nel futuro non ci sia più bisogno di condanne alla Corte di giustizia europea ma che si possa contare su una strategia nazionale all’avanguardia, come fatto ad esempio sulle leggi italiane per la lotta all’inquinamento da plastica, più volte copiate nella UE. Speriamo che questo possa avvenire non solo per le politiche urbane ma per tutte quelle ambientali del nostro Paese”. I problemi comuni più sentiti a livello nazionale sono smog, trasporti e gestione idrica. Da Legambiente un input al Governo: bisogna investire per eliminare il divario tra le città e portare l’Italia intera ad un buon livello di vivibilità e di buone pratiche ambientali.

A Parigi la più grande flotta di e-bike al mondo Mentre in Italia cresce il divario tra città formica, laboriose, e città cicala, che assecondano la crisi ambientale urbana, in Francia sta per scendere in strada la flotta di bici elettriche più grande del mondo. La si potrà trovare, infatti, nella regione di Parigi - l'Ilede-France - dove l'agenzia locale dei trasporti metterà a disposizione, dall'autunno prossimo, 10mila e-bike. In programma, riferisce la stampa francese, c'è anche di ampliare il parco mezzi a 20mila bici, cui si aggiungono 500 cargo-bike: le biciclette con tre ruote per il trasporto dei bambini. Le due ruote elettriche sono pensate per noleggi a lungo termine, con un abbonamento da 40 euro al mese, a fronte del costo per

l'acquisto di un'e-bike che può arrivare a 1.500-2.000 euro. La metà dell'abbonamento potrà essere sovvenzionato dai datori di lavoro. L'obiettivo del progetto - che ha un budget stimato tra 60 e 110 milioni di euro ed è frutto di un'alleanza a cui partecipa anche il servizio postale - è incentivare i pendolari a pedalare per raggiungere il posto di lavoro attraverso l'intermodalità, cioè l'uso della bici più i mezzi pubblici, così da alleviare le condizioni del traffico e dello smog. Un progetto ambizioso, cui potrebbe aspirare anche il nostro paese solo dopo aver adeguato, però, le strade cittadine con un numero idoneo di corsie dedicate. Chissà…Mai dire mai…


Arpac celebra la “Giornata degli Alberi” La manifestazione si svolgerà all’Istitituto V Comprensivo di Nocera Inferiore Anna Gaudioso Il prossimo 21 Novembre, in tutta Italia si festeggia la Giornata Nazionale degli Alberi. Un ospitale grembo verde che ci accoglie dagli inizi del cammino umano: questo è l’Albero. Riparo, nutrimento e riposo, un insieme di indispensabili componenti che ci permettono di sopravvivere. Questa commemorazione che fu celebrata per la prima volta nel 1898 su iniziativa del Ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli, solo di recente con la Legge 14 gennaio 2013 n. 10 è stata riconosciuta quale “Giornata Nazionale degli Alberi”. È davvero importante mettere in risalto quanto siano indispensabili gli alberi, essi permettono la proliferazione della vita: assorbono l’anidride carbonica e rilasciano ossigeno, prevengono il dissesto idrogeologico, proteggono la biodiversità. Tutte le regioni italiane sono coinvolte in iniziative dedicate a celebrare l’occasione; in alcune città i festeggiamenti proseguiranno per tutta la settimana fino al 27 Novembre. L’Arpac il 21 Novembre prossimo, così come lo scorso anno, sarà insieme ai ragazzi dell’Istituto V Comprensivo plesso Sant’Anna di Nocera

Inferiore (SA) per iniziare il percorso di Informazione, Formazione, Educazione Ambientale. Quale giorno migliore per dare il via ad una collaborazione che dura da un po’ di anni, il cui obiettivo è stimolare nei giovani studenti l’amore ed il rispetto per ciò che ci circonda? Usare e non

abusare di ciò che la natura ci offre, questo è il vero senso della Sostenibilità Ambientale. L’obiettivo quindi della “Giornata Nazionale degli Alberi”, promossa dall’Arpac insieme all’Istituto V Comprensivo è di sensibilizzare l’opinione pubblica a partire dalle gio-

vani generazioni sull’importanza del patrimonio arboreo e boschivo locale, nazionale e mondiale per la tutela della biodiversità, il contrasto ai cambiamenti climatici e la prevenzione del dissesto idrogeologico. Alla giornata di festa dedicata all’Albero parteciperà tutto l’Istituto, oltre agli alunni saranno coinvolte anche le famiglie per celebrare un’importante giornata che persegue finalità ambientali, scientifiche, artistiche, letterarie e di socializzazione. La "Festa dell' Albero" è una delle più antiche celebrazioni nate in ambito forestale. Fin dai tempi più antichi e nella primissima epoca romana all'Albero ed ai boschi veniva attribuita una grande importanza: monumentale, divinizzante, eroica, ecc; i boschi erano suddivisi in sacri, divinizzanti e profani. Tutelati e conservati anche per motivi legati alla religione, essi venivano dedicati al culto delle divinità dell'epoca. Potremmo sostenere che i Romani con le loro usanze ed i loro culti precorsero l'odierna festa degli alberi. Difatti, negli anni, gli alberi sono stati tutelati e conservati; anche attraverso

pubbliche piantagioni si volle poi insinuare nel popolo l'importanza della loro coltivazione, imitando le usanze ancora più antiche dei greci e dei popoli orientali presso i quali erano già diffuse la pratica dell'arboricoltura e dell'impianto di boschi. Documenti del passato testimoniano quanto fosse diffuso l'impianto di nuove piantine in occasione di feste, ricorrenze ed avvenimenti. In epoca romana la più grande festa silvana era la "Festa Lucaria" che cadeva il 19 luglio, nel corso della quale, oltre ai riti propiziatori si festeggiavano le parti di bosco impiantate nei mesi precedenti. Nel corso della celebrazione della “Festa dell’Albero” gli studenti leggeranno una lettera indirizzata al sindaco della città esortandolo a rendere esecutiva la normativa che prevede la piantumazione di un albero per ogni neonato, in ottemperanza ai contenuti della Legge 29 gennaio 1992 n. 113. Appuntamento quindi mercoledi 21 novembre 2018 alla scuola media di Nocera Inferiore, noi ci saremo e… .buona festa dell’Albero a tutti!


Arpac agli Stati generali del mare a Napoli Promossi dal Comune di Napoli, si è discusso delle principali criticità ambientali nel Golfo Luigi Mosca Il mare e la città: una simbiosi suggestiva, ma anche un rapporto problematico, una questione aperta. La salvaguardia e la valorizzazione delle acque costiere a Napoli, in chiave ambientale e di fruibilità, sono state al centro di una tavola rotonda tra istituzioni ed esperti, che si è tenuta lo scorso 9 novembre nella Sala dei baroni del Maschio angioino. Tra i partecipanti, Arpa Campania, rappresentata da Lucio De Maio, dirigente dell’Unità operativa mare, che ha illustrato ai presenti il quadro dei controlli sulla qualità delle acque costiere e le criticità non ancora risolte. All’incontro, promosso dalla delegata al Mare del Comune partenopeo, Daniela Villani, ha partecipato anche il sottosegretario di Stato all’Ambiente Salvatore Micillo. L’esponente del Governo ha accennato alle attività propedeutiche alla bonifica del sito di interesse nazionale di Napoli Est. «Sono partiti i primi tavoli tecnici con la partecipazione del Comune», ha detto il sottosegretario. «In un contesto segnato da attività portuali e da altri impatti, si tratta di un’operazione complessa, attesa da molti anni, vicina a

Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 15 novembre 2018 - Anno XIV, N.21 Edizione chiusa dalla redazione il 15 novembre 2018 DIRETTORE EDITORIALE

Luigi Stefano Sorvino DIRETTORE RESPONSABILE

Pietro Funaro CAPOREDATTORI

Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli IN REDAZIONE

Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Savino Cuomo HANNO COLLABORATO

F. De Capua, G. De Crescenzo, A. Esposito, B. Giordano, G. Loffredo, R. Maisto, A. Palumbo, A. Paparo, S. Patrizio, T. Pollice SEGRETARIA AMMINISTRATIVA

Carla Gavini DIRETTORE AMMINISTRATIVO

Pietro Vasaturo

EDITORE Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143 Napoli REDAZIONE Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1- 80143 Napoli Phone: 081.23.26.405/427/451 Fax: 081. 23.26.481 e-mail: rivista@arpacampania.it magazinearpacampania@libero.it Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto, Centro Polifunzionale, Torre 1-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.

un punto di svolta». Micillo ha anche citato il disegno di legge Salva Mare, un testo che il ministro Sergio Costa intende sottoporre al vaglio del Parlamento. «Attualmente – ha spiegato il sottosegretario – i pescherecci raccolgono, insieme al pescato, una quantità di plastica notevole. L’idea è indurre i pescatori a portare questi rifiuti in porti con banchine appositamente attrezzate, anziché rimetterli in mare». I primi esperimenti-pilota, condotti in diverse località tra cui Sorrento, hanno portato al recupero di circa trenta tonnellate di plastica in dieci giorni. A Napoli, come è ovvio, il mare sconta la presenza di un porto di grandi dimensioni. Il vicesindaco Enrico Panini ha parlato di un «muro, in parte visibile in parte invisibile, che separa il mare dalla città. Un muro – ha commentato il numero due di Palazzo San Giacomo – che si sta sgretolando anche grazie al moltiplicarsi dei turisti, ma non è del tutto scomparso. Attenzione, però: restituire il mare alle persone non significa considerarlo una risorsa sfruttabile all’infinito». La presenza dell’Arpa Campania ha spostato il dibattito su un piano tecnico. De Maio, che coordina la flotta dell’Agenzia, ha spiegato che Arpac investe molto nei controlli sulle acque costiere, al punto che la Campania è una delle regioni più attive su questo fronte. Solo sul versante dei controlli sulla balneabilità delle acque, da aprile a settembre 2018 l’Agenzia ha prelevato circa 2.500 campioni d’acqua lungo l’intero litorale campano e svolto oltre 5.000 analisi. Il dirigente ha tracciato l’elenco delle criticità: al primo punto, gli scarichi presenti lungo la costa. Lo scarico diretto, senza condotta sottomarina e non depurato, è la categoria più impattante. Il dirigente Arpac ha ricordato che questa fino a 40-50 anni fa era la norma, oggi invece è un’eccezione, seppure non del tutto scomparsa. I depuratori sono spesso presenti, ma è frequente che le acque fognarie non siano separate dalle acque piovane. In caso di piogge abbondanti, si attivano i cosiddetti tubi di “troppo pieno”: per evitare danni agli impianti causati dalle piene, i depuratori vengono bypassati e gli scarichi finiscono in mare non trattati. È il motivo per cui, non di rado, si arriva a divieti temporanei di balneazione, anche solo di pochi giorni, in tratti di costa le cui acque normalmente sono di buona qualità. All’incontro, moderato dalla giornalista Rai Francesca Ghidini, sono intervenuti anche, tra gli altri, il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale, Pietro Spirito e la consigliera regionale Vincenza Amato.

