Inquinamento e salute: un software per stabilirne il legame Ambiente inquinato e salute umana: un binomio la cui relazione è da decenni oggetto di indagine ed approfondimenti da parte della comunità scientifica. Ciò che resta ancora tutt’oggi da chiarire è, infatti, la correlazione tra i diversi fattori coinvolti (tipo di inquinanti, stile di vita e contesto sociale) e l’insorgenza delle diverse patologie, per lo più oncologiche. In Campania la situazione ambientale è a dir poco preoccupante: il territorio dei novanta comuni in-
clusi nell’area tra Napoli e Caserta, definito Terra dei fuochi, ad esempio, è stato per oltre trent’ anni oggetto di sversamenti illegali ed interramenti di rifiuti solidi urbani, rifiuti pericolosi, scarti di lavorazioni industriali prodotti sia da industrie localizzate al centro-nord sia da attività lavorative locali «in nero», cui si è aggiunta un’attività frequente di incendi dolosi con drammatiche ripercussioni sul livello di inquinamento atmosferico che ha portato gli abi-
tanti a chiedere a gran voce delle risposte relative alla salute. Le informazioni di tipo scientifico o riguardanti fatti scientifici giungono purtroppo in modo frammentario, in genere dalle fonti più disparate e prive di uno schema interpretativo; di fronte ai brandelli di conoscenze (talvolta mancanti di senso e di significato) le persone ricostruiscono una rappresentazione del mondo utilizzando i brandelli a ‘disposizione’... Martelli pag.4
PRIMO PIANO
ARPAC
L’abusivismo edilizio in Italia
In Italia il cemento abusivo è ancora un problema vivo, esteso, radicato. La legalità, il paesaggio, la sicurezza degli edifici sono sempre più schiacciati dal fenomeno. Liguori a pag.3
Economia dei rifiuti, decimo Forum a Ischia Il decimo Forum internazionale sull’economia dei rifiuti, organizzato da PolieCo a Ischia il 21 e il 22 settembre, è stato l’occasione per riflettere su quanto sta accadendo in Campania lungo la filiera del riciclo della plastica. Intervenuto alla conferenza stampa di presentazione del Forum, il 18 settembre alla Stazione zoologica Anton Dohrn, il commissario Arpac
Il rapporto tra la fame del mondo e il clima
Fondi per i parchi e le aree marine
TURISMO & CO
A Napoli il primo Book&Bed In un mondo sempre più tecnologico, un mondo collegato alla rete, un mondo tutto digitale è ancora possibile osservare il fascino di un libro cartaceo, sfogliare le pagine di carta stampata... Buonfanti a pag.5
AMBIENTE & SALUTE BIO-ARCHITETTURA
Yoshio Taniguchi: le architetture del silenzio
Palumbo a pag.12
Stefano Sorvino ha ricordato le varie crisi fronteggiate questa estate sul fronte degli incendi degli impianti di gestione dei rifiuti. «Veniamo da un’estate pesante», ha detto Sorvino. «L’anno scorso abbiamo sofferto per gli incendi sul Vesuvio, quest’anno è stata la volta degli incendi agli impianti che trattano rifiuti». Mosca a pag.6
Bellezza, paradigma della sostenibilità La bellezza, coinvolge molte sfumature della nostra vita, offrendoci un’ampia gamma di colori per tratteggiare la nostra vita. Abitualmente noi godiamo della bellezza non ne parliamo, poiché abbandonarsi ad essa vorrebbe dire, in un certo senso, esporsi affettivamente… e potrebbe essere pericoloso. Faccio mia una storia africana su questo aspetto emotivo della bellezza... “Si racconta di una famiglia normale...
I cambiamenti climatici figurano tra le principali cause della fame nel mondo. Questo quanto emerge dal nuovo rapporto The state of food security and nutrition in the world 2018, presentato a Roma l’11 settembre scorso. Lo studio, realizzato da Fao, Unicef e l’agenzia Onu Ifad, denuncia un progressivo aumento del fenomeno, che interessa attualmente 821 milioni di persone... Fanelli a pag.10
Ogni anno l'Italia destina ai suoi 23 parchi nazionali 81 milioni di euro: 1 euro e 35 centesimi ad abitante, l'equivalente di un cappuccino. È il risultato del rapporto "Check-up dei parchi Nazionali e delle Aree Marine Protette" del WWF Italia effettuato sulla base dei dati di tutti i 23 Parchi Nazionali attualmente operativi e 26 aree marine protette sulle 29 istituite. Una somma irrisoria considerando quali problemi devono affrontare... Esposito a pag.13
Tafuro a pag.19
Tavola rotonda
A Napoli si è parlato di dragaggio nei porti, nuove tecnologie e nuove procedure Il 26 settembre scorso nella Sala Polo dello Shipping di Napoli si è tenuta un’importante tavola rotonda. Visti i recenti mutamenti legislativi che stanno ridando l’avvio a molti progetti in ambito portuale in tutto il nostro Paese, il mondo accademico, professionisti e tecnici, operatori e istituzioni, si sono ritrovati per un confronto sui nuovi mutamenti legislativi e sulle nuove tecnologie sviluppate per il dragaggio dei nostri porti. L’incontro è stato organizzato
dal CONISMA (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare e dall’ATENA(Associazione Italiana di Tecnica Navale) nell’ambito della Shipping Week 2018. L’obiettivo del seminario è stato quello di fornire un quadro chiaro e dettagliato su molti aspetti del dragaggio portuale, tenendo conto dei progressi più recenti del settore e anche con riferimento ad esperienze concrete sviluppate sul campo. Importanti contributi di ca-
rattere scientifico e tecnico sono stati forniti dal Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno, dal Propeller Club, dall’Associazione Ingegneri Napoli e da RemTech Coast. Hanno aperto i lavori: Mario Calabrese (Comune di Napoli e Università Federico II), Alberto Moroso (Presidente Atena) e Annibale Cutrona (Direttore CoNISMa). Vista l’importanza dell’argomento il Seminario in questione è stato accreditato presso il Consiglio Nazionale
Comitato Scientifico Fabio Dentale (UNISA), Antonio Scamardella (UNIPARTHENOPE) Eugenio Pugliese Carratelli (CONISMA) Alberto Moroso (ATENA) Giovanni Besio (UNIGE) Ernesto Fasano (UNINA) Marco Starita (Associazione Ingegneri@Napoli) Andrea Zamariolo (RemTech Coast Expo/ATENA) degli Ingegneri per il riconoscimento di crediti formativi professionali. Si sono succeduti i seguenti interventi: Esperienze e procedure autorizzative, Francesco Messineo (ASP Tirreno Centrale); Antonella Ausili (ISPRA); Stefano Corsini (ASP Tirreno Settentrionale), Vincenzo Saggiomo (Stazione Zoologica Antonio Dohrn); Stefano Sorvino (Commissario straordinario ARPA Campania) e Andrea Zamariolo (Coast – RemTech Expo / ATENA). Sono state presentate inoltre le relazioni del prof. Eugenio Pugliese Carratelli (Università di Salerno/CONISMA),
del prof. Fabio Dentale (Università di Salerno/CONISMA), Elena Valentino (ASPTC) che ha illustrato il dragaggio del Porto di Salerno; Carlo Boeri: che ha illustrato i casi studio a livello europeo e l’esperienza di Jan de Nul; Gianni Depperu (DECOMAR) sull’’Ecodragaggio per il rinnovo del modello di sviluppo portuale; Vincenzo Belgiorno (Università di Salerno), Monitoraggio sulle operazioni di movimentazione sedimenti; Ernesto Fasano (Università Federico II/ATENA) le nuove Tecnologie delle draghe e Guido Benassai (Università Parthenope) i dragaggi nei porti turistici: tecniche e normative.
La Settimana Europea per la riduzione dei Rifiuti Tina Pollice La decima edizione dell' European Week for Waste Reduction, in Italia meglio conosciuta come SERR, Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, si svolgerà dal 17 al 25 novembre 2018 e avrà come focus tematico la prevenzione e la gestione dei rifiuti pericolosi.Secondo i dati della EEA, Agenzia Europea dell’Ambiente, ciascun cittadino europeo genera 200 kg di rifiuti pericolosi all’anno: parliamo di 100 milioni di tonnellate, e, un quinto di questi sono prodotti in casa. Nata all’interno del Programma LIFE+ della Commissione Europea, la SERR si pone l’obiettivo pri-
mario di sensibilizzare quanti più attori possibili sulle strategie e sulle politichedi prevenzione dei rifiuti delineate dall’Unione Europea che gli Stati membri sono chiamati ad attuare. Il Comitato promotore nazionale della SERR in Italia è composto da CNI
Unesco, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Utilitalia, Anci, Città Metropolitana di Torino, Città Metropolitana di Roma Capitale, Legambiente e AICA, la Regione Sicilia con E.R.I.C.A. Soc. Coop. ed Eco dalle Città in qualità
di partner tecnici. Anche per il 2018 l’obiettivo sarà coinvolgere il più possibile pubbliche amministrazioni, associazioni e organizzazioni no profit, il mondo della scuola e quello delle imprese e singoli cittadini. La SERR chiama tutti a proporre azioni volte a prevenire, ridurre o riciclare correttamente i rifiuti. Quest’anno la SERR è arrivata al decimo anno, dieci anni di azioni per prevenire i rifiuti che hanno coinvolto tutta l’Europa in un progetto straordinario di partecipazione. L’Italia si è sempre distinta, il numero di azioni dal basso dei suoi Project Developer è stato quasi sempre il più alto, a dimostrazione della grande atten-
zione al tema e della grande volontà di contribuire alla salvaguardia del pianeta. Anche quest’anno tutti possono partecipare, in forma associata o singola, per portare un messaggio concreto a chi ci circonda sperando che dal basso arrivi a chi definisce le regole. Il decennale sarà una festa oltre che un momento di lancio e riflessione per il futuro del progetto. Ulteriori dettagli sulle precedenti edizioni della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti sono disponibili sul sito internet ufficiale italianowww.menorifiuti.org . Gli hashtag della campagna sono i seguenti #EWWR18 #SERR18 e #TimeToDetox.
L’abusivismo edilizio in Italia: i numeri delle mancate demolizioni Fabiana Liguori In Italia il cemento abusivo è ancora un problema vivo, esteso, radicato. La legalità, il paesaggio, la sicurezza degli edifici sono sempre più schiacciati dal fenomeno. Legambiente ha sottoposto ai comuni italiani un questionario richiedendo alcune informazioni relative all’attività di contrasto all’abusivismo edilizio sul proprio territorio a partire dal 2004, anno successivo all’ultimo condono edilizio: numero di ordinanze di demolizione emesse, numero di ordinanze eseguite e numero di immobili regolarmente trascritti al patrimonio immobiliare comunale. Hanno fornito una risposta 1.804 comuni, il 22,6% dei comuni italiani. I comuni che non hanno dato riscontri sono stati 84, soltanto l’1% del totale. La regione che ha risposto di più è il Veneto, con il 32,9% dei comuni (un comune su 3), seguita con percentuali molto vicine dall’Umbria, dalla Valle d’Aosta, dall’Emilia Romagna e dalla Liguria. Fanalino di coda è la Calabria (con il 7,1%). Le mancate demolizioni, in seguito a ordinanze, consentono agli edifici abusivi di sopravvivere alla legge, e spesso alle sentenze, per decenni. Dal 2004 nel nostro paese risulta essere stato abbattuto solo il 19,6% degli immobili colpiti da ordinanza. Oltre l’80% manca all’appello. Se ci limitiamo a valutare il rapporto tra ordini di demolizione e abbattimenti, la performance migliore è del Friuli Venezia Giulia, con il 65.1%, peggiore è della Campania, con il 3% di esecuzioni. Se si considera il numero assoluto di ordinanze in ogni regione in relazione al dato nazionale, allora la prospettiva cambia: il Friuli Venezia Giulia ha un tasso di demolizioni alto a fronte di un numero basso di ordinanze (l’1,1% a livello nazionale), mentre la Campania detiene il record di ordinanze, oltre il 23% del totale nazionale. Risultano buoni i risultati della Lombardia, che con il 6,9% delle ordinanze nazionali ne ha eseguite il 37,3%, del Veneto (9,5% delle nazionali di cui eseguite il 31,5%) e della
Toscana (7,1% di cui eseguite il 24,8%). Se guardiamo alle regioni storicamente più esposte al fenomeno dell’abusivismo, la Sicilia ha il 9,3% del totale nazionale delle ordinanze emesse (eseguite il 16,4%), la Puglia ha abbattuto il 16,3% degli immobili colpiti da ordinanza (il 3,2% del dato nazionale) e la Calabria, sul 3,9% delle ordinanze nazionali ha solo il 6% delle esecuzioni. In Italia, la porzione di territorio costiero è senz’altro la più martoriata dal cemento abusivo. Tra tutti i comuni con “vista mare” solo il 20,3% ha risposto al questionario. Le regioni che spiccano per chiarezza sono l’Emilia Romagna (con il 64,3% dei comuni litoranei), il Veneto (con il 45,5%)
e la Sardegna (con il 38%, mentre solo il 7,5% dei comuni costieri della Puglia ha dato una risposta. Se nei Comuni dell’entroterra la media delle ordinanze di demolizione è di 23,3 a comune, andando verso il mare, il dato si moltiplica, arrivando a 247,5. La Campania, guida la classifica delle Regioni, per numero di ordinanze emesse, sia nei comuni costieri che nei comuni dell’entroterra. Ma perché in questo ambito la giustizia stenta ad affermarsi? I motivi sono molteplici, possono variare a seconda delle aree geografiche, ma sono sostanzialmente riconducibili al fatto che abbattere una casa è tutt’oggi politicamente e socialmente impopolare. E la bruttezza del
Belpaese non ha limiti: secondo la legge se il proprietario di un immobile abusivo non rispetta l’ingiunzione alla demolizione entro 90 giorni, lo stesso viene automaticamente acquisito al patrimonio immobiliare pubblico. E che “l’accertamento dell’inottemperanza alla ingiunzione a demolire, previa notifica all’interessato, costituisce titolo per l’immissione nel possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari, che deve essere eseguita gratuitamente”. Il Comune ne diviene a tutti gli effetti proprietario e può demolire, in danno dell’ex proprietario (anticipando le spese che poi dovrà farsi risarcire), o destinare l’immobile acquisito a usi di comprovata pubblica utilità. Il dato sconcertante è che solo il 3,2% degli abusi non demoliti risulta oggetto di acquisizione al patrimonio comunale. Troppo spesso si consente a ex proprietari e famiglie di continuare a godere gratuitamente del bene pur avendone persa la proprietà. C’è un’Italia abusiva, dunque, che resiste alle ruspe, fiancheggiata, purtroppo, da una quasi totale inerzia da parte delle Amministrazioni comunali e da una politica che millanta ipotesi di condono, che assicura di “risolvere il problema” ma che ancora oggi
chiede voti in cambio di promesse che non potrà mantenere. Oggi, grazie all’impegno e all’occhio vigile di alcune associazioni, Istituzioni e dei media si assiste senz’altro a un calo di nuove costruzioni senza autorizzazioni. Il paesaggio resiste. Ma quello che più pesa e tiene “prigioniero” il territorio è il vecchio abusivismo che vive e regna ancora in tutta la Penisola seppur alcune aree siano state liberate dai “mostri” del passato. Secondo Legambiente (ma del tutto condivisibile) è necessario cambiare il meccanismo su cui si basano le demolizioni e attribuire ai prefetti le operazioni di intervento, ferme restando tutte le competenze dei comuni in tema di controllo urbanistico del territorio e di repressione dei reati, comprese le ordinanze di demolizione. La potestà sanzionatoria, ossia l’abbattimento, deve quindi fare capo a un soggetto statale che non sia condizionato da un mandato elettorale. Questo è il punto fondamentale su cui impostare una riforma legislativa che, con poche modifiche al DPR 380/2001, sciolga i nodi che per decenni hanno impedito che si desse seguito alle ordinanze di abbattimento degli abusi.
