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Redazionale semiserio

Chi salverà...

Bentornati cari lettori del Caterpillar! In occasione del Carnevale - appena trascorso a Bergamo e appena iniziato a Milano - proponiamo uno scoop in anteprima mondiale, roba che neppure i mega hacker di Wikileaks hanno scovato: la vera storia del Carnevale. Tenetevi forte alle sedie, aguzzate l’udito e non fatevi distrarre da nulla, men che meno dai vostri profe (non che ci voglia molto), perché la Redazione del Cater - in collaborazione coi registi di Voyager e l’estetista di Raz Degan di Mistero - ha scoperto quel che i governi di tutto il mondo, in combutta con la Santa Romana Chiesa Cattolica Apostolica di Longuelo, tentano di nascondervi. Tutto iniziò a Pompei dove la suddetta armata Brancaleone, su richiesta del pallido ministro Bondi, stava sterilizzando qualche migliaio di cani randagi che si erano rifugiati nelle antiche domus per evitare la puzza della montagna di rifiuti campani. Lì, tra l’evirazione di un cocker pezzato e la vasectomia di un mastino napoletano scoprimmo qualcosa di straordinario: sulla parete della casa del vecchio senatore pompeiano Gaio Sulpicio c’era un enorme affresco di centimetri 15x22. Che cosa diamine rappresentasse il dipinto non era facilissimo da capire, visto che l’usura del tempo, la sporcizia e le orinate dei cani ne rendevano piuttosto complicata la lettura. Per fortuna l’estetista di Raz Degan, di gran lunga il più intellettuale della compagnia, comprese subito che l’opera raffigurava l’originario Carnevale romano. Quando anche il resto della compagnia riuscì a decifrare quegli scarabocchi (in sole cinque o sei ore di), risultò chiaro che l’estetista di Raz Degan era di gran lunga anche il più guardone della compagnia. Non si può certo dire infatti che l’antico Carnevale brillasse per sobrietà e decoro, e la visione, per nulla adatta ai minori di anni 36, era pregna di sconcezza: da una parte c’erano gli schiavi che, nel giorno in cui tutto vale, trattavano i padroni con fare particolarmente burlone e a tratti vendicativo (in pratica li stavano massacrando). Dall’altra un rispettabile gladiatore tagliagole in onore del Dio Bacco si ubriacava dentro una botte di vino, e sullo sfondo parecchi uomini e donne rigorosamente ignudi si ammonticchiavano gli uni sopra gli altri mimando gesti impudici e libidinosi (ma sempre rigorosamente in onore del Dio Bacco). Il tutto in 15x22 centimetri. Al che qualche domanda sorse spontanea.

Ma i pittori e i senatori romani erano tutti pervertiti e scostumati? E soprattutto, perché mai una festa genuina e gioiosa come il Carnevale pagano è giunta fino a noi totalmente snaturata e degenerata? Per risolvere queste pruriginose questioni, la compagnia decise di approfondire gli studi e scovò informazioni copiose e dettagliate su fonti attendibili quali Yahoo!Answers e Nonciclopedia. Così tutto divenne più chiaro: il Carnevale pagano ebbe vita facile e felice per millenni, finché, intorno all’anno 1065 ab urbe condìta, salata et magnata, fu eletto papa niente popò di meno che don Castorus Bigottitor, parroco della sopraccitata Santa Romana Chiesa eccetera di Longuelo. Costui impose un regime tremendamente bacchettone, moralista e noioso, talmente noioso che ormai il Carnevale era poco più di pausa di digiuno e preghiera tra quella porcheria esterofila di Halloween e la Quaresima. Eppure, nonostante queste dure condizioni, imperatori e re dell’epoca non si ribellarono, anzi ubbidirono ai voleri dell’ormai Papa Castoro, pur di soddisfare la loro inesauribile ingordigia di particole. Fu allora che il Carnevale pagano divenne Carnevale Cristiano (dal nome di battesimo del capo della ditta che sponsorizzava l’evento) ed i bordelli di piazza furono spazzati via da un’ondata di marmocchi deliranti e squilibrati, tutti travestiti da Zorro e pronti a sommergere intere metropoli con quantitativi mastodontici di coriandoli, stelle filanti e schiuma da barba. È una fortuna quindi che, nonostante questo colossale complotto giudaicoclericocriptocattofasciocomuni-

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il Carnevale?

Redazionale tragicomico

Bentornati cari lettori del Caterpillar! In occasione del Carnevale – appena trascorso a Bergomum e appena iniziato a Mediolanum – abbiamo in serbo per voi uno scoop in anteprima mondiale, roba che neppure i mega hacker di Wikileaks sono riusciti a scovare: la vera historia del Carnevale. Tenetevi forte sulle sedie, aguzzate l’udito e non fatevi distrarre da nulla, men che meno dai vostri profe (non che ci voglia molto), perché la Redazione del Cater - in collaborazione coi registi di Voyager e l’estetista di Raz Degan di Mistero - ha scoperto quel che i governi di tutto il mondo terracqueo, con la sacra e santa ecclesia romana cattolica apostolica eccetera di Bergomum, tentano di nascondervi. E vi stupirà con un revival di greche feste dionisiache e saturnali romani. Tutto iniziò a Pompei, proprio tra le calende e le idi di un mese di marzo di tanti secoli fa. Ivi la suddetta “armata Brancaleone”, su incarico del tribuno Sandro Magno Bondum, stava sterilizzando qualche migliaio di cani randagi che si erano rifugiati nelle antiche domus per evitare la puzza della montagna di rifiuti campani. In quel loco ameno, tra l’evirazione di un cocker pezzato e la vasectomia di un mastino napoletano scoprì qualcosa di straordinario: sulla parete della casa del vecchio senatore pompeiano Gaio Sulpìcio c’era un enorme affresco di centimetri 15x22. Che cosa diamine rappresentasse il dipinto non era facilissimo da capire, visto che l’usura del tempo, la sporcizia e le orinate canine ne rendevano piuttosto complicata la lettura. Per fortuna l’estetista di Raz Degan, sine ulla dubitatione l’intellettuale della compagnia, comprese, festinato festinatim, che l’opera raffigurava l’originario Carnevale romano. Quando anche il resto della compagnia riuscì a decifrare quegli scarabocchi picti (in sole cinque o sei ore di meridiana), risultò chiaro che

staeccetera, esista ancora qualche sacca di resistenza dov’è praticato l’antico culto. Si tratta di lontane isole felici come Rio de Janeiro, dove giovani fanciulle seminude e stordite da musiche logorroiche ballano a ritmo di conga sopra trabiccoli usati a mo’ di strip club ambulanti, circondate da tanti brasilioti spesso dalla dubbia sessualità. Oppure, nella nostra terra natìa, si possono citare l’eccezione di Arcore, dove gli eredi di Silvius Berlusconum, indimenticato proconsole della Brianza, praticano più o meno le stesse usanze di Rio, ma indoor (per evitare gli attacchi kamikaze dell’Emirato Integralista Ortodosso del Tribunale di Milano). Ergo, la situazione del Carnevale moderno è disperata. Ma non tutto è perduto. Anzi, ora più che mai l’umanità è al bivio: può mantenere lo status quo, dimentica dei bagordi di cui quello zozzone del divo Bacco le ha fatto dono sin dalla notte dei tempi, oppure può tornare allo splendore delle sue origini, quando ancora esprimeva la sua rubiconda giocosità ubriacandosi e ballando selvaggiamente. Attendendo sul carro del Caterpillar di mezza Quaresima, Taro

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l’estetista di Raz Degan era sine ulla dubitatione anche il guardone della compagnia. Non si può certo dire che l’antico Carnevale brillasse per sobrietà e decoro. Il pictor s’era concesso più liceità di quelle permesse nel regno di Semiramide; la sua opera, adatta ai maggiori di una certa età, rappresentava, da una parte, gli schiavi che, nel giorno in cui tutto vale, trattavano i padroni con fare particolarmente burlone e a tratti vendicativo, dall’altra un rispettabile gladiatore tagliagole che si ubriacava in onore del dio Bacco, all’interno di una botte di vino come Diogene, mentre uomini e donne rigorosamente ignudi si ammonticchiavano gli uni sopra gli altri mimando gesti impudici e libidinosi (sempre in onore del dio Bacco). Il tutto in 15x22 centimetri. Qualche domanda sorse spontanea. Ma i pittori e patrizi romani erano tutti pervertiti? e, soprattutto, perché mai una festa genuina e gioiosa come il Carnevale pagano è giunta fino ai nostri tempi totalmente snaturata e degenerata? Per risolvere queste pruriginose questioni, la compagnia decise di approfondire gli studi e scovò copiose informazioni e dettagliate su fonti attendibili quali Wikipedia, Nonciclopedia e Yahoo!Answers. Così tutto divenne più chiaro: il Carnevale pagano ebbe vita facile e felice per secoli, finché, intorno all’anno 1065 ab urbe condìta et salata et magnata, fu eletto prevosto della sopraccitata ecclesia di Bergomum niente popò di meno che Castorus detto Bigottitor. Costui impose un calendario di tutte domeniche, talmente noioso che festività non ancora comandate come il Carnevale divennero amene pause di digiuno e preghiera, in questo caso tra quella porcheria esterofila di Halloween e il lungo eremitaggio della Quaresima. Eppure, nonostante queste dure condizioni, imperatori e re dell’epoca non si ribellarono, anzi ubbidirono ai voleri del Castoro, pur di soddisfare la loro inesauribile ingordigia di particole. Fu così che il Carnevale pagano divenne Carnevale cristiano (dal nome del capo della ditta che sponsorizzava l’evento) e i soli due costumi ammessi furono quelli di angioletto alato e di diavoletto cornuto. Fu allora che i bordelli di piazza furono spazzati via da un’ondata di marmocchi deliranti e

