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FRALERIGHE DICE NO ALL’EDITORIA A PAGAMENTO


INDICE Seguici Contattaci Gemellaggio con PescePirata Editoriale

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- AREA AUTORI EMERGENTI

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Poesie: "Quando finirai gli esami..." di Domenico Porfido "Questa non è poesia" di Alessandro Pedretta “Kresta”

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Racconti: "Prigioniero" di Alessandra Pagliari "L'età dell'amore" di Gianluca Massimini "Nello specchio" di Giuseppe Di Mauro "Compagni" di Marco Viggi

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BANDO PER L'INVIO DI RACCONTI O POESIE

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- AREA CRIME

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GIALLO

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Articolo: Ucciderò Sherlock Holmes 27 - 31 Recensione: Le memorie di Sherlock Holmes – L’ultima avventura 32 - 34 Recensione: Il Ritorno di Sherlock Holmes – L’avventura della casa vuota 35 - 37 Promozione emergente: Tiziana Silvestrin - Le righe nere della vendetta 38 Novità editoriali Giallo: Margaret Doody - Aristotele e la favola dei due corvi bianchi 39- 40 Caroline Graham - Morte di un uomo da poco 41


NOIR Articolo: Quello che i giornali non dicono Recensione: Arrivederci amore, ciao Recensione: Alla fine di un giorno noioso Promozione emergente: Sara Bilotti - Nella carne Novità editoriali Noir: Massimo Carlotto - Respiro corto Elmore Leonard - Gibuti PULP Articolo: Manifesto ideologico del pulp Recensione: La ballata di Mila Promozione emergente: Macs Well – Costantin Novità editoriale pulp: Allan Guthrie - Dietro le sbarre THRILLER Articolo: Rasputin, l'omicidio del diavolo, Parte I Recensione: Scritto nelle ossa Promozione emergenti: Mauro Fantini – Il fabbricante di giocattoli Novità editoriale Thriller: Susanne Staun - Il bosco della morte

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- AREA FANTASTICO

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FANTASCIENZA

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Articolo: Lo zombi tra horror e fantascienza Recensione: Leviathan Promozione emergenti: Igor Lampis - Lo spirito del mio tempo Chiara Panzuti - Il corvo di cristallo Novità editoriale fantascienza: Marissa Mayer – Cinder

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FANTASY Articolo: Fantasy: il nuovo romanzo sociale? Recensione: Il mulino dei dodici corvi Recensione: Il sentiero di legno e sangue Recensione: Dark Moon - La farfalla di pietra Manifestazione: San Giorgio di Mantova Fantasy Promozione emergente: Elisabeth Gravestone - La stirpe di Agortos Novità editoriali fantasy: Heather Dixon - Enchanted Francesco Falconi - Muses HORROR

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Articolo: Sangue antico - Parte 1 Recensione: Jonathan Maberry - Nel regno di Rot&Ruin Recensione: Dan Simmons- I figli della paura Promozione emergente: Tiziano Bertoni - The Angels Chronicles Novità editoriali Horror: Dean Koontz - Frankenstein. L'immortale Joe Hill - La vendetta del diavolo

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-L'INTERVISTA – MASSIMO CARLOTTO

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- AREA ROMANCE Articolo: Le creature del paranormal romance Recensione: Magia nel vento, Oceani di fuoco, Melodia al crepuscolo Promozione emergente: Francesca Cani - @MARE Novità Romance: Camilla Morgan Davis - Il canto delle ombre Desy Giuffrè - Io sono Heathcliff

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-AREA VARIO

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UMORISMO

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Articolo: Letteratura umoristica al femminile e chick lit Recensione: Meglio donna che male accompagnata VARIO Articolo: Quando il clichè diventa archetipo Recensione: Doppio sogno CREDITI

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GEMELLAGGIO CON PESCEPIRATA FORUM SCRITTORI

Pesce PiratA Forum di Scrittura Lettura Editing collettivo Perché pesce? Pesce perché lo scrittore è un po' come un pesce... parla poco, è silenzioso, si muove rasente al fondale muovendo appena coda e pinne, ma scruta tutto, vede perfino quello che succede alle sue spalle. Perché Pirata? Perché come i pirati informatici sposiamo in pieno la filosofia dell'web 2.0 Ovvero il voler rendere pubblico e accessibile il lavoro frutto del singolo o della collettività.

http://www.pescepirata.it/


EDITORIALE Vorrei iniziare questo breve editoriale con dei dati, visto che parlano più di mille parole (sì, lo so che è un approccio un po’ blasfemo per una rivista fatta da e per amanti della parola scritta, ma vabbè, licenza “poetica”). A oggi, 12 maggio 2012, Fralerighe conta: 444 fan sulla pagina Facebook, 127 followers su Twitter e 180 amici su Anobii. In totale, circa 700 persone (arrotondo per difetto considerando che qualcuno che ci segue in più modi c’è sicuramente). La redazione, al contempo, conta ben 15 membri. Il secondo numero della rivista è stato visualizzato ben 1667 volte. Che dire? Sono contento di quanto abbiamo realizzato fino a ora dal vicinissimo esordio, avvenuto nel 20 gennaio 2012. Di numero in numero stiamo facendo passi in avanti, dai contenuti, alla grafica, al numero di redattori; ma soprattutto per il numero sempre crescente di lettori che ci seguono e che ci leggono; cioè voi. Colgo l’occasione per ringraziarvi, perché la vostra risposta entusiasta e veloce ci ha permesso di raggiungere i risultati su citati con soli due numeri. E per noi non è poco. In questo numero abbiamo dedicato ampio spazio a un maestro del Noir italiano, Massimo Carlotto, con un’intervista, due recensioni – Arrivederci amore, ciao e Alla fine di un giorno noioso – e la segnalazione del suo ultimo romanzo, Oltre a dare spazio a un grande come Carlotto, abbiamo aperto a voi, nostri lettori, l’area Autori Emergenti, pubblicando i testi migliori tra i I testi sono: Le poesie "Quando finirai gli esami..." di Domenico Porfido e "Questa non è poesia" di Alessandro Pedretta; i racconti: "Prigioniero" di Alessandra Pagliari; "Nello specchio" di Giuseppe Di Mauro; "L'età dell'amore" di Gianluca Massimini; "Compagni" di Marco Viggi. Non mi resta che augurarvi, a nome di tutta la redazione, buona lettura.


POESIE - Quando finirai gli esami andremo al mare con la macchina

Quando camminavi avevi il senso nelle gambe. Ed eri lÏ con pochi passi mi facevi rinsavire. Ma che frenetica che eri. Parlavi mi violentavi ancora mi piaceva nuotare negli oceani tuoi. E’ stato un gran peccato non annegare mai Insieme a te.

Domenico Porfido


- Questa non è poesia Questa non è poesia. E’ un dramma prestabilito dalla mia coscienza. E’ un purgatorio di attimi imprigionati. E’ la sequenza diabolica di ogni mia fuga. Questa non è poesia. E’ una forma di suicidio continuato e di sano nulla che si masturba. E’ la guerra preventiva alle mie voglie e la mia voglia di fare guerra. Qui non si parla d’amore, perché l’amore è sconsolante nella sua ipotetica insistenza. Questa non è poesia. E’ una stagione incendiaria. E’ un secolo di torti. Questa non è poesia. E’ una miscela succosa di dubbi e la morte, comunque. E’ un antipasto di lucertole e la voglia del lupo. E’ sincretismo della pancia e alcol, ovunque. Questa non è poesia. E’ cancro sottile e stato intollerante. Questa non è poesia. E’ lacrime mai date e sorrisi nascosti.


E’ la carne che straripa e un attacco alla parola. Questa non è poesia. E’ sputo, fragore, molestia. Sono sogni infranti e incubi rivelati. questa non è poesia.

IL BLOG DELL’AUTORE illegaleesperienza.blogspot.com/

Alessandro Pedretta “Kresta”


RACCONTI - PRIGIONIERO Le mani legate con un po’ di corda vecchia, i palmi si sfregano quasi lacerandosi: la carne non è niente, o forse è tutto, ma non ci vuole pensare in quel momento; non ha abbastanza tempo. Disteso sul letto senza lenzuola, Bret sente gocce di sudore che gli imperlano la fronte e poi scendono in bocca. Serra la mandibola e si costringe a restare con gli occhi chiusi: non guardarsi attorno allevia in qualche modo l’orrore. Non sa come sia accaduto; non ricorda come sia finito lì, legato ad un letto senza spalliera, in una stanza d’hotel in fondo ad un lungo corridoio: un posto squallido. La donna con cui si è intrattenuto la sera precedente è l’esatto opposto del tipo con cui si sarebbe detto disposto ad uscire, eppure qualche bottiglia di vino e una mano appoggiata su una gamba seminuda avevano deciso per lui: senza impegno e pensieri, nessuna promessa; tutto stabilito in un momento e consumato in fretta, senza pensarci troppo su. Bret non ricorda, ma man mano qualche particolare gli torna alla mente, e nella testa va ricomponendosi il puzzle. La stanza è ancora buia, e Bret è immobilizzato al letto: cerca di alzare la testa tenendo gli occhi chiusi, ma non riesce a muoversi di un solo centimetro. Si domanda il perché del senso di panico, e chi lo abbia ridotto in quello stato. La carne non è niente, si ripete per la seconda volta: la paura non vince se non viene assecondata. Mantiene gli occhi chiusi e comincia ad avvertire dei brividi di freddo, è sudato e ha bisogno di vomitare: sente che le sue condizioni stanno peggiorando. Le braccia immobilizzate gli mandano fitte lancinanti, insopportabili. Non sta sognando: vorrebbe gridare, ma la bocca non si schiude e non emette alcun suono. Finalmente la corda che tiene giunte le mani si allenta, così Bret può tentare un piccolo movimento: non è abbastanza, ma è senz’altro qualcosa che gli consente di ricominciare a sperare. Si dimena e contorce nel sudore lasciando grosse chiazze sul letto, prova di nuovo a dire qualcosa, ma stavolta la voce schizza fuori dal corpo ed è forte e disperata. Se c’è qualcuno in hotel, quel qualcuno lo sta deliberatamente ignorando. Smarrito, si guarda attorno: deve esserci una remota possibilità che un altro ospite dell’albergo, magari proprio in quel momento, stia uscendo dalla doccia e possa sentirlo, e quindi salvarlo. Bret non si risparmia: comincia a gridare e a battere i pugni contro la parete finché entrambe le mani non si fanno livide. Un quadro minuscolo appeso sopra il letto


cade, e il vetro si infrange sul pavimento: lui nemmeno ci fa caso. Dopo qualche minuto Bret si accascia sul letto: in camera non è rimasto alcun segno che testimoni la sua trascorsa prigionia. Come può essere che in quell’albergo non ci sia nessuno eccetto lui? Non rimane molto altro da fare se non uscire dalla porta, o almeno provarci. Si alza e a piccoli passi si dirige fin verso la possibile uscita: cerca di forzare la maniglia, ma è chiusa a chiave da fuori. La tenda alla finestra non è mai stata tirata: la luce del giorno non entrerà mai in quella stanza buia. Con uno scatto inconsapevole, Bret raggiunge la tenda e la spalanca d’un colpo: non c’è altra via d’uscita in un mondo che non ascolta il dolore di nessuno e ti lascia morire in una camera d’albergo. Mentre prende un respiro prima di buttarsi nel vuoto, ripensa a quando era bambino e voleva volare: non immaginava che il pensiero di spiccare il volo potesse diventare con gli anni tanto atroce. Dalla stanza adiacente intanto un gruppo di ragazzi in gita discute del tempo che passa e delle opportunità della vita: se qualcuno nella camera accanto ha gridato con tutte le sue forze chiedendo aiuto, o peggio se qualcuno si è appena tolto la vita, loro non hanno visto né sentito nulla.

Alessandra Pagliari


- L’ETA’ DELL’AMORE Ora scendono insieme per l’antico ed arduo greto, lungo il sentiero. Si inoltrano attenti tra il ricco fogliame, tra gli arbusti folti ed irti. Li lambiscono da ambo i lati i faggi e i grossi lecci assaliti dai rovi, le cui figure adunche e snelle ne emergono a stento. E’ l’ora ormai tarda del giorno in cui il sole, già basso all’orizzonte, ne esalta il profilo, filtra e occhieggia tra i rami ozioso, frugando tra gli spazi e le ombre, indorando le foglie. E tutto è calmo laggiù, di una pace serafica, cullata dal ronzare assiduo e monotono delle cicale schiantate dal caldo, mentre qualche fringuello in volo di ramo in ramo a volte li desta. Si erano staccati poco prima dal gruppo chiassoso e gioviale, fermatosi in alto sulle rupi per parlare e riposare. E lei scherzando, rivolta anche agli altri che a un di presso l’intendevano, lo aveva invitato a starle dietro, a seguirla celermente, dicendo che per loro era giunto il momento, quello in cui tutto in breve si sarebbe chiarito. E lui, subito, all’istante, le aveva ubbidito. L’aveva ascoltata e accompagnata senza fare domande, senza neanche indugiare. Ma ecco adesso che sul sentiero che scende scosceso e che a volte nel folto si perde, senza dare l’idea di dove vada, appare a un tratto ostile e strana, e a dir poco lontana, perché prosegue da sola mantenendo il silenzio. Lui l’aveva seguita devoto tutto il giorno, senza mai lasciarla, parlando e scherzando con lei al suo fianco e prendendola in giro sovente. E il cuore gli batteva forte allora, non sapendo e non volendo sbagliare, nel dubbio rovente se dire o fare qualcosa. Sapeva per certo che dietro quella loro passeggiata si celava quel qualcosa d’importante e forse di cruciale, l’istante così spesso agognato e temuto a un tempo in cui avrebbero dovuto dirsi qualcosa, proprio ora che si sentiva disarmato, che tutto era stato fatto e le carte giocate, e nulla più si poteva fare. Attendevano solo che giungesse il momento. Ma ecco che quell’istante, invece, si fa attendere. Lei cammina in silenzio e non mostra alcun cenno, mentre lui è sempre più agitato, dubitando sul da farsi o di essersi sbagliato, chiedendosi se al mattino qualcosa tra loro sia cambiato, o se tocchi proprio a lui rompere gli indugi e fare il primo passo. Fatto sta che lei sta zitta e guarda innanzi, come se nulla fosse; procede sola benché sia stata lei ad invitarlo, e tutti i segni e gli sguardi dei giorni prima sembrano ormai svaniti. Solo il verso di un verdone o il gorgheggio voluttuoso di un’allodola sembrano a un certo punto spezzare il silenzio. E di nuovo, sempre insieme, proseguono sul sentiero tra le fronde, tra gli arbusti alti e folti, che schivano la fronte, con i loro rami sovrastati a tratti


dai ginepri e dai nudi tronchi degli ontani. Intanto tra la verdura forte e prepotente il primo cielo ambrato del tramonto comincia a farsi evidente, insieme al primo umidore della sera. Si scorge ancor più in lontananza, all’orizzonte, la prima lingua di fiamma ardente, di un rosso di brace, che sembra prender vita e avvampare in un ultimo e strenuo tentativo di far vincere il giorno. E’ un rossore grande e tremendo, che come si sa cresce sempre più, per un buon tratto, e lascia ben sperare nel domani, ma che anche rattrista. Sui cespugli di ginepro intanto volano i fringuelli. Poi a un certo punto lei si desta: fermiamoci, fa all’improvviso, sono stanca e non mi va di continuare. Ed ecco allora che anche lui s’arresta, e sente il cuore in gola, perché il momento forse è giunto. Lei si accosta discreta e coglie delle foglie da un ramo, ne liscia il profilo con le dita portandole al viso, per sentirne l'odore, ma il tempo passa e aspettano, stando in silenzio, e fanno tutt’altro di quello che dovrebbero fare. Il sole intanto più basso già annuncia il tramonto e riluce sulle foglie lustre dell’ontano, al rumore delle cicale, giocando con le ombre ormai lunghe che sembrano fantasmi. Si intravedono solo a tratti, tra i rami, le colline brunite d’attorno, mentre il rosso che prima avvampava e s’accampava di gitto nel cielo ora si spegne in una lunga teoria d’ambra, d’indaco e rame, fino al grigio cenere, fino quasi a spegnersi del tutto. L’ultima luce del giorno comincia allora a svanire cedendo il posto alla sera, e si finisce per non distinguere più nulla. Qualche schiocco improvviso o lo schianto di un ramo li desta, e un merlo nascosto spicca il volo, mentre lui è ancora lì che aspetta e la fissa con gli occhi pieni di attesa. Forse è meglio che ce ne andiamo, dice allora lei, e fa per avviarsi. Ma no, proseguiamo, fa lui per trattenerla. E si avvicina quindi cauto, non sapendo più che cosa fare. Poi più che le parole, allora, può un gran bacio, perché sono vicini. Con un che di goffo e inappropriato lui s’accosta e la prende per le mani, benché sia girata, lei così si arrende e senza ritrarsi lascia fare, non facendo alcun commento. Congiungono così le bocche, tutti tremanti, e che emozione è quella per entrambi: è un che di nuovo, di grande e di tremendo, che non hanno mai provato prima. Un tremito enorme per tutto il corpo li percorre, e poco manca che si sentano mancar le gambe. Lui ormai è al settimo cielo, e la sua lingua è a un tratto muta, il cuore di lei invece batte all'impazzata, e non vuol più rallentare in alcun modo.


– NELLO SPECCHIO Se ne stava da solo, seduto su una poltrona, pressoché al buio, la lampada che minacciava di fulminarsi. Aveva novantanove anni. Il giorno seguente ne avrebbe compiuti cento. Un secolo di vita. Il tempo continuava a sfuggirgli. L’aveva rincorso per cento anni, senza sosta, e ancora gli correva dietro, sfiancandosi sempre più. Un rauco colpo di tosse. Deglutì. Gli occhi gli pesavano terribilmente. Non riusciva quasi più a tenerli aperti. Si alzò, barcollando a ogni passo. Una torre pericolante, scossa dal terremoto degli anni, percorse il corridoio, il rumore dei piedi che echeggiava tutt’intorno. Si fermò davanti allo specchio a osservare l’opera del lento logorio del tempo. Eppure, a ben pensarci, era sempre stato così: anche quando era giovane, nel gettare uno sguardo distratto a quella liscia parete di vetro, non aveva visto altro che quel vecchio ossuto e tremolante. Ma si era sempre trattato di occhiate fugaci. Infatti, aborriva la vista degli specchi: semplicemente lo terrorizzavano. Chissà perché, poi. Oggi, invece, qualcosa lo aveva irresistibilmente attratto e spinto a fermarvisi dinanzi. Chiuse gli occhi e li riaprì. Esitando, passò una mano sul vetro impolverato. Avvertì la parete liscia e fredda, e un brivido gli corse lungo la schiena. Ed ecco, a un tratto, essa divenne liquida. Ritrasse la mano. Guardò il proprio riflesso. Uno specchio comune gli avrebbe rimandato l’immagine del proprio volto incuriosito e al tempo stesso terrorizzato. E invece gli apparve il suo volto contratto in un sorriso ammiccante. Poi, con un movimento quasi impercettibile, il suo riflesso allungò il braccio verso di lui. Si ritrasse ancora di più. Il suo riflesso sorrise, rassicurante. Non ebbe più paura. Si avvicinò, nonostante fosse ancora dubbioso. Tese una mano. La superficie dello specchio s’infranse e al vecchio sembrò d’immergere l’avambraccio in un secchio d’acqua. Guardò il proprio riflesso. Gli stava stringendo la mano. Si fece sempre più avanti. Il suo riflesso si tirò indietro per


consentirgli di passare. Fu come se gli fosse caduta addosso una scrosciata d’acqua fredda… La signora M., la cameriera, entrò in casa, pensando già a quante gliene avrebbe fatte passare ancora una volta quel vecchio brontolone. Si ricordò che quel giorno compiva cent’anni. Il che significava che sarebbe stato ancora peggio del solito, tutto intento a blaterare sullo scorrere del tempo, sulla morte e altre cose simili. Accadde in corridoio. Stava passando direttamente davanti allo specchio, quando vi vide riflesso il vecchio. Si voltò di scatto, pensando che potesse essere dietro di lei. Niente. Guardò di nuovo lo specchio. Il vecchio era ancora là. Sorrideva, le mani nelle tasche. Urlò. Chiuse gli occhi, respirando profondamente… magari era solo un’allucinazione… corse allora per tutta la casa, chiamando quel maledetto vecchiaccio a gran voce. Sì, doveva aver avuto un’allucinazione… ma non c’era da nessuna parte. Col cuore che le batteva in petto come un tamburo, tornò in corridoio e s’avvide che non si era trattato di un’allucinazione. Era ancora lì. Il vecchio le sorrise ancora una volta attraverso lo specchio, mosse le labbra come a volerle dire qualcosa, le voltò le spalle e si allontanò verso un punto imprecisato. Un lampo di luce accecante. Lo specchio esplose in mille pezzi, in un terribile fragore. La signora scappò in salotto, strisciando carponi, riparandosi il capo con le mani, frammenti di vetro che cadevano ovunque. Quando si rialzò era come se non fosse accaduto nulla. A terra non c’era nemmeno un frammento. Alzò lo sguardo. Dello specchio non era rimasta altro che la cornice intarsiata in oro.

Giuseppe Di Mauro


- COMPAGNI –

Ho sempre odiato gli ospedali. L’odore. Nell’ascensore, poi, è più forte. Sarà per il mio lavoro, ma l’idea della malattia, i lamenti degli ammalati, mi danno apprensione. Per fortuna, ecco il piano della rianimazione. Non ci tengo a stare qui ma per Jim lo devo fare. Prima però mi fermo in guardiola. C’è un’infermiera: “Salve, sono qui per Jim Castellani. Sono suo cugino.” “Oh, salve. Sì, è alla camera 3. Adesso è sveglio, se lo vuole andare a trovare. Però mi raccomando, sa cosa gli è successo, vero? Non lo faccia agitare.” “Sì, certo, starò solo qualche minuto.” Poi le porgo la bibita presa al bar di sotto: “Vuole? Il lavoro in rianimazione dev’essere pesante, qui a controllare i monitor dei pazienti ogni momento.” “Oh, grazie! Ma adesso non posso…” “Suvvia, si prenda un momento. Voglio che l’infermiera che sorveglia il mio Jim sia contenta. Sa, siamo cugini ma anche colleghi, ci tengo a lui. Per un secondo guardo io che nessuna lucina si accenda.” “Va bene. Vede?” Mi spiega come funzionano tutti quei monitor, mi incuriosisco e lei si spreca in dettagli. Poi va a prendere un bicchiere, si prende la sua pausa. Cosa può succedere in quei dieci secondi? La saluto e vado da Jim. La stanza in penombra non è meno lugubre del resto dell’ospedale. Jim è pieno di tubi e fili, ma la bocca è libera. Il viso tirato, pallido, ma è sveglio. Mi sente entrare, si volta piano e mi sorride. Mi avvicino e gli prendo le mani: “Ehi, vecchio rudere! Come ti senti?” “Jack! Ti aspettavo! Ah, mi sento rotto ovunque. Non credevo facesse così male. Mi sono svegliato stamattina.”“Sei rimasto in coma per due giorni. Ma i dottori dicono che l’operazione è andata bene. Le pallottole non hanno leso nulla di vitale, per fortuna. Ti serve solo molto riposo, e al resto penseranno i medici e queste macchine.” Un secondo di silenzio sottolineato da bip e rumore di ventilazione. L’odore di medicina punge. “Allora non erano professionisti,” dice lui. “Ehi, Jim, adesso non pensarci, ok? Devi rimetterti.” “Ma com’è successo? Io non ricordo molto.”


“Me ne sto già occupando. Sembra che gli spari siano venuti da un palazzo di fronte alla gelateria cui stavi passando davanti. Ancora non ho capito molto, però ho chiesto nell’ambiente e non risulta che nessuno sia stato assoldato per farti fuori. Se non sono professionisti non dovrebbero provarci ancora. Comunque adesso ci sono io a vegliare su di te. Sarà stata una vendetta per un lavoro che hai fatto.” Lui mi guarda serio. Io attendo un attimo poi faccio un gran sorriso; sottovoce: “Già, non è ironico? Ne abbiamo fatti fuori noi, eh? Non avremmo sbagliato così noi, vero?” “Eh, Jack, no. Anche se ultimamente non ho più lo smalto di un tempo.” “Smettila, non pensare a queste cose, te l’ho detto. Siamo ancora i due più quotati della città. Certo gli anni passano per tutti, ma insieme non abbiamo mai fallito. Ci copriamo a vicenda, no?” “Beh, ultimamente è tutto merito tuo. Io anzi rischio di macchiare il nostro buon nome, con quei due bersagli mancati. Era un po’ che volevo chiederti scusa.” “Basta, ti ho detto. Tornerai più in forma di prima. Intanto ci penso io. Pensa solo che hai avuto fortuna, e pensa a dormire, adesso.” Jim mi guarda ed il suo volto diventa ancora più stanco, anche se più sereno: “Sai che mi sento proprio a pezzi? Lo schiaccio davvero un pisolino.” “Bravo Jim. Io starò qui mentre dormi, tranquillo.” Jim chiude gli occhi. In un secondo, già ronfa. Lo guardo e gli sfioro la mano, amico e collega da una vita. Quanti anni insieme. Alle volte, nonostante il nostro lavoro, lui è quasi tenero, un bambinone. E allora non preoccuparti, se hai fatto qualche errore di troppo. Ci penserò io a fare in modo tu non sbagli più. Non rovinerai il mio buon nome. Certo, questa volta ho sbagliato anch’io, quando c’entravi tu. E ora mi tocca rimediare. Vado ai cavi del sistema dall’allarme. Come mi ha spiegato l’infermiera, finiscono tutti in un’unica presa. La stacco. Tanto nella guardiola, mentre lei beveva, ho disattivato la ripetizione dell’allarme. Così, adesso che spengo i sistemi di sostentamento di Jim, l’infermiera non si accorgerà di nulla. Esco dalla camera e chiudo la porta, nessuno disturberà più il tuo sonno eterno, mio caro Jim. E’ stato bello finché sei stato all’altezza. Passo davanti alla guardiola, l’infermiera mi fa un cenno con la mano: “Sta dormendo, non lo disturbi per un po’” Le dico. Sorride, so che mi ascolterà.


