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L’ANTIRAZZISMO ATTIVO DEL KULANKA Visita al centro che lavora con i profughi somali FIRENZE NOVELLA, SOPRA è MEGLIO Progetto alternativo per la stazione della TAV DISCARICA ABUSIVA? TRANQUILLI... Ma che ne sarà della “montagna” di via Piemonte? MAG, CHI CRESCE PIANO... La finanziaria solidale è quasi a metà del cammino APPLAUSI AL TEATRO DELLE SPIAGGE Ottimo inizio per la nuova sala in via del Pesciolino

Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case (...) meditate che questo è stato.

Dopo gli sgomberi

Cacciati come topi

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I “rom dell’Osmatex” vivono da mesi senza alloggio nè tutele. E la legge regionale?

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argherita ha 20 anni, un marito pallido e biondo e una bambina di nome Maria. Margherita ha un sacchetto di plastica come bagaglio, i vestiti li ha tutti addosso, il resto, se c’era, l’hanno schiacciato le ruspe la mattina del 15 gennaio. Non stava bene che dormissero lì nelle baracche, non era igienico, non era salutare. Così alle 6 di mattina si sono svegliati con le ruspe e la polizia, e poco dopo la loro casa malsana e sudicia non c’era più. Ed è iniziata la storia che vi raccontiamo, la storia dei rom

dell’Osmatex, una storia non finita che sembra roba del medioevo e invece accade qui e ora, Firenze, Italia, 2010. Manca poco al Giorno della memoria quando l’area ex Osmatex viene sgomberata. Manca poco ai discorsi, alle celebrazioni, alle testimonianze dei sopravvissuti ai lager nazisti. Chissà se qualcuno di loro nei campi ha incontrato anche gli “zigeuner”, gli zingari, i rom, che furono rastrellati e sterminati a migliaia perché, come gli ebrei, ritenuti esseri inferiori, o più semplicemente perché serviva

un capro espiatorio, un diversivo dalla crisi della Germania. Ecco, per i rom sembra che quel tempo non sia passato mai. Gli zingari fanno schifo a tutti, a destra e a sinistra, in basso e in alto. Anche i più progressisti, i più antirazzisti, fanno un’eccezione per i rom, e non si vergognano. Sarà per questo che lo sgombero dell’area ex Osmatex nel comune di Sesto Fiorentino non provoca tanto clamore, malgrado arrivi senza preavviso nei giorni di maggior freddo e senza offrire nessuna alternativa ad un gruppo di più di 100 persone (continua a pagina 2)

Acqua pubblica, ci riproviamo In Toscana servono 40mila firme per il referendum A PAGINA 2

Riace, la Calabria che accoglie Dove gli stranieri fanno rinascere un paese A PAGINA 3

Contro il tunnel dall’avvocato Ecco come tutelarsi dai danni della TAV A PAGINA 3

QUESTO NUMERO

LE IDEE

Stranieri nella notte di un’Italia che ha paura

Perché non vogliamo i CIE in Toscana

n questo numero abbiamo deciso di dare molto spazio alla questione “stranieri in Italia”. Siamo infatti preoccupati e sconcertati nel vedere come il colore della pelle, la lingua, le usanze diverse stiano diventando motivo di ostilità, diffidenza, o puro e semplice razzismo, verso immigrati, profughi, lavoratori regolari o in nero, insomma verso tutti i non italiani, uomini, donne e persino bambini. è trascorso già molto tempo da quando l’Italia è divenuta una meta ambita per chi cerca un lavoro, o fugge dalla guerra, o semplicemente desidera una vita migliore. Ma invece di esserci abituati alla diversità, alla mescolanza dei popoli che è così tipica delle società avanzate in questo millennio, sembra quasi che stiamo tornando indietro, che abbiamo paura di questi “alieni” da cui ci sentiamo circondati. Al di là di tanti bei discorsi, in effetti, non è stato fatto molto per costruire

’aspetto più aberrante della legislazione italiana che norma i Centri di Identificazione ed Espulsione per i migranti (CIE) è che una persona vi può venire imprigionata, e quindi privata della propria libertà, senza che abbia commesso nessun reato. Lo Stato non punisce un “comportamento” (un furto, un omicidio, una truffa, l’evasione fiscale, il falso in bilancio) bensì una “condizione” (l’essere “straniero irregolare”). Nel nostro Paese, per la prima volta dalle leggi razziali fasciste del 1938, si privano della libertà migliaia di persone senza processo e in spregio dei basilari diritti umani. Nelle scorse settimane il nostro giornale ha lanciato una petizione on line - http://bit.ly/92fgDN, firmata da oltre 500 persone, per contrastare la decisione del nuovo presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che si è detto disponibile ad aprire

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Anche quest’anno puoi destinare il 5 per mille delle tue tasse a sostegno delle attività portate avanti dalla Comunità delle Piagge. Per sapere come, visita il nuovissimo sito della Comunità delle Piagge http://www.comunitadellepiagge.it/

IN QUESTO NUMERO

Numero 1 - MAGGIO 2010

Le Piagge, Firenze - Anno XIV - Seconda serie

S pedizione in abb. postal e ar t. 2 comma 20/C L. 662/96

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APPALTI A FIRENZE, CHE DISASTRO! Corruzione e sprechi dal Panificio a Castello

cultura e condizioni per la convivenza. Bisognerebbe che tutti avessero garantiti almeno i diritti di base, che non ci fossero motivi per l’esplosione di guerre tra poveri. Invece, pensiamo a Rosarno: stranieri sfruttati da italiani criminali, mentre altri italiani, per povertà, per ignoranza, vedono nei “negri” la causa del loro malessere. Oppure, guardiamo in casa nostra: centinaia di rom in Toscana vivono ancora nei campi, o in insediamenti abusivi. Pochissimo è stato fatto per la loro integrazione, eppure la gente li odia quasi fossero dei privilegiati. Ancora ignoranza? Noi proviamo a raccontare dei fatti, delle storie, cerchiamo di avvicinarci alla realtà di queste persone per quello che sono. E, per una volta, siamo contenti di poter parlare anche di un bellissimo esperimento, riuscito, di accoglienza e integrazione.

