Skip to main content

ANGAISA Informa n. 486 del 1 marzo

Page 1

ANGAISA

INFORMA 1 | 15 marzo 2021

Notizie e informazioni per le aziende del settore ITS Pil per abitante Area Euro 2001

€ 22.884

2020

€ 32.678

Pil per abitante Italia 2001 2020

€ 22.888 € 27.084

Elaborazione Sole24Ore su dati Commissione Europea

L’appunto

“Una delle evoluzioni centrali dei social nel prossimo futuro è quella di diventare un negozio dove è possibile finalizzare la spesa. Parliamo del cosiddetto social commerce, ovvero la possibilità di processare e terminare l’acquisto direttamente dentro i social stessi” Veronica Gentili (Esperta di Social Media Marketing)

Associazione Nazionale Commercianti Articoli Idrosanitari, Climatizzazione Pavimenti, Rivestimenti ed Arredobagno Via G. Pellizza da Volpedo, 8 20149 Milano Tel.: 02-43990459 | Telefax: 02-48591622 www.angaisa.it | info@angaisa.it

Fiere di settore sempre più “phygital” Un futuro sempre più “phygital” (fisico+digitale), che cercherà di trovare il giusto equilibrio fra l’evento in presenza e contenuti digitali online, “unici” e frequentemente sovrapponibili e complementari a quelli delle fiere tradizionali. E’ un’evoluzione in atto, quella relativa alle modalità di svolgimento degli eventi fieristici, legata naturalmente al protrarsi della pandemia da virus Covid-19, ma che sembra destinata e innescare veri e propri cambiamenti strutturali. Nel mese di febbraio, Fiera Milano ha approvato il nuovo piano industriale “Conn.E.C.T. 2025”, che mette in evidenza nuove direttrici di sviluppo strategiche, a partire da un’offerta complementare e sinergica di servizi tradizionali e digitali, in grado di arricchire significativamente il “vissuto” di espositori e visitatori, anche attraverso hub informativi a supporto delle reti/community di filiera. L’integrazione tra incontri fisici e piattaforme digitali potrebbe diventare, anche nell’era post-Covid, una caratteristica permanente delle fiere di settore, in Italia e all’estero. Fra gli esempi concreti che riguardano il settore ITS, la proposta MCE LIVE + DIGITAL, presentata da Reed Exhibitions Italia, e che si propone (restrizioni anti-Covid permettendo), di coniugare evento in digitale e in presenza dall’8 al 9 aprile 2021, e in cui “il momento fisico sarà supportato da una ricca piattaforma web per una nuova modalità integrata di incontro, in cui la parte online rappresenterà un valore aggiunto per facilitare la connessione e consentire ad espositori e visitatori di vivere l’esperienza nel modo più completo possibile”. L’edizione straordinaria e digitale di Mostra Convegno Expocomfort - vera e propria piattaforma mondiale di business per le aziende del settore HVAC+R, delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica

- si protrarrà in realtà fino al 16 aprile, garantendo “nove giornate per contatti e aggiornamento professionale, con un focus sui trend di mercato”. A sua volta, CERSAIE ha recentemente confermato che la novità assoluta della prossima edizione sarà “Cersaie Digital”, on line per tre settimane – dal 20 settembre all’8 ottobre e in affiancamento alla fiera fisica. Il Salone Internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno si terrà come sempre a Bologna, quest’anno dal 27 settembre al 1° ottobre 2021, nel rispetto dei più stringenti protocolli di sicurezza, mentre la campagna di vaccinazione sarà in fase avanzata e le restrizioni saranno (ce lo auguriamo tutti) allentate. In sostanza, “il medesimo parterre degli espositori della fiera fisica sarà protagonista di una partecipazione attraverso il web - che non intende sostituire la fiera in presenza, ma rafforzarla –, cogliendo tutte le potenzialità dell’information technology, della dematerializzazione delle informazioni e degli eventi e dell’estensione globale, in termini di capacità relazionali per consolidare ruolo, standing e prestigio di Cersaie”. Come sempre, ANGAISA sarà una delle associazioni partner delle prossime proposte di Cersaie e Mostra Convegno Expocomfort. Corrado Oppizzi Segretario Generale ANGAISA

