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ANPI NOTIZIARIO

NUMERO

04 2017

PERIODICO DEL COMITATO PROVINCIALE ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D'ITALIA DI REGGIO EMILIA

03 Editoriale UNA PERICOLOSA VIRATA A DESTRA Carlo Smuraglia

05 Costituzione Elogio ai partiti

Poste Italiane s.p.a. - Spediz. in abb. post. - codice ROC 25736 d.l. 353/2003/ (conv. in L. 27-02-2004 n. 46) art. 1 - comma 1- CN/RE - Filiale R.E. Tassa pagata taxe perçue - Anno XLVII - N. 04 ottobre 2017 - In caso di mancato recapito rinviare all’Ufficio P.T. di Reggio Emilia detentore del conto per restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

Giancarlo Ruggieri

13 società Torneranno? No. Però... Roberto Scardova

16 nuove resistenze Una nuova realtà: la Fornace di Fosdondo Anna Fava

Galassia Nera: isoliamo la minaccia La Costituzione è la chiave per fermare l’avanzata di nuove forme di fascismo


Sommario 03. L’avanzata della Galassia nera Carlo Smuraglia 04. L’addio dell’Anpi a Luciano Guerzoni 05. Elogio ai partiti, strumenti della democrazia Giancarlo Ruggieri 06. Gli studenti Unimore pensano all’Anpi di oggi e domani Damiano Razzolii 08. La solidarietà ai bambini del Kurdistan iracheno Fiorella Ferrarini 09. Scatti

10. 1947: a Roma nasceva la Costituzione, a Reggio si attuavano i suoi principi Antonio Zambonelli

18. In piazza per ricordare i martiri del 7 luglio Ermete Fiaccadori

12. 1947 Anna Bergamin

19. Reggio-Monzambico, l’amicizia continua Gianluca Grassi

13. Torneranno? No. Però... Roberto Scardova

20. Montefiorino volano di democrazia Carlo Smuraglia

16. Una nuova realtà: la Fornace di Fosdondo Anna Fava

21. Lettere al direttore

17. Guerra in Siria: perché è cominciata e non finisce Saverio Morselli

25. Lutti

22. Anniversari

26. Sostenitori 27. Tessere

chi siamo L’Anpi, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, è la casa di tutti gli antifascisti impegnati nella valorizzazione della memoria della Resistenza e dei principi e valori della Costituzione. L’Associazione, forte di oltre 124.000 iscritti, è presente in tutte le

110 province d‘Italia, in Belgio, Francia, Germania, Svezia, Repubblica Ceca, Svizzera, Inghilterra ed è organizzata in Comitati provinciali, Coordinamenti regionali e Sezioni.

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Periodico del Comitato Provinciale Reggio Emilia ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA C.F. 80010450353 Via Farini, 1 – 42121 Reggio Emilia Tel. 0522 432991 – Fax 0522 401742 Ente Morale D.L. n. 224 del 5 aprile 1945 Reg. Tribunale di Reggio Emilia n.276 del 2/3/1970 Spedizione in abbonamento postale – codice ROC 25736 Proprietario e direttore: Ermete Fiaccadori Condirettore: Antonio Zambonelli Sito web: www.anpireggioemilia.it Email: redazione@anpireggioemilia.it

Numero 4 Ottobre 2017 – Chiuso in tipografia il XX/10/2017 Grafica Omnia Edizioni, Via D. Vioni 6, Guastalla (RE) Stampa Litocolor Copertina: foto progetto degli studenti Unimore Bigliardi, DeMonaco, Flamminj e Tirnoveanu Quarta di copertina: foto di Riccardo Ghidoni IBAN per sostenere il “Notiziario” Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Banca: IT75F0200812834000100280840 Posta: IT50Z0760112800000003482109 c/c postale n. 3482109


Editoriale

ottobre 2017

L’avanzata della Galassia nera di Carlo Smuraglia

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rendendo spunto dall’esito delle recenti elezioni in Germania, in cui l’avanzata della destra ha evidenziato una situazione di radicalizzazione di posizioni estremiste, razziste e nazionaliste comuni in tutta l’area europea, pensiamo sia necessaria una riflessione sulle cause di questi esiti. Abbiamo parlato più volte di una virata a destra (una destra non

Necessario spezzare la virata a destra gli egoismi e i razzismi più liberale, ma “nera o quasi”), in tutta Europa. Ora ne abbiamo una prova ulteriore. Il fatto è grave perché la xenofobia e il razzismo, sono fenomeni che vanno spesso d’accordo con l’autoritarismo, e spesso addirittura con le nuove forme di fascismo. È certo che il successo di questa “destra” in Germania, galvanizzerà anche i “nostri” egoismi e razzismi nazionali, dando ulteriore fiato a personaggi come Salvini e alle tante organizzazioni che oggi definiamo sinteticamente come “galassia nera”. Bisogna spezzare questo tipo di involuzione, eliminando le cause sociali degli egoismi, le paure per la sicurezza e così via. Certo, è un compito primario di chi ci governa, ma noi non possiamo estraniarci e dobbiamo

richiamarci con forza, ancora una volta, alla Costituzione, che all’art. 2 richiede “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. D’altronde non si può non constatare, anche in questa occasione, la scomparsa o il decadimento, in tutta Europa, dei partiti socialisti e socialdemocratici. Un fenomeno grave e significativo, perché, se vengono meno questi partiti, chi porterà avanti le istanze sociali, che emergono soprattutto nei periodi di crisi, ma hanno sempre bisogno, comunque, di essere ascoltate e recepite? Se questo non avviene, non solo abbiamo minori garanzie sul piano della democrazia, ma abbiamo la prospettiva di tensioni sociali, al cui sbocco non è mai del tutto prevedibile. Non possiamo pensare di sostituirci a quei partiti, ma è nostro compito e dovere portare avanti con forza quei connotati di “socialità” di cui è impregnata la nostra Costituzione e che possono essere la nostra fondamentale àncora di salvezza contro il tentativo di far prevalere l’economia sul diritto, le ragioni del mercato su quelle del lavoro, e così via. Infine, non dobbiamo essere accusati di eccedere in preoccupazioni, se diciamo che la situazione che si va diffondendo in Europa (e dunque anche in Italia) è pericolosa per la nostra stessa convivenza civile e per la democrazia. Abbiamo già conosciuto il fascismo, abbiamo fatto l’esperienza (disastrosa) dell’uomo forte e solo al comando: non vogliamo, non possiamo ripeterla. Ma questo ci impegna a fare di più e meglio, ad estendere ed approfondire il nostro concetto di “antifascismo”, a dare un contributo per l’eliminazione delle

cause, anche psicologiche, che conducono all’avanzata di una destra sempre più “nera”, a non parlare più solo di lotta contro il fascismo, ma piuttosto di lotta contro tutti i fascismi, comunque si presentino; non dimenticando l’insegnamento perfino della Corte di Cassazione italiana, che in una mirabile sentenza, ha chiarito che razzismo e fascismo sono due fenomeni estremamente vicini, quando addirittura non si identificano.

La Costituzione e i suoi principi fondamentale ancora di salvezza Se questa è la realtà, se il successo della ADF nelle elezioni della Germania (con un largo ingresso nel Parlamento) va ad infittire e irrobustire la già fitta schiera della destra “nera”, dei populismi e dei razzismi già esistenti in Europa, abbiamo un motivo in più per contrapporre a questa “onda nera”, la forza unitaria e compatta di chi crede nella democrazia, nella solidarietà e nei diritti umani. Costruiamola presto, in Italia e in Europa, questa diga antifascista, che impedisca l’ulteriore, pericoloso, sviluppo di questi orientamenti, movimenti e partiti che negano, appunto, tutto ciò in cui fermamente crediamo. Dalla newsletter dell’Anpi nazionale “Anpi news” n. 258 (26 settembre/3 ottobre 2017)

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Notiziario ANPI

Ricordi

L’addio dell’Anpi a Luciano Guerzoni Lo scorso 10 agosto è scomparso il presidente vicario dell’associazione, autentico attivista della democrazia, dei principi e valori della Costituzione. La sua passione politica nel ricordo di tanti di Ermete Fiaccadori

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l 10 agosto l’Anpi nazionale, insieme a numerose autorità politiche, piangeva la scomparsa del suo presidente vicario Luciano Guerzoni. Guerzoni era nato a Modena nel 1935 e aveva, fin da giovane, mostrato grande passione per la vita politica, aderendo giovanissimo al Partito Comunista Italiano. La sua carriera politica, caratterizzata da un notevole impegno amministrativo e istituzionale, è stata contraddistinta da ruoli quali segretario regionale del PCI e presidente della Giunta regionale dell’Emilia Romagna dal 1987 al 1990. Nel 1992 si candidò al Senato della Repubblica con il Partito Democratico della Sinistra, e dopo essere stato eletto fu vice-capogruppo del PDS. Il suo seggio a Palazzo Madama fu confermato fino 2006. Ricordiamo, inoltre, che ricoprì la carica di vice presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta “sulle cause dell’occultamento dei fascicoli relativi ai crimini nazifascisti” che scoprì il famoso “armadio della vergogna”. La sua “Casa” politica, la sua ragion d’essere di attivista della democrazia e dei principi e valori della Costituzione, però, è stata decisamente l’Anpi. Grande dirigente, organizzatore prezioso, è stato protagonista delle Conferenza di organizzazione nazionale di Chianciano del 2009, conferenza rivoluzionaria nella quale si è potuto dare vita alla nuova stagione dell’Anpi, consentendo un prezioso ringiovanimento permettendo l’espansione capillare tra le province. Nell’associazione, per oltre un decennio, ha profuso il suo impegno politico con riconosciuta onestà e rettitudine, divenendo

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Luciano Guerzoni al Congresso dell’Anpi di Reggio Emilia nel 2016

un autentico attivista della democrazia, dei principi e valori della nostra Costituzione. Numerosi sono stati i messaggi di cordoglio, primo tra tutti quello del presidente Carlo Smuraglia: “In Segreteria abbiamo lavorato insieme per ben sei anni, collaborando sempre con lealtà e franchezza, anche quando abbiamo avuto motivo di discussioni e confronti. All’Anpi che guarda al futuro mancheranno la sua visione d’insieme, la sua indipendenza di giudizio, la sua serietà”. I reggiani lo ricordano per l’appassionato contributo che fornì al Congresso provinciale dell’Anpi, svoltosi nel marzo dello scorso anno, che portò alla nomina del nuovo gruppo dirigente. Tutta l’Anpi reggiana si è unita al dolore dei famigliari, prendendo parte ai funerali con una folta de-

legazione. Lo ricordiamo con le parole di Andrea Liparoto: “Il comandante racconta gli altri non se stesso. Non dice mai di esserlo, lo si riconosce, naturalmente. Si muove, parla, costruisce con la forza e lo sguardo che fa dire sì, perché fa essere tutti parte decisiva di un percorso. Conosce le persone il comandante, sa che si vola solo insieme. Il mondo è tutto da valutare, non c’è una parte da abbracciare ciecamente, si perde presto così. Te lo dice il comandante, te lo fa capire con sapienza e attenzione. Il comandante è politico. Ne trovi uno tra milioni impazziti di se’. E allora lo tieni stretto e non te lo dimentichi più. Luciano Guerzoni, per esempio”.