Campagna di prevenzione senologica Arpac 2018 Anche quest’anno si rinnova in Arpac l’appuntamento con la prevenzione. Continuando sulla strada intrapresa dal CPO dell’Agenzia negli anni passati, il neonato Comitato Unico di Garanzia ha attivato anche per il 2018 - così come previsto dal Piano di azioni positive approvato con deliberazione n.257/ 2018, per il triennio 2018-2020 una campagna di informazione e prevenzione senologica a favore delle lavoratrici aderendo al progetto dell’Associazione Underforty Women Breast Care Onlus denominato “In-Vita alla Prevenzione”, che prevede uno screening clinico gra-

tuito per le dipendenti presso le diverse sedi di lavoro. Le visite senologiche si svolgeranno in dieci giornate a partire dal 27 novembre prossimo secondo degli elenchi prestabiliti e saranno offerte a tutta la comunità femminile agenziale nonché alle dipendenti della partecipata Arpac Multiservizi s.r.l. I referenti organizzativi dell’iniziativa sono le componenti CUG: Angela Vetromile (U.O. SICB), Vania Colantuono (Dip. Prov.le Napoli) e Brunella Resicato (Direzione Generale) cui rivolgersi per qulasiasi informazione.

CRONOPROGRAMMA VISITE SENOLOGICHE Novembre 2018 MAR. 27/11/2018 GIO. 29/11/2018 VEN. 30/11/2018

ARPAC Via S. Maria del Pianto T 1 - NA ARPAC Via Don Bosco 4F - NA ARPAC Via Don Bosco 4F - NA

Dicembre 2018 MAR. 04/11/2018 MER. 05/12/2018 VEN. 07/12/2018 MAR. 11/12/2018 MER. 12/12/2018 MAR. 18/12/2018 GIO. 20/12/2018

ARPAC Via S. Maria del Pianto T 1 - NA ARPAC Avellino Via Cricumvallazione, 162 ARPAC Benevento Via San Pasquale, 36 B ARPAC Pozzuoli Via Antiniana, 55 ARPAC Caserta San Benedetto Via Arena ARPAC Salerno, Via Lanzalone 54/56 ARPAC Via S. Maria del Pianto T 1 – NA


Università e impresa: la fattoria ecologica “Made in Naples” Ce ne parla Stefania De Pascale, docente del Dipartimento di agraria dell’Ateneo federiciano Giulia Martelli È di qualche giorno fa la notizia di tre studenti napoletani arrivati secondi ad un importante concorso organizzato dal Mit e dalla Nasa, ma che rischiavano di non poter partire per gli Usa a disputare la finale perché il loro istituto scolastico non aveva a disposizione i fondi per il viaggio e che solo grazie ad una gara di solidarietà potranno realizzare questo grande sogno. Per fortuna, però, esistono anche esempi di imprese che decidono di investire finanziando intelligenza, studio e ricerca: è questo il caso dell’ accordo quadro siglato lo scorso luglio tra Graded S.p.A. e il Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli Federico II per la realizzazione di un’azienda agricola ecosostenibile a Castevolturno (CE). Si tratta di "Green Farm Corporation": la fattoria ecologica ideata da studenti e ingegneri napoletani che avrà la forma di un fiore: i petali saranno i frutteti, agrumeti e campi coltivabili mentre al centro sorgeranno uffici, serre e il ristorante. Lo stelo infine sarà la strada che condurrà alla farm. Abbiamo ascoltato Stefania De Pascale, titolare della cattedra di Orticoltura e Floricoltura presso il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e responsabile scientifico del progetto. Perché è stata scelta proprio questa azienda di Castelvolturno? Potrebbe rappresentare un’eccellenza in piena Terra dei Fuochi? Per il progetto pilota è stata scelta l’Azienda di Castelvolturno perché è uno dei centri di sperimentazione afferenti al Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli Federico II, così sarà possibile realizzare uno o più dimostratori tecnologici in completa sinergia tra industria e ricerca in un contesto agricolo reale - e come ha giustamente sottolineato, in un territorio altamente sensibile dal punto di vista ambientale - per dare evidenza agli stakeholder e agli utilizzatori potenziali non

solo della valenza innovativa del progetto/prodotto, ma anche della sua fattibilità tecnica ed economica oltre che, ovviamente, della sua sostenibilità ambientale. L’obiettivo finale è quello di trasformare l’Azienda di Castelvolturno in un “Proof of concept center” per facilitare il trasferimento delle innovazioni sull’utilizzazione di fonti energetiche rinnovabili in agricoltura in applicazioni commerciali mettendo a disposizione di un territorio agricolo che, al di là dell’allarmismo mediatico, resta un polo produttivo di grande importanza regionale. Questa “Green farm” nostrana sarà in grado di autoalimentarsi attraverso fonti energetiche rinnovabili. Quali sono le azioni in capo a ciascun partner coinvolto? Nell’ambito dell’accordo il partner industriale coordinerà le imprese (PMI) partecipanti e

investirà i fondi necessari alla realizzazione dei dimostratori tecnologici relativi alle diverse tipologie di fonti energetiche rinnovabili (i.e. solare, microeolico, biomasse di origine vegetale o animale) partendo dal nucleo di conoscenze provenienti dai risultati di R&S già ottenuti dai ricercatori del Dipartimento di Agraria sull’utilizzazione sostenibile di fonti energetiche rinnovabili in agricoltura. Al progetto parteciperanno, con un approccio multidisciplinare, colleghi esperti di diverse tematiche scientifiche e aree di ricerca complementari. Il know-how acquisito nel corso della sperimentazione dal partner scientifico, adottando un’agenda condivisa di attività e svolgendo ricerche congiunte, potrà essere utilizzato dalle imprese partecipanti per lo sviluppo di applicazioni pratiche e di prodotti. La Graded, infine, curerà anche la digitalizzazione delle informazioni e dei dati

funzionali. Obiettivo ultimo (e ambizioso) è quello di aumentare la competitività dell’agricoltura regionale mediante attività di ricerca e innovazione in un’area tecnologica di grande rilevanza quale, appunto, quella della sostenibilità energetica dei processi produttivi. Lei è titolare della cattedra di Orticoltura e Floricoltura presso il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e, nel contempo, ricopre per l’Ateneo il ruolo di responsabile dell’accordo per la realizzazione della “Green Farm Corporation”. Qual è lo stato dell’arte del progetto? Siamo solo all’inizio, abbiamo cominciato la discussione sui potenziali dimostratori tecnologici al fine di avviare la progettazione degli interventi previsti per i primi mesi del prossimo anno. Il nostro obiettivo è presentare i primi risultati all’Expo 2020 che si terrà a Dubai. Si tratterà di un lavoro di squadra poichè l’accordo vede coinvolti per l’Ateneo, oltre alla sottoscritta numerosi colleghi (i proff. Alessandro Piccolo, Antonio Saracino, Massimo Fagnano, Riccardo Spaccini, Salvatore Faugno, per citarne alcuni), l’agronomo responsabile tecnico dell’Azienda di Castelvolturno (dott. Vincenzo Di Meo) ed è fortemente supportato dal Direttore del Dipartimento,

prof. Matteo Lorito. “Green Farm Corporation” è sviluppato su un’idea lanciata tre anni fa dagli studenti dell’Istituto Tecnico Industriale Augusto Righi di Fuorigrotta. Che ruolo avranno i giovani (studenti e ricercatori) nel progetto? In che modo saranno coinvolti? L’idea progetto, nata dalla fantasia (che come ha detto Einstein: “È più importante della conoscenza”) dei giovani studenti dell’Istituto Tecnico Industriale Augusto Righi di Fuorigrotta affiancati dalla Graded e presentata all’Expo 2015 a Milano, ha già prodotto un primo importante risultato: questo accordo siglato tra mondo della ricerca e mondo delle imprese. Il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, “per missione istituzionale”, e la Graded, per “propensione aziendale”, sono da sempre impegnati in attività di istruzione e formazione. Questo progetto rappresenta, quindi, l’opportunità per mettere a sistema conoscenze e competenze, nello specifico ambito settoriale e tecnologico, in un percorso di formazione e orientamento condiviso tra Università e mondo del lavoro. Gli studenti dell’Istituto Tecnico Industriale Augusto Righi di Fuorigrotta, affiancati da studenti universitari, dottorandi e ricercatori del Dipartimento di Agraria, parteciperanno attivamente alla sperimentazione, alla raccolta ed elaborazione dati e all’analisi dei risultati coadiuvati, fin dall’inizio, dagli esperti della Graded che investe non solo, come detto, negli impianti ma anche in un percorso formativo di alta specializzazione. L’auspicio è che la collaborazione di studenti e ricercatori con le imprese possa aumentare le possibilità di inserimento dei neolaureati nel mondo del lavoro e, più in generale, migliorare l’efficacia della didattica nell’università sul contesto economico e produttivo, l’impatto della ricerca di base per le PMI e per l’innovazione a livello locale.


