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Arpa campania ambiente 2018 11

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TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE: L’UNIONE EUROPEA BACCHETTA L’ITALIA A oltre sei anni di distanza dalla prima sentenza, la Corte di giustizia europea ha nuovamente sanzionato 74 centri urbani italiani rei di non aver adeguato il sistema di trattamento delle acque fognarie alle disposizioni Ue, che si applicano dal 31 dicembre 2000. I giudici avevano infatti già constatato una prima volta l'inadempimento dell'Italia in una sentenza del 2012. Alla scadenza del termine, l'11 febbraio 2016, il nostro Paese non si era ancora adeguato, così, la Commissione Europea ha fatto un secondo ricorso chiedendo di multare Roma ed oggi ha ottenuto che l’Italia versi una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni per ogni semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie per conformarsi alla sentenza. Per la Corte l'inadempienza dell'Italia, oltre ad essere durata quasi sei anni, è particolarmente grave per il fatto che l’assenza o l’insufficienza di sistemi di raccolta o di trattamento delle acque reflue urbane provocano danni all’ambiente, cioè agli stessi cittadini italiani, oltre che alle attività turistiche. Sette gli agglomerati “fuorilegge” in Campania: Battipaglia, Benevento, Capaccio, Ischia, Casamicciola Terme, Forio, e Napoli Est mentre Massa Lubrense e Vico Equense sono stati gli unici ad adeguarsi alla normativa. Non sembrano sorprendersi della multa le associazioni ambientaliste. Il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani ha così commentato la condanna all’Italia: “Da anni accompagniamo il Paese nel lunghissimo percorso di adeguamento del sistema di fognature e di depurazione delle acque reflue che l’Italia ha praticato con insostenibile lentezza. La decisione Ue è la conferma di quello che da anni denunciamo con i nostri laboratori mobili”.

Martelli a pag.3

EDITORIALE

L'evoluzione della normativa sui rifiuti in Campania di Luigi Stefano Sorvino

ARPAC

L’andamento della balneabilità in Campania Dal primo maggio è ufficialmente iniziata la stagione balneare in Campania. Sono circa il 7% su un totale di 403 i prelievi Arpac di acque di balneazione... De Maio-Lionetti-Mosca pagg.6 e 7

DAL MONDO

Un nuovo carburante al sapore di whisky! Siamo abituati a conoscere gli effetti deleteri dell’alcol sull’organismo. Soprattutto se il suo consumo si trasforma in dipendenza. Eppure uno studio scozzese... Clemente a pag.9

BIO-ARCHITETTURA

I Rain Garden, per limitare gli allagamenti I “rain garden” sono superfici verdi realizzate in piccole depressioni del terreno utilizzando specie autoctone e progettate in modo tale da poter ricevere... Palumbo a pag.13

NATUR@MENTE

Turismo e responsabilità per la diversità In un loro celebre pezzo intitolato: Gran Turismo, Lucio Dalla e Francesco De Gregori, descrivono così i turisti “[...] arrivano sul tetto del mondo senza... Tafuro a pag.19

La normativa contemporanea sulla gestione dei rifiuti registra poco più di un ventennio di evoluzione significativa, formatasi secondo il solito meccanismo di diritto ambientale che trae stimolo dalle normative comunitarie di settore, che si avvicendano rapidamente anche in ragione della rapida evoluzione tecnologica, con il successivo recepimento ed incorporazione nella legislazione domestica (che spesso avviene con ritardo). Ricordo quando l'allora Direttore generale del Ministero dell'Ambiente Mascazzini presentò ed illustrò, presso la facoltà di Ingegneria di Aversa della Seconda Università, le fondamentali innovazioni recate dal decreto legislativo n. 22/1997 denominato "Ronchi", dal cognome del Ministro proponente (uno dei migliori della recente storia di quel Ministero non molto fortunato). È poi subentrata, dopo meno di un decennio, la disciplina del D.Lgs. n. 152/2006, denominato "Matteoli", che costituisce un tentativo – non compiutamente riuscito – di codificazione o "testunificazione" della dilatata ed ormai copiosa normativa ambientale, con la disciplina della Parte IV recante "Norme in materia di gestione di rifiuti e bonifica dei siti inquinati". Due anni dopo è però intervenuta la Direttiva europea 2008/98/CE, che abroga alcune precedenti, segnando un ulteriore evoluzione del quadro comunitario di settore, a cui l'Italia si è adeguata nel successivo biennio con il D.Lgs. n. 205/2010, di riscrittura e modifica della Parte IV del 152/2006.

La Direttiva del 2008 puntualizza le definizioni basilari per la materia – sui cui si sviluppano le relative politiche – come rifiuto, recupero e smaltimento; introduce la nozione distinta di "sottoprodotto"; rafforza le misure di prevenzione dei rifiuti con un approccio all'intero ciclo dei prodotti (e non solo alla fase finale in cui essi diventano rifiuti), mirando alla complessiva riduzione degli impatti ambientali. Dal combinato disposto della normativa comunitaria e nazionale si evincono chiaramente una serie di profili strategici, con in primis un ordine prioritario nelle politiche in materia, a partire dalla prevenzione dei rifiuti alla preparazione per il riutilizzo, con il ricondizionamento, la rigenerazione, il recupero di altro tipo (ad esempio di energia) fino allo smaltimento solo residuale in discarica. Si conferma e rafforza il principio generale del "chi inquina paga", risalente al Trattato istitutivo e declinato nei vari settori del diritto ambientale, prevedendosi che il produttore e detentore di rifiuti debbano gestirli sostenendone i costi e si introduce parallelamente il concetto di "responsabilità estesa" del produttore. continua a pag.2


L'evoluzione della normativa sui rifiuti nella attualità campana Segue dalla prima Si conferma e rafforza il principio generale del "chi inquina paga", risalente al Trattato istitutivo e declinato nei vari settori del diritto ambientale, prevedendosi che il produttore e detentore di rifiuti debbano gestirli sostenendone i costi e si introduce parallelamente il concetto di "responsabilità estesa" del produttore. Si afferma il criterio fondamentale di autosufficienza territoriale e prossimità nella gestione per ambiti, secondo cui Stati e Regioni devono realizzare una rete adeguata ed integrata di impianti avvalendosi delle migliori tecniche disponibili, evitando trasferimenti interregionali o transfrontalieri di rifiuti. Si consacra nelle rinnovate normative la centralità della pianificazione, con particolare riferimento all'obbligo di predisporre piani regionali per la gestione dei rifiuti, con capitoli specifici dedicati alla gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio ed alle strategie di riduzione dei rifiuti biodegradabili da collocare in discarica. La disciplina legislativa articola e sviluppa i criteri di priorità nella gestione dei rifiuti, in particolare il riutilizzo di prodotti, il concetto di sottoprodotto, la cessazione della

qualifica di rifiuto, l'utilizzo dei materiali di dragaggio, le terre e rocce da scavo, il divieto di miscelazione di rifiuti pericolosi, il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI), ecc. L'evoluzione del quadro normativo si collega all'emersione dell'innovativo concetto di "economia circolare" - contrapposto alla tradizionale economia "lineare" – che si correla ad un nuovo modello di produzione e consumo mirato alla progressiva riduzione dei rifiuti, abbandonando lo stile del consumismo "usa e getta" tipico dello sviluppo sfrenato senza limiti di sostenibilità. Questo più avanzato scenario normativo impatta con le condizioni strutturali delle regioni italiane, quelle più evolute ed attrezzate del Centro-Nord e quelle più difficoltose ed emergenziali (o post-emergenziali) del Mezzogiorno e, in particolare, della Campania, ancora profondamente segnata da un quindicennio di gestione straordinaria di protezione civile – con infinite deroghe e proroghe – nel settore dello smaltimento dei rifiuti, discendente da vari lustri di mancata, incompiuta o errata pianificazione. All'attualità l'Amministrazione regionale ha impresso una spinta decisiva al passaggio dal ciclo straordinario a quello or-

dinario di gestione dei rifiuti, sia attraverso l'approvazione della legge regionale n. 14/2016 di riassetto della governance attraverso il sistema degli ATO – sia con l'approvazione del Piano regionale di gestione nel dicembre 2016. La linea innovativa è nettamente impressa dallo sforzo incisivo dell'attuale governo regionale, sia mediante le scelte di pianificazione e di impiantistica, sia mediante il netto indirizzo di rientro nelle competenze ordinarie degli Enti territoriali, sia mediante l'operazione straordinaria di rimozione delle "ecoballe" stoccate, ma il processo di attuazione di tali obiettivi risulta ancora graduale e difficoltoso per le resistenze oggettive ed i ritardi di implementazione. Continua ad incombere il peso drammatico della sentenza di condanna del 2015, comminata dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, rispetto a cui opera a livello interlocutorio un gruppo di monitoraggio nazionale per verificare l'aggiornamento dei risultati raggiunti ai fini della riduzione della pesante sanzione pecuniaria. La relazione conclusiva della Commissione parlamentare bicamerale sul ciclo dei rifiuti e sulle connesse attività illecite della scorsa legislatura, presieduta da Alessandro

Bratti, ha evidenziato luci ed ombre dell'attuale fase di transizione in Campania, riconoscendo i significativi risultati conseguiti ma anche le perduranti criticità. Sulla vicenda delle "ecoballe" (con 5.300.000 di tonnellate di rifiuti stoccate in balle e depositati in otto siti), che rappresentano l'eredità e l'emblema dell'emergenza campana, è in atto uno sforzo decisivo efficacemente avviato attraverso un'apposita struttura regionale di missione per la loro rimozione, con un piano straordinario finanziato da legge speciale in fase di non semplice attuazione. I sette ATO rifiuti (uno per provincia con i tre di Napoli), costituiti secondo lo stesso schema normativo ed organizzativo di quelli idrici, risultano insediati dallo scorso mese di febbraio con l'elezione dei consigli di amministrazione e dei presidenti e stanno procedendo alla nomina dei direttori generali mentre a livello regionale sono state intanto predisposte e approvate, a fine 2017, le "linee guida per l'elaborazione dei piani d'ambito". Le raccolte differenziate in Campania risultano in significativo ma non ancora sufficiente avanzamento verso gli obiettivi prefissati, condizionate dal peso determinante

della città di Napoli, mentre elemento fondamentale di esecuzione del Piano resta il rapido potenziamento della rete di impianti di compostaggio che tuttavia registra ritardi per difficoltà soprattutto localizzative ed autorizzatorie. Nel complesso sistema l'ARPAC svolge con impegno la propria parte di Ente di controllo sia sugli aspetti ambientali delle operazioni di gestione, sia con pareri nelle conferenze di servizi dei procedimenti autorizzatori, sia con supporto alle azioni pianificatorie, sia attraverso la gestione del Catasto regionale dei rifuti ed il decisivo sostegno al funzionamento dell'apposito Osservatorio regionale, operante presso l'Assessorato all'Ambiente. È auspicabile che l'insieme delle misure previste e programmate, volte anche alla riduzione della procedura di infrazione, consegua più intensi stati di avanzamento nella prospettiva di uno stabile ritorno alla normalità fisiologica di gestione del sistema di rifiuti, aggiornato secondo modalità impiantistiche più adeguate e nell'ambito di nuove prassi operative, che si aprano agli indirizzi emergenti dell'economia circolare. Il Commissario Straordinario Avv. Luigi Stefano Sorvino


TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE: L’UNIONE EUROPEA BACCHETTA L’ITALIA Tra i Comuni inadempienti anche sette agglomerati campani Giulia Martelli A oltre sei anni di distanza dalla prima sentenza, la Corte di giustizia europea ha nuovamente sanzionato 74 centri urbani italiani rei di non aver adeguato il sistema di trattamento delle acque fognarie alle disposizioni Ue, che si applicano dal 31 dicembre 2000. I giudici avevano infatti già constatato una prima volta l'inadempimento dell'Italia in una sentenza del 2012. Alla scadenza del termine, l'11 febbraio 2016, il nostro Paese non si era ancora adeguato, così, la Commissione Europea ha fatto un secondo ricorso chiedendo di multare Roma ed oggi ha ottenuto che l’Italia versi una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni per ogni semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie per conformarsi alla sentenza. Per la Corte l'inadempienza dell'Italia, oltre ad essere durata quasi sei anni, è particolarmente grave per il fatto che l’assenza o l’insufficienza di sistemi di raccolta o di trattamento delle acque reflue urbane provocano danni all’ambiente, cioè agli stessi cittadini italiani, oltre che alle attività turistiche. Sette gli agglomerati “fuorilegge” in Campania: Battipaglia, Benevento, Capaccio, Ischia, Casamicciola Terme, Forio, e Napoli Est mentre Massa Lubrense e Vico Equense sono stati gli unici ad adeguarsi

alla normativa. Non sembrano sorprendersi della multa le associazioni ambientaliste. Il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani ha così commentato la condanna all’Italia: “Da anni accompagniamo il Paese nel lunghissimo percorso di adeguamento del sistema di fognature e di depurazione delle acque reflue che l’Italia ha praticato con insostenibile lentezza. La decisione Ue è la conferma di quello che da

anni denunciamo con i nostri laboratori mobili”. La condanna dell’Ue trova conferma nei dati rilevati da Legambiente. Gli ultimi disponibili quelli della campagna di analisi e monitoraggio Goletta Verde 2017 che su 260 punti campionati lungo tutta la costa italiana aveva classificato come ‘inquinati’ 105 punti (il 40% del totale) con cariche batteriche al di sopra dei limiti di legge proprio a causa degli scarichi fognari non depurati. Si tratta di una grave e cronica mancanza da parte del nostro Paese a cui si aggiungono i dati dell’illegalità: secondo il rapporto Mare Monstrum 2017, sempre targato Legambiente, depuratori inesistenti o mal funzionanti, scarichi fognari abusivi, sversamenti illegali di liquami e rifiuti, rappresentano il 31,7% delle infrazioni contestate a seguito dei controlli delle forze dell’ordine. La Campania, con 936 reati, il 18,8% del totale a livello nazionale, guidava la triste classifica dell’anno scorso (così come quella del 2016) con un exploit di denunce e arresti (+ 26%) e di sequestri (+33,5%). Seguiva la Puglia, con 644 infrazioni accertate; Lazio con

533; Calabria con 429 e Sicilia con 412. La multa non è una sorpresa neanche per il Wwf Italia, "ma è il frutto di tanti anni di gravi inadempienze sulle normative europee, normative che peraltro la stessa Italia ha giustamente contribuito a fissare", fa sapere l'associazione ambientalista che si dice preoccupata anche per le altre procedure che incombono sull’Italia in materia di acque, riguardanti la inadeguata applicazione della Di-

rettiva Quadro Acque (2000/60/CE), una concernente le derivazioni a scopo idroelettrico (Eu Pilot 6011/14/Envi) e una più generale (Eu Pilot 7304115/Envi) per la generale mancata attuazione della direttiva, con particolare riguardo all'insufficiente coordinamento, all’assenza di metodologie corrette per gli inquinanti nelle acque sotterranee, ai prezzi dell’acqua in agricoltura e ad altre questioni legate sempre al settore agricolo.


L’Europa dice stop alla plastica monouso Rappresenta il 70% dei rifiuti marini Rosario Maisto La Commissione europea ha approvato le nuove norme per contrastare la diffusione dei dieci prodotti di plastica monouso che inquinano di più le spiagge e i mari d'Europa. Bastoncini per la pulizia delle orecchie, posate, piatti, cannucce dovranno essere fabbricati esclusivamente con materiali sostenibili, di fronte al costante aumento dei rifiuti di plastica negli oceani e nei mari e ai danni che ne conseguono. Non a tutti i prodotti si applicheranno le stesse misure, saranno messi al bando i prodotti di plastica monouso per i quali sono facilmente disponibili soluzioni alternative, mentre si limiterà l'uso di quelli di cui non esistono valide alternative riducendone il consumo. I produttori dovranno rispettare requisiti di progettazione ed etichettatura e sottostare a obblighi di gestione e bonifica dei rifiuti. Le nuove regole prevedono innanzitutto il divieto di commercializzare determinati prodotti di plastica, dove esistono alternative facilmente disponibili ed economicamente accessibili. Gli Stati membri dovranno ridurre l'uso di contenitori per alimenti e tazze per bevande in plastica e potranno farlo fissando obiettivi nazionali di riduzione, mettendo a disposizione prodotti alternativi

Le api: sentinelle contro l’inquinamento Bruno Giordano

presso i punti vendita, o impedendo che i prodotti di plastica monouso siano forniti gratuitamente. I produttori contribuiranno a coprire i costi di gestione e bonifica dei rifiuti, come pure i costi delle misure di sensibilizzazione per diversi prodotti tra cui i contenitori per alimenti, pacchetti ed involucri, mozziconi di sigaretta, salviette umidificate, palloncini e borse di plastica in materiale leggero. Sono anche previsti incentivi al settore industriale per lo sviluppo di alternative meno inquinanti, gli obiettivi di raccolta, secondo l’Ue, prevedono che entro il 2025 gli Stati membri dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica monouso. Gli Stati membri dovranno anche sensibilizzare i consumatori all'incidenza negativa della dispersione nell'ambiente degli attrezzi da pesca

in plastica, ai sistemi di riutilizzo disponibili e alle migliori prassi di gestione dei rifiuti per questi prodotti. Le principali associazioni ambientaliste hanno tutte accolto queste novità con entusiasmo, ovviamente è contrariata, l'associazione europea della plastica, secondo la quale il divieto sull'uso della plastica monouso non risolverà il problema dell'inquinamento dei mari. Ora, in base a queste dichiarazioni è palese che difendano i loro interessi e quelli delle lobby, ma bisognerebbe riflettere ed eventualmente cambiare idea perché, è vero che queste proposte ridurranno i prodotti di plastica monouso che troviamo nei supermercati, ma questi saranno sostituiti da alternative più “pulite”, la plastica è un materiale straordinario, ma dobbiamo solo usarla in modo responsabile.

Lo smog? Ora in Italia si controlla anche con le api, grazie ad arnie-laboratori per misurare la qualità dell'aria. Facendo seguito alla Prima Giornata Mondiale delle Api, indetta dalle Nazioni Unite lo scorso dicembre, sono stati presentati i dati del rivoluzionario progetto BEE-Kaeser. L'indagine, durata un anno, ha visto collaborare la start-up romagnola BEEing, che sviluppa strumenti digitali per gli apicoltori professionisti ed urbani eKaeser, multinazionale che si occupa di compressori e di aria pulita conLegambiente Emilia-Romagna, che ha sin dall'inizio aderito al progetto. Da Milano a Palermo, da Napoli a Bolzano, da Torino a Lecce, da Bologna a Cuneo, e così via, lo studio si è focalizzato sulla presenza di piombo, nichel, cadmio e cromo nei campioni di miele prodotti nelle 20 città italiane interessate dal progetto. Dopo un anno di lavoro e di studio basati sull'uso delle api come bioindicatori, i risultati indicano che la qualità dell'aria in queste zone produttive è buona: in tutte le città è stata rilevata una presenza di cadmio minore di 0,005 mg/kg tranne che a Palermo, dove il campione rilevato indica comunque una quantità non pericolosa. Il nichel è stato rilevato in tutte le città inquantitativi inferiori a 0,15 mg/kg, tranne che in tre città dove comunque è stato rilevato in una quantità non pericolosa. In tutti i campioni delle 20 città sono state rilevate tracce di piombo in una quantitàinferiore a 0,05 mg/kg, e tracce di cromo in una quantità inferiore a 0,02 mg/kg. I dati raccolti in questo primo anno verranno confrontati con quelli che emergeranno nei prossimi 12 mesi durante i quali il progetto BEE-Kaeser consentirà di consolidare uno storico di dati da analizzare per identificare i trend di andamento. Le api sono dei bioindicatori naturali della qualità dell'aria importanti per il nostro ecosistema. Per queste ragioni la Kaeser ha deciso di investire energie e risorse nell'obiettivo di generare innovazione nell'ambito delle bio-tecnologie. Per comprendere l'importanza delle api per l'ecosistema terrestre basti pensare che l'80% del cibo del quale l'uomo sinutre esiste perché esistono le api, gli insetti pronubi per eccellenza. Prime vittime dell'inquinamento atmosferico, oggi le api sono anche oggetto di furti sempre più frequenti, ragione che ha favorito la nascita di BEEing che ha fatto il suo ingresso sul mercato proprio con un antifurto per arnie collegato ad una app di geolocalizzazione. La startup fondata da due giovani romagnoli poco più che trentenni è stata aiutata dai fondi che la Regione Emilia Romagna mette a disposizione dei giovani per promuovere idee, innovazione e green economy.


SENSIBILIZZARE LE GENERAZIONI FUTURE PER SALVAGUARDARE I NOSTRI MARI Fabiana Liguori Insegnare ad amare la propria terra, l’ecosistema, il Pianeta, è un lavoro nobile e per questo non per tutti. Necessita di sensibilità, costanza, attenzione per le cose semplici e tanto buonsenso. Lo scorso 4 giugno, l’Unità Operativa Mare dell’ARPAC, guidata con fervore da Lucio De Maio, ha ospitato a bordo dell’Helios, il battello oceanografico in dotazione all’Agenzia, i ragazzi della V E del Liceo Scientifico Statale Filippo Brunelleschi di Afragola (NA). Durante la visita guidata gli studenti, accolti e guidati dal personale di bordo, hanno conosciuto parti e caratteristiche dell’imbarcazione, nonché le diverse tecniche e strumentazioni di prelievo, campiona-

mento e controllo delle acque. Tale iniziativa è stata realizzata a chiusura di un Percorso di Alternanza Scuola Lavoro intrapreso nell’anno scolastico 2016/2017 e intitolato: “L’acqua: igiene, sicurezza e qualità ambientale”. Tutte le attività e gli incontri realizzati insieme ai liceali nel corso del Percorso durato due anni, sono stati incentrati sulla risorsa acqua e sulle modalità di tutela in termini di qualità e quantità. Il progetto è stato reso possibile grazie alla collaborazione di Francesco Aliberti e Marco Guida del Dipartimento di Biologia dell’Università Federico II di Napoli e alla supervisione attenta e scrupolosa di Silvana Tagliafierro, docente di scienze. Fotoracconto a pag. 20

Attività della Flotta Arpac UN CORSO DI FORMAZIONE PER IL PERSONALE TECNICO Il primo giugno 2018 si è svolto presso il Porto di Castellammare di Stabia (NA) il progetto formativo “Rilevamento dei dati marini, formazione all’uso corretto della strumentazione di bordo”, voluto e realizzato dall’Unità Mare dell’ARPAC, guidata da Lucio De Maio. L’obiettivo del corso, articolato in una fase teorica e una pratica, è quello di fornire ai partecipanti un contenitorebase di informazioni e competenze trasversali sulle attività

a bordo della flotta ARPAC, in particolare circa: la misura e la rilevazione dei dati tecnici (direzione ed intensità del vento, direzione provenienza onde, intensità e propagazione della corrente superficiale), il raggiungimento di una completa autonomia e manualità nell’utilizzo di specifiche attrezzature e l’acquisizione di capacità operative nelle abilità marinaresche di supporto alle manovre del mezzo nautico e del relativo tender. L’iniziativa è stata ri-

volta agli operatori tecnici ARPAC che, pur non facendo parte dell’UO Mare, potrebbero in futuro essere impegnati nelle missioni di campionamento nell’ambito dell’attività di monitoraggio delle acque di balneazione. Antonio Pimpinella, Stefano Capone e Matteo Onorato: questo il team di istruttori che, con grande personalità, ha arricchito i partecipanti di conoscenze ed esperienze in questa soleggiata giornata di formazione. F.L.


