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IdentitĂ dinamiche Una proposta progettuale

Andrea Veramonti


IdentitĂ dinamiche Una proposta progettuale

Diploma Accademico Secondo Livello Graphic Design Tesi di Diploma in Graphic Design Relatore Prof. Moira Torresi Correlatori Prof. Carlo GioventĂš Prof. Luigi Pagliarini Candidato Andrea Veramonti Anno Accademico 2017 / 2018


a Gessica, ai miei genitori, alle mie nonne, alla mia famiglia.


Indice Introduzione 1

9

Le origini

1.1 Dal marchio al manuale di immagine coordinata Aeg

12 14

1.2 Il polo hard Lufthansa

16 18

1.3 Il polo soft Olivetti Fiorucci

22 24 30

1.4 Smart logo Holzäpfel Boîte à musique Westinghouse Metra International MTV Netherlands Architecture Institute Google

38 40 42 44 46 48 50 52

2

Identità dinamiche

2.1 2.2 2.3

Fattori sociali Perché un'identità dinamica Componenti di un'identità dinamica

3

Modelli di identità dinamica

3.1 Contenitore C-MPV Vitenparken Philadelphia Museum of Art

56 58 60

64 66 68 70


3.2 Wallpaper Know Canada Graphic Direction Aol

72 74 76 78

3.3 DNA idtv Impakt Festival 2008 edp

80 82 84 86

3.4 Formula Moscow Design Museum Design Society TextielMuseum & Textillab

88 90 92 94

3.5 Personalizzate OCAD University Capital D è Bologna

96 98 100 102

3.6 Generative Casa da MĂşsica Visit Nordkyn Graphcore

104 106 108 110

4 Progetto 4.1 Processing

114

4.2

116

Processing Community Day

Conclusione

143

144 146

Bibliografia Sitografia


Introduzione Il mondo in cui viviamo è in continua evoluzione, di conseguenza, anche il campo del design della comunicazione sta cambiando. Sempre di più, i progettisti grafici, sentono il bisogno di utilizzare linguaggi visivi più fluidi ed espressivi invece della solita e statica ripetizione di un logo o di una serie di regole imposte, oggi hanno la possibilità di utilizzare nuovi strumenti digitali in modo attivo, diventando loro stessi i progettisti o i creatori di strumenti personalizzati attraverso l'uso della programmazione nei processi di progettazione della comunicazione creativa e visiva. Il contenuto di questa tesi ha quindi lo scopo di approfondire questa recente evoluzione nel campo delle identità visive dinamiche per poi arrivare alla progettazione dell'identità visiva per il Processing Community Day che, alla fine di questo percorso, potrà essere compreso al meglio. La ricerca parte dalla storia del design grafico, quindi dalle prime forme di marchio per arrivare a quello di Aldo Manunzio, dal primo caso di immagine aziendale della AEG firmato Peter Behrens a quelli che Anceschi definisce il polo "Hard", "Soft" e "Smart". Verranno poi analizzati quali sono i fattori sociali che hanno portato i progettisti grafici a creare delle identità visive che mutassero nel tempo attraverso le teorie di Bauman e Jenkins per poi analizzare, più approfonditamente, qual'è lo scopo di un'identità dinamica, quali sono le sue componenti e, con l'aiuto dei sei modelli di realizzazione ipotizzati da Irene van Nes e da diversi casi studio, capire dove siamo ora, ed i possibili sviluppi futuri.

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1 Le origini

«Viviamo in un mondo sempre più "cinetizzato" e questo rende più ovvia sia un'arte in movimento che un design metamorfico.» Progetto grafico n. 9 C. Chiappini intervista G. Anceschi, 2006


1.1 Dal marchio al manuale di immagine coordinata Nella storia dell’uomo, le prime forme del marchio, vennero adottate già dagli antichi Egizi, dalle popolazioni mesopotamiche e dai romani. [1] Erano delle vere e proprie firme che, attraverso l'utilizzo di segni elementari, venivano usate per contrassegnare l'attribuzione individuale di un nome in forma scritta. In seguito, con le prime produzioni artigianali, inizia ad apparire il concetto di marchio come lo conosciamo oggi, dove i manufatti, venivano marchiati per rivendicarne la proprietà e distinguere le varie fornaci. «Il marchio è la convenzione simbolica per cui a ogni prodotto o istituzione corrisponde un segno grafico, ed è stato ritenuto da molti (specialmente tra i progettisti del dopoguerra) la quintessenza del graphic design, poiché riassume in sé le condizioni fondamentali della comunicazione visiva: identificare, informare, presentare e promuovere.» [2] Con la nascita delle prime officine editoriali, intorno al XV secolo, nasce quello che consideriamo il primo marchio moderno, quello di Aldo Manuzio, il cui marchio, affiancato ad un motto, rappresenta non solo un simbolo grafico, ma una precisa identità. Con lo sviluppo delle prime società industriali, in conseguenza alla produzione in serie delle merci e alla grande standardizzazione, nasce la comunicazione di marca come la conosciamo oggi e fu solo agli inizi del 1900, con la nascita dell’industria pubblicitaria, che i marchi iniziarono ad essere usati per veicolare concetti, idee e metafore.

1 Meggs' History of Graphic Design Philip B. Meggs 2005

Il primo è stato Peter Behrens che nel 1907, realizza un colossale lavoro di corporate identity per la multinazionale AEG, progettando ogni cosa: dall'immagine al logotipo, dalla pubblicità ai punti vendita, dai caratteri da stampa ai prodotti fino ai corpi di fabbrica e gli insediamenti abitativi degli operai.

2 Critica portatile al visual design: da Gutenberg ai social network R. Falcinelli 2014

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_ dichiara l’appartenenza di un prodotto, di vista legale; _ sottolinea graficamente e stilisticament _ esprime in maniera simbolica il caratter

Se fino a non molti anni fa il marchio è st dell’identità visiva dei un’azienda (visual i un’azienda e quindi di tutto ciò che provie sociale, avviene attraverso una strutturaz essi fanno capo ad un “manuale d’immag

99 Tavoletta pittografica sumera, c. 3100 aC

storia della pubblicità Francesco Griffi, marchio per Aldo Identità e funzioni del marchio Manunzio Editore, fine Pare che nellaXV storia dell’uomo una delle prime forme di marchio fosse quella sec. Particolare del codice di Hamababi, c. 1800 aC Particolare de La stele di Rosetta, c. 197-196 aC adottata, già dagli antichi Egizi e dalle popolazioni mesopotamiche e poi dai romani, per contrassegnare le terrecotte e i mattoni distinguendo le varie fornaci “Tali Marchio della scuola marchi ebbero maggiore diffusione con l’invenzione della stampa, poiché furono del Bauhaus, 1919gli stessi editori”. innanzitutto utilizzati per identificare Il marchio ha comunque, già dalle origini, diverse funzioni che possono essere così Marchi di fabbrica di codificate: _ permette di riconoscere vasellame l’impresa rodienzenelle sue varie manifestazioni; _ dichiara l’appartenenza di un prodotto, sino a tutelarne l’esclusività da un punto di vista legale;Marchi di fabbrica _ sottolinea graficamente e stilisticamente il momento storico-culturale; trovati su mattoni _ esprime in maniera simbolica il carattere del soggetto.

romani dei primi tre secoli d.c. Se fino a non molti anni fa il marchio è stato considerato l’elemento portante

dell’identità visiva dei un’azienda (visual identity), oggi il riconoscimento di un’azienda e quindi di tutto ciò che proviene del suo interno e si riversa su un sociale, avviene attraverso una strutturazione di elementi comunicativi coordinati: essi fanno capo ad un “manuale d’immagine”. Tradizionale timbro di identificazione cinese durante la dinastia Han, c. III sec.

Francesco Griffi, marchio per Aldo Manunzio Editore, fine XV sec. Marchio della scuola del Bauhaus, 1919 Marchi di fabbrica di vasellame rodienze Ritratto di Martin Lutero, Marchi 1521 di fabbrica trovati su mattoni romani dei primi tre secoli d.c.

Marchio per Aldo Manuzio Editore, fine XV sec.

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Marchio della scuola del Bauhaus, 1919


Marchio AEG, da sinistra Otto Eckmann, 1900 Peter Behrens, 1908 Peter Behrens, 1908 Peter Behrens, 1912

Manifesto per il settore lampade AEG, P. Behrens, 1910

Calendario e pagina di rivista AEG P. Behrens, 1907-1908

AEG 14


Pagina interna catalogo, P. Behrens, 1908 Copertina catalogo, P. Behrens, 1908 Pagina catalogo, P. Behrens, 1907

Retro catalogo, P. Behrens, 1908

Copertina catalogo, P. Behrens, 1910

Peter Behrens 15

Manifesto, P. Behrens, 1912 Copertina catalogo, P. Behrens, 1908

Copertina catalogo, P. Behrens, 1911

Manifesto, P. Behrens, 1910


1.2 Il polo hard Come ci spiega Giovanni Anceschi nell'intervista di Cristina Chiappini l'immagine coordinata nasce come contromossa da parte dei designer alle agenzie pubblicitarie tra gli anni Cinquanta e Sessanta. La grande arma delle agenzie era la campagna pubblicitaria e il ruolo del designer passava in secondo piano, l'unico obiettivo era convincere il consumatore ad acquistare il prodotto. «Il problema delle campagne è che sono effimere, sono annuali. Nell'immagine coordinata, invece, ogni azione successiva va a consolidare quello che è il risultato della mossa precedente. [...] l'immagine coordinata è quindi una metodologia che lavora nel tempo, ma c'è una progressione continua, un costruire mattone dopo mattone la grande immagine finale.» [3] Il grafico non progetta più singoli manifesti, annunci, biglietti da visita, opuscoli o riviste, ma un sistema in grado di durare nel tempo e di essere declinato in molteplici applicazioni, senza perdere unità e coerenza. Nell'intervista si fa riferimento ai due poli fondamentali delle tendenze metodologiche del progetto di immagine coordinata: il polo Hard ed il polo Soft, per poi arrivare a parlare di Smart logo. Alla Scuola di Ulm, si deve la creazione dell’immagine coordinata Hard, quella che tenta di prevedere, o meglio «ha la pretesa di prevedere in anticipo tutte le situazioni applicative» [4] di un logo inserendole in un rigoroso manuale: elementi base e loro combinazioni, ma anche colori, dimensioni, rapporti ecc... 3 Progetto grafico n. 9 C. Chiappini intervista G. Anceschi 2006

