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ANGAISA Informa n. 472 del 16 giugno 2020

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ANGAISA

INFORMA 16 | 30 giugno 2020

Notizie e informazioni per le aziende del settore ITS

Il livello di digitalizzazione nei Paesi europei Digital Economy and Social Index (giugno 2020) 1. Finlandia

7.

Spagna

2. Svezia

8.

Germania

3. Danimarca

9.

Francia

4. Olanda

10. Italia

5. Malta

11. Bulgaria

6. Regno Unito

L’appunto

Il 24% degli italiani sta già pensando di richiedere l’accesso ai vantaggi legati all’Ecobonus 2020 per gli interventi di efficientamento energetico di case e palazzi, mentre il 12% è orientato verso il sismabonus 2020 per gli interventi di messa in sicurezza antisismica. Osservatorio Nomisma/Crif “The world after lockdown” – giugno 2020

Associazione Nazionale Commercianti Articoli Idrosanitari, Climatizzazione Pavimenti, Rivestimenti ed Arredobagno Via G. Pellizza da Volpedo, 8 20149 Milano Tel.: 02-43990459 | Telefax: 02-48591622 www.angaisa.it | info@angaisa.it

Rapporto Istat: per oltre la metà delle imprese il problema è la mancanza di liquidità Oltre la metà delle Imprese (37,8% di occupati) prevede una mancanza di liquidità per far fronte alle spese che si presenteranno fino alla fine del 2020. Lo rileva l’Istat in un report dedicato alle Imprese durante il lockdown e agli effetti dell’emergenza sanitaria e della crisi economica sulla loro attività. La mancanza di liquidità è tanto più diffusa quanto minore è la dimensione aziendale, interessata anche da una dinamica più negativa del fatturato. Dal punto di vista settoriale è più accentuata per le imprese delle costruzioni, soprattutto se piccole (che rappresentano il 56,4% del totale) e per le micro imprese dell’industria in senso stretto (56,0%). Dal punto di vista geografico, ciò si traduce in una spiccata mancanza di liquidità soprattutto nelle regioni del Centro Italia (il 55,5% delle imprese, +4 punti percentuali rispetto alla media nazionale), ma sono presenti situazioni di forte disagio in alcune regioni del Mezzogiorno, come la Calabria (57,4%) e la Sardegna (56,1%). Nella fase 1 dell’emergenza Covid (tra il 9 marzo e il 4 maggio) il 45% delle imprese con 3 e più addetti (458 mila, che assorbono il 27,5% degli addetti e realizzano il 18,0% del fatturato) ha sospeso l’attività. Per il 38,3% (390 mila imprese) la decisione è stata presa a seguito del decreto del Governo, mentre il 6,7% (68 mila) lo ha fatto di propria iniziativa. Sono invece il 22,5% (229 mila, che rappresentano il 24,2% degli addetti e il 21,2% del fatturato) le imprese che sono riuscite a riaprire prima del 4 maggio dopo un’iniziale chiusura. Le chiusure delle attività economiche scandite dai diversi decreti hanno determinato effetti di blocco operativo soprattutto per le imprese di minori dimensioni, che in Italia, più che in altri Paesi europei, rappresentano quote elevate in termini di occupazione e di risultati economici del sistema produttivo. A livello settoriale, sono soprattutto le imprese delle costruzioni e dei servizi ad aver

sospeso l’attività: rispettivamente il 58,9% e il 53,3% rispetto al 36,0% dell’industria in senso stretto e al 30,3% del commercio. Il commercio è il comparto rimasto più attivo, con il 46,7% di imprese sempre operative nel corso del lockdown e il 23,1% che ha ripreso l’attività prima del 4 maggio. In particolare, il commercio al dettaglio presenta la quota più elevata di imprese sempre attive (52,4%) rispetto al commercio all’ingrosso (40,6%) dove invece è significativa la quota di riaperture nel corso del lockdown (29,1% contro 15,1% del commercio al dettaglio). Oltre il 70% delle imprese (che rappresentano il 73,7% dell’occupazione) dichiara una riduzione del fatturato nel bimestre marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019: nel 41,4% dei casi il fatturato si è più che dimezzato, nel 27,1% si è ridotto tra il 10% e il 50% e nel 3% dei casi meno del 10%; nell’8,9% delle imprese il valore del fatturato è invece rimasto stabile. Nei prossimi mesi quasi un’impresa su tre si aspetta una contrazione del fatturato a causa della riduzione della domanda locale e nazionale (rispettivamente il 32,1% e il 30,3%): all’andamento locale della domanda sono maggiormente sensibili le micro imprese e quelle attive nei servizi, specialmente nel Mezzogiorno. Il livello nazionale interessa invece di più le imprese di dimensione grande e media e le unità produttive nell’industria in senso stretto e, da un punto di vista geografico, quelle del Nord-est. Fonte Istat

