ANGAISA
INFORMA 16 | 31 maggio 2021
Notizie e informazioni per le aziende del settore ITS EVENTI Osservatorio provinciale ANGAISA/CRESME 2021 I prossimi appuntamenti online 20 maggio - Triveneto 25 maggio - Lombardia Per informazioni: eventi@angaisa.it
L’appunto
“Se un’iniziativa non crea valore per i clienti, per i dipendenti o per i fornitori – se non fa spostare l’ago sull’indicatore della disponibilità a pagare o della disponibilità a vendere – non vale la pena di metterla in atto” Felix Oberholzer-Gee (Professore di Business Administration – Harvard Business School)
Associazione Nazionale Commercianti Articoli Idrosanitari, Climatizzazione Pavimenti, Rivestimenti ed Arredobagno Via G. Pellizza da Volpedo, 8 20149 Milano Tel.: 02-43990459 | Telefax: 02-48591622 www.angaisa.it | info@angaisa.it
La lunga strada verso la ripresa… Il “viaggio” delle famiglie italiane dentro l’emergenza Covid è stato un lungo percorso fatto di ansie, paure e incertezza. Uno stato d’animo che ha inciso profondamente sulle abitudini e anche sulle scelte di consumo. Il rapporto che Confcommercio ha realizzato in collaborazione con il Censis, Outlook Italia 2021, racconta proprio l’impatto della pandemia sulla fiducia, sulle prospettive e i consumi delle famiglie. Sono due gli aspetti che saltano subito agli occhi scorrendo i numeri della ricerca e in qualche modo non sono sorprendenti: il crollo dei consumi (1811 euro pro capite) e l’aumento del risparmio (82 miliardi in più nel 2020) dovuto alla perdita di reddito, al clima di forte incertezza e all’oggettiva impossibilità di fare acquisti tra lockdown territoriali e chiusure. Un altro elemento significativo è il fatto che, nonostante l’avvio massiccio della campagna vaccinale e l’oggettivo calo dei contagi e dei ricoveri e quindi una migliore prospettiva per il futuro, i pessimisti continuino a prevalere sugli ottimisti: quasi metà delle famiglie (47,4%), ad esempio, non ha fatto programmi per le vacanze estive, sia per mancanza di risorse economiche ma anche per la paura dei contagi che ancora alimenta una forte instabilità nelle scelte. Commentando i dati dell’Osservatorio Confcommercio Censis, il Presidente di Confcommercio ha sottolineato che “la pandemia si sta attenuando e ci sono le condizioni per ripartire in sicurezza. Le imprese hanno bisogno di più normalità e certezze per poter pianificare le loro attività”. “A cominciare - ha proseguito Sangalli da sostegni più robusti che devono ancora arrivare. Occorre accelerare per recuperare
le perdite e rafforzare una crescita economica che è ancora troppo debole”. Secondo il direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella, per comprendere a pieno il significato dei dati del rapporto Confcommercio Censis e capire cosa possiamo attenderci per il futuro è necessario fare alcune riflessioni sul diverso impatto che la pandemia ha avuto sulle persone e sulle famiglie. “Intanto - ha precisato Bella - non tutti hanno perso durante la pandemia: per quasi due intervistati su tre non è cambiato nulla in termini di risorse messe da parte insieme al reddito correntemente percepito”. “Ci sono poi dei soggetti che, per una ragione o per un’altra, non hanno perso praticamente nulla durante la pandemia, come i dipendenti pubblici e i pensionati, mentre le categorie più colpite sono quelle del lavoro indipendente”. “Ed è qui - ha aggiunto Bella - che si possono trovare possibili chiavi di lettura sulla futura, possibile ripresa: parte di essa potrebbe venire dai non colpiti o dai garantiti, mentre la concentrazione delle perdite sulle categorie più dinamiche, appunto gli indipendenti, potrebbe costituire un freno alla ripresa perché ne limiterebbe l’intensità”. “E’ per questo - ha concluso Mariano Bella - che i ristori mirati verso queste categorie sono essenziali per arrivare alla ripresa, con un tessuto produttivo vitale e pronto a fare la sua parte”. Per quanto riguarda le intenzioni d’acquisto degli italiani legate al 2021, si registra una importante tendenza a spendere per aumentare il comfort domestico: al primo posto l’acquisto di prodotti tecnologici (32,9%), seguono elettrodomestici e mobili per la casa (31%) e la ristrutturazione dell’abitazione (28,2%).
