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Arpa campania ambiente 2014 24

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ISTITUZIONI

Riqualificazione del Litorale Vesuviano

Liguori a pag.4 DAL MONDO

Il dossier wwf sulle foreste

È cosa risaputa che il “verde” rappresenta un tesoro inestimabile per la vita dell’uomo e di tutta la terra, che ora come ora è messo in serio pericolo dai cambiamenti climatici e dai continui attacchi invasivi e dannosi delle attività umane. Paparo a pag.5

SCIENZA & TECNOLOGIA

Bioetanolo: scelta economica ed ecologica Come scegliere un impianto di riscaldamento efficiente che sia anche in grado di rispettare l’ambiente? Parola d’ordine: bioetanolo. Altro non è che etanolo prodotto mediante un processo di fermentazione delle biomasse, cioè di prodotti agricoli quali cereali e amidacei – in altre parole colture ricche di zuccheri. Clemente a pag.9

AMBIENTE & SALUTE

Nutrizione migliore per una vita migliore

Decimo rapporto Ispra sull’ambiente nelle città Pubblicata la decima edizione del Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano, edito da Ispra. Il documento, presentato ufficialmente a Roma lo scorso 18 dicembre, è frutto del lavoro dell’intero Sistema nazionale di protezione ambientale, dunque si è avvalso anche del contributo attivo dell’Arpac. La pubblicazione, disponibile on-line sul sito web dell’Ispra, contiene un nutrito set di dati ambientali e di informazioni sulle componenti socio-economiche, relativamente a 73 comuni capoluogo (tra cui le campane Napoli, Salerno, Caserta, con l’aggiunta quest’anno di Benevento). All’evento di presentazione ha preso parte il sottosegretario all’Ambiente, Barbara Degani. Mosca a pag.7

RACCONTIAMO IL METEO

AMBIENTE & TRADIZIONE

LAVORO & PREVIDENZA

Quella sottile patina di ghiaccio sull’auto

25… Natale! 72… ‘A meraviglia!

Cambia anche il licenziamento

Da buona tradizione ogni napoletano che si rispetti associa ai giorni delle festività natalizie il gioco della tombola. Superfluo specificare le modalità del celeberrimo gioco dei numeri; più interessante invece può risultare cercare di risalire alle sue origini. Partiamo dal termine “tombola” : sembra derivare dal verbo “tombolare”, utilizzato molto di rado ma che vorrebbe dire “girare”...

Orti in città, rinuncia al superfluo, marmellate fatte in casa, austerità, chilometro zero, economia circolare, sono alcuni dei cavalli di battaglia dei predicatori della decrescita felice.

Si lavora alacremente, tanto a Palazzo Chigi, quanto al Ministero del Lavoro, per delineare i contorni del decreto contenente la nuova disciplina del contratto a tutele crescenti. Relativamente alla questione dei licenziamenti, la nozione di “giustificato motivo oggettivo” potrebbe ricomprendere anche la fattispecie di “scarso rendimento”. Per quanto attiene, invece, ai licenziamenti disciplinari, la tendenza è quella di orientarsi verso la possibilità di reintegro nel posto di lavoro, soltanto nei casi di “non sussistenza del fatto materiale”. La tutela reale, oggi, è prevista unicamente in due ipotesi...

Tafuro a pag.19

Ferrara a pag.18

Quante volte ci è capitato di osservare nel corso dell’inverno le nostre automobili coperte da un sottile strato di ghiaccio superficiale? Anche le strade, spesso, risultano insidiose proprio per la formazione di questa patina di ghiaccio molto pericolosa. Loffredo a pag.6

Promuovere il cambiamento comunicando l’ambiente Come si può arrivare al cuore della gente quando si parla di ambiente? Forse potremmo utilizzare qualche tecnica di comunicazione, ad esempio la consapevolezza. Gaudioso a pag.6

AMBIENTE & CULTURA

Nicolas-Édouard Mailly a Napoli

Mercadante a pag.13

Terzi a pag.15

De Crescenzo-Lanza a pag.12

NATUR@MENTE

Perchè rallentare non è la soluzione


Edizione XXV del rapporto sulla vivibilità delle città italiane

Qualità della vita 2014: medaglia d’oro a Ravenna Secondo la classifica stilata da Il Sole 24 Ore, che giunge alla sua 25esima edizione, è Ravenna la città italiana più vivibile del 2014. È la prima medaglia d’oro conquistata dalla città emiliana: se si è sempre posizionata in una zona alta, non raggiungeva il podio dal 1990, anno della prima edizione della ricerca, in cui conquistò il terzo posto

vita e indicatori economici, oltre alla riduzione del tasso della criminalità. La medaglia d’argento va invece a Trento (vincitrice della precedente edizione), mentre al terzo posto si classifica un’altra emiliana, Modena. Le tre città hanno letteralmente scalzato Bolzano, da sempre in pole position e invece ora arretrata al decimo posto. Tra i primati

sima quota di export sul pil, basso valore aggiunto pro capite. Una terra in cui chiudono le imprese e il turismo non riesce a prendere il volo nonostante le meraviglie della città. Cattiva gestione istituzionale e criminalità a metterci lo zampino. Relativamente all’ordine pubblico il primato di vivibilità va a Crotone, ultima

Gli studi ISPRA sulle acque Determinare la richiesta chimica di ossigeno Angelo Morlando

dopo Belluno e Gorizia. Tanti i criteri in base ai quali viene stilata la classifica: c’è l’area “affari e lavoro” (tasso di occupazione, numero di imprese, quota di esportazioni sul pil), quella “tenore di vita” (valore aggiunto pro capite, patrimonio delle famiglie, consumi, costo delle case, tasso di inflazione), il tasso di criminalità, la sezione “demografica” (densità di popolazione, tasso migratorio, percentuale di stranieri regolari, rapporto tra giovani e anziani, numero medio di anni studio), l’area “servizi, ambiente e salute” (parametro che tiene conto di vari fattori: dal clima alla speranza di vita , dall’efficienza della giustizia agli asili nido). Quello che ha consentito a Ravenna di scalare ben cinque posizioni rispetto al 2013, sono i miglioramenti per tenore di

delle varie città troviamo: alla prima posizione per il valore aggiunto pro capite Milano, con oltre 43mila euro; in testa per il patrimonio medio delle famiglie c’è invece Sondrio, mentre le pensioni più alte sono a Roma. Siena vince nel settore demografico, Reggio Emilia in quella “affari e lavoro”, Modena al gradino più alto per “tenore di vita”. Se a stravincere complessivamente è dunque l’Emilia Romagna, si nota dal rapporto che anche nei vari ambiti a farla da padrone è il Centro Nord. Le medaglie nere spettano invece al Sud: l’ultima classificata è infatti Agrigento (già ultima nel 2007 e nel 2009) che crolla di ben 11 posizioni, preceduta da Reggio Calabria e Foggia. La città siciliana ha subito un peggioramento sia nel tasso di occupazione (al 40%), bassis-

Asti per quanto riguarda i furti negli appartamenti. Bassa incidenza della microcriminalità a Oristano, Vibo Valentia e (ancora) Crotone. Ma bisogna tener conto che i dati si basano sulle denunce, non sugli effettivi episodi. In conclusione, il rapporto sulla qualità della vita conferma che si vive meglio nelle realtà medio-piccole del nord. Non male anche il Centro, in particolare delle province toscane (Siena è nona e Livorno undicesima). Troppo alto ancora il divario con il Sud, che conquista la parte alta della classifica solo grazie alla Sardegna (Olbia, Sassari e Nuoro). Le regioni peggiori, nel complesso, sono Sicilia, Calabria e Puglia. Napoli, fanalino di coda l’anno scorso, è ancora al 96esimo posto (su 107), ma pare (e si spera) abbia almeno iniziato la risalita.

È certamente una pubblicazione di notevole approfondimento scientifico, ma il recente manuale ISPRA n° 117/2014, nascendo dal lontano 2003 e avendo come base i “Metodi analitici per le acque”, è uno strumento particolarmente importante e da diffondere, perché riporta un metodo ufficiale per la determinazione della Richiesta Chimica di Ossigeno (COD) che è possibile ritrovare anche nei campionamenti più usuali. Il metodo 5130, infatti, è basato sull’ossidazione delle sostanze organiche ed inorganiche presenti nelle acque ed è largamente in uso presso i laboratori pubblici e privati ed è richiamato quale metodo di riferimento in diversi contesti delle attività di monitoraggio e controllo ambientale, quale ad esempio i controlli nell’ambito delle Autorizzazioni Ambientale Integrate. Da anni sono altresì disponibili procedure di misurazione del COD in matrice acquosa basati sul metodo in cuvetta che è particolarmente utile in quanto il kit per eseguirlo è facilmente reperibile in commercio. A tal fine, il Servizio Metrologia Ambientale di ISPRA ha organizzato in sequenza due distinti studi collaborativi. Il primo studio (ISPRA SC004 del 2010) è stato condotto su un campione di acqua ultrapura con aggiunta di ftalato di potassio e acidificata con acido solforico. I risultati dello studio ISPRA SC004 e la discussione che ne è seguita con i laboratori partecipanti e con le ditte fornitrici e produttrici dei test in cuvetta hanno suggerito di procedere ad un secondo studio collaborativo (ISPRA SC005 del 2012). Il secondo studio collaborativo, è stato condotto su campioni reali a diversi livelli di concentrazione di COD, costituiti da acque reflue urbane e acque reflue industriali caratterizzate da un’intrinseca maggiore eterogeneità dovuta alla presenza di solidi sospesi. Si citano, infine, gli autori: Paolo de Zorzi (ISPRA), Stefania Balzamo (ISPRA), Sabrina Barbizzi (ISPRA), Elisa Calabretta (ISPRA), Monica Potalivo (ISPRA), Silvia Rosamilia (ISPRA) con un ringraziamento particolare degli stessi autori alla Dott.ssa Maria Belli che ha costituito e guidato il Laboratorio del Servizio Metrologia Ambientale ISPRA a Castel Romano (Roma), promuovendone in ambito nazionale ed internazionale le sue


Turismo e ambiente: Italia nel gotha mondiale I risultati del dossier “Dieci verità” sulla competitività del nostro Paese Solo cinque Paesi al mondo possono vantare un surplus commerciale manifatturiero superiore a cento miliardi di dollari. L’Italia è uno di questi. C’è un paese in Europa che attira, più di altri, turisti cinesi, statunitensi, canadesi, australiani e brasiliani. È l’Italia. C’è un Paese le cui produzioni primeggiano in efficienza ambientale, meno CO2 e meno rifiuti a parità di prodotto: è l’Italia. Sono alcuni dei dati del dossier dieci verità sulla competitività italiana con cui Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison rispondono a tanti luoghi comuni che non rendono giustizia al nostro Paese. L’Italia, spiegano gli estensori dei documenti, è certamente in crisi e vive, più di altri Paesi, un momento di grande incertezza appesantito dai suoi problemi storici – leggi il debito pubblico, il nero, la assai diffusa corruzione, una macchina burocratica pesante, la questione meridionale -, ma non è un paese senza futuro. «A patto che – si legge nei dossier – riparta da ciò che nel mondo ci rende eccellenza: la bellezza, il genio, la creatività ancorati ai territori. E la qualità, che da quella bellezza e creatività trae ispirazione e forza: qualità che nel mondo è uno dei sinonimi di Italia, e trova riconoscimento nella forza del made in Italy». Le imprese italiane infatti sono tra le più competitive al mondo. Su un totale di 5.117 prodotti (il massimo livello di disaggregazione statistica del commercio mondiale), evidenzia il dossier, nel 2012 l’Italia si è piazzata prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben 935. Non solo. Siamo tra le economie che nella globalizzazione hanno conservato maggiori quote di mercato mondiale, mantenendo, dopo l’irruzione della Cina e degli altri Brics, il 72,6% delle quote di export rispetto al 1999. Performance migliore di quelle di Usa (70,2%), Francia (59,8%), Giappone (57,3%), Regno Unito (53,4%). Il nostro modello produttivo, fanno notare gli estensori delle 10 verità sulla competitività italiana, è tra i più innovativi in campo ambientale. La zavorra del Pil italiano, deducono Fondazione Symbola, Unioncamere e Fon-

