PRIMO PIANO
Il 2018 sarà l’anno del cibo italiano
Esposito a pag.3 DAL MONDO
Patch Garbage South Pacific
Patch Garbage South Pacific. Di dimensioni enormi, più grande del Messico e otto volte la superficie dell’Italia. Questa che stiamo presentando è un’isola. Ma non un’isola come le altre. Non un’oasi felice. Si tratta piuttosto di un’isola di plastica. Si, avete capito bene. Un’isola di plastica che misura 2,6 milioni di chilometri quadrati e si trova al largo del Cile. Clemente a pag.5
NATURA & BIODIVERSITÀ
Le microplastiche nei laghi italiani Non è proprio un bel periodo per i laghi italiani, che vedono le loro acque sempre più invase dalle microplastiche altamente inquinanti. Non si salvano neanche i laghi di Como e Maggiore, che hanno fatto registrare ....
Marine Strategy, avviato il nuovo triennio di attività Con l’accordo Ministero-Regioni, nuove linee programmatiche 2018-2020 Da questo mese, in virtù del rinnovo dell’accordo operativo tra Ministero dell’Ambiente e Regioni, sarà garantita anche in Campania la prosecuzione per il triennio 2018-2020 delle attività disciplinate dalla direttiva “Marine Strategy”. Nel 2008 il Parlamento europeo ed il Consiglio dell’Unione europea, allo scopo di istituire un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino, hanno infatti emanato la direttiva quadro 2008/56/CE, poi recepita in Italia
con il decreto legislativo 190 del 2010. Il Ministero per l’Ambiente e la tutela del territorio e del mare, individuato come Autorità competente per l’attuazione di tale direttiva, si è avvalso sin dal 2015 delle Arpa/Appa per la realizzazione dei piani di monitoraggio previsti dall’articolo 11 del decreto 190. Questo ha consentito alle agenzie di ampliare per la prima volta il campo del monitoraggio marino costiero tradizionale, non solo in senso geografico (l’area di monitoraggio ....). a pag.6
Legionellosi, rinnovato accordo Moscati-Arpac
Splende il sole sulle scuole di Napoli
Arpac ha rinnovato a fine dicembre la convenzione con l’azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino per monitorare l’eventuale presenza di legionella negli impianti del nosocomio irpino. L’accordo, che ha durata annuale, è stato stipulato per la ....
Il sole che splende su Napoli regalerà energia e calore ad un grande numero di alunni. Dal centro alla periferia, da Chiaia a San Giovanni a Teduccio, gli impianti fotovoltaici già realizzati da diversi anni sui tetti di undici istituti scolastici del capoluogo partenopeo saranno finalmente messi in funzione grazie ai Fondi del Patto per Napoli. Consegnare alle generazioni future un paese evoluto, rispondente alla necessità di una nuova concezione di progresso che va di pari passo con la sostenibilità è un obiettivo che non può essere preso sottogamba.
a pag.7
Paparo a pag.8
BIOARCHITETTURA
Il clima, elemento di progetto in edilizia
Martelli a pag.9
AMBIENTE & SALUTE
Il benessere equo e sostenibile in Italia
AMBIENTE & TRADIZIONE
Grandi Napoletani, grandi Campani Domenico Antonio Vaccaro Domenico Antonio Vaccaro (Napoli, 16781745) era il figlio dello scultore Lorenzo Vaccaro: per la quantità (e la qualità) delle sue opere fu tra gli artisti chr più caratterizzarono la sua epoca. "Ma benché Domenico Antonio attendesse.....
Palumbo a pag.12
Funaro a pag.13
De Crescenzo - Lanza a pag.14
AMBIENTE & TENDENZE
Micro case: economiche ed ecofriendly
Piccolo è bello. Sembra essere questo il leit motiv degli ultimi anni sul fronte abitativo. Le cosiddette Tiny Houses (micro case) ultimamente ci vengono proposte come la scelta di vita più sostenibile in assoluto. Vivere in uno spazio ristretto, rinunciando a tutti i vizi, gli sprechi e le contraddizioni della nostra società, riducendo al minimo il consumo di suolo e raggiungendo l’autosufficienza energetica, di sicuro è una scelta green. L’ispirazione per questo tipo di costruzione affonda le sue radici in un evento tutt’altro che..... Abbrunzo a pag.17
A Francoforte riparte la fiera dedicata agli interni ecosostenibili
Si scrive “Ambiente”, si legge design e arredo Protagonista dell’edizione 2018 sarà l’Olanda, Paese modello per innovazione “green” Anna Gaudioso Anche quest’anno a Francoforte, dal 9 al 13 febbraio 2018, è di scena “Ambiente”: kermesse dedicata al design e all’arredo, con un focus sulla sostenibilità ambientale. In programma tantissimi eventi per presentare le principali tendenze per la tavola e la cucina, l’interior design e le idee regalo. Gli acquirenti alla ricerca di idee nuove e originali non potranno lasciarsi sfuggire le aree espositive "Talents" e "Next", animate da giovani talenti. Ambiente è una delle più grandi piattaforme di consumatori a livello internazionale: vi partecipano oltre 4500 espositori provenienti da tutto il mondo per mostrare i loro prodotti da cucina e per la casa, articoli da regalo, decorazioni per la casa e mobili. Questo evento di design mette in luce sostenibilità e creatività, con spettacoli di tendenza, presentazioni di progetti, mostre e cerimonie di premiazioni. La fiera si presenta come una vetrina delle tendenze e una piattaforma commerciale internazionale dei settori Dining, Living e Giving. È un appuntamento molto atteso perché in grado di raccontare a 360 gradi il mondo della casa, una realtà in cui si parla sempre di più di articoli sostenibili. Nell’ambito della fiera, The Show torna a mostrare al mondo le novità dell’Area beni di consumo.
Partner di quest'anno sarà l'Olanda. Welcome Netherlands! è uno degli slogan dell’evento. Ambiente ospiterà una mostra curata dal designer olandese Robert Bronwasser. Il marchio “Design olandese” è in auge dal 1993, quando a Milano, in occasione del Salone del mobile internazionale, la piattaforma droog goolde hoge e i
giornalisti cominciarono a parlare di una nuova ondata di design proveniente proprio dai Paesi bassi. Nacque così una nuova corrente. Infatti il Design olandese si contraddistigue per il minimalismo, l’innovazione, l’anticonformismo e il senso dell’umorismo. I suoi progetti futuristici sono di continuo rinnovamento e hanno
una luce sempre accesa sulla funzione del design. Tra i designer di questa corrente troviamo Marcel Wander, Piet Hein Eek e Marten Bas. Città olandesi come Eindhoven e Tilburg sono diventate vere e proprie fucine di talenti e fonte di ispirazione. La presidente di Ambiente Nicolette Naumann ha dichiarato che il design olandese è «eccezionale, minimalista e sperimentale al tempo stesso, estremamente innovativo quanto non convenzionale». Un tributo al famoso movimento artistico olandese “De Stijl” fondato cento anni fa sarà dato dalla mostra “Do Dutch” che mostrerà ai visitatori il modo di fare, di pensare e abitare tipicamente olandese. D’altronde il design olandese ispira anche professionisti di altri Paesi, oltre a influenzare l’architettura internazionale. La capitale del Paese, Amsterdam, è ritenuta una città all’avan-
guardia sul tema della sostenibilità, non solo perché si acquistano più biciclette che automobili ma anche perché si impegna nel riciclo dei rifiuti, ha tanti spazi verdi, ristoranti etici ed ecologici, per vivere e mangiare in modo responsabile. È in altre parole una città che guarda e si prepara al futuro. Del resto è impegnata a tagliare del 40% le proprie emissioni di anidride carbonica entro il 2025, ed è stata inserita nella classifica Mercer tra le prime 15 metropoli più vivibili al mondo. Mira a rendere l’innovazione non solo sostenibile, ma anche intelligente. Politiche ecologiche, sostenibilità, ma anche ecoturismo e turismo responsabile sono alla base della cultura olandese. Gli olandesi hanno rispetto per l’ambiente circostante: visto che i Paesi Bassi sono stati costruiti in gran parte su terre riemerse dal mare, probabilmente nel corso delle generazioni gli abitanti di questi luoghi hanno alzato il livello di allerta su questi temi (in particolare sul surriscaldamento globale e sull’innalzamento del livello degli oceani), rendendo gli olandesi più eco-consapevoli. Chi va ad Amsterdam respira così una cultura differente, una filosofia di vita che punta alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente: in città sono disponibili tanti hotel eco-friendly, case a basso impatto ambientale, eco-appartamenti.
Il 2018 sarà l’anno del cibo italiano Tanti appuntamenti enogastronomici e campagne di comunicazione ad hoc per il rilancio della dieta mediterranea Alessia Esposito Il 2018 sarà l’anno del cibo italiano. Lo hanno comunicato i Ministeri delle politiche agricole alimentari e forestali e dei beni culturali e del turismo. Tante le manifestazioni e gli eventi che saranno dedicati alla cultura e alla tradizione enogastronomica del nostro Paese. La parola chiave è valorizzazione. Valorizzazione dei riconoscimenti Unesco: quello della Dieta Mediterranea, della vite ad alberello di Pantelleria, dei paesaggi della
Langhe Roero e Monferrato, di Parma città creativa della gastronomia e dell'Arte del pizzaiolo napoletano iscritta di recente. E, non da meno, farà da supporto alle recenti candidature per il Prosecco e per l'Amatriciana. La promozione della cultura gastronomica non sarà (e non potrebbe essere) disgiunta dai luoghi di produzione e dalle filiere di qualità del territorio; pertanto, con essa, saranno valorizzati in chiave turistica anche i paesaggi di riferimento grazie all'Enit (Agenzia
nazionale del turismo) e alla rete delle ambasciate italiane nel mondo. Ha affermato il ministro delle politiche agricole alimentari e forestaliMaurizio Martina "Abbiamo un patrimonio unico al mondo che grazie all'anno del cibo potremo valorizzare ancora di più. Dopo la grande esperienza di Expo Milano, l'esperienza agroalimentare nazionale torna ad essere protagonista in maniera diffusa in tutti i territori. Non si tratta di sottolineare solo i successi economici di questo settore che nel 2017 tocca il record di export a 40 miliardi di euro, ma di ribadire il legame profondo tra cibo, paesaggio, identità, cultura. Lo faremo dando avvio al nuovo progetto dei distretti del cibo e coinvolgendo i protagonisti a partire da agricoltori, allevatori, pescatori, cuochi. Credo che in quest'ottica sia giusto dedicare l'anno del cibo ad una figura come Gualtiero Marchesi, che ha incarnato davvero questi valori facendoli conoscere a livello internazionale". La tradizione enogastronomica, in quanto parte fondamentale dell’identità dell’Italia, sarà al centro anche di iniziative propriamente culturali che investono i musei grazie alla
campagna di comunicazione social, lanciata con il trend #annodelciboitaliano. Un modo per incoraggiare un racconto corale della nostra società attraverso piatti d’autore (dagli affreschi di Pompei all’Ultima cena di Leonardo, passando per le sculture di Darren Bader al Museo Madre di Napoli) e l’evoluzione del gusto nella storia, che ha reso la dieta mediterranea meritevole di essere definita la migliore del mondo. Lo conferma il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini che
valuta l’Anno del cibo italiano come "un'occasione importante per valorizzare e mettere a sistema le tante e straordinarie eccellenze e fare un grande investimento per l'immagine del nostro Paese nel mondo. Grazie alla collaborazione dei Ministeri della Cultura e dell'Agricoltura, l'Italia potrà promuoversi anche all'estero in maniera integrata e intelligente valorizzando l'intreccio tra cibo, arte e paesaggio che è sicuramente uno degli elementi distintivi dell'identità italiana".
Il costo dei sacchetti bio si aggira intorno ai due centesimi a busta
Nuove regole per la spesa: le shopper biodegradabili Novità per il nuovo anno tra gli scaffali dei supermercati ed anche per le tasche dei consumatori italiani. Infatti, il 2018 per gli amanti della spesa si apre con una nuova legge che prevede la messa al bando dei sacchetti di plastica leggeri e ultraleggeri utilizzati per imbustare frutta e verdura, carne, pesce, affettati e a prenderne il posto ci saranno shopper biodegradabili e compostabili. Altro particolare da non sottovalutare e che ha scatenato non poche polemiche è che saranno a pagamento. Un’innovazione importante che vuole combattere lo spreco e il consumo di plastica, che risulta tra le principali cause dell’inquinamento ambientale. Secondo quanto afferma Legambiente, «l'innovazione ha un prezzo ed è giusto che si paghi purché il costo sia equo. È fondamentale continuare la strada iniziata nel 2011 dall'Italia nella lotta al-
l'inquinamento da plastica». Il costo dei sacchetti bio si aggira intorno ai due centesimi a busta. In Europa, secondo gli ultimi dati diffusi dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente, si stima un consumo annuo di cento miliardi di sacchetti, e una parte di questi finiscono in mare e sulle coste. L'Italia si è dimostrata un esempio virtuoso in Europa per la riduzione dell'uso delle buste di plastica ed è stato il primo Paese europeo ad approvare, nel 2011, la legge contro gli shopper non compostabili. Ad oggi anche se la misura non è del tutto rispettata, c'è stata una riduzione nell'uso di sacchetti del cinquantacinque per cento. La messa al bando degli shopper non compostabili è attiva in Italia, Francia e Marocco. Su questa scia altri Paesi si sono adeguati attraverso l’introduzione di vere e proprie tasse fisse, tra cui si ricor-
dano Croazia, Malta, Israele e alcune zone della Spagna, della Grecia e della Turchia. La Tunisia, in particolare, ha messo al bando le buste di plastica non biodegradabili nelle grandi catene di supermercati e Cipro metterà in atto la normativa europea a partire dal 2018. Quindi, con questa rivoluzione da soli due centesimi il Bel Paese si inserisce in un discorso globale di lotta all’inquinamento dovuto all’uso forsennato di plastica. Si sa, è difficile accettare un cambiamento e in questo senso si è scatenata l’onda mediatica e dei social network usati come mezzo di protesta da parte dei consumatori che di fronte al pagamento di due centesimi si sentono ulteriormente “tassati”. Ma davvero la salute del nostro pianeta non vale nemmeno il pagamento di due centesimi? Ai posteri l’ardua senA.P. tenza.
