È ORA CHE IL SISTRI VADA IN PENSIONE? Dopo nove anni il Ministro Costa ne ha dichiarato il fallimento Hanno suscitato scalpore ma anche scetticismo tra gli addetti ai lavori le dichiarazioni che il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha rilasciato qualche giorno fa a Tiscali News a proposito del Sistri. “L’attuale sistema per il controllo della movimentazione dei rifiuti speciali (Sistri) non ha funzionato ed entro la prossima primavera entrerà in funzione un nuovo sistema di tracciabilità via gps dei 140 milioni di tonnellate di rifiuti speciali che si movimentano in Italia”: queste le parole di Costa. Per comprendere però la portata di questa dichiarazione ed il clamore che ha prodotto bisogna tornare indietro di almeno nove anni, a quando, cioè, questo sistema è entrato in vigore. La teoria era chiara: tutti gli enti, le imprese ed i trasportatori di rifiuti speciali, pericolosi o non (nonché enti ed imprese che effettuavano la raccolta, il trasporto, il recupero, lo smaltimento dei rifiuti urbani nella regione Campania) avevano l’obbligo di iscriversi al Sistri, di installare (a proprie spese) su ciascun veicolo che trasportasse rifiuti un dispositivo elettronico...
EDITORIALE
L'Arpac e il dragaggio dei porti in Campania di Luigi Stefano Sorvino
ARPAC
Balneazione: a settembre “sforamenti” per piogge Dal primo maggio è ufficialmente iniziata la stagione balneare in Campania. Sono circa il 7% su un totale di 403 i prelievi Arpac di acque di balneazione... De Maio-Lionetti-Mosca a pag. 7
PRIMO PIANO
I crimini contro gli animali in Campania Lo scorso luglio la LAV (Lega Anti Vivisezione) ha presentato il Rapporto Zoomafia 2018 che fa luce su crimini contro gli animali commessi in Italia.
Martelli a pag.3
CNR
Un “mare” di biotecnologie
Liguori a pag.4
BIO-ARCHITETTURA
Le “Growing City” di Peter Fink
La European Biotech Week (EBW) è un’iniziativa promossa da EuropaBio che coinvolge ogni anno tutti i paesi europei. In questa particolare “settimana”...
Peter Fink, architetto inglese, paesaggista ‘cult’ e progettista urbano tra i più innovativi al mondo, laureato in ingegneria, filosofia e arti visive...
Patrizio a pag.10
Palumbo a pag.12
AMBIENTE & TRADIZIONE
GIOVANI & CULTURA
Enrico Alvino, l’architetto
Inaugurato a Napoli il Centro Art33
La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura…
Il 30 settembre scorso è stato inaugurato Art33, Centro delle Arti per la Comunità, in via Bernardino Martirano 17 a San Giovanni a Teduccio, negli spazi riqualificati...
De Crescenzo-Lanza a pag.14
a pag.15
Una problematica di rilievo strategico è oggi costituita dalla realizzazione dei grandi progetti di dragaggio in ambito portuale, di notevole complessità tecnico-specialistica e di forte interesse attuale per la Campania, in cui l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente esercita un rilevante ruolo di controllo garantendo la correttezza (l'aderenza ai dettami della normativa ambientale vigente) degli interventi. Il dragaggio portuale è una operazione strategica dal punto di vista dello sviluppo economico, in quanto consente una migliore e più intensa fruizione delle infrastrutture portuali, ottimizzandone le potenzialità di traffico, con l'escavo dei fondali. Tuttavia le operazioni di dragaggio devono essere progettate e svolte garantendo la integrità delle risorse ambientali, in quanto potenzialmente rischiose per la possibilità che l'estrazione dei sedimenti comporti la diffusione di sostanze inquinanti con danni all'ecosistema marino-costiero. Nella nostra regione il tema riguarda sia il dragaggio in atto dei fondali del porto di Napoli, atteso da molti anni - con i sedimenti destinati a refluire nella cassa di colmata della darsena di Levante - sia il progettato dragaggio del porto di Salerno e del suo canale di ingresso, con la prevista immersione dei sedimenti al di fuori della piattaforma continentale, sulla base della validazione da parte dell'ARPAC del monitoraggio, autorizzato in via definitiva dal Ministero dell'Ambiente. In entrambi i casi l'ARPAC, in qualità di ente
tecnico-ambientale di supporto al Ministero dell'Ambiente, è stata individuata come Organo sorvegliante per le delicate attività di controllo - dalle fasi di caratterizzazione sino alle operazioni di dragaggio e al ristabilimento delle condizioni ex ante - quale garante delle prescrizioni contenute nei decreti ministeriali di autorizzazione. La normativa di riferimento è piuttosto complessa e di non facile applicazione ed è stata oggetto di una recente evoluzione, sino agli interventi normativi del 2016 volti alla semplificazione dei procedimenti relativi ai dragaggi portuali. Lo schema originario, sin dal decreto "Ronchi" del 1997, prevedeva la qualificazione dei materiali dragati come rifiuti pur con la possibilità di gestioni alternative, come la movimentazione e l'utilizzo per il ripascimento (D.M. 24/1/1996) oppure l'immersione in mare (art. 35 D.Lgs. n. 152/99) o il recupero in casse di colmata. Le procedure tecniche di gestione dei sedimenti erano regolate dal manuale ICRAM-APAT del 2006 che, pur privo di cogenza normativa, formulava indirizzi tendenti al controllo dei vari profili ambientali connessi alle azioni di dragaggio, attraverso la verifica analitica della qualità dei sedimenti che si traduceva, attraverso una semplice corrispondenza tabellare, in differenti opzione di gestione degli stessi. continua a pag.2
L'Arpac e il dragaggio dei porti in Campania Controlli efficaci per realizzare interventi tempestivi Segue dalla prima Tale tipologia di controlli mira alla tutela ambientale del corpo idrico oggetto del dragaggio, a quella dell'ambiente marino-costiero di utilizzo del sedimento mediante ripascimento, a quella dell'area di immersione a mare e da essa influenzata e di valorizzazione dei sedimenti stessi mediante gestioni compatibili, oltre ai profili fondamentali di tutela della salute/sanità pubblica. La svolta normativa è avvenuta nel 2016, ad iniziativa del Ministero dell'Ambiente attraverso l'emanazione di tre nuovi provvedimenti di aggiornamento e tendenziale semplificazione dei procedimenti autorizzatori per la gestione dei sedimenti portuali (in particolare con il decreto direttoriale 351/2016 ed i decreti ministeriali 172 e 173/2016). Innazitutto il decreto direttoriale del Ministero dell'Ambiente n. 351/2016 definisce i criteri per i valori di riferimento specifici della concentrazione di inquinanti per i materiali risultanti dalle attività di dragaggio e laddove essi presentino valori inferiori le aree interessate possono essere escluse dal perimetro dei S.I.N., previo parere della Conferenza di servizi. Il decreto ministeriale n. 172/2016 si applica agli interventi di dragaggio ricadenti all'interno della perimetrazione dei SIN, mentre il D.M. n. 173/2016 regolamenta modalità e criteri tecnici per l'autorizzazione all'immersione in mare dei materiali di escavo di fondali marini, disciplinando anche le altre operazioni soggette ad autorizzazione: le attività di ripascimento e quelle di refluimento in ambienti conterminati, individuando, di conseguenza, le attività non soggette ad autorizzazione. Le principali innovazioni tecniche introdotte dal D.M. 173/2016, di maggiore interesse per l'ARPAC, consistono nell'aver introdotto un approccio "proporzionale" alla problematica della gestione del sedimento e una valutazione "integrata e ponderata" dei dati inerenti la caratterizzazione (chimica ed ecotossicologica) dei sedimenti stessi.
A valle dei recenti decreti ministeriali di regolamentazione organica della materia, tuttavia non ancora consolidati nella prassi applicativa, i procedimenti autorizzatori statali e regionali restano sempre delicati e complessi – spesso con incertezze procedurali e tempistiche – tra l'esigenza irrinunciabile di rigore nella tutela ambientale e quella di sburocratizzazione, snellimento ed accelerazione procedurale. L'ARPAC, in qualità di ente tecnico-ambientale, è impegnata nel supporto all'Autorità competente al rilascio dei pareri, che è la Regione o il Ministero dell'Ambiente, nel caso che l'intervento sia soggetto ad autorizzazione ministeriale come per i porti di Napoli e Salerno. L'Agenzia svolge impegnative e delicate attività di controllo lungo l'intera se-
quenza dei dragaggi, dai controlli sulla fase di caratterizzazione a quelli sulle vere e proprie fasi di intervento, sino al monitoraggio delle fasi di ripristino delle condizioni ex ante. In particolare l'ARPAC si esprime sulle modalità di conduzione delle attività di caratterizzazione da parte dei soggetti proponenti e sull'adeguatezza dei Piani di monitoraggio da realizzarsi nelle fasi ante operam, in corso d'opera e post operam, finalizzati a verificare l'assenza di impatti sull'ambiente circostante e l'efficacia delle misure di mitigazione adottate. Nel monitoraggio risulta essenziale individuare le potenziali criticità ed i possibili bersagli, valutare nello spazio e nel tempo l'estensione dello stesso e selezionare i parametri di maggiore interesse ai fini
dell'azione di controllo, mediante un percorso impegnativo che - se attentamente gestito - può assicurare un elevato livello di garanzia ambientale, necessario alla corretta realizzazione delle opere di dragaggio e riutilizzo o immersione. Allo stato l'ARPAC sta procedendo al controllo dei lavori in atto nel porto di Napoli, che prevedono il dragaggio di circa 1.300.000 metri cubi di sedimenti per consentire l'attracco di navi con maggiore pescaggio, e – terminata la validazione del monitoraggio ante operam - sta eseguendo il controllo in corso d'opera, tramite costanti verifiche dei livelli di torbidità ed analisi delle acque. Per il porto di Salerno si prevede il dragaggio di circa 2.000.000 di metri cubi di sedimenti, già a suo tempo caratterizzati e classificati, per i quali è prevista l'immersione in mare al di fuori della piattaforma continentale. Sulla base dei diversi dispositivi emessi dal Ministero dell'Ambiente, l'Agenzia ha provveduto, in merito alla caratterizzazione dei sedimenti da dragare, alla verifica delle attività di campo e alla validazione della campagna condotta dal soggetto proponente, attraverso l'esecuzione di campionamenti in contraddittorio e successiva determinazione dei
parametri chimici, fisici, ecotossicologici e microbiologici. Sono tuttora in corso le successive attività di controllo del Piano di Monitoraggio Ante Operam ed a breve dovrebbero essere avviate anche le attività di controllo del PmeC in corso d'opera e post operam. L'ARPA Campania, nonostante le svariate emergenze ambientali quotidianamente proposte dallo scenario regionale, sta procedendo, con celerità ed assunzioni di responsabilità (in una materia che richiede notevoli capacità organizzative e professionalità tecniche), alle essenziali attività di controllo e validazione di fondamentali interventi di potenziamento e dragaggio dei due principali porti della Campania - di massimo rilievo anche in ambito nazionale - con il necessario rigore richiesto dalle normative di tutela dell'ambiente ma senza frapporre inutili intralci e burocratismi. Talvolta la stessa Agenzia è oggetto di critiche ingiuste o ingenerose rispetto ad inesistenti ritardi, ma in realtà l'efficienza e tempestività della sua azione di controllo consente di realizzare importanti interventi di trasformazione infrastrutturale nella piena garanzia delle procedure di controllo e tutela dell'ambiente. Il Commissario Straordinario Avv. Luigi Stefano Sorvino
È ORA CHE IL SISTRI VADA IN PENSIONE? Dopo nove anni il Ministro Costa ne ha dichiarato il fallimento Giulia Martelli Hanno suscitato scalpore ma anche scetticismo tra gli addetti ai lavori le dichiarazioni che il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha rilasciato qualche giorno fa a Tiscali News a proposito del Sistri. “L’attuale sistema per il controllo della movimentazione dei rifiuti speciali (Sistri) non ha funzionato ed entro la prossima primavera entrerà in funzione un nuovo sistema di tracciabilità via gps dei 140 milioni di tonnellate di rifiuti speciali che si movimentano in Italia”: queste le parole di Costa. Per comprendere però la portata di questa dichiarazione ed il clamore che ha prodotto bisogna tornare indietro di almeno nove anni, a quando, cioè, questo sistema è entrato in vigore. La teoria era chiara: tutti gli enti, le imprese ed i trasportatori di rifiuti speciali, pericolosi o non (nonché enti ed imprese che effettuavano la raccolta, il trasporto, il recupero, lo smaltimento dei rifiuti urbani nella regione Campania) avevano l’obbligo di iscriversi al Sistri, di installare (a proprie spese) su ciascun veicolo che trasportasse rifiuti un dispositivo elettronico con la funzione di monitorare il percorso effettuato dal medesimo (definito black box) e di dotarsi di un dispositivo USB per l'accesso in sicurezza dalla propria postazione al sistema informatico, idoneo a consentire la trasmissione dei dati, a firmare elettronicamente le informazioni fornite ed a memorizzarle sul dispositivo stesso. Ciascun dispositivo USB poteva contenere fino ad un massimo di tre certificati elettronici associati alle persone fisiche individuate durante la procedura di iscrizione. Il flusso dei dati derivanti dalla movimentazione avveniva tramite la scheda Sistri, un documento elettronico composto da diverse sezioni compilato da ciascun soggetto coinvolto nel processo di gestione dei rifiuti che accompagnava questi ultimi durante
Settimana europea della mobilità sostenibile Auto elettrica e target stringenti per le emissioni
tutto il loro percorso. Questo sistema elettronico di tracciabilità, consentendo di avere accesso ai dati in tempo reale da un lato aveva il vantaggio dell'adozione tempestiva di politiche mirate, dall'altro rendeva possibile il contrasto all'illegalità riducendo sia il danno ambientale sia la concorrenza sleale fra le imprese a tutto vantaggio delle aziende che, operando nella legalità, sostenevano costi maggiori per lo smaltimento. Questo in teoria, però, perché in tutti questi anni la pratica è risultata ben differente e il caos ha regnato sovrano. Claudio Corrarati, presidente della Cna del Trentino Alto Adige ha infatti evidenziato: “Il Sistri è un sistema che tutte le imprese devono pagare, anche quelle piccole; dopo l'introduzione di questo sistema però non ci sono stati grossi miglioramenti perché le grandi aziende fuori regola continuano ad esserci e le uniche a pagare il dovuto in tempi giusti pur non causando problemi sono le piccole unità produttive. Dopo otto anni e una dozzina di rinvii e correzioni il sistema non ha mai raggiunto la piena operatività ma, in compenso, le aziende sono state costrette a pagare ugualmente un contributo annuale, in molti casi di migliaia di euro. Inoltre, essendo
formalmente in vigore,il Sistri si aggiunge ai sistemi di tracciabilità tradizionali (formulari, registri, modello unico di dichiarazione ambientale) duplicando gli oneri.” Insomma, dopo anni spesi fra rinvii dovuti ad “aggiustamenti” tecnici e continue polemiche su questioni legate agli investimenti ed ai costi, il governo Conte ha deciso finalmente di mettere la parola fine alla “saga” e aprire un nuovo capitolo. Nel decreto “milleproroghe” – in via di approvazione – manca però la proroga della sospensione dello stesso Sistri. A lanciare l’allarme ancora una volta Claudio Corrarati: “Se non si interviene con una proroga il Sistri diventerà operativo dal primo gennaio 2019. Dunque si aggraverà la situazione delle imprese nella gestione dei rifiuti speciali, aggiungendo problemi a problemi. Le imprese non possono continuare a pagare per le inefficienze politiche e burocratiche. La sospensione del Sistri va inserita nel primo provvedimento utile, per concentrarsi nel contempo a trovare una soluzione definitiva a questo problema”. Non ci resta che attendere sviluppi, allora, cosicché la prossima primavera possa riportare un po’di ordine in questa materia fondamentale per l’ambiente.
