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n. 35 gennaio-aprile 2012, anno XII - Aut. Tribunale Bologna n. 7071 del 05/12/2000 - Sped. a.p. 45% art. 2 comma 20/b legge 662/96 Poste Italiane Dir. Comm. Imprese E/R Spedizione riservata ai soli abbonati - non acquistabile in edicola - In caso di mancata consegna, restituire all’editore che si impegna a pagare la relativa tassa c/o CMP di Bologna - Contiene I.P.

LA DOMUS MEDICA DEL TERZO MILLENNIO periodico di informazione scientifica a diffusione mirata

MEDICO

L’AMBULATORIO

n u m e r o

T R E N TA C I N Q U E

Collegio delle Società Italiane di Medicina Estetica Modelli di Consenso Informato La Scleroterapia delle teleangectasie degli arti inferiori Non c’è macchia che tenga a Dermamelan®

A Bologna per la diagnostica internazionale (e non solo)


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LA DOMUS MEDICA DEL TERZO MILLENNIO periodico di informazione scientifica a diffusione mirata

L’AMBULATORIO

MEDICO

Autorizzazione Tribunale di Bologna n. 7071 del 05/12/2000 Direttore responsabile: Marco Montanari Coordinamento scientifico: Bitelli Piera, Carrari Bruno Giacomo, Cavezzi Attilio, Ceccarelli Maurizio, De Padova Maria Pia, Di Donato Crescenzo, Frullini Alessandro, Fundarò Piero, Gennai Alessandro, Izzo Giuseppe Maria, Lucchini Giacomo, Paolini Franco, Pelliccia Roberto, Priori Maurizio, Rigo Clara, Russo Rosalba, Tessari Lorenzo, Tomasoni Andrea.

NUMERO 35 GNNAIO - APRILE 12 ANNO XII

SOMMARIO

ARTICOLI

PAGINA

Non c’è macchia che tenga a Dermamelan®

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Alla ricerca della naturalezza: le labbra che le donne vogliono

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EPV: (ElettroPorazione Vaginale) novità assoluta di marchio italiano in campo estetico/ginecologico

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Destrutturazioni ipovolumetriche del viso (DI)

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Tecnologia elōs™: dieci anni di continua evoluzione

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Nuove prospettive con il fotoneedling

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La Scleroterapia delle teleangectasie degli arti inferiori

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Sistema Laser a diodi ad alta velocità: LightSheer® Duet™

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Polinucleotidi e acido jaluronico nei programmi di ringiovanimento cutaneo

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È vietata la riproduzione, totale o parziale, di ogni contenuto di questa pubblicazione senza esplicita autorizzazione dell’editore. Tutti i punti di vista espressi in questo periodico sono quelli dei rispettivi autori e non riflettono necessariamente quelli delle imprese alle quali appartengono, dell’editore e delle istituzioni. Nulla intende rappresentare un consiglio o una raccomandazione su cure e metodiche; l’editore non da garanzie sui protocolli terapeutici citati e non riconosce alcuna responsabilità su eventuali danneggiamenti causati da nozioni riportate sulla rivista. La rivista è spedita in abbonamento postale. I dati anagrafici dei soggetti interessati alla spedizione della presente rivista provengono da elenchi pubblici e vengono trattati in conformità a quanto previsto dal “Codice Privacy” (Digs. 196/2003). Le finalità del trattamento riguardano la spedizione in abbonamento postale della presente rivista, di altre pubblicazioni, invio di cataloghi ed eventuali altre comunicazioni inerenti le attività promosse dal titolare del trattamento. L’interessato può in qualsiasi momento richiedere informazione sul trattamento dei propri dati, ottenere modifiche od opporsi in tutto o in parte, facendone richiesta via fax, lettera o e-mail, al titolare del trattamento. II titolare del trattamento è VALET S.r.l. - Via dei Fomaciai, 29/b 40129 Bologna (BO). Alla data della presente pubblicazione, il Responsabile del trattamento è il Sig. Daniele Morini. L’informativa integrale, completa di finalità, modalità del trattamento, diritti dell’interessato e soggetti a cui potrebbero essere comunicati i dati, è consultabile sul sito www.valet.it alla sezione Privacy.

La rivoluzione americana

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Alimentazione: il giusto sapere per meglio fare

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Il fotoringiovanimento con IPL

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Il programma dietetico globale

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Traumatologia sportiva

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Attività motoria in acqua

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Diffusione Nazionale:

RUBRICHE e SPECIALI

Hanno collaborato: Alessandrini Andrea, Amore Roberto, Bitelli Piera, Cangelosi Daniela, Cavallini Maurizio, Fossati Luigi, Frullini Alessandro, Iacoponi Fabio, Ingallina Fabio, Lerro Federica, Marcozzi SImona, Maugeri Roberto, Maullu Giorgio, Molinari Paola, Montanari Marco, Novelli Raoul, Papagni Mauro, Priori Maurizio, Pulvirenti Antonio, Romagnoli Marina, Russo Raffaele, Sciuto Debora, Sparios Cornelia, Terracol Gilles, Vasilescu Gabriela. S. Segreteria di redazione: VALET S.r.l. Via dei Fornaciai 29/b - 40129 Bologna Tel. 051.63.88.334 - Fax 051.32.68.40 - edizioni@valet.it - www.valet.it Immagine & comunicazione: Elisa Fantini - elisa@valet.it Realizzazione grafica: Matteo Nuti - immagine@valet.it Stampa: Litoservice S.r.l.

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Notte prima degli esami

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Collegio delle Società Italiane di Medicina Estetica - Modelli di Consenso Informato

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A Bologna per la diagnostica internazionale (e non solo)

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Flebologia senza forntiere

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Verso il Congresso... La scienza esatta

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Tutti pazzi per il SIES Day

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La nostra Africa

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di Antonio Pulvirenti Specialista in Geriatria e Medicina Estetica - Catania Debora Sciuto Specialista in Dermatologia - Catania e Fabio Ingallina Specialista in Chirurgia Plastica - Catania

inalmente in Italia il DermameF lan per il trattamento non invasivo del melasma e delle iperpig®

mentazione di origine melanica. La melanogenesi è il meccanismo combinato di fattori fisici, biochimici e morfologici della pelle per proteggersi contro l’azione delle radiazioni solari. La materia prima per produrre la melanina è un aminoacido chiamato tirosina, che si lega ai melanosomi per un processo di diffusione. La funzione del melanocito è quella di produrre melanina. Ricordiamo che la melanogenesi è suddivisa in questi stadi: da Tirosina diventa DOPA (diidroxifenilalanina) per mezzo della tirosinasi, da DOPA diventa DOPACHINONE, sempre per azione della tirosinasi e infine da DOPACHINONE diventa EUMELANINA E FEOMELANINA per mezzo dell’ossidazione e ciclizzazione, questo ovviamente dipendendo dalla razza, dalle caratteristiche genetiche e dalla topografia del

Non c’è macchia che tenga A DERMAMELAN® La formulazione cosmetica di Dermamelan® Mask e Dermamelan® TX agisce a diversi stati evolutivi della melanogenesi, con l’obbiettivo di ottenere un effetto sinergico. Sulla base di queste considerazioni è stato condotto uno studio su un gruppo di 200 pazienti di sesso femminile affette da melasma, per valutare l’efficacia e la sicurezza di questo nuovo trattamento corpo. I melanociti sintetizzano simultaneamente i due tipi di melanina. Una volta sintetizzata la melanina dentro i melanosomi, questi vengono esportati attraverso le ramificazioni dai melanociti ai cheratinociti. Nei cheratinociti si rompe la membrana dei melanosomi e la melanina si distribuisce dentro queste cellule proteggendo il DNA cellulare dalla radiazione ultravioletta. I cheratinociti esplicano un processo continuo di differenziazione e di emigrazione per la differente capacità dell’epidermide a legarsi allo strato corneo e che termina nella trasformazione in corneociti, cellulle cheratinizzate che contengono melanina e che formano lo strato corneo. Con all’incirca un melanocita ogni nove cheratinociti, in questo strato ogni melanocita fornisce pigmento per circa 36/40 cheratinociti. La formulazione cosmetica di Dermamelan® Mask e Dermamelan® TX agisce a diversi stati evolutivi

della melanogenesi, con l’obbiettivo di ottenere un effetto sinergico. La nostra esperienza sull’utilizzo di questa metodica è stata rivol-

Melasma e iperpigmentazione reattiva a sbiancamento con TCA. 1 seduta di 8 ore e mantenimento domiciliare 2 volte al dì per 1 mese 5

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Il trattamento con Dermamelan® si sviluppa seguendo due fasi: 1) in ambulatorio: La procedura non produce nessun tipo di dolore o di fastidio e contempla le fasi seguenti: a) pulizia della pelle; b) applicazione della soluzione sgrassante; c) applicazione della maschera di Dermamelan® (in base al fototipo e alla gravità del melasma viene tenuta da 8 a 12 ore). 2) a casa dal paziente stesso. Fase di mantenimento con applicazione domiciliare di Dermamelan® crema di mantenimento. Il trattamento

Melasma e iperpigmentazione a spot. Dermamelan® TX 6 ore e mantenimento domiciliare per i primi 10 gg mattina e sera, dopo 1 sola applicazione serale

ta al trattamento del melasma. Il melasma è una ipermelanosi acquisita a ezilogia multifattoriale caratterizzata da chiazze di colore grigio-marrone che interessa le zone fotoesposte e che si manifesta prevalentemente sul volto. Sulla base di queste considerazioni è stato condotto uno studio su un gruppo di 200 pazienti di sesso femminile affette da melasma, per valutare l’efficacia e la sicurezza di questo nuovo trattamento.

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Dal gennaio 2007 al Dicembre 2011 sono state sottoposte al trattamento 200 pazienti di sesso femminile con età compresa tra 20 e 65 anni (età media 42,5) affette da melasma del volto. Tutte le pazienti hanno sottoscritto il consenso informato prima di essere sottoposte al trattamento. Per l’inquadramento nosografico del melasma è stato utilizzato il sistema Visia Canfield con sistema di analisi ultravioletta, che ha permesso di classificare il melasma in “profondo” e “superficiale”. Con tale sistema è stato possibile monitorare attraverso follow clinico il risultato ottenuto. Ciascuna paziente ha ben tollerato il trattamento e non si sono verficati effetti collaterali. In alcune pazienti si è reso necessario rimodulare il trattamento domiciliare di mantenimento per l’insorgenza di forte irritazione, prontamente regredita con l’applicazione di cosmetica riequilibrante (Hydra vital factor k). Si è potuto osservare un progressivo e costante miglioramento delle lesioni con evidente diminuzione della componente pigmentaria a partire da 15 giorni dopo il trattamento. Il trattamento raggiunge la sua massima efficacia su pa-

Melasma dermico in pz. trattato con estroprogestinici. Uso di Dermamelan® TX per 10 ore, mantenimento domiciliare mattina e sera per 1 mese, dopo solo applicazione serale di Dermamelan®

zienti che soffrono di melasma e cloasma con pelle grassa o mista di fototipo II/IV. Gli effetti del trattamento in questo tipo di pazienti sono spettacolari, tanto che la macchia sparisce nel giro di una settimana, mentre gli effetti secondari sono rappresentati da piccoli eritemi e leggera esfoliazione. Si osserva una regolazione della secrezione sebacea e la pelle appare luminosa, ringiovanita e senza macchie in appena 10/15 giorni. Conclusioni

Possiamo tranquillamente affermare che ci troviamo di fronte a un trattamento rivoluzionario di facile utilizzo, che in maniera semplice ed efficace costituisce il gold standard nel trattamento del melasma. Inoltre tale procedimento di sbiacamento professionale permette di ottenere anche un miglioramento della texture cutanea con aumento della luminosità della pelle. A ciò si aggiunge che questa innovativa metodica è praticabile in qualsiasi periodo dell’anno, è compatibile con tutti i tipi di pelle e permette l’abbronzatura senza che ricompaia la macchia. ✘


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Ricerca e Sviluppo Q-MED con la consulenza di Marina Romagnoli Dermatologo Plastico, Direttore del U.O. di Dermatologia e Laserchirurgia dell’Istituto Biomedical - Genova

e donne desiderano sempre più valorizzare (non “modificaL re”) la propria immagine e in fatto

di labbra, alla cui cura secondo le statistiche dedica attenzione la quasi totalità (l’80%), aspirano ad averle dall’aspetto giovane, fresco e curato, ma non ritoccate in modo evidente. “Purtroppo, a causa della mancanza dello strato corneo del vermiglio che ne accelera la disidratazione e la perdita di elasticità, le labbra sono le prime a registrare il passaggio del tempo” dice Marina Romagnoli, dermatologo plastico a Genova. “Con l’aging, il volume, la forma e il turgore si modificano. Le labbra si assottigliano, perdono la definizione dei contorni e la loro morbidezza, assumono un aspetto disidratato e rugoso. Ma ci sono anche inestetismi che non dipendono dall’età: è il caso di labbra costituzionalmente troppo sottili, poco disegnate, asimmetriche, che la medicina estetica può correggere e migliorare nettamente, rispettando le proporzioni e l’armonia dell’intero viso”. Come intervenire per ottenere una buona estetica delle labbra? “La conoscenza dell’anatomia e il rispetto delle caratteristiche proprie del labbro sono fondamentali per ottenere un risultato che sia il più possibile naturale, in armonia con il viso e senza il detestato ‘effetto canotto’”.

Alla ricerca della naturalezza: LE LABBRA CHE LE DONNE VOGLIONO Basta ritocchi di bellezza che alterano i lineamenti e che rendono le facce omologate in modo artefatto. Oggi le donne chiedono meno ritocchi e più cura. Soprattutto se parliamo di labbra Anatomia delle labbra

Le labbra sono due pieghe cutaneo-mucose che ricoprono le arcate gengivo-dentali. In ciascun labbro (superiore e inferiore) le superfici sono due: una esterna (cutanea), l’altra interna (mucosa). Nell’infiltrazione di un filler viene interessata la superficie interna (o mucosa) e il margine libero (vermiglio o semimucosa). La mucosa interna e il vermiglio sono rivestiti da un epitelio di rivestimento che ricorda quello dell’epidermide, ma con uno strato corneo esiguo. Al di sotto dell’epitelio di rivestimento si trova la lamina propria (corrispondente al derma della cute), che è piuttosto lassa con fibre che si incrociano in varie direzioni formando reti a maglie larghe. Fra le cellule sono presenti piccole aree in cui si trovano in prevalenza fibre collagene, frammiste a fibre elastiche e fibre reticolari. Le fibre collagene si ramificano e si riuniscono a formare una rete a maglie molto ampie entro le quali è tesa una sottilissima trama di fibre reticolari. Le fibre elastiche, poco numerose, decorrono ben individualizzate disponendosi anch’esse a rete. In conclusione, la lamina propria e la tela sottomucosa nell’insieme costituiscono una struttura molle, flessibile, scorrevole, estensibile e facilmente spostabile.

Aumento volumetrico delle labbra con Restylane Lip Volume - M.Romagnoli MD

La correzione

I filler, nati allo scopo di riempire le depressioni del derma, continuano nel tempo a perfezionarsi offrendo formulazioni diverse, più o meno fluide, per ottimizzare il risultato su ogni tipo di ruga, dalla più profonda alla più sottile. “Spesso si crede che i filler siano tutti uguali e che si possano utilizzare indistintamente nei vari distretti cutanei. Per la loro capacità di dare volume, in passato sono stati adoperati anche per riempire e dare volume alle labbra pur non essendo stati pensati specificamente per questo impiego. Ma rispetto alla lamina delle labbra, il derma cutaneo è costituito prevalentemente da tessuto fibrillare con struttura più compatta, con le fibre collagene che prevalgono nettamente su quelle elastiche e costituiscono un feltro molto denso. La differenza è sostanziale” continua la dottoressa Romagnoli. Pertanto nella scelta del filler è fondamentale scegliere un riempitivo che abbia una serie di caratteristiche che lo rendano adatto a essere infiltrato in una struttura molle, flessibile ed estensibile come quella labiale. Il volume

Restylane Lip Volume®, creato da Q-Med, divisione di Galderma, è un nuovo acido ialuronico N.A.S.H.A. (Non-Animal Stabilized Hyaluronic Acid) concepito specificatamente per l’inserimento nella mucosa labiale. È caratterizzato da una consistenza molto morbida, un’ottima plasmabilità e riesce a contenere 9

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Alla ricerca della naturalezza: LE LABBRA CHE LE DONNE VOGLIONO

egregiamente il fenomeno dell’edemizzazione. Le particelle che lo compongono sono ipercompattate e il gel si presenta coeso, ma una volta iniettate nella mucosa le particelle stesse si incastrano e scivolano perfettamente fra loro, formando all’interno del labbro uno strato molecolare elastico e flessibile in grado di assecondare la mimica labiale con naturalezza. Il volume che conferisce alle labbra è dinamico, morbido e verosimile e l’aspetto finale non ha nulla di artificioso. Anche con il massaggio il prodotto non scivola e non si stende. La speciale formulazione di Restylane Lip Volume® offre una minore superficie d’attacco ai sistemi di degradazione e di conseguenza l’impianto offre una resistenza maggiore alla metabolizzazione. “Il trattamento si può eseguire iniettando il gel con cannula flessibile o con ago 27 G con la classica tecnica lineare nel vermiglio. Non è necessario intervenire anche sul contorno per ottenere labbra piene e ben definite. I plus del nuovo prodotto sono l’aggiunta di una piccola percentuale di lidocaina e l’utilizzo della cannula: in questo modo si riducono la dolorabilità, il rischio di ematomi e il gonfiore post trattamento. La procedura diventa meno traumatica e fastidiosa per la paziente e i tempi di recupero ancora più veloci”. Un nuovo, valido supporto per perfezionare la tecnica di aumento volumetrico e migliorare la pratica di impianto. La cura

“Se l’obbiettivo è solo un refreshing che non modifichi la forma e il volume delle labbra, non è necessario ricorrere a un filler. Una buona percentuale di donne non desidera assolutamente modificare la forma delle proprie labbra o aumentarne il volume. Il trattamento ideale non deve “riempire” ma “curare” la pelle in profondità 10

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stimolando i meccanismi che la mantengono sana, idratata e vitale nel tempo. Perché mantenere il giusto equilibrio d’acqua dei tessuti cutanei è il processo fondamentale per mantenere la bocca giovane e tonica: la causa della perdita di elasticità e morbidezza delle labbra è la disidratazione. Prima compaiono antiestetiche rughette visibili spesso anche su bocche giovani e ben disegnate, poi le labbra si assottigliano, diventando avvizzite e grinzose” afferma la specialista. Restylane Refresh Lip® è un prodotto di nuova concezione per la cura specifica delle labbra e della cito-struttura della mucosa, assai meno densa degli strati cutanei della pelle in generale. Niente a che vedere coi trattamenti di biorivitalizzazione: l’azione di Restylane Refresh Lip® è quella di bilanciare l’idratazione in profondità, prevenire l’aging dermico favorendo gli scambi di ossigeno e nutrienti e proteggere dai danni dei radicali liberi. Restylane Refresh Lip® è studiato per le peculiarità endemiche della zona in cui deve essere iniettato, rallenta l’aging labiale facilitando gli scambi cellulari e difende il vermiglio dai radicali liberi. “Il nuovo trattamento permette di trattare le pazienti nelle condizioni di avvizzimento del vermiglio che non desiderano modificarne forma o volume. Una terapia mirata a recuperare e

mantenere nel tempo la bellezza delle labbra che tiene conto delle loro peculiarità e, grazie alla presenza dell’anestetico, anche della sensibilità specifica della zona. Il risultato non è l’aumento volumetrico, ma solo un leggero turgore” conclude la dottoressa Romagnoli. Le labbra diventano più lisce, toniche e sode, scompaiono le antiestetiche rughette visibili spesso anche sul vermiglio delle donne più giovani, conferendo uno speciale effetto “gloss” che migliora nel tempo. Grazie alla specificità della formulazione di Restylane Refresh Lip®, per ottenere il risultato è sufficiente un’unica seduta di trattamento da ripetere un paio di volte l’anno. Le labbra, idratate in profondità, riacquistano elasticità, si riducono grinze e rugosità superficiali, l’aspetto è più liscio, tonico e sano e migliora nei mesi successivi, via via che la cura ha effetto. Sia Restylane Lip Volume® che Restylane Refresh Lip®, se iniettati con microcannule flessibili, permettono - insieme alla lidocaina - il massimo comfort, fondamentale in una zona particolarmente sensibile come le labbra. Per infiltrarli nel vermiglio con le microcannule dal calibro più sottile (30G) bastano solo 2 microfori d’ingresso. L’anestetico contenuto nei gel fa il resto, togliendo ogni fastidio e rendendo il trattamento del tutto confortevole. ✘ corsi teorico pratici

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Obiettivo del modulo Il modulo prevede l’insegnamento di metodiche e tecniche all’avanguardia che permettono al professionista di trattare i principali inestetismi del volto con le armi più idonee; vengono prese in esame le tecniche elettive e complementari, le sinergie di trattamento, le applicazioni dermocosmetiche, alcune nozioni di chirurgia “soft” e la Medicina Legale. INIZIO MODULO: ECM:

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PV è un metodo di veicolazione E transdermica e transmucosa di varie sostanze necessarie per ripri-

stinare la normale fisiologia vaginale e/o vulvare. Finora, per i disturbi legati all’età e patologie vaginali, le sostanze venivano applicate direttamente con l’incertezza dell’assorbimento, specialmente nel caso di molecole ad alto peso molecolare oppure utilizzando tecniche cruente come aghi e cannule. Con questa metodica di bioingegneria, ideata e realizzata in Italia, si aprono nuove prospettive nella terapia delle patologie vulvo-vaginali. Meccanismo d’azione