ANGAISA Informa del 1 marzo 2021

1


Diritto & Impresa LAVORO. Accordo collettivo di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro. L’INPS, con messaggio n. 528/2021, ha fornito chiarimenti in merito ad alcuni aspetti conseguenti all’interruzione del rapporto di lavoro a seguito di accordo collettivo aziendale e nell’ipotesi di revoca del licenziamento previsto dall’articolo 14, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 (c.d. Decreto “Agosto”) prorogato dall’articolo 1, commi 309, 310 e 311, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (Legge di Bilancio 2021). Nel messaggio viene precisato che l’interruzione del rapporto di lavoro, ai sensi delle predette disposizioni normative, interviene a seguito di una risoluzione consensuale stipulata secondo le modalità previste dalla norma, ossia tramite accordo collettivo aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale (non anche con accordi territoriali o nazionali) di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro. L’effetto risolutivo del rapporto di lavoro si produce soltanto per i lavoratori che aderiscono all’accordo e secondo le modalità previste dallo stesso. Tenuto conto che, a seguito della cessazione del rapporto di lavoro, è comunque riconosciuto il trattamento di disoccupazione Naspi, il datore di lavoro è tenuto al versamento del c.d. ticket di licenziamento. Ciò in quanto, i datori di lavoro sono tenuti all’assolvimento della contribuzione in tutti i casi in cui la cessazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato generi in capo al lavoratore il teorico diritto all’indennità NASpI, a prescindere dall’effettiva fruizione della stessa. Per quanto concerne l’ipotesi di revoca del licenziamento (abrogata con la conversione in Legge del D.L. Agosto), il rapporto di lavoro deve considerarsi sospeso per il periodo che intercorre tra la data del licenziamento e la data della sua revoca e per tutta la durata dell’integrazione salariale. In tale ipotesi viene meno l’obbligo del datore di lavoro di versamento del c.d. ticket di licenziamento, ma permane l’obbligo di versamento del TFR al Fondo di Tesoreria. LAVORO. Divieto di licenziamento. Per l’accordo collettivo di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro è sufficiente la firma di un solo sindacato. L’articolo 14, comma 3, del D.L. n. 104/2020 (Legge n. 126/2020), prevede che le preclusioni e le sospensioni in materia di licenziamenti collettivi e di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo di cui ai commi 1 e 2 del medesimo art.

2

14 non trovino applicazione nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, che abbia ad oggetto un incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo. Tale previsione è contenuta anche nell’articolo 1, comma 311, della Legge n. 178/2020 (Legge di Bilancio 2021), che disciplina le preclusioni e le sospensioni relative al c.d. divieto di licenziamento di cui ai commi 309 e 310 del medesimo art. 1, valide fino al 31 marzo 2021. Al riguardo, l’INPS, con messaggio n. 689 del 17 febbraio scorso, precisa che, ai fini della validità dell’accordo collettivo aziendale per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro ex art. 14, D.L. n. 104/2020 (Legge n. 126/2020), ciò che rileva non è la sottoscrizione dell’accordo da parte di tutte le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, bensì la sottoscrizione dell’accordo medesimo anche da parte di una sola di queste organizzazioni sindacali, nonché l’adesione all’accordo da parte del lavoratore. Quest’ultima condizione consente, per espressa previsione normativa, l’accesso alla prestazione di disoccupazione NASpI, qualora sussistano tutti gli altri requisiti previsti dal D.Lgs. n. 22/2015. LAVORO. Guida alle domande di anticipo 40% dei trattamenti di integrazione salariale. L’INPS, con comunicato del 17 febbraio scorso, ricorda che, dal mese di giugno 2020, grazie a una disposizione introdotta con il decreto Rilancio, l’Istituto può anticipare ai lavoratori destinatari dei trattamenti di integrazione salariale COVID, a pagamento diretto, una somma pari al 40% delle ore autorizzate per l’intero periodo. Per ottenere l’anticipo, è necessario che il datore di lavoro ne faccia espressa richiesta al momento della presentazione della domanda di integrazione salariale a pagamento diretto. Poiché la richiesta avviene in un momento antecedente rispetto a quello della effettiva sospensione, è importante che il datore di lavoro abbia fatto una programmazione accurata delle sospensioni che intende attuare, considerato che il 40% viene calcolato sulle ore di tutto il periodo richiesto. Tuttavia, nella domanda di anticipo del 40%, è possibile anche indicare un numero di ore inferiore rispetto a quello inserito nella domanda principale, per evitare che l’acconto risulti, alla fine del periodo di sospensione, maggiore dell’importo dovuto a saldo. L’INPS ha predisposto tre

