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Crimini contro l’ambiente: la lotta continua Rapporto Ecomafie 2018 di Legambiente. Nel 2017 record di arresti e inchieste sui traffici illeciti di rifiuti “Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare”. È da queste parole del maestro Andy Warhol che vogliamo cominciare il nostro viaggio nel Rapporto Ecomafie 2018 di Legambiente, il dossier che racconta “brutte storie” fatte di personaggi malvagi che senza pietà distruggono ogni giorno il territorio, la natura e tutto quello che li circonda. Secondo il Rapporto nel 2017 gli illeciti ambientali sono

stati 30.692 (+18,6% per cento rispetto all’anno precedente), con 39.211 persone denunciate (+36%) e 11.027 sequestri effettuati (+51,5%). Mai nella storia del nostro Paese sono stati effettuati tanti arresti per crimini contro l’ambiente come lo scorso anno, mai tante inchieste sui traffici illeciti di rifiuti: 538 ordinanze di custodia cautelare emesse per reati ambientali (139,5% in più rispetto al 2016). Un risultato importante otte-

nuto in parte grazie alla nuova normativa che ha introdotto gli ecoreati nel Codice penale (legge 68 del 2015), come emerge dai dati forniti dal ministero della Giustizia: 158 arresti, per i delitti di inquinamento ambientale, disastro e omessa bonifica, con ben 614 procedimenti penali avviati (contro i 265 dell’anno precedente) e in parte all’intensificarsi dell’attività delle Forze dell’Ordine contro i trafficanti di rifiuti... Liguori pagg.2 e 3

ISTITUZIONI

ARPAC

L’ambiente al centro del dibattito politico

Un inizio di Luglio che ha visto l’ambiente al centro del dibattito nazionale: ancora una volta “vittima” a causa del maxi incendio di ecoballe avvenuto a San Vitaliano... Martelli a pag.4

San Vitaliano, elogio dal ministro Costa La notizia è diventata un caso nazionale anche perché su questo evento si è appuntata l’attenzione di ben due ministri, Luigi Di Maio e Sergio Costa, che hanno entrambi un passato di impegno su questo territorio. Domenica primo luglio, nel primo pomeriggio, ha preso fuoco un sito di trattamento di rifiuti a San Vitaliano, nel Nolano. Lo stabilimento, di proprietà del-

Argilla bianca e verde: proprietà e virtù

“WWF travel” e il turismo ecologico

STUDI & RICERCHE

L’imprenditore “solitario” dell’economia circolare Purtoppo è un “innovatore solitario” l’imprenditore dell’economia circolare: questo è quanto emerge da una indagine sulle “Opportunità di Business e di innovazione dell’economia circolare... e Pollice a pag.9

AMBIENTE & SALUTE BIO-ARCHITETTURA

Il parco di Barangaroo Reserve a Sydney

Palumbo a pag.11

l’azienda Ambiente srl, è noto nella zona perché gestisce le frazioni di rifiuti derivanti dalla raccolta differenziata di diversi comuni. L’incendio, insomma, è un giallo su cui indagano Carabinieri e Procura. Arpac è intervenuta sul posto fin dalle prime ore. I ringraziamenti di Costa all’Agenzia e agli altri Enti intervenuti nella crisi. Mosca a pag.6

Come scoprire i sogni nella vita? Se vi fermate a riflettere su tutto ciò che viene messo in vendita, scoprirete di poter fare a meno di una quantità enorme di cose. Avete mai pensato alla moltitudine di persone che popolano la nostra amata Terra e che incontriamo ogni giorno? Alcune scrutano il mondo come una raccolta interminabile di cose belle da scoprire e ne vanno in cerca come in un’avventura. Sono delicate e amano la terra, camminano su di essa...

L’argilla è una sostanza utilizzata nella creazione di artefatti e utensili dall’uomo fin dagli albori della civiltà. Oggi è protagonista indiscussa nei campi della salute e del benessere. In fitoterapia l’argilla viene usata soprattutto per le sue proprietà assorbenti, antisettiche, purificanti, dre- nanti, mineralizzanti schiarenti, rivitalizzanti, disintossicanti, cicatrizzanti, astringenti, rigeneranti, anti- batteriche e detergenti. Clemente a pag.12

Ormai l’estate è pienamente arrivata e, bussando alle nostre porte, ha portato con sé anche la voglia di andare in vacanza. Ma cosa fare se non sappiamo cosa fare e dove andare? C’è chi ha pensato ai viaggiatori di tutto il mondo desiderosi di raggiungere mete immerse nella natura. A cimentarsi in questo arduo compito per il 2019 è stato il Wwf travel, ovvero il nuovo tour operator di Wwf Italia, grazie a un accordo di partnership con Biosfera Itinerari. Paparo a pag.16

Tafuro a pag.19


Crimini contro l’ambiente: in Italia la lotta continua Rapporto Ecomafie 2018 di Legambiente. Nel 2017 record di arresti e inchieste sui traffici illeciti di rifiuti Fabiana Liguori “Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare”. È da queste parole del maestro Andy Warhol che vogliamo cominciare il nostro viaggio nel Rapporto Ecomafie 2018 di Legambiente, il dossier che racconta “brutte storie” fatte di personaggi malvagi che senza pietà distruggono ogni giorno il territorio, la natura e tutto quello che li circonda. Secondo il Rapporto nel 2017 gli illeciti ambientali sono stati 30.692 (+18,6% per cento rispetto all’anno precedente), con 39.211 persone denunciate (+36%) e 11.027 sequestri effettuati (+51,5%). Mai nella storia del nostro Paese sono stati effettuati tanti arresti per crimini contro l’ambiente come lo scorso anno, mai tante inchieste sui traffici illeciti di rifiuti: 538 ordinanze di custodia cautelare emesse per reati ambientali (139,5% in più rispetto al 2016). Un risultato importante ottenuto in parte grazie alla nuova normativa che ha introdotto gli ecoreati nel Codice penale (legge 68 del 2015), come emerge dai dati forniti dal ministero della Giustizia: 158 arresti, per i delitti di inquinamento ambientale, disastro e omessa bonifica, con ben 614 procedimenti penali avviati (contro i 265 dell’anno precedente) e in parte all’intensificarsi dell’attività delle Forze dell’Ordine contro i trafficanti di rifiuti: 76 inchieste per traffico organizzato (32 nel 2016), 177 arresti, 992 trafficanti denunciati. Il settore della spazzatura è quello dove si concentra la percentuale più alta di illeciti (sfiorano il 24%), se-

guito dai delitti contro gli animali e la fauna selvatica (22,8%), incendi boschivi (21,3%), e infine dal ciclo del cemento (12,7%). Nell’ambito dei procedimenti penali, molti sono legati a casi di inquinamento ambientale (361), poi ad omessa bonifica (81), a delitti colposi contro l’ambiente (64), a disastri ambientali (55), a impedimento al controllo (29) e altri infine al traffico di materiale ad alta radioattività (7). In crescita le tonnellate di rifiuti sequestrate nell’ultimo anno e mezzo (1 gennaio 2017 – 31 maggio 2018) : più di 4 milioni di tonnellate. Tra le tipologie di rifiuti “predilette” dai trafficanti ci sono i fanghi industriali, le polveri di abbattimento fumi, i Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche

ed elettroniche), i materiali plastici, gli scarti metallici (ferrosi e non), carta e cartone. In aumento anche i reati nel settore agroalimentare, che toccano quota 37mila. Con 22mila persone denunciate e/o diffidate, 196 arresti e 2.733 sequestri. I settori particolarmente colpiti sono quello ittico, della ristorazione, di vini e alcolici, della sanità e cosmesi. Per quanto riguarda l’abusivismo edilizio, il lavoro delle Forze dell’Ordine nel 2017 ha portato alla luce 3.908 infrazioni sul fronte “ciclo illegale del cemento”, una media di 10,7 ogni ventiquattro ore, e alla denuncia di 4.977 persone. Un dato in leggera flessione rispetto all’anno precedente, ma che testimo-

nia come, dopo anni di recessione significativa, l’edilizia, e quindi anche quella in nero, abbia ricominciato a “vivere” a discapito del territorio. Altro dato emerso dal Rapporto riguarda i reati contro la biodiversità: più di 6mila le persone denunciate e 7mila le infrazioni (19 al giorno +18% rispetto al 2016). L’aggressione al patrimonio di biodiversità continua senza sosta, sulla pelle di lupi, aquile, pettirossi, tonni rossi, pesce spada e non solo. Le regioni a tradizionale presenza mafiosa totalizzano il 43% dei reati. La Sicilia è in testa per numero di illeciti (1.177 pari al 16,8% del totale nazionale), seguita dalla Puglia (946 reati), dal Lazio (727). Segue a pag. 3


segue da pagina 6 Anche la cultura in Italia è vittima di spietati trafficanti: sono stati 719 i furti d’opere d’arte, in crescita del 26% rispetto al 2016, che hanno comportato 1.136 denunce, 11 arresti e 851 sequestri effettuati in attività di tutela. Il 38% dei furti si è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa(273). Come gli anni passati Lazio e Toscana, rispettivamente con 96 e 85 furti, mantengono il podio nella speciale classifica di ruberie, seguite dalla Sicilia (70) e dalla Lombardia (58). È ancora allarme, infine, per gli shopper fuori legge, che inquinano ambiente e mercato, con sacche di illegalità diffuse in tutto il Paese. Come ricorda l’Osservatorio Assobioplastiche, in media 60 buste su 100 in circolazione sono assolutamente fuori norma. Serve dunque intensificare i controlli a tutela dell’ecosistema, dei consumatori e del settore industriale della chimica verde. Come nella gran parte di attività illecite e reati, anche nel crimine ambientale la natura profonda è economica e ha per principali protagonisti imprese e faccendieri, ma le mafie continuano a svolgere un ruolo cruciale. I clan censiti da Legambiente finora e attivi nelle varie forme di crimine ambientale sono 331. Non a caso il 2018 è anno da record per lo scioglimento delle amministrazioni comunali per infiltrazioni mafiose. Sedici i Comuni sciolti da gennaio, 20 nel 2017. Mentre i comuni attualmente commissariati dopo lo scioglimento sono 44 (ci sono anche alcuni sciolti nel 2016 e prorogati). Sono soprattutto i clan a “intimorire” gli amministratori pubblici che cercano

nei limiti del possibile e delle loro funzioni di difendere lo stato di diritto e la salvaguardia dell’ambiente. Secondo i dati elaborati di Avvivo Pubblico, sono state 537 le intimidazioni nel 2017. Se diamo un’occhiata ai dati pubblicati nel dossier riguardanti la Campania, è purtroppo palese quanto i crimini contro l’ambiente continuino a offendere e distruggere ogni giorno il territorio: un reato ogni due ore, 12 al giorno, per un totale di oltre 4mila reati accertati di illegalità ambientale, il 14,6% del totale nazionale (+17% rispetto lo scorso anno), con 4.471 persone denunciate e 19 arrestate, cui si aggiungono 1.342 sequestri. Un affare

gestito da 86 clan criminali. La Campania è maglia nera a livello nazionale anche nel ciclo dei rifiuti: è la regione con il più alto numero di reati accertati in questo settore 1.357, il 18% sul totale nazionale, con incremento pari al 39% rispetto 2016, con 1.416 persone denunciate e 14 arrestate e 538 sequestri. Napoli è prima a livello nazionale, con 362 infrazioni, segue Avellino con 136 infrazioni accertate. Terza la provincia di Caserta con 121 infrazioni poi Salerno con 85 infrazioni accertate. Il mattone selvaggio non cede nonostante la crisi generale del settore edilizio. Si continua a costruire

abusivamente, in maniera irresponsabile e la regione leader, secondo Legambiente, si conferma la Campania, con il 18% delle infrazioni su scala nazionale. La provincia di Avellino è diventata la nuova capitale del mattone selvaggio, con 248 infrazioni scoperte dalle forze dell’ordine nel corso del 2017, una ogni due giorni. Seguono, di misura, quella di Napoli, con 239 infrazioni, quindi Salerno 108 e Caserta 62. Quattro province campane su cinque, con l’eccezione di Benevento, sono tra le prime venti per numero d’illegalità. Non a caso, secondo l’Istat, in Campania ormai sei case su dieci sono fuorilegge.