Si basa sul principio di ElettroPorazione dinamica, che consiste nel creare - attraverso l’utilizzo di particolari impulsi elettrici pulsati - una potenziale transmembrana da 0,5 a 1,5 volt, che comporterà la modificazione e il temporaneo riassetto del doppio strato lipidico della membrana cellulare. La conseguente formazione di canali acquosi nella membrana cellulare consentirà un’aumentata permeabilità di membrana, con possibilità penetrativa a una vasta varietà di molecole che altrimenti non passerebbero. Tale situazione viene mantenuta in uno stato dinamico, in quanto gli impulsi vengono erogati a un certo intervallo di tempo permettendo alla membrana di ritornare allo stato di equilibrio iniziale. Per questo motivo il sistema viene definito “ElettroPorazione dinamica”. La ionoveicolazione dinamica sfrutta il principio in cui due

cariche elettriche della stessa polarità si respingono. L’elettrospinta apre alcuni canali interstiziali (elettropori) che permettono la veicolazione transdermica e transmucosa in profondità di varie sostanze, anche a elevato peso molecolare. La particolare forma d’onda degli impulsi elettrici non genera elettrolisi e, grazie alle particolari frequenze utilizzate, gli impulsi riescono a influenzare la membrana cellulare e ad aprire i canali interstiziali in tempi molto più brevi rispetto ai dispositivi per ionoforesi. Inoltre, le microvibrazioni derivanti dagli impulsi elettrici stimolano i vari recet-

tori che si trovano sotto la pelle; ad esempio i corpuscoli di Merkel (deputati alla vascolarizzazione), favorendo così la rivascolarizzazione; i fibroblasti di sostegno, che producono così nuove strie di collagene e trattengono l’acqua, indispensabile per l’idratazione naturale; l’attività dei macrofagi che “ripuliscono” i tessuti. Il dispositivo di EPV consiste in un applicatore specifico per uso vaginale, composto da una struttura in materiale plastico opportunamente studiato per l’introduzione vaginale che comprende l’alloggiamento di una siringa standard da 2,5 ml, dove sarà inserito

Il sistema EVP di BLUE-MOON SRL

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EPV: (ElettroPorazione Vaginale) NOVITÀ ASSOLUTA DI MARCHIO ITALIANO IN CAMPO ESTETICO/ GINECOLOGICO il prodotto da veicolare nella mucosa. Gli impulsi di ElettroPorazione sono generati su due anelli di acciaio INOX chirurgico, posizionati a una distanza ottimale per investire un’ampia zona, senza la necessità di muovere l’applicatore. I genitali esterni (grandi e piccole labbra, clitoride, vestibolo, ghiandole vestibolari) e la vagina possono essere sede di varie patologie: processi degenerativi legati all’età, con disturbi vascolari importanti e atrofia cellulare; processi infiammatori secondari a MTS (malattie trasmesse sessualmente); processi tumorali. La terapia topica specifica di queste patologie può trovare nell’ElettroPorazione un sistema vantaggioso di veicolazione. La vagina è una guaina cilindrica di tessuto fibromuscolare, connettivale e vascolare, ricca di recettori nervosi specialmente a livello della parete anteriore (v. punto G), ricoperta da una mucosa. È in stretto rapporto anatomico con la vescica urinaria, l’uretra (anteriormente) e il retto (posteriormente). Come tutte le mucose, è privo di strato corneo; in assenza di questa barriera, quindi, il passaggio delle sostanze e più facile, ad eccezione di quelle ad alto peso molecolare (ad esempio il collagene). Le varie patologie degenerative, infiammatorie e specialmente quelle legate alla menopausa e post-menopausa, influiscono sia sulla vagina sia sugli organi adiacenti. Gli effetti sulla vescica urinaria e uretra, per ragioni anatomiche, fisiologiche ed embriologiche, non possono essere considerati disgiuntamente dalle alterazioni dell’apparato genitale. L’incontinenza urinaria, dovuta a deficit estrogenico in menopausa, rappresenta una patologia molto frequente e invalidante. La vaginite atrofica senile secondaria all’ipoestrogenemia determina l’assottigliamento della mucosa vaginale e crea le condizioni favorevoli per le patologie infiammato-

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rie. Contemporaneamente con la riduzione delle fibre di collagene di tipo I, la vagina diventa più rigida e meno estensibile ed elastica, creando così le condizioni per la dispareunia e difficoltà coitali. La ridotta vascolarizzazione determina la scarsa attività delle ghiandole di Bartolino delegate alla lubrificazione vaginale, delle ghiandole della cervice e di quelle di Schene. Con l’ElettroPorazione possono essere veicolate sostanze che agiscono sulla vascolarizzazione, come il testosterone. Farmaci e prodotti da utilizzare

Prodotti idratanti, umidificanti per la riduzione o eliminazione della secchezza vaginale; sostanze biorigeneranti e curative come elastina, collagene, acido ialuronico (che trattenendo l’acqua va ad aumentare il turgore), Vitamine (A, E, F), antiossidanti (coenzima Q10), acido ascorbico e acido lipoico (con effetti nell’ambito della matrice cellulare); antinfiammatori; analgesici; miorilassanti; ormoni (testosterone, estrogeni, progesterone). Meccanismo d’azione del sistema EVP

Applicazioni in campo ginecologico ed estetico

Secchezza vaginale; prurito vulvare; dispareunia; bruciori vulvo-vaginali; distrofie vulvari iperplastiche, atrofiche e miste; craurosi vulvare (lichen sclerosus); discheratosi; cicatrici post-episiotomie (a volte molto dolorose); incontinenza urinaria. L’esame ginecologico accurato e l’applicazione dei criteri di esclusione (generali e locali) sono essenziali per un esito positivo. Conclusioni

EPV rappresenta una svolta scientifica nel campo della medicina, perché consente di far penetrare nei tessuti, per via transcutanea o transmucosa, in modo incruente e senza alterazioni, varie sostanze composte di grosso peso molecolare, come ad esempio il collagene. È una metodica innovativa e rivoluzionaria per veicolare in profondità creme, farmaci senza aghi e cannule e senza sofferenza. Va ad agire direttamente sui meccanismi cellulari, altrimenti irraggiungibili per riattivare i normali processi metabolici, rigenerando nuovi tessuti e favorendo l’eliminazione di quelli patologici. ✘


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di Andrea Alessandrini Specialista in Chirurgia Vascolare Chirurgia e Medicina Dermo Estetica - Roma

orreggere le alterazioni morfoC volumetriche del viso può rappresentare alcune volte un compi-

to arduo e di non facile attuazione. Nello studio delle caratteristiche di un volto dobbiamo tener conto non solo della sua conformazione strutturale di base (ovale, tonda, triangolare, allungata, ecc.), ma soprattutto dell’armonica distribuzione dei volumi nei vari distretti responsabile del suo aspetto tridimensionale. CLASSIFICAZIONE

La classificazione da me effettuata dal punto di vista morfovolumetrico e correttivo identifica fondamentalmente due tipi di ipovolumetrie, spesso con sfumature sovrapponibili: “Ipovolumetrie Localizzate” (IL) e “Destrutturazioni Ipovolumetriche” (DI). Le IL si riscontrano su aree ben definite e circoscritte (regione zigomatica, solco lacrimale, mento, angoli buccali, ecc.) di soggetti giovani o di media età, dove prevale principalmente un aspetto costituzionale con scarsa o nulla compromissione delle varie strutture di sostegno. Le DI, invece, si trovano soprattutto nei soggetti di età medio-avanzata e sono principalmente la conseguenza di un processo involutivo, geneticamente programmato, che avviene nel corso degli anni, aggravato da fattori concomitanti (fumo, stress, sole, ecc.): questo determina la variabilità della destrutturazione e soprattutto la variabilità dell’età del paziente in cui si riscontra. Nelle DI sono interessate, in va-

DESTRUTTURAZIONI IPOVOLUMETRICHE DEL VISO (DI) BIOEXPANDER nella correzione fisiognomica: un nuovo approccio correttivo

rio grado, le varie strutture di sostegno, ossee e muscolari, ma soprattutto prevale una profonda compromissione a carico delle strutture dermo-ipodermiche. Tre sono le alterazioni maggiormente identificate: riduzione del grasso nel sottocutaneo; destrutturazione della rete dermica di sostegno (ridotta elasticità cutanea); bassa concentrazione di liquido nel comparto extracellulare (disidratazione). Il forte sbilanciamento tra il contenuto (cute) e la riduzione del contenente (sottocute) porta inevitabilmente a una più o meno marcata dislocazione tissutale, con inversione dei volumi del viso e perdita della definizione dei contorni. In realtà, molto spesso - dal punto di vista fisiopatologico - non esiste una linea di confine così netta tra le due, ma possiamo trovarci di fronte a forme intermedie.

Ipovolumetria Localizzata (IL)

ANALISI MORFOLOGICA

Dall’attenta analisi del paziente deriverà l’approccio terapeutico più idoneo sia nella tecnica sia nella scelta del prodotto. Lo studio volumetrico e il mappaggio devono essere eseguiti rigorosamente con il paziente in posizione ortostatica, nelle tre classiche proiezioni, e con la luce tangenziale al viso per evidenziare maggiormente, attraverso le ombre, le aree ipovolumetriche. Questo rappresenta un momento molto importante, durante il quale verrà impostato il giusto programma terapeutico correttivo che varierà a seconda del caso e della giusta valutazione morfologica.

Destrutturazione Ipovolumetrica (DI) APPROCCIO TERAPEUTICO

Come intervenire? La giusta correzione sarà direttamente dipendente da due fattori: corretta tecnica e materiale appropriato. La correzione delle Ipovolumetrie Localizzate (IL) risulta essere in linea generale abbastanza facile: la scelta del filler sarà indirizzata verso un materiale compatto, quindi mediamente più rigido e resistente, che verrà posizionato nei tessuti più profondi,

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Prima e dopo - Foto gentilmente concesse dal Prof. Andrea Alessandrini

fino eventualmente ad arrivare al piano periosteo, iniettato in bolo singolo o multiplo, nel tentativo di ricreare il volume localizzato mancante. Molto più difficile e diversa sarà la correzione nelle Destrutturazioni Ipovolumetriche (DI), dove troviamo una riduzione del cuscinetto ipodermico più diffusa, riguardante gran parte del terzo medio e inferiore del viso, associata a una compromissione della struttura del derma e a una ridotta concentrazione di liquido nel comparto extracellulare. In tali casi il miglior risultato sarà raggiunto attraverso una azione correttiva che associ molteplici effetti: volumetrico, ristrutturante, reidratante e tensionante. Materiale

Utilizziamo il Bioexpander, prodotto a base di acido ialuronico, appositamente formulato per tale tipologia di inestetismo. Il Bioexpander viene realizzato attraverso un sofisticato processo chimico brevettato che gli conferisce alte proprietà di diffusibilità, elasticità e integrazione tissutale. Il Bioexpander è sufficientemente “morbido” così da dif-

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fondere, infiltrarsi e integrarsi con il tessuto, rendendo la correzione volumetrica particolarmente naturale al tatto. L’elevata elasticità garantisce la sua mobilità in sinergia con i movimenti mimici del viso, che conserva così tutta la sua naturalezza in statica e in dinamica, evitando possibili visibili irregolarità. L’azione ristrutturante, con considerevole miglioramento della qualità della cute e delle fini rugosità che la solcano, viene effettuata dalla quota di acido ialuronico che ha conservato tutte le caratteristiche di biointerazione recettoriale (CD 44, ICAM). Infine, attraverso il ripristino della osmolarità extracellulare viene attivato uno stato di prolungata idratazione. Con questo prodotto riusciamo non solo a creare un’azione diffusa di sostegno a carico degli strati superficiali dermo-ipodermici con ripristino dei volumi, ma anche un notevole miglioramento della qualità della cute. Tecnica

Vengono utilizzate microcannule del diametro di 27G. e una lunghezza di 4 cm. Il piano di clivaggio sarà rappresentato dall’ipoderma medio-superficiale: in tal modo si interagisce sia volumetricamente, implementando il sottocutaneo, sia qualitativamente, ristrutturando il derma. Attraverso uno o due punti di ingresso, per emiviso, è possibile agire su ampi spazi. Eseguendo tracciati radiali si rilascia il prodotto in modo uniforme e nelle giuste quantità. Risultati

Con tale metodica sarà possibile ottenere risultati molto soddisfacenti anche nei casi più difficili, mantenedosi in un ambito di sicurezza e conservando la massima naturalezza. La sinergia delle azioni svolte (volumetrica e tensionante) crea una sorta di “lifting medico” con ripristino dei contorni del viso. Le pazienti riferiscono nei periodi successivi al trattamento, oltre a un conservato

Prima e dopo - Foto gentilmente concesse dal Prof. Andrea Alessandrini

aumento del volume, un netto miglioramento della qualità della cute, che risulta più elastica e luminosa. Siamo al di fuori dei normali canoni limitativi attribuiti a un filler: è nato un nuovo concetto di correzione che rispetta la fisiognomia del viso, in sinergia con i movimenti mimici e in contrasto con il progredire dell’invecchiamento. Dobbiamo comunque ricordare che esistono chiaramente dei confini al di là dei quali sarà necessario intervenire in modo più energico per poter avere risultati tangibili e soddisfacenti. In questi casi la Medicina Estetica non contrasta o sostituisce l’atto chirurgico, ma può comunque rappresentare un mezzo complementare all’atto chirurgico stesso per migliorare e raffinare il risultato terapeutico. ✘ PER INFORMAZIONI:

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Tecnologia elos™: dieci anni di continua evoluzione

MEDICINA ESTETICA

di Fabio Iacoponi Medico Estetico - Padova

Dall’idea della sinergia di luce ottica con radiofrequenza bipolare fino alla radiofrequenza frazionata con applicatore Matrix RF uest’anno la tecnologia elōs™ Q di Syneron compie 10 anni. Nel 2002 ebbi i primi contatti e rimasi subito impressionato dalla genialità insita in questa tecnologia che si prestava a prevedibili sviluppi. In quel periodo era inevitabile il confronto con la radiofrequenza monopolare americana, che provai varie volte: mi sembrò troppo aggressiva e priva di quelle possibilità di sviluppo che notai nella tecnica di Syneron. Così feci la mia scelta e nel febbraio 2003 divenni il referente scientifico per l’Italia e presentai al congresso SIES di Bologna la prima relazione su questa metodica e sulla radiofrequenza in genere. Il titolo era: “Sinergia Elettro-Ottica (tecnologia elōs™ ): nuovo orizzonte per il photoaging e l’epilazione”. Per primo parlai di Fotofacial RF, cioé il trattamento del photoaging con IPL, radiofrequenza e microdermoabrasione e di epilazione anche sui fototipi IV-VI. Da lì seguirono fino al 2006 oltre 20 mie relazioni nei più importanti congressi italiani di medicina estetica e dermatologia, con la presentazione anche di metodiche personali, quali ad esempio il ringiovanimento della zona perioculare e delle comunemente dette “borse” con l’applicatore vascolare (laser diodico e RF) e non con quello per il ringiovanimento perché mi permette un più energico riscaldamento delle fibre collagene; il trattamento dell’irsutismo grave del volto con IPL, RF,

laser alessandrite nella stessa seduta; il ringiovanimento delle mani con applicatore SR (IPL e RF) per il photoaging e con Bisclero per le vene sporgenti. Fu grande, all’inizio, l’indifferenza verso la radiofrequenza bipolare, ancor più se accoppiata con luce ottica (IPL o laser). Oggi elōs™ è una realtà scientifica consolidata in tutto il globo e il progetto cresce continuamente, rimanendo unica anche perché permette di trattare tutti i fototipi a tutte le latitudini, visto che la radiofrequenza non è sensibile al colore della pelle. TUTTI I VANTAGGI

Il principio fondamentale su cui si basa questa tecnologia è che la luce ottica preriscalda il target, abbassa l’impedenza cutanea e permette una migliore conduzione della RF nel derma, la quale scalda definitivamente il target. La minore quantità di luce ottica, IPL o laser, rende la metodica più sicura, facile per l’operatore e utilizzabile sui fototipi scuri IV-VI Inoltre la potenza delle ultime versioni consente di usare gli applicatori anche come normali laser o IPL, nel senso che possiamo abbassare la fluenza della RF al minimo e avremo a disposizione un laser diodico ad alta fluenza (810900nm). È inoltre possibile monitorare l’impedenza cutanea, rendendo ancora più sicura la metodica soprattut-

to per chi si approcci ad essa per la prima volta. Attualmente utilizzo la piattaforma eMax. Gli applicatori più interessanti sono sicuramente: Matrix RF, radiofrequenza frazionata regolabile; DSL, laser diodico 810nm con RF bipolare, per epilazione laser veloce. Nel caso dell’applicatore Matrix RF, la radiofrequenza (RF) viene erogata tramite una testina intercambiabile su cui è posta una griglia ricoperta di piccolissimi pins che appunto erogano la RF frazionata. L’applicatore consente 3 livelli di energia (A, B, C), in modo tale da adattarsi al tipo di cute da trattare, non vi sono altre regolazioni rendendo la metodica estremamente Fig. 1 - Prima e dopo trattamento con Matrix RF

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Fig. 2 - Prima e dopo trattamento con Matrix RF

semplice. Non essendoci luce ottica, agiremo in sicurezza su qualsiasi fototipo e in qualsiasi stagione. Il downtime con l’energia A è ottimo, buono con la B, discreto con la C. Il rischio di effetti collaterali è bassissimo e presuppone un operatore negligente, solo con il livello C di energia occorre avvertire le pazienti che per 2-4 giorni saranno presenti tanti minuscoli segni in file regolari che rappresentano i pins di erogazione della RF. Il tutto mascherabile con make-up. Matrix RF è indicato per il ringiovanimento e per il tightening non chirurgico del viso-collo, ottenendo non solo la tonificazione del derma, ma anche una compattezza e una luminosità epidermica particolare, molto probabilmente dovuta alla micro esfoliazione che si ottiene con la RF frazionata nei due giorni seguenti. Altra indicazione sono le cicatrici da trauma e da acne, dove abbiamo ottimi risultati con un downtime migliore rispetto a un CO2 frazionato. Altro vantaggio è che sul viso possiamo trattare aree limitate senza generare eritemi persistenti o colorazioni “imbarazzanti” nei mesi successivi e che è utilizzabile

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in qualsiasi area del corpo. Naturalmente è in base all’esperienza personale che opteremo per un certo livello di aggressività, ad esempio è possibile effettuare anche due passaggi, ma è un protocollo riservato solo ai medici esperti. Concludendo, i vantaggi di Matrix RF sono i seguenti: • utilizzo su tutti i fototipi e in tutte le stagioni; • alti livelli di RF frazionata con altissimo riscaldamento piramidale del derma; • semplicità d’uso e di protocollo; • possibilità di trattare piccole aree del volto; • velocità di esecuzione: - possibile trattare il volto in 10 minuti; - buon downtime rispetto ai laser aggressivi. L’unico vero difetto a mio avviso è la necessità di sostituire la testina dopo 200 colpi, anche se nella versione portatile di Matrix RF (eMatrix), tale limite è già stato aumentato a 400. EPILAZIONE VELOCE

Per quanto riguarda l’applicatore DSL, possiamo usufruire della sinergia tra un laser diodico a 810nm con fluence fino a 50 J/cm2 e RF bipolare con fluence fino a 50 J/cm3. Si tratta di un applicatore molto interessante, in quanto conosciamo tutti la già ottima efficacia del laser diodico, ovviamente anche qui avremo il grande vantaggio di due energie sinergiche e di poter trattare i fototipi scuri. La distanza fra gli elettrodi e la grandezza della lente sono dimensionate onde poter raggiungere le cavità follicolari più profonde. Altra caratteristica molto interessante è la velocità di esecuzione, che arriva in automatico fino a circa 3 Hz permettendo di trattare ampie aree in tempi limitati. Sia chiaro che la potenza della macchina è sovradimensionata, nel senso che non sono sopportabili dalla cute fluenze elevate con en-

trambe le energie, tipo 40 J di laser e 40 di RF, sia per la sensazione di dolore che per i possibili rischi per la cute. EMAX – DSL, come ho già scritto precedentemente, è anche un ottimo laser diodico come unica fonte di energia, ad esempio in pazienti con patologie che sconsigliano l’uso di RF. DSL è già dotato di un sistema di raffreddamento, ma nel caso di fluenze elevate (ad esempio 30+30 J) è consigliabile l’uso di un sistema di raffreddamento supplementare, tipo ad aria o ghiaccio, in quanto diventa fastidioso per i pazienti. La durata dell’impulso è regolabile in short e long, in modo tale da diventare ancora più selettivo sul fototipo e anche sul colore dei peli: ricordo che la tecnologia elos permette il trattamento di peli castano-biondi e consiglio in questo caso la modalità “short”. Unico difetto che ho riscontrato è la pesantezza dell’applicatore, che a lungo andare affatica non poco la spalla, ma confido in Syneron per un possibile alleggerimento. Concludo questa panoramica sulla tecnologia elos con un’ultima ma molto importante osservazione: l’assoluta robustezza e longevità di queste macchine e la facile aggiornabilità; chi sia esperto di laser sa bene quanto sia importante questa voce sia per le spese di manutenzione che per la continuità delle prestazioni erogate ai pazienti. ✘ PER INFORMAZIONI SCIENTIFICHE Dr. Fabio Iacoponi iacoponifabio@iol.it www.iacoponifabio.it

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NUOVE PROSPETTIVE CON IL FOTONEEDLING

MEDICINA ESTETICA

di Gabriela S. Vasilescu Esperto in Medicina Estetica, del Benessere, Anti-Aging e Rigenerativa. Master in Dermatologia Cosmetologica e in Medicina d’Urgenza e dei Disastri - Firenze e Milano

La terapia fotodinamica, conosciuta come terapia non chirurgica di elezione per alcune lesioni dell’epidermide quali tumori basocellulari piani, Bowen e cheratosi attiniche, consiste nella somministrazione di una sostanza fotosensibilizzante per via topica e successiva attivazione mediante una sorgente luminosa rossa

i sono però indicazioni al di fuori del campo oncologico dermatoV logico, quali trattamento dell’acne

attiva e cronica, foto ringiovanimento e trattamento del foto invecchiamento cutaneo, lesioni di continuità, ulcere, lesioni HPV; la mancanza di controindicazioni al trattamento e la scarsa percentuale di reazioni secondarie post-trattamento rendono questa metodica molto apprezzata sia dai medici dermatologi sia da quelli estetici e anti-aging, oltre che dai pazienti. Come funziona la PDT?