L’andamento della balneabilità in Campania Nel mese di maggio, rientrate nei limiti quasi tutte le acque che hanno “sforato” negli ultimi due mesi. Prosegue il monitoraggio Lucio De Maio Emma Lionetti Luigi Mosca Dal primo maggio è ufficialmente iniziata la stagione balneare in Campania. Sono circa il 7% su un totale di 403 i prelievi Arpac di acque di balneazione che a maggio hanno superato i limiti di legge per quanto riguarda i parametri microbiologici (Escherichia coli ed Enterococchi intestinali) che determinano la balneabilità delle acque. Alcuni di questi riguardano acque già vietate alla balneazione perché risultate “scarse” all’ultima classificazione (Delibera di Giunta regionale n. 779 del 12 dicembre 2017), cioè “Villaggio agricolo” a Castelvolturno in provincia di Caserta, “Villa Comunale” ed “Ex Cartiera” a Castellammare di Stabia, “Lido di Licola” a Pozzuoli, “San Giovanni a Teduccio” e “Pietrarsa” a Napoli e in provincia di Salerno “Spineta Nuova” nel comune di Battipaglia. Altri sforamenti hanno invece richiesto nuovi stop temporanei alla balneazione, in acque classificate come “sufficienti”, “buone” o “eccellenti”. Nuovi divieti di balneazione hanno interessato a maggio, in provincia di Caserta, il comune di Sessa Aurunca per l’acqua denominata “Nord macchine vecchie”; per la provincia di Napoli, il comune di Pozzuoli per le acque denominate “Arcofelice” e “Area Industriale” e quello di Ercolano per l’acqua “La Favorita”. Per la provincia di Salerno i nuovi divieti temporanei di balneazione hanno riguardato Furore (“Le Porpore”), Montecorice (“Ripe Rosse”), Agropoli (“Torre San Marco”), Ravello (“Spiaggia Marmo-

L’isola azzurra: le acque di Cala del Rio ad Anacapri fotografate da Arpac nel corso delle attività di monitoraggio rata”). In tutti questi casi i controlli supplementari hanno poi dato riscontro favorevole, per cui è stato rimosso il divieto temporaneo di balneazione. A maggio risulta poi recuperata la balneabilità di altre acque di qualità “sufficiente”, “buona” o “eccellente”, che erano state temporaneamente vietate ad aprile a seguito di sforamenti. Si tratta delle acque etichettate come “Lungomare Caracciolo” (a Napoli), “Collettore di Cuma” (Pozzuoli), “via

Squalo” (Giugliano), “Ex bagno Rex e Spiaggia lato Villa del Boeuf” (Portici), “Rose Rosse e Nord Agnena” (Mondragone, in provincia di Caserta), “Est Fiume Irno” (Salerno), “Marina di Vietri – Secondo tratto” (Vietri sul mare), “Nord Foce Sele” (Eboli), “Nord Foce Alento” (Casalvelino, in provincia di Salerno) e Ponte di Ferro (CapaccioPaestum). Quasi tutti gli sforamenti registrati in acque di balneazione di qualità “sufficiente”, “buona” o “eccel-

Spiaggia sul Lungomare Caracciolo di Napoli

lente” possono essere visti, insomma, come casi di inquinamento dettati da cause “occasionali”. A Capaccio, ad esempio, il Comune ha rimosso l’ostruzione di un canale. Gli sforamenti in corrispondenza del Lungomare Caracciolo sono probabilmente dipesi dalla contaminazione dell’acqua di un rivolo che attraverso una galleria sfocia sulla sabbia e poi a mare. I prelievi delle acque di questo rivolo hanno dato esiti favorevoli agli ultimi controlli, così come quelli delle corrispondenti acque di balneazione. Per il tratto di costa “Testene”, ad Agropoli, è invece confermato il divieto di balneazione. Questo tratto, classificato come “eccellente”, era già stato interdetto ad aprile a seguito di esiti analitici sfavorevoli. Probabilmente questi sforamenti dipendono dal malfunzionamento di un impianto di depurazione dei reflui urbani, del tipo biologico a fanghi attivi, impianto che da aprile a settembre recapita in una condotta sottomarina. In alternativa, si possono ipotizzare danni alla condotta. Un caso particolarmente positivo riguarda le acque di Atrani, in Costiera amalfitana, dichiarate di qualità scarsa nella classificazione 2018. In questo caso si è potuto procedere al ripristino della balneabilità, come prevede la normativa, perché le misure di risanamento messe in atto dal Comune, debitamente documentate, sono risultate efficaci a fronte del riscontro analitico favorevole dei prelievi finora eseguiti. Segue a pagina 7


segue da pagina 6 Perciò questo tratto di costa è stato recentemente riaperto ai bagnanti e definito “di nuova classificazione” fino al completamento del set di dati utili per l’attribuzione della specifica classe di qualità. In questo caso, il rischio di contaminazione delle acque di balneazione è legato a eventi di piogge abbondanti che portano il sistema fognario a situazioni di “troppo pieno”, con conseguente sversamento di reflui nel torrente Dragone e di qui a mare. Il sindaco di Atrani, oltre ad assicurare l’ordinaria e accurata ispezione e pulizia della stazione di trattamento primario del sistema fognario e della camera di carico della condotta, ha istituito un’apposita procedura di allerta, simile alla “procedura di allerta meteo” contenuta nel Piano di protezione civile comunale. La procedura consisterà in un attento monitoraggio del sistema fognario di Atrani, soprattutto dei “punti critici di sfioro di emergenza”. In caso di previsioni di abbondanti piogge, il sindaco emanerà un’ordinanza di divieto di balneazione e nello stesso tempo richiederà alla Regione la sospensione dei prelievi Arpac fino alla conclusione dello stato di allerta. La qualità delle acque costiere non dipende però solo dalla gestione dei reflui. Con il rialzo delle temperature e l’aumento del fotoperiodo si è verificato un incremento dello sviluppo di fitoplancton, spesso causa di colorazioni anomale e diminuzione di tra-

Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 15 giugno 2018 - Anno XIV, N.11 Edizione chiusa dalla redazione il 15 giugno 2018 DIRETTORE EDITORIALE

Luigi Stefano Sorvino DIRETTORE RESPONSABILE

Pietro Funaro CAPOREDATTORI

Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli IN REDAZIONE

Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro GRAFICA E IMPAGINAZIONE

Savino Cuomo HANNO COLLABORATO

F. Clemente, F. De Capua, G. De Crescenzo, L. De Maio, A. Esposito, R. Fanelli, R. Funaro, B. Giordano, E. Lionetti, R. Maisto, A. Palumbo, A. Paparo, T. Pollice, D. Santoro SEGRETARIA AMMINISTRATIVA

Carla Gavini DIRETTORE AMMINISTRATIVO

Pietro Vasaturo EDITORE Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143 Napoli REDAZIONE Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1- 80143 Napoli Phone: 081.23.26.405/427/451 Fax: 081. 23.26.481 e-mail: rivista@arpacampania.it magazinearpacampania@libero.it Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto, Centro Polifunzionale, Torre 1-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.

Il faro di Punta Carena ad Anacapri, fotografato dal battello Helios dell’Arpa Campania sparenza delle acque, con occasionali formazioni di schiume. Questo fenomeno, di origine naturale, è stato osservato con maggiore frequenza lungo la Costiera amalfitana (Positano, Furore, Amalfi e Maiori). In questi casi Arpac ha svolto ulteriori indagini analitiche sulle caratteristiche dell’acqua (rilevazioni di tensioattivi, idrocarburi e fitoplancton) e inoltre sopralluoghi ad hoc. Le analisi qualiquantitative conseguenziali non hanno rilevato in nessun caso presenza di fioriture fitoplanctoniche potenzialmente tossiche. (foto di Fabiana Liguori)

Muchi nel Golfo di Napoli, dovuti probabilmente a sviluppo di fitoplancton

Il passaggio del Luì grosso in Campania Proviene dall’Africa per nidificare a nord Il suo nome scientifico è Phylloscopus trochilus, ed è volgarmente conosciuto come Luì grosso: a dispetto del nome, è un uccello di piccola taglia che di solito non arriva a pesare dieci grammi, ma è capace di percorrere decine di migliaia di chilometri per svernare a sud del Sahara e poi tornare in Europa per nidificare in primavera-estate. A inizio maggio un esemplare di luì grosso si è posato sull’Helios, il battello oceanografico dell’Arpa Campania, dodici miglia nautiche al largo della foce del Volturno. L’uccello appariva in stato di difficoltà. Non presentava ferite, ma era debilitato dallo sforzo e probabilmente malnutrito. È stato nutrito a bordo dell’Helios e poi lasciato in libertà sulla terraferma. Le migrazioni primaverili sono un fenomeno affascinante e misterioso: le rotte percorse da milioni di uccelli non vengono apprese nel corso dell’esistenza, ma sono praticate per istinto innato. Quella del luì grosso è una presenza abbastanza consueta in Italia durante il periodo delle migrazioni e del resto la morte di un certo numero di esemplari durante questi viaggi non

dipende dai cambiamenti climatici. È piuttosto un dato naturale, spiegano gli esperti. Serve alla specie a selezionare i più forti e a lasciare che siano solo questi a riprodursi. Così, senza l’intervento del personale Arpac, l’esemplare incontrato al largo del litorale domizio probabilmente non ce l’avrebbe fatta. Restando in tema di avifauna: è iniziato di recente il monitoraggio del gabbiano corso nelle isole del golfo di Napoli, un’attività svolta da Arpac in collaborazione con l’Asoim, l’Associazione ornitologia Italia meridionale presieduta da

Maurizio Fraissinet. È ancora presto per avere a disposizione i dati sulla presenza, nelle acque campane, di questi uccelli nelle acque campane considerati indicatori di un buono stato di salute degli ambienti marinocostieri. I tecnici Arpac e i ricercatori Asoim hanno al momento individuato una colonia di gabbiani corsi che nidificano sull’isolotto di Vivara, contiguo a Procida. Il monitoraggio degli uccelli marini è una delle attività condotte nell’ambito della ”Marine Strategy” (direttiva europea 56 del 2008). L.M.


Un anno di educazione ambientale a Nocera Con un laboratorio di alimentazione sostenibile si chiude il percorso di formazione Anna Gaudioso È giunto al termine il nostro percorso di informazione, formazione ed educazione ambientale per l’anno scolastico 2017/18. Il V Comprensivo di Nocera Inferiore ha aderito al nostro percorso di educazione ambientale già da qualche anno, con il plesso Sant’Anna di Villanova, e quest’anno ha partecipato anche il Plesso di via Cafiero. La prima B del V Comprensivo Cafiero ha lavorato con attenzione e partecipazione alle attività che abbiamo svolto durante i nostri incontri. Il percorso informativo-educativo ha reso possibile un coinvolgimento soddisfacente dei ragazzi nelle tematiche ambientali, un incontro tra competenze, voglia di apprendere e partecipare, grazie alla disponibilità del responsabile del plesso, il professore Gerardo Caso e alla collaborazione delle professoresse Rosa Rescigno e Adele D’Angelo. Parlare, illustrare e raccontare ai ragazzi quanto sia importante difendere l’ambiente, chi siamo, da dove veniamo e quanto sia fondamentale lasciare ai nostri posteri degli ecosistemi inalterati, sono stati gli argomenti dei nostri primi incontri. Abbiamo parlato di piante aromatiche, di come si realizza una riproduzione di piante per seme o per talea. Insieme alla professoressa D’Angelo abbiamo realizzato un momento di formazione molto bello e coinvolgente. Abbiamo fatto vedere e realizzato in classe come si effettua una riproduzione per talea, scegliendo il rosmarino come esempio. Per la riproduzione a seme ab-

biamo fatto vedere come i semi di peperoncino, basilico e zucca diventano delle piantine. Infatti le piantine esaminate dagli allievi avevano ancora il semino attaccato alla piantina, che non era stato ancora espulso completamente. Abbiamo parlato degli effetti salutari della menta, del rosmarino, di come possono essere utilizzate in fitoterapia, delle spezie, delle loro proprietà benefiche e di come si utilizzano anche in cucina. Forse a dirlo può sembrare difficile o impossibile: realizzare a scuola un laboratorio di cucina sana? Ebbene la I B della Cafiero, con l’aiuto dell’esperta di Arpac e della professoressa D’Angelo, hanno realizzato un laboratorio, preparando dei cracker alla curcuma. Che dire? Un profumo si espandeva per tutta la

scuola, mentre gli allievi di altre classi e le loro insegnati si affacciavano incuriositi. I ragazzi hanno lavorato tutti, nessuno escluso. Si sono divertiti, hanno imparato le buone proprietà di questa spezia e hanno mangiato un cracker salutare. Poi hanno offerto a tutta la scuola il prodotto realizzato. Un momento di condivisone bellissimo. Molti di loro, a sentire la loro insegnante, hanno ripetuto l’esperimento a casa. Il responsabile del plesso ha annunciato la partecipazione di altre classi per i progetti che verranno realizzati in questa scuola nel prossimo anno scolastico.