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anche nella nostra regione alcuni CIE, purché umani. Associare la parola “umanità” ai Centri di espulsione è semplicemente assurdo. A più di dieci anni dalla loro istituzione la gestione ha un “approccio ancora emergenziale”. I servizi al suo interno sono concepiti nell’ottica di “soddisfare a malapena i bisogni primari, tralasciando le molteplici istanze che possono contribuire a determinare una condizione accettabile di benessere psicofisico”. Lo dice Medici Senza Frontiere in un accurato rapporto condotto nei vari Cie e Cpt aperti in Italia. Alle stesse conclusioni è arrivata l’Unione Europea che ha monitorato questa oscenità giuridica presente anche in altri paesi all’interno della cosiddetta Fortezza Europa (qui un esplicito video http://bit.ly/cwOYcZ). Noi sul nostro territorio i CIE non li vogliamo, preferiamo tutelare i diritti umani. E voi?


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Le Piagge, Firenze - Anno XIV - Seconda serie - Numero 1 - Maggio 2010

Corruzione al Panificio L’ex assessore all’urbanistica Gianni Biagi è stato iscritto nel registro degli indagati per corruzione nell’ambito dell’operazione di trasformazione immobiliare dell’ex Panificio militare. La destinazione dell’area è da tempo oggetto delle battaglie dei cittadini riunitisi in comitato, per i quali il progetto non è altro che l’ennesima cementificazione del quartiere di Rifredi. Biagi – già indagato nella vicenda Castello - sarebbe inquisito insieme all’architetto Marco Casamonti e all’imprenditore Riccardo Fusi, proprietario dell’area. L’ex assessore avrebbe rilasciato permessi in cambio dell’impegno da parte di Fusi di affidare il progetto a professionisti indicati dallo stesso Biagi, ovvero Marco Casamonti e il celebre architetto spagnolo Rafael Moneo. Casamonti e Moneo furono in effetti incaricati della progettazione, a spese del Gruppo Fusi. In seguito però Palazzo Vecchio tirò i freni e bloccò le dichiarazioni di inizio attività. Dopo l’arrivo della giunta Renzi, l’impresa ha ripreso le trattative e ha modificato il progetto.

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Auditorium, la gara è irregolare

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Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato da Gia.Fi. Costruzioni Spa, annullando l’assegnazione dell’appalto per la realizzazione del nuovo Parco della Musica e della Cultura di Firenze. Il bando annullato rientra nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta corruzione nell’assegnazione di appalti per le “Grandi opere” per i 150 anni dell’Unità d’Italia, nella quale è indagato anche il sottosegretario e capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Il 25 febbraio scorso Stato, Regione e Comune avevano firmato la convenzione per la realizzazione della struttura. Il nuovo teatro del Maggio, il cui costo si è quasi triplicato fino a raggiungere 237 milioni di euro, dovrebbe sorgere nella zona di Porta al Prato e l’inaugurazione era prevista per dicembre 2011.

Viale Strozzi, Comune truffato? Si allarga l’inchiesta su presunte truffe ai danni del Comune per la costruzione del sottopasso di viale Strozzi. Secondo l’accusa, i costi dell’opera alla Fortezza sarebbero lievitati di circa 3 milioni di euro rispetto al progetto iniziale da 5 milioni. Fra i nuovi iscritti, compaiono Carlo Volpi, presidente di Project Costruzioni (la società privata che ha realizzato le opere e che detiene la fetta più grande di Firenze Mobilità), Luigi Di Renzo, ex amministratore delegato di Firenze Parcheggi, e alcuni tecnici. Gli indagati diventano così 11, rispetto ai 4 iniziali (Gaetano Di Benedetto del Comune; Vincenzo Di Nardo, ex presidente di Firenze Mobilità; Giorgio Formigli e Mario Pasquini di Project Costruzioni) e ad alcuni di loro sono contestati i reati di associazione a delinquere e corruzione, che vanno ad aggiungersi a quelli di abuso d’ufficio, falso in atto pubblico e truffa aggravata. Fra le altre opere finite nel mirino degli investigatori anche i parcheggi di piazza Beccaria, della Fortezza e di piazza Alberti.

Il pasticcio di Castello Quella della Scuola dei Marescialli è una storia infinita, dove l’unica cosa certa sembra il danno alle casse dello Stato. A causa di un indice sismico sottostimato, e dei conseguenti annullamenti e ricorsi, il costo dell’opera è lievitato da 190 milioni di euro a 261, più i costi del lodo, più i danni dei sequestri. Non solo, la BTP di Riccardo Fusi deve avere dallo Stato 28 milioni di danni, perché ingiustamente defraudata dell’appalto, assegnato alla ditta Astaldi per un costo superiore. Adesso poi Fusi si dichiara pronto ad appellarsi di nuovo alla magistratura, dopo che il Ministero delle infrastrutture, malgrado la sentenza precedente e l’inchiesta in corso, ha sbloccato i cantieri, che sono sempre in mano alla Astaldi. Alla fine, se una fine ci sarà, la Scuola dei Marescialli costerà più di 300 milioni di euro, tutti a carico della collettività. Per ora, a nove anni dall’assegnazione del primo appalto, tutto ciò che si vede è uno scheletro di torri che incombono su ciò che resta della Piana fiorentina.

A Scandicci è aperto “Sfusillo”

In nome della legge

Presso la bottega del mondo Eticamente è iniziata la vendita di prodotti alimentari secchi (bio e di produzione locale) sfusi. Grazie a quattro dispenser i clienti potranno riempire il loro sacchetto di carta con i prodotti nella quantità desiderata. I prodotti disponibili sono pasta (farfalle e penne), legumi, farro, tutti proveniente o realizzati da aziende agricole biologiche e toscane con grano/cereali e legumi da loro stesse coltivati. Pasta e legumi sfusi si aggiungono agli ormai gettonatissimi detersivi e detergenti “alla spina” disponibili da due anni in bottega. Sono tanti i clienti che si portano da casa la bottiglia per riempirla con il detersivo desiderato. Eticamente si trova a Scandicci in Piazza Marconi 15.

Il 31 marzo un gruppo di cittadini romeni è stato fatto sgomberare da sotto il Ponte Rosso a Firenze, dove queste persone avevano bivaccato e dormito “in modo palesemente indecente con materiali vari”. Per questo reato i vigili hanno elevato loro multe da 160 euro a testa e sequestrato materassi, coperte, indumenti e altri oggetti di loro proprietà, tra cui delle medicine. Alle proteste sollevate da diverse associazioni e singoli, il comandante della Polizia municipale ha replicato che è stato un intervento pienamente conforme alla legge, mentre l’assessore Saccardi ha accusato gli autori delle critiche di occuparsi solo dei rom.

