Arpa Campania Ambiente n. 14/2017

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Incendio di Caivano

Parla il Commissario dell’Arpac

L’Agenzia non ha mai affermato che a Pascarola non fosse successo niente. I dati restano i dati e nessuno deve strumentalizzarli per creare confusione tra la gente

” L’Unione europea premia EcoRemed

Mosca a pag.5

Mais OGM promosso a pieni voti

Buonfanti a pag.9

Conoscere per scegliere bene

Tafuro a pag.19


“Non abbiamo mai affermato che a Pascarola di Caivano non fosse successo niente”

La parola al Commissario Straordinario Arpac “I dati restano i dati e nessuno deve strumentalizzarli per creare confusione tra la gente” Salvatore Lanza Ancora un duro colpo per il nostro territorio e per la cosiddetta “Terra dei fuochi”. Un altro grave incendio si è sviluppato il 25 luglio scorso alle ore 13, presso uno dei più grandi impianti di raccolta rifiuti del Meridione d’Italia (la Di Gennaro S.p.a.) a Caivano, località Pascarola. Una vasta e importante area destinata allo stoccaggio dei materiali plastici e dei cartoni. Una colonna di fumo (contenente sicuramente ossidi di azoto, idrocarburi e concentrazioni di particolato) si è innalzata sulle nostre cittadine e, come dicono gli esperti, grazie ad una seria di correnti cosiddette “ascensionali” è salita ad una elevatissima altitudine disperdendosi nell’aria. Della vicenda abbiamo parlato con il Commissario Straordinario Arpac, avv. Luigi Stefano Sorvino, il quale, ha subito evidenziato e chiarito un aspetto: “Non abbiamo mai affermato che in quell’area non fosse successo niente, come qualcuno ha erroneamente riportato: l’inquinamento atmosferico si è verificato, ma nella sostanza i dati critici non hanno invaso il territorio sottostante perché la “nube tossica” si è diluita nell’aria immediatamente sovrastante la zona interessata dall’incendio. Resta il dato dell’impatto ambientale dell’incendio stesso. E non c’è stata nessuna contraddizione con le Asl competenti: loro hanno fatto il loro lavoro ed il

loro dovere, applicando il cosiddetto principio della precauzione, suggerendo ai cittadini di restare nelle loro abitazioni; noi, invece, in base ai parametri registrati, abbiamo comunicato che i nostri laboratori non hanno registrato sforamenti importanti delle sostanze inquinanti”. Tutto questo è stato confermato da grandi esperti come Maurizio Bifulco e Fabio Murena sulle pagine de Il Mattino: “Il fumo, a causa di una bassa velocità del vento al suolo e per la spinta ascensionale, è salito molto in alto impattando poco sul territorio circostante. Spinto da venti in quota si è diretto prima verso Sud e poi verso Est”. “Resta un dato”, continua Sorvino: “Appena un’ora dopo l’evento (erano le ore 14) già i mezzi Arpac erano sul posto e mentre i Vigili del Fuoco domavano le fiamme i Tecnici Arpac dei Dipartimenti provinciali di Napoli e Caserta mettevano in piedi la rete di monitoraggio coordinata dal

Direttore Tecnico, la dottoressa Marinella Vito e dai Direttori provinciali, in stretta collaborazione con il Commissario straordinario del Comune di Caivano. Abbiamo chiesto all'avv. Sorvino chiarimenti anche sui primi dati raccolti ed elaborati attraverso le centraline che hanno tranquillizzato la popolazione ma nello stesso tempo hanno fatto sorgere tanti dubbi. Com’è la situazione, quali sono i dati ufficiali? "Quando succedono questi episodi gravi la popolazione si spaventa e quindi sente la necessità del conforto degli enti preposti affinché i dati che emergono siano elaborati in maniera scientifica e scrupolosa e che si scongiurino danni alla salute pubblica. Questa è la nostra “mission” e lo abbiamo fatto nel miglior modo possibile”. “Adesso sono disponibili i primi risultati del monitoraggio delle diossine nell’aria, nel territorio interessato dall’in-

cendio verificatosi a Pascarola di Caivano. Fin dalle prime ore della crisi, come è stato già detto, l’Arpac ha posizionato due campionatori di monitoraggio delle diossine, uno nella cittadina a circa cinquecento metri dal luogo dell’evento, l’altro a Marcianise (Caserta) presso il Centro commerciale Campania”. Questi i risultati del monitoraggio dell’aria e i valori di riferimento relativi alle diossine e furani espressi come pg/Nm3 I-TEQ: a) concentrazioni di tossicità equivalente dell’ordine di 0.1 pg/Nm3 I-TEQ, mediamente riscontrabili in ambiente urbano (sebbene soggette a grande variabilità), come individuate dall’OMS Air Quality Guidelines - Second Edition 2000; b) valore per diossine e furani, individuato nelle linee guida della Germania (LAI-Laenderausschuss fuer Immissiosschutz - Comitato degli Stati per la protezione ambientale) pari a 0.15 pg/Nm3 I-TEQ. Per il campione di aria prelevato a Pascarola dalle ore 18.11 del 25 luglio alle ore 16.45 del 26 luglio, periodo in cui l’incendio in oggetto era ancora in atto e le fasi di spegnimento ancora in corso, il rapporto di prova acquisito restituisce un valore corrispondente a 0.3539 pg/Nm3 I-TEQ; tale concentrazione risulta superiore ad entrambi i valori di riferimento sopra citati. Per il campione di aria prelevato a Marcianise all’incirca nello stesso intervallo

temporale, il rapporto di prova acquisito restituisce un valore corrispondente a 0,0369 pg/N m3 I-TEQ ; tale concentrazione risulta nettamente inferiore ad entrambi i valori sopra citati. Le attività di monitoraggio delle diossine sono ancora in corso e i dati sopra riportati sono rappresentativi della prima fase dell’incendio; seguiranno gli esiti dei monitoraggi tesi a comprendere l’evoluzione complessiva dell’andamento delle concentrazioni degli inquinanti riscontrati nei giorni successivi. Per chi volesse approfondire i dati sono disponibili sul sito ufficiale dell’agenzia ai seguenti indirizzi: www.arpacampania.it/web/guest/55 e www.arpacampania.it/web/g uest/1099, sono confermati, per tutti gli altri parametri, andamenti giornalieri tipici di questo periodo dell’anno, senza superamenti dei limiti di legge. Si ritiene soddisfatto dei mezzi a disposizione e del lavoro svolto dell’ Agenzia? "L’Arpac si è prodigata nella gestione di questa grave criticità attraverso le sue professionalità e le sue strumentazioni, che sono state in entrambi i casi all’altezza della situazione, informando con costanza attraverso i nostri servizi Comunicazione e Pubbliche Relazioni la popolazione. Se poi si riferisce alle strumentazioni in modo specifico, le rispondo che tutto è perfettibile e che quindi un potenziamento è sempre utile per un Ente importante come il nostro".


Arpac ha contribuito alla pubblicazione Snpa presentata di recente alla Camera

Rapporto sul consumo di suolo: i dati campani Casavatore (Napoli) è il comune italiano con la maggiore percentuale di territorio “artificiale” G. Annunziata, F. De Falco, P. Iorio, E. Luce, A. Loreto, G. Ragone, E. Rivera, S. Viglietti Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), anche per l’anno 2018, ha svolto il lavoro di monitoraggio sulla crescita della copertura artificiale del suolo fornendo un quadro aggiornato dei processi di trasformazione del territorio Italiano. I risultati di questo lavoro sono raccolti nel Rapporto sul consumo di suolo edito dal Snpa, rapporto consultabile sul sito dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e presentato lo scorso 17 luglio a Roma, nella sede della Camera dei deputati, alla presenza del ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Con l’espressione “consumo di suolo” si definisce una variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) ad una copertura artificiale del suolo (suolo consumato). Quindi la rappresentazione del consumo di suolo è data dal crescente insieme delle aree coperte artificialmente da edifici, fabbricati, infrastrutture, aree estrattive, discariche, cantieri, cortili, piazzali e altre aree pavimentate in terra battuta, pannelli fotovoltaici e tutte le altre aree impermeabilizzate, non necessariamente urbane. L’Unione Europea chiede anche all’Italia di raggiungere, entro il 2050,l’azzeramento del consumo di suolo netto; obiettivo ambizioso ma necessario perché l’impermeabilizzazione rappresenta la principale causa di degrado del suolo in Europa, comporta un incremento del rischio di inondazioni, contribuisce ai cambiamenti climatici, minaccia la biodiversità, provoca la perdita di terreni agricoli fertili e aree naturali e seminaturali, contribuisce, insieme alla diffusione urbana, alla progressiva e sistematica distruzione del paesaggio, soprattutto rurale (Commissione Europea, 2012). Il dato più rilevante che emerge dal quadro conoscitivo realizzato dalla rete dei referenti per il monitoraggio del territorio e del consumo di suolo del Snpa (formato da

Ispra e dalle Agenzie per la protezione dell’ambiente delle Regioni e delle Province autonome) è che il consumo di suolo, anche in presenza della crisi economica, nel 2017 continua a crescere. Le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 54 Kmq di territorio, ovvero, in media circa 15 ettari al giorno con una velocità di trasformazione di poco meno di 2 metri quadri di consumo di suolo al secondo.I dati della nuova cartografia Snpa mostrano come, a livello nazionale, la copertura artificiale del suolo sia passata da 2,7% per gli anni ’50 al 7,65% (7,75% al netto della superficie dei corpi idrici permanenti) del 2017 e la Campania è tra le re-

gioni con più suolo consumato. Gli studi effettuati dal SNPA confermano la mancanza di disaccoppiamento tra la crescita economica e la trasformazione del suolo naturale. Nel 2017 la Campania è la terza regione per consumo di suolo dopo Lombardia e Veneto con un consumo di suolo al 10,36% e in termini assoluti di 140.924 ettari, con una percentuale di incremento 20162017 pari allo 0,20% e in termini assoluti di 279 ettari. A livello provinciale si riscontra che la provincia di Napoli è la seconda per consumo di suolo dopo la provincia di Monza e della Brianza. A livello comunale si rileva che, in Italia, diversi comuni superano il 50% e

talvolta il 60% di territorio consumato. Il Comune di Napoli è tra i comuni con maggiori valori di superficie consumata (7.426, +6.6%) e il comune di Casavatore (NA) si conferma al primo posto della graduatoria con una percentuale di 90,23% di suolo artificiale nel 2017 e un incremento 2016-2017 di 0.11 ettari. I primi 55 comuni con la maggior parte di suolo consumato si trovano in Lombardia e in Campania, per la maggior parte in provincia di Napoli, con percentuali di suolo consumato superiori al 55% della superficie del comune. Dagli studi si riscontra inoltre che se in passato la dinamica demografica era strettamente correlata al consumo di

suolo negli ultimi decenni, al contrario, il legame tra demografia e processi di urbanizzazione non è più univoco e le città sono cresciute anche in presenza di stabilizzazione, in alcuni casi di decrescita, della popolazione residente. Il consumo di suolo interessa anche territori particolarmente sensibili. Tra i Parchi nazionali il Parco nazionale del Vesuvio è quello con maggior percentuale di suolo consumato e il Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano il quinto e considerando i regimi vincolistici ex D.Lgs 42/04 la Campania è la regione con maggiore percentuale di territorio vincolato consumato con l’11%.


