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Assessorato alla Cultura

con il patrocinio di

con il sostegno di

con la partecipazione di


LUOGHI • Teatro Comunale di Bologna largo Respighi, 1 - Bologna • Cinema Lumière via Azzo Gardino, 65 - Bologna • Teatro Comunale di Modena corso Canalgrande, 85 - Modena • Teatro Valli Piazza Martiri del 7 luglio, 7 - Reggio Emilia INFORMAZIONI • AngelicA t: 051/240310 info@aaa-angelica.com www.aaa-angelica.com • Teatro Comunale di Bologna call center t: 199/107070 boxoffice@comunalebologna.it www.comunalebologna.it • Teatro Comunale di Modena t: 059/2033010 - 2032993 info@teatrocomunalemodena.it www.teatrocomunalemodena.it • REC Festival d’Autunno Reggio Emilia t: 0522/458811 - 458854 info@recfestival.it www.recfestival.it


PROGRAMMA+INDICE

PAG 6 Danza delle dita di Massimo Simonini 10 BOLOGNA MERCOLEDÌ OTTOBRE • ORE 17 • FOYER ROSSINI DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

PAG 10 Incontro con: Cecil Taylor 10 BOLOGNA MERCOLEDÌ OTTOBRE • ORE 22,30 • CINEMA LUMIERE

Film: Imagine the Sound,

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"Les grandes répétitions": Cecil Taylor a Paris (PRIMA ITALIANA)

11 MODENA GIOVEDÌ OTTOBRE • ORE 21 • TEATRO COMUNALE DI MODENA

PAG 16 Concerto: Cecil Taylor + Tony Oxley


12 BOLOGNA VENERDÌ OTTOBRE • ORE 21 • TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

PAG 20 Concerto: Cecil Taylor + Anthony Braxton (PRIMA ASSOLUTA) 13 REGGIO EMILIA SABATO OTTOBRE • ORE 21 • TEATRO VALLI

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Concerto: Cecil Taylor Historical Quartet (PRIMA ITALIANA)

PAG 26 Il pianoscenico di Giampiero Cane

PAG 38 Cecil Taylor RAP trascrizione di Francesco Martinelli


Quarto anno per Concerti Contemporanei che continua il percorso "Settimana Stockhausen, giorni di ascolto e concerti con Karlheinz Stockhausen, 6>13 novembre 2004" "Heiner Goebbels, concerti e visioni, con un Saluto a Scelsi nel centenario della nascita di Giacinto Scelsi, 7>10 ottobre 2005" “Ornette Coleman, un’idea armolodica, 5>8 ottobre 2006"

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di collaborazione tra istituzioni diverse su progetti originali di carattere internazionale; una risposta alle esigenze del tempo che chiedono una maggiore coesione. Concerti Contemporanei ritrae autori che hanno partecipato a liberare la musica dalla catalogazione, musicisti che hanno offerto molto a chi ascolta. Cecil Taylor, movimento costruzione. Classe 1929, Cecil Taylor ha vissuto la storia del jazz e dell’improvvisazione ma soprattutto ha un “piccolo ruolo che sta giocando nell'evoluzione della musica”, come scrive nel suo breve testo. Il controllo che ha sullo strumento è alto, le mani si muovono sembra senza sapere dove vanno: costruiscono qualcosa che nasce in quel momento, con la sorpresa e la reazione di chi ascolta, di chi suona. Il mondo dell’improvvisazione cerca, quando trova regala tanto. Cecil Taylor ha raggiunto qualcosa che ormai pare non faccia più parte dell’improvvisazione: è musica da camera, istantanea, classica come il suono che ha costruito nel tempo: il suo suono, un segno. Si immerge nel suo mondo, che diventa quello di tutti, con una danza preparatoria si avvicina o si allontana dal pianoforte come fosse un altro

Danza delle dita di Massimo Simonini


essere in gioco, non più uno strumento, da affrontare, da esplorare perché molti segreti può raccontare. Le sue cascate di suono con i suoi rapidi interludi, e richiami a un classicismo del passato, portano alla composizione. Lo accompagnano in questo viaggio Anthony Braxton, Tony Oxley e William Parker. Con Anthony Braxton è la prima e ultima volta che si incontrano in duo: due voci distanti che hanno molto da dirsi, due punti di riferimento distinti della musica di oggi e di ieri. Il duo con Tony Oxley è collaudato e coinvolgente: un insieme percussivo autocostruito e un pianoforte classico per una lirica battaglia. William Parker si unisce e completa questo quartetto nel quale il ruolo dei musicisti si trasforma in quello di quattro solisti. Fondamentale nell’improvvisazione è spogliarsi dei propri bagagli, dei pesi quotidiani, lasciarsi andare alle forze impalpabili che invadono l’essere, per esprimere le proprie emozioni, esaltare la forza dell’invenzione, cercando musica. Un incontro con l’autore, un film, due duo, un quartetto: sono gli ingredienti, le soluzioni, di questo programma in tre città. Evidenti sinergie tra dichiarate differenze: AngelicA (nel ruolo di coordinamento e progettazione) insieme a Fondazione Teatro Comunale di Bologna, Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia - REC Festival d'Autunno, con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Emilia Romagna, il patrocinio del Comune di Bologna - Bologna Città della Musica UNESCO, il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna. Infine un caro saluto a Mario Zanzani che ha partecipato alla costruzione di questo progetto e alla sua volontà di unire.

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Cecil Taylor

foto di Massimo Golfieri


BOLOGNA MERCOLEDÌ 10 OTTOBRE • ORE 17 • FOYER ROSSINI DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

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Incontro con Cecil Taylor


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partecipano Franco Fayenz, Marcello Lorrai, Francesco Martinelli, Franco Minganti, Giorgio Rimondi presiede e presenta Giordano Montecchi


BOLOGNA MERCOLEDÌ 10 OTTOBRE • ORE 22.30 • CINEMA LUMIÈRE

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Imagine the Sound (Stati Uniti 1981) "Les grandes répétitions": Cecil Taylor a Paris (Francia 1966; 44’) PRIMA ITALIANA


"Les grandes répétitions" fu la prima serie di trasmissioni dedicate dalla tv francese alla musica contemporanea. Accanto a nomi come Varése, Messiaen e Stockhausen, il curatore, il compositore elettroacustico Luc Ferrari, volle dedicare una puntata anche a Cecil Taylor, intervistandolo sulla sua filosofia musicale e riprendendolo mentre prova con il suo quartetto. Rinnovatore del pianismo contemporaneo per il suo straordinario approccio fisico e percussivo allo strumento, la sua musica, inizialmente annoverata nel solo free jazz per l’apparente totale astrazione informale, è stata riconsiderata col passare degli anni in tutta la sua complessità compositiva, e Taylor è oggi riconosciuto tra i massimi esponenti della musica di questo secolo. Walter Rovere

estratto dal film documentario di Ron Mann di Luc Ferrari e Gérard Patris con Cecil Taylor, Jimmy Lyons, Alan Silva, Andrew Cyrille, Luc Ferrari, ... a cura di

Walter Rovere

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Tony Oxley


MODENA GIOVEDÌ 11 OTTOBRE • ORE 21 • TEATRO COMUNALE DI MODENA

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Cecil Taylor + Tony Oxley (Stati Uniti, Inghilterra)


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Cecil Taylor pianoforte; Tony Oxley batteria, percussioni


Anthony Braxton

foto di G. F. Rota


BOLOGNA VENERDÌ 12 OTTOBRE • ORE 21 • TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

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Cecil Taylor + Anthony Braxton (Stati Uniti) PRIMA ASSOLUTA


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Cecil Taylor pianoforte; Anthony Braxton sax alto, soprano, sopranino, clarinetto contrabbasso


William Parker

foto di Paolo Soriani


REGGIO EMILIA SABATO 13 OTTOBRE • ORE 21 • TEATRO VALLI

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Cecil Taylor Historical Quartet

(Stati Uniti, Inghilterra) PRIMA ITALIANA


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Cecil Taylor pianoforte; Anthony Braxton sax contralto, soprano, sopranino, clarinetto contrabbasso William Parker contrabbasso; Tony Oxley batteria, percussioni


La scena jazzistica musicale contemporanea, dopo la metà degli anni Cinquanta è caratterizzata dalle registrazioni microsolco che danno agli interessati la possibilità dai 40 ai 60 minuti di musica di un gruppo musicale e, dunque di farsi un'idea abbastanza precisa della qualità e del valore di un insieme e, almeno in parte, degli strumentisti che vi concorrono, dopo uno o più ascolti. Fu una novità che venne cambiando progressivamente il rapporto tra la musica e l'ascoltatore, ché se da prima la registrazione fu documento di quel che i musicisti facevano dal vivo, dunque registrazione di una musica che c'era già stata, col tempo, e ci vorranno alcuni decenni, il testo registrato, prima su vinile e in seguito su cd, diventerà la musica che gli strumentisti porteranno in tournée, proponendo dal vivo un sonoro più o meno già noto. Solo da pochi anni, dopo che i generi musicali hanno occupato pressoché interamente i territori della musica, riducendo interamente a “work” le potenzialità che precedentemente si erano evolute nella ricerca della “art”, l'idea oscena di mercato musicale ha preso a penetrare anche nell'ambito del jazz, avviando un declino da cui 26 è difficile dire se questa musica si salverà. Il compromesso tra arte e commercio era stato per lunghi anni il capolavoro pragmatico di Duke Ellington. A esso dedicò alcune delle sue migliori pagine Wilfred Mellers, Music in a New Found Land, 1965 (vers, it. Einaudi, 1970), ma quel compromesso era anche ciò che aveva lungamente ostacolato il pieno riconoscimento del valore jazzistico della sua musica, in qualche caso addirittura fino a metà degli anni Cinquanta. D'altro canto esso veniva condotto avanti cercando d'inserire la qualità estetica in una musica che all'epoca di Duke

