Incendi di rifiuti, non solo in Campania Discariche e centri di recupero in fiamme in molte regioni negli ultimi mesi: ecco alcuni casi emblematici «Quasi trecento incendi, in Italia, in siti di trattamento dei rifiuti in due anni»: a ricordare questa drammatica cifra è stato il ministro Sergio Costa all’indomani del rogo che ha colpito a inizio luglio un impianto di recupero di scarti della differenziata a San Vitaliano, nel Nolano. Tanto che lo stesso ministro ha proposto di dichiarare “siti sensibili” gli impianti di gestione dell’immondizia. Sebbene la Campania sia indubbiamente in prima linea, in questo preoccupante fenomeno, la nostra regione è in nutrita compagnia: dal Friuli alla Sicilia, dal Piemonte alla Puglia, in pratica non c’è territorio del Paese in cui i rifiuti non bruciano. Alcuni casi finiscono anche sui telegiornali nazionali. È successo, ad esempio, a inizio agosto a Pietrasanta, in Versilia, dove un magazzino di materiale edile di risulta ha preso fuoco in prossimità di spiagge molto frequentate. Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente è ovviamente chiamato a intervenire in queste crisi. Qui è toccato, naturalmente, all’Arpa Toscana, che fin dalle prime ore dell’evento, il 3 agosto, ha posizionato un mezzo mobile a circa settecento metri dal luogo dell’incendio, nella direzione in cui soffiava il vento. Così, nonostante la densa nube di fumo nero, ben visibile dalla vicina Aurelia provvisoriamente chiusa al traffico, Arpat ha potuto affermare, il giorno stesso dell’evento, che non si sono rilevate alterazioni dei principali parametri di qualità dell’aria. In altre parole, tutti gli inquinanti atmosferici monitorati dall’Arpat sono risultati sotto il limite di legge. Eppure, nelle stesse ore, l’Asl della Toscana del Nord-Ovest ha diramato una nota che invitava i cittadini di sei comuni a evitare di sostare all’aperto, a chiudere a dovere gli infissi di casa, e inoltre sconsigliava di consumare frutta e ortaggi raccolti nell’area interessata dall’incendio, se non dopo accurato lavaggio.
Mosca a pag. 6
EDITORIALE
Ambiente e sanità: autonomia consolidata di Luigi Stefano Sorvino
ISTITUZIONI
Le isole sostenibili, un modello possibile Secondo Legambiente “le isole sono il laboratorio ideale per affrontare e vincere le sfide ambientali più urgenti e importanti che il mondo ha di fronte”. Liguori a pag.4
DAL MONDO
Stop alla deforestazione per produrre cacao La Colombia, troppo spesso ricordata per il clima di terrore generato dalla guerriglia che da decenni la attanaglia, in realtà terra di orchidee, di caffè, di artisti... Martelli a pag.5
EMERGENZA MEDITERRANEO
Cambiamento climatico ed eventi estremi Il cambiamento climatico rende sempre più probabili gli eventi estremi che l’Europa sta vivendo. Gli incendi dolosi in Grecia, ma anche quelli che hanno colpito... Pollice a pag.10
AMBIENTE & SALUTE
Dieta mediterranea contro l’inquinamento Sono chiari a tutti i motivi per cui la Dieta Mediterranea è stata riconosciuta dall’Unesco Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Promuove l’interazione sociale... Clemente a pag.13
Solo da non molti anni, con la costituzione operativa delle Agenzie Ambientali, a seguito del referendum abrogativo del 1993 e della successiva legge quadro istitutiva, il settore della tutela ambientale è divenuto completamente autonomo dalla sfera dell'igiene e sanità pubblica, anche sul piano degli strumenti tecnico-operativi. Agli inizi del Novecento la materia "ambiente" non esisteva nella disciplina e nell'organizzazione amministrativa, e nemmeno nella terminologia corrente, in quanto non si configurava la problematica sottostante che sarebbe chiaramente emersa, a livello nazionale ed internazionale, tra gli anni sessanta e settanta con i grandi inquinamenti e la consapevolezza dei limiti di sostenibilità dello sviluppo. Le poche generiche disposizioni riconducibili alla qualità dell'ambiente (circa, ad esempio, la "purezza" delle acque e dell'aria, le lavorazioni insalubri, ecc.), che oggi potremmo individuare come il nucleo embrionale di un diritto dell'ambiente ante litteram, si rinvenivano nel testo unico delle leggi sanitarie (1934), in particolare nella disciplina dell'igiene pub-
blica. La Costituzione repubblicana del 1948, pur innovativa nei principi, ha codificato la tutela della salute come "diritto individuale ed interesse collettivo" mentre non ha menzionato, nel testo originario, il termine ambiente - all'epoca non ancora emerso nel dibattito pubblico - anche se i riferimenti al paesaggio e alla salute sono stati poi intesi in senso estensivo dalla successiva giurisprudenza costituzionale per ricostruirvi una valenza costituzionale indiretta della tutela ambientale. A fine anni sessanta-inizio settanta, anche a seguito del tumultuoso sviluppo economico e produttivo dei decenni precedenti, ha iniziato a manifestarsi una crescente problematica di inquinamenti ambientali in Italia e nei Paesi dell'Occidente avanzato, che ha stimolato la formazione e l'articolazione di varie normative settoriali di tutela (per l'inquinamento atmosferico, gli scarichi nelle acque, i rifiuti, ecc.). La materia dell'ambiente ha così iniziato ad autonomizzarsi da quella sanitaria sul piano normativo, amministrativo ed organizzativo, pur disponendo all'inizio di pochi strumenti e risorse. continua a pag.2
Ambiente e sanità: autonomia consolidata Il settore della tutela ambientale è divenuto completamente autonomo dalla sfera dell'igiene e sanità pubblica Segue dalla prima
Nel 1986, dopo il disastro nucleare di Chernobyl, veniva istituito il Ministero dell'ambiente e disciplinati una serie di nuovi istituti (valutazione di impatto ambientale-VIA, danno ambientale, ecc.) ma la competenza per gli interventi di controllo e monitoraggio a livello periferico ed operativo rimaneva in capo ai laboratori delle Unità sanitarie locali, di cui poteva eventualmente avvalersi anche il Ministero dell'Ambiente per il tramite delle Regioni. Infatti al processo di enucleazione della disciplina ambientale da quella sanitaria mancava l'ultimo fondamentale tassello, costituito da una rete di appositi organismi tecnico-operativi, fino a quando il referendun abrogativo del 1993 e la successiva legge quadro del 1994 non hanno configurato il nuovo sistema delle Agenzie ambientali, progressivamente realizzato dalle varie Regioni nei rispettivi territori. Le diciannove Agenzie regionali e le due provinciali di Trento e Bolzano, istituite dal 1995 in poi, con l'ISPRA (ex APAT, ex ANPA) in ambito centrale, rappresentano gli apparati operativi dedicati, derivanti – nel loro nucleo originario – dal trasferimento dei Laboratori di igiene e profilassi (LIP) e multizonali di preven-
zione (LMP) dalle USL, con le relative competenze progressivamente ampliate in seno alle ARPA. Oggi la materia ambientale è del tutto autonoma, con identità e fisionomia distinta da quella sanitaria, dotata di una propria legislazione, di un apparato pianificatorio, amministrativo ed autorizzatorio, con una specifica organizzazione tecnica a livello periferico, che ha sviluppato distinte metodiche, knowhow, esperienze e procedure. Tuttavia restano fondamentali punti di collegamento tra il settore sanitario e quello ambientale, oggi da riconsiderare, sia sotto il profilo della comunanza e razionalità dei modelli organizzativi che degli aspetti funzionali di attività, in un'ottica di integrazione e raccordo paritario. Infatti le Agenzie ambientali mutuano parte dell'assetto dalle ASL nella strutturazione dei propri organi centrali e periferici, ricevono la parte essenziale del finanziamento dal Fondo sanitario regionale, gli Assessorati di riferimento sono l'Ambiente e la Sanità, il rapporto di lavoro del personale dirigenziale e di comparto ha sinora le stesse regole contrattuali e legislative di quello sanitario ecc. Sul piano funzionale la legge n. 132/2006 ha configurato, in capo al sistema agenziale na-
zionale, l'obbigo di conseguire i LEPTA (livelli essenziali delle prestazioni di tutela ambientale), con parametri prestazionali uniformi sul territorio nazionale, in modo analogo a quanto da anni previsto in sanità con i LEA (livelli essenziali di assistenza). I LEA, molto più strutturati sul piano normativo, finanziario ed applicativo, rappresentano l'attuazione dello stesso principio costituzionale dei "livelli essenziali delle prestazioni relativi ai diritti civili e sociali" – determinati uniformemente dallo Stato – di cui sono espressione i recenti LEPTA per il
sistema agenziale nazionale (che però non dispongono, almeno per ora, di un autonomo finanziamento). Sul piano operativo vi sono quotidiani e molteplici collegamenti funzionali tra le attività delle ASL, a rilevanza esterna e provvedimentale – soprattutto in capo ai Dipartimenti di prevenzione – e quelle dell'ARPA, di carattere tecnico, in particolare per le prestazioni laboratoristiche rese dalle Aree analitiche in materia di acque, alimenti, fitofarmaci, amianto, legionella, ecc. Le collaborazioni sono continue e rilevanti, anche se spesso scarsamente
visibili e non adeguatamente coordinate a livello istituzionale, anche per la mancata costituzione dei Comitati provinciali di coordinamento, previsti dalla legge regionale istitutiva n. 10/98 presso le Province, che avrebbero dovuto vedere la compresenza dei Dipartimenti provinciali dell'ARPAC e di prevenzione delle ASL. Un'esperienza particolarmente significativa di sinergia operativa e tecnicoscientifica sta maturando nelle attività collegate alla problematica di "Terra dei fuochi" (per le province di Napoli e Caserta), di cui alla legge speciale n. 6/2014, che si incentrano proprio in una serie di azioni collaborative e convergenti tra la componente ambientale, quella sanitaria e quella agricolo/ alimentare. In definitiva, una volta acquisita e consolidata la necessaria autonomia della sfera ambientale da quella sanitaria – entrambe assolutamente strategiche ma di ben diverse dimensioni quantitative – occorre ricomporre, a livello istituzionale ed operativo oltre che tecnico-scientifico, un dialogo volto a coordinare le relative pianificazioni e sviluppare organicamente i temi della prevenzione collettiva e della tutela ambientale e sanitaria, unitariamente considerate. Il Commissario Straordinario Avv. Luigi Stefano Sorvino
ANSA AMBIENTE
Il Ministro Costa incontra le Regioni, via ad un percorso per il bene del Paese Tavolo con gli assessori all’Ambiente, lavorare insieme per trovare soluzioni concrete Un "rinnovato percorso partecipativo nell'interesse del Paese". Questo il pensiero del ministro dell'Ambiente Sergio Costa sull'incontro, in corso al ministero, con gli assessori regionali all'Ambiente, alla presenza dei sottosegretari Vannia Gava e Salvatore Micillo. Tra gli altri prendono parte all'incontro l'assessore all'Ambiente della Sardegna Donatella Spano, coordinatrice del tavolo con le Regioni, e il presidente della regione
Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Obiettivo del tavolo, spiega Costa, quello di "avviare un confronto sui dossier ambientali prioritari e rinnovare il percorso partecipativo nell'interesse del Paese. Sono certo che lavorando insieme troveremo soluzioni concrete". Temi principali dell'incontro di oggi: gestione dei rifiuti, bonifiche, economia circolare. In particolare, il ministro Costa assicura che si affronterà il prima possibile, a livello ministeriale, la questione dell'end of waste. "Questo tavolo - aggiunge il ministro - è fondamentale per lavorare insieme, condividere i problemi, trovare le soluzioni, ma anche conoscere le migliori pratiche già attive e in corso". Secondo la nota del ministero "vivo apprezzamento è stato espresso dalle Regioni per l'apertura del tavolo presso il ministero".
Stanziati i fondi per gli Enti-Parco campani 5,8 milioni di euro per i piani di gestione dei Parchi del Vesuvio e del Cilento Ammontano a 5,8 milioni di euro le risorse della Regione Campania destinate ai Parchi nazionale del Vesuvio e del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Le risorse sono destinate alla redazione o aggiornamento dei Piani di Gestione di Siti Natura 2000, che rientrano nelle aree rurali individuate dal Prs 2014-2020. Sono 124 i siti interessati, di cui 93 Siti di Importanza Comunitaria (Sic), 15 Zone di Protezione Speciale (ZPS) e 16 siti con duplice valenza di Sic e Zps, accorpati in 27 "unità territoriali" e che coprono una superficie di circa 347mila ettari, pari al 26% del territorio della Campania. Con la sottoscrizione dei protocolli d'intesa, la Regione si impegna a finanziare la reda-
zione o l'aggiornamento dei piani di gestione, riservando circa 2 milioni all'Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo Diano e Alburni per i piani relativi alle 11 unità territoriali di competenza; circa 124mila euro all'Ente Parco Nazionale del Vesuvio per il piano relativo all'unica unità territoriale di competenza, che risulta interessata anche dalla presenza della Riserva Naturale Alto Tirone Vesuvio; circa 3,7 milioni alla Regione Campania (Direzione Generale per l'Ambiente, la Difesa del Suolo e l'Ecosistema) per i piani relativi alle 15 unità territoriali di competenza, comprese le 2 unità in cui ricadono le Riserve Naturali di Castelvolturno e Valle delle Ferriere.
