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Le Piagge, Firenze - Anno XII - Seconda serie - Numero 1 - Giugno 2007

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un’ora e una firma contro la guerra

1 euro

“Un’ora contro la guerra” è il nome del presidio che si terrà a Firenze alle 18.00 di ogni giovedì, fino a giugno, in piazza Beccaria. L’iniziativa è promossa da numerose associazioni pacifiste cittadine (Rete semprecontrolaguerra, Emergency, Donne in Nero, Partito Umanista, Sinistra Critica) impegnate nella campagna nazionale “Firma la legge ferma la guerra”. In piazza Beccaria sarà infatti possibile firmare, presentando un documento di identità, a favore della legge di iniziativa popolare su “trattati internazionali, sulle basi e sulle servitù militari”. La legge mira a riportare i mezzi principali della guerra (trattati militari internazionali, basi militari) sotto il controllo democratico del Parlamento e a sottoporli a tutti i vincoli ambientali e urbanistici previsti per analoghi interventi civili. Il testo integrale della legge e tutte le altre informazioni sulla campagna sono consultabili all’indirizzo http://nuke.disarmiamoli.org/ Spedizione in abbonamento postale ar t. 2 comma 20/C L. 662/96

Le Piagge, Firenze - Anno XII - Seconda serie - Numero 2 - Aprile 2008 - www.altracitta.org

Altro che utopia!

Sistema Capannori

Né investimenti miliardari, né tecnologie futuribili, né grandi opere. L’esperienza del comune lucchese dimostra tutta la concretezza ed efficacia della strategia Rifiuti Zero

A

ndare a caccia di buone pratiche. È questo l’obiettivo della commissione di esperti istituita a Campi Bisenzio per valutare le alternative agli inceneritori. L’organismo, del quale fanno parte anche due esponenti (su quattro totali) del Coordinamento dei Comitati della Piana, è stato istituito dall’amministrazione comunale in seguito al successo schiacciante ottenuto dai “no” al referendum sul termovalorizzatore. Un risultato importante per tutti quelli che da anni si battono per contrastare la soluzione di bruciare i rifiuti. La commissione compierà un largo giro di ricognizione tra le varie realtà italiane, ma anche straniere: non solo nuovi impianti di smaltimento, ma anche strategie alternative per gestire il problema. Fra queste esperienze, una delle più interessanti si trova proprio nella nostra regione. È Capannori, in Provincia di Lucca, primo Comune in Italia ad aver aderito a “Rifiuti zero”, una strategia che prevede azioni mirate al graduale azzeramento delle parti di rifiuto non recuperabili. Una scelta strutturale, che significa modificare completamente i sistemi produttivi, così come quelli di raccolta della spazzatura. Così Capannori ha stabilito per il 2008 il raggiungimento dell’obiettivo del 60% di raccolta differenziata e per il 2011 il 75%. Noto per le sue cartiere, ma anche per la fertilità del territorio che offre ottimi vini e oli, il comune si estende per poco più di 155 km quadrati ed è abitato da circa 45.000 persone. Qui, il sistema porta a porta è ormai consolidato e coinvolge poco più di 26mila cittadini e quasi 1.800 utenze non domestiche (negozi, ristoranti, fabbriche): fra questi, la raccolta differenziata supera l’80% (con punte dell’84%). Cifre che hanno fatto schizzare Capannori al primo posto in Toscana: 53,66% nel 2006 ed oltre il 57% (ad oggi) nel 2008. Ma come funziona questo sistema? Ogni cittadino viene dotato dei contenitori per raccogliere al meglio i rifiuti: bio-pattumiere e sacchetti in mater-bi, realizzati con un acido del granoturco e completamente biodegradabili, oltre che chiare istruzioni su come effettuare la separazione.

Punto primo: la raccolta differenziata

(continua a pagina 3)

Editoriale

Giustizia o carità? L

’ONU parla di ‘Crisi Mondiale dell’Acqua’ con epicentri nel Mediterraneo, Cina, India, USA. Il World Economic Forum di Davos afferma che l’acqua sarà il maggiore problema del mondo. Nell’ambito del Global Compact - programma Onu di collaborazione tra aziende e Ong - le multinazionali Nestlè, Coca Cola, Pepsi Cola, Unilever si coalizzano per affrontare questa crisi. Sempre sull’acqua, e in piena campagna elettorale, Alex Zanotelli scrive al segretario del PD Walter Veltroni: “Non chiedo carità (non serve!), chiedo giustizia, quella distributiva che è il campo specifico della politica. Parlo della sete del mondo. Perché nel tuo programma elettorale appoggi la privatizzazione dell’acqua? Lo sai che questo significa la morte di milioni di persone per sete? La politica di privatizzazione si paga con milioni di morti!” Zanotelli ricorda a Veltroni il suo pianto a Korogocho, davanti agli effetti tragici del liberismo economico: “Puoi trasformare le tue lacrime in gocce d’acqua per i poveri? L’acqua è sacra, l’acqua è vita. Walter, perchè non puoi proclamare che l’acqua non è una merce, ma un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minimo costo possibile per l’utente, senza essere s.p.a.?” A Firenze la s.p.a. si chiama Publiacqua. Dal momento della privatizzazione le nostre bollette hanno subito aumenti stratosferici. Nel Nord del mondo per l’acqua non si uccide, si strizzano solo i portafogli dei cittadini, ma la logica è la stessa. Le privatizzazioni svuotano il senso di comunità, fanno delle autorità locali degli azionisti complici delle multinazionali. Più guadagna uno e più incassa l’altro. E la collettività paga due volte, prima con le tariffe e poi con i bilanci comunali che devono ripianare i deficit. Ecco la crisi della politica, incapace di sostenere gli interessi diffusi della popolazione, schiacciata sui bisogni del potente di turno, che vince alla grande dove più avanzato è il degrado della politica. Il Comune di Firenze però crede di essere più furbo. Anziché impegnarsi per un sistema pubblico che garantisca a tutti l’acqua come bene primario, prende un altro centesimo di euro dalla nostra bolletta e con quei soldi va a costruire pozzi in Africa, Asia e America Latina. Poi chiama i giornali e le televisioni e fa propaganda per spiegare quanto siano virtuose le sue politiche per l’acqua. Mai carità fu più pelosa di questa. Da una parte, con passaggi di centinaia di milioni di euro, contribuisce a imporre sul territorio la presenza delle multinazionali che assetano i poveri nel mondo; dall’altra, con gli spiccioli, promuove una visione consolatoria della nostra società, così buona che dà da bere a qualche migliaio di persone, grazie al centesimo della vergogna.