BANDO PER L'INVIO DEI TESTI (RACCONTI O POESIE) ALLA RIVISTA LETTERARIA “FRALERIGHE”. La rivista letteraria Fralerighe (no profit, in formato ebook, non rappresentante una testata giornalistica vera e propria e completamente gratuita) prevede al suo interno una sezione, AUTORI EMERGENTI, pensata per dare ai lettori la possibilità di pubblicare racconti o poesie. Un modo (a nostro parere) per rendere la rivista più interattiva, per fare entrare i lettori nello spirito dell'iniziativa. Ci sono solo poche cose da sapere e poche regole da rispettare per inviare un testo correttamente: 1) Non ci sono premi in palio. Né soldi, né altro. Non ci sono spese da sostenere per iscriversi o per mandare un testo. 2) Inviando il proprio testo all'indirizzo e-mail della redazione, l'autore/autrice dichiara implicitamente di aver letto e accettato le condizioni espresse nel bando e di non aver spedito un testo legato a vincoli contrattuali, o comunque, di sollevare la rivista da qualsiasi responsabilità legale e/o finanziaria. Dire di non aver letto il bando non cambierà le cose. Le condizioni qui presenti restano sempre valide. 3) Se il vostro testo è un racconto, non deve superare i 5400 caratteri spazi inclusi (3 cartelle editoriali). Se è una poesia, non deve superare i 3600 caratteri spazi inclusi (2 cartelle editoriali). 4) Email con più di un testo o con testi più lunghi del necessario o inviate in periodi in cui la raccolta dei testi non è attiva (verrà segnalato di volta in volta quando inizia e quando finisce il periodo per l'invio dei testi) non saranno considerate, ma vi invieremo un'e-mail di risposta per informarvi del fatto che le condizioni necessarie non sono state rispettate. 5) Pubblichiamo racconti e poesie di vario genere, senza limiti precisi. Sono da evitarsi, comunque, la volgarità fine a se stessa e la pornografia. 6) I testi sono da inviare in formato .doc o .pdf all’indirizzo:

rivista_fralerighe@libero.it


GIALLO INTRODUZIONE AL GIALLO Benvenuti nella sezione dedicata al Giallo, dove il mistero si infittisce e il colpevole deve essere scoperto. Il giallo è un genere dotato di una certa fama, e di una grande seguito da parte di lettori e lettrici di tutto il mondo. Ma questa fama ha comportato una cosa: un uso improprio e esasperato del termine giallo. Ogni volta che c’è un morto, vero o finto che sia, si parla di giallo. Che i giornalisti di cronaca nera vogliano dare un sapore letterario e misterioso ai casi di cui si occupano, non è un problema per noi amanti del genere; ma che qualsiasi racconto o romanzo con dentro un omicidio sia definito un giallo, be’, questo sì! In questa sezione, coerentemente con ciò che è il vero giallo (storia misteriosa che ha come punto finale la risoluzione di un enigma o più comunemente un delitto) leggerete solo articoli relativi a libri questo tipo. Infine, vorrei consigliare agli amanti del Giallo di leggere anche gli articoli nella sezione Noir, perché grazie alla vicinanza tra i due generi, i temi trattati nel settore Noir potrebbero risultare interessanti anche per gli amanti del Giallo e viceversa. Auguriamo a tutti buona lettura, ma soprattutto, di riuscire a scoprire chi è il colpevole!


ARTICOLO UCCIDERO’ SHERLOCK HOLMES

E non se ne vogliono andare!, lamentava un bel film di Giorgio Capitani del 1988. Ha ragione Carlo Lucarelli quando afferma che “la vera vita del personaggio non è come la pensi tu nella tua testa: è come il personaggio vive dentro le parole, dentro la storia”? Dobbiamo credere che nel processo creativo arriva sempre il momento in cui anche il personaggio più malleabile “prende un’altra piega, decide lui quel che farà”? “Arrivi in fondo e ti sei fatto raccontare la storia dal tuo personaggio”, ammette Lucarelli in un’intervista pubblicata sul portale Rai Educational “Scrittori per un anno”1. Ma è davvero così? Che rapporto intercorre fra un autore e i suoi personaggi? Chi scrive è un dio onnipotente o si perde nell’illusione – del tutto legittima ma anche del tutto errata – di poter comandare le sorti dei propri “figli di carta”? Lucarelli descrive i personaggi letterari come tiranni capricciosi assai poco inclini ad accettare un’eventuale uscita di scena; essi “sono così più forti degli scrittori”, avverte il noirista, “che rifiutano l’idea di morire persino quando in calce alla loro vicenda è già stata scritta la parola “fine”. Il discorso, valido per qualsiasi personaggio di fantasia, si attaglia a maggior ragione ai cosiddetti protagonisti seriali. Se è vero che i lettori tendono ad affezionarsi ai personaggi fissi più riusciti e che, in molteplici casi, l’affermazione presso il grande pubblico è legata a doppio filo alla parabola di tali personaggi (Fred Vargas avrebbe conquistato la ribalta senza l’ausilio del suo irresistibile “spalatore di nuvole” – lo svagato commissario Adamsberg – e del suo squinternato entourage parigino? Andrea Camilleri avrebbe raggiunto le vette più alte della popolarità in Italia e all’estero se non avesse dato vita al pittoresco commissariato di Vigata?), è altresì innegabile che il già di per sé delicato

www.scrittoriperunanno.rai.it, sezione “ritratti”.


rapporto fra scrittore e protagonista sia suscettibile di trasformarsi in una liaison dangereuse che spesso coinvolge in maniera attiva anche il lettore. Lucarelli arriva a parlare di una relazione “di tipo mafioso” fra lettore e personaggio seriale, mirabilmente esemplificata in uno dei romanzi più celebri di Stephen King (in Misery, capolavoro indiscusso del thriller d’autore, uno scrittore viene sequestrato da un’ammiratrice affetta da gravi turbe psichiche che non gli perdona di aver “assassinato” l’eroina del suo cuore e che lo costringe, fra atroci sevizie, a scrivere un nuovo romanzo per riportarla in vita); lettore e personaggio seriale, in altre parole, possono stringere un’alleanza scellerata a scapito dell’autore, innescando un processo tendenzialmente irreversibile. E’ (forse) azzardato parlare di relazioni “mafiose” tra protagonisti e fruitori di un prodotto letterario; le affermazioni di Lucarelli, tuttavia, trovano ampio riscontro nella letteratura di genere e segnatamente nella letteratura poliziesca: da Sherlock Holmes in avanti, del resto, l’investigatore è il personaggio seriale per eccellenza. Lo stesso Camilleri rientra nel novero degli autori “tenuti in ostaggio” da una fortunata e ingombrante progenie letteraria. “Montalbano è un serial killer di eventuali altri personaggi” ebbe a dichiarare alcuni anni or sono. Invadente, per giunta: “Mentre stai pensando a un’altra cosa, arriva e dice: tu devi scrivere solo di me. … (o)gni tanto gli scrivo un racconto per tenerlo buono e permettermi di continuare a scrivere altro”. Tuttavia, pur avendo accarezzato a più riprese l’idea di sopprimere il buon commissario, il giallista agrigentino non ha ceduto sino in fondo alla tentazione. Memore, forse, di quel che è accaduto al collega spagnolo Manuel Vásquez Montalbán, il quale fece appena in tempo a mandare in pensione il suo detective buongustaio – a cos’altro potrebbe alludere il donchisciottesco giro del mondo che chiude L’uomo della mia vita (2000), ultimo capitolo della saga di Pepe Carvalho, se non a un prepensionamento forzato, a un esausto salpare verso il nulla? – e venne stroncato da un infarto a soli sessantaquattro anni, nell’aeroporto di Bangkok. Superstizioni infantili, si potrebbe pensare.


Eppure. Il 6 agosto 1975 la prima pagina del New York Times informava il mondo che “Hercule Poirot, il famoso detective belga, è morto”. Aveva visto la luce Sipario - L’ultima avventura di Poirot, bellissimo giallo in cui Agatha Christie fa calare letteralmente il sipario sul piccolo investigatore dalla testa a forma d’uovo che l’ha accompagnata per oltre mezzo secolo. Quel che comunemente si ignora è che il fatale manoscritto giaceva in un cassetto da più di trent’anni, essendo stato completato durante la seconda guerra mondiale; fu in ragione dell’enorme e duraturo successo del detective dai baffoni impomatati e le insuperabili cellule grigie – e dunque, in ultima analisi, in ossequio al volere del lettore sovrano – che gli si volle concedere una seconda opportunità. Dame Agatha, dal canto suo, aveva finito per detestarlo cordialmente, preferendo alle sue stucchevoli affettazioni il lento e tranquillo sferruzzare di Miss Marple; nel 1975, tuttavia, si decise a compiere il grande passo e rispedì monsieur Poirot nella villa di campagna in cui aveva risolto il suo primo delitto, orchestrando per lui un’uscita di scena spettacolare. Le portò sfortuna: nel giro di pochi mesi fu lei stessa a guadagnarsi un necrologio sui quotidiani di tutto il mondo… … quando si dice l’amore per la simmetria! L’intraprendenza del commissario Montalbano e del vanesio “collega” d’oltralpe, tuttavia, non ha mai fatto sì che i rispettivi autori fossero sopraffatti dalla personalità delle proprie creature. Altri scrittori, per contro, pur ingaggiando strenue – e talvolta


sanguinose – battaglie, sono stati letteralmente “fagocitati” dai personaggi scaturiti dalla loro penna. Ne sa qualcosa Loriano Macchiavelli, talentuoso romanziere che si è visto costretto a fracassare la testa al sergente Sarti Antonio, il questurino di teatrale e televisiva fortuna da lui creato nel 1974, perché “non lo sopportavo più, perché sono riusciti a farmelo odiare”. “Possibile che Loriano Macchiavelli sia importante non in sé e per sé ma nella misura in cui ha di fianco Sarti Antonio?” si domanda e ci domanda in una recente intervista; quando il personaggio diventa più importante dello scrittore, lo scrittore “sviluppa una sorta di grettezza, un malanimo”. Macchiavelli si sbarazza così dell’ingrata creatura in Stop per Sarti Antonio (1987), ma è il delitto più imperfetto che si possa immaginare: il poliziotto “era talmente vivo che non è bastato ucciderlo”… A nulla sono valsi i pur pregevoli polizieschi con l’archivista Poli o la trilogia pubblicata con lo pseudonimo di Jules Quicher: i lettori non hanno fatto altro che implorare il ritorno di Sarti Antonio. “E l’ho ripreso”, conclude il nostro con un sorriso rassegnato. Il caso più emblematico, tuttavia, è legato al mito intramontabile di colui che sarebbe diventato il più grande investigatore di tutti i tempi. Sir Arthur Conan Doyle, medico e giornalista scozzese appassionato di spiritismo, divenne un caso letterario quando pubblicò i primi racconti polizieschi incentrati sulla figura di Sherlock Holmes. Il “consulente investigativo” dal naso aquilino e le incredibili doti trasformiste venne accolto con un favore che rimarrà celebre nella storia della narrativa poliziesca, e costrinse il povero Sir Arthur a vivere nel suo cono d’ombra: alzi la mano chi ricordava il nome del “papà” del formidabile detective residente al 221B di Baker Street! Di quest’ultimo esiste per contro una letteratura apocrifa pressoché sterminata, per non tacere del museo che ne raccoglie i leggendari cimeli. Lo stesso Conan Doyle dovette subodorare il pericolo visto e considerato che, dopo “soli” sei anni di proficua convivenza, decise di uccidere la gallina dalle uova d’oro.


“Ho da conservare le energie per qualcosa di meglio”, si era sfogato in una lettera alla madre, “anche se questo significherà seppellire con lui il mio portafoglio”. Detto, fatto: nel racconto intitolato L’ultima avventura (recensito in questo numero), Holmes precipita dalle Alpi svizzere e muore avvinghiato al professor Moriarty, il suo più acerrimo nemico. “Ero fermamente deciso … di far sparire Holmes”, scrive Sir Arthur nella prefazione a Il Taccuino di Sherlock Holmes (1927), “poiché non era giusto incanalare tutte le mie energie in un’unica direzione. Quella figura pallida, dinoccolata, dai lineamenti precisi, stava appropriandosi di una parte troppo grande della mia fantasia creativa”. La reazione negativa del pubblico lo indusse a pubblicare lo splendido romanzo breve Il mastino dei Baskerville (1902), ambientato in un’epoca precedente alla morte di Sherlock Holmes; l’espediente letterario, tuttavia, non fece che accrescere l’insoddisfazione dei lettori più intransigenti. E dal momento che le cascate di Reichenbach non avevano restituito alcun cadavere e “nessun coroner aveva effettuato un’autopsia”, non fu tecnicamente difficile riportare in vita l’eroe in un racconto (L’avventura della casa vuota, recensito in questo numero) che costituisce l’esempio più fulgido di resa dello scrittore di fronte alla potenza di un suo personaggio. Quanto debba essergli costato il clamoroso dietro-front in termini di pace interiore, possiamo soltanto immaginarlo. L’autobiografia di Sir Arthur Conan Doyle, coerentemente intitolata Ucciderò Sherlock Holmes, glissa sull’argomento e dedica poche pagine alla figura del detective: quasi a voler rimuovere un penoso ricordo. “Non me ne sono mai pentito” giurerà l’infelice autore, ma abbiamo un’infinità di buone ragioni per dubitarne, e la più significativa ce la serve lui stesso su un piatto d’argento: “Se Holmes non fosse mai esistito non avrei potuto far di più; forse, ha solo costituito un piccolo ostacolo al riconoscimento delle mie opere letterarie più serie”. Vi pare poco?

Simona Tassara


RECENSIONE LE MEMORIE di SHERLOCK HOLMES – L’ULTIMA AVVENTURA di Sir Arthur CONAN DOYLE

Titolo: Le memorie di Sherlock Holmes Autore: Arthur Conan Doyle Editore: Barbera Collana: Tutto Conan Doyle ISBN: 887899376X ISBN-13: 9788878993761 Pagine: 258 Prezzo: € 10,00 “E’

con cuore pesante che prendo la penna per scrivere queste parole, le ultime con le quali avrò mai più occasione di ricordare al mondo le straordinarie capacità che il mio amico Sherlock Holmes possedeva”. Comincia così, con questa sconcertante rivelazione del dottor Watson, L’ultima avventura (titolo originale: The Final Problem), racconto pubblicato sullo Strand Magazine nel dicembre del 1893 e successivamente inserito nelle ormai celeberrime Memorie di Sherlock Holmes (1894). Si tratta, sotto molti aspetti, di una raccolta memorabile, e il gioco di parole è d’obbligo: essa consegna infatti al lettore un ritratto insolito, e di conseguenza particolarmente prezioso, del detective più famoso di tutti i tempi. Ne Il mistero della Gloria Scott e Il rituale dei Musgrave, un giovane e timido Sherlock Holmes muove i primi passi nel mondo dell’investigazione al servizio di due compagni di scuola. In


altri racconti (si veda, ad esempio, La faccia gialla), il nostro eroe appare in una forma tutt’altro che smagliante: tituba, latita e commette perfino qualche errore – veniale, ben inteso, affinché la verità trionfi come in ogni giallo deduttivo che si rispetti. Nelle Memorie, insomma, Holmes si scrolla di dosso un po’ di quell’aura di saccente intangibilità che lo avvolge da Uno studio in rosso (1887) in avanti. Nel L’interprete greco veniamo inoltre a conoscenza di un legame di cui non si trova traccia negli scritti che precedono la raccolta in esame: Sherlock ha un fratello maggiore, l’indolente e intelligentissimo Mycroft. Ha il sapore di una beffa, questa fratellanza tardiva, soprattutto ove si consideri che, nelle intenzioni originarie di Sir Conan Doyle, le Memorie costituiscono il canto del cigno dell’amata/odiata creatura. A collocare definitivamente la silloge di cui si tratta nell’olimpo della letteratura poliziesca è tuttavia la presenza de L’ultima avventura, classico imperdibile e vero e proprio unicum nell’universo holmesiano. La vicenda è lineare: il pomeriggio del 24 aprile 1891 uno Sherlock Holmes “ancor più pallido e magro del solito” e in uno stato di profonda alterazione nervosa si materializza nell’ambulatorio del dottor Watson dopo un misterioso soggiorno in Francia. E’ scampato a ben tre attentati, quel giorno: il mandante è il geniale professor Moriarty, “il Napoleone del crimine” che “se ne sta immobile come un ragno al centro della sua tela” ed è responsabile di quasi tutte le imprese malvagie che affliggono la città; “se vi è un crimine da compiere, un documento da rubare, poniamo, una casa da svaligiare, una persona da eliminare – si passa parola al professore, e l’impresa viene organizzata e portata a termine”. Talvolta gli esecutori materiali vengono catturati e arrestati; ma lui, il diabolico deus ex machina, non viene mai neppure sfiorato dai sospetti. I tempi stanno per cambiare, tuttavia: Sherlock Holmes ha finalmente raccolto tutte le prove che occorrono per consegnarlo alla giustizia: entro tre giorni la rete si stringerà intorno al professor Moriarty e alla sua organizzazione… Si tratta di un racconto per molti versi atipico. Gli holmesiani più affezionati, ad esempio, sentiranno la mancanza del consueto incipit in Baker Street in cui Holmes delizia un sempre incredulo dottor Watson con un saggio delle sue prodigiose facoltà deduttive; inoltre, particolare ancor più irritante, ne


L’ultima avventura non vi è alcun mistero da risolvere in barba agli assai poco perspicaci ispettori di Scotland Yard. Il racconto in esame è immaginato come un grandioso finale di partita in cui l’eroe e l’antieroe si confrontano in un duello all’ultimo sangue e – molto curiosamente – raggiungerà il suo climax nella vertiginosa cornice delle Alpi svizzere, fra gli spruzzi di schiuma e le pareti nere di una cascata. Ce n’è abbastanza per trascorrere un quarto d’ora di puro piacere letterario. Per quanto atipico, il breve racconto in esame è divenuto ormai un classico e rappresenta una delle pietre miliari della narrativa gialla. Leggiamolo con la benevolenza che si deve a un grande autore e a un grande personaggio anche quando si concedono di svicolare da ogni possibile cliché per imboccare, una volta tanto, sentieri non battuti. Del resto a tutto vi è rimedio, come ci insegna la parabola mirabolante di Sherlock Holmes. Perfino alla morte, in determinati casi. Voto: 10 Simona Tassara


RECENSIONE Il RITORNO di SHERLOCK HOLMES – L’AVVENTURA DELLA CASA VUOTA di Sir Arthur CONAN DOYLE

Titolo: Il ritorno di Sherlock Holmes Autore: Arthur Conan Doyle Editore: Newton Compton Editori ISBN: 978 88 541 1967 – 3 Pagine: 288 Prezzo di copertina: € 6,00 Disponibile anche in Ebook – eClassici Newton – n. 54 ISBN: 978 88 541 2883 5 Pagine: 251 Prezzo: € 1,49 A volte ritornano. Assecondando le pressanti richieste del suo pubblico, che non aveva mandato giù la prematura dipartita di Sherlock Holmes nel duello fatale con il professor Moriarty narrato ne L’ultima avventura, in questa silloge Sir Conan Doyle riporta in vita il famoso investigatore. Il ritorno di Sherlock Holmes è un corpus costituito da tredici racconti pubblicato nel 1905. Come recita il titolo, la raccolta sancisce la “resurrezione” del detective e la sua miracolosa ricomparsa sulla scena londinese. Ne L’avventura della casa vuota, il racconto che apre l’antologia, una morte strana e inaspettata si abbatte su Ronald Adair, “pacifico giovane aristocratico”. Siamo nella primavera del 1894 e Sherlock Holmes è morto da tre anni lasciando un vuoto incolmabile e una piena libertà di azione ai criminali più incalliti del Regno. Quando il “mistero di Park Lane” sconvolge la capitale, il dottor Watson


sente più forte che mai la mancanza delle capacità di osservazione del detective scomparso, il quale non tarderà a palesarsi sotto le spoglie di un collezionista di libri anziano e deforme. Dopo aver prestato soccorso, fiaschetta di brandy alla mano, al fedele biografo venuto meno per la sorpresa, sarà lo stesso Sherlock Holmes a spiegare come sia sopravvissuto all’abbraccio mortale del suo nemico fra le asperità delle montagne svizzere. L’avventura s’incanala quindi sui binari consueti e si rivela tipicamente – e meravigliosamente – “sherlockiana”: coadiuvato dallo sempre zelante ispettore Lestrade, Holmes riveste i panni del segugio infallibile che siamo abituati ad ammirare e risolve brillantemente il caso. Il passato è passato, sembra sottintendere Conan Doyle nella prima di una – lunga – serie di nuove avventure dell’eroe redivivo: con buona pace del Professor Moriarty e dei suoi sodali, il detective più arguto di tutti i tempi è nuovamente libero di dedicarsi “a quei piccoli, interessanti problemi che la vita londinese offre con tanta dovizia”. La raccolta in esame si potrebbe definire come una sorta di ritorno a casa collettivo: torna a casa, letteralmente, Sherlock Holmes; torna a casa il dottor Watson (che, ne L’avventura del costruttore di Norwood, riprende possesso del mitico appartamento al 221B di Baker Street); torna a casa il lettore, che dopo lo sfasamento provocato dalla bizzarra parentesi elvetica, ritrova atmosfere familiari e un protagonista in grande spolvero. Che sia alle prese con cifrari misteriosi (nel suggestivo racconto L’avventura degli omini danzanti) o con “l’uomo peggiore di Londra” (L’avventura di Charles Augustus Milverton), Sherlock Holmes è tornato quello di sempre: a lettura conclusa anche gli ammiratori più intransigenti perdoneranno senz’altro all’autore di aver tentato di liberarsene. Per quel che mi riguarda, promuovo Il ritorno di Sherlock Holmes a pieni voti: non solo per la felicità di scrittura e l’ingegnosità degli intrecci ma anche – e soprattutto – perché ci vuole coraggio, per ritornare sui propri passi. E uno smisurato talento per farlo con stile. Voto: 10

Simona Tassara


Post Scriptum: agli appassionati di Sherlock Holmes segnalo questo golosissimo volume che raccoglie l’intero “Canone”: Tutto Sherlock Holmes, Newton Compton, ISBN: 978 88 541 1367 1 Pagine 1248, Prezzo: €14,90 Disponibile anche in Ebook formato EPUB (con Social DRM) ISBN: 978 88 541 2723 4 Prezzo: € 4,99


PROMOZIONE EMERGENTE TIZIANA SILVESTRIN LE RIGHE NERE DELLA VENDETTA Le righe nere della vendetta Tiziana Silvestrin Formato cartaceo Pag.294 € 14,50 Scrittura & Scritture Editore Quarta di copertina Mantova 1585. Alla corte dei Gonzaga una torrida estate porta con sè aria di morte e di oscure superstizioni. Biagio dell’Orso, affascinante capitano di giustizia, viene svegliato a notte fonda: l’architetto Vannocci è stato assassinato nel suo studio; sul pavimento, in mezzo ai colori, il disegno di una pianta rigata col nero. Intanto, in città si aggirano le cappe nere dei domenicani: l’inquisitore Giulio Doffi sta aspettando il momento opportuno per condannare senza processo una giovane strega. Biagio dell’Orso sebbene molto stimato a corte, non è benvisto dalla Santa Inquisizione. Non ama le prepotenze né i compromessi, ma la sua irruenza viene costantemente tenuta a freno da Marcello Donati, prudente consigliere ducale. La morte dell’architetto fa riaffiorare il passato del famoso pittore di corte Giulio Romano, portando il capitano ad indagare prima nella Firenze medicea, poi nella Venezia della sua amata Rosa. Cercare di salvare un’innocente dal rogo, invece, lo costringerà a scomode scelte.Dopo I leoni d’Europa, tornano gli intrighi e gli omicidi della Mantova cinquecentesca e il protagonista indiscusso, Biagio dell’Orso che ha appassionato nel precedente mistery. a cura di Aniello Troiano


NOVITA’ EDITORIALI GIALLO MARGARET DOODY: ARISTOTELE E LA FAVOLA DEI DUE CORVI BIANCHI Sellerio editore Palermo La memoria n. 885 112 pagine Prezzo: € 11,00 Titolo originale: Aristotle and the fable of two white crows Aristotele e il suo fido discepolo Stefanos si trovano nell'isola di Idra impegnati in due casi diversi: il complotto ai danni di Caronide, cittadino ateniese, e il traffico illecito di grano. Ma le due indagini finiscono per incrociarsi e saldarsi, fino al ritorno ad Atene e allo scioglimento dell’enigma. «Naturalmente, quando ho cominciato a raccontare questa favola per il vostro diletto, non sapevo che di lì a poco avrei incontrato i miei due corvi nella vita vera». Questo nuovo caso per Aristotele detective ha inizio mentre il filosofo è occupato a discutere con gli allievi del Liceo la funzione del denaro. La strada migliore per raggiungere la felicità, sostiene un giovane viziato. Ma il vecchio Stagirita non è d’accordo e per illustrare la propria visione economica, nel quadro della più vasta teoria della polis, sceglie una parabola (un’abitudine, come osserva ironico uno dei discepoli, platonica più che aristotelica): la favola dei due corvi bianchi. Il filosofo ha appena iniziato a raccontare che arriva un uomo trafelato. È Caronide, un vedovo, una volta possidente, che ha ceduto terreni e schiavi per ridursi a vivere su uno stentato podere accudendo le capre. Costui chiede ad