Inquinamento e salute: un software per stabilirne il legame Al via il progetto Co.Sa coordinato da Maria Triassi direttrice del Dipartimento di Sanità pubblica Giulia Martelli Ambiente inquinato e salute umana: un binomio la cui relazione è da decenni oggetto di indagine ed approfondimenti da parte della comunità scientifica. Ciò che resta ancora tutt’oggi da chiarire è, infatti, la correlazione tra i diversi fattori coinvolti (tipo di inquinanti, stile di vita e contesto sociale) e l’insorgenza delle diverse patologie, per lo più oncologiche. In Campania la situazione ambientale è a dir poco preoccupante: il territorio dei novanta comuni inclusi nell’area tra Napoli e Caserta, definito Terra dei fuochi, ad esempio, è stato per oltre trent’ anni oggetto di sversamenti illegali ed interramenti di rifiuti solidi urbani, rifiuti pericolosi, scarti di lavorazioni industriali prodotti sia da industrie localizzate al centro-nord sia da attività lavorative locali «in nero», cui si è aggiunta un’attività frequente di incendi dolosi con drammatiche ripercussioni sul livello di inquinamento atmosferico che ha portato gli abitanti a chiedere a gran voce delle risposte relative alla salute. Le informazioni di tipo scientifico o riguardanti fatti scientifici giungono purtroppo in modo frammentario, in genere dalle fonti più disparate e prive di uno schema interpretativo; di fronte ai brandelli di conoscenze (talvolta mancanti di senso e di significato) le persone ricostruiscono una rappresentazione del mondo utilizzando i brandelli a ‘disposizione’, unificandoli attraverso legami spesso arbitrari e irrazionali e
riempiendo i vuoti con ciò che si ha già. È sulla base di questa esigenza di chiarezza e della necessità di utilizzare in modo integrato le fonti informative istituzionali su salute e ambiente che, il Dipartimento di Sanità pubblica della Scuola di Medicina e chirurgia dell’Università degli studi di Napoli Federico II in collaborazione con il dipartimento di chimica e biologia “A. Zambelli” dell’Università di Salerno, si sta adoperando grazie al progetto Co.Sa (Correlazione Salute Ambiente) per dar vita ad un software data warehouse in grado di analizzare contemporaneamente una importante mole di dati eterogenei tra loro. Ad illustrarci obiettivi, ostacoli e potenzialità di questo progetto (approvato e finanziato lo scorso 28 maggio) la professoressa Maria Triassi, direttrice del Dipartimento Federiciano e coordinatrice scientifica della ricerca, reduce dal successo dell’edizione 2018 dell’Atelier della Salute dove ha diretto il workshop su “Terra dei Fuochi: inquinamento ambientale, sicurezza degli alimenti, salute dell’uomo”. “Per quanto riguarda le difficoltà – ha affermato la docente – la correlazione tra qualità dell’ambiente e salute umana presenta vari livelli di criticità tra cui uno di tipo biologico-funzionale e l’altro di tipo tecnico-processistico. Dal punto di vista biologico gli esseri viventi sono caratterizzati da una notevole complessità che consente ad essi di reagire ai cambiamenti e, nei limiti del possibile, di contrastare gli effetti di forti eventi stressanti,
La prof.ssa Maria Triassi, coordinatrice scientifica di Co.Sa ed il suo team
rappresentati in questo caso dai fenomeni di inquinamento (ma non solo). Proprio per questo è complicato mettere in relazione un parametro ambientale fisicochimico e/o biologico con l’insorgere di una o più patologia, o con l’alterazione di un processo molecolare e/o biochimico che a sua volta può facilitare l’insorgere di disturbi più o meno gravi. Esistono, ad esempio, numerosi studi indipendenti che hanno permesso di classificare alcune sostanze come cancerogene mentre altre come potenzialmente cancerogene. Tuttavia, non sempre la sola presenza/assenza può essere esaustiva per definire un sito inquinato o addirittura per definire con assoluta certezza che tale condizione possa essere rischiosa per la salute umana. Sebbene una delle priorità di noi cittadini sia la nostra salute – ha continuato la studiosa – la maggior parte dei nostri corregionali (ma non solo)
Il progetto Co.Sa prevede la creazione di un data warehouse capace di raccogliere dati di diversa natura
è poco attenta alla prevenzione, allo stile di vita sano a tavola e non solo, e ad evitare cattive abitudini di cui esistono prove schiaccianti di relazione causaeffetto, come ad esempio il fumo-cancro. Tuttavia, non si evidenzia il tasso di fumatori tra i più giovani e non, sebbene sappiamo con certezza che il fumo provoca il cancro e numerose altre patologie cardio-respiratorie. Ciò per dire che oggigiorno uno studio sulla relazione di causa-effetto tra ambiente e salute non può prescindere da un’integrazione dei dati ambientali con quelli sociali, economici, sulle abitudini quotidiane e così via. Come si intuisce le variabili in gioco sono tantissime, pertanto quante più se ne integrano maggiore solidità ha lo studio”. Per questo motivo il progetto Co.Sa prevede una stretta collaborazione con due aziende specializzate nel settore informatico (Gesan e Linear) capaci di supportare la gestione dei cosiddetti Big Data, ovvero una enorme quantità di dati da utilizzare per definire una situazione e/o dare suggerimenti per apportare correttivi. E qui veniamo alla difficoltà tecnico-processistica di valutare la correlazione tra salute e ambiente. “Sebbene l’informatizzazione della maggior parte dei settori pubblici proceda a passo spedito in tutto il paese e non di meno in regione Campania - ha proseguito la prof.-, è altrettanto vero che ad oggi non esistono degli standard e/o dei data warehouse in cui sia possibile raccogliere dati eterogenei
di diversa provenienza. Per esempio, solo se parliamo di cartella clinica elettronica, esistono numerose società che forniscono software diversi ai medici di base, con strutture dati differenti che non possono essere integrate tra loro a meno di un lavoro immane e poco redditizio. La situazione è ancora più difficile in campo ambientale, dove, malgrado le metodiche e le procedure di analisi siano ben definite e standardizzate, non si può dire lo stesso per l’archiviazione e la condivisione dei risultati ottenuti. Attraverso la creazione, invece, di un software costruito ad hoc sarà possibile gestire in maniera più flessibile ed efficiente un flusso di dati complesso proveniente da più fonti contemporaneamente. Questo sarà sviluppato in ambiente R in quanto sistema open source integrabile nella piattaforma di Business intelligence mentre l’industrializzazione e il miglioramento informatico permetteranno una rapida ed intuitiva visualizzazione grafica su mappa dei dati analizzati, oltre che di condurre analisi statistiche di correlazione salute-ambiente utili nello sviluppo di modelli previsionali di early warning”. Lo scopo del progetto Co.Sa. è infatti quello di georeferenziare i dati ottenuti creando degli strati informativi (layer) dalla cui analisi geo-statistica è possibile ottenere nuove informazioni per la salvaguardia dell’ambiente e della salute umana.
Un borgo ecosostenibile nel cuore di Londra Previsti nuovi investimenti nell’eolico e nei pannelli solari domestici già da questo mese Ilaria Buonfanti Un borgo alimentato solo a energie rinnovabili nel cuore di Londra. Questo il destino che potrebbe realizzarsi per la City, la porzione più antica della capitale inglese, nonché storico distretto finanziario. A impegnarsi su ciò è l’organo di governo del celebre “Miglio Quadrato”, ossia la Corporazione della Città di Londra, che ha recentemente presentato il proprio piano di ecologizzazione urbana. A partire da ottobre 2018 inizieranno i primi investimenti dedicati alla realizzazione di infrastrutture sul fronte delle energie rinnovabili: questo significherà installare pannelli solari domestici negli edifici della Corporazione che oggi possiede alloggi sociali in sei distretti londinesi 10 scuole, tre mercati e 44.500 chilometri quadrati di spazio verde. Contemporaneamente investirà in parchi eolici e fotovoltaici e acquisterà energia pulita sul mercato elettrico. Spiega Catherine McGuinness, presidente del comitato per le politiche e le risorse
della City of London: “L’approvvigionamento di energia rinnovabile al 100% ci renderà più puliti e più ecologici, riducendo la dipendenza dalla rete e gestendo alcuni dei nostri edifici con l’elettricità a zero emissioni di carbonio”. “Stiamo facendo attenzione all’impatto ambientale del nostro lavoro, continua McGuinness, e spe-
riamo di poter essere un faro per altre organizzazioni che intendano seguire l’esempio. Generando la nostra elettricità e investendo nelle energie rinnovabili, stiamo facendo la nostra parte per aiutare a raggiungere gli obiettivi energetici internazionali e nazionali”. In questo modo la Corpora-
zione darà una mano al piano del sindaco Sadiq Khan, determinato a rendere Londra una città a zero emissioni entro il 2050. La strategia cittadina prevede di aumentare la capacità solare della capitale di ben 20 volte, raggiungendo 1 GW di potenza fotovoltaica installata entro il 2030, per poi puntare ai 2 GW entro il 2050.
L’iniziativa fa parte di un più ampio programma Energy for Londoners, che investirà 34 milioni di sterline (circa 39 milioni di euro) per realizzare case e luoghi di lavoro sempre più ecologici e più efficienti dal punto di vista energetico. Il sindaco ha anche promesso di promuovere e rinvigorire gli spazi verdi, con la piantumazione di oltre 110.000 alberi. Londra si conferma quindi capitale di colore verde e funge da esempio per tutte le altre città. E’ proprio a Londra infatti che è stata installata la prima strada con asfalto ecologico che utilizza la plastica riciclata e sempre nella capitale inglese è nata la prima strada che si alimenta con i passi dei pedoni. I taxi sono sempre neri ma molto meno inquinanti perché in circolazione c’è una nuova generazione di taxi con motori elettrici. I cittadini possono contribuire a produrre energia anche semplicemente andando in palestra perché a Londra è nata anche la prima palestra dove si produce corrente elettrica “sfruttando” le fatiche degli iscritti.