Arpac per le pari opportunità e la valorizzazione del benessere lavorativo Il neonato Comitato Unico di Garanzia dell’Agenzia tra passato, presente e futuro Giulia Martelli Ha iniziato il suo viaggio con un bagaglio positivo di idee, proposte e progetti da realizzare il Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni (CUG) dell’ Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente in Campania. Si tratta di un organismo di origine comunitaria previsto dall’articolo 21 della L.183/ 2010 (C.d. “Collegato lavoro”) che, nel ricomprendere “ex lege” le funzioni dei Comitati paritetici per le pari opportunità (CPO) e dei Comitati paritetici per il contrasto al fenomeno del mobbing, promuove all’interno delle pubbliche amministrazioni i principi di parità e pari opportunità rafforzando la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e garantendo l'assenza di qualunque forma di violenza morale, psicologica o psichica e di discriminazione (diretta e indiretta), relativa al genere, all'età, all'orientamento sessuale, alla razza, all'origine etnica, alla disabilità, alla religione ed alla lingua. Il lavoro svolto sinora in Agenzia da tutte le componenti del CPO che nel tempo si sono succedute costituisce sicuramente una solida base per il nuovo Comitato, consentendo di accelerare il processo di cambiamento resosi necessario in seguito all’evoluzione normativa degli ultimi anni, che ha affiancato all’originaria atten-

zione rivolta ai temi della conciliazione, delle pari opportunità e della differenza di genere, quella incentrata sui temi del benessere organizzativo e del contrasto ad ogni forma di discriminazione, delle forme di lavoro flessibile e dell’innovazione tecnologica. Il CUG dell’ Arpac ha composizione paritetica ed è formato da una Presidente, da quattro componenti designati da ciascuna delle organizzazioni sindacali rappresentative, da un pari numero di rappresentanti dell'amministrazione nonché da altrettanti componenti supplenti ed ha durata quadriennale. Insediatosi lo scorso 23 Aprile, nell’ambito delle iniziative promosse dalla presente gestione commissariale per dare attuazione agli obiettivi di cultura di genere, parità, valorizzazione delle differenze e promozione del benessere or-

ganizzativo, il Comitato ha già messo nero su bianco - nei tempi previsti - il proprio regolamento interno (cfr. deliberazione n.232/2018), ha adottato il Piano delle Azioni Positive (PAP) per il triennio 2018-2020 (cfr. deliberazione n. 257/2018), ha stipulato - assieme agli altri CUG della Sanità campana - il Protocollo d’intesa con l’Ufficio della Consigliera di Parità Regionale ed ha partecipato a diversi incontri formativi sulla medicina di genere, sul contrasto alle discriminazioni nei luoghi di lavoro, sulla promozione delle pari opportunità, della salute, della sicurezza e del benessere organizzativo nel lavoro. Nell’ambito delle complesse e articolate attività ad esso affidate, e per una maggiore operatività, funzionalità ed efficienza sono stati individuati i seguenti cinque Gruppi di La-

voro con funzioni istruttorie e di approfondimento sulle tematiche di interesse: 1. Sito web, Comunicazione e Informazione 2. Risorse umane, Formazione e Pari Opportunità 3. Salute, Sicurezza sul lavoro e Stress correlato 4. Benessere organizzativo, Conciliazione vita/lavoro e Mobbing 5. Funzioni del CUG, Attività e Risorse. Il CUG dell’ Arpac esercita compiti propositivi, consultivi e di verifica, tra questi la predisposizione del PAP ed il successivo riscontro della sua attuazione. Quest’ultimo, rappresenta un documento programmatico atto ad introdurre azioni positive all’interno del contesto organizzativo e di lavoro che esplica chiaramente gli obiettivi, i tempi, i risultati attesi e le risorse disponibili

per realizzare progetti mirati a riequilibrare le situazioni di disequità di condizioni fra tutti i dipendenti che lavorano all’interno dell’ Ente. Il Piano delle Azioni Positive 2018–2020 dell’ Arpac si articola in quattro obiettivi: 1. Conoscenza e monitoraggio delle risorse umane all'interno dell'organizzazione anche in ottica di genere 2. Benessere organizzativo e welfare 3. Cultura di genere, della parità, delle pari opportunità, della valorizzazione delle differenze 4. Prevenzione e contrasto di qualsiasi forma di discriminazione e di violenza morale o psichica. A questi corrispondono una serie di Azioni Positive declinate in base agli attori ed alla tempistica di attuazione stimata, tra le azioni più prossime: la creazione di una sezione sul sito web istituzionale dell’Agenzia dedicata al CUG dove saranno pubblicati i documenti approvati ed i materiali informativi sulla sua attività e la partecipazione all’adozione del “Codice di Condotta” e dell’accordo sull’orario di lavoro (come da Piano Performance 2018-2020 Deliberazione n.137/2018). Non mancherà, nel triennio, un’attenzione particolare alla promozione di iniziative formative rivolte sia ai dirigenti che al comparto sui temi del benessere organizzativo, dello smart working, della gestione e mediazione dei conflitti e degli istituti contrattuali previsti; allo studio di fattibilità per la creazione di uno “sportello d’ascolto”, per la promozione di misure di welfare integrativo e di nuovi istituti (come le “ferie solidali”) e per l’adozione del bilancio di genere. Obiettivi sicuramente ambiziosi ma realizzabili, ampiamente condivisi dall’attuale gestione commissariale che nei limiti posti dalla vigente normativa e nel rispetto delle disponibilità di bilancio, assicurerà le risorse economiche, strumentali ed umane necessarie allo svolgimento delle attività previste.


L’Unione europea premia EcoRemed, progetto per la Terra dei fuochi La sperimentazione, a cui ha partecipato Arpac, scelta tra i nove migliori progetti Life del biennio 2016-2017 Luigi Mosca La Commissione europea l’ha scelto tra i migliori progetti finanziati con fondi Life nel biennio 2016-2017. Il protocollo EcoRemed, coordinato dalla Federico II con la partecipazione dell’Arpa Campania, è stato selezionato a maggio, su quattrocento progetti in totale, tra i nove “best of the best”, che rappresentano l’eccellenza scientifica tra le iniziative comunitarie in tema di ambiente. Questo esperimento condotto su alcuni siti della Terra dei fuochi, che coinvolge anche l’assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, utilizza tecniche di bio- e fitorisanamento: in altre parole, impiega microrganismi e piante per ridurre gli inquinanti presenti nel terreno. A distanza di più di un anno dalla conferenza stampa di chiusura del progetto, l’ateneo federiciano ha organizzato lo scorso 17 luglio un incontro nel centro congressi di via Partenope, a Napoli, per tracciare le nuove prospettive di sviluppo di EcoRemed. Tra i presenti, il sottosegretario all’Ambiente, Salvatore Micillo, il rettore della Federico II, Gaetano Manfredi, il commissario straordinario dell’Arpa Campania, Stefano Sorvino, il commissario regionale per le bonifiche Mario De Biase, inoltre Nunzio Romano, che dirige il Ciram, il centro di ricerca della Federico II che ha promosso il progetto e il col-

Il protocollo è stato oggetto di un recente convegno organizzato dalla Federico II, con la partecipazione del sottosegretario all’Ambiente Salvatore Micillo lega Matteo Lorito, direttore del dipartimento di Agraria. «Ecoremed», ha dichiarato Micillo, «mette insieme alcune caratteristiche che riteniamo vincenti per il risanamento del territorio. In particolare, ha consentito di studiare le condizioni dei terreni e di verificare l’efficacia di alcune tecniche di soil washing». Superando la narrazione della Campania come terra malata, si punta oggi a proporla come sede di sperimentazioni che fanno scuola. «Non dovremmo più parlare di Terra dei fuochi», ha sottolineato l’esponente del Governo, «ma di Terre dei fuochi, al plurale. Alcune di que-

ste sono in altre regioni. Però non torniamo al passato, quando in Campania si ignoravano i problemi. Ci sono tuttora, qui, grandi questioni irrisolte, a cominciare dalla rimozione delle ecoballe. Nell’ultimo rapporto Ecomafia di Legambiente, poi, questa regione è ancora maglia nera». Per Manfredi, «EcoRemed è un progetto di grande valenza sociale, oltre che scientifica. La Campania può trasformarsi, da regione delle emergenze ambientali e laboratorio di innovazione». De Biase ha sottolineato la differenza tra terreni agricoli contaminati e discariche. «Per le seconde, spesso», ha detto il commissario alle bonifiche, «è impossibile ripristinare le condizioni originarie dei luoghi, per via dei costi esorbitanti. Si procede piuttosto alla messa in sicurezza. Per quanto riguarda invece i terreni agricoli – ha puntualizzato De Biase – sgonfiata la bolla mediatica della Terra dei fuochi, sappiamo che quelli contaminati in Campania sono molto pochi». Sorvino ha sottolineato come le emergenze rendano la regione un luogo di sperimentazione. «È successo dapprima

in tema di dissesto, dopo la tragedia di Sarno – ha osservato il commissario Arpac – e sta accadendo ora con la Terra dei fuochi. Si tratta dell’unico caso, finora, in cui una legge dello Stato attribuisce compiti a una specifica Arpa. Un’Arpa, quella campana, che tuttavia è storicamente sottodimensionata rispetto al peso demografico e alla complessità della regione di riferimento». A Salvatore Di Rosa, direttore dell’Unità operativa complessa Siti contaminati e bonifiche, struttura Arpac con sede a Pozzuoli, è spettato il compito di illustrare nei dettagli il contributo dell’Agenzia al pro-

getto EcoRemed. L’agenzia ambientale si è occupata soprattutto dei prelievi di terreno e delle analisi per la ricerca di inquinanti come idrocarburi policiclici aromatici e metalli potenzialmente tossici. Quasi cinquecento i campioni analizzati, provenienti dai cinque siti coinvolti nel progetto. Altri interventi sono stati affidati a Massimo Fagnano, coordinatore di EcoRemed e ad Antonio Di Gennaro (Risorsa srl). Ha moderato il dibattito il giornalista Ottavio Ragone, presenti in sala, tra gli altri, le senatrici Paola Nugnes e Virginia La Mura.


Andamento della balneabilità in Campania Monitoraggio delle acque costiere: a luglio sedici prelievi con esiti sfavorevoli, meno di giugno Lucio De Maio Emma Lionetti Luigi Mosca A luglio le sei imbarcazioni Arpac hanno continuato a perlustrare l'intero litorale campano, intensificando i prelievi nei tratti di mare con esiti analitici difformi dai valori limite microbiologici dettati dalla normativa. Nel corso del mese si sono registrati 16 sforamenti, che hanno riguardato 12 acque di balneazione, un dato molto più rassicurante rispetto ai mesi precedenti. A giugno, ad esempio, i prelievi sfavorevoli sono stati trenta. Gli sforamenti di luglio hanno interessato 4 acque di balneazione dichiarate di qualità scarsa dalla Delibera di Giunta regionale 779 del 12 dicembre 2017 e quindi già vietate ai bagnanti. Si tratta di “Villaggio Agricolo” nel comune di Castel Volturno (Caserta), “Villa Comunale” a Castellammare di Stabia (Napoli), “Pietrarsa” e “San Giovanni a Teduccio” a Napoli. Gli altri sforamenti del mese riguardano otto acque classificate invece come balneabili ad inizio stagione balneare. Valori microbiologici eccedenti il limite di legge si sono registrati in alcuni tratti

Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 31 luglio 2018 - Anno XIV, N.14 Edizione chiusa dalla redazione il 31 luglio 2018 DIRETTORE EDITORIALE

Luigi Stefano Sorvino DIRETTORE RESPONSABILE

Pietro Funaro CAPOREDATTORI

Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli IN REDAZIONE

Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Savino Cuomo HANNO COLLABORATO

G. Annunziata, I. Buonfanti, F. Clemente, F. De Capua, G. De Crescenzo, F. De Falco, L. De Maio, A. Esposito, R. Fanelli, R. Funaro, B. Giordano, P. Iorio, E. Lionetti, A. Loreto, E. Luce, R. Maisto, A. Palumbo, A. Paparo, T. Pollice, G. Ragone, E. Rivera, S. Viglietti SEGRETARIA AMMINISTRATIVA

Carla Gavini DIRETTORE AMMINISTRATIVO

Pietro Vasaturo EDITORE Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143 Napoli REDAZIONE Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1- 80143 Napoli Phone: 081.23.26.405/427/451 Fax: 081. 23.26.481 e-mail: rivista@arpacampania.it magazinearpacampania@libero.it Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto, Centro Polifunzionale, Torre 1-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.

critici della Penisola sorrentina, cioè “Purgatorio” a Meta e nel tratto etichettato come “Vico Equense”, nell’omonimo comune. Gli sforamenti, però, non si sono registrati nei punti di prelievo routinari, quelli dove c'è la massima affluenza dei bagnanti, ma nei cosiddetti “punti di studio”, campionati dall’Agenzia per tenere sotto controllo eventuali fonti di contaminazioni. All'esito sfavorevole dei prelievi in questi punti è stata immediatamente allertato il Comune competente, che con un’ordinanza ha vietato la balneazione in questi tratti di mare. I divieti sono poi stati revocati quando Arpac ha comunicato gli esiti analitici favorevoli dei prelievi supplementari. Altri due casi di sforamenti in acque precedentemente balneabili hanno riguardato, sempre a luglio, i tratti di costa contigui al depuratore di Cuma a Pozzuoli (“Effluente Nord Depuratore di Cuma” e “Collettore di Cuma”). Qui è tutt'oggi vigente il divieto di balneazione. Tuttavia, quando Arpac riceverà dal sindaco di Pozzuoli la comunicazione degli interventi messi in atto per la rimozione delle cause che hanno determinato la contaminazione, ripeterà i campionamenti per capire se l’evento inquinante è cessato. In base ai risultati di questi campionamenti, verrà indicato se ripristinare o meno la balneabilità di questi tratti di costa. Sempre nella provincia di Napoli, valori difformi dalla norma sono stati rilevati a via Partenope (Napoli) e all'Ex Bagno Rex (Portici). Nel secondo caso, i prelievi supplementari hanno consentito il recupero della balneabilità, mentre per il tratto partenopeo i valori non sono ancora rientrati nella norma. Nel Salernitano i prelievi del mese di luglio hanno registrato solo due episodi negativi in acque classificate come balneabili, rientrati però già al primo campionamento suppletivo. Questi casi hanno riguardato un tratto di mare di Camerota (“Calanca”) e uno di Pontecagnano Faiano (“Nord Foce Asa”). Questi, dunque, gli sforamenti nelle acque di balneazione precedentemente