Aristotele di indagare sulle macchinazioni del cugino, il ricco Simmaco, che vorrebbe impadronirsi delle ultime sue risorse. Aristotele non accetterebbe quell’incarico da piedipiatti, ma a convincerlo c’è una singolare coincidenza: il governatore Licurgo gli ha chiesto di recarsi ad Idra, la vicina isola dov’è rifugiato il detto Simmaco, per chiarire un caso di corruzione di giuria; inoltre, la città di Atene ha deciso di inviare nella stessa isola Stefanos, il braccio destro nelle speculazioni poliziesche come Teofrasto lo è in quelle del Liceo. Così Aristotele si trova ad affrontare tre casi che si incrociano: la corruzione, il contrabbando di cui si sta occupando Stefanos e un omicidio ancora da commettere. Ma lo appassiona soprattutto la possibilità di confermare le proprie teorie politiche, mostrando come la crisi dei legami della polis conduca al disordine e perfino al delitto. “Aristotele e la favola dei due corvi bianchi” è il nono della serie di Aristotele detective. In ciascuno di questi romanzi, è un’opera dello scienziato enciclopedico a fornire il riferimento ideale alla trama: qui è la Politica. *** I romanzi con Aristotele detective, sono diventati caso letterario anche per l’esattezza dell’ambientazione storica: “Aristotele detective” (del 1978 e pubblicato da questa casa editrice nel 1999), “Aristotele e il giavellotto fatale” (2000), “Aristotele e la giustizia poetica” (2001), “Aristotele e il mistero della vita” (2002), “Aristotele e l’anello di bronzo” (2003), “Aristotele e i veleni di Atene” (2004), “Aristotele e i Misteri di Eleusi” (2006), “Aristotele e i delitti d’Egitto” (2010), “Aristotele e la favola dei due corvi bianchi” (2012). a cura di Simona Tassara


CAROLINE GRAHAM: MORTE DI UN UOMO DA POCO Baldini Castoldi Dalai Editore Data di uscita: 20 febbraio 2012 Prezzo: € 17,00 Mentre assiste a una messa in scena amatoriale di "Amadeus", in cui recita sua moglie Joyce, l'ispettore capo Barnaby è testimone dell'orribile morte di uno degli attori sul palco: al rasoio con cui il suo personaggio si deve sgozzare è stato tolto il nastro adesivo che proteggeva la lama. Investigando sull'inquietante delitto, Barnaby porta alla luce le passioni oscure e i risentimenti che si annidano dietro l'apparente giovialità dei membri della compagnia filodrammatica. Pare proprio che fossero in molti ad avere un movente per compiere il crimine, a partire dall'esacerbata ex moglie della vittima per arrivare ad amanti segrete e colleghi gelosi. Caroline Graham, lei stessa ex attrice, restituisce in questo libro un ritratto garbatamente spietato del sottomondo del teatro di provincia. Caroline Graham (Nuneaton, 1931) è celebre in Gran Bretagna come romanziera, sceneggiatrice, drammaturga. La serie con protagonista l’ispettore Barnaby è un successo editoriale e televisivo in tutto il mondo. a cura di Simona Tassara


NOIR INTRODUZIONE AL NOIR Benvenuti nella sezione Noir, dove è possibile guardare in faccia il crimine in tutta la sua crudezza. Il Noir è un genere molto letto e apprezzato, da circa un ventennio. Ma questo grande successo di pubblico non è servito, a quanto pare, a far accettare all’opinione pubblica che esistono grosse differenze tra giallo e noir (anche perché, se ci pensate, a cosa sarebbe servito mettere su due generi se erano la stessa cosa? Logico, ma non per tutti); e infatti spesso sentiamo parlare di romanzo Giallo quando si tratta di un Noir. Quando invece basterebbe conoscere un minimo il Noir per distinguerlo dal Giallo con grande facilità. In questa sezione parleremo di storie crude, realistiche se non vere e proprie rielaborazioni della cronaca, violente come la gente che ci circonda, spietate come la società di cui facciamo parte. Infine, vorrei consigliare agli amanti del Noir di leggere anche gli articoli nella sezione Giallo, perché grazie alla vicinanza tra i due generi, i temi trattati nel settore Giallo potrebbero risultare interessanti anche per gli amanti del Noir e viceversa. Auguriamo a tutti buona lettura, ma soprattutto, di riuscire a vedere la realtà in un’altra ottica, dopo la lettura di queste pagine.


ARTICOLO QUELLO CHE I GIORNALI NON DICONO

Stando alla classifica di “Reporter sans frontier” del 2012, l’Italia è al sessantunesimo posto per libertà di stampa. Questa classifica non è il verbo di Dio, né tantomeno una verità incontestabile, ma è comunque un ulteriore indice di quanto il giornalismo sia imbavagliato in Italia. Se i giornalisti, per limiti esterni quali: minacce di querele, minacce da parte di organizzazioni criminali, conflitto di interessi con il proprio editore eccetera non possono fare ciò che dovrebbero, ovvero informare la gente, l’informazione non muore, ma trova altre strade. Una strada significativa è rappresentata dal libro. Un esempio lampante di informazione fatta attraverso un libro è Gomorra, di Roberto Saviano, che più che a un saggio o a un romanzo assomiglia a un mega articolo sulla Camorra. Ma per rimanere nel nostro campo, che è quello della narrativa, della fiction, non possiamo non citare il romanzo Noir. Per quanto questo genere sia bistrattato dalla critica più arcigna e pomposa ( oltre che polverosa…), e per quanto il nome sia sfruttato all’inverosimile dall’editoria sull’onda del successo del vero noir per vendere romanzi che non sono del genere, da circa venti anni il noir fa critica sociale in modo libero e spietato, informando i lettori sugli aspetti più marci e corrotti della società in cui viviamo. Libero perché inserire la verità in contesti fittizi concede una maggiore libertà d’azione; spietato perché il noir ci arriva senza mezzi termini, brutale ma realistico, se non reale, come i suoi personaggi. In questo numero della rivista ho deciso di recensire per voi due romanzi di un grandissimo autore italiano di romanzi noir, Massimo Carlotto. I due romanzi in questione, “Arrivederci amore, ciao” e “Alla fine di un giorno noioso” (aventi in comune lo stesso protagonista, Giorgio Pellegrini, l’ex terrorista divenuto malavitoso senza scrupoli), ci parlano dell’anima


nera del Veneto, la cosiddetta locomotiva economica del paese, dove economia criminale e economia legale si intrecciano, creando ricchezza ma anche violenza, prosperitĂ ma anche miseria. Aniello Troiano


RECENSIONI ARRIVEDERCI AMORE, CIAO e ALLA FINE DI UN GIORNO NOIOSO di Massimo Carlotto Per questo numero ho deciso di fare una doppia recensione, dato che i due libri sono strettamente legati tra loro (uno è il sequel dell’altro)

ARRIVEDERCI AMORE, CIAO “Arrivederci amore, ciao” (Edizioni E/O, cartaceo 9,50 €, ebook 7,99 €) è un romanzo di Massimo Carlotto, vero e proprio pilastro del noir italiano, molto apprezzato sia in patria (quantomeno tra gli appassionati del genere) sia all’estero, dove è stato molto ben accolto da diversi scrittori statunitensi. Con questo romanzo, Carlotto è stato finalista all’Edgar Award, prestigiosissimo premio internazionale assegnato dall’organizzazione Mystery Writers of America. Premesso ciò, passo alla valutazione del romanzo in sé. Giorgio Pellegrini è un ex terrorista di sinistra, un rivoluzionario “ a parole”, come si definisce, che è stato costretto a fuggire all’estero per evitare l’ergastolo dopo aver causato involontariamente la morte di un metronotte con una bomba che aveva piazzato con dei com-


pagni davanti all’associazione degli industriali. La fuga lo ha portato prima in Francia e poi in Centro America. Ed è proprio qui che inizia il romanzo: Pellegrini ammazza a sangue freddo il suo amico, nonché compagno di latitanza, su ordine del capo dei ribelli a cui si sono uniti. Lo fa senza scomporsi, senza rimpianti. Ormai è completamente disilluso, non crede più nei suoi vecchi ideali e non è più disposto a combattere e morire per i popoli del centro America. O forse, non lo è mai stato. Così, alla prima occasione fugge dal centro America per ritornare in Europa, in Francia. Qui prende contatti con gli ex compagni dell’ala extraparlamentare e li ricatta: se qualcuno non sarà disposto ad addossarsi le sue colpe, evitandogli così l’ergastolo, farà i nomi di tutti. I compagni cedono e Pellegrini si costituisce, per poi scontare alcuni anni in carcere. Una volta in carcere, e anche fuori, il nostro antieroe continuerà sulla sua strada fatta di violenza, omicidi, ricatti, umiliazioni inferte e ricevute, imbrogli e tradimenti, districandosi tra criminali italiani e stranieri, poliziotti corrotti e donne fragili, fino a raggiungere una rispettabile posizione sociale in un luogo imprecisato del Veneto, come gestore di un locale alla moda, dalla fedina penale ormai ripulita, ben inserito nei livelli più alti della società “bene”. I personaggi sono delineati con grande maestria e risultano credibilissimi, tutti, dal primo all’ultimo. Lo stile di Carlotto è estremamente aderente al tipo di storia narrata, preciso, tagliente, dal grande impatto. Il libro è scritto in modo tale da poter essere “visto”, per la gioia di chi crede nello “show don’t tell”. Per quello che mi riguarda, ho trovato la scrittura davvero perfetta. Se dovessi dare un voto da 1 a 10 a questo romanzo darei un 10. Personalmente 10 e lode.


ALLA FINE DI UN GIORNO NOIOSO

“Alla fine di un giorno noioso” (Edizioni E/O, cartaceo 17 o 9 € in versione tascabile, ebook 12,99 €) Sono passati dieci anni da quando Giorgio Pellegrini è ritornato a essere un cittadino rispettabile, ben inserito nella ricca e perbene società veneta, a contatto con la gente giusta come proprietario di un locale alla moda. Dieci anni senza delinquere, dieci anni passati a leccare il culo dell’avvocato Sante Brianese, a procurargli le escort e una saletta priva di cimici per concludere gli affari giusti. Dieci anni che gli hanno consentito di accumulare due milioni di euro, che Pellegrini ha investito in un affare consigliatogli da Brianese. Ma proprio l’avvocato, alla fine di un giorno noioso, andrà da Giorgio, nel suo locale, per dirgli che i due milioni di euro sono svaniti. Puff, persi. Pellegrini non ci sta. Ha rischiato la vita e l’ergastolo per accumulare quei soldi. Ma Brianese se ne lava le mani, e così Pellegrini, dopo “un giorno noioso” durato dieci anni, noioso perché passato senza commettere atti criminali, torna a vestire i panni che gli sono più congeniali: quelli del criminale cattivo, spietato e affamato. Tra politica, Ndrangheta, criminali russi e africani disposti a tutto, Pellegrini giocherà una partita pericolosissima, dove in palio non ci sono solo i due milioni di euro, ma anche la sua stessa vita.


Giorgio Pellegrini è un personaggio delineato alla perfezione. Talmente bene che ti viene da chiederti se non sia il gemello cattivo di Carlotto, o il suo lato oscuro. E anche tutti gli altri personaggi presenti nel libro sono ben delineati, tutti tridimensionali e con un loro spessore ben percepibile, facilmente inquadrabili mentalmente (e questa è sempre un’ottima cosa). Lo stile di Carlotto è eccellente, come sempre, anche se questo libro, rispetto al prequel, Arrivederci amore, ciao, risulta essere meno potente e d’impatto. D’altra parte non è facile tenere testa a un noir praticamente perfetto come Arrivederci amore, ciao. Le pagine scorrono via in modo piacevole, lasciando un segno nella mente del lettore. Non si fa fatica a immaginare una trasposizione cinematografica, ma si avverte bene che sotto forma di film la storia perderebbe qualcosa, e quel qualcosa è la non comune bravura di Carlotto nel raccontare. Un romanzo davvero ben scritto, leggermente meno riuscito del prequel ma comunque ad altissimi livelli. Se dovessi dare un voto darei un 9 pieno. Consigliati: - agli amanti del noir. - agli amanti delle storie crude ma veritiere, delle realtà dure e scomode. - a chi in un libro cerca critica sociale profonda, pesante, vera. - a chi vuole guardare dritto negli occhi l’anima nera del Veneto, e insieme dell’Italia. - agli appassionati delle storie criminali libere da cliché abusati, e per questo ancora capaci di sconvolgere e di scuotere. Sconsigliati: - a chi non piace il noir. - a chi non sopporta la violenza in un libro. - alle persone buon(ist)e, che non vogliono affrontare il lato peggiore della realtà. - a chi cerca, in un libro, solo della sana evasione. - alle persone facilmente impressionabili. Aniello Troiano


PROMOZIONE EMERGENTE: NELLA CARNE - SARA BILOTTI Titolo: Nella Carne Autrice: Sara Bilotti Editore: Termidoro Prezzo: 14 euro Formato: Cartaceo Trama: Sara Bilotti appartiene alla categoria degli autori con la A maiuscola. Nella Carne è il suo libro di esordio ma la maturità del linguaggio, la sulfurea creatività espositiva, la varietà degli argomenti trattati ne fanno già ora una delle voci più dirompenti del panorama noir. Nella Carne è un tuffo a occhi chiusi nel buio dell’anima, nella morbosità, nel disagio di vivere, nella disperazione, nel delirio. Dodici racconti da leggere, godere e soffrire, perché Sara Bilotti sa far male, ma con una leggerezza, un incanto, una capacità di far vedere senza mostrare che ne fanno una Prescelta. Per esplorare il Buio, bisogna saperlo guardare e nessuno vede nei meandri più oscuri meglio di lei. a cura di Aniello Troiano


NOVITA’ EDITORIALI NOIR: MASSIMO CARLOTTO- RESPIRO CORTO Giulio Einaudi Editore Stile libero Big Data di uscita: 10 aprile 2012 Pagine: 216 Prezzo: € 17,00 Sullo sfondo di una Marsiglia mai così affascinante, difesa da inguaribili romantici come il commissario Bourdet e il boss Armand Grisoni, una generazione di criminali del tutto nuovi scende in campo. Hanno studiato. Sono giovani, spregiudicati, e corrono terribilmente veloci. Potranno mai fallire? Come una danza leggera e sapiente, ma implacabile, uno tra i più amati scrittori italiani ci conduce nella orgogliosa arroganza del nuovo crimine. E racconta da par suo una grande storia, che spazia dai boschi radioattivi di Cernobyl ai caveau delle banche svizzere. Con una irresistibile gang di privilegiati. Zosim, Sunil, Giuseppe, Inez. La Dromos Gang. Si sono conosciuti studiando Economia a Leeds. Brillanti, impeccabilmente vestiti, del tutto amorali ma tra loro fraterni, quattro giovanissimi con pesanti famiglie alle spalle piombano su Marsiglia da ogni parte del globo, per prendersela tutta. Sono convinti che il


mondo è di chi corre veloce come il denaro, di chi corre più veloce di tutti, e il resto non merita di vivere. È subito guerra con i vecchi arnesi: un tenace boss corso di lunga carriera, e una poliziotta in disgrazia che ha un'idea tutta sua della giustizia. Mentre un narcotrafficante allo sbaraglio, che porta il nome fatale di un grande calciatore, proverà a giocare la sua esilarante, tragica partita. E Marsiglia, il luogo oggi dello scontro criminale per eccellenza, dove i conflitti si risolvono a colpi di kalashnikov, diventa l'epicentro di un sisma vastissimo, dalle conseguenze del tutto imprevedibili. Dopo averci raccontato come nessun altro i misfatti del Nordest italiano, e averci appassionato con le indagini dell'Alligatore, Massimo Carlotto ha deciso di allargare lo sguardo, e andare al cuore del crimine dei nostri tempi, globale e senza frontiere. Con i pregi che l'hanno fatto amare da tanti lettori: lo stile essenziale, la perfetta padronanza dell'intreccio, i personaggi che nella loro amoralità e crudeltà riescono ad affascinare, perché li sentiamo veri, umani nella loro disumanità. O nelle loro ossessioni, come la straordinaria coppia della poliziotta B.B. e del boss Grisoni, unici a contrastare l'avvento della Dromos Gang.

a cura di Simona Tassara


ELMORE LEONARD – GIBUTI 2012 Einaudi Stile libero Big pp. 306 € 18,00 Gibuti. Sembra ai confini del mondo. Ma forse è il centro nascosto del mondo. Un covo di pirati che sequestrano navi mercantili, di spie, diplomatici, miliardari americani dalle dubbie affiliazioni, terroristi di al Qaeda. Dana Barr, regista di documentari, è all'apice della carriera e il suo nuovo progetto la porta a Gibuti, per filmare i pirati che infestano la zona sequestrando navi mercantili e ricavandone riscatti milionari. Ad accompagnarla, Xavier LeBo, il suo gigantesco cameraman di origini africane, che non ha mai dimenticato come si naviga per mare. Ma a Gibuti nessuno è quello che sembra. Il capo dei pirati, Idris Mohammed, gira in Mercedes e ha fama di benefattore, mentre il migliore amico di Idris, Harry, un diplomatico saudita, intrattiene rapporti con personaggi sospetti; Billy Wynn, un miliardario del Texas, non esita a mescolarsi con la feccia, e per la città si aggira Jama Raisuli, un terrorista di al Qaeda arrivato da Miami, che progetta qualcosa di grosso. Un mondo insolito e autentico come solo le realtà più folli sanno essere. Un mondo da esaltare attraverso la cinepresa, anche se, più che a un documentario, il prodotto finale rischia di somigliare al più classico thriller di Hollywood. a cura di Simona Tassara


PULP INTRODUZIONE AL PULP

Benvenuti nella sezione dedicata al Pulp, dove le storie si fanno più violente, esplicite e estreme. Il pulp è un genere novecentesco, che ha avuto due boom: uno nel trentennio 20-50, un altro a partire dai 90, che dura fino a oggi. Questi due boom, specialmente il secondo, hanno fatto entrare il genere nell’immaginario collettivo, rendendo lo stesso termine “pulp” un aggettivo abbastanza usato e abusato. In questa sezione parleremo di storie violente ed esplicite, sia pulp nel senso stretto del termine sia pulp per quanto riguarda l’approccio e lo stile, capace di arrivare al lettore come un pugno in faccia. Non ci resta altro da dirvi, se non che vi auguriamo buona lettura e una buona scorpacciata di violenza.


ARTICOLO MANIFESTO IDEOLOGICO DEL PULP “Come fai a leggere questo schifo?” Gli appassionati di pulp si sentono spesso rivolgere questa domanda. Io rispondo sempre allo stesso modo: “Spiegami tu piuttosto come cazzo fai a non leggerlo.”A dirla tutta, ci sono moltissime ragioni per amare il pulp. Prima cosa: è fottutamente reale, una polaroid stropicciata che testimonia il degrado in cui ci troviamo a vivere. Seconda cosa: non ha peli sulla lingua e le scene spinte non mancano. Qualche esempio pescato a caso nel mucchio? Semplice: Fight Club di Chuck Palahniuk, Battle Royale di Koushun Takami, Bastogne di Enrico Brizzi. Ma facciamo un piccolo passo indietro. Se vi piace il pulp, significa che leggete storie torbide piene di sesso e violenza. “Eh no belli, non siete potenziali serial killer, toglietevelo dalla testa, siete solo amanti dei sapori forti.” E come darvi torto. Se portate le chiappe dal vostro giornalaio di fiducia (di norma, un tizio che non stacca gli occhi dal minitelevisore che nasconde vicino ai porno) e comprate un quotidiano qualsiasi, troverete un sacco di roba pulp; l’unica differenza è che, in questo caso, le storie non sono inventate, ma sono fottutamente vere. Dove sta la differenza? Un consiglio: se potete, rispondete alla domanda solo in presenza del vostro azzeccagarbugli. L’adorazione per il pulp è cosmopolita, progressista e internazionale, in opposizione al perbenismo nostalgico legato ad una letteratura classica, un po’ troppo asettica e puritana. Sentite qui. Tempo fa, me ne stavo in un localino d’infima categoria in cerca d’ispirazione. Sbuffavo e borbottavo, mordicchiando il tappino della penna. Il barista, intesa l’antifona, mi guarda e dice: “Perché non ti siedi accanto a quegli ubriaconi là in fondo e non ti fai raccontare le loro storie?” E così ho fatto. E, sialodatoilcazzo, ho riempito due interi bloc-notes. Morale: se siete degli aspiranti scrittori e non avete problemi a sporcavi le mani, cercate tra gli emarginati e troverete un sacco di sbobba da usare per le vostre storie. Un’ultima cosa. Sapete qual è stato il grande merito di Charles Baudelaire? Riuscì a spezzare l’idea tradizionale secondo cui l’arte fosse tanto più riuscita quanto più nobile era la materia che veniva plasmata. E come dargli torto. Il tizio dei Fiori del Male ha colpito dritto nel segno, nonostante l’assenzio.


RECENSIONE LA BALLATA DI MILA di M. Strukul La ballata di Mila (Edizioni E/O, cartaceo 17€, ebook 12,99€) è il romanzo d’esordio di Matteo Strukul. Noi di Fralerighe abbiamo già parlato di Strukul nel primo numero, in un’intervista dove abbiamo toccato diversi punti, tra cui Sugarpulp, il movimento letterario che ha fondato con Matteo Righetto, Massimo Carlotto (uno dei suoi maestri), Mila, e libri e cultura in generale. Oggi, invece, esamineremo il romanzo nel dettaglio. Nel Veneto dei nostri giorni ci sono due gang che si contendono il territorio per il dominio sugli annessi affari criminali, diversificati e molto lucrosi: la gang del veneto Rossano Pagnan, cafone arricchito ammanicato con politici e uomini di legge; e la gang dei cinesi, i Pugnali Parlanti, affiliata alla Triade 14k e guidata dallo spietato e un po’ filosofo boss Guo Xiaoping. Tra le due gang la tensione è forte ma sotterranea, nascosta, finché il boss dei cinesi, Guo, decide di uscire allo scoperto facendo eliminare i gemelli Galesso, che riciclano il denaro sporco di Pagnan, sfidando di fatto quest’ultimo. Inizia così una guerra tra gang. A complicare il tutto, arriva lei: la bellissima, spietata, vendicatrice e un po’ doppiogiochista (ma sempre estremamente coerente nei suoi principi) Mila, che si ritaglia un ruolo da protagonista in questa guerra, e tra teste mozzate, lame, fucili e colpi di arti marziali ne ha per tutti.


Il fulcro del romanzo, al di là delle gang e della critica sociale (forte, specialmente per un pulp) è lei, Mila, la ragazza dai dread rossi e dal passato violento che ha deciso di farsi giustizia da sola. Mila rientra a pieno titolo nel filone delle eroine combattive come Nikita, la Sposa di Kill Bill, Lisbeth Salander e simili; ma al contempo se ne distacca, avendo il merito di essere, oltre che ben riuscita, la prima eroina di questo filone a far parte di storie nate e ambientate in Italia, scritte per raccontare, oltre che l’animo umano e il male, anche una parte del bel paese. Lo stile di Strukul è scorrevole e veloce, cinematografico, visivo. Sembra di leggere un film, anche per il tipo di scene narrate. Non si fa alcuna fatica a immaginare una trasposizione cinematografica del romanzo.A mitigare lo stile talvolta eccessivamente visivo e fumettistico vi è il diario di Mila, dove la killer parla in prima persona del suo passato. Se dovessi dare un voto oggettivo al romanzo darei un 7/8. Personalmente ho apprezzato molto la caratterizzazione di Rossano Pagnan, davvero ben riuscito con il suo pizzetto sbiancato e i suoi gusti pessimi. Il finale, esaurendo la “missione” di Mila e lasciando aperti alcuni scenari interessanti, potrebbe permettere ad un eventuale seguito di far venire fuori Mila al cento per cento. Sarebbe interessante vederla al di fuori di un contesto abbastanza (ab)usato come la “revenge fiction”. Consigliato: -Ai fan di Kill Bill, Nikita, Lara Croft, ecc. -Agli amanti del pulp. -A chi cerca, in un romanzo, un mix letale di azione e critica sociale. -Alle donne stanche dello stereotipo maschilista della donna sottomessa. -Ai veneti e agli Italiani che vogliono capirci qualcosa di più rispetto a come vanno certe cose in Italia. Sconsigliato: -A chi non piace il pulp. -A chi non piace uno stile cinematografico quasi estremo. -Alle persone impressionabili che non amano leggere di sangue e violenza. -A chi cerca, in un libro, pura evasione.