Le isole sostenibili, un modello possibile Presentato il Rapporto di Legambiente. Anche Capri tra le venti piccole realtà italiane Fabiana Liguori Secondo Legambiente “le isole sono il laboratorio ideale per affrontare e vincere le sfide ambientali più urgenti e importanti che il mondo ha di fronte”. Nel Rapporto “Isole sostenibili” realizzato dall'Osservatorio di Legambiente sono stati raccolti ed elaborati i dati riguardanti 20 isole minori italiane abitate e non interconnesse con la rete elettrica: Capraia, Capri, Levanzo, Favignana, Marettimo, l’Isola del Giglio, le Tremiti, Lampedusa, Linosa, Pantelleria, Salina, Lipari, Stromboli, Panarea, Vulcano, Alicudi, Filicudi, Ponza, Ventotene e Ustica.Tali territori vantano naturali potenzialità (mare, vento, sole e così via) e potrebbero, come accade in altre parti del mondo, diventare un concreto esempio di adozione di sistemi sostenibili per l’approvvigionamento di energia pulita e acqua, per la gestione dei rifiuti e per una mobilità a emissioni zero. I numeri presentati nel dossier mostrano timidi segnali di cambiamento in questa direzione, ma la strada è ancora molto lunga e faticosa. Rispetto alla diffusione delle fonti rinnovabili installate e alla copertura dei consumi, in nessuna isola si arriva al 4% della copertura dei consumi elettrici (nel resto d’Italia siamo a oltre il 32%).Il solare fotovoltaico è di gran lunga la tecnologia alternativa più diffusa, mentre l’eolico, nonostante le condizioni favorevoli, è presente soltanto a Pantelleria con due microgeneratori. Pantelleria è l’isola leader per capacità installata, con 20,8 mq di solare termico, 449 kW di solare fotovoltaico e 32 kW di eolico. A Monte Sant’Angelo, sull’Isola di Lipari, dal 2012 è in funzione la centrale fotovoltaica più grande delle isole minori (1120 kW), la cui produzione va ad integrare (al 20%) la richiesta energetica del nuovo dissalatore ad osmosi inversa. Usando come termine di paragone il consumo annuo da fonte convenzionale (diesel), nessuna isola supera il 5% della copertura del fabbisogno da fonti energetiche rinnovabili. La media per le 20 isole è inferiore all'1%. Capraia rappresenta l’eccezione. Sull’isola è in funzione una centrale da 2.388 kWe di potenza, alimentata a biodiesel di importazione derivante dalla lavorazione di olio di soia, girasole e colza.E’ l’unica ad aver completamente dismesso la produzione da fonti fossili, sostenendo il 100% della domanda elettrica. Segnali di cambiamento anche a Stromboli. L’impianto fotovoltaico del borgo di Ginostra, da 100 kW, è collegato ad una mini-rete di trasmissione in bassa tensione interamente interrata, lunga 5 km. Per quanto riguarda il settore dei ri-
fiuti, nell’insieme tra il 2010 e il 2016 la capacità di differenziare è cresciuta su tutte le isole (tranne che a Favignana e Lipari). Pantelleria, Ventotene, e Capri superano la media nazionale del 52,54% (2016). Anacapri e Pantelleria risultano le singole amministrazioni comunali più virtuose, superando la soglia del 65%. Nella maggior parte dei Comuni delle isole censite è presente un Ecocentro o piattaforma ecologica (tranne a Capraia), mentre gli impianti di compostaggio domestico sono ancora poco diffusi, e presenti solo sull’isola di Capri. Situazione analoga per i centri di raccolta di carta e cartone anche se il materiale conferito viene inviato su terraferma per il riciclo. Una delle voci che grava in modo significativo sul bilancio delle amministrazioni è il trasporto marittimo dei rifiuti indifferenziati verso gli impianti su terraferma che si aggiunge ai costi di smaltimento. La plastica rimane uno dei più grandi nemici dell’ambiente. Spesso le acque attorno alle isole diventano punti di ac-
cumulo di plastiche e microplastiche. Nei mesi estivi il rifiuto plastico monouso è il più comune. Altra forte criticità sulle piccole isole è la carenza di acqua potabile per la popolazione residente, soprattutto nei periodi caldi.Dai dati emersi nel Rapporto risulta che 12 isole su 20 (60%) fanno ancora affidamento alle navi cisterna per il rifornimento di acqua potabile e non (totalmente o in parte). Degli impianti di dissalazione funzionanti sulle isole, soltanto quello di Li-
pari è in parte alimentato da fonti rinnovabili. Nelle isole minori sono rilevantissimi i ritardi che riguardano la depurazione: dall’ultima indagine dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (2015) risulta che 15 isole minori su 20 (il75%) non hanno alcun sistema di trattamento delle acque reflue urbane. Per quanto attiene la mobilità sono due le principali problematiche da affrontare: il collegamento con la terraferma e gli spostamenti locali. Quasi tutte le isole sono dotate di un sistema di trasporto pubblico locale che collega le zone di maggiore interesse, quali i centri abitati, il porto, e le spiagge, ma tanto ancora c’è da fare. Almeno per arginare il fenomeno della congestione estiva, molte isole hanno approvato disposizioni che limitano l’accesso ai veicoli a motore privati (Capraia, Capri, Favignana, Isola del Giglio, Isole Tremiti, Lipari, Santa Marina Salina e Ustica). Nel Rapporto di Legambiente è presente anche una sezione dedicata all'esperienza di 32 isole che nel mondo si sono distinte per le scelte e le azioni messe in atto dalle amministrazioni locali con la partecipazione della comunità al fine di raggiungere un’autonomia energetica al 100% rinnovabile: “Gli esempi descritti testimoniano come le politiche di decarbonizzazione e di protezione ambientale non siano d’ostacolo allo sviluppo socio-economico locale, ma anzi, per la loro capacità di generare benefici collettivi (rilancio filiere produttive, occupazione, risparmio, attrattività investimenti e turismo, ecc.) fungano da motore per la crescita stessa del territorio” . Queste isole sono senz’altro modelli da applaudire e seguire, luoghi dove non si raccontano storie ma si fanno buone cose senza calpestare l’ambiente.
Le riserve naturali d’acqua nel mondo Rosario Maisto I mari del nostro pianeta dovrebbero godere di più tutele ed essere protetti più che mai in questo secolo, di fatto, purtroppo, sono poche le aree libere dagli effetti dell'antropizzazione che possono essere considerate "marine wilderness" ossia riserve naturali d'acqua per lo più indisturbate dalla presenza umana e ricche di biodiversità. Molto si sa dell'impatto antropico sulla terre emerse, mentre, fino a poco tempo fa, erano più scarse le conoscenze su come l'attività umana e i cambiamenti climatici influissero sulla vita marina, ora invece alcuni ricercatori hanno calcolato che le aree marine incontaminate del mondo rappresentano appena il tredici per cento del totale degli oceani: circa trentaquattro milioni di chilometri quadrati. La cosiddetta "marine wilderness" corrisponde ad un'area marina che ha subito un tasso di disturbo umano molto basso o nullo, ovviamente non sorprende che le più alte concentrazioni di aree marine incontaminate si trovino lontane dalle coste delle regioni abitate, nelle profonde distese oceaniche e nell'emisfero meridionale, scarsamente popolato. Le zone costiere includono solo il dieci per cento delle aree incontaminate, solo il cinque per cento di queste si
Stop alla deforestazione per produrre cacao La Colombia prima in America Latina Giulia Martelli
trova in aree protette a livello internazionale. Tutto questo è assurdo! Benché questo schema sia prevedibile, uno studio di pianificazione della conservazione presso la Wildlife Conservation Society, afferma che ci si sarebbe aspettati di trovare più zone incontaminate ed attribuisce alcuni risultati alla crescente pressione dell'industria della pesca che continua a spingere i propri confini fisici impattando sugli oceani in maniera sempre più significativa. Le aree marine incontaminate si addensano verso i poli, dove il ghiaccio ha reso i mari relativamente inaccessibili all'uomo ma, con lo scioglimento in atto, anche queste aree possono diventare più vulnerabili allo stress antropico e climatico.
Per determinare le aree con il minore impatto sono stati presi in esame quindici fattori di stress generati dall'uomo come la pesca, l'inquinamento e la perdita di nutrienti, nonché quattro fattori correlati ai cambiamenti climatici come l'acidificazione degli oceani. L'ambiente marino tende ad avere più diversità biologica e genetica rispetto ad altri contesti e queste zone incontaminate possono mostrarci come altre aree del globo dovevano essere prima dell'intervento umano. Anche se è improbabile che si possa tornare indietro e ristabilire l'ambiente originario “sanando” gli ecosistemi degradati, le aree di natura incontaminata potrebbero comunque fornirci le informazioni necessarie al ripristino.
La Colombia, troppo spesso ricordata per il clima di terrore generato dalla guerriglia che da decenni la attanaglia, in realtà terra di orchidee, di caffè, di artisti (il premio Nobel Gabriel Garcia Marquez e Fernando Botero, tra i tanti) e di…cacao. Ed è proprio nella produzione di questo “goloso oro nero” che, questa tra le più grandi regioni sudamericane, occupa una delle posizioni di maggior rilievo soprattutto in termini di sostenibilità ambientale. Si tratta infatti del primo paese dell'America Latina a impegnarsi a produrre cacao senza deforestazione e il terzo nel mondo ad avere intrapreso questa virtuosa strada. Il governo colombiano - insieme alle due principali compagnie di cacao del paese, Casa Luker e Compañía Nacional de Chocolates e alla National Cocoa Federation - si è impegnato a produrre cacao "pacifico" e senza in alcun modo danneggiare le foreste eliminando, entro il 2020, la deforestazione dall'intera filiera. I governi del Ghana e della Costa d'Avorio, responsabili del 60% della produzione di cacao a livello mondiale, sono stati i primi due a firmare e ad attuare l'accordo nel 2017. Oggi, la Colombia aderendo a questo patto, vuole anche sottolineare il ruolo che potrebbe avere il cacao nel promuovere lo storico processo di pace tanto anelato, grazie alla possibilità di fornire occupazione agli agricoltori e alle comunità precedentemente coinvolte nei conflitti. Il settore del cacao colombiano sta crescendo rapidamente. "La Colombia è orgogliosa della qualità del cacao che produce, così come del suo contributo alla crescita economica, all'occupazione rurale, alla deforestazione e al ripristino della terra degradata", ha dichiarato Juan Guillermo Zuluaga, ministro dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale. Insomma, un’iniziativa che fa bene a tutti: all’ambiente, all’ economia della Colombia stessa e ai consumatori, che potranno sentirsi meno in colpa nel consumare cacao sapendo di non arrecare un danno al pianeta.
Incendi di rifiuti, non solo in Campania Discariche e centri di recupero in fiamme in molte regioni negli ultimi mesi: ecco alcuni casi emblematici Luigi Mosca «Quasi trecento incendi, in Italia, in siti di trattamento dei rifiuti in due anni»: a ricordare questa drammatica cifra è stato il ministro Sergio Costa all’indomani del rogo che ha colpito a inizio luglio un impianto di recupero di scarti della differenziata a San Vitaliano, nel Nolano. Tanto che lo stesso ministro ha proposto di dichiarare “siti sensibili” gli impianti di gestione dell’immondizia. Sebbene la Campania sia indubbiamente in prima linea, in questo preoccupante fenomeno, la nostra regione è in nutrita compagnia: dal Friuli alla Sicilia, dal Piemonte alla Puglia, in pratica non c’è territorio del Paese in cui i rifiuti non bruciano. Alcuni casi finiscono anche sui telegiornali nazionali. È successo, ad esempio, a inizio agosto a Pietrasanta, in Versilia, dove un magazzino di materiale edile di risulta ha preso fuoco in prossimità di spiagge molto frequentate. Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente è ovviamente chiamato a intervenire in queste crisi. Qui è toccato, naturalmente, all’Arpa
Toscana, che fin dalle prime ore dell’evento, il 3 agosto, ha posizionato un mezzo mobile a circa settecento metri dal luogo dell’incendio, nella direzione in cui soffiava il vento. Così, nonostante la densa nube di fumo nero, ben visibile dalla vicina Aurelia provvisoriamente chiusa al traffico, Arpat ha potuto affermare, il giorno stesso dell’evento, che non si sono rilevate alterazioni dei principali parametri di qualità dell’aria. In altre parole, tutti gli inquinanti atmosferici monitorati dall’Arpat sono risultati sotto il limite di legge. Eppure, nelle stesse ore, l’Asl della Toscana del Nord-Ovest ha diramato una nota che invitava i cittadini di sei comuni a evitare di sostare all’aperto, a chiudere a dovere gli infissi di casa, e inoltre sconsigliava di consumare frutta e ortaggi raccolti nell’area interessata dall’incendio, se non dopo accurato lavaggio. Una contraddizione? Per gli esperti non lo è: anche se l’aria non risulta eccessivamente inquinata, tuttavia, per il principio di precauzione, si può comunque spingere i cittadini alla prudenza. Il giorno dopo, a fiamme spente,
Arpae Emilia-Romagna è intervenuta in occasione di un incendio a un deposito di rifiuti speciali a fine giugno a Caorso (Piacanza)
A inizio luglio ha preso fuoco un centro di recupero di rifiuti nel Senese. Ci sono voluti due giorni per spegnere le fiamme
Un deposito di rifiuti in fiamme a Pietrasanta, in Versilia, a inizio agosto. Il giorno dell’evento Arpat ha fornito dati rassicuranti sulla qualità dell’aria. L’Asl ha comunque invitato alla prudenza
la stessa Asl, per bocca del medico Giovanna Camerlenghi, ha esortato i cittadini a riprendere possesso dei luoghi all’aperto, ma ha ribadito il consiglio di lavare accuratamente i prodotti agricoli della zona prima di consumarli. Questo, perlomeno, fino ai risultati dei campionamenti sui vegetali, che Arpat dovrebbe diffondere in questi giorni. Del resto, la stessa Arpat, incrociando i dati meteo di due diverse postazioni, ha circoscritto l’area che potrebbe essere stata interessata da ricadute di materiali prodotti dall’incendio. Sempre in Toscana, il 3 luglio è divampato un incendio in un centro di recupero di rifiuti a Colle Val d’Elsa, nel Senese. In questo caso ci sono voluti ben due giorni per avere ragione delle fiamme. Il giorno dopo l’inizio dell’evento, nella sede del Comune si sono riuniti Arpat, Asl e i tecnici comunali, per poi diramare una nota che, tra l’altro, suggeriva alla popolazione di non consumare alimenti prodotti nell’area di possibile caduta delle ceneri. Quest’area è
stata delineata da Arpat in base ai dati meteo disponibili. Circa un mese dopo, quando ormai il caso era scomparso dal radar dei media, l’Agenzia ha diffuso i risultati dei campionamenti di terreni per la ricerca di diossine, furani e altri microinquinanti. Tutto, per fortuna, nella norma. Dalla Toscana alla Lombardia: nel Pavese, il 22 giugno è scoppiato un imponente rogo a Mortara, in un sito sotto sequestro giudiziario per un precedente incendio. In questo caso, Arpa Lombardia ha attivato una serie di centraline mobili per il monitoraggio della qualità dell’aria e ha posizionato un campionatore ad alto volume per rilevare la presenza di diossine. Sei persone sono finite in ospedale per disturbi respiratori, tutte per fortuna dimesse subito. Il centro di Montara, però, non è stato interessato dal fumo, tanto che il sindaco non ha emanato ordinanze, mentre il sindaco della vicina Castello d’Agogna, situata sottovento rispetto all’incendio, ha raccomandato di tenere le finestre chiuse per diverse ore.