Il pianoscenico di Giampiero Cane


Ellington non era caratterizzata se non come folklore da un lato, il blues che i nero americani facevano per sé, oppure come dance music o pop music o show music, ossia spettacolarità virtuosistica. Jelly Roll Morton che con i suoi Red Hot Peppers era, a quanto pare, il band leader nero più riccamente retribuito negli anni Venti, non ci pare caratterizzato da una poetica che vade oltre l'artigianato dell'ottimo arrangiatore e concertatore che fu; alla coscienza artistica di Louis Armstrong, sublime maestro dello swing e per più di un decennio legislatore incontrastato dello stile, d'altro canto non ripugnava affatto andare in tournée, magari col suo pianista, facendosi precedere di un giorno o due da un proprio collaboratore cui era assegnato il compito di selezionare e preparare alla brava gli strumentisti locali che l'avrebbero accompagnato nelle singole serate. Philippe Carles ci dice che Ellington al giovane Cecil Taylor non interessava affatto. Non era nemmeno nei suoi teen e, sebbene si tratti di anni fondamentali nella formazione, non è che in essi si costituiscano dei legami dai quali, crescendo, non ci si possa sciogliere. Infatti, Taylor amerà poi Ellington, ponendolo assieme a Parker e alla Holiday 27 tra le fonti pure del jazz (personalmente l'ho appreso senza stupirmene, visto che nel 1982 per la nuova edizione del mio Canto nero avevo voluto l'immagine di Cecil assieme a Billie, e Piero Copertini mi fece il bel disegno). Stando a Carles, però, apprendiamo che al Duca il ragazzino preferiva Cab Calloway. Ciò invece ci informa su qualcosa che non può non essere ritenuto in qualche modo stravagante e che ci si offre come indizio positivo nella sua formazione solo se pensiamo al gestire di Taylor. Che direbbe il lettore che conosca quel cantante e band leader, fosse anche solo per averlo visto recitare se stesso in


The Blues Brothers o nell'imitazione che di lui va in scena, se la memoria non m'inganna, in Cotton Club, e che abbia già visto in una qualche occasione le pantomime di Cecil Taylor nell'avvicinarsi al pianoforte, se gli proponessi l'immagine di una continuità tra l'esposta eleganza gigionesca di Calloway e l'azione in ombra, furtiva di Taylor? Negli anni egli ha amato incredibilmente la danza classica, sì – dico – il balletto sulle punte, con le scarpine rosse. Una notte, credo si fosse a Pescara, intrattenne Marcello Lorrai e me fin verso le 5 del mattino con narrazioni sulle etoile della scena: una nottata che fu come un divertente incubo, per me almeno, con noi due che l'ascoltavamo cercando di capire le ragioni del suo infervorarsi su un qualcosa che non conoscevamo minimamente, a sentir pronunciare nomi che non ci dicevano nulla, densa però della sua passione, e appassionante. In Cecil Taylor quella tersicorea è una vera e propria mania e vive in lui come un vulcano perennemente attivo, fonte di suggestione per molta parte della sua attività. Ebbimo la fortuna di frequentare con comodo questo grande musicista nero americano quando fu a Bologna per una decina di giorni per quella 28 “folle” iniziativa che si intitolava Jazz nei Quartieri. I musicisti che accettavano di prendervi parte s'impegnavano a stare in città anche una settimana e più, tenendo praticamente ogni sera un concerto in una qualche sala, a volte anche non proprio appropriata, messa a disposizione dai quartieri bolognesi interessati. Si capirà come raramente potesse trattarsi di vere e proprie sale concertistiche, pur se di formato minimo. Com'è ovvio, erano altri tempi e a gestire la vita musicale della città c'erano politici di alto rango, come Enrico Zangheri e Carlo Maria Badini. Attorno a loro parcheggiava, come sempre succede, qualche furbetto di mezza tacca, dalle credenziali alquanto dubbie, ma tali non erano né Alberto Alberti, né i più giovani, tra i quali Giordano Montecchi e Valerio Tura, che col quartiere San Vitale gestivano la discoteca Balocco e che avevano iniziato a darsi da fare come organizzatori per concerti in sala Bossi e, se la memoria non m'inganna, in parte anche proprio per il Jazz nei Quartieri. Cecil Taylor passava le giornate a “massacrare” il pianoforte messogli a disposizione dal Comunale, facendo dannare l'ac-


cordatore. Passava ore e ore alla tastiera per poi ritrovarsi, appena scesa la notte, in una di quelle sedi precarie per tenervi un breve concerto. A volte il pubblico a stento raggiungeva una dozzina di presenti. Forse era troppo impegnativa la musica di quel pianista: non ci scorgevi motivi melodici né il consueto modo jazzistico di trattare il ritmo, con belle sincopi ben marcate, capaci di sollecitare lo snap delle dita o, per non disturbare, gambe accavallate, il ritmo del piede calzato Varese, nell'aria. Quel che Taylor suonava gli veniva dalle sue immagini di danza classica, le sue dita erano le gambe dell'etoile e del suo partner sull'ampia scena. Il pubblico, ignaro, non vi scorgeva quella genesi, ma altre cose che davano alla musica un Senso che comunque Taylor avrebbe accettato. La sua intenzione non era quella di condurre la musica, ma di darle l'opportunità di esserci. In ciò, in qualche modo era vicino a John Cage, anche se non cercava nel caso, ma nella propria fantasia musicale nelle sue ferree dita, lo strumento capace di dar vita al sonoro. Terminato il concerto, lo accompagnavo per un poco ed egli, paziente, non mi faceva pesare la modestia del mio inglese mentre per comune accordo ci si avviava a qualche sala da ballo, che egli, non io, amava frequentare. In genere non lo seguivo, ma una sera, alla fine, anch'io entrai per osservare la sua danza, in quel contesto piuttosto bislacca, ma cominciavano già i tempi in cui non si stava più avvinti in coppia e nessuno pareva fare caso a quel piccolo uomo stravagante che correva dietro alle immagini dei suoi sogni. Tra quanti ballavano, i suoi erano proprio i gesti che in seguito gli ho visto fare nei

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riti di avvicinamento al pianoforte, credo la prima volta, per me, fosse all'Arena del sole, in un concerto con Steve Lacy. Svolta la scena d'entrata, quando lo strumento sia stato infine raggiunto e il musicista si ponga sullo sgabello, allora ha inizio la più sorprendente delle prove pianistiche, con pezzi sempre organizzati in maniera da non lasciare un attimo di tregua alla tensione. La mobilità interna è amplissima e la varietà dei fraseggi continua. Si avvertono, sì, zone della tastiera in cui il suono tende a insistere sulla forma di alcune figure, quando le mani si stringono, le dita dell'una si intrecciano a quelle dell'altra, o quando l'una va a cercare il registro più acuto mentre l'altra va a sinistra, verso le ottave più basse, ma se l'architettura sembra offrire panorami analoghi, il dettaglio appare sempre differente. Non ritengo che oggi Taylor dia molta importanza alle singole note – direi lo facesse maggiormente all'inizio della sua carriera discograficamente documentata, quando parve fare proprio il lascito di Thelonious Monk – sicché, come l'interpretiamo noi, si muove per territori, aree della tastiera che corrispondono a registri e che più che non per i colori che offrono pare vengano usate per la densità della risonanza. Ciò avviene però senza irrigidimenti regolamentari, ma con il pragmatismo del più alto artigianato. Il metodo scelto, che stimola l'arbitrio della creatività, non implica nulla infatti quanto a selezione dei suoni, ma suggerisce solo possibilità dinamiche all'agire dello strumentista. C'è quasi una analogia di incroci tra l'azione di un Jackson Pollock e quella del Nostro, la quale pare integrarne i procedimenti in una unità per la quale ciò che le tecniche delle relative arti sembrerebbe voler negare, è quello cui i due artisti, invece, paiono rivolgersi, volendo fondare l'uno l'immagine dei suoni l'altro il ritmo dei segni grafici. Naturalmente il musicista prima di tutto crea nel tempo e altrettanto fa nello spazio il pittore, ma... Ma, poiché non posso certo sapere se chi legga abbia impressa nella mente l'immagine di Pollock in azione, vengo a scrivere che, comunque, lo vedi muoversi piuttosto lentamente, reggendo con la sinistra il secchio che contiene il colore mentre intinge lo strumento con cui lo lascia poi scorrere liberamente, o sgocciolare, usando la destra. Va avanti e indietro nello spazio definito, e sembra un orso – potresti anche condividere


la sensazione che si muova alla Thelonious attorno a un qui inesistente pianoforte. Intanto -, l'avverbio qui non è temporale, ché essendo morto Pollock nel 1956, di Taylor proprio non conoscevamo ancora l'esistenza – il musicista, invece, sebbene abbia in sé, di fronte a sé, prima di tutto il fluire del tempo, utilizza la tastiera come uno spazio: in maniera estremamente più veloce di quanto non faccia il pittore svolazza da un estremo all'altro del territorio sonoro che gli è disponibile, ma solo assai raramente lo si è visto o lo si ascolta, percuotere, pizzicare o comunque sollecitare direttamente e manualmente le corde. E' certo un uragano, ma dell'uragano ha anche l'estrema calma, quella che ognuno può vedere dai filmati di uno di essi, effettuati dallo spazio, in sé un uragano è sereno e fa tranquillamente il suo proprio lavoro, ciò per cui esso ha luogo. Quel che Pollock e Tayor dunque fanno nasce dall'astrarsi nelle loro proprie realtà, prima di tutto dal mestiere. Già le prime documentazioni discografiche del musicista ci avvertono che non ci troviamo di fronte a un pianista da club: Transition è tra i primi titoli che registra e il titolo accenna a una ulteriorità, verso qualcosa d'altro, a un espressione da creare, non a una ridisposizione delle forme comunicative assunte dalla tradizione, a un linguaggio che viene pronunciato, non ad uno da cui si è parlati. Abbiamo Steve Lacy nella formazione, e Buel Neidlinger, un contrabbassista cui si è prestata troppo poca attenzione. Il disco “Looking Ahead!” conferma la disposizione. Il suo modo di suonare era già, all'epoca, evoluto e distante dalle mode, capace di catturare in modo sorprendente per continuità ed energia. Siamo negli anni Cinquanta avanzati e non si parla ancora di New thing, “nuova cosa”, alias Free jazz, ma se Neidlinger disegna un potente giro di contrabbasso e se Dennis Charles ancora marca l'andamento ritmico alla batteria, e se Taylor non rompe la quadratura esaspera, però, la tensione dell'insieme con tocco sapiente e continuamente variato. A tratti, come s'ascolta in Number One (take 1), ottobre 1960 (con un Shepp ancora in piena fase evolutiva), è come se in uno fossero fuse le qualità della ricerca musicale di Monk e la celerità sulla tastiera di