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Diritto & Impresa Ambiente. Albo Nazionale Gestori Ambientali. Proroga validità delle iscrizioni per lo stato di emergenza. Si informa che il Comitato Nazionale dell’Albo Gestori Ambientali, con circolare dell’11 maggio 2021 n. 6, ha fornito chiarimenti in ordine alla proroga della validità delle iscrizioni attualmente in essere. Nella circolare viene in primo luogo richiamata la Legge 27 novembre 2020 (di conversione del D.L. 125/20) che ha apportato alcune modifiche all’art. 103, comma 2, della Legge 24 aprile 2020 n. 27. L’art. 103 pertanto, nella sua attuale formulazione, dispone che “tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni ed atti abilitativi comunque denominati…, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e la data di dichiarazione della cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19, conservano la loro validità per i 90 giorni successivi alla data di cessazione dello stato di emergenza”. Si ricorda che lo stato di emergenza è stato nuovamente prorogato, con Decreto Legge 22 aprile 2021, n. 52, sino alla data del 31 luglio 2021. Ne consegue, prosegue la Circolare in esame, che le iscrizioni in scadenza nell’arco temporale compreso tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2021 conservano la loro validità sino al 29 ottobre 2021, ferma restando l’efficacia dei rinnovi deliberati in tale periodo. Viene rammentato che, per l’esercizio dell’attività oggetto dell’iscrizione, l’impresa deve comunque: essere in possesso di tutte le condizioni e i requisiti previsti; prestare le garanzie fideiussorie richieste; comunicare le variazioni dell’iscrizione. Le imprese possono verificare la scadenza delle proprie iscrizioni all’interno della rispettiva area riservata sul sito web: www.albonazionalegestoriambientali.it. Fisco. Cessioni dei sussidi tecnici e informatici per i soggetti portatori di handicap: certificati medici necessari per IVA agevolata al 4%. Sulla Gazzetta Ufficiale n. 105 del 4 maggio 2021 è stato pubblicato il decreto del 7 aprile 2021, recante: “Modifiche al decreto 14 marzo 1998, concernente la determinazione delle condizioni e delle modalità alle quali è subordinata l’applicazione dell’aliquota IVA ridotta del 4 per cento ai sussidi tecnici ed informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e l’integrazione dei soggetti portatori di handicap”. Per potere assoggettare ad aliquota IVA del 4% le cessioni dei sussidi tecnici e informatici volti a facilitare l’autosufficienza e l’integrazione dei soggetti portatori di handicap, le persone con disabilità devono produrre, al momento dell’acquisto, una copia del certificato attestante l’invalidità funzionale permanente rilasciato dall’azienda sanitaria locale competente o dalla commissione medica integrata. Tut-
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tavia, qualora non si evinca il collegamento funzionale fra la menomazione e il sussidio tecnico-informatico (art. 4, comma 1, D.L. n. 5/2012, così come modificato dall’art. 29-bis, D.L. n. 76/2020), è necessario che il suddetto certificato sia integrato con un’ulteriore certificazione, rilasciata dal medico curante, da esibire in copia al momento dell’acquisto, che contenga l’attestazione richiesta per l’accesso al beneficio fiscale (art. 2, D.M. 14 marzo 1998 così come modificato dal D.M. 7 aprile 2021). La modifica sopra illustrata è stata disposta in considerazione del fatto che, in base a quanto previsto dall’art. 29-bis, D.L. n. 76/2020, i verbali delle commissioni mediche integrate devono riportare anche “la sussistenza dei requisiti sanitari necessari per l’accesso ai benefici fiscali relativi ai sussidi tecnici e informatici volti a favorire l’autonomia e l’autosufficienza delle persone con disabilità”. Il citato art. 29bis, D.L. n. 76/2020 ha stabilito anche che il Ministro dell’Economia e delle Finanze, con proprio decreto, aggiornasse l’art. 2, comma 2, del citato D.M. 14 marzo 1998, il quale nella precedente stesura richiedeva che, ai fini del beneficio, fosse necessario “il certificato attestante l’invalidità funzionale permanente rilasciato dalla unità sanitaria locale competente e la specifica prescrizione