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Allora! 30 Marzo 2022

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Italian Design Day for a sustainable future

With the topic of “Re-generation. Design and new technologies for a sustainable future”, the best of Italian design has become the protagonist in over 100 Countries. With hundreds of initiatives carried out all over the world, the 6th edition of the Italian Design Day, an event first held in 2017 to promote the best of Italian furniture, architecture, and design abroad, was held on 23 March 2022.

The topic for this year’s edition was centred on design and new technologies for a sustainable future, which highlighted one of the current challenges faced by design: promoting a transition in lifestyles that combines functionality and well-being with sustainability and environmental impact, re-generating - both in terms of ideas and in practice - objects and spaces.

The need to reuse, regenerate, renew, and recycle existing materials and products is nowadays parallel to the need to develop new ones. Within this framework, the diplomatic-consular

Allora!

Settimanale degli Italo-Australiani

Published by Italian Australian News

1 Coolatai Cr, Bossley Park 2176

Tel/Fax (02) 8786 0888

Email: editor@alloranews.com

Direttore: Franco Baldi

Assistenti editoriali: Marco Testa, Anna Maria Lo Castro

Pubblicità e spedizione: Maria Grazia Storniolo

Amministrazione: Giovanni Testa

Rubriche e servizi speciali: Vannino di Corma, Emanuele Esposito, Gianmaria Marcuzzi, Giuseppe Querin

Daniel Vidoni, Antonio Strapazzuti

Antonio Bencivenga, Francesco Raco

Pino Forconi, Stefania Vetrano

Collaboratori esteri:

Antonio Musmeci Catania, Roma

Angelo Paratico, Verona e Hong Kong

Marco Zacchera, Verbania

Omar Bassalti, Singapore

Agenzie stampa:

ANSA, Comunicazione Inform, Notiziario 9 Colonne ATG, The New Daily, Euronews, Huff Post, Sky TG24, CNN Alert, CNN News,

Disclaimer:

The opinions, beliefs and viewpoints expressed by the various authors do not necessarily reflect the opinions, beliefs, viewpoints and official policies of Allora! Allora! encourages its readers to be responsible and informed citizens in their communities. It does not endorse, promote or oppose political parties, candidates or platforms, nor directs its readers as to which candidate or party they should give their preference to.

lution of design within a dynamic and globalised context, and on the challenges it is called to address; namely, the promotion of an ecological transition in our lifestyles through the contribution provided by technology innovation.

Ambasciata d’Italia negli Stati Uniti: Borse

di studio Eduitalia

network, the Italian Cultural Institutes, and the Italian Trade Agency (ITA) Offices around the world organised events, presentations of design objects and projects, contests, and seminars in over 100 Countries. The initiatives, in presence or in hybrid form, involved over 115 people among the most well-known and qualified Italian designers, architects, researchers, entrepreneurs, and specialist journalists to enhance the value of Italian creativity and reflect on the evo-

The Italian Design Day 2022 was promoted and organised by the Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation and by the Ministry of Culture, thanks to the contribution made by the Directorate General for Contemporary Creativity within the initiatives of beIT and Vivere all’Italiana.

Fondazione ADI Collezione Compasso d’Oro, ADI Associazione per il Disegno Industriale, Italian Trade Agency, Triennale Milano, Salone del Mobile Milano, FederlegnoArredo, and Altagamma Foundation took part in the general organisation and communication of the event. For more information, see: https:// www.italiandesignday.it/

Cambio ai vertici di CNA: Bruno Lopreiato eletto Presidente

Bruno Lopreiato è stato eletto nuovo presidente di CNA Multicultural Services Inc. Il Comitato Direttivo, riunito lo scorso 24 marzo 2022 presso la sede di Bossley Park ha accettato le dimissioni di Giovanni Testa, che ne era stato presidente fondatore. Testa si è detto soddisfatto di avere guidato l'associazione per 7 anni, sin dal 2015, riuscendo a farla divenire tra le più importanti di Sydney e la più attiva sia per numero che per qualità di iniziative.

"Durante la pandemia, - ha dichiarato Testa - tra lockdown e coprifuochi, mentre le associazioni italiane hanno chiuso battenti e le istituzioni italaine si sono chiuse in se stesse, la CNA è rimasta vicina alla comunità, in un momento di forte crisi sociale. I nostri volontari hanno continuato a prestare assistenza telefonica, distribuire mascherine e pasti a domicilio per i più vulnerabili della comunità italiana. Abbiamo perfino organizzato la Festa della Repubblica con la partecipazione delle più alte cariche dello stato del NSW".

"La CNA è una grande realtà, - ha aggiunto Testa, - tutti siamo utili e nessuno indispensabile. È giunto il momento per noi di dare vita ad un ricambio e cercare di mettere in atto nuove

idee. La ricerca accademica sulle associazioni e gli organi di controllo australiani come la ACNC indicano che quando il mandato di un presidente è lungo, le associazioni ne risentono. Quindi è ora di dare spazio ad un nuovo presidente e cominciare dal vertice. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato in questi anni a rendere grande e rispettata la CNA."

L'elezione di Bruno Lopreiato alla presidenza della CNA è stata accolta con favore dal Comitato Direttivo e dai soci, in un'ottica di cambiamento organizzativo nel periodo post-pandemico e nel voler proiettare l'associazione verso il futuro.

"La CNA deve continuare la missione per cui è nata, - ha dichiarato Lopreiato - ovvero servire la comunità nei settori dell'assistenza sociale, dell'informazione, della lingua e della cultura italiana e della coesione sociale.

Credo che il mio ruolo come presidente sia questo, contribuire a dare un futuro certo all'associazione, orientato in avanti. Ringrazio i membri del Comitato per la fiducia dimostrata, prima da tesoriere e ora come presidente. Favorire l'unità e la continuità saranno i due obiettivi principali del mio mandato."

WASHINGTON D.C. - Pubblicato il bando Eduitalia 2022 . Il concorso prevede l’assegnazione di 21 borse di studio per gli studenti che supereranno l’esame AP di lingua e cultura italiana. Le borse di studio includono fino a 5 settimane di soggiorno in Italia presso una delle Istituzioni associate a Eduitalia, la frequenza di un corso di lingua italiana, il materiale didattico necessario e la partecipazione ad attività extracurricolari.

La scadenza per l’iscrizione è il

9 maggio 2022. E possibile prendere visione del bando completo sul sito dell’Ambasciata italiana alla pagina

https://ambwashingtondc. esteri.it/ambasciata_washington/resource/doc/2022/03/ bando_eduitalia_2022.pdf

Per maggiori informazioni visitare la pagina https:// ambwashingtondc.esteri.it/ Ambasciata_Washington/it/ italiaeusa/cultura/23-new-scholarships-for-ap-students.html (Inform)

Aziende Pugliesi cercano partners, agenti e distributori per promozione e vendita prodotti "Made in Puglia"

Le Aziende pugliesi, soci dell’Associazione Internazionale “Pugliesi nel Mondo” sono alla ricerca di nuovi partners, agenti e distributori.

Queste Aziende e Imprese varie, sono interessate ad espandersi, a farsi conoscere in nuovi mercati italiani ed esteri per la promozione e la vendita dei propri prodotti e/o incrementarla ove sono già presenti, fanno parte sia del settore agro-alimentare che del tessile, abbigliamento, calzaturiero ecc… precisando che fra i nostri associati ci sono aziende di ogni genere dislocate in ogni angolo della Puglia e alcune di esse ubicate anche in altre regioni.

Hai delle idee come valorizzare nella tua zona i prodotti

“Made in Puglia”? Sei un agente che apprezza i deliziosi prodotti del Tacco d’Italia? Vuoi distribuire magnifici oggetti creati dalle abili mani dei maestri dell’artigianato locale?

Se interessati, inviare una propria email e un recapito telefonico a: segreteria@puglianelmondo.com

Giovanni Testa e Bruno Lopreiato

Odiare Mosca è consentito

di Roberto Zanini

Si può scrivere morte ai russi, purchè si intenda soldati. Uccidete Putin, purché non si dica come e dove. Viva il Reggimento

Azov - la sola unità militare dichiaratamente neonazista d’Eu-

Hate Speech Policy, la politica editoriale che dovrebbe bloccare i messaggi d’odio in base a specifiche parole o circostanze. La modifica è temporanea e vale per gli utenti in Armenia, Azerbaijan, Estonia, Georgia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Russia, Slovacchia e naturalmente Ucraina.

Meno di dieci ore dopo, la Duma impone al procuratore generale e al Comitato investigativo dello stato “di adottare immediatamente misure di risposta”. “Questa è una guerra dell’informazione”, dice il presidente della Duma, Viaceslav Volodin. E su questo ha ragione.

di Alessandro Di Battista

ropa - purché nel contesto della difesa ucraina.

È la sera del 10 marzo quando Meta, la holding proprietaria di Facebook (e di Instagram, Whatsapp e Messenger) effettua questa leggera modifica alla sua

Le Fosse Ardeatine

Trecentotrentacinque vite. Trecentotrentacinque persone, uomini, donne, bambini, con le loro storie, i loro segreti, i loro sogni, le loro ambizioni. Il più anziano, Mosè Di Consiglio aveva 74 anni. I più giovani, Michele De Veroli e Duilio Cibeli, solo 15. Molti erano padri e figli, fratelli e sorelle. Erano commercianti e avvocati, falegnami e impiegati, calzolai e ferrovieri, studenti e operai, contadini e partigiani, banchieri e professori.

Alcuni erano già stati arrestati per motivi politici, altri invece furono presi così per caso, tra chi passava per strada proprio in quel momento. Un momento che voleva dire la differenza tra la vita e la morte. E poi c’erano cinque persone in più: dovevano essere 330, ma a quel punto, furono uccisi anche loro, perché uno sbaglio nella macabra contabilità della rappresaglia non poteva bastare per salvare cinque vite.

Furono portati fuori Roma, senza spiegazioni, condotti dentro delle grotte, e lì uccisi uno alla volta, con un colpo di pistola.

Tutti vittime della barbarie e della ferocia nazista. Ma forse troppo comodo liquidare una tragedia del genere come “barba-

rie”. Come scrive Alessandro Portelli: “Finché parliamo di ferocia, di bestie, di belve, di barbari, diciamo: non c’entra niente con noi. Ma i tedeschi che hanno fatto queste cose, e gli italiani che erano al loro servizio, erano esseri umani civilizzati, europei, moderni. moderni. Le Fosse Ardeatine o la Shoah non si potevano fare senza la civiltà occidentale, e la civiltà occidentale siamo noi. La solidarietà con le vittime può essere profonda, sincera e duratura; ma la vigilanza su noi stessi è ancora più necessaria, e i tempi che corrono lo confermano”.

Vigiliamo: ci sono giovani oggi che non sanno cosa sia successo alla Fosse Ardeatine il 24 marzo del 1944. O ne hanno solo una vaga conoscenza. Per questo è fondamentale parlarne, ed è necessario ricordare. Anche se è doloroso.

La citazione è tratta dal libro di Alessandro Portelli, “L'ordine è già stato eseguito”, Donzelli Editore, 1999 che riporta le testimonianze e le voci dei “portatori della memoria”, i familiari delle vittime che ancora a distanza di anni, generazione dopo generazione, non possono smettere di raccontare una strage che è parte dell’identità di un’intera città.

Nella prima guerra raccontata dai cellulari, in cui gli inviati chiamano tutti in redazione per sapere cos’è successo sui social, il controllo delle reti di messaggistica è una delle trincee più combattute.

E l’Occidente è infinitamente più abile nella fabbricazione del consenso (stiamo ancora cercando certe armi di distruzione di massa) di un Oriente dedito per lo più a un brutale spegnimento dei network.

Anche YouTube ha deciso di oscurare i media di stato russi: “Le nostre linee guida vietano di negare eventi violenti e ben documentati - ha detto al Guardian il portavoce Farshad Shadlooquindi stiamo bloccando i canali YouTube associati ai media russi finanziati dallo stato, a livello globale”.

Facebook dichiara 70 milioni di iscritti in Russia, tanti ma una modesta frazione dei 650 milioni di iscritti mondiali di Vkontakte o Vk, il social media russo fondato da Pavel Durov, uno Zuckerberg nato a Leningrado che venne lucrosamente cacciato nel 2014 proprio da Putin (si comprò la cittadinanza di Saint Kitts & Nevis andando poi a Dubai a fondare Telegram). La Russia ce l’ha, un “suo” social media. Eppure sta perdendo la guerra dell’informazione, come testimoniato dalla superstar dei social, quel presidente Volodimir Zelensky che proprio sui cellulari ha costruito l’immagine di eroe della resistenza.

Ma ogni giorno è una battaglia, sul fronte dei media. L’ultimo esempio, la “minaccia chimica”: Mosca chiede un vertice Onu contro “i biolab americani” in Ucraina, Usa e Ucraina giurano che non ce ne sono, l’Organizzazione mondiale della sanità chiede di “distruggere gli agenti patogeni per prevenire fuoriuscite”… Biolab bellici o laboratori di ricerca? Ecco che due guerre diverse prendono la strada degli utenti, e il divorzio tra vero e verosimile viene celebrato su milioni di cellulari che arrivano prima e più vicino - ma spesso molto peggio - di ogni reporter qualificato.

È vero, Mosca diffonde fantasie sulle armi chimiche americane dal 1949 a oggi - sì, proprio ’49, vedi Milton Leitenberg, The Nonproliferation Review - ma quanto conta davvero?

Questa bellissima e coraggiosa donna si chiama Stella Morris. Lotta da molto tempo per la libertà dell'uomo della sua vita. Si leggono nel suo volto le sofferenze che sta passando da anni. Ieri, almeno ieri, sarà stata contenta. Quantomeno lo spero con tutto il cuore.

Infatti, proprio ieri, a Belmarsh, il carcere di massima sicurezza che si trova lungo il Tamigi, a poche miglia dal meridiano di Greenwich, ha sposato Julian Assange, il padre dei suoi splendidi figli.

In carcere non le hanno permesso di scattarsi una foto ricordo con suo marito ma si tratta del civile occidente, quello che dà lezioni di democrazia al mondo intero (spesso a suon di bombe); quello che critica le violazioni di libertà dei “nemici” tacendo sulle proprie; quello che ha rinchiuso in carcere un Giornalista. Ripeto, un Giornalista, che ha soltanto fatto il proprio dovere pubblicando notizie scomode e verità sui potenti.

Abbasso le violazioni di libertà, sia quelle inquadrate (giustamente) a pochi metri dalla Piazza Rossa sia quelle quasi mai condannate che si consumano

non lontano da Trafalgar Square. Abbasso i bombardamenti russi, osceni e criminali, e abbasso i bombardamenti sullo Yemen, osceni e criminali. Abbasso le guerre preventive, gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.

E la guerra preventiva che va condannata più di tutte è sempre l'ultima, quella che si sta consumando in Ucraina.

Abbasso le occupazioni militari, dovunque. In Ucraina da un mese, in Palestina da anni. Abbasso la pavidità, i silenzi comodi, i difensori della propria comfort zone. Abbasso la censura, quella palese e quella strisciante. Quella autocratica e quella democratica. Abbasso i manganelli sui manifestanti ed i manganelli mediatici su chi dissente. Abbasso i prigionieri politici rinchiusi nelle carceri vere ed abbasso i pregiudizi politici e le strumentalizzazioni volte ad imprigionare il pensiero libero in carceri intellettuali. Abbasso l'intolleranza sia essa dittatoriale o “liberale”, abbasso il fondamentalismo, anche quello “democratico” come lo definì Gabriel García Márquez, quello che in modo subdolo colpisce le voci libere. Evviva gli sposi!

di Alessandro Di Battista

Dopo anni di pressing la Nato (dunque gli americani, dunque la Lockheed Martin, la Boeing, la General Dynamics, etc, etc) ha raggiunto l'obiettivo.

L'Italia, un Paese che dovrebbe "ripudiare la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali" aumenterà la spesa per la difesa fino al 2% del proprio Pil.

Questo grazie ad un ministro della difesa che risponde più a Washington che al Popolo italiano, grazie alla pavidità di gran parte dei parlamentari e grazie ad un Presidente del Consiglio che pensa più a piacere a Larry Fink che agli italiani.

Per essere chiari spendere per la difesa il 2% del Pil significa passare da 25 a 38 miliardi di euro all'anno. 13 miliardi (soprat-

tutto in armamenti) in più ogni anno. Considerate che il governo italiano investe nelle università 7 miliardi di euro all'anno.

La nuova guerra fredda da molti cercata assiduamente serve a questo. Economia di guerra, salvaguardia di poteri in crisi, nuova corsa al riarmo.

Il tutto in una fase della storia umana particolarmente complicata. Con il surriscaldamento globale che provocherà vittime oltre che ondate di "migranti climatici" e con gli effetti della pandemia dal punto di vista economico, sociale e psicologico sempre più presenti nella vita di tutti noi.

Decisioni vigliacche, anti storiche, pericolose oltretutto prese da partiti che si sono presentati ai propri elettori con programmi totalmente diversi.

Il Comune di Burwood si impegna a piantare più alberi

L'area del governo locale di Burwood apparirà molto più verde dopo l'impegno del Comune di piantare altri 500 alberi. Da quando il programma Mayoral Street Tree è stato inaugurato nel 2019, più di 1200 alberi sono stati piantati nelle strade e nei parchi locali con l'obiettivo del comune di raggiungere il

25% di copertura arborea entro il 2025. Gli alberi scelti sono una miscela di specie autoctone ed esotiche che sono state selezionate per la loro adeguatezza all'area di Burwood mentre servono allo scopo di fornire ombra, un paesaggio stradale colorato e aumentare la biodiversità nella nostra comunità.

Il sindaco di Burwood Cr John Faker, un appassionato sostenitore e iniziatore del programma, ha presentato martedì sera un verbale del sindaco all'assemblea generale ordinaria del Consiglio.

"Il feedback della comunità è stato incredibilmente positivo e continuiamo a ricevere interesse da parte dei residenti che desiderano che il Comune includa la loro strada nel programma, e sono particolarmente lieto che i nostri residenti siano entrati a far parte di questo programma", Cr Faker disse.

“Ho chiesto al Comune di continuare a studiare ulteriori opportunità per i luoghi in cui piantare questi 500 alberi. È importante fare ogni sforzo per continuare questo programma in quanto contribuirà a rendere Burwood un luogo più verde e più sostenibile in cui vivere, lavorare e divertirsi”, ha concluso.

Annunciato il piano di sviluppo della Aerotropolis

La Western Sydney Aerotropolis è pronta al decollo dopo che il governo del NSW ha rilasciato il Piano distrettuale finale che sosterrà più di 100.000 posti di lavoro e 11.400 nuove case. Il ministro per la pianificazione e il ministro per le case Anthony Roberts ha affermato che i piani definitivi danno alla comunità, agli investitori e agli svilup-

Wollondilly’s new Performing Arts Centre one step closer to reality

Wollondilly is one step closer to getting its amazing new 350+ seat Performing Arts Centre, following independent approval of the development application by the NSW Planning Panel.

