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GIUGNO - LUGLIO 2006 N. 3

Poste Italiane S.p.A. - Sped. in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB/52/2004 - AREZZO - Tariffa pagata - Taxe perçue

PERIODICO DEL VICARIATO DI ANGHIARI E MONTERCHI

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Temporale in collina di Vera Cuccini

Una grossa nube nera d’improvviso è apparsa da dietro il colle. Si scolorisce il sole, un leggero vento, dapprima, più forte poi, agita in un tremulo sussurro le fronde delle forti querce. Tacciono gli animali si riparano gli uomini, tutto è silenzio intorno. L’attesa è breve, fragorosamente scoppia il tuono, cade violenta la pioggia mentre, rabbioso il vento tormenta il bosco sibilando fra l’intreccio dei suoi verdi rami.

I mulini del Sovara Con questo numero inizia la pubblicazione della ricerca del maestro Mercati sui mulini della valle del Sovara. La potrete trovare a pag 28 e ci auguriamo sia da voi apprezzata. Continuerà per alcune puntate ed esaminerà in modo dettagliato i mulini che esistevano lungo la valle del Sovara e che erano alimentati dalla reglia che scorre ancora oggi quasi parallela alla Sovara stessa. *** Vi ricordiamo che dal numero scorso la versione del giornale che trovate nel sito internet della parrocchia è pubblicata in formato pdf cioè si può vedere con il programma Acrobat. Questo permette di vedere le pagine così come sono quelle stampate su carta. Eventuali indicazioni e suggerimenti utilizzando magari la posta elettronica oratorio@parrocchiadianghiari.it Un saluto

l'editoriale di enzo papi

Le Grafiche Borgo La carta stampata è il mezzo attraverso il quale i membri della redazione, gli autori dei pezzi, comunicano con i tanti lettori de l’Oratorio d’Anghiari. Detta così, la cosa è una banalità. Perché Anghiari è una cittadina piccola ed anche la vallata a cui guarda dal suo sperone fortificato, e dove ci sono pure dei lettori, non è certo grande. Il che, in pratica, significa: ci conosciamo tutti…! Sappiamo bene chi sono quelli che fanno o scrivono l’Oratorio. Tutto questo è vero… ma solo in parte. Sappiamo bene i guasti prodotti dalla mitizzazione della privacy; oggi l’isolamento è più facile di una volta, la mancanza di comunicazione fra le persone è più normale. Le piazze nel giorno della festa e il sagrato all’uscita delle messe sono sempre meno affollati. C’è lo struscio dei giovani, su certe vie ed in certe ore: ma gli adulti? Il rapporto diretto e la conoscenza quotidiana che creano simpatia e solidarietà sono sempre più in difficoltà. Torniamo allora da dove siamo partiti: la carta stampata sta in mezzo fra autori dei pezzi, estensori delle rubriche e lettori. Cioè può divenire il supporto, la parola è divenuta importante con l’irruzione di internet e della telematica, che isola una redazione, per quanto simpatica e capace, nella sua torre d’avorio; così che il lettore sa con maggiore o minore vaghezza chi c’è dietro le righe che legge. Solo la conoscenza personale avvicina: se il pezzo è piacevole e si legge volentieri è un dato di bravura; ma se l’autore è anche conosciuto ciò sposta la bravura sul versante più intenso della simpatia. Della condivisione di un rapporto fra persone. È uno come te, quello che conosci: lo incontri, lo puoi fermare per strada. È per obbligare il foglio a rimanere mezzo, per evitare le secche della separazione, che alcune delle rubriche de l’Oratorio, vedono

comparire come elemento fisso redazionale la minifoto dell’autore o quella delle logge. Ecco perché la copertina del n. 3/ 2006: presenta a tutti i lettori affezionati de l’Oratorio le macchine poderose che rendono concretamente possibile un fascicolo, ormai corposo, come il nostro: 32 pagine non sono poca cosa! Soprattutto mostra lo staff e il personale che queste macchine sa attivare e impostare con maestria per arrivare al prodotto che, chiuso in tipografia, entra in tutte le nostre case. Si tratta delle Grafiche Borgo, una azienda giovane e capace che lavora a S. Fiora, a mezza strada fra il Borgo e Anghiari. È cominciato un rapporto prezioso e proficuo fra le Grafiche Borgo e il nostro foglio: l’azienda è dotata di grande professionalità; nel campo tipografico, della progettazione e del design, è all’avanguardia. Il nostro bimestrale è in ottime mani: lo scorso numero, e questo che è appena uscito, sono, fra l’altro, un bell’aiuto al nostro sforzo editoriale; sono stati stampati infatti a costo zero, grazie alla volontà dell’azienda di S. Fiora: una sorta di viatico per un rapporto di collaborazione che sarà lungo e pieno di speranza. Ci è sembrato doveroso presentare allora ai nostri lettori l’azienda, la proprietà e le maestranze che adesso hanno nelle loro cure appassionate il foglio che pubblichiamo. Se chi scrive il bimestrale è conosciuto, non da meno devono essere noti a tutti i lettori coloro che confezionano in tipografia l’Oratorio. Sempre per una questione di trasmissione, di affetto e di simpatia. “Tu sei fra quelli che stampano l’Oratorio? Bene, ti leggo volentieri!” Perché l’Oratorio non lo fa solo chi scrive; ma anche chi sa attivare le macchine che lo stampano. Grazie e buon lavoro a tutti!

In copertina Il gruppo di lavoro delle Grafiche Borgo in posa per i lettori dell'Oratorio. Le Grafiche Borgo, per il secondo anno consecutivo, hanno vinto il premio qualità messo in palio dalla cartiera SAPPI. Si tratta di un riconoscimento a livello nazionale.

L'ORATORIO DI ANGHIARI - Tariffa Associazioni Senza Fini di Lucro: Poste Italiane S.p.A. - Sped. in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB/52/2004 - AREZZO - Tariffa pagata - Taxe perçue Anno XXXX - Periodico del Vicariato di Anghiari e Monterchi. Con approvazione della Curia di Arezzo Aut. Tribunale di Arezzo n. 5 del 28 aprile 1967 - Dir. Resp. Enzo Papi - Stampa: Grafiche Borgo, Sansepolcro.

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2006: un anno da vivere costruendo futuro... insieme di suor Astrid

Varietà di doni: Lo Spirito dona a ciascuno vocazioni e doni differenti non per opporsi, affrontarsi, dividersi... Lo Spirito esige l’unità nell’essere diversi, nell’accettazione conservando la propria personalità. Queste vocazioni e doni personali devono andare a beneficio di tutta la collettività. Ogni cristiano, animato interiormente dallo Spirito, deve essere unito agli altri cristiani nella fede, per poter vivere la libertà dei figli di Dio. Conoscere i doni ricevuti e mettendoli a servizio del bene comune sono elementi nella nostra vita che fanno vivere costruendo futuro... insieme.

Pentecoste La Pentecoste era la festa della mietitura, una festa contadina. Il centro del rito consisteva nell’offerta a Dio delle primizie del raccolto. Israele inserì anche questa festa contadina nella storia della salvezza, trasformandola nel memoriale dell’alleanza tra Israele e il suo Dio. Israele celebra contemporaneamente Dio come Signore della storia e come benefattore della terra. Non festeggia i ritmi della natura, ma il gesto di Dio che dona all’uomo la terra e i suoi frutti. “Ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato.” (Dt. 26, 10) Israele riconosce che la terra è di Dio e che, comunque, i frutti del campo sono suo dono.

Il tempo ordinario dopo la Pentecoste ci invita a dispensare i frutti dello Spirito: Amore - gioia - pace - pazienza - benevolenza bontà - fedeltà - mitezza - dominio di sé

La Pentecoste oggi la descriviamo così: cinquantesimo giorno dopo Pasqua. Solennità cristiana che cade cinquanta giorni dopo la Pasqua, a commemorazione della discesa dello Spirito Santo, in forma di lingua di fuoco, sugli apostoli riuniti nel cenacolo. (Atti 2, 1-4) Pentecoste: lo Spirito di Dio, effuso sugli apostoli, fa di quel gruppetto di uomini impauriti un popolo numeroso che non teme di parlare e di cantare le meraviglie di Dio. È nata la Chiesa, umanità nuova ricreata dal soffio divino, che annuncia al mondo un dono insperato, la buona notizia del perdono dei peccati. Non è più tempo di paura e di ripiegamento su sé stessi. È tempo di lasciare che lo Spirito superi tutte le frontiere e conduca l’umanità intera dove Dio vuole. Non si può separare la Pentecoste dalla Pasqua. L’antica festa delle primizie del raccolto oggi offre a tutti le ricchezze pasquali. L’opera della salvezza non è ancora giunta al suo pieno compimento, ma tutto è già stato donato nel frutto straordinario che era stato promesso dalla Pasqua: lo Spirito del Signore che riempie l’universo e la terra intera col suo fuoco ardente. La Pentecoste è la piena manifestazione della sovrabbondanza divina, della folle generosità del Padre, del traboccare della sua vita comunicata all’umanità in un abbraccio eterno.

Camminare secondo lo Spirito significa essere in comunione con la morte e risurrezione del Signore, liberarsi dalla schiavitù del peccato e dell’egoismo, aprirsi a uno stile di vita in cui il Cristo stesso diventa il criterio di ogni scelta e di ogni impegno. “Non sono più io che vivo, è lui che vive in me.” (cfr. Gal. 5, 16-25)

Sequenza

Nella nostra vita terrena, lo Spirito è la vita eterna già cominciata. Parlare, raccontare, cantare le meraviglie di Dio... sono elementi nella nostra vita che fanno vivere costruendo futuro... insieme. Pentecoste: festa dello Spirito per tutti gli uomini! Tanti doni, ad ognuno il suo, da mettere a servizio del bene comune di tutta la Terra per costruire un mondo unito all’insegna della giustizia e della cooperazione tra i popoli. I doni dello Spirito sono 7:

Vieni, santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.

Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina.

Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori.

Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò ch’è sviato.

Consolatore perfetto; ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo.

Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni.

Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto.

Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.

O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli.

Consiglio - Intelletto - Scienza - Fortezza Sapienza - Pietà - Timor di Dio

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CALENDARIO LITURGICO a cura di Franco Cristini

Mese di Giugno 2006

Mese di Luglio 2006 2 luglio domenica – Domenica XIII del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 3 luglio lunedì - San Tommaso apostolo. “Tu hai veduto, Tommaso, e hai creduto: beato chi non vede, eppure crede, alleluia.” 4 luglio martedì - Primo martedì del mese. In Propositura alle ore 17 Ora di Guardia con recita del Santo Rosario. 6 luglio giovedì - Primo Giovedì del mese. Si invitano i fedeli alla preghiera per le vocazioni. 7 luglio venerdì - Primo Venerdì del mese. Nella chiesa di Micciano, alle ore 20,30, S. Messa per il Gruppo Uomini dei Ritiri di Perseveranza. Nel Santuario del Carmine alle ore 21, S. Messa con adorazione. 9 luglio domenica – Domenica XIV del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 11 luglio martedì -San Benedetto abate, patrono d’Europa. Nacque a Norcia verso il 480 e morì il 21 marzo del 547. Anniversario dell’apparizione della Madonna al Combarbio, oggi Carmine. Alle ore 20 dalla piazzetta della Croce, pellegrinaggio verso il Santuario del Carmine per partecipare alla S. Messa delle ore 21. 16 luglio domenica – Domenica XV del Tempo Ordinario. Beata Maria Vergine del Carmelo. Sante Messe secondo l’orario festivo. Festa solenne al Santuario del Carmine con S. Messa alle ore 21 e processione intorno al santuario. Nei giorni 14 e 15, alle ore 21 preghiera comunitaria nel santuario. 22 luglio sabato - S. Maria Maddalena: S. Messa alle ore 18 nella chiesa della Maddalena nel Borgo della Croce. 23 luglio domenica – Domenica XVI del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 25 luglio martedì - San Giacomo apostolo detto il Maggiore, per distinguerlo dall’omonimo apostolo, cugino di Gesù. È venerato soprattutto in Spagna a Santiago di Compostela dove esiste la celebre basilica a lui dedicata. 26 luglio mercoledì - Santi Gioacchino e Anna: secondo i vangeli apocrifi vengono considerati i genitori della beata Vergine Maria. 29 luglio sabato - S. Marta di Betania, sorella di Lazzaro e di Maria. A Betania ricevette il Signore come ospite, lo servì con delicatezza e con le sue preghiere ottenne la risurrezione di Lazzaro. 30 luglio domenica – DomenicaXVII del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 31 luglio lunedì - Sant’Ignazio di Loyola. Nacque a Loyola, in Spagna, nel 1491, morì a Roma nel 1556. È stato fondatore della Compagnia di Gesù.

Dedicato al Sacro Cuore di Gesù 1° giugno giovedì - Primo Giovedì del mese. Si invitano i fedeli alla preghiera per le vocazioni. 2 giugno venerdì - Primo Venerdì del mese. Nella chiesa di Micciano, alle ore 20,30, S. Messa per il Gruppo Uomini dei Ritiri di Perseveranza. Nel Santuario del Carmine alle ore 21, S. Messa con adorazione. 4 giugno domenica -Pentecoste. Sante Messe secondo l’orario festivo. Sono trascorsi 50 giorni dalla S. Pasqua e lo Spirito Santo, dopo l’Ascensione del Signore, venne sui discepoli con la volontà e il potere di introdurre tutte le nazioni alla vita e alla rivelazione del Nuovo Testamento. 6 giugno martedì - Primo martedì del mese. In Propositura alle ore 17 Ora di Guardia con recita del Santo Rosario. 11 giungo domenica – Domenica X del Tempo Ordinario. SS. Trinità. “Adoriamo l’unico vero Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo.” Sante Messe secondo l’orario festivo. 13 giugno martedì - Sant’Antonio da Padova. Sacerdote e Dottore della Chiesa: nacque a Lisbona, in Portogallo, verso la fine del XII secolo. Morì a Padova nel 1231. 18 giugno domenica – Domenica XI del Tempo Ordinario.Corpus Domini “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo: chi mangerà questo pane vivrà in eterno, alleluia.” In Propositura alle ore 9,30 S. Messa. Alle ore 11 Messa solenne in occasione della Prima Comunione dei bambini della parrocchia. Al termine la processione con il SS. Sacramento ci condurrà alla chiesa della Croce. Alle ore 18 S. Messa nella chiesa della Croce. 23 giugno venerdì - Sacro Cuore di Gesù. “Il Signore ci ha accolti nel suo cuore ricordando la sua misericordia.” 24 giugno sabato - Natività di San Giovanni Battista. Figlio di Elisabetta e Zaccaria, una coppia sterile già avanti con l’età, è cugino di Gesù. Si ritirò ancora giovane nel deserto fino a quando non fu adulto; comparve allora sulle rive del Giordano, vestito poveramente per predicare l’imminente avvento del Messia. 25 giugno domenica – Domenica XII del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 29 giugno giovedì - San Pietro e Paolo: vengono festeggiati lo stesso giorno poiché, come attestano alcune fonti, nel 67 furono entrambi a Roma dove vennero incarcerati e giustiziati: Paolo per decapitazione, Pietro per crocifissione (la tradizione vuole a testa in giù). “Pietro, il primo degli apostoli, e Paolo, il maestro dei pagani, ci insegnano, Signore, la tua legge.” A sinistra l'immagine del Sacro Cuore di Gesù a cui il mese di giugno è dedicato. A Tubbiano esiste una Associazione ed una Compagnia dedicata proprio al S. Cuore.

A destra l'immagine utilizzata per il santino della Maddalena edito dalla parrocchia nel 2004 per la chiesa situata per il Borgo della Croce.

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SANTE MESSE FESTIVE CELEBRATE NELLE CHIESE DEL VICARIATO DI ANGHIARI...

Primo venerdì del mese a Micciano

Nella Pieve di Micciano, alle ore 20,30, Santa Messa per il Gruppo Uomini dei Ritiri di Perseveranza i primi venerdì del mese.

Ore 8,30 Ore 9,00

-ANGHIARI: Chiesa di S. Stefano -CHIESA DI SAN LEO -CHIESA DI CATIGLIANO Ore 9,30 -ANGHIARI: Chiesa di Propositura Ore 10,00 -SANTUARIO DEL CARMINE -CENACOLO DI MONTAUTO Ore 11,00 -ANGHIARI: Chiesa di Propositura -PIEVE DI MICCIANO -VALEALLE Ore 11,30 -CHIESA DI TAVERNELLE -CHIESA DI VIAIO Ore 12,00 -CHIESA DI TOPPOLE Ore 17,00 -CHIESA DEL PONTE ALLA PIERA Ore 18,00 -ANGHIARI: Chiesa della Croce Ore 18,00 del sabato -CHIESA DI TUBBIANO

Si ritrovano gli studenti della Valtiberina

Pellegrinaggio al Carmine Giovedì 1° giugno, con partenza alle ore 20 dalla Bernocca, pellegrinaggio dei giovani della Valtiberina verso il Santuario come conclusione dell'anno scolastico. Dopo la benedizione in chiesa ci sarà un momento di festa nel chiostro.

... E DI MONTERCHI Ore 8,30 S. Maria della Pace Le Ville Ore 8,45 San Michele Arc.lo a Padonchia Ore 9,30 CHIESA delle monache Monterchi Ore 10,00 CHIESA della Madonna Bella Pocaia Ore 11,00 S. Maria della Pace Le Ville Ore 11,15 San Simeone profeta a Monterchi Ore 17 (ore 18 estivo) San Simeone a Monterchi

Primo venerdì del mese al Carmine Ogni primo venerdì del mese, al Santuario del Carmine, S. Messa con adorazione alle ore 21.

Ultima domenica del mese chiesa di San Michele Arc.lo a Pianezze ore 16 (ore 17 estivo).

Domenica 18 giugno Corpus Domini In occasione della festa del Corpus Do-

Domenica 25 giugno 2006 Torna a Tavernelle la Festa della Famiglia

mini ripetiamo il gesto della processione con il SS. Sacramento lungo le strade di Anghiari verso la chiesa della Croce dove verrà impartita la Benedizione Eucaristica.

Il programma con gli orari è a pag 22 I lettori dell'Oratorio sono invitati a trascorrere una giornata nella pianeggiante frazione anghiarese. Nel pomeriggio sono previsti giochi per grandi e piccini. Alle 21 serata con Marziano. Non mancate!

Le famiglie sono invitate a fare festa a Gesù Eucarestia addobbando le finestre delle proprie abitazioni con coperte e fiori. 5


IL PALTERRE*: dove gli Anghiaresi parlano di Anghiari, e non solo digitalfotoEmmedipì

* Queste pagine possono essere lette dagli anghiaresi senza particolari prescrizioni. Per gli altri si consiglia moderazione.

Vivere è un gioco

Coperte e Maris

Maestà e vesti

di Sergio Lombardi

di Emmedipì

di Emmedipì

Grazie al fattivo interessamento della Maris del Fosso sono state numerose le famiglie che in occasione della processione del 3 maggio hanno esposto alle finestre le coperte simbolo di partecipazione alla festa che si celebra in questo giorno ad Anghiari per i giovani ragazzi che hanno ricevuto il Sacramento della Confermazione dalle mani del Vescovo Gualtiero. Anche le abitazioni al di fuori del percorso della processione avevano le coperte alle finestre. Se è d’obbligo segnalare la Fanni che con sei finestre ed altrettante coperte era ai primi posti per coperte esposte, per durata devo segnalare la Luli che ha tenuto le coperte anche per il giorno 4 inoltrato. Un bravo a tutte voi, donne d'Anghiari, e penso che anche in occasione della festività del Corpus Domini, il 18 di giungo, sarete di nuovo a rendere più solenne la processione dei bambini della Prima Comunione con le coperte alle finestre e i fiori lungo le strade.