Economia circolare? Basta un CLIC! Il Consiglio Nazionale delle Ricerche punta sulla città di Salerno Salvatore Patrizio* Il modello di crescita economica che ha caratterizzato i nostri ultimi 150 anni di storia si è basato essenzialmente sull’estrazione di materie prime sempre nuove, sul consumo di massa e sulla produzione di scarto una volta raggiunta la fine di vita del prodotto (cd. economia lineare). Questo flusso di estrazione e dismissione di materia ha causato, nel corso degli ultimi decenni, effetti ambientali estremamente dannosi come la contaminazione dei mari e della terra, il dramma dei rifiuti, le emissioni di gas serra responsabili del cambiamento climatico, ecc. Per evitare danni irrimediabili all’ambiente si sta cercando di correre ai ripari

promuovendo nuovi modelli di sviluppo che vedono in prima linea una produzione efficiente, il riciclo, l’eco-design, le energie e le fonti rinnovabili. Il risultato di tutti questi anni di ricerche e sperimentazioni per un mondo più sostenibile è confluito nel concetto di “economia circolare”, ovvero un modello di sviluppo sostenibile e inclusivo che prevede lo scarto come fonte di materia nei cicli produttivi ed il massimo uso di un determinato prodotto prima di decretarne la sua morte. Ed è proprio su questo concetto che si basa il progetto CLIC Circular models Leveraging Investments in Cultural heritage adaptive reuse (Modelli circolari per sfruttare gli investimenti nel riuso adattivo del patrimonio culturale) finan-

ziato dal Programma dell’Unione Europea “Horizon 2020” e coordinato dall’Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo (IRISS) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), direttore dr. Alfonso Morvillo. La filosofia del progetto si basa sull’assunto che il patrimonio culturale, materiale e immateriale, rappresenta un bene comune, da preservare e valorizzare, nonché una straordinaria risorsa per le strategie di sviluppo locale, in termini di crescita economica, occupazione e coesione sociale. In nazioni come l’Italia i siti “culturali” sono tantissimi ma, purtroppo, i costi per la loro manutenzione e fruibilità sono in continua crescita mentre le risorse pubbliche disponibili sono sempre più scarse e gli attori privati sempre più focalizzati su strategie di ritorno degli investimenti a breve. La conseguenza è che vi è un rischio crescente che il deterioramento del patrimonio culturale aumenti nel tempo diventando, alla fine, irreversibile. Il progetto CLIC, della durata di tre anni e che vede la partecipazione di 15 Partner provenienti da 10 paesi europei, nasce proprio dall'esigenza di preservare il patrimonio cul-

turale dimostrando, attraverso la promozione di una cultura di innovazione e imprenditorialità, la convenienza economica, ambientale e sociale del suo riuso funzionale creando, contemporaneamente, processi “occupazionali” attraverso partenariati pubblico-privato-sociale. Il suo obiettivo globale è, quindi, quello di identificare gli strumenti di valutazione per testare, implementare, validare e condividere modelli innovativi “circolari” di finanza, business e governance in grado di promuovere e facilitare il riutilizzo adattivo del patrimonio artistico ed architettoniconelle citta europee e nei paesaggi culturali con l’obiettivo di implementare un’economia che sia circolare a 360° nelle città e regioni. In tal modo sarà possibile fornire ai decisori locali nuovi approcci e strumenti integrati per la valu-

tazione dei progetti di riuso funzionale dei beni culturali e per trasformare quello che attualmente e un costo per la comunità in un’occasione di sviluppo economico, sociale, ambientale e promozione culturale della citta . Le attività di ricerca saranno testate in 4 aree pilota: Rijeka (Croazia), Amsterdam (Olanda), la regione di Västra Götaland (Svezia) e Salerno. Per quanto riguarda quest’ultima città si pensa alla riqualificazione e rifunzionalizzazione del convento di S. Francesco, del convento di S. Pietro a Maiella e S. Giacomo e del Palazzo S. Massimo. Dai risultati che si avranno a Salerno si valuterà la possibile “replicabilità” in altre realtà. Responsabile scientifico del progetto è il prof. L. Fusco Girard, “associato” dell’IRISS. *CNR Napoli


Nuove soluzioni per la sicurezza nazionale

Studiomapp, la start up che gestisce i disastri naturali Anna Paparo Il Made in Italy riesce ancora una volta a tenere testa alla ricerca scientifica internazionale, coniugando innovazione e ambiente, grazie alla creazione di una start up ravennate. Studiomapp, questo il suo nome di battesimo, è riuscito ad entrare, infatti, nella “top five” di un concorso internazionale organizzato dal Dipartimento della Difesa degli Usa, in collaborazione con la National Geospatial Intelligence Agency, che ha come unico e grande obiettivo l'individuazione di nuove soluzioni per la sicurezza nazionale, con un'attenzione specifica alla gestione dei disastri utilizzando l'intelligenza artificiale. A riportare la bellissima notizia è stato il Resto del Carlino. C’è anche da dire che in ballo per la start up c'è una quota che rientra nei cento cinquanta mila euro di montepremi. Non solo. C’è pure la possibilità di sottoscrivere un contratto con il Pentagono per continuare lo sviluppo della soluzione proposta: un algoritmo che, analizzando immagini satellitari, potrebbe salvare persone rimaste

coinvolte in terremoti, tifoni o in altri disastri naturali, come le forti piogge e raffiche di vento che in questi giorni hanno sconvolto l'Italia. Una vittoria schiacciante targata Italia. La start up non è poi così giovane: infatti, è stata fondata tre anni fa, precisamente alla fine del 2015, e ha le sue sedi nelle città di Ravenna e Roma. La sua mission è quella di promuovere nuove tecnologie per migliorare la qualità della vita sfruttando l'intelligenza artificiale. "Quando accadono dei disastri naturali – spiega fiero il Dottor Leonardo Alberto Dal Zovo, cofondatore di Studiomapp con la Dottoressa Angela Corbari e direttore tecnico che ha portato avanti il team nella ricerca - il Dipartimento della Difesa americano mette migliaia di immagini arrivate dai satelliti a disposizione dei tecnici che le analizzano e ne ricavano informazioni preziose per i soccorritori e per modulare gli interventi di ripristino. Noi ci siamo concentrati su come automatizzare queste procedure di analisi delle immagini”. Per questo hanno dato vita a un algoritmo in

grado di velocizzare, grazie all'intelligenza artificiale, lo studio delle immagini accelerando quindi tutti i processi di soccorso e ricostruzione delle aree devastate. Gli algoritmi di Studiomapp sono già stati testati a settembre per l'uragano Florence che si è abbattuto sulla costa orientale degli Usa: "Sappiamo del test ma non dei risultati - aggiunge Dal Zovo – così come siamo in attesa di sapere come si svilupperà il rapporto con il Dipartimento della Difesa Usa". Nonostante l’ansiosa attesa dei dati rilevati negli Stati Uniti, ci sono buone speranze che siano più che buoni. Studiomapp resta sempre e comunque un motivo di vanto per il Bel Paese, che vede i riflettori di tutto il mondo puntati su di sé. Un’idea innovativa e rivoluzionaria che mette al primo posto la sicurezza di tutti di fronte alla maestosità delle improvvise calamità naturali, ma sempre nel rispetto dell’ambiente, leggendo quelli che sono i messaggi, a volte criptici e di difficile interpretazione, che la nostra Madre Terra ci invia continuamente.

Apple lancia i suoi Mac in alluminio riciclato L’avanguardia in campo tecnologico porta ancora la firma della Apple, che, andando oltre l’iPhone, aggiorna i suoi Mac e i suoi iPad Pro e non solo per quanto riguarda i prezzi (notevolmente aumentati). Così, Cupertino lancia i nuovi MacBook Air, in quello che è il primo significativo rinnovo della linea rispetto al 2010: sono, infatti, costruiti al cento per cento di alluminio riciclato, hanno il display Retina e costano, a seconda della configurazione scelta, un bel po’. Si parte, infatti, da circa mille duecento dollari, più dei quasi mille dollari della versione precedente. Insomma, il nuovo MacBook Air è il dieci per cento più sottile e più leggero rispetto al passato. E si sa, i confort si fanno pagare. Ma non finisce qui. Così, l’azienda di Steve Jobs ha provveduto ad aggiornare anche i Mac mini, il cui prezzo di partenza viene aumentato a circa ottocento dollari, rispetto ai quasi cinquecento dollari del vecchio modello. Aprendo l'evento a Brooklyn, l'amministratore delegato, ruolo ricoperto da Tim Cook, ha messo in evidenza come Apple ha raggiunto i cento milioni di computer Mac attivi nel mondo. "Oltre la metà degli acquirenti dei nostri computer è nuova sul Mac, il settanta sei per cento in Cina'' spiega dicendosi ''non sorpreso'' di vedere che il Mac attrae nuovi clienti. Per la Apple l'evento rappresenta l'occasione giusta anche per lanciare il nuovo iPad pro a tutto schermo, disponibili in due modelli, uno con display da undici pollici e un altro con display da 12,9 pollici. I prezzi per i nuovi iPad Pro partono da settecento novantanove dollari per il modello da undici pollici e da quasi mille dollari per i 12,9 pollici. I nuovi Mac Air e i nuovi iPad Pro sono in vendita tranquillamente sul sito. Tutto a portata di click. Le consegne sono iniziate il sette novembre. Quindi, per l’azienda leader nel mondo in questo campo si prospettano tempi sempre migliori. Infatti, i titoli Apple hanno fluttuato durante la presentazione e ora sono in territorio positivo, salendo dello 0,69%. Un futuro roseo che vede coniugati insieme progresso e eco-sostenibilità. E chi meglio della Apple, “affamata” di futuro, poteva farlo? A.P.