La strategia delle ‘bonifiche’ Appello al presidente Rossi In nome della legalità colpiti i diritti fondamentali delle persone: la povertà è diventata un reato da perseguire? (segue dalla prima) dove non mancano anziani, malati, un disabile e due bambini piccolissimi. Il sindaco di Sesto, che pure ringrazia il questore per aver posto fine alla situazione di degrado, sostiene che la decisione è partita dalla proprietà del terreno. L’Osmatex di oggi non ha più nulla a che fare con il tessile: si occupa invece di compravendita, costruzione e locazione di beni immobili, ed il suo capitale è diviso fra una finanziaria e altre imprese immobiliari. Tra queste anche Sviluppo Italia spa, che vanta tra le proprie realizzazioni il centro commerciale Omnia center accanto alla multisala di Prato - San Giusto, e tra i progetti complessi residenziali a Montemurlo, Campi e sulla collina di Marignolle. Facile intuire quanto sia appetibile un terreno vuoto in una zona di possibile espansione come l’Osmannoro... Dopo lo sgombero dell’area, qualcuno dei rom sparisce nel nulla, gli altri iniziano un pellegrinaggio senza fine tra una porta chiusa e l’altra, passando diverse notti a dormire all’addiaccio. Il Comune di Sesto, dichiara Gianassi, ha già fatto abbastanza e non ha altre risorse per accogliere nessuno. Da Firenze gli fa eco l’assessore Saccardi, che in modo abbastanza esplicito lancia un chiaro messaggio: se ci mettiamo ad accogliere tutti, chissà quanti ne arriveranno. Anzi, si spinge fino a rimbrottare la chiesa valdese, unica istituzione in città che per giorni ospita nei propri locali una quarantina di persone. Non muove un dito invece la chiesa cattolica, con le eroiche eccezioni di qualche parroco isolato, non dice nulla il vescovo Betori. E il sindaco Renzi? Ha altro da fare. Nessuno risponde agli appelli di poche sparute associazioni per trovare un ricovero temporaneo a questa gente, che dorme nelle piazze sotto la pioggia gelata. Dormiranno anche in piazza del Comune a Sesto, ma questo non cambia nulla nella linea dura del sindaco Gianassi. D’altronde anche i circoli Arci della zona, dopo meditata riflessione, scartano l’ipotesi di ospitare qualcuno, perché “prima viene il rispetto della legalità”. Ma di che legalità stiamo parlando? I rom in questione sono cittadini romeni, quindi europei a tutti gli effetti. Non sono irregolari, non sono clandestini, non sono criminali - anche se Saccardi ha garbatamente ricordato che alcuni sono pregiudicati. La loro colpa più grande, imperdonabile, è quella di essere poveri. È per questa colpa che sono fuggiti dalla Romania, dove lo stato non è in grado di dare loro nessun aiuto, anche perché, in quanto rom, non li ama. “Adesso siamo qui e ci trattano peggio di cani. Anche cane se vedi che ha freddo lo fai entrare, noi no, perché?” Dircana ha cinque figli, solo il più grande è venuto con lei, gli altri sono rimasti con i nonni, ma in Romania la casa è piccola e non c’è lavoro. “Tanti italiani sono venuti, hanno comprato case, negozi... c’è grande supermarket da noi, padrone è italiano, ma per noi non c’è lavoro”. Anche Margherita ha lasciato in Romania un bambino più grande. Il marito dovreb-

be operarsi in Italia perché ha un problema all’orecchio “abbiamo già appuntamento fissato, ma intanto dove andiamo a dormire, cosa mangiamo?” Dopo più di tre mesi dallo sgombero, i rom dell’Osmatex sono ancora senza casa, mentre proseguono implacabili le ‘bonifiche’ dovunque spuntino ripari di fortuna. Insomma, dietro gli alibi della legalità, dell’igiene, della sicurezza, la strategia sembra piuttosto chiara: si vuole render loro impossibile la vita, scacciandoli da qualsiasi luogo, perché non tornino più. Ma siamo davvero in Toscana, regione civile e progressista? E pensare che abbiamo persino una legge quasi nuova, praticamente mai usata, che fra le altre cose dice: “Particolare attenzione sarà riservata ai diritti dei cittadini stranieri vulnerabili, in particolare i minori non in regola con le norme sull’ingresso e il soggiorno, i minori stranieri non accompagnati, cittadine straniere madri, cittadini stranieri disabili”. Alcune associazioni e gruppi hanno scritto una lettera aperta al neoPresidente Rossi chiedendogli di fermare questa persecuzione contro i rom e di fare applicare la legge regionale, di cui si fa giustamente vanto il centrosinistra toscano, legge che garantisce i diritti fondamentali a ‘regolari’ e ‘irregolari’. La lettera aspetta ancora una risposta. I rom, anche. Cecilia Stefani

Acqua, via con le firme Kulanka, l’antirazzismo oltre le parole Tre referendum per riprendersi l’acqua Corsi di italiano e di informatica, iniziative culturali e “Sala da tè”: piccolo ma Il Pozzo ospita il Comitato provinciale vivace, il centro Kulanka continua la propria attività insieme ai profughi somali di Riccardo Capucci

di Ada Salas Macias

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partita da pochi giorni la raccolta di firme per i tre referendum d’iniziativa popolare necessari per ripubblicizzare l’acqua in Italia. Se siete stanchi di pagare ogni mese più cara l’acqua per soddisfare gli appetiti delle società private, se volete tutelare questo bene indispensabile e garantirne l’accesso a tutti, potete firmare anche voi questa proposta referendaria. Nei prossimi tre mesi l’obiettivo è di raggiungere le 600.000 firme a livello nazionale. La nostra città, Firenze, ha l’obiettivo di raccoglierne 12.000. A tal proposito è nato un comitato provinciale, che la Comunità delle Piagge ha l’onore di ospitare al Centro sociale Il Pozzo, che organizza la raccolta firme e promuove la cultura della ripubblicizzazione. Per saperne di più è attivo un sito regionale all’indirizzo www.acquabenecomunetoscana.it/referendum, dove è possibile informarsi nel dettaglio sui tre quesiti, leggere le ultime notizie dalla Campagna, scaricare materiale utile per promuovere il referendum. Dal sito, ma anche passando al Pozzo, è anche possibile donare una piccola cifra per coprire i costi della Campagna e lasciare la disponibilità per diventare attivista e organizzare banchetti e iniziative utili alla raccolta delle firme.