PROMOZIONE EMERGENTE CONSTANTIN DI MACS WELL Titolo: Constantin Autore: Macs Well Pagine: 120 Editore: Momentum Edizioni - Collana Black Prezzo: € 10,00 Sinossi L’esistenza di Constantin è basata sul rispetto del ritmo della sua settimana ideale. Ogni giorno deve accadere qualcosa di prestabilito. Definito nella griglia mentale che si è costruito durante la sua infanzia infelice. Nulla può essere cambiato. Ne andrebbe del suo delicato equilibrio mentale e per mantenerlo, in passato, non si è fatto scrupoli ad usare violenza brutale. Un giorno però, qualcosa di imprevisto accade. Alice, la ragazza che ogni lunedì posa per lui come modella, scompare. Constantin si troverà costretto a ritrovarla a tutti i costi, spingendosi in un mondo fatto di criminali e gente senza scrupoli. a cura di Andrea Mariani


NOVITA’ EDITORIALE PULP ALLAN GUTHRIE - DIETRO LE SBARRE Edizioni BD, collana Revolver 13,50 € 288 pagine, cartaceo Quarta di copertina: Edimburgo, Scozia. Nick Glass è un giovane secondino. Vessato dai colleghi e umiliato dai carcerati, sembra sempre sul punto di crollare. Quando il più potente fra i detenuti gli chiede di fargli da "mulo" per portare droga in prigione, Glass dapprima si rifiuta. Ma uno psicopatico viene mandato a fare visita a sua moglie e sua figlia. A questo punto Nick deve cedere, entrando in un gioco crudele e spietato, dove la posta è molto alta. Un gioco a cui Glass si ribellerà, abbracciando la follia della violenza. Con il suo stile cupo e incalzante, Allan Guthrie dà vita a un romanzo che incrocia il miglior Chuck Palahniuk e il più delirante Irvine Welsh. Il maestro del tartan noir racconta l'inferno quotidiano del carcere, proponendo una riflessione allucinata e inquietante sulla condizione umana. a cura di Aniello Troiano


THRILLER INTRODUZIONE AL THRILLER Benvenuti nella sezione Thriller, dove la tensione regna sovrana e la suspense si fa sentire. Il Thriller è un genere ormai consolidato da quasi un secolo, essendo nato tra le due guerre mondiali. La tensione, la voglia di andare avanti nella storia, o meglio, l’impossibilità di chiudere la storia a metà sono i punti forti di questo genere molto letto e apprezzato dagli appassionati così come dal grande pubblico. Oggi però sembra quasi che il nome del genere sia caduto in disuso, essendo spesso sostituito da termini più in voga (ma non sempre adatti) come noir, horror, crime, ecc ecc. Eppure sono numerosi i Thriller venduti e apprezzati negli ultimi anni, come ad esempio la serie di Robert Langdon di Dan Brown, che ha raggiunto il grande pubblico riscuotendo un ampio consenso. In questa sezione parleremo di storie che tengono il lettore in tensione, stimolandolo ad andare avanti e a non chiudere il libro se non dopo aver pronunciato la parola fine. Storie capaci di incutere paura, e per questo spesso confuse con l’horror, termine che dovrebbe limitarsi alle storie che incutono timore legate a fenomeni paranormali (case stregate, esorcismi, demoni ecc ecc). Auguriamo a tutti una buona lettura, ma soprattutto, di farsi prendere dalle storie senza riuscire a chiudere il libro prima della fine, con quel filo di tensione che non guasta mai.


ARTICOLO RASPUTIN, L’OMICIDIO DEL DIAVOLO. Parte I Rasputin viene ricordato come il diavolo contadino che mise in ginocchio la Russia. Negli ultimi giorni della sua vita aveva già lo sguardo sfuggente del lupo che presagisce la morte. Poco prima del 19 dicembre 1916 (secondo il calendario giuliano, mentre per quello gregoriano, entrato in vigore in Russia nel 1918, dobbiamo spostare la data avanti di tredici giorni) i suoi assassini si riunirono nel vagone del treno-ospedale di uno di loro, il politico e medico Puriškevič. Qui egli consegnò nelle mani di Feliks Jusupov il cianuro di potassio con cui avvelenare l’oscuro consigliere della famiglia imperiale. Il veleno era sia in cristalli che diluito in fialetta: contavano di somministrarglielo nel cibo e nelle bevande. Il principe Feliks Jusupov era bello, giovane e senza scrupoli. Aveva già fatto parlare di sé per l’ambiguità sessuale e la dissolutezza dei costumi manifestate durante la propria adolescenza. Grigorji Rasputin era un monaco sciamano convinto che l’amore per Dio, per il creato e per l’umanità potesse – e dovesse – passare per la carne. L’amicizia con Feliks, il “Piccolo” Jusupov, decretò la sua fine. Il principe, il medico Puriškevič e il granduca Dimitrij Pavlovič organizzarono la trappola al seminterrato della casa di Jusupov. Si riunirono a mezzanotte e predisposero l’omicidio entro mezzanotte e mezzo. Sistemarono la sala come se ci fosse stata una piccola festa, presero il tè e sporcarono i piatti. Sciolsero la fialetta di cianuro di potassio in due calici di vino scelti con cura dal principe e disposero una scatola di pasticcini alla crema rosa e al cioccolato sulla tavola, nei colori che richiamassero quelli della tappezzeria. Farcirono con i cristalli – di molto più letali della fiala – solo i dolcetti rosa, lasciando intonsi quelli al cioccolato. La predisposizione dell’arredamento, la stanza seminterrata e il modus operandi ricordarono poi agli storici l’omicidio della famiglia imperiale nella casa in Siberia di Ipat’ev. Come se l’assassinio di Rasputin fosse stato una sorta di prova generale per quello dei Romanov. Il grammofono quella notte suonava Yankee Doodle: una canzone che Puriškevič non avrebbe dimenticato fino alla morte. L’omicidio del diavolo contadino di Russia si sarebbe scolpito nella memoria di tutti.


Rasputin fu felice di accettare l’invito del “Piccolo” Jusupov. Il principe raccontò al contadino che la moglie Irina dava una festa al piano di sopra – Yankee Doodle riempiva la casa e nascondeva i rumori – e che l’avrebbero raggiunta una volta che gli ospiti se ne fossero andati. Intanto avrebbero potuto accomodarsi nel seminterrato, loro due soli. Mangiarono e bevve-ro, mentre il granduca Pavlovič e Puriškevič attendevano al piano di sopra, armati per qualunque evenienza. Jusupov mangiò i pasticcini, scegliendo accuratamente tra quelli al cioccolato, e ne offrì al monaco. Bevvero insieme il vino. Tuttavia, Rasputin non dava segni di cedimento. Il monaco chiese al principe di cantare per lui e per tutta l’esibizione bevve dal proprio calice. Eppure non moriva. Il giovane Jusupov entrò nel panico. Si sottrasse alla presenza di Rasputin con la scusa di andare a vedere quando sarebbe finalmente scesa Irina. Invece corse a consultarsi con i complici e scese armato di rivoltella. Il monaco era intelligente e acuto. Dimostrò sempre di avere una percezione degli eventi così precisa da sembrare sovrannaturale. Eppure quella notte non si accorse che Jusupov era armato. O finse di non accorgersene. Il principe gli sparò e il monaco cadde riverso a terra su una pelle d’orso. Ma non morì. Pochi istanti dopo, mentre i tre assassini lo circondavano e lo spogliavano per bruciargli i vestiti, si aggrappò al “Piccolo” principe, invocando aiuto. Jusupov lo percosse con una mazza con tanta ferocia che Puriškevičh dovette trascinarlo via. Eppure, Rasputin respirava ancora. Il contadino diavolo non riusciva a morire. Si alzò, cercò di scappare. Dimitrij Pavlovič gli sparò nel cortile, prima che potesse raggiungere il cancello. Yankee Doodle suonava ancora dall’interno. Grigorij Rasputin era ancora vivo quando lo gettarono nelle acque della Neva attraverso un foro praticato sul ghiaccio. Le autorità recuperarono dalle acque gelide il cadavere seminudo e lo trovarono congelato, le unghie spaccate e le braccia ripiegate di chi cercava di rompere la barriera di ghiaccio e salire dal fiume. Sembrò a tutti che ci avesse messo un po’ a morire annegato. Questa è la versione che lo stesso Jusupov rilasciò alle stampe – e dalle quali venne tratto il film Rasputin e l’Imperatrice del 1932 – una volta fuggito dalla Russia: tanti sono gli elementi oscuri e il mistero che grava su questa versione dei fatti. Che ormai è diventata mito.


RECENSIONE SCRITTO NELLE OSSA – SIMON BECKETT Titolo: Scritto nelle ossa Autore: Simon Beckett Editore: Bompiani Pagine: 427 Prezzo di Copertina: 10,90€ Non è passato molto tempo da quando il dottor David Hunter si è lasciato alle spalle gli spaventosi avvenimenti di Manham. Le promesse di abbandonare il campo forense vengono del tutto accantonate e il medico legale torna ad aiutare le autorità inglesi come un tempo. La sua vita prosegue tranquillamente in un appartamento di Londra con la sua fidanzata, Jenny, l'insegnante di Norfolk rimasta coinvolta negli avvenimenti de la chimica della morte, quando è costretto a raggiungere una sperduta isola delle Ebridi Esterne per indagare su un caso d'omicidio: un corpo viene trovato inspiegabilmente carbonizzato ma con una mano ed un piede ancora intatti. Hunter decide di proseguire nelle indagini, mentre un'implacabile tempesta isola la comunità dal resto del mondo, in suo aiuto accorrono un sergente di polizia caduto nell'alcolismo ed un ispettore in pensione. Le indagini scuotono le ombre attorno alle personalità di rilievo dell'isola, portando alla luce verità scomode e capaci di provocare ferite profonde al medico legale che non riuscirà mai a dimenticare gli eventi di quella lunghissima settimana d'indagine. Meno coinvolgente del suo predecessore, scritto nelle ossa rimane comunque un esempio della grande inventiva di Simon Beckett.


Il caso è interessante, i personaggi ben descritti e le procedure autoptiche, ancora una volta, approfondite al punto giusto. Per chi non possiede ancora familiarità con i libri successivi risulta difficile comprendere il perchÊ di alcune scelte nell'evoluzione del finale: sarà necessario attendere il caso seguente per rendere tutto meno nebuloso. Christine Amberpit


PROMOZIONE EMERGENTE MAURO FANTINI - IL FABBRICANTE DI GIOCATTOLI

Titolo: Il fabbricante di giocattoli Autore: Mauro Fantini Pagine: 302 Editore: Arduino Sacco Editore Prezzo: € 22,90 Sinossi Los Angeles, giorni nostri. La città è nel panico per la misteriosa scomparsa di alcuni bambini. Il rapitore lascia dei biglietti firmandosi “Il fabbricante di giocattoli”. Michael Long, divenuto da poco detective, accetta di seguire il caso. I bambini sono la sua priorità. Una priorità che spesso viene dimenticata… riportare a casa i bambini vivi e non esclusivamente trovare i loro assassini. Una caccia serrata, un gioco spietato dove nulla è come sembra. La lotta contro il tempo per ritrovare i bambini è aperta. Tra giochi di potere, vendetta e intrighi, il lettore verrà trasportato in una Los Angeles talmente reale da poterla toccare con mano. Il primo caso dell’investigatore privato Michael Long. a cura di Anna Giraldo


NOVITÀ EDITORIALE THRILLER IL BOSCO DELLA MORTE – SUSANNE STAUN TITOLO: Il bosco della morte AUTRICE: Susanne Staun PAGINE: 352 EDITORE: Newton Compton Edizioni COLLANA: Narrativa straniera/Thriller PREZZO: € 9.90 Quali deliri può concepire una mente malata? Quale segreto nasconde la dottoressa Maria Krause? È un medico legale di Copenhagen, brava e stimata nell’ambiente in cui lavora, ma è una donna molto sola, schiva e scontrosa, con un marito assente e un passato oscuro. La sua unica amica è Nkem, chimica forense della Scientifica, che da sempre la aiuta nelle indagini. Soltanto lei è a conoscenza di una verità inconfessabile che riguarda Maria: venti anni prima è stata violentata, è rimasta incinta e ha abortito, ma la sua mente, stravolta dal trauma, si è inventata una figlia immaginaria. Nkem non può fare molto per l’amica, se non convincerla a trasferirsi con lei a Odense, una cittadina di provincia dove ha sede un istituto di medicina legale. E il suo sostegno si rivelerà indispensabile, soprattutto quando la Krause si troverà alle prese con l’omicidio di una diciannovenne che è stata strangolata e presenta strane macchie rosse sul collo. Quella ragazza le ricorda inspiegabilmente il frutto della violenza subita. Definito come il miglior thriller dell'anno dalla Danish Crime Academy, ha già conquistato Germania, Norvegia, Svezia e Finlandia. La Staun crea personaggi femminili forti, con personalità fuori dagli schemi e mossi da strane pulsioni. Intensa e unica nel suo genere. Da scoprire.


L’AUTRICE – Susanne Staun è nata nel 1957 a Frederiksberg, in Danimarca, si è laureata in Letteratura inglese all’Università di Copenhagen e ha conseguito un master in giornalismo. Ha raggiunto la fama nel suo Paese natale con una serie di romanzi polizieschi. Il bosco della morte è il suo primo libro tradotto in italiano. Per saperne di più, visitate il sito: www.susannestaun.com (Fonte:Newton Compton) a cura di Deborah Epifani


INTRODUZIONE ALLA FANTASCIENZA Benvenuti nella sezione Fantascienza, dove con l’aiuto della scienza il presente si riflette nel passato e nel futuro. La fantascienza è un genere abbastanza “antico”, essendosi sviluppato a partire dalla fine dell’Ottocento, ma che ha mantenuto sempre un grande successo di pubblico, senza perdere mai quel carattere speculatore e avventuroso che continua a rendere il genere appetibile e al passo con i tempi. A volte si tende a fare confusione tra fantasy e fantascienza: ebbene, la differenza sostanziale sta nel fatto che la fantascienza, o Sci Fi (Science fiction) fonde elementi fantastici e elementi scientifici, spiegando cioè scientificamente mondi o epoche diversi e fantastici. Il lettore di fantascienza è affamato di idee, di teorie, di progetti, di scenari futuri. È colui che vuole interrogarsi sugli orizzonti dentro cui si muove questa nostra realtà, per ipotizzarne sviluppi, pericoli, frontiere, risvolti, ragioni profonde non esperibili se non con la speculazione e con un briciolo di immaginazione. L’appassionato di fantascienza è colui che porta all’estremo la realtà, prospettando il futuro (buono o funesto), individuando possibili distorsioni di ciò che cade sotto i nostri occhi e sotto i nostri sensi. È una persona che vuole leggere con spirito filosofico e scientifico (speculatore), ma senza i legami della verifica. Volando quindi con le ali di una fantasia ragionativa, vuole interrogarsi sui princìpi dell’universo in cui viviamo e in cui ci sentiamo irrimediabilmente perduti. In questa sezione parleremo di storie ambientate nel passato o nel futuro, nate dalla fantasia e supportate dalla scienza, che in questo caso si presta a divenire una sorta di strumento filosofico. Auguriamo a tutti buona lettura, ma soprattutto, di riuscire a conoscere meglio il presente, attraverso il tempo e la fantasia.


ARTICOLO LO ZOMBI TRA HORROR E FANTASCIENZA Il tema dello zombi interessa l’horror o la fantascienza? La domanda può sembrare oziosa, in un momento, come l’attuale, in cui si parla di contaminazione dei generi. Eppure possiamo provare a formularla, se non altro per fare un po’ di chiarezza a favore di chi, come il sottoscritto, crede ancora in una certa identità delle forme narrative. Se noi ci affidiamo a un vecchio schema, possiamo credere che il morto vivente sia un personaggio tipico dell’horror. “A volte ritornano” scriveva Stephen King. Sì, abbiamo una gran quantità di invenzioni letterarie basate sull’idea che il defunto possa uscire dalla tomba, facendo apparire prima una mano, poi il resto d’un corpo in un più o meno avanzato stato di putrefazione, e quindi mettersi a camminare in cerca di qualcosa che gli dia pace. E questo qualcosa, di solito, è carne umana fresca e palpitante, sangue rosso e vivo. Lo zombi si è animato a causa di una magia, di una maledizione, di un rito satanico, ma anche per qualche fattore inspiegabile. In tal caso basta l’orrore in sé e per sé, senza fronzoli o inutili giustificazioni. Lo zombi più famoso è quello dei Carabi, legato ai riti voodoo. Il tizio, insomma, viene sottoposto a maleficio e messo in stato di morte apparente; poi, con il tempo, si rianima ed esce dall’avello tutto incazzato e assetato di vendetta. Ma esiste anche un’altra teoria, legata all’idea raccapricciante e paurosa dei morti che camminano. È quella del virus. Qui non ci troviamo più propriamente nel campo dell’horror di natura soprannaturale. Max Brooks chiama questo microrganismo patogeno “solanum”. Il globo terracqueo lo ospiterebbe come tanti altri microbi, più o meno dannosi. Quindi si tratta di una malattia. Porta la vittima a morte sicura e poi agisce sul cadavere, rianimandolo e trasformandolo in un orrendo mostro, tanto ottuso quanto insidioso, e naturalmente con una fame arretrata di carne fresca. Come la maggior parte dei morbi si può diffondere. Di focolai


sporadici, sostiene Brooks, si hanno notizie (tutte documentate, ma nessuna provata in modo inconfutabile) nel corso della storia. Potrebbe scatenarsi, da un momento all’altro, una vera epidemia… e forse una catastrofica pandemia. Altro che aviaria o mucca pazza! Questi sono i toni usati da Brooks, ma insieme a lui anche molti registi cinematografici, a partire dal buon vecchio Romero. Lo scrittore, con un’invenzione narrativa davvero geniale, parla degli zombi come di un pericolo biologico, reale e potenzialmente distruttivo della vita umana sul nostro pianeta. Ecco, secondo me, non fa altro che trasferire il mito degli zombi dall’ambito della credenza soprannaturale e orrorifica a quello dell’incubo fantascientifico. Leggere per credere. Vi consiglio i due libri che sono i capolavori di questo eccentrico autore: “World War Z – La guerra mondiale degli zombi” e “Manuale per sopravvivere agli zombi”. Nel primo si racconta di come il modo sia miracolosamente sopravvissuto a una pandemia di solanum. In forma di narrativa non tradizionale, si fa il resoconto di quanto accaduto. Si intervistano i sopravvissuti, si analizzano le circostanze, si indagano le cause del disastro e si tirano le somme. Un intero mondo è andato in tilt, ma si è miracolosamente salvato. Ciò che si temeva è accaduto e ora l’umanità (quel che ne è rimasto) deve leccarsi le ferite. Ma se leggiamo bene questa vicenda, scopriamo che il fattore destabilizzante dell’umanità forse non sono gli zombi, ma l’umanità stessa con tutte le sue realizzazioni abnormi e tutto il suo apparato fragilissimo. Nel secondo libro, Max Brooks si cimenta addirittura con una serie di consigli e accorgimenti per far fronte al pericolo “reale” e incombente rappresentato dai morti viventi. Si tratta di un vero e proprio manuale di sopravvivenza, dove si suggeriscono i metodi più efficaci per difendersi, riammazzare i cadaveri ambulanti, organizzarsi in comunità alternative… insomma tutto ciò che serve per rimanere in vita nel caso si verificasse un’epidemia, o una pandemia di “solanum”. Queste due opere, secondo me, fanno uscire lo zombi dalla scena horror fatta di tombe e cimiteri, proiettandolo su un piano dove catastrofismo fantastico e scienza si uniscono sotto una spruzzatina di horror. E rimane intatta, anzi, viene esaltata più che mai l’idea che lo zombi abbia un significato metaforico: rappresenterebbe l’homo consumisticus, senza principi e senza cervello, capace solo di auto distruggersi fagocitando il mondo che lo ospita.


RECENSIONE LEVIATHAN di Scott Westerfeld

Titolo: Leviathan Autore: Scott Westerfeld Illustratore: Keith Thompson Genere: Fantascienza Sottogenere: Steampunk, Ucronia, Dieselpunk Editore italiano: Einaudi Pagine: 400 Anno: USA 2009 - ITA 2010 “Olii le tue macchine da guerra… o le nutri?” Trama: “Siamo sull’orlo della Prima guerra mondiale. Mentre il giovane Alek, principe dell’Impero austro-ungarico, è in fuga sul suo Camminatore, di là dalla Manica una ragazza, Deryn Sharp, si traveste da maschio per diventare pilota nell’aviazione britannica. Ma il suo segreto rischia continuamente di essere scoperto. I due ragazzi appartengono ai due opposti schieramenti: lui ai Cigolanti, lei ai Darwinisti. Ma il destino vuole che le loro strade si incrocino nel modo più inatteso portandoli entrambi a bordo del Leviathan, un gigantesco animale volante, metà balena metà dirigibile, che forse li strapperà al frastuono della guerra.” Recensione: “Leviathan” è un romanzo illustrato, primo di una trilogia, che rivisita la Prima Guerra Mondiale in chiave steampunk/dieselpunk. In questa ucronia, la tecnologia ha fatto passi da gigante: i Cigolanti (Tedeschi,


Austro-Ungarici, Ottomani) si sono specializzati nella costruzione di corazzate terrestri e di enormi robot da guerra chiamati “camminatori” (somiglianti, tra l’altro, ai mach di certi anime giapponesi); i Darwinisti (Inghilterra, Francia, Russia), invece, hanno imparato ha manipolare il DNA creando così nuove creature viventi ibride. Fin qui, l’ambientazione sembra molto interessante. E anche verosimile? Non esattamente. I mach dei Cigolanti sono verosimili per quanto riguarda il loro funzionamento, ma molto meno per quanto riguarda la scelta di usarli: si ribaltano facilmente e riportarli in piedi è difficilissimo, senza contare che non sono intelligenti e hanno bisogno di un equipaggio per essere pilotati. Usare dei classici carri armati no, eh? I mostri darwinisti, invece, non sono proprio verosimili: com’è possibile manipolare il DNA senza mezzi tecnologici adatti come microscopi e computer? Non si sa, non viene mai spiegato all’interno del romanzo. E pensare che basterebbe introdurre la magia per risolvere il problema. E inoltre, come mai i Darwinisti non modificano dei virus per creare armi batteriologiche? E come mai non modificano il proprio DNA per rendersi immortali o per curare ogni malattia o per avere ali e branchie? Pare sia vietato, o almeno così viene semplicisticamente spiegato. Infine, bisogna notare che le creature darwiniste spesso sono inefficienti, il che è un grave problema in guerra. La faccenda avrebbe senso se i Darwinisti fossero dei fanatici con una fede quasi religiosa verso la bioingegneria, e in effetti questa è la spiegazione data. Spiegazione che, però, risulta falsa e ingannevole: il Leviathan usa normali motori meccanici, il che mina la credibilità della storia. Insomma, la pigrizia di Westerfeld ha creato un’ambientazione semplicistica e infantile. In compenso, però, alcune creature darwiniste sono davvero interessanti: palloni-medusa, lucertole ripetitrici, balenedirigibili. Per quanto riguarda lo stile, c’è poco da dire: Westerfeld è uno scrittore competente con una sufficiente padronanza delle tecniche narrative. Ma ci sono comunque varie sviste, come scene poco mostrate e troppo raccontate e dialoghi farlocchi. Il punto di vista usato è in terza persona con prevalenza di introspezione profonda, ed è sempre ben controllato e


fisso sul personaggio-pov di turno. A tal proposito, i POV di Alek e Deryn si alternano con regolarità. Quest’ultima è determinata e rozza, e usa espressioni e locuzioni particolari che la distinguono. Purtroppo, però, Deryn non ha motivazioni forti: si è arruolata volontaria nell’aereonautica militare solo per volare? Ma è una presa in giro? Alek, invece, è un personaggio infantile e non molto intelligente. E anche i vari personaggi secondari risultano insipidi, con l’unica accezione della dottoressa Nora Barlow. Infine, per quanto riguarda la trama, non c’è molto da dire. La storia è quasi priva di colpi di scena e si trascina stanca fino a un finale aperto. Ma la cosa più grave è che non ci sono battaglie degne di questo nome! Parliamo di un romanzo sulla Grande Guerra, dove sono i morti e i bombardamenti e gli eserciti in marcia? Non pervenuti. E no, il fatto che questo sia un romanzo per “young adult” non è una scusante: i ragazzi non sono bambini dell’asilo, dubito possano scandalizzarsi leggendo un romanzo di guerra. In conclusione, “Leviathan” non è un brutto romanzo. Anzi, sicuramente è superiore a molta robaccia che intasa le librerie. Ci sono vari difetti, ma lo stile e le illustrazioni riescono a compensare. L’autore: Scott Westerfeld vive tra Sydney, in Australia, e New York. Insieme a Christopher Paolini e Stephenie Meyer è stato nominato da Amazon come uno degli autori che hanno rivoluzionato il mondo e il linguaggio della letteratura young adult. Michele Greco


PROMOZIONE EMERGENTE LO SPIRITO DEL TEMPO – IGOR LAMPIS Titolo: Lo Spirito del mio Tempo Autore: Igor Lampis Pagine: 174 Editore: Arduino Sacco Editore Prezzo: € 18,00 Giorgio Ferri è un professionista di successo, vive felicemente con la moglie incinta. Una notte sente un’esplosione che interrompe la pace della sua città (italiana, non meglio identificata) immersa nel sonno. Da quel momento per lui si mettono in moto avvenimenti che sfoceranno in una tragedia familiare e nella presa di coscienza di vivere in un mondo orribile, ossessionato dalla sicurezza e forse controllato da un potere occulto. L’incontro con Tony, scampato a quello che sembra un attentato, sconvolge la vita di Giorgio. Una serie di rivelazioni incredibili mette a nudo una realtà impressionante. È vero che un potere nascosto tiene in scacco i cittadini, inculcando nelle loro menti l’idea che a una minaccia costante, mai del tutto delineata e di orwelliana memoria, si deve rispondere con il massimo dell’ordine poliziesco e con il mito della sicurezza a tutti i costi? Fino al punto di scegliere dei cittadini modello per il ruolo di killer autorizzati ad eliminare soggetti pericolosi o indesiderati, oppure di proporre l’applicazione di microchip sotto la


pelle dei neonati per assicurarne il controllo negli anni successivi? La conclusione non è banale: ciò che è successo a Giorgio (il rapimento del figlio di sei mesi) è solo una terribile tragedia, oppure nasconde qualcosa d’altro? L’autore ci racconta il tutto con un linguaggio semplice, lineare, molto pulito e funzionale, usando con maestria il tempo presente, così da creare un costante clima di tensione e di suspense. I personaggi principali (soprattutto Giorgio e Tony) sono ben caratterizzati e credibili. Del protagonista, Giorgio Ferri, si seguono le vicende con una certa trepidazione. I suoi stati d’animo, nelle varie situazioni, sono delineati efficacemente e con un certo scavo psicologico. Solo per quanto concerne la tragedia finale, il cui impatto è devastante e rasenta l’inimmaginabile, andava meglio introdotto il deviante universo mentale che alberga in colui che l’ha ideata e perpetrata. La lettura è molto coinvolgente. La narrazione mantiene un costante livello di tensione, per cui il lettore si sente catturato dal susseguirsi degli avvenimenti e desidera conoscerne gli esiti. Le pagine riguardanti gli scenari politico-sociali sono molto interessanti e invitano a una riflessione di approfondimento. Il valore del libro sta nel fatto che racconta un’avvincente storia di fantapolitica, facendo meditare su un sistema politico-sociale perverso ma verosimile, i cui germi si possono notare nel mondo in cui oggi viviamo. Un romanzo, quindi, di scottante attualità.