Un nuovo carburante al sapore di whisky! Il principio è quello di riutilizzare gli scarti del processo di produzione del distillato Fabiana Clemente Siamo abituati a conoscere gli effetti deleteri dell’alcol sull’organismo. Soprattutto se il suo consumo si trasforma in dipendenza. Eppure uno studio scozzese stravolge completamente tale visione negative. Un team di ricercatori ha collaudato un nuovo biocarburante. Innovazione è la parola d’ordine! E qual è l’ingrediente principale? Il whisky appunto. Il principio è quello di riutilizzare scarti del processo di produzione del distillato. Senza dover apportare

modifica alcuna al motore dell’automobile. L’ultimo decennio è stato testimone di numerosi tentativi finalizzati a ridurre l’inquinamento atmosferico. Individuare il miglior sostituto degli inquinanti benzina e diesel. Questo l’obiettivo primario. Obiettivo tradottosi in automobili elettriche, a idrogeno, ad energia solare, ad aria compressa. Insomma valide alternative sostenibili stanno prendendo piede. Progettazioni meritorie! In questa direzione la Scozia apporta un contributo interessante. Che non ha a

che fare con la ricerca del veicolo più prestante. Bensì lo sguardo scozzese è rivolto al carburante. E i risultati sono stati raggiunti dalla startup Celtic Renewables Ltd, che da il benvenuto al neonato biobutanolo. Sono due i materiali di scarto che lo compongono. Uno proveniente dal processo di maltazione e l’altro dal processo di prima distillazione. Da un lato il draff, dall’altro il pot ale. Materiali di scarto che il Scozia abbondano. Elevata è la produzione di whisky. Ingenti sono le quantità di scarti da riutilizzare. 750.000 tonnellate di draff e 2 miliardi di litri di pot ale. La startup della Edimburgh Napier University, in collaborazione con la distilleria Tullibardine di Perthsire, ha puntato proprio su queste cifre. Trasformando scarti in risorse. Una ricerca di tutto rispetto. Tanto da vantare finanziamenti statali. 9 milioni di sterline destinati alla costruzione di una struttura commerciale adibita alle dimostrazione al pubblico delle potenzialità del biocarburante a base di whisky. Il biobutanolo sarebbe in grado

di garantire una potenza energetica superiore al 30% rispetto a quella prodotta dal normale etanolo. Secondo il professor Martin Tangney – leader del team di ricercatori – il nuovo carburante non avrà nulla da invidiare alla più famosa benzina, in termini di prestazioni. Nei prossimi anni potrebbe essere in vendita nei distributori. Il team ha dichiarato, inoltre, che la produzione di tale carburante avrà un impatto ambientale minimo, se

paragonato ai biocarburanti di prima generazione – ovvero quelli che traevano energia dai raccolti agricoli. In altre parole, mentre alcune società cercano di sviluppare ecoenergie attraverso biocarburanti, necessitando di colture ad hoc per poter ottenere la materia prima, il procedimento scozzese utilizzerà materiali di scarto della lavorazione di alcune categorie di prodotti. Il risultato garantirà un vero e proprio sviluppo sostenibile.

I Tropici i più colpiti dai cambiamenti climatici Il divario tra paesi ricchi e paesi poveri si accentua ulteriormente Anna Paparo Tempi davvero duri per il clima, che vede ogni giorno di più stravolgere il suo naturale corso a causa del riscaldamento globale. A risentirne in modo particolare sono i tropici, dove si trovano molte delle nazioni più povere al mondo. A lanciare l’allarme è stata una ricerca dell'Università di Melbourne, pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters, che ha esaminato i probabili impatti del cambiamento climatico sui Paesi ricchi e su quelli più poveri, nel caso di un riscaldamento di 1,5 gradi rispetto all'epoca pre-industriale (l'obiettivo più ambizioso dell'Accordo di Parigi). In particolare, questo studio ha evidenziato che i paesi appartenenti alla fascia

temperata, con in cima la Gran Bretagna, sono colpiti molto meno dal riscaldamento rispetto ai paesi tropicali come Indonesia e Repubblica Democratica del Congo, anche se queste na-

zioni contribuiscono poco alle emissioni di gas serra. Insomma, per ogni grado di riscaldamento globale, la variabilità della temperatura aumenterà fino al 15% nel Sud Africa e in Amazzonia, e

fino al 10% nel Sahel, in India e nel Sud-est asiatico. Come si legge nel dossier, i Tropici tendono ad essere le regioni più povere nel mondo e ciò significa che non hanno la capacità di adattarsi a questi cambiamenti climatici (tempeste improvvise, precipitazioni più intense) e ne saranno di conseguenze le più colpite. Ad avvalorare ciò c’è anche lo studio “Climate models predict increasing temperature variability in poor countries” pubblicato su Science Advances da Sebastian Bathiany e Marten Scheffer (Department of environmental sciences della Wageningen University & Research), Vasilis Dakos (Institut des sciences de l’evolution dell’Université de Montpellier) Timothy M. Lenton (Earth System Science

Group, College of Life and Environmental Sciences, University of Exeter). Gli autori considerano il loro studio un’opportunità per attirare l’attenzione su questo problema e, infatti, hanno subito attirato quella di Chris Mooney, che si occupa di cambiamento climatico e ambiente per The Washington Post, che ricorda che «Non è un segreto che non tutti gli abitanti del pianeta sono ugualmente responsabili dei cambiamenti climatici. Su base pro-capite, le emissioni di gas serra sono molto più alte nei Paesi ricchi come gli Stati Uniti. In effetti, l’emisfero settentrionale, dove si trovano 13 dei 15 Paesi con il Pil maggiore, emette molto di più di quel che fa l’emisfero meridionale. Ma, di conseguenza, si scalda il mondo intero».


La lotta al cambiamento climatico creerà milioni di nuovi posti di lavoro Tina Pollice Sono queste le stime contenute nel rapporto “Lavoro e problematiche sociali nel mondo 2018: un’economia verde e creatrice di occupazione”, dell’Organizzazione internazionale del Lavoro (O.I.L). Nello studio, pubblicato il 14 maggio scorso, l’Organizzazione internazionale del Lavoro (O.I.L) ha realizzato un calcolo delle perdite e della creazione di nuovi posti di lavoro prodotti dall’evoluzione dell’economia verde. Con sei milioni di lavori che andranno persi, il saldo generato dalla transizione ecologica sarebbe di 18 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030. Già nel 2013 l’agenzia delle Nazioni Unite, della quale fanno parte rappresentanti dei governi, delle imprese e dei lavoratori di 187 paesi, aveva sottolineato nel corso della Conferenza internazionale del lavoro, che si tenne a Ginevra nel mese di luglio, che “il guadagno netto in termini di nuovi posti di lavoro tra il 2010 e il 2030 sarà compreso tra lo 0,5 e il due

per cento”. L’obiettivo dell’analisi non è stato semplicemente di contabilizzare i futuri “lavori verdi”, ma, di studiare l’evoluzione di tutti i settori in vista dei mutamenti attesi nell’economia. Così l’O.I.L stima che le azioni, poste a contrasto del riscaldamento climatico ai 2°, porteranno alla creazioni

di nuovi posti di lavoro in misura sufficiente a compensare largamente i sei milioni di posti di lavoro che andranno persi. Sempre secondo il rapporto, il beneficio netto si concentrerà nelle macro-regioni rappresentate dall’America, dall’Asia-Pacifico, e dall’Europa e si tratta rispettivamente di tre, quattordici e

dodici milioni di lavori. Al contrario il Medioriente e l’Africa perderebbero circa 300.000 e 350.000 posti di lavoro, a causa della loro forte dipendenza dalle fonti fossili e dal settore minerario. Sui 163 settori economici studiati, solo quattordici subiranno una contrazione occupazionale superiore ai dieci mila

posti di lavoro su scala mondiale, mentre i settori dell’estrazione petrolifera e della raffinazione subiranno perdite occupazionali superiori al milione. Nel settore dell’elettricità, la creazione di 2,5 milioni di posti per l’energia rinnovabile compenserebbe largamente la perdita di 400.000 unità nella produzione basata sui combustibili fossili. Dallo studio si evince che il ciclo dell’economia circolare, con le attività di riciclo, di raccolta e di recupero potrebbe generare fino a sei milioni di nuovi posti di lavoro. In questo settore, però, la raccomandazione della O.I.L è quella di lavorare seriamente per assicurare la qualità del lavoro, spesso precario, pericoloso e privo di protezioni sociali. Nel breve periodo, si legge nella relazione, saranno inevitabili gli effetti negativi sull’economia e per questa ragione è, e sarà, necessario sviluppare politiche adeguate che comprendano: formazione professionale, sostegno al reddito dei lavoratori e assistenza sanitaria rafforzata.


IL DEGRADO DELLE AREE PROTETTE La biodiversità del pianeta continua a diminuire nonostante l’istituzione di nuove “oasi” Nel mondo un’estensione pari a venti volte quella dell'Italia, formalmente riservata alla conservazione della natura, è in realtà interessata da un significativo impatto antropico. Un fenomeno che riguarda anche il nostro paese, infatti, si fa presto a dire “area protetta". Infatti,i ricercatori dell'Università del Queensland, incrociando la mappa globale basata sull'impronta ecologica, un indicatore che valuta il consumo umano delle risorse naturali, con il database delle aree protette dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), stimano che il 32,8 percento delle aree protette continentali, comprese le acque interne, risultano molto degradate. Molti ecosistemi protetti sono sottoposti a una forte pressione antropica, esercitata dall'urbanizzazione del territorio, la costruzione di strade e il pascolo. Particolarmente interessate dal fenomeno sono risultate le aree protette istituite prima del 1992, anno della sottoscrizione della Convenzione sulla diversità biologica. Il 55 percento di esse ha lamentato aumenti di pressione antropica, con il rischio di compromettere gravemente gli obiettivi della convenzione stessa (tutela della biodiversità, utilizzazione durevole dei suoi elementi e cosi via). Lo scenario non lascia spazio a interpretazioni, i governi sovrastimano lo spazio dedicato alla natura all'interno delle aree protette. Solo una parte di esse lo è davvero,

ecco perché la biodiversità del pianeta continua a diminuire nonostante ogni anno siano istituite nuove aree protette. Buona parte delle riserve minacciate si concentrano nel Vecchio Mondo, dove la natura è storicamente limitata dalla diffusa e cospicua presenza umana, peraltro in aumento. Tuttavia, esistono delle eccezioni, le aree protette con rigidi obiettivi di conservazione della biodiversità sono

soggette a livelli significativamente inferiori di pressione umana. Quando ben finanziate, ben gestite e ben posizionate, le aree protette sono molto efficaci nell'arrestare la perdita di biodiversità e promuovere le condizioni ideali affinché le specie a rischio di estinzione si riprendano. In Italia, le nostre aree protette non sono minacciate dalla crescente pressione antropica, ma sono degradate,

questo è dovuto essenzialmente a tre fattori: la mancanza di volontà di gestire alcuni sistemi ambientali; la diffusa illegalità nella gestione forestale e della rete idrica così come gli abusi edilizi e infine l'introduzione di specie alloctone. Affinché la conservazione della natura sia efficace serve una gestione coerente, attuata in territori che adottino politiche sostenibili. R.M.