La sostanza applicata per via topica (acido delta-aminolevulinico o ALA) è normalmente presente nell’organismo umano perché è un componente essenziale della sintesi dell’emoglobina. Dopo l’applicazione topica, la sostanza viene assorbita e metabolizzata dai tessuti; la sintesi dell’emoglobina non si completa, ma si arresta in una fase intermedia: la protoporfirina IX. La concentrazione di protoporfirina IX dipende in grande misura dall’attività metabolica delle cellule, che è amplificata nella popolazione tumorale e nelle cellule fotoinvecchiate, nelle cellule atipiche o danneggiate per meccanismi immunologici o infiammatori. La preparazione a base di ALA viene lasciata in sede per un tempo variabile da 30 minuti a qualche ora, mentre per alcune lesioni neoplastiche o lesioni di continuità importanti anche overnight; al termine di questo periodo le cellule “bersaglio”

hanno accumulato una quantità significativa di protoporfirina IX. Successivamente, la zona viene illuminata con una sorgente led a luce rossa (630nm) per 10 minuti; questa luce può penetrare efficacemente nei tessuti per circa 2,5mm. Durante questa fase la protoporfirina IX produce ROS quali ossigeno singoletto, anione superossido, radicali ossidrilici e perossido d’idrogeno; questa reazione induce l’apoptosi selettiva delle cellule bersaglio. Come funziona il fotoneedling?

L’esperienza indica che l’assorbimento di ALA nella cute è limitata dallo strato corneo. Per ovviare alla necessità di utilizzare lunghi tempi di occlusione, abbiamo utilizzato un Dermaroller® (come mezzo di transdermal delivery) e una preparazione topica di ALA in fase liquida al 15% (RGALA pre-care solution – Alpha Strumenti). In questo studio sono stati valutati 24 pazienti, 20 soggetti di sesso femminile e 4 maschi, di età compresa tra i 40 e i 60 anni, con fototipi diversi (6 fototipo II, 18 fototipo III e IV secondo la scala Fitzpatrick), con biotipi differenti (pelle asfittica, disidratata, seborroica, invecchiata), con danni di modesta e severa entità (rughe sottili, profonde lineari e glifiche, macchie senili, lentigo simplex, alterazioni della trama a grana grossolana e osti follicolari dilatati, comedoni in vari stadi di ossidazione e discromie iper e ipomelaniche, assottiglia-

Pz. 29 anni, fotoneedling, tempo di posa ALA 15% 45 minuti, Dermaroller® 1mm, programma di ricondizionamento cutaneo; downtime 6 giorni

mento epidermico e perdita di elasticità cutanea), con una sensibilità cutanea non superiore a 1-2 (sec. Ramette-Bartoletti). Gli obiettivi del trattamento di fotoneedling sono stati: migliorare l’idratazione e l’ossigenazione cutanea, chiusura degli osti follicolari dilatati, miglioramento della trama cutanea e bilanciamento del sebo, trattamento delle cicatrici per conferire un aspetto più giovane, più fresco, più disteso. Si sono eseguite foto per avere un riscontro oggettivo della situazione clinica

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Pz. 56 anni, tempo di posa ALA 15% 45 minuti, Dermaroller® 1mm, PRP e programma di ricondizionamento cutaneo; downtime 4 giorni

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iniziale con tutte le informazioni relative al percorso terapeutico. Una settimana prima del trattamento è stato fatto sottoscrivere un modulo di consenso informato ed è stato consegnato materiale informativo su CD. Nessuno dei pazienti era in stato di gravidanza o allattamento, con patologie tumorali o lesioni di continuità in corso o in terapia con farmaci fotosensibilizzanti. La metodica utilizzata per tutti i pazienti è stata la seguente: 1) Per 7-14 giorni i pazienti sono stati trattati domiciliarmente con un micro peeling a base di acido salicilico in vaselina bianca filante, 1 o 2 volte al giorno, oppure peeling a base di acido glicolico 10%, piru-

vico 3% ph4 gel e/o salicilico 3% con acido alfa lipoico e cocktail di sostanze rigeneranti; è stato eseguito un test di sensibilità e una valutazione con luce di Wood prima dell’inizio del trattamento domiciliare. 2) Applicazione di una preparazione topica di anestetico (lidocaina 20% prilocaina e tetracaina al 10% in vaselina bianca) ogni 10 minuti per 40 minuti. 3) Esecuzione del microneedling mediante Dermaroller® da 1mm per circa 10 minuti in maniera omogenea (6-8 passaggi in direzioni differenti). 4) Applicazione della RGALA precare solution, senza occlusione.

5) Attesa per un tempo fra 30 e 45 minuti. 6) Esecuzione del test di sensibilità e valutazione della fluorescenza con luce di Wood. 7) Irradiazione mediante sorgente S-630 per una dose di 90 J/cm2 – 10 minuti. 8) Applicazione di una maschera idratante a base di acido jaluronico (Cool Mask Dermaroller®). 9) Applicazione di unguento ai PEG. Il paziente viene dimesso; lo si invita a evitare la luce solare nei giorni successivi e il contatto con polveri o ambienti inquinanti. Il trattamento domiciliare nei successivi 7-10 giorni prevede protezione solare totale; unguento ai PEG; un siero a base di vitamina C per tamponare l’effetto dei radicali liberi. Per il recupero della barriera epidermica è stato utilizzato un unguento a base di glicerina e paraffina liquida con Bisabololo, Vitamina E, Acetato, fitosfingosina, superossido dismutasi, acido 18

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B-Glicirretico, fattori di crescita. Il downtime non ha superato i 4- 6 giorni lavorativi. Trascorsi due mesi dal trattamento, il paziente continua il trattamento di ricondizionamento cutaneo con retinoidi e sostanze rigeneranti. Le sedute di fotoneedling non si fanno più ravvicinate di 3-4 mesi. Il trattamento di fotoneedling è stato abbinato alle tecniche di carbossiterapia, ai trattamenti di ricondizionamento cutaneo a base di retinoidi e acido ialuronico, a distanza dal trattamento con terapia fotodinamica, PRP e soft restoration, con risultati finali di ristrutturazione e compattazione cutanea, miglioramento dello stato cicatriziale, effetto lifting delle zone trattate.

Conclusioni

In base ai risultati ottenuti, la formulazione in fase liquida al 15% di ALA RGALA pre-care solution si è dimostrata particolarmente efficace e consente di avere brevi tempi di applicazione senza necessità di occlusione. La scelta del Dermaroller® 1mm è stata dettata dalle nostre precedenti esperienze con ALA in crema; alla luce dei risultati, riteniamo che sia sufficiente l’utilizzo di un Dermaroller® di lunghezza 0.20mm in modo da escludere l’uso dell’anestesia topica e diminuire notevolmente il downtime. Le tecniche come carbossiterapia, PRP e programmi di ricondiziona-

BIBLIOGRAFIA: 1 – Orringer et Al; Arch. Dermatol. 208; 144 (10):1296-1302; Molecular Effects of Photodynamic Therapy for Photoaging. Baduan Kinske 2 – Skin Penetration enhancement by a microneedle device (Dermaroller (R)) in vitro. EJPS 36 (2009) 511-523. Micolajewska et Al. 3 – M. Buttinoni, G. Vasilescu. Presentazione di una nuova metodica per il ringiovanimento cutaneo: il Fotoneedlig. Comunicazione Congresso Interregionale PDT Arezzo 2008. 4 – Microneedle Pre Treatment of Human skin Improves 5-Aminolevulinic Acid (ALA) Induced Ppix Production. Pharm Res 2010 Oct; 27 (10):2213-20.

PER INFORMAZIONI SCIENTIFICHE Dr.ssa Gabriela S. Vasilescu info@gabrielavasilescu.com

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aNGIOLOGIA E FLEBOLOGIA

di Luigi Fossati Specialista in Chirurgia Vascolare Past-President Società Europea Flebectomia (SEP) - Lissone Monza

e TAI sono dilatazioni, solitaL mente di calibro da 0,1 a 1 mm, che hanno sede nel derma e possono essere venulari, arteriolari o capillari. Rappresentano uno dei problemi estetici più importanti, poiché prediligono il sesso femminile e affliggono più della metà delle donne europee e americane; inoltre, possono provocare sensazioni fastidiose, quali bruciore, dolore puntorio e pesantezza, che si accentuano in ortostatismo e nella fase premestruale in una discreta percentuale di casi. Ouvry e altri classificano le TAI, in base alle caratteristiche cliniche, in quattro tipi principali: sinuose, semplici o lineari; arborescenti (le diramazioni originano da un minuscolo tronco); aracniformi o stellate, con una parte centrale maculare o papulare e ramificazioni

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La Scleroterapia delle teleangectasie degli arti inferiori L’autore descrive il trattamento delle Teleangectasie (TAI) ponendo l’attenzione soprattutto sui vantaggi e gli eventuali effetti collaterali nell’uso di un agente sclerosante ben conosciuto (lauromacrogol 400 o polidocanolo), nome commerciale: Atossisclerol raggiate; puntiformi. Duffy (1988) ha distinto in TAI di tipo 1 o spiderveins, con diametro da 0,1 a 1 mm e colore dal rosso al cianotico; TAI di tipo 1a o teleangectatic matting, con diametro inferiore a 0,2 mm, di colore rosso; TAI di tipo 1b, o communicating teleangectasia, che sono costituite dal tipo 1 in diretta comunicazione con varici isolate o con sistema safenico; TAI di tipo 2, o mixed teleangectatic/varicose veins, senza diretta comunicazione con il sistema safenico, con diametro da 1 a 6 mm e colore da cianotico al blu. Meccanismo d’azione

La sclerosi di un vaso dilatato non è una banale iniezione endovenosa, in quanto comporta l’iniezione nel lume venoso di una soluzione di un prodotto chimico capace di provocare una lesione endoteliale, poi un trombo secondario, la cui organizzazione connettivale condurrà all’occlusione del vaso stesso e alla seguente fibrosi (connettivizzazione della vena). Le sostanze sclerosanti oggi utilizzate agiscono con diversi meccanismi d’azione e di aggressività sull’endotelio venoso. Il polidocanolo, per esempio, a bassa concentrazione non provoca necrosi endoteliale, ma solo un danno parziale e, sebbene compaia un trombo organizzato, il vaso va incontro a ricanalizzazione con il ritorno a un aspetto clinico normale. I fattori

che influenzano il potere sclerosante del farmaco iniettato sono rappresentati dalla dose e dalla concentrazione (il polidocanolo ha potere sclerosante minore, medio o maggiore a seconda della concentrazione usata); dalle variabili fisico chimiche (pH, forma liquida o schiuma); da aspetti fisico emodinamici inerenti alle condizioni locali di flusso e alla tecnica di iniezione. Nella fattispecie, l’utilizzo del polidocanolo sia in forma liquida sia in forma schiumosa, presenta i seguenti vantaggi: grande maneggevolezza e facilità di impiego; controllo immediato dell’estensione dell’effetto sclerosante dovuto alla spasmo venoso che segue l’iniezione; assenza di fenomeni dolorosi all’iniezione stessa; buona tollerabilità. È scarsamente allergenico. L’incidenza di reazioni allergiche minori è, secondo Goldman et al (1987), dello 0,01%; bassa è pure l’incidenza di pigmentazioni postsclerosi (1,5% nella mia esperienza). Per il trattamento delle TAI i dosaggi impiegati sono bassi, da poche gocce sino a 0,5 ml, alla concentrazione dello 0,25-0,5%. La dose massima consigliata per seduta è di 2 mg/kg del peso corporeo della paziente (ad esempio, per una paziente di 70 Kg la dose di polidocanolo massima consigliata è di 28 ml allo 0,25%, allo stato liquido). La sostanza sclerosante può essere utilizzata anche sotto forma di schiuma. L’avvento della


Pz. 1: Pre-trattamento

Dopo 90 giorni dal trattamento

Pz. 2: Pre-trattamento

Dopo 90 giorni dal trattamento

SCLEROTERAPIA ECOGUIDATA

corso teorico pratico

Obiettivo del corso Acquisire un’adeguata preparazione teorico-pratica per intraprendere la tecnica di ecoscleroterapia. È riservato a coloro che hanno già frequentato un corso base di scleroterapia (occorre allegare copia dell’attestato di frequenza) e a coloro che potranno produrre attestato di analogo significato (precedente esperienza di scleroterapia). La terapia sclerosante delle varici ha subito un potenziamento e un miglioramento della sua sicurezza da quando è stata proposta l’iniezione sotto guida ecografica. Attraverso la coniugazione del potere diagnostico dell’eco-doppler con il potere del farmaco sclerosante endovenoso (ancor più se sotto forma di schiuma) si è ampliata la gamma delle indicazioni della scleroterapia, nell’ottica di un migliore controllo del gesto terapeutico. DOCENTI:

Dr. Alessandro Frullini

DATE DEL CORSO: DURATA: ECM:

18-19/02/2012 1 stage di 12 ore 13 crediti

RICHIEDI PROGRAMMI DETTAGLIATI SEGRETERIA E SEDE: CPMA - VALET Divisione Didattica - Bologna Tel: 051 63.88.334 - www.valet.it - info@valet.it

schiuma (mousse) ha dato un’opportunità straordinaria al flebologo moderno soprattutto per il trattamento dei grossi vasi varicosi, compresa la grande safena. Con l’utilizzo della schiuma si realizza così ciò che Tournay affermava nel suo famoso assioma “non è importante la concentrazione del farmaco in siringa, ma la sua concentrazione nella vena”. La scleroterapia è, oggi, il metodo più sicuro e meno costoso per il trattamento delle TAI anche se, a mio parere, in casi particolari possono essere utilizzate tecniche alternative ma non sostitutive, quali i sistemi laser, come ad esempio il KTP (532 nanometri) nel matting. È una metodica semplice, facilmente eseguibile in ambulatorio, permette al paziente di mantenere le sue normali abitudini di vita, consente di continuare l’attività lavorativa da subito dopo la terapia e, se eseguita correttamente, non comporta rischi particolari. Esperienza personale: Tecnica e risultati

Per il trattamento delle TAI utilizzo Atossisclerol 0,25%, sia in forma liquida sia schiumosa, con l’ausilio di aghi molto sottili (30 G, lunghezza 6 mm) e siringhe monouso da 5 ml. Non reputo necessario l’applicazione di bendaggio post-trattamento; consiglio sempre l’utilizzo di contenzione elastica adeguata (12-15 mmHg). La media delle sedute è, per quadri clinici più o meno estesi, di 3/4 volte al mese con cadenza settimanale e con un controllo a distanza di 2 mesi. I risultati in genere sono molto soddisfacenti dal punto di vista funzionale ed estetico. ✘ BIBLIOGRAFIA Bassi G., Les varices des membres inférieurs, Ed.Doin, Paris, 1987. Franceschi C., Théorie e Pratique de la CHIVA Ed. de l’Armaçon, Precy-sous-Thil, 1986. Muller R., La phlébectomie ambulatoire. Phébologie, 31,273,1978.

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1 DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE

4.4 Avvertenze speciali e precauzioni per l’uso

ATOSSISCLEROL 0,25%, soluzione iniettabile per uso endovenoso ATOSSISCLEROL 0,5%, soluzione iniettabile per uso endovenoso ATOSSISCLEROL 1%, soluzione iniettabile per uso endovenoso ATOSSISCLEROL 2%, soluzione iniettabile per uso endovenoso ATOSSISCLEROL 3%, soluzione iniettabile per uso endovenoso

Le iniezioni di ATOSSISCLEROL devono essere eseguite da un medico esperto nella terapia sclerosante e nel trattamento delle sue possibili complicanze. Il medico deve inoltre avere l’immediata disponibilità dei mezzi farmacologici e strumentali necessari ad un adeguato trattamento delle eventuali emergenze cliniche conseguenti alla somministrazione di ATOSSISCLEROL.

2 COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA

Terapia sclerosante delle varici

ATOSSISCLEROL 0,25% soluzione iniettabile per uso endovenoso Una fiala da 2 ml contiene: Principio attivo: lauromacrogol 400........................5 mg ATOSSISCLEROL 0,5% soluzione iniettabile per uso endovenoso Una fiala da 2 ml contiene: Principio attivo: lauromacrogol 400........................10 mg ATOSSISCLEROL 1% soluzione iniettabile per uso endovenoso Una fiala da 2 ml contiene: Principio attivo: lauromacrogol 400........................20 mg ATOSSISCLEROL 2% soluzione iniettabile per uso endovenoso Una fiala da 2 ml contiene: Principio attivo: lauromacrogol 400........................40 mg ATOSSISCLEROL 3% soluzione iniettabile per uso endovenoso Una fiala da 2 ml contiene: Principio attivo: lauromacrogol 400........................60 mg

Gli sclerosanti non devono essere iniettati in arteria in quanto possono causare gravi necrosi che potrebbero richiedere l’amputazione. Nel caso in cui si dovesse verificare un incidente simile consultare immediatamente un chirurgo vascolare. In caso di utilizzo di sclerosanti nell’area del viso, valutare con attenzione qualsiasi segno nella regione facciale in quanto le iniezioni intravascolari possono portare ad un’inversione di flusso nelle arterie e conseguentemente a disturbi visivi irreversibili (cecità). In alcune regioni del corpo, come ad esempio i piedi oppure la regione malleolare, è più alto il rischio di iniezione intraarteriosa accidentale. Conseguentemente durante il trattamento ne devono essere utilizzate solo piccole quantità a bassa concentrazione.

Eccipienti: etanolo 96% Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1

Trattamento in seguito ad iniezione intraarteriosa oppure paravenosa accidentale a) Iniezione intraarteriosa 1. Lasciare la cannula in posizione; se già rimossa, cercare un’altro punto d’ingresso 2. Iniettare 5-10 ml di anestetico locale senza l’aggiunta di adrenalina 3. Iniettare 10.000 IU di eparina 4. Avvolgere la gamba ischemica nell’ovatta e abbassarla 5. Ricoverare il paziente in via precauzionale (chirurgia vascolare)

3 FORMA FARMACEUTICA Soluzione iniettabile per uso endovenoso

4 INFORMAZIONI CLINICHE 4.1 Indicazioni terapeutiche ATOSSISCLEROL 0,25% e 0,5%- Terapia sclerosante di piccole varici (varici reticolari) e di teleangectasie. ATOSSISCLEROL 1% Terapia sclerosante di piccole varici (varici reticolari) e del ramo centrale delle teleangectasie. ATOSSISCLEROL 2% Terapia sclerosante di varici di medio calibro. ATOSSISCLEROL 3% Terapia sclerosante di varici di grosso calibro e di emorroidi (di primo e secondo grado). 4.2 Posologia e modo di somministrazione In generale la dose di lauromacrogol 400 non dovrebbe eccedere 2 mg per kg del peso corporeo del paziente (per un paziente di kg 70 significa quindi un dosaggio di 56 ml di ATOSSISCLEROL 0,25%, 28 ml di ATOSSISCLEROL 0,5%, 14 ml di ATOSSISCLEROL 1%, 7 ml di ATOSSISCLEROL 2%, 4,6 ml di ATOSSISCLEROL 3%). Durante il primo trattamento ai pazienti inclini a reazioni allergiche iniettare una sola iniezione. Se non subentra nessuna forma allergica e a seconda della dimensione dell’area da sclerosare, si possono iniettare più iniezioni, senza superare il dosaggio massimo consigliato:

Piccole varici A seconda della dimensione delle varici iniettare all’interno del vaso 0,1-0,3 ml di ATOSSISCLEROL 0,25% o 0,5% Teleangectasie A seconda dell’area da sclerotizzare iniettare per via intravasale 0,1-0,2 ml di ATOSSISCLEROL 0,25% - 0,5% - 1% Varici di medio e grosso calibro Iniettare per via intravasale 0,5 - 1 ml di ATOSSISCLEROL 2% - 3% Terapia sclerosante di emorroidi Durante ogni sessione di trattamento, non deve essere superato un totale di 3ml di Atossisclerol 3%. In accordo con la diagnosi, va somministrato, rigorosamente come iniezione sottomucosa, un massimo di 1 ml per ogni emorroide. Quando si tratta una emorroide in corrispondenza delle ore 11 in un uomo, la quantità iniettata non deve superare 0,5 ml. Modo di somministrazione Terapia sclerosante delle varici degli arti inferiori Eseguire l’iniezione a paziente orizzontale con arto sollevato di ca. 30-45° previa disinfezione della zona interessata, iniettare ATOSSISCLEROL all’interno della vena, utilizzando aghi sottilissimi e siringhe da 2 ml, mantenendoli quasi paralleli alla cute. Comprimere la zona di inoculazione per circa 1 minuto. Dopo applicazione di un cerotto protettivo sulla sede dell’iniezione, l’arto deve essere assoggettato ad una sufficiente compressione elastica, in seguito il paziente dovrebbe camminare per 30 minuti, possibilmente nelle vicinanze dello studio medico. La fasciatura deve essere portata per 2-3 giorni (piccoli vasi) e per 4-6 settimane (medi e grossi vasi). Nei casi di vaste zone sclerotizzate si consiglia un bendaggio elasto-compressivo. Si sono ottenuti buoni risultati aumentando la compressione nel punto di iniezione mediante un rotolino di ovatta odontoiatrica. L’efficacia della scleroterapia dipende molto dal successivo trattamento di compressione. Per questo si deve sfasciare l’arto sempre sollevato e deve essere rifasciato al momento di mettersi in piedi anche se per breve tempo. Terapia sclerosante di emorroidi L’iniezione deve essere rigorosamente sottomucosa, direttamente nell’emorroide o nelle sue adiacenze (craniale ad essa) all’interno del tessuto circostante i vasi sanguigni. Deve essere posta particolare attenzione alla regione del muscolo dello sfintere anale, per il rischio di danni e di conseguenti problemi di incontinenza. Quando si tratta una emorroide in corrispondenza delle ore 11 in un uomo, la quantità iniettata non deve superare 0,5 ml di ATOSSISCLEROL 3% a causa della prossimità dell’uretra e della prostata. A seconda del grado della patologia emorroidale, potrebbero essere necessari diversi trattamenti ad intervalli di 1-2 settimane. 4.3 Controindicazioni - Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti. - Pazienti affetti da malattie sistemiche acute gravi (in particolare se non trattate).