Costituzione

ottobre 2017

Elogio ai partiti, strumenti della democrazia Questi elementi di collegamento fra la volontà del popolo e i suoi rappresentanti dovrebbero rispettare il programma elettorale, ma non sempre va così e si apre un dilemma di Giancarlo Ruggieri È proprio del buon cittadino cambiar partito quando questo va fuori strada, si discosta dal bene. (Commento di Luciano Canfora ad Aristotele, Costituzione degli Ateniesi, 28,4; in Cleofonte deve morire, Laterza 2017, pag. 247)

Nella democrazia rappresentativa occorrono strutture di collegamento fra il corpo elettorale e il Parlamento, che ne costituisce la diretta emanazione. Tale ineluttabile funzione, che ha una duplice valenza di organizzazione e di convergenza di progetti comuni (un tempo si sarebbe detto “ideologie”), è svolta, sin dai tempi antichi, dai partiti politici. I partiti costituiscono dunque il necessario elemento di collegamento organizzativo, funzionale e ideologico fra la volontà del Popolo e i suoi rappresentanti, sia nella loro designazione, sia nello svolgimento della funzione legislativa. Di più! La democrazia rappresentativa concretamente si realizza proprio grazie alla capacità di aggregazione dei partiti politici e alla loro essenziale funzione di raccordo con le Istituzioni. Ma che fare se un partito, deviando dal suo programma elettorale, cambia strada e persegue contrapposti interessi? Il cittadino elettore e il rappresentante parlamentare devono rimanere fedeli al partito, nonostante tutto, oppure, coerentemente con i propri ideali, individuare altre formazioni politiche più affini? È l’antico dilemma fra fede e ragione, ben chiarito da due celebri contrapposte espressioni: 1) “Se mi dimostrassero che Cristo e la Verità sono due cose diverse, seguirei Cristo e non la Verità” (Fedor Michajlovic Dostoevskij). 2) ”Amicus Plato sed magis amica Veritas” (proverbio di uso co-

mune di origine aristotelica, Etica Nicomachea, 1096a, 16-17), che tradotto liberamente fa: se l’amato e rispettato Platone si discosta dal vero, lo abbandono per seguire la Verità. Il primo atteggiamento, improntato all’irrazionalità e all’affezione indiscutibile, si addice piuttosto alle credenze religiose ed al tifo calcistico mentre il secondo segue la più pertinente ragione politica e rivendica indipendenza e coerenza di pensiero. A questo punto s’impone una riflessione comico/filologica sulla qualifica “democratica” di molti partiti, non solo italiani, come se vi fossero contrapposti il partito dei tiranni, il partito oligarchico o il partito del dittatore. A ben vedere, in un regime democratico, nessun partito dovrebbe discostarsi da tale essenziale natura, che ha valenza e portata di precondizione, cosicché tale pomposo attributo appare, appunto, alquanto comico e, quanto meno, pleonastico. Del resto, lo stesso fenomeno si verifica per il nome dei giornali presenti e passati, fra i quali si annoverano, per citarne solo alcuni, l’Unità, l’Avanti, la Verità, la Repubblica, il Popolo, e non certo la disunione, l’indietro, la bugia, la monarchia, l’individuo. Ma tutto ciò fa parte della vacuità delle parole, della quale molta incolta politica si pasce. Labile è però il confine fra la democrazia (che fa gli interessi del Popolo) e la demagogia (che, ingannando i cittadini, fa gli interessi

di chi governa e dei suoi amici). Pertanto, occorre smascherare l’imbroglio. Nella nostra città nessun governante esalta il popolo con vane parole, per volgerlo, secondo il proprio tornaconto, di qua o di là, apparendo all’inizio piacevole e pieno di lusinghe e poi dimostrandosi dannoso e in grado di sottrarsi alla giustizia, coprendo le sue colpe con calunnie. (Euripide, Supplici, 412-416)

La menzogna, infatti, è la qualità precipua del politico di mestiere, la caratteristica determinante del politico sedicente “democratico” (Cfr. Jonathan Swift, Pseudologia Politikè or The Art of Political Lying, 1712; Aristofane, I Cavalieri, vv. 215-219). Il capo popolo, in realtà, fa gli interessi dei gruppi sociali conservatori e finanziari, assumendo toni e modi popolari e ingannando così i cittadini. Per concludere, i conduttori di partito mai dovrebbero dimenticare che la personale vanità conduce alla perdizione e che il successo nell’apparire comporta il sacrificio dell’essere. Il governo democratico si definisce con la più bella parola che ci sia: isonomia (uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge) (Erodoto, Storie III,80,6)

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Notiziario ANPI

Cultura

Gli studenti Unimore pensano all’Anpi di oggi e domani Un centinaio di universitari hanno progettato modalità digitali, narrative e audiovisive per aggiornare la strategia e lo stile comunicativo dell’associazione reggiana. Ne sono usciti 25 progetti

Foto: progetto “CondivedeRE la storia” di Arleoni, Bevilacqua, Marra, Pashnina

di Damiano Razzoli

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na delle immagini più vivide della Resistenza che custodisco nella mente non ha in verità una forma visiva, ma scritturale: la lettera, quella di un partigiano condannato a morte che scrive dalla cella. Ogni volta che prendo tra le mani quella raccolta di scritti emerge in modo viscerale la forza testimoniale delle parole e, soprattutto, la resistenza delle idee. Se compariamo la profondità di quei pensieri imprigionati nel limbo dell’attesa, pensieri impastati di tensione e di rapidità dilatata prima della fine incombente, all’immediatezza della comunicazione che ritroviamo sugli schermi digitali

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e sui social media, la resistenza delle idee si dissolve in un qui e ora che si aggiorna di continuo, composto da migliaia e migliaia di messaggi di ogni forma e natura,

L’urgenza di tutelare un patrimonio di principi con diverse sfumature emotive. Dalle lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana ai social media ci sono nel mezzo

oltre cinquant’anni di attivismo dell’Anpi, che ha mantenuto ferma nei decenni la volontà di tenere viva la memoria dell’esempio e del sacrificio dei Partigiani italiani. Tuttavia, con il trascorrere degli anni, quella storia specifica, fondamentale per lo sviluppo democratico dell’Italia, non si è allontanata dall’urgenza del presente, non tanto come fatto storico, ma come patrimonio di principi a tutela della libertà democratica. L’Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani è, infatti, figlia di una storia legata alla Liberazione. In generale, ora lavora sulla cura della memoria della storia partigiana e della Resistenza antifascista, sulla promozione del concetto di resistenza aggiornata al tempo presente, per esempio quella a favore della legalità.


Cultura

ottobre 2017

IL PARTIGIANO IMBRUTTITO A fianco una vignetta del progetto di Piarulli, Le Gourierec, Giuffrida, Ortalli e Zanza

Come è possibile, oggi, vitalizzare e aggiornare tale patrimonio? Come possiamo veicolare lo spirito della Resistenza e la testimonianza delle scelte dei Partigiani mediante strumenti di comunicazione, quali i social media, dei quali le forme più innovative sono elaborate e consumate da giovani nati e cresciuti mezzo secolo dopo il 25 aprile 1945 che, per la maggior parte, non hanno mail incontrato sul loro percorso figure legate alla lotta di Resistenza? L’Anpi di Reggio Emilia ha deciso di rispondere a queste domande coinvolgendo proprio le nuove generazioni. Da qui è nata la collaborazione con il Laboratorio di Grafica e Videocomunicazione del corso in Scienze della Comunicazione all’Università di Modena e Reggio Emilia, all’interno del quale un centinaio di studenti si sono applicati per progettare modalità digitali, narrative e audiovisive per aggiornare la strategia e lo stile comunicativo dell’Anpi di Reggio Emilia. Ne sono usciti circa 25 progetti che hanno provato ad affrontare una sfida di metodo, di strumenti, di contenuti. Il problema che l’associazione ha posto agli universitari è relativo alle difficoltà di valorizzazione contemporanea della mole di attività proposte, di materiali disponibili in archivio, dei racconti di vita delle persone che vi sono iscritte, della presenza materiale sul territorio di elementi che rimandano alla memoria della Resistenza partigiana. Come condividere tutto questo sui social media in modo tale da coinvolgere e stimolare una presa di responsabilità sul significato della democrazia e della cittadinanza attiva, oltre che sui nuovi fascismi insorgenti? In che modo può generare interesse tra i più giovani? Ogni gruppo di studenti si è cimentato nella stesura e realizzazione di una storia

digitale interattiva, attraverso una proposta di sceneggiatura organizzata in dieci capitoli, ognuno composto da una foto, un video, un testo e una grafica da pubblicare sui social media. Se è vero che c’è un vantaggio nella difesa e nella tutela della memoria della Resistenza, ma solo se è fatta di tanti movimenti di contrattacco, allora possiamo dire che la forma di contrattacco scelta dall’Anpi di Reggio Emilia è stata quella della creatività degli studenti. Nei materiali prodotti troviamo storie di resistenza quotidiana – per esempio dei lavoratori –, interviste a reduci partigiani, rievocazione di spazi e tempi dell’epoca con oculata selezione di abiti e set contadini, l’utilizzo di libri, cippi e luoghi della Resistenza reggiana, le ricette e i simboli della Resistenza. Possiamo anche apprezzare l’utilizzo di una certa varietà di stili differenti, dalla stopmotion al fumetto, dalla finzione al documentario, con toni sia drammatici sia ironici, come nel caso di chi ha rappresentato i nazisti con le spoglie di zombie, o ha fatto il paragone tra la vita di oggi e quella di una volta, o ha raccontato la storia del partigiano addormentato che si risveglia nel 2017 ritrovandosi disorientato. In questo modo, lo spirito di quelle lettere scritte dai condannati a morte della Resistenza è tornato a vivere, almeno nello spazio-tempo di un processo creativo digitale, che ha permesso alle stanze, alle storie e ai volti di Anpi di essere riscoperte da chi, una volta laureata, potrà costruire il futuro dell’Italia.

Chi è

Il professor Damiano Razzoli dal 2009 è docente a contratto in Nuovi Media, Comunicazione Visiva, Lab. di Grafica e Videocomunicazione presso il Dipartimento di Comunicazione ed Economia all’Università di Modena e Reggio Emilia. Dal 2006 è, inoltre, assistente alla ricerca (“cultore della materia”) in Semiotica dei Media. Ha conseguito nel 2010 il dottorato di ricerca in Discipline Semiotiche, presieduto dal professor Umberto Eco, con tema la costruzione della memoria culturale da parte dei media e del discorso giornalistico. Dal 1998 scrive per il “Resto del Carlino” (Poligrafici Editoriali) di Reggio Emilia, iscrivendosi all’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna nel 2003. Dal 2011 è responsabile della comunicazione per la Fondazione Mondinsieme del Comune di Reggio Emilia.

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Notiziario ANPI

Kurdistan

La solidarietà ai bambini del Kurdistan iracheno Per sostenere l’emergenza dei profughi l’Anpi ha attivato numerose iniziative, dall’accoglienza negli ospedali dei feriti gravi alle attività educative anche in collaborazione con Reggio Children di Fiorella Ferrarini

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el clima politicamente acceso in relazione all’accoglienza in Italia dei profughi che provengono da Paesi in guerra, reso via via più infuocato dalla prossimità dell’appuntamento elettorale, i toni diventano sempre più violenti, aggravati da tensioni razziste che provengono non solamente dalle destre più estreme. Allo sguardo sollecito verso i più sfortunati, alle nuove fragilità, si è sostituito il predominio dell’io, del proprio interesse e non più del bene collettivo. L’Anpi mantiene con coerenza e coraggio una posizione che la pone nel nostro Paese come importante riferimento etico oltre che politico, nel senso più nobile della parola. Il nostro Statuto si propone, tra l’altro, di “dare aiuto e appoggio a tutti coloro che si battono (…) per quei valori di libertà e democrazia che sono stati fondamento della guerra partigiana”(…). È da questa assunzione di responsabilità che a Reggio Emilia l’Anpi eleva lo sguardo e si sente interpellata da un Paese lontano in guerra, che ha subìto violenze e genocidi inenarrabili e sconosciuti (e sottaciuti) all’Europa, specie da parte del regime di Saddam Hussein. Parlo del Kurdistan iracheno, paese in guerra; l’esercito iracheno sta combattendo per riappropriarsi dei territori sequestrati dal “califfato”, in una desolante situazione di devastazione materiale e sociale. Il Kurdistan da diverso tempo ospita, in condizioni estremamente difficili, più di un milione e mezzo di profughi, fuggiti a causa della costituzione dello stato dell’Isis, sia dall’Iraq che dalla regione del Rojava in Siria e dalla regione cristiana nei pressi di Mosul.