Addormentarsi in libreria: a Napoli il primo Book&Bed In un mondo sempre più tecnologico, un mondo collegato alla rete, un mondo tutto digitale è ancora possibile osservare il fascino di un libro cartaceo, sfogliare le pagine di carta stampata, sentirne il profumo, immaginare il suo precedente proprietario e lasciarsi cullare dai suoi racconti. Gli e-book saranno anche pratici, soprattutto durante viaggi e spostamenti ma la magia del libro cartaceo resta ineguagliabile. E tra i sogni dei grandi lettori c’è quello di addormentarsi, beati, in mezzo a montagne di libri. In Giappone hanno già provveduto ad accontentare i bibliofili: infatti esiste Book&Bed, un ostello-biblioteca dotato di cuccette inserite direttamente negli scaffali della libreria, così che i clienti possano leggere fino a tarda notte i volumi disponibili. E in Italia? Ora c’è il
Mooks Palace, a Napoli. Al terzo piano della libreria Mondadori del Vomero, tra Via Luca Giordano e Piazza Vanvitelli, l’iniziativa giapponese sta per diventare realtà, e ci si potrà addormentare nel profumo della carta stampata. Mooks è un nuovo concept di libreria multimediale, nasce come un progetto innovativo che trasforma la libreria in un contenitore ricco ed affascinante in cui spaziare dal libro (72.000 titoli) alla tecnologia. L’hotel-libreria si sviluppa su due livelli, contiene volumi sui più disparati argomenti (poesia, arte, romanzi, saggi e classici) e si propone come centro culturale e di aggregazione, grazie anche agli spazi comuni e all’organizzazione di diversi eventi, dalle presentazioni di libri alla critica letteraria. La libreria è stata inaugurata a marzo scorso ma per il B&B
sarà necessario attendere il termine di una serie di interventi di recupero degli spazi che avranno un appeal sofisticato rispetto al rigore della proposta nipponica. Lo store risponde a un bisogno diffuso, alla necessità di investire sulla “domanda”. “Siamo parte di un quartiere affamato di cultura, abbiamo
dato ascolto, voce e realtà a un’esigenza che ben si coniugava con il nostro progetto. E allora questa apertura vuole essere la tappa importante di un percorso aziendale in divenire” spiegano i responsabili Alfredo Cozzolino e Francesco Wurzburger. “Ma rappresenta prima di tutto, ieri come oggi, la manifestazione concreta di
una scelta, quella di voler essere per questa città un centro di aggregazione culturale, una fucina di idee, una libreria di prossimità, una libreria di catalogo e di proposta. Siamo “artigiani del libro”, e ogni spazio che occupa dentro e fuori lo store, è frutto di uno scambio vivo e incessante con i lettori”. I.B.
ACQUE
DI BALNEAZIONE
Improprio il confronto Arpac – Goletta Verde «Gli obiettivi del monitoraggio svolto da Legambiente con l'iniziativa Goletta Verde non sono gli stessi di quelli che si pone il controllo sulla qualità delle acque di balneazione svolto da Arpac ai sensi del decreto legislativo 116/08». Lo ricorda il commissario straordinario dell'Agenzia ambientale, Stefano Sorvino, in seguito a una interrogazione alla Commissione europea presentata dall'eurodeputato Piernicola Pedicini e riportata da diversi articoli di stampa. In sintesi, l'interrogazione si chiede perché i risultati ottenuti da Legambiente, sulla qualità delle acque costiere campane, divergono da quelli elaborati dall'Agenzia. «È un confronto improprio», chiarisce Sorvino. «Significa confrontare due cose che non sono sovrapponibili. Analizzando l'attività svolta da Goletta Verde appare evidente come, legittimamente, Legambiente abbia voluto mettere in risalto lo stato di degrado di diversi tratti costieri interessati da foci di fiumi, canali o aree con sistemi di depurazione insufficienti o mal funzionanti. Questi tratti – sottolinea il commissario Arpac – per il loro livello di inquinamento non sono stati inclusi dalla Regione Campania tra le acque adibite alla balnea-
Economia dei rifiuti, decimo Forum a Ischia Luigi Mosca
zione e, pertanto, nella maggior parte dei casi non sono monitorate nei controlli istituzionali svolti da Arpac». Infatti, su un totale di trenta punti controllati dall'associazione, circa il 70 percento, risultati "inquinati" o "fortemente inquinati", si riferiscono ad acque già interdette alla balneazione. Del resto i risultati di Legambiente ottenuti dalla campagna sullo stato di salute del mare italiano derivano da un ridotto numero di prelievi. In Campania l'associazione ne effettua trenta, contro un totale di oltre 2600 condotti da Arpac su 330 acque di balneazione nel corso di una campagna di monitoraggio. Goletta Verde fornisce un giudizio di qualità delle acque, basato su una valutazione di Legambiente che ha finalità diverse rispetto alla classificazione delle acque previsto dalla nor-
mativa, basata su un calcolo statistico dei dati ottenuti durante gli ultimi quattro anni di monitoraggio. Tutti i dati prodotti dall'Agenzia sono pubblicati in tempo reale sul sito arpacampania.it. «Beninteso», osserva Sorvino, «porre l'attenzione su tali problematiche è certamente utile per promuovere iniziative di risanamento e recupero di aree attualmente non utilizzabili per l'uso balneare che, in ogni caso, potrebbero avere un notevole interesse ambientale e turistico. Goletta Verde – conclude il commissario Arpac – è un'iniziativa meritevole ma deve essere correttamente interpretata. Non si può creare un senso di sfiducia nelle istituzioni che operano nel pieno rispetto della normativa vigente e della tutela della salute pubblica». (comunicato Arpac diffuso lo scorso 17 settembre)
Il decimo Forum internazionale sull’economia dei rifiuti, organizzato da PolieCo a Ischia il 21 e il 22 settembre, è stato l’occasione per riflettere su quanto sta accadendo in Campania lungo la filiera del riciclo della plastica. Intervenuto alla conferenza stampa di presentazione del Forum, il 18 settembre alla Stazione zoologica Anton Dohrn, il commissario Arpac Stefano Sorvino ha ricordato le varie crisi fronteggiate questa estate sul fronte degli incendi degli impianti di gestione dei rifiuti. «Veniamo da un’estate pesante», ha detto Sorvino. «L’anno scorso abbiamo sofferto per gli incendi sul Vesuvio, quest’anno è stata la volta degli incendi agli impianti che trattano rifiuti». Il commissario Arpac ha elencato i casi che si sono susseguiti a partire da giugno: tra questi, Battipaglia, San Vitaliano, Caivano, Casalduni. «Arpac», ha aggiunto Sorvino, «si è subito attivata per svolgere un monitoraggio sull’inquinamento, e fornire supporto alle indagini dell’Autorità giudiziaria. Il tutto grazie anche alla nostra rete di centraline presenti sul territorio». Il commissario Arpac ha ricordato che «l’andamento del ciclo dei rifiuti sconta difficoltà impiantistiche, oltre ai ritardi nella differenziata che però non riguardano tutta la Campania. Anzi, ci sono aree, soprattutto nella parte interna della regione, che fanno registrare buone percentuali di separazione degli scarti». Dal canto suo, la direttrice di PolieCo, Claudia Salvestrini, si è detta «rammaricata perché auspicavamo per quest’anno una diminuzione delle discariche e invece abbiamo avuto in tutto il Paese circa trecento roghi a impianti che gestiscono rifiuti in due anni». Tra gli altri, sono intervenuti alla conferenza stampa Silvestro Greco, direttore della sede di Roma della Stazione zoologica Anton Dohrn, Angelo Cecinato, direttore facente funzioni dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche di Monterotondo, Vincenzo Tosti, coordinatore della Rete di cittadinanza e comunità e il presidente di PolieCo Enrico Bobbio.
L’intervento del commissario Arpac: «Estate difficile sul fronte degli incendi agli impianti»
Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta Nel Programma approvato in sede comunitaria, si punta sulla sensibilizzazione dei cittadini Anna Gaudioso Recentemente l'Unione europea ha approvato il settimo Programma di azione ambientale, che contiene i principali obiettivi della politica ambientale dell'Europa fino al 2020 con uno sguardo lungimirante ai problemi più importanti fino al 2050. Il Programma evidenzia che per raggiungere uno stato di benessere comune è necessario salvaguardare le risorse naturali. Il VII PAA è legato ad altri punti strategici europei come la strategia Europa 2020 e la strategia Ue 2020 sulla biodiversità. Dobbiamo riconoscere che dalle ultime valutazioni fatte in campo europeo è emerso che la velocità con cui utilizziamo le risorse non è sostenibile. Anzi, se volessimo usare un termine giusto, bisognerebbe dire che si tratta di un “uso insostenibile”. Perché consumiamo più risorse naturali di quelle che il pianeta riesce a produrre ed emettiamo inquinanti a livelli molto superiori a quelli sostenibili per poter sperare di avere una buona qualità degli ecosistemi. Le nostre attività rappresentano insomma una minaccia per la nostra
Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 30 settembre 2018 - Anno XIV, N.18 Edizione chiusa dalla redazione il 28 settembre 2018 DIRETTORE EDITORIALE
Luigi Stefano Sorvino DIRETTORE RESPONSABILE
Pietro Funaro CAPOREDATTORI
Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli IN REDAZIONE
Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro GRAFICA E IMPAGINAZIONE
Savino Cuomo HANNO COLLABORATO
I. Buonfanti, F. Clemente, F. De Capua, G. De Crescenzo, A. Esposito, R. Fanelli, R. Funaro, B. Giordano, A. Palumbo, A. Paparo, T. Pollice, A. Stabile SEGRETARIA AMMINISTRATIVA
Carla Gavini DIRETTORE AMMINISTRATIVO
Pietro Vasaturo EDITORE Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143 Napoli REDAZIONE Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1- 80143 Napoli Phone: 081.23.26.405/427/451 Fax: 081. 23.26.481 e-mail: rivista@arpacampania.it magazinearpacampania@libero.it Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto, Centro Polifunzionale, Torre 1-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.
salute, per la salute del nostro pianeta e per la sua capacità di sostenerci. Dunque a oggi la situazione è preoccupante e solo attraverso una pianificazione a lungo termine, un'azione coerente, mirata e complessiva è possibile affrontare queste sfide per ognuno di noi europei e non. Come ovviare ai nostri consumi non sostenibili? Magari attraverso campagne di sensibilizzazione, che possono a volte sembrare scontate e inutili, invece sono utili a scuotere l’opinione pubblica, e leggi mirate che tengano conto dell'impatto ambientale delle nostre scelte. Il VII PAA lancia sfide da affrontare per il nostro obiettivo a lungo termine e cioè come «vivere bene entro i limiti del nostro pianeta». Il che significa, in termini economici, vivere bene, avere lavori dignitosi con redditi sufficienti, ma anche avere accesso ai servizi e ai prodotti. In termini fisici, una vita sana, lontana da stress o rumore, e avere accesso ad aria e acqua pulite. Ma per vivere bene dobbiamo fare delle scelte, che fondamentalmente determinano quello che produciamo e quello che consumiamo. Sono già presenti molte norme Ue che mirano al raggiungimento degli obiettivi prioritari contenuti nel VII PAA, anche con somme a disposizione per il periodo 2014/2020, tra cui le direttive habitat e uccelli, la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino, le direttive sulla qualità dell’aria e altre misure volte ad affrontare il cambiamento climatico, le sostanze chimiche, la gestione dei rifiuti. Ma il ruolo fondamentale da svolgere spetta agli stati membri per il miglioramento e l’attuazione di queste misure. Obiettivi che devono essere tradotti in iniziative e progetti concreti a livello locale, nazionale ed europeo. È chiaro che il VII PAA non si limita alla definizione di ambiente
riferendosi solo alle foreste vergini, ma,tende lo sguardo nel cuore delle nostre città, dove vive l'80% dei cittadini europei. Una visione che mira chiaramente alle qualità degli ecosistemi (urbani). È questa una visione ambiziosa del VII PAA dell'Unione
europea, che punta il suo sguardo e il suo impegno verso il 2050, nella speranza di realizzare non solo un ambiente più sano, ma anche una ripresa delle nostre economie, una vita ambientale e sociale decisamente migliore per tutti.