“I’m really looking forward to seeing this vision become a reality for the Wollondilly community,” Mayor Matt Gould said.

“The Performing Arts Centre will be able to host a range of live performances and functions, which will not only provide a space for people to gather and socialise but will support the stimulation of our local economy.”

The beautiful new building will provide a state-of-the-art local venue for music, theatre,

exhibitions and civic events, and will be a major injection into the cultural life of Picton and the wider Wollondilly area.

Council is now calling for tenders for the construction of the Performing Arts Centre, which is the crucial next phase of Stage 1 of the Wollondilly Cultural Precinct.

Mayor Gould said that the new facility will provide an important space for the local arts sector and inspire creativity and cultural expression in the years ahead.

“This is the next big step in delivery of Council’s visionary Wollondilly Cultural Precinct, which will also see a great new village green, government services building and library for the benefit of all of the Wollondilly community,” he said.

The architectural design of the new multi-purpose building is dramatic and will be on display to visitors entering the Picton town centre from the motorway.

The development application was approved with a condition that the architect’s vision for the building is followed through in regard to quality of materials and workmanship, ensuring that the finished project will be impressive and do justice to the prominent location.

This project is funded by grants including the Western Parkland City Liveability Program, developer contributions and building renewal funds.

patori la certezza di cui hanno bisogno per pianificare il futuro. "Il piano di distretto finale consentirà l'avvio del processo di sviluppo nell'Aerotropolis e darà il via ai vantaggi e alle opportunità che un nuovo aeroporto internazionale porterà a Western Sydney", ha affermato Roberts. “La finalizzazione del piano per i recinti iniziali pone le basi per la trasformazione di 6.500 ettari di terreno, con nuove case, posti di lavoro e spazi aperti, supportati dalle giuste infrastrutture”.

Il pacchetto pubblicato include piani definitivi per i distretti di Aerotropolis Core, Badgerys Creek, Northern Gateway, Agribusiness e Wianamata-South Creek a seguito di un'ampia consultazione.

Roberts ha affermato che i contributi degli sviluppatori nell'ambito del quadro di contributo speciale per le infrastrutture finanzieranno fino a 1,1 miliardi di dollari in infrastrutture come strade, trasporti pubblici, strutture sanitarie e scuole, per sostenere la nuova città.

"L'Aerotropolis sarà la nostra città commerciale più recente e fiorente per competere con la più grande del mondo, ecco perché ci siamo presi del tempo per organizzare bene la pianificazione, preparandoci al successo nei decenni a venire", ha affermato. "Abbiamo ascoltato la comunità e l'Independent Community Commissioner e abbiamo finalizzato questi piani in linea con il loro feedback".

Il ministro per la parte occidentale di Sydney, Stuart Ayres, ha affermato che il feedback della comunità ha creato un piano Aerotropolis più equilibrato, che creerà più posti di lavoro più vicini a dove vivono le persone. "Questa è un'opportunità irripetibile per creare una nuova città fiorente per la parte occidentale di Sydney", ha affermato Ayres.

“Gli investimenti infrastrutturali nell'aeroporto, nelle strade e nella nuova metropolitana renderanno l'Aerotropolis una delle aree meglio collegate del paese, rendendo la Western Parkland City il posto migliore in cui vivere, lavorare e in cui investire per le generazioni a venire.

"La nuova Open Space Network garantirà che oltre il 95% delle case nella futura Aerotropolis si trovi entro 400 metri, o cinque minuti a piedi dallo spazio aperto".

Giampiero Pallotta, un odierno

Don Chisciotte contro Facebook

Giampiero è un arzillo vecchietto che passa il tempo a scrivere su Facebook...

Di carattere piuttosto focoso, per natura non può astenersi dal rispondere a tutti coloro che, a suo modo di vedere, scrivono cavolate.

Quando non è al computer, fa il volontario presso un’associazione per cani sfortunati in bisogno di terapia, il volontario

è quello col berrettino in testa.

con Meals on Wheels, altra associazione che recapita il cibo ai poveri vecchietti che non possono muoversi da casa ed è pure volontario con una terza associazione che visitano i prigionieri; inoltre cura il suo giardino e porta a spasso il cane... un bellissimo cucciolo nero in cui si nota una certa rassomiglianza.

Recentemente è stato insignito, dalla Senatrice Anne Stanley, del Werriwa Volunteer Aword.

Ma, mentre le sue opere di volontariato lo hanno premiato, i censori Facebook non gradiscono i commenti e i consigli che il buon Giampiero elargisce a piene mani.

Ecco l’elenco dei cartellini gialli e delle sospensioni ricevuti da Giampiero:

l 18 settembre 2020

Non puoi pubblicare o commentare per 24 ore l 7 ottobre 2020

Non puoi trasmettere in diretta per 30 giorni

l 20 ottobre 2020

Abbiamo rimosso la restrizione di 3 giorni

l 6 giuno 2021

Non puoi pubblicare o commentare per 3 giorni

l 2 agosto 2021

Non puoi pubblicare o commentare per 7 giorni

l 11 agosto 21

Non puoi pubblicare o commentare per 30 giorni

l 19 gennaio 2022

I tuoi post saranno spostati più in basso nella sezione Notizie per almeno 90 giorni.

l 13 marzo 2022

I tuoi post saranno spostati più in basso nel feed per 23 giorni

l 13 marzo 2022

Non puoi partecipare ai gruppi per 23 giorni

l 13 marzo 2022

Non puoi pubblicare post né commentare per 7 giorni

Il 13 marzo scorso, Giampiero ha collezionato tre ammonizioni in un giorno solo... una specie di record personale. Ovviamente i censori di Facebook non conoscono la famosa frase attribuita a Voltaire “Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo” e preferiscono dispensare sospensioni nel tentativo di zittire Giampiero Pallotta.

Purtroppo questa è la realtà odierna: in Facebook “puoi parlare di tutto, ma non devi parlare di niente” frase del carissimo Giuseppe Tomasi di Lampedusa di qualche tempo fa, mentre consiglio a Giampiero di “parlare sottovoce perché il nemico ascolta”... che non so chi l’abbia detto, ma Gianpiero lo sa.

È nata Celeste Grace Perrottet settima figlia di Helen e Dominic

Il Premier del New South Wales Dominic Perrottet ha preso due settimane di congedo parentale dopo la nascita del suo settimo figlio.

Il leader ha detto che ha lasciato il vicepremier Paul Toole in carica come premier ad interim.

Stuart Ayres assumerà il ruolo di capo ad interim del Partito parlamentare liberale.

Il signor Perrottet tornerà al lavoro lunedì 4 aprile, ma ha detto che tornerà prima se necessario.

Annunciando la nascita della "bella" bambina, il Premier ha detto: "Helen ed io siamo assolu-

tamente entusiasti di accogliere la nostra bellissima bambina, Celeste Grace Perrottet - ha scritto il premier su Facebook - Sia la mamma che la bambina stanno bene. Celeste Grace non vede l'ora di essere baciata e coccolata, litigata e amata dal fratello maggiore e dalle sorelle".

Il signor Perrottet ha altri sei figli: Charlotte, Amelia, Annabelle, William, Harriet e Beatrice. Il padre 39enne ha prestato giuramento come 46° premier del NSW lo scorso ottobre in seguito alle dimissioni scioccanti di Gladys Berejiklian.

NON LASCIATEVI INGANNARE

Anche se c’è una spiccata somiglianza, Giampiero

Cultural Activation Seed Grants Program

Camden Council recognises the value of Camden’s creative community and its role in shaping a unique cultural identity and engaging community with participation in the arts.

Our Cultural Activation Seed Grants Program is now open and will make funding available to successful eligible applicants including individual artists, arts and cultural groups or arts organisations (for profit or not for profit) proposing projects or programs that will increase access and community participation in arts, culture, and creativity within Camden. This funding round is open from 7 March, closing

4 April 2022. The program also assists the community to reconnect and rebuild through arts and creativity due to the impact of the COVID pandemic.

Available Grants include:

‘Creation of New Work’ of up to $3,000 (excl. GST) to support the professional development of individual artists, art and cultural groups or arts organisations (for profit or not for profit) within the Macarthur Region and assist in the creation and presentation of a new work that can be exhibited, published, presented, or performed locally, interstate or internationally. Applicants are required to demonstrate how

this support will be recognized through marketing, such as the use of Camden Council’s logo or mention of support.

‘Creative Programming’ of up to $3,000 (excl. GST) to provide opportunities for local emerging or established artists, curators, or creatives to develop, establish and deliver new and innovative arts or cultural programs within the Camden LGA. Outcomes of this grant include further professional development of successful applicants, as well as increasing community engagement within the arts.

‘Rehome Support for Cultural Groups’ of up to $2,000 (excl. GST) providing grants to assist not for profit cultural groups in securing new spaces for regular engagement, meetings or rehearsals, as a means to re-establish themselves post Covid-19.

To be eligible for funding, an applicant must be an individual artist, arts group, or organisation (for profit or not for profit) that resides or practices within the Camden Local Government Area. The applicant must commit to deliver the proposed project prior to 31st December 2022 within the Camden LGA. Profit organisations must make a financial contribution to their project equivalent to 50% of the project value. All applicants must be registered as part of Camden Council's Creative Camden Directory https://bit.ly/creativecamdendirectory. Applicants applying for new work or creative programming must provide evidence of capacity and samples of creative practice to support their application. Information Sessions will be held via zoom for potential applicants. For further

The Art Gallery of New South Wales unveils new fantasy artwork ahead of the opening of Modern Sydney

The multi-million dollar public art commissions have been funded by the Art Gallery of New South Wales Foundation and Sydney’s most prominent philanthropists, and their names will be revealed when the artworks are officially revealed.

But they are believed to have come from among the very wealthy donors who contributed $109 million to build the Expanded Museum of the Gallery, which takes shape next to the sandstone galleries.

On the wall of the new Yiribana Gallery, which showcases Aboriginal and Torres Strait Islander art, Connelly-Northey will reuse rustic materials like rusted wire, corrugated iron, and other salvaged items to create an epic-sized collection of Narrbong-galang sacks.

Simryn Gill creates a work for the Sydney Modern that features a life-size rubbing of a Canary Island date palm planted in 1906, which has been removed to make way for new exhibitions.

Jonathan Jones, artist in Wiraguri Kamilaroy, has created a work of art connecting the new and existing gallery buildings, details of which have yet to be revealed.

Jones was the artist behind Hyde Park Barracks’ installation (maraong manaóuwi), which created emu footprints in the stones on the front yard.

Tokyo-based Yayoi Kusama has created a “dense floral sculpture” visible by day and night, to be prominently placed on the balcony of the new building overlooking Woolloomooloo Bay.

Melbourne-based multimedia artist Richard Lauer went behind the scenes of a recent Sydney project to create a multi-panel that celebrates the personalities of those who helped build the new Sydney landmark.

Deputy Director Maud Page said that women’s stories and their place in the evolution and

history of art will be central to modern Sydney.

Builder Richard Crookes has begun the final stages of construction with work continuing on interior walls, elevators, escalators, bridges, terrace canopies, and exterior and interior finishes. Delivery is expected in the coming months with a public opening by Christmas.

These first commissions are in the tradition of the Tate Modern which since its inauguration has invited artists for the opportunity to revitalize the cavernous Turbine Hall.

Ai Wei sunflower seeds Handcrafted of Porcelain, Kara Walker US Funda defaced version of the Victoria Memorial in front of Buckingham Palace, has helped draw an unparalleled number of visitors to the London Gallery. Page is hoping for the same level of engagement, presaging the announcement of more commissions and acquisitions before the Sydney Modern opens.

The new commissions offer “a sense of humour and challenge. They are confronting, stimulating and delightful, heralding powerfully a new artistic history. The artists take on where we are now and are well aware of the paths we took to get here. They remind us of what it means to be human today because many of the commissions of the Modern Sydney Project are intertwined with pressing social issues.”

Prior to the opening of the Art Gallery in the Museum’s new building in New South Wales, the gallery surveyed its collection to prioritize growth, research, interpretation and display with gender diversity emerging as a priority.

“The recent Sydney project has afforded us a rare opportunity to reconsider the artistic narratives received and highlight the central role of women artists during the development of Australian and world art,” Page said.

Jonathan Jones
Shopping Village, 60 Charlotte St. Campsie

Piano energetico rinnovabile da 60 milioni di dollari per White Bay

Il governo del NSW ha annunciato che un piano energetico "shore-to-ship" rinnovabile da 60 milioni di dollari sarà installato a Glebe Island e White Bay con una mossa che farà risparmiare circa 14.000 tonnellate di anidride carbonica ogni anno.

La nuova infrastruttura a energia zero eliminerà i fumi delle navi da crociera ormeggiate e ridurrà l'inquinamento acustico dal distretto dopo anni di campagna locale contro il terminal crociere di White Bay da 57 milioni di dollari, inaugurato nel 2013.

Il primo ormeggio a White Bay con alimentazione da terra

a nave dovrebbe essere attivato nel 2024 e offrirà una risorsa terrestre in grado di alimentare le navi all'ormeggio, consentendo lo spegnimento di motori e generatori e riducendo le emissioni, inquinamento atmosfe-

rico e livelli di rumore in porto. Il membro dei Verdi di Balmain Jamie Parker ha affermato che la decisione avrebbe cambiato la vita delle persone a Rozelle e Balmain.

"L'annuncio di oggi ha cata-

A 25 anni Ashleigh Barty si ritira: "di più non posso, inseguo altri sogni"

Non gioco più, me ne vado. Lo cantava Mina nella sigla finale di Milleluci, ma le luci per Ashleigh Barty si sono spente - sportivamente parlando - in largo anticipo sulla tabella di marcia di un'atleta: a soli 25 anni, la tennista australiana ha annunciato di voler lasciare l'attività agonistica al culmine della propria carriera, ossia da numero uno della classifica Wta.

Un fulmine a ciel sereno, non solo per il mondo del tennis, che

Celebrazione del 25 Aprile, per La Liberazione d’Italia e la vittoria della Resistenza sul nazifascismo nel 1945.

Lunedi 25 Aprile alle ore 10.30

Presso il piazzale adiacente alla Chiesa dei Cappuccini di San Fiacre, 98 Catherine Street, Leichhardt, con la deposizione di una corona di fiori davanti al monumento ai caduti.

Siete tutti invitati a partecipare per questa speciale cerimonia.

la stessa atleta ha spiegato con un video postato su Instragam. "Ho dato assolutamente tutto quello che avevo per questo bellissimo sport - ha spiegato - e ne sono davvero felice. Per me, questo è il mio successo. Ora voglio inseguire altri sogni".

Considerata una delle tennisti più forti della propria generazione, la Barty è l'ottava nella storia con più settimane al primo posto nel ranking mondiale ed è stata la quarta a chiudere per tre anni consecutivi in vetta alla classifica della Wta, dopo la ceca Martina Navratilova, la tedesca Steffi Graf e la statunitense Serena Williams.

L'annuncio del ritiro per la Barty è arrivato poche settimane dopo il trionfo agli Australian Open, a Melbourne. A chi la conosce bene, la scelta di Ashleigh non è del tutto sorprendente, perché era già successo altre volte. A 18 anni, ad esempio, dopo aver vinto il torneo junior di Wimbledon appena 15enne appese la racchetta e si dedicò al cricket.

Ma durò solo un anno, prima del ritorno in campo. Per la ragazza australiana di Ipswich, non si tratta di stress - come spesso capita ai campioni - ma di voglia di libertà:

"Sento che fisicamente ho dato il massimo, di più non posso. E questo mi basta. Farò altro", la sua spiegazione, apparentemente semplice.

Barty non è la prima stella del tennis a ritirarsi prematuramente: Björn Borg, Martina Hingis, Kim Clijsters, Justine Henin, Jennifer Capriati, hanno appeso la racchetta al chiodo giovanissi-

mi, sebbene ciascuno di loro sia poi tornato a calcare i campi da tennis.

Lo svedese Borg, che dominò il tennis tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80, vincendo sei volte il Roland-Garros e cinque volte Wimbledon, lasciò nel gennaio 1983 a 26 anni, per "esaurimento nervoso".

La svizzera Hingis ad appena 22 anni, nel febbraio 2003, dopo avere vinto cinque titoli del Grande Slam in singolare e otto in doppio, fra il 1997 e il 2000, ufficialmente per problemi a una caviglia.

Come la Barty, la belga Justine Henin smise a 25 anni, proprio mentre guidava la classifica mondiale nel 2008, con sette titoli del Grande Slam all'attivo. Un'altra belga, Kim Clijster, lasciò la racchetta a 23 anni, nel maggio 2007, dopo aver vinto 34 titoli Wta in singolare, inclusi gli Us Open del 2005, sempre dopo avere lamentato una serie di guai fisici. La statunitense Jennifer Capriati, che vinse l'oro alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992 all'età di 16 anni, venne arrestata per possesso di marijuana e fu costretta a fermarsi. Lei non riprese la racchetta in mano, a differenza di altri tennisti che poi ci ripensarono, si rifermarono, in una sorta di stop and go della felicità.

Che sia questo o un altro il destino di Barty, è presto per dirlo. Oggi, semplicemente, Ashleigh insegue altri sogni. (ANSA)

pultato Sydney dall'essere il ritardo dell'industria crocieristica internazionale ad essere un leader mondiale nell'esporre le migliori pratiche ambientali", ha affermato Parker.

“È il culmine di una campagna decennale per l'aria pulita a White Bay che ha incluso un'indagine parlamentare, migliaia di firme di petizioni, centinaia di lettere e dozzine di incontri.

"Questa struttura attiverà l'interruttore sull'inquinamento delle navi da crociera".

Il distretto sarà il primo al mondo per gli operatori di navigazione alla rinfusa, con il

ministro dei trasporti David Elliott che afferma che White Bay diventerà il primo attracco per crociere a terra nell'emisfero australe.

Il sindaco di Inner West Darcy Byrne ha chiesto l'introduzione immediata dell'alimentazione da terra a nave, dicendo che "questo ritardo in corso non è abbastanza buono" e che avrebbe scritto al Premier e al ministro dei Trasporti per chiedere che il piano fosse veloce. tracciato. Il capitano Philip Holliday, CEO dell'autorità portuale del NSW, ha affermato che le navi, comprese quelle appartenenti a compagnie di crociera come Carnival, Royal Caribbean e MSC Cruises, saranno costruite e adattate per sfruttare la nuova tecnologia. Il signor Holliday ha aggiunto che il numero di navi da crociera in visita a Sydney a breve termine è "già abbastanza positivo", con l'autorità portuale che prevede un ritorno delle navi da crociera ai livelli pre-pandemia in due o tre anni.