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Diritto & Impresa Ammortizzatori sociali Covid-19. Decreto-legge 16 giugno 2020 n. 52. Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Con la pubblicazione del decreto-legge 16 giugno 2020, n. 52 è possibile attivare gli ammortizzatori sociali Covid-19, senza soluzione di continuità. Quindi è venuta meno la problematica relativa al possibile verificarsi di periodi non coperti dai trattamenti di integrazione salariale per via della fruizione di CIGO, assegno ordinario FIS e CIGD in due tranche (la seconda pari a 4 settimane a decorrere dal 1° settembre 2020) prevista dal Decreto “Rilancio”, eccezion fatta per i settori turismo, fiere e congressi, parchi divertimento, spettacolo dal vivo e sale cinematografiche. Norme speciali in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario (art. 1) Il decreto legge ha previsto per le aziende che hanno interamente fruito dei trattamenti di integrazione salariale della durata di 14 settimane di anticipare la fruizione delle ulteriori 4 settimane che precedentemente dovevano essere fruite nei mesi di settembre e ottobre. Consente, quindi, di fruire direttamente delle 18 settimane riconosciute anche prima di settembre. Il decreto affida all’INPS il compito di monitorare il rispetto del limite di spesa e in caso di esaurimento delle risorse stanziate l’Istituto non potrà emettere nuovi provvedimenti concessori. Il termine per la presentazione delle istanze è stato ridotto da 4 mesi a 1 mese già con l’entrata in vigore del D.L. Rilancio. Pertanto, fermo restando il principio generale secondo cui la domanda deve essere presentata entro la fine del mese successivo a quello dell’inizio della sospensione o riduzione oraria, la norma introduce alcune specifiche rispetto determinate fattispecie che si evidenziano di seguito: • il termine è spostato al trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore del decreto legge se tale ultima data è posteriore a quella ordinaria (ovvero se la data di entrata in vigore è successiva alla scadenza ordinaria di cui sopra); • il termine è fissato, a pena di decadenza, al 15 luglio per le domande riferite ai periodi dal 23 febbraio al 30 aprile; • in caso di domanda errata (presentata per trattamenti diversi da quel-

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li spettanti), il datore di lavoro può presentare la domanda corretta entro 30 giorni dalla comunicazione dell’errore. In caso di scelta da parte del datore di lavoro di pagamento diretto a carico dell’INPS per il riconoscimento dei trattamenti di integrazione salariale, il datore di lavoro è tenuto ad inviare all’Istituto i dati necessari per il pagamento entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale o, se posteriore, entro 30 giorni dal provvedimento di concessione (termine spostato al 30 giorno successivo all’entrata in vigore del decreto legge, se tale data è posteriore quella ordinaria). Oltre le scadenze indicate il trattamento di integrazione salariale resta a carico del datore di lavoro. 2. Modifica dei termini per la presentazione della domanda di Rem (art. 2) La disposizione proroga il termine previsto per la presentazione delle domande per il Reddito di emergenza dal 30 giugno 2020 al 31 luglio 2020. 3. Lavoro irregolare (art. 3) Sono prorogati dal 15 luglio al 15 agosto 2020 i termini per la presentazione delle istanze di regolarizzazione, di cui all’art. 103 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34. 4. Disposizioni in materia di allocazione delle risorse disponibili a legislazione vigente (art. 4) Le risorse destinate a ciascuna delle misure previste dal Decreto “Cura Italia” sono soggette ad un monitoraggio effettuato dal Ministero dell’economia e delle finanze che le può rimodularle al fine di ottimizzarne l’allocazione. Cedolare secca. Proroga del contratto. Interpello Agenzia delle Entrate n. 184 del 12 giugno 2020. La legge di bilancio 2019 ha previsto che il canone di locazione relativo ai contratti stipulati nell’anno 2019, aventi ad oggetto unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1, di superficie fino a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze, e le relative pertinenze locate congiuntamente, può, in alternativa rispetto al regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, essere assoggettato al regime della cedolare secca con l’aliquota del 21 per cento. Tale regime non è applicabile

