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UNA CITTÀ OLIMPICA PER SEMPRE Gianni Alemanno, Sindaco di Roma

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siste un legame indissolubile tra Roma e i Giochi Olimpici, egregiamente esplicato da Jacques Rogge, nel corso di una conferenza su Pierre de Coubertin, tenuta a Londra il 24 novembre 2008. Alla Royal Society of Arts, Manufactures and Commerce, il presidente del CIO ha affermato che “Una città che ha ospitato i Giochi, resta una città Olimpica per sempre”. E questa consapevolezza fa parte del DNA di Roma, sempre più capitale dello sport internazionale. I Giochi del 1960 hanno lasciato un segno profondo e indelebile nella storia millenaria della nostra città e dello sport tutto. Nel 2008 il giornalista vincitore del premio Pulitzer, David Maraniss, definì Roma 1960 “Le Olimpiadi che cambiarono il mondo”. Le ultime a misura d’uomo, le prime trasmesse in diretta tv in tutto il Mondo, che hanno fatto convivere uomini e donne nello stesso Villaggio Olimpico, che hanno affiancato atleti americani e sovietici, divisi soltanto da una rete di protezione; che hanno visto gareggiare nella stessa squadra gli atleti di Germania dell’Est e dell’Ovest, allora separate dal muro di Berlino, che hanno avviato i controlli antidoping per garantire lealtà e sicurezza sanitaria nello sport. Il Comune di Roma, insieme alla Fondazione Onesti, ha costruito per i prossimi mesi un palinsesto di iniziative e di eventi che divulgherà ad ampio spettro la storia e l’attualità dei “nostri” Giochi, con l’intento di avvicinare a questo ricordo la città e l’Italia in generale, ma soprattutto le generazioni che hanno potuto vivere l’esperienza olimpica solo attraverso il racconto dei propri familiari e grazie a immagini o ritagli di giornale. Ovviamente non sarà un’operazione nostalgica, bensì il tentativo di coniugare la storia e il futuro di Roma e dei suoi cittadini, nel rispetto dell’Olimpismo e dei valori che esso incarna. Cinquant’anni dopo la capitale si appresta a ricordare quell’esperienza unica, che ha lasciato all’intera città un patrimonio positivo e senza precedenti, dal quale vogliamo far partire il sogno di riportare in Italia l’Olimpiade nel 2020.


VERSO IL FUTURO RICORDANDO IL PASSATO Gianni Petrucci, Presidente Comitato Olimpico Nazionale Italiano

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Giochi Olimpici disputati a Roma nel 1960 hanno segnato un’epoca e lasciato un segno indelebile sul tessuto sociale, urbano e sportivo del nostro Paese. Abbiamo ereditato un patrimonio prezioso che ci ha consentito di modificare le nostre tradizioni in modo significativo, rilanciando l’immagine di una Nazione sensibile ai processi di crescita e integrazione, ma soprattutto pronta a guardare al futuro partendo dalla solida base del presente. Da quel giorno niente è rimasto come prima. I luoghi di quell’edizione olimpica hanno contribuito ad accrescere il nostro profilo sociale e culturale, oltre ad essere un esempio di funzionalità e indiscutibile fascino. Lo Stadio Flaminio, il Foro Italico nella sua globalità, con lo stadio Olimpico, il complesso del Tennis e lo Stadio del Nuoto, e poi ancora l’Acqua Acetosa, il Palazzetto all’Eur, e il Tre Fontane sono stati negli ultimi 50 anni teatro di sfide di assoluto livello, ospitando manifestazioni di grande prestigio e regalando credibilità al sistema Italia. Roma 1960 però è molto di più. Il modello dell’organizzazione sportiva è stato mutuato da quell’esperienza, capace di consegnare le chiavi per strutturare con successo e razionalità le Federazioni e lo stesso Comitato Olimpico Nazionale, grazie all’apertura con il mondo, all’acquisizione delle competenze necessarie per essere e rimanere all’avanguardia. Siamo stati antesignani in molte scelte, perché siamo riusciti, con umiltà, a capitalizzare quel grande evento sotto ogni profilo. Nessuno potrà poi cancellare i personaggi di quei Giochi Olimpici, da Berruti a Benvenuti, passando per i fratelli D’Inzeo, che hanno caratterizzato la scena, conquistandola con imprese che rimarranno scolpite negli annali. Si tratta di uomini capaci di andare oltre il mero successo sportivo, modelli per i più giovani, esempi per i colleghi e guide indispensabili per tutti gli amanti dello sport. Le celebrazioni legate al 50° anniversario di Roma 1960 vanno quindi interpretate nel modo più nobile e mi auguro costituiscano il viatico migliore per la candidatura della Capitale in vista dell’assegnazione dell’edizione dei Giochi Olimpici del 2020. Le tracce di modernità lasciate in dote da quel grande evento indicano il percorso da seguire.


LA STORIA PARTE DA ROMA Luca Pancalli, Presidente Comitato Italiano Paralimpico

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a storia del Paralimpismo parte proprio da qui, da Roma e dai quei Giochi del 1960 che hanno saputo tracciare un percorso che ci ha portati a diventare, oggi, quello che siamo. Dalle foto in bianco e nero siamo passati a quelle a colori, dalle immagini sfocate siamo arrivati a quelle in alta definizione ma tutte, indistintamente, parlano della stessa identica passione, tutte raccontano di sogni ed ambizioni, di successi e di traguardi raggiunti. Nel ’60 gli atleti vestivano maglie con la scritta INAIL, a testimonianza che tutto era nato da quel concetto di sport terapia inteso come riabilitazione fisica e mentale, che proprio in quegli anni il professor Antonio Maglio stava praticando nel Centro Paraplegici di Ostia da lui diretto. La proposta del professore inglese Ludwig Guttman di organizzare a Roma i primi Giochi Paralimpici, in concomitanza con la XVII Olimpiade, fu raccolta con entusiasmo da Maglio. Si trattava di un progetto ambizioso ma in linea con tutto ciò in cui credevano. I due professori, in questo modo, avevano gettato le basi per quello che poi sarebbe diventato il movimento paralimpico internazionale. In tutti questi anni ho avuto modo di ripercorrere molte volte quella straordinaria avventura attraverso i racconti di chi l’ha vissuta in prima persona. Le testimonianze di quei ‘pionieri’ del paralimpismo hanno lasciato un segno profondo in me, aiutandomi ad intraprendere la carriera di atleta, prima, e di dirigente sportivo, poi. Il prossimo traguardo che ci attende è rappresentato dai Giochi Olimpici e Paralimpici del 2020. Roma ha presentato un progetto articolato, orientato all’organizzazione dell’evento paralimpico in tutti i suoi aspetti, focalizzando l’attenzione sulle criticità che un appuntamento del genere presenta, prime fra tutte quelle legate al tema dell’accessibilità. Roma ha dimostrato di saper essere capitale dello sport mondiale in tutte le occasioni in cui è stata chiamata a rispondere ed ogni volta lo ha fatto con lo stesso spirito che, da sempre, la anima. La speranza ma anche la convinzione profonda è quella di tornare, nel 2020, ad essere protagonisti di un momento unico di sport ed integrazione per il mondo olimpico e paralimpico. Lo merita una città che, cinquant’anni fa, ha saputo indicare un nuovo ideale di sport.


Roma capitale dello sport


LA RICCHEZZA DEI GIOCHI Alessandro Cochi, Delegato alle Politiche Sportive del Comune di Roma

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i apprestiamo a festeggiare l’indimenticabile Olimpiade del 1960, a cinquant'anni di distanza. Lo facciamo non senza una certa emozione dettata dai ricordi di quei Giochi che mostrarono al Mondo l'efficienza, l'organizzazione, la storia e la modernità di una Roma che, sottolineano i nostri padri, per tanti versi non c'è più. Rivedere quelle vecchie immagini, studiare quei documenti ormai ingialliti dal tempo, ascoltare i racconti tanto degli atleti che dei sostenitori presenti in quell'agosto-settembre romano, ha sempre più un sapore agrodolce e al tempo stesso rappresenta uno stimolo per ricreare le condizioni affinché anche una prossima possibile Olimpiade lasci il segno nel cuore e nella vita dei concittadini e di tutti gli italiani. Soprattutto oggi, come Delegato, ho la fortuna di ascoltare diversi "addetti ai lavori" un po' avanti con gli anni ma ancora entusiasti di quella bellissima pagina di storia sportiva e culturale della nostra città. Il 1960 lasciò ai romani strutture e infrastrutture che persino oggi fanno parte del nostro quotidiano e funzionano al meglio. Il Foro Italico, iniziato negli anni '30 e terminato alla vigilia dell'appuntamento olimpico è tutt'ora considerato un gioiello ed è punto di riferimento per lo sport italiano e mondiale. Lo stadio Flaminio (realizzato allora sul quello intitolato al grande Torino) è oggi patria del rugby e non solo. E poi il Palazzo dello Sport che nel frattempo ha preso il nome di uno sponsor, il laghetto dell'Eur con la piscina delle Rose, il Palazzetto di viale Tiziano, gli impianti di varie discipline delle Tre Fontane, l'Acqua Acetosa con la zona Tor di Quinto, lo stadio delle Terme e la Stella Polare di Ostia. E altri ancora...

Il Velodromo, invece, siamo riusciti a farlo degradare prima, e scomparire poi... Anche le infrastrutture sono state importanti per la nostra città: dai sottopassaggi veicolari costituiti per favorire il traffico urbano, all'aeroporto di Fiumicino; dalla via Olimpica, fino ad un intero quartiere come il villaggio Olimpico zona destinata a ospitare gli atleti e successivamente dato in eredità alla popolazione per uso residenziale. Ecco, se devo pensare ai Giochi del 2020, vorrei che si lavori con l'idea di lasciare ai romani una Roma migliore di oggi, sia dal punto di vista delle strutture sportive, sia da quello delle infrastrutture. Tenendo sempre presente che i grandi risultati si ottengono con la programmazione e con il lavoro, quello sul territorio dove si uniscono i valori alle capacità tecniche in una prospettiva d’insieme. Dal geometra all'architetto, dall' ingegnere al grande urbanista. Al centro come nelle periferie dobbiamo costruire campi, palestre, scuole attrezzate, centri sportivi polivalenti, da utilizzare in chiave olimpica, magari come impianti sussidiari d'allenamento: e dobbiamo continuare a promuovere lo sport in ogni sua forma e divulgare i principi sani dell'attività sportiva agonistica e di base, prima durante e dopo il possibile "Grande Evento". Anche questa pubblicazione, fortemente voluta dal Comune di Roma, ha questa mission: raccontare lo sport, i suoi attori, i suoi princìpi. A partire dalla più bella Olimpiade della storia. Quella della nostra Roma, Caput Mundi e Caput Sport, possibilmente ora come allora. Per misurarci ancora con una nuova entusiasmante straordinaria pagina, di questa "giovane" città millenaria.


NUMEROTRENUMEROTRENUMEROUNO NUMEROTRE Roma 1960: sono passati cinquant’anni da quell’anno straordinario, da quella Roma magica e piena d’incanto e quell’Olimpiade che sarà ricordata in una estate ricca di festeggiamenti. Anche la rivista SPQR SPORT, con questo numero monotematico, vuole rendere un giusto tributo ad un evento nella mente e nel cuore di tutti.

LA COPERTINA

Sommario I giochi dell’antichità

SPQR SPORT Rivista ufficiale Comune di Roma, Politiche dello Sport

Mensile di informazione a distribuzione gratuita Reg. Trib. di Roma n. 21 del 27-01-10 IN PRIMA, in un’ideale fusione tra Numero 3 l’attualità del 1960 ed i XVII Giochi luglio_2010 di Roma, i protagonisti del film “La

Dolce Vita”, uscito nelle sale di tutto il mondo proprio nel 1960, osservano gli atleti olimpici: Cassius Clay, Abebe Bikila e gli italiani Benvenuti, D’Inzeo e Berruti.

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Le Olimpiadi moderne

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Editore Alfacomunicazione Srl Via del Giuba, 9 - 00199 Roma Direttore Responsabile Fabio Argentini

L’Olimpiade del 1960

Redazione Via C. Bavastro, 94 - 00154 Roma Tel. 06 671070333 Fax. 06 671070332 redazione@spqrsport.it - grafica@spqrsport.it commerciale@spqrsport.it

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Art Director Alberto Brunella Stampa Centro Rotoweb Srl - Roma DIFFUSIONE. La rivista è distribuita nel corso degli eventi sportivi dove è presente il Comune di Roma e free press in tutte le piazze più importanti dei 19 municipi romani (l’elenco dei punti è sul web all’indirizzo www.spqrsport.it dove si possono anche consultare le pagine della pubblicazione). Per ritirare una copia è anche possibile contattare il numero 06.6710.70315 (Ufficio Sport). In collaborazione con Ufficio Stampa Campidoglio Ufficio Sport Saverio Fagiani, Maria Iezzi Hanno collaborato Andrea Abodi, Luca Aleandri, Rino Barillari, Gianluca Boserman, Umberto Broccoli, Enrico Carbone, Stephen Don, Roberto Fabbricini, Saverio Fagiani, Franco Fava, Giorgio Franchetti, Andrea Frediani, Giancarlo Governi, Maria Iezzi, Eugenio Liguori, Anita Madaluni, Eleonora Massari, Maurizio Massari, Piero Mei, Luca Montebelli, Luigi Panella, Federico Pasquali, Mario Pennacchia, Valerio Piccioni, Stefano Piccheri, Roberto Rean Cont, Carlo Santi, Gianfranco Tobia, Emanuela Valente. Partner Getty Images Agenzie e fotografi Getty Images: Paolo Bruno, Luis Castillo, Franco Origlia, Pietro Rolandi. Comune di Roma: Fabio Callini, Stefano Bertozzi, Marco Catani, Claudio Papi, Claudio Valletti. Benvenuti (archivio privato), Bikila (archivio privato), Fondazione Giulio Onesti, Phila-Sport, Unione Italiana Collezionisti Olimpici e Sportivi (archivio)

Correva l’anno...

132 Verso il 2020

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776 a.C. Olimpiadi, antiche le origini

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spq ort EROI DEL PASSATO Da Atene: • Aurelios Zopyros (lotta) Da Siracusa: • Astylos di Siracusa (484 a.C. Stadion e Diaulos; 480 a.C. Stadion, Diaulos, Oplitodromos) Da Sparta: • Chionis di Sparta (Corsa: stadium, diaulos. Salto in lungo e triplo) Da Rodi: • Diagoras di Rodi (Lotta 79a Olimpiade, 464 a.C.) e i suoi figli Akusilaos e Damagetos (Lotta e Pancrazio) • Leonidas di Rodi (Corsa: stadium, diaulos e hoplitodromos) Da Taranto • Icco (Pentathlon; 77a Olimpiade, 472 a.C.) Da Imera • Crison di Imera (Stadion, per tre volte, nel 448 a.C., 444 a.C. e 440 a.C.) ricordato nel Protagora di Platone come esempio di atleta famoso Da Agrigento: • Exainetos di Agrigento (Stadion nel 416 a.C. e nel 412 a.C.) Da Naxos: • Tysandros di Naxos (Pugilato, nel 572 a.C., 568 a.C., 564 a.C. e 560 a.c.) Da Crotone: • Astylos di Crotone (Corsa: stadium, diaulos and hoplitodromos) • Milo di Crotone (lotta, 540 a.C. tra i fanciulli e dal 532 a.C,al 512 a.C. tra gli adulti) Da Elide: • Corebo di Elide corsa, primo vincitore olimpico Da altre città: • Symmakos di Messina (Stadion nel 428 a.C. e nel 424 a.C.) • Theagenes di Thasos (Predazzo)

Attività sportive svolte STADION (gara di corsa) DIAULOS (distanza doppia dello Stadion) DOLICOS (corsa di resistenza) PUGILATO LOTTA PANCRAZIO (gara di lotta) PENTATHLON (salto in lungo, lancio del giavellotto, Lancio del disco, corsa, lotta) HOPLITODROMOS (corsa con le armi) GARE EQUESTRI (corse dei carri e dei cavalli)

Nel bassorilievo, atleti greci coinvolti in vari sport: corridore in posizione di partenza, lottatori, e lanciatore di giavellotto. In alto nel box la statua di un discobolo


ito, Storia o Leggenda. Una di Anita MADALUNI nascita, quella delle Olimpiadi, che affonda radici tanto a ritroso nel tempo quanto attecchite in un terreno dalla fertilità affascinante: quello del profondo senso morale e civico che accompagnerà il loro… ”parto”. Ma che, purtroppo, non le condurrà, con identiche caratteristiche, fino ai giorni nostri. Perché, se la loro collocazione religiosa - che le voleva dedicate ai defunti nella intenzione commemorativa di grandi monarchi e antenati fondatori - caratterizzò il primordiale spirito vitale, non così profondo fu il loro percorso “evolutivo”. La divina volontà le situa, nel 776 aC, ad Nell’immagine di un antico vaso Olimpia (città del 450 a.C. , un atleta si cimenta in dedicata a una forma di antico lancio del peso Zeus) e ne dà sualmente, socialmente, culturaluna connotazione – diremmo noi oggi mente escluse – pena la morte - fi- piuttosto campanilistica e classista: n’anche durante il passaggio romano apertura esclusiva verso partecipanti greci rigorosamente liberi e non schiavi e - manco a dirlo - di sesso maschile. Certo… il risultato di tale chiusura sociale assumeva, per contro, un significativo ruolo di salda e intaccabile unione nazionale. Le donne, ammesse soltanto con la nascita delle Olimpiadi Moderne (eccezion fatta per la Sacerdotessa, figura venerata cui era riservato addirittura un posto d’onore) ne restavano ses-

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che rese quelle gare Ecumeniche, ossia universali e aperte a tutti. Non erano, i giochi olimpici, eventi sportivi; o almeno non nell’accezione moderna. Il termine sport come pratica di gioco o di competizione, non esisteva nella Grecia antica. Il significato di quei momenti era insito in idiomi come Gymnos (nudo, perché in tale condizioni gli atleti si confrontavano) o Agon (lotta, emulazione); Athon (sforzo) o ancora Athlos (exploit, combattimento). Tutte definizioni madri degli attuali agonistico, atletico. Precedute da riti e sacrifici propiziatori verso gli Dei, si svolgevano già allora ogni 4 anni ed escludevano perentoriamente, anche tra il pubblico, la presenza femminile. Le olimpiadi antiche si dividevano in due grandi categorie:

I GIOCHI PANELLENICI (a loro volta scomposti in Olimpici: i più antichi e prestigiosi, nati nel 776 a.C., premiati con

Le città partecipanti dell’antica Grecia Il sito nel quale hanno luogo i Giochi giace nella valle del fiume Alfeo (oggi Alfios), nel Peloponneso nord-occidentale, 15 chilometri all’interno rispetto alla costa dove sfocia il fiume dopo 110 chilometri di percorso, circondato da dolci colline. Una di esse, posta a nord-est, è detta la collina di Crono, padre degli dei. La zona è destinata fin dalle origini al culto di Zeus e abitata solo da sacerdoti. Cuore del sito è l’Altis, espressione dialettale per alsos, bosco sacro. È sacro il recinto, circondato dalle installazioni sportive e dagli edifici pubblici destinati ai Giochi. Non è, in epoca micenea, luogo di culto o di abitazione ma a partire dalla fine del primo millennio vi si ritrovano una ricca varietà di figurine votive e in epoca più tarda grandi tripodi in bronzo.

OLIMPIADI ANTICHE | 12


spq ort corona di olivo selvaggio, sviluppati a Olimpia in onore di Zeus. Pitici: svolti a Delfi in onore di Apollo, aperti da un concorso musicale e premiati con corona di alloro, in ordine di importanza subito successivi ad Olimpia. Istmici: organizzati ogni due anni in onore di Poseidon e dell’eroe Mélicerte, nati nel 582 a.C., premiati con corona di pino. Nemei: inaugurati a Nemè nel 573 a.C. e sempre in onore di Zeus, dove le foglie di sedano caratterizzavano la corona del vincitore.

Ieri il Pancrazio nell’antica Grecia, oggi il Pugilato. E se Benvenuti avesse combattuto allora?

I GIOCHI PANATENAICI, mai assurti al rango dei Panellenici ma non per questo meno prestigiosi (premi in oro e argento ai vincitori del concorso musicale, scudi ed olio di oliva per chi si distingueva in ippica e ginnastica). Fondati nel 566 a.C., appartenevano alle grandi Panatenee di Atene ed erano ovviamente dedicati alla dea Atena. Occorsero ben 13 Olimpiadi (qualche fonte cita 16) per passare dalla Prova Unica consistente in una semplice corsa piana, alle prove più numerose e complesse; dalle pesanti gare di lotta, pugilato e pancrazio, alle corse con le bighe o le quadrighe (vinte anche da donne, ma come proprietarie degli animali). Passando per la cinquina del pentathlon con la sua lotta, corsa dello stadio, salto in lungo, lancio del peso e del giavellotto: arrivando fino a concorsi per araldi e trombettisti (importanti perché aprivano le gare con i loro squilli) e agli amati concorsi musicali istituiti da Nerone – appassionato di canto e musica in genere - che, desiderando tanto ardentemente (nel suo caso mai avverbio fu più indicato) vincere una Olimpiade, obbligò gli organizzatori ad istituire le discipline a lui più consone. Senza alcun dubbio, il comportamento politically correct adottato dagli organizzatori dei giochi (governanti antenati) consisteva nel rigoroso – pena la squalifica - rispetto della tregua assoluta verso qualunque tipo di ostilità. Perfino il periodo antecedente coordinamento e allestimento era considerato sacro. Sospendeva, addirittura, le pene capitali. Chiunque giungesse ad Olimpia, anche un mese prima delle gare, doveva lavorare in assoluta tranquillità: atleti, allenatori, amici e parenti. C’era già abbastanza da combattere con asperità e ostacoli di altro tipo, sui quali ci si doveva concentrare con

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n qualcosa solo simile al pugilato misto a lotta. Lo scopo era vincere sull'avversario utilizzando tutte le proprie forze, a mani nude. E i contendenti avevano la possibilità di usare tutte le tecniche possibili: sgambetti, proiezioni, leve articolari, pugni, calci, ginocchiate, gomitate, unghiate, tecniche di rottura delle dita, morsi, possibilità di strozzare l'avversario. Nell'antica Grecia, patria di questo sport, la durezza degli attacchi era tale che dal combattimento spesso si usciva vincitori con la morte del proprio avversario. Il Pancrazio, dunque, cugino del Pugilato? Ma per carità! Neanche lontano parente! Non è assolutamente corretto considerare quella lotta tra umani come uno sport. Non c'era confronto, e neanche scontro, se vogliamo. Non esisteva una tecnica, niente tattiche. Altro che Arte Nobile. Nel Pancrazio non c’era assolutamente nulla che somigliasse ad una competizione. Era soltanto una dimostrazione di forza. Di forza bruta e senza regole. Violenza gratuita spacciata per gara. Ovvio che non potesse avere futuro; anzi, che non lo avrebbe avuto. Ed è stato saggio che la sua inciviltà sia scomparsa dalla scena olimpica. E non solo...

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venut Nino Ben

pragmatismo, come la torrida canicola del periodo estivo, le cui condizioni estreme di carenza idrica potabile furono poi risanate con la costruzione dell’acquedotto nel 156 d.C. Una soluzione a difficoltà pratiche che non bastò ad ovviare anche alla crisi interiore della Olimpiade. Una – oseremmo dire - questione morale ante litteram. La cura/cultura del corpo che diventa prioritaria rispetto all’armonia psico-fisica globale (quanto è moderno tutto ciò!); i sospettosi privilegi ottenuti troppo oltre la semplice gloria; la crisi politica ingestibile culminata con il crollo dell’Impero Romano e le continue invasioni barbariche (piuttosto violente e per nulla te-

OLIMPIADI ANTICHE | 13

levisive); una ideologia cristiana che certo non esalta la fisicità a discapito della spiritualità. E, con l’Editto di Teodosio, nel 392 d.C., è la fine. Ci volle la figura carismatica del barone Pierre de Coubertin, a distanza di ben 1500 anni, per consacrare, ad Atene, la nascita delle Moderne Olimpiadi, conferendo nuovamente luce allo splendore della cultura classica. Un bagliore, certo, che soprattutto nelle ultime edizioni ha sofferto di inaspettate (?), fastidiose, forse prevedibili e previste, dunque evitabili eclissi. Ma nell’articolo ci siamo occupati di antichità… Mentre questa è… tutta un’altra Storia. Contemporanea.


Nella fusione grafica di apertura: J. A. Saramanch, il barone de Coubertin, il braciere olimpico, il tiro alla fune, le sacerdotesse che eseguono la cerimonia per l'accensione della Fiamma Olimpica


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LE 1896 OLIMPIADI MODERNE

tene. Roma. I Giochi Antichi e i Giochi Moderni. Il barone de Coubertin e il business del più grande evento sportivo, economico e mediatico. Il dilettantismo e il professionismo. Pace e guerra. Boicottaggi e attentati. I Giochi fatti e quelli mancati. La prima volta delle donne e della televisione nella kermesse dei cinque cerchi. L’affascinante saga dell’Olimpiade affonda le radici nel lontano VIII secolo a.C., nell’Antica Grecia. E torna a rivivere, coi suoi simboli e le sue magìe, nel 1896 ad Atene, da dove era iniziata quasi tre millenni prima, per iniziativa di un manipolo di aristocratici francesi guidati dal barone Pierre de Coubertin, il 25 novembre 1892, dopo una riunione all’Università della Sorbona a Parigi. Fu lo statunitense James Connolly a vincere la prima medaglia olimpica nel 1896, oltre 1500 anni dopo l’ultima edizione dei Giochi Antichi. In realtà, dopo aver vinto il salto triplo, Connolly fu premiato con un ramoscello d’ulivo e una medaglia d’argento (quella placcata d’oro sarebbe arrivata più tardi). Ma fu il pastore Spyridon Louis a legare il proprio nome alla prima Olimpiade dell’era moderna,

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di Franco FAVA vincendo i 40 km della maratona da Olimpia allo stadio Panathinaiko di Atene. Furono solo 43 le gare del programma, oltre all’atletica si gareggiò nel ciclismo, ginnastica, lotta, nuoto, scherma, sollevamento pesi, tennis e tiro a segno. Quindici le nazioni per un totale di 246 atleti. Tutti uomini. Convinto che Atene fosse la sede natura-

furono meno del 10 per cento degli uomini (272 contro 2.596). L'esperienza non fu però positiva per l'emancipazione dello sport rosa. Accadde infatti che le otto finaliste degli 800 metri (la distanza più lunga in cui furono ammesse), stramazzarono a terra appena tagliato il traguardo. Furono riammesse a correre il doppio giro solo 32 anni dopo, ai Giochi di Roma 1960. Da lì la rincorsa verso l'uguaglianza anche nella fatica fu rapida.

La prima Olimpiade “Moderna” si tiene ad Atene nel 1896. E non è un caso. I Giochi ripartono proprio da dove erano nati, nell’antica Grecia. Inizia un’avventura destinata a durare fino ai giorni nostri... le dei Giochi in modo permanente, re Giorgio I di Grecia chiese a de Coubertin una conferma in tal senso. Ma il barone non rinunciò all’idea di un’Olimpiade itinerante. Mentre le donne furono accettate ai Giochi solo quattro anni dopo a Parigi, anche se la loro presenza fu limitata a una manciata di partecipanti fino all'edizione di Amsterdam 1928. Quando per la prima volta si disputarono anche gare di atletica al femminile. In totale le atlete in gara a quei Giochi

LE OLIMPIADI MODERNE | 15

Nel 1984 a Los Angels la prima maratona femminile. Oggi la percentuale delle donne ai Giochi è superiore al 40 per cento e il Cio non ammette più discriminazioni tra i due sessi nel programma gare. E dopo l'annuncio di pochi giorni fa del Comitato Olimpico del Qatar («Londra 2012 anche le nostre atlete parteciperanno alle gare di atletica per la prima volta»), solo l'Arabia Saudita si ostina a discriminare le donne. Quella di Roma, mezzo secolo fa, fu


1976 Montreal 1932 - 1984 Los Angeles

1904 Saint Louis 1996 Atlanta

1968 Città del Messico

Il giro del Mondo Olimpiade per Olimpiade

Pierre de Coubertin

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l'ultima Olimpiade dal sapore romantico, cui partecipò una città intera. Ma anche la prima godibile in tutto il mondo. La prima per la quale furono pagati i diritti televisivi (394.000 dollari da parte della CBS). Oggi la NBC sborsa più di un miliardo di dollari per aggiudicarsi i diritti dal Cio. Ma lo spirito olimpico calò sulla Capitale già più di un secolo fa. La prima volta di Roma risale all’edizione del 1908, quella poi organizzata a Londra. Quella che ancora oggi lega i suoi ricordi all’impresa dello sfortunato maratoneta di Carpi, Dorando Pietri, colui che vinse e perse la corsa sul traguardo allo Shepherd’s Bush Stadium che per la prima volta si svolse sul classico tracciato di 42 km e 195 metri, perché i reali britannici vollero che

Pierre de Frédy, barone de Coubertin (Parigi, 1º gennaio 1863 – Ginevra, 2 settembre 1937), è stato un pedagogista e storico francese, conosciuto per essere stato il fondatore dei moderni Giochi olimpici. Nato da una famiglia aristocratica, venne ispirato da una sua visita ai college e alle università inglesi e americane.

L’idea

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Pierre de Coubertin pensò ad una competizione per promuovere l'atletica leggera e, grazie al crescente interesse per le olimpiadi antiche nutrito dalle scoperte archeologiche di Olimpia, organizzò un congresso, nel 1894, alla Sorbona di Parigi, dove annunciò l'idea di recuperare gli antichi Giochi Olimpici. Il congresso portò all'istituzione del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), del quale de Coubertin divenne segretario generale e poi Presidente quando sostituì il greco Vikelas. Il congresso decise che la prima Olimpiade moderna si sarebbe svolta ad Atene. Pierre de Coubertin rimase presidente onorario del CIO fino alla sua morte nel 1937. Venne sepolto a Losanna (la sede del CIO), anche se il suo cuore è stato seppellito separatamente, in un monumento vicino alle rovine di Olimpia.

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partisse dal Castello di Windsor. L'edizione in cui il danese Sophus Nielsen segnò 10 gol alla Francia e lo statunitense Ray Ewry nell’atletica collezionò l’ottava medaglia d’oro olimpica in gare individuali. Quella Olimpiade che de Coubertin aveva già assegnato a Roma, perché i Giochi nella Capitale avrebbero recuperato lo spirito dell’antichità ellenica. Roma, che a quei tempi contava poco più di 200.000 abitanti, avrebbe dovuto organizzare in contemporanea an-

2016 Rio de Janeiro

che un’esposizione internazionale per celebrare i 60 anni della promulgazione dello Statuto di Carlo Alberto. Il comitato organizzatore era presieduto dall’allora sindaco di Roma, il principe Prospero Colonna. Con la crisi in Campidoglio nel 1906 Colonna abbandonò la presidenza del Gran Comitato organizzatore. Nel 1907 fu eletto primo cittadino Ernesto Nathan che, tro-

Una riunione del Cio in preparazione dei Giochi del 1896. Seduto a sinistra c'è de Coubertin e al centro il presidente Dimitrios Vikelas


spq ort 1980 Mosca 2008 Pechino 1988 Seoul

1964 Tokyo

1952 Helsinki 1912 Stoccolma 1908 1928 1948 Amsterdam 2012 Londra 1920 Anversa

1936 Berlino 1972 Monaco

1900-1924 Parigi

1992 Barcellona

vando le casse del Campidoglio praticamente vuote, riconsegnò l’Olimpiade a de Coubertin. A Nathan si deve la famosa frase: «Non c’è trippa per gatti», pronunciata mentre tagliava dal bilancio comunale la voce «cibo per gatti», i randaggi che stazionavano sotto il Campidoglio. Mussolini candidò nuovamente la Capitale per l’edizione del 1940, quattro anni dopo i Giochi hitleriani di Berlino 1936, quelli rimasti alla storia per le imprese di Jesse Owens e per la prima medaglia d’oro conquistata dall’Italia con una donna (Ondina Valla negli 80 ostacoli). Ma subito dopo il Duce la ritirò a favore di Tokyo. Lo scoppio della guerra, però, annullò quei Giochi. Si riprese nel 1948, quando il mondo olimpico si ritrovò nuovamente a Londra, in una città ancora ferita dal conflitto mondiale. Nel 1952 fu la volta di Helsinki, nei

1956 Melbourne 1960 Roma

2000 Sydney

(Stoccolma)

1896-2004 Atene

Giochi che videro il cecoslovacco Emil Zatopek, vincere tre ori, nei 5000 metri, 10.000 metri e nella maratona, distanza che non aveva mai corso prima. Ancora oggi è l’unico ad aver dominato le tre gare nella stessa Olimpiade. Messico 1968 fu l’Olimpiade dei record tra le nuvole. Su tutti il salto nel futuro di Bob Beamon: un volo di 8 metri e 90 nel lungo. Limite inviolato fino al 1991. Il primo 100 metri corso in meno di 10”. E la prima squalifica per doping, lo svedese del pentathlon moderno, Hans-Gunnar Liljenwall, positivo per eccesso di alcol. Olimpiade simbolo del Black Power, con i pugni sul podio di Tommie Smith e John Carlos. La tragedia di Monaco 1972, con l’eccidio di undici atleti e tecnici israeliani da parte del commando palestinese di Settembre Nero. Fu la prima

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Olimpiade a fermarsi per un giorno in segno di lutto. Ma fu anche l’Olimpiade che consacrò le sette medaglie nel nuoto di Mark Spitz. Record battuto due anni fa a Pechino da un altro statunitense, Michael Phelps. La rivolta dell'Africa a Montreal 1976, che lasciarono il villaggio olimpico in segno di protesta contro la Nuova Zelanda, rea di intrattenere rapporti sportivi nel rugby con il Sudafrica dell'apartheid. I Giochi boicottati di Mosca 1980 per l'invasione sovietica dell'Afghanistan e dell'oro di Pietro Mennea sui 200 venti anni dopo Berruti. Degli azzurri con le stellette rimasti a casa. Los Angeles 1984 e del contro-boicottaggio dell'Unione Sovietica e dei Paesi socialisti. Poi Barcellona 1992, ancora oggi esempio di come un'Olimpiade possa modernizzare una città. Atene 2004 che si rifà il trucco sforando i conti e la prima volta della Cina con le meraviglie di Pechino 2008. In attesa di tornare tra due anni per la terza volta a Londra. E scoprire ancora la magìa olimpica, di un fascino antico che si rinnova ogni quattro anni.


1896 2008 Lo Stadio Panathinaiko costruito per ospitare la prima Olimpiade dell’era moderna. La sua forma è a ferro di cavallo


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I OLIMPIADE

1896 ATENE Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Gli elementi del manifesto olimpico sono collegati dall’iscrizione "776-1896", a simboleggiare il passaggio di consegne tra i Giochi dell’antichità e i primi Giochi dell'era moderna. Poi, lo stadio Olimpico, l'Acropoli, la Dea Atena con il ramo di olivo destinato al vincitore.

14 241 (241 uomini - 0 donne) 43 in 9 sport 6 aprile 1896-15 aprile 1896

{

Niente donne, siamo ai Giochi! Non sono ammesse le donne in rispetto delle antiche Olimpiadi greche, dove il gentil sesso non solo era escluso dalle competizioni ma non poteva nemmeno assistere alle gare.

Scherma, Fioretto individuale maschile, una veduta aerea che mostra due concorrenti in azione

È

medagliere NAZIONE STATI UNITI GRECIA GERMANIA FRANCIA G. BRETAGNA/IRLANDA* UNGHERIA AUSTRIA AUSTRALIA DANIMARCA SVIZZERA

ORO 11 10 6 5 2 2 2 2 1 1

ARGENTO BRONZO TOT. 7 2 20 16 19 45 5 2 13 4 2 11 3 2 7 1 3 6 1 2 5 0 0 2 2 3 6 2 0 3

Misura: 39 mm

Un atleta si cimenta nel sollevamento ad una mano, disciplina, poi, caduta in disuso

la prima Olimpiade dell’era moderna voluta dal barone francese de Coubertin. L’idea è quella di riproporre i giochi dell’antica Grecia, banditi dall’Imperatore Teodosio 1500 anni prima. Le cerimonie di apertura e chiusura si svolgono allo stadio Panathinaiko di Atene. Il primo campione olimpico è l'americano Connolly che vince nel salto triplo. È, invece, il tedesco Schuman l’atleta con più medaglie conquistate: porta a casa ben 4 ori. Non c’è spedizione azzurra: l’unico italiano è un certo Giuseppe Riva che risiede ad Atene da 15 anni.

*L’Irlanda fa parte della Gran Bretagna

Autore: Jules Chaplain - Realizzazione: Zecca di Parigi (Francia) Soggetto fronte: Giove con Nike e ramo di alloro su globo terrestre Soggetto retro: Città di Atene e Acropoli e scritta “Giochi Olimpici Internazionali Atene 1896”.

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I OLIMPIADE

Paraskevopoulos, medaglia d’argento, ritratto in una sequenza del lancio del disco

le prime discipline Disciplina N.ro competizioni Atletica leggera 12 Ciclismo 6 Su strada 1 Su pista 5 Ginnastica 8 Lotta 1 Nuoto 4 Scherma 3 Sollevamento pesi 2 Tennis 2 Tiro a segno 5 Carabina 2 Pistola 3 TOTALE (9 DISCIPLINE) 43

Mezzi e abbigliamento dei ciclisti dell’epoca

La partenza dei 100 metri. Thomas Burke sarà il vincitore

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le sedi

Medaglie per tutti.

ATENE Stadio Panathinaiko (cerimonie di apertura e di chiusura, atletica leggera, ginnastica, lotta, sollevamento pesi). Tennis Club (tennis). Zappeion (scherma).

Partecipanti e vincitori di Maurizio TECARDI* uso di ricompensare i vincitori delle gare olimpiche con delle medaglie, risale alla prima edizione dei Giochi dell’Era Moderna. Ad Atene, infatti, nel 1896, al primo e al secondo classificato vennero date delle medaglie, rispettivamente d’argento e di bronzo. E vennero accompagnate, in quell’occasione, ad una corona d’olivo o di alloro e da un diploma. L’introduzione dell’oro medagliato ci fu quattro anni dopo, a Parigi, nel 1900. Non si trattò però di medaglie ma di placchette e l’oro fu solo vermeille e cioè argento ricoperto d’oro. Quest’uso limitato del metallo più pregiato rimase una consuetudine: infatti, da allora, le medaglie d’oro olimpiche sono sempre d’argento dorato mentre al secondo e al terzo classificato sono riservate quella d’argento e di bronzo. Per quanto riguarda i soggetti delle medaglie la loro scelta venne lasciata, fino ai Giochi della VIII Olimpiade, Parigi 1924, alla libera fantasia dei Comitati Organizzatori. Quattro anni dopo, nel 1928, il Comitato Internazionale Olimpico (Cio) decise che le medaglie riservate ai vincitori dovevano essere uguali a quella che l’artista italiano Giuseppe Cassioli aveva presentato al “concorso d’arte per le medaglie”, organizzato dallo stesso Cio e del quale risultò vincitore. Il Cio decise anche che la medaglia di Cassioli doveva essere, fino a un’eventuale nuova decisione, utilizzata anche per le future edizioni dei giochi dell’Olimpiade. Libera scelta in questo campo venne invece concessa ai Comitati Organizzatori dei Giochi olimpici invernali. Questo per quanto riguarda la medaglia dei vincitori. Ci sono, poi, sempre nel campo delle medaglie olimpiche, le medaglie di partecipazione, diverse per ogni edizione dei Giochi olimpici sia come disegni che per l’uso di differenti metalli. Le medaglie dei vincitori e quelle di partecipazione sono da considerare le uniche ufficialmente olimpiche in quanto realizzate dai vari Comitati Organizzatori sotto il controllo del Cio.

L’

ALTRE SEDI Baia di Zea, Pireo (nuoto). Poligono, Kallithea (tiro a segno). Velodromo di Neo Phaliron, Falero (ciclismo, tennis)

Lo stadio Panathinaiko visto dal parterre

Gli spettatori verso lo stadio

* Presidente Unione Italiana Collezionisti Olimpici e Sportivi

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II OLIMPIADE

1900 PARIGI Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Diversi i soggetti per i manifesti, atletica leggera, canottaggio, ciclismo, scherma e ginnastica. Qui, una schermidrice femminile nella mano destra con le tre tradizionali armi fioretto, spada e sciabola. Tuttavia, va osservato che le donne non parteciparono alle gare di scherma fino al 1924.

24 997 (975 uomini - 22 donne) 95 in 20 sport 14 maggio 1900 - 28 ottobre 1900

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Ecco il gentil sesso Escluse dalle Olimpiadi del 1896, nella seconda edizione vengono ammesse le donne, sono in tutto 22. Le prime due a scendere in campo sono le francesi Brohy e Ohnier e gareggiano nel croquet.