La terapia sclerosante di varici degli arti inferiori è assolutamente controindicata in - Pazienti non deambulanti. - Pazienti affetti da patologie occlusive arteriose (stadio III e IV di Fontaine). - Pazienti ad alto rischio di trombosi (ad es. pazienti con trombofilia ereditaria oppure pazienti che presentano molteplici fattori di rischio come ad esempio l’assunzione di contraccettivi ormonali oppure della terapia ormonale sostitutiva, obesità, fumo e lunghi periodi di immobilità). a - Gravidanza: durante il primo trimestre e dopo la 36 settimana di gestazione.

Controindicazione specifica della terapia sclerosante delle patologie emorroidali è, inoltre, - l’infiammazione acuta della regione anale. L’AMBULATORIO

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I seguenti suggerimenti terapeutici sono puramente esemplificativi; la terapia sclerosante ed il trattamento delle sue possibili complicanze sono affidati alla responsabilità del medico che somministra ATOSSISCLEROL.

b) Iniezione paravenosa In base alla quantità e concentrazione di ATOSSISCLEROL somministrato per via paravenosa, iniettare da 5 a 10 ml di soluzione fisiologica salina, se possibile associata a ialuronidasi, nel punto di applicazione. Nel caso in cui il paziente soffra di forti dolori, è possibile somministrare un anestetico locale (senza adrenalina). Terapia sclerosante delle patologie emorroidali Nel trattamento delle patologie emorroidali è necessario prestare particolare attenzione per non danneggiare il muscolo dello sfintere anale interno al fine di evitare l’insorgenza di problemi di incontinenza. In pazienti di sesso maschile il trattamento di emorroidi posizionate in corrispondenza delle ore 11 la quantità iniettata non deve superare 0,5 ml di ATOSSISCLEROL 3% a causa della prossimità dell’uretra e della prostata. Misure di emergenza e antidoti Reazioni anafilattiche Le reazioni anafilattiche sono condizioni rare ma potenzialmente fatali. Il medico deve essere preparato ad applicare le misure di emergenza e deve avere a disposizione un kit emergenze adeguato. La terapia con beta bloccanti oppure ACE (enzima di conversione dell’angiotensina) inibitori possono influenzare le procedure di emergenza in caso di shock anafilattico a causa dei loro effetti cardiovascolari.

Nelle seguenti condizioni la terapia sclerosante delle varici e delle patologie emorroidali richiede una accurata valutazione, caso per caso, del rapporto rischio/beneficio in quanto, a seconda della gravità delle condizioni, può essere controindicata: - stati febbrili - asma bronchiale o forte e nota predisposizione alle allergie - precarie condizioni di salute generali - patologie cardiache croniche e acute (endocardite e miocardite); la terapia sclerosante non è controindicata nell’insufficienza cardiaca, trattata con specifica terapia preventiva. Lo stesso vale anche per l’ipertensione se curata specificatamente - ipercoagulabilità nota, se non stabilizzata da un precedente trattamento Per lo stesso motivo, particolare attenzione, per la terapia sclerosante delle varici, deve essere posta in caso di: - teleangectasie: patologia occlusiva arteriosa (stadio II di Fontaine) - edema non trattato degli arti inferiori - infiammazione cutanea nell’area da trattare - sintomi di microangiopatia oppure neuropatia - mobilità ridotta.

paravenosa). Il rischio aumenta con l’aumento delle concentrazioni e del volume di ATOSSISCLEROL. In aggiunta sono state osservate le seguenti reazioni avverse la cui frequenza d’insorgenza è specificata di seguito: Molto comune (≥ 1/10); Comune (≥ 1/100 - < 1/10); Non comune (≥ 1/1000 - < 1/100); Raro (≥ 1/10000 - < 1/1000); Molto raro (< 1/10000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Disturbi del sistema immunitario Molto raro: shock anafilattico, angioedema, orticaria (generalizzata), asma Patologie del sistema nervoso Molto raro: accidente cerebrovascolare, cefalea, emicrania, parestesia (locale), perdita di coscienza, stato confusionale, capogiro Patologie dell’occhio Molto raro: disturbo visivo Patologie cardiache Molto raro: arresto cardiaco, palpitazioni Patologie vascolari Comune: neovascolarizzazione, ematoma Non comune: tromboflebite superficiale, flebite Raro: trombosi venosa profonda (eziologia sconosciuta, probabilmente dovuta a una patologia sottostante) Molto raro: embolia polmonare, sincope vasovagale, collasso circolatorio, vasculite Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche Molto raro: dispnea, fastidio al torace, tosse Patologie gastrointestinali Molto raro: disgeusia, nausea Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Comune: iperpigmentazione della cute, ecchimosi Non comune: dermatite allergica, orticaria da contatto, reazione della cute, eritema Molto raro: politricosi (nell’area di trattamento della terapia sclerosante) Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Raro: dolore agli arti Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Comune: dolore in sede di iniezione (breve periodo), trombosi in sede di iniezione (coaguli sanguigni intravaricosi locali), Non comune: necrosi, indurimento, tumefazione Molto raro: piressia, vampata di calore, astenia, malessere Esami diagnostici Molto raro: pressione arteriosa anormale Traumatismo, avvelenamento e complicazioni da procedura Non comune: Traumatismo di nervo Terapia sclerosante delle patologie emorroidali Nel trattamento delle patologie emorroidali sono state osservate reazioni avverse locali come bruciore, dolore, disturbi e sensazione di pressione sia durante che dopo l’iniezione in particolare nei pazienti di sesso maschile con emorroidi posizionate in corrispondenza delle ore 11 (area prostatica). Tali reazioni sono temporanee e, in casi rari, possono durare per 2-3 giorni. In aggiunta sono state osservate le seguenti reazioni avverse la cui frequenza d’insorgenza è specificata di seguito: Molto comune (≥ 1/10); Comune (≥ 1/100 - < 1/10); Non comune (≥ 1/1000 - < 1/100); Raro (≥ 1/10000 - < 1/1000); Molto raro (< 1/10000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Disturbi del sistema immunitario Molto raro: shock anafilattico, angioedema, orticaria (generalizzata), asma Patologie del sistema nervoso Molto raro: perdita di coscienza, stato confusionale, capogiro Patologie cardiache Molto raro: palpitazioni Patologie vascolari Raro: emorragia, trombosi (intraemorroidale) Molto raro: sincope vasovagale, collasso circolatorio

Particolare attenzione, per la terapia sclerosante delle patologie emorroidali, deve essere posta in caso di: - infiammazione cronica dell’intestino (ad es. morbo di Crohn)

Patologie gastrointestinali Non comune: infiammazione anale Molto raro: nausea

ATOSSISCLEROL contiene alcool 5% vol. Questo dato deve essere preso in considerazione in pazienti con precedenti problemi di alcolismo o in trattamento con disulfiram. Utilizzare con cautela in pazienti affetti da patologie epatiche, epilessia, danni cerebrali, intolleranza all’etanolo, nei bambini e in caso di gravidanza. L’etanolo può modificare oppure aumentare l’effetto di altri medicinali. ATOSSISCLEROL contiene potassio ma in quantità inferiore a 1 mmol (39 mg) per fiala. ATOSSISCLEROL contiene sodio ma in quantità inferiore a 1 mmol (23 mg) per fiala.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Comune: sensazione di bruciore della cute Non comune: dermatite allergica, orticaria da contatto, reazioni della cute, prurito

4.5 Interazioni con altri medicinali e altre forme di interazione Lauromacrogol 400 possiede una attività anestetica locale; se associato ad altri anestetici esiste il pericolo sul sistema cardiovascolare, particolarmente per il possibile potenziamento dell’effetto batmotropo, dromotropo o cronotropo sul cuore. 4.6 Gravidanza ed allattamento Gravidanza Non sono disponibili dati sufficienti sull’uso di ATOSSISCLEROL nelle donne incinta. Gli studi sugli animali hanno mostrato tossicità riproduttiva ma nessun potenziale teratogeno (vedere la sezione 5.3). ATOSSISCLEROL non deve essere somministrato all’inizio o al termine della gravidanza; nel periodo intermedio, nei casi di assoluta necessità, il trattamento deve essere preceduto da una accurata valutazione, caso per caso, del rapporto tra i possibili benefici attesi per la madre ed i rischi possibili sia per la madre che per il feto.

Allattamento Non sono state effettuate ricerche su esseri umani sulla possibile escrezione di lauromacrogol 400 nel latte materno. In caso sia necessaria una terapia sclerosante durante il periodo di allattamento al seno, occorre decidere se sospendere l’allattamento o rimandare il trattamento. 4.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari Non sono stati effettuati studi sulla capacità di guidare e sull’uso di macchinari. 4.8 Effetti indesiderati Terapia sclerosante delle varici Si sono osservate reazioni avverse locali (ad es. necrosi), in particolare della pelle e dei tessuti sottocutanei (e, in rari casi, dei nervi) nel trattamento delle varici degli arti inferiori in seguito ad una accidentale iniezione nei tessuti circostanti (iniezione

Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella Molto raro: disfunzione erettile Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Non comune: indurimento, reazione della cute Raro: necrosi (locale, raramente con estensione nei tessuti circostanti) Molto raro: piressia Esami diagnostici Molto raro: pressione arteriosa anormale Traumatismo, avvelenamento e complicazioni da procedura Comune: dolore in sede di iniezione, fastidio in sede di iniezione, sensazione di pressione Tali reazioni sono di natura temporanea e, in rari casi, possono durare per 2-3 giorni. La terapia sclerosante delle patologie emorroidali è indolore se applicata in modo corretto in quanto non vi sono fibre nervose sensibili nella regione di somministrazione. 4.9 Sovradosaggio

Terapia sclerosante delle varici Il sovradosaggio (causato da un volume o concentrazione troppo elevati) può causare necrosi locale in particolare in seguito a una iniezione paravenosa. Terapia sclerosante delle patologie emorroidali Il sovradosaggio può provocare la necrosi dei tessuti locali con probabile estensione ai tessuti circostanti. 5 PROPRIETÀ FARMACOLOGICHE 5.1 Proprietà farmacodinamiche Categoria farmacoterapeutica: vasoprotettori, sostanze sclerosanti per iniezioni locali Codice ATC: C05BB02. L’AMBULATORIO

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Il lauromacrogol 400 agisce come un anestetico di contatto e provoca, una sclerosi efficace e durevole. La sclerosi di una varice si può ottenere attraverso la stimolazione e la lesione dell’intima - primi stadi di un processo artificialmente indotto che attraverso la tromboflebite e la proliferazione connettivale porterà alla cicatrizzazione - con sostanze irritanti agenti con meccanismo d’azione di tipo chimico ed osmotico o combinato. Il lauromacrogol 400 agisce per via prevalentemente chimica; il lauromacrogol 400 è infatti un tensioattivo ed il suo punto principale di attacco sono i lipoidi della superficie cellulare, che caratterizzano anche il tipo di lesione che esso provoca all’intima della parete venosa. Dato l’alto peso molecolare (600) l’azione lesiva sulla intima è selettiva. A basse concentrazioni, il lauromacrogol 400 ha affinità solo per l’intima lesa mentre, a concentrazioni maggiori, agisce anche sull’intima integra. Il lauromacrogol 400 determina una sclerotizzazione delle varici di ogni calibro, anche di quelle dell’esofago, di emangiomi ed emorroidi. Oltre all’effetto lesivo sull’endotelio, il lauromacrogol 400 ha un effetto anticoagulante dimostrato, che dipende dall’azione di denaturazione delle proteine; quest’azione fa sì che la formazione di trombi venga dapprima bloccata; successivamente avviene una crescita regolare del trombo che dura 7 giorni. Mediante appropriati bendaggi le pareti venose vengono compresse fra loro, per cui è impedita la ricanalizzazione del trombo organizzato. In questo modo si verifica la trasformazione desiderata in tessuto fibroso e quindi la sclerosi. Il lauromacrogol 400 ha inoltre proprietà anestetizzanti che lo avvicinano agli anestetici di superficie più noti (benzocaina, procaina). 5.2 Proprietà farmacocinetiche Un farmaco sclerosante deve presentare un’affinità specifica per la parete venosa, raggiungere già in piccole dosi un buon effetto di sclerosi, e per quanto possibile, non dare luogo, a reazioni allergiche o anafilattiche e soprattutto a necrosi. Il lauromacrogol 400 corrisponde a quanto richiesto ad una terapia sclerosante. 5.3 Dati preclinici di sicurezza La tossicità acuta di ATOSSISCLEROL è stata valutata in topi, dei due sessi. La DL50 a 24 ore dopo la somministrazione è risultata di circa 0,6 g/kg. La DL50 dopo somministrazione per via intraperitoneale ha dato un valore di 0,2 g/kg dopo 2 ore. L’intossicazione acuta nel topo porta a morte l’animale per paralisi respiratoria, il quadro di intossicazione ha un tempo di latenza di 5’-10’ dopo somministrazione sottocutanea; 3’ per somministrazione intraperitoneale, ed assente per

somministrazione intravenosa. Nel coniglio la DL50 per l’ATOSSISCLEROL, dato per via intravenosa, è risultata di 10 mg/kg. Nel cane il dosaggio quadro di intossicazione acuta, simile a quello osservato nel topo e nel coniglio, si manifesta con un dosaggio di 50 mg/kg. Anche nel cane come nel topo e nel coniglio, la restitutio ad integrum, dopo intossicazione acuta è completa. Le prove di tossicità cronica condotte nel coniglio (10-20 mg/kg di ATOSSISCLEROL somministrato per via sottocutanea per 4 settimane) hanno segnalato, a livello istologico: - un’atrofia semplice di fegato, surreni e della muscolatura cardiaca e scheletrica (con 10 mg/kg); - un impoverimento dei grassi ed una aumentata sierosi, con un dosaggio di 20 mg/kg. Il lauromacrogol 400 ha sulla pressione arteriosa, dopo somministrazione endovenosa nel gatto intatto in narcosi, gli stessi effetti degli altri analgesici di confronto (Novocaina, Xilocaina) e cioè un transitorio abbassamento ed una normalizzazione entro 80’-120’. L’influenza sul respiro è molto modesta ed interessa solo la frequenza.

6 INFORMAZIONI FARMACEUTICHE 6.1 Elenco degli eccipienti Etanolo 96%, fosfato di sodio bibasico diidrato, fosfato di potassio monobasico, acqua per preparazioni iniettabili.

7 TITOLARE DELL’AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO Chemische Fabrik Kreussler & Co. GmbH Rheingaustrasse 87-93 D-65203 Wiesbaden (Germania) Tel.: +49 611 9271-0 Fax: +49 611 9271-111 e-mail: info@kreussler.com

8 NUMERI DELL’ AUTORIZZAZIONE ALL’IMMISSIONE IN COMMERCIO ATOSSISCLEROL 0,25% soluzione iniettabile per uso endovenoso, 5 fiale da 2 ml AIC n. 022199095 ATOSSISCLEROL 0,5% soluzione iniettabile per uso endovenoso, 5 fiale da 2 ml AIC n. 022199018 ATOSSISCLEROL 1% soluzione iniettabile per uso endovenoso, 5 fiale da 2 ml AIC n. 022199032 ATOSSISCLEROL 2% soluzione iniettabile per uso endovenoso, 5 fiale da 2 ml AIC n. 022199057 ATOSSISCLEROL 3% soluzione iniettabile per uso endovenoso, 5 fiale da 2 ml AIC n. 022199071

6.2 Incompatibilità In assenza di studi di incompatibilità, questo medicinale non deve essere miscelato con altri prodotti.

9 DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL’AUTORIZZAZIONE

6.3 Periodo di validità 3 anni. La fiala è monouso. Qualsiasi rimanenza deve essere smaltita.

10 DATA DELLA REVISIONE DEL TESTO: Luglio 2009

Data dell’ultimo rinnovo: 31.05.2005

6.4 Precauzioni particolari per la conservazione Non conservare il prodotto ad una temperatura superiore ai 25°C. 6.5 Natura e contenuto del contenitore Fiale in vetro incolore di classe I contenenti ciascuna 2 ml di prodotto. Confezioni da 5 fiale. 6.6 Precauzioni particolari per lo smaltimento e la manipolazione Nessuna istruzione particolare.

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Sistema Laser a Diodi ad alta velocità: LightSheer® DUET™

MEDICINA ESTETICA

di Daniela Cangelosi Medico Chirurgo Specialista in Medicina ad Indirizzo Estetico - Torino

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I

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Il sistema laser LightSheer® DUET™ rappresenta la rivoluzione Lumenis rispetto al precedente Gold Standard dell’epilazione, che

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è il laser a diodi LightSheer® ET. Il sistema si chiama “DUET™” perché è dotato di due diversi manipoli. Il manipolo HS (High Speed: Alta Velocità) utilizza la Tecnologia Vacuum Assistita, con uno spot di grande dimensioni 22x35mm. È caratterizzato da una cavità di suzione rivestita in oro. Una pompa a vuoto aspira la pelle del paziente prima di erogare il raggio laser di trattamento, rilasciando poi la cute dopo l’erogazione degli impulsi. L’ampia cavità di suzione e il rivestimento in oro determinano il fenomeno dello scattering, aumentando la profondità di penetrazione e coprendo una vasta area cutanea con ciascun impulso laser (Fig. 1). La suzione meccanica, generata dalla Tecnologia Vacuum Assistita, determina un’inibizione dei recettori del dolore, la distensione della pelle e produce un’ischemia cutanea indotta. L’inibizione dei recettori riduce o elmina del tutto il dolore. La distensione della pelle crea uno schiarimento istantaneo della stessa con conseguente riduzione dell’assorbimento della luce da parte della melanina cutanea. L’ischemia cutanea indotta riduce al minimo l’assorbimento della luce da parte dell’ossiemoglobina (cromoforo competitivo). Grazie a queste specifiche tecniche, il manipolo HS del LightSheer® DUET™ consente di trattare schiena e gambe in soli 15 minuti, senza anestetici né gel e con comfort e protezione massimi per il paziente. Il manipolo ET è caratterizzato da una

Caratteristiche LightSheer® ET dimensione dello spot 9 x 9 mm • Fluenza fi no a 100 J/cm2 • ChillTip™ per un raffreddamento continuo • Durata d’impulso fi no a 400 ms

Caratteristiche NUOVO LightSheer® ET dimensione dello spot 22 x 35 mm • La più grande dimensione di spot di qualsiasi altro diodo • Tecnologia vacuum assistita integrata • Durata d’impulso fi no a 400 ms • Nessun raffreddamento o anestesia necessari

punta raffreddata in zaffiro (Chill Tip™) che viene premuta contro la pelle del paziente durante il trattamento. Raffreddando la pelle a conduzione, la punta in zaffiro del manipolo aumenta la fluenza tollerata, induce un’anestesia parziale e riduce l’aumento di temperatura dell’epidermide ricca di melanina.