Per i docenti della scuola di Ulm, era fondamentale: «sviluppare una metodologia di progettazione esente dalle ambiguità degli approcci intuitivi; una metodologia volta alla progettazione di artefatti fisici e comunicativi tecnicamente innovativi e socialmente utili.» [5]

4 Progetto grafico n. 9 C. Chiappini intervista G. Anceschi 2006 5 Corporate Image. Un secolo d’immagine coordinata dall’AEG alla Nike V. Pasca, D. Russo 2011 (prima ed. 2005)

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Marchio Lufthansa, O. Aicher, 1962

Uno dei primi esempi di grande successo fu il lavoro realizzato da Otl Aicher nel 1962 per la compagnia aerea Lufthansa. Attraverso la ripetizione sistematica di pochi semplici elementi, Aicher crea un'identità visiva che verrà riepilogata nel manuale di immagine coordinata, dove verrà esposto in definitiva l’uso dei tre temi fondamentali: il marchio, una gru stilizzata e inserita in un cerchio, il carattere tipografico, l’Helvetica carattere lineare per eccellenza amatissimo dalla scuola svizzera, e i colori, in particolare il giallo e il blu. Nel manuale, inoltre, si forniscono le regole di utilizzo di tutti gli elementi che in vario modo possano contribuire alla creazione dell’immagine visiva dell'azienda. Così abbiamo dettagli sugli arredi dei velivoli, sulle uniformi del personale, sul packaging, tutto fino ai più piccoli particolari nel tentativo di limitare al massimo, se non escludere definitivamente, ogni possibile elemento di casualità.

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Sviluppo del logo Lufthansa, O. Aicher, 1962

Costruzione del marchio Lufthansa, O. Aicher, 1962

Lufthansa 18


Manifesto Lufthansa, O. Aicher, 1963

Otl Aicher 19


Lufthansa Boeing 737-500, Autore della foto: A. Pingstone, 2007

Lufthansa 20


Programma di volo Lufthansa, O. Aicher, 1962

Schede orario Lufthansa, O. Aicher, 1961, 1966, 1967, 1969

Otl Aicher 21


Logotipo Olivetti, C. Olivetti, 1911

Logotipo Olivetti, X. Schavinsky, 1934

1.3 Il polo soft Nell’immagine coordinata definita come Soft, si passa da un modello dove tutta la comunicazione è incentrata sulla costante ripetizione del marchio, ad un modello che tende ad organizzare l'intera comunicazione sugli elementi portanti dell'azienda, «una programmazione aperta che tiene ferma l'esigenza di riconoscibilità dell'azienda, ma ridimensiona la coerenza formale a favore dell'impatto visivo e mediatico.» [6] Due casi esemplari di questa tendenza, sviluppatasi in Italia, sono quelli delle aziende Olivetti e Fiorucci. Nel primo caso Olivetti è riuscita a costruire un’immagine chiara e riconoscibile pur utilizzando il contributo di molti artisti, designers, grafici ed architetti. Il tratto che ne ha caratterizzato l’immagine, è stato quello di utilizzare un metodo, non un sistema. «Un approccio metodico, complessivo, che si contrappone a quello sistematico, specializzato e settoriale precedentemente analizzato con la scuola di Ulm.» [7] Tomàs Maldonado, parlando dello "Stile Olivetti", ci fa notare come sia «significativo che nella Olivetti venga attuato il principio creativo "Varietà nell' unità", che costituisce la viva Corporate Image dell'impresa» [8] trovando in questa diversità un preciso elemento unificante: l'affermazione di un'idea di azienda come portatrice di modernità.

6 Corporate Image Un secolo d'immagine coordinata dall'AEG alla Nike V. Pasca, D. Russo 2005 7 Il potere del brand. Graphic design tra identità e comunicazione S. Cerri 2018

Nel secondo caso, anche l’identità Fiorucci non ha la stabilità rigorosa del manuale, si presenta soft, adattabile a diverse situazioni e contesti. Si caratterizza dall'assenza di uno stile unitario, rinuncia al marchio (ogni grafico ne realizza uno a sè) così il logotipo esplode in infinite, possibili, varianti di font, segni e trame. Anche se sembra non ci sia un vero e proprio metodo, nello "Stile Fiorucci" la riconoscibilità non è nell’identico, ma nella combinazione dei frammenti messi a disposizione.

8 Disegno industriale: un riesame T. Maldonado 2001 9 Linea Grafica n. 6 A. Colonnetti 1987

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Logotipo Olivetti, M. Nizzoli, 1950

Logotipo Olivetti, G. Pintori, 1955

È una condotta progettuale incentrata sulla ricerca e sulla contaminazione dove immagini attuali o di epoche passate vengono ricollocate, dopo un'abile operazione di ripescaggio e di spiazzamento contestuale, riuscendo a costruire un ideale in cui potersi identificare, quello della libertà. «La disomogeneità sotto controllo, può costituire un segno di coordinamento, sempre che, alla presenza di altri oggetti comunicativi discordanti, si sappia riconciliare il diverso con l'identico.» [9]

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Logotipo Olivetti, W. Ballmer, 1971


Copertina calendario Olivetti, X. Schavinsky, 1935

Olivetti 24


25

Manifesto Olivetti Lettera 22, G. Pintori, c. 1953

Manifesto Olivetti Lexikon, G. Pintori , 1954

Manifesto Olivetti Studio 44, G. Pintori, 1956

PubblicitĂ Olivetti Lexikon Elettrica, G. Pintori, 1955


Manifesto Olivetti Herbert Bayer Typewriter, G. Pintori, 1953

Manifesto Olivetti, G. Pintori, 1956

Manifesto Olivetti Summa Prima 20, G. Pintori, 1957

Manifesto Olivetti Lexicon 80, G. Pintori, 1950

Olivetti 26


Manifesto 82 Olivetti Diaspron, G. Pintori, c. 1958

27


Pagina pubblicitaria Olivetti Synthesis, G. Pintori, 1966

Olivetti 28


29

Manifesto Olivetti, G. Pintori, 1949

Manifesto Olivetti Elettrosumma, G. Pintori , 1956

Manifesto Olivetti arredamenti metallici, G. Pintori , 1966

Manifesto Olivetti Lexikon, M. Nizzoli, 1951


Fiorucci 30


Campagna advertising Disco Look Fiorucci, Dxing, 1975

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Manifesto Fiorucci, V. Spaggiari, 1974

Logo Fiorucci, I. Lupi, 1981

Manifesto Fiorucci, A. Vignali, G. Pelizzoni, 1976

Fiorucci Sticker in collaborazione con Panini, anni '80

Fiorucci 32


Varianti dei loghi Fiorucci, anni '90

33


Etichetta Fiorucci, anni '80

Fiorucci 34


Fiorucci Archive, S. Coppola, D. Owen, Stampato da Rizzoli, 2017

35


Manifesto Fiorucci, O. Toscani, 1968

Manifesto "Donna Jordan" Fiorucci, O. Toscani, 1977

Manifesto Fiorucci, O. Toscani, 1968

Fiorucci 36


Manifesto Fiorucci, 1980

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1.4 Smart Logo In passato il logo era il cuore di ogni identità visiva. Se pensiamo a marchi come IBM o FedEx, notiamo come i manuali di identità aziendale sono stati accuratamente compilati per garantire la corretta applicazione di qualsiasi parte dell'identità visiva, dalla dimensione del logo alle divise dei dipendenti. I primi marchi nei quali venne inserita una componente dinamica come elemento portante dell'identità visiva furono quelli realizzati da Karl Gerstner, nel 1959, per Holzäpfel una ditta di mobili componibili, e per Boîte à musique, un negozio di dischi a Basilea. Nel primo caso la forma e la dimensione della lettera "H" si adattava a seconda dell'utilizzo, dalla carta intestata, agli imballaggi, alle insegne. Nel secondo caso il nome del negozio di dischi, sempre posizionato in basso a destra, svolgeva il ruolo di elemento costante, mentre uno spesso riquadro veniva ridimensionato in base al supporto che ospitava l'identità visiva. Anche Paul Rand, nel 1962, inizia a seguire la strada del cinetismo con il marchio per la Westinghouse, rappresentandolo «attraverso una sequenza cinematica. Filmata.» [10] realizzando il primo marchio "cinetico" che interagisce con uno dei nuovi media, lo schermo. Frederick Henri Kay Henrion, nel 1967, realizza per Metra International un marchio composto da una trama esagonale dalla quale, ogni azienda affiliata, pescava un insieme di punti all'interno di questa trama e ne traeva fuori il proprio marchio personale. La prima identità dinamica che riscuote un successo globale, è quella realizzata nel 1981 dal collettivo Manhattan Design per la stazione televisiva MTV. Gli elementi costanti del marchio sono le lettere "M" e "tv" che mantengono una posizione fissa, è la loro composizione a cambiare di volta in volta, permettendo le infinite variazioni che la caratterizzano da ormai oltre 30 anni.