L’accordo per difendere dagli incendi le aree naturali protette Siglato un protocollo d'intesa fra Ministero dell'Ambiente, Arma dei Carabinieri e Vigili del Fuoco Rosa Funaro Istituzioni unite per difendere dagli incendi le aree naturali protette. A sancirlo un protocollo d'intesa fra Ministero dell'Ambiente, Arma dei Carabinieri e Vigili del Fuoco siglato lo scorso 9 luglio per lo svolgimento delle attività antincendio boschivo a tutela delle Aree Protette Statali, Parchi Nazionali e Riserve Naturali Statali in cui sono presenti i Reparti Parchi e i Reparti biodiversità dell'Arma. Scopo dell'accordo - siglato alla presenza dei ministri dell'Interno Matteo Salvini e dell'Ambiente Sergio Costa è disciplinare ad inizio della stagione estiva gli ambiti di intervento e le attività di collaborazione in materia di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi nelle aree naturali protette, per salvaguardare il prezioso capitale naturale e l'elevata biodiversità che vi si conserva. Il Protocollo è stato sottoscritto presso il Co-

mando generale dell'Arma dei Carabinieri dal direttore generale del ministero dell'Ambiente Maria Carmela Giarratano, dal Comandante generale dell'Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri e dal Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco Bruno Frattasi. L'accordo crea un'importante sinergia istituzionale per migliorare ulteriormente l'efficacia degli interventi contro il fenomeno degli incendi boschivi nel rispetto delle prerogative attribuite dalla legge che vedono l'Arma impegnata nella prevenzione degli incendi e nelle attività di polizia giudiziaria per accertare le responsabilità di eventuali roghi e il Corpo dei Vigili del Fuoco in via sussidiaria nelle operazioni di spegnimento che sono di competenza primaria delle Regioni. Esso prevede anche attività formative da svolgere d'intesa con le regioni per approfondire le conoscenze nell'ambito delle materie di rispettiva competenza.


L’ambiente al centro del dibattito politico in Italia Il nuovo decreto Terra dei Fuochi e le priorità del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa Giulia Martelli Un inizio di Luglio che ha visto l’ambiente al centro del dibattito nazionale: ancora una volta “vittima” a causa del maxi incendio di ecoballe avvenuto a San Vitaliano in provincia di Napoli e poi “protagonista” grazie alla messa a punto di un nuovo Decreto Terra dei Fuochi e all’audizione del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa in Senato davanti alla Tredicesima Commissione (Territorio, Ambiente e Beni ambientali), durante la quale ha annunciato le linee programmatiche del nuovo Dicastero. A distanza di quattro anni dal primo Decreto Terra dei Fuochi, ci si trova davanti ad un nuovo provvedimento che di fatto trasferisce dal ministero delle Politiche agricole al

ministero dell'Ambiente tutte le competenze in materia, creando così un modello di messa in sicurezza definitiva delle "Terre dei fuochi" di tutta Italia, incentrato principalmente su un sistema adeguato e tempestivo di bonifiche. Il Decreto prevede, inoltre, anche il passaggio di competenze sul dissesto idrogeologico (il Piano “Italia Sicura”) che nel 2014 fu avviato dalla struttura di missione di Palazzo Chigi. Non solo passaggio di competenze, però, ma anche di fondi: la dote che infatti la nuova delega porterà al Ministero dell’Ambiente prevedeva nel periodo 2014-2020 un investimento di circa nove miliardi. Spazio anche all’economia circolare: Costa avrà autorità su questo settore che sarà trattato in maniera organica rimuovendo gli ostacoli

burocratici ed agevolando la nascita di un nuovo paradigma economico che punta tutto sul compostaggio. Il progetto è quello di dare impulso ad una filiera del riciclo, da avviare con incentivi alle aziende virtuose che si occupano del recupero degli imballaggi di plastiche miste, utilizzando invece il pugno di ferro con quelle che inquinano. Ad accogliere positivamente la misura sembra non esserci soltanto la maggioranza politica di governo ma anche l’opposizione, fiduciosa che il passaggio ad un’unica regia possa garantire l’individuazione di soluzioni utili e definitive. Durante la sua audizione in Parlamento, il titolare del dicastero di Via Cristoforo Colombo, ha chiarito quali saranno le sei sfide che affronterà prioritariamente nel corso del suo mandato: 1. Proseguire e rendere più ambiziose le politiche contro inquinamento e cambiamenti climatici 2. Salvaguardare la natura e contrastare la perdita di biodiversità valorizzando l’acqua come bene comune 3. Impedire il consumo/spreco di suolo e prevenire il rischio idrogeologico 4. Assicurare la sicurezza territoriale attraverso la prevenzione ed il contrasto ai danni ambientali e lotta alle tante Terre dei Fuochi presenti nel nostro Paese 5. Governare la transizione attraverso l’economia circolare e perseguire l’obiet-

tivo a medio e lungo termine di rifiuti zero 6. Diminuire fino ad azzerare le infrazioni inflitte al nostro Paese dall’Unione Europea. Tra i passaggi più significativi dell’audizione di Costa in Senato: l’intenzione di mettere in atto una strategia di salvaguardia della risorsa mare e di contrasto al marine litter, la promozione di concorsi per il reperimento di figure addette alla tutela ambientale, Daspo per chi inquina ma anche la sburocratizzazione e l’istituzione di un fondo unico ricavato dai proventi dell’applicazione della legge. Per quanto riguarda la Legge 68/2015 sugli ecoreati il ministro dell’Ambiente ha le idee molto chiare e, pur considerandola uno dei maggiori successi della scorsa legislatura, ha messo in luce una serie di modifiche che prevede di apportare, tra queste: la trasformazione in “eco-delitti” degli articoli 256 (Illecita gestione dei rifiuti) e 259 (Traffico non organizzato di rifiuti) del Codice dell’Ambiente e l’introduzione di nuovi reati come ad esempio il bracconaggio. Insomma… Competenza, impegno, programmazione e fiducia sia da parte delle forze politiche di governo che della società civile potrebbero essere gli ingredienti fondamentali per far sì che l’unico obiettivo da perseguire sia finalmente il benessere dei cittadini e dei territori.

Pubblicati i dati sullo stato di salute delle acque europee In buono stato le acque superficiali italiane, sotto la media europea le falde Il rapporto «Acque europee valutazione della situazione e delle pressioni 2018», pubblicato lo scorso tre luglio a cura dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), illustra i risultati dello studio sullo stato di salute delle acque. La valutazione aggiornata rispetto alla prima, risalente al 2012, è stata effettuata su oltre 130.000 corpi idrici superficiali e sotterranei, monitorati dagli Stati membri

dell’UE, sulla base dei dati acquisiti e riportati da oltre 160 piani di gestione dei bacini idrografici, nel periodo dal 2010 al 2015. Benché la maggior parte dei corpi idrici sotterranei europei, come le falde acquifere, goda di buona salute, secondo la relazione solo il 40% dei laghi, dei fiumi, delle acque costiere e degli estuari monitorati, ha raggiunto lo stato ecologico “buono” o “elevato”. La lettura

dei dati in Italia è inversa: il 41% dei bacini monitorati presenta uno status ecologico “buono” o “elevato”, dunque migliore rispetto alla media europea, il 14% è “povero” o “cattivo”, per il 26% lo status è moderato. Al contrario la situazione delle acque di falda, generalmente migliore in Europa, non conforta in Italia: nell’UE il 74% delle acque sotterranee è in buono stato dal punto di vista chimico, in Italia appena il 58% raggiunge una qualità “buona”, ed è classificato come “povero” il 34% dei corpi idrici monitorati. Il raggiungimento di un buono stato comporta il rispetto di determinati standard in materia di ecologia, chimica e qualità delle acque. Lo stato ecologico è il migliore indicatore generale dello stato di salute di un

corpo idrico: tiene conto dell’impatto sulla qualità delle acque prodotto dall’inquinamento da fonti diffuse come il deflusso agricolo e da fonti puntuali come lo scarico delle acque reflue provenienti dalle reti fognarie. Altri fattori condizionanti sono il degrado degli habitat, i cambiamenti climatici e diverse pressioni, come ad esempio il numero di dighe costruite dall’uomo, la bonifica dei terreni e la canalizzazione, che modificano il flusso dei fiumi o dei corsi d’acqua. I principali effetti sui corpi idrici

superficiali sono l’eccesso di nutrienti, l’inquinamento chimico e l’alterazione degli habitat a causa dei cambiamenti morfologici. Il rapporto dell’AEA ne integra un altro in corso di pubblicazione, a cura della Commissione europea, che valuterà il grado di conformità degli Stati membri alla direttiva quadro sulle acque, che richiede la predisposizione di piani di gestione dei bacini idrografici e un programma di misure atte a migliorare la qualità delle acque. F.DEC


Terra dei fuochi, i biologi trovano la dieta che allunga la vita Germogli e grani antichi per eliminare i metalli pesanti Una dieta a base di grani antichi mediterranei e germogli per combattere l'intossicazione da metalli pesanti nella Terra dei Fuochi, territorio a cavallo tra le province di Caserta e Napoli in cui i cittadini sono più esposti, proprio a causa dei roghi tossici di rifiuti, all'inalazione di sostanze pericolose. La soluzione è emersa dal convegno "Terra dei fuochi. La linea di partenza", organizzato lo scorso 7 Luglio a Francolise (Caserta) dall'Or-

dine Nazionale dei Biologi (Onb), che ha riunito 200 iscritti nella sala conferenze dell'Agriturismo Borgorosa. "La scienza che non si occupa della tutela della salute umana - ha affermato in apertura dei lavori Vincenzo D'Anna, presidente dell'Onb non è la scienza del futuro. Abbiamo deciso di affrontare il tema dell'inquinamento ambientale direttamente nei territori dove si verificano queste emergenze. Il supporto dei biologi può favorire la dif-

fusione delle buone pratiche sanitarie e alimentari finalizzate ad acquisire un corretto stile di vita e ampliare le prospettive di longevità. Perché, non dimentichiamolo, ci si depura mangiando". L'intossicazione da metalli pesanti - aggiunge - può essere fronteggiata con l'uso di prodotti di questa terra, come il grano autoctono, ricco di selenio, che disattiva sostanze tossiche come il mercurio e le fa espellere attraverso le feci, diminuendo il rischio di in-

fiammazione". "La Terra dei fuochi - ha detto Andrea Del Buono, medico ricercatore deve diventare la terra del riscatto. Per disintossicarsi dai metalli pesanti non esiste un ingrediente magico, ma è necessario un corretto stile di vita, anche in relazione all'alimentazione. Bisogna abituarsi quotidianamente a saper utilizzare correttamente gli alimenti". Tra i relatori il virologo Giulio Tarro, già candidato al Nobel, secondo cui "le sostanze tossi-

che, come la diossina, agiscono sui geni umani e portano trasformazioni cellulari incontrollate, da cui scaturiscono patologie e un precoce invecchiamento". Dunque, come ci si può disintossicare nelle aree inquinate? "Bisogna pensare ai metalli - ha detto il biologo Armando D'Orta - come se fossero dei biomarcatori del territorio e agli alimenti come dei farmaci con cui curarsi. Con una dieta adeguata è possibile aumentare ciò che le cellule espellono dal corpo. Quindi, scegliendo dei cibi adatti da ciascun territorio, è possibile fare prevenzione. La dieta detox consiste in un sistema oncostabilizzante e immunoprottettivo. Nella pratica, vengono utilizzati alimenti con bassi fattori di crescita a prevalenza di proteine vegetali, grani antichi realmente mediterranei e germogli. Si evidenzia, inoltre, l'importanza dell'utilizzo dell'estratto di frutta e verdura per preparare in casa un prodotto ricco di fitocomplessi (vitamine), minerali e cellule staminali vegetali (germogli). Un vero e proprio elisir di lunga vita" conclude D'Orta. (Fonte Ansa)


Il primo luglio un rogo a un impianto di gestione di rifiuti ha destato l’attenzione del Governo e dei media

