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ANGAISA Informa n. 475 del 1 settembre 2020

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ANGAISA

INFORMA 1 | 15 settembre 2020

Notizie e informazioni per le aziende del settore ITS

Le valutazioni di Confcommercio sullo scenario economico

Famiglie (%) che hanno accesso a internet su base regionale Trentino Alto-Adige 81,1 Sardegna

76,5

Veneto

80,6 Abruzzo

76,1

Lazio

80,5 Liguria

75,9

Emilia-Romagna

79,0 Piemonte

73,5

Lombardia

79,0 Campania

73,3

Friuli Venezia-Giulia 78,7 Puglia

69,6

Toscana

77,4 Sicilia

69,4

Umbria

77,4 Basilicata

69,0

Valle d’Aosta

77,4 Molise

69,0

Marche

76,7 Calabria

67,3

Fonte: ISTAT 2019

L’appunto

In questi mesi abbiamo approvato misure importanti che renderemo strutturali, come il superbonus al 110% sulle ristrutturazioni edilizie, tutto il pacchetto per l’innovazione e lo sviluppo tecnologico, la decontribuzione per il lavoro dipendente (La Stampa – 4 settembre 2020) Stefano Patuanelli Ministro dello Sviluppo Economico

Associazione Nazionale Commercianti Articoli Idrosanitari, Climatizzazione Pavimenti, Rivestimenti ed Arredobagno Via G. Pellizza da Volpedo, 8 20149 Milano Tel.: 02-43990459 | Telefax: 02-48591622 www.angaisa.it | info@angaisa.it

Riportiamo di seguito uno stralcio dalla memoria sul “decreto legge agosto”, presentata da Confcommercio il 31 agosto scorso, in sede di audizione presso la Commissione Bilancio del Senato. Alla fine dell’estate 2020 appare chiaro che l’Italia subirà una perdita di prodotto lordo in media d’anno compresa tra l’8,5% e il 10%. Le valutazioni dell’Ufficio Studi Confcommercio la collocano al 9,3%, il REF prevede una perdita di 9,2 punti percentuali, la Banca d’Italia e l’Osservatorio CPI di 9,5 punti percentuali. Dopo la caduta del 2020, nel 2021 si osserverà una variazione positiva di intensità storicamente eccezionale. Nel caso italiano il prossimo anno assomiglierà, sotto il profilo meramente statistico, alla prima metà degli anni ’60, con una variazione del PIL superiore al 5%. Questa performance non sarà però sufficiente a riportare l‘attività economica sui livelli del 2019. Un rapido scrutinio delle valutazioni dei principali previsori indicherebbe uno scarto in termini di PIL tra la media del 2021 e la media del 2019 compreso tra 3,8 e 5,5 punti percentuali, equivalente, grosso modo, nell’insieme del biennio, agli effetti osservati nell’anno 2009. Ora, applicando il tasso di variazione registrato nel 2019 (+0,3%) oppure il tasso medio osservato nel periodo successivo alla crisi finanziaria 2014-2019 (poco meno dello 0,8%), appare evidente che il recupero dei già esigui livelli di prodotto pro capite del 2019 potrebbe richiedere molti, troppi anni. Questo scenario comporterebbe gravi pericoli sotto il profilo della coesione sociale. Le riforme, dunque, servono a innalzare in modo permanente il rendimento del lavoro e del capitale immessi nel processo economico, restituendo ai produttori un reddito crescente, utile a migliorare il proprio benessere economico e a provvedere alle risorse per alimentare gli indispensabili