10 Progetto grafico n. 9 C. Chiappini intervista G. Anceschi 2006

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Bruce Mau Design, nel 1994, realizza per la Netherlands Architecture Institute (NAi), un logotipo che offre ai designers la massima libertà di interpretazione e di sperimentazione attraverso la proiezione della parola "NAi" su di una grande varietà di superfici e supporti offrendo all'intera identità visiva un senso continuo di movimento e di trasformazione. Altro marchio dinamico di grande successo è l’identità visiva di Google che, mantenendo costante l'ordine dei colori che compongono il marchio e utilizzando forme che ne ricordano vagamente la forma originaria, reinterpreta costantemente il proprio logo a seconda delle occasioni, siano queste legate ad eventi o ricorrenze, definendo una metodologia progettuale che include fin dall’inizio l’equilibrio costante tra elementi statici ed elementi variabili. Individuare nella metodologia, nella definizione del processo, la strada attraverso la quale costruire il progetto, è la naturale conseguenza di quanto visto finora.

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Immagine coordinata Holzäpfel, K. Gerstner, 1959

Holzäpfel 40


Logo Holzäpfel, K. Gerstner, 1959

Imballaggi Holzäpfel, K. Gerstner, 1959

Karl Gerstner 41


Flyer Boîte à musique, K. Gerstner, 1959

Boîte à musique 42


Immagine coordinata BoĂŽte Ă musique, K. Gerstner, 1959

Karl Gerstner 43


Logo Westinghouse, P. Rand, 1962

Scomposizione logo Westinghouse, P. Rand, 1962

Sequenza composizione logo Westinghouse, P. Rand, 1962

Westinghouse 44


Manuale di immagine coordinata Westinghouse, Copertina, P. Rand, 1962

Pagina interna, P. Rand, 1962

Copertina annual report Westinghouse, P. Rand, 1962

Manifesto Westinghouse, P. Rand, 1968

Paul Rand 45


Varianti logo Metra International, F. H. K. Henrion, 1967

Metra International 46


Logo Metra International, F. H. K. Henrion, 1967

Frederick Henri Kay Henrion 47


Logo Mtv, Manhattan Design, 1981

Varianti logo Mtv, artisti vari

MTV 48


PubblicitĂ per la serie "Hard Times" su Mtv, SerialCut, 2010

"The Moon Man spot" Mtv, Candy Kugel, 1981

T-shirt logo Mtv

Manhattan Design 49

Logo pattern Mtv

T-shirt logo Mtv

T-shirt logo Mtv


Logo NAI, BMD, 1993

Netherlands Architecture Institute (NAi) 50


Invito NAI, BMD, 1993

Varianti logo NAI, BMD, 1993

Logo NAI, BMD, 1993

Bruce Mau Design 51

Invito NAI, BMD, 1993

Logo NAI, BMD, 1993


Google doodle, 30° anniversario Pac-Man, 2010

Google doodle, Saul Bass 93° compleanno, 2013

Google doodle, Sophie Taeuber-Arp 217° anniversario, 2016

Google doodle, Andy Warhol 74° anniversario, 2002

Google doodle, Festa della Repubblica indiana, 2018

Google doodle, Luis Barragán 111° anniversario, 2013

Google doodle, The Great Wave of Kanagawa, 2010

Google doodle, Wassily Kandinsky 148° anniversario, 2014

Google doodle, celebrando lo studio per la musica elettronica, 2017

Google doodle, Clara Rockmore 105° anniversario, 2016

Google 52


Logo Google, R. Kedar, 1999

Ruth Kedar 53


2 Identità dinamiche

« Trasgredire per cambiare e migliorare, arrivando a nuovi record. Tutto può cambiare, allora; tutto deve cambiare, quindi; ogni cosa dovrebbe avere una sana capacità di adeguarsi all’oggi. Mostrandosi cangiante, assecondando le necessità mutevoli di un tempo dalle temperature molto variabili: il nostro. » S. Caprioli, P. Corraini Manuale di immagine non coordinata, 2008


Zygmunt Bauman

2.1 Fattori sociali «Le forme di vita moderne, per quanto diverse tra loro per molti aspetti, hanno tutte in comune proprio questa fragilità, provvisorietà, vulnerabilità e tendenza a cambiare continuamente. "Essere moderni" significa modernizzare, compulsivamente e ossessivamente: non tanto "essere" – e tantomeno mantenere intatta la propria identità –, ma "divenire", restare perennemente incompiuti e indefiniti.» [11] Parlando di identità dinamiche intendiamo quelle identità che, nonostante mutano il proprio aspetto in base alla variabilità di alcuni elementi, riescono a mantenere integra la propria riconoscibilità. Significa organizzare il processo identitario nella relazione tra elementi che ne caratterizzino l’unicità affiancati da una componente più dinamica, cangiante, che assume nel suo costante divenire, molteplici sfumature che le permettono di adattarsi al contesto in cui si inserisce. [12] Zygmunt Baumann nel libro Modernità liquida teorizza l’organizzazione della modernità nella contrapposizione tra fase solida e fase liquida. La prima, caratterizzata dalla sistematicità, teorizza l’omologazione, la negazione dell’iniziativa personale, la seconda invece, si basa sull’idea che non esista un traguardo, quanto piuttosto la necessità di liquefare e fondere gli ostacoli che potrebbero limitare la libertà individuale e il libero mercato.

11-13-14 Modernità liquida Z. Bauman 2015 12 Il potere del brand. Graphic design tra identità e comunicazione S. Cerri 2018

La società passa quindi da una fase solida, dove «la modernità veniva vista come capacità di controllare con ordine e totalitarismo il futuro» [13] ad una modernità liquida che «mira a non perdersi qualsiasi opportunità possa essere offerta [...] Gli individui nella modernità liquida sono consumatori messi continuamente di fronte all’eccesso dell’offerta, guidati non più dal soddisfacimento dei bisogni ma dal desiderio di acquisto.» [14]

15 Intervista sull'identità Z. Bauman 2013 16 Identità dinamica. Tra metodo e pensiero laterale A. Barbato, D. Barbato, A. Stefanoni 2015

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Henry Jenkins

Il concetto stesso di identità cambia nella modernità liquida: un'identità saldamente costruita, il restare legati a dei principi di continuità, rischierebbe di essere più un fardello che un vantaggio, diventando una limitazione alla libertà di scelta e alla possibilità di cogliere nuove opportunità. [15] Un altro aspetto importante da considerare della nostra società è la rapida evoluzione tecnologica alla quale stiamo assistendo. Henry Jenkins nel libro Cultura convergente ci mostra il panorama mediatico contemporaneo ed il ruolo che riveste nella vita degli individui. Secondo Jenkins l'attuale sistema mediatico è rapido ed è in costante evoluzione, i contenuti della comunicazione vengono costantemente declinati su media vecchi e nuovi e gli utenti, nel loro utilizzo quotidiano, si sono abituati a svolgere contemporaneamente più attività, abbassando di conseguenza il loro livello di attenzione, nell'attesa di qualche stimolo che richieda maggiore partecipazione. [16] Dai suoi studi derivano sia il concetto di intelligenza collettiva, che si manifesta quando singoli individui uniscono le loro forze per finalità e obiettivi condivisi, sia quello di cultura partecipativa, dove il consumatore smette di essere una semplice entità passiva, ma diventa parte attiva del processo di convergenza. Grazie alla molteplicità delle piattaforme i consumatori contribuiscono alla creazione di nuovi linguaggi ed è proprio con l’ausilio di queste nuove tecniche narrative che le identità mutano e si adattano ai diversi contesti nel tentativo di coinvolgere gli utenti rendendoli partecipi nella generazione dei contenuti e nella loro organizzazione dinamica.

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2.2 Perché un'identità dinamica Le identità dinamiche vanno contro l'idea tradizionale secondo cui un'identità aziendale deve essere coerente per essere efficace. Secondo questa idea, più spesso il consumatore viene esposto allo stesso simbolo aziendale, maggiore sarà la possibilità che lo riuscirà a ricordare. Attualmente, l'uso di un'identità dinamica sta diventando sempre più popolare perché, con le nuove tecnologie ed il passaggio dalla stampa tipografica a quella digitale, pubblicare un'identità dinamica, diventa sostenibile anche in relazione ai costi della stampa. «La ripetizione dello stesso logo è noiosa, preferiamo vedere le variazioni all'interno di un qualcosa di riconoscibile.» [17] La caratteristica principale di un'identità dinamica è data dalla capacità di potersi riadattare in base alle esigenze, di evolvere insieme alla società, continuando a trasmettere i valori della marca. Un logo, un set di colori e un font, è tutto ciò che serve per creare un'identità visiva, almeno, è così che i designer hanno lavorato per molto tempo, mentre negli ultimi anni c'è stato uno spostamento verso la creazione di identità più organiche, utilizzando più elementi e variabili. Sebbene continuiamo a scambiare biglietti da visita, oggi la maggior parte delle interazioni avviene online e ciò offre alle aziende l'opportunità di creare delle identità visive molto più vivide e variabili, utilizzando un logo diverso ogni giorno. Internet, i social media e le rivoluzioni tecnologiche hanno dato ai marchi l'opportunità di comportarsi come organismi viventi.

17 Dynamic Identities: How to Create a Living Brand I. van Nes 2012

Un'identità dovrebbe riflettere i valori e gli obiettivi di un'azienda nel suo complesso. Cosa lo guida, in cosa crede, perché esiste. Questo non è qualcosa di statico, congelato nel tempo. Si evolve sempre, cresce, si adatta alle nuove circostanze.