E invece una bella giornata ha accompagnato la festa a Santo Stefano del Lunedì di Pasqua. Dopo la Messa delle 11 un discreto gruppo di paesani si è recato alla Maestà della battaglia. Qui don Marco ha benedetto i campi ed il paese di Anghiari. Dopo una breve introduzione del primo (ormai storico) festarino di Santo Stefano, Gastone Mafucci, sul significato ed il motivo della camminata verso la Maestà della battaglia, c'è stato il sorteggio dei premi per le fanciulle anghiaresi: sono state estratte la piccola Gemma Borgogni e Daniela Leonardi che così sono diventate le damigelle della vittoria fino al 2007. Per la cronaca la prima ad arrivare (a piedi) è stata l’Anna Polverini anche se va detto che era partita dieci minuti prima degli altri. Dopo la foto ricordo ognuno è tornato a casa sua perché mezzogiorno era già passato.

Questa è esattamente la definizione dell’esistenza se si hanno precise regole morali che determinano il nostro comportamento, ed è riprovevole cercare di nascondere il proprio essere. Forse qualcuno non è consapevole del fatto che le nostre azioni saranno giudicate secondo una logica apparentemente irrazionale ma indiscutibilmente seria e concreta. Quanto premesso dovrebbe far riflettere su quello che è il senso della vita. Sorprendentemente la risposta si traduce in una domanda, la quale recita: ma io sono consapevole da dove ho origine e dove termina il mio cammino? La risposta è semplice per coloro che hanno una sensibilità interiore parallela alle loro convinzioni ideologiche mentre risulta estremamente problematica per chi preclude ogni possibilità di intesa con il proprio essere. Sono proprio questi che pur di giustificare se stessi ricorrono ad artefici tanto irrazionali quanto futili e aleatori, e tutto questo li costringe a vivere in una continua ricerca della paternità di sé stessi senza raggiungere la quiete del convivere. In definitiva risulta curioso come si cerchi di proiettare le nostre frustrazioni sugli altri, cercando allo stesso tempo di mantenere la propria individualità. Il risultato quindi è ovvio. Si vive come in un gioco in cui il protagonista è l’essere umano che però troppo spesso perde di vista la sua precarietà e si lascia trascinare da apparenti traguardi. Concludendo: Per vivere secondo le proprie ambizioni, molto spesso si finisce per non vivere neanche secondo le proprie possibilità.

Le Compagnie di Anghiari Venerdì 19 maggio presso gli spazi dell'Oratorio c'è stata una riunione di tutte le Compagnie che hanno partecipato ai riti della Settimana Santa. Nel prossimo numero ulteriori notizie.

Vergine madre, figlia del tuo Figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio, tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che ‘l suo Fattore non disdegnò di farsi sua fattura. Nel ventre tuo si raccese l’amore per lo cui caldo nell’eterna pace così è germinato questo fiore. Qui se’ a noi meridiana face di caritate; e giuso, intra i mortali, se’ di speranza fontana vivace. Donna, se’ tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia ed a te non ricorre, sua disianza vuol volar senz’ali. La tua benignità non pur soccorre a chi dimanda, ma molte fiate liberamente al dimandar precorre. In te misericordia, in te pietate, in te magnificenza, in te s’aduna quantunque in creatura è di bontade. Dante Alighieri, Paradiso XXXIII

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Il pellegrinaggio lauretano

Macerata-Loreto Sabato 10 giugno si ripete questo gesto che avrà inizio la sera alle 20 dallo stadio di Macerata con la S. Messa. Inizierà poi il cammino che, durante la notte, attraverserà le colline marchigiane per raggiungere, alle prime ore del mattino, il Santuario di Loreto. Già da due anni partecipano anche alcuni anghiaresi per lo stretto legame che il paese di Anghiari ha con la Madonna di Loreto. Per informazioni e per partecipare rivolgersi in parrocchia.


...il Palterre

Non risponde

Congratulazioni a Michele!!

di Maria Pia Fabiani

Tra poco suoneranno i novant’anni e la memoria mi sta abbandonando; per cui faccio figure meschinelle e non di rado faccio anche malanni. Ad Arezzo ho un compagno mio di scuola (dai sei agli undici anni nientemeno!) che si chiama Antonello; poi ci sono anche Gigi e la Giuliana che non sento da un pezzo. Ma Nello, benché guidi, è malcontento ed è stanco di vivere, per cui gli telefono a volte, e ciò gli piace, parlando d’argomenti cari a lui. Ma ieri la memoria m’ha tradito. Dopo aver riposato in santa pace, ho cercato il suo nome nell’elenco, l’ho chiamato più volte e sempre invano. Alla fine ho pensato: “Che succede? Come mai può non essersene accorto?” E mi preoccupavo. Entra Fabiano e gli dico: “Che accade? Non capisco: se Gigi Cantaloni non risponde, chissà perché? mi fa stare in pensiero!” E serafico lui così mi dice: “Forse perché da sette, otto anni è morto.” Scusa, Gigi, se ho riso! La tua pace non sia turbata dall’errore mio che scambiando gli amici, mi confonde, ...ma mi chiarisce cosa sono io! 28 ottobre 2005

Il giorno 12 aprile 2006, presso l’Università degli Studi di Perugia, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Corso di Fisioterapia, si è laureato Michele Ricci discutendo la tesi: “Trattamento della spasticità dell’arto superiore con tossina botulinica” ottenendo la bella votazione di 103/110. Relatore è stato il Dott. Silvano Baratta. A Michele, abitante nella amena località di Trafiume, gli auguri della famiglia, degli amici e della Redazione.

Ciòdalavoracci di Clèto

Tempo fa abbiamo trovato il soprannome giusto per un falegname del Borgo della Croce. Ora ne abbiamo trovato un altro per un fabbro, sempre del Borgo della Croce. Si tratta di Maurizio, artigiano emulo di Vulcano, che giorni addietro stava realizzando un accessorio in ferro battuto per la chiesa di S. Stefano. Per dargli noia e per “temperarlo” ad affrontare la clientela, gli chiediamo spiegazioni del perché ha fatto o non ha fatto certe cose. E lui, prontamente e quasi sempre, risponde: Ciòdalavoracci! Ecco trovato il soprannome!

La vignetta di Scacciapensieri:

Aprile intenso per i Babbini Il 10 aprile 2006 Paolo Gabriele Babbini si è laureato in Ingegneria Elettronica presso l’Università di Firenze, mentre il 20 aprile è stato il giorno del cugino Stefano Babbini, che ha conseguito la laurea in Ingegneria Ambientale presso lo stesso Ateneo. Infine domenica 30 aprile – dulcis in fundo – Paolo Gabriele si è sposato con la triestina Cristina Dagri nella nostra Chiesa della Propositura, officiante Don Marco Salvi. Complimenti ai neo Dottori e... agli sposi.

Nella foto di Emmedipì lo sposo in attesa.

In memoria di Pasqualino Volentieri segnaliamo l'offerta di 200 euro fatta pervenire alla parrocchia dalla famiglia Mencaroni in memoria di Pasqualino. È un ulteriore riconoscimento ed apprezzamento per il nostro giornale parrocchiale che giunge ancora oggi atteso nella casa degli amici della Torricella.

Passato presente futuro

Carrozziere...?

di Roby

Il passato è tutto da dimenticare di certo non è stato bello per sopravvivere c’era molto da fare tra fame, miserie e qualche duello. Il presente non è dei migliori con molta differenza nel genere umano c’è meno poveri ma tanti più signori per questo non andremo tanto lontano. Il futuro sarà tutto da vedere chi lo vede bello e chi brutto scrivere questi versi per me è stato un piacere perciò vi saluto e con questo vi ho detto tutto. Casale, 10 marzo 2006

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LE NOSTRE CHIESE NELLA STORIA E NELL'ARTE di don Quinto Giorgini

Le chiese non più esistenti nel piviere di Monterchi Dopo aver descritto le chiese, cappelle ed oratori ancora esistenti nel territorio monterchiese, vogliamo presentare l’elenco di quelle scomparse, ma di cui conosciamo ancora l’ubicazione, l’origine, la fine e alcune notizie storiche, che sinteticamente esponiamo ai nostri lettori. Distrutte, come abbiamo ricordato nelle precedenti puntate, sono le antiche chiese parrocchiali di S. Lorenzo a Ricciano, S. Luca a Borgacciano, S. Maria della Neve a Fonaco, S. Pietro a Ripoli e S. Giovanni Battista a Tarsignano, e sostituite con le attuali chiese edificate sullo stesso luogo o nei pressi. Attualmente il Vicariato di Monterchi, unito recentemente a quello d’Anghiari, è costituito da quattro parrocchie, nel cui ambito territoriale esistevano un tempo oltre le attuali chiese ancora officiate, almeno altre 20 che suddivideremo secondo il territorio di appartenenza, illustrandole brevemente con notizie trovate nell’Archivio Vescovile di Sansepolcro (A.V.S.) e con quelle riportate nelle pubblicazioni di storia locale di don Bruno Giorni e di don Ercole Agnoletti.

conventuali della provincia di S. Francesco. In questo sacro edificio vi erano molti affreschi: la Vergine, Gesù morto, S. Antonio di Padova, S. Chiara, S. Francesco, S. Carlo, un Crocifisso, S. Antonio Abate e altri santi… Nel 1652 furono soppressi chiesa e convento, che passarono in proprietà alla monache di S. Benedetto. Verso la fine del XVIII° secolo, questa chiesa, ormai fatiscente, chiusa al culto, rovinò ed il piccolo convento, venduto, fu trasformato in civile abitazione tuttora esistente. 7. Chiesa di S. Rocco a Mercatale. Era situata nell’attuale piazza, tra la strada per Città di Castello e il torrente Cerfone, presso l’attuale cabina elettrica. Esisteva già nel 1583 ed apparteneva all’omonima compagnia. Il sacro edificio era dotato di un unico altare sulla cui parete era dipinta la Vergine con il Figlio in braccio e con ai lati i Santi Rocco e Sebastiano. Nel 1630, “quando – come scrive il Nomi – l’universal contagio afflisse nella maggior parte l’Italia” questa chiesa e questo luogo furono utilizzati per la cura degli ammalati di peste, con la costruzione accanto di un lazzaretto e di un piccolo camposanto. 8. Chiesa di S. Donato a Cerecchio. Esisteva già nel 1230 e nel 1277 risultava dedicata al patrono aretino S. Donato di “Coricchio”. La ritroviamo nel Decimario del 1349 e poi nel 1525 fu visitata dal vescovo biturgense Leonardo Tornabuoni. Nel 1568 era di patronato dei capitani di Parte guelfa di Firenze ed il suo rettore ricavava dal beneficio 20 staia di grano e vi celebrava annualmente la festa il 7 agosto. Nella visita del 1651 era rettore don Giovanni Livio Orlandini. Sull’altare c’era una tavola dipinta con l’immagine della Madonna col Bambino in braccio, fiancheggiata dai Santi Bartolomeo e Antonio. Non aveva né campanile né campane. Nella visita del 1670 essa risultava molto rovinata e fu abbandonata verso la fine del secolo XVIII°. 9. Chiesa di S. Apollinare a Ciano, presso Petretole. È nominata per la prima volta nel 1231, tra le chiese della pieve di S. Antimo. Nel 1593 vi era rettore don Ercole Monanni, che vi celebrava la festa del titolare, percependo 14 staia di grano. Nel 1639, il rettore era don Giovan-Battista Poltri, chierico di Bibbiena. Nel 1651, sull’altare vi era l’immagine del Nostro Salvatore, con i Santi Apollinare e Sebastiano dipinti sulla parete, ancora ne era rettore don Poltri, che aveva affittato i beni della chiesa a don Sallustio Monanni per 14 scudi all’anno.

Chiese scomparse nel paese e nella parrocchia di Monterchi: 1. Chiesa di S. Cristoforo al Cassero, situata all’interno della Rocca di Monterchi, ricordata già nel 1230 e nel Decimario del 1349, in cui era tassata per lib. XXIII. 2. Chiesa di S. Marco all’Ospedale, erroneamente detta anche al “Cassero”, come afferma il Muzi nell’elenco delle antiche chiese soggette a S. Antimo. 3. Oratorio del Corpo di Cristo, ubicato nell’attuale cripta della Chiesa Arcipretale di S. Simeone, che fino al 1533 comunicava direttamente con quest’ultima. 4. Chiesa di S. Antonio di Padova o della Presentazione. Fu eretta nel 1648, per iniziativa della Congrega dei Preti. Sorgeva al centro dell’attuale piazza Umberto I, dove nel 1922 fu costruita l’attuale canonica, in seguito al suo completo abbattimento dopo il terremoto del 1917. Vi erano cinque altari: il maggiore aveva come icona una bella tavola di scuola vasariana raffigurante la Presentazione della Vergine al Tempio, conservata tuttora nella cappella del Battistero nell’Arcipretura. Sugli altri altari si veneravano la statua lignea di S. Antonio di Padova, ancora presente in sagrestia, e la tela di S. Margherita da Cortona, esposta ancora in S. Simeone; mentre sono andate perdute purtroppo la tela raffigurante S. Filippo Neri e la tavola della Madonna del Suffragio. 5. Chiesa di S . Maria del Borghetto (oggi via XX settembre). Sorgeva accanto all’attuale storico edificio di proprietà della benemerita Confraternita di Misericordia, presente a Monterchi fin dal 1530, col nome di Fraternità di S. Maria; soppressa nel 1785, il pio sodalizio fu ricostituito il 22 agosto del 1856 con l’attuale nome. Era una bella chiesa, con tre altari, esisteva già nel 1583 e sulla parete dell’altar maggiore vi era dipinta la “miracolosa” Immagine della Madonna della Misericordia, molto venerata fino al 1917. In seguito ai danni e alle lesioni del terremoto, l’affresco mariano fu staccato ed il sacro edificio fu purtroppo abbattuto. Attualmente il bellissimo affresco è custodito in S. Simeone, in attesa che la Soprintendenza provveda a spesa proprie al costoso e delicato restauro. 6. Chiesa di S . Antonio Abate al Mercatale. Apparteneva all’omonima compagnia, che nel 1571 ne fece dono, insieme con la casa di abitazione e l’orto contigui, ai frati minori

Chiese scomparse nel territorio della parrocchia di S. Biagio a Pocaia: Tralasciando l’Oratorio privato di S. Carlo al Giardino, perché tuttora esistente e di proprietà degli eredi del conte Carleschi, passiamo a descrivere la: 10. Chiesa di S. Lucia a Pantaneto, località tra la valle della Centena e quella della Sovara, all’inizio della strada per Citerna. Qui nel secolo XI i conti di Galbino vi fondarono un castello simile a quello di Sorci. Quest’antichissima chiesa è ricordata nelle visite del 1231-1277 e 1525. Nel secolo XII a Pantaneto si svolgeva un mercato per scambiare merci e ritrovarsi per socializzare. Era un luogo di confine e di dogana tra il domino fiorentino e lo Stato pontificio. Questa chiesa apparteneva ai capitani di Parte della città di Firenze e le fu annessa anche

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...le nostre chiese quella di S. Luca presso il castello di Montacutello. Nella visita apostolica del 1583 l’edificio era in buono stato, con il suo altare e i sacri arredi: aveva un reddito di 24 scudi. Il rettore, don Biagio di Pocaia, ne riceveva 16 per la celebrazione di una messa al mese. Nel 1623 risulta con il tetto in gran parte caduto e le mura senza intonaco, ma viene restaurata in occasione della successiva visita del 1635, essendone rettore don Ugo Caciotti, fiorentino. Sull’altare, nel 1639, vi era l’immagine di S. Lucia. Nel 1651 vi era rettore don Ferdinando Minianelli, con un reddito di 36 scudi. Il beneficio di questa chiesa fu aggregato alla Mensa Vescovile di Sansepolcro dal Vescovo Aldobrandini nel 1762 e poi successivamente chiusa al culto. La popolazione di Pantaneto fu annessa alla chiesa priorale di S. Biagio a Pocaia

affiorano ancora le fondamenta e i ruderi nascosti dalla vegetazione boschiva. 15. Chiesa di S . Cristoforo a Col di Chio. Anche questa è di origine medievale. Sull’altare c’era dipinta l’immagine della Madonna. Vi si celebrava una volta al mese e poi sempre più raramente, fino a che nel 1788 la piccola chiesa fu trasformata in stanza mortuaria e il 6 novembre 1795 fu profanata, cioè destinata ad uso civile. 16. Chiesa di S . Biagio a Buta. Anche questa esisteva già nel 1230. Nel 1277 e nel Decimario papale del 1349 è detta di Buita. Nel 1568 era quasi diroccata e ridotta ad abitazione civile, sebbene vi fosse rettore don Orlando Orlandini, che ne godeva del beneficio di 12 staia di grano. Nel 1593 fu rasa al suolo e il suo rettore era quello della chiesa di S. Apollinare a Ciano, in cui furono trasferiti il titolo e l’immagine di S. Biagio di Buta. Tuttora esiste in quella località un rustico, comprato da stranieri, indicato dalla popolazione come ciò che resta dell’antica chiesa. 17. Chiesa di S. Mattia al Foscio. Fu edificata il 20 ottobre del 1682 e don Niccolò Giorgeschi, con testamento del 9 luglio 1620 aveva lasciato molti legati e beni alla serva e parenti per provvedere alla sua costruzione e manutenzione. Era di giuspatronato della famiglia Ugolinelli di Padonchia. Nel 1726 ne era cappellano don Simone Ugolinelli, con l’obbligo di quattro messe la settimana. Poi questo oratorio passò in proprietà della famiglia Vignini e alla fine del secolo XIX fu chiusa al culto. La sua piccola campana fu installata sul campanile di Padonchia. Esiste tuttora al Foscio la superficie abbandonata dove sorgeva questo sacro edificio. 18. Chiesa di S. Carlo all’Omarino. Mons. Bussotti, in data 4 luglio 1654, concesse a Carlo di Martino Massi la licenza per la costruzione di una cappella all’Omarino in parrocchia di S. Angelo a Padonchia, sotto il titolo di S. Carlo Borromeo. Il 14 giugno del 1842 quest’oratorio fu visitato dal Convisitatore di mons. Tommasi, che si fermò a visitare la chiesa parrocchiale di Padonchia, inviandolo a quelle dell’Omarino e di Vicchio. Fu trovato in stato miserando nel tetto, nelle muraglie e nel pavimento. Era di proprietà della signora Massi nei Vincenti di Città di Castello. Vi era l’obbligo di una messa al mese. 19. Chiesa di S. Andrea a Vicchio. Era una chiesa semplice, citata nelle visite del 1231 e in quella del 1277. Poi non sappiamo più nulla fino alla visita apostolica del 1583, quando la chiesa era già in cattivo stato. Il visitatore mons. Peruzzi diede l’ordine di riparare l’edificio in tutte e singole le sue parti. Era rettore don Francesco di Goro Baldeschi che ne percepiva un reddito di 20 staia di grano con l’onere della sola festa del Patrono da celebrarsi con 8 o 10 S. Messe. Questa chiesa è durata sino verso la fine del XIX° secolo. Chi scrive ricorda che il signor Massi Gonippo di Vicchio, morto nel 1976 ultranovantenne, gli raccontò che da ragazzo vi aveva servito la Messa. Sono scomparse attualmente anche le fondamenta. 20. Chiesa di S. Agata a Vicchio. È indicata nell’elenco delle chiese di S. Antimo fin dal 1499. Chiesa antichissima, era situata sulla cima del monte omonimo, che si erge tra le valli del Cerfone e quella del Padonchia. Era annessa alla Pieve di S. Simeone a Monterchi e vi si celebrava la sola festa titolare. Nel 1583 il tetto era in buone condizioni, ma non così le pareti e il pavimento. L’altare posto sotto una volta era completamente spoglio, senza l’icona e la porta d’ingresso malridotta. Il visitatore ne ordinò il restauro e l’acquisto dei sacri arredi. L’ultima visita è del 1670 e la chiesa fu trovata in rovina. 21. Chiesa di S . Martino a Lugnano. Antichissima chiesa di origine medievale longobarda, ubicata in un luogo isolato e boscoso, presso la località Murcia. Ma di questa, riscoperta recentemente, abbiamo già parlato in un precedente articolo. È di notevole interesse archeologico ed anche oggetto di una tesi di laurea.