L’aumento di CO2 minaccia la nostra sicurezza alimentare Bruno Giordano L’aumento delle emissioni di CO2 prodotte dall’uomo sta rendendo le colture di base, quali riso e grano, meno nutrienti, tanto da minacciare la nostra stessa sicurezza alimentare. Senza zinco, ferro e proteine l'alimentazione diventa carente provocando varie patologie in centinaia di milioni di persone, e, peggiorando la salute di miliardi di individui nel mondo che già soffrono di queste carenze, soprattutto nelle zone più povere , con aumenti dei casi di anemia e altre malattie. A lanciare l’allarme, sulle
pagine della rivista Nature Climate Change, sono stati Matthew Smith e Samuel Myers, scienziati che operano, rispettivamente, al Department of Environmental Health della Harvard Chan School of Public Health di Boston e allo Harvard University Center for the Environment di Cambridge. Stando alle loro previsioni, l’aumento di concentrazione di CO2 in atmosfera farà sì che, entro il 2050, 175 milioni di persone in più rispetto a oggi soffriranno di carenza di zinco, e 122 milioni di carenza di proteine. Tutto per colpa delle elevate concentrazioni di anidride carbonica che, senza interventi adeguati di contenimento, a metà secolo dovrebbero raggiungere concentrazioni di 550 ppm (parti per milione) impedendo ad alcuni raccolti di maturare la presenza di sostanze nutritive e impoverendo la dieta umana a livello globale. Attualmente, si stima che più di due miliardi di persone hanno già carenza di uno o più nutrienti che di solito provengono dalle piante: il 63% delle proteine proviene da fonti vegetali, come l'81% del ferro e il 68% di zinco. La conclusione è che se non ci impegniamo a ridurre drasticamente le emissioni di CO2, da come riscaldiamo le nostre case, a ciò che mangiamo, da come ci spostiamo a quello che acquistiamo, nei prossimi 30-80 anni le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera supereranno
quota 550 ppm rispetto agli attuali 400 ppm circa. Questo aumento, dicono i ricercatori, ridurrà fra il 3 e il 17% il contenuto di ferro, proteine e zinco di molte colture di base. Si stima che entro il 2050 l’1,9% in più della popolazione mondiale, rispetto a oggi, corrispondente a circa 175 milioni di persone, soffrirà di carenza di zinco. L’1,3% in più di carenza di proteine. E circa un miliardo e mezzo di bambini sotto i 5 anni e donne in età da al-
lattamento vivranno in regioni, che già oggi identifichiamo ad alto rischio per carenza di ferro, ove si registrerà un calo del 4% nell’apporto di ferro dagli alimenti e, un aumento del 20% della prevalenza delle anemie. Piove sul bagnato: le regioni in cui l’effetto si farà sentire più forte, sempre stando agli autori del lavoro, saranno quelle la cui popolazione già soffre di malnutrizione, tra cui Africa, Sudest asiatico e India.
Trovate tracce di un riscaldamento globale risalente a cinquantasei milioni di anni fa Sono state rintracciate prove di un precedente riscaldamento globale avvenuto 56 milioni di anni fa che sconvolse la Terra con un aumento delle temperature da 5 a 8 gradi e con terribili inondazioni. La ricerca, coordinata dal gruppo dell'Università di Ginevra guidato da Sébastien Castelltort e condotta in collaborazione con le università di Losanna, Utrecht, Western Washington e Austin, può aiutare nella comprensione dell’attuale riscaldamento globale del pianeta ed è stata pubblicata sulla rivista Scientific Reports. Le tracce di quel periodo drammatico sono state trovate nei sedimenti nel versante spagnolo dei Pirenei che 56 milioni di anni fa si stavano formando, e indicano che la temperatura si era impennata in un tempo relativamente breve dal punto di vista geologico compreso tra 10.000 e
20.000 anni in seguito, forse, ad un'intensa attività vulcanica. L'impatto è stato enorme, con paesaggi in precedenza ricchi di vegetazione trasformati in regioni aride, mentre le palme cominciavano a crescere nelle latitudini polari e la temperatura superficiale dei mari raggiungeva 36 gradi. Per il Prof. Castelltort "lo studio di questo evento deve servire da lezione, perché i rischi associati al cambiamento climatico potrebbero essere superiori a quelli che possiamo immaginare” dal momento che allo stato attuale, oggi, dobbiamo considerare non solo le attività vulcaniche in piena ripresa nel mondo ma, associare ad esse anche l’attività antropica dell’uomo. "Abbiamo studiato a fondo come un ecosistema risponde a un segnale esterno, rappresentato in questo caso dal riscaldamento globale". B.G.
ALCALINIZZARE L’ORGANISMO CON UNA CORRETTA ALIMENTAZIONE Fabiana Clemente Il ph – acronimo di potentia hidrogeni - del nostro organismo è relativo all’unità di misura con la quale si stabilisce se un liquido organico – quali sangue o urina - è acido o basico. Nella fattispecie, la misurazione viene effettuata in base ad una scala che va da 0 a 14, in cui 7 stabilisce un valore acido, uno più alto è relativo ad un valore alcalino o pari a un valore neutro. Quando si registra una situazione di acidità significa che vi è un’alta presenza di ioni
idrogeni all’interno dell’organismo. Una condizione che a lungo andare, può causare una degenerazione cellulare e portare alla comparsa di diversi disturbi più o meno gravi. L’accumulo di acido all’interno del nostro corpo può avere origine da cause diverse. In primis, una cattiva alimentazione caratterizzata principalmente su cibi industriali, prodotti raffinati a discapito di alimenti freschi e genuini. Altro imputati principali sono l’utilizzo di farmaci, fumo e consumo eccessivo di alcolici, stress, vita
sedentaria e altro. Molti di noi, quindi, sono a rischio acidosi, ecco allora che può tornare utile seguire, almeno per un periodo, una dieta alcalina. Oltre a bandire tali abitudini malsane, è fondamentale seguire una dieta alcalina per mantenendo il ph del sangue corretto e naturale. Una giusta alimentazione il consumo di un’acqua alcalina o ionizzata con lo scopo di eliminare le tossine dal nostro organismo e rigenerare il nostro corpo. Ma vediamo quali sono gli alimenti da prediligere. Impariamo a distinguere i prodotti acidificanti e quali invece gli alcalinizzanti. La determinazione dell’acidità o della basicità di un alimento viene calcolata attraverso l’analisi delle ceneri residue rimaste dopo la sua digestione - costituite da minerali acidi o da minerali basici - e in base a ciò si determina l’azione di quel determinato cibo all’interno dell’organismo. La dieta alcalinizzante si basa soprattutto sull’utilizzo di verdura e frutta, alcuni cereali e legumi, noci e semi oleosi, germogli, acidi grassi essenziali come quelli che si trovano nel-
l’olio di lino e nell’olio d’oliva. L’uva è considerato l’alimento più alcalinizzante. Protagonista indiscusso nelle diete detox, ha infatti il merito di depurare l’organismo in pochi giorni – in seguito ad un suo esclusivo consumo. Altri alimenti che sposano la causa sono barbabietole, rape, carote, ravanelli, cavoli, cavolfiori, broccoli, spinaci, bietole, aglio, limoni, cetrioli, sedano, mele, carote, fichi secchi, germogli di fagioli, lattuga, avocado e funghi. Tra i condimenti dal potere alcalinizzante ci sono zenzero, pepe-
roncino, curry, salvia, rosmarino, semi di cumino e semi di finocchio. Gli unici cereali alcalinizzanti annoveriamo invece la quinoa, il miglio e l'amaranto. Di fondamentale aiuto è conoscere anche i cibi da evitare o comunque limitarne il consumo. Lievito e zucchero, cibi raffinati e trattati. Strano ma vero, i cereali sono quasi tutti acidificanti. Anche alcuni legumi risultano acidificanti tra questi i ceci, i fagioli bianchi e le lenticchie. Ancora, la carne, il merluzzo, il salmone, le uova, il latte e il formaggio.
Dopamina: neurotrasmettitore del piacere È responsabile del controllo dei muscoli, ma anche della motivazione personale, dell’umore e della memoria La dopamina è uno dei neurotrasmettitori più famosi del nostro sistema nervoso. Noto come il neurotrasmettitore del piacere. La sua funzione principale è quella di attivare i circuiti di ricompensa del cervello, ma ne compie anche altre meno note. La DA agisce sia attivando sia inibendo l’attività cerebrale in base all’area nella quale viene secreta. Prima di tutto, dobbiamo sapere che i neurotrasmettitori sono delle biomolecole secrete nelle sinapsi dei neuroni con lo scopo di trasmettere o alterare la trasmissione dell’informazione. Nel caso della dopamina, i neuroni dopaminergici hanno il compito di secernere e produrre questo neurotrasmettitore. Artefice di importanti funzioni nei diversi comportamenti emotivi.
Una di queste funzioni è la gestione del sistema di ricompensa del cervello. Quando intraprendiamo azioni vantaggiose viene secreta la dopamina. Si produce in questo modo una sensazione soggettiva di piacere che ci porta a ripetere tali comportamenti. Comportamenti che comprendono sia
quelli biologicamente programmati - come il fatto di nutrirci o dissetarci fino - sia quelli non appresi come quelli appartenenti alla sfera sociali. Questo neurotrasmettitore, però, interviene anche nella regolazione di altre importantissime funzioni dell'organismo, a livello del sistema nervoso centrale e pe-
riferico. È responsabile del controllo dei muscoli, ma anche della motivazione personale, del sonno, dell’umore, della memoria e dell’apprendimento. Un deficit di dopamina provoca un importante appiattimento cognitivo. L’individuo non reagisce più agli stimoli esterni e sembra non interessarsi a niente. La depressione è una diretta conseguenza a tale deficit. Altra patologia conseguente a una carenza di DA è il disturbo del movimento tipico del Parkinson, caratterizzato da rigidezza, tremori o lentezza dei movimenti. Per contro, una iperattività della dopamina provoca disturbi ipercinetici, come la corea – caratterizzata da movimenti involontari e improvvisi. Inoltre, si comporta come un ormone impedendo il rila-
scio di prolattina da parte delle cellule lattotrope dell’ipofisi. Infine, a livello dell’apparato gastrointestinale, è responsabile della sensazione di nausea e vomito. Anche in questo caso, l’alimentazione può aiutarci per assicurare al nostro organismo un’adeguata stimolazione della dopamina. Conoscere, dunque, e puntare su alimenti indispensabili. Prodotti lattiero-caseari, come latte, formaggio e yogurt. Carni non lavorate, come carne di manzo, di pollo e di tacchino. Pesce ricco di omega 3, come salmone e sgombro. Uova, frutta e verdura, in particolare banane, frutta secca, come mandorle e noci. Dulcis in fundo, il cioccolato fondente. Evitare alcol, caffeina e zucchero raffinato. Limitare, infine, carboidrati amidacei. F.C.
Il rapporto tra la fame del mondo e il clima I cambiamenti climatici figurano tra le principali cause della malnutrizione Rosemary Fanelli I cambiamenti climatici figurano tra le principali cause della fame nel mondo. Questo quanto emerge dal nuovo rapporto The state of food security and nutrition in the world 2018, presentato a Roma l’11 settembre scorso. Lo studio, realizzato da Fao, Unicef e l’agenzia Onu Ifad, denuncia un progressivo aumento del fenomeno, che interessa attualmente 821 milioni di persone, quasi una su nove. Secondo l’Onu, a partire dal 2015 “sono stati compiti progressi limitati nell’affrontare le molteplici forme di malnutrizione, che vanno dai ritardi della crescita dei bambini all’obesità degli adulti, mettendo a rischio la salute di centinaia di milioni di persone”. Dai dati analizzati si evince infatti una inversione di rotta allarmante, con un ritorno ai livelli del 2010. Tra i paesi maggiormente colpiti dalle problematiche alimentari, l’Asia e l’Africa, dove restano elevati il deperimento infantile e la presenza di anemia tra le donne in età produttiva, con una prevalenza quasi tre volte superiore a quella del
Nord America. Accanto alle guerre, il rapporto ha rilevato come la variabilità del clima, che influenza l’andamento delle piogge e le stagioni agricole, sia una delle principali cause dell’ aumento della fame, accanto ai conflitti ed alle crisi economiche. Il surriscaldamento del globo ha difatti causato fenomeni estremi ed anomalie, quali temperature di gran lunga superiori alla media, lunghe siccità, inizio tardivo o precoce delle stagioni piovose, concentrazione delle precipitazioni in brevissimi periodi. Molti gli inconvenienti per l’agricoltura e gli allevamenti di bestiame. Nel corno d’Africa, dove la siccità ha inasprito la crisi nutrizionale, i cambiamenti climatici hanno messo in ginocchio l’intera regione, riducendo alla fame 12,8 milioni di persone. In Somaliland l'80 % del bestiame è morto a causa della siccità, mentre in Kenia donne e bambine sono costrette a percorrere fino al 70% in più della distanza abituale per cercare l’acqua, camminando in alcuni casi per più di 9 km da sole, correndo il rischio di essere stuprate o rapite. Il clima sta
mettendo a repentaglio la coltivazioni di importanti colture come grano, riso e mais anche nelle regioni tropicali e si prevede che la situazione peggiorerà con l’ ulteriore aumento delle temperature. A causa della carenza di risorse idriche, i bambini bevono acqua salmastra e muoiono, oltre che per la malnutrizione, per la dissenteria, per la mancanza di vaccini e per infezioni batteriche altrove facilmente curabili. Il rapporto 2018 spiega che, per far fronte ai futuri
cambiamenti climatici, si dovranno rafforzare la capacità adattativa dei sistemi alimentari e la “resilienza climatica”, cioè l’attitudine a ridurre ed assorbire i danni. Se il problema non sarà arginato, potrebbe verificarsi un massiccio spostamento di persone, i c.d. migranti climatici, costretti a lasciare le loro terre a causa di desertificazioni, inondazioni e fenomeni climatici estremi. Il report chiede pertanto ai governi l’attuazione e l’aumento degli interventi volti a garan-
tire, oltre alla rottura del ciclo intergenerazionale della malnutrizione, un cambiamento sostenibile verso un’agricoltura e sistemi alimentari sensibili alla nutrizione, che possano fornire cibo sicuro e di alta qualità per tutti. Con l’auspicio di sensibilizzare le coscienze a promuovere sforzi comuni per una inversione al cambiamento climatico, attraverso politiche che ne promuovano l’adattamento, la mitigazione e la riduzione del rischio di catastrofi.