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Città

Il project, gli affari, le truffe Quattro avvisi di garanzia per altrettanti responsabili del parcheggio della Fortezza fanno scricchiolare il modello di sviluppo fiorentino

STRANIERI SENZA CASA, BARACCHE E CAMPI Osmannoro, Luzzi, ex Caserma, ex CNR... ogni occupazione è una domanda irrisolta

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LE SERATE DELL’AURORA L’Associazione diventa circolo culturale e organizza eventi per autofinanziarsi

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RISCHIO MAFIA

Libera Informazione sbarca in Toscana

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POCHE IDEE MA CONFUSE La vignetta di Katia Mariani

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CAOS CARCERE

Il Garante dei Detenuti denuncia la condizione degli istituti toscani

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SENZA BIGLIETTO

Ancora difficoltà per chi sceglie il treno per muoversi dalle Piagge

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PER SOSTENERE IL GIORNALE

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ell’ultimo numero di questo giornale abbiamo aspramente criticato il sindaco Domenici e la sua giunta per l’incapacità di gestire la programmazione, la progettazione e la costruzione di grandi opere. Abbiamo descritto il fallimento del project financing per eccellenza, fortemente voluto dal sindaco, ovvero il parcheggio della Fortezza da Basso. Bastava leggere i bilanci (lo ha fatto egregiamente Unaltracittà/Unaltromondo) e analizzare le tante improvvisate e controverse modifiche in corso d’opera per rendersi conto che qualcosa in quel project non tornava. Oggi arrivano le prime conferme: la magistratura ha aperto un’inchiesta per truffa aggravata visto che i costi sono aumentati di tre milioni e 187 mila euro rispetto a quanto stabilito nel contratto di concessione tra il Comune e Firenze Mobilità. Gli avvisi di garanzia, che mettono a fuoco i rapporti poco trasparenti, se non fraudolenti, tra pubblico e privato, sono quattro e hanno raggiunto l’architetto Gaetano Di Benedetto, responsabile del project financing Firenze Mobilità per il Comune; l’ingegner Vincenzo Di Nardo, presidente di Firenze Mobilità voluto dalla Baldassini-Tognozzi-Pontello; l’ingegner Pasquini, consigliere di Firenze Mobilità, e il geometra Formigli della Project costruzioni. Anche il settimanale l’Espresso si è occupato del project financing ‘alla fiorentina’. Così lo descrive l’inviato Peter Gomez in un articolo intitolato ‘Il tram e la cupola’: «In gioco a Firenze c’è il modello di sviluppo urbanistico e soprattutto finanziario che comincia pericolosamente a scricchiolare. Le indagini della magistratura e della Corte dei Conti si stanno moltiplicando: nelle carte della guardia di finanza e dei carabinieri ricorrono sempre gli stessi nomi di politici, imprenditori, banchieri. […] In teoria si tratta dell’uovo di Colombo: tu scavi un parcheggio e per qualche decina d’anni incameri gli incassi. Poi quando l’opera si è ripagata da sola e il privato ha realizzato il suo giusto guadagno, tutto torna ai cittadini. In realtà il sistema a Firenze, almeno sui parcheggi, ha funzionato male e adesso il timore è che la scena si ripeta sui tram. Anche perché il protagonista del nuovo affare è lo stesso. Cooperative rosse a parte, a farla da padrone sulle rotaie è la Baldassini-Tognozzi-Pontello, un’impresa di costruzioni toscana che oggi fattura 500 milioni di euro l’anno e ha in portafoglio oltre un miliardo e mezzo di ordini.» Deprimente, vero? Forse la nostra città merita di più, ma per adesso tutto sembra andare a rotoli. L’ultima in ordine cronologico è la scoperta che il nuovo ponte sull’Arno, quello destinato al passaggio della tramvia e quindi ancora da inaugurare, ha già un pilone fuori asse che potrebbe essersi lesionato durante i lavori di posa. Solo pochi giorni prima i fiorentini avevano scoperto che a Novoli sorgerà una grande multisala, con un centro commerciale con oltre cento negozi. Un progetto ugualmente sostenuto dalla giunta e finito nel mirino dei magistrati, che oltre ad annichilire l’offerta cinematografica di qualità, impoverirà il tessuto commerciale del vicinato, che non potrà reggere la concorrenza di tale struttura. L’amministrazione giustifica qualsiasi decisione in nome della modernizzazione della città. A noi pare invece che la politica attuata sia quella di servire quei poteri che prosperano quando viene consentito loro di cementificare un’area dopo l’altra. Non importa se utile o meno. Niente di moderno, quindi. Anzi un gioco vecchio quanto il mondo. Riccardo Capucci


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Le Piagge, Firenze - Anno XII - Seconda serie - Numero 2 - Aprile 2008

Val di Susa, i No-Tav rilanciano

Senza luce all’ex CNR

ZTL notturna, tutti sul trenino

Sono oltre 1.500 da tutta Italia le persone che hanno aderito a “Compra un posto in prima fila”, l’iniziativa lanciata dai comitati No-Tav della Val di Susa per acquistare i terreni dove avverranno le trivellazioni per la linea ad alta velocità TorinoLione. 15 euro il costo di un metro quadro di terreno per un’azione di protesta nonviolenta che non impedisce, ma rende simbolicamente più difficoltoso l’esproprio per i lavori. A Torino in centinaia si sono ritrovati dal notaio per ratificare gli acquisti, riportando l’interesse sulla questione.

L’Enel ha staccato la luce agli occupanti dell’ex CNR di via Panciatichi. L’edificio multipiano, abbandonato da tempo, offre da mesi un alloggio abusivo a circa 200 persone, in maggioranza famiglie rumene, ma anche moldavi, eritrei, nordafricani e italiani. I bambini sono quasi un quarto degli occupanti. La decisione dell’Enel, motivata dal potenziale rischio causato dagli allacci abusivi, lascia tutti al buio, in una situazione ancor più critica, e non è piaciuta nemmeno all’assessore Cioni. Mentre da destra si applaude al blitz, da sinistra si fa notare che ancora una volta il Comune non ha cercato soluzioni diverse per chi non ha accesso al mercato della casa a Firenze. L’ex Cnr è occupato dal novembre 2006.

Parte con una novità l’orario primaverile (dalle 23 alle 3) della ztl notturna fiorentina. Sarà infatti un trenino elettrico o a gpl da sessanta posti ad accompagnare fiorentini e turisti nella zona “inviolabile”. Il mezzo, già utilizzato in numerose altre città, sarà gratuito e partirà da alcuni dei parcheggi a pagamento situati alle porte della ztl. Qui si potrà lasciare l’auto al prezzo agevolato di 0,50 euro l’ora e muoversi per il tragitto che, secondo le indiscrezioni, potrebbe essere: piazza Libertà, via Cavour, via del Proconsolo, Ponte alle Grazie, lungarno Serristori, piazza Ferrucci, viale Amendola, via dell’Agnolo, via de Pucci, via Cavour, e ritorno a piazza Libertà.