San Vitaliano, crisi ambientale per un incendio Anche Arpac in campo fin dalle prime ore dell’evento : ringraziamenti dal ministro Costa Luigi Mosca La notizia è diventata un caso nazionale anche perché su questo evento si è appuntata l’attenzione di ben due ministri, Luigi Di Maio e Sergio Costa, che hanno entrambi un passato di impegno su questo territorio. Domenica primo luglio, nel primo pomeriggio, ha preso fuoco un sito di trattamento di rifiuti a San Vitaliano, nel Nolano. Lo stabilimento, di proprietà dell’azienda Ambiente srl, è noto nella zona perché gestisce le frazioni di rifiuti derivanti dalla raccolta differenziata di diversi comuni. L’incendio, insomma, è un giallo su cui indagano Carabinieri e Procura. Arpac è intervenuta sul posto fin dalle prime ore, quando si è formata una densa colonna di fumo nero alta circa trenta metri. Nel rogo infatti sono andati in fiamme rifiuti in plastica, anche se gran parte del materiale incendiato è risultato composto da carta, cartoni e legname. I Vigili del fuoco hanno impiegato più di dodici ore per avere ragione delle fiamme: comprensibile, dunque, la preoccupazione di molti residenti del Nolano. Diversi sindaci, tra cui quello di San Vitaliano, hanno vietato la permanenza dei cittadini per strada, intimato di

tenere ben chiusi gli infissi di casa, e limitato la raccolta e la vendita di alcuni prodotti agricoli provenienti dall’area interessata dall’evento. In quest’area Arpac ha posizionato due laboratori mobili per il monitoraggio della qualità dell’aria: uno sulla Strada nazionale delle Puglie, a ridosso dello stabilimento che ha preso fuoco, l’altro nei pressi di una scuola a Faibano, nel vicino comune di Marigliano. Il primo è entrato in funzione il giorno

dopo l’inizio dell’incendio, il secondo due giorni dopo. Per tutta la durata dell’evento, e anche nei giorni successivi, sono stati disponibili inoltre i dati delle centraline fisse della rete di monitoraggio della qualità dell’aria. Quattro di queste sono situate rispettivamente a Pomigliano, Acerra, San Felice a Cancello e nella stessa San Vitaliano. Nessuno di questi dispositivi, compresi i due laboratori mobili, hanno evidenziato superamenti dei limiti di legge per

le concentrazioni dei principali inquinanti atmosferici. In altre parole, inquinanti come le polveri sottili, il benzene, gli ossidi di azoto sono risultati tutti nella norma, sia nei due giorni in cui si è consumato l’incendio, che nei giorni successivi. Solo nel giovedì successivo all’evento, i due laboratori mobili e diverse centraline hanno registrato superamenti nelle concentrazioni di PM10, ma questo è avvenuto in diversi punti del territorio, anche lontani da San Vitaliano: perciò – spiegano gli esperti – è da escludere che possa dipendere dall’incendio. Presto i due laboratori mobili saranno probabilmente allontanati da San Vitaliano, superata la fase critica dell’evento. Inoltre si attendono, a breve, i risultati delle analisi dei campioni di terreno. Dieci campioni di “top soil” sono stati infatti prelevati a San Vitaliano e lungo il percorso seguito dal pennacchio di fumo, in direzione Nord – Nordest: obiettivo delle analisi è rilevare le concentrazioni di diverse sostanze inquinanti, tra cui diossine, furani e metalli pesanti. Per la ricerca delle diossine, sono stati anche prelevati

campioni di aria, nel comune direttamente interessato dall’incendio, e inoltre nei vicini comuni di Marigliano e a Camposano. Finora sono disponibili gli esiti dei campionamenti di aria a Marigliano e San Vitaliano: questi non hanno evidenziato superamenti dei valori indicati dalle linee guida tedesche che fungono da riferimento in materia, in assenza di espresse disposizioni di legge. Le operazioni a terra sono state coordinate da Luigi Cossentino (direttore Area territoriale di Napoli), il monitoraggio della qualità dell’aria è appannaggio dell’Unità operativa complessa Monitoraggi e Cemec diretta da Giuseppe Onorati. Nei giorni della crisi l’Agenzia ha pubblicato nella home page del sito diversi comunicati stampa e relazioni. Inoltre, i dati della rete fissa di centraline di monitoraggio della qualità dell'aria sono consultabili all'indirizzo http://www.arpacampania.it/ web/guest/55. I dati forniti dai laboratori mobili sono pubblicati all'indirizzo http://www.arpacampania.it/web/guest/1099. Con una nota ufficiale, il ministro Costa ha ringraziato tutte le forze presenti sul campo, tra cui Arpac.


Educazione ambientale: perché è importante La difesa degli equilibri naturali non può essere calata dall’alto. Dipende dai comportamenti di ognuno di noi Anna Gaudioso Sono decenni ormai che si parla tanto di ambiente, di come nel tempo è stato maltrattato, tanto da chiederci oggi: cosa possiamo fare in sua difesa? Siamo cresciuti pensando che la natura fosse illimitata, che acqua, piante, terra fossero eternamente capaci di autodepurarsi. Da un po’ di anni, però, l’attenzione dell’opinione pubblica per i problemi relativi all’ambiente è cresciuta in maniera esponenziale. All’interno delle società si è sempre più consapevoli delle condizioni critiche in cui versa il pianeta su cui viviamo. Sono tante le iniziative a favore dell’ambiente. L’interesse verso le questioni ambientali è in costante crescita, ma non basta, bisogna fare di più. Perché va difeso l’ambiente? Sicuramente le attuali criticità della condizione in cui viviamo sono influenzate dalle azioni umane, prima tra tutte la produzione di energia per alimentare tutti i processi industriali e domestici che sono parte integrante della nostra quotidianità, e tante situazioni che provocano disastri ambientali di proporzioni incalcolabili, in grado di alterare il corretto equilibrio naturale

Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 15 luglio 2018 - Anno XIV, N.13 Edizione chiusa dalla redazione il 13 luglio 2018 DIRETTORE EDITORIALE

Luigi Stefano Sorvino DIRETTORE RESPONSABILE

Pietro Funaro CAPOREDATTORI

Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli IN REDAZIONE

Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Savino Cuomo HANNO COLLABORATO

I. Buonfanti, F. Clemente, F. De Capua, G. De Crescenzo, R. Fanelli, R. Funaro, B. Giordano, R. Maisto, A. Palumbo, A. Paparo, T. Pollice SEGRETARIA AMMINISTRATIVA

Carla Gavini DIRETTORE AMMINISTRATIVO

Pietro Vasaturo EDITORE Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143 Napoli REDAZIONE Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1- 80143 Napoli Phone: 081.23.26.405/427/451 Fax: 081. 23.26.481 e-mail: rivista@arpacampania.it magazinearpacampania@libero.it Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto, Centro Polifunzionale, Torre 1-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.

che è il ciclo della vita. Nella società moderna la difesa dell’ambiente è uno dei punti più dolenti e fondamentali per la vita degli esseri umani. L’uomo oggi è più attento e capace di rendersi conto degli avvenimenti epocali che stanno coinvolgendo il nostro pianeta. Come è noto, ogni essere vivente interagisce costantemente con l’ambiente in cui vive in un interscambio di materia e energia, per cui una qualunque modificazione si ripercuote inevitabilmente sugli organismi viventi, e quindi su tutti noi. Per salvaguardare tutto ciò diventa necessaria una coscienza ambientale almeno per tutto quello che ancora non è stato distrutto in modo irrimediabile. La scuola ha aperto le porte alle attività di tipo ambientale. Noi come ente preposto alla tutela dell’ambiente diamo grande importanza alla diffusione della cultura ambientale. Le molteplici iniziative della scuola in favore dell’ambiente sono un segnale importante, in quanto è sull’educazione dei più giovani che bisogna investire per sperare in un futuro migliore. Anche perché noi tutti abbiamo il dovere di non depauperare il patrimonio che abbiamo ricevuto “in comodato d’uso”, per cui abbiamo il dovere di lasciare ai nostri posteri un mondo migliore e non peggiore di come ci è stato consegnato. Oggi, grazie a una maggiore partecipazione dei giovani studenti alle attività a sfondo ambientale organizzate da enti ambientali, dai Comuni, dalle Regioni e dalle varie associazioni, c’è una diffusione della cultura ambientale sempre più in crescita. La presa di coscienza delle per-

sone nate negli ultimi venti-trenta anni deriva dalla preoccupazione per il proprio futuro, ma nonostante tutto è grazie a questo cambiamento che si può ancora sperare di poter porre dei rimedi. L’educazione ambientale è un processo di riconoscimento di valori e concetti che attraverso informazioni e dimostrazioni di metodologie giuste può promuovere nell’essere umano l’acquisizione di capacità, comportamenti e attitudini necessarie a comprendere e apprezzare le relazioni di interdipendenza tra l’uomo, il suo spazio culturale e l’ambiente. Sicuramente non è sufficiente parlare di educazione ambientale: è necessa-

rio promuoverla e sostenerla. Come non è del tutto facile e scontato allestire la migliore strategia per attrarre il maggior numero di persone per un impatto sociale ad ampio spettro. Ma se man mano l’idea di salvaguardare l’ambiente in cui viviamo appare sempre più rilevante, se si condivide la tesi che ciò sia “indispensabile” per la vita di tutti gli esseri viventi, allora bisogna rimboccarsi le maniche. Rifacendosi al vecchio detto, “fare è sempre meglio del non fare”, occorre cercare di mettere in pratica progetti educativi esaustivi che attraggano l’attenzione di una quota di popolazione più ampia possibile.


La corrente del Golfo trasporta il ferro e lo zinco importanti per la vita La scoperta di due geochimici del Politecnico di Zurigo Anna Paparo Chi non ha sentito nominare almeno una volta la corrente del Golfo? Tutti però molto probabilmente non sanno cosa sia realmente e quale sia la sua funzione. Si tratta di una corrente marina calda che dal golfo del Messico arriva nella parte nord della penisola Scandinava. In pratica funziona come un impianto di riscaldamento. Il suo generatore di calore è il Golfo del Messico, il corpo radiante è l'Oceano Atlantico. Se non ci fosse que-

sta corrente calda che svolge un'azione mitigatrice proprio sulla parte occidentale dell'Europa, compresa anche la penisola Scandinava, avremmo l'Inghilterra, Scozia, tutto il bacino del mar Baltico, ed altri paesi del nord Europa tutti ricoperti di ghiaccio e neve durante il periodo invernale. Oltre ai suoi effetti benefici sul clima, la corrente del Golfo ha un'altra funzione fondamentale, quella di trasportare il ferro e lo zinco dalle acque fredde della piattaforma continentale nordamericana alle acque del Nord

Atlantico, elementi essenziali per la vita in ambienti inospitali. A fare questa importante scoperta sono stati due geochimici del Politecnico di Zurigo: Tim Conway e Gregory de Souza, e la loro ricerca è stata pubblicata sulla famigerata rivista Nature Geoscience. È stato rilevato che di ferro e zinco hanno bisogno il plancton e i cianobatteri, le alghe azzurre unicellulari che rendono possibile la vita in ambienti molto inospitali, come le acque caldissime o gelidi laghi antartici, grazie alla loro capacità di fotosintesi e, quindi, di produrre ossigeno, e di fissare anche l'azoto. D’altra parte negli Oceani il ferro è spesso carente, specie nell'area del Nord Atlantico tra l'America del Nord, le Canarie e i Caraibi. Finora i ricercatori avevano dato per certo che l'unica fonte significativa di ferro per le correnti del Nord Atlantico fosse la sabbia proveniente dal Sahara. Queste "tasche di acqua" ricche di ferro sono visibili sulla superficie degli Oceani come vortici circolari, i più larghi

dei quali hanno un diametro di duecento chilometri. La scoperta dei ricercatori è stata abbastanza casuale ed è avvenuta analizzando alcuni dati raccolti durante una crociera di ricerca dalle coste nordamericane alle Bermuda. In una zona vicina alla Corrente del Golfo, i ricercatori hanno, infatti, notato concentrazioni elevate di ferro vicino alla superficie delle acque del Nord Atlantico, solitamente povere del minerale. Hanno, così, capito che la nave aveva, assolutamente per caso, effettuato un campionamento di

uno dei vortici che era andato ad arricchire di ferro quella distesa Atlantica carente di nutrienti. Dobbiamo, però, aggiungere che la Corrente del Golfo sta subendo una battuta d’arresto a causa dei bruschi cambiamenti climatici, che favoriscono la fusione dei ghiacci. È, dunque, importante preservare questo importante “termosifone” naturale, senza il quale non potremmo avere estati e inverni miti e soprattutto zone del globo terrestre potrebbero divenire inospitali e prive di vita.