autorizzativa rilasciata dal medico specialista della azienda sanitaria locale di appartenenza” dalla quale risultasse il collegamento funzionale tra il sussidio tecnico e informatico e la menomazione. Lavoro. Concorrono al reddito i rimborsi forfetari delle spese per i dipendenti in smart working. L’Agenzia delle Entrate, con interpello n. 328 dell’11 maggio scorso, ha fornito chiarimenti in merito all’assoggettabilità a ritenute fiscali e previdenziali delle somme, individuate in maniera forfetaria, erogate per rimborsare i propri dipendenti delle spese sostenute per eseguire la propria prestazione lavorativa in modalità di lavoro agile (connessione internet, corrente elettrica, ecc.). L’Agenzia ribadisce che l’articolo 51, comma 1, del Tuir, prevede che tutte le somme che il datore di lavoro corrisponde al lavoratore, anche a titolo di rimborso spese, costituiscono per quest’ultimo reddito di lavoro dipendente. In sede di determinazione del reddito di lavoro dipendente, le spese sostenute dal lavoratore e rimborsate in modo forfetario sono escluse dalla base imponibile solo nell’ipotesi in cui il legislatore abbia previsto un criterio volto a determinarne la quota che, dovendosi ritenere riferibile all’uso nell’interesse del datore di lavoro, può essere esclusa dall’imposizione (es. utilizzo promiscuo di autovetture). In assenza di un criterio definito dal legislatore per la determinazione della quota esclusa da tassazione, i costi a carico del dipendente
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nell’esclusivo interesse del datore di lavoro devono essere individuati sulla base di elementi oggettivi, documentalmente accertabili, per evitare che il relativo rimborso concorra alla determinazione del reddito di lavoro dipendente. Pertanto, nel caso in esame, le somme rimborsate dalla società ai propri dipendenti che svolgono la loro attività lavorativa in “smart working” sulla base di un criterio forfetario, non supportato da elementi e parametri oggettivi, non possono essere escluse, in assenza di una precisa disposizione di legge al riguardo, dalla determinazione del reddito di lavoro dipendente. Al fine di non far concorrere il rimborso spese alla determinazione del reddito di lavoro dipendente occorrerebbe adottare un criterio analitico che permetta di determinare per ciascuna tipologia di spesa (quali ad esempio l’energia elettrica, la connessione internet, ecc.), la quota di costi risparmiati dalla Società che, invece, sono stati sostenuti dal dipendente, in maniera tale da poter considerare la stessa quota (in valore assoluto) di costi rimborsati a tutti i dipendenti riferibile a consumi sostenuti nell’interesse esclusivo del datore di lavoro. Lavoro. INPS. Chiarimenti su integrazioni salariali previste nel Decreto Sostegni. L’INPS, con la circolare n. 72 del 29 aprile 2021, ha chiarito diversi aspetti relativi ai nuovi trattamenti di integrazione salariale introdotti dal DL “Sostegni”. In particolare l’INPS ha chiarito che i datori di lavoro che hanno già fatto richiesta di accesso alle integrazioni salariali ai sensi del dl 41/2021 con decorrenza 1 aprile e vogliano includere anche i giorni 29, 30 e 31 marzo, possono farlo inviando una domanda integrativa. Tale istanza deve riguardare gli stessi lavoratori coinvolti dal trattamento nella domanda originaria. Pertanto, i datori di lavoro che hanno già trasmesso domanda di accesso alle prestazioni con causale “COVID 19 DL 41/21” per periodi decorrenti dal 1° aprile 2021, possono inviare una domanda integrativa di trattamenti di CIGO, ASO e CIGD, con la medesima causale e per gli stessi lavoratori, per il periodo dal 29 al 31 marzo 2021. Tale istanza deve essere presentata entro il 31 maggio 2021 così come è previsto per i trattamenti decorrenti dal 1 aprile (si ricorda infatti che le domande di accesso ai trattamenti di cassa integrazione devono essere inoltrate all’INPS, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa). Inoltre, l’INPS precisa che fermi restando i limiti di durata massima previsti dal DL Sostegni (DL 41/2021) si potrà accedere agli ammortizzatori a decorrere dall’inizio della settimana in cui si colloca il 1 aprile e quindi con decorrenza 29 marzo. Per quanto riguarda invece la sottoscrizione dell’accordo