Parigi, tiro alla fune, una squadra mista Svezia-Danimarca batte la Francia Giochi si svolgono in concomitanza con l’Esposizione universale e le autorità francesi non riservano alla manifestazione sportiva la stessa attenzione dell’Expo. L’Olimpiade finisce, così, per essere una delle attività che fa da cornice all’evento. La star di questa edizione è l’americano Alvin Kraenzlein che trionfa nei 60 metri, nei 200 e 110 metri a ostacoli e nel salto in lungo. L’Italia partecipa alla manifestazione con undici sportivi che si aggiudicano 1 oro e un argento. Il conte Giangiorgio Trissino è il primo vincitore olimpico italiano nell’equitazione e Antonio Conte nella scherma. Il cricket è l’unica volta che fa parte dei Giochi. A contendersi il titolo solo due nazioni: Gran Bretagna batte Francia 262 a 104.

I

Misura: 39 mm

CHARLOTTE COOPER Charlotte Cooper membro dell'Ealing Lawn Tennis Club. Vinse il suo primo torneo di Wimbledon nel 1895. Prima donna campionessa olimpica della storia, vinse 5 tornei, l'ultimo all'età di 37 anni record anagrafico mai eguagliato.

NAZIONE ORO FRANCIA 28 STATI UNITI 19 GRAN BRETAGNA* 17 BELGIO 6 SVIZZERA 6 GERMANIA 4 ITALIA 3 FRANCIA/G. BRETAGNA 2 AUSTRALIA 2 DANIMARCA 1

ARGENTO BRONZO TOT. 43 38 109 14 15 48 5 6 28 6 5 17 2 1 9 3 2 9 2 0 5 1 1 4 0 3 5 3 2 6

Misura: 39 mm

medagliere

*Galles, Scozia e Irlanda fanno parte della Gran Bretagna

Autore: Frédéric Vernon - Realizzazione: Zecca di Parigi (Francia) Soggetto fronte: Vittoria alata con sullo sfondo la città di Parigi e l’insieme dell’Esposizione - Soggetto retro: Atleta vittorioso sul podio con ramo di olivo, stadio ed Acropoli sullo sfondo.

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1904 SAINT LOUIS Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Il manifesto è anche la riproduzione della copertina del programma dei Giochi. Particolare la scelta di un disegno della città ospitante, impreziosito dall'uso di un effetto ad occhio di pesce.

12 651 (645 uomini - 6 donne) 91 in 16 sport 1 luglio 1904 - 23 novembre 1904

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Arrivano le... medaglie Fanno il loro esordio le medaglie d’oro, d’argento e di bronzo da mettere al collo ai primi tre classificati in ciascuna gara. Tra gli sport c’è l’esordio del pugilato, della lotta libera e del decathlon.

St. Louis, USA, partenza dei 400 metri

RAY EWRY ella prima Olimpiade americana si ripongono le speranze di far dimenticare il flop dei Giochi precedenti durati cinque mesi. Ma anche in questo caso la manifestazione non ottiene gran successo, soprattutto in fatto di presenze: gli Stati Uniti sono lontani e molti atleti europei rimangono a casa. L’Italia non partecipa. Anche il barone de Coubertin decide di non andare nel Missouri, prevedendo il fiasco. Tra i protagonisti del 1904 c’è l’americano Archie Hahn, soprannominato la meteora di Milwaukee, che vince 3 ori nell’atletica leggera: 60m, 100m e 200m. Nei 200, correndo in 2 minuti e 16, realizza addirittura il miglior tempo, un record superato solo 28 anni più tardi. Nella ginnastica spicca lo statunitense George Eyser che conquista 6 premi nonostante la protesi di legno alla gamba sinistra.

N

medagliere NAZIONE ORO STATI UNITI 75 GERMANIA 4 CANADA 4 CUBA 3 UNGHERIA 2 AUSTRIA 1 G.BRETAGNA/IRLANDA* 1 GRECIA 1 SVIZZERA 1 CUBA/STATI UNITI 1

ARGENTO BRONZO TOT. 82 82 239 4 4 12 1 1 6 0 0 3 1 1 4 1 1 3 1 0 2 0 1 2 0 1 2 0 1 2

Misura: 39 mm

8 ori olimpici vinti tra il 1900 e il 1908, campione nel salto da fermo, salto in alto, salto in lungo.

*L’Irlanda fa parte della Gran Bretagna

Autore: Studio Dieges e Clust - Studio Dieges e Clust - New York Soggetto fronte: Atleta vittorioso con corona di alloro in mano e sullo sfondo atleti dell’Antica Grecia e Acropolis - Soggetto retro: Nike in piedi sul globo terrestre con ramo di palma, corona di alloro e busto di Giove

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Nel 1906 si svolge ad Atene un’edizione intermedia, tenutasi tra la III Olimpiade e la IV Olimpiade. Venne organizzata per celebrare il decimo anniversario del ripristino dei Giochi

III OLIMPIADE


IV OLIMPIADE

1908 LONDRA Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Il manifesto simboleggia la torre dell'orologio del Palazzo del Parlamento. L’immagine rappresenta un atleta del salto in alto.

22 2,008 (1,971 uomini - 37 donne) 110 in 24 sport 27 aprile 1908 - 21 ottobre 1908

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Nel segno del fairplay Grande esempio di fairplay nella lotta greco-romana. La finale tra gli svedesi Frithiof Martensson e Mauritz Andersson viene posticipata di un giorno per permettere a Martensson di riprendersi da un piccolo infortunio. E, scherzo del destino, conquista la medaglia d’oro.

Lo start della maratona di Londra al Windsor Castle nizialmente è Roma la città scelta per ospitare la quarta edizione dei Giochi ma è subito chiaro che la città eterna non è ancora pronta a un evento del genere. Quindi l’Olimpiade viene assegnata agli inglesi, che vantano un’antica tradizione sportiva. Londra dispone già di impianti che possono essere teatro delle varie competizioni ma vengono costruite nuove strutture. E, per la prima volta, le gare di nuoto si svolgono in una piscina. L’Italia partecipa per la seconda volta nella storia dei Giochi con 68 atleti che vincono 4 medaglie, due ori e due argenti. L’eroe indiscusso dell’Olimpiade è un azzurro, Dorando Pietri che vince la maratona ma viene squalificato perché, stremato e disidratato, viene sorretto al momento di tagliare il traguardo.

I

NAZIONE GRAN BRETAGNA STATI UNITI SVEZIA FRANCIA GERMANIA G. BRETAGNA/IRLANDA* UNGHERIA CANADA NORVEGIA ITALIA

ORO 53 23 8 5 3 3 3 3 2 2

ARGENTO BRONZO TOT. 46 34 133 12 12 47 6 11 25 5 9 19 5 5 13 5 3 11 4 2 9 3 10 16 3 3 8 2 0 4

Misura: 39 mm

medagliere

*Galles, Scozia e Irlanda fanno parte della Gran Bretagna

Realizzazione/Autore: Studio Dieges e Clust - New York (USA) Soggetto fronte: Atleta vittorioso con corona di alloro in mano e sullo sfondo atleti dell’Antica Grecia e Acropolis - Soggetto retro: Nike in piedi sul globo terrestre con ramo di palma, corona di alloro e busto di Giove

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1912 STOCCOLMA Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Per il soggetto ritenuto “audace” il manifesto non venne distribuito in tutti i paesi. Gli atleti in esso raffigurati sono nudi, un riferimento agli antichi Giochi. Sorreggono le bandiere delle nazioni presenti. In basso a destra quella italiana con lo scudo sabaudo.

28 2,407 (2.359 uomini - 48 donne) 102 in 16 sport 5 maggio 1912-27 giugno 1912

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Alle discipline olimpiche si aggiunge il pentathlon Il pentathlon moderno debutta alle Olimpiadi. Le donne possono gareggiare per la prima volta nel nuoto e nei tuffi. C’è anche l’esordio del Giappone tra le nazioni partecipanti alla V Olimpiade dell’Era Moderna.

L’esterno dello Stadio Olimpico di Stoccolma

Lo statunitense Duke Kahanamoku, vincitore dell’oro nei 100 metri stile libero. Detto “The big Kahuna” (in lingua hawaiiana kahuna indica una persona importante della comunità), è considerato l'inventore del surf moderno.

’Olimpiade di Stoccolma rappresenta una svolta rispetto alle precedenti edizioni. È modello di efficienza con impianti adeguati e con l’adozione del cronometraggio automatico. Per la prima volta prendono parte ai Giochi i paesi di tutti e cinque i continenti. La spedizione azzurra è formata da 61 atleti che tornano a casa con un bottino di 6 riconoscimenti. La stella di questa Olimpiade è l’americano Jim Thorpe che eccelle nel decathlon e nel pentathlon. Riceve perfino i complimenti di re Gustavo V di Svezia che lo descrive come il miglior atleta del mondo. L’anno successivo viene però squalificato perché, anni prima, aveva giocato in una squadra di baseball percependo stipendio. Recentemente è stato riabilitato.

L

medagliere NAZIONE STATI UNITI SVEZIA GRAN BRETAGNA FINLANDIA FRANCIA GERMANIA SUD AFRICA NORVEGIA UNGHERIA CANADA

ORO 25 23 10 9 7 5 4 3 3 3

ARGENTO BRONZO TOT. 18 20 63 24 17 64 15 16 41 8 9 26 4 3 14 13 7 25 2 0 6 2 3 8 2 3 8 2 2 7

Misura: 33 mm

DUKE KAHANAMOKU

Autore: Bertram Mackennal e Erik lindberg - Realizzazione: C.C. Sporrong & C. - Stoccolma (Svezia) - Soggetto fronte: Atleta vittorioso con ramo di palma e incoronato di alloro da due donne. Soggetto retro: Araldo che annuncia l’apertura dei Giochi e busto di Ling (padre della ginnastica svedese)

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A causa della Prima Guerra Mondiale la VI Olimpiade, che doveva tenersi a Berlino, non fu disputata

V OLIMPIADE


VII OLIMPIADE

1920 ANVERSA Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Il concetto di un’unica bandiera sventolante che rappresenta tutte le nazioni presenti è presente nel manifesto. In alto a destra, lo stemma della città organizzatrice. Al centro, un discobolo e sullo sfondo, la città di Anversa con la Torre di Notre Dame.

29 2.626 (2.561 uomini - 65 donne) 154 in 24 sport 20 aprile 1920-12 settembre 1920

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Arrivano i cinque cerchi! Per la prima volta viene fatta sventolare la bandiera olimpica con i cinque cerchi che indica i cinque continenti e l’universalità dei Giochi. Prima volta anche per il giuramento degli atleti e per il rito delle colombe lasciate libere di volare come simbolo di pace.

Cerimonia di apertura dei VII Giochi Olimpici ’edizione del 1916, che si sarebbe dovuta svolgere a Berlino, viene cancellata a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Si torna sui campi nel 1920, un anno dopo la fine del conflitto. Il Cio sceglie il Belgio e vieta a Germania, Austria, Bulgaria e Ungheria di prendere parte alla manifestazione. I rappresentanti dell’Italia sono 162, con solo una donna al seguito: 13 ori, 5 argenti e 6 bronzi i premi vinti dagli azzurri. Da incorniciare le performance di Nedi Nadi che sale cinque volte sul gradino più alto del podio nella scherma. Va menzionata anche l’impresa di Oscar Swahn, un giovanotto svedese di 72 anni, che arriva secondo nel tiro a segno. Tra le donne spicca l’americana Ethelda Bleibtrey che si piazza prima in tre gare di nuoto.

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Atleta finlandese, 9 ori e 3 argenti tra il 1920 ed il 1928 fu il miglior fondista e mezzofondista del mondo, stabilendo record mondiali su distanze che vanno dai 1500 metri ai 20 km. In una sola ora vinse i 1500m e i 5000m nel 1924. Dopo il ritiro nel 1928, accese la fiamma olimpica nel 1952 ai Giochi della XV Olimpiade.

NAZIONE STATI UNITI SVEZIA FINLANDIA GRAN BRETAGNA BELGIO NORVEGIA ITALIA FRANCIA OLANDA DANIMARCA

ORO 41 19 15 14 14 13 13 9 4 3

ARGENTO BRONZO TOT. 27 27 95 20 25 64 10 9 34 15 13 42 11 11 36 9 9 31 5 5 23 19 13 41 2 5 11 9 1 13

Misura: 60 mm

medagliere PAAVO JOHANNES NURMI

Autore: Josué Dupon - Realizzazione: Coosemans - Bruxelles (Belgio) Soggetto fronte: Atleta vittorioso con ramo di palma e corona di alloro e sullo sfondo angelo musicante Soggetto retro: Veduta di Anversa con fontana monumentale in primo piano

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VIII OLIMPIADE Atleti seminudi effettuano il saluto olimpico. Sullo sfondo, la bandiera della Repubblica francese. In primo piano, foglie di palma, simboli di vittoria.

1924

PARIGI

Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

44 3.089 (2.954 uomini - 135 donne) 126 in 19 sport 4 maggio 1924-27 luglio 1924

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Citius, Altius, Fortius

Durante la cerimonia di chiusura viene introdotta la consuetudine di issare le tre bandiere (olimpica, del paese ospitante e della nazione in cui si svolgeranno i Giochi successivi). E, per la prima volta, viene usato il motto: Citius, Altius, Fortius (più veloce, più alto, più forte)..

La folla festante in attesa del ritorno della squadra uruguaiana a Montevideo numeri di questa Olimpiade sono degni di nota: i Paesi che partecipano ai Giochi passano da 29 a 44, i giornalisti che seguono l’evento sono più di mille. Il corridore finlandese Paavo Nurmi vince cinque medaglie d’oro. Per lui il giorno indimenticabile è il 10 luglio: prima trionfa nei 1500 metri e 55 minuti dopo vince i 5000. Un nome che resterà nella storia, non solo per il palmarès, è quello di Johnny Weissmuller: il nuotatore americano famoso per il ruolo di Tarzan che interpreterà in dodici film. Restando ad Hollywood, l’edizione francese ispirerà nel 1981 il celebre “Momenti di gloria” che si aggiudicherà quattro Premi Oscar. Il tennis per l’ultima volta fa parte dell’elenco degli sport chiamati ai Giochi. Sarà riammesso a Seul 1988.

I

ETHEL MINNIE LACKIE Nuotatrice statunitense specializzata nello stile libero ha vinto la medaglia d'oro nei 100m e nella staffetta 4x100m. Facente parte dei Membri dell'International Swimming Hall of Fame (lista di atleti eccellenti negli sport d’acqua) è stata primatista mondiale dei 100m sl e della staffetta 4x100m sl.

NAZIONE STATI UNITI FINLANDIA FRANCIA GRAN BRETAGNA ITALIA SVIZZERA NORVEGIA SVEZIA OLANDA BELGIO

ORO 45 14 13 9 8 7 5 4 4 3

ARGENTO BRONZO TOT. 27 27 99 13 10 37 15 10 38 13 12 34 3 5 16 8 10 25 2 3 10 13 12 29 1 5 10 7 3 13

Autore: André Rivaud - Realizzazione: Zecca di Parigi (Francia) Soggetto fronte: Atleta vittorioso che aiuta un atleta caduto Soggetto retro: Lira ed attrezzi sportivi con scritta celebrativa

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Misura: 55 mm

medagliere


IX OLIMPIADE

1928 AMSTERDAM Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Un corridore in azione con in mano un ramo di alloro, simbolo della vittoria. Nella parte inferiore, linee ondulate in rosso, bianco e blu rappresentano i colori della bandiera nazionale olandese.

46 2.883 (2.606 uomini - 277 donne) 109 in 16 sport 17 maggio 1928-12 agosto 1928

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India: 6 ori nell’hockey A Parigi comincia per l’India una lunga serie di vittorie nell’hockey: tra il 1928 e il 1960 gli uomini inanellano sei medaglie d’oro. Stesso discorso per l’Ungheria nella scherma: nella nona Olimpiade vince il primo di sette ori consecutivi nella sciabola.

La squadra ginnica jugoslava durante la performance nello stadio di Amsterdam e donne sono molte di più rispetto alle edizioni precedenti (il doppio), e vengono ammesse anche nella ginnastica e nell’atletica. Ritornano gli atleti tedeschi: la Germania era assente da 16 anni. L’Italia partecipa con 146 uomini e 18 donne che vincono 19 medaglie. Per risparmiare sui costi, gli azzurri arrivano in Olanda a bordo di un piroscafo che fa anche da alloggio per tutta la durata della manifestazione. Tra le gesta degli atleti, degna di essere raccontata è la storia che vede come protagonista Henry Pearce: il canottiere australiano rischia di arrivare secondo nei quarti di finale del singolo perché si ferma a metà strada per far passare una bella famigliola di anatre. Ma il suo gesto viene ripagato dal destino: Pearce riprende a vogare e trionfa.

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JOHNNY WEISSMULLER Uno dei migliori nuotatori al mondo negli anni venti, vincitore di 5 ori olimpici. Abbandonato l'agonismo, passò al cinema e divenne celeberrimo nel ruolo di Tarzan.

ARNE BORG Nuotatore svedese, capace di stabilire 32 primati del mondo durante gli anni venti.

ARGENTO BRONZO TOT. 18 16 56 7 14 31 8 9 25 6 12 25 5 7 19 4 4 15 10 5 21 9 4 19 5 0 9 4 7 15

Colo sse o

Il minuto americano medaglia d’oro nei tuffi dalla piattaforma 10 m.

ORO 22 10 8 7 7 7 6 6 4 4

La “ Prim a” p er i l

PETER DESJARDINS

NAZIONE STATI UNITI GERMANIA FINLANDIA SVEZIA ITALIA SVIZZERA FRANCIA OLANDA UNGHERIA CANADA

Misura: 55 mm

medagliere

Autore: Giuseppe Cassioli - Realizzazione: Zecca di Stato - Utrecht (Olanda) - Soggetto fronte: Vittoria seduta con ramo di palma e corona di alloro e Colosseo sullo sfondo - Soggetto retro: Atleta vittorioso portato in trionfo da altri atleti e stadio sullo sfondo

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X OLIMPIADE

1932 LOS ANGELES Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Il manifesto simboleggia l'antica usanza che consisteva nell’interruzione delle ostilità al momento di celebrare i Giochi. Un atleta, realizzato con effetto a rilievo veniva inviato, secondo tradizione, ad annunciare la celebrazione dell’Olimpiade.

37 1.332 (1.206 uomini - 126 donne) 117 in 16 sport 30 luglio 1932-14 agosto 1932

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Tutti al villaggio. Olimpico! Per la prima volta gli atleti sono ospitati all’interno di un unico villaggio mentre le donne dormono in un albergo. Per quanto riguarda le strutture stupisce tutti le proporzioni del Memorial Coliseum, nel quale si sono svolte le cerimonie di apertura e chiusura.

La folla davanti durante l’innaugurazione del villaggio olimpico maschile ono i Giochi numero 10: il numero degli atleti partecipanti cala in maniera vertiginosa. A causare il forfait degli sportivi, la “Depressione”, che colpisce il mondo intero e la lontananza della California. I 102 italiani arrivano in America in nave: sbarcano prima a New York e raggiungono Los Angeles in treno. Ma la fatica per il viaggio non impedisce agli azzurri di fare bene: i nostri atleti si piazzano secondi nel medagliere, dietro ai padroni di casa. Il calcio non è previsto in questa Olimpiade perché per gli americani è uno sport sconosciuto. Verrà ricordato il gesto della schermitrice britannica Guinness che, nella finale di fioretto individuale, segnala ai giudici un errore non visto. Un atto di fair paly che le costa la medaglia d’oro.

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LUIGI BECCALI Campione olimpico alle Olimpiadi di Los Angeles. Dal ciclismo all' atletica allenato da Dino Nai, nel 1928 conquistò il titolo italiano migliorando il record del mondo. Fece segnare il record mondiale nelle 1000 iarde e quello italiano negli 800 e 600 m.

NAZIONE STATI UNITI ITALIA FRANCIA SVEZIA GIAPPONE UNGHERIA FINLANDIA GRAN BRETAGNA GERMANIA AUSTRALIA

ORO 41 12 10 9 7 6 5 4 3 3

ARGENTO BRONZO TOT. 32 30 103 12 12 36 5 4 19 5 9 23 7 4 18 4 5 15 8 12 25 7 5 16 12 5 20 1 1 5

Misura: 55 mm

medagliere

Autore: Giuseppe Cassioli - Realizazzione: Whitehead – Hoag – Newark (USA) - Soggetto fronte: Vittoria seduta con ramo di palma e corona di alloro e Colosseo sullo sfondo - Soggetto retro: Atleta vittorioso portato in trionfo da altri atleti e stadio sullo sfondo

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XI OLIMPIADE

Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Caratterizzato dalla Quadriga della Porta di Brandeburgo, simbolo della città di Berlino. Sullo sfondo, la figura di un vincitore inghirlandato con alle spalle i cinque cerchi. Stampate 243.000 copie in 19 lingue diverse e distribuito in 34 paesi.

49 3,963 (3.632 uomini - 331 donne) 129 in 21 sport 1 agosto 1936-16 agosto 1936

{

Arriva la pallacanestro Perché i tedeschi possano seguire le Olimpiadi vengono allestiti in vari punti di Berlino 25 maxi schermi. In questi giochi c’è l’esordio della pallacanestro e della pallamano.

La regista leni Riefenstahl durante le riprese del film olimpico Berlino 1936 Giochi si svolgono in piena politica espansionistica di Hitler. Francia, Inghilterra e America sono sul punto di dare forfait ma alla fine decidono di prendervi parte. Nel 1936 viene inaugurato il rito della torcia olimpica, accesa in Grecia e portata dai tedofori nel paese che ospita l’evento. Per l’Olimpiade tedesca la fiaccola attraversa 7 paesi e macina oltre 3000 km. Protagonista indiscusso dell’edizione numero 11 è il velocista afroamericano Jesse Owens, che conquista 4 medaglie d’oro: nei 100m, nei 200m, nella staffetta 4x100 e nel salto in lungo ma Hitler non sarà presente a premiarlo. L’americana Gestring a soli 13 anni si aggiudica l’oro nei tuffi mentre la danese Sorensen conquista il bronzo nei 200 rana. Per l’Italia primo posto nel calcio: non accadrà mai più nella storia nazionale.

I

NAZIONE GERMANIA STATI UNITI UNGHERIA ITALIA FINLANDIA FRANCIA SVEZIA GIAPPONE OLANDA GRAN BRETAGNA

ORO 33 24 10 8 7 7 6 6 6 4

ARGENTO BRONZO TOT. 26 30 89 20 12 56 1 5 16 9 5 22 6 6 19 6 6 19 5 9 20 4 8 18 4 7 17 7 3 14

Misura: 55 mm

medagliere

Autore: Giuseppe Cassioli Realizzazione: B.H. Mayer Pforzhein (Germania) - Soggetto fronte: Vittoria seduta con ramo di palma e corona di alloro e Colosseo sullo sfondo - Soggetto retro: Atleta vittorioso portato in trionfo da altri atleti e stadio sullo sfondo

LE OLIMPIADI MODERNE | 30

Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale porterà all'annullamento dei Giochi della XII e della XIII Olimpiade

1936 BERLINO


spq ort

XIV OLIMPIADE

1948 LONDRA Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Il manifesto è caratterizzato da diversi piani di profondità. I cerchi olimpici, subito dietro un discobolo, che rappresenta una delle più antiche discipline olimpiche. Infine sullo sfondo il palazzo di Westminster (del Parlamento inglese) dove troneggia il grande orologia chiamato Big Ben.

59 4.104 (3.714 uomini - 390 donne) 136 in 19 sport 29 luglio 1948-14 agosto 1948

Vince, nonostante il... ferro da stiro Mickey Patterson è la prima donna afroamericana a vincere una medaglia nei 200 m: arriva terza nonostante si sia bruciata la gamba con un ferro da stiro. Bob Mathias,17 anni, statunitense, vince l’oro nel decathlon, iniziato a praticare solo 4 mesi prima. È ancora oggi il più giovane olimpionico maschio nell’atletica leggera. John Mark della Cambridge University mentre accende il braciere nello stadio di Wembley i torna sui campi dopo un decennio di stop a causa della guerra. Ai Giochi inglesi alcune nazioni, come Birmania, Ceylon, Venezuela, Siria, fanno il loro debutto olimpico. I paesi che escono sconfitti dal conflitto, Germania e Giappone, non gareggiano. Assente anche la Russia. Quella di Londra è la prima manifestazione ad essere trasmessa in televisione, ma sono ancora poche le famiglie britanniche che hanno in soggiorno il nuovo mezzo di comunicazione. Alla città di sua maestà spetta anche un altro primato: la costruzione della prima piscina olimpionica coperta della storiaL’Italia conquista 8 ori: uno, il primo per la pallanuoto. L’atletica nel 1948 scopre i blocchi di partenza per facilitare il via degli sportivi nei 100 e 400 metri.

S

FANNY BLANKERS-KOEN Campionessa olandese. Fu soprannominata "la mammina volante", perché all'epoca era una trentenne sposata e madre di due bambini, fatto inaudito per quei tempi, in cui l'attività sportiva femminile era ancora decisamente osteggiata.

NAZIONE STATI UNITI SVEZIA FRANCIA UNGHERIA ITALIA FINLANDIA TURCHIA CECOSLOVACCHIA SVIZZERA DANIMARCA

ORO 38 16 10 10 8 8 6 6 5 5

ARGENTO BRONZO TOT. 27 19 84 11 17 44 6 13 29 5 12 27 11 8 27 7 5 20 4 2 12 2 3 11 10 5 20 7 8 20

Misura: 51 mm

medagliere

Autore: Giuseppe Cassioli - Realizzazione: John Pinches Lts. - Londra (Inghilterra) - Soggetto fronte: Vittoria seduta con ramo di palma e corona di alloro e Colosseo sullo sfondo - Soggetto retro: Atleta vittorioso portato in trionfo da altri atleti e stadio sullo sfondo

LE OLIMPIADI MODERNE | 31


XV OLIMPIADE

1952 HELSINKI Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Il manifesto (che ritrae l’atleta finlandese Paavo Nurmi) viene creato per i Giochi del ‘40, che mai si svolsero a causa della II guerra mondiale. Verranno aggiornate le date. Sul globo una linea rossa evidenzia la nazione ospitante. Sono stampate 115.000 copie in 20 lingue.

69 4.955 (4.436 uomini - 519 donne) 149 in 19 sport 19 luglio 1952-3 agosto 1952.

{

Un futuro attore tra gli azzurri Nella spedizione italiana c’è un certo Carlo Pedersoli che fa parte del team di nuoto. Nel 1952 questo nome non dice ancora nulla. Lo sport, infatti, non sarà la sua strada. L’Italia lo conoscerà, qualche anno dopo, come Bud Spencer e per i film in coppia con Terence Hill.

Il finlandese Paavo Nurmi accende il braciere nella cerimonia di apertura ad Helsinki ’Olimpiade finlandese si svolge in piena guerra fredda. Gli atleti dell’Unione Sovietica, che finalmente accettano l’invito a partecipare ai Giochi, vengono ospitati in un villaggio a parte. New entry di questa edizione è Israele. Altra novità è l’accesso delle donne agli sport equestri: il gentil sesso non solo prende parte alle singole gare ma scende in campo anche a fianco degli uomini nelle competizioni miste. A Helsinki non passa inosservata la prestazione del fondista ceco Emil Zatopek che trionfa nei 5 mila metri, nei 10 mila e nella maratona: una tripletta che occupa una pagina nel grande libro delle Olimpiadi. Per la prima volta vengono prodotte le monete commemorative: prende il via così la tradizione della numismatica olimpica.

L

BOB RICHARDS L’atleta americano Reverendo Bob Richards, detto 'il Vicario del salto’. Salti di gioia dopo aver vinto nel salto con l’asta. Il suo gesto atletico gli valse anche un record olimpico

NAZIONE STATI UNITI UNIONE SOVIETICA UNGHERIA SVEZIA ITALIA CECOSLOVACCHIA FRANCIA FINLANDIA AUSTRALIA NORVEGIA

ORO 40 22 16 12 8 7 6 6 6 3

ARGENTO BRONZO TOT. 19 17 76 30 19 71 10 16 42 13 10 35 9 4 21 3 3 13 6 6 18 3 13 22 2 3 11 2 0 5

Misura: 50 mm

medagliere

Autore: Giuseppe Cassioli / Aukusti Tuhka - Realizzazione: Kulta Kuskus Oy (Finlandia) - Soggetto fronte: Vittoria seduta con ramo di palma e corona di alloro e Colosseo sullo sfondo. Soggetto retro: Atleta vittorioso portato in trionfo da altri atleti e stadio sullo sfondo

LE OLIMPIADI MODERNE | 32


XVI OLIMPIADE

STOCCOLMA 1956 MELBOURNE Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Rappresenta una forma di invito piegato tre volte. Sul primo lembo gli anelli olimpici, sullo sfondo del terzo lembo lo stemma della città di Melbourne. Sono state stampate 35.000 copie in due diversi formati (100 x 63,5 centimetri e 50 x 32cm).

72 3.314 (2.938 uomini - 376 donne) 145 in 19 sport 22 novembre 1956-8 dicembre 1956

{

L’Italia in lutto La spedizione italiana è composta da 134 atleti che vincono 25 premi. Ma sono medaglie amare perché muore il canottiere Arrigo Manicocci, che perde la vita in un incidente stradale.

Il corridore Henry Eriksson accende la torcia olimpica dalla ginnasta Karin Lindborg

Fu la prima ginnasta a vincere nove medaglie d'oro olimpiche. Detiene tutt'ora il record per il maggior numero di medaglie vinte: 18 (nove d'oro, cinque d'argento e quattro di bronzo).

P

medagliere NAZIONE UNIONE SOVIETICA STATI UNITI AUSTRALIA UNGHERIA ITALIA SVEZIA GERMANIA* GRAN BRETAGNA ROMANIA GIAPPONE

ORO 37 32 13 9 8 8 6 6 5 4

ARGENTO BRONZO TOT. 29 32 98 25 17 74 8 14 35 10 7 26 8 8 25 5 6 19 13 7 26 7 11 24 3 5 13 10 5 19

Misura: 50 mm

LARISSA LATYNINA

er un soffio Melbourne “scippa” a Buenos Aires il diritto di ospitare la XVI edizione delle Olimpiadi. Si opta per l’Australia new entry continentale. A caratterizzare questa edizione è il boicottaggio di molti paesi a causa di tensioni politiche internazionali. L’invasione dell’Ungheria da parte dell’Armata Rossa Sovietica innesca la protesta di diverse nazioni occidentali, alcune di loro, come Spagna, Svizzera e Olanda, decidono di restare a casa. Non partecipano anche Egitto, Libano e Iraq per la guerra di Suez. La Repubblica popolare cinese rifiuta per la presenza della Repubblica di Cina (Taiwan). Ori italiani dove l’Italia è più forte: ciclismo (3), scherma (3), canottaggio e tiro al piattello (1).

* La Germania partecipa con un’unica squadra

Autore: Giuseppe Cassioli - Realizzazione: K.G. Luke – Melbourne (Australia) - Soggetto fronte: Vittoria seduta con ramo di palma e corona di alloro e Colosseo sullo sfondo - Soggetto retro: Atleta vittorioso portato in trionfo da altri atleti e stadio sullo sfondo

LE OLIMPIADI MODERNE | 33

A causa delle rigide leggi australiane sulle importazioni degli animali con conseguente periodi di quarantena, le gare con i cavalli si tennero a Stoccolma

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XVII OLIMPIADE

1960 ROMA Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Il manifesto è il risultato di un concorso al quale hanno partecipato 212 artisti. V’è una lupa romana in cima a una colonna, in cui viene incoronato un atleta vittorioso secondo usanza romana. Ne sono state prodotte 290.000 copie in 11 lingue.

83 5.338 (4.727 uomini - 611 donne) 150 in 19 sport 25 agosto 1960-11 settembre 1960

{

Sud Africa, addio È l’ultima partecipazione del Sud Africa che sarà messo al bando. Una misura, quella del Cio, contro la politica razzista del governo sudafricano. Il paese ritornerà a gareggiare solo nel 1992. Il podio della boxe categoria pesi massimi leggeri con Cassius Clay (oro), Zbigniew Pietrzykowski (argento), Giulio Saraudi e Anthony Madigan (bronzo)

la prima Olimpiade televisiva, trasmessa in 18 paesi europei e, in differita di poche ore, negli Stati Uniti, Canada e Giappone. Ma sono anche i Giochi delle future celebrità. Un nome su tutti Cassius Clay, passato alla storia come Muhammad Alì, nel 1960 ancora sconosciuto. Nella maratona trionfa l’etiope Abebe Bikila da tutti ricordato come l’atleta senza scarpe, perché corre, lungo l’intero percorso, scalzo. L’Italia è protagonista di questi Giochi, si piazza terza nel medagliere e scippa agli americani il dominio dell’atletica con Livio Berruti che conquista l’oro nei 200 metri.

È

NAZIONE UNIONE SOVIETICA STATI UNITI ITALIA GERMANIA* AUSTRALIA TURCHIA UNGHERIA GIAPPONE POLONIA CECOSLOVACCHIA

VIKTOR BUSHUJEV L’alzatore sovietico trionfa nella cateogria dei Pesi Leggeri precedendo l’atleta di Singapore Tan Howe e l’iracheno Aziz.

ORO 43 34 13 12 8 7 6 4 4 3

ARGENTO BRONZO TOT. 29 31 103 21 16 71 10 13 36 19 11 42 8 6 22 2 0 9 8 7 21 7 7 18 6 11 21 2 3 8

Misura: 50 mm

medagliere

* La Germania partecipa con un’unica squadra

Autore: Giuseppe Cassioli - Realizzazione: Stabilimenti Artistici Fiorentini, Firenze - Soggetto fronte: Vittoria seduta con ramo di palma e corona di alloro e Colosseo sullo sfondo - Soggetto retro: Atleta vittorioso portato in trionfo da altri atleti e stadio sullo sfondo.

LE OLIMPIADI MODERNE | 34


spq ort

XVIII OLIMPIADE I cinque anelli olimpici sono sovrastati dall'emblema nazionale giapponese, che rappresenta un sole che sorge. Sono quattro i poster ufficiali, tutti disegnati da Yusaku Kamekura. I manifesti hanno ricevuto numerosi premi tra cui il Premio Milano per la grafica

1964 TOKYO Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

93 5.151 (4.473 uomini - 678 donne) 163 in 21 sport 10 ottobre 1964-24 ottobre 1964

{

Istituito il premio fair play Viene istituito dal Cio il “Premio fair play”: è assegnato a due velisti svedesi, Lars Gunar e Stig Lennart Kall, che rinunciano alla possibilità di arrivare primi per soccorrere due concorrenti che avevano scuffiato.

Il National Gymnasium nell’Olympic Village di Yoyogi a Tokyo ono i primi Giochi in terra asiatica. L’ultimo tedoforo della lunga marcia della torcia è un ragazzo di 19 anni e viene scelto perché è nato il 6 agosto 1945, il giorno dell’esplosione della bomba atomica a Hiroshima. Tante le novità dell’Olimpiade numero 18, a cominciare dall’esordio di due sport: il judo e la pallavolo, maschile e femminile. L’etiope Abebe Bikila vince la maratona e diventa il primo atleta a trionfare per due volte in questa disciplina. Ma l’eroe di questi Giochi è il nuotatore americano Don Schollander che si aggiudica 4 medaglie d'oro. La miglior atleta è la ginnasta russa Latynina che colleziona 2 medaglie d'oro, 2 d'argento e 2 di bronzo. Tra gli italiani nasce il mito del ginnasta Menichelli.

S

PETER SNELL Neozelandese, ha corso gli 800 m, il miglio ed i 1500 m. Ha vinto 3 medaglie d'oro (800 metri a Roma 1960, 800 e 1500 metri a Tokyo 1964). A Roma 1960, batte negli 800 metri Moens con 1'46"3. A Tokyo 1964, record olimpico negli 800 e nei 1500 vince con mezzo secondo di anticipo; 3'38"1. 1962, record del mondo degli 800 m con 1'44"3 .

NAZIONE STATI UNITI UNIONE SOVIETICA GIAPPONE GERMANIA* ITALIA UNGHERIA POLONIA AUSTRALIA CECOSLOVACCHIA GRAN BRETAGNA

ORO 36 30 16 10 10 10 7 6 5 4

ARGENTO BRONZO TOT. 26 28 90 31 35 96 5 8 29 22 18 50 10 7 27 7 5 22 6 10 23 2 10 18 6 3 14 12 2 18

Misura: 50 mm

medagliere

* L’ultima volta della Germania come unica squadra

Autore: Toshikaka Koshiba - Realizzazione: Japanese Mint Tokyo Soggetto fronte: Vittoria seduta con ramo di palma e corona di alloro e Colosseo sullo sfondo - Soggetto retro: Atleta vittorioso portato in trionfo da altri atleti e stadio sullo sfondo,

LE OLIMPIADI MODERNE | 35


XIX OLIMPIADE

1968 MEXICO Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Il poster è nato dalla collaborazione di tre artisti: Pedro R. Vazquez, presidente del Comitato organizzatore dei Giochi, Eduardo Terrazas (MEX) e Lance Wyman (USA). Dalla scritta "Messico 68" (alla quale sono legati i cerchi olimpici), si originano cerchi concentrici e linee moderne.

{

112 5,516 (4.735 uomini - 781 donne) 172 in 20 sport 12 ottobre 1968-27 ottobre 1968

Contro il razzismo Gli atleti neri americani Tommie Smith e John Carlos, vincitori della medaglia d’oro e di bronzo nei 200 metri, danno vita sul podio a una protesta silenziosa. Durante l’inno nazionale chinano il capo e alzano il pugno coperto da un guanto nero, in segno di protesta contro la discriminazione razziale negli Stati Uniti. Per questa dimostrazione saranno espulsi dal villaggio olimpico. Gli atleti statunitensi durante l’inno nazionale, col pugno alzato contro il razzismo er la prima volta le Olimpiadi si tengono in America Latina e ad altissima quota, 2300 metri sopra il livello del mare. Per alcune discipline l’aria rarefatta è un grande handicap. Per altre, invece, l’altitudine è un vantaggio e favorisce la realizzazione di record mondiali: da incorniciare l’8.90 metri nel salto in lungo dell’americano Bob Beamon, un primato che resterà tale per 23 anni. Un altro statunitense, Dick Fosbury, non solo conquista l’oro nel salto in alto ma rivoluziona questa specialità: scavalca l’asticella rovesciando il corpo all’indietro e cadendo sulla schiena. Questo tipo di salto è conosciuto come “Fosbury Flop” e che viene tuttora praticato. La spedizione italiana (solo tre ori) si compone di 167 atleti, tra cui 15 donne.

P È uno degli atleti più premiati ai Giochi olimpici; nelle tre edizioni cui ha partecipato (Messico 1968, Monaco 1972, Montreal 1976) ha conquistato in totale dodici medaglie (8 ori, 3 argenti e 1 bronzo).

medagliere NAZIONE STATI UNITI UNIONE SOVIETICA GIAPPONE UNGHERIA GERMANIA EST FRANCIA CECOSLOVACCHIA GERMANIA OVEST AUSTRALIA GRAN BRETAGNA

ORO 45 29 11 10 9 7 7 5 5 5

ARGENTO BRONZO TOT. 28 34 107 32 30 91 7 7 25 10 12 32 9 7 25 3 5 15 2 4 13 11 10 26 7 5 17 5 3 13

Misura: 60 mm

SAWAO KATO

Autore: Giuseppe Cassioli Soggetto: Vittoria seduta con ramo di palma e corona di alloro e Colosseo sullo sfondo - Soggetto retro: Atleta vittorioso portato in trionfo da altri atleti e stadio sullo sfondo.

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XX OLIMPIADE

1972 MONACO Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Il manifesto evoca l'architettura moderna delle sedi sportive, in uno stile e con colori che sono volutamente semplici e chiari a richiamare dinamismo e purezza.

122 7.113 (6.054 uomini - 1.059 donne) 195 in 23 sport 26 agosto 1972-11 settembre 1972

{

La più giovane, la più grande La tedesca Ulrike Nasse-Meyfarth all’età di 16 anni trionfa nel salto in alto e diventa la più giovane atleta a vincere un oro nell'atletica in tutta la storia olimpica. E, nel 1984, sarà di nuovo la numero uno, a scapito della nostra Sara Simeoni: all'età di 28 anni è, questa volta, la più "anziana" vincitrice dell'oro olimpico.

Momenti di terrore ai Giochi olimpici di Monaco

MARK SPITZ Olimpiade viene ricordata per un grave fatto di sangue. Il 5 settembre otto militanti dell’organizzazione terroristica Settembre nero entrano nell’alloggio della squadra israeliana, uccidono due atleti e ne rapiscono nove. In cambio del loro rilascio chiedono la libertà per numerosi terroristi arabi detenuti nelle prigioni israeliane. In un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine tedesche all’aeroporto di Monaco vengono uccisi tutti gli atleti e cinque militanti, gli altri tre vengono catturati. La manifestazione viene sospesa per un giorno. A rendere meno triste il ricordo di questa Olimpiade sono grandi imprese sportive. Nel nuoto il re è l’americano Mark Spitz che fa incetta di premi: 7 medaglie d’oro, quattro individuali e tre di squadra.