a cura di Giuseppe Novellino


PROMOZIONE EMERGENTE IL CORVO DI CRISTALLO – CHIARA PANZUTI Pubblicato nell’ottobre 2011 per Linee Infinite Edizioni, Il corvo di cristallo è il romanzo d’esordio di Chiara Panzuti. TITOLO: Il corvo di cristallo AUTRICE: Chiara Panzuti PAGINE: 734 EDITORE: Linee Infinite Edizioni COLLANA: Phantasia PREZZO: € 20.00 Dopo la distruzione della Terra solo due bambini sopravvivono al massacro. Salvati da un gruppo di alieni, danno vita a una nuova razza dal DNA misto, diventando i rispettivi sovrani di due pianeti in guerra tra loro. In un futuro che nasconde ancora tracce dei perduti sentimenti umani, solo una pietra sembra in grado di porre fine alla guerra. Una pietra legata ai fili invisibili di una sconosciuta Profezia terrestre. Una missione di ricerca mai compiuta prima porterà una ragazza a seguire le orme di un mondo ormai morto, un mondo in cui il futuro e il passato si intrecciano tra loro, aiutandola a scoprire gli antichi sentimenti che porta nel sangue. Nel corso del viaggio imparerà ad affrontare la vita, la paura della morte, i suoi limiti e le sue debolezze. In una realtà dove il futuro è soltanto lo specchio del passato degli uomini, incontrerà angeli, draghi, ombre e fantasmi che la aiuteranno ad andare al di là di ogni apparenza, spingendola a guardare in un’unica direzione: dentro se stessa. Un debutto straordinario, fresco e originale che suscita fin da subito l’interesse dei blogger letterari, tanto da essere segnalato nella rubrica culturale del TGCOM24 (articolo del 12.02.2012) e giungere in pochi mesi alla seconda ristampa. Un viaggio nelle emozioni e nella crescita interiore di una giovane donna, un fantascienza distopico con parecchi


elementi fantasy che conquista per la profondità dei personaggi, la trama ben strutturata, la ricchezza dei luoghi e l’incredibile, genuina fantasia. L’autrice Chiara Panzuti è nata il 18 Febbraio 1988 a Milano. Ha frequentato il liceo classico e successivamente un corso triennale di Illustrazione e Animazione Multimediale all’Istituto Europeo di Design. Attualmente lavora come collaboratrice e revisionista in un piccolo service editoriale. Scrive inoltre sul web per la rivista letteraria Art litteram. Ama il cinema e per le sue storie si ispira ai film fantasy e di avventura. Adora viaggiare, soprattutto nei posti freddi; il suo sogno è visitare la Groenlandia e le isole Svalbard. a cura di Deborah Epifani


NOVITA’ EDITORIALE FANTASCIENZA CINDER Arriva in Italia l’esordio letterario di Marissa Meyer, Cinder – Cronache Lunari, edito in Italia da Mondadori. E’ il primo libro della serie YA che ha conquistato molti lettori ed è stato già tradotto in oltre 20 paesi del mondo dopo alcuni mesi. Il successo consiste nell’originalità della trama, infatti la storia non è altro che una revisione della fiaba “Cenerentola” in chiave fantascientifica. Cinder è abituata alle occhiate sprezzanti che la sua matrigna e la gente riservano ai cyborg come lei, e non importa quanto sia brava come meccanico al mercato settimanale di Nuova Pechino o quanto cerchi di adeguarsi alle regole. Proprio per questo lo sguardo attento del Principe Kai, il primo sguardo gentile e senza accuse, la getta nello sconcerto. Può un cyborg innamorarsi di un principe? E se Kai sapesse cosa Cinder è veramente, le dedicherebbe ancora tante attenzioni? Il destino dei due si intreccerà fin troppo presto con i piani della splendida e malvagia Regina della Luna, in una corsa per salvare il mondo dall’orribile epidemia che lo devasta. Cinder, Cenerentola del futuro, sarà combattuta tra il desiderio per una storia impossibile e la necessità di conquistare una vita migliore. Fino a un’inevitabile quanto dolorosa resa dei conti con il proprio oscuro passato.


Marissa Meyer è da sempre appassionata di fantascienza. Scrive nel suo studio disseminato di oggetti da fiaba vintage (il suo preferito è una biscottiera di Cenerentola degli anni Quaranta), ma quando scrivere assomiglia troppo a un lavoro serio, rimane a lavorare a letto col suo portatile e una tazza di caffè. Vive a Tacoma, nello Stato di Washington, con suo marito e due gatti. Laura Buffa


FANTASY INTRODUZIONE AL FANTASY Benvenuti nella sezione Fantasy, dove la fantasia più sfrenata non conosce limiti. Potenzialmente potremmo definire fantasy qualsiasi opera fantastica, come l’epica. Questo rende la letteratura fantastica un genere non solo ampio ma antichissimo, probabilmente il più antico, se nel grande calderone che prende il nome di fantasy inseriamo anche il mito e le religioni pagane. Ma il Fantasy vero e proprio nasce nell'ottocento. Gli elementi dominanti sono il mito, la fiaba, il soprannaturale, l'immaginazione, l'allegoria, la metafora e il simbolo. In questo filone rientrano quelle storie di letteratura fantastica dove gli elementi fantastici non vengono spiegati in maniera scientifica, e ciò costituisce la principale differenza dalla Fantascienza. Il fantasy si scompone in più di trenta sottogeneri diversissimi tra loro. Per cui lasciate stare i luoghi comuni su questo genere. Non è vero che il fantasy è solo medioevo-elfi-draghi: questo è fantasy classico ed è composto da soli tre o quattro sottogeneri su più di trenta. Non è vero che il fantasy è solo intrattenimento avulso dalla realtà: molti fantasy sono allegorici e trattano tematiche socio-politiche o filosofiche. Auguriamo a tutti buona lettura, ma soprattutto, di riuscire a conoscere meglio la realtà, attraverso le più disparate fantasie.


ARTICOLO FANTASY: il nuovo romanzo sociale? “È un genere totalmente avulso dalla realtà”: questa è un’accusa spesso rivolta al fantasy dai suoi detrattori. Ma, fermo restando che non c’è nulla di male nel puro intrattenimento, non tutti i romanzi fantasy rientrano in questa categoria. La verità è che la letteratura fantastica ha un enorme potere allegorico, che permette di trasmettere messaggi profondi in modo molto leggero e indolore. Spesso chi compra un romanzo sociale lo fa per le tematiche trattate, e questo restringe il target solo agli interessati alle suddette. Chi compra un romanzo fantastico, invece, lo fa per ben altri motivi, che vanno dalla trama all’ambientazione, e questo allarga il target. Ovviamente, più quest’ultimo è ampio e più persone ricevono il messaggio del romanzo. Inoltre, dato che il lettore è immerso in una storia immaginaria, le tematiche arrivano in modo più indiretto e meno fastidioso. Questo a patto che l’autore si ricordi di non salire mai in cattedra e di tenere la trama al centro di tutto: le tematiche devono nascere naturalmente dallo svolgersi degli eventi e dalla storia dei personaggi, senza forzature e senza morali dettate dall’autore. Tutto questo vale per tutta la narrativa, ma quella fantastica ha una marcia in più in quanto è apparentemente più distante dalla nostra realtà, e questo permette di rendere le tematiche meno pesanti e al contempo più generali. Ad esempio, “Il Treno degli Dei” di China Miéville tratta molte tematiche socio-politiche (razzismo, omosessualità, diritti dei lavoratori, assimilazione culturale, multiculturalismo, anti-capitalismo) e la sua efficacia allegorica è molto più forte rispetto a quella di un romanzo sociale. La motivazione è semplice: Miéville non


parla del singolo caso, come ad esempio l’Apartheid, ma parla del concetto di razzismo applicato a un contesto del tutto nuovo in modo da trasmettere il messaggio al di là della singola situazione. Lo stesso discorso lo si può fare con “1984” di George Orwell e con molti altri romanzi appartenenti al macro-genere fantastico. Un altro motivo per cui la letteratura fantastica è più efficace del romanzo sociale è la maggiore stratificazione della storia e delle tematiche, che permette di accontentare sia chi cerca il puro intrattenimento, sia chi ha i mezzi per andare più in profondità. Senza contare che maggiore è la stratificazione e maggiore è il potere allegorico del romanzo, in quanto è possibile inserire più tematiche e in modo più o meno evidente a seconda del “livello” in cui vengono inserite. Ad esempio, il primo strato di “Queste Oscure Materie” di Philip Pullman è una storia d’intrattenimento, il secondo strato riguarda precise tematiche socio-politiche e religiose, il terzo strato è filosofico, il quarto strato è ricco di simbologie esoteriche. Ovviamente, questa è un’arma pericolosa in quanto le tematiche più nascoste possono arrivare in modo subliminale. Ad ogni modo, nel titolo di questo articolo viene citato il fantasy, non la letteratura fantastica in generale. Questo perché il fantasy non urban sembra ancora più distante dalla nostra realtà, il che non solo aumenta ancora di più la potenza allegorica, ma rende anche più difficile la censura. “Queste Oscure Materie” attacca chiaramente la Chiesa Cattolica, ma lo fa in modo meno diretto di un romanzo sociale e anche di un romanzo fantascientifico. In generale, più un romanzo è immaginifico e più è facile trattare determinate tematiche


senza diventare pedanti e senza incorrere in censure. La distanza tra la nostra realtà e il fantasy è solo apparente in quanto quest’ultimo permette di trattare tematiche impegnative e attuali in modo delicato, originale e mai noioso. "A me interessa parlare di temi importanti: la vita, la morte, l'esistenza di Dio, il libero arbitrio. Il fantastico non è fine a se stesso, ma sostiene e dà corpo al realismo. Non abbiamo bisogno di liste di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, abbiamo bisogno di libri. 'Non devi' è presto dimenticato, 'C'era una volta' durerà per sempre”. [Philip Pullman] Michele Greco


RECENSIONE IL MULINO DEI DODICI CORVI TITOLO: Il mulino dei dodici corvi AUTORE: Otfried Preussler PAGINE: 292 EDITORE: Longanesi COLLANA: La Gaja scienza PREZZO: € 16.60 Pubblicato per la prima volta in Germania nel 1971 e in seguito acquistato dalla Longanesi, Il Mulino dei dodici corvi è un dark fantasy dal sapore fiabesco e spiccati elementi horror, con tutte le carte in regola per incantare un vasto pubblico, non solo di giovanissimi ma anche di adulti. Krabat, giovane orfano che vaga di villaggio in villaggio all’epoca in cui quello del viandante era quasi un mestiere, fa uno strano sogno: undici corvi appollaiati su una stanga lo chiamano con insistenza, invitandolo al mulino della palude di Kosel. Poiché il sogno si ripete per più notti, il ragazzo decide di mettersi alla ricerca di quel luogo, lo trova davvero, viene ingaggiato dal mugnaio come apprendista e inizia il suo tirocinio con altri undici garzoni.Ben presto Krabat si rende conto d’essere finito in una scuola di magia nera ma, allettato dall’idea di diventare un esperto nell’«arte delle arti», quella che consente di acquisire un immenso potere, accetta di seguire gli insegnamenti del mugnaio-maestro. Allievo diligente, Krabat non sa però rinunciare al mondo esterno ed è sempre pronto a coglierne i richiami di vita e d’amore; inoltre, troppe sue domande rimangono senza risposta: chi è il misterioso Compare che giunge al mulino nelle notti di novi-


lunio? Quali orribili sostanze tritura quella che viene chiamata la Macina Morta? Così, nel ragazzo matura a poco a poco la decisione di opporsi al potere del maestro, di trasformarsi da allievo prediletto in antagonista. Ecco come Isabella Bossi Fedrigotti, giornalista e scrittrice, lo definisce in un articolo del Corriere della sera: "Il Mulino dei Dodici Corvi, tra tutti il più premiato dei libri di Preussler, un best seller per eccellenza, è una storia per ragazzi senza limiti di età, dove in forma di favola si raccontano i misteri della vita e della morte, dell'iniziazione all'amore e alla guerra." E sono proprio questi i temi che emergono dal romanzo, per molti versi di formazione.Nell’arco di tre anni, infatti, Krabat passa dall’adolescenza all’età adulta. Mentre di giorno condivide con i compagni una vita dura da garzone, durante la notte viene trasformato in corvo e iniziato alla magia nera.Ma Krabat non è solo garzone e apprendista; come gli altri, è schiavo del Mugnaio - a sua volta sottomesso a un misterioso padrone -, legato al maestro da un vincolo malvagio e potente che solo il più forte legame dell’amore può sciogliere. Lentamente, in seguito a eventi terribili che si susseguono tra il naturale scorrere delle stagioni e il sinistro apprendistato, nell’animo di Krabat si insinua forte il desiderio di ribellione. A rischiare, però, non è solo la vita di Krabat stesso, ma anche quella della giovane Kantorka, dolce e determinata ragazza di un villaggio ai confini con la radura. Sarà l’amore che provano l’uno per l’altra a guidare i due verso un destino inevitabile: la sfida al Mugnaio e ai suoi terribili poteri. Ne Il mulino dei dodici corvi, Preussler fa leva sulle


emozioni e magnetizza il lettore con un ritmo veloce, ricco di nuovi eventi. In un’atmosfera cupa da horror, non mancano momenti di ironia e giocosa convivialità tra i ragazzi del Mulino, alternanza che rende vivace la narrazione. Lo schema fiabesco è rispettato anche nella scelta del punto di vista, esterno e onnisciente, così come quella dei personaggi. Infatti, accanto al protagonista Krabat, curioso e intraprendente, riconosciamo in Tonda la figura dell’aiutante, più maturo e consapevole, pronto a vegliare su Krabat come un fratello maggiore e a metterlo in guardia dalle numerose insidie del Mulino, mentre la figura dell’antagonista è chiaramente rivestita dal maestro Mugnaio. Attorno a essi ruotano poi le vicende dei personaggi minori, ovvero gli altri garzoni e la Kantorka. Il mulino dei dodici corvi è rimasto per diversi anni fuori catalogo, fino al novembre 2008, quando la Longanesi ha deciso di riproporlo ai lettori italiani con una seconda ristampa e una nuova copertina; nello stesso periodo infatti, usciva nelle sale cinematografiche il film omonimo tratto dall’originale Krabat, del regista tedesco Marco Kreuzpaintner, con Davis Kross nel ruolo del protagonista Krabat, e Daniel Bruhl in quello dell’amico Tonda. Un classico, dunque, che torna ai lettori italiani nella versione originale, senza alcun rimaneggiamento se non quello della cover che richiama in modo evidente la locandina del film. Otfried Preussler, del resto, è un autore che ha ricevuto, nella sua lunga e prolifica carriera, diversi premi e rinascimenti internazioni; al contempo, lo stile semplice della narrazione fiabesca, fa de Il mulino dei dodici corvi un gradevolissimo romanzo senza età, senza uno specifico pubblico di riferimento. L’autore Otfried Preussler è nato nel 1923 a Reichenberg. È uno degli autori per ragazzi più conosciuti al mondo: i suoi libri sono bestseller internazionali che hanno venduto in totale oltre 50 milioni di copie. In Italia, presso Salani, sono apparsi, tra gli altri, La piccola strega, Il piccolo fantasma, Il brigante Pennastorta, Maestro mago, Bimbo d’acqua e Tippo Tappo. (Fonte: Longanesi).


RECENSIONE IL SENTIERO DI LEGNO E SANGUE Titolo: Il Sentiero di Legno e Sangue Autore: Luca Tarenzi Genere: Fantasy Sottogenere: New Weird, Dark fantasy Editore italiano: Asengard Pagine: 142 Anno: 2010 Trama: “Apre gli occhi nel cuore di un’immensa conchiglia. Ha un corpo di legno articolato e ingranaggi, e il cadavere del suo costruttore giace accanto a lui. Non ha un nome, non ha memoria, ma appena nato ha già mostruosi nemici che lo braccano e una missione che non ha chiesto né desiderato: diventare umano. Attorno a lui c’è un mondo che un’antica catastrofe ha trasformato nel sogno delirante di un folle, alle sue calcagna due Incubi, la Maschera e la Bestia, e davanti a lui un sentiero costellato di mutazioni, tribù selvagge, divinità del caos e giganti marini che lo condurrà verso un destino molto più incerto di quanto i suoi creatori avessero mai potuto prevedere.” Recensione:“Il Sentiero di legno e Sangue” è una rivisitazione di Pinocchio in chiave dark e new weird. Fino ad ora, questo è uno dei pochi esempi di new weird italiano; e se il buongiorno si vede dal mattino, aspettiamoci una luminosa e bizzarra giornata! L’ambientazione è piena di scenari e creature davvero strane e originali. L’atmosfera è surreale, a metà


tra il sogno e l’incubo. E non a caso il romanzo è fortemente ispirato alle teorie di fisica quantistica del “paradigma olografico” e dei “campi morfici”, nonché alle varie teorie sui sogni lucidi. In questo senso, il viaggio di Pinocchio assume delle sfumature fortemente iniziatiche e simboliche, in cui i nemici non sono Tizio e Caio, ma la Bestia, la Maschera e il Corifeo. Archetipi, per l’appunto. Lo spessore intellettuale e filosofico de “Il sentiero di legno e Sangue” è incredibile, specie considerando le appena 142 pagine di lunghezza. Vengono sfiorate moltissime tematiche con una delicatezza invidiabile. L’unica pecca è rappresentata dal Tarlo Parlante, che spesso dà vita a dialoghi farlocchi e infodump fastidiosi. Vero è che lui è l’archetipo del Mentore, ma la cosa risulta comunque molto forzata. In questi casi, la brevità del romanzo non aiuta. Per quanto riguarda il protagonista nonché narratore in prima persona, risulta ben costruito e decisamente autonomo rispetto al Pinocchio di Collodi. Ciò nonostante, non è affatto un personaggio memorabile, si dimentica facilmente. Ma poco male: è evidente che Pinocchio è solo un pretesto, nulla di più. Non pensate però che questo sia un romanzo tutto fumo e niente arrosto: la trama c’è ed è consistente e ben strutturata, con pure qualche colpo di scena. Il lettore, nonostante i lunghi e noiosi monologhi del Tarlo Parlante, rimane sempre attento e interessato. Questo anche grazie a uno stile scorrevole, leggero ed elegante. Tarenzi è davvero bravo nello scegliere e gestire il lessico, tanto da evocare molte immagini mozzafiato. Purtroppo, però, ci sono varie sviste stilistiche che, insieme al finale piuttosto scontato, rovinano il quadro generale dell’opera. In conclusione, “Il sentiero di Legno e Sangue” è un romanzo molto originale e interessante, pieno di creature e scenari che farebbero invidia ai pilastri del new weird. Lo spessore dei contenuti rappresenta un altro punto a favore, e anche lo stile non è affatto da buttare. Ma questo è un diamante grezzo con fin troppe imperfezioni per ambire al titolo di capolavoro. Il titolo di romanzo molto buono, però, se lo aggiudica sicuramente.


L’autore

Luca Tarenzi, nato a Somma Lombardo nel 1976, è uno scrittore e traduttore italiano, autore di romanzi fantasy e saggi. Laureato in Storia delle Religioni all'Università Cattolica di Milano, è stato giornalista e redattore. Attualmente collabora con varie case editrici come traduttore, editor e consulente: tra le sue traduzioni figurano opere di Douglas Preston e Lincoln Child per Rizzoli, di Jonathan Stroud e Nahoko Ueashi per Salani. Ha esordito come scrittore nel 2006 con il romanzo “Pentar” (Alacran), ripubblicato nel 2008 con il titolo “Pentar - Il Patto Degli Dei”. Nel 2008 ha pubblicato “Il Libro dei Peccati” (Alacran), raccolta di racconti storici, fantasy e horror sul tema della colpa e della redenzione. Per Asengard ha inoltre pubblicato “Il Sentiero di Legno e Sangue”, per Alacran “Le Due Lune” e per Salani “Quando Il Diavolo Ti Accarezza”.

Michele Greco


RECENSIONE Dark Moon – La Farfalla di Pietra di Maria V. Snyder. “Condannata a morte per omicidio, Yelena ha un’unica possibilità: diventare l’assaggiatrice ufficiale del Comandante Ambrose. Ma le torture subite sembrano averle rubato l’anima, facendo di lei un simulacro vuoto, una farfalla di pietra simile al ciondolo donatole dal suo salvatore. Emozioni e sentimenti sono banditi entro le severe mura dell’antico palazzo reale, dove nessuno, amico o nemico, è ciò che appare. Nemmeno Valek. Uomo affascinante e spietato assassino, maestro di veleni e raffinato scultore, sembra essere lui a possedere il cuore della fanciulla e l’antidoto al veleno mortale che le ha somministrato a tradimento.” “Dark Moon – la Farfalla di Pietra” di Maria V. Snyder racconta la storia di Yelena, una giovane donna costretta a scegliere tra la vita e la morte ogni giorno della sua vita. Il romanzo è un urban fantasy Young Adult ed è stato pubblicato in Italia inizialmente nel 2006 nella collana Herquelin della casa editrice Mondadori e ripubblicato nel 2010 in edizione economica nella collana Blue Nocturne (Mondadori). Tutte le vicende vengono narrate dal punto di vista di Yelena che è stata imprigionata per aver ucciso l’unico figlio del generale Brazell, Reyad, dopo che questi aveva cercato di picchiarla e stuprarla. Valek, consigliere del comandante Ambrose, le offre l’opportunità di salvarsi dalla condanna a morte. Così Yelena accetta le condizioni e decide di diventare il nuovo assaggiatore del comandante; senza molte scelte, la ragazza suggella l’accordo bevendo un bicchiere di vino, offertole dallo stesso Valek, che in realtà contiene una buona dose di un veleno letale chiamato Polvere di Farfalla. L’unico antidoto al veleno si trova fra le mani di Valek e così,


per sfuggire a una morte atroce, Yelena deve superare l’addestramento di assaggiatrice. Da quel giorno la ragazza è costretta a scortare il comandante Ambrose e a ripercorrere attraverso piccoli frammenti di ricordi il suo triste passato legato a Reyad, l’uomo che ha ucciso. In una parte del romanzo, oltre ad affrontare i brutti ricordi, Yelena deve contrastare la congiura contro il Comandante Ambrose e guardarsi le spalle anche da Brazell, che vorrebbe ucciderla per vendicare il figlio. Le cose cominceranno a complicarsi quando Yelena scoprirà di non essere un “essere comune” ma di appartenere a una stirpe di maghi. Nella terra di Ixia sono proibiti i rapporti con gli abitanti del sud, che genericamente sono maghi dotati di grandi poteri, pertanto Yelena – dopo diverse vicende sgradevoli - sarà costretta a fuggire a Sitia per riscoprire il suo vero passato ed esercitarsi con i suoi poteri. Il secondo romanzo della serie tratterà dell’addestramento magico di Yelena nel nuovo mondo. Lo stile e il linguaggio rendono scorrevole la lettura, i termini utilizzati dalla Snyder non sono semplicistici né scontati e non annoiano il lettore. L’ambientazione, come già accennato, è una terra immaginaria chiamata Ixia, retta dal Comandante Ambrose e divisa in otto distretti. In questa terra tutti i cittadini devono rispettare il Codice Militare. E’ un libro particolare in cui confluiscono diversi generi letterari; l’autrice mescola in maniera brillante suspence, intrighi politici, storie d’amore, drammaticità, magia e avventura. Colpisce molto la storia della Snyder, poiché è una storia imprevedibile, resa originale al punto giusto e che non annoia mai; nessun autore aveva mai utilizzato “un’assaggiatrice di corte” in una trilogia e in pochi sarebbero stati in grado di sviluppare in maniera così brillante una storia simile. Si nota qualche incongruenza con i fatti narrati nel libro, poiché all’inizio Yelena, attraverso i suoi pensieri, spiega che Reyad la umiliava mettendola a nudo davanti ai suoi servi e picchiandola, ma non aveva mai cercato di abusare di lei … e solamente verso la fine del romanzo, dopo che la protagonista incontra spesso il fantasma di Reyad, ricorda di essere stata stuprata. A parte questa incongruenza, le vicende seguono una precisa sequenza cronologica frammentata da qualche flashback che rivela, passo dopo passo, episodi importanti della vita di Yelena.