Powell, dunque un fantastico automatismo capace di inventare continuamente le proprie formule. Gli studi al New England Conservatory l'avevano probabilmente aiutato a evolvere la propria tecnica, inoltre offrendogli la materia di riflessione da cui scaturisce la sua competenza musicale. La scelta del jazz è, come quasi sempre, connessa in parte col riconoscimento nel suo suono della propria madrelingua, ma certo ancor più, dalla necessità di far vivere la propria musica, o forse musicalità, anziché interpretare la musica altrui. Qui è lo jato tra quel che implica un altro modo di intendere la musica. Da un lato, per quel che si è data d'essere la musica della tradizione euro-occidentale, la definizione di precisi oggetti sonori, eternamente ripetibili, ma, dal loro esistere, eternamente dati, per l'autore definiti, per l'interprete ragione di continua rilettura, rifinitura e, nei rari casi felici in cui mai avessero a giungere a configurarsi quali dati, di ripensamento intellettuale, cui la gran tecnica esecutiva acquisita non sarà che strumentale. Dall'altro lato l'idea del fluire di un fare hic et nunc dando vita a un corso sonoro che ha il proprio valore al momento e nel ricordo, e non più: il darsi di una capacità espressiva, un modo d'essere in situazione dell'homo faber che, confrontandosi, affina il proprio talento e incrementa la propria capacità di condurre quel processo paralinguistico che si configura nella musica. Probabilmente, questa è la stessa identica idea da cui nacque la Experimental Band, della scuola della A(ssociation for) A(dvancament of) C(reative) M(usicians), la AACM di Chicago, intorno al 1965, una ricerca convinta di poter giungere magari anche al miglioramento della musica che in avvenire si rivolgerà al pubblico, ma indirizzata a migliorare la qualità umana, intellettuale dei musicisti, portandoli verso un'autoeducazione progressiva. Come forse sarà apparso evidente, fin dalle prime prove discografiche si ha la sensazione d'avere a che fare con


un vero classico, non con un accademico dotto, ma con un artista che s'esprime con gli strumenti che gli sono propri per una ineludibile necessità. Non ce ne sono moltissimi di questa taglia, né spesso la loro vita artistica è contrassegnata in tal modo per tutta la sua durata. Archie Shepp lo fu, per esempio, per un breve arco, un lustro o poco più, Max Roach per vent'anni, Monk, discograficamente, per un periodo piuttosto breve, e gli appassionati ne sanno le ragioni connesse con una forzata inattività. Al genio creativo, Taylor unisce una competenza culturale rara, anzi straordinaria. Né il talento, né la genialità potevano però servirgli a superare l'handicap, chiamiamolo così, di essere un individuo che per la mentalità medio statunitense aveva due gravi difetti: d'essere d'origini nere e, inoltre, un musicista che non faceva musica pop. Il risentimento di Taylor non può essere stato che decisamente acuto: elaborò un modo di pensare che negli anni Cinquanta e Sessanta negli States, e non solo, parve a molti costituisse, come ancor oggi è ancora, e probabilmente per una percentuale forse ancor più alta della popolazione, un altro difetto: si disse rivoluzionario e comunista. Non abbiamo indagato sulla sua fede marxista, il tema non è mai entrato nelle nostre conversazioni, ma sicuramente Cecil Tayor è un uomo di 33 sinistra. Gli parve che il jazz stesso non potesse collocarsi altrimenti, che il suo stesso esserci avesse un significato rivoluzionario, come si ricava del resto dall'osservazione dell'infinita banalità di quel che in Usa ha successo. Segnato da marchi di tal fatta, non poteva contare che sulle proprie forze e sulla certezza d'avere ragioni ben consistenti a sostegno della propria coscienza. La sua strada è stata tutta in salita, tutta nei territori off del mondo dell'arte e dello spettacolo. Solo agli inizi della sua carriera discografica, a quanto pare, ebbe la fortuna di veder uscire a proprio nome un lp registrato con Buell Nedlinger quale leader. Così pare volesse la casa editrice in seguito al buon successo ottenuto da Taylor di fronte al pubblico del festival di Newport (credo fosse il 1957). Successivamente, una buona esposizione al pubblico il musicista deve averla avuta con The Connection, una pièce di Gelber che porta in scena musicisti di jazz nello squallore dell'attesa del loro link per la droga (figurarsi se si sarebbe mai potuto trattare di musicisti classici). Se non ricordo male il primo ensemble scritturato fu quello di Gigi Gryce, cui comunque subentrò il quartetto di Neidlinger e Taylor.


Secondo il contrabbassista (lo scrive nelle note di copertina del lp “The World of Cecil Taylor”) il pianista aveva una grande sensibilità teatrale: “Cecil is highly conscious of the theatre” - ci dice. “Egli organizza le sue composizioni giustapponendo l'un l'altro gli aspetti di sentimenti (moods) differenti, come fan gli attori sul palcoscenico. Gli appartiene inoltre una grande abilità di ordinarli in maniera che l'intero pezzo si evolve dalla prima all'ultima nota secondo il dettato della necessità.” Di quel disco cita Port of Call che prende ad esempio di “un breve viaggio attraverso un altro mondo”. “I colori vi sono arancione e marron (orange and brown): Il mood è posto dal primo accordo e dissolto dall'ultimo”. In questa descrizione possiamo trovare un indizio per comprendere sia le frequenti collaborazioni con Steve Lacy, il quale anch'egli era solito giocare con la tensione musicale prodotta da due nuclei tematici che sceglieva piuttosto distanti, uno dei quali teneva come ancoraggio, l'altro come aquilone, sia l'aborto del tentativo di collaborazione con John Coltrane, che chiamò Taylor nel 1958 per “Hard Drivin' Jazz” (altrimenti noto come “Coltrane Time”) e mai più, che io sappia, in seguito. L'orientamento al vortice ascensionale di Coltrane e quello allo scenario di Taylor non potevano incontrarsi e così fu. Solo la traccia monkiana presente nella formazione musicale di Taylor, ma già alle spalle, e quella ben viva e pre34 sente nel Coltrane di questo periodo potevano indurre all'infruttuosa collaborazione. Qualcosa dell’avvenire dei musicisti si intravede solo nel primo titolo, Double Clutching, ma in seguito tutto sembra orientarsi rapidamente verso il manierismo del tardo be-bop. Quando, di lì a 2 o 3 anni, non soltanto si farà più precisa la proposta di Taylor e di Coltrane, ma si affermerà sulla scena jazzistica Ornette Coleman, se pur da prima stranamente letto come una sorta di appendice di “Bird”, il mondo del jazz comincerà a sentir parlare di una prospettiva free in atto e cominceranno quelle dispute infinite che solo in Europa troveranno un terreno fertile. Ancora una volta il Vecchio continente sarà capace di esprimere alcune letture seminali per la comprensione di questa musica, mentre i musicisti qui creativi sapranno prontamente e bene abbandonare le funzioni


surrogatorie che il costume assegnava loro e immettersi in una fase seconda del nuovo indirizzo. Come ignorando di stare osservando il mondo da uno specchietto retrovisore Bing Crosby in High Society, film le cui riprese erano in corso durante il festival di Newport del 1957, documentato da Jazz in a Summer Day, cantava “Take a drum..., take a bass... take a bone....” etc., “and now you've jazz”, dando vita, nel '57, mentre Monk suonava a non grande distanza, relegato in un concerto pomeridiano, quindi fuori dagli spot delle star, a una finta jam del tutto retro e vagamente dixieland. Discograficamente, ma non solo, l'apice della carriera di Cecil Taylor dovrebbe essere considerato nella sua residenza a Berlino dal 1988, quando la città fu l'europea della Cultura. Questo non perché, salvo rarissime eccezioni, nei casi migliori a Parigi o in Cecoslovacchia o in Sudamerica, non certo negli Usa (e getta) dove la politica non conosce l'arte, ma solo la produzione e il denaro, dicevamo non perché gli organismi politici siano capaci di interpretare la cultura, se non in maniera esclusivamente consumistica e plebea, ma in quanto per l'evento e per la sua durata si concentrò a Berlino il fior fiore dei musicisti creativi europei per studiare con lui, provare sotto la sua guida, fare concerti e registrazioni. La FPM ha registrato una marea di musica tra il giugno e luglio di quell'anno, 11 sessioni; già nel 1962, però quando fu registrato qualcosa di una sua serata al Golden Circle di Stoccolma, il linguaggio di Cecil Taylor era perfettamente realizzato tanto dal punto di vista scenografico che da quello pirotecnico. E, però, nel progredire degli anni Sessanta, diventando comuni le acquisizioni del primo free, viene affermandosi un'eufonia convergente che, nelle registrazioni in ensemble di Cecil Taylor, dà la sensazione di una certa caduta della drammaturgia teatrale di cui s'è detto, a favore dell'affermarsi di un confluire quale magnificamente illustrato da John Coltrane e dai


suoi accompagnatori. C'è però, a metà degli anni Sessanta, nel maggio, la ripresa in Taylor del primato della varietà in una pagina esemplare di “Unit Structures”, in Enter, Evening (Sopft Line Structure), grazie al di-vagare di Eddie Gale Stevens e di Ken McIntyre. Questa e la seduta che seguirà, con “Conquistador”, ambedue Blue Note, non solo testimoniano un momento di particolare felicità creativa, ma gli esiti di un procedere che, sia stato anche con qualche travisamento, integrava a meraviglia una musica progressiva con un pubblico che la stava inseguendo. Naturalmente l'Europa (Francia, Svezia, Danimarca e Italia in prima linea) prestò le garanzie culturali a un indirizzo che qui sembrò essere addirittura popolare. Anni lontani dagli attuali – e lo si può dire anche con una certa nostalgia -, nei quali questa musica non era fatta propria certamente dai più, ma anche tali che non videro il trionfo della brodaglia etno-internazionale che oggi dilaga sull'intero mercato 36 rendendo “di nicchia” le programmazioni, come questa di AngelicA dettate, invece, da intelligenza e sensibilità. Due serate in duo, con Oxley e con Braxton e una serata in quartetto, con gli stessi e il contrabbassista William Parker, costituiscono il “Ritratto Taylor” di Concerti Contemporanei che coinvolge 3 città emiliane. La contiguità del pianista con il contrabbassista Parker è testimoniata da numerose collaborazioni e non poche sono anche quelle con il batterista Tony Oxley. La novità sorprendente offerta dall'attuale circostanza è di avere insieme Cecil Taylor ed Anthony Braxton. Anche se notevolmente più giovane del pianista, li separano una dozzina d'anni, il sassofonista cominciò a farsi notare per un'applicazione originale e molto meticolosa allo strumento nella seconda metà degli anni Sessanta. Ha registrato una quantità incredibile di sue musiche e ha scritto sui suoi procedimenti e sulle sue idee almeno un duemila pagine. Un qualcosa di giapponese li avvicina: mentre Cecil Taylor fu affascinato dal teatro di quell'estremo oriente, arricchendo