I giardini di Christopher Bradley-Hole È uno dei principali esponenti della corrente minimalista applicata alla progettazione degli spazi verdi Antonio Palumbo Laureatosi in architettura nel 1976, il paesaggista inglese Christopher Bradley-Hole vantava, fino alla metà degli anni Novanta, una gamma di progetti architettonici prestigiosi prima che il suo interesse per le piante e i giardini lo conducesse a dedicarsi alla progettazione del paesaggio. In tale settore si è occupato di tanti importanti allestimenti di spazi verdi, pubblici e privati, partecipando a manifestazioni come il “Chelsea Flower Show”, la più grande e famosa esposizione di fiori del mondo, che ha luogo a Londra, dove Bradley-Hole si è aggiudicato, nel 1997 e, più recentemente, nel 2004, il primo premio con il suo “Hortus Conclusus”. Un’interpretazione moderna dei giardini islamici, caratterizzata dall’unità del disegno e delle proporzioni, il giardino è uno spazio raffreddato da una parete di acqua e protetto da un boschetto di 6 alberi (un posto ideale dove ritirarsi per far fronte a un clima caldo e arido). Oltre all’esercizio privato della professione, Bradley-Hole insegna Architettura del Paesaggio al Royal Botanic Gardens di Kew ed è impegnato nello studio e nella conservazione dei giardini storici e dei contesti naturali.

È uno dei principali esponenti della corrente minimalista applicata alla progettazione dei giardini: il minimalismo, con l’enfasi delle sue linee pulite, la purezza della forma ed un marcato senso del luogo, durante il ventesimo secolo si è fatto progressivamente strada nei progetti del paesaggio, influenzando inoltre l’architettura e l’interior design. Bradley-Hole ha pubblicato opere molto importanti, come “The minimalist garden” e “Making the modern garden”, ricevendo uno straordinario consenso da parte della critica: in questi saggi l’architetto paesaggista si avventura nella descrizione dei migliori giardini minimalisti del mondo, svelando l’ispirazione che presiede alla loro realizzazione e spiegando come la proporzione dello spazio possa fornire una disposizione intelligente degli elementi vegetali. Tale interpretazione ci riporta al collegamento affascinante - da lui sottolineato - fra i sistemi di proporzione usati nell’antichità e le sequenze numeriche che si ritrovano nella conformazione delle piante stesse. Bradley-Hole è convinto che i giardini abbiano la capacità unica di comunicare, a molti e differenti livelli, con coloro che si soffermino ad osservarli. L’intreccio di questi suoi

pensieri confluisce nella filosofia dalla quale hanno origine le sue originali creazioni. Prendiamo, ad esempio, Bury Court nell’Hampshire, giardino realizzato ormai da oltre un decennio. Esso è diviso in due sezioni: The Courtyard, allestito in precedenza e progettato da Piet Oudolf, e il successivo Front Garden, ideato da Bradley-Hole. L’intero giardino funziona come una miscela di naturalismo informale (Oudolf) e semplicità formale (Bradley-Hole). Mentre le erbe vi crescono nel corso della stagione, sottolineandone l’aspetto naturalistico, la struttura centrale in quercia (progettata da Bradley-Hole) rafforza la griglia del giardino; visto dall’interno, il paesaggio è incorniciato, in ogni direzione, dai montanti in rovere. BradleyHole mescola qui diversi tipi di specie vegetali, insieme a piante perenni (tra cui Eryngium e Agastache), i cui colori sono molto simili alle tonalità dei prati. I piazzali in ghiaia sono poi bordati da cordoni d’acciaio arrugginito. Il Front Garden è disposto su una griglia geometrica ed è attraversato da sentieri rettilinei in granito, i quali hanno il compito di riflettere i materiali con cui è stata realizzata la casa (principalmente pietra e mattoni chiari).


Quando la povertà pregiudica la crescita di un bambino L’associazione Save the children presenta il IX Atlante dell’infanzia a rischio Fabiana Liguori In Italia 1,2 milioni di bambini e adolescenti vivono in povertà assoluta (12% del totale). Questo stato di fatto è determinato non solo dalle precarie condizioni economiche del nucleo familiare, ma anche dal contesto sociale e territoriale in cui i piccoli crescono e vivono. Bastano pochi chilometri di distanza, tra una zona e l’altra di uno stesso centro abitato, per definire scenari diversi, con specifiche opportunità e condizioni sociali: la segregazione educativa allarga sempre di più la forbice delle disuguaglianze tra le aree del centro e quelle periferiche, in particolare nelle grandi città. A raccontare di tali brutte realtà è Save The Children, attraverso il IX Atlante dell’infanzia a rischio: “Le periferie dei bambini” . Se guardiamo i numeri presenti nell’Atlante, ci accorgiamo che all’interno di una stessa città, l’acquisizione delle competenze scolastiche da parte dei minori presenta una sconcertante disparità in base alle aree di riferimento. A Napoli, ad esempio, i cittadini (tra i 15 e i 52 anni) senza diploma di scuola secondaria di primo grado sono il 2% nel quartiere Vomero (c) e quasi il 20% a Scampia (p) ; a Palermo il 2,3% a Malaspina-Palagonia (c) e il 23% a Palazzo RealeMonte di Pietà (p). Nei quartieri benestanti a nord di Roma i laureati (più del 42%) sono 4 volte quelli delle periferie esterne o prossime al Grande

«La retorica della “centralità” dei bambini e delle famiglie racconta un Paese che non c’è» Valerio Neri, Save the Children

Raccordo Anulare, nelle aree orientali della città (meno del 10%). Ancora più forte la forbice a Milano, dove a Pagano e Magenta-San Vittore (51,2%) i laureati sono 7 volte quelli di Quarto Oggiaro (7,6%). Se prendiamo in considerazione altre risorse educative essenziali per lo sviluppo dei bambini scopriamo che i minori che non hanno l’opportunità di navigare su Internet nel Mezzogiorno si concentrano nei capoluoghi delle grandi aree metropolitane (36,6%), e vivono spesso nelle famiglie con maggiori difficoltà economiche

(38,8%), così come, nelle stesse zone, i bambini e gli adolescenti che non svolgono attività ricreative e culturali raggiungono il 77,1%. Sono quasi 3,6 milioni quelli che vivono nelle 14 principali aree metropolitane del Paese (2 su 5 del totale in Italia), e crescono spesso in zone o quartieri sensibili definiti “periferie”. A Roma e Genova vivono in queste zone il 70% dei bambini al di sotto dei 15 anni, e a Napoli e Palermo il 60%, un numero che scende al 43% a Milano e al 35% a Cagliari. Si tratta di minori che si ritrovano senza

spazi pubblici: 94 bambini su 100 (tra i 3 e i 10 anni) non hanno modo di giocare in strada, e solo 1 su 4 trova ospitalità nei cortili, e poco più di 1 su 3 ha la fortuna di avere un parco o un giardino vicino a casa dove poter giocare. Sono i “dimenticati” dalla politica che ha tagliato la voce istruzione e università dal 4,6% sul PIL del 2009 al 3,9% del 2015-16, mentre altri paesi europei rispondevano alle difficoltà di budget in maniera diametralmente opposta aumentando questa voce di investimento fino al 5% del PIL. I fondi per ‘famiglia e minori’ in Italia sono fermi ad un esiguo 5,4% della spesa sociale, contro l’11% di Germania, Regno Unito e Svezia e ben al di sotto della media UE attestata all’8,5%. Nel Belpaese la povertà assoluta riguarda il 12,1% dei minori, non fa distinzioni tra bambini e adolescenti (12,4% fino a 3 anni, 11,4% da 4 a 6 anni, 12,3% 7-13 e 11,8%14-17)

e pesa sul quotidiano di 702.000 famiglie con minori (10,9%). La povertà relativa riguarda 1 minore su 5. Il IX Atlante dell’infanzia a rischio “Le periferie dei bambini” traccia una mappa dei divari che in termini di risorse economiche e culturali, accessibilità dell’istruzione e dei servizi, qualità degli spazi urbani, verdi, ricreativi espongono maggiormente bambini e adolescenti al rischio di vulnerabilità, ma dimostra, al tempo stesso, come essi siano una risorsa vitale con un potenziale altissimo su cui puntare per innescare una indispensabile rigenerazione dei luoghi di appartenenza. Il volume di 290 pagine che sarà disponibile in libreria a partire dal 29 novembre, è stato curato da Giulio Cederna e corredato dagli scatti del fotografo Riccardo Venturi. Una versione multimediale e interattiva è disponibile online (atlante.savethechildren.it).