indicate come balneabili. Eppure, al contrario, a luglio sono stati anche recuperati alla balneazione tratti di costa classificati di qualità “scarsa”. Queste riaperture hanno interessato circa un chilometro e mezzo di costa in provincia di Salerno, compresa nel comune di Battipaglia (“Spineta Nuova”) e in quello di Minori. Qui si sono verificate le condizioni di legge per l'attivazione della procedura di revoca del divieto: innanzitutto, la comunicazione del Comune alla Regione attestante l'avvenuto risanamento, poi un primo esito analitico favorevole nell’ambito del monitoraggio Arpac. Queste acque sono state definite di “nuova classificazione” e saranno qualificate con la specifica classe solo al raggiungimento del set di dati disponibili previsti dalla norma. Nella mappa interattiva del sito web Arpac sono quelle colorate in bianco, non più in rosso come a inizio stagione balneare. Altra notizia positiva: sono rientrati sotto il limite di legge due tratti di costa in provincia di Salerno (“Marina di Cetara” e “Marina di Vietri – secondo tratto”) che erano balneabili a inizio stagione balneare, ma che poi avevano sforato a giugno. Ma i controlli non riguardano solo i parametri microbiologici Escherichia coli ed Enterococchi in-

testinali, indicatori di contaminazione fecale. Un’elevata concentrazione di Ostreopsis Ovata, altrimenti detta “alga tossica”, è stata rinvenuta a Torre del Greco, a ridosso delle acque di balneazione “Le Mortelle” e “Lido Incantesimo” (con il superamento del valore limite di concentrazione di 10.000 Cell/L). Si tratta di un'alga di dimensioni microscopiche, di origine tropicale, probabilmente introdotta accidentalmente nel Mediterraneo attraverso le acque di zavorra delle navi, e che ormai ha colonizzato alcuni tratti balneari della costa italiana. La sua presenza può rappresentare un rischio sanitario, perché, ad esempio, potrebbe essere accidentalmente inalato aerosol marino contenente l’alga tra le micro particelle acquose in sospensione. Nelle aree dove vengono riscontrate concentrazioni elevate di questa microalga, la norma prescrive di evitare che i soggetti vulnerabili (quelli già affetti da problemi respiratori) restino sulle spiagge, specie nelle giornate ventose e di mare mosso, e inoltre impone di vietare temporaneamente il consumo di ricci di mare e molluschi pescati nei tratti di mare interessati. Secondo quanto previsto dal decreto ministeriale 30 marzo 2010 (allegato C), per l’area interessata da queste fioriture algali, è stata attivata la “fase di emergenza”, anche in accordo con quanto definito nel “Piano di monitoraggio della proliferazione di Ostreopsis ovata lungo il litorale costiero campano - attività 2018”, approvato dalla Regione Campania e quanto previsto dalle Linee guida dell’Istituto superiore di sanità. Questa fase prevede, tra l’altro, l’individuazione e la caratterizzazione dell’area in stato di emergenza, monitoraggi straordinari che saranno svolti tempestivamente da Arpac e l’adozione di un divieto temporaneo di balneazione (che è stato emanato lo scorso 27 luglio dal sindaco di Torre del Greco). (Nelle foto, scattate da Arpac a luglio, aggregati di materiale vegetale morto in sospensione nelle acque di Torre del Greco)


I cambiamenti climatici e l’innalzamento dei mari mettono la rete internet a rischio Nel giro di quindici anni fibre ottiche e hub potrebbero essere sommersi Anna Paparo Si prospettano tempi difficili per Madre Natura, ma anche e soprattutto per l’uomo e le sue attività in rete. È cosa ormai risaputa che i cambiamenti climatici repentini e il consequenziale innalzamento dei mari più veloce del previsto rappresentino un rischio per noi e per tutto il nostro pianeta. Ma forse nessuno sa che questo fenomeno particolarmente allarmante potrà mettere a repentaglio le connessioni internet di tutto il globo in soli quindici anni. Una previsione davvero drammatica e disastrosa quella che viene fuori da uno studio dell'Università dell'Wisconsin, presentato ad una conferenza Usa dedicata

proprio ai network della “rete” globale. In pratica, è stato stimato che infrastrutture critiche alle connessioni online - come circa quattro mila miglia di fibre ottiche e mille e più hub (dispositivi che collegano vari client ai vari server, raccogliendo cavi provenienti da diversi computer) - potrebbero iniziare a venire sommerse nei prossimi quindici anni. Secondo l'indagine guidata da Paul Barford, professore di “computer science”, nel 2033 i danni saranno più che considerevoli e imponenti. “La maggior parte dei danni dall'innalzamento dei mari che avevamo immaginato avere luogo nei prossimi cento anni, accadrà invece ben prima - ha detto - e ciò ci ha sorpreso. Pensavamo di avere cinquant’anni per approntare delle 'difese' ma non li abbiamo”. Una scena alquanto apocalittica stanno prospettando gli studiosi del team di ricerca coinvolto. Gli “hub”, i “nervi”, i centri nevralgici degli scambi dati, dei cavi dei punti di arrivo, insomma l'Internet “Fisico”, soprattutto vicino alle grandi metropoli Usa nei pressi delle coste - come le città di New York, Miami, Seattle, Los Angeles e così via - sono quelli a più alto rischio. Ma gli effetti si faranno sentire a livello globale. Lo studio, realizzato anche con la collaborazione dei ricercatori Ramakrishnan Durairajan e Carol Barford, risulta essere il primo fra tanti a fare

davvero il punto della situazione, ponendo l’accento sul pericoloso potenziale dei cambiamenti del clima su Internet. Inoltre, bisogna considerare che i risultati si basano su dati combinati dell' “Internet Atlas”, ovvero la mappa globale delle strutture fisiche della rete, e le proiezioni della “National Oceanic and Atmospheric Administration” (NOAA) sull'innalzamento degli oceani. Sono scesi tutti in campo per studiare da più prospettive la situazione. Di fronte a quanto prospettato, non c’è altro da fare che

prendere atto della gravità della situazione e correre ai ripari. Come si farà senza internet? Come sarà possibile la vita senza social? Ma soprattutto come si farà a vivere senza essere connessi ora come ora che internet ha invaso completamente la nostra routine? Chissà se questa volta l’uomo, animale “social” per antonomasia, si darà una mossa e cercherà finalmente di arginare il fenomeno apocalittico dei cambiamenti climatici… diciamo che più motivato di così…!


S.O.S. Terminate le scorte di pesce in Europa Sulle nostre tavole c’è più pesce di quanto se ne possa pescare nei nostri mari Tina Pollice Mangiamo più pesce di quanto peschiamo. A lanciare l'allarme è la FAO con il rapporto "Sofia", diffuso in occasione del Fish Dependence Day europeo e che segna la fine simbolica per l’Europa delle proprie scorte di pesce. Circa il 33% degli stock ittici globali è sovrasfruttato e circa il 60% viene pescato al massimo della propria capacità. Nonostante l’incremento annuale del consumo di pesce a livello globale (3,2%) abbia superato la crescita della popolazione (1,6%), più di 800 milioni di persone continuano a dipendere da questa risorsa. Da ora e per tutto il resto dell’anno, l’Europa dipenderà dalle importazioni di pesce, crostacei e molluschi. Sulle nostre tavole c’è più pesce di quanto se ne possa pescare nei nostri mari o allevare nei nostri impianti di acquacoltura. Oltre metà della domanda europea di pesce è soddisfatta dal resto degli oceani, soprattutto dai Paesi in via di sviluppo che forniscono la metà del pesce presente nel piatto degli europei.

Rispetto ai consumi pro capite, l’Italia è all’ottavo posto in Europa: gli italiani consumano in media 28,9 kg l’anno. Siamo preceduti da Portogallo (55,3 kg), Spagna (46,2 kg), Lituania (44,7 kg), Francia (34,4 kg), Svezia (33,2 kg), Lussemburgo (33,1 kg) e Malta (32 kg). I primi 5 Paesi sopra elencati consumano da soli un terzo di tutto il pesce pescato e allevato in Europa. La media per ogni cittadino europeo è di 22,7 kg di pesce l’anno. E’ anche vero che in Europa ci sono ancora alcuni Paesi autonomi in grado di pescare e produrre quanto, o più di quanto, consumino internamente, e sono la Croazia, i Paesi Bassi, l’Estonia e l’Irlanda. La stragrande maggioranza, invece, consuma più di quanto sia in grado di pescare e produrre, dipendendo così dalle importazioni per sostenere i propri consumi nazionali, da un certo momento in poi dell’anno, a volte molto in anticipo. In questi ultimi vent’anni il problema globale della sovra pesca è aumentato drammaticamente. In più, la pesca il-

legale, non dichiarata e non regolamentata, amplifica ulteriormente la pressione sugli stock ittici. Sebbene alcuni

stock si siano stabilizzati grazie alle azioni intraprese nell’ambito della Politica Comune della Pesca i livelli di

autosufficienza europei per quanto riguarda il pesce sono ancora troppo bassi e troppi stock risultano ancora sovra sfruttati. Secondo la Commissione Europea, il 41% degli stock ittici analizzati nell’Atlantico sono sfruttati eccessivamente. Questa percen- tuale sale all’88% se si guarda a quelli del Mediterraneo. La sovra pesca colpisce anche gli stock ittici dei Paesi in via di sviluppo che dipendono fortemente da questa preziosa risorsa. È nostro dovere gestire gli oceani con più attenzione se vogliamo che il pesce continui a nutrire le generazioni future.Oggi assistiamo ad una inversione di tendenza, il settore ittico è in crisi, i pescatori diminuiscono ma non lo sforzo di pesca. Significa che si pesca meno, ma, peggio. Che si tratti di pesce di provenienza nazionale o di importazione, la cosa importante è fare una scelta sostenibile, aiutando così gli oceani e gli stock ittici a recuperare e a sostenere il benessere di quelle persone che dipendono dal pesce come fonte primaria di cibo e reddito.

PROGETTO CLEAN SEA LIFE Quando i rifiuti in mare vengono raccolti dai pescatori Al via il progetto europeo "Clean Sea Life" che nasce con l’obiettivo di ripulire il mare con l’aiuto dei pescatori. Si inizia con il coinvolgimento sperimentale di quattro regioni italiane: Sardegna, Emilia Romagna, Marche e Puglia. Capitanato dal Parco Nazionale dell’Asinara (Sassari), il progetto, finanziato dall’Unione Europea, è realizzato in partnership con CoNISMa, Fondazione Cetacea, Legambiente, MedSharks e MPNetwork e prevede la creazione di un network virtuoso fra pescatori, amministrazioni comunali, Autorità Portuali, Capitaneria di Porto e aziende di smaltimento. “Il progetto vuole accrescere l’attenzione del pubblico sulla

quantità di rifiuti presenti in mare e sulle spiagge, mostrare in che modo ne siamo responsabili e promuovere l’impegno attivo e costante per l’ambiente. Oltre alle atti-

vità di sensibilizzazione, il progetto sta compilando una mappa evidenziando le zone dove l’accumulo di rifiuti comporta un rischio per la biodiversità.

Inoltre sta identificando le migliori pratiche per la prevenzione e gestione dei rifiuti marini: le applicheremo a livello locale e le diffonderemo a livello nazionale e internazionale”, si legge sul sito ufficiale. Sono partite le sperimentazioni di “fishing for litter”, vere e proprie giornate di pesca a strascico di rifiuti, e giornate di formazione che vedono i pescatori coinvolti in appuntamenti per la promozione di modalità di pesca sostenibili. In una sola notte 34 pescherecci di Porto Torres, Rimini, San Benedetto del Tronto e Manfredonia hanno raccolto una tonnellata e mezza tra copertoni, bottiglie, sacchetti e

stoviglie di plastica, tubi. Ma non solo pescatori: “Clean Sea Life” è aperto anche a subacquei, diportisti, bagnini, bagnanti, ragazzi e tutti i cittadini, per una campagna partecipata della pulizia di coste e fondali per un totale di 1300 spiagge. Oltre la pulizia, “Clean Sea Life” si occuperà anche di prevenzione. Si distribuiranno 40mila porta-mozziconi, saranno installati speciali recipienti in plexiglass per gli stabilimenti balneari e sarà promosso lo sviluppo delle capacita ricettive di rifiuti in 15 porti. Infine si effettuerà la somministrazione di questionari e una raccolta capillare di informazioni per la mappatura delle zone a rischio. A.E.