Diritto & Impresa sindacale finalizzato all’attivazione della Cassa integrazione in deroga per le aziende con più di 5 dipendenti si precisa che, in caso di domande di nuovi periodi di CIG in deroga, che di fatto prorogano lo stato di crisi emergenziale dell’azienda, anche non in continuità rispetto a precedenti sospensioni per COVID 19, non è necessaria la definizione di un nuovo accordo inerente al periodo oggetto della domanda. Il predetto accordo resta, invece, obbligatorio per i datori di lavoro che occupano più di 5 addetti, qualora non abbiano mai fatto ricorso ai trattamenti di cassa integrazione in deroga con causale COVID 19. Inoltre, le domande di cassa integrazione in deroga devono essere trasmesse esclusivamente con riferimento alle singole unità produttive, ad eccezione delle aziende plurilocalizzate che hanno chiesto di accedere al flusso semplificato. Per i periodi successivi al 1° gennaio 2021, in caso di nuova individuazione dell’unità produttiva di riferimento su cui far confluire le domande accorpate, la scelta di tale unità produttiva è irreversibile per i periodi successivi. Infine si ricorda che in caso di pagamento diretto da parte dell’INPS, il datore di lavoro è tenuto a inviare tutti i dati necessari per il pagamento o per il saldo dell’integrazione salariale entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale ovvero entro 30 giorni dalla notifica della PEC contenente l’autorizzazione, qualora questo termine sia più favorevole all’azienda. Trascorsi inutilmente tali termini, il pagamento della prestazione e gli oneri a essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente. Privacy. Vaccinazione nei luoghi di lavoro. Linee di indirizzo del Garante per la protezione dei dati personali. Si informa che l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, con provvedimento del 13 maggio 2021 n. 198, ha predisposto il documento di indirizzo “Vaccinazione nei luoghi di lavoro: indicazioni generali per il trattamento dei dati personali”. Nella premessa viene sottolineato come la vaccinazione aziendale (prevista dal Protocollo Nazionale del 6 aprile 2021 e dalle allegate Indicazioni ad interim) - che rappresenta una opportunità aggiuntiva rispetto alle modalità ordinarie dell’offerta vaccinale - comporta pur sempre una operazione di trattamento dei dati personali, anche relativi alla salute del lavoratore, e pertanto dovrà essere attuata nel rispetto della disciplina in materia di protezione dei dati (Regolamento UE 679/2016 e Codice sulla protezione dei dati personali) nonché nel rispetto delle disposizioni più specifiche e di maggiore garanzia previste dall’ordinamento nazionale a tutela della libertà e dignità dei soggetti interessati. Nel quadro dell’ordinamento vigente deve essere
sempre assicurato il rispetto del tradizionale riparto di competenze tra datore di lavoro e medico competente, individuando in quest’ ultimo la titolarità del trattamento dei dati, come ribadito anche nel documento “Protezione dei dati: il ruolo del medico competente in materia di sicurezza sul lavoro anche con riferimento al contesto emergenziale”. La centralità del ruolo del medico competente (o di altre figure di professionisti sanitari, in aggiunta o in luogo del medico competente) di raccordo tra il sistema sanitario nazionale/locale e lo specifico contesto lavorativo viene ribadita anche con riguardo alla vaccinazione nei luoghi di lavoro. In tale contesto non è quindi consentito al datore di lavoro raccogliere direttamente dagli interessati, tramite il medico competente, altri professionisti sanitari o strutture sanitarie, informazioni in merito a tutti gli aspetti legati alla vaccinazione, compresa l’intenzione o meno di aderire alla campagna e alla avvenuta o meno somministrazione o altri dati relativi alla salute del lavoratore. Base giuridica del trattamento In attesa che le previsioni del Protocollo e delle “Indicazioni ad interim” vengano recepite con specifici atti normativi (anche in allegato agli stessi, secondo una tecnica normativa frequentemente utilizzata nel periodo emergenziale), così da poter integrare, la base giuridica del trattamento, il Garante ritiene comunque necessario