In Colombia l’area protetta più grande del mondo Un sito fondamentale sia da un punto di vista naturalistico che culturale Alessia Esposito Riconoscimento dall’UNESCO come patrimonio mondiale dell’umanità e primato come il più grande parco nazionale del mondo a protezione della foresta pluviale tropicale. Sono i risultati che ha ottenuto recentemente il parco nazionale Serranía de Chiribiquete in Colombia. È stato infatti disposto un allargamento dell’area protetta che la fa giungere ad una copertura di 4,3 milioni di ettari. Si tratta di un risultato importante frutto di un lavoro sinergico da parte delle organizzazioni e delle istituzioni, sostenute dal WWF, per proteggere la zona dalla deforestazione, dal cambiamento climatico, dall'espansione delle produzioni agricole e dai con-

flitti. La gestione dell'area nei prossimi anni sarà effettuata da Heritage Colombia, ente creato appositamente dal National Parks of Colombia con il sostegno del WWF e altri partner. Oltre ad essere una ricchezza dal punto di vista della biodiversità (ospitando migliaia di specie, tra cui molte a rischio estinzione, come il tapiro di pianura, la

lontra gigante, il formichiere gigante, la scimmia lanosa colombiana nonché il giaguaro), il Parco custodisce anche il più antico e grande complesso di pittogrammi archeologici in America, con 50 murales monumentali e più di 70.000 diverse rappresentazioni, alcune risalenti a oltre 20.000 anni fa. Dichiara il direttore del WWF-Colombia, Mary

LouHiggins: "Si tratta di un traguardo molto importante per l'Amazzonia e per la conservazione delle foreste a livello globale, ma anche un passo decisivo per la protezione degli ecosistemi chiave in Colombia. Chiribiquete è davvero speciale per il suo valore biologico, culturale, idrologico e archeologico. È anche di vitale importanza per i gruppi indigeni, alcuni dei quali sono ancora oggi sconosciuti o vivono in isolamento volontario. L'espansione e il riconoscimento di questo posto unico come sito del patrimonio mondiale è un passo significativo verso la sua salvaguardia per le generazioni future". Si stima che gli alberi che andranno a popolare la nuova area immagazzineranno ben

171 milioni di tonnellate di carbonio e che l’allargamento della zona protetta tutelerà 708 specie. Conclude AlistairMonument, WWF Global ForestPractice Leader: "L'Amazzonia è una delle 11 regioni al mondo a maggior rischio di deforestazione. Le stime del WWF mostrano che oltre un quarto dell'Amazzonia sarà perso entro il 2030 se continuerà l'attuale trend di deforestazione. Gli sforzi del governo nazionale per rafforzare le azioni di conservazione rappresentano un'opportunità fondamentale per consolidare un mosaico di aree protette vitale per lo sviluppo sostenibile e il mantenimento dell'Amazzonia, non solo per la Colombia ma per tutto il pianeta".


L’imprenditore “solitario” dell’economia circolare Tina Pollice Purtoppo è un “innovatore solitario” l’imprenditore dell’economia circolare: questo è quanto emerge da una indagine sulle “Opportunità di Business e di innovazione dell’economia circolare e dell’industria 4.0” realizzata dal Laboratorio Manifattura Digitale del Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Università di Padova e Legambiente e presentata a Roma nel corso della prima giornata dell’ EcoForum 2018. La ricerca è stata realizzata sulle prime 50 imprese tra le 231 identificate tra quelle manifatturiere che praticano l’economia circolare. In particolare, dal rapporto viene fuori che il principale modello di business praticato è legato al recupero delle risorse (per 30 imprese, pari al 61,2%) o alla fornitura di input di natura circolare (15 imprese, 31,6%). Le principali motivazioni sono di natura etica e di responsabilità sociale d’impresa (89,6%) ovvero legate al mercato (aumento del valore del prodotto offerto, 81,2%), mentre il principale beneficio conseguito è legato al miglioramento della reputazione aziendale (86,6%). Le imprese hanno investito soprattutto nelle attività di marketing e commerciali (61,7%) e nelle attività di ricerca e sviluppo e rinnovo del proprio portafoglio prodotti (47,9%). Il 52% delle imprese dichiara che l’occupazione è aumentata a seguito dell’adozione di pra-

tiche di economia circolare, attraverso sia l’assunzione di nuove figure professionali tecniche sia con l’aggiornamento delle risorse interne (tecniche e amministrativo/gestionali). L’investimento sul fronte dell’economia circolare è avvenuto in prevalenza con capitale proprio per l’80% delle imprese, attraverso la collaborazione con fornitori di materiali (57,8%) e università o centri di ricerca pubblici (48,9%), mentre risulta molto minoritario il ruolo di altri attori istituzionali come le associazioni di categoria. Le principali difficoltà che gli imprenditori incontrano non sono di natura tecnologica, bensì legate ad una legislazione inadeguata o contraddittoria (48,9%) oppure connesse al prezzo dei prodotti “circolari” realizzati (48,9%), in cui il mercato spesso non è in grado di riconoscere, e quindi essere disposto a pagare il reale valore, basato non solo su risorse che sono riutilizzate o riciclate (apparentemente a basso costo), ma anche ad un vero e proprio processo di innovazione che ne sta alla base. Il 25% delle imprese investe in una o più tecnologie industriali 4.0, prevalentemente per motivazioni di mercato per offrire miglior servizio al cliente. Nel nostro Paese l’economia circolare è già una realtà in diversi territori grazie al lavoro prezioso di istituzioni, società pubbliche e aziende private virtuose. Per far decollare veramente il settore serve rimuovere gli ostacoli non tecnologici

ancora presenti nel nostro Paese. La burocrazia asfissiante, l’inadeguatezza di alcuni enti pubblici, le autorizzazioni sbagliate, i decreti “end of waste” (fine dei rifiuti) sulle materie prime seconde che non arrivano mai, il mancato consenso sociale per la realizzazione dei fondamentali impianti di riciclo sono questioni che vanno affrontate una volta per tutte per voltare pagina in tutto il territorio nazionale, quanto espresso da Ciafani, presidente nazionale Legambiente, e solo così si riuscirà a mantenere una leadership europea sull’economia circolare conquistata grazie ad alcuni attori visionari e coraggiosi che ora devono essere affiancati da tutti gli altri che ancora non hanno imboccato la strada dell’innovazione e del futuro. Il quadro della situazione delle imprese dell’economia circolare è paradigmatico della situazione del nostro Paese, e, non poteva essere diversamente essendo quelle prese in esame le realtà imprenditoriali più dinamiche. Il talento, le capacità innovative, l’impegno sulla responsabilità sociale delle nostre imprese migliori indicano la strada da battere per uscire da una crisi troppo lunga. Ma sino ad oggi sono sforzi “solitari” che nessuno è riuscito a mettere a sistema, garantendo un quadro normativo a livello nazionale e locale che consenta a questi “campioni” dell’economia circolare di diventare dei veri modelli da seguire per tutti.

Rapporto Legambiente Comuni “Rifiuti Free” Bruno Giordano Il XXV rapporto "Comuni Ricicloni" di Legambiente, presentato a Roma nell'ambito dell'EcoForum, afferma che in Italia sono sempre più numerosi i Comuni Rifiuti Free, cioè quei Comuni dove la raccolta differenziata funziona correttamente, ma soprattutto dove ogni cittadino produce, al massimo, 75 chili di secco residuo all’anno, ovvero di rifiuti indifferenziati avviati a smaltimento. Lo scorso anno erano 486 , sono 505 nel 2018, per un totale 3.463.849 cittadini, circa 200.000 in più rispetto al 2017. Va segnalato l’aumento dei Comuni rifiuti free al Sud: erano 43 (pari al 10%) lo scorso anno e oggi sono 76 (15%); il Centro si conferma sostanzialmente stabile (passando da 38 a 43 Comuni e cioè dall’8% al 9%) con qualche avanzamento dovuto al successo del porta a porta in Toscana, mentre il numero dei Comuni virtuosi diminuisce del 6% al Nord tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige che pur perdendo 26 comuni e con un leggero aumento della produzione di rifiuti indifferenziati, rimangono comunque le regioni col maggior numero di virtuosi. Al Nord migliora solo la Lombardia che aggiunge altri 11 comuni ai 90 all’anno precedente, mentre a livello nazionale l’aumento più significativo di comuni virtuosi è in Basilicata dove la percentuale dei Comuni “Rifiuti Free” sul totale passa dall’1,5% all’8%. Le città di Treviso, Pordenone e Trento si riconfermano, come lo scorso anno, in testa ai capoluoghi di provincia, così come, ancora una volta, il Nord-Est si dimostra quale area geografica più efficiente in tema di gestione virtuosa dei rifiuti urbani. Il ruolo dei Comuni nel portare l’attuale sistema di gestione dei rifiuti sempre più verso l’economia circolare è fondamentale. Le amministrazioni locali sono le uniche in grado di indirizzare i cittadini verso pratiche virtuose di prevenzione, raccolta e riciclo. L’obiettivo “Comuni Rifiuti Free” non può prescindere dall’insieme delle buone politiche di prevenzione, da un buon sistema di impianti di riciclo per il recupero di materia e da un sistema di raccolta porta a porta efficace come da una tariffazione puntuale. ll nuovo pacchetto europeo sull’economia circolare pone, tra i suoi obiettivi, il riciclo del 70% degli imballaggi entro il 2030 e del 65% dei rifiuti urbani (al 2035) e alla stessa scadenza un massimo del 10% di rifiuti che possono essere smaltiti in discarica. Da questo presupposto è nata quindi l’esigenza di porre come obiettivo minimo per entrare a far parte dei “Comuni Rifiuti Free” di Legambiente la soglia di produzione di 75 Kg/ab/anno di secco residuo prodotto che comprende il secco residuo e la parte di ingombranti non riciclata.


LA PRIMA MAPPA GEOLOGICA DELLA CAMPANIA Abbiamo incontrato Sabatino Ciarcia, uno dei realizzatori e fautori del progetto La Campania ha finalmente una propria mappa geologica. Lo scorso 3 luglio nelle aule del Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e delle Risorse (DiSTAR) dell’Università di Napoli Federico II, è stata presentata la prima carta geologica della regione. Questa carta è frutto di un lavoro di diversi anni basato su nuovi rilevamenti e sulla reinterpretazione della cartografia esistente. E’ in scala 1:250.000 e rappresenta il primo progetto dopo 30 anni dall’ultima carta a grande scala prodotta nell’ambito della ricerca universitaria. Ne abbiamo discusso con Sabatino Ciarcia, ricercatore e professore aggregato presso l’Università del Sannio nonché consigliere dell’Ordine dei Geologi della Campania. La Campania è, dal punto di vista geologico ed ambientale, un territorio diversificato, complesso, vulnerabile. La mappa geologica può essere per il settore un utile strumento di studio e programmazione? “Questa carta può rappresentare una valida base di lavoro per la realizzazione di carte tematiche mirate alla pianificazione e gestione del territorio regionale”. Considerando il rapporto tra geologia e rischio sismico, la carta può essere determinante anche in termini di prevenzione? “Il dato più rilevante riguarda la pericolosità sismica che si esprime nei termini più elevati soprattutto lungo la dorsale appenninica e, come è evidente una buona parte della regione è

costituita da aree montuose. Una rappresentazione aggiornata della geologia di superficie è dunque necessaria per una corretta valutazione del rischio sismico”. Che cosa mostra e “racconta” la carta del territorio campano? “Questa carta evidenzia la distribu-

zione dei differenti tipi di terreni che caratterizzano la nostra regione, quindi, per ciascuna area, in seguito a studi di approfondimento, si possono rilevare eventuali criticità o risorse da valorizzare. La principale novità della carta è un’omogeinizzazione dei terreni affioranti, nonché

una suddivisione più razionale dei grandi complessi tettonici”. Chi ha creduto nel progetto e realizzato materialmente la carta? “Essenzialmente il progetto è stato realizzato da Stefano Vitale, professore associato dell’Università Federico II e dal sottoscritto con la collaborazione di numerosi studenti e dottorandi. Logicamente molte delle conoscenze geologiche nascono dall’attività di ricerca portate avanti in questi anni dai ricercatori delle due università”. Realizzare un lavoro di tale portata richiede di certo un grande impegno, dedizione e professionalità. Quali sono le fasi che hanno portato alla realizzazione e quali le principali difficoltà incontrate durante il cammino? “Abbiamo verificato la necessità di dotare la nostra regione di un quadro geologico omogeneo, non essendoci, tra l’altro, una copertura completa della cartografia ufficiale moderna. Ci sono voluti, pertanto, alcuni anni di lavoro sul terreno per raggiungere l’obiettivo. Le principali difficoltà sono nate proprio da una disomogeneità della cartografia preesistente e, aspetto non secondario, dalla “incomunicabilità” delle differenti carte che spesso propongono differenti schemi stratigrafici e assetti tettonici”. Propositi per il futuro? “I propositi sono tanti, tra cui la realizzazione di carte geologiche della regione in scala di maggior dettaglio, con un aumento della risoluzione per i terreni più recenti che, nella carta presentata, sono stati necessariamente penalizzati”. F.L.