dazione Edison, non è certo la competitività dell’industria, ma il crollo della domanda interna – la cui responsabilità va cercata in una interpretazione dogmatica dell’austerity. Il fatturato interno dell’industria manifatturiera italiana ha perso il 15,9% rispetto al 2008, contro lo 0,3% della Germania e a fronte di una crescita del 4,6% in Francia. Mentre sui mercati esteri per dinamica del fatturato industriale abbiamo addirittura battuto la Germania: +16,5% contro +11,6%. E non siamo certo il malato d’Europa: il peso del nostro debito pubblico rispetto al totale del debito pubblico europeo è infatti sceso dal 28,7% del 1995 al 22,1% del 2013. Tra i tanti settori di successo del made in Italy, uno in particolare ha dato prova di vitalità e tenuta, dimostrando di essere un comparto trainante per tutta l’economia: l’agroalimentare. Se dal 2009 il valore aggiunto a prezzi correnti dell’intera economia è risultato pressoché stagnante (+2,2%), quello agroalimentare ha invece registrato un +10,6% – di cui agricoltura +14,2% e trasformazione alimentare +6,8%. Grazie anche a primati assoluti come il maggior numero di certificazioni alimen-

tari a livello comunitario. Siamo, infatti, il Paese più forte al mondo per prodotti distintivi, con 266 prodotti Dop e Igp e 4.698 specialità tradizionali regionali, seguiti a distanza da Francia, 207, e Spagna, 162. Nel settore vino inoltre l’Italia conta su ben 332 Doc, 73 Docg e 118 Igt. E poi c’è il biologico: siamo i primi in Europa per numero di imprese, tra i primi al mondo per superficie e tasso di

crescita. Proprio vista la rilevanza del comparto Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison hanno realizzato con Coldiretti anche un Focus agroalimentare delle 10 verità sulla competitività italiana. In cui c’è scritto nero su bianco che in ben 77 prodotti, sul totale dei 704 in cui viene disaggregato il commercio agroalimentare mondiale, il nostro Paese detiene il primo, se-

condo o terzo posto per quote di mercato. Non solo: siamo i primi anche in termini di occupazione, con 7,3 addetti per ettaro a fronte di una media Ue di 6,6. E la nostra agricoltura è tra le più sostenibili. Con 814 tonnellate per milione di euro prodotto dal settore, infatti, l’agricoltura italiana emette il 35% di gas serra in meno della media Ue. En. Br. il-sole-24-ore-12-11-14


Messa in sicurezza e riqualificazione del Litorale Vesuviano Sottoscritto l’accordo tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione Campania Fabiana Liguori Era una calda sera di settembre quando passeggiavamo in uno dei luoghi più suggestivi del Litorale Vesuviano: il porto del Granatello. Lo ricorda ancora. Ci sentivamo padrone del mondo. E Poseidone, come la sua solita maestria, calmava le nostre irrequiete anime. Finalmente lo scorso novembre è stato sottoscritto tra il Ministero dell'Ambiente e la Regione Campania l'accordo di programma per la messa in sicurezza e la riqualificazione del Litorale Vesuviano. La finalità del Piano è quella di accertare le effettive condizioni dell’area e di valutare i più urgenti e idonei interventi da effettuare. Le risorse a disposizione ammontano complessivamente a 5milioni e 700 mila euro e saranno impiegate per la determinazione dei valori di fondo dei suoli e delle acque di falda per aree omogenee e significative (in particolare per Terzigno, Ercolano e la fascia litoranea Torre Annunziata-Castellammare di Stabia), per la redazione dei piani di indagini

preliminari delle aree pubbliche, per l’attuazione dei Piani di indagini preliminari, per la redazione dei Piani di caratterizzazione dei suoli e delle acque di falda per le aree interessate, per l’attuazione dei piani di caratterizzazione dei suoli e delle acque di falda nelle aree di competenza pubblica e presentazione

dei risultati, per il controllo delle attività di campo e validazione dei risultati, per la progettazione e realizzazione degli interventi di messa in sicurezza d'emergenza e di bonifica delle aree risultate contaminate, per l’adeguamento ed attuazione del piano di caratterizzazione dell'area di cava e di discarica in lo-

calità Pozzelle nel Comune di Terzigno, per l’ attuazione del piano di caratterizzazione dell'area di discarica AmendolaFormisano nel comune di Ercolano e per il controllo delle attività e validazione dei risultati analitici. I territori interessati sono: Trecase, Boscoreale, Terzigno, Bo-

scotrecase, San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e Pompei. Tempi previsti di realizzazione dell’accordo: 36 mesi dal trasferimento dei fondi sul bilancio regionale. ''Abbiamo sempre considerato una priorità realizzare un progetto del genere poiché riteniamo quest'area strategica per lo sviluppo socio-economico della Campania” - ha dichiarato l’assessore all’Ambiente Giovanni Romano – che ha aggiunto: “Continueremo a lavorare senza sosta fino a quando non avremo ottenuto il ripristino delle condizioni di balneabilità di tutto lo specchio d'acqua interessato e consentire la piena fruibilità ai cittadini dell'area e ai tanti visitatori che ogni giorno, in particolare nei periodi estivi, affollano il litorale vesuviano”. Speriamo, a questo punto, che alle sempre presenti parole seguano i tanto sospirati fatti, perché, purtroppo, anche semplicemente nuotare in trasparenti e profumate acque è diventato sempre più privilegio di pochi e desiderio di tanti.

Sicurezza Stradale: presentato il Piano Regionale Rosa Funaro Poche settimane fa l’assessore ai Trasporti e Viabilità della Regione Campania, Sergio Vetrella, ha presentato il Piano Regionale della Sicurezza Stradale della Campania (PRSS). Il documento, innanzitutto, fa il punto della situazione sullo stato della sicurezza stradale in Campania, registrando il numero di incidenti che si sono verificati, la loro ripartizione per province, strade, tipologie, la situazione del parco veicolare pubblico e privato, i comportamenti a rischio dei conducenti. Ma andiamo nel dettaglio. Nel 2013 in Campania si sono verificati 9.100 incidenti con 273 morti e 13.848 feriti, per un costo sociale di un miliardo e 380 milioni di euro, ossia 240 euro per abitante. Oltre il 22% degli autoveicoli nella regione

sono stati immatricolati prima del 1993, ben al di sopra della media nazionale (13%). Addirittura quasi il 40% degli autobus che circolano ha più di venti anni. Il trasporto pubblico sempre più amico dell’ambiente. Oltre che sull’ammodernamento dei mezzi, c’è ancora da lavorare per ridurre i comportamenti a rischio: solo il 51% dei campani nelle aree urbane indossa la cintura di sicurezza e il 73% il casco. I più “virtuosi”: i conducenti delle province di Benevento e Avellino. Tanti di coloro che lavorano al volante non fanno una gran figura: quasi il 12% dei conducenti di autocarri, ad esempio, fa uso del cellulare alla guida, mentre la quasi totalità dei tassisti non mette la cintura. Questi, solo alcuni dei dati stilati. Il Piano pone, poi, l’attenzione

sulle finalità da raggiungere: dimezzare entro il 2020 il numero di morti per incidenti stradali rispetto al 2010 (per arrivare poi a “zero vittime” entro il 2050), ridurre del 50% i pedoni e i ciclisti morti per incidente stradale e del 40% le persone che hanno subito gravi lesioni e azzerare il numero di bambini vittime di incidenti. Altro importante risultato da raggiungere è quello

del 90% di utilizzatori di cinture e casco nel 2016 e del 100% nel 2020. A tal proposito, infine, nel documento sono elencate una serie di proposte per il raggiungimento di questi obiettivi: estensione alla sicurezza stradale degli argomenti trattati dalla Consulta regionale della mobilità, previsione di una relazione annuale della Giunta al Consiglio regio-

nale sull’andamento del fenomeno, introduzione nei contratti di servizio con le aziende di trasporto pubblico di corsi di guida sicura periodici per gli autisti, incentivazione ai corsi di guida sicura attraverso l’interlocuzione con gli istituti assicurativi, estensione delle tecnologie, in particolare dei sistemi di rilevazione della velocità media come il Tutor, esenzione, totale o parziale, dal pagamento della tassa regionale di circolazione per i veicoli privati dotati di specifiche dotazioni di sicurezza e acquistati previa rottamazione di veicoli con anzianità superiore a determinate soglie, e infine esenzione, totale o parziale, dal pagamento della tassa regionale di circolazione per i veicoli destinati al trasporto pubblico locale di prima immatricolazione caratterizzati da specifiche dotazioni di sicurezza.


Più della metà del verde mondiale si trova in cinque paesi, cioè Canada, Stati Uniti, Brasile, Russia e Cina

Il dossier wwf sulle foreste Anna Paparo È cosa risaputa che il “verde” rappresenta un tesoro inestimabile per la vita dell’uomo e di tutta la terra, che ora come ora è messo in serio pericolo dai cambiamenti climatici e dai continui attacchi invasivi e dannosi delle attività umane. Ci troviamo di fronte a un patrimonio immenso di verde che rischia di perdersi, una vera e propria risorsa per la lotta ai cambiamenti climatici che funziona come un enorme e potente “assorbi-gas serra”. Le nostre foreste le potremmo, per questo, definire vere e proprie “spugne” per la CO2, che assorbono e trattengono, tanto che dentro quelle definibili “buone”, ossia quelle in grado di autorigenerarsi, sono custodite ben ottocentosessanta miliardi di tonnellate di carbonio. Tutto ciò è stato portato alla ribalta dal Wwf, che ha acceso i riflettori

sui grandi polmoni della Terra, a poche ore dall'apertura della XX Conferenza delle parti (Cop) in Perù. Per l'associazione del Panda le foreste avranno un ruolo centrale nella prossima Conferenza di Lima, soprattutto l'Amazzonia (il polmone della Terra), proprio perché, da un lato, il Perù è uno degli otto Paesi della grande foresta dell'America latina; dall'altro, perché è il nono Paese con più foreste al mondo e tra quelli con il più alto tasso di biodiversità. Ma non dobbiamo dimenticare il fatto che il Perù si trova a dover combattere anche contro la perdita di questo habitat unico: la deforestazione viaggia al ritmo di ben settecentoquindici ettari persi ogni giorno. In generale, le foreste occupano il 31% dell’intera superficie del nostro Pianeta, pari a oltre quattro miliardi di ettari, di cui 47% tropicali, 9% subtropicali, 11% temperate e 33% boreali settentrionali. Più della metà del verde

mondiale si trova in cinque paesi, cioè Canada, Stati Uniti, Brasile, Russia, Cina. Le foreste intatte coprono una superficie di circa 1,31 miliardi di ettari, di cui 50% in aree polari, 46% in aree equatoriali, 3% in zone a clima mite. Inoltre, nel decennio che va dal 2000 al 2010 il Brasile è stato il paese maggiormente colpito con la perdita maggiore di area forestale (2,6 milioni di ettari all'anno). A livello globale nel decennio sono andati persi circa tredici milioni di ettari di foresta ogni anno, contro i sedici milioni nel periodo precedente. Il Wwf, inoltre, ha ben ricordato i dati del Global Carbon Budget, ossia un programma internazionale sul ciclo del carbonio, secondo cui nel 2013 la concentrazione di biossido di carbonio in atmosfera ha raggiunto le trecentonovantacinque parti per milione, la più alta in ottocento mila anni ed entro la fine di quest’anno saranno raggiunte ben quaranta miliardi di tonnellate di

CO2, con un incremento del 2,5% rispetto all’anno scorso (2013). Di queste, le emissioni derivanti dai processi di deforestazione sono pari a 3,3 miliardi di tonnellate nel 2013, l'8% delle emissioni totali. Il Wwf cita poi un recente rapporto in cui viene calcolato che dall'occupazione umana non tribale dell'Amazzonia sono stati distrutti almeno quarantadue miliardi di alberi, due mila al minuto, ininterrottamente da almeno quarant’ anni. Tutto ciò per smuovere le coscienze di tutti. Cade a fagiolo, visto che stiamo per salutare il vecchio anno ed accogliere il nuovo. È proprio il momento giusto per fare bilanci, ma soprattutto per dare vita ai buoni propositi. Quale momento migliore se non questo per mettere in atto un’azione di ripristino e di salvaguardia del patrimonio verde? La Terra vuole respirare aria pulita! Aiutiamola!