18 Identità dinamica Tra metodo e pensiero laterale A. Barbato, D. Barbato, A. Stefanoni 2015

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Un'identità dinamica deve garantire alla marca due funzioni fondamentali: una funzione identitaria e una funzione dinamica. La funzione identitaria ha il compito di tramandare i valori della marca mantenendo la propria riconoscibilità. Può farlo attraverso un simbolo, un logotipo, i colori, un processo, una sequenza o qualunque cosa sia sempre presente e non modificabile. La funzione dinamica ha il compito di far "parlare" la marca, di renderla mutevole e sempre diversa da se stessa, «la componente dinamica enfatizza i concetti che sono propri della marca e li trasforma in artefatti visivi e suggestivi.» [18]

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2.3 Componenti di un'identità dinamica Nel libro Dynamic Identities: How to Create a Living Brand l'autrice Irene van Nes identifica sei componenti principali per la creazione di un sistema di identità visiva: il logo, i colori, la tipografia, gli elementi grafici, il linguaggio e le immagini. Il logo è uno degli elementi principali dell'identità visiva, è composto dal marchio (pittogramma) accompagnato dal logotipo (lettering) ed ha lo scopo di garantire la maggiore riconoscibilità possibile. Il colore assume una funzione chiave all'interno di un'identità visiva. La scelta di colori specifici o di una combinazione di colori contribuisce ad organizzare gli elementi, raggruppandoli in categorie, così da aiutare il lettore. È anche un modo ovvio per rendere diversi prodotti o servizi distinguibili l'uno dall'altro. I colori aiutano anche a garantire la riconoscibilità di un marchio, anche senza vedere effettivamente altri elementi dell'identità visiva. La funzione principale della tipografia è quella di veicolare un messaggio attraverso l'uso di determinati caratteri tipografici. Ogni stile, con o senza grazie, informale o calligrafico, trasmette un messaggio diverso, influenzando la leggibilità del testo e le impressioni che suscita nel lettore. Gli elementi grafici includono un'ampia gamma di forme, linee o pittogrammi diversi ed aiutano a mettere in evidenza specifici contenuti, a rendere comprensibili le informazioni complesse ed a connettere visivamente o separare testo o immagini. «Soprattutto agli inizi può essere utile ricondurre gli intenti a una griglia geometrica che ci aiuti a gestire gli elementi per mezzo dell'utilizzo di moduli e multipli. La geometria quindi diventa ausilio per l'ottenimento di armonia ed equilibrio.» [19]

19 Identità dinamica. Tra metodo e pensiero laterale A. Barbato, D. Barbato, A. Stefanoni 2015 20 Dynamic Identities: How to Create a Living Brand I. van Nes 2012

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Diagramma di flessibilità, I. van Nes

Il linguaggio in questo contesto significa denominare con un naming unico servizi o prodotti, come ha fatto la Apple usando la "i" con iPod, iPhone o iPad, creando così un forte sistema di branding. Le immagini comunicano i valori di un marchio, svolgono un ruolo chiave nella trasmissione dei messaggi, garantiscono un forte impatto visivo e contribuiscono al coinvolgimento dell'interlocutore. Sono importanti per rendere visibili gli stati d'animo, i sentimenti o un'atmosfera speciale e vengono applicati sia su immagini ferme che in movimento, perfette per raccontare storie con l'aiuto di diversi media. «Le sei componenti dell'identità e le loro connessioni creano il sistema. Le variabili creano il dinamismo, le costanti garantiscono la riconoscibilità.» [20] Continuando la sua analisi, l'autrice, suddivide le identità visive dinamiche in sei modelli basati sul comportamento delle loro componenti in: contenitore, wallpaper, DNA, formula, personalizzate e generative.

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3 Modelli di identità dinamica

« Il brand non è più semplicemente un logo bello e pulito che si attacca nello stesso posto ogni volta. Il brand è una piattaforma, il brand è flessibile, il brand è un luogo di scambio, e non è fisso, per cui non vi è un unico marchio. Vi sono modalità che consentono di avere una forma, una comunicazione e dei comportamenti riconoscibili, ma non si tratta più di qualche cosa di costretto e fissato. » B. Boylan, P. Cox Wolff Olins’ intuitive branding, 2008


3.1 Contenitore Le identità visive contenitore sono definite da un sistema di progettazione in cui il marchio viene usato come una scatola in grado di cambiare costantemente il suo contenuto. Il sistema è uno dei più semplici per rendere flessibile un'identità visiva, ma anche modificare una sola variabile può creare grande varietà pur rimanendo riconoscibile. [21] Rientra in questa categoria l'identità visiva della galleria d'arte contemporanea C-MPV. Per il logo, lo studio George & Harrison, ha ideato un insieme di forme circolari che consente di combinare insieme le opere degli artisti con quelle già presenti nel database del museo. Ogni combinazione di immagini, colori e motivi rende ogni applicazione unica e mette artisti e opere d'arte in una nuova prospettiva. I cerchi nel logo funzionano come una "finestra" o un "occhio", e rappresentano la metafora dei diversi punti di vista. Il Vitenparken è situato all'interno del campus Campus Ås della Norwegian University of Life Sciences. È un parco che si estende per oltre 600 ettari con più di 1000 scienziati, un'università con otto dipartimenti e 4500 studenti. Lo studio Bielke&Yang li ha aiutati a creare la loro nuova identità visiva creando un logo che ricorda le connessioni neurali ma che, attraverso le illustrazioni di Magnus Voll Mathiassen (MVM), stabilisce un'accessibilità scientifica comune ma convincente. «Le illustrazioni mescolano efficacemente colori luminosi contemporanei, trame visive morbide e sgranate, luci e ombre, gradazioni e raggiungono un buon senso di profondità e movimento attraverso le forme coalescenti organiche. Sebbene questi possano apparire astratti per alcuni, altri vedranno questi come informati da temi come la dinamica dei liquidi, il pensiero creativo, la bioscienza e il mondo alieno degli organismi microscopici, una combinazione di sottile riferimento comunicativo e chiaro valore estetico.» [22] 21 Dynamic Identities: How to Create a Living Brand I. van Nes 2012 22 www.bpando.org/2014/04/14/brand-identity-vitenparken Richard Baird 2014 23 www.pentagram.com/work/philadelphia-museum-of-art/story

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Paula Scher e il suo team di Pentagram hanno progettato una nuova audace identità per il Museum of Art di Philadelphia che mette in primo piano la parola "arte". Iconico ed espressivo, il logo personalizza la lettera "A" nella parola "arte" per evidenziare l'ampiezza della notevole collezione del Museo, è stata creata una serie di 200 "A" che rappresentano le diverse opere d'arte presenti nella collezione, portando un elemento di giocosità all'identità del marchio del Museo così che il marchio può essere modificato per mostre e collezioni specifiche, ed è infinitamente adattabile. [23]

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Applicazioni logo C-MPV, George&Harrison, 2013

C-MPV 66


Varianti logo C-MPV, George&Harrison, 2013

George & Harrison 67


Varianti logo Vitenparken, Bielke&Yang, 2014

Vitenparken 68


Bielke&Yang 69

Flyer Vitenparken, Bielke&Yang, 2014

Biglietto da visita Vitenparken, Bielke&Yang, 2014

Ticket Vitenparken, Bielke&Yang, 2014

Ticket Vitenparken, Bielke&Yang, 2014

Card Vitenparken, Bielke&Yang, 2014

T-shirt Vitenparken, Bielke&Yang, 2014

Illustrazione Vitenparken, MVM, 2014

Illustrazione Vitenparken, MVM, 2014


Varianti statiche del logo, Pentagram, 2014

Comunicazione istituzionale Philadelphia Museum of Art, Pentagram, 2014

Cataloghi e brochure Philadelphia Museum of Art, Pentagram, 2014

Ticket e gadget Philadelphia Museum of Art, Pentagram, 2014

Cataloghi e brochure Philadelphia Museum of Art, Pentagram, 2014

Philadelphia Museum of Art 70


Varianti logo Philadelphia Museum of Art, Pentagram, 2014

Pentagram 71


3.2 Wallpaper Nelle identità visive wallpaper, viceversa, è lo sfondo a cambiare mentre il logo rimane costante. Mantenendo la struttura del logo sempre uguale e cambiando lo sfondo non si perde la riconoscibilità del marchio ma viene percepita comunque una singola identità. [24] Nel 2012 lo studio Bruce Mau Design è stato incaricato di ripensare al modo in cui il Canada appare nel mondo. Utilizzando le due barre rosse su entrambi i lati della bandiera canadese come dispositivo di inquadratura, il nuovo marchio del Canada evidenzia lo scambio dinamico di idee, creatività, risorse naturali e persone del paese. Nel 2012, BMD ha rilasciato la KnowCanada Photo App per dispositivi iOS, consentendo agli utenti di condividere immagini da cartolina del loro XXI secolo in Canada. [25] Per Graphic Direction, un'azienda di stampa e produzione focalizzata sul processo creativo e sulla produzione di design di fascia alta, l'agenzia di design Smithrais NYC ha fornito per il re-brand della loro identità visiva un ricco toolkit di visual design da utilizzare con le "virgolette" del marchio che richiamano le iniziali "GD" e che possono trasformarsi in qualsiasi cosa si voglia per dare diversi toni di voce alla comunicazione per una maggiore penetrazione del mercato, nuove partnership con designer di spicco e la comunità del design. [26]

24 Dynamic Identities: How to Create a Living Brand I. van Nes 2012

Nel dicembre 2009 il briefing dato a Wolff Olins è stato quello di contribuire a rendere AOL una società di comunicazione per il XXI secolo, il primo compito quindi, è stato quello di creare un'identità di marca lungimirante che riflettesse l'importanza della creatività e dell'originalità. Aveva bisogno di un'identità che potesse fungere da piattaforma, così hanno creato un logotipo semplice e sicuro, rivelato da immagini in continua evoluzione. Su AOLartists. com, il sito consente ai visitatori di scoprire ed esplorare le opere di illustratori, videografi, cineasti, pittori, fotografi e scultori partecipanti. Se ti piace un pezzo specifico, puoi selezionarlo come l'opera dietro il marchio AOL. [27]

25 www.brucemaudesign.com/work/know-canada 26 www.smithrais.com/work/graphic-direction 27 www.wolffolins.com/case-studies/aol