LEGALITà

Mafia in Toscana L’associazione dei parenti di via dei Georgofili, vittime dell’attentato mafioso del 1993, ha scritto una lettera aperta a Totò Riina per conoscere l’elenco dei beni a lui confiscati dallo Stato. Una richiesta in polemica con lo stesso Stato, che per l’associazione non è in grado di conoscere nel dettaglio e quindi far affluire i proventi delle confische al Fondo istituito per il sostentamento delle vittime della mafia come previsto dalla legge 512 del 1999. Ma la questione mafiosa in Toscana non è legata solo agli strascichi dell’attentato di via dei Georgofili. Oggi la Toscana piace, e molto, alle varie mafie presenti nel nostro paese. La mafia italiana, ma anche quella russa, albanese e cinese, sottraggono sempre maggiori fette di territorio alla legalità. è la denuncia della Direzione Nazionale Antimafia che analizza il fenomeno nella nostra regione. I traffici illeciti sono, per la DNA, i classici della letteratura mafiosa: droga, prostituzione, riciclaggio. La Toscana recita il rapporto: “offre a molti gruppi criminali la possibilità di intraprendere le attività illecite più svariate […] per questo motivo è destinata a crescere l’obiettiva tendenza dei gruppi criminali organizzati a fare della realtà toscana un punto di riferimento particolarmente appetibile […], è facile mimetizzarsi per sfruttare al meglio tutte le opzioni che il quadro sociale ed economico propone». Un allarme da non sottovalutare, che anche la società civile deve saper cogliere al meglio. Non è un caso che prossimamente Libera Informazione, la fondazione creata da Luigi Ciotti per informare su questo inquietante fenomeno, allargherà il suo impegno anche alla Toscana. Riccardo Capucci

DIRITTI

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Romano Krlo, la voce dei Rom Rom e Gagè insieme per una lunga giornata di scambio di esperienze. Si è svolta il 15 marzo scorso alla Casa del Popolo di San Bartolo a Cintoia l’assemblea pubblica “Romano Krlo, La voce dei Rom”. L’iniziativa è stata il punto d’arrivo di un lavoro di condivisione con il popolo Rom residente nel territorio metropolitano di Firenze. L’idea dell’assemblea è nata dal Centro di documentazione Carlo Giuliani di Settignano all’interno dell’Assemblea Autoconvocata. Proprio a Settignano si sono svolti numerosi incontri con i Rom e con gli altri promotori (le associazioni Amalipè Romano, Aurora e OsservAzione, la Comunità di base Le Piagge e Fuori Binario), e sono state effettuate diverse visite agli insediamenti Rom, ufficiali o meno, per scoprire che la situazione dei campi è molto simile a quella di 20 anni fa. Il documento finale dell’assemblea ricorda alcuni punti essenziali: i Rom sono nomadi non per scelta ma perché non accolti, e sono sempre stati tra le prime vittime delle guerre, senza averne mai dichiarata nessuna; anche i Rom hanno subito un genocidio da parte dei nazisti, quando oltre 500mila di loro furono sterminati nei campi di concentramento; in Italia Rom e Sinti sono circa 200mila, e una gran parte di loro è formata da profughi dalla ex Jugoslavia, fuggiti dalla guerra dei Balcani e da repressioni etniche; infine, l’Italia è stata più volte ripresa dell’U. E. e dell’ONU per non aver rispettato i diritti umani e civili del popolo Rom, non garantendo loro inserimento sociale, accesso all’istruzione e alla casa, ma anzi mettendo in atto politiche discriminatorie, come ad esempio nel recente pacchetto sicurezza che colpisce i Rom comunitari della Romania. Maurizio Sarcoli

Baracche abusive e occupazioni, il bisogno di casa non trova risposta

Il Sindaco di Sesto Fiorentino vuole lo sgombero dell’ex caserma occupata e degli abusivi dell’Osmannoro: e dopo, dove andranno?

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uello che penso, mentre con il motorino attraverso la città per raggiungere Pietro all’Osmannoro, è che non è proprio giornata adatta per “visitare” un accampamento Rom. Piove e fa freddo. Non occorre certo un grande sforzo di immaginazione per intuire quale possa essere la situazione e la pioggia e il buio non aiutano. Qui, sulla Via Pratese, terra di nessuno a due passi dalle migliaia di persone che ogni giorno circolano all’Ikea, attraverso un buco nel muro si entra in uno dei tre accampamenti della zona dell’Osmannoro: baracche di legno a cielo aperto, una attaccata all’altra, questo è l’accampamento: senza acqua, luce, riscaldamento, gas in mezzo a topi e rifiuti. Pietro il campo lo conosce bene e ne conosce gli occupanti. Da mesi, insieme all’Assemblea Autoconvocata, tra i pochi soggetti che in città si muovono concretamente per trovare soluzioni a questioni trattate sempre più spesso in termini di ordine pubblico, si occupa della situazione dei circa 200 rom rumeni dell’Osmannoro. Un impatto, quello con le baracche, forte anche per chi pensa di essere “preparato”. Ci sono uomini raccolti intorno ad un fuoco che ci accolgono e ci invitano a sedere. Tutti, uomini e donne, sono appena rientrati dalla giornata di lavoro che per i Rom, ma non solo per loro, significa vivere di “limosina”: l’elemosina. Medici per i Diritti umani, un’associazione di solidarietà internazionale per la tutela del diritto alla salute, ha recentemente presentato un rapporto (scaricabile all’indirizzo http://www.mdmcentro-

sud.org/rapporto2007.pdf) sulla situazione di emergenza sanitaria e di mancato accesso alle cure per molti cittadini che vivono nelle zone critiche dell’area metropolitana fiorentina: dalla stazione di S. Maria Novella, agli accampamenti delle Piagge e dell’Osmannoro. Il dato più sconcertante è che su 400 persone incontrate o visitate, per la maggioranza cittadini comunitari, il 90% non ha mai avuto rapporti con le strutture sanitarie, malgrado ci sia un 8% di donne incinte e un 16% di minori. La situazione peggiore è proprio quella dei campi abusivi

dell’Osmannoro, dove vivono 150 persone, di cui 40 minori e 5 donne in stato di gravidanza. Una si avvicina per salutarmi; pensava avessi portato delle medicine. Nessuna assistenza sanitaria né sociale viene garantita a queste persone; eppure ci sono donne incinte, anziani e bambini anche molto piccoli. Il sindaco di Sesto Fiorentino, sul cui territorio ricadono sia gli accampamenti dei Rom che la caserma Donati, da poco occupata, soffia sul fuoco dell’intolleranza e delle tensioni sociali. In una recente assemblea pubblica, tenutasi al circolo Arci “La Costi-