Verso i 25 anni del Ferragosto di Five Dock!

Ogni anno, nel mese di agosto, la Great North Road di Five Dock si trasforma per celebrare il cibo, la cultura e il patrimonio italiani.

Con una serie di spettacoli, bancarelle e dimostrazioni di cucina dal vivo, il Ferragosto ha qualcosa per tutti e vogliamo assicurarci che continui a essere una celebrazione annuale amata sia dai residenti che dai visitatori.

Il Comune sta pianificando il Ferragosto 2022, per celebrare i

25 anni dell’evento del Ferragosto a Canada Bay. Gli organizzatori hanno lanciato un sondaggio online per sapere cosa la comunità ha apprezzato maggiormente del Ferragosto negli anni, quali sono i ricordi preferiti e come il più grande evento annuale possa essere migliorato. Il sondaggio chiude alle ore 17:00 di martedì 26 aprile 2022. Per maggiori informazioni visita: https://collaborate.canadabay. nsw.gov.au/ferragosto-2022.

Esposito: Lismore ha bisogno della vostra presenza

La recente inondazione di Lismore e dintorni che ha gravemente danneggiato l'area ha spinto il nostro giornale a fare una piccola raccolta per aiutare con dei voucher qualche italiano residente nella zona. Mentre qualcuno ha perso più degli altri, sapevamo fin dall'inizio che non potevamo aiutare tutti, ma ci siamo prefissi di sensibilizzare i nostri sponsor, i nostri inserzionisti e collaboratori, al fine di dare un esempio da cui, forse, altri potranno prendere spunto.

Emanuele Esposito, di Uniti Italia nel Mondo, ha risposto immediatamente al nostro appello dimostrandosi anche molto generoso. Con questa donazione, insieme a quelle della Famiglia Gullotta, Adelina Manno, Famiglia Testa e Famiglia Lopreiato, abbiamo già acquistato voucher per 30 famiglie che, al momento della pubblicazione di questo articolo, sono stati già spediti per la distribuzione ai connazionali in difficoltà.

Esposito ha voluto esprimere le proprie opinioni sullo stato e la qualità di assistenza prestata ai connazionali negli ultimi anni dalle istituzioni italiane, non per ultimo in risposta alla crisi di Lismore e dintorni.

“Quel poco che ho donato - ha dichiarato Esposito - certamente non risolverà la situazione. L’Australia è un Paese generoso e sono convinto che il governo federale terrà fede alle loro promesse d’aiuto. Quello che noi

possiamo fare, ma non abbiamo fatto fino a questo momento, è far sentire ai nostri connazionali la nostra vicinanza, la nostra solidarietà."

“Purtroppo, - ha aggiunto Esposito - mi spiace sottolineare, ma ho avuto modo di avvertire una mancanza di presenza delle istituzioni italiane in questa tragedia di Lismore, dove secondo le statistiche AIRE risiedono più italiani nell’area delle Northern Rivers, tra Ballina, Lismore e Byron Bay (2,412) che non in Ucraina (1,903). Eppure per l’Ucraina è intervenuto perfino il CGIE, con incontri su Zoom per fare non so quale cosa. Le immagini di Lismore sono arrivate in Italia ma nessuno si è minimamente mosso.”

“Il governo italiano, il mese scorso ha inviato a Kiev 110 milioni di Euro a fondo perduto, e non parliamo delle armi, mentre

i nostri connazionali all'esterocome gli italiani di Lismore - che a pari degli ucraini hanno perso tutto, la casa, gli affetti e ricordi della vita stessa, non hanno neanche accesso ad una minima assistenza o ad un addetto consolare itinerante.”

Esposito ha voluto ricordare che il soccorso ai connazionali deve superare le barriere della politica. “Sono contento di aver contribuito, insieme a Rocco Papapietro, mio compagno di avventura in questa iniziativa di rappresentanza e non abbiamo esitato a dire sì. La nostra filosofia - continua Esposito - e quella di Uniti, è nata per aiutare la comunità italiana, indipendentemente dalla politica, da destra o sinistra.”

Esposito ha ricordato inoltre come gli Italiani di Lismore rappresentino una realtà non solo storica ma anche attuale, ben

Gli Alpini di Sydney tramite il loro presidente Giuseppe Querin stanno raccogliendo vestiario, lenzuoli, oggetti da cucina, apparecchi elettrici e arnesi da lavoro per gli alluvionati di Lismore per metterli in grado di ricominciare a vivere nella normalità. La risposta della nostra comunità è stata, come sempre, generosa. Dopo Pasqua, se le case saranno messe in sicurezza e dichiarate abitabili faremo il primo viaggio. Per donazioni rivolgersi direttamente all'Associazione Alpini 0414 285 682

più importante delle manovre interne dei personaggi che fanno vita pubblica. “Conosciamo quasi tutti la storia di New Italy, dei sacrifici che hanno fatto i padri e i nonni di questi italiani. I connazionali di Lismore non è gente debole, non è gente che si abbatte facilmente, ma in questo momento hanno bisogno della nostra vicinanza. Molti hanno attività commerciali distrutte e come è ben noto non ci sono polizze assicurative accessibili a Lismore.”

“Mentre spendiamo soldi per il CGIE, per rimborsare ai rappresentanti dei Comites d’Australia e delle associazioni vitto e alloggio per eleggere un solo rappresentante che va sì e no una volta all'anno in Italia, ai problemi reali non si porge lo sguardo. Noi dobbiamo dare delle risposte a questi italiani perché di Lismore ce ne saranno altre. Viviamo in un mondo dove il clima è cambiato e dobbiamo affrontare delle emergenze mentre le istituzioni italiane sono state completamente assenti.”

“Dove sono i nostri rappresentanti eletti alla Camera e al Parlamento? Vorrei vedere la presenza delle istituzioni, sarebbe stato bello che una delegazione istituzionale del consolato insieme al Comites, magari assieme ai due parlamentari, andassero a Lismore. Sarebbe bastata la presenza, la vicinanza, un incontro con gli esponenti locali.”

“Gli italiani d’Australia si sono sempre dimostrati vicini all'Italia, quando sono state fatte delle raccolte per terremoti e disastri vari, hanno sempre risposto positivamente. Gli italiani hanno ora bisogno di una presenza, di una vicinanza che non è contraccambiata. Non sono tanto i $50 o $100 alla famiglia, ma è il gesto di umanità di vicinanza, gli fa sapere che noi ci siamo diamo una mano.”

Esposito si è detto rammaricato delle strategie utilizzate dal governo italiano nel rapporto tra Made in Italy e italiani all’estero. “A che cosa serve, - ha detto Esposito - ad esempio, aver dato 5 milioni alle Camere di commercio? Ci siamo ritrovati ad assistere ad alcune iniziative, come quella dell’Italian Sounding, che hanno messo in cattiva luce tante pic-

cole aziende familiari italo-australiane che operano nel settore alimentare e che da generazioni portano avanti le loro tradizioni. D’un tratto sono stati tacciati di falsificare il made in Italy. Ma scherziamo?”

“Le famiglie italiane nel mondo comprano al supermercato prodotti italiani, dal pomodoro pelato al pacchetto di spaghetti. Il 90% dei consumatori è italiano e contribuiamo ogni giorno al benessere dell'Italia. Pensate se, per esempio, per un mese gli italiani all'estero non comprassero più prodotti italiani: le aziende italiane correrebbero il rischio di fallire. Se facessimo lo sciopero del Made in Italy, così per dire, molte aziende in Italia dovrebbero chiudere i battenti. Questo è il punto.”

“Con i soldi dati alle Camere di Commercio, durante il Covid-19, si sarebbero potute attivare delle iniziative per incontri a distanza, per riconnettere il tessuto sociale delle comunità italiane all’estero. Le persone in Australia si sono chiuse in casa, e molte sono ancora in casa, per questo il tasso di demenza in Australia è alto, specialmente tra gli italiani, perché molti si trovano soli, davanti alla televisione, a guardare Rai Italia, 24 ore al giorno mentre fuori, la realtà in Australia non è quella che vedono sullo schermo.”

“Ma tornando all’argomento di Lismore, noi gruppo Uniti Italia nel Mondo abbiamo risposto con un gesto, non perché vogliamo farci pubblicità, ma perché vogliamo aiutare. Alle prossime elezioni parlamentari sarò candidato per portare questa mia visione al servizio dei connazionali all’estero.”

“A Lismore - ha continuato Esposito - già dal primo giorno ci sarebbe dovuto essere qualcuno, un responsabile del consolato, per assicurare una presenza, per farsi un'idea della situazione, bisognava andare lì, subito, immediatamente a chiedere: “cos'è che avete bisogno?” Non è che inviamo i nostri rappresentanti in giro per il mondo per farsi selfie e post sui social, perché a fare selfie e post siamo bravi tutti. No, ci vuole la presenza fisica e anche materiale. Chiedere di cosa avete bisogno e dare risposte,” ha concluso Esposito.

È questa la fine per la città devastata dalle inondazioni?

di Franco Baldi

La città, devastata dal diluvio con conseguente catastrofiche di questo mese, è stata quasi spazzata via e ora la gente del posto, esausta, ammette di essere vicina alla sconfitta.

Lismore, nel nord del New South Wales, è stata distrutta da un'ennesima inondazione, dopo aver subito l'alluvione del 2017, dalla quale solo ora stava recuperando.

Questa inondazione, quasi metodica, segue le precedenti inondazioni del 1989, 1974 e 1954. Un argine installato dopo il 1999 ha trattenuto l'innalzamento delle acque all'inizio degli anni 2000, ma nulla ha potuto fermare le ultime inondazioni del 2022.

Ora, con le grandi piogge che arrivano sempre più veloci, più alte e più furiose, molti si chiedono se sia anche saggio ricostruire.

Il professor Paul Burton, esperto di pianificazione urbana, ha dichiarato: "Sapendo quello che sappiamo ora, se iniziassimo da zero, costruiremmo una grande città qui? Risposta? Probabilmente no!”

In tutto il Paese, 20 persone sono morte a causa delle inondazioni e a Lismore intere case, negozi e attività commerciali sono state completamente sommerse. Molti edifici sono stati danneggiati, altri sono stati distrutti, mentre alcuni sono semplicemente volati via.

"È una zona di guerra - ha ammesso l'avvocato della città Sean Radburn - sembra che sia esplosa una bomba. È così straziante”.

Nel frattempo guardiamo con orrore le riprese televisive che

mostrano una casa spazzata via dalla furia dell’acqua che si riversa nei suoi locali e la demolisce.

Anche con l'avvertimento dell'imminente incubo, le precauzioni, apparentemente infallibili da parte della gente del posto si sono rivelate irrimediabilmente insufficienti.

Coloro che conservavano oggetti di valore e documenti vitali a 5 metri di altezza da terra, come raccomandato dal SES, hanno comunque perso tutto quando il livello dell'acqua ha sommerso fino a 7 metri di altezza…

Dopo aver speso tutto ciò che avevano per ricostruire e riprendersi dalle inondazioni del 2017, molti locali ora non hanno più nulla nelle loro riserve per rifare

Nell'anno 1992 l'Associazione Marche consegnò a Floriano Volpato l'attestato del migliore italiano in Australia per il suo contribuito alla costruzione del Padiglione Italia di New Italy a Lismore.

Il Padiglione Italia è una ricostruzione del Padiglione Italia che si trovava all'Esposizione di Brisbane nel 1988. Il governo italiano ha donato i materiali dal comitato del Padiglione Italia e del Museo della Nuova Italia, sotto la guida di Floriano Volpato, ha rimosso fisicamente il Padiglione da Brisbane e lo rieresse a Nuova Italia. Le mostre in questo edificio sono diverse da quelle del Museo in quanto mira

Marche e Floriano Volpato

a mostrare 200 anni di immigrazione italiana in Australia. Le schede informative raccontano il contributo di italiani ormai noti come Carla Zampatti, Al Grasby e Franca Arena. Questo edificio contiene dipinti, prodotti da Floriano Volpato, informazioni sulle 20 regioni d'Italia e una raccolta di fotografie che mostrano migranti italiani sulla costa settentrionale del New South Wales. Il Padiglione contiene anche una serie di sculture all'italiana. Uno è un busto di Floriano Volpato. L'inaugurazione dell'edificio è stato un evento di rilevanza nazionale a cui ha partecipato l'allora governatore generale Bill Hayden.

tutto da capo. La residente Michelle Stone ha fatto eco a molti nella città di 28.000 persone ammettendo:

"Questa potrebbe essere la fine per noi. La città era già morta dopo il 2017. Stava appena iniziando a tornare in vita. Mi chiedo se tornerà di nuovo”.

Alcune persone sono già fuggite, ha rivelato, con un vicino che ha preso la famiglia e si è trasferito sulla costa dopo aver perso tutto. Ci si aspetta pienamente che ne seguiranno molte altre.

Il pericolo di inondazioni è così alto che è praticamente impossibile ottenere un'assicurazione in città. Le quotazioni partono da $ 18.000 all'anno per arriavare ad oltre $30.000 per un piccolo negozio del centro città, e questo non include i contenuti.

Il centro della pista di pattinaggio Rollerworld di Lismore non ha un'assicurazione da oltre 20 anni, da quando ha ricevuto un preventivo di $30.000, dopo l’alluvione del 2000.

Il proprietario Craig Newby ora deve affrontare una fattura stimata di $100.000 per rimettersi in piedi ancora una volta e ancora non ha pagato i danni e i costi di riparazione del 2017.

"È davvero difficile - ha detto - Saremmo rimasti senza debiti solo per l'ultima alluvione alla fine di quest'anno, quindi non siamo stati in grado di mettere

da parte i soldi per quest’ultima".

Il professor Will Steffen, scienziato del clima, afferma che il costo economico della ricostruzione su una pianura alluvionale non ha più senso e il denaro dovrebbe essere investito in soluzioni più permanenti.

"È una cosa molto difficile - ha detto Steffen - perché le persone sono abituate a vivere in questa città da molto tempo. Ma onestamente, la situazione sarà davvero difficile, direi quasi impossibile continuare a vivere su queste pianure alluvionali".

Le stime iniziali dell'assicurazione, per coloro che erano assicurati, sono state stimate a 2,5 miliardi di dollari, rendendo queste inondazioni il peggior disastro naturale mai avvenuto in Australia.

Il professor Steffen ha aggiunto: "Sarà costoso trasferire la popolazione e il centro cittadino lontano dalle pianure alluvionali, ma non farlo sarà ancora più costoso. Ci vorrà un ripensamento piuttosto fondamentale, su tutta la linea, su come e dove ci svilupperemo in futuro".

Ma spostare una popolazione da un'area all'altra può creare nuovi problemi altrove.

"A volte pensiamo che l'Australia sia un posto enorme: puoi sicuramente andare a vivere ovunque? - ha commentato Steffen - C'è molta terra, ma non

è necessariamente adatta alla vita occidentale. Puoi spostarti da una pianura alluvionale alla cima di una collina, ma ora sei in una zona di incendi boschivi. Oppure puoi trasferirti in un campo, ma quello è terreno agricolo. Oppure puoi ripulire qualche foresta, ma è una terra ecologica vitale e spazza via le popolazioni di koala. O è terra di fratturazione del carbone, o terra di licenza mineraria... In alternativa, puoi andare dall'altra parte della Great Dividing Range, ma poi sei a 10 ore dalla grande città più vicina senza economia a sostenerla. È molto complicato. Ma deve iniziare con il divieto di nuovi sviluppi nelle pianure alluvionali”.

Tante domande e tante risposte che non risolvono il problema. Il costo del tentativo di trasferire Lismore e la sua popolazione è inconcepibilmente enorme, ma si potrebbe fare di più per almeno mitigare il peggior impatto delle future inondazioni.

Quando gli edifici vengono ricostruiti o riparati, sarebbe logico chiedersi cosa si può fare per renderli un po' più resistenti. Forse è possibile montare case su palafitte, oppure progettare una sorta di difesa dalle inondazioni per proteggere aree particolari, come singole strade o insieme di edifici

Ma se non puoi proteggere l'intera città e non puoi spostare l'intera città è un vero enigma. Non è facile, ma bisognerebbe veramente decidere il futuro di Lismore. Basta promesse e soluzioni paliative.

"Alla fine è una terra insidiosa - conclude il professor Will Steffen - Madre Natura ti prenderà sempre”.

Sono d’accordo solo a metà con il professore. In passato vennero fatti progetti da architetti italiani e proposte concrete da residenti come Floriano Volpato, per esempio. Queste soluzioni vennero rigettate solo per il loro costo e non per il loro valore. Ora, con la città disastrata dall’alluvione sarebbe ora di cominciare a pensare che tali costi sarebbero stati certamente minori della proposta di trasferire Lismore altrove.

Vogliamo smetterla di piangere dopo ogni alluvione e veramente lavorare perché questa città sia finalmente protetta?

Giampiero Pallotta dell'Associazione

a scuola

Premio BookTuberPrize 2022

Segnaliamo la quarta edizione del BookTuberPrize, concorso per “video-blogger del libro” promosso dal Centro per il libro e la lettura in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) - Direzione Generale per la Diplomazia pubblica e culturale.

Il premio è rivolto ai giovani dai 15 ai 25 anni, in Italia e all’estero, per favorire lo scambio e la circolazione di libri, ma anche per incoraggiare una lettura attenta e consapevole dei libri che sviluppi il pensiero critico attraverso la realizzazione di recensioni. I parte-

cipanti, dopo avere scelto e letto un libro o una raccolta poetica di lingua, autore ed editore italiani, devono descriverne il contenuto attraverso una video-recensione della durata massima di 2 minuti. Il video può essere realizzato individualmente o in gruppi di due o tre persone. Per le modalità di partecipazione consultare il regolamento pubblicato sul sito del Centro: https://cepell.it/parte-il-booktuberprize-2022-scadenza-2-maggio/. Scadenza per l’invio dei video: 2 maggio 2022. I vincitori saranno premiati con buoni per l’acquisto di libri.

Dante700 Australia National Seminar Series

Despite Dante Alighieri dying 700 years ago, his masterpieces are still read, reimagined and celebrated around the world.

A collaborative initiative of the Dante Alighieri Societies of Australia to mark the 700th anniversary of the passing of Dante involved a series of presentations hosted in 2021.

The series featured a range of eminent speakers including celebrated Australian poets and leading scholars in Dante studies and experts in the Italian language in Australia. Webinar presentations were held in Canberra and every state capital.

The contributions from the leading national seminars were collected into a book titled “Dante Under the Southern Cross 2021” and were launched on 24 March 2022.. The volume brings together the remarkably diverse contributions made by speakers during the seminars. The resulting 300 page volume provides a window into the continuing influence of the poetry of Dante Alighieri in the cultural life of Australia.