L’

medagliere NAZIONE UNIONE SOVIETICA STATI UNITI GERMANIA EST GERMANIA OVEST GIAPPONE AUSTRALIA POLONIA UNGHERIA BULGARIA ITALIA

ORO 50 33 20 13 13 8 7 6 6 5

ARGENTO BRONZO TOT. 27 22 99 31 30 94 23 23 66 11 16 40 8 8 29 7 2 17 5 9 21 13 16 35 10 5 21 3 10 18

Misura: 66 mm

Nuotatore statunitense: ha detenuto a lungo il record del maggior numero di medaglie d'oro vinte in una singola edizione dei Giochi olimpici (7), che stabilì a Monaco 1972 (la settima venne vinta il 4 settembre).

Autore: Giuseppe Cassioli/Gerhard Marcks - Realizzazione: Zecca bavarese, Monaco - Soggetto fronte: Vittoria seduta con ramo di palma e corona di alloro e Colosseo sullo sfondo - Soggetto retro: Castore e Polluce patroni dello sport agonistico e dell’amicizia.

LE OLIMPIADI MODERNE | 37


XXI OLIMPIADE

1976

MONTRÉAL

Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Dal titolo "L'invito" rappresenta i cinque anelli che si riflettono con ondate successive, in modo da invitare simbolicamente gli atleti da tutti i continenti per le Olimpiadi 1976.

92 6.084 (4.824 uomini - 1.260 donne) 198 in 23 sport 17 luglio 1976-01 agosto 1976

Quella spada truccata Pentathlon moderno, prova di spada: squalifica per Boris Onishchenko che viene sorpreso con un’arma che nell’elsa ha un piccolo ponte comandato da un pulsante nascosto che chiude il contatto attivando il segnalatore elettrico del colpo andato a segno anche se la punta non raggiunge il bersaglio La Regina Elisabetta all’aperura dei giochi di Montreal La star indiscussa di questi giochi è la quattordicenne rumena Nadia Comaneci: è la prima ginnasta della storia a ricevere un 10 perfetto dai giudici votanti. Nelle tre edizioni cui ha partecipato (1968, 1972, 1976) ha conquistato in totale 12 medaglie (8 ori, 3 argenti e 1 bronzo).

’Olimpiade canadese ha il “compito” di far dimenticare la tragedia dei Giochi di Monaco. Ma l’edizione numero XXI si svolge sotto il segno del boicottaggio. Ben 22 nazioni africane si rifiutano di partecipare per protestare contro la presenza della Nuova Zelanda, la cui squadra di rugby, gli All-Blacks, aveva fatto una tournèe pochi mesi prima in Sud Africa, escluso dai Giochi per l’apartheid. Tra le novità, l’ingresso nel programma olimpico del basket, del canottaggio e della pallamano femminili. Le Bermuda, grazie al bronzo del pugile Clarence Hill, passano agli onori della cronaca per essere la nazione meno popolosa a conquistare una medaglia ai Giochi estivi. Per l’Italia è l’Olimpiade più brutta della storia (2 soli ori con Di Biasi nei tuffi e Dal Zotto nel fioretto).

L

medagliere NAZIONE UNIONE SOVIETICA GERMANIA EST STATI UNITI GERMANIA OVEST GIAPPONE POLONIA BULGARIA CUBA ROMANIA UNGHERIA

ORO 49 40 34 10 9 7 6 6 4 4

ARGENTO BRONZO TOT. 41 35 125 25 25 90 35 25 94 12 17 39 6 10 25 6 13 26 9 7 22 4 3 13 9 14 27 5 13 22

Misura: 80 mm

NADIA COMANECI

Autore: Giuseppe Cassioli/Georges Huel - Ralizzazione: Zecca reale canadese – Ottawa (Canada) - Soggetto fronte: Vittoria seduta con ramo di palma e corona di alloro e Colosseo sullo sfondo - Soggetto retro: L’Huel ha raffigurato il logo di Montreal e un ramo di alloro

LE OLIMPIADI MODERNE | 38


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XXII OLIMPIADE

1980 MOSCA Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Molto semplice il manifesto che riporta il logo ufficiale dei Giochi Olimpici di Mosca: un tratto di una pista da corsa in un crescente profilo architettonico tipico di Mosca e di una stella a cinque punte in cima alla silhouette.

80 5.254 (4.134 uomini-1.120 donne) 203 in 23 sport 19 luglio 1980-3 agosto 1980

{

Da protagonista a organizzatore dell’Olimpiade Sebastian Coe è riuscito a stabilire in tutte le sue gare otto primati mondiali nel mezzofondo. Oggi è il presidente del Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici di Londra 2012.

L’URSS in campo mentre sulle tribune arde il braciere olimpico

Medaglia d’oro nei 200m e detentore del primato mondiale di specialità dal 1979 al 1996 (con il tempo di 19”72, attuale record europeo).

’America da forfait per protestare contro l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’Armata Rossa. Altri 65 paesi seguono l’esempio degli Stati Uniti, tra cui la Germania federale, il Canada e la Norvegia. In tutto sono 80 i paesi che partecipano ai giochi russi. Anche la Cina è assente. L’Italia, combattuta fino alle fine, decide di partire ma lascia a casa gli atleti provenienti dai corpi militari. 289 sportivi fanno parte della delegazione azzurra e nella bacheca dei premi sfoggiano 15 medaglie. Tra gli ori, Sara Simeoni nel salto in alto, Pietro Mennea nei 200 metri, Maurizio Damilano nella 20 km marcia e Patrizio Oliva nel pugilato. Nell’atletica spicca il tedesco Waldemar Cierpinski che riesce a eguagliare la bravura del grande Abebe Bikila nella maratona olimpica, vincendo l’oro col suo stesso risultato.

L

medagliere NAZIONE UNIONE SOVIETICA GERMANIA EST BULGARIA CUBA ITALIA UNGHERIA ROMANIA FRANCIA GRAN BRETAGNA POLONIA

ORO 80 47 8 8 8 7 6 6 5 3

ARGENTO BRONZO TOT. 69 46 195 37 42 126 16 17 41 7 5 20 3 4 15 10 15 32 6 13 25 5 3 14 7 9 21 14 15 32

Misura: 61 mm

PIERO MENNEA

Autore: Giusepe Cassioli/Ilya Postol - Realizzazione: Zecca di Mosca Mosca (Russia) - Soggetto fronte: Vittoria seduta con ramo di palma e corona di alloro e Colosseo sullo sfondo - Soggetto retro: Postol ha raffigurato un braciere con la fiamma olimpica sopra lo stadio e il logo dei Giochi di Mosca

LE OLIMPIADI MODERNE | 39


XXIII OLIMPIADE

1984 LOS ANGELES Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

La stella è un simbolo universale delle più alte aspirazioni dell'umanità, le barre orizzontali simboleggiano la velocità.

140 6.829 (5.263 uomini - 1.566 donne) 221 in 24 sport 28 luglio 1984-12 agosto 1984

{

Paralimpica alle Olimpiadi L’arciera neozelandese Neroli Fairhall è la prima atleta paraplegica a partecipare alle Olimpiadi. Gareggia su una sedia a rotelle. Debutta la maratona femminile, l’ordine di arrivo vede l’americana Joan Benoit, l’olandese Grete Waita e la portoghese Rosa Mota, che correrà 21 volte in carriera.

Sara Simeoni vincitrice della medaglia d'argento nel salto in alto femminile a Russia e i paesi comunisti ricambiano il “favore” all’America, che ha boicottato i Giochi di Mosca quattro anni prima, e non partecipano all’Olimpiade numero 23. Rifiutano anche Cuba e Germania popolare. Decidono invece di esserci la Romania di Ceaucescu e la Jugoslavia di Tito. Nonostante le assenze, i paesi che prendono parte all’Olimpiade americana sono 140, un record. Entra di nuovo nel programma la maratona femminile. Debutano anche la ginnastica ritmica e il nuoto sincronizzato. Il protagonista è Carl Lewis che raggiunge Jesse Owens e fa poker nell'atletica. Vince quattro ori nei 100 metri, nei 200 metri, nel salto in lungo e nella staffetta 4x100. Per l’Italia c’è la leggenda dei fratelli Abbagnale medagliati nel canottaggio e di Cova nei 10.000m.

L

Nel 1980 non aveva potuto partecipare a causa del boicottaggio politico per il quale il governo italiano decise di non schierare atleti provenienti da corpi militari. Partecipa invece ai Giochi Olimpici di Los Angeles e fa suo l'oro sia nell'individuale che nella prova a squadre del pentathlon moderno

medagliere NAZIONE STATI UNITI ROMANIA GERMANIA OVEST CINA ITALIA CANADA GIAPPONE NUOVA ZELANDA JUGOSLAVIA COREA DEL SUD

ORO 83 20 17 15 14 10 10 8 7 6

ARGENTO BRONZO TOT. 61 31 175 16 17 53 19 23 59 8 9 32 6 12 32 18 16 44 8 14 32 1 2 11 4 7 18 6 7 19

Misura: 63,5 mm

DANIELE MASALA

Autore: Giuseppe Cassioli/Dugald Sterner - Realizazzione: Joseten Inc. Indianapolis (Usa) - Soggetto fronte: Vittoria seduta con ramo di palma e corona di alloro e Colosseo sullo sfondo - Soggetto retro: Atleta vittorioso portato in trionfo da altri atleti e stadio sullo sfondo

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XXIV OLIMPIADE

1988 SEOUL Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Il poster ufficiale rappresenta l'ideale "armonia e progresso" nella combinazione di due immagini. I cinque anelli in cima ad un faro a rappresentare l'ideale olimpico che illumina un mondo in pace e il tedoforo in corsa che simboleggia il progresso dell'umanità.

159 8.391 (4.727 uomini - 611 donne) 237 in 26 sport 17 settembre 1988-2 ottobre 1988

{

Bordin, primo italiano nella maratona Gelindo Bordin è il primo italiano a vincere la maratona. Rimonta il keniano campione del mondo Wakiihuri, il gibutiano Salah e taglia per primo il traguardo. Per un altro oro dovremo attendere Atene 2004, grazie all’ottima prestazione di Stefano Baldini.

Tre atleti accendono la fiamma olimpica alle Olimpiadi di Seoul mentre vola la colomba nche in questa edizione non mancano i malumori. A polemizzare è la Corea del nord che pretende di organizzare almeno la metà delle gare e rifiuta l’offerta dei sud coreani di far correre la maratona tra la frontiera dei due stati. Morale della favola: la Corea del nord boicotta i Giochi, fanno lo stesso Cuba, Etiopia e Nicaragua. A caratterizzare l’edizione di Seul è l’esordio del tennis tavolo e il ritorno, dopo 64 anni, del tennis. Non potrà mai essere dimenticato lo scandalo doping di Ben Johnson che trionfa nei 100 metri e stabilisce il record mondiale. Tre giorni dopo viene trovato positivo a sostanze dopanti e viene squalificato. Il premio va a Carl Lewis. Nella scherma, la svedese Kerstin Palm è la prima donna a partecipare a sette Olimpiadi. Vincono ancora gli Abbagnale per l’Italia.

A

Nuotatore statunitense, capace di vincere undici medaglie alle Olimpiadi e altrettante ai campionati mondiali di nuoto tra il 1984 e 1992. È stato il primo uomo a scendere sotto i 49 secondi nei 100 m stile libero.

medagliere NAZIONE UNIONE SOVIETICA GERMANIA EST STATI UNITI COREA DEL SUD GERMANIA OVEST UNGHERIA BULGARIA ROMANIA FRANCIA ITALIA

ORO 55 37 36 12 11 11 10 7 6 6

ARGENTO BRONZO TOT. 31 46 132 35 30 102 31 27 94 10 11 33 14 15 40 6 6 23 12 13 35 11 6 24 4 6 16 4 4 14

Misura: 61,3 mm

MATTHEW NICHOLAS BIONDI

Autore: Giuseppe Cassioli/Stamperia e Zecca dello Stato - Realizzazione: Korea Security Printing and Miting Corporation – Seoul (Corea) - Soggetto fronte: Vittoria seduta con ramo di palma e corona di alloro e Colosseo sullo sfondo Soggetto retro: una colomba con un ramo di alloro e, a lato, i cinque cerchi.

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XXV OLIMPIADE

1992 BARCELLONA Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Il Comitato organizzatore per i Giochi Olimpici di Barcellona ha sviluppato un progetto molto ambizioso, 58 manifesti diversi raggruppati in quattro raccolte: una con il logo ufficiale, una pittorica, una di design ed una fotografica con gesti sportivi per le maggiori discipline.

169 9.356 (6.652 uomini - 2.704 donne) 257 in 28 sport 25 luglio 1992-9 agosto 1992

{

Medaglie di padre in figlio. E non solo. Il tedesco Andreas Keller appartiene a una famiglia di campioni dell’Hockey. Con la sua squadra conquista l’oro. Il nonno Erwin nel 1936 vinse l’argento e il padre Carsten l’oro nel 1972.

La cerimonia di apertura dei Giochi che si è tenuta nello Stadio schierando oltre 12.000 atleti

boom di partecipanti: 169 nazioni e 9.356 atleti. L’apartheid è abolito in Sudafrica, è caduto il muro di Berlino e l’Urss non esiste più: viene diviso in 11 paesi che partecipano come squadra unificata, a parte Estonia, Lettonia e Lituania. Tra le novità dell’Olimpiade spagnola l’ingresso di tre sport: il judo femminile, il badminton e il baseball, quest’ultimo era stato presente 6 volte ai Giochi precedenti ma sempre come disciplina dimostrativa, cioè senza entrare nel medagliere ufficiale. La pallacanestro maschile apre le porte ai professionisti e gli Stati Uniti schierano il “Dream team”, la squadra dei sogni, con campioni dell’Nba, come Magic Johnson, Michael Jordan e Larry Bird. Il team delle meraviglie vince, come è prevedibile, la medaglia d’oro.

È

MICHAEL JORDAN Jordan è una delle stelle del Dream Team, considerata da tutti come la squadra di pallacanestro più forte di tutti i tempi. Accanto a Michael vi sono, infatti, altri grandissimi campioni: il compagno di squadra Scottie Pippen, Magic Johnson, Larry Bird, Charles Barkley, Clyde Drexler, Patrick Ewing, Karl Malone, David Robinson, John Stockton, Chris Mullin e l'universitario Christian Laettner, guidati dal coach Chuck Daly.

NAZIONE COMUNITÀ STATI INDIP.* STATI UNITI GERMANIA CINA CUBA SPAGNA COREA DEL SUD UNGHERIA FRANCIA AUSTRALIA

ORO 45 37 33 16 14 13 12 11 8 7

ARGENTO BRONZO TOT. 38 29 112 34 37 108 21 28 82 22 16 54 6 11 31 7 2 22 5 12 29 12 7 30 5 16 29 9 11 27

Misura: 75 mm

medagliere

* È formata da undici stati ex Unione Sovietica

Autore: Giuseppe Cassioli/Xavier Corbero - Realizzazione: Frabrica Nacional de Moneda y Timbre – Madrid (Spagna)- Soggetto fronte: Vittoria seduta con ramo di palma e corona di alloro sullo sfondo Soggetto retro: Riprodotto l’emblema dei Giochi di Barcellona

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XXVI OLIMPIADE

1996 ATLANTA Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Il Comitato internazionale olimpico, ha scelto questa immagine disegnata da un artista selezionato da il "Look of the Games", Primo Angeli. Il "Look of the Games" viene istituito dal Dipartimento di creazione per assicurare la qualità nella progettazione e produzione visiva.

197 10,318 (6.806 uomini-3.512 donne) 271 in 30 sport 19 luglio 1996-4 agosto 1996

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L’attentato al Centenial Park Il 27 luglio mattina una bomba esplode nel grande parco dei Giochi. Il bilancio è di un morto e oltre cento feriti. Il terrorista statunitense, subito arrestato, dirà di aver voluto colpire il socialismo globale rappresentato dai Giochi e da Washington.

Juan Antonio Samaranch, Bill Clinton e Billy Payne mentre cantano l'inno nazionale degli Stati Uniti

il centenario delle Olimpiadi moderne. Ad accendere il tripode è Muhammad Alì, al secolo Cassius Clay. In questa edizione fanno il loro ingresso il beach volley, la mountain bike, e il calcio femminile. Tra le novità, i professionisti del ciclismo possono partecipare ai Giochi e nel calcio ogni nazionale può convocare tre professionisti. Il protagonista è il texano Michael Johnson che vince nella stessa manifestazione il titolo dei 400 metri e tre giorni dopo quello dei 200 metri con incredibile record mondiale di 19’’32. Tra i nomi italiani brilla quello di Yuri Chechi, oro agli anelli.

È

JENNY THOMPSON Statunitense, specializzata nello stile libero e nella farfalla, ha vinto ben 12 medaglie olimpiche.

NAZIONE STATI UNITI RUSSIA GERMANIA CINA FRANCIA ITALIA AUSTRALIA CUBA UCRAINA COREA DEL SUD

ORO 44 26 20 16 17 13 9 9 9 7

ARGENTO BRONZO TOT. 32 25 101 21 16 63 18 27 65 22 12 50 7 15 37 10 12 35 9 23 41 8 8 25 2 12 23 15 5 27

Misura: 70 mm

medagliere

Autore: Giuseppe Cassioli/Malcolm Grear Designers - Realizzazione: Reed and Barton Tauton (Usa) Soggetto fronte: Vittoria seduta con ramo di palma e corona di alloro e Colosseo sullo sfondo

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XXVII OLIMPIADE

2000 SYDNEY Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Su fondo blu vi sono le strutture sportive e un atleta mentre gli schizzi pittorici simboleggiano un boomerang, oggetto simbolo dell’Australia.

199 10.651 (6.582 uomini - 4,069 donne) 300 in 31 sport 15 settembre 2000-1 ottobre 2000

{

Nel segno della pace La velocista indigena Cathy Freeman accende la fiamma olimpica durante la cerimonia d’apertura. Un gesto simbolo di riconciliazione dell’Australia con la popolazione aborigena.

Acqua e fuoco all’Olimpic Park

ella prima olimpiade del nuovo millennio fanno il loro esordio il triathlon e il taekwondo mentre il pentathlon moderno e il sollevamento pesi aprono le porte alle donne. Colombia e Vietnam vincono per la prima volta l’oro, nel sollevamento pesi e nel taekwondo. La statunitense Marion Jones vince 5 medaglie: 3 ori nei 100, 200 e nella staffetta 4x400, e 2 bronzi nel salto in lungo e nella staffetta 4x100. Nel 2007 il Cio cancellerà i risultati della Jones in questa Olimpiade in seguito alla sua ammissione di essersi dopata. Da ricordare i numeri dell’australiano Ian Thorpe, 17 anni e tre ori, e quelli del canottiere inglese Steven Redgrave capace di vincere il quinto oro olimpico consecutivo. L’Italia è trascinata da nuoto e scherma.

N

Atleta da oltre 10 anni ai vertici del tiro a volo mondiale, ha conquistato, oltre all'argento olimpico che l'ha resa conosciuta in Italia, anche 7 titoli mondiali e 3 secondi posti (di 4 ori ed un argento individuali e 3 ori e 2 argenti a squadre).

medagliere NAZIONE STATI UNITI RUSSIA CINA AUSTRALIA GERMANIA FRANCIA ITALIA OLANDA CUBA GRAN BRETAGNA

ORO 40 32 28 16 13 13 13 12 11 11

ARGENTO BRONZO TOT. 24 33 97 28 28 88 16 15 59 25 17 58 17 26 56 14 11 38 8 13 34 9 4 25 11 7 29 10 7 28

Misura: 50 mm

DERBORAH GELISIO

Autore: Guseppe Cassioli/Wojciech Pietranik - Realizzazione: Zecca reale d’Australia Perth - Soggetto fronte: L’artista ha rimodellato il disegno di Cassioli - Soggetto retro: Ha raffigurato l’opera di Sydney, la fiamma olimpica e i cinque cerchi

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XXVIII OLIMPIADE

2004 ATENE Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Il manifesto utilizza forme semplici e colori primari. Gli elementi principali sono il logo della manifestazione e la fotografia del Partenone, In modo stilizzato vengono rappresentati il sole, il mare e la cultura della terra che ospita i Giochi, la Grecia.

201 10.625 (6.296 uomini - 4.329 donne) 301 in 33 sport 13 agosto 2004-29 agosto 2004

{

La futura regina della vasca Debutto olimpico per Federica Pellegrini. A 16 anni conquista il primo successo nei Giochi: la futura “recordwoman” vince l’argento nei 200 stile libero. È la più giovane medagliata italiana individuale della storia delle Olimpiadi.

Yuri Chechi con la delegazione italiana all’apertura delle Olimpiadi XXVIII allo Stadio Olimpico di Atene

Nuotatore statunitense, con i Giochi di Pechino 2008 è diventato uno dei più grandi atleti olimpici di tutti i tempi: è l'atleta con più medaglie d'oro nella storia dei Giochi, con 14 ori

L

medagliere NAZIONE STATI UNITI CINA RUSSIA AUSTRALIA GIAPPONE GERMANIA FRANCIA ITALIA COREA DEL SUD GRAN BRETAGNA

ORO 36 32 27 17 16 13 11 10 9 9

ARGENTO BRONZO TOT. 39 27 102 17 14 63 27 38 92 16 16 49 9 12 37 16 20 49 9 13 33 11 11 32 12 9 30 9 12 30

Misura: 50 mm

MICHAEL PHELPS

e Olimpiadi tornano dove sono partite 108 anni prima ma a differenza del 1896 i paesi che partecipano sono 201 e il pubblico che assiste ai Giochi è molto di più. 4 miliardi di persone seguono le gare di Atene in tv. Fa il suo debutto la lotta femminile. Tante le prime volte in questa edizione: Kiribati, stato dell’Oceania, e Timor Leste, paese asiatico, partecipano ai Giochi, gli Emirati Arabi, grazie al tiratore Ahmed Almaktoum, vincono l’oro, Cile e Cina conquistano riconoscimenti nel tennis, gli Stati Uniti si aggiudicano l’oro nella scherma. Il nuotatore americano Michael Phelps con sei medaglie d’oro e due di bronzo è l’eroe dei Giochi. Per l’Italia 32 premi: tra questi l’oro di Baldini nella maratona e del Setterosa.

Autore: Autore Elena Votsi Soggetto fronte: La dea Nike in volo sullo stadio Panathinaiko Soggetto retro: fiamma olimpica. Versi dell’ottava ode di Pindaro e emblema dei Giochi di Atene.

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XXIX OLIMPIADE

2008 PECHINO Nazioni partecipanti Atleti partecipanti Competizioni Periodo

Il poster rappresenta l'emblema ufficiale di Pechino 2008, La figura assomiglia al carattere cinese "Jing", che sta per il nome della città ospitante e rappresenta uno stile cinese particolarmente significativo .

204 10.942 (6.305 uomini - 4.637 donne) 302 in 34 sport 8 agosto 2008-24 agosto 2008

{

Dressage a 67 anni! A dividerli oltre 50 anni. Il cavaliere giapponese Hiroshi Hoketsu partecipa alla gara di dressage all’età di 67 anni. La nuotatrice del Camerun, Antonietta Joyce Guedia Mouafo, ha 13 anni.

Celebrazione alle Olimpiadi di Pechino con 34.000 atleti nelle arti marziali in contemporanea È un tennistavolista cinese, tre volte campione olimpico e vincitore di quattro edizioni della Coppa del Mondo individuale (2000,2003,2004 e 2006).

e Olimpiadi cinesi portano il nome di tre atleti: Usain Bolt, Michael Phelps, Yelena Isinbayeva. L’americano Phelps conquista nel nuoto 8 medaglie d’oro, superando Mark Spitz con soli sette premi a Monaco 1972. La russa Isinbayeva segna il record del mondo nel salto con l'asta, 5,05 metri al terzo tentativo. Straordinaria la prestazione del velocista giamaicano Bolt, oro recordman nei 100, 200 metri e nella staffetta 4 x 100m. Nell’edizione numero XXIX è presente per la prima volta la nuova disciplina ciclistica della BMX mentre nell’atletica le donne competono nella 3000 siepi. Ma è anche l’Olimpiade delle critiche: manifestazioni in vari paesi occidentali e proposte di boicottare i giochi da parte degli atleti per protestare contro la violazione dei diritti umani dei tibetani da parte della Cina fanno da cornice a questa edizione.

L

medagliere NAZIONE CINA STATI UNITI RUSSIA GRAN BRETAGNA GERMANIA AUSTRALIA COREA DEL SUD GIAPPONE ITALIA FRANCIA

ORO 51 36 23 19 16 14 13 9 8 7

ARGENTO BRONZO TOT. 21 28 100 38 36 110 21 28 72 13 15 47 10 15 41 15 17 46 10 8 31 6 10 25 10 10 28 16 17 40

Misura: 50 mm

MA LIN

Soggetto fronte: la dea alata Nike e lo stadio Panathinaikos di Atene. Soggetto retro: dragone intarsiato nella giada. Per i cinesi l’unione della giada e del metallo assume un significato molto profondo e rappresenta la perfetta combinazione tra cultura orientale e occidentale

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1896 2008 La fiaccola olimpica compare per la prima volta ai Giochi di Berlino 1936. Trae origine dalla cerimonia sacrificale degli antichi greci che avveniva con il fuoco

Una sacerdotessa durante la cerimonia dell’accensione della torcia dal sacro fuoco di Olimpia.


uso di accendere, nel bosco di Olimpia, un fuoco per alimentare una fiaccola che con una staffetta viene portato nella città che ospita i Giochi olimpici, la dobbiamo al presidente del Comitato olimpico tedesco Carl Diem che, in occasione delle Olimpiadi di Berlino 1936, riesumò l’antica cerimonia sacrificale dei greci, trasformando però il fuoco sacro semplicemente nel simbolo vivente dei Giochi Olimpici. La cerimonia dell’accensione del fuoco olimpico comporta però una serie di problemi e difficoltà che cominciano con l’organizzazione della corsa e si concludono con l’ingresso dell’ultimo tedoforo che entra nello stadio per passare la fiamma al tripode. Migliaia di chilometri da percorrere

L’

con il problema dell’attraversamento di diversi paesi, in alcuni casi il superamento del mare (o con la nave o con l’aereo), con la necessità di evitare lo spegnimento del fuoco, di approvvigionarsi di fiaccole di ricambio, di operare una preventiva selezione degli staffettisti (ai quali rimane a ricordo della selezione la fiaccola), che devono percorrere il loro tragitto in un tempo limite. Tutto questo ha fatto sì che all’interno dei Comitati organizzatori dei Giochi venga sempre formata una Commissione incaricata di mettere a punto il viaggio e garantire che il fuoco di Olimpia arrivi nello stadio nel corso della cerimonia di apertura, a rappresentare idealmente il simbolo dello spirito olimpico.

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TUTTE LE FIACCOLE DAL 1936 AD OGGI 1936 BERLINO

1948 LONDRA

La prima fiaccola fu ideata per i Giochi del 1936, a Berlino, e fu realizzata dall’artista Leneke e prodotta dalle Officine Krupp di Essen. La gigantesca staffetta, 3200 chilometri attraverso sette paesi, iniziò il 20 luglio con il giovane greco Konstantin Kondylis e durò 12 giorni e 11 notti, con frazioni di 1 chilometro e l’ultima affidata al tedesco F. Schilgen.

Con il ritorno della pace anche la fiaccola riprese il suo cammino e nel 1948 giunse a Londra dopo aver attraversato l’Europa occidentale. Per questo percorso, diciamo continentale, vennero usate delle piccole torce in alluminio mentre per il tratto in Inghilterra e per l’accensione del tripode di Wembley (effettuato dal britannico J. Mark) venne utilizzata una torcia in acciaio inossidabile.

1952 HELSINKI

1956 MELBOURNE

Solo 22 furono le preziosissime torce in radica e argento preparate nel 1952 a Helsinki, dove Paavo Nurmi (55 anni), squalificato per professionismo, sfidò i membri del Cio entrando nello stadio per accendere il tripode e passare la fiaccola a H. Kalehmannen (62 anni) che, in ascensore, scalò la torre di maratona per accendere il tripode ufficiale.

Dopo aver attraversato tre continenti, nel 1956, la fiamma olimpica viaggiò da Connis a Melbourne, con una staffetta di 2750 giovani atleti e uno “sconosciuto” diciassettenne australiano, di nome Ron Clark, che riuscì nell’impresa di ustionarsi una mano nell’accendere come ultimo frazionista il braciere preparato nel Main Stadion di Melbourne.

1960 ROMA Per le Olimpiadi di Roma 1960 l’itinerario della staffetta si svolse attraverso la Grecia, la Magna Grecia e i centri della Roma imperiale. La prima parte coprì il territorio ellenico, da Olimpia a porto di Falero dove si imbarcò sulla nave della marina militare italiana “Amerigo Vespucci”. Il 18 agosto arrivò a Siracusa, vicino alla fonte Aretusa.

1964 TOKYO Per arrivare a Tokyo il fuoco, acceso ad Olimpia il 21 agosto 1964, percorse quasi 24 mila chilometri attraverso sedici paesi. La prima parte del viaggio avvenne in aereo, decollato il 23 agosto, e si sviluppò in una serie di scali in undici città. Sbarcò in Giappone, a Naha, prefettura di Okinawa il 6 settembre. Da qui i tedofori visitarono 46 prefetture fino a giungere nello Stadio Nazionale di Tokyo il 10 ottobre per la cerimonia inaugurale.

1968 CITTÀ DEL MESSICO

1972 MONACO

Nel 1968 la fiamma olimpica prese la via del mare. Accesa come sempre a Olimpia, la fiaccola venne trasportata dalla nave della marina militare greca fino al porto di Genova dove passò nelle mani della marina militare italiana che con la “Palinuro” la trasportò fino a Barcellona. Toccò poi Madrid e il porto di Palos de la Frontera. La fiaccola sbarcò sull’isola di San Salvador, poi a Vera Cruz per cominciare la staffetta sul territorio messicano.

Con il ritorno dei Giochi in Europa nel 1972, la fiaccola ripercorse il viaggio intrapreso proprio dai tedeschi nel 1936. Accesa il 28 luglio a Olimpia, la torcia macinò 5539 chilometri impiegando 5976 tedofori che in 29 giorni la portarono all’Olimpia Stadion di Monaco. Il 26 agosto l’ultima frazione venne affidata al mezzofondista tedesco Gunther Zahn.

1976 MONTRÉAL Nel 1976 a Montreal, domina la tecnologia. Da Olimpia, il 13 luglio, il fuoco raggiunse Atene via terra il 15 luglio; da qui con un modernissimo collegamento via satellite, per mezzo di un raggio laser, venne trasmesso a Ottawa e successivamente trasferito a Montreal, con una staffetta composta da 245 tedofori. Il 17 luglio la fiaccola fece il suo ingresso nello stadio Olimpico.

1980 MOSCA Per arrivare a Mosca, il 19 luglio, la torcia viaggiò 30 giorni attraverso Grecia, Bulgaria, Romania e Unione Sovietica per un totale di 4976 chilometri. Giunse nella capitale il 18 luglio e venne acceso il tripode posto in piazza Sovietskaia. Lo stesso giorno quattro fiaccole partirono con dei vagoni speciali verso le città di Tallin, Liningrado, Minsk e Kiev, sottosedi olimpiche e teatro delle prove veliche (la prima) e del torneo di calcio (le altre).

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TUTTE LE FIACCOLE DAL 1936 AD OGGI ricerca a cura di Pasquale POLO Unione Italiana Collezionisti Olimpici e Sportivi, Presidente Maurizio Tecardi

1984 LOS ANGELES

1988 SEOUL

La Torcia, costruita dalla società Newhort Turner Industrie e realizzata in alluminio e bronzo con inciso sul bordo del braciere il motto olimpico “Citius, Altius, Fortius”, era alimentata con del gas propano. Aveva un’autonomia di 50 minuti e poteva resistere alla pioggia ed ad un vento di 40 miglia orarie.

In territorio coreano 1.467 tedofori percorsero 4.167 km in 22 giorni. Il 17 settembre la torcia fece il suo ingresso allo stadio olimpico. Aveva un’autonomia limitata a soli 7-10 minuti di combustione, con il vantaggio, però, che la fiamma, una volta accesa, poteva resistere anche ad un vento di 72 Km orari e ad acqua e sabbia.

1992 BARCELLONA

1996 ATLANTA

Nel 1992 la fiaccola, uscita dal territorio greco, volò nelle città che ospitarono i Giochi olimpici: prima quelle extraeuropee, con sosta a New York nel palazzo dell’Onu, poi quelle del vecchio continente. Da Roma la fiaccola attraversò il Mediterraneo e giunse in Spagna sbarcando ad Ampurias. Fece poi tappa a Madrid e arrivò nello stadio Montjuic di Barcellona il 25 luglio.

Con un’altezza di 81 cm fu la torcia più alta mai utilizzata nei Giochi Olimpici estivi. Da Atene il fuoco arrivò in California via aereo: da qui attraversò 42 stati americani, percorse 24.000 km e passò nelle mani di dieci mila staffettisti. Le ultime quelle tremolanti, a causa del Parkinson, del grande campione di pugilato Muhammad Alì che accese il braciere allo stadio Coliseum di Los Angeles.

2000 SYDNEY

2004 ATENE Un viaggio intorno al mondo. La fiaccola, accesa il 25 marzo 2004, percorse per sette giorni il Peloponneso fino ad Atene. Da qui il 4 giugno cominciò il giro dei cinque coninenti: in totale visitò 34 città, tra le quali quelle che già avevano organizzato le Olimpiadi e Pechino, sede dei Giochi 2008. Ritornò in Grecia per continuare la staffetta in territorio ellenico. Il 13 agosto 2004 la fiaccola entrò nello stadio di Atene.

La fiaccola partì da Olimpia il 12 maggio 2000, toccò Atene e via aereo arrivò sull’isola di Guam, fece il giro dei Comitati Olimpici delle isole dell’Oceania e sbarcò in Australia l’8 giugno. Macinò migliaia di chilometri su strada, in aereo, in treno, passando sott’acqua la grande barriera corallina, cavalcando le onde sulla tavola da surf. Finalmente il 15 settembre la torcia fece il suo ingresso nello Stadium Australia (oggi Anz Stadium). vittorioso portato in t

2008 PECHINO La torcia di Beijing 2008 fu costruita in alluminio anodizzato inciso, alta 72 cm. pesa 985 gr. il fuoco alimentato dal propano aveva una durata di 15 minuti. Progettata e fabbricata interamente in Cina il progetto apparteneva al Comitato Organizzatore dei Giochi di Beijing (Bocog). Il disegno rappresentava le nuvole (di buon augurio) un motivo decorativo molto usato nell’arte cinese.

Il mondo dei francobolli Anche la filatelia si occupa di Olimpiadi e... di fiaccole. Ecco un francobollo riferito ai Giochi di Melbourne.

IL FUOCO CHE ILLUMINA I GIOCHI L’accensione del braciere racchiude tutte le fatiche della fiaccola olimpica. La corsa dei tedofori, che portano la torcia dalla Grecia fino al paese che ospita i Giochi, finisce davanti al tripode, di solito sistemato in bella mostra nello stadio della città dove si svolgono le cerimonie d’inaugurazione e chiusura della manifestazione. Durante i festeggiamenti per l’apertura dell’Olimpiade la fiamma passa al braciere e si trasforma in un grande fuoco che resta acceso per tutta la durata dei Giochi. Viene spento nel giorno dei saluti finali.

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Discipline dimenticate di Luca MONTEBELLI olf e rugby a sette entrano ufficialmente a far parte del programma olimpico a partire dai Giochi del 2016 e del 2020. Due discipline di grande tradizione storica, che non sono una novità assoluta delle Olimpiadi. L'introduzione di questi due sport riporta a 28 il numero delle discipline olimpiche dopo l'esclusione nel 2005 di baseball e softball dai Giochi del 2012.

G

RUGBY

cui vanno fatte risalire le Olimpiadi moderne, era un promotore attivo di educazione fisica in generale e del rugby in particolare, che è riuscito a introdurre nei vari istituti scolastici a Parigi, per garantire il futuro a lungo termine del gioco nel paese. Per il rugby a sette alle Oimpiadi si terrà un torneo con 12 squadre maschili e altrettante femminili.

GOLF

La presenza del golf affonda addirittura le radici nella notte dei tempi, Il rugby, quello tradizionale a 15, fu venne giocato sotto i Cinque Cerchi protagonista dei Giochi del 1924. La nella seconda finale fu giocata il 18 maggio allo stae terza edidio Colombes di Parigi e vinta dagli zione dell’era USA contro la Francia. La gara finì a moderna, nel bastonate sembra perché nei giorni 1900 e nel 1904. Alle gare precedenti la finale i giocatori deparigine parteciparono diciasgli Stati Uniti erano stati pesette golfisti, anche donne. A quelle santemente insultati dal di St. Louis soltanto uomini, per un pubblico di casa ed totale di 77. Fu il trionfo di atleti norinseguiti persidamericani e inglesi. Per poi no davanti al essere cancellato. Del resto proprio hotel. il golf è sport dalle origini Oggi uno dei antiche. Si ritiene comuneprincipali promente che il golf sia origiblemi che ne nario della Scozia da dove si hanno impedito è poi diffuso nelle isole brinel corso degli tanniche e di lì nel resto del anni la reintrodumondo. Infatti il gioco del zione è stata la diffigolf fa parte della vita scozcoltà di fare gareggiare zese da oltre sei secoli. MaScozia, Galles, Irlanda e ria Stuarda era un’appassioInghilterra, le nazioni nata golfista. Nel 1457 il suo storicamente leader antenato Giacomo II Stuart della disciplina sotapprovò una legge che proto la bandiera UK. muoveva il tiro con l’arco, A questo proposito visto che troppi soldati bisogna far notare giocavano a golf. Il golf in che Irlanda del Nord Italia fa la sua compare EIRE nel rugby sa per la prima volta a hanno sempre gioFirenze nel 1889, introcato assieme sotto dotto dalla nutrita ed la bandiera irlandeorganizzata comunità se quindi sarà coinglese presente nelmunque difficile la città. Per il golf separare l'Irlanl'IGF (Federazione Inda del Nord ed unirla alla Gran ternazionale di Golf) Bretagna. propone due gare indiviL’americano Charles Sands E pensare che duali sulla distanza di che nel 1900 vinse l’oro il Barone de 72 buche, con fornel golf Coubertin, a mula medal, una

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maschile e una femminile. I giocatori più rappresentativi sono stati tutti concordi su questo format, che viene utilizzato generalmente nei circuiti mondiali. In caso di parità sia per il primo, che per il secondo e il terzo posto, è preferibile un playoff di tre buche per determinare l'assegnazione delle medaglie. Non è ancora chiaro, però, se al torneo olimpico di golf parteciperanno gli atleti del circuito professionistico.

ALL’INIZIO UNDICI DISCIPLINE Le prime Olimpiadi prevedevano gare suddivise in 11 specialità: atletica leggera, ciclismo, ginnastica, lotta, nuoto, scherma, sollevamento pesi, tennis e tiro, canottaggio e vela (ma il programma di questi due sport non si disputò a causa del cattivo tempo). Gli atleti iscritti all'edizione inaugurale delle Olimpiadi furono 249, di cui ben 168 greci ed altri 81 atleti in rappresentanza di 13 paesi, secondo la suddivisione politica dell'epoca (ma 17 secondo quella attuale), che gareggiarono in 43 competizioni. Gli Usa, con 14 atleti, conquistano 11 ori, uno in più dei Greci. Nelle parallele a squadre, gareggia il più giovane olimpico della storia, il greco Dimitrios Loundras, che ha 10 anni e 218 giorni; il più vecchio è un tiratore americano di 40 anni e 10 giorni, Charles Waldstein. Per molti anni si è ritenuto che non ci fosse stato alcun partecipante italiano alle prime Olimpiadi. Ricerche successive invece dimostrano che un difensore dei colori azzurri ci fu: Giuseppe Rivabella, nella gara di tiro con il fucile da 200 metri.

GLI SPORT CHE NON VEDREMO PIU’ TIRO AL PICCIONE (VIVO) Ai giochi di Parigi del 1900 oltre 300 piccioni sono stati massacrati in un'orgia di sangue e piume. Anche se ancora non è certo se la competizione fosse stata autorizzata dal comitato olimpico, quel che è certo è che i marciapiedi di Parigi per un breve periodo all'inizio del secolo erano assai più puliti.