tuzione”, organizzata per parlare dell’occupazione della caserma Donati, il Sindaco Gianassi ha proposto ai cittadini sestesi una raccolta di firme per sgomberare quella che, dopo anni di abbandono, è diventata la precaria abitazione di circa 200 ex abitanti del Luzzi. Persone che, con un accordo preciso preso il 16 ottobre scorso, come abbiamo anche scritto su questo giornale, avrebbero dovuto allontanarsi dal Luzzi per evitare che lo stabile venisse sgomberato. Per 70 persone si era impegnato a trovare una sistemazione l’Assessore Salvadori. Per gli altri, l’accordo tacitamente prevedeva che se ne facesse carico lo stesso Movimento di Lotta per la Casa. E così è stato con l’occupazione della Donati. Ma, come al solito, la questione è complicata e ben lontani siamo ancora da una discussione seria e ampia su tali questioni. Si preferisce, come al solito, far finta di niente, salvo poi lanciare grida di allarme quando cittadini stranieri poveri occupano immobili abbandonati all’incuria e al degrado per anni, denunciando l’emergenza di turno che, mannaggia, è proprio li sul territorio che si amministra! D’altronde chi si accorgerebbe mai che, a due passi da una via trafficata giorno e notte, alle spalle di un muro che recintava vecchie costruzioni, da anni si nascondono delle vere e proprie bidonville come quelle all’Osmannoro? “La povertà non è criminalità”, scrivono gli occupanti della Caserma Donati; “l’acqua non si nega nemmeno nelle favelas”. Floriana Pagano

Le serate dell’Aurora L’Associazione diventa circolo culturale ricreativo

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avorire la contaminazione sociale”. Questo si legge nella presentazione degli obiettivi dell’Associazione L’Aurora, con sede in via dei Macci 11 a Firenze, all’interno di una graziosa chiesa sconsacrata, perfettamente restaurata di recente grazie al contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Dal 1989 l’Associazione offre assistenza (colazioni tutte le mattine, docce e cena la domenica) ai poveri e ai senza fissa dimora, auto-sostenendosi principalmente con un mercatino dell’usato aperto tutte le mattine e gestito dalle anizane donne del quartiere. Oggi L’Aurora si è affiliata MCL (Movimento cristiano lavoratori) ed ha varato un’interessante programma di serate musicali con la speranza di intensificare quella “contaminazione” tra i frequenta-

tori abituali e la cosiddetta “società civile”. Grazie alla nuova veste di “circolo culturale ricreativo”, potrà somministrare cibo e bevande, facendo così iniziare la serata dall’aperitivo-buffet e, a seguire, i concerti jazz, di musica etnica, lirica e molto altro. Il ricavato andrà a finanziare le varie attività in cui l’associazione è impegnata. “L’unico modo di aiutare davvero le persone in difficoltà è il superamento dell’assistenzialismo”, ci spiega Stefania, “il costo sociale del sistema pubblico di assistena è elevatissimo. Le persone vengono tenute in stato di dipendenza perenne perchè così conviene a qualcuno... noi siamo piccoli ma tenaci e, da sempre, il

nostro impegno è quello di non “mercificare la solidarietà” e di sviluppare l’autopromozione dei singoli, creando sempre più opportunità di contatto con la società civile”. Per informazioni si può visitare il sito www.aurora-onlus.it o chiamare lo 055/2347593. Alessandro Zanelli


Le Piagge, Firenze - Anno XII - Seconda serie - Numero 2 - Aprile 2008

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Nato, disastro ambientale nel vicentino

Iraq, una guerra da 3000 miliardi

Non tutti sanno che esiste un oleodotto che parte da La Spezia e rifornisce di cherosene gli aerei della base Nato di Aviano, in Friuli. I primi di marzo una falla ha causato una fuoriuscita di almeno 1600 litri di carburante, che ha inquinato gravemente le acque di due fiumi, in un’area che coincide con la falda idrica che approvvigiona le province di Vicenza e Padova. Ad oggi ancora nessun dato ufficiale è stato fornito sull’inquinamento idrico e ambientale, ma è certo che l’acqua continua a puzzare. Lo denuncia il comitato No Dal Molin che preannuncia iniziative di protesta per portare all’attenzione dei media una notizia ‘inspiegabilmente’ dimenticata. Fra le altre cose, i No Dal Molin inviteranno gli amministratori a bersi un bicchiere di quell’acqua che giurano essere pulita. Il Comune di Monticello Conte Otto, tra i più colpiti dall’incidente, si costituirà parte civile nell’eventuale processo, che vedrebbe sul banco degli imputati il ministero della difesa.

Tremila miliardi di dollari: è quanto sarà costata nel 2017 la guerra in Iraq. La stima ha ispirato al premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz il libro “The three trillion dollar war” (scritto insieme a Linda Bilmes, docente ad Harvard). Il 2008 sarà il settimo anno di guerra in Iraq e i costi del conflitto voluto dall’amministrazione Bush sono in continua crescita: 12 miliardi di dollari quest’anno, contro i 4 del 2003. La cifra – che non tiene conto delle spese a lungo termine - supera già il Vietnam e la Corea, minacciando il record della Seconda Guerra Mondiale (5000 miliardi di dollari del ‘45). Un terzo del denaro impiegato quest’anno sarebbe bastato a costruire otto milioni di case, reclutare 15 milioni di docenti, curare 530 milioni di bambini, elargire borse di studio per 43 milioni di studenti.