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squilibrati, pronti a sommergere intere urbes con quantitativi mastodontici di coriandoli, stelle filanti e schiuma da barba. Tutti travestiti. Da angioletti buoni e da diavoletti cattivi. Ma, poiché tutto vale a Carnevale, la dura lex non fu sed lex. E, nel giro di qualche bruscolino di secolo, le urbes traboccarono di interi cast di acuti caratteri teatrali e riconoscibili personaggi d’epoca e infine furono prese d’assalto da fantastiche legioni di eroi e supereroi ipermitologici, tra cui testuggini combattenti, zorri duellanti, superuomini volanti, uominiragno “rampicanti”, maghetti e fatine brillanti, e via scrivendo per participi presenti. Erano idee che si prendevano beffe delle idee, lasciandosi alle spalle i confini dello spazio-tempo e della realtà-finzione, denudando con maschere l’uomo e dissacrandone miti e mode, irridendone virtù e vizi, squadernandone abitudini e certezze, «L’uomo è un animale vestito...», come cita l’umorista Luigi Pirandello. Così scrive Ernesto Ragazzoni, poeta scapigliato: «Se ne vedono pel mondo / che sono osti, cavadenti, / boia eccetera o, secondo / le fortune, Gran d’Orienti. / C’è chi taglia e cuce brache, / chi leoni addestra e ingabbia, / chi va in cerca di lumache. / Io fo buchi nella sabbia. / I poeti, anime elette, / riman laudi e piagnistei / per amore di Giuliette / di cui mai sono i Romei. / I fedeli questurini / metton margine alla rabbia / di colpevoli assassini. / Io fo buchi nella sabbia. / Sento intorno sussurrarmi / che ci son altri mestieri, / beh scolpite marmi, / combattete il Beri Beri, / coltivate ostriche a Chioggia, / filugelli in Ca’ de Nabbia, / fabbricate parapioggia. / Io fo buchi nella sabbia. / O cogliete la cicoria / e gli allori, a voi, Dio v’abbia / tutti quanti in pace e in gloria. / Io fo buchi nella sabbia». Ergo, lo status quo del Carnevale è paradossale e l’umanità al bivio: può continuare a ingrigirsi e impolverarsi, dimentica dei bagordi di cui l’impudicus divo Bacco le faceva dono sin dalla notte dei tempi, oppure può tornare allo splendore delle sue origini ed esprimere festive la sua rubiconda giocosità ubriacandosi nelle locande, ballando selvaggiamente per selve, componendo versi goliardici nelle scuole. Dal carro del Caterpillar di mezza Quaresima, vi restituisce la linea …ops… la riga Taro e la Redazione


Cronaca Interna dalla Fantascuola che non avreste mai immaginato

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È Bello quel che è bello o è bello quel che piace? Bellezza. Leggendo questa parola, la vostra mente si sarà immediatamente collegata a quel che più vi affascina in una persona: forse lo sguardo, il fisico, i capelli... insomma, una delle infinite caratteristiche fisiche che risultano soggettive, che vi appartengono, ma che vedete e apprezzate in altri ragazzi e ragazze. Il bello, così concepito, è la prima cosa che si nota in una persona: prima ancora di parlarle, si è in grado di pensare se questa sia o non sia bella, secondo soggettivi parametri. Si tratta di un insieme di aspetti che delineano fisicità e atteggiamento, ossia quel che modella l’esteriorità di una persona e si può cogliere nell’immediato, intuire all’istante. D’altronde, come ha citato un insegnante di storia dell’arte del nostro liceo, «non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace». La bellezza è di rado concepita al modo degli esteti, quale valore assoluto. È ritenuta un valore relativo, tutt’al più soggetto a omologazioni e omologante. L’idea del Bello ha ormai assunto un carattere del tutto personale, che colpisce e assorbe l’attenzione delle persone al punto da condurle a identificare nel giudizio individuale il vero senso della bellezza. La bellezza ha dunque un senso? quale? Questione che tutte le arti si sono poste e hanno rivolto al loro pubblico di visitatori, spettatori, lettori. Una definizione che la risolva non esiste. Si può comunque ricordare qualche aforisma o citazione, qualche pensiero entrato nell’opinione comune. Per William Shakespeare «la bellezza tenta i ladri più dell’oro». Scrive Oscar Wilde: «La Bellezza è l’unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana: le filosofie si disgregano come la sabbia, le credenze si succedono l’una sull’altra, ma ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni e un possesso per tutta l’eternità». Nel pensiero pessimista di William Somerset Maugham (scrittore e commediografo, Parigi 1874 - Nizza 1965, ndr), «La bellezza è estasi; è semplice come il desiderio del cibo. Non si può dire altro sostanzialmente, è come il profumo di una rosa: lo puoi solo odorare». Virginia Woolf rileva che «la bellezza del mondo ha due aspetti, uno di riso, l’altro di ango-

scia, che taglia il cuore in due». Ovidio avverte che «la bellezza è un dono fragile». E, come sostiene Gandhi, «la vera bellezza, dopo tutto, sta nella purezza di cuore». Ma si può anche sconfinare oltre gli aforismi e le citazioni. Ad esempio, sul concetto del Bello ragiona il filosofo Platone. Il suo pensiero si sviluppa sulla ‘dottrina delle idee’. Idee sottratte al divenire e immutabili: sia rappresentazioni di una realtà intellegibile, percepibile solo con gli ‘occhi’ della mente, sia elementi compartecipi alle cose sensibili, percepibili mediante i sensi. La bellezza viene così concepita da Platone, come un’idea e come modello al quale commisurare tutte le cose, per definire quali sono belle e quali no e per riconoscerle appunto come belle. L’idea del bello risulta quindi il paradigma di tutto quel che può essere bello, in quanto rappresenta il grado più alto della bellezza. Non solo. La bellezza, secondo Platone, costituisce il tramite attraverso il quale l’anima può superare i limiti del mondo sensibile e raggiungere il mondo ultraterreno delle verità assolute. Le cose belle si mostrano agli occhi in modo immediato ed evidente rispetto ad altre ed esercitano una grande forza d’attrazione. E il bello, nel pensiero greco, corrisponde al bene e chi contempla il bene raggiunge la felicità. Naturalmente il corso della storia ha visto definire concetti e mutare le loro interpretazioni col mutare di concezioni della realtà, correnti di pensiero, movimenti, innovazioni eccetera. Se l’idea maschile di bellezza secoli fa era incarnata da una donna grassottella, con fianchi larghi, gambe dritte, seni piccoli, doppio mento, braccia grosse, viso tondo con labbra sottili, al giorno d’oggi essa - molto influenzata dalla televisione - assume caratteristiche opposte: si rispecchia in una donna ideale alta, magra e longilinea con labbra carnose e seno prorompente. La bellezza risulta così mutevole e immediata, soggettiva e oggettiva, comunque influenzata dal periodo in cui viene considerata.

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Leo


Miss e Mr Mascheroni servizio a cura di Leo Cari lettori, quest’anno la redazione del Cater ha indetto un concorso di bellezza tra le studentesse e gli studenti del nostro Liceo. Non è la prima volta, ma è forse quella buona. Tutto è dipeso da voi, che avete scelto il più intrigante Mr studente e la più seducente Miss studentessa. La Redazione ha adottato un modo semplice e veloce per votare. Circa un mese fa ha aperto una votazione sul forum www.liceomascheronicaterpillar.tk, dove vi ha chiesto di candidare una ragazza o un ragazzo del nostro liceo al titolo di Miss o di Mr Mascheroni. Dopo mille perizie, dopo aver cercato di sgamare e invalidare la maggior parte dei voti di quelli che, con somma astuzia, hanno votato la stessa volta dieci o venti volte di fila (ciao Tito Caio), siamo finalmente giunti al fatidico verdetto. Gli schemi illustrano brevemente gli esiti delle votazioni. Trentatré le candidate e trentadue i candidati a cui avete deciso di affidare questi prestigiosi titoli. In particolare tre ragazze e altrettanti ragazzi si sono contesi la vittoria… finendo per così dire sul podio. And the winners are…

Votazioni Miss Mascheroni  

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Votazioni Mr Mascheroni

  Come avete potuto notare i vincitori del concorso Miss and Mr Mascheroni 2010-2011 sono‌

‌Claudia Reniero di 5^D e Sebastiano Cerullo di 3^! 9


I due vincitori del concorso si raccontano in esclusiva per i lettori del Cater

Reniero: «Miss come tutte le ragazze del Masche» A Cerullo piacciono dolci belle intelligenti di polso Eccoli, Claudia Reniero e Sebastiano Cerullo. Voi li avete scelti, li avete sostenuti. Ora loro si raccontano in esclusiva per voi. Il Cater festeggia la mitica e frizzante Claudia, che ha animato la redazione fino all’anno scorso, e si congratula con il gettonatissimo Sebastiano. Ti saresti mai aspettata/o nella tua vita di ricevere un titolo tanto prestigioso? Claudia: «Ne ho ricevute anche di più importanti al Cre. Anche essere stata Presidentessa della commissione annuario è stato un grande onore! Scherzo, comunque no, non me lo sarei mai aspettata». Sebastiano: «Sì, non è che sia ’sto gran traguardo, è solo l’inizio!» Perché, a tuo giudizio, hai conquistato tanti ammiratori? Claudia: «Mah, sinceramente non penso siano molti… Forse sono quelli che ho minacciato per i dati e le foto dell’annuario... Non saprei proprio». Sebastiano: «Perchè l’importante non è essere belli, ma piacere. E modestamente io piaccio! Tirando le somme, di bei musini ce n’è pieno il mondo, è il fascino che conta!»

sembrare scontato. Comunque il sorriso e le spalle; sì mi piacciono quelli un po’ spallati». Sebastiano: «Il carattere: lei deve essere dolce e, allo stesso tempo, sapermi tenere in riga». Come dovrebbe essere l’appuntamento ideale? Claudia: «Allora, bella domanda… Beh, primo appuntamento? Classico... un gelato... no, forse no, perchè sfortunata come sono o mi cadrebbe o mi sporcherei. Comunque, un frappè e una passeggiata in un parco; di certo farei scegliere a lui il posto, giusto per metterlo alla prova ;)». Sebastiano: «Caffè, cinema. Oppure si sfodera la galanteria e cenetta. Per le ragazze: non fate le preziose e limonate appena possibile!»

Credi di possedere delle particolari caratteristiche, non solo fisiche, che possano averti condotto alla vittoria? Claudia: «Sì, sono stra simpatica, imbranata, la regina delle figuraccie. Ma, sinceramente, mi considero una ragazza normale, so benissimo come sono: due occhi e uno specchio a casa li ho anche io. Ce ne sono 1000 - come mi ha fatto “dolcemente” notare un mio compagno di classe - di ragazze più belle di me al Mascheroni... Evidentemente qualcuno sapeva il mio nome e mi ha votato. Comunque no, non credo di aver niente in più di nessuno». Sebastiano: «Di caratteristiche nessuna in particolare, forse il ciuffo».

A San Valentino hai ricevuto dichiarazioni d’amore inaspettate? Claudia: «Ehm... no...». Sebastiano: «No, perchè sono impegnato da tempo immemore e la mia ragazza incute terrore!»

Che cosa ti affascina di più in un/una ragazzo/a? Claudia: «Vorrei dire gli occhi, ma potrebbe

Come trascorri il tuo tempo libero?