la propria capacità di espressione fisica con movenze e sonorità vocali fatte proprie negli incontri che ha avuto con quel mondo, Anthony Braxton sembra aver preso dalla poesia giapponese l'idea di fondo dei titoli delle sue composizioni. Essi non sono giusto dei nomi che distinguono questa da quella, ma ci appaiono come degli ideogrammi della dinamicità che le natura. Così come nella scrittura-dipinto orientali, anche coi titoli di Braxton sembrerebbe di poter quasi passare dall'immagine al suono, senza bisogno della traduzione in note. Nella loro essenzialità mirano dunque a porsi come partiture grafiche con valore di ideogrammi. “Cecil Taylor è un maestro sommo” ha detto una volta a Graham Lock. “Non ritengo si possa possedere una dinamica maggiore di quella di Taylor, o dar vita a una musica più brillante della sua”. Disse allora anche che per lui sarebbe stato veramente emozionante suonare con il pianista, trovarsi nel vento delle sue composizioni ed essere parte del loro funzionamento. Anthony Braxton non aveva dubbi che Taylor fosse un grande compositore, del calibro di un Varèse, ma un “Varèse africano”. Disse allora anche che Taylor forse avrebbe potuto sparargli per quest'affermazione, suppongo sentendosi falsificato o tradito. Probabilmente ciò che fa pronunciare a Braxton la parola “african” a proposito del suo Taylor-Varèse è quel che Ekkehard Jost chiama “arcaico e rudimentale” nella musica del pianista, segnalandone le catene motiviche monofoiche, le funzionali basi tonali delle linee di basso cromatiche, la mancanza di ampie connessioni formali. E proprio alle scritture di Anthony Braxton, di Barry Guy e Pierre Boluez o Györgi Ligeti, Jost fa riferimento per dire l'alterità di Cecil Taylor, il quale, a suo dire, continua una tradizione tipicamente jazzistica, che da Jelly Roll Morton giunge a Charles Mingus attraverso Ellington, che consiste nel far apprendere ai collaboratori le parti ad orecchio, senza partitura. Era ciò di cui il pianista si diceva certo già a metà degli anni Sessanta, quando ancora il ruolo della composizione era più che non sia oggi importante nella musica di Cecil Taylor.

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Cecil Taylor RAP (PUBLIC MEETING) Trascrizione e traduzione di Francesco Martinelli Un caloroso grazie ad Alice Reynolds per la sua amichevole partecipazione alla revisione della trascrizione.


Registrazione di un incontro pubblico con Cecil Taylor, condotto da Franco Fabbri, a Palazzo dei Notai a Bologna, l'11 maggio del 2000 durante la decima edizione di AngelicA, festival internazionale di musica.


La prima frase è “Relativa all'atto o al processo di creare variabili sonore” Le variabili sonore sono il suono. Suono. Qualsiasi cosa che produca suono che sia fatta da un essere umano interessato alla creazione di possibilità estetiche. Non sto parlando di camionisti che per caso passano sopra un tombino e si sente ta-ta-ta. No. Non sto parlando di quello. Sto parlando di qualcosa che...vedete, io non sono, non sono particolamente interessato all'idea di rumore. Sono interessato a creare qualcosa che eleva a uno stato di possibilità in trance, a creare le più meravigliose delle architetture. Io uso “griglia” per esempio, griglia, sono interessato ai ponti quandi quando dico strutture per esempio se voi guardate... il mio ingegnere strutturista preferito è catalano, della stessa zona da cui proveniva

bene, adesso vi spiego di cosa si tratta

ah ah

uh... finito

Relativa all'atto o al processo di creare variabili sonore risultante in infiorescenze di una o più griglie strutturali in emulazione del più antico K A 2 T Dio creatore e riproduttore di particelle lanciate foneticamente e pertanto caratterizzate da altezze l'assonazione abissale e longitudinale porta frutti alla fine dei gambi il percorso di un apritore di cerchi una ortogenesi spirituale le qualità del calore prodotto dalle cellule e dotato di potenza attraverso l'abluzione dei centri nervosi con il nesso coordinato l'unione di cellule strettamente connesse o dei nuclei all'interno delle metriche cellulari l'accelerazione causata da specifiche reazioni chimiche nel metabolismo della corteccia come nella motilità di un corpo un catalizzatore organico nella replicazione di numero e posizione stampe orali in sequenza con un alto rapporto di mutazione che evolve rapidamente nel proprio nucleo genetico divergente una realizzazione di monokatadonusgrove endogeni portati dall'interno dalla evidenza originaria e la presenza non-mediata del continuato allenamento dei sensi a chiamare e rispondere la cosa in sé diventa cosciente nella contatinazione delle risonanze vibratorie un processo attraverso cui la cosa si trasforma come cibo da cui si costruisce protoplasma curve equatoriali appuntite e sopra archi di [feefoil] che servono [hupomelata] come aiuto alla memoria producendo auricorrenti con l'audibile mai visto che sorge dalle acque attraverso la rappresentazione assiale del centro fermo di tutto ciò che si muove sul rovesciamento di posizioni con il riferimento concommentante alla nudità inerente nell'altro Tee Ah Nee Oh Nee Oh Hent danza di tutte le stagioni che ha una porta

“Leggerò una dichiarazione su una possibile definizione di ciò che io penso sia la musica.

PARTE 1: dance of all seasons / possessing a door

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La cosa meravigliosa dei bambini è che i bambini, prima di essere imprigionati nella normalità dei loro genitori ritardati fanno..., oh, fate sedere un bambino al piano, chiedi a un bambino di disegnare, chiedi a un bambino di danzare, vuoi vedere la magia? Guardala! Vedila! Ma dopo dobbiamo inculcare loro i nostri standard del buono e dell'educato... stai buono! Ah, c'è l'ultima cosa che voglio dire, e dopo potete farmi le vostre domande Tee Ah Nee Ah Nee Oh Hent Vuol dire, essere dotato di una porta. Dato che sono in parte un americano nativo, devo fare le mie ricerche per capire come esistere in “Ahmehricah”. Mamma era cento per cento Cherokee ma c'è anche l'Africa dell'Ovest e poi il padre di mio padre era al cento per cento Kiowa e c'è qualcosa di africano

Ah,va bene, ora, se dico “nuclea-nuclea-nuclea” sono interessato alle cellule di cui è costituito il corpo. Il processo del pensiero. Sapete, qualcuno mi ha detto... 'Davvero hai rilasciato tutta la tua energia ieri sera'. Che cazz... Che cosa parli di energia? ah-ah. E' l'organizzazione del materiale. Oh, ehi, viene fuori dal nulla, è improvvisazione. Lo sai, non alleni i tuoi sensi ad essere capaci a rispondere al suono. Non lo fai. ah-ha!

Va bene. Ah, ehi, guardate: ho molti diversi tipi di interessi. Per esempio se dico “agwe– agwe–agwe” o “kooyookoo–kooyookoo–kooyookoo” o “ewady-ewady-ewady”, “eda–eda–eda”, sto parlando di quella religione peccaminosa uaaaaah, il voodoo4, che in Portorico diventa santeria. E' una molto, molto vecchia..... ma sapete, noi dobbiamo vivere con Bush che dice 'Oh, cos'è questa, economia voodoo?' Non sa proprio un c.... del voodoo. Ma questa è un'altra cosa!

Uso la parola “infiorescenze”. Infiorescenze è relativa alle piante. Il potenziale è che.... come bipedi, abbiamo scoperto questa pianta che chiamiamo “pianeta”1. Ciascuno di noi in questa stanza si porta dentro fossili vecchi di tre miliardi di anni, nello stesso modo degli scimpanzè o del cambio2, il cambio è quella corteccia che ricopre un albero e dentro ci sono le cellule, c'è una unificazione tra quello che avviene in una pianta e quello che avviene nel corpo, ehm, dico, insomma, capite, sono sempre stupefatto da come l'uomo si candida ad essere Dio, ah-ah-ah, eh, quando sappiamo che i genetisti ci dicono che il primo bipede che ha camminato eretto al lago Turkana3 era una donna, hmmm, e sappiamo anche che in Egitto la discendenza regale era per via femminile e non maschile, come d'altra parte succede ancor oggi in Inghilterra. Comunque, cosa è Dio?Ah-ah-ah...e comunque che l'uomo si proponga addirittura da solo... che montagna di ...Era lì da ben prima dei bipedi....e così ci troviamo a questo, questo, questo...ah. Gli scimpanzè tra l'altro sono tra tutti gli animali quelli geneticamente più vicini all'uomo. La cosa interessante su...ah, sugli esseri umani è che per ogni essere umano c'è una differente interpretazione dei ritmi della sua vita, uomo o donna che sia. L'idea di razza viene aborrita dalla gran parte dei genetisti. Tuttavia con la religione e il nazionalismo e il capitalismo e il comunismo dobbiamo continuare ad averla intorno. Nutre la macchina della distruzione. Ah-ah-ah.

Va bene, allora cercherò di darvi un'idea di una cosa, ah-ah-ah.

Gaudì, il suo nome è Santiago Calatrava, se voi guardate le sue strutture che è tanto più bello che guardare una partitura... ha-ha-ha, una partitura musicale, con i suoi pallini e il suo piccolo tempo, da-da-da, come se la musica esistesse dentro le note, ah-ah, la musica non esiste dentro le note. Se voi date alla vostra fisicità il compito di leggere le note, note che magari sono lì da cinquecento anni, invece di creare il vostro sistema personale di notazione, vuol dire che dividete la vostra concentrazione e la vostra energia. Dovrebbe essere come una danza, dovrebbe avere un'essenza spirituale con la musica che viene da dentro, capite, non potete crearla dalla matematica, si sente sempre dire questa cosa della relazione tra la musica e la matematica, io non vedo il nesso, insomma.

