Il ruolo dei fiumi contro i disastri ambientali Wwf: è necessario intervenire per salvaguardare lo stato di salute dei corsi d’acqua MARE NOSTRUM
Il progetto Geoswim nel Mediterraneo
A detta dei più accreditati ricercatori e scienziati se non si riuscirà a vincere la lotta contro i cambiamenti climatici entro il 2100, così come si prefigge la Cop 21, non resterà altro che guardare il livello del mare salire. L’innalzamento dei livelli massimi del mare è dovuto principalmente al crescente volume di acqua negli oceani come risultato diretto dell’aumento delle temperature... Pollice a pag.5
STUDI & RICERCHE
Educazione al paesaggio: l’esperienza 3KCL Project
Davanti alla “grandezza” della politica, del potere o del proprio tornaconto personale, tutto passa in secondo piano, soprattutto quando si tratta di necessità o interessi riguardanti la collettività. La salute, il territorio, l’ambiente temi di vitale importanza vengono spesso trattati con faciloneria e negligenza. Una piaga in Italia. Di recente, il WWF ha presentato il Rapporto “Valuing Rivers” in occasione della World Water Week. Il documento ha posto l’attenzione sullo stato e l’importanza dei corsi d’acqua.
AMBIENTE & TRADIZIONE
Ponti e dintorni: il gioiello del Garigliano
Liguori a pag.3
ARPAC
Andamento della balneabilità in Campania ad agosto Sono 453, su un totale di 2191 dall'inizio della stagione balneare, i campioni di acqua di mare prelevati e analizzati da Arpac nel mese di agosto per stabilire lo stato di salute del nostro mare a tutela dei bagnanti che hanno affollato le coste campane.
De Crescenzo-Lanza a pag.14
De Maio-Lionetti-Mosca a pag.6
Il Sannio tra economia circolare e crisi-rifiuti
In questi giorni sono negli occhi di tutti noi le tragiche immagini del ponte Morandi crollato a Genova. In tanti, però, di fronte a quegli archi e a quei tiranti hanno ricordato altri ponti e altre storie. È chiaro che si tratta di progetti e di epoche diverse (sia per dimensioni che per carichi) ma inevitabilmente chi ama la storia è andato indietro nel tempo per andare a caccia di notizie su altri ponti ...
I giardini di Fernando Caruncho
NATUR@MENTE
Sul Creato agire subito. E mai rassegnarsi
Ne abbiamo discusso con Liliana Monaco, ingegnere, dirigente di lungo corso della pubblica amministrazione e attualmente responsabile tecnico-amministrativo di Asia Benevento, la municipalizzata di igiene urbana del capoluogo sannita. Mosca a pag.8
Nell’ambito delle partnership che un ente di promozione culturale di valenza sovralocale come il Museo di Storia Naturale e di Archeologia di Montebelluna (TV) ha strutturato con enti di ricerca italiani e stranieri e con le scuole del territorio, il progetto 3KCL (Karstic Cultural Landscapes Architecture of a unique relationship people-territory) rappresenta un esempio di come si possa interagire per costruire una conoscenza maggiore delle realtà territoriali locali e, nel contempo, costruire una rete di rapporti culturali di vasta portata. Santoro a pag.10
Giardiniere e filosofo al tempo stesso, lo spagnolo Fernando Caruncho non ama essere definito “paesaggista”. Madrileno, ha studiato filosofia e, oltre che dei pensatori della cultura classica, è un profondo conoscitore di Cartesio, Goethe e Rousseau. Come si può desumere dalle sue creazioni, la “classicità” la si ritrova in tutti i giardini da lui ideati.. Palumbo a pag.12
CURIOSITÀ
Foraging: raccolta ed uso di erbe spontanee
AMBIENTE & TENDENZE
Radioimmaginaria: la radio dei teenagers Un network tutto under 17 per dare ascolto alle voci del futuro
Questa è la storia di una radio, Radio Immaginaria, dove gli speaker, i registi dietro al mixer, il dj, la redazione, ovvero tutti coloro che vi partecipano, sono ragazzi dagli 11 ai 17 anni. Buonfanti a pag.16
Abbrunzo a pag.17
La Chiesa Cattolica, ogni anno il 1 settembre, celebra la Giornata per la Custodia del Creato. Coltivare l’alleanza con la terra è il tema di questa tredicesima Giornata. La comunità cattolica, attraverso la voce dei suoi vescovi, ci invita a disinvestire dalle fonti fossili e a promuovere un lavoro dignitoso in ottica ambientale. Occorre ritrovare il legame tra la cura dei territori e quella del popolo, anche per orientare a nuovi stili di vita e di consumo responsabile, così come a scelte lungimiranti da parte delle comunità. Nel Messaggio si evidenzia di come oggi ci si senta talvolta “come se tale alleanza fosse intaccata”... Tafuro a pag.19
Il riordino delle competenze del Ministero dell'Ambiente È legge dello Stato italiano il riordino delle competenze del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. La norma assegna a questo ministero le funzioni esercitate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri in materia di coordinamento e monitoraggio degli interventi di emergenza ambientale concernenti la sicurezza agroalimentare in Campania e il monitoraggio, anche di tipo sanitario, nei territori della regione Campania e nei comuni di Taranto e Statte (comma 1). A tal fine si modifica l'articolo 2 del decreto-legge n.136/2013(sul monitoraggio in Campania, Taranto e Statte), prevedendo che il Comitato interministeriale competente per determinare gli indirizzi per l'individuazione o il potenziamento di azioni e interventi di prevenzione del danno ambientale e dell'illecito ambientale, per il monitoraggio, anche di radiazioni nucleari, la tutela e la bonifica nei terreni, nelle acque di falda e nei pozzi della regione Campania, non abbia più sede presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ma presso il Ministero dell'ambiente. Anche la segreteria e il supporto tecnico per la Commissione che ha il compito di individuare o potenziare il monitoraggio e la tutela dei torrenti e acque della regione Campania - sulla base degli indirizzi forniti dal citato Comitato - non sono più assicurati dal Ministero per la coesione territoriale ma dal Ministero dell'ambiente, nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi oneri per la finanza pubblica. Sono assegnate al Ministero dell'ambiente le funzioni esercitate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri in materia di contrasto al dissesto idrogeologico e di difesa e messa in sicurezza del suolo, ferme restando quelle di coordinamento interministeriale proprie della Presidenza del Consiglio. Viene soppressa la Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico istituita presso la Presidenza del Consiglio dei
Ministri. Si attribuisce al Ministero dell'ambiente e non più alla soppressa Struttura di missione la proposta di interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nelle regioni del centro-nord nell'ambito di un programma nazionale approvato dal CIPE. Si dispone la modifica dell'articolo 35 del decreto legislativo n. 300/199915, che disciplina le competenze del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio attribuendogli le funzioni e i compiti spettanti allo Stato in materia di: - promozione per l'economia circolare e l'uso efficiente delle risorse, fatte salve le competenze del Ministero dello sviluppo economico; - coordinamento delle misure di contrasto e contenimento del danno ambientale e di ripristino in sicurezza dei siti inquinati. Un’ulteriore modifica apportata stabilisce che l'incarico di Segretario generale del Ministero dell'ambiente può essere conferito anche a personale esterno alla pubblica amministrazione. La norme demandano ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri la puntuale quantificazione delle risorse finanziarie allocate e da allocare presso la Presidenza del Consiglio per lo svolgimento delle funzioni trasferite.
…intanto in Francia il Ministero della Transizione Ecologica vacilla Mentre in Italia il Ministro dell’ambiente vede aumentare le sue competenze in materia ambientale in Francia, il ministro della Transizione ecologica Nicolas Hulot, ha annunciato ai microfoni di France Inter che lascerà il governo, avendo ormai la sensazione che l'ecologia non sia una priorità. Hulot ha affermato che la sua azione ha permesso soltanto "piccoli passi" in campo ambientale e di essersi sentito "solo" sui temi ambientali: "non voglio più mentire - ha aggiunto sono temi che condizionano tutti gli altri. Continuiamo a mantenere un modello economico responsabile di tutti i disordini climatici". "Nicolas Hulot ha finalmente preso la coraggiosa scelta di abbandonare un governo di cui non vuole più essere l'etichetta verde. È stato in pratica condannato ad essere senza poteri e a difendere le contraddizioni di un presidente che rifiuta la transizione energetica e am-
bientale". Lo ha scritto in un comunicato Jean-Franois Julliard, Direttore Esecutivo di Greenpeace Francia. "Sfortunatamente abbiamo perso un anno cruciale nella lotta ai problemi ambientali e questa estate ha dimostrato, ancora una volta, la portata senza precedenti dei cambiamenti climatici. Emmanuel Macron deve prima di tutto cambiare la sua visione, migliorando radicalmente i suoi obiettivi e smettendola di dare la precedenza agli interessi delle in-
dustrie e delle multinazionali. La protezione dell'ambiente è una precondizione necessaria per tutte le misure sociali ed economiche. Senza una profonda trasformazione delle nostre società in campi come l'energia, i trasporti e il cibo, noi non saremo capace di combattere i cambiamenti climatici". Ai fratelli d’Oltralpe non resta che attendere sviluppi, nella speranza di un “accordo tra le parti” che metta al primo posto l’ambiente e la salute dei cittadini. G.M.