A Mortata (Pavia) un rogo ha colpito un sito già sotto sequestro giudiziario per un prrecedente incendio
Il 27 giugno Arpa Lombardia ha diffuso alcuni dati: nelle prime ore dell’incendio sono state rilevate concentrazioni di diossine in atmosfera pari a 0.92 picogrammi per metro cubo, laddove l’Organizzazione mondiale della sanità stabilisce una soglia di attenzione a 0.3 picogrammi. Per la presenza delle diossine in aria, non c’è un espresso limite di legge nel nostro ordinamento, ma solo indicazioni provenienti dall’Oms, appunto, e dalla comunità scientifica. I dati del 23 giugno, giorno dopo l’inizio dell’incendio, hanno mostrato un rapido ritorno alla normalità. Ennio Cadum, medico dell’Azienda sanitaria territoriale di Pavia, ha spiegato che i valori delle diossine in atmosfera riscontrati a Mortara non sono preoccupanti, perché le particelle sono pericolose solo se ingerite attraverso prodotti coltivati in terreni contaminati, e nel caso in questione la contaminazione dei terreni è da escludere. A Caorso, in provincia di Piacenza, i tecnici dell’Arpae Emilia-Romagna sono intervenuti nel cuore della notte, tra il 28 e il 29 giugno, in occasione di un incendio che ha colpito un centro di stoccaggio di rifiuti speciali. Hanno usato uno strumento portatile, compiendo una serie di rilevazioni sulla presenza di inquinanti atmosferici, lungo il percorso dal centro di Caorso fino al luogo dell’incendio: non è stata riscontrata alcuna anomalia. In questo caso l’azienda colpita dal rogo, ricorrendo ai filmati delle telecamere, ha parlato di «fenomeno di autocombustione». Il più delle volte, però, per questi roghi si sospetta una matrice dolosa.
Notizie in breve dalle Agenzie ambientali Verso la prima conferenza Snpa. Nuovo presidente in Lombardia. Continua la pubblicazione dei dati sul mare campano Prima conferenza del Sistema nazionale
Il 27 e il 28 febbraio 2019 saranno date importanti per il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente: a Roma si terrà la prima Conferenza nazionale Snpa, e sarà la prima volta che il Sistema si presenta pubblicamente come un corpo unico e unito, pur nella sua configurazione a rete. Uno degli eventi preparatori della Conferenza si terrà il 5 e il 6 dicembre 2018 a Palermo: gli esperti del Sistema e i rappresentanti delle amministrazioni pubbliche e dei cittadini si confronteranno sul tema “quali e quante prestazioni del Snpa a
servizio dei cittadini nei prossimi anni”. La prima giornata della Conferenza di febbraio sarà dedicata agli operatori del Snpa chiamati a fare “sintesi” di tutti gli elementi raccolti negli eventi preparatori (oltre a quella palermitana, sono previste due tappe, rispettivamente il 20 settembre a Ferrara, nell’ambito della fiera RemTech e a Roma, alla Camera dei deputati, il 19 ottobre). In questa prima giornata si tracceranno anche le linee di sviluppo della futura programmazione e organizzazione del Sistema. Il dibattito partirà dalla definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali (Lepta), che la legge istitutiva del Sistema introduce nella legislazione ambientale nazionale. Nella seconda giornata della Conferenza nazionale l’intero percorso verrà presentato alle più importanti istituzioni, nazionali e dell’Unione europea.
Nato nel 1972 a Gallarate, laurea in scienze politiche e una lunga esperienza manageriale nella governance e compliance societaria, Cecchin è stato direttore centrale Corporate Affairs di Fiera Milano e, dal 2013, consigliere di Fiera Milano Media. In base alle modifiche introdotte lo scorso anno da una legge regionale lombarda, il presidente rivestirà per i prossimi cinque anni il ruolo di amministratore unico dell’Agenzia. Nella stessa data, ai sensi di legge, il nuovo presidente ha provveduto alla nomina del direttore generale, confermando nell’incarico Michele Camisasca, al quale dall’agosto 2015 sono e restano in capo la legale rappresentanza e i poteri di gestione dell’Agenzia.
(Belluno), indicativi del livello di radiazione solare per la fascia alpina e prealpina. Online Ecoscienza 3/2018: si parla di zanzare
Arpa Lazio e i campi rom I contenuti principali del nuovo numero della rivista di Arpae Emilia-Romagna: la transizione energetica e lo sviluppo delle politiche e delle azioni in tema di energia, la gestione delle zanzare invasive e i risultati del progetto europeo Conops, il nuovo pacchetto dell’Unione europea sull’economia circolare. Sul sito dell’Arpae Emilia-Romagna è possibile scaricare gratui- tamente il numero completo della rivista istituzionale pubblicata con cadenza bimestrale.
Pubblicazione dati balneazione Campania
Le aquile di Bonelli tornano in Sardegna
Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 15 agosto 2018 - Anno XIV, N.15 Edizione chiusa dalla redazione il 10 agosto 2018 DIRETTORE EDITORIALE
Luigi Stefano Sorvino DIRETTORE RESPONSABILE
Pietro Funaro CAPOREDATTORI
Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli IN REDAZIONE
Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro GRAFICA E IMPAGINAZIONE
Savino Cuomo HANNO COLLABORATO
Proseguirà per tutto il mese di agosto la pubblicazione dei dati aggiornati sulla qualità del mare campano. I risultati del monitoraggio Arpac sulle acque di balneazione sono disponibili, come sempre, sul sito dell’Agenzia in una sezione dedicata. Cecchin presidente Arpa Lombardia
I. Buonfanti, F. Clemente, F. De Capua, G. De Crescenzo, R. Fanelli, R. Funaro, B. Giordano, R. Maisto, A. Palumbo, A. Paparo, T. Pollice, D. Santoro SEGRETARIA AMMINISTRATIVA
Carla Gavini DIRETTORE AMMINISTRATIVO
Pietro Vasaturo EDITORE Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143 Napoli REDAZIONE Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1- 80143 Napoli Phone: 081.23.26.405/427/451 Fax: 081. 23.26.481 e-mail: rivista@arpacampania.it magazinearpacampania@libero.it Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto, Centro Polifunzionale, Torre 1-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.
Il 2 agosto 2018, nell’ultima seduta prima della pausa estiva, la Giunta regionale della Lombardia ha nominato Stefano Cecchin nuovo presidente dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente.
Il 4 luglio 2018 Arpa Lazio ha avviato una nuova attività di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico presso il campo rom di via Salviati a Roma: è in corso il monitoraggio dei Composti Organici Aromatici e dal primo agosto si è provveduto ad installare un analizzatore di polveri e un deposimetro per la misura di particolato (PM10), deposizioni (umide e secche), diossine e furani, PCB e PBDE presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di Roma – Polizia di Stato – (Via Teofilo Patini, Roma) che si trova in adiacenza al campo rom. La conclusione delle attività di monitoraggio è prevista nel mese di agosto, sarà poi necessario eseguire le analisi sui campioni raccolti ed elaborare i risultati che saranno diffusi tramite i canali di comunicazione dell’Agenzia. Radiazioni UV sul sito Arpa Veneto Sul sito dell’Arpa Veneto è possibile consultare i dati in tempo reale relativi all’UV Index, l’indicatore che misura il livello della radiazione solare e fornisce indicazioni immediate sul grado di rischio dovuto ad una esposizione non corretta alla luce solare. Oltre ai dati provenienti dalla stazione di monitoraggio di Vicenza, rappresentativi delle zone pianeggianti e costiere della regione, sono disponibili anche quelli forniti dalla stazione di Passo Valles
Stanno bene e stanno crescendo i primi cinque pulli di aquila di Bonelli arrivati in Sardegna dal mese di giugno, provenienti dalla Francia e dalla Spagna. Lo ha reso noto l’Ispra in un recente comunicato: gli esemplari di questo rapace estinto in Sardegna dalla fine del secolo scorso, sono ospitati nel Parco naturale regionale di Tepilora, in provincia di Nuoro, costantemente controllati dai tecnici dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale con il supporto dell’Agenzia regionale FoReSTAS. La reintroduzione dell’aquila di Bonelli (aquila fasciata) in Sardegna rappresenta una grande opportunità per la conservazione della specie, anche attraverso il ripristino della continuità di areale nel Mediterraneo centro-occidentale. (a cura di Luigi Mosca)
Con Biovecblock nasce un insetticida naturale Una società spin-off di Unicam ha sviluppato efficaci composti biologici Anna Paparo Con l’arrivo della bella stagione, sole, mare e relax allietano le nostre giornate. Ma non dimentichiamo l’approdo delle tante temute zanzare che con il loro ronzio e i loro “dolci” morsi ci rendono le serate estive decisamente insopportabili. E si dà inizio alla battaglia a questi fastidiosi insetti con qualsiasi metodo. Non c’è che dire, ne abbiamo provate letteralmente tutte: dalle creme appiccicose a candele profumate, a marchingegni strani. Unico scopo: stare tranquilli senza pruriti inaspettati e melodie ronzanti nelle orecchie. E ora, grazie al Made in Italy, possiamo tirare un sospiro di sollievo. Sono stati scoperti dei composti naturali in grado di combattere con altissima efficacia insetti, come le zanzare, responsabili della trasmissione di malattie soprattutto nei paesi in via di sviluppo. È l'invenzione di giovani talenti dell'Università di Camerino, che creano un prodotto rivoluzionario e cercano nuove risorse per lanciare la loro sfida
in un mercato da trentacinque miliardi di dollari. La società di ricerca impegnata si chiama Biovecblok, che, nata come spin-off di Unicam, ha dato il via ad una campagna di raccolta capitali su www.nextequity.it, una piattaforma on line che sostiene la crescita di start up e imprese innovative tramite l'adesione di soci finanziatori.
La campagna è stata presentata con orgoglio il 19 giugno nella sede di Simonelli Group a Belforte del Chienti. Sono intervenuti con il loro sostegno e la loro presenza, oltre al team di Biovecblok, Nando Ottavi (presidente di Simonelli Group) e Rodolfo Zucchini (direttore generale di Banca Macerata), Gianluca Pesarini (presidente di Con-
findustria Macerata), Paolo Carlocchia, presidente dei giovani imprenditori Confindustria Macerata, Claudio Pettinari, rettore dell'Università di Camerino, Vincenzo Tedesco, direttore generale dell’Università di Camerino, e Michela Centioni, socio fondatore di Next Equity Crowdfunding Marche. Con oltre dieci anni di esperienza nel
settore, Biovecblock e i suoi ricercatori hanno messo a punto composti naturali in grado di eliminare insetti dannosi per la salute dell’uomo. Sono prodotti totalmente naturali, non tossici per l’uomo e per l’ambiente. Utili per governi, comunità e cittadini di tutto il mondo a proteggere la salute delle persone e ad assicurare una migliore qualità della vita. Sostenibilità, impatto ambientale pari a zero e vantaggi economici questi gli elementi costitutivi di questo progetto tutto italiano. Obiettivo primario della società di ricerca è la titolarità di brevetti che verranno concessi in licenza ad aziende di settore per la produzione industriale. In fase di approvazione negli Stati Uniti, l’idea è di estenderli in Cina, Brasile, India e in tutti i paesi dell’Africa Subsahariana, puntando ad una protezione globale. Ma non finisce qui. È in fase di allestimento a Muccia un centro di ricerca unico nel suo genere, dove verrà ricreato l’ambiente naturale degli insetti per le attività di studio e sperimentazione.