L’educazione ambientale migliora la capacità di adattamento agli eventi naturali

Affrontare i cambiamenti climatici Essere preparati alle insidie dei cambiamenti climatici e ai conseguenti cataclismi naturali è condizione necessaria e sufficiente per poter affrontarli nel migliore dei modi. È ciò che afferma lo studio portato avanti dall'International Institute for Applied Systems Analysis (Iiasa), secondo cui investire nell'educazione è più redditizio degli interventi materiali tradizionali, come dighe contro le inondazioni. Nello specifico della ricerca, gli studiosi coinvolti hanno analizzato disastri naturali avvenuti in 167paesi nel corso degli ultimi 40anni, mettendo in evidenza le connes-

sioni tra i tassi di mortalità di tali eventi, i livelli di istruzione ed altri fattori come ricchezza e salute. I risultati, a cui sono giunti, hanno dimostrato come l'istruzione sia la chiave di volta per migliorare la capacità di

adattamento ai cambiamenti climatici già inevitabili. Inoltre, è stato calcolato che portare a un livello medio-alto l’istruzione nei Paesi in via di sviluppo costerebbe circa cento miliardi di dollari e, come hanno ben sotto-

lineato gli esperti dell’Iiasa, il Fondo Verde dell’Onu ne ha raccolti soltanto nove. C’è ancora tantissima strada da fare. L’educazione rappresenta uno strumento efficace che migliora direttamente la conoscenza, la capacità di comprendere ed elaborare le informazioni ed anche la percezione del rischio. Per non parlare del miglioramento che si registrerebbe indirettamente per quanto riguarda lo status socio-economico e il capitale sociale, qualità e competenze utili per la sopravvivenza e la gestione delle catastrofi. E’ su questo che si è battuto Wolfgang Lutz, direttore del World

Population Program all'Iiasa, insieme al suo team. “La nostra ricerca dimostra che l'istruzione è più importante del Pil nel ridurre il numero di morti provocato da eventi estremi: un rapido sviluppo dell'istruzione in tutto il mondo porterà ad una riduzione notevole delle vittime”. Quindi, occorre puntare il tutto per tutto sulla flessibilità dato che l’impatto dei cambiamenti climatici porta solo incertezza. La flessibilità è figlia dell'educazione; attualmente invece spesso si privilegiano i meno flessibili progetti di ingegneria o di strategia agricola. A.P.


La comunicazione promuove il cambiamento L’educazione ambientale utilizza a volte tecniche mutuate dalla pubblicità Anna Gaudioso Come si può arrivare al cuore della gente quando si parla di ambiente? Forse potremmo utilizzare qualche tecnica di comunicazione, ad esempio la consapevolezza. L’immagine commerciale si basa essenzialmente sull’utilizzo della pubblicità e sul meccanismo di penetrazione che essa determina. E’ per questo che utilizzare immagini di prodotti che appartengono alla quotidianità può essere vincente, perché l’immagine deve riuscire ad attrarre l’attenzione di un pubblico di più vasta portata a prescindere dal ceto o dall’istruzione. Dunque con una buona campagna di pubblicità, perché no, si può arrivare a stimolare tutti usando spot che rappresentino materiali ecologici di largo consumo, usati in tutte le sfere della vita quotidiana, a partire dall’alimentazione, l’abbigliamento, le case, le utensilerie, i cosmetici, i giocattoli eccetera. Insomma bombardare, in senso buono, si può, ma affinché si possa riuscire a stimolare la voglia di cambiare, bisogna in tutti i modi attivare meccanismi utili per attrarre l’attenzione di tutti e stimo-

larne la sensibilità. L’obiettivo è quello di diffondere una nuova cultura e un nuovo stile di vita. Una cultura fondata sulla sintesi tra passato e presente, tra tradizione e progresso, tra arte e tecnologia, tra anima, mente e corpo. Una cultura che parli di bellezza e di amore per se stessi, per l’altro e per la Terra che ci ospita. Una cultura da tradurre in gesti di vita quotidiani e in scelte professionali, perché dalle azioni di ogni persona dipende quel futuro che desideriamo. Perché noi possiamo decidere con le nostre scelte quale società vogliamo per il futuro, quale terra vogliamo abitare, quale economia vogliamo costruire. Il primo comandamento di chi ama l’ambiente è credere nei valori umani, credere nelle potenzialità dell’Uomo per costruire un nuovo modello di società, più equo, più umano, più sostenibile. L’Uomo deve prendersi cura della Terra che lo ospita, mettendo insieme tutte le conoscenze, antiche e recenti, per realizzare il meglio di ciò che oggi è possibile. Perché si parla tanto di sostenibilità? Perché noi tutti abbiamo bisogno della Natura per so-

pravvivere e abbiamo bisogno della sua bellezza per crescere e per creare. Ognuno può fare la sua parte per difendere la Natura con piccoli gesti di attenzione personale, con scelte professionali consapevoli, con grandi scelte collettive. Dalle energie rinnovabili, dalla bioarchitettura ai prodotti naturali e biologici, alle tecniche di prevenzione, sono questi i temi

che possono cambiare l’approccio dell’uomo per un futuro migliore. La nuova sfida dell’Uomo nella società contemporanea è l’Ambiente in tutte le sue forme. Mirare ad una crescita non solo del sapere ma anche dell’essere e del fare. Amare l’ambiente è dopotutto un atto d’amore verso di noi, i nostri figli, i nostri nipoti e pro-

nipoti. Speriamo perciò che il Natale che si celebra dalla notte dei tempi e che celebra l’amore verso i propri cari e gli altri, possa far riflettere e decidere di voler vivere a favore dell’ambiente. Così con un semplice gesto d’amore ognuno di noi fa un regalo a se stesso, ai propri cari, ai nipoti, pronipoti e in definitiva a tutto il mondo.

Raccontiamo il meteo. La patina gelata si forma sulle auto anche a temperature di poco sopra lo zero

Quel sottile strato di ghiaccio sul parabrezza Gennaro Loffredo Quante volte ci è capitato di osservare nel corso dell’Inverno le nostre automobili coperte da un sottile strato di ghiaccio superficiale? Anche le strade, spesso, risultano insidiose proprio per la formazione di questa patina di ghiaccio molto pericolosa. Infatti durante le notti stellate della stagione fredda la scarsa umidità e l’assenza di vento favoriscono la massima dispersione di calore in atmosfera e la temperatura crolla durante la notte anche di molti gradi, portandosi in prossimità dello zero o localmente al di sotto. Gli agricoltori sono preoccupati quando le previsioni indicano temperature minime di

+2°/+3°C e in realtà nei campi all’alba trovano valori termici inferiori allo zero, i quali poi sono responsabili della formazione delle gelate. L’irraggiamento in atmosfera limpida e calma è l’aspetto più importante per raffreddare l’aria. In situazioni di alta pressione lo strato d’aria a contatto con il suolo può essere molto

freddo (ci riferiamo ai primi 5cm, l’aria fredda infatti si concentra verso il basso). In questo contesto spesso si nota che alcune autovetture vengono rapidamente ricoperte da un velo di ghiaccio sulla carrozzeria, nonostante la temperatura segnalata dal termometro non sia inferiore ai 2°-3°C sopra lo zero Questo fenomeno sembre-

rebbe evidenziare un controsenso, perché sappiamo che l’acqua diventa ghiaccio solamente se si scende a 0°C. In realtà ci sono da considerare due aspetti importanti che ci aiutano a chiarire il concetto: - I metalli che costituiscono la carrozzeria hanno un’alta capacità termica, ossia acquisiscono calore e lo disperdono nell’ambiente con rapidità; di conseguenza quando la temperatura scende, il metallo si raffredda più velocemente dell’ambiente circostante. - I nostri termometri solitamente si trovano almeno ad un metro, un metro e mezzo dal suolo; in condizioni di cielo sereno in inverno durante la notte il terreno si trova sempre qualche grado al di sotto

della temperature rilevata dai nostri sensori, e di conseguenza quando la colonnina di mercurio segna 2-3°C solitamente il suolo è già attorno allo zero. Inoltre il metallo in generale è un ottimo conduttore termico ed elettrico, e se non ci sono fonti di calore dirette sulla carrozzeria, la macchina diventa quasi sempre parte integrante del suolo, acquisendone la temperatura. Non meravigliamoci, quindi, se nel corso delle prossime settimane in presenza di alta pressione, cielo sereno, umidità scarsa e vento assente, ci sia la concreta possibilità di vedere le nostre macchina gelate con temperature che non sono effettivamente allo stato puro di congelamento.


Pubblicata la decima edizione del rapporto Ispra con un ricco set di dati sulle città capoluogo

La qualità dell’ambiente urbano in 12 temi Il documento è frutto del lavoro delle agenzie ambientali, tra cui Arpac Luigi Mosca Come si presenta la qualità dell’ambiente nelle grandi città e nei capoluoghi italiani? Anche quest’anno il rapporto dell’Ispra sulla qualità dell’ambiente urbano fornisce la risposta più esauriente a questo interrogativo. Dalla presenza di spazi verdi nei centri urbani alla produzione di rifiuti, dalla qualità delle acque reflue alle emissioni di sostanze inquinanti in atmosfera, e molto altro, il documento curato dall’intero Sistema nazionale di protezione ambientale spazia tra molteplici temi oggetto dell’interesse e delle preoccupazioni dei cittadini. Il rapporto, nelle parole del direttore generale dell’Ispra, Stefano Laporta, contiene la «migliore informazione ambientale disponibile a livello nazionale sulle aree urbane». Presentato a Roma lo scorso 18 dicembre, alla presenza, tra gli altri, del sottosegretario di Stato all’Ambiente, Barbara Degani e del presidente dell’Ispra, Bernardo de Bernardinis, lo studio è disponibile esclusivamente in versione elettronica sul sito dell’Ispra, accompagnato da un Focus di approfondimento tematico intitolato “Le città e la sfida dei cambia-

ARPA CAMPANIA AMBIENTE del 31 dicembre 2014 - Anno X, N.24 Edizione chiusa dalla redazione il 30 dicembre 2014 DIRETTORE EDITORIALE

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Copertina della decima edizione del Rapporto.

menti climatici”, e da un volume di sintesi disponibile anche in forma cartacea, il cui titolo è “L’ambiente urbano: conoscere e valutare la complessità”. Il rapporto si avvale dunque del coordinamento dell’Ispra e della collaborazione delle agenzie ambientali regionali e provinciali (tra cui quella campana), oltre che di diversi istituti scientifici italiani. Nell’edizione di quest’anno, la decima dall’avvio della pubblicazione, sono state incluse tredici nuove città, tra cui Benevento. Giunge dunque a 73 il totale delle città considerate dal Rapporto: per quanto riguarda la Campania, oltre al capoluogo sannita, sono presenti Napoli, Salerno e Caserta. I 73 comuni del rapporto totalizzano oltre 16 milioni di residenti, il 27 percento circa della popolazione nazionale. Di queste città, la pubblicazione espone sia i dati ambientali che ricche informazioni sulle componenti socioeconomiche. Ad esempio, si evidenzia che, in linea generale, mentre diminuisce la popolazione dei comuni capoluogo, aumentano considerevolmente i residenti delle province. Un processo di redistribuzione della popolazione, lo definiscono gli esperti, che impone nuove pressioni sull’ambiente e si traduce, tra l’altro, in una crescente domanda di mobilità. Il consumo di suolo per l’edilizia e per nuove infrastrutture è d’altra parte notevole anche all’interno delle città capoluogo, con punte che si registrano a Napoli (la città più densamente popolata tra quelle del Rapporto) e a Milano. Scarsa, al contrario, la quota di verde pubblico, inferiore al 5 percento del territorio comunale in quasi tutte le città considerate. Secondo un’indagine condotta nel 2013, più di un terzo dei residenti delle città del Rapporto è disponibile a ridurre l’utilizzo dell’auto, però l’offerta di trasporto pubblico locale non appare adeguata. Infatti, negli anni dal 2008

Trasporti urbani. Il calo dei passeggeri del trasporto pubblico locale in molte città italiane è una delle note dolenti toccate dal Rapporto (foto stevetokar.files.wordpress.com).

al 2012 la disponibilità di mobilità pubblica è calata notevolmente, soprattutto al Sud; a Napoli l’offerta di autobus è calata di oltre il 50 percento, ma, in generale, i tre quarti delle città del Rapporto mostrano una flessione di passeggeri dei trasporti pubblici locali. Note positive, invece, per quanto riguarda i servizi di metropolitana, che crescono in diverse città, tra cui la stessa Napoli. Particolare attenzione viene dedicata alle emissioni di sostanze inquinanti in atmosfera, soprattutto al Pm10: in dodici anni, dal 2000 al 2012, questo tipo di particolato viene rilasciato in quantità progressivamente minori, nelle città considerate. Gli autori del Rapporto stimano che le emissioni di Pm10 siano calate di circa il 37 percento nelle 73 città oggetto di studio. Tuttavia, ad analizzare le varie componenti, emerge un’immagine a tinte contrastanti, perché, se è

vero che le emissioni dovute al settore industriale si sono ridotte del 63 percento, e che quelle del trasporto su strada registrano un meno 50 percento, al contrario le emissioni dei riscaldamenti domestici aumentano di circa il 47 percento. Tanto che quest’ultimo tipo di sorgente è al primo posto tra i responsabili delle emissioni di Pm10, seguito dall’industria e poi dai trasporti su strada. Questi peraltro sono solo pochi accenni alla complessa mole di dati contenuta nel Rapporto, che si compone di dodici capitoli e oltre novecento pagine. Per il sottosegretario Degani, si tratta di un «documento fondamentale per chi lavora nella pubblica amministrazione e anche per chi si candida ad amministrare», un lavoro «corposo e utile» che potrebbe essere utilizzato come strumento di formazione a beneficio di determinate categorie professionali.