Il delicato ruolo dei fiumi contro i disastri ambientali Wwf: è necessario intervenire per salvaguardare lo stato di salute dei corsi d’acqua Fabiana Liguori Davanti alla “grandezza” della politica, del potere o del proprio tornaconto personale, tutto passa in secondo piano, soprattutto quando si tratta di necessità o interessi riguardanti la collettività. La salute, il territorio, l’ambiente temi di vitale importanza vengono spesso trattati con faciloneria e negligenza. Una piaga in Italia. Di recente, il WWF ha presentato il Rapporto “Valuing Rivers” in occasione della World Water Week. Il documento ha posto l’attenzione sullo stato e l’importanza dei corsi d’acqua. Spesso, infatti, amministrazioni e cittadini cadono nell’errore di sottovalutare il ruolo di fiumi, laghi e torrenti non solo dal punto di vista naturalistico ed energetico ma anche e soprattutto per quanto riguarda la loro funzione di “mitigatori di disastri ambientali. Il report ha sviluppato proprio questo aspetto, sottolineando quanto un buono stato di salute dei corsi d’acqua incida in maniera positiva contro fenomeni che spesso devastano interi territori e comunità in tutto il mondo. La magra e diffusa idea che i fiumi, siano quasi esclusivamente fonte primaria di acqua ed energia, mette a rischio altre loro virtù e funzioni vitali: sono, infatti, una “protezione naturale” dalle inondazioni per le città. I delta invece fanno da scudo alle coste rispetto all’innalzamento dei mari grazie all’accumulo di sedimenti provenienti proprio dai corsi d’acqua. Per non parlare poi dei benefici per la collettività derivanti dalla pesca d’acqua dolce. Ma i dati sono altri: due miliardi di persone contano sulla presenza dei fiumi per l'approvvigionamento di acqua potabile; 500 milioni vivono sui delta (che mantengono il loro stato proprio grazie ai sedimenti); il 25 per cento della produzione alimentare mondiale dipende dall'irrigazione dai fiumi. Ogni anno vengono
pescate almeno 12 milioni di tonnellate di pesci d'acqua dolce (cifra che si traduce in cibo e mezzi di sussistenza per decine di milioni di persone). Tante sono le pressioni sempre più incalzanti a cui i corsi d’acqua devono far fronte: lo sviluppo delle dighe, i cambiamenti climatici, la crescente domanda di acqua per l’irrigazione agricola, le centrali idroelettriche e nonostante siano una fondamentale e operosa “presenza” per gli abitanti del pianeta, non sono quasi mai oggetto di dedizione e cura da parte delle Istituzioni e amministrazioni a meno che non accada una sciagura che li travolga. Un tale approccio, non solo ha conseguenze ambientali e territoriali spesso catastrofiche, ma provoca perdite in termini economici: il 19 % del PIL glo-
bale, secondo il WWF, proviene da bacini che hanno già un rischio idrico elevato o molto elevato, mentre la maggior parte dei grandi delta del mondo – tra cui il Gange, l’Indo, il Mekong, il Nilo e lo Yangtze – stanno riducendo la loro portata o si stanno prosciugando. “Se non vogliamo indebolire le economie e mancare gli obiettivi di sviluppo sostenibile, dobbiamo trasformare subito il nostro modo di valutare e gestire i fiumi”, ha affermato Stuart Orr (Leader of WWF's Freshwater Practice). Ma come migliorare il modo in cui le società misurano, valorizzano e promuovono i diversi benefici derivanti dai fiumi? Quali le soluzioni per una gestione sostenibile? Secondo il WWF, un forte e positivo potenziale in questo
senso è dato dalle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale, il telerilevamento e la gestione dei dati attraverso il sistema di blockchain, tutti sistemi che offrono metodi promettenti per migliorare il modo in cui misuriamo i sistemi idrici e fluviali. “I fiumi non sono semplici tubi in cui scorre l’acqua. Non dobbiamo accettare come inevitabile “effetto collaterale” dello sviluppo, la perdita di tutti quei benefici che ci forniscono. L’innovazione, accanto alle soluzioni già
esistenti, ci offre la possibilità già da ora di conciliare la crescita economica sostenibile con la presenza di fiumi in buono stato di salute” ha dichiarato il capo del WWF Global Freshwater Scientist e autore del rapporto Jeff Opperman, che conclude: “Comunità, aziende e governi possono e devono contribuire a tracciare un percorso migliore che aiuti a proteggere l’acqua per tutti, mantenendo al contempo queste ‘vene vitali del pianeta’ al servizio delle persone e della natura”.
La macchia mediterranea: un ecosistema da difendere! Bruno Giordano La “macchia” è uno dei principali ecosistemi mediterranei. Si tratta di una formazione vegetale arbustiva costituita tipicamente da specie sclerofille con foglie persistenti poco ampie, coriacee e lucide, di altezza media variabile dai 50 cm ai 4 m. adatte a resistere alla siccità estiva e per questo motivo la macchia mediterranea è chiamata anche foresta a sclerofilleskleros = duro, phyllon= foglia, formazioni derivanti dalla foresta mediterranea sempreverde. La zona più caratteristica della macchia mediterranea è il bacino del Mediterraneo, ma si può trovare anche in altre regioni del mondo: la California, il Cile centrale, la punta meridionale del Sudafrica e l’Australia meridionale. Nel bacino del Mediterraneo la macchia ha subito un attacco considerevole da parte degli animali addomesticati dall’uomo, in particolare le capre, che hanno un’alimentazione poco specializzata e si nutrono indifferentemente di ogni tipo di vegetazione. Nella regione mediterranea esistono aree di eccezionale concentrazione di biodiver-
sità ed elevata densità di specie endemiche, chiamate hot spots. In Italia queste aree si trovano in Sicilia e Sardegna. Il problema di tutte queste zone è che nella stagione secca non c’è modo di proteggere le piante dal pascolo indiscriminato. Attualmente la macchia che circonda il bacino del Mediterraneo è sicuramente più povera di animali a causa della
lunga storia dell’attività umana nella zona; in altre parti del mondo, invece, la macchia mantiene una fauna numerosa. Si possono trovare cinghiali, caprioli, daini, scoiattoli, volpi, lupi, tassi, roditori, testuggini, lucertole e molte specie di uccelli. La fauna del suolo comprende chiocciole, insetti e lombrichi, e deve affrontare annualmente due periodi di sospensione dell’attività: il
freddo invernale, comportamento di ibernazione, e la siccità estiva, comportamento di estivazione. All’inizio dell’estate gli insetti del suolo e gli altri piccoli animali si spostano in profondità di molti centimetri, dove trovano le condizioni adatte per superare la siccità estiva in attesa delle piogge autunnali. Altri animali sopportano la siccità del giorno diventando attivi nelle ore notturne.
Molto importante è la vegetazione mediterranea come habitat di una grande varietà di animali selvatici e di allevamento. In particolare nel Mediterraneo è importante l’elevato numero di specie vegetali endemiche, che rappresentano circa il 50% del numero totale di piante di questo ambiente. L’Italia meridionale rappresenta l’estremo limite meridionale di molte specie presenti in tutta Europa, come il faggio, la rovere e l’abete bianco. Si pensa che in epoca glaciale le regioni meridionali abbiano rappresentato le aree rifugio da cui queste specie si sono nuovamente diffuse nel resto d’Europa. Per questo motivo l’Italia meridionale è una grande riserva di biodiversità la cui importanza è oggi riconosciuta in tutto il mondo. Costituisce un esempio di microambiente, fornendo nutrimento e riparo a insetti, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi. La macchia rappresenta un potenziale stadio di evoluzione verso la formazione forestale della lecceta, la più tipica delle foreste mediterranee.
Il progetto Geoswim nel Mediterraneo Un accurato studio scientifico sulle variazioni del livello del mare Tina Pollice A detta dei più accreditati ricercatori e scienziati se non si riuscirà a vincere la lotta contro i cambiamenti climatici entro il 2100, così come si prefigge la Cop 21, non resterà altro che guardare il livello del mare salire. L’innalzamento dei livelli massimi del mare è dovuto principalmente al crescente volume di acqua negli oceani come risultato diretto dell’aumento delle temperature, processo conosciuto come espansione termica e dalla perdita di massa di ghiaccio vale a dire lo scioglimento dei ghiacci e delle calotte glaciali in Groelandia e in Antartide. In Italia vi è un progetto scientifico, Geoswim, condotto da ENEA e Università di Trieste che studia le variazioni del livello del mare. Nato nel 2012, il progetto Geoswim vede i ricercatori operare in acqua con maschera e pinne spingendo a nuoto un piccolo laboratorio galleggiante, equipaggiato con telecamere, sonar e sonda per le analisi chimico-fisiche. Dopo la prima campagna del 2012, nella quale sono stati percorsi 250 km dall’Istria a Trieste, Geoswim ha fatto tappa a Malta e Gozo, in Sicilia (Egadi e Ustica), in Sardegna (alcune isole dell’arcipelago della Maddalena, Capo Caccia e Tavolara), nel Lazio (promontorio di Gaeta) e in Grecia (Paros), per un totale
di oltre 550 km percorsi a nuoto. Un lavoro certosino che ha permesso di mettere insieme dati molto utili per controllare l’innalzamento del mare lungo le nostre coste e, di conseguenza, i rischi ad esso collegati. Il risultato dei dati prodotti cui accedono tutti gli enti di ricerca è frutto della multidisciplinarietà di collaborazioni tra paleontologi, biologi, geologi, chimici e fisici. L'edizione 2018 di Geoswim è ripartita dalle coste dell'Argentario in Toscana con l'obiettivo di mappare oltre 23 mila chilometri di costa rocciosa del Mediterraneo proprio per studiare le variazioni del livello del nostro mare. È un progetto particolarmente importante per cono-
scere quelle aree che non sono raggiungibili tramite l'occhio dei satelliti e dalle imbarcazioni. Siamo consapevoli che i cambiamenti climatici espongono il mondo, l’Europa e l’Italia a forti rischi conseguenti all’innalzamento del mare. Secondo gli ultimi studi condotti dal Centro comune di ricerca Jrc dell’Ue entro il 2100 le inondazioni costiere potrebbero colpire ogni anno fino a 3,65 milioni di persone in Europa (rispetto alle circa 102.000 di oggi), ed il computo dei danni potrebbe aumentare dagli 1,25 miliardi di euro di oggi ai 961 miliardi entro la fine del secolo. Per tali ragioni si monitorano con attenzione le variazioni del livello del mare.
Dopo la circumnavigazione dell’Argentario, l’edizione 2018 di Geoswim comprende anche l’esplorazione del limitrofo promontorio di Ansedonia. Un ulteriore studio internazionale coordinato sempre dall’ENEA mostra come negli ultimi 1000 anni le
acque del Mediterraneo siano salite da un minimo di 6 a un massimo di 33 centimetri, lunghezze che purtroppo si attende triplicheranno nei pochi decenni che ci separano dal 2100 ponendo a serio rischio inondazione ampie fette di Toscana, le pianure costiere della Versilia e l’area di Marina di Campo all’isola d’Elba sino a minacciare anche secondo lo studio Mapping choices Carbon climate and rising seas our global legacy (noto per aver fatto il giro del mondo a causa delle immagini shock che propongono città come New York , Londra, Mumbai sommerse dalle acque) nel lunghissimo periodo Livorno e la Torre di Pisa. Rischi enormi che si possono arginare solo con un cambio radicale dei comportamenti, frenando l’avanzata dei cambiamenti climatici riducendo le emissioni di gas serra antropiche, ed usando le doppie leve della prevenzione e della resilienza.
Andamento della balneabilità ad agosto Su sedici “sforamenti” in acque classificate balneabili, tredici sono ritornate alla normalità dopo nuove analisi Lucio De Maio Emma Lionetti Luigi Mosca Sono 453, su un totale di 2191 dall'inizio della stagione balneare, i campioni di acqua di mare prelevati e analizzati da Arpac nel mese di agosto per stabilire lo stato di salute del nostro mare a tutela dei bagnanti che hanno affollato le coste campane. Quaranta prelievi (circa il 9% sul totale di agosto) hanno prodotto valori analitici superiori ai limiti di legge per i parametri determinanti la balneabilità (Escherichia coli ed Enterococchi intestinali). Questi “sforamenti” hanno interessato 24 acque di balneazione, sulle 330 in cui è suddiviso il litorale adibito all'uso balneare. Di questi 24 tratti di mare batteriologicamente compromessi, otto erano stati classificati di qualità “scarsa” a inizio stagione balneare e pertanto erano già dichiarati “non balneabili”. Le restanti sedici acque di balneazione che hanno “sforato” ad agosto sono invece classificate di qualità “sufficiente”, “buona” o “eccellente” nella Delibera di Giunta regionale 779 dello scorso 12 dicembre. Perciò risultavano balneabili fino all’esito dei prelievi, e in base agli esiti negativi di ago-
sto sono state chiuse temporaneamente alla balneazione con ordinanza del sindaco, non appena è giunta al Comune competente, da parte di Arpac, la comunicazione dei risultati analitici sfavorevoli. Si tratta di undici acque di balneazione in provincia di Napoli e cinque in quella di Salerno. In provincia di Napoli, i valori microbiologici eccedenti il limite di legge sono stati riscontrati in Penisola sorrentina nel Comune di Massa Lubrense (Marina della Lobra), nel Comune di Napoli (Via Partenope), a Torre del Greco per circa sei chilometri di costa (tratti etichettati come Cimitero, Torre di Bassano, Via Litoranea Nord, Lido Incantesimo, Mortelle), a Torre Annunziata (Via Tiberiade) e a Pozzuoli alla “Stazione Marina di Licola” e nei pressi del depuratore di Cuma (“Effluente Nord Depuratore di Cuma” e “Collettore di Cuma”). Questi ultimi due tratti avevano già superato il limite di legge a luglio. Fortunatamente, in tutti questi tratti di costa in provincia di Napoli, il divieto temporaneo di balneazione è stato successivamente revocato perché i prelievi supplementari previsti dalla legge in caso di “sforamento” hanno fornito risultati favorevoli.