meccanismi ridistributivi. Senza le riforme, il destino già scritto per l’Italia è quello di ritornare, a partire dal 2022, a un profilo di crescita fiacco e comunque incompatibile con le legittime aspirazioni di cittadini e imprese. Collegata alla meccanica della (scarsa) crescita, c’è un’altra gravissima e sottovalutata ragione per modificare il sistema socio-economico italiano nella direzione di una più robusta e inclusiva crescita, sempre attraverso il processo di riforma: è la sostenibilità del debito pubblico, cui si collega il recente richiamo del Presidente Draghi a pensare al futuro specificamente per i detentori di tale futuro, cioè le giovani generazioni. C’è consenso sostanzialmente unanime nel cifrare il rapporto debito-PIL del 2020 in oltre il 160% del PIL. La riduzione di questo rapporto nel 2021 sarebbe tanto più pronunciata quanto maggiore si stimi il rimbalzo statistico di cui si è detto. Nel 2020 le perdite di spesa pro capite in termini reali dovrebbero superare i 1.900 euro, riportandone il livello, sempre in costanza di potere d’acquisto, a quello sperimentato nella metà degli anni ’90. Il problema della scarsa produttività che affligge il Paese da oltre 20 anni è ben raffigurato dalla constatazione che ancora nel 2019 non erano stati recuperati i livelli di consumo del 2007, cioè del picco pre-crisi finanziaria globale (mancavano circa 800 euro pro capite). Il collegamento tra produttività dei fattori, produttività sistemica e consumi è molto stretto. I consumi per abitante, come pregnante indice di benessere economico, possono crescere in un contesto di non squilibrata distribuzione delle risorse solo se cresce il reddito derivante dalla produzione per abitante. Viceversa, il consumo eventualmente crescente di qualcuno dovrà essere finanziato dal reddito prodotto da qualcun altro oppure, come sovente accaduto negli ultimi decenni della storia italiana, finanziato a debito.

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Diritto & Impresa Autovettura aziendale. Fringe benefit uso promiscuo. Risoluzione n. 46 del 14 agosto 2020. Come noto, la Legge di Bilancio 2020 ha modificato l’art. 51, co. 4, lett. a), TUIR, prevedendo che per i veicoli aziendali, di nuova immatricolazione, concessi in uso promiscuo ai dipendenti, con contratti stipulati a decorrere dal 1º luglio 2020, si assuma, ai fini della tassazione in capo al lavoratore, la seguente percentuale di importo, corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15 mila chilometri, calcolato sulla base delle tabelle ACI: • 25 per cento, per i veicoli con valori di emissione di anidride carbonica non superiori a 60 g/Km; • 30 per cento, per i veicoli con valori di emissione di anidride carbonica superiori a 60 g/Km, ma non a 160 g/Km; • 40 per cento per l’anno 2020 e 50 per cento a decorrere dall’anno 2021, per i veicoli con valori di emissione di anidride carbonica superiori a 160 g/Km, ma non a 190 g/Km; • 50 per cento per l’anno 2020 e 60 per cento a decorrere dall’anno 2021, per i veicoli con valori di emissione di anidride carbonica superiori a 190 g/Km. Con la Risoluzione n. 46 del 14 agosto 2020 sono stati forniti chiarimenti sulla decorrenza della predetta disciplina. In relazione alla portata della locuzione “di nuova immatricolazione”, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che essa va ricondotta agli autoveicoli, motocicli e ciclomotori immatricolati dal 1° luglio 2020, a nulla rilevando la data di entrata in vigore della Legge di Bilancio 2020 (1° gennaio 2020). Sia per ragioni logico-sistematiche che di coerenza temporale del nuovo regime, l’Agenzia non ritiene plausibile considerare due diversi momenti ai fini dell’operatività della norma, ovvero il 1° gennaio 2020 per il rispetto del requisito temporale dell’immatricolazione, mentre il 1° luglio 2020 per il rispetto dell’altro requisito temporale relativo alla stipula del contratto, con il quale è concesso in uso promiscuo il benefit. Ne consegue che, fatto salvo il rispetto del momento in cui l’autoveicolo, il motociclo o il ciclomotore è concesso in uso promiscuo al dipendente, il requisito temporale relativo all’immatricolazione è da ricollegarsi alla data della stessa, ovvero se antecedente al 1° luglio 2020 o a far data dalla medesima. Solo in quest’ultimo caso, pertanto, si riterrà soddisfatto il requisito temporale relativo all’immatricolazione. Ai fini dell’applicazione della norma in esame è necessario, inoltre, che gli autoveicoli, motocicli e ciclomotori siano concessi in uso promiscuo