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Claudia: «Mi piace andare a trovare i miei amici a casa o accompagnare in giro mia sorella. Diciamo che in generale non mi piace stare a casa mia». Sebastiano: «Uscite con gli amici, aperitivi, categorici. A volte, film con divano, coperta e ragazza». La colonna sonora della tua vita? Claudia: «Non ce n’è una in particolare… Dicia-

fare pace, sono disposta a dargli ragione (anche avendola io). Sono disponibile, solare, non lunatica... Sì, dai, sotto questo punto di vista credo di avere una bella personalità e un bel carattere anche se molte volte cado nello zerbinaggio». Sebastiano: «Esuberante». Coltivi qualche passione? Claudia: «Sì, la pallavolo». Sebastiano: «Sì, il calcio e le donne». Hai mai compiuto follie per amore? Claudia: «Sì! Decisamente! Ho fatto regali assurdi, spendendo più di quanto spenderei per me stessa!». Sebastiano: «Sì, 8 kilometri di corsa per chiedere scusa alla mia ragazza». Biondo/a o moro/a?  Claudia: «Allora, biondo non mi piace, sono più per il castano; alcuni mori non son niente male..;)».                                       Sebastiano: «Mora tutta la vita». Alto/a e palestrato/a o semplicemente sportivo/a? Claudia: «Semplicemente sportivo». Sebastiano: «Bassa e magra».

mo che tra le mie canzoni preferite c’è in “Too deep” dei Sum 41, “I’m yours” di Jason Mraz… Ascolto tanta musica». Sebastiano: «La sigla di Johnny Bravo». Come dovrebbe essere il/la tuo/a principe/ essa azzurro/rosa? Claudia: «Partendo dal presupposto che il principe azzurro non esiste, di sicuro dovrebbe volermi e trattarmi bene, essere sicuramente un po’ geloso, fedele e parlare nel caso in cui ci fossero problemi, non tenere il muso o essere orgoglioso... Fisicamente? Non ho un ragazzo ideale; di solito, però, appena vedo un ragazzo capisco subito se mi piace o no». Sebastiano: «Come ho detto, oltre che bella, intelligente».

Serata romantica al ristorante o abbuffata micidiale in un fast food? Claudia: «Dipende dall’occasione. Comunque, se non è una data speciale, fast food sicuro!» Sebastiano: «Ristorante». La classica serenata patetica o un bel pezzo dedicato rock? Claudia: «Finora mi hanno dedicato tre canzoni ed erano abbastanza classiche-pop: «‘One’ degli u2, ‘I’m yours’, ‘Forever young’». Sebastiano: «Un bel pezzo dedicato Rock».   Saluta i lettori e la gigantesca folla di fans sfegatati/e. Claudia: «La gigantesca folla? Beh, non credo... Ciaooo a tutti e spero di farvi avere l’annuario al più presto ;) Ah, questo titolo di Miss non lo tengo solo per me, ma lo dedico a tutte le ragazze del Mascheroni: così, per un giorno, siamo tutte un pò miss!» Sebastiano: «Il segreto del mio successo è… cazzo ne so, se avete letto fino in fondo quest’intervista non ce la fate proprio. Con le donne siate voi stessi».

Come definiresti il tuo carattere? Claudia: «Vi dirò che ho un bel carattere, perchè sono una persona che sta abbastanza al gioco, senza esagerare ovviamente. Sono permalosa solo se ad offendermi è una persona a cui tengo. Se no, in generale non me la prendo mai, non sono per niente orgogliosa, perchè appena litigo con una persona, pur di

Leo e Sean 11


TestTestTestTestTestTestTest

Che maschera sei? Nostalgici del Carnevale, questo è un test tutto per voi. Scoprite quale maschera si nasconde nel vostro inconscio…

idolo: Paperon de’ Paperoni. C. Prendi i piatti più raffinati e paghi anche per gli altri, per essere gentile. D. Fai tentare il suicidio al cameriere chiedendo i singoli ingredienti di ogni piatto del menù, per il solo piacere della cultura.

UN COMPAGNO DI CLASSE TI CHIEDE IN PRESTITO 1€ A. Gli dai monete di cioccolato - quelle che girano a Natale - e fuggi via prima che se ne accorga, ossia in 1 sec. B. Lo accusi di essere la sua rovina e gli fai presente di essere sul lastrico (anche se i tuoi ti danno 20€ a settimana). C. Gli dai i soldi e gli consigli di usarli per godersi la vita. D. Gli spieghi quando e come quella moneta è stata coniata, il materiale di cui è fatta, le scritte che vi sono incise, le figure in rilievo etc, ma racconti solo baggianate.

IL PROFE VUOLE INTERROGARTI A. Fingi di avere attacchi epilettici, ma sei un pessimo attore: il profe ti interroga lo stesso. B. Dici che infonderai la vera conoscenza e per questo dovrai essere pagato. C. Non hai studiato perché eri troppo impegnato a goderti la vita, ma ti offri volontario prima che il profe ti chiami, per essere gentiluomo. D. Durante l’interrogazione sei fermamente convinto di rispondere esattamente alle domande, ma scateni solo risate incontrollabili.

SEI UN RAGAZZO ED ESCI CON UNA RAGAZZA AL PRIMO APPUNTAMENTO A. Fai lo scemo tutto il tempo e lei se ne va dicendo che sei un bambino. B. La porti nel posto più economico che c’è, cioé una catapecchia con i muri incrostati, e lei se ne va dicendo che sei un tirchio incallito. C. Fai il gentiluomo - la sera prima ti sei letto per 20 volte il galateo - ma lei se ne va dicendo che sei uno troppo all’antica. D. Per l’emozione parli ininterrottamente di cose senza senso - credendo di fare bella figura - e lei se ne va dicendo che sei un “so tutto io” da manicomio.

IL COMPAGNO DI BANCO TI CHIEDE UN SUGGERIMENTO DURANTE UNA VERIFICA A. Cerchi di suggerire, ma ti fai sgamare dal professore, come al solito. B. Gli dici che prima deve pagarti. C. Lo aiuti facendogli copiare tutta la verifica. D. Gli suggerisci cavolate, ma sei convinto di aiutare un’anima in pena. SEI AL BAR DELLA SCUOLA E C’É UNA FILA MOSTRUOSA A. Cerchi di svicolare tra la folla, con il solo risultato di farti picchiare dal solito “armadio” di turno. B. Intendi risolvere i tuoi problemi chiedendo un posto di lavoro al bar, così da poter prendere tutto gratis.

ENTRI IN UN RISTORANTE CON I TUOI AMICI A. Mangi a sazietà e, con uno stratagemma, cerchi di far pagare tutto ai tuoi amici, ma non ci riesci. B. Ordini pane e acqua con lo stile del tuo 12


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C. Aspetti con una calma che farebbe impressione a un monaco buddista, perché non hai fretta. D. Fai scappare tutti con i tuoi discorsi senza senso (una volta tanto sono utili). SEI IN UN NEGOZIO D’ABBIGLIAMENTO E DECIDI DI PRENDERE UNA MAGLIETTA A. La prendi multicolour. B. Se proprio devi comprare qualcosa, scegli la più economica. C. Ti prendi quella più elegante possibile, anche se costosissima. D. Prendi una maglietta comune, ma vuoi sapere a tutti i costi come è stata fabbricata facendo quasi suicidare il commesso (con questo sono due).

PROFILI Maggioranza di risposte A: ARLECCHINO Sei il burlone di turno. Credi di essere scaltro e di ingannare tutti. Ma i tuoi trucchi non funzionano mai (probabilmente a causa del tuo basso livello di Q.I.). Maggioranza di risposte B PANTALONE La tua qualità innata è la tirchieria. La tua avarizia fa concorrenza a quella di Scrooge. In ogni cosa che fai trovi sempre una fonte di guadagno (o di risparmio). Maggioranza di risposte C GIANDUJA Sei gentile con tutti e ti godi la vita. Il Cater ti dà una brutta notizia: come te ce ne sono pochissimi e la tua specie va dritta verso l’estinzione. Maggioranza di risposte D BALANZONE Sei un sapientone o almeno credi di esserlo. Parli di tutto e di più, ma sempre a vanvera e il più delle volte sei noioso. Ilaria 14


Fantascolastica la scuola più strana del mondo C’è un professor di storia che odia i

Fenici una prof di matematica che strappa le radici una prof di scienze che appicca fuoco agli alberi e un prof di latino che tiene per i barbari e il prof di disegno dice che Dio è tondo E questa è la scuola più strana del mondo Il prof di geografia non sa dov’è Pechino la prof di Italiano legge solo Topolino il prof di religione fa fare le flessioni il prof di ginnastica insegna le orazioni e la preside è una scimmia e si chiama Raimondo e questa è la scuola più strana del mondo E c’è il prof di nuvole che porta in classe i cumuli e un prof di temporali che insegna a fare i fulmini e il prof di cerbottana e quello di fionda e un prof che ruba sempre a tutti la merenda e la campanella dell’ora suona ogni secondo perché, questa è la scuola più strana del mondo

Stefano Benni

da Stefano Benni, Ballate, Edizioni Feltrinelli, Milano 1991

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IPSE DIXIT

Falli Studentorum

Belotti: Luca, non devi farmi innervosire, se no mi metto a bestemmiare come un negro!

Pescando dalla pila delle relazioni... Prof. Cogi: Brambilla, è poi tutta qui la tua ricerca? Brambilla: Eh sono tutte lì le ricerche!

Corea: Forza! Dopate il criceto nella vostra testa.

Biffi (in verifica): Profe, devo mettere Nome e Cognome? Prof. Cogi: No, se preferisci puoi mettere “Mister X” così diamo un po’ di mistero alla cosa...

Corea: Non ragionare, che poi ti imbrigli in cose più grandi di te. Corea: Come mai suona 5 minuti prima? Avete pagato i bidelli?

Jacobelli: Profe, ci deve dare più tempo! Prof. Cogi: Non c’è tempo! La vita è breve: giusto l’altro giorno è morto il padre di una mia figlia...

Corea: Che aria Buratti! Sembra che ti abbiano appena riesumato. Corea: Perfetto vuol dire… completamente fatto… Come voi!!!

Prof. Cogi: Cosa hai fatto alla MangiliCapelli? Barcella: Lancio del Peso... Prof. Cogi: E cosa ti hanno fatto lanciare? Una banana?

Magno: Cosa disse Gesù alle nozze di Cana? Manca il gesso! Magno: Queste cose non si fanno: sulle gambe si mettono le fanciulle, non i libri delle altre materie!

Jacobelli: Lei fuma profe? Prof. Cogi: ...Sì. Jacobelli: Sigari? Prof. Cogi: No, hashish.

Marinoni: Ora che la verifica è finita, avete 2 settimane in cui dedicarvi solo al panettone...

Prof. Corea: Non conoscete il poeta latino Plauto? Quarenghi: Mai visto…

Moro (spiegando Macbeth): Sìsì, camminava nel sonno... era proprio affetta da funambolismo!

Prof. Corea: Prima di proseguire con la prossima versione, c’è qualche domanda intelligente? Vecchi: Etciuù!... Profe, non è questa…

Torri (a fine interrogazione): Sì, va bene, 7½. Però… però… Sai cosa dovresti fare? Farti un po’ di cocaina prima della lezione?