Uniche eccezioni, due acque di balneazione del comune di Pozzuoli, cioè “Stazione Marina di Licola” e “Effluente Nord Depuratore di Cuma”, che restano a fine agosto temporaneamente interdette ai bagnanti. In provincia di Salerno i divieti temporanei hanno interessato Amalfi (Spiaggia Le Sirene), Praiano (Spiaggia di Praiano), Vietri sul Mare (Marina di Vietri secondo tratto), Salerno (Torrente Santa Margherita - Pastena) e Battipaglia (Località
Lido Lago). Quattro di questi divieti sono stati revocati per i successivi esiti favorevoli, mentre solo uno al momento resta ancora interdetto alla balneazione (“Marina di Vietri - secondo tratto”). A luglio si è anche aperto il caso “alga tossica” a Torre del Greco, a seguito di controlli Arpac che hanno riscontrato la presenza, nelle acque torresi, di elevate concentrazioni di Ostreopsis ovata. Ad agosto i rilevamenti sono stati più confortanti, per quanto ri-
guarda la concentrazione di questa microalga nell’acqua e anche sulle macroalghe su cui può depositarsi. In nessun campionamento sono stati registrati valori tali da far scattare le fasi di allerta e/o di emergenza che hanno determinato nel mese di luglio i divieti di balneazione nelle acque di Torre del Greco, in ottemperanza a quanto previsto dal decreto ministeriale 30 marzo 2010 (allegato C) e dalle linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità.
Il Sistema nazionale è un cantiere in piena attività Il quadro aggiornato delle varie articolazioni al lavoro per la fase “costitutente” Il quadro aggiornato delle varie articolazioni al lavoro per la fase “costituente” del Sistema comprende i TIC (Tavoli Istruttori del Consiglio), i Gruppi di Lavoro, le Reti dei Referenti, i Direttori, dirigenti, tecnici, specialisti di Ispra e delle Arpa/Appa impegnati nel lavoro di integrazione. Si tratta di varie centinaia di persone (circa il 10% del complesso degli operatori Snpa), che stanno lavorando per conseguire obiettivi condivisi finalizzati a dare gambe solide al Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa). Partendo da 22 enti diversi, in cui è molto diffusa una notevole ‘biodiversità’ riguardo a compiti, forme organizzative, modalità e strumenti operativi, si sta costruendo tutti insieme, in modo partecipato, un Sistema nazionale a “rete”. Il carattere a ‘rete’ di un sistema sta a indicare che non esiste un centro, un vertice sovraordinato e poi una organizzazione gerarchica, bensì una articolazione per ‘nodi’, ciascuno dei quali è costituito dai singoli enti. In ogni nodo ci possono essere ‘specificità’, ‘eccellenze’, ‘servizi’ che possono essere messi a disposizione di tutta la
Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 31 agosto 2018 - Anno XIV, N.16 Edizione chiusa dalla redazione il 31 agosto 2018 DIRETTORE EDITORIALE
Luigi Stefano Sorvino DIRETTORE RESPONSABILE
Pietro Funaro CAPOREDATTORI
Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli IN REDAZIONE
Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro GRAFICA E IMPAGINAZIONE
Savino Cuomo HANNO COLLABORATO
I. Buonfanti, F. Clemente, F. De Capua, G. De Crescenzo, L. De Maio, R. Fanelli, R. Funaro, B. Giordano, E. Lionetti, R. Maisto, A. Palumbo, A. Paparo, T. Pollice, D. Santoro SEGRETARIA AMMINISTRATIVA
Carla Gavini DIRETTORE AMMINISTRATIVO
Pietro Vasaturo EDITORE Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143 Napoli REDAZIONE Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1- 80143 Napoli Phone: 081.23.26.405/427/451 Fax: 081. 23.26.481 e-mail: rivista@arpacampania.it magazinearpacampania@libero.it Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto, Centro Polifunzionale, Torre 1-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.
rete. Il fatto che il legislatore abbia optato per una soluzione ‘federalista’, in cui tutte le componenti del Sistema mantengono la propria identità – con un forte radicamento sul proprio territorio – ed al contempo costituiscono una parte della rete nazionale, costituisce un ambito piuttosto complesso in cui operare, dovendo definire un’identità collettiva che non sostituisce quella del singolo ente, ma la affianca e la integra. Non esistono ricette preconfezionate, storie di successo da imitare, e neppure modelli da imporre dall’alto; si tratta di un vero e proprio “cantiere” in cui sono impegnate/i tantissime donne ed uomini, che in comune hanno soprattutto – oltre a una grande professionalità – la volontà di lavorare ogni giorno per la salvaguardia dell’ambiente, per proteggere e
migliorare la nostra “casa comune”. A partire dalla governance stabilita dalla legge 132/16 che ha istituito il Snpa: il Consiglio nazionale (costituito dai legali rappresentanti di Ispra e delle Arpa-Appa), il Presidente Snpa (che è il Presidente Ispra), il Vicepresidente (nominato dal Consiglio fra i direttori delle Arpa), si è definita una politica ed una architettura. La politica è costituita dal Programma triennale approvato dal Consiglio, nel quale sono definite la Visione e la Missione del Snpa, nonché gli obiettivi programmatici per il triennio 2018-2020. Con la deliberazione n.36 del 9 maggio il Consiglio Snpa ha approvato la costituzione dei TIC (Tavoli Istruttori per il Consiglio), definendone la denominazione, la descrizione sintetica delle attività attribuite, gli obiettivi
individuati, i Coordinatori e Vice Coordinatori nonché i componenti. (da AmbienteInforma, notiziario del Sistema nazionale per l’ambiente).
Va in pensione il dirigente Gaimari Al Dipartimento provinciale di Avellino va in pensione Nicola Gaimari, dirigente di microbiologia ambientale. A Gaimari, medico precedentemente in forze all’Asl di Livorno e al Laboratorio di igiene e profilassi di Salerno, l’Agenzia intende esprimere i più vivi auguri per il traguardo raggiunto e rivolgere un cordiale apprezzamento per l’impegno professionale profuso in questi anni.
Il Sannio tra economia circolare e crisi-rifiuti Con Liliana Monaco (Asia Benevento) abbiamo discusso di successi e criticità nella gestione dei rifiuti Luigi Mosca Benevento e provincia rappresentano un caso positivo nel contesto della gestione dei rifiuti nel Mezzogiorno. Con una quota di differenziata che nel 2016 ha superato il 70% (dati dell’ultimo Rapporto Ispra sui rifiuti urbani), il territorio sannita è il più virtuoso dell’intero Meridione sul piano della separazione degli scarti. Questo modello, però, rischia di essere messo in crisi dalla carenza di impianti, aggravata dal recente incendio che ha colpito lo Stabilimento di tritovagliatura e imballaggio rifiuti (Stir) di Casalduni. Una vera economia circolare implicherebbe una gestione dei rifiuti a chilometro zero, o quasi: invece, i rifiuti urbani sanniti al mo-
mento sono costretti a “emigrare” per trovare una destinazione. Ne abbiamo discusso con Liliana Monaco, ingegnere, dirigente di lungo corso della pubblica amministrazione e attualmente responsabile tecnico- amministrativo di Asia Benevento, la municipalizzata di igiene urbana del capoluogo sannita. Ingegnere, si può parlare della provincia di Benevento come di un “caso di successo” nella gestione dei rifiuti urbani? «Indubbiamente i risultati qui conseguiti sulla raccolta dei rifiuti sono rilevanti. Il rovescio della medaglia è la carenza di impianti per la gestione dei rifiuti: quelli provenienti dalla differenziata, ma non solo. Il risultato è che
gli importi pagati dai cittadini sulla Tari sono alti, nonostante i brillanti risultati conseguiti nella differenziata». Quali sono, dal punto di vista dell’impiantistica, le criticità più importanti? «L’impianto Stir di Casalduni, colpito da un incendio, stava per essere rifunzionalizzato. L’obiettivo è fargli trattare anche le frazioni provenienti dalla differenziata: l’organico, innanzitutto, per il quale sarebbe una novità decisiva, il primo impianto disponibile nella provincia sannita. Inoltre si è programmato di utilizzarlo come piattaforma per il trasferimento delle frazioni secche delle differenziata, come la plastica. E in più, doveva essere messo in grado di produrre, dalla frazione non differenziata, una compo-
nente umida, idonea per l’utilizzo in discarica come copertura. Ulteriori passi avanti verso un modello virtuoso, che però saranno quantomeno rallentati per via dell’incendio». La gestione dei rifiuti nelle aree interne della Campania evolverà verso un modello di “economia circolare”? «Prendo ad esempio quanto sta accadendo nel Sannio. Con la situazione attuale, dopo l’incendio, i rifiuti sanniti non differenziati vengono mandati negli Stir di altre province campane. C’è da ricordare che la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, sotto sequestro dal 2011 e di recente dissequestrata, è ancora ferma per lungaggini burocratiche. Insomma, il cerchio dei rifiuti non è affatto chiuso, piuttosto
Province con una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65%, anno 2016. Fonte: Ispra, Rapporto rifiuti urbani 2017
si sta aprendo». Come spiega la disparità di risultati sul territorio campano, per quanto riguarda la differenziata? «Dalla mia esperienza ormai lunga sul territorio, risulta che nelle province di Avellino e Benevento e, in parte, in quella di Salerno, c’è una genuinità sociale che altrove in Campania è più difficile trovare. Nelle aree costiere si respira, mediamente, uno scetticismo nei confronti delle istituzioni, che si riverbera anche nel modo in cui si fa la raccolta dei rifiuti domestici. È una mentalità diffusa: ci si aspetta che le soluzioni siano calate dall’alto, invece i comportamenti individuali possono fare la differenza». Da questo punto di vista, l’educazione ambientale può incidere positivamente? «La scuola può incidere sulla mentalità dei cittadini di domani, a patto che su alcuni temi si faccia un lavoro continuo, direi quasi “martellante”. Ho letto dell’iniziativa del sindaco di Firenze, Dario Nardella, che ha lanciato una proposta di legge a iniziativa popolare per introdurre nelle scuole di ogni ordine e grado l’ora di educazione alla cittadinanza. I sindaci sono in prima fila in questa battaglia culturale: sono loro il tessuto politico che plasma i comportamenti dei cittadini. Se sono troppo indulgenti nei confronti dei propri elettori, non si crea quel senso di responsabilità diffusa che è la base per una gestione ottimale del territorio. I primi cittadini, poi, dovrebbero federarsi per gestire i rifiuti, perché molte soluzioni sono necessariamente sovracomunali e le Province sono svuotate di competenze. Ma siamo lontani da una mentalità che favorisca il gioco di squadra, prevale il campanilismo». Quale dovrebbe essere, a suo avviso, il ruolo degli enti di controllo, come le Arpa? «Sento di poter dire che occorre maggiore sinergia tra le varie componenti istituzionali, per rendere più rapide le procedure. Penso alle procedure di autorizzazione per gli impianti, ma non solo».