ANGAISA Informa del 1 marzo 2021

tutorial per accompagnare l’utente nella compilazione delle domande di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, in Deroga e dell’Assegno Ordinario dei Fondi di Solidarietà bilaterali con causale Covid-19, per le quali viene richiesto l’anticipo del 40% del pagamento del trattamento: • presentazione domanda anticipo 40% fondi di solidarietà; • presentazione domanda anticipo 40% CIG in deroga; • presentazione domanda anticipo 40% Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria. LAVORO. Criteri di accesso ai trattamenti di assegno ordinario erogati dal Fondo di integrazione salariale. L’INPS, con messaggio n. 769 del 23 febbraio scorso, fornisce precisazioni in merito al computo dei dipendenti per il riconoscimento del trattamento di integrazione salariale erogato dal Fondo di integrazione salariale (FIS). Inizialmente l’INPS, con circolare n. 84/2020 - paragrafo 3, aveva precisato che l’accesso all’assegno ordinario FIS dipendeva dal requisito dimensionale posseduto dal richiedente alla data di inizio della sospensione e, quindi, in caso di successive richieste, del requisito occupazionale posseduto dal datore di lavoro al momento della definizione della prima domanda. Successivamente, con circolare n. 28/2021, in discontinuità con la prima circolare, l’INPS ha modificato tale impostazione, ricordando che ai sensi dell’art. 19, comma 5, del D.L. n. 18/2020, l’assegno ordinario viene concesso ai lavoratori dipendenti da datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 addetti nel semestre precedente la data di inizio del periodo di sospensione. A tal riguardo, l’INPS ha chiarito che tale ultima condizione riguarda esclusivamente le domande proposte da datori di lavoro che non hanno precedentemente richiesto l’accesso all’assegno ordinario ai sensi delle discipline introdotte dai D.L. n. 104/2020 e n. 137/2020. Viceversa, per i datori di lavoro che hanno già richiesto l’accesso all’assegno ordinario ai sensi dei D.L. n. 104/2020 e n. 137/2020, ai fini della presentazione delle istanze di cui alla Legge n. 178/2020 rimangono valide le indicazioni fornite in precedenza, secondo cui per la valutazione delle richieste di assegno ordinario per periodi che presentino o meno soluzione di continuità, si potrà tenere conto del requisito occupazionale posseduto dal datore di lavoro al momento della definizione della prima domanda. LAVORO. Buoni pasto. Esenti anche per i lavoratori in smart working.


Diritto & Impresa L’Agenzia delle Entrate, con interpello n. 956-2631/2020, fornisce indicazioni in merito al regime fiscale da applicare ai buoni pasto riconosciuti ai lavoratori in smart working. Al riguardo, i tecnici dell’Agenzia precisano che, analogamente a quanto affermato con la risoluzione n. 118/E del 2006, i buoni pasto possono essere corrisposti da parte del datore di lavoro ai dipendenti assunti, sia a tempo pieno che a tempo parziale, nonché qualora l’articolazione dell’orario di lavoro non preveda una pausa per il pranzo; tale previsione tiene conto della circostanza che la realtà lavorativa è sempre più caratterizzata da forme di lavoro flessibili. Pertanto, in assenza di disposizioni che limitino l’erogazione da parte del datore di lavoro dei buoni pasto, si ritiene che per tali prestazioni, rese a favore dei lavoratori in smart working, trovi applicazione il regime di parziale imponibilità; il quale prevede l’esenzione fino a 4 euro dei buoni cartacei, ovvero fino a 8 euro per quelli elettronici. PRIVACY. Vaccinazione dei dipendenti. Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato, nel proprio sito, alcune Faq al fine di fornire indicazioni utili alle imprese per la corretta applicazione della disciplina sulla protezione dei dati personali nel contesto emergenziale. Nelle Faq viene precisato che il datore di lavoro non può acquisire, neanche con il consenso del dipendente o tramite il medico compente, i nominativi del personale vaccinato o la copia delle certificazioni vaccinali. Ciò non è consentito dalla disciplina in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro né dalle disposizioni sull’emergenza sanitaria. Il consenso del dipendente non può costituire, in questi casi, una condizione di liceità del trattamento dei dati. Il datore di lavoro può, invece, acquisire, in base al quadro normativo vigente, i soli giudizi di idoneità alla mansione specifica redatti dal medico competente. Il Garante ha chiarito inoltre che, in attesa di un intervento del legislatore nazionale che eventualmente imponga la vaccinazione anti Covid-19 quale condizione per lo svolgimento di determinate professioni, attività lavorative e mansioni, nei casi di esposizione diretta ad “agenti biologici” durante il lavoro, come nel contesto sanitario, si applicano le disposizioni vigenti sulle “misure speciali di protezione” previste per tali ambienti lavorativi (art. 279 del D.Lgs. n. 81/2008). Anche in questi casi, solo il medico competente, nella sua funzione di raccordo tra il sistema sanitario e il contesto lavorativo, può trattare i dati personali relativi alla