Mais OGM promosso a pieni voti Il più importante ed il più vasto studio sull’argomento dichiara il cereale non dannoso Ilaria Buonfanti Il mais geneticamente modificato, dopo decenni di problematiche, dubbi, accuse, proibizioni, è stato dichiarato assolutamente sano, non dannoso quindi per la salute umana e per l’ambiente. Un terzo in meno delle cancerogene micotossine e fumonisine e fino al 24,5% in più di produzione senza danni per l’ambiente. Sono le performance del mais Ogm certificate da uno studio condotto da ricercatori italiani della Scuola Superiore Sant’Anna e dell’Università di Pisa, con il coordinamento di Laura Ercoli, docente di Agronomia e coltivazioni erbacee all’Istituto di Scienze della vita della Scuola Superiore Sant’Anna e pubblicate su “Scientific Reports”. Lo studio ha preso in considerazione 21 anni di coltivazione mondiale, tra il 1996, anno di inizio della coltivazione del mais transgenico e il 2016 periodo in cui le produzioni transgeniche sono passate da 1,7 a circa 180 milioni di ettari. Ebbene, i risultati indicano che la coltivazione di mais transgenico presenta produzioni superiori, contribuisce a

ridurre la presenza di insetti dannosi e contiene percentuali inferiori di sostanze tossiche che contaminano gli alimenti e i mangimi animali. Lo studio raccoglie i risultati di ricerche condotte in pieno campo negli Stati Uniti, in Europa, Sud America, Asia, Africa e Australia, e paragona le varietà transgeniche con le parentali non transgeniche. Dimostra, in maniera decisa, che il mais transgenico è notevolmente più produttivo (5,624,5%), non ha effetto sugli

organismi non-target (cioè non bersagli della modificazione genetica) e contiene concentrazioni minori di micotossine (28,8%) e fumonisine (-30,6%) nella granella, ovvero nei chicchi del mais. Lo studio applica le moderne tecniche matematico-statistiche di meta-analisi su risultati provenienti da studi indipendenti, per trarre conclusioni più forti rispetto a quelle ottenute da ogni singolo studio. La meta-analisi si è basata su 11.699 osservazioni che ri-

guardano le produzioni, la qualità della granella (incluso il contenuto in micotossine), l’effetto sugli insetti target e non-target, i cicli biogeochimici come contenuto di lignina negli stocchi e nelle foglie, perdite di peso della biomassa, emissione di CO2 dal suolo. La European Court of Justice di recente aveva sentenziato che, a meno di una “evidenza significativa” sul serio rischio alla salute umana, animale e ambientale portato dalla coltivazione di piante genetica-

mente modificate, gli Stati membri non possono adottare misure d’emergenza per proibirne l’uso. E così ha fatto l’Italia. Lo studio, tuttavia, dimostra che dopo ventuno anni di coltivazione del mais transgenico in tutto il mondo non esiste alcuna evidenza significativa di rischi sulla salute umana, animale ed ambientale. Al contrario, i dati della metaanalisi indicano con chiarezza la diminuzione delle “micotossine” e “fumonisine”, sostanze contaminanti contenute negli alimenti e nei mangimi e responsabili di fenomeni di tossicità acuta e cronica. La diminuzione di tali sostanze nella granella del mais transgenico, impiegata in alimenti per l’uomo e per gli animali, può avere effetti molto significativi per la salute umana. Il mais e la soia geneticamente modificate sono tra le principali coltivazioni biotech insieme a colza e cotone, mentre per i paesi la classifica è dominata da Usa, Brasile, Argentina, India e Canada. L’Italia è un importatore di mais destinato all’alimentazione zootecnica, anche delle produzioni Dop e Igp.

Un nuovo studio sulle previsioni stagionali degli incendi Rosario Maisto In molte nazioni del nostro pianeta, in estate gli incendi boschivi rappresentano una concreta e grave minaccia per abitazioni e infrastrutture. Essi causano danni economici ingenti, purtroppo, anche in termini di vite umane. Seppure la maggior parte degli incendi sia dovuta a cause antropiche, accidentali o volontarie, l’estensione dell’incendio, in particolare dell’area bruciata, dipende in modo significativo dalle condizioni meteo climatiche e dalle caratteristiche della legna, in particolare dal grado di umidità e dall’abbondanza del materiale che lo alimenta. Per prevenire e fronteggiare il fenomeno degli incendi boschivi che lo scorso anno ha messo in ginocchio la Campa-

nia, la Regione ha varato un piano che prevede una serie di azioni di contrasto ai roghi necessarie ad evitare una situazione di emergenza e di disastro ambientale come quella dello scorso anno. Al personale, che sarà impiegato quest’estate nelle basi

territoriali, nella sala operativa regionale e negli uffici tecnico-amministrativi della Regione, vanno ad aggiungersi 500 volontari della Protezione civile, 3600 vigili del fuoco e 500 carabinieri forestali. Oltre a questo però, bisogna individuare le aree a

rischio così da predisporre adeguate misure di controllo e prevenzione. Lo studio dell’Istituto di geoscienze e georisorse del Consiglio Nazionale delle ricerche (Cnr-Igg) di Pisa e dell’Università di Barcellona ha affrontato questo problema e mostrato come utilizzare le previsioni stagionali fornite dai centri meteorologici, combinate con modelli empirici dell’impatto degli incendi, per ottenere stime quantitative delle aree bruciate attese nei mesi successivi a scala globale. Gli studi condotti negli scorsi anni hanno permesso di sviluppare una serie di modelli empirici che legano l’area bruciata dagli incendi alle caratteristiche della precipitazione e della temperatura nei mesi e negli anni precedenti l’incendio.

I modelli sono stati validati sui dati disponibili in Europa mediterranea e in molte altre aree del Pianeta. L’approccio combina ricerca di base, utilizzo dei grandi database internazionali e risultati direttamente applicabili alla sicurezza delle popolazioni e alla pianificazione delle misure di salvaguardia, utilizzando le previsioni stagionali per migliorare la stima dell’importante impatto esercitato su questi eventi dalla variabilità climatica. Questi modelli, una volta validati, sono stati forzati dalle previsioni stagionali, infatti, confrontando le stime fornite dei modelli di incendio, si è visto che per ampie regioni del pianeta si riesce a migliorare significativamente la predicibilità dell’area bruciata a scala stagionale.


Lo stato delle foreste nel mondo I boschi e gli alberi contribuiscono ai mezzi di sussistenza umana più di quanto si pensi Bruno Giordano Nel rapporto sullo Stato delle Foreste del Mondo 2018, la FAO sottolinea come la deforestazione, causata principalmente dalla conversione dei suoli per l’agricoltura, minacci i mezzi di sostentamento di 250 milioni di individui e comprometta la biodiversità terrestre. Secondo il report l’interruzione della deforestazione, la gestione sostenibile delle foreste, il ripristino delle foreste degradate e l’aggiunta di copertura arborea in tutto il mondo richiedono seri interventi per evitare conseguenze potenzialmente dannose per il Pianeta e la sua popolazione. Le foreste e gli alberi contribuiscono ai mezzi di sussistenza umana più di quanto si pensi, svolgendo ruoli cruciali nella sicurezza alimentare, nell’acqua potabile, nelle energie rinnovabili e nelle economie rurali, fornendo nei Paesi in via di sviluppo circa il 20% del reddito delle famiglie rurali e il combustibile per cucinare e riscaldarsi ad una persona su tre in tutto il mondo.

È documentato come le foreste siano essenziali per il raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda ONU 2030: dal contrasto ai cambiamenti climatici alla conservazione della biodiversità, dalla riduzione delle disuguaglianze al miglioramento degli habitat urbani, offrendo prove tangibili dei molteplici contributi

offerti dalle foreste e tracciando i percorsi per fare di più. Il rapporto evidenzia l'importanza di quadri giuridici chiari sui diritti di proprietà forestale, plaude alla crescente tendenza di governance locale, chiede partenariati efficaci e l'impegno del settore privato a perseguire gli obiettivi sostenibili.

Poiché la deforestazione è la seconda causa principale dei cambiamenti climatici dopo il consumo dei combustibili fossili, si indica che la responsabilità delle imprese per una deforestazione zero è fondamentale. Considerando il grande lavoro che c’è da fare, la pubblicazione illustra i numerosi esempi che indicano una crescente consapevolezza e un graduale aumento delle pratiche sostenibili per quanto concerne le foreste e gli alberi del mondo. Le foreste e gli alberi in buona salute fanno molto più che fornire legname. Una persona su cinque in tutto il mondo conta su prodotti forestali non legnosi (NWFP) per cibo, reddito e varietà nutrizionali. Ciò è particolarmente importante per quasi 250 milioni di persone, per lo più in Africa e Asia, per circa il 40% che soffre di povertà estrema nelle zone rurali, che vivono in aree di savana e foreste che sono punti caldi per la povertà nelle fasce tropicali. Questa pratica prospera anche in Europa dove una persona su quattro raccoglie cibo direttamente dalle foreste, tra cui

frutta e bacche, acquistate dal 90% delle persone. A livello globale, le entrate generate dai NWFP ammontano a 88 miliardi di dollari. Le foreste aiutano le persone, tramite l’aumento delle entrate, ad acquistare cibo. Si stima che il settore conti più di 45 milioni di posti di lavoro e 580 miliardi di dollari di reddito da lavoro ogni anno, senza tener conto di quelli in nero molto ampi. La gestione sostenibile delle foreste è un imperativo per il fabbisogno mondiale di acqua ed energia. Grandi città come Vienna, Tokyo, Johannesburg e Bogotà ottengono una quantità significativa di acqua potabile dalle foreste protette. Negli Stati Uniti 180 milioni di persone dipendono dalle foreste per il loro fabbisogno di acqua potabile, come afferma il Servizio forestale del Paese. Mentre molti dei maggiori bacini idrografici del mondo hanno perso la copertura degli alberi, nelle aree forestali gestite per la conservazione del suolo e dell’acqua si è registrato un aumento di copertura a livello globale negli ultimi 25 anni.

Comuni rurali: assegnate le “Spighe Verdi” Premiate trentuno località italiane. Cinque in Campania Rosa Funaro “Spighe Verdi” è un programma FEE -Foundation for Environmental Education, ideato per guidare i Comuni rurali, passo dopo passo, a scegliere strategie di gestione del territorio che giovino all’ambiente e alla qualità della vita dell’intera comunità. Ogni anno, nell’ambito del Piano, vengono assegnate le “Spighe Verdi” ai Comuni rurali che, nel corso dell’anno, si sono contraddistinti per iniziative e percorsi virtuosi. Nell’edizione 2018, sono 31 le località italiane che hanno ottenuto il riconoscimento. Le tre Regioni con il maggior numero di riconoscimenti sono Marche, Toscana e Campania: la prima con sei località (Esa-

natoglia, Grottammare, Matelica, Mondolfo, Montecassiano e Numana), le altre due con cinque. In Toscana: Castellina in Chianti, Massa Marittima, Castagneto Carducci, Fiesole e Bibbona e in Campania: Agropoli, Positano, Pisciotta, Massa Lubrense e Ascea. Seguono, con tre comuni la Puglia (Castellaneta, Ostuni e Carovigno) e il Veneto (Calalzo di Cadore, Caorle, Montagnana. Vantano due località il Lazio (Canale Monterano e Gaeta) e l’Abruzzo (Tortoreto e Giulianova), mentre un solo premio va rispettivamente in Piemonte (Alba), Liguria (Lavagna) e Umbria (Montefalco). L’agricoltura ha un ruolo prioritario nel programma FEE, poiché è proprio “nei campi”, secondo gli addetti ai lavori,

che deve avvenire la vera rivoluzione culturale. Ed è da questa consapevolezza che è nata la collaborazione tra FEE Italia e Confagricoltura. Per portare i Comuni rurali alla graduale adozione dello schema “Spighe Verdi”, in-

fatti, FEE Italia ha adottato insieme a Confagricoltura un set di indicatori in grado di fotografare le politiche di gestione del territorio e indirizzarle verso criteri di massima attenzione alla sostenibilità. Secondo tali parametri sono

stati di fatto prima valutati i comuni rurali candidati al riconoscimento “Spighe Verdi” e poi selezionati quelli più virtuosi. Tra gli indicatori adottati abbiamo: la partecipazione pubblica, l’educazione allo sviluppo sostenibile, il corretto uso del suolo, la presenza di produzioni agricole tipiche, la sostenibilità e l’innovazione in agricoltura, la qualità dell’offerta turistica, l’esistenza e il grado di funzionalità degli impianti di depurazione, la gestione dei rifiuti con particolare riguardo alla raccolta differenziata, la valorizzazione delle aree naturalistiche eventualmente presenti sul territorio e del paesaggio, la cura dell’arredo urbano e l’accessibilità per tutti senza limitazioni.