fornire alcune prime indicazioni. I documenti richiamati presuppongono che la vaccinazione nei luoghi di lavoro avvenga con il supporto strumentale ed economico dei datori di lavoro, ai quali è demandato inoltre il compito di promuovere l’iniziativa fornendo, in particolare, alla generalità dei dipendenti, le indicazioni utili sulle caratteristiche del servizio vaccinale in azienda rendendo disponibili, ad esempio anche sulla rete intranet, documenti esplicativi. Anche in questa fase dello svolgimento delle attività di supporto resta salvo il divieto, per il datore di lavoro, di trattare i dati personali relativi a tutti gli aspetti connessi alla vaccinazione dei propri dipendenti. Stante la libertà di scelta da parte delle persone in ambito vaccinale, non è consentito far derivare alcuna conseguenza, né positiva né negativa, sulla libera scelta del lavoratore in merito all’adesione o meno alla campagna vaccinale. Raccolta delle adesioni e prenotazione delle dosi Considerato che l’informazione relativa all’adesione volontaria da parte del lavoratore deve essere trattata solo dal professionista sanitario opportunamente individuato, ai fini dell’individuazione del numero delle dosi e della tipologia di siero/vaccino, il datore di lavoro, all’atto della presentazione del piano vaccinale aziendale all’ASL territorialmente competente, dovrà limitarsi, sulla base delle indicazioni forni-
te dal professionista sanitario, a indicare esclusivamente il numero complessivo dei vaccini necessari per la realizzazione dell’iniziativa. Nel piano, elaborato con il supporto del professionista sanitario e presentato dal datore di lavoro, non dovranno essere presenti elementi in grado di rivelare l’identità dei lavoratori aderenti all’iniziativa. Il professionista sanitario, una volta che siano state raccolte le adesioni, procederà a pianificare le sedute vaccinali, adottando, nel trattamento dei dati, le misure tecniche e organizzative idonee a garantire un livello di sicurezza adeguato. Pianificazione delle vaccinazioni In considerazione della necessità di assicurare il regolare ed efficiente svolgimento dell’attività lavorativa per ciascuna realtà produttiva, il datore di lavoro potrà fornire al professionista sanitario indicazioni e criteri in ordine alle modalità di programmazione delle sedute vaccinali, senza però trattare dati personali relativi alle adesioni di lavoratrici e lavoratori. Tenendo conto, ove possibile, delle indicazioni fornite, il professionista sanitario potrà elaborare il calendario delle sedute vaccinali, anche alla luce del numero e della tipologia dei vaccini resi disponibili dalla struttura sanitaria pubblica. Somministrazione e registrazione del vaccino La somministrazione del vaccino, riservata ad operatori sanitari in grado di garantire il pieno rispetto delle prescrizioni sanitarie adottate per tale finalità e in possesso di adeguata formazione, deve essere effettuata all’interno dei locali, individuati dal datore di lavoratore nel rispetto dei requisiti di cui alle “Indicazioni ad interim”. In ogni caso gli ambienti adibiti alla somministrazione del vaccino dovranno avere caratteristiche tali da evitare, per quanto possibile, di conoscere, da parte di colleghi o di terzi, l’identità dei dipendenti che hanno scelto di aderire alla campagna vaccinale. Per quanto possibile nei luoghi prescelti dovrebbero essere adottate misure volte a garantire la riservatezza del lavoratore, anche nella fase immediatamente successiva alla vaccinazione, prevenendo l’ingiustificata circolazione di informazioni nel contesto lavorativo o comportamenti ispirati a mera curiosità. Giustificazione delle assenze Se la vaccinazione viene eseguita durante il servizio, il tempo necessario alla stessa è equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro. In tal caso si potrà quindi procedere alla giustificazione dell’assenza, ove richiesto, con le modalità ordinarie stabilite nei contratti collettivi nazionali applicabili, ovvero mediante rilascio all’interessato, da parte del soggetto che somministra la vaccinazione, di un’attestazione di prestazione sanitaria indicata in termini generici. Per maggiori informazioni vi rimandiamo al testo integrale del provvedimento.