The Dante700 Australia Na-

tional Seminar Series “Dante under the Southern Cross” represents the work of many hands. It arises from the generous collaboration with the support of DAS Rome of the Dante Alighieri Societies in Australia who gave of their enthusiasm, their time, resources, collaboration, organisational skills and kindness to make possible a national series of seminars to mark the 700th anniversary of the passing of Dante Alighieri.

Franco Papandrea, President of Dante Alighieri Canberra acted as the coordinator for the initiative and expressed his appreciation for the success of the series.

“The final event was the launch of a book collecting the work carried out as part of the National Dante700 Lecture Series. The book was presented by Michael Curtotti, who in 2020, during a presentation which we delivered on Zoom due to the lockdown, suggested that in Australia there we were missing a publication detailing how Dante has influenced Australia. In 2021, with the 700th Anniversary, Michael suggested the creation of this publication and we were extremely

pleased to accept the suggestion and engage with all other Dante Societies in Australia in a nation-wide project.”

The national project was led by Dante Alighieri Society in Canberra. “We, in Canberra, took the lead to ensure that the project could come to fruition. Each Dante Alighieri Society was responsible for organising one event. We are thankful to the Embassy for their support and collaboration to bring about this initiative”.

The series of webinars discusses various key topics related to the influence of Dante in Australia, including poetry, the italian-speaking communities and the teaching of Italian language in Australia. “Paolo Totaro from Sydney, in his presentation, suggested that Dante and Dante’s works should be shared among the elderly in our community, even in retirement villages.”

Among the contributors to the webinars were Prof. John Kinder, Prof. Gaetano Rando, Australian poet John Kinsella, Dr Drina Oldroyd, Dr Chris Mooney-Singh, Dr Paolo Totaro, Prof. Rodney Lokaj and Dr Theodore Ell. “A special event - noted Papandrea - was held with a focus on women and Dante during the Week of Italian Language, with Prof. Nerida Newbigin, Angela Scarino and Anna Rita Tamponi”.

Dante’s 700 Years celebrations were well received in the Australian community. “Dante continues to inspire and engage many. I was pleased to see such a positive response from the academic world as well as participation and initiatives beyond the Dante Alighieri Societies in Australia. An example of this is the work of many State Libraries on Dante and the Museo of the Divine Comedy created by CNA in Bossley Park.”

Franco Papandrea

Ambasciatori di lingua

NUOVE LEZIONI D’ITALIANO N. 11

Allora! partecipa attivamente alla divulgazione della lingua e della cultura italiana all’estero, attraverso la pubblicazione di articoli e di periodiche attività didattiche. La rubrica “Ambasciatori di Lingua” si rinnova per fornire ai lettori delle nozioni semplici, ve-

loci e pratiche di base per imparare la lingua italiana.

L'italiano è una lingua con un ricchissimo vocabolario, espressioni idiomatiche e sfumature semantiche che riportiamo volentieri in queste pagine, con la speranza che al termine dell’anno la

comunità abbia appreso qualcosa in più sulla Bella Lingua e quanti sono ancora indecisi, si possano impegnare per conoscere più a fondo l’Italiano. La rubrica è realizzata in collaborazione con la Marco Polo - The Italian School of Sydney.

Il rapporto dei giovani con il mondo dell’informazione è un tema certamente caldo, specialmente da quando il web si è imposto come intermediario d'interazioni umane e commerciali.

Nell’ultimo decennio, l’intrecciarsi dell’evoluzione di internet nella forma di piattaforme “social” e di strumenti tecnologici sempre connessi e a portata di mano, hanno innescato un processo di trasformazione delle nostre vite e provocato una vera rivoluzione nella fruizione dell’informazione a cui l’editoria ha dovuto, suo malgrado, adattarsi.

Alla domanda su quale sia la loro fonte di informazione privilegiata, quasi il 65% ha affermato di rivolgersi ai social media.

Il dato è sicuramente rilevante e sottolinea l’aspetto totalizzante di queste piattaforme sulle quali si passa senza soluzione di continuità dalla chat con un amico alla lettura, magari solo del titolo, di un articolo che sembra accattivante.

D’altro canto, il 57% dei ragazzi afferma di consultare principalmente le pagine on-line dei quotidiani.

Se più della metà di loro continua ad accordare la propria fiducia alle più importanti testate giornalistiche nazionali, seppur in veste digitale, possiamo certamente parlare di un discreto successo di quest'ultime nell’inserirsi nel competitivo mondo del web.

La notorietà della versione digitale delle maggiori testate è confermata dalle risposte dei ragazzi. Il 92% di loro conosce, infatti, Repubblica.it, l’85% il Cor-

riere.it, l’84% La Sicilia.it con le altre testate locali od esclusivamente on-line a seguire.

Dai dati emerge che i social media rappresentano il canale d’informazione preferenziale per le nuove generazioni.

Nello specifico, Facebook è ormai diventato un aggregatore di notizie, oltre che di contenuti d’intrattenimento.

L’algoritmo del canale social di Mark Zuckerberg, però, propone le notizie agli utenti tenendo conto dei loro “likes” e dei loro interessi.

Così facendo la pluralità dei contenuti passa in secondo piano, in alcuni casi favorendo la diffusione delle cosiddette “fake news”.

Ma come si relazionano i giovani a questo problema? «Mi informo molto attraverso i social media - ci dice Daniele, 18 anni - ma non credo veramente a ciò che leggo. In un periodo caratterizzato dalla “post-verità”, oltre alle inchieste dei grandi quotidiani online è difficile orientarsi».

La nascita e la diffusione di molti contenuti “fake” è favorita dall’esigenza di monetizzare attraverso i contenuti.

I nuovi strumenti digitali, social e motori di ricerca, fungono così da amplificatori e favoriscono il rilancio di queste notizie che riescono ad ottenere, alle volte, un impatto virale.

La diffusione di questi contenuti è stata a lungo tollerata dalle compagnie digitali e, solo adesso, sotto la spinta dell’opinione pubblica, i giganti del web stanno cercando di ovviare alla situazione.

Al quesito “cosa cambierebbe nella tua vita se i quotidiani scioperassero per una settimana?”, la maggior parte dei ragazzi ha confessato una certa indifferenza rispetto all’eventualità.

La motivazione? «Preferisco il giornale on-line perché posso filtrare i contenuti che più mi interessano; nel cartaceo ci sono delle notizie che delle volte neanche leggo», afferma Gessica, 20 anni.

Le risposte ottenute sono coe-

renti con il dato relativo ai mezzi d’informazione preferiti: solo l’11%, infatti, consulta i quotidiani cartacei.

D’altro canto, però, qualcuno ha sottolineato come i quotidiani siano fondamentali per rimanere aggiornati costantemente su ciò che accade nelle piccole realtà locali. È infatti raro, sul web, trovare notizie regionali specifiche e approfondite avvalorate da brand forti e autorevoli.

Monasteri e Abbazie per espiare i peccati

Sempre alla ricerca di storia mi sono imbattuto in un argomento che riguarda cose della religione di molti secoli fa.

Scopro che nelle Alpi Cozie c’è un monte con uno strano nome e per questo ha attratto la mia curiosità.

Si tratta del monte Pirchiriano, un nome antichissimo di quelle rocce del gruppo del Rocciavré conosciuto come monte dei Porci al vicino Caprasio o monte delle capre o degli asini apparentemente nomi dati a caso oppure in quei tempi ce n’è stato sicuramente un giustificato motivo.

Stiamo parlando del 63 d.c. con dei primi insediamenti umani in tempi preistorici.

Naturalmente, stando alle letture, doveva essere un posto interessante dato che fu fortificato dai Celti e dai Liguri poi come provincia Romana data la sua posizione strategica, Castrum o meglio area di interesse militare.

Su questo monte, sul fare del 900 d.c. venne eretta la Sacra di San Michele, un monastero controllato dai monaci Benedettini. Il monastero lo eresse tale Conte Ugo di Montboissier conosciuto come Ugone. Eresse il monastero come penitenza su ordine del papa dell’epoca per espiare e ottenere la redenzione per un suo passato burrascoso e discutibile (non si sa di che tipo di peccati era colpevole) certamente gravi per costruire un’abbazia.

Comunque il papa gli disse, se vuoi l’assoluzione te ne devi andare per sette anni in esilio oppure mi costruisci un’abbazia; scelse la costruzione.

Da lì in avanti l’abbazia diventa un centro per espiare pene e peccati da parte di personaggi appartenenti ad elevate classi sociali.

Scopro inoltre che questa Sacra di San Michele ha svariati monasteri in Europa: dalle coste irlandesi dell’isola di Skellig, fino ad arrivare al Monte Carmelo in Israele.

La stranezza di questi monasteri è che seguono una linea quasi perfetta geograficamente parlando.

Si parte da quello sull’isola Skellig, situata ad un 200 miglia circa dalle coste irlandesi eretto intorno al 588 d.c. (tempi di costruzione non se ne danno) ad ogni modo meno della Salerno-Reggio Calabria.

neso, eretto intorno al secolo XII. In fine il Monastero Stella Maris del monte Carmelo vicino ad Haifa sempre del XII secolo.

Il monastero piemontese godette di uno sviluppo socio-economico fin dagli anni 1300 sotto la guida degli abati benedettini.

Ma anche questo nel tempo subì una certa decadenza, causata dal mal governo dell’abate Pietro di Fongeret, che indusse Amedeo VI di Savoia a mettere fine alla vita del Monastero fino ad arrivare alle porte del 1622 quando papa Gregorio XV, che definitamente ne soppresse la vita dato che solo tre monaci abitavano il complesso.

l Primo

Il cellulare ha un numero di emergenza che può essere usato ovunque, è il 112. Il telefonino cerca la prima rete di copertura disponibil . Si può chiamare anche a cellulare bloccato.

l Secondo

Cose da sapere che potrebbero esserti utili per il Cellulare

l Terzo

Hai la batteria molto bassa e si sta esaurendo?

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l Quarto

St. Michael Mount in UK al largo della Cornovaglia, anche lui intorno al 700 d.c.

Monte San Michele isola al nord della Francia conosciutissima per le rapidissime maree che la staccano dalla terra ferma, anche questo monastero costruito intorno al 709 d.c.

La Sacra di San Michele in Piemonte, eretto primi 900 a circa 1047 mt. di altezza.

San Michele di Puglia risale intorno al 490 d.c. Monastero di St. Michele in Grecia, isola Simy nel Dodecan-

Sempre in tema di monasteri uno di questi, non appartenente alla linea di San Michele, è il Monte Purgatorio o Pietra di Bismantova che si trova nell’appennino Tosco-Emiliano.

Richiama, per qualche ragione, la Divina Commedia di Dante; inoltre, si dice che Dante lo visitò intorno al 1306 e che gli abbia dato l’ispirazione al Purgatorio. È situato a 1047 metri di altezza e sulla sua cima piatta si dice che ci fosse il giardino dell’Eden. Naturalmente ora c’è una strada ferrata per risalirlo ed è di attuale attrazione turistica.

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Sacra di San Michele, in Piemonte
“La non violenza non è una giustificazione per il codardo, ma è la suprema virtù

del coraggioso.

La non violenza presuppone dunque la capacità di colpire”

Si vis pacem, para bellum (dal latino "se vuoi la pace, prepara la guerra")

di Antonio Musmeci Catania

Nella speranza della pace dobbiamo prepararci ad affrontare la guerra. È necessario sapere cosa fare, come agire, reagire e difendersi nel caso in cui il conflitto armato attualmente in atto si estenda.

Non possiamo limitarci a sperare nella diplomazia, nelle forze armate - nostre o altrui - in Dio, è necessario che ognuno di noi sappia cosa fare e come farlo. Continuare a rimandare la necessaria formazione alla difesa potrebbe essere un errore.

TRA POCHI GIORNI È UN MESE

È trascorso quasi un mese dall'inizio del conflitto in Ucraina e prima o poi questa battaglia finirà, ma la guerra sarà ancora in corso.

Il mondo di oggi non è più lo stesso di ieri e la diplomazia

è deludente nel suo avanzare. Nessuno sembra volere la pace, anche perché tutti chiedono e nessuno è disposto a rimetterci.

È il classico circolo vizioso del ludopatico; è disposto a giocare il tutto per tutto, anche la propria vita, pur recuperare la puntata fatta.

RESPONSABILITÀ

Come nei più banali litigi anche nella guerra le responsabilità sono ovunque. Già nel '92 il presidente USA Joe Biden affermava che un'espansione ad est della North Atlantic Treaty Organization (NATO) avrebbe dato adito ad inevitabili conflitti con la Russia.

La polveriera sarebbe dunque esplosa, non questione di “se” ma di “quando”, e le parole della Casa Bianca a qualche giorno dall’inizio del conflitto non puntavano certamente all'appeasement.

Zelenskij dal canto suo, pensando di avere le spalle ben coperte, non ha mai utilizzato mezze misure. Già da prima della guerra ha sempre utilizzato le parole come fossero sassi per rompere la fragile barriera di vetro tra est ed ovest.

Non da ultimo, qualche giorno addietro, ha annunciato che la terza guerra mondiale potrebbe essere prossima a divenire.

Ieri sera (23/3/'22) la televisione di stato russa ha fatto presente che in trenta secondi un ordigno nucleare trasformerebbe Varsavia, capitale della Polonia, in una foto ricordo sui libri di storia.

Strategie psicologiche o preparazione all’inevitabile?

È difficile dirlo, ma certamente non è un clima distensivo per coloro che vivono ai confini del conflitto.

La Corea del Nord, invece, si è data ai lanci missilistici inter-

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continentali. Il missile è caduto nella zona economica esclusiva del Giappone.

L’oriente, sotto l’occhio vigile della Cina, si agita.

L’Europa, né stato né federazione, si è data al commercio di armamenti.

Tanto basta per farsi un’idea della posizione di sedicente neutralità.

Quelle di Papa Francesco sono, dunque, perle ai porci.

ASPETTANDO LA GOCCIA

Nel gioco al rimpiattino, dove tutti si sbracciano in un dinamismo inutile e senza senso, non stupirebbe un casus belli. Quel piccolo escamotage tipico dell'arte della guerra capace di coinvolgere il mondo in un conflitto dove non vi sono né vinti né vincitori ma che, comunque, porta molti al massacro.

Da pacifista ho i miei dubbi sui possibili scenari di pace. Se l'Ucraina venisse conquistata cosa accadrebbe?

Si tornerebbe ad un clima di guerra fredda o alla Russia sarà presentato un conto salato?

Quest'ultima lo vorrà saldare o manderà il tavolo all'aria? Ed ancora, se Putin dovesse perdere la battaglia, siamo sicuri che tornerebbe al suo "elettorato" con un pugno di mosche in mano?

Nonostante i dubbi è necessario pensare ed agire da non violenti, ma i piccoli si preparino ad essere carne da cannone... qui c'è puzza di bruciato.

ITALIA

L'Italia è un lungo stivale, pieno zeppo di basi Nato ed installazioni nucleari segrete.

Se dovessimo scansare un olocausto nucleare, potemmo non evitare una invasione.

Ma, nonostante ciò, solamente coloro che stanno a servizio permanente nell'arma saprebbero davvero cosa fare.

Il sottoscritto e quelli come me, oltre a saper fare una rianimazione cardio polmonare, non saprebbero nemmeno tenere in mano una pistola.

Oltre a ciò è in me connaturata la diffidenza verso chi, con le armi alla mano, mi dica cosa fare o come farlo. A chi dice che qui la guerra non arriverà mai, rispondo: "oggi, chi può dirlo?".

L’ITALIANO MEDIO

Lo scenario è dunque inquietante. Peggio di questo solamente la paura, nemica dell'homo sapiens perché generatrice di caos e nel peggiore dei casi di azioni irrazionali.

Non sapere cosa fare, come difendersi e dove andare in caso di guerra, sono queste le preoccupazioni peggiori in caso di conflitto.

In quel momento chiunque può essere un nemico. Perché, parliamoci francamente, noi cittadini siamo i primi a rischiare la vita.

È dunque normale scavare nei propri pensieri cercando risposte negli studi che raccontavano di un'umanità evoluta, promettevano un mondo migliore cantando “imagine all the people living life in peace”.

La mia risposta l’ho trovata in un mix tra pacifismo e saggezza ancestrale, mediando tra Gandhi e gli adagi latini. “La non violenza non è una giustificazione per il codardo, ma è la suprema virtù del coraggioso.

La non violenza presuppone dunque la capacità di colpire” e “si vis pacem, para bellum”.

Gli uomini hanno bisogno di tempo per apprendere, per formarsi e saper agire con lucidità, ma serve tempo; quello che molti ucraini vittime dell’esercito russo non hanno avuto.

Da sostenitore della pace ma incapace nella difesa della mia famiglia e del mio Paese scrivo per non ritrovarmi sotto le bombe, con un addestramento sommario ed inefficace, guidato dalla paura e non dal buon senso. Forse, prima che sia troppo tardi, conviene iniziare a prevenire invece di curare.

Resta Aggiornato sull’Autore: Antonio Musmeci Catania FB https://www.facebook.com/antoniocataniapsi.

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Il Papa consacra Russia e Ucraina a Maria

Nella Basilica di San Pietro, Papa Francesco ha presieduto all'Atto di Consacrazione. Bergoglio ha invocato la Madonna affinché in questi giorni di guerra sia di guida all'umanità.

Quella in Ucraina è una "guerra efferata". Così Papa Francesco nell'omelia per la Consacrazione al cuore immacolato di Maria dell'umanità e, in particolare, della Russia e dell'Ucraina. "In questi giorni notizie e immagini di morte continuano a entrare nelle nostre case, mentre le bombe distruggono le case di tanti nostri fratelli e sorelle ucraini inermi", ha detto Francesco. "L'efferata guerra, che si

è abbattuta su tanti e fa soffrire tutti, provoca in ciascuno paura e sgomento. Avvertiamo dentro un senso di impotenza e di inadeguatezza. Abbiamo bisogno di sentirci dire 'non temere'. Ma non bastano le rassicurazioni umane, occorre la presenza di Dio, la certezza del perdono divino, il solo che cancella il male, disinnesca il rancore, restituisce la pace al cuore. Ritorniamo a Dio, ritorniamo al suo perdono". Come previsto, nella Basilica di San Pietro, Papa Francesco ha presieduto al rito per la riconciliazione dei penitenti e all'Atto di Consacrazione al cuore immacolato di Maria della Russia e dell'Ucraina. In basilica ci do-

vrebbero essere circa 3mila fedeli presenti, la metà di quanti ne può contenere per rispettare il distanziamento. Per questo la celebrazione è seguita anche dai maxi-schermi in piazza San Pietro. In contemporanea con il rito in Vaticano si sono tenute celebrazioni in tutto il mondo. In particolare al santuario di Fatima, in Portogallo, dove a presiedere la celebrazione è stato il cardinale elemosiniere Konrad Krajewski, inviato del Papa.