Fig. 1 - Dimensione di spot più grande per consentire una maggiore profondità di penetrazione, e un migliore assorbimento di energia al follicolo


I vantaggi

Con il laser a diodi LightSheer® DUET™, abbiamo la possibilità di epilare le zone estese con tangibili vantaggi: • ridurre i tempi di seduta del 75%; • proporre il trattamento ad un costo vantaggioso ed accessibile; • eliminare il dolore. Il manipolo HS è estremamente maneggevole per l’operatore. Con un unico spot siamo in grado di colpire numerose unità pilifere e, sempre grazie al sistema di aspirazione, riusciamo a verticalizzare il pelo avvicinandolo alla luce laser. Il manipolo HS, oltre a non richiedere l’applicazione del gel, permette di trattare la maggior parte delle zone con un numero molto più basso di spot, il che si traduce in tempi di trattamento estremamente ridotti come descritto dai seguenti dati. Area di trattamento Area bikini Ascelle (2) Schiena Gambe avanti e dietro

ET 15 min 20 min 60 min 70 min

HS 5 min 8 min 15 min 20 min

Protocolli di trattamento

I protocolli di trattamento variano a seconda della densità, dell’estensione delle zone e della crescita dei peli rispetto alla cute. Il programma di trattamenti è personalizzato, indicativamente, sono richieste 5-6 sedute. Molto importante è la valutazione del fototipo, colore del pelo, spessore, densità e verso di crescita. Quest’ultimo parametro, fino ad oggi poco considerato, può essere un fattore critico per aumentare l’efficacia del trattamento e ridurre il numero di sedute. Durante la prima seduta consiglio di effettuare due passaggi, uno con il manipolo orientato verticalmente e un altro orizzontalmente (Figg. 2 e 3). Durante la seconda seduta, l’orientamento del manipolo nel primo passaggio sarà obliquo, mentre il secondo passaggio vedrà il mani-

Figg. 2 e 3 - Prima seduta con manipolo in orizzontale e vericale

Figg. 4 e 5 - Seconda seduta con manipolo nei due sensi obliqui

polo orientato sempre obliquamente, ma in senso opposto (Figg. 4 e 5). Alla terza seduta occorrerà partire dal basso verso l’alto e poi viceversa e così di seguito fino ad aver orientato il manipolo in ogni direzione e verso. Alcuni peli crescono tangenzialmente rispetto al piano cutaneo ed è quindi necessario colpirli in modo che la luce laser sia il più perpendicolare possibile. L’aspirazione può essere variata da bassa su cute rilassata, moderata su cute normale e alta da utilizzare su pelli particolarmente toniche. Il manipolo HS è assolutamente rivoluzionario, comodo, versatile, confortevole sia per il medico sia per il/ la paziente. Sempre con il manipolo HS possiamo trattare anche aree piccole come ascelle, zona bikini, collo e nuca con pochi spot e tempi di esecuzione ridotti. Importante ricordare l’utilizzo del manipolo ET per rifinire il trattamento effettuato con manipolo HS e per andare a trattare zone “delicate” come narici, sopracciglia, attaccatura dei capelli bassa, orecchie. Risultati clinici

Mostrare delle foto prima e dopo un trattamento con epilazione non è mai troppo esplicativo, né totalmente veritiero, per cui eviterò di riportare delle immagini. Tuttavia, secondo la mia esperienza, tra i risultati clinici più interessanti di certo va citata l’areola mammaria. A volte

si presenta dopo la gravidanza o in menopausa, oppure è già presente nell’adolescenza. Questa problematica crea un notevole disagio. Con 4/5 sedute è possibile risolvere il problema. Importante informare i pazienti sulla vasta possibilità di applicazione del trattamento, che può essere effettuato in ogni parte del corpo, anche le più difficili e impensabili, come ad esempio la presenza di peli sull’asta del pene e tanto altro ancora, zone del corpo considerate “rischiose” più dall’aspetto socio-culturale che reale. Conclusioni

L’estrema versatilità del sistema LightSheer® DUET™, la facilità di utilizzo grazie all’interfaccia touchscreen, la tranquillità di trattare con la massima sicurezza, il comfort per il medico e per il paziente, la velocità di esecuzione del trattamento, i risultati ottenuti con notevole soddisfazione su un’ampia gamma di pazienti e su diverse aree di trattamento, i costi ridotti e la crescita della richiesta rappresentano i tangibili punti di forza di questa procedura. ✘ PER INFORMAZIONI:

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MEDICINA ESTETICA

di Maurizio Cavallini Specialista in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva - Milano e Mauro Papagni Medico Chirurgo - Milano

passato un anno dal lancio di È NEWEST, nuovo, unico e originale prodotto per la medicina

estetica a base di polinucleotidi e acido ialuronico [1-2]. Si tratta di un dispositivo medico di classe III, frutto di studi mirati che hanno permesso la realizzazione di un brevetto originale della ditta Mastelli srl, che da molti anni studia i polinucleotidi. NEWEST è indicato per migliorare l’elasticità, il trofismo e l’idratazione della cute. Attualmente è in corso uno studio clinico volto a valutare obiettivamente l’efficacia del prodotto mediante l’analisi strumentale della cute effettuata con ANTERA 3D TM (Miravex), un innovativo dispositivo che consente l’analisi della cute sia in 2 sia in 3 dimensioni. Con tale strumentazione è possibile quantificare obiettivamente lunghezza, larghezza e profondità della rugosità cutanea, monitorare e quantificare l’eventuale miglioramento dopo il ciclo di trattamento. Viene inoltre valutata l’idratazione e l’elasticità della cute mediante elastometria digitale, oltre al giudizio soggettivo delle pazienti e al giudizio del medico. La misurazione strumentale dei differenti parametri viene rilevata nello stesso punto, e in particolare lungo una retta che unisce l’angolo esterno della bocca al trago, a distanza di 3,5 cm circa dalla rima buccale. Lo studio prevede il trattamento di pazienti di sesso femminile, di età compresa tra i 42 e i 69 anni,

Polinucleotidi e acido jaluronico nei programmi di ringiovanimento cutaneo mediante infiltrazione intradermica di NEWEST. Le pazienti sono sottoposte a tre sedute infiltrative intradermiche di NEWEST a livello del volto a distanza di 21 giorni circa l’una dall’altra. NEWEST viene infiltrato mediante la tecnica a ponfi intradermici ravvicinati con ago 30G 1/2 presente nella confezione. La valutazione clinica strumentale viene effettuata prima del trattamento e 15-20 giorni dopo la terza seduta infiltrativa. I dati raccolti, naturalmente preliminari, hanno evidenziato un miglioramento della profondità e larghezza delle rughe, sia delle rughe superficiali sia di quelle medie. In particolare, la rugosità cutanea in una paziente trattata con 3 sedute infiltrative si è ridotta del 22,5% (Fig. 1 e Graf.1). Vi è stato anche un incremento di elasticità cutanea che conferma quanto era stato evidenziato da uno studio precedente effettuato solo con polinucleotidi (Plinest) [3]. I risultati confermano la validità del trattamento con NEWEST, in grado di contrastare e rallentare il processo di invecchiamento della cute favorendo un incremento dell’idratazione del tono e della compattezza del tessuto. Conclusioni

Prima di NEWEST, Polinucleotidi e acido ialuronico, le due sostanze più utilizzate in assoluto per la biostimolazione della cute, venivano infiltrati separatamente, talvolta

Fig 1. - Valutazione strumentale della rugosità cutanea con ANTERA 3D™, prima e dopo trattamento con NEWEST

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Graf. 1 - Pre e post trattamento con NEWEST (3 infiltrazioni), modificazioni percentuali dell’indice di rugosità cutanea relativo a rughe di larghezza inferiore a 2,5mm, relativo a Fig.1

in protocolli integrati [4-5]. Il vantaggio di somministrare NEWEST non è soltanto quello di sfruttare le attività biologiche dell’uno e dell’altro componente, ma l’aspetto più interessante è la sinergia di azione tra i diversi componenti. Infatti esperienze condotte presso il Centro di Medicina Sperimentale di Parma [6] hanno confermato che, in presenza di acido ialuronico, l’attività dei Polinucleotidi sui fibroblasti è notevolmente incrementata (Graf. 2). Sia la crescita cellulare sia la deposizione di matrice proteica, e in particolare collagene, per la sinergia d’azione dei due nuovi componenti, aumenta notevolmente con NEWEST [7]. NEWEST contiene anche Mannitolo, che contrasta i radicali liberi

e prolunga l’attività dell’acido ialuronico, riducendone la degradazione del 40% circa [8]. Ciò viene sfruttato anche in preparazione a infiltrazioni con filler a base di acido ialuronico cross-linkato, in quanto l’azione anti radicalica dimostrata dei polinucleotidi e quella di protezione esercitata da mannitolo, prolungano la durata, la permanenza e l’effetto del filler stesso. NEWEST è consigliato per effettuare la biostimolazione della cute, ma anche come trattamento complementare ad altre metodiche di ringiovanimento della cute, ad esempio in preparazione della cute prima di trattamenti laser, radiofrequenza, peeling, filler o come preparazione della cute in preparazione di interventi di chirurgia plastica per poter ottenere una migliore trazione dei lembi e una più rapida guarigione. A completamento, ricordiamo che è già disponibile una linea dermocosmetica domiciliare (PLINEST Care, Mastelli) che ha come base la stessa combinazione di Polinucleotidi e acido ialuronico, con ulteriori ingredienti attivi specifici a seconda della formulazione. Grazie alla ricerca della società Mastelli, NEWEST favorisce

Graf. 2 - Valutazione della crescita cellulare e della produzione di collagene da parte di fibroblasti umani in coltura, in presenza di HA, PN o NEWEST.

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la creazione di una sinergia tra i componenti, esaltando e prolungando i risultati estetici propri della biorivitalizzazione. Infatti, grazie al mannitolo si ottiene una minore degradazione dell’acido ialuronico e quindi un’idratazione più duratura, e grazie alla sinergia di polinucleotidi e ialuronico, una biostimolazione “potenziata” per l’attivazione metabolica dei fibroblasti, “impigriti” dal foto invecchiamento della cute. NEWEST consente di effettuare un minor numero di sedute (in genere si effettuano tre sedute per la fase di attacco e più distanziate fra loro, una ogni 21 giorni), e più complete, poiché contiene 2 ml di prodotto, e ciò permette il trattamento di aree più estese con una sola siringa pre-riempita. Infatti si possono trattare diverse aree che in genere comprendono oltre al viso anche il collo e il decolleté per un’azione globale, ed eventualmente il dorso delle mani. ✘ BIBLIOGRAFIA: 1. Ricerca e Sviluppo - Mastelli. NEWEST: sinergia innovativa per un trattamento completo che ridà vita alla pelle in modo naturale. L’Ambulatorio medico 2011; XI (32): 22-24. 2. Cavallini M. - Polinucleotidi e acido ialuronico: sinergie sequenziali e funzionali. Abstract - 14° Congresso Internazionale SIES Febbraio 2011, Bologna. 3. Cavallini M, Papagni M. - Long Chain Polynucleotides Gel and Skin Biorevitalization. International Journal of Plastic Dermatology. 2007; 3(3): 27-32. 4. Cavallini M. - Integrazione acido jaluronico ad alto peso molecolare e polinucleotidi nella rivitalizzazione cutanea. X Congresso Internaz. AGORA’, Milano 9-11 ottobre 2008 – Abstract book 86. 5. Moro L, Bertollini S. - Strategie anti-aging per il collo: peeling, polinucleotidi e ialuronico in sinergia. 12° Congresso SIES, Febbraio 2009 – Abstract Book 39. 6. Guizzardi S., Uggeri J. - Polinucleotidi e acido ialuronico associazione originale e sinergia. Abstract - 14° Congresso Internazionale SIES Febbraio 2011, Bologna. 7. Marketing e sviluppo Mastelli. Un biorivitalizzante innovativo per il ringiovanimento del volto. Hi.techdermo 2011;1:62-64. 8. Mendoza G, Alvarez AI, Pulido MM, Molina AJ, Merino G, Real R, Fernandes P, Prieto JG. Inhibitory effects of different antioxidants on hyaluronan depolymerization. Carbohydr Res. 2007;342(1):96-102.


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MEDICINA ESTETICA

Ricerca e Sviluppo ENERMEDICA

erona, il laser non invasivo per Z il dimagrimento e per la riduzione delle adiposità localizzate,

sta diventando in poco tempo un fenomeno di costume anche in Italia, dopo esserlo diventato negli States. Zerona è la rivoluzione per il rimodellamento del corpo: offre risultati impareggiabili senza alcun dolore o fastidio e senza avere le controindicazioni, i rischi e i lunghi tempi di recupero di terapie più invasive. Zerona è l’unico laser che ha ricevuto l’approvazione dell’FDA Americana nell’agosto 2010 ed è certificato dalla medesima come efficace per “la riduzione di masse adipose sottocutanee di vita, fianchi e cosce come definito attraverso la riduzione della circonferenza”. I risultati sono molto rapidi, normalmente si prevedono cicli di 6/9/12 trattamenti nell’arco di 2/3/4 settimane a seconda della gravità del caso. Ogni trattamento dura 40 minuti (20 minuti anteriormente e 20 minuti posteriormente) in cui il paziente, comodamente sdraiato su un lettino, viene irraggiato da 5 teste laser che sono posizionate “a ragno” sulla zona del trattare, a una distanza di circa 20cm dalla pelle. Il laser utilizza una meccanica brevettata che trasforma il raggio laser puntiforme in lama di luce che ruota sulla superficie cutanea. Le lame di luce generate da ciascun laser funzionano autonomamente, garantendo una copertura totale dell’area trattata per seduta di circa mezzo metro quadro. Ogni laser infatti irraggia una zona che

La rivoluzione americana Zerona, il rivoluzionario trattamento per il dimagrimento, sta diventando un fenomeno di costume anche in Italia

misura circa 20cm x 25cm, in due tempi da 20 minuti ciascuno. Ottenere un risultato cosmetico positivo è importante a vari livelli e con Zerona può essere ottenuto senza indurre morte delle cellule (apoptosi) [1]. I 635nm di lunghezza d’onda del laser a bassa potenza Zerona penetrano fino ai primi millimetri di tessuto adiposo e attraverso l’interazione con l’enzima citocromo C ossidasi generano una perossidazione lipidica che ha come effetto la creazione di pori transitori sulla membrana dell’adipocita. Avviene una liberazione di grasso intracellulare nello spazio interstiziale regolato dal sistema linfatico, il quale possiede la capacità di idrolizzare i trigliceridi in acidi grassi non sterificati (NEFA), cosa importante per il catabolismo dei grassi. Il passaggio dei fluidi è lungo il network dei vasi linfatici fino ai linfonodi, dove i materiali estranei vengono filtrati all’esterno attraverso i macrofagi, che contengono enzimi in grado di degradare i trigliceridi e il colesterolo. È postulato che i detriti di grasso rilasciati dopo la terapia LLLT vengono trasportati ai linfonodi, dove la lipasi acida lisomiale (LAL) idrolizza i trigliceridi rilasciati per generare NEFA [2 e 3]. L’azione di Zerona è dunque quella di aiutare l’organismo ad assorbire il grasso stimolando le sue naturali funzioni biologiche. Il grasso in eccesso viene in parte rimosso attraverso il sistema linfatico e di conseguenza eliminato senza effetti collaterali e tempi di recupero; in parte diventa combu-

Adipociti prima e dopo 18 minuti di trattamento con Zerona

stibile di fruizione immediata per l’organismo. Per testare Zerona sono stati realizzati molteplici studi clinici pubblicati su riviste mediche internazionali indicizzate e riportati anche su internet. Lo studio che ha portato alla certificazione FDA è apparso su “Lasers in Surgery and Medicine” di dicembre 2009 (vol. 41 n. 10), rivista ufficiale della American Society for Laser Medicine and Surgery. Vorremo riportare un altro recente studio, realizzato dal dottor Mark Steven Nestor (Double Blind Ran-

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Fig. 1 - Funzionamento del laser Zerona con paziente in posizione supina

al “5-Continent Congress” a Cannes il 3 settembre 2011. Lo studio valuta l’effetto di Zerona sulla riduzione della circonferenza delle braccia. Il dottor Nestor ha voluto dimostrare che il laser Zerona funziona anche nelle zone più tenaci al dimagrimento e dove non c’è possibilità di perdere centimetri con la sola dieta ed esercizio fisico. Mentre per il giro vita, al momento della misurazione o della foto, il paziente potrebbe in qualche modo raggirare il reale risultato, tirando in dentro la “pancetta”, per le braccia è praticamente impossibile! Lo studio, randomizzato, in doppio cieco è stato eseguito su 40 pazienti, 20 trattati con laser Zerona e 20 facenti parte di un gruppo di controllo. Ai partecipanti è stato chiesto, durante lo studio, di non variare il proprio stile di vita e di non fare uso di integratori alimentari. Il trattamento laser è stato eseguito 3 volte alla settimana per 2 settimane (6 trattamenti in totale), per 20 minuti di trattamento senza eseguire trattamenti e/o terapie aggiuntive. Le misurazioni della circonferenza braccia sono avvenute nella prima - seconda e quarta settimana. Il risultato dimostra la riduzione media di circonferenza di ogni singolo braccio di 1,5cm nel gruppo trattato con il laser Zerona. Modalità di esecuzione

Fig. 2 - Funzionamento del laser Zerona con paziente in posizione prona

domized Sham Controlled Trial to Evaluate the Effect of 635nm LLLT on Circumference Reduction of the Upper Arms - U.S. IRB nr. IRB2011CCCR/01) e presentato

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Posizione supina: Il paziente giace confortevolmente sul lettino (non si prova dolore, né fastidio, né calore), sdraiato sul dorso, in modo che la zona frontale del corpo costituita dall’area che si estende dallo stomaco (addome) ai fianchi fino ad arrivare all’area frontale di entrambe le cosce, sia rivolta verso l’alto (Fig. 1). Il laser centrale di Zerona è posizionato a una distanza di 15cm

sopra il paziente, focalizzato lungo la linea mediana del corpo (la linea che “divide” verticalmente il corpo in due parti uguali). Gli altri 4 laser vengono poi puntati sulla superficie circostante per la migliore copertura dell’area interessata. 3. Il laser Zerona viene attivato per 20 minuti, dopodiché si spegne automaticamente per permettere il riposizionamento del paziente. Posizione prona: Il paziente si volta in posizione supina sul lettino, in modo che la zona posteriore del corpo, costituita dalla zona che si estende dalla schiena attraverso i fianchi fino ad arrivare alla zona posteriore di entrambe le cosce, sia rivolta verso l’alto (Fig. 2). Il laser centrale di Zerona è posizionato a una distanza di 15cm sopra il paziente, focalizzato lungo la linea mediana del corpo (la linea che “divide” verticalmente il corpo in due parti uguali). Gli altri 4 laser vengono poi puntati sulla superficie circostante per la migliore copertura dell’area interessata. Il Laser Zerona viene attivato per 20 minuti, al termine dei quali il trattamento è terminato. ✘ BIBLIOGRAFIA [1] Carnevallicm, Soares CP, Zangaro RA, Pinheiro ALB, Silva NS. Laser light prevents apoptosis on Cho K-1 cells line. J Clin Laser Med Surg 2003;21:193–196 [2] Neira R, Arroyave J, Ramirez H, et al. Fat liquefaction:effect of low-level laser energy on adipose tissue.Plast Reconstr Surg 2002;110(3):912–22. [3] Neira R, Jackson R, Dedo D, et al. Lowlevel-laser assisted lipoplasty: appearance of fat demonstrated by MRI on abdominal tissue. Am J Cosmet Surg 2001;18(3):133–40.

PER INFORMAZIONI: ENERMEDICA PER INFORMAZIONI: www.zerona.it

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VALET CPMA

di Marco Montanari Capo ufficio Stampa VALET Direttore de L’Ambulatorio Medico

on ci sono “quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla”, come nella canzone di Antonello Venditti, e lo scenario non è Roma ma Bologna. Però la “Notte prima degli esami” del CPMA (Centro Postuniversitario Medicina Applicata) è ugualmente sentita e importante nella vita professionale di tanti medici. Centinaia di medici, se parliamo di un anno solare; migliaia di medici, se il lasso di tempo si allarga alla storia del CPMA, nato una ventina d’anni fa e sviluppatosi di pari passo con le tecniche di Medicina e Chirurgia Estetica. Entrando nel merito, proviamo a… dare i numeri. Ogni anno, ai corsi programmati dal CPMA partecipano circa 2.000 medici. Di questi, il 10% in cifra tonda desidera approfondire maggiormente la conoscenza e si iscrive al Modulo, che com’è ovvio comprende una serie di corsi concatenati tra loro. Sono proprio questi ultimi a sottoporsi alla prova finale. I nostri esaminan-

N

Notte prima degli esami Ogni anno, centinaia di medici frequentano i nostri corsi e sfruttano immediatamente nei loro ambulatori quanto hanno appreso. Poi, a fine Modulo, si sottopongono alla prova finale per ottenere l’attestato

di non sono in attesa di ricevere il diploma di maturità; loro lavorano già, mettendo in pratica – con grande soddisfazione propria e dei loro pazienti – quanto appreso frequentando i vari corsi. Però “quel” pezzo di carta, che gli verrà consegnato al termine dell’esame che chiude il Modulo che hanno frequentato, segna una sorta di spartiacque professionale fra il “prima” e il “dopo”. Quello è l’attestato da mostrare orgogliosi a chi frequenta il proprio ambulatorio medico, per far toccare con mano ai pazienti la differenza che passa fra un medico “genericamente preparato” e un medico che invece si è documentato, ha studiato, ha ascoltato i consigli pratici di colleghi – i docenti CPMA – che da anni esercitano le varie tecniche con ottimi risultati. Il giorno dell’esame, i corridoi della Scuola di Bologna si trasformano in un’italica babele dove si parla dello stesso argomento (Medicina

Dr. MARIO ROSSI

MODULO VISO BASE

e Chirurgia Estetica) con tutte le inflessioni possibili e immaginabili. Il medico che arriva dalle Madonie e quello trevigiano si confrontano prima di affrontare la Commissione, smettendo per un attimo il camice bianco e indossando – idealmente, s’intende – il grembiule scolastico. Si va dinanzi alla Commissione presieduta dal professor Maurizio Priori – presidente della SIES, a ulteriore dimostrazione della serietà della Scuola – non proprio con il cuore in gola, come

PER INFORMAZIONI

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CPMA - VALET Via dei Fornaciai, 29/b - 40129 Bologna • Tel: +39 051 63.88.334 • Fax: +39 051 32.68.40 www.valet.it • info@valet.it


accaduto tanti anni prima al Liceo e all’Università, ma con la consapevolezza che questo esame sancirà un ulteriore salto di qualità della propria carriera. Poi, una volta superato il colloquio, tutti a casa con la certezza che ne è valsa la pena: di frequentare i singoli corsi o il Modulo, di affrontare l’esame. Perché la “Notte dopo gli esami” porta con sé una

G. G. Carrari

D. D’Angelo

C. Di Donato

S. Fundarò

F. Lerro

F. Marini

P. Molinari

R. Russo

certezza: abbiamo nuove conoscenze da offrire ai nostri pazienti e distinguerci da tutti gli “altri”. Quelli che non sentono il bisogno di tenersi aggiornati, quelli che non vogliono provare l’ebbrezza di verificare le proprie conoscenze al cospetto di colleghi preparatissimi. Quelli che, in fin dei conti, forse non hanno mai canticchiato la canzone di Venditti… ✘

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A Bologna per la diagnostica internazionale (e non solo)

Inaugurato BO.D.I, centro di diagnostica per immagini a bassa dose, con esami anche in convenzione SSN. Un nuovo polo d’eccellenza nazionale che con i “minitour della salute e del benessere” darà la possibilità di unire la salute e la prevenzione a una visita nel capoluogo emiliano Arrivare a Bologna, centro geografico d’Italia, è facile, specie con l’Alta Velocità. E a cinque minuti a piedi dalla stazione c’è BO.D.I, sigla che significa “Bologna: diagnostica internazionale”. BO.D.I è il nome del nuovo polo diagnostico inaugurato lo scorso 12 novembre dal gruppo del Circuito della Salute Più. Si tratta di un centro dalle molte eccellenze, che grazie alla vicinanza con la stazione dei treni opera con pazienti provenienti da tutta Italia. Proprio per questa posizione vantaggiosa per i pazienti, BO.D.I dà la possibilità di venire a Bologna per unire alla prestazione sanitaria una visita turistica alla città turrita, dotta, ghiotta e termale (grazie alle terme cittadine del Mare Termale Bolognese). Con i minitour della salute e del benessere i pazienti possono dunque prenotare un esame, un checkup o un percorso di salute e ricevere particolari sconti, bonus e gadget per sfruttare questa occasione. Tanto più che BO.D.I è aperto sette giorni su sette, anche il sabato e la domenica, e opera con ampiezza di orario per un servizio ancora più accessibile. Da non sottovalutare infine che molte delle prestazioni possono essere effettuate anche in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale e con mutue e assicurazioni private.