Chiese scomparse nel territorio della parrocchia di Le Ville 11. Chiesa di S. Luca a Montagutello, situata presso l’omonimo castello, era senza cura d’anime, infatti gli abitanti di questo castello venivano assistiti dal parroco di S. Maria a Scandolaia, distante un tiro di archibugio. Di origine molto antica, Montagutello e i suoi abitanti, già dei Tarlati, si sottomisero insieme a Monterchi ai Fiorentini dopo la battaglia d’Anghiari del 1440. Montagutello era sede dell’omonimo comune, comprendente le parrocchie di Scandolaia e di Le Ville, che furono incorporate in quello di Monterchi con il motu-proprio del Granduca Pietro Leopoldo, il 25 giugno 1776. La chiesa di S. Luca apparteneva alla Diocesi di Sansepolcro, ormai in rovina fu interdetta nel 1729 da mons. Baldovinetti. 12. Chiesa di S. Maria Maddalena di Centena. Era una chiesa rurale, dedicata a S. Maria Maddalena, in località Centena Alta. Di essa non abbiamo documenti anteriori al 1568, quando fu trovata col tetto da riparare. Nella visita del 1593 vi era rettore il canonico della cattedrale biturgense don Girolamo Cungi, che vi celebrava la sola Festa titolare. Nel 1651, nella nicchia dell’altare c’era una statua della Santa in terracotta, vestita di lana multicolore. Sul campanile a vela c’era una campana ed il rettore vi celebrava due messe al mese, riscuotendo dagli affitti 12 scudi e 7 lire. Il 3 marzo 1727 vi fu eletto un eremita. Il 2 settembre 1783 il piccolo beneficio fu unito a quello della chiesa parrocchiale di S. Apollinare alla Villa. Il 18 aprile del 1788, la chiesa, che apparteneva alla famiglia Corsi d’Anghiari, fu soppressa da mons. Costaguti. 13. Chiesa di S . Maria Assunta della Villa Guadagni. Si tratta della cosiddetta “chiesina” di Le Ville, di proprietà privata, venduta verso la fine dello scorso secolo ed il nuovo proprietario l’ha trasformata in “Casa del Fiore” Chiese scomparse nel territorio della parrocchia di Padonchia: 14. Chiesa di S. Lucia a Casanova o a Tocci. Di origine medievale, elencata nel 1230 tra quelle di S. Antimo, nel 1593 era chiesa parrocchiale, situata su di una collina boscosa alla sinistra del Padonchia, tra le località il Ranco e Ca’ del Briga. A questa chiesa vennero annesse le chiese “semplici” di S. Michele Arcangelo a Pianezze, di S. Cristoforo a Col di Chio e di S. Martino a Lugnano e ne era rettore don Benedetto Parigi. La popolazione era formata da 13 famiglie, altre 25 anime abitavano a Col di Chio, dove il parroco si recava una volta al mese, così pure a S. Martino e a Pianezze, dove c’erano altri fedeli. Dai terreni del beneficio, il rettore raccoglieva grano, biade e uva, per un valore di 20 scudi. Il 20 febbraio del 1780 fu soppressa questa parrocchia e la sua popolazione e il suo beneficio furono annessi a quella di Ripoli. Fu costituita in seguito la parrocchia di Pianezze a cui furono annesse le chiese di Col di Chio e di S. Martino. Questa chiesa abbandonata, rovinò verso la fine del XVIII secolo e nel luogo dove sorgeva

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Camminata sulla ferrovia

A Tommaso

di Mario Del Pia Sabato 10 giugno, nel pomeriggio, prenderà l’avvio una camminata particolare. Ripercorreremo infatti l’antico tracciato della Ferrovia dell’Appennino che fino alla seconda guerra mondiale univa la città di Arezzo con Fossato di Vico attraversando la Valtiberina e la valle di Gubbio. Dopo il ritrovo presso il Museo del Marzocco, dove è allestita la mostra sulla ferrovia in questione e che verrà visitata, i partecipanti si porteranno alla ex Stazione di Anghiari da dove avverrà la partenza ufficiale. D’obbligo il passaggio dall’Intoppo dove esisteva ed esiste la sorgente che alimentava il deposito dell’acqua per le locomotive che facevano rifornimento ad Anghiari. Sin parte in direzione di Volterena e Valdegatti e si arriva al casello del Sasso. Qui potremo prendere visione del luogo dove esisteva il castello e la chiesa di Pantaneto. Se i tempi lo permetteranno verrà raggiunta la Stazione di Citerna. Dal casello del Sasso ci si dirige al castello di Sorci per reimmetterci di nuovo sulla sede della ferrovia nella valle di Volterena. L’arrivo è previsto presso il ristorante “La Stazione” dei fratelli Mondani e qui si concluderà la giornata. Per informazioni: Museo del Marzocco e Associazione Pro Loco Anghiari.

di Lela Lega

Convegno a Lippiano

Angelo bello dagli occhi blu, Sei troppo presto volato lassù. Gente malvagia priva di cuore, Ti ha tagliato nel crescere, o piccolo fiore. Mani crudeli senza pietà, Ti hanno strappato da mamma e papà, Dai tuoi giocattoli e dai fratellini Che con il cuore ti saran sempre vicini. Ora fra gli angeli gioisci lassù E mentre sorridi ti culla Gesù. 7 aprile 2006

I formoni

Sabato 13 maggio, presso il castello di Lippiano si è svolto il Convegno sulle prospettive ambientali della nostra valle con particolare riguardo alla zona di Monterchi. Tutti gli intervenuti hanno riconosciuto la straordinaria conservazione dei nostri territori e della necessità di salvaguardarli quanto più è possibile. Numerose le autorità che hanno aderito alla iniziativa promossa dai Comitati per la difesa del territorio pierfrancescano.

La vignetta di Scacciapensieri di pagina 23 mi ha fatto tornare alla mente i formoni di antica memoria. I formoni non sono altro che delle grosse trincee dove venivano piantate le viti che, in quei tempi ormai lontani, venivano collocate lungo il margine dei campi. Le viti in questione erano “maritate” o sorrette dagli oppi (l’acero campestre) che da noi era l’elemento di supporto per tale pianta. Ma veniamo ai formoni. Oggi per piantare un albero si prende il trattore che con una grossa trivella, un grosso succhiello, fa un buco in terra e lì si mette a dimora la piantina. Ma una volta, in particolare durante l’inverno, si procedeva a scavare questa trincea che era larga e profonda almeno un metro. Tutto fatto a piccone e “batile”. Si metteva il concime nel fondo, a volte si faceva un drenaggio, e poi si ricollocava la terra scegliendo quella più “buona” e in apposite piccole buche si mettevano le viti o gli alberi da frutto o le giovani piantine di oppio. Abbiamo detto il tutto in poche righe ma quel lavoro richiedeva tempo e, soprattutto, molta fatica!

Alla cara Nada di Armando Zanchi

Colpisce i vecchi giovani e poppanti e le sue vittime sono così tanti

Le nostre famiglie legate da affetto come noi figli nel nostro vecchio ghetto

La brutta morte ancora fugge e morde e della cara Nada raffredda le sue spoglie

Il suo brutto ghigno che sempre è fatale in qualche elenco sicuro va a cercare

La brutta notizia della nostra Nada che difendeva la vita con la spada

Stringo le mani ai figli Athos e Mario qui con la fine di questo calvario

Sorella morte chiamava lei Francesco ma io di lei direi un altro verso

Senti una voce malefica e fatale dalle sue grinfie nessuno può scappare

Con mia madre fu una cara amica fino a quel giorno che mia madre partiva

La loro madre che vita loro à donato ora il suo Guido di nuovo à incontrato

Verso di lei lontano milioni d’anni tanto questa sfinge porta dolori e danni

Il suo verdetto sempre senza appello con le sue leggi a forma di ombrello

Erano due donne vecchie concittadine e si trovavano spesso lì vicine

Ora si ritroveranno nel lembo celeste senza più dolori che in terra ci investe:

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LA PAGINA DELLA CARITAS a cura di Laura Taddei Una storia per pensare

Un cuore che vede, un cuore che prega, un cuore che fa L’inferno era al completo ormai, e fuori della porta una lunga fila di persone attendeva ancora di entrare. Il diavolo fu costretto a bloccare all’ingresso tutti i nuovi aspiranti. «È rimasto un solo posto libero, e logicamente deve toccare al più grosso dei peccatori», proclamò. «C’è almeno qualche pluriomicida tra voi?» Per trovare il peggiore di tutti, il diavolo cominciò ad esaminare i peccatori in coda. Dopo un po’ ne vide uno di cui non si era accorto prima. «Che cosa hai fatto tu?», gli chiese. «Niente. Io non ho fatto nulla di male nella mia vita! Io sono un uomo buono e sono qui solo per un equivoco.» «Hai fatto certamente qualcosa», ghignò il diavolo, «tutti fanno qualcosa!» «Ah, lo so bene», disse l’uomo convinto, «ma io mi sono

sempre tenuto alla larga. Ho visto come gli uomini perseguitavano altri uomini, ma non ho partecipato a quella folle caccia: Lasciano morire di fame i bambini e li vendono come schiavi; hanno emarginato i deboli come spazzatura. Non fanno che escogitare perfidie e imbrogli per ingannarsi a vicenda. Io solo ho resistito alla tentazione e non ho mai fatto niente di male! Mai!» «Assolutamente niente?», chiese il diavolo incredulo. «Sei sicuro di aver visto tutto il male fatto nel mondo?» «Con i miei occhi.» «E non hai fatto niente?....non hai neppure pianto?», ripeté il diavolo. «No!» Il diavolo ridacchiò: «Entra, amico mio. Il posto è tuo!» Chi ha orecchi per intendere intenda...

Una parola di luce Se cominci ad amare, Dio comincia ad abitare nella tua anima. (S. Agostino) “ Ad un mondo migliore si contribuisce soltanto facendo il bene adesso ed in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità. Il programma del cristiano - il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù - è “ un cuore che vede ”. Questo cuore vede dove c’è bisogno di amore e agisce in modo conseguente. Ovviamente alla spontaneità del singolo deve aggiungersi, quando l’attività caritativa è assunta dalla Chiesa come iniziativa comunitaria, anche la programmazione, la previdenza, la collaborazione con altre istituzioni simili.” Dall’ Enciclica “Deus Caritas est” di (Benedetto XVI) La carità come compito della Chiesa L’amore del prossimo radicato nell’amore di Dio è anzitutto un compito per ogni singolo fedele, ma è anche un compito per l’intera comunità ecclesiale, e questo a tutti i livelli: dalla comunità locale alla Chiesa particolare fino alla Chiesa universale nella sua globalità. Anche la Chiesa in quanto comunità deve praticare l’amore. Conseguenza di ciò è che l’amore ha bisogno anche di organizzazione quale presupposto per un servizio comunitario ordinato. L’intima natura della Chiesa si esprime in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma-martyria), celebrazione dei Sacramenti (leturgia), servizio della carità (diakonia). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l’uno dall’altro. La carità non è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza. L’amore - caritas - sarà sempre necessario, anche nella società più giusta. Non c’è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell’amore. Chi vuole sbarazzarsi dell’amore si dispone a sbarazzarsi dell’uomo in quanto uomo. Ci sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione e di aiuto. Sempre ci sarà solitudine. Sempre ci saranno anche situazione di necessità materiale nelle quali è indispensabile un aiuto nella linea di un concreto amore per il prossimo. Lo Stato

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che vuole provvedere a tutto, che assorbe tutto in sé, diventa in definitiva un’istanza burocratica che non può assicurare l’essenziale di cui l’uomo sofferente - ogni uomo- ha bisogno: l’amorevole dedizione personale. Secondo il modello offerto dalla parabola del buon Samaritano, la carità cristiana è dapprima semplicemente la risposta a ciò che, in una determinata situazione, costituisce la necessità immediata: gli affamati devono essere saziati, i nudi vestiti, i malati curati in vista della guarigione, i carcerati visitati, ecc. Le Organizzazioni caritative della Chiesa, a cominciare da quelle della Caritas (diocesana, nazionale, internazionale), devono fare il possibile, affinché siano disponibili i relativi mezzi e soprattutto gli uomini e le donne che assumono tali compiti. La competenza professionale è una prima fondamentale necessità, ma da sola non basta. Si tratta, infatti, di esseri umani, e gli esseri umani necessitano sempre di qualcosa in più di una cura solo tecnicamente corretta. Hanno bisogno di umanità: Hanno bisogno dell’attenzione del cuore. Quanti operano nelle Istituzioni caritative della Chiesa devono distinguersi per il fatto che non si limitano ad eseguire in modo abile la cosa conveniente al momento, ma si dedicano all’altro con le attenzioni suggerite dal cuore, in modo che questi sperimenti la loro ricchezza di umanità.


Dopo le bellissime esperienze degli anni scorsi, anche quest’anno la Parrocchia propone un’estate ricca di iniziative e appuntamenti da vivere con bambini, ragazzi e giovani. Le iniziative dell’ “Estate Ragazzi” non sono riempitivi del tempo libero, ma l’occasione giusta per fare esperienza di Cristo nella vita. Sarebbero infatti effimere quelle esperienze che terminano con l’estate stessa… Quello che cerchiamo è di rendere nuovo l’avvenimento sempre presente dell’incontro con Cristo.

CAMPEGGI ESTIVI

GREST

Campeggio per ragazzi delle Medie a Badia Prataglia (in Casentino) dal 27 giugno al 1° luglio. Sistemazione in albergo, ma sono necessarie lenzuola o sacco a pelo. Portare inoltre quaderno per appunti, scarponcini e borraccia per le camminate, tenuta per la giornata sportiva, pila per il giocone notturno, costume, cuffia e telo per la piscina e una maglia in più perché la sera fa freddo.

Si ripropone anche quest’anno la meravigliosa esperienza del GREST! Il Grest (letteralmente è l’abbreviazione di GRuppo ESTivo), è la possibilità di passare l’intera giornata, oppure, a seconda dell’organizzazione, una parte, assieme agli amici della Parrocchia, aiutati dai ragazzi più grandi e dagli adulti, a vivere in maniera più piena ed esaltante l’avventura delle fede. Il Grest, lo ricordiamo, è essenzialmente rivolto ai bambini delle elementari e ai ragazzi delle medie. PERIODI: in questi giorni si stanno riunendo gli adulti e i genitori per decidere quali saranno i periodi in cui ci sarà il Grest. Tutte le comunicazioni, i giorni e gli orari, saranno comunicati con i manifesti appesi alle chiese e i volantini che saranno messi in giro. INIZIATIVE: tutto quello che serve per stare insieme e divertirci! Dai mitici “gioconi” alle sfide sportive, alle camminate, le visite a luoghi storici e interessanti, e poi gli incontri e la preghiera. Tutto è necessario per crescere nell’incontro con Dio. ISCRIZIONI: si chiede di potersi iscrivere al Grest alcuni giorni prima, per dare la possibilità di organizzare con tranquillità gli spostamenti, i pasti e i luoghi del Grest. Comunque si accoglie sempre tutti quelli che vorranno partecipare, anche all’ultimo minuto! LA QUOTA: la piccola quota d’iscrizione che si chiede serve per autofinanziare il Grest: dai pranzi, al materiale per le attività, e le varie spese che servono per mantenere i mezzi e le attrezzature della Parrocchia. Nessuno di quelli che organizza il Grest è pagato! Ma tutti ci affidiamo alla disponibilità degli uomini e delle persone di buona volontà. LE FOTO: con le centinaia di foto dell’anno scorso abbiamo realizzato un CD che è andato a ruba. Pensiamo di farlo anche quest’anno! Inoltre con le foto dell’estate abbiamo anche realizzato il calendario dell’oratorio... con l’aiuto di tutti lo potremmo realizzare anche il prossimo anno, magari a colori!

Vacanza per le Superiori a Arabba nelle Dolomiti dall'8 luglio al 15 luglio. Indispensabile abbigliamento per camminata in montagna (scarponi, felpa, giaccavento, k-way, crema solare, cappello, occhiali da sole, borraccia). Portare inoltre occorrente per la giornata sportiva. Ricordarsi: libro delle ore, libro dei canti, quaderno per appunti. Info e iscrizioni Campeggi: in Parrocchia da don Marco, Aliana, Donatella, Laura (Giuliattini) o Alessandro, portando il volantino firmato dai genitori e la caparra di 50 Euro. Tel. 0575.788041 - 3391084784 (Alessandro) Email: info@parrocchiadianghiari.it

Un momento scherzoso per gli animatori del GREST 2005.

Il sito internet della Parrocchia contiene tutte le foto dell’estate dell’anno scorso: visitatelo! www.parrocchiadianghiari.it

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NOTE DALLA MISERICORDIA a cura di Massimo Redenti

Vi aggiorniamo sulle offerte pervenuteci alla data del 30 aprile 2006 Baglioni Italo e Casi Giovanna 30 Bartolomei Fernanda 20 Bassinelli Ada 50 Bergamini Giuseppe 40 Bernardini Catia e Citernesi Claudio 10 Bidossi Renato in memoria di Bidossi Olinto ed Elide 100 Busatti Mario 10 Cangi Anna - i familiari alla memoria 90 Cheli Stefano - Antonelli Silvana e figli alla memoria 10 Draghi Flora - i familiari alla memoria 200 Fanciullini Rosalba 50 Giorni Alfredina 50 Gorini Danilo 100 Magrini Lide - la famiglia Aquiloni alla memoria 145 Martini Graziella 50 Mencarini Laurina - i familiari alla memoria 65 Mencaroni Pasqualino - i familiari alla memoria 500 Mercatelli Nello 15 Monini Paolo 20 Mugelli Adamo - i familiari alla memoria 160 Mugelli Mario in memoria di Mugelli Adamo 50 Perugini Pietro - i familiari alla memoria 140 Ricci Remo e Vannucci Rosa 50 Rosadi Giampiero 5 Ruti Magda 20 Soldini Commendator Gustavo 500 Vellati Veniero - i familiari alla memoria 500 Villarecci Margherita 120 Un ringraziamento a tutti Voi. Che Dio ve ne renda merito!