Messaggeria x Alberto 5aD: La Ypsilon non è stata propriamente pensata per dei “maschioni”. By Marchionne x Federica 1aC: Saresti disposta a passarci le verifica di tuo papà? By Megan LOVERS. x Giacomo Losa 5aD: L’imperatore ti saluta. x Panseri: Si scrive Minter e non Winter. By l’atalantina, secondo Lei la “politesista” x Valeria Preda 3aA: Ora che sei stata rimpiazzata, il tuo saluto non ci serve più. C-I-A-O. 17


15 Aprile 2011 Ore 6.02 Anche su un piccolo villaggio dell’entroterra africano sorge il sole, anche qui Dio si è ricordato di regalare agli uomini la sua calura, anche qui come in un formicaio ci si affaccenda fin dalle prime luci. Vecchi, uomini, bambini s’aggirano per le baracche di fango con grandi piatti vuoti e pieni, qualche improvvisato pastore conduce al pascolo quattro vacche magre, verso un corso d’acqua fangoso. Mudandi, per quanto giovane, cerca di stare al passo della piccola mandria, sbatte contro il fianco smunto di uno degli animali, incespica a piedi nudi sul terreno troppo arido e poco battuto, ma Mudandi non sanguina, conosce il dolore più grande della fame. Passa la calda mattinata cacciando con i giovani maschi della tribù, più veloci dei vecchi, più disinvolti. Essi drizzano le orecchie al muoversi dell’erba, sperando nella preda e non nel predatore. La giornata passa così, nell’eterna ricerca della sopravvivenza.

passati. Il prigioniero non si ricorda del perché è lì né dell’uomo che fu, naviga già in una sorte di morte apparente. Ha una vecchia foto sgualcita nel taschino dell’uniforme, uno sporco foulard a pois rossi su un fondo nero legato al braccio come improvvisata fascia medica. Non parla, non piange, non mangia gli avanzi di pane raffermo nell’angolo della cella né fissa quel ritaglio di cielo che si può scorgere da una crepa nel muro. Poi vengono a prenderlo - sono le 6.02 - vengono in due, in uniforme, si sistemano i fucili sulle spalle prendendo quel peso morto dalle braccia. Il carcerato non si oppone, ma neanche facilita loro il compito, si sente già morto. La giornata passa così, con del sangue nel piazzale ancora da pulire. Ondeggia nel vento - poco importa se sia solo mattino, o sera, o pomeriggio - ondeggia nel vento e ne segue il percorso. Qualcuno frettoloso e mattiniero lo calpesta veloce: per un po’ la corolla del fiore si appiattisce al terreno, perde qualche petalo, malconcia poi si ritira su. È un fiore rosso, non pensa che il suo sia un bel colore, ma neppure che esso sia brutto, non pensa. E molto probabilmente se arriverà tardi al lavoro non se ne preoccuperà, perché non ha lavoro. È così semplice la vita di un fiore, ma anche così piena. In pochi minuti stava rischiando di morire pestato: ieri un cane dalle ambigue attenzioni l’aveva per troppo tempo puntato. Stavano ancora cercando quel ladro che ha rotto quella vetrina proprio davanti a lui. Il fiore era sempre lì a ondeggiare nel vento. La giornata passa così, seguendo il sole, la pioggia, le nuvole.

Già da ore arde il fuoco nel forno; veloce e macchinoso il panettiere butta in quella bocca delle pagnotte fresche di farina e acqua. Per lui è un gran problema quello delle feste e della pancia degli uomini. Egli riguarda gli ordini: 21 trecce, 40 pagnotte, 6 torte ripiene e 4 vuote, qualche vassoio di pizzette… Alle 10 in punto la nipotina arriverà nel locale, giocherà con i piatti, s’avvicinerà pericolosamente al fuoco, butterà gli impasti calpestandoli coi piccoli piedini. Il panettiere si butta sconsolato una mano sulla faccia ripensando al lavoro da fare, reso ancora più insopportabile da ore di arretrati di sonno. La giornata passa così, tra farina e parenti poco graditi.

Solo le 6.02, è tremendamente presto. Ma lui non riesce a dormire, fissa quel bel mazzo di rose rosse nel vaso sulla scrivania, il bigliettino un po’ infantile a forma di cuore e pensa se le piacerà.

È l’alba, ma non c’è luce che possa penetrare tra le pietre, né acqua che possa rinvigorire a tal punto da rendere sbiaditi ricordi gli affanni 18


Gliele avrebbe regalate quel giorno, a un’ora più tarda, pregando in un suo sorriso. Se non le fossero piaciute, di piani alternativi non ne aveva, perché il primo doveva funzionare. Non riusciva proprio a dormire, si sentiva più euforico di quel giorno in cui, con degli amici, si era ubriacato, così euforico che neanche il tonfo della sveglia caduta dal comodino era riuscito a svegliarlo dal suo sogno a occhi aperti. Finché finalmente le 6.02 passano e lui può incominciare a vestirsi. Afferra veloce il mazzo di rose, sbatte la porta di casa, si fionda giù per le scale, esce. Piove e tuona, ma è un bellissimo giorno. La giornata passa così, nella speranza riposta in quelle rose rosse. Il Mascheroniano, anche alle 6.02, studia. La giornata passa così. Ottocento

« Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo » (The Butterfly Effect, 2004)

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CaterlegalitĂ 

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BERRY


Incontro promosso da Libera e da Mediateca provinciale alla libreria Ubik di Bergamo

Tutti i goal della Generazione L contro la mafia Lo scrittore Dalla Chiesa: l’indolenza favorisce l’illegalità più della corruzione

Ogni forma di illegalità – scrive “Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” - può essere contrastata e sconfitta solo attraverso la “costruzione di una cultura” che sia rispetto e difesa dei diritti, partecipazione alla vita civile, autentica cultura dei valori civili. Di qui l’iniziativa organizzata in collaborazione con la libreria Ubik di Bergamo, la Mediateca e l’Ufficio scolastico provinciali: “Generazione L Percorso di formazione su legalità e lotta alla mafia” che si rivolge ai giovani studenti e cittadini (settanta, compresa una delegazione di I F, H, N, O e di II O del nostro Liceo, ndr) e analizza il rapporto tra legalità e informazione, istituzioni, territorio attraverso l’incontro e il dialogo con persone che hanno dato il loro contributo alla lotta contro i fenomeni mafiosi per mezzo della scrittura, raccontando storie di scelte, di conquiste e di delusioni. Ascoltare le testimonianze di chi ha vissuto queste storie in prima persona diventa un modo per fare cultura della legalità. «Educare alla legalità – come spiega don Luigi Ciotti - significa promuovere e diffondere una cultura rispettosa dei valori democratici e dei principi della Costituzione italiana. Democrazia, giustizia sociale, solidarietà, nonviolenza, trasparenza, verità non possono essere soltanto parole, belle e astratte. Sono valori che ci impegniamo a testimoniare, a rendere visibili ogni giorno nel lavoro e nello studio, nei comportamenti pubblici e privati. Questo è possibile solo se mettiamo al centro una cultura della legalità, cioè del rispetto delle regole, del patto di convivenza che sancisce il nostro essere cittadini, soggetti di diritti e doveri. Cultura della legalità vuol dire ricostruire le regole: nella società, nelle istituzioni, nell’economia, nell’informazione. Senza regole la stessa legge, anziché tutelare e garantire gli interessi dei deboli, diventa terreno di conquista dei poteri forti. Le regole sono l’impalcatura del patto sociale, della convivenza, della democrazia».

Fernando detto Nando Dalla Chiesa

Lo scorso 25 gennaio una delegazione di studenti del nostro Liceo, accompagnata dalla docente Elena De Petroni, ha partecipato all’incontro con Fernando detto Nando Dalla Chiesa, scrittore, sociologo e politico, figlio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa che fu assassinato dalla mafia nel 1982.

Quando Nando dalla Chiesa prende la parola, l’impressione che dà è immediatamente quella di una persona schietta, poco avvezza a mezzi termini e giri di parole. Non ci sarà divertimento nel suo intervento - chiarisce subito, smentendo l’augurio fatto da una studentessa della Consulta degli Studenti: egli non tenterà di dilettare l’uditorio, bensì di esporre qualcosa che abbia un senso. E la conferenza di senso ne ha avuto, eccome. Durante il suo discorso egli affronta fatti e temi, primi fra tutti gli omicidi di Falcone, Borsellino e Salvo Lima che, con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sono le tre più importanti figure dell’antimafia degli ultimi anni. Il riferimento a suo padre ricorre nel corso della dissertazione, anche per introdurre 21


argomenti, come quello, molto importante, che ha poi portato l’ex deputato a definire, con le parole del mafioso Coppola, l’essenza stessa della Mafia: «Signor giudice, tre magistrati vorrebbero oggi diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelligentissimo, il secondo gode dell’appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia...».

1980, infonderà con le sue parole in Nando Dalla Chiesa la motivazione e l’ispirazione per la missione che ha poi rappresentato il filo conduttore della sua attività politica e sociale. Il figlio del defunto Mattarella afferma in poche parole una verità quasi sconcertante: l’omicidio del padre è rimasto sui giornali per soli tre giorni. Un tempo infimo, che insulta la memoria di un politico impegnato e attivo, eliminato dalla mafia a causa delle sue posizioni.

Sono i «cretini» - spiega Dalla Chiesa - a favorire la criminalità organizzata, più dei collusi, dei corrotti, delle talpe e degli infiltrati; sono i

La missione di Nando Dalla Chiesa, come lui stesso la chiama, è evitare che fatti del genere avvengano di nuovo, fare in modo che i delitti di mafia non possano essere perpetrati senza che se ne oda un’eco potente, senza che la società non ne venga messa al corrente completamente, senza che il popolo lo sappia. Oggi, come egli esprime in un ultimo pensiero Il politico Piersanti Mattarella prima di chiudere, questa politica sta dando i suoi frutti. Perché la squadra disegnata in questa pagina quella con il numero 139 - in fondo qualche gol lo ha segnato e nemmeno così ininfluente. Perché Bernardo Provenzano, arrestato pochi anni fa dopo un lunghissimo periodo di latitanza, in uno dei suoi pizzini scriveva: «Non ci sono più tanti picciotti come una volta».

Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

«cretini» a rendere la vita facile ai nemici della legalità. Questo perché una talpa, un corrotto per la natura stessa del suo ruolo attivo - lascia tracce, invece un «cretino» non ne lascia, perché non fa assolutamente nulla, semplicemente non è in grado di vedere. A questo proposito Dalla Chiesa porta l’esempio di una conversazione avvenuta tra suo padre e l’allora sindaco di Palermo, al momento del trasferimento del Generale in loco. Una conversazione in cui il primo cittadino del capoluogo siculo ha infelicemente affermato: «La mafia non esiste. Io non l’ho mai vista».

Una frase importantissima, per chi combatte per una giustizia che vada oltre le mentalità clientelistiche della mafia. Fa comprendere come l’azione dell’antimafia sia efficace sulle nuove generazioni, nonostante sia in atto una sorta di tentativo di ricostruzione della primitiva immagine dell’eroe mafioso. Costituisce un segnale incoraggiante, di una gioventù interessata e impegnata.