LE NUOVE AREE COSTIERE A RISCHIO INONDAZIONE Un nuovo modello climatico creato grazie al supercalcolatore CRESCO6 dell’Enea Rosario Maisto Presentato nuovo modello climatico per previsioni a breve termine sempre più dettagliate al vertice dei massimi esperti italiani in materia di cambiamenti climatici a Roma, di fatto, sono sette le nuove aree costiere italiane a rischio inondazione per l’innalzamento del Mar Mediterraneo a causa del clima e delle caratteristiche geologiche della nostra penisola. Questo è stato stimato dall’ENEA attraverso nuove misure che indicano una perdita di decine di chilometri quadrati di territorio entro fine secolo. Queste nuove mappe di rischio allagamento sono state presentate da esperti italiani di organizzazioni nazionali e internazionali, tra le quali Ministero dell’Ambiente, MIT di Boston, CNR, ISPRA, INGV, Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Un summit operativo che ha visto la presentazione di un nuovo modello climatico su cui i ricercatori stanno lavorando grazie al supporto del supercalcolatore CRESCO6 dell’ENEA, che integra dati oceanografici, geologici e geofisici per previsioni di innalzamento del livello del Mediterraneo molto dettagliate. Finora le proiezioni di aumento del livello del mare si sono basate su dati dell’IPCC, che stimano l’innalzamento globale delle acque marine fino a quasi 1mt al 2100, ma questi dati difettano di dettagli regionali e per colmare questa lacuna si sta realizzando un modello unico al mondo che combina diversi fattori, come
la fusione dei ghiacci terrestri, principalmente da Groenlandia e Antartide, l’espansione termica dei mari e degli oceani per l’innalzamento della temperatura del pianeta, l’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi e delle maree, ma anche l’isostasia e i movimenti tettonici verticali che caratterizzano l’Italia, un paese geologicamente attivo dove si manifestano con grande frequenza bradisismi e terremoti anche nelle aree costiere, come si è potuto con-
statare anche in questo mese. La mappatura delle nuove sette aree costiere italiane a rischio inondazione va da Trieste, Venezia e Ravenna, Cagliari, Fondi, in Campania invece piane del Sele e del Volturno, si suppone invece, con verifiche a breve giro che ci siano arretramenti di costa anche in Sicilia, nelle aree costiere di Catania e delle isole Eolie. Negli ultimi 200 anni il livello medio degli oceani è aumentato a ritmi più ra-
pidi rispetto agli ultimi tremila anni, con un’accelerazione allarmante pari a 3,4 mm l’anno anno solo negli ultimi due decenni. Senza un drastico cambio di rotta nelle emissioni dei gas a effetto serra, l’aumento atteso del livello del mare entro il 2100 modificherà irreversibilmente la morfologia attuale del territorio italiano, con una previsione di allagamento fino a 5.500 Kmq di pianura costiera, dove si concentra oltre la metà della popolazione italiana.
L’AUMENTO DELLE MEDUSE NEI MARI ITALIANI A favorirne la massiccia presenza è soprattutto l’innalzamento delle temperature Fabiana Clemente Sta arrivando l’estate e il caldo torrido porta con sé anche un’invasione di meduse sui mari italiani. Ad uno scenario del genere siamo ormai abituati. Ma ciò che è cambiato è il loro aumento vertiginoso. L’ecosistema del Mediterraneo negli ultimi secoli è stato sottoposto ad un forte cambiamento climatico che ha favorito l’insediamento di specie provenienti dalle aree tropicali e subtropicali in grado di soppiantare le specie autoctone presenti nell’area. Negli ultimi 10 anni gli avvistamenti di meduse lungo le coste sono addirittura cresciuti di dieci volte. Ciò è quanto affermato dall’Istituto di Scienze Marine del Cnr di Lesina. Tanti sono i fattori che hanno portato questa maggiore diffusione. A favorire l'aumento delle meduse è soprattutto l’incremento delle tempe-
rature globali, che favoriscono la migrazione ed il depauperamento delle popolazioni di grossi pesci predatori. Inoltre, la costruzione di dighe per prevenire l’erosione costiera, assieme a porti turistici, non fa altro che creare l’habitat ideale per le meduse fin dall’inizio del loro ciclo di vita. Il fenomeno non costituisce un allarme in sé. Se non fosse per la proliferazione delle specie più pericolose per
l’uomo. Va considerato, infatti, che alcune specie sub-tropicali, giunte attraverso il Canale di Suez, sono infide tanto da poter essere letali. Un esempio è il caso della velenosissima Caravella portoghese (Physalia physalis), avvistata negli ultimi anni al largo della Sicilia, della Sardegna e di recente anche in Calabria. Nemica è anche la Medusa nomade (simile al Polmone di mare) avvistata nel Canale di Sicilia, nello Stretto di Messina e sulle coste della Sardegna. Nel caso di contatto con una medusa, la prima raccomandazione è quella di mantenere la calma. In secundis non grattarsi, né strofinare la zona con sabbia o pietre. È consigliato lavare la zona colpita con l’acqua di mare e cercare di ripulire la pelle dai filamenti residui. Dalle conclusioni del progetto italiano “Occhio alla medusa” – campagna avviata dalla CIESM, Commissione Internazio-
nale per l’Esplorazione Scientifica del Mar Mediterraneo - che ha coinvolto nello studio di questi organismi e affini nel Mediterraneo, emergono numeri significativi. Si è passati da circa 300 avvistamenti di meduse nel 2009 a 3000 nel 2015 e da 140 avvistamenti di proliferazioni a più di 1200. Gli studi effettuati convogliano tutti nella medesima spiegazione. L’ingente presenza di meduse sono un chiaro avvertimento che non stiamo agendo in modo appropriato nei confronti degli ecosistemi. Legambiente ha reso noto come la temperatura media dei mari italiani sia arrivata a circa 27 gradi. Una temperatura eccessivamente elevata, che fino a qualche decennio fa si registrava soltanto in casi estremi. Alla stregua dei mari tropicali dove le meduse non possono che prosperare in simili condizioni.
Educazione al paesaggio: l’esperienza 3KCL Project Dante Santoro Nell’ambito delle partnership che un ente di promozione culturale di valenza sovralocale come il Museo di Storia Naturale e di Archeologia di Montebelluna (TV) ha strutturato con enti di ricerca italiani e stranieri e con le scuole del territorio, il progetto 3KCL (Karstic Cultural Landscapes Architecture of a unique relationship peopleterritory) rappresenta un esempio di come si possa interagire per costruire una conoscenza maggiore delle realtà territoriali locali e, nel contempo, costruire una rete di rapporti culturali di vasta portata. L’ambito specifico di cui si è occupato il progetto è, come dice il titolo, il paesaggio di tre aree carsiche (il Montello, nei pressi di Montebelluna, nel caso italiano), ma esso è diventato in qualche modo un pretesto per un percorso che ha obiettivi più ampi. Con la partecipazione di tre strutture di ricerca, in Italia, Francia e Slovenia, e con il coinvolgimento degli studenti delle scuole vicine alle aree oggetto di studio (in Italia, oltre 420 studenti di 20 classi, dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria superiore), il progetto è stato “plasmato” attraverso una
rete di relazioni sotto il coordinamento del Museo. I tre gruppi di studio hanno approfondito l’analisi del paesaggio carsico nell’area interessata, dal punto di vista sia fisico-naturalistico che umanoculturale, con un confronto interdisciplinare e internazionale; la ricerca si è sviluppata in maniera trasversale ed integrata, attraverso incontri e seminari a livello nazionale e internazionale. Gli alunni delle scuole sono stati inizialmente coinvolti in un percorso introduttivo di “lettura del paesaggio”; successivamente il ‘mondo della ricerca’ e il ‘mondo della scuola’ si sono incontrati per sviluppare una comunicazione diretta riguardante le metodologie e i risultati del lavoro svolto. Attraverso lezioni in aula ed escursioni sul terreno, l’incontro si è rilevato di grande interesse per ricercatori, insegnanti e ragazzi, coinvolti in una partnership in genere poco esplorata: per i ricercatori, in particolare, l’osservazione del paesaggio attraverso gli occhi dei bambini e la codificazione di un linguaggio adeguato al livello scolastico si sono rilevati elementi importanti per un’autovalutazione del proprio percorso scientifico. L’ultima tappa del progetto ha visto i ragazzi diretta-
mente artefici di un processo di divulgazione di ampio respiro, tramite la costruzione dei pannelli di una mostra itinerante (comprendente sia la parte italiana, che quella francese, che quella slovena) e delle pagine del sito web www.3kcl.net, che contengono quanto approfondito negli incontri con i ricercatori, ma anche quanto le singole classi avevano autonomamente elaborato nella prima fase di “lettura del paesaggio”. Questa tappa del progetto, di carattere decisamente innovativo, è stata vissuta da insegnanti e studenti con forte senso di responsabilità e con molto entusiasmo. La consapevolezza, da parte di ciascuno, dell’importante ruolo da svolgere, all’interno di un processo di collaborazione e di condivisione delle responsabilità (sotto l’attento coordinamento attivato dal Museo in queste delicate fasi), ha portato i ragazzi stessi ad operare con grande attenzione, sia nei confronti della selezione dei contenuti da trasmettere sia nel linguaggio, con l’obiettivo di individuare una comunicazione efficace. L’evento conclusivo del progetto, l’inaugurazione della mostra, è stato, in tutti e tre i Paesi, un momento significativo di grande partecipazione.
Gli esperimenti sugli animali sono ormai superati! Secondo un gruppo di ricerca, un nuovo programma di apprendimento automatico, addestrato su grandi quantità di dati relativi alla sicurezza delle sostanze, potrà prevedere alcuni tipi di tossicità. Sono ormai superati i costosi studi su animali, infatti, i modelli al computer potrebbero sostituire alcune indagini fatte sugli animali, come l’instillazione di composti negli occhi dei conigli per verificare se sono irritanti, o l’alimentazione dei ratti con sostanze per stabilirne le dosi letali. La potenza dei big data permette di creare uno strumento più predittivo di molti test. Questo nuovo programma può prevedere con precisione la tossicità di decine di migliaia di sostanze chimiche attraverso nove tipi di test, per valutare i danni causati dall’inalazione e i danni agli ecosistemi acquatici. Questo studio richiama l’attenzione sulle nuove possibilità dei big data, fiduciosi che in futuro questo sarà un pilastro della tossicologia. Tuttavia, potrebbero passare molti anni prima che le autorità governative competenti accettino i risultati dei computer al posto degli studi sugli animali, inoltre, la sperimentazione animale è più difficile da sostituire quando sitratta di valutare danni più complessi, per esempio quando si vuole stabilire se una sostanza provochi il cancro o interferisca con la fertilità. Questi modelli considerano la struttura chimica di una molecola, le conoscenze sul modo in cui potrebbe interagire nell’organismo e i dati provenienti da test su animali o studi in vitro. Le aziende deducono gli effetti tossici delle sostanze non testate anche confrontandole con altri composti strutturalmente o biologicamente simili di cui sono noti gli effetti, un metodo noto come read-across, o dei riferimenti incrociati.Per migliorare il programma, hanno creato una gigantesca banca dati con informazioni su circa 10.000 sostanze ottenute da circa 800.000 test su animali, l’analisi della banca dati rivela anche l’incoerenza della sperimentazione animale, ripetute sperimentazioni della stessa sostanza possono dare risultati diversi, perché non tutti gli animali reagiscono allo stesso modo,per alcuni tipi di tossicità, il programma fornisce quindi previsioni più affidabili di qualsiasi test su singoli animali. Ovviamente nessuno vuole la sperimentazione animale, ma non possiamo ancora studiare tutta la tossicologia con un computer quindi bisogna ancora aspettare per ulteriori risultati. R.M.