Un sondaggio dei Carabinieri Forestali rivela l’ignoranza degli italiani sulla biodiversità In occasione della giornata mondiale della biodiversità, proclamata nel 2000 dall'Assemblea generaledelle Nazioni Unite per celebrare l'adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica (Convention on Biological Diversity) e celebrata ogni anno il 22 maggio in difesa e tutela della biodiversità, i Carabinieri Forestali hanno reso noto un sondaggio, che, rivela come gli italiani non conoscano la biodiversità o quantomeno ne hanno una conoscenza vaga. Sondaggio realizzato dai Carabinieri Forestali in collaborazione con Regione Lombardia ed il personale fitosanitario dell’Ente regionale per i servizi all’agricoltura ed alle foreste Ersaf nel dicembre 2017 all’ aeroporto internazionale Caravaggio di Orio al Serio su oltre 1000 passeggeri in par-

tenza ed in età compresa tra i 18 e gli 80 anni. Il sondaggio di opinione che riporta dati, senza un vero valore statistico, è una delle azioni previste dal progetto Life IP Gestire 2020, coordinato da Regione Lombardia e condotto insieme ad Ersaf, Carabinieri Forestali, Lipu, WWF, Fondazione Lombardia per l’ambiente e Comunità Ambiente, finanziato dalla Commissione Europea e dalla Fondazione Cariplo. Il progetto è finalizzato alla realizzazione delle misure più urgenti per la tutela degli habitat e specie di interesse comunitario previste dal quadro strategico regionale per la gestione di Rete Natura 2000 in Lombardia. Life IP Gestire 2020 è uno dei 6 progetti integrati, unico in Italia, sulla biodiver-

sità le cui caratteristiche sono la visione di lungo periodo (8 anni), le significative disponibilità finanziarie messe a disposizione del programma Life e l’integrazione con altri fondi europei, regionali e privati. Dai dati del sondaggio emerge che l’83% degli intervistati non è al corrente delle leggi vigenti in materia di biodiversità, inoltre il 72% afferma di non conoscere alcuna specie esotica invasiva. A partire da questi risultati del sondaggio, sarà sviluppata una campagna informativa nell’ aeroporto di Orio, con l’istituzione di un presidio integrato per i controlli sulle specie esotiche invasive realizzato dall’Arma dei Carabinieri Forestali in quanto da sempre gli aeroporti sono punti strategici per la prevenzione. B.G.


A Portici il super computer più potente del Sud Ha una capacità computazionale di settecentomila miliardi di operazioni matematiche al secondo Rosemary Fanelli A Portici si inaugura CRESCO6, il super computer più potente del Mezzogiorno. Frutto degli studi condotti dal centro di ricerca Enea, l’infrastruttura di calcolo è di notevole rilevanza nel panorama scientifico italiano, grazie ad una capacità computazionale di settecentomila miliardi di operazioni matematiche al secondo. L’innovazione è stata presentata nella provincia partenopea il 31 maggio scorso ed ha visto la partecipazione di molteplici esponenti del mondo accademico ed imprenditoriale. Tra questi, il professor Jack Dongarra dell’Università del Tennesee, uno dei maggiori esperti mondiali di supercalcolo. Il nuovo sistema rientra tra le azioni strategiche previste dal piano di sviluppo 2018-2020 dell’Enea per confermarsi tra i maggiori attori nazionali dell’High Performance Computing (Hhpc). Con CRESCO6 l’Enea mira difatti a diventare un punto di riferimento nazionale per enti pubblici, università ed imprese ad alto contenuto tecnologico, perché capace di fornire strumenti di simulazione e

modellistica di ultima generazione, a supporto delle attività di ricerca e sviluppo. Giovanni Bracco, responsabile del laboratorio Enea “Infrastrutture per il Calcolo Scientifico” sottolinea che, grazie a una potenza di calcolo 7 volte superiore alle precedenti versioni, in poche settimane si potranno effettuare elaborazioni di dati che prima richiedevano almeno un anno di lavoro, come creare mo-

delli produttivi per lo studio del cambiamento climatico e previsioni sull’inquinamento dell’aria con dettagli territoriali molto accurati. Frutto della partnership tra Enea e Cineca, il maggiore centro di calcolo in Italia, CRESCO6 andrà ad affiancarsi ad altri due supercomputer dell’Agenzia (da circa 125 TeraFLOPS complessivi), già istallati e operativi nel Centro ricerche Enea di Portici.

Come evidenzia Massimo Celino, esperto Enea in scienza dei materiali computazionali, l’obiettivo dei ricercatori è ora completare l’infrastruttura con una connessione di rete a 10 Gb/s e potenziare le attività di elaborazione dei big data nei settori energia, mobilità sostenibile, smart city e tutela dei beni culturali, ma anche garantire la nostra partecipazione a centri di eccellenza a livello in-

ternazionale, come l’Energy oriented Centre of Excellence for computing applications (EoCoE), di cui Enea è partner”. EoCoE è uno degli otto centri di eccellenza europei per le applicazioni del supercalcolo, finanziati dal programma Ue Horizon 2020, con l’obiettivo di garantire il posizionamento europeo nell’Hpc e accelerare la transizione energetica verso un’economia low carbon in settori strategici, quali nuovi materiali, cambiamenti climatici, ricerca sulla fusione nucleare, gestione dell’acqua e sviluppo di nuovi modelli numerici, che possono sfruttare la crescente potenza computazionale delle infrastrutture Hpc come CRESCO6I. Campi di applicazione del super computer sono molteplici e spaziano dallo studio di nuovi materiali per la produzione di energia pulita alle simulazioni per la gestione delle infrastrutture critiche, dalle biotecnologie alla chimica computazionale, dalla fluidodinamica per il settore aerospaziale allo sviluppo di codici per la fusione nucleare. Per vedere il super computer all’opera: https://www.youtube.com/watc h?v=_Z0BwJa7nNQ

Freiburgcup: tazzina riciclabile made in Germany Può essere lavata, anche in lavastoviglie, e riutilizzata fino a quattrocento volte Alternativa ecologica alla tazzina monouso? La Germania si è attivata anche in questo. Sta vantando di un successo sperato, la Freiburg cup, una tazzina dai connotati decisamente green. Ma la peculiarità principale risiede nella caratteristica di poter essere restituita a una delle attività che hanno di aderire all’iniziativa.. Infatti, con la fine del suo utilizzo non termina la sua funzionalità. Anzi è proprio ora che inizia. La tazza può essere lavata, anche in lavastoviglie, e riutilizzata fino a 400 volte. Realizzata con materiale 100% riciclabile. Polipropilene riciclabile che non contiene plastificanti e BPA – Bisfenolo A, composto organico nocivo per la nostra salute. Anche quando viene gettata non rappresenta un pericolo

per l’ambiente, grazie al materiale di cui è composta. Banditi totalmente carta e plastica. Di conseguenza l’inquinamento è ridotto in misura significativa. Basti pensare che per la produzione di un bicchiere di carta vengono emessi 110 gr di CO2. 1 milione di anni. E’ il tempo stimato per la decomposizione di un bicchiere di plastica. Ma le cifre non finiscono qui. Se consideriamo l’elevato consumo di caffè – mediamente 300.00 tazze di caffè all’ora ogni persona produce circa 23 chili di spazzatura a causa del monouso. Ancora più difficili da smaltire sono i bicchieri di carta, il cui materiale impermeabile non consente di separarli dalla carta, quindi non si riesce a riciclarli. La popolarità della Freinburg cup - pre-

senza ormai consolidata sul territorio tedesco – sta oltrepassando i confini. Altri Paesi stanno lanciando il prodotto sul mercato per affrontare la sensibile questione ambientale. Prodotto apprezzato dai consumatori, tanto da farne un souvenir da portare a casa. Spariscono da bar e ristoranti circa il 15% di tazze. La tazza ecologica tedesca è un esempio encomiabile di soluzioni quotidiane ecosostenibili. Una rivoluzione ecologica che potrebbe essere sfruttata anche dal vending. Adattata alle misure dei distributori automatici e reinserita, dopo il suo utilizzo, nella macchina anziché gettata. Investire in prodotti di largo consumo potrebbe essere la strategia vincente per contrastare l’inquinamento ambientale. F.C.


I Rain Garden, per limitare gli allagamenti Ricevono e filtrano le acque piovane da superfici impermeabili Antonio Palumbo I “rain garden” sono superfici verdi realizzate in piccole depressioni del terreno utilizzando specie autoctone e progettate in modo tale da poter ricevere le acque piovane da superfici impermeabili (quali tetti, strade, marciapiedi, ecc.), rallentandone la corsa, evitando il fenomeno del ruscellamento e permettendone il riassorbimento graduale da parte del terreno. L’utilizzo dei rain garden, segnatamente negli Stati Uniti, è stato oggetto di numerosi studi e ricerche, da parte di diverse Università e dell’EPA (United States Environmental Protection Agency), che hanno dimostrato la loro estrema funzionalità nella gestione delle acque piovane. Questi particolari giardini conservano e filtrano l’acqua piovana, aiutando a limitare i fenomeni degli allagamenti stradali e a ridurre (anche del 30%) la concentrazione di agenti inquinanti nel sistema idrico ricettore, e vengono progettati per avere tempi di drenaggio delle acque accumulate, dopo l’evento atmosferico, non superiori alle 12-24 ore, così da prevenire il ristagno delle acque stesse e la proliferazione degli insetti. Altro particolare aspetto attiene al fatto che l’utilizzo di questi innovativi giardini risulta essere anche un valido modo per riqualificare e migliorare esteticamente gli spazi pubblici e privati, cre-

ando paesaggio e biodiversità e contribuendo, nel contempo, ad innalzare l’orgoglio e l’attenzione delle comunità verso la tutela ambientale. Premesso che per realizzare queste strutture è sempre necessario effettuare delle analisi preliminari del sito, della qualità del terreno e della rilevanza degli eventi atmosferici, la loro messa in opera risulta essere relativamente facile ed economica, tant’è che in alcune città estere (come a Melbourne, dove ne sono state già costruite più di 10.000) viene fortemente incoraggiata dalle amministrazioni pubbliche

anche nei confronti dei privati cittadini. Elementi principali di un rain garden sono: 1. la fascia erbosa di protezione, che serve a rallentare il flusso dell’acqua in entrata; 2. le essenze vegetali, possibilmente autoctone e ben resistenti sia alle eccessive precipitazioni che ai periodi di siccità, le quali servono ad assorbire e a filtrare il runoff ma anche a creare habitat per la fauna selvatica in ambito urbano; 3. l’area di ristagno, depressione del terreno (normalmente profonda 10-20 cm) dove viene raccolta l’acqua per facilitarne l’evapotraspirazione e permet-

terne l’infiltrazione nel suolo; 4. lo strato di pacciamatura, molto importante per rimuovere l’inquinamento organico grossolano e le particelle sospese contenute nell’acqua piovana; 5. lo strato drenante, costituito principalmente da una miscela di sabbia (50%), compost organico (25%) e terreno del sito (25%), che, oltre a fornire acqua e nutrienti per le piante superficiali, serve ad assorbire i metalli pesanti, gli idrocarburi ed altri agenti inquinanti contenuti nelle acque meteoriche; 6. un eventuale dreno di raccolta dell’acqua, costituito da un letto

di ghiaia e da tubi drenanti, che viene utilizzato per convogliare le acque verso l’impianto fognario o verso le cisterne di raccolta per un possibile riutilizzo della stessa. È facile comprendere, quindi, come i rain garden possano essere, in ambito urbano, una valida ed economica soluzione per combattere la contaminazione delle acque ed un importante strumento per ridurre i danni connessi alle calamità naturali, rappresentando, nel contempo, interessanti “episodi di verde urbano” dotati di valenza estetica e paesaggistica.