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KnowCanada Photo App, BMD, 2012

Sito web KnowCanada, BMD, 2012

Campagna manifesti Know Canada, BMD, 2012

KnowCanada Photo App, BMD, 2012

KnowCanada Photo App, BMD, 2012

Installazione KnowCanada, BMD, 2012

T-shirt KnowCanada, BMD, 2012

Know Canada 74


Manifesto Know Canada, BMD, 2012

Bruce Mau Design 75


Sito web graphic direction, Smithrais NYC, 2013

Sito web graphic direction, Smithrais NYC, 2013

Brochure graphic direction, Smithrais NYC, 2013

Biglietti da visita graphic direction, Smithrais NYC, 2013

Brochure graphic direction, Smithrais NYC, 2013

T-shirt graphic direction, Smithrais NYC, 2013

Brochure graphic direction, Smithrais NYC, 2013

Brochure graphic direction, Smithrais NYC, 2013

Graphic Direction 76


Sviluppo logo graphic direction, Smithrais NYC, 2013

Creative + Caring

Bruce + Jeff

Winner + Cool

Strong + Brave

Gurus + Geeks

Graphic + Direction

Varianti logo graphic direction, Smithrais NYC, 2013

Smithrais NYC 77


Varianti logo Aol, Wolff Olins, 2009

Campagna pubblicitaria per Aol, Universal Everything, 2009

Campagna pubblicitaria per Aol, Universal Everything, 2009

Aol 78


Manifesto Aol, Wolff Olins, 2009

Campagna manifesti Aol, Wolff Olins, 2009

Manifesto Aol, Wolff Olins, 2009

Copertina brochure per Aol, Phi.Studio, 2009

Copertina brochure per Aol, Phi.Studio, 2009

Copertina brochure per Aol, Phi.Studio, 2009

Brochure per Aol, Phi.Studio, 2009

Brochure per Aol, Phi.Studio, 2009

Wolff Olins 79


3.3 DNA Le identità dinamiche possono anche essere create fornendo una kit contenente diversi ingredienti principali, come la struttura del DNA, che poi potranno essere usati in maniera variabile, creando ogni volta risultati diversi. [28] Per IDTV, un'agenzia di produzione indipendente Olandese che produce programmi televisivi, film, documentari ed eventi. Lo studio Lava realizza il logo creando quattro pixel unici che, essendo utilizzati come DNA visivo in combinazioni diverse e su una scala diversa, garantiscono una gamma infinita di design. [29] Nel caso del festival annuale di arte e musica sperimentale IMPAKT. Lava ha sviluppato l'identità visiva per l'edizione 2008 sul tema "Confini politici e sociali nella società 2.0". Invece di un logo convenzionale, Lava ha creato un mondo visivo di alter ego per la comunità del festival, assegnando ad ogni visitatore e artista il proprio avatar IMPAKT. Inoltre, sono state utilizzate immagini private trovate su Internet per tutti i film, i volantini ed i manifesti. Le immagini sono state coperte con le maschere IMPAKT, sottolineando la linea sottile tra privato e pubblico nella società 2.0. [30] Lo studio Sagmeister & Walsh realizza un rebranding per EDP, un'importante compagnia energetica portoghese specializzata in energie rinnovabili. «L'identità è disegnata da quattro semplici forme: un cerchio, mezzo cerchio, quadrato e triangolo che sono stati stratificati per creare centinaia di loghi e illustrazioni da poter combinare per raccontare la storia del marchio EDP.» [31] Queste quattro forme sono state combinate e stratificate per dare vita ad un'identità modulare trasparente, innovativa, personalizzabile e in grado di evolversi nel tempo: proprio come il marchio EDP.

28 Dynamic Identities: How to Create a Living Brand I. van Nes 2012 29 www.lava.nl/projects/IDTV 30 www.lava.nl/projects/impakt-festival-2008 31 www.sagmeisterwalsh.com/work/all/edp

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Varianti logo IDTV, Lava, 2007

IDTV 82


Biglietto da visita IDTV, Lava, 2007

Parete ufficio IDTV, Lava, 2007

Catalogo IDTV, Lava, 2007

Vetrofania IDTV, Lava, 2007

Applicazione logo su cubo IDTV, Lava, 2007

Lava 83

Edificio IDTV, Lava, 2007


Varianti logo IMPAKT Festival, Lava, 2008

Flyer IMPAKT Festival, Lava, 2008

Campagna pubblicitaria IMPAKT Festival, Lava, 2008

Campagna pubblicitaria IMPAKT Festival, Lava, 2008

Campagna pubblicitaria IMPAKT Festival, Lava, 2008

Campagna pubblicitaria IMPAKT Festival, Lava, 2008

Impakt Festival 2008 84


Lava 85

Manifesto IMPAKT Festival, Lava, 2008

Copertina catalogo IMPAKT Festival, Lava, 2008

Manifesto IMPAKT Festival, Lava, 2008

Varianti logo IMPAKT Festival, Lava, 2008


Illustrazioni per EDP, Sagmeister & Walsh, 2011

Illustrazioni per spot EDP, Sagmeister & Walsh, 2011

Sito web EDP, Sagmeister & Walsh, 2011

Sito web EDP, Sagmeister & Walsh, 2011

Applicazione EDP, Sagmeister & Walsh, 2011

Pagina interna catalogo EDP, Sagmeister & Walsh, 2011

Guerrilla marketing per EDP, Sagmeister & Walsh, 2011

Comunicazione per evento EDP, Sagmeister & Walsh, 2011

EDP 86


Varianti logo EDP, Sagmeister & Walsh, 2011

Varianti logo EDP, Sagmeister & Walsh, 2011

Sagmeister & Walsh 87


3.4 Formula Al contrario del sistema precedente, qui il nucleo del sistema di identità visiva risiede nelle costanti. Sia che si tratti di una griglia, di un certo tipo di linguaggio, di un insieme di regole, ecc. Una formula, che riunisce il tutto. [32] Per il Moscow Design Museum, lo studio Lava realizza un'identità visiva che si basa sui modelli del cristallo russo, un'eredità unica della storia del design russo. Le figure geometriche che vi si creano sono la base per un'identità dinamica che sarà applicata al design della mostra, ai materiali di comunicazione, al bus, ai cataloghi e così via. [33] Nel caso dell'identità visiva per la Design Society, una nuova piattaforma culturale che ha lo scopo di utilizzare il design come catalizzatore sociale attraverso importanti mostre sul passato, presente e futuro del design, allo studio Bruce Mau Design si sono ispirati dalla ricca storia della Cina e dalla sensibilità del design. «La griglia di Hanzi ha fornito un punto di partenza per la progettazione del logo dinamico, la cui struttura agisce anche come una griglia flessibile per comunicare i diversi programmi e contenuti che la Design Society ha da offrire.» [34]

32 Dynamic Identities: How to Create a Living Brand I. van Nes 2012

Per il TextielMuseum, che ospita mostre sul tessile e sul design, insieme al TextielLab che produce e sviluppa progetti tessili con designer e artisti contemporanei, lo studio Raw Color realizza un'identità visiva che si concentra sulla visualizzazione della combinazione di questi due personaggi dell'istituzione. Nel logo l'icona di base dell'istituto rappresenta la T, la M e la L che si sovrappongono. Moltiplicando le lettere vengono create diverse opacità e combinazioni di colori. Nell'icona il peso può variare sia in TM che in TL rappresentando il TextielMuseum o TextielLab. Il carattere dinamico di questo sistema consente di implementare il modello su diverse parti dell'identità ed il pattern specifico verrà applicato anche a molti elementi tessili come gli strofinacci, le sciarpe, che verranno prodotte nel TextielLab. [35]

33 www.lava.nl/projects/moscow_design_museum 34 www.brucemaudesign.com/work/design-society 35 www.rawcolor.nl/project/?id=400&type=assignment

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Autobus Moscow Design Museum, Lava, 2012