Il parco di Barangaroo Reserve a Sydney Una grande opera di riqualificazione urbana che sta cambiando il volto della città australiana Antonio Palumbo Il Barangaroo Project è una grande opera di riqualificazione urbana che sta cambiando il volto di Sydney, con l’obiettivo di farne la città più bella e vivibile del mondo. Il costo dell’ambizioso progetto (che si estende su circa 50 ettari) è valutato in circa 6 miliardi di dollari australiani e i lavori (iniziati nel 2012) si prevede avranno termine nel 2024, con la realizzazione della stazione metropolitana. La prima parte dell’intervento ad essere stata realizzata, demolendo i vecchi moli, è stata la Barangaroo Reserve, una riserva naturale in cui la linea di costa è stata riportata all’aspetto che aveva all’arrivo dei colonizzatori. Ideato dagli architetti australiani Johnson, Pilton e Walker, il nuovo parco, adagiato sul promontorio che sovrasta la baia, è visivamente riunito a Goat Island e al suo opposto Balls Head, oltre a McMahons Point e Ballast Point: come precisato, esso tende a riannodare il passato ed il presente della più famosa città australiana, non solo nella scelta del nome (Barangaroo era una donna aborigena che ebbe un ruolo di rilievo nel periodo iniziale della colonizzazione di Sydney) ma anche nella scelta

della vegetazione adoperata, volta a replicare la flora che esisteva prima dell’arrivo dei coloni, costituita dalla messa a dimora di oltre 78.000 alberi e piante locali. L’ambizioso programma dei lavori ha contemplato: la ricreazione di un promontorio pre-coloniale, incluso lo scavo di una nuova baia di 100.000 metri cubi nel porto di Sydney;

la costruzione di uno spazio culturale sotterraneo di 75.000 metri cubi (la Cutaway), con oltre 300 aree-parcheggio; la realizzazione di un nastro di 1,4 km di arenaria con materiale estratto e lavorato in loco; il riutilizzo di oltre 200.000 metri cubi di materiale di scavo all’interno del parco stesso, in linea con i requisiti di sostenibilità previsti dal

progetto; 6 ettari di boscaglia naturalistica, con la collocazione di piante, arbusti e alberi nella misura sopra indicata; un sistema sotterraneo di recupero dell’acqua capace di fornire un’irrigazione completa del parco; la conservazione degli oggetti del patrimonio, incluso il riutilizzo adattivo di una stazione di pompaggio delle fognature del 1900.

Per il parco e l’illuminazione del lungomare sono stati utilizzati 200 apparecchi a LED a controllo digitale. Il compito di progettare uno spazio pubblico sicuro, a basso consumo energetico, che possa essere goduto da persone di tutte le età e con tutti i tipi di mobilità, è stato assegnato alla società di light planning Webb Australia Group, che ha scelto di utilizzare la tecnologia innovativa di Selux. L’illuminazione del lungomare trae inspirazione dalla storia marittima del luogo. Mentre in passato le navi erano guidate verso il porto di Sydney da fari luminosi, ora apparecchi Lanova illuminano la strada per i visitatori: il loro design cilindrico richiama il disegno della torre del porto, fondendosi armoniosamente con l’ambiente circostante di nuova creazione del Barangaroo Reserve. I sottili apparecchi costeggiano il lungomare, rievocando la costa originale del 1836 con i suoi possenti blocchi di arenaria. Gli apparecchi Lanova, situati a intervalli regolari per garantire di notte un’illuminazione uniforme in grado di assicurare la massima accessibilità e il maggior senso di sicurezza, formano un ritmo unico dando l’impressione di lanterne sospese.


ARGILLA BIANCA E VERDE: PROPRIETÀ E VIRTÙ Oggi è protagonista indiscussa nei campi della salute e del benessere Fabiana Clemente L’argilla è una sostanza utilizzata nella creazione di artefatti e utensili dall’uomo fin dagli albori della civiltà. Oggi è protagonista indiscussa nei campi della salute e del benessere. In fitoterapia l’argilla viene usata soprattutto per le sue proprietà assorbenti, antisettiche, purificanti, drenanti, mineralizzanti schiarenti, rivitalizzanti, disintossicanti, cicatrizzanti, astringenti, rigeneranti, antibatteriche e detergenti. In natura, secondo lo stato di ossidazione del ferro, uno degli elementi chimici che la compone, l’argilla può mostrarsi in differenti colori. Quella rossa è sicuramente la più nota. Poi c’è l’argilla verde e infine l’argilla bianca, un potentissimo rimedio naturale. Ma osserviamole più da vicino. L’argilla bianca o caolino, è formata in gran parte da alluminio e silicio, allumina, ferro, ossido di magnesio, ossido ferrico, anidride titanica, ossido di calcio, ossido di potassio, ossido di sodio e potassio. Viene estratta dal sottosuolo, macinata finemente, setacciata, essiccata e ventilata al sole. Utile in cosmetica, è uno dei rimedi naturali principe contro i gonfiori intestinali. Così come l’argilla verde, l’argilla bianca può essere assunta per usi esterni o interni. Ingrediente prezioso nella realizzazione di maschere di bellezza, purificanti della pelle e rafforzanti per i capelli. Ottima per il viso anche per pelli più delicate, sensibili e con coupe-

rose. Ma può aiutare anche a combattere la disidratazione e le screpolature. Riguardo il suo uso interno, è particolarmente apprezzata come battericida, perché espelle le tossine, perché è un protettore gastrico, protegge le mucose e ha anche valenza antinfiammatoria. Per combattere la ritenzione idrica, invece, dobbiamo confidare nell’argilla verde, nota per la capacità di eliminare

i liquidi in eccesso. Ottima anche come rimedio per le contusioni e l’artrosi. Si crea un impasto diluito con olio extra vergine di oliva e si applica sulla regione interessata dal dolore. L’argilla verde ventilata si può anche assumere bevendola al mattino (un cucchiaio sciolto in un bicchier d’acqua) basta ricordarsi che va preparata la sera prima in modo che si depositi,

liberando nell’acqua tutti i suoi elementi. L’assunzione deve avvenire a digiuno. L’utilizzo interno è particolarmente indicato per combattere l’acidità di stomaco, l’anemia, gli ascessi, il colesterolo, la colite, la gastrite e le infiammazioni delle vie urinarie. Benessere quotidiano con una sostanza alla portata proprio di tutti.

GANODERMA: IL CAFFÈ DELLA SALUTE Dal Giappone il Ganoderma Lucidum. Nome scientifico del noto reishi. O meglio conosciuto come il caffè del benessere. Nuova tendenza o ultima proposta in fatto di wellness? Le alternative al nostro amato caffè sono tante. Ginseng, orzo, decaffeinati. E chi più ne ha più ne metta. Eppure, se nella nostra routine quotidiana inseriamo piccoli accorgimenti salutari, ben venga. Ma di cosa si tratta? Cosa ci riserva questo preparato e perché considerato particolarmente salubre? Il reishi, è un fungo raro e dal colore rossiccio che cresce solitario sotto querce e castagni, noto in oriente perle sue proprietà singolari e consumato da oltre 4000 anni. Approvato in Italia anche dal Ministero della Salute come integratore alimentare, il ganoderma o reishi viene proposto unitamente a miscele di caffè e si può consumare sia a casa,

disciolto nell'acqua bollente, che al bar, servito in tazza. Anche conosciuto come erba della potenza spirituale, sarebbe in grado di fungere da antinfiammatorio, analgesico, antivirale, antiossidante, antidepressivo, tonico e rinvigorente. Regolatore della pressione e del colesterolo, del livello di trigliceridi nel sangue, sarebbe anche un ottimo espettorante e anti-tosse, antinfluenzale, antidolorifico. Non solo! Particolarmente indicato anche per gastriti, ulcere, emicranie, dolori artritici e connessi al ciclo mestruale. Infine anche l'intestino ne gioverebbe. Insomma, si tratterebbe di un miracoloso regolatore globale dell'organismo. Come molti altri funghi medicinali cinesi, il reishi contiene un complesso di carboidrati chiamati “polisaccaridi”, accompagnati da proteine e aminoacidi. Tra i “polisaccaridi”, le sostanze attive più benefiche presenti nel rei-

shi si chiamano “beta-glucano” e “triterpeni”. In queste sostanze sono racchiuse le potenti proprietà terapeutiche di questo fungo. Numerosi studi condotti negli ultimi anni in Giappone, Cina, America e Regno Unito hanno evidenziato che il consumo di ganoderma è legato al trattamento di malattie, disturbi e patologie, dall’asma alle ul-

cere o alle infiammazioni renali, e perfino come supporto nei casi di AIDS. La maggior parte delle ricerche evidenzia il ruolo del ganoderma come sostanza normalizzante, ossia come integratore in grado di apportare benefici medici normalizzando e regolarizzando gli organi e le loro funzioni. Sebbene non siano stati riscontrati effetti collaterali sarebbe opportuno consultare un esperto prima di assumere il reishi. Soprattutto nel caso di assunzione concomitante di medicinali contro l’ipertensione e anticoagulanti. Come assumerlo? Non solo caffè al ganoderma. Si può facilmente consumare in tè o zuppe, in capsule o polvere. Particolarmente benefico se accompagnato da vitamina C. E allora perché non inserire nella nostra routine quotidiana quel pizzico di beneficio in più? Di questi tempi non guasta mai! F.C.


Acqua in bottiglia: più sicura di quella del rubinetto? Sembrerebbe di no, ma gli italiani continuano a preferirla Rosemary Fanelli In Italia si consumano 192 litri di acqua minerale pro capite, con una media nazionale doppia rispetto a quella europea: nel solo 2009 sono stati imbottigliati 12,4 miliardi di litri, di cui solo l'8% destinato al mercato estero. Un volume di affari di 2,3 miliardi di euro, rimasto invariato rispetto all'anno precedente, ma in continua ascesa negli ultimi

trent'anni. Ma ha senso bere l’acqua in bottiglia? Gli italiani ne bevono litri e litri, senza motivi di carattere terapeutico o ragioni di sicurezza volte a giustificarne la scelta. A confermarlo è l’ultimo test effettuato da Altrocunsumo, che ha messo alla prova 42 marche di acque minerali naturali. La rivista dei consumatori ha verificato la presenza di nitrati, arsenico, manganese, nichel e altri metalli, solita-

mente ben tollerati, secondo la normativa viegente, ma entro certi limiti, proprio come avviene per l’acqua di rubinetto. La presenza di questi composti dipende infatti dalle caratteristiche naturali del terreno della sorgente oppure dall’uso di fertilizzanti azotati sul terreno limitrofo alla fonte. Come riportato da “Il fatto alimentare”, il test ha inoltre cercato eventuali contaminanti derivanti dai processi di disin-

fezione degli impianti, come i composti organoalogenati, e anche l’antimonio, una sostanza usata per la produzione della plastica, che secondo una fake news molto diffusa, migrerebbe dalle bottiglie all’acqua se queste ultime fossero esposte alla luce diretta del sole. Tutte le marche esaminate hanno ricevuto un giudizio globale positivo. Ma solo due acque minerali ovvero Santa Croce Castellina ed Eva Alta Valle Po, peraltro tra quelle meno pubblicizzate, sono risultate di ottima qualità, per i voti raggiunti nella quasi totalità dei parametri. Uno dei parametri su cui si sono focalizzate le analisi è quello relativo al “residuo fisso”, ossia l’insieme dei solidi disciolti nell’acqua, un parametro che si utilizza per classificare le acque potabili. Delle acque sottoposte ad analisi, la maggior parte sono “oligominerali”, con un residuo fisso inferiore a 500 mg/l, quattro sono “minimamente mineralizzate”, con residuo fisso non superiore a 50 mg/l, mentre due sono minerali perché riportano un residuo fisso compreso tra 500 e 1.500 mg/l. Se non diversamente prescritto da uno specialista, è consigliabile bere

acque con un basso contenuto in sali minerali, come le quelle oligominerali o minimamente mineralizzate. Le acque minerali servono infatti a reintegrare i sali minerali persi con la sudorazione e dovrebbero essere consumate preferibilmente durante l’estate o in caso di attività sportiva. Tuttavia le acque minerali non risultano molto diverse almeno dal punto di vista organolettico dall’acqua del rubinetto. Prendendo in considerazione il parametro del residuo fisso, tutte le acque di rete analizzate presentano generalmente un valore inferiore ai 500mg per litro, che le rende pertanto idonee al consumo giornaliero. Se dal punto di vista economico, bere l’acqua di rete ci permetterebbe di risparmiare circa una media di 198 euro l’anno, non va dimenticato che a beneficiarne sarebbe soprattutto l’ambiente. Sembra però molto difficile invertire il trend relativo al consumo di acqua minerale in bottiglia, a causa della pubblicità martellante delle aziende e al silenzio degli enti pubblici, che dovrebbero invece farsi promotori del consumo dell’acqua del rubinetto: economica, buona e sicura.