Agricoltura: acqua ozonizzata contro i parassiti Una tecnica sperimentata in Spagna, soprattutto nelle colture protette Arriva dalla Spagna un’innovativa tecnologia sostenibile che sfrutta l’ozono per la disinfestazione del terreno. E che, in conclusione della prima campagna di test sul campo, ha dimostrato non solo di essere in grado di eliminare nematodi, virus, funghi e batteri con un efficacia vicina al 100% (senza lasciare alcun tipo di residuo), ma anche di contribuire significativamente all’incremento della produttività delle colture a cui è applicata. L’idea è di Emilio Villanueva, fondatore dell’azienda Agrozono di Valencia che, circa tre anni fa, ha avuto un intuizione: provare ad addizionare l’ozono all’acqua di irrigazione per sfruttare nel trattamento del terreno le proprietà utili di questo gas. Così ha deciso di
affidare ad una squadra di tecnici della sua azienda il compito di sviluppare un macchinario capace di creare questa miscela di acqua e ozono che potesse essere iniettata nel terreno durante l’irrigazione, permettendo a questo gas, che per sua natura è molto volatile, di permanere il tempo necessario, nel campo, per sterilizzarlo da ogni
agente infestante. Il macchinario è relativamente semplice. Attraverso un compressore l’aria viene introdotta nel sistema, deumidificata in un’unità apposita, in cui si separa il nitrogeno dell’aria dall’ossigeno con l’intento di ottenere ossigeno puro che viene poi iniettato nell’unità successiva alla pressione di 4 atmosfere. Si ot-
tiene così ossigeno puro al 93%, pronto ad essere trasferito dentro a dei reattori elettronici che generano l’ozono che sarà miscelato con l’acqua con cui si va ad irrigare I primi test sono partiti su colture di agrumi (Spagna), pomodoro (in Spagna e presso alcune aziende di Vittoria in Sicilia), zucchine, cetrioli e peperoni. Un importante test è stato fatto a Valladolid dove si trova la casa madre delle fragole di Huelva. Le prove in campo di questo sistema di disinfestazione hanno mostrato che questo tipo di disinfestazione ha incrementato la produttività del 14%. “Dopo ogni trattamento, chiarisce Villanueva, interveniamo sul terreno inoculando microrganismi benefici come Trichoderma, rizobatteri e
Mycorrhizae che servono per rigenerare il suolo ed evitare che i patogeni lo rioccupino”. Tra i vantaggi di questo trattamento è che basta un solo tecnico per fare funzionare la macchina (il trattamento dura dalle due alle tre ore e mezza a seconda del tipo di coltura e del terreno dato che la macchina pompa dai 10mila ai 45mila litri l’ora), che non deve avere nessun’autorizzazione speciale a differenza di quelli che disinfestano chimicamente. Allo stesso tempo, non richiede l’apporto di altra manodopera a differenza della solarizzazione che per l’applicazione dei teli di plastica richiede un certo numero di addetti. Il costo di questa tecnica innovativa oscilla tra i 1.200 e i 1.500 euro per ettaro. I.B.
Il progetto L.I.N.F.A. e i linguaggi della natura per la formazione degli adolescenti Dante Santoro Tra i progetti più innovativi ed originali sulla formazione degli adolescenti in ambito ambientalista è da annoverare sicuramente il progetto L.I.N.F.A., nato dalla cooperativa sociale Borgorete ed il CEA, Centro di Eduxazione Ambientale “Il Bosco e il Fiume”, Il progetto consiste in un percorso didattico che studia il sistema della reciprocità degli ecosistemi e di come lo sfruttamento dell’ambiente da parte dell’ uomo abbia portato profondi cambiamenti. Il progetto permette di affrontare il tema della biodiversità e incoraggia riflessioni ed approfondimenti creativi per gli adolescenti, che con la giusta empatia di chi li avvicina alle tematiche possono essere sensibilizzati alle tematiche ambientali. Il progetto è stato sperimentato con studenti
delle scuole primarie e secondarie con età tra i 10 ed i 14 anni, in particolare le tematiche sono state sottoposte a classi con alunni diversamente abili o in situazione di disagio provenienti da Comunità residenziali e diurne. Le attività sono state articolate in vari moduli, il Primo Modulo consiste in un incontro a scuola con gli studenti per introdurli alla tematica attraverso la visione di materiale multimediale e la discussione guidata ai temi ambientali. L’ obiettivo è stimolare riflessioni e parlare della reciprocità tra le specie botaniche e gli aspetti antropologici connessi. Inoltre sono previse visite al Bosco Didattico. Il Secondo Modulo è realizzato con il supporto di un esperto di didattica ambientale che organizza raccolte di campioni botanici per portare avanti attività laboratoriali con gli studenti. In questo modo viene
promossa la conoscenza del Bosco Didattico e delle specie botaniche, stimolando consocenza e voglia di approfondire. Il Terzo Modulo prevede la tecnica della cianotipia, ovvero la realizzazione in un “Erbario
LE REGOLE PER UN’IMMERSIONE SICURA
della Reciprocità”, con un metodo di lavoro che permette di stimolare gli studenti nella valutazione e nella creatività con una tecnica artistica ed un approfondimento sull’estetica. Insomma, serve innovare
anche per accattivare gli studenti ed avvicinarli ad uno degli aspetti tradizionali del nostro mondo: il rispetto dell’ambiente e la convivenza civile con i vari attori del nostro ecosistema.
Il decalogo per non rischiare
Rosa Funaro In fondo al mare un mondo tutto da scoprire… Colori, sfumature e l’incontro con una flora ed una fauna davvero variopinta. L’importante è, però, non avventurarsi perché pur essendo un’attività ricreativa ha comunque i suoi pericoli e per questo bisogna arrivare preparati. Il primo passo per avvicinarsi al mondo delle immersioni senza rischi è quello di scegliere una buona scuola, diffidando di centri non affiliati alle federazioni e associazioni nazionali e internazionali più importanti (come Fias, Fipsas e Padi, che assicurano alti standard di formazione) che, all’atto dell’iscrizione, richiedano la visita medica (anche di un otorino che controlla i timpani) o il certificato di buona salute. Occhio anche alle attrezzature da noleggiare: bombole, erogatori e giubbetti idrostatici devono essere perfettamente funzionanti, efficienti e in buono stato (in genere maschera,
boccaglio e pinne – spesso anche la muta – sono considerati personali e non saranno noleggiati). L’istruttore deve essere qualificato e in possesso dei brevetti di salvamento e di guida subacquea, meglio ancora se uniti a un brevetto di specialità per immersioni particolari (grotte e immersioni notturne, per esempio). Il corso di primo livello (come l’Open Water Diver) abilita a scendere fino ai 18 metri di profondità insieme ad un parigrado (quindi un altro brevettato Open Water Diver o superiore). Lo Scuba Diver è anch’esso un vero e proprio brevetto subacqueo (si consegue con un corso
rapido, anche di appena tre giorni) ma abilita a scendere fino alla profondità massima di 12 metri e occorre essere sempre accompagnati in immersione da un dive professional. Attenzione, però: anche con il brevetto in tasca, non dimentichiamo di seguire le regole di normale prudenza che ci impongono di controllare la funzionalità dell’attrezzatura, immergersi in compagnia,non superare la profondità cui ci abilita il brevetto. Inoltre, le norme che regolano le immersioni possono variare da una località all’altra, specialmente all’estero: bisogna conoscerle e rispettarle.
Una volta acquisita una certa pratica, ci si può dunque immergere anche da soli o con gli amici. Ma per non rischiare brutte avventure, è consigliabile seguire le 10 regole individuate dagli esperti del DAN (Divers Alert Network) Europa, una fondazione internazionale senza fini di lucro che dal 1983 assiste i subacquei in difficoltà e conduce ricerche scientifiche per rendere l’immersione sempre più sicura. 1. Frequenta corsi di immersione, di BLS (Basic Life Support), di Primo Soccorso con Ossigeno e di aggiornamento con istruttori qualificati. 2. Sottoponiti a controlli medico-subacquei annuali (anche dopo malattie ed infortuni o se devi assumere farmaci). 3. Mantieniti idratato bevendo regolarmente acqua o integratori salini. Evita alcol e sforzi intensi, prima e dopo l’immersione. 4. Controlla sempre il buono stato ed il perfetto funzionamento di tutta l’attrezzatura, tua e del compagno. Assicurati che sia adeguata all’immersione pianificata. 5. Indossa jacket, doppio erogatore, manometro e coltello; anche se usi il computer, porta con te profondimetro, orologio e tabelle. 6. Immergiti sempre in condizioni meteo-marine favorevoli, con adeguata assistenza in superficie ed in coppia. Usa la boa segnasub. 7. Immergiti entro i limiti del tuo brevetto. Evita profili “yo-yo” e non trattenere mai il respiro durante la risalita. 8. Risali a 9-10 metri al minuto di velocità, utilizza i modelli decompressivi più aggiornati e privilegia i più elevati livelli di “conservativismo”. 9. In caso di sospetta MDD, somministra subito ossigeno al 100% con un erogatore adeguato e per il tempo necessario. Non tentare procedure di ricompressione in acqua. Chiama il DAN! 10. Segui le raccomandazioni DAN: almeno 12 ore dopo una singola immersione ed almeno 24 ore dopo immersioni ripetitive e/o immersioni deco.
Mediterraneo in fiamme Il cambiamento climatico rende sempre più probabili gli eventi estremi che l’Europa sta vivendo Tina Pollice Il cambiamento climatico rende sempre più probabili gli eventi estremi che l’Europa sta vivendo. Gli incendi dolosi in Grecia, ma anche quelli che hanno colpito la Svezia,i boschi in Sassonia e il Sud di Berlino rimandano agli incendi che nell’estate del 2017 hanno devastato intere regioni dell’Italia meridionale, del Portogallo e della Spagna, e ancorprima della Grecia, segnando il confine di fuoco di un riscaldamento globale che come detto dagli scienziati, allarmati e inascoltati, ha la sua frontiera avanzata proprio nel Mediterraneo. Boschi stressati, prosciugati, indifesi. L’incendio mortale che ha colpito la Grecia evidenziaquanto fragile sia il bacino del Mediterraneo e quanto ancor di più lo diventerà in futuro se non ci sarà un cambiamento radicaleeconomico, politico, di mentalità, di comportamento, di produzione
econsumi. Le politiche monetarie e neoliberiste europee sono dannose ed inutili quando la sfida più grande che dob-
biamo affrontare in un domani che è già oggi, a partire da Grecia, Italia, Portogallo e Spagna, è proprio negli incendi che divorano alberi, uo-
Scolitidi Killer minacciano la macchia mediterranea Bruno Giordano Il 1 luglio 2018 ha preso avvio il progetto Life Samfix (Saving Mediterranean Forests from Invasions of Xylosandrus beetles and associated pathogenic fungi), cofinanziato dal Programma Life dell’Unione Europea. Un progetto interessante e necessario che si pone l’obiettivo di sviluppare e sperimentare protocolli e metodi per contrastare l’invasione di due piccoli insetti molto pericolosi di origine aliena rispetto agli habitat naturali che circondano il Mar Mediterraneo – lo Xylosandrus compactus e lo Xylosandrus crassiusculus – e che rappresentano ormai un pericolo assai concreto per la sopravvivenza della macchia mediterranea. Il primo avvistamento-riscontro nel Parco nazionale del Circeo dove gli insediamenti di questi due scolitidi
hanno prodotto numerosi danni che hanno interessato in particolar modo il leccio e le altre querce, l’acero, il carrubo, il corbezzolo, l’alloro, il cipresso, il ginepro, il viburno, il pungitopo, il lentisco e altre specie autoctone, costituendo una seria minaccia per tutta la macchia mediterranea. Successivamente è stata notata la loro presenza anche in altre aree del Mediterraneo e, se fino a poco tempo fa la minaccia aliena interessava essenzialmente frutteti senza causare danni signifi-
canti, il loro insediamento nelle aree protette come il Parco del Circeo in Italia e Antibes in Francia, rappresenta una seria minaccia degli ecosistemi naturali di tutto il Mediterraneo tanto da richiedere un approccio integrato e congiunto. Il progetto durerà fino al febbraio 2022 e prevederà un attivo coinvolgimento dei visitatori del Parco e della cittadinanza delle aree interessate nella riduzione del rischio e il rilevamento attraverso l’approccio del citizen science. I partner coinvolti nel progetto sono: l’ Institut National de la Recherche Agronomique (Francia); la Regione Lazio – Direzione Regionale Capitale naturale, parchi e aree protette (Italia); il Terrasystem Srl (Italia); l’Universidad De Alicante (Spagna); l’ Università degli Studi della Tuscia (Italia); la Ville d’Antibes Juan-les-Pins (Francia).
mini, animali, ricchezze e speranze. La sfida contro il riscaldamento globale si potrà vincere solo con politiche chiare e solidali, con investimenti pubblici e dando un chiaro indirizzo di sostenibilità ambientale e sociale a quelli privati. La sponda sud del Mediterraneo da dove arrivano i poveri, prodotti da un modello di sviluppo globale distorto dal quale credevamo di poter prendere solo i vantaggi, è compromessa. Le conseguenze sono tra noi e oscurano il nostro futuro. Ricordiamo che il 2017 è stato un anno orribile per le foreste italiane e che, con la complicità degli uomini che nel 90% dei casi sono la causa prima dei roghi, oltre 140.000 ettari di foreste sono andate in fumo. La Protezione Civile stima che negli ultimi trenta anni sia andato perso, in termini di biomassa, il 12% del patrimonio forestale del nostro paese. In Italia i fondi per la prevenzione sono stati quasi azzerati eppure la prevenzione è e resta la strada percorribile per combattere incendi e ridurre la pericolosità di frane e alluvioni. Bisogna che si lavori in termini di prevenzione sia da parte dei singoli che delle amministrazioni, anche perché in termini economici, oltre che ambien-
tali e di sicurezza, prevenire un incendio costa in media otto volte in meno che spegnerlo. Tra le azioni possibili di prevenzione è giusto ricordarne almeno cinque. 1) I boschi e le foreste devono essere gestiti e non lasciati a loro stessi; l’abbandono culturale è il problema del settore forestale in Italia 2) bisogna costantemente tener pulito il sottobosco, la sua rimozione aiuta a controllare il problema degli incendi e ad evitare l’alimentazione degli stessi 3) i rifiuti abbandonati al limitare delle aree boschive andrebbero smaltiti in maniera corretta perché possono essere veicolo d’incendio 4) creare punti d’acqua e una viabilità forestale 5) avviare campagne di sensibilizzazione ai cittadini: è importante coinvolgerli e renderli partecipi del fatto che il bosco non soltanto produce ossigeno ed assorbe anidride carbonica, ma ha anche il compito di tutelare l’assetto idrogeologico del territorio. Ricordare ai cittadini quali sono le norme di sicurezza da rispettare, quando si è in un bosco, è importante per prevenire incendi di natura colposa. Spetta a noi tutti assumere comportamenti responsabili e corretti ed esigere una politica migliore se vogliamo continuare ad abitare il nostro magnifico pianeta.