"Se vogliamo che il mondo cambi, deve cambiare anzitutto il nostro cuore. Per fare questo, oggi lasciamoci prendere per mano dalla Madonna". Ha continuato Papa Francesco. L'omelia è incentrata sul racconto evangelico dell'annunciazione, quando l'arcangelo annuncia a Maria la gravidanza, evento che viene commemorato dalla Chiesa il 25 marzo. "Guardiamo al suo Cuore immacolato, dove Dio si è posato, all'unico Cuore di creatura umana senza ombre. Lei è 'piena di grazia', e dunque vuota di peccato: in lei non c'è traccia di male e perciò con lei Dio ha potuto iniziare una storia nuova di salvezza e di pace. Lì la storia ha svoltato. Dio ha cambiato la storia bussando al Cuore di Maria".

IV Settimana di Quaresima: La gioia del perdono

Gesù fa festa con i pubblicani e i peccatori, mangia con loro e agli scribi e ai farisei che hanno difficoltà ad accettare ciò, vuole raccontare la gioia di Dio nell'accogliere i lontani, nel perdonare i peccatori; così racconta loro la storia del padre misericordioso. Questo padre ha due figli che forse non hanno ancora capito la loro dignità di essere figli, vivendo ciascuno due aspetti diversi, due diversi modi di gestire la propria libertà.

"Padre dammi la parte del patrimonio che mi spetta, voglio prendere in mano la mia vita", è la richiesta del figlio minore. Questo figlio è colui che non vuol saperne del padre nella gestione della sua vita. Questo è l'uomo; questo, chi più chi meno, siamo

tutti noi, quando diciamo a Dio, forse non con le parole ma con i fatti: "dammi la mia vita, è mia. Non mi dare fastidio, voglio io decidere cosa farne". Noi siamo in questa condizione, noi siamo in un processo di allontanamento di Dio.

Dio non è più nella nostra vita, è scomodo perché dobbiamo farci i fatti nostri. Quale destino attese il nostro giovane? Partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Perché? Perché il peccato illude, ma poi ci lascia sempre in una solitudine disperata. Il peccato è questa solitudine insaziabile di chi ha messo Dio fuori dalla propria vita.

Siamo in questa logica: ci sono tante persone con bisogni ani-

Contemporary popes, the catechism and the Divine Comedy

Nuova BQ

No one has ever thought of opening the canonisation process for Dante, the greatest poet of the afterlife, who undoubtedly aroused the consciences of many and accompanied many others along the path of purification and sanctification. Although numerous popes, cardinals and bishops appear in Dante's Inferno , the Comedy has never been placed on the Index, on the contrary it has been considered a real catechism.

maleschi e una solitudine devastante, avvinte da passioni sempre più basse. Cercano cibo dove non c'è e alla fine non trovano neanche le carrube degli animali, cadendo nel baratro della loro solitudine dove nessuno più ti dà da mangiare. Solo a questo punto il figlio più giovane inizia il suo processo di salvezza: «Allora rientrò in se stesso». Prima dove stava? Non era in se stesso, era fuori di sé; e curiosamente, per iniziare un cammino di ritorno, per andare verso il padre, deve entrare verso di sé. Egli ricorda suo padre, ricorda di essere figlio, ricorda di essere stato nutrito, ricorda come era bello stare nella casa del padre e non se ne era accorto!

In questo suo viaggio di ritorno, quando era ancora lontano, «suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò». «Cosa significa questo? Che il padre saliva sul terrazzo continuamente per guardare la strada e vedere se il figlio tornava; quel figlio che aveva combinato di tutto, ma il padre lo aspettava. Che cosa bella la tenerezza del padre! La misericordia del padre è traboccante, incondizionata, e si manifesta ancor prima che il figlio parli.» Certo, il figlio sa di avere sbagliato e lo riconosce: «Ho peccato... trattami come uno dei tuoi salariati». Ma queste parole si dissolvono davanti al perdono del padre. L'abbraccio e il bacio del suo papà gli fanno capire che è stato sempre considerato figlio, nonostante tutto... Questa parola di Gesù ci incoraggia a non disperare mai. Anche nella situazione più brutta della vita, Dio mi attende, Dio vuole abbracciarmi, Dio mi aspetta» (Papa Francesco).

In a letter dated October 28, 1914 Pope Benedict XV wrote that Dante "with verses neither before nor after equaled, expounded the highest truths of faith" and "that it never happened that he deviated from the truths of Christian doctrine". On the occasion of the sixth centenary of his death, on April 30, 1921, the Pope himself dedicated the encyclical letter In praeclara summorum to Dante, recognised as a poet who is still contemporary, albeit distant in time, a valid guide for today's man: “He, although separated with us for an interval of centuries, it still retains the freshness of a poet of our age; and certainly he is much more modern than certain recent vati, exhumers of that antiquity which was swept away by Christ, triumphant on the Cross.”

It is the only case in the history of an encyclical dedicated to a literary writer. The pope exalts Alighieri: “In the illustrious ranks of great personalities, who with their fame and glory have honoured Catholicism in many sectors but especially in letters and fine arts, leaving immortal fruits of their ingenuity and making themselves highly meritorious of civilisation and the Church, Dante Alighieri occupies an absolutely particular place.”

The pope acknowledges both the intimate union between Dante and the Chair of Peter and how the praises bestowed on such an excellent name are necessarily redundant in no small part in honour of the Catholic faith. Dante's vast ingenuity drew inspiration from "divine faith", from "truths revealed by God" and from the "splendours of art". The Comedy is of high pastoral value, since many readers, captivated by the beauty of the

verses and stories, were then attracted to the truth of the Catholic faith and converted.

Pope Paul VI published the Apostolic Letter Altissimi cantus, dated 7 December 1965, on the occasion of the seventh centenary of Dante's birth, underlining the Church's keen interest in the figure of Dante and establishing a Chair of Dante Studies at the Catholic University of the Sacred Heart of Milan. The pope defines Dante as "the brightest star" in our literature and "father of the Italian language". The task of the Church is to rediscover the "priceless treasures of Christian thought and sentiment". Finally, the pope exhorts us all to honour "the most high poet": Paul VI invites "those who are more gifted" to have "a copy of the Divine Comedy in their hands day and night ", deepening what still remains "of the unexplored and obscure", reading it in full "with a penetrating mind and careful reflection" .

The last three popes have also shown keen interest in the Comedy . Saint John Paul II writes that Dante's effort was aimed at ensuring that the weight of the human did not destroy the divine within us, nor did the greatness of the divine cancel the value of the human.

Pope Benedict XVI often refers to the Comedy to present figures of saints and Our Lady. On the occasion of the seventh centenary of his death, Pope Francis dedicated the apostolic letter Candor lucis aeternae to the Supreme poet: The Word of God took flesh from the Virgin Mary when she replied "here I am" to the Angel's announcement (cf. Lk 1:38). The day on which the Liturgy celebrates this ineffable Mystery is also particularly significant for the historical and literary story of the great poet Dante Alighieri, prophet of hope and witness of the thirst for the infinite inherent in man's heart.”

The incarnation, celebrated on March 25, represents the heart itself and the inspiring source of [...] Divine Comedy, in the last canto, in which the event of the Incarnation is remembered by St. Bernard with these famous verses: "In your womb you gathered love, / for whose heat in eternal peace / thus this flower has germinated "(Par. XXXIII, 7-9).

di Giovanni Fighera @La

Come i pianificatori romani hanno distrutto l'economia

di Richard M. Ebeling*

Nel 449 a.C. il governo romano approvò la Legge delle Dodici Tavole, che regolava gran parte della vita commerciale, sociale e familiare.

Alcune di queste leggi erano ragionevoli e coerenti con un'economia di contratti e di commercio; altri prescrivevano punizioni raccapriccianti e assegnavano poteri e privilegi crudeli ad alcuni.

Altre norme fissavano un tasso massimo di interesse sui prestiti di circa l'8 per cento.

Il governo romano aveva anche l'abitudine di perdonare, periodicamente, ogni interesse dovuto alla società; cioè, liberava legalmente i debitori privati dal dover rimborsare gli interessi dovuti ai creditori privati.

Il governo romano aveva stabilito anche dei controlli sui prezzi del grano. Nel IV secolo a.C. il governo romano acquistava grano durante i periodi di penuria e lo vendeva ad un prezzo fissato molto al di sotto del prezzo di mercato.

Nel 58 aC, questo è stato migliorato; il governo dava il grano ai cittadini di Roma a prezzo zero, cioè gratis.

Il risultato fu inevitabile: i contadini lasciarono la terra e si radunarono a Roma; questo, ovviamente, non fece che peggiorare il problema, poiché con meno contadini sui terreni nei territori intorno a Roma, si coltivava e si portava al mercato meno grano di prima.

Inoltre, i padroni stavano liberando i loro schiavi e ponendo l'onere finanziario per nutrirli sul governo romano a quel prezzo zero.

Nel 45 a.C. Giulio Cesare scoprì che quasi un terzo della cittadinanza romana riceveva gratuitamente dallo Stato la propria fornitura di grano.

Per far fronte al costo finanziario di queste forniture di grano, il governo romano ricorse alla svalutazione della moneta, cioè all'inflazione.

La fissazione dei prezzi del grano, la carenza di approvvigionamento, i crescenti problemi di bilancio per il governo romano, la svalutazione monetaria e il conseguente peggioramento dell'inflazione dei prezzi furono un evento continuo durante lunghi periodi della storia romana.

Spesa, inflazione e controlli economici sotto Diocleziano

L'episodio più famoso di controllo dei prezzi nella storia romana fu durante l’impero di Diocleziano (244-312 d.C.) il quale assunse il trono a Roma nel 284 d.C. Quasi immediatamente, Diocleziano iniziò ad intraprendere progetti di spesa pubblica enormi e finanziariamente costosi. C'è stato un massiccio aumento delle forze armate e delle spese militari; fu avviato un enorme progetto di costruzione sotto forma di una nuova capitale pianificata per l'Impero Romano in Asia Minore (l'odierna Turchia) nella città di Nicomedia; ampliò notevolmente la burocrazia romana e istituì il lavoro forzato per il completamento dei suoi progetti di opere pubbliche.

Per finanziare tutte queste attività governative, Diocleziano aumentò drasticamente le tasse su tutti i segmenti della popolazione romana.

Questi hanno portato ai previsti disincentivi contro il lavoro, la produzione, il risparmio e gli investimenti che sono stati a lungo visti come le conseguenze di alti livelli e aliquote di tassazione. Ha provocato anche un calo del commercio e degli scambi.

Quando la tassazione non generava più entrate sufficienti per finanziare tutte queste attività, l'imperatore Diocleziano ricorse alla svalutazione della moneta.

Le monete d'oro e d'argento avrebbero avuto il loro contenuto di metallo ridotto e ristampato dal governo con l'affermazione che il loro valore metallico era lo stesso di prima.

Il governo approvò leggi sul corso legale che richiedevano ai cittadini romani e ai sudditi in tutto l'Impero di accettare queste monete degradate al valore più alto stampigliato su ciascuna delle facce della moneta.

Anche il risultato di ciò era inevitabile. Poiché in termini di oro e argento effettivi contenuti in esse, queste monete a corso legale avevano un valore inferiore, i commercianti le avrebbero accettate solo con uno sconto. Cioè, furono presto svalutati sul mercato.

La gente iniziò ad accumulare tutte le monete d'oro e d'argento che contenevano ancora il contenuto più alto di oro e argento e usava le monete degradate nel commercio di mercato.

Questo, ovviamente, significava che ciascuna delle monete svalutate avrebbe acquistato sul mercato solo una quantità minore di merci rispetto a pri-

ziano prescrisse anche nell'Editto che tutti coloro che si fossero “accaparrati" merci fuori mercato sarebbero stati severamente puniti; i loro beni sarebbero stati confiscati e sarebbero stati messi a morte.

Nelle parti greche dell'Impero Romano, gli archeologi hanno trovato le tabelle dei prezzi che elencano i prezzi imposti dal governo. Elencano oltre 1.000 prezzi e salari individuali stabiliti dalla legge e quali dovevano essere il prezzo e il salario consentiti per ciascuna delle merci, dei beni e dei servizi di lavoro.

ma; o espresso al contrario, più di queste monete degradate ora dovevano essere date in cambio della stessa quantità di merci di prima.

L'inflazione dei prezzi è andata sempre peggio man mano che l'Imperatore emetteva sempre più di queste forme di denaro sempre più prive di valore.

Diocleziano istituì anche una tassa in natura; cioè, il governo romano non avrebbe accettato il proprio denaro senza valore e svilito come pagamento delle tasse dovute.

Dal momento che i contribuenti romani dovevano pagare le loro tasse in beni reali, questo immobilizzò l'intera popolazione. Molti erano ormai vincolati alla terra o ad una data occupazione, in modo da assicurare di aver prodotto i prodotti che il governo richiedeva come dovuto al momento della riscossione delle tasse.

A tutta l'economia romana si impose, dunque, una struttura economica sempre più rigida.

L'editto di Diocleziano ha peggiorato le cose

Ma il peggio doveva ancora venire. Nel 301 d.C. fu approvato il famoso editto di Diocleziano. L'imperatore fissava i prezzi del grano, della carne bovina, delle uova, dei vestiti e di altri articoli venduti sul mercato. Ha anche fissato i salari di coloro che sono impiegati nella produzione di questi beni.

La pena inflitta per la violazione di questi controlli sui prezzi e sui salari, cioè, per chiunque fosse sorpreso a vendere una qualsiasi di queste merci a prezzi e salari superiori a quelli prescritti, era la morte.

Rendendosi conto che una volta che questi controlli fossero stati annunciati, molti agricoltori e produttori avrebbero perso ogni incentivo a portare le loro merci sul mercato a prezzi fissati molto al di sotto di quelli che i commercianti considererebbero equi valori di mercato, Diocle-

Un romano di questo periodo di nome Lattanio scrisse durante questo periodo che Diocleziano “... poi si mise a regolare i prezzi di tutte le cose vendibili. C'era molto sangue versato su conti molto lievi e insignificanti; e il popolo non portò più provviste al mercato, poiché non poteva ottenere un prezzo ragionevole per loro e questo accrebbe così tanto la scarsità, che alla fine, dopo che molti erano morti per essa, la legge fu messa da parte”.

Le conseguenze e le lezioni della politica economica romana

Gli effetti economici furono così disastrosi per l'economia romana che quattro anni dopo aver messo in legge l'editto, Diocleziano abdicò, sostenendo "cattiva salute" - un eufemismo nel corso della storia che riflette che se il leader politico non si dimette dal potere, altri lo rimuoveranno, spesso attraverso l'assassinio. E mentre l' editto non fu mai formalmente abrogato, divenne presto lettera morta poco dopo che Diocleziano lasciò il trono.

L'Impero Romano iniziò a indebolirsi e decadere perché mancava delle idee e dell'ideologia necessarie per costruire e salvaguardare una società libera e prospera: una filosofia dei diritti individuali e del libero mercato.

La meravigliosa civiltà dell'antichità è perita perché non ha adeguato il suo codice morale e il suo ordinamento giuridico alle esigenze dell'economia di mercato.

Un ordine sociale è condannato se le azioni che il suo normale funzionamento richiede sono respinte dagli standard della moralità, sono dichiarate illegali dalle leggi del paese e sono perseguite come criminali dai tribunali e dalla polizia.

L'impero romano crollò in polvere perché gli mancava lo spirito del liberalismo classico e della libera impresa.

La politica dell'interventismo e il suo corollario politico hanno decomposto il potente impero poiché per necessità sempre disintegreranno e distruggeranno qualsiasi entità sociale.

*Richard M. Ebeling è un Distinguished Professor BB&T di Etica e Leadership della libera impresa presso The Citadel a Charleston, South Carolina. È stato presidente della Foundation for Economic Education (FEE) dal 2003 al 2008.

Ricordi d'infanzia: Faccetta nera bella Abissina!

di Francesco Raco

La storia di oggi non l’ho appresa sui libri, a scuola o da film e documentari. La storia di oggi è parte della mia storia personale che si interseca con la storia nazionale.

Poche settimane fa ho oltrepassato la soglia degli 80 anni e ho scoperto, quindi, di essere ormai anche io un reperto e un testimone storico a tutti gli effetti. Riguarda geograficamente l’Africa Orientale e storicamente l’insediamento italiano a volte pacifico e commerciale a volte aggressivo e belligerante. Il luogo simbolo, in quanto primo possedimento in assoluto italiano oltre mare, è quello di Assab.

Le cronache storiche registrano che nel 1869, pochi mesi prima che Roma venga riunita all’Italia tramite la “breccia” di Porta Pia, la società di navigazione Rubattino, acquista la baia di Assab in Eritrea sul mar Rosso.

L’anno seguente “il 13 marzo, la bandiera italiana viene issata per la prima volta ad Assab dopo tre salve di cannone della nave Africa e vengono fissati con dei

pali in legno i confini del possedimento”. (wikipedia)

La sovrapposizione di competenze viene definitivamente risolta nel 1882 quando lo stato italiano acquista ufficialmente

Assab dalla Rubattino. Nel 1944 mio padre e mia madre si stabilirono ad Assab provenienti da Asmara dove ero nato io due anni prima. Quindi io e mio fratello Luigi, nato ad Assab nel 1948 siamo il frutto dell’epopea coloniale italiana e i nostri genitori i colonizzatori.

Mio padre era arrivato in Eritrea nel 1935 come soldato di fanteria, mentre mia madre era giunta orfana nel 1934 “adottata” dalla sorella maggiore che si trovava già là da qualche anno assieme al marito e avevano aperto in successione, tre attività commerciali, una ferramenta, una torrefazione e una sartoria a pochi passi dal mercato del pesce di Asmara punto centrale della città.

Anche mio padre richiamò all’Asmara due dei suoi fratelli Luigi il maggiore, falegname e Ernesto, più giovane, sarto. La con-

quista dell’Eritrea iniziata con l’acquisto di Assab nel 1869 si era conclusa nel 1890 con la capitale Massaua.

Non era stata una passeggiata. Le tribù locali, nonostante l’immane inferiorità tecnologica e di armi, infersero agli italiani alcune cocenti e umilianti sconfitte in particolar modo quando gli italiani cercarono di espandersi verso l’Etiopia.

A Amba Alagi, Macallè e soprattutto Adua si consumarono tre massacri di italiani rimasti nella nostra memoria collettiva e che Mussolini usò come uno dei motivi per dichiarare guerra all’Etiopia 40 anni dopo. Infatti con l’avvento del fascismo nel 1922 e la sua retorica di grandezza e condita con la gelosia degli imperi coloniali di Francia, Inghilterra, Portogallo, Spagna, Olanda e Germania, l’Italia aveva dato inizio a una politica coloniale mirante a creare un “impero”.