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PARTNER ANGAISA Accordo-quadro ANGAISA / CADENAS
Vi ricordiamo che ANGAISA ha siglato l’accordo-quadro, in funzione del quale le aziende associate potranno avvalersi, a condizioni di particolare favore, di un esperto nel settore dello sviluppo tecnologico / digitale. Con 380 dipendenti in 19 filiali nel mondo, CADENAS è presente sul mercato come partner per affiancare le aziende nei processi di sviluppo tecnologico. Nata come software house, ha visto subito il potenziale dell’era di-
gitale e ha sviluppato una tecnologia in grado di distribuire worldwide cataloghi 3D di componenti meccanici e BIM in più di 100 formati di progettazione differenti. CADENAS ha oggi più di 1000 brand che utilizzano la sua tecnologia innovativa, tanto da raggiungere 405 milioni di parti scaricate nel 2019 e più di 18 milioni di utenti, contribuendo al successo commerciale dei suoi clienti. Con CADENAS potete contare su un partner che riconosce le nuove tendenze in anticipo e sa rispondere oggi alle richieste di domani.Le principali linee di prodotto di CADENAS sono: • BIMcatalogs.net, il catalogo digitale dei prodotti 2D & 3D BIM in Multi CAD per
l’architettura • eCATALOGsolutions, il catalogo digitale di modelli CAD 3D per produttori di componentistica Tutti gli associati ANGAISA potranno usufruire di uno sconto del 15% sulla creazione del catalogo BIM con tecnologia BIM.catalogs.net. La scheda di presentazione della convenzione ANGAISA è disponibile all’interno del portale www.angaisa.it (Area Soci/ Convenzioni). La Segreteria ANGAISA resta comunque a vostra disposizione per ulteriori informazioni e chiarimenti (convenzioni@angaisa.it).
che in comune alle due unità immobiliari è di per sé sufficiente a ritenere ciascuna delle richiamate unità non «funzionalmente indipendente»? L’articolo 1, comma 3, lettera i) del decreto interministeriale 6 agosto 2020 dispone che «Fatto salvo quanto previsto al comma 2, ai fini del presente decreto si applicano le seguenti definizioni: (…) edificio unifamiliare: per edificio unifamiliare si intende quello riferito ad un’unica unità immobiliare di proprietà esclusiva, funzionalmente indipendente, che disponga di uno o più accessi autonomi dall’esterno e destinato all’abitazione di un singolo nucleo familiare. Una unità immobiliare può ritenersi «funzionalmente indipendente» qualora sia dotata di installazioni o manufatti di qualunque genere, quali impianti per l’acqua, per il gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento di proprietà esclusiva (ad uso/ autonomo esclusivo)». In coerenza con tale disposizione, nella circolare n. 24/E del 2020 è stato precisato che una unità immobiliare può ritenersi «funzionalmente indipendente» qualora sia dotata di installazioni o manufatti di qualunque genere, quali impianti per l’acqua, per il gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento di proprietà esclusiva. La predetta elencazione può considerarsi tassativa e non esemplificativa. Pertanto, gli impianti non espressamente individuati nel predetto decreto – come le fognature e i sistemi di depurazione – non rilevano ai fini della verifica dell’autonomia funzionale dell’immobile.