Airprobe: un’app per valutare l’inquinamento Permette di identificare le zone maggiormente interessate da polveri sottili Fabiana Clemente L’inquinamento atmosferico è uno dei grandi temi oggetto di interesse di governi e associazioni ambientalistiche. La qualità dell’aria alterata ogni giorno da sostanze contaminanti quali biossido di zolfo, piombo, ossidi di azoto, polveri, monossido di carbonio e tante altre provenienti da gas di scarico di autoveicoli, caldaie, centrali elettriche, fabbriche e impianti di incenerimento. Agenti pericolosi per la salute dei suoi abitanti e per l’ambiente. I dati sono allarmanti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità nei grandi centri italiani, sono elevate le concentrazioni di particolato sottile. Mietendo ogni anno oltre ottomila vittime. Ma cosa si sta facendo a riguardo? Quali le strategie per limitare i danni? Grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea, due milioni di euro sono stati investiti nel progetto Everyaware, in coordinamento con la Fondazione ISI di Torino e portato avanti da un’equipe di ricercatori formato da italiani, belgi, tedeschi e britan-
nici. Il risultato della joint venture internazionale si traduce in due innovative ed ecologiche App nate al fine di dotare i cittadini di una strumentazione capace di misurare la qualità dell’aria e i livelli di rumore. AirProbe, questo il nome dell’App, è in
grado di monitorare il livello di inquinamento atmosferico. Collegata a una scatola di sensori a batteria da cui parte il segnale destinato a un server centrale, che permette di comunicare, tramite bluetooth, con il proprio smartphone. Il risultato finale è la
visualizzazione della presenza di sostanze inquinanti nell’aria. Inoltre, è possibile identificare le zone maggiormente interessate da polveri sottili e fasce orarie maggiormente sensibili. In altre parole, sono i cittadini a rendere note le informazioni sulla
qualità dell’aria. Monitoraggio di comunità utile ad avere una maggiore consapevolezza di una piaga ambientale. La validità di AirProbe è stata sperimentata da volontari che, in città quali Torino, Londra, Anversa e Kassel, hanno monitorato i livelli di inquinamento creando, dunque, una mappa ad hoc. Analogamente, la WideNoise – app simile disponibile su dispositivi Android e iOS – è stata testata da 10 mila persone nei pressi dell’aereoporto londinese Heathrow. L’applicazione consente di misurare i livelli di inquinamento acustico. Altri sono gli esempi di come lo smartphone sia una tecnologia poliedrica con potenzialità edificanti. Prima ancora, infatti, fu la volta di Monica, naso elettronico in grado di annusare lo smog. Tornando al progetto Everyaware, sono necessari ulteriori finanziamenti per consentire che il SensorBox diventi di dominio pubblico. Ma siamo certi, che nel momento in cui l’app giunga alla portata di tutti, si registreranno dati significativi in grado di fare la differenza.
È illecito amministrativo gettare rifiuti dai veicoli La multa comminata può arrivare anche a casa entro novanta giorni In coincidenza con le partenze vacanziere si assiste facilmente a gesti di maleducazione degli automobilisti, tradotti oramai in consuetudini quasi accette. Non è infrequente infatti osservare lanci di rifiuti vari dai finestrini aperti delle auto in corsa o in sosta: carte alimentari, fazzolettini, salviette, chewing gum, cartacce varie o mozziconi di sigaretta. Invero tale azione non rappresenta solo un atto d’inciviltà, ma un vero e proprio illecito amministrativo sanzionato dal Codice della Strada (C.d.S.). L’art. 15 del D.lgs. n. 285/1992 infatti, al comma 1 lettera f bis) prevede il divieto di “insozzare la strada o le sue pertinenze gettando rifiuti o oggetti dai veicoli in sosta o in
movimento”. La condotta è sanzionata dal successivo comma 3-bis del citato articolo secondo il quale la violazione del divieto in questione è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 106 a euro 425, importo aggiornato dall’art. 1, comma 1, D.M. 16/12/2014, a partire dal primo gennaio 2015. In tempo di esodo estivo e di conseguente rafforzamento dei controlli stradali, i trasgressori indisciplinati sono soggetti ad un maggiore rischio di contrarre la multa, per evitare il quale basterebbe tenere in auto un sacchetto da destinare ai piccoli rifiuti, anziché gettarli per strada. Oltretutto, chi non viene immediatamente multato non per questo può sentirsi esone-
rato dalla sanzione. Se, infatti, l’art. 200 del C.d.S. afferma, in generale, che “la violazione, quando è possibile, deve essere immediatamente contestata”, resta comunque salva una serie di eccezioni declinata dal successivo art. 201,
purché siano adeguatamente giustificate. La contestazione immediata, poi, non è mai necessaria in alcune ipotesi ben definite, tra le quali rientra anche l’impossibilità di raggiungere un veicolo lanciato ad eccessiva
velocità. In particolare, se la contestazione immediata non è possibile, la multa può arrivare anche a casa, nel termine di novanta giorni. Insomma, nel caso in cui il getto avviene mentre il conducente corre con l’auto o, comunque, non è possibile fermarlo per serie ragioni, il trasgressore dovrà attendere dei giorni prima di potersi ritenere sicuramente svincolato dalla sanzione. Ciò non toglie, però, che il diritto di conoscere subito l’addebito e la sua entità può essere limitato solo ed esclusivamente in presenza di motivi che rendano effettivamente impossibile la contestazione immediata, che vanno indicati nel verbale con chiarezza. F.DEC.
PROGETTI AD ALTA QUOTA Permane l’esigenza di inserirsi con la massima attenzione nei contesti di intervento Antonio Palumbo Segnatamente nei contesti montani - dove la natura risulta meglio preservata che altrove ed il paesaggio conserva ancora la gran parte dei suoi caratteri originari - gli spazi risultano, il più delle volte, aperti e illimitati ed appare più stimolante perseguire il campo della sperimentazione, reinterpretando modelli tradizionali e cimentandosi con proposte innovative del progetto di paesaggio. Ma è soprattutto qui che permane l’esigenza di inserirsi con la massima attenzione nei contesti di intervento. Hanno svolto il ruolo di ‘apripista’ gli studi di architettura del Nord Europa, ma non solo ad essi va ascritto il merito dei tanti ed interessantissimi progetti “ad alta quota” degli ultimi anni. Alla scomparsa Zaha Hadid, per esempio, si deve il nuovo Messner Mountain Museum, realizzato a Plan de Corones, nel Sud Tirolo, a 2.275 metri di altitudine: un tempio candido, ispirato alle rocce, al ghiaccio e ai torrenti. La natura e l’ambiente circostante giocano un ruolo decisivo, le forme architettoniche sembrano fondersi con la realtà esterna. La scelta del cemento per i rivestimenti esterni e interni è dovuta al fatto che nessun altro materiale si presta altrettanto bene ad essere gettato in tutti i volumi immaginabili; inoltre è quello che meglio si addice al tema “roccia”, da un punto di vista sia ottico sia tattile. Il
museo - in gran parte sotterraneo, per interferire il meno possibile con il paesaggio e la cima già fortemente segnata dall’uomo - si inserisce con grande naturalezza nell’ambiente circostante. Due “dischi volanti”, invece, caratterizzano la nuova funicolare che collegherà il centro di Bolzano al Virgolo, la balza rocciosa situata sopra la città. La firma è quella di Snøhetta, studio norvegese autore, inoltre, del candido e trasparente ristorante Daniels, che si trova all’interno dei Mondi di Cristallo Swarovski, in Austria. Un altro ristorante-lounge
aprirà a Obereggen, in Alto Adige. Situato a 2000 metri, l’Alpen Hutte (rivisitazione in acciaio e legno della classica baita) sarà suddiviso in 3 assi per abbracciare meglio il panorama: è un’idea del giovane architetto Peter Pichler (già allievo di Zaha Hadid, con studio a Milano). Unico nel suo genere, poi, l’Eco-Luxury Hotel & Alpine Experience Whitepod di Le Cerniers en Valais, in Svizzera: bianche sfere high-tech proprio sulle piste da sci. Ci si arriva in motoslitta. Ispirato all’architettura rurale locale è l’Alpin Shelter, ubicato sulle Alpi slo-
vene, rifugio per 8 persone concepito dallo studio Ofis Arhitekti di Ljubljana. Ancora hôtellerie, ma tra le montagne dell’Hokkaido, in Giappone, per il Kimamaya Boutique Hotel di Niseko, firmato dal designer Andrew Bell, in perfetto stile nippo-occidentale. Il gruppo danese BIG (Bjarke Ingels Group), con sede a Copenhagen e New York, firma a sua volta un numero impressionante di progetti, tra cui il nuovo Kimball Art Center (realizzato interamente in legno) di Park City, nello Utah (USA). L’architettura residenziale non è da
meno e raggiunge vette altissime. Riportiamo solo 2 esempi. In Norvegia, la Mountain Hill Cabin di Ål, dove d’inverno si arriva sciando, disegnata come se fosse un elemento del paesaggio dall’architetto Håkon Matre Aasarød dello studio Vardehaugen Architects di Oslo. In Italia, infine, a Passo Cavallo, si distingue la Alps Villa, che presenta un andamento irregolare che si adatta al terreno, ideata dall’architetto Camillo Botticini (tra i finalisti del premio Medaglia d’Oro all’Architettura italiana 2015 della Triennale di Milano).
Dieta mediterranea per combattere l’inquinamento atmosferico Fabiana Clemente Sono chiari a tutti i motivi per cui la Dieta Mediterranea è stata riconosciuta dall’UNESCO Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Promuove l’interazione sociale – il cibo inteso come collante sociale attraverso tradizioni, festività, racconti, conoscenze e costumi sociali – rispetta il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all'agricoltura nelle comunità del Mediterraneo. Regime nutrizionale basato sulle abitudini alimentari dei Paesi che si affacciano, per l’appunto, sul Mediterraneo. Introdotto, negli anni ‘50 del secolo scorso, dall'americano Ancel Keys, fisiologo che studiò e dimostrò come un’alimentazione basata sulle tradizioni culinarie del Mediterraneo, native o importante che fossero, avesse benefici effetti su salute e longevità delle persone. Per non parlare degli effetti benefici sul nostro organismo. Ma di recente, è anche al centro dell’interesse degli studi contro l’inquinamento atmosferico. I ricercatori della New York University hanno scoperto che la Dieta Mediterranea potrebbe compensare gli eventuali danni provocati dall’inquinamento dell’aria. Mangiare grandi quantità di frutta, di verdura o di cereali integrali riduce di 5 volte la probabilità di morire per problemi di salute collegati all’inquinamento. Gli esperti sono convinti che
questa possa essere la chiave per cercare di limitare i danni provocati dall’inquinamento delle nostre città. Sono giunti a questa conclusione dopo aver effettuato uno studio longitudinale, prendendo in esame quasi 500 mila adulti residenti in 6 Stati degli USA e seguendoli per un periodo di 17 anni. Durante questo arco di tempo hanno monitorato la loro esposizione a determinati tipi di inquinamento atmosferico. Hanno analizzato anche le loro abitudini alimentari e in particolare hanno visto se portavano avanti una Dieta Mediterranea. E’ stato riscon-
trato che l’esposizione all’inquinamento dettava una maggiore probabilità di morire per attacchi di cuore e patologie cardiache, ma la mortalità era meno incidente se le persone seguivano una Dieta Mediterranea. Allo stesso modo il tasso di mortalità per malattie cardiache è aumentato del 17% per ogni 10 microgrammi per metro cubo di particolato a cui erano esposti gli adulti che non seguivano un’alimentazione di tipo mediterraneo. I ricercatori ritengono che l’inquinamento atmosferico sia in grado di innescare attacchi cardiaci e altri pro-
blemi di salute, attivando processi di infiammazione che coinvolgono le cellule e provocando squilibri chimici nell’organismo. Sono gli antiossidanti presenti nella frutta, nella verdura e nei cereali integrali in grado di contrastare questo effetto negativo. Senza tralasciare i preziosi benefici grazie al consumo di elevate quantità di verdure, pesce e olio d’oliva, alimenti in grado di stimolare il benessere della flora batterica intestinale buona. Quindi un consumo quotidiano e abbondante è un toccasana per la nostra salute.