Durante la Settimana europea della mobilità sostenibile dal 16 al 22 settembre 2018 tutti hanno parlato di limiti alle emissioni e di auto elettriche. L’appuntamento internazionale ha l’obiettivo di promuovere l’utilizzo dei mezzi di trasporto alternativi all’auto privata per gli spostamenti quotidiani: a piedi, in bicicletta o con mezzi pubblici. A Strasburgo gli eurodeputati della commissione Ambiente hanno chiesto target più stringenti per le emissioni automobilistiche rispetto alla proposta della Commissione europea, e votato obiettivi di vendita per i veicoli a zero o ridotte emissioni, con tanto di penali per i Paesi inadempienti. Gli emendamenti approvati prevedono un taglio delle emissioni delle auto del 20% entro il 2025 e del 45% entro il 2030, contro i minori obiettivi del 15% e 30% contenuti nel testo dell’esecutivo Juncker. Le vendite di auto elettriche e ibride per i parlamentari dovranno essere il 20% al 2025 e il 40% nel 2030. Anche la Corte dei conti europea ha chiesto una normativa stringente per rendere più respirabile l'aria di vaste aree del continente. Sinora le azioni dell’Ue volte a proteggere la salute umana dall’inquinamento atmosferico non hanno prodotto l’impatto atteso. Ogni anno, l’inquinamento atmosferico provoca circa 400mila decessi prematuri e comporta diseconomie legate alla salute per centinaia di miliardi di euro. Tuttavia questi considerevoli costi umani ed economici non si sono ancora tradotti in un intervento adeguato nell’intera Ue. In un rapporto appena pubblicato si chiede alla Commissione europea di adottare azioni più efficaci:
far aggiornare la direttiva sulla qualità dell’aria ambiente; integrare la politica relativa alla qualità dell’aria nelle altre politiche dell’UE e di conferirle priorità; sensibilizzare l’opinione pubblica e di fornire migliori informazioni ai cittadini. Di fronte alle modifiche legislative che vanno prendendo forma e ai cambi di mentalità dei cittadini, anche le grandi case automobilistiche cercano di non farsi trovare impreparate. La macchina di proprietà, almeno nelle grandi aree urbane, non è più uno status symbol come nel passato e Paesi come la Cina, che ha imposto ai produttori di auto target di vendita per i veicoli ibridi e elettrici, dimostrano di aver preso la questione delle emissioni legate ai trasporti molto sul serio. Un esempio significativo è Bmw, il gruppo tedesco emblema in passato di diesel potenti e ad elevate prestazioni e che oggi cerca invece di cambiare pelle e puntare sulla mobilità elettrica. Il gruppo ha investito 200 milioni di euro per un nuovo centro di competenza sulle batterie che verrà inaugurato a inizio 2019. In Germania il 35% dei cittadini usa poco l'auto e non lo percepisce come una rinuncia. L'azienda Bmw, attiva anche nel settore car sharing con il servizio DriveNow, ha avviato progetti locali in collaborazione con le amministrazioni proprio sul tema della mobilità on demand; a Berlino, nel quartiere di Charlottenburg, per ogni persona che vende la propria auto privata si creano due posti di parcheggio per il car sharing a meno di 100 metri dalla sua casa. Nel 2019 un progetto focalizzato sulle nuove forme di mobilità potrebbe partire in un quartiere di Milano. B.G.
LA BRUTTEZZA DEGLI ESSERI UMANI: I CRIMINI CONTRO GLI ANIMALI Lo scorso anno avviati settecentosettantotto procedimenti penali in Campania Fabiana Liguori Lo scorso luglio la LAV (Lega Anti Vivisezione) ha presentato il Rapporto Zoomafia 2018 che fa luce su crimini contro gli animali commessi in Italia. Pochi giorni fa sono stati resi noti nel dettaglio i dati riguardanti la Campania dove, purtroppo, il fenomeno è molto diffuso e in crescita. Abbiamo incontrato Ciro Troiano, criminologo, redattore dell’indagine e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV. Lo scorso anno sono stati avviati in Italia 8.518 procedimenti penali con 5310 indagati. Si è registrato, rispetto al 2016, un aumento del 3,74% (6844 nel 2016) mentre gli indagati sono diminuiti del 1,08% (4536 nel 2016). Questi numeri si riferiscono a reati accertati, ma tanti sono i numeri oscuri riguardati questa tipologia di crimini: «a livello nazionale si calcola un reato accertato ogni 50 minuti. Ma quante galline in questo momento vengono ammazzate e nessuno lo sa, quanti cani avvelenati o percossi, quanti animali sono costretti in gabbie strette e chiusi in casa e nessuno lo sa? Purtroppo in questi casi specifici, la sola segnalazione non basta. Nessuno mette una denuncia per iscritto. Il chiacchiericcio, seppur fondato è chiacchiericcio. Anche in situazioni più “gravi”, come i combattimenti fra cani, seppur in possesso di filmati che ne attestano la veridicità, spesso non si procede perché divulgare quelle riprese, utilizzarle, significa rendere identificabile l’autore mettendolo in pericolo di ritorsione». Un altro aspetto del fenomeno, trattato nel Rapporto, è quello riguardante la Zoocriminalità minorile, la “scuola” della violenza: «Questa locuzione – racconta Troiano – la coniai per la prima volta una ventina di anni fa, in un testo intitolato proprio “Zoomafia” e stava ad indicare una singolare forma di delinquenza minorile che si traduceva in vera e propria scuola dell’illegalità. All’epoca gli scenari criminali in Campania erano molto diversi, esistevano ancora grandi apparati camor-
ristici, retaggi di una cultura camorristica di un diverso livello rispetto ai criminali brutali e improvvisati che ci sono oggi. Da varie indagini, venne fuori che all’interno di questi grandi apparati, in alcune attività delinquenziali legate agli animali (corse clandestine, combattimenti, mercati di fauna selvatica e così via) erano coinvolti minorenni. Secondo alcuni pentiti, in alcune famiglie della zona flegrea, i ragazzini accudivano i cani, i cavalli o altri animali dei boss. Il fratello di un pentito, quattordicenne, fu ucciso proprio mentre portava in giro il cavallo. Allora conobbi e feci due chiacchiere con un ra-
gazzino dodicenne di Scampia. Professione: raccoglitore di scommesse in combattimenti fra cani. Questo piccolo uomo rappresenta un caso emblematico di come il contesto familiare e sociale incida sulla vita e sulle scelte di un ragazzo: lui di fatto era senza famiglia, la strada era stata la sua famiglia, la sua formazione, la sua vera istituzione educativa non era la scuola, “quell’edificio grigio, fatiscente, dove vanno gli scemi”. N. aveva un ruolo importante in questo “sistema”, si definiva “un uomo di strada che sapeva campare”. E sui combattimenti dei cani, aveva le idee chiare: “non dovete pensare a quello che dicono i giornali, noi vogliamo bene ai cani, il pitbull è nato per combattere e noi lo facciamo combattere. Se non lo facessimo combattere lo tratteremmo male” Oggi quel ragazzo è nel carcere di Poggioreale». I ragazzini vengono di solito avvicinati e inseriti in attività de-
linquenziale proprio sfruttando l’empatia che hanno nei confronti degli animali, sfruttando questa bellissima e naturale simbiosi per fini criminali: «i valori di riferimento sono l’esaltazione della forza, la mascolinità, il disprezzo del pericolo, il potere dei soldi. I bambini e gli adolescenti coinvolti vengono proiettati in un mondo adulto, “virile”, dove la sicurezza individuale e la personalità si forgiano con la violenza, con l’abitudine all’illegalità, con la disumanizzazione emotiva. Dicono che la mafia sarà sconfitta da una cerchia di insegnanti. Sì, ma una cerchia di insegnanti di strada. Perché l’istituzione scolastica non basta, spesso questi ragazzi neanche ci vanno a scuola». C’è bisogno di biblioteche, ludoteche, centri di aggregazione, corsi gratuiti, educatori “ribelli”, che siano disposti a scendere in piazza a fare lezione e a raccontare storie di ideali e sognatori, storie di eroi e cambiamenti per-
ché «parlare di diritti degli animali lì dove la gente non ha diritti è molto più difficile». Per quanto riguarda i dati relativi ai crimini contro gli animali commessi in Campania si registra un preoccupante incremento: nel 2017 rispetto al 2016,infatti, si è verificato un aumento del 13% dei procedimenti e un aumento del 22% degli indagati. Ogni 11 ore circa è stato aperto un fascicolo con una persona indagata ogni 13 ore circa. Lo scorso anno sono stati registrati 778 procedimenti per crimini contro gli animali, con un tasso di 13,32 procedimenti ogni 100.000 abitanti; e 679, con un tasso di 11,62 indagati ogni 100.000 abitanti. Ma che cosa è necessario attuare per tentare di arginare il fenomeno? «per contrastare tali crimini – afferma Troiano - è urgente e indispensabile adottare tutte le tecniche investigative tipiche per contrastare la
criminalità organizzata, anche per gli animali. Ad esempio, la procura di Napoli Nord, che è una procura molto attenta, operativa, che pullula di giovani magistrati, ha messo in piedi un pool che si occupa proprio di questa tipologia di reati. Questi professionisti associano alle inchieste, alle indagini sui maltrattamenti di animali che spesso si esauriscono all’istante, anche delle parallele indagini “ecofin”, economico-finanziarie. Quindi, davanti ad attività criminali non solo procedono al sequestro degli animali e alla denuncia, ma vanno a individuare ed intaccare i capitali, i conti, i proventi illeciti che derivano da tali bruttezze. È in questa direzione che deve muoversi l’azione di contrasto e lotta. Un importante ruolo verso il cambiamento riveste, inconsapevolmente forse, anche la magistratura giudicante che spesso non mostra come dovrebbe una reale percezione e conoscenza del fenomeno, così come invece è lampante nella magistratura inquirente, forte di un bagaglio di esperienze e competenze acquisite nel tempo». Concreto e sempre in evoluzione deve essere poi il ruolo della scuola e soprattutto delle amministrazioni locali che in alcune realtà mancano anche nelle più semplici azioni: sterilizzazione dei cani contro il randagismo, controllo nei canili, attuazione di una più virtuosa pratica degli affidamenti e così via.