Napoli, Città Metropolitana
Adottato il Piano Territoriale di Coordinamento Roscigno Vecchia (Sa)
Rossella Femiano Il Piano Territoriale di Coordinamento di un’area costituisce un atto di programmazione generale che definisce l’assetto strutturale del territorio, stabilisce le componenti e le relazioni da salvaguardare, le azioni strategiche e gli interventi infrastrutturali ritenuti fondamentali. Per giungere alla forma attuale del PTC della Città Metropolitana di Napoli è stato fondamentale costruire delle convergenze intorno ad una strategia di trasformazione territoriale che derivasse da un dialogo interattivo. Il PTCP in virtù del D. Lg 26 marzo 2008, n. 63 contenente “Ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio”, del PTR, della Convenzione Europea del Paesaggio e del successivo accordo inter-istituzionale per la sua attuazione fondato sulla “Carta di Padula”, ha una valenza urbanistica/territoriale oltre che di valorizzazione del patrimonio culturale e naturale. In particolare, la Città Metropolitana di Napoli si distingue, nel contesto europeo, per la considerevole concentrazione di popolazione: secondo questo indice, si colloca nella seconda classe di aree metropolitane di Espon. Inoltre, l’articolazione della popolazione per provincia risulta pressoché invariata rispetto all’anno precedente. Essa è inoltre caratterizzata da una straordinaria varietà di paesaggi: la piana campana che si protende nella confinante provincia di Ca-
La valorizzazione della piazza del borgo
serta e lambisce, dall’altro lato, le prime pendici del Partenio, per continuare poi verso l’agro nocerino -sarnese fino a chiudersi contro i Monti Lattari tranne penetrare attraverso il passo di Cava, attraverso Salerno, sulla Piana del Sele. All'interno della Città Metropolitana sono sono stati individuati 5 livelli di biodiversità della vegetazione nella Carta dell’Uso del Suolo pubblicata dalla Regione (2002), mentre, sotto il profilo turistico, essa può essere distinta nelle seguenti macro-aree: Comune di Napoli; Area Flegrea; Area Vesuviana costiera; Penisola Sorrentina; Isole del Golfo; Area Nolana. La Proposta di PTC è stata adottata, ai sensi dell'art. 20 della LR n. 16/2004, con le Deliberazioni del Sindaco Metropolitano n. 25 del 29 gennaio 2016 e n. 75 del 29 aprile 2016, quest'ultima, in particolare, ha fornito importanti disposizioni integrative e correttive alla precedente Deliberazione. Essa si compone delle seguenti tavole: - Inquadramento territoriale - Struttura ambientale, fun-
zionale, storica - Quadro strategico - Organizzazione complessiva del territorio - Individuazione delle Aree parco provinciali e proposte di ampliamento dei Parchi regionali - Nodi e reti per la connettività territoriale - Articolazione del territorio in ambienti insediativi locali - Descrizione degli ambienti insediativi locali - Disciplina del territorio (7 tavole: da Anacapri a Serrara Fontana; da Bacoli a Villaricca; da Arzano a Sant’Antimo, da Acerra a Scisciano; da Camposano a Visciano; da Boscoreale a Volla; da Agerola a Vico Equense) - Fattori strutturanti del paesaggio (45 tavole) - Aree programma - Individuazione dei beni paesaggistici di cui all'art. 134 del D. Lgs 42/2004 (7 tavole) - Aree di disagio socio-abitativo - Macroaree di interesse naturalistico - Componenti della Rete Ecologica Provinciale (REP) - Pericolosità idraulica e da frana elevata e molto elevata.
Con Determina n. 331 del 28 dicembre 2017, l’Ente Parco Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha impegnato 39.500 euro per la messa in sicurezza dell’ingresso e secondario alla piazza del borgo di Roscigno Vecchia. Si tratta di un intervento richiesto proprio dal Comune di Roscigno che ha avanzato una domanda di finanziamento al Parco. Questa azione è pienamente coerente con la vigente Legge quadro sulle aree naturali protette, n.394/1991, che all’articolo 1, al fine di garantire e promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del paese, contempla l’applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare un'integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali, nonché le attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica, anche interdisciplinare, o le attività ricreative compatibili. Roscigno Vecchia è un sito unico nel suo genere tanto da esser stato inserito, nel 1998, nella lista dei siti patrimonio Unesco, insieme al Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, l’area archeologica di Paestum e la certosa di Padula La storia che ne ha caratterizzato lo sviluppo suc-
cessivo per come conosciamo questo borgo, risale al 1907/1908 quando il Genio Civile emise due ordinanze di sgombero di Roscigno Vecchia per la costruzione di nuove case più a monte. Gli abitanti reticenti sia perché tradizionalmente legati alle proprie abitazioni che per la condizione economica nella quale versavano hanno fatto questo “trasferimento” solo a partire dalla metà degli anni ‘60 quando i pericoli delle frane divennero evidenti. Per questa sua storia, Roscigno Vecchia che, ad oggi ha conservato i tratti urbanistici ed architettonici di un centro agro-pastorale sette-ottocentesco, venne definita da Onorato Volzone (cfr. giornalista de Il Mattino) la “Pompei del Novecento”. Il borgo è stato usato come set cinematografico per videoclip e film, tra cui “Cavalli si nasce” di Sergio Staino, “Radio West” di Alessandro Valori e “Noi credevamo” di Mario Martone e rappresenta un attrattore turistico sin dagli anni ’80, per il suo Museo della Civiltà Contadina (primo del suo genere in Campania ed uno fra i più interessanti del Sud Italia, il Museo ha sede in sei sale dell’ex-municipio e dell’ex canonica) ed il sito archeologico di Monte Pruno (sede di un grande insediamento di Enotri e Lucani databile tra il VII e III secolo a.C. Ros.Fem.
Patch Garbage South Pacific: l’isola di plastica Frammenti piccolissimi stanno inquinando e distruggendo l’ecosistema oceanico Fabiana Clemente Patch Garbage South Pacific. Di dimensioni enormi, più grande del Messico e otto volte la superficie dell’Italia. Questa che stiamo presentando è un’isola. Ma non un’isola come le altre. Non un’oasi felice. Si tratta piuttosto di un’isola di plastica. Si, avete capito bene. Un’isola di plastica che misura 2,6 milioni di chilometri quadrati e si trova al largo del Cile. Dopo la scoperta nel 1977 del Pacific Trash Vortex, il capitano Charles Moore insieme al suo team di ricerca - della Fondazione di Ricerca Algalita - ha raccolto dei campioni di acqua dalla Patch Garbage South Pacific. Non si tratta del classico mare sporco con le bottiglie di plastica. I ricercatori, costeggiando l’Isola di Pasqua e quella di Robinson Crusoe, hanno evidenziato una situazione peggiore di quella a cui siamo abituati. Frammenti piccolissimi di plastica stanno inquinando e di-
struggendo l’ecosistema oceanico in quanto difficilissimi da eliminare. Dopo circa 6 anni dalla prima spedizione, le cose sono decisamente peggiorate nella Patch Garbage South Pacific con enormi quantità di plastica che invadono le acque dell’Oceano. Ma ciò che ci interessa sapere è perché tutto si concentra qui? Come mai que-
sta enorme quantità di microparticelle di plastica si trova in questo preciso luogo? La spiegazione è quasi scontata. Vortici, correnti oceaniche e venti hanno spostato la plastica rilasciata in mare. Tuttavia queste particelle si stanno diffondendo non solo in superficie, ma anche in profondità. Moore ha deciso di lanciare l'allarme
pubblicando sul Research Gate un articolo contenete un resoconto di quanto rilevato. La spedizione, durata sei mesi, ha messo in evidenza una tragica evoluzione di quanto registrò l’esperto di inquinamento marino, Marcus Eriksen, nel 2011, il quale non segnalò ingenti quantità di plastica. In sei anni le cose sono drastica-
mente peggiorate. Nonostante sia stato denominato patch ma in realtà è più simile allo smog per come si estende stando a quanto afferma Marcus Eriksen - ricercatore del 5 Gyres Institute. Purtroppo l’emergenza plastica non è confinata a questa scoperta. In alcune zone del mondo, come sull’isola di Henderson, la quantità di plastica è arrivata a ricoprire al 99% la superficie. Stiamo parlando di ben 38 milioni di pezzi. Ulteriore dato grave è relativo alla fauna. Secondo alcuni studi si stima che il 90% degli uccelli marini consumino più di 8 milioni di libre di rifiuti di plastica che si trovano negli oceani. Si teme che la nuova isola possa seguire le orme di quella del Nord, ingrandendosi sempre di più e contribuendo a un disastro globale inarrestabile. Urge un tempestivo intervento di bonifica, per ripulire i nostri mari e oceani da rifiuti plastici che stanno provocando seri danni all’ambiente.
Disastri naturali
Rimedi alternativi
I costi sostenuti dagli Stati Uniti
La Brachiaria, un’erba per combattere la siccità
Il 2017 passerà alla storia come l'anno più costoso per gli Stati Uniti in termini di disastri naturali. Secondo quanto scrive la Cnn, infatti, citando l'agenzia governativa 'National Oceanographic and Atmospheric Administration', i costi quest'anno per le casse dello stato sono stati di 306 miliardi di dollari. Un record che ha battuto quello precedente nel 2005 di 215 miliardi, quando si verificò l'uragano 'Katrina' in Louisiana. Nella lista dei disastri maggiori i diversi uragani, tra cui 'Harvey' ad agosto in Texas, 'Irma' e 'Maria' a pochi
giorni di distanza l'uno dall'altro lo scorso settembre. Harvey è costato 125 miliardi di dollari, secondo solo a Katrina, mentre Maria, che ha quasi distrutto Porto Rico, è costato 90 miliardi di dollari. Agli uragani si sono alternate le varie vicissitudini che hanno flagellato la California, messa in ginocchio sia da allagamenti che da incendi. Solo lo scorso dicembre, due roghi, il Santa Ana e Thomas, hanno causato danni per oltre 13 miliardi di dollari. Il danno totale da incendi nel 2017 per il Golden State è stato di almeno 180 miliardi di dollari.
Una siccità devastante in Somalia, Tanzania, Kenya ed Etiopia mette a rischio la vita di 20 milioni di persone. È tempo di trovare soluzioni efficaci. L’agronomo Solomon Mwendia, dell’International Center for Tropical Agriculture di Nairobi ha pensato di utilizzare la Brachiaria, un’erba tropicale già molto usata come foraggio in Brasile. La ricerca ha messo in evidenza che questo tipo di
pianta è presente anche in Africa, può svilupparsi nelle aree con fino a tremila millimetri di piovosità e, grazie alle sue profonde radici, può resistere a periodi di siccità di tre - sei mesi durante cui la foglia rimane verde mentre altre specie tropicali muoiono. La Brachiaria si conserva bene come fieno, è ricca di proteine grezze e povera di fibre il che la rende nutriente e facile da digerire per il be-
stiame. Gli allevatori confermano: mangiandola le vacche producono quasi dieci litri di latte in più al giorno e, in paesi come l’Africa orientale, dove l'industria lattiera ha un ruolo fondamentale sia per la nutrizione che per il reddito della famiglia, è un vero toccasana. L’esperimento è dunque pronto a sbarcare nel “continente nero” sperando che il futuro di quest’area possa tingersi di verde.
Un nuovo triennio di Marine Strategy Grazie all’accordo Ministero-Regioni, programmate le attività 2018-2020 Lucio De Maio Rosario Carbone Andrea Celentano Fabrizio D’Apice Dario Monaco Da questo mese, in virtù del rinnovo dell’accordo operativo tra Ministero dell’Ambiente e Regioni, sarà garantita anche in Campania la prosecuzione per il triennio 2018-2020 delle attività disciplinate dalla direttiva “Marine Strategy”. Nel 2008 il Parlamento europeo ed il Consiglio dell’Unione europea, allo scopo di istituire un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino, hanno infatti emanato la direttiva quadro 2008/56/CE, poi recepita in Italia con il decreto legislativo 190 del 2010. Il Ministero per l’Ambiente e la tutela del territorio e del mare, individuato come Autorità competente per l’attuazione di tale direttiva, si è avvalso sin dal 2015 delle Arpa/Appa per la realizzazione dei piani di monitoraggio previsti dall’articolo 11 del decreto 190. Questo ha consentito alle agenzie di ampliare per la prima volta il campo del monitoraggio marino costiero tradizionale, non solo in senso geografico (l’area di monitoraggio arriva fino alle dodici miglia nautiche anziché a un miglio nautico come previsto dal Testo unico sull’ambiente) ma anche come numero e tipologia di azioni. La Marine Strategy ha infatti introdotto in maniera innovativa le indagini in materia di microplastiche disperse in ambiente marino, la stima quantitativa dei rifiuti spiaggiati lungo le coste, lo studio di habitat di elevato pregio ambientale
come quelli a coralligeno e i fondi a maerl, nonché l’osservazione delle specie non indigene come il fitoplancton e il macrozoobenthos. In Campania le attività affidate ad Arpac sono coordinate dalla Unità operativa Mare e coinvolgono molte strutture dell’Agenzia, in particolare le Aree territoriali dei tre Dipartimenti provinciali costieri, l’Area Analiticadi Napoli e la Uoc Siti Contaminati e Bonifiche, nonché la Direzione generale e quella amministrativa. Con l’imminente avvio dei lavori, inizia quindi il quarto anno di attività, determinante sotto molti punti di vista: in programma ci sono l’ottimizzazione degli interventi, l’analisi di trend dei dati, il popolamento del database nazionale con tutti i “dati” raccolti nei tre anni di convenzione.