Poco tempo dopo, il Generale dell’Arma dei Carabinieri viene assassinato. Nella camera ardente, il figlio di un’altra vittima di mafia, cioè del presidente della regione Sicilia Piersanti Mattarella, ucciso nel

Jacopo Signorelli 22


Questo è stato il primo della seconda serie di incontri con diversi autori. Noi ragazzi di 1 H, insieme agli alunni di altre tre prime e di una seconda; facciamo parte di un progetto guidato dalla professoressa Depetroni. Sono stati selezionati alcuni ragazzi per l’incontro riguardante la legalità e la mafia. Abbiamo passato molte ore a preparare l’intervista da sottoporre allo scrittore. Inizialmente abbiamo letto le pagine del libro da lui scritto, “Contro la Mafia”. In seguito abbiamo formulato delle domande che riguardassero il suo rapporto con la popolazione dei giovani, mentre uno degli studenti di seconda si è occupato delle questioni più specifiche sulla legalità. In cocnlusione alla conferenza abbiamo sottoposto a Nando Dalla Chiesa le nostre domande, a cui egli ha dato risposte lunghe e molto profonde. È stato un incontro istruttivo: mi ha fatto prendere coscienza di quell’aspetto dell’Italia che riguarda la legalità e la mafia e che ancora conoscevo molto poco. Giulia Nasciuti

Ritratto di Nando Dalla Chiesa

Nando Dalla Chiesa ha esordito con una similitudine. Le persone che si comportano in modo legale e i mafiosi con i loro complici si possono paragonare a due squadre di calcio. Una di queste gioca con il cuore, mettendoci impegno: rappresenta la legalità. L’altra gioca per soldi, rappresentando così i mafiosi. I vivai della squadra che gioca con il cuore sono superiori a quelli dell’altra squadra. Così Dalla Chiesa ci ha spiegato che i giovani che vengono educati secondo valori e secondo la legge sono in maggior numero rispetto a quelli cresciuti secondo “valori” e “regole” mafiosi. Quindi allargare la rosa dei giocatori della prima squadra è l’unico modo per riuscire a vincere i nostri avversari. Matteo Steiner

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Infine alcuni studenti si sono fatti avanti per gli autografi. Noi ci siamo limitati a filmare il tutto con la telecamera e a scattargli alcune fotografie. L’occasione di incontrare uno dei principali rappresentanti del gruppo antimafia e di ascoltare che cosa egli ha da dire a noi giovani non capita tutti i giorni. Mi è piaciuto molto il modo in cui Dalla Chiesa ci ha parlato, cercando di farci riflettere e capire qualcosa in più sulla mafia. Egli vede in noi giovani, popolazione del futuro, una sorta di speranza,che il “mostro” (la mafia) venga definitivamente annientato. Ci ha confidato un piccolo segreto: i mafiosi sono professionisti, persone avide e corrotte, noi “buoni “siamo invece dei “dilettanti allo sbaraglio”, con tanta voglia di vivere e di fare; ma non siamo più deboli, perchè i mafiosi, come tutti gli essere umani, hanno difetti e limiti. Marina Ruggeri


Similitudine di Dalla Chiesa, spunto per una singolare sfida tra legalità e illegalità

Tutti in campo. Di chi sarà la vittoria?

Tutti siamo andati almeno una volta allo stadio o abbiamo assistito a una partita di calcio. Quindi non ci sarà difficile immaginare la scena: siamo seduti sulle tribune, la sfida sta per iniziare, ma prima un po’ di riscaldamento per le due squadre. La prima squadra, quella contrassegnata dal numero 139 (come gli articoli della Costituzione), può essere definita la squadra della “legalità”: gioca secondo le regole, credendo veramente in quello che fa. Al contrario della seconda, con il numero 1600 (come i soldi che la mafia ricava ogni anno da attività illecite ed evasione fiscale), che non si può proprio definire una squadra “corretta”. Quest’ultima infatti gioca “sporco” e, di certo, non si fa problemi a “dare bustarelle” agli arbitri per vincere.

Fischio d’inizio. Comincia lo spettacolo.

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PRIMO TEMPO Grazie alla scorrettezza dei giocatori e alla corruzione degli arbitri, la squadra 1600 non impiega molto a segnare i primi goal. GOAL 1. All’incontro organizzato da una scuola con un ex mafioso pentito nessuno si presenta su “ordine” del Preside della stessa scuola. GOAL 2. In un quartiere di Napoli chiamato Forcella è in corso una “guerra tra bande” e, per questo, il 50 per cento dei genitori non manda più a scuola i figli o, comunque, i docenti non li fanno uscire dalla scuola per paura di quel che potrebbe succedere. Ma questi sono goal? Davvero la squadra 139 sta perdendo 2 a 0? Noi, come Nando Dalla Chiesa, non lo


crediamo. Perché anche noi, se fossimo al posto di quei genitori di Napoli, non avremmo più mandato i nostri figli a scuola per paura: è normale. Anche il Preside di quell’istituto si è comportato in modo adeguato, perché un Pentito con la P maiuscola non è un esempio per gli adolescenti: bisognerebbe non dover

sulla mafia. Nuove primavere vengono infatti allenate dalla squadra 139, sempre con i rigori di determinazione mista a giustizia. E il numero dei loro giovani giocatori aumenta sempre più, superando quello dei “pulcini” della squadra avversaria. Riforme sul carcere duro per i mafiosi

mai diventare “pentiti”! Quindi la situazione si ribalta: 2 a 0 per la squadra della legalità.

vengono portate avanti. La lotta contro la corruzione di politici, magistrati, forze dell’ordine è condotta da gruppi sempre più grandi e numerosi, dai movimenti antimafia. Gli argomenti di “legalità” e “giustizia” vengono ripresi e approfonditi nelle scuole. Nuovo interesse fiorisce nei giovani riguardo alle stragi passate, in particolare agli attentati ai giudici Falcone (3 maggio del 1992) e Borsellino (19 luglio dello stesso anno). Certo la lotta è ancora lunga, ma grandi progressi sono stati compiuti. A conti fatti, chi sta davvero vincendo ora?

SECONDO TEMPO Anche il secondo tempo inizia a vantaggio della squadra dei mafiosi, degli sleali… Nuovi goal vengono messi a segno. GOAL 3. Secondo le ricerche dell’Eurispes, oggi due cittadini su tre ancora non si fidano del Governo, dello Stato, quindi della legalità. GOAL 4. In una biblioteca nel Veneto stanno scomparendo i libri di Saviano che contengono la sua denuncia contro la camorra. Forse questi si possono considerare veri goal. Ma la partita non è ancora finita e tutto può cambiare! La legalità può trionfare sulla scorrettezza, sull’omertà, sul solo profitto,

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Sara Algeri Valeria Lanzi


Conferenza del procuratore della Repubblica alla libreria Ubik di Bergamo

Spataro: «Ne valeva la pena, Armando Spataro è magistrato da 35 anni presso la procura di Milano. Esperienza da cui nasce il suo libro Ne valeva la pena. Storie di terrorismi e mafie, di segreti di Stato e di giustizia offesa, appena edito da Laterza nella collana i Robinson (pp. 632, euro 20). L’autore racconta di pagina in pagina molti eventi di cui è stato testimone, soffermandosi sugli anni di piombo e sull’uccisione, nel 1978, di Aldo Moro e dei cinque agenti di scorta da parte delle Brigate Rosse. E spiega che questi omicidi erano perpetrati allo scopo di colpire coloro che rendevano credibili le Istituzioni. Ventiquattro i magistrati uccisi, ricordati durante l’incontro: «Hanno fatto il loro dovere, ma hanno anche voluto conoscere e capire con ostinazione». La magistratura ha sottolineato Spataro - si è organizzata nel corso degli anni contro il terrorismo anche parlando in scuole, università, fabbriche e piazze, per convincere i cittadini e in particolare gli “intellettuali” della necessità di reagire e schierarsi contro questi atti di terrorismo, contrariamente a quanto veniva affermato negli anni di piombo. Gli abbiamo chiesto che cosa pensa in merito all’utilità delle intercettazioni contro terrorismo e mafia. Ci ha risposto: «Le intercettazioni sono uno strumento utilissimo che permette alla Polizia di poter rintracciare o lavorare sulle tracce dei criminali. E’ anche vero, però, che c’è un problema di tutela della privacy perché, per poter portare le prove al Giudice, non è possibile selezionare solo le conversazioni inerenti al sospetto di reato, ma è necessario consegnare tutti i tabulati telefonici che comprendono anche le conversazioni private. Queste però verranno secretate una volta svolto il processo ed accertata la loro inutilità ai fini del processo stesso. Le intercettazioni quindi risultano uno strumento di indagine fondamentale, considerato che l’istallazione di microspie richiede tempi troppo lunghi e permessi da parte del Giudice e che la tortura è assolutamente improponibile in un regime democratico, perché viola i diritti fondamentali dell’uomo e per la scarsa attendibilità dei risultati, in quanto il torturato dice quel che il torturatore vuole

sentirsi dire, allontanando chi indaga dalla verità». Il magistrato ha fatto anche notare come due governi in contrasto tra loro, quello di Prodi e quello di Berlusconi, abbiano trovato accordo riguardo al segreto di stato, ossia all’esclusione di determinate notizie dalla divulgazione, ponendo delle sanzioni nei confronti di chi violi l’obbligo di non divulgazione e non permettendo di giudicare gli eventuali imputati. «I magistrati devono essere come dei leoni, ma sotto il trono», ha citato Spataro. Spiegando che essi non sono liberi, hanno delle limitazioni nelle loro indagini e in merito a quel che possono sapere. E dichiarando la sua contrarietà: «Non vi sono nè leoni nè troni. I magistrati dovrebbero avere piena libertà. Anche se sono contrario ai magistrati che vanno al di là del loro dovere, cioè ai magistrati che, pur non avendo prove, non fermano le indagini, sostenendo che vi sono impedimenti da parte di governi e di associazioni criminali». Francesca Gerardi Naomi Scandoli

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sulle «Storie di terrorismo e mafie, di segreti di Stato e di giustizia offesa»

...è la normalità del dovere» Lo scorso 8 febbraio Armando Spataro ha parlato agli studenti dei licei di Bergamo in merito a giustizia, costituzione, legalità e democrazia. Magistrato in servizio da trentacinque anni alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, impegnato da sempre in indagini relative al terrorismo, questi è testimone lucido e appassionato della più recente storia della nostra Repubblica. Presentando il suo libro «Ne valeva la pena», egli ha affermato con convinzione la «normalità del dovere», a cui ogni cittadino è chiamato; ha invitato a riflettere sul tributo di vite umane dato dalla magistratura italiana, dagli anni di piombo ad oggi, caso unico nel mondo, al destino che, tragicamente, ha accomunato magistrati siciliani impegnati nella lotta alla mafia,

quali Falcone e Borsellino, al bergamasco Guido Galli, docente all’Università Statale di Milano, chiamato per pura casualità a coordinare indagini contro il terrorismo di sinistra e assassinato da Prima Linea proprio perché magistrato autorevole e stimato e, in quanto tale, capace di dare credibilità alle istituzioni democratiche. Spataro, amico personale dei magistrati uccisi, non crede che essi siano “eroi”, ma servitori dello Stato, che hanno saputo interpretare con coerenza l’imperativo della «normalità del dovere» cui il caso li ha chiamati. Egli, ricordando il giudice Galli, “caduto” nei corridoi dell’Università di Milano con il codice di diritto penale in mano, ha messo in evidenza l’immagine del giurista colto e raffinato che crede sino in fondo, sino alla morte, al dovere di combattere il terrorismo utilizzando esclusivamente gli strumenti previsti e voluti dal legislatore. Solo nel rispetto della legge e con le garanzie processuali da essa previste uno stato democratico può reagire efficacemente ad attacchi terroristici e a ogni forma di azione criminale posta in essere per attentare alla democrazia. Spataro ha quindi tratteggiato efficacemente le funzioni, i compiti e le garanzie della magistratura secondo la nostra Costituzione. Ha ricordato che è compito della magistratura dare attuazione concreta all’art. 3 della Costituzione, che prevede l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza,