Aludays, le giornate dedicate alla raccolta di alluminio Rosa Funaro L’Italia è il paese dalle mille contraddizioni dove, nonostante ogni giorno si combatta con cumuli di spazzatura per le strade, difficoltà nei centri di raccolta, mancanza di personale e risorse per lo stoccaggio, smistamento e riciclo, vanta di alcuni buoni primati anche nel settore rifiuti. Uno fra tanti riguarda la raccolta differenziata: l’Italia è prima in Europa per quantità prodotte di alluminio riciclato. La raccolta differenziata del materiale, infatti, cresce con costanza tanto che nell’ultimo anno sono stati recuperati ben 7 imballaggi su 10. Si tratta di lattine per bevande, scatolette e vaschette per il cibo, anche quello per animali, bombolette spray, il foglio sottile, tubetti,
tappi e chiusure varie. Tutti imballaggi e contenitori riciclabili all’infinito e al 100%. Per celebrare questo risultato, ma anche soprattutto per consolidarlo e migliorare ancor di più, sono stati istituiti gli “Alu-
days, giornate dedicate alla raccolta differenziata dell’alluminio” che dal 26 settembre al 20 novembre, toccheranno cinque capoluoghi di Provincia del Sud Italia, selezionati grazie alla volontà della pubblica
amministrazione di rendere queste città modello di sostenibilità ambientale. L’iniziativa voluta ed organizzata dal Consorzio Cial coinvolgerà i cittadini di Cosenza, Salerno, Lecce, Sassari e Cagliari in una serie di appuntamenti ed attività online o nelle rispettive piazze del centro. Sul sito www.nonsololattine.it sarà possibile partecipare a un concorso web e vincere una “Ricicletta city bike” ottenuta dal riciclo di 800 lattine per bevande in alluminio. Come? Rispondendo ad un paio di domande sulla raccolta differenziata oppure risolvendo alcuni giochi sul riciclo dell’alluminio. In ogni città saranno messe in palio 20 Riciclette. Il Tour Aludays, invece, stazionerà nel cuore di ogni città per 5 giorni: gli inviati del
Cial passeggeranno su due ruote nelle strade per incontrare i cittadini e fornire loro informazioni sulla raccolta differenziata dell’alluminio nelle loro città; nei week-end, invece, nelle piazze e nelle vie principali sarà allestito uno stand del Cial dove, attraverso alcuni giochi e momenti di aggregazione, i visitatori potranno mettere alla prova le loro abilità di “buoni ricicloni” e vincere, giocando, dei gadget realizzati proprio in alluminio riciclato. Questo il calendario dell’iniziativa: 26-30 settembre Cosenza, via Tagliamento (area pedonale); 3-7 ottobre Salerno, Lungomare Trieste (altezza Bar Nettuno); 10-14 ottobre Lecce, piazza Italia; 1721 ottobre Sassari, piazza d’Italia; 24-28 ottobre Cagliari, piazza Garibaldi.
In Germania parte il treno a idrogeno Il rispetto dell’ambiente viaggia a centocinquanta chilometri all’ora Anna Paparo Si prospettano tempi nuovi e davvero felici per chi viaggia in treno. Connubio fondamentale è la comodità dei passeggeri e il rispetto dell’ambiente. A dare il via a questa vera e propria rivoluzione è la Germania, che ha visto sfrecciare sui suoi binari il primo treno al mondo alimentato a celle a combustibili a idrogeno. “Coradia iLint”, questo è il nome di battesimo del mezzo di trasporto che rivoluzionerà il modo di viaggiare del popolo tedesco. Prodotto da Alstom, è completamente privo di emissioni, riesce a raggiungere i centoquaranta chilometri orari e da poco è entrato in servizio ufficialmente sui binari della Bassa Sassonia, facendo il suo ingresso trionfale nella stazione di Bremervörde, atteso da numerosi ospiti e rappresentanti della stampa provenienti dalla Germania e da tutto il mondo. Per conto di LNVG, l’impresa ferroviaria Landesnahverkehrsgesellschaft Niedersachsen, i treni Coradia iLint entreranno in
funzione sui quasi cento chilometri della linea che collega Cuxhaven, Bremerhaven, Bremervörde e Buxtehude, sostituendo la già esistente flotta diesel di EVB. Ma la cosa che lascia senza parole è che con un unico “rifornimento” i convogli potranno viaggiare tutto il giorno senza problemi di mancanza di carburante, grazie ad un'autono-
mia di ben 1.000 chilometri. Inoltre, dal 2021, Alstom fornirà tutte le ferrovie locali di altri quattordici esemplari che collegheranno vari parti del Paese. Per il presidente del gruppo Alstom, uno dei più grandi produttori ferroviari a livello europeo, il Dottor Henri Poupart-Lafarge, si tratta di una vera e propria rivoluzione per la società in
generale e per il futuro della mobilità nazionale, ma anche mondiale. Quindi, il domani per chi viaggia su rotaie si tingerà di verde con questa innovazione, frutto di un lavoro di squadra franco-tedesco e un felice e produttivo esempio di collaborazione transnazionale, come ha tenuto a sottolineare PoupartLafarge. Alstom ha dato la
paternità al primo esemplare di treno al mondo che sia in grado di viaggiare grazie all’alimentazione data da celle a combustione a idrogeno. Nello specifico, Coradia iLint, costruito dall’azienda tedesca a Salzgitter, in Germania, è equipaggiato con celle a combustibile che convertono l'idrogeno e l'ossigeno in elettricità, eliminando così le emissioni inquinanti legate alla propulsione. I passeggeri della rete Elba-Weser dell'EVB sono stati, quindi, i primi al mondo a viaggiare su questi treni silenziosi e a zero emissioni. Inoltre, queste nuove macchine saranno alimentate presso una stazione di rifornimento di idrogeno mobile. L'idrogeno in forma gassosa sarà pompato nei treni da un container in acciaio alto più di dodici metri, in prossimità dei binari alla stazione di Bremervörde. Insomma, per i pendolari tedeschi basta problemi: è giunta l’ora di respirare aria pulita e, soprattutto, di poter viaggiare tranquillamente, dove la tratta non sarà più uno stress per loro e per l’ambiente circostante.
La Virgin Atlantic volerà sulle ali della sostenibilità Il combustibile sarà ricavato dai gas di scarico delle acciaierie La famigerata Virgin Atlantic volerà ad ottobre sulle ali della sostenibilità, facendo un nuovo passo in avanti verso un trasporto aereo a impatto zero sull’ambiente. La compagnia aerea americana ha, infatti, annunciato che il mese prossimo opererà il primo volo commerciale alimentato da biocarburanti. Il combustibile sostenibile, ricavato dai gas di scarico delle acciaierie, farà decollare un Boeing 747 nella rotta che collega Orlando in Florida e la città di Londra. Richard Branson, proprietario della compagnia aerea, nei giorni scorsi ha evidenziato in un esaustivo post che l’idea di questo volo un po' speciale è frutto del lavoro di partnership con la società LanzaTech, famosa azienda biotech statunitense.
Le due aziende collaborano, infatti, da anni ormai con l’obiettivo di innovare nel rispetto dell’ambiente: in particolare dall’anno 2011 hanno lavorato fianco a fianco sul
processo tecnologico necessario a raccogliere i gas di scarico industriali delle acciaierie e a trasformarli in etanolo, evitando che finiscano in atmosfera.
In pratica, è stato sviluppato un processo di fermentazione che consente la produzione di etanolo, partendo dall’anidride carbonica e dall’ idrogeno contenuti in sottoprodotti gassosi dell’industria dell’acciaio, generalmente destinati all’incenerimento. L’etanolo, così ottenuto, potrà essere, poi, utilizzato per produrre materie prime per l’industria delle materie plastiche, come l’etilene, oppure per la sintesi di carburanti proprio quella che serve alla compagnia aerea. Poi, nel 2016 era stata annunciata la produzione dei primi cinque mila litri di biocarburante, in grado di ridurre fino al settanta per cento le emissioni di anidride carbonica rispetto ai carburanti tradizionali. Una vera e propria rivoluzione ecososte-
nibile spicca il volo. «Il potenziale futuro di questa tecnologia è enorme», ha scritto il presidente Branson. «LanzaTech stima che il suo procedimento potrebbe essere adattato al ben sessantacinque per cento delle acciaierie di tutto il mondo, per produrre circa un quinto di tutto il carburante utilizzato ogni anno nell'aviazione, a un prezzo commercialmente praticabile». Manca davvero poco al decollo: ottobre è ormai alle porte. Il volo sostenibile della Virgin Atlantic aprirà, così, la rotta aerea sostenibile per tutte le compagnie del mondo, alle quali non resta che prendere esempio e seguirne le scie nel cielo per un domani a impatto zero diminuendo le emissioni della tanto odiata e temuta CO2. A.P.
Yoshio Taniguchi: le architetture del silenzio Conferiscono ai luoghi in cui si inseriscono un composto senso di maestosità e quiete Antonio Palumbo Sostenitore di un minimalismo sofisticato, capace di integrarsi alla perfezione con gli elementi naturali (specialmente con l’acqua) - grazie all’uso di linee semplici, che creano effetti illusori, ad una straordinaria capacità di ottimizzare lo spazio e la luce e a un raffinato e delicato senso della bellezza - l’architetto nipponico Yoshio Taniguchi, oltre a numerosi e prestigiosi riconoscimenti in tutto il mondo (come il Piranesi Prix de Rome, vinto nel 2016), si è aggiudicato nel 1997 il concorso per l’ampliamento di uno dei più importanti spazi espositivi del mondo, il Museum of Modern Art di New York (MoMA). Le opere di Taniguchi sono state definite da un altro grande maestro giapponese, Fumihiko Maki, «architetture dotate di silenzio e pienezza», per la loro particolare capacità di conferire ai luoghi in cui si inseriscono un composto senso di maestosità e quiete. Così avviene, ad esempio, per il Museo Municipale d’Arte di Toyota, aperto nel novembre 1995 con lo scopo di divenire uno spazio artistico onnicomprensivo, che espone opere d’arte nazionali e internazionali, moderne e contemporanee. Il museo è situato su una collina sovrastante il centro di Toyota, la quale costituisce l’antico sito del “Castello di Shichishu” del clan di Koromo (antenata dell’attuale città di Toyota); la torre del
castello, ricostruita secondo lo stile di quei tempi, si erge vicino all’ingresso del nuovo spazio espositivo. Il lato occidentale del recinto museale offre una visuale storica, con la torre e una stanza per la cerimonia del tè visibile all’interno del giardino giapponese. La terrazza sul lato orientale, a strapiombo, si affaccia invece sulla “città dell’automobile”. Sfruttando le caratteristiche del castello,
che riunisce la storia antica della città e la sua cultura moderna, gli edifici del Museo Municipale d’Arte sono disposti in direzione nord-sud, come fossero il punto di collegamento tra il passato e il futuro. Il museo, tra le opere più importanti di Taniguchi, presenta un motivo di base minimalista, fatto di linee orizzontali e verticali e di rettangoli. Gli interni della struttura danno l’impressione di un’enorme scatola suddivisa in ambienti piccoli e grandi: passeggiando piacevolmente tra le undici sale espositive i visitatori possono godersi le varie collezioni di opere d’arte.Il museo ospita anche diverse facility, tra cui: una sala conferenze, dove si tengono seminari e concerti; una biblioteca; un ristorante, dove mangiare con una bellissima vista dalla terrazza; un negozio che vende libri d’arte e altri articoli. L’area esterna comprende un grande stagno artificiale ed un giardino: la loro fusione ha generatoun tranquillo ambiente di acqua e verde che rappresenta uno spazio ideale per la vita al-
l’aria apertadei cittadini di Toyota. Con la medesima filosofia, “minimalista” e “silenziosa”, Taniguchi ha operato nel nuovo intervento per il MoMA, dove l’architetto nipponico ha optato per una sostanziale“essenzialità” dei nuovi spazi espositivi, in quantoconvinto che la fruizione degli stessi non dovesse sovrapporsi all’esposizione delle opere, poiché «Senza opere d’artel’architettura del
museo dovrebbe apparire incompleta. Se risultasse completa, si tratterebbe di un museo molto scadente»: proprio questa enunciazione di principio ha consentito al suo progetto di imporsi rispetto alle mirabolanti soluzioni proposte da architetti ben più noti, quali Frank O. Gehry, Bernard Tschumi, Dominique Perrault, Toyo Ito, Rem Koolhaas, Jacques Herzog e Pierre de Meuron.