RIFIUTI
ED EDUCAZIONE
Modelli virtuosi: il caso Tramonti Rumore ambientale
Anna Gaudioso Proteggere la salute della Terra è un dovere delle istituzioni, ma anche dei singoli cittadini. Oggi,in termini di tutela ambientale e salvaguardia del pianeta, i rifiuti rappresentano uno degli argomenti più importanti e di larga diffusione. Se provassimo ad immaginare la quantità di rifiuti prodotta giornalmente da un comune di medie dimensioni, ci renderemo conto che la quantità di materiali non più idonea all’uso è spaventosa, tanto da lasciare a bocca aperta. Come si può ridurre l’impatto che i rifiuti hanno sull’ambiente ? Le risposte sono semplici: raccolta differenziata, riciclo e riduzione della produzione di rifiuti. Sono queste le premesse che hanno stimolato e attivato gli amministratori del comune di Tramonti in provincia di Salerno, comune della Costiera amalfitana ricco di attrazioni turistiche. Ne parliamo con Vincenzo Savino, assessore al Turismo di questo territorio che si estende su una superfice di 26 chilometri quadrati a partire dal livello del mare, con coltivazioni di limoni e prosegue via via salendo con olivi e castagneti. Sono stati i marinai amalfitani a battezzare questo borgo ispirandosi al vento che soffia da nord: la tramontana, appunto. L’amministrazione comunale da anni lavora a favore dell’ambiente. Sensibile al tema della sostenibilità ambientale e alla sicurezza dei cittadini, ha speso le proprie energie impegnandosi per incrementare la quantità e la qualità della raccolta differenziata, che ha raggiunto livelli intorno all’80%. Obiettivo raggiunto con non pochi sacrifici. Questo impegno ha permesso di avviare la raccolta differenziata porta a porta, il compostaggio domestico, il progetto “mensa a rifiuti zero”, la Casa dell’acqua, di mettere in funzione inoltre un eco-compattatore, oltre a promuovere la raccolta degli olii esausti e realizzare il centro di raccolta
Seminario a Napoli in collaborazione con Arpac Giulia Martelli
comunale. Un impegno che si è concretizzato anche organizzando nelle tredici frazioni e in tutte le scuole del territorio momenti di sensibilizzazione. Parliamo quindi di educazione ambientale: un esempio più che mai calzante, questo di Tramonti, realtà premiata da Legambiente tra i comuni più Ricicloni d’Italia. «Tramonti», spiega l’assessore Savino, «ha ricevuto il Premio speciale “Centri di Raccolta”, essendo uno dei sei comuni della Campania che ha prodotto più progetti di riduzione dei rifiuti e il primo ad avere nella Provincia di Salerno il centro di raccolta mobile per i rifiuti prodotti durante le manifestazioni pubbliche». Al termine degli eventi organizzati in paese, il Comune premia gli esercenti che hanno differenziato con intelligenza, facendo risparmiare sulla tassa di occupazione del suolo pubblico. Nessun accorgimento insomma è sfuggito all’amministrazione, che ha ricevuto anche il sostegno economico da Comieco a fondo perduto, utilizzato per l’acquisto di nuove attrezzature necessarie a migliorare il servizio di raccolta della carta e del cartone (cassonetti, campane, bidoni, sacchetti di carta, eccetera). «Per portare avanti questo impegno», dice l’assessore, «e
difendere il territorio dai comportamenti incivili di alcuni cittadini, il sindaco Antonio Giordano ha fatto predisporre, lungo le due arterie provinciali che attraversano il paese, un sistema di videosorveglianza. È un efficace monito per tutti coloro che intendono violare le regole, per chi usa sacchetti impropri o abbandona immondizia abusivamente. E comporta sanzioni per i trasgressori». Con la sostituzione nelle mense scolastiche delle stoviglie in plastica, e l’installazione di una mini Casa dell’Acqua all’interno di una scuola, sono stati in pratica annullati i consumi di Pet. Su tutto il territorio sono stati installati raccoglitori di olii esausti, ed è stata realizzata e potenziata l’isola ecologica dove è possibile raccogliere ingombranti, carta e cartone, multimateriale, ferro, fitofarmaci, Raee, batterie esauste, farmaci scaduti, neon esausti. Ecomat è un sistema veloce e gratuito tramite il quale i cittadini di Tramonti possono approvvigionarsi delle buste per la raccolta differenziata con tre semplici passaggi: inserimento della tessera sanitaria, riconoscimento dell’utente, erogazione del kit. Oggi l’amministrazione punta all’obiettivo “rifiuti zero”, traguardo ambizioso ma non impossibile.
Lo scorso 12 Ottobre a Napoli, presso l’auditorium della Regione Campania si è tenuto un seminario organizzato dall’Associazione Italiana di Acustica con la collaborazione del Ministero dell’Ambiente, della Regione Campania, di ARPAC, degli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti delle province campane e del Collegio Periti Industriali della provincia di Napoli, che ha costituito un’importante occasione di incontro e di confronto per fare il punto sull’attuazione della delega al Governo per l’ armonizzazione della normativa italiana a quella europea in tema di rumore ambientale. La delega ha come punto di riferimento il D.Lgs. 42/2017 che prevede tutta una serie di atti normativi che vanno a rivedere i decreti applicativi della legge quadro 447/95. Il meeting si è aperto con l’intervento di Luca Cascone, Presidente della Commissione Urbanistica, Lavori Pubblici e Trasporti della regione Campania che, nel ribadire l’impegno dell’amministrazione sul tema, ha garantito la massima collaborazione rispetto a tutte le proposte scaturite dal simposio. Ha poi preso la parola Luigi Stefano Sorvino, commissario Straordinario di Arpac, che ha sottolineato come la gran parte delle normative ambientali in materia di rumore essendo di matrice e derivazione comunitaria, impongano degli obblighi di risultato e di recepimento agli Stati membri che devono adeguarsi ed incorporarle nel diritto “domestico” armonizzandole con quelle esistenti e ciò comporta un lavorìo complesso di adattamento al sistema delle competenze. “Arpac – ha aggiunto Sorvino – oltre alle attività operative di controllo e monitoraggio che vengono effettuate su scala provinciale dai Dipartimenti grazie alle apposite Unità Operative che si occupano del rumore ed effettuano le rilevazioni fonometriche, fa parte di un sistema agenziale nazionale che sta lavorando a supporto del Ministero dell’Ambiente con l’Ispra anche per le misure ed i regolamenti di attuazione della nuova normativa. L’Agenzia – ha continuato il commissario – nell’ambito di queste attività di approfondimento e di elaborazione, si occupa in particolare della misurazione dell’inquinamento del rumore derivante dagli impianti eolici e della problematica delle relazioni quinquennali in capo ai comuni, attraverso la predisposizione di linee guida con riferimento ai piani di azione e alle mappe acustiche, mentre, nell’ambito dell’intervento sul territorio, risponde costantemente, nonostante la carenza di personale tecnico e di risorse, alle esigenze di controllo e monitoraggio che pervengono quasi quotidianamente”.
Aumentano i decessi per smog in Cina I ricercatori hanno studiato gli impatti sulla salute, sull'agricoltura e sull’economia nazionale Anna Paparo Lo smog miete sempre più vittime e ha preso di mira proprio la Cina, tanto da far registrare ben 1,1 milioni di morti premature ogni anno, pesando non solo sulla vita nazionale ma soprattutto sull'economia nazionale per duecentosessantasette miliardi di yuan, pari a circa trentatré miliardi di euro. A lanciare l’allarme rosso è uno studio dell'università cinese di Hong Kong, riportato dal quotidiano South China Morning Post. I ricercatori che hanno portato avanti lo studio, hanno preso in esame le conseguenze sociali delle polveri sottili e dell'inquinamento da ozono (il cosiddetto “smog estivo”), guardando con particolare attenzione gli impatti sia sulla salute sia sull'agricoltura e sull’economia nazionale. Nella ricerca, pubblicata sulla rivista Environmental Research Letters, si legge che i due inquinanti sono responsabili in media di 1,1 milioni di decessi prematuri ogni anno (di cui un migliaio registrato ad Hong Kong), insieme alla perdita annua di circa venti milioni di
tonnellate di beni di primaria necessità, quali riso, grano, mais e soia a causa dell'esposizione all'ozono. Nel complesso, i costi economici derivanti dalle perdite agricole e dai danni alla salute pubblica - tra cui le svariate spese ospedaliere e ambulatoriali, le tantissime assenze dal lavoro - ammontano a duecentosessantasette miliardi di yuan, pari a circa lo 0,66% del Pil della nazione cinese. In-
somma, nonostante i progressi compiuti nella riduzione dello smog, la Cina non riesce a venire a capo della guerra all’inquinamento atmosferico, che, a quanto pare, non risparmia proprio nessuno. Il Health Effects Institute (HEI) ha poi spiegato anche come i decessi potrebbero comunque aumentare a causa di diversi fattori. Come ha ancora riportato Reuters, la Cina ha dato un taglio alle concentrazioni di particelle
pericolose conosciute come PM 2,5 del 6,5% in ben trecento trentotto città lo scorso anno, e anche le regioni settentrionali soggette allo smog hanno raggiunto quelli che sono gli obiettivi di qualità dell’aria imposti nel Paese entro il 2017. Ad aggravare la situazione c’è anche il fatto che alla fine del mese di settembre una tempesta di sabbia proveniente dalla Mongolia ha abbassato notevolmente la qualità dell’aria che si
respira. I valori di PM 10 hanno raggiunto quasi i duemila microgrammi per metro cubo di aria e quelli di PM 2,5 sono a quota duecento microgrammi. Ciò non significa altro che tali valori sono circa di otto volte oltre la soglia di sicurezza fissata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il nuovo studio ha dimostrato tuttavia che le morti potrebbero ancora aumentare nella popolazione cinese più anziana e a ogni modo la qualità dell’aria complessiva rimane al di sotto degli standard nazionali. Secondo il presidente della HEI Dan Greenbaum, le persone vivono più a lungo e le persone anziane risultano molto più sensibili alle malattie strettamente legate alla situazione particolarmente preoccupante scaturita dall’inquinamento atmosferico. E, dovendo fare una stima, si evince che le principali cause di morte in Cina sono patologie quali ictus, infarto, cancro ai polmoni. Una situazione davvero allarmante che necessita di una soluzione istantanea per dare un freno a questo alto tasso di mortalità.
Arboricole: la foresta verticale parigina Dal Bosco Verticale di Milano alle Foreste verticali della Cina, c'è sempre più bisogno di natura nel mondo, soprattutto in città. Alla lista delle metropoli che si arricchiscono di edifici verdi si aggiunge anche Parigi con Arboricole, un’innovativa foresta verticale pensata per i Millennials (la cosiddetta generazione Y, i nati cioè tra il 1980 e il 2000). Il progetto di Arboricole è dell’architetto Vincent Callebaut, in collaborazione con Bouygues Immobilier e l’Istituto nazionale francese di ricerca agricola (INRA), ed è stato acclamato dal pubblico al concorso internazionale “Imagine Angers” su come rivitalizzare le città. Arboricole è un “albero abitato dai Millennials” che comprende cinquanta appartamenti, bar, sala concerti, birreria e spazi d’arte. Arboricole è un nuovo concetto di edificio residenziale che per-
mette ai suoi abitanti di vivere a stretto contatto con la natura. Il gruppo Bouygues Immobilier, sempre alla ricerca di un continuo reinventarsi seguendo l’evoluzione dell’azienda, ha deciso di collaborare con l’agenzia Vincent Callebaut Architectures e sviluppare un progetto innovativo ed originale incentrato sull’edilizia intelligente che combina impianti ed energie rinnovabili avanzate. Arboricole si ispira alla bio-mimetica e integra la biodiversità nel progetto per migliorare il benessere degli abitanti delle città e delle città stesse che possono conservare energia ed essere sempre più urbanizzate. “Vivere in un appartamento nel cuore di una foresta verticale nutriente ci ricorda il nostro sogno d’infanzia. Il sogno di costruire capanne di alberi per vivere meglio in simbiosi con gli ecosistemi”, spiega Vincent Calle-
baut. Per realizzare un tale progetto Arboricole utilizza le piante e le tecnologie delle energie rinnovabili per un’architettura funzionale, sostenibile ed esteticamente gradevole. L’edificio comprende cinquanta unità abitative, che
sono completamente personalizzabili grazie a partizioni speciali removibili e che per questo rappresentano una grande attrattiva per i Millennials e le loro complesse esigenze. Un’altra attrattiva è costituita da bar, ristorante e sala concerto ubicati sul tetto
dell’edificio. La caratteristica principale di Arboricole è la natura, che penetra fin dentro gli appartamenti per permettere ai propri abitanti di vivere a stretto contatto con flora e fauna. La posizione e la tipologia delle piante è stata studiata per garantire un microclima ottimale all’interno dell’edificio e la giusta dose di luce ed ombra. Il design dell’edificio è inoltre progettato per seguire al meglio la luce solare. L’energia solare e geotermica garantiscono a Arboricole un’ottimale autosufficienza energetica. Con questo progetto Vincent Callebaut Architectures e Bouygues Immobilier sperano di far godere meglio degli spazi urbani senza rinunciare al contatto con la natura. Un edificio bello eintelligente che produce la propria energia (sia essa calore, freddo o cibo) e ricicla i propri rifiuti organici. Arboricole è il nostro futuro? I.B.
Balneazione: a settembre “sforamenti” per piogge Diversi tratti di mare sono stati vietati temporaneamente ai bagnanti per inquinamento dovuto al maltempo Lucio De Maio Emma Lionetti Luigi Mosca In Campania il 30 settembre, con la chiusura della stagione balneare, sono terminati i controlli istituzionali in mare condotti da Arpac per verificare, a tutela della salute dei bagnanti, la salubrità delle 330 acque di balneazione in cui è suddiviso il litorale regionale. L’andamento della stagione balneare 2018 è stato puntualmente documentato sul notiziario AmbienteInforma sulla base delle attività condotte dal personale agenziale che a vario titolo è coinvolto nel programma di sorveglianza sulla balneabilità delle coste campane a supporto delle competenze regionali (vedi articoli di aprile, maggio, giugno, luglio e agosto). A settembre, su 473 campionamenti, sono stati registrati 54 esiti sfavorevoli: in provincia di Caserta, si tratta dei prelievi effettuati a Mondragone (“Sud Fiume Savone”), Sessa Aurunca (“Sud fiume Garigliano” e “Pineta sud”) e a Cellole (“Baia Felice”); in provincia di Napoli gli esiti sfavorevoli hanno riguardato acque afferenti i comuni di Castellammare di
Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 15 ottobre 2018 - Anno XIV, N.19 Edizione chiusa dalla redazione il 15 ottobre 2018
Stabia (“Ex cartiera” e “Villa comunale”), Lacco Ameno (“Fundera”), Napoli (“San Giovanni a Teduccio”), Pozzuoli (“Stabilimento balneare” e “Collettore di Cuma”), Sorrento (“Punta Taschiero”), Torre Annunziata (“Villa Tiberiade”, “Lido Azzurro”, “Spiaggia Molo di Ponente”) e Torre del Greco (“Via Litoranea nord”, “Lido Incantesimo”, “Mortelle” e “Santa Maria La Bruna”); infine in provincia di Salerno gli “sforamenti” si sono verificati ad Atrani (“Spiaggia di Atrani”), Pontecagnano Faiano (“La Picciola”), Praiano (“Vettica Maggiore”), Salerno (“Est Fiume Irno” e “Torrione”), infine Vietri sul mare (“Marina di Vietri – Secondo Tratto”). Alcune di queste acque risultavano già classificate di qualità “scarsa”, per cui erano già vietate ai bagnanti a prescindere da questi ultimi risultati (Tabella 1). Per le altre, sono stati emessi i divieti temporanei di balneazione, poi quasi tutti revocati per il cessare dell’evento inquinante, confermato dagli esiti favorevoli dei prelievi successivi. Dei circa 16 chilometri sottoposti a divieto temporaneo di balneazione nel mese di settembre, chiudono la stagione balneare “in rosso” solo i circa 500 metri del tratto di mare a Salerno denominato “Est Fiume Irno”. Nel corso del mese sono tornati balneabili anche tre tratti di costa che avevano superato i limiti di legge a luglio o ad agosto, i quali a inizio settembre risultavano non ancora rientrati sotto i
limiti (“Stazione Marina di Licola” e “Effluente Nord Depuratore di Cuma” a Pozzuoli, e “Marina di Vietri – Secondo tratto” a Vietri). In ogni caso, prima dell’inizio della prossima stagione balneare andranno di nuovo attribuite le classi di qualità a tutte le acque di balneazione campane, sulla scorta dei risultati degli ultimi quattro anni di monitoraggio, così come prevede la normativa. Ma quali sono le cause che portano alcuni tratti di mare campani a superare i valori limite determinanti la balneabilità? Anche a settembre, come in altre precedenti occasioni, nella maggior parte dei casi questi “sforamenti” possono essere messi in
relazione con eventi di pioggia più o meno intensi. Infatti, con prelievi successivi e con il cessare dei fenomeni piovosi, i valori sono rientrati nei limiti previsti dalla legge. In caso di forti piogge, laddove la rete di raccolta delle acque pluviali non è separata da quella delle acque di scarico, succede che i collettori fognari vengano sottoposti a un carico eccessivo, e si attivino i cosiddetti tubi di “troppo pieno”, che versano a mare materiale non depurato. Questo ha fatto registrare un’alternanza di divieti temporanei e di revoche dei divieti, addirittura in aree dichiarate a inizio stagione balneare di qualità “eccellente”.