Il procuratore della Repubblica Armando Spataro alla libreria Ubik di Bergamo

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di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Il Procuratore ha più volte ribadito con forza che i giudici sono soggetti soltanto alla legge, spiegando che questo rappresenta una garanzia per il giudice stesso il quale, nell’esercizio del suo potere, non deve essere influenzato da considerazioni di carattere politico. Egli ha inoltre chiarito che la nostra Costituzione repubblicana, a differenza del regime fascista, prevede una divisione dei poteri dello Stato, con attribuzione alla magistratura del potere giudiziario e che, contestualmente, è riconosciuta alla magistratura stessa la garanzia di autonomia e indipendenza da ogni altro potere dello Stato e in particolare dal potere esecutivo. Nel suo appassionato discorso Spataro non ha mancato di manifestare sentimenti di rabbia e di impotenza a fronte di ostacoli alle indagini frapposti da Governi di ogni matrice politica e attuati mediante l’opposizione del segreto di Stato, come nel noto caso che ha avuto come protagonista l’imam Abu Omar. I presenti alla conferenza sono rimasti colpiti dalla coerenza del relatore, dalla sua fedeltà a un impegno, dal senso del dovere, dal rispetto per ogni uomo, sia esso un clandestino oppure il capo del governo, dalla dedizione al suo lavoro e, al di sopra di tutto, dal rigoroso rispetto della legge, nella ferrea convinzione che solo attuando il principio di legalità possa essere perseguito un ideale, anche se rivoluzionario.

Il procuratore della Repubblica Armando Spataro saluta gli studenti al termine dell’incontro organizzato dall’associazione Libera nella sala conferenze della libreria Ubik di Bergamo nel contesto del progetto “Generazione L Percorso di formazione su legalità e lotta alla mafia” Nella foto in alto, lo stesso Armando Spataro in un’altra occasione

Camilla Tacchini

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Cronaca Interna dalla Fantascuola che non avreste mai immaginato

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Cronaca pariniana di una fantascolastica visita d’istruzione nei bassifondi di Bergamo

Due giorni che spaccano di brutto concesse in vendita con sconto dagli spacciatori. Ore 10.30 - ricovero collettivo, per overdose, in ospedale. Così può iniziare il secondo Giorno. Ore 9.00 - dimissione in massa dall’ospedale. Ore 10.30 - laboratorio all’aperto di scarabocchi a mezzo spray indelebili su proprietà pubbliche e private, possibilmente antiche e impossibili da restaurare. Ore 15.00 - consegna di oboli e capatina al casinò. Ore 23.00 - conclusione con abuso di tutto ciò che si è raccolto (compresi farmaci a base di stupefacenti sottratti all’interno del medesimo ospedale).

Per due Giorni l’intera scolaresca del Liceo Lorenzo Mascheroni - oltre 1300 giovin signori - è stata accompagnata con abnegazione dai suoi precettori a fare una visita d’istruzione nei bassifondi della città di Bergamo. Il fine didattico di questa iniziativa era far scoprire e sperimentare altre facce della vita oltre a quella della scuola. Questa è la cronaca del primo Giorno redatta da due di loro e pubblicata sulle colonne del Caterpillar, organo d’informazione più rinomato anche del Caffè di Verri. Ore 7.00 - ritrovo dei giovin signori dinanzi al palazzo del Mascheroni. Ore 7.20 - partenza con pullman dai sedili vellutati e riforniti di alzate di cioccolatini, televisorini portatili e ipod estraibili. Ore 7.30 - arrivo e illustrazione del programma del Giorno, dal mattino al mezzogiorno fino al vespro e alla notte. Ore 8.00 - visita ad alcuni spacciatori con conferenza peripatetica (passeggiando, ndr). Ore 9.00 - bevuta di gruppo di superalcolici. Ore 10.00 - utilizzo di droghe gentilmente

Ore 8.00 del terzo Giorno: relazione finale a scuola, assegnata come compito in classe sulla seguente traccia «Gli studenti hanno potuto studiare da vicino e sperimentare la vita ricca d’interessi, passioni, divertimenti». Non è dato sapere l’esito di codesti scritti. Ma alcuni giovini signori hanno rilasciato dichiarazioni a caldo e in esclusiva per il Caterpillar, del tipo: «Era mattina presto e non avevo voglia di svegliarmi. Ma il pensiero dei due giorni che mi aspettavano era troppo eccitante».

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La prima tappa del Giorno è stata l’incontro con alcuni spacciatori di talco e pillole per il male di vivere e coltivatori diretti di erbette. I precettori intendevano mostrare ai loro educandi quanto la vita fosse dura per quelle persone che cercano di guadagnarsi onestamente da mangiare e che quando si guardano intorno, vedono i bambini povri, e non solo, lo sanno che non è facile per loro - ma nemmeno per me - …ma ditemi cosa vedete quando li guardate neli ochi eh… Si dà il caso infatti che questi


diretta verso il casino. Ogni studente ha puntato soldi senza limitazioni e, se serviva un prestito, poteva comporre lo 800900313 Prestitò e il contante ce l’ho o uscire, dove lo attendeva tanta gente… Si facevano chiamare strozzini, ma nessuno li aveva mai sentiti nominare; prestavano tranquillamente i soldi e non solo quelli: qualche studente è tornato a casa con la sifilide, un altro souvenir difficile da buttare e forse incomprensibile per i primini, muahahahah.

uomini vocati al libero commercio poco equo e molto solidale siano costantemente elogiati dall’opinione pubblica, gettonati dai paparazzi, scortati dalla polizia e invitati in tv. A proposito, con l’aiuto di Ghedini e Longo, i giovini signori hanno poi avuto un risarcimento per danni morali, alla faccia dei comunisti - ma esistono ancora e ancora mangiano i bambini? Ovviamente i precettori hanno sollecitato i loro pupilli: «o gli oboli o una nota di buona condotta!». Per supportare gli onesti lavoratori della strada, ogni studente ha comprato qualche grammo di souvenir, che puntualmente sarà utilizzato, perché niente si butta!

Dulcis in fundo, la festa finale, durante la quale tutti i souvenir raccolti sono stati ben utilizzati. Alcuni giovini signori si drogavano, altri si facevano di farmaci, altri ancora tracannavano, bestemmiavano e cantavano “Rosina dammela”, i migliori erano quelli che, passivi e spensierati, facevano tutte e tre le cose insieme e tutte e tre dal sedere.

È seguita la visita al “Meraviglioso mondo del CH3-CH2-OH” [e voi beneamati primini non capirete di che cosa si tratta muahahahahahaha* - come l’ha definito la precettora di SCENZIE… BIP! vietato leggere ai liceali con una media voti inferiore a 5, ndr]. «Io non capivo cosa stessimo per fare - sostiene una studentessa (rimandata in scienze o primina) -. Quando poi mi hanno detto che ci saremmo ABbronzati ho capito». Gli studenti si sono diretti verso il pub con la manifesta intenzione di ingurgitare vodka e altri superalcolici a spese dei contribuenti! Fino a che sono tutti caduti a terra, cioé nel giro di venti minuti. Qualcuno è durato di più, perché aveva il ritardante e ha chiamato il 0039 049 8911010, alla ricerca di un telefono amico. Infatti alza la cornetta, mondial casa ti aspetta!

Quando si è concluso il rave, tutti i giovin signori sono stati trascinati a casa, tranne quelli che procedevano per inerzia a causa di un ormai inevitabile e continuo rilascio di CH4. «È stata un’esperienza fantastica che dovrebbe essere rifatta tutti gli anni. Abbiamo scoperto altri divertimenti, oltre alle opportunità che offre la scuola è stata la dichiarazione appassionata di tutti gli studenti a fine gita».   Il giorno dopo, verifica a sospresa di religione. Il primino di seconda e il quartino vs primini

All’ospedale, tutti gli studenti sono stati ricoverati. Mentre i precettori erano scampati alla pula ed erano andati a spippare cocaina che in realtà era detersivo in polvere, tagliato pure male! «Era un brutto posto e puzzava - commentano gli studenti sogghignando in gruppo - ci hanno obbligato a prendere delle medicine, che però non erano così male quindi ce le siamo prese nel sedere, eh sì, erano supposte. Ogni tanto un medico ci chiedeva: “Ma tu, che Badedas sei?” Comunque siamo usciti da lì, il giorno dopo. E il tour è ricominciato”. Dopo una pausa pranzo, la scolaresca si è 31


Reportage dalle inviate di 5M di un viaggio nel paesaggio naturale e umano d’Israele

Sabah Al-Khir!

Ebrei devoti che pregano al Muro Del Pianto, metal-detector e soldati all’ingresso che ti controllano fino alle mutande. Gli aromi e i colori del Suk, arabi che fanno la fame nel retrobottega. Palazzoni alti e moderni, baracche con taniche sui tetti per raccogliere l’acqua piovana. Una terra verde e rigogliosa, l’altra arida e sassosa, due popoli, tre religioni, una guerra, UN MURO! Questi sono Israele e Palestina.

Già dall’arrivo all’aeroporto di Tel Aviv, abbiamo capito che questo non sarebbe stato un viaggio come gli altri, ma una realtà che notiziari radio-televisivi ci propongono tutti i giorni superficialmente e che solo un’esperienza diretta permette di conoscere appieno e nelle sue contraddizioni. Visitando le città di Nazareth, Haifa, Cafarnao, Taibeh, Jerico, Betlemme e Gerusalemme, abbiamo avuto, da un lato, l’opportunità di visitare luoghi sacri sia della nostra religione sia di quella musulmana e ebraica e paesaggi memorabili e meravigliosi come il deserto, il Mar Morto, i palmeti, le città da presepe, dall’altro lato, l’occasione unica di confrontarsi e ascoltare le persone comuni dei due diversi popoli che vivono quelle situazioni sulla loro pelle.

Alla partenza nessuno di noi si aspettava di tornare con più dubbi di quelli che aveva; tutti ricorderemo i volti, gli scorci, le comunità, la violenza e la fame contro la speranza e i sogni di quelle persone che fanno della loro esistenza una lotta per la vita.