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con contratti stipulati a decorrere dal 1° luglio 2020. Al riguardo, è stato osservato che il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale ovvero suscettibile di valutazione economica. Ciò considerato, la concessione dell’auto in uso promiscuo non è da considerare un atto unilaterale, da parte del datore di lavoro, dal momento che il lavoratore deve accettare il benefit, sottoscrivendo le condizioni previste per l’utilizzo dell’autoveicolo, del motociclo o del ciclomotore. Pertanto, l’Agenzia ritiene che il momento della sottoscrizione dell’atto di assegnazione da parte del datore di lavoro e del dipendente per l’assegnazione del benefit costituisca il momento rilevante al fine di individuare i contratti stipulati a decorrere dal 1° luglio 2020. Infine, è stato rilevato che la nuova disciplina deve essere valutata anche alla luce del principio di cassa, che presiede la determinazione del reddito di lavoro dipendente, in applicazione del quale la retribuzione deve essere imputata in base al momento di effettiva percezione della stessa da parte del lavoratore; il momento di percezione del bene in natura coincide con quello in cui il fringe benefit esce dalla sfera patrimoniale dell’erogante per entrare in quella del dipendente. Pertanto, affinché la nuova disciplina trovi applicazione è necessario che l’autoveicolo, il motociclo o il ciclomotore sia assegnato al dipendente a decorrere dal 1° luglio 2020. Nell’ipotesi in cui il contratto di concessione in uso promiscuo del veicolo sia stipulato dopo il 1° luglio 2020 ma il veicolo sia stato immatricolato prima di tale data, non si potrà fare riferimento ai predetti criteri forfettari; il benefit dovrà essere fiscalmente valorizzato per la sola parte riferibile all’uso privato dell’autoveicolo, scorporando quindi dal suo valore normale l’utilizzo nell’interesse del datore di lavoro. Bonus pubblicità. Pubblicato il nuovo modello con annesse le istruzioni. Come noto, l’agevolazione per gli investimenti pubblicitari spetta alle imprese, ai lavoratori autonomi ed agli enti non commerciali per gli investimenti in campagne pubblicitarie effettuati sulla stampa quotidiana e periodica, anche on line, e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali (art. 57-bis, D.L.n.50/2017, modificato dall’art. 98, D.L. n.18/2020, convertito dalla L. n. 27/2020, il c.d. decreto “Cura Italia”). Il cd. decreto ”Rilancio” (D.L. n. 34/2020, convertito dalla L. n. 77/2020) ha introdotto le seguenti modifiche. Nuova misura dell’agevolazione

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Limitatamente all’anno 2020, il credito d’imposta è concesso nella misura unica del 50% del valore degli investimenti effettuati, nel tetto massimo di spesa di 60 milioni di euro. In particolare, il beneficio è concesso nel limite di 40 milioni di euro per gli investimenti pubblicitari effettuati sui giornali quotidiani e periodici (in formato analogico e digitale) e nel limite massimo di 20 milioni di euro per gli investimenti pubblicitari effettuati su emittenti televisive e radiofoniche locali e nazionali. Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria ha chiarito che il riferimento al “valore degli investimenti pubblicitari effettuati”, in assenza di un qualsivoglia richiamo al loro valore incrementale, fa venir meno, per l’anno 2020, il presupposto dell’incremento minimo dell’1% dell’investimento pubblicitario, rispetto all’investimento dell’anno precedente, quale requisito per l’accesso all’agevolazione fiscale. Di conseguenza, limitatamente all’anno 2020, possono accedere all’agevolazione anche: • i soggetti che programmano investimenti inferiori rispetto a quelli effettuati nel 2019; • i soggetti che nell’anno 2019 non abbiano effettuato investimenti pubblicitari; • i soggetti che hanno iniziato la loro attività nel corso dell’anno 2020. Termine per la presentazione dell’istanza Per l’anno 2020 la comunicazione telematica per l’accesso al credito deve essere presentata dal 1° settembre 2020 al 30 settembre 2020. Sono, comunque, valide le comunicazioni telematiche trasmesse dal 1° marzo 2020 al 31.03.2020 (termine di presentazione ordinario). Le comunicazioni telematiche già presentate nel periodo compreso tra il 1° e il 31 marzo 2020 restano valide e il relativo credito d’imposta richiesto, determinato a marzo con i criteri di calcolo allora previsti, sarà rideterminato con i nuovi criteri. È, comunque, possibile presentare a settembre una nuova comunicazione per sostituire quella presentata a marzo 2020. Le funzionalità per inviare la comunicazione e per consultare l’importo del credito d’imposta ricalcolato sono disponibili nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle entrate, accessibile con le credenziali Spid, Entratel e Fisconline, o con la Carta nazionale dei servizi. La dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati, con la quale si dichiara che gli investimenti indicati nella comunicazione per l’accesso al credito d’imposta sono stati effettivamente realizzati nell’anno agevolato, dovrà essere presentata, invece, nei ter-