È arrivato un contributo di 45.000 euro

La Misericordia di Anghiari ringrazia la Fondazione “Marco Gennaioli” La Confraternita di Misericordia di Anghiari ha ricevuto nei giorni scorsi una lettera nella quale la Fondazione “Marco Gennaioli”, presieduta dalla signora Carla Masetti Gennaioli, comunica la donazione di un contributo di 45.000 euro per l’acquisto di una nuova ambulanza. Grandissima è stata la sorpresa e la soddisfazione del Governatore, del Magistrato e di tutti i volontari attivi, per la donazione particolarmente gradita ed inaspettata. Il fondamentale contributo permetterà alla Confraternita di dotarsi di una nuova ambulanza, in sostituzione di un mezzo ormai obsoleto. La Misericordia vuole rendere partecipe di questa sorpresa e soddisfazione i propri soci e tutta la cittadinanza anghiarese, ringraziando pubblicamente la signora Masetti Gennaioli per aver individuato nella Confraternita il destinatario di una iniziativa benefica e considerevole nella sua entità. La Misericordia coglie l’occasione per ricordare la natura e le finalità della Fondazione “Marco Gennaioli”, che è stata costituita nel 2004 dalla signora Masetti Gennaioli, con l’intento di perpetuare la memoria del figlio, prematuramente scomparso all’età di 23 anni. Lo scopo della Fondazione è quello di ideare, patrocinare e realizzare iniziative rivolte al sostegno di giovani in età adolescenziale e post-adolescenziale in condizioni disagiate, sotto il profilo fisico, psichico, economico, sociale o familiare, e di curare a tal fine l’organizzazione di attività educative, ideare e realizzare progetti di studio e di ricerca, svolgere e favorire attività, anche di orientamento sportivo, che favoriscano l’aggregazione e la socializzazione. La Fondazione, che ha come legale rappresentante la signora Masetti Gennaioli, può operare sull’intero ambito nazionale ed è stata costituita, senza finalità di lucro, per l’esclusivo perseguimento di obiettivi di solidarietà sociale. Nella costituzione della Onlus, che si deve essenzialmente alla generosità e alla lungimiranza della signora Masetti Gennaioli, la Fondatrice ha trovato una pronta adesione e totale favore da parte degli organi amministrativi della Banca di Anghiari e Stia Credito Cooperativo. La Fondazione ha ricevuto dalla signora Masetti Gennaioli il complesso immobiliare di Villa Gennaioli ad Anghiari ed ha concesso alla Banca di usufruire di una parte degli immobili, consentendo di soddisfare una necessità particolarmente sentita, quella di dotare l’istituto di credito di una sede prestigiosa e adeguata alle dimensioni e allo sviluppo che lo stesso ha assunto. Al tempo stesso la Fondazione disporrà delle risorse necessarie per raggiungere i propri scopi istituzionali. La donazione del contributo in favore della Confraternita di Misericordia di Anghiari per l’acquisto della nuova ambulanza si iscrive dunque nella serie di attività promosse dalla Fondazione e costituisce un gesto di alto valore morale ed umanitario compiuto dalla signora Masetti Gennaioli in favore della comunità anghiarese e dell’intera Valtiberina. Non sarà questo l’ultimo intervento. La signora si propone infatti di individuare e realizzare nel tempo, mediante la Fondazione, nuove iniziative con finalità educative e formative in favore dei giovani, con particolare attenzione alle categorie svantaggiate o in condizione di disagio. Che Dio gliene renda merito!

I nuovi iscritti La famiglia dei confratelli e delle consorelle della Confraternita di Misericordia di Anghiari è ancora cresciuta. Diamo il benvenuto a: Agolini Antonio, Alessandrini Nilo, Alessandrini Varo, Bacci Mario, Bonucci Pietro, Bruttini Pietro, Casacci Alessandro, Cesari Serena, Checcaglini Anna, D’Aluisi Domenico, Del Pia Giuseppe, Donati Massimo, Ghignoni Giuseppa, Giuliattini Laura, Lazzerelli Domenica, Locci Patrizia, Lorent David, Marghi Ivo, Natalizi Chiara, Natalizi Elisa, Pernici Alberto, Poggini Paola, Polendoni Enzo, Romolini Emola, Rosadi Giampiero, Salvadori Paola, Tavernelli Francesco. A tutti loro il più sincero ringraziamento ed un fraterno abbraccio.

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Dal Gruppo Donatori di Sangue “Fratres” Anghiari sito internet: www.fratresanghiari.it

e.mail: info@fratresanghiari.it

1976-2006: TRENT’ANNI DI SOLIDARIETÀ… verso tutti! “18 MARZO 1976”: è questa la data ufficiale di nascita del Gruppo Donatori di Sangue “Fratres” di Anghiari, costituito su iniziativa dell’allora Magistrato della locale Confraternita di Misericordia, il cui Governatore Fedele Boncompagni promosse una intensa opera di sensibilizzazione, facendo recapitare ad ogni famiglia una lettera personale esplicativa delle finalità di questa nuova associazione, all’insegna del motto “Una stilla del mio sangue, per un palpito del tuo cuore”. Non molti furono, in verità, quelli che risposero prontamente a tale importante invito: diciannove i primi donatori e sette i soci collaboratori: le novità, si sa, pur belle e significative, ci mettono del tempo per essere comprese ed apprezzate!!!. Primo presidente del gruppo la Sig.ra Mara Calli, che mantenne l’incarico fino al giugno dell’anno successivo. Ad essa subentrò il Sig.. Pozzoli Agostino, coadiuvato dal vice Vellati Veniero, che diresse l’associazione con impegno e dinamismo per ben otto anni, facendole compiere un bel passo in avanti in termini di donatori attivi (139), soci sostenitori (149) e di media annuale delle donazioni di sangue (124). Nel dicembre 1985 venne eletto dall’assemblea dei soci un nuovo Consiglio Direttivo che nei giorni successivi individuò nella persona di Massimo Redenti il presidente: questi rimarrà alla guida dell’associazione per dodici anni, insieme alla sua vice Gamberonci Paola. È questo il periodo durante il quale il gruppo riuscì a conseguire la piena maturità, grazie al proficuo lavoro non solo del suo presidente ma anche di un attivo e consolidato Consiglio Direttivo, nonostante l’imperversare di grosse problematiche nazionali che in quegli anni iniziarono a coinvolgere, più o meno direttamente, il mondo della trasfusione (aids, primi casi di sangue infetto...) I donatori raggiunsero (anno 1995) la ragguardevole cifra di 320, con 370 donazioni annuali, mentre i soci sostenitori salirono a 254. Il Gruppo si fece promotore di tante altre iniziative che, finalizzate sempre alla promozione nel paese della donazione del sangue, coinvolsero il mondo della scuola (concorsi riservati a tutti gli studenti del paese, pubblicazione del volume “Annali della terra di Anghiari” di Lorenzo Taglieschi), quello dello sport (sponsorizzazioni di numerose società) e quello turistico ricreativo (gite sociali). L’attuale presidente, Pietro Ganganelli, assume la guida del Gruppo nel gennaio 1998, con la stretta collaborazione della vice presidente Franca Madiai e di un Consiglio Direttivo sempre più giovane e motivato. Con impegno e continuità vengono confermate le linee guida già seguite dai predeces-

sori, puntando tutto sul consolidamento ulteriore del gruppo, attraverso una sistematica azione di sensibilizzazione della popolazione anghiarese verso i valori morali e civili della donazione del sangue. Si riallacciano i legami con il mondo della scuola (3a e 4a edizione del Concorso per tutti gli studenti del paese), si riprende ad organizzare, con crescente successo, viaggi turistici nelle più svariate località della penisola (Venezia, Acquario di Genova, Isola d’Elba, Cinque Terre, Tarquinia, Tuscania, Lago di Bolsena, Grotte di Postumia, Puglia, Valle d’Aosta). Viene proposta per la prima volta la “Festa Estiva del donatore” che, giunta alla ottava edizione, costituisce ormai, insieme all’annuale “Giornata del Donatore”, un appuntamento importante e tanto atteso non solo dagli iscritti ma anche dal resto del paese. Dal 2001 viene infine ripresa anche la tradizione dell’annuale “Veglione Carnevalesco del Donatore”, nella storica dimora di Baldaccio, il Castello di Sorci. È sicuramente grazie anche a tutto ciò che il gruppo si consolida ulteriormente passando di successo in successo: da una media di 350/400 donazioni degli ultimi anni ’90 si passa gradualmente a quella significativa di 500/550 degli anni 2003/ 2004, fino a sfiorare nel 2005 l’impensabile soglia delle 600, grazie all’arrivo di numerosi giovani donatori. Alla vigilia dei festeggiamenti per il trentesimo di fondazione, l’associazione si presenta quindi in ottima salute e pronta a rispondere positivamente alle sempre più crescenti esigenze del nostro sistema trasfusionale, forte di una schiera di volontari donatori di oltre quattrocento unità e di una organizzazione societaria resa ancora più efficiente dall’adozione delle moderne tecnologie informatiche. Parafrasando un noto slogan pubblicitario possiamo affermare che “ Il Sangue non si fabbrica ma… si dona ! ” Solo il senso civile e la generosità di tutti noi, quindi, potranno far sì che nei nostri ospedali non venga mai a mancare questa indispensabile risorsa. Che i festeggiamenti per il 30° compleanno del Gruppo contribuiscano a rafforzare tra la nostra gente questa convinzione! Orteip ‘06 In questa pagina: Agosto 2005. I gitanti "fratres" ai Sassi di Matera. Nella pagina di destra: Anghiari, luglio 2001. Il convegno dei Fratres in occasione del 25°.

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...dal Gruppo Fratres

FESTEGGIAMENTI PER IL 30° COMPLEANNO

Un altro "fratello" ci ha lasciati “Vedi Pietro, il guaio è che questa volta non ho più voglia di lottare…” Fu questa la frase che l’amico Veniero sommessamente mi pronunciò, in uno dei frequenti colloqui personali, dopo qualche tempo il riaffacciarsi dei ben noti sintomi di una seria malattia che in passato aveva saputo e voluto superare, con quella caparbietà e voglia di vivere che da sempre lo avevano contraddistinto. Conoscevo perfettamente la gravità del suo stato fisico, ma cercavo comunque, in quell’occasione, di fargli coraggio, ricordando insieme a lui le altre volte in cui era riuscito a sconfiggere il male. Avevo conosciuto Veniero, Beppone per gli amici, durante i primi anni della mia presidenza del Gruppo “Fratres”: lo incontravo spesso nei locali della Misericordia, di cui era da tanti anni (credo 35) un attivo volontario, come autista delle ambulanze ed ogni tanto ci fermavamo a discutere. Mi colpivano ogni volta la profondità delle sue considerazioni ma soprattutto l’attaccamento alle sorti della Misericordia, che le sue parole manifestavano. Erano i tempi in cui i volontari della Confraternita scarseggiavano e l’età media di quelli attivi era sempre più alta. Da lui seppi i suoi trascorsi nel GruppoFratres, fin dai primi anni della sua fondazione, ricoprendo anche incarichi importanti. Faceva parte dello sparuto gruppo dei primi donatori, in tempi in cui era ancora più impegnativo sottoporsi ad un prelievo di sangue: bisognava alzarsi presto e correre con i propri mezzi ad Arezzo, Perugia, Firenze per soddisfare i bisogni dei rispettivi ospedali. Ancora infatti non esisteva il Centro Trasfusionale nell’ospedale di zona. Un giorno lo invitai a rientrare nel Direttivo del Gruppo e lui, ovviamente, accettò volentieri, ancora una volta, di mettersi al servizio degli altri. Curò per tanti anni i rapporti con il Trasfusionale e non perdeva occasione per stimolare tutti noi ad un impegno sempre più intenso e generoso. Ero presente insieme a tanta altra gente alle esequie funebri: non solo familiari e parenti ma numerosissimi amici, a testimonianza dei tanti legami che una vita piena di attivismo ed intraprendenza aveva intessuto in politica, nello sport e nel sociale. Ai lati dell’altare i labari del Gruppo Donatori di Sangue e quello della Misericordia che suggerivano al celebrante, durante l’omelia, la frase “Era un uomo che aveva fatto la scelta più importante: quella del servizio ai fratelli, con generosità e nella più completa gratuità”. Grazie Veniero per tutto quello che ci hai regalato, per l’importante tuo contributo alla promozione e diffusione della donazione del sangue nel nostro paese. Grazie infine per la cospicua offerta che tramite i tuoi familiari ci hai fatto giungere, come ulteriore contributo alla nostra causa comune. Il presidente

2, 3, 4 GIUGNO 2006 Patrocinio del Comune di Anghiari e della Comunità Montana. VENERDÌ 2: ore 18: S. MESSA SOLENNE al Santuario del Carmine, alla presenza del Vescovo diocesano e delle autorità civili e militari. Ore 19: PREMIAZIONE dei donatori più attivi. Ore 19,30: CENA BUFFET per tutti, nel chiostro del santuario. Ore 21: CONCERTO DEL CORO POLIFONICO CITTÀ DI TEMPIO (Sassari), diretto dal maestro G. Maria Pasella.

SABATO 3: Ore 17, sala della Misericordia; CONVEGNO: “LE CELLULE STAMINALI FONTE e SORGENTE DELLA VITA”; relatore prof. P. Luigi ROSSI FERRINI, specialista ematologo dell’Università degli studi di Firenze. Ore 21: CANTA TOUR 2006, in piazza Baldaccio. DOMENICA 4: Ore 9,30: Arrivo in piazza Baldaccio dell’AUTOEMOTECA del Consiglio Regionale “Fratres”, con personale medico a bordo (c ontrollo gratuito di glicemia, colesterolo e pressione arteriosa, in collaborazione con i volontari della Confraternita di Misericordia di Anghiari). Ore 17: PASSEGGIATA ECOLOGICA IN BICICLETTA, per grandi e bambini; percorso non impegnativo. All’arrivo in piazza, rinfresco per tutti i partecipanti nel centro del paese. Ore 18.30: SPETTACOLO IN PIAZZA BALDACCIO: musica, break dance, karaoke. Estrazione sottoscrizione interna a premi. Il Consiglio Direttivo

RICORDATE: GITA PELLEGRINAGGIO A LOURDES In collaborazione con la Parrocchia di S. Bartolomeo in Anghiari, con autobus G.T. Dal 24 al 29 luglio 2006. Ultimi posti disponibili Informazioni in parrocchia o presso la Sig.ra Vesta Vellati.

Al momento di andare in stampa, ancora un altro lutto per la nostra associazione: improvvisamente ha lasciato questo mondo la signora MARA CALLI, cofondatrice e primo presidente del Gruppo Fratres. Ai familiari le più affettuose condoglianze! 15


Cresima & C. foto STUDIO F10 Anghiari

Sembra ieri…. lo scorso ottobre, alla riunione per l’organizzazione dell’anno catechistico, ci era stato assegnato il gruppo della cresima: un gruppo numeroso e…. fragoroso (!!!!!), con tutti i numeri per risvegliarti dal torpore che dovesse eventualmente assalirti il sabato dopo pranzo!!! Invece sono passati sette mesi e oggi i nostri ragazzi hanno ricevuto il dono dello Spirito Santo! Tempo di bilanci dunque?... mah… i bilanci li mettiamo nelle mani del Signore. Se stai per un po’ di tempo nella scuola o in parrocchia comprendi che la cosa più giusta da fare è seminare quel poco di cui sei capace senza pretendere di vederne i frutti e fidarti che questi verranno senza che tu sia lì a guardarli compiaciuto. Però qualche riflessione possiamo farla di sicuro. Non è stato un cammino sempre facile perché in esso si sono incontrate e… “scontrate” (!!!) le nostre ricchezze e le nostre fragilità: tre catechiste con tanti buoni propositi e convinte della necessità di mirare alto, un gruppo di ragazzi ricco e vario, con tante, tante, tante potenzialità che non siamo sempre riuscite a far fruttare, e poi la nostra fatica, la stanchezza dei ragazzi dopo una settimana di scuola, un numero forse troppo alto da gestire in una volta sola e i nostri “predicozzi” che non abbiamo certo risparmiato ai ragazzi. Eppure alla fine è nato qualcosa di bello: è nato un affetto vero che non è solo la gioia di un saluto festoso scambiato per strada. È qualcosa di più, è un tenere all’altro, un avere a cuore il bene e la serenità dei nostri ragazzi. E questo crediamo che sia importante perché sperimentare la gioia dello stare insieme, del sentirsi nell’attenzione di qualcuno e di volere il bene dell’altro è un modo di fare esperienza concreta e tangibile di quel Dio d’amore che dobbiamo testimoniare. Già! testimoniare. Cari ragazzi altro che bilanci, altro che bandiera a scacchi di fine gara: questo è il momento di dire: e ora si parte!!!! La scommessa, il bello, e anche il difficile, viene adesso. È stato facile parlare dell’importanza di essere testimoni di Cristo stando intorno ad un tavolo dell’oratorio. Più difficile sarà farlo quando vi offriranno uno spinello, quando vi diranno che per “arrivare” dovete essere spietati e vendicativi, quando vi vorranno convincere che per dimostrare di essere veri uomini e vere donne non potrete non abbandonarvi a certe piccanti trasgressioni. Allora sì che i discorsi fatti il sabato pomeriggio vi sembreranno improvvisamente difficilissimi, magari un po’….fuori dal mondo! Ragazzi, cari ragazzi, il bello viene adesso, per voi e di sicuro anche per noi: siamo tutti in cammino, siamo tutti impegnati a rendere sempre più fecondo il dono dello Spirito nella testimonianza e nell’impegno e probabilmente i vostri catechisti non sono più avanti di voi . Non lo diciamo per falsa modestia, quanto piuttosto nella convinzione che crescendo l’età, la maturità e la consapevolezza, aumentano anche le responsabilità e le sfide che siamo chiamati ad affrontare. La testimonianza è un impegno grande, a volte difficile, che come tutte le cose importanti della vita, ogni giorno deve essere rimesso in discussione, riscoperto e nutrito del nostro impegno. E allora questa strada che dobbiamo percorrere, questo Gran Premio che ci aspetta corriamolo non in competizione, ma tenendoci per mano. Ciascuno di noi sia dono per l’altro, per il proprio genitore, per il proprio figlio, per il proprio alunno, per il proprio catechista, ciascuno di noi sappia aiutare a rialzarsi quelli che cadono, sappia far conoscere il volto del Dio che perdona, sappia far sentire all’altro un pizzico del profumo dell’amore di Dio. Anna, Catia, Norma

Hanno ricevuto il Sacramento della Cresima: Parrocchia di Anghiari

Gabriele Bassani Paolo Bergamini Matteo Biagioli Valentina Bigoni Arianna Bolgi Sara Chiarentin Cesare Chieli Eleonora Coleschi Valentina Corazzini Augusto Dalla Ragione Marco Forasiepi Antonio Gaggiottini Nicola Girolimoni Jallil Guadagni Karim Guadagni Lorenzo Leonardi Sara Massa Marta Mercati Jessica Monini Mirco Mori

Rachele Pecorai Emily Piccini Giulia Piccini Nadir Radi Ketty Rossi Daniele Rubini Noemi Umani Giulia Vitellozzi Elena Zanchi

*** Parrocchia di Micciano

Luca Del Barba Ilaria Marini Claudia Pagliaroli

*** Parrocchia di San Leo Francesco Cappanelli Lorenzo Cestelli Simone Mazzoni

In alto la "foto ricordo" dei ragazzi cresimati (l'elenco nel riquadro) con il Vescovo nella chiesa della Badia dopo la Processione. Qui sopra alcuni dei ragazzi durante un momento di gioco a Montauto, in occasione del ritiro del 1° maggio, assieme alle loro catechiste.