a cura di Anna Paparo
L’anidride carbonica da scarto a risorsa Nasce il riciclo CO2 Made in Italy Anidride carbonica? Sì, grazie. Per l’Università di Trento addirittura razione doppia. Infatti, al Dipartimento di Fisica un gruppo di ricerca è al lavoro per trovare il modo di trasformare l'anidride carbonica in materia prima per l'industria chimica. "Uno scenario energetico non più dominato dai combustibili fossili è il principale risultato da realizzare nel futuro prossimo venturo. In tale contesto si inserisce il progetto Pioneer, il cui obiettivo principale è sviluppare una tecnologia al plasma per la trasformazione di energia elettrica rinnovabile in energia chimica, convertendo CO2 in combustibili e composti chimici per l'industria". Così, Paolo Tosi, professore di Fisica sperimentale al Dipartimento di Fisica e coordinatore del gruppo di Fisica atomica e molecolare, ha spiegato il lavoro che si sta portando avanti. "Tale strategia - aggiunge - può realizzare due obiettivi: accumulare energia rinnovabile in combustibili e trasformare CO2 da prodotto di scarto a materia prima per l'industria chimica. Entrambi questi obiettivi vanno nella direzione di una minore dipendenza dalle fonti fossili di carbonio". Insomma, usando scariche elettriche per promuoverne l’idrogenazione, l’anidride carbonica da problema prende le sembianze di una vera e propria risorsa. Il team ha in corso su questi temi varie collaborazioni internazionali. Quest’anno la Commissione Europea ha finanziato un progetto (Pioneer – Plasma catalysis for CO2 recycling and green chemistry, H2020) per il coordinamento a livello europeo di diverse scuole di dottorato, con Trento unica università italiana, per la formazione di una nuova generazione di ricercatori e ricercatrici nel campo dell’energia rinnovabile. In pratica la ricerca scientifica si sta attivando per ridurre sensibilmente la presenza di CO2 in atmosfera rimanendo entro i limiti previsti dall’accordo di Parigi.
I dibattiti sugli obiettivi climatici di Parigi sono spesso incentrati sulla fornitura di energia elettrica. Basti pensare che su Nature Climate Change a fine giugno è stato pubblicato uno studio condotto dal Potsdam Institute for Climate Impact Research che per primo si concentra nell’analisi delle emissioni residue di combustibili fossili nei settori che difficili da integrare in efficaci politiche di decarbonizzazione come il settore della
produzione di cemento o acciaio, quello dell’autotrazione (dalle automobili al trasporto merci) e quello del riscaldamento e raffrescamento degli edifici. Si apre un nuovo orizzonte per la battaglia alle emissioni di CO2 nell’atmosfera. La ricerca made in Italy fa, così, parlare di sé regalando una speranza in un momento particolarmente duro per la salute della Terra colpita da ogni fronte dall’invadenza delle attività umane.
RICICLO
Nuovo look per l’Auditorium di Parma A Parma, il Centro di Produzione Musicale "Arturo Toscanini" cambia pelle e diventa protagonista di un nuovo e rivoluzionario progetto: una sala da concerto insonorizzata con pannelli fono-assorbenti fatti con gomma riciclata da pneumatici usati. A realizzare l'insonorizzazione sono stati la stessa Fondazione Toscanini, il consorzio di riciclo Ecopneus, Genesis e lo Studio A+C Architettura e Città. L'intervento ha riguardato la Sala Gavazzeni, la sala prove più grande della struttura con i suoi ben quattrocento metri quadrati per cinque metri di altezza. “Dall'esperienza dei nostri architetti e ingegneri acustici, quello che vediamo nella sala è risultato che l'isolamento con il pannello di gomma riciclata avrebbe dato una risposta precisa e perfetta alle nostre esigenze” -, così ha ben spiegato il Sovrintendente della Fondazione Toscanini, il Maestro Luigi Ferrari - e dall'esperienza accumulata in questi mesi di funzionamento della sala prove, possiamo dire che tutte le nostre previsioni si sono avverate: abbiamo dimostrato che in Italia è possibile realizzare opere belle, utili e sostenibili sia da un punto di vista ambientale che da un punto di vista economico".
Le caratteristiche di elasticità, resistenza e fono-assorbenza rendono la gomma dai comunissimi PFU, ovvero pneumatici fuori uso, un ottimo materiale per la limitazione della trasmissione dei rumori e delle vibrazioni negli edifici. Non bisogna dimenticare, poi, che il granulo e il polverino di gomma ottenuti grazie al riciclo dei PFU sono i materiali più comunemente utilizzati nel settore dell'edilizia. Quindi, è un riutilizzo più che intelligente. E ancora, legati con poliuretani o altri materiali termoplastici, costituiscono dei veri e propri "building blocks" di elementi altamente performanti per l'isolamento acustico e lo smorzamento delle vibrazioni. Così, la sala prove del Toscanini ha subito un vero e proprio restyling con un nuovo look all’insegna dell’ecosostenibilità e del riciclo che porta la firma del Made in Italy. Da oggi in poi la qualità del suono, priorità assoluta nel tempio della musica, oltre ad essere più che eccellente, sarà anche “total green”, ad impatto zero sull’ambiente. Insomma, un ottimo esempio dove il riciclo creativo incontra la leggiadria della musica classica. Ed è proprio il caso di dirlo sulle gomme usate vibra la nota perfetta, basta saperla ascoltare.
Starbucks tassa i bicchieri monouso Tempi duri per i clienti londinesi della famosa catena di caffetterie Starbucks: dalla fine di luglio pagheranno, infatti, un sovrapprezzo di 5pence per ogni bicchiere di carta. Come ha riferito il quotidiano Guardian, si vuole disincentivarne l'uso e favorire invece tazze e bicchieri riusabili. Il sovrapprezzo, battezzato latte levy (imposta sul latte), è stato sperimentato con successo per 3mesi a Londra. Dal 26aprile è stato, poi, esteso in tutti i ben 950bar britannici della catena. Starbucks GB offre già uno sconto di venticinque pence su ogni bevanda a chi si porta da casa
la propria tazza. Si deve, inoltre, sottolineare che il ricavato dei 5pence sarà devoluto agli esperti di beneficenza ambientale, Hubbub. Un valido contributo per trac-
ciare l’impatto della ricarica nello stesso bicchiere nell’arco temporale di 3mesi sul comportamento dei clienti, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e incoraggiare l’uso di bic-
chieri riutilizzabili. Simon Redfern, VP Communications di Starbucks Europe, ha, inoltre, dichiarato speranzoso che “questo addebito ricorderà ai clienti di ripensare al loro utilizzo di cup rivestite di plastica monouso, così come accade per i sacchetti di plastica. Abbiamo offerto uno sconto per tazze riutilizzabili per 20 anni, ma solo l'1,8% dei clienti attualmente accetta questo tipo di offerta, quindi siamo davvero interessati a lavorare con Hubbub per vedere come questa tassa possa aiutare a cambiare il comportamento e contribuire a ridurre gli sprechi.”
I GIARDINI DI FERNANDO CARUNCHO Rigore logico ed estro artistico sono perfettamente combinati e bilanciati Antonio Palumbo Giardiniere e filosofo al tempo stesso, lo spagnolo Fernando Caruncho non ama essere definito “paesaggista”. Madrileno, ha studiato filosofia e, oltre che dei pensatori della cultura classica, è un profondo conoscitore di Cartesio, Goethe e Rousseau. Come si può desumere dalle sue creazioni, la “classicità” la si ritrova in tutti i giardini da lui ideati, mista a semplicità e straordinaria raffinatezza. Le sue realizzazioni si fondano sempre sui capisaldi della storia dell’architettura: sono quadrate o rettangolari, dotate di proporzioni perfette, con corsi d’acqua e fontane attentamente disposti al proprio interno, nonché di cipressi e di alberi dall’impianto classico, che ben delineano il paesaggio. Rigore logico ed estro artistico sono perfettamente combinati e bilanciati. Le piante, il loro svilupparsi scomposto e la moltitudine dei colori di foglie e fiori fanno il resto. Caruncho ha le idee molto chiare su come e perché si fa un giardino: «Il giardino - egli afferma - è sempre più necessario: non tanto e non solo perché la gente ha bisogno di verde per far giocare i bambini, per rilassarsi o far correre i cani, ma perché esso è l’intermediario tra uomo e natura». Disegnare il paesaggio, per Caruncho, equivale a ricercarne l’ordine profondo: quel-
l’ordine che egli coglie con il cuore ed elabora con la mente. «Chi progetta un giardino - sostiene ancora - ha il compito di coniugare insieme l’umano ed il naturale, non solamente per realizzare un’opera corretta e bella a vedersi, bensì per raggiungere quella purezza e semplicità insite nell’ordinamento naturale delle cose». Il paesaggista madrileno dice spesso che i suoi progetti sono un costante tentativo di «catturare la luce nello spazio del giardino attraverso la disposizione formale degli elementi più semplici». I suoi progetti sono informati
anche dalla ricca storia dei giardini spagnoli, che mostrano l’influenza del Rinascimento italiano: i riferimenti più ricorrenti sono quelli del Palazzo dell’Alambra a Granada, i Giardini di Boboli a Firenze e quelli del Castello di Vaux-le-Vicomte a sud di Parigi. Le creazioni di Caruncho spiccano anche per il sobrio impiego di un numero esiguo di specie e varietà vegetali e la scelta delle piante si differenzia, ovviamente, in funzione del luogo. In quest’ottica va letta una delle sue più interessanti rea-
lizzazioni: quella per il vigneto-giardino della Masseria Amastuola, in Puglia, sita in un’area per tradizione millenaria dedita all’agricoltura e, in particolare, alla coltivazione della vite. In un contesto naturale, selvaggio e profondamente legato alle consuetudini locali, il paesaggistafilosofo ha reinterpretato con sapienza l’idea stessa di vigneto. Al posto dei tradizionali filari di piante, si susseguono, nell’orizzonte, onde verdi concentriche di rigogliose e lussureggianti viti. Il paesaggio è letteralmente attraversato da questo originale schema pro-
gettuale e ne risulta profondamente caratterizzato. L’osservatore resta colpito dall’estensione della realizzazione: un centinaio di ettari di terreno ricoperto di piante (il cosiddetto Vaticano si estende su ben 44 ettari) che si susseguono concentriche, sotto un sole abbacinante e su un terreno di un marrone incisivo. Pur nella sobrietà dell’insieme, la studiata semplicità dell’intervento denota profonda conoscenza della storia del paesaggio ed attesta una maturità progettuale che sa misuratamente fondere natura, estro e rigore.