2020, n. 48, per impianto termico si intende: «impianto tecnologico fisso destinato ai servizi di climatizzazione invernale o estiva degli ambienti, con o senza produzione di acqua calda sanitaria, o destinato alla sola produzione di acqua calda sanitaria, indipendentemente dal vettore energetico utilizzato, comprendente eventuali sistemi di produzione, distribuzione, accumulo e utilizzazione del calore nonché gli organi di regolazione e controllo, eventualmente combinato con impianti di ventilazione. Non sono considerati impianti termici i sistemi dedicati esclusivamente alla produzione di acqua calda sanitaria al servizio di singole unità immobiliari ad uso residenziale ed assimilate». Ciò implica, pertanto, che anche ai fini del Superbonus è necessario che l’impianto di riscaldamento, funzionante o riattivabile con un intervento di manutenzione, anche straordinaria, sia presente nell’immobile oggetto di intervento. Pertanto, per gli interventi realizzati a partire dall’11 giugno 2020, data di entrata in vigore del citato d.lgs. 10 giugno 2020 n. 48, per effetto della nuova definizione normativa di impianto termico, le stufe a legna o a pellet, anche caminetti e termocamini, purché fissi, sono considerati «impianto di riscaldamento». Per gli interventi realizzati prima di tale data, invece, in base alla previgente disposizione, opera l’assimilazione agli impianti termici delle stufe, caminetti, apparecchi per il riscaldamento localizzato ad energia radiante, scaldacqua unifamiliari; se fissi e quando la somma delle potenze nominali del focolare degli apparecchi al servizio della singola unità immobiliare è maggiore o uguale a 15 KW (cfr. Risoluzione 12 agosto 2009 n. 215/E). Di conseguenza sarà possibile accedere al Superbonus, sempre che vi sia il conseguimento di un risparmio energetico e che vi sia il conseguimento del miglioramento di due classi energetiche dell’edificio.
FAQ. Superbonus 110% FAQ. Superbonus 110% Una villetta a schiera può essere considerata «funzionalmente indipendente», anche se è allacciata ad un sistema di teleriscaldamento, gestito da un supercondominio, che serve anche altre unità immobiliari e che, oltre a riscaldare l’immobile, fornisce acqua calda? Per rete di teleriscaldamento e teleraffreddamento (o teleraffrescamento) si intende «qualsiasi infrastruttura di trasporto dell’energia termica da una o più fonti di produzione verso una pluralità di edifici o siti di utilizzazione, realizzata prevalentemente su suolo pubblico, finalizzata a consentire a chiunque interessato, nei limiti consentiti dall’estensione della rete, di collegarsi alla medesima per l’approvvigionamento di energia termica per il riscaldamento o il raffreddamento di spazi, per processi di lavorazione e per la copertura del fabbisogno di acqua calda sanitaria» (Articolo 2, comma 2, lett. gg), del d.lgs. 4 luglio 2014, n. 102). In sostanza, l’allaccio alla rete di teleriscaldamento consente la fornitura del servizio tramite una infrastruttura, analogamente a quanto avviene per la fornitura di energia elettrica, gas e acqua. Inoltre, nel caso di collegamento alla rete di teleriscaldamento, l’unità immobiliare è dotata di uno scambiatore di calore e di un contatore del calore prelevato dalla rete di teleriscaldamento. Pertanto, si può ritenere “funzionalmente indipendente” anche una unità immobiliare allacciata ad un sistema di teleriscaldamento. Con riferimento ad interventi realizzati su un edificio bifamiliare in cui ognuna delle unità immobiliari ha accessi indipendenti e autonomi direttamente dalla strada pubblica, nonché impianti per l’acqua, gas, energia elettrica e riscaldamento di proprietà esclusiva, la presenza di scarichi e fosse biologi-
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Cosa si intende per impianto di riscaldamento? Una stufa a legna o a pellet può essere considerata impianto di riscaldamento? Ai sensi del punto l-tricies del comma 1 dell’articolo 2 del d.lgs. 19 agosto 2005, n. 192, come recentemente modificato dal d.lgs. 10 giugno
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