Flyer Moscow Design Museum, Lava, 2012

T-shirt e shopper Moscow Design Museum, Lava, 2012

Manifesto Moscow Design Museum, Lava, 2012

Moscow Design Museum 90


Sviluppo e varianti logo Moscow Design Museum, Lava, 2012

Lava 91


Logo Design Society, BMD, 2016

Carta intestata e busta da lettere Design Society, BMD, 2016

Applicazione logo Design Society, BMD, 2016

Brochure Design Society, BMD, 2016

Manifesti Design Society, BMD, 2016

Brochure Design Society, BMD, 2016

Design Society 92


Sito web Design Society, BMD, 2016

Grafica per conferenza Design Society, BMD, 2016

Sito web Design Society, BMD, 2016

Grafica per conferenza Design Society, BMD, 2016

Sito web Design Society, BMD, 2016

Copertina catalogo Design Society, BMD, 2016

Pagina interna catalogo Design Society, BMD, 2016

Pagina interna catalogo Design Society, BMD, 2016

Bruce Mau Design 93


Flyer TextielMuseum, Raw Color, 2013

Biglietti da visita TextielMuseum, Raw Color, 2013

Flyer TextielMuseum, Raw Color, 2013

TextielMuseum & Textillab 94


Immagine coordinata TextielMuseum, Raw Color, 2013

Tickets TextielMuseum, Raw Color, 2013

Blocco appunti TextielMuseum, Raw Color, 2013

Strofinacci e biancheria da tavola TextielMuseum, Raw Color, 2013

Raw Color 95


3.5 Personalizzate Nelle identità visive personalizzate l'obiettivo è rendere uno o più elementi aperti all'interazione, consentire al fruitore di interagire e di far parte del marchio, dandogli la possibilità di influenzarne l'aspetto visivo. La personalizzazione è il primo passo per far sì che l'identità rifletta un certo senso di comunità, creando un legame emotivo. [36] Lo studio Bruce Mau Design per l'identità visiva dalla OCAD University realizza un logo che si ispira all'iconico edificio che ospita l'università, creando dei riquadri in bianco e nero, che diventano letteralmente una finestra di visualizzazione dove ogni anno, i vincitori delle medaglie studentesche, saranno invitati a progettare un logo che andrà all'interno della struttura della finestra così da dare all'identità la possibilità di evolversi nel tempo, registrando le idee e l'estetica che ne plasmano la cultura. [37] Capital D è un'organizzazione che stimola e connette designer e aziende a collaborare. Per questa identità, Edhv mirava a incorporare un carattere open source per il logo. Ogni designer ha il suo stile e la sua esperienza, per dimostrarlo, tutti sono invitati ad aggiungere il proprio logo Capital D ad una collezione, in questo modo, l'identità mostra l'ampia varietà dei suoi membri e ospiti. [38] Nel caso del marchio per la città di Bologna, il logo vincitore del concorso Bologna City Branding, èBologna, progettato dallo studio basiq è nato con l'obiettivo di tradurre visivamente le infinite sfaccettature e le percezioni della città costruendo un sistema di scrittura che sostituisce ai grafemi dell'alfabeto dei segni astratti caratterizzanti. È stato così disegnato un alfabeto di segni geometrici, riconducibili a un immaginario storico tipicamente italiano: le forme, infatti, riprendono liberamente alcuni archetipi figurativi della città italiana e più specificatamente di Bologna, come ad esempio la cinta muraria, il mattone mosaico, la croce del gonfalone araldico cittadino, ecc. 36 - 38 Dynamic Identities: How to Create a Living Brand I. van Nes 2012 37 www.brucemaudesign.com/work/ocad-university 39 www.basiq.it/portfolio/bolognacitybranding

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Con queste forme/lettere è possibile perciò “scrivere” qualsiasi concetto riferibile alla città, includendo ogni caratteristica fisica o astratta, generale o personale, che si vuole associare a Bologna. L’apertura alla costruzione condivisa dell’identità di Bologna, nata da elementi della tradizione classica, si concretizza attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie: una piattaforma pubblica online permette, infatti, a cittadini, istituzioni, turisti e visitatori di farsi parte attiva del processo offrendo il proprio punto di vista per la costruzione di una narrazione condivisa della città. Il patrimonio di segni che si viene a creare giorno dopo giorno alimenta un archivio sempre più fedele della percezione di Bologna e dà forma all’identità visiva della città. [39]

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Vista esterna OCAD University, Toronto, Canada

Carta intestata OCAD University, BMD, 2011

Carta intestata e biglietto da visita OCAD University, BMD, 2011

Tessera studente OCAD University, BMD, 2011

Sviluppo logo OCAD University, BMD, 2011

OCAD University 98


Varianti logo OCAD University, BMD, 2011

Bruce Mau Design 99


Varianti logo Capital D, Edhv

Capital D 100


Biglietti da visita Capital D, Edhv

Carta intestata Capital D, Edhv

Edhv 101

Flyer Capital D, Edhv


Sito web èBologna, basiq, 2014

Sito web èBologna, basiq, 2014

Shopper èBologna, basiq, 2014

Shopper èBologna, basiq, 2014

Cartoline èBologna, basiq, 2014

Brochure èBologna, basiq, 2014

Manuale di immagine coordinata èBologna, basiq, 2014

Manuale di immagine coordinata èBologna, basiq, 2014

è Bologna 102


Sviluppo logo èBologna, basiq, 2014

Varianti logo èBologna, basiq, 2014

Basiq 103


3.6 Generative Nelle identità visive generative, il designer abbandona il controllo sui risultati concentrandosi unicamente sulla definizione del processo di creazione. Come input si possono sfruttare dati esterni in tempo reale, si pensi alle condizioni meteorologiche, il numero di visitatori di un museo o di un sito web, una foto, un video, qualsiasi cosa. Implementando questi dati in un sistema, l'identità può riflettere il mondo in cui vive, può adattarsi a ciò che la circonda. [40] Esempio emblematico di questa tendenza è senz’altro il lavoro di Stefan Sagmeister per la “Casa da Música”, a Porto, in Portogallo. L'iniziale desiderio di Sagmeister di progettare un'identità senza coinvolgere l'edificio si rivelò impossibile. La forma unica dell'edificio si è imposta come logo. Un apposito software utilizza i sei lati dell'edificio (nord, sud, est, ovest, alto e basso) alternativamente come logo e decide quali colori vengono utilizzati in base a delle immagini dei musicisti o dei compositori che prendono parte agli spettacoli. La forma caratteristica dell'edificio aiuta a riconoscere il logo indipendentemente da quale lato viene visualizzato su un supporto scelto. [41] Per la penisola di Nordkyn, in Norvegia, i due comuni che la compongono hanno sviluppato una strategia di marketing congiunta per i loro investimenti nel turismo, "Visit Nordkyn". L'identità visiva, realizzata dallo studio Neue, si basa su due ingredienti principali: il payoff "Where nature rules" e le statistiche meteorologiche del Norwegian Meteorological Institute. Un feed di statistiche meteorologiche influisce sul logo, causandone il cambiamento quando cambia la direzione del vento o la temperatura. Sul sito web, il logo si aggiorna ogni cinque minuti. Neue ha sviluppato un logo generator in cui si può scaricare il proprio logo in base alle condizioni meteorologiche esatte di quel particolare momento. [42]

40 - 42 Dynamic Identities: How to Create a Living Brand I. van Nes 2012 41 www.sagmeisterwalsh.com/work/all/casa-da-musica 43 www.pentagram.com/work/graphcore-hardware/story

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Fondata nel 2016, Graphcore è una start-up tecnologica incentrata sul machine learning, per la realizzazione dell'identità visiva, lo studio Pentagram ha sviluppato un generatore di forme che consente al team interno di Graphcore di creare infinite soluzioni per i contenuti grafici della comunicazione istituzionale e del merchandising. Il generatore è parzialmente casuale ma consente anche di impostare determinati parametri che permetteranno di gestire l'output. Inoltre Pentagram ha collaborato con l'agenzia di design Map per realizzare le componenti che andranno a comporre le unità di elaborazione intelligente (IPU) prodotte da Graphcore. In questa collaborazione «Map ha tradotto il carattere dinamico e il generatore di modelli dinamici dell'identità in un sistema di pannelli altamente personalizzabile, che è stato portato alla vita attraverso la creazione di oltre 50 piastrelle in plastica stampate a iniezione. Nove di queste tessere vengono applicate a ciascuna IPU Graphcore, consentendo più di 1000 combinazioni univoche e fornendo a ogni carta una propria identità distinta.» [43]

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Vista esterna de la Casa da Música, Porto, Portogallo

Varianti logo Casa da Música, Sagmeister & Walsh, 2007

Carta intestata e biglietti da visita, Sagmeister & Walsh, 2007

Varianti logo Casa da Música, Sagmeister & Walsh, 2007

Varianti logo Casa da Música, Sagmeister & Walsh, 2007

Casa da Música 106


Generatore logo Casa da Música, Sagmeister & Walsh, 2007

Generatore logo Casa da Música, Sagmeister & Walsh, 2007

Manifesto Casa da Música, Sagmeister & Walsh, 2007

Manifesto Casa da Música, Sagmeister & Walsh, 2007

Copertina catalogo Casa da Música, Sagmeister & Walsh, 2007

Copertina catalogo Casa da Música, Sagmeister & Walsh, 2007

Pagina interna catalogo Casa da Música, Sagmeister & Walsh, 2007

Pagina interna catalogo Casa da Música, Sagmeister & Walsh, 2007

Sagmeister & Walsh 107


Sviluppo logo Nordkyn, Neue, 2010

Campagna pubblicitaria Nordkyn, Neue, 2010

Manifesto Nordkyn, Neue, 2010

Carta intestata, busta da lettera e biglietti da visita Nordkyn, Neue, 2010

T-shirt Nordkyn, Neue, 2010

Visit Nordkyn 108


Varianti logo Nordkyn, Neue, 2010

Neue 109


Marchio Graphcore, Pentagram, 2016

Logotipo Graphcore, Pentagram, 2016

T-shirt Graphcore, Pentagram, 2016

Generatore di forme Quadtree, Pentagram, 2016

Biglietti da visita Graphcore, Pentagram, 2016

Graphcore 110


Applicazione Logotipo Graphcore, Pentagram, 2016

Packaging IPU Graphcore, Pentagram, 2018

IPU Graphcore, Pentagram, 2018

IPU Graphcore, Pentagram, 2018

IPU Graphcore, Pentagram, 2018

Pentagram 111


4 Progetto

«Ripensare il marchio in termini di processo porta la progettazione grafica ad assumere un approccio sostanzialmente genetico. [...] La comunanza delle istanze è data dall’esistenza di una genesi comune.» S. Caprioli, P. Corraini Manuale di immagine non coordinata, 2008


4.1 Processing Programmare il codice genetico di un progetto generativo avvalendosi delle tecnologie informatiche, richiede l'utilizzo di un linguaggio di programmazione e di un ambiente di sviluppo in cui scrivere, provare e compilare tale codice. Esiste una varietà incredibile di software e ambienti di sviluppo, per lo più open-source come: Processing, openFrameworks, vvvv ecc. I pionieri di questi software sono stati gli artisti visivi e gli interaction designers, che già da tempo hanno trovato nella programmazione le funzionalità di cui hanno bisogno per esprimere al meglio le loro idee. Oggi questi strumenti sono noti anche a chi si occupa meno di arte, ma maggiormente di progetti produttivi, commerciali. Oggi chi si occupa di data visualization e di information design utilizza regolarmente l'automaticità offerta dalle tecnologie informatiche per sviluppare i propri progetti. Il software scelto per la realizzazione del progetto è Processing [44] un software open-source basato su Java, per lo sketching e la progettazione di progetti generativi, fatto per artisti visivi, graphic designers, interaction designers che intendono creare immagini, animazioni e progetti interattivi. È stato creato da Casey Reas e Ben Fry, due studenti del MIT Media Lab allievi di John Maeda, per fungere da tool per l'insegnamento dei rudimenti della programmazione in java. Attualmente esiste una vasta comunità di artisti e designers che utilizzano Processing per i propri progetti, ne seguono le evoluzioni, ne denunciano i bug, e lavorano per portarlo a livelli di completezza sempre più alti. Processing è disponibile per tutti i principali sistemi operativi e si basa sul concetto di "sketch". Uno sketch è un insieme di righe di codice che identificano un programma. Ogni sketch è composto essenzialmente da due parti: ■ la funzione setup(); ■ la funzione draw();