La strategia di Capannori punto per punto: partecipazione inclusa Lo smaltimento finale è solo un aspetto del problema rifiuti: la soluzione comincia da una gestione più intelligente dei consumi (segue dalla prima) Un lavoro realizzato anche grazie alle associazioni locali che si sono prestate a programmi di spiegazione domiciliare. Il sistema di raccolta dei rifiuti viene realizzato senza cassonetti in strada, per nessuna tipologia di rifiuto. Il sacco, anzi i sacchi dell’immondizia, si lasciano fuori dalla porta di casa dove Ascit (l’azienda che gestisce i rifiuti, a completa gestione pubblica) effettua i ritiri settimanali: tre per l’organico, due per il multimateriale (vetro, plastiche, alluminio), uno per carta e cartone, uno per l’indifferenziato. Ci sono poi raccolte suddivise anche per rifiuti ingombranti, oli esausti, potature. Una politica che ha consentito il raggiungimento di obiettivi davvero importanti, sia nell’ottica del rispetto per l’ambiente, che dal punto di vista economico: dall’avvio del porta a porta sono ben 9.638 le tonnellate di rifiuti “sottratti” alle discariche, per un risparmio pari a 1.542.080 euro. Grazie alla sola raccolta differenziata della carta nel 2007 si sono risparmiati: l’abbattimento di 100.000 alberi, l’emissione di 9.100 tonnellate di anidride carbonica (Co2) nell’atmosfera, il consumo di 2.850.000 litri di acqua (equivale al risparmio idrico del consumo annuo di 31.647 cittadini). Non male per un comune di 45.000 abitanti. La strategia “Rifiuti zero” comporta dunque un importante beneficio per l’ambiente, oltre che un’evidente vantaggio economico per i cittadini: le famiglie che abitano nelle frazioni dove è presente la raccolta porta a porta hanno uno sconto del 20% sulla parte variabile della tariffa. Inoltre, a coloro che oltre a separare la parte organica la utilizzano nel proprio orto o giardino non affidandola all’azienda dei rifiuti, viene riconosciuto un’ulteriore sconto del 10% (sempre sulla parte variabile della tariffa). Una pratica che ha consentito di ridurre di molte tonnellate i rifiuti da gestire: circa il 30% dei rifiuti soldi urbani è infatti formato dalla parte umida. Gli enormi risparmi ottenuti, oltre a permettere la riduzione della tariffa, hanno portato nuove risorse anche per l’occupazione. Il porta a porta infatti, necessita di un numero più elevato di operatori: dall’inizio del programma di adozione di questo sistema ci sono state 40 nuove assunzioni. Inoltre l’azienda ambientale che gestisce i rifiuti è stata dotata di nuovi mezzi per la raccolta, più piccoli ed ecologici. Capannori ha accompagnato tutte queste azioni con politiche sostenibili che hanno portato risultati ambientali ed economici sorprendenti. Tra queste, dal 2007 è iniziato un progressivo programma per sostituire nelle mense scolastiche l’utilizzo dell’acqua minerale con quello delle brocche di acqua del rubinetto: un’azione che significa fare a meno di 8.500 confezioni di acqua minerale all’anno. In quest’ottica il comune ha anche ideato un percorso denominato “La Via della Buona Acqua”, che valorizza la presenza delle fonti nel circondario attraverso l’utilizzo di una cartellonistica stradale, l’indicazione delle proprietà dell’acqua e le garanzie dell’assoluta sicurezza. Non solo: Capannori è stato nel 2005 il primo comune in Toscana ad adottare il sistema degli “Acquisti verdi”, realizzati con materiale riciclato e meno inquinanti. A febbraio 2008 poi, è stato inaugurato un distributore automatico del latte alla spina, che consente al cittadino di acquistare un prodotto più fresco, genuino, oltre che economico (1 euro per un litro di latte). Tutto questo utilizzando un proprio contenitore, riutilizzandolo e risparmiando all’ambiente l’utilizzo dei contenitori “usa e getta”. Una pratica che garantisce all’allevatore un ricavo più del doppio evitando le intermediazioni e i lunghi trasporti dal forte impatto ambientale. Inoltre, un marchio chiamato “Ecosagra”, sarà assegnato dall’amministrazione comunale a tutti i comitati paesani che organizzano le sagre che eliminino l’utilizzo delle stoviglie “usa e getta”. Tutti accorgimenti che fanno comprendere quante azioni sono neces-

Punto secondo: il porta a porta

Punto terzo: la riduzione a monte

26-27 Aprile Convegno ZERO WASTE

alla Villa Bruguier di Camigliano (presso Capannori) Saranno presenti ospiti internazionali come Paul Connett, “guru” della strategia rifiuti zero, esperti ed attivisti italiani ed europei tra cui Patrizia Gentilini, Stefano Montanari, Beppe Banchi e molti altri. Beppe Grillo interverrà in teleconferenza la mattina del 27, quando si discuterà con europarlamentari e deputati di normative europee nella gestione dei rifiuti e del famoso mai applicato principio di precauzione, anche in vista della votazione del Parlamento Europeo sulla “riclassificazione dell’incenerimento”. Per maggiori informazioni sul convegno e sulla logistica si può telefonare ad Ambiente e Futuro 0583/33107 oppure inviare una mail a ambientefuturo@interfree.it. Sul sito www.ambientefuturo.org altri particolari sull’evento.

sarie, e quante altre se ne potrebbero attuare, per gestire in maniera virtuosa il sistema dei rifiuti. Una politica che è cresciuta dal basso, che ha ascoltato e coinvolto migliaia di cittadini, e che ha visto il successo grazie alla loro vera partecipazione. Sta proprio qui la chiave di volta del successo di Capannori: volontà politica ed entusiasmo da parte di tutte le componenti (amministrazione, cittadini, ma anche azienda dei rifiuti) per un progetto affascinante. Proprio quell’entusiasmo che manca altrove. Soprattutto a Firenze. Gli amministratori fiorentini hanno incontrato più volte la realtà capannorese, che però pare interessare solo per alcune sperimentazioni. Eppure nel borgo fiorentino di Peretola, dove è in corso un progetto di porta a porta, i risultati sono ottimi: in pochi mesi si è raggiunto oltre il 60% di raccolta differenziata, con una partecipazione altissima (95%) e i cittadini soddisfatti al 90% sull’iniziativa. Perché allora non provare, estendendo i progetti? Firenze è troppo grande per adottare questo sistema? No, lo dimostrano altri casi (San Francisco su tutti, città da 750.000 abitanti). È proprio quella volontà, quell’entusiasmo che manca, per provare a non produrli, a ridurli i rifiuti. Anziché bruciarli. Duccio Tronci

Punto quarto: la fiducia nel progetto

Tutti i numeri del Sistema 57% la percentuale di raccolta differenziata dei

rifiuti a Capannori (primo comune in Toscana)

80% la percentuale fra i 26mila cittadini del “porta a porta”

9.638 le tonnellate di rifiuti “sottratti” alle discariche dal 2005 ad oggi

1.542.080 gli euro risparmiati con la differenziazione dal 2005 ad oggi

100.000 gli alberi non abbattuti grazie alla raccolta della carta

9.100 le tonnellate di anidride carbonica non emesse nell’atmosfera

2.850.000 i litri di acqua in meno consumati 20% lo sconto per i cittadini sulla parte variabile della tariffa

10% l’ulteriore sconto per chi fa “compostaggio domestico”

40 i nuovi posti di lavoro creati dal ‘sistema Capannori’