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Acque campane che sono andate “fuori limite” nel settembre 2018 sui parametri determinanti la balneazione
In Umbria la foresta degli alberi parlanti Ambiente e innovazione, un binomio straordinario Alessia Esposito Non si tratta di una favola, ma di una realtà a Città della Pieve. Una piccolo boschetto di alberi “parla” del proprio stato di salute. La “magia” avviene nel Bosco di Piegaro, nella provincia di Perugia, in Umbria. Si tratta di trentasei alberi nei 146 ettari di foresta umbra certificata Pefc (Programme for the Endorsement of ForestCertification), appartenenti alla famiglia Margaritelli. E proprio il Pefc Internazionale ha finanziato il progetto degli alberi parlanti realizzato grazie alla collaborazione tra Pefc Italia, ente normatore della certificazione di gestione del patrimonio forestale, e la Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc). Il programma, che prende il nome proprio di TreeTalker, basato sull’IoT (Internet of Things), ha dotato gli alberi di strumenti di ultima generazione che supportano una rete di monitoraggio continua con informazioni in tempo reale. Si possono così rilevare una serie di parametri che danno
la misura dello stato di salute dell’albero: i flussi d’acqua, la crescita in diametro, la quantità e la qualità del fogliame, la stabilità, la respirazione, la quantità di carbonio stoccata, nonché la condizione generale di salute e il tasso di mortalità della pianta derivante da fattori umani e climatici. Commenta Riccardo Valentini del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Premio Nobel per la Pace 2007, insieme ad altri scienziati del Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici per le loro ricerche): “Nelle attuali condizioni di fragilità in cui vertono gli ecosistemi terrestri a causa dei cambiamenti climatici, la gestione e la certificazione delle foreste svolgono un ruolo sempre più importante. Misurare con strumenti innovativi la capacità degli ecosistemi di stoccare carbonio o di essere resilienti ai cambiamenti ambientali - aggiunge è fondamentale per prendere decisioni in merito al miglioramento della qualità e della redditività della gestione forestale”. Il luogo in cui impian-
tare il programma TreeTalker non è casuale: gli alberi parlanti di Città della Pieve sono infatti appartenenti a diversi ecosistemi: una parte alla foresta a conifere e una alla foresta a latifoglie, un altro gruppo è invece parte di una zona di arboricultura da legno. La tecnologia, oltre che per verificare lo stato di salute degli alberi, è posta anche al servizio degli attuali sistemi di certificazione e monitoraggio di foreste e piantagioni di alberi per ottimizzarne i processi. Dichiara a tal proposito Antonio Brunori, segretario generale del Pefc Italia: “I sistemi IoT rappresentano un’occasione unica per migliorare le capacità di monitoraggio ambientale a costi estremamente bassi e in tempo reale. Integrando e installando tecnologie IoT di ultima generazione in una rete di monitoraggio su piccola scala nel Bosco di Piegaro, intendiamo dimostrare e promuovere l’utilità di questa tecnologia anche per la certificazione forestale, così da diffonderla rapidamente su larga scala e con costi contenuti”.
La vespa che sta distruggendo i castagni I castagneti italiani sono in crisi,la minaccia viene dalla Cina sotto forma di un insetto parassita,si chiama Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu ma è più noto come vespa cinese e la sua azione, insieme ad altre concause, sta provocando enormi danni alla produzione di castagne del nostro paese,in alcuni casi le coltivazioni commerciali hanno subito crolli del 50-70%, talvolta la produzione è stata addirittura cancellata. Partita dalla Cina, la vespa è piombata in Europa, arrivando infine nel nostro paese,i vettori, molto probabilmente, sono state delle piante infette vendute in qualche vivaio. La vespa cinese si nutre di foglie, soprattutto di germogli perché sono più teneri e quando il parassita arriva sulla pianta, questa ha una reazione naturale, produce sulle foglie delle galle (protuberanze) all'interno delle quali però si sviluppano le larve dalle uova che l'insetto aveva deposto, questo, porta gli alberi a crescere poco, a indebolirsi e spesso ad ammalarsi di altre patologie quasi sempre il cancro corticale, causato da un fungo microscopico che penetra nella piante attraverso le radici più giovani. Il danno è anche ambientale, secondo i dati Ispra, i boschi di castagno diffusi soprattutto in Piemonte, Toscana e Liguria, rappresentano circa il 7,5% del totale della superficie forestale nazionale, i nostri castagneti rivestono un ruolo importante per il mantenimento della biodiversità, per non parlare del valore paesaggistico. Parlare di castagne, in Italia, significa rievocare riti culinari e tradizioni radicate in modo profondo,l'eredità più palpabile sono le tre produzioni Igp (Castagna di Cuneo, del Monte Amiata, di Montella) e poi quella Dop (di Vallerano), questi frutti, insieme alle mille sagre autunnali disseminate lungo lo stivale, non potranno essere celebrate del tutto con le castagne nostrane. In Campania si concentra quasi il 50% della produzione nazionale di castagne, se vogliamo rivitalizzare le aree rurali del nostro Paese dobbiamo tutelare la produzione delle castagne perché costituiscono una fonte di reddito importante. Come si combatte questa vespa? Pe ora si parla di lotta biologica perché l'utilizzo degli insetticidi si è rivelato fallimentare. Si è “ingaggiato” infatti, il parassita Torymussinensis che ha adattato il proprio ciclo biologico a quello del cinipide. Tuttavia, sono stati individuati altri insetti autoctoni, visto che l'eradicazione dell’insetto non è possibile,dobbiamo solo contenere la sua proliferazione. R.M.
Il plastic smog che sta invadendo gli oceani A rischio la biodiversità, le risorse ittiche e la salute umana Rosario Maisto Si è stimato che 5,25 miliardi di miliardi di frammenti di plastica galleggiano sulla superficie degli oceani, per un peso complessivo di 270 mila tonnellate, il resto sprofonda e si accumula nei canyon sottomarini e ai piedi delle scarpate continentali. I polimeri plastici sono materiali durevoli, che possono persistere per centinaia o migliaia di anni, a causa dell'esposizione prolungata ai raggi UV e all'azione del moto ondoso, si frammentano in particelle di dimensioni inferiori ai 5 mm, le cosiddette microplastiche. Oltre a queste microplastiche, dette secondarie perché de-
rivanti dalla progressiva frammentazione di rifiuti plastici abbandonati nell'ambiente, nel “Plastic smog”, in queste, si trovano anche le cosiddette microplastiche primarie, polveri finissime e micro granuli realizzati intenzionalmente per l'utilizzazione in ambito industriale e nell'industria dei cosmetici. Uno dei pericoli maggiori legati a questi microscopici rifiuti plastici dispersi negli ecosistemi marini è la loro associazione con composti chimici tossici e persistenti capaci di accumularsi nel corpo degli organismi e di subire la “biomagnificazione”, cioè essere trasmessi da preda a predatore e aumentare di concentrazione man mano che si sale di livello trofico. In alcuni tipi di polimeri plastici sono presenti degli additivi tossici, ad esempio gli ftalati per la malleabilità o i composti bromurati che funzionano come ritardanti di fiamma, inoltre, dato l'alto rapporto tra superficie e volume, le microplastiche hanno tendenza a concentrare alla loro superficie vari tipi di contaminanti organici idrofobi disciolti nell'acqua, tra cui idrocarburi aromatici policiclici, policlorobifenili, pesticidi. Alcune di queste sostanze sono cancerogene, altre sono perturbatrici del sistema endocrino. Tutte assieme rappresentano un cocktail di contaminanti che dopo l'ingestione possono dissociarsi dalle microplastiche e pas-
sare nei tessuti degli organismi.Per la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, ci sono tre rischi principali associati alla presenza delle microplastiche negli ecosistemi marini: il primo rischio è rappresentato dalla perdita di specie e dalla riduzione della biodiversità, il secondo è quello
Anche i farmaci uccidono i fondali dei nostri mari Bruno Giordano Fiumi, mari e laghi inquinati dai residui di farmaci: è quanto emerso da uno studio dell’ IHE Delft Institute for Water Education, l’organizzazione internazionale per l’educazione dell’acqua. I ricercatori, presenti lo scorso aprile all’assemblea generale dell’Unione europea di geoscienze, hanno monitorato 10.000 chilometri di torrenti in tutto il mondo. Il risultato emerso dal progetto scientifico non è affatto entusiasmante per il nostro ecosistema. Diverse centinaia di tonnellate di farmaci restano nelle discariche e solo una piccola parte, il 7%, viene filtrata dagli impianti di trattamento. Un altro 20% viene assorbito dagli ecosistemi, mentre il resto va negli oceani. Qualora l’utilizzo di questi farmaci non diminuisse, la mole di rifiuti presenti nei fiumi, nei mari e nei laghi cresce-
rebbe del 65% nel 2050, ossia un aumento di due terzi rispetto ai limiti consentiti dalla legge. Ciò significa un danno irreversibile per la biodiversità del nostro pianeta. Il solo Diclofenac, un farmaco antiinfiammatorio usato da milioni di persone nel mondo, il cui consumo supera le 2400 tonnellate annue. Secondo l’Unione Europea e l’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti il medicinale è un grande pericolo per l’ambiente e il suo uso veterinario spinge gli avvoltoi dell’India verso l’estinzione. I criteri analizzati dal team di scienziati sono tre: la densità di popolazione, i sistemi fognari e la vendita di farmaci. Hanno inoltre confrontato i risultati del loro studio con i dati raccolti da 1400 centri sparsi nel pianeta. I livelli di contaminazione più alti sono presenti in America Latina, in Africa e in Asia, dove le acque reflue non
sono adeguatamente trattate. Due potrebbero essere le strategie per evitare un disastro ambientale: la connessione delle strutture fognarie e un miglioramento tecnologico nel trattamento delle acque. Tuttavia, secondo l’organizzazione, un sistema più innovativo non sarà sufficiente ad arrestare il fenomeno. Infatti si è visto che i miglioramenti tecnologici da soli non sono sufficienti a risolvere gli attuali livelli di concentrazione se non viene implementata una riduzione sostanziale del consumo, gran parte degli ecosistemi fluviali globali non saranno mai sufficientemente protetti. Solo un uso razionale dei medicinali potrà evitare danni alla nostra biodiversità. Insieme ad un’adeguata raccolta differenziata e ad un’evoluzione tecnologica si potrà evitare di distruggere ciò che di più caro abbiamo: la bellezza della natura, in tutte le sue sfumature.
di una riduzione delle risorse ittiche, con possibili risvolti commerciali ed economici, infine, c'è il rischio per la salute dell'uomo,di fatto, sappiamo che le microplastiche entrano nella rete trofica,ma degli effetti sulla salute umana non sappiamo ancora nulla, nel frattempo “sperimentiamo”!