Non sono poche le novità per l’anno appena cominciato: come previsto dal nuovo Piano operativo delle attività (Poa 2018) vengono introdotte, attraverso un apposito Addendum, nuove attività di monitoraggio che porteranno un notevole incremento delle mansioni. Oltre al numero di campionamenti effettuati nel 2017 (che si assesta a 584 totali, oltre ai rilievi visivi e a quelli effettuati con veicoli guidati da remoto), riferiti ai nove moduli previsti dal Poa 2017, saranno aggiunti quelli previsti da cinque nuovi moduli. Si tratta del monitoraggio degli habitat delle praterie di Posidonia oceanica (modulo 10), delle specie bentoniche protette Patella ferruginea (11F) e Pinna nobilis (11N), dei mammiferi marini, in particolare del Turiops truncatus, il tursiope o delfino dal naso a bottiglia (12), e infine dell’avifauna marina, in particolare dell’ Ichthyaetus audouinii o gabbiano corso (13I). Questo complesso quadro di attività è stato organizzato in Arpac attraverso l’istituzione di progetti speciali annuali associati ai rispettivi Poa. Così i costi non gravano direttamente sui fondi dell’Agenzia, bensì sui fondi attribuiti dal Ministero, caratteristica unica nello scenario del Snpa. Tale progetto, strutturato in tre fasi sinergiche al fine di garantire il cor-
retto svolgimento delle attività nel rispetto dei dettagli tecnici, delle tempistiche e della quantificazione economica, prevede inoltre l’istituzione di uno specifico Gruppo di Lavoro costituito da risorse umane individuate nelle diverse strutture agenziali sulla base delle esigenze tecniche ed operative, che rispecchiano l’eterogeneità delle attività. Concludendo, la finalità del progetto è quella di mettere
in atto le misure necessarie per conseguire o mantenere un buono stato ambientale (GES, Good Environmental Status) nell’ambiente marino entro il 2020, dove per GES s’intende lo stato degli ambienti marini che consenta di preservare la diversità ecologica e la vitalità di mari puliti, sani e produttivi. (Articolo già pubblicato su AmbienteInforma, notiziario del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente)
Lepta, la proposta del Sistema nazionale Verso la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali Approvato dai vertici del Sistema nazionale il documento che individua i metodi e percorsi per la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali (Lepta), che, come previsto dalla legge 132/2016, garantiranno ai cittadini la stessa tutela in tutte le regioni. Dopo l’approvazione del documento da parte del Consiglio Snpa il testo verrà ora trasmesso al Ministero dell’ambiente. Definire i Lepta è uno dei passaggi fondamentali per l’applicazione della Legge 132/2016, che ha istituito il Sistema Nazionale per la protezione ambientale ed è entrata in vigore lo scorso anno. La norma prevede che, similmente a quanto fatto in Italia per la sanità, anche sull’ambiente siano individuati dei livelli essenziali, omogenei e uniformi a livello nazionale per tutelare territorio e cittadini. Il lavoro compiuto in questi ultimi due anni dal Sistema è stato quello di aggiornare, alla luce della nuova normativa, l’elenco dei controlli, monitoraggi e servizi ambientali garantiti dalle Agenzie e dall’Ispra in tutte le regioni italiane. Ne è scaturito un documento di tipo istruttorio che fornirà gli ele-
Arpa CAMPANIA AMBIENTE del 15 gennaio 2018 - Anno XIV, N.1 Edizione chiusa dalla redazione il 15 gennaio 2018 DIRETTORE EDITORIALE
Luigi Stefano Sorvino DIRETTORE RESPONSABILE
Pietro Funaro CAPOREDATTORI
Salvatore Lanza, Fabiana Liguori, Giulia Martelli IN REDAZIONE
Cristina Abbrunzo, Anna Gaudioso, Luigi Mosca, Andrea Tafuro GRAFICA E IMPAGINAZIONE
Savino Cuomo HANNO COLLABORATO
F. Clemente, F. De Capua, R. Carbone, A. Celentano, F. D’Apice, G. De Crescenzo, L. De Maio, A. Esposito, R. Fanelli, R. Femiano, R. Funaro, R. Maisto, D.Monaco, A. Palumbo, A. Paparo, T. Pollice SEGRETARIA AMMINISTRATIVA
Carla Gavini DIRETTORE AMMINISTRATIVO
Pietro Vasaturo EDITORE Arpa Campania Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1 80143 Napoli REDAZIONE Via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale Torre 1- 80143 Napoli Phone: 081.23.26.405/427/451 Fax: 081. 23.26.481 e-mail: magazinearpacampania@libero.it Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Napoli n.07 del 2 febbraio 2005 distribuzione gratuita. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti e la possibilità di richiederne la rettifica o la cancellazione scrivendo a: ArpaCampania Ambiente,Via Vicinale Santa Maria del Pianto, Centro Polifunzionale, Torre 1-80143 Napoli. Informativa Legge 675/96 tutela dei dati personali.
Legionellosi, rinnovato l’accordo tra Arpac e Moscati di Avellino
menti per determinare i livelli essenziali ambientali da Nord a Sud del Paese, in modo tale che non ci siano regioni più tutelate ed altre meno. Nel corso della riunione del Consiglio Snpa si è parlato anche della definizione del Piano triennale di attività del Sistema. La Legge 132/2016 prevede che Ispra, in accordo con il Consiglio Snpa, predisponga un piano di attività per tutto il Sistema, individuando le principali linee di intervento che assicurino il raggiungimento dei Lepta sul territorio nazionale. Infine, sono state presentate al Consiglio due recenti novità che coinvolgeranno il Sistema. La prima è l’insediamento della Consulta dell’Isin, l’Ispettorato per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione. Membri dell’organo sono Stefano Laporta (foto in alto), in qualità di coordinatore, Vittorio D’Oriano e Laura Porzio. A dirigere l’organismo per la gestione della sicurezza nucleare in Italia Maurizio Pernice. Altra novità il Protocollo d’Intesa firmato lo scorso 5 gennaio presso il Comando Generale dell’Arma dei carabinieri dal Comandante Generale Tullio Del Sette e dal Presidente dell’Ispra Stefano Laporta. L’accordo favorirà la collaborazione tra le due Istituzioni in collaborazione con il Sistema Nazionale su tutto il territorio italiano. (notizia pubblicata da AmbienteInforma, notiziario del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, lo scorso 10 gennaio)
Arpac ha rinnovato a fine dicembre la convenzione con l’azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino per monitorare l’eventuale presenza di legionella negli impianti del nosocomio irpino. L’accordo, che ha durata annuale, è stato stipulato per la prima volta nel 2005 e da allora ha contribuito a evitare che al Moscati si verificassero casi di legionellosi contratta nell’ospedale stesso. Ogni anno l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania preleva nell’ospedale irpino centocinquanta campioni di varie matrici (tra cui centoventi campioni di acqua degli impianti idrici e di climatizzazione). Lo scopo è controllare se nelle condutture e in altri siti a rischio possa annidarsi la legionella, il batterio responsabile della malattia infettiva nota come “morbo del legionario”, che in casi particolari può
avere esiti letali. Il piano di sorveglianza ambientale della legionella è stilato dalla direzione sanitaria del Moscati, mentre Arpac si occupa dei campionamenti e delle analisi di laboratorio. Il rinnovo della convenzione con il Moscati è stato siglato dal direttore generale del nosocomio irpino, Angelo Percopo, e dal commissario straordinario Arpac, Stefano Sorvino. Il piano di sorveglianza viene attuato sotto la supervisione del direttore sanitario dell’ospedale, Maria Concetta Conte. L’Agenzia, con il suo Laboratorio di riferimento regionale per la legionellosi, diretto da Anna Maria Rossi, situato a Salerno, collabora alla sorveglianza ambientale preventiva della legionella in diverse strutture sanitarie campane, tra cui l’azienda ospedaliera Gaetano Rummo di Benevento e i presìdi ospedalieri dell’Asl di Salerno.
Rifiuti, l’Italia ha versato finora 285 milioni di multe all'Ue
L'importo complessivo versato dall'Italia fino ad oggi per le due procedure di infrazione relative ai rifiuti in Campania e per una rete di 200 discariche a livello nazionale, è di circa 285 milioni di euro. Questo per effetto di due condanne della Corte di giustizia europea, che risalgono rispettivamente al 2008 e al 2014. Lo ricordano fonti Ue. In particolare, l'Italia è stata condannata a pagare una sanzione giornaliera di 120 mila euro per la mancanza di una rete adeguata e integrata di impianti di gestione dei rifiuti in Campania. Per questo l'Italia ha pagato fino ad oggi un totale di 107 milioni di euro.
Per quanto riguarda le discariche irregolari, la multa viene recuperata dalla Commissione ogni sei mesi per un importo di 200 mila euro per ogni discarica con rifiuti non pericolosi, e 400 mila per quelle con rifiuti pericolosi. Quando la Corte ha emesso la propria sentenza nel dicembre 2014, oltre 200 discariche di questo tipo non erano conformi, ma nel frattempo 123 di queste sono state riabilitate, e attualmente l'Italia paga multe per 77 discariche. Nel complesso, fino ad oggi il Paese ha pagato circa 178 milioni di euro (138 milioni di penalità più 40 milioni di importo forfettario) per le discariche irregolari (Ansa).
Una nuova minaccia: l’aridificazione Può avere un impatto critico sull’agricoltura, sulla qualità dell’acqua e sulla biodiversità Rosario Maisto
osservano ora. Le conseguenze sul degrado ambientale potrebbero essere gravi, l’aridificazione è una minaccia seria, poiché può avere un impatto critico sull’agricoltura, sulla qualità dell’acqua e sulla biodiversità, può anche portare a maggiore siccità e a un più elevato rischio di incendi, un altro modo di pensare al processo di aridificazione è il passaggio a condizioni di moderata ma continua siccità, a partire dalle quali poi la variabilità annuale delle precipitazioni può causare siccità gravi, in questo scenario, per esempio, il 15 per cento delle regioni attualmente considerate semiaride passeranno a un clima arido. Il degrado delle condizioni ambientali e dei suoli previsto non sarebbe molto diverso dagli esempi che sono stati sotto gli occhi di tutti durante il XX secolo, una grave e crescente siccità nel bacino del Mediterraneo, nell’Africa Meridionale e nelle coste orientali dell’Australia, e una desertificazione di alcune zone di Messico, Brasile, Africa meridionale e Australia. Il mondo si è già riscaldato di un grado centigrado rispetto al periodo preindustriale, ma la riduzione delle emissioni di gas serra per mantenere il riscaldamento globale tra 1,5 e 2 gradi potrebbe ridurre la probabilità di una significativa aridificazione in molte parti del mondo.
Con lo storico accordo sul clima raggiunto a Parigi nel 2015, le nazioni del mondo si sono impegnate a contenere l’incremento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali, limitandolo preferibilmente a 1,5 gradi; la differenza di soli 0,5 gradi tra i due obiettivi potrebbe sembrare di poco conto ma non è affatto così in termini d’impatto ambientale, infatti, un nuovo studio sviluppato dai ricercatori del (SUSTech) di Shenzhen, in Cina, e dell’University of East Anglia, nel Regno Unito rivela che una quota variabile tra il 20 e il 30 per cento delle terre emerse diventerà decisamente più arida, con un maggior rischio di siccità e di incendi se il riscaldamento globale supererà i 2 gradi, mentre l’aridificazione riguarderà una porzione decisamente più limitata dei terreni, pari al 7-10 per cento, se l'aumento si fermerà a 1,5 gradi. Questo risultato è stato ottenuto utilizzando 27 modelli climatici globali per identificare le aree del mondo in cui l’aridità, una misura della secchezza del terreno ottenuta combinando abbondanza di precipitazioni ed evaporazione, varierà in modo sostanziale rispetto alle variazioni annuali che si
L’INVASIONE DI MICROPLASTICHE NEI LAGHI ITALIANI Non è proprio un bel periodo per i laghi italiani, che vedono le loro acque sempre più invase dalle microplastiche altamente inquinanti. Non si salvano neanche i laghi di Como e Maggiore, che hanno fatto registrare oltre 500 mila particelle per chilometro quadrato. Un vero e proprio allarme rosso che è stato inviato a seguito della raccolta dei risultati di un campionamento ad hoc sulle microparticelle con dimensione inferiore ai cinque millimetri, compiuto dalla campagna itinerante Goletta dei Laghi 2017 di Legambiente, realizzato per il secondo anno consecutivo, in collaborazione con Enea. Oggetto della ricerca, sono stati sei i bacini monitorati: Iseo, Maggiore, Garda, Trasimeno, e per la prima volta Como e Bracciano, per un totale di quasi cinquanta chilometri. Ed è stato riscontrato che nei laghi di Como e Maggiore c’è la maggiore concen-
trazione di microparticelle: nel primo c'era una densità media di 157 mila particelle per chilometro quadrato nella parte settentrionale, e un picco di oltre 500 mila nel secondo transetto collocato più a nord, in corrispondenza del restringimento tra Dervio (Lecco) e Santa Maria Rezzonico (Como). Il lago Maggiore, inoltre, ha palesato una densità media di 123 mila particelle per chilometro quadrato, con un picco di oltre 560 mila particelle in corrispondenza della foce del fiume Tresa, tra Luino e Germignaga (Varese), sul quale insiste il depuratore. Non se la passano per niente bene neanche i laghi di Bracciano e di Iseo. Il primo, fortemente colpito quest'estate dalla siccità e dell'eccessiva captazione che hanno creato condizioni ambientali critiche, nei dieci transetti campionati dai tecnici di Goletta dei Laghi ha presen-
tato una media di cento diciassette mila particelle per chilometro quadrato; il secondo, quello di Iseo, una media sessanta tre mila particelle. Valori medi più bassi, invece, quanto dice il resoconto di Legambiente, per il lago di Garda con quasi 10 mila particelle per chilometro quadrato e per il Trasimeno con 7.914 particelle su chilometro quadrato. I dati rilevati possono, poi, essere consultati collegandosi al sito web https://www.legambiente.it/marinelitter/, dove si potranno trovare tutte le zone critiche e ad alto rischio inquinamento. Insomma, da quanto è vento fuori da questo studio, si prospetta davvero un anno nuovo non proprio roseo per i nostri laghi. Si spera che con questo monitoraggio e relativi dati si sensibilizzino le coscienze di tutti e, quindi, porvi rimedio prima possibile. A.P.