Il centro

BO.D.I è una location di 1500 mq con tutte le apparecchiature più aggiornate e all’avanguardia fornite dalla GE Healthcare. Un concentrato di alta tecnologia nello stesso luogo, con strumentazioni che applicano la miglior riduzione del dosaggio di radiazioni oggi esistente a livello internazionale, con una risoluzione e una definizione delle immagini finora ineguagliata. BO.D.I è un servizio sanitario che nasce negli spazi e dall’esperienza delle Terme San Petronio-Antalgik, i cui ambulatori hanno raggiunto i 25.000 esami diagnostici all’anno, garantendo qualità e tempestività nelle prestazioni. Gli esami di BO.D.I, affiancati da test psicologici e di laboratorio, costituiranno la base delle proposte del Centro della longevità vitale, che ha l’obiettivo di “dare vita alla vita oltre i 100 anni” attraverso screening e relativi percorsi di prevenzione da rischi cardiovascolari, Alzheimer, ecc. Vediamo ora più nel dettaglio le singole strumentazioni.

Risonanza magnetica total body ad alto campo

Dotata di una potenza di ben 1,5 Tesla, è la più innovativa tra le risonanze magnetiche con magnete compatto.

Offre un’ampiezza tunnel di 70 cm, quindi più ampia rispetto alla norma e ottimale per pazienti claustrofobici e obesi. Il magnete compatto è lungo 145 cm, motivo per cui gli esami ad addome, pelvi e arti inferiori possono essere eseguiti con la testa fuori dal tunnel. Le immagini ottenute sono ad alta definizione e le possibilità di studio molto varie: encefalo (anche in pazienti poco collaborativi, come bambini o adulti con movimenti involontari), torace, distretto addominale, tutto il comparto osteo-articolare, angio arti, RM mammella… La macchina è implementata inoltre con un supporto specifico per la RM cardio. Gli esami possono avvenire con o senza mezzo di contrasto.

Risonanza magnetica osteoarticolare ad alto campo

Si tratta di una risonanza magnetica superconduttiva per esami osteoarticolari e muscolo-scheletrici a elevatissima risoluzione, con cui è possibile rilevare su singoli arti particolari diagnostici fino a ieri impensabili. Dotata anch’essa di una potenza di 1,5 Tesla, ha la particolarità di essere completamente aperta: viene quindi introdotto nel tunnel solo l’arto interessato. L’esame ha una grande rapidità di esecuzione e permette di studiare tutto il comparto osteoarticolare, con o senza mezzo di contrasto.

Risonanza magnetica aperta

È l’ultima versione di risonanza aperta a magnete permanente, ideale per pazienti claustrofobici. Questa RM opera senza mezzo di contrasto.


Tac ad alta risoluzione e bassa dose

Si tratta della “tac” di più alta gamma, unica per tecnologia, in grado di effettuare esami su tutti i distretti anatomici. È particolarmente interessante per il paziente perché riesce a ottenere una riduzione delle radiazioni fino all’83%, in particolare negli esami cardiaci dove l’impulso è sincronizzato al battito del cuore ed è quindi emesso solo in corrispondenza della diastole. La velocità di esecuzione dell’esame (con o senza mezzo di contrasto) permette di studiare anche pazienti non collaborativi. La versatilità nella ricostruzione di immagini permette di effettuare analisi del distretto testa-collo, angio-TC, studio del distretto toracico, studio multifasico degli organi addominali, studio pelvi… Fra le eccellenze di questa tac c’è lo studio relativo alla gastroenterologia, in particolare con la possibilità di effettuare una colonscopia virtuale sicuramente meno invasiva rispetto all’esame tradizionale. La macchina è predisposta inoltre per dentascan ed esame di mandibole e denti, con assistenza nella pianificazione prechirurgica e individuazione delle aree con struttura ossea adeguata per gli innesti chirurgici.

Mammografia digitale

Rappresenta lo standard più avanzato nel campo dell’imaging senologico. L’apparecchiatura opera con una bassa dose di radiazioni (riduzione media del 50% rispetto ai sistemi tradizionali) e ottiene immagini più nitide, in un campo di primaria importanza per la prevenzione di tumori al seno. Il mammografo dispone di sistema Senobright per indagini al seno con mezzo di contrasto iodato, in grado di rilevare anche la proliferazione di piccoli vasi sanguigni (angio-neogenesi) nel sospetto di neoplasie.

Densitometria ad alta risoluzione

Il densitometro ottiene immagini ad alta risoluzione per la valutazione ossea e tissutale. Sono possibili analisi scheletriche nitide, con definizione percentuale dello schiacciamento vertebrale e degli spazi intervertebrali, e analisi avanzata del femore (inclusi mappaggio a colori della BMD e misura dello spessore della corticale). La densitometria consente un’analisi completa total body

della composizione corporea fino a 204 kg, con definizione precisa di massa magra e massa grassa (sia total body sia settoriale), analisi di distribuzione del grasso, definizione del BMI (indice di massa corporea).

Radiografia digitale

È un’apparecchiatura a digitalizzazione diretta sul sistema osteo-articolare ad alta definizione e a bassa dose di radiazione, con una riduzione mediamente del 50% e oltre rispetto ai sistemi di diagnostica tradizionale. Permette di effettuare esami sotto carico con studio della colonna in toto, particolarmente importanti per la postura. L’equalizzazione delle immagini consente di visualizzare contemporaneamente le strutture ossee e i tessuti molli.

Sistema PACS e archivio informatico

PACS GE è un sistema di gestione di immagini provenienti da qualsiasi apparecchiatura diagnostica che permette l’archiviazione centralizzata, la trasmissione informatizzata degli esami e dei referti e un sistema di consulto e refertazione remoti per la connessione con altri centri a elevata qualificazione. Tramite il sito www. circuitodellasalute.it è inoltre possibile effettuare l’autoprenotazione online e accedere con password alla propria cartella clinica personale. Vale la pena ricordare che la società Essepienne spa che gestisce il centro BO.D.I ha vinto nel 2011 il premio nazionale SMAU ICT per la dematerializzazione dei documenti e l’informatizzazione.

Reparto ecografico

Un’intera ala di BO.D.I è dedicata a esami cardiologici e angiologici e a una varietà di ecografie: addome completo, addome superiore, inferiore pelvica, transvaginale, mammella, tessuti parti molli, tiroide-paratiroide, muscolo-tendinea, osteo-articolare. Presenti inoltre holter, ecg, test da sforzo. Con la possibilità di eseguire tutti questi esami preso BO.D.I, la città di Bologna diventa dunque una meta privilegiata (anche turistica, perché no) per chi ha a cuore la propria salute.

BO.D.I Terme San Petronio – Antalgik Via Irnerio, 12/3B – 40126 Bologna Tel: 051 24.65.35 diagnostica.termesanpetronio.it • minitour.bo.it 46

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SCLEROTHERAPY 2012

intervista ad Alessandro Frullini Presidente Associazione Flebologica Italiana (AFI) - Firenze Docente CPMA - VALET - Bologna

Dottor Frullini, il 23 e 24 marzo prossimi si terrà a Villa Castelletti (Firenze) l’undicesima edizione di Sclerotherapy, annuale congresso organizzato dall’Associazione Flebologica Italiana che lei presiede. Può anticiparci quali saranno gli argomenti di punta di questa kermesse? «La flebologia è cambiata moltissimo in questi ultimi anni e Sclerotherapy 2012 testimonierà questo fatto dando risalto a tutti i temi più attuali. Si parlerà naturalmente di schiuma sclerosante, di come si possono limitare le complicanze e in particolare del ruolo dell’endotelina. Parleremo inoltre delle nuove tecniche di scleroterapia e in particolare della LAFOS (scleroterapia laser assistita), che sembra promettere grandi cose per le insufficienze di vene di grandi dimensioni. Parlando di novità ci sarà anche spazio per due indicazioni insolite della scleroterapia: il trattamento delle cisti di Baker e delle emorroidi. Il congresso comunque tratterà tutti gli argomenti della flebologia senza limitarsi alla sola scleroterapia». Tanti i medici iscritti, tante le relazioni interessanti. In questa sede, fermo restando l’apprezzamento per tutti i colleghi che concorrono alla riuscita dell’evento, vuole ringraziare qualcuno in particolare? «Il mio ringraziamento più grande va a tutti coloro che hanno creduto fin dal primo momento nell’AFI, nessuno escluso. Questo ci ha portato in pochissimo tempo a rappresentare la realtà societaria più attiva nel panorama flebologico italiano e internazionale. Da quest’anno, infatti, l’Associazione Flebologica Italiana rappresenta il nostro Paese in seno

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FLEBOLOGIA SENZA FRONTIERE all’Unione Internazionale di Flebologia. Un ringraziamento particolare devo comunque rivolgerlo ai membri del comitato direttivo, ai coordinatori regionali e a due colleghi, Stefano Ricci e Alessandro Pieri, che mi sono stati di grande aiuto nella preparazione del programma». Sclerotherapy, giunto come detto all’undicesima edizione, è un appuntamento imprescindibile per chi si occupa di flebologia e ha la capacità di riunire le eccellenze mediche, oltre che le aziende di punta del settore. E mentre Sclerotherapy 2012 sta per andare in… scena, sicuramente lei e il suo staff state già pensando all’anno prossimo: quale sarà la prossima frontiera della Scleroterapia? «Uno degli aspetti più affascinanti della flebologia è l’estremo dinamismo. Sicuramente ci saranno nuove frontiere da superare (penso all’uso delle colle che forse verranno già presentate a questa edizione): lo scopriremo passo dopo passo». La crisi finanziaria ha colpito anche il vostro settore oppure davanti alla salute non c’è… spread che tenga? «La salute è un bene imprescindibile ed è quindi logico che la relativa domanda debba essere sempre soddisfatta, anche in tempi di crisi. Ovviamente il settore della libera professione ha risentito della crisi finanziaria delle famiglie. Ritengo

però che proprio in questi momenti sia importante aggiornarsi al meglio per poter rimanere competitivi». A tre anni circa dalla sua fondazione, è soddisfatto dell’attività dell’A.F.I.? «Io sono fondamentalmente un ottimista, ma devo ammettere che l’AFI è cresciuta in poco più di due anni ben oltre le mie aspettative. Quello che mi colpisce di più è l’entusiasmo dei colleghi, espressione di uno stato d’animo che non vedevo più da tanto tempo prima di dare il via a questa avventura. Probabilmente l’AFI è arrivata al momento opportuno e sono contento che i flebologi italiani abbiano compreso lo spirito di questa associazione». Si sa che non sempre è semplice la convivenza tra le varie associazioni mediche. Come descriverebbe il rapporto tra l’A.F.I. e le altre associazioni flebologiche? «Bella domanda! Con poche, o meglio con una sola eccezione, l’AFI ha ottimi rapporti con le altre realtà flebologiche. A riprova di questo c’è una nostra iniziativa rivolta a tutte le società del settore: abbiamo infatti proposto la stesura delle Linee Guida Flebologiche Nazionali, uno strumento moderno che, necessariamente, non deve essere targato da un’associazione in particolare, ma condiviso da tutti. Solo così potremo tutelare in modo efficace la nostra professione e i nostri pazienti». ✘

Segreteria Scientifica Dr. Alessandro Frullini - AFI - Associazione Flebologica Italiana Piazza Caduti di Pian d’Albero, 20 - 50063 - Figline Valdarno (Firenze - ITALY) • Tel. +39 055 91.57.158 • www.associazioneflebologicaitaliana.it • info@associazioneflebologicaitaliana.it

Segreteria Organizzativa CPMA VALET Via dei Fornaciai, 29/b - 40129 - Bologna (ITALY) • Tel. + 39 051 63.88.334 • Fax +39 051 32.68.40 • www.valet.it • congresso@valet.it


Il Parere Legale

di Federica Lerro Ufficio Legale SIES

COLLEGIO ITALIANO DELLE SOCIETÀ SCIENTIFICHE DI MEDICINA ESTETICA Modelli di Consenso Informato

Il Board Scientifico istituito da SIES, AGORÀ e SIME ha completato la stesura dei moduli relativi al trattamento informato sui trattamenti di Medicina Estetica, strumenti utilissimi al medico e al paziente

Con grande soddisfazione, e solo grazie alla buona opera di tanti, intendiamo comunicare la conclusione della stesura dei modelli di consenso informato sui trattamenti di Medicina Estetica, che da oggi coadiuveranno i professionisti nella delicata fase di informazione ai pazienti. I modelli sono stati redatti avendo cura di analizzare le caratteristiche peculiari di ogni singolo trattamento, dei dispositivi medici e dei farmaci impiegati per la cura dei pazienti, e di ogni e qualsivoglia aspetto delle terapie che merita di essere analizzato durante l’importante fase di informazione, funzionale all’acquisizione del consenso informato al trattamento. Il lavoro è stato svolto con cura ed attenzione dal Board Scientifico del Collegio impegnato in questo progetto, al quale hanno preso parte per la SIES il presidente Dr. Maurizio Priori, il Dr. Giacomo Carrari, la Dr.ssa Rosalba Russo, il Dr. Piero Fundarò, la Dr.ssa Paola Molinari, il Dr. Fabio Marini, il Dr. Domenico D’Angelo, la Dr.ssa Isabella Palmieri, Dr.ssa Fiorella Bini, il Dr. Mauro Casagrande e il Dr. Alessio Redaelli; per la Agorà il Presidente Dr. Alberto Massirone, Dr. Lucio Tunesi, la Dr.ssa Marina Triulzi, il Dr. Luigi Fossati, il Dr. Mario Mariotti, la Dr.ssa Nadia Tamburlin, il Dr. Massimiliano Brambilla; per la SIME il Presidente Dr. Carlo Alberto Bartoletti, il Dr. Emanuele Bartoletti, il Dr. Fulvio Tomaselli, la Dr.ssa Enrica Maggiori, la Dr.ssa Gloria Trocchi, il Dr. Gianluca Russo, la Dr.ssa Nadia Fraone, il Dr. Carlo Zannella, coadiuvati dall’Avv. Federica Lerro e dal Dr. Claudio Plebani per gli aspetti legali e tecnici. Il Collegio, impegnando il Board Scientifico delle società aderenti, dopo un lungo lavoro di sviluppo ha creato un pacchetto di consensi informati condivisi sul piano scientifico e su quello legale, al fine di uniformare gli stessi a difesa del medico e a tutela del paziente, che deve ricevere un’informazione corretta. I modelli di consenso rappresentano uno strumento fondamentale, oltre che un obbligo di legge, che serve da un lato a informare il paziente in maniera esaustiva e dettagliata sulle caratteristiche del trattamento e dall’altro a coadiuvare il medico che effettua il trattamento a informare correttamente il proprio paziente (vedi tabella). I modelli di consenso informato sono in fase di deposito presso tutti i Tribunali Italiani affinché vengaL’AMBULATORIO no50dalle Corti recepiti quale modelli completi ed esaustivi MEDICO

di consenso, e sono disponibili gratuitamente sul sito del Collegio dallo scorso 5 gennaio. Siamo certi che questa iniziativa costituisca un importante traguardo di crescita per la Medicina Estetica, per la professionalità dei Medici, per la tutela e per la sicurezza dei pazienti. Siamo anche certi che il lavoro svolto sarà utile a tutti i professionisti impegnati nella professione medica in questa delicata branca. SIES SIME AGORÀ

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I modelli riguardano le seguenti pratiche di Medicina Estetica • Tossina Botulinica Glabella (IL) • Tossina Botulinica Iperidrosi (OL) • Tossina Botulinica Gummy Smile (OL) • Tossina Botulinica Bunny Line (OL) • Tossina Botulinica Bruxismo (OL) • Tossina Botulinica Platisma (OL) • Tossina Botulinica Terzo Superiore (IL+OL) • Tossina Botulinica Terzo Inferiore (OL) • Filler intradermici a base di acido ialuronico • Filler a base di idrossiapatite • Filler a base di acido polilattico • Intradermoterapia Antalgica • Intradermoterapia PEFS • Intradermoterapia Biorivitalizzante • Biorivitalizzazione • Peeling superficiali, medi • Peeling profondi • Scleroterapia • Laser resurfacing C02 ablativo • Laser resufacing frazionato C02 o Erbium glass • Laser vascolare • Laser Q-Switch per macchie e tatuaggi • Laser Epilazione • PRP • Luce Pulsata • Radiofrequenza ablativa • Radiofrequenza non ablativa • Cavitazione ultrasonica • Carbossiterapia • Tecniche di massaggio dermo-connettivale • Linfodrenaggio e Pressoterapia


DIETOTERAPIA

di Giorgio Maullu Medico Chirurgo Specialista in Scienza dell’alimentazione - Oristano Docente CPMA VALET - Bologna

all’ultimo convegno mondiaD le 2011 sulla nutrizione è apparso il dato poco confortante che

nei prossimi 20/30 anni, più del 50% della popolazione occidentale rischia di ammalarsi di diabete e malattie metabolicamente correlate, quali ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia, iperuricemia, ecc., a causa dell’eccesso di nutrienti. E sempre più spesso dopo queste conferenze appaiono nei giornali di massa una miriade di risoluzioni al problema con diete miracolose che promettono risultati strabilianti in pochi giorni e senza nessuna fatica. La maggior parte dei pazienti che si affidano a queste lusinghe, oltre che riprendere in fretta i chili faticosamente perduti con tanti sacrifici (e quasi aggiungendone qualcuno…), si trovano pure a dover fare i conti con un vero e proprio salasso economico. Cercando di mettere un po’ di ordine nella materia, possiamo affermare che la dieta non esiste: esiste il paziente con le sue problematiche e reali e oggettive difficoltà. Il paziente va indagato scrupolosamente sul suo stile di vite, come e quanto mangia, dove mangia (se a

ALIMENTAZIONE: IL GIUSTO SAPERE PER MEGLIO FARE

casa o fuori), se cucina lui oppure no, se beve alcolici quanto e come, quale valore dà al cibo, quanto e come si muove, se fuma e quanto. E, per finire, quanto è motivato a “dimagrire “ e perché lo vuole fare. Fatta questa piccola ricerca, si può essere ragionevolmente certi che i pazienti che decideranno di affidarsi alla “terapia dietetica” così impostata otterranno i risultati desiderati. Proprio per questo è necessario che il sanitario che si occupa di nutrizione abbia un bagaglio culturale e un armamentario strumentale importante, al fine di seguire e di confortare il paziente dimostrando i risultati ottenuti. A tutti i colleghi medici che non sono specialisti in scienza dell’alimentazione, la VALET di Bologna permette di acquisire quella formazione scientifica e pratica in grado di far ottenere ottimi risultati. Oltre a eseguire un’accurata anamnesi e visita medica, che rimangono una pietra miliare, il primo passo è eseguire una visita antropometrica e una corretta valutazione della composizione corporea, che naturalmente è una condizione “temporanea” e pertanto permette di avere

lo stato di partenza. L’analisi corporea può essere rilevata presso il proprio studio, senza grandi dispendi economici tipo quelli necessari per eseguire una dexa o RM o Tac, attraverso semplici strumenti ma altrettanto validi quali uno strumento elementare come il plicometro (che rilevando in millimetri le pliche prese in determinate parti del corpo, servendosi di una serie di logaritmi è in grado di valutare la massa di tessuto adiposo in % e poi di trasformarla attraverso una serie di equazioni in kg). Ancora più semplice da utilizzare del plicometro e meno soggetto a errori da parte dell’operatore è l’adipometro, un’apparecchiatura a ultrasuoni in grado di dare anche una stima abbastanza precisa, oltre che del grasso anche della massa muscolare. L’unico svantaggio rispetto al precedente è un costo maggiore. Per ultima, l’impedenziometria, apparecchiatura che facendo attraversare al corpo umano una corrente elettrica di 800 milli A permette di stabilire in maniera abbastanza precisa la quantità di tessuto adiposo e muscolare e in più la stima dell’acqua intra ed extracellulare. Da quanto fin qui esposto, risulta abbastanza chiaro che tali indagini siano indispensabili per ottenere una valutazione statica, ma lo stato dinamico come si può valutare? Oggi è possibile, attraverso un accelerometro a tre assi che si comporta come un Holter metabolico e più comunemente conosciuto con il nome di Arm Band. Posizionato nel braccio dominante del paziente, è in grado di valutare il suo metabolismo

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basale per induzione, il dispendio energetico espresso in MET, durata e qualità del sonno, dissipazione calorica, numero di passi effettuati durante la giornata e tante altre variabili, oggi indispensabili per stilare una corretta diagnosi e quindi prescrivere correttamente la terapia dietetica più idonea. L’altra variabile che oggi viene per lo più trascurata è lo studio accurato del dispendio energetico, ossia la somma di tutte quelle complesse azioni (metaboliche e non) che permettono la trasformazione del cibo in energia. Oggi, paradossalmente, il problema più grave è l’abbondanza del cibo e la facilità con cui si può accedere a esso. Infatti troppo spesso si eccede rispetto al fabbisogno energetico: questo è dovuto in parte al progresso, che ha di molto ridotto l’impegno fisico durante il lavoro, con il conseguente immagazzinamento dell’energia accumulata e non consumata in grasso, o meglio trigliceridi. Risulta ora chiaro anche a un profano che per dimagrire bisogna consumare il tessuto adiposo di riserva aumentando il dispendio energetico. La struttura deputata a questo compito è l’apparato muscolare che, in presenza di ossigeno con una frequenza cardiaca all’incirca del 60% della sua capacità massima, utilizza come substrato proprio i trigliceridi per produrre energia. Infatti l’anello debole delle diete che concentrano tutto sulla qualità/quantità degli alimenti è proprio la quasi totale assenza di prescrizione di attività fisica, aggiungendo in più la deleteria frase “senza fatica e sacrifici”. Se si considera che la massa muscolare rappresenta circa il 40% della massa magra e che il 50% circa del dispendio energetico è dovuto alla termodispersione calorica dell’organismo, non è difficile capire che coniugando queste variabili secondo le esigenze del paziente associate alla restrizione calorica, il risultato, sempre che il paziente si impegni, è garantito. 52

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Questa lunga premessa risulta indispensabile per tutti i medici che abbiano intenzione di interessarsi di dietologia in modo serio e completo. La scuola VALET di Bologna, con il suo modulo di nutrizione, permette di conoscere tutti gli approcci e le strategie dietoterapiche più serie e riconosciute dal mondo accademico, dalla dieta ipocalorica normobilanciata alla dieta iperproteica, per finire con l’enteronutrizionale con il sondino nasogastrico (T.E.N.P.O.). Qualunque strategia dietoterapica intrapresa non può prescindere dall’accurato esame preliminare della composizione corporea e dal suo costante monitoraggio durante il tempo della terapia e del suo successivo follow up anche a distanza per valutarne la stabilità del risultato. Facendo in ultima analisi lo studio del dispendio energetico, calcolato in base al tempo durante il quale si vuole ottenere la riduzione di peso, si prescrivono la qualità e la quantità di esercizi che il paziente dovrà svolgere quotidianamente o tre/quattro volte alla settimana. Riassumendo, occorre inquadrare il paziente e studiarne le sue abitudini alimentari e i suoi gusti, valutando come correggere eventuali scorretti modi di vita in maniera sempre propositiva e mai con imposizioni, ma sempre senza troppo accondiscen-

denza. La dieta è una terapia alla stessa stregua di quella che si fa per l’ipertensione. Eseguire sempre un accurato esame fisico ed ematochimico, accompagnati da un meticoloso studio della composizione corporea. Quindi scegliere la terapia più consona da effettuare e valutare l’efficacia e i risultati ottenuti con la ripetizione degli esami fisici prima elencati in un tempo relativamente breve (circa 10 giorni). Consigliare l’attività aerobica al 60% della soglia massimale per almeno 40 minuti, da associare però anche ad attività anaerobica alattacida per incrementare la forza muscolare, e anaerobica lattacida per aumentare la massa muscolare. L’aumento della massa muscolare è responsabile anche dell’aumento del metabolismo basale. Questa procedura permetterà di utilizzare come energia i grassi di deposito, stimolando in modo positivo anche la propria attività cardiocircolatoria avendo il duplice vantaggio di dimagrire e di allenare il cuore a essere “più giovane”. La vita è una scommessa che si effettua tutti i giorni, e tutti i giorni in un modo o nell’altro scommettiamo con la nostra vita. Mangiare bene e sano, muoversi con intelligenza e accuratezza permette di arrivare a un’età avanzata fisicamente e mentalmente giovani. ✘

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VERSO IL CONGRESSO....