Il rugby fu protagonista ai Giochi fino al 1924, il golf solo nel 1900 e nel spq ort 1904. E, nella notte dei tempi, si ricordano discipline come il tiro al piccione e quello al cervo. Ecco una panoramica delle... specialità dimenticate cosiddette Giornate antropologiche, un esperimento scientifico che a riguardarlo col senno di poi mette i brividi. I moros delle Filippine, piuttosto che gli ainu giapponesi, si misurarono in competizioni sportive di fronte a un pubblico ghignante e sfottente che godeva della dimostrazione di superiorità culturale e psicofiTIRO ALLA FUNE (1900-1920) sica della propria razza, quella bianDue squadre e tanta forza. Vinceva chi ca ovviamente, quando il mondo cretrascinava oltre una riga la squadra deva ancora in una visione eurocenavversaria. All’inizio del novecento era trica, dimenticando il percorso gloconsiderato sport olimpico. bale che gli stessi Stati Uniti avrebbero messo in moto di lì a qualche ALL-AROUND DUMBBELL CONTEST anno diventando una potenza inter(1904) continentale. Gli atleti si sfidavano in dieci differenAd assistervi in tribuna anche il capo ti sollevamenti nell'arco di 2 giorni. tribù Geronimo, settantacinquenne, che viveva da alcuni anni in riserva doCLUB SWINGING (1904, 1932) po aver deposto le armi nel 1886. Questo sport consisteva nel far cionNelle 100 yards il migliore fu Gorge dolare una mazza ornata di nastrini Mentz, un sioux americanizzato, con il intorno al tuo corpo e alla tua testa. tempo di 11,8”, il peggiore Lamba, un pigmeo, con 14,6”. BARCA A MOTORE (1908) Nel lancio del peso i turchi presero il La prima e unica competizione fu un posto dei filippini, con un indiano che vero disastro. Il record di velocità ragrealizzò 10,32 m, mentre un pigmeo giunto fu un flop, le gare era3,39. Ci furono anche le no troppo lontane dalla costa 440 yards, il salto in lunA 73 anni una medaglia nel tiro al cervo e nessuno poteva vederle, la go, il lancio della palla da pioggia ha fatto il resto. baseball e del martello Un ritratto di Oscar Swahn, la persona più anziana a vincere una medaglia con maniglie, con un ainu olimpica. All'età di 72, ha preso l'argento nel tiro al cervo in corsa nel 1920, ARRAMPICATA che riuscì a lanciarlo poco dopo aver vinto l'oro e bronzo nelle competizioni al 1908 e il 1912. SULLA CORDA (1896-1932) oltre i propri piedi. Ha iniziato a sparare a 16 anni ed è stato selezionato dalla Svezia per Tenutasi in varie edizioni olimSeguirono l’arrampicata competere, a fianco del figlio Alfredo, ai Giochi di Parigi nel 1924. A 77 anni, piche tra il 1896 e il 1932 la sfidell’asta, il tiro con l’arco, voleva andare, ma era malato e non poteva viaggiare. Ha vinto oltre 500 primi da mostra come all'inzio del nel quale gli indiani non premi, ognuno dei quali donati al Museo dell'Esercito di Stoccolma. Novecento rudimentali abilità riuscirono a flettere gli ginniche fossero sufficienti strumenti loro consegnaper portarti a casa un oro olimpico. ti, il lancio del giavellotto, il tiro con la sulle loro sante madri e provarci con fune, il lancio della palla da baseball le loro sorelle. SALTO IN LUNGO PER CAVALLI contro un palo del telegrafo, il miglio Senza nulla togliere ai fantini, non doe la lotta nel fango. NUOTO SINCRONIZZATO vrebbero essere i cavalli a ricevere la Se non il più basso, certamente uno INDIVIDUALE (1992) medaglia? In fondo sono loro che fandei momenti più bassi dello sport Una sola nuotatrice balla nell'acqua no il salto. Eppure mai che si veda un mondiale, nel quale persone spaurite, sincronizzandosi... con la musica. cavallo sul podio, in posa mentre malnutrite e fuori dal proprio ambienGrande! morde la medaglia. te si erano confrontate con prove sconosciute e strumenti ignoti di fronte a MOMENTI DA DIMENTICARE. DUELLO CON PISTOLA (1906) un pubblico ostile, che le derideva. ALLA PRESENZA DI GERONIMO No, non è un remake della "Cavalleria L’unico motivo per sottoporsi a uno Ciò che accadde nel 1904 a St. Louis, squallido gioco di società erano i solrusticana". I contendenti sparavano a negli Stati Uniti, è un episodio indi, non sappiamo quanti e se solaquietante di cui si è quasi persa la dei manichini vestiti con mantello e mente promessi, ma capaci di allettamemoria. Vennero organizzate, con bersaglio. Per entrare nel giusto spire uomini semplici abbagliati dal gil’idea, infatti, di far conoscere gli usi rito, è probabile che i tiratori immagigantismo della Belle époque. e i costumi di minoranze etniche le nassero i manichini dire cose sconce TIRO SINGOLO AL CERVO IN CORSA (1906-1936) Non altrettanto sanguinario del tiro al piccione: al posto dell'animale il bersaglio era costituito da una sagoma di cartone in movimento. Probabilmente solo perchè i cervi erano più difficili da reperire rispetto ai piccioni.

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1900 CAMPIONI AZZURRI 2008 di Emanuela VALENTE ella grande bacheca azzurra, l’Italia può esporre oltre 500 medaglie, vinte tra il 1900 e il 2008 nei 29 appuntamenti con lo sport (con due sole assenze: ad Atene 1896 e St. Louis 1904, America). I nostri atleti partecipano per la prima volta ai Giochi nel 1900, organizzati a Parigi. Sono 11 e portano a casa 3 ori e 2 argenti: il conte vicentino Gian Giorgio Trissino domina gli sport equestri e conquista il primo posto nel salto in alto e il secondo nel salto in lungo. Il pontino Antonio Conte si aggiudica la gara di sciabola riservata ai Maestri di scherma. Nel 1908 è Roma che dovrebbe ospitare la quarta edizione dei Giochi ma la capitale non è ancora all’altezza e quindi rinuncia all’opportunità di essere sotto i riflettori del mondo. La palla dell’organizzazione passa, allora, nelle mani di Londra. L’Italia si porta a casa 4 medaglie: 2 ori e 2 argenti. L'episodio più celebrato, e che farà il giro del mondo, è quello di Dorando Petri. L’Atleta di Carpi vince la maratona ma viene squalificato, su richiesta dell’America, perchè raggiunge il traguardo con l’aiuto di arbitri e medici. È spossato, disidratato, cade più e più volte e sorretto da mani amiche trionfa. L’Olimpiade di Stoccolma del 1912 vede la partecipazione di 67 atleti azzurri: in quella edizione, la numero cinque, il nostro paese si aggiudica 6 medaglie, 3 d’oro, 1 d’argento e 2 di bronzo. È un italiano il più giovane vincitore di Stoccolma: lo schermidore Nedo Nadi ha appena 18 anni quando trionfa nel fioretto. Nella ginnastica, Alberto Braglia, dopo l’oro nell’heptathlon conquistato quattro anni prma, trionfa nel concorso generale individuale e in quello a squadre. Con i Giochi di Anversa 1920 si riprende a gareggiare dopo 8 anni di stop a causa dello scoppio della guerra. Per gli italiani questa è la prima parteci-

N

Più di 500 medaglie complessive per l’Italia Olimpica che all’appuntamento dei Giochi è mancata due sole volte

pazione sotto la tutela del Coni, costituito sei anni prima. Riflettori puntati su Nedo Nadi che conquista 5 ori nella scherma: fioretto individuale, fioretto a squadre, sciabola individuale, sciabola a squadre. Nelle gare a squadre, tra i compagni, c’è anche il fratello di Nedo, Aldo Nadi. 8 ori, 3 argenti e 5 bronzi per un totale di 16 riconoscimenti, sono i numeri dell’Italia nell’Olimpiade di Parigi del 1924. Tra i primi posti, ricordiamo gli ori di Ugo Frigerio nella marcia 10 km e nella staffetta 4x100 e del ginnasta Francesco Martino negli anelli e nel concorso generale a squadre. Tre azzurri salgono sul gradino più alto del podio nel sollevamento pesi: Pierino Gabetti per i piuma, Carlo Galimberti per i medi e Giuseppe Tonani per i massimi. Nel 1928 i Giochi sono organizzati da Amsterdam: per risparmiare soldi, i 164 atleti italiani arrivano in Olanda a bordo del piroscafo Solunto, che per tutta la durata della manifestazione è la loro residenza. Il medagliere azzurro vanta 7 ori, 5 argenti e 7 bronzi. 1932: Los Angeles è il tempio dello sport per la decima edizione delle Olimpiadi. Grande successo dell’Italia: 12 ori (36 medaglie totali) si classifica seconda, dietro solo ai padroni di casa. Straordinaria la prestazione di "Ninì" Beccali nei 1500 metri: nell’ultima curva supera l’americano Cunningham, l’inglese Cornes e a 80 metri dall’arrivo scavalca il canadese Edwards e conquista la medaglia più importante. Gli azzurri fanno bella figura anche quattro anni dopo, a Berlino: in questa edizione viene inaugura la tradizione della torcia, il viaggio dalla Grecia al paese ospitante. Con 8 primi posti (9 i secondi posti e 5 terzi) il nostro paese si piazza quarto nel medagliere, dopo Germania, America e Ungheria. Il più giovane vincitore d'una medaglia d'oro indossa il tricolore: Edoardo Mangia-

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Da sinistra Aldo Nadi e Nedo Nadi che, nell’Olimpiade di Anversa del 1920, portarono a casa ben 8 ori nella scherma

rotti ha 17 anni e 4 mesi quando sale sul gradino più alto del podio nella spada a squadre. In tutta la sua carrierà parteciperà a cinque Olimpiadi che gli regaleranno la gioia di 6 ori, 5 argenti e 2 bronzi. Si laureerà campione con il maggior numero di medaglie vinte. Nell’edizione berlinese non va dimenticata Ondina Valla, all’anagrafe Trebisonda: trionfando negli 80 m a ostacoli è la prima italiana ad aggiudicarsi un oro ai Giochi. L’Italia del calcio, inoltre, conquista la sua prima e ultima medaglia d’oro. Le Olimpiadi, a questo punto, si bloccano per lo scoppio della seconda guerra mondiale. I tedofori ricominciano a correre nel 1948, da Olimpia a Londra. Nel bottino azzurro brillano 27 medaglie, 8 d’oro, 11 d’argento e 8 di bronzo. Da incorniciare il primo successo della pallanuoto maschile. Helsinki 1952 conta 227 italiani partecipanti che si portano a casa 21 riconoscimenti. L'atleta più celebrato è lo schermidore Mangiarotti. Il 1956, l’Olimpiade australiana di Melbourne, è una data triste da ricordare per l’Italia: muore il canottiere Arrigo Menicocci che perde la vita in un incidente stradale. Arriviamo al 1960, alle indimenticabili Olimpiadi di Roma. La capitale si veste a festa per ospitare il grande evento, con la costruzione di nuovi impianti e la valorizzazione delle bellezze antiche. La corazzata azzurra, 275 partecipanti in tutto, sotto gli occhi del pubblico di casa, ottiene il terzo posto nel medagliere con 13 ori, 10 argenti e 13 bron-


spq ort zi. Sono i Giochi di Livio Berruti che trionfa nei 200 metri, impresa storica per un italiano, di Nino Benvenuti, primo nei pesi welter, dei fratelli D’Inzeo grandi protagonisti dell’equitazione, del Settebello di Gionta e Guerrini che per la seconda volta, dopo Londra 1948, conquista l’oro. Nel 1964 per la prima volta i Giochi si svolgono in Asia. Tokyo diventa la capitale dello sport. Gli italiani, con 27 premi (10 ori) si piazzano quinti nel medagliere. Non va bene quattro anni dopo, in Messico ’68 quando gli azzurri vincono solo tre ori, e per ricordare una simile disfatta dobbiamo tornare indietro di 60 anni. Il 1972 vede di nuovo la Germania impegnata nell’organizzazione della manifestazione internazionale. Per la ventesima edizione viene scelta Monaco. Nell’Olimpiade macchiata dalla strage degli israeliani, l’Italia occupa la decima posizione nella classifica finale con 5 ori, 3 argenti e 10 bronzi. Da spazzare via dai ricordi i Giochi successivi quelli di Montréal: gli azzurri fanno una brutta figura conquistando solo 2 medaglie d'oro, il minimo di tutta la loro storia olimpica. Quella di Mosca, nel 1980, è un’edizione difficile, segnata dal boicottaggio di 65 nazioni, chiesto dall’America ai suoi paesi amici a causa dell’invasione dell’Afghanistan da parte dell’Armata Rossa. L’Italia, con 289 atleti al seguito, decide di partecipare: si aggiudica 8 primi posti, 3 secondi posti, 4 terzi posti. È l’Olimpiade di Sara Simeoni, regina del salto in alto, di Pietro Mennea, oro nei 200 m, di Patrizio Oliva, numero uno dei pesi superleggeri di pugilato, di Maurizio Damilano che ta-

Il pugile Roberto Cammarelle, oro alle olimpiadi cinesi

{Campioni di Roma

Lo spirito Olimpico di Roma è rappresentato anche dal nutrito medagliere del Coni provinciale che registra ben 10 ori, conquistati dal 1960 a oggi da atleti romani. Ecco l’elenco: ROMA 1960 - Giancarlo Guerrini, pallanuoto TOKYO 1964 - Franco Menichelli, ginnastica MONACO 1972 - Michele Maffei, scherma LOS ANGELES 1984 - Carlo Massullo, pentathlon Daniele Masala, pentathlon Pierpaolo Cristofori, pentathlon BARCELLONA 1992 - Massimiliano Ferretti, pallanuoto ATLANTA 1996 - Roberto Di Donna, tiro con la pistola ATENE 2004 - Tania Di Mario, pallanuoto Martina Miceli, pallanuoto

glia per primo il traguardo nella marcia 20 km. Nel 1984 l’America viene ripagata con la stessa moneta: l’Urss e i paesi comunisti non vanno a Los Angeles. L’Italia arriva sesta nel medagliere ma può essere fiera di vittorie importante. Entrano, infatti, in scena i fratelli Abbagnale che salgono sul gradino più alto del podio nel canottaggio due con. Da ricordare gli ori di Daniele Masala nel pentathlon moderno, singolo e a squadra, di Vincenzo Maenza nella lotta e di Gabriella Dorio nei 1500 metri di corsa. A Seoul 1988 la spedizione azzurra arriva decima nel medagliere con 6 ori, 4 argenti e 4 bronzi. Gelindo Bordin regala all'Italia il massimo riconoscimento nella maratona, 80 anni dopo la sfortunata prestazione di Pietri. Gli anni ’90 per l’Italia non iniziano, sportivamente parlando, sotto una buona stella. A Barcellona ‘92 le medaglie totali sono 19, gli ori solo 6. A tenere alto il tricolore ci pensano i ragazzi della pallanuoto. Diversa l’Olimpiade successiva, quella di Atlanta: gli azzurri vincono in tutto 35 medaglie, 13 gli ori indossati, tra gli altri, da Yuri Chechi, re degli anelli, Paola Pezzo nella mountain bike, Antonio Rossi nella canoa K1, le schermitrici del fioretto a squadre e gli schermidori della spada a squadre. Il nuovo millennio porta agli atleti azzurri, impegnati nei Giochi di Sydney, il settimo posto in classifica con 13 medaglie d’oro, 34 in tutto. Nel nuoto i protagonisti sono Domenico Fioravanti, primo italiano a vincere un oro in corsia e nei 100 e 200 rana in un’Olimpiade, e Massimiliano Rosolino che fa incetta di premi:

oro nei 200 misti, argento nei 400 sl, bronzo nei 200 sl. Alessandra Sensini è la numero uno nella vela classe Mistral. Nella scherma Valentina Vezzali si laurea campionessa olimpica e trascina la squadra di fioretto all’oro. Altri trionfi nel segno della continuità vengono da Paola Pezzo nella mountain bike, dalla coppia Bonomi-Rossi nella canoa e da Josefa Idem nel Kayak. 2004, penultima Olimpiade disputata. I Giochi moderni tornano nella loro sede storica, Atene. L’Italia migliora se stessa. Lo squadrone azzurro è composto da 367 atleti, mai ne avevamo portati così tanti nelle precedenti edizioni. Per la prima volta partecipiamo con ben 8 nazionali negli sport di squadra e abbiamo subito successo: la pallanuoto femminile, alla prima partecipazione olimpica, conquista l’oro. I ragazzi della pallavolo e della pallacanestro arrivano secondi. La scherma si mette in luce: oro per Aldo Montano nella sciabola, per Valentina Vezzali nel fioretto, per la squadra di fioretto composta da Andrea Cassarà, Salvatore Sanzo, Simone Vanni. Non sfigura la ginnastica alla sbarra grazie al primo posto di Igor Cassina. Paolo Bettini, nel ciclismo, vince la corsa su strada, e Stefano Baldini, nella maratona, regala all’Italia quella medaglia d’oro che manca dal 1988. Il 2008, Pechino, è storia recente. Ricordiamo bene i successi italiani di appena due anni fa ma anche le disfatte (come nel tennis, nella pallanuoto e nel calcio). Le 8 medaglie d’oro sono quelle di Tagliarol nella spada, Quintavalle nel judo, Vezzali nel fioretto, Pellegrini nei 200 stile libero e di Roberto Cammarelle nel pugilato +91 chili.

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1960 2008 La storia del movimento paralimpico. Le origini, i momenti piÚ importanti, l’idea che ne ha permesso la nascita

Un team olandese pratica il tiro con l’arco


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Ludwig Guttmann Sir Ludwig Guttmann è stato un neurologo e dirigente sportivo tedesco naturalizzato britannico, celebre per aver promosso le attività fisiche dei disabili ed averne organizzato il movimento sportivo, di cui è considerato il padre fondatore.

di Federico PASQUALI

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La cerimonia di apertura della prima Paralimpiade del 1960 presso l’impianto dell’Acqua Acetosa

Una partita di basket

tizioni per i disabili. Allo Stadio dell’Acquacetosa, cinquemila spettatori assistettero alla cerimonia d’apertura e l’apertura dei Giochi fu data dall’allora Ministro della Sanità Camillo Giardina. Le competizioni si disputarono dal 19 al 24 settembre: furono organizzate 57 gare per 8 discipline sportive (atletica leggera, biliardo, nuoto, pallacanestro in carrozzina, scherma in carrozzina, tennis tavolo, tiro del dardo, tiro con l’arco), e vi presero parte circa 400 atleti in rappresentanza di 23 nazioni. La cerimonia di chiusura si tenne il 25 settembre al Palazzetto dello Sport, alla presenza di Carla Gronchi, moglie del Presidente della Repubblica e di Ludwig Guttmann, l’ideatore dei Stoke Mendville Games. Quell’edizione fu la prima ad essere organizzata in concomitanza con i Giochi olimpici e a godere del riconoscimento e del patrocinio di alte cariche istituzionali e a posteriori, esattamente nel 1984, fu riconosciuta dal Cio come la prima edizione dei Giochi paralimpici estivi. Fu un evento molto sentito dai romani, anche se gli atleti non vennero messi nelle migliori condizioni per gareggiare e per l’ospitalità. Il Villaggio Olimpico, ad esempio, non era stato progettato per ospitarli, quindi per andare in camera dovevano essere sollevati da altri con le carrozzine. Le gare di pallacanestro, altro esempio, si svolsero su campi di terra battuta. Ma le gare furono molto seguite dal pubblico, anche perché l’Italia vinse nettamente il medagliere conquistando 80 medaglie (29 ori, 28 argenti e 23

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Antonio Maglio Il Prof. Antonio Maglio è stato medico e accademico italiano, celebre per aver promosso i I Giochi Paralimpici tenutisi a Roma nel 1960, negli stessi impianti che poco meno di un mese prima avevano ospitato le XVII Olimpiadi estive di quell'anno. Pioniere delle terapie di riabilitazione dei disabili, ebbe anche un ruolo decisivo nella nascita della "Federazione Internazionale degli sport per disabili" (quella che oggi è il Comitato Paralimpico Internazionale)

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Giochi Paralimpici, o Paralimpiadi, che si svolgono sia nell’edizione estiva sia in quella invernale, sono ormai conosciuti da tutti e inseriti ufficialmente nel programma del Cio, il Comitato Olimpico Internazionale. Ma in realtà la loro storia è più breve di quanto si pensi. L’ideatore della competizione sportiva internazionale riservata ad atleti con disabilità è un medico britannico, Ludwig Guttmann, che nel dopoguerra ideò i Stoke Mendville Games, dal nome della cittadina del Buckinghamshire che li ospitava, gare riservate ai veterani di guerra britannici che avevano riportato gravi danni alla colonna vertebrale. Guttmann riuscì a organizzare l’evento anche nel 1948, anno dei Giochi olimpici di Londra, ma non come evento parallelo. Nel 1952, sempre a Stoke Mendville, parteciparono anche atleti olandesi, dando il primo carattere di internazionalità all’evento. Nel 1958, invece, il medico italiano Antonio Maglio, direttore del centro paraplegici INAIL, propose a Guttmann di disputare l’edizione del 1960 a Roma, che nello stesso anno avrebbe ospitato la XVII Olimpiade estiva. A Roma si svolsero così i IX Giochi Internazionali per Paraplegici. Il 18 settembre 1960, una settimana dopo il termine della “Grande Olimpiade” di Roma, si aprirono le compe-

bronzi), davanti alla Gran Bretagna con 55 (20 ori, 15 argenti e 20 bronzi) e alla Germania Ovesto con 30 (15 ori, 6 argenti e 9 bronzi). Quel successo riscosso a Roma fece si che anche gli organizzatori dei Giochi di Tokyo 1964 le organizzarono parallelamente all’Olimpiade. Non accadde la stessa cosa per le successive Olimpiadi. Nel 1968 si disputarono a Tel Aviv, Israele; nel 1972 a Heidelberg, Germania; bel 1976 a Toronto, canada; nel 1980 a Arnhem, olanda; nel 1984 in due sedi, Stoke Mandeville in Gran Bretagna e New York, Stati Uniti. La ripresa dei Giochi per disabili nella stessa città e nei giorni successivi l’Olimpiade avvenne ai Giochi di Seoul del 1988. Da li in poi fu sempre così, anche se l’abbinamento sistematico tra i due eventi è stato sancito dal Cio soltanto il 19 giugno 2001, quando siglò l’accordo con l’Ipc, il Comitato Paralimpico Internazionale.


Venticinque agosto, undici settembre 1960. Vanno in scena i Giochi di Roma che mostreranno al mondo la capacità organizzativa italiana. Un lungo racconto fatto di dati, record, emozioni. La XVII Olimpiade dell’Era Moderna...

Nel collage d’apertura del capitolo sui Giochi del 1960: il braciere Olimpico acceso dall’ultimo tedoforo e il tabellone con il motto di de Coubertin, un particolare della torcia e, sullo sfondo, l’Arco di Costantino con i maratoneti. I volti sono degli uomini che formarono la delegazione italiana che convinse il Cio ad assegnare a Roma i Giochi: Giulio Onesti e Bruno Zauli, rispettivamente Presidente e Segretario Generale del Coni e Salvatore Rebecchini, Sindaco di Roma


Finalmente la Capitale el giorno dell’annuncio alla stampa ed alla cittadinanza, presso la sala Sinopoli dell’Auditorium, della candidatura di Roma ad ospitare la XXXII Olimpiade e la XVI Paralimpiade del 2020, al Sindaco di Roma Gianni Alemanno furono donati due tomi di color blu. Si trattava del rapporto ufficiale del Comitato Organizzatore dei Giochi di Roma 1960. Il report di tutto quanto accaduto nell’Olimpiade che, cinquant’anni fa, mostrò al mondo tutta la capacità organizzativa italiana. Cinquant’anni fa... Arrivare a quell’Olimpiade non fu facile. E quel report di circa 2000 pagine lo sottolinea proprio nel suo primo capitolo raccontando l’inizio di una storia che vale la pena di ricordare: “Dopo anni di attesa e superando circostanze avverse che, in passato, non consentirono di soddisfare l’ambizione di Roma”, si legge nel Rapporto Ufficiale, “finalmente il 15 giugno 1955, nella 50a Sessione di Parigi, Il Comitato Internazionale Olimpico, grazie soprattutto all’avveduta preparazione del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, affidò alla Capitale

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d’Italia la celebrazione dei Giochi della XVII Olimpiade. È doveroso ricordare che in quella occasione l’Avv. Giulio Onesti, il Dott. Bruno Zauli, rispettivamente Presidente e Segretario Generale del Coni e l’Ing. Salvatore Rebecchini, Sindaco di Roma, incitati dalla volontà di maturare favorevolmente la decisione del Cio, riuscirono a creare negli ambulacri del vecchio palazzo parigino del Faubourg Saint-Honoré, un’atmosfera di cordiale comprensione; e si prodigarono validamente, fornendo copiosa documentazione, planimetrie, fotografie, disegni, grafici e progetti, raccolti tutti in un chiaro ordine ed illustrati con dovizia di particolari e con eloquenza di cifre”. Nel report sono scritti a lettere d’oro i nomi degli uomini che seppero tradurre in realtà il sogno sportivo di una città e di una nazione. Giulio Onesti, illuminato Presidente del Coni, insieme al Segretario Generale Bruno Zauli. Ed il Sindaco di Roma Salvatore Rebecchini: tutti insieme seppero convincere il Cio e Roma divenne per la prima volta nella sua storia una città Olimpica. Città concorrenti

erano Budapest, Bruxelles, Città del Messico, Detroit, Losanna e Tokyo. Dopo quel 15 giugno si mise in moto la macchina organizzativa. E non fu facile: l’unico impianto a disposizione era lo Stadio Olimpico, inaugurato nel 1953. Occorreva, praticamente costruire tutto. I palazzetti dello sport, il Velodromo, il Villaggio Olimpico, la zona delle Tre Fontane, lo stadio del nuoto, tanto per fare degli esempi. E con le strutture, anche le infrastrutture. Dopo l’estate del 1955 venne creata una Commissione di studio apposita con il compito di esaminare il piano generale messo a punto dal Comitato Olimpico e approntare le linee guida del progetto Giochi. Il rapporto della Commissione è pronto nel 1956. Si cominciano a formare le “squadre” di lavoro fino al 1958 quando viene costituito il Comitato Organizzatore, presieduto dal ministro della difesa Giulio Andreotti. Urbano Cioccetti, neo Sindaco di Roma, è Vice Presidente. Paolo Thaon di Revel, membro della Commissione Esecutiva del Cio, è l’altro Vice Presidente. Giulio Onesti è anch’egli Vice presidente e Pre-

ROMA OLIMPICA

ieri, oggi, domani


spq ort sidente del Comitato Esecutivo. Il 1959 e il 1960 sono anni frenetici. I primi di luglio del 1960 il lavoro di preparazione dell’evento può considerarsi concluso. Ora comincia un’altra fase, l’Olimpiade vera e propria. Le fatiche non sono, quindi, finite. Ma a ripagare gli sforzi di tutta la macchina organizzativa è la lettera di congratulazioni che il Cio invia a Giulio Andreotti, al termine della manifestazione: “I Giochi di Roma resteranno vivi nella storia dell’olimpismo come i più brillanti che siano mai stati organizzati”, si legge in un passo della missiva. Le Olimpiadi del 1960 si aprono il 25 agosto e si concludono l'11 settembre. È una edizione di assoluto valore tecnico, sia dal punto di vista generale che da quello dei colori italiani. Gli azzurri si piazzano al terzo posto nel medagliere con 13 ori, 10 argenti e 13 bronzi. Meglio dell'Italia fa solamente Unione Sovietica e Stati Uniti. La parte del leone per l'Italia la fa il ciclismo, che si aggiudica ben 5 titoli su 6. Non troverà più eguali neanche il risultato ottenuto nel pugilato, dove arrivano 3 medaglie d'oro. Tutte ovviamente prestigiose, anche se quella ottenuta da Nino Benvenuti nella categoria dei pesi welter avrà un seguito indimenticabile anche nella carriera del pugile istriano tra i professionisti. Non può mancare ovviamente l'apporto di quello che è il tradizionale serbatoio di successi dell'Italia, la scherma. E, nello scenario altamente spettacolare di Piazza di Siena, il signore dell'equitazione è Raimondo D'Inzeo, che si aggiudica la medaglia d'oro

oma olimpica era ieri, è oggi, sarà domani. Non solo perché “Once olympic, always olympic”, citando l’attuale presidente del Comitato Internazionale Olimpico (Cio), il dottor Jacques Rogge, cittadino belga, dirigente del mondo. Ma anche perché i Giochi di Roma 1960 rappresentano, ancora a guardarli oggi, mezzo secolo dopo, tutte le sfaccettature dell’olimpismo, il punto di svolta fra il moderno e il postmoderno. Affondarono nelle radici antichissime dei Giochi e dell’umanità stessa, che il

R

vincendo il G.P. Nazioni individuale. Nella pallanuoto, il Settebello scrive una delle tante pagine indimenticabili della sua storia. Forse però, l'oro italiano di Roma che viene ricordato con più frequenza è quello di Livio Berruti: stabilisce due volte nella stessa giornata il record del mondo dei 200 piani. Nel pugilato poi, Roma produce quello che molti anni dopo verrà incoronato lo sportivo del secolo: nella ca-

tegoria dei mediomassimi si impone un certo Cassius Marcellus Clay, che diventerà poi leggenda come Muhammad Alì. L'Olimpiade romana inoltre è quella della svolta tecnica: c'è la prima grande copertura televisiva, 106 ore di trasmissione, tutte su un unico canale. Inizia anche l'era dei cronometraggi elettrici, adottati in molte gare ma non in quelle dell'atletica: non c'è infatti la ratifica della federazione.

Adolfo Consolini , Capitano della Nazionale Italiana mentre pronuncia il giuramento degli atleti all'apertura dei Giochi

di Piero MEI percorso è stato parallelo fin da quei tempi, prima che Romolo tracciasse il solco e che Remo lo valicasse; e, insieme, si proiettarono nel divenire del mondo globale, lanciando anche il messaggio che un mondo diverso fosse possibile. E se non lo abbiamo ancora fatto la colpa non è di Roma. Di questa eternità delle Olimpiadi (del resto è Roma stessa Città Eterna) ancora oggi si possono scovare segnali,

1960 L’OLIMPIADE DI ROMA | 61

guardando alle immagini delle competizioni, ai reports dell’organizzazione: ai Giochi minuto per minuto. Il cavallo che vinse il dréssage e che si chiamava Absent era di razza Akhal Tekè, la razza dal mantello di seta e d’oro, la stessa di Bucefalo, compagno di vita e d’avventura di Alessandro Magno; l’uomo più veloce del mondo, il tedesco Armin Hary, primo umano a correre i 100 metri in 10 secondi, indossava per la corsa una marca di calzature e per la premiazione ne sfoggiava un’altra, probabilmente ot-


Da sinistra Avery Brundage, presidente del Comitato Internazionale Olimpico, il Presidente della Repubblica Italiana Giovanni Gronchi e Giulio Andreotti, a capo del Comitato Organizzatore. Assistono alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Roma

tenendo il pagamento da due ditte diverse, le quali erano “parenti serpenti” trattandosi dell’Adidas e della Puma di Adi e Rudolph Dassler, che avevano inventato i tacchetti che tennero in piedi sul fango di Berna, nella finale del calcio 1954, i tedeschi dal motore truccato contro i magnifici ungheresi. Era così, Roma ’60: il Villaggio Olimpico metteva per la prima volta le ragazze a vivere alla porta accanto degli uomini e sembravano lontanissimi i tempi di Helsinki quando i sovietici s’erano rifugiati sulle navi all’àncora perché il consumismo non contagiasse il comunismo; si poteva passeggiare nel Villaggio, che ancora non c’era l’insicurezza di oggi. I tedeschi dell’Est e dell’Ovest gareggiavano sotto la stessa bandiera e vestiti dalla stessa

maglia: il Muro non era costruito né ancora buttato giù, ma nessuna divisione era visibile nello sport, pure se proprio in quei giorni le autorità di Berlino Est “chiusero la frontiera”. La guerra fredda, che poi era caldissima, era altrove, non fra le statue dei Marmi dove gli atleti si riscaldavano prima di scendere in competizione. Hary alla partenza, dicevano i megafoni, e lui niente, finché non lo avvicinarono e glielo dissero in viva voce; e quello: ho sentito chiamare Hary, non sono io, io sono il signor Hary. Gli americani e i sovietici avevano perfino sedute comuni di allenamento, proprio nei giorni in cui il pilota Francio Gary Powers veniva tirato giù con il suo U-2 mentre “spiava” il territorio sovietico e Nikita Krusciov si toglieva la scarpa all’Assemblea dell’Onu. 1960 L’OLIMPIADE DI ROMA | 62

}

A Roma la pace tra i giovani non era retorica. Per la prima volta le immagini dei Giochi invasero il mondo con la diretta televisiva, che poi sarebbe diventata la stella polare delle Olimpiadi, tanto da far mettere le finali del nuoto o dell’atletica di mattina, quando il fuso orario lo richiedeva per la diretta televisiva in America. Per la prima volta, dopo quello delle bevande alcoliche o dei caffè, ci fu quasi la scoperta di un caso di doping, quando il ciclista danese Knut Enemark Jensen stramazzò al suolo durante la 4x100, lungo la Colombo. Le ragazze sovietiche avevano i baffi e sembravano ufficiali dell’Armata Rossa, non erano le splendide ragazze di oggi; Mohammed Alì si chiamava ancora Cassius Clay: vinse l’oro e lo get-


MINISTRI DEI LAVORI PUBBLICI On. Giuseppe Togni e On. Benigno Zaccagnini MINISTRI DEL TURISMO E SPETTACOLO Sen. Umberto Tupini e On. Alberto Folchi COMITATO ORGANIZZATORE PRESIDENTE On. Giulio Andreotti VICE PRESIDENTI Avv. Urbano Cioccetti, Avv. Giulio Onesti, Conte Paolo Thaon di Revel MEMBRI Dott. Umberto Agnelli, Rag. Emanuele Bianchi, Dott. Alfredo Boccalatte, Comm. Leone Boccali, M.se Antonio Brivio Sforza, Dott. Giuseppe Bruno, Dott. Alfredo Correra, Dott. Marcello Costa, Dott. Beppe Croce, Dott. Guglielmo De Angelis D’Ossat, Dott. Alighiero De Micheli, Dott. Giorgio De Stefani, Conte Francesco di Campello, Conte Lando Ferretti di Val d’Era, Gen. Francesco Formigli, M.se Cristoforo Fracassi di Torre Rossano, Dott. Marcelloni Garroni, Gen. Giovanni Gatta, Prof. Luigi Gedda, comm. Guigo Ginanni, Gen. Antonio Gualano, Dott. Antonio La Pera, Dott. Alberto Liuti, Comm. Aldo Mairano, Conte Ermelino Matarazzo di Licosa, Ing. Renzo Nostini, Rag. Piero Oneglio, Ing. Vincenzo Percuoco, Ing. Enrico Reggiani, Prof. Luigi Rio, Comm. Adriano Rodoni, Dott. Mario Saini, Prof. Decio Scuri, Gen. Gaetano Simoni, M.se Raffaele Travaglini del Vergante di S. Rita, Dott. Giovanni Valente, Dott. Bruno Zauli. COMITATO ESECUTIVO Avv. Giulio Onesti (Presidente), Dott. Bruno Zauli (Vice Presidente), Dott. Francesco Costantini, Dott. Marcello Garroni (Segretario Generale), Avv. Nicola Graziano, Dott. Mario Saini (Direttore Tecnico), Rag. Virgilio Tommasi

tò nel fiume Ohio quando, tornato nel natio Kentucky, lo trattavano ancora da “negro”. A Roma lo trattammo da uomo, non solo da campione. Rafer Johnson fu il primo afroamericano alfiere della bandiera a stelle e strisce. Un gigante dalla voce da bambino, Adolfo Consolini, giurò il giuramento olimpico, il presidente Gronchi aprì i Giochi e Andreotti, presidente del Comitato Organizzatore, fece un discorso così lungo che all’Olimpico si sentirono i primi “buuuh” e non erano razzisti ma spossati dalle parole. I romani non avrebbero voluto che la fiaccola olimpica si spegnesse mai: l’ultima sera, poco dopo che gli ultimi cavalli avevano compiuto la loro missione, ogni spettatore si fece tedoforo e accese il programma ufficiale, il giornale, qualsiasi torcia di carta avesse a disposizione per illuminare la notte di Roma, la notte olimpica. Dicono che in certe notti speciali il

riverbero di quelle fiaccole spontanee ancora lasci qualche scintilla: son tornate le lucciole a Roma, e baciami ancora, canterebbe Jovanotti. Magari torneranno anche le Olimpiadi. Bikila entrò a piedi nudi nella leggenda, dalla chiesetta del Quo Vadis fino al Colosseo; Livio Berruti con la sua falcata sfidò anche una colomba di quelle che erano state lanciate all’inaugurazione ed avevano nidificato all’Olimpico; Nino Benvenuti prese a pugni il mondo intero; Raimondo e Piero D’Inzeo non conobbero ostacoli, per non citare che i momenti del cuore; Wilma Rudolph fu il simbolo delle ragazze e ne nacque anche un “filarino” con Livio: l’informazione-gossip di oggi ci avrebbe ricamato più che sulle nozze reali o gli amori da isola dei famosi; la Basilica di Massenzio e le Terme di Caracalla furono teatro di gara, come Piazza di Siena che tuttora lo è. E lo sarà, chissà, nel 2020. 1960 L’OLIMPIADE DI ROMA | 63

Dal discorso introduttivo di Giulio Andreotti

ALTO PATRONO On. Giovanni Gronchi, Presidente della Repubblica

Tutto inizia così

Il comitato organizzatore

spq ort I cinque cerchi olimpici che furono inizialmente il simbolo di una generosa e quasi romantica aspirazione unitaria intercontinentale, sono ormai realtà sportiva vivente che premia le fatiche, le amarezze e i sacrifici di tutti i pionieri di questa moderna crociata di incivilimento dei rapporti tra gli uomini. Troppi sono stati, sono e purtroppo rimarranno i motivi di contrasto che tengono in allarme gli spiriti di centinaia di milioni di famiglie e troppo spesso la violenza ha preso e prende il sopravvento sulla ragione e sulla visione esatta degli interessi dei popoli, che non possono essere che interessi di pace. Pertanto tutto ciò che contribuisce veramente a indirizzare le energie esuberanti degli individui e delle nazioni verso pacifiche competizioni fisiche e intellettuali deve essere apprezzato, riconosciuto e sostenuto.

Giulio Andreotti

Papa Giovanni XXIII, a piedi tra la folla in Piazza San Pietro, in occasione del saluto per i Giochi Olimpici di Roma


Un passaggio della cerimonia d’apertura. Ore 17.28 allo sparo dei cannoni di Montemario e del suono delle campane delle Chiese di tutta Roma, spiccano il volo centinaia di colombe al centro dello Stadio Olimpico


Ore 15 del 25 agosto: ha inizio la cerimonia di apertura dei XVII Giochi Olimpici del 1960 di Emanuela VALENTE

Il volo delle colombe Il momento del volo delle colombe fu abolito dopo l’Olimpiade di Seoul poiché alcuni uccelli si posarono sul fondo del braciere e, al momento dell’accensione da parte del tedoforo, furono inevitabilmente travolti dalla fiamma. Forte fu la protesta ambientalista.

Olimpiade di Roma prende ufficialmente il via il 25 agosto allo Stadio Olimpico. Il pubblico di casa gremisce gli spalti, curioso e speranzoso per questa occasione, da non sbagliare assolutamente. Una grande manifestazione per far conoscere un’Italia diversa. Una vetrina prestigiosa che faccia dimenticare al mondo gli orrori del conflitto. E così, con lo spirito di chi guarda al futuro con gli occhi del progresso - progresso che i Giochi potrebbero aiutare ad accelerare - gli appassionati di sport, e non solo, si siedono sulle gradinate. A partire dalle 15, sotto un sole cocente, l’Olimpico comincia a riempirsi, fino a scoppiare. E, mentre prende posto, il pubblico è accompagnato dalle note delle bande dei Carabinieri, dell’Aeronautica, della Guardia di Finanza e della Pubblica Sicurezza. Alle 16,26 arriva il Presidente della Repubblica Gronchi. Viene ricevuto dalle massime autorità olimpiche e nazionali e si siede in tribuna mentre la banda dei carabinieri suona l’Inno di Mameli. Gli spettatori sono in trepida attesa, aspettano i protagonisti della grande festa dello sport. Alle 16.30 gli atleti delle 84 nazioni fanno il loro ingresso: sono partiti dal Villaggio Olimpico e, a piedi, hanno percorso viale Tiziano, Ponte Milvio, Lungotevere Diaz fino allo Stadio dei Marmi. In testa, come di consuetudine, c’è la Grecia, in coda l’Italia. In divisa di rappresentanza, eleganti e sorridenti, sfilano attorno al campo: gli uomini in giacca e cravatta, con tanto di cappello, le donne con gonne a piega sotto il ginocchio. Il primo a prendere la parola è il Ministro della Difesa Giulio Andreotti, presidente del Comitato Organizzatore: «Deve essere apprezzato tutto ciò che contribuisce ad indirizzare le energie degli individui e delle Nazioni verso pacifiche competizioni fisiche ed intellettuali». Ora tocca al presidente del Cio Avery Brundage che invita Gronchi a dare il via ufficialmente alla manifestazione sportiva. Quindi il Capo dello Stato pronuncia la frase di rito: «Proclamo l’apertura del Giochi Olimpici di Roma, la XVII Olimpiade dell’era moderna».