Il sistema immunitario della mamma influenza lo sviluppo cerebrale del nascituro Rosario Maisto Lo stato del sistema immunitario di una donna durante la gravidanza può influire sullo sviluppo delle connessioni cerebrali del figlio. Infezioni, stress, malattie o allergie possono scatenare delle risposte immunitarie, provocando il rilascio di diverse proteine, infatti, studi su animali avevano già dimostrato che alcune delle proteine rilasciate durante questa risposta possono avere un impatto sulla prole, ma finora si sapeva poco del loro effetto sugli esseri umani. I ricercatori hanno reclutato giovani donne fra i 14 e i 19 anni al secondo trimestre di gravidanza, scelte perché a causa della loro età erano esposte a un alto rischio di stress psicosociale, e quindi di un'attivazione del sistema immunitario, hanno fatto loro prelievi del sangue materno nel corso del terzo

mese di gravidanza, testando i livelli di due proteine,“IL-6 e CRP”, che vengono rilasciate massicciamente quando il sistema immunitario è attivato e sono indicative di uno stato infiammatorio. I livelli di CRP sono apparsi correlati con la variabilità della frequenza cardiaca fetale, che è fortemente influenzata dal sistema nervoso, indicando che l'infiammazione materna stava cominciando a influire sullo sviluppo cerebrale del feto. Dopo la nascita, i bambini sono stati sottoposti a risonanza magnetica durante le prime settimane di vita e l'esame ha rivelato una correlazione fra i livelli materni di “IL-6 e CRP” e cambiamenti significativi nella comunicazione tra alcune regioni cerebrali coinvolte nella valutazione della significatività degli stimoli. Disturbi nel funzionamento di questa rete, così come vari tipi di infezione e altri fat-

tori scatenanti della risposta immunitaria di una donna incinta, sono stati collegati allo sviluppo di malattie psichiatriche, come schizofrenia e disturbi dello spettro autistico. I ricercatori hanno infine controllato il comportamento e lo sviluppo delle competenze motorie e linguistiche dei bambini a 14 mesi, confermando che la correlazione fra queste capacità e i livelli di quei marcatori infiammatori era ancora valida. Questo studio indica che i marcatori di infiammazione nel sangue di una mamma possono essere associati a cambiamenti a breve e lungo termine nel cervello del loro bambino, permettendo di identificare modi per prevenire tali effetti e garantire che i bambini si sviluppino nel modo più sano possibile a partire dal grembo materno e continuando nell'infanzia e oltre.


Grandi Napoletani, grandi Campani

Antonio Joli lo scenografo delle grandi feste Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Antonio Joli nacque a Modena intorno al 1700. Dopo i primi studi in patria si trasferì a Roma (1720) passando dall’interesse per la pittura di rovine e per la scenografia a quello per le vedute. Del periodo giovanile le tele con Sansone abbatte il tempio dei Filistei e l'Incendio di Troia. Girò in Italia ed in Europa e con lui la sua fama e fu attivo anche come scenografo per i teatri allora più famosi e anche per le feste pubbliche (progettò barche per parate a Venezia e allestimenti per Carnevale oltre che per gran balli). Iniziò in quegli anni la sua grande attività per committenti internazionali con scene legate ad avvenimenti politici o vedute (dalla Lombardia a Napoli). A Londra realizzò

quattordici pannelli a olio nella residenza di Richmond (vedute di Basilea, il tempio della Sibilla a Tivoli, paesaggi cinesi, il Vesuvio). Notevole anche il suo periodo spagnolo con ritratti e folle vivaci e, in particolare, la coppia di pendants con la Veduta del palazzo reale di Aranjuez visto da nord-est col re Ferdinando VI di Spagna e la regina Maria Barbara di Braganza e la Veduta della plaza e della chiesa di S. Antonio ad Aranjuez visti da nord. Al periodo madrileno si legano le due

Joli scenografo

Fu attivo come scenografo per i teatri veneziani: S. Samuele, S. Cassiano e S. Giovanni Crisostomo. Fuori Venezia, per i teatri: Obizzi di Padova (1738) e Molza di Modena (1738-39) e per il teatro Pubblico di Reggio Emilia (1739). Come in genere tutti i grandi scenografi, non si dedicò solo al teatro ma anche alle cosiddette feste pubbliche.

A Venezia, partecipò alla progettazione di alcune barche di parata, per conto di famiglie nobili, in occasione della regata sul Canal Grande del 4 maggio 1740, allestita in onore del principe ereditario Federico Cristiano, figlio di Augusto III, re di Polonia. Dodici le gondole, quattro delle quali recavano gli ornati progettatie creati da lui stesso.

splendide tele raffiguranti la Calle d'Alcalà e El Paseo de Atocha in collezione della duchessa d'Alba. Dopo un buon periodo veneziano tornò a Napoli e iniziò la grande e fortunata attività per la corte, come testimonia nel 1762 la prestigiosa nomina a capo scenografo e architetto del teatro San Carlo. Collegati all'attività di scenografo anche alcuni dipinti: Scena di fantasia con fontana in un parco (Caserta, palazzo reale); la Fiera al largo di Palazzo (collezione privata); Atrio regio con figure

(Napoli, Museo nazionale di Capodimonte); Rovine architettoniche (Caserta, palazzo reale). Al 1759 si lega anche l'importante serie dei templi di Paestum, vero e proprio modello di riferimento per tutta la successiva produzione di immagini relative a questi monumenti. I rapporti di lavoro con la corte borbonica non condizionarono il resto delle sue attività se si pensa alle opere per diverse residenze nobiliari inglesi, alle vedute di Palermo, Messina, Agrigento Firenze,

Genova. Antonio Joli morì a Napoli il 29 aprile del 1777 ma la sua fama resta: qualche anno fa è stato protagonista, ad esempio, di una significativa vicenda quando è stato protagonista di una vera e propria “conquista di Milano”. Ad un’asta del 2011 il suo olio su tela con “Veduta di Napoli dalle pendici del Vesuvio” del 1760 la stima era di 400.000600,000 euro ma è stato venduto per 605.600 euro, il prezzo più alto pagato per una sola opera durante l’intera asta…


Due nuovi mosaici nel parco archeologico di Baia L’Atlantide campana, la città sommersa si impreziosisce ulteriormente grazie ad una recente scoperta Ilaria Buonfanti Erano coperti da sedimenti millenari, che sono stati la loro fortuna, mantenendoli intatti nei secoli. E per la prima volta, oggi, potranno essere ammirati da tutti i visitatori del Parco archeologico sommerso di Baia. Due nuovi straordinari mosaici impreziosiranno i percorsi di uno dei più conosciuti siti al mondo, una città sommersa, che è meta quotidiana di appassionati di archeologia subacquea. Un mosaico, bicromo in bianco e nero, rappresenta due guerrieri ed è riconducibile all’epoca della Villa a Protiro, databile intorno al IV secolo dopo Cristo; sull’altro, un mosaico policromo, ancora si indaga per una datazione sommaria, ma si sospettano collegamenti cronologici con la Villa dei Pisoni, che risale al I secolo avanti Cristo. Il primo mosaico conferma che anche nell’antica Roma esisteva il wrestling, o meglio, una disciplina di lotta che combinava aspetti della boxe e del wrestling. Si chiamava pancrazio. Un’istantanea di quella lotta, dove era concessa qualsiasi tecnica di combatti-

mento a parte morsi e graffi, si potrà ammirare sott’acqua grazie al lavoro di un’equipe di restauratori. Il lavoro di conservazione comprende una catalogazione dello stato di conservazione delle due strutture nei siti archeologici dall’architetto Filomena Lucci, la documentazione 3D e l’acquisizione di un video repertorio da parte del ricercatore indipendente Gabriele Gomez De Ayala. Per pulire e consolidare i mosaici, il team di conservatori

ha usato numerosi strumenti innovativi. Baia sommersa incanta per la sua ricchezza e per il suo stato di conservazione. Le scoperte che poi affiorano nel tempo, restituendo tessere di storia, impreziosiscono l’intero patrimonio flegreo, rendendolo uno dei percorsi di visita più suggestivi al mondo. “Stiamo lavorando per presentare un piano strategico per la tutela e la valorizzazione dei Campi Flegrei, che riguarderà anche il Parco ar-

cheologico sommerso. In questi mesi abbiamo perfezionato il regolamento del percorso, sia per la salvaguardia dei resti sia per la fruizione dell'itinerario, e abbiamo dato il via alla costituzione di un team di professionisti, per offrire al pubblico la possibilità di conoscere la città sommersa in chiave tecnologica ricostruendo in 3D la città imperiale. L’idea è quella di lanciare un percorso visitabile da tutti, grazie anche alle nuove tecno-

logie, restituendo al patrimonio culturale l’Atlantide flegrea” dice Paolo Giulierini, attuale direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei. Per il salto nel tempo sott’acqua vengono da Giappone e Cina, Vietnam e Stati Uniti, con una crescita annua di presenze che, secondo i dati della Soprintendenza, si attesta tra i 20 e il 30%. Ora, ci saranno due nuovi mosaici da scoprire, a loro volta tasselli della storia, straordinaria, di quest’angolo della Campania.

L’intelligenza artificiale atterra all’aeroporto di Napoli Nell’ultimo anno, l’Aeroporto Internazionale di Napoli, ha registrato un aumento del 26% del numero di passeggeri in transito rispetto all’anno precedente. Un record assoluto del quale i napoletani possono andare davvero fieri. La città, già da diversi anni, è rifiorita da un punto di vista turistico, spesso infatti, durante periodi di ponti e festività si registra il tutto esaurito in strutture alberghiere, musei, ristoranti e aree archeologiche. E allora, poiché molti turisti giungono nel capoluogo partenopeo proprio utilizzando l’aereo, nella scorsa primavera è stato attivato a Capodichino un sistema di intelligenza artificiale al servizio di passeggeri e turisti. L’aeroporto di Napoli vanta il primato in Italia per aver messo on-line una chatbot grazie alla quale

sarà possibile conversare con un sofisticato software capace di rispondere a un ampio ventaglio di quesiti, anche di carattere turistico. A darne notizia è la Gesac (Gestione Servizi Aeroporti Campani). Per utilizzare la chatbot basta collegarsi alla pagina Facebook dell’aeroporto: via Messenger sarà pos-

sibile digitare domande, e l’intelligenza artificiale risponderà immediatamente. Non solo. Oltre a fugare ogni dubbio sui servizi aeroportuali, l’intelligenza artificiale, attingendo da un corposo database, può anche fornire informazioni di carattere turistico che diventano decisamente più complete

se si attiva la geo-localizzazione. Con la chatbot sarà possibile sapere se si può mangiare una pizza in aeroporto, dove acquistare la mozzarella di bufala, se il volo è in orario ma anche quando è aperta e quanto costa una visita nella Certosa di San Martino o a Palazzo Reale. Insomma utilizzare la chatbot sarà come avere sempre a disposizione una guida personale durante tutto il periodo del soggiorno. La novità della chatbot va ad aggiungersi ad un’altra recente novità: l’utilizzo del PRTG Network Monitor tedesco. La Gesac infatti, dopo anni di ricerche, è approdata su una software house di Norimberga dopo essersi messa alla ricerca di una nuova soluzione tecnologica all’avanguardia, in grado i monitorare tutti gli elementi del-

l’infrastruttura informatica e di prevenire eventuali problemi. Il PRTG è un avanzatissimo software che consente di disporre di un monitoraggio unificato, automatico e continuo della rete aeroportuale e garantire interventi rapidi e puntuali. Ciò significa riuscire a impedire a semplici criticità di trasformarsi in vere e proprie crisi, garantendo all’intera infrastruttura una business continuity senza precedenti. Si pensi soltanto a una tipica situazione in cui, in assenza di un adeguato monitoraggio, potenziali problemi della rete potrebbero causare un blocco improvviso dei display che segnalano gli orari dei voli e al grave disagio che ne deriverebbe sia per i passeggeri sia in termini di danni d’immagine per l’aeroporto stesso. I.B.