STA PER ARRIVARE IL SUPER POMODORO! Ha un alto contenuto di licopene, sostanza naturale nota per le sue proprietà antiossidanti Rosario Maisto Ci sono voluti centinaia di anni di incroci e ibridazioni, nel caso dei cereali a migliaia, per ottenere varietà di vegetali adatte al consumo umano, coltivabili e di resa sufficiente come quelle attuali, in grado di garantire ottime rese. Spesso, però, questi processi hanno reso le cultivar più sensibili alle malattie e più povere di vitamine, nutrienti e di sapore, tuttavia, è possibile tornare indietro e far riacquistare la bontà originaria. Infatti un gruppo di ricercatori brasiliani, statunitensi e tedeschi è riuscito a creare per la prima volta una nuova varietà di pomodoro a partire da una pianta selvatica in una singola generazione. Il risultato, è stato ottenuto usando CRISPRCas9, la metodica che da alcuni anni ha rivoluzionato l’ingegneria genetica, grazie alla possibilità d’intervenire su uno o più geni con una correzione molto precisa. La scelta dei ricercatori è caduta su Solanum pimpinellifolium una varietà selvatica di solanacea, la famiglia di vegetali a cui appartengono i pomo-

dori originari del Sud America. Progenitrice delle varietà di pomodoro moderne, Solanum pimpinellifolium ha però un aspetto molto diverso, i suoi frutti sono grandi come un pisello, ma molto più saporiti, inoltre, ha un contenuto nettamente maggiore di licopene, una sostanza naturale nota per le sue proprietà antiossidanti. Con CRISPR-CAS9, sono state introdotte piccole modificazioni genetiche in sei geni cruciali per la domesticazione della pianta e la resa del raccolto, quindi si è ottenuto un frutto tre volte più grande di quello selvatico e molto più allungato, con un numero di frutti per grappolo dieci volte più elevato e una pianta più compatta. Questo metodo permette di partire dall’inizio e di iniziare un processo di domesticazione completamente nuovo, nel processo, si può usare tutta la conoscenza della genetica vegetale e dell’ibridazione delle piante che si è accumulata in diversi decenni di studi, così in questo modo, si preserva il potenziale genetico e le proprietà particolarmente vantaggiose delle varietà selvatiche, ottenendo

al contempo una varietà con le caratteristiche più utili per la coltivazione, il tutto in un tempo breve, e con il contenuto di licopene della nuova varietà, maggiore rispetto alla varietà selvatica. Si tratta di un’innovazione decisiva in campo agroalimentare che non si può ottenere con le tecniche convenzionali d’ibridazione e con i pomodori attualmente coltivati in tutto il mondo, con questa tecnica genetica, il licopene, grande antiossidante, può aiutare a

prevenire il cancro e le malattie cardiovascolari, e se guardiamo in quest’ottica, il pomodoro che hanno ottenuto ha probabilmente un valore aggiunto, in confronto ai pomodori coltivati tradizionalmente e ad altre specie vegetali che contengono licopene solo in quantità molto limitate, in questa nuova varietà il licopene è circa cinque volte più alto rispetto a quelli che attualmente arrivano sulle nostre tavole, un aiuto in più per il nostro organismo.

Agendo sulla filiera si innesca un circuito virtuoso

SPILL, IL RISTORANTE SVEDESE CHE COMBATTE LO SPRECO Avendo lavorato in passato come chef di diversi ristoranti, anche uno stellato (il Daniel Berlin), si era reso conto di quanto ingente fosse il problema dello spreco alimentare. Così in Svezia, un Paese sempre all’avanguardia in quanto a best practices ambientali, Erik Andersson, insieme ad Ellinor Lindblom, ha deciso di aprire un ristorante che utilizza materie prime prossime alla scadenza. Il locale si trova a Malmö, una location ad alta densità di iniziative sostenibili: dai giardini pensili al quartiere ad emissioni zero fino all’utilizzo di biogas proveniente dallo smaltimento dei rifiuti per l’approvvigionamento energetico. Non un posto come gli altri, insomma. Il ristorante si chiama “Spill”,

che significa proprio “spreco”. Qui si utilizzano gli ingredienti che i fornitori non potrebbero più vendere perché quasi scaduti o “non di bell’aspetto”, ma sostanzialmente buoni da mangiare. Il processo ovviamente impone un menu sempre variabile, a seconda delle materie prime a disposizione. Dichiara Andersson: «Stabilisco il menu giorno per giorno o, se sono fortunato, due giorni prima. Parlando con un fornitore ci siamo resi conto di quanto cibo venisse buttato via. E questo è totalmente sbagliato”. La cucina va dallo svedese puro all’asiatico al più occidentale, senza dimenticare l’opzione vegetariana. L’idea iniziale, anzi, era di farne un ristorante vegetariano, ma

«sfortunatamente c’è troppa carne che viene gettata via. Credo che il problema che sta dietro la grande quantità di rifiuti sia che abbiamo un accesso costante a nuovi ingredienti: è troppo facile ordinare altre verdure, carne, pesce. E, ovviamente, è troppo economico buttare via il cibo. È un brutto circolo di cui tutti sono responsabili: i fornitori, i ristoranti, i clienti, i politici e così via. E questo, a sua volta,

rende più difficile puntare il dito e affrontare il problema. Ma tutti possono fare la differenza», spiega lo chef. Lo spreco è, infatti, molteplice: prima di tutto spreco alimentare (con parti del mondo che ancora soffrono la fame), ma anche spreco di denaro e contributo all’inquinamento e al cambiamento climatico.

I posti a sedere sono dodici e offre anche un servizio di take away e catering. Conclude Andersson: «Mi piacerebbe che fra cinque o sette anni non ci fosse più bisogno di un ristorante come Spill. Non posso cambiare il mondo, ma se riesco a far riflettere la gente sugli sprechi alimentari, mi basta». A.E.


Grandi Napoletani, grandi Campani

Antonio Capece Minutolo Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza Seconda parte La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Nel 1806, di fronte alla seconda invasione francese, si mette cavallerescamente agli ordini del re seguendolo in Sicilia. Ferdinando gli affida il compito di difendere le isole di Ponza, Ventotene e Capri, gli unici territori non ancora caduti nelle mani dei francesi, e, dopo la Restaurazione, lo chiama al governo Ferdinando IV, ora Ferdinando I delle Due Sicilie, perde l’occasione per operare una restaurazione efficace e continua quella politica di “pacificazione” e “conciliazione”, con i vecchi rivoluzionari sostenuta in particolare da Luigi Medici, principe di Ottaviano. Già in precedenza le scelte politiche erano state caratterizzate da questo atteggiamento: possiamo ipotizzare la reazione del Canosa di fronte alla nomina, al Ministero delle Fi-

nanze, di Ferdinando Ferri, legato strettamente alla repubblica giacobina e alle tragiche vicende dei fratelli Baccher e della Sanfelice oppure di fronte alla riconferma del grado di generale allo stesso Pietro Colletta che, oltre a tutto il resto, era stato anche giudice di un tribunale speciale repubblicano e artefice di migliaia di condanne a morte contro i filo-borbonici La successiva disfatta murattiana a Tolentino fece ritornare a Napoli, dunque, il Canosa dopo un felice soggiorno nella “cattolica, antilluministica e antinapoleonica Spagna di Ferdinando VII” in vista del ritorno di Ferdinando sul trono. Dopo il Congresso di Vienna ci si aspettava l’arrivo della restaurazione anche a Napoli ma, al di là del ritorno di Ferdinando, l’Austria impose il rispetto di molte delle innovazioni portate dal decennio

francese per favorire una politica di compromessi che, come si è detto, non doveva rivelarsi tanto proficua e che scontentò chi, come il Canosa, era rimasto sempre fedele ai Borbone. Proprio nei “Pifferi”, del resto, aveva censurato quella politica delle “mezze misure” che avrebbe portato (come portò) nuovi sommovimenti sociali a Napoli con i moti del 1820 e che, adottata spesso ancora oggi, riesce a non accontentare nessuno e a demotivare soprattutto la propria parte politica secondo la diffusa e confusa legge del “politicamente corretto”: il Capece Minutolo aveva intuito che sarebbe stato necessario utilizzare gli stessi mezzi di coloro che attentavano all’integrità della dinastia e del Regno magari organizzando un’associazione (i cosiddetti “calderari”) ma non fu ascoltato e fu addirittura esonerato dall’incarico di ministro. Di lì

a qualche anno, con l’unificazione italiana, i Borbone (e i meridionali che più degli altri hanno sofferto e pagato) dovevano rimpiangere non poco di non essersi fidati di chi li

amava in maniera forse passionale ma senz’altro disinteressata e sincera nel nome di valori destinati ad essere sconfitti con la fine del Regno. segue a pag.15


segue da pagina 14 Una situazione simile si riprodusse quando il Canosa fu di nuovo nominato ministro della polizia dopo i moti liberali del 1820 ma fu ancora una volta costretto alle dimissioni senza avere la possibilità (per le ingerenze austriache) di portare a termine il suo progetto: ricostruire le classi dirigenti napoletane “mettendo unicamente al comando coloro che si erano mostrati fedeli al Re dal 1799 in poi”. E dobbiamo invece ricordare che i Borbone non seguirono affatto queste indicazioni e innalzarono un solo (dimenticato) obelisco presso la chiesa di Portosalvo a Napoli per ricordare l’epica vittoria del ’99. Quei soldati che durante i moti si erano ribellati al governo legittimo (Morelli, Silvati e il generale Guglielmo Pepe) per ottenere una costituzione che il Re concesse ma che la situazione internazionale (con le ovvie e pesanti pressioni di Inghilterra, Austria e Russia) impedì di rispettare, erano solo i primi segnali di una bufera che di lì a poco avrebbe travolto tutto il Regno e le popolazioni meridionali. Durante le due brevi esperienze di governo il nobile napoletano cercò di condurre un’azione politica fondata sulla propaganda e sulla polemica, anche satirica, contro l’ideale rivoluzionario. In quel periodo compone L’Isola dei Ladroni o sia La Costituzione Selvaggia, opera teatrale che costituisce un esempio concreto di quella vera e propria “teoria dell’azione” da lui auspicata.