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Franco Fabbri: “...che vorrebbe sapere qualcosa su quel che ha recitato durande il concerto, voglio dire, i testi che ha letto”. Cecil Taylor: “ah, a-ha, il testo, il testo, il testo, il testo...il testo è ah... solo qualche parola che ho scritto circa, uh, due o tre anni fa. Ci sono riferimenti ah.... alla religione, a una religione. Per esempio uso la parola “itutu-itutu-itutu”5 che fa parte di questa religione. Uso la parola “onidas” - “onidas”6 sono originari, un gruppo di abitanti originari nativo-americani, e sono considerati costruttori di tumuli. Se andate per esempio nel New Mexico o in Arizona ci sono aree che sono vecchie di dodici secoli. E se andate su nelle montagne vedrete le aree dei “kachinas”7. I “kachinas” erano ah... uomini e donne nativo-americani dello Spirito. Ne ho alcuni a casa. Ma quando andate lassù vedrete anche, se andate sulle montagne vedrete, vedrete disegni fatti con succhi vegetali. Questa è una pratica comune, per esempio, se andate, ah, se vedete, se conoscete i Rotoli Copti che furono creati durante il regno di [Julard]8 in Etiopia nel V secolo, se guardate quei rotoli vedrete queste parole straordinarie che descrivono il tipo di pianta da cui è stato tratto il colore. C'è una unità in quello che le persone fanno in tutto il mondo. Una delle cose che ah... io tento di fare: se uso la parola “nuclei” o se parlo delle cellule, il più... piccolo ... vedete, “fonema” che riguarda il suono, il fonema è la più piccola unità di suono. Un pensiero musicale non si costruisce in maniera diversa da come una pianta costruisce sé stessa, non è diverso da come i grandi ... portatori di esseri umani... Quando parlo di Calatrava, se guardate i disegni di Calatrava essi... potete vedere che lui trae ispirazione dagli animali, se guardate e leggete i suoi testi potete vedere l'unione tra i processi del suo pensiero e i processi musicali. Partorire è partorire, i processi sono ah... simili in quanto per partorire... per questo è così meraviglioso... Quando i “religiosi” dicono che far nascere è un peccato, una occupazione peccaminosa così piacevole uh-uh... ma oltre a questo c'è che per far nascere ci vuole il ritmo, ed è per questo che dico che il ritmo è la più importante struttura nella crescita dell'uomo e certamente in musica. E naturalmente ci sono tanti tipi di ritmo su... Ascoltavo quell'orchestra ieri sera9... avevo, insomma, sapete, ho incontrato Morton... Io piuttosto...sono più interessato al kabuki o al butoh, sapete, perchè anche con quella lentezza ah-ah lo vedete,e vi acchiappa. Capite, è la durata, non il Duration festival, è l'arco della sospensione... e quando... Oh, guarda, ah, sapete, ah... Se la gente vuol parlare di armonia e melodia, io non sono in realtà molto interessato da questa idea perchè quello che accade in musica viaggia nello spazio, e per esempio in quella densità di quella musica orchestrale era molto chiaro per me che c'era nelle sezioni, almeno per me Uh... c'era un suono di base e poi c'era una interruzione e poi il centro del suono cambiava e qualsiasi altra cosa accadesse con le particelle fluttuanti, o ... le particelle, o le molecole di varietà sonora c'era sempre quel suono daaaaaaaa

PARTE 2: The arc of suspension

Va bene...

Comunque Duke Ellington, Charlie Parker, e Billie Holiday oooooh loro hanno vissuto malgrado tutto!

Ay, avanti! [schiocco di lingua]

anche da quella parte, ma come sapete le forze della libertà hanno sterminato la maggior parte della gente.

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FF: “Posso avanzare una piccola domanda? Hai citato in diverse parti e anche nel testo che hai letto e anche nelle tue parole molti aspetti della natura, di....voglio dire, le cellule, e i nuclei, e le infiorescenze, e ci hai parlato anche di razza e genetica, e così via....mi colpisce questo forte rapporto che hai con la natura, come qualcosa di cui di senti molto parte, come qualcosa da cui ti sviluppi. Ricordo che Bela Bartok era molto vicino alla natura e addirittura diceva che il suo compito era semplicemente di mostrare nella sua musica la forza e la bellezza della natura. E può darsi che ti ricordi questi episodi di Bartok che teneva infiorescenze come ...sai, come del pino sul suo piano mentre componeva perchè secondo lui tutto, tutte le strutture, tutti i ritmi, tutta la musica, tutta l'armonia è già in natura e il compositore e il musicista si limita a trasferirli in vibrazioni, in suoni...” CT: “Oh, credo che facciamo parte della natura” FF: “Sì, questa era la sua idea, quindi, com'è, hai qualche rapporto con Bartok che qualche volta ci viene ricordato dalla tua musica?” CT: “[sospira] beh, sai, a un certo punto Bartok era il punto di riferimento stilistico a New York, a Boston, quindi conoscevamo i quattro quartetti d'archi, il brano per piano e percussione, una volta ho visto a teatro il Mandarino Miracoloso, fatto da... era... in effetti il coreografo era Francisco Moncion10, uno dei ballerini portoricani del New York City Ballet Company nel 1953, fecero... Mi ricordo di quando Bartok morì a New York nel 1945, e, vedi, avendo suonato un paio di pezzi di Mikrokosmos..., ah, si, lo conosco. In un certo senso il più interessante per me, in un certo senso il più interessante organizzatore di suoni europeo, e quando dico organizzatore di suoni, per me questo è tutto quello che vuol dire ciò che chiamano composizione. Si può organizzare il suono, si può comunicare ad altre persone ciò che hai

PARTE 3: No-one has the ownership of pure genius

E' un gioco interessante...uh-uh, sono suoni interessanti. Ma la musica non è separata dal ... suono che esiste Essere un musicista che tenta di essere uno sciamano vuol dire che uno vive in questo mondo sapete e uno fa la sua scelta di ciò che lo soddisfa e al di là dell'egoismo di dire che è la propria scelta dopo che lo fai per un certo tempo cominci a capire che non dipende affatto da te Voglio dire, la ragione, il fattore che ti ha motivato a fare quella scelta, non te ne rendi neppure conto e quando te ne rendi conto allora dici sono solo un portatore di una tradizione in cui sono stato tanto fortunato da essere incluso. Quindi se dico il Maestro Duke Ellington o la Regina Billie Holiday o Charlie Parker Come potrei esistere senza di loro che mi hanno preceduto Non hanno mai abbandonato Billie è molto interessante perchè ha sfidato certi uhm... vezzi della bohème, ah-ah e vederla quando avevo tredici anni e vedere proprio il suo ultimo concerto fisicamente il suo corpo era cambiato ma al momento in cui attaccava il terzo pezzo non potrai mai dimenticare Va bene, adesso mi sto lasciando trasportare, ah-ah-ah” FF: “Ci metti alla prova...”

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FF: “Sei stato definito una volta da non so chi un 'Bartok al contrario' in quanto secondo questa definizione tu hai preso elementi della musica europea e li hai portati in un contesto differente....ma qusto è....voglio dire...” CT: “Beh sai...” FF: “Non che io sia d'accordo ma è un'altra relazione con Bartok...” CT: “Una...l'altra cosa su quellepersone la cui reputazione è costruita definendo attività di cui non hanno una conoscenza profonda come, voglio dire, giornalisti ambiziosi che se ne vengono fuori con graziose piccole frasi a effetto...non me ne preoccupo... Tuttavia credo che per coloro che sono interessati a creare un suono, un... parole di suono a dpo un po' che suoni uno strumento l'ideale sarebbe di ... per creare parole attraverso la devozione al suono non devi forzare vedete, il fatto è... ah, per esempio, se vi interessa la danza, e il balletto è una forma di danza, solo una forma, e e siete a New York, e vedete cento persone che camminano nella Quinta Strada, potete sempre individuare, potete sempre vedere un ballerino classico perchè camminano tutti in un certo modo, e se vi capita di lavorare con loro, vi accorgete che pensano anche tutti allo stesso modo... ah, la mia esperienza di scrivere un bano per Barishnikov ed Heather Watts12 e trovarmi in quel Balanchine ah-ha, quello fu divertente, perchè bisogna mantenere il proprio senso dell'umorismo perchè insomma c'è una tale ignoranza che ti fa diventare matto, ti verrebbe voglia di prendere un Uzi e a proposito di questo abbiamo più armi in America del resto oh-la-la-la-du-du... capite, è uno scherzo Sapete, bisogna...

PARTE 4: Through the devotion to sound to make words

organizzato? Ah-ha, la persona più interessante è.... almeno per me... era ... era un uomo che faceva l'ingegnere strutturista per Corbusier, .. lo sai, è ah... greco” FF: “Intendi Xenakis?” CT: “Si, Xenakis, Iannis Xenakis. Ligeti va bene, sai, è ... interessante. Voglio dire, le parole sono molto importanti perchè chi conquista decide che cosa ha valore, e bisogna andare oltre e vedere qual'è la mistica che viene creata da chi stabilisce il linguaggio per difendere il fatto che hanno rubato a coloro che hanno conquistato. Intendo che, se dico che non penso che Picasso sia un geniospeciale, la ragione è che conosco i rotoli di [debtra]11 fatti da preti Copti cinquecento anni prima di Picasso, e se guardo il loro significato, se guardo al loro senso grafico... Potrei dire la stessa cosa di Stravinsky, se conoscete le orchestre balinesi, i ballerini e il suono, questa è musica che fa parte della loro tradizione da 500 anni, e ho visto i balinesi.... e poi naturalmente l'altra cosa è che l'orchestra balinese è venuta a Parigi per.. per un festival di musica di tutto il mondo nel 1892, Claude Debussy era un compositore che io ammiro, ho suonato Debussy a un certo punto nella ignoranza della mia giovinezza...e lui sentì quella musica e cambiò, perchè a quel punto Debussy era un devoto seguace di Wagner, ma quando ebbe sentito quella musica cambiò tutta la sua concezione... E la terza volta che ho visto quel gruppo in America mi sono detto, cazzo, di che stanno parlando? Il significato di quella danza della scimmia può essere trovato nella Sagra della Primavera, che è un meraviglioso brano musicale, quello che voglio dire è che nessuno ha la proprietà esclusiva del genio, ogni cultura produce la sua specifica magia, ma se noi ci chiudiamo a quello che viene dal'esterno, allora ci sfuggono...capite, ach!”