La vitamina D “contro” il tumore del colon-retto Rosemary Fanelli Sono 369mila i nuovi casi di tumore in Italia stimati nel 2017, tra i quali 192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine, contro i 365.800 del 2016. Tra questi, la neoplasia più frequente è quella del colon-retto. Se da un lato la scienza non riesce a trovare un antidoto contro questo male, dall’altro, complice l’attività di ricerca, si continuano a fare passi in avanti, almeno per quel che concerne la prevenzione. Lo conferma lo studio pubblicato dal Journal of the National Cancer Institute e relativo alla correlazione tra vitamina D e neoplasia del colon-retto. Avere alti livelli di vitamina D nel sangue proteggerebbe difatti dal tumore più comune in Italia. La conferma di questa importante funzione di scudo protettivo della vitamina D è uno studio internazionale realizzato grazie alla collaborazione di ricercatori euro-
pei, americani ed asiatici. Il tumore del colon-retto è la seconda causa di decessi attribuibili alle neoplasie, come spiega all’Ansa Sabina Sieri, epidemiologa presso la Fondazione IrccsIstituto Nazionale dei Tumori. È stato ipotizzato che la vitamina D, nota per il suo ruolo nel mantenimento della salute dell'osso, possa ridurre il rischio di sviluppare questo tumore attraverso diverse vie metaboliche implicate nella regolazione cellulare. Per affrontare i risultati incongruenti di studi precedenti in materia, sono stati analizzati 5.700 casi di tumore del colon-retto e 7.100 casi di controllo, in pazienti oncologici monitorati per oltre 5 anni. In questo arco di tempo, rispetto ai soggetti con concentrazioni di vitamina D ritenute adeguate per la salute dell'osso, quelli con concentrazioni sub-ottimali hanno presentato un rischio maggiore del 31% di sviluppare un tumore del colon-retto. Livelli
superiori a quelli ritenuti adeguati per la salute dell'osso sono stati associati a un rischio inferiore del 27%. Ciò suggerisce, conclude Sieri, che i livelli "raccomandati per la salute delle ossa potrebbero essere inferiori a quelle che sarebbero ottimali per la prevenzione
del tumore del colon-retto". La vitamina D migliora la salute generale del corpo. Tra le funzioni fondamentali della vitamina D, accanto alla protezione ed il rafforzamento delle ossa e del sistema immunitario, figura anche un’ azione fondamentale per la prevenzione del cancro e della sclerosi multipla. Per questo, in attesa di studi più appropriati, sarebbe opportuno fare scorta di questo prezioso elemento attraverso il sole e l’alimentazione. La vitamina D è prodotta difatti dalla pelle, che la sintetizza grazie all'azione della luce solare. Per produrre la quantità di vitamina D necessaria alla salute ossea del nostro organismo, sono sufficienti 15 minuti al giorno di esposizione alla luce del sole. possibile pero’ assumerla anche attraverso un'alimentazione varia ed equilibrata, basata sul consumo di alimenti di origine animale e vegetale, secondo i principi della dieta mediterranea.
Grandi Napoletani, grandi Campani
Luigi Giura il genio dell’Ingegneria Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Luigi Giura nacque a Maschito (Potenza) il 14 ottobre del 1795. Studiò a Maschito presso la scuola dei padri di S. Giuseppe Calasanzio e nel seminario di Melfi, si trasferì a Napoli presso lo zio materno, Vincenzo Pascale e all'età di sedici anni entrò come alunno esterno nella Scuola di Applicazione di Ponti e Strade: dimostrò presto una forte predisposizione per la meccanica e l'idraulica con una particolare attitudine nel disegno e nella composizione architettonica. Svolse un periodo di tirocinio al servizio dei Regi Lagni in Terra di Lavoro e fu promosso ingegnere di prima classe nel 1817. Si dedicò all'insegnamento di costruzioni presso la Scuola di applicazione (1818-26) e completò la propria formazione con un viaggio di studio attraverso i principali Stati dell'Europa occidentale. Al suo ritorno realizzò due tra le più importanti opere d'ingegneria compiute nella prima metà dell'Ottocento in Italia (e non solo): il ponte sospeso in ferro sul fiume Garigliano (Minturno, 1828-32) e il restauro dell'antico emissario
claudiano in Abruzzo (182535). Il primo ponte pensile realizzato in Italia (distrutto nel 1943, durante la seconda guerra mondiale e restaurato successivamente), il "Real Ferdinando" sul fiume Garigliano, copriva una luce di circa 80 metri con una doppia catena in ferro fuso sospesa a quattro piloni in stile neoegizio. Negli anni seguenti il Giura progettò altri tre ponti pensili sui fiumi Calore, Pescara (1833-43) e Sele (1838-53), ma riuscì a realizzare solo il "Maria Cristina" sul Calore presso Solopaca (1832-35). Il ripristino della galleria compiuta in età claudiana attraverso il monte Salviano, fu eseguito nel 1835 su progetto sempre del Giura per prosciugare il lago Fucino e bonificare le terre emerse, secondo un'idea elaborata da C. Afan De Rivera (1823), poi ripresa e portata a compimento dal principe Torlonia nel 1875. Il Giura fu al centro dei principali programmi di sviluppo territoriale del governo borbonico, in alcune attività imprenditoriali e in numerose opere di ingegneria idraulica. Nel 1831 fu chiamato da Ferdinando II di Borbone per dise-
gnare la pianta dei corsi sotterranei della capitale e un piano per la realizzazione di un nuovo acquedotto. er alti meriti professionali ottenne nel 1832 la nomina di cavaliere del Real Ordine di Francesco I. Divenuto nel 1833 membro della direzione artistica della Società industriale partenopea, ottenne nel 1834 una “privativa” (una sorta di brevetto) per avviare a Sarno la produzione di zucchero da barbabietole. Fu membro di numerose commissioni tecniche per l'ampliamento del porto mercantile di Napoli e di altri bacini marittimi in Campania (Ischia, Castellammare, Procida) e negli Abruzzi (Pescara, Termoli, Ortona); curò anche la progettazione del nuovo porto di Pozzuoli e sovrintese ai lavori delle prime due ferrovie del Regno, Napoli-Castellammare (1839) e Napoli-Capua (1843) oltre che alle opere di
importanti strade (Napoli-Sorrento, Potenza-Matera, MelfiVenosa). Nel 1840 il G. fu inviato in Sicilia per riorganizzare l'amministrazione locale dei lavori pubblici e fu anche incaricato di elaborare un piano per favorire la navigazione sul fiume Sarno. Lavorò ai piani urbanistici per la capitale del Regno delle Due Sicilie ed in particolare per le aree di Montecalvario e Monteoliveto, della zona industriale orientale, di via Marina e piazza Mercato. Lavorò anche (con gusto neoclassico) alle chiese del Buon Consiglio e dell’Incoronata, dei Gerolomini e alla Cappella del Tesoro nel Duomo oltre che a quella dei Santi Cosma e Damiano. Morì a Napoli l’1 ottobre del 1864 e un monumento in sua memoria fu eretto l'anno seguentenel recinto degli uomini illustri del cimitero di Poggioreale. È indubbio che resti nella storia
dell’architettura soprattutto per il primo ponte europeo del Garigliano, il “Ponte delle Fate”, secondo Byron: una modernissima opera pubblica che sostituì le antiche “scafe” (barconi da fiume) “assecondando” e valorizzando i vicini scavi archeologici. Il 6 aprile del 1850 il Papa Pio IX, rientrando a Roma dopo la permanenza nel Regno delle due Sicilie attraversò il Garigliano su questo ponte accompagnato dal re Ferdinando II: la popolazione di Traetto (attuale Minturno) lo accolse con una processione della Statua della Madonna e chiese al Papa di affidare la città alla protezione della Vergine delle Grazie (celebrazione e processione che si svolgono ancora oggi). Dopo le distruzioni legate alla seconda guerra mondiale, nel 1998 è stato retaurato ed è al centro di diversi progetti per una necessaria e preziosa valorizzazione.
Alcuni primati del Regno delle Due Sicilie Ecco una lista di primati del nostro Sud: - 1735 prima cattedra di Astronomia e Nautica in Italia affidata a Napoli a Pietro De Martino. - 1739 istituzione del primo tribunale del commercio in Italia. - 1739 primo fucile a retrocarica a polvere e a vento in Italia (Napoli, Raimondo de Sangro). - 1751 prima legislazione in Italia sull’organizzazione sanitaria. - 1753 primi studi di sclerodermia con Carlo Curzio - 1754 prima cattedra di economia in Europa affidata a Napoli ad Antonio Genovesi. - 1759 primo quotidiano economico italiano (Diario Notizioso). - 1763 primo cimitero italiano per poveri (il “Cimitero delle 366 fosse”, a Napoli). - 1764 primi studi di epidemologia in Italia con Michele Sarcone - 1770 prima “carrozza marittima” in Europa (futuro hovercraft) a Napoli (Raimondo de Sangro). - 1774 prima istituzione in Italia della motivazione delle sentenze (Gaetano Filangieri). - 1777 primo stato italiano a stabilire rapporti diplomatici ufficiali con l’Impero Russo. - 1780 primo albo degli avvocati in Italia - 1781 primo codice marittimo moderno (opera di Michele de Jorio). - 1782 primo intervento in Italia di profilassi antitubercolare. - 1783 prime leggi antisismiche in Italia. - 1783 primo cimitero in Europa a uso di tutte le classi sociali (Palermo). - 1787 nascita della moderna “arte ostetricia” femminile (con Teresa Ployant). - 1788, primo istituto pubblico per sordomuti in Italia - 1789 prima assegnazione di
“case popolari” in Italia (San Leucio presso Caserta). - 1789 prima istituzione di assistenza sanitaria gratuita (San Leucio). - 1796 Prima città italiana a ospitare un consolato dei neonati Stati Uniti d’America (consolato di Napoli con John Mathieu).
- 1830 primo aletoscopio, macchina ottica inventata da Raffaele Sacco. - 1831 prima istituzione di un assegno di disoccupazione per chi era impossibilitato a lavorare. - 1832 primo grande ponte sospeso interamente in ferro in Italia sul Garigliano.
- 1801 prima scoperta mondiale di un asteroide: “Cerere Ferdinandea” (Giuseppe Piazzi).
- 1832 prima ordinanza italiana in materia di nettezza urbana (con raccolta differenziata).
- 1801 primo Museo Mineralogico del mondo.
- 1832 prima istituzione in Italia di un ente per gli studi statistici (Direzione Centrale di Statistica con il Giornale di Statistica di Sicilia).
- 1802 prima istituzione in Italia di “uffici per la vaccinazione”. - 1806 prima cattedra di zoologia in Italia. - 1807 primo orto botanico moderno in Italia a Napoli. - 1812 prima Scuola di Ballo in Italia annessa al Teatro di San Carlo. - 1812 prima cattedra italiana di psicoterapia a Palermo. - 1813 primo ospedale psichiatrico italiano (Reale Morotrofio di Aversa). - 1817 prima legge in Italia per la gestione e l’accoglienza degli immigrati. - 1818 prima nave a vapore nel Mediterraneo (Ferdinando I). - 1818 prima scuola italiana per ciechi a Napoli presso l’ospizio dei Santi Giuseppe e Lucia. - 1818 prima istituzione del sistema pensionistico in Italia (con ritenute del 2% sugli stipendi). - 1819 primo edificio costruito per un Osservatorio Astronomico in Italia a Capodimonte. - 1828 primi esperimenti di medicina omeopatica in Italia (Palermo).
- 1832 minor numero di pazzi rispetto alla popolazione in Europa (1 a 10.404 nel Regno di Napoli, 1 a 1.000 in Francia, 1 a 883 in Inghilterra, 1 a 5.568 in Piemonte). - 1833 più alto numero in Italia di vaccinati contro il vaiolo in rapporto alla popolazione (oltre un milione e trecentemomila persone in venti anni). - 1833 prima nave da crociera in Europa (Francesco I). - 1833 più alto tasso di longevità in Europa (1 novantenne ogni 117 morti, 1 centenario ogni 946 morti, rispetto alla media europea di 1 a 11.996). - 1836 prima compagnia di navigazione a vapore nel Mediterraneo. - 1836 primo progetto italiano per automobile (a vapore, in Sicilia). - 1836 primi studi in Europa contro la distrofia muscolare (prof. Gaetano Conte). - 1838 primi studi di Raffaele Piria sull’acido salicilico (futura “aspirina” a cui diede il nome). 1839 prima ferrovia italiana, la Napoli-Portici. (Prima parte)
UN DECRETO DEL 1832 L’invenzione della raccolta differenziata Durante il Regno delle Due Sicilie, il 3 maggio del 1832, il re Ferdinando II di Borbone emanò un decreto firmato dall’allora prefetto della polizia, Gennaro Piscopo, a tutela della salute pubblica, nel quale, si obbligava bottegai e cittadini dell’epoca, a ripulire le strade adiacenti alle abitazioni o alle botteghe. Questo è il decreto in lingua originale dell’epoca: “Tutt’i possessori, o fittuari di case, di botteghe, di giardini, di cortili, e di posti fissi, o volanti, avranno l’obbligo di far spazzare la estensione di strada corrispondente al davanti della rispettiva abitazione, bottega, cortile, e per lo sporto non minore di palmi dieci di stanza dal muro, o dal posto rispettivo. Questo spazzamento dovrà essere eseguito in ciascuna mattina prima dello spuntar del sole, usando l’avvertenza di ammonticchiarsi le immondizie al lato delle rispettive abitazioni, e di separarne
tutt’i frantumi di cristallo, o di vetro che si troveranno, riponendoli in un cumulo a parte“. Una vera e propria raccolta differenziata. La si faceva per la sicurezza dei cittadini, in quanto, ci si poteva ferire con pezzi di cristallo o vetri rotti. Il decreto era composto da ben 12 articoli dove era indicata la modalità della raccolta, le pene per i responsabili etc. Addirittura, in uno degli articoli, si faceva divieto di gettare dai balconi materiali di qualsiasi natura. Era vietato anche buttare l’acqua dei bagni e non si potevano nemmeno lavare o stendere panni lungo le strade abitate. Chi trasgrediva a questo decreto era punito con multe salate o addirittura, in alcuni casi, con la detenzione. E non è tutto: si hanno notizie certe che già dal 1787 a Napoli, in città e nella campagna, si attuava il riciclo degli alimenti, forse, serviva per creare un compost per coltivare la terra.