Grandi Napoletani, grandi Campani

Belisario Corenzio il Greco Napoletano Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Belisario Corenzio nato in Acaia nel 1558, arriva a Napoli intorno al 1570. Dalla sua produzione artistica un numero quasi sconcertante di pitture eseguite. Diceva lo storico De Dominici: "Son tante le opere che non par credibile aver potuto un solo artefice tante condurne a fine, che quattro solleciti dipintori appena potrebbero tutti insieme condurle". Tutto ciò è stato possibile grazie alla fama che si era conquistato in tutto l'ambiente napoletano del Cinquecento e del Seicento. Nacque una leggenda che lo definiva un pittore privo di qualunque scrupolo, qualunque contemporaneo volesse vivere in tranquillità finiva per rinunciare ad alcune commissioni: "per timore... di quell'uomo maligno, da per tutto conosciuto terribile, e facinoroso", così riporta sempre il De Dominici. Forse erano solo calunnie dettate dalla gelosia ma il tutto è confermato

dalla Enciclopedia Treccani che spiega: “Di certo, però, in tutta questa sequela di accuse vi è solo quanto si ricava da un memoriale-supplica inviato dai deputati della cappella di S. Gennaro nel duomo di Napoli al viceré, il 1° giugno 1630 (Faraglia, 1885, p. 461): per affrescare la cappella, i deputati avevano, infatti, chiamato a Napoli G. Reni. Ma dopo che un suo servo era stato aggredito e ferito, il Reni, sdegnato e spaventato, aveva subito lasciato la città. L'aggressore, arrestato, aveva indicato come mandante il C. che però fu prosciolto ben presto dall'accusa per insufficienza di prove”. “I deputati si erano allora rivolti al Domenichino, e subito erano partite alla volta del pittore emiliano lettere minatorie per scoraggiarlo ad accettare l'incarico. Ma la minaccia, che i deputati dichiarano di credere "sia stradagemma di alcun pittore", questa volta non sortì ad effetto e lo Zampieri eseguì gli affreschi. Non è comunque lecito inficiare tutta l'attività del Corenzio con tali episodi”. Molto probabilmente ha frequentato la scuola del Tintoretto a Venezia prima di arrivare a Napoli e secondo sempre il de Dominici dal pittore veneziano avrà imparato la "facilità" e la "dissinvoltura" e la "felicità di comporre le storie copiose" alcune delle caratteristiche essenziali dello stile del Corenzio. Tra il 1599 e il 1600 dipingeva nell'atrio, nel cimitero delle monache,

nei refettori. In queste prove giovanili il C. appare ancora fortemente legato alla più elegante e atteggiata poetica tardomanierista. Ma accanto alle pose sofisticate e un po' teatrali appare un'attenzione nuova verso un raccontare più piano e disteso, rivolto a co-

gliere minuti particolari: il braciere, per esempio, in cui vengono arroventati i ferri del Martirio di S. Agata. Nel 1609 i benedettini di Napoli gli affidarono la decorazione delle volte della navata, del transetto e del coro della chiesa dei Santi Severino e Sossio, dove aveva dipinto anche alcune cappelle. Nel 1615 affrescò la volta lunettata dell'abside della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. Nel 1629 affrescò la cupola di Montecassino (persi per il bombardamento del 1944). Fu protagonista di opere nella chiesa di Santa Maria la Nova (ne affrescò il soffitto). Creò quattro sue tele in Santa Maria del Popolo (Natale, Epifania e Presentazione, Riposo in Egitto). Nell'interno della chiesa di Santa Patrizia ci sono dipinti di questo pittore mentre alcuni affreschi sono ancora visibili nel Castel Capuano, dove il pittore operò agli inizi del XVII secolo, come risulta da cedole

di pagamento rinvenute presso l'archivio storico del Banco di Napoli. Nel "Tempietto" della basilica di Santa Maria a Parete, in Liveri (NA) il Corenzio dipinse due affreschi, il più grande dei quali, posto nella parte destra, raffigurante scene sulla Danza della morte, sul Giudizio, l'Inferno ed il Paradiso (16031604). Altre pitture sono invece a Nola, presso la Chiesa dell'Annunziata. Accanto alle vaste imprese chiesastiche, De Dominici ricorda vari lavori nei palazzi nobili napoletani: da quello Sansevero a quelli Carafa di Maddaloni, dei duchi di Airola, dei Caracciolo d'Avellino, fino a casa Massimo, a Barra, dove il C. dipinse storie degli antichi romani. I più noti di questi affreschi, raffiguranti le gesta di esponenti di casa Sangro, andarono perduti, nel 1895, nel crollo di un'ala del palazzo Sanseverino. Impegnato in queste vastissime decorazioni, il C. tralasciò quasi completamente il campo delle pale d'altare; poche sono le pale citate dal De Dominici e poche quelle ancora esistenti; citiamo, tra tutte, l'Adorazione dei Magi ai Girolamini e le quattro tavole nell'Annunziata di Nola, dove il rapporto del C. con la contemporanea pittura dei fiamminghi a Napoli appare in effetti assai stretto. Morì tragicamente nel 1646 cadendo da un ponteggio nella chiesa dei Santi Severino e Sossio, dove è sepolto, mentre ritoccava gli affreschi del transetto.


DIFENDIAMO IL MARE CON UN WHATSAPP Plastic radar, l’iniziativa di Greenpeace per mappare la plastica sulle nostre spiagge e nei nostri mari Alessia Esposito Bicchieri, bottiglie e tanti altri rifiuti di plastica galleggianti nei nostri mari o sulla riva delle nostre spiagge. Un problema che si ripropone ogni anno e, soprattutto, un fenomeno che minaccia costantemente l’ecosistema. Per misurarlo con gli occhi dei bagnanti, quest’anno, Greenpeace ha attivato l’iniziativa Plastic Radar grazie a cui si potrà segnalare la presenza di rifiuti in plastica sui nostri litorali. Come? Semplicemente, tramite il servizio di messaggistica istantanea Whatsapp utilizzando il numero +39 342 3711267. È possibile effettuare live il monitoraggio dei risultati tramite il sito web de-

dicato plasticradar.greenpeace.it, scoprendo così quali sono le spiagge e i mari più inquinati dalla plastica e quali i rifiuti più diffusi, se imballaggi per alimenti, prodotti per l’igiene, contenitori per bevande e di quali marchi, se packaging multiuso o usa e getta. Afferma Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia: “Le spiagge e i fondali marini sono soffocati dalla plastica. Con questa iniziativa invitiamo tutti gli amanti del mare a non rassegnarsi a convivere con la presenza di rifiuti in plastica, ma ad accendere i riflettori su questo grave inquinamento che rappresenta una delle emergenze ambientali più gravi dei nostri tempi”. Per effettuare la segnalazione basta inviare al numero di Greenpeace una foto del rifiuto individuato (preferibilmente con il brand in vista) insieme alle coordinate geografiche del luogo in cui ci si trova.Per l’elaborazione dei dati è sufficiente un arco di 24-48 ore, dopodiché la propria segnalazione sarà aggregata ai risultati presenti sul sito web. Conclude Ungherese: “L’iniziativa, oltre a far luce sui rifiuti in plastica più presenti nei mari italiani, vuole individuare anche i principali marchi che, da anni, continuano a immettere sul mercato enormi quantitativi di plastica, principalmente usa e getta, non assumendosi alcuna responsabilità circa il suo corretto riciclo e recupero. Se vo-

gliamo fermare l'inquinamento da plastica nei nostri mari, è necessario che le grandi aziende affrontino concretamente le loro responsabilità, in particolare riguardo la plastica monouso, avviando immediatamente programmi che riducano drasticamente il ricorso all'utilizzo di imballaggi e contenitori in plastica usa e getta" La plastica è infatti resistente e di lunga durata eppure, invece che essere utilizzata come materiale multiuso,

Il sogno di Osho Kalia: un’India libera dalla plastica Dante Santoro Siamo abituati a sentire racconti scoraggianti sulla situazione dell’inquinamento prodotto da una società sempre più volta al consumismo ed al materialismo ed insofferente, o peggio ancora indifferente, all’ambientalismo. Per fortuna ci sono ancora storie che danno speranza e che si dovrebbero studiare a scuola come la storia di Osho Kalia. Osho rinunciò alla propria carriera per inseguire il sogno di un’India libera dalla plastica; il tutto nacque dopo aver visto un filmato in cui si ricordava l’impatto disastroso delle buste di plastica in India, che uccidono le mucche dopo immonde sofferenze. In india le mucche sono animali sacri, Osho così decide di combattere

il fenomeno della loro morte per ingerimento di plastica e così il suo primo passo è licenziarsi da manager della multinazionale IBM per iniziare le sue ricerche. La prima idea del 32enne con il pallino per l’ambiente è semplice ma rivoluzionaria per le abitudini della città di Gurgaon, decide di fare una campagna intensa per l’uso di sacchetti di stoffa che confeziona personalmente e distribuisce a tutti i negozianti ed i consumatori del posto, spiegando lo scopo ecologico. L’iniziativa di Osho inizia a prendere piede e così trova dei soci e mette su una fondazione, la Geeli Mitti Fondation, che insegna alle comunità locali le pratiche della vita eco-sostenibile. La svolta maggiore è l’idea di

coinvolgere i detenuti del penitenziario di Gurugram con i quali inizia la produzione delle buste in stoffa che è arrivata a cifre record, coinvolgendo più di duemila detenuti. L’idea è piaciuta tanto da avere adesioni di tanti altri penitenziari e tante aziende si sono offerte per donare la stoffa e far produrre sempre più buste eco compatibili da sostituirsi a quelle dannose in plastica. Insomma in pochi anni un’idea è diventata una rivoluzione che migliorerà la vita delle future generazioni e sta già salvando quella di migliaia di mucche e di tanti altri esseri viventi. Questa è la storia di Osho Kalia che le scuole italiane dovrebbe insegnare per far capire agli studenti come basti la perseveranza e la creatività per cambiare le cose.

viene usata troppo spesso solo per pochi secondi, mentre può inquinare il mare per secoli. Chi partecipa con almeno 25 segnalazioni vedrà il proprio nome segnalato nel report finale con i ringraziamenti di Greenpeace (a meno che non si preferisca il contributo in forma anonima). Chi entra invece nella top ten del maggior numero di segnalazioni, riceverà la borraccia plastic-free firmata da Greenpeace.


Luoghi del cuore FAI: la campagna 2018 Anna Paparo Al via dal 30 maggio la nuova campagna “Luoghi del cuore FAI”. Arrivata alla nona edizione, l’iniziativa annuale del Fondo Ambiente Italia, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, ha l’obiettivo di effettuare un censimento nazionale dei luoghi da tutelare in base alle segnalazioni degli utenti. Fino al 30 novembre 2018 ognuno potrà candidare il proprio luogo del cuore e poi farlo votare. Quelli che avranno ricevuto maggior seguito saranno coinvolti in una campagna di valorizzazione. Nel 2018 il bene che avrà ottenuto più segnalazioni riceverà un contributo di 50.000 euro, il secondo classificato 40.000 euro e il terzo 30.000 euro. È previsto anche lo stanziamento aggiuntivo di 5.000 euro per i luoghi che supereranno i 50.000 voti, mentre il luogo che raccoglierà più voti nelle filiali Intesa Sanpaolo e avrà raggiunto almeno 2.000 segnalazioni beneficerà di un contributo di 5.000 euro. In tutti i casi, per poter attingere ai fondi, gli enti proprietari dei beni dovranno sottoporre al FAI un progetto. Inoltre, i referenti dei “luoghi del cuore” che avranno ottenuto almeno 2.000 voti, potranno presentare una richiesta di

L'eco-innovazione nei piccoli borghi italiani restauro, valorizzazione o istruttoria sulla base di specifici progetti d’azione che saranno valutati da una commissione di cui fanno parte i Segretariati regionali del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Un modo per salvaguardare i tesori nascosti del grande patrimonio culturale e naturalistico italiano e per sensibilizzare l’opinione pubblica su luoghi d’arte e natura bisognosi di cure. I luoghi da segnalare possono essere infatti i più diversi concorrendo a realizzare una mappa variegata formata da siti speciali perché legati alla nostra identità e alla nostra memoria. Dalla prima edizione sono stati stanziati fondi per progetti di recupero e valorizzazione a favore di 92 luoghi d’arte e di natura in 17 regioni. Oltre 5 milioni (di cui 1,5 milioni nell’ultima edizione del 2016) i voti ricevuti

per più di 35.000 luoghi dalle tipologie più varie in circa 6.000 comuni in tutta Italia (il 75% del totale).E anche per i luoghi non vincitori la partecipazione alla campagna genera valori positivi, portando luoghi dimenticati all’attenzione dei media e dell’opinione pubblica. Per l’edizione 2018 c’è inoltre una novità: una classifica a parte dedicata ai “luoghi d’acqua”, in sinergia con la campagna #salvalacqua che il FAI sta promuovendo per aumentare la sensibilità dei cittadini sul valore di questa preziosa ma sempre più scarsa risorsa. Un premio fino a 20.000 euro sarà infatti destinato a luoghi quali cisterne storiche, dighe, mulini e canali. Il censimento è realizzato con il Patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018.