L’architettura del paesaggio secondo Peter Walker Rappresentante del cosiddetto progetto “minimalista” Antonio Palumbo Architetto paesaggista statunitense (nato a Pasadena nel 1932), Peter Walker si è formato presso l’Università della California, a Berkeley, e la Graduate School of Design dell’Università di Harvard: ha insegnato, tenuto conferenze, scritto ed è stato impegnato in qualità di consulente per numerosi enti pubblici in tutto il mondo. È stato, con Hideo Sasaki, cofondatore dello studio SWA (1957) a Los Angeles, divenuto nel 1983 Peter Walker & Partners (PWP landscape architecture), ed è una delle figure più note e attive nel mondo dell’architettura del paesaggio. Nelle sue numerose ed importanti opere, Walker si conferma un rappresentante del progetto ‘minimalista’, che intende «l’essere di un oggetto ciò che esso è»: il suo lavoro coniuga l’attenzione per gli aspetti ecologico-ambientali con un riferimento costante all’arte, nella ricerca di una raffinata semplicità, bellezza e funzionalità sempre caratterizzate da un design sostenibile. Accanto all’attività progettuale ha svolto, come detto, attività didattica presso la Harvard University (195881) e, dall’inizio degli anni Ottanta, ha preso parte a note realizzazioni in tutto il mondo, come (solo per fare alcuni esempi): il Nishi Harima Science Garden City in Giappone, con Arata Isozaki; l’ampliamento dell’aeroporto

di Monaco, con Murpy Jahn Architects; l’Herman Miller Headquarters e il Concord Performing Arts Center in California, in collaborazione con Frank O. Gehry; l’Ambasciata USA a Baghdad con Josè Luis Sert; l’Euralille Park, con Rem Koolhaas; il parco di Solana, in Texas. I progetti di Walker spaziano da piccoli giardini a nuove città, da piazze urbane a sedi aziendali e campus universitari, con una attenzione costante alle questioni urbane e ambientali, in una varietà di contesti geografici e culturali,

dagli Stati Uniti a Giappone, Cina, Australia ed Europa. Al September 11 Memorial, Walker ha aggiunto un paesaggio semplice ma elegante per i vuoti di Michael Arad, producendo uno schema vincente. Gli sono state assegnate la ASLA Design Medal, la Thomas Jefferson Medal, la Harvard Medaglia del Centenario, Institut Honor AIA, American Academy in Rome Fellow, e la medaglia IFLA Geoffrey Jellicoe. Uno dei suoi progetti emblematici, che ci soffermiamo brevemente ad analizzare, è quello del Tanner Springs

Park, realizzato ai margini del Distretto di Pearl, nei pressi del fiume Willamette, a Portland, Oregon. Il Parco ricopre un intero isolato (quasi un ettaro di spazi aperti), tra NW 10th Avenue e NW 11th Avenue: si tratta di uno dei più sorprendenti e deliziosi parchi urbani mai progettati. Il suo hardscape si fonde perfettamente con i moderni edifici circostanti: l’acqua li riflette letteralmente, integrandoli pienamente con l’elemento-fiume. Tra i lavori più importanti realizzati negli ultimi anni da Walker si ricor-

dano: il Millennium Park per i Giochi Olimpici di Sidney (2000); la piazza del Sony Center a Berlino (2000); il Campus Novartis a Basilea (2003); la Saitama Plaza in Giappone (Premio ASLA 2004); la sistemazione paesaggistica dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Pechino (2008); il National 9/11 Memorial, realizzato in collaborazione con Michael Arad, sul sito del World Trade Center a New York, inaugurato (in parte) nel 2011, in occasione della cerimonia per il decennale dell’attacco alle Torri gemelle.


Alimenti antiossidanti: il must have dell’estate Fabiana Clemente Per chi ha superato la prova costume a pieni voti e chi invece non si è neppure classificato in graduatoria, la parola d’ordine di quest’estate è la stessa: antiossidante. Sostanza presente in numerosi alimenti, deputata a contrastare i radicali liberi nel nostro organismo, a prevenire l’invecchiamento cellulare e mantenere i tessuti sani. Nella fattispecie, sono i polifenoli e i flavonoidi a proteggere la salute di occhi e vista. Migliorano la circolazione e favoriscono il benessere di cuore e vasi sanguigni. Ma come giovare di tale sostanza prodigiosa? Semplicemente attraverso l’alimentazione. Gli alimenti più ricchi di antiossidanti sono sicuramente frutta e verdura freschi, ma anche semi e frutta secca ne sono ricchi. Tra gli antiossidanti più comuni presenti negli alimenti vi è la vitamina C, che stimola anche le difese immunitarie ed è responsabile della produzione di collagene. Una corretta alimentazione, improntata sulla dieta mediterranea. Conosciamo, dunque, i cibi protagonisti. Alla top ten si classifica il kiwi. Tra i frutti più ricchi di antiossidanti, grazie all’elevata concentrazione di polifenoli, aiutano a proteggerci da malattie degenerative – Parkinson e Alzheimer. Particolarmente meritorio è il kiwi di qualità gold. Al secondo posto si posi-

PCOS – Sindrome dell’ovaio policistico Sintomi e cure ziona il tè verde. Concentrato naturale di antiossidanti, tra cui polifenoli, bioflavonoidi e tannini. Aiuta a rimineralizzare e tonificare ossa, pelle e capelli. Rafforza il sistema immunitario e riduce l’assorbimento degli zuccheri. Come tralasciare il melograno. Presenta una concentrazione di antiossidanti molto elevata, superiore anche al tè verde. Tra gli antiossidanti contenuti nel melograno troviamo i flavonoidi, che proteggono il cuore e le arterie e che presentano proprietà antinfiammatorie e gastroprotettive. Grazie all’acido ellagico, il melograno ci aiuta a contrastare i radicali liberi. Particolarmente apprezzati i mirtilli. Il contenuto di sostanze benefiche è superiore nei mirtilli selvatici, che sono ritenuti migliori rispetto ai mirtilli coltivati in serra dal punto di vista nutrizionale. Il potere antiossidante dei mirtilli è dovuto al loro contenuto di flavonoidi, che ci aiutano a prevenire malattie metaboliche, degenerative e cardiovascolari. Inoltre,

ci proteggono dal cancro. Sono ricchi di antiossidanti tutti i frutti rossi, fragole e ciliegie incluse. Meno conosciuta ma ugualmente miracolosa è la graviola – frutto tropicale contenente sostanze citotossiche in grado di contrastare le cellule tumorali. La graviola, inoltre, ha proprietà antibatteriche e favorisce la digestione. Andando avanti nella lista, troviamo l’avocado. La vitamina A e la vitamina E, di cui è caratterizzato aiutano il nostro organismo a liberarsi dai radicali liberi, ritardando l'invecchiamento dei tessuti. Per non trascurare la vitamina C e di betacarotene presenti nelle carote - ortaggi particolarmente ricchi di antiossidanti e indicati per contrastare le malattie cardiovascolari e ai tumori. Last but not least…Pomodori, cacao e bacche di goji. In generale, mangiare frutta e verdura fresca – ricchi soprattutto di acqua - aiuta a mantenersi in salute e a prevenire la morte prematura.

La sindrome dell'ovaio policistico – conosciuta anche con l’acronimo PCOS - causa importanti effetti sulla salute della donna di tipo estetico, metabolico e riproduttivo. Si presenta con l’ingrossamento delle ovaie, con la presenza di cisti ovariche multiple e da alterazioni endocrinologiche e metaboliche. Ergo, iperandrogenismo, insulino-resistenza e conseguente iperinsulinemia. Ad esserne colpite sono il 5-10% delle donne. Fa il suo esordio nel periodo puberale ed è considerata l’alterazione endocrina più comune in età fertile. Espressione di un’alterazione del sistema riproduttivo data dall’aumento degli ormoni maschili androgeni, causa di segni e sintomi tipici. Irsutismo, ovvero eccessiva peluria su viso e corpo. Alopecia androgenetica ovvero acne e calvizie di tipo maschile. Alterazione della regolarità mestruale, quali amenorrea o oligomenorrea, cicli scarsi o prolungati. L’ecografia transvaginale offre una chiara visione dello stato di salute delle ovaie. Ergo, la presenza di microcisti è facilmente individuabile. Tuttavia, è possibile ricorrere ad ulteriori esami specifici per la diagnosi. Stiamo parlando di esami ormonali, curva glicemica, curva insulinemica. In caso di sindrome conclamata, un trattamento farmacologico mirato, uno stile di vita corretto e una considerevole perdita di peso sono le strategie particolarmente indicate. Contrariamente a quanto si possa pensare, la PCOS non è causa principale di infertilità. Se è alterata la normale ovulazione, si ricorre a terapie ad hoc per ripristinarne la funzionalità. Chi ne è affetta presenta una resistenza all’insulina – ormone secreto dal pancreas che regola il glucosio nel sangue – e di conseguenza maggiormente esposta a diabete, ipertensione, obesità, patologie cardiovascolari e in casi gravi di infertilità. Recenti studi pubblicati su Gynecological Endocrinology hanno acceso i riflettori sull’effetto positivo di uno zucchero alcolico – normalmente presente nell’organismo e fondamentale per la buona funzionalità ovarica. Stiamo parlando dell’inositolo. Molecola particolarmente apprezzata per curare la policistosi ovarica. Il Myoinositolo e il D-chiro-inositolo svolgono il ruolo di secondi messaggeri dell’insulina. I risultati sono molto incoraggianti. È stato dimostrato che dopo circa 60 giorni dall’assunzione, risulta normalizzata l’ovulazione e aumentano le probabilità di concepimento in modo naturale. In molti casi, invece, è probabile che il vostro medico vi prescriva la metformina – farmaco impiegato per il trattamento del diabete di tipo 2. In definitiva, un parere esperto è fondamentale in presenza di sintomi sopra elencati. Nella fattispecie, oltre a rivolgersi al proprio ginecologo, sarebbe opportuno anche un consulto di un endocrinologo. F.C.


Summer School on EnvironmentalCrimes Il corso estivo per riconoscere, gestire e prevenire i crimini ambientali Alessia Esposito Un corso per imparare a riconoscere, gestire e prevenire i crimini ambientali. Si tratta del programma della scuola estiva dell’UNICRI (Istituto internazionale delle Nazioni Unite per la ricerca sul crimine e la giustizia) e della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI). Si terrà a Roma presso la sede di quest’ultima dal 24 al 28 settembre 2018, con la possibilità di iscriversi fino al 16 settembre. La conoscenza e l’analisi delle dinamiche connesse ai reati contro l’ambiente sono infatti sempre più centrali nelle politiche nazionali e internazionali “in ragione della natura e dell’incidenza di queste fattispecie criminose che mettono a rischio la popolazione e gli ecosistemi.” La “Summer School on EnvironmentalCrimes” prevede cinque giorni intensivi di corso costituiti da lezioni teoriche, esercizi pratici e tavole rotonde grazie a cui i partecipanti potranno acquisire conoscenze sui crimini ambientali, sul coinvolgimento del crimine organizzato in tale fenomeno, sul quadro giuridico globale e sul sistema di prevenzione e contrasto previsto dagli organi internazionali. Il corso si incentra inoltre sul rapporto tra i crimini ambientali e le violazioni dei diritti umani. Il piano formativo prevede, nel dettaglio, i seguenti temi: quadri giuridici

internazionali per prevenire i crimini contro l’ambiente, crimini ambientali e violazioni dei diritti umani, coinvolgimento di gruppi criminali organizzati in crimini ambientali, crimini contro la fauna selvatica, analisi del rischio di reati ambientali, conflitti e giustizia ambientali, responsabilità individuale, aziendale e statale per i reati ambientali. Ad insegnare, studiosi e accademici di alto profilo provenienti da importanti università e istituti di ricerca, nonché rappresentanti del Sistema delle Na-

zioni Unite e di altre organizzazioni internazionali. Inoltre la platea internazionale consentirà un network interculturale ai fini di una visione globale di uno dei più gravi fenomeni di criminalità emergente nel mondo, da contrastare in ogni modo per proteggere il nostro ecosistema e quindi anche noi stessi. L’ente organizzatore, UNICRI, si occupa dal 1968 della costruzione di sistemi di giustizia in linea con gli standard internazionali e promuove politiche di prevenzione e contrasto

del crimine, nonché la cultura dei diritti umani. Un impegno che si concretizza anche nella lotta al crimine organizzato transnazionale, soprattutto alla tratta di esseri umani, prevenzione del terrorismo, della corruzione e di nuovi crimini emergenti quali contraffazione, crimini informatici e, appunto, i reati contro l’ambiente. Per tutte le informazioni e il programma completo basta consultare il sito ufficiale: www.unicri.it o il sito in italiano www.onuitalia.it.

Adotta un orto e porta in tavola prodotti bio Se vogliamo godere a casa o al ristorante di miele biologico o verdure fresche appena colte e a chimica zero, basta davvero poco secondo la giovane imprenditrice agricola Arianna Vulpiani, che lancia un vero e proprio appello: adottiamo un’arnia o una porzione di orto. Insomma, a un anno dall'apertura della start up romana BioFarm Orto, un progetto di alimentazione biologica naturale che mira a unire il produttore e il consumatore, vengono lanciate BioFarm Uovo e BioFarm Miele. E così, d’ora in poi sarà possibile adottare un’arnia sia per tutelare le api, insetti impollinatori fondamentali per la vita agricola, sia per avere sconti sul miele, polline e propoli della propria arnia, gestita col patrocinio dell'Aral (Associazione Regionale Apicoltori Lazio). Inoltre, da segnare questo indirizzo “via Tiberina 178”: qui, all'interno dell'orto biologico, dove affitti una porzione di orto, l'azienda lo

coltiva e tu raccogli i tuoi ortaggi senza alcuno sforzo, oggi trova spazio anche un piccolo allevamento all'aperto di galline ovaiole. Convinta che l’unico obiettivo da inseguire è quello di avvicinare nuovi consumatori a un’attività educativa ed ecologica è un gesto d'amore verso la natura, la dottoressa Vulpiani ora vende uova bio provenienti da galline nutrite secondo indicazioni di un nutrizionista. “La sicurezza del prodotto e il benessere dell'animale sono una mia grande priorità - conclude l'imprenditrice agricola - Ho dato molto spazio all'aperto a ciascuna gallina, libera di razzolare alimentandosi con tutto ciò che trovano in natura e con gli ortaggi biologici dell'orto, con mais, cereali e prodotti vegetali provenienti da coltivazioni biologiche, ho messo a punto insieme ad un esperto in alimentazione per avicoli una specifica tabella nutrizionale anche per loro”. A.E.