44 www.processing.org 45 www.hypeframework.com

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Nella prima parte, costituita dalla funzione setup, il progettista colloca tutta quella parte del codice che vuole eseguire una sola volta. Non a caso è chiamata setup, proprio perché è l'area in cui si gettano le basi del programma, si inizializzano oggetti e variabili, si scelgono le dimensioni dello sketch e così via. Nella funzione draw si vanno invece a collocare le linee di codice che costituiranno il loop del programma, ovvero quelle parti che verranno eseguite ciclicamente quando il programma verrà eseguito. Processing è in grado di interagire con files esterni come fonts, database, video, musica, immagini, SVG, e tanto altro. È possibile inoltre estendere le funzionalità di base del software, utilizzando delle librerie esterne. Una libreria non è altro che un insieme di classi, funzioni e variabili pensate e progettate con il preciso scopo di semplificare l’esecuzione di determinate operazioni. Per la realizzazione del progetto verrà usata una di queste librerie chiamata "the HYPE Framework" [45], realizzata da Branden Hall e Joshua Davis, che ha lo scopo di consentire ai creativi di sperimentare di più ed in modo più semplice, donandogli la possibilità di creare dei progetti davvero interessanti.

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4.2 Processing Community Day Nel primo Processing Community Day (PCD), organizzato da Taeyoon Choi e la Processing Foundation nel 2017, presso il MIT Media Lab, sono stati riuniti i membri della comunità del creative coding di tutta la costa orientale degli Stati Uniti per incontrarsi di persona, condividere ciò su cui stanno lavorando, per imparare e collaborare. «Un obiettivo dei Processing Community Day è far si che imparare a programmare e fare lavori creativi con il codice sia sempre più accessibile a diversi tipi di comunità, in particolare a quelle che potrebbero non avere accesso a questi strumenti e risorse.» [46] Da qui nasce il Processing Community Day Worldwide, un giorno scelto tra il 15 gennaio e il 15 febbraio per celebrare arte, codice e diversità in tutto il mondo. L’evento propone una giornata di introduzione alla programmazione attraverso il software processing. L’attività è mirata a sensibilizzare e divulgare il creative coding attraverso dei talk e un laboratorio pratico nel quale ai partecipanti saranno trasmesse le basi di informatica e di creative coding finalizzate alla realizzazione di un prototipo. Per comunicare al meglio le caratteristiche di questo evento, ho scelto di creare un'identità visiva dinamica dove, la parte statica, sarà rappresentata dalla palette dei colori, dalla forma del marchio e della posizione del logotipo in relazione a quest'ultimo. Per la parte dinamica, il marchio, diventerà un contenitore pronto ad ospitare le opere dei vari artisti che realizzano i propri lavori tramite Processing. Chiunque avrà la possibilità di personalizzarlo, caricando sul web la propria opera che verrà poi pescata casualmente da un database che sarà costantemente aggiornato dalla community, in modo da coinvolgerla. Un'identità che si evolverà nel tempo, con lo scopo di mostrare e tenere traccia dell'evoluzione del creative coding e della varietà di realizzazioni offerte dal software. Le immagini presenti nel database potranno poi essere filtrate per data, per autore, per colore o per provenienza geografica per garantire un maggior controllo dell'identità visiva.

46 day.processing.org

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La parte grafica sarà realizzata tramite un apposito algoritmo generativo che, variando nella rotazione e nella dimensione di determinati elementi grafici su una griglia, anch'essa variabile, garantirà un'illimitata quantità di soluzioni grafiche, pur mantenendo una forte riconoscibilità. Dato che l'evento potrà svolgersi in ogni parte del mondo, per differenziarsi, ogni nazione potrà usare una diversa palette di colori.

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Void setup() { size(1000, 1000); noStroke(); fill(0); background(255); pushMatrix(); translate(100,250); beginShape(); vertex(0,0); vertex(100,50); vertex(0,400); endShape(CLOSE); bezier(0,0,200,0,200,200,0,200); popMatrix(); pushMatrix(); translate(400,250); bezier(0,0,-200,0,-200,200,0,200); popMatrix(); pushMatrix(); translate(550,250); beginShape(); vertex(0,0); vertex(-50,100); vertex(0,-200); endShape(CLOSE); bezier(0,0,-200,0,-200,200,0,200); popMatrix(); }

Algoritmo che genera il marchio Processing

Processing Community Day 118


Marchio Processing Community Day

119


Varianti logo Processing Community Day

Processing Community Day 120


let img; let imgMask; let n = 40; function preload() { n=int(random(n)); logotipo = loadImage('data/pcd_logotipo.png'); img = loadImage('data/' + n + '.jpg'); imgMask = loadImage('data/pcd.png'); } function setup() { createCanvas(512, 512); imageMode(CENTER); } function draw() { background(255); img.mask(imgMask); image(img, width / 2, height / 2); image(logotipo, width / 2, height / 2); } function keyTyped() { if (key === 's') { save('LogoPCD.jpg'); } }

Algoritmo che crea ad ogni aggiornamento dalla pagina web un nuovo marchio P5.js

121


Source Code Pro Font istituzionale

R 66 G 28 B 69

R 110 G 26 B 78

R 157 G 46 B 68

R 158 G 67 B 56

R 235 G 93 B 64

C 80 M 100 Y 40 K 20

C 55 M 100 Y 35 K 30

C 25 M 90 Y 55 K 25

C 30 M 80 Y 75 K 20

C 0 M 75 Y 75 K 0

# 4f2454

# 6e1a4e

# b94d42

# 9e4338

# eb5d40 Palette colori

Processing Community Day 122


Elementi grafici

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HDrawablePool pool, sfondo; HColorPool colors; void setup(){ size(2500,1300); H.init(this).background(#000000); smooth(); colors = new HColorPool() .add(#4f2454,4) .add(#6e1a4e,4) .add(#b94d42,4) .add(#9e4338,4) .add(#eb5d40,9) ; pool = new HDrawablePool(325); pool.autoAddToStage() .add(new HShape("svg1.svg")) .add(new HShape("svg2.svg")) .add(new HShape("svg3.svg")) .add(new HShape("svg4.svg")) .add(new HShape("svg5.svg")) .add(new HShape("svg6.svg")) .add(new HShape("logoPCD.svg")) .layout( new HGridLayout() .startX(50) .startY(50) .spacing(100,100) .cols(25) ) .onCreate( new HCallback() { public void run(Object obj) { HShape d = (HShape) obj; d .enableStyle(false) .noStroke() .fill( colors.getColor(), 180 ) .anchorAt(H.CENTER) .rotate( (int)random(2) * 90 ) .size( 50 + ( (int)random(1) * 50 )) ; } } ) .requestAll() ; } void draw(){ H.drawStage(); }

Algoritmo che genera i visual Processing / HYPE

Processing Community Day 124


Varianti generate dall'algoritmo

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Varianti generate dall'algoritmo

Processing Community Day 126


HDrawablePool pool, sfondo; HColorPool colors; void setup(){ size(2500,1300); H.init(this).background(#000000); smooth(); colors = new HColorPool() .add(#4f2454,4) .add(#6e1a4e,4) .add(#b94d42,4) .add(#9e4338,4) .add(#eb5d40,9) ; pool = new HDrawablePool(325); pool.autoAddToStage() .add(new HShape("svg1.svg")) .add(new HShape("svg2.svg")) .add(new HShape("svg3.svg")) .add(new HShape("svg4.svg")) .add(new HShape("svg5.svg")) .add(new HShape("svg6.svg")) .add(new HShape("logoPCD.svg")) .layout( new HGridLayout() .startX(50) .startY(50) .spacing(100,100) .cols(25) ) .onCreate( new HCallback() { public void run(Object obj) { HShape d = (HShape) obj; d .enableStyle(false) .noStroke() .fill( colors.getColor(), 180 ) .anchorAt(H.CENTER) .rotate( (int)random(2) * 90 ) .size( 50 + ( (int)random(2) * 50 )) ; } } ) .requestAll() ; } void draw(){ H.drawStage(); }

Algoritmo che genera i visual Processing / HYPE

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HDrawablePool pool, sfondo; HColorPool colors; void setup(){ size(5000,2600); H.init(this).background(#000000); smooth(); colors = new HColorPool() .add(#4f2454,4) .add(#6e1a4e,4) .add(#b94d42,4) .add(#9e4338,4) .add(#eb5d40,9) ; pool = new HDrawablePool(195); pool.autoAddToStage() .add(new HShape("svg1.svg")) .add(new HShape("svg2.svg")) .add(new HShape("svg3.svg")) .add(new HShape("svg4.svg")) .add(new HShape("svg5.svg")) .add(new HShape("svg6.svg")) .add(new HShape("logoPCD.svg")) .layout( new HGridLayout() .startX(100) .startY(100) .spacing(200,200) .cols(30) ) .onCreate( new HCallback() { public void run(Object obj) { HShape d = (HShape) obj; d .enableStyle(false) .noStroke() .fill( colors.getColor(), 180 ) .anchorAt(H.CENTER) .rotate( (int)random(2) * 90 ) .size( 50 + ( (int)random(4) * 50 )) ; } } ) .requestAll() ; } void draw(){ H.drawStage(); }