vaccinazione dei dipendenti. Il datore di lavoro deve quindi limitarsi ad attuare, sul piano organizzativo, le misure indicate dal medico competente nei casi di giudizio di parziale o temporanea inidoneità. AMBIENTE. Guida all’adesione e all’applicazione del contributo ambientale. Disponibile l’edizione del 2021. Si ritiene utile informare che sul sito del Conai (www.conai.org) è stata pubblicata la Guida agli adempimenti per il contributo ambientale sugli imballaggi per l’anno 2021. La Guida si suddivide in due volumi: • il primo illustra gli adempimenti e le procedure consortili riportando schemi esemplificativi; • il secondo contiene la modulistica e le relative istruzioni. ENERGIA. Nuove etichette energetiche per sei gruppi di prodotti. A partire dal 1° marzo 2021, entreranno in vigore le nuove etichette energetiche per i seguenti prodotti: lavastoviglie, lavatrici e lavasciuga biancheria, frigoriferi e congelatori, cantinette per il vino, display elettronici e apparecchi per la refrigerazione con funzione di vendita diretta. Per le sorgenti luminose l’obbligo entrerà in vigore a partire dal 1° settembre 2021. La principale novità delle etichette riguarda la revisione del sistema di etichettatura, attualmente basato su una scala da D ad A+++. L’Unione Europea ha riscontrato come questa classificazione fosse diventata sempre meno capace di differenziare adeguatamente i modelli di prodotto a causa della progressiva saturazione delle tre classi di efficienza energetica più elevate e, di conseguenza, ha proposto l’adozione di una scala da G ad A. Inoltre, nelle etichette sarà presente un QR-code grazie al quale i consumatori potranno, attraverso lo smartphone, ottenere informazioni supplementari (non commerciali) quali: i dati completi sui consumi energetici e le caratteristiche tecniche dell’elettrodomestico. I dati saranno inseriti dai fabbricanti nella banca dati europea EPREL (https://eprel.ec.europa.eu/screen/ home), il registro pubblico europeo per l’etichettatura energetica, cui tutti i cittadini europei potranno accedere. Pertanto, a parità di altre caratteristiche tecniche e prestazionali, gli apparecchi con efficienza maggiore e consumi minori sono identificati da una freccia più corta di colore verde mentre quelli con efficienza minore e consumi maggiori da una freccia più lunga di colore rosso. Le etichette dovranno essere applicate a tutti i prodotti in vendita sia nei negozi fisici che online. In particolare:

• il fabbricante stabilito nell’ UE; • il rappresentante autorizzato di un fabbricante che non è stabilito nell’UE; • l’importatore; dovranno garantire che le apparecchiature poste in vendita (che devono essere provviste di un’etichettatura energetica) rechino l’etichetta corretta contenente le informazioni su quanta energia consumano. Le etichette e le informazioni sul prodotto devono essere fornite gratuitamente ai distributori. Il rivenditore avrà due settimane per sostituire le vecchie etichette con quelle nuove su tutti gli apparecchi esposti alla vendita, anche se immessi sul mercato prima della data di applicazione della nuova etichetta. Dal 1° gennaio 2019 i fabbricanti, gli importatori e i rappresentanti autorizzati devono registrare tutti i prodotti (che richiedono un’etichetta energetica) nella banca dati europea dei prodotti per l’etichettatura energetica (EPREL) prima di poter essere venduti sul mercato dell’UE. Per i prodotti (che richiedono un’etichetta energetica) immessi sul mercato dell’UE: • tra il 1º agosto 2017 e il 31 dicembre 2018, la loro registrazione doveva essere completata entro il 30 giugno 2019. • prima del 1º agosto 2017 (e da allora ne è stata cessata la commercializzazione), la loro registrazione è su base volontaria. Occorre avere un account EU LOGIN per iniziare a registrare i prodotti nella banca dati EPREL. L’etichetta dovrà essere apposta in modo chiaramente visibile per gli apparecchi da incasso, e per tutti gli altri apparecchi sulla parte esterna anteriore o superiore. Quando non sarà possibile per il consumatore prendere diretta visione dell’apparecchio, come per le vendite online, è obbligo comunque del distributore di renderne note le prestazioni energetiche e funzionali sui cataloghi di offerta al pubblico e online mediante copia dell’etichetta o utilizzandone una versione semplificata con la freccia corrispondente alla classe di efficienza energetica; e, dal marzo 2021, anche con l’indicazione della scala di riferimento utilizzata: da A a G o da A+++ a D, a seconda della specifica categoria del prodotto. In caso di vendite online, l’etichetta energetica corrispondente al prodotto pubblicizzato deve essere chiaramente visibile (accanto al prezzo del prodotto) oppure se l’etichetta non è visibile, occorre visualizzare la classe energetica (utilizzando una “freccia annidata” -che a sua volta deve fungere da link all’etichetta energetica corrispondente). Per maggiori dettagli: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ MEMO_19_1596.

ANGAISA Informa del 1 marzo 2021

3


FAQ. Superbonus 110% Particelle divise solo formalmente. Tre particelle catastali formalmente distinte ma che, di fatto, costituiscono un’unità residenziale unica possono fruire del Superbonus contemporaneamente, senza essere considerate tre elementi indipendenti. Il chiarimento è stato fornito dall’Agenzia delle Entrate, con la sua risposta a interpello n. 122 del 2021. Il caso riguarda un’abitazione costituita da tre particelle catastali, acquisite e ristrutturate in tempi diversi; nella configurazione attuale, tali particelle sono strettamente connesse “e praticamente inutilizzabili singolarmente a fini residenziali”. Si domanda pertanto se sia possibile fruire del 110% contemporaneamente, considerato che le tre particelle sono unite ai fini fiscali e fanno tutte riferimento ad un unico contatore Enel, oltre ad essere state esentate dal Comune dal pagamento dell’IMU, in quanto nel loro complesso sono considerate come una “prima casa”. Nella risposta dell’Agenzia viene richiamato il contenuto della circolare 27/E del 2016, la quale precisa che “non è, di norma, ammissibile la fusione di unità immobiliari, anche se contigue, quando per ciascuna di esse sia riscontrata l’autonomia funzionale e reddituale, e ciò indipendentemente dalla titolarità di tali unità”. Se, però, a seguito di interventi edilizi “vengono meno i menzionati requisiti di autonomia”, la situazione cambia radicalmente. L’Agenzia delle Entrate, precisa che “tenuto conto della normativa e della prassi illustrate, nonché delle precisazioni formulate dall’istante riguardo alla stretta interconnessione delle particelle catastali in questione unite ai fini fiscali”, l’unità residenziale (solo formalmente costituita da tre distinte particelle catastali) deve essere considerata “come un’unica unità residenziale unifamiliare, con conseguente applicazione di un unico limite di spesa ai fini della fruizione del superbonus”. Quindi sarà possibile attivare una pratica unica per accedere al 110% ma sarà possibile conteggiare le spese con riferimento a un solo massimale per tutto l’immobile. Fonte: Il Sole 24 Ore/Agenzia Entrate È applicabile la detrazione del 110% (Superbonus) per l’acquisto, che sarà fatto nel 2021, di una casa antisismica da un’impresa di costruzione che vende le unità immobiliari entro 18 mesi dal termine degli interventi antisismici effettuati mediante demolizio-