L’Agenzia L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania, Ente strumentale della Regione Campania, sviluppa attività di monitoraggio, prevenzione e controllo orientate a tutelare la qualità ambientale del territorio. Le attività prioritarie dell’Agenzia: Supporto tecnico specialistico alle Amministrazioni Locali. Analisi chimico-fisiche e biologiche di aria, acque, suolo e rifiuti. Misure di campi elettromagnetici, rumore e radiazioni ionizzanti. Promozione di nuovi strumenti operativi e gestionali per la protezione ambientale, anche in collaborazione con soggetti pubblici e privati. Contatti: AGENZIA REGIONALE PROTEZIONE AMBIENTALE CAMPANIA via Vicinale Santa Maria del Pianto Centro Polifunzionale, Torre 1 80143 Napoli Centralino: 081.2326111 COMMISSARIO dott. Pietro Vasaturo tel: 081.2326302-208 fax: 081.2326225 e-mail: segreteria@arpacampania.it PEC: direzionegeneralearpac@pcert.postecert.it CEC-PAC: arpac.na.direzionegenerale@pa.postacertificata.gov.it PEC Ufficio Legale: avvocaturarpac@pcest.postecert.it DIREZIONE TECNICA Direttore Tecnico: dott.ssa Marinella Vito Tel: 081 2326218 Fax: 081 2326324 Mail: dirtec@arpacampania.it


Bioetanolo: scelta economica ed ecologica Per un’abitazione a basso impatto ambientale Fabiana Clemente

riscaldamento di un singolo vano di medie dimensioni e non di un intero appartamento. Inoltre, rispetto ai tradizionali riscaldamenti e ai camini a legna, le stufe a bioetanolo prevedono un’accensione rapida, e sono in grado di emanare buone dosi di calore fin da pochi minuti dopo l’ attivazione. Tuttavia esistono anche alcune stufe, di potenza e prezzi superiori che favoriscono l’allaccio all’impianto esistente dei radiatori e che a tutti gli effetti sostituiscono una caldaia tradizionale per il riscaldamento a gas. Ma quanto ci costa tutto questo? I costi del bioetanolo in Italia si aggirano tra i 2,4 e i 4,6 euro per litro. Recentemente è stato inaugurato, in Italia, il primo impianto per la produzione di biocarburanti. Nello specifico, ad ospitare questa nuova realtà in ambito energetico è il Piemonte. Beta Renewables ha aperto a Crescentino, in provincia di Vercelli, il primo impianto al mondo per la produzione di bioetanolo a partire dai prodotti agricoli residuali. Ergo, le rinnovabili al nostro servizio. Non solo in ambienti domestici! In definitiva, il consumo delle stufe a bioetanolo risulta essere particolarmente vantaggioso e i prezzi di stufe e camini sono convenienti. Rispetto alla tradizione è possibile scegliere tra una vasta gamma di modelli da quelli squisitamente classici ai più moderni e vivaci.

Come scegliere un impianto di riscaldamento efficiente che sia anche in grado di rispettare l’ambiente? Parola d’ordine: bioetanolo. Altro non è che etanolo prodotto mediante un processo di fermentazione delle biomasse, cioè di prodotti agricoli quali cereali e amidacei – in altre parole colture ricche di zuccheri. Il biocombustibile ne sta facendo di strada. Basti pensare che in pochi anni è diventato il combustibile più utilizzato per alimentare camini e stufe. Dall’immagine demodè del tradizionale camino a legna, si passa alla realizzazione di camini biosostenibili che di tradizionale hanno conservato solo l’inserto. Ma in che modo si dimostra un combustibile green? Essendo un risultato della produzione vegetale la combustione di bioetanolo non provoca emissioni di CO2. Ed ecco spiegato il motivo per cui un sistema di riscaldamento a bioetanolo presenta un’impiantistica decisamente più light. Non è necessaria l’istallazione di canne fumarie o altra impiantistica fissa in quanto la sua combustione produce una bassa percentuale di anidride carbonica e di vapore acqueo. I vantaggi principali sono l’ottimizzazione dello spazio ed evitare costosi e noiosi lavori edili. È anche vero che un sistema di questo tipo è in grado di soddisfare le esigenze di

Arriva dal Belgio una soluzione alla nostra dipendenza dal petrolio

BENZINA VERDE DALLA SEGATURA Ilaria Buonfanti Produrre carburante dalla cellulosa per ridurre l’uso di petrolio. Un gruppo di ricercatori del Belgio ha scoperto un modo per trasformare la segatura in benzina. Utilizzando un nuovo processo chimico, sono in grado di convertire la cellulosa sotto forma di segatura in catene di idrocarburi. Questi idrocarburi possono essere usati come additivo nella benzina o come componente della plastica. I ricercatori hanno reso noti i propri risultati sulla rivista Energy & Environment Science. Lo studio in questione porta il titolo di “Direct catalytic conversion of cellulose to liquid straight-chain alkanes”. A livello molecolare la cellulosa, che può essere recuperata ad esempio dalla carta riciclata e dagli scarti agricoli, contiene forti catene di carbonio. I ricercatori hanno sviluppato

un nuovo metodo per ricavare le catene di idrocarburi dalla cellulosa utilizzando la bio-raffinazione, per la quale sono in attesa di brevetto. Nel proprio laboratorio hanno installato un reattore chimico in cui viene utilizzata la segatura di scarto di una falegnameria. Si tratta di un sistema per ottenere biocarburanti dalle biomassa e per ridurre il ricorso a sostanze petrolchimiche. Gli idrocarburi ricavati dalla segatura possono rappresentare una soluzione intermedia da associare alla comune benzina liquida, fino al momento in cui le nostre automobili si baseranno soprattutto su di essa, come hanno spiegato i ricercatori. Dalla segatura si può infatti ottenere un additivo verde per sostituire una porzione della benzina raffinata in modo tradizionale. Lo stesso additivo può essere utilizzato per la produzione di propilene, etilene e benzene. Distillare le catene di idrocarburi da

petrolio greggio e shale gas (gas da argille) sta diventando sempre più difficile e costoso, secondo gli esperti. Dunque il metodo che parte dalla segatura potrebbe rappresentare un’opzione sostenibile e conveniente, in un’ottica di distacco progressivo dal petrolio. Dal punto di vista economico, la cellulosa ha molto potenziale, è disponibile in tutto il mondo ed essenzialmente costituita da residui vegetali, il che significa che non è in concorrenza con le coltivazioni alimentari. Produce catene di 5 o 6 atomi di idrocarburi, nafta leggera, in gergo tecnico. Secondo le conclusione dei ricercatori belgi, il nuovo metodo potrebbe essere molto utile in Europa, dove abbiamo poco petrolio e non si può produrre facilmente shale gas. Potrebbe essere una buona idea in direzione di una minore dipendenza dal petrolio? Probabilmente si.


L’Italia seconda al mondo per efficienza energetica Al primo posto la Germania, Australia e Usa le meno virtuose Uno studio recente posiziona il nostro Paese al top della classifica dell'efficienza energetica, infatti l'Italia è seconda al mondo per efficienza energetica, seconda solamente alla Germania,un risultato di valore che fa di questo un paeseguida a livello mondiale. Efficienza energetica significa usare la minor quantità di energia per ottenere un determinato risultato di lavoro, un rapporto da poco rilasciato, realizzato dal Consiglio Americano per una economia ad energia efficiente (ACEEE), analizza e classifica le 16 principali economie del mondo in base a politiche e prestazioni energetiche. Il rapporto prende in considerazione parametri quali gli obiettivi nazionali di risparmio annuo di energia, la regolamentazione per i veicoli a combustibile e i consumi medi per km del parco veicoli, gli standard di efficienza energetica per gli elettrodomestici, il fabbisogno energetico degli edifici (riscaldamento e raffrescamento) e altri fattori più tecnici. Tutto ciò è stato poi tradotto in una scala con valore massimo 100.Con 65/100 si è classificata al 1° posto la

Germania, al 2° posto l'Italia con 64 punti,nelle graduatorie per settore, l'Italia è prima nella categoria trasporti, la Germania per l'industria, vale la pena ricordare che proprio lo scorso maggio la Germania aveva stabilito un record mondiale nel generare il 74% del fabbisogno interno di energia da fonti rinnovabili e nel mese di giugno stava generando metà della sua richiesta ener-

getica da fonte solare,la Cina invece, che nella classifica generale è al 4° posto, è prima nella categoria edifici ed è stata elogiata per i progressi nel perseguire l'efficienza energetica.Tra i Paesi meno virtuosi ci sono Australia e Stati Uniti,gli esperti che hanno lavorato allo studio dicono che c’è molta lentezza negli sforzi per migliorare l'efficienza energetica in questi

due Paesi, elemento contraddittorio per economie così avanzate. Nella classifica generale gli Usa sono al 13° posto, con 42/100, battuti da Cina, Canada e India, ma davanti a Russia, Brasile e Messico. Appena meglio l'Australia, con 56/100.L’efficienza energeticasembra dunque essere la risposta all’esigenza di sviluppo sostenibile, che passa attra-

verso la crescita industriale, l’utilizzo critico e ottimale delle risorse ambientali, con ricadute positive sulle economie e sui livelli occupazionali dei Paesi che decidessero di sposare questa traiettoria. Se il quadro sembra essere ottimale per una diffusionedegli interventi per l’efficienza energetica,la convinzione e la portata degli stessi dipende in gran parte dalle politiche economiche, ambientali e industriali sia a livello comunitario che a livello dei singoli Paesi, oltre che dalla capacità di proporre una cultura dell’efficienza energetica negli adottatori. A tal proposito è utile poter riuscire ad analizzare nel profondo prossimamente, gli obiettivi europei e nazionali in tema di efficienza energetica,il quadro normativo costruito a sostegno degli stessi, e le azioni volte a diffondere la cultura dell’efficienza energetica. La diffusione di soluzioni per l’efficienza energetica è sicuramente lachiave per una crescita sostenibile nel medio e lungo periodo, l’importante è che l’opportunità sia sfruttata pienamente. R.M.