Anno nuovo all’insegna del biologico Nel 2018 previsti premi per le mense scolastiche virtuose Rosemary Fanelli Il nuovo anno scolastico partirà all’insegna dell’alimentazione sana e sostenibile. Saranno due i premi utilizzati dal Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali, per premiare le nuove mense biologiche: medaglie d’oro e d’argento, con la eurofoglia simbolo Ue del biologico. La novità, prevista dalla manovrina di giugno, che istituiva un fondo per le mense scolastiche biologiche, con una dotazione di 4 milioni di euro per l’anno 2017 e di 10 milioni di euro annui, a decorrere da quest’anno consentirà di promuovere il consumo di prodotti biologici e sostenibili per l’ambiente, nell’ambito dei servizi di refezione scolastica negli asili nido, nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole primarie e nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado. Il fondo verrà ripartito fra le Regioni «sulla base del numero dei beneficiari del servizio di mensa biologica presenti in ciascuna regione e provincia autonoma». Nei bandi di gara, sarà valutato anche l’impegno a recuperare i prodotti non somministrati e a destinarli ad
organizzazioni non lucrative di utilità sociale che effettuano, a fini di beneficenza, distribuzione gratuita di prodotti alimentari agli indigenti, oltre che la percentuale di utilizzo di alimenti biologici prodotti nel raggio di 150 km dal luogo di somministrazione dei cibi. In aggiunta allo stanziamento dei fondi, le scuole virtuose vedranno l’attribuzione di due
medaglie, anch’esse conferite sulla base del consumo di prodotti biologici e sostenibili. La medaglia d'oro, in particolare, verrà assegnata alle mense scolastiche che utilizzano percentuali più alte di prodotti biologici: il 90% per frutta, ortaggi, legumi, prodotti trasformati di origine vegetale, pane e prodotti da forno, pasta, riso, farine, cereali e derivati, olio
extravergine d’oliva, il 100% per uova, yogurt e succhi di frutta e il 50% dei prodotti lattiero-caseari, carne, pesce da acquacoltura. La medaglia d’argento sarà invece attribuita agli istituti che, pur garantendo un’alta percentuale di prodotti biologici, rispettivamente pari al 70%, il 100% e il 30%, prevedono anche un utilizzo di prodotti
non certificati. Sono molteplici i vantaggi che potrebbero derivare dall’iniziativa ministeriale. Oltre ad avvicinare le famiglie ad una sana alimentazione, anche dal punto di vista qualitativo del cibo, verranno ridotti i costi delle famiglie, restie nei confronti della refezione scolastica, ma che potranno invece usufruire di questo importante servizio, non più espressione di scarsa qualità, ma di cibo sano, biologico e certificato. L’iniziativa, mediante percorsi di informazione e promozione avviati dalle scuole, avvicinerà le famiglie ad una alimentazione sana e sarà di incentivo contro l’obesità infantile. Promuovendo inoltre il consumo di alimenti prodotti entro un range di 150 km, si aiuterà l’ambiente, supportando le piccole economie locali. Non è un caso che il progetto sulle “Mense biologiche scolastiche” sia stato presentato dal Ministro Martina nella scuola “Rinnovata Pizzigoni”, dove sin dal 1927 i bambini coltivano un orto, ulteriore fattore determinante per il percorso educativo dei bambini. Peccato che di questo progetto i media ne abbiano a malapena parlato.
Splende il sole sulle scuole di Napoli Al via gli impianti fotovoltaici di undici istituti partenopei Giulia Martelli Il sole che splende su Napoli regalerà energia e calore ad un grande numero di alunni. Dal centro alla periferia, da Chiaia a San Giovanni a Teduccio, gli impianti fotovoltaici già realizzati da diversi anni sui tetti di undici istituti scolastici del capoluogo partenopeo saranno finalmente messi in funzione grazie ai Fondi del Patto per Napoli. Consegnare alle generazioni future un paese evoluto, rispondente alla necessità di una nuova concezione di progresso che va di pari passo con la sostenibilità è un obiettivo che non può essere preso sottogamba. Gli edifici scolastici su cui il Comune interverrà sono: Istituto comprensivo Russo Montale (quartiere Sanità), Istituto
comprensivo Enrico Berlinguer (Secondigliano), 1° plesso Istituto Comprensivo "71° Aganoor Marconi" (Piscinola), 2° plesso Istituto Comprensivo "71° Aganoor Marconi" (Piscinola), Istituto Comprensivo 41 Console (Bagnoli), 3° circolo De Amicis (Chiaia), Istituto comprensivo Della Valle (Posillipo), Istituto Comprensivo Statale Vittorino da Feltre (San Giovanni a Teduccio), 58°
circolo Kennedy (Scampia), Ic San Gaetano Tasso (Piscinola), Circolo didattico Gigante - Neghelli (Cavalleggeri). Il recupero bioclimatico del ricco patrimonio edilizio del nostro territorio vuole garantire edifici energeticamente efficienti con conseguente riduzione dei costi di esercizio, di gestione e di manutenzione del manufatto, quindi un conseguente contenimento delle emissioni
di sostanze nocive, in conformità alle prescrizioni indicate nel Protocollo di Kyoto e proposte nell’Agenda 21 e in conformità alle Direttive europee. Negli ultimi anni in Italia l’attenzione si è rivolta verso la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente, data la sua situazione di emergenza. La corsa al risparmio e all’efficienza energetica è stata facilitata da notevoli vantaggi quali, in primis, la possibilità di sgravi fiscali fino al 55% delle spese sostenute, che ha portato anche a far decollare il fotovoltaico grazie agli incentivi previsti con il Conto energia. Le pubbliche amministrazioni sono state il volano di importanti interventi che, attraverso bandi ministeriali o locali, hanno permesso di portare nei palazzi pubblici e so-
prattutto nelle scuole impianti fotovoltaici e solare termico. “L'efficienza energetica degli edifici pubblici - spiega Benedetto Scarpellino, presidente di Anea e organizzatore di Energymed - consente di ottenere risparmi significativi nel rispetto dell'ambiente. Energia e Ambiente devono ormai rappresentare un binomio indissolubile”. "Grazie a quest'intervento sottolinea l'assessore al Verde e alla Qualità della Vita del Comune di Napoli, Maria D'Ambrosio - gli istituti delle periferie napoletane saranno tra i più virtuosi d'Italia in termini di sostenibilità ambientale ed economica. Nelle nostre 11 scuole del Sole azzereremo i consumi e le emissioni di CO2, oltre a ridurre notevolmente i costi in bolletta".
L’Arctic Report Card 2017 L’Artico si sta riscaldando velocemente, i vecchi ghiacciai sono sempre più lontani Tina Pollice S’innalza la temperatura dell’Artico. È quanto emerge dallo studio Recently amplified arctic warming has contributed to a continual global warming trend, pubblicato su Nature Climate Change da un team di ricercatori cinesi e dell’università dell’Alaska. La percezione della cosiddetta pausa di riscaldamento globale non è stato altro che il risultato dell’esclusione dei dati dell’Artico nei calcoli dei trend sul riscaldamento globale. Le analisi della temperatura superficiale di questa regione hanno mostrato che il rapido riscaldamento avvenuto nell’ultimo decennio ha influenzato, non poco, questa tendenza. A conferma di ciò vi è anche un altro studio: l’Arctic Report Card, rapporto sponsorizzato dalla Agenzia americana per l'Atmosfera e gli Oceani (National oceanic and atmospheric administration - Noaaa) e pubblicato in occasione dell’annuale American Geophysical Union fall meeting. L’Arctic Report Card 2017, giunto alla dodicesima edizione, è un rapporto che si avvale dei contributi di 85 scienziati di 12 Paesi e fornisce un aggiornamento annuale su come la regione artica si comporta dal punto di vista ambientale. Le informazioni contenute nel report sono usate dai vari leader locali per affrontare sia gli ostacoli che le possibilità che il cambiamento climatico impone all’economia, alla sicurezza nazionale, alla sicurezza pubblica e alla conservazione delle risorse naturali. Dal rapporto, la Noaa ha ricavato quanto segue: il 2017 è il secondo anno più caldo dopo il 2016 per temperatura media annuale dell'aria, dal 1990. Infatti sono stati registrati 1,6 gradi centigradi sopra la media del periodo 1981-2010. L'estensione massima del ghiaccio marino invernale, che viene misurata ogni marzo, è stata la più bassa mai registrata. Lo spessore del ghiaccio marino diventa più sottile di anno in anno: quello annuale comprende il 79% della copertura, mentre quello plurien-
nale il 21%. Quest’ultimo nel 1985 rappresentava il 45% del ghiaccio marino. Sopra la media anche le temperature dell’acqua in superficie: 4 gradi centigradi ad agosto 2017 nei mari di Barents e Chukchi. È in aumento, dal 2003, la proliferazione di plancton nell'oceano artico, effetto dello scioglimento primaverile del ghiaccio che permette alla luce del sole di raggiungere gli strati superiori del mare. Dal 1982, le acque superficiali del mare dei Chukchi si sono riscaldate di 1,26 gradi Fahrenheit, 0,7 gradi Celsius, per decennio. Il rapporto annuale sulla vegetazione si basa in gran parte su dati
provenienti da sensori a bordo di satelliti meteorologici Noaa e, secondo questi dati, nel 2015 e nel 2016 la vegetazione complessiva è aumentata in tutto l’Artico. Negli ultimi trent’anni, gli aumenti maggiori si sono verificati sul North Slope dell’Alaska, nella tundra canadese e sulla penisola di Taimyr in Siberia. Si è visto che la neve ricopre l’Asia, ma è in calo nel Nord America. Per l’undicesimo anno, su dodici, la copertura nevosa dell’Artico nordamericano è stata al di sotto della media, con le comunità che hanno sperimentato un’assenza di neve prima sconosciuta. Invece, nel 2017 la parte euroasiatica ha visto
per la prima volta dal 2005 un’estensione della copertura nevosa superiore alla media. Nel 2017 in Groenlandia lo scioglimento dei ghiacci è iniziato in anticipo, ma ha rallentato durante un’estate più fresca, con una fusione inferiore alla media rispetto ai nove anni precedenti. Complessivamente, da quando sono iniziate le misurazioni, nel 2002, la calotta glaciale della Groenlandia, uno dei principali fattori che hanno contribuito all’innalzamento del livello del mare, ha continuato a perdere massa nell’ultimo anno. In conclusione la tendenza al riscaldamento che ha trasformato l’Artico è proseguita nel
2017, provocando la seconda temperatura dell’aria più calda, temperature oceaniche superiori alla media, perdita di ghiaccio marino e una serie di effetti umani, oceanici ed eco sistemici. L’Artico non mostra alcun segno di ritornare ad essere la regione congelata in modo affidabile che era decenni fa. Le temperature continuano ad aumentare al doppio del tasso di incremento della temperatura globale. La portata generale del cambiamento Artico influenza non poco il popolo delle comunità settentrionali, sottolineando ulteriormente la necessità di prepararsi e adattarsi al nuovo clima.