15° CONGRESSO SIES

LA SCIENZA ESATTA intervista a Maurizio Priori Presidente Società Italiana di Medicina e Chirurgia Estetica SIES - Firenze Docente CPMA - VALET - Bologna

Professor Priori, la quindicesima edizione del Congresso SIES è ormai alle porte: che cosa si aspetta dal punto di vista quantitativo (presenze in aula e negli spazi espositivi) e qualitativo (relazioni presentate)? «Mi aspetto un’affluenza massiccia, in linea con quella che abbiamo registrato gli anni passati. Un’affluenza, per capirci, consona a un grande Congresso internazionale come il nostro. Dal punto di vista qualitativo, invece, mi aspetto che le relazioni siano come sempre innovative e corroborate da prove scientifiche». Quali saranno le grandi novità di quest’anno? «Credo ci saranno novità a livello di filler e di molecole farmacologiche biologicamente attive e sempre più sicure, nonché elettromedicali per le nuove applicazioni in Medicina Estetica». Dopo il grande successo delle live sessions in diretta dal nuovo poliambulatorio Multimed, anche quest’anno avete in programma collegamenti con la sala operatoria di casa VALET? «Sì, sicuramente, visto l’interesse che ha suscitato questa iniziativa.

Maurizio Priori, presidente SIES, ci illustra la quindicesima edizione della kermesse congressuale. “Come al solito presenteremo relazioni innovative corroborate da prove scientifiche”

Anzi, aumenteremo il numero di queste live sessions accontentando le richieste della maggior parte dei medici partecipanti». A che punto è la vostra richiesta di riconoscere ufficialmente la professione di medico estetico? «Abbiamo compiuto un significativo passo in avanti con la costituzione dell’Osservatorio di Medicina Estetica istituito tra le Società di Medicina Estetica di Roma, Milano e Firenze e il Ministero della Sanità. Davvero: questo è il primo passo importante verso il riconoscimento ufficiale della figura del medico estetico». La professione medica è in continua evoluzione, quindi l’apporto dell’avvocato Lerro, legale della SIES, è preziosissimo. Quali temi toccherà, in particolare, il vostro avvocato durante il Congresso? «Grazie alla competenza dell’avvocato Lerro saranno affrontati tutti i problemi che un medico estetico si trova ad affrontare quotidianamente. Dovessi scegliere un argomento sugli altri, punterei sull’importanza di una corretta polizza assicurativa». Il problema è antico: Medicina e Chirurgia Estetica da anni sono

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diventati argomenti “popolari” e i mezzi di informazione se ne occupano sempre più frequentemente: come giudica questo interessamento? «Può aiutare, a patto che rimanga entro i canoni scientifici e non che sia materia miracolistica o allarmistica. Se i giornalisti si attengono a una rigorosa ricerca scientifica, l’interessamento dei media è positivo; se invece vanno a caccia di sensazionalismi o gossip, diventa deleterio». Proiettiamoci nel futuro: quali saranno le “chicche” dell’edizione 2013? «Non sarebbe serio ‘immaginare’ il futuro: noi siamo scienza, non fantascienza, quindi dobbiamo attenerci agli sviluppi della ricerca. Di una sola cosa sono sicuro: le novità ci saranno, e come sempre saranno novità importanti». Ultima cosa: l’incremento della presenza di medici stranieri al vostro Congresso che significato ha? «A mio avviso, rappresenta la certificazione ufficiale della nostra crescita. Se molti colleghi vengono in Italia per presenziare al Congresso, significa che in questi anni abbiamo lavorato bene». ✘


MEDICINA ESTETICA

Il fotoringiovanimento con IPL

di Roberto Amore Medicina e Chirurgia Estetica Centro Medico Esculapio - Pisa e Raffaele Rauso Chirurgia Estetica e Maxillo Facciale Centro Polisp. Santa Apollonia S. Maria C. V.

’invecchiamento cutaneo è deL terminato da numerosi fattori e si esprime con una moltitudine di

forme. Il processo può essere suddiviso etiologicamente in invecchiamento estrinseco, indotto da fattori esterni come l’esposizione al sole e il fumo, e invecchiamento intrinseco, proprio di ciascun individuo. Entrambi i procedimenti sono associati alla produzione di quantità eccessive di radicali liberi. L’invecchiamento cutaneo si esprime con caratteristiche modificazioni che interessano tutti gli strati del tegumento: • aspetto screziato della pelle, dovuto alla diminuzione disomogenea dei melanociti e all’accumulo in strati diversi di depositi di pigmenti (melanina, emosiderina, etc); • xerosi, secchezza cutanea, dovuta a una ridotta funzione delle ghiandola sebacee; • elastosi, aspetto ruvido, dovuto ai cambiamenti nello strato corneo e nella quantità di glicosaminoglicani nel derma; • degenerazione nella struttura del collagene. Queste modificazioni si embricano fra loro producendo una moltitudine di presentazioni cliniche in cui si associano lesioni pigmentate (macchie), lesioni vascolari (teleangiectasie), rughe e secchezza cutanea.

Il fotoringiovanimento

A tutt’oggi, molte metodiche sono impiegate per il miglioramento della pelle danneggiata dal processo di

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Il termine fotoringiovanimento descrive il simultaneo miglioramento di varie alterazioni cutanee legate all’invecchiamento mediante l’uso di radiazioni luminose

fotoinvecchiamento. La qualità della pelle invecchiata può essere migliorata da trattamenti ablativi e non; la differenza tra questi due metodi è che il primo interrompe l’integrità cutanea con soluzioni di continuo, mentre il secondo non lede l’integrità cutanea (Al Alam et al. 2003). Ciò comporta un tempo di recupero incomparabilmente più veloce nei trattamenti non ablativi. L’Intense Pulsed Light (IPL) è una tecnologia relativamente recente, non ablativa, utilizzata per il ringiovanimento cutaneo. L’aspetto e la qualità della pelle migliora con i trattamenti IPL attraverso la stimolazione del naturale meccanismo di guarigione delle ferite (Clement et al. 2005). I target della luce sono il microcircolo e le lesioni pigmentate e sono responsabili dell’iniziazione del processo di stimolazione della guarigione delle ferite. L’emoglobina e la melanina sono cromofori primari coinvolti nel ringiovanimento cutaneo. Il picco di assorbimento di emoglobina è di circa 580 nm, mentre il range della melanina è da 400 a 750 (Raulin et al. 2003). Il processo di fotoringiovanimento può essere classificato in due tipi: • tipo I: Si riferisce alle anomalie vascolari, ai cambiamenti della pigmentazione o delle unità pilosebace. Il tipo I può essere suddiviso in tre sottotipi. Il tipo IA include rosacea e teleangectasie, il tipo IB si riferisce alla dimensione dei pori e alla rugosità della pelle, e il tipo

IC include cambiamenti della pigmentazione; • tipo II. È legato alla senescenza cutanea e sottocutanea (Sadick 2003). I principali meccanismi della tecnologia non ablativa coinvolti nel ringiovanimento della pelle sono tre (Sadick 2003): • riscaldamento: porta all’attivazione dei fibroblasti, al rimodellamento di collagene e all’aumento della sintesi di pro-collagene tipo III; • regressione dermatologica: consiste nello spostamento del derma fotodanneggiato e nel miglioramento dei parametri epidermici e dermici; • perturbazione endoteliale con attivazione di citochine e rimodellamento del collagene. Aspetto istologico della pelle trattata con IPL

Numerosi autori hanno verificato una deposizione significativa di collagene nello strato superficiale del derma (Negishi et al. 2002; Goldberg 2000). La stimolazione Prima e dopo trattamento con IPL

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L’AMBULATORIO

MEDICO


dell’attività intracellulare dei fibroblasti e la proliferazione di collagene è indotta dalla lesione termica delle fibre di collagene causata dal calore condotto dai cromofori (Negishi et al. 2002). Le fibre di collagene sono danneggiate dal loro assorbimento della luce e dal riscaldamento non selettivo del derma. Un aumento di procollagene di tipo I e III, di collagenasi, di elastina e del recettore ialuronato è stato notato dopo trattamento con IPL (Zelickson 2000). Uno studio ha esaminato istologicamente la cute della regione malare una settimana dopo il trattamento con IPL (Hernandez-Perez e Ibiett 2002); le telangiectasie, l’infiammazione, l’elastosi, l’atrofia epidermica, l’appiattimento della trama dermica papillare e la necrosi delle cellule basali sono migliorati. Lo spessore dell’epidermide aumenta in un range compreso tra 0.01 e 0.03mm. Il maggior miglioramento è stato osservato nel grado di elastosi. Strategie di trattamento

Il ringiovanimento della pelle dovrebbe realizzare una riduzione della pigmentazione visibile, dei vasi e migliorare la texture della pelle. Il medico deve spiegare bene al paziente la differenza tra i risultati attesi dalla tecnologia IPL e di altre tecnologie ablative (cioè laser CO2, peeling chimici profondi, ecc…). Il fatto che i miglioramenti vascolari e di pigmentatazione saranno notati un paio di mesi più tardi e il fatto che le fini rugosità e la texture della pelle migliorerà quasi un anno dopo dovrebbe essere sottolineato durante la consultazione. Gli intervalli delle sedute per il ringiovanimento della pelle sono variabili: da 2 settimane (Goldberg e Cutler 2000; Hernandez-Perez e Ibiett 2002; Kawada et al. 2002) a 8 settimane (Moreno Arias e Ferrando 2001). La maggior parte dei medici esegue trattamenti a un mese di distanza. Una buona risposta al trattamento è denotata subito dopo il trattamento

da uno sbiancamento dei vasi, con associata una reazione tipo orticarioide, o da un lieve scurimento del lesioni pigmentate. Quasi tutti i pazienti sono in grado di riprendere la normale attività dopo la procedura. Alcuni pazienti avvertono una sensazione di bruciore che scompare in pochi minuti. L’eritema e l’edema sono presenti nella maggior parte dei pazienti e si risolvono da alcune ore a 2-3 giorni. Le lesioni pigmentate si scuriscono per i successivi 7-8 giorni. La regressione dei risultati è un normale processo che si verifica dopo ogni procedura estetica. La regressione dei risultati da IPL si verifica solitamente da uno a pochi anni dopo il trattamento. Trattamenti di mantenimento eseguiti ogni anno sono raccomandati per continuare a godere degli effetti positivi (Sadick 2003) e prevenire la nuova insorgenza o l’accumulo di lesioni tipiche della senescenza. Esperienza personale

La nostra esperienza si basa sull’utilizzo del device Pulspectra II Abbiamo trattato, dal 2008 a oggi, circa 200 pazienti con fototipo I-IV per fotoringiovanimento. Le regioni trattate sono state viso, collo, decolleté e mani con il seguente protocollo: quattro sedute a un mese di distanza tra loro con fluenza crescente

(24 – 34 J) e tre sedute di richiamo a 3, 6 e 12 mesi dalla quarta seduta (28 – 32 J), in cui sono stati eseguiti anche i follow-up. La massima soddisfazione dei pazienti si è verificata nelle lesioni pigmentarie e vascolari come parte di pelle fotodanneggiata (ringiovanimento tipo I). I pazienti con risultati migliori sono stati quelli con fototipo I-II, con età maggiore di 56 anni e con maggiore densità di lesioni. Le lunghezze d’onda più corte sono risultate migliori per il trattamento di queste lesioni. Conclusioni

Metodi non invasivi per il ringiovanimento, quali IPL, necessitano di competere con il laser-resurfacing, il peeling chimico e la dermoabrasione. Le procedure ablative ledono l’epidermide e producono cambiamenti nel derma seguiti da una risposta infiammatoria che stimola i fibroblasti a produrre collagene di tipo cicatriziale. In queste situazioni la pelle è più sensibile, il tempo di guarigione (downtime) è prolungato e le ferite necessitano di cure (Fernandes e Signorini 2008). I principali vantaggi del ringiovanimento cutaneo con IPL sono il downtime minimo, la minima interferenza con stile di vita, la velocità e la facilità di esecuzione, le complicazioni minime e il miglioramento a lungo termine. ✘

corso teorico pratico TECNICHE LASER PERCORSO BASE PROPEDEUTICO Obiettivo del corso L’obiettivo del corso è fornire una preparazione specialistica complessa, implementabile successivamente con corsi superspecialistici. Gli argomenti monotematici verteranno sulle singole indicazioni che beneficiano di terapie Laser aggiornate al momento del loro svolgimento. Saranno esclusi dalla trattazione argomenti non avallati dalla “Evidence based medicine” e non supportati da riferimenti bibliografici ufficiali della letteratura mondiale. Saranno posti a disposizione dei discenti supporti informatici audio-visivi gestibili facilmente da PC. DOCENTI: DATA DEL CORSO: DURATA: ECM:

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di Gilles Terracol Specialista in Scienza dell’Alimentazione - Genova e Roberto Maugeri Cardio-Angio Chirurgo - Varese

Dietetico Globale è ItelundiProgramma protocollo medico che consenottenere dei buoni risultati complessivi nel trattamento dell’obesità, del sovrappeso e delle adiposità localizzate, in assenza di fame e in pieno benessere attraverso una Very Low Calorie Diet (VLCD). Un apporto normoproteico (1,2 g ± 2/ per Kg/peso teorico), grazie all’assunzione di alimenti proteici di nuova generazione (preassimilabili, ad alto valore biologico), garantisce la salvaguardia della massa magra e del metabolismo basale durante tutto il periodo della dieta. Un ridotto apporto lipidico (pari a 10-15 g di acidi grassi mono e polinsaturi) e glucidico inferiore a 1 g per Kg/ peso teorico permette di ridurre significativamente il tenore calorico della dieta e di mantenere una chetogenesi stabile a efficace azione anoressizzante ed euforizzante. La contemporanea complementazione con vitamine, sali minerali e oligoelementi è utile a compensare gli eventuali deficit che la restrizione calorica stessa può determinare. Anche se la maggior parte dei pazienti risponde bene a un protocollo dietetico di questo tipo, è tuttavia possibile, a volte, riscontrare inconvenienti. Alcuni pazienti possono avere qualche difficoltà a seguire un protocollo rigido per un lungo periodo di tempo; il protocollo non permette di lavorare né sullo stress, né sul comportamento alimentare dei pazienti; è possibile slatentizzare o aggravare disturbi del comportamento alimentare (DCA) le-

Il Programma Dietetico GlobalE VLCD e neuromediatori nel trattamento del sovrappeso e dell’obesità: i risultati di uno studio prospettico, randomizzato in doppio cieco

gati a un ridotto apporto di alcuni nutrienti. In effetti i regimi ipocalorici possono essere responsabili di alcuni disturbi (alterazione del sonno, compulsioni alimentari, ansia, depressione, irritabilità, instabilità dell’umore, malessere generale…), che diventano tanto più pronunciati quanto più restrittivi risultano tali regimi. Si ritiene che essi siano la conseguenza di una riduzione intracerebrale di alcuni neuromediatori capaci di modulare l’umore da una parte e il comportamento alimentare dall’altro (Westerterp-Plantegra et al). La serotonina e la dopamina fanno parte di questi neuromediatori e sono sintetizzati direttamente a livello cerebrale a partire da due aminoacidi essenziali: il triptofano e la tirosina. In caso di regime eccessivamente ipocalorico, una parte delle proteine apportate con la dieta viene facilmente utilizzato per alimentare il metabolismo energetico quotidiano. Si può quindi supporre che una supplementazione di triptofano e di tirosina nel corso di un regime VLCD possa essere utile a preservare il tenore intracerebrale di questi aminoacidi. Dal momento che in letteratura non esistono studi clinici a supporto di tale supposizione, si è ritenuto opportuno elaborare uno studio prospettico, randomizzato in doppio cieco. OBIETTIVI DELLO STUDIO

Gli obiettivi perseguiti possono essere così riassunti: supplementare un protocollo di VLCD con i precursori dei neuromediatori e confrontarne i risultati con quelli di una VLCD standard; ottenere risultati attraver-

Graf. 1 - Evoluzione della qualità della vita nei 2 gruppi considerati

so uno studio clinico prospettico, randomizzato in doppio cieco; verificare l’efficacia della supplementazione con i precursori dei neuro mediatori su perdita di peso, disturbi dell’umore e disturbi del comportamento alimentare dei pazienti. PAZIENTI E METODO

I pazienti inclusi nello studio sono stati 102, randomizzati in doppio cieco e suddivisi in 4 gruppi, dopo consenso informato (Graf. 1). La suddivisione è stata effettuata secondo i seguenti criteri: Gruppo Dieta Proteica Standard (DP), costituito da 51 pz. e a sua volta suddiviso in due sottogruppi, Obesi (18 pz.) e Sovrappeso (33 pz.); Gruppo Dieta Proteica + supplementazione in tirosina e triptofano (STT), costituito da 51 pz. e a sua volta suddiviso in due sottogruppi, Obesi (18 pz.) e Sovrappeso (33 pz.). Abbiamo avuto una prima fase, della durata di 4 mesi per l’inclusione e il trattamento, e una seconda fase a 6 mesi, rappresentata dall’analisi dei risultati. L’analisi statistica è stata condotta mediante analisi di varianza (ANO-

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L’AMBULATORIO

MEDICO


Il programma dietetico globale VA) e di covarianza di più fattori tipo di trattamento, tempo (G30, G60, G90), IMC, sesso (Graf. 2). La definizione della dieta è stata effettuata nello studio del medico, secondo un protocollo preordinato e identico per ciascun paziente. Sovrappeso: 4 prodotti proteici al G0 seguiti dalla riduzione di un prodotto ogni 15 giorni sino al G90; di questi, 2 prodotti al giorno presentavano una supplementazione in precursori dei neuromediatori nel caso del gruppo di controllo (STT). Obesi: 5 prodotti proteici al G0 seguiti dalla riduzione di un prodotto ogni 15 giorni sino al G90; di questi, 2 prodotti al giorno presentavano una supplementazione in precursori dei neuromediatori nel caso del gruppo di controllo (STT). Si è avuta una fase chetogenica da 30 a 45 giorni e una rieducazione progressiva dell’alimentazione. Senza avere la possibilità di scegliere il gusto a piacimento, i pazienti hanno ricevuto un kit prestabilito di prodotti. La supplementazione

in micronutrienti è stata la medesima nei due gruppi (potassio, vitamine, calcio ed omega 3/6). Allo scopo di rendere comparabili tra di loro i risultati e impedire il riconoscimento all’interno dei gruppi sia da parte del medico sia del paziente, tutte le caratteristiche di gusto e d’imballaggio dei prodotti sono risultate le stesse. PARAMETRI E MISURE

Giorno: G0, G30, G60, G90. Peso, IMC, Circonferenza addominale, Massa grassa, Pressione Arteriosa. Esami ematochimici a G0 e G90: glicemia, HbA1c, colesterolo, trigliceridi. Questionario sulla qualità della vita teso a valutare: il senso di benessere fisico e mentale (SF36), il dinamismo, l’ansia (Hamilton score), la tendenza alla depressione (Beck score). Questionario sul comportamento alimentare teso a evidenziare il senso d’ossessione di fronte agli alimenti e all’alimentazione, il grignotage e le compulsioni.