LEGO: ELEMENTI IN PLASTICA 100% VEGETALE Lego sempre più green, i mattoncini saranno costruiti con la canna da zucchero Ilaria Buonfanti Sono trascorsi 84 anni da quando è iniziata la produzione dei Lego e quattro generazioni di bambini, ma non solo, hanno giocato almeno una volta incastrando tra loro i piccoli pezzi colorati. La Lego ora annuncia la sua svolta verde: già da quest’anno alcuni pezzi che troveremo nelle scatole delle celebri costruzioni saranno realizzati utilizzando bioplastiche. Si tratta di pezzettini “botanici”, come foglie, cespugli e alberi, che vengono creati tramite un processo che utilizza la canna da zucchero, in modo da creare elementi davvero eco-sostenibili. Lego quindi si converte a un impatto zero sull’ambiente? Per ora si tratta di elementi in “polietilene” che rappresentano solo l’12% della quantità totale di elementi in plastica, il “polietilene” è una plastica morbida, resistente e flessibile e anche se ottenuti tramite la lavorazione della canna da zucchero, tecnicamente i mattoncini sono identici a quelli realizzati con plastica convenzionale. Il gruppo, inoltre ha fissato il 2030 anche come termine per il raggiungimento della strategia rifiuti zero e introdotto vassoi in pasta di cellulosa sostenibili per il calendario dell’avvento Lego, riducendo così la produzione di rifiuti di plastica destinati alle discariche. “L’obiettivo del Gruppo Lego è quello di avere un impatto positivo sul pianeta, e stiamo lavorando molto per sviluppare nuove materie sostenibili da utilizzare per la realizzazione di fantastici giochi per
bambini. Siamo orgogliosi perché i primi elementi Lego realizzati con materie plastiche ecosostenibili sono già in produzione e quest'anno saranno presenti nei set Lego. Si tratta di un primo grande cambiamento e passo avanti verso il nostro obiettivo: produrre mattoncini Lego utilizzando materie sostenibili”, afferma Tim Brooks, Vice Presidente e Responsabile della Sostenibilità ambientale del Gruppo Lego. I prodotti Lego hanno sempre offerto esperienze di gioco creativo di alta qua-
lità dando a ogni bambino la possibilità di concepire il proprio mondo attraverso un gioco creativo. I bambini e i genitori non noteranno alcuna differenza nella qualità o nell’aspetto dei nuovi elementi, il “polietilene” di origine vegetale ha le stesse proprietà di quello convenzionale. Il “polietilene” a base vegetale usato negli elementi, infine, è costituito da “etanolo” ricavato dalla canna da zucchero proveniente da fonti sostenibili in conformità alla guida della Bioplastic Fe-
edstock Alliance (BFA) ed è certificata dalla normativa della Catena di Custodia dell’associazione Bonsucro per un uso responsabile della canna da zucchero. Il gruppo ha collaborato anche con il WWF per sostenere e creare la domanda di mercato per una plastica proveniente da fonti sostenibili. Per ora quello utilizzato nella catena di produzione è davvero poco, ma siamo positivi e speriamo in una Lego del tutto ecocompatibile.
SVOLTA ECOSOSTENIBILE PER ADIDAS Dal 2024 solo plastica riciclata per le scarpe La sostenibilità è diventata ormai prerogativa di moltissime aziende, che mettono al primo posto la produzione con un occhio di riguardo all’impatto sull’ambiente circostante. Stavolta è il turno di Adidas, che ha deciso di dare un tocco ecosostenibile alla sua collezione di abbigliamento e di articoli sportivi. Infatti, la famigerata azienda, leader nel settore, si è impegnata a usare solo plastica riciclata per tutte le sue scarpe e il suo abbigliamento entro il 2024. Il secondo marchio di abbigliamento sportivo al mondo punta a centrare l'obiettivo di cinque milioni di scarpe con poliestere riciclato vendute nel 2018 e undici milioni nel 2019. ''Il nostro obiettivo è quello di liberarci del poliestere vergine entro il 2024'' così spiega orgogliosamente Eric Liedtke, responsabile dei marchi globali di Adidas, con il Financial Times. Il poliestere riciclato arriva ad essere più
costoso dei materiali 'vergini' di circa il venti per cento e anche se Adidas centrerà l'obiettivo di undici milioni di scarpe 'riciclate' vendute nel 2019 si tratterà solo del tre per cento della sua produzione di scarpe annuale. Ma gli esperti del settore ritengono che il divario tra i prezzi dei materiali riciclati e quelli delle materie plastiche nuove si ridurrà nei prossimi anni,
dal momento che sempre più aziende investono sulle risorse rinnovabili e i fornitori implementano la loro capacità di produrre materiali riciclati. “I prezzi scenderanno man mano che le aziende svilupperanno capacità di raccolta, pulizia e lavorazione delle materie plastiche usate”, ha dichiarato al Financial Times Brenda Haitema, head delle operazioni di supply
chain del gruppo Thread International. Quest’ultimo produce tessuti con plastica riciclata per marchi come Marmot, Timberland e Reebok. Ancora più nello specifico, il manager ha spiegato che il poliestere è oggi pari al cinquanta per cento del materiale utilizzato nei novecento venti milioni di articoli che Adidas commercia. Insomma, ci troviamo di fronte a una grande ed energica spinta verso una maggiore sostenibilità nella produzione dello sportswear. Tra qualche anno, allora, oltre ad essere all’ultima moda, indossando un paio di Adidas, saremo anche eco-sostenibili, a impatto zero sull’ambiente. Un giusto compromesso per stare bene con se stessi praticando sano sport con ai piedi calzature only green, valido aiuto nella salvaguardia della natura e della sua salute. Non c’è niente di meglio che praticare sport e aiutare la natura!! A.P.
Pcup: il bicchiere “intelligente” Contro l’usa e getta un progetto giovane, geniale e tutto “made in Italy” Cristina Abbrunzo Nei festival, negli stadi, nelle discoteche, come nella movida cittadina e in mille altri contesti, un numero incalcolabile di bicchieri di plastica vengono riempiti e svuotati per essere subito buttati via, destinati a inquinare il nostro mare e la nostra terra e a mettere così a repentaglio la nostra salute e la salute di ogni altro essere vivente. Ma a fornire una soluzione intelligente, rimodernando il classico vuoto a rendere, è PCUP, uno speciale bicchiere in silicone hi-tech. Nato con l’obiettivo di unire tradizione e innovazione, questa alternativa alla plastica punta a entrare nella grande distribuzione. La società che lo ha ideato è costituita da due giovani liguri Stefano Fraioli (savonese) e Lorenzo Pisoni (genovese), 27 anni entrambi e compagni di classe al liceo. Le loro strade prendono direzioni diverse, per poi ricongiungersi – dopo 8 anni – proprio su questo progetto e, nel febbraio 2018, nasce la loro start-up Pcup srl che oggi, non solo riceve i primi ordini, ma punta a opportunità di business innovative ed ecosostenibili per salvare il paese dall’uso della plastica. Ma andiamo a capire
meglio in cosa consiste e come funziona questo bicchiere innovativo: Pcup nasce con l'obbiettivo di sostituire l'utilizzo di bicchieri di plastica usa e getta nei contesti di grande distribuzione di bevande al pubblico con un bicchiere mai visto prima, utilizzato nel modo più antico del mondo: il vuoto a rendere. Proprio così: per il progetto è stato scelto un materiale indistruttibile, leggero e flessibile, che rende il bicchiere utilizza-
bile laddove plastica rigida e vetro sono vietati per motivi di sicurezza. Fondendo un chip sul fondo del bicchiere che si interfaccia con una app, velocizzando così le operazioni di cassa rendendo il bicchiere un mezzo di pagamento, agevolando la gestione del vuoto a rendere, aprendo inedite possibilità di interazione in tempo reale tra i partecipanti all’evento, gli artisti, l’organizzazione, e l’ambiente stesso.
Oltre al materiale ecologico, l’aspetto più innovativo e, che quindi consente di parlare alle nuove generazioni, sta nel chip informatico, realizzato in partnership con Rawfish srl (un’agenzia digitale italiana specializzata nel design e nello sviluppo di soluzioni mobili integrate a supporto di aziende e startup a contenuto tecnologico). Il bicchiere intelligente, infatti, è in grado di fornire funzioni e contenuti tutti da sco-
The Last Straw: l’ultima cannuccia! Da Londra a Terni la campagna per abolire le cannucce di plastica Con la nuova normativa sui rifiuti, Bruxelles ha dato il via ad un processo di grande cambiamento, che riguarderà tutti i cittadini dell’Unione Europea. Si moltiplicano infatti le azioni nate per dire addio agli oggetti di plastica usa e getta, soprattutto dei tanti piccoli imprenditori, che hanno fatto già scelte controcorrente, anticipando gli stessi governi. L’ultima iniziativa in ordine di tempo ha trovato casa in Inghilterra. Qui due ristoranti hanno preso la coraggiosa decisione di abbandonare le cannucce monouso in plastica. Il Brace and Browns ha sede a Bristol e il Coco de Mama si trova a Londra, ma l’idea che hanno lanciato li accomuna. Hanno
infatti deciso di sostituire le cannucce tradizionali con quelle fatte in pasta, in un formato lungo e forato, che ricorda la forma degli ziti. La BBC ha intervistato il proprietario del Brace and Browns, che ha dichiarato di aver considerato di sostituito le cannucce classiche con quelle di carta, risultate però
troppo delicate e poco durevoli. Quelle in metallo così come quelle in plastica biodegradabile erano efficaci, ma troppo costose. Per questo la scelta finale è andata sulle cannucce in pasta, anche se hanno un forte limite: non possono essere usate da clienti celiaci, contenendo glutine. In ogni caso, il pubblico ha accolto con un sorriso le nuove cannucce e chissà che il Brace and Browns non abbia anche aumentato i propri affari. Intanto però, come si muovono i piccoli, anche i grandi si sentono in dovere di cambiare rotta. È così che McDonald’s ha annunciato la volontà di eliminare le cannucce di plastica dai ristoranti del Regno Unito entro un anno.
Le iniziative di McDonald’s, così come di Brace and Browns e Coco de Mama, si inseriscono all’interno della campagna The Last Straw, avviata dal quotidiano inglese Evening Standard il 15 gennaio. La campagna chiedeva proprio l’abolizione delle cannucce tradizionali e hanno già aderito numerose catene di alberghi e ristoranti. La campagna è arrivata anche in Italia: l’associazione Terninaction ha preso il testimone e ora si è posta l’obiettivo di rendere Terni prima città italiana libera dalle cannucce di plastica. Sono già 28 i locali che hanno aderito alla campagna e la speranza è che l’aria di cambiamento si diffonda su tutto il territorio. C.A.
prire e da re-inventare. Ad esempio durante un concerto, si potrà ricevere una traccia gratuita per aver preso un drink sotto il palco del proprio artista preferito o ancora si potranno ricevere informazioni e promozioni sulla programmazione di un festival o su eventi e locali dove continuare la serata a seconda dei propri gusti. E non solo. Sul bicchiere una volta scaricata la app è possibile leggere la “storia” di chi lo ha utilizzato prima, dei luoghi in cui è stato e informazioni sul vantaggio ecologico apportato dal suo utilizzo. In sostanza il chip – che si trova sul fondo del bicchiere – registra l’ora in cui il bicchiere è stato preso, il tipo di bevanda consumata, la quantità, e soprattutto quanta plastica – l’uso di PCUP – ha permesso di risparmiare. Si pensi che per ogni bicchiere usa e getta si consumano circa 20 grammi di plastica. A fine serata PCUP viene consegnato in cassa e il gioco è fatto: non solo si risparmia la fila per pagare le consumazioni, ma si conosce il proprio “contributo ecologico” alla serata. Il bicchiere Pcup – grazie all’indistruttibilità e alla resistenza all’usura, alla varietà di colori e personalizzazioni e alle funzionalità digitali – è una soluzione ideale per i grandi esercenti, specialmente in contesti in cui il vetro risulta pericoloso come imbarcazioni, impianti sportivi, scuole, discoteche ed eventi pubblici all’aperto, ma è adatto e consigliabile anche per uso domestico. L’idea sta spopolando e sono stati raccolti circa 8000 euro con la campagna di crowfunding su Eppela che si è conclusa il 26 giugno. I fondi raccolti attraverso la campagna, con il supporto di Nastro Azzurro, sono stati destinati alla ricerca e allo sviluppo dei macchinari e dei processi utili alla realizzazione e produzione del prodotto. Bere una bevanda e buttare subito dopo il bicchiere, oggi non è più ammissibile, è necessario intervenire sulle nostre generazioni. Ecco perché a partire dal 19 agosto inizierà il Tour di lancio di PCUP presso discoteche e festival della movida italiana proprio per sensibilizzare la gioventù alla cultura del riuso. Un progetto giovane, geniale e tutto “made in Italy”.