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Una madre israeliana vede il muro come un garante di sicurezza e tranquillità per i propri figli contro chissà quale nemico. Una studentessa palestinese impiega cinque ore per raggiungere l’università che dista pochi chilometri, essendo costretta a passare per gli spietati checkpoint (punti di controllo militare posti sul confine tra Israele e Autorità nazionale palestinese, ndr).

Non mancano i siti archeologici, nè le stazioni balneari, nè locali caratteristici dove fumare il Narghilé.

Oltre ad aver vissuto esperienze così forti e toccanti, ci siamo divertiti tantissimo in una terra dove, nonostante tutto, le persone hanno voglia di salutarti con un sorriso. Ora sentiamo il bisogno di raccontare alla profeti maniera (Sindrome di Gerusalemme), le emozioni che ci ha lasciato questo indimenticabile viaggio e non vediamo l’ora di tornare in una terra così inaspettatamente magica. Luca, Susi, Lore, Costy Abbiamo incontrato suore che gestiscono l’unico ospedale pediatrico palestinese e francescani custodi di Terrasanta, giovani palestinesi che si riuniscono nel municipio giovanile creato da loro stessi nella cittadina di Taybeh e ragazzi ballerini che lottano per ottenere la loro medaglia rappresentando la tradizione secolare della popolazione araba, infine il vice sindaco di Betlemme, vittima per caso di una sparatoria dove ha perso la sua piccola bambina. E poi i Kibbuz, una realtà a sé, fuori dal comune: villaggi di ispirazione marxista, dove le ricchezze sono equamente distribuite fra tutti gli abitanti. 33


VIAGGIO IN ISRAELE Viaggio in Israele: Il primo giorno siamo arrivati. Poi siamo andati in albergo. Poi abbiamo visto la tomba del giusto. Poi altre cose. Poi abbiamo mangiato, e siamo tornati in albergo. Abiamo anke dormito, e bevuto un succo di melograno. I giorni dopo abbiamo visto tante cose, non ci ricordiamo tutto purtroppo ma ci ricordiamo che è stato bello. Ovviamente abbiamo scattato tante foto con la nostra nuova Coolpix 5.0mp, che le nostre mamme ci hanno regalato prima di partire, le potete vedere su feisbuk. Di sera era freddo, ma di giorno era bene, cera il sole. Abbiamo fatto ank il bagno nel mar Nero, infatti era pieno di fango nero. abbiamo, pregato! Abbiamo, visto tante paesaggi! Abbiamo, parlato con l’autista e abbiamo fatto i cori! Ahahah XD Poi siamo tornati a bergamo, in aereo ovviamente mica in pullman! e in aeroporto abbiamo potuto dire “no stemp please!!”. E stata un’esperienza bellissimo. Davvero. Battista e Giuliana di nuovo fanciulli dopo l’abluzione nelle acque del Giordano

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Alla festa degli umoristi ogni uomo si spoglia mascherandosi e finge di essere quello che è: uno, nessuno, centomila, tutto quel che si pensa di sapere e si vorrebbe vedere di ogni persona

Durante il Carnevale la gente correva per ammirare le attrazioni più varie: giocolieri, saltimbanchi, animali danzanti. Le trombe, i pifferi e i tamburi venivano consumati dall’uso; i venditori vendevano frutta secca , castagne, frittelle e dolci di ogni tipo. Così Venezia divenne l’alta scuola europea del piacere e del gioco, della maschera e dell’irresponsabilità, si fece grande virtuosa delle metamorfosi e il carnevale fu, ed è ancora il suo exploit. Per molri giorni dell’anno il mondo non sembrava porre resistenza, i desideri diventavano realizzabili e non c’era niente che fosse impossibile. Questa era la città di Venezia nel Settecento, secolo che la rese il luogo delle infinite suggestioni e patrimonio della fantasia del mondo.

Il Carnevale di Venezia è il più conosciuto per il fascino che esercita e il mistero che continua a possedere, anche adesso che sono trascorsi 900 anni . Però, il Carnevale ha origini molto più antiche, che rimandano ai culti ancestrali , al passaggio dall’inverno alla primavera.

Una volta il.Carnevale durava a lungo, oggi inizia e si conclude in circa dieci giorni. Ma, a Venezia, la febbre del Carnevale non cessa mai durante l’anno. Questo è praticamente il periodo da tutti atteso , dove tutti possono trovarsi insieme, ma essendo altre persone, nascondendosi dietro infinite masche re. Erme

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Il vignettista iraniano che ha vissuto carcere ed esilio per la libertà di pensiero ed espressione

L’umorista Neyestani: la satira svela tutte le farse e il grottesco del mondo In questo numero il Cater debolezze combinate insieme. Preferisco concentrarmi intende farvi conoscere nuove sul presente invece che sul realtà, intervistando un artista passato». forse più noto all’estero che Lei era un giornalista nel in Italia e approfondendo Suo Paese? un’arte spesso non considerata «Sono un vignettista editoriale, tale o “minore”, derivata dal 1990. Con esperienza dalle tradizioni della satira e anche di scritti critici per film dell’illustrazione umoristica. e cartoni animati. E, dal 2004 La vignettistica satirica italiana al 2006, sono stato incaricato la si conosce, la si sa capisce, della stesura settimanale di quindi riesce a far pensare e alcune pagine per bambini di ridere. Le vignette parlano Vignette di Mana Neyastani una sezione di intrattenimento un peculiare linguaggio per gentile concessione dell’autore di un giornale chiamato di immagini, battute e IranJome». riferimenti, alcune volte più Perché ha sentito l’esigenza di esprimersi immediato e chiaro, altre più complesso e difficile. attraverso le vignette satiriche? Perciò conoscere il Paese da cui provengono, la «Penso sia un modo di vedere il mondo, che io mente che le partorisce, la mano che dà loro forma vedo in una maniera così evidente e lampante! Il diventa particolarmente importante per poterle mondo in cui viviamo è estremamente paradossale, comprendere. grottesco e ridicolo, quindi è perfetto per essere I molti di voi che conoscono vignettisti italiani ritratto con una visione satirica». come Vauro e il bergamasco Bruno Bozzetto, che Perchè ci sono dei segni verdi in alcune delle mettono alla berlina costumi e vicende del nostro sue vignette? Paese, possono essere curiosi di conoscere il noto «Nelle elezioni del 2009 per la presidenza dell’Iran cartoonist Mana Neyestani, iraniano d’origine e gli elettori di Musavi e, dopo le elezioni truccate, non più di residenza, che fa delle vignette satiriche anche i dimostranti scelsero il colore verde per una sua seconda voce e anche uno sfogo, perché la distinguersi. Il movimento iraniano contro la satira offre questa libertà. tirannia e il potere teocratico nel 2009 si chiamava Quali generi di vignette disegna e su quali il Movimento Verde. La maggior parte delle volte argomenti? il colore verde nei miei lavori rappresenta questo «Credo di poter catalogare le mie vignette in due movimento». gruppi principali: i lavori più incentrati e specifici, Esistono sanzioni contro la satira in Iran? Ciò principalmente senza titolo, e le vignette più ha a che vedere con il fatto che Lei ha lasciato popolari che si riferiscono ai fatti interni dell’Iran. il Suo Paese? Progetto anche libri di fumetti e ho pubblicato gli «Il punto è che in Iran nessuno può fare satira! unici tre romanzi illustrati realizzati in Iran». Né l’autorità né la gente può prendersi questo Può scegliere tre delle sue vignette preferite e privilegio. Servirebbe maggiore tolleranza, ma dirci perchè le ha scelte? sembra che gli iraniani vogliano prendere ogni «Preferirei di no! Ho realizzato centinaia di cosa in modo così serio! lavori negli ultimi vent’anni ed è davvero difficile La mia situazione era così particolare che sceglierne alcuni. Mi piacciono e li odio alla stessa richiederebbe pagine e pagine per essere spiegata. maniera! Mi mostrano tutte le mie forze e le mie Scrissi settimanalmente delle battute per bambini 38


nelle pagine di Iranjome, accompagnate da alcune vignette. Per uno di questi articoli utilizzai un’espressione comune alla lingua informale persiana, ma che trae origine dalla lingua degli Azeri, un’etnia dell’Iran. Nella vignetta, uno scarafaggio pronunciava questa espressione: la gente azera la prese come un’offesa personale e ciò provocò grandi disordini in alcune parti dell’Iran. Subito l’autorità iraniana mi arrestò per far acquietare coloro che protestavano. Dopo aver trascorso tre mesi in una pubblica e sociale prigione venni temporaneamente rilasciato, quindi abbandonai il Paese con mia moglie, per salvarci la vita». Può parlarci dell’attuale situazione politica dell’Iran? «Attualmente ci sono due importanti fazioni, quella dei Tradizionali e quella dei Moderati, che stanno lottando tra loro da più di un secolo in Iran. La fazione tradizionale è sempre stata infervorata da ideali religiosi. Sono quasi 30 anni - dalla rivoluzione iraniana del 1978 - che la fazione dei fondamentalisti religiosi ha il controllo del potere e cerca di eliminare la parte moderata che principalmente raccoglie persone come artisti, studenti, intellettuali, scrittori e la classe media del Paese. Questa fazione ha acquisito maggior potere quando Ahmadinezhad, che è un estremista politico della fazione dei fondamentalisti religiosi, è stato eletto presidente nel 2005. Nel 2009 la popolazione - almeno la maggior parte della classe media - provò a cambiare la situazione politica dell’Iran, che verteva in una crisi internazionale a causa dell’imprudente progetto politico attuato da Ahmadinezhad. Sembrava che Musavi avesse sorpassato il suo rivale, Ahmadinezhad, ma i fatti dimostravano

ben altro. Molte persone in Iran credono che le elezioni siano state un falso. Molti scesero in strada per protestare contro queste elezioni considerate false, contro Ahmadinezhad e contro il capo supremo religioso che supportava Ahmadinezhad, ma vennero brutalmente respinti dalla milizia governativa (Bassij) e dal capo delle forze militari (Sepah)». Quali generi di programmi televisivi venivano trasmessi in Iran? «Negli ultimi quattro o cinque anni nei quail sono stato in Iran, difficilmente guardavo la tv nazionale. Molti iraniani hanno illegalmente la tv satellitare e preferiscono guardare gli altri canali piuttosto che quelli nazionali! Infatti i miei programmi preferiti non avevano nulla a che vedere con la tv nazionale iraniana,

erano i Simpson, i Griffin, American idol e Friends! Ma so che i canali nazionali iraniani sono pieni di spazzatura televisiva come quelli degli altri Paesi». Conosce l’Italia? «Penso che le mie conoscenze sugli artisti, sui registi, sui pittori italiani siano di gran lunga migliori di quelle sulla politica italiana! Conosco appena alcuni fatti del vostro Paese e ovviamente so chi è Berlusconi.» Conosce la favola de Il Pesciolino Nero? «Sì, certamente. È una favola molto conosciuta nel mio paese, scritta da Samad Behrangi. Parla di un pesciolino diverso dagli altri, coraggioso e di colore nero, che cerca di liberare i pesci catturati e rinchiusi nella bocca di un pellicano. Assomiglia per certi versi al famoso film di


animazione della Pixar Alla ricerca di Nemo, in cui tra l’altro il piccolo Nemo cerca di salvare un gruppo di pesci dalla rete di un pescatore. Ma la favola iraniana non ha un lieto fine: il piccolo pesciolino nero si sacrifica per la salvezza degli altri e diventa un martire. Ma qual è l’intenzione di questa domanda?