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Delle migliaia e migliaia di bambini nei campi, in condizioni proibitive, sconvolti dalla guerra, sfiniti dai bombardamenti, dal caldo e dalla fame, solo pochi riescono ad accedere agli aiuti internazionali, o riescono a frequentare corsi scolastici di base, spesso senza una dotazione minima di materiale. O con insegnanti spesso non pagati e che abbisognano di percorsi formativi, più necessari che mai in una società lacerata e disorientata. E’ a partire da questa presa d’atto che l’ANPI reggiana si è da tempo attivata per lanciare nuove forme di solidarietà, tra cui spiccano quelle in campo educativo, vista l’eccellenza del Reggio Emilia Approach, la filosofia educativa conosciuta in tutto il mondo e teorizzata da Loris Malaguzzi Attraverso Gulala Salih, l’amica curda che ha partecipato al nostro congresso, e in particolare attraverso la disponibilità di Nicola Barbieri, professore associato di Storia della pedagogia e letteratura per l’infanzia al Dipartimento di Educazione e Scienze Umane di Unimore, esperto di formazione degli insegnanti e degli educatori, dal prossimo anno sarà attivata una collaborazione con la comunità curda e in particolare con la Facoltà di Pedagogia di Chamchamal. Il professore terrà, in assoluto

Per i bambini e le bambine che sono stati sepolti prima di aprire gli occhi Per i bambini e le bambine che hanno brutti ricordi Per i bambini e le bambine del Kurdistan che sarà. “Il kurdistan con gli occhi dei bambini” (Comune di Venezia)

spirito di gratuità, un corso universitario e attività di laboratorio didattico in lingua inglese. Per quanto riguarda la collaborazione con la comunità, potrà aiutare a organizzare attività giovanili, di tipo ricreativo o sportivo. Sta proprio ora prendendo accordi con il supervisore del Direttivo delle Relazioni esterne accademiche alla Charmo University. E ancora altro: in novembre, in stretta collaborazione Anpi e Reggio Children, usufruendo di un notevole contributo della delegazione svedese (la solidarietà internazionale!) verranno a Reggio Emilia per partecipare ad una settimana di formazione due educatrici curde. Il professor Barbieri sta attivando i suoi alunni per cercare un interprete in lingua curda e per provvedere all’ospitalità delle due ragazze, individuando due famiglie disponibili all’accoglienza. Ogni aiuto in questo senso è ben accolto, anzi necessario!


Scatti

ottobre 2017

Scatti Uno sguardo sul mondo resistente

“Poiché l’uomo è come l’albero del campo” di David Ben-David. L’opera, nello scatto di Alessia Ciarocchi, simboleggia i combattenti parti-

giani nascosti nelle foreste per i quali gli alberi erano rifugio, speranza e salvezza (dal libro dello Yad Vashem). L’albero dei partigiani si trova lungo il

Viale dei Giusti a Yad Vashem, il Memoriale ufficiale dello Stato di Israele per le vittime della Shoa a Gerusalemme.

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Notiziario ANPI

Memoria 1947

1947: a Roma nasceva la Costituzione, a Reggio si attuavano i suoi principi Le forze progressiste reggiane si impegnarono da subito su lavoro, salute, formazione, solidarietà, uguaglianza tra i sessi e le razze, nel contrasto ai rigurgiti fascisti. Ecco come

(Foto: studenti Unimore - Armani, Caffagni, Pavarini, Seidenari e Sighinolfi)

di Antonio Zambonelli

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uò essere di un certo interesse dare un’occhiata all’attività dell’Anpi reggiana nel lontano 1947, mentre all’Assemblea costituente si stava completando l’elaborazione della Costituzione repubblicana, cioè di quella Costituzione che noi continuiamo, ben a ragione, a definire “nata dalla Resistenza”. Intanto l’anno si apriva con una celebrazione solenne, e di rilevanza nazionale (anche per la presenza del Capo dello Stato Enrico De Nicola) del 7 gennaio, 150° della nascita, proprio a Reggio, del Tricolore. Celebrazione legata alla Resistenza con le decorazioni che De Nicola consegna ai familiari dei caduti partigiani. Il segretario provin-

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ciale dell’Anpi, Didimo Ferrari “Eros”, all’epoca figura carismatica in seno alla sinistra reggiana, nel fondo sul settimanale “Il

Nella Carta costituzionale i valori nati dalla Resistenza Volontario della Libertà” scrive: come partigiani abbiamo voluto dimostrare che Reggio, nel 2° Risorgimento, è ancora anima-

trice d’Italia. Il comunista “Eros” (10 anni – 1934-’43 – passati nelle patrie galere) si prenderà talmente a cuore la questione patriottica, da ottenere, come annota nel suo Diario (4 marzo 1947), dal Presidente della Costituente, Terracini, l’autorevole appoggio affinché il 7 gennaio “sia considerato solennità civile” nazionale in quanto Giornata del Tricolore. E mentre Terracini presiede i lavori della Costituente, coadiuvato dal reggiano Meuccio Ruini, che dirige la commissione dei 75 impegnata a redigere gli articoli della Carta, le forze progressiste reggiane, l’Anpi tra di loro, cercano di far attuare concretamente, nella realtà locale, quei principi per i quali i partigiani avevano lottato nei 20 mesi precedenti e che con la data del


Memoria 1947

Il 1° Congresso nazionale Anpi a Roma nel 1947

1° gennaio 1948 verranno sanciti formalmente, ma che ancora oggi, son passati 70 anni, faticano a realizzarsi in pieno: lavoro, salute, formazione, solidarietà, uguaglianza tra i sessi e le “razze”, contrasto ai rigurgiti fascisti. Partiamo dal fondo, dal fascismo di ritorno: ricorrenti sul “Volontario”, lungo il 1947, le richieste di vietare la ricostituzione del partito fascista, riapparso, come MSI, fin dai primi giorni dell’anno. Richieste che continueranno, senza esiti concreti, per decenni e che ancora oggi ci trovano impegnati di fronte alla “Galassia nera” e alle pulsioni razziste e naziste in vari Paesi europei. Nel 1947, a poco più di un anno e mezzo dalla Liberazione e dalla fine della guerra e della dittatura nazi-fascista, il Paese permane in una situazione di estrema povertà e distruzione. Il tessuto economico e produttivo fatica a ripartire, le criticità sociali sono aperte e profonde. Mancanza di lavoro, fame, accaparramento dei beni primari di consumo, giustizia di parte, diritti, scioperi, istanze di giustizia dei reduci e degli ex combattenti sono gli argomenti del contesto quotidiano che si presentano nei titoli del giornale. Il tema del lavoro (sarà oggetto dell’art. 1 della Costituzione) vede proprio l’Anpi impegnata a fondo di fronte alle migliaia di giovani reggiani disoccupati – a partire da tanti ex partigiani

e reduci – per creare strumenti utili: fondazione di cooperative, creazione, già dall’estate del ‘45, del Convitto scuola per la formazione di professionalità nei vari campi: agricoltura, edilizia, meccanica. Il tema della formazione e dell’educazione verrà affrontato anche per quanto riguarda l’infanzia e i giovani: ed ecco il sostegno dell’Anpi all’Age, Associazione Giovani Esploratori dedicata anche a mantenere vivo il racconto della Resistenza, attraverso la voce dei protagonisti. Esigenza messa in atto anche in alcune scuole reggiane, grazie ad un’indicazione dello stesso Provveditore agli Studi (vorremmo fosse adottata in tutte le scuole della Repubblica, leggiamo sul “Volontario” del 25 maggio 1947). Quanto fosse ritenuto importante il tema di formazione culturale-professionale ed educazione civica ce ne dà un’idea ciò che scrive Eros in “2 anni di attività e di lotta per la democrazia. 1945-1947” a proposito del Convitto di Rivaltella: Già ora fa vedere come sia possibile sviluppare un sistema d’insegnamento che dà tutte le garanzie per forgiare l’uomo che dovrà vivere ne nuovo ordinamento sociale. Dal canto suo nella stessa pubblicazione, ecco le parole del professor Luigi Walpot, ultimo segretario del PPI reggiano nel 1924, e direttore del Convitto: In

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questi nuovi sistemi di insegnamento è l’avvenire della scuola italiana. L’ultimo direttore, nel 1953, era Loris Malaguzzi. Nei primi anni post Liberazione si era occupato di educazione infantile negli spazi di quel falansterio resistenziale che era l’antico isolato San Rocco. Negli stessi anni, a Villa Cella, leggiamo sul “Volontario” (2 febbraio1947) si erano messe insieme 400mila lire dalla vendita di residuati bellici; somma destinata alla realizzazione di un asilo infantile. Una delle prime cellule di quel sistema educativo nato dal basso che ebbe poi proprio con Malaguzzi lo sviluppo e la definizione teorica che quasi tutto il mondo conosce come “Reggio Approach”. Era, nell’insieme, la nascita del modello reggiano di uscita dalla guerra e di costruzione della democrazia repubblicana. Che l’Anpi, proprio in quel 1947, abbia dovuto subire una scissione, come del resto anche il sindacato e altre organizzazioni, fu soprattutto il frutto di una guerra fredda che spaccava il mondo in due blocchi contrapposti; ma ciò non impedì, nonostante l’asprezza delle contrapposizioni ideologiche, la continuazione di tante esperienze di grande valore sociale. Basti citare quella della ospitalità, nella nostra provincia, a migliaia di bambini del Sud e del Nord, dall’autunno del ‘45 alla primavera 1948. L’Anpi, che ne fu tra i promotori, sul “Volontario” del 2 febbraio 1947 pubblica la foto di un treno di bambini in arrivo a Reggio sotto il titolo “Ieri Milano oggi Napoli” con la seguente didascalia: Come fu all’avanguardia nella lotta insurrezionale, la nostra provincia è oggi all’avanguardia nelle lotte per la ricostruzione morale e materiale. Con un appello a contribuire con ogni mezzo al mantenimento dei bimbi giunti in questi giorni dalle provincie meridionali. Nel 1947 eravamo molto poveri ma sapemmo anche essere accoglienti e solidali verso chi povero lo era più di noi.

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Notiziario ANPI

1947

1947

Nelle pagine di giornale gli scorci del percorso di Ricostruzione

Nello scorrere gli articoli e le pagine del quindicinale “Il Nuovo Risorgimento – Il Volontario della Libertà” (Direttore Elio Romani – Condirettore Vittorio Manini) si ripercorrono le questioni e gli interessi della nostra città e della provincia riflettendone il contesto quotidiano in cui la popolazione sta vivendo il percorso della ricostruzione del Paese. Mancanza di lavoro, fame, accaparramento dei beni primari di consumo, una giustizia di parte, i diritti, gli scioperi, le istanze di giustizia si presentano nei titoli del giornale.

28 dicembre – Storia della Nuova Italia

A Montecitorio la Carta fondamentale della Repubblica è stata solennemente approvata e acclamata dall’Assemblea Costituente. “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Mentre mercoledì scorso il campanone di Montecitorio suonava a distesa, gruppi di garibaldini nell’aula intonavano l’inno di Mameli.

15 giugno – Ancora una vittoria per le SAM di Reggio

I fascisti hanno sempre ragione? Secondo la nostra Magistratura, l’appartenenza a squadre d’azione neo-fasciste non costituisce reato! Gli appartenenti alla organizzazione S.A.M. di Reggio Emilia, arrestati nel dicembre 1946, sono stati riconosciuti innocenti dalla Sezione Istruttoria della Corte d’Appello di Bologna. Scopo principale DELLE SAM era quello di propagandare il

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L’aula della Costituente raccolse 556 deputati

movimento presso gli ex fascisti, per COSTITUIRE un nuovo partito fascista. L’organizzazione (…) anticomunista doveva ANCHE provvedere alla eliminazione di alcuni dirigenti reggiani DEL partito, nonché del Segretario dell’ANPI provinciale Ferrari Didimo (Eros) (…) Malgrado ciò, alcuni giorni fa, essi sono stati tutti liberati.

11 maggio – Difendere la Repubblica

Raffiche di mitragliatrice hanno investito i lavoratori siciliani di Portella delle Ginestre, (…) riuniti per la celebrazione del 1° maggio. Molti di loro hanno avuto il corpo dilaniato dal piombo assassino, molti altri sono morti. L’infame gesto, che può trovare precedenti soltanto nel periodo in cui dominò il nazi-fascismo, ha profondamente addolorato e turbato (…) e lo sciopero di protesta ha voluto essere un ammonimento severo su cui molti dovranno profondamente meditare. (…) Il tentativo di voler fare apparire la strage di natura

non politica ma come opera di delinquenza comune è rimasto vano (…) Troppo sangue fraterno è stato sparso, troppi sono già gli italiani indegni che hanno massacrato e ucciso degli innocenti, troppe sono le famiglie su cui gravano lutti e dolori (…) per questo le forze combattentistiche devono restare all’avanguardia e mobilitate costantemente per la difesa della Repubblica.