Un “mare” di biotecnologie La partecipazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche all’EBW Salvatore Patrizio* La European Biotech Week (EBW) è un’iniziativa promossa da EuropaBio che coinvolge ogni anno tutti i paesi europei. In questa particolare “settimana” vengono organizzati eventi di informazione e divulgazione in cui viene celebrata la Biotecnologia, scienza innovativa in molti campi come l'assistenza sanitaria, l'agricoltura, l'alimentazione, l'energia, l'igiene, settori che hanno cambiato in meglio il nostro modo di vivere. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) ha partecipato attivamente alla VI edizione dell’EBW (24-30/9/2018) con il coinvolgimento di oltre una decina di Istituti di Ricerca, dislocati in varie parti d’Italia, che grazie a seminari, workshop, visite ai laboratori, conferenze, dimostrazioni dal vivo, hanno spiegato ai cittadini le loro particolari ricerche nel campo delle biotecnologie. Sempre nell’ambito dell’EBW si è tenuto a Napoli (28/9/2018) il convegno “Il futuro nasce dal mare”, ospitato nella prestigiosa Aula Magna dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”. L’incontro è stato organizzato dal Comune di Napoli – Assessorato al Lavoro e Attività Produttive (Angela Procaccini) e
dal Consorzio Technapoli (dr. Marco Matarese), in collaborazione conAssobiotec/Federchimica, l’Università “Parthenope”, l’AssociazioneMarevivo e l’Istituto di Chimica Biomolecolare (ICB)del CNR (dr.ssa Giuseppina Andreotti). Tra le varie relazioni presentate hanno suscitato particolare interesse i lavori delle dr.sse Genoveffa Nuzzo e Ilaria Finore, entrambe giovani ricercatrici dell’ICB. La dr.ssa Nuzzo, con la relazione “Dal mare piccole molecole per nuovi traguardi per la salute dell'uomo”, ha affrontato il tema dell’identificazione di nuove molecole di interesse per l’industria farmaceutica, agroalimentare e cosmetica da prodotti naturali marini (alghe, microalghe, batteri, spugne, coralli, molluschi, etc.). Esempi di molecole attive isolate nell’ICB sono la jorumicina, un alcaloide con proprietà antitumorali ritrovato nel nudibranco Jorunna funebris e il sulfavant, un lipide derivato dallo studio di microalghe, in grado di attivare il sistema immunitario e stimolare la risposta di anticorpi specifici, agendo da adiuvante nella preparazione di vaccini. La dr.ssa Finore, con la sua presentazione “Il mare una fonte di batteri tuttofare”, ha parlato dei microrganismi
Genoveffa Nuzzo, Ilaria Finore e Angela Procaccini
Campionamento delle acque ghiacciate del continente Antartico estremofili in grado di proliferare in ambienti definiti estremi, nei quali la presenza della vita è inimmaginabile. Una delle sfide più affascinanti per i ricercatori è comprendere i meccanismi che consentono a talune forme di vita di proliferare in tali habitat; una delle risposte è nella produzione di esopolisaccaridi (EPS) con cui le cellule si difendono dagli attacchi dei predatori. Gli EPS sono molecole di interesse biotecnologico; data la
loro diversa composizione chimica essi vantano diverse proprietà che aprono la possibilità ad una vasta gamma di applicazioni, dal settore cosmetico a quello medico e farmacologico. Al convegno erano presenti oltre 500 studenti provenienti da 8 Istituti superiori di Napoli e provincia; gli alunni di alcune scuole, al termine della manifestazione, hanno illustrato dei propri lavori sul tema “mare”. La partecipazione degli studenti ha riscosso un tale successo che un analogo intervento
sarà riproposto, con la partecipazione anche degli studenti genovesi, alla IV edizione del “Genoa Shipping Week”(2430/6/2019), iniziativa gemellata con “Naples Shipping Week”. Questo particolare evento,che si tiene con cadenza annuale alternativamente nelle due città, riunisce operatori portuali, marittimi e logistici provenienti da tutto il mondo per discutere sulla governance dei porti, sostenibilità e innovazione. *CNR-Napoli
Spugne e gorgonie in ambiente coralligeno
L’Isola dei Pescatori: un esempio di autosufficienza energetica A Stresa al via il progetto pilota che punta tutto sulle rinnovabili Ilaria Buonfanti I borghi italiani possono diventare banchi di prova dove testare nuove tecnologie e nuovi modelli di gestione territoriale ed energetica. Ne è esempio il progetto Isola delle Reti, lanciato nello scorso mese di marzo a Stresa (Verbano-Cusio-Ossola, Piemonte) dall’istituto di ricerca Res On Network di Londra. Il progetto parte dall’idea di elaborare modelli di gestione del territorio e delle situazioni di crisi a partire dalla raccolta dati all’interno di una realtà piccola e controllata, come quella dell’Isola dei Pescatori sul Lago Maggiore. Quindi, se ci domandiamo: “Può un’isola vivere solo di energia rinnovabile e senza costi?” probabilmente la risposta è sì! Sulla scia delle Reti di Tesla, il progetto punta a distribuire energia rinnovabile e gratuita su tutto il territorio isolano, con l’obiettivo ultimo di renderlo totalmente autosufficiente. Le isole, soprattutto quelle minori, in determinate posizioni geografiche e caratterizzate da una morfologia particolare, sono considerate vulnerabili ai cambiamenti climatici, soggette ad eventi naturali potenzialmente catastrofici come inondazioni, erosioni, etc.. Secondo gli esperti del team quindi,
l’isola sposa a pieno la definizione di Infrastruttura Critica, in quanto, data la sua morfologia, è soggetta alle cosiddette “situazioni di crisi” e quindi si configura come ideale per la progettazione di attività legate alla prevenzione di queste situazioni. D’altro canto, essendo territori per così dire “forzatamente limitati” in quanto circondati dalle acque, possono diventare dei “fari per l’innovazione tecnologica” ovvero offrirsi come luogo di sperimentazione di progetti potenzialmente replicabili altrove. A partire dall’energia. Così nasce l’Isola delle Reti, che mira a rendere l’Isola dei Pescatori completamente
autosufficiente energeticamente attraverso un sistema innovativo di produzione dell’energia, ricavata dal moto ondoso, quindi completamente rinnovabile, e distribuita senza fili. L’autosufficienza energetica è proprio una delle misure preventive di cui questi territori hanno bisogno, poiché può minimizzare i problemi dovuti all’isolamento a sua volta causato da un disastro naturale. L’Isola delle Reti vuole proprio sviluppare tale sistema, creando un caso studio/pilota replicabile in futuro ad altre realtà simili. Non è un sogno e non sarebbe la prima volta, sta già accadendo infatti in altre grandi e pic-
cole isole, che, oggi, dai Mari del Nord all’Oceano Pacifico, sono diventate un cantiere di innovazione energetica dimostrando come sia possibile puntare sulle rinnovabili per rispondere a tutti i fabbisogni energetici. Anche l’ottenimento di energia dal moto ondoso, parte del progetto, è una tecnologia nota ed è stato oggetto di precedenti sperimentazioni. Di certo ancora non è tutto perfetto, ma non si parte dal nulla e il progetto ha tutte le carte in regola per arrivare al successo. L’autosufficienza energetica che punta alle rinnovabili è possibile, e i risultati potrebbero arrivare prima di quanto pensiamo. I.B.
Ossana: il comune più green d’Italia è in Trentino Il riconoscimento dalla nota rivista di turismo Weekend Premium È un comune di soli 844 abitanti ad aggiudicarsi il titolo di borgo più green d’Italia. Si tratta di Ossana, in provincia di Trento, in Val di Sole, che è stato premiato da Weekend Premium, famosa rivista del settore turismo. Sono sei i fattori che hanno portato Ossana sul podio: cielo stellato, energie pulite, turismo responsabile, raccolta differenziata, agricoltura biologica, comunicazione originale. Per quanto riguarda il primo indicatore si pensi che Ossana è l’unico comune di Italia ad aver ottenuto nel 2017 la certificazione di "Cielo più bello d'Italia" da parte dell'associazione Astronomitaly. Inoltre il comune trentino ha
effettuato un grande investimento nelle energie rinnovabili (tre centrali idroelettriche che producono più energia di quella che occorre per il con-
sumo locale), ha grandi risultati in termini di raccolta differenziata (che raggiunge il 73% dei rifiuti prodotti). Oltre a questo Ossana vantail 50%
di aziende agricole biologiche, si pensi che esiste una malga di proprietà comunale in cui le mucche possono nutrirsi in bellissimi prati. Ultimo parametro che ha consentito ad Ossana di scalare la classifica è un’offerta turistica sempre più attenta e partecipata. La caratteristica è infatti il coinvolgimento degli abitanti, come dimostrano i presepi realizzati dai cittadini che vanno dal borgo fino al Castello di San Michele. Una dinamica che aiuta anche a saldare i legami della comunità e far lavorare tutti affinché il paese sia una vera e propria eccellenza italiana, sia come qualità della vita che come meta turistica.
Dichiara Laura Marinelli, assessore alla Cultura del Comune di Ossana: “Questo risultato ci ripaga del duro lavoro portato avanti negli anni. Scommettere sull'ambiente e sulle attività culturali che il nostro territorio è in grado di offrire può sembrare una scelta scontata ma va invece controcorrente rispetto all'idea di turismo di massa che magari produce grandi numeri ma snatura una comunità e finisce per danneggiare le attività tradizionali. Stiamo dimostrando che una strada diversa è possibile. Capace di coniugare crescita sostenibile, turismo di qualità, offerte culturali rispettose delle nostre tradizioni, tutela della natura.”. A.E.
LE “GROWING CITY” DI PETER FINK Conferiscono ai luoghi in cui si inseriscono un composto senso di maestosità e quiete Antonio Palumbo Peter Fink, architetto inglese, paesaggista ‘cult’ e progettista urbano tra i più innovativi al mondo, laureato in ingegneria, filosofia e arti visive, ha fatto della “combinazione di competenze” il segno distintivo del suo lavoro, sostenendo con forza la collaborazione tra artisti e architetti e un tipo di progettazione partecipata e interdisciplinare, tesa a ricercare continuamente sinergie tra arte ed ecologia, agricoltura e architettura, paesaggio e design. Famoso per aver realizzato il Northala Fields Park, il più grande parco contemporaneo di Londra - le cui 4 colline di forma conica sono diventate una vera icona ed un riferimento per tutti i paesaggisti del mondo - Fink è uno dei protagonisti più singolari e affascinanti nel panorama internazionale del progetto di paesaggio. Il suo metodo di lavoro rappresenta bene la filosofia che sta alla base delle sue “Growing City”, teorizzanti l’ibridazione degli elementi vegetali con il costruito, a livello ecologico, paesaggistico e rurale. A tal proposito, il progettista britannico chiarisce il proprio punto di vista: «Gli architetti del paesaggio devono iniziare a formare relazioni di collaborazione e di lavoro più integrate con gli altri professionisti, sia che si tratti di economisti, di sociologi, di agronomi o di artisti. Come mediatori proattivi tra i diversi significati dell’architettura, i progettisti del paesaggio devono cominciare a portare alla ribalta la loro comprensione del tempo in termini di natura e di ecosistemi e collegare questa conoscenza a un senso del luogo e della comunità. Il risultante approccio all’urbanistica verde, che definirei psico-geografico e interdisciplinare è, spero, una delle possibili chiavi per liberare il pieno impatto di una città verde, che sia sostenibile tanto socialmente quanto ecologicamente. Oggi l’idea stessa di ‘growing city’ deve diventare un laboratorio di idee differenti su
come trasformare, per esempio, le anonime e ampie aree verdi create nei due secoli precedenti nei veri spazi dove esprimere la sostenibilità sociale e ambientale. Il concetto di ‘growing city’ ha bisogno di potenziare la creazione di comunità inclusive e solidali, facendo diventare le persone cittadini impegnati ad adottare un’agenda della sostenibilità, con un approccio bottom up, dal basso verso l’alto, collegando le diverse narrazioni, rurali e urbane». Alcuni cenni, infine, sul suo progetto più noto. Commissionato dalla municipalità londinese e realizzato nel 2011, il Northala Fields Parkè stato realizzato con 165mila camion di macerie provenienti da cantieri selezionati, il cui trasporto e riqualificazione ha ripagato i costi per realizzarlo, generando un guadagno di circa 7,5 milioni di euro. I suoi 27 ettari di spazi aperti nel West London, una volta abbandonati, sono stati riportati in vita dall’opera di Fink, con laghi da pesca, grandi aree verdi e 4 colline di forma tronco-conica (perimetralmente percorse da sentieri a spirale) che sono già entrate
nella storia del paesaggio urbano. I rifiuti inerti impiegati nel Northala Fields Park derivano dalla demolizione del vecchio stadio di Wembley e del Westfield Shopping Centre: attraverso il riciclo sono stati evitati 165mila viaggi di mezzi pesanti, per diverse centinaia di chilometri, verso luoghi periferici dove avrebbero dovuto effettuare il conferimento in discarica.
La salute degli occhi: le buone abitudini da adottare Fabiana Clemente Scarsa igiene, utilizzo di cosmetici, agenti inquinanti nell’aria, eccessivo utilizzo di smartphone, tablet e tv. Sono le principali cattive abitudini che mettono a rischio la salute dei nostri occhi. Uno studio londinese - realizzato dai ricercatori della University College London e del Moor fields Eye Hospital - spiega l'importanza di una corretta igiene per assicurare alla vista benessere. I ricercatori britannici hanno approfondito la patologia denominata Cheratite da Acanthamoeba, associata soprattutto all'utilizzo di lenti a contatto. Una malattia che può portare alla cecità. Tra i sintomi più comuni annoverano dolore, irritazione, rossore, visione offuscata, lacrimazione frequente e ipersensibilità alla luce. Tuttavia, scarsa igiene può causare la manifestazione di tale malattia anche a chi non fa utilizzo di lenti a contatto. La prevenzione è importante anche per le malattie dell’occhio. E quando si parla di prevenzione si intende diagnosi precoce, controlli adeguati,
ma anche, facendo un passo indietro, attenzione a evitare cattive abitudini che possano incidere sulla vista attuale o futura. In primis, è consigliabile ridurre l’utilizzo dei dispositivi tecnologici. Tale ricezione da parte della retina scatena la produzione di sostanze tossiche in grado di distruggere i fotorecettori che consentono di vedere. Un ef-
fetto che diventa sempre più marcato con l’avanzare del tempo. Meglio quindi utilizzare i filtri anti-luce blu presenti nei più moderni apparecchi elettronici e trascorre un tempo ridotto davanti allo schermo. Nei periodi più caldi ventilatore e climatizzatore possono portare a un’involontaria esposizione degli occhi ad agenti
SICUREZZA
inquinanti, polveri e impurità, oltre a una maggiore secchezza del bulbo al risveglio. E’ fondamentale, dunque, pulire regolarmente tali dispositivi, così da limitare al minimo il rischio. In caso di lenti a contatto ricordarsi di pulire bene il contorno occhi e le mani prima di indossarle, oltre che le lenti stesse. È consigliato l’utilizzo
di lacrime artificiali, in caso di secchezza oculare o in caso di utilizzo di lenti a contatto. Tuttavia un abuso comporta al contrario uno stato di rossore derivato dall’effetto del liquido sui vasi sanguigni degli occhi. Un modo per aumentare l’umidità del bulbo è quello di incrementare l’assunzione delle vitamine A, C ed E, oltre che di acidi grassi omega-3. Quando i raggi solari sono molto intensi è opportuno indossare degli occhiali da sole. Soprattutto le giornate estive minacciano la salute oculare a causa dei raggi UV. Meglio proteggersi con degli occhiali da sole, soprattutto in caso si appartenga a un fototipo ad alto rischio. Anche il fumo – un vizio che oltre a minaccia la salute dei polmoni e più in generale dell’organismo – è una pratica deleteria anche la vista che aumenta il rischio, soprattutto in età più avanzata, di cataratta e degenerazione maculare. Sottoporsi ad un controllo annuale, può aiutare a scoprire precocemente eventuali disturbi o patologie di più o meno grave entità.