L’

TRA AGOSTO E SETTEMBRE I FESTEGGIAMENTI DELL’OLIMPIADE DI ROMA: LA SCELTA DEL LOGO

Dal 1960 ai giorni nostri L’immagine delle celebrazioni ha ripreso integralmente il logo dei Giochi della XVII Olimpiade, integrandolo con gli elementi che richiamano il cinquantenario. I festeggiamenti promossi dal Comune di Roma e dal CONI, si pongono l’obiettivo di rendere ancora più forte il richiamo con il grande avvenimento olimpico, facendo emergere il carattere ancora di forte attualità di quell’immagine grafica. Nel calendario sono previsti una serie di eventi sportivi e culturali, accompagnati da momenti istituzionali e da un piano di comunicazione e promozione che renderà partecipe l’intera città.


{Roma 1960 } A questo punto otto atleti portano la bandiera con i cinque cerchi, la consegnano ai marinai che la issano sul pennone. Alle 17.30 mentre tutte le campane di Roma suonano a festa entra Giancarlo Peris, l’ultimo tedoforo della staffetta olimpica, preceduto dal lancio dei colombi. Fa il giro del campo e con la torcia accende il fuoco olimpico nel grande braciere. Ora è il momento del giuramento. È affidato ad Adolfo Consolini, campione del lancio del disco, classe 1917. Il gigante della nostra atletica, alto più di un metro e ’80 per più di 100 chili, esce dai ranghi: si porta sul podio, con la mano sinistra prende un lembo della bandiera italiana e pronuncia la formula di rito. Un fare teatrale quasi a ricordare agli spettatori i suoi trascorsi nel cinema. Nel 1953, nel pieno della gloria, interpreta infatti il ruolo di Maciste nel film “Cronache di poveri amanti” di Carlo Lizzani, tratto da un romanzo di Vasco Pratolini, con Marcello Mastroianni e Antonella Lualdi. Siamo alla fine della cerimonia, il Coro dell’Accademia di Santa Cecilia, accompagnato dalla banda dei Carabinieri, canta l’Inno di Mameli. E mentre il pubblico esce dallo stadio sul tabellone si accendono le storiche parole di de Coubertin: «L’importante dei Giochi Olimpici non è vincere, bensì prendervi parte perché l’essenziale nella vita non è soltanto conquistate quanto lottare».

Tempi di svolgimento della cerimonia Ore 15,00

Ore 16,26

Ore 16,29 Ore 16,30 Ore 17,14 Ore 17,19 Ore 17,20

Ore 17,22 Ore 17,27 Ore 17,28

Ore 17,30 Ore 17,35 Ore 17,37 Ore 17,38 Ore 17,43 Ore 17,44 Ore 18,26

A turno con intervalli brevi, esecuzione di marce ad opera delle bande dei carabinieri, dell’Aeronautica, della Guardia di Finanza e delle Guardie di Pubblica Sicurezza. Il capo dello Stato italiano è ricevuto dai Presidenti del Cio, del Comitato Organizzatore e del Coni, nonché dalle altre Autorità presenti. Le bande rendono gli onori di rito al Capo dello Stato. Inizio dello sfilamento degli atleti Discorso inaugurale del Presidente del Comitato Organizzatore Il Capo dello Stato proclama l’apertura dei Giochi La “sigla” dei Giochi, eseguita dalle quattro bande e ripetuta tre volte, annuncia l’ingresso della Bandiera Olimpica. Alzabandiera e canto dell’Inno Olimpico. Il sindaco di Melbourne consegna la Bandiera al presidente del Cio, il quale, a sua volta l’affida al Sindaco di Roma. Salve di artigliera eseguite con i pezzi da 105/22 schierati sulle pendici di Monte Mario con intervallo di tiro di 3 secondi; lancio di colombi e contemporaneamente suono di tutte le campane di Roma. Arrivo dell’ultimo tedoforo che, raggiunto il braciere, accende il fuoco. Schieramento delle Bandiere per il giuramento. Giuramento. Inno nazionale italiano. Il Capo dello Stato è accompagnato all’uscita dai Presidenti del Cio, del Coni e del Comitato Organizzatore. Inizio della sfilata per il deflusso. Fine della cerimonia.

Una foto aerea dell’Olimpico di Roma durante la Cerimonia d’Apertura dei Giochi Olimpici

1960 L’OLIMPIADE DI ROMA | 66


spq ort

Alla fine dei Giochi ome per la cerimonia di apertura, anche i festeggiamenti per la chiusura dell’Olimpiade avvengono in grande stile. Teatro dei saluti finali è sempre l’Olimpico. La data è l’11 settembre 1960. Roma sventola il fazzoletto e da l’appuntamento ai prossimi Giochi, in Giappone. La cerimonia inizia alle 18,50. A dare il via alla festa di chiusura la sfilata delle 84 bandiere delle nazioni partecipanti. Davanti a tutti c’è la Grecia mentre l’Italia chiude la passerella con lo schermidore Edoardo Mangiarotti che ha contributo ad accrescere il medagliere azzurro grazie all’oro nella spada a squadre. Le note delle bande dei Carabinieri, dell’Aeronautica, della Guardia di Finanza e della Pubblica Sicurezza accompagnano gli sportivi che marciano con una cadenza di 120 passi al minuto. Mentre sul tabellone luminoso compaiono le parole in latino “Citius, Altius, Fortius”, il motto olimpico che significa più veloce, più alto, più forte. Per quanto riguarda, invece, la bandiera con i cinque cerchi, a farle “da guardia” un picchetto di marinai in divisa bianca, lo stesso della cerimonia inaugurale che in quell’occasione era vestito di blu. Sui tre pennoni vengono issati i colori della Grecia a destra, quelli dell’Italia al centro e quelli del Giappone a sinistra. Il tutto mentre suonano gli inni nazionali dei tre paesi. A questo punto, il presidente del CIO, Avery Brundage, dal podio pronuncia la formula di rito: «Invitiamo la gioventù di tutti i paesi a riunirsi tra quattro anni nella città di Tokyo, per celebrarvi con noi i Giochi della XVIII Olimpiade». L’avventura sportiva italiana è finita. L’ultima immagine dei giochi di Roma è dedicata al pubblico. Si spenge il braciere e nell’oscurità dello stadio migliaia di torce cominciano ad accendersi dando vita a una gigantesca fiaccolata.

C

Tempi della cerimonia di chiusura 18.30 Esecuzione di marce a turno delle bande dei Carabinieri, dell’Aeronautica, della Guardia di Finanza e della Pubblica Sicurezza 18.45 Schieramento del drappello “Fedeli di Vitorchiano” ai lati del braciere 18.46 Schieramento marinai e degli allievi dell’Istituto superiore di educazione fisica ai lati della bandiera olimpica 18.49 Attestamento della colonna all’imbocco del sottoassaggio dello stadio 18.50 Inizio dello sfilamento 19.05 Termine dello sfilamento e schieramento delle bandiere a semicerchio intorno al podio 19.07 Alzabandiera della Grecia 19.08 Alzabandiera dell’Italia 19.09 Alzabandiera del Giappone 19.10 Proclamazione della chiusura del Giochi da parte del presidente del Cio 19.11 Spegnimento fiamma olimpica e canto dell’inno olimpico 19.16 La bandiera olimpica scende lentamente, mentre una batteria di pezzi da 105/22 schierata sulle pendici di Monte Mario, esegue cinque salve 19.17 Uscita della bandiera olimpica al canto dell’Inno del sole 19.25 Al comando “Bandiere al posto!” gli alfieri ritornano ai loro posti. Subito dopo le bande eseguono a turno le marce e ha inizio il movimento per il deflusso 19,39 Termine della cerimonia


{Roma 1960 }

{

Italia terza in classifica La regina delle Olimpiadi del 1960 è l’Urss che conquista 103 medaglie, 43 d’oro, 29 d’argento e 31 di bronzo. L’Italia si piazza in terza posizione con 36 riconoscimenti, 13 ori, 10 argenti e 13 bronzi. Prima di noi gli Stati Uniti che collezionano 71 medaglie, 34 d’oro, 21 d’argento e 16 di bronzo.

Il medagliere

La medaglia destinata ai vincitori: un collare in bronzo, a foglie di ulivo silvestre, con medaglie d’onore in vermeille, in argento, in bronzo. Alla base del castone è incisa l’indicazione dello sport. Non furono munite di collare le medaglie assegnate ai vincitori delle gare a squadre

Più medaglie che vincitori Sono 361, in totale, le medaglie assegnate: 152 ori, 149 argenti e 160 bronzi. Un numero maggiore rispetto a quello delle competizioni (150). Le medaglie d’oro conquistate, per esempio, sono 152 e non 150 perché in due gare di ginnastica maschile (cavallo con maniglie e voltaggio a cavallo) due atleti, a pari merito, sono saliti sul gradino più alto del podio.

URSS Stati Uniti Italia Squadra Unificata Tedesca Australia Turchia Ungheria Giappone Polonia Cecoslovacchia Romania Regno Unito Danimarca Nuova Zelanda Bulgaria Svezia Finlandia Austria Jugoslavia Pakistan Etiopia Grecia Norvegia Svizzera Francia Belgio Iran Paesi Bassi Sudafrica Argentina Rep. Araba Unita Canada Ghana India Marocco Portogallo Rep. Cina Singapore Antille Brasile Iraq Messico Spagna Venezuela

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ORO 43 34 13 12 8 7 6 4 4 3 3 2 2 2 1 1 1 1 1 1 1 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

ARG 29 21 10 19 8 2 8 7 6 2 1 6 3 0 3 2 1 1 1 0 0 0 0 3 2 2 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 0 0 0 0 0 0

BRO 31 16 13 11 6 0 7 7 11 3 6 12 1 1 3 3 3 0 0 1 0 0 0 3 3 2 3 2 2 1 1 0 0 0 0 0 0 0 2 2 1 1 1 1

TOT 103 71 36 42 22 9 21 18 21 8 10 20 6 3 7 6 5 2 2 2 1 1 1 6 5 4 4 3 3 2 2 1 1 1 1 1 1 1 2 2 1 1 1 1


spq ort

La Guerra Fredda si combatte in pista di Luigi PANELLA

a globalizzazione, amata, famigerata, desiderata, mal sopportata (la questione dipende rigorosamente dai punti di vista) non si sapeva neanche cosa fosse. L'atmosfera che si respirava tra la fine degli anni cinquanta ed i primi anni sessanta non era certo quella avvertita, a esempio, ad Atene 2004 più che a Pechino 2008 (non va in quest'ultimo caso dimenticata la questione del Tibet). Meteorologicamente più salubre, e su questo proprio non ci piove, ben più delicata dal punto di vista dei rapporti umani. Lontana nel 1960 l'era dove tutti conoscono tutto di tutti; vicina, vicinissima, quella della strumentalizzazione politica. Per un sovietico battere un americano e viceversa, poteva significare molto: più che il metallo prezioso della medaglia, risaltava l'aspetto ideologico dell'impresa, la supremazia dell'una sull'altra potenza. Per rendere conto del clima, citiamo due eventi che accadranno dodici anni dopo, nel 1972: il canestro più discusso della storia, che permise all'Urss di battere gli Usa ai Giochi di Monaco e la vera e propria guerra degli scacchi tra il sovietico Boris Spassky e lo statunitense Bobby Fisher. Nonostante ciò, Roma riuscì magicamente a sottrarsi alla logica che aveva fatto di Melbourne 1956 l'Olimpiade più travagliata – fino a quel momento – del dopoguerra. Israele aveva invaso il Sinai egiziano, i carri armati sovietici avevano fatto la stessa cosa in Ungheria. Egitto, Libano e Iraq furono le boicottanti del Medio Oriente; Olanda, Spagna e Svizzera si astennero per l'Europa. Il fatto più grave però si verificò in vasca: troppo forti gli attriti tra i maeNikita Khrushchev, Primo Ministro Sovietico, stri della uno dei principali attori della scena politica di quegli anni

SITUAZIONE POLITICA

L

1960 L’OLIMPIADE DI ROMA | 69

pallanuoto ungheresi e i sovietici, il tutto acuito da uno sport di contatto. Scontri violenti che rimarranno nella storia, con molti giocatori costretti a ricorrere alle cure del medico. A Roma fu diverso: una sorta di spartiacque della storia, con tante prime e ultime volte. Non mancò qualche frizione, generata dalla Repubblica Popolare Cinese (assente) in polemica con la partecipazione di Taiwan. Ma ci fu ad esempio la grande esplosione dell'Africa libera. Non è un caso che l'uomo simbolo dell'Olimpiade romana fu un soldato della Guardia dell'Imperatore di Etiopia Haile Selassie, l'uomo in carica dal 1930 con la soluzione di continuità dell'occupazione italiana. Il suo nome, Abebe Bikila, i suoi piedi scalzi che accarezzano le strade romane restano l'emblema dei Giochi ancora oggi a distanza di 50 anni. Ma fu anche l'Olimpiade dell'Africa Nera e di quella Mediterranea liberata dal colonialismo. C'è ad esempio tutto l'entusiasmo del Ghana in una medaglia d'argento ottenuta da un paese che solo 3 anni prima aveva ottenuto l'indipendenza dal dominio inglese. Più a sud, Roma ospitò per l'ultima volta prima della fine dell'apartheid il Sud Africa. Era al potere dal 1956 Hendrik Frensch Verwoerd, il principale elaboratore del regime di segregazione razziale: vi resterà fino al 1966, e un anno dopo le Olimpiadi, l'Onu condannerà l'apartheid come crimine contro l'umanità. Passando all'Europa, la guerra era già fredda, ma non freddissima. Ad esempio la Germania ancora gareggiava con la squadra unita (succederà ancora una volta, poi sarà est e ovest fino a Barcellona 1992), la vergogna del muro di Berlino avrebbe dovuto aspettare ancora un anno. John Kennedy sarà eletto presidente l'anno successivo, e la drammatica fase della crisi dei missili a Cuba, con il mondo sull'orlo della terza guerra mondiale, verrà vissuta due anni dopo. Insomma, Roma è il confine di una Terra in costante movimento che, a livello olimpico (almeno in quello) ritroverà la pace solo nell'edizione globale di Seoul, ventotto anni dopo.


NAZIONE Afganistan Antille Britanniche Antille olandesi Argentina Australia Austria Bahama Belgio Bermude Birmania Brasile Bulgaria Canada Cecoslovacchia Ceylon Cile Colombia Corea Cuba Danimarca Etiopia Figi Filippine Finlandia Francia Germania Ghana Giappone Gran Bretagna Grecia Gujana Britannica Haiti Hong Kong India Indonesia Iraq Iran

ISCRITTI PARTECIPANTI NON PART PRESENZA ATLETI IN GARA 13 12 1 16 14 14 20 5 5 5 101 89 12 99 200 187 13 248 119 104 15 123 17 13 4 14 108 99 9 124 11 9 2 9 11 10 1 10 90 76 14 84 117 95 22 104 86 85 1 124 122 115 7 129 5 5 5 9 9 9 17 16 1 23 41 35 6 39 12 12 14 122 99 23 104 12 20 2 15 2 2 2 43 40 3 49 120 116 4 143 253 232 21 275 321 290 31 340 15 13 2 15 182 161 21 202 274 250 24 306 52 48 4 59 6 5 1 6 1 1 1 4 4 1 4 65 46 19 50 36 24 12 29 22 21 1 28 25 23 224

In tutto sono 5.915 gli atleti iscritti. Quelli che effettivamente partecipano alle competizioni. La selezione azzurra vanta 302 sportivi iscritti ma in 275 partecipano ai Giochi olimpici. 317 sono quelli che prendono parte alle gare. Il numero degli atleti delle altre nazioni:

{Roma 1960 }

gli atleti presenti


Irlanda 52 Islanda 23 Jugoslavia 127 Kenia 31 Libano 21 Liberia 5 Liechtenstein 6 Lussemburgo 53 Malesia 9 Malta 11 Marocco 54 Messico 73 Monaco 13 Nigeria 13 Norvegia 43 Nuova Zelanda 38 Paesi Bassi 124 Pakistan 49 Panama 8 Perù 31 Polonia 223 Portogallo 71 Portorico 29 Repubblica Araba Unita 83 Repubblica di Cina 35 Rhodesia 15 Romania 129 San Marino 10 Singapore 6 Spagna 159 Stati Uniti 305 Sud Africa 59 Sudan 10 Suriname 1 Svezia 151 Svizzera 161 Thailandia 20 Tunisia 51 Turchia 56 Uganda 12 Ungheria 201 Urss 299 Uruguay 38 Venezuela 39 Vietnam 4

49 23 115 28 18 4 5 51 9 10 47 69 11 12 39 37 109 45 6 31 192 66 27 74 26 14 103 9 5 144 292 55 10 136 151 20 39 49 9 184 282 33 37 3

3 12 3 3 1 18 2 1 7 4 2 1 4 1 15 4 2 31 5 2 9 9 1 26 1 1 15 13 4 1 15 10 12 7 3 17 17 5 2 1 66 11 13 73 101 12 15 43 47 129 54 8 33 235 85 29 76 30 22 123 12 5 160 347 69 13 176 175 24 50 55 15 232 332 39 56 6

57 23 139 31 21 6

Svettano, se così possiamo dire, le concorrenti dell’atletica con il loro metro e 69. Le più piccole le ginnaste: 1 e 60. Gli asiatici sono un po’ più bassi. Gli uomini, in media, sono alti 1 e 70. In miniatura i ginnasti: 1 e 60. Il peso: in media 60 chili. Stesso discorso per le donne: l’altezza media è 1 metro e 59, il peso 55 chili. Adesso misuriamo e pesiamo gli africani. Gli uomini sono più alti degli asiatici e più bassi di americani e europei: 1,74. I più minuti sono i giocatori di calcio con il loro metro e 68 di media. Peso: 71 chili. Il gentil sesso vanta un’altezza di 1 metro e 63 e un peso di 60 kg. Infine, gli australiani. Fronte uomini: altezza media 1,76. Il canottaggio, con 1 metro e 85, è Gulliver, la ginnastica con il metro e 67 i lillipuziani. 70 i chili, in media, degli atleti. I più robusti i protagonisti del sollevamento peso con 90 chili. Le donne sono alte, in media, un metro e 67 e pesano 61 kg. Il canottaggio vince in fatto di cm, un metro e 71, perdono le ginnaste con un metro e 58. Krumich, sinistra, alto due metri con E. Minaev, l’atleta più alto e più basso dei Giochi

Quanto pesano e quanto sono alti i protagonisti delle Olimpiadi di Roma? La palma degli atleti più alti nelle Olimpiadi di Roma va agli Stati Uniti. Gli uomini a stelle e strisce, in media, misurano 1 metro e 77. I più alti, com’è prevedibile, sono i giocatori di pallacanestro, 1 metro e 88. I più bassi i concorrenti del sollevamento pesi, 1 metro e 69. L’altezza dei pallanuotisti è di quasi un metro e 82. Dando uno sguardo al peso, invece, la media è di quasi 71 kg, di solito in perfetta proporzione con l’altezza. Del resto, non sarebbero sportivi. Versante donne. Le americane sono alte, in media, 1 metro e 66. Vanno dall’1 e 57 della ginnastica all’1,72 nella canoa. Le pesiamo? A colpo d’occhio si tengono in forma: le signore dell’atletica pesano in media 61 chili per un metro e 68. Quelle della canoa 1,72X62,650kg. E le schermitrici 1,66X56 kg. Gli europei si difendono bene. L’altezza media degli uomini è di un metro e 76, solo un centimetro in meno degli statunitensi. Anche in questo caso i più alti sono i giocatori di basket, un metro e 95, e i più bassi i campioni del sollevamento pesi. Sul discorso peso, invece, c’è una differenza di 3 chili: gli europei pesano in media 74 chili. Come i maschietti, le donne europee, rispetto alle colleghe degli States sono più basse di appena un centimetro: 1 e 65.

{ Il peso delle nazioni

Murray Halberg della Nuova Zelanda è portato via dal team medico dopo aver vinto la 5000m ai Giochi. Alla sua destra si riconosce Folco Rossi, a capo dei radiologi del Coni


{Roma 1960 }

Discipline e medagliati ATLETICA Uomini 100 METRI A. Hary D.Sime P. Radford

Germania Stati Uniti Gran Bretagna

MARATONA B. Abebe A. Rhadi B. Magee

200 METRI L. Berruti L. Carney A. Seye

Italia Stati Uniti Francia

20MILA METRI MARCIA V. Golubnichiy Urss N. Freeman Australia S. Vickers Germania

400 METRI O. Davis C. Kaufmann M. Spence

Stati Uniti Germania Sud Africa

50MILA METRI MARCIA D. Thompson Gran Bretagna J. Ljiunggren Svezia A. Pamich Italia

800 METRI P. Snell R. Moens G. Kerr

Nuova Zelanda Belgio Antille

SALTO IN ALTO R. Shavlakadze V. Brumel J. Thomas

Urss Urss Stati Uniti

1500 METRI H. Elliot M. Jazy I. Rozsavolgyi

Australia Francia Ungheria

SALTO IN LUNGO R. Boston I. Roberson I. Ter Ovanesian

Stati Uniti Stati Uniti Urss

5 MILA METRI M.Halberg H. Grodotzki K. Zimny

Nuova Zelanda Germania Polonia

SALTO TRIPLO J. Schmidt V. Goriaev V. Kreer

Polonia Urss Urss

10 MILA METRI P. Bolotnikov H. Grodotzki W. Power

Urss Germania Australia

SALTO CON L’ASTA D. Bragg R. Morris E. Landstrom

Stati Uniti Stati Uniti Finlandia

Etiopia Marocco Nuova Zelanda

STAFFETTA 4X100 Germania Unione Sovietica Gran Bretagna

LANCIO DEL PESO W. Nieder Stati Uniti W. P. O’Brien Stati Uniti D. Long Stati Uniti

STAFFETTA 4X400 Stati Uniti Germania Antille Britanniche

LANCIO DEL MARTELLO V. Rudenkov Urss G. Zsivotzky Ungheria T. Rut Polonia

110 METRI OSTACOLI L. Q. Calhoun Stati Uniti W. May Stati Uniti H. Jones Stati Uniti

LANCIO DEL DISCO A. Oerter Stati Uniti R. Babka Stati Uniti R. Cochran Statu Uniti

400 METRI OSTACOLI G. Davis Stati Uniti C. Cushman Stati Uniti R. Howard Stati Uniti

LANCIO DEL GIAVELLOTTO V. Cybulenko Urss W. Kruger Germania G. Kulcsar Ungheria

3MILA METRI SIEPI Z. Krzyszkowiak Polonia N. Sokolov Urss S. Rzhistchin Urss

Abebe Bikila, medaglia d’oro nella maratona

{ Riflettori sui vincitori Roma 1960 scrive una pagina importante della storia delle Olimpiadi. Nessuno può dimenticare la sofferta vittoria nella maratona di Abebe Bikila: l’etiope corre più veloce di tutti, li tiene a distanza e taglia il traguardo per primo gareggiando scalzo. Arriva a piedi nudi al traguardo e quella foto occupa oggi un posto di rilievo nel grande libro dei Giochi. Ma le stravaganze nell’atletica non finiscono qui. Nei 200 m. Livio Berruti, uno sbarbatello di 21 anni, torinese, con gli occhiali da sole nero sale sul gradino più alto del podio. Le cronache rosa raccontano di un suo flirt con Wilma Rudolph, la gazzella nera, che nell’atletica si aggiudica l’oro nei 100 metri nei 200 metri e nella staffetta 4x100 metri. Un grande successo per la Rudolph che da bambina ha sconfitto la poliomielite. Nel pugilato uno sconosciuto Cassius Clay arriva primo nella sua categoria, i pesi mediomassimi. Roma prima del mondo incorona il futuro re del ring. Sempre nel pugilato c’è Nino Benvenuti, oro nei pesi welter, destinato anche lui a una grande carriera sportiva. Il ciclismo si fa notare non solo per le cinque medaglie d’oro su sei gare conquistate dall’Italia. Le due ruote suonano l’unica nota stonata dei Giochi del 1960 con la morte del danese Jensen. Durante la gara su strada si sente male e cade. Il cuore smette di battere un’ora dopo in ospedale. Si pensa subito al caldo ma l’autopsia è chiara: Jensen aveva assunto anfetamine. Un episodio che segna, probabilmente, il primo caso di morte per doping nelle Olimpiadi.

1960 L’OLIMPIADE DI ROMA | 72


spq ort ATLETICA Donne

Wilma Rudolph, la vittoria dei 100M

100 METRI W. Rudolph D. Himan G. Leone

Stati Uniti Gran Bretagna Italia

200 METRI W. Rudolph J. Heine D. Hyman

Stati Uniti Germania Gran Bretagna

800 METRI L. Shevkova B. Jones U. Donath

Urss Australia Germania

80 METRI OSTACOLI I Press Urss C. Quinton Gran Bretagna G. Birkemeyer Germania 4X100 METRI STAFFETTA Stati Uniti Germania Polonia

Elvira Ozolina, medaglia d’oro al lancio del giavellotto Rafer Johnson al lancio del peso, una delle specialità del decathlon

SALTO IN ALTO I. Ballas J. Jozwiakowska D. Shirley

Romania Polonia Gran Bretagna

SALTO IN LUNGO V. Krepkina E. Krzeinka H. Claus

Urss Polonia Germania

LANCIO DEL DISCO N. Ponomareva Urss T. Press Urss L. Manoliu Romania LANCIO DEL PESO T. Press Urss J. Luttge Germania E. Brown Stati Uniti LANCIO DEL GIAVELLOTTO E. Ozolina Urss D. Zatopkova Cecoslovacchia B. Kaledene Urss

DECATHLON R. Johnson Yang Chuan V. Kouznecov

Stati Uniti Rep. Cina Urss

{

Le medaglie di partecipazione Le medaglie commemorative disegnate per i Giochi di Roma - previste per tutti i partecipanti – raffigurano, da un lato, una fanciulla nuda con la fiaccola e gli anelli olimpionici. L’altro riporta aquile in volo sullo stadio della capitale e la scritta celebrativa. Le medaglie misurano 55 millimetri. L’autore è Emilio Greco.

1960 L’OLIMPIADE DI ROMA | 73


{Roma 1960 } GINNASTICA Uomini Un salto spettacolare dalla sbarra fissa del giapponese Endo

SBARRA FISSA T. Ono M. Takemoto B. Shakhlin

Giappone Giappone Urss

PARALLELE B. Shakhlin G. Carminucci T. Ono

Urss Italia Giappone

CAVALLO CON MANIGLIE E.Ekman Finlandia B. Shakhlin Urss S. Tsurumi Giappone ANELLI A. Azaryan B. Shakhlin T. Ono V.Kapsasov

Urss Urss Giappone Bulgaria

VOLTEGGIO A CAVALLO B. Shakhlin Urss T. Ono Giappone V. Portnoi Urss CORPO LIBERO N. Aihara Y. Titov F. Menichelli

Giappone URSS Italia

CONCORSO PER SQUADRE Giappone Urss Italia

GINNASTICA Donne VOLTEGGIO A CAVALLO M. Nikolaeva Urss S. Muratova Urss L. Latynina Urss PARALLELE ASIMMETRICHE P. Astakhova Urss L. Latynina Urss T. Lyukhina Urss TRAVE E. Bosakova Cecoslovacchia L. Latynina Urss S. Muratova Urss CORPO LIBERO L. Latynina P. Astakhova T. Lyukhina

Urss Urss Urss

CONCORSO PER SQUADRE Urss Cecoslovacchia Romania

1960 L’OLIMPIADE DI ROMA | 74


CICLISMO

spq ort

CRONOMETRO A SQUADRE KM 100 Italia Germania Urss

CANOTTAGGIO

CORSA INDIVIDUALE SU STRADA KM 175,380 V. Kapitonov Urss L. Trapè Italia W. V. D. Berghen Belgio

SINGOLO V. Ivanov A. Hill T. Kocerka

VELOCITÀ INDIVIDUALE S. Gaiardoni Italia L. Sterckx Belgio V. Gasparella Italia

DUE SENZA Urss Austria Finlandia

VELOCITÀ TANDEM Italia Germania Urss

DUE CON Germania Urss Stati Uniti

MILLE METRI A CRONOMETRO CON PARTENZA DA FERMO S. Gaiardoni Italia D. Gieseler Germania R. Vargashkin Urss

Ciclismo, velocità tandem, uno sprint nel velodromo olimpico

Urss Germania Polonia

DOPPIO Cecoslovacchia Urss Svizzera QUATTRO SENZA Stati Uniti Italia Urss

INSEGUIMENTO A SQUADRE MT 4000 Italia Germania Urss

QUATTRO CON Germania Francia Italia OTTO Germania Canada Cecoslovacchia

CANOA Uomini MILLE METRI K1 E. Hansen J. Szollosi G. Fredriksson

HOCKEY SU PRATO

MILLE METRI K2 Svezia Ungheria Polonia

Pakistan India Spagna

MILLE METRI C1 J. Parti A. Silaev L. Rotman

L’hockey al Foro Italico, il Pakistan, medaglia d’oro, contro la Nuova Zelanda

Danimarca Ungheria Svezia

Ungheria Urss Romania

MILLE METRI C2 Urss Italia Ungheria

L’ungherese Janos Parti, medaglia d’oro nella mille metri C1

STAFFETTA K1 4X100 Germania Ungheria Danimarca

CANOA Donne 500 METRI K1 A. Seredina T. Zenz D. Walkowiak 500 METRI K2 Urss Germania Ungheria 1960 L’OLIMPIADE DI ROMA | 75

Urss Germania Polonia


{Roma 1960 } CALCIO Jugoslavia Danimarca Ungheria

LOTTA Greco-Romana PESI MOSCA D. Pirvulescu Romania O. Sayed Rep. Araba Unita M. Paziraye Iran

Il Brasile schiaccia la Cina con un secco 5 a 0

La lotta greco-romana nella suggestiva cornice delle Terme di Caracalla

LOTTA Stile libero PESI MOSCA A. Bilek M. Matsubara S. Safepour

Turchia Giappone Iran

PESI GIALLO N. Karavaev I. Cernea D. Stoikov

Urss Romania Bulgaria

PESI PIUMA M. Sille L. Polyak K. Vyrupaev

PESI GALLO T. McCann N. Zalev T. Trojanowski

Stati Uniti Bulgaria Polonia

Turchia Ungheria Urss

PESI LEGGERI A. Koridze B. Martinovic G. Freij

PESI PIUMA M. Dagistanli S. Ivanov V. Rubashvilj

Turchia Bulgaria Urss

Urss Jugoslavia Svezia

PESI LEGGERI S. Wilson V. Sinyavskiy E. Dimov

Stati Uniti Urss Bulgaria

PESI MEDIO LEGGERI M. Bayrak Turchia G. Maritschnizg Germania R. Schierrmeyer Francia

PESI MEDIO LEGGERI D. Blubaugh Stati Uniti I. Ogan Turchia M. Bashir Pakistan

PESI MEDI D. Dobrev L. Metz I. Taranu

Bulgaria Germania Romania

PESI MASSIMI T. Kis Tevfik R. Bimbalov G. Kartozjia

PESI MEDI H. Gungor G. Skhirtladze H. Antonsson

Turchia Bulgaria Urss

PESI MEDIO MASSIMI I. Atli Turchia R. Takhti Cholam Iran A. Albul Urss

PESI MASSIMI (OLTRE 87 KG) I. Bogdan Urss W. Dietrich Germania K. Kubat Cecoslovacchia

PESI MASSIMI W. Dietrich H. Kaplan S. Dzarasov

1960 L’OLIMPIADE DI ROMA | 76

Turchia Urss Svezia

Germania Turchia Urss


spq ort

NUOTO Uomini

NUOTO Donne

100 SL J. Devitt I. Larson M. Dos Santo jr.

Australia Stati Uniti Brasile

100 SL D. Fraser S. Von Saltza N. Steward

Australia Stati Uniti Gran Bretagna

400 SL M. Rose T. Yamanaka J. Konrads

Australia Giappone Australia

400 SL S. Von Saltza J. Cederqvist C. Lagerberg

Stati Uniti Svezia Paesi Bassi

1500 SL J. Konrads M. Rose G. Breen

Australia Australia Stati Uniti

100 DORSO L. Burke N. Steward Bretagna S. Tanaka

Stati Uniti Gran

100 DORSO D. Theile F. McKinney R. Bennett

Australia Stati Uniti Stati Uniti

200 RANA W. Mulliken Y. Ohsaki W. Mensonides

Stati Uniti Giappone Germania

200 FARFALLA M. Troy N. Hayes D. Gillanders

Stati Uniti Australia Stati Uniti

STAFFETTA 4X200 SL Stati Uniti Giappone Australia STAFFETTA 4X100 MISTA Stati Uniti Australia Giappone

200 RANA A. Lonsbrough Bretagna W. Urselmann B. Goebel 100 FARFALLA C. Schuler M. Heemskerk J. Andrew

Giappone Gran Germania Germania Stati Uniti Paesi Bassi Australia

28 agosto, 100 metri stile libero. All’arrivo Devitt e Larson divisi da pochi centesimi di secondo

STAFFETTA 4X100 SL Stati Uniti Australia Germania STAFFETTA 4X100 MISTA Stati Uniti Australia Germania

Ann Long, nelle finali di tuffo dalla piattaforma dei 10 metri

TUFFI Uomini TRAMPOLINO MT3 G. Tobian Stati Uniti S. Hall Stati Uniti J. Botella Messico PIATTAFORMA MT 10 R. D. Webster Stati Uniti G. M.Tobian Gran Bretagna B. E. Phelps Gran Bretagna

TUFFI Donne TRAMPOLINO MT 3 J. Kramer Germania P. Pope Stati Uniti E. Ferris Gran Bretagna PIATTAFORMA MT 10 J. Kramer Germania P. Pope Stati Uniti N. Krutova Urss

1960 L’OLIMPIADE DI ROMA | 77


{Roma 1960 }

TIRO Tiro a segno

PALLACANESTRO Stati Uniti Urss Brasile

Austria Svizzera Urss

PISTOLA LIBERA A. Gustchin M.Umarov Y. Yoshikawa

Urss Urss Giappone

CARABINA LIBERA DI PICCOLO CALIBRO POSIZIONE A TERRA P. Kohnke Germania J. Hill Stati Uniti E. Forcella Pelliccioni Venezuela

VELA CLASSE 5,5 Stati Uniti Danimarca Svizzera

CARABINA LIBERA DI PICCOLO CALIBRO TRE POSIZIONI V. Shamburkin Urss M. Nijasov Urss K. Zähringer Germania

CLASSE DRAGONE Grecia Argentina Italia

PALLANUOTO

PENTATHLON MODERNO

Italia Urss Ungheria

CLASSE FLYING DUTCHMAN Norvegia Danimarca Germania

EQUITAZIONE, SCHERMA, TIRO, NUOTO, CORSA CAMPESTRE INDIVIDUALE F. Németh Ungheria I. Nagy Ungheria R. Beck Stati Uniti

TIRO Tiro a volo

CLASSE FINN Danimarca Urss Belgio

TIRO AL PIATTELLO I. Dumitrescu Romania G. Rossini Italia S. Kalinin Urss

EQUITAZIONE, SCHERMA, TIRO, NUOTO, CORSA CAMPESTRE A SQUADRE Ungheria Stati Uniti Argentina

CLASSE STAR Urss Portogallo Stati Uniti

ARMA LIBERA H. Hammere H. Spillmann V. Borisov

SPORT EQUESTRI GRAN PREMIO DI DRESSAGE S. Filatov Urss G. Fischer Svizzera J. Neckermann Germania CONCORSO COMPLETO DI EQUITAZIONE L. Morgan Australia N. Lavis Australia A. Buhler Svizzera CONCORSO COMPLETO DI EQUITAZIONE A SQUADRE Australia Svizzera Francia GRAN PREMIO DI SALTO DI OSTACOLI R. D'Inzeo Italia P. D'Inzeo Italia D. Broome Gran Bretagna

Boris Komjov in difficoltà cade dal suo cavallo "Opera"

GRAN PREMIO DI SALTO DI OSTACOLI A SQUADRE Germania Stati Uniti Italia

1960 L’OLIMPIADE DI ROMA | 78

TIRO CELERE ALLE SAGOME CON PISTOLA W. McMillans Stati Uniti P. Linnosvuo Finlandia A. Zabelin Urss

Curiosità Pentathlon Tiro a segno, nuoto, scherma, equitazione e corsa. Sono le specialità che costituiscono il pentathlon moderno. L’organizzazione dei Giochi, consapevole delle difficoltà di questa disciplina, ha un occhio di riguardo per i suoi atleti, costretti a faticosi allenamenti in cinque diversi sport. Per evitare che gli sportivi scappino da una parte all’altra di Roma per esercitarsi, la Sezione servizi tecnici stabilisce che gli spostamenti non debbano superare il miglio dal Villaggio Olimpico. E così, ad uso esclusivo dei pentatleti, sono la sala di scherma e la piscina dello stadio Flaminio, una speciale attrezzatura per il tiro vicino al Poligono Umberto I, nonché un terreno per la corsa campestre e un campo a ostacoli per l’equitazione a Tor di Quinto.


spq ort

SCHERMA Donne

SCHERMA Uomini

FIORETTO H.Schmid V. Rastvorova M. Vicol

FIORETTO INDIVIDUALE V. Zhdanovich Urss Y. Sisikin Urss A. Axelrod Stati Uniti

Germania Urss Romania

FIORETTO A SQUADRE Urss Ungheria Italia

FIORETTO A SQUADRE Urss Italia Germania

PUGILATO

SPADA INDIVIDUALE G. Delfino Italia A. Jay Gran Bretagna B. Khabarov Urss

PESI MOSCA G. Torok S. Sivko A. Elguindi K. Tanabe

Ungheria Urss Rep. Araba Unita Giappone

PESI GALLO O. Grigoryev P. Zamparini B. Bendig O. Taylor

Urss Italia Polonia Australia

PESI PIUMA F. Musso J. Adamski J. Limmonen W. Meyers

Italia Polonia Finlandia Sud Africa

La stoccata vincente di Delfino, medaglia d’oro nella spada individuale, contro Allen Jay

SPADA A SQUADRE Italia Gran Bretagna Urss SCIABOLA INDIVIDUALE R. Kárpáti Ungheria Z. Horváth Ungheria W. Calarese Italia SCIABOLA A SQUADRE Ungheria Polonia Italia

Cassius Clay, poi Muhammad Ali, mentre sferra un micidiale gancio destro

PESI LEGGERI K. Padzdzior Polonia S. Lopopolo Italia D. McTaggart Gran Bretagna A. Laudonio Argentina

SOLLEVAMENTO PESI

PESI WELTER LEGGERI B. Nemecek Cecoslovacchia C. Quartey Ghana Q. Daniels Stati Uniti M. Kasprzyk Polonia PESI WELTER G. Benvenuti Y. Radonyak Y. LLoyd L. Drogosz

Italia Urss Gran Bretagna Polonia

PESI WELTER PESANTI W. McClure Stati Uniti C. Bossi Italia B. Lagutin Urss B. Fishers Gran Bretagna PESI MEDI E. Crook jr T. Walasek I. Monea E. Feofanov

Stati Uniti Polonia Romania Urss

PESI MEDIO MASSIMI C. Clay Stati Uniti Z. Pietrzykowski Polonia A. Madigan Australia G. Saraudi Italia PESI MASSIMI F. De Piccoli Italia D. Bekker Sud Africa J. Nemec Cecoslovacchia G. Siegmund Germania

Louis Martin, bronzo nel sollevamento pesi, categoria massimi leggeri

PESI GALLO C. Vinci Y. Miyake E. Elm-Khah

Stati Uniti Giappone Iran

PESI PIUMA Y. Minaev I. Berger S. Mannironi

Urss Stati Uniti Italia

PESI LEGGERI V. Bushuev Urss Tan Howe Liang Singapore Abdul Wahid Aziz Iraq PESI MEDI A. Kurynov T. Kono G. Veres

Urss Stati Uniti Ungheria

PESI MEDIO MASSIMI I Palinski Polonia J. George Stati Uniti J. Bochenek Polonia PESI MASSIMI LEGGERI A. Vorobyev Urss T. Lomakin Urss L. Martin Gran Bretagna PESI MASSIMI Y. Vlasov J. Bradford N. Schemansky

Urss Stati Uniti Stati Uniti


IL RITRATTO DELLA STELLA STRANIERA

{Roma 1960 }

Intervista a Yetnayet Bikila, il figlio del mitico Abebe

uel 10 settembre 1960 è stato Olimpiade. E subito storia. Quindi documentario, film, letteratura. Bikila e il suo bacio di corsa all'Arco di Costantino che mise l'Africa sulla carta geografica dell'atletica e dei Giochi, è una delle immagini immortali dello sport. Ha 50 anni, ma non li dimostra perché ogni volta, alla