Accesso generalizzato e appalti pubblici L’inapplicabilità dell’istituto nella recente decisione dei giudici amministrativi parmensi Felicia De Capua Il T.A.R. Parma con la sentenza 18 luglio 2018, n. 197 ha dichiarato infondati i motivi del ricorso presentati da ditta concorrente, avverso il diniego opposto dalla P.A. convenuta alla richiesta di accesso cd. “generalizzato” agli atti di gara e di esecuzione del contratto. La posizione denegatoria della P.A. circa l’applicazione dell’accesso generalizzato agli atti di gara è definita congrua e corretta. L’istituto dell’accesso civico generalizzato, introdotto con il d.lgs. 97/2016, di norma, è teso ad acquisire, senza bisogno alcuno di motivazione, ogni documentazione amministrativa ulteriore rispetto a quella oggetto di pubblicazione obbligatoria, nell’ottica di garantire forme diffuse di controllo dell’azione amministrativa. Tuttavia il legislatore ha previsto dei casi di esclusione dell’accesso generalizzato (sicurezza ed ordine pubblico, relazioni internazionali, indagini giudiziarie, ispezioni, pregiudizi di interessi privati riferiti a dati personali, diritto d’autore, segreti commerciali, ecc.). Nella sen-
tenza in questione i giudici prendono in esame l’art. 53, co. 1, d.lgs. n. 50/2016 (codice dei contratti pubblici), che riconduce l’accesso agli atti riferiti a procedure di affidamento ed esecuzione dei contratti pubblici, ivi comprese le candidature e le offerte, alla disciplina ordinaria in materia di accesso, prevedendo un espresso rinvio agli artt. 22 e ss. della legge 7 agosto 1990, n. 241. Invero il Collegio ha inteso verificare se la speciale disciplina di cui al succitato art. 53 possa rientrare nei casi di esclusione dell’accesso civico generalizzato ai sensi dell’art. 5-bis, co. 3,
d.lgs. n. 33/2013 s.m.i. Ebbene ha dato risposta affermativa al quesito, negando la possibilità di utilizzo dell’accesso generalizzato da parte del concorrente escluso, sulla base di un duplice rilievo, testuale e interpretativo. Dal punto di vista letterale, il succitato comma 3 prevede, senza alcun dubbio, che il diritto civico generalizzato, “è escluso” nei casi in cui l’accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti. Sotto questo specifico profilo, è altresì pacifico che l’accesso agli atti delle procedure ad evidenza pubblica sia
soggetto al rispetto di particolari condizioni e limiti. Invero, l’art. 53 del d.lgs. n. 50/ 2016, richiamando in toto la normativa contenuta nel codice dei contratti pubblici previgente, rimanda espressamente alla disciplina dell’accesso ordinario. E se è vero che alla data dell’entrata in vigore del nuovo codice dei contratti pubblici l’istituto dell’accesso generalizzato non era stato ancora introdotto, è altrettanto vero che è lo stesso legislatore del 2016 a contemplare l’ipotesi di discipline sottratte all’accesso generalizzato per voluntas legis, anche se precedenti all’introduzione del nuovo istituto. D’altra parte, sotto un profilo più squisitamente interpretativo della ratio di esclusione degli atti in questione alle più ampie modalità di accesso previste dal d.lgs. n. 33/2013, “occorre considerare che tali atti (di gara) sono formati e depositati all’interno di una disciplina del tutto speciale e a sé stante. Si tratta di un complesso normativo chiuso, in quanto espressione di precise direttive europee volte alla massima tutela del principio di concorrenza e tra-
sparenza negli affidamenti pubblici, che dunque attrae a sé anche la regolamentazione dell’accesso agli atti connessi alle specifiche procedure espletate. In altri termini, risulta del tutto giustificata una scelta del legislatore volta a sottrarre, anche solo implicitamente (omissis) una possibilità indiscriminata di accesso alla documentazione di gara e post gara da parte di soggetti non qualificati”. Invero, si tratta pur sempre di documentazione che, da un lato, subisce un penetrante controllo pubblicistico da parte di soggetti istituzionalmente preposti alla specifica vigilanza di settore (ANAC), e, dall’altro, coinvolge interessi privati di natura economica e imprenditoriale di per sé sensibili, dunque astrattamente riconducibili alla causa di esclusione di cui al comma 2, lett. c), dell’art. 5-bis del d.lgs. n. 33/2013, specie quando tali interessi, dopo l’aggiudicazione, vanno a porsi su di un piano pari ordinato, assumendo la connotazione di veri e propri diritti soggettivi, rispetto a quelli della stazione committente.
Viaggio nelle leggi ambientali RIFIUTI La definizione di aree c.d. ecopiazzole o isole ecologiche, è stata introdotta nel d.lgs. 152\06 ad opera del d.lgs. 4\2008, il quale ha disposto, con l'art. 2, comma 20, la modifica dell'art.183 del «codice ambientale», il quale alla lettera cc) contemplava i «centri di raccolta». Pertanto, i centri comunali di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, o "ecopiazzole", necessitano, pur dopo l'introduzione dell'apposita disciplina di cui all'art. 183 lett. mm) del d.lgs. n. 152 del 2006, del rilascio di previa autorizzazione regionale, laddove il centro non risponda ai requisiti dei decreti ministeriali di riferimento o le attività in esso svolte esulino dalle funzioni proprie del centro. Fattispecie: attività di gestione non autorizzata di rifiuti presso un centro di raccolta non rispettando quanto previsto dal d.m. 8/4/2008 e dal d.m. 13/5/2009, effettuando anche attività di
trasporto e abbandonando sul suolo rifiuti speciali non pericolosi, con relativa miscelazione di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi ed attivando uno scarico di acque reflue industriali in assenza di autorizzazione. Corte di Cassazione Penale, Sez. 3a 10/07/2018, Sentenza n.31403 RIFIUTI In tema di rifiuti contenenti amianto, la disciplina generale dei rifiuti è applicabile in tutti i casi non disciplinati in modo specifico dalla legge. L'applicazione di norme aventi natura eccezionale e derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria in tema di rifiuti fa sì che l'onere della prova circa la sussistenza delle condizioni di legge debba essere assolto da colui che ne richiede l'applicazione (v., con riferimento al deposito temporaneo Sez. 3, n. 15680 del 3/3/2010, Abbatino; Sez. 3, n. 21587 del 17/3/2004, Marucci; Sez. 3, n. 30647del
15/06/2004, Dell'Angelo). Inoltre, i rapporti tra la disciplina generale dei rifiuti e quella contenuta in norme specifiche, legge n. 257 del 1992, riguardano in via principale, la cessazione dell'impiego dell'amianto e si occupano dei rifiuti di amianto per la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall'inquinamento di amianto, cosicché, viene contemplato fra i "rifiuti di amianto" qualsiasi sostanza o qualsiasi oggetto che abbia perso la sua destinazione d'uso e che possa disperdere fibre di
amianto nell'ambiente in determinate concentrazioni applicabili, alle attività disciplinate dalla legge n.257/92 e non alla disciplina generale dei rifiuti (Sez. 3, n. 31011 del 18/6/2002, Zatti). Corte di Cassazione Penale, Sez. 3 a 10/07/2018, Sentenza n.31398. Secondo quanto disposto dall'art. 183, comma 1, lettera a), d.lgs. 152\06, nella sua attuale formulazione, deve ritenersi rifiuto «qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l'intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi». La eterogeneità dei rifiuti e l'assenza di
cautele volte ad impedire pericoli o lesioni dell'integrità dell'ambiente sono dati fattuali certamente indicativi della presenza di un deposito incontrollato. Nel nostro ordinamento, i presidi di sicurezza in materia di rifiuti pericolosi contenenti amianto sono specificamente previsti non solo dalla norma generale dell'art. 183 del D.Lgs. cit. ma anche dal D.M. 29 luglio 2004, n. 248 e da quelli del D.M. Sanità 6 settembre 1994, D.M. Sanità 26 ottobre 1995 e D.M. Sanità 20 agosto 1999, sicché anche la mancanza di presidi di sicurezza, determina l'abbandono dei rifiuti, escludendo la configurabilità del deposito temporaneo. Fattispecie: deposito incontrollato di rifiuti pericolosi costituiti da materiale cementizio tipo "eternit": vasche, onduline e raccordi di tubo contenenti fibre di amianto. Corte di Cassazione Penale, Sez. 3 a 10/07/2018, Sentenza n.31398. A.T.
L’UOMO NEL TEMPO DELLA TECNOFINANZA Il mondo è in preda al panico si agita nervosamente per mancanza di pensiero Andrea Tafuro Negli ultimi 40 anni abbiamo vissuto uno sviluppo tecnico eccezionale, in due milioni di anni del progresso evolutivo dell’homo sapiens, non si è mai conosciuto un così alto grado di progresso. Le conquiste nel campo tecnico e scientifico, le profonde trasformazioni economiche, sociali e storiche della modernità, intesa con il periodo che inizia con l’Illuminismo e con l’autonomia della ragione, ci ha concesso e assicurato libertà, democrazia, tolleranza e giustizia sociale. Nonostante tutto ciò il potere della tecnica è vissuto da tutti noi come invasivo. Possiamo allora pensare di disegnare un nuovo umanesimo, dove i valori del dialogo e dell’armonia con la natura, valori fondanti dell’etica ambientale, ci permettono di vivere secondo un nuovo modello di “abitare il mondo”, dove la faccia da padrone la bellezza e lo stupore. Dove c’è bisogno di tempo per vivere il tempo, dove la tecnica non sia per noi un’ossessione, che regola la nostra vita. Per realizzare questo progetto, è pensabile partire dalle città,
che ormai sono il crocevia del nostro tempo? Il progetto della costruzione delle città nasce dalla volontà di vivere insieme, radicato nella storia, nella cultura e che si apre alla speranza, tuttavia oggi vediamo che esse sono un coacervo di popoli diversi, ognuno con una propria idea del vivere e dell’ usufruire la città. Le forme urbane, sicuramente, hanno subito cambiamenti profondi, il rapporto industria-territorio si è fatto problematico, le fabbriche hanno lasciato i loro luoghi storici, creando vaste aree dimesse, dove spesso si assiste a speculazioni immobiliari. Di contro negli ex quartieri operai ci sono ricambi di popolazione, i luoghi di incontro e di socializzazione sono annientati dai centri commerciali. Per finire, poi, con i centri storici che di giorno adempiono a semplici funzioni estetiche e di rappresentanza e di notte diventano dominio di degrado e violenza. Per governare queste grandi trasformazioni in senso generativo abbiamo bisogno di un efficace sistema di controllo comunitario, sviluppando cooperazione, comunicazione e dialogo come valori e non come
strumenti di competizione. “È indispensabile prestare attenzione per essere vicini a nuove forme di povertà e di fragilità in cui siamo chiamati a riconoscere Cristo sofferente, anche se questo apparentemente non ci porta vantaggi tangibili e immediati: i senza tetto, i tossicodipendenti, i rifugiati, i popoli indigeni, gli anziani
sempre più soli e abbandonati, ecc. I migranti mi pongono una particolare sfida perché sono Pastore di una Chiesa senza frontiere che si sente madre di tutti. Perciò esorto i Paesi ad una generosa apertura, che invece di temere la distruzione dell’identità locale sia capace di creare nuove sintesi culturali. Come sono belle le città che su-
perano la sfiducia malsana e integrano i differenti, e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Come sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell’altro! Parole di Papa Francesco.
“Sindache ambientali”: impegno e creatività La natura non ha bisogno dell’uomo, ma l’uomo ha bisogno della natura Due “sindache” della provincia di Verona, Anna Maria Bigon di Povegliano Veronese e Sabina Tramonte di Cavaion Veronese, sono state le prime che hanno vietato l'uso del glifosate e di tutti i pesticidi chimici nei territori dei loro comuni. Anna Maria Bigon, è stata la prima della provincia di Verona a decidere ufficialmente di non usare pesticidi chimici sui suoli di proprietà del comune. Mentre Sabina Tramonte, ha promosso incontri di formazione con la cittadinanza sull'agricoltura biologica, oltre a deliberare di escludere i pesticidi dai terreni del comune. Tutto questo mentre imperversa la polemica sull’uso del potente pesticida, infatti sostengono Fao e Oms, al termine di un meeting del Panel of Experts on Pesticide Residues in Food and the Envi-
ronment: "È improbabile che l'assunzione di glifosato attraverso la dieta sia cancerogena per l'uomo. La grande maggioranza delle prove scientifiche indica che la somministrazione di glifosato e di prodotti derivati a dosi fino a 2000 milligrammi per chilo di peso per via orale, la più rilevante per l'esposizione con la dieta, non è associata ad effetti genotossici nella stragrande maggioranza degli studi condotti su mammiferi''. Anche se è mutato lo scenario resta il fatto che i sindaci pongono in essere politiche ambientali coerenti e siano i promotori di un’ inversione di tendenza che crei responsabilità collettiva e che contemperi le aspettative dei Paesi industrializzati e di quelli in via di sviluppo, nel nome del superiore interesse delle future generazioni.
a cura di Fabiana Liguori
L’ESTATE IN CAMPANIA Fino al 21 agosto 2018 La “Sagra del Fusillo Felittese” A Felitto (SA)
Dal 20 al 24 agosto 2018 “Vicoli in Vino” A Castellabate (SA)
Fino al 24 agosto 2018 “Herraia, musica ai templi” Sette serate dedicate alla musica classica e a quella napoletana, al jazz e al balletto. A Paestum (SA)
Dal 24 al 26 agosto 2018 La “Sagra del Cecatiello” Festival dei sapori e degli artisti di strada A Paupisi (BN) Dal 23 al 26 agosto 2018 Il “Palio delle Contrade” Sbandieratori, Arcieri, Cavalieri e Quintana, Pirogiocoleria A Faicchio (BN)
Dal 14 al 18 agosto 2018 La “Sagra della Parmigiana” A Castelnuovo Cilento Il 16 e 17 agosto 2018 "Saint Patrick’s Day Summer" L’Irpinia e Irlanda si incontrano in un’atmosfera unica e coinvolgente, dove la musica e le tradizioni del mondo celtico vanno ad intrecciarsi con le eccellenze locali. A Bonito (AV)
Dal 16 al 18 agosto 2018 “Historiae Volceianae, una passeggiata nella Storia” A Buccino (SA)
Dal 24 al 26 agosto 2018 “Lumina in Castro: il Medioevo protagonista” Al Castello Lancellotti di Lauro (AV)
Dal 21 al 26 agosto 2018 Lo “Sponz Fest” il festival itinerante ideato e diretto da Vinicio Capossela A Calitri (AV)
Il 17 e 18 agosto 2018 “Il Brigante Tittariello”, rievocazione storica a Sant’Arsenio (SA) Il 25 e 26 agosto 2018 “Masaniello” Spettacolo teatrale tra prosa e musical Al Maschio Angioino (NA)
Il 18 e 19 agosto 2018 “Sagra del Capocollo e delle specialità gastronomiche dell'Alto Sannio” A San Marco dei Cavoti (BN)
Dal 18 al 21 agosto 2018 “Gusta Forio” Isola d’Ischia (NA)
Il 27 agosto 2018 Il “Festival del Sud - Orgoglio Meridionale” Al Maschio Angioino (NA) Il 30 agosto 2018 “Sere d’Estate” Un concerto tra swing e bossa nova con Maresa Galli Duo, violoncello Luca Signorini. Villa Floridiana (NA)