ono a Firenze da poco tempo, ma Kulanka mi ha aiutato molto e adesso credo che posso trovare una vita migliore. Qui non solo imparo una lingua, imparo anche a migliorare come persona». Rashid, come altri ragazzi somali, frequenta il corso di italiano e aiuta con la ristrutturazione dell’edificio dell’associazione Kulanka. Giovani e precari, gli occhi di Rashid trasmettono pazienza. Ora sa che la sua vita dipende da ogni gesto che fa. La cosa principale è adesso dare qualità alla sua vita. Il centro Kulanka - parola somala che significa “assemblea”- è all’interno di un edificio abbandonato, sotto il cavalcavia delle Cure. Grazie all’appoggio del Movimento di lotta per la Casa e all’impegno dell’assemblea Insicuri si è costituita l’associazione Kulanka che cerca di rispondere alle necessità di coloro che arrivano al posto in cerca di aiuto. Il punto di forza del Kulanka è la capacità di trasmettere il messaggio dell’antirazzismo vero. È un luogo che dà un’opportunità a chi pensa di essere perduto, qui si costruisce un’esperienza che può essere un esempio d’integrazione. «Grazie al gruppo di volontari che vengono qua ogni settimana, stiamo rendendo questo posto migliore a poco a poco – racconta Silvia, una delle ragazze che lavorano al Kulanka come volontarie – Inoltre invitiamo a tutti coloro che vogliono stare un po’ più vicino alla realtà dei ragazzi somali a venire ad aiutare in qualsiasi momento». In questo momento sono molti gli immigrati somali che vivono nel centro. I somali lavorano con le persone dell’associazione per il mantenimento del luogo e fanno attività diverse. In più, al Kulanka si organizzano diverse attività per l’integrazione di questi cittadini. Come ad esempio la scuola d’italiano. Nell’autunno 2008 una cinquantina di richiedenti asilo somali vennero invitati a un incontro sul razzismo nella Facoltà di Lettere. I somali allora invitarono gli studenti a mettere in pratica l’antirazzismo insegnando loro l’italiano. Nacque così la scuola d’italiano.

Le lezioni sono due volte la settimana - martedi e giovedì - e durano due ore. Ma al Kulanka si svolge anche un laboratorio d’informatica ogni lunedì con computer e stampanti raccolti tramite un appello pubblico alla città, che è così entrata in contatto con il Kulanka e con i suoi abitanti. Nello stesso tempo, il laboratorio d’informatica sta lavorando al progetto “Un pc migrante per ogni scuola del quartiere”, offrendo la possibilità di noleggiare a basso costo un computer e fornendo assistenza gratuita e continuata per il periodo d’utilizzo del pc adottato. Un’altra iniziativa interessante è la “Sala da tè”. Ogni mercoledì pomeriggio, i volontari e i ragazzi somali si riuniscono a un tavolo per condividere le loro esperienze e parlare della loro vita. «A volte la gente viene per ascoltare la musica, fare qualche gioco, suonare la chitarra… è un’occasione per raccontarsi e conoscersi soprattutto in questo caos che stiamo vivendo»- dice Pierpaolo, un altro ragazzo volontario nell’associazione. Ci dice Abu, «alla Sala da tè posso parlare liberamente dei miei pensieri e dei miei sentimenti e divertirmi insieme ai volontari». A marzo è stato presentato in questo centro sociale “La Casa che non c’è”, un documentario di Marcantonio Lunardi, dove un gruppo di persone sfuggite alla violenza si raccontano in dieci minuti attraverso la loro immaginazione, unico spazio rimasto ancora libero per volare sull’orrore dell’esilio e della solitudine. «Ero emozionato e impaziente di vedere il documentario. Grazie a Marco Lunardi, la gente potrà conoscere tutto quello che pensiamo, dopo essere usciti dal nostro paese. È un momento di confusione, di speranza per il nostro futuro – spiega ancora Rashid, che è arrivato al Kulanka tre mesi fa – Non parlo molto bene l’italiano, ma penso che chi la dura, la vince!». “La Casa che non c’è”, a cui partecipano alcuni ragazzi somali, mostra tutto ciò che hanno passato per ottenere la speranza di un futuro. Una casa, un giardino, le immagini di un mare che è metafora di libertà. Ecco cosa emerge dal racconto degli esuli somali del centro autogestito Kulanka.


Chi salverà i pini del Poggi?

Le videoinchieste di Saverio Tommasi

I pini del Viale Torricelli, alberature ‘storiche’ risalenti al progetto del Poggi, rischiano di essere tagliati. I motivi? Le radici affioranti disturbano il traffico veicolare, dice il Comune, aggiungendo poi che sarebbero anche pericolanti... Soluzioni alternative, suggerite in un’interrogazione del gruppo perUnaltracittà, sono state seccamente respinte come inadeguate dall’assessore Scaletti. Intanto anche in zona Varlungo ci si prepara a buttar giù una decina di alberi rigogliosi, per ripiantarne altri. Chi ci guadagna da tutto ciò? Non certo i poveri volatili che proprio adesso ci fanno il nido...

L’attore Saverio Tommasi continua a produrre fulminanti videoinchieste su questioni di grande interesse. L’ultima si intitola “Non si affitta agli immigrati” e conferma l’inquietante realtà di una Firenze diffidente verso gli stranieri, a volte anche verso specifici gruppi. Mesi prima, l’inchiesta sull’emergenza freddo aveva fatto arrabbiare l’assessore Stefania Saccardi, chiamata al telefono da un inesistente “assessore Ghiaccio” e poi interrogata da Tommasi sulle carenze del servizio di accoglienza del Comune. Le videoinchieste si trovano tutte sul sito www.saveriotommasi.it/

L’accoglienza che fa rinascere Riace

Da qualche mese a Riace vivono anche 108 palestinesi iracheni, scacciati dalla nuova democrazia perché considerati “amici di Saddam” e chiusi per 4 anni in un campo profughi in mezzo al nulla. Come avviene da anni in paesi del Nord Europa, Riace ha risposto all’appello dell’Agenzia Onu per i rifugiati e ha “reinsediato” questo gruppo di palestinesi, mentre altri 70 hanno trovato casa, lavoro e una speranza di futuro nella vicina Caulonia.