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Le Feste del SS. Crocifisso

Un cammino di gioia

di Emmedipì

Si sono messi in cammino tre anni fa guidati da don Marco, don Jean, Fabio, due catechiste (Linda e Rosetta) e tre aiuto-catechiste (Alessia, Ilaria e Sara). Le famiglie li hanno accompagnati con amore e vigile attenzione, passo per passo. Ora stanno per arrivare al loro primo incontro con Gesù Eucaristia e sono in gioiosa e trepida attesa. Alla loro festa nella chiesa di Propositura, domenica 18 giugno alle ore 11, invitano tutta la comunità parrocchiale. Vi aspettano con fiducia e contano sulle vostre preghiere. Ve li presentiamo:

Alle ore 18,15 circa si levano a suonare le campane della Propositura, seguite dalla Campana della Badia: inizia la Processione del 3 maggio! Dopo la solenne Celebrazione Eucaristica nella Propositura, in concomitanza con il Sacramento della Cresima, accompagnata da un caldo sole primaverile, si è svolto anche quest’anno questo gesto così caro agli anghiaresi. Veramente partecipata, quest’anno, con un gran numero di persone. Molti, d’altronde, erano i cresimandi e, quindi, proporzionale il numero dei fedeli presenti al rito. La Misericordia, che festeggia la propria festa titolare, era presente alla testa della Processione con l’antica Croce lignea ornata dal baldacchino in stoffa, le due lanterne e alcuni mazzieri. Da segnalare i ragazzi, alcuni della ricostituita Compagnia di S. Antonio in Anghiari, che sotto la guida e l’organizzazione di Alessandro Casacci, hanno retto il baldacchino processionale. Numerose anche le coperte e le bandiere appese per l’occasione. Alla Processione hanno partecipato rappresentanze dell’Amministrazione Comunale, della Polizia Municipale e dell’Arma dei Carabinieri. La Processione è quindi terminata alla chiesa della Badia dove il Vescovo ha impartito la Benedizione con la reliquia della Croce e ha consegnato ai novelli cresimati la loro pergamena. Quindi una foto ricordo (vedi la pagina a sinistra) ha concluso l’evento.

Manuel Acquisti Christian Baglioni Nicola Bindi Riccardo Boriosi Benedetta Camaiani Caterina Chieli Luca Del Pianta Nicola Dragonetti Daiana Ershani Gaia Fontana Elia Galardini Matteo Gennari Nicola Gennari Maicol Grasso Anita Meozzi Rachele Mondani Anna Montecalvo Diego Panicucci Serena Pernici Sabrina Piccini Manuel Radi Chiara Santoro

In festa per le Prime Comunioni di Alessandro Bivignani - Il prossimo 18 giugno, domenica, Solennità del SS. Corpo e Sangue di Gesù, alcuni ragazzi della nostra Parrocchia riceveranno per la prima volta il Sacramento dell’Eucaristia. Questo è il terzo anno di preparazione e di cammino che stanno percorrendo insieme alle loro catechiste Rosetta e Linda. I giovani che riceveranno la loro prima Comunione hanno festeggiato quest’anno anche un altro grande e non meno importante Sacramento: quello della Confessione. Un anno importante, quindi, per loro! A tutti i ragazzi di quarta elementare che si stanno preparando con la Rosetta e la Linda a ricevere per la prima volta Gesù nell’Eucaristia, la Parrocchia è vicina con la propria preghiera e la propria amicizia, e ugualmente è partecipe alla gioia delle rispettive famiglie. Dopo la S. Messa delle ore 11 ci sarà la Processione con il SS. Sacramento, che si concluderà alla chiesa della Croce per la Benedizione Eucaristica. Come da tradizione i ragazzi si ritroveranno il 23 giugno, venerdì seguente alla loro prima comunione, per la loro “seconda comunione”. Quel venerdì è la festa del S. Cuore di Gesù e tradizionalmente i neo-comunicati si danno appuntamento a quella festa per trovarsi di nuovo in chiesa. L’invito per tutti i parrocchiani ad essere presenti e partecipi a questi appuntamenti!

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Dalle nostre Parrocchie Da Monterchi: La Prima Comunione Il 27 maggio a San Lorenzo a Ricciano c'è stata la chiusura del mese mariano con la festa della Compagnia del SS. Sacramento di Monterchi Verrà celebrata la Messa vespertina a cui farà seguito la processione. Seguirà un momento di svago e di intrattenimento con tutti gli intervenuti. Il 9 giugno, venerdì, faremo il ritiro dei fanciulli della Prima Confessione e della Prima Comunione. Riceveranno la Prima Comunione domenica 11 giugno alla Messa principale delle ore 11 nella chiesa arcipretale di Monterchi. Essi sono: Nicola Bambagiotti Andrea Banelli Riccardo Banelli Federico Bigi Enrico Capacci Veronica Carboni, Daniele Casacci Matteo Franchi Lorenzo Galletti Davide Giuntini Veronica Montini Lorenzo Rossi Donika Vata

da S. Stefano

Ricordando Cesare

Sono 13 ragazzi che provengono da diverse frazioni quali Ripoli, Monterchi, Pocaia, Padonchia e abbiamo lavorato un po’ per poterli mettere tutti assieme. Sabato 24 giugno ricorre San Giovanni Battista e viene ricordato con una Santa Messa a Tarsignano alla quale seguirà la merenda negli spazi attorno ala chiesa. Domenica 30 luglio, ultima domenica del mese, nel pomeriggio, da qualche anno celebriamo la S. Messa al Poggio della Madonna, presso la località della Murcia di Pianezze, come si fa da quando sono stati riscoperti i ruderi di questa chiesa.

Un gruppo di amici della Stazione, ad un anno dalla morte di Cesare Fabbriciani, lo ricordano offrendo alla chiesa di Santo Stefano un portaturibolo in ferro battuto in sua memoria. Questo per dimostrare il sentimento di grande affetto che hanno ancora queste persone verso l'amico prematuramente scomparso. Si ringraziano quindi tutti coloro che hanno partecipato a questa iniziativa dimostrando che il pensiero per Cesare è sempre presente e vivo su tutti. G.M.

La consacrazione con l'abitino Domenica 30 aprile, Domenica in Albis, si è ripetuto l’affidamento alla Madonna del Carmine. Da Micciano, attraverso i sentieri dei Monti Rognosi, è giunto il pellegrinaggio con i fedeli di quella parrocchia. In particolare in questo giorno si rinnova l’affidamento alla Madonna del Carmine. Oltre a tutte le persone già iscritte e presenti al santuario, sono stati circa una trentina i nuovi associati che hanno ricevuto l’abitino impegnandosi a vivere una vita di fede conforme a come l'ha vissuta Maria.

Il nuovo Magistrato e la Fraternità di Betania Lo scorso 12 marzo c’è stata l’elezione dei membri del Magistrato della Confraternita della Misericordia di Monterchi che ha conseguito i seguenti risultati per cui il nuovo Magistrato è composto da Rossi Vincenzo, riconfermato Governatore; Vagnoni Marco, riconfermato Vicegovernatore; Lacrimini Marco, Tesoriere; Cambi Federica, Segretaria; Baracchi Mario, Cardelli Aldo, Vagnoni Maria Luisa, Romani Simone Consiglieri; Puleri Benedetto, Ispettore dei servizi; Landini Andrea, Maestro dei piccoli fratelli; Pecorai Renata, Capogrupppo delle Sorelle attive. Sono stati eletti Conservatori Ligi Angelo, Lozza Giovanni, Romanelli Romolo e Verdinelli Osvaldo. Il Correttore è don Quinto Giorgini, nominato nel 1993 da Monsignor D’Ascenzi. In queste settimane si stanno effettuando i lavori di consolidamento e di rifacimento delle facciate dello storico palazzo sede della Confraternita della Misericordia che il prossimo agosto celebrerà il 150° di rifondazione. Infatti questo pio sodalizio esiste dal 1530 però aveva il nome di Fraternità di Santa Maria, soppresso nel 1785 fu poi ricostituito, circa settant’anni dopo, il 22 agosto del 1856. Celebreremo questo 150° con solennità e sarà anche l’occasione per trovare delle offerte per poter pagare i lavori che si stanno facendo e che fortunatamente godono di un contributo per il terremoto anche se poi si sono dovuti realizzare ulteriori lavori. *** Il 1° maggio i fratelli e le sorelle della Fraternità di Betania hanno lasciato provvisoriamente Monterchi per ordine del loro superiore Padre Pancrazio che li ha richiamati alla Casa generale a Terlizi in attesa che questo ex monastero benedettino, donato alla diocesi dalle monache benedettine, venga consolidato, restaurato e adeguato alle esigenze della Fraternità. L’improvvisa partenza ha lasciato il parroco e i parrocchiani un po’ perplessi e dispiaciuti. Avremmo infatti voluto che fossero rimasti ancora un po’ in attesa dell’inizio dei lavori e poter terminare almeno l’anno pastorale. Ci si augura comunque che i lavori comincino presto e quindi l’augurio è di poterli rivedere quanto prima in questi spazi lasciati liberi tre o quattro anni fa dalla chiusura del convento benedettino che ha vissuto a Monterchi oltre cinquecento anni.

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Fotocronaca

La Festa di San Marco e i gigli dei campi Martedì 25 aprile, notoria festa di San Marco, la Messa è stata celebrata presso la cappella della Misericordia, per il Borgo della Croce, cappella dedicata appunto a questo evangelista. Quest'anno però la celebrazione è stata arricchita dalla benedizione dei gigli che sono sì di campo, ma che nel campo ritorneranno per addobbare le croci preparate dagli agricoltori. A questa bella tradizione che si rinnova ogni anno e dà testimonianza dell'affidamento del lavoro dei campi e della attività umana in genere a Dio, abbiamo unito quest'anno la recita delle litanie dei santi e la Benedizione delle Campagne.

Pellegrinaggio Domenica 30 aprile, Domenica in Albis, un gruppo certamente numeroso di parrocchiani di Micciano sono partiti da quell'antica pieve per raggiungere il Santuario del Carmine. Una volta questa era l'occasione per fare le "rogazioni" e benedire le campagne. Oggi è rimasto il carattere "pasquale" di questo pellegrinaggio, che cade nell'ottava di Pasqua, chiamata da Giovanni Paolo II "Domenica della Divina Misericordia". Dopo la S. Messa solenne celebrata da don Marco e la consacrazione con lo scapolare, il gruppo della Motina ha fatto ritorno presso la propria parrocchia recitando il rosario. Nella foto di Emmedipì il gruppo di pellegrini in posa davanti alla croce di Campalla.

Le guardie si ritrovano L'annuale ritrovo delle Guardie Comunali della Valtiberina è stata l'occasione dell'incontro ad Anghiari. Alle ore 19 del 20 gennaio, nella chiesa della Maddalena, lungo l'antico stradone del Borgo della Croce, don Marco ha celebrato la Santa Messa della festa di San Sebastiano, famoso per la sua iconografia, legato, trafitto da numerose frecce, e che tradizionalmente è il protettore degli agenti di Polizia Municipale. Ma anche gli automobilisti hanno il loro protettore, che è San Cristoforo! La serata è poi proseguita con un incontro conviviale presso un ristorante di Anghiari. Il nostro incoraggiamento è per l'impegno che mettono nello svolgimento della loro attività.

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Un concerto in onore di don Vittorio Bartolomei e Fosco Corti.

50 primavere

di Cesare Ganganelli

Mercoledì 12 aprile 2006, alle ore 21, presso la pieve di Micciano si è tenuto un bellissimo concerto in ricordo di don Vittorio Bartolomei e Fosco Corti. Il concerto è stato tenuto dall'Insieme Vocale VOX CORDIS di Arezzo (diretto dal M. Lorenzo Donati), che per l’occasione aveva rafforzato il suo organico, con coristi provenienti anche da altre realtà corali aretine. La serata è stata organizzata dall’Associazione Regionale Cori della Toscana (Feniarco), con il patrocinio del Comune di Anghiari e della Banca di Credito Cooperativo di Anghiari e Stia. Penso che per noi anghiaresi su don Vittorio ci sia tanto da dire. Tutti ricordiamo sicuramente la sua grande professionalità e al tempo stesso umiltà che lo caratterizzavano nel dirigere la Schola Cantorum da lui fondata. Per non parlare poi del suo ruolo di organista nella Propositura di Anghiari, portato avanti fino alla fine della sua vita terrena (22 settembre 1998) . Fosco Corti invece, più giovane di don Vittorio, ha affrontato gli studi musicali diplomandosi in organo e direzione corale. Nel 1968 ha fondato ad Arezzo il Gruppo Polifonico “Francesco Coradini”. La morte lo ha voluto cogliere nel 1986, proprio durante le prove del Coro da Camera della RAI, del quale era diventato maestro sostituto. Nella prima parte del concerto sono state eseguite, esclusivamente dalla sezione femminile del coro, quattro laudi facenti parte rispettivamente del Laudario di Firenze e del Laudario di Cortona. Molto bella è stata l’esecuzione. All’intero della pieve il coro creava un’atmosfera davvero eccezionale, merito del M. Lorenzo Donati il quale ha davvero curato ogni minimo aspetto e particolare. La seconda parte ha visto come programma principale l’esecuzione della PASSIONE DI CHRISTO SECONDO GIOVANNI, composta da

Francesco Corteccia (nato a Siena nel 1502 – morto nel 1571) per coro a quattro voci virili e per voce recitante (affidata ad Alessio Camobreco). Nella Passione secondo Giovanni, Corteccia ha affidato al coro virile, spartito in quattro voci, le turbarum voces cioè gli interventi del popolo, dei soldati e dei grandi sacerdoti, mentre lo storico, cioè la voce recitante, presenta il testo evangelico nella “lingua fiorentina”, affinché la comprensione del popolo fosse esatta ed immediata. Gli inserti polifonici sono le pagine più ispirate dell’intera opera: in particolare il toccante “Tristis est anima mea” o il drammatico “Caligaverunt oculi mei” o ancora il “Tenabrae factae sunt”, considerato un vero e proprio capolavoro del genere mottettistico. Alla conclusione, dopo la morte di Cristo, il coro conclude l’opera con la “Evangelium” che è il racconto della deposizione dalla croce e della sepoltura. Il concerto ha voluto quindi soddisfare, se così si può dire, anche questo desiderio e penso che non ci sia stato un modo migliore per render omaggio a don Vittorio, il quale sicuramente ringrazierà dall’alto del cielo. Concludendo mi sento in dovere di ringraziare l’Insieme Vocale VOX CORDIS per l’opportunità che ci ha voluto regalare, invitando le persone ad essere più numerose a simili iniziative caratterizzate, molto spesso, da scarsa partecipazione.

(l’Insieme Vocale VOX CORDIS di Arezzo diretto dal M. L. Donati)

Quel 25 aprile la guerra era di casa pioveva forte fuori dalla chiesa. La fame era nell’aria, la vita una scommessa ma il prete continuava la sua messa. Tu col vestito bianco, tu con le scarpe nuove, vi siete detti sì, davanti a quell’altare. E insieme per la vita vi siete incamminati tra il tempo, le promesse e le speranze. La guerra che finiva, i balli americani, l’Italia da rifare con le mani. I 10 alla schedina i figli all’improvviso la casa troppo stretta e io che crescevo troppo in fretta. Ma dimmi come si fa a stare come voi insieme per la vita; che a me, l’amore quando c’è mi sembra sempre fuoco e invece dura poco. Sarà che anime di razza è un po’ che non ne fanno più. Quel 25 aprile ritorna tutti gli anni e tutti gli anni vi ritrova insieme. Avete visto il mare e il secolo cambiare il papa buono e l’uomo sulla luna. C’è chi vi chiama nonni e che ha già vent’anni, è il tempo che trascorre ma non passa. Tu coi capelli bianchi, tu con gli occhiali nuovi, vi dite ancora sì davanti al piatto di ogni giorno. Ma sarà fatalità, fortuna o che ne so ma siete ancora insieme. E sembra amore nato ieri e invece sono già cinquanta primavere. E noi con tutto da imparare siam qui a improvvisare amore. Quel 25 aprile pioveva e gli invitati dicevano “Che sposi fortunati”.

Il testo di questa canzone dei Pooh ricorda le “50 primavere” di una coppia che si è sposata in un momento difficile come la fine della guerra. Ed io voglio utilizzare queste belle parole per fare gli auguri ai miei genitori, Domenico ed Eva, che il 2 aprile 2006 hanno raggiunto insieme un bellissimo traguardo: 50 anni di matrimonio. Anna Bartolini

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L’ASSEMBLEA DEI SOCI APPROVA IL BILANCIO DEL CENTENARIO a cura della Banca di Anghiari e Stia - Credito Cooperativo

Lo scorso 6 maggio presso il Palasport di Anghiari si è tenuta l’annuale assemblea dei soci della Banca di Anghiari e Stia per l’approvazione del bilancio 2005, il centesimo della storia della ex Cassa Rurale. L’assemblea è stata preceduta dalla Santa Messa in suffragio dei soci defunti che, come tradizione, è stata celebrata presso la Chiesa di Santo Stefano in località La Stazione. Quindi si è svolta l’ormai tradizionale cerimonia di consegna delle borse di studio riservate agli studenti soci o figli di soci che si sono particolarmente distinti negli studi conseguendo con il massimo dei voti il diploma di licenza media, di maturità o di laurea. Quest’anno sono stati premiati 43 studenti del nostro territorio, a riprova dell’attenzione che la Banca dedica alle nuove generazioni, sostenendo i giovani che più si mettono in luce nel loro percorso di crescita umana, culturale e professionale. Nel corso dell’assemblea dei soci, il Presidente Sassolini ha presentato i dati relativi all’esercizio 2005, evidenziando come l’istituto di credito locale abbia conseguito risultati soddisfacenti in tutti i comparti in cui opera, da quelli bancari tradizionali a quelli finanziari ed assicurativi più evoluti. Il Presidente Sassolini, nel leggere la relazione del Consiglio di Amministrazione sulla gestione della società, ha avuto modo di ribadire il legame inscindibile che unisce la Banca di Anghiari e Stia al suo territorio di competenza. Ha sottolineato l’impegno della Banca a stabilire contatti e a realizzare positive sinergie con tutti i soggetti economici e sociali presenti nella zona, dagli enti locali e pubbliche amministrazioni alle associazioni di categoria, dalle famiglie di consumatori e risparmiatori alle piccole e medie imprese insediate sul territorio. È intervenuto all’assemblea anche il Prof. Giorgio Clementi, Presidente della Federazione Toscana delle BCC ed esponente di spicco del Credito Cooperativo a livello nazionale, il quale ha sottolineato come i risultati positivi conseguiti dalla Banca di Anghiari e Stia si iscrivano nel quadro generale positivo che caratterizza le BCC su scala regionale e nazionale. Le Banche della categoria hanno infatti evidenziato ritmi di crescita più veloci rispetto a quelli degli altri istituti di credito, nonostante esse si siano trovate ad operare in un contesto particolarmente difficile, caratterizzato da un rallentamento dell’economia e da un alto livello di competitività, oltre che da una diffusa sfiducia degli investitori a seguito dei recenti dissesti che hanno interessato i mercati finanziari. Se la Banca di Anghiari e Stia, al pari delle altre BCC, ha conseguito risultati apprezzabili negli ultimi anni, riuscendo ad incrementare le proprie quote di mercato, ciò si deve essenzialmente alla sua capacità di fare finanza per l’economia e per lo sviluppo reale del territorio, per la creazione di una ricchezza diffusa e non privilegio di pochi individui, restando

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sempre estranea a quelle logiche speculative che concepiscono la finanza fine a sé stessa. Il Presidente Clementi ha quindi concluso il suo intervento citando l’enciclica “Centesimus Annus” del 1991, che ricorre a cento anni di distanza dalla “Rerum novarum” di Leone XIII. Nell’enciclica il Pontefice Giovanni Paolo II affermava che se un tempo il fattore decisivo per la ricchezza e il benessere era la terra (condizione tipica di una società agricola), poi il capitale (come nella società industriale), oggi ciò che fa la differenza è l’uomo stesso, la sua conoscenza scientifica, la sua capacità di organizzazione solidale, di intuire e soddisfare il bisogno dell’altro. Le Banche di Credito Cooperativo, in linea con questa concezione, privilegiano l’approccio umano e relazionale con la clientela, di cui cercano di interpretarne al meglio le esigenze e di soddisfarne i bisogni. Il bilancio dell’esercizio 2005 è stato quindi votato ed approvato dai numerosi soci presenti. La Banca di Anghiari e Stia conta oggi complessivamente 4.257 soci, che possono certo dirsi soddisfatti del rendimento registrato dalle proprie azioni, pari al 5,32%, tenendo conto sia del dividendo (3,64%) che della rivalutazione gratuita delle azioni (1,68%). Del resto, la Banca chiede sempre più ai propri soci l’impegno di farsi portavoce e promotori dell’azienda, diffondendo e facendo conoscere all’esterno i valori, le caratteristiche, il modo di operare “differente” della cooperativa di credito. Sulla scia delle tante iniziative organizzate nel 2005 per il Centenario, la Banca si propone di intensificare e di promuovere nel futuro le occasioni di incontro e di aggregazione per la compagine sociale, spingendo a riflettere sulla funzione insostituibile che le Banche locali hanno nella società e nell’economia attuali.