Diritto & Impresa mini ordinari (dal 1° al 31 gennaio 2021). Modalità di utilizzo Il suddetto credito d’imposta si utilizza esclusivamente in compensazione a partire dal quinto giorno lavorativo successivo alla suddetta pubblicazione, presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate, previa istanza diretta al Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri nel rispetto del limite massimo complessivo di spesa e nel rispetto dei limiti stabiliti della normativa europea sugli aiuti “de minimis”. Il codice tributo da utilizzare è “6900”, istituito dall’Agenzia delle Entrate con risoluzione n. 41/2019. Nuovo modello È stato pubblicato, sui siti internet dell’Agenzia delle Entrate e del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del consiglio dei Ministri, il nuovo modello, con le relative istruzioni, per presentare la comunicazione per richiedere il credito d’imposta per investimenti pubblicitari. Detrazione del 50% per la ristrutturazione edilizia. Riattivazione del limite di spesa. Come noto, per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio è riconosciuta una detrazione dall’imposta lorda pari al 50% dei costi sostenuti, da calcolare su una spesa massima di 96mila euro. La detrazione, che va suddivisa in 10 rate annuali di uguale importo, spetta per il periodo d’imposta in cui le spese sono state sostenute (art. 16 bis, T.U.I.R.). Il limite di spesa valido per calcolare lo sconto sull’imposta è annuale, si riferisce al singolo immobile e va riferito anche alle pertinenze, anche se accatastate separatamente: gli interventi effettuati sulle pertinenze, infatti, non hanno un limite di spesa autonomo, ma rientrano in quello relativo all’abitazione. Anche nel caso in cui la ristrutturazione sia la prosecuzione dello stesso intervento che si protrae per più annualità, il limite da rispettare deve tenere conto delle spese utilizzate a tale scopo negli anni precedenti. L’Agenzia delle Entrate è intervenuta sull’argomento in esame con la circolare n. 19/2020, precisando che il vincolo del limite massimo di spesa non va applicato in caso di interventi autonomi, ossia non di semplice prosecuzione. Per gli interventi, anche autonomi, effettuati nel medesimo anno sullo stesso immobile, deve comunque essere rispettato il limite di spesa annuale ammissibile. La distinzione tra i due lavori di ristrutturazione e, quindi, la riattivazione del limite di spesa (nel 2020, per un nuovo intervento), pre-