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ai contratti stipulati nell’anno 2019, qualora alla data del 15 ottobre 2018 risulti in corso un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale. La predetta misura non è stata estesa a contratti stipulati nel 2020, rimanendo, quindi, circoscritta ai contratti stipulati nel solo anno 2019. Con l’interpello dell’Agenzia delle Entrate n. 184 del 12 giugno 2020 viene precisato che, con riferimento ad un contratto di locazione di immobile commerciale stipulato nel 2019, l’opzione per la cedolare secca, oltre che in sede di prima registrazione del contratto, può essere espressa anche: • in annualità successive alla prima entro il termine (di 30 giorni dalla scadenza di ciascuna annualità) previsto per il versamento dell’imposta di registro sul canone annuo; • in sede di proroga del contratto di locazione, entro giorni dalla scadenza del contatto. L’esercizio o la modifica dell’opzione possono essere effettuati utilizzando i servizi telematici dell’Agenzia (software RLI o RLI web) o presentando il modello RLI compilato presso lo stesso Ufficio dove è stato registrato il contratto. Detrazione spese recupero patrimonio edilizio. Cessione dell’immobile prima del sostenimento della spesa. Trasmissione della detrazione all’acquirente. Come noto l’articolo 16-bis del TUIR disciplina la detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici. Possono fruire di tale detrazione, da ripartire in dieci rate annuali di pari importo, a decorrere dal periodo di imposta in cui la spesa è stata sostenuta, tutti i contribuenti assoggettati a IRPEF, residenti o meno nel territorio dello Stato, che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, gli immobili oggetto degli interventi, a condizione che ne sostengano le relative spese. In particolare, sono detraibili le spese sostenute ed effettivamente rimaste a carico dei contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile sul quale sono effettuati gli interventi. In merito all’espressione “spese sostenute” si deve intendere, in applicazione del criterio di cassa,


Diritto & Impresa il momento in cui le spese sono effettivamente pagate dal contribuente e sono rimaste a suo carico. In caso di vendita dell’unità immobiliare sulla quale sono stati realizzati i predetti interventi, la detrazione non utilizzata in tutto o in parte è trasferita per i rimanenti periodi di imposta, salvo diverso accordo delle parti, all’acquirente persona fisica dell’unità immobiliare (Art. 16-bis, co. 8, TUIR). Nel caso in cui gli interventi di recupero edilizio e di riqualificazione energetica siano stati effettuati dal venditore dell’immobile, ma alla data del rogito non siano ancora stati pagati, la detrazione fiscale non spetta in quanto successivamente alla compravendita il venditore non risulta più proprietario e, di conseguenza, non rientra più tra i soggetti beneficiari dell’agevolazione (ciò a prescindere dal fatto che i lavori siano iniziati e terminati prima del rogito notarile). Di conseguenza, la detrazione corrispondente a tale spesa non può essere oggetto di trasferimento dal venditore all’acquirente dell’immobile, e non può essere utilizzata direttamente dal venditore stesso (risposta dell’Agenzia delle Entrate n. 174 del 10 giugno 2020). Detrazione per interventi di recupero del patrimonio. Il consenso all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario. Nell’ambito della detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio sostenute dal detentore dell’immobile, il consenso all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario, può essere acquisito in forma scritta anche successivamente all’inizio dei lavori, a condizione che venga formalizzato entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi nella quale si intende fruire della detrazione stessa. Lo ha reso noto l’Agenzia delle Entrate che ha fornito importanti chiarimenti sulla detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio con le risposte a interpello nn. 140 (Detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio sostenute dal detentore dell’immobile - consenso all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario) e 142 del 22 maggio 2020 (Detrazione delle spese sostenute per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all’articolo16-bis del TUIR. Trasferimento della detrazione).