ALIMENTARE
Attenzione alle micotossine nel piatto! Rosa Funaro Inquinamento del suolo, utilizzo indiscriminato di pesticidi, scarsa igiene alimentare in allevamento sono soltanto alcuni dei problemi che minacciano la nostra sicurezza alimentare. Quello che mangiamo contribuisce molto ad avvelenare il nostro organismo e se nel cibo ci sono sostanze pericolose o cancerogene la probabilità di ammalarsi aumenta. Esistono però degli «osservati speciali» che gli esperti di sicurezza alimentare suggeriscono di tenere sotto controllo. Parliamo, ad esempio, di residui di pesticidi e altri agrofarmaci usati nelle colture destinate all’alimentazione
umana o animale: al momento dell’immissione in commercio i prodotti di origine vegetale non devono contenere residui di sostanze attive superiori ai limiti stabiliti per legge. Secondo i controlli ufficiali coordinati dal Ministero della Salute, su 11.263 campioni alimentari analizzati nel 2016 solo 92 erano irregolari, pari allo 0.8 per cento: si tratta per lo più di frutta e verdura, ma la percentuale minima conferma la tendenza incoraggiante degli ultimi anni che vede il nostro Paese tra i più virtuosi d’Europa. Inoltre, una Direttiva europea del 2009 sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari ha bandito definitivamente i
più nocivi per l’uomo e l’ambiente, come quelli con il più elevato potenziale cancerogeno e mutageno. Così, mentre i pesticidi fanno sempre meno paura, qualche preoccupazione arriva invece dalle micotossine, sostanze prodotte da alcune specie di funghi in grado di contaminare soprattutto cereali, frutta a guscio, latte e vino ma anche i prodotti che ne derivano, perché le micotossine sono molto resistenti ai processi di trasformazione e sanificazione degli alimenti. L’esposizione cronica attraverso la dieta può infatti provocare micotossicosi con effetti cancerogeni, immunosoppressori e tossicità su fegato e reni.
Grandi Napoletani, grandi Campani
Enrico Alvino, l’architetto municipale di Napoli Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Enrico Alvino nacque a Napoli (ma qualche fonte dice a Milano) il 29 marzo 1809 e studiò a Napoli, la città alla quale si sarebbe legato per sempre. Fu nominato edile e architetto municipale e nel 1835 era già tra i professori onorari dell’Istituto di Belle Arti diventando professore ordinario di architettura civile nel 1859 quando, ormai architetto famoso, con il collega Francesco Saponieri aveva già in gran parte realizzata una delle più importanti opere urbanistiche italiane dell'Ottocento: l’attuale corso Vittorio Emanuele (1852-1860). Originariamente (e giustamente) dedicata a Maria Teresa, moglie di quel Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie, che gli aveva commissionato il progetto, si trattava di una delle strade
Le opere più importanti
più belle del Regno e non solo. In quella occasione furono applicati dei principi che (con gli attuali e spesso inapplicati piani regolatori) sarebbero moderni: non era possibile costruire edifici o manufatti che impedivano la visuale del grandioso panorama che affacciava sullo splendido mare del golfo. Si trattava anche di una sorta di altrettanto moderna “tangenziale” che toccava vari quartieri della città attraversandola da parte a parte. Tra le altre opere si ricordano il prospetto di S. Maria di Piedi-
grotta (1853),il palazzo Nunziante a Napoli e la cappella bizantineggiante annessa a quell'edificio , il palazzo Bennucci a Castellammare di Stabia (1843), la trasformazione dell'ex convento di S. Giovanni delle Monache in sede dell'Accademia di belle arti (1861), la colonna di piazza dei Martiri (1866-1868) e il primo nucleo della stazione centrale (1876) sviluppato in seguito da Nicola Breglia. Accanto a queste opere di carattere più o meno neorinascimentale va anche ricordato il duomo di Cerignola (iniziato nel 1868) sulla linea della fiorentina Santa Maria del Fiore. E’ dell’Alvino anche il progetto “neogotico” per la facciata del duomo di Napoli, eseguito successivamente con qualche modifica (1877-1905) dal Curri, dal Breglia e dal Pisanti. Più efficace, forse, il rifacimento della facciata del duomo di Amalfi (realizzato in collaborazione con Dalla Corte e Raimondi dopo il crollo del 1861). Resta uno degli architetti più rappresentavi del mondo accademico meridionale : tra la generazione romantica e quella che cercava nelle innovazioni strade differenti sia nel gusto che nella scelta dei materiali rispetto alla grande tradizione napoletana, meridionale e italiana. Alvino morì a Roma il 7 giugno 1872. È ritratto in un busto, opera di G. B. Amendola (1882), sulla Riviera di Chiaia a Napoli.
- Facciata della chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, Napoli (1853); - Progetto di restauro, in forme neogotiche, per la facciata del Duomo di Napoli tra il 1877 e il 1905 - Prospetto del Duomo di Amalfi; - Duomo di Cerignola, terminato, con varianti, dall'architetto Pisanti; - Cassa armonica della Villa Comunale di Napoli, 1877); - Sistemazione della villa Reale, detta poi "nazionale", e oggi comunale, con numerosi progetti che ne prevedevano il ridisegno con la correlata creazione di una litoranea parallela alla Riviera di Chiaia; - Colonna della Vittoria; - Via della Pace (1853), odierna via Domenico Morelli; - Palazzo Nunziante (1855) in via Morelli. Vi realizzò all'interno anche una cappella votiva che custodisce un'Assunta di Domenico Morelli; - Trasformazione dell'antico convento di San Giovanni Battista delle Monache a via santa Maria di Costantinopoli; - Accademia di belle arti di Napoli; - Tracciato (con altri) del corso Maria Teresa, oggi purtroppo, Corso Vittorio Emanuele (tra il 1852 e il 1860, terminato nel 1870).
Inaugurato a Napoli Art33: Centro delle Arti per la Comunità Nella periferia est della città ha aperto le porte un innovativo hub culturale, uno dei primi in Italia Il 30 settembre scorso è stato inaugurato Art33, Centro delle Arti per la Comunità, in via Bernardino Martirano 17 a San Giovanni a Teduccio, negli spazi riqualificati dell’ex edificio scolastico Giotto-Monti. Con la sua sala teatro, le sale prova, gli spazi espositivi e dedicati al coworking, Art33 rappresenta il primo hub culturale della città, un luogo di sperimentazione, di innovazione e di creazione, capace di favorire l’incontro dei giovani, del loro potenziale creativo e della loro voglia di investire nell’arte. La storia del centro nasce, però, già nel 2010 quando la Compagnia Nest individua nella palestra non più utilizzata proprio di questa ex scuola media, un luogo da trasformare in una sala teatrale e, in collaborazione con l’associazione Gioco, immagine e parole, dà il via ai lavori di riqualificazione della struttura che hanno portato alla nascita del Nest, Napoli est Teatro. Laura, ventiquattro anni, nata e cresciuta a Ponticelli e che grazie a questo luogo speciale ha potuto coltivare la sua passione per la recitazione racconta: «La
sensazione è quella di una benedizione, di una specie di piccolo miracolo, ma senza casualità. Questo l’ abbiamo fatto noi, l’abbiamo voluto noi, ci abbiamo creduto noi. Ci si sente un po’ strani, un po’ fortunati e un po’ orgogliosi quando un progetto così assurdo prende forma e lo vedi crescere fino ad acquistare una tale risonanza. Pensi a quello che hai visto la prima volta che hai messo piede in quella scuola, alle foto che conservi ancora di spazi impolverati, di vetri rotti, di abbandono e alla sensazione che il tempo si fosse fermato in quelle stanze strappate al presente e senza futuro. Pensi all’angoscia di libri su libri lasciati per terra ad annerire, gessetti e sedie rotte, diari di classe e ricordi intrappolati. Quando vivi in una periferia come quella di Napoli est, queste cose le sai: le senti e le vivi ogni giorno. L’ abbandono, la mortificazione, la sensazione di essere soli e di doversi reinventare, recuperando la vita da ogni spiraglio, cercando un senso nuovo ed un valore per tutto ciò a cui è stato tolto. Allora cominci ad abbracciare un progetto enorme, a sognare di
Area coworking com'era
Area coworking com'è
poterlo realizzare e ad impegnarti oltremodo perché questo accada. Anche perché accanto a te, dentro a quelle strade dimenticate e a quelle stanze disordinate, c’è gente altrettanto folle che ha fatto di questo la sua missione e che vive la vita portando la voglia e la speranza di cambiamento negli occhi. Incontrare persone così ti salva. Vedere la passione e la forza nei loro gesti ti salva. Sentirli parlare di arte, di cultura, di aggregazione e di crescita ti salva. Cominciare a credere nelle stesse idee e insieme, tutti, lavorarci, ti salva. Scontrarsi a volte con la realtà e pensare che nonostante tutto noi resistiamo e “nun c’accire nisciuno” ti salva. Ma niente ti salva come la sensazione di entrare, oggi, in quel posto che hai visto plasmarsi e modificarsi sotto i tuoi occhi. Dal vetro integro al muro tinteggiato, dalla scrivania alla libreria zeppa di volumi, dalla cucina al parquet per terra, ogni cosa ha il sapore di un sogno realizzato e l’emozione fa brillare gli occhi e riscalda il cuore. La speranza è che ad ognuno nella vita capiti di incappare in posti così, pure entrando distrattamente in un vicoletto del corso di San Giovanni, e trovarsi faccia a faccia con una ormai meravigliosa realtà. Una fucina inesauribile di idee, un punto di riferimento
culturale e sociale, un posto caldo e familiare dove sentirsi bene ed imparare a conoscere sé stessi stando insieme agli altri». Mariarosaria Teatro, presidente dell’associazione Gioco, immagine e parole ha poi affermato: «Questa inaugurazione non a caso è stata voluta il 30 settembre, giorno del 75° anniversario delle Quattro giornate di Napoli, così da celebrare tutte le forme di resistenza contro le oppressioni, il degrado, la disillusione. Del resto Art33 è un invito alla libertà già nel nome. Il gioco di parole tra arte e articolo, vuole essere infatti un richiamo all’articolo 33 della
Costituzione che celebra la libertà delle arti, ma anche un invito a trovare la libertà nell’arte, a esaltare la creatività e la cultura come mezzo di espressione, comunicazione e partecipazione. Il percorso è stato lungo ma ce l’abbiamo fatta e se siamo arrivati fin qua è anche e soprattutto grazie alla forza delle reti che siamo stati in grado di costruire sul territorio. Ecco perché Art33 non è semplicemente un centro di servizi, ma è un vero e proprio hub culturale, perché è un luogo fisico che mette in connessione e fa incontrare soggetti e realtà diverse, accomunate dalla voglia di fare e sperimentare». Oltre ad una stagione teatrale ricca di appuntamenti di alto livello, dal 19 al 27 ottobre questo innovativo polo culturale ospiterà la II edizione di Moviemmece Cinefestival della biodiversità del cibo e delle culture con un calendario ricco di appuntamenti, laboratori, attività a tema cibo, cinema, biodiversità, culture e tanto altro ancora! Per info: http://www.moviemmece.it/ info@art-33.it G.M.