suppone la certificazione dell’autonomia tramite la documentazione richiesta dalla normativa edilizia in vigore. L’autonoma configurabilità dell’intervento, infatti, è subordinata ad elementi riscontrabili in via di fatto oltre che, se richiesto, all’espletamento degli adempimenti amministrativi relativi all’attività edilizia, come la denuncia di inizio attività ed il collaudo dell’opera o la dichiarazione di fine lavori (cfr risposta 3.2, circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 17/2015). Nella fattispecie in esame, la proprietaria di un immobile oggetto di una ristrutturazione per edilizia ricostruttiva, che va demolito e ricostruito con la stessa sagoma dell’edificio preesistente, intende avviare nel 2020 una nuova pratica per la nuova costruzione di un’autorimessa pertinenziale. I lavori di ristrutturazione dell’abitazione hanno avuto inizio nel 2019 e per tale anno è già stato raggiunto il limite di spesa di 96mila euro ammesso alla detrazione. La proprietaria dell’immobile, per la costruzione dell’autorimessa, può usufruire di un nuovo limite di spesa rispetto a quello usato per i lavori sull’abitazione, a condizione che il nuovo intervento risulti effettivamente autonomo nei confronti del precedente. Al realizzarsi di questa evenienza, non ha importanza il fatto che i lavori iniziati nel 2019 sull’immobile abitativo, per cui si è già esaurito il tetto massimo dei 96mila euro per la singola operazione, siano o meno terminati. La certificazione che testimonia e verifica l’autonomia dei due interventi presuppone una serie di esami e accertamenti tecnici attinenti alla normativa edilizia. Ecobonus o bonus facciate. Facoltà dei condomini di scegliere quale detrazione applicare. Risoluzione Agenzia Entrate dell’1.09.2020 n. 49/E. In caso d’interventi di isolamento termico di un fabbricato in condominio con sistema “a cappotto” ogni condomino, per la parte di spesa a lui imputabile, può stabilire se fruire del bonus facciate o del cd. Ecobonus, indipendentemente dalla scelta operata dagli altri condomini, a condizione che siano rispettati gli adempimenti specificamente previsti in relazione a ciascuna agevolazione. Per maggiori dettagli vi rimandiamo alla Risoluzione Agenzia Entrate dell’1 settembre 2020, n. 49/E. Giurisprudenza. Cessionario/committente. Omessa regolarizzazione delle fatture. Ordinanza della Corte di Cassazione n. 14275/2020. In tema di sanzioni in caso di omessa regolarizzazione di fatture ricevute, il cessiona-

rio/committente, che riceve una fattura senza l’indicazione dell’ammontare dell’imposta, deve sempre verificare se la stessa contenga una delle annotazioni sostitutive e, in mancanza, procedere alla sua regolarizzazione. Il controllo sulla irregolarità della fattura richiesto al cessionario/committente è limitato alla regolarità formale della fattura e, dunque, alla verifica dei presupposti essenziali individuati dall’art. 21, D.P.R. n. 633/1972 (natura, qualità, quantità dei beni e dei servizi, ammontare del corrispettivo, aliquota e ammontare dell’imposta e dell’imponibile) (Ordinanza della Corte di Cassazione n. 14275/2020). Ravvedimento per l’emissione della fattura errata. E’ sempre possibile la rivalsa e la detrazione dell’IVA. Come noto, dopo l’emissione della fattura o la registrazione del corrispettivo possono sopravvenire modificazioni della base imponibile o dell’imposta, conseguenti a nuovi accordi delle parti, al realizzarsi di clausole già previste originariamente, a modifiche legislative, alla risoluzione, annullamento, rescissione del contratto, alla rilevazione di errori commessi al momento della fatturazione. L’emissione della fattura comporta l’obbligo di corrispondere la relativa imposta; pertanto, in caso di variazioni dell’imponibile o dell’imposta, il contribuente, che intende procedere alla rettifica dell’operazione sia in aumento sia in diminuzione, deve applicare le disposizioni relative alle note di variazione (art. 26, D.P.R. n.633/1972). L’Agenzia delle Entrate ha fornito importanti chiarimenti in merito alla possibilità di rivalsa e di conseguente detrazione dell’IVA risultante da note di variazione in aumento emesse per regolarizzare inesattezze della fatturazione. In caso di variazioni in aumento per regolarizzare fatture emesse erroneamente senza applicazione dell’IVA, il cessionario può annotare la fattura e operare la detrazione con la dichiarazione relativa all’anno in cui il diritto alla detrazione è sorto, che coincide con quello in cui il cessionario è venuto in possesso della nota di variazione. Invece, in caso di accertamento divenuto definitivo, anche per acquiescenza, è sempre possibile per il cedente/prestatore, a seguito del pagamento di imposta, sanzioni e interessi, rivalersi della maggiore IVA nei confronti dei cessionari/committenti, che potranno esercitare il diritto alla detrazione, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui è stata corrisposta l’IVA addebitata in via di rivalsa (Risposta a interpello n. 267 del 21 agosto 2020).