Fondi per i parchi nazionali e le aree marine protette Secondo il WWF in Italia mancano gli adeguati stanziamenti per tutelare le bellezze del territorio Alessia Esposito Ogni anno l'Italia destina ai suoi 23 parchi nazionali 81 milioni di euro: 1 euro e 35 centesimi ad abitante, l'equivalente di un cappuccino. È il risultato del rapporto "Check-up dei parchi Nazionali e delle Aree Marine Protette" del WWF Italia effettuato sulla base dei dati di tutti i 23 Parchi Nazionali attualmente operativi e 26 aree marine protette sulle 29 istituite. Una somma irrisoria considerando quali problemi devono affrontare: strumenti di gestione, carenza di personale qualificato e di risorse disponibili per progetti di conservazione. Per quanto riguarda le risorse umane, dallo studio risulta che l’83% di queste aree non dispongono di geologi e veterinari, nel 20% mancano di naturalisti. Più di metà dei parchi nazionali (15 su 23), inoltre, non hanno nemmeno un presidente o direttore. E per quanto riguarda la gestione solo nel 30% dei casi è stato approvato in via definitiva un Piano, mentre in meno del 10% dei casi è presente un Regolamento. Le spese per le attività di monitoraggio e per i progetti di conservazione risultano entrambe inferiori al 10% del budget per la quasi totalità dei Parchi, mentre in nove parchi sono addirittura inferiori al 5%. Le aree marine protette, invece, co-
prono solo 700 km di costa, ovvero lo 0,8% del totale e ricevono fondi appena per 7 milioni di euro all'anno. Ha affermato la presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi: “Quello dei parchi nazionali e delle aree marine protette è un sistema che fino ad oggi ha consentito di proteggere una parte fondamentale del nostro capitale naturale ma che ad oggi non riesce a decollare. È necessario lavorare per affermare una regia generale in grado di coordinare e organizzare al meglio questo sistema che protegge porzioni essenziali del nostro capitale naturale" “Le aree marine protette, poi, non possono continuare ad essere la 'serie B' delle aree protette: devono diventare dei parchi marini a tutti gli effetti con pari dignità e considerazione rispetto a quelli terrestri. A questo scopo chiediamo che già dalla prossima finanziaria si avvii una sperimentazione su un vero e proprio parco marino”, conclude Donatella Bianchi. Dal WWF si chiede alla politica una revisione della legge sulle aree protette (la 394 del '91) per ottimizzare i processi e migliorare la governance, oltre che un aumento di 40 milioni dei fondi, la nomina di manager competenti e non politicizzati per gli enti e l'istituzione dei parchi nazionali "sospesi" (Stelvio, Delta del Po, Gennargentu, Matese, Portofino).
Pesca sostenibile: italiani disposti a pagare di più Un sondaggio mostra che si tiene sempre più in considerazione la sofferenza degli abitanti dei mari Di solito assenti dalle discussioni in campo di benessere animale, i pesci sono tornati alla ribalta nell’opinione pubblica. Da un sondaggio condotto da ComRes per Ciwf(Compassion in World Farming) e Eurogroup for Animals in Italia e altri otto Paesi, risulta che l’attenzione degli italiani è ora rivolta anche ai nostri amici del mare. Oltre a quelli del Bel Paese, sono stati intervistati campioni di popolazione in Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Polonia, Svezia, Olanda e Repubblica Ceca per un totale di 9047 adulti, di cui 1016 in Italia. Secondo i risultati molti sarebbero disposti a pagare di più per la certificazione di me-
todi di pesca sostenibili. Il 72% degli italiani, infatti, ritiene che anche i pesci avvertano la paura e il 61% anche le sensazioni positive. Quali le cose ritenute più importanti per rendere il metodo di pesca condiviso? Secondo il 98% dei nostri connazionali è essenziale o importante che i pesci siano allevati in acque
pulite e non inquinate (98%) e che siano sani (97%). Per il 96% è necessario che vivano in un ambiente adeguato per nuotare e esprimere i loro comportamenti naturali, che soffrano il minor dolore possibile (93%), che siano abbattuti con un metodo veloce e indolore (92%) e infine, che riescano a godere della loro vita
(72%). È il 62% degli italiani che ritiene necessario che in futuro l’etichetta sul benessere dei pesci sia integrata in un sistema nazionale messo a norma e standardizzato, mentre il 37% desidererebbe singole etichette a testimoniare il benessere animale. A tutto questo gli italiani farebbero fronte con la propria tasca: l’86% si dichiara infatti disposto a pagare in media il 28% in più per pesci allevati con metodi eticamente sostenibili. Come riporta ANSA, ad oggi non ci sono norme riguardanti i metodi di abbattimento dei pesci. La morte più diffusa è dunque quella per soffocamento. Inoltre i pesci possono facilmente essere uccisi per la repentina variazione di pres-
sione quando vengono estratti dall’acqua con le reti o anche schiacciati per il peso del pescato. Tra gli altri metodi il congelamento o lo sventramento. Poco diffusi i metodi che prevedono uno stordimento prima dell’abbattimento. Commenta Annamaria Pisapia, direttrice di Ciwf Italia Onlus: “Questo sondaggio conferma che la sensibilità sul benessere animale è sempre più diffusa in Italia e riguarda ormai anche i pesci, la cui senzienza è sempre più nella sensibilità comune. Ci auguriamo che la richiesta dei cittadini per un’etichettatura trasparente venga tenuta in considerazione dal nostro Governo e dai Ministeri competenti". A.E.
Il Signor Duca di Buonvicino, Ippolito Cavalcanti L’autore del “Trattato Cucina teorico-pratica” Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, discendente diretto del poeta Guido Cavalcanti tra i fondatori del Dolce Stil Novo e reso immortale dall’amicizia con Dante Alighieri, nacque ad Afragola il 2 settembre 1787 e morì a Napoli, il 5 marzo 1859. Ippolito nasce da Guido Cavalcanti (quarto duca di Buonvicino, Governatore prima di Tropea, e poi Governatore di Napoli nel 1785) e dalla sua seconda moglie, Anna Capparelli. La famiglia Cavalcanti che più volte governò Firenze, nel 1311 lasciò la Toscana per motivi politici(poiché era di parte Guelfa e fu costretta a lasciare il territorio di origine) per trasferirsi nel Regno di Napoli, dove nel 1331 Giovanna I d’Angiò, nominò viceré uno dei Cavalcanti. Già baroni di Buonvicino, nel 1720 ricevettero il titolo di duchi da incardinarsi sullo stesso feudo, nella
rigogliosa e ricca Calabria Citra. Nel 1810 giovanissimo sposò Angela Como dei duchi di Casalnuovo e baroni di Santo Stefano. Con il cognato Giuseppe Como, barone di Santo Stefano, Ippolito, fece parte degli eletti di Napoli e collaborava al governo della città, iscritto al Seggio storico di Capuana. Nominato consulente culinario di Casa Reale Borbone delle Due Sicilie, pubblicò nel 1837 un trattato sulla "Cucina Teorico-Pratica" scritto metà in Italiano e metà in Napoletano. A lui dobbiamo alcune ricette storiche e che hanno fatto la fortuna dell’arte culinaria Napoletana: come la ricetta del Ragù e del Sartù di riso. Questo è senza dubbio il suo capolavoro letterario, pubblicato per la prima volta a Napoli nel 1837 alla quale aggiunse, nella seconda edizione del 1839, l'appendice “Cusina casarinola co la lengua napoletana”, presentando numerose ricette dell'epoca. Segue a pagina 15
ALCUNE RICETTE VERMICELLI ALLE VONGOLE Questa è una preparazioni del duca di Buonvicino , estratta dal suo: “Trattato di cucina teorico pratica”. Ingredienti Vongole – vermicelli – prezzemolo – olio d’oliva – sale - pepe Preparazione Lavare sotto acqua corrente delle vongole e passarle in un tegame con un pò di olio per farle aprire. Togliere i molluschi dalle valve e recuperare il fondo di cottura (filtrato). In una padella capiente scaldare dell’olio, unirvi il liquido delle vongole, sale e pepe. Aggiungervi dei vermicelli, precedentemente cotti al dente, i molluschi, del prezzemolo tritato, e saltare per alcuni minuti. Servire i vermicelli alle vongole caldissimi. VERMICELLI CON IL POMODORO “Piglia rotoli 4 (700 gr ca.) de pommodoro, li tagli in croce, li levi la semenza e quella acquiccia, li fai bollire, e quando si sono squagliati li passi al setaccio, e quel sugo lo fai restringere sopra al fuoco, mettendoci un terzo di sugna, ossia strutto di maiale. Quando quella salsa si è stretta giusta bollirai 2 rotoli (350 gr ca.) di vermicelli verdi verdi (cotti al dente) e scolati bene, li metterai in quella salsa, col sale e il pepe, tenendoli al calore del fuoco, così s’asciuttano un poco. Ogni tanto gli darai rivoltata, e quando son ben conditi li servirai”. GALLINACCIO Dal Trattato di cucina teorico pratica, di Ippolito Cavalcanti, dal Pranzo de ‘ll unnece de Novembre. Piglia ‘no bello galiinaccio, acciso, spennato, sbentrato, e lavato, lo nguosce, lo sudugne de nzogna, e l’accounce dinto a na tiella, a doje maneche, co’ sale e pepe, e lo faje cocere a lo furno, junno junno, comm a no passetiello; lo miette dinto a lo vacile, e lo sierve.
Alcune delle specialità da lui sapientemente descritte nella sua opera: • parmigiana di melanzane; • panzerotto o pizza fritta; • vermicelli con le vongole; • vermicelli con il pomodoro; • baccalà fritto; • pasta e fagioli; • pasta e piselli; • minestra maritata; • pasta cacio e ova.
segue da pagina 14 Ippolito Cavalcanti con il suo “Trattato di cucina teorico pratica” rappresenta una personalità di spicco della cultura napoletana, grazie soprattutto ad una interessantissima analisi della cucina napoletana dell’Ottocento con un’intuizione geniale, quella di suddividere il manuale in due parti, compiendo un itinerario attraverso i diversi ceti sociali, fatto assai inusuale al tempo. Colpisce innanzitutto lo stile semplice e immediato, con note argute e interessanti osservazioni. La prima sezione venne redatta in lingua italiana, per nobili e ricchi borghesi, la seconda fu scritta in dialetto napoletano, per il popolo e la borghesia che usava il dialetto quale linguaggio quotidiano. Oltre alle varie ricette, aggiunse in dialetto napoletano anche dei piatti per le ricorrenze importanti dell’anno: Natale, Capodanno, Pasqua e non solo. Si tratta inoltre di un manuale sia teorico che pratico, concepito in origine come una successione di cento menù suddivisi per carne, pesce, uova e cucina. Notevoli poi sono state le modifiche editoriali apportate nelle diverse ristampe che furono pubblicate durante i venticinque anni di ricerca. Il gran merito di Cavalcanti sta nel fatto che suo trattato è diventato nell'arco degli anni un vero e proprio fenomeno di costume, il testo basilare della Cucina partenopea. Il trattato ed il compendio in lingua Napolitana rivestono una notevole
importanza anche dal punto di vista storico, poiché in essi vengono descritte alcune delle ricette più diffuse nella moderna cucina italiana.
Vi si trova, ad esempio, la prima descrizione di una pasta (vermicelli) condita con il pomodoro. Molte altre sono le ricette presenti in
queste opere, ed in alcune di esse sono chiaramente riconoscibili i tratti di quella che è la moderna cucina napoletana.
Il Complesso della Real Casa Santa della Santissima Annunziata di Aversa Antonio Stabile Tra i monumenti più importanti della città di Aversa spicca l’Arco dell’Annunziata (Porta Napoli) con il suo complesso circostante, porta d’ingresso e di passaggio per i cittadini ed i numerosi turisti provenienti ad Aversa. La data della realizzazione del complesso risulta tutt’oggi incerta contrariamente alla SS. Annunziata datata 1320. Nel 1423 la Regina Giovanna II donò i beni di proprietà dell’ospedale S. Eligio alla Casa Santa sita nel complesso, con diritto di patronato regio. L’Esistenza dell’istituto è documentata da una serie di Governatori, eletti fin dal 1410 il cui compito era di amministrare la Real Casa Santa, di nutrire gli orfani, curare gli infermi ed educare le giovani al maritaggio. L’ingresso principale è decorato da un arco risalente al 1518, probabilmente commissionato dalla famiglia Mormile (iscrizione posta sulla trabeazione). L’arco è delimitato da due lesene binate che poggiano su basamenti di piperno, ad incorniciare due bassorilievi raffiguranti a destra la Resurrezione e sulla sinistra la Creazione del Mondo.
La struttura dell’arco in marmo, è arricchita da rilievi raffiguranti personaggi con scene allegoriche di incerta interpretazione, riconducibili al fondatore della contea di Aversa, Rainulfo Drengot. Le lesioni visibili sulle lastre marmoree sono invece riconducibili al campanile posto lateralmente edificato nel 1477 e crollato nel 1667. Nel 1712 sotto la direzione di Giuseppe Locchese si iniziò la costruzione dell’attuale campanile, a pianta quadrata, con massiccio basamento in piperno bugnato e due ordini superiori con lesene doriche e ioniche. Nel 1776 Giacomo Gentile completò la struttura con la costruzione dell’arco e l’orologio, diventato oggi simbolo d’identificazione della città di Aversa e nota come Porta Napoli. Oltrepassato il cinquecentesco arco marmoreo sulla destra dell’androne si può osservare lo scalone del XVII secolo che reca ai piani superiori del vecchio ospedale. Varcato l’atrio, si giunge ad un primo cortile, alla cui sinistra si presenta una doppia rampa di scale ornata da bassorilievi in marmo del XVI-XVII secolo, culminante con un balcone semi-ellittico, dal quale si accedeva all’antica Cancelleria.