Un momento dell’assemblea dei soci dello scorso 6 maggio: da destra il Direttore Generale Tuti, il Presidente della Federazione Toscana Clementi, il Presidente Sassolini e il Vice Presidente Sestini.


Da Tavernelle

Rubrica a cura di Alessandro Bivignani

Vita della parrocchia

Domenica 25 giugno 2006

FESTA DELLA FAMIGLIA

Un giornata assolata, quella del 3 maggio scorso, quando Andrea Celeste, Gabriele, Nico e Simone, per mezzo delle mani del Vescovo Giacomo Babini hanno ricevuto il dono dello Spirito Santo nel Sacramento della Confermazione. Alla Messa della Cresima, oltre ai familiari e parenti, era presente un po’ tutta la Comunità Parrocchiale. Anche il coro ha fatto il proprio compito animando la Liturgia con canti appropriati. Infine ricordiamo volentieri le due catechiste Ida e Vanna che hanno accompagnato questi quattro ragazzi nel cammino di preparazione a questo Sacramento. La famiglia Omarini ci ricorda che lo scorso 30 aprile ricorreva il primo anniversario della morte di Mario Omarini, di Tavernelle. Lo rammentiamo volentieri come persona buona, generosa e sempre disponibile.

Programma: Ore 11,30 S. Messa all’aperto Ore 16 inizio giochi per ragazzi e adulti, e merenda Ore 20 estrazione lotteria Ore 21 serata con Marziano

Un invito particolare per tutti i lettori dell’Oratorio!

Notizie dalla Compagnia di Galbino Finalmente è arrivato! Nel bel mezzo della Settimana Santa, come previsto e atteso, è arrivato il pacco contenente il Labaro della Compagnia di Galbino. E in fretta e furia abbiamo organizzato una piccola “cerimonia” di benvenuto. Così, nel pomeriggio, assieme ad Alessandro, Mario del Pia e la Carla abbiamo aperto il pacco per vedere per la prima volta il nostro Stendardo. Il giovedì santo, nella messa in Cena Domini, don Marco lo ha benedetto e il giorno successivo lo abbiamo portato ad Anghiari per la Processione del Gesù Morto. Nello Stendardo abbiamo riportato il nome completo della Compagnia, che oltre alla intitolazione del Sacro Cuore di Maria fu aggiunto, dall’allora Vescovo Pompeo Ghezzi in visita Pastorale a Galbino, la dicitura “…e del SS. Sacramento”. Nello Stendardo domina l’immagine della Madonna che mostra il proprio Cuore, trafitto da una spada. Il dipinto è stato realizzato da Marilena Del Pia di Anghiari. Il resto dell’opera è invece stato realizzato dalla ditta F.A.P.S. di Parma, e la spesa di realizzazione è stata di Euro 910. Lo Stendardo, oltre che alle Processioni e altre cerimonie religiose, sarà presente ai funerali dei nostri Confratelli.

Un appuntamento importante Tutta la Parrocchia di Tavernelle si prepara a vivere un altro appuntamento importante e significativo: le Prime Comunioni. Il giorno della solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo, il prossimo 18 giugno, 4 ragazzi riceveranno per la prima volta il Sacramento della Eucaristia, il più grande Sacramento. E sarà festa grande per tutti. Ecco i loro nomi: Luca Bartoli Cecilia Gaggiottini

Giulia Livi Agnese Zineddu

Questi ragazzi si stanno preparando da alcuni anni. Lo scorso 24 aprile hanno festeggiato, con i loro genitori, la loro prima Confessione. Erano emozionantissimi, raccontano le loro catechiste, ma il primo incontro “intimo” con il Signore è stato veramente toccante. Don Marco ha ascoltato le loro prime Confessioni. Quindi, a coronamento di un cammino, il 18 giugno riceveranno Gesù nelle specie del Pane e del Vino consacrati. Un augurio a loro, alle loro famiglie, e anche alla catechista Carla che da alcuni anni li sta accompagnando.

Il Camerlengo - Giandomenico Baggi

Avvisi della Compagnia Sabato 24 giugno, festa del S. Cuore di Maria Santissima, titolare della Compagnia, sarà celebrata alle ore 17 nella Chiesa di Tavernelle una S. Messa in suffragio di tutti i Confratelli defunti.

Qui sopra: I ragazzi del gruppo della Prima Comunione in un incontro di Catechismo. digitalfoto Abi A destra: L'arrivo del labaro nell'abitazione del Camerlengo Baggi.

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Si continua con il nome Continuiamo ad elencare i lettori che ci hanno fatto pervenire le loro offerte elencandoli in base al proprio nome. Infatti alcune persone hanno apprezzato la scelta fatta già dal numero scorso. Per chi vuol contribuire, oltre il bollettino postale e il rivolgersi direttamente alle persone della parrocchia, ricordiamo che può utilizzare le agenzie delle banche presenti in Anghiari. Ricordiamo ancora di segnalarci errori od omissioni. Ci renderete un servizio. A.Maria Bartolomei, Via Nova Alberto Benedetti, Selvella Alessandro Martini, Via del Carmine Alighiero Padelli, Sabino Angiolina Leonardi, Villa d’Agri Angiolo Del Barba, Palazza Anna Arrighi, Via Libbia Benedetto Comanducci, Cicogna Bruno Caraffini, Borgo della Croce Bruno Mangoni, Via Nova Carla Leonardi, Torre Pedrera Cinzia Bianchi, Arezzo Cinzia Panichi, Via Nova bassa Clara Giornelli, Carboncione Clara Roselli, Via Vagnetti Conti Adalgisa, Borghetto di sopra Daniela Palazzeschi, Le Bertine Diana Ulivi, Via del Carmine Duilio Polcri, Maraville Elbano Meazzini, Arezzo Elvira Barfucci, Tavernelle Emanuela Ghignoni, Roma Emilia Gaggiottini, La Fonte Ernesto Pacini, Milano

Eva Melani, La Genga Fam. Oriani Gamberonci, Milano Fernando Boncompagni, Senigallia Francesco Giovagnini, Roma Frida Nespoli, Via della Propositura Fulvia Lanzi, Toppole Gian Piero Alberti, Belvederino Gianni Papini, Il Cantinone Gilda Nespoli, Borgo della Croce Giorgeschi Mauro, Ponte alla Piera Giorgio Giorgi, Borgo della Croce Giovanbattista Bivignanelli, Arezzo Giovanna Marinuzzi, Trieste Giovannino Poggini, Arezzo Gisella Coleschi, Il Palazzo Giuseppe Comanducci, San Rocco Giuseppe Fegadoli, Infrantoio Giuseppe Rosadi, Molinello Giuseppe Serafini, Cicogna Guido Tofanelli, Infrantoio Lilia Gaggiottini, Roma Lorenzo Comparini, Campo della Fiera Luciana Chieli, Milano M. Cristina Mealli, Scandicci Malvina Martini, Palazzo Martini Maranesi Maria, Roma Marco Lombardi, Montino Maria Brondoli, San Giustino Maria Chieli, Cervia Maria Federica Cambi, Monterchi Maria Giovagnini, Catania Maria Pernici, Mura di sopra Marino Del Pia, Via di San Leo Marisa Lanzi, San Rocco Massimo Malentacchi, Cà de Cio Miria Gaggiottini, Motina Nada Ricceri, Bucacce Nella Magri, Cerbaia Paola Panichi Giudici, Sant’Agostino

Pietro Paletti, San Rocco Primo Zanchi, Il Fosso Remo Levi, Giardinella Roberto Cesari, Casale Rosa Gullino, Nizza Saul Comparini, Pianacce Serenella Nieri Domestici,Firenze Silvana Pierantoni, Borgo della Croce Silvia Del Pia, Infrantoio Tommaso Rossi, Palazzo Martini Tullio Mons. Cappelli, Arezzo Umberto Maurizi, Ca’ del Bocca Vandro Franceschini, Borgo Croce Vasco Romanelli, San Leo Veneranda Martinelli, Infrantoio Vesta Vellati, Il Fosso Vilma Pallini, Crocifissino Vito Marzi, Ponte alla Piera

Bacheche parrocchiali 2 Il coro degli ultrasessantenni verrà sciolto per tutta l’estate, con ringraziamenti di tutta la parrocchia. Il costo per la partecipazione al Convegno su “preghiera e digiuno” è comprensivo dei pasti. Ricordate nella preghiera tutti quanti sono sfiduciati e stanchi della nostra Parrocchia.

Giocando con la parola “nota”

La vignetta di Scacciapensieri:

Agricoltori moderni!!

di Franca Ciucoli

Nel giornale locale c’è un articolo degno di nota sull’assunzione del personale in base alle note attitudinali e sulle relative retribuzioni che dice a chiare note: “La busta paga non basta pur riducendo la nota delle spese sono dolenti note arrivare a fine mese. Ma non bisogna disperare la vita è un brano musicale nel quale si mescolano le note sta a noi trovare quella giusta per poter iniziare a suonare le note della marcia reale.”

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A tavola 30 anni di ricordi

L’idea del pranzo commemorativo è nata nei primi giorni dell’anno, subito dopo essere andato in pensione. Fin dal primo giorno da “pensionato” (che brutta parola!) mi sono reso conto che i miei 35 anni di lavoro presso il calzaturificio “CISA”, in realtà non erano stati solo 35 anni di lavoro: erano stati anche anni colmi di rapporti umani, conoscenze, amicizie, fatiche, momenti di gioia e tristezza, stima e risentimento, disaccordi e cameratismo, malumori ed appagamenti, contrasti e condivisioni. Nel parlare con alcuni amici (Mery Bozzi, Loretta Chieli, Luigino Giorni, Pietro Mercati, Bruno Nicchi…) di queste riflessioni un po’ confuse e non ancora ben definite, è nata l’idea di organizzare un momento di incontro con i colleghi dipendenti della CISA entrati a lavorare in azienda nel trentennio dal 1964 al 1994; tutti assieme abbiamo così deciso di “provarci”. E soprattutto grazie a loro, ai miei amici Mery, Loretta, Luigino, Pietro e Bruno, è partita la macchina organizzativa del “passaparola”, e ci siamo ritrovati in tanti, domenica 2 aprile, all’ora di pranzo presso il ristorante “Il Cristallo” di Caprese Michelangelo; quasi trecento persone, provenienti da Anghiari, dalla alta Valtiberina, dal Casentino, dalla terra di Arezzo, dipendenti o ex dipendenti della CISA, molti con i rispettivi familiari, altri da soli, e tutti con i propri ricordi di anni trascorsi sotto un unico filo conduttore e sotto un “padre padrone” anche lui presente al pranzo e alla rievocazione dei ricordi, quel gentiluomo che risponde al nome di Gustavo Soldini, il Commendatore, il “babbo di tutti”. È stato bello ritrovarsi tutti assieme, con alcuni dopo anni di lontananza, con altri dopo poche settimane di distacco, ed il comune ricordo dei momenti trascorsi assieme, per qualche ora ha richiamato alla memoria fatti ed eventi che la patina del tempo aveva sbiadito se non del tutto cancellato. Ed allora, l’immagine dei camerieri che ci servivano vassoi di crostini veniva sovrapposta dai ricordi delle prime gavette sulle quali consumavamo i nostri pasti, con l’onnipresente “Scaccia” che, subito dopo, con i suoi modi burberi e bonari ci ripeteva sempre l’immancabile “presto, che è tardi!!!” Al passaggio dei ravioli o delle cappelle d’alpino, nei piatti di portata immaginavamo tomaia, tacchi, suole, pellami e colle, mentre al momento degli arrosti sorgeva nitida la visione della premonta, della calziera, della pressa; con il dolce ed i digestivi, la mente ci riportava alla manovia, alle forme e alle scarpe finite. Le varie fasi del pranzo sono trascorse in modo surreale, ed è stata forse l’unica volta nella quale il piacere della buona

tavola è stato vinto dai ricordi, dalla commozione, dalle immagini di 35 anni di momenti belli (1970, il mio primo giorno di lavoro) e di tempi tristi (1994, l’anno dell’incendio alla CISA); è stato un pranzo ove il piacere di mangiar bene è stato superato dalla voglia di ascoltare e di raccontarsi, di ricordare la propria giovinezza e quella di tanti colleghi e colleghe allora giovani un po’ scapestrati, oggi genitori e nonni; è stato un pranzo ove le pause non sono state i momenti di attesa fra una portata e l’altra, ma sono state i momenti del mangiare vero e proprio, mentre con impazienza attendevamo di poter riprendere, a piatto vuoto, il racconto nel filo della memoria interrotto dai tortellini o dalla tagliata di vitella. C’è stato anche un momento di commozione, quando sono stati ricordati coloro che oggi non ci sono più, e su questa commozione crediamo che sia sorto spontaneo un groppo in gola anche al nostro “padre di tutti”, Gustavo Soldini, il Commendatore, pure lui nella consapevolezza di aver perso negli anni, oltre che tanti “figli della CISA”, anche un figlio vero. I ricordi di questo pranzo non saranno il menù o la carta dei vini, o il carrello dei dolci e dei digestivi; la nostra memoria non si soffermerà sui piatti di portata, sui sughi, sugli sformati o sui contorni. Rimarrà invece viva, ne siamo certi, l’immagine di una bella giornata trascorsa fra amici, con i colleghi di lavoro, con il Commendatore, fra innumerevoli sensazioni e con un pizzico di nostalgia; tutto ciò, nella consapevolezza che la condivisione di tanti momenti passati assieme potrà rinnovare il pretesto per incontrarci ancora una volta in qualche altra occasione. Non sappiamo se ciò avverrà, ma di certo quello che è stato sarà un “pranzo” che non dimenticheremo mai. A nome di tutti i presenti al pranzo, Loris Senesi

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foto STUDIO F10 Anghiari

CALZATURIFICIO CISA 1964 - 1994


In ricordo di un’amica L’anghiarese autentico restaura, vende, compra, tiene in casa, in sacrestia, in bottega, il mobile antico, ma, prima di tutto, lo ama. ‘Va a scuola’ da lui, se ne lascia educare, ascoltando la voce profonda con cui esso gli parla di fatiche lontane, di artisti anonimi ma straordinari, capaci di esprimere una bellezza che resiste al passare del tempo, alla labilità delle mode, alla precarietà delle vicende umane. Questo legame profondo, in un certo senso ‘spirituale’, al legno e agli artefatti che l’uomo sa ricavarne è una caratteristica peculiare del popolo anghiarese, della sua ricchissima tradizione artigiana e antiquaria, che ha prodotto negli anni personalità straordinarie come (per citarne solo alcune) Beppe Mazzi, Milton Poggini, Galliano Calli e la figlia Mara. Tutti ‘mercanti’ nel senso nobile che ha fatto grande la Toscana nel mondo: quando il venditore è il primo cultore di quello di cui commercia, appassionato ministro e propagatore di bellezza e civiltà. Come tutti questi suoi grandi predecessori, la Mara non vendeva semplicemente i mobili, ma viveva di loro e per loro. Li amava e li ammirava, godendone con trasporto immediato e senza riserve: era capace di vibrare, con l’occhio fine dell’intenditore emozionato dall’incontro con un pezzo di valore, per i vezzi segreti di una toilettina Luigi XVI come per l’opulenza maestosa di un trumeau lombardo, o per la sobria compostezza di uno Sheraton inglese. Decantava i pregi del mobile che aveva davanti con la passione di un fantino per un cavallo di razza, di un tifoso di calcio per la sua squadra del cuore. Con spontaneità, sincerità, entusiasmo e nessuna retorica: era capace anche di scherzarci su, sul mobile, quando questo non era ‘all’altezza’; era capace di enumerarne le magagne con l’irritazione di un devoto deluso da una performance meno felice del suo beniamino, perché la Mara aveva con l’antiquariato il rapporto appassionato, ma al tempo stesso concreto, realista, disinibito, di chi il mestiere non l’ha imparato sui libri ma dalla vita: in mezzo ai mobili era nata e cresciuta, in mezzo ai mobili si era fatta le ossa, imparando a conoscere il mondo - passo dopo passo dietro al grande, amatissimo babbo - un mobile dopo l’altro, un giorno di lavoro dietro l’altro, la passione cresce, contrassegnata dal ritmo altalenante della vita, che ti dà una sberla dopo una carezza, che ti mette in ginocchio dopo averti fatto danzare. Non è certo stata facile la vita della Mara. Ha conosciuto periodi di acute difficoltà finanziarie al fianco del padre, amarezze nella vita privata, infine la malattia - lunga e massacrante - affrontata con coraggio esemplare. Ma ha sempre rialzato il capo, non si è mai data per vinta e con il sorriso sulle labbra è andata avanti. Con discrezione, dolcezza, e una tempra di ferro. Capace di essere sempre elegante, sempre curata, senza esibizionismi. Capace di mantenersi sempre serena e ottimista, anche nei momenti più duri. Donna di successo senza arroganze, dotata di grandissima umiltà (il suo unico vanto era l’affetto degli altri: “la gente mi vuol bene” ripeteva, con gratitudine e nessuna ostentazione). Donna d’affari, che ha praticato sul serio e anzitempo l’emancipazione femminile - lavorando sempre, e vivendo infine da single -, senza predicarne l’ideologia: la Mara era una persona di fatti, non di parole. Ma anche di affetti e amicizie profondi, generosissima e fedele: se ti voleva bene, era per la vita. Una volta che ti aveva dato il suo affetto, sapevi che potevi contare su di lei fino in fondo. Perché i suoi tempi erano quelli lunghi della fedeltà e della memoria, della qualità autentica, che non si esaurisce in una breve stagione e che non ha bisogno di rinnovarsi continua-