28 settembre – La fame bussa alle porte

(…) sembra che la fame, anziché una realtà dolorosa e quotidiana, sia un’opinione di pochi scriteriati ammalati di demagogismo (…) La fame non è un’opinione, non è una suggestione, non è un retorico motivo propagandistico (…) è una minaccia concreta, una realtà inequivocabile contro la quale si deve agire con ogni mezzo e con ogni energia. (Anna Bergamin)


Società

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Torneranno? No. Però... I neofascisti ingrossano le proprie file nella campagna a sfondo razziale e xenofobo. La politica incapace di progetti a lunga scadenza. I progetti elettorali di Casa Pound

di Roberto Scardova

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’estate era iniziata a Chioggia. Dove un bagnino aveva attirato l’attenzione dei media tappezzando il suo pezzo di spiaggia con minacciosi cartelli che promettevano manganellate a chi, negri o immigrati, avesse voluto turbare l’ordine mussoliniano del bagnasciuga. È continuata poi con una lunga serie di episodi, l’ultimo dei quali (mentre scriviamo, a fine agosto) è stata l’immagine pubblicata su Facebook del gruppo neofascista Forza Nuova: la riproposizione di un vecchio manifesto della Repubblica sociale, in cui un nero abbranca e si accinge a stuprare una bionda ed indifesa ragazza italiana. “Di-

Foto: progetto studenti Unimore Bigliardi, DeMonaco, Flamminj e Tirnoveanu

fendila dai nuovi invasori” incita il manifesto. Ricopiando il testo originale della propaganda repubblichina, Forza Nuova avverte che la giovane vittima potrebbe essere “tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia”… “Nuovi invasori” sono dunque per FN i disperati che attraversano il Mediterraneo in cerca di pace, sicurezza, occasioni di lavoro. Nuovi perché i primi, settanta e più anni fa, furono i neri che combattendo nei ranghi delle armate alleate contribuirono a liberare l’Italia dal fascismo e dal nazismo. Ma quella liberazione secondo quelli di Fn fu in realtà una “sconfitta”; e chi oggi si mostra disponibile ad accogliere gli

immigrati deve essere considerato, oggi come allora, “traditore della Patria”. Forza Nuova: la formazione fondata da Roberto Fiore, leader del gruppo eversivo Terza Posizione ai tempi dello stragismo. Il loro linguaggio riporta indietro quasi di un secolo, e non teme di apparire – anzi: vuole apertamente essere – incitatore dell’odio, razzista, xenofobo e, in una parola, fascista. Qualcuno ha notato che il dirsi fascista in pubblico non suscita più, oggi, né sdegno né riprovazione. Appena pochi anni fa potevano impunemente fregiarsi di quella patente soltanto i frequentatori di circoli bui e fumosi, sostanzialmente ai

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Notiziario ANPI

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margini delle nostre città. Ora è normale, invece, assistere alla indifferenza, se non al consenso, davanti a braccia tese nel cosiddetto saluto romano. Parole d’ordine di violenza e intransigenza contro tutti, persino i religiosi. Provocazioni operate negli stadi, nelle scuole, nelle manifestazioni di piazza, nelle sempre più numerose occasioni in cui, dentro e fuori i cimiteri, si pretende di onorare il ricordo delle figure più tragicamente note del passato regime. Chi le chiama ragazzate dimentica che i giovani schierati attorno ai nuovi labari il fascismo non lo hanno né vissuto né conosciuto. Di cosa allora sarebbero nostal-

I neofascisti il fascismo non lo hanno vissuto gici? Che cosa e chi, piuttosto, ha dato fiato a quelle schiere rumorose per quanto fortunatamente ancora esigue? Il fenomeno si è sviluppato di pari passo con la campagna di intolleranza e xenofobia scatenata in Italia sull’onda delle reazioni all’arrivo dei migranti provenienti dai paesi più poveri. Una campagna strumentale e ipocrita, di fronte al cui esplodere il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha dichiarato di aver addirittura temuto per la “tenuta democratica” del Paese. Questo perché le sollevazioni di quartieri e periferie sono state sorrette non solo dalle violenze della estrema destra, dalla stampa conservatrice e dalla becera intemperanza della Lega di Salvini. Vi ha contribuito anche la sorprendente inversione di marcia operata dal Movimento Cinque Stelle, che pure aveva vantato la propria vicinanza ideale coi vescovi cattolici, loro sì interamente spesi nella solidarietà coi diseredati del mondo. Tutti i partiti hanno occhi e orec-

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chi soltanto alla prossima primavera, stagione di elezioni politiche: quando dovranno disputarsi i voti dei folti gruppi apertamente ostili (e talvolta violentemente ostili) verso i richiedenti asilo, temuti autori di ogni possibile nefandezza. Le medesime preoccupazioni di tipo elettoralistico spingono persino parecchi esponenti del PD, sindaci in primo luogo, a mostrarsi pubblicamente renitenti rispetto agli obblighi morali dovuti verso chi criminale non è, ma fugge da guerre e dittature, da fame e genocidi. Le risorse disponibili sono del resto scarse. L’arrivo dei migranti ha messo drammaticamente in luce che anche da noi, in tempi di crisi, ampie fasce di popolazione vivono ormai al limite della sussistenza. Anziani senza pensione e pensionati con la minima, disoccupati, giovani in cerca di prima occupazione, famiglie senza casa. Cittadini che avvertono i morsi di una situazione senza uscita, costretti a misurare nei fatti, e subito, l’inerzia delle autorità di governo. A costoro, in gran parte rannicchiati nel malessere delle periferie urbane, nessuno riesce più a portare argomenti convincenti di speranza. Una crisi sociale che i partiti di massa – i loro superstiti – non hanno saputo valutare con accortezza, e che oggi costa sfiducia e rivolta verso l’intero sistema democratico. Su questo disagio lavorano i “fascisti del terzo millennio”, così sono stati definiti. La loro rinnovata vitalità va ben oltre le simbologie d’effetto costituite dai saluti romani e dagli inni al duce. Come ha rilevato Cinzia Venturoli, dell’Istituto Parri di Bologna, quei movimenti hanno dato vita a una “svolta strategica”. Venturoli vi nota “un populismo che fa cose che gli altri non fanno”, come ramificarsi nelle periferie, distribuire cibo ai soli italiani, operare sui social network per diffondere idee e obiettivi di agitazione. Azioni di successo, anche perché “nella società non abbiamo più gli anticorpi che avevamo prima”. Pure da noi, in Emilia “è venuto meno, o si è affievolito, il paradigma antifascista che caratterizzava queste terre”. Anche il Professor Piero Ignazi,

dell’Università di Bologna, considera come la riorganizzazione dei gruppi neofascisti (tema sul quale la nostra rivista ha ospitato le riflessioni dello studioso Federico Chiaricati) sia avvenuta nel quadro più vasto di una “debolezza della cultura liberale e democratica”. E ritiene che ad attrarre e cementare i gruppi giovanili sia non già “il pastiche ideologico” nostalgico offerto da Forza Nuova o Casa Pound quanto “l’offerta di una militanza che si trasforma in una comunità politica”. I partiti tradizionali invece perdono terreno perché “hanno abbandonato il rapporto con la società civile, o lo attivano solo in maniera strumentale”, senza alcun “coinvolgimento ideale e progettuale”. Nel corso delle ultime consultazioni amministrative la lista elettorale di Casa Pound, pre-


Società

ACCERCHIAMENTO DEL NEMICO Foto: progetto studenti Unimore Bigliardi, DeMonaco, Flamminj e Tirnoveanu

sentandosi a viso aperto, ha conquistato a Bolzano il 6% dei voti, ma ha superato il 10% nei quartieri ove risiedono molti operai italiani. A Lucca ha ottenuto l’8%; tra il 2% ed il 5% in città come Todi, Pistoia e l’Aquila. Suoi candidati hanno ottenuto consensi anche a Isernia, Lamezia Terme, Grosseto e Cologno Monzese. Casa Pound ha aperto ormai decine di centri un po’ ovunque. Ha stabilito una proficua alleanza politica ed elettorale coi lombardi di Lealtà Azione, quelli che non perdono occasione di inveire contro l’Anpi. E punta a stringere intese con altri gruppi ancora: quelli di Forza Nuova,

naturalmente, e poi i camerati di Avanguardia Nazionale (la formazione fondata da Stefano Delle Chiaie), i veronesi di Fortezza Europa, i romani di Militia vicini a Massimo Carminati, i milanesi di Generazione Identitaria, quelli di Fascismo e Libertà (che a Brescia hanno adottato la sigla para hitleriana di Partito socialista nazionale). Ancora, il bergamasco Manipolo d’Avanguardia e i mantovani dei Fasci Italiani del Lavoro (che col simbolo dei fasci littori hanno conquistato il 10% degli elettori di Sermide). Difficile credere si possano contrastare queste realtà agitando eventuali nuove leggi a difesa della Costituzione. Le leggi Scelba e Mancino esistono già, ma nessuno le ha fatte rispettare. Perché le leggi non funzionano da sole, occorre che gli uomini e le istituzioni vi si appoggino con

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fedeltà e coerenza. Nel caso dei neofascisti da noi non è stato così, sin da dopo la Liberazione. Pensiamo alla lunga e sanguinosa teoria delle stragi nere, rimaste impunite per decenni (soltanto Bologna e Brescia hanno ottenuto parziale giustizia) nonostante gli autori fossero noti, e noti anche perché molto spesso legati a filo doppio con gli apparati di sicurezza, talvolta addirittura a libro paga del governo. Per alcuni di loro le protezioni sembrano funzionare ancora oggi. Chissà perché.

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Notiziario ANPI

Nuove resistenze

Una nuova realtà: la Fornace di Fosdondo Dalle ceneri del vecchio stabilimento, grazie all’intraprendenza dei lavoratori, a Correggio rinasce un’attività storica. I dipendenti diventano imprenditori e mettono in piedi una cooperativa di Anna Fava

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’insegna della fornace è ancora lì ben visibile. Il forno cuoce ancora. Un tempo si chiamava “Coop Fornaciai Laterizi”. Adesso si chiama “Fornace di Fosdondo”: un nome semplice, facile da ricordare, un nome che “sa di territorio”, che “appartiene” alle donne e agli uomini di Fosdondo, frazione di Correggio. Si chiama così, da qualche mese. Perché è rinata. Un po’ come nel primo dopoguerra, quando, negli anni ‘30 rinacque dalla ristrutturazione di un vecchio forno Hoffman in di-

Terra di argilla e di braccia con la voglia di ripartire suso. Poi di nuovo nel secondo dopoguerra, quando la voglia di ripartire fu più forte delle macerie lasciate dalla seconda guerra mondiale. Terra buona quella di Correggio, di argilla e di braccia. La storia poi racconta che i laterizi costruiti a Fosdondo erano utilizzati ovunque: un mattone su tre delle case italiane usciva dalla Fornace di Fosdondo. Ai tempi d’oro ci lavoravano circa 70 persone, e i forni erano accesi per 11 mesi l’anno. Poi la crisi, il tracollo dell’edilizia, le grandi cooperative che cominciano a chiudere e l’indotto ne paga le conseguenze. A marzo 2016 Unieco, della quale faceva parte, è costretta a chiudere lo stabilimento di Fosdondo: nel piano di ristrutturazione

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finanziaria per la Fornace non c’era spazio. Significava che i 40 dipendenti rimasti non avrebbero più cotto l’argilla, 40 persone che avrebbero dovuto fare i conti con la disoccupazione e un mercato del lavoro alquanto crudele. Terra buona quella di Correggio, di argilla e di braccia. Braccia di uomini che non si arrendono. Perché chiudere una realtà così importante? Perché disperdere professionalità? Si sono riuniti, hanno messo insieme teste e idee, entusiasmo e determinazione, e ancora una volta, argilla e braccia buone. E così, 20 dei 40 dipendenti rimasti hanno deciso che no, non si sarebbero arresi. “Workers buyout” si chiama nel linguaggio economico e significa “dipendenti che acquistano l’azienda”. È un nuovo modo di investire nel lavoro per far fronte alle situazioni difficili. Un’ esperienza positiva, in Regione già c’è: una cooperativa di panificazione, nel piacentino, e pare funzioni anche bene. Dipendenti-imprenditori, insomma, con annessi e connessi al seguito. A Fosdondo l’hanno pensata così. Si sono ridotti lo stipendio, hanno richiesto e investito in azienda il riscatto anticipato dell’indennità di mobilità, e, con l’aiuto della coo-

un pezzo di storia Un’immagine della Fornace di Fosdondo, frazione di Correggio, nel 1947

perazione reggiana, in particolare Boorea Emilia Ovest, Coopfond e CLF che hanno dato liquidità fresca e Unieco, che ha applicato un canone di affitto agevolato, sono ripartiti. Sì, i rischi ci sono: “Se dovesse andar male”, aveva dichiarato alla stampa Ettore Sassi, presidente della neonata cooperativa “Fornace di Fosdondo”, “siamo senza ammortizzatori sociali, è un salto senza paracadute”. Nessun passo indietro, però. Sono consapevoli che il mercato non sarà mai più quello di una volta, lavorano sulla innovazione e su nuovi mercati, anche esteri. Sperano di aumentare i dipendenti, e di recuperare un po’ dei soldi investiti. Un primo bilancio, nella primavera scorsa, è stato positivo: la produzione c’è stata ed è arrivato anche il primo utile. Terra buona quella di Correggio, di argilla e di braccia. E di sorrisi soddisfatti. La prima sfida è stata vinta. Buona la prima. Buon lavoro, ragazzi.