Melanoma: le nuove frontiere di “machine learning” Un gruppo di ricercatori ha ideato un innovativo software per la prevenzione Con l’arrivo dell’estate, prestare particolare attenzione alla cura della nostra pelle – che, esposta ai raggi solari, è sensibilmente soggetta al rischio di neoplasie – è un nostro dovere. Se un neo è sospetto, la biopsia è il primo esame che può accertare il melanoma. In caso di melanoma, la biopsia fornisce informazioni sul grado di proliferazione delle cellule, su quanto il tumore è cresciuto in profondità nella pelle e se ci sono segni di ulcerazioni. Ma negli ultimi tempi, tale profilassi può risultare alquanto obsoleta e non necessaria ai fini della determinazione di una neoplasia maligna. Nuovi passi avanti in fatto di prevenzione. Un gruppo di ricercatori di Germania, Stati Uniti e Francia ha messo a punto un programma di apprendimento automatico, una rete neurale convoluzionale - un software la cui organizzazione è ispirata a quella dei neuroni della corteccia visiva animale – in grado di distinguere le lesioni cutanee pericolose da quelle innocue, a partire da 100 mila fotografie. L’intelligenza artificiale è sempre più all’avanguardia nel distinguere i nei benigni dai melanomi. Lo studio, pubblicato su Annals of Oncology e riportato dal Guardian apre scenari positivi sul futuro delle diagnosi precoci. I software di machine learning imparano, attraverso l'esposizione e la ripetizione degli stimoli, a distinguere gli schemi
ricorrenti nelle immagini, e a categorizzarle con sempre maggiore precisione. Dopo l'allenamento, le percentuali di successo nella diagnosi del programma di AI sono state confrontate con quelle di 58 dermatologi di 17 diversi Paesi e di varia esperienza. Decisamente significativo il divario tra le diagnosi fatte dalla maggior parte dei medici e quelle effettuate dal software. I dermatologi hanno identificato correttamente dalle immagini l’86,6% dei melanomi, mentre il software ha fatto centro nel 95% dei casi. Il sistema risulta essere dunque più sensibile della vista umana. Inoltre a scambiato meno nei benigni per lesioni pericolose - un risultato che, condurrebbe a ridurre interventi non necessari. Holger Haenssle, docente dell’Università di Heiderlberg e autore della ricerca, ha spiegato come il sistema, ad ogni immagine esaminata, abbia migliorato la sua capacità di diagnosi. Una diagnosi accurata è fondamentale contro una malattia come il melanoma. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara che ogni anno ci sono circa 132 mila nuovi casi all’anno. Da qui, la necessità di una prevenzione accurata e tempestiva. Accorgimenti quotidiani, quali: evitare l’esposizione diretta ai raggi UV, proteggere la pelle con creme ad alto spf non solo d’estate, sottoporsi costantemente a visite mediche. F.C.
Una camminata a buon ritmo fa bene al corpo e al cuore Rosa Funaro Dedicare delle ore durante la settimana all’attività fisica è senz’altro un buon modo per prendersi cura di sé e della propria salute. Tantissime persone amano praticare lo sport all’aperto. Il jogging è senz’altro molto popolare, cosi come la camminata che, se fatta nel modo corretto, può essere un ottimo metodo per restare in forma e bruciare i chili di troppo. Un recente studio, condotto da un team di scienziati guidato dal professor Emmanuel Stamatakis, dell’Università di Sidney, ha dimostrato che per ottenere dei benefici maggiori da quest’attività è necessario mantenere un ritmo medioalto. L’indagine è stata effet-
tuata focalizzando l’attenzione sul rapporto tra l’andatura di un campione di 50.000 persone e il loro stato di salute. Secondo i risultati conseguiti, camminare a un ritmo
medio riduce del 20% il rischio di contrarre patologie rispetto a una passeggiata lenta, mentre mantenendo un’andatura ancora più alta la percentuale sale al 24%.
Nel caso specifico delle malattie cardiache, camminare in modo veloce riduce il rischio del 21%, mentre con un ritmo medio la percentuale è del 24%. Tali effetti sono riscontrabili soprattutto negli anziani: per le persone di età superiore ai 60 anni, la camminata a ritmo medio riduce la possibilità che insorgano malattie cardiovascolari del 46%. Per chi riesce ad andare ancora più veloce, le probabilità salgono al 53%. Ma come definire la “giusta andatura”? Il professor Emannuel Stamatakis ha così risposto al quesito: “Un ritmo veloce corrisponde di solito a 5 o 6 chilometri all’ora, ma tutto dipende dalle condizioni di salute di chi cammina; un buon metodo
per capire se si sta andando abbastanza veloci è verificare, al termine dell’attività, se si è leggermente sudati e col fiato corto”. Lo studio è stato reso possibile grazie a una collaborazione tra la facoltà di salute e medicina dell’Università di Sidney e le Università di Cambridge, Edimburgo, Limerick e Ulster. Per condurre la ricerca, sono state confrontate le cause di morte di 50.000 persone appartenenti a 11 popolazioni differenti con un sondaggio svolto nel Regno Unito e in Scozia tra il 1994 e il 2008 in cui i partecipanti hanno parlato dell’intensità della propria attività fisica, fornendo inoltre altri dati come età, sesso e indice di massa corporea.
Ponti e dintorni: il gioiello del Garigliano Il Real Ferdinando fu il primo ponte sospeso di grandi dimensioni in Italia Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza In questi giorni sono negli occhi di tutti noi le tragiche immagini del ponte Morandi crollato a Genova. In tanti, però, di fronte a quegli archi e a quei tiranti hanno ricordato altri ponti e altre storie. È chiaro che si tratta di progetti e di epoche diverse (sia per dimensioni che per carichi) ma inevitabilmente chi ama la storia è andato indietro nel tempo per andare a caccia di notizie su altri ponti del nostro territorio, quello dell’ex Regno delle Due Sicilie ed in particolare quello nella zona di Minturno (attuale provincia di Latina) sul fiume Garigliano: il Ponte Real Ferdinando, che deve il suo nome a quel Ferdinando II di Borbone spesso “criminalizzato” dalla storia ma che in realtà fu protagonista della storia italiana ed europea anche con primati e opere pubbliche di grande rilievo proprio come il ponte del quale parliamo. Il Real Ferdinando fu il primo ponte sospeso di grandi dimensioni in Italia (e in Europa continentale) interamente sospeso con catene in ferro. Un grande esempio di architettura e di industria meridionale preunitaria. Le colonne erano alte oltre 7 metri (2.50 di diametro), circa 130 metri la lunghezza delle catene (80 i metri comples-
sivi, circa 6 quelli della larghezza). La prima idea si fa risalire a Carminantonio Lippi (1817): “in qualità di esperto mineralogista e grazie ai viaggi che un decennio prima aveva condotto nell'Europa del Nord, colse con largo anticipo rispetto all'ambiente scientifico italiano, le reali potenzialità del ferro nel campo dell'edilizia, mostrando al contempo una notevole sagacia imprenditoriale”. Le sue ipotesi di ricerca, però, furono in qualche modo “bocciate” dagli ingegneri preposti, quelli del Corpo di Ponti e Strade (furono ritenute addirittura “retrograde” quelle idee).
Nel 1825, invece, l’ingegner Luigi Giura (vero e proprio genio delle costruzioni d’avanguardia nel regno dei Borbone) riprese quei progetti e iniziò a realizzarli partendo dal ponte dell'Unione sul fiume Tweed (1820) presso Paxton in Scozia e, dopo numerosi viaggi in Inghilterra e in Francia, presentò un progetto differente dalla prima ipotesi e che faceva riferimento, apportandone numerose variazioni, al "Pont des Invalides" di Parigi ottenendo l’incarico da Francesco I di Borbone, padre di Ferdinando II. I lavori furono iniziati nel 1828 e terminati il 30 aprile 1832. L'inaugurazione av-
venne alla presenza del re dieci giorni dopo, il 10 maggio del 1832: il sovrano si pose al centro della campata e ordinò che sul ponte passassero due squadroni di lancieri al trotto e ben sedici traini d'artiglieria aprendo personalmente quel “corteo”. Gli elementi costruttivi metallici (a dimostrazione della completezza dell’apparato industriale e anche della efficacia di una sana politica protezionistica) erano stati prodotti nelle ferriere calabresi di Mongiana, di proprietà del generale Carlo Filangieri, principe di Satriano e duca di Cardinale. La spesa fu di 75 000 ducati, a carico del regno. Il 14 ottobre
del 1943, in pieno svolgimento della drammatica seconda guerra mondiale, la campata fu minata in due punti e fatta saltare in aria dall'esercito tedesco, attestato lungo la linea Gustav e in ritirata verso Roma dopo l'armistizio (i danni furono gravi ma i piloni e le basi, grazie alla loro consistenza, non subirono danni irreparabili). Il ponte è stato restaurato e reinaugurato negli ultimi anni ma si sono aperti numerosi e vivaci dibattiti sia sul mancato rispetto della struttura originaria che sulla valorizzazione ancora tutta da progettare e (soprattutto) da realizzare…
Alcuni primati del Regno delle Due Sicilie (Seconda parte) Ecco una lista di primati del nostro Sud: 1839 prima illuminazione a gas di una città italiana (terza in Europa dopo Londra e Parigi) con 350 lampade. 1839 prima normativa per la tutela dei beni culturali in Italia. 1840 prima fabbrica metalmeccanica d’Italia per numero di operai (1.050) a Pietrarsa presso Napoli. 1841 primo centro sismologico in Italia presso il Vesuvio. 1841 primo faro lenticolare a luce costante in Italia a Nisida. 1853 prima applicazione dei principi della scuola positiva penale per il recupero dei malviventi.
1859 prima bandiera italiana e seconda nel mondo (dopo quella inglese) per presenze nei porti francesi.
1843 primo periodico psichiatrico italiano pubblicato presso il Reale Morotrofio di Aversa da Biagio Miraglia.
1846 costruzione della prima locomotiva collinare in Italia a cura di Giovanni Pattison, capace di superare pendii del 2,5%.
1853 primo tunnel carrozzabile in Italia a Napoli tra San Francesco di Paola e piazza Vittoria.
1860 la più grande industria navale d’Italia per numero di operai (a Castellammare).
1860 più alto numero di centenari in Italia (46 i centenari ancora al 1861 nelle province napoletane, 9 in Piemonte, 4 in Lombardia).
1843 primo progetto di “ascensore” (o “sedia volante”) in Italia.
1851 prima lavatrice motorizzata italiana a Napoli (presso l'Albergo dei Poveri)
1854 prima nave a vapore italiana ad approdare nel Nord America (il Sicilia).
1860 prima flotta militare d’Italia.
1860 la più alta percentuale di medici per abitanti in Italia.
1860 prima flotta mercantile in Italia (seconda nel mondo)
1860 prima città d’Italia per numero di teatri.
1844 prima istituzione di un marchio per la tutela di un prodotto (“d.o.c.” per l’olio pugliese).
1852 primo bacino di carenaggio italiano in muratura nel porto di Napoli.
1855 primo telegrafo elettrico in Italia.
1860 il minore carico tributario erariale in Europa.
1860 prima città d’Italia per numero di conservatori musicali.
1843 prima nave da guerra a vapore in Italia (pirofregata Ercole, a Castellammare).
1845 prima locomotiva a vapore costruita in Italia a Pietrarsa. 1845 primo osservatorio meteorologico italiano alle falde del Vesuvio 1845 primo Istituto al mondo
per lo studio dei fenomeni vulcanici (Osservatorio Vesuviano).
1852 primo esperimento di illuminazione elettrica in Italia a Capodimonte. 1853 primo piroscafo nel Mediterraneo per l’America (il Sicilia della Società Sicula Transatlantica del palermitano Salvatore De Pace: 26 i giorni impiegati).
1856 primo sismografo elettromagnetico nel mondo costruito da Luigi Palmieri. 1858 primo tunnel ferroviario italiano a Nocera. 1859 prima nazione italiana e seconda in Europa per produzione di guanti (700.000 dozzine di paia ogni anno).