mente in una fuga estenuante dietro all’ultimo grido, all’ultima trovata, all’ultima conoscenza. La Mara non aveva fretta, non inseguiva le mode. Era come se la lunga convivenza con i suoi amati mobili avesse finito per modellare il suo modo di essere nel mondo e di percepirlo: il valore delle cose non matura in un giorno. I mobili antichi non sono beni di consumo, ma vengono da lontano dalla lunga pazienza degli uomini che li hanno custoditi e rispettati, dalla fatica degli artigiani che li hanno costruiti con l’impegno di fare qualcosa che sappia durare. Questa sintonia profonda, istintiva, quasi magica, che legava la Mara ai mobili che vendeva (e che era certamente uno dei segreti del suo successo professionale, perché oltre a darle un occhio infallibile per la qualità autentica e per la bellezza, suscitava nel cliente la fiducia spontanea e incondizionata che si concede solo all’antiquario di razza) si rifletteva in modo del tutto particolare a Villa Miravalle. Chiunque vi si sia recato, anche una volta sola, sa qual è l’incanto unico, straordinario, di questo luogo: un ambiente di grandissima suggestione, in cui si è in qualche modo proiettati fuori dal tempo. Il visitatore non trova infatti un negozio, o peggio uno show-room come dicono i venditori aggiornati con l’inglese commerciale che pervade e contrassegna il nostro nuovoricchismo globalizzato. Villa Miravalle si presenta con la dignità sobria della ‘galleria’ dell’antica dimora toscana ed è in realtà, grazie alla presenza peculiare, al tocco unico, inimitabile, della Mara, molto di più, perché nel labirinto delle stanze, avvitate le une sulle altre, delle scale e scalette, delle soffitte e degli scantinati, pieni di pezzi stipati gli uni accanto agli altri in un sapiente, ordinato disordine, i mobili non sono meri oggetti in esposizione, non sono umiliati, piegati alle esigenze della messa in mostra, ma trionfano con la dignità dei veri signori del luogo. I mobili a Villa Miravalle li senti a casa propria, in pace, accuditi e coccolati come amici. È successo più di una volta, a chi frequentava la Mara e si lasciava condurre da lei su e giù per le stanze a vedere gli ultimi acquisti, di sentirsi dire che quell’inginocchiatoio o quella coppia di comodini suo padre li aveva venduti trent’anni fa a una famiglia della zona, da cui adesso lei li aveva ricomprati. La Mara lo raccontava con la gioia con cui si parla di un amico che si era perso di vista ma che si è ritrovato, che si ferma a casa nostra per rinfrancarsi, prima di riprendere il suo viaggio nel mondo. Villa Miravalle era infatti, per la Mara, un porto di mare in cui i mobili attraccavano, si fermavano in sosta per fare rifornimento (per un accurato restauro, una rimessa in sesto), per poi ripartire. Un buon porto dev’essere sempre aperto, sempre pronto ad accogliere le navi in arrivo e a lasciar salpare quelle in partenza. Così Villa Miravalle era sempre aperta, mai chiusa per ferie, mai chiusa per turno di riposo domenicale. Gli amici chiedevano alla Mara, senza convinzione, perché non andasse di più in vacanza, perché non ‘staccasse’ mai. Lei sorrideva disarmante senza rispondere nulla di concreto: il lavoro è lavoro... Così la trovavi sempre lì, sorridente e cordiale. C’eravamo così abituati, che sembrava impensabile che potesse mancare. Eravamo convinti che ci sarebbe sempre stata, protetta dal recinto incantato della sua Villa. Ma non c’è porta che la morte non varchi per sigillarsela alle spalle: domenica 30 aprile a Villa Miravalle sono stati chiusi i cancelli. La Mara se ne è andata. Mancherà a tanti. Teresa Bartolomei

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Sembra una favola, invece è vero!

persuasiva che potessi tirare fuori in quel momento. Sembrava che mi avesse capito, tanto che al secondo tentativo di avvicinarmi ha continuato a guardarmi, ma senza mostrare alcuna reazione. Lentamente con la mano ho accostato allora il coltello al filo di acciaio sopra al collo, iniziando a passarci sopra, sapendo che l’operazione sarebbe stata lunga e difficile. In un primo momento l’animale ha continuato a guardarmi con sospetto, impaurito, ma pian piano ha cominciato a tranquillizzarsi, tanto che a tratti rimaneva immobile e sembrava assopirsi. Il cane, legato un poco distante, aveva smesso di abbaiare e sembrava guardare incuriosito. Dopo un bel po’ di tempo il primo sottile filo di acciaio si è spezzato. Mi sono rincuorato, ma ancora ce ne erano tanti altri. Ho continuato pian piano, sempre con molta attenzione, ed altri fili si sono spezzati, e lentamente sono così arrivato a circa la metà del lavoro. Adesso il povero animale si era tranquillizzato: aveva capito che lo stavo aiutando e si era adagiato su un fianco, con gli occhi socchiusi. Si fidava di me ed aspettava pazientemente di essere liberato, lasciandomi libero di svolgere il mio lavoro. È stato allora che mi sono accorto che era una femmina, con le mammelle abbastanza sviluppate; probabilmente aveva da poco tempo smesso di allattare. Era proprio una femmina di tasso: una tassa, appunto! Ho continuato ancora per un certo tempo, ogni tanto fermandomi per fare riposare la mano che stringeva il coltello, e riprendendo poi con più lena, fino a quando anche l’ultimo filo di acciaio si è rotto. L’animale nel frattempo si era quasi addormentato, tanto che ho dovuto dargli un colpettino sulla pancia per fargli capire che era stato liberato e che poteva andarsene, ed infatti con un balzo in avanti, incredulo, si è messo a correre per un viottolo, dapprima velocemente e poi trotterellando fino a scomparire dalla mia vista Mi sono rialzato, guardando la lama del coltello che ormai non era più utilizzabile, ma soddisfatto comunque del lavoro fatto, controllando attentamente con quanta attenzione era stato costruito il laccio. Davvero doveva essere una persona esperta di questo strumento di tortura ad averlo costruito: era praticamente invisibile e al povero animale che veniva catturato non era concessa la più piccola probabilità di salvezza, costringendolo ad una morte lenta e terribile per soffocamento. In cuor mio ho provato tanto disprezzo per chiunque fosse stato, tanto che a conoscerlo non avrei esitato a denunciarlo. Stavo andando a sciogliere il cane, che se ne stava in paziente attesa, quando mi sono accorto che dallo stesso viottolo usato per allontanarsi, l’animaletto stava tornando verso di me, trotterellando e muovendo la testa ora verso destra ora verso sinistra, ed emettendo degli strani gridolini. Non riuscivo a capire che cosa gli passasse per la testa: sembrava volesse giocare e per un po’ di tempo ha continuato così, finché dopo qualche momento di questa stranissima danza, si è ricomposto e riprendendo la sua serietà, si è girato andando via, questa volta definitivamente. Stentavo a crederlo: era tornata per ringraziarmi. Non esistevano altre spiegazioni a questo strano ed inatteso comportamento. Aveva sentito la necessità di tornare verso di me per esprimermi la sua riconoscenza e la sua gioia per essere stata liberata e salvata da una sicura morte, e quella specie di danza e quei gridolini erano il suo grazie. Mai mi sarei immaginato che un animale fosse capace di tanto. Il sole nel frattempo aveva vinto la sua battaglia contro il gelo e la campagna aveva ripreso il suo aspetto normale. Lo spettacolo era terminato. Prima però di riprendere la passeggiata, ho voluto lasciare, accanto al laccio ormai inservibile, bene in vista affinché colui che lo aveva costruito e che presto sarebbe tornato a controllare quale animale avesse catturato, un foglietto con sopra scritto: “Ricordati che fra noi due il vero animale sei tu: Firmato Il Tasso, pardon… La Tassa.”

Una tassa... riconoscente Occorre innanzitutto spiegare a quelle poche persone che avranno la pazienza e la voglia di leggere questo racconto, che non vogliamo parlare di tasse, cioè di imposte, tributi, di soldi insomma che si versano sempre copiosi, senza sapere che uso ne verrà fatto, ad amministrazioni statali, regioni, comuni e quant’altro, mentre sarebbero molto più utili a noi che non ci bastano mai. Riconoscenza poi da questi non ne abbiamo mai avuta, mai un grazie; anzi, se facciamo anche un piccolo errore succede che ci tocca pagare pure una penale. No, qui si racconta una storia diversa, una storia molto più bella, quasi una favola, una storia vera accaduta nella piana del Castello di Sorci, una mattina di dicembre, un sabato mattina con il cielo sereno e freddissimo con il terreno tutto bianco di brina. Una mattina che i nostri vecchi chiamavano di galaverna: cioè era accaduto che nella notte una forte diminuzione della temperatura aveva formato prima una rugiada molto copiosa, e poi la temperatura scesa sotto lo zero, aveva formato dei cristalli di ghiaccio dappertutto, sul terreno da poco lavorato, sui rami delle piante e sull’erba dei campi: il sole appena sorto faceva scintillare con i suoi raggi il ghiaccio, e lo spettacolo era davvero molto bello. Era come camminare in un luogo incantato, in un mondo di fiaba, peccato per il freddo che era davvero pungente. Rapiti entrambi, io ed il mio cane, da questo spettacolo che sarebbe durato ancora poco tempo, finché il calore del sole non avesse sciolto il ghiaccio e tutto sarebbe tornato normale, ci siamo avvicinati all’argine del torrente Sovara quando all’improvviso il cane si è messo ad abbaiare furiosamente, sotto un cespuglio di rovi, a metà dell’argine. Mi sono affrettato a salire con molta difficoltà dato che le sterpaglie ed i rovi mi rendevano molto difficile la salita e ho capito subito di cosa si trattava: c’era un animale preso in un laccio, vicino alla sua tana, una grossa buca scavata nel terreno, al riparo dei cespugli. Era finito in un laccio fatto con il filo di acciaio, quello usato per il freno delle biciclette per intendersi, molto robusto, composto da tanti fili di acciaio attaccati assieme, fissato al terreno con un grosso palo di legno conficcato per intero. Dopo un primo momento di esitazione, ho capito che si trattava di un tasso: lo si poteva riconoscere dal colore del pelo, marrone chiaro, e da due linee di color bianco latte, che partivano dapprima sottilissime all’altezza degli occhi e che si allargavano poi attraversando lateralmente tutto il corpo dell’animale; era abbastanza grosso, circa una quindicina di chili. Era rimasto impigliato nel laccio che lo stava stringendo sempre più forte, dato che per liberarsene si spingeva in avanti ed il laccio lo stringeva sempre di più. Una parte di questo filo era già penetrato nella carne sopra al collo, e del sangue cadeva dalla ferita che si era procurato. Istintivamente ho pensato che occorreva liberarlo subito: stava soffocando, chissà da quante ore si trovava in quella posizione. Non avevo con me niente che potesse servire allo scopo: avevo soltanto un coltello da cacciatore, e ho pensato che avrei cercato di liberarlo con questo, usandolo come fosse una sega cercando di tagliare lentamente i vari fili di acciaio che componevano il laccio. Sarebbe stata una operazione lunga e laboriosa, ma non avevo altro e dovevo arrangiarmi così. Detto e fatto: mi sono inginocchiato con molta attenzione accanto all’animale e con il coltello ho fatto lentamente il gesto di avvicinarmi a lui, quando questi, con uno scatto repentino si è voltato verso di me con la bocca aperta ringhiando e mostrandomi con fare feroce tutti i denti. Aveva una bocca piena di denti bianchissimi, piccoli e molto appuntiti: uno spettacolo di denti, da invidiarlo. Mi guardava con fare minaccioso, e non sapevo come fare. Ho deciso allora di parlargli per vedere quale reazione avesse avuto: voglio liberarti, gli ho detto, con la voce più tranquilla e

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Natività robbiana alla Badia Per questo resoconto prendiamo spunto da due note pubblicate su L’Oratorio scorso. La prima è quella della nostra affezionatissima (e generosissima) Carla Leonardi. Chiede a noi e all’intera cittadinanza di interessarci per affidare l’incarico di produrre il calco della Natività robbiana al nostro Istituto Statale d’Arte. MAGARI! Ma non dipende da noi. È la Soprintendenza che dovrà dare le autorizzazioni necessarie. Ci auguriamo comunque un importante coinvolgimento dell’Istituto. La seconda è l’articolino dal titolo Si potrebbe fare anche così, firmato Clèto. Caro Clèto, ti rendi conto in che ginepraio ci metteremmo se dessimo retta alla tua proposta per una nuova opera per la Badia? Chi sceglierebbe l’artista e con quali criteri? Con una giuria, composta da chi? Un bando nazionale o che altro? E i costi, come potremmo sopportarli? Non neghiamo che l’idea potrebbe essere stuzzicante ma, eventualmente, potrebbe essere portata avanti solo da chi ha la massima responsabilità sulla chiesa, cioè la curia e i suoi rappresentanti. Tu proponi anche l’oggetto dell’opera, un S. Bartolomeo. Ebbene, una delle preziose “pie donne” che tanto fanno per la cura della chiesetta, si ricorda di quando il quadro del martirio di quel santo, attualmente in Propositura, era proprio nella prima cappella di sinistra della Badia. Basterebbe riportarcelo, non credi? Noi, modestamente, andiamo avanti per la nostra strada. Abbiamo raccolto finora circa 300 euro e, per questa volta, non citiamo i nomi dei donatori, come richiesto da molti di loro. Non sarebbe compito nostro, ma una raccomandazione vogliamo farla: in occasione dei matrimoni, la piazzetta della Badia diviene spesso una specie di supermarket in cui si smercia (o meglio, si tira) di tutto: dal riso (e va be’) alla pasta (non da minestra, ma i chioccioloni, quelli che fanno male), ai coriandoli. Non occorre essere dei fedeli ferventi per ricordare che un matrimonio è un avvenimento eccezionale da prendere molto sul serio sia dagli sposi, sia dagli invitati. Speriamo che certi eccessi non si ripeteranno, anche perché pulire tocca sempre ai soliti. E rimuovere riso, pasta e coriandoli incollati alle pietre dalla pioggia e dal calpestio è tutt’altro che facile. Mentre chiudiamo questo articolo ci giunge improvvisa la notizia della scomparsa della Sig.ra Mara Calli. È una perdita dolorosa per l’intero paese. Apprezzata antiquaria, la Sig.ra Calli era molto impegnata nel sociale e non ha mai fatto mancare a nessuno il suo discreto e generoso aiuto. Le dobbiamo molto. Ai familiari le nostre sentite condoglianze.

LE LOGGE di Clèto

Le foglie di giglio Beppe: Alora Cecco, cume te va! Cecco: Mah, bene! Te volevo domandère ‘na cosa. Tempo fa passètti per la Croci e viddi ‘na barca de gente davanti a la posta. Ma che le pensioni mo le pèghino anche la sera? B. Ma che pensioni! Eron queli che se duvivino segnère per el permesso de soggiorno! C. Ahhh! ‘N quell’è che ‘nfatti me parivino troppo giovini! Ma piutosto ci se’ stèto a fère binidire le foglie de giglio? Io ‘n ci potetti andère e me l'ha porte el mi' vicino. B. Io ci so' ito che la Messa era a San Marco de la Misericordia e è stèta 'na bella cerimonia. C'era 'na barca de gente e Gastone, el Mafucci, haia porto anche le croci belle che pronte.

La mia agenda del 2006 Caro Amore mio, è vero che di me ti ho sempre dato tutto, abbiamo condiviso il buono, il bello ed il brutto. È con gioia ed amore che tutto ti ho donato, però, il tutto ha un limite e tu l’hai superato. Ed ora, ascolta bene! Chiariamo la faccenda. Ricordi? per Natale tu m’hai fatto un’agenda! Dicendo: Questa è tua, usala come vuoi, scrivi, disegna, appunta, fai tutto, affari tuoi. Ed io ero pronta a scrivere ma spazio non ce n’è più perché su ogni pagina, amore, hai scritto tu. Faccio quel che tu vuoi, ti sono sempre al fianco, lascia sulla mia agenda qualche pagina in bianco!!!

Anghiari, 30 aprile 2006 - Comitato Natività robbiana (Elida Bianchi, Fabiano Giabbanelli, Monia Leonardi)

Lela (14 febbraio 2006)

di Armando Zanchi - Arezzo 10 aprile 2006

Tutta la mia vita è stata illuminata ora la lampada è quasi fulminata

Sono rinato dopo tanti malanni ma devo pensare ai miei ottanta anni

Come ogni anno il ritorno alla vita mentre con la mia faccio un po’ fatica

Gli anni pesano il fusto della pianta uno scricchiolio incomincia la danza

Troppo il tempo ci vuole a riscaldarsi i poveri fili in lampade filanti

Quindi il passo si è un po’ smorzato ed in salita sento manca il fiato

Non come le piante fanno i germogli i loro frutti col tempo tu li cogli

Danza di attesa che passano i dolori senza ricette dei nostri cari Dottori

Poca la scossa e poca l’energia ma sempre meno in lampadina mia

Invecchia l’uomo invecchiano le piante ma io ancora mi trovo rilassante

I miei frutti in età appassiti ma sono contento dove siamo arrivi

La vita si allunga con le tribolazioni poche le fermate da fare alle stazioni

Cambiare impianto dipende dal motore ma le scintille mi forzano il cuore

Prendo la vita come mi viene data tanto la peggio l’ò allontanata:

Il mio ritorno alla vita

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Antichi mulini ad acqua nella valle del Sovara di Flavio Mercati - I parte

La storiografia, cioè la ricostruzione o scoperta del passato attraverso l’indagine e la ricerca si basa su testimonianze orali e scritte o altro materiale, in mancanza di questo occorre procedere per congetture, cioè arrivare ad una probabile verità partendo da notizie certe, ed è quello che noi a volte faremo in questa nostra ricerca. Fatta questa breve premessa iniziamo con l’esaminare quella importante reglia che fino a pochi decenni fa, ma ancora in gran parte è rimasta, alimentava una serie di mulini lungo il suo corso. Usciva dalla sponda sinistra del fiume Sovara, in corrispondenza del tratto di strada rettilineo di fronte all’abitato del Bagnolo. Ha avuto due allacciamenti diversi alla Sovara: uno più antico ed uno più recente, è quello ricordato dagli abitanti di una certa età della zona, e che ancora è riconoscibile: è una chiusa con l’inizio di un canale, il seguito del quale, cioè la reglia, per un certo tratto è sparito buttato all’aria lavorando il terreno su cui passava oppure riempito. Questo allacciamento più

recente partiva da un punto del fiume corrispondente all’incirca alla parte mediana di detto rettilineo. Quello più antico iniziava, invece, da un punto un po’ più a monte, la reglia poi si indirizzava ad est, quindi piegava verso il Bagnolo dove passava e dove alimentava anche una gualchiera con relativo botaccio, proseguiva poi grosso modo verso sud, in direzione del primo mulino che avrebbe incontrato, denominato “La Casa”. Abbandonato il primitivo allacciamento, la reglia deviava dal Bagnolo lasciandolo sulla sinistra e passando per i campi sottostanti, per poi ricollegarsi più giù, alla reglia già esistente. Più a sud di questi allacciamenti, diciamo sotto il Bagnolo, la strada dalla parte del fiume è costeggiata, per un certo tratto, da un muretto non molto alto che, nella parte inferiore, cioè verso Tavernelle, inglobava una piccola chiusa in muratura, che presenta, all’interno delle due colonne verticali che la formano, due scanalature, una per parte, come se servissero ad una paratia o ad una saracinesca che vi scorressero, in realtà vi scorrevano delle assi. Questa struttura (muretto incorporante una chiusa) potrebbe far pensare che anch’essa fosse stata un allacciamento della reglia, ma non era così: era un’opera di irrigazione e di bonifica del territorio circostante, come ora vedremo. Innanzitutto va detto che, a parere degli abitanti della zona, il letto della Sovara in quel tratto una volta era notevolmente più alto rispetto al presente, di due o tre metri. Inoltre la strada che costeggia il fiume, non solo quella attuale, ma la strada in generale, sino ai primi del novecento non c’era. Tutt’al più ci poteva essere, forse, qualche viottolo o qualche strada campestre che, quando pioveva, diventava un pantano. Oltre a ciò il terreno intorno era a livello , alla stessa altezza, in quella zona, dell’argine del fiume.