Segnali di pace

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Guerra in Siria: perché è cominciata e non finisce Un puzzle di interessi divergenti impedisce la soluzione del conflitto. Tra ragioni religiose, economiche e politiche la situazione umanitaria non fa che peggiorare di Saverio Morselli

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l 15 marzo 2011 migliaia di persone scesero per le strade di diverse città della Siria dando vita a una serie di manifestazioni contro il regime del presidente Bashar Al Assad, accusato di autoritarismo e di violazione sistematica dei diritti umani. La scia di quella che è stata definita come “primavera araba”, che in tanti Paesi dell’area mediorientale andava costruendo l’idea di un assetto istituzionale maggiormente improntato ai principi democratici, cominciava a farsi largo anche in Siria dove, ininterrottamente dal 1970, il potere è nelle mani della famiglia Assad (Hafiz prima, poi, per successione, il figlio Bashar) e della minoranza religiosa alawita, di matrice sciita. La repressione non si è fatta attendere ed è stata violenta, sanguinosa, inequivocabile: nessuno spazio per una sorta di transizione verso la democrazia, “Assad o nessuno”. Da allora, il conflitto è stato un tragico crescendo: da una parte l’esercito siriano, sostenuto nel tempo dal Iran e dagli Hezbollha libanesi, dall’altra l’opposizione che si riunisce sotto la sigla dell’Esercito Siriano Libero e il suo progressivo ridimensionamento a favore delle forze più agguerrite dell’integralismo religioso sunnita (da Al Nusra all’Isis). Nel mezzo la partecipazione della Russia e della coalizione occidentale con bombardamenti senza soluzione di continuità. Risultato? A distanza di oltre sei anni, la guerra ha prodotto oltre 470mila morti e un numero imprecisato di feriti (soprattutto civili), intere città rase al suolo, 12 milioni di sfollati interni o nelle nazioni confinanti, una situazione umanitaria catastrofica.

Le macerie sulla Siria: in sei anni la guerra ha ucciso oltre 470mila persone

Un Paese che sopravvive nelle sue macerie. Alla luce di quanto accaduto, sembrerebbe quindi un conflitto facile da spiegare, nella sua terribile linearità. Ma non è esattamente così, perché gli interessi in campo sono numerosi e divergenti. Il Qatar è il terzo produttore di gas naturale al mondo. Tuttavia le sue esportazioni sono limitate all’Asia e non arrivano in Europa, per raggiungere la quale avrebbe bisogno di un gasdotto che passasse dalla Siria, provvista di sbocco sul Mar Mediterraneo. Destabilizzare la Siria significherebbe per il Qatar attuare il suo progetto. Ma la Russia, principale alleato e partner economico della Siria, si oppone in quanto ciò modificherebbe l’attuale dipendenza europea dai rubinetti di Putin. La Russia mantiene inoltre nel porto siriano di Tartus il suo unico avamposto nel Mediterraneo e non può consentire l’avvento di un regime di stampo rigidamente teocratico a lei ostile. Arabia Saudita, Kuwait e (ancora!) Qatar mirano al dominio sunnita sul mondo arabo e pur di vincere questa battaglia di po-

tere e di influenza non esitano a finanziare quell’Isis che a parole condannano. A loro, per identici motivi di peso e autorevolezza nel mondo arabo, si contrappone l’Iran, a prevalente confessione sciita. La Turchia teme la possibilità che nel nord della Siria si realizzi una zona simile a quella del governo regionale del Kurdistan in Iraq e non disdegna di sconfinare pur di combattere anche solo l’idea dell’autonomia curda. Nel mezzo, gli Stati Uniti e i suoi alleati, che si sono mossi per pura esigenza di controllo di una zona ritenuta economicamente e strategicamente fondamentale e che ora si trovano in una autentico impasse (chi dopo Assad?). Insomma, un autentico puzzle di interessi divergenti, tali da far ritenere ardua una soluzione del conflitto che possa in qualche modo ricomporli in tempi brevi. Soprattutto se chi per definizione è deputato a questo compito, ovvero l’Onu, è immobilizzato dalla logica dei veti contrapposti che rende sterile, se non inutile, ogni sforzo negoziale. In Siria, intanto, si continua a morire.

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Commemorazioni

In piazza per ricordare i martiri del 7 luglio Alla commemorazione dell’eccidio le parole di Carlo Ghezzi della direzione nazionale Anpi: “Un paese che non sa da dove viene non può adeguatamente progettare il proprio futuro” di Ermete Fiaccadori “Cittadini di Reggio Emilia, siamo convenuti oggi in questa storica piazza perché non si dimentichi”. Così Carlo Ghezzi, inviato dalla direzione nazionale dell’Anpi a Reggio Emilia, ha iniziato il suo discorso per le celebrazioni dell’anniversario dell’eccidio del 7 Luglio 1960. Quel giorno, come sappiamo, nella piazza a loro ora dedicata, persero la vita cinque persone sotto il fuoco della polizia del Governo Tambroni. Come ci ha ricordato Ghezzi, nel mese di giugno e luglio 1960, a partire dalla convocazione del Congresso nazionale del Movimento Sociale Italiano a Genova, città Medaglia d’oro della Resistenza, si svilupparono in tutto il Paese numerose manifestazioni per contrastare la svolta reazionaria del Governo Tambroni, nato con il voto determinante del MSI. In tante parti del Paese i duri interventi della polizia all’interno delle manifestazioni provocarono, a causa dell’uso massiccio delle armi, cinque morti a Reggio Emilia, un morto a Licata, due morti a Catania e due morti a Palermo. Analizzandone la sistematicità non si era di fronte a situazioni isolate, ma ad un preciso disegno di repressione violenta della democrazia. Dopo gli eventi tragici di quei mesi, il Congresso di Genova fu disdetto e il governo Tambroni si dimise il 19 luglio. Si chiuse così la stagione cosiddetta “del centrismo” aprendo una nuova fase politica di centro-sinistra, di riforme e di attuazione della Costituzione. Le forze della destra, però, non abbandonarono la voglia di protagonismo e presero a costruire trame e iniziative eversive fino all’esplosione della strategia della tensione che si avviò concre-

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Un momento della commemorazione dei Martiri del 7 luglio (foto Angelo Bariani)

tamente a partire dalla strage di piazza Fontana a Milano. Ghezzi ha ricordato come fu importante per la democrazia del nostro Paese la scelta che fecero in tanti, come i martiri del 7 luglio 1960, di schierarsi dalla parte giusta così come fecero i partigiani nella lotta di Liberazione. Allora come oggi è necessario l’impegno di tutte le migliori energie del Paese per difendere i diritti

dei cittadini e dei lavoratori, per dare attuazione alla nostra Costituzione e per contrastare le tendenze reazionarie. Ha concluso ribadendo l’importanza di far conoscere, soprattutto ai giovani, la storia, i fatti che sono accaduti e il loro significato, perché un paese che non sa da dove viene non può adeguatamente progettare il proprio futuro.

Farioli: “Aiutateci a vedere riconosciuta giustizia” Ettore Farioli, figlio di Lauro, rimasto orfano a soli due anni, è intervenuto all’iniziativa del 7 luglio scorso a nome dei famigliari delle vittime. Farioli, dopo aver ricordato le sofferenze morali e le privazioni materiali che provocarono alle famiglie le cinque uccisioni, ha ribadito la necessità di veder riconosciuta giustizia. Ha ricordato che il tribunale di Milano assolse il vicequestore, responsabile dell’ordine pubblico, per non aver commesso il fatto e l’agente imputato dell’omicidio di Afro Tondelli venne assolto con formula piena.

Tutti assolti. Nessun colpevole. Chi ha sparato non venne condannato mentre le accuse e le colpe furono rivolte a chi era sceso in piazza “con l’intento di creare disordini”. Una sentenza vergognosa e inaccettabile. Ha ribadito che i familiari hanno ancora la speranza che sia scoperta la verità su quanto è accaduto il 7 luglio 1960 e per questo obiettivo chiedono il sostegno e l’impegno dei sindacati, dell’Anpi, delle istituzioni democratiche e delle forze politiche di sinistra.


Eventi

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Reggio-Monzambico, l’amicizia continua A 47 anni di distanza Oscar Monteiro del FreLiMo è tornato a Reggio Emilia per testimoniare il forte legame con la città: “Reggio ha un posto speciale nel cuore dei mozambicani” di Gianluca Grassi

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rano i primi di luglio del 1970, quando in sala del Tricolore il Consiglio comunale accolse i primi delegati del movimento di liberazione del Mozambico a Reggio Emilia. Erano Marcelino Dos Santos, responsabile delle attività internazionali del FreLiMo, (Frente de Libertaçao de Moçambique) e Oscar Monteiro, delegato dallo stesso Dos Santos a seguire i lavori della Conferenza internazionale di solidarietà che si svolse a Roma nel giugno 1970. Quarantasette anni dopo Oscar Monteiro è tornato a Reggio Emilia con la moglie Catarina e i figli, per testimoniare che i frutti di quell’incontro legano ancora oggi il nostro territorio con il Mozambico e che quest’amicizia continua ad avere un ruolo particolare nel cuore dei fautori della liberazione del paese dal colonialismo portoghese. Durante il suo viaggio Oscar Monteiro ha scelto di incontrare anche gli amici di Anpi Reggio Emilia, realtà che assieme al Comune ha supportato molti progetti di cooperazione e scambio. Il presidente Ermete Fiaccadori all’epoca era uno dei collaboratori di Giuseppe Soncini e studiò a fondo l’esperienza di liberazione nazionale del Mozambico. Ed è stato con un caldo abbraccio che si sono ritrovati, insieme a diversi attivisti di Anpi impegnati nella stagione di solidarietà con il Mozambico. Un dialogo che si sta rafforzando negli ultimi anni, dove l’Anpi ha ripreso i rapporti anche con la città gemella di Pemba, accogliendo nel luglio dello scorso anno il sindaco Tagir Assimo Carimo, il capo di Gabinetto Armando John e il referente di Casa de Bahia – gli uffici del Comune di Pemba dedicati alla cooperazione decentrata i cui uffici sono intitolati alla città di Reggio Emilia – Nelito Tiago.