CARCERE

Prigioni toscane bocciate dal Garante Le carceri toscane sono sovraffollate e la condizione dei detenuti è tutt’altro che dignitosa. A denunciarlo è Franco Corleone, Garante per i diritti dei detenuti del Comune di Firenze, istituzione locale (ce ne sono 14 in tutta Italia) che ha il compito di vigilare sulla condizione delle persone private della libertà personale. Nei penitenziari della nostra regione, su 2.253 celle solo 328 hanno l’acqua calda e solo 238 sono provviste di doccia. Inoltre, al 14 novembre 2007, i detenuti in regione erano 3.262, a fronte di una capienza regolamentare di 2.866. Il Garante punta il dito contro la campagna mediatica di “criminalizzazione” dell’indulto, che ha impedito di sfruttare questa occasione di sfollamento delle carceri (a livello nazionale le presenze sono scese da 62.000 a 38.000) come opportunità per risolvere la situazione con una seria riforma del sistema carcerario. E adesso, le presenze nei penitenziari toscani, sono tornate quasi ai livelli pre-indulto: soltanto a Sollicciano, si sono stabilizzate su circa 700 unità, cifra che si situa a metà tra il livello dei 1.000, prima dell’indulto, e i 500 immediatamente dopo la sua approvazione. A rientrare in carcere dopo l’indulto sono il 22,12%, rispetto a quella del 68,5% di chi sconta la pena fino all’ultimo giorno. “La previsione dei ‘corvi’ – sottolinea Corleone - che giuravano che in poco tempo tutti i detenuti usciti sarebbero rientrati, si è rivelata fallace”. E conclude denunciando una “grave inadempienza”: la Regione Toscana, ad oggi, non ha ancora applicato la legge regionale del 2005, che prevede la costituzione dell’ufficio del Garante regionale. Duccio Tronci

CONSUMI

Dalla mucca alla tavola Cresce in Italia la voglia di latte crudo. E così aumentano i Comuni che decidono di ospitare distributori automatici di questo buon prodotto, dando così la possibilità ai loro cittadini di rifornirsene “alla spina”, come la birra. I distributori elencati dal sito Milk Maps (www.milkmaps.com) sono ormai più di 600! La Toscana non fa eccezione: distributori di latte ci sono in Garfagnana, a Montevarchi e, da poco, nel Comune virtuoso per eccellenza, Capannori. Ma quali sono i motivi che spingono a installare queste “mucche elettroniche pubbliche”? Beh, intanto c’è la volontà di far conoscere e gustare un prodotto di alta valenza nutrizionale come il latte crudo, ovvero il latte di mucca appena munto, intero e non trattato, molto più “ricco” del latte pastorizzato e lavorato che troviamo in negozi e supermercati. Poi, dato che questi distributori, per legge, vengono riforniti da produttori di latte della Provincia, si incentiva la cosiddetta “filiera corta”, ovvero l’economia del territorio; con vantaggi per le piccole aziende locali, benefici ambientali (meno trasporti inquinanti e meno contenitori che diventeranno rifiuti da gestire), nonché vantaggi per i bevitori di latte che, grazie alla riduzione della catena distributiva, acquistano latte di alta qualità ad un prezzo inferiore (il latte ai distributori di solito costa 1 euro al litro, quindi il risparmio è di circa 30-50 centesimi). Per questi motivi, tra i GAS fiorentini e non solo stanno girando raccolte firme per richiedere al sindaco Domenici di far posizionare uno o più distributori anche a Firenze. Massimo Parrini

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Le Piagge, Firenze - Anno XII - Seconda serie - Numero 2 - Aprile 2008

Coca Cola ci ruba “Bella Ciao”

Processo G8, chiesti 80 anni di carcere

Sono già undici in Colombia i sindacalisti assassinati dall’inizio del 2008. Fra questi sono in pericolo anche gli esponenti del Sinaltrainal (il sindacato che da anni si batte contro i soprusi di Coca Cola), tanto che anche Amnesty International ha lanciato l’allarme, dopo le recenti minacce di morte dirette contro di essi. La grave situazione risveglia in tutta Italia la campagna di boicottaggio di Coca Cola lanciata da Reboc, che denuncia le connivenze della multinazionale con i gruppi paramilitari colombiani. Numerose le iniziative, a partire da Empoli, dove il Comune ha nuovamente escluso i prodotti della multinazionale di Atlanta dai distributori automatici. Intanto dal Messico ecco la nuova “perla”: in uno spot Coca Cola sta utilizzando la canzone partigiana “Bella Ciao” per reclamizzare il suo ultimo nuovo prodotto. Per maggiori informazioni e aderire alle iniziative di Reboc: www.nococacola.info.

Ammontano complessivamente a 76 anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione le richieste di condanna per i 44 imputati, in grandissima parte membri delle forze dell’ordine, che hanno preso parte alle violenze e ai soprusi nella caserma di Bolzaneto durante il G8 del 2001 a Genova. Secondo la Procura vennero qui attuate “almeno quattro” delle cinque tecniche di interrogatorio che la Corte Europea sui Diritti dell’Uomo contempla come “inumane e degradanti”. I magistrati di Genova hanno formulato la richiesta più pesante per Antonio Biagio Gugliotta, all’epoca responsabile della sicurezza della caserma: 5 anni, 8 mesi e 5 giorni per abuso di autorità e per aver agevolato ed eseguito percosse con calci, pugni e manganello su alcuni arrestati per l’identificazione. I pm hanno chiesto l’assoluzione per uno solo degli imputati. Le sentenze dovrebbero arrivare tra la fine maggio e l’inizio di giugno.

Biglietti, prego!

Nuove schiavitù

Il treno dalle Piagge è comodo, Storie di lavoratori immigrati per l’ultimo libro di Curcio ma la biglietteria non c’è...

è

sabato e devo andare a Castelfiorentino. Abito alle Piagge, per fortuna da qualche anno qui c’è una stazioncina FS, quindi decido di prendere il treno. Controllando l’orario alla stazione, sul monitor leggo che il biglietto posso andare a farlo alla Coop delle Piagge, dall’altra parte della strada. Ma qui mi aspetta una brutta notizia: non posso fare il biglietto perchè, mi viene detto da due impiegate, “Da settimane le Ferrovie non ci inviano più i biglietti; abbiamo scritto per chiedere spiegazioni ma non ci hanno risposto... essendo un servizio che facevamo gratis, poi non è che ci siamo smossi ulteriormente”. Io ho poi comunque preso il treno facendo il biglietto alla Stazione di S.Maria Novella, però la cosa non mi è andata molto giù. Così nei giorni successivi ho telefonato alle FS, ottenendo una versione “leggermente” diversa... “In realtà è la Coop che da settembre, per problemi tecnici suoi, preferisce non tenere più i biglietti e quindi non ce li chiede!”. Insomma, il solito scaricabarile all’italiana. Intanto però, chi ci rimette sono quei “valorosi” cittadini che decidono di partire da Firenze col treno invece che con la propria auto, aiutando la riduzione del traffico e dell’inquinamento. Infatti, bisogna farsi una scarpinata per trovare dei punti vendita dove acquistare i famigerati titoli di viaggio. Una soluzione ottimale per risolvere questa situazione potrebbe essere l’installazione nei pressi della fermata di una biglietteria automatica, ma, dicono le Ferrovie, “occorrerebbe un locale coperto per evitare il rischio di atti vandalici e in zona non ci sono!”. Comico: prima fanno una stazione non presidiata e poi non possono mettere una biglietteria automatica perchè hanno paura dei vandali... “Comunque, perchè non mandate qualcosa di scritto alla Direzione delle Ferrovie, per richiedere l’installazione della biglietteria? Ad una richiesta scritta fanno più fatica a rispondere di no...” - suggerisce il gentile impiegato FS che ci ha risposto al telefono. Già, amici piaggesi: facciamo una bella raccolta di firme e poi mandiamola ai dirigenti ferroviari... Massimo Parrini