Il girasole fotovoltaico Seguendo i movimenti del sole produce acqua potabile, elettricità e calore Proprio come un girasole, segue il movimento della nostra stella per catturarne una parte dell’energia trasformandola in elettricità e in calore. Il suo nome è HCPVT (High Concentration PhotoVoltaic Thermal) ed è il nuovo prototipo ideato da Airlight Energy e da IBM Research e presentato qualche settimana fa a Zurigo. Non solo energia elettrica dal fotovoltaico e calore. Il sistema è in grado di desalinizzare l’acqua, facendola diventare potabile, e di fornire aria condizionata. Un solo dispositivo ma molte funzioni. Il girasole infatti sarà in grado di concentrare la radiazione solare 2.000 volte e di convertirne l’80% in energia utile per generare 12 chilowatt di energia elettrica e 20 kilowatt di calore, sufficienti a soddisfare il fabbisogno di diverse

abitazioni. Merito dei 36 specchi ellittici fatti con un foglio di plastica riciclabile spesso appena 0,2 millimetri e rivestito d’argento. Alto circa 10 metri, il girasole utilizza una parabola di 40 metri quadrati che può essere modellata in quasi qualsiasi altra forma in meno di quattro ore ed ha caratteristiche meccaniche simili a quelle dell’alluminio ad un quinto del costo. La superficie a specchio concentra la radiazione solare riflettendola su più ricevitori di liquido raffreddato a micro canali, ciascuno dei quali contiene una fitta serie di chip fotovoltaici, che producono a loro volta una potenza elettrica fino a 57 watt durante una tipica giornata di sole. “La tecnologia di raffreddamento diretto che utilizza una

piccola potenza di pompaggio per raffreddare i chip fotovoltaici con acqua si ispira al sistema di apporto di sangue del corpo umano” ha spiegato il dottor Bruno Michel di IBM Research. Oltre a produrre energia elettrica e calore, HCPVT può essere personalizzato con

ulteriori attrezzature per fornire acqua potabile e aria condizionata. Nel primo caso, l’acqua salata può passare attraverso un sistema di distillazione a membrana porosa, dove viene vaporizzata e desalinizzata. Tale sistema potrebbe fornire 30-40 litri di acqua potabile per metro qua-

drato di superficie del ricevitore al giorno. Nel secondo caso, invece un refrigeratore alimentato termicamente permetterebbe di produrre aria fredda convertendo il calore in raffreddamento attraverso un ciclo termico applicato ad un materiale assorbente liquido o solido. Una soluzione particolarmente adatta per i paesi dove energia, calore e acqua potabile sono ancora un lusso. Nessun rischio per gli animali. Gli specchi e il ricevitore sono racchiusi da un grande recinto di plastica trasparente gonfiato per proteggerli dalla pioggia e dalla polvere. Quando sarà sul mercato? IBM Research e Airlight Energy sono al lavoro per far sì che la tecnologia possa essere a prezzi accessibili entro il 2017. I.B.


Nei granchi rossi i segreti delle migrazioni animali Si spostano dalla foresta alla costa di Christmas Island Rosario Maisto Decine di milioni di granchi si spostano ogni anno dall'interno dell'isola australiana alla costa per riprodursi. Per capire quali segnali e quali decisioni i vari animali adottino nel processo di migrazione, i ricercatori devono essere in grado di seguire i vari individui e poter interagire con essi durante lo spostamento di massa. Una cosa quasi impossibile da fare con la gran parte degli uccelli e mammiferi, ma che diventa più semplice con i granchi rossi di Christmas Island (Gecarcoideanatalis). Questo è quello che ha deciso di fare la ricercatrice Alison Shaw, beneficiaria di un fondo di ricerca NGS/Waitt, capire a quali segnali ricorrano i granchi nello spostamento, che migrano annualmente dall'interno dell'isola alla costa e quali variabili intervengano nella decisione dei singoli individui di migrare, prendendo in considerazione fattori chiave come l'età o il sesso. La parola “migrazione” evoca immagini di un vasto numero di animali in movimento, capire perché gli individui delle varie specie migrino è una delle grandi domande della zoologia. Shaw studia la bizzarra migrazione dei granchi rossi di Christmas Island verso il mare per capire cosa spinga e guidi tutte le migrazioni animali.Alcune specie di granchio sono totalmente acquatiche, alcune stanno sulle spiagge dovendo poi trascorrere del tempo nell'acqua, e altre sono del tutto terrestri, ma tutti i granchi terricoli depositano uova che devono svilupparsi nell'acqua di mare, e quindi devono necessariamente compiere questo viaggio verso esso. In generale, possiamo dire che gli animali migrano perché a loro conviene passare parte della loro vita in un luogo e parte in un altro,questo sembra avere a che fare con la distribuzione del cibo,la riproduzione e differenti bisogni nel corso del loro ciclo vitale come la necessità di accumulare risorse nel tempo. A grandi linee si è ca-

Studio sulla diminuizione degli squali martello Fabio Schiattarella

pito che tutti questi fattori sono importanti, ma sappiamo ancora poco su come interagiscano fra loro. L'idea che dei granchi vivessero

nella foresta ma dovessero migrare sulla costa, e che da adulti non fossero in grado di vivere nell'acqua, sembrava una follia, invece è realtà!

Tracciare tutti gli spostamenti di un giovane esemplare di squalo martello, in mare aperto, nel Golfo della California, è stato finalmente possibile. Questo è un passo in avanti importante per la loro protezione. Gli squali martello, che di recente hanno avuto nuove protezioni dall’UN “ Convention on the Conservation of MigratorySpecies of Wild Animals”, sono in forte diminuzione, la percentuale sale a oltre il 90% in molte parti del mondo. In una delle aree di normale popolamento come il Golfo di California (Messico) il pericolo sono le reti da pesca in cui spesso restano imprigionati.I ricercatori del Centro Interdisciplinario de Ciencias Marinas messicano e della University of California hanno monitorato tre giovani esemplari inserendo alla base delle loro pinne pelviche piccoli dispositivi di sorveglianza elettronica.Dopo dieci mesi solo uno di questi esemplari è stato catturato e rilasciato fornendo importanti informazioni sul viaggio compiuto, un tragitto di oltre 3.350 km. Si è scoperto che durante il giorno il pesce nuotava insieme ad altri squali martello in una zona al largo di un’isola mentre, di notte, andava via da solo molto più lontano alla ricerca di prede, spingendosi a 270 metri di profondità dove c’è più cibo. Un comportamento utile per aumentare le possibilità di sfamarsi. Bisogna pensare inoltre che i cuccioli, dagli alti tassi metabolici, hanno bisogno di consistenti razioni cibo. Se non sono abbastanza forti e veloci nel catturare le prede potrebbero morire di fame.A differenza del Pacifico messicano, dove è estremamente rara, nel Golfo di California la presenza di squali martello è decimata con l’aumentare della pesca senza sosta dell’uomo.

Riciclare: gli animali che lo fanno per natura Da sempre si ritiene che la razza umana sia la più evoluta della specie animali, sotto tutti i punti di vista. Eppure, in molti ignorano quanto gli altri animali siano, per natura, molto più abituati al rispetto delle regole del vivere civile rispetto a noi. In relazione al tema del riciclo dei rifiuti, infatti, ci sono alcune specie che lo fanno per natura, seguendo il proprio istinto e riutilizzando gli scarti ed i prodotti buttati via dagli

umani al fine di riutilizzarli a proprio uso e consumo. Probabilmente, la specie più conosciuta sia per diffusione che per capacità di riutilizzare i rifiuti, adattandoli al proprio nido, sono gli uccelli: uno in particolare è sopran-

nominato “Giardiniere della Nuova Guinea” proprio per la sua predisposizione a raccogliere i rifiuti gettati in terra dagli umani, come bottiglie ed altri oggetti di plastica, che utilizza per rendere più appariscente e vistoso il suo nido, al fine di attirare nuove compagne per accoppiarsi. Anche i ragni tessitori sono soliti raccogliere scarti naturali, come rametti e foglie, al fine di costruire la propria tela, spesso dal design molto ricercato ed

apprezzabile. Tra gli animali di terra, anche i coleotteri stercorari meritano di essere menzionati: benché il loro lavoro di raccolta e “smaltimento” degli escrementi sia di difficile emulazione, è comunque molto apprezzato dagli umani che, grazie alla loro opera, risparmiano sui costi di smaltimento dei liquami. Per quanto concerne, poi, le specie marine, i paguri, così come i polipi ed i coralli, risultano essere ecofriendly, sfruttando tutti i resti presenti nei fondali, inclusi relitti di navi e resti di tubazioni, utilizzati come veri e propri rifugi. F.Cu.


Trivellazioni: contrari la metà degli italiani È questo il risultato di un sondaggio di Lorien Consulting Fabio Cuoco Il 51% degli italiani è contraria alle trivellazioni petrolifere: è questo il risultato ottenuto da un sondaggio promosso da Lorien Consulting, istituto di ricerche di mercato italiano, e reso noto durante il Forum “Qual’Energia”, tenutosi a Roma nelle scorse settimane. Se le nuove misure, introdotte dal “Decreto Sblocca-Italia”, promosso dal governo Renzi, in merito alle trivellazioni, venissero votate attraverso un referendum, dunque, sarebbero bocciate: il 53% degli italiani, infatti, si è dichiarato contrario alle proposte dell’esecutivo sia in merito alla tutela ambientale sia per la promozione della “green economy”.Ma non sono soltanto i semplici cittadini ad essere divisi a metà tra favorevoli e contrari: anche nei partiti politici ci sono opinioni divergenti e spesso contrapposte, basti pensare allo stesso Partito Democratico, all’interno del quale il 48% degli iscritti si dice favorevole allo “Sblocca Trivelle”, così come è stato ribattezzato il decreto, mentre il 47% si è dichiarato

apertamente contrario. Il tema delle trivellazioni e dello sfruttamento petrolifero è inevitabilmente collegato ad un argomento delicatissimo, quello dei cambiamenti climatici: anche in merito a questo tema, infatti, la maggioranza degli italiani è convinta che occorre puntare sulla conversione della produzione elettrica alle fonti rinnovabili, considerata una vera e propria priorità assoluta. Quest’opera di conversione, infatti, risulta essere al primo posto nella speciale classifica delle necessità per l’intera umanità, scalando ben due posizioni rispetto all’anno scorso. La priorità numero due, invece, è quella di ridurre i consumi energetici e le emissioni dirette delle industrie, un tema questo che, malgrado sia portato avanti e discusso oramai da decenni, resta, purtroppo, sempre di attualità. Quali soluzioni, dunque, bisognerà adottare per il futuro, al fine di consegnare ai posteri un pianeta ancora vivibile? Sempre dal sondaggio di Lorien Consulting, emerge che circa la metà degli italiani vede nel-

l’agricoltura e nella produzione alimentare di qualità la principale soluzione, configurando una sorta di vera e propria “decrescita felice”, che punta sul settore primario. Anche la ricerca, che però avrebbe bisogno di sostanziosi finanziamenti da parte dello Stato, secondo gli intervistati potrebbe essere una soluzione

concreta, mentre il 38% del campione crede nell’adozione delle energie rinnovabili e nell’ecoturismo. Il dato che, però, preoccupa di più è la sfiducia che ci sta condizionando: secondo le rilevazioni, infatti, nel 2013 circa il 77% degli italiani era disponibile a maggiori sacrifici per ridurre l’impatto ambientale, mentre oggi il

dato è sceso di ben 15 punti percentuali, assestandosi a quota 63%. Se le istituzioni non si adoperano concretamente in merito a questa questione, così spinosa e delicata, è logico che la coscienza dei cittadini si intiepidisca, anche alla luce degli effettivi mutamenti ambientali e climatici degli ultimi tempi.

Green Pride 2014 all'associazione Pianeta Terra L’Oasi le Mortine eccellenza green tra Molise e Campania Giulia Martelli Arriva anche in Campania l’Oscar “Green Pride 2014”. Si tratta di un importante riconoscimento in tema di ecosostenibilità tributato all’Associazione Pianeta Terra Onlus, gestrice dell'Oasi Naturalistica Le Mortine, al confine tra Molise e Campania, nei comuni di Venafro e Capriati a Volturno. Quest’oasi è stata inaugurata nel settembre 2001 grazie ad una convenzione stipulata tra WWF Italia ed Enel, è estesa 32 ettari ed è parte di una più estesa zona umida caratterizzata da un bellissimo bosco fluviale, ricco di numerose specie faunistiche e floristiche. A partire dal 2008, dopo il mancato accordo tra Enel e WWF per la gestione delle Oasi in Italia, l’area è stata affidata a questa Onlus che ha avviato un'azione concreta per salvare il Pianeta

e comunicare un giusto messaggio di sostenibilità ambientale. Il progetto premiato si intitola: “Pianeta Foresty” e si pone con coraggio l'obiettivo di contrastare le cause del riscaldamento globale attraverso la

creazione di nuovi boschi e la sensibilizzazione delle persone ad uno stile di vita eco, ponendo tutta la sua attenzione sulla responsabilità dell'uomo e sulle virtù degli alberi, componenti fondamentali di una

“Green Revolution”. La forza del progetto è la sua semplicità: Pianeta Foresty infatti è semplice, educativo e concreto nei risultati. Attraverso delle campagne di educazione ambientale le persone

vengono dotate di un Foresty Kit il cui utilizzo interattivo permette di piantare un albero e di testimoniare, attraverso una community (Bosco Foresty), la propria responsabilità. Dal 2009 Pianeta Foresty è riuscito a coinvolgere migliaia di persone con il Foresty Kit e solo nel 2014 ha piantato più di 3.000 nuovi alberi. Questo significa circa 210 tonnellate di CO2 in meno ogni anno, 65.000 mq di riserva protetta imboscata e 7.500 mq di nuovi boschi. Il sistema adottato è lontano dai falsi slogan e dalle false apparenze perché rende direttamente partecipi e responsabili coloro che ne entrano a far parte. Pianeta Foresty vuol dire: raggiungere un importante obbiettivo in modo semplice, tangibile ed educativo, mitigando l'impronta ecologica collettiva partendo da quella individuale.