In quell’occasione l’Anpi ha avviato una corrispondenza con la sede di Pemba dell’associazione degli Antichi combattenti del Mozambico (che riunisce tutti i partigiani mozambicani coinvolti nella lotta di liberazione dal colonialismo), per individuare percorsi di cooperazione che possano mettere Il presidente provinciale dell’Anpi Ermete Fiaccadori con Oscar Monteiro in visita alla sede dell’associazione in contatto le due realtà: “Ci stiamo impegnando per lanciare nuovi zione e ordinamento dello Stato, progetti con il Mozambico – ha oltre che in qualità di inviato nei dichiarato Fiaccadori nel corso processi di pace e di risoluzione dell’incontro – per affiancare l’as- dei conflitti. È un costituzionalista sociazione dei combattenti nel che ha collaborato alla definiziocompito di tramandare la memo- ne sia della Costituzione del Moria della lotta di liberazione alle zambico, che come esperto per nuove generazioni e a preserva- la Costituzione della Repubblica re le storie di chi ha contribuito a del Sudafrica approvata nel 1996 questa battaglia che Reggio Emi- dal Governo presieduto da Nelson Mandela. Monteiro ha accompalia ha avuto l’onore di sostenere”. Monteiro ha apprezzato il lavoro gnato – e tutt’oggi segue – i prosvolto nel territorio sia per tra- getti e le attività internazionali che smettere ai più giovani la Resisten- vedono il suo Paese in dialogo con za italiana ma anche preservare i l’Italia e – in particolare – con Regmateriali della cooperazione con gio Emilia. Tra i momenti toccanti l’Africa australe: “Reggio Emilia della sua visita a Reggio la visiha un posto speciale nel cuore ta all’archivio Soncini-Ganapini dei mozambicani – ha sottoline- conservato alla biblioteca Panizzi, ato Monteiro – questi sono giorni al teatro Municipale, alla Sala del di profonda emozione e ho voluto Tricolore, al parco Samora Machel, venire con i miei figli per condivi- al monumento a Giuseppe Soncini dere con loro questa grande storia e alla sua tomba – dove Monteiro ha voluto rendere omaggio. Una di amicizia e cooperazione”. Monteiro, dopo la liberazione, è storia di amicizia, testimoniata anstato Ministro alla Presidenza – fu che dall’incontro con gli amici di infatti tra i più stretti collaborato- sempre, tra questi Bruna Ganapini ri del presidente Samora Machel (moglie dell’ex assessore alle Relae governò diversi dicasteri (Giu- zioni internazionali Giuseppe Sonstizia, Interno, Amministrazione cini) e con Remo e Olga Fornaciapubblica). Fu più volte inviato ri (amici del Mozambico e instanper conto del segretario generale cabili volontari di tutte le attività di delle Nazioni Unite, in qualità di solidarietà e cooperazione). esperto in materia di amministra-

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Commemorazioni

Montefiorino volano di democrazia Dal 18 giugno al 30 luglio 1944 la Repubblica partigiana riuscì rapidamente a organizzare e risolvere un gran numero di problemi pratici e questioni istituzionali di Carlo Smuraglia

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econdo lo storico Santo Peli, le Repubbliche partigiane furono circa venti e, fra quelle più importanti, come la Carnia, il Monferrato, l’Ossola e Valsesia, va inserita Montefiorino. Sebbene di brevissima durata, 18 giugno - 29/30 luglio, Montefiorino svolse un’attività di grande rilievo e anche dopo, in qualche modo, in clandestinità, con l’appoggio del Comitato nazionale di liberazione della montagna. Fu certamente fra le Repubbliche partigiane più importanti, perché in un tempo brevissimo, riuscì a organizzare e risolvere una quantità di problemi pratici e di questioni istituzionali impressionante: gli approvvigionamenti, il calmieramento dei prezzi, l’ammasso del grano, la trebbiatura e il rapporto con i contadini. In ambito istituzionale crearono un sistema democratico, eleggendo il sindaco e la Giunta per alzata di mano, organizzando assemblee popolari, la Polizia, il Tribunale con un Pubblico ministero, l’ospedale e la predisposizione del terreno per i lanci degli Alleati. Sul piano delle riforme crearono un sistema fiscale proporzionale corretto, con l’abbassamento delle imposte per i meno abbienti. Dopo il grande rastrellamento, gli incendi e le persecuzioni, che posero fine allo straordinario esperimento, rimase il sindaco e si continuò ad agire sul territorio, seguendo le direttive del Cnl della montagna. Ciò dimostra che l’obiettivo non era solo quello di conquistare la libertà, ma anche quello di attuare la democrazia e non è fuori luogo affermare che le Repubbliche partigiane vanno viste come “semi di democrazia e di Costituzione”. Quello delle Repubbliche parti-

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giane fu un fenomeno complesso, per molte ragioni; ed anche perché queste sperimentazioni di democrazia, furono messe in atto da persone anche giovani, che la democrazia non l’avevano mai vissuta o da antifascisti che l’avevano conosciuta sui libri, nelle carceri, al confino o in esilio. Fu dunque utopia? In parte sì, come del resto lo fu tutta la Resistenza, ma certamente non follia. Non c’è dubbio che la speranza che la guerra fosse destinata a finire rapidamente, rappresentasse una grossa spinta, ma insieme c’era la voglia di sperimentare, di delineare i tratti di quella che sarebbe stata la futura democrazia e i fondamenti di una nuova Costituzione. È proprio questa complessità che spiega la velocità della ripresa dopo la Liberazione, che sarebbe stata impensabile in un Paese distrutto, se non ci fosse stata l’esperienza delle Repubbliche partigiane. Basti pensare al voto alle donne, alla Costituente, al referendum nel 1946 e ai lavori della Costituente e l’approvazione della Costituzione, nel 1947. Un miracolo che affonda le radici nella Resistenza, nella lotta armata e in quella non armata e nelle Repubbliche partigiane, in una parola, nella complessità di questa vicenda storica. Da ciò una Costituzione democratica, ricca di valori, quali il lavoro, la partecipazione, la dignità, l’antifascismo, i diritti e i doveri. Una scelta anche etica, nel suo complesso, pensata e realizzata perché potesse durare nel tempo. Basterà un esempio per tutti, per dimostrare il legame profondo tra quelle esperienze e la Carta costituzionale. Quando si doveva eleggere il sindaco di un’area libera, il Cnl dava l’indicazione di scegliere tra le persone che ave-

vano dato prova “di onestà politica, di rettitudine amministrativa, di buoni precedenti morali”. Non è un’anticipazione del contenuto dell’art. 54 della Costituzione, che per gli eletti a cariche pubbliche richiede disciplina e onore? Ed è veramente con amarezza che siamo costretti a riconoscere quanto siamo lontani da quei princìpi. Questa Costituzione ha resistito alle intemperie, ai tentativi di svalutazione, alle modifiche parziali e ai tentativi di stravolgimento globale, dalla bicamerale al progetto di Berlusconi, a quello di Renzi. In pochi giorni, Montefiorino seppe realizzare iniziative straordinarie. Facciamo altrettanto anche noi, amiamo questa Costituzione, pretendiamo che venga rispettata e attuata, soprattutto assumiamoci le nostre responsabilità con la partecipazione, che è il sale della democrazia. è questo il modo migliore per celebrare le Repubbliche partigiane e, in particolare, quella di Montefiorino; seguire l’esempio di coloro che tentarono di realizzare la democrazia, mentre erano circondati da un nemico forte, aggressivo e violento, pronto alla vendetta, pronto a reagire con la consueta brutalità. Oggi non siamo in quella condizione; e dunque, a maggior ragione, dobbiamo essere fieri di quella esperienza e seguirne l’esempio, ben sapendo che solo prendendo in mano il proprio destino e partecipando alla vita politica e sociale, possiamo ottenere quei cambiamenti di cui il nostro Paese ha tanto bisogno e che dobbiamo realizzare per consegnare ai nostri figli, ai nostri nipoti, un Paese più degno di essere vissuto.


Lettere al direttore

ottobre 2017

Lettere al direttore

A proposito di Gap e terrorismo

I

o non sono uno storico, forse non ho capito l’articolo apparso sul notiziario Anpi di Glauco Bertani, che spero sia solamente il suo pensiero. Sono un antifascista, iscritto all’Anpi, figlio di un Gappista, nome di battaglia “Sbafi” che per il suo passato da Partigiano fece, ingiustamente, tre anni di carcere e, infine, fu riconosciuto innocente. Perché dopo tanti anni (più di 70), in mancanza di testimonianze e chiarimenti sulle cose successe ai quei tempi, gli “storici” che non hanno vissuto quel periodo, lo vogliono revisionare? La storia non si fa oggi. La storia l’hanno fatta, in quel momento di guerra e di dura repressione nazifascista, quei Partigiani e Gappisti che hanno contribuito a liberare il Paese con le loro azioni. Certo, alcune potevano anche essere sbagliate ma, ragazzi e ragazze giovani e inesperti, non avevano il tempo di riflettere dovendo decidere sul momento. Non era una prospettiva allettante fare attentati (come diceva spesso “Sintoni”). In quel contesto, specialmente in città, era necessario colpire quelle spie fasciste che impedivano lo sviluppo della Resistenza attraversi fucilazioni o torture (Villa Cucchi, ne è un

esempio a Reggio Emilia). L’azione dei Gap era fondata sulla convinzione della necessità di incalzare il nemico senza tregua; aveva compiti di sabotaggio, di azioni armate, tra cui l’eliminazione dei nazifascisti, ma soprattutto dei delatori e dei torturatori, proprio per contribuire ad eliminare i gangli vitali nazifascisti. Non dimentichiamoci, però, che le azioni dei gappisti comprendevano anche l’aiuto alla popolazione, il rifornire i Partigiani delle loro necessità, il reclutamento di giovani e il contatto con soldati tedeschi che volevono passare nelle file partigiane (ne è l’esempio il caso di Albinea nell’agosto 1944). Ma non si deve mai dimenticare che il fascismo non nacque l’8 settembre 1943 ma nacque nel 1920; quante cooperative incendiate, quanti antifascisti o socialisti bastonati e incarcerati! Gente che negli anni, a forza di bastonate è morta di polmonite, o di altre malattie ed è stata licenziata dal lavoro. Non dimentichiamoci che il 1° maggio i fascisti andavano nelle case a vedere chi aveva i cappelletti e, con arroganza, prendevano la tovaglia gettando tutto a terra. Queste cose, per chi le ha vissute, hanno lasciato il segno, e hanno fatto sì che dopo l’8 set-

tembre molti giovani sostenessero il movimento partigiano. Non dimentichiamoci mai che noti Gappisti, dopo la Liberazione, sono diventati dirigenti del PCI e di Istituzioni statali, ricoprendo incarichi di primo piano nei Governi e nella Costituente. Concludo con una nota dell’amato presidente della Repubblica, Partigiano Sandro Pertini: “La legge della guerra era che il nemico doveva essere colpito ovunque si trovava, per questo approvai l’attentato di via Rasella a Roma”. Luciano Cattini P.S. Sono in possesso di un Odg originale n. 12 del 23 aprile 945, del comando della 33esima Brigata “Dragone” di Modena, di cui cito solo l’ultimo passaggio del Capo di Stato Maggiore “Antonio” che dice: “Partigiani della 33a Brigata cercate di stringere i denti, cercate di superare per le ultime ore che ci rimangono lo sforzo che ancora dovete compiere per arrivare a liberare dagli ultimi fascisti la zona di pianura che è ancora infestata”.

Per scrivere al direttore: redazione@anpireggioemilia.it

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Notiziario ANPI

Anniversari

Anniversari 43° anniversario e 35° anniversario

13° anniversario e 6° anniversario

Il 18 novembre ricorre il 43° anniversario della scomparsa di Angelo Giaroni “Dartagnan”, bracciante, ispettore di battaglione nella 76a Brigata Sap “Angelo Zanti”. Giovane socialista nel 1921 fu tra i fondatori della FGCI. Arrestato nel 1932 per appartenenza al PCd’I, seppe resistere a pesanti interrogatori. Potè così usufruire della “Amnistia del decennale” concessa da Mussolini e continuare la sua attività clandestina. Arrestato ancora nel 1938 nella grande retata contro gli antifascisti reggiani, venne condannato a sette anni di reclusione dal tribunale speciale. Liberato dopo la caduta di Mussolini, all’indomani dell’otto settembre fu tra quella sessantina di reggiani ex carcerati ed ex confinati che costituirono il nerbo del nascente movimento di Resistenza. Nel dopoguerra, sempre impegnato nel PCI oltre che nell’Anpi, raggiunse la pensione come operaio del Comune di Reggio Emilia. Lo ricordano assieme alla moglie Dolores Gemmi, deceduta il 21 settembre 1982, dirigente dell’UDI nel post Liberazione, il figlio Gianni e la famiglia, sottoscrivendo pro Notiziario.