Forse credi che io sia come il piccolo pesciolino nero? No di certo! Non sono così coraggioso! Se hai interpretato la favola come la storia di un pesciolino esiliato, allora sì, puoi riscontrare un qualche riferimento in comune con me!». Ottocento

Gli umoristi si domandano sempre, con Bergson, «Cos’è il ridicolo? che cosa c’è in fondo al riso?» 40


Omaggio a sacher, ma non alla torta… che sfiga! chiama così per la contrapposizione tra una parte ritmica e una melodica con il trionfo finale della prima sulla seconda. La rappresentazione musicale violoncellista che ha chiuso il concerto, quella di Johan Sebastian Bach, è stata suonata dall’orchestra al completo. Tale composizione fu trascritta dai violoncellisti della Scala per adattarla agli strumenti da loro suonati. Infine i musicisti ci hanno riproposto l’ultimo vivace di Wagenseil, per nostro sommo gaudio! A prepararci per assistere a questo concerto alla Scala è stata la professoressa Annalisa Barzanò, la quale ha presentato a scuola un excursus storico sullo strumento del violoncello, dalla sua nascita fino ai nostri tempi, in cui sono nate estrose forme di violoncelli, anche di ghiaccio. Il violoncello è stato l’ultimo degli strumenti ad arco a trovare la proprio fisionomia strumentale e musicale, tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, quando per altro il panorama degli archi gravi era ancora alquanto “confuso”, o almeno così appare a noi, abituati dal razionalismo settecentesco a marcare con tratti precisi i confini tra un genere e l’altro, tra due strumenti della stessa famiglia, ad esempio distinguendo un violoncello da una viola e viceversa. Ma non è stato così per buona parte dell’età barocca, quando di uno stesso strumento esistevano taglie diverse a seconda del modo di suonarlo, dell’accordatura, del registro - ad esempio - della viola. Di questo strumento, all’inizio del Seicento, esistevano più formati, il più grande dei quali era quello della viola bassa da gamba o basso da viola, da cui sono nati il contrabbasso e, appunto, il violoncello o violoncino, come attestano molti documento dell’epoca. All’inizio questo strumento veniva suonato con l’arco impugnato con il palmo verso l’alto; il passaggio all’impugnatura definitiva, con il palmo in giù, è difficile stabilire quando sia avvenuto ed è stato attribuito, dagli storici del Settecento, agli Italiani.

Dal novembre scorso settantadue studenti di biennio e triennio del nostro Liceo stanno partecipando al progetto Gis, proposto dal Servizio promozione culturale del Teatro alla Scala di Milano, e stanno frequentando periodiche lezioni su temi di teatro e musica. In particolare, lo scorso 20 dicembre hanno visitato, con i docenti Caterina Bubba, Elena De Petroni e Irene Lo Magno, il Teatro alla Scala di Milano e l’adiacente Museo. Il pomeriggio del 17 gennaio hanno assistito allo spettacolo I violoncellisti della Scala. Musiche di Wagenseil, Boccadoro, Boulez e Bach, insieme ai docenti Annalisa Barzanò e Irene Lo Magno. Il prossimo 5 aprile visiteranno lo Spazio Ansaldo di Milano e il 9 maggio concluderanno quest’esperienza, assistendo alla prova filarmonica - in cui dirigerà Gianandrea Noseda e canterà il baritono Matthias Goerne - di Wagner, Die Meistersinger von Nunberg, preludio atto I, preludio atto II. Il monologo di Hans Sachs. Gotterdammerung, Marcia funebre di Sigfrido. Die Walkure, Addio di Wotan e di A.Dvorak, Sinfonia n.8 in sol maggiore, Opera 88.

L

o scorso 17 gennaio si è tenuto nel Teatro milanese della Scala lo spettacolo I violoncellisti della Scala. L’orchestra era composta da 14 violoncellisti attivi in questo teatro dal 2003. Essi hanno esordito con la suite des pieces. Un’opera dell’austriaco Wagenseil, divisa in quattro tempi: vivace, larghetto, minuetto, vivace. Dei quattro il primo è il più interessante e riuscito, in quanto è il più orecchiabile per i meno esperti. L’ultimo vivace, più breve rispetto al primo, presenta delle somiglianze con questo dal punto di vista musicale. Al contrario, la seconda e la terza sonata di Buolez e Boccadoro, dallo stile più moderno, risultano meno comprensibili e ordinate. Queste sonate hanno infatti avuto bisogno di un direttore d’orchestra. L’opera musicale di Boulez non è stata scritta su commissione ma come omaggio a Sacher - scritto e pronunciato come la rinomata e gustosa torta - per il suo sessantesimo compleanno. In questa composizione vengono utilizzate solo sei note corrispondenti al numero dei violoncellisti presenti e alle lettere del cognome Sacher. Era presente anche il grande solista Jakob Lodwig, colonna portante della sonata. Durante il concerto era Boccadoro in persona a dirigere la sua composizione: Dr. Jekyll. Si

Anna Dodesini, Alessia Troilo Paolo Fumagalli, Filippo Orlandini

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Poker Face

Prima di Lady Gaga c’era Manzoni!

È

vero che Alessandro Manzoni ha passato tutta la sua vita sui libri? Può essere considerato un buon esempio per gli studenti? Sembrerebbe di no, infatti si è scoperto che la letteratura è stata soltanto un passatempo del più noto autore italiano dell’Ottocento, la cui inesperta bravura stava soprattutto nel gioco d’azzardo. Da buon calvinista, infatti, Manzoni trascorreva le sue giornate spendendo il patrimonio di famiglia in bische della vivace Milano dell’Ottocento, in quello che allora era il più conosciuto luogo d’incontro dei giocatori d’azzardo: il Teatro alla Scala. Sembra, infatti, che il teatro fondato per volere dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria fosse un rinomato casinò. Dunque tra odi e tragedie, inni sacri e opere giovanili, Manzoni trovò il tempo per mettere in pratica gli insegnamenti del nonno Cesare Beccaria: usando il «lume della ragione», puntava abilmente e, a causa della «provvida sventura», perdeva tutti i soldi giocati. Scoprendo poi che il gioco d’azzardo «non s’ha da fare, né domani, né mai», tornava a casa,

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non sempre per sua volontà, ma spesso per quella del suo “azzeccagarbugli”. Insomma, non si può certo dire che Manzoni abbia avuto una vita di matto e disperatissimo studio come quella del poeta Giacomo Leopardi, ma - per nostra sfortuna - è stato miglior scrittore che giocatore di poker. Qual è dunque il mistero del successo? Dietro i talenti si nascondono le carte: Manzoni “fold”, Lady Gaga va in “all in”. Federica Nataliya Sara di II O


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Amarcord

Un calcio schiavo dei procuratori A

rsène Wenger, allenatore dell’Arsenal, commenta il fenomeno dei “fuori rosa”, cioè dei calciatori messi fuori squadra dai dirigenti. Questo testo, datato 25 gennaio 2011, è tratto dal suo blog ufficiale, reperibile sul sito it.eurosport. yahoo.com/calcio/arsene-wenger/

Nel calcio di oggi i giocatori non si fanno certo problemi a presentarsi davanti ai loro allenatori o ai loro presidenti per chiedere di essere ceduti o per ottenere aumenti di stipendio. Questo è un effetto delle ultime leggi, che in materia calcistica hanno messo il giocatore in una posizione dominante, ed è un problema che accompagna in modo particolare i club con minore potenziale finanziario. I calciatori ormai si affidano a procuratori e legali senza scrupoli, approfittando dei punti deboli delle loro squadre: una società non può permettersi di lasciare fuori un giocatore che rappresenta un patrimonio economico del club - trasformandolo in un peso morto. Il tempo è dunque il miglior alleato del calciatore: sono pochissimi i club che possono permettersi di lasciare un giocatore nella squadra riserve, sprecando i soldi del suo stipendio, pur di non dargliela vinta. Nella maggior parte dei casi,

i problemi dipendono da uno di questi due fattori. I giocatori possono essere scontenti della loro situazione nel club oppure faticano ad ambientarsi. In questo casi il manager deve cercare di risolvere la questione con il dialogo, perché solo il confronto può portare

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alla soluzione. I giocatori possono essere già in contatto con un’altra squadra, che ha promesso loro un aumento di ingaggio e che sta spingendo per il trasferimento. Si tratta di un azzardo per dei club che rischiano di veder rovinata la loro immagine. Ma sembra che ormai nessuno se ne preoccupi più. Non consiglierò mai ad alcun giocatore di muoversi in questo modo. Credo che in qualsiasi situazione sia meglio cercare una soluzione in maniera amichevole. Invece, sempre più spesso, capita che i giocatori facciano “muro contro muro”, negando ogni possibilità di dialogo. Si può essere comprensivi, ma bisogna anche essere precisi: i contratti sono contratti, vanno rispettati. Il club paga il calciatore al fine di tenerlo sotto contratto per un certo periodo di tempo. Di conseguenza permettere al giocatore di andarsene in anticipo, quando emerge un qualsiasi problema interno, per di più senza pagare dazio, è un’assurdità

professionale. In ogni caso, il calciatore è sempre quello che rischia di più in queste situazioni: non dobbiamo dimenticare che un giocatore che non scende in campo è un uomo triste e rischia di perdere il posto, perché ci sono sempre dei compagni di squadra pronti a soffiarglielo… Il gioco vale la candela? Arsène Wenger

La Nazionale che festeggia la vittoria ai mondiali, in Germania, nel 2006 In pagina precedente, l’allenatore Arsène Wenger e il calciatore Adrian Mutu

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Così è il Cater, bellezza. Certe volte ci fa, altre ci è. Come ogni giornale umoristico, mai disdegna la cultura, ma la ama quando non è tediosa e sempre coglie l’attimo per potersi squadernare e reinventare. Questo numero si è mascherato per Carnevale o meglio… per nostalgia del Carnevale e si è ritrovato a impaginare anche un dialogo fra alcuni articoli per così dire seri e altri semiseri. Una buona abitudine che esiste addirittura dai tempi dell’antico teatro greco: a chi fosse allergico ai libri basti sapere che le gare teatrali nell’antica Atene prevedevano che le tragedie fossero accompagnate da drammi satireschi sui medesimi temi. Gli antichi lo facevano per sdrammatizzare ed esorcizzare, per quella cosa chiamata catarsi che oggi resta nei manuali, tra gli enigmi scolastici. Il Cater lo fa tentando di sollevare il morale dei lettori che lo leggono.

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N76