1860 maggiore quantità di lireoro conservati nei banchi nazionali in Italia (dei 668 milioni di lire-oro, patrimonio di tutti gli stati italiani messi insieme 443 milioni erano del Regno delle Due Sicilie). 1860 maggiore quantità di moneta circolante in Italia (433 milioni di lire). 1860 la città più popolosa d’Italia, Napoli (447.065 abitanti rispetto ai 204.715 di Torino o ai 194.587 di Roma). 1860 il più alto numero in percentuale di addetti all’industria in Italia (1.189.582 solo nel Mezzogiorno continentale). 1860 primo stato italiano per percentuale di orfanatrofi, ospizi, collegi, conservatori e strutture di assistenza e formazione. 1860 Prima Borsa Merci in Italia e seconda Borsa Valori dell’Europa continentale.
1860 la più bassa percentuale di mortalità infantile.
1860 primo “piano regolatore” in Italia, per la città di Napoli. 1860 prima città d’Italia per numero di tipografie (Napoli: 113). 1860 più alto numero in assoluto e in percentuale di iscritti all’università in Italia (Napoli, 10.528). 1860 prima città d’Italia per numero di giornali e riviste. 1860 minor numero di condannati a morte in Italia (fin dal 1848). 1860 la più alta quotazione di una rendita statale (120% alla Borsa di Parigi). 1860 il minore carico tributario erariale in Europa. 1860 minore percentuale di emigranti in Italia. G.DEC. e S.L.
Foraging: raccolta ed uso di erbe spontanee Un’antica pratica per riscoprire e mettere in tavola pietanze genuine Ilaria Buonfanti Si chiama foraging. Il nome è nuovo, ma la pratica è antica. Un ricordo del mondo contadino, quando era normale raccogliere frutti ed erbe selvatiche e riempire la dispensa senza carrello né scontrino. La raccolta di erbe spontanee commestibili è divertente, utile e ci permette di riappropriarci del valore della natura ricordandoci che le coltivazioni sono arrivate soltanto dopo e che una volta, tanto tempo fa i nostri avi raccoglievano quel che il territorio nel quale vivevano dava loro, senza necessità di coltivare acri e acri di monocoltura, evitando così di intaccare la biodiversità tanto importante per ogni specie su questo pianeta. In estate si fanno moltissimi pic-nic, durante i quali è possibile coinvolgere tutta la famiglia nella raccolta delle erbe spontanee, insegnare ai bambini le varie tipologie di piante e preparare gustosi piatti con il loro aiuto. Le erbe spontanee sono ottime sia da mangiare crude in insalate che scottate leggermente a vapore o magari aggiunte a farinate, frittate o zuppe o al massimo per qualcuna si può sempre decidere di essiccarne foglie, fiori o semi e costruire un erbario. La cicoria vera (Cichorium intybus) è una pianta comu-
nissima in pianura, fiorisce in estate e la raccolta avviene prima della fioritura; di essa si mangiano sia le foglie (crude o cotte) che i giovani germogli in insalata preparando le cosiddette “puntarelle alla romana”. La carota selvatica (Daucus carota) è molto comune soprattutto in luoghi pietrosi e spesso presente in grandi distese; fiorisce in estate. Si mangia sia la radice a fittone che le foglie, sia crude in insalata che aggiunte a zuppe o minestre. L’ortica (Urtica dioica) è forse la pianta più comune in orti e prati, a ridosso di muri ed in zone molto assolate, fiorisce in estate. Il suo sapore ricorda gli spinaci, ha un alto contenuto di vitamina C e ferro; va consumata cotta in insalata o aggiunta a zuppe e minestre o anche usata per ripieni di ravioli e frittate. La borragine (Borago officinalis) è una specie annuale che vive lungo i margini delle strade di campagna e dei campi non coltivati. Si usa tutta la pianta: le foglie più tenere si raccolgono prima della fioritura e si mangiano lessate e condite, oppure crude in insalata o ancora usate in risotti, ravioli o frittate oppure le più grandi intere impanate e fritte. I fiori di borragine si raccolgono insieme ai nuovi germogli e vengono impiegati crudi per insalate miste o per
decorare i piatti. La margherita pratolina (Bellis perennis) è comunissima, si utilizzano le foglie più tenere nelle insalate o nei minestroni, unite alle altre verdure. I fiori di margheritina stimolano la diuresi ed hanno un’azione disintossicante. Molto comuni sono anche il finocchio selvatico, la bardana, il dente di leone o tarassaco, la malva e tante altre. Il foraging andrebbe praticato spesso, non deve esser visto come uno snobismo per pochi, ma come il recupero di una buona abitudine.
Radioimmaginaria: la radio dei teenagers Un network tutto under 17 per dare ascolto alle voci del futuro Cristina Abbrunzo Questa è la storia di una radio, Radio Immaginaria, dove gli speaker, i registi dietro al mixer, il dj, la redazione, ovvero tutti coloro che vi partecipano, sono ragazzi dagli 11 ai 17 anni. Ancora poco conosciuta tra gli adulti, questa radio nasce nel 2012 a Castel Guelfo, in provincia di Bologna, da un’idea di Michele Ferrari, regista, fotografo e videomaker, per offrire un nuovo spazio di comunicazione agli adolescenti, convinto che, per aiutarli a passare da follower a influencer, fosse necessario valorizzare il loro linguaggio. Radio Immaginaria è la radio che i ragazzi fanno per i ragazzi: sono loro a scegliere gli argomenti di discussione, la musica, gli eventi da promuovere, le persone da intervistare, sono loro a gestire tecnicamente mixer, microfoni, computer e tutti gli strumenti necessari a trasmettere seppur in streaming sul web. Nessun adulto può intervenire, nessun maestro o professore può prendere parola, nessun genitore può sovrastare le loro decisioni. Tutto è frutto delle loro idee e della lucida e geniale follia che può nascere da un gruppo di ragazzi riuniti attorno a un tavolo davanti a dei
microfoni. In un mondo in cui tutto ormai è virtuale, i ragazzi di Radioimmaginaria riscoprono il senso di relazioni meno effimere e il valore di costruire un progetto insieme ad altri. Inoltre, l’idea che ha dato vita a questo network deriva anche dalla convinzione che la società degli adulti (includendo dunque scuola, politica, istituzioni e imprese) abbia urgente bisogno di ricostruire un dialogo con i giovanissimi, per ridare un senso a una comunità
caratterizzata da profonde fratture generazionali. In questa prospettiva, se è vero che la comunicazione parte dall’ascolto, una radio fatta da adolescenti offre anzitutto l’opportunità di comprenderne il linguaggio e le motivazioni. L'obiettivo era generare un canale mediatico autorevole e riconosciuto in cui tutti gli adolescenti del mondo potessero ritrovarsi ed essere protagonisti di azioni e contenuti. Quello che però non ci si aspettava è l’enorme successo e la
sorprendente diffusione in breve tempo di questo ambizioso progetto. In solo 5 anni, oggi RadioImmaginaria può contare su oltre 40 antenne e radazioni sparse in tutta Italia e in gran parte d’Europa : da Varese a Palermo, ma anche in Spagna, Francia, Norvegia, Lussemburgo, Irlanda, Belgio ed Inghilterra; ha raggiunto il numero di quasi 300 speakers, circa 41 mila iscritti alla community e oltre 8.600 followers; le trasmissioni in diretta e in pod-
La stazione mobile e green di Radioimmaginaria Da vecchia roulotte ad Astroradio, la musica viaggia su quattro ruote E di un progetto così bello come Radioimmaginaria, si sono innamorate due eccellenze del territorio emiliano romagnolo: l’azienda Biostile, da anni specializzata nella progettazione di arredi urbani e design eco compatibili e INCI srl, azienda in continua evoluzione che opera nel settore della carpenteria metallica medio pesante, in particolare nella progettazione, costruzione e installazione di strutture metalliche ad uso civile e industriale. Insieme queste realtà hanno fuso idee, talento e competenze per concepire e realizzare a tre mani un progetto
innovativo: AstroRadio. Da fatiscente roulotte a stazione radiofonica mobile ed ecologica. Un ottimo esempio di come un oggetto vecchio e apparentemente non più utilizzabile e difficile da smaltire, possa avere una seconda vita. Ma questa sinergia non è nuova. Non è la prima volta che Biostile collabora con INCI srl, impresa di Cento, in provincia di Ferrara per esaudire un sogno sul fronte dell’innovazione e della ricerca. AstroRadio è, infatti, una variante di Startkube, l’innovativo container trasformato in una officina creativa di idee per le imprese e, in partico-
lare, pensato per dare spazio alla voce e alle mani degli artigiani, il cui primo prototipo ha debuttato nel settembre 2016 alla “Teen Parade” di Castel Guelfo, l’evento con cui Radioimmaginaria mira ad avvicinare i giovani al mondo del lavoro. E, visto che era da tempo che i ragazzi di Radioimmaginaria chiedevano una “stazione” radio che fosse agevolmente trasportabile, inizialmente le due aziende avevano proposto di fargli utilizzare proprio lo StartKube, facile da muovere e versatile, ma poi, grazie a una proposta di Michele Ferrari (fondatore di Radioimmaginaria) è arri-
vata AstroRadio, la roulotte innovativa e sostenibile. Una vernice rosso passione con un involucro “green”( per le tecnologie rinnovabili ed antisismiche impiegate), il nuovo quartier generale della ormai famosa emittente radiofonica giovanile viaggia su 4 ruote. La prima tappa di Astroradio è stata piazza Cristoforo Colombo nella città di Sanremo in occasione della 68 esima edizione del Festival della Canzone Italiana, ma seguirà un tour per tutto il resto dell’anno in varie manifestazioni italiane e non solo. Obiettivo: parlare del futuro e iniziare a progettarlo. C.A.
cast, solo su web e mobile, vengono fatte in cinque lingue (italiano, inglese, francese, albanese e spagnolo). Inoltre Radioimmaginaria ha già un curriculum di tutto rispetto: è stata web radio ufficiale di Giffoni Experience (ex Giffoni Film Festival), di FARETE (Confindustria Emilia), ha trasmesso su Radio24 e per Radio RAI da Montecitorio più volte, è invitata annualmente al Festival di Sanremo ed è stata web radio ufficiale del padiglione della Unione Europea durante EXPO2015. Il linguaggio è quello degli adolescenti, ma i temi non sono banali: grande spazio ai temi ambientali, ma anche alternanza scuola-lavoro, nuove tecnologie, orientamento professionale, bullismo, problemi della crescita e ovviamente musica e sport. Gli eventi e le iniziative a cui ha partecipato negli ultimi anni non si contano quasi più, tra le tante degne di lode, l’inaugurazione di due redazioni mobili, costruite a prova di scossa, nelle zone colpite dal terremoto, prima ad Acquasanta Terme ( Ascoli-Piceno) nell’ottobre del 2016 e successivamente a Sarnano, comune nel cuore della Provincia di Macerata, profondamente segnato dagli eventi sismici dello scorso anno. Radioimmaginaria è un progetto educativo, anche se non lo sbandiera ai quattro venti. Oltre a dare agli adolescenti spazio per esprimersi, valorizza le loro competenze, favorisce l’aggregazione e l’integrazione dei soggetti svantaggiati. “Quando abbiamo iniziato era difficile immaginarsi cosa sarebbe diventata Radioimmaginaria” spiega Carlotta, giovane speaker di 17 anni. “Certo, era il nostro sogno, ma per noi rimaneva solo un gioco. Se siamo arrivati fin qui è perché gli adolescenti sentono il bisogno di farsi sentire e dire la loro. Non siamo una generazione passiva, e questo vale per ogni ragazzo in ogni parte del mondo, non sono il colore della pelle o le nostre usanze a renderci diversi. Un giorno sarebbe bello se sotto ogni tetto di ogni casa ci fosse un ragazzo con un paio di cuffie alle orecchie e gli occhi in su”.