Viene trascritto il ricordo per i suoi cari di Chiara Barigazzi, che sottoscrive pro Notiziario. “Ancora un’altra stagione, un’altra primavera all’insegna del ricordo, della memoria. Barigazzi Abbo e Lanciano Marisa, i miei genitori, sono mancati rispettivamente 13 e 6 anni fa. È doveroso e necessario ricomporre i loro passi, le loro tracce, da me raccolte, ma non da me sola. Gli amici che li hanno affiancati durante il loro cammino, si sono resi partecipi di un sodalizio memoriale dove i valori condivisi hanno fatto da sfondo a scelte di carattere politico, umano; possano le nuove generazioni riflettere su questi principi. Un’assidua frequentazione nel volontariato, nel sociale, hanno caratterizzato i loro percorsi, che insieme alla musica, sono stati tassello dopo tassello, un variegato mosaico esistenziale. Abbo e Marisa nutrivano stima e affetto per l’amico Avio Pinotti,“Il Ribelle”, recentemente scomparso, che tanto ha fatto per l’Anpi di Correggio e non solo. Sento di esprimere un caro saluto e profonda riconoscenza a un altro testimone che ha lasciato in tutti noi solchi profondi. Voglio ricordarlo così, come profondo è il ricordo che mi lega ai miei genitori, unitamente alla mia famiglia”.

Angelo Giaroni “Dartagnan” - Dolores Gemmi Abbo Barigazzi – Marisa Lanciano

58° ANNIVERSARIO

Didimo Ferrari “Eros” “Questo è l’anno del mio 70° compleanno e in una piacevole serata in cui festeggiavo con tutta la famiglia questo significativo traguardo e mi compiacevo della vivace presenza dei miei nipoti, ancora di più il mio pensiero è andato a mio padre “Eros”, a quanto ha rappresentato per me e mia sorella, a quanto ha contribuito con il suo impegno e i suoi sacrifici a farmi godere di questa occasione. Sono sempre più grata a tutti i partigiani che insieme a lui hanno combattuto per rendere libero il nostro Paese e sempre di più dedicherò il mio impegno per mantenere operante e viva la nostra associazione (Anpi).” Anna con Attilio, Riccardo e Valerio. 7° ANNIVERSARIO

2° ANNIVERSARIO

Irmes Tedeschi Nel mese di giugno ricorreva il 2° anniversario della scomparsa del partigiano combattente Irmes Tedeschi . Irmes ha operato principalmente nella zona di Borgo Taro; faceva parte della Brigata “100 Croci” 2a divisione Val di Taro, effettuando azioni di sabotaggio, di combattimento e prelevamento spie. Finita la guerra si era ritirato a vita privata, facendo il “fornaio di Campegine”. In suo onore la figlia Franca e il genero, per ricordarlo agli amici e parenti, sottoscrivono pro Notiziario. 4° ANNIVERSARIO

Cesare Carlini

Arrigo Rivi “Asckar”

“DaI 15 febbraio scorso sono passati 7 anni da quando ci hai lasciato, caro Cesare. Tanto tempo è trascorso, ma per me è sempre ieri. Tu sei sempre presente in ogni cosa io faccia. Venisti a casa una volta da una riunione dell’Anpi e dicesti che ci avevi iscritti tutti all’associazione, persino il più giovane dei nipoti, che non era ancora diciottenne. Ti dirò che ancora oggi continuiamo a farlo perché soprattutto ci crediamo. è tanto triste averti perduto, ma è tanto bello ricordarti. Con sincero affetto tua moglie Velia, i tuoi due figli, i tuoi tre nipoti e nuore, in tuo onore sottoscrivono pro Notiziario”.

La famiglia Rivi ricorda il loro caro Arrigo con queste parole: “Sei stato un marito, un padre, un nonno esemplare. Ci hai tramandato i tuoi valori che sono stati il frutto di una vita non certo facile. Hai vissuto da partigiano i drammi della guerra e della Resistenza che ti hanno segnato per sempre, ma che hanno forgiato un carattere forte e combattivo. Noi abbiamo potuto apprezzare la meravigliosa persona che eri. Grazie per tutto quello che hai fatto per noi; non riusciremo mai a sdebitarci per tutto ciò che abbiamo ricevuto. Ci manchi. I tuoi cari ti ricordano con immutato affetto a quattro anni dalla tua morte”.

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Anniversari 17° ANNIVERSARIO

Raniero Gibertini “Quartino”

4° ANNIVERSARIO

Uris Bonori

Il 17 settembre ricorre il diciassettesimo anniversario della morte del partigiano combattente Raniero Gibertini “Quartino”, appartenente alla 144a Brigata Garibaldi, decorato di Croce al merito di guerra. Lo ricordano con immutato affetto il figlio Lorenzo, i nipoti Fabiana e Simone e la nuora Gloria e nell’occasione offrono pro Notiziario. 8° ANNIVERSARIO

Emilio Grossi “Obrai”

Il 17 settembre 2013 venne improvvisamente a mancare il caro Uris Bonori, dipendente dei civici musei del Comune di Reggio Emilia. Nel quarto anniversario della sua scomparsa la mamma Maria Cervi e il papà Ideo lo ricordano con immenso dolore e nostalgia e per onorane la memoria sottoscrivono pro Notiziario. 2° ANNIVERSARIO

Anna Spaggiari “Letizia”

In memoria del Partigiano Emilio Grossi “Obrai”, appartenente alla 76a Brigata Sap “Fratelli Manfredi”, la figlia Laila lo ricorda con rimpianto e nostalgia e sottoscrive pro Notiziario. Al suo affettuoso omaggio si unisce quello dell’amica Afra Marastoni che nell’ottavo anniversario della sua scomparsa è vicina ai familiari. 2° ANNIVERSARIO

Giordano Canova “Nano”

ottobre 2017

Il 2 settembre scorso ricorreva il 2° anniversario della scomparsa di Anna Spaggiari “Letizia”, partigiana della 76a Brigata Sap “Angelo Zanti”. Nata nel 1922, fu una delle fondatrici della scuola dell’infanzia “25 Aprile” di Villa Cella nel lontano 1947. Per onorare la sua memoria e ricordarla ai parenti e amici, la figlia Maria Grazia offre a sostegno del Notiziario. ANNIVERSARIO

Franco Serri – Fernanda Bonacini

Nella ricorrenza della scomparsa di Giordano Canova “Nano”, deceduto il 14 settembre 2015, la moglie, la figlia, il genero e i nipoti, con immutato affetto lo ricordano, sottoscrivendo pro Notiziario.

Ricorre il 15° anniversario della scomparsa di Franco Serri e Fernanda Bonacini. La figlia Ileana, con immutato affetto e rimpianto, sottoscrive pro Notiziario per onorare la loro memoria.

anniversario

ANNIVERSARIO

In memoria di Adriana Orlandini, Adorno e Emore Tagliavini, rispettivamente madre, padre e fratello, Mirca Tagliavini, per mantenere vivo il loro ricordo, sottoscrive pro Notiziario.

“Te ne sei andato in pochi giorni, come una gelida folata di vento, improvvisa e inaspettata, in una calda estate agostana. Il tempo scorre inesorabile, attutisce le sensazioni, lenisce il dolore, la vita va avanti. Il tuo ricordo resta però in tutti noi e in tutti quelli che ti hanno conosciuto e voluto bene. La tua presenza di marito, padre e nonno affettuoso è sempre stata accanto a noi, ci ha accompagnato e protetto in questi anni. Per onorare la tua memoria e quelle dei tuoi compagni partigiani, la tua famiglia sottoscrive pro Notiziario.”

Orlandini Adriana- Tagliavini Adorno ed Emore Ferruccio Collini “Biro”

7° ANNIVERSARIO

Achille Masini

ANNIVERSARIO

Amarenzio Montanari e Marina Notari

“Sono passati sette anni dalla tua scomparsa, avvenuta il 1° ottobre 2010, ma è come fosse ieri perché tutti i giorni sei presente nei nostri pensieri, nelle nostre decisioni, nei ricordi. Abbiamo sempre un motivo per parlare di te in famiglia e con gli amici. Sei e sarai sempre nei nostri cuori”. Tua moglie Gianna Catelli e i figli Stefano e Andrea in tua memoria sottoscrivono a sostegno del Notiziario. 17° ANNIVERSARIO

Angiolino Margini “Tempesta” Il 17 Novembre ricorrerà il 17° anniversario della scomparsa del Partigiano Angiolino Margini “Tempesta” della 143a Brigata Garibaldi, attiva nel parmense. Lo ricordano con immutato affetto la moglie Adolfina Bussei, la figlia Luciana, il genero, la nuora, i nipoti e i parenti tutti. Per onorare la sua memoria sottoscrivono pro Notiziario.

I figli Mirco e Rino, con le rispettive famiglie e i nipoti, Marco, Sofia e Francesca, ricordano Amerenzio Montanari (Mirco), comandante del distaccamento “Rolando Iotti” di Roncocesi della 76a Brigata Sap, insieme alla moglie Marina Notari e sottoscrivono pro Notiziario. 14° ANNIVERSARIO

Marino Bertani “Massa” Per onorare la memoria del partigiano Marino Bertani “Massa”, appartenente alla 76a Brigata Sap, nel 14° anniversario della scomparsa, avvenuta il 5 Giugno 2003, la moglie Teresa Giovanardi e i figli Delfino e Marinella lo ricordano con immutato affetto e sottoscrivono pro Notiziario.

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Notiziario ANPI

Anniversari

10° ANNIVERSARIO

Nello Lusoli “Geo” “Sono passati ormai 10 anni dalla tua scomparsa, ma tua moglie Liduina, insieme alle figlie Zita e Valeria, i nipoti Tania e Roberto e i parenti tutti ti ricordano con immutato affetto e riconoscenza per avere trasmesso, con l’esempio della tua vita, i valori di eguaglianza, democrazia e onestà nell’impegno pubblico”. 21° ANNIVERSARIO

Piero Aleotti In occasione del 21° anniversario della scomparsa di Piero Aleotti, la moglie Rina e la famiglia tutta offrono pro Notiziario per onorare la sua memoria. “Sono passati tanti anni ma sarai sempre nei nostri cuori”.

ANNIVERSARIO

Giovanni Bizzarri Il primo settembre ricorre l’anniversario della scomparsa di Giovanni Bizzarri di Correggio, ex internato in Germania. La moglie Vienna Pinotti e il figlio Claudio, nel ricordarlo per la sua vita dedicata alla famiglia e al lavoro, sottoscrivono pro Notiziario per onorarne la memoria.

1° ANNIVERSARIO

Elena Ganapini In Borciani Nel mese di marzo scorso ricorreva il 1° anniversario della scomparsa di Elena Ganapini, moglie del partigiano e attivista Anpi Teobaldo Borciani “Pompeo”, che la ricorda sempre con nostalgia e rimpianto. Per mantenere viva la sua memoria nei familiari e amici sottoscrive pro Notiziario.

10° ANNIVERSARIO

Otello Nicolini “Ivano” Nel 10° anniversario della scomparsa del Partigiano Otello Nicolini “Ivano”, avvenuta il 9 Agosto 2007, i figli Silvana e Ivano Nicolini, ne rinnovano con affetto la memoria e sottoscrivono pro Notiziario.

3° ANNIVERSARIO

Luigi Beggi

Il aprile scorso ricorreva il 3° anniversario della scomparsa di Luigi Beggi, grande amico dell’Anpi. La moglie Albertina Rocchi, ricordandolo sempre con immutato affetto e rimpianto, sottoscrive pro Notiziario.