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o se parlo di Maya Plissetskaya al contrario delle “ballerine” di Balanchine la passione di quelle donne, sapeste o vedere Nureyev la prima volta che è venuto a New York nel 1963 sapete, e io lo metto in relazione con Bojangles voglio dire, aaah i Nicholas Brothers erano dei ballerini di tip-tap incredibili in termini di elevazione poi ho pensato a quando si parla di danza sentiamo parlare di Marta Graham non si sa nulla di... Katherine Dunham,

parlava anche Francese e Tedesco e mi ha dato da leggere Schopenauer quando avevo undici anni, magari era matta, ma è morta quando avevo tredici anni e mezzo era anche una esperta di diete papà era del tutto l'opposto non alzava mai la voce ma quando mia madre si arrabbiava ah... tutti sparivano tuttavia voglio dire quello che lei mi ha dato mi ha portato a...per esempio, quello che voglio dire ci sono molte persone a cui mi inchino quando ho visto Carmen Amaya che ballava in un piccolo teatro a New York su Broadway venendo direttamente dalla Spagna Voglio dire, avevo già visto la Fontaine13, non era neppure paragonabile, sapete

+lei parlava anche, lei era un misto di Cherokee e Africano dell'Ovest

PARTE 5: I have many people that I bow to

come disse Eddie Kendricks nel 1974 con i Temptations si deve tirare avanti malgrado tutto perchè se ti fermi ti prendono e quando ti hanno preso è tutto finito.... oh ma a ogni modo il fatto è che puoi creare il tuo linguaggio personale per qualsiasi cosa tu faccia sia che tu dipinga, scriva, danzi o suoni è il tuo mondo sei tu che sai cosa ti ci è voluto per arrivare a quel punto quando hai voluto farlo quando hai dovuto farlo e non c'è nessun altro che ha niente da dire sapete, voglio dire perchè credo che se puoi fare quello che vuoi ti diverti di più qualsiasi cosa dicano e continui a farlo, sapete, perchè è gratificante per il vostro sè ma non è, non è essere egoista, al contrario, è rinunciare al proprio ego perchè alla fine uno comincia a capire che quello che sta facendo lo sta facendo per coloro che vorranno ascoltare ma ha-ha l'unica cosa che conta in questo è che devi essere tu a divertirti e questo è quello che ti viene offerto se dovete cominciare a far piacere ...a quella .... gente lo potete fare, ma allora è un'altra cosa! Va bene...”

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e non va bene e quindi c'è sempre una... e ho avuto la fortuna di vedere tutti questi personaggi e poi di vedere compagnie africane venire a New York L'unica cosa che si può dire di New York e di crescere a Long Island è che c'era maggior possibilità di vedere quello che il resto del mondo stava facendo rispetto a chi viveva a Los Angeles Tuttavia c'è stata una ripetizione di eventi Così per esempio ho pouto vedere la prima di Morte di un commesso viaggiatore e capirete che è una cosa che non si dimentica Sapete, il teatro inglese non mi ha mai colpito molto, fatta eccezione forse per Gielgud ah, Laurence Olivier Ma comunque uno ha la fortuna di vedere tutto questo E dato che si rispetta sempre lo sforzo fatto e l'abilità con cui è stato fatto anche se magari si può avere un diverso punto di vista è come cibo, capite, vi rende sani, sapete vi arricchisce e quindi i miei parenti mi hanno dato molto, sapete e voglio dire tutte le piccole cose che sono riuscito a fare senza di loro sarebbe stato impossibile farle Quindi io sono, sapete sono stravolto da quello che ho visto in televisione stamattina, quei, quei fuochi a Los Alamos le implicazioni di ciò che significano per quella gente laggiù questa piaga si sta espandendo a nord, a sud, stanno evacuando e laggiù è dove abbiamo fatto tutti quei meravigliosi test atomici e ora stanno tornando a prenderci sapete ach, uff sapete, io faccio solo piccole cose io amo quello che faccio io amo quello che altri... Eric Dolphy che, sapete, voglio dire Albert Ayler, Jimmy Lyons, Andrew Cyrille, sapete ho appena suonato con Derek Bailey, mercoledì è una settimana Queste sono le persone che ammiro, queste sono le persone che io sono molto felice ehm...di conoscere voglio dire, conosco alcuni ballerini e poeti in America siamo come una piccola isola perchè dopotutto qualcuno ha appena vinto trecentocinquanta milioni di dollari ed è in quella direzione che vanno le cose, ogni volta che accendi la tv fatti i soldi fatteli a qualsiasi costo per la tua umanità così tutti in America pensano che diventeranno milionari e poi te li puoi portare dietro quando te ne vai? Ma voglio dire che ci sono, ci sono cose molto tragiche che stanno succedendo voglio dire, Los Angeles è costruita su una faglia Gli Aztechi hanno detto che sarà distrutta dal fuoco o dall'acqua E ora c'è il fuoco laggiù nell'Ovest Hanno trovato recentemente nell'Oceano di fronte al Nord Carolina delle fessure che se crescono

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FF: “Va bene?” CT: “Sono a posto”

PARTE 6: The ingredient of life

potrebbero causare l'arrivo dello “tatsumi”14– mi piace questa parola – arriverà l'onda di marea e tutta questa costa sparirà... ka-plonk. Ma noi dobbiamo lo stesso, sapete, dobbiamo lo stesso costruire aerei più veloci per volare sopra tutto questo. E ora io capisco che non c'è nulla che possa fare a questo riguardo L'unica cosa che posso fare è cercare di creare la più bella aura che c'è, eh...è... E da quello che ho capito sapete, quando sono venuto per la prima volta a suonare in questa città nel 6815 Era comEra governata da – temo di usare la parola – un sindaco comunista E ho suonato, dopo che ho suonato al Teatro dell'Opera Mi è stato chiesto di tenere quattordici concerti per i lavoratori di questa città, cosa che sono stato ben felice di fare Facciamo piccole cose ma ragazzi la gioia che proviamo a farle Ehm, beh sapete posso soltanto augurarvi che vi divertiate quanto mi diverto io E per la preparazione... capite, perchè l'altra cosa è... Qando parlano di libertà in realtà non la capiscono per niente Per poter suonare io devo studiare e questo significa per me suonare molto lentamente Vuol dire anche che quando parlano di libertà Tutti i pezzi che ho suonato l'altra notte hanno – temo di usare la parola – ma hanno una certa forma Se mi si chiede di ripetere ogni nota della griglia posso farlo Ma questo non è il motivo per cui uno crea la forma Uno crea la forma per fornire il materiale in modo che quando viene il tempo di suonare suoni e se suoni davvero senti il tuo corpo alzarsi, alzarsi e diventa come una trance ...ah-ah-ah e poi è finita sapete, per me alla fine è questo che conta se non puoi trovare qualcosa che ti soddisfa completamente allora cercalo perchè tutta l'altra agonia tutti abbiamo le nostre piccole croci da portare, ah-ah oh, voglio dire, è una metafora, Dio non preoccupatevene, capito perchè se -se no non ci sono abbastanza kleenex per levarti dal naso tutto il moccio che continua a venire ah, non è orribile? Posso andare?” FF: “Vuoi andare via?” CT: “Si, voglio andare, voglio fumare unaa sigaretta, Luigi16, hai una sigaretta? Andiamo a prendere un tè e qualcosa da bere... Ho anche bisogno di acqua!”

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FF: “Posso fare una breve domanda sulla tua danza?” CT: “Si” FF: “Sembra che tu ti muova in modo molto....voglio dire, come qualcuno che si esercita, pratichi regolarmente la danza?” CT: “Ha-ha-ha-ha” FF: “Non lo fai come un dilettante, capisci?” CT: “No, no, sai, ho un rituale, ho un rituale che eseguo ogni giorno Vedi, mio padre era primo cuoco e mia madre era esperta di diete quindi questa è la prima cosa, il cibo che si mangia è importante Ma faccio anche esercizi, ho i miei esercizi che mi sono fatto Se non arrivo a casa alle tre del pomeriggio dopo un viaggio dal giorno alla notte piuttosto lungo ha-ha, questo è divertente Oh, e poi è così necessario perchè se lavori a casa, hai capito, per tre o quattro giorni ho capito che la tensione non funziona, quello che devi fare è che devi andare fuori e trovare gente con cui almeno puoi fare una conversazione e questo per me vuol dire che se sono a casa non fumo e non bevo e non ho altri tipi di piaceri intorno e non ci penso nemmeno ma quando vado fuori a suonare, suono, e mi diverto e quando torno a casa mi concedo più o meno un giorno a letto e bevo i succhi e mangio la frutta eccetera e poi mi preparo a rifarlo è come – è come – è molto simile a sai, le piante sono meravigliose per come si rigenerano nel mio cortile, ho... ho questo cortile e ci sono un paio di alberi e c'è un altro albero proprio di fronte alla casa e se guardate come muoiono e nella tarda primavera tornano gradualmente in vita quindi c'è un processo di rigenerazione che ha luogo nelle piante come in noi stessi così che in preparazione alla vita ci sono un sacco di esempi diversi che ci hanno preceduto che ci hanno dato il ritmo di come rigenerarci, di come ah..non produrre una volta che ti sei impegnato con la produzione non ti puoi più fermare poi magari viene, magari viene il momento che senti che non puoi e allora quello che devi fare è andare via far uscire dalla tua mente la tua...quella parte della tua mente su cui ti concenri quando produci perchè una volta che ti impegni a produrre devi continuare a farlo sempre, capisci ma poi viene il momento in cui la senti come dire, lontana va su e poi torna giù ma il modo in cui va e viene in continuazione è parte del ritmo ecco perchè il ritmo è così importante è una manifestazione del processo vitale e qualsiasi cose che, che è senza ritmo è senza il principio fondamentale che germina in un flusso vitale. Quindi voglio dire, ora non puoi più fumare nemmeno all'aeroporto O'Hare che è il più grande d'America e adesso la gente deve star fuori al freddo per tirare una boccatina Ora, nell'aria di una città di New York ci sono abbastanza veleni che non c'è bisogno di fumare basta camminare fuori all'aria, ed è come, come fumare tre pacchetti di sigarette al giorno Insomma, ci prendiamo in giro Quello che voglio dire cosa è questa storia Alfie17? è la chiusura delle opzioni di scelta