Formazione in materia di salute e sicurezza. Ripresa delle attività per l’erogazione dei corsi. Il DPCM 11 giugno 2020 pubblicato nella G.U. n.147 dell’11 giugno scorso avente ad oggetto “Ulteriori disposizioni attuative del D.L. 25 marzo 2020 n. 19 e del D.L. 16 maggio 2020 n. 33” prevede, all’art. 1, comma 1, lett. q) la possibilità di riprendere lo svolgimento dei corsi di formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza, a condizione che siano rispettate le misure di cui al “Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-Cov2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione” pubblicato dall’INAIL. Si tratta di misure organizzative (es. gestione di spazi di lavoro) e misure di prevenzione e protezione (es. informazione, misure igieniche, utilizzo di mascherine). Il Ministero del Lavoro, sul proprio sito, ha inoltre specificato, sulla scorta del parere favorevole rilasciato dal Comitato Tecnico Scientifico del D.P.C., al quale aveva rivolto uno specifico quesito, che con la ripresa delle attività produttive sarà possibile svolgere attività formativa in presenza qualora non vi siano oggettivamente le condizioni per attivare la modalità in videoconferenza o quando sia necessario svolgere sessioni obbligatorie pratiche dei corsi di formazione sulla sicurezza (es. utilizzo di macchine o attrezzature di lavoro). Per lo svolgimento dei corsi in presenza dovranno essere adottate idonee misure di contenimento del rischio quali: • utilizzo di locali dotati di adeguata aerazione; • distanziamento fisico di almeno 1 metro; • utilizzo della mascherina chirurgica; • accessibilità all’igiene frequente delle mani; • garanzia dell’igiene delle superfici; in particolare in presenza di utilizzo di macchine o attrezzature di lavoro, adeguata igienizzazione e disinfezione tra un utilizzo e l’altro secondo le indicazioni dell’ISS. Per la formazione obbligatoria su salute e sicurezza prevista per le figure della prevenzione, pur rimanendo valide le indicazioni di cui sopra, viene suggerito di preferire, in questa fase, la “videoconferenza in modalità sin-

crona” piuttosto che la formazione in presenza, fatta eccezione per i moduli formativi che espressamente prevedono l’addestramento pratico, come per gli addetti designati al primo soccorso in azienda (art. 45 d.lgs. 81/08). Verifiche dell’Ispettorato sull’utilizzo degli ammortizzatori Covid-19. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), con circolare n. 532 del 12 giugno scorso, informa che sono stati attivati i controlli sul corretto utilizzo degli ammortizzatori sociali con causale COVID 19, finalizzati anche a contrastare eventuali fenomeni elusivi o fraudolenti. Gli accertamenti riguarderanno: • aziende che hanno fatto richiesta di trattamenti di Cassa Integrazione Ordinaria, Fondo di Integrazione Salariale e Cassa Integrazione in deroga; • domande di indennità di sostegno al reddito presentate da lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali, da lavoratori agricoli, da lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni speciali dell’assicurazione generale obbligatoria (artigiani, commercianti, IAP, coltivatori diretti, coloni e mezzadri). Inoltre, verrà posta particolare attenzione a: • aziende operanti nei settori che non hanno subito interruzioni delle attività; • aziende operanti in deroga alle misure restrittive previste dalla normativa emanata in relazione all’emergenza epidemiologica; • aziende che hanno presentato domande di iscrizione, ripresa dell’attività, modifiche dell’inquadramento con effetto retroattivo in periodi immediatamente precedenti le richieste di trattamento delle varie forme di Cassa Integrazione; • assunzioni, trasformazioni e riqualificazioni di rapporti di lavoro in periodi immediatamente precedenti le richieste di trattamenti delle varie forme di Cassa Integrazione; • numero dei lavoratori interessati dagli ammortizzatori sociali ed eventuali esternalizzazioni; • aziende/datori di lavoro che hanno collocato in smart working il personale e richiesto l’erogazione di ammortizzatori sociali; • aziende che non hanno comunicato all’INPS la ripresa, anche parziale, dell’attività lavorativa.

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Vi ricordiamo che ANGAISA e CAPGEMINI BS hanno rinnovato l’accordo quadro con il quale l’Associazione mette a Vostra disposizione prodotti e servizi di un leader di settore in Management Consulting, Information Technology e Outsourcing. CAPGEMINI BS si rivolge alle PMI dell’Industria, dei Servizi e della Distribuzione, e quindi alle componenti essenziali

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