Alcuni punti vendita dei biglietti Tabaccheria Tesi – via di Brozzi 295/a Tabaccheria Nucci – via di Brozzi 12/r Cartoleria Io e te - via Umbria

a cura di Alberto Mega

Marina Valente, Osteria Calcutta

I libri di EquAzione

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Libro intrigante, appassionato e scritto con grazia e leggerezza. Si racconta l’avventura, purtroppo per ora interrotta, di una associazione di Promozione Sociale laica, libertaria e autogestita che ha lavorato all’interno dello slum di Sarada Pally, luogo poverissimo alla periferia sud di Calcutta in India. Vi si narrano le molteplici iniziative create per aiutare i 2500 abitanti dello slum: un centro medico, un dispensario, corsi di alfabetizzazione, attività di microcredito e attività con donne e bambini. La particolarità di questa associazione, che la rende diversa da esperienze simili, è data dalla scelta di impegnare volontari non professionali, provenienti anch’essi da fasce marginali della società italiana, quindi operai, disoccupati e persone con difficoltà di adattamento. Lo strano nome “Osteria” è dovuto al tentativo di ricreare l’atmosfera e la solidarietà delle antiche osterie di paese dell’Italia che fu, per dare un senso più vero e familiare alla difficile attività da svolgere. Un libro che scorre rapido, intriga e indigna allo stesso tempo. Il racconto riporta le difficoltà, i successi, il devastante impatto con la mafia e i poteri forti dell’India di oggi, paese che è noto alle cronache per i clamorosi successi economici ma che nasconde al suo interno la miserrima condizione delle basse caste, delle donne e dei bambini, con una popolazione al 50% analfabeta e che vive in condizioni di povertà estrema. Ma è anche e soprattutto una storia di speranza, di sogno che ci dice che, con fatica e difficoltà, è possibile mettere in pratica un’utopia concreta. Il libro “Osteria Calcutta”, edito da Sensibili alle foglie, costa 15 euro ed è in vendita, con lo sconto del 10%, alla Bottega delle Economie Solidali “EquAzione” alle Piagge.

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li uomini, le donne e i bambini che sfidano le protezioni della Fortezza Europa lo fanno in nome di un potere che gli stati capitalistici osteggiano da sempre: l’immaginazione”. Amico da tempo della Comunità di Base, Renato Curcio, ricercatore e sociologo, è stato alle Piagge per presentare “I dannati del lavoro”. Un testo molto interessante sulla condizione di vita e di lavoro dei migranti oggi “tra sospensione del diritto e razzismo culturale”. Dannati che sono tanti e che sono anche qui fra noi, come giustamente ricorda, in apertura di serata, Alessandro Santoro. Il titolo del libro è ispirato al lavoro di un grande rivoluzionario degli anni ’60, Frantz Fanon: “I dannati della terra” del 1962 era dedicato ai temi del colonialismo e del ruolo svolto dalla classe contadina nelle rivoluzioni anticoloniali nei paesi del terzo mondo. “I dannati del lavoro” nasce da una ricerca svolta a partire dal 2002 a Milano, nelle aziende della grande distribuzione per capire come è cambiato il mondo del lavoro nel passaggio da società industriale a società globale. I protagonisti sono lavoratori provenienti da diverse aree del mondo, dal sud all’est asiatico; quella moltitudine di uomini e donne le cui storie spesso “cerchiamo di allontanare” perché “non ci piace vederle né sentirle raccontare, anche se le incrociamo ogni giorno”. Il libro di Renato Curcio raccoglie queste storie analizzando diversi aspetti della vita dei lavoratori e delle lavoratrici migranti: dalla decisione di emigrare e, quindi, dall’allontanamento dal Paese di origine, dove si lascia la propria gente, i legami affettivi, culturali, economici e religiosi, al viaggio scegliendo tra la via regolare, spesso impraticabile e ricca di ostacoli burocratici oltre che economici, e quella “intemerata”, come la definisce l’autore, che passa dai mari e dalle strade e che tutti conosciamo, per arrivare infine a guadagnare il suolo europeo superando i muri costruiti intorno alla “Fortezza Europa”. Ed è qui che nascono le storie di discriminazione raccontate da Curcio. Un testo che suggeriamo di leggere per capire cosa nascondono i tanti luoghi comuni diffusi sull’immigrazione e soprattutto per ricordare che non è dalla Nigeria o dal Togo che nasce il fenomeno dell’emigrazione, ma piuttosto dalle sollecitazioni provenienti dalle aree più ricche del mondo che inducono “Ibrahim, Liliana, Ivan e Mustafà a tentare la sorte”. Floriana Pagano “I dannati del lavoro”, edizioni Sensibili alle foglie, euro 15,00.

Vita difficile per gli alberi in città

Alle Piagge si piantano male o si tagliano per fare parcheggi

A

Firenze gli alberi fanno sempre discutere, anche quando vengono piantati, non solo quando cadono giù (e non solo per colpa della tramvia). Alle Piagge, nell’ambito dei lavori previsti dal Contratto di Quartiere per la “riqualificazione” delle Navi di via Liguria e dei giardini circostanti, sono state piantate decine e decine di alberi, nell’area verde intorno all’Anfiteatro. Buona notizia, finalmente alberi che vengono piantati e non tagliati. Sì, però... bisogna anche vedere come si pianta. E in questo caso il lavoro è veramente da criticare. Gli alberi sono tutti “geometrici”, perfettamente allineati, tutti uguali (stenterelli...), perfettamente equidistanti... Insomma quello spazio ora più che un giardino o una parvenza di bosco, assomiglia ad un vivaio; o, peggio, ad un cimitero di guerra americano. Sembra più un lavoro da ditta edile (tutto deve essere a “piombo”) che di una di giardinaggio. Tra l’altro, visto che ci si avvicina alla bella stagione: quant’acqua servirà per far sopravvivere tutti quei “fili” rachitici? Sempre che qualcuno li annaffi davvero. Anche l’assessore all’ambiente Del Lungo, rispondendo ad una nostra lettera, ha criticato il tutto, scaricando la responsabilità sul Quartiere 5, però ci ha tranquillizzato sul fatto che è stato messo l’impianto d’irrigazione. Ma alle Piagge, negli ultimi tempi, ci sono alberi che hanno avuto sorte peggiore. In via di Cocco, angolo con via Pistoiese, alcune conifere alte una decina di metri sono state abbattute per permettere la realizzazione di un parcheggio (ah, il dio auto...), mentre lungo l’Arno il boschetto nato spontaneamente alla confluenza della Greve è stato eliminato, insieme alle decine di uccelli come garzette, aironi, cormorani che ospitava, in nome di quella ormai antiquata credenza che gli alberi provochino le alluvioni. Insomma alle Piagge, come nel resto di Firenze, ancora è lontano il tempo in cui gli alberi non saranno considerati più oggetti da togliere e mettere con faciloneria... Massimo Parrini