Grandi Napoletani, grandi Campani

Pietro Fabris e il “suo” Vesuvio Gennaro De Crescenzo La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Pietro Fabris era probabilmente di origini inglesi ma svolse la sua attività di pittore soprattutto a Napoli tra il 1756 e il 1792 lasciandoci opere di indubbio valore e capaci di diffondere la conoscenza di Napoli e delle sue bellezze in tutto il mondo. Nacque forse nel 1740 a Napoli dove morì nel 1792. Poche le notizie relative alla sua vita (accanto alla firma in molti quadri si definiva “English painnter”). Brevi i suoi viaggi a Londra, intenso, invece, il suo lavoro nella Napoli borbonica con numerosi gouaches, oli su tela e disegni con paesaggi e vedute, scene popolari e costumi del Regno delle Due Sicilie. Diverse le influenze della scuola pittorica locale e anche dello stesso Hackert attivo negli stessi anni. Diverso lo

stile solo in alcune opere (tra esse un San Francesco d'Assisi e un Sant’Antonio da Padova nella chiesa di S. Chiara a Bari). Famosi anche i suoi “venditori”, le sue “colazioni in riva al mare”, la “caccia” nelle sue diverse forme (molti di questi quadri sono conservati a Londra). E così anche le illustrazioni di feste, tarantelle o scene di genere in formati preferibilmente ridotti (per assecondare il gusto dei collezionisti e dei viaggiatori stranieri del famoso “tour” dell’epoca). Di qui

anche la riproduzione di una lezione di scherma e di un concerto (con autoritratto) che servivano al committente per ricordare il suo viaggio (una sorta di servizio fotografico di oggi, in mancanza di foto, fotografi e… selfie!). Tra i collezionisti di antichità, oggetti d’arte e curiosità anche l’ambasciatore inglese a Napoli, sir William Hamilton, con il quale lavorò ad illustrare a gouache il volume Campi Phlegraei (Napoli 1776-79): una vera e propria opera di vulcanologia legata all'osservazione delle zone vulcaniche della Campania e della Sicilia (fu questo uno dei libri più ammirati e diffusi del Settecento). Notevoli anche le sue riproduzioni di feste popolari religiose e di pescatori, fonti preziose per la vita quotidiana del tempo, squarci di uomini e cose del suo tempo, alimento per quella immagine colorata e vivace che di Napoli si diffondeva e (tutto sommato, cambiate le cose da cambiare) ancora si diffonde. Fabris fu abilissimo anche nella illustrazione di costumi e scene popolari della Campania e delle altre regioni del Regno: l'opera più importante è senz'altro il raro volume di stampe “Raccolta di vari vestimenti ed arti del Regno di Napoli” (Napoli, 1773) con trentacinque tavole di costumi di popolani ed artigiani dei borghi di Napoli, Gaeta, Torre del Greco, Puglia, Calabria e

delle isole di Ischia, Procida e Lipari. Da ricordare, infine, la vastissima produzione di gouaches sciolte e disegni (in gran parte conservati presso il Museo di San Martino a Napoli, alla Società Napoletana di Storia Pa-

In un suo dipinto giovanile fu immortalata un'eruzione spettacolare del Vesuvio, più precisamente quella del 20 ottobre 1767; nella raffigurazione un flusso di lava travolge una fattoria, flusso che sarà poi contenuto fortunatamente dal Monte Somma. Tra il 1776 e il 1779 realizza 59 illustrazioni per un trattato di Lord William Hamilton sui vulcani del Regno delle Due Sicilie. Divenne una sorta di illustratore delle eruzioni. Il suo stile pittorico è carat-

tria ed in raccolte private napoletane). Dopo il 1792 si ritrovano altre notizie del Fabris ed è paradossale in considerazione della fama delle sue opere e della fama che da esse la città di Napoli acquisì.

terizzato quasi sempre da ampi spazi aperti, in cui fa risaltare la monumentalità della natura o dell'opera umana; come già detto i suoi soggetto favoriti sono il Vesuvio o comunque vedute di Napoli, spesso in momenti drammatici per la città e il territorio circostante. Apprezzato anche in Inghilterra, Fabris nel 1768 espose a Londra alla Free Society e nel 1772 alla Society of Artist. Da Jane Turner (a cura di),The Dictionary of Art, vol. 10, New York, Grove, 1996.


Comprare oggetti usati è utile per l’ambiente e anche per le tasche Rosemary Fanelli Tanti i motivi che inducono a comprare e vendere oggetti di seconda mano: liberarsi di mobili, suppellettili e vestiti, ma anche fare buoni affari. Un tendenza in crescita, quella dell’acquisto di seconda mano, che a prescindere dalla motivazione, accende i riflettori sulla questione ambientale. Ad attestarlo sono i numeri ricavati da Schibsted, l'Istituto svedese di ricerca ambientale, che, valutando il Second Hand, ha stimato un risparmio pari a 21,5 milioni di tonnellate di Co2 in 10 principali paesi, quali Francia, Spagna, Norvegia, Finlandia, Ungheria, Marocco, Brasile, Messico, Italia e Svezia. Solo in Italia, grazie agli oltre 8 milioni di utenti mensili che utilizzano il sito internet “Subito.it”, ne sono state risparmiate 4,5 milioni di tonnellate. Acquistare e comprare oggetti usati non è quindi solo un modo per fare buoni affari, ma anche un gesto di responsabilità nei confronti dell’ambiente. Schibsted, partendo dal presupposto che acquistare un oggetto usato significhi non produrne uno nuovo e non dismettere lo stesso, ha analiz-

zato per il terzo anno consecutivo l’impatto dell’economia dell’usato, dimostrandone l’effetto positivo sul Pianeta. Per farsi un’idea, basti pensare che nel solo 2017 sono state risparmiate 4,5 milioni di tonnellate di Co2, pari a 4,4 milioni di voli a/r Roma-New York o a 12 mesi senza traffico nella città di Roma, alla produzione di quasi 7 miliardi di kg di pasta, alla produzione ed al riciclo di 65 milioni di biciclette, 18 milioni di divani, 12,4 miliardi di bottigliette di Coca-Cola e 329 milioni di sneakers. Oltre alla emissioni di Co2, l’economia dell’usato ha permesso di risparmiare ben 245.927 tonnellate di plastica, 1,6 milioni di tonnellate di acciaio o ancora a 153.830 tonnellate di alluminio, pari a 10,3 miliardi di lattine. Il tutto ad appannaggio dell’ambiente. La Second Hand economy in Italia vale attualmente 21 miliardi di euro ovvero l’1,2% del Pil. Per Melany Libraro, amministratore delegato di Subito, “ogni volta che qualcuno di noi compra o vende usato compie un “piccolo gesto” importante per il futuro di tutti, perché concorre a ridurre il nostro impatto ambientale, concreta-

mente”. Proprio per dare valore ad ogni singolo gesto, Subito ha sviluppato un sito dedicato al Second Hand Effect, dove, accanto al report, sono riportati il risparmio di Co2 per gli oggetti più comunemente comprati e venduti attraverso la piattaforma, insieme alla classifica delle regioni e delle città più virtuose nell’acquisto di seconda mano. Entrando nel dettaglio del nostro Paese, la Campania è risultata la regione più virtuosa, con 709.279 tonnellate di Co2

risparmiate, pari al 15,8% del totale, seguita dalla Lombardia con 654.540 tonnellate (14,6%) e dal Lazio con 437.898 (9,8%). Dati che sono sicuramente destinati a salire, tanto più se si considera che, nel realizzare la ricerca, sono stati presi in considerazione solo gli annunci pubblicati dagli utenti privati, estromettendo quelli pubblicati dalle aziende. Per ogni bene è stato poi calcolato, mediante un apposito programma ideato dall’istituto di ricerca, l’impatto ambientale derivante dal-

l’estrazione della materia prima, dalla lavorazione dei materiali di cui è composto e dal processo di dismissione. Successivamente il totale è stato comparato in chilogrammi equivalenti di diossido di carbonio (CO2e). Il valore attribuito all’oggetto è stato infine convertito in base alla composizione della partizione dei materiali e ad ogni partizione è stato associato un quantitativo di materiale (plastica, acciaio e alluminio) e di emissioni in chilogrammi di Co2.

A Bellizzi il festival “eco-sostenibile” AmbientAzioni, evento di educazione ambientale per bambini, si è svolto il 20 luglio Anna Gaudioso “AmbientAzioni”, ispirato all'Agenda Onu 2030 (SDGs, Sustainable Development Goals), organizzato dal Comune di Bellizzi e da Achab Med, è un festival per bambini che ha come tema la sostenibilità ambientale. Il primo appuntamento si è svolto lo scorso 20 luglio 2018 nel comune in provincia di Salerno. Ad accogliere l’evento, sponsorizzato dalla Sarim, il sindaco Mimmo Volpe che ha interagito scherzosamente con la platea dei piccoli partecipanti. «Ci saranno altre tappe», ha detto l’amministratore di Achab Med Massimo Santucci, «ad Acerra (Napoli), a Cosenza e a Cassano delle

Murge (Bari)». Questo tipo di intrattenimento e apprendimento può essere proposto in parchi, piazze, lidi, aree giochi e scuole. Mixare tematiche ed eventi è una formula innovativa e flessibile che permette di costruire il proprio festival dando la possibilità di scegliere tra diversi laboratori, spettacoli

e intrattenimento, da realizzare su una o più giornate. AmbientAzioni rappresenta una formula vincente legata alle tematiche della sostenibilità ambientale, una best practice destinata a far parlare di sé. L’ambiente è al centro di progetti di sviluppo di una società che desidera vivere un territo-

rio sano e nel rispetto della natura. Da qui la necessità di realizzare una forte sensibilizzazione popolare, tesa a proteggere e curare il territorio, perché ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte, a cominciare dalla presa di coscienza rispetto ai temi ambientali. Occorre conoscere e rispettare le regole che possono rendere possibile e vittorioso il “progetto”, catturare l’attenzione dei giovani, stimolarli all’impegno e chiedere ai meno giovani di supportare e aiutare le nuove generazioni. Conoscere oggi il significato della parola “ambiente” vuol dire scoprire un altro modo di essere giovani, imparare a partecipare per incidere sulle scelte

della società e stimolarne il cambiamento. Achab Med si occupa di orti scolastici, mobilità sostenibile, raccolta differenziata, energie rinnovabili, spesso oggetto di attività laboratoriali. La risposta dei bambini è sempre entusiasmante, ricca di partecipazione e impegno. Nuove forme innovative di apprendimento si fanno sempre più strada, tra tecnologia e attività ludiche. In questo contesto, si inserisce "AmbientAzioni", il festival per bambini sulla sostenibilità, con spettacoli e laboratori su temi come raccolta differenziata, riciclo dei rifiuti, acqua, energia, alimentazione, clima, mobilità ed integrazione.