La descrizione fisica dei personaggi non viene trascurata, la scrittrice scolpisce abilmente l’aspetto di Yelena e ogni sua imperfezione come se il lettore se la trovasse di fronte. Gli occhi verdi nel libro sono una caratteristica particolare per riconoscere i maghi. I personaggi meglio riusciti sono Yelena e Valek, personaggi comuni nei fantasy (la maga che non sa di essere una maga e invece il maestro straordinariamente abile in guerra) ma descritti e rivalutati in modo completamente differente, quasi più “umani” e “concreti” rispetto ad altri fantasy. Nonostante la Mondadori abbia inserito il libro nella sezione paranormal romance, la trilogia ha poco a che vedere con questo genere letterario poiché le storie d’amore e gli affetti fanno da “contorno” alla portata principale, ossia alle vicende politiche e magiche del paese di Ixia. Trilogia “Study”: - Poison Study by Maria V. Snyder (Dark Moon – la Farfalla di Pietra, Mondadori 2010). - Magic Study by Maria V. Snyder (Silver Moon – Il Serpente di Pietra, Mondadori 2010). - Fire Study by Maria V. Snyder (Red Moon – Ali di Fuoco, Mondadori 2010). La trilogia è stata pubblicata in Italia entro la fine dell’anno 2010. L’autrice ha continuato, inoltre, la saga nel mondo immaginario di Yelena con una seconda trilogia, “Glass Series”, che racconta le avventure di una giovane maga del vetro di nome Opal. Al momento né la Mondadori né le altre case si sono mostrate interessate ad acquistare i diritti di Glass Series. I libri della Snyder sono una bella scoperta, una trilogia fantasy piacevole e al tempo stesso innovativa. Consigliato. Voto: 9 Laura Buffa


SEGNALAZIONE MANIFESTAZIONE SAN GIORGIO DI MANTOVA FANTASY 9 - 10 GIUGNO 2012 Al suo secondo appuntamento, il San Giorgio di Mantova Fantasy, sta per tornare con un’edizione ricca di appuntamenti e di eventi imperdibili. Ideata e diretta da Mauro Fantini, con la collaborazione di Alfonso Zarbo, Claudia Tonin, Solange Mela, Mariangela Galotto, Fabio Cicolani e della sottoscritta, la manifestazione si terrà nel bellissimo e attrezzato Centro Culturale di San Giorgio di Mantova, nel weekend del 9 e 10 giugno e aprirà le porte del fatato mondo dell’immaginazione a tutti i suoi appassionati. Nato come evento prettamente letterario un paio di anni orsono (la prima edizione si è tenuta a Modena nel 2010), il San Giorgio di Mantova Fantasy ci propone quest’anno un programma vario che spazia dalle attività dedicate ai giovanissimi, all’incontro con i doppiatori delle serie televisive più amate, ai workshop di illustrazione digitale, alle presentazioni degli autori fantasy e delle loro opere. Di grande risalto le premiazioni che si terranno domenica mattina: Premio Cittadella, Premio Magia Urbana Prèt-a-porter e Premio Nuove Chimere, indetti dall’Associazione culturale I Sogni nel Cassetto. L’edizione 2011 ha brillato per aver ospitato un grande numero di autori ed esperti del settore, favorendo la socializzazione e la nascita di fiorenti collaborazioni letterarie. Anche quest’anno hanno aderito al progetto numerose case editrici e ancor più numerosi scrittori provenienti da tutta Italia, le due giornate si prospettano quindi oltre che molto piacevoli, stimolanti per gli addetti ai lavori e di sicuro interesse per chi desideri conoscerli o avvicinarsi all’ambiente della letteratura fantastica italiana. Il programma delle due giornate sarà disponibile a breve sul sito ufficiale della manifestazione, www.sangiorgiodimantovafantasy.it. Altre informazioni aggiornate in tempo reale si trovano sulla pagina fan di facebook:https://www.facebook.com/pages/SAN-GIORGIO-DIMANTOVA-FANTASY/228379707235720


IL CONTEST DEL SAN GIORGIO DI MANTOVA FANTASY In attesa delle giornate del 9 e 10 giugno, l’organizzazione del San Giorgio di Mantova Fantasy ha indetto un contest al quale tutti i cultori del genere fantastico sono invitati a partecipare. In premio la San Giorgio di Mantova Fantasy Surprise Bag, contenente libri e gadget fantasy, sponsorizzata da blog e case editrici.

Locandina di Sara Forlenza

Le regole per partecipare al contest sono molto semplici: inventate uno slogan al massimo di quindici parole per il San Giorgio di Mantova Fantasy 2012; postate la locandina sul vostro blog, sito

o pagina Facebook (si scarica da http://uptiki.altervista.org/viewer.php?file=1ej3fj1i6xnws86cpf1.jpg); entro la mezzanotte del 01/06/2012, inviate lo slogan, il link in cui avete postato la locandina e il vostro nome o nickname a sangiorgiodimantovafantasy@gmail.com, indicando come oggetto del messaggio: “Contest 2012”. Il vincitore assoluto sarà proclamato il 6 giugno 2012 Anna Giraldo


PROMOZIONE EMERGENTE ELISABETH GRAVESTONE- LA STIRPE DI AGORTOS TITOLO: La stirpe di AgortosPrima generazione AUTORE: Elisabeth Gravestone (Alessandra Paoloni) EDITORE: Edizioni R.E.I. ANNO: 2012 TRAMA Nell'incontaminata terra dell'Egucron, Agortos, uomo di acuto ingegno e spiccata sensibilità, stringe un patto con la Dea Natura giurando che, sia lui che i suoi discendenti, si impegneranno ad approfondire la conoscenza della parte mistica e magica di quel mondo inesplorato che li circonda. Saranno Anika e Airen, le sue figlie, le prime a dover far fronte a quella promessa. Separate da bambine, cresceranno in ambienti totalmente diversi: Airen come serva di Siderin, dispotico e spietato signore dei monti Atrùgeti, Anika nella sua casa natale a contatto con una natura misteriosa e incontaminata. Entrambe però sentiranno ben presto il richiamo di quel giuramento mantenutosi nel tempo, e nonostante le difficoltà e gli ostacoli che troveranno sul loro cammino, adempiranno al volere di Agortos preoccupandosi che le generazioni future mantengano vivo quel voto.


BIOGRAFIA DELL’AUTRICE Elisabeth Gravestone (pseudonimo di Alessandra Paoloni) coltiva fin da bambina una passione quasi viscerale per la scrittura e la lettura, pubblicando fin da giovanissima poesie e racconti su riviste e giornali locali. Esordisce come scrittrice con la raccolta poetica “Brevi monologhi in una sala da ballo di fine Ottocento” con la casa editrice Il Filo, cui seguono “Un solo destino” e “Heliaca la pietra di luce” entrambi editi con la 0111 Edizioni. Attualmente collabora come scrittrice per una nota rivista femminile e per alcuni periodici indipendenti. Si ripresenta al pubblico con il nuovo romanzo “La Stirpe di Agortos”, in cui inizia un ciclo di fantasy imperniati sul rapporto mistico tra l’uomo e la natura.

a cura di Valeria Bellenda


NOVITA’ EDITORIALI FANTASY ENCHANTED DI HEATER DIXON Titolo: Enchanted Autore: Heather Dixon Pagine: 360 Prezzo: 16,90 euro Editore: Sperling & Kupfer - Una piccola meraviglia! – Aprilynne Pike, autrice americana bestseller di “Spells”. Esce a fine Aprile in Italia un nuovo libro fantasy con sfumature fiabesche per la casa editrice Sperling and Kupfer, una storia che ha riscosso un grande – se non grandissimo – successo oltreoceano; “Enchanted” di Heather Dixon. Le fiabe e le atmosfere magiche adottate nelle storie dei fratelli Grimm stanno tornando alla ribalta in America e sembrano conquistare il pubblico di ogni età. Enchanted è una rielaborazione in chiave fantasy della fiaba “Le dodici principesse danzanti” dei fratelli Grimm, di cui hanno realizzato un film d’animazione con Barbie anni fa. Nel magico mondo di Eathesbury, Azalea è la maggiore di dodici sorelle e l’erede al trono. Quando la madre muore, le ragazze scoprono un passaggio segreto che porta, attraverso un bosco d’argento, a un salone dove possono dare sfogo alla loro grande passione, il ballo, contravvenendo al lutto strettissimo impos-to dalla corte. Conoscono così il misterioso ma affascinante Keeper, che ogni notte intreccia con tutte una danza proibita e che sembra particolarmente attratto da Azalea. Ci vorrà del tempo prima che le sorelle si accorgano delle sue vere intenzioni... Heather Dixon è cresciuta in una famiglia numerosissima, con quattro fratelli e sei sorelle. Vive a Salt Lake City, Utah, e adora ballare, soprattutto il valzer. Enchanted è il suo primo romanzo.


MUSES DI FRANCESCO FALCONI Titolo: Muses Autore: Francesco Falconi Editore: Mondadori Genere: Fantasy Sottogenere: Urban fantasy con influenze Mythpunk Pagine: 492 Data di pubblicazione: 11 maggio 2012 Trama: Quando scappa da Roma diretta a Londra, coperta di tatuaggi e piercing, Alice sente che la sua vita potrebbe cambiare per sempre. Ha Copertina di “Muses” appena scoperto di essere stata adottata, ma per lei questa notizia è quasi un sollievo. Cresciuta con un padre violento e una madre incapace di esprimere il proprio affetto, ora Alice deve scoprire le sue radici e l’eredità che le ha lasciato la sua vera famiglia. Decisa, risoluta, ribelle, è una violinista esperta ed è dotata di una voce straordinaria. Ed è proprio questa voce a guidarla verso la verità: le antiche nove Muse, le dee ispiratrici degli esseri umani, non si sono mai estinte. Camminano ancora tra noi. I loro poteri si sono evoluti. E Alice è una di loro. La più potente. La più indifesa. La più desiderata da chi vorrebbe sfruttarne gli sconfinati poteri per guidare gli uomini, forzarli se necessario, fino alle conseguenze più estreme. Ma un dono così può scatenare l’inferno. E sta per accadere.


L’autore: Francesco Falconi è nato a Grosseto il 26 giugno 1976. Si è laureato a Siena in Ingegneria delle Telecomunicazioni e attualmente vive a Roma. Nel 2006 ha esordito nel mondo editoriale con la trilogia fantasy “Estasia” (Armando Curcio Editore). Nel 2008 ha pubblicato “Prodigium” (Asengard Edizioni), una nuova saga rivolta a un pubblico young adult, e ha partecipato Francesco all’antologia “Sanctuary” (Asengard Edizioni). Falconi Nel 2010 ha pubblicato “Gothica - L’Angelo della Morte” (Edizioni Ambiente), “L’Aurora delle Streghe - Underdust” (Reverdito Editore) e “Nemesis - L’Ordine dell’Apocalisse” (Castelvecchi Editore). Nel 2011 ha pubblicato “Evelyn Starr - il Diario delle Due Lune” (Piemme), scritto insieme a Luca Azzolini, “Nemesis - La Chiave di Salomone” (Castelvecchi Editore), e la biografia “Mad for Madonna - La Regina del Pop” (Castelvecchi Editore). Il 28 Ottobre 2011 ha ricevuto il Premio Letterario “Arte Giovane Roma 2011, genere Young Adults”. A febbraio 2012 ha pubblicato il racconto weird “Halo” per la rivista “Weird Tales”. Per maggio 2012 è prevista la pubblicazione di “Evelyn Starr - La Regina dei Senzastelle” (Piemme) e di “Muses” (Mondadori). a cura di Michele Greco


HORROR INTRODUZIONE ALL HORROR Benvenuti nella sezione Horror, dove la paura la fa da padrona. L’Horror è un genere antico, nato a inizi ottocento e tuttora in voga. Il fascino per il male, l’attrazione malsana per le nostre paure, la voglia di spingersi oltre il limite e di mettersi alla prova sono le molle che spingono il lettore horror. E’ inutile girarci intorno: il brivido della paura piace, allo stesso modo in cui piace il brivido dell’azione o quello del mistero. Un po’ come accade negli altri generi, però, nel classificare le storie (sia sottoforma scritta che audiovisiva, come i film) oggi c’è un po’ di confusione. Troppe volte sentiamo parlare di horror quando si tratta in realtà di storie thriller, splatter e simili. Anche in questo caso il successo di pubblico dell’horror non è bastato per evitare confusione di sigle e generi. Sono Horror quelle storie che destabilizzano le sicurezze del lettore, generando sensazioni di orrore, repulsione, spavento o paura attraverso la commistione della realtà quotidiana con elementi di carattere soprannaturale o surreale o tramite l'inserimento inatteso di circostanze non razionali. In questa sezione parleremo di storie che ci mettono davanti alle nostre paure più comuni e antiche, spesso sopite, ma proprio per questo profonde e autentiche. Storie condite da case stregate, demoni, esorcismi, possessioni e quant’altro. Storie capaci di incutere paura, quella vera, e di farvi fare gli incubi per più di una notte. Auguriamo a tutti una buona lettura, ma soprattutto, di fare altrettanto soddisfacenti incubi.


ARTICOLO SANGUE ANTICO – Prima Parte I vampiri sono una delle figure più ricorrenti nella mitologia delle popolazioni più antiche come nella produzione artistica di quelle contemporanee. Con la letteratura gotica – pensiamo a Lord Byron che non solo con l’arte, ma con la propria esistenza ha ispirato il Lord Ruthven di Polidori; alla Carmilla di Le Fanu e al Dracula di Bram Stoker – il vampiro è rinato come creatura dal fascino oscuro, come simbolo che unifica l’eros e il thanatos. Per quanto l’immagine sia cambiata dalla letteratura dal diciannovesimo secolo a oggi, il suo fascino è tutt’altro che tramontato. Cercando indietro nel tempo le tracce del vampiro, dobbiamo spingerci fino agli albori delle grandi civiltà che hanno fatto la Storia. Uno dei primi contatti che abbiamo con i morti bevitori di sangue è quello che ci viene offerto da Odisseo che sulle soglie dell’Erebo invoca l’indovino Tiresia. “Là Perimede e Euriloco le vittime presero e le tennero ferme; e io, sguainata la spada affilata da lungo il fianco, scavai una fossa della misura di un cubito da un lato e dall’altro. Intorno ad essa libagioni versai per tutti i morti, la prima di latte e di miele, poi di dolce vino, la terza di acqua; e sopra spargevo bianca farina. Intensa supplica rivolsi alle teste senza forza dei morti[…]. Poi che con voti e preghiere le ebbi pregate, le stirpi dei morti, presi allora le bestie e ad esse il collo recisi sopra la fossa: scorreva il nero sangue fumante. E si affollarono venendo da giù dall’Erebo le anime dei morti defunti: giovani spose e ragazzi e vecchi che molto avevano sofferto e delicate vergini, nell’animo afflitte da recente dolore e molti che il colpo avevano subito di bronzee lance, uomini uccisi in battaglia, con le armi sporche di sangue. Erano molti ad arrivare intorno alla fossa, di qua e di là, con grida sovrumane: da verde paura io fui preso. Allora io sollecitai i compagni e ordinai che le bestie che erano a terra, sgozzate da bronzo crudele, scuoiassero bruciassero e che pregassero gli dèi Ade potente e la terribile Persefone. Io, tratta la spada affilata da lungo il fianco, rimasi lì e non permisi che le teste senza forza dei morti al sangue si accostassero prima di interrogare Tiresia.” (Odissea, XI, 23 – 50)


Siamo lontani dalle creature comunemente intese come “vampiri”, ma il concetto da cui si sviluppano è lo stesso: ci troviamo di fronte a dei defunti che si alzano dal sepolcro, che tornano dall’Oltretomba per lordarsi le labbra del sangue dei vivi. Ciò che questi spettri tratteggiati da Omero cercano (spectrum, spectra nella loro accezione classica, quindi non di incorporeo fantasma, ma di “ritorno del morto”) è la vita. Il sangue ne è l’essenza, il veicolo per ottenere qualcosa che scivola via inevitabilmente, notte dopo notte, dalle membra cadaveriche. Non potendo trattenerla, devono sorbirla ciclicamente. Come dimostra il passo, bramano allo stesso modo la dolcezza del miele e la farina, che è il frutto del grano, che a sua volta è il frutto della terra e dei suoi cicli. Un altro simbolo della vita, cui tendono le dita. Queste creature appartengono alla terra, perché la terra è il riposo dei defunti. Eppure, non rientrano più nei suoi cicli vitali, poiché sono morti, ma li bramano essendone privati. Odisseo si riferisce loro come alle “teste senza forza”. Si dimostrano innocui, quando non hanno nutrimento, vengono tenuti a bada da una semplice spada, la stessa che l’eroe omerico utilizza per scavare la fossa per le offerte. Sono caratterizzati dalla brama di sangue: si affollano, lo desiderano, si sporgono per bere dalla fossa il nero sangue come delle bestie feroci farebbero da una sorgente… Se Odisseo non li tenesse a bada, lo assalirebbero con la ferocia stolida che offusca la ragione, la memoria e la luce: “Venne mia madre e bevve il sangue nero; subito mi riconobbe e gemendo mi disse alate parole. [...] Esitando nell’animo, volevo prendere tra le braccia l’anima di mia madre defunta. Tre volte mi slanciai e l’animo mio mi spingeva a prenderla: tre volte simile a ombra o a sogno dalle braccia volò via; e a me ancor più nel cuore nasceva acuta pena.” (Odissea, XI, 206 – 208) Ma le tradizioni della Grecia ellenica non si fermano qui. Raccolgono invece numerosissime testimonianze di quelli che possiamo annoverare come proto vampiri. Li scopriremo poco a poco. Nel frattempo, è meglio se vi guardate le spalle.


RECENSIONE JONATHAN MABERRY - NEL REGNO DI ROT&RUIN Le risorse alimentari sono scarse, le metropoli ridotte a cittadine fortificate contro la minaccia di una morte senza riposo che viene dall’esterno. Tra un centro abitato e l’altro, i contatti sono quasi inesistenti. Ciò che è accaduto durante la Prima Notte – il momento che ha visto i morti tornare alla vita – ha chiuso un’era e ha aperto quella del Rot&Ruin. Secondo le regole della città in cui vive, se Benny non troverà un lavoro entro il compimento del tredicesimo anno e non contribuirà così alla vita produttiva comune, dovrà rinunciare per sempre a metà delle scorte di cibo per il proprio sostentamento. Malgrado i tentativi di apprendere un mestiere – dal ritrattista di zom, per identificare i defunti risvegliati, al fabbricante di cadaverina, una molecola dall’odore sgradevole in grado di tenere a distanza i morti viventi – Benny non riesce a integrarsi. In suo aiuto interviene Tom. Fratello maggiore di vent’anni, Tom non è molto amato da Benny. È gentile, ma distaccato ed esercita l’autorità di un genitore. La Prima Notte ha infatti lasciato orfani entrambi. Sebbene fosse molto piccolo, Benny conserva un ricordo terribile di allora: Tom che fugge stringendolo al petto, mentre la madre chiama aiuto, dilaniata dagli zombie. Nel corso degli anni si è convinto della vigliaccheria del giovane, e lo ha guardato con rancore addentrarsi nel Rot&Ruin armato solo di una spada giapponese. Tom Imura propone al fratellino di portare avanti insieme l’attività di famiglia: cacciare gli zom. Sebbene il giovane goda di grande stima in città,


Benny fatica a nutrirne altrettanta. Del resto come crederlo il coraggioso cacciatore di cui si parla in giro? Secondo lui, altri sono gli sterminatori degni di questo nome. Tutt’altro che dimessi come Tom, i rudi Charlie e Hammer riferiscono le imprese in cui sbaragliano orde di morti viventi e non si fanno scrupoli a mostrarsi duri come veri uomini. Lavorare con loro sarebbe tutt’altra cosa. Benny però non ha molta scelta e, suo malgrado, comincia l’apprendistato accanto al fratello e affronta il Rot&Ruin, il regno selvaggio della carne corrotta e della rovina, l’ignoto che si stende oltre la città. Poco a poco l’orrore per gli zom sarà destinato a scemare. Benny imparerà a guardare oltre il mostro per riconoscere in sé la compassione, a esercitare la pietà durante la caccia. Ogni morto, gli insegnerà Tom, merita rispetto. Il ragazzo capirà che non è tutto oro quello che luccica e che dietro gli scaltri cacciatori che ha idolatrato da bambino si nasconde una verità oscura, più spaventosa di qualsiasi morto vivente. Si nasconde Gameland. Terra di scommesse, zombie imprigionati e ragazzini rapiti. Per Benny è giunto il momento di affrontare la vita adulta, al fianco di un fratello che imparerà ad amare come il più grande degli amici. Anche dietro la fuga di Tom durante la Prima Notte si nasconde un segreto e la rivelazione spalancherà finalmente il cuore del ragazzo. Benny non è il classico eroe delle epopee post apocalittiche. È un adolescente sveglio, ma oppresso dal lutto e dalla vicinanza di un fratello maggiore troppo eccezionale, troppo poco umano nel suo eroismo, troppo positivo. Nessun fratello sarebbe mai all’altezza di Tom – che l’autore tratteggia con intelligenza, rendendolo forse il personaggio migliore di tutto il romanzo, senza cadere nel rischio di una caricatura stucchevole. Maberry racconta di come abbia ricreato tra Tom e Ben Imura l’affetto che lega allievo e maestro nelle arti marziali, legame che somiglia al patto d’amore implicito di due fratelli. Proprio questo è uno dei grandi punti di forza di Rot&Ruin. Il romanzo non è certo una pietra miliare della letteratura (anche se la storia, solida e ricca di spunti, si difende bene), gioca con molti cliché del genere zombie adottandoli o sovvertendoli. Forse per gli appassionati non sarà un testo epifanico, seppur piacevole. Ciò che afferra allo stomaco è la potente relazione tra i fratelli Imura, la sensazione di avere scoperto con


loro qualcosa di prezioso. Altro punto d’interesse è la descrizione dei morti viventi del regno di Rot&Ruin: un raro equilibrio giocato tra orde di mostri putrefatti affamati e il tentativo di umanizzare il mostro, che porta non solo Benny, ma anche il lettore a guardare con pietà questi morti sfortunati. Forse di tanto in tanto risulta scontato il messaggio di Maberry che indica che la vera malvagità appartiene agli esseri umani e non ai mostri, ma è un peccato veniale. Rot&Ruin si legge d’un fiato e lascia orfani di personaggi molto facili da amare, come Tom. Ma lascia anche con la promessa di ritrovarli, dal momento che il secondo libro della serie, Dust&Decay è uscito negli Stati Uniti nel 2011 e sarà di prossima pubblicazione in Italia per Delos Books, casa editrice che ha già curato il primo romanzo inserito nella collana Odissea Zombie. Jonathan Maberry Nato nel 1958, Jonathan Maberry si distingue nella produzione letteraria legata al sovrannaturale vincendo più volte il prestigioso Bram Stoker Awards, riconoscimento presentato dalla Horror Writers Association (HWA) di cui è membro. Rot&Ruin, pubblicato in Italia nel 2010, sarà seguito nel maggio del 2012 da Dust&Decay. La serie proseguirà con Flash&Bones e Fire&Ashes. La strada nel regno di Ruin è ancora molto lunga.

Scilla Bonfiglioli


RECENSIONE I FIGLI DELLA PAURA – DAN SIMMONS La Romania del ventesimo secolo non possiede più quel fascino misterioso che, solo fino a poco tempo prima, aveva osteggiato nell'immaginario stokeriano. Il paese soffre a causa della fame, gli stenti, le malattie colpiscono anche il più piccolo dei bambini, il tutto avviene nelle tinte rosso cupo di uno stato diviso dalla guerra civile e oppresso da un regime ancor più subdolo. L'AIDS ha fatto in modo che le corsie di ospedali ed orfanotrofi si riempissero sino all'inverosimile, le inadeguate cure che lo stato rumeno può fornire sono recluse ai reietti della società, orfani, i quali vivono in condizioni igieniche del tutto riprovevoli e che, nel caso in cui non siano abbastanza malati e siano ancora in possesso di un nucleo domestico, vengono praticamente venduti dai propri genitori a ricche famiglie disposte a portarli con loro in America. È questo che la dottoressa Kate Neuman è costretta ad osservare durante la sua permanenza negli ospedali di Bucarest: bambini moribondi e malnutriti, con sistemi immunitari distrutti dall'AIDS. Tra tutti però ha stretto un profondo legame con un bambino il cui corpo, inspiegabilmente, reagisce alle cure solo dopo aver ricevuto delle trasfusioni di sangue umano. Incoraggiata dall'amico Lucian, giovane studente rumeno di medicina, e da padre O'Rourke, prete che ha un passato da combattente nel Vietnam, Kate decide di portare con sé in America il piccolo che chiamerà Josh e che si dimostrerà un elemento cruciale


nello studio per una cura contro mali incurabili come il cancro grazie al suo particolare sistema immunitario. L'idillio di Kate e del suo bambino durerà pochi mesi e una setta misteriosa la convincerà a far ritorno in Romania per impedire l'inizializzazione di Josh a qualcosa che supera di gran lunga la logica ed il buonsenso: il mito di Vlad Dracula, l'Impalatore, è pronto a ritornare ad unghie e denti sguainati. A dispetto dei soliti cliché sui vampiri, Dan Simmons è riuscito ad inserire elementi innovativi non del tutto trascurabili: si consideri, per esempio, la sua ricerca di elementi razionali che fossero in grado di rendere il mito del vampiro tanto verosimile da rinnovare quel brivido in una generazione molto più spaventata dalle malattie che dagli esseri dell'immaginario collettivo. Piuttosto ostica la narrazione in prima persona che precede gli eventi in cui Kate e i suoi vengono coinvolti: le sedici ripetizioni dello stesso aggettivo sulla medesima pagina non riescono certo a rendere più gradevole al lettore il proprio viaggio verso il settimo capitolo, dove la storia inizia ad essere più scorrevole. Un altro elemento che potrebbe risultare piuttosto difficile da digerire è l'ingente numero di termini medici che però solo di rado mancano d'una spiegazione che ne renda assimilabili i concetti. In definitiva, letture come questa segnano una piacevole innovazione che difficilmente dovrebbe essere ignorata. Proprio per questo motivo lo consiglio agli amanti del genere ma ancor di più a chi riesce difficilmente ad apprezzare elementi e creature mai esistite: il lavoro di Simmons rende senza alcun dubbio meno traumatico il passaggio dalla realtà al terrore. Titolo: I figli della paura Autore: Dan Simmons Editore: Mondadori Data di pubblicazione: 1997 Pagine: 508 Prezzo di copertina: 8,50€


PROMOZIONE EMERGENTE TIZIANO BERTONI- THE ANGELS CHRONICLES TIZIANO G. BERTONI Autore di The Angels Chronicles (Casini editore, 2011), Tiziano G. Bertoni nasce a Varese, nel 1974. A sei anni legge il suo primo libro, Racconti del mistero e del terrore di Edgar Allan Poe, e in quel preciso momento viene folgorato da una verità assoluta: l’horror farà parte della sua vita per sempre. La passione per questo genere lo porta a scoprire altri maestri della letteratura fantastica: mentre i bambini della sua età si divertono con le avventure del Corriere dei piccoli e di Topolino, il piccolo Tiziano pone le basi della sua cultura sopra cumuli di cadaveri fatti a pezzi, fantasmi, vampiri, zombie e altre simpatiche creature. Attualmente, Tiziano Bertoni è impegnato nella stesura di due nuovi romanzi fantasy-horror e nella revisione di alcuni racconti di genere vario (dal pulp al fantasy), che pubblicherà insieme ai suoi deliri personali nel suo blog. Altri suoi interessi riguardano la divinazione dei tarocchi, la ricerca personale della spiritualità e lo studio delle vite dei serial killers. Se vi capita di essere dalle parti di Varese, di sera... guardatevi le spalle!