NUTRIZIONE MIGLIORE PER UNA VITA MIGLIORE È evidente la necessità che i sistemi alimentari diventino più equilibrati Brunella Mercadante Dal 1945 la produzione di cibo è triplicata. Nonostante, però, l'abbondanza di risorse alimentari circa 800 milioni di persone nel mondo soffrono ancora la fame; sono per lo più nei Paesi in via di sviluppo, 790 milioni secondo le stime FAO. La salute, poi, di circa due miliardi di individui è compromessa per la carenza nelle diete di micronutrienti essenziali, senza i quali è difficile raggiungere il pieno potenziale e avere una vita attiva. La fame, infatti, mina lo sviluppo fisico e cognitivo, espone a malattie e causa morte prematura. Questo lo scenario in alcune parti del globo, in altre si assiste invece a crescenti livelli di obesità, con circa un miliardo e mezzo di persone in sovrappeso, con i conseguenti rischi di diabete, di problemi cardiaci e altre malattie legate alla nutrizione. È evidente dunque la necessità che i sistemi alimentari diventino più equilibrati e sopratutto più sensibili alle esigenze dei poveri, dei socialmente esclusi, delle famiglie emarginate dal punto di vista economico. Le madri e i bambini sono particolarmente vulnerabili: un sostentamento adeguato du-

rante i primi mille giorni, dal concepimento al secondo anno di vita, è fondamentale. La sfida per superare la fame e la malnutrizione attualmente, quindi, non può essere solo quella di aumentare la quantità di cibo disponibile, ma deve riguardare anche il miglioramento della qualità e la sua distribuzione, garantendo, oltre alla disponibilità, anche la qualità a chi ne ha più bisogno. Tutto ciò salvaguardando e proteggendo con modi e comportamenti ecologicamente sostenibili la possibilità di nutrizione anche alle future generazioni. La ricerca di produzioni alimentari più abbondanti ha, infatti, prodotto grande pressione sulle risorse naturali con degrado dei terreni, esaurimento delle forniture di acqua dolce, sconfinamento nelle foreste, riduzione degli stock ittici e della biodiversità. Ma ormai è evidente che non sono più sostenibili allevamenti intensivi, sprechi di risorse; è necessario che vengano adottati sistemi produttivi più sostenibili e reattivi, a vantaggio delle comunità locali, regimi alimentari migliori e più rispondenti alle esigenze delle persone. Sistemi nuovi ed efficaci in grado di produrre diete variate equilibrate e sane con

cibi ricchi di nutrienti, sostenendo nel contempo la conservazione della biodiversità locale e dell'agricoltura diversificata, utilizzando le risorse naturali in modo efficiente per ottenere la maggiore e migliore produzione alimentare. E' di tutta evidenza che è indispensabile un forte impegno per l'attuazione di siffatte politiche agricole, che necessitano del coinvolgi-

mento, per tale trasformazione, di tutti i protagonisti dei sistemi alimentari: governi, consumatori, produttori distributori, ricercatori, nonché di interventi coordinati in materia di sanità pubblica, istruzione, occupazione e protezione sociale. ma non è irrilevante che la creazione di sistemi alimentari sani, accessibili e sostenibili e una nutrizione accurata abbiamo

OLIO DI PALMA: NOCIVO PER LA SALUTE E NON SOLO… L’olio di palma – un prodotto di genere alimentare distribuito su larga scala - è ricavato dai frutti della pianta tropicale – Elaeis Guineensis – nello specifico dalla loro polpa. Mentre dai semi si ottiene l’olio di palmisto. È in assoluto l’ingrediente più utilizzato nell’industria dolciaria. I bassi costi di produzione fanno si che l’olio di palma regni sovrano sul mercato. E non ha rivali neanche dal punto di vista nutrizionale. Annoverato, infatti, tra i prodotti particolarmente ricchi di acidi grassi saturi, è stato etichettato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come ipercolesterolemizzante. Ergo, un prodotto che – secondo gli esperti – aumenterebbe il rischio di malattie cardiovasco-

lari, quali infarto, ictus, trombosi, aneurisma o cardiopatie ischemiche. La grande distribuzione lo presenta - attraverso le apposite etichette nutrizionali – sotto la voce di “olii e grassi vegetali”, conferendo all’olio di palma un’immagine di salubrità che non ha ragion d’essere. Una salubrità fittizia lontana anni luce dal bagaglio di sostanze nutritive e benefiche proprie della cucina green. Basti pensare che il quantitativo di grassi è al pari con la quantità dei grassi animali presenti nella carne rossa. Qualche dato in più ci può aiutare a conoscere meglio il prodotto. Cosa si nasconde in 100 grammi di olio di palma? Ben un 47% di grassi saturi, circa un 39% di monoinsaturi e solo un 14% si

polinsaturi. Nocivo per la salute…insomma! Ma non finisce qui. E per l’ambiente quali le conseguenze? E’ presto detto. La produzione dell’olio di palma sta provocando uno scenario spaventoso in Indonesia e Malesia. Migliaia di ettari di foreste tropicali ormai distrutti e depauperati. E’ risaputo, inoltre, che la de-

forestazione di aree boschive è la prima causa di emissioni di CO2 in quella parte dell’Asia. Anche la biodiversità delle specie animali – oltre a quelle vegetali – è fortemente a rischio. Interi habitat naturali rasi al suolo per destinare lo

spazio alla coltivazione di palme. Di intere specie di animali ormai si contano poche centinaia di esemplari. Un paradiso tropicale che ormai di paradisiaco ha conservato soltanto istantanee risalenti a un trentennio fa. F.C.


25… Natale! 72… ‘A meraviglia! Come e quando nasce la tombola Gennaro De Crescenzo Salvatore Lanza Da buona tradizione ogni napoletano che si rispetti associa ai giorni delle festività natalizie il gioco della tombola. Superfluo specificare le modalità del celeberrimo gioco dei numeri; più interessante invece può risultare cercare di risalire alle sue origini. Partiamo dal termine “tombola” : sembra derivare dal verbo “tombolare”, utilizzato molto di rado ma che vorrebbe dire “girare” in riferimento al movimento vertiginoso del paniere che contiene i novanta numeri del gioco. Secondo un’altra interpretazione l’etimologia della parola “tombola” potrebbe derivare da “tombolo” o “tumulo” per la forma piramidale del “panariello”. Come e quando nasce la tombola? Più che di storia sarebbe opportuno parlare di leggenda. Sembra che durante il periodo del primo Re borbonico, lo stesso sovrano Carlo III litigò con il frate domenicano Gregorio Maria Rocco. La disputa riguardava

l’antico gioco del lotto, dal quale poi la tombola sarebbe derivata. In particolare l’obiettivo del sovrano era quello di legalizzare il gioco d’azzardo del lotto, rendendo statali i tanti soldi spesi dal popolo per le scommesse. L’opposizione del frate fu forte: la liberalizzazione delle

scommesse avrebbe ulteriormente allontanato il popolo dalla retta via e dalla preghiera. Ebbe la meglio il Re, ma tra i due fu stipulato un patto: il gioco del lotto sarebbe stato sospeso durante le festività natalizie. La genialità dei napoletani portò a giocare a lotto in casa du-

rante i periodi di festa: fu così che nacquero il “panariello” e le cartelle con i numeri. Il gioco del lotto e la tombola richiamano inoltre la famosa “cabala” che in napoletano sarà tradotta con la “smorfia”. Cabala in particolare deriva dall’ebraico “qabbàlah” che si traduce con “tradizione” ed indica le dottrine mistiche ed esoteriche trasmesse da Dio. Secondo la Cabala ogni parola, lettera o segno ha un significato nascosto che può essere tradotto in numero. Dalle parole ai sogni: secondo la Cabala esistono delle forze extra umane che comunicano attraverso i sogni il passaggio dai simboli ai numeri. È da qui che deriva la nostra “Smorfia”, libro figurato che abbina figure, persone, oggetti ai numeri. E quindi 1 è l’Italia, 2 è ‘a piccerella, 47 è ‘o muorto, 48 è chillo che parla così come 90 è ‘a paura! Dalla tradizione e dalla storia ancora oggi la tombola è il gioco natalizio per eccellenza, non solo a Napoli. La versione “nazionalizzata” non è altro che il Bingo, gioco iden-

tico in termini di modalità di partecipazione, ma diverso per essenza e per valori. Se infatti la tombola nasce come gioco d’azzardo del quale il popolo napoletano non poteva farne a meno nemmeno durante le festività natalizie, oggi il significato può considerarsi praticamente invertito. Fare una “passata di tombola” è ancor più un modo per stare insieme e condividere il piacere della tavola e dello stare in famiglia. E allora via con le tavolate e con le tombolate, ogni membro della famiglia sceglie le cartelle che ritiene più fortunate e tutti pronti a prestare attenzione ai numeri che il magico “panariello” farà uscire. Una raccomandazione è d’obbligo: i numeri vanno coperti con fagioli, ceci, lenticchie, pasta o qualsiasi altro materiale disponibile, anche i gusci della frutta secca. Allora ben vengano anche i tanti altri giochi da tavolo, dal Sinco al Mercante in Fiera ai giochi di carte, ma la “passata di tombola” è obbligatoria … per tradizione!


Nicolas-Édouard Mailly a Napoli Autorevole membro dell’Académie Royale de Belgique Lorenzo Terzi Nicolas-Édouard Mailly (18101891) fu un autorevole membro dell’Académie Royale de Belgique. Storico, scienziato e artista, è annoverato come autore di numerose memorie di argomento astronomico. Nel 1832 Adolphe Quetelet, fondatore dell’Observatoire royal de Belgique, lo inserì quale “aiuto” in questa prestigiosa istituzione e adoperò la sua influenza per farlo nominare impiegato e segretario aggiunto della Commissione amministrativa del Musée des arts et de l’industrie, nonché ripetitore di matematica presso l’École militaire di Bruxelles. Nel 1867 Mailly entrò nell’Académie Royale in qualità di socio corrispondente. Nove anni dopo, a seguito delle benemerenze da lui ottenute con il suo lavoro di storico e di astronomo, fu elevato al grado di “membre titulaire”. Infine, nel 1886, venne chiamato a svolgere le funzioni di direttore della Classe di scienze della stessa Académie Royale de Belgique. Quattro anni prima Mailly aveva dato alle stampe la sua opera più ambiziosa: un

lungo saggio intitolato Histoire de l’Académie impériale et royale des science et belles-lettres de Bruxelles. Lo scrittore belga fu anche autore di uno scritto collocabile, sia pure con qualche approssimazione, nel genere della letteratura di viaggio. Nell’Annuaire de l’Observatoire royal de Bruxelles del 1859 comparve, infatti, un suo articolo di 72 pagine, Relation d’un voyage fait en Sicile et dans le midi de l’Italie, pendant les mois de mai et de juin 1858. L’interesse che spinse Mailly a recarsi all’estero fu di tipo quasi esclusivamente scientifico. La narrazione del suo soggiorno in Sicilia e nell’Italia meridionale, in particolare a Palermo e a Napoli, si risolve perciò, essenzialmente, nella rievocazione della visita da lui effettuata agli osservatori astronomici delle due principali città del Regno delle Due Sicilie. Lo scienziato descrive, dunque, le caratteristiche fondamentali del sito dell’Osservatorio di Capodimonte, costruito sopra la collina di Miradois. Secondo Mailly la posizione dell’edificio doveva considerarsi alquanto critica, “perché se, da una parte, l’oriz-

zonte pressoché interamente scoperto, la forza del sole, la lontananza dal rumore della città presentano dei grandi vantaggi; dall’altro questi vantaggi sono assai attenuati dall’umidità famigerata della località e dalla sua esposizione

alla violenza del vento del sud, che spira quasi costantemente e ne rende malsano l’abitarvi”. Prima di prendere la via del ritorno alla volta di Bruxelles il 31 maggio del 1858, Mailly dedica due giorni alla visita del Museo posto nel Palazzo degli

Studi, ricco di sculture, mosaici, affreschi, vasi etruschi e cammei, le cui collezioni “di economia domestica”, se ricollocate con l’immaginazione nel contesto delle case pompeiane, “ci introducono alla vita intima dei Romani”.