L’uso del teatro per la formazione di una corretta opinione pubblica sarà tema anche di una corrispondenza del 1833 con il conte Monaldo Leopardi, al quale propose di dedicarsi alla stesura di testi teatrali e che, a Pesaro, diede vita al periodico La Voce della Ragione, che aveva una tiratura di duemila copie, più che rilevante a quei tempi. E, a proposito del suo pragmatismo e della sua teoria dell’azione, sottolineava ancora: “La massima delle pene alla quale si possono e si devono assoggettare i delinquenti per opinioni criminose, dev'essere il disprezzo ed il ridicolo, in

cui si devono far cadere in tutti modi. Accompagnando la sua azione politica istituzionale e quella propagandistica alla riflessione politico-religiosa, il principe di Canosa pubblica, nel 1820, come detto, la sua opera più nota, I Pifferi di montagna, in cui ribadisce le linee fondamentali del suo pensiero. Negli anni seguenti, percorrendo la penisola in esilio volontario, cerca di coordinare l’azione di quanti, laici e religiosi, intendono dare un carattere di maggiore profondità e incisività alla Restaurazione L’unico sovrano apertamente a favore delle posizioni legitti-

mistiche è Francesco IV d’Asburgo-Este (1779-1846), duca di Modena, dotato di una forte personalità, nonché di notevole chiarezza di vedute e di grande coerenza di princìpi. Dal 1835, fissa la sua dimora a Pesaro, dove si sente ormai “stanco lione” a cui gli asini liberali avrebbero ardito tirare calci come nella favola di Esopo. Tuttavia, reagisce con il consueto vigore alle accuse mossegli, con la Storia del Reame di Napoli, da Pietro Colletta (il “general somaro”), contro il quale scrive un’Epistola in cui contrappone la verità dei fatti a una storiografia ricca di menzogne e i suoi

ideali incontaminati all’ipocrisia dei liberali, seguendo, del resto, uno schema destinato a durare nel tempo con due parti spesso una contro l’altra: da un lato la storiografia ufficiale ferma sulle sue posizioni, ricca di retorica, luoghi comuni e bugie e, dall’altro, una nuova storiografia non ufficiale ma attenta a dimostrare la verità dei fatti e delle cose e attenta a ricercare fonti inedite e alternative. Capece Minutolo muore a Pesaro il 4 marzo 1838. E non riusciamo a non pensare alla sofferenza di un uomo così legato alla propria Patria e morto a Pesaro.


Dieci nuove figure “green” richieste dal mercato del lavoro Bruno Giordano Al peggioramento della disoccupazione si contrappone la speranza del rapporto GreenItaly2018 che certifica in Italia quasi 3 milioni di lavori verdi con un’occupazione più stabile e qualificata. Per le professioni a maggior sviluppo di competenze verdi emergono dieci nuove figure professionali. L’installatore di reti elettriche amaggior efficienza energetica dovrà conoscere le novità tecniche e tecnologiche ed aver presente il quadro normativo di riferimento e l ‘applicazione delle norme di sicurezza. Il programmatore agricolo della filiera corta sarà la figura capace di integrare i diversi momentiche vanno dalla produzione alla commercializzazione. Un percorso accademico in scienze agrarie appare il più appropriato. Per gli operatori agricoli, tecnici della produzione o della preparazione alimentare è necessario un diploma di qualifica professionale. Meccanici ed elettrauti entro il 2023 per l’abilitazione all’esercizio dell’attività di autoriparazione dovranno diventare tutti per legge “meccatronici”. Il tecnico meccatronico è il professioni-

sta che progetta ed elabora sistemi di controllo più o meno complessi del settore, lavorando su interi prodotti o cicli o su parti di essi. Può intervenire in diverse fasi della vita di un prodotto: in fase di progettazione ne individua e seleziona i componenti meccanici, elettronici ed elettromeccanici che serviranno per l’attività; in fase di produzione ne assembla i componenti; collauda i prodotti e ne cura la manualistica arrivando all’installazione e alla manutenzione. La sua formazione, di tipo tecnico industriale, può passare per percorsi universitari o di

istruzione tecnica superiore. Il Manovale esperto di calcestruzzi green:con l’avvento di nuovi materiali e di nuovi processi sono necessarie modifiche alle competenze tradizionali di queste attività, le stesse aziende produttrici offrono un servizio di formazione a manovali e muratori al fine di farli familiarizzare più in fretta e in maniera corretta coi nuovi materiali. La formazione avviene sui cantieri stessi ma è preferibile frequentare brevi corsi professionali.Installatore di impianti di condizionamento a basso impatto ambientale: è neces-

sario conseguire un’apposita formazione/qualificazione obbligatoria per tutti coloro che svolgono l’attività di installazione e manutenzione di caldaie, caminetti, sistemi solari sia fotovoltaici che termici di uso domestico, sistemi geotermici a bassa entalpia e pompe di calore. Il riskmanager ambientale analizza e individua i punti deboli, i rischi a cui l’impresa potrebbe essere esposta e garantisce il rispetto delle norme in materia ambientale e di sicurezza sul lavoro. Pur non esistendo un percorso di studi definito né un sistema di cer-

tificazione delle competenze, un educatore ambientale è bene che abbia una solida base scientifica e conoscenza del territorio, occorrono educatori formati ed all’altezza. L’ingegnere energetico è una figura imprescindibile del nuovo panorama energetico: il suo ruolo può esplicarsi dalla produzione fino al consumo finale dell’energia. L’iter di studi prevede la laurea el’iscrizione all’albo. L’ingegnere energetico può aspirare a diventare “Esperto in gestione dell’energia” (in sigla “Ege”), responsabile del sistema gestione energia nell’ambito della norma ISO 50001. Il promotore edile di materiali sostenibiliè prevalentemente un ruolo di consulenza e di supporto tecnico per favorire un corretto utilizzo di materiali edili naturali, nell’applicazione di tecnologie e tecniche costruttive per la riqualificazione energetica degli edifici. Il compito del meccanico industriale green è quello di installare o montare in ambito industriale, macchinari di nuova concezione, ma, anche occuparsi di verificare gli ambiti dove tali impianti dovranno lavorare.

Presentato il rapporto GreenItaly 2018 Puntuale come ogni appuntamento che si rispetti, anche quest’anno, a Roma, è stato presentato il rapporto GreenItaly 2018. Realizzato da Fondazione Symbola insieme ad Unioncamere i green jobs (lavori verdi) sono cresciuti di quasi 27mila unità nel 2017 rispetto al 2016. Tra le regioni italiane la Lombardia spicca per richiesta di green jobs con circa 123.800 contratti, la cui attivazione è prevista dalle imprese nel 2018, quasi il 26,1%. Seguono l’Emilia Romagna ed il Lazio entrambe con circa 45.000 nuovi contratti, il Veneto con quasi 43.000 contratti. Il Piemonte si colloca al 5° posto dove la domanda di green jobs è pari a 39.000 nuovi contratti (8,2%). Per quanto riguarda il meri-

dione, la prima regione che guida a graduatoria è la Campania, al 6° posto, con richieste che sfiorano le 29.500 unità, quasi il 6,2% di nuovi contratti. Oltre 20.000 nuovi contratti in Toscana (5,0%), Puglia (4,4%) mentre in Sicilia quasi il 4,2% (manca poco al raggiungimento di questa soglia). Sul totale delle figure richieste è il Nord Ovest ad emergere con Lombardia e Piemonte che occupano le prime due posizioni della relativa graduatoria regionale. E’in basso alla classifica che troviamo la Basilicata, che con una quota pari al 12,6% mostra una attitudine verso l’assunzione di green jobssuperiore sia a quella della prima regione del Nord Est, Il Friuli Venezia Giulia

(11,2%) sia a quella del Lazio (10,7%). In linea con il 10,4% nazionale è il dato dell’Emilia Romagna mentre tutte le altre regioni mostrano incidenze di green jobs rispetto al totale

delle figure professionali previste in nuovi contratti per il 2018 al di sotto dello standard nazionale. Per quel che attienealle professioni a maggior sviluppo di competenza verdi

il rapporto evidenzia il ruolo di 10 figure professionali richieste in quanto “del tutto innovative o che hanno subito un processo di rinnovamento con l’introduzione di nuove competenze o il sostanziale aggiornamento di quelli esistenti”. Ed esse sono: Installatore di reti elettriche a maggior efficienza; Programmatore agricolo della filiera corta; Meccatronico green; Manovale esperto di calcestruzzi green; Installatore di impianti di condizionamento a basso impatto ambientale; Risk manager ambientale; Educatore ambientale per l’infanzia; Esperto in gestione dell’energia (ingegnere energetico); Promotore edile di materiali sostenibili; Meccanico industriale green. B.G.


Gran Bretagna: arrivano i droni per riparare le buche stradali killer E intanto in Italia il numero degli incidenti continua a salire Cristina Abbrunzo Sulle strade italiane muoiono ogni anno più di cinquemila persone. Dati impressionanti, e ahimè tristemente noti, che delineano un fenomeno di enorme gravità che investe il nostro Paese. Ciò che si conosce meno è che tra le cause degli incidenti pesa per il 20% il deterioramento delle infrastrutture. Ovvero le condizioni spesso disastrose in cui versano le nostre strade. L’asfalto e il suo continuo dissesto sono una di quelle emergenze nazionali che però non sembra suscitare la stessa attenzione riservata ad altri dissesti, ma che purtroppo non risparmia niente e nessuno: grandi città e piccoli centri di provincia, arterie urbane e strade secondarie, aree industrializzate e zone rurali. Eppure basta ripercorrere la cronaca degli ultimi anni per comprendere che c’è una casistica impressionante di incidenti, spesso gravissimi, causati dalle cosiddette “ buche killer”! Quello che lascia interdetti e spesso nello sconforto è sapere che ogni anno, per la manutenzione della viabilità, lo Stato italiano investe circa cinque miliardi di euro. Un fiume costante di denaro pubblico che però, in larga parte, nelle crepe dell'asfalto non sembra andare a finire. Dove vadano davvero questi soldi e di chi siano le responsabilità di questa situazione, in un paese civile e progredito come il nostro dove però non si riesce neppure a garantire la sicurezza delle persone che ci vivono, non spetta certo ad una semplice rubrica sull’ambiente approfondirlo, ma informare l’opinione pubblica sulle possibilità concrete e sostenibili di tendenza negli altri paesi europei magari piu’ virtuosi del nostro, questo sì!!! E allora basta spostare l’occhio alla Gran Bretagna, altro Paese della Comunità Europea che notoriamente conta un numero elevatissimo di buche stradali per trovare proprio un altro genere di atteggiamento mentale rispetto a problematiche così importanti.