La Settimana del Pianeta Terra Un festival scientifico per conoscere da vicino il patrimonio naturalistico italiano Tina Pollice La Settimana del Pianeta Terra è un festival scientifico che coinvolge tutta l'Italia dal 2012 ed è diventato un appuntamento importante. Dal 14 al 21 ottobre 2018, con il patrocinio dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) anche quest’anno, in occasione della sesta edizione, la Settimana del Pianeta Terra dà la possibilità di conoscere da vicino il patrimonio naturalistico italiano con escursioni guidate su montagne e ghiacciai, alla scoperta di isole e paesaggi marini, trekking sui vulcani, intorno a grandi laghi o lungo il corso dei fiumi; ma anche laboratori didattici e sperimentali dedicati alla ricerca scientifica per adulti e bambini, incontri con i ricercatori nei musei, conferenze e workshop, senza tralasciare momenti più conviviali come le degustazioni di prodotti tipici e passeggiate nei centri storici. Una società più informata è una società più coinvolta: dalle escursioni nelle miniere della Valle d’Aosta ai percorsi romani sulle tracce dei terremoti storici, sono centinaia gli geoeventi
Gli Eventi in Campania: 14/10/2018 , Napoli Nisida, un vulcano sul mare dei Campi Flegrei, ed il suo Castello: la natura, la storia e l'impegno nel sociale 15/10/2018 - 20/10/2018 , Capri (NA) Capri: tra storia e natura 19/10/2018 , Napoli La Baia di Napoli: dalle barriere coralline del Cretacico al vulcanismo attivo attuale 19/10/2018 - 20/10/2018 , Aversa (CE) La città sottosopra: gli ipogei della città di Aversa 20/10/2018 , Ischia (NA) Incontriamoci nella Baia di Cartaromana: Aenaria tra archeologia subacquea e geologia 20/10/2018 , Napoli "Natura e Paesaggio”: la Campania e i suoi vulcani 20/10/2018 , Benevento Analisi dei rischi e delle problematiche del territorio beneventano
per scoprire la bellezza e l’utilità delle scienze legate alla Terra. L'obiettivo del festival è quello di evidenziare il ruolo strategico delle geoscienze nella prevenzione dei rischi naturali e nella salvaguardia dell’ambiente, raccontando l’appassionante mondo della ricerca scientifica. Il progetto lo scorso anno ha visto oltre ottantamila partecipanti, e ha interessato vari
ambiti: ambiente, energia, clima, salute, risorse e rischi naturali, erosione delle coste, geomateriali, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale e monumentale. Questa consapevolezza è utile per sviluppare un turismo rispettoso degli ecosistemi naturali e per ridurre la vulnerabilità del territorio ai pericoli naturali, quali terremoti, frane, alluvioni. Lo
scorso anno il Festival si è chiuso con un totale di 486 appuntamenti in 172 località italiane. Oltre 600 i ricercatori e divulgatori scientifici hanno animato i Geoeventi e sono stati oltre 300 gli enti partecipanti: 126 associazioni scientifiche e culturali, 77 Comuni, 30 Musei, 32 Università, 3 Enti di ricerca, 3 Osservatori scientifici, 27 Parchi e Riserve, 14 Istituti di istruzione secondaria superiore, 6 Soprintendenze Archeologiche, 11 Fondazioni, 4 Ordini professionali, 1 ONG, 4 Regioni, 2 Comunità e Unioni montane e 2 Arpa. La Settimana del Pianeta Terra, che vede ogni anno aumentare la partecipazione, vuole diffondere il rispetto per l'ambiente, la cura per il territorio così come la consapevolezza
dei rischi cui siamo esposti e promuovere un turismo culturale sensibile ai valori ambientali, diffuso su tutto il territorio italiano, che mette in risalto sia le risorse naturali più spettacolari, sia quelle meno conosciute ma non meno affascinanti, quelle che abbiamo la fortuna spesso senza saperlo di avere proprio a due passi da casa. Essa vuole far appassionare i giovani alla scienza, alle Geoscienze in particolare, e “trasmettere l'entusiasmo per la ricerca e la scoperta scientifica, far conoscere le possibilità che la scienza offre per migliorare qualità della vita e sicurezza. Durante la Settimana del Pianeta Terra è l'Italia che apre le porte sul suo patrimonio geologico e naturale”.
Festival per la Terra: a Venezia la terza edizione La salute del nostro Pianeta al centro della kermesse È giunto alla sua terza edizione il Festival per la Terra (Festival for the Earth), una manifestazione che si terrà a Venezia il tre e il quattro dicembre nelle sedi dell'università Ca' Foscari, dell'Ateneo Veneto, del Museo di storia naturale di Venezia e dell'orto botanico di Padova. Tra i principali obiettivi troviamo la ricerca di una soluzione ai continui e repentini cambiamenti climatici, le opportunità economiche legate a un futuro sostenibile, l’accelerazione della transizione promuovendo network specifici e start-up, lo sviluppo di una cultura ambientale. Come è stato spiegato, il Festival per la Terra è stato concepito dall'artista e ideatrice Maria Re-
becca Ballestra, come un progetto artistico per la trasformazione sociale che mira a stimolare la creatività diretta a processi di cambiamenti e di rivolgimenti positivi nella scienza, nelle discipline umanistiche, nell'economia, nell'ecologia e nell'arte. La sede
della conferenza si alterna tra Venezia e il Principato di Monaco, due città già legate da forti legami storici, due luoghi simbolici in cui il rapporto tra 'acqua' e 'terra' ha modellato le menti dei loro cittadini e la loro storia. Grazie a questa kermesse si sono costruiti
mano a mano nuove partnership accademiche e strategiche grazie alle quali l'evento è cresciuto e si è sviluppato nel corso degli anni; tra queste oltre alle università la Fondazione Principe Alberto II di Monaco, il Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), il museo oceanografico del Principato di Monaco, il museo di storia naturale di Venezia. Come main sponsor della principale installazione artistica del Festival c'è la Venini spa, un vero e proprio punto di riferimento nel mondo del vetro artistico. Si ritroveranno a trattare di tematiche importanti relatori, tra i quali ci saranno eccellenze provenienti dal mondo accademico e pro-
fessionale (vincitori di premi Nobel, Pulitzer come Daniel Fagin, e Goldman come Rossano Ercolini), ma anche membri di influenti organizzazioni internazionali; il Principe Alberto II di Monaco e Youba Sokona, vice-presidente del Comitato intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) dell'Onu, terranno i discorsi di apertura. Un evento da non perdere, che animerà la laguna più famosa del mondo con una vasta di gamma di conferenze, workshop, incontri con artisti, con un unico scopo, quello di porre al centro la Terra in tutti i suoi aspetti, accendendo i riflettori sui problemi che minano il suo stato salute. A.P.
Shooting star: droni luminosi in volo invece dei fuochi pirotecnici Conservare le tradizioni rispettando ambiente e salute Cristina Abbrunzo Originariamente utilizzati per allontanare gli spiriti maligni, i fuochi d’artificio furono inventati dai cinesi verso il X secolo, quando si scoprì che miscelando salnitro (nitrato di potassio) con zolfo e carbone si poteva produrre un composto esplosivo. A portare questa invenzione in Europa furono esploratori occidentali, come Marco Polo, o forse mercanti arabi; quello che è certo è che già nel XIV secolo nel Vecchio Continente si allestivano grandiosi spettacoli pirotecnici. Con l’aumento della diffusione del Cristianesimo i fuochi d’artificio entrarono così a far parte delle tradizioni delle nostre feste Religiose, e in particolar modo, della nostre Feste Patronali, associati allo svolgimento di funzioni religiose e processioni, ma si diffusero anche per commemorare ricorrenze come la Presa della Bastiglia in Francia o il Capodanno di quasi tutte le grandi città del mondo. Al giorno d'oggi la pirotecnica resta un'arte molto diffusa: dalle feste di paese alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi, non è festa se non ci sono sfavillanti spettacoli di fuochi d’artificio. Il Bel Paese non sta a guardare ed è a tutti gli effetti uno dei paesi aventi una spiccata identità pirotecnica. Esistono diverse scuole e quella cosiddetta napoletana è quella che nell'immaginario collettivo mondiale evoca scenari barocchi e di festa. Tutto molto bello e colorato, la tradizione da rispettare, lo scopo celebrativo, l’atmosfera festiva, ma, come purtroppo accade, c’è un risvolto della medaglia che molto spesso non è conosciuto, oppure è sottovalutato: i petardi e i fuochi d’artificio hanno un effetto dannoso sulla salute umana, animale e sull’ambiente. I fuochi d’artificio sono azionati da polvere pirica nera (polvere da sparo denominata AKA). Questa sostanza è costituita da un ossidante (nitrato di potassio), un combustibile (carbone), e un acceleratore (zolfo). Per ogni 270 grammi di polvere nera usata, 132 grammi di biossido di carbonio vengono immessi nel-
l’ambiente, soprattutto nell’aria sotto forma di micropolveri sottili. Il resto si trasforma in solfuro di potassio ed azoto, sempre sotto forma di micropolveri sottili ed ultrasottili. Tutte le sostanze sprigionate sono veri e propri veleni che restano nell’aria per diversi giorni prima di essere smaltite, con danni anche molto gravi alla nostra salute e all’ambiente. Oltre alle tante polveri inquinanti, va’ ricordata pure l’enorme quantità di rifiuti generati dai petardi stessi, soprattutto per quei fuochi che vengono detonati in mare. L’alluminio, a contatto con l’acqua salata del mare, può modificarsi e rilasciare sostanze
nocive. Inoltre, il contenitore, generalmente costituito da cartone e alluminio si disperde nell’ambiente e in mare, costituendo un vero e proprio problema ambientale e alimentando l’inquinamento già esistente. Non meno grave l’inquinamento acustico provocato dalla detonazione degli esplosivi che pure è da considerarsi pericoloso per la nostra salute. Ma non è tutto. Oltre all'impatto sulla salute e sull'ambiente, i botti sono pericolosi anche per via delle lesioni che possono procurare. Le parti del corpo più a rischio sono quelle principalmente esposte alle esplosioni, ovvero mani, braccia,
volto, occhi e orecchie e le ustioni conseguenti possono variare dal primo al terzo grado. Basta guardare il bollettino di guerra che ogni primo dell’anno viene rilasciato dai pronto soccorsi ed in particolar modo al sud Italia. Alle motivazioni ecologiche, si aggiunge inoltre una fondata e ben comprensibile questione etica che interessa la salvaguardia di migliaia di animali che fuggono o subiscono conseguenze anche gravi per lo spavento dai botti. Gli animali domestici, a causa della deflagrazione di questi botti pirotecnici, il più delle volte impazziscono e rischiano di subire gravi conseguenze con traumi generati dalla paura, e in alcuni casi scappando vengono travolti da automobili o si gettano nel vuoto dai balconi. Ancora peggio accade agli animali selvatici, sopratutto gli uccelli che, a causa delle esplosioni, o muoiono sul colpo per infarto oppure scappano via in completa assenza di visibilità, trovando la morte in seguito a impatti con case, lampioni, automobili, ecc. Ogni anno sono sempre di più i sindaci delle città che cercano di contrastare i botti pirotecnici, con apposite ordinanze che bandiscono questa usanza per privilegiare la sicurezza della città e dare un chiaro segnale di attenzione verso ambiente e salute. La questione che si pone ora è
questa: esiste una soluzione che consenta di rispettare e tener fede a queste tradizionali pratiche celebrative tutelando contemporaneamente la nostra sicurezza e l’ambiente che ci circonda? La risposta arriva da Intel, storico produttore statunitense di chip e processori per sistemi informatici, che da qualche tempo si è affacciato anche al mondo dei droni. Ebbene, presto i tradizionali botti pirotecnici potrebbero essere rimpiazzati da uno stormo di droni a Led, colorati e luminosi, pronti a compiere evoluzioni e formare figure colorate mentre sono in volo. Un drone luminoso ha due caratteristiche: quella di essere silenzioso e di potersi muovere creando così aree sfavillanti in diversi punti della città. Arriva dunque lo Shooting Star, pensato e progettato appositamente per gli spettacoli luminosi notturni. Il primo volo in pubblico si è tenuto a inizio ottobre 2016 in una piccola cittadina poco fuori in Germania: uno stormo di 500 droni luminosi si sono alzati in volo all’unisono, controllati da un unico pilota a terra. In questo modo Intel è anche riuscita a entrare nel Guinness World Record per il maggior numero di velivoli controllati da un unico operatore. Se avete poi assistito alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang, in Corea del Sud, sicuramente non vi sarete persi lo show effettuato da Intel con ben 1.218 droni che hanno danzato nel cielo, formando una serie di figure per concludersi con la realizzazione del logo olimpico. E la capostipite italiana di questa nuova “tradizione” è stata la città di Torino, che per la tipica festa patronale di San Giovanni, a giugno di quest’anno, ha illuminato il cielo con una spettacolare coreografia di droni, tanto silenziosa quanto straordinariamente scenografica. Questa tecnologia innovativa che sposa il rispetto della tradizione con il rispetto per l'ambiente, i cittadini e la loro salute si sta largamente diffondendo. Dall’America all’Italia, la rivoluzione è iniziata!
Pubblica Amministrazione
La pubblicazione di un atto sul sito web Il Consiglio di Stato si pronuncia sui termini per impugnare un provvedimento Felicia De Capua La pubblicazione di un atto sul sito web di una pubblica amministrazione produce effetti di conoscenza legale e quindi, decorrenza dei termini di impugnazione, in casi tassativi. Il Consiglio di Stato si esprime ancora una volta sulla decorrenza dei termini per impugnare un provvedimento amministrativo in presenza di una pubblicazione elettronica sul sito web della Pubblica Aministrazione (Cons. Stato, sez. III, 28 settembre 2018, n. 5570). Nel caso in esame il giudice di primo grado ha ritenuto che la pubblicazione della delibera sul sito web aziendale è valsa ad integrare una valida modalità di conoscenza legale dell’atto, opponibile erga omnes, sostenendo l’irricevibilità del ricorso, in quanto notificato oltre i 60 giorni dalla pubblicazione on-line della delibera. Il Consiglio di Stato, di avviso opposto, ritiene che la pubblicazione del provvedimento sul sito telematico dell’amministrazione non è valsa, in questo caso, a far decorrere i termini per l’impugnazione dell’atto.Il Collegio chiarisce
che l’effetto conoscitivo opponibile erga omnes deve poggiare su una specifica disciplina di legge, sicché la pubblicazione sul sito istituzionale on lineda parte dell’ente che adotta l’atto, in mancanza di una disposizione normativa che attribuisca valore ufficiale a tale forma di ostensione, non può fondare alcuna presunzione legale di conoscenza. In questo senso i giudici di Palazzo Spada hanno inteso il disposto dell’art. 32 L. 69/2009 (cfr. Cons. Stato, sez. V, 08 maggio 2018, n. 2757 e 27 agosto 2014, n. 4384), nonché la previsione generale contenuta all’articolo
54, comma 4-bis, del Codice dell’amministrazione digitale secondo cui “la pubblicazione telematica produce effetti di pubblicità legale nei casi e nei modi espressamente previsti dall’ordinamento”.Pertanto viene confermata la oramai consolidata giurisprudenza secondo cui la pubblicazione telematica dell’atto costituisce una forma di pubblicità in grado di integrare di per sé gli estremi della conoscenza erga omnes dell’atto pubblicato e di far decorrere il termine decadenziale di impugnazione solo quando sia prevista e prescritta da specifiche determinazioni normative (Cons.