Q

In apertura, la corsa di Abebe Bikila e il figlio Yetnayet

figura un po' sbiadita dagli anni, si aggiunge un particolare, una scoperta, un dettaglio che poi diventa prezioso, decisivo, per scoprire un altro po' di verità. In particolare, oggi sappiamo una cosa fondamentale: Bikila e il suo allenatore Onni Niskanen non furono degli improvvisatori, i frutti esotici inci-


spq ort

Bikila è stato l'inizio di una lunga storia di trionfi, come un pifferaio magico capace di tracciare la strada ai tanti connazionali che dopo di lui si sono messi a correre, e a vincere, in giro per il mondo. Ma lui lo faceva senza scarpe per gridare al mondo le condizioni in cui viveva il suo Paese... dentalmente vincitori dell'allargamento dei confini olimpici. Piuttosto delle avanguardie, che misero insieme i regali della vita sugli altipiani con l'intelligenza del lavoro, della scelta azzeccata, dell'allenamento calibrato. Furono avanti al resto del mondo, probabilmente un bel po' di anni. Lo dicono i numeri di quel trionfo, il bis di Tokyo, ma anche i secondi subito dopo il traguardo già a Roma, con il Colosseo spettatore: quella corsetta defaticante sul posto ci dimostrava che la maratona era una cosa da uomini veri, non da matti. Il suo successo, insomma, fu il padre della maratona moderna, ma non soltanto perché riempì l'albo d'oro di qualcosa e qualcuno che le Olimpiadi non avevano conosciuto, l'Africa appunto; anche per aver tracciato una strada poi percorsa non da centinaia, ma da milioni di persone, quelle che a qualsiasi latitudine, oggi, appena cinquant'anni dopo, corrono la maratona a 20, a 40 o a 60 anni, senza vincere medaglie d'oro, ma con una strepitosa voglia di arrivare. Bikila studiò Roma. Arrivò presto, con la delegazione etiope, un mese prima della maratona. Prese posto nel suo appartamento di via Svizzera, al Villaggio Olimpico, e lì s'ambientò, inquadrò gli avversari, e soprattutto cosa che non fecero molti suoi avversari - andò a dare un'occhiata all'Appia Antica, il cuore del percorso, i famosi basoli che furono determinanti nella trama della corsa. Davanti alla 500 guidata da Niskanen, Bikila effettuò una serie di ricognizioni, anche queste senza nulla di casuale. Fece il tracciato a fette, dieci chilometri un giorno, dieci l'altro, venti il successivo. Arrivò preparatissimo. Anche la scelta di correre senza scarpe, poi reintepretata per gridare al mondo le condizioni in cui viveva il suo Paese, una rivendicazione di un'identità povera ma ricca di orgoglio e di talento, ebbe un movente assolutamente tecnico. Senza scarpe, in Etiopia, Bikila andava più forte. Il problema era solo di

di Valerio PICCIONI stabilire se questo vantaggio si verificava anche a Roma. Dove, fra la ricerca di un paio di scarpe adatto e nuove prove, si decise per la soluzione scalza, una condizione che contribuì in maniera decisiva a rendere immortale la galoppata sull'Appia Antica e il testa a testa con il marocchino Rhadi. C'è capitato di recarci in Etiopia per scoprire dove tutto questo era nato, che cosa c'era stato prima di Roma, dove Bikila arrivò a 27 anni. Trovare il posto in cui l'olimpionico nacque e diventò bambino e poi ragazzo facendo il pastore, è una caccia al tesoro che mette a dura prova i vari partecipanti. Ma quando si arriva in questo spazio enorme in cui lo sguardo fatica a trovare punti di riferimento, si capiscono diverse cose. Perché per arrivare allo spiazzo dove una lamiera dice semplicemente «Qui era nato l'atleta Abebe Bikila», bisogna compiere una specie di rally. E di questo rally ti restano negli occhi soprattutto le pietre. Più che pietre, un diffuso pietrame che insulta anche il più tignoso dei fuoristrada. E a distanza di giorni, o di settimane, quelle pietre rimangono nella memoria. E capita, stavolta senza libri, senza film, senza testimonianze, semplicemente di unire dentro un pensiero le pietre di YaYa, 160 chilometri di Addis Abeba, e quelle dell'Appia Antica. Ed è inevitabile pensare che Bikila veniva da un training formidabile perché quando cresci in questi posti, non ti fa paura più niente. Soprattutto quando il rilevatore che misura l'altitudine schizza fino a quota 2700 metri. Chissà che avrà pensato allora Abebe, conoscendo la Roma che l'avrebbe portato in cima al mondo. Un sorriso compiaciuto tale da pensare «domani me li mangerò tutti?» o la timorosa sensazione di spaesamento nel trovarsi in un Paese lontano, che peraltro aveva invaso il suo

1960 L’OLIMPIADE DI ROMA | 81

nella disgraziata avventura coloniale mussoliniana di 25 anni prima? Forse se lo chiede anche Yetnayet. Yetnayet è uno dei figli di Bikila. Vive per lavoro fra Addis Abeba e la Germania. «Nella mia famiglia Roma ha un posto speciale», ci dice ricevendoci a casa sua, offrendoci l'injera, quella specie di pane che non può mancare in nessuna casa etiope. E' fiero del papà, Yetnayet. Ma una fierezza mai strillata. «Lo ricordo dopo l'incidente, a casa, sulla sedia a rotelle, passava molto tempo con noi». A un certo punto ci accompagna in un posto che nasconde qualcosa di speciale, parcheggia e ci invita a scendere, saluta affettuosamente due o tre persone e si entra in un cortile dove delle donne provano un coro. Quindi, in un angolo, tira via un lenzuolo e ci presenta la nuova statua che ricorderà suo padre al cimitero di Saint Joseph. «Vi piace?». Sua mamma è una signora sempre elegante, si chiama Yewebdar. Colpisce il suo sorriso. Un giorno la incontrammo a Roma, invitandola proprio a Porta San Sebastiano, il posto in cui Bikila disse «io parto» ed ebbe ragione di Rhadi. Ci ricordò tante cose del marito, ma una su tutte: la sua grande passione per il latte, fondamentale nella sua dieta. Si sposarono qualche mese prima del viaggio a Roma. Una storia curiosa, una combinazione fra matrimonio combinato e amore a prima vista. Cinquant'anni. Tanti. Pochi. Dipende. È che pensando a Bikila si prova qualcosa di strano. Come se possedessimo la certezza che quel suo attimo fuggente, all'ora di cena, del 10 settembre del 1960, sia ancora giovanissimo, destinato ad avere ancora lunga vita nella memoria della gente dello sport. Forse perché Bikila è stato l'inizio di una lunga storia di trionfi, come un pifferaio magico capace di tracciare la strada ai tanti connazionali etiopi, ma anche keniani, marocchini, algerini, africani in generale, che dopo di lui si sono messi a correre, e a vincere, in giro per il mondo.


Gli schermidori vincitori della medaglia d’oro nella spada a squadre. Nella pagina a fianco, Nino Benvenuti, durante la premiazione e D’Inzeo campione negli sport equestri.


spq ort

Italia terza per numero di medaglie: 13 ori, 10 argenti e 13 bronzi. Prima di noi solo URSS e USA Italia è sul podio: 13 ori, 10 argenti e 13 bronzi. Prima, solo Urss e Stati Uniti. L’eroe azzurro è Livio Berruti che trionfa nei 200 metri, una prova che nessun italiano prima di lui aveva mai superato. L’America che da sempre domina la corsa, si inchina a quel giovane di 21 anni, di Torino, che gareggia con gli occhiali scuri e i calzini bianchi. Berruti batte lo statunitense Carney e il francese Seye, salendo sul gradino più alto del podio. Nel pugilato, pesi welter, vince Nino Benvenuti, che non solo fa suo l’oro ma ottiene la prestigiosa coppa Val Barker, destinata al pugile tecnicamente migliore del torneo. Una grande soddisfazione, quest’ultima, per l’atleta di Isola d’Istria, perché a Roma, nel 1960, c’è il futuro Re del ring Cassius Clay, che porta a casa la medaglia d’oro nei pesi mediomassimi. Nell’equitazione rimane impresso il cognome D’Inzeo perché due fratelli dominano il gran premio di salto a ostacoli. Nell’individuale Raimondo si impone al primo posto della classifica e Pietro al secondo. Nella gara a squadre, insieme ad Antonio Oppes, uniscono le forze e si aggiudicano il bronzo. Bronzo anche per Franco Menichelli nella ginnastica: l’atleta romano festeggia il terzo posto nel corpo libero insieme al pubblico di casa. Ma la gloria per Menichelli arriverà tra quatto anni, quando alle Olimpiadi di Tokyo conquisterà l’oro nel corpo libero, l’argento negli anelli e il bronzo nelle parallele.

Medaglie d’Oro Livio Berruti Atletica, 200 metri Nino Benvenuti Pesi welter pugilato Sante Gaiardoni Ciclismo velocità individuale Giuseppe Beghetto, Sergio Bianchetto Ciclismo tandem Sante Gaiardoni Ciclismo cronometro 1000 m da fermo Luigi Arienti, Franco Testa, Mario Vallotto, Marino Vigna Ciclismo inseguimento a squadre 4.000 m Antonio Bailetti, Ottavio Cogliati, Giacomo Fornoni, Livio Trapè Ciclismo cronometro su strada 100 km a squadre Amedeo Ambron, Danio Bardi, Giuseppe D'Altrui, Salvatore Gionta, Giancarlo Guerrini, Franco Lavoratori, Gianni Lonzi, Luigi Mannelli, Rosario Parmegiani, Eraldo Pizzo, Dante Rossi, Brunello Spinelli Pallanuoto Francesco Musso Pugilato pesi piuma Franco De Piccoli Pugilato pesi massimi Giuseppe Delfino Scherma spada individuale Giuseppe Delfino, Edoardo Mangiarotti, Fiorenzo Marini, Carlo Pavesi, Alberto Pellegrino, Gian Luigi Saccaro Scherma spada a squadre Raimondo D'Inzeo Sport equestri gran premio di salto a ostacoli

Sante Gaiardoni , l’urlo liberatorio al traguardo che gli conferisce l’oro

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Medaglie d’Argento Aldo Dezi, Francesco La Macchia Tullio Baraglia, Renato Bosatta, Giancarlo Crosta, Giuseppe Galante Livio Trapè Giovanni Carminucci Primo Zamparini Sandro Lopopolo Carmelo Bossi Aldo Aureggi, Luigi Carpaneda, Mario Curletto, Edoardo Mangiarotti, Alberto Pellegrino Piero D'Inzeo Galliano Rossini

Canoa-Kayak C2 1.000 m Canottaggio quattro senza Ciclismo corsa su strada individuale Ginnastica parallele Pugilato gallo Pugilato leggeri Pugilato welter pesanti

Scherma fioretto a squadre Sport equestri gran premio di salto a ostacoli Tiro a volo piattello

Willie Fisher e Carmelo Bossi, medaglia d’argento nella categoria welter pesanti, durante le semifinali del torneo

Medaglie di Bronzo Giuseppina Leone Abdon Pamich Fulvio Balatti, Romano Sgheiz, Ivo Stefanoni, Franco Trincavelli, Giovanni Zucchi Valentino Gasparella Franco Menichelli Giovanni Carminucci, Pasquale Carminucci, Gianfranco Marzolla, Franco Menichelli, Orlando Polmonari, Angelo Vicardi Giulio Saraudi Wladimiro Calarese Giampaolo Calanchini, Wladimiro Calarese, Pier Luigi Chicca, Roberto Ferrari, Mario Ravagnan Irene Camber, Velleda Cesari, Bruna Colombetti, Claudia Pasini, Antonella Ragno Sebastiano Mannironi Piero D'Inzeo, Raimondo D'Inzeo, Antonio Oppes Antonio Ciciliano, Antonio Cosentino, Giulio De Stefano

Atletica 100 m donne Atletica marcia 50 Km Canottaggio quattro con Ciclismo velocità Ginnastica corpo libero

Ginnastica concorso generale a squadre Pugilato pesi medio massimi Scherma sciabola individuale

Scherma sciabola a squadre Scherma fioretto a squadre donne Sollevamento pesi piuma Sport equestri gran premio nazioni a squadre Vela classe Dragoni

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Mario Ravagnan rende onore all’ungherese Rudolf Karpati

i nostri campioni

{Roma 1960 }


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Un successo preparato con cura a grande avventura olimpica di Roma inizia concretamente il 15 giugno 1955 a Parigi dove la Sessione del Cio é convocata per scegliere la sede dei Giochi della XVII Olimpiade esaminando le candidature di ben sette città (Budapest, Bruxelles, Città del Messico, Detroit, Losanna, Roma e Tokyo). Dopo due votazioni si venne al ballottaggio finale tra Roma e la capitale dell’olimpismo moderno Losanna. Il responso dell’urna fu di 35 voti per Roma e 24 per Losanna. La delegazione italiana era composta dal Sindaco Salvatore Rebecchini, dal Presidente del CONI Giulio Onesti e dal Segretario generale dell’ente Bruno Zauli. La candidatura capitolina era supportata a livello politico dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi e, per il Governo, dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giulio Andreotti già designato in caso di successo alla Presidenza del Comitato Organizzatore. Per il Paese, per la Città e per tutto il movimento sportivo nazionale fu una soddisfazione enorme ed una opportunità eccezionale per il rilancio economico, sociale, infrastrutturale e sportivo di tutta la Nazione ancora impegnata in una non facile ripresa dopo la grande tragedia bellica da cui era uscita completamente stremata. La grande gioia ed il grande onore lasciarono subito spazio al gravoso onere organizzativo per un Paese che fino ad allora avrebbe avuto alle spalle solo i Giochi invernali di Cortina ’56, evento certamente non paragonabile per dimensione e partecipazione a quelli dei giorni nostri. Tuttavia alle grandi difficoltà di tipo organizzativo si aggiungeva, suscitando perplessità notevoli la assoluta esigenza che la partecipazione degli atleti italiani risultasse di alto livello internazionale, elemento questo imprescindibile per un ampio successo dell’evento nella sua globalità. Le Federazione sportive nazionali con risorse straordinarie destinate alla preparazione olimpica furono chiamate ad una programmazione moderna che inserisse gli atleti individuati in un progetto quadriennale con soggiorni pres-

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di Roberto FABBRICINI soché ininterrotti nei Centri del CONI che furono adeguatamente ristrutturati e potenziati con attrezzature tecniche e scientifiche di assoluta modernità. Nella stessa misura furono implementati i quadri tecnici ottenendo per lo più dal Ministero della Pubblica Istruzione, attraverso apposite Convenzioni, la disponibilità di insegnanti di educazione fisica già impiegati saltuariamente dalle Federazioni nel rispetto dei loro impegni didattici ma anche chiamando a raccolta tutti i tecnici impiegati con successo dalle rappresentative delle Forze Armate e dei Corpi militarizzati dello Stato. Fu in quegli anni che il CONI lanciò con grande sforzo economico il Complesso sportivo dell’Acquacetosa (attuale Centro Giulio Onesti), la Scuola nazionale di Atletica Leggera di Formia e il Centro di Medicina dello Sport di Roma dove il numero grande di atleti probabili olimpici venne monitorato, valutato, curato quando necessario e soprattutto supportato nella preparazione da mirate ricerche scientifiche per quei tempi assolutamente rivoluzionarie nel mondo dello sport. L’obbiettivo palese del CONI era quello di migliorare il risultato di Melbourne ’56 dove l’Italia si attestò al quinto posto conquistando 25 medaglie (8 oro, 8 argento e 9 bronzo), seconda europea alle spalle di Unione Sovietica, Stati Uniti, Australia e Ungheria e di assurgere ad alti livelli internazionali nel maggior numero possibile di discipline. Ebbene il risultato di Roma ’60 fu perfettamente in linea con le aspirazioni collocando l’Italia al terzo posto finale alle spalle delle inavvicinabili potenze Unione Sovietica e Stati Uniti con la conquista di 36 medaglie (13 oro, 10 argento e13 bronzo) e con alcune discipline che furono protagoniste assolute quali il ciclismo che portò a casa 5 delle 6 medaglie d’oro in palio, il pugilato che vide 7 pugili sul podio con 3 ori, gli sport equestri che perpetuarono il mito dei fratelli D’Inzeo protagonisti nello scenario incomparabile di Piazza di

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Siena e nella struggente gara di chiusura allo Stadio Olimpico poche ore prima dello spegnimento della fiaccola che tutta la città sentiva ormai sua avendola adottata come simbolo di pace e di apertura ai popoli di tutti i Continenti Tuttavia l’immagine che ha caratterizzato i Giochi di Roma non può essere che quella di Livio Berruti vincitore di un oro esaltante nella disciplina regina dei Giochi nella specialità dei 200 metri prova di dominio indiscusso degli sprinter statunitensi giunti a Roma forse solo per formalizzare un risultato che non concedeva spazio ad illusioni di chicchessia. Berruti trascorse il quadriennio di approccio ai Giochi nell’eremo di Formia dove, frequentando l’istituito college, completò gli studi liceali e realizzò la sua escalation internazionale sotto la guida tecnica misurata e competente di Peppino Russo e Giorgio Oberweger. Il 3 settembre Berruti dipinse i suoi due capolavori (semifinale e finale) firmandoli a distanza di due ore con il record del mondo di 20.5 correndo con leggerezza e tranquillità pari alla grandezza delle imprese stroncando gli “invincibili” avversari anche con la serenità con cui visse l’attesa della finale muovendosi lievemente sul prato dello Stadio dei Marmi, all’ombra delle statue testimoni della sua classe. Non si devono però dimenticare tanti altri protagonisti di quell’ultima edizione dei Giochi a misura d’uomo e tra questi Nino Benvenuti che spiccò da Roma il volo per una carriera esaltante nel modo del pugilato, il mitico “Settebello” di pallanuoto, le volate impetuose sulla pista del Velodromo dell’EUR di Sante Gaiardoni (unico azzurro a vincere nell’occasione due medaglie d’oro), il record di medaglie olimpiche raggiunte da Edoardo Mangiarotti nella scherma ed il grande impegno ed entusiasmo profuso dai 280 atleti italiani che per due settimane fecero sognare un intero Paese e che aprirono la strada a tanti giovani che sulla spinta olimpica scoprirono e praticarono l’attività sportiva.


Foto Olimpiche Un attimo da cogliere di Roberto REAN CONT Sales Manager Sport Getty Images

Quell'appuntamento con la storia. Da cogliere o da perdere. Tutto in un istante. In un battere d'ali o in un click al momento giusto... In quell'unico momento giusto possibile. Si, perché se oggi le macchine fotografiche permettono immagini in sequenza, quasi si fosse in presenza di un filmato. Allora, invece, c'era un solo.. colpo prima di ricaricare. Ed allora era la sapienza del fotografo, la rapidità a fare la differenza. Quello che si potrebbe definire come "l'occhio del reporter". I fotografi si dividevano tra bravi e non e la foto poteva essere di uno e non di un altro. Oggi non è più così. Il momento in cui l'eroe Berruti taglia il traguardo, l'attimo fuggente di una stoccata, un momento da fermare e tramandare alla storia legato a un goal, l'ingresso in acqua del migliore dei tuffatori o la panciata del peggiore: a fare la differenza era quell'occhio che oggi serve oggettivamente un pò di meno. In vista delle Olimpiadi 2000 un noto fotografo ha fatto un esperimento. È salito sulla macchina del tempo ed ha scattato come allora: un click alla volta. Scegliendo il momento da archiviare. E quanto è stato difficile! Molte delle foto contenute in questo speciale sono tratte da collezioni importanti come ad esempio Time life, Sport Illustrated che diffuse nel Mondo da Getty Images rappresentano pietre miliari dell'iconografia relativa alle Olimpiadi 1960. Immagini importanti come Bikila a piedi nudi, D'Inzeo che salta l'asticella fino a conquistare l'oro tanto agognato, i pugni di Cassius Clay e quelli di Nino Benvenuti. Immagini che sono state attualità cinquant'anni fa, poi sono state storia e oggi, con i festeggiamenti previsti e la proiezione a Roma 2020, tornano prepotentemente d'attualità. Ed a ben vederle anche con il carico di antica modernità. Un'ultima considerazione: per il fotografo l'Olimpiade rappresenta la più grande aspirazione a livello sportivo. Per l'importanza dell'evento, certo, ma anche per la possibilità di fotografare tante discipline e mettersi alla prova nelle più differenti condizioni: di giorno e di notte, all'aperto o negli impianti indoor, dall'alto o ad un passo dall'evento... persino sott'acqua. Ci si emoziona e si prova a vincere: come gli atleti che puntano a medaglia.

{Roma 1960 } SCATTI NELLA STORIA

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Sulle ali

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IN RAPPRESENTANZA DEGLI ATLETI AZZURRI

{Roma 1960 }

“Indimenticabile Roma olimpica ed indimenticabile Posillipo, il mio cavallo. Con lui c’era un legame meraviglioso”: il racconto di Raimondo D’Inzeo medaglia d’oro negli ostacoli. La cornice era Piazza di Siena. 1960 LE OLIMPIADI DI ROMA | 88


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essuno come lui in sella a un cavallo. Icona dello sport, indimenticabile ai Giochi olimpici e straordinario a piazza di Siena, Raimondo D’Inzeo è il magico artista dell’equitazione. Ispirato dalle divinità greche che consideravano l’equino animale sacro, ufficiale dei Carabinieri, agonista come nessun altro, Raimondo è il simbolo di un’epoca. È il campione che ha legato il suo nome alla storia di questo sport, l’uomo che in gara sapeva essere freddo interpretando il cavallo con il suo grande genio e con un temperamento davvero speciale. Suo fratello Piero, invece, grande cavaliere anche lui, era perfetto nello stile. Anzi, dello stile Piero era l’incarnazione. Raimondo e Piero D’Inzeo, i fratelli invincibili, a Roma 1960 sono stati primo e secondo negli ostacoli. Giochi del sogno, quelli romani, due settimane magnifiche con interpreti straordinari che, tutti insieme, hanno realizzato la grande vittoria di un’Olimpiade di pace, da Cassius Clay a Livio Berruti, da Nino Benvenuti ad Abebe Bikila. «Amici indimenticabili ricorda Raimondo - per i quali ho tifato. Berruti e Benvenuti li lo rivisti tante volte rivivendo, sempre, le emozioni provate cinquant’anni fa». Il tempo s’è fermato da allora, da quel 7 settembre 1960 in piazza di Siena. Eppure, sia prima che dopo, i due fratelli di successi ne hanno collezionati tanti. Ma l’urlo di quella piazza nel cuore di Villa Borghese rimarrà indimenticabile come indimenticabile rimarranno i 53 secondi di silenzio as-

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di Carlo SANTI soluto della sua gara. Raimondo su Posillipo, sauro nato nel 1950 figlio di Ugolino da Siena e di Veronica, a Roma ‘60 ha esordito con un percorso netto, l’unico di tutta la competizione. Nel pomeriggio di quel giorno, però, l’ufficiale dei Carabinieri ha rischiato grosso. Dodici difatti le penalità sui 14 ostacoli posti nell’incantevole piazza che è stata il cuore dello sport romano, equitazione ma anche gare di atletica a inizio Novecento. Colpa di una lucidità non straordinaria: nell’intervallo, Raimondo aveva dormito troppo ed era arrivato in affanno a Piazza di Siena. Nessun problema perché, per fortuna, i suoi avversari, l’argentino Dasso e il francese Fresson, hanno sbagliato di più sparendo dalla scena. Raimondo d’oro nella città eterna, Piero d’argento e, insieme con Antonio Oppes su The Scholar, hanno conquistato la medaglia di bronzo con la squadra, gara che si è svolta allo Stadio Olimpico. «Abbiamo chiuso l’Olimpiade ed è stata una festa autentica, irripetibile», dice il colonnello con una punta d’orgoglio. Ci sono posti indimenticabili, luoghi che fanno parte dell’intimo dove non ci vorresti fare entrare alcuno: appartengono solo a te. Raimondo, che pure ha vinto tanto, che ha preso parte, con Piero, a otto edizioni consecutive delle Olimpiadi, dal 1948 al 1976, portabandiera, e quindi capitano, dell’Italia

a Messico ‘68, Roma ce l’ha nel cuore. Di quei Giochi, gli ultimi dal volto umano che la città eterna vorrebbe, tra dieci anni, riproporre con quello spirito, Raimondo non dimentica tre angoli. «Piazza di Siena è la mia piazza, direi la mia casa - dice D’Inzeo - Ho vinto un oro speciale, lì, ed è chiaro che è il posto del mondo che amo di più. Poi c’è lo stadio Olimpico, i brividi per l’ultima gara del ‘60. E il Villaggio Olimpico, il luogo delle suggestioni, dello spirito olimpico. Peccato lo abbia frequentato poco: ero in servizio, allora, e non sempre potevo starci. Devo dire che, nel tempo, ho sentito un poco la mancanza». Da allora, da quei giorni di mezzo secolo fa, molto è cambiato nello sport. «Non ritrovo più lo spirito speciale che avvolgeva gli atleti, e di questo mi rammarico molto». Indimenticabile Roma olimpica e indimenticabile Posillipo. «I miei cavalli li ho amati come figli ma con Posillipo c’è stato qualcosa in più, un legame davvero meraviglioso». Raimondo, ufficiale dei Carabinieri nato a Poggio Mirteto il 2 febbraio del 1925, è stato l’erede del capitano Federico Caprilli, livornese classe 1868 che ha creato il Metodo Caprilli, il Sistema di Equitazione Naturale che ha rivoluzionato lo stile di preparazione. Freddo ma ugualmente fantasioso in sella, Raimondo, il colonnello che aveva la divisa nel cuore, ha portato l’Italia di quel 1960, un’Italia che si lasciava alle spalle le vicissitudini della guerra e cercava di ripartire, verso la gloria.


{Roma 1960 } Divise, che look!

Più di 1000 arbitri ono in tutto 1.096, 734 in meno di quelli messi in campo nella precedente edizione dei Giochi a Melbourne, nel 1956. Gli italiani sono il 60% del corpo giudicante, nessuno al centro di reclami da parte di nazioni scontente. I ricorsi, solo due e accolti in parte, sono contro le decisioni di due giudici stranieri designati dalle Federazioni sportive internazionali.

Un Comitato Organizzatore di un grande evento come quello delle Olimpiadi non può non badare al look. E così il Coni studia delle divise ad hoc. Tutti uguali e tutti eleganti dirigenti e personale. Stessa uniforme per i giudici di gara e i cronometristi: per loro l’unica differenza sta nel distintivo, che cambia a seconda dello sport. Per gli uomini: completo grigio in fresco di lana con giacca a doppio petto con tre bottoni e con tasche a toppa. Camicia bianca, cravatta di seta con il distintivo ufficiale dei Giochi, cintura di pelle blu, calzini bianchi e scarpe bianche e nere. Solo i giudici e i cronometristi sui campi di gara possono indossare un impermeabile trasparente. Capo quanto mai indispensabile il 5 settembre, quando nel pomeriggio il cielo diventa nero e un acquazzone sorprende pubblico, atleti e addetti ai lavori. E ora le donne: la stoffa è sempre il fresco di lana di colore grigio. Gonna a pieghe sotto il ginocchio e un sopra fatto a camicetta con il collo aperto a punta, cinta, borsa e scarpe bianche e nere.

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SPORT UFFICIALI DI GARA Atletica leggera 217 Calcio 35 Canottaggio 47 Canoa 31 Ciclismo 44 Hockey su prato 20 Ginnastica 76 Lotta 65 Nuoto e pallanuoto 99 Pallacanestro 27 Penthatlon moderno 11 Pugilato 46 Sport equestri 16 Scherma 67 Sollevamento pesi 32 Tiro 42 Vela 34 Cronometristi 182

Cronometristi: preparazione e tecnologia Schierati in fila, attenti e ben allineati davanti all’arrivo per vedere l’atleta che taglia il traguardo per primo. Roba dell’altro mondo, si potrebbe pensare oggi guardando la foto di una giuria del 1960. Eppure è proprio così: i cronometristi usano mani e occhi per stabilire l’ordine di arrivo e possibili record. Il Comitato organizzatore vuole i migliori lettori dell’orologio e così si muove per tempo. Già due anni prima inizia la selezione tra i 1700 cronometristi più idonei della Fic (Federazione italiana cronometristi). Nel 1959 trecento di loro sono messi alla prova in manifestazioni sportive importanti. Alla fine ne vengono scelti 182, un numero che consente ai cronometristi di non superare il limite massimo di quattro ore consecutive di impegno. Le

attrezzature dei cronometristi sono i cronometri manuali ma nell’edizione di Roma c’è una novità: in alcuni sport c’è l’ausilio di apparecchiature elettriche pilotate da orologi a quarzo scriventi. Nell’atletica l’apparecchiatura elettrica consiste, invece, in una macchina fotografica che impressiona cento fotogrammi al secondo, collegata in partenza alla pistola dello starter. In meno di due minuti la pellicola viene sviluppata e attraverso una speciale lente viene rilevato il fotogramma che riproduce l’attimo preciso dell’arrivo.

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Distinguersi. Con stile

Infermeria in fermento

Sono previsti 66 tipi di distintivi che consentono di distinguere gli atleti dai giudici, il servizio sanitario dai membri della Fifa. In tutto ne vengono assegnati 12.341. Per quanto riguarda i distintivi di categoria, invece, perché la sorveglianza riconosca facilmente i veicoli del traffico olimpico, sono utilizzati tre generi diversi, da mettere in bella mostra sul parabrezza dell’auto: generici di appartenenza all’organizzazione, di categoria (lasciapassare) e di linea (per i soli autobus).

L’assistenza sanitaria è per atleti, accompagnatori e pubblico. I dottori, sono in tutto 253, tra medici sportivi e il personale delle forze armate e della croce rossa. Gli infermieri sono 169, i fisioterapisti 30, i portaferiti 208. Per un totale di 1.127 persone.

Il meteo

MALATTIE - INFORTUNI NUMERO CASI DISCIPLINA Abrasioni e escoriazioni 150 atletica Distrazioni e strappi muscolari 91 atletica Distorsioni 77 atletica Contusioni 104 lotta Ferite lacero contuse 114 canoa Lombalgie e mialgie 40 atletica Angina tonsillare 31 atletica Angina tonsillare 31 atletica Faringite 28 canottaggio, hockey, scherma Fratture 26 ginnastica, lotta, sport equestri Foruncolosi 25 atletica

TEMPERATURE E PRECIPITAZIONI MEDIE Temperatura media Temperatura media delle minime Temperatura media delle massime Temperatura minima assoluta Temperatura massima assoluta Umidità relativa in % alle 7 e alle 13 Quantità di precipitazioni in mm Numero di giorni con precipitazioni superiori o uguali a 1 mm

LUGLIO 25.5 18.2 31.4 11 38 71 42 12 1.6

AGOSTO SETTEMBRE 25.1 22.3 18.2 16.2 31.7 28.3 9 10 39 40 75 83 43 51 19 72.5 2.2 5.7

Il materiale tecnico: quasi 600 guantoni da boxe, 99.900 piattelli, 18 pa palloni da gara, 96 da allenamento per il calcio. 570 paia di guantoni per le competizioni, 580 paia di bendaggi elastici, 82 cinture elastiche e 47 corde se parliamo di pugilato. Se spostiamo l’attenzione sul tiro: 99.900 piattelli, 8mila bersagli per pistola libera, 500 sagome di cartone. Numeri, precisi, anzi precisissimi, che riguardano gli attrezzi stabiliti per gli atleti e che il grande libro delle Olimpiadi del 1960, redatto dal Coni dopo la fine della manifestazione, riporta con dovizia di particolari. L’atletica, visto il gran numero di specialità che raggruppa, è la disciplina che può contare sul maggior numero di attrezzature. Dagli

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ostacoli da gara, 100, ai giavellotti in frassino, 165, dai blocchi di partenza, 50, alle fiaccole che illuminano la maratona, mille, per fare qualche esempio. L’hockey ha la possibilità di utilizzare 480 palle, il pentathlon 67 cavalli per la prova di equitazione e 30 per gli allenamenti. Spulciando le cifre della lotta, si notano 48 gambaletti di lana per i partecipanti, 40 fischietti a tre tonalità, 10 gettoni per il sorteggio. Tornando ai numeri del pugilato, i boxeaur hanno a disposizione 18 sacchi, 55 maschere da allenamento, 18 palle mediche. Infine un’occhiata alla pallacanestro: 110 palloni per le partite, 6 strutture brevettate, 11 cesti, 9 reti.


{Roma 1960 } Una struttura sempre attiva

Traduttori in gonna

Il Servizio Gestione Impianti Sportivi del Coni ha come compito prioritario quello di fare in modo che tutto fili liscio sia dove si svolgono le gare, sia dove le nazionali si allenano. All’opera ci sono 815 persone, tra impiegati e operai, aiutate da 360 militari. E oltre a svolgere le mansioni per le quali sono stati scelti, i dipendenti devono conoscere alla perfezione il programma cronologico delle competizioni e le varie fasi della sistemazione delle attrezzature per evitare di rallentare il programma di lavoro e creare intoppi inutili. I numeri: i custodi e i guardiani sono 27, gli addetti alle piscine 15, gli addetti al riporto degli attrezzi 18 (più 40 militari), i magazzinieri 10, 41 gli operai che si occupano della manutenzione degli impianti igienici e degli spogliatoi, affiancati da 125 soldati. 11 operai e 50 militari si prendono cura delle palestre. Il Servizio Gestione Impianti Sportivi del Coni ha sotto controllo, quindi, la situazione di tutte le strutture. Sono tante le attività che gli competono. Ad esempio, verifica quotidianamente l’agibilità dei campi, delle piscine, delle attrezzature, il funzionamento di docce, saune, bagni. Installa e controlla gli apparecchi di misurazione e i collegamenti telefonici interni. E ancora, si occupa di bar e ristorante nelle varie strutture. Grande attenzione anche alle zone verdi all’interno degli impianti sportivi e nelle zone limitrofe. Nel Villaggio Olimpico, tanto per dare qualche cifra, le giornate lavorative degli addetti alla manutenzione sono 2.997, le tosatrici a rulli 4. Tre Fontane, all’Eur, vanta 3.495 siepi. Tirando le somme, durante il periodo di preparazione alla manifestazione sono arrivate al Comitato Organizzatore 8.003 domande di assunzione, regolarmente registrate e catalogate dall’Ufficio del personale.

Richiestissime, generalmente gentili, padroni delle lingue: sono le interpreti, necessarie per accogliere e accompagnare dirigenti, atleti e ospiti. La X Sezione, nata per esigenze di Protocollo e di Cerimoniale, tra il 1957 e il 1960 ne assume 284. Durante i Giochi il numero delle professioniste sale a 437: le altre 156 che si aggiungo, infatti, hanno il compito di seguire i giornalisti accreditati. Prima dell’inizio della manifestazione vengono preparate a dovere: partecipano a conferenze, visitano gli impianti e sono costrette anche a vedere film sportivi. In più, durante le Olimpiadi sono accompagnate da dizionari di inglese, tedesco, francese, spagnolo, russo e giapponese, aggiornati con i termini tecnici. Da marzo 1957 a luglio 1960 le interpreti accompagnano 6.200 persone di 71 paesi, (autorità sportive internazionali, giornalisti, tecnici).

Il centro notizie

Il Centro notizie ha il compito di fornire ai giornalisti che seguono una competizione tutte le informazioni su quello che accade negli altri impianti. La Domus Marie è collegata, tramite reti di telescriventi, con i principali impianti, le agenzie di stampa, le redazioni, la sede dell’organizzazione e il Villaggio Olimpico. Si studia anche il modo di alleggerire il lavoro dei cronisti e di non sommergerli di carte che fanno confusione. Per questo la politica è: pochi comunicati, distribuzione solo di quelli ufficiali, sistema self service per gli scritti che riportano i risultati e le notizie degli altri campi. Al centro stampa i comunicati sono distribuiti nelle apposite caselle. Una curiosità: i colori della carta cambiano a seconda dello sport: Atletica Canoa Pallacanestro Pugilato Canoa Ciclismo Sport equestri Scherma Calcio

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giallo oro verde rosa carico ciclamino verde acqua rosa chiaro arancione viola chiaro grigio scuro

Ginnastica giallo canarino Hockey avorio scuro Lotta giallo arancio Nuoto e pallanuoto azzurro chiaro Pentathlon avorio chiaro Sollevamenti pesi giallo Tiro a segno grigio chiaro Tiro a volo grigio chiaro Vela celeste


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Agenzia di stampa e macchine da scrivere Il trattamento di favoritismo è per le agenzie di stampa internazionali che hanno a disposizione un grande salone nell’hotel Domus Pacis, vicino a via Gregorio VII e via Aurelia antica: Associated Press, Reuters, France Presse, Sport Informations Dienst, Adn. Alle altre sono concessi locali più modesti o camere nei due alberghi Domus Pacis e Domus Mariae. A tutta la categoria giornalisti, invece, senza distinzioni, la Olivetti offre mille macchine da scrivere, 600 da tavolo e 400 portatili. Sono distribuite nelle varie sale di lavoro o nelle camere del Centro stampa e hanno tastiere internazionali. Per quanto riguarda l’accesso alle strutture, i giornalisti accreditati sono liberi di andare dove vogliono, naturalmente si siedono nelle tribune a loro riservate. Ad esempio all’Olimpico i posti per la stampa sono 1.126, allo Stadio del Nuoto 232, al Velodromo 252.

La radio è sempre la radio Il Centro Olimpiade, creato dalla Rai per gestire la trasmissione dei Giochi in tutto il mondo, per permettere alle varie radio di funzionare in modo autonomo allestisce sulla terrazza del Collegio di Musica al Foro Italico (sede del centro) 58 piccoli studi di 12 mq, chiamati RS e destinati ai vari paesi. Sono divisi in due parti: una per la regia e la registrazione, l’altra adibita a studio. 242 radiocronisti stranieri, con il personale tecnico e gli interpreti “offerti” dalla Rai, si danno il cambio per mettere al corrente i rispettivi paesi delle “gesta” dei loro atleti. Tutto è cadenzato, serve un’organizzazione perfetta per far in modo, ad esempio, che il giornalista australiano alle 5 del mattino dia il cambio a quello argentino che ha finito di lavorare alle 2 e 30. Sia gli studi radiofonici sia le postazioni di radiocronaca possono utilizzare queste principali apparecchiature: 600 microfoni, 327 amplificatori di vario tipo, 210 magnetofoni per registrazione, 164 magnetofoni portatili, 103 magnetofoni a ciclo chiuso, 650 cuffie telefoniche, 700 telefoni da campo, 200 telefoni con amplificatori a transistor, 200 telefoni normali, 1030 copie di raccordo con i campi di gara.

Professione annunciatori Nelle Olimpiadi di Roma non possono mancare gli annunciatori, reclutati dal Servizio per la Stampa e indispensabili per le informazioni immediate. Ne vengono scelti 141, 92 che parlano inglese e 49 di lingua francese. Le domande arrivate al Coni sono quasi 1400, arrivate dagli studenti delle scuole superiori. Prima di andare sul campo, i prescelti seguono corsi per approfondire una o più lingue.

Orario di visita al Villaggio Olimpico Non è facile raccontare gli sportivi quando non gareggiano. Il Villaggio Olimpico, infatti adotta misure restrittive, perche qui vengono prima gli atleti e poi tutto il resto. Non è ammissibile l’andirivieni dei giornalisti, non si possono disturbare gli atleti quando mangiano o si riposano. E presto fatto viene stilato un programma di visite: dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18,30.

Alloggio dei giornalisti La maggior parte dei giornalisti alloggia alla Domus Mariae e Domus Pacis. Per favorire il rapido spostamento dei cronisti, l’organizzazione pensa a linee di autobus solo per loro. Hanno anche la possibilità di usare un elicottero per i movimenti veloci o per fare foto dall’alto.