La seconda guerra contro l’Etiopia ha inizio il 2 Ottobre 1935. Il 6 viene vendicata la sconfitta di Adua. La Società delle Nazioni condanna l’aggressione e l’invasione immotivata e sancisce sanzioni economiche e commerciali contro l’Italia.

L’Italia usa in maniera massiccia l’aviazione che agisce in maniera incontrastata. Tonnellate di esplosivo vengono lanciate sul paesi e villaggi, le vittime sono per lo più civili inermi.

L'episodio è registrato nel diario del generale De Bono, che così scrive: "Il Negus ha già protestato per il bombardamento aereo dicendo che si sono ammazzati donne e bambini. Non vorranno che si buttino giù dei confetti".

Ma l’azione più immonda perpetrata dagli italiani fu quella di usare i gas tossici in modo criminale e indiscriminato.

Sfruttando l'esperienza fatta precedentemente in Libia che secondo molti attribuisce all’Italia il primato assoluto dell’uso di armi chimiche in guerra.

Lo so che molti storceranno il naso a leggere queste notizie e non so se mio padre sapeva che le truppe italiane di cui faceva parte usavano questo tipo di armi.

So che per qualche anno, Indro Montanelli, presente come sottotenente cercò di negare il misfatto, fin quando fu inconfutabilmente smentito e dovette ammetterlo.

Concludo tornando ai miei ricordi di infanzia, sono stato ad Assab fino all’età di 8 anni. Li ho svolto l’asilo, le prime due classi elementari dai missionari, ho fatto la prima comunione, ho avuto i primi amici quasi tutti eritrei e l’impressione che mi è rimasta è quella di una buona convivenza tra “noi” e “loro” appena velata da un po' di sufficienza da parte nostra ma il giudizio finale lo lascio ad una studentessa di Sydney che nel 1996 si accingeva ad andare in Eritrea per fare una ricerca sull’occupazione italiana equiparata a quella inglese. Venne alla radio ospite del

mio programma a parlarne. Ci lasciammo con la promessa che sarebbe tornata a riferire i risultati a progetto concluso. Fu di parola tornò dopo alcuni mesi e alla mia domanda: allora qual’è la differenza tra occupazione italiana e quella inglese? Mi rispose in modo lapidario. Ho incontrato una moltitudine di eritrei figli di uomini italiani e donne eritree. Nessuno figlio di inglesi! Dedico questo mio racconto a Massimo, Elisa, Bruno, italo eritrei, tutti miei intimi amici da una vita.

Grazie per l’attenzione e alla prossima, fRAncesCO.

Hailè Selassiè dinanzi all'assemblea ginevrina il 30 giugno 1936: "fu all'epoca di accerchiamento di Macallè che il comando italiano, temendo una disfatta, applicò il procedimento che ho il dovere di denunciare al mondo. Dei diffusori furono istallati a bordo degli aerei in modo da vaporizzare, su vaste distese di territorio, una sottile pioggia micidiale.

A gruppi di nove, di quindici, di diciotto, gli aerei si succe-

devano in modo che la nebbia emessa da ciascuno formasse una coltre continua. Fu così che, a partire dalla fine di gennaio 1936, i soldati, le donne, i bambini, il bestiame, i fiumi, i laghi, i pascoli, furono di continuo spruzzati con questa pioggia mortale. Per uccidere sistematicamente gli esseri viventi, per avvelenare con certezza le acque e i pascoli, il comando italiano fece passare e ripassare gli aerei. Questo fu il suo principale metodo di guerra."

Truppe indigene Ascari, al servizio degli italiani

MA BIDEN E ZELENSKY VOGLIONO DAVVERO LA PACE?

Che Putin sia colpevole dell'aggressione ed invasione dell'Ucraina è fuori di dubbio, ma se il presidente degli USA

Joe Buden lo definisce ufficialmente in TV "Criminale di guerra, dittatore assassino e delinquente" significa che la stessa Casa Bianca non vuole costruire la pace, perché provocare l'avversario - per colpevole che sia - significa solo voler alimentare una sua reazione che, conoscendo Putin, non potrà che essere violenta.

Ma Joe Biden è davvero in grado di comandare la più grande nazione del mondo (ammesso lo sia ancora)? Oppure è un vecchietto un pò stordito che deve leggere ogni riga che gli mettono davanti perché incapace di un pensiero proprio, così come deve assolutamente guardare fisso il "gobbo" che sta dietro ad ogni sua telecamera TV per lo stesso motivo? O è diventato semplicemente un burattino nelle mani di chi anche negli USA vuole moltiplicare gli effetti della guerra che - come sempre - permette di fare ottimi affari, soprattutto se a rischiare e ad andare in crisi è soprattutto l’Europa?

Comportandosi in modo così sprovveduto temo che Biden non sia un portatore di pace,

forse perchè - facendo la voce grossa - spera di far dimenticare al mondo le porcherie che suo figlio ha combinato in Ucraina o, più semplicemente, è alla dispe-

AMEN

rata ricerca di consensi in vista del voto americano di mezzo termine che a novembre rischia di polverizzarlo.

Di sicuro è un personaggio non all'altezza del ruolo nonostante gli osanna (sempre più forzati) di tutti i progressisti del mondo.

Immaginate per un attimo se a provocare così Putin fosse stato Trump: minimo sarebbe stato indicato come un ignorante in politica estera, provocatore e guerrafondaio. Ma Biden è "democratico" e - come i suoi mentori Obama e Clinton - deve essere accompagnato sempre dal plauso preventivo e preconcetto, anche se sembra sempre di più un vecchietto sostanzialmente incapace di affrontare le responsabilità del suo ruolo.

Con una decisione a sorpresa - ma in fondo prevedibile - e violando gli accordi sottoscritti a Doha con gli USA la leadership dei talebani che dall’agosto 2021 ha ripreso il controllo dell’Afghanistan ha deciso di non ammettere più le ragazze a scuola dopo i 10 anni di età, senza comunicare se e quando il divieto verrà mai revocato.

Da quando hanno preso il potere i talebani la maggior parte degli istituti e le università erano già di fatto vietate a donne e

ragazze, ora il divieto è totale ed ufficiale.

L’Alto Commissario Onu per i diritti umani, la cilena Michelle Bachelet, ha espresso la sua «profonda frustrazione e delusione… ecc. ecc.»

E’ immaginabile quanto gliene freghi ai talebani della “frustrazione” della signora Bachelet, ma tanto il mondo è distratto e i diritte delle donne afghane non sono più - da tempo - argomento da trattare in TV.

L’INFORMAZIONE E LA VERITÀ

Ho l’impressione, riguardo alla guerra in Ucraina, che spesso ci sfugga la verità per finire nella propaganda.

Giorno per giorno appaiono (e spariscono) numeri inverosimili, seguono smentite spesso altrettanto inverosimili o minacce catastrofiche che poi (per fortuna) vengono ridimensionate.

Ma soprattutto ci sono troppi silenzi, omissioni, commenti pilotati. I “vecchi del mestiere” (come Tony Capuozzo) sono molto più cauti nelle loro analisi rispetto alla legione dei nuovi “esperti” che hanno conquistato le prime file nei talk-show rubando il posto a quelli del Covid.

Le responsabilità di una invasione sono chiare, ma chi stia lavorando veramente per la pace è molto meno chiaro, così come anche tra i “buoni” ci sono cose che non mi quadrano. Zelensky, per esempio, ottiene una “standing ovation” a Montecitorio dopo aver messo fuori legge solo poche ore prima 12 partiti di opposizione tutti dichiarati “filorussi”: qualcuno l’ha notato e si è posto qualche domanda?

La realtà è che forse la verità ha molte facce, angolazioni, giudizi diversi ed è soprattutto molto più complicata, così come la storia dell’Ucraina che geograficamente è una “fusione a freddo” di genti molto diverse tra loro. Continuo personalmente a pensare che sia un errore armare l’Ucraina, che l’Italia e l’Europa dovrebbero continuare concretamente ad aiutare dal punto di vista umanitario ma NON inviare armi, anche perché è contraddittorio o perlomeno curioso esporre poi le bandiere della pace.

La scusa per bombardare Hiroshima fu che era l’unico mezzo per costringere il Giappone alla resa, altrimenti avrebbe resistito ancora per mesi con grandi perdite di vite umane, ma ad oggi la Russia ha dispiegato in Ucraina solo una parte della sua forza: se armiamo e rafforziamo l’avversario sarà una continua escalation senza mai arrivare ad un armistizio con morti e disastri da ambo

le parti. Solo la diplomazia può portare ad una tregua: se le “condizioni minime” chieste da Putin sono ragionevoli e l’Ucraina può essere garantita dall’ Occidente nella sua sovranità, perché non spingere su queste basi? Questo è il punto che va affrontato, ma se si spara soltanto non si ragiona, mai.

Io non conto nulla, ma proprio ieri il Papa ha detto: «La vera risposta» alla guerra non sono altri armamenti, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari, ma un'altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo, non facendo vedere i denti». Il Papa si è «vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2 per cento del Pil per l'acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!». Per il Pontefice è «ormai evidente che la buona politica non può venire dalla cultura del potere inteso come dominio e sopraffazione, no, ma solo da una cultura della cura, cura della persona e della sua dignità e cura della nostra casa comune.

Lo prova, purtroppo negativamente, la guerra vergognosa a cui stiamo assistendo, penso che per quelle di voi che appartengono alla mia generazione sia insopportabile vedere quello che è successo e sta succedendo in Ucraina.

Ma purtroppo questo è il frutto della vecchia logica di potere che ancora domina la cosiddetta geopolitica». “La storia degli ultimi settant'anni lo dimostra - ha osservato Bergoglio - guerre regionali non sono mai mancate, per questo io ho detto che eravamo nella “terza guerra mondiale a pezzetti”, un po' dappertutto, fino ad arrivare a questa, che ha una dimensione maggiore e minaccia il mondo intero».

Ma il «problema di base è lo stesso: si continua a governare il mondo come uno “scacchiere”, dove i potenti studiano le mosse per estendere il predominio a danno degli altri."

Uno studio dell’orafo Alberto Zucchetta con dati sorprendenti

di Elena Cardinali

Rapporti geometrici ed esoterismo raccontati da un gioiello medievale che compare casualmente in una cassetta dimenticata tra i resti di una cantina di Veronetta, un “libro” a forma di stella, realizzata in oro e pietre preziose, che parla dei rapporti tra Cangrande, Giotto e Dante, in un intreccio di vicende storiche ambientate tra Verona e Venezia.

È una sorta di romanzo per immagini lo studio realizzato dall’orafo Alberto Zucchetta autore di “Dante Giotto Cangrande e i fascino segreto delle stelle-Studio tra simbologia e matematica della stella scaligera in oro del XIV secolo”, con introduzione di Vittorio Sgarbi, Gingko Edizioni.

Uno studio che parte da lontano, dagli anni Settanta, quando Licisco Magagnato, storico direttore del Museo di Castelvecchio, chiede a Zucchetta un parere su dei gioielli medievali rinvenuti casualmente nel 1938 in una cantina di via Trezza, da cui il nome“tesoretto di via Trezza”, custodito a Castelvecchio.

Tra questi preziosi reperti spiccava un magnifico gioiello in oro a forma di stella tempestata di 245 elementi tra perle, rubini e smeraldi orientali, di notevoli dimensioni, 150 millimetri di estensione, e del peso di circa 250 grammi.

«Solo una mente culturalmente preparata poteva aver ideato quel meraviglioso gioiello”, scrive Alberto Zucchetta che ha a sua volta riprodotto la preziosa stella utilizzando le stesse pietre, le perle e, soprattutto, il perfetto disegno geometrico-matematico del manufatto originale che, come precisa lo stesso artista e studioso, «mi ha riportato idealmente alla splendida stella dipinta da Giotto nella Maestà di Ognissanti conservata alle Gallerie degli Uffizi a Firenze».

Lo studio geometrico-matematico di questo dipinto del 1310 è rivelatore della famosa “O” di Giotto, il cerchio perfetto, impiegando la formula della tetraktys, il numero quaternario o sacra decade che rappresentava per i pitagorici la successione aritmetica dei primi quattro numeri naturali, un «quartetto» che geometricamente si poteva disporre nella forma di un triangolo equilatero di lato quattro, in modo da formare una piramide che sinte-

tizza il rapporto fondamentale fra le prime quattro cifre e la decade. Un equilibrio di proporzioni matematiche, in altre parole, per dare armonia all’intera composizione.

Di qui l’approfondimento dell’arte di Giotto, che si emancipa dal concetto medievale di artigianalità e diventa ricerca colta, che si manifesta proprio nella scelta delle proporzioni geometriche e nell’equilibrio matematico delle sue composizioni pittoriche.

Il libro di Zucchetta amplia ulteriormente la ricerca nata intorno alla stella scaligera con le vicende storiche in cui essa venne realizzata, a partire dal soggiorno di Dante a Verona alla corte di Cangrande.

E nasce così l’ipotesi che sia stato Dante a suggerire a Cane di dotarsi di un cosmogramma a foggia di stella per ingraziarsi il suo destino e che sia stato Giotto, abituato alle geometrie senza mai dimenticare la fede cristiana (è Sant’Agostino che afferma “Dio ha dato un numero a tutte le cose”) di progettare matematicamente, come la stella che compare nel dipinto della Madonna di Ognissanti, il grande gioiello stellato.

Lo studio strettamente geometrico e matematico della stella scaligera emergono elementi sorprendenti. Realizzata da sei raggi maggiori e da sei raggi minori, evidenzia la sovrapposizione di due triangoli e del ricorrere del tre e dei suoi multipli. La corona maggiore è composta da 34 perle.

Nel linguaggio velato medievale dei numeri, indica Zucchetta, della somma del tre più il quattro si evince il misterico numero dello spirito, il sette, numero che equivale alla misura del raggio della stella.

Quindi si deduce che nella Stella Scaligera si cela il segreto della sapienza antica che trova riscontri nella religione ebraica come nei matematici dell’antica Grecia, in particolare nella già citata Tetraktys di Pitagora, una formula indicante precisi rapporti armonici applicabili a tutte le attività creative dell’uomo.

Simbolismo ed esoterismo compaiono come elementi narranti ed esemplificativi in questo cammino narrativo intorno alla Stella Scaligera che Zucchetta esplora in tutte le direzioni, compresa quella complessa del simbolismo nelle antiche civiltà assiro-babilonesi, della Grecia classica, del Cristianesimo, passando per il Medioevo e il Rinascimento.

In tutto questo primeggia la figura di Cangrande “che aveva trasformato la sua corte in un’excelsa scala, una vera accademia di scienze e di cultura frequentata dai maggiori maestri delle Arti, come Dante e Giotto, introducendo le novità acquisite in ogni campo della scienza”.

Un viaggio affascinante nella storia di Verona vista con gli occhi di un artista orafo innamorato della ricerca.

di Angelo Paratico

Nel 2018 circolò una notizia che fece un certo scalpore. Questa notizia diceva che la regina Elisabetta II possa essere una discendente di Maometto e ancora, di tanto in tanto, tale notizia pare affiorare sulla stampa inglese. Infatti, questa associazione offrirebbe nuove sfaccettature alla supposta conversione della regina Vittoria (1819-1901) all’Islam, come vien narrato nel film “Victoria e Abdul”, tratto dal libro di Shrabani Basu.

La storia della discendenza maomettana di Elisabetta II non è nuova, essendo già nota a partire dal 1986, allorché lo spregiudicato genealogista inglese Harold B. Brooks-Baker pubblicò un articolo su tale spinoso argomento sul Burke’s Peerage, il vademecum della nobiltà britannica.

Quel suo articolo fu poi ripreso pochi giorni dopo dal “Al Ousboue” un giornale marocchino, con un articolo firmato dallo storico Abdelhamid Al-Aouni, il quale non pare nutrire dubbi sull’argomento e dichiara che la regina britannica è sicuramente la 43ma discendente di Maometto e, in quanto tale, degna del titolo onorifico di “sayyida” or “sherifa” riservato a tutti i discendenti del Profeta.

L’anello di congiunzione genetico fra il profeta dei musulmani

e la vecchia regina dei britannici sarebbe una certa Zaida di Siviglia, nota anche come Isabella di Siviglia (circa 1063-1107), prima concubina e poi moglie di Alfonso VI (1030-1109).

Zaida era vedova del principe Al Mamun, emiro di Cordova, figlio del re di Siviglia, Muḥammad al-Muʿtamid, morto in combattimento nella battaglia del castello di Almodovar.

Nel 1091 il re di León e Castiglia, Alfonso VI, occupò Cordova e Zaida fu accolta alla sua corte, dove le influenze musulmane erano fortissime. Divenne sua amante e poi si fece battezzare a Burgos, acquisendo un nuovo nome: Isabella.

Isabella diede un figlio al re, Sancho e uno dei suoi discendenti entrò nella famiglia del conte di Cambridge, alla quale Elisabetta II è certamente collegabile.

L’anello debole di questa bella teoria è proprio Zaida. Infatti, non esistono prove che lei abbia davvero avuto il sangue del profeta, pur essendo stata la figlia del califfo Muatamid bin Abbad. Si sospetta, infatti, che fu in realtà da lui adottata, una possibilità discussa già in tempi non sospetti da storici musulmani.

A complicare ulteriormente il quadro esisterebbe anche una seconda Isabella in quel perio-

do: una di queste sarebbe Zaida e l’altra una sua omonima, a sua volta sposata da Alfonso VI. Zaida morì di parto e fu sepolta a Sahagún, in Spagna e sulla sua tomba sarebbe stata posta questa iscrizione in latino: “H.R. Regina Isabel, uxor regis Adefonsi, filia Benabet Regis Sevillae, quae prius Zayda, fuit vocata”. Qui giace H.R. la Regina Isabella, moglie di Alfonso, Re di Castiglia, figlia (nuora) di Aben-abeth re di Siviglia, precedentemente chiamata Zaida.

Grazie al marito della regina Vittoria, Alberto di Saxe Coburg Gotha possiamo dire che ereditò tutti migliori geni europei, inclusi quelli dei Savoia, ma non solo, vi sono anche quelli degli Scaligeri di Verona e dei Visconti, grazie alle milanesi Taddea e a Viridis Visconti, figlie di Beatrice della Scala.

La regina Elisabetta II ha un patrimonio genetico che si definì storicamente a partire dal XIV secolo e che è condiviso dalla gran parte della nobiltà europea. Volendo risalire a prima di quel periodo è azzardato, a causa della mancanza di fonti certe e di documenti attendibili.

Dunque, la storia della discendenza da Maometto di Elisabetta II va presa con molta cautela, o meglio ancora, con una grossa dose di scetticismo.