A 70 km da Rosarno c’è un’altra Calabria dove gli immigrati sono ospiti preziosi di Chiara Paganuzzi

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entre in Italia imperversano respingimenti e politiche xenofobe, segnali di resistenza politica e morale giungono dal nostro sud. Riace e dintorni. Terra della Locride. Una regione che nell’immaginario collettivo rimanda alla violenza della ‘ndrangheta, alla gestione collusa delle amministrazioni, ai boss della politica. Eppure non è di questa Locride che ci racconta Issa, afghano, sbarcato otto anni fa sulla

Un’azione legale collettiva per difendersi dal tunnel

coste reggine dello Ionio: “A Riace son tornato a vivere, ho trovato una casa e imparato un lavoro”. Sfinito dalle sofferenze del viaggio e dalla vita clandestina, Issa approda a Riace e trova una realtà che, oggi, ha quasi dell’incredibile. In questo borgo dalle antiche origini magno-greche, gli immigrati e i richiedenti asilo non sono respinti né emarginati, ma vengono accolti e integrati nella realtà della vita locale. Un’utopia? Nient’affatto. Tutto ha inizio nel 1998 quando a Riace, sulle stesse spiagge che restituirono i bronzi, sbarcano 300 profughi curdi. Nasce un’accoglienza spontanea. Un gruppo di giovani del luogo si dà da fare per alloggiare i profughi nelle case abbandonate degli emigrati. Di lì a poco viene fondata l’associazione “Città Futura - Giuseppe Puglisi” per dar seguito a un’esperienza che, quasi per caso, ha rivitalizzato una comunità intera. “Il senso dell’ospitalità è di casa qui a Riace, ha sempre occupato un posto prioritario tra i valori dell’antica comunità rurale calabrese” - ci spiega Cosimo Damiano, presidente dell’associazione. Oggi l’accoglienza di chi scappa dalla fame, dalle persecuzioni e dalle carestie è al centro del progetto di Città

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Futura e non ultimo dell’amministrazione comunale il cui sindaco, Domenico Lucano, è tra i fondatori. Il segreto del successo? L’accoglienza dello straniero come motore di sviluppo locale, il recupero degli antichi mestieri artigianali e, non ultimo, virtuose iniziative eco-sostenibili che hanno meritato a Riace l’appellativo di eco-villaggio. Gli sbarchi sulle coste ioniche calabresi sembrano aver sottratto Riace all’inesorabile destino di spopolamento e di abbandono. Oggi il borgo pullula di botteghe artigiane in cui gli immigrati e i giovani del posto lavorano insieme il vetro, la stoffa, la ceramica e la ginestra. Grazie ai contributi della regione vengono finanziate delle “borse – lavoro” destinate sia ai tirocini formativi dei migranti sia alla retribuzione dei giovani artigiani. Le tradizioni di Riace, come l’antichissima lavorazione della ginestra, si fondono con le tradizioni della cultura araba, eritrea, etiope, somala, curda, irakena, afghana. I manufatti che prendono vita nei laboratori del borgo intrecciano storie di culture lontane e, talvolta, anche di popoli in guerra. Un’amministrazione determinata trasforma Riace in un centro di seconda accoglienza riconosciuto e sostenuto dallo SPRAR (Sistema di Protezione e Richiedenti Asilo). “A Riace – racconta Pina, anima e fondatrice del progetto – un intero paese si è costituito in comunità d’accoglienza. Non vi è spazio per le logiche repressive dei Centri d’Identificazione ed Espulsione o per l’assistenzialismo di alcune realtà che conosciamo bene. Lo straniero, che costa ai centri d’identificazione circa 60 euro al giorno, qui ne costa 20 e lavora, aiutando la nostra economia”. Grazie a un prestito di Banca Etica, vengono ristrutturate altre case del centro storico in cui sono alloggiati turisti desiderosi di intraprendere una vacanza eco-solidale, curiosi, ricercatori, fotografi e giornalisti da tutta Europa. Viene aperto un ristorante, “Donna Rosa”, che offre prodotti e piatti

tipici della tradizione locale. E’ promossa la raccolta differenziata con gli asini che – nonostante i temporanei impedimenti burocratici, sarà riavviata simbolicamente, a breve, con l’aiuto di un ragazzo immigrato e di un giovane del posto. Ma gli abitanti del borgo sembrano essere grati ai migranti anche per un’altra ragione. “Da quando sono arrivati i rifugiati con i loro bambini, la scuola elementare ha riaperto!” Ci racconta con entusiasmo Cosmina, che si occupa dell’alfabetizzazione dei migranti e della scuola estiva dei loro figli – “Oggi, su 23 iscritti, 11 sono figli di stranieri!”. Tutto facile? No. Le difficoltà non sono mancate. A cominciare dalle intimidazioni mafiose: gli spari contro il ristorante Donna Rosa e l’avvelenamento dei cani del sindaco, poco prima delle elezioni del maggio 2009. Obiettivo: fermare la rielezione di Domenico Lucano e della sua coraggiosa lista “L’altra Riace: alla luce del Sole”. Già, perché la lotta alla speculazione edilizia e all’illegalità sono stati protagonisti della prima amministrazione Lucano. Ma il buon governo trionfa, anche se di soli 41 voti, e il visionario sindaco, conosciuto come “Mimmo dei Curdi” viene rieletto per un secondo mandato. Il caso Riace è contagioso. Nel giro di pochi anni coinvolge numerosi comuni limitrofi, tra cui Stignano e Caulonia. E non finisce qua. La regione Calabria approva nel giugno del 2009 una legge sul diritto d’asilo che propone la trasferibilità del modello d’accoglienza della Locride. La legge porta il nome “Modello Riace”. Utilizzando finanziamenti europei, fornisce incentivi a quei progetti che includono i rifugiati, sviluppano l’edilizia popolare e ristrutturano i borghi. Chissà che questa contagiosa avventura di Riace possa contaminare, prima o poi, una politica sorda e avversa al rispetto della dignità umana. Altre informazioni su: http://www.cittafuturariace.it/

Perché perseverare nell’idea costosa e rischiosa di una stazione sotterranea dell’Alta velocità? “Sopra” c’è una valida alternativa studiata da un gruppo di tecnici dell’Università di Firenze