La voglia di essere eco con un impatto zero sull’ambiente è diventata prerogativa di tutti, anche dei piccoli borghi italiani. Così, il fotovoltaico nel parco del Pollino a San Lorenzo Bellizzi (Cs), in un paesino di seicento sessanta abitanti; accoglienza diffusa nelle Dolomiti con il recupero dei borghi spopolati grazie all'impegno della Cadore Scs, una società cooperativa di servizi. E ancora l'esperienza nel cuore del Sannio, a Castelpoto, in provincia di Benevento, dove gli abitanti stanno sperimentando un territorio "a esclusione zero", con le case vuote che trovano nuovi inquilini e i giovani che iniziano a pensare di rimanere. Insomma, questi sono solo alcuni esempi di come l’essere green nella gestione dei centri abitati è davvero realtà. Questi citati rappresentano tre delle dieci realtà virtuose, di quei piccoli borghi sotto i 5mila abitanti, che hanno scommesso tutto

su innovazione, sostenibilità, salvaguardia dell'ambiente, accoglienza e integrazione e su un ripensamento dei servizi per i cittadini. E Legambiente a queste storie, in occasione della XV edizione di “Voler Bene all’Italia”, svoltasi dal 2al 3giugno con eventi sparsi lungo tutto lo stivale, dedica il report 'Scatti di futuro. Viaggio nell'Italia dei piccoli comuni che innova', presentato a Roma al convegno "Laboratori di futuro" promosso insieme con l'Anci. Queste realtà rappresentano una speranza, dimostrando che basta poco per sfruttare in maniera green i proventi messi a disposizione dallo Stato: infatti, già molti piccoli comuni si siano mossi autonomamente lavorando sulle linee di intervento, previste dall'attuale legge sui piccoli comuni, approvata nel 2017, che prevede fino al 2023 un fondo di 100milioni per lo sviluppo strutturale, economico e sociale a favore di questi piccoli centri". A.E.

Suggestioni all’imbrunire al Parco Pausilypon Rosa Funaro Dal 16 giugno al 28 luglio 2018 in uno dei luoghi più suggestivi di Napoli il Parco Archeologico del Pausilypon si terrà la decima edizione di "Suggestioni all’Imbrunire", una rassegna stabile di musica e teatro. Ideata e curata dal Centro Studi Interdisciplinari Gaiola Onlus, d’intesa con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, l’evento rappresenta ormai un consolidato appuntamento con la musica e il teatro nella straordinaria cornice del-

l’antica Villa D’Otium (I Sec a.C.). Per la X Edizione, il Pausilypon avrà l'onore di ospitare alla serata di apertura l'attore Giancarlo Giannini che, insieme al Marco Zurzolo Quartet, sarà il protagonista dello spettacolo "Le parole note", un singolare incontro di letteratura e musica. Il maestro Giannini particolarmente esperto nell'analisi della parola, reciterà una serie di brani e poesie: da Pablo Neruda, Garcia Lorca, Marquez, ai più classici come Shakespeare, Angiolieri, Salinas. Vari autori e un unico tema:

l’amore, la donna, la passione, la vita. Ogni appuntamento avrà inizio con un percorso incantevole che dall'imponente Grotta di Seiano porterà il pubblico verso l’area dei teatri adibita all’incontro con gli artisti. Prima dello spettacolo sarà offerta una degustazione delle eccellenze enologiche campane, selezionate anche quest'anno grazie alla preziosa collaborazione dall'Associazione Ager Campanus, accompagnata da un rinfresco di qualità offerto da Le Arcate. Ingresso ore 18.00 Grotta di Seiano (Discesa Coroglio 36, Napoli).

Questo il programma: 16 giugno: "LE PAROLE NOTE" con Giancarlo Giannini e Marco Zurzolo Quartet 23 giugno: "A NUDO” con Bruno Bavota (piano) 30 giugno: “VENTO D'ETERE” con Ingar Zach (percussioni), Renato Grieco (contrabbasso), Chiara Mallozzi e Davide Maria Viola (violoncelli), Riccardo La Foresta (percussioni) 7 luglio: “LA SOLITA CENA” di Manlio Santanelli. Con Viviana Altieri, Ivan Castiglione, Irene Grasso, Gisella Szaniszlò. Regia di Giuseppe Miale di Mauro 15 luglio: “SCAPPA NAPOLI” Con Compagnia di danza Malaorcula e 44 Quartet. Coreografia di Marcella Martusciello Regia di Manuela Barbato 21 luglio: “IL BACIAMANO” di Manlio Santanelli. Con Susy Del Giudice, Giulio Cancelli, Catello Tucci (violoncello), Elio Manzo (chitarra). Regia di Giovanni Esposito 28 luglio: “ARIA DI MARE” con Orchestra Acustica del Pausilypon diretta da Francesco Capriello e la partecipazione di Stella Gifuni (arpa)


Music Cloth: tessuti a suon di riciclo La nuova vita dei nastri magnetici delle storiche musicassette Cristina Abbrunzo Da tempo si discute sulla necessità di riciclare i materiali di scarto, di considerare risorse quelli che sono i nostri rifiuti donando loro una nuova vita, magari con un po’ di ingegno. Bottiglie di plastica, lattine e giornali già letti possono essere opportunamente recuperati. Ma come la mettiamo con la nuova tecnologia che avanza e che in breve tempo fa diventare obsoleti oggetti e apparecchi fino a poco prima indispensabili? Se eravate convinti che la cultura dell'usa e getta di dispositivi elettronici stava già avendo un effetto negativo per l'ambiente, fate attenzione: la situazione è più grave del previsto. Uno studio dell'United Nations University ha rivelato che il volume dei rifiuti elettronici, il cosiddetto e-waste, in Oriente e Sud-Est Asiatico è salito del 63% tra il 2010 e il 2015, raggiungendo quasi 12,3 milioni di tonnellate di rifiuti. I risultati delle Nazioni Unite suggeriscono che si debba cercare di intervenire alle fondamenta, ovvero a livello di istruzione e motivare le persone a non buttare i dispositivi. Molte persone non si rendono conto che questi oggetti non devono essere gettati nella nor-

male spazzatura, e non esistono incentivi per smaltire i rifiuti correttamente. In aggiunta, a volte i governi non hanno nemmeno leggi adeguate per i rifiuti elettronici. Facciamo un esempio alla portata di tutti. Prima dell’avvento del cd e del dvd erano le musicassette e le videocassette a farla da padrona e a permetterci di ascoltare musica o a vedere i film con cui generazioni sono cresciute e si sono divertite. Ma ora, del vecchio wal-

kman o dell’antiquato videoregistratore, ne rimangono flebili ricordi e se, forse con un po’ di nostalgia, qualcuno ancora ricorda il nastro srotolato e attorcigliato delle cassette quando si incastrava nello stereo, qualcun altro si sarà chiesto sbirciando in fondo ad un cassetto: “Ed ora che ci faccio con queste cassette?” Buttarle no, troppi ricordi! E allora vai con il riciclo! Fortunatamente - anche se ancora pochi - ci sono Paesi che si distinguono per smaltire i ri-

fiuti correttamente, per esempio nazioni come Giappone, Corea del Sud e Taiwan. E proprio dal Giappone arriva un’idea del tutto originale per dare nuova vita ai nastri magnetici delle musicassette ormai in disuso. Tutto è iniziato quando Jessica Chuan Yi Xin, l'artista di Singapore che ha poi fondato Rehyphen, si è imbattuta in una pila di vecchie cassette che erano ammassate e dimenticate nella sua stanza: invece di

Petit Pli: i vestiti che crescono insieme ai bambini Una linea di abbigliamento smart e ispirata agli origami Il costo per mantenere un bambino è molto alto, anche a causa dei soldi che si devono spendere in continuazione per vestirlo. La maggior parte dei bambini cresce di sette dimensioni nei primi due anni di vita e questo non è solo un problema economico per la famiglia, è anche un problema di tutti nei confronti dell'ambiente poiché la la produzione di capi di abbigliamento ha un impatto enorme, che si snoda attraverso rifiuti, consumo di acqua ed emissioni di carbonio. Una startup inglese ha progettato un nuovo tessuto che si modella sui neonati dai quattro fino ai 36 mesi. Impermeabili, resistenti al vento e capaci di adattarsi alle dimensioni

del corpo di chi li indossa: ecco la linea di abbigliamento ideata appositamente per i bimbi in crescita. Ispirati all’antica arte giapponese dell’origami, tutti i capi della linea sono realizzati in tessuti dotati di piccolissime pieghe capaci di adattarsi man mano alle forme, e anche (in tempo reale) ai movimenti del pro-

prietario. Non a caso la collazione si chiama Petit Pli, che in francese significa, appunto, "piccola piega". L’iniziativa è di Ryan Mario Yasin del Royal College of Art di Londra. L’ispirazione è arrivata dalla vita quotidiana: Yasin aveva acquistato degli abiti per il nipote che, presto, il piccolo non ha più potuto indossare. A intervenire, oltre alla preoccupazione da zio, è stato anche il precedente percorsi di studi come ingegnere aeronautico. Per ottenere il risultato, il designer si è ispirato alla struttura dei satelliti dispiegabili. Sono dei vestiti “origami” che da piegati hanno la dimensione di un pugno e che si “spacchettano” una volta tirati così da potersi estendere

ricoprendo il corpo del bambino in crescita. Crescono in maniera bi-direzionale espandendosi in lunghezza e larghezza. Yasin ha avviato la sperimentazione a casa propria, "cuocendo" il particolare tessuto nel forno della sua cucina. I capi possono essere lavati in lavatrice. Non vengono svelati altri dettagli sulla tecnologia che, al momento, è in attesa di brevetto. Lo studioso sta ancora cercando fondi e aziende partner con cui sviluppare il progetto. Intanto, Petiti Pli è valso a Ryan Yasin il Dyson Award inglese, un premio internazionale per giovani ingegneri del design, che gli ha fruttato 2.000 sterline. C.A.

lasciarle inutilizzate in un angolo della casa o di buttarle – aumentando la problematica dello smaltimento dei rifiuti elettronici – ha deciso di farne qualcosa: ha pensato e sperimentato fino ad arrivare allo sviluppo di Music Cloth, un tessuto a mano realizzato grazie ai nastri magnetici riciclati. Quest'artista ci ha messo nove mesi a sviluppare l'innovativo tessuto, facendo ricerche e tentativi con tutte le cassette che trovava, sue o di amici e familiari. Nel 2016, ha lanciato una campagna Kickstarter di successo per sostenere la realizzazione di borse per la spesa fatte in Music Cloth e la campagna ha raccolto sia i fondi necessari per portare il progetto al livello successivo sia un bel quantitativo di musicassette che le sono state inviate da donatori di tutto il mondo. Borse, opere d'arte, portafogli, quaderni, vestiti: tutto è tessuto a mano, con un processo semplice ma impegnativo che ha raccolto molti consensi e che è stato riconosciuto a livello mondiale. Jessica, creando Music Cloth, non solo mira ad aumentare l'attenzione verso la problematica dei rifiuti elettronici, ma fa crescere la consapevolezza sull'importanza e la bellezza dell'upcycling – ovvero quella forma di riciclo che va oltre il semplice recupero, ma che dà una nuova vita ai vecchi oggetti con la creazione di qualcosa che ha un valore addirittura più alto dell'oggetto di partenza.


Il diritto di accesso agli atti riconosciuto ai dipendenti pubblici “privatizzati” Confermata la riconducibilità alla Legge 241 del 1990 Felicia De Capua L’accesso agli atti amministrativi ai sensi della legge del 7 agosto 1990 n. 241 e del relativo regolamento (DPR 12/04/2006 n.184), è stato interessato da ripetuti interventi non solo del legislatore, ma anche della dottrina e della giurisprudenza, sollecitate dalla più o meno corretta applicazione dell’istituto in questione, in relazione sia al soggetto richiedente l’accesso sia all’oggetto della richiesta stessa. In particolare, riguardo la materia di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, la giurisprudenza ha indubbiamente confermato che l’art. 22 della L. n. 241 del 1990 garantisce l’accesso ai documenti amministrativi relativi al rapporto di pubblico impiego “privatizzato”, anche se le eventuali controversie attinenti a detto rapporto sono devolute alla giurisdizione del Giudice Ordinario. L’applicabilità della L. n. 241/90 a tutte le vicende relative ai rapporti di lavoro alla dipendenze delle pubbliche amministrazioni è più volte ribadita per quanto riguarda il diritto di accesso ai documenti amministrativi.