Sul lato destro si apre l’ingresso del chiostro ottocentesco su cui si affaccia la sala delle colonne. In fondo al cortile vi è la chiesa della SS. Annunziata preceduta da un pronao costituito da quattro colonne di marmo cipollino corinzio provenienti dalla distrutta Atella, che facevano
già parte del Sedile di S. Luigi. Le colonne sorreggono archi a tutto sesto formanti campate coperte con volte a crociera decorate con puttini e motivi floreali realizzati in stucco da Pietro Scarola anno 1698. La chiesa fu eretta priva delle cappelle laterali tra il XIV e il XV secolo, sotto la direzione di Frà Giuseppe Nuvolo, che iniziò la costruzione della Sacrestia e della grande volta a botte che sostituì l’originaria soffittatura in legno. La cupola attuale risale agli inizi del XVIII secolo e di forma ridotta in quanto la precedente crollò nel 1823. L’interno è a croce latina, ad unica ampia navata, di classiche forme e sui pilastri vi sono due acquasantiere in marmi policromi di Gaetano Sacco (1710). Tra le cappelle si datano tavole del XVII-XVIII se-
colo come la Madonna delle Grazie e S. Giovanni Evangelista, entrambe di Angelillo Arcuccio. Tra la navata ed il transetto sono posti due grandiosi organi in legno dorato, mentre sulla parete del transetto a destra è collocata La Deposizione di Cristo, tavola di Marco Pino da Siena del 1571. Sulla sinistra si trovano l’Adorazione dei Pastori di Francesco Solimena del 1688 e la Strage degli Innocenti, tela di Giuseppe Simonelli del XVIII secolo. Al di sopra dell’altare maggiore si può infine ammirare la tavola dell’Annunciazione attribuita a Ferrante Maglione del XV secolo. Attualmente il complesso con il trasferimento dell’ospedale ospita la Facoltà di Ingegneria della Seconda Università di Napoli (SUN).
Semìno: un nuovo progetto di agricoltura sociale e multiculturale Coltivare solidarietà e futuro Cristina Abbrunzo Negli ultimi anni le realtà che operano nel settore della cosiddetta Agricoltura Sociale sono aumentate a un ritmo davvero importante. Un fenomeno ormai consolidato, che si lega ad altri indicatori molto significativi: penso all’aumento dell’occupazione giovanile nel settore agricolo; alla crescita di iscrizioni nelle facoltà agrarie; alla nuova attenzione ai temi della nutrizione, della qualità e sostenibilità di quello che consumiamo. In tempi di crisi, la terra – un pezzo così importante nella storia e nell’identità del nostro Paese - ha ricominciato a produrre valori economici e sociali. E su questi valori bisogna scommettere. Questa sorta di “ritorno alla terra” deve rappresentare per noi un campo di sfida che riguarda la tutela dei nostri territori e dei nostri sistemi urbani e la stessa qualità della nostra società. Il mondo agricolo - in una questa nuova ottica di sviluppo sostenibile delle aree rurali – scopre nuovi orizzonti proprio attraverso la sempre piu’ diffusa nascita di realtà di Agricoltura Sociale. Ma cerchiamo di capire meglio cosa si intende per agricoltura sociale: “Con l'espressione Agricoltura Sociale ci riferiamo a quell'insieme di attività che impiegano le risorse dell’agricoltura e della zootecnica, la presenza di piccoli gruppi, famigliari e non, che
operano nelle aziende agricole, per promuovere azioni terapeutiche, di riabilitazione, di inclusione sociale e lavorativa, di ricreazione e di servizi utili per la vita quotidiana e di educazione” (Di Iacovo, 2009). L’Agricoltura Sociale comprende dunque tutte quelle pratiche svolte su un territorio da aziende agricole, cooperative sociali e altre organizzazioni del Terzo Settore che uniscono l’utilizzo delle risorse agricole e il processo produttivo multifunzionale a basso impatto ambientale, prioritariamente con metodo biologico, con le attività sociali, finalizzate a generare benefici inclusivi, a favorire percorsi terapeutici, riabilitativi e di cura, a sostenere l’inserimento sociale e lavorativo delle fasce di popolazione svantaggiate e/o a rischio di marginalizzazione, nonché a favorire la coesione sociale. Anche l’Unione Europea, tra gli obiettivi principali della strategia Europa 2020, tra le sue priorità di sviluppo, indica l’inclusione sociale come uno degli scopi fondamentali da perseguire in ciascuno Stato membro. In questo contesto, l’Agricoltura Sociale può rappresentare uno strumento importante per favorire la lotta alla marginalizzazione delle fasce più deboli della popolazione. L’attività agricola, ovvero la terra, si sposa particolarmente bene con l’assistenza sociale e, nell’ottica di un moderno ap-
proccio multifunzionale, le aziende agricole possono contribuire in modo determinante a dare delle risposte concrete e innovative a tante persone in situazioni disagiate, traendone anche un beneficio economico. Tante dunque le iniziative e i progetti di agricoltura sociale che nell’ultimo decennio dilagano nel nostro Paese e tutte degne di lode, ma una in particolare a mio avviso merita attenzione ed è di grande attualità. Ve la voglio raccontare partendo da un assunto. La storia ci ha insegnato che il cibo buono può essere un vettore anche di cultura e integrazione. Può paradossalmente un ortaggio farti sentire a casa? La rispo-
sta di questo bellissimo progetto è … proviamoci! Si chiama Semìno ed è un progetto di agricoltura sociale nato e sviluppatosi a Bologna da una rete che parte dall’incubatore di idee Kilowatt, passa per la cooperativa Pictor e per l'e-commerce di Local to You e arriva fine al Rescue Hub della Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Un progetto dal valore culturale (perché racconta le abitudini alimentari degli altri Paesi), sociale (perché dà lavoro ai migranti) e salutare (perché gli ortaggi coltivati sono ricchi di proprietà benefiche). L’idea nasce nel 2016 dall’incontro tra la brigata della cucina del Bistrot Vetro e l’orto di comunità delle Serre dei Giardini Margherita, spazio rigenerato e gestito da Kilowatt, che si occupa di ricerca e sviluppo delle specie da coltivare e della formazione all’avvio di nuove imprese. Un giorno, Farouk, aiuto cuoco originario del Bangladesh, chiede di poter provare a coltivare degli ortaggi caratteristici della sua terra di origine, difficilmente reperibili in Italia, di cui conserva i semi. Dalla sua richiesta, ecco l’intuizione di avviare un vero e proprio progetto di impresa per la coltivazione di alcune specie provenienti dalle diete dei migranti con la prospettiva di creare lavoro e contribuire allo sviluppo di una comunità inclusiva e aperta. Semìno nasce dunque da una
rete di soggetti che costituiscono una mini filiera dedicata a 4 prodotti ortofrutticoli. Imprenditori sociali, ricercatori, un produttore biologico, un distributore e un ristoratore che stanno portando sul mercato prodotti agricoli provenienti da culture culinarie lontane ma coltivati in Emilia Romagna. Nello specifico sono state selezionate specie presenti nelle diete dei migranti e difficilmente reperibili in Italia, si tratta di spezie e ortaggi genuini con elevate proprietà nutrizionali: Gombo, Curcuma, Daikon e Fagioli all’occhio. Prodotti resilienti e altrimenti difficili da reperire per i migranti, portati sul mercato promuovendo la cultura dell’integrazione attraverso il cibo e generando un circuito lavorativo virtuoso orientato alla creazione di opportunità per le persone provenienti da un percorso di migrazione e oggi residenti in Italia. Un'iniezione di multiculturalismo alimentare, che al tempo stesso racconta la storia di quelle persone e riduce l'inquinamento dovuto all'importazione. Un progetto che sta riscontrando un grande interesse e successo tanto da vincere la scorsa edizione del Bando UniCredit Carta E e aggiudicarsi il contributo a fondo perduto del valore di 42.500 euro che si pensa di investire per portare Semìno anche in altri territori del nostro Paese!
Pubblica Amministrazione
Il ritardo nella conclusione del procedimento Il Consiglio di Stato ribadisce che l’atto tardivo non deve essere considerato illegittimo Felicia De Capua Il Consiglio di Stato interviene di recente con una sentenza che chiarisce i connotati dell’obbligo di ragionevole durata del procedimento amministrativo e le conseguenze della violazione dei termini finali (Cons. Stato, sez. VI, 26 luglio 2018, n. 4577). I giudici di Palazzo Spada osservano che, in termini generali, alla violazione del termine finale di un procedimento amministrativo non consegue l’illegittimità dell’atto tardivo, salvo che il termine sia qualificato perentorio dalla legge. L’art. 2-bis della L. 241/1990 non include, tra le conseguenze del ritardo, profili afferenti la legittimità dell’atto tardivamente adottato, anche se correla l’inosservanza del termine finale a conseguenze sul piano della responsabilità dell’Amministrazione. Il ritardo, osserva il Collegio, non è quindi un vizio in sé dell’atto ma è un presupposto che può
determinare, in concorso con altre condizioni, una possibile forma di responsabilità risarcitoria dell’Amministrazione. Per di più resta ferma la possibilità per gli interessati di chiedere la condanna dell’Amministrazione a provvedere ai sensi dell’art 117 c.p.a.
La sentenza in commento chiarisce che la perentorietà dei termini procedimentali può aversi, quale eccezione alla regola della loro natura meramente ordinatoria o acceleratoria, soltanto laddove la stessa perentorietà sia espressamente prevista dalle
norme che disciplinano in modo specifico i procedimenti, che possono anche sanzionare espressamente con la decadenza il mancato rispetto dei termini stabiliti. Il Consiglio di Stato con la medesima sentenza ha approfondito anche l’ipotesi spe-
cifica del ritardo come vizio dell’atto, in caso di pregiudizio per la difesa delle imprese sanzionate. In tal senso è richiamata la giurisprudenza europea, in particolare della Corte di giustizia (sentenza 21 settembre 2006, in C105/04, punto 42), secondo la quale nei procedimenti relativi al regolamento n. 1 del 2003 (concernente l’applicazione delle regole della concorrenza) deve ritenersi che il superamento del termine di conclusione del procedimento possa costituire un motivo di annullamento delle decisioni che constatino la commissione di infrazioni, qualora risulti provato che la violazione del principio del termine ragionevole ha pregiudicato i diritti della difesa delle imprese interessate. Al di fuori di tale specifica ipotesi, conclude il Collegio, il mancato rispetto dell’obbligo di decidere entro un termine ragionevole non incide sulla validità dell’atto.
Viaggio nelle leggi ambientali RIFIUTI Ai fini della configurabilità del reato di realizzazione o gestione di discarica non autorizzata, è necessario l'accumulo di rifiuti, per effetto di una condotta ripetuta, in una determinata area, trasformata di fatto in deposito o ricettacolo con tendenziale carattere di definitività, in considerazione delle quantità considerevoli degli stessi e dello spazio occupato (Cass., Sez. III, n. 18399 del 16/03/2017; Sez. III, n. 47501/2013). Sicché risulta del tutto irrilevante, ai fini della configurabilità del reato di discarica abusiva, la circostanza che manchino attività di trasformazione, recupero o riciclo, perché tale attività sono proprie di discariche correttamente autorizzate, ma non costituiscono elementi indispensabili per ritenere l'esistenza di una discarica abusiva, ben potendo l'autore
del reato - come succede nella maggioranza dei casi - limitarsi a realizzare l'accumulo dei rifiuti. Inoltre, è ininfluente che il reato è stato contestato e accertato come commesso dall'imputato nella sua qualità di legale rappresentante della società proprietaria del terreno e nell'esclusivo interesse di quest'ultima, in quanto, ne consegue che la società è il beneficiario effettivo dell'attività delittuosa, non potendosi perciò equiparare la sua posizione a quella di un terzo estraneo. Corte di Cassazione Penale, Sezione III Sentenza n.39027 del 28/08/2018. RIFIUTI La confisca del mezzo di trasporto utilizzato per la consumazione del reato di cui all'art. 256, è obbligatoria, ai sensi dell'art. 259, comma 2, d.lgs. n. 152 del 2006, anche se il mezzo è di proprietà del
terzo estraneo (individuabile in colui che non ha partecipato alla commissione dell'illecito ovvero ai profitti che ne sono derivati) che non provi la sua buona fede, ovvero che l'uso illecito della "res" gli era ignoto e non collegabile ad un suo comportamento negligente (Sez. 3, n. 12473 del 02/12/2015, Liguori; Sez. 3, n. 18515 del 16/01/2015, Ruggeri; Sez. 3, n. 46012 del 04/11/2008, Castellano; Sez.