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il fratello Andrea si occupa del banco e del post-vendita, la compagna di quest’ultimo, Grazia, della contabilità, mentre suo padre Cosimo spazia un po’ a tutto campo. “Siamo cresciuti in doppia cifra anno dopo anno, con incrementi sempre prossimi al 25 per cento. Questo ci ha permesso di rivolgerci a installatori molto evoluti e di posizionare l’offerta su prodotti di fascia medio-alta. La scommessa, che all’inizio ci faceva un po’ paura, si è rivelata vincente sia in termini economici che di qualità”, spiega Trane.

KESSEL ha una sua sede dal 2011 e può contare su una rete di agenti e di distributori che permettono di raggiungere tutto il territorio nazionale, per affrontare al meglio le sfide del mercato nazionale e offrire ai clienti il più efficace supporto possibile sul territorio.

NUOVI SOCI Distribuzione. Sanitär-Heinze di Ora (BZ). Sanitär-Heinze è un’azienda familiare fondata a Dresda (Germania) nel 1934. La società, che si stava sviluppando, fu completamente distrutta dai raid aerei di Dresda nel 1945. Nel 1958 l’azienda è stata rifondata a Freilassing, nei pressi di Salisburgo, dove tutt’oggi si trova la sede centrale del gruppo. Con 34 filiali, Sanitär-Heinze serve i mercati del idrotermosanitario e della ventilazione in Baviera, Sassonia, Austria e in Trentino Alto Adige. Il gruppo conta ad oggi 1400 dipendenti e movimenta un volume di affari di circa 400 milioni di euro. In Italia è presente dal 2012. Nel 2019, a fronte della forte crescita, è stato inaugurato il centro logistico di Ora, nel quale è stata trasferita la vecchia sede di Bolzano. Attualmente in Italia Sanitär-Heinze conta circa 50 collaboratori a fronte di un volume di affari di circa 15 milioni di euro. Distribuzione. Idropoint di Morciano di Leuca (LE).

L’azienda si caratterizza per un dinamismo che l’ha portata a “correre” a velocità elevata. Idropoint è nata nel 2013 dall’iniziativa di Daniele Trane che, pur essendo figlio di un ex industriale del tessile, ha preferito orientarsi sulla termoidraulica. Oggi è gestita completamente in famiglia:

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Produzione. KESSEL Italia Srl di Calderara di Reno (BO). KESSEL, attiva sul mercato da oltre 50 anni e leader nelle soluzioni per il drenaggio, mette a disposizione la sua competenza e professionalità a soddisfare le esigenze della moderna tecnica per il sollevamento delle acque di scarico. KESSEL, che ha la sua sede principale a Lenting in Germania e numerose filiali in tutto il mondo, produce diverse tipologie di prodotti e sistemi legati al drenaggio delle acque, realizzate in polietilene di alta qualità, impiegate per la gestione delle acque di scarico ed in particolare: valvole antiriflusso, scarichi, impianti di sollevamento, separatori di grassi e sistemi di pozzetti. I prodotti KESSEL garantiscono ottime prestazioni, un notevole risparmio energetico e grazie al facile montaggio sono in grado di semplificare il lavoro dell’installatore. In Italia

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Produzione. YGNIS Italia Spa Atlantic di Conegliano (TV).

YGNIS, fabbricante di prodotti di riscaldamento, presenta ai professionisti del settore il suo know-how oltre alla sua ampia gamma di caldaie per riscaldamento domestico e collettivo, box per centrali termiche, scaldaacqua, bollitori e serbatoi, sistemi solari, pompe di calore, scambiatori di calore, pompe centrifughe, defangatori, neutralizzatori di condensa, recuperatori di calore. Fondata nel 1943, la società YGNIS deve la sua fama mondiale ad una invenzione dettata dalla volontà di realizzare un generatore di calore sempre migliore: la caldaia a sovrappressione con inversione di fiamma, anche detta “focolare cieco”, lanciata negli anni 50. Soddisfacendo tutte le esigenze di riscaldamento industriale, YGNIS produce dal 1996 la Varino, caldaia modulante che applica le regole elettroniche più moderne. Oggi YGNIS Italia è una realtà del mercato italiano e con la sua vasta gamma di prodotti è in grado di fornire un servizio a 360 gradi.


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