IN ITALIA CRESCE LA RACCOLTA DI CARTA E CARTONE Secondo il rapporto annuale di Comieco il nostro paese è leader in Europa nel riciclo Bruno Giordano È quanto emerge dal XXIII Rapporto Annuale di Comieco Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo di Imballaggi a base cellulosica. Con quasi 3,3 milioni di tonnellate di materiale cellulosico raccolto dai Comuni, +52.600 tonnellate rispetto all’anno precedente, e un pro-capite che supera i 54 kg/abitante, la raccolta differenziata di carta e cartone in Italia nel 2017 è cresciuta del 1,6% rispetto al 2016. Con 10 tonnellate di macero riciclate al minuto, l’Italia è leader in Europa per il riciclo di carta e cartone. Al positivo risultato del 2017 ha contribuito ancora una volta il Sud Italia con un +6,1% a livello di raccolta pro-capite e l’Abruzzo conferma le performance migliori dell’area. Il Centro Italia è cresciuto del 1,6% grazie alla virtuosa Toscana. Il Nord è in una situazione di sostanziale stabilità, garantendo costanza in una raccolta già matura da anni. Le performance migliorative di regioni storicamente ai vertici della classifica nazionale come l’Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige e la Lombardia confermano che l’abitudine a fare bene, stimola, ognuno per la propria parte, filiera, amministrazioni, gestori e cittadini, ad un continuo sviluppo. Una buona raccolta differenziata di carta e cartone, spiega il direttore generale di Comieco Carlo Montalbetti, si traduce anche in importanti vantaggi economici per i Comuni: nel solo 2017 Comieco ha erogato 110 milioni di euro (+8% rispetto al 2016) ai 5.487 Comuni in

convenzione per la gestione di quasi 1,5 milioni di tonnellate di carta e cartone raccolte dai cittadini. Dal 1985 ad oggi, il ruolo di Comieco è cambiato. Le quantità di carta e cartone gestite dal Consorzio nel 2017, spiega Montalbetti, "sono state poco più del 45% della raccolta differenziata comunale totale, con un’incidenza media del 35/40% al Centro-Nord e ben del 75% al Sud. Si conferma il ruolo di Co-

mieco, essenziale per la garanzia di riciclo e sviluppo dei servizi di raccolta soprattutto nelle regioni meridionali dove i Comuni faticano a fare rete". I numeri della raccolta differenziata di carta e cartone in Italia sono destinati a salire se si considerano i nuovi obiettivi di sostenibilità fissati dall’Unione Europea che coinvolgono rifiuti e imballaggi. Il primo target è quello di raggiungere 3,5 milioni di tonnellate

di carta e cartone raccolte in modo differenziato entro il 2020. Continuando sulla buona strada intrapresa le 200mila tonnellate ancora da intercettare non sono un traguardo impossibile. Il secondo obiettivo, entro il 2035, sarà il raggiungimento di un tasso di riciclo di imballaggi cellulosici del 85%. Ad oggi il tasso di riciclo è poco sotto l’80%, ovvero in Italia si riciclano 4 imballaggi su 5.

Acciaio riciclato della seconda guerra mondiale A Londra sono state prodotte ringhiere utilizzando l’acciaio delle barelle utilizzate durante il conflitto Alcuni dei grossi condomini popolari del sud e nella zona est di Londra hanno una recinzione molto particolare. Difficilmente salta agli occhi e, anche se qualcuno può notare qualche “stravaganza” nella forma, lo sfido ad immaginare a cosa realmente sono quei rettangoli di ferro: barelle! Proprio così, delle barelle costruite in fretta e furia dalla ARP (Air Raid Precautions) subito prima che cominciasse la seconda guerra mondiale, in quanto il Regno Unito si aspettava pesanti raid aerei e pesanti perdite, soprattutto nella popolazione civile. Le vollero appositamente in acciaio per far si che fossero facilmente lavate e disinfettate, nell’eventualità ci fossero stati attacchi con i gas. L’acciaio è riciclabile al 100% e all’infinito, senza alcuna perdita di qualità. Una volta recuperato, è ancora ricicla-

bile al 100%. Il tasso di riciclo è la percentuale di materiali che vengono dismessi, recuperati e riutilizzati. Per ogni tonnellata di acciaio prodotta, l’industria siderurgica produce un vantaggio per le generazioni future, che non ne dovranno produrre. L’acciaio riciclato rappresenta il 40% della risorsa ferrosa mondiale per l’industria siderurgica. ArcelorMittal è il più grande riciclatore di rottami: 1,2 tonnellate di acciaio vengono riciclate ogni secondo! Prima della guerra, di barelle ne furono costruite circa 600.000 e, a parte quei pochi soggetti che sono stati dati in custodia ai musei (ne potete ammirare una e conoscere nel dettaglio la storia, al museo dell’Ordine di St. John), moltissime sono finite in un uso pratico nei numerosi boroughs di Londra.

Oggi, passeggiando per alcuni quartieri residenziali della capitale britannica, è possibile osservare queste barelle che sono state trasformate in ringhiere, in recinzioni uniche al mondo. Sono stati impiegate nelle recinzioni,

posizionate in orizzontale una di seguito all’altra, saldate insieme perfettamente integre, con tanto di maniglie e di quella piccola curva che serviva a tenere sollevato da terra il ferito. Al Kennington Park Estate di Oval ce n'è qualche fila, come intorno alla Glebe Estate a Camberwell, sulla Peckham Road. Si trovano anche nella Mereton Mansions, sulla Brookmill Road e nella East Dulwich Estate. Per evitare che questo pezzo di storia, recuperato ed utilizzato fino ad oggi egregiamente, vada completamente perduto si è creata una associazione, la Stretcher Railing Society, il cui scopo è prendersi cura di quello che è rimasto di queste recinzioni-barelle ed evitare che i vari comuni ne facciano materiale di cui sbarazzarsi. Speriamo che se la cavano! I.B.


La pellicola che fa durare la frutta più a lungo Edilpeel, arriva dagli USA un’alternativa al frigo Cristina Abbrunzo Ormai si parla tanto di soluzioni sostenibili per ridurre gli sprechi alimentari, specie quando si tratta di prodotti particolarmente deperibili come frutta e verdura. Il packaging, lo abbiamo visto in altre occasioni, può giocare un ruolo chiave nel prolungamento della shelf life degli ortofrutticoli. Lo dimostra una nuova soluzione che arriva dalla California: si chiama Edipeel ed è una pellicola invisibile e completamente edibile in grado di contrastare l’azione dei microrganismi degradativi su frutta e verdura, allungando di cinque volte la loro vita di scaffale. L’idea è firmata Apeel Sciences, giovane e dinamica start up di Santa Barbara, guidata dal suo fondatore James Rogers, laureato in Scienza dei Materiali e Ingegneria, nonché in Ingegneria Biomedica. Rogers ha concepito la pellicola Edilpeel mentre svolgeva un dottorato di ricerca alla University of California. Nei suoi spostamenti tra il campus e i laboratori a Berkeley,

passava spesso davanti a diverse fattorie pensando ad una strategia per poter proteggere piu’ a lungo i meravigliosi e rigogliosi prodotti agricoli che queste aziende pazientemente producevano. Così un giorno si soffermò a

riflettere sull’acciaio inossidabile che ha una barriera di carbonio e ferro che previene l’ossidazione del metallo e si chiese se avrebbe potuto usare la stessa strategia per proteggere i prodotti agricoli. Detto fatto. Realizzata par-

tendo da scarti vegetali e sottoprodotti derivanti dalla catena dell’agricoltura biologica e solitamente gettati, come foglie o gambi eliminati dopo la raccolta, nasce Edilpeel, una sostanza commestibile inodore e insapore, che agisce

La bioplastica ottenuta dalle bucce di banana A realizzarla è una studentessa turca di 16 anni Elif Belgin, 16enne di Istanbul, ha vinto di recente il Science in Action award con la sua bellissima idea: la giovane ha sviluppato un processo chimico per trasformare le bucce di banana in una bioplastica resistente, sperando di poter contribuire a ridurre la dipendenza dal petrolio. Ancora una volta le idee per migliorare il pianeta rivolgendo lo sguardo a soluzioni sostenibili vengono proposte dai più piccoli. Elif si è soffermata a riflettere sul fatto che la frutta è naturalmente avvolta in un involucro, che le fornisce tutta la protezione di cui ha bisogno, caratterizzato da flessibilità e resilienza. La giovane ha approfondito la questione e ha scoperto che gli amidi e la cel-

lulosa contenuta nello strato esterno delle bucce di banana potevano essere utilizzati anche per creare materiali in grado di isolare i fili o per protesi mediche. Prendendo spunto da precedenti tecniche che impiega-

vano le bucce di mango per la realizzazione di materiali plastici, Elif ha messo appunto durante i due anni di ricerca un processo che potrebbe portare, come lei stessa suggerisce, ad un uso migliore per le oltre 200 tonnellate di bucce

di banana destinate ogni giorno alle pattumiere della Thailandia. Una soluzione questa che potrebbe presto portare a una riduzione della dipendenza dal petrolio, con il conseguente calo dell’inquinamento derivato dagli attuali processi di lavorazione della plastica. Un piccolo passo verso l’ambiente e le materie plastiche eco-compatibili secondo Elif: “Questo successo per me sta a significare che il mio progetto ha il potenziale per rappresentare una soluzione al crescente problema dell’inquinamento causato da materiali plastici derivati dal petrolio. Significa anche che ho cominciato il processo di cambiamento del mondo e questo mi fa già sentire una vincitrice”. C.A.

come una vera e propria barriera nei confronti dei gas responsabili del processo di decomposizione. Una volta spruzzato su frutta e verdura e lasciato asciugare, Edilpeel fornisce uno strato protettivo che riduce l'ossidazione e la traspirazione che causano appunto il marciume; in pratica, riducendo l'ossidazione, la maturazione nei prodotti si rallenta. L’utilizzo di questa pellicola protettiva ha un’enorme serie di vantaggi, tra i quali anche permettere ai rivenditori e ai ristoranti di rifornirsi da produttori anche molto lontani, evitando sprechi di vegetali maturati troppo velocemente. Ad esempio, ci vogliono 30 giorni perché mirtilli coltivati in Cile arrivino nei negozi degli Stati Uniti. Per mantenerli freschi, i contadini spesso li rivestono di cera e li raccolgono prima che siano maturi. I camion poi devono refrigerarli molto (con dispendio di energia e di denaro). Ma non solo. Edilpeel spalanca l’opportunità di far crescere prodotti agricoli in aree non sfruttate, come il Perù, che hanno costi per i terreni e per il lavoro più bassi, ad esempio, della California. La start up californiana sta studiando anche un secondo prodotto da utilizzare prima della raccolta, Invisipeel, che funziona sullo stesso principio ‘ingannatore’ per i microrganismi, in modo che questi non attacchino le coltivazioni. Ugualmente è realizzato partendo da scarti delle colture biologiche e ha lo scopo di evitare l’uso di pesticidi in agricoltura. Anche questa pellicola è basata sull’idea che batteri, funghi e insetti identificano le sorgenti di cibo attraverso il riconoscimento di specifiche molecole prodotte dalla superficie di frutta e verdura. Invisipeel opera dunque sulle superfici con uno strato ultra sottile di molecole chimicamente contrastanti, rendendo gli alimenti irriconoscibili ai parassiti. Invisipeel al momento è ancora in fase di ricerca e sviluppo e sarà disponibile dopo le dovute prove sul campo.


Le differenze tra i tipi di accesso agli atti Gli ultimi approfondimenti della giustizia amministrativa Felicia De Capua Con una recente sentenza Tar Lazio, sez. II bis, 2 luglio 2018, n. 7326, i giudici amministrativi si esprimono ancora una volta in tema di accesso agli atti, soffermandosi sulle differenze tra l’accesso tradizionale, l’accesso civico e l’accesso civico generalizzato. Nel caso di specie, un avvocato presentava ad una amministrazione comunale richiesta di accesso agli atti con riferimento ad una procedura esecutiva immobiliare, in particolare sul procedimento di frazionamento e trascrizione ai fini dell’esecuzione di un provvedimento di acquisizione. L’impianto decisionale dei giudici, che si conclude con il rigetto del ricorso, parte dalla constatazione che l’istanza di accesso in questione contiene un generico riferimento tanto alla L. n. 241/1990 quanto ai decreti legislativi n. 97/2016 e n. 33/2013, senza tener conto, tra l’altro, della previsione in quest’ultimo di due distinte fattispecie: accesso civico cd. “semplice” e accesso civico generalizzato. L’accesso tradizionale ai documenti consente una ostensione più approfondita, essendo collegato alle spe-

cifiche esigenze del richiedente e caratterizzato dalla connotazione strumentale agli interessi individuali dell’istante, che legittima il diritto di conoscere e di estrarre copia dei documenti amministrativi. L’accesso civico c.d. “semplice”, si sostanzia nell’obbligo di pubblicazione gravante sulla pubblica amministrazione su richiesta del cittadino. L’accesso civico generalizzato, pur’esso azionabile da chiunque, senza alcun onere di motivazione della richiesta, è previsto al precipuo scopo di consentire una pubblicità diffusa di dati, documenti e informazioni, consentendo al cittadino una conoscenza più estesa, ma meno approfondita. La sentenza prosegue con la constatazione che la L. 241/1990 prevede espressamente il divieto di un controllo diffuso sull’operato dell’amministrazione; invece, il diritto di accesso generalizzato è riconosciuto «allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico». Altra differenza riscontrata risiede nelle tecniche di bilanciamento degli interessi contrastanti: nell’im-

pianto definito dagli artt. 22 ss. della L. n. 241/1990, le tipologie di atti sottratti all’accesso sono individuate dal combinato disposto della disciplina primaria e di quella secondaria, costituita dai regolamenti di cui all’art. 24 del medesimo testo legislativo. Invece, con riferimento all’accesso civico generalizzato, la fonte primaria non reca prescrizioni puntuali, rinviando ad un atto amministrativo non vincolante (linee guida ANAC) la precisazione dell’ambito operativo dei limiti e delle esclusioni dell’accesso. Diverse sono anche le conseguenze da un punto di vista processuale. Mentre nel caso di accesso tradizionale vige la regola del silenzio rigetto dopo trenta

giorni, per quanto riguarda l’accesso civico, nei casi di diniego parziale o totale all’accesso o in caso di mancata risposta, il cittadino può attivare la speciale tutela amministrativa interna davanti al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza formulando istanza di riesame. Sulla base delle premesse considerazioni il TAR Lazio riconosce che l’istanza di accesso presentata dal ricorrente non contiene i presupposti per l’ammissibilità. Quanto all’accesso ordinario, si evidenzia che, per univoca giurisprudenza, ha ad oggetto documenti amministrativi, dovendosi, pertanto, escludere, che, attraverso detto

istituto, possano trovare soddisfacimento richieste finalizzate ad un controllo generalizzato sull’operato dell’amministrazione. D’altro canto non vengono in rilievo atti, dati o informazioni per le quali sussista un obbligo di pubblicazione, presupposto dell’accesso civico semplice. Del pari,è riconosciuta la mancanza del presupposto fondamentale per l’ammissibilità dell’accesso civico generalizzato. I giudici concludono affermando che, prima ancora degli interessi declinati nell’art. 5 bis del d.lgs. n. 33/2013, “devono essere valorizzate in chiave selettiva e delimitativa dell’accesso civico generalizzato le finalità per le quali tale strumento è stato previsto dal legislatore”, ossia favorire una pubblicità diffusa sull’operato della pubblica amministrazione. Per quanto, infatti, la legge non richieda l’esplicitazione della motivazione “deve intendersi implicita la rispondenza della richiesta al soddisfacimento di un interesse che presenti una valenza pubblica e non resti confinato ad un bisogno conoscitivo esclusivamente privato, individuale, egoistico o peggio emulativo”.