Il materiale di propaganda diffuso dai servizi stampa TIPO PUBBLICITÀ Bollettino ufficiale Pieghevole Volantino Pieghevole

Pieghevole Grafico Grafico Grafico Grafico Libro Libro Riproduzione in multilith Programmi giornalieri Fotografie

DESCRIZIONE QUANTITATIVI Diario dell’organizzazione olimpica 557.000 Impianti sportivi 20.000 Programma sportivo giornaliero 50.000 Programma sportivo giornaliero con 60.000 pianta di Roma e dislocazione degli impianti sportivi (a colori) Programma orario di tutte le gare 80.000 Percorso della maratona 15.000 Percorso della maratona 50km 15.000 Percorso della maratona 20km 15.000 Percorso gare ciclistiche 15.000 “Il clima di Roma” 3.000 “Gare olimpiche a Napoli” 10.000 Note tecniche e caratteristiche degli 50.000 impianti sportivi 52 edizioni 862.000 Manifesto ufficiale in undici lingue 290.000 Impianti sportivi, simboli Olimpici e varie 13.096


{Roma 1960 }

zione sportiva. Questo complesso di agenzie a televisione ormai è entrata nella vita realizza tre mila negativi al giorno per oltre 54 delle persone, ne fa parte e ne detta i di Saverio FAGIANI mila scatti. Centootto televisioni di tutto il tempi. Anche in Italia il piccolo schermo sta spopolando. C’è chi può permettersi la scatola nera e chi mondo permettono al pubblico di 69 paesi di seguire i Giochi. invece si riunisce nei bar o nella case per vedere i programmi 75 tv di 60 nazioni trasmettono programmi assistiti dalla Rai. di maggiore successo. Quella del 1960 è la prima Olimpiade 23 tv di 21 paesi ricevono e trasmettono programmi realizzatelevisiva. L’organizzazione si trova davanti al problema delle ti dalla Rai. 60 tv di 37 paesi utilizzano i resoconti giornalieri telecamere. In campo servono tanti teleoperatori e tecnici, che filmati, sempre prodotti dalla Rai e inviati a chi lo richiede. vanno ad aggiungersi ai fotografi e agli addetti ai lavori, giudi- In tutto la Rai produce 102 ore di trasmissione televisive dirette, delle quali 96 ore e 30 minuti oltre ad essere mandate ci compresi. Bisogna quindi tagliare il numero delle persone sul terreno di in onda dalla Rai vengono inoltrate anche all’estero. la punta gioco: l’accetta cade sui fotografi. Per evitare aspre proteste massima il 10 settembre con 8 ore e 30 minuti di programmi. da parte dei giornali di tutto il mondo, l’organizzazione studia La punta minima il giorno di chiusura dei giochi con 3 ore. la una soluzione che vada bene a entrambe le parti. Crea un po- media, invece, è di oltre 6 ore al giorno. ol di fotografi, chiamato “Olympia”, affidato a sei agenzie in- Diciotto paesi europei vedono in diretta le gare mentre gli Staternazionali, divise in tre gruppi di lavoro e in tre laboratori. ti Uniti, il Canada, attraverso la Cbs, e il Giappone, grazie alla Sono loro a distribuire agli associati le foto della manifesta- Nhk, in differita per via del fuso orario. Far collegare tutti pae-

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spq ort

si non è cosa da poco e così la Rai, che ha nelle mani il servizio televisivo mondiale, crea una moderna ed efficace macchina da guerra per offrire un buon prodotto all’Italia e ai paesi stranieri. Da vita a un apposito Centro Olimpiade, attivo già dal 1958, e con sede al Collegio di Musica del Foro Italico. Che ha il compito di gestire l’aspetto organizzativo e tecnico durante il periodo dei Giochi. Il Centro punta tutto sulla qualità e sceglie, sia per la radio che per la tv, personale esperto: i 235 tecnici della radio e i 223 della tv sono reclutati dalle altre sedi Rai d’Italia, così come i 35 tele-radiocronisti, i 10 registi, i 32 cineoperatori e i 20 montatori. Per ottimizzare i tempi e evitare troppi spostamenti dell’equipe da un campo all’altro, la Rai concentra a Roma la maggior parte delle sue squadre di ripresa, facendole venire anche dagli altri centri, Milano, Torino e Napoli La televisione di stato pensa a tutto, anche al trasporto e agli spostamenti e mette a disposizione dei dipendenti 166 veicoli che in tre settimane di manifestazione percorrono quasi 244 mila chilometri, consumano 21 mila litri di benzina, otto mila di nafta e 168 di olio.

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Gli interpreti La Rai ne cerca tanti e preparati perché il loro compito è fondamentale: sono il ponte tra i tecnici italiani e i radio e telecronisti che si trovano sui campi e nei 58 studi allestiti per permettere alle varie radio di trasmettere in maniera autonoma. Gli interpreti hanno in media 22 anni e sono soprattutto donne: 36 donzelle contro 16 uomini. Sono scelti non solo per la bravura, anche per la resistenza fisica. Prima di entrare in azioni, gli interpreti sono stati preparati con visite sui campi di gara, prove di collegamento telefonico, lezione sull’organizzazione televisiva e sul funzionamento tecnico della televisione.

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Cosa trasmettere Difficile ideare un programma che vada bene a tutte le nazioni. Non siamo nel 2010, in un futuro con lo sport a disposizione della tv. Tra 50 anni le reti trasmetteranno tutte le gare di tutte le discipline, a proprio piacimento, in base al pacchetto acquistato, ma questo il mondo negli anni ’60 ancora non lo sa. La Rai quindi deve scegliere le competizioni da mandare in onda, tenendo conto anche della popolarità degli sport nei vari paesi. Il cartellone televisivo viene messo a punto pochi giorni prima dell’inizio dei Giochi, dopo lunghe riunioni tra le tv estere collegate.

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Oltre l’Olimpiade

Il maestro di scuola Alberto Manzi che, con la trasmissione “Non è mai troppo tardi” contribuì ad abbattere l’alto tasso di analfabetismo in Italia

oma è mondiale per vocazione. Lo fu anche all’epoca del fascismo, quando Mussolini voleva rinverdire i fasti imperiali. Quando voleva “portare Roma al mare” facendola sviluppare in direzione del litorale. Quando fece immaginare e costruire l’E42, il quartiere destinato all’ Expo che non si fece, divenuto Eur nel dopoguerra, ai più grandi architetti “razionalisti”. Quando immaginò e fece costruire la città dello sport chiamata Foro Mussolini, che nel dopoguerra, al di fuori della retorica del regime, riuscì a conIl maestro Alberto servare la sua vocazione e la sua cenManzi sul set tralità. dellaGli anni del dopoguerra, forse anche trasmissione in reazione alle grandi attenzioni del Non èRoma passa in secondo orditelevisiva regime, maine, troppo tardi la Capitale dimenticata, diventa

R

I Giochi del 1960 sono i primi televisivi della storia. Uno sforzo organizzativo e di mezzi da parte della Rai. Ma com’era la nostra televisione nel 1960? Quali programmi e quali personaggi proponeva di Giancarlo GOVERNI aggredita dalla speculazione più bieca e volgare dei cosiddetti “palazzinari”, senza un piano regolatore che ne preveda lo sviluppo.

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Per cui, paradossalmente, sono i grandi eventi, soprattutto quelli sportivi che fanno fare a Roma un ulteriore salto di qualità, in primis le Olimpiadi del 1960. Roma, quindi, come grande protagonista di un avvenimento mondiale, Roma come Capitale di una Italia che sta crescendo e che dall’evento riceve una forte spinta verso lo sviluppo. Innanzi tutto le Olimpiadi del 1960 sono le prime Olimpiadi dell’era moderna, in quanto interamente trasmesse dalla televisione nella loro interezza e in contemporanea in tutto il mondo, mentre le Olimpiadi precedenti furono documentate con prodotti cinematografici parziali e riassuntivi che arrivavano al resto del mondo ad evento concluso. Roma, si diceva, è protagonista in


spq ort quanto Capitale di un paese che sta letteralmente volando e che tutto il mondo guarda con ammirazione coniando l’espressione di “miracolo economico italiano” o, indulgendo alla nascente moda dei termini anglosassoni, di “boom economico”. Sembra che la guerra e le sue macerie materiali e morali siano dimenticate, oramai il passato è passato e gli Italiani che partirono dalle macerie della guerra stanno arrivando – con il lavoro, i sacrifici ma anche con la fantasia e la gioia di vivere – a quello che fu chiamato il ‘miracolo italiano’: un processo di trasformazione economica che sorprese il mondo e che portò l’Italia al rango dei paesi industrialmente più avanzati. I 15 anni che ci separano dalla fine della seconda guerra mondiale sono stati anni della ricostruzione materiale e morale del Paese, ma sono stati anche gli anni del Grande Torino, del Totocalcio, della rivalità fra Bartali e Coppi, della Vespa, della Seicento, della Cinquecento, della radio e dei primi Festival di Sanremo, di Nilla Pizzi e di Claudio Villa e poi di Domenico Modugno, che rivoluzionerà la musica leggera e ci accompagnerà, con la sua strepitosa canzone Volare, nel ‘grande volo’ verso il benessere degli anni Sessanta. Sono gli anni in cui nasce la televisione, quando milioni di persone affollano i locali pubblici per assistere al miracolo della ‘radio che si vede’, di Lascia o raddoppia e de Il Musichiere. Ma sono anche gli anni del grande cinema, dei film di Rossellini, di De Sica, di Visconti e del primo Fellini, ma anche

di Totò, di Rascel, di Walter Chiari e del primo strepitoso Alberto Sordi. Ma a guidare lo sviluppo economico e la profonda rivoluzione sociale che porterà l’Italia ad essere, da paese agricolo una potenza industriale, è proprio la televisione, che sta veicolando modelli di comportamento comuni, ma anche induce consumi e riunifica l’Italia finanche nella lingua. E con le trasmissioni del maestro Alberto Manzi, Non è mai troppo tardi, abbatte quell’alto tasso di analfabeti-

La musica degli anni ’60 è stata la colonna sonora per molte generazioni. Talenti come Adriano Celentano, Modugno, Morandi, Ranieri, Buscaglione, Rita Pavone e via dicendo hanno fatto la storia della musica in Italia. smo che costituisce una vergogna per l’Italia. Sono passati tempi di Lascia o raddoppia, quando i televisori erano pochi e gli italiani andavano a vedere questa meraviglia che portava il mondo nelle case, nei bar o radunandosi nelle case dei pochi fortunati che possedevano il prezioso apparecchio. Ora, ricorrendo alla cambiale, uno dei

E in radio nasce Tutto il calcio… Radio Olimpia, nata per volere della Rai nel 1959 con lo scopo di seguire i Giochi di Roma, con le sue 93 ore e 40 minuti di trasmissione è la voce narrante della manifestazione. Il servizio pubblico mette in campo una grande ed esperta squadra di giornalisti. Alcuni di questi radiocronisti sono noti al popolo dei tifosi di calcio: Paolo Valenti, Nando Martellini, Enrico Ameri e Nicolò Carosio. È affidata a Paolo Valenti, ad esempio, la radiocronaca della vittoria di Livio Berruti nei 200 metri. E nel 1960 nasce una trasmissione destinata a fare la storia dei programmi sportivi radiofonici: Tutto il calcio minuto per minuto. (s.c.)

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Riccardo Paladini il primo speaker del Telegiornale della Rai

motori dello sviluppo economico, stanno realizzando il desiderio di possesso del magico apparecchio. Nel suo annuario del 1960, la Siae fa sapere che gli italiani comprano 1500 televisori al giorno, per vedere le trasmissioni di quella RAI, che gradualmente esce dagli studi televisivi e comincia le riprese “in esterna”. Alla fine del 1959 inizia infatti Campanile sera, diretto da Mike Bongiorno, Renato Tagliani ed un giovane Enzo Tortora. È il primo esempio di gioco collettivo, in cui il pubblico partecipa attivamente a quiz e prove di abilità, coinvolgendo anche le piazze dei piccoli comuni del nord e del sud Italia. Ma il grande momento arriva anche per la televisione italiana, che ha soltanto sei anni di vita ma è già pronta per affrontare la prima Olimpiade effettivamente televisiva, che la porteranno all’attenzione e all’ammirazione del mondo. Per la prima volta le immagini delle gare vengono trasmesse in TV in tutta Europa, la RAI che produce più di 100 ore di trasmissione, sfruttando anche l’avvento dei cronometraggi elettronici ed il “FotoFinish”, che lascia immagini di frazioni di secondo, ancora oggi indimenticabili. E se ai posteri sono state tramandate immagini che documentano imprese mirabolanti, come le vittorie di Abebe Bikila, di Berruti, di Wilma Rudolph e di Cassius Clay lo si deve alla televisione italiana, che in quel 1960 diventò adulta e si impose come una delle televisioni più importanti del mondo. E proprio durante le Olimpiadi la televisione perde Mario Riva, uno dei suoi eroi più fulgidi che aveva, insieme a Mike Bongiorno, fatto conoscere il nuovo mezzo agli italiani con il Musichiere, uno di quei programmi che facevano fermare il paese. Mario Riva cade dal palcoscenico dell’Arena di Verona proprio durante la trasmissione del Musichiere e muore poco dopo in ospedale.


La torcia olimpica della XVII Olimpiade di Roma. Il futuro Re Costantino di Grecia consegna la fiaccola Olimpica che verrà trasportata dall’Amerigo Vespucci in Sicilia


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di Maria IEZZI

Dalla Grecia alla Sicilia fino alla Capitale. Il lungo viaggio della fiaccola

l Coni, nel 1956, crea una sezione speciale dedicata esclusivamente alla fiaccola olimpica, per gestire dall’inizio alla fine il tragitto e evitare incidenti di percorso. I compiti affidati a questa sezione sono l’organizzazione della staffetta da Olimpia fino alla capitale, la costituzione di comitati locali, la rifornitura delle fiaccole, la realizzazione di cerimonie nelle varie tappe, reclutamento dei tedofori e accensione, manutenzione e spegnimento della fiamma durante i Giochi. Uno dei problemi più complicati che la Sezione deve affrontare è l’itinerario del fuoco olimpico. Tra le tante soluzione studiate, fa breccia l’idea di mantenere un collegamento tra la civiltà greca e quella romana.

I

Dalla Grecia in Sicilia: il primo tedoforo italiano è l’arbitro Lo Bello La prima parte del viaggio si svolge in territorio ellenico. Olimpia, Pirgo, Patrasso, Corinto, Magara, Eleusi, Atene. Dallo stadio Panatenaico della capitale la fiaccola continua l’attraversata alla volta del porticciolo di Turcolimano, a Falero. Qui si imbarca e raggiunge l’Italia. Scende a Siracusa che, fondata nel 734 a. C, può essere considerata, al pari di Naxos, la prima colonia greca in Sicilia. A raccoglierla, un mito degli arbitri d’allora, Concetto Lo Bello che fu anche fonte di ispirazione per un film di Lando Buzzanca.

Dalla Sicilia alla Campania La torcia, a questo punto, risale la costa ionica siciliana e calabrese e poi quella tirrenica della Campania e del Lazio. Tocca alcune località che un tempo erano stanziamenti greci della Sicilia e della Magna Grecia. Saluta Siracusa e passa a Lentini, Naxos, Messina, Reggio Calabria – raccontando il mito di Cariddi e del fiume Halex - e Locri, che nel 660 a. C diede alla sua gente e all’intera Grecia il primo Codice di leggi scritte. La fiaccola, poi, passa a Crotone, Sibari, Siri, Metaponto, Taranto, il maggior centro della Magna Grecia, Maratea e Potenza. La fiamma olimpica, successivamente, fa il suo ingresso in Campania: prima


{Roma 1960 }

CASTEL GANDOLFO LATINA

ROMA TERRACINA

MINTURNO NAPOLI CUMA POMPEI ERCOLANO

TARANTO POTENZA METAPONTO TURI

POSEIDONIA PAESTUM MARATEA

OLIMPIA

SIBARI FALERO CROTONE CAULONIA

MESSINA TAORMINA CATANIA

LOCRI REGGIO CALABRIA

NAXOS LENTINI

AMERIGO VESPUCCI

SIRACUSA

l’antichissima Poseidonia sul Mar Tirreno, oggi chiamata Paestum, Pompei, Ercolano e Napoli. Percorre le strade che portano all’Acropoli di Cuma e quelle che costeggiano il Lago Averno (Pozzuoli).

Dalla Campania a Roma La prima tappa del Lazio è Latina, con Minturno e Terracina. Il fuoco, poi, giunge a Castelgandolfo. Si ripercorre così, idealmente, la partecipazione di antiche città alle Olimpiadi, alcune delle quali hanno ottenuto vittorie famose celebrate dai poeti. La fiaccola è in dirittura d’arrivo e viaggia tra i luoghi simbolo dell’antica Roma: la via Appia, i Fori, il Campidoglio fino alla Stadio Olimpico. Nel 1959 l’intero percorso è deciso e sono definiti anche i tempi di ciascuna staffetta. Prima della partenza della torcia, però, le tappe subiscono piccole variazioni: viene adottata una soluzione più

veloce nel tratto Eboli-Paestum e la sezione speciale del Coni cede alle richieste dei comuni del nocerese e della provincia di Caserta di veder passare il fuoco olimpico. In totale la corsa dei tedofori tocca 15 province: Siracusa, Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Maratea (parte ionica e appenninica), Potenza, Avellino, Salerno, Napoli, Caserta, Latina e Roma.

Tedofori, comincia Epistropoulos, conclude Peris Il primo tedoforo è Penaghiotis Epitropoulos, che durante i Giochi prende parte alle gare di decathlon, disciplina dell’atletica leggera che contempla dieci gare di diverse specialità. L’atleta ellenico comincia subito la marcia, destinazione Atene. 330 km attraverso Pirgo, Patrasso, Corinto, Magara, Eleusi. Alle 21 del 13 agosto la fiaccola passa nelle mani dell’Italia: un cadetto della marina si imbarca su 1960 L’OLIMPIADE DI ROMA | 100

una baleniera greca e giunge al porto di Zea, nel Pireo, dove ad aspettarla c’è l’Amerigo Vespucci. La nave della marina italiana arriva a Siracusa cinque giorni dopo, il 18 agosto, alle 20.30. Messo piede sulla penisola, per accendere il tripode dello Stadio Olimpico, la torcia macina in tutto 1.532.800 km: l’itinerario è suddiviso in 1.199 frazioni, da un chilometro e mezzo ciascuna. Fanno eccezione i tratti in salita, accorciati di un chilometro. Da Olimpia a Roma si danno il cambio mille e 200 tedofori. I 1199 italiani, sono reclutati tra gli iscritti alle società sportive e tra gli studenti delle scuole delle 15 province interessate al passaggio della staffetta. Nel 1959 la Commissione Torcia Olimpica si mette alla ricerca dei corridori più allenati. I ragazzi selezionati hanno tra i 18 e i 23 anni e appartengono a ogni ceto sociale. Per di-


spq ort ventare tedoforo è necessario superare una prova: devono percorrere un chilometro e mezzo in 5 minuti e 15 secondi.

La festa nelle località Le località scelte per il passaggio dei tedofori organizzano grandi accoglienze per festeggiare la loro corsa. Particolari cerimonie a Messina, Reggio Calabria, Metaponto e Castelgandolfo dove la fiaccola accende il fuoco dei tripodi. A Crotone, Taranto, Potenza, Paestum e Santa Maria Capua Vetere la fiamma brilla nei bracieri anche di notte: ad alimentarla, a turno, giovani atleti. Altri centri danno il benvenuto ai tedofori con fuochi d’artificio, suono delle campane, luminarie e bandiere. Il Coni affida a Comitati locali l’organizzazione delle manifestazioni.

Roma e l’ultimo tedoforo La fiaccola olimpica è in dirittura d’arrivo: entra nel territorio della provincia di Roma al chilometro 48,340 di via Appia Nuova, il 24 agosto, alle 17 e 12. Il Prefetto la consegna nelle mani del primo tedoforo di quest’area, il nume-

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ro 1140 dell’intera staffetta, Otello Damiani. Dai Castelli romani la torcia comincia la marcia verso il cuore della capitale: Velletri alle 17,43, Genzano alle 18,32, Ariccia alle 18,43, Albano alle 18,53, Castelgandolfo alle 19.03 e alle 21 sale la scalinata del Campidoglio. Sul monte capitolino il fuoco rimane acceso tutta la notte mentre sventola la bandiera con i cinque cerchi. Oramai il più è fatto, manca l’ultimo sforzo. È arrivato il 25 agosto, giorno dell’apertura dei Giochi: CampidoglioStadio Olimpico è lo sprint finale che vede impegnati dodici tedofori. Si parte alle 16,58 e si procede secondo la tabella di marcia: 17,01 piazza Venezia. 17,03 piazza Colonna, 17,06 piazza San Carlo al Corso, 17,08 piazza del Popolo, 17,10 piazzale delle Marina, 17,13 piazzale Manila, 17,16 piazza Apollodoro, 17,19 piazza Consalvi, 17,21 Lungotevere Diaz, 17,23 la sede del Coni del Foro Italico. Alle 17,29 l’ultimo tedoforo, Giancarlo Peris, un ragazzino di 19 anni, di Civitavecchia, vincitore dei campionati studenteschi di corsa campestre. imbocca il sottopassaggio dell’Olimpico

e fa il suo ingresso nello stadio. Dopo aver girato attorno al campo, accende il tripode. I Giochi di Roma ora possono cominciare.

Il ruolo del ROM Il raggruppamento olimpico militare, nato dalla collaborazione tra il Ministero della Difesa e il Coni, costituito da uomini delle forze armate e personale del Comitato olimpico, da il suo aiuto affinché la staffetta arrivi a destinazione nei modi e nei tempi stabiliti. Contribuisce all’allestimento del percorso, provvede alla segnaletica per ogni frazione in cui è suddiviso il viaggio, prepara e allena i 300 tedofori militari, riserve che potrebbero sostituire gli atleti ufficiali. Ai militari, inoltre, è affidato il trasporto dei “podisti” della fiaccola lungo il cammino: per il loro trasferimento dai centri di raccolta provinciali ai punti di partenza da ogni frazione (da dove poi vengono ripresi a fine tratto) sono messi a disposizione tre motocicli e dodici veicoli della Fiat. In totale, i mezzi per lo spostamento e il recupero dei tedofori sono 148.

Lo sport chiama, le forze armate rispondono

La grande macchina organizzativa coinvolge anche le forze armate. Il Raggruppamento olimpico militare riunisce personale e mezzi del Comitato olimpico e dell’esercito. Da qui in poi è un susseguirsi di riunioni e consultazioni su quanti uomini mandare sul campo. Il Ministero decide pochi giorni prima dell’apertura dei Giochi: il Rom può disporre di 4247 persone e di 602 mezzi, tra motocicli, autovetture, autobus, autocarri, ambulanze, rimorchi. Anche la Croce rossa da il suo contributo. Il Raggruppamento entra così in azione e partecipa alle varie fasi della preparazione e dello svolgimento. A cominciare dall’organizzazione delle manifestazioni e delle cerimonie. Fa la sua parte quando si tratta di costruire 13 chilometri di strade, gli ostacoli di percorso per l’equitazione ai Pratoni del Vivaro, di montare le tribune per il pubblico, di allestire, con tende militari, un campeggio da oltre tre mila posti nella pineta di Castelfusano, a Ostia. Per non parlare del ponte Bailey, da 24 tonnellate, realizzato su galleggianti per congiungere le due sponde del Tevere. E chissà, forse senza l’intervento del Rom, la fiaccola olimpica non sarebbe arrivata a Roma. I militari, infatti, fanno in modo che la staffetta che porta la torcia non si interrompa e giunga a destinazione. Ma non finisce qui: gli uomini delle forze armate sorvegliano gli impianti sportivi e lavorano nel Villaggio Olimpico. Grande aiuto persino al settore informazioni. Non solo trasmettono le notizie sulle gare e sulle classifiche, ma sono anche gli artefici degli impianti che consentono la loro spedizione. Si mettono all’opera 400

persone specializzate e vengono utilizzati 90 apparecchi radio, 13 ponti radio, 358 telefoni, 10 centralini, 300 chilometri di cavo telefonico, 40 telescriventi, 2 centrali telegrafiche. Da non dimenticare, infine, il personale del Rom a disposizione delle federazioni sportive che possono contare sul contributo di 1.150 persone. Per fare qualche esempio, gli esperti che nelle competizioni equestri dirigono le gare o quelli che addestrano e governano i cavalli.

1960 L’OLIMPIADE DI ROMA | 101


FINO ALL’ULTIMO TEDOFORO

{Roma 1960 }

L’Olimpico era pieno e gridavano tutti... quasi come le trombette dei mondiali di calcio dei giorni nostri. Che ricordi e che emozione!


spq ort

di Cristina CESE iancarlo Peris è un ex atleta italiano, noto per essere stato l’ultimo tedoforo ai Giochi della XVII Olimpiade di Roma nel 1960. Ci dice subito che la valigia con tutto il suo materiale cartaceo è andata persa, ma i ricordi no. Anche se non ha più quelle foto, i ricordi ci sono. E ben chiari. Erano le 17 quando dovette, di bianco vestito, portare la fiaccola simbolo dei Giochi Olimpici fino al punto più alto del principale e più capiente impianto sportivo: lo Stadio Olimpico. Sede delle cerimonie di apertura e chiusura e delle competizioni di atletica leggera.

G

Quando ha saputo che sarebbe stato lei il tedoforo delle Olimpiadi del 1960? «Il giorno non lo saprei dire, però non molto tempo prima. Credo 20 giorni. Già si diceva che il tedoforo delle Olimpiadi sarebbe stato quello che avrebbe vinto i campionati studenteschi della corsa campestre. E io fui il vincitore». Per tradizione l’ultimo tedoforo è tenuto segreto fino all’ultimo momento. Lei lo ha dovuto tenere nascosto? «No. Quando mi è stata comunicata la notizia, il giorno dopo sono iniziati ad arrivare giornalisti per le interviste. Avevo 19 anni. Avevo appena fatto l’esame di maturità, ed ero stato promosso». Cosa ha pensato appena saputa la notizia? «Beh... io avrei preferito partecipare alle Olimpiadi anche arrivando ultimo. Si lo avrei preferito molto di più. Capii subito, però, che sarei diventato lo strumento di un simbolo potente». Ed oggi? «Mi rendo conto di essere in qualche modo divenuto immortale. Poi, ogni volta che vado su internet e scrivo il mio nome…» Come ha vissuto quei 350 metri? che cosa ha sentito? «Non pensavo a niente. Solamente a fare bene quello che era il mio compito. Il mio era l’atto conclusivo del saluto al simbolo

quello delle Olimpiadi. Non lo vivevo come un evento mondano. Io ho fatto di tutto per cercare di rimanere lucido, perché in quei casi non si può essere travolti dall’emozione. La tensione c’era. Fu un atto folcloristico. Sbagliare sarebbe stato farlo davanti tutto il mondo. Sentivo un ruggito di gente intorno a me». Cosa vedeva mentre correva? Mi descrive il percorso? «Dal sottopassaggio dell’Olimpico, giro di pista diciamo ¾ perché poi arrivati alla tribuna Tevere dovevo salire 92 gradini e lì c’era il tripode… Si, 92 gradini. Lo sapevo, li avevo contati il giorno prima. Quella che vedevo meglio era la pista rossa. La pista di terrabattuta, tessinolite. Io ho fatto gare solo su quel tipo di pista. Poi è arrivato il tartan”. Com’è stata la prova. Le era stato detto cosa fare? «Mi avevano detto qualcosa. Tipo che avrei dovuto fare quei 350 metri in 5 minuti ma io risposi che neanche a marcia in dietro ci avrei messo cosi tanto… E quindi hanno dovuto cambiare i tempi. Non penso di averci messo piu di un minuto e mezzo. Andavo piano piano. Un mese prima avevo fatto un incontro giovanile. Correvo bene. Avevo un movimento aggraziato. Quello serviva più che andare forte». I suoi parenti, amici, erano lì? «Credo che mi abbiano visto dalla tv. Con me c’era L’allenatore Oscar Barletta. Allenatore della nazionale di maratona». Dalle emozioni di una vicenda personale, passiamo ora ad una nota di colore. Cerchiamo di fare una fotografia di quel momento storico… Chi furono i protagonisti di quei giochi? I personaggi pubblici che riempivano la platea, la moda dell’epoca…? «Il Presidente della Repubblica, il Presidente del Comitato Olimpico Regionale, e credo reali di tutte le zone del mondo. L’olimpico era pieno e gridavano, gri-

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davano, quello sentivo… quasi come le trombette dei mondiali di calcio dei giorni nostri. Che ricordi e che emozione! E poi c’erano molti fotografi…» Il giorno dopo? «Stavo in prima pagina su tutti i giornali del mondo. C’era anche chi aveva esagerato, tipo i francesi che avevano esaltato la mia bellezza. Io ero bellino niente di eccezionale». La Roma di quell’epoca com’era. E che pensa quella di oggi. Crede sia pronta strutturalmente alle Olimpiadi? «Io andavo spesso a Roma per gli allenamenti. Mi ricordo comprai una piantina e quando era libero andavo in giro per la città eterna. Non credo sia pronta ma ha le basi a differenza di Venezia. È in uno stato più avanzato Roma su questo non ci sono dubbi. Roma ha le basi su cui partire». Dopo le Olimpiadi è tornato a Roma? La riconoscevano? «Dopo un paio d’anni ho vissuto Roma da universitario. Per le strade no però per esempio nell’ambiente universitario si e mi emozionavo tanto…» Com’è cambiata poi la sua vita dopo essere stato l’ultimo tedoforo di quei Giochi? «Non è cambiata. Io ho continuato a studiare Lettere all’Università, per poi diventare insegnante. Ai miei alunni ho portato a far vedere la torcia olimpica e ho spiegato loro il motivo per cui fui scelto io, che secondo me è molteplice: in Italia non c’era un mezzofondista di grande rilievo, ero giovane così da poter essere metafora di una guerra finita e di una ripresa». E oggi chi è Giancarlo Peris? «Fino a qualche tempo fa allenavo la società atletica di Civitavecchia. Oggi sono un pensionato scrivo sonetti in romanesco vado in barca a vela e collaboro con le scuole così da poter mettere in scena degli spettacoli teatrali di racconti medioevali revisionati da me».


Gru, carrelli, macchine per le riprese subacquee, quaranta telecamere e 300 operatori... sono solo alcuni dei numeri del film “La Grande Olimpiade”...

Fantocci di plastica all’Olimpico, utilizzati durante una scena


di Eleonora MASSARI l grande schermo racconta l’Olimpiade di Roma. Nei Giochi del 1960 innovazione e tradizione convivono per immortalare i momenti più belli. Se la televisione, che in Italia ha appena sei anni, è la vera protagonista dell’edizione numero 17, il cinema non perde fascino rispetto al nuovo mezzo di comunicazione e viene chiamato all’appello. La macchina da presa deve “fotografare” gesta, vincitori e vinti, giornalisti al lavoro, recordman, facce, gesti, pianti e ire per il dopo manifestazione. Il film La grande Olimpiade ha il compito di portare sui campi il pubblico che non ha seguito i Giochi o di rifar rivivere a chi conosce classifiche e protagonisti le emozioni delle tre settimane di sport, dalla partenza della fiaccola ai saluti finali. Il Coni affida la produzione della pellicola all’Istituto nazionale Luce e sceglie come regista Romolo Marcellini, cineasta con esperienza nel documentario. Il film deve essere distribuito tre mesi dopo la fine dei Giochi. Per rispettare i tempi stretti, i numeri per la realizzazione del reportage sono imponenti: in tutto 303 persone fanno parte della troupe. Gli operatori sono 35 con 70 assistenti e 60 macchinisti. 40 macchine da presa più 7 per le immagini al rallentatore sono dislocate sui vari campi di gioco. Gli obiettivi normali sono 200, i trasfocatori 8, i grandangolari 12, i teleobiettivi da 150 mm a 1000 mm 100. E ancora, a disposizione macchine per riprese subacquee, gru, carrelli, vari camera-car e due elicotteri. Vengono impressi 80 mila metri di pellicola: il negativo contiene anche le immagini girate in Grecia, il viaggio della fiaccola e i provini, molto accurati, fatti su tutti i campi.

I

Personale di ripresa 1 regista 8 assistenti regia 1 direttore di produzione 15 ispettori di produzione e organizzatori 10 segretarie e dattilografe 1 direttore della fotografia 35 operatori 70 assistenti operatori 5 operatori fonici 10 microfonisti recordisti 60 macchinisti elettricisti 35 autisti 6 meccanici 4 piloti elicottero

Personale di edizione 5 montatori 10 assistenti montatori 20 passa film 2 maestri compositori 2 maestri direttore d’orchestra 1 complesso orchestrale 1 complesso corale 1 direttore del coro

Montaggio del film 10 sale montaggio 20 turni di doppiaggio 10 turni musica 10 turni effetti 20 turni missage

Materiale di ripresa 40 7 9 200 100 3 4 7 3 30 2

macchine da presa macchine per rallentatori trasfocatori obiettivi da mm 25, 50, 75 e 100 teleobiettivi da mm 150, 200, 300, 400, 600, 800 e 1000 Macchina da ripresa subacquea Apparecchi per comandi a distanza Apparecchi di registrazione magnetica sincrona camera-car automezzi elicotteri

8

gru (1 telescopica, 2 normali, 5 carrelli speciali) 5 gruppi elettrogeni da kw 100 10 gruppi elettrogeni da kw 50 20 gruppi elettrogeni da kw 25 15 archi da Amp 220 30 archi da Amp 150 40 proiettori da 10.000 60 proiettori da 5.000 30 proiettori da 2.000 30 proiettori da 1.000 60 proiettori da 700 60 proiettori da 500 Cavi da varie sezioni


{ Film olimpici di Stephen DON

Tanti film hanno raccontato Olimpiadi. E vari atleti hanno interpretato personaggi per il grande schermo: come Tarzan o Flash Gordon...

inema e Olimpiadi sono nati quasi insieme. Edison presentò nel 1894 il “Kinetoscope”, il primo apparecchio in grado di trasmettere fotografie in movimento. Nel 1892 de coubertin aveva presentato la sua idea per il rinnovamento dei Giochi olimpici. Non è nota alcuna ripresa cinematografica per i primi Giochi olimpici di Atene 1896 e per i due successivi: ancorché gli avvenimenti nei quali erano inquadrati hanno avuto una documentazione cinematografica, non è noto alcun accenno alla parte sportiva. È stato solo nel 1908 che i produttori cinematografici hanno cominciato a pensare a filmare i principali avvenimenti. Così, per le future generazioni, c’è la ripresa cinematografica degli ultimi drammatici metri della maratona di Dorando Pietri, che è rimasto come il più famoso episodio olimpico di tutti i tempi. La Pathé, nel 1912, a Stoccolma, effettuò riprese cinematografiche di vari sport che lo stesso de Coubertin definì “incantevoli”. Esiste una documentazione cinematografica completa delle Olimpiadi di Anversa 1920 ma è solo nel 1924 – alle Olimpiadi di Parigi – e per i Giochi invernali di Chamonix dello stesso anno che abbiamo una ripresa completa di tutti gli avvenimenti. Ad opera del produttore francese Jean de Rovera. Il noto produttore cinematografico Amold Frank si assunse l’incarco di filmare, con la sponsorizzazione del Cio, i Giochi invernali di St Moritz. Ne venne fuori la pellicola “The withe stadium”, (lo stadio bianco). Non vi fu alcun film ufficiale per Amsterdam 1928 e, cosa alquanto sorprendente, nemmeno per Los Angeles 1932. Un vero peccato, perché al “Coliseum”, che distava solo poche miglia dai centri mondiali di produzione cinematografica di Hollywood, furono battuti decine di record olimpici e del mondo. Da queste Olimpiadi uscì però un artista di fama mondiale: Johnny Weissmuller che aveva vinto cinque medaglie del nuoto nei Giochi del 1924 e del 1928 – ebbe l’ispirazione di lanciare il famoso di “Tarzan” che con la Metro Goldwin Mayer ebbe un calmoroso successo. Il capolavoro della filatelia olimpica di tutti i tempi si ebbe nel 1936, ai Giochi di Berlino. La Germania si avvalse del “media” cinema per massimizzare la sua propaganda. Leni Riefenstahl produsse un favoloso film, “Gli Dei dello stadio”, che ancora oggi costituisce una glorificazione della gioventù, della prestanza fisica e del corpo umano. Girò 250 ore di pellicola (oltre 300 mila metri) con attrezzature e soluzioni speciali e innovative: da questo materiale fu tratto un film di eccezionale intensità, della durata di quattro ore. Un poster di questo film, in qualsiasi lingua, oggi è una autentica rarità e aprirebbe in maniera eclatante qualsiasi collezione di memorabilia cinematografici olimpici. La ripresa delle Olimpiadi, nel dopoguerra, trovò tutti preparati a una documentazione cinematografica dei Giochi. Per quelli invernali di St Moritz fu realizzata la pellicola “Olympic games in white”, di Torgny Wickham e, per quelli estivi di Londra “La gloria dello sport”, di Castleton Knight, per conto della Rank Organisation. Per queste riprese, Knight utilizzò 16 cameramen che girarono 120 mila metri di pellicola in techincolor. Il montaggio della pellicola fu fatto nel tempo record di tre settimane. Questa può essere considerata la parte pioneristica della cinematografia olimpica.

C

Per la storia, ci furono anche alcune situazioni, aneddotiche paradossali: per i Giochi di Melbourne 1956, ad esempio, vi furono contemporaneamente tre riprese: un 16 mm a colori di produzione locale, un 35 mm in bianco e nero di un produttore neozelandese e un produttore Il poster de “Gli dei dello stadio”, di Leni francese con il quale fu siglato Riefensthal, il più famoso tra i film olimpici all’ultimo momento un contratto. Naturalmente la contemporanea presenza di tre squadre di ripresa concorrenti creò non poche difficoltà per certe competizioni. L’iconografia dei poster cinematografici olimpici può essere affiancata con quella di poster di altre pellicole nelle quali atleti olimpionici sono stati protagonisti. Abbiamo già parlato del leggendario “Tarzan” di Johnny Weissmuller. Era rumeno di nascita e emigrò con la sua famiglia negli Stati Uniti, dove conquistò 52 titoli nazionali in varie specialità del nuoto e batté ben 67 record mondiali. Dal 1932 al 1948 girò dieci pellicole con Tarzan come protagonista ma il personaggio divenne così popolare che altri campioni olimpici ne interpretarono edizioni successive. È il caso del ginnasta Frank Merrill, del tiratore Herman Brix, dei decatleti Glenn Morris e Rafer Johnson, del campione di salto con l’asta Don Bragg. Nel 1968 questo personaggio era ancora popolarissimo e anche se non tutti i film sono stati dei capolavori dal punto di vista artistico, da quello della “cassetta” sono sempre stati dei successi. Anche Buster Crabbe, vincitore dei 400 m stile libero a Los Angeles 1932, interpretò una pellicola come Tarzan ma divenne successivamente famoso con la forunata serie “Flash Gordon” e con altri personaggi. In totale dal 1930 al 1982 Buster Crabbe girò oltre 100 film. La mitica norvegese Sonja Henie, campionessa olimpica di pattinaggio sul ghiaccio nel 1928, nel 1932 e nel 1936 divenne leggendaria sotto la regia di Darryl F. Zanuck della 20th Century Fox. Fu protagonista di undici film, dal 1936 al 1948. Questi tre sono stati i campioni olimpici che hanno avuto un successo altrettanto roboante come attori. Altri campioni ebbero una carriera cinematografica meno importante ma tuttavia meritevole di essere ricordata. Jim Thorpe, medaglia d’oro nel pentathlon e nel decathlon ai Giochi di Stoccolma 1912, girò venti film tra il 1931 e il 1950. Anche Jim Thorpe, successivamente squalificato per una stupida accusa di professionismo (e reintegrato nelle sue medaglie 70 anni dopo), è legato a un episodio storico: il re di Svezia gli donò spontaneamente una coppa d’oro e lo definì “il più grande atleta del mondo”. Vanno ricordati anche Duke Kahanamoku (campione olimpico di nuoto dal 1912 al 1924) che girò una decina di film tra il 1925 e il 1928. Charles Paddock, velocista dei 100 e 200 metri piani, girò cinque film, tra il 1925 e il 1928, compreso uno dal titolo “Olympic hero”. Bob Mathias, campione olimpico di decathlon a Londra 1948 e poi ad Helsinki 1952, girò un proprio film biografico e altre pellicole prima di dedicarsi con successo alla carriera politica.