I migliori scienziati britannici sono già all’opera per cercare fattivamente di rispondere ad un quesito apparentemente insolubile: come avere strade lisce come un biliardo, risparmiando ogni anno milioni e milioni di euro, senza aprire un cantiere, creare un intoppo, aiutare gli automobilisti ad arrivare in tempo al lavoro e, in tutto questo, aumentare la sicurezza dei piloni di cemento che reggono le nostre tangenziali sopraelevate? Facile, è la risposta. Basta avere senso dell’organizzazione e saper usare le nuove risorse della scienza e della tecnica. Protagonisti dell’iniziativa, che si sviluppa grazie ai fondi messi

a disposizione dall’Engineering and Physical Sciences Research Council del Regno Unito, accademici e ricercatori degli atenei di Leeds e dell’University College di Londra. Il team di studiosi guidati dal prof. Phil Purnell ha annunciato una soluzione tech che sfrutta la tecnologia di riconoscimento delle immagini (la visione artificiale) per rilevare i difetti dell'asfalto e successivamente inviare un drone sul posto che utilizza una stampante 3D per rattoppare la buca. A tal fine è stato messo a punto un drone ibrido, in grado cioè sia di camminare che di volare, composto da due moduli: quello

principale che vola e ha la stampante 3D e quello secondario che si separa quando è a terra e procede su quattro ruote. Il drone è equipaggiato con fotocamere e sensori che, insieme ad una IA appositamente sviluppata, lo rendono completamente autonomo eliminando, di fatto, qualsiasi intervento da parte di un operatore. Con ciò si intende anche che non ha alcun bisogno di essere pilotato da remoto. Il drone sorvolerà le strade cittadine alla ricerca di punti in cui il manto stradale è danneggiato, una volta rilevati deciderà da solo come comportarsi in base alle condizioni dell’ambiente circostante, poi scenderà per misurare le dimensioni della buca ed, infine, tramite la stampante 3D, si occuperà di riparare l’asfalto. Ma non solo. In realtà il drone disperde anche altre sostanze chimiche intorno alla buca, il che aiuta le strade a durare più a lungo di quanto non facciano già. Esiste infatti un batterio, chiamato bacillus pasteurii, che ha la capacità di resistere ad ambienti ad altissimo tasso di alcalinità, come per l’appunto il calcestruzzo. Non muore: resta dormiente per decenni e decenni. Ora, il bacillus pasteurii ha anche un’altra capacità: si li-

bera di scorie che sono formate da umile ma preziosissima calcite, una sostanza costituente del cemento. Basta mescolare in giusta quantità, al cemento armato per riempire le buche, i bacilli e l’amido che potrebbe nutrirli, per garantire un circolo virtuoso e assolutamente naturale per cui la calcite, alla fine, andrebbe a tappare i vuoti lasciati nel cemento dall’usura del tempo. In ultima analisi, c’è chi potrebbe chiedersi se il drone possa o meno influenzare il traffico o anche, perché no, essere investito dalle auto che transitano. La risposta, secondo chi l’ha progettato, è abbastanza semplice perché, prima di tutto, il drone a lavoro non occupa di certo lo spazio di un cantiere stradale e, in secondo luogo, verrebbe fatto lavorare di notte quando il traffico è minore. Insomma, il progetto di questo drone che, come sempre arriva da lontano, apre ad ottime prospettive per risolvere la piaga delle buche stradali killer anche nel nostro Bel Paese. Basterebbe un po' di sano buon senso e amor di patria per ricordare che “tutte le strade portano a Roma” e dovremmo non rischiare di morire per percorrerle.


Le modifiche e le integrazioni dei bandi di gara Gli obblighi di pubblicazione e la conseguente riapertura dei termini Felicia De Capua I giudici amministrativi veneti si sono espressi con una recente sentenza in merito agli obblighi di pubblicazione delle modifiche sostanziali alla lex specialis (Tar Veneto, sez. 1, 12 ottobre 2018 n. 940). Nel caso di specie un’amministrazione aveva in un primo momento previsto un bando di gara con un requisito di capitale sociale minimo, per poi

eliminarne la previsione poco prima del termine di scadenza delle offerte. Tale modifica avveniva con la pubblicazione nel sito internet della Stazione Appaltante, e non anche in Gazzetta Ufficiale, dove il bando era stato pubblicato in origine. Pertanto la successiva aggiudicazione veniva impugnata da un’impresa che non aveva partecipato alla gara proprio perché mancava di quel requi-

sito successivamente soppresso. Il Tar Veneto, accogliendo le doglianze dell’impresa, ha ritenuto illegittima la procedura e ha disposto l’annullamento degli atti di gara, nello specifico, della determinazione di aggiudicazione definitiva dell’appalto, con la condanna delle parti soccombenti al pagamento delle spese e degli onorari di causa. In tale ipotesi è stato fatto valere il principio del contrarius actus da cui discendono gli obblighi per l’amministrazione, in caso di modifica sostanziale del bando, di divulgare le integrazioni con le stesse forme di pubblicità previste per l’indizione della procedura. Nel caso in esame la modifica della lex specialis non è stata pubblicata con le stesse modalità usate per il bando/disciplinare di gara, ma solo mediante avviso pubblicato all’albo pretorio del Comune interessato, e, perdipiù, senza nessuna riapertura, né proroga, dei termini di presentazione delle offerte. Tale modus operandi ha integrato “una palese violazione del divieto di modificare o integrare la lex specialis di gara, se non attraverso atti che abbiano goduto

delle identiche garanzie di pubblicità dovute per il bando di gara” (cfr., ex plurimis, C.d.S., Sez. V, 23 novembre 2016, n. 4916; T.A.R. Veneto, Sez. III, 26 luglio 2016, n. 898; T.A.R. Abruzzo, Pescara, Sez. I, 11 giugno 2015, n. 248; T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. III, 8 marzo 2006, n. 528, cit.). Di poi i giudici hanno evidenziato l’ulteriore violazione della regola che impone la riapertura dei termini per la pre-

sentazione delle offerte, nelle ipotesi (come quella in esame) di modifiche sostanziali. In sostanza è fatto divieto alla P.A. di modificare o integrare la lex specialis di gara, se non attraverso atti che abbiano assunto le identiche garanzie di pubblicità dovute per il bando di gara. Inoltre nelle ipotesi di modifiche sostanziali della lex specialis, è obbligatoria la riapertura dei termini per la presentazione delle offerte.

Viaggio nelle leggi ambientali VIA - VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE Il principio dell’autonoma lesività ed impugnabilità del provvedimento di valutazione di impatto ambientale non può essere messo in discussione, risultando addirittura codificato all’art. 27, comma 1, D.Lgs. 152/06 a seguito della modifica introdotta dall’art. 4, comma 2, D.L. 16.1.2008, n. 4, nella versione antecedente alle modifiche apportate dal D.Lgs. 16 giungo 2017 n. 104 - applicabile ratione temporis al presente giudizio - in base al quale il provvedimento di valutazione di impatto ambientale è soggetto a pubblicazione dalla quale “decorrono i termini per eventuali impugnazioni in sede

giurisdizionale da parte di soggetti interessati”. TAR Campania (NA) Sez. V n. 5819 del 8 ottobre 2018 RIFIUTI Decreto lLgge 28 settembre 2018, n. 109 - Fanghi sul decreto Genova. All'art. 41 "Disposizioni urgenti sulla gestione dei fanghi di depurazione" si legge che "Al fine di superare situazioni di criticita' nella gestione dei fanghi di depurazione, nelle more di una revisione organica della normativa di settore, continuano a valere, ai fini dell'utilizzo in agricoltura dei fanghi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, i limiti dell'Allegato IB del predetto decreto, fatta eccezione

gato VI del regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, richiamata nella decisione 955/2014/UE della Commissione del 16 dicembre 2008."

per gli idrocarburi (C10-C40), per i quali il limite e': ≤ 1.000 (mg/kg tal quale). Ai fini della presente disposizione, per il parametro idrocarburi C10C40, il limite di 1000 mg/kg

tal quale si intende comunque rispettato se la ricerca dei marker di cancerogenicita' fornisce valori inferiori a quelli definiti ai sensi della nota L, contenuta nell'alle-

UTILIZZAZIONE GOOGLE EARTH Il TAR Calabria (CZ) Sez.II con sentenza n. 1604 del 25 settembre 2018 , ha stabilito che la data di realizzazione di un’opera edilizia può essere dimostrata sulla scorta delle aerofotogrammetrie acquisite presso l’Amministrazione e delle immagini presenti sul programma Google Earth, i cui fotogrammi costituiscono prove documentali pienamente utilizzabili anche in sede penale. A.T.


a cura di Andrea Tafuro

“In questi giorni ho imparato che gli alberi non sono soltanto pali...“

CAPIRE DAGLI ERRORI PER SALVARCI TUTTI INSIEME: LA NATURA NON BUSSA L’Arca di Noè

La natura non bussa Emily Dicknson. La natura non bussa. Lei entra sicura, di Gianumberto Accinelli e Giorgio Sandrolini. Questo libro analizza le tematiche della poetica di Emily Dickinson, in particolare sul tessuto delle sue creazioni, costellate di fiori e animali. Lungo il dipanarsi delle pagine godiamo di uno spettacolo di letteratura, cultura e analisi scientifica della natura ritrovata nei versi, in tono e stile divulgativo. Gianumberto Accinelli e Giorgio Sandrolini, i curatori, hanno selezionato poesie e brani della poetessa statunitense, impegnata a far crescere tra le righe della sua produzione i giardini di colori e profumi che rivivevano nella sua mente. Hanno poi accompagnato queste selezioni con i commenti del naturalista, per aiutare gli appassionati cultori della visione poetica della Emily a

coltivare non solo nella mente, ma anche in qualche angolo di verde il suo giardino letterario. E perchè questo fosse ancora più semplice, hanno unito al volume una selezione di semi utili per poter creare, e non solo immaginare, il proprio “giardino della poesia”, dove natura e riflessione letteraria potessero intrecciarsi, come una ghirlanda di fiori, senza soluzione di continuità.