3, n. 26529 del 20/05/2008, Torre; Sez. 3, n. 33281 del 24/06/2004, Datola). Corte di Cassazione Penale, Sez. III, Sentenza n.38851 del 23/08/2018. ACQUA I rilievi sollevati dal ricorrente avverso tale affermazione sono, peraltro, manifestamente infondati, in quanto le acque meteoriche da dilavamento sono costi-
tuite dalle sole acque piovane che, cadendo al suolo, non subiscono contaminazioni con sostanze o materiali inquinanti, e non anche quelle contaminate, come nella specie, da sostanze o materiali inquinanti (cioè dai rifiuti pericolosi presenti nell'area nella disponibilità della C.T., caratterizzata dall'inadeguatezza dell'impianto di smaltimento delle acque meteoriche), che non consentono di qualificare i reflui come acque di dilavamento o di prima pioggia, trattandosi invece di reflui industriali (tali dovendo considerarsi le acque meteoriche a seguito della contaminazione con i rifiuti pericolosi stoccati nel deposito della C.T. S.r.l.), di cui è stato realizzato uno scarico nel suolo e nel sottosuolo in mancanza di autorizzazione. Cassazione Penale Sez. III, Sentenza n. 28725 del 21-062018. A.T.
BELLEZZA, PARADIGMA DELLA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai... tu eri dentro di me. Andrea Tafuro La bellezza, coinvolge molte sfumature della nostra vita, offrendoci un’ampia gamma di colori per tratteggiare la nostra vita. Abitualmente noi godiamo della bellezza non ne parliamo, poiché abbandonarsi ad essa vorrebbe dire, in un certo senso, esporsi affettivamente… e potrebbe essere pericoloso. Faccio mia una storia africana su questo aspetto emotivo della bellezza: “Si racconta di una famiglia normale, mamma, papà, figli. Normale, se non per il fatto che i suoi componenti erano di cera. Di giorno vivevano in una capanna senza finestre per evitare che il sole li colpisse. Di notte lavoravano, si davano da fare, ma non potevano inoltrarsi molto fuori dalla capanna, perché il buio, nella foresta, era pieno di insidie. Ad ogni modo, si accontentavano e i bambini erano buoni e non si lamentavano. Oltretutto avevano il vantaggio di non provare dolore: erano di cera e, anche se un ago li trafiggeva, non sentivano nulla. Un giorno però uno dei bambini, Ngwabi, fu preso da un desiderio fortissimo di uscire dalla capanna. Voleva vedere il mondo, l’alba, gli alberi, il sole, i fiori… i fratelli e i genitori insistevano per trattenerlo, gli dicevano che era impossibile, che si doveva accontentare. Ma Ngwabi aprì la porta e uscì senza voltarsi. La bellezza di quello che c’era fuori lo travolse, gli diede una gioia immensa. Pensò di aver preso la decisione giusta, anche se sentiva che stava cominciando a sciogliersi.
Gioiva e intanto si scioglieva, fino a quando rimase solo un mucchietto di cera. Di notte i genitori e i fratelli uscirono per cercarlo. Lo trovarono. Con la cera che era rimasta modellarono un bellissimo uccello, gli fecero le ali con le foglie di palma e lo lasciarono in cima ad una montagna. All’alba la cera si animò e Ngwabi spiccò il volo”. I filosofi del mondo classico, forse per cercare di frenare l’inevitabile coinvolgimento dell’uomo nel mondo sconosciuto dell’affettività, hanno cercato di misurare e ordinare la forza del bello, riconoscendo sempre la relazione tra bellezza e divino, fino a fare del bello la via maestra per avvicinarsi a Dio. Infatti, come racconta il mito: “Zeus, dopo aver fatto imprigionare il padre Kronos, stabilisce le sue leggi, norme che sono incardinate sulla nozione di “misura” e lui
stesso, insieme al figlio Apollo ne garantisce l’osservanza. Queste leggi sono espressamente scritte sulle mura esterne del tempio di Delfi: “Il più giusto è il più bello”; “osserva il limite”; “odia l’eccesso”; “nessuna cosa fuori misura”. Accade talvolta, però, che Zeus e suo figlio Apollo permettano il ritorno di Dioniso, espressione del caos e del disordine”. Insomma, qui è Platone a scrivere, la bellezza fa paura, perché può inquinare la verità e per questo bisogna ascriverla come parte a-razionale dell’anima. Il mio cristianesimo, farà suo il concetto dell’ ingannevolezza delle cose sensibili, perché sono solo un riflesso della vera bellezza che è quella di Dio, ma possono essere, anche, un mezzo di ritorno verso il Padre, come ci ricorda Sant’Agostino, nelle Confessioni: “Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti
amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace”. La bellezza dunque può portarci a Dio, ma può essere ingannevole se ci lasciamo trattenere e intrappolare da essa. Per Agostino è la filosofia, la conoscenza, che ci permette di riconoscere la vera bellezza. Ciò vuol dire che la bellezza delle cose sensibili ci fa intuire che dobbiamo cercare altrove qualcosa di ancora più bello. Per Agostino questo altrove è dentro l’uomo, è l’interiorità dove troviamo le tracce di una bellezza più sublime. La bellezza e la definizione di ciò che è bello, certamente è influenzata dall’occhio di chi guarda, dal livello culturale e sociale di appartenenza o da un legame affettivo, tuttavia studi riportano l’esistenza di elementi in grado di spiegare l’universalità della bellezza di certi ambienti o opere d’arte. Alla fine degli anni ’80 un modello psicologico elaborato da due ricercatori di psicologia ambientale: Faith Kaplan e Ronald Kaplan, descrive quattro caratteristiche in grado di incrementare l’attrattiva di un paesaggio: Coerenza, cioè il grado con cui vari aspetti dell’ambiente sono concordi, cioè in sintonia, tra loro,
tipo il colore bianco dei trulli in Puglia. Leggibilità, ovvero la facilità con cui un paesaggio può essere categorizzato, come una costruzione di uno stile ben definito. omplessità, cioè il numero e la variabilità degli elementi che compongono una scena, ad esempio non sono attraenti le periferie delle città. Mistero. Qui gli autori si riferiscono alla quantità di informazioni nascoste che uno spazio può contenere. Il celare gli spazi con l’uso di siepi o muri produce una risposta psicologica di volontà di esplorazione che manca invece nel caso di larghe visuali in cui tutto è sotto gli occhi. Insomma, la bellezza è in grado di influenzare il nostro benessere fisico e psichico quotidiano, perché genera in noi emozioni positive ed è così che una giornata di lavoro passata nelle stanze, esteticamente sgradevoli di Arpac, può essere stressante. Roger Ulrich, in una ricerca condotta in un ospedale, ha dimostrato che coloro la cui finestra dava sul parco avevano un periodo di convalescenza inferiore rispetto ai degenti con finestra che dava su un muro di mattoni, riportando un maggior numero di lamentele e stati d’ansia e depressione. Concludendo, possiamo affermare che la bellezza ambientale non è solo un accessorio, ma un presupposto imprescindibile per gestire positivamente la quotidianità. Essa genera benessere, emozioni e secondo alcuni studi anche sulla qualità delle relazioni, ma nonostante ciò viene sacrificata sull’altare dell’ economia, della politica e dell’egoismo personale.
a cura di Fabiana Liguori Fino al 30 settembre 2018 “International World Beer Festival” In Piazza Dante, Napoli Degustazione di oltre 200 tipologie di birre artigianali e stand con ottime pietanze della tradizione culinaria partenopea
Il 6 ottobre 2018 “Balconica, il Festival” A Futani (SA) Nel Parco Nazionale del Cilento, un appuntamento che porta la musica, la cultura e il teatro sui balconi delle case del borgo. Scrittori, artisti, attori e musicisti, provenienti da tutta Italia sono pronti a esibirsi nella particolarissima location offerta dagli abitanti di Futani.
Il 29 settembre 2018 “Quando la Resistenza è donna: Maddalena Cerasuolo” A Napoli Visita guidata con l’Associazione culturale “Locus Iste” nei luoghi delle Quattro Giornate di Napoli per omaggiare Maddalena Cerasuolo, la donna simbolo di quelle gloriose e terribili giornate settembrine lungo il quartiere Materdei, che fece da sfondo alla sanguinosa resistenza partigiana volta a liberare la città dall’occupazione nazifascista.
Il 6 ottobre 2018 “ELABORA, una biblioteca nel cuore dei Quartieri Spagnoli” Fondazione Foqus, Napoli Inaugurazione di un nuovo spazio dedicato all’approfondimento culturale. La biblioteca, realizzata dall’associazione culturale “HERMES - Turismo e Beni Culturali” per i giovani del quartiere, sarà aperta a tutti coloro che vorranno studiare o approfondire la storia di Napoli, attraverso la consultazione di documenti, foto e volumi legati a tematiche archeologiche, storico artistiche, architettoniche, etnoantropologiche e letterarie. Dal 28 al 30 settembre 2018 “Asprinum Festival” A Cesa (CE) Convegni, work shop, visite guidate, mostre, laboratori didattici, stands gastronomici, teatro e tanto altro per valorizzare il territorio e il patrimonio nonchè tutelare le Alberate Aversane, le Viti Maritate al Pioppo e la produzione del Vino Asprinio Dal 28 al 30 settembre 2018 La “Festa de Vino” A Montemarano (AV) Nel centro storico si celebrerà il vino, prodotto di eccellenza locale, attraverso convegni, degustazioni, gastronomia e musica. Le associazioni "Le Cantine di Montemarano" e "Pro Montemarano", insieme alle altre realtà del luogo, ospiteranno alcune firme autorevoli del giornalismo di settore, riferimenti istituzionali, imprenditori, tecnici dando il via a un sano e proficuo confronto sulle potenzialità del Vino Aglianico e del Taurasi e sulle opportunità derivanti per lo sviluppo del turismo “esperienziale”. Dal 28 al 30 settembre 2018 Il “Tour del Mulino” Rotonda Diaz, Napoli Utilizzare la tecnologia per imparare a leggere correttamente le etichette presenti sulle confezioni, conoscere l’origine e gli usi più comuni degli ingredienti, scoprire alcuni piccoli segreti per rispettare l’ambiente e persino “entrare virtualmente” in uno stabilimento per vedere, passo dopo passo, come nasce un prodotto alimentare. Queste, alcune delle tante attività gratuite offerte dal Tour del Mulino, un progetto di educazione alimentare che tocca diverse città italiane. Il 29 settembre 2018 "84 giorni – Le Ombre di Caravaggio", Palazzo Ricca, Napoli Spettacolo itinerante con l’Associazione NarteA che ricostruisce le vicende misteriose legate alla realizzazione dei quattro quadri dipinti da Michelangelo Merisi, a Napoli, in soli ottantaquattro giorni. Nel capoluogo partenopeo il pittore dissoluto e chiacchierato per le sue ambigue frequentazioni - amante di donne e di uomini, spavaldo nel guardare in faccia la vita come la morte - incontra un uomo senza scrupoli, il mercante Radolovich. Questi tenta di rubare l'anima a Caravaggio, imponendogli la commissione di un quadro dal soggetto “mediocre” e a cui l’artista si opporrà in tutta la sua grandezza.
Il 6 e 7 ottobre 2018 La “Sagra del Maiale” a Mugnano del Cardinale (AV) La manifestazione, organizzata dal Comitato “Festa Maria Santissima delle Grazie”, è un consolidato festival dei saperi e dei sapori dove i visitatori potranno partecipare ad un autentico itinerario gastronomico dedicato al maiale e caratterizzato da antiche e sapienti ricette preparate con passione e dedizione e con ingredienti del patrimonio locale.
Il 6 e 7 e il 13 e 14 ottobre 2018 “Cioccolateano 2018” A Teano (CE) Il centro storico diverrà un unico affollato “teatro vivo” con stand gastronomici, chocolate show, degustazioni e laboratori artistici, alcuni riservati anche ai più piccoli. Il 7 ottobre 2018 “La Certosa e il Museo di San Martino, visita guidata” A Napoli L'Associazione Tournarrà, in occasione dell'ingresso gratuito previsto per la prima domenica del mese, organizza una visita guidata nello storico e suggestivo sito adagiato sulla collina del Vomero. Dal 12 al 14 ottobre 2018 La “Sagra della Castagna e della Nocciola Avellana” Ad Avella (AV) Protagoniste dell'evento saranno le succulenti pietanze a base di prodotti tipici locali, quali nocciole, noci, castagne, porcini, cinghiale, cotechini locali, salsicce, broccoli, caldarroste, il tutto accompagnato da Aglianico Irpino e birra artigianale. Ci sarà, inoltre, la possibilità di acquistare prodotti tipici locali: formaggi, salumi, noci e tutto ciò che la bassa Irpinia produce, oltre ad altri prodotti di vario genere esposti dagli artigiani del luogo. Il 13 ottobre 2018 La “Sagra della Castagna” Contrada Russi, Arpaise (BN) Degustazione di castagne, carne, vino e prodotti tipici a base di castagne. Per l'occasione sarà allestita anche una mostra fotografica, degli stand espositivi di artigianato e un palco per l’esibizione del gruppo di musica popolare "I Tammore".
Dal 5 al 7 e dal 12 al 14 ottobre 2018 La “Sagra della Castagna” A Calvanico (SA) Due week end nella Valle dell'Irno per celebrare il gusto dei sapori autentici e genuini, il fascino della montagna, i colori dei castagneti e i profumi dell'autunno. Una festa che diventa veicolo di promozione delle eccellenze del territorio tra turismo rurale, enogastronomia, trekking, sport, esibizioni e show cooking, laboratori didattici, focus tematici e musica etnofolk.