Algoritmo che genera i visual Processing / HYPE

Processing Community Day 128


Varianti generate dall'algoritmo

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Varianti generate dall'algoritmo

Processing Community Day 130


HDrawablePool pool, sfondo; HColorPool colors; void setup(){ size(10000,5200); H.init(this).background(#000000); smooth(); colors = new HColorPool() .add(#4f2454,4) .add(#6e1a4e,4) .add(#b94d42,4) .add(#9e4338,4) .add(#eb5d40,9) ; pool = new HDrawablePool(195); pool.autoAddToStage() .add(new HShape("svg1.svg")) .add(new HShape("svg2.svg")) .add(new HShape("svg3.svg")) .add(new HShape("svg4.svg")) .add(new HShape("svg5.svg")) .add(new HShape("svg6.svg")) .add(new HShape("logoPCD.svg")) .layout( new HGridLayout() .startX(200) .startY(200) .spacing(400,400) .cols(30) ) .onCreate( new HCallback() { public void run(Object obj) { HShape d = (HShape) obj; d .enableStyle(false) .noStroke() .fill( colors.getColor(), 180 ) .anchorAt(H.CENTER) .rotate( (int)random(2) * 90 ) .size( 50 + ( (int)random(8) * 50 )) ; } } ) .requestAll() ; } void draw(){ H.drawStage(); }

Algoritmo che genera i visual Processing / HYPE

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Foglio A4 Processing Community Day

Agenda Processing Community Day

Varianti biglietto da visita Processing Community Day

Processing Community Day 132


Bracciale partecipanti Processing Community Day

Laccio Processing Community Day

Banner 130x300 cm Processing Community Day

Pass per lo staff Processing Community Day

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Tazze Processing Community Day


Varianti cartolina Processing Community Day

Ticket Processing Community Day

Processing Community Day 134


T-shirt Processing Community Day

Shopper Processing Community Day

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Processing Community Day 136


Varianti manifesto con e senza programma 70x100 cm Processing Community Day

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Processing Community Day 138


Varianti manifesto con diverse palette colori 70x100 cm Processing Community Day

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import ddf.minim.*; import ddf.minim.analysis.*; Minim minim; AudioPlayer myAudio; FFT myAudioFFT; int myAudioRange = 11; int myAudioMax = 100; float myAudioAmp = 40.0; float myAudioIndex = 0.2; float myAudioIndexAmp = myAudioIndex; float myAudioIndexStep = 0.35; float[] myAudioData = new float[myAudioRange]; HDrawablePool pool; int poolCols = 12; int poolRows = 18; void setup() { size(700, 1000, P3D); H.init(this).background(#000000).use3D(true).autoClear(true); minim = new Minim(this); myAudio = minim.loadFile("bensound-dubstep.mp3"); myAudio.loop(); myAudioFFT = new FFT(myAudio.bufferSize(), myAudio.sampleRate()); myAudioFFT.linAverages(myAudioRange); pool = new HDrawablePool(poolCols*poolRows); pool.autoAddToStage() .add(new HShape("svg1.svg")) .add(new HShape("svg2.svg")) .add(new HShape("svg3.svg")) .add(new HShape("svg4.svg")) .add(new HShape("svg5.svg")) .add(new HShape("svg6.svg"),6) .add(new HShape("svg7.svg")) .layout (new HGridLayout().startX(50).startY(75).spacing(50, 50).cols(poolCols)) .onCreate ( new HCallback() { public void run(Object obj) { int ranIndex = (int)random(myAudioRange); HShape d = (HShape) obj; d.enableStyle(false).noStroke().width(25).height(25).extras( new HBundle().num("i", ranIndex) ); } } ) .requestAll() ; } void draw() { myAudioFFT.forward(myAudio.mix); myAudioDataUpdate(); lightSpecular(66, 28, 69); pointLight(235, 93, 64, width/2, height/2, 200); H.drawStage(); for (HDrawable d : pool) { HBundle tempExtra = d.extras(); int i = (int)tempExtra.num("i"); int fftZ = (int)map(myAudioData[i], 0, myAudioMax, -900, 100); int fftFillColor = (int)map(myAudioData[i], 0, myAudioMax, 0, 255); d.z(fftZ).fill(fftFillColor, 255); } } void myAudioDataUpdate() { for (int i = 0; i < myAudioRange; ++i) { float tempIndexAvg = (myAudioFFT.getAvg(i) * myAudioAmp) * myAudioIndexAmp; float tempIndexCon = constrain(tempIndexAvg, 0, myAudioMax); myAudioData[i] = tempIndexCon; myAudioIndexAmp+=myAudioIndexStep; } myAudioIndexAmp = myAudioIndex; } Algoritmo che anima gli elementi grafici in base alla musica riprodotta Processing / HYPE

Processing Community Day 140


Il video si attiva tramite l'utilizzo della realtĂ aumentata inquadrando l'immagine

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Conclusione Il campo delle identità visive dinamiche ha un potenziale enorme ed i rapidi miglioramenti e gli sviluppi tecnologici, richiedono un dibattito consapevole sulle identità dinamiche, considerando i marchi come organismi viventi, sia nei mercati che nei rapporti con i consumatori. La prerogativa di un'identità visiva, statica o dinamica, è quella di mantenere la propria riconoscibilità e di poter essere associata immediatamente ad una determinata marca o prodotto. Come abbiamo visto, per le identità visive dinamiche, non bisogna riproporre il marchio sempre uguale in tutti i suoi elementi per essere riconoscibili. Bisogna essere coerenti nel processo che lo genera, nei valori che vengono trasmessi, che servono a garantire un'esperienza positiva della fruizione del marchio per il consumatore in qualsiasi punto di contatto. Un sistema di identità visiva dinamica, rende possibile una tipologia di comunicazione ed un'interazione diversa con il proprio pubblico. Il vantaggio principale è lo spazio che fornisce per esprimersi in modo creativo. Possono entrare nel progetto ed essere gestite, variabili come il "tempo" o il "caos", che un sistema statico non riuscirebbe a sostenere. Consente di relazionarsi e di rendere partecipe il proprio pubblico, adattando facilmente le risorse di progettazione a touchpoint e media, migliorando la qualità del design con l'aiuto delle nuove tecnologie... Norme o linee guida rigide non sono più rilevanti, il nostro compito ora è quello di fornire i confini grezzi per un'identità, ma anche di consentire di giocare all'interno di questi limiti, di espanderli e ridimensionarli senza problemi se e quando necessario. Se un'identità di marca è definita come vivente, prospera ed in evoluzione, il sistema di progettazione risultante tenderà ad incorporare le stesse caratteristiche. Le tecnologie evolvono, i consumatori cambiano ed il progettista ha sempre nuovi strumenti, nuove possibilità.

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Bibliografia Corporate Image. Un secolo d’immagine coordinata dall’AEG alla Nike V. Pasca, D. Russo, 2011 (prima ed. 2005) Critica portatile al visual design: da Gutenberg ai social network R. Falcinelli, 2014 Dal marchio alla brand image G. Iliprand, G. Lorenzi, J. Pavesi, 2005 Disegno industriale: un riesame T. Maldonado, 2001 Dynamic Identities: How to Create a Living Brand I. van Nes, 2012 Dynamic Identities in Cultural and Puclic Contexts U. Felsing, 2009 Identità dinamica. Tra metodo e pensiero laterale A. Barbato, D. Barbato, A. Stefanoni, 2015 Il potere del brand. Graphic design tra identità e comunicazione S. Cerri, 2018 Intervista sull'identità Z. Bauman, 2013 La comunicazione dei beni culturali: il progetto dell'identità visiva di musei, siti archeologici, luoghi della cultura C. Ferrara, 2007 Linea Grafica n. 6 A. Colonnetti, 1987

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Logograma. Logo design for dynamic identities W. Shaoqiang, 2015 Manuale di immagine non coordinata S. Caprioli, P. Corraini, 2008 Meggs' History of Graphic Design P. B. Meggs, 2005 ModernitĂ liquida Z. Bauman, 2015 Progetto grafico n. 9 C. Chiappini intervista G. Anceschi, 2006 Storia del design grafico D. Baroni, M. Vitta, 2003

Alcune delle informazioni per i progetti dello studio Bruce Mau Design, derivano da un'intervista personale con il CEO, Hunter Tura, che ringrazio ancora per la disponibilitĂ .

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Sitografia L'accesso alle risorse è stato effettuato tra il 2018 ed il 2019 www.bpando.org/2014/04/14/brand-identity-vitenparken Richard Baird, 2014 www.basiq.it/portfolio/bolognacitybranding www.brucemaudesign.com/work/design-society www.brucemaudesign.com/work/know-canada www.brucemaudesign.com/work/ocad-university day.processing.org www.lava.nl/projects/IDTV www.lava.nl/projects/impakt-festival-2008 www.lava.nl/projects/moscow_design_museum www.pentagram.com/work/graphcore-hardware/story www.pentagram.com/work/philadelphia-museum-of-art/story www.rawcolor.nl/project/?id=400&type=assignment www.sagmeisterwalsh.com/work/all/casa-da-musica www.sagmeisterwalsh.com/work/all/edp www.smithrais.com/work/graphic-direction www.wolffolins.com/case-studies/aol

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Profile for andrea.veramonti

Identità dinamiche. Una proposta progettuale.  

Sempre di più, i progettisti grafici, sentono il bisogno di utilizzare linguaggi visivi più fluidi ed espressivi invece della solita e stati...

Identità dinamiche. Una proposta progettuale.  

Sempre di più, i progettisti grafici, sentono il bisogno di utilizzare linguaggi visivi più fluidi ed espressivi invece della solita e stati...

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