Ryder Cup 2022: il golf italiano diventa ecosostenibile Anna Paparo "50 Ryder Compact BioGolf", questo è il nome di battesimo di un nuovo progetto che vuole contribuire alla promozione del golf attraverso la realizzazione di piccoli impianti, a basso costo, da sviluppare in zone urbane di facile accessibilità. Tra gli obiettivi di questa rivoluzionaria iniziativa anche il recupero di aree degradate inserite nei contesti urbani, come discariche e aree dismesse, per renderle usufruibili dalla collettività creando nuovi impianti, luoghi di aggregazione e socializzazione. Presentato al Senato alla presenza del senatore Giuseppe Marinello, presidente della Commissione Territorio e Ambiente, e Gian Paolo Montali, dg del progetto Ryder Cup 2022, questo progetto nasce da un'idea della Federazione Italiana Golf ed è destinata alla realizzazione di circa cinquanta strutture golfistiche multifunzionali ad impatto ambientale basso o nullo in aree urbane fortemente degradate. In collaborazione con l'Istituto per il Credito Sportivo, Legambiente, FederParchi, Fondazione Univerde e
Golf Environment Organization (GEO), Ryder BioGolf è davvero innovativo e utile per gli sportivi amanti del golf, ma anche per la collettività e per l’ambiente. Come ha ben spiegato il Dottor Montali, dg del progetto, 50 Ryder Compact BioGolf rappresenta uno dei punti fermi del cammino verso la Ryder Cup 2022. Nato tra la collaborazione della FIG ed altri enti, punta alla promozione del golf attraverso la creazione di nuove
strutture in zone urbane per avvicinare i cittadini. Inoltre, è prevista la creazione di campi BioGolf all’interno di aree degradate che sembravano ormai perse e che verranno, invece, recuperate. Gli esempi, su tutti, sono quelli riguardanti il Golf Club Livorno e il Torrenova Golf Club di Porto Potenza Picena (Macerata). In pratica si punta sulla valorizzazione del territorio e dell’ambiente, ma anche sul fenomeno dell’inclusione so-
ciale, grazie a un progetto di questo calibro che mira non solo a difendere ma ad aumentare i posti di lavoro. I primi casi di studio in Italia del "50 Ryder Compact BioGolf" sono il Golf Club Livorno e il Torrenova Golf Club di Porto Potenza Picena (Macerata). Nello specifico, nella città di Livorno un'area di dieci ettari è stata bonificata, che per anni è stata usata come discarica e ritrovo di spacciatori, distante solo cin-
quanta metri dal mare, creando così un elemento importante di riqualificazione per il territorio, ma anche una preziosa opportunità occupazionale. In linea con i principi di ecosostenibilità e difesa dell'ambiente, il Golf Club Livorno ha adottato per la prima volta nel Paese la filosofia del campo da golf al 100% biologico ed interamente realizzato in macroterme, green compresi, raggiungendo così un risparmio idrico del 40%rispetto ai tradizionali campi da golf. Il Torrenova Golf Club è stato creato, invece, all'interno di un'ex area agricola dismessa di circa dieci ettari. La struttura, in fase di completamento, è inserita in un comparto a vocazione turistica. Dispone di un campo pratica ed è in costruzione un percorso a nove buche. La Federgolf, inoltre, ha aperto un canale di collaborazione con i Dipartimenti di Scienza Agraria delle Università di Pisa, Padova, Bologna e Torino per portare avanti ricerche scientifiche in chiave golfistica, rafforzando così il legame indissolubile tra golf e ambiente.
Il clima come elemento di progetto nell’edilizia Per la realizzazione di organismi equilibrati ed energeticamente razionali Antonio Palumbo L’esplosione edilizia (con la conseguente aggressione ambientale) degli ultimi decenni ha provocato danni irreversibili ai territori ed ha progressivamente allontanato i progettisti dalle pratiche più idonee alla realizzazione di organismi equilibrati ed energeticamente razionali, anche in rapporto ai differenti tipi di climi ed alle diverse configurazioni dei siti di intervento. In un contesto globale dove l’impronta ecologica è già stata ampiamente superata e la situazione planetaria presenta aspetti di gravità crescente, è quanto mai necessario ripartire dal “clima” come elemento imprescindibile per il progetto nell’edilizia. La presa di coscienza degli sprechi energetici determinati da edifici in cui il benessere abitativo viene garantito dalla creazione artificiale delle condizioni interne, tramite l’uso di impianti tecnologici, sta spostando l’attenzione dei progettisti da una dotazione impiantistica sempre più pervasiva, sofisticata ed energivora, a una progettazione dove l’involucro dell’edificio è inteso come filtro di flussi di energia. «L’involucro ha il compito, fra l’altro, di modulare le condizioni ambientali esterne in modo da creare all’interno parametri di vivibilità più confortevoli. È un compito che esso ha svolto per secoli, tanto da differenziarsi in relazione alle condizioni climatiche (Butera, 2004)». Il problema non è, infatti, la sola efficienza energetica degli impianti, ma un ripensamento complessivo del sistema-edificio. La produzione di energia solare e l’uso di impianti ad elevata efficienza (pompe di calore, caldaie a condensazione, impianti di cogenerazione) non è sufficiente a contrastare gli sprechi imputabili alla costruzione di edifici connotati da forti consumi. Rafael Serra Florensa ed Helena Coch Roura individuano 6 principali caratteristiche che definiscono il comportamento energetico dell’involucro edilizio: isola-
mento, pesantezza, permeabilità, trasparenza, protezione dal sole, colore. L’isolamento si riferisce alla resistenza dell’involucro al passaggio di calore. In un edificio molto isolato lo scambio energetico interno-esterno è ridotto e quindi si hanno, segnatamente, poche dispersioni di calore durante l’inverno. La pesantezza è associata al concetto di “massa termica” (legata ai tipi di materiali ed elementi costruttivi scelti per l’involucro): questa determina l’inerzia termica, ossia uno smorzamento (capacità della parete di attenuare all’interno dell’edificio i picchi e i minimi di temperatura esterna) e uno sfasamento (capacità della parete di differire nel tempo gli effetti termici che si verificano all’esterno). Per questo, soprattutto nelle architetture mediterranee, sono tradizionalmente presenti superfici pesanti, almeno negli orientamenti a sud, est e ovest ed in copertura. La permeabilità si riferisce alla presenza di aperture nell’involucro, che permettono il passaggio dell’aria, e dipende dalle dimensioni e dalla posizione delle aperture stesse. In ordine al quarto ed al quinto parametro testé indicati, vi è da dire che l’architettura mediterranea si confronta in maniera particolare con la gestione della tra-
sparenza e della protezione dal sole dell’involucro edilizio: mentre le costruzioni nordiche si connotano per una elevata trasparenza, dettata dalla ricerca del massimo apporto di luce naturale, le architetture mediterranee sono caratterizzate da soluzioni “chiuse”, dove prevalgono le superfici opache o quantomeno le trasparenze schermate. Il colore, infine (riferito principalmente agli involucri opachi), in relazione alla progettazione bioclimatica, è legato all’assorbimento superficiale e quindi al trasferimento dell’energia ricevuta dall’organismo edilizio per irraggiamento.
Un’Italia in crescita ma con forti disuguaglianze Aumenta il divario tra famiglie del Bel Paese. La partecipazione civica e politica dei cittadini è in forte calo Rosa Funaro Nel 2016 è aumentato il reddito medio delle famiglie italiane ma, al contempo sono aumentate le disuguaglianze tra famiglie benestanti e non. Secondo il Rapporto Benessere equo e sostenibile (BES) 2017 dell’Istat, infatti, cresce dell’1,6% rispetto all’anno precedente il reddito disponibile delle famiglie consumatrici ma di pari passo il rapporto tra il reddito posseduto nel 2015 dal 20% della popolazione con i redditi più alti e il 20% con i redditi più bassi è salito a 6,3 rispetto al 5,8 del 2014. Un benessere economico non per tutti, quindi, con un’incidenza della povertà assoluta ancora stabile al 7,9%. La condizione di forte disagio economico tocca ancora molto i minori: sono 1 milione e 292 mila i bambini in condizione di povertà assoluta con un’incidenza del 12,5%, una percentuale quasi 3 volte superiore rispetto agli anziani (3,8%). Il disagio economico raggiunge il suo valore massimo tra gli stranieri che risultano poveri in un terzo dei casi. Il Rapporto definisce un quadro dei principali fenomeni economici, sociali e ambientali che caratterizzano l'Italia, attraverso l'analisi di una serie
di indicatori, suddivisi in 12 domini, che tengono conto sia di aspetti che hanno un diretto impatto sul benessere umano ed ambientale sia di quelli che misurano gli elementi funzionali al miglioramento del benessere della collettività e dell'ambiente che la circonda: salute; istruzione e formazione; lavoro e conciliazione dei tempi di vita; benessere economico; relazioni sociali; politica e istituzioni; sicurezza; benessere soggettivo; paesaggio e patrimonio culturale; ambiente; ricerca e innovazione; qualità dei servizi. Nel 2016 la speranza di vita alla nascita in Italia pari a 82,8 anni, recupera la flessione del 2015. L’Italia, dopo la Spagna, è il paese più longevo in Europa. L’aspettativa di vita cresce. I giovani tendono ad andare via: secondo l’Istat nel 2016 circa 16 mila laureati italiani tra i 25 e i 39 anni hanno lasciato il Paese e poco più di 5 mila sono rientrati. L’Italia continua a essere uno dei paesi Ue28 con il minor consumo di risorse materiali pro capite (7 tonnellate contro 13 della media Ue). Il conferimento di rifiuti in discarica è in leggera diminuzione (il 24,7% dei rifiuti urbani rac-
colti, -1,8% rispetto al 2015), mentre aumenta l’incidenza della raccolta differenziata (52,5%, +5% rispetto al 2015) e, a un ritmo più lento, la depurazione delle acque reflue (59,6% nel 2015, era al 57,6% nel 2012 ). In generale, sottolinea l'Istat, la dinamica della relazioni sociali per il Paese risulta abbastanza stabile, tuttavia continua ad essere molto bassa la fiducia negli altri (solo una persona su cinque ritiene che la maggior parte della gente sia degna di fiducia) e diminuiscono le persone soddi-
sfatte per le relazioni familiari (che nell'ultimo anno passano dal 34,6% al 33,2%) e per quelle amicali (dal 24,8% al 23,6%). In entrambi i casi la diminuzione è più forte tra le femmine e nelle regioni del Nord. Si registra, inoltre, una diminuzione significativa alla partecipazione civica e politica: sono sempre meno le persone che parlano di politica (dal 41,3% al 36,7% della popolazione di 14 anni e più) o che si informano di questioni riguardanti la politica almeno una volta alla settimana (dal
62,2% al 58,2%). Rimane stabile la qualità dei servizi sociali, segnata ancora una volta forti difficoltà nelle regioni meridionali: i posti letto nei presidi residenziali socio-assistenziali e sociosanitari nel 2014 sono pari a 3,9 per 1.000 abitanti (contro la media Italia di 6,6) e la quota di bambini di 0-2 anni presi in carico dai servizi socio-educativi comunali è del 4,7% (12,6% il valore nazionale). Migliora l’offerta dei trasporti pubblici al Nord ma restano bassi i livelli di soddisfazione nel resto del Paese.
Dagli Usa un nuovo rimedio anticancro: l’aglio La ricerca scientifica per debellare le forme tumorali sta compiendo passi avanti. Nuovi farmaci, nuove terapie. Ogni anno nuove strategie per migliorare le aspettative di vita. Gli Usa mirano a rimedi naturali. Dall’aglio un possibile aiuto contro il cancro. L'aglio è noto per le sue numerose proprietà benefiche. La pianta bulbosa, conosciuta fin da tempi antichi, rafforza le difese immunitarie, riduce la pressione, abbassa i livelli di colesterolo, migliora le performance sportive, porta benefici ai pazienti che soffrono di osteoartrite ed ha proprietà antibatteriche. Inoltre, l'aglio è anche un ottimo ingrediente per la cosmesi, favorendo la pulizia della pelle e contribuendo all'eliminazione della forfora. Infine,
è noto per la sua azione purificante, in particolar modo per il fegato. Ma oltre a fatti noti a tutti, c’è dell’altro. La pianta è dotate di risorse ulteriore. Questo è quanto affermato dai ricercatori dell’Albany College of Pharmacy and Health Sciences dell’Università di Albany, nello Stato di New York, secondo i quali tale alimento riuscirebbe
a fermare i coaguli di sangue associati ai tumori grazie all’incremento di fluoro in esso contenuto. L’aglio risulterebbe efficace, soprattutto, nella prevenzione di altre malattie. Il professor Eric Block - docente di Chimica presso l’Università di Albany, insieme al vicepresidente per la ricerca presso l’Università di Farmacia e Scienze
della Salute di Albany, il professor Shaker A. Mousa – ha condotto lo studio individuando alcuni possibili effetti dell’aglio nella lotta al cancro. Nello specifico i due ricercatori hanno affermato che il fluoro contribuirebbe a impedire la formazioni di vasi sanguigni all’interno della massa tumorale. Durante i loro studi i ricercatori hanno modificato alcune caratteristiche dei composti dell’aglio, sostituendo gli atomi di idrogeno con quelli di fluoro. I test sono stati poi condotti su ovuli embrionali di pollo per comparare l’efficacia dei nuovi composti con quelli normalmente presenti nell’aglio. Secondo Block e Mousa le azioni anti-angiogenesi e antitrombotiche sarebbero presenti in entrambi.
Proprietà utili per bloccare la capacità del cancro di sviluppare vasi sanguigni o di formare coaguli, seppure gli agenti modificati con il fluoro sembra abbiano mostrato una maggiore incisività. In altre parole, per mezzo di un aumento sensibile di fluoro, contenuto al suo interno, l'aglio bloccherebbe il tumore, impedendo le formazioni di vasi sanguigni all'interno della sua massa. I due ricercatori, Block e Mousa, hanno inoltre spiegato che il loro rappresenta uno studio pilota. Nel prossimo futuro, l'obiettivo è di migliorare le procedure di laboratorio, per rendere disponibili i nuovi composti nel minor breve tempo possibile, ma soprattutto ad un costo accessibile a tutti. F.C.