“WWF travel” e il turismo ecologico Il nuovo tour operator propone venti itinerari alla scoperta della natura Ormai l’estate è pienamente arrivata e, bussando alle nostre porte, ha portato con sé anche la voglia di andare in vacanza. Ma cosa fare se non sappiamo cosa fare e dove andare? C’è chi ha pensato ai viaggiatori di tutto il mondo desiderosi di raggiungere mete immerse nella natura. A cimentarsi in questo arduo compito per il 2019 è stato il Wwf travel, ovvero il nuovo tour operator di Wwf Italia, grazie a un accordo di partnership con Biosfera Itinerari. Wwf Travel prende vita con l'obiettivo fondamentale di lanciare sul mercato italiano un modo diverso di vivere le vacanza, dove al piacere della visita di luoghi straordinari si somma la conoscenza dell'ambiente e della sua biodiversità oltre alla condivisione di progetti volti alla tutela di specie e territori a rischio. Biosfera Itinerari è un'organizzazione di biologi e naturalisti con esperienza pluriennale nell'organizzazione di viaggi dedicati all'osservazione della fauna e degli ambienti nelle più importanti destinazioni al mondo per biodiversità e storia naturale. Così, sono stati proposti per

un turismo naturalistico circa venti itinerari, al di fuori dei confini italiani, in Africa, Europa, Asia, Americhe e Regioni Polari con una caratteristica comune e principale, cioè la presenza garantita di un esperto biologo naturalista, profondo conoscitore della destinazione e dei sui principali aspetti naturalistici, che accompagnerà il

gruppo in ogni fase del viaggio, attraverso un percorso di arricchimento e consapevolezza. Come ha sottolineato Gianluca Mancini, direttore di Wwf Travel, il loro obiettivo primario è quello di dare un contributo reale alla diffusione di una cultura del turismo naturalistico di massa affinché le persone comuni, i più giovani, piuttosto che le famiglie, ab-

biano la possibilità di conoscere la bellezza della biodiversità del nostro pianeta così che accresca in loro la consapevolezza di ciò che l'ambiente ci offre e dell'importanza di proteggerlo. Inoltre, "il turismo naturalistico - aggiunge Davide Palumbo, fondatore di Biosfera Itinerari - è diventato lo strumento più efficace per la conservazione nel medio termine

di specie ed ecosistemi a rischio, nella maggior parte dei santuari mondiali della Biodiversità. Wwf Travel rappresenta per noi il partner ideale per la costruzione di proposte di viaggio che permettano a chiunque di vivere l'esperienza di un viaggio negli scenari più significativi per la conservazione della natura". A.P.

Turismo sostenibile: agli italiani piace ma pochi lo praticano Nonostante la crescente sensibilità ambientale e nonostante agli italiani piaccia il turismo che rispetta l'ambiente, sono ancora pochi quelli che nel 2018 dichiarano di praticare realmente un turismo green (solo il 20% contro il 18% del 2017). È questo in sintesi il quadro che emerge dall'anticipazione dei dati dell'VIII rapporto 'Gli italiani, il turismo sostenibile e l'ecoturismo' realizzato da Ipr Marketing per la Fondazione Univerde e che sarà presentato completo il prossimo 27 settembre a Roma. L'anticipazione dei dati è stata data in occasione del convegno organizzato dalla Fondazione Univerde, insieme al Touring Club Italiano e Ipr Marketing a Roma in occasione del decennale della Fondazione. Nel 2018 è

circa il 78% la percentuale di coloro che conoscono il significato della definizione di “turismo sostenibile” (76% nel 2017) inteso come quello che rispetta l’ambiente e cerca di ridurre il consumo di energia e di risorse del territorio. Il 41% lo considera eticamente corretto e il 28% vicino alla natura. Invece, nel 2018 il 64% (contro il 62% nel 2017) degli intervistati conosce la definizione di ecoturismo come forma di turismo che rispetta l’ambiente, le popolazioni locali e valorizza le risorse naturali e storico culturali di un territorio. In generale, i dati evidenziano come il turismo sia soprattutto un arricchimento culturale per il 48% degli italiani, una conoscenza o esplorazione per il 44% e relax per il 41%. Ad attrarre principalmente: arte,

storia ed eventi culturali (68%) ma anche natura e paesaggi (61%). Il turismo è un driver importante per l'economia del nostro paese che contribuisce a creare occupazione e a valorizzare il made in Italy. Bisogna, però, spingere l'acceleratore e diffondere il turismo anche nei piccoli centri e nelle aree interne e migliorare tutto il settore formativo. Successivamente, sono stati illustrati anche i progetti di valorizzazione di alcune aree del territorio realizzati da studenti nell'ambito del corso di laurea Progest all'Università degli studi di Roma 'Tor Vergata'. Il turismo green è sicuramente un fenomeno in crescita e sono tre le aree su cui occorre lavorare: parchi e aree protette, piccoli borghi e grandi città. B.G.


Scoperta la batteria che dura per sempre La rivoluzione “nata per gioco” che sconfiggerà l’obsolescenza programmata Cristina Abbrunzo I ricercatori della Irvine University of California (UCI), hanno inventato una batteria a nanofili che sarebbe in grado di essere ricaricata centinaia di migliaia di volte. In pratica, si tratta di una batteria destinata a durare di più del dispositivo su cui è montata. Potrebbe essere la svolta. Ma cosa sono i nanofili? Migliaia di volte più sottili di un capello umano, sono altamente conduttivi e presentano una grande superficie per l'immagazzinamento e il trasferimento di elettroni. Il problema è che sono estremamente fragili e non reggono bene a ripetuti cicli di scarica e carica. I ricercatori dell'UCI hanno risolto questo problema rivestendo un nanofilo d'oro in una guaina di biossido di manganese e inglobando il tutto in un elettrolita costituito da un gel tipo plexiglas. La dottoranda Mya Le Thai, responsabile del progetto, ha ripetuto il test scarica-carica fino a 200.000 volte nell'arco di più di tre mesi, senza rilevare alcuna perdita di capa-

cità o di potenza e senza rotture dei nanofili. Come spesso succede con le scoperte eccezionali, il duro lavoro dei ricercatori ha ottenuto questo grande risultato grazie al caso, o a quello che potremmo definire il “colpo di genio” della Le Thai: un giorno, Mya, una semplice dottoranda del laboratorio di Reginald Penner, presidente del dipartimento di chimica dell’UCI, ha deciso di togliersi lo sfizio di

sostituire l’elettrolita liquido che circondava il gruppo di nanofili con una versione in gel. Penner racconta: «Mya stava giocando lì intorno, e ha ricoperto tutta questa cosa con uno strato di gel molto sottile e ha avviato il ciclo. Ha scoperto che utilizzando semplicemente questo gel, poteva fare cicli per centinaia di migliaia di volte senza perdere capacità. È stato pazzesco, perché que-

ste cose di solito muoiono in modo drammatico dopo 5.000 o 6.000 o 7.000 cicli al massimo». I ricercatori pensano la sostanza appiccicosa plastifichi l’ossido di metallo nella batteria e conferisca flessibilità, prevenendo le rotture. L’elettrodo rivestito, infatti, mantiene molto meglio la sua forma, il che lo rende una scelta più affidabile. Questa ricerca dimostra che un elettrodo della batteria basato sui nanofili può avere una lunga vita e che siamo in grado di fare di questi tipi di batterie una realtà. Il che non è affatto cosa da poco. I sorprendenti risultati di questo studio sono stati, infatti, pubblicati sull’ American Chemical Society’s Energy Letters. Il team dell’UCI ha capito subito di avere scoperto per caso qualcosa di speciale, ma non sono ancora sicuri del perché utilizzando un elettrolita in gel i nanofili non si rompono. Ma Penner avanza un’ipotesi: «Il gel funziona come un sottile strato di burro di arachidi. I nanofili, che sono sottilissimi e fatti di ossido di manganese, sono po-

rosi per l’80%. Nel tempo, il gel denso penetra lentamente nei pori nei nanofili e li rende più morbidi. Questa morbidezza riduce la loro fragilità. Dopo 5.000 cicli con il liquido normale, i nanofili cominciano a rompersi. E poi cominciano a cedere. Niente di tutto questo sta accadendo nel gel». Attualmente il team di ricerca sta lavorando per verificare questa ipotesi, se fosse corretta, continuerà a testare diversi tipi di materiali e gel per vedere cosa funziona meglio. Se la cosa funziona, i nanofili avvolti nel gel potrebbero diventare un componente essenziale per batterie di durata ultra-lunga». Ma Penner butta acqua sul fuoco e dice che per arrivare a questo la strada da fare è ancora lunga, anche se ci sono già diverse compagnie interessate alla scoperta fatta nel suo laboratorio. Qualora la tecnologia risultasse commercializzabile, i benefici non sarebbero limitati agli smartphone e ai computer portatili, ma anche a elettrodomestici, automobili elettriche e veicoli spaziali: una piccola rivoluzione nata per gioco.

Nasce Back Market: il supermercato del ricondizionato Una startup contro l’invecchiamento dei dispositivi elettronici Nell’era del consumismo, ogni idea che sposa il riciclo e il riuso, assume un valore in più sia in termini di risparmio che di attenzione nei confronti del nostro Pianeta. Back Market, creato nel 2014 è il primo market place di prodotti elettrici ed elettronici ricondizionati in Europa. Cosa sono i prodotti ricondizionati? Sono vecchi dispositivi come smartphone, tablet, fotocamere e tanto altro che vengono rimessi in perfetto stato da tecnici specializzati e poi rivenduti. Quindi da un lato questo sistema permette di ridurre i rifiuti elettrici ed elettronici che come sappiamo devono essere portati all’isola ecologica per lo smaltimento, dall’altro lotta contro l’obsolescenza programmata.

La startup nasce grazie a Thibaud Hug de Larauze, Vianney Vaute e Quentin Le Brouster e ha come filosofia quella di trasformare il comportamento dei consumatori, rendendoli più consapevoli del fatto che anche la scelta di un tablet ricondizionato può fare la differenza in termini di sostenibilità ambientale. Ma non solo. Allungare la vita degli apparecchi significa anche spendere tra il 30 e il 70% in meno rispetto a comprarne di nuovi. E l’ambiente? Il tasso di produzione di nuove apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) aumenta in maniera costante. Secondo il Global EWaste Monitor 2017, in Italia, ogni abitante produce in media 18,9 kg di RAEE ed il

paese ha prodotto in totale 1,2 milioni di tonnellate nel 2017. Da un iPhone l’anno a uno ogni quattro mesi e mezzo. È questo il dato che fotografa la crescita di un fenomeno controverso e spesso poco dibattuto: quello dell’invecchiamento (reale o percepito) dei nostri dispositivi elettronici. I numeri ci dicono che Apple e Samsung hanno raddoppiato negli ultimi due anni il tempo

di uscita dei nuovi modelli. Un ritmo forsennato, che ha come effetto quello di accorciare drasticamente la vita media degli apparecchi. È l’era dell’obsolescenza programmata: prodotti programmati apposta per durare poco. Allo scopo di combattere questo fenomeno arriva Back Market. Ma vediamo come nasce questa idea proprio dalle parole

dei suoi creatori. «Secondo noi, il miglior modo di lottare contro lo spreco elettronico è far diventare i ricondizionati un fenomeno di massa. Un mercato a sé, indipendente dal nuovo. Per farlo, è necessario sfatare il falso mito della scarsa qualità dei prodotti ricondizionati, spesso confusi con l’usato, e facilitare l’accesso a questa gamma di prodotti. Ed è proprio quello che abbiamo cercato di fare con Back Market, una sorta di supermercato del ricondizionato». Un Amazon del ricondizionato, in pratica. Una piattaforma che effettua la triangolazione fra le aziende ricondizionatrici che caricano i loro prodotti e il pubblico, che acquista direttamente dal sito. C.A.