Tutti dall’avvocato “Firenze Novella”: un progetto per restare in superficie di Cecilia Stefani

di Riccardo Capucci

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lavori necessari a scavare il tunnel previsto per il passaggio dell’Alta Velocità produrranno, e in parte hanno già prodotto, danni agli edifici vicini oltre a peggiorare di molto la qualità di vita di chi vive nelle zone coinvolte dai cantieri. I cittadini possono però almeno cercare di difendersi partecipando all’azione legale collettiva promossa dal Comitato contro il sottoattraversamento. Si tratta di un’azione cautelare davanti al Giudice Civile che mira ad ottenere uno stop dei lavori o comunque un’azione risarcitoria dei danni provocati dai lavori stessi. Per questa “class action” come è stata impropriamente definita è necessario raggiungere un buon numero di adesioni. I cittadini interessati possono contattare il referente del Comitato, Tiziano Cardosi (notavfirenze@ gmail.com - 338/3092948) o scrivere agli avvocati (avvocatobonafede@gmail.com), specificando il proprio interesse ad intervenire (proprietario, usufruttuario, conduttore, detentore ad altro titolo degli immobili interessati; genitori di alunni frequentanti scuole Rosai e Rodari). Sono accolte anche iniziative collettive attraverso l’interessamento dell’amministratore condominiale. L’azione legale evidenzierà anche l’alternativa del passaggio in superficie - promossa dal Comitato ed elaborata dal Gruppo tecnico dell’Università di Firenze - che eviterebbe tutti questi rischi, costerebbe un sesto garantendo la stessa velocità di percorrenza dei treni e potrebbe essere realizzata in circa tre anni contro i tempi previsti di otto, nove anni del progetto sotterraneo.

che provocherà il cassone di cemento della stazione sotterranea progettata da Foster e voluta a tutti i opo il progetto alternativo che permette ai costi da Regione Toscana e Ferrovie. treni ad Alta velocità di attraversare la città “Firenze Novella” prevede l’ampliamento dell’at(vedi http://bit.ly/9UJRWH) il generoso Grup- tuale stazione Statuto in modo tale da permettere po tecnico composto da architetti, urbanisti e in- un comodo attraversamento della città da parte dei gegneri ferroviari con sede presso l’Università di treni ad Alta velocità e allo stesso tempo consentire Firenze, ha prodotto - sollecitato da abitanti, co- di rispondere adeguatamente ai bisogni di “mobimitati, associazioni ambientaliste, lista di cittadi- lità” dei fiorentini e non a quelli “economici” delle nanza perUnaltracittà, ecc. - anche il progetto di imprese del sistema delle Grandi Opere (scopri i una stazione di superficie che a cui hanno dato il costi economici, ambientali e le cooperative rosse nome di “Firenze Novella” [http://bit.ly/d4fn2o]. che ci guadagnano su http://bit.ly/cO8FCr). Una stazione che intende dare nuova centralità ad Le prospettive aperte dal progetto “Firenze Novelun pezzo di città oggi trascurato, Statuto, e allo la” vanno verso un’integrazione virtuosa tra l’Alta stesso tempo difendere la falda fiorentina dai danni velocità e la mobilità, non solo ferroviaria, utile a pendolari fiorentini e regionali. Criteri cui risponde pienamente la proposta di ristrutturazione della stazione di Statuto in collegamento con Santa Maria Novella, da cui il nome evocativo di Firenze Novella. Si apre così uno scorcio significativo su un possibile progetto urbano in grado di rappresentare un reale valore aggiunto per tutta la città e soprattutto per chi la vive. Lo scenario prospettato dai progettisti volontari è fortemente modulabile. C’è un primo livello che riguarda la realizzazione del passaggio di alberi abbattuti e sradicati nei cantieri degli ex Macelli superficie tout court, con bas-

sissimo impatto ambientale e costi pari a circa un ottavo rispetto al sottoattraversamento; una seconda fase concernente operazioni di miglioria della rete ferroviaria per la sua evoluzione in sistema integrato metropolitano (metrotreno). Infine un panorama vasto di azioni che, in prospettiva, interessano l’intero sistema della mobilità dell’area metropolitana. È proprio questa modularità, per cui la “grande opera” viene riassorbita in un ambito più vasto di temi e problemi concernenti il buon governo del territorio, che consente a questo approccio di configurare il TAV come un’occasione da cogliere piuttosto che un rischio da scongiurare. Il Sistema delle Grandi opere italiane abbiamo avuto modo di approfondirlo grazie all’azione della magistratura fiorentina che ha scoperchiato quanto di marcio c’è nei lavori pubblici in città (http:// bit.ly/cqFxcG). Quella stessa magistratura che ha mandato a processo i responsabili dei lavori Tav nel Mugello (http://bit.ly/dBrtRK). Il nodo fiorentino della Tav ancora non è finito nei faldoni della Procura e auspichiamo che mai vi finisca, resta il fatto che il doppio tunnel ferroviario sotto la città e l’enorme stazione Foster rappresentano a nostro avviso un enorme spreco di denaro pubblico e la messa a rischio della stabilità di centinaia di appartamenti, negozi, immobili (qui la lista http://bit. ly/cH8o2m) che risentiranno certamente, come è successo a Bologna (http://bit.ly/bziK1l) degli invadenti e pericolosi lavori sotterranei. Coloro che hanno i loro immobili in una zona a rischio possono provare a cautelarsi con una azione legale preventiva (http://bit.ly/bo0lo9).

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Le Piagge, Firenze - Anno XIV - Seconda serie - Numero 1 - Maggio 2010

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Le Piagge, Firenze - Anno XIV - Seconda serie - Numero 1 - Maggio 2010

Vittime della rotonda, 2 indagati

Compagni di viaggio in tournée

Allarme diossina a Montale

Ci sono due indagati per la rotonda di via Pistoiese dove in un terribile incidente morirono tre ragazzi nel gennaio 2008. Sono stati inquisiti per concorso in omicidio colposo plurimo il direttore dei lavori geometra Ricciardi e l’architetto Carla Guerrini, dirigente dell’ufficio traffico del Comune dal 2001 al 2006. La procura ha quindi accolto la tesi del consulente tecnico del PM, per il quale la rotonda fu realizzata in modo difforme dal progetto originario, con una forma ovoidale che provocherebbe una sorta di inganno visivo negli automobilisti che la impegnano.

Continua il “tour” di “Compagni di viaggio”, il dvd con le interviste ai sacerdoti Andrea Bigalli, Alessandro Santoro e Luigi Verdi realizzato da Umberto Benedetti e Stefano De Martin e prodotto da Edizioni Piagge. Nelle serate si svolgono incontri ispirati al tema “fedeltà sovversiva” con la presenza di ospiti di spessore, come lo scrittore Maurizio Maggiani o l’avvocato Ezio Menzione. Per tutte le informazioni si può visitare il sito www.edizionipiagge.it Per vedere il trailer: http://www.youtube.com/watch?v=JGUanuZnz-A

Dopo la carne di pollo, anche il latte materno: nel latte di due neomamme di Montale e Agliana è stata riscontrata a gennaio scorso la presenza di diossina in limiti superiori al normale. Inassenza di reazioni dalle amministrazioni, in questi giorni comitati e cittadini hanno presentato una diffida ai sindaci e al presidente della Regione per vietare il consumo e la vendita di prodotti alimentari di origine animale e vegetale, coltivati e allevati nelle aree di ricaduta degli inquinanti che fuoriescono dall’inceneritore di Montale. Se anche stavolta non accadrà nulla, si annunciano denunce alle procure competenti.