Grandi Napoletani, grandi Campani
Domenico Antonio Vaccaro Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza La nostra terra è stata segnata, da circa tremila anni, da uomini e donne che l’hanno resa grande. Storia, teatro, pittura, scultura, musica, architettura, letteratura… I settori nei quali Napoletani e Campani sono diventati famosi e hanno rese famose Napoli e la Campania sono numerosissimi. Continuiamo il nostro piccolo viaggio tra Napoletani e Campani famosi. Domenico Antonio Vaccaro (Napoli, 1678-1745) era il figlio dello scultore Lorenzo Vaccaro: per la quantità (e la qualità) delle sue opere fu tra gli artisti chr più caratterizzarono la sua epoca. "Ma benché Domenico Antonio attendesse con ogni applicazione alli studi [quelli giuridici ai quali il padre lo aveva avviato] ad ogni modo non potendo ricalcitrare alla forte inclinazione datali dalla natura, spesso applicava al disegno, istruendo egli medesimo li discepoli di suo padre, ed in particolare il testé mentovato Bartolomeo Granucci, ed il Bottigliero, allora più giovani degli altri scolari di Lorenzo, il quale veduto i disegni di suo figliuolo, altamente lo sgridò, di-
cendogli assolutamente, che non voleva ch'ei prendesse amore al disegno, ma solamente attendesse alle lettere... Ubbidì Domenico Antonio al paterno comando, ma non tralasciò la sua geniale applicazione, e raddoppiando fatica venne ad ubbidire al padre, ed a contentare il suo genio. Studiò filosofia, e dopo la legge, ove era l'intenzione di suo padre applicarlo. Indi passò a studiare geometria, e meccanica, e tutto il tempo che l'avanzava applicava segretamente al disegno, quale nascondeva sotto i medesimi scritti per non farsi sorprendere da Lorenzo". Negli anni e di fronte alla sua bravura il padre si "rassegnò" e Domenico divenne allievo del pittore Francesco Solimena. Nella bottega del Solimena conobbe anche il giovane Ferdinando Sanfelice: ne nacque una notevole e reciproca stima e il Sanfelice chiamò Domenico Antonio a sostituirlo nella realizzazione della Chiesa di Santa Maria delle Dame Monache di Capua, quando nel 1735 dovette ritornare a Napoli. Nel 1691 realizzò, con il padre, il Carro del Battaglino per la Chiesa dell'Immacolata Concezione e Purificazione di Maria de' nobili in Montecalva-
rio e, sempre con lui, lavorò al baldacchino d'argento presso la chiesa di Santa Maria Donnalbina. Dipinse, poi, la Visione mistica di San Bonaventura nella basilica di San Lorenzo Maggiore e, dal 1697, Il Giudizio di Salomone. Dal 1698 al 1717 riprogettò la Chiesa di San Michele Arcangelo ad Anacapri (famoso il suo pavimento maiolicato). Tra il 1705 e il 1708 una delle sue più belle sculture barocche in
bronzo realizzate dai Vaccaro: Il San Sebastiano morente (è conservata nel Tesoro della Cattedrale di San Paolo ad Aversa). Nel 1718 l'incarico di realizzare il modello della chiesa di Santa Maria della Concezione a Montecalvario e, in seguito, quello di scolpire i bassorilievi sulla vita di san Gaetano nella cripta di San Paolo Maggiore con altre sculture semore a Napoli (San Domenico Maggiore e
Santa Maria della Solitaria) e ad Aversa. In quegli ann (nel 1726) disegnò il pavimento della Chiesa di Santa Maria Vecchia, il pavimento della Basilica di San Lorenzo Maggiore e quello in piperno, marmo e cotto nella Chiesa di San Domenico Maggiore. Numerosi i suoi disegni di statue in gran parte sacre in argento insieme ad altri lavori su stucchi, decorazioni, potte e finestre di committenti di grande prestigio. Nel 1729 lavorò, oltre che a Nola, a Portici e a Loreto, presso il Teatro Nuovo e progettò una macchina della cuccagna in onore Maria Elisabetta d'Asburgo. Notevoli gli interventi sui chiostri di Santa Chiara, nella chiesa di Santa Maria della Stella, sul Palazzo dei principi di Roccella, nella Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, nella collegiata di Santa Maria delle Grazie e sul Palazzo Spinelli di Tarsia (suo il progetto). Eseguì gli affreschi del passetto della Regina al Palazzo Reale di Napoli e lavorò a Portici presso la villa del Principe Caramanico, presso la basilica di San Giacomo degli Spagnoli e al casino di Tommaso Cito presso L'Infrascata. Dal 1724 fino alla sua morte abitò nel Palazzo di Magnocavallo (opera sua il restauro del palazzo). Fu, in sintesi, artista poliedrico e attivissimo e lasciò numerosi allievi e seguaci del suo stile.
La facciata in bugnato apparteneva al rinascimentale Palazzo Sanseverino
La chiesa della Festa dei Napoletani
Le vie dell’arte e della tradizione: la Chiesa del Gesù Nuovo
Santa Maria di Piedigrotta
In Piazza Piedigrotta, fu costruito alla metà del XIV secolo e successivamente più volte riedificata, la facciata è ottocentesca. L'altare maggiore custodisce una statua lignea trecentesca della Vergine, oggetto di grande devozione. La chiesa è nota per l'animatissima festa popolare di Piedigrotta. Dietro la chiesa vi è un cancello che va al Parco Virgiliano nel quale notiamo il "Sepolcro di Giacomo Leopardi", morto a Napoli durante l'epidemia di colera del 1837, più in alto si trova il sepolcro di "Virgilio", al lato destro la "Grotta Romana di Posillipo" che diede i nomi di Piedigrotta e Fuorigrotta ai rioni circostanti, scavata nel I sec.a.C. per collegare Napoli a Pozzuoli. Salvatore Lanza Costruita nel XVI secolo per i gesuiti sull' area del rinascimentale Palazzo Sanseverino, di cui conserva la facciata in bugnato a punta di diamante. Progettata dal gesuita L. Valeriani, venne trasformata da Cosimo Fanzago secondo i canoni dell'architettura barocca. La prima chiesa dei gesuiti fu dedicata, per volere del viceré, all'Immacolata Concezione e, quando nel 1767, l'ordine gesuita fu bandito dal regno, la chiesa passò ai francescani riformati, che intestarono la chiesa alla Trinità Maggiore. Finalmente nel 1821 fu restituita all'ordine formatore. L'interno si presenta molto fastoso per il rivestimento in marmi policromi delle pareti e per la ricca decorazione degli altari e delle cappelle. L'altare maggiore, opera monumentale ma di scarso valore artistico, contiene intarsi di agata nera, giallo fiorito, porfido, diaspro, ametista, malachite, serpentina e lapislazzuli. Sulla parete d'ingresso vi è l'affresco di F. Solimena con la "Cacciata di Eliodoro" dal tempio (1725). Sul soffitto della navata centrale affreschi di B. Corenzio e P. De Matteis. L'abside è
dominata da una scenografica composizione in marmo con al centro la statua dell'Immacolata ed ai lati i Santi Pietro e Paolo. Nella cappella Di San Francesco Geronimo (a sinistra) sono conservati due suggestivi reliquiari in legno intagliato e dorato del XVII secolo. Tra le varie reliquie presenti anche quelle, veneratissime, di S. Ciro che furono poi spo-
state sotto l'altare della seconda cappella con quelle di S. Giovanni di Edessa che fu compagno di martirio del santo medico. Il cappellone che segue è intitolato al fondatore della compagnia di Gesù S. Ignazio da Lojola; fu eretto dal principe Gesualdo da Venosa, celebre madrigalista che fece uccidere la propria moglie e l'amante nel palazzo di S. Severo; dopo i re-
stauri per i danni del terremoto del 1688 e del bombardamento del 1943 ha ripreso il suo aspetto sontuoso accentuato anche dalle statue del Fanzago. Molto bella ed imponente è la sacrestia alla quale si accede attraverso un importante portale di Cosimo Fanzago; rivestita da armadi lignei del XVII secolo venne affrescata nella volta barocca da Aniello Falcone.
La cappella della Visitazione (2° a destra), così denominata dalla tela di M. Stanzione sull'altare maggiore, custodisce le spoglie di San Giuseppe Moscati, medico agli ospedali degli Incurabili, docente universitario, il quale si prodigò per tutta la sua vita in favore degli ammalati e dei poveri con grande generosità, canonizzato nel 1987 e molto venerato dai fedeli.
La Chiesa di Santa Maria del Parto La via Caracciolo prosegue fino a Mergellina, insenatura suggestiva, che ispirò musicisti, pittori e poeti, racchiude il Porto Sannazaro dove approdano gli aliscafi. Sempre in via Mergellina vi è la chiesa di Santa Maria del Parto, sorse all'inizio del XVI secolo per volere del poeta Jacopo Sannazaro e fu restaurata nel XVII. Nell'interno, a destra, è il notissimo "diavolo di Mergellina"; un San Michele che sconfigge il demonio, opera tardocinquecentesca di Leonardo da Pistoia. Dietro l'altare c’è il Sepolcro del grande Jacopo Sannazaro di G. A. Montorsoli..
Verso un modello di economia circolare per l’Italia La riciclabilità dei materiali requisito per gli appalti Le novità normative introdotte con il “Collegato ambientale” e recepite dal “Codice degli appalti (D.Lgs. 50/2016 e s.m.i.), riguardanti l’obbligo di applicazione del Green Public Procurement (GPP), rappresentano un importante punto di svolta nel quadro delle politiche ambientali e produttive del nostro paese. Il GPP infatti, se attuato in maniera organica, si propone come uno degli strumenti più efficaci per conseguire gli obiettivi contenuti nelle strategie ambientali dell’Unione Europea. La normativa nazionale incentiva la valorizzazione degli “acquisti verdi” di prodotti e servizi a minor impronta ambientale nell’ambito degli appalti promossi da Stazioni appaltanti pubbliche, prevedendo l’obbligo di acquistare “verde” e l’introduzione di specifiche agevolazioni per le aziende che mappano l’impronta ambientale dei prodotti/servizi offerti alle Pubbliche Amministrazioni (PA). Nell’ambito di una più ampia strategia energetica nazionale è previsto che la riciclabilità dei materiali dovrà rientrare nei
Criteri Ambientali Minimi (CAM), ovvero i requisiti ambientali richiesti per beni e servizi utilizzati dalle PA. Questa novità è stata illustrata dal Ministro dell’Ambiente alle Commissioni Ambiente e Attività produttive riunite in seduta congiunta alla Camera lo scorso 28 novembre, in occasione della presentazione del documento “Verso un modello di economia circolare per l’Italia”, adesso consultabile on line. In tutti i prossimi CAM, oggetto di aggiornamento periodico in virtù dell’evoluzione della normativa, della tecnologia e dell’esperienza nella loro applicazione, sarà prevista l’assegnazione di punteggi che premiano la circolarità delle risorse, cioè l’utilizzo del riciclo sia nella fase di produzione che nello smaltimento. La potente leva di mercato rappresentata dagli acquisti pubblici, può divenire uno dei principali strumenti per indirizzare le produzioni verso modelli di economia circolare. Ad esempio, mentre i CAM sul “servizio di gestione dei rifiuti urbani” valorizzano la qualità della raccolta diffe-
renziata, altri stimolano la domanda di prodotti realizzati con materiali derivati dalla raccolta differenziata (es. articoli di arredo urbano o il servizio di gestione del verde pubblico, o gli arredi per l’ufficio). Ancora, alcuni CAM prevedono servizi (per esempio il “noleggio”) al posto delle forniture, mentre
altri, come il documento di CAM per le forniture di cartucce di toner e a getto d’inchiostro, prevedendo, in quota parte, l’acquisto di cartucce “rigenerate”, promuovono la preparazione per il riutilizzo delle cartucce esauste e la riduzione del quantitativo di cartucce da smaltire. In via generale i Cri-
teri Ambientali Minimi hanno prescrizioni complementari e sinergiche: la loro applicazione congiunta consentirà di attuare le diverse indicazioni richiamate nelle Comunicazioni della Commissione Europea in particolare quelle sull’economia circolare e sull’uso efficiente delle risorse. F.DEC.
Una montagna smisurata di rifiuti elettronici Poco sfruttata come risorsa, nonostante contenga una notevole quantità di materiali pregiati I rifiuti elettronici accumulati nel mondo nel 2016 sono una montagna di proporzioni enormi: 44,7 milioni di tonnellate, come a dire il peso di 4500 Torri Eiffel, o nove volte il peso della grande piramide di Giza, e soprattutto, si producono ad un tasso sempre più elevato, infatti, l'incremento è stato dell'otto per cento rispetto al 2015 (quando se ne sono accumulati 41,4 milioni di tonnellate), stando dunque alle proiezioni, nel 2021 saranno 52 milioni di tonnellate, cioè il 21 per cento in più rispetto al 2016. Sono queste le cifre riguardanti tutti i dispositivi con un circuito elettrico o elettronico all'interno (quindi sia gli elettrodomestici sia i prodotti di elettronica di consumo), una montagna di rifiuti solo in parte adeguatamente gestita e sfruttata come risorsa, nonostante contenga
una notevole quantità di materiali pregiati, soprattutto metalli, come oro, argento, rame, platino e palladio. Si calcola infatti che solo il 20 per cento di questa enorme massa sia stata raccolta e riciclata, la quota restante è stata divisa tra 4 per cento rifiuti che finiscono in discarica e rifiuti conservati nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro 76 per cento. In termini globali, ogni abitante del mondo ha generato in media 6,1 kg di rifiuti elettrici ed elettronici, con un aumento del 5,1 per cento, sorprendentemente, i maggiori produttori di rifiuti elettronici sono stati gli abitanti di Australia, Nuova Zelanda e altre nazioni dell'Oceania, con 17,3 kg, segue l'Europa, compresa la Russia, con 16,6 kg a testa, mentre l'America nel suo complesso si attesta a 11,6 kg, in coda ci sono gli abitanti del-
l'Asia con 4,2 kg e quelli dell'Africa con 1,9 kg. Se si analizzano le proiezioni, si individuano che nei prossimi anni subiranno il maggiore incremento i giochi elettronici, videocamere, che cresceranno del 4 per cento all'anno, lavatrici, lavastoviglie, cresceranno del 4 per cento all'anno, i frigoriferi, congelatori, condizionatori d'aria, cresceranno del 6 per cento all'anno fino al 2020. La protezione dell'ambiente è uno dei tre pilastri dello sviluppo sostenibile, la gestione dei rifiuti elettronici è un problema urgente nel mondo di oggi sempre più dipendente dalle tecnologie digitali, è importante per i governi sviluppare strategie necessarie per la gestione dei RAEE insieme a standard e politiche per ridurre le conseguenze sanitarie e ambientali derivate dalla loro dispersione. R.M.