4

ne e ricostruzione dell’intero edificio? Si può richiedere lo sconto in fattura e qual è l’ammontare massimo che è possibile ottenere? Come precisato dall’Agenzia delle Entrate (circolare n. 24/2020), il Superbonus si applica anche alle spese sostenute dagli acquirenti delle unità immobiliari facenti parte di edifici ubicati in zone classificate a rischio sismico 1, 2 e 3 (individuate dall’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3519 del 28 aprile 2006) oggetto di interventi antisismici effettuati mediante demolizione e ricostruzione dell’immobile da parte di imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che, entro 18 mesi dal termine dei lavori, provvedano alla successiva rivendita. Invece dell’utilizzo diretto della detrazione, l’acquirente può optare, alternativamente: • per un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto (cosiddetto sconto in fattura) • per la cessione ad altri soggetti, inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari, di un credito d’imposta corrispondente alla detrazione spettante. Riguardo all’importo che può essere richiesto, si ricorda che il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate dell’8 agosto 2020 ha chiarito che il contributo è pari alla detrazione spettante, determinata tenendo conto delle spese complessivamente sostenute nel periodo d’imposta, comprensive dell’importo non corrisposto al fornitore per effetto dello sconto praticato. Non può, in ogni caso, essere superiore al corrispettivo dovuto (si veda, in proposito, anche l’articolo 121, comma 1, lett. a del decreto legge n. 34/2020). Quale codice va inserito nel campo “Codice identificativo dell’asseverazione” del modello di comunicazione della cessione del credito spettante per la realizzazione di interventi rientranti nel “Sisma bonus”? La sezione “Asseverazione rischio sismico” del modello di comunicazione della cessione del credito, che occorre inviare telematicamente all’Agenzia delle Entrate, va compilata dal soggetto che appone il visto di conformità nel caso di interventi antisismici. In tale sezione va indicato il codice identificativo dell’asseverazione attribuito dal professionista incaricato e il codice fiscale dello stesso professionista che l’ha rilasciata. Nel campo denominato “Co-

ANGAISA Informa del 1 marzo 2021

dice identificativo dell’asseverazione” deve essere indicato il codice riportato dal tecnico che redige l’asseverazione nel modello allegato al Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti n. 329 del 6 agosto 2020 (campo in alto a destra). Nei sottocampi “Regione”, “Prov/unità terr.” e “Comune” devono essere indicati i corrispondenti codici desumibili dalla tabella scaricabile dal sito dell’Istat. L’anno da indicare è quello di accesso al bonus. Per ciascun dato vanno aggiunti degli zeri a sinistra, qualora il corrispondente numero di cifre sia inferiore alle caselle disponibili. Nel bonifico fatto per pagare interventi agevolabili con il Superbonus 110% non ho indicato il numero di fattura. Devo rifare il pagamento per non perdere l’agevolazione? Come precisato nella circolare n. 24/2020 dell’Agenzia delle Entrate, per avere diritto al Superbonus occorre effettuare il pagamento delle spese per l’esecuzione degli interventi con bonifico bancario o postale dal quale risulti: • la causale del versamento • il codice fiscale del beneficiario della detrazione • il numero di partita Iva o il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato. Si possono utilizzare i bonifici già predisposti dagli istituti di pagamento per l’ecobonus o per la detrazione prevista per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio. I soggetti che esercitano attività d’impresa non hanno invece l’obbligo di pagare mediante bonifico. Su questi bonifici viene applicata, al momento dell’accredito dei relativi pagamenti, una ritenuta d’acconto (attualmente dell’8%). Qualora la non completa compilazione del bonifico pregiudichi il rispetto da parte delle banche e di Poste Italiane Spa dell’obbligo di operare la ritenuta, perché mancano dei dati necessari per farlo, per non perdere il diritto all’agevolazione occorre ripetere il pagamento mediante un nuovo bonifico bancario o postale nel quale siano riportati in maniera corretta i dati richiesti. Nel caso indicato nel quesito non è necessario procedere alla ripetizione del pagamento, poiché la mancata indicazione nel bonifico del numero di fattura non pregiudica l’effettuazione della ritenuta. Fonte: Fisco Oggi (rivista telematica Agenzia Entrate).


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
ANGAISA Informa n. 486 del 1 marzo by angaisa - Issuu