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D’estate, quindi, quando volevano irrigare i campi limitrofi, bastava che facessero un piccolo sbarramento sul fiume per far alzare un po’ l’acqua, che alzassero le assi della chiusa e l’acqua fluiva fuori convogliata anche dal muretto, e poi, col sistema dei fossi, la portavano dove volevano, non c’era neanche l’inconveniente di allagare la strada pubblica, perché non c’era. Era il sistema di irrigazione praticato nelle campagne una volta, la cosiddetta irrigazione a scorrimento, quando per prelevare l’acqua da un canale maggiore, spesso erano le cosiddette “gavine”, vi facevano uno sbarramento, l’acqua si alzava e poi usciva fuori nei campi. In questo caso, finito di irrigare, riabbassavano le assi, smantellavano il piccolo sbarramento sul fiume e le acque riprendevano il loro corso normale. Questa chiusa con le assi abbassate ed il muretto cui era collegata servivano anche ad impedire che nei periodi di piena, il fiume si espandesse, cioè uscisse dal suo letto, allagando la zona limitrofa, però poteva esondare un po’ più su, dove non c’era questa protezione, e le acque arrivavano lo stesso ad allagare la zona, essa poteva venire allagata anche per le abbondanti piogge, e allora cosa fare? Semplice: diminuita un po’ la piena e abbassatasi un po’ l’acqua del fiume, oppure calmatasi la pioggia, rialzavano le assi e l’acqua del terreno allagato rifluiva nella Sovara attraverso la chiusa “aperta”. Ingegnoso, no! Dalla gente del posto la chiusa veniva ed è chiamata anche adesso “Caterattolone”, sembrerebbe un termine dialettale e improprio, ma non è tanto così, poiché “cateratta o “cataratta” è anche detta una chiusura a saracinesca in canali per regolare il corso delle acque. Da cateratta è diventata “caterattolone”, ma si sa, una volta alla gente piaceva alterare i nomi! Ora è solo un rudere a testimonianza del passato e che induce l’ignaro passante che vi passa innanzi a domandarsi cosa fosse e a cosa servisse. Ma ora riprendiamo con la nostra reglia che,


...antichi mulini partita, come detto sopra, dalla Sovara, più o meno di fronte al Bagnolo, terminava il suo tragitto sempre nella valle della Sovara, ma in territorio umbro, nel Comune di Citerna, fra il paese di Citerna e la località di Petriolo. Sul suo percorso furono costruiti sette mulini. Vediamoli scendendo giù dall’inizio del canale: il mulino detto La Casa, il mulino di Tavernelle, il mulino detto Molinbianco, il mulino della Fossa, il Molin d’Agnolo, il mulino di Sorci, il mulino Dàvena, l’ultimo, in territorio umbro. Per risalire al periodo di costruzione non solo di gran parte di questi, ma di quasi tutti i mulini della valle della Sovara, anche se in alcuni casi occorre attenersi al “molto probabile”, occorre fare una premessa che è anche un quadro storico di un tempo ormai lontano. Premessa che si rifà addirittura a San Romualdo. Nelle foto del titolo è raffigurata la gora o "botaccio" del Mulin Bianco, quello di Tavernelle. Qui a destra la valle del Sovara con l'abitato di Tavernelle in primo piano e Monte S. Maria Tiberina nello sfondo. Si intravvede sulla destra la vegetazione che costeggia e che nasconde il torrente che nasce verso il Ponte alla Piera.

Visita ad limina Apostolorum Il 26 marzo la Corale di Anghiari e il Coro Città di Piero, diretti dal Maestro Bruno Sannai, si sono recati a Roma per animare con il canto la liturgia della quinta settimana di quaresima, nella Basilica di San Pietro. Come tutti i pellegrini siamo partiti di buon mattino e dopo un viaggio non troppo lungo siamo arrivati nella città eterna. Il sole ci ha dato il benvenuto, durante il viaggio nulla faceva pensare che sarebbe stata una bella giornata, il colonnato del Bernini ci ha virtualmente abbracciati. Espletate tutte le procedure burocratiche ci siamo incamminati verso la Basilica, intimoriti dalla sua mole, dalla maestà timidamente siamo entrati:

Corpus Domini di Amedeo Vellati

Festa dei fiori, dei gigli e dei colori. Quanti fanciulli candidi come i loro vestiti, come le loro anime, ancora incontaminate dalle insidie e dai veleni della vita. E quanti dolori si quiètano di fronte allo spettacolo della Fede che simboleggia nel rito Eucaristico di limpida innocenza. Ma col crescere degli anni questo candore e questi fiori, si inaridiscono a contatto dei fatui indirizzi della vita moderna; vita, spericolata e insufficientemente controllata. Così i dolci ricordi, della prima comunione si perdono nel tempo e nell’oblio, che non saprà più ripetersi. E il tempo del bene si distanzia dall’insidia del male che cresce senza cure preventive ed efficaci. Oggi, candide vesti e tanti fiori, tanto ingenuo sognar di... paradisi. Domani, sorgeranno tanti amori in mezzo a un campo di fiori recisi.

“Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo Ecclesia mea”

Bandiere

Il cuore si è aperto alla bellezza, alla sensazione di gioia per essere lì, come credenti alla tomba dell’Apostolo Pietro. Siamo stati ricevuti ed accompagnati al luogo dove avremmo cantato: nell’abisde centrale, sotto il Trionfo della Cattedra di S. Pietro, trafitti dalla bellezza, dalla perfezione di un’opera d’arte come S. Pietro. Puntuale, alle 10.30 il corteo dei celebranti ha cominciato la sua processione fino all’altare. Il nostro canto si è elevato puro, solenne, come se volessimo dire “ Sì noi testimoniamo che tu Signore sei la nostra forza, che tu sei Risorto, il nostro canto è la nostra preghiera.” Abbiamo cantato brani di Gregoriano, vari brani come “O Jesu Christe” di Van Bergem, l’Ave Verum di Mozart, diretti con sicurezza e bravura dal Maestro Sannai, accompagnati all’organo da Giulio Camaiti, che ha dimostrato una grande competenza. Abbiamo cantato come trasportati in un modo più puro, con la volontà di essere testimoni, ricevendo notevoli consensi. Dopo la celebrazione abbiamo assistito all’Angelus del Sommo Pontefice, un’altra emozione che difficilmente si esprime con le parole. Di tutto questo dobbiamo ringraziare il nostro Maestro, Bruno, con lui a piccoli passi riusciamo a partecipare a cose che riempiono ed arricchiscono il nostro cuore, come “artisti”, come cristiani, perché: “Mentre il labbro canta il cuore prega”. Grazie Maestro per tutto questo.

Che Corea non c'è più s'è visto dalle bandiere, che non c'erano, sul campanile della Badia quando c'è stata l'inaugurazione della Mostra dell'Artigianato. Io me n'accorgo anche quando canticchio la canzone della motoretta che cantavo assieme a lui mentre suonava la fisarmonica. Tempo fa mi era caduta l'attenzione sulle bandiere perennemente esposte su palazzi pubblici ma ridotte in uno stato miserevole. Però in questi ultimi tempi ho constatato che sono state rinnovate ed ora garriscono al fresco venticello che proviene dal lago di Montedoglio mostrando i loro vivaci e rinnovati colori. Meno male!

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la pagina di Walter Del Sere

Lasciare il segno Anghiaresi DOC. Con il club dei presidenti sono stato recentemente a Guidizzolo, località gemellata con Anghiari distante pochi chilometri da Mantova. C’era l’inaugurazione della mostra dell’artista Alessandro Dal Prato, mitico Preside dell’Istituto d’Arte della cittadina padana, padre del professore fraterno amico di Fausto e Franca. S’è dormito a Solferino della Battaglia a pochi metri dalla “Sentinella d’Italia”, torre di risorgimentale memoria. A parte che in quelle zone, come sanno che sei di Anghiari (luogo di nascita del Valbonetti), si spalancano tutte le porte e si imbandiscono le tavole e si aprono le cantine e sei sottoposto a un tour eno-gastronomico che se il fegato non si scansa alla svelta sei perduto, ma quello che più ti rende orgoglioso è che, a distanza di anni, tutto e tutti parlano e ricordano Fausto e la Franca con un affetto indescrivibile. Quando si dice lasciare il segno. Campanilismo addio? Si è conclusa la trentunesima mostra mercato dell’artigianato. Per un anghiarese DOC quella che mi accingo a scrivere può essere bollata come un’eresia dato che dal Catorcio in poi le rivalse di campanile tra noi e i biturgensi sono un segno d’identità ben definito. Ma, visto che mi firmo in calce assumendomi la responsabilità di quello che scrivo, cosa dico? Che dopo 2 anni di presidenza di uno che viene dal Borgo, mi auspico che ci sia un altro anno sulla stessa falsariga dato che il Presidente Gambacci, non c’è che dire, è riuscito a costruire una bella mostra. Certo, tutto si può migliorare e non poco,

ma anche se il Presidente dell’Ente Mostra può sfruttare il valore aggiunto di un borgo medievale di bellezza unica (le avete notate le migliaia di visitatori encantade da cotanto splendore?), il Gambacci si è rivelato un buon cavallino da corsa. Bravo, 7+. In attesa che gli artisti artigiani di Anghiari siano in grado di sfornare una valida alternativa.

Ed arriva agosto “con le stanche e lunghe oziose ore”. Mercoledì 2 agosto in Piazza del Popolo ci sarà il tradizionale concerto in memoria di Roberto Procelli. Quest’anno sarà di scena un’Orchestra del Sinfonia Festival con (pare) un solista di grande risonanza. Sette giorni più tardi torna lo spettacolo del circo degli Zuzzurulloni, che ogni anno raccoglie unanimi consensi e fa divertire grandi e piccini. Sabato 26 agosto ti pare che Moreno non metta in piedi in Piazza Baldaccio la Tradizionale Festa degli Ospiti a cura della Filarmonica? E poi volete che Domenica 27 agosto non vada in onda la nona Camminata del Contrabbandiere, da Anghiari al Ponte alla Piera? La prossima estate dovrebbe poi vedere in una piazza del borgo antico la compagnia de La Motina proporre la commedia “La miriggi rèda”. E a quel punto siamo già a settembre “il mese dei ripensamenti sugli anni e sull’età” e c’è la festa a Santo Stefano. Ma come passa presto il tempo. Per chi proprio lo vuol sapere i virgolettati sono tratti dalla “Canzone dei 12 mesi” tratta dall’Album Radici di Francesco da Pavana Guccini.

Estate 2006. Anche se tanti enigmi attendono ancora risposte, queste sono le prime anticipazioni sulle manifestazioni estive che caratterizzeranno la bella stagione prossima. Si inizia i primi di giugno (“che sei maturità dell’anno” così come canterebbe il Poeta) con la Festa della Fratres Donatori di Sangue e da lì a pochi giorni (dal 7 all’11 giugno) nella Sala Audiovisivi e in quella della Filarmonica c’è il Cyborg Film Festival, concorso di cortometraggi e nuovi territori. Poi, ancora un po’ e scocca l’ora della quarta edizione del Palio della Vittoria che, come la storia impone, si correrà giovedì 29 giugno, anniversario della Battaglia di Anghiari. “Con giorni lunghi di colori chiari” eccoci al mese di luglio. Il 1° e 2 luglio arriva la Festa popolare al Ponte alla Piera con corsa delle micce e tanto altro ancora. Dal 15 al 23 luglio c’è l’Anghiari Festival con l’Orchestra Southbank Sinfonia di Londra che vivrà il suo epilogo in Piazza del Popolo con la messa in scena nelle serate di Giovedì 20 e Sabato 22 luglio dell’Opera “La Boheme” di Giacomo Puccini. Venerdì 21 luglio in Piazza IV Novembre torna la Festa estiva del Centro di Aggregazione Sociale con il negro bianco Siro Fontani ad allietare la serata con motivi e successi anni 80.

L’ascenzore, con la zeta. Da queste pagine più di una volta ho sostenuto l’inutilità della cosiddetta coppia di montacarichi che dai parcheggi sotto le mura conducono near to (vicino al) Poggiolino, piazzetta celebre da 10 anni a questa parte per essere stata il posto ideale dove fu realizzata Tovaglia a Quadri. Non mi ricredo su quanto affermato in pre-

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cedenza, ma. C’è un ma. Le centinaia (qualche migliaio) di persone che ringraziano chi ha avuto l’idea di costruire siffatta opera che permette agevolmente di arrivare tra le mura senza il fiatone, che sarebbe logico dopo una ripida camminata. È vero che ogni tanto il congegno si ferma. È vero che ci sono tracce di umidità che testimoniano che non tutto fila liscio dietro i pannelli che tappano tutto. Ma è anche vero che il centro storico è finalmente decongestionato da soste selvagge (non sempre) e adesso, che è aperto dalle 7 di mattina a mezzanotte, un motivo di esistere (l’ascenzore) ce l’ha. E vi confesso che anch’io (seppure riguardandomi un po’ per la pudicizia) a volte lascio l’auto ai parcheggi della Misericordia e mi infilo in quel (fresco d’estate e freddo d’inverno) tunnel che mi porta ai montacarichi dove pigio il tasto numero 1 ed entrato in cabina completa di musica (a proposito sceglietela meglio) dopo 18 secondi mi ritrovo su tra le mura senza il fiatone. E alla mia età (anche se cerco ancora disperatamente di fare l’ever green), è un sollievo.

Il gruppo folcloristico di Vladimir ospite della Mostra dell'Artigianato.


CRONAC HETTA dei fatti più strani, più importanti o più semplici, avvenuti ad Anghiari e narrati da me Anghiarino Anghiarese. Venerdì 3 febbraio. Oggi sono nate le gemelle Zindine e Zina Binkdane. La sua famiglia abita a S. Rocco. Sabato 25 febbraio. Oggi è mora Lide Magrini vedova Acquiloni, di anni 85. Abitava vicino a Galbinaccio. Martedì 28 febbraio. Oggi è nata Michelle Rinaldi. La sua famiglia abita a La Banca.

Mese di Marzo 2006 Mercoledì 1. Finalmente, dopo tanti giorni che Frido annunciava neve, stanotte ha bufato. Domenica 5. Oggi è morto Pietro Perugini di anni 85, abitava verso l’Infrantoio. Martedì 7. Stamani alle sette e mezzo, che ancora ero a letto, ho sentito la sirena di Montedoglio. Mercoledì 8 . Oggi è morto Adamo Mugelli di anni 93. Abitava per la via del Carmine. Giovedì 9 . Oggi è nato Nicolò Mondanelli. La sua famiglia abita a Città di Castello ma il suo nonno è il Comandante delle Guardie Forestali di Anghiari. Venerdì 10. Oggi è morto Giovanni Valdifiori di anni 83. Abitava per la via di san Leo. Sabato 11. Oggi è morto Pasqualino Mencaroni di anni 79. Abitava alla Torricella. Domenica 12. La notte “passa” ho sentito diversi “baturli”. Lunedì 13. Oggi è morto Veniero Vellati di anni 74. Conosciuto come Beppone, abitava sotto la Bernocca ed è sempre stato disponibile con tutte le associazioni anghiaresi. Martedì 14. Oggi è nata Desiree Manenti. La sua famiglia abita alla Casa Nova. Giovedì 16. Oggi ha provato a nevicare e, sui tetti e sull’erba, si è formato un leggero strato bianco. Venerdì 17. Oggi è nata Lucrezia Gaggiottini. La sua famiglia abita verso l’Infrantoio. Mercoledì 22. Oggi è morto Vittorio Peruzzi di anni 65. Abitava alla Scheggia. Giovedì 23. Stamani a Sant’Agostino ha preso fuoco un camino. Son venuti anche i pompieri. Mercoledì 29. Stamani c’era l’eclisse di sole ma non l’ho vista che c’erano le nuvole. C’è stata anche l’inaugurazione della scuola elementare ma non ci sono potuto andare. Venerdì 31. Stamani ho fatto colazione con i fichi secchi che ho comprato ieri alle Fiere del Borgo.

I restauri a Sant'Agostino Sono ripresi i lavori nella chiesa di Sant'Agostino. Lavori impegnativi che dovranno essere completati anche in tempi successivi. La dottoressa Refice, della Sovrintendenza di Arezzo, però ora conta di poter riaprire la chiesa e inaugurare la parte dei restauri già effettuata il 28 di agosto 2006, giorno della festa di Sant'Agostino. Ci auguriamo che ciò sia possibile per poter di nuovo rendere fruibile questo importante monumento a tutta la comunità anghiarese.

Mese di Aprile 2006 Domenica 2. Oggi è morta Flora Draghi vedova Guerrini. Aveva 89 anni ed abitava a san Leo. Lunedì 3 . Oggi è morto Giacomo Massetti di anni 92, conosciuto con il soprannome di Giacco, abitava al Ghetto. Martedì 4 . Maurizio il fabbro ha detto che stamani a Tavernelle c’era la brina, anzi il ghiaccio. Sabato 8. Stamani sono ripassato in macchina dal Terrato. Domenica 9 . Oggi anche se c’era Memorandia il tempo era bello! Mercoledì 12. Stamani hanno ripreso a scalpellare le ultime lastre di piazza Giovedì 13. Oggi è morta Anna Cangi di anni 85. Abitava al Rio, per la via di san Leo. Venerdì 14. Stasera abbiamo fatto la processione con tutte le Compagnie. Sabato 15. Stamani Danilo con il figlio Francesco ha smontato le luci della processione. Domenica 16. Oggi è morta Vanda Tenti in Pallini, di anni 82. Abitava a Palazzolo. Sabato 22. Per un tragico incidente oggi è morto Stefano Cheli. Aveva solo 47 anni e abitava alla Casentina. Martedì 25. Alla Cappella di San Marco abbiamo fatto la benedizione dei gigli per le croci dei campi. Mercoledì 26. Oggi è morta Giuseppa Deriù, suor Aurora, di anni 83. Risiedeva alla Ripa, ma era originaria della Sardegna. Domenica 30. Oggi c’era Memorandia ma ai parcheggi sotto le mura. * Oggi è morta Mara Calli di anni 76. Risiedeva alla Villa Miravalle e tutti la ricordiamo per la sua attività di antiquariato e per la sua disponibilità.

Un saluto a don Gino Nei giorni scorsi, approfittando di una scampagnata domenicale a Sestino, ci siamo fermati al Cimitero per fare una preghiera sulla tomba di don Gino, che non c’ero mai stato. In realtà non me lo ricordo poiché morì quando avevo solo quattro anni. Però i ricordi dei parrocchiani di Tavernelle e alcune letture su di lui me l’hanno tratteggiato come una bella figura di uomo e di sacerdote. Il 28 aprile scorso, poi, era il ventiduesimo anniversario della morte. Abbiamo approfittto della visita per una foto accanto alla sua tomba, a Sestino. Abi


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Santuario del Carmine Santuario Mariano della Valtiberina

11 luglio 1536 - 11 luglio 2006 470° Anniversario dell'Apparizione della Madonna Ore 20 Pellegrinaggio a piedi da Anghiari Ore 21 Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo Diocesano Mons. Gualtiero Bassetti, assieme a tutti i Sacerdoti della Valtiberina. Alla S. Messa parteciperanno tutte le Comunità Parrocchiali della Valtiberina. 32


2006-3 Oratorio di Anghiari