Micro case economiche ed ecofriendly Con meno spazio, meno costi, meno consumi, più sostenibilità Cristina Abbrunzo Piccolo è bello. Sembra essere questo il leit motiv degli ultimi anni sul fronte abitativo. Le cosiddette Tiny Houses (micro case) ultimamente ci vengono proposte come la scelta di vita più sostenibile in assoluto. Vivere in uno spazio ristretto, rinunciando a tutti i vizi, gli sprechi e le contraddizioni della nostra società, riducendo al minimo il consumo di suolo e raggiungendo l’autosufficienza energetica, di sicuro è una scelta green. L’ispirazione per questo tipo di costruzione affonda le sue radici in un evento tutt’altro che piacevole: il tremendo uragano Katrina che nell’agosto 2005 colpì duramente gli Stati Uniti provocando più di 1800 morti e una quantità altissima di sfollati che in pochi attimi si sono visti privare di ogni loro bene. Per far fronte a questa drammatica situazione la designer Marianne Cusato ha ideato e progettato i cosiddetti Katrina Cottages, piccoli prefabbricati esteticamente ricercati e confortevoli realizzati nel tentativo di lenire il dramma che un gran numero di persone è stato costretto ad affrontare. Il successo di questi Cottages, negli anni successivi, ha spinto molti a riflettere sulla possibilità di costruire abitazioni di dimensioni ridotte e con materiali economici ed ecocompatibili venendo così incontro sia alle esigenze dettate dalla crisi economica che a quelle determinate dalla necessità di salvaguardare il nostro pianeta. Le Tiny Houses, cioè mini abitazioni complete di tutto l’occorrente, sul mercato oggi sono moltissime e si basano tutte su un unico trinomio: efficienza - eco sostenibilità compattezza. Ma vediamo più nel dettaglio alcuni tra gli esempi più interessanti di questo particolare modo di abitare. Le più celebri sono certamente le Students Tiny House Talk, 10 metri quadrati di vivere ecosostenibile. Queste piccole casette svedesi totalmente in legno e dal design moderno pensate da un architetto svedese per ospitare gli studenti universitari,
sono complete di cucina e zona giorno, zona notte e bagno. L’impronta ecologica è presto detta: attraverso un layout efficiente e l’uso del legno curvato come materiale di costruzione, l’impatto ecologico è significativamente ridotto. Anche l’efficienza energetica è un aspetto fondamentale nella progettazione di queste nuove micro abitazioni universitarie. La scelta del materiale giusto e metodi di fabbricazione è vitale per minimizzare le emissioni di carbonio e la sua tecnica di assemblaggio in loco riduce i tempi di costruzione e l’impatto sui trasporti. Ma Tiny Houses non è solo sinonimo di vita universitaria. Passando a un design più moderno, la Riko Haus progetta da anni casette – grandi e piccole – basate sulla filosofia del legno come miglior materiale da costruzione, sia dal punto di vista abitativo che ecologico. Il legno è infatti l’unico materiale da costruzione rinnovabile con un ciclo di vita estremamente pulita e risparmio energetico, e che può dunque avere un effetto benefico sull’ambiente. Inoltre la lavorazione e la trasformazione del legno comportano poca
energia rispetto ad altri materiali da costruzione. Il legno infine accumula e contiene CO2 e non da ultimo consente il massimo grado di
prefabbricazione e rapidità di montaggio, grazie alla sua costruzione a secco, con conseguenti costi di finanziamento e trasporto più bassi. La Nomad MicroHomes, una ditta canadese propone invece con meno di ventimila euro delle micro abitazioni prefabbricate di soli nove metri quadrati su due piani veramente full optional: soggiorno con angolo cottura, stanza da letto e bagno con servizi e doccia. Inoltre è pensata affinché sul suo tetto possano essere posizionati pannelli solari per il riscaldamento e un raccoglitore per l’acqua piovana. Gli amanti di edifici stile Bauhaus che ricordano case da tè giapponesi invece troveranno pane per i loro denti con le casette bianche e moderne create da Micro Compact Home, pensate come risposta ad una crescente domanda di piccole abitazioni per un breve soggiorno, studenti, uomini d’affari, sport e tempo libero e che nonostante la loro linea moderna e la scelta del colore bianco paiono integrarsi perfettamente nell’ambiente naturale. Queste futuristiche casette sono
create in Austria, a nord di Salisburgo e vengono prodotte e consegnate in circa 3 mesi. Anche in questo caso la struttura, il pavimento, le pareti e il tetto sono realizzati in legno, per ridurre al minimo le emissioni di carbonio. Per l’Italia, ci ha pensato ancora una volta Renzo Piano, che ha battezzato la sua micro house di 2,4 metri quadri di superficie e 3,2 di altezza in legno di tiglio e alluminio Diogene, proprio come il celebre filosofo greco che per fuggire dal “logorio della vita moderna” scelse di vivere in una botte. Questa mini abitazione ha tutto il necessario, compreso un bagno con toilette biologica, ed è estremamente ecosotenibile. Sono presenti pannelli solari e cellule fotovoltaiche per la corrente elettrica, e una cisterna per la raccolta e la purificazione delle acque piovane. Purtroppo questa creazione è ancora un progetto singolo, non sul mercato, ma è visitabile presso il Vitra Campus di Weil am Rhein, vicino Basilea.
L’accesso agli atti di un parere reso dalla Polizia di Stato I giudici amministrativi milanesi: la finalità difensiva prevale sulla segretezza Felicia De Capua Il TAR Lombardia, Milano, sez. 1, con la recentissima sentenza 4 gennaio 2018 n. 26 si esprime sul rigetto di una domanda tendente ad ottenere copia del parere negativo espresso dalla Polizia di Stato nell’ambito di un procedimento conclusosi con un provvedimento di divieto di detenzioni di armi, munizioni e materie esplodenti ex art. 39 del TULPS. Il diniego si fonda su ragioni di riservatezza e di tutela del segreto istruttorio. Di contro i giudici milanesi, definitivamente pronunciando sul ricorso, lo accolgono e per l’effetto ordinano all’amministrazione di consentire l’accesso ai documenti richiesti con istanza presentata in data 26 luglio 2017 (i.e. parere reso dalla Polizia di Stato e ogni eventuale ulteriore parere reso nel corso di tale procedimento). La pronuncia in questione palesa il significato della norma che è quello di consentire “comunque” l’accesso a scopi difensivi dei propri interessi giuridici anche nei casi in cui sia stata disposta l’esclusione dell’accesso ai sensi del comma
6 dell’art. 24 della L. 241/1990 s.m.i. Lo stesso articolo, al successivo comma 7 stabilisce infatti che “deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici”. Secondo i giudici amministrativi, che sposano l’orientamento dei giudici di Palazzo Spada, il legislatore ha dunque
operato a monte un bilanciamento degli interessi, affermando “la cedevolezza delle esigenze connesse alla segretezza, dinanzi a quelle alla difesa degli interessi dell’istante, ove i documenti risultino perciò necessari” (Consiglio di Stato, sez. IV, 03/09/2014, n. 4493). Nel caso di specie la finalità del ricorrente è chiaramente “difensiva”, essendo l’ostensione dell’atto orientata alla tutela
dei propri interessi giuridici, mediante impugnazione del provvedimento di divieto di detenzione armi. I giudici accolgono il ricorso stabilendo che le ragioni addotte dall’amministrazione a sostegno del diniego impugnato devono, pertanto, ritenersi “cedevoli” rispetto alle prescrizioni contenute nel richiamato art. 24, comma 7, della L. 241/90 s.m.i., fermo restando che dovranno
essere salvaguardate le esigenze del segreto istruttorio del giudizio penale, qualora sussistenti nella fattispecie. Ne consegue l’annullamento del provvedimento di diniego di accesso del 14 agosto 2017 e l’obbligo dell’amministrazione di consentire l’accesso al parere richiesto, in assenza di un segreto istruttorio opponibile all’interessato che ne giustifichi il differimento.
Viaggio nelle leggi ambientali INQUINAMENTO La Cassazione Penale, Sezione III, con sentenza n. 52606/2017, ha sancito che in materia di scarichi, colui che lo effettua in maniera difforme rispetto a quanto previsto nell’autorizzazione rilasciata, realizza, in realtà, uno scarico abusivo, sanzionato dall’art. 137 del D.L.vo 152/2006 (Nel caso di specie, a dare prova della condotta di scarico abusivo concorrevano sia il malfunzionamento dell’impianto di depurazione, sia il posizionamento a monte dell’impianto di una valvola che non figura nel progetto allegato alla richiesta di autorizzazione). ACQUA In caso di sversamento di reflui, la disciplina delle acque è
applicabile in tutti quei casi nei quali si è in presenza di uno scarico, come definito dall’art. 74, comma 1, lett. ff) del D.L.vo 152/2006, anche se soltanto periodico, discontinuo o occasionale, di acque reflue in uno dei corpi recettori specificati dalla legge (acque superficiali, suolo, sottosuolo, rete fognaria), ed effettuato tra-
mite un sistema stabile che canalizza i reflui fino al corpo recettore, senza soluzione di continuità. Di conseguenza, laddove gli effluenti non defluissero direttamente in condotte di scarico, bensì raggiungessero il terreno per cosiddetto “ruscellamento”, senza convogliamento tramite condotta, verrebbe a
mancare il requisito del nesso funzionale e diretto delle acque con il corpo recettore, sicché opererebbe, allora, la disciplina sui rifiuti. Pertanto, in quest’ultima ipotesi non potrà configurarsi l’inosservanza del divieto di scarico, di cui all’art. 137, comma 11, del citato decreto, quanto piuttosto la fattispecie di abbandono di rifiuti allo stato liquido, sanzionata dall’art. 256 del medesimo decreto (nella specie si trattava di sversamento di reflui da trincee drenanti, avvenuto per tracimazione diretta sul terreno). Cassazione Penale Sezione III, sentenza n. 50629/2017 SICUREZZA LUOGHI DI LAVORO Giovi ancora una volta un ri-
chiamo ai principi elaborati da questa stessa sezione, alla luce dei quali deve, anche in questa sede, ribadirsi che, ai fini dell'individuazione del garante nelle strutture aziendali complesse, occorre fare riferimento al soggetto espressamente deputato alla gestione del rischio essendo, comunque, generalmente riconducibile alla sfera di responsabilità del preposto l'infortunio occasionato dalla concreta esecuzione della prestazione lavorativa, a quella del dirigente il sinistro riconducibile al dettaglio dell'organizzazione dell'attività lavorativa e a quella del datore di lavoro, invece, l'incidente derivante da scelte gestionali di fondo. Cassazione Penale Sezione IV, Sentenza n. 43853/2017. A.T.
Lottare contro il degrado delle periferie assalite dalla privatizzazione e dalla mercificazione
TERRA FUTURO TEMPO? LINFA PER LA MAMA PACHA La terra è la mia preghiera
Liberiamo il tempo José Tolentino Mendonça, scrittore e teologo portoghese, scrive: “Quante volte ci troviamo d’accordo con luoghi comuni come “mi servirebbe una giornata di 48 ore”. Dubito che sia esattamente questo che ci serve. La vera saggezza sta nell’accettare che il tempo non si può estendere”. Liberiamo il tempo è un invito alla saggezza, da intraprendere per riappropriarci del nostro tempo, delle nostre scelte e emozioni. José Tolentino parla attraverso la dimensione del frammento, la misura giusta per quel lettore che, giovane o anziano, è sempre di corsa, sempre in lotta contro il tempo. “Scusa ma ora non ho tempo”, quante volte lo ripetiamo al giorno?. Ma è vero? In fondo ha ragione Lacan, quando ci dice che: “amare vuol dire donare quello che non si ha?”. Di fronte a questioni così alte e ampie, To-
lentino Mendonça conferma quanto dice il Papa “il tempo
Le oltre 55mila aziende di produzione biologica in Italia devono ringraziare un visionario che alla fine degli anni ‘60 andando controcorrente, decise di diventare il padre del biologico. Il suo nome è Gino Girolomoni, di se diceva: “Sono e sarò sempre un contadino”. Massimo Orlandi, ricorda la sua figura in: “La terra è la mia preghiera”, EMI editrice, prefazione di Vandana Shiva. Girolomoni nato in una famiglia contadina, vede nella civiltà rurale e nella cura della Madre Terra l’unico futuro possibile. Trova l’energia spirituale nelle piante e nella Bibbia. Con la moglie Tullia concepisce l’agricoltura biologica in Italia. Nel 1978 organizza il primo corso di agricoltura biologica: “Le… aziende bio italiane devono molto a quel big bang” sottolinea Massimo Orlandi. “Il
è più importante dello spazio” e ci invita quindi a fermarci, anche per un attimo, per renderci conto che muoversi in continuazione avendo smarrito il senso di quel movimento non può che condurre allo smarrimento e allo svuotamento. La saggezza ha a che a fare inevitabilmente con il senso del limite: ”la vera saggezza” afferma in apertura l’autore, “sta nell'accettare che il tempo non si può estendere”.