Spilla di Cangrande a forma di stella tricolore conservata a Castelvecchio

ben... ci venga lo sport

Batistuta Omar: il Re Leone

Il 18 agosto 1991 Gabriel sbarca a Firenze portando nella mente e nel cuore il messaggio del suo mito Maradona: "Vai tranquillo, con le tue caratteristiche in Italia sfonderai sicuramente".

L’allenatore della Fiorentina è il brasiliano Lazaroni e il leader della squadra è un altro brasiliano, Carlos Dunga. Il nuovo arrivato rischia di far saltare gli equilibri dentro lo spogliatoio, non a caso i due attaccanti Borgonovo e Branca si alleano con Dunga per tenere ai margini l’acclamato bomber di Reconquista. Dopo cinque giornate di campionato salta Lazaroni e arriva Radice. Ma per Bati la situazione non cambia di molto. Riserva era prima, riserva resta.

L’amore di Irina e l’affetto di pochi amici lo aiutano a restare a galla. Poi. arriva la svolta. Il 26 febbraio 1992 sbarca allo stadio Franchi la Juve. Per i tifosi viola è “la partita". Un Boca-River in salsa italiana. Bati va a segno con un colpo di testa ravvicinato. È la fine di un incubo. Batistuta diventa Batigol e Firenze si innamora perdutamente di questo angelo argentino.

Gabriel segna a raffica. Chiude con 13 centri, senza l’aiuto dei calci di rigore. Bilancio positivo. Meno bene, invece, va la Fiorentina che finisce in una zona anonima della classifica.

Si riparte e la famiglia Cecchì Gori fa le cose in grande. Arrivano Baiano, Brian Laudrup, Effenberg. La squadra viola sogna di inserirsi in zona scudetto invece sprofonda in serie B.

La società cambia ben tre allenatori. Ma va sempre peggio. Bati chiude il torneo con 16 reti. Cifre importanti. Tutto inutile.

La serie B è un inferno. In panchina arriva Ranieri che lega subito con il fuoriclasse argentino. La promozione arriva domenica 8 maggio 1994. Fiorentina-Ascoli 5 a 1, due gol di Gabriel.

La promessa è mantenuta: Bati ha riportato la squadra in serie A e il primo pensiero è per Mario Cecchi Gori, scomparso a novembre per un attacco cardiaco. "Voleva bene alla Fiorentina e non doveva morire con la sua squadra in serie B. La vita, a volte, è ingiusta".

La "sua" Fiorentina lo aiuta a dimenticare. L’inizio di campionato è travolgente. Gabriel segna sempre. Micidiale, implacabile. Una serie magica che inizia con-

alla bocca. Come dire: “Tutti zitti, parla Batistuta”. E cala il gelo sui 110.000 tifosi presenti al Camp Nou. Nella gara di ritorno, però, Bati non c’è, perché squalificato e il Barca conquista la finale.

Il Re Leone sembra padrone del campionato ma, all’improvviso, si infortuna.

La stessa domenica in cui la sua prima alternativa, il brasiliano Edmundo, decide di partire per una vacanza in Brasile in concomitanza con il carnevale di Rio.

Siamo fuori! Maledetto Mondiale

tro il Cagliari e prosegue contro Cremonese, Lazio, Padova… Insomma con dieci reti nelle prime nove giornate Batistuta arriva a un passo dal record realizzato da Ezio Pascutti, mitico bomber del Bologna, nel campionato 1962-63. L’argentino non si ferma più e entra nella storia del calcio italiano domenica 27 novembre 1994 andando a segno, per l’undicesima volta consecutiva, contro la Sampdoria. "Quando vedo entrare la palla dentro il primo pensiero è per mia madre Gloria". L’altra donna della sua vita, insieme alla moglie Irina. Firenze impazzisce e conia il soprannome che accompagnerà Bati per tutta la sua carriera: Re Leone.

La squadra viola non riesce a centrare la qualificazione per le coppe, ma Gabriel chiude il campionato con 26 reti conquistando il titolo di capocannoniere.

La Stagione 1995-1996 é sicuramente la più importante tra quelle del ciclo Bati-Firenze. Con Ranieri in panchina e l’amico Rui Costa alle spalle il Re Leone trascina la squadra viola al terzo posto. Ma non è finita. Il 17 maggio 1996 arriva anche il primo titolo.

La Fiorentina batte per 2 a O l’Atalanta e conquista la Coppa Italia. E una notte magica. Gabriel e compagni trovano quarantamila tifosi ad aspettarli allo stadio Franchi. È un delirio.

La stagione successiva va avanti tra alti e bassi. Uno dei momenti più belli è la sfida nella semifinale di Coppa delle Coppe contro il Barcellona. Il Re Leone realizza il gol dell’1 a 1 con un siluro da fuori area che piega le mani a Vitor Baia.

Bati festeggia quell’incredibile gesto tecnico portando l’indice

La Fiorentina vede sfuggire dì mano il titolo ma si consola con la qualificazione in Champions. E in Europa Bati lascia ancora il segno. La sfida e Arsenal-Fiorentina, a Wembley. Il campione viola realizza Il gol decisivo con una conclusione micidiale. Una magia. Ma è anche la fine di una storia.

In estate entra in scena la Roma del presidente Sensi. Bati ha 31 anni, vuole vincere un titolo e qualcosa si è incrinato nella sua "favola" con Firenze e i fiorentini.

Alla fine Vittorio Cecchi Con si arrende e lo cede per 70 miliardi di vecchie lire. Una montagna di soldi. Nessuno nella storia della Fiorentina ha segnato di più. Nuovi colori ma stessa storia. Il Re Leone crea subito un feeling perfetto con Totti. Il braccio e la mente. Il campione di Reconquista segna 20 reti.

Numeri che faranno la differenza. La Roma conquista il suo terzo scudetto e Bati entra a pieno titolo nella storia del calcio italiano.

I tifosi glallorossi ricordano bene la rete nel derby, la tripletta contro il Brescia, i due gol contro il Parma. Tappe fondamentali nella corsa scudetto.

All’Olimpico il Re Leone sente di aver chiuso un ciclo come lui aveva sognato. Da ragazzino sconosciuto, a uno dei più forti calciatori del mondo.

Bati a gennaio 2003 lascia la Roma e si trasferisce all’Inter. Altro club che lo aveva corteggiato a suon di miliardi ai tempi di Firenze.

Ma, ormai, il Re Leone non graffia più e dopo pochi mesi decide di chiudere la sua carriera nel dorato Qatar.

Dove guadagna un’altra montagna di soldi e realizza gli ultimi gol. Ma anche da quasi pensionato continua a vincere. E pazienza se ad innamorarsi di lui sono solo alcuni sceicchi.

Ricordate gente? … “Cambiare tutto per non cambiare niente”.

Non è cambiato niente.

Italia fuori dai mondiali, Mancini il nostro ex “the normal one” adesso è come Lippi e Bearzot e peggio di Ventura.

E no, non è una provocazione, è il verdetto del campo. La clamorosa, mancata qualificazione ai Mondiali, la seconda di fila, la sconfitta indegna in casa contro la Macedonia del Nord (un quasi non-stato) è il peggior risultato della storia del calcio italiano. Il mondo non si aspettava che gli azzurri, campioni d’Europa in carica, non riuscissero a qualificarsi a un Mondiale per la seconda volta di fila , non era mai accaduto, ma noi sì lo sapevamo. Perché chi ama il calcio lo sa, troppi campanelli d’allarme, i pareggi contro Bulgaria, Svizzera e Irlanda del Nord non erano per niente rassicuranti.

E adesso chi siamo? Di chi è la colpa? Sul banco degli imputati per il disastro finiscono un po’ tutti, a partire dal ct Roberto Mancini e alcune scelte discusse nelle ultime ore, fino ai giocatori che hanno mancato le occasioni sia nel girone di qualificazione sia nella sfida con i macedoni.

Sotto esame anche la Figc e il presidente Gabriele Gravina, così come la Lega Calcio per le decisioni legate ai calendari e a uno stop forse non sufficiente per preparare al meglio la sfida.

Qualcuno si chiede quali siano le conseguenze di questa disfatta. Quanto costerà al movimento calcistico e a tutto il Paese questa eliminazione? Le sconfitte servono a farsi le ossa e dice bene il giornalista Paolo Condò che “la partita dell’Italia è stata orrenda, ma il risultato è ridicolo e un’assurdità.

L’eliminazione no perché se non sei capace di segnare contro la Macedonia meriti di uscire.”

Eppure il problema sembra sotto gli occhi di tutti, è da mesi

o addirittura anni che se ne discute - e anche in questa rubrica ne avevo ampiamente parlato - e pure qualche giorno fa’ il nostro Ct della nazionale under 21 Paolo Nicolato aveva espresso la sua preoccupazione dichiarando: “in serie A giocano 2 o 3 Italiani per squadra, c’è difficoltà per Mancini, figurarsi per noi dell'Under 21”.

Dichiarazione al veleno? No, bensì la consapevolezza nel dire che il trionfo europeo non doveva illudere il calcio italiano su un probabile rinascimento, e che c’è tanto da lavorare.

Perché quello di dare un percorso ai ragazzi è un problema reale ed è sotto gli occhi di tutti, le primavere sono fatte tutte da stranieri.

Abbiamo un campionato di Serie A dove 2 massimo 3 Italiani giocano, vedi il Venezia, squadra di provincia ma con solo 6 giocatori Italiani in Rosa, e anche la serie B ha i suoi problemi. Lì non gioca quasi nessuno, ci manca il bacino da cui scegliere, che porta a una difficoltà oggettiva anche per la nazionale maggiore.

C’è tutto da ricostruire un’altra volta, ci vorrà un po’ di tempo e un po di pazienza, ma chi di competenza deve capire che bisogna cambiare le regole, lasciare stare per una volta il portafoglio con il notevole risparmio fiscale e ragionare in maniera diversa sui giovani, patrimonializzare la giovane età perché è un bene per tutti, quando si perde si perde tutti, perde l’Italia.

Cercare di far partire queste benedette riforme dei campionati , ridurre il numero delle società soprattutto nei campionati di serie C dove i club muoiono come mosche, o aiutare e incentivare economicamente, insomma rifondare tutto!

Ci rivediamo (sempre se non perdiamo contro la Transnistria) nel 2026, nient’altro da aggiungere.

Al lora! la pagina della Donna a cura di Maria Grazia

Tre donne in politica: Iotti, Montagnana e Noce

Ad introdurre in Italia la mimosa come fiore simbolo della giornata internazionale della donna dell’8 marzo, sono, in Italia, tre deputate comuniste: Rita Montagnana, Teresa Mattei e Teresa Noce.

Siamo nel 1946, anni in cui i membri del Partito Comunista italiano, hanno guardato al voto alle donne con molto sospetto ma nello stesso tempo, come il maggior numero di voti femminili. Si guarda alle donne non come tali ma con un ragionamento politico Macchiavellico ovvero votano, e rappresentano oltre la metà dell’elettorato.

Occorre corteggiarle, strapparle alle vocazioni clericali e far capire l’importanza del loro valore femminile, si invitano alla vita politica, la mitica Nilde Iotti eletta alla presidenza della Camera!

Ma cosa ci sia dietro questa operazione propagandistica, è facile capirlo, tornando alle donne citate. La prima è Rita Montagnana, un’ebrea piemontese, cofondatrice del PCI e, con la Merlin ed altre, dell’UDI, l’Unione delle donne italiane. Rita, prima socialista poi comunista, sposa, nel 1924, Palmiro Togliatti, capo indiscusso, del PCI.

Nel 1946 il partito la fa eleggere, insieme ad altre 7 donne, come membro dell’Assemblea Costituente, proprio durante i lavori della Costituente Togliatti comincia una relazione con Nilde Iotti.

La conseguenza è presto evi-

dente, la Montagnana, che pure ha una storia lunga e gloriosa nel partito, e che poco prima di essere lasciata si batte pubblicamente contro il divorzio”, viene emarginata, mentre comincia l’ascesa irresistibile dell’amante del capo: la già citata Nilde Iotti.

La Iotti, 27 anni più giovane di Togliatti, iscritta al partito fascista dal 5 ottobre 1942 e a quello comunista circa un anno dopo, cioè dopo 8 settembre 1943, è destinata ad un posto in Parlamento a vita, dal 1948 al 1999, l’anno della morte!

Come se non bastasse, nel cuore di questa triste storia, in cui moglie o amante sono quasi proprietà obbediente del partito e del capo, si colloca un altro fattaccio: nell’intermezzo tra l’inizio della relazione con la Iotti e la pubblicizzazione dell’evento, Togliatti, che non vuole apparire come il vecchio che ama godersi la vita con una donna molto più giovane, dopo aver scaricato una militante storica come la Montagnana, spinge la Iotti ad abortire, ad eliminare il frutto, già visibile, della loro relazione. La Iotti obbedisce, come obbedirà al comando di non avere figli, neppure in futuro.

Non è altrettanto docile, invece, Teresa Mattei, dirigente dell’UDI. Anche con lei, come con la Montagnana e la Iotti, Palmiro, che ne ha subito il fascino prima della relazione con la Iotti dimostra la considerazione che ha della libertà e della dignità delle donne.

A 25 anni la Mattei, che può contare sull’appoggio dell’amante, Bruno Sanguinetti, figlio del proprietario dell’industria alimentare Arrigoni, membro e generoso finanziatore del PCI, è la più giovane eletta alla Costituente: ma dopo un’iniziale collaborazione con Togliatti, entra in scontro con il segretario del partito, che la definisce, più o meno scherzosamente, "maledetta anarchica".

Nel PCI, per una donna che non obbedisce prontamente, che non accetta di pronunciare nei comizi, discorsi già scritti da altri, non c’è futuro. Tanto più che durante i lavori della Costituente la Mattei rimane incinta di Bruno Sanguinetti, che ha abbandonato la moglie.

Il fatto può suscitare scandalo, e quindi Togliatti, fedele alla sua linea, invita Teresa ad abortire: “Togliatti - racconterà lei stessavoleva farmi abortire per timore

Clotilde Terranova, da Licata a New York

25 marzo 1911: 126 donne muoiono nel terribile incendio della Triangle Waist, la fabbrica delle camicette bianche a New York; 38 sono italiane, 88 russe, austriache, ungheresi. L’evento ha contribuito, insieme ad altri, a costruire nell’immaginario collettivo il senso della Giornata Internazionale della donna che si celebra l’8 marzo. Le 38 italiane si chiamavano Clotilde, Caterina, Rosaria, Lucia, Provvidenza , Vincenza, Giuseppina, Pinella, Giuseppa, Rosina, Grazia, Concetta, Vincenza, Provvidenza, Elisabetta, Francesca, Gaetana, Michela, Maria Anna. Venivano da Casteldaccia, Marineo, Bisacquino, Sambuca di Sicilia, Sciacca, Marsala, Salemi, Sperlinga, Palermo, Licata,

Cerda, Noto, Cerami, Palermo. Riprendiamo la storia di una di loro, Clotilde Terranova, come ce la racconta Ester Rizzo nella sua documentazione condotta in archivi americani e italiani. Clotilde, come l’autrice, viene da Licata in provincia di Agrigento: è biondina, gentile, intraprendente, è la quinta degli otto figli del calzolaio Calogero; arriva con 24 dollari in tasca; a vent’anni segue la sorella Rosa. Viaggia in terza classe su un piroscafo nuovo che trasporta 1364 passeggeri: 54 in prima classe, 1300 in terza. La sua storia, come quella delle sue compagne, sfata anche il mito che vede le donne dell’emigrazione come subordinate all’uomo (padre, marito, fratello

dello scandalo, ma io quel bambino lo volevo”.

Un po’ perché in scontro con il leader del partito, un po’ perché rivale della Iotti, un po’ perché aspetta il suo primo figlio (che nascerà il 16 luglio 1948), fatto sta che la Mattei non é candida alle elezioni del 18 aprile 1948: tanto veloce l’ascesa, altrettanto rapida l’archiviazione. Verrà definitivamente espulsa dal PCI nel 1955, per “indegnità morale e politica”, causa il suo manifesto dissenso verso la politica stalinista portata avanti dal Partito e dal segretario Togliatti.

Teresa Noce, militante di vecchia data come la Montagnana, è nel PSI già nel 1919 ed entra subito nel PCI dalla nascita; è moglie fedele di Luigi Longo, il vice di Togliatti, che è anche capo del Comitato Direttivo di supervisione dell’UDI.

Anche in questo caso si ripete la coppia marito-moglie: tutti e

maggiore) al cui seguito si spostano, o che aspettano a casa in attesa di una chiamata che non sempre arriva.

Clotilde parte assieme alla sorella, arriva a New York e si mette a lavorare ottenendo una buona paga. Lavorava moltissimo, ma era contenta, in America guardava con maggiore serenità al futuro. Presto si sarebbe sposata, ma il destino la attendeva al varco.

Quel giorno, dopo avere cercato invano la fuga per le scale, Clotilde decise di lanciarsi dalla finestra. Lavora al decimo piano del palazzo andato in fiamme; si butta nel vuoto, dopo essersi fatta il segno della croce.

Sicuramente i pompieri, avrà pensato, avranno messo dei teli per salvarci. I teli però non c’erano e la ragazza licatese morì sul colpo. Il corpo, più tardi, venne riconosciuto da una sorella.

Da allora Clotilde Terranova riposa nel cimitero di New York. La Festa della Donna, che si celebra in tutto il mondo, trae origine proprio da quel tragico incidente che costò così tante vite, tutte di giovani ragazze. Serve per ricordare il destino tragico che accomunò tante donne.

Il suo sacrificio e quello delle sue compagne ci fa conoscere il ruolo delle donne nella storia della nostra emigrazione, ruolo che fu attivo e spesso di traino nella costruzione di una nuova vita in un mondo nuovo.

due nella Costituente nel 1946, ed entrambi insieme in Parlamento nel 1948. Ma Longo, che verrà eletto successore di Togliatti alla guida del partito alla morte di quest’ultimo, nel 1964, ci rimarrà sino alla morte, cioè fino al 16 ottobre 1980!

Teresa Noce, invece, no: dopo due legislature la sua carriera politica finisce. Accade infatti che Longo, che già l’ha tradita mentre lei era nel campo di concentramento in Germania, si accompagna con la più avvenente Bruna Conti.

Nel 1953 Teresa legge sul Corriere della Sera un trafiletto in cui si dice che Longo ha ottenuto il divorzio, non in Italia, dove non è previsto, ma a San Marino. Ingenuamente crede che non sia vero, e scrive di getto una smentita pubblica: scopre così che è tutto vero e che il marito ha persino falsificato la sua firma.