Una discarica sotto casa In via Piemonte è spuntata una montagna di terra (e non solo) Gli abitanti pretendono risposte chiare da Ferrovie e Comune

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di Floriana Pagano

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n via Piemonte, alle Piagge, c’è una discarica enorme: una vera e propria barriera, alta quasi 4 metri, che si snoda lungo tutta la strada e la separa dalla linea ferroviaria Firenze Pisa Livorno. Metri e metri cubi di terra mescolata a materiale di scarto di ogni tipo, trasportata direttamente dagli scavi dei lavori di adeguamento del torrente Mugnone, nell’ambito dei cantieri per la realizzazione dell’alta velocità fiorentina. Quanta terra sia stata scaricata abusivamente dall’incessante e rumoroso via vai dei camion, non è facile dirlo: i rappresentanti del Comitato di via Piemonte parlano di più di 40mila metri cubi; Rete Ferroviaria Italiana - RFI - dichiara di averne stoccati “solo” 24mila. Davanti ai cartelli di protesta attaccati alla recinzione conosco Lido Ballati, uno dei rappresentanti del Comitato. Ballati è uno di qui; questo territorio lo conosce come le sue tasche; abita in una delle case davanti alla discarica ed è un biologo. Una volta, racconta, su quest’area si coltivavano gli orti. Il terreno è di proprietà delle Ferrovie dello Stato. Nel piano regolatore risulta destinato a “piazzale ferroviario” mentre la zona intorno è invece vincolata a verde pubblico. Il Piano De Carlo qui prevedeva una rivisitazione complessiva della zona con parco fluviale, passaggi sotto la ferrovia per raggiungere l’Arno, percorsi tematici e naturalistici. Nella realtà, da anni, tutta l’area versa in stato di completo abbandono tanto che qualcuno ogni tanto attraversava i binari, lasciati praticamente incustoditi e senza le necessarie protezioni. Poi, con i lavori di adeguamento del Mugnone, sono iniziati altri problemi: il rumore e la polvere, certo, ma anche e soprattutto la preoccupazione degli abitanti per il tipo di materiale scaricato, cemento, tubi di ferro, materiale da demolizione... un po’ di tutto anche se ben sotterrato. La magistratura, dopo l’esposto presentato dalla lista “perUnaltracittà”,

ha aperto un’inchiesta. Gli abitanti sostengono da tempo che quella terra contiene rifiuti che sarebbero dovuti finire in discarica e non davanti ai loro nasi. In un recente incontro al quartiere 5 l’Amministrazione comunale ha ammesso, “che vi è stato un risparmio da parte di FS e che si sarebbe potuta fare un’altra scelta meno impattante per i cittadini”, ma che, da parte dell’Amministrazione c’è sempre stata la volontà di venire incontro alle loro richieste svolgendo più volte sopralluoghi sul posto. Tutto questo non basta e non può certo convincere chi la discarica la subisce a 50 metri dalla propria abitazione! Blocchi di calcestruzzo, cemento armato e pezzi di lamiera sono visibili a tutti anche se parzialmente nascosti sotto i cumuli di terra. Non ci vuole una particolare intelligenza per capire che, una volta depositata qui, questa terra non sarà facile sistemarla altrove. Com’è possibile che l’Amministrazione Comunale non abbia vigilato su cosa stava succedendo alle Piagge? Soltanto grazie alle continue sollecitazioni dei cittadini sono stati disposti dei controlli. L’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (ARPAT), nel periodo aprile-maggio 2009, ne ha eseguiti alcuni ma secondo il suo rapporto il materiale da demolizione presente non deriverebbe dagli scavi del Mugnone bensì “dall’abbattimento dei casotti siti nell’area in precedenza, quando era adibita anche ad orti”. Sarebbe allora tutto regolare? I conti non tornano e per diversi motivi. Intanto, perché i rifiuti scaricati sono stati opportunamente spianati e pare difficile, a posteriori, stabilirne l’origine. E poi, perché quello dei rifiuti non è certo l’unico elemento della questione. Per esempio, cosa intende fare di questo spazio Ferrovie dello Stato? Pare che l’intenzione sia quella di costruirci un piazzale. I cittadini sono preoccupati per la possibilità concreta di ritrovarsi con binari o vagoni all’amianto e, visto come sono state gestite le cose finora, le rassicurazioni del Comune servono a poco.

Teatro delle Spiagge, una scommessa vinta

I primi mesi di attività del Teatro delle Spiagge, il teatro che dallo scorso settembre ha aperto i battenti grazie alla compagnia dei Teatri d’Imbarco, sono un “successo su tutti i fronti”. Esaurito ad ogni replica, con una media di novantacinque persone su centro posti disponibili. E per due spettacoli, “7 contro Giorgia” e “Gli impuniti”, gente in piedi ad ogni rappresentazione. Giulia, organizzatrice nonché attrice della compagnia, ci racconta come la scommessa di trasferirsi in una zona di periferia come quella delle Piagge sia stata lungimirante e vincente. La stagione numero zero in via del Pesciolino, proprio sopra la Conad di via Pistoiese, sta letteralmente “andando alla grande”. “La soddisfazione più grande è data dal fatto che, pur essendo un teatro che non esisteva proprio in questo quartiere, la risposta della gente è stata molto buona”, dice Giulia. “Il pubblico è composto da una parte di affezionati, una buona percentuale di gente del quartiere, e un’altra che viene un po’ da tutta la città”. I corsi di recitazione hanno visto un incremento del numero dei bambini, che sono arrivati ad 80. Grande successo anche per le matinée dedicate alle scuole medie ed ai licei. “A questo proposito”, ci dice Giulia, “sono molto orgogliosa del fatto che molti ragazzi sono tornati da soli la sera a vedersi altri spettacoli, dopo essere stati portati dalla scuola. Chi l’avrebbe mai detto?”.