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il fratello minore della moglie del Presidente è arrivato a fare oltre un milione di dollari perchè coinvolto nel bando al tabacco la famiglia di Al Gore ha fatto i soldi con il tobacco quindi, alla fine, per chi voti? Credendo che ci sia il minore di due mali quando giocano tutti per la stessa squadra magari suonano in tonalità differenti ma è sempre la stessa canzone e ah, sapete, quando si arriva a una certa età si dice solo ragazzi e ragazze, fatela finita E ora un giorno sì e uno no dobbiamo vedere i capi del villaggio18– Clinton e sua moglie– follemente felici e abbracciati HA-HA Insomma, si va bene. Ma quando penso cosa accadde a quell'uomo brillante che rispondeva al nome di Adam Clayton Powell19 sapete, le regole erano diverse. Agh... hai da accendere? Voglio dire, sapete, ehm, ma al di là di tutte queste storie che... c'è così tanta bellezza che esiste nel mondo e dobbiamo uscire e trovarla e se loro distruggono il pianeta scompariranno anche loro come tutti e tutti i soldi che hanno fatto non potranno aiutarli ma uno vive secondo quello che pensa la vita diventa sempre più ricca man mano che invecchi e tutti questi peccatucci e questi giochetti che fanno.... credo che questo tizio, McCain20, che si è appena incontrato con Bush-ola l'altro giorno Io personalmente lo considero pericoloso E' piuttosto intelligente e se sentire quello che dice Ma una delle cose che ha detto l'altro giorno 'Sono molto interessato alla supremazia della potenza americana e da-ta-da-ta-da-ta Il signor Bush-ola che ha raccolto, la cui gente ha raccolto oltre settanta milioni di dollari qualche mese fa Ha venduto le sue partecipazioni in una squadra di baseball in Texas quando ha deciso di candidarsi per diciotto milioni di dollari, ha dovuto pagare forse il due per cento di tasse La sua affascinante moglie va in Europa Quando torna arriva alla dogana 'Ho speso solo cento dollari di vestiti' – si vede che i vestiti avevano un certo odore hanno scoperto che aveva speso quattordicimila dollari quesi vestiti non sono stati confiscati quello che ci succede in America adesso è che chi è povero è immediatamente sospetto nel frattempo le grandi imprese riducono il personale e si spostano in Messico dove la gente, lo sapete, lavora per meno soldi e fanno la stessa cosa in Germania dell'Est L'economia va benissimo ma se andate in giro a New York vedrete molta gente, una quantità inquietante di persone che dormono in strada L'altra cosa è La verità... quello che è la verità viene determinato da coloro che decidono ciò che è vero Hanno una meravgliosa abilità nel non vedere quello che non vogliono vedere E i poliziotti di Giuliani sparano a loro discrezione

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e McCain dice che Sharpton è un radicale di destra ma non fa commenti su quei poliziotti e non succede solo a New York ma lo stesso succede in tutte le grandi città americane Così oggi abbiamo repubblicani di colore, democratici di colore io gli direi 'Ehi, fai le stesse cose di tutti gli altri, dov'è la tua umanità?' Non mi interessa. Non sono interessato a gente che ha... che noi sappiamo quello che succede E no, no voglio minacciarli, non intenzionalmente almeno. Voglio solo fare delle cose che portino la gente a guardarsi e dire si, sono un essere umano e io, oh, fatto, io, beh, sapete E, non vi deve piacere quello che faccio e se non vi piace benissimo mi piace quando la gente fa 'Buuuuuuu!' E cerco di fargli dire 'Buuuu!' più forte. Sapete, voglio dire, l'ideale è che le persone arrivino a provare qualcosa Sapete, va tutto bene, ah-ah Perchè magari prenderanno e andranno a creare qualcosa che li soddisfa davvero E allora sarò io a poter dire 'Buu!' sapete, voglio dire, andiamo, è tutto.... insomma noi non abbiamo niente del genere, come queste finestre qui, capite, non abbiamo niente del genere a New York, abbiamo altre cose Crescendo a New York pensavo all' Empire State Building Come mai l'hanno chiamato l'edificio dello stato dell'impero In una democrazia! Non lo capisco E ci pensavo Poi ho traslocato da Long Island ero felice di andare via da Long Island Sono andato a stare in una soffitta sulla 31ma strada E siccome era al piano più alto, potevo uscire e guardare l'Empire State Building non è bello? In realtà il grattacielo Chrysler é molto più bello, ma è lo stesso, è....il design New York non è più per niente il centro dell'architettura in America, lo era, non lo è stato più gli edifici a Chicago sono molto più interessanti uh-uh-uh Poi uno può visitare piccole città dove gli americani nativi ... lo sapete, hanno rimediato un po' di soldi e tutti sono sconvolti perchè aprono case da gioco ah-ah-ah... beh...meglio che spendere i propri soldi per...comunque! Capie, va bene! Cos'altro? Qualsiasi cosa! Questo è stato molto carino. Ma ora, guardate, è così bello fuori, e voi dovete stare tutti qui seduti ad annoiarvi. E io sto fumando queste sigarette e ho quest'acqua salutare e queste sigarette piuttosto tossiche che però sono buone ma sapete non dovreste fumarne tante d'altra parte il vostro corpo vi dirà quando smettere Eubie Blake quando aveva 99 anni, gli chiesero, aveva 99 anni e questo giornalista gli chiese, 'Quanti pacchetti di sigarette fumi al giorno?' E lui disse, 'Tre, tre pacchetti al giorno!' E poi fece 'Se avessi saputo che avrei vissuto tanto a lungo mi sarei riguardato di più'. Ma sapete quale era il punto?

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Grazie a tutti per esservi annoiati, io mi sono divertito ” FF: “Grazie per esservi annoiati, lui si è divertito... Grazie!”

CT: “Va bene, domande, domande” dal pubblico: “Che tipo di scrittura usa? Perchè io ero seduto nella prima fila e potevo vedere che non era uno spartito normale...” CT: “Non c'è niente di normale in me ovviamente. No, sai, ascolta, fa parte di quello che sto cercando di dire. Uno crea quello che gli riesce più facile fare e conserva ancora la funzione di quelle che sono le sue necessità. Quindi non sono interessato alle linee di battuta e ai numeri che indicano il ritmo. Quello che conta nell'improvvisazione è diventare familiari con quei sensi del tuo corpo che determinano come ti muovi. Se scrivi un pezzo ... mi piace fare questo, se devo... se devo lavorare con giovani adulti dò loro le note a parole hanno il diritto di scriversele nel modo che preferiscono non dò loro... Dò loro i livelli delle altezze E ho la mia tecnica per farlo in termini del ritmo che posso suonare per loro Ma a me piace anche lasciare loro la scelta di come interpreteranno la musica e dopo ci troviamo tutti insieme e c'è... una volta che si entra in un gruppo di persone che creano allora diventa una comunità e come ho detto prima quello che ci dicono i genetisti è che Ogni essere umano Ogni essere umano su questa terra è differente Non credo che ho il diritto di imporre il mio punto di vista, capite Se restano nella comunità vogliono dire che sono aperti e se è una persona aperta uno gli può dare Si deve prendere atto del diritto a che le loro differenze siano rispettate E' un'unione Io vado lì, loro vengono, se decidono di restare, è quello che conta Tutto qua E poi in genere ci divertiamo O magari non ci divertiamo affatto Ma ciascuno è libero di andarsene o di mettersi a urlare.... Io dico 'Sì'.

PARTE 7: And then usually you have a good time

E' stato sposato a una donna tedesca per 50 anni, lei è morta, in tre mesi, lui è morto tre mesi dopo e allora qual'è l'ingrediente della vita?”

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Cecil Taylor e Franco Fabbri

foto di Massimo Golfieri


NOTE 1. Mr. Taylor sembra alludere all'assonanza tra le due parole pianta e pianeta. 2. Cambio – Uno strato di cellule, normalmente dello spessore di due o tre stati cellulari, che si trova in un continuo stato meristematico e che produce la corteccia. 3. Forse Mr. Taylor sta confondendo due diversi siti africani in cui sono stati scoperti fossili di ominidi. Lo scheletro appartenente a un ominide di sesso femminile che camminava eretta, popolarmente noto come Lucy, è stato trovato presso il fiume Hawash in Etiopia, mentre altri resti fossili trovati presso il lago Turkana, in Kenya, vengono attribuiti dai paleontologi alla stessa specie, e sono stati analogamente datati (3.2 milioni di anni prima di Cristo). 4. I nomi degli dei del voodoo ritornano nei testi e nei titoli di Taylor – cfr. Legba Crossing o Erzulieh Makes Scent. 5. “Itutu” è il nome del rito Yoruba dei defunti. Quindi la religione cui si fa riferimento sembra essere Yoruba. 6. “Onidas” è solo una possibile ortografia del suono che viene usato da Mr. Taylor. Non ho trovato nelle fonti a me disponibili riferimenti a una parola come questa, la approssimazione più vicina potrebbe essere “adena”, una delle popolazioni dei costruttori di tumuli. 7. “Kachina” è una parola Hopi che vuol dire letteralmente "portatore di vita", e può essere riferita a qualsiasi cosa che esista nel mondo naturale o nel cosmo. Un Kachina può essere qualsiasi cosa, da un elemento, a una qualità, a un fenomeno naturale, a un concetto. Essi vengono rappresentati da pupazzi che fanno parte del rituale tradizionale. Ritengo che sia al possedere alcuni di questi pupazzi che Mr. Taylor faccia riferimento. 8. Non ho potuto trovare la trascrizione esatta per questo riferimento a quello che penso sia un re etiopico del V secolo. 9. La sera precedente Mr. Taylor aveva suonato nell'ambito della X edizione del Festival Angelica un concerto di solo piano dopo una esecuzione orchestrale di Coptic Light di Morton Feldman. 10. Sembra che l'incredibile memoria di Taylor sbagli questo dettaglio, dato che secondo il sito ufficiale del NYCB il coreografo del Mandarino Miracoloso del 1951 è stato Todd Bolender. Moncion ha coreografato tra l'altro brani di Villa-Lobos e Poulenc. 11. Non ho capito come si scrive questo riferimento all'origine di questi specifici rotoli. 12. Nel 1979 Cecil Taylor compose ed eseguì dal vivo la musica per un balletto di 12 minuti con Baryshnikov e la Watts intitolato Tetra Stomp: Eatin' Rain in Space 13. Il riferimento qui credo sia a Dame Margot Fontaine, famosa partner di Nureyev. 14. Mi sembra di sentire un suono che Mr. Taylor associa con lo “tsunami”, una parola che purtroppo abbiamo imparato bene nel frattempo. 15. Nel Giugno del 1968 cominciavano i corsi di semiotica della musica afroamericana tenuti da Giampiero Cane all'Università di Bologna, una iniziativa inedita per il mondo accademico italiano dell'epoca. Mr. Taylor tenne un concerto al Festival Jazz di Bologna nell'Ottobre di quell'anno. 16. Luigi Zanon, fotografo, giornalista e amico di Mr. Taylor, che è stato essenziale per la realizzazione di molti concerti e progetti in Italia. 17. La frase proviene dal film inglese del 1966 Alfie, con musica di Sonny Rollins 18. Provo a tradurre così la locuzione in cui odo “clint officers” dato che clint può voler dire villaggio su una collina. 19. Powell è stato il primo parlamentare afro-americano eletto nel nord degli USA. Era sacerdote della chiesa Battista e guidava la Abyssinian Baptist Church ad Harlem, dove divenne un importante leader nella lotta per i diritti civili, organizzando raduni di massa, scioperi dell'affitto e campagne pubbliche. Nel 1944 Powell entrò come Democratico al Congresso, in rappresentanza di Harlem. Il suo lavoro fu fondamentale nel far passare le leggi del programma Nuova Libertà di John Kennedy. Tra le norme che fece passare quella che trasformava il linciaggio in un reato federale e quelle per eliminare la segregazione razziale nelle scuole pubbliche e nell'esercito. Mise in discussione la prassi degli stati del Sud di far pagare ai neri una tassa per votare, e fece smettere i parlamentari razzisti di usare la parola "nigger" durante le sedute del Congresso. Attaccato per sottrazione di fondi e altre accuse, vinse definitivamente la causa ma nel 1970, dopo 26 anni, fu sconfit to alle primarie. La sua prima moglie era la cantante da night Isabelle Washington (sorella dell'attrice Fredi Washington). La sua seconda moglie era Hazel Scott, pianista jazz, e la sua terza la portoricana Yvette Diago. In quanto sacerdote fu attaccato anche per la sua vita privata e e i suoi collegamenti con la vita notturna, e probabilmente Mr. Taylor si riferisce a questo. 20. Il veterano ed ex-prigioniero di guerra John McCain stava concorrendo contro Bush per la nomination repubblicana nelle elezioni presidenziali, e nel 2007 corre di nuovo, con migliori possibilità di ottenerla.