Il castello di Mondragone Linda Iacuzio L’insediamento fortificato del monte Petrino, in posizione dominante la città di Mondragone (provincia di Caserta), è stato oggetto di un accurato studio di Luigi Crimaco e Francesca Sogliani, pubblicato nel 2001. In esso si legge che la cosiddetta “Rocca di Mondragone” è sita sulla sommità dell’estrema propaggine orientale della dorsale calcarea del Massico, corrispondente - appunto - al monte Petrino (412 m.). Quanto alle sue origini, probabilmente, secondo Crimaco e Sogliani, “una prima fortificazione dovette conservare le caratteristiche di semplice ricetto di soldati, per tutto il periodo medievale e fino all’occupazione normanna, quando la rocca di Mondragone è documentata tra i domini dei conti normanni di

Aversa e tra quelli della contea di Carinola”. Il territorio nel quale è compreso il forte restò in mano ai Longobardi di Capua fino al 1058, data in cui il Principato capuano passò nel dominio di Riccardo, conte di Aversa; i

suoi discendenti lo mantennero sino al principio del XII secolo. Nel 1134, infatti, Ruggero il Normanno conquistò la rocca e la munì di nuove difese. Nel 1192 il castello si trovò conteso tra le forze di Tancredi, re di Sicilia, e quelle

dell’imperatore Enrico VI, che riuscirono a conquistarlo dopo un lungo assedio. Nel 1195 Enrico vendette la rocca a Riccardo, conte di Fondi; il figlio di quest’ultimo, Ruggiero, fu confermato nel possesso della fortificazione dall’imperatore

Ottone. Federico II di Svevia, però, acquisì a sua volta la rocca di Mondragone dal conte di Fondi nel 1221, “nell’ambito del programma di riorganizzazione strategica delle difese del Regno”. Alla metà del Quattrocento, nel corso del conflitto angioinoaragonese, il forte sul Massico assunse un valore strategico decisivo. Assediato e conquistato dalle truppe di Ferdinando I d’Aragona, nel 1462 fu concesso in feudo ai Carafa, che lo tennero fino al 1690. In seguito, la costruzione conobbe un’inarrestabile decadenza dovuta al progressivo abbandono dell’insediamento, in parte già annunciato in età angioina, “quando cominciano a svilupparsi alcuni nuclei abitativi alle falde meridionali del Monte Petrino, i quali daranno poi origine all’attuale centro di Mondragone”.


Cioccolato a rischio estinzione Nel mondo si consuma più cacao di quanto se ne riesce a produrre Domenico Matania L’allarme è stato lanciato dalla multinazionale Mars e dal gruppo svizzero Barry Callebaut: il cioccolato è a rischio estinzione. Non si tratta di una bufala, ma di un dato di fatto se si guardano le stime proposte dalle due multinazionali. Nel mondo si consuma più cacao di quanto se ne riesce a produrre. Gli amanti del cioccolato devono cominciare a preoccuparsi visto che secondo i dati una vera e propria estinzione potrebbe verificarsi già nel 2020, quando la domanda supererà di gran lunga l’offerta provocando reali difficoltà di reperimento della materia prima cacao. La produzione mondiale infatti, non riesce a soddisfare le crescenti richieste: nel 2013 il mondo ha consumato settanta mila tonnellate di cacao in più di quante ne siano state prodotte. Secondo i dati rilasciati dalle multinazionali Mars e Barry Callebaut la differenza tra la

richiesta di cacao e la quantità prodotta crescerà a 1 milione di tonnellate nel 2020; nel decennio successivo il divario potrebbe salire a 2 mi-

lioni di tonnellate. Dati da estinzione! Quali le cause che potrebbero portare alla scomparsa del cacao? Principalmente una

sempre crescente domanda: il consumo, come sottolineato dai dati, è oltremodo maggiore rispetto alle quantità prodotte.

Ma tra le cause risultano anche problematiche ambientali; la produzione di cacao è in calo a causa della siccità e di una malattia, la Monilio-

Dalla Germania la bici elettrica di legno Uniche parti non in legno: le ruote, il cablaggio, il motore Buone notizie per chi si sposta in bicicletta. È stato proposto un nuovo modello di bici elettrica interamente in legno di frassino. Sono trascorsi quasi duecento anni da quando l’inventore tedesco Karl Von Drais nel 1817 diede vita al primo modello di velocipede, antenato della bicicletta. Il modello di Von Drais era in legno e fu brevettato a Parigi l’anno successivo con il nome di “vèlocipède” o di “draisenne” (dal suo cognome). Si trattava ovviamente di modelli ancora lontani da quelle che poi sarebbero state le vere e proprie biciclette: basti pensare che il peso era di circa 22 Kg. Bisogna attendere la seconda metà del diciannovesimo secolo per trovare le prime bici in metallo. Dopo due secoli si torna al legno anche se non è la prima volta che viene ideato un simile modello per il mezzo a due ruote; ma la grande novità è che ora l’intero assemblaggio è realizzato in legno. Il modello realizzato in precedenza (in Olanda) infatti

prevedeva alcune parti del telaio in metallo. La novità invece è stata realizzata dall’inventore e designer tedesco Matthias Broda per la società Aceteam. Le uniche parti non di legno sono le ruote, il cablaggio e il motore elettrico da 250 watt che verrà ricaricato con la pedalata e permetterà al mezzo di percorrere fino a 100 km. Il

primo modello è stato testato a Berlino lo scorso 20 novembre, ma il prodotto sarà messo sul mercato internazionale nella primavera 2015 da Aceateam Berlin. Il costo iniziale, certo, non sarà accessibile a tutti: circa 5000 dollari, prezzo inizialmente proibitivo insomma! D.M.

phthora - che ha spazzato via tra i 30% e il 40% della produzione globale. Ovviamente una simile situazione potrebbe condurre ad un aumento vertiginoso dei prezzi di mercato del cacao come materia prima e del cioccolato come prodotto finale sul mercato. Ma non tutto è perduto. Secondo Guido Gobino, uno dei leader della nuova produzione di cioccolato in Italia, vede nell’Africa la possibile soluzione ai mali. In alcune zone del mondo, in particolar modo nel continente africano ma anche in Indonesia e al Brasile la produzione di cacao può ancora essere incrementata.


Bohemian Guitars: riciclando si cambia musica! Contenitori di latta per olio diventano chitarre Cristina Abbrunzo La musica è un’arte ed una passione senza tempo che mette d’accordo persone di ogni età e provenienza: c'è chi ama il genere classico, chi si cimenta con il rock, il jazz o il pop ma, a prescindere dal genere, protagonista assoluto è lo stesso strumento. La scelta è vasta, si va dal pianoforte alla chitarra, dal violino al flauto, dal clarinetto all’arpa etc., ognuno può rincorrere la propria vocazione. Coloro che però desiderano unire l'utile al dilettevole, ovvero l’amore per la musica all’attenzione per l’ambiente, possono fare dell’arte del riciclo pane per i propri denti. Proprio così, da oggetti di uso quotidiano che, una volta terminato il loro uso sarebbero destinati al cassonetto, è possibile realizzare degli strumenti musicali: parola di Bohemian Guitars, società nata dalla fantasia e dalla creatività dei fratelli Adam e Shaun Lee che, insieme a due amici, hanno deciso di servirsi dei recipienti di latta dell’olio per realizzare insolite chitarre. Il progetto, lanciato lo scorso anno tramite il sito Kickstarter, in pochissimo tempo ha riscosso un grande

successo in quanto ha un nobile fine: rendere la musica non un bene di lusso bensì un mezzo alla portata di tutti. Il target di riferimento sono tutti i “Bohemian”, ovvero gli spiriti liberi che non si fanno imprigionare dalle imposizione sociali bensì vivono se-

condo proprie regole basandosi su valori quali l'amore, la libertà e la verità: concetti questi che i fondatori vogliono trasmettere attraverso i loro prodotti. L’idea viene da lontano, dalla città natale dei due fratelli, Johannesburg, in Sudafrica, là dove hanno preso

spunto proprio dai musicisti locali ammirando come, da materiali di scarto, riescono ad ottenere ottimi suoni. Non sono infatti indispensabili costosi legni esotici, l’alta qualità può essere garantita anche in modo sostenibile, eludendo i canali tradizionali

I Riciclato Circo Musicale: l’esempio nostrano La band italiana che inventa e suona strumenti riciclati "Non buttate via mai niente, anzi suonatelo": questo invece lo slogan de I Riciclato Circo Musicale, l’esempio nostrano di come sia possibile realizzare la ricerca di un nuovo sound attraverso strumenti musicali autoprodotti. I Riciclato Circo Musicale sono una formazione marchigiana che ha fatto della riscoperta della manualità il proprio scopo. Composta da quattro "musicanti", come amano farsi chiamare Andrea Accoroni, Simone Bellezze, Alessandro Ferrato, Massimo Prigigallo, dal 2006 suonano per i festival di strada, locali e teatri. Il loro repertorio è composto da brani e composizioni originali suonati con l'esclusivo utilizzo di strumenti musicali auto-costruiti con materiali di recu-

pero ed oggetti di uso comune. Le loro composizioni spaziano tra diversi generi musicali, dalla World Music al Trip Hop, dal Latino al Reggae, dal Rock alla musica Techno. I Riciclato Circo Musicale trasformano i rifiuti solidi urbani in strumenti musicali e in scenografie. Lo scopo delle loro azioni è mosso dalla ricerca timbrica e ritmica, suonano e costruiscono strumenti musi-

cali utilizzando rifiuti e oggetti non convenzionali. Con lo spirito della sperimentazione sonora continua, utilizzando oggetti che possiamo trovare in casa, in cantina o addirittura rigenerando cose che normalmente sono destinate alla spazzatura, inventano i loro "strani" strumenti. Da alcuni anni i “RCM” stanno esplorando il mondo dei nuovi rifiuti tecnologici e del loro riutilizzo attraverso la musica, questa deformazione professionale votata alla ricerca ha spinto il gruppo ha creare un nuovo genere musicale, appunto l’Elettrodomestica. Un universo di suoni incredibili, prodotti usando rifiuti e materiali di scarto elettronici come vecchie radio o elettrodomestici vari. Questi rifiuti con-

temporanei hanno generato una nuova famiglia di strumenti, quindi un nuovo stile di musica fatto di composizioni e brani originali che mescolano timbri inaspettati allo stile world/pop dei Riciclato Circo Musicale. Il Casalingatore (un sintetizzatore analogico fatto di casalinghi, elettrodomestici e giochi elettronici per bambini), il Radiomin (un complesso di radio am/fm che suona come un Theremin), il Vignarolophon (un asciugacapelli che suona come un flauto) e decine di altri strumenti musicali incredibili, tutti costruiti trasformando materiali di scarto, compongono lo strumentario dei Riciclato Circo Musicale che vi sorprenderà ad ogni ascolto. C.A.

e recuperando rottami di metallo, legno, varie parti di vecchie chitarre così come lattine di olio etc. Tutti possono fornire il proprio contributo: inviando infatti parti di chitarre inutilizzate e lattine di olio, si otterranno in cambio "Boho Points", ovvero una sorta di buoni che permettono di avere sconti sul sito Bohemian Guitars . Ma non è tutto. La società, partendo dalla filosofia che la musica è una lingua universale che permette di comunicare alla gente di ogni dove, ha messo a punto il programma Far Out Fridays attraverso il quale promuove l'educazione musicale dei giovani donando una chitarra per ogni modello che viene venduto, ogni venerdì, ad associazioni partner al fine di rendere i bambini bisognosi di oggi i musicisti di domani. Ogni vendita avrà, inoltre, un piacevole risvolto: infatti, grazie alla collaborazione con Trees for the Future, verrà piantato un nuovo albero, un gesto di grande importanza che consente ai paesi in via di sviluppo di ripristinare la copertura arborea delle loro terre e, allo stesso tempo, contribuisce a preservare i mezzi di sussistenza fondamentali per costruire un futuro sostenibile.