Dentro le storie

a cura di Massimo Caponnetto

Cimo Sono nato nell’estate del 1980 a Kute, un piccolo borgo di campagna nel centro dell’Albania. Era il tempo in cui i miei erano impegnati a costruire la nostra casa, e mia madre si alzava tutte le mattine alle quattro, con una nuova fatica da sostenere: portare l’acqua per fare il cemento, dentro secchi premuti contro il fianco. Con tanta apprensione per quel bimbo che portava dentro di sè. Ed alla fine tanta fatica ha lasciato un segno, un marchio di sofferenza: la mia scoliosi deformante. Fino al 1991 a Kute vivevamo grazie alla terra. Se ne ricavava poco, il minimo indispensabile, ma così era per tutti, e questa forma di uguaglianza sapeva di destino e smontava sul nascere ogni protesta. La stampa e la televisione poi ci ripetevano quanto eravamo fortunati a vivere in Albania, mentre il resto dell’Europa era afflitto da carestie e ridotto alla fame, e noi non potevamo che ringraziare il partito e il destino. Sono state le prime migrazioni, avvenute dopo la svolta del ’91 e rivolte soprattutto verso la Grecia, ad aprirci gli occhi verso ciò che accadeva nel mondo. Più ancora dei racconti di chi tornava, a me colpiva la loro voce, la loro nuova sicurezza. Avevano riempito l’anima di qualcosa di nuovo. Le difficoltà che avevano passato erano alle spalle, e quello che restava era una luce diversa nei loro occhi, una nuova speranza. E, non ultimo, un po’ di lek nelle tasche, con cui prendere tempo, riposarsi e portare miglioramenti nella casa, nella loro vita, mettendo un freno al disgregarsi delle cose, in una terra che una volta era fertile e che improvvisamente si era fatta troppo dura per tutti. Nel 2000 è venuto anche per me il tempo di allontanarmi da Kute. Il tragitto per la Grecia prevedeva lunghi tratti di cammino, impossibili per la mia schiena. Dovevo ricorrere al mare, e la direzione poteva essere solo l’Italia. Avevo venti anni, e il desiderio di andare finalmente incontro al mio tempo, uscendo da quella bolla d’aria che avvolgeva e isolava il mio paese. Grazie ad un amico misi da parte quanto era necessario per l’unico viaggio alla mia portata, quello da clandestino, e nel settembre del 2000, di nascosto alla mia famiglia, lasciai tutto e partii. Avevo visto il mare solo due volte prima di trovarmi, quella sera, su un gommone di dodici metri, pigiato e stipato insieme ad altri quarantasei migranti. A darmi coraggio era la speranza di trovare una possibilità di cura che fermasse la deformazione progressiva della mia schiena, ma anche molto di più: c’era l’idea di un paese libero e lontano dalla pressione e dai morsi della miseria, che toglie spirito alla vita e ci costringe a volare troppo bassi. Pensavo che l’uomo, liberato finalmente dal bisogno, non avesse più alcun impedimento verso il benessere, la felicità. Durante la traversata questi pensieri tenevano lontano la paura, e quella che rimaneva la scaricavo aggrappandomi alla corda. Dopo circa quattro ore di viaggio cominciammo a vedere le luci di Bari, che piano piano si allargarono, aprendosi alla nostra vista. Per la prima volta su quel gommone ci guardammo tutti in viso, per condividere quel momento di sollievo, dopo aver tenuto le paure strette dentro di noi. Arrivai a Firenze la sera successiva. Quella prima esperienza si è conclusa dopo cinque anni. Portai via con me qualche soldo, tanti racconti da fare, e un’amarezza dentro. Per aver visto chiudersi ogni porta d’accesso. Non sono mancati i segni di amicizia, gli incontri fortunati, e per ognuno di questi ho messo da parte cento episodi negativi, ma la strada verso una cura, verso un centro specializzato, così come verso un lavoro, era sbarrata. Non potevo neppure avvicinarmi. La mancanza di documenti era una colpa originaria da cui era impossibile riscattarmi. E così, dopo tanti inverni passati al freddo di un semaforo, in un disagio sempre crescente, ho deciso di ripartire, con l’impressione di tornare dietro le quinte, dove dalla vita giungono solo le voci, e il resto ci si deve immaginare. Sono tornato a Firenze da pochi mesi, grazie ai flussi e ad un’occasione di lavoro presso un caro amico. Kute è un paese sempre più povero, svuotato dall’emigrazione e dalla sfiducia. è un mondo che sembra incapace di ricostruirsi, che non concede le necessarie speranze, e che pure è la mia terra, il luogo dei miei ricordi, delle mie radici familiari. Ma che non ha ancora, e forse non l’avrà più, alcuna promessa da fare. Vivo mettendoci tutte le mie forze, che non sono mai sufficienti, cercando di essere straniero ma non estraneo in questo nuovo mondo. In fondo ognuno di noi deve tracciare la propria strada, segnare il proprio cammino, e può farlo solo dove la durezza della terra lo consente. La storia di Cimo, di cui qui presentiamo un breve riassunto, farà parte di una raccolta di storie che verrà prossimamente pubblicata dalla Comunità delle Piagge.

Il progetto Altracittà L’Altracittà, giornale della periferia è nato nel 1995 per raccontare le dinamiche locali e internazionali della globalizzazione economica e le esperienze di chi resiste e lotta per un sistema alternativo, più equo e rispettoso della persona e degli equilibri Nord/Sud del mondo. Viene pubblicato dalla Comunità delle Piagge, una realtà di base fondata sulla prassi del coinvolgimento e sulla logica dell’autodeterminazione sociale. Internet: http://www.altracitta.org E-mail: redazione@altracitta.org Direttore responsabile: Cecilia Stefani Progetto grafico: Antonio De Chiara Registrato al Tribunale di Firenze con il n. 4599 del 11/7/1996 Stampato da Litografia IP con il contributo di ECR FIRENZE Redazione: Via Barellai, 44 | 50137 Firenze | Tel. 055/601790

l'Altracittà - Aprile 2008  

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