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Cecil Taylor

foto di Massimo Golfieri


CONCERTI CONTEMPORANEI 1,2,3 ANNO

6 > 13 NOVEMBRE 2004

7 > 10 OTTOBRE 2005

Settimana Stockhausen giorni di ascolto e concerti con Karlheinz Stockhausen

Heiner Goebbels, concerti e visioni con un Saluto a Scelsi nel centenario della nascita di Giacinto Scelsi


5 > 8 OTTOBRE 2006

Ornette Coleman Un’idea armolodica


La Fondazione del Teatro Comunale di Bologna Presidente Sergio Cofferati Sindaco di Bologna

Fondatori di diritto

Fondatori che partecipano alla gestione

Le seguenti Associazioni: REPUBBLICA ITALIANA

ASCOM Associazione dei Commercianti degli Operatori Turistici e dei Servizi della Provincia di Bologna

Vice Presidente Giorgio Forni Consiglieri Giancarlo Giusti Gaetano Maccaferri Anna Majani Giordano Montecchi Federico Stame Revisori dei conti Antonio Di Bartolomeo Stefano Cominetti Luca Mazzanti Sovrintendente e Direttore Artistico Marco Tutino Direttore Ospite Principale Carlo Rizzi Maestro del Coro Paolo Vero

Sono Sostenitori della Fondazione Teatro Comunale

Grandi Sostenitori

Partner principale

COLDIRETTI Federazione Provinciale Coltivatori Diretti UNINDUSTRIA BOLOGNA A.P.I. CONFINDUSTRIA BOLOGNA Socio Fondatore Originario


Sono Sostenitori della Fondazione Teatro Comunale

Sovrintendente e Direttore Artistico Marco Tutino

Archivio musicale Euro Lazzari

Le seguenti Aziende:

Direttore Area Artistica Giovanni Mazzara

Responsabile Ufficio Editing Luca Boccaletti

Direttore del Personale Pier Giorgio Righi

Responsabile Formazione del Pubblico Riccardo Puglisi

Assistente del Sovrintendente Alberto Triola

Segreteria Sovrintendenza Marinella Ronchi

CEM – EMINFLEX SpA

Direttore Amministrativo Loris Golfieri

Biglietteria Patrizia Bonaveri

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ALFA WASSERMANN SpA ATC – TRASPORTI PUBBLICI BOLOGNA SpA

GAMBA SERVICE SpA Servizi Integrati G.D SpA INFORTUNISTICA TOSSANI P&P BROKER Srl Socio Fondatore Originario

Segretario Tecnico Christian Venturini Direttore Allestimenti Scenici Carluccio Poggioli Ufficio Produzione Stefania Baldassarri Ufficio Regia e Direzione di Scena Gianni Marras Responsabile dei Servizi Musicali Federico Biscione

Direttore musicale di palcoscenico: Roberto Polastri Maestri collaboratori: Mario Benotto (altro maestro del coro), Andrea Bonato, Stefano Conticello, Cristina Giardini, Nicoletta Mezzini, Pietro Veneri (maestro suggeritore) Responsabile servizio elettricisti: Daniele Naldi Scenografo realizzatore: Stefano Iannetta Responsabile servizio attrezzisti: Giordano Mazzocchi Responsabile servizio costumi: Claudia Pernigotti Responsabile servizio audio/video: Claudio Pitzalis Capo macchinisti: Andrea Alessandrini, Cleto Tani Responsabile movimentazioni e logistica: Claudio Esarchi


La Fondazione del Teatro Comunale di Modena Presidente Giorgio Pighi Sindaco di Modena Consiglio Direttivo Elisa Abati Sante Bordone Eugenio Candi Mauro Galavotti Manlio Pedrazzoli Maria Grazia Scacchetti

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Comune di Modena

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Direttore Amministrativo Nadia Bortolani Segreteria artistica e organizzativa Maria Virginia Ferrari Ufficio Produzione Marco Galarini Segreteria Festival Internazionale delle Bande militari Enrica Apparuti Contabilità e Bilancio Stefania Natali Gestione del personale amministrativo e tecnico Claudia Bergonzini Gestione del personale artistico Luciana Fornasiero

Comunicazione e Stampa Lorena Loschi Alessandro Roveri

Responsabile servizi area tecnico-impiantistica e informatica Gianfranco Giuliani

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Tecnico audio-video-fonico Pierluigi Ugolotti

Gestione appalto servizi di biglietteria e relazioni esterne Giovanni Garbo

Sartoria Alessandro Menichetti

Responsabile della sicurezza Giuseppe Iadarola

Servizi di custodia Fabio Bertacchini Agron Biduli

Responsabile servizi degli allestimenti e di palcoscenico Gianmaria Inzani

Servizi di biglietteria, di sala e portineria Cooperativa Mediagroup

Tecnici elettricisti Andrea Ricci (coordinatore) Fabrizio Gargani Marcello Marchi Alessandro Pasqualini Tecnici macchinisti William Grani (coordinatore) Catia Barbaresi Antonio Maculan Sergio Puzzo

Servizi di pulizia Aliante Soc.Coop a.r.l. Servizio bar BARCO s.n.c.


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Cittadini del Teatro Silvia Grandi, Paola Scaltriti, Alberto Vaccari, Gianni Borghi, Vanna Lisa Coli, Milva Fornaciari, Ramona Perrone, Viviana Sassi


Fondazione I Teatri

REC - Festival d'Autunno

Presidente Elio Canova

Direzione artistica Daniele Abbado Roberto Fabbi Giovanni Ottolini

Direttore artistico Daniele Abbado Consiglio di Amministrazione Paride Bonetta (vice presidente), Emerenzio Barbieri Alberto Bigi Umberto Bonafini Bruno Franchi Paola Silvi. Revisori dei conti Carlo Reverberi (presidente) Gianni Boni Fabio Mazzali

Ufficio Stampa e Promozione Paola Bagni Veronica Carobbi Roberto Fabbi Angelo Martini Francesca Severini Elisa Sologni Lorenzo Parmiggiani Mario Vighi (responsabile) Archivio e AttivitĂ collaterali Maria Rosaria Corchia Susi Davoli (responsabile) Dirigente amministrativo Daniela Spallanzani

Amministrazione Paola Azzimondi Sandra Ferrarini Maurizio Ghirri Wilma Meglioli Elisabetta Miselli Biglietteria Ilaria Brillo Luca Cagossi Usai Nadia Gualerzi Cinzia Trombini Patrizia Zanon Accoglienza Luisa Simonazzi Copia e protocollo Maria Carla Sassi Sabrina Burlamacchi Federica Mantovani

Direttore tecnico Andrea Gabbi Elettricisti Gianluca Antolini Marino Borghi Fabio Festinese Luca Cattini (fonico) Ousmane Diawara Guido Prampolini Roberto Predieri Luciano Togninelli (elettricista capo) Macchinisti Gianluca Baroni Giuseppe Botosso (macchinista capo) Carmine Festa Massimo Foroni Gianluca Foscato Renzo Grasselli Luca Prandini Andrea Testa


AngelicA Direzione Mario Zanzani Direzione artistica coordinamento artistico e progettazione Concerti Contemporanei Massimo Simonini Organizzazione Sandra Murer Ufficio stampa Andrea Ravagnan Immagine e progettazione grafica Massimo Golfieri

Progetto grafico e impaginazione catalogo Concetta Nasone, Massimo Golfieri Stampa Grafiche Morandi - Fusignano (RA)


Profile for AngelicA Festival

AngelicA 17 - Concerti Contemporanei: Cecil Taylor - 2007  

AngelicA 17 - Concerti Contemporanei - anno quarto - Cecil Taylor - Movimento Costruzione - 2007

AngelicA 17 - Concerti Contemporanei: Cecil Taylor - 2007  

AngelicA 17 - Concerti Contemporanei - anno quarto - Cecil Taylor - Movimento Costruzione - 2007

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