Grande successo per la stagione numero zero del nuovo spazio in via del Pesciolino di Alessandro Zanelli

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na giornata per conoscersi, comprendersi e quindi accettarsi. Così si combatte, o meglio, si previene il razzismo. Per rendersene conto bastava osservare le facce dei bambini fiorentini di fronte allo spettacolo dei loro coetanei cinesi che si esibivano sul palco con balletti e canti tradizionali della loro terra, al Teatro delle Spiagge, domenica 21 marzo, in occasione della Giornata mondiale per l’eliminazione della discriminazione razziale. Anche senza capire una parola, la partecipazione e l’attenzione era totale. Bocche aperte e occhi fissi sullo spettacolo. Non un fiato per mezz’ora. Tanto che il preside della scuola elementare delle Arti di Wenzhou, in tour in Italia, ha dovuto fare i complimenti ai bambini per il loro silenzio.

Una sala da 100 posti per spettacoli teatrali, una

per incontri e conferenze, un cortile per eventi all’aperto, un foyer con bar e tre sale dove suonare… sono in tutto 600 i metri quadri di via del Pesciolino 26/a dove ha sede il Teatro delle Spiagge. Grazie ad un progetto di riqualificazione urbana dell’area “ex Gover”, in questi spazi è nato un centro polivalente che va ad arricchire notevolmente l’offerta culturale del quartiere 5. Il centro polivalente comprende anche tre sale insonorizzate gestite dall’associazione il Globo, che le affitta per prove musicali e che organizza corsi di ‘professionalizzazione’ per le band, oltre a corsi di formazione ‘tecnica’ riconosciuti dalla Regione. Per informazioni tel. 329 4187925 o info@teatridimbarco.it. www.teatridimbarco.it

In viaggio verso la MAG

Il punto a metà della strada

di Jacopo Menichetti

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ontinua, a piccoli passi ma con decisione, il cammino dell’associazione “Verso MAG Firenze”. Grazie al costante impegno dei soci fondatori e di tutte le persone che si sono unite al progetto, più di 300, l’idea di far nascere a Firenze una cooperativa finanziaria in grado di rappresentare un’alternativa al sistema bancario ordinario prende sempre più corpo. Nel mese di marzo ci sono stati diversi incontri pubblici per presentare il progetto a Firenze e in provincia. Suscitano molto interesse le idee di fondo che l’associazione si è data: diffondere un nuovo concetto di denaro come strumento e non come fine, sostenere i più deboli e dare credito alle persone e alle relazioni umane, in nome del principio che “dal denaro non si può fare altro denaro”. Mentre sul piano pratico gli obiettivi sono il sostegno alla nascita di realtà di microcredito a Firenze (oltre a quelle già esistenti, come il Fondo Etico e Sociale delle Piagge e il progetto Seme), l’aiuto a iniziative economiche etiche e solidali, la formazione e consulenza a imprese socialmente responsabili. Gli incontri diventano occasioni per far avvicinare nuove persone al mondo della finanza solidale. Cresce così il numero dei soci e con esso il capitale necessario per dar vita alla MAG: in questo momento sono stati raccolti complessivamente quasi 300mila euro. Nel frattempo prosegue la discussione interna all’associazione sulle regole da adottare per il funzionamento della futura MAG e sui criteri di finanziamento. Un aspetto importante è senza dubbio il lavoro da fare per creare una rete cittadina di beni e servizi improntata ai valori della solidarietà e dello scambio, in modo da realizzare un tessuto economico solidale che metta insieme e faccia incontrare le persone nell’ottica di condividere ideali e competenze. A Firenze e in provincia sono ormai diversi i “nodi” dell’associazione già nati e che stanno lavorando ognuno nel proprio territorio per cercare di dare vita ad una rete più ampia e capillare possibile. E ci sono poi persone che stanno seguendo un percorso di formazione ai temi della finanza solidale con l’aiuto di MAG Reggio Emilia, la realtà con cui già da anni il Fondo Etico e Sociale delle Piagge è in rapporto di amicizia e collaborazione. Insomma, il cammino da fare è lungo ma sembra che l’associazione “Verso MAG Firenze” abbia gambe e fiato sufficienti per poterlo percorrere. Ricordiamo che è possibile aderire all’associazione con una quota di 10 euro, e sottoscrivere contratti di mutuo di 25 euro per poter prestare parte del proprio denaro. Per tutte le informazioni il sito dell’associazione è: www.magfirenze.it

Maggio/ Teatro in formazione Nel mese di maggio, spazio agli allievi della scuola, ai laboratori e alle realtà del territorio con rassegna scuole del territorio; stage, seminari; ospitalità giovani Compagnie teatrali; saggi spettacolo della Scuola di Teatro l’Imbarco. > Venerdì 7 maggio ore 21 - SPUTA LA GOMMA! (Il teatro va a scuola), di e con Pier Paolo Palladino, Regia Manfredi Rutelli. Ambientata in una scuola media di una qualsiasi periferia urbana italiana, la storia è quella di un attore “precario”...

In occasione dell’anniversario della strage di via de’ Georgofili > Giovedì 27 maggio ore 21 - LA FERITA, di Sergio Pierattini con Giulia Weber, Regia Dominick Tambasco È la storia delle vittime della strage, narrata da un personaggio di fantasia che rievoca i fatti di quella tragica notte del 1993. BIGLIETTI intero: 10 EURO, ridotti: 8 EURO (soci ARCI, over 65, under 20, studenti universitari), 6 EURO (allievi scuola di teatro L’Imbarco)

Il progetto Altracittà L’Altracittà, giornale della periferia è nato nel 1995 per raccontare le dinamiche locali e internazionali della globalizzazione economica e le esperienze di chi resiste e lotta per un sistema alternativo, più equo e rispettoso della persona e degli equilibri Nord/Sud del mondo. Viene pubblicato dalla Comunità delle Piagge, una realtà di base fondata sulla prassi del coinvolgimento e sulla logica dell’autodeterminazione sociale. SUL WEB: http://www.altracitta.org http://www.flickr.com/photos/altracitta http://www.facebook.com/altracitta http://www.youtube.com/user/altracittainforma E-mail: redazione@altracitta.org Dir. resp.: Cecilia Stefani Registrato al Tribunale di Firenze con il n. 4599 del 11/7/1996 Stampato da Litografia IP con il contributo di ECR FIRENZE Redazione: Via Barellai, 44 | 50137 Firenze | Tel. 055/601790

l'Altracittà - Aprile 2010  

Notizie da Firenze. Giornalismo partecipativo

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