THE ANGELS CHRONICLES Titolo: The Angels Chronicles Autore: Tiziano Bertoni Editore: Casini Prezzo: 16,90 euro Formato: Cartaceo

Trama: A New York, due fazioni opposte di angeli si scontrano senza esclusione di colpi in quella che sarà la battaglia definitiva per la supremazia della razza angelica. Le “ali bianche”, accecate dall’odio che nutrono verso gli esseri umani, si preparano a sferrare l’attacco finale contro le “ali nere”, che vivono tra gli uomini in pace e condivisione di affetti. La resa dei conti, in stile faida mafiosa, giungerà dopo una lunga serie di colpi di scena, tradimenti e bagni di sangue. a cura di Anna Giraldo


NOVITA’ EDITORIALI HORROR FRANKENSTEIN. L’IMMORTALE. Di DEAN KOONTZ Per le strade di New Orleans si aggira un uomo dalla forza sovrannaturale e dall'aspetto terrificante. Un essere dalle origini misteriose, che ha attraversato i secoli portando con sé un segreto peggiore della morte, e un odio ancora più profondo. Si chiama Deucalion e il suo arrivo in città coincide con quello di un pericoloso serial killer che uccide le sue vittime a sangue freddo e riduce i cadaveri in pezzi. I due detective incaricati di indagare sugli omicidi, la coraggiosa Carson O'Connor e il suo protettivo partner Michael Maddison, ben presto si rendono conto che dietro la scia di sangue non si nasconde un solo uomo, ma un'intera legione di assassini. Intanto, nell'elegante Garden District, un giovane e affascinante miliardario lavora instancabile a un progetto che nessuno conosce. È Victor Helios, leader affermato nel campo delle biotecnologie. Ne ha fatta, di strada, da quando, duecento anni prima, viveva in Europa e si chiamava Victor Frankenstein. Deucalion è stato il suo primo esperimento, un mostro odiato e temuto da tutti. Ora i ruoli si sono ribaltati. Non c'è più nulla di umano nello scienziato, e sarà proprio il mostro a salvare il mondo dall'avvento della Nuova Razza che Frankenstein sta progettando... In corso di pubblicazione in ventuno Paesi, Frankenstein. L'immortale è il primo capitolo di una serie già cult in tutto il mondo. Un romanzo inesorabile, che non lascia scampo. Editore: Sperling & Kupfer Anno di pubblicazione: 2012 Pagine: 339


LA VENDETTA DEL DIAVOLO – JOE HILL Ignatius Perrish ha passato tutta la notte tra alcol ed eccessi. Il mattino dopo si sveglia con i postumi di una sbronza tremenda, un mal di testa infernale... e un paio di corna che gli spuntano sulla fronte. In un primo momento Ig pensa che siano un'allucinazione, o il prodotto di una mente alterata dalla rabbia e dal dolore. Nell'ultimo anno ha vissuto in un solitario purgatorio personale, dopo la morte della sua amata, Merrin Williams, violentata e assassinata in circostanze mai chiarite. Un esaurimento nervoso sarebbe la cosa più naturale del mondo. Ma non c'è niente di naturale in queste corna, fin troppo reali. Un tempo Ig godeva una vita di privilegi: aveva sicurezza, soldi e un posto nella società. Aveva tutto, e anche qualcosa in più: aveva Merrin, e il loro amore fatto di sogni a occhi aperti e magia. Ma l'assassinio della fidanzata si è abbattuto su Ig come una maledizione: pur essendo innocente, agli occhi della gente è lui l'unico colpevole, e si è comprato l'assoluzione grazie al suo denaro. Tutti, ormai, l'hanno abbandonato. Tutti, tranne uno: il suo demone interiore. Posseduto da un nuovo, terrificante potere e con nuove, spaventose sembianze, per Ig è arrivato il momento di trovare il mostro che ha ucciso Merrin e ha distrutto la sua vita. Essere buono non lo ha portato da nessuna parte. È il momento di una piccola vendetta.


INTERVISTA A MASSIMO CARLOTTO di Simona Tassara

20 marzo 2012. Genova, Palazzo Ducale. La rassegna “Città del Noir – La letteratura racconta l’Italia” apre i battenti e ospita una triade da pelle d’oca: Bruno Morchio, “papà” dell’investigatore genovese Bacci Pagano e curatore della manifestazione, incontra Massimo Carlotto e il giallista internazionale Veit Heinichen. Tema della serata: “Il Nordest: Padova e Trieste”…bando agli indugi, l’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire! Supero in qualche modo la timidezza e chiedo a Massimo Carlotto, vera e propria colonna portante del noir italiano, la cortesia di rispondere ad alcune domande: ricevo un sì infinitamente generoso e disponibile (del quale non mi stancherò mai di ringraziarlo) e la chiacchierata può cominciare… Benvenuto a Genova, signor Carlotto. Grazie! Genova e le “Città del Noir”…Lei ha raccontato come nessun altro il cuore nero del Nordest e ha avuto modo di affermare in diverse occasioni che il territorio è un personaggio, che conoscere i luoghi di cui si ha in animo di scrivere è fondamentale. Quali altre caratteristiche deve avere, secondo lei, un buon noirista? E un buon romanziere in generale?


Secondo me un buon noirista deve conoscere molto bene il territorio in cui ambienta le storie. Anche perché è una cosa che ci siamo già… voglio dire, “divisi” tempo fa: l’idea che ognuno scriva del luogo dove vive e dove lavora presuppone il fatto di essere dei profondi conoscitori del luogo, al punto che bisogna saperne interpretare anche i profumi, i sapori… Questa è una dimensione che ci deve essere nel romanzo, perché è proprio vero che il luogo dev’essere un personaggio, non è più possibile che sia solo lo sfondo… dev’essere un personaggio che si muove all’interno della narrazione. E questa tra l’altro è stata la cifra che ha fatto conoscere e apprezzare il poliziesco e il noir italiano a livello internazionale. In un intervento pubblicato sul Manifesto nel maggio dell’anno scorso ha descritto il genere italiano come “un pentolone di idee” in continuo e multiforme subbuglio. E’ sempre grande la confusione sotto il cielo? (ride, N.d.R.) Detto altrimenti: che cos’è il noir?, e fino a che punto lo si conosce? La sensazione è che la gente comune, anche i lettori cosiddetti “forti”, abbiano un’idea abbastanza vaga, a riguardo. C’è un’idea vaga e confusa che secondo me è suggerita da un’arretratezza della critica che non riesce a interpretare quello che sta accadendo, nel senso che ci sono delle modificazioni profonde a livello letterario che non vengono percepite… cioè di fatto vengono più percepite dai lettori, anche se in maniera confusa, che dalla critica. E questo ha portato a una serie di errori secondo me “di definizione”, e questo come effetto collaterale ha purtroppo l’effetto che c’è confusione, spesso, tra i


lettori meno attenti; e quindi c’è anche un discorso di capacità di apprezzare meno un genere che in Italia sta producendo molto, al di là dei soliti nomi. Un genere che ha altresì una funzione sociale? Assolutamente ha una funzione sociale, che è quella di raccontare il reale in maniera molto, molto precisa. E questa, voglio dire… una cosa che si evince sempre di più è che proprio c’è un uso anche sociale dei romanzi, nel senso che molte volte vengono usati proprio per raccontare delle situazioni, anche da parte di istanze popolari. A proposito di questo ci sarebbe tanto da dire su “Perdas de fogu” (romanzo frutto di una lunga inchiesta condotta da Massimo Carlotto e da un gruppo di scrittori uniti nella sigla Mama Sabot, fortemente voluto dai cittadini che vivevano nei pressi del poligono del Salto di Quirra, N.d.R.), se avessimo più tempo… Il punto è che il lettore ha sempre un doppio binario davanti a sé, la possibilità di andare oltre la lettura d’intrattenimento. Dopo aver raccontato la crisi, la sfida del noir sarà sempre più quella di raccontare il conflitto. Oltre a quella di anticipare la realtà… Il noir anticipa sempre. E’ proprio la caratteristica più importante del noir la capacità di anticipare quello che verrà raccontato dopo due o tre anni, è sempre così. Perché di fatto, usando gli strumenti del giornalismo investigativo, si arriva ad analizzare e indovinare alcune cose che accadranno dopo… … questo dipende anche dal fatto che il giornalismo d’inchiesta ha abdicato alla propria funzione?


Il giornalismo d’inchiesta non esiste più, purtroppo, rispetto alla criminalità. E questo sta provocando questi guasti… che noi noiristi stiamo cercando di colmare, insomma (ride, N.d.R.). Con fatica. Lei ha affermato che “il cosiddetto noir non è affatto l’unica letteratura in grado di raccontare il reale” e che la letteratura “più che di generi è fatta di contenuti”.La nuova collana editoriale da lei curata, Collezione Sabot/AGE (Edizioni e/o, N.d.R.), va in questa direzione? Nella direzione cioè di superare gli steccati di genere per “sabotare” la menzogna e occuparsi delle storie che nessuno ha il coraggio di raccontare? Esattamente. Io sono profondamente convinto che oggi non esiste un genere in grado di raccontare la realtà nella sua complessità e che bisogna affidarsi a più generi e a più forme espressive, e credo che questo abbia portato a uno sviluppo diverso, molto forte e robusto di alcune concezioni proprio rispetto all’uso della realtà nel romanzo. Questo ha portato alla collana Sabotage o Sabot Age (pronuncia francese o inglese, N.d.R.) – è uguale, sono due modi diversi di vedere la stessa cosa2 – e questo però ci conforta molto perché stanno arrivando dei romanzi, che verranno anche pubblicati, dal fantapolitico al romanzo più “bianco” e però così profondamente ancorati alla realtà e ai contenuti che sembrano quasi dei romanzi di genere.

Il nome della collana contiene infatti un doppio significato: sabotaggio (se letto alla francese) o “Era del Sabot” (Sabot Age, in inglese); il “sabot” è lo zoccolo di legno che gli operai esausti lanciavano negli ingranaggi delle macchine ai tempi della rivoluzione industriale. 2


Il romanzo poliziesco classico – alla Agatha Christie, per intenderci – è morto e sepolto? No, perché Agatha Christie continua a vendere poco meno della Bibbia… quindi non è così! E anche guardando le classifiche si vede che è un tipo di romanzo che piace molto. D’altra parte è un romanzo che risponde alle domande come-dove-quando… … senza curarsi troppo del “perché”… (annuisce, N.d.R.) ed è comunque profondamente consolatorio, e la gente giustamente in questo periodo ha tutto il diritto di consolarsi rispetto agli effetti collaterali della crisi dal punto di vista umano, che sono veramente forti e difficili da vivere. Lei ha scoperto e promosso diversi autori esordienti. Nel primo numero di “Fralerighe” abbiamo intervistato Matteo Strukul, che con la sua “ballata di Mila” inaugura la Collezione Sabot/age. Cosa consiglia a uno scrittore alle prime armi che vorrebbe pubblicare? Pubblicare è difficilissimo, sempre più difficile. Bisogna credere fermamente nel proprio lavoro, questa è la prima regola: crederci così tanto che alla fine si riesce a spuntarla. Io credo che però bisogna anche avere la capacità di ascoltare molto: ascoltare i buoni consigli che in questo mestiere sono fondamentali. E leggere molto?


Ah be’, sì. Solo i forti lettori possono essere dei buoni scrittori. Manifestazioni come “Città del noir” sembrerebbero testimoniare il contrario ma in Italia si legge poco. Perché, secondo lei? Come si potrebbe motivare la gente a leggere di più? Mi riferisco in particolare alle giovani generazioni cresciute a pane, tv e tecnologia. Il problema di fondo è che in questo Paese si stanno chiudendo molte librerie, soprattutto nei paesi, dove al limite resiste una cartolibreria. Se non hai familiarità con l’oggetto libro non hai familiarità con la lettura, e questa è una cosa che nessun e-book può colmare. E credo che la questione della lettura proprio rappresenti questo, cioè c’è una difficoltà enorme da questo punto di vista perché le librerie, soprattutto quelle indipendenti, stanno soffrendo moltissimo all’interno di un mercato sempre più spietato. Però noi ci stiamo giocando la cultura di un Paese, al di là dei generi e delle passioni. Ci stiamo proprio giocando la cultura di un Paese. Questo è un Paese dove si dimenticano sempre i classici… ormai alcuni classici fondamentali non vengono nemmeno più ristampati: questa è veramente una vergogna. E-book in fabula. “Fralerighe” è una rivista in formato esclusivamente digitale: qual è la sua opinione in merito agli ebook? In che modo stanno cambiando il volto dell’editoria? Mah, l’e-book… io leggo molti ebook. Nel senso che ormai leggo e-book, leggo cartaceo… anche se la mia generazione è più legata al cartaceo; è una cosa assolutamente normale. Penso però che l’ebook non sia automatico come passaggio ma sia il passaggio invece a un formato più agile da parte di un lettore già affermato, ma che il passaggio iniziale sia sempre attraverso il cartaceo. Io credo che almeno in questo momento storico sia così.


Nel prossimo numero di “Fralerighe” recensiremo “Arrivederci amore, ciao” e “Alla fine di un giorno noioso”: ci descrive brevemente la parabola di Giorgio Pellegrini? (ride di gusto, N.d.R.) Se lo recensite lo sapete meglio di me! Comunque è una storia di formazione criminale nel primo romanzo e una storia invece di affermazione criminale nel secondo. Sono due momenti a distanza di dieci anni nella vita di un criminale quasi perfetto. Provo ad estorcerle qualche anteprima sul nuovo romanzo targato Einaudi, “Respiro corto”, in uscita il prossimo 10 aprile. Ho letto sul suo sito ufficiale che la vicenda si svolgerà fra i vicoli della vecchia Marsiglia: dici Marsiglia e il pensiero corre subito a Jean-Claude Izzo… Sì, ma la Marsiglia di Izzo non esiste più… quindi io racconto un’altra Marsiglia completamente diversa. Però non c’è solo Marsiglia ma c’è anche l’India, c’è la Russia, c’è il Paraguay… è una dimensione di criminalità molto diversa. Diciamo che i destini di alcune persone s’incrociano a Marsiglia, Marsiglia che oggi è sempre di più il crocevia di una criminalità sempre più globalizzata, una città dove è in atto uno scontro quasi militare molto, molto accentuato.


Il mondo è di chi corre veloce quanto il denaro? Assolutamente sì. Nella criminalità chi corre più veloce vince. Una cosa che una volta non c’era, la dimensione della velocità nel crimine, oggi invece è fondamentale. Dobbiamo salutarci in fretta e furia, l’incontro sul Nordest sta per iniziare…La mano scivola inavvertitamente sul pulsante di “stop” e la videocamera perde per sempre la cascata di ringraziamenti che faccio in tempo a snocciolare. La vera e propria colonna portante del noir italiano deve aver captato qualcosa, tuttavia, perché si volta e mi regala un ultimo sorriso: “grazie a te”, mi dice allontanandosi. Grazie a te, signor Carlotto. A nome mio e di tutta la Redazione di “Fralerighe”.


ARTICOLO LE CREATURE DEL PARANORMAL E’ una certezza ormai: il paranormal romance piace. In libreria cresce e si espande, occupando scaffali su scaffali. E lo fa a dispetto di coloro che lo davano per spacciato, considerando l’alta inflazione di libri sui vampiri come un segnale negativo che avrebbe stufato i Lettori. Non solo una tendenza quindi, che come una meteora viaggia ad alta velocità, colpisce e scompare, ma molto di più. Il segnale da parte delle principali case editrici è chiaro, farsi in quattro per accaparrarsi la saga migliore, l’autrice di maggiore successo negli Usa e allargare quindi il proprio ventaglio di titoli paga. L’uscita di Twilight della Meyer nel 2006 ha introdotto un mondo nuovo in Italia che è in continua e inarrestabile ascesa, un mondo popolato di creature forti e sovrannaturali che l’America conosceva già da tanto e che il resto dell’Europa, soprattutto del nord, ha saputo velocemente apprezzare. Elemento portante del genere resta la storia d’amore tra due o più personaggi, non umani e dotati di qualche potere (ci sono moltissime varianti), narrata in modo passionale, con scene di sesso esplicito che possono arrivare a prendere cinque o sei pagine di seguito. Le creature inventate sono pericolose e celano spesso delle insidie, possono uccidere facilmente e pongono le varie eroine dinanzi alla consapevolezza della propria fragilità. Anziché temere il confronto con demoni, vampiri, licantropi e angeli, le protagoniste si gettano tra le loro braccia spinte da una irresistibile attrazione, che può essere interpretata come attrazione


per il diverso, come attrazione per il rischio o entrambe. La morte ha il suo fascino, questo è ciò che traspare dalle numerose trame paranormal, ma l’immortalità ancora di più. Le creature di cui si scrive e si legge maggiormente sono infatti i vampiri, che incarnano la caducità dell’esistenza umana, ma anche la sconfitta della morte intesa come annullamento della vita. Nonostante siano deceduti ormai da un pezzo, la loro esistenza tra i vivi continua, un po’ come se la morte li avesse colpiti ma non affondati. Questa loro caratteristica è senz’altro una delle più interessanti. E’ vero che sono passati dalla parte del male perchè si nutrono di sangue umano, vivono di notte e possono essere letali, ma non si può negare che siano figure incredibilmente attraenti. Ed è proprio su questo punto che si focalizzano le autrici del genere (la Ward con la serie della Confraternita del pugnale nero, la Feehan con la saga dei Carpaziani, la Mead con la serie Vampire academy, la Armintrout con la saga Blood ties, la Adrian con la serie del Bacio di mezzanotte, la Gleason con la serie Gardella chronicles, la Frost e molte altre), esplorando le sensazioni che si provano a guardare, toccare, baciare, fare l’amore con uno o più di loro. Morte e rinascita, sangue e sesso, dunque, sono i punti salienti per una buona riuscita della storia paranormal a tema vampiresco, che deve comunque rispettare sempre i canoni del romance, facendo gioire con un lieto fine. Per chi poi nella lotta tra vampiri e licantropi preferisce questi ultimi, ci sono numerose trame incentrate sui lupi. Il licantropo affascina per il suo legame particolare con le notti di luna piena, durante le quali perde il controllo e può accadere di tutto. L’aggressività e la forza insite in loro governate dal richiamo della luna alta in cielo portano i licantropi a seguire più l’istinto che altro e a essere dominati dalla loro parte animale. Sono degni avversari dei vampiri, ma non solo: viste le vendite di autrici come la Stiefvater, la Armstrong e la Arthur pare riescano pure a rubar loro la scena! Altri romanzi parlano di angeli, che a prima vista sembrerebbero difficilmente coniugabili con l’erotismo e la violenza ma che nel paranormal sono stati sapientemente considerati allo stadio di Caduti, ossia di angeli che hanno perso la loro purezza, mettendo in luce il lato oscuro, di disobbedienza al divino o come angeli in grado di accompagnare le anime nell’oltretomba. In


seguito è arrivata l’ondata dei sensitivi e dei fantasmi, che piacciono per l’atmosfera dark-horror, quella delle fate, creature magiche dai pericolosi poteri e quella delle sirene, che ci sta investendo ancora come un tornado grazie all’uscita di titoli di autrici diverse. Chissà chi altro c’è ad aspettarci dietro l’angolo! Le pubblicazioni di questi ultimi mesi fanno intuire un probabile spostamento d’interesse verso gli alchimisti, figure misteriose legate alla magia, a iniziare con L’ordine occulto degli alchimisti di Karen Mahoney, primo romanzo della Iron witch trilogy che dovrebbe concludersi nel 2013. Valeria Bellenda


RECENSIONE MAGIA NEL VENTO, OCEANI DI FUOCO, MELODIA AL CREPUSCOLO Questo dice lei che delle sette detiene i poteri che vaga al crepuscolo tenendo in mano le sette lampade d’oro. Sette sorelle tra loro intrecciate che l’aria controllano e la terra e il mare, controllare non possono il destino da cui se ne sono andate. Una dopo l’altra, dalla prima all’ultima, il fato vorrà reclamare. (Parte della profezia di Anita Toste) Magia nel vento e Oceani di fuoco fanno parte della serie Drake Sisters, composta da otto libri, che narra la storia di sette sorelle dotate di particolari poteri e di una profezia che lega ognuna di loro a un amore inesorabile. Il volume uscito per Leggere Editore nel 2010 accorpa il primo e il terzo capitolo della saga, mentre il secondo capitolo, Melodia al crepuscolo, è stato pubblicato separatamente a fine 2011.

Magia nel vento Sarah è qui bisbiglia una brezza che si alza dal mare e che insieme agli spruzzi porta con sé una melodia ipnotica. Sarah è tornata. Sarah Drake è appena arrivata a Sea Haven dopo una lunga assenza, la sua casa sulla scogliera dove vive con le altre sei sorelle sembra darle il bentornato non appena dischiude le sue porte anche a Damon Wilder, un uomo di mezzà età che si è trasferito da poco e che non è ancora riuscito ad ambientarsi in quel piccolo paese di mare. Sarah è la più grande delle


sorelle Drake, agile ed elegante, possiede il dono di vedere il futuro, Libby può guarire con le sue mani alleviando le pene dei malati, Abigail riesce a farsi dire sempre la verità anche da chi non la vorrebbe rivelare, Hannah controlla l’aria, il vento e il mare, Kate ha una voce che infonde pace e serenità, Joley ha enormi poteri mentre a Elle spetta il compito di perpetuare la linea di sangue dando alla luce altre sette figlie femmine. La casa sulla scogliera può resistere al tempo in perfetto stato ed è legata a una antica profezia, secondo la quale i suoi cancelli incatenati si apriranno soltanto quando apparirà l’uomo giusto per ciascuna delle sorelle, a partire dalla primogenita. L’ingresso di Damon nella villa senza invito né aiuto suscita subito un notevole interesse, le ragazze sono curiose di conoscere ogni dettaglio dell’uomo destinato a diventare il vero amore di Sarah. Damon è una persona brillante, le sue idee geniali e innovative lo hanno condotto al successo lavorando a progetti di massima sicurezza per la nazione, ma allo stesso tempo lo hanno fatto diventare bersaglio di pericolosi criminali. Sarah vede la Morte vicino a lui, stretta alle sue spalle con avidi artigli e non può fare a meno di chiedersi che cosa gli sia successo in passato e quale tormento continui a portare con sè. L’attrazione che sente per lui la spinge a seguirlo e a proteggerlo, anche con l’aiuto della magia delle altre sorelle, da un temibile intreccio di eventi che minaccia di prendergli la vita. Le pagine scorrono veloci, lo stile della Feehan cattura fin dalle prime righe, avvolge con le sue descrizioni, così vive da farle sentire con tutti e cinque i sensi, dalla spuma del mare ai rododendri e alle rose rampicanti della casa Drake. La storia d’amore colpisce per la scelta del personaggio maschile principale, che non corrisponde ai soliti canoni del romance, è intelligente ma non eccessivamente bello, limitato nei suoi movimenti a causa di un incidente che lo ha costretto a camminare con un bastone. I sentimenti rappresentano il fulcro del romanzo, ma lasciano ampio spazio anche alla suspence e all’azione, rendendo il primo capitolo della saga un buon punto di partenza per gli appassionati del genere.


Oceani di fuoco Continuano le avventure delle sorelle Drake, ciascuna dotata di un dono magico, con l’entrata in scena di Aleksandr Volstov, affascinante agente russo dell’Interpol nonché vecchia conoscenza di Abigail. Tra i due vi era stata una focosa relazione, finita in modo brusco e traumatico in seguito a un errore di valutazione di Abigail nell’uso dei suoi poteri magici che aveva portato alla morte di un uomo innocente coinvolto in un caso che stava seguendo Aleksandr. Da quattro anni i due non si vedono più e la ragazza non ne vuole sapere di lui, nemmeno dopo che il suo Sasha, diminutivo con il quale era solita chiamarlo, rivela di non averla dimenticata. Ma ora che è stata accidentalmente testimone di un omicidio e una banda di spietati assassini si aggira per Sea Haven cercando di ucciderla e mettendo a repentaglio l’incolumità delle sue sorelle e dei delfini a cui vuole bene, Abigail è costretta ad accantonare i rancori personali e a collaborare con lui per riportare la tranquillità nel paese. Così come era successo a Damon, anche per Aleksandr si spalancano i cancelli della villa magica. Che sia davvero lui l’uomo giusto per lei? Tra grotte subacquee, scogliere a picco sul mare, cunicoli segreti e una collana appartenuta a una imperatrice russa si snodano le vicende di Abigail e Aleksandr, la cui tensione sessuale è sapientemente centellinata lungo le pagine, tardando a esplodere del tutto. Il terzo capitolo della saga Drake Sisters si concentra su questo rapporto intenso e conflittuale, dove i due personaggi paiono tanto attrarsi quanto respingersi, in una costante dialettica che li rende fragili, umani, veri.