L’arca di Noè. Per salvarci tutti insieme. di Mastrojeni Grammenos. Un ambiente degradato non traccia solo presagi di sventura per alcune specie di pinguini o di balene. Il collasso dell’ecosistema prelude con ogni probabilità a guerre e carestie, a un’enorme frenata nelle nostre ambizioni di giustizia, sviluppo e democrazia: senza tutelare l’ambiente sarà impossibile raggiungere la pace, la giustizia, la libertà e lo sviluppo. Questo libro esamina le relazioni di questo tipo come alcuni insospettabili legami fra alberi e guerre, povertà e fiumi, democrazia e clima. Un pressante invito ad aprire gli occhi e a rimboccarsi le maniche, proprio perché non tutto è ancora perduto e perché il futuro dipenderà da scelte che possiamo ancora compiere. Anche le rivolte arabe del

2011 hanno dimostrato come i cambiamenti climatici creino instabilità non solo dove questi si manifestano, ma anche e soprattutto in quelle aree dove la struttura sociopolitica è più fragile. A sottolinearlo è Grammenos Mastrojeni, autore di “L'arca di Noè. Per salvarci tutti insieme”, che ci presenta una visione del futuro che attende l’umanità come parte integrante dell’ecosistema. Un’umanità giunta al bivio e con poco tempo a disposizione per compiere scelte fondamentali, prima della catastrofe a causa del degrado ambientale. I cambiamenti climatici, in particolare, muteranno la disponibilità delle risorse indispensabili, come grano, acqua, riso ancor più che petrolio o denaro, creando le premesse di aspri conflitti. Il clima ormai senza regola, per Mastrojeni, renderà in-

fatti non pianificabile l’organizzazione sociale, a partire dall’imprevedibilità delle produzioni agricole, spingendo gli Stati meno solidi verso l’instabilità. Lo hanno dimostrato le rivolte per il prezzo del pane del 2008, che hanno investito diversi paesi africani e lo dimostrano anche gli attuali flussi di migranti subsahariani verso la costa del Mediterraneo.

Entro i limiti del nostro pianeta. Teorie e politiche della questione ambientale

Studiare il passato per capire il presente. Questo è l’assunto alla base di questo libro, poiché in esso si riflette sugli scritti di studiosi, sulle proposte politiche e le relative azioni circoscritti in un arco temporale racchiuso tra l’inizio dell’Ottocento e i giorni nostri. II titolo del volume ci riporta al tema centrale dell’odierna questione ambientale, cioè la necessità di rimanere entro i limiti del nostro pianeta. L’autrice, Caterina Madau, riassume e riordina i più interessanti approcci teorici e politici che a partire dall’Ottocento e fino ai giorni nostri sono stati discussi e presi in considerazione per scongiurare, appunto, che i sistemi socioeconomici rompano gli argini dei limiti che il no-

stro pianeta e i suoi fragili ecosistemi pongono. Madau, attraverso la sua analisi esplora in quattro caratteristiche pregnanti del rapporto fra uomo e ambiente quella: politico-economica, del degrado dell’ambiente naturale, sociale e della prassi politica. La dimensione politico-economica si snoda attraverso due differenti criteri di intendere la questione ambientale, tutti e due basati sul concetto di limite. Il primo vede nella scarsità delle risorse naturali un limite alla crescita economica e caratterizza la prima metà dell’Ottocento. Il secondo sottolinea l’incapacità del pianeta, dati i suoi limiti fisici e biologici, di assorbire gli impatti dell’attività antropica. Tale prospettiva di indagine si sviluppa sostanzialmente a partire dalla seconda metà del XIX secolo, secondo la studiosa, il periodo delle voci dell’avanguardia ambientale. Le prime riflessioni strutturate sul rapporto fra uomo e ambiente, sono state condotte nella prima metà dell’Ottocento da Malthus, Ricardo, Stuart Mill, a seguito dei rivolgimenti economici e sociali generati dalla rivoluzione industriale e ci illustrano l’ insufficienza delle risorse naturali a fronte delle mutate esigenze dei sistemi economici e so-

ciali. Sempre sulle questioni aperte dalla rivoluzione industriale, alcuni studiosi come Marx e Podolinskij accentuano la necessità di nuove strutture economiche e sociali, capaci di andare oltre l’egoismo dei modelli dominanti nel mondo industrializzato e contemporaneamente di suggerire un rapporto meno predatorio nei confronti dell’ambiente. Diversi altri studiosi, poi, nella seconda metà del XIX secolo invitano a prendere coscienza delle azioni antropiche nella trasformazione della natura e dei suoi equilibri, sottolineando la necessità di legare la questione ambientale con quella sociale, dove produzione e bisogni dovrebbero delimitare una società fondata sul sostegno reciproco fra uomo e natura. Madau, poi, passa ad analizzare il XX secolo attraverso i problemi del degrado ambientale e le denunce che di esso sono state fatte. Fra i primi a segnalare l’emergenza ambientale nei sistemi economici occidentali c’è la biologa americana Rachel Carson con il noto The Silent Spring (1963), spartiacque dell’ambientalismo moderno. Nel 1972 il Club di Roma promuove la pubblicazione di uno dei testi sacri dell’ambientalismo, The Limits to Growth. In

conclusione l’autrice scrive che, queste riflessioni, implicano la necessità di un modello di sviluppo fondato sulla dimensione qualitativa della crescita. Sulla base di tali considerazioni si sviluppa , quindi, l’analisi della dimensione sociale della questione ambientale intorno al concetto di sviluppo sostenibile. Madau dapprima illustra gli approcci normativi allo sviluppo, quale premessa alla riconciliazione fra ambiente ed economia. Riconciliazione che si realizza attraverso un modello di sviluppo in grado di armonizzare le esigenze dei sistemi socioeconomici con le istanze dell’ambiente. A tale analisi il volume dedica una disamina storica che evidenzia come a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso e fino ai gironi nostri si sia consolidata la nozione di sostenibilità e ne illustra le diverse interpretazioni. Infine, il volume si focalizza sull’ Unione Europea, soffermandosi, sui sette programmi d’azione per l’ambiente che dal 1973 definiscono le linee di indirizzo della politiche ambientale degli stati membri; sulla strategia europea per lo sviluppo sostenibile e sulla proposta europea per i nuovi Obiettivi di Sviluppo del Millennio.


Grande successo per la trentaduesima edizione Dall’8 all’11 novembre 2018 Futuro Remoto è tornato a Città della Scienza, dopo tre edizioni speciali in Piazza del Plebiscito. Il tema di quest’anno è stato Rigenerazioni, ispirato all’idea di ri-generare, “mettere in circolo”, tipica espressione di un modello di economia circolare che caratterizza l’approccio di innovazione sociale dell’evento. Professori, esperti, ricercatori e luminari delle Università e degli enti di ricerca della Campania si sono incontrati negli spazi del polo partenopeo dando vita a una manifestazione ricca di contenuti e novità tecnologiche esposte e “raccontate” ai piccoli e grandi visitatori accorsi numerosi. Solo nella giornata inaugurare, infatti, si è registrato un grandissimo successo di circa tremila presenze. Alla cerimonia di “apertura battenti” sono intervenuti per i saluti istituzionali il Commissario di Città della Scienza Giuseppe Albano, i rappresentanti delle Università campane; il Direttore dell’Ufficio Scolastico della Campania Luisa Franzese e l’ Assessore alla Ricerca e alle attività produttive Regione Campania Antonio Marchiello. A seguire il giovanissimo e curioso pubblico ha assistito a un convegno dedicato alla robotica a cura di Bruno Siciliano, del dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell’Informazione alla Federico II di Napoli, e Nicola Vitiello dell’Istituto di BioRobatica della Scuola Superiore S. Anna di Pisa. Significativo l’intervento della diciassettenne prodigio Valeria Cagnina, Co-Founder and Mentor Play Make Learn, fondatrice di una innovativa scuola di robotica dove insegna a bambini e ragazzi. Dodici le aree tematiche allestite: Agrifood, Aerospazio, Ambienti di vita, Chimica verde, Design-creatività made in Italy, Energia, Fabbrica intelligente, Mezzi e sistemi per la mobilità, Patrimonio culturale, Scienze della vita, Smart communities e Un mare di risorse. Tra i prestigiosi partenariati che nel corso dell’evento hanno illustrato e condiviso le proprie attività e progetti scientifici: il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), l’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) e l’INAF F.L. (Istituto Nazionale di Astrofisica).

Foto di Fabiana Liguori

Futuro Remoto torna a Città della Scienza


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