L AVORO E PREVIDENZA

Anche il licenziamento cambia Eleonora Ferrara Si lavora alacremente, tanto a Palazzo Chigi, quanto al Ministero del Lavoro, per delineare i contorni del decreto contenente la nuova disciplina del contratto a tutele crescenti. Relativamente alla questione dei licenziamenti, la nozione di “giustificato motivo oggettivo” potrebbe ricomprendere anche la fattispecie di “scarso rendimento”. Per quanto attiene, invece, ai licenziamenti disciplinari, la tendenza è quella di orientarsi verso la possibilità di reintegro nel posto di lavoro, soltanto nei casi di “non sussistenza del fatto materiale”. La tutela reale, oggi, è prevista unicamente in due ipotesi, più precisamente allorquando il fatto non sussiste e nel caso in cui il medesimo fatto rientri fra i comportamenti punibili con una sanzione conservativa, tenuto conto dei contratti collettivi nazionali di lavoro, nonché dei codici disciplinari applicabili. La fattispecie dei licenziamenti per motivo economico e organizzativo, senza alcuna possibilità di reintegro, dovrebbe includere anche lo scarso rendimento. Il giuslavorista Pietro Ichino sostiene, difatti, che “ già oggi la giurisprudenza è pacifica sul punto che lo scarso rendimento può costituire anche giustificato motivo oggettivo di licenziamento”. Non è dello stesso avviso Cesare Damiano, per il quale la nozione dello scarso rendimento è “ per sua natura fortemente arbitraria per licenziare un lavoratore”. La soluzione ipotizzata dal Governo, in merito ai licenziamenti disciplinari, sembra consistere in una piccola modifica della legge Fornero. A tal proposito, il senatore Maurizio Sacconi è del parere che “ in coerenza con i principi della delega, la reintegra deve essere limitata ai soli casi di licenziamento discriminatorio o infamante”. Intendimento del Governo sarebbe, in effetti, quello di ridurre, in modo drastico, il contenzioso, lasciando la gestione del licenziamento alle singole parti, ossia datore di lavoro e lavoratore. Si ritiene, tuttavia, che la conciliazione vada sostenuta, in quanto l’indennizzo offerto dall’impresa non potrebbe chiudere, esclusivamente, il licenziamento, dato che una volta accettata la somma, il lavoratore potrebbe

fare causa in merito ad altri aspetti del rapporto di lavoro. Si sostiene, quindi, che sarebbe opportuno consentire conciliazioni omnicomprensive, tanto presso le direzioni provinciali del lavoro, quanto in sede sindacale, con il riconoscimento dell’Aspi ed, eventualmente, di incentivi all’esodo. Sebbene molti siano gli aspetti dell’Aspi ancora da definire, i tecnici sostengono che, in ogni caso, ci sarà. Si sta affermando l’ipotesi che l’accesso alla nuova Aspi, potrebbe avvenire anche con sole tredici settimane di contratto, soglia attualmente prevista per le mini Aspi. Da un approfondimento sulla questione licenziamenti, è emerso che la legge delega intende parificare i licenziamenti delle piccole e medie imprese, con quelli delle grandi imprese, e tutto ciò è in stretta continuità con quanto ha costituito esplicita richiesta normativa al Governo da parte di Confindustria, col documento “ Proposte per il mercato del lavoro e per la contrattazione” dello scorso maggio.

Viaggio nelle leggi ambientali ECOSOLUZIONI Nell’ambito del programma comunitario Horizon 2020, che consente di finanziare iniziative innovative con contributi a fondo perduto pari al 100% della spesa, sono stati pubblicati due bandi, con scadenza al 21 aprile 2015, aperti anche agli enti locali. I bandi verteranno su soluzioni e strategie eco-innovative, nonchè sull’impiego sostenibile degli scarti agricoli e sulla cooperazione per la gestione delle materie prime: i progetti potranno infatti riguardare: la prevenzione della produzione dei rifiuti, il trattamento, la raccolta, il recupero ed il riciclaggio degli stessi, l’elaborazione di strategie innovative e sostenibili per la prevenzione e la gestione dei rifiuti nelle aree urbane. Nel settore agricolo si intende inoltre incentivare l’uso efficiente dei rifiuti, coprodotti e sottoprodotti agricoli. Il progetto deve prevedere attività innovative, ossia finalizzate a creare nuove conoscenze e tecnologie. Le relative domande potranno essere presentate attraverso il portale all’indirizzo http://ec.europa.eu/research/participants/portal/desktop/en/hom e.html REGIONE CAMPANIA Con D.P.C.M. 18 settembre 2014 presso la

Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato istituito il Comitato interministeriale per gli interventi di prevenzione del danno ambientale e dell’illecito ambientale ed il monitoraggio del territorio della regione Campania. Tale Comitato, la cui istituzione è stata prevista dall’art. 2, comma 1, D.L. 10 dicembre 2014, n. 136, è presieduto dal Ministro dell’ambiente ed è composto da vari Ministri (Interno, Politiche agricole, Infrastrutture e trasporti, Salute, Beni e attività culturali, Difesa) nonché dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio delegato. Ai lavori del Comitato partecipa

altresì il Presidente della Regione Campania. L’art. 2 del D.P.C.M. in esame elenca i compiti del Comitato, consistenti in: a) predisposizione degli indirizzi per l’individuazione ed il potenziamento di azioni e interventi di prevenzione del danno e dell’illecito ambientale, il monitoraggio, anche di radiazioni nucleari, la tutela e la bonifica nei terreni, nelle acque di falda e nei pozzi della regione Campania individuati con i decreti interministeriali di cui all’art. 1, comma 6, del D.L. n. 136 del 2013 (vale a dire i terreni che non possono essere destinati alla produzione agroalimentare ma esclusivamente a colture diverse in considerazione delle capacità fitodepurative, nonché quelli da sottoporre ad indagini dirette); b) supervisione delle attività della Commissione di cui all’art. 2, comma 2, del decreto-legge n. 136 del 2013; c) predisposizione, con cadenza semestrale, di una relazione, da trasmettere alle Camere, contenente quadro aggiornato delle procedure di bonifica e messa in sicurezza dei siti inquinati, lo stato di avanzamento specifico dei lavori e dei progetti, nonché il rendiconto delle risorse finanziarie impiegate e di quelle anA.T. e E.F. cora disponibili.


Veramente ci sono persone secondo cui farsi lo yogurt in casa rappresenta il primo passo verso un'umanità sobria e responsabile?

PERCHÉ RALLENTARE NON È LA SOLUZIONE Orti in città, rinuncia al superfluo, marmellate fatte in casa, austerità, chilometro zero, economia circolare, sono alcuni dei cavalli di battaglia dei predicatori della decrescita felice. Poi ci sono i puristi con il predicozzo facile facile che inizia con: “Guarda quanta dignità hanno i contadini poveri, ci fanno sentire ridicoli. Di fronte a loro ci scopriamo brutti, rumorosi, avvelenati dall'inutile, curvi sui cellulari”. Siete sicuri di sapere che cosa vogliono e come vivono i contadini poveri del Perù? A tutti questi guru non gliene frega più di tanto, per loro conta l’eccitazione estetica che provano nel loro intimo, quella sorta di estasi emozionale che usano per farti sentire in colpa. Alcune settimane fa è uscito

nelle librerie: “Contro la decrescita. Perché rallentare non è la soluzione”, di Luca Simonetti, edito da Longanesi. L’autore vuole sezionare il totem della decrescita evidenziandone le ingenuità e i luoghi comuni mettendone in risalto la errata visione della società... A proposito di contadini, ad occhio ricordo che mio nonno Andrea, contadino di Castelcicala, per trasformare il suo noccioleto in bene godibile doveva lavorare duramente, impiantare un’organizzazione per la raccolta e trovare un mercato per piazzare il risultato di questo immane lavoro. Simonetti ci dice che: “L'uomo fa integralmente parte della natura, tutte le sue azioni sono eseguite in conformità con essa... Perché l'uomo non può non

seguirla: tutte le sue azioni sono compiute a causa di, o mediante leggi fisiche...sicché un lavandino, un aeroplano o la Nona di Beethoven sono altrettanto naturali di una mareggiata o della grandine”. Questo è solo un esempio, degli innumerevoli descritti dall’autore. E vogliamo mettere uno dei temi che pulsano nel cuoricino dei declinisti che vanno per la maggiore nelle chiese, la distinzione fra veri bisogni e falsi bisogni. Infatti: “Quando date un'occhiata alla lista dei beni di consumo che non hanno una reale utilità, ciò che trovate invariabilmente è una lista di beni di consumo che gli intellettuali di mezza età ritengono di nessuna utilità”. E ti pareva! Sono sempre le mie scelte a suscitare mal-

celato disprezzo, quelle non essenziali e inquinanti. Allora, perché l’idea di decrescita è diventata così di tendenza? Luca Simonetti risponde così: “Alla fine dietro il ragionamento economico che è labile si cela una questione estetica. In una società ricca è facile vedere il lato che non ci piace della modernità e sognare di fare ritorno ad un prima assolutamente astorico. Il rischio di questo atteggiamento è però quello di partire da problemi reali per proporre soluzioni irreali che mettono in discussione la modernità in sé”. E uno Stato in cui qualcuno decidesse cosa è necessario consumare per vivere, e cosa non lo è, non diventerebbe uno Stato totalitario? A.T.

RITROVARE IL SENSO DEL LIMITE Andrea Tafuro Per comprendere la nozione di decrescita è indispensabile partire dalla differenziazione tra merci e beni d’uso. La merce è un bene creato per il mercato in vista di un profitto e dotato quindi di un prezzo. In teoria non c’è nessuna relazione tra l’aumento quantitativo delle merci, progresso e diffusione del benessere. Negli anni settanta del ‘900 abbiamo capito che l’aumentare delle quantità di merci prodotte per il mercato è sempre più correlato a indicatori precisi di un diminuito benessere della maggioranza della popolazione e di una minore libertà individuale. Pertanto è importante evidenziare che la

decrescita non è il rifiuto dell’agiatezza economica, perché si riferisce alle merci e all’incorporazione di energia e materie prime nei prodotti. Quindi è prendere atto del fatto che è necessario non già di fruire di meno beni,

quanto di consumare meno merci, meno energie e meno territorio. Possiamo fare svariati esempi dove c’è corrispondenza tra una minor quantità di beni e una vita migliore, libera e sana. Parto da me, se e dico se, man-

giassi in modo più sano otterrei il risultato di non consumare prodotti industriali sofisticati e manipolati. Questo è il caso in cui mi privassi di qualcosa, ma c’è anche il caso in cui posso accrescere la mia disponibilità di beni e servizi, anche in un contesto non di sviluppo, ma di decrescita.Immaginiamo che il nostro sistema statale produca e faccia rispettare leggi che riducano drasticamente i rischi di contatto nell’ambiente con sostanze patogene. In una tale situazione il cittadino fruirebbe di migliori servizi sanitari e potrebbe maggiormente disporre di quei beni preziosi che sono cure mediche attente alle persone e basate su buone informazioni am-

bientali, nel quadro non di uno sviluppo, ma di una decrescita dell’economia. Per non parlare delle conseguenze negative per l’ambiente naturale, infatti il danneggiamento dell’ambiente, si traduce in pessima qualità dell’aria, accumulo di rifiuti non smaltibili senza danni, nocività degli alimenti. La crescente invivibilità dell’ambiente per effetto dello sviluppo è una tale evidenza, di cui ciascuna persona psichicamente sana ha percezione quotidiana, che per negarla bisogna essere o privilegiati che hanno ancora per lungo tempo i mezzi per sottrarsi a gran parte delle sue venefiche conseguenze, o sciocchi resi tali da una radicale atrofia dell’anima.


Natale 2014

Foto di Fabiana Liguori


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