Prima ancora delle intervenute modifiche normative, si affermava che la relativa disciplina, dettata dagli art. 22 e 23 della citata legge, non fosse “preclusiva in via di principio dell’ostensibilità degli atti di natura privatistica della p.a.” (cfr., ex multis, Cons. St., Ad. Pl., 22 aprile 1999 n. 5). E se tale disciplina è applicabile per l’attività privatistica in generale, lo è naturalmente anche per quell’attività legata alla gestione dei rapporti di lavoro, in relazione alla quale possano essere presentate, dai dipendenti interessati, richieste di accesso a documenti (vedi T.A.R. Lazio, sez. I-quater, 10 marzo 2006 n. 1862, a proposito della possibilità per il dipendente di presentare richieste di accesso anche una volta collocato a riposo). A tale conclusione sono pervenuti anche i giudici di Palazzo Spada, che, in sintonia con l’orientamento oramai consolidatosi, hanno ammesso la piena garanzia di accesso per la trilogia di atti amministrativi: di natura pubblica, di natura privata e di pubblico impiego privatizzato (Consiglio di Stato – sezione III, sentenza 27/5/2013 n. 2894).

In dettaglio, la sentenza in esame ha affermato, claris verbis, che l’art. 22 della legge n. 241 del 1990 garantisce ai pubblici dipendenti “privatizzati” il diritto di accesso ai documenti. Vengono ribaditi i seguenti principi: in materia di lavoro alle dipendenze della PA il dipendente è portatore di un interesse qualificato alla conoscenza di atti e documenti che riguardano la propria posizione lavorativa, atteso che gli stessi esulano dal diritto alla riservatezza; il rapporto di pubblico impiego privatizzato – in materia di accesso ai documenti amministrativi – è ri-

conducibile sotto la legge generale sulla trasparenza: l’art. 22 della legge 241/1990 garantisce, infatti, l’accesso ai documenti amministrativi relativi al rapporto di pubblico impiego privatizzato, anche se le eventuali controversie (contenziosi) attinenti a suddetto rapporto rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario (cfr., per tutti, T.A.R. Campania Napoli, VI Sezione, 3 Febbraio 2011 n. 645). D’altra parte, come osserva chiaramente la giurisprudenza (vedi per tutti Tar Sicilia, Catania, sez. III, Sentenza 20 luglio 2006, n. 1194) il citato art.

22, come sostituito dall’art. 15 della L. 11 febbraio 2005 n. 15, dopo aver definito, all’art. 1, lett. a), il diritto di accesso come “il diritto degli interessati di prendere visione e di estrarre copia di documenti amministrativi”, precisa, alla successiva lett. d), che per “documento amministrativo” debba intendersi “ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni o non relativi ad uno specifico procedimento, detenuti da una pubblica amministrazione e concernenti attività di pubblico interesse, indipendentemente dalla natura pubblicistica o privatistica della loro disciplina sostanziale”. Inoltre, come precisato dal T.A.R. Lombardia, Brescia, 21 settembre 2004 n. 1080, “rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo la controversia avente ad oggetto il diniego di rilascio di copie di documenti relativi ad un rapporto di pubblico impiego privatizzato, anche se le eventuali controversie attinenti al detto rapporto sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario”.

Viaggio nelle leggi ambientali EMAS Il sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS), introdotto nel 1993 con il regolamento n. 1836/93, è un sistema di adesione volontaria destinato alle organizzazioni che si impegnano a favore di un costante miglioramento ambientale. In tale quadro, con la Decisione (UE) 2018/813 del 14 maggio 2018 (Gazzetta Ufficiale L 145 dell’8 giugno 2018), è stato adottato il documento di riferimento settoriale sulle migliori pratiche di gestione ambientale, sugli indicatori di prestazione ambientale settoriale e sugli esempi di eccellenza per il settore dell’agricoltura, a norma del regolamento (CE) n. 1221/2009 del Parlamento europeo e del Con-

eccellenza associati. Non è stato possibile definire esempi di eccellenza per tutte le BEMP, poichè per alcuni aspetti i dati disponibili erano limitati o le condizioni specifiche (tipo di azienda, modello operativo ecc.) variano in misura tale che un esempio di eccellenza non sarebbe significativo.

siglio sull’adesione EMAS. Testo rilevante ai fini SEE. Il documento di riferimento è contenuto nell’allegato alla decisione e si articola in quattro capitoli: il 1 illustra il contesto giuridico EMAS e le modalità d’uso del documento; il 2 ne definisce l’ambito di applicazione; il 3 descrive le diverse migliori

pratiche di gestione ambientale (BEMP Best Environmental Management Practices), corredandole di informazioni relative alla loro applicabilità; il 4 contiene una tabella esaustiva con una selezione degli indicatori di prestazione ambientale più pertinenti, nonché le spiegazioni e gli esempi di

ACQUA La direttiva 2000/60/CE, ha definito una strategia per combattere l’inquinamento idrico. Con la Decisione 2455/2001/CE è stato adottato l’elenco di sostanze pericolose prioritarie in materia di acque. In tale quadro, la direttiva 2008/105/CE, relativa a standard di qualità ambientale nel settore della

politica delle acque, prevede in particolare la costituzione di un elenco di controllo delle sostanze da sottoporre a monitoraggio a livello dell’Unione. Successivamente, con la decisione di esecuzione (UE) 2015/495 la Commissione ha adottato il primo elenco di controllo delle sostanze. Conformemente alla citata direttiva 2008/105/CE, la Commissione con la decisione di esecuzione 2018/840, del 5 giugno 2018 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale L 141 del 7 giugno 2018, ha istituito un nuovo elenco di controllo delle sostanze da sottoporre a monitoraggio a livello di UE nel settore della politica delle acque, che abroga la decisione di esecuzione 2015/495. (LM) A.T.


TURISMO E RESPONSABILITÀ PER LA DIVERSITÀ La conoscenza condivisa crea una società più giusta IL DIARIO DI BORDO DI UN TURISTA RESPONSABILE Il turismo responsabile riconosce la centralità della comu­ nità locale ospitante e il suo diritto a essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente respon­ sabile del proprio territorio. Ognuno di noi può contribuire a essere un “buon viaggiatore”, attento al mondo e alle persone che lo circondano, seguendo alcune semplici norme di comportamento prima, durante e dopo il proprio viaggio. • Ricorda che la vacanza è un momento di confronto con una cultura diversa. • Cerca il maggior numero di informazioni sul Paese che stai per visitare. • Rispetta le regole del posto. Andrea Tafuro In un loro celebre pezzo intitolato: Gran Turismo, Lucio Dalla e Francesco De Gregori, descrivono così i turisti “[...] arrivano sul tetto del mondo senza nemmeno guardare, si fermano appena un secondo per fotografare. É gente abituata a viaggiare...” Il turismo si nutre di diversità, ricchezza, curiosità, allora perchè spaventa così tanto? È proprio partendo da questa interrogazione che la riflessione di ciascun essere umano dovrebbe partire. La spinta della globalizzazione, che si è sviluppata in modo

particolare nella seconda metà del XX secolo, l’uomo ha avuto la possibilità di abbattere le barriere che lo costringevano a chiudersi nella propria realtà e ha potuto viaggiare con un semplice clic del mouse, senza ostacoli di spazio e di tempo. Anche questo è turismo. Ma quando si tratta di accettare è accogliere un diverso che viene a conoscere il posto all’ interno del quale viviamo, non appena questi mostra il desiderio di bussare alla nostra porta, proponendoci di aprire con lui un nuovo portale sociale che sia reale e non appartenente al web,

ecco che crolla la corazza di fili e circuiti che noi credevamo ci proteggesse. Il turismo reclama accettazione, attenzione, compartecipazione ad un dialogo tra gli uomini e il paesaggio, per questo si parla di tre “L” (Landscape - paesaggio, Leisure - tempo libero, Learning - apprendimento), ma la modernità liquida ha denigrato la sudata libertà della quale parlava Joffre Dumazedier negli anni Sessanta, ormai la tanto sentita emancipazione dal lavoro, dal quotidiano non ha fatto altro se non portare l’uomo all’esasperazione del tempo libero: il consumismo.

• Indossa un abbigliamento consono. • Supporta le manifestazioni culturali locale. • Instaura rapporti corretti con le popolazioni locali. • Usa i servizi gestiti dalla popolazione locale. • Lascia solo le tue impronte, no a ri iuti e graf iti. • Cerca di seguire i sentieri nelle aree protette. • Chiudi rubinetto dopo l’uso. • Chiedi il permesso prima di fare foto, le persone non sono parte del paesaggio. • Divertiti a provare la cucina locale. Quando torni a casa ri letti su ciò che hai visto e su chi hai conosciuto.

“Natura in bancarotta. Perché rispettare i confini del pianeta”

Ai bambini piace in maniera esagerata seguire la reclame e da questa loro insana passione ricevono il messaggio, che bisogna consumare per crescere e che è cosa buona consumare senza rallentare. Tutti sono impegnati a fondo nel seguire questa indicazione e conti-

nuano a farlo. Le madri, ci dicono fino alla paranoia, che non possiamo permettercelo? Nessun problema: il sistema finanziario elargirà prestiti facili per comprare case, automobili, lavatrici o qualsiasi altra cosa. A conti fatti, è solo quando consumiamo che i rilevatori della crescita puntano verso l’alto e il mondo è felice. Ma, cari consumisti, la realtà è diversa: le attività umane premendo sulla nostra amata Terra, hanno generato gravi e profondi cambiamenti ambientali, che il più delle volte diventano terribili catastrofi. Cosa possiamo fare, io genitore cosa posso fare? Il libro “Natura in bancarotta. Perché rispettare i confini del pianeta”, scritto da Johan

Rockström e Anders Wijkman, ci spiega che purtroppo la realtà è ben diversa. Come si legge, infatti, nella presentazione “La pressione delle attività umane sul nostro pianeta ha raggiunto un'intensità tale da rendere possibili cambiamenti ambientali improvvisi e potenzialmente catastrofici”. Per evitarli, gli autori propongono un nuovo approccio alla sostenibilità, individuando nove confini da non oltrepassare, che sono rappresentati dal cambiamento climatico, dal tasso di perdita di biodiversità, dalla modificazione dei cicli biogeochimici dell’azoto e del fosforo, dalla riduzione della fascia di ozono stratosferico, dall’acidificazione degli oceani, dall’uso globale di

acqua dolce, dal cambiamento dell’uso dei suoli, dal carico delle particelle atmosferiche di aerosol, dall’inquinamento chimico. Purtroppo abbiamo già superato diversi di questi confini (cambiamento climatico, tasso di perdita di biodiversità e modificazione dei cicli biogeochimici dell’azoto e del fosforo) ed è quindi urgente una radicale trasformazione del sistema economico e produttivo. L’obiettivo è quello di rafforzare la resilienza del pianeta cioè, la capacità di un ecosistema di ripristinare la condizione di equilibrio a seguito di un intervento esterno e la sua abilità nel continuare a garantirci uno spazio sicuro per il benessere e lo sviluppo umano. La sfida della sostenibilità non

può essere risolta pensando semplicemente nei limiti dell’attuale sistema economico. Servono modelli di business alternativi e un’economia circolare che scinda la ricchezza e il benessere dal consumo delle risorse e che assegni un valore al capitale naturale, affinché il deprezzamento delle risorse della Terra e la perdita della biodiversità vengano tenute in conto nei bilanci nazionali. Serve un’economia circolare che sia basata sul risparmio, riuso, riutilizzo e riciclo e che si indirizzi verso l’eliminazione dell’utilizzo dei combustibili fossili e promuova modelli economici che incrementino le tasse sull’uso delle risorse sottraendole alla pressione sul lavoro...Che belle parole! A.T.


Foto di Fabiana Liguori

4 Giugno 2018 - Visita guidata a bordo dell’Helios, il battello oceanografico dell’Arpac


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