Melodia al crepuscolo Romanzo collocato tra Magia nel vento e Oceani di fuoco, si focalizza sulle vicende di Kate Drake, scrittrice di successo e grande viaggiatrice. La ragazza fa ritorno a Sea Haven, decisa a rilassarsi dai continui viaggi e rivede per caso


Matthew Granite, un uomo per il quale aveva sempre nutrito una segreta ammirazione, tanto da ispirarsi a lui per tratteggiare gli eroi delle sue storie. Matthew è un ex ranger, abituato a combattere, scalare montagne e vivere avventure mozzafiato, tutto l’opposto di Kate, che adora invece leggere e scrivere in posti tranquilli. Matthew non è mai riuscito a pensare ad altre donne al di fuori di lei e propone subito di aiutarla, non appena Kate gli rivela di voler ristrutturare un mulino abbandonato per trasformarlo in una immensa libreria. Kate e Matthew trascorrono del tempo insieme e vengono a conoscenza dei reciproci sentimenti, mentre una forza maligna e centenaria liberata da una scossa di terremoto si aggira per il paese sotto forma di una densa nebbia, attaccando i simboli del Natale e seminando il panico tra i bambini. Le sorelle Drake intervengono per scacciare le tenebre e si ritrovano a fronteggiare un nemico potente, uno scheletro dotato di volontà, che sembra non riuscire a trovare pace. Il secondo capitolo della serie Drake Sisters è fluido e ammaliante, la storia d’amore tra Kate e Matthew è narrata con tinte rosee e delicate, mettendo in risalto soprattutto la dolcezza della loro unione, che viene vissuta da entrambi come un sogno che finalmente si avvera. Kate e Matthew esprimono tenerezza, assomigliano a due adolescenti alla prima cotta e superata questa fase iniziale, il loro legame assume risvolti erotici e sensuali, con scambio di battute piccanti e scene di passione a notevole impatto. La Feehan è abile nel riportare i punti di vista sia di lui che di lei, il modo in cui ciascuno vede l’altro e le reciproche sensazioni, favorendo una completa comprensione dei due personaggi. Il quarto libro della serie Drake Sisters, Dangerous Tides, deve essere ancora pubblicato per Leggere Editore.

Valeria Bellenda


PROMOZIONE EMERGENTE FRANCESCA CANI Francesca Cani è mantovana, laureata in Scienze dei beni Culturali e in Storia dell’arte presso l’Università di Verona. Dopo la pubblicazione in cartaceo del suo romanzo d’esordio: @mare – Il profumo del gelsomino notturno (2009), ripubblicato in digitale da Go Ware nel 2011, si è dedicata alla scrittura di racconti, molti dei quali vincitori di premi letterari e oggetto di pubblicazione digitale. A partire dal 2011 è iniziata la collaborazione con la casa editrice digitale Lite Editions con la quale Francesca Cani Francesca ha pubblicato Il sangue d’Eire, di genere fantasy mitologico, nella raccolta Nell'antro di Eros e successivamente alcuni racconti di narrativa erotica: Lei è mia, Sei già venuta, Con te non ho finito, Il padiglione dei desideri. Inoltre troviamo online Il canto del vento, Querci & Robertson edizioni, Specchi d’acqua, secondo classificato al concorso Una penna per Poe, ed. 2011, Mele sulla neve inserito nel progetto Quistello in cerca… d’autore e i racconti di Natale pubblicati su www.lamiabibliotecaromantica.it. www.francescacani.it

@MARE IL PROFUMO DEL GELSOMINO NOTTURNO Cosa significa @mare? Esistono tanti modi d’amare quante sono le forme che assume l’amore. E se ai sentimenti non c’è limite, allora, ciò di cui abbiamo tutti bisogno, è trovare il nostro personale, unico, irripetibile modo d’@mare. Toscana 1943. Sofia Gorelli è una ragazza di diciassette anni che conduce un’esistenza tutto sommato ovattata e lontana dai pericoli della guerra. Per lei e per la sua famiglia tutto cambia in quattro giorni, Sofia incontra Francesco un giovane partigiano che ha perso tutti coloro


che amava e che troverà in lei un motivo per continuare a lottare. L’incontro con i partigiani decreterà la fine dell’isolamento della famiglia Gorelli e la nascita di un amore che nemmeno guerra, fame, separazione e l’onda lunga e spietata della Storia potranno cancellare. Ai nostri giorni è possibile un amore come il loro? Lisa pensa di no, teme di aver perduto la capacità di @mare, ma non è così. Gaza 2002. Lisa Longhi è una giornalista di trent’anni, nella vita non le manca il successo, la possibilità di viaggiare ed il senso dell’avventura. Lisa ha ereditato dalla nonna Sofia, gli occhi azzurri, i capelli neri, la determinazione ed il carattere forte. A separarla dalla felicità è la difficoltà di credere nell’amore, anche quando ha il volto solare e rassicurante di Adam un fotografo irlandese che porta con sé il fascino di un paese fiabesco. Questa storia racconta del tempo necessario per far crescere un sentimento inossidabile; a volte sono sufficienti quattro giorni, altre volte è necessario un atto di fede. Del tempo che scorre inesorabile evocato da un racconto che ha il potere di restituire le origini e Cover @mare di far rivivere l’epopea della famiglia Gorelli, fra atti eroici e lo scivolare tranquillo dei giorni nell’ottocentesca villa di famiglia. Possono le simmetrie del destino restituire il sorriso a Lisa? La chiave per la sua felicità sta nel racconto della nonna, lei ancora non lo sa, ma l’amore può essere eterno. Basta crederci. a cura di Anna Giraldo.


NOVITA’ EDITORIALI PARANORMAL ROMANCE IL CANTO DELLE OMBRE

TITOLO: Il canto delle ombre AUTRICE: Camilla Morgan Davis EDITORE: Zero91 ANNO: 2012 TRAMA Maila trascorre le sue giornate chiusa nella sua stanza ad Amadriade, ascoltando musica e supplicando la Luna di aiutarla a cercare Ren, il suo amore, il suo Othar. Lei è sempre più convinta che lui sia vivo, tenuto prigioniero dai Disincarnati. Chiede alla Luna una nuova visione, un nuovo sogno, per rivederlo e scoprire il luogo in cui si trova, ma Maila ignora che i sogni sono popolati da Demoni chiamati Velatori, che vogliono cibarsi della sua carne per raggiungere l’immortalità. Scoprirà che la realtà è più terribile dei suoi incubi: i Disincarnati, gli antichi nemici dei licantropi, non solo hanno allestito una cellula segreta in un paese dimenticato della Serbia in cui tengono prigionieri i mutaforma, ma stanno cercando il luogo in cui da secoli è custodita l’Arma Celeste, un pericoloso veleno in grado di sterminarli. Maila sarà nuovamente chiamata ad adempiere al suo ruolo di Prescelta, lasciando Amadriade per mettersi in viaggio verso la città serba di Alibunar, con la speranza che proprio lì si trovi anche Ren. Affronterà


una nuova avventura con la speranza di non fallire, proteggendo il popolo degli uomini lupo, sè stessa e il suo Othar.

Serie de Il canto della notte: 1. Il canto della notte (2011) 2. Il canto delle ombre (2012) BIOGRAFIA DELL’AUTRICE Camilla Morgan Davis è una giovane donna nata nel 1982 sotto il segno dei gemelli. Trascorre buona parte della sua giornata nella camera di un vecchio monastero sconsacrato, insieme ad un bizzarro cane. Colleziona varie edizioni di Alice nel paese delle meraviglie. Sogna di avere una libreria tutta sua e di trasferirsi in Toscana. Scrive allo scoccare della mezzanotte, prediligendo storie misteriose per ragazzi di ogni età. Storie romantiche, fantasiose, con un po’ di sangue, avventura e fantasia. Altre volte, favole oniriche rilegate e scritte a mano su fogli di carta che ricicla ovunque. Incontra strane creature. Loro cominciano a parlare e lei non può far altro che trascrivere il loro narrare. Di giorno si occupa di scienze sociali e letteratura on-line. Il canto delle ombre è il suo secondo romanzo.

a cura di Valeria Bellenda


DESY GIUFFRE’ - IO SONO HEATHCLIFF

TITOLO: Io sono Heathcliff AUTORE: Desy Giuffrè EDITORE: Fazi Editore ANNO: 2012 TRAMA Elena Ray è una ragazza ricca e viziata, la sua apparente superficialità nasconde però le tipiche sofferenze adolescenziali. Damian Ludeschi è un affascinante ladro di strada, amante del pericolo e romantico sognatore, incapace di accettare l’abbandono del padre e di assecondare i voleri di uno zio violento e avido di potere. Le loro vite sembrano non avere nulla in comune, se non fosse per un’antica maledizione che lega entrambi alla vecchia tenuta conosciuta con il nome di Wuthering Heights, e ai loro storici proprietari: Catherine Earnshaw e il suo amato Heathcliff. Abbiamo imparato a conoscerli e ad amarli nel classico senza tempo “Cime tempestose”, che ha fatto palpitare tanti cuori, e ora li ritroviamo come spiriti disposti a tutto, anche ad appropriarsi delle vite dei due giovani protagonisti pur di avere una seconda possibilità di vivere il loro sfortunato e triste amore. Non sarà il destino a decidere per loro, ma il segreto custodito nell’epitaffio di una tomba, che dà vita al sequel fantasy di una delle storie più amate della letteratura inglese: «Le rocce ne saranno custodi. La brughiera prigione. Finché una Figlia di Sangue non giungerà per ridare il sale alle loro ossa. E la terra non griderà più i loro nomi».


BIOGRAFIA DELL’AUTRICE Desy Giuffré è nata a La Spezia nel 1985 e vive in un allegro paese marittimo sulla costa ionica della Sicilia. Donna dal carattere determinato e sognatrice d’altri tempi, non si arrende mai di fronte ai progetti che si prefissa. Ed è così che, dopo una lunga attesa fatta di lavoro e speranza, è riuscita a realizzare il suo sogno lavorativo che lei stessa ama definire tale per la professionalità e la passione che la unisce al mondo della scrittura: un lungo cammino da sempre desiderato e inseguito con tenacia. Lettrice vorace e amante dei fiori, adora fare lunghe passeggiate nel folto dei boschi o in riva al mare. Dalla sua fatica nel separarsi dai personaggi dei libri di cui s’innamora, è nato in lei il desiderio di creare un sequel tratto da Cime tempestose – romanzo che conosce a memoria – con il quale coltiva un rapporto viscerale. Il silenzio, la buona musica, il profumo della terra bagnata e l’immenso blu del cielo sono le condizioni ideali per la sua ispirazione. Io sono Heathcliff è il suo romanzo d’esordio. a cura di Valeria Bellenda


INTRODUZIONE ALL’UMORISMO

Benvenuti nella sezione dedicata all’Umorismo, dove le storie diventano più leggere e le labbra si stendono e si arricciano. L’umorismo è un genere molto antico e nobile, e senza esagerare si può affermare che non è affatto facile fare dell’ironia senza cadere nel volgare o nel banale. In questi anni ci hanno abituato a una comicità (specialmente in televisione) demenziale e anche abbastanza volgare, e forse è proprio per questo che l’umorismo, quello vero, trova sempre meno spazio nelle librerie. In questa sezione parleremo di storie scritte volutamente per far ridere e sorridere delle cose della vita, ma anche di storie che involontariamente si rivelano comiche, perché l’umorismo è anche questo: satira e presa in giro. Che dire di più? Vi auguriamo buona lettura, e se è possibile anche qualche sorriso sentito.


ARTICOLO LETTERATURA UMORISTICA AL FEMMINILE E CHICK LIT É un dato di fatto che noi donne abbiamo dovuto faticare per ottenere gli stessi diritti degli uomini e anche il campo della letteratura non fa eccezione al riguardo. Basti pensare, infatti, alle molte scrittrici costrette a firmarsi con uno pseudonimo maschile. Volendo indagare storicamente sulla questione, è chiaro che la donna doveva occupare nella società un posto che fosse esclusivamente quello di moglie e madre, mentre tutto il resto era disdicevole o perlomeno inopportuno. La donna non doveva lavorare, non doveva possedere beni, non doveva avere idee sul alcun che. Figuriamoci scrivere e fare di questo una vera professione. Il tempo è passato, la donna ha ottenuto la parità in molti campi (anche se spesso solo sulla carta) e anche in letteratura è potuta uscire allo scoperto regalandoci nomi importanti. Ma se questo è abbastanza vero in generale, per quanto riguarda la letteratura umoristica la questione è ancora irrisolta. Basti confrontare il numero di scrittori umoristici di un certo spessore (italiani ma non solo) a quello di scrittrici umoristiche e il conto è presto fatto. Abbiamo fior fiore di scrittrici nel nostro paese, ma se dovessimo cercare un nome di donna che nel genere in


questione ha lasciato lezioni importanti, dovremmo faticare parecchio, per non dire che dovremmo desistere. Ma qual è il motivo? Forse che per le donne è più complicato far ridere? Ad onor del vero, dobbiamo segnalare che negli ultimi vent’anni si è assistito alla nascita del Chick lit, genere letterario che raccoglie prevalentemente scrittrici americane e britanniche che raccontano storie di donne. Sebbene abbia evidenti legami col genere rosa, questo nuovo genere, ultimamente, ha assunto una connotazione più marcatamente umoristica e alcuni di questo romanzi sono ormai dei best sellers internazionali, come quelli di Sophie Kinsella.Il termine chick lit si riferisce, dunque, ad un certo tipo di “letteratura per ragazze”. Nello slang statunitense chick starebbe per chiken (pollastra) e lit è il diminutivo di literature (letteratura). Tra le scrittrici italiane che vengono considerate esponenti di questo genere ci sono Alessandra Casella, Tiziana Merini e Geppi Cucciari. Maria Letizia Musu


RECENSIONE MEGLIO DONNA CHE MALE ACCOMPAGNATA DI GEPPI CUCCIARI Titolo: Meglio donna che male accompagnata Prezzo: € 12,00 Anno: 2006 Editrice: Kowalsky ISBN:9788874960392 Voto: 6 È la prima esperienza di pubblicazione per la simpatica Geppi Cucciari, nata professionalmente sui palchi dei Cabaret milanesi, alla quale ne è seguita un’altra nel 2009, Meglio un uomo oggi. Meglio donna che male accompagna è una discreta prova, che regala al lettore alcune piacevoli ore. Non si può negare, infatti, che Geppi Cucciari possieda notevoli doti nel rappresentare il comico che c’è intorno a lei e la sua capacità di rendere “visivamente” la situazione divertente è decisamente pregevole. A questo si aggiunga il senso del ritmo letterario, ritmo che è indispensabile anche nell’altro suo campo d’interesse. Sarà facile per il lettore ridere e sorridere spesso tra le pagine di questo romanzo, tra divertenti riflessioni sull’altro sesso, bersaglio preferito della simpatica Geppi che è scrittrice e protagonista della storia. Non sarà complicato per il lettore raffigurarsi mentalmente e visivamente le espressioni della protagonista che sono le stesse cui ci ha abituato durante gli anni in cui ha calcato il palcoscenico di Zelig. Un libro che si divora letteralmente, tutt’altro che banale e scontato e che possiede una trama decisamente ben congeniata.


Trama. È la storia di tre amiche single: Geppi, Lucia e Stefania. Tutto nella loro vita sembra procedere normalmente quando arriva l’invito al matrimonio di una loro amica d’infanzia. Dunque, le tre organizzano il rientro nella loro terra d’origine, la Sardegna, preparandosi a quello che sarà l’inevitabile confronto tra loro, single, e la vecchia amica pronta per il grande passo. Cosa c’è di più tremendo per una donna di presentarsi ad una occasione così importante senza un marito/fidanzato?

Maria Letizia Musu


VARIO INTRODUZIONE AL VARIO Benvenuti nella sezione Vario, dove non si sa mai quello che ci capita. Con il termine “Vario” potremmo includere, potenzialmente, tutti i libri del mondo. Dall'epica al poliziesco, dalla fantascienza al rosa, dal comico all'horror. Chiaramente, non useremo in modo così confusionario questo settore, ma lo useremo per raccogliere articoli e recensioni su tutto ciò che non riguarda narrativa: fantastica, criminale, romance.. Tutto ciò che è fuori da questi maxigeneri finirà qui. Ma ciò non deve far pensare a una sezione di scarto, a un accumulo di briciole avanzate: in questa sezione saranno presenti generi importanti come l’umorismo, il romanzo sociale, il romanzo psicologico, il romanzo di formazione e diversi altri generi che abbiamo deciso di raggruppare in questa sezione perché, da un punto di vista prettamente quantitativo, non possono competere con la mole di roba legata al crime, al fantastico e al romance. Vi auguriamo una buona e variegata lettura.


ARTICOLO QUANDO IL CLICHE’ DIVENTA ARCHETIPO La letteratura mondiale, specialmente negli ultimi decenni, ha sviluppato una forte tendenza a respingere con forza ogni idea di cliché. I luoghi comuni, le cose già viste o sentite in altri libri, sono senza alcun dubbio degli errori, poiché preannunciano già qualcosa al lettore, o rendono la scena banale. Ma è sempre così? Come ogni battaglia, anche questa non può e non deve essere assolutistica. Il grigio, l’eccezione, dev’esserci. In questo caso siamo davanti a una grande eccezione, poiché sono molti i cliché che devono essere bene accetti. Per rendercene conto, guardiamo al passato. Nella Commedia, Dante utilizza una figura emblematica: Caronte, il traghettatore degli inferi. Se oggi pensiamo a un traghettatore, ovviamente come figura misteriosa o semi-sconosciuta, riconosceremo il paragone, adocchiando a quella figura come a colui che da accesso a un nuovo mondo o che – in alternativa – segnala la fine di uno e l’ingresso nell’altro. Questa nostra idea non è venuta da Dante, ma dalla tradizione classica. Per l’Alighieri, infatti, valeva lo stesso condizionamento che muove noi. Il traghettatore è stato inserito nella Commedia proprio per ciò che significava. A tutti gli effetti parliamo di un cliché, ma che ha superato il semplice essere di moda, e ha raggiunto uno stato maggiore, l’archetipo. L’archetipo non può e non deve essere combattuto, poiché rappresenta ciò che l’autore vuol dire, senza doverlo scrivere esplicitamente. Caso simile, lo abbiamo nell’Yvain, Le chavalier au Lion di Chretien de Troyes. Questo romanzo in versi arturiano – precedente


alla Commedia di più di un secolo – mostra una figura parallela al traghettatore, il bovaro. Anche qui – forse in maniera meno esplicita – abbiamo un archetipo diverso, ma al contempo uguale. Il significante cambia, ma il significato è lo stesso. Bisogna non confondere, però, la possibilità di variare i significanti con il poter eliminare il cliché mantenendo il significato. Perché un archetipo sia riconosciuto – e quindi svolga il suo compito di portatore di un messaggio – la figura dev’essere già nota al pubblico e rivestire già per tutti il ruolo che l’autore vuole. Quindi non è possibile pensare a un guerriero come sostituzione del bovaro – o del traghettatore – perché nessuno potrà mai ricollegarlo al significato voluto. Se è così, allora, quando i cliché vanno eliminati, e quando si rivestono da archetipi? La risposta può essere solo fumosa, come ogni cosa che riguarda la letteratura. Per via generale, tuttavia, il cliché “maligno” è quello che viene inserito per identificare l’ambientazione o il genere senza scopi nascosti. Inserire nel proprio libro un drago, un elfo e una spada magica, darà al lettore il chiaro messaggio di star leggendo un fantasy classico. In questi casi l’autore dovrebbe sforzarsi di eliminare tutti i cliché non essenziali, per delineare a modo suo – e quindi in modo innovativo – il mondo che sta creando. Al contrario, quando il cliché viene inserito consapevolmente per unico scopo di comunicare un messaggio, allora è facile che si tratti di un archetipo, facendo attenzione a quanto detto su: il significante dev’essere già noto al pubblico, altrimenti il messaggio non potrà giungere. Spesso i critici si dividono su questo punto. Alcuni puntano a definire cliché ogni ridondanza, altri li rendono tutti archetipi. Quale che sia la cosa giusta da fare, ritengo che la presenza di due termini debba portare a una bipartizione del significato. Se significassero la stessa cosa, non saremmo qui a parlare della loro differenza. Dunque, come sempre, forse la verità sta nel mezzo. Maurizio Vicedomini


RECENSIONE DOPPIO SOGNO DI ARTHUR SCHNITZLER Una serata sopra le righe e la seguente nottata di ardente passione, scatenano in Albertine e Fridolin, una giovane coppia della Vienna borghese degli anni ’20, la necessità morbosa di rivelarsi a vicenda i segreti degli amori passati, i desideri inespressi, le esperienze mancate, i sogni. Si tratta di accenni maliziosi e racconti forse inventati o travisati, ma tanto basta per insinuare il dubbio e il turbamento nelle menti dei due coniugi. In particolare, la confessione di un’avventura prematrimoniale mancata di Albertine innesca una reazione a catena nell’animo di Fridolin, medico di professione, che lo porta dapprima a considerare le avances della figlia di un suo paziente, quindi a cercare conforto nella compagnia platonica di una prostituta e infine a scoprire un mondo sommerso: si intrufola, non invitato, in un ballo in maschera indetto da una società oscura e pericolosa con regole spiegate, nel quale aleggia lo spirito della perversione. È sul punto di lasciarsi sedurre, quando, scoperto, si salva solo grazie all’aiuto di una donna dal volto mascherato. Nel frattempo l’irrequietezza di Albertine si esprime attraverso sogni torbidi e confusi che la vedono preda di amanti mancati e carnefice del suo coniuge Fridolin. Il tutto culmina con l’irreparabile: la visita da parte di Fridolin all’obitorio dove giace il cadavere di una sconosciuta in cui egli tenta di riconoscere le fattezze conturbanti di colei che l’ha aiutato a fuggire dal ballo in maschera. È sconcertante l’attualità degli argomenti


di Arthur Schnitzler nella novella “Doppio Sogno” (titolo originale Traumnovelle). Scritta nel 1925 e pubblicata per la prima volta a puntate su una rivista austriaca, si avvale della mescolanza degli elementi onirici e degli eventi notturni per raccontare il senso di insoddisfazione che è nell’animo dei due protagonisti, traditori, sebbene soltanto nelle intenzioni, con l’unico fine di suscitare la gelosia vicendevole e il desiderio di disgregare il loro legame profondo e sincero per il solo gusto del disfattismo. Gli eventi si susseguono così con risvolti profondi e mai ba-nali attraendo anche il lettore nel “doppio sogno” dei protagonisti, nell’agonia di una coppia perfetta in disfacimento. L’opera è breve ma di grande intensità. Il linguaggio semplice e lo stile scevro da giudizi morali, la rendono godibile e di facile fruizione anche per il lettore di oggi, nel quale rimarrà un indefinito senso di irrequietudine anche dopo averne terminato la lettura. La novella ha ispirato Stanley Kubrick per il suo ultimo film Eyes Wide Shut, con Nicole Kidman e Tom Cruise. Arthur Schnitzler (1867 – 1931), nato e vissuto a Vienna, ha praticato la professione di medico, pur serbando per tutta la sua vita la passione per la scrittura e acquisendo fama come scrittore e drammaturgo. La reciproca stima e una fitta corrispondenza epistolare hanno legato l’autore a Sigmund Freud, il padre della psicanalisi. Attratto dall’approfondimento psicologico delle tematiche amorose, Schnitzler ha ottenuto il successo come drammaturgo benché le sue opere teatrali abbiano spesso suscitato scandalo e polemica: tra queste Amoretto, Girotondo e Intermezzo, che sono tutt’ora rappresentate. Per la narrativa, ricordiamo, oltre a Doppio Sogno, Il ritorno di Casanova, pubblicato nel 1918. Anna Giraldo


CREDITI: Aniello Troiano: Fondatore, Direttore, Redattore per l’area CRIME Simona Tassara: Redattrice per le sezioni Giallo e Noir Andrea Mariani: Redattore per la sezione Pulp Christine Amberpit: Redattrice per le sezioni Thriller e Horror Scilla Bonfiglioli: Redattrice per le sezioni Thriller e Horror Giuseppe Novellino: Redattore per la sezione Fantascienza Anna Giraldo: Redattrice per le sezioni Fantasy, Romance, Horror e Vario

Michele Greco: Redattore per le sezioni Fantasy e Fantascienza Deborah Epifani: Redattrice per la sezione Fantasy Laura Buffa: Redattrice per le sezioni Fantasy e Fantascienza Valeria Bellenda: Redattrice per la sezione Romance Letizia Musu : Redattrice per la sezione Umorismo Maurizio Vicedomini: Freelance per Vario Alessandro Terazzan: Grafico


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RIVISTA FRALERIGHE NUMERO 3 (12.5.12)  

Il terzo numero della rivista letteraria gratuita Fralerighe. All'interno uno speciale su Massimo Carlotto e tanto altro.

RIVISTA FRALERIGHE NUMERO 3 (12.5.12)  

Il terzo numero della rivista letteraria gratuita Fralerighe. All'interno uno speciale su Massimo Carlotto e tanto altro.

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