Il Codice dell’Ambiente sul trattamento dei rifiuti È reato violare le prescrizioni anche senza danno ambientale Felicia De Capua Il complesso delle norme e disposizioni del Codice dell’Ambiente sulla gestione e il trattamento dei rifiuti è finalizzato alla tutela e alla salvaguardia preventiva dell’ambiente. In tale ottica viene sanzionata la violazione delle prescrizioni e delle autorizzazioni in materia, come fattispecie di pericolo, senza che rilevi la concreta ed effettiva lesione del bene giuridico protetto. La Corte di Cassazione, sezione III Penale, con la recentissima sentenza 20 giugno 2018, n. 28493, (ud. 09/11/2017) ha ribadito che la violazione e l’inosservanza delle norme e delle prescrizioni ambientali contenute o richiamate nelle autorizzazioni in materia di gestione e di trattamento dei rifiuti,non richiede l’effettiva e concreta compromissione, essendo irrilevante l’insussistenza di un danno in concreto all’ambiente. Il caso in questione riguarda un imprenditore che, in qualità di legale rappresentante e direttore tecnico dell’omonima

impresa individuale, è stato condannato alla pena di 3.000 euro di ammenda in quanto responsabile del reato di cui all’art. 256, quarto comma d.lgs. 152/2006, per aver effettuato operazioni di recupero di rifiuti non pericolosi non rispettando una pluralità di prescrizioni, quali il rispetto delle aree funzionali dell’im-

pianto, la cubatura dei materiali stoccati, l’ispezionabilità del sistema di raccolta delle acque meteoriche, l’apposizione della segnaletica di identificazione dei rifiuti, la dotazione di vari strumenti necessari all’attività di stoccaggio e raccolta. Avverso la sentenza di condanna del competente Tribu-

nale, l’imputato ha proposto, per il tramite del proprio difensore, innanzi alla Corte di Appello di Milano, atto di appello riconvertito in ragione dell’inappellabilità delle sentenze di condanna alla sola pena dell’ammenda ex art. 593, comma 3 cod. proc. pen., in ricorso per Cassazione, con trasmissione dei relativi atti

alla Corte. Il giudizio si conclude con la citata decisione con la quale si afferma che la contravvenzione di inosservanza delle prescrizioni contenute o richiamate nelle autorizzazioni di cui al citato art. 256, comma quarto, è reato formale di pericolo, il quale si configura in caso di violazione delle prescrizioni imposte per l’attività autorizzata di gestione di rifiuti, “sicché la valutazione in ordine all’offesa al bene giuridico protetto, vale a dire l’integrità dell’ambiente, cui accede la tutela strumentale del controllo amministrativo da parte della pubblica amministrazione, va retrocessa al momento della condotta secondo un giudizio prognostico "ex ante", essendo irrilevante l’assenza in concreto, anche se successivamente riscontrata,di qualsivoglia lesione al bene giuridico tutelato dalla fattispecie incriminatrice(Sez. 3, n. 19439 del 17/01/2012 - dep. 23/05/2012, Miotti; Sez. 3, n. 6256 del 02/02/2011 - dep. 21/02/2011, Mariottini e altro)”.

Viaggio nelle leggi ambientali ECODELITTI La Corte di Cassazione Sezione III, con la Sentenza n. 29901 del 3 luglio 2018, ha stabilito che anche l’ipotesi di disastro ambientale descritta al n. 3 dell’art. 452-quater Codice Penale presuppone, come le due precedenti, che le conseguenze della condotta svolgano i propri effetti sull’ambiente in genere o su una delle sue componenti. Nei delitti contro l’ambiente il legislatore ha inteso riferirsi alla più ampia accezione di ambiente, quella cosiddetta unitaria, non limitata da un esclusivo riferimento agli aspetti naturali, ma estesa anche alle conseguenze dell’intervento umano, ponendo in evidenza la correlazione tra l’aspetto puramente ambientale e quello culturale, considerando quindi non soltanto l’ambiente nella sua connota-

Per la configurabilità del reato non è, poi, necessaria la contaminazione del suolo o del sottosuolo. Corte di Cassazione Sezione III, Sentenza n. 28725 del 21 giugno 2018.

zione originaria e prettamente naturale, ma anche l’ambiente inteso come risultato anche delle trasformazioni operate dall’uomo e meritevoli di tutela. ACQUA Le acque meteoriche da dilavamento sono costituite dalle sole acque piovane che, cadendo al suolo, non subiscono

contaminazioni con sostanze o materiali inquinanti e non anche quelle contaminate da sostanze o materiali inquinanti che non consentono di qualificare i reflui come acque di dilavamento o di prima pioggia, trattandosi invece di reflui industriali di cui è stato realizzato uno scarico nel suolo e nel sottosuolo in mancanza di autorizzazione.

ARIA Entra in vigore il 17 luglio 2018 il Decreto Legislativo 30 maggio 2018, n. 81 che dà attuazione alla direttiva (UE) 2016/2284 sulla riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici, e abroga il D.Lgs. n.171/2004 (che attuava la precedente Direttiva in materia, 2001/81/CE). Fino al 31 dicembre 2019 sarà possibile applicare i limiti nazionali di emissione previsti dall'articolo 1 e dall'allegato I del decreto legislativo n. 171 del 2004. Il decreto (art.1) è finalizzato al miglioramento della qualità

dell'aria attraverso: impegni nazionali di riduzione delle emissioni di origine antropica di biossido di zolfo, ossidi di azoto, composti organici volatili non metanici, ammoniaca e particolato fine; l'elaborazione, l'adozione e l'attuazione di programmi nazionali di controllo dell'inquinamento atmosferico; obblighi di monitoraggio delle emissioni delle sostanze inquinanti individuate nell'allegato I; obblighi di monitoraggio degli impatti dell'inquinamento atmosferico sugli ecosistemi; obblighi di comunicazione degli atti e delle informazioni connessi agli adempimenti previsti dalle disposizioni di cui alle lettere precedenti; una più efficace informazione rivolta ai cittadini utilizzando tutti i sistemi informativi disponibili. Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.151 del 02-07-2018. A.T.


COME SCOPRIRE I SOGNI NELLA VITA? Tutti noi abbiamo bisogno di una buona dose di stupore Andrea Tafuro Se vi fermate a riflettere su tutto ciò che viene messo in vendita, scoprirete di poter fare a meno di una quantità enorme di cose. Avete mai pensato alla moltitudine di persone che popolano la nostra amata Terra e che incontriamo ogni giorno? Alcune scrutano il mondo come una raccolta interminabile di cose belle da scoprire e ne vanno in cerca come in un’avventura. Sono delicate e amano la terra, camminano su di essa con leggerezza, con curiosità e gratitudine. Si riempiono gli occhi e l’anima di gioia e di sorprese. Considerano il lato bello delle cose, confessano che fa bene. Sicuramente io sono tra questi, non mi lascio affondare, e cerco di contagiare gli altri con la mia forza e con la mia gioia. Altre strascicano per le strade con zoccoli …è estate... di piombo, senza sapere dove e perché. Non sanno dove andare e si ritrovano sempre dalla parte opposta! Sulle spalle portano una pesante zavorra che si ostinano a chiamare vita, senza guardare che cosa c’è dentro. Camminano col capo chino per contare le spine dei rovi. Con tutti coloro coi quali s’incontrano fanno a gara a chi ha pianto e sofferto di più, si offendono e si arrabbiano se qualcuno sostiene di essere più infelice di loro. Pensano di subire da loro un torto.

Hanno paura di essere felici e più ancora di apparirlo, hanno paura di scoprire qualche motivo per esserlo. Aprono gli occhi la mattina malvolentieri, non sanno ridere. Se si sorprendessero in uno specchio a ridere si vergognerebbero come di una colpa, come se tradissero il loro destino. Hanno una frase alla quale sono particolarmente affezionati: “Cosa mi ha dato questa vita? Niente!”. E la mia comunità, come è fatta? Io penso che i compiti reali e tangibili di una comunità sono di ridistribuire le risorse necessarie a trasformare la condizione di individui de iure nelle prerogative godute dagli individui de facto. Al solo pensiero di questa cosa, già tremo. Viviamo l’epoca in cui cerchiamo individualmente soluzioni a problemi che hanno origine dal vivere in società. Esempio lampante è la gestione dei figli nella scuola, i rapporti tra genitori e una corretta presenza civile e civica. Si è smarrita la certezza che ci veniva dal vivere in comunità, il risultato di tutto ciò è sotto gli occhi di tutti, il nemico diventa l’altro genitore, l’estraneo sul quale vomitare tutte le nostre ansie e i nostri problemi. La comunità realmente esistente ci richiede, come prezzo d’ingresso, di rinunciare alle libertà individuali formando così una dicotomia, tra la sicurezza garantita dalla comunità e la libertà individuale, che risulta non di facile soluzione. Non sto ci-

tando Papa Francesco. Ma Baumann! E’ diventato difficile reggere il vero/finto perbenismo delle vostre chiese. Tuttavia Bauman ci sprona a realizzare una comunità in cui si hanno libertà, fiducia e comprensione. Ferdinand Tönnies, sociologo tedesco, individua due forme diverse di organizzazione sociale: la comunità, fondata sul sentimento di appartenenza e sulla partecipazione spontanea e la società basata sulla razionalità e sullo scambio. Egli ha scritto che la comprensione reciproca è alla base della comunità e non il fine. Che bello! Nella scuola, nelle chiese dei nostri figli, tanto hanno fatto che è

stato raggiunto il risultato di tracciare un confine e creare, Baumann dixit: comunità gruccia alle quali appendere tutte le paure e ansie vissute a livello individuale […] in compagnia di altri individui afflitti dalle medesime ansie e paure. Il vostro mondo liquido e moderno è in continua trasformazione. Tutti voi, che vi piaccia o no, verrete trascinati via senza scampo, anche quando vi sforzate di rimanere immobili nel punto in cui vi trovate. Leggendo queste parole, mi è ritornata in mente una barzelletta che circolava nel mio vecchio ufficio a Genova. Mentre passeggiava tranquillo per Piazza De Ferrari a Genova, un signorotto della riviera tutto impettito, s'imbatte in un sudamericano che russa beato all'ombra dei portici di Palazzo Ducale. Super indignato, ma da perfetto credente, sveglia l'uomo con un calcio, gridando: “Perché sprechi il tuo tempo, fannullone, buono a nulla, scansafatiche?”. “E cos'altro potrei fare, signore?”, ribatte il malcapitato. “Dovresti lavorare!”. “Perché mai?”, replica l'altro. “Per guadagnare denaro”. E l'indigeno: “Perché?”. “Per poterti riposare, oziare!”. “Ma è proprio quello che sto facendo!”, aggiunge l'uomo. Eh si! La presenza d’un significato per cui vivere è determinante nel configurare l’immagine di se stessi, il pro-

prio destino, il posto che si occupa nel mondo, la relazione con gli altri, il ruolo in quanto insieme di attese da parte degli altri e di risposte da dare. E’ determinante nello stimolare le energie interiori e nello stabilire il proprio rapporto in relazione al compito e alla gioia di vivere. Si sa come sono certi periodi: frenetici e scontenti, e sembra che tutto vada storto. Le scadenze arrivano sempre troppo presto e qualche volta tolgono il sonno. Arrivi in chiesa e trovi musi lunghi e non riesci a capire perché sia il caso di fare tante storie per cose da nulla. Il tuo vicino si risente per una battuta infelice: ah quella mania di fare lo spiritoso! Le mamme, colte e impettite, nel consiglio di classe non la finiscono di litigare tra loro per sciocchezze, esibendo tutto il repertorio di fuffa truccata. Che vita balorda! Ma, ecco, la mattina dopo, in viaggio sul treno, nello stesso vagone di sempre, dopo giorni di anomia, mi sorprende la bellezza. Il Vesuvio è nitido, reso splendente dal vento della notte, mi sorprende l'azzurro incredibile del cielo che sembra creato apposta per me. Allora la tensione si scioglie e assaporo la mia Comunità, fatta di persone che lottano e cercano di essere felici, sognatori e pieni di stupore.


Foto di Fabiana Liguori

Le bellezze paesaggistiche della Campania: Salerno ammirata dal mare

Arpa Campania Ambiente n.13 del 15 luglio 2018  
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