Viaggio nelle leggi ambientali RIFIUTI La contravvenzione di inosservanza delle prescrizioni contenute o richiamate nelle autorizzazioni di cui all’art. 256, comma quarto, D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 è reato formale di pericolo, il quale si configura in caso di violazione delle prescrizioni imposte per l'attività autorizzata di gestione di rifiuti, sicché la valutazione in ordine all’offesa al bene giuridico protetto, vale a dire l’integrità dell’ambiente, cui accede la tutela strumentale del controllo amministrativo da parte della pubblica amministrazione, va retrocessa al momento della condotta secondo un giudizio prognostico "ex ante", essendo irrilevante l’assenza in concreto, successivamente riscontrata, di qualsivoglia lesione al bene giuridico tutelato dalla

mezzo di impugnazione non può in nessun caso consentire deroghe alle norme che formalmente e sostanzialmente regolano i diversi tipi di impugnazione. Corte di Cassazione Sez. III n. 28493 del 20 giugno 2018.

fattispecie incriminatrice. L'istituto della conversione della impugnazione previsto dall'art.568, comma 5, Codice Procedura Penale, ispirato al principio di conservazione degli atti, determina unicamente l'automatico trasferimento del procedimento dinanzi al giudice competente in ordine alla impugnazione

secondo le norme processuali e non comporta una deroga alle regole proprie del giudizio di impugnazione correttamente qualificato. Pertanto, l'atto convertito deve avere i requisiti di sostanza e forma stabiliti ai fini della impugnazione che avrebbe dovuto essere proposta in quanto il principio di conservazione del

RIFIUTI In materia ambientale, i titolari e i responsabili di enti ed imprese rispondono del reato di abbandono incontrollato di rifiuti non solo a titolo commissivo, ma anche sotto il profilo della omessa vigilanza sull'operato dei dipendenti che abbiano posto in essere la condotta di abbandono (Sez. 3, n. 40530 del 11/06/2014 - dep. 01/10/2014, Mangone e altro in relazione ad una fattispecie di scarico incontrollato dì rifiuti bituminosi all'interno di un parco fluviale).

Il reato di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 256, comma 2, sebbene reato proprio dell'imprenditore o del responsabile di ente, non è infatti necessariamente un reato a condotta attiva, ravvisabile nel solo caso in cui questi si sia reso responsabile di comportamenti materiali o psicologici tali da determinare una compartecipazione, anche a livello di semplice facilitazione, negli illeciti commessi dai soggetti dediti alla gestione dei rifiuti, ben potendo concretarsi anche in una omissione, scaturente da comportamenti che violino i doveri dì diligenza per la mancata adozione di tutte le misure necessarie per evitare illeciti nella predetta gestione e che legittimamente si richiedono ai soggetti preposti alla direzione dell'azienda. A.T.


CONOSCERE PER SCEGLIERE BENE Cosa ci raccontano le etichette dei prodotti, che linguaggio usano? Andrea Tafuro Come si valuta l’efficacia delle scelte energetiche? Nel lessico del mercato globale esistono solo costi, ricavi e profitti, conseguentemente la risposta alla domanda è: il denaro. Questo idolatrato e venerato parametro ha avvantaggiato, sino ad ora, il petrolio e con falsità varie il nucleare. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, Cernobyl e Fukushima, l'atmosfera è stata inondata di anidride carbonica, è stato contaminato il mondo con sostanze radioattive. In “Energia e futuro. Le opportunità del declino” Mirco Rossi, passa in rassegna tutte le fonti di energia per dimostrare che nessuna è perfetta. Certo è, che abbiamo fatto una gran bella parabola! Da dominatori del fuoco a schiavi dei fossili. L’essere umano vive nel delirio dell’onnipotenza tecnologica, ha costruito isole a forma di palma, una pista da sci nel deserto con nevi perenni e orsi polari. Il rovescio della medaglia è la catastrofe giapponese, i rivolgimenti politici in Medio Oriente e nel Nord Africa, serbatoio mondiale di greggio e gas. Il consumo energetico che avvertiamo con la bolletta, è solo una parte dell’energia utilizzata: qualsiasi oggetto artificiale è il destinatario finale di petrolio, gas, carbone o elettricità. La cosa più sensata da fare è di limitare i bisogni energetici. Non intendo farvi il sermone sulle nuove

utopie energetiche, ma offrirvi una proposta realistica: è indispensabile elaborare idee nuove, che si traducano in una decisa riduzione energetica. E’ un diritto delle generazioni future e della loro stessa sopravvivenza. Insomma è la democrazia! E sempre di più, cercano di convincermi che democrazia significa scegliere, è un mio diritto. Questa opportunità non si esercita solo nella cabina elettorale, ma si rinnova nei piccoli gesti quotidiani: quando compriamo il giornale, quando facciamo la spesa. Ma per scegliere bisogna sapere, ecco la centralità dell'informazione, per fare un esempio, che al supermercato assume il volto delle etichette. Sappiamo che la bresaola della Valtellina si fa in provincia di Sondrio, ma che la carne utilizzata può provenire dall'Uruguay o dall'India? Cosa significa denominazione di origine controllata e garantita? Sappiamo che lo zucchero bianco e lo zucchero marrone hanno le stesse proprietà nutrizionali e le stesse calorie, e che l'unica cosa che cambia, oltre al colore, è il sapore? Pierpaolo Corradini con “Quello che le etichette non dicono. Guida per uscire sani dal supermercato”, ci propone una bella narrazione, documentata sotto il profilo scientifico, di un "viaggio nel supermercato in compagnia del Signor No", che deve fare una grande spesa insieme alla figlia. È un viaggio per capire cosa ci raccontano le etichette,

il linguaggio che usano, quanto ci possiamo fidare. Ma anche per mettere a fuoco i loro vuoti in modo da organizzarci per rivendicare ciò che ci spetta in nome della libertà e della responsabilità. L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2005-2015 "Decennio Internazionale dell'Acqua - L'Acqua per la Vita". Sara Ceci in "Acqua e ambiente", analizza il tema acqua in relazione alla globalizzazione. L’autrice evidenzia che nel mondo vi sono più di due miliardi di persone non hanno ancora garantito l’accesso all’acqua potabile, fonte indispensabile per la vita di ogni comunità, mentre lo stato di salute degli ecosistemi acqua-

tici mondiali, peggiorerà sempre più se non si modificano valori, stili di vita, principi etici. In parole povere occorre un concreto cambiamento culturale basato sul concetto di sostenibilità come principio guida per ogni singola azione. Azioni pratiche ci vengono proposte in: “L'insostenibile leggerezza dell'avere. Dalla teoria alla pratica: la decrescita nella vita quotidiana” di Valerio Pignatta, che ci propone una serie di storie di vita decrescenti. Uomini e donne che mettono in pratica la decrescita con fatica e passione. La pubblicazione parte da una breve storia dei pensatori della semplicità volontaria e della sobrietà dall'inizio della rivoluzione industriale al XX secolo. Analizza poi il pensiero decrescente oggi in Europa, infine descrive esempi concreti di cosa significhi la decrescita in Italia. Giulia Settimio, ci invita ad affrontare con leggerezza comportamenti virtuosi e con: “La Guida per Vivere Bio-Eco . Gesti semplici ma importanti da fare tutti i giorni”, propone una raccolta di informazioni e di spunti di riflessione per aiutarci a combattere lo spreco e per pensare all'ambiente. Attraverso cambiamenti semplici e soluzioni facili da attuare, che riguardano la famiglia, i bambini, gli acquisti, la gestione della casa, l'alimentazione e la salute, la bellezza e l'igiene quotidiana, il tempo libero e le

vacanze. Collegare il nostro benessere a consumi e prodotti a minor costo ambientale non è difficile e non comporta veri sacrifici, anzi, può essere un effetto collaterale di uno stile di vita più consapevole, soddisfacente, sano e perfino ludico. Cambiare certe abitudini può aiutarci anche a ritrovare autonomia e libertà, a rinsaldare legami familiari e sociali. Chiudo con un riflesso dell’anima. Un viaggio a Calcutta, con una guida come Dominique Lapierre e un'altra, invisibile ma ben presente, come Madre Teresa, ti può cambiare la vita. È quel che accade a una ragazza, Serena D’Intino 24 anni, studente di Scienze della comunicazione all'Università IULM di Milano, città in cui vive. È direttrice del laboratorio di liuteria del Carcere di Opera, dove i detenuti costruiscono violini per il "Progetto Rom" del Conservatorio di Milano. In “La scoperta della gioia”, racconta di come scopre una porzione di umanità là dove i problemi, e le contraddizioni di ogni genere non mancano, ma che è straordinariamente ricca di colore, di forza, di sorrisi. Il suo racconto, scaturito dal diario di quegli indimenticabili giorni, ci fa incontrare centri per bambini disabili, o comunque bisognosi di istruzione e accoglienza, battelli ospedale sul Gange... ma soprattutto persone concrete come Vikram e Kamal, con i loro sogni e la loro insopprimibile dignità.


a cura di Fabiana Liguori

L’ESTATE IN CAMPANIA Fino al 4 agosto 2018 “La Luminaria di San Domenico” Un'antica tradizione, un evento carico di fascino a cui partecipano tutti i cittadini che, con delle singolari illuminazioni a cera, adornano le terrazze, le finestre, i giardini, le stradine, le cupole delle abitazioni. a Praiano (NA)

Dal 5 al 7 agosto 2018, La “Sagra del Riavulillo” l'evento che celebra il "diavoletto" di pasta filata cotto alla brace Ad Arola, Vico Equense (NA) Dal 6 all’8 agosto 2018 “Forino Folk Festival 2018” Musica e danze popolari dal Mondo A Forino (AV)

Dal 2 al 5 agosto 2018 “Le 4 Notti dei Briganti” La rievocazione storica dell’insurrezione popolare nel territorio irpino del 9 Luglio 1861 A Montemiletto (AV)

Dal 6 al 13 agosto 2018 La “Festa nel Bosco” A Perito (SA)

Dal 3 al 5 agosto 2018 La “Festa dei Fiori di Zucca” A Castel Morrone (CE)

Dall'8 al 10 agosto 2018 “Vicoli ed Arte” nell’ Antico Borgo della Guardia Ad Ariano Irpino (AV)

Dal 3 al 5 agosto 2018, Il “Mojoca, il Festival degli artisti di strada” Ventitré spettacoli in contemporanea e più di 100 artisti nel centro storico A Moio della Civitella (SA)

Il 9 e 10 agosto 2018 “Pizzilli e Tammorre” L’evento celebra una delle tradizioni gastronomiche più autentiche del luogo: un impasto di farina e acqua leggerissimo fritto e farcito con i migliori prodotti locali A Frigento (AV)

Il 4 e 5 agosto 2018 "Mostra dell’Artigianato e Festival Internazionale del Folklore" A Galluccio (CE)

Il 10 agosto 2018 “Mandolini sotto le stelle”, concerto Real Bosco di Capodimonte (NA) Il 12 agosto 2018 La “Sagra della Cuccìa” L’evento celebra uno dei piatti tipici della cucina locale: la Cuccìa, un composto di grano, mais, ceci, fagioli e lenticchie. A Ispani (SA)

Dal 4 al 6 agosto 2018 “Fiordilatte FIORDIFESTA” La Sagra dei prodotti tipici agerolesi Ad Agerola (NA)

Il 15 agosto (NA) La “Notte della Tammorra” Rotonda Diaz, Napoli