Stato, sez. V, 30 novembre 2015, n. 5398; Id., sez. IV, 26 aprile 2006, n. 2287). Nel caso dinnanzi al Consiglio di Stato la pubblicazione della delibera avrebbe rilevanza unicamente come pubblicità notizia e ai fini del conferimento dell’esecutività all’atto pubblicato, ma non varrebbe a determinarne la conoscenza erga omnes. Infatti i concetti di esecutività e conoscenza legale dell’atto amministrativo non sono coincidenti e automaticamente sovrapponibili (Cons. Stato, sez. V, 17 novembre 2009, n. 7151), il che induce a ritenere che la pubblicità funzionale all’acquisizione di esecutività dell’atto non debba necessariamente assolvere anche alla funzione di rendere opponibili ai terzi, ai fini della decorrenza del termine per impugnare, i fatti per i quali cui essa è prevista. In sostanza, il Consiglio di Stato conclude con osservazioni generali affermando che le norme in tema di pubblicazione telematica degli atti devono essere applicate con particolare cautela e, quindi, sottostare ad un canone di interpretazione restrittiva, in particolar modo nel momento
in cui si tratta di determinare (in via interpretativa) gli effetti di conoscenza legale associabili o meno a siffatta tipologia di esternazione comunicativa. Le ragioni di cautela elencate nella sentenza sono, tra le altre, la mancanza di una disposizione di carattere generale in grado di equiparare, nella loro efficacia giuridica, tutte le variegate forme di pubblicità degli atti, e la necessità di privilegiare, in presenza di dubbi esegetici aventi effetti sul regime decadenziale dall’azione impugnatoria, l’opzione meno sfavorevole per l’esercizio del diritto di difesa e, quindi, maggiormente conforme ai principi costituzionali espressi dagli artt. 24, 111 e 113 Cost., nonché al principio di effettività della tutela giurisdizionale. Del resto l’orientamento normativo è inteso ad incrementare in modo selettivo l’accesso a forme innovative di pubblicità, mediante disposizioni ad hoc (quali quelle che si rinvengono nella materia degli appalti pubblici), variamente calibrate in relazione allo specifico contesto disciplinare.
Viaggio nelle leggi ambientali RIFIUTI L’ Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) con la nota metodologica dell’8 agosto 2018 ha fornito indicazioni in merito alla valutazione della caratteristica di pericolo HP14 ‐ Ecotossico, nell'ambito della procedura più generale di classificazione dei rifiuti. In particolare è da sottolineare che la pericolosità di un rifiuto può derivare dalla sussistenza di una o più caratteristiche di pericolo, ognuna delle quali deve essere oggetto di opportuna valutazione ai fini dell’espletamento dell’intera procedura di classificazione. RIFIUTI End of waste - Risposta Mi-
nAmbiente 19 luglio 2018 alla interrogazione parlamentare n. 5-00187: “Foti: Attribuzione del potere di rilascio delle autorizzazioni in materia di cessazione della qualifica di rifiuto”. Con riferimento alle questioni poste, inerenti la determinazione dei criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto, ed in particolare alla situazione determinatasi in seguito alla decisione adottata dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 1229/ 2018, si ritiene necessario un intervento normativo che disciplini le modalità – alternative all’emanazione di specifici decreti ministeriali e immediatamente utilizzabili sino alla data di entrata in vigore di questi ultimi – attraverso cui
istituire meccanismi per la cessazione della qualifica di rifiuto « caso per caso ». Tale intervento consentirà la massima diffusione dell’istituto dell’End of Waste, l’attuazione dei principi europei in materia di economia circolare e « società del recupero e riciclo », il rispetto della gerarchia dei rifiuti.
L’intervento normativo consentirà, più precisamente, alle autorità competenti al rilascio delle autorizzazioni previste dagli articoli 208, 209 e 211 del decreto legislativo n. 152 del 2006, nonché alle autorizzazioni disciplinate dal titolo IlI-bis della parte seconda del predetto decreto, la facoltà di stabilire - previo espletamento
di adeguate istruttorie - i criteri specifici per la cessazione della qualifica di rifiuto, da adottare in conformità alle condizioni fissate al comma 1 dell’articolo 184-ter, del Codice dell’ambiente. La proposta di emendamento del richiamato articolo permetterà, nelle more dell’emanazione dei decreti ministeriali, di attuare meccanismi End of Waste immediatamente operativi, evitando così di procrastinare ulteriormente la realizzazione dell’economia circolare e la riduzione del conferimento dei rifiuti in discarica, in linea, peraltro, con le disposizioni, sullo stesso tema, di cui all’appena pubblicata direttiva 2018/851 (UE), in fase di recepimento. A.T.
DISEGNIAMO IL FUTURO. UN MONDO SENZA FAME. DOBBIAMO COSTRUIRE UN MONDO SENZA FAME, PER ESSERE COSTRUTTORI DI PACE Andrea Tafuro Benvenuti alla Giornata Mondiale dell’Alimentazione! L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) celebra, il 16 ottobre di ogni anno, la Giornata mondiale dell’alimentazione per ricordare la fondazione dell’Organizzazione nel 1945. In oltre 150 paesi in tutto il mondo si svolgono celebrazioni, rendendo questo avvenimento uno dei più celebrati del calendario ONU. Questi eventi cercano di sensibilizzare i cittadini verso una maggiore consapevolezza circa tutti coloro che soffrono la fame e sulla necessità di garantire la sicurezza alimentare e diete nutrienti per tutti. La Giornata mondiale dell’alimentazione è anche un’ importante opportunità per mandare al pubblico un messaggio forte: possiamo eliminare la fame nel mondo e diventare la Generazione Fame Zero, ma possiamo riuscirci solo lavorando insieme. Sappiamo bene che centinaia di milioni di persone in tutto il mondo soffrono la fame. Ma a cosa è dovuto? Quali sono le origini della fame e della malnutrizione? Qual è la causa e come possiamo combatterla? Se guardiamo alla storia, la fame è sempre esistita e sempre per gli stessi motivi. La povertà è una delle principali cause della fame: chi è povero non può permettersi alimenti nutrienti, ciò rende difficile lavorare per guadagnarsi da vivere e per questo il più delle volte si resta incastrati nella trappola della povertà. Le guerre distruggono le coltivazioni e la produzione alimentare, spesso milioni di persone sono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni e si ritrovano senza cibo. La stragrande maggioranza dei popoli affamati nel mondo vive nei paesi colpiti dalla guerra che, a loro volta, possono essere una diretta conseguenza della fame. Il cibo può, pertanto, essere una potente arma di pace nel mondo! Inoltre, nel corso degli ultimi due secoli gli uomini hanno sottovalutato gli effetti dell’inquinamento, che invece ha cambiato il clima, causando l’aumento di eventi meteorologici estremi come allu- vioni, tempeste tropicali e lunghi periodi di siccità. Agricoltori, pescatori, allevatori e abitanti
delle aree boschive sono le persone più colpite durante e dopo i disastri naturali: si ritrovano con cibo insufficiente e sono spesso costretti ad abbandonare le loro abitazioni. Anche l’aumento delle temperature in seguito ai cambiamenti climatici ha un effetto devastante sull’ambiente, inaridendo i campi e rendendoli infertili. Povertà, guerre e disastri naturali hanno effetti particolarmente gravi sulle aree meno ricche del mondo, ma anche nei paesi ricchi e industrializzati troviamo fasce di popolazione che vivono in povertà e non possono nutrirsi adeguatamente, spesso vivono negli stessi quartieri in cui risiedono persone in sovrappeso se non obese. La sovralimentazione e l’assunzione irresponsabile di cibo spazzatura sono parte integrante del problema della fame, poichè causano un crescente numero di decessi ogni anno. Oltre un quarto della popolazione mondiale, circa 1,9 miliardi di persone, sono in sovrappeso, seicento milioni sono obese e l’obesità negli adulti è in crescita ovunque a una velocità notevole.
I rifiuti che derivano dalle enormi quantità di cibo prodotte per gli ipernutriti contribuiscono all’inquinamento, il che interessa la salute di tutti. La malnutrizione è pertanto un problema globale, poiché riguarda tutti noi, a prescindere da dove viviamo. La crescita economica è spesso l’elemento chiave per uscire dalla fame. Purtroppo, però, quando non è
corretta e controllata, può ampliare il divario tra ricchi e poveri, generando ulteriore fame, guerre e tensioni sociali. La crescita deve includere le persone più deboli e considerare la società nella sua totalità, le persone sono l’ingrediente speciale della ricetta per sconfiggere la fame nel mondo. Ognuno ha il proprio compito per raggiungere questo obiettivo
L’INGREDIENTE SPECIALE PER IL CAMBIAMENTO DEFINITIVO SONO LE PERSONE #FameZero è la principale missione della FAO e gli ingredienti necessari per essere vincenti sono: 1. Sicurezza alimentare: garantire a tutti l’accesso a cibi sani, ogni giorno. Il nostro pianeta è in grado di sfamarci ma è compito degli esseri umani distribuire il cibo in modo equo, senza lasciare nessuno a mani vuote! 2. Alimentazione sana: accertarsi che tutti assumano le sostanze nutritive per stare bene, promuovendo abitudini alimentari responsabili e a basso impatto ambientale. In questo modo potrà essere ristabilito l’equilibrio tra chi mangia troppo o in modo errato e chi non dispone di cibo sufficiente. 3. Agricoltura sostenibile: l’uso di campi, foreste, mari e di tutte le risorse naturali essenziali per la produzione alimentare, senza danneggiare il pianeta. Sostenibile, perché la produzione di cibo deve essere rispettosa dell’ambiente, così come di tutte le persone e gli animali che ci vivono, altrimenti le nostre risorse non dureranno a lungo! 4. Eliminazione della povertà: la povertà è spesso la causa diretta della malnutrizione, perfino nei Paesi in cui i supermercati sono pieni di cibo. Le persone che non possono permettersi cibi sani, o cibo in generale, tendono ad ammalarsi più facilmente. In sostanza, uno stile di vita sano è il risultato del progresso economico e sociale!
TU COSA PUOI FARE?
Evita di sprecare il cibo Acquista e consuma solo il necessario, non scartare frutta e verdure che sembrano brutte, dì NO alle inutili confezioni di plastica, ama i tuoi avanzi! Non farti ingannare dalle etichette Solo la data di scadenza indica quando un alimento non è più buono. Ma se la data del “consumarsi preferibilmente entro…” di un alimento è superata, potrebbe essere ancora buono! Migliora la tua dieta Prova a fare un pasto alla settimana a base di sole verdure (compresi i legumi come lenticchie, fagioli, piselli e ceci) al posto della carne. Mangia sano Quando fai la spesa, impara a individuare sulle etichette gli ingredienti dannosi come i grassi trans. Sostituisci gli snack industriali con frutta fresca, verdure crude, noci o pane integrale. Abbi cura dell’acqua Datti da fare e controlla le perdite, usa l’acqua piovana o le acque grigie per inaffiare le piante, fai docce rapide invece del bagno, chiudi il rubinetto quando ti lavi i denti. dimenticare di farti sentire se li vedi mentre lo fanno!
comune! Il 16 ottobre di ogni anno, come detto sopra oltre 150 paesi si riuniscono per celebrare il loro obiettivo comune: un mondo libero dalla fame e dalla povertà, in cui ognuno possa vivere in modo sano. L’obiettivo Fame Zero (#FameZero) è il cuore degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite da raggiungere entro il 2030. E’ importante, però, ribadire che la FAO e i governi coinvolti nella missione più importante per il nostro pianeta non potranno farcela senza uno sforzo da parte di tutti. Purtroppo la fame nel mondo è in aumento: secondo un rapporto FAO, nel 2016 le persone che soffrono la fame sono state 38 milioni in più rispetto al 2015. Ogni giorno più di 800 milioni di persone non riescono a procurarsi alcun tipo di cibo e rischiano di morire di denutrizione. Fame Zero è il secondo dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite. Gli OSS sono una guida ai governi per poter sviluppare politiche e iniziative per debellare la fame e la povertà, combattere le disuguaglianze e le ingiustizie, contrastare i cambiamenti climatici e raggiungere uno sviluppo sostenibile, che è la vera soluzione permanente. Cibo e agricoltura sono elementi importantissimi per ognuno di questi punti perché raggiungere l’obiettivo Fame Zero significa anche realizzare molti degli altri OSS. Ad esempio, non è possibile pensare all’istruzione e al benessere se prima non si rende la sana alimentazione accessibile a tutti.
14 ottobre 2018 – Napoli, l’evento “N’Sea Yet, il rifiuto è una ricchezza” Nell’ambito degli Stati Generali del Mare 2018 i volontari dell’associazione Sea Yet che promuovono la campagna #Prendi 3, hanno effettuato la raccolta della plastica lungo tutta la scogliera del Lungomare di Napoli. Con il materiale e gli scarti recuperati è stata realizzata un’installazione dell'artista napoletano Dario Protobotto: una gigante e colorata tartaruga marina.
Foto di Fabiana Liguori
Il rifiuto può e deve essere considerato un’inestimabile fonte di ricchezza
Entra a far parte della community eco-friendly! MISSION: Fare in modo che arrivi meno plastica negli oceani e invertire il comportamento sociale del gettare il rifiuto a terra con il raccoglierlo e differenziarlo. COSA SI FA: Usare i social in maniera UTILE! Quando vedi 3 oggetti di plastica in spiaggia (ma anche al parco o in città) prendili e gettali nella campana del riciclo più vicina. Documenta l'azione con una tua foto o con un video e pubblicalo sul tuo profilo Facebook e Instagram con l'hashtag #prendi3 e #take3. Puoi anche sfidare degli amici a fare lo stesso. Invia eventuali video da pubblicare sulla pagina ufficiale alla mail: prendi3perilmare@gmail.com. #Prendi3 è consapevolezza e gratitudine nei confronti dei nostri oceani.