La monetizzazione delle ferie nel pubblico impiego Gli ulteriori chiarimenti nella recente ordinanza della Corte di Cassazione Felicia De Capua La Corte di Cassazione si è dovuta esprimere di recente sulla questione della monetizzazione delle ferie non godute con ordinanza n. 20091 del 30 luglio 2018. Il caso in esame è scaturito dalla posizione di un dirigente di una Asl emiliana che otteneva dal Tribunale del Lavoro una sentenza favorevole che gli riconosceva il diritto alla monetizzazione delle ferie non godute (pari a 246,50 giorni in dieci anni). La Corte d’Appello di Bologna, in riforma della sentenza di primo grado, accoglieva la domanda dell’Azienda, respingendo la richiesta proposta in primo grado per l’ottenimento dell’indennità sostitutiva delle ferie non godute. Per la cassazione di tale ultima pronuncia, il dirigente interessato ha adito la Suprema Corte, la quale ha affermato il principio in forza del quale nel rapporto di impiego alle dipendenze delle Pubbliche Amministrazioni, il mero fatto del mancato godimento delle ferie non dà titolo ad una corrispondente monetizzazione, a meno che
l’interessato non provi che esso è stato cagionato da eccezionali e motivate esigenze di servizio o da cause di forza maggiore. Secondo i giudici di legittimità, la Corte territoriale ha correttamente interpretato l’art. 21 del C.C.N.L. del 1996 per il personale dell’area della dirigenza sanitaria, laddove è previsto che alla cessazione del rapporto
d’impiego le ferie residue possano essere “monetizzate” solo quando il mancato godimento sia determinato da effettive e indifferibili esigenze di servizio, formalmente comprovate, o, comunque, da ragioni indipendenti dalla volontà del dirigente. I giudici bolognesi hanno ritenuto chiaramente disatteso, nel caso in esame, l’onere del di-
rigente di allegare o, comunque, provare le circostanze ostative alla fruizione delle ferie per causa non imputabile, in quanto costitutive del diritto all’indennità sostitutiva. La Suprema Corte ha colto, dunque, l’occasione per confermare il già consolidato orientamento di legittimità, secondo il quale “nel rapporto
di impiego alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, il mero fatto del mancato godimento delle ferie non dà titolo ad un corrispondente ristoro economico se l’interessato non prova che esso è stato cagionato da eccezionali e motivate esigenze di servizio o da cause di forza maggiore” (in tal senso ex multis Cass. n. 4855/2014). Nel caso di specie, tenuto conto della ragguardevole entità del numero di giornate di ferie non godute e del fatto che al dirigente sanitario apicale non potesse imputarsi un dovere d’ufficio di collocazione in ferie del dirigente responsabile di unità operativa, né che un’impossibilità della relativa fruizione potesse essere presunta sulla base di altre circostanze, rileva la mancata allegazione da parte dell’interessato di prove atte a testimoniare l’impossibilità di fruire delle ferie per “eccezionali e motivate esigenze di servizio o cause di forza maggiore”. Per quanto innanzi la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Viaggio nelle leggi ambientali RIFIUTI Secondo quanto disposto dall'art. 183, comma 1, lettera a), d.lgs. 152\06, nella sua attuale formulazione, deve ritenersi rifiuto «qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l'intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi». La eterogeneità dei rifiuti e l'assenza di cautele volte ad impedire pericoli o lesioni dell'integrità dell'ambiente sono dati fattuali certamente indicativi della presenza di un deposito incontrollato. Nel nostro ordinamento, i presidi di sicurezza in materia di rifiuti pericolosi contenenti amianto sono specificamente previsti non solo dalla norma generale dell'art. 183 del D.Lgs. cit. ma anche dal D.M. 29 luglio 2004, n. 248 e da quelli del D.M. Sanità 6 settembre 1994, D.M. Sanità 26 ottobre 1995 e D.M. Sa-
nità 20 agosto 1999, sicché anche la mancanza di presidi di sicurezza, determina l'abbandono dei rifiuti, escludendo la configurabilità del deposito tempora- neo. Fattispecie: deposito incontrollato di rifiuti pericolosi costituiti da materiale cementizio tipo "eternit": vasche, onduline e raccordi di tubo contenenti fibre di amianto. Corte di Cassazione Penale, Sez. 3 a 10/07/2018, Sentenza n.31398. SVILUPPO SOSTENIBILE Se è vero che gli impianti eolici possono essere realizzati solo in determinate zone, è altrettanto vero che il territorio è una risorsa limitata e non riproducibile: sicché, se in tali zone è già stato realizzato un considerevole numero di impianti, non può essere ritenuto irragionevole
un divieto di ulteriori istallazioni. È legittimo il comportamento della Regione che, successivamente alla chiusura positiva della conferenza dei servizi, decida di riaprirla per tenere conto delle nuove disposizioni normative. Con sentenza n. 4041 del 18 giugno 2018, i giudici del Tar Campania hanno respinto il
ricorso di un’azienda che si è vista negare il rilascio dell’Autorizzazione unica per un impianto eolico da 59,99 kW, sulla base dei criteri contenuti nelle Dgr 533/2016 e 532/2016, con cui la Regione Campania aveva individuato - rispettivamente - le aree non idonee e gli indirizzi per la valutazione degli impatti cumulativi per impianti eo-
lici sopra i 20 kW. Il diniego della Regione è arrivato in seguito alla riapertura della conferenza dei servizi, dopo che la prima si era conclusa con esito positivo ma precedentemente al rilascio dell’Autorizzazione unica. Il sopravvenire della due citate delibere regionali richiedeva ulteriori integrazioni progettuali, dalla cui valutazione era emerso un nuovo parere conclusivo (questa volta, di segno negativo). Secondo i giudici, è pienamente “legittimo che la Regione, successivamente all'adozione delle delibere nn. 532 e 533 del 2016, pretenda di applicarne le disposizioni ai procedimenti non ancora conclusi col rilascio dell'autorizzazione unica (… )”. TAR Campania (NA) Sez VII n. 4041 del 18 giugno 2018. A.T.
SUL CREATO AGIRE SUBITO. E MAI RASSEGNARSI “Finché durerà la terra, seme e mèsse,..., non cesseranno”. Genesi di Martina Tafuro La Chiesa Cattolica, ogni anno il 1 settembre, celebra la Giornata per la Custodia del Creato. Coltivare l’alleanza con la terra è il tema di questa tredicesima Giornata. La comunità cattolica, attraverso la voce dei suoi vescovi, ci invita a disinvestire dalle fonti fossili e a promuovere un lavoro dignitoso in ottica ambientale. Occorre ritrovare il legame tra la cura dei territori e quella del popolo, anche per orientare a nuovi stili di vita e di consumo responsabile, così come a scelte lungimiranti da parte delle comunità.
Nel Messaggio si evidenzia di come oggi ci si senta talvolta “come se tale alleanza fosse intaccata”: dalle devastazioni dei fenomeni atmosferici, a causa del cambiamento climatico e all’inquinamento diffuso. Per questo “talvolta si fa strada un senso di impotenza e di disperazione, come fossimo di fronte ad un degrado inevitabile della nostra terra”. Tuttavia, Papa Francesco nell’enciclica Laudato si , esorta “a non cedere alla rassegnazione”, perché come scritto nella Genesi: “Finché durerà la terra, seme e mèsse, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte, non cesseranno” e tutti noi siamo
sicuri che: “Dio promette un futuro in cui l’umanità e gli altri viventi possano fiorire nella pace”. E’ importante, però, che tutti contribuiscano, perché la “gravità del mutamento climatico in atto”, al di là di quanto affermato da certe “forme di negazionismo antiscientifico”, è evidente che esso “sia legato in gran parte a comportamenti umani, che possiamo modificare”. Per questo, è importante sottolineare, come scritto da Francesco, che: “la pace interiore delle persone è molto legata alla cura dell’ecologia e al bene comune, perché, autenticamente vissuta, si riflette in uno stile di vita equilibrato
unito a una capacità di stupore che conduce alla profondità della vita”. Infatti nel secondo capitolo della Laudato sì sottolinea infatti “come quel mondo creato, che ci è dato come dono buono, sia anche affidato alla cura delle nostre mani, per custodirne l’abitabilità preziosa”. Ecco, allora, “che lo sguardo preoccupato per la devastazione del territorio a seguito del riscaldamento globale dovrà farsi attiva opera di prevenzione”, afferma la CEI. Si tratterà di “proteggere città e campagne con serie misure di adattamento, in grado di favorire la resilienza di fronte ad eventi estremi” e “di promuovere
un’azione di mitigazione, che contribuisca a contenere i fattori che li determinano”. Per i vescovi italiano, particolare rilievo avrà in tal senso la Conferenza internazionale Cop 24, che si terrà a Katowicze in Polonia nel dicembre 2018: è un’occasione “per ripensare ed approfondire le iniziative contro il mutamento climatico avviate tre anni fa dalla precedente Cop 21 svoltasi a Parigi”. Sarà importante, “che l’Italia svolga un ruolo attivo e lungimirante in tale contesto, proponendo impegni realistici ed ambiziosi per l’azione della comunità internazionale. Il criterio sarà quello di un bene comune inteso in prospettiva ampia, ad includere le generazioni future e tutte le creature”. L’essere umano nello svolgere la sua vocazione cristiana deve essere in grado di custodire la terra per farsi, “carico…delle fragilità ambientali di fronte agli impatti del mutamento, in una prospettiva di cura integrale”. Da ultimo, un richiamo alla dimensione ecumenica, dal momento che si tratta di “una sfida che le Chiese cristiane stanno imparando ad affrontare assieme, riscoprendo in orizzonte ecumenico l’impegno comune per la cura della creazione di Dio. La celebrazione condivisa del Tempo del Creato è anche un segno importante nel cammino verso la comunione tra le Chiese: ne ha dato una testimonianza importante il messaggio inviato nel 2017 da Papa Francesco col Patriarca ecumenico Bar-
tolomeo I di Costantinopoli”. Insomma, intraprendere un rinnovato stile di vita, dove la comunione con gli altri uomini è l’elemento determinante per le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti scaturisce da una grande attenzione nei confronti del creato, pensando che esiste una grande reciprocità tra noi, il prossimo, la creazione e Dio. Nel prenderci cura del creato, noi constatiamo che Dio, tramite il creato, si prende cura di noi, poiché l’approccio cristiano mette Dio creatore al primo posto, l’uomo come prima creatura e il creato come dono di Dio all’uomo affinché nel creato l’uomo, ogni uomo, tutto l’uomo si sviluppi e faccia sviluppare il creato stesso in tutte le sue componenti: uomini, animali, piante. La visione cristiana è il camminare insieme dell’uomo e dell’ambiente verso Dio. “La nostra celebrazione non può, però, dimenticare le ferite di cui soffre la nostra terra, che possono essere guarite solo da coscienze animate dalla giustizia e da mani solidali. Guarire è voce del verbo amare, e chi desidera guarire sente che quel gesto ha in sé una valenza che lo vorrebbe perenne, come perenne e fedele è l’Amore che sgorga dal cuore di Dio e si manifesta nella bellezza nel creato, a noi affidato come dono e responsabilità. Con esso, proprio perché gratuitamente donato, è necessario anche riconciliarsi quando ci accorgiamo di averlo violato”.