In ricordo di Zelinda Vezzali – nome di battaglia “Viola” Zelinda Vezzali è nata a Campagnola Emilia il 22 settembre 1924 ed è deceduta a Novellara il 26 giugno 2017. Il suo nome di battaglia era “Viola e, come staffetta partigiana, è stata decorata con una “medaglia della Liberazione” dal Ministero della Difesa. Nata da una famiglia bracciante-operaia, onesta e lavoratrice, ha fatto la domestica, la casalinga, la mondina. Dal 1940 al 1945, durante la guerra, ha sofferto la miseria e la fame, oltre alla paura per i bombardamenti che avvenivano di giorno e di notte. Lei e il fratello Giacomino (Mino) sono stati anche perseguitati in quanto antifascisti partigiani. Infatti nel giugno 1944 Mino riuscì a fuggire da un campo di prigionia tedesco, divenne ribelle e disertore, e quindi scelse la guerriglia partigiana. Anche la sorella Zelinda allora lo seguì, diventando la staffetta partigiana “Viola”. Avendo un fisico forte ed essendo anche una bella ragazza, le vennero assegnati trasporti pesanti e pericolosi (armi, viveri, ecc). Poiché abitava in Piazza Roma, la diffusione dei volantini o manifesti della Resistenza toccò quasi sempre a lei, che insieme ad altri partigiani li diffondevano di notte, anche quando girava la “ronda” nazifascista, beffandola grazie alla velocità con cui veniva compiuta la missione. Gli ideali socialisti della famiglia erano anche per lei motivo di mobilitazione contro la guerra, per la pace e la democrazia: era infatti presente nei momenti cruciali, come il 25 luglio 1943 (caduta di Mussolini e del fascismo) oppure l’8 settembre quando sembrava finita la guerra. Zelinda, Vittoria Gandolfi, Doloris Ferretti e tante altre erano in testa al corteo del popolo il 26 luglio 1943 quando, assieme agli antifascisti Sereno Poli, Ennio

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Griminelli, Dino Morgotti, Ennio Ferraroni vuotarono la sede del fascio e bruciarono libri e giornali fascisti di fronte al Municipio. Come pure l’8 settembre 1943 erano tutti in piazza al mattino, quando dalla strada di fianco alla Chiesa spuntò uno squadrone di tedeschi, armati di tutto punto, che intendevano cacciare tutta la popolazione e portare il messaggio di occupazione al Podestà in Municipio. Un gruppo di donne fece cerchio introno a due militari dell’esercito italiano, perché si togliessero la divisa in modo da non essere arrestati dai tedeschi. La folla dovette poi sparire dalla Piazza, altrimenti i tedeschi avrebbero aperto il fuoco contro il corteo che chiedeva pane e pace, la fine del massacro umano della guerra e la necessità di alimenti per i bambini e gli anziani. Abbiamo invitato tante volte Zelinda “Viola” alle nostre cerimonia patriottiche del 25 aprile, anche il occasione del 60° della Liberazione, ma lei, che aveva già 92 anni, preferì non partecipare per motivi di salute, ma anche perché a Campagnola non c’erano più i suoi amici e amiche, partigiani o coetanei per poter chiacchierare; c’era insomma per lei un vuoto per cui subentrava una enorme tristezza, situazione che io capivo. Siamo comunque orgogliosi di averla avuta con noi, nei momenti decisivi della nostra Patria, perché, insieme al fratello, ha saputo dare il suo contributo alla lotta di Liberazione. Desideriamo così ricordare la staffetta Viola, sempre disponibile e attiva, con il suo affascinante sorriso, anche nei momenti di amarezza, perché la fiducia e la speranza era sempre nei nostri cuori. Ciao Viola! Ai famigliari porgiamo le più sentite condoglianze. Per l’Anpi di Campagnola Emilia Gaetano Davolio


Lutti

ottobre 2017

Lutti In ricordo di Attilio Pattacini Ho conosciuto Attilio molti anni fa quando ho cominciato a fare il giro dei cippi Partigiani per il 25 Aprile con i compagni della sezione di Pieve Modolena. Lui era quello che aveva tutto l’occorrente per legare i garofani ai cippi: la corda di nylon e le tenaglie per tagliarla (non ho mai capito perché non le forbici… era più semplice!) e gli stivaloni per andare in mezzo all’ erba se era bagnata. Attilio era organizzato perché gli piacevano le cose organizzate bene: orario e luogo di ritrovo, numero di persone per distribuirci sulle auto, e la bandiera da ritirare dalla sezione del PD di Pieve.

La bandiera, cimelio storico della sezione Anpi di Pieve, quando sono diventato presidente della sezione, ho chiesto la tenesse Attilio a casa sua: era più semplice reperirla, e lui ne fu felice e orgoglioso. Ora, purtroppo, l’ho riavuta in consegna dalla sua famiglia. Attilio non c’è più, se n’è andato all’improvviso il 18 aprile, c’eravamo appena sentiti per organizzare il giro dei cippi… ed è stato un giro triste, ma sapevo che era lì con noi e mi diceva come legare i garofani… Ciao Attilio, ora e sempre Resistenza! Angelo Bariani Presidente Sezione Anpi Pieve Modolena

Ida Spaggiari ved. Riccò Il 24 giugno, di primo mattino, ci ha lasciato all’età di 93 anni la “staffetta partigiana” Ida Spaggiari appartenente alla 76a Brigata Sap. La figlia Sonia insieme ad Alberto e Elisa, la ricordano con tanto affetto, unitamente sia al marito Senno Riccò che al fratello Ivo Spaggiari, scomparsi nel 2005, e anch’essi appartenenti sempre alla 76a Brigata Sap. Si ringrazia la Sezione di Villa Cella nella persona di Ivan Bedogni per aver partecipato alle esequie quale rappresentante dell’Anpi. Per onorarne la memoria, la famiglia sottoscrive pro Notiziario.

Ida Tirelli Il 9 giugno è venuta a mancare Ida Tirelli alla veneranda età di 101 anni. Dopo aver trascorso una vita laboriosa e colma di buoni sentimenti e ideali, si è spenta circondata dall’affetto dei suoi nipoti. Per rendere omaggio alla sua memoria e per mantenere vivo il suo ricordo tra quanti l’hanno conosciuta ed apprezzata, la famiglia Tirelli sottoscrive pro Notiziario.

Cesira Gibertoni è venuta a mancare all’affetto dei suoi cari Cesira Gibertoni, nome di battaglia Silvia, staffetta partigiana della 77a Brigata Sap 2° distaccamento. Ne danno il triste annuncio la figlia Antonella, il genero Sergio e il nipote Raffaele. A loro si unisce la nipote Mirca Tagliavini che, per onorarne la memoria, sottoscrive pro Notiziario.

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Notiziario ANPI

Sostenitori

Sostenitori In ricordo di Barigazzi Abbo e Lanciano Marisa IDEO E MARIA BONORI In ricordo del figlio Uris TEOBALDO BORCIANI In ricordo della moglie Elena Ganapini ADOLFINA BUSSEI In ricordo del marito Angiolino Margini GIANNA CATELLI E In ricordo del marito Achille Masini FIGLI ALBERTO COLLINI In ricordo di Collini Ferruccio “Biro” In ricordo del marito Giordano MARISA DAVOLI Canova In ricordo del padre ANNA FERRARI Didimo Ferrari “Eros” MARIA GRAZIA In ricordo della madre FONTANESI Anna Spaggiari (Letizia) ERMELINDA In ricordo di Garavaldi Vivaldo GARAVALDI “Bibo” e Mario “Vecio” FAMIGLIA GERMANI E Pro Notiziario PONZONI CHIARA BARIGAZZI

LEO GIARONI LORENZO GIBERTINI SIMONA E SIMONETTA GILIOLI TERESA GIOVANARDI CARLO E STEFANIA GOVI LAILA GROSSI VELIA INCERTI

In ricordo dei genitori Angelo e Dolores Gemmi In ricordo del padre Raniero “Quartino”

€ 100 € 100 € 50 € 50 € 100 € 50 € 100 € 150 € 50

AFRA MARASTONI CARLA MAZZIERI FAMIGLIA MECOZZI E GERMANI SILVANA E IVANO NICOLINI VIENNA E CLAUDIO PINOTTI SONIA RICCÒ FAMIGLIA RIVI ALBERTINA ROCCHI ILEANA SERRI RENZO SPAGGIARI

€ 30

MIRCA TAGLIAVINI

€ 30

MIRCA TAGLIAVINI ANTONELLA TAGLIAVINI E FAMIGLIA FRANCA TEDESCHI LIDUINA TINCANI FAMIGLIA TIRELLI RINA VALENTINI E FAMIGLIA JAURES FERRETTI

€ 100 € 50

In ricordo dell’amico Nero Fontanesi

€ 30

In ricordo del marito Marino Bertani

€ 100

Pro Notiziario

€ 25

In ricordo del padre Emilio In ricordo del marito Cesare Carlini

€ 50 € 50

In ricordo di Emilio Grossi Pro Notiziario

€ 50 € 20

Pro Notiziario

€ 30

In ricordo del padre Otello “Ivano”

€ 50

In ricordo di Bizzarri Giovanni

€ 25

In ricordo della madre Ida Spaggiari In ricordo di Arrigo Rivi “Askar” In ricordo del marito Luigi Beggi In ricordo dei genitori Franco e Fernanda Bonacini Pro Notiziario In ricordo di Adorno, Emore e Adriana Orlandini Pro Notiziario

€ 50 € 50 € 20

In ricordo della madre Cesira Gibertoni In ricordo del padre Irmes In ricordo del marito Nello Lusoli In ricordo di Ida Tirelli In ricordo del marito Piero Aleotti “Paolo” Donazione libri

€ 50 € 20 € 50 € 50 € 20 € 50 € 200 € 50 € 100

Dialoghi su Gramsci A ottant’anni dalla scomparsa di Antonio Gramsci, una serie di appuntamenti del ciclo “Dialoghi su Gramsci”, promosso da Anpi, Istoreco e Libera Università Popolare di Reggio Emilia con il patrocinio del Comune di Reggio Emilia e la collaborazione della Fondazione Reggio Tricolore, ricorderà la figura di questo grande pernsatore del Novecento. Giovedì 12 ottobre alle ore 21, nella Biblioteca “Ettore Borghi” della sede di Istoreco, Fabio Frosini, docente di Storia della filosofia dell’Università di Urbino affronterà il tema “Scuotere dalle fondamenta i vecchi istituti”: democrazia costituente e orizzonte post-liberale in Gramsci”. Discussant sarà Lorenzo Capitani, docente di Filosofia e Storia. Martedì 24 ottobre, alla stessa ora, Paolo Desogus dell’Université Paris-Sorbonne parlerà di “Gramsci nella cultura italiana (storia, politica, letteratura, cinema). Discussant sarà il direttore di Istoreco Nando Rinaldi.

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Tessere

ottobre 2017

Tessere Memoria e iconografia, la storia attraverso i documenti associativi dell’Anpi Continuiamo la carrellata di immagini che rappresentano tappe della nostra storia. Dal 1954 iniziano le tessere appartenenti al filone “celebrativo”.

1954

Si fa riferimento al decennale della Resistenza, che pur essendo iniziata subito dopo l’8 settembre 1943, ebbe nell’inverno del 1944 il suo culmine.

1955

In occasione dei dieci anni dalla vittoria della Seconda Guerra mondiale, l’Anpi ribadisce il ruolo dei partigiani nella guerra di Liberazione accostando la bandiera italiana a quelle alleate.

1956

È l’anno in cui si inizia a parlare della Resistenza: i partigiani vogliono trasmettere gli ideali di libertà e amor di patria. Il bambino sulle spalle evoca l’eredità che i padri lasciano ai figli. Il 1956 è anche l’anno del 4° Congresso Nazionale.

DATE DA RICORDARE OTTOBRE

6 ottobre 1944: Rastrellamento di Buvolo di Vetto 7 ottobre 1944: Rastrellamento di Campagnola

NOVEMBRE

17 novembre 1944: Eccidio di Legoreccio di Vetto 19 novembre 1944: Eccidio di Villa Cavazzoli (RE) 20 novembre 1944: Combattimento di Ramiseto di Ventasso

DICEMBRE

20 dicembre 1944: Rappresaglia di Villa Sesso (RE) Fratelli Manfredi 21 dicembre 1944: Rappresaglia di Vercallo di Casina 27 dicembre 1944: Eccidio Fratelli Azzolini 28 dicembre 1944: Eccidio sette Fratelli Cervi (RE)

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Notiziario ANPI n.4 ottobre 2017  

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