Dopo questo incidente, e dopo che Togliatti la insulta per essere ricorsa alla “stampa borghese”, la carriera politica della Noce è terminata: a breve arriverà l’espulsione dal comitato centrale del partito e Teresa non verrà più ricandidata perché i comunisti del tempo fanno fiera professione pubblica di femminismo, ma amano le mogli obbedienti: le premiano, portandole con sé in parlamento, ed indicandole come esempi di donne “emancipate”… ma quando disobbediscono, allora diventano pericolose nemiche del partito, e la loro carriera va prontamente fermata!

Bud Spencer e il ricordo commovente di sua moglie Maria

Non era il marito che ti portava a cena e ti regalava rose; ad esempio il nostro viaggio di nozze è durato solamente tre giorni.

Non ho avuto donne rivali, ma "motori"... impazziva per i motori, amava andare in cantiere, la puzza delle officine gli sembrava nettare.

Carlo è stata una persona per bene, la sua vita se l'è goduta abbondantemente. È stato fortunato e ha saputo correre onestamente la sua avventura.

Questa mitizzazione che c'è

adesso che lo fanno quasi santo, lo avrebbe fatto ridere. Già in Germania e in Ungheria era un idolo. In Italia invece stentiamo a riconoscere il successo. Però se vedesse quello che le persone fanno adesso...io rimango sbalordita. Io ho delle lettere che mi fanno piangere per quanto sono belle. Sono i Fan che gli dicono:

"Ci hai dato la serenità. La gioia di vedere insieme ai nostri figli quei film che vedevamo con i nostri padri."

Nilde Iotti

Franco Papandrea

1. Chi è il

Prof. Franco Papandrea?

Franco Papandrea è nato in Calabria ed è arrivato a Sydney da giovane nel dicembre 1957. Dopo la sua formazione scolastica ha conseguito lauree in ingegneria e MBA presso l'Università del NSW, proseguendo successivamente a una specializzazione in economia e un dottorato (PhD) in politiche pubbliche presso l'Australian National University. Ha lasciato la professione di ingegnere dopo 5 anni per intraprendere una carriera nell'amministrazione federale per oltre 20 anni, ricoprendo posizioni dirigenziali in ministeri chiave. Poi è entrato nel mondo accademico come professore ordinario di comunicazione e direttore del Communication and Media Policy Institute all'Università di Canberra (UC). In pensione da oltre 10 anni, collabora professionalmente come professore aggiunto al News and Media Research Centre (UC).

2. Come mai ti presenti per questa carica al CGIE?

Motivato unicamente dal desiderio di contribuire al bene comune da oltre 40 anni mi presto volontariamente al servizio della nostra collettività. Ho ricoperto una ampia gamma di ruoli che, oltre a due mandati di consigliere CGIE, mi ha visto alla guida del Comites di Canberra (11 anni) e di diverse associazioni e comitati locali e nazionali all’interno della nostra collettività, tra cui Presidente della Società Dante Alighieri di Canberra da 20 anni. Con la proficua esperienza acquisita nel CGIE e il forte impegno a contribuire al benessere della comunità, sono pronto a dedicarmi con passione ed energia al servizio della nostra collettività per un altro mandato.

ra del provvedimento volto ad innalzare la soglia per la costituzione di un Comites da 3.000 a 10.000 iscritti all'AIRE nella riforma proposta dal CGIE. In ambito locale, sono stato risoluto nella tutela dei diritti dei Comites e dei diritti dei connazionali profondamente svantaggiati dalla pandemia di usufruire dell'assistenza del governo italiano. Mi ricandido convinto della mia capacità di garantire alla nostra comunità una più che efficace rappresentanza nel CGIE.

4. Se eletto, cosa intendi fare per gli italiani d’Australia?

Se rieletto, oltre al costante impegno di tutela dei diritti dei nostri connazionali e dei Comites, mi impegnerò a fare quanto più possibile per:

3. Cosa hai ottenuto finora?

Perché dovresti essere riconfermato?

In sostanza, il CGIE funge da lobby per tutelare i diritti degli italiani all'estero.

In questo contesto, cito alcune mei successi di particolare portata come: la mia mobilitazione contro la chiusura dei consolati di Adelaide e Brisbane; la gestione della selezione e del programma pre-conferenza della delegazione australiana alla Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo (2008), riconosciuta come la più preparata alla conferenza e del successivo supporto del CGIE alla fondazione dell'Associazione Giovani Italiani Australia; abrogazione di un provvedimento del MAECI del 2014 volto a sopprimere i contributi per la promozione dell'italiano in Australia; e la bocciatu-

• evitare la scomparsa della nostra rappresentanza politica di conseguenza dell’attuazione del taglio numerico dei parlamentari;

• assicurare la riforma dei Comites e del CGIE per renderli più adatti alle esigenze odierne;

• militare per l’abrogazione dell’opzione inversa alle elezioni dei Comites;

• convertire l’Intercomites in organismo dedicato al coordinamento di progetti di interesse nazionale;

• assicurare all’Australia un’equa quota dei contributi per la promozione della lingua italiana;

• promuovere maggiore coinvolgimento delle nuove generazioni e delle nuove migrazioni negli organismi di rappresentanza; e

• militare per la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana.

Mariangela Stagnitti

1. Chi è Mariangela Stagnitti?

Sono nata a Brisbane, ho 56 anni. I miei genitori sono originari di Castiglione di Sicilia, in provincia di Catania. Da 36 anni lavoro nel settore bancario.

Quando sono entrata a lavorare in banca ero vista negativamente perché parlavo in italiano. Ho iniziato nel sobborgo di New Farm, l'equivalente di Leichhardt qui a Brisbane e tutti i siciliani venivano a fare le loro operazioni bancarie. Circa 8 o 10 anni dopo, sono stata messa a capo di un ruolo in tutta l'Australia per i clienti di lingua italiana, noto come migrant banking. L'ho fatto per 18 anni e ancora oggi parlo italiano al lavoro. Ho molto a cuore la comunità italiana, il lavoro e la famiglia. Mi piace essere molto chiara nelle cose. Combatto per ciò che penso sia giusto e mi concentro sull'aiutare le persone. Ho saputo bilanciare il mio ruolo nel Comites con la mia professione. Ho iniziato a fare parte del Comites nel 2000, quando il Console mi ha nominato. In quei tempi, i membri del Comites erano nominati direttamente dal Console. Non sapevo cosa fosse Comites ma ero stata già coinvolta in alcune associazioni come la Casa Italia, l’Associazione Siciliana e la Festa di San Giuseppe. Ero abbastanza giovane e facevo parte di un gruppo chiamato ‘Le Milleluci Disco.’ Sono stata anche componente della Camera di Commercio Italiana nel Queensland per diversi anni.

Tornando al mio percorso nel Comites, nel 2004 sono stata invitata ad entrare in una lista. Ho ottenuto voti alti e sono stata eletta come membro dell'esecutivo.

Nel 2008 sono diventata Presidente e sono rimasta in questo ruolo fino al 2021.

Nessuna donna è stata nel CGIE da Daniela Costa di Adelaide 16 anni fa. Dopo 16 anni in Comites, è naturale che ci provi per CGIE. Sono abbastanza fiduciosa per parlare, le leggi e le circolari si trovano su Google e sono apertamente disponibili a tutti. Il mio modo di operare sta nel lavorare più a stretto contatto con le associazioni tramite i Comites, ogni Presidente e i Comites per formulare un fronte unito e affrontare i diversi bisogni e le aspirazione in ogni stato d’Australia.

4. Se eletta, cosa intendi fare per gli italiani d’Australia?

2. Come mai ti presenti per questa carica?

È triste che la comunità in generale non sappia cosa sia il CGIE e cosa può fare per la comunità. Anche alcuni membri dei Comites e Presidenti di Associazioni non sanno quale sia il ruolo del CGIE. L'elemento del CGIE non è stato pubblicato abbastanza o presentato alla comunità.

Di chi sia la colpa, non ne sono sicura, ma ora abbiamo bisogno di un CGIE attivo nella comunità, come lo sono io, e certamente una maggiore disponibilità del consigliere CGIE eletto per l’Australia.

3. Cosa hai ottenuto finora?

Quanto a cosa abbia ottenuto, nel Queensland, 8 anni fa ho lottato per i diritti dei giovani italiani nelle fattorie che venivano maltrattati. Ho raccolto oltre 250 denunce e ho potuto avere un membro di lingua italiana nel Fair Work Ombudsman.

Allo stesso tempo, c’era il rischio che il Consolato di Brisbane fosse chiuso e io sono stata fondamentale per tenerlo aperto. Ho organizzato posti dove poter firmare delle petizioni, soprattutto nelle filiali regionali dove vivevano gli italiani.

Ho anche organizzato lettere di supporto firmate da amministratori delegati di aziende italiane operanti nel Queensland e di aziende italo-australiane gestite da cittadini italiani. Ho raccolto circa 8.000 firme e circa 36 lettere di sostegno per evitare la chiusura del Consolato d'Italia a Brisbane. Queste petizioni sono state aggiunte a quelle di Adelaide.

Ho anche creato “Prima Fermata Queensland”, che arriva alla 4° edizione e seminari per supportare i giovani italiani appena arrivati in Australia fornendo consulenza legale e contabile.

Intendo essere più attiva per gli italiani nella comunità, non solo per i Comites. I presidenti delle associazioni votano anche loro per un rappresentante e dovrebbero essere consapevoli di ciò che fa per loro il CGIE. Hanno il diritto di sapere e io come membro del CGIE intendo essere accessibile e lavorare di pari passo con le associazioni, senza calpestare per questo i Comites.

Ad esempio, se vado a Melbourne e partecipo a un incontro con il Comites, sarebbe giusto organizzare un incontro comunitario con i Presidenti delle Associazioni.

Per quanto riguarda l'AIRE, dobbiamo lavorare a stretto contatto con Consolati e i Comites per risolvere le questioni dell'AIRE, per garantire che più persone conoscano i loro diritti di voto all'estero e come possono esercitare il loro voto.

Dobbiamo smettere di pensare come le istituzioni, perché non lo siamo, dobbiamo essere più aperti, specialmente per le nuove generazioni e quanti giovani che ora sono cittadini australiani ma non sanno che hanno dei rappresentanti italiani per cui possono votare.

Sono fiduciosa di poter lavorare con i Consolati poiché ho sempre avuto esperienze positive con loro. Voglio entrare in contatto con le Camere di Commercio e l’ICE e promuovere il Made in Italy perché anche questo è uno dei ruoli del CGIE. Ad esempio, ho partecipato attivamente nell’organizzare il “Giro d'Italia nel Queensland” per fare conoscere la prossima generazione di giovani imprenditori che promuovono la cucina regionale e il Made in Italy attraverso il cibo. Infine, la mia idea è quella di lavorare con gli Enti Gestori con incontri continui, non solo quando i finanziamenti sono un problema, per garantire un alto livello di coordinamento e mantenere lo slancio attivo nell'interesse dell'intera comunità.

Franco Papandrea
Mariangela Stagnitti

Al lora! onoranze funebri

Funerali nell’antica Roma

I funerali nell'antica Roma rappresentavano per tutti, anche per i più poveri, per i quali le esequie erano pagate dallo Stato, la necessità imprescindibile di onorare i defunti che costituivano gli spiriti protettori della famiglia.

Se un morto rimaneva insepolto o non fosse stato inumato secondo i riti si credeva che la sua anima rimanesse a vagare

ANNUNCIO FUNEBRE

GIANNINI ANTONIO

Nato il 22/1/1946

a Sarsina (Forlì) Italia

Deceduto a Sydney il 19/03/2022

già residente a Harrington Park (NSW)

Lascia nel più vivo e profondo dolore la moglie Elizabeth, le figlie Laura, Sandra ed Elena, i generi Dario e Denis, i nipoti Jessica e Andrewi, parenti,nipoti e cugini residenti in Italia.

Il rosario verrà recitato giovedì 7 aprile 2022 alle ore 17.00 nella chiesa di St. Benedict's di Smithfield NSW

Il funerale si svolgerà Sabato 9 aprile 2022 alle ore 10.00 nella St. Benedict Church (angolo Neville e Justin Street), Smithfield NSW. Dopo il rito religioso, il corteo funebre proseguirà per il cimitero Forest Lawn Memorial di Leppington.

I familiari ringraziano anticipatamente tutti coloro che parteciperanno al dolore e al funerale del caro Antonio, dopo la sepoltura, ricordando la sua vita al Forest Laws Memorial cafè (Aunty Poppy) di Leppington.

Riposa in Pace.

dilà. Il morto veniva preparato per essere poi esposto sul letto funebre (prothesis) dai libitinarii, gli uomini delle pompe funebri che organizzavano anche il corteo con il feretro sostenuto a spalla da 4 o 8 portatori, con l'accompagnamento dei maschi della famiglia indossanti vestiti neri (lugubria) e il contorno di suonatori e praeficae.

Nel caso il funerale fosse stato disposto per personaggi importanti nel corteo era prevista anche l'esposizione di ritratti in cera degli antenati che al termine del rito venivano deposti dentro armadi collocati nell'ingresso della casa.

www.raysflorist.com.au email: info@raysflorist.com.au

sulla terra travagliando i parenti che si erano sottratti al dovere di rendergli onore.

I riti funebri solitamente sono descritti dalle fonti antiche riguardo soprattutto personaggi importanti o di rango imperiale ma gli scavi archeologici di molte necropoli e i testi delle iscrizioni funerarie dei sepolcri hanno oggi reso possibile conoscere come si svolgevano le cerimonie funebri e il modo di concepire la morte e di vivere il lutto anche delle classi sociali medie e basse.

I Funerali Comuni

Quando ormai il moribondo era al termine dell'agonia veniva chiamato al capezzale il parente più prossimo che con un bacio sulla bocca raccoglieva con l'ultimo spirito vitale l'anima del defunto a cui poi chiudeva gli occhi.

Da questo momento avveniva la conclamatio con la quale si ripeteva il nome del defunto sino al momento della sepoltura.

Per i defunti più abbienti erano previste anche le lamentazioni delle praeficae, donne pagate a questo scopo, che si univano a quelle delle donne della famiglia. Questa ritualità serviva a scongiurare l'ipotesi di una morte apparente del defunto che veniva deposto in terra, con in bocca una moneta per pagare Caronte il traghettatore dell'al-

PATANÈ MARIA

Nata il 30/12/1939 in Sicilia (Italia) Deceduta il 4/4/2021 in Sicilia (Italia)

In memoria ad un anno della sua dipartita i figli con le loro famiglie, le sorelle i cognati e le loro famiglie, i nipoti tutti vicini e lontani, la ricordano con immenso affetto.

La Messa verrà celebrata nella chiesa St.Francis Xavier’s Parish, 71 WebsterRoad, Lurnea NSW 2170 giovedì 7 aprile 2022 alle ore 7pm. Riposa in Pace.

Io, Sam Guarna, sono disponibile ad aiutare la tua famiglia nel momento del bisogno. Sono stato conosciuto sempre per il mio eccezionale e sincero servizio clienti. So che, per aiutare le famiglie nel dolore, bisogna sapere ascoltare per poi poter offrire un servizio vero e professionale per i vostri cari e la vostra famiglia. Tutto ciò con rispetto, attenzione e fiducia, sempre.

Contact us 24 hours a day, 7 days a week, our services are always ready and available to support you and your family through difficult times. Mobile: 0416 266 530 - Phone: (02) 9716 4404 - Email: office@sgfunerals.com.au

Da oltre 50 anni al servizio della comunità Consegne in tutti i sobborghi di Sydney
IN MEMORIA

La qualità su scala limitata

di Luigi De Luca

Quando parliamo di qualità alimentare lo facciamo con grande convinzione di essere gli unici a saperne capire le principali caratteristiche.

Spesso ignoriamo le diversità sociali, culturali e soprattutto economiche di chi ha idee ben diverse dalle nostre. Per noi la qualità di una pietanza è sempre più basata sulla preparazione degli chef stellati che ci convincono che il loro standard sia quello raggiunto o da quello che dovrebbero raggiungere, anche se solo nella loro testa.

Chi si lascia influenzare dagli show televisivi; dove ogni piatto è un dramma se non fatto o presentato in una certa maniera, ha capito ben poco della realtà in cui stiamo vivendo.

Nel mio immaginario collettivo, e non mi fermo sulla limitata visione di ciò che conosciamo attraverso la televisione programmata per consumismo, spalanco gli occhi e guardo verso orizzonti o dimensioni umane diverse facendomi spazio su altre forme o limiti riferiti al significato di qualità.

Provate ad immaginare il massimo della qualità di una famiglia di nuovi residenti arrivati in Italia da poco o magari dei rifugiati che hanno ottenuto la cittadinanza italiana nell’ultimo ventennio.

Magari proviamo ad immaginare il massimo della qualità in quei paesi in via di sviluppo e loro già abbiano capito meglio di noi che la qualità di ciò che mangia non è nella presentazione o preparazione ma nel saper curare e trattare quegli ingredienti (carne o pesce, o verdure e legumi) che ci fanno stare bene. Il concetto di qualità espresso da noi, poveri sofisticati, è

talmente povera che a volte mi vergogno pure di farne parte. Nei ristorante dove ho lavorato, anche se per poco tempo, si faceva spreco di materie prime solo perché i piatti dovevano “uscire” perfetti. Siamo sicuri che la qualità sia quella di cui ci siamo convinti o siamo solo degli imbroglioni che vogliono convincere noi stessi per sfruttare il prossimo?

Fortunatamente per ognuno di noi la qualità ha un significato diverso anche se siamo tutti convinti che la nostra definizione sia quella perfetta. Per alcuni la qualità è selezionare le materie prime sul posto di raccolta o di allevamento, per altri è comprare un prodotto di marca perché gli hanno detto che è di qualità. Per altri ancora la qualità è determinata da chi gli propone e vende i prodotti

per realizzare le sue pietanze e questo stesso non ne conosce neanche la provenienza. Per altri ancora la qualità è solo un modo come un altro per convincersi e convincere i clienti che utilizza prodotti di qualità, pur sapendo che sono scaduti o fuori uso.

Come facciamo tutti noi, dico noi consumatori a sapere chi veramente ci racconta la verità?

Chi è quell’individuo che si mimetizza in Dio per determinare la qualità?

Di una cosa sono certo, dopo tantissimi anni coinvolto nell’industria del cibo posso garantirvi che la qualità è dentro di noi.

Chi può permettersi un piatto che costa oltre il necessario lo fa solo per immagine o megalomania o magari per poter raccontare, a chi non può, di aver mangiato un piatto di qualità, anche se fatto con prodotti scadenti e ben presentato. Mentre chi ha lo stretto necessario per vivere o mangiare, cerca di trovare il meglio con quello che può permettersi.

Tuttavia, la civiltà del bere e del mangiare ci impone delle regole standard… se poi ci sono quelli che non li rispettano allora li ignoriamo, per non dire disprezziamo, perché non sono come noi, fissati e sofisticati.

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Allora! 30 Marzo 2022 by Alloranews - Issuu