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RISULTATI

In tutti i gruppi si è osservato, al termine dello studio, un miglioramento dei parametri clinici e di laboratorio legato essenzialmente alla perdita di peso e alla modifica del tipo d’alimentazione. La PA è diminuita durante il trattamento in 52 dei 102 pazienti. Il colesterolo totale, le LDL, la glicemia e la HbA1c sono diminuiti in modo significativo (p < 0,05). La diminuzione dei trigliceridi e dell’HbA1c si è dimostrata più evidente nei pazienti obesi che in quelli in sovrappeso (p < 0,05). La perdita di peso è stata significativa in tutti i pazienti e in ogni tappa dello studio, anche se vale la pena sottolineare che sono stati i pz. del gruppo STT ad aver ottenuto i risultati migliori: tra i pz. obesi, la perdita di peso media è stata di 13,5 kg nel gruppo STT rispetto ai 9,7 kg del gruppo DP, mentre tra i pz. in sovrappeso questa è stata di 9 kg nel gruppo STT rispetto ai 7,5 kg del gruppo DP. Analoghi risultati sono

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Graf. 2 - Perdita di peso

stati ottenuti sulla circonferenza addominale: tra i pz. obesi la riduzione è stata di 14,4 cm nel gruppo STT rispetto ai 7,5 cm del gruppo DP; mentre tra i pz. in sovrappeso questa è stata di 10 cm nel gruppo STT rispetto ai 7,7 cm del gruppo DP. Globalmente, il miglioramento della qualità della vita è risultato più evidente nel gruppo STT che in quello DP. Al G0, i pazienti obesi avevano una qualità della vita inferiore a quella dei pazienti in sovrappeso. La qualità della vita è rimasta meno buona sino al G60 tra gli obesi, per

poi non esservi più alcuna differenza tra obesi e sovrappeso al G90. Ciò sta a significare che qualunque sia il tipo di regime proteico proposto, l’apporto delle proteine e la perdita di peso correggono le differenze tra i due gruppi, ovvero che i pazienti obesi recuperano un senso di qualità della vita comparabile a quello dei pazienti in sovrappeso con il progredire della perdita di peso stesso. Il miglioramento è risultato nettamente superiore nel gruppo STT che in quello DP, in ciascuna tappa dal J15 al J90. La diminuzione dei disturbi del comportamento alimentare si è dimostrata più importante nel gruppo STT che in quello DP. Lo studio ha permesso di dimostrare che è possibile ottimizzare il comportamento alimentare e la qualità di vita nel corso di un regime ipocalorico se viene aggiunta una supplementazione in triptofano e tirosina. Questo dato si è rivelato importante in quanto è possibile che l’umore e il com-

portamento alimentare (restrizione, disinibizione) siano responsabili dei casi d’insuccesso in questo particolare tipo di regime e nei regimi ipocalorici in generale. CONCLUSIONI

Durante il regime Programma Dietetico Globale, tutti gli elementi analizzati hanno dimostrato un netto miglioramento, anche se sono state osservate alcune differenze tra i 2 gruppi STT e DP. I risultati dello studio si sono rivelati migliori sulla perdita del peso, sulla riduzione della circonferenza addominale, sul miglioramento della qualità di vita e del comportamento alimentare nel gruppo dei pazienti sottoposti al trattamento STT rispetto al gruppo DP. Tale differenza è stata più netta nel gruppo dei pazienti obesi, dove in quelli sottoposti al trattamento STT si è ottenuta una perdita di peso supplementare pari al 30% in 90 giorni di programma. ✘

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SIES DAY

di Paola Molinari Medico Chirurgo Membro del Comitato Scientifico SIES - Modena

A

mo questo lavoro, a metà fra arte e mestiere; mi serve a muovere mani e cervello, mi costringe a studiare e pensare per realizzare al meglio quello che faccio in studio. Soprattutto, non mi annoia. Aver lasciato l’attività chirurgica in ospedale per continuare solo quella privata ha però un rovescio della medaglia: inevitabilmente mi sono sentita isolata. Parlo dalla mattina alla sera con tantissime persone, ma molto raramente ho l’occasione di scambiare pareri professionali e ricevere stimoli dal confronto con colleghi che svolgono la mia stessa professione. Il ritmo serrato della vita ostacola i rapporti umani, spesso per avere risposta ai propri interrogativi ci si limita a navigare in rete, con il mezzo del tutto e subito, veloce ma impersonale. Per questo mi sono innamorata del Sies Day. Un solo giorno, full immersion; un solo argomento, tante sfaccettature, tanti pareri a volte discordi, sicuramente interessanti. Quest’anno il Sies Day ha avuto come unico tema la tossina botulinica e il suo ruolo nel trattamento del volto. Oltre al fattore condivisione, mi è piaciuto molto il taglio dato alla giornata. Tantissime informazioni, da quelle di base a quelle più tecniche e articolate, ai pareri individuali, alle prove pratiche. Dopo un’appassionata introduzione del presidente Sies Maurizio Priori, abbiamo iniziato con i miti e le verità di Casadei per proseguire con i filmati “francesi” di Ingallina, che riesce a non annoiare mostrando dal vero l’anatomia chirurgica del volto: credo che anche i neofiti, vedendo i muscoli interessati direttamente, abbiano meglio individuato i punti da

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L’AMBULATORIO

MEDICO

trattare. Piero Fundarò ha descritto e illustrato i vari tipi di tossina e in particolare le tre preparazioni per uso estetico legalmente in commercio in Italia: Vistabex, Azzalure e Bocouture; hanno proseguito Russo, Cavallini e Muti mettendole a confronto e spiegando ognuno il perché scelga l’una o l’altra per i propri pazienti. Dalla Costa, infine, ha inquadrato le variabili nella pratica clinica. Come tutti sappiamo, l’utilizzo della tossina botulinica è controverso e proprio per questo sono stati utilissimi gli interventi del dottor Rocchi - medico legale - e della dottoressa Lerro – avvocato – i quali, con termini chiari e precisi, hanno presentato la normativa che ne riguarda l’uso. Ad esempio mi è più chiaro adesso l’impiego on label e off label, e benché da sempre utilizzi un modulo di consenso informato che illustro e spiego al paziente prima di farlo firmare, mi sono resa conto dell’opportunità di alcune modifiche da apporvi. Per questo utilizzerò in futuro il modello proposto dalla Sies in collaborazione con le altre due principali società scientifiche italiane di medicina estetica. La giornata è proseguita con alcune tavole rotonde durante le quali - in modo più o meno acceso - i partecipanti

(Tunesi, Tarantino e la sottoscritta, oltre a quelli già nominati) hanno discusso più o meno animatamente su utilizzo, punti di inoculo, diluizioni e confronti tra i diversi effetti ottenuti. Da molti è emersa l’indicazione della tendenza a utilizzare il farmaco in dosaggi inferiori rispetto a quelli che venivano proposti da alcuni in passato. L’obbiettivo è sempre più quello di ottenere risultati naturali e in armonia con il resto del volto. L’organizzazione delle comunicazioni sotto forma di tavola rotonda è un fattore vincente, ha infatti reso molto snella e meno scolastica l’esposizione: non ho visto teste ciondolanti nella platea, ma solo molti occhi attenti! Il Sies day si è svolto quest’anno nella sede Valet di Via dei Fornaciai a Bologna: per questo è stato possibile osservare in diretta alcuni relatori che eseguivano i trattamenti presso l’attiguo ambulatorio Multimed.Trovo che questa possibilità di seguire dal vivo la parte pratica sia una cosa fenomenale! Intanto, vista la mia ignoranza totale di tecnologia informatica e digitale mi domando ogni volta come sia possibile che il fantastico ed entusiasta staff Valet riesca a far girare senza intoppi le attrezzature sofisticate delle quali sono dotati la sala conferenze e il


Multimed! Credo che sia impagabile poter fare domande con un veloce botta e risposta proprio mentre il professionista sta lavorando “dal vero”. E poi, detto tra noi, i “trucchetti del mestiere” si possono cogliere e “rubare” solo nell’osservare con attenzione il lavoro degli altri... L’avrete certamente capito, ma in ogni caso l’ho già scritto in apertura: mi sono innamorata del Sies day. Credo di non essere l’unica e anzi ne ho le prove: molti colleghi mi hanno fermato per approfondire gli argomenti che avevo proposto durante una tavola rotonda e altri, nei giorni successivi, mi hanno contattato per proseguire il confronto. Missione compiuta: togliermi dubbi, farmene venire altri su questioni da approfondire e risolvere, creare legami e rapporti stimolanti, modificare la mia pratica clinica, o viceversa rafforzare le mie convinzioni professionali. Questo è ciò che amo della nostra professione! ✘

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PER IL SOCIALE

LA NOSTRA AFRICA

La straordinaria storia dei Padri Comboniani, che dal 1867 lavorano per regalare un futuro ai popoli africani e di altre zone del mondo in difficoltà. Loro fanno molto per la comunità. Noi possiamo fare qualcosa per loro… Esiste un mondo – quello della solidarietà – dove non si parla di spread, di quotazioni azionarie e di manovre finanziarie. In questo mondo si combatte quotidianamente contro la povertà, le malattie, le carestie, si chiudono fogne a cielo aperto e si aprono scuole. E in questo mondo, che tanto ha bisogno del nostro aiuto, un ruolo di grande importanza lo rivestono i missionari comboniani, i quali devono il loro nome a Monsignor Daniele Comboni che nel 1867 fondò l’Istituto delle Missioni per la Nigrizia. Questo religioso, nato a Limone del Garda (BS) nel 1831, si recò una prima volta in Africa nel 1857-58, al seguito di altri cinque missionari per un’esperienza nel Vicariato Apostolico dell’Africa Centrale. Destinato alla stazione di Santa Croce, lungo il Nilo Bianco, Comboni ben presto cadde vittima delle febbri tropicali e, dopo un anno di permanenza, dovette fare rientro in Italia. Malgrado l’esito di questo primo contatto, Comboni maturò la consapevolezza della propria vocazione missionaria e da quel momento ogni sua energia fu destinata a questo ideale. Dopo essersi occupato del riscatto e dell’educazione di piccoli schiavi africani, Comboni elaborò un proprio “Piano per la rigenerazione dell’Africa” che comprendeva le linee generali del suo progetto di evangelizzazione. Nel 1867, come abbiamo visto, fondò l’Istituto delle Missioni per la Nigrizia a cui, nel 1872, affiancò la Congregazione delle Pie Madri della Nigrizia. La struttura base di quello che oggi sono i comboniani era così delineata. Nel 1872 Comboni venne nominato Pro-Vicario Apostolico dell’Africa Centrale. Un anno dopo fece ritorno in Sudan, dove riprese l’attività missionaria che si era interrotta circa un decennio prima. Nel 1877 Comboni, ritornato in Italia, venne nominato Vescovo, a riconoscimento della validità della sua azione. Alla fine dello stesso anno si mise alla testa di una nuova spedizione di suore e missionari e si diresse in Sudan. Nel maggio del 1879 era nuovamente in Italia, da dove ripartì per il Sudan nel novembre del 1880. Questa vorticosa sequenza di spostamenti minarono la salute di Comboni che, esausto, si ammalò per poi spirare a Khartum il 10 ottobre 1881. Privata della sua guida, la creazione di Comboni passò anni di incertezza, aggravati dallo scoppio della rivoluzione mahdista, che costrinse i missionari ad abbandonare il Paese. Dal 1883 al 1900 i missionari comboniani operarono principalmente in Egitto, in attesa che il potere mahdista fosse neutralizzato da una coalizione anglo-egiziana. Il rientro in Sudan avvenne nel 1900. L’esperienza maturata in quella circostanza spinse i comboniani ad allargare l’ambito geografico della loro presenza. Nel 1910 vennero aperte le prime stazioni missionarie nel nord dell’Uganda. Per la prima volta i comboniani operava-

no così in un’area esterna ai confini del Sudan. La prima e la seconda guerra mondiale misero in evidenza come una Congregazione formata principalmente da elementi di nazionalità italiana e tedesca, che operava in un territorio sotto la giurisdizione di un’unica potenza coloniale, andasse incontro a notevoli rischi in caso di tensioni politiche e militari. Durante la prima guerra mondiale i missionari tedeschi in Sudan furono infatti arrestati e internati in campi di concentramento perché cittadini di una nazione ostile, mentre quelli italiani, fino al 1915, furono guardati con estremo sospetto. I danni che questi provvedimenti inflissero sono facilmente intuibili: alcune stazioni vennero chiuse, mentre in altri settori l’allontanamento di parte del personale compromise l’efficienza delle strutture. In Europa i missionari in tempo di guerra avevano grosse difficoltà a comunicare con i confratelli sul campo e a raccogliere offerte e vocazioni, visto che lo sforzo bellico assorbiva le energie disponibili. La seconda guerra mondiale produsse nuovi disagi, amplificati dal fatto che italiani e tedeschi si ritrovarono nemici della Gran Bretagna. Il fatto poi che l’Italia avesse creato un proprio impero nell’area aumentò le diffidenze britanniche. Fu quindi impossibile sfuggire a provvedimenti restrittivi. Nella regione sudanese del Bahr al Ghazal la Missione riuscì a evitare l’internamento, ma in Uganda le cose andarono decisamente peggio e i disagi furono notevoli. Malgrado queste vicende, la Congregazione non cessò di crescere. Nel 1947 i comboniani giunsero in Mozambico. Tra il 1964 e il 1966 iniziò la presenza e l’attività comboniana in ben cinque Paesi africani: l’ex Zaire, Togo, Burundi, Etiopia e Repubblica Centroafricana; negli anni Settanta fu la volta di Kenya e Malawi. Parallelamente alle attività in Africa, i missionari comboniani hanno operato in America (Perù, 1938; Messico, 1948; Brasile, 1952; Ecuador, 1954; Costa Rica, 1979). Nel 1987 è stata aperta una prima casa nelle Filippine, marcando così un nuovo impegno nel continente asiatico. Nel 1998 i comboniani nel mondo erano 1.823, con una presenza capace di coprire tutti i continenti ad esclusione dell’Oceania. PER LE VOSTRE OFFERTE: Centro Missionario Persicetano ONLUS Via Bologna, 96/M - 40017 San Giovanni Persiceto (Bo)

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TRAUMATOLOGIA SPORTIVA

RIABILITAZIONE

di Piera Bitelli Medico Chirurgo Specialista in Fisiatria - Bologna Docente CEDA VALET - Bologna

o sport è diventato ormai comL ponente effettiva della vita di una grande percentuale di uomini

e donne di qualunque età. Abbiamo assistito all’affermarsi di sport fino a qualche anno fa marginali e sconosciuti ai più e al moltiplicarsi di soggetti che si applicano con dedizione quasi professionale a molte discipline. Le richieste si sono quindi moltiplicate e patologie misconosciute sono state studiate e analizzate. Anche la diagnostica ha fatto passi da gigante insieme alla chirurgia, con le nuove tecniche artroscopiche e mininvasive. Parlare di rischi e prevenzione nello sport è un argomento molto complesso, che coinvolge l’atleta, il medico sportivo, il fisioterapista, il preparatore fisico: dalla loro collaborazione dipende il raggiungimento da parte dell’atleta di una preparazione fisica tale da consentire non solo una valida performance sportiva, ma anche di prevenire lesioni. Per prevenire è indispensabile la conoscenza del rischio sportivo. Si distinguono infatti un rischio esogeno, spesso fortuito, occasiona-

le, come un contrasto di gioco, e un rischio endogeno, legato cioè al gesto sportivo nella sua tecnica. Per prevenire i rischi che un atleta affronta quotidianamente, è necessario conoscere il suo stato psicofisico, il tipo di attività svolta, la potenzialità traumatica di alcune discipline sportive e infine la caratteristica degli attrezzi , degli abbigliamenti e degli impianti sportivi. Per quanto riguarda le caratteristiche psichiche, rappresentano un fattore di rischio la mancanza di autocontrollo dell’atleta, l’ambizione e l’impazienza, che lo portano a eseguire gesti scorretti e spesso pericolosi. Per quanto riguarda le caratteristiche fisiche, sono fattore di rischio le anomalie strutturali dell’apparato locomotore che predispongono a lesioni da sovraccarico, per esempio valgismo delle ginocchia, malallineamento rotuleo, spondilolisi vertebrale, valgismo del gomito che sconsigliano la pratica di determinate attività sportive. Altro fattore di rischio è rappresentato dall’età, quando l’accrescimento scheletrico non è ancora terminato oppure quando si continua a praticare attività agonistica in età non più giovane dopo tanti anni di carriera, quando i fenomeni di “invecchiamento” dei tessuti li rendono più vulnera-

corsi teorico pratici TRAUMATOLOGIA SPORTIVA E MASSAGGIO SPORTIVO Obiettivo del corso Il corso si prefigge di illustrare a chi opera in ambito sportivo le principali patologie muscolo-tendinee e articolari che si verificano nelle varie discipline e il susseguente trattamento riabilitativo. Nella parte pratica vengono presentate le varie tipologie di massaggio sportivo DATE CORSO: DOCENTE:

bili. Tutto ciò aumenta la probabilità di lesioni da sovraccarico. Altro fattore di rischio è la tecnica sportiva, intesa come preparazione di base dell’atleta, il perfezionamento del gesto sportivo e l’allenamento quotidiano. La preparazione fisica di base ha la funzione di favorire lo sviluppo armonico dell’atleta. Da qui la necessità di far praticare allo sportivo delle attività complementari che impegnino quei muscoli meno impegnati nello sport specifico, in modo da evitare squilibri muscolari. Infine si deve mirare allo sviluppo della resistenza dell’atleta alla fatica muscolare e nervosa Parimenti importante per evitare sovraccarichi è una buona estensibilità dei muscoli, di qui la necessità di eseguire regolarmente stretching. Il tono muscolare, durante la pratica sportiva, dovrebbe essere sempre in uno stato di “allarme”, in modo da reagire a qualsiasi imprevisto con le apposite azioni muscolari: da ciò si deduce l’importanza della ginnastica propriocettiva per ritrovare la giusta postura quando viene compromessa da una errata gestualità sportiva. Nello stage presentato, verranno illustrate le problematiche più frequenti in ambito sportivo: patologie muscolari, scheletriche, legamentose, tendinee, relativamente a cause, diagnosi, terapia e prevenzione. Due sessioni pratiche riguarderanno il massaggio sportivo e le sue varie applicazioni nel pre e nel post gara; l’applicazionbe del Kinesiotaping in ambito preventivo e terapeutico. ✘

11-12/05/2012 Dr.ssa Piera Bitelli

RICHIEDI PROGRAMMI DETTAGLIATI SEGRETERIA E SEDE: CEDA - VALET Divisione Didattica - Bologna Tel: 051 63.88.334 - www.valet.it - info@valet.it

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LL’AMBULATORIO ’AMBULATTORI ’AMBULA TORIO

MEDICO


RIABILITAZIONE

ATTIVITÀ MOTORIA IN ACQUA

di Piera Bitelli Medico Chirurgo Specialista in Fisiatria - Bologna Docente CEDA VALET - Bologna

ossiamo senz’altro considerare P l’esercizio terapeutico in acqua un valido strumento da poter as-

sociare al trattamento “a secco” per pazienti affetti da patologia ortopedica, neurologica e da disabilità di vario tipo. Negli ultimi anni il trattamento in acqua ha avuto uno sviluppo notevole e viene sempre più utilizzata per i benefici e gli effetti che da essa derivano. Notevoli vantaggi si hanno nel trattamento di lesioni traumatiche dopo immobilizzazione o nel post – operatorio è necessario che il progetto terapeutico sia estremamente mirato e che l’attività in acqua si svolga in modo idoneo, soprattutto ad una temp dell’acqua stessa (32-33°C) adatta per esercizi riabilitativi e per sfruttarne al meglio le proprietà terapeutiche. La differenza sostanziale tra attività in acqua ed a secco consiste nella presenza in acqua di forze idrostatiche che permettono il galleggiamento legato a: • caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua; • densità del corpo immerso (rapporto tra massa grassa e massa muscolare); • posizione che il corpo assume in acqua. La diminuzione della forza peso per effetto del galleggiamento determina una riduzione del tono dei muscoli antigravitari; i movimenti, con l’aiuto delle forze idrostatiche ed anche con l’ausilio di attrezzi, vengono eseguiti con maggiore facilità. Un fattore che influisce notevolmente sulla attività in acqua è la viscosità del liquido e la

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L’AMBULATORIO

MEDICO

corso teorico pratico

ATTIVITÀ MOTORIA IN ACQUA

Obiettivo del corso Alla luce delle recenti acquisizioni scientifiche la riabilitazione in acqua offre numerosi vantaggi al paziente, che sia affetto da patologia degenerativa o traumatica post-chirurgica. Gli esercizi specifici con (e/o senza) l’utilizzo di attrezzi verranno mostrati e fatti eseguire ai partecipanti in piscina DATE DEL CORSO: DOCENTE:

21-22/04/2012 Dr.ssa Piera Bitelli

RICHIEDI PROGRAMMI DETTAGLIATI SEGRETERIA E SEDE: CEDA - VALET Divisione Didattica - Bologna Tel: 051 63.88.334 - www.valet.it - info@valet.it

resistenza opposta ai movimenti in una sorta di lavoro muscolare isocinetico (la resistenza è proporzionale al quadrato della velocità di esecuzione dell’esercizio). Il rallentamento del movimento porta ad una minore sollecitazione dei fusi neuromuscolari e di conseguenza alla diminuzione dell’ipertono nella spasticità. Molto importante in acqua il rapporto “fiduciario” terapista – paziente:

molte posture infatti necessitano infatti di contatto diretto fra corpo del terapista e corpo del paziente. Nello stage verranno trattati i principi teorici del lavoro in acqua nell’ambito riabilitativo ortopedico e neurologico e del trattamento di pazienti cronici con vari gradi di disabilità, Nella parte pratica i corsisti lavoreranno direttamente in acqua per l’apprendimento delle tecniche. ✘


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Referenze 1. Raspaldo H. J Cosmetic and Laser Therapy, 2008;10:134–142. 2. Fischer TC. Poster presented at EMAA, 1–3 October 2009, Paris Istruzioni e indicazioni per l’utilizzo di Juvéderm® VOLUMA® con lidocaina sono disponibili su richiesta. Dicembre 2011 IT/FILR0374/11

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Numero 35  

La domus medica del terzo millennio - periodico di informazione scientifica a diffusione mirata

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