Giallo il palo Giallo, è un palo della luce ed è il protagonista del volume. Egli assurge a simbolo del recupero urbano dell’area dismessa attorno a lui. La storia si dipana e prende forma attraverso il racconto delle esperienze e delle emozioni vissute da un bambino. Questi viene continuamente e freneticamente trascinato verso chissà dove da un papà che non vuole perdere tempo, che non può perdere tempo! Il papà frettoloso improvvisamente si ac-
corge di Giallo, il palo storto e sporco al centro di una piazzetta degradata e con un veloce e fulmineo gesto ci appiccica sopra l’adesivo di uno smile, giallo come il palo. Per una inesauribile serie di fortunate circostanze, quell’adesivo attira l’attenzione dei cittadini che, armati di vernice e di tanta voglia di fare, restituiscono a Giallo il suo bel colore brillante e all’intera piazzetta il suo naturale ruolo di polo d’aggregazione e fulcro di attività per il quartiere. La storia si conclude con la richiesta a tutte le persone che passeranno di lì di avere cura di quel luogo e di Giallo, ormai adottato dalla comunità e simbolo della rinascita urbana. “Il territorio non è solamente da salvaguardare, quasi lo si volesse mettere sotto una teca, ma è da vivere”, scrive Raffaele Mantegazza nella postfazione al libro. Attraverso gli occhi di Giallo, il palo al centro della storia, gli autori ci illustrano il recupero del territorio
urbano. Basta un piccolo adesivo attaccato da un bambino sul corpo scrostato e storto di Giallo a dare inizio al risanamento della zona, che da semi abbandonata si riscopre punto di incontro, di gioco e di innamoramenti. Massimiliano Riva autore con Sandra Dema del libro usano l’intera tavolozza dei colori per evidenziare il lento processo di rivalorizzazione del territorio, i toni del grigio e del marrone usati all’inizio della storia lasciano il posto a tutti i colori dell’arcobaleno, quando la piazzetta è ormai tornata viva grazie al lavoro dei suoi abitanti. Questo libro è uno strumento utile e chiaro per spiegare ai bambini, cittadini del futuro, l’importanza del territorio inteso come custode di storie e di memorie. Bisogna suscitare la passione civica e lo stimolo al recupero e alla trasformazione dei luoghi della città, per arginare quel degrado verso cui molti luoghi, più o meno periferici, sembrano tendere.
biologico qualifica uno stile di vita”, diceva. Non pensava che “l'agricoltura biologica salverà il mondo”, ma la praticava “per non stare dalla parte di chi il mondo lo distrugge”. Il suo appello attira figure di spicco della cultura: Pier Paolo Pasolini, Guido Ceronetti e tanti altri. La produzione si concentra soprattutto sui cereali, ortaggi, vino, fino a dare vita a un pastificio. L’avanguardia non viene capita e si deve scontrare con la legge. Nell’allora normativa italiana non compariva la parola farina integrale e i Nas devono intervenire più volte con i sequestri. Diceva di se: “Mi considero un poeta religioso e politico, una categoria pericolosa: quegli uomini che, se individuano un obiettivo, fanno un gran casino e coinvolgono tutti quelli che avvicinano per raggiungere il sogno”. Massimo Orlandi ci
guida nella conoscenza di un vero profeta del nostro tempo, capace di ritornare alla terra per trovare il
Cielo. Un uomo che chiedeva ai suoi sodali “di smettere di esistere per cominciare a vivere”, e che nel cuore portava una certezza antica: “Vedi, amico, il grano è come Gesù Cristo. Non ti tradisce mai”.
La Felicità è cambiata
In “Storia Economica della Felicità” Emanuele Felice individua tre epoche: l’epoca dei cacciatori-raccoglitori, la più vicina nel mito all’idea della Valle dell’Eden; l’epoca dell’agricoltura, la più vicina alla valle di lacrime; l’epoca della ragione, del sapere utile, delle macchine, quella più vicina, almeno in teoria, al riscatto. Il tempo dell’agricoltura aveva alla base la disuguaglianza giuridica delle persone e il rinvio della felicità all’aldilà, in una Valle dell’Eden della quale su questa terra si può solo conquistare l’accesso con dolore e sacrificio. C’era una ragione economica dietro questa struttura giuridica, istitu-
zionale e concettuale, cioè che alla produzione delle risorse necessarie alla sopravvivenza qualcuno doveva provvedere, e poiché era un lavoro durissimo questo qualcuno, i più, doveva essere costretto (disuguaglianza giuridica), con la sola consolazione di una vita migliore dopo la morte. La rottura dello schema arriva con l’Età dei Lumi, che afferma un’idea rivoluzionaria: la fine della disuguaglianza giuridica, la possibilità di sollevare la condizione umana e uscire dalla valle di lacrime attraverso la conoscenza, il raggiungimento della felicità su questa terra. Lì è cominciata la corsa, con esiti incerti. La tecnologia ha messo l’uomo in grado di sollevarsi ma anche di autodistruggersi. In questi anni confusi la felicità individuale e quella collettiva confliggono più che convergere, e la rivoluzione etica che la corsa tecnologica imporrebbe sembra far fatica ad affermarsi. di Andrea Tafuro
Festa del mandarino flegreo
Fabiana Liguori La Festa del Mandarino dei Campi Flegrei nasce dalla necessità di rivalutare questo agrume dalle eccellenti proprietà nutritive e organolettiche che, da tempo, è stato sostituito da ibridi più facilmente edibili (tra cui la clementina dal sapore meno intenso ma più richiesto perché privo di semi) con conseguente abbandono della produzione. Il mandarino è un agrume di origine cinese che arriva in Italia, all'Orto botanico di Palermo, nel 1810 e dopo qualche anno, nel 1816, prima Real Orto Botanico di Napoli e poi, l’anno dopo, al Real Parco di Capodimonte, precisamente nell'Orto delle Delizie, per allietare la tavola della famiglia reale dei Borbone in inverno. La manifestazione è organizzata dall’associazione no-profit “L'Immagine del Mito” che agisce e opera su base assolutamente volontaria, con l’unica finalità di rivalutare il territorio dei Campi Flegrei mettendo in luce le qualità uniche dei prodotti, promuovendo tutti gli aspetti produttivi, creando così le premesse per un nuovo sviluppo dell’agricoltura e dei suoi derivati. Grazie all'impegno del presidente Domenico Ferrante e del vicepresidente Sergio Pepicelli, “L'Immagine del Mito” è riuscita a ottenere dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali l'inclusione del Mandarino dei Campi Flegrei e il liquore derivato nell’elenco dei prodotti tipici della Regione Campania (G.U. n.168/2015). "Fino a circa sessant'anni fa – spiegano i promotori – venivano assegnate in dote alla propria figlia le rendite derivanti dalla coltivazione di questo agrume, poi gli agrumeti sono diventati rari perché
trasformati in altre coltivazioni o distrutti per speculazioni edilizie. L'obiettivo, è recuperare questo prodotto locale, mettendo a reddito i piccoli agrumeti esistenti favorirne l’investimento in nuove piantagioni". Rilevante, inoltre, l'aspetto gastronomico: chef stellati, bar e ristoranti dei comuni che negli anni hanno partecipato alla manifestazione inseri-
scono abitualmente nei propri menu ricette raffinate, sia dolci che salate, a base di mandarino. Il mandarinetto, infine, liquore da gustare freddo a fine pranzo, viene attualmente prodotto da diverse distillerie tra cui, in particolare, le distillerie Assunta Iacono di Sant'Angelo di Ischia e dalla storica distilleria Petrone di Mondragone.
Il Festival delle Vigne metropolitane Il Festival delle Vigne Metropolitane di Napoli, in programma fino al 28 gennaio 2018, celebra i vigneti e il tipo di coltivazione che caratterizza la città e la provincia partenopea. Il territorio di Napoli, infatti, in ambito vitivinicolo possiede duepreziose peculiarità: la prima è quella di essere al secondo posto in Europa, dopo Vienna, per numero di ettari destinati ai vigneti: Posillipo, Agnano, il Vomero e Chiaiano sono le aree maggiormente interessate. La seconda caratteristica è quella di essere, insieme con la sua provincia, una delle poche zone a livello mondiale che, grazie alla conformazione vulcanica del terreno, conserva il tipo di coltivazione a piede franco, ossia senza l’impiego della vite americana come portainnesto del vitigno della varietà coltivata. Una rarità che, in questi ultimi anni, è sempre più apprezzata da enologi ed amanti del vino, perché in grado di preservare la purezza dei vitigni e la tradizione del metodo di coltivazione. I prossimi appuntamenti con il Festival sono in calendario:
il 20 Gennaio 2018, visita guidata con degustazione presso l'Azienda Agricola Varriale e il 21 gennaio 2018 presso l'Azienda Agricola Quaranta. L’Azienda Agricola Varriale si estende per 25.000 mq sulla collina di Posillipo, un luogo di grande fascino e di enorme valore storico, archeologico e naturalistico. Da secoli su questa terra si coltivano falanghina flegrea, piedirosso, moscato piccolo, fiano e greco di Posillipo. L'Azienda Agricola Quaranta è una Azienda storica a carattere familiare. Guidata con fierezza da Aniello Quaranta e sua sorella Angelina. I terrazzamenti della loro tenuta si trovano sul versante sud-est della collina dei Camaldoli, che con i suoi 485 metri è il rilievo più alto della città di Napoli, e sono coltivati a Falanghina e Piedirosso a piede franco. Il costo per entrambe le visite è di 5 euro. La prenotazione è obbligatoria. Il Festival si concluderà il 28 gennaio presso il Complesso di San Domenico Maggiore (NA) con lo spettacolo teatrale "Pulcinella e compagnia bella" di e con Giovanni e Matteo Mauriello.
Prossimi appuntamenti Sabato 20 gennaio 2018 ore 10.00 – 18.00 Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore (NA); -Prodotti agroalimentari dei Campi Flegrei, artigianato, degustazioni al mandarino; - Mostre fotografiche: “Frammenti Urbani” di Angelo Moscarino; “Profumo di Donna” di Mariano Stellatelli; - Laboratorio per i ragazzi: “Archeologo per un giorno”; Scavo archeologico simulato a cura del “Gruppo Archeologico Kyme”, - Visita agli scavi dell'area archeologica sotterranea in cui sono visibili i resti del cuore della città romana e tracce della città greca INCONTRI Sala del Museo dell'Opera - ingresso libero ore 10.30 “Le origini di Napoli: da Kyme a Neapolis” Archeologa Anna Abbate, Presidente dell'Associazione “Gruppo Archeologico Kyme” ore 11.00 “Nutrizione e benessere nei Campi Flegrei: le performances del mandarino e le cure termali” Nutrizionista Patrizia Isita, Presidente dell'Associazione “L'Orto Consapevole” CONCERTO ore 18.00 “’O sole mio”, repertorio classico napoletano, Sala della cappella di Sant'Antonio. Orchestra “Gli Amici del ‘700 Napoletano”, dirige il Maestro Marco Traverso. Domenica 21 gennaio 2018 ore 10.00 – 13.30 Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore (NA); -Prodotti agroalimentari dei Campi Flegrei, artigianato, degustazioni al mandarino; - Mostre fotografiche: “Frammenti Urbani” di Angelo Moscarino; “Profumo di Donna” di Mariano Stellatelli; - Laboratorio per i ragazzi: “Archeologo per un giorno”; Scavo archeologico simulato, a cura dell'Associazione “Gruppo Archeologico Kyme”; - Visite agli scavi dell'area archeologica sotterranea in cui sono visibili i resti dell'antica città romana e tracce della città greca INCONTRI Sala del Museo dell'Opera - ingresso libero ore 10.30 “Il Centro Storico di Napoli sito dell'UNESCO: conservazione evalorizzazione”, Consigliera della Città Metropolitana di Napoli con delega all'UNESCO Elena Coccia ore 11.00 “L'Associazionismo: una leva per la conoscenza e lo sviluppo del territorio”, Ambientalista Carmine Maturo, portavoce tradizionale di Green Italia MONTE DI PROCIDA Sabato 3 febbraio 2018, ore 09.30 - 13.00 Villa Matarese; - Esposizioni ricami antichi e abiti della tradizione: la Montesina, agrumi rari del Real Orto Botanico di Napoli. INCONTRI presenta Diana Schiano; ore 10.00 “La civiltà precumana”, Pasquale Schiano di Cola; ore 10.40 “Monte di Procida nella Città Metropolitana”, Architetto Francesco Escalona; A seguire concerto del coro dell’associazione “Corale Flegrea”; Performance del pianista Simone Vitiello con voci soliste di giovani promesse; Degustazioni di prodotti al mandarino a cura delle associazioni Cappella Futura e Rione San Giuseppe POZZUOLI Sabato 24 febbraio 2018 ore 9.30 – 13.00 Sala convegni della Protezione Civile di Monterusciello (via Elio Vittorini 1); CONFERENZA Agricoltura sostenibile nei Campi Flegrei: risorse e opportunità del territorio.