LE PARALIMPIADI | 106


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I Giochi del 1960 diventarono, grazie ad uno spiegamento di mezzi straordinario, un film dal titolo “La grande Olimpiade”. D’altronde i registi ed il cinema italiano erano allora a livelli mondiali. La produzione interna ha tramandato film d’autore ed anche oltreoceano le grandi major sceglievano Cinecittà. E nacque il mito de “La Dolce Vita”

Anita Ekberg e Marcello Mastroianni in due scene tratte dal film “La dolce vita”. Una pellicola icona, diretto dal maestro Fellini, nella quale risulta evidente la centralità raggiunta da Roma


di Maurizio MASSARI

ensando al cinema degli anni sessanta viene in mente in automatico un film che ha segnato un epoca, un modo di dire, uno spartiacque fondamentale del cinema italiano, film-cerniera nell’itinerario della cinematografia italiana con la sua costruzione ad affresco, a blocchi narrativi e retrospettivamente film storico che interpreta con acutezza un momento fondamentale della storia d’Italia: “La Dolce vita” di Federico Fellini. Il quinquennio che va dal 1960 al 1964 rappresenta un periodo chiave per il

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nostro cinema e per l’intera società italiana; si può affermare sicuramente che il 1960 è l’anno di partenza per la nostra società e coincide con due film che hanno aperto un epoca, una storia con la quale dobbiamo fare continuamente i nostri conti; “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti e la sopraindicata “La Dolce Vita”. Come dice Pierpaolo Loffreda in un libro dedicato al cinema italiano intitolato “L’età dell’Oro - cinema italiano anni ’60” «le case di produzione nascono e muoiono intorno a “tre gigan-

ti” che si contendono buona parte del mercato: Titanus, Rizzoli, De Laurentis», facendoci assistere ad una crescita della produzione cinematografica in maniera esponenziale, mettendo in evidenza due contraddizioni che alla lunga corrodono il nostro cinema; la prima che è data da questa produzione frenetica favorendo un movimento economico che aiuta la crescita del nostro cinema, dall’altro si evidenziano rischi di sovrapproduzione che portano con sé una naturale implosione del sistema.


spq ort

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Professione paparazzo Abito a Piazza Navona e di turisti ne incontro molti. E spesso mi accade di ascoltare la frase in inglese, spagnolo, francese o in un italiano stentato "scusi, dov'è la via della Dolce Vita?". Perché in quel periodo Roma e Cinecittà erano al centro del mondo e i grandi attori stranieri venivano tutti da noi. Noi fotografi li aspettavamo a via Veneto o a piazza del Popolo, a via Condotti o a via del Corso. O nei ristoranti che erano maggiormente frequentati come la Taverna Flavia e Alfredo all'Augusteo, Meo Patacca e La Parolaccia. E qualche volta finiva pure in rissa: come quando le guardie del corpo di Frank Sinatra cominciarono a tirarci i tavoli all'entrata per cacciarci via e ci salvò l'intervento di Domenico Modugno o quando scoprimmo Peter O'Toole, che era famoso allora per il capolavoro Laurence d'Arabia, in un momento di tenerezza con Barbara Steele, mi mandò all'ospedale per 4 punti all'orecchio. Se dovessimo definire i paparazzi potremmo dire che sono fotografi che si sono inventati una professione tra la metà degli anni '50 per oltre un decennio. Fotografavano i vip, consenzienti e non, in momenti chiaramente anche privati. Il neologismo nacque più tardi, dal film "La Dolce Vita", nel quale un fotografo viene più volte interpellato così. Ci muovevamo in una Italia bigotta che però era ghiotta di queste notizie che finivano nelle prime pagine. Era l'Italia che non ammetteva il tradimento, del no al divorzio, dell'orario di rientro per le fanciulle che dovevano rigorosamente truccarsi poco ed evitare la moda americana delle catenine al piede perché non era da brave ragazze. Ci pensò proprio l'Olimpiade a cambiare qualcosa. Per un mese Roma fu invasa da atleti ed atlete, tifosi e turisti da tutto il mondo, più del solito. Ed anche noi cominciammo a fotografare il Villaggio Olimpico, al pari di via Veneto. Era una Roma da un fascino che non c'è più. Era incantata, meravigliosa. Ed oggi, nella mia piazza Navona, tutte le mattine, sotto casa vedo un bar, che si chiama proprio "La Dolce Vita".

Rino Barillari Paparazzi sull’Appia Antica all’inseguimento delle star di Hollywood


una scena alvatori in S a to a n e R città etern tò e ente nella ssman, To Vittorio Ga , girato completam ignoti da I soliti

Silvana Mangano e Alberto Sordi, due icone del perio do d’oro del cinem a italiano ni elo Antonio Michelang avventura ta is g re il ti e lm L’ Monica Vit resentazione del fi alla p

Questa esuberanza creativa ha indubbiamente favorito il quinquennio dei primi anni sessanta del nostro cinema dando la possibilità a registi divenuti maturi di esprimersi al meglio alzando il livello qualitativo medio dell’arte cinematografica italiana. I nomi sono tanti e tutti di prestigio, come Antonio Pietrangeli ( morto prematuramente nel 1968 in un tragico incidente al mare) che ci ha dato “Io la conoscevo bene” del 1965, “Adua e le compagne” del 1960 “La visita” e “La Parmigiana” del ’63. Pellicole che esprimono le inquietudini del vivere, incastonate in strutture narrative complesse che investono protagonisti inusuali. Alberto Lattuada che inaugura i primi anni ’60 con una produzione prolifica ed estremamente positiva per la sua carriera di regista, con film come «I dolci inganni» del ’60 interpretato da una splendida Catherine Spaak che la ritroviamo in “La voglia matta” di Luciano Salce e in “La parmigiana” di Pietrangeli. Questo è il periodo di due eccellenti promesse che hanno segnato l’immaginario collettivo del mondo maschile italiano, Claudia Cardinale e Stefania Sandrelli. Il 1962 è pure l’anno in cui siconsacra Alberto Sordi in ruoli drammatici come “Il mafioso” di Lattuada. Pietro Germi descrive una società in trasformazione e allo stesso tempo intimamente malata offrendo un quadro drammatico e grottesco del nostro paese come in “Divorzio all’italiana”, dove emerge un magnifico Marcello Mastroianni, e “Sedotta e abbandonata”. Un altro regista che descrive gli anni sessanta in maniera esemplare è Dino Risi che dipinge con pennello crudele le qualità morali degli italiani con due celeberrimi film come “Il sorpasso” e “Una vita difficile”. Si può dire che, come dice Luca Perotta in un suo blog, «la “commedia all’italiana” nasce e si sviluppa lungo un tracciato spettacolare che continua ad includere in sé la lezione del Neorealismo. Un legame indissolubile con la realtà sociale del paese ma, la riflessione che ne consegue, è disincantata, a volte filtrata attraverso il bozzettismo, puntualmente pervasa dall’aspetto ironico, comico e grottesco». Selezionare titoli e autori che rappresentino adeguatamente un genere che è parte integrante della nostra cultura artistica è un’operazione difficile e delicata allo stesso tempo. Ricordare Mario Monicelli, per esempio, ci permette con “I soliti ignoti” e “L’armata Brancaleone”, d’individuare parzialmente una direzione intrapresa dalla comicità nostrana, che contribuisce in egual modo a quella ricerca d’identità a cui l’Italia sembrava dedita. Commedia vivace e demistificatoria che, per mezzo di accenti farseschi, metteva in luce aspetti eloquenti della società italiana e segnava anche il criterio del nostro modo di fare commedia, caratterizzato da una chiusura spesso amara e paradossale. “L’Armata Brancaleone” si rifà alle origini medievali, con pochissimi agganci diretti alla realtà contemporanea, al fine di accentuare l’elemen-


to grottesco che si lega direttamente alla tradizione della Commedia dell’Arte. Non sarebbe giusto citare solamente i registi di un cinema che deve il suo lustro anche a sceneggiatori come Age, Scarpelli, Suso Cecchi D’amico, solo per citarne alcuni, creatori di perfetti congegni narrativi susseguentemente esaltati dall’abilità di attori indimenticabili come Vittorio Gassmann, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni e da uno stuolo impareggiabile di caratteristi. Concludo questa breve panoramica ricordando Totò. Egli costituì dagli esordi fino alla sua morte (1967) una figura trasversale nel cinema italiano, mai abbastanza compresa e apprezzata se non molti anni dopo la sua scomparsa. La figura più significativa di un cinema autenticamente popolare, plebeo, capace di assorbire nella propria arte attorica tutte le caratteristiche accennate finora, per poi riversarle integralmente in un tipo di cinema, la cui necessità egli aveva già per certi versi intuito e anticipato.

Sophia Loren alla presentazione del film “La ciociara” uscito nelle sale cinematografiche nel 1960


del Mondo

Roma al centro


spq ort Negli anni ‘60 Roma era al centro del mondo per quanto riguarda il Cinema. Grazie a Cinecittà, agli attori americani che sceglievano Roma per i loro film e anche per il cinema italiano che produceva attori di grande livello. La dolce vita, interpreti Anita Ekberg e Marcello Mastroianni è un film del 1960 diretto da Federico Fellini, vincitore della Palma d'oro al 13° Festival di Cannes. Il film viene solitamente indicato come il punto di passaggio dai primi film neorealisti di Fellini ai successivi film d'arte. Famosa è anche una foto di Tarzan al Colosseo: l’interprete è addirittura Don Bragg, campione di salto con l’asta. Ma tanti anche i film che raccontavano Roma, filone che trova proprio in quegli anni il massimo fulgore. Su tutti, BenHur, che uscì nelle sale italiane nel 1960: è un film statunitense interpretato da Charlton Heston. Narra la storia del principe ebreo Ben-Hur, tradito dal suo vecchio amico d'infanzia, il tribuno romano Messala. Ben-Hur troverà la sua vendetta in occasione della grandiosa corsa delle quadrighe al Circo, una delle più spettacolari scene d'azione della storia del cinema. Spartacus, protagonista Kirk Douglas, è un film del 1960 diretto da Stanley Kubrick, tratto dall'omonimo romanzo di Howard Fast (1952). Narra la vita dello schiavo che sfidò l'Impero Romano: il gladiatore trace Spartaco.


Sotto il sole d’agosto in una Roma in cui ancora soffiava libero il ponentino, gli spettatori furono egualmente protagonisti come gli atleti in campo

{

Boom dell’atletica, la più vista

Il Foro italico gremito durante la partita di hockey Giappone-Polonia

Sono stati venduti, in tutto, 1.436.091 biglietti per un incasso di 2.659.123.600 lire, compresi cerimonia d’apertura e chiusura, allenamenti e mostra dello sport. L’atletica è la disciplina leader, quella che ha fatto vendere più ticket: 448.338. Segue il calcio con 252.759 biglietti. In terza posizione nuoto e pallanuoto: 181.432 cartoncini strappati. Fanalino di coda la vela, 3.223 tagliandi. I costi vanno dalle 300 lire alle 10.000 lire, prezzi che variano a seconda della gara, della specialità e del settore che si acquista.


spq ort ra la Roma del ponentino, quando ancora a piazza Navona si vendeva il pane e non il Colosseo con la neve e i gladiatori di plastica e i legionari di carta. La Roma delle lambrette, dei foulard delle ragazze sul sedile posteriore, gambe accavallate dallo stesso lato, occhiali da sole a punta. I jeans non sono ancora di uso comune, i ragazzi sono lontani anni luce dalla generazione beat, che pure è così prossima da sembrare un battito di ciglia se paragonato a qualsiasi era della storia. Ma si sa, il sociale dei nostri giorni corre veloce, come quell’etiope che si porta tra le vestigia classiche il fiato lungo dell’altopiano, e scalzo corona il sogno di una vita in cui l’olimpiade, in fondo, non è che una pagina. Il suo

E

di Luca ALEANDRI

guerra che ancora si tocca con mano, nelle campagne, nelle città, nel dolore delle famiglie spezzate dai lutti, divise dalle scelte politiche della guerra civile. La Roma del Sessanta si affaccia sulla dolce vita, la via Veneto dei paparazzi, il lusso che divide i pochi ricchi dai molti poveri, anche se cominciano i segnali del boom economico. Gli elettrodomestici non sono più una chimera, qualche automobile che strombazza, il traffico che non esiste, i problemi di parcheggio non ne parliamo, i tram sferruzzano ma ancora si va a piedi. I bambini indossano calzoni corti, rimasti fino ai giorni nostri

La Roma dell’Olimpiade è solo un ricordo. Le borgate disagiate, avvilenti, si estendono sempre più. La città è ostaggio di una criminalità diffusa. La violenza politica coltiva il pericoloso sogno di riscattare tutte le ingiustizie, e intanto ne semina di nuove e diverse. La concordia universale del Sessanta è solo un ricordo. Clay è in galera perché osteggia la guerra in Vietnam. Benvenuti conosce momenti d’oro, ma i suoi incontri sono contestati perché non nasconde le sue simpatie per la destra nazionalista. I calciatori vincono il titolo continentale, eppure nella semifinale contro l’URSS i militanti comunisti sono indecisi: per chi tifare? Il Sessanta sembra davvero roba di un altro secolo.

Quell’Olimpiade, di padre in figlio

Paese che gli regala una scultura raffigurante un leone e una casa. Tutto qui. Non c’è ancora l’Isola dei famosi o i talk show per atleti pensionati. O, sempre il sociale di cui sopra, corre veloce come Berruti, che vince i 200 metri piani inforcando nientemeno che gli occhiali. Ha un po’ del ragioniere della porta accanto, la montatura spessa, che fa quasi secchione, il fisico asciutto e nervoso, il petto in fuori a tagliare il filo, una medaglia che apre nuovi orizzonti tutti da esplorare. Non leggenda come Bolt, per intenderci, e nemmeno colosso come Bolt. Solo un uomo, un po’ più veloce degli altri. Oppure Clay. E’ ancora solo un pugile, quando vince l’oro dell’olimpiade definita “la più bella di sempre”. Forse un campione, e in effetti poi lo diventerà. Ma nessuno pensa che diventerà anche Storia, per il suo stile, le sue frasi, il suo impegno sociale e politico. Sarà la bandiera di molti, ma ancora, nel 1960, la sua fama è legata a quella medaglia, che splende come quella di Benvenuti, storia, invece, tutta italiana. Lui, figlio di profughi, l’Istria in fiamme e le ferite di una

Uno dei biglietti per l’accesso alle gare ad indicare l’età più innocente, anche se oggi non si portano più, nemmeno all’asilo. E l’Olimpico che svetta nei suoi marmi bianchi, il coronamento di un’opera gigantesca e di straordinaria bellezza. Non solo per le sue linee, ma anche per la compatibilità ambientale, come diremmo oggi. Solo la squadra di calcio, in tale entusiastico clima, fallì l’appuntamento con l’oro, nonostante campioni come Rivera, Trapattoni, Bulgarelli. Ma ai fallimenti, oggi come allora, in fondo siamo abituati. Solo otto anni più tardi, con il Campionato Europeo del fatidico 68, la Nazionale tornerà a vincere. E torneranno le fiaccolate sulle gradinate dell’Olimpico, come per le notti davvero magiche dell’Olimpiade. Ma i tempi sono cambiati. Sembra essersi dissolta l’armonia dell’alba del decennio. Il boom, che pure aveva illuso tutti, aveva maturato le contrapposizioni del paese, le sue iniquità. Gli studenti erano sul piede di guerra, per una contestazione la cui onda lunga durerà anni.

SUGLI SPALTI | 117

Olimpiadi 1960: la storia di un mito attraverso i racconti di mio padre. In famiglia si è sempre parlato di quei Giochi che rappresentarono per una Italia ferita dalla guerra un momento di rivincita e di rilancio. Al culmine della rinascita in una città di gente semplice che sapeva ancora vivere di poco ma aveva nell'anima la forza di proiettarsi al futuro. Roma, nonostante le ferie d'agosto che allora erano pressoché un obbligo, era piena, imbandierata, multicolore. La gente era finalmente felice di partecipare ad un evento che stava contribuendo a regalare l'immagine di una Roma sfavillante agli occhi del mondo. Si sentiva protagonista al pari degli atleti in campo. Dell'accoglienza capitolina, dell'organizzazione, delle strutture e delle infrastrutture parlarono tutti come di un piccolo miracolo italiano, complice forse la Tv che, per la prima volta, irradiò le gare in tutto il globo. Anche mio padre raccontava l'orgoglio e la felicità di avere tra le mani il biglietto della cerimonia d'apertura. Quel biglietto lo conserva ancora dietro il vetro di una cornice insieme al tagliando di ItaliaUngheria nel giorno in cui venne inaugurato l’Olimpico. Un piccolo pezzo di carta da un significato profondo. Ricordava lo sciamare della gente verso lo stadio Olimpico. E l'emozione del momento in cui, con l'accensione del braciere, venne dato il via alla XVII Olimpiade dell'Era moderna. Alla cerimonia di apertura ci andò in bicicletta: una virtuosità "ecocompatibile", si direbbe oggi. Ma queste erano abitudini forse più dei romani di ieri.

Bruno CAMPANILE


Olimpiadi di Roma: e fu rivoluzione. Strutture furono costruite o ammodernate, infrastrutture di straordinaria importanza, quali il Villaggio, la via Olimpica, l’Aeroporto di Fiumicino sono ancor oggi considerate opere rivoluzionarie

Fasi di ristrutturazione dello Stadio Olimpico. I lavori terminarono nel 1953. Fu inaugurato con la partita della Nazionale di calcio Italia-Ungheria


di Enrico CARBONE dato pensare che negli anni ’50 – ’60 il termine “ sostenibilità” uscisse di rado dalle pagine dei vocabolari per confondersi nel dire quotidiano, come invece avviene in questi anni in cui tutto, in pratica, diventa sostenibile ( fino a qualche anno fa si dice compatibile ma, si sa, anche le parole si consumano nelle mode), almeno sulla carta. Non v’è dubbio alcuno che i Giochi di Roma 1960 siano, nella memoria collettiva, come gli ultimi a dimensione umana; questo certamente anche per la qualità storica della città, per il calore della vita espressa dai suoi abitanti, per quell’ atmosfera palpabile che ti fa sentire sempre a casa tua, ed in cui i luoghi più “monumentali” si caricano di dimensione umana e i luoghi “popolari”, con le loro voci, suoni,colori… si qualificano, a loro volta, di alta qualità urbana. Su questi argomenti più vasti e complessi il CONI ha dedicato un intero numero della rivista Spaziosport a cui si rimanda; mi limito qui a riproporre alcune riflessioni di

È

Stadio Olimpico (Foro Italico) cerimonie di apertura e chiusura, atletica, sport equestri Stadio Flaminio (Quartiere Flaminio) - finali di calcio Stadio Olimpico del Nuoto (Foro Italico) nuoto, tuffi, pallanuoto Palazzo dello Sport (Eur) - pallacanestro, pugilato Velodromo Olimpico (Eur) - ciclismo, hockey su prato Palazzetto dello Sport (Quartiere Flaminio) pallacanestro, sollevamento pesi Stadio dei Marmi (Foro Italico) - preliminari hockey su prato Terme di Caracalla (Aventino) - ginnastica Basilica di Massenzio (Palatino-Esquilino) - lotta Palazzo dei Congressi (Eur) - scherma Poligono Umberto I (Tor di Quinto) - tiro al volo Piscina delle Rose (Eur) - pallanuoto Lago di Albano, Castel Gandolfo - canottaggio, canoa Pratoni del Vivaro, Rocca di Papa - sport equestri Golfo di Napoli - vela Stadio Comunale, Firenze - preliminari di calcio Stadio Comunale, Grosseto - preliminari di calcio Stadio Comunale, L’Aquila - preliminari di calcio Stadio Ardenza, Livorno - preliminari di calcio Stadio Adriatico, Pescara - preliminari di calcio Stadio Fuorigrotta, Napoli - preliminari di calcio


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Lo Stadio Olimpico

Sorge all’interno del complesso sportivo del Foro Italico, ai piedi di Monte Mario, tra la Farnesina e il lungotevere. Ospita le gare di atletica e di equitazione. L’Olimpico non è che la ristrutturazione e il completamento del vecchio Stadio dei Cipressi, che faceva parte del progetto della Città dello sport, chiamata Foro Mussolini (Foro Italico dopo la guerra). I lavori iniziarono nel 1928 e nel 1932 fu inaugurato il primo anello. I cantieri riaprirono nel 1937 ma si bloccarono nel 1940 a causa del conflitto mondiale. Dunque l’impianto c’è, va solo terminato in vista dei Giochi: nel 1950 tornano gru e operai. Nel 1953 lo stadio è completato, a inaugurarlo la partita di calcio Italia-Ungheria. La caratteristica del nuovo stadio è che il piano di gioco è più basso di quello stradale 4,50 metri. L’Olimpico può contenere fino a 90mila spettatori, si erge su un terreno di 90mila metri e ne ricopre 33.500. I cancelli di entrata sono 10 e il pubblico può sfollare in 11 minuti, secondo le stime CIO. Un fossato largo due metri divide il campo di gioco e la pista dalle gradinate. All’interno è sistemato uno speciale impianto di altoparlanti – per informare il pubblico dei risultati - che diffonde il suono dal basso verso l’alto. Dispone di 11 spogliatoi e 47 docce. La Tribuna Monte Mario è in parte riservata alla stampa: i posti sono 1126, da 572 stabiliti inizialmente. I giornalisti poi utilizzano una grande sala, diversi salottini e 54 cabine telefoniche. Una centrale elettrica costituita da cinque caldaie, garantisce il riscaldamento e l’acqua calda. La potenza dell’impianto elettrico è di 375.000 watt. Spesa complessiva della costruzione dello stadio: 3 miliardi e 400 milioni di lire. I tabelloni elettrici sono tre e consentono di fare conoscere al pubblico i risultati delle gare con una tempestività mai raggiunta nelle precedenti Olimpiadi.

{La Zona sportiva dell’Acqua Acetosa Si trova nella parte nord-est di Roma, sulla riva sinistra del Tevere, a 2 chilometri dal Centro Olimpico del Foro Italico, a 1 da Villaggio Olimpico e Palazzetto dello Sport. È un grande complesso sportivo costruito nel 1954: qui si allenano i protagonisti dell’Olimpiade romana. Un’area di 220 mila mq comprende una piscina, 5 campi da calcio, 3 di rugby, 2 di hockey su prato, 1 di baseball e altri 5 minori. Poi una palestra per la ginnastica, quattro per l’atletica, altre quattro per la teoria e le esercitazioni pratiche. C’è anche un dormitorio, un ostello da 100 posti, e un edificio sede centrale dell’Istituto di medicina sportiva.

carattere più tecnico già anticipate in quella sede. Va detto che fin dall’inizio la preoccupazione principale dei responsabili dei Giochi di Roma 1960 è sempre stata quella di non costruire cattedrali nel deserto ma di tener conto del fabbisogno e della capacità gestionale ordinaria della città dopo i Giochi; lezione questa mai sufficientemente recepita anche in epoca più moderna. La Commissione preposta evidenziava come “ gli impianti, utili per ovviare alle deficienze di Roma, sarebbero stati costruiti in occasione dei Giochi, ma indipendentemente da questi” . Questa idea è ora diventata patrimonio culturale comune ( o almeno dovrebbe ) e si ripropone con il termine di “legacy”, anche se non mancano ancora esempi di impianti progettati e costruiti per grandi eventi, al di là di un effettivo fabbisogno e di idonee capacità economico-gestionali. Parlare degli impianti e del sistema olimpico di Roma ’60 non è un esercizio di memoria storica ma un’opportunità per guardare con fiducia e consapevolezza all’oggi e al domani. Rileggere oggi il sistema olimpico di Roma ’60 consente infatti di ricontinua a pag. 122

{ Lo Stadio del Nuoto A due passi dallo Stadio Olimpico, è una delle maggiori opere del Foro Italico. Si trova nel Centro Olimpico nord, vicino alla piscina coperta, ed è diviso in due grani zone: una con gli impianti per le gare, l’altra dedicata all’insegnamento. È dotato di 124 spogliatoi e 56 docce. Le gradinate possono ospitare otto mila persone ma durante i Giochi ne vengono aggiunte altre per raggiungere una capienza di venti mila posti. L’impianto è aperto al pubblico, ad eccezione dei giorni in cui sono previste manifestazioni sportive e nelle ore riservate agli allenamenti. Può contenere fino a tre mila bagnanti al giorno. Un cunicolo unisce il nuovo complesso con la piscina coperta, dove, durante le Olimpiadi, gli atleti si riscaldano prima della gara. Per quanto riguarda le vasche, quella olimpica è 25X50 m con profondità da 1 metro e ottanta a 2 e quella per i tuffi 18X20 m con profondità da 4 metri e mezzo a 5. La temperatura dell’acqua è costantemente mantenuta tra i 22 e i 24 centigradi. I lavori dello Stadio del Nuoto iniziano nell’autunno del 1957 e finiscono nella primavera del 1960. A inaugurarlo il triangolare ItaliaInghilterra-Finlandia. I tabelloni elettrici informano il pubblico sui risultati sia del nuoto che dei tuffi.


{ Una maratona nelle vie di Roma Per la prima volta nella lunga storia della Olimpiadi, la maratona non ha inizio e fine nello stadio principale della città che ospita i Giochi. Per l’edizione 1960 Roma prepara un percorso tra la storia, un viaggio di 42 chilometri e 192 metri tra le bellezze del nostro patrimonio. Si parte dal Campidoglio, sotto la scalinata, direzione via dei Fori Imperiali, poi via dei Trionfi, via delle Terme di Caracalla, viale Cristoforo Colombo fino a 2 chilometri e mezzo fuori il Raccordo Anulare, ritorno fino al Gra, quindi via Appia Antica, Piazzale Numa Pompilio, via delle Terme di Caracalla, via dei Trionfi, e alla fine Arco di Costantino. Lungo il percorso sono organizzati molti punti ristoro, all’atto pratico in numero maggiore rispetto alle esigenze degli atleti. Nel grande vialone di arrivo sono sistemate le tribune, 12.000 posti in tutto, mentre quelle per la stampa sono sulla linea di traguardo, con 20 cabine telefoniche, sala telescriventi e postazioni Rai. Completano l’allestimento due tende pronto soccorso, e servizi igienici.

{ Il Palazzetto dello Sport Si trova nel quartiere Flaminio. E’ la prima struttura realizzata nel piano delle costruzioni per i Giochi di Roma. Essenziale e senza abbellimenti, costosi e dai tempi lunghi, è destinato a quasi tutte le manifestazioni sportive che si svolgono al coperto. I cantieri aprono nel 1956, il 26 luglio, e chiudono il 15 settembre 1958. Costo totale: 263 milioni di lire, comprese le spese di arredamento e attrezzature sportive. Il palazzetto è dotato di quattro gruppi di spogliatoi per cento atleti con ingresso indipendente, più uno per gli arbitri, di un centro medico-sportivo e una saletta stampa con dodici telefoni. Nel seminterrato ci sono gli impianti di riscaldamento e raffreddamento. Per quanto riguarda la capienza, 3.500 posti per la pallacanestro, 5600 per gli altri sport (es. pugilato e lotta). L’edificio, che copre una superficie di 4.776 mq, è circondato da dei pilastri di ferro che sostengono una cupola.

{ Idipoligoni Tor di Quinto Il poligono di tiro olimpico sorge nella tessa area dell’ex Poligono Umberto I, nella zona di Tor di Quinto. Della vecchia struttura rimangono solo i servizi, naturalmente ristrutturati. Comprende due impianti distinti grandi 88X56 m. Uno dei due settori è riservato alle gare da 50 metri, per un totale di 40 linee di tiro. Tre muri in cemento armato rivestiti in legno e uno di fondo alto sei metri e mezzo ne assicurano la necessaria protezione. L’altro settore è per il tiro a 25 metri, diviso in due aree: una per la pistola libera e una per il tiro alla pistola del pentathlon. Nei due poligoni i bersagli sono azionati grazie a un dispositivo elettrico. Le gare di tiro con fucile a 300 metri si svolgono fuori Roma, nella Scuola italiana di Fanteria a Cesano. Quelle di tiro al piattello, invece, nel campo di Tiro a volo Lazio, a via Vajana, nel quartiere Parioli, vicino a piazzale delle Muse.


{ Lo Stadio Flaminio Si trova nella parte Nord di Roma, nel quartiere Flaminio. È destinato al calcio: si gioca la finale Jugoslavia-Danimarca. Dimensioni del campo: 105X70. Progettato dall’architetto Pierluigi Nervi, prende il posto dell’antico Stadio Nazionale del PNF, edificato nel 1911 e poi ricostruito nel 1927. La ricostruzione dello stadio segue immediatamente l’opera di demolizione iniziata il 1 luglio 1957. Il 18 marzo 1959 viene ufficialmente inaugurata la sua ultima versione. Può raggiungere una capienza di 42mila posti, di cui 8mila coperti. In tutti i settori ci sono bar e servizi. I giocatori entrano in campo attraverso un passaggio sotterraneo. Sotto la tribuna, poi, ci sono numerosi impianti per l’allenamento: una piscina coperta riscaldata, una sala scherma, due più piccole per la teoria, due palestre per il sollevamento pesi, una per il pugilato e un’altra per la ginnastica. 114 sono i posti riservati ai giornalisti, 12 le cabine per i radiocronisti. C’è una sala stampa e una per telescriventi. L’impianto di illuminazione per le gare notturne, che ha una potenza di 425 kw, è una delle attrezzature più moderne. E’dotato di 240 proiettori collocati su quattro torri metalliche: ogni torre dispone di 60 proiettori. Per l’edificazione del nuovo Flaminio ci sono voluti 900 milioni di lire.

Zona sportiva { A Piazza { Nella del Tre Fontane di Siena E’ un complesso simile a quello dell’Acquacetosa, quindi destinata agli allenamenti degli sportivi. L’area di 170 mila mq è divisa in due lunette dalla Cristoforo Colombo, chiamate zona ovest e la zona est. La zona ovest comprende un campo di hockey, uno di calcio con tribune da 5mila posti, uno di rugby, tre campi da pallacanestro, due di pallavolo e otto per le bocce e uno stadio completo per il pattinaggio a rotelle. Nella zona est, invece, sono ricavati tre campi da tennis, una pista podistica di 400 metri a 6 piste e un rettilineo coperto a 6 corsie, lungo 130 metri, per gli allenamenti quando piove. In più sono allestite pedane per i salti e per i lanci. Il centro Tre Fontane è, inoltre, ricco di zone verdi per la sosta e il riposo.

percorrere alcune delle pagine più significative dello sviluppo del nostro Paese, sia sul piano urbanistico e architettonico, ma anche della capacità di programmare e organizzare grandi eventi e aprire nuove frontiere di carattere sportivo e non solo. Sfogliando il Rapporto Ufficiale dei Giochi si può intendere come le finalità poste a base degli interventi fossero fin dall’inizio: “ … creare impianti funzionali con il minimo costo di gestione…” “ …utilizzare per le costruzioni terreni comunali o demaniali…” “ … utilizzare quali impianti sussidiari impianti esistenti sottoposti a ripristini e rifacimenti..” “.. tenere conto, nello studio, delle capienze olimpiche e delle esigenze ad olimpiadi concluse..” . Già solo la rilettura di queste finalità strategiche testimonia della modernità e dell’attualità di quel progetto olimpico, che potrebbe essere validamente controfirmacontinua a pag. 126

Nel tradizionale scenario di Piazza di Siena, a Villa Borghese, hanno luogo il Gran Premio di dressage e il Gran Premio di salto a ostacoli individuale. Le tribune sono innalzate con attrezzature provvisorie: 15 mila persone possono assistere alle prestazioni di cavalli e cavalieri. La stampa può avvalersi di 10 cabine telefoniche. I Pratoni del Vivaro, a Rocca di Papa, alle porte di Roma, ospitano il completo di equitazione. Per la manifestazione, oltre a utilizzare strutture già esistenti, ne vengono costruite di nuove, alcune permanenti, altre provvisorie. Ad esempio alcune scuderie per 120 cavalli, di cui 40 definitive. A Passo Corese, a 35 chilometri dalla capitale, invece, gareggiano gli atleti del pentathlon nella prova equestre dei 5 chilometri.

{ Il Palazzo dello Sport Sorge su una collina dalla quale domina il lago artificiale, lungo 900 metri, e tutto il quartiere Eur. Occupa una superficie di 11.680 mq ed è alto 24,50 metri. Nella sottotribuna ci sono 20 spogliatoi per gli atleti, dotati di docce, sale massaggi e mediche. Riservate, inoltre, ai giudici sale riunioni e uffici. I posti riservati alla stampa sono 196: la tribuna dedicata ai giornalisti è direttamente collegata ad una sala al piano terra di 500 mq arredata con telefoni, ufficio telegrafico, telfoto, telescriventi. L’edificio rivestito da vetrate è in cemento armato, e ben 1800 lampade illuminano la sala. Molto curata l’acustica che consente anche l’organizzazione di manifestazioni musicali. La cupola, suggestiva quando è illuminata, è in alluminio anodizzato verde chiaro: qui sono sistemati 12 condizionatori che costituiscono uno dei più grandi impianti di condizionamento d’aria finora costruiti. Può raggiungere nel caso degli incontri di pugilato una capienza di 15.000 posti a sedere. Il Palazzetto è costato 1 miliardo e 900 mila lire.


sport

{ Lo Stadio dei Marmi Lo Stadio dei Marmi è a pochi passi dall’Olimpico. Costruito nel 1936, ricorda le strutture greche. Le gradinate sono in marmo in bianco e statue alte 4 metri circondano l’impianto. Può ospitare fino a 15 mila spettatori. Il campo di gara viene rifatto totalmente: sia le piste per l’atletica sia il manto erboso destinato all’hockey e al riscaldamento degli sportivi prima di entrare in azione all’Olimpico. I due stadi sono collegati tramite un sottopassaggio. Sotto le gradinate ci sono 36 spogliatoi. Diamo qualche numero: il campo di gioco occupa una superficie di 14 mila mq e le dimensioni sono 63X103 m. La pista è a sei corsie.

{ Il Centro Olimpico dell’Eur { La Piscina delle Rose

L’idea dell’Eur risale al 1935, in previsione di un’Esposizione Universale, denominata “Olimpiadi della Civiltà” che si sarebbe dovuta tenere nel 1942, ma mai realizzata. Per quel progetto, conosciuto meglio come “E.42”, si decide di costruire ex novo un grande quartiere con due obiettivi: organizzare l’Esposizione e destinare poi gli uffici edificati a istituti culturali, artistici e ricreativi. Nasce così un complesso imponente: il palazzo dei Congressi, il palazzo della Civiltà, il palazzo delle Arti antiche e quelli della Civilizzazione italiana e delle Tradizioni popolari. Scoppia la guerra e non si realizza né la E. 42 né il grande nuovo quartiere. Il piano viene ripreso dopo il conflitto mondiale dalla Direzione Eur: sorgono palazzi, ville, scalinate, terrazze, parcheggi e fontane. Lo spazio pensato per le Olimpiadi della civiltà viene così messo a disposizione dei Giochi del 1960.

{

E’ vicinissima al Palazzo dello Sport. E’ destinata agli allenamenti e alle prime eliminatorie di pallanuoto. E’ lunga 50 metri e larga 25, profonda da 1 metro e ottanta a 2 metri. L’impianto è in cemento armato. Ci sono 64 spogliatoi, che possono contenere 300 atleti, e 13 docce. La piscina è aperta al pubblico quando non ci sono manifestazioni sportive. E’ dotata di un moderno impianto per la depurazione dell’acqua e di quattro torri per l’illuminazione durante le gare notturne. I posti per gli spettatori sono 2000 ma durante i Giochi ne vengono aggiunti altri 1850. Fuori c’è una grande solarium ornato da fiori. La piscina delle rose è costata 90 milioni.

Gli impianti sussidiari

Il Villaggio olimpico

Un nutrito gruppo di impianti sussidiari è messo a disposizione degli sportivi per gli allenamenti. - Stadio delle Terme, vicinissimo alle Terme di Caracalla, costruito negli anni 1938-39. È a disposizione dell’atletica. - Stadio della Farnesina, nella zona del Foro Italico, a un chilometro dal Villaggio Olimpico. Dedicato all’atletica. - Stadio degli Eucalipti, vicino alla Basilica di San Paolo. Per l’atletica e il calcio. Può ospitare 5 mila spettatoti. - Stadio militare Silvano Abba, allestito alla Cecchignola. E’destinato all’atletica e al pallone - Campo vigili del fuoco, nei pressi dell’Ippodromo delle Capannelle, su via Appia Nuova. È attrezzato per l’atletica. - Stadio Stella Polare, si trova a Ostia, nella pineta di Castelfusano. Qui si allenano i protagonisti dell’atletica e del calcio. - Campi di Tor di Quinto, a due passi dal Villaggio Olimpico e dal Foro Italico. È ad uso del pallone con due campi completi di spogliatoi e magazzini E poi altri campi per la pallacanestro, sale per lotta e pugilato sono dislocate nella varie zone di Roma.

La zona scelta per la sua costruzione, chiamata “Campo Parioli”, si trova nel quartiere Flaminio. I lavori iniziano il 10 maggio 1958 e finiscono nel giugno del 1960. Il 25% dei 30 mila mq della superficie totale è stato edificato, il resto è stato utilizzato per la grande rete autostradale. Le opere permanenti sono costituite da 33 palazzine, di uno, due, tre, quattro o cinque piani, per un totale di 1349 appartamenti. Gli edifici hanno la caratteristica di poggiare su pilastri di cemento armato in modo da lasciare libero il piano terra. L’intero complesso è servito da 13 chilometri di strade asfaltate.

LE STRUTTURE OLIMPICHE | 123


Olimpiadi: esaltazione della bellezza capitolina puo` essere giustificata dalla considerazione e Olimpiadi rappresentano la piu` alta e di Pierluigi NERVI che il modello non e` altro che un calcolatore nobile espressione in cui lo spirito umache non teme errori di impostazione. L’approcno riesce a concentrare e ad esprimere cio progettuale ad una struttura complessa era per lui l’indivitutti i valori positivi di ciascun popolo e propri di ogni religione, culduazione di uno schema semplice, analizzabile con calcoli semtura, razza. Il logo con i cinque anelli intrecciati disegnati da De plici, in una chiara visione delle leggi dell’equilibrio ed in una sorCoubertin nel 1913 e presentati insieme alla bandiera olimpica al prendente valutazione dell’intervento della congruenza” (Nervi Congresso Olimpico di Parigi dell’anno successivo, rappresentano i colori presenti sulle bandiere di tutto il mondo ovvero i cinque Oggi, ed. Kappa). Negli anni in cui realizzava le opere per i Giochi continenti e significano l’universalita` dello spirito olimpico e l’unioOlimpici l’attivita` sua, dei figli e dei collaboratori era incessante; ne e l’incontro degli atleti di tutto il mondo durante le gare. l’impegno progettuale e realizzativo era incentrato su opere come Le Olimpiadi a Roma nel 1960 vengono ricordate e celebrate coil Palazzo dello Sport (oggi Palalottomatica) in collaborazione con me le prime dell’era moderna; per la prima volta la televisione Marcello Piacentini all’Eur, il Palazzetto in collaborazione con Antrasmette in tutta Europa le gare. Grazie alla RAI vengono realiznibale Vitellozzi, lo stadio Flaminio in collaborazione con il figlio zate 106 ore di trasmissione diffondendo filmati suggestivi che non Antonio ed il viadotto di Corso Francia al quartiere Flaminio. Nohanno uguale al mondo. La bellezza ed il fascino impareggiabili di nostante fosse notevolmente occupato, rispondeva a me che inRoma vengono esaltati in ogni disciplina sportiva: la corsa di Abegenuamente chiedevo perché il cemento armato: “il cemento arbe Bikila a piedi scalzi lungo l’Appia Antica durante la maratona e mato e` il piu` bel sistema costruttivo che l’umanita` abbia saputo conclusa sotto l’Arco di Costantino, le gare di ginnastica alle Tertrovare fino ad oggi. Il fatto di poter creare pietre fuse, di qualunme di Caracalla, le gare di lotta alla Basilica di Massenzio. que forma, superiori alle naturali poiché capaci di resistere a tenAllo stesso tempo la squadra italiana raggiunge un risultato fesione, ha in sé qualcosa di magico. L’abitudine a fatti straordinari nomenale, terza nel medagliere olimpico con 36 medaglie (13 ori), ha diminuito la nostra capacita` all’entusiasmo, ma, certamente, dietro solo a Unione Sovietica e Stati Uniti. Alla ribalta mondiale si il cemento armato meriterebbe di suscitarne ancora molto. Con celebrano come campioni assoluti talenti ineguagliabili quali Litale materiale i campi della fantasia costruttiva vengono allargavio Berruti, primo nei 200 metri piani, Nino Benvenuti, primo nel ti quasi senza limiti, e non e` molto soddisfacente il constatare copugilato nella categoria welter, i fratelli D’Inzeo, primi nel conme, per ora, queste possibilita` siano state poco esplorate e sfrutcorso ippico ad ostacoli; e come non ricordare Sante Gaiardoni, tate”. Ricordo anche quando nella fase di disarmo delle sue strutprimo nel ciclismo su pista nella velocita` e chilometro da fermo, i ture voleva rimanere lui solo tra i ponteggi, dopo aver allontanato quattro della 100 km a squadre sempre di ciclismo, Barletti, Cai suoi collaboratori, affermando: “la fase di disarmo puo` paragogliati, Forconi e Trape` , primi nella gara purtroppo funestata dalla narsi alla crisi di un vero parto. Per quante cure si possano avere morte del danese Jensen, cosi` come vincono nel tandem la copnon e` possibile ottenere un abbassamento dei ponteggi perfettapia Bianchetto e Beghetto ed il quartetto nell’inseguimento Arienmente uniforme o, per meglio dire, in perfetto accordo con la deti, Testa, Vallotto e Vigna, nel pugilato Francesco Musso categoria formata che la struttura va assumendo via via che, togliendosi l’arpesi piuma e Francesco De Piccoli categoria pesi massimi, Giumatura, entra in stato di autoportanza. seppe Delfino nella spada individuale, le squadre di pallanuoto e Tutte le volte che ho disarmato strutture di notevoli dimensioni e di spada. Onore al merito agli altri atleti italiani che con gli argenlavoranti nel loro insieme quali le aviorimesse a struttura geodeti ed i bronzi hanno contribuito al meritato successo della squatica, la semi cupola di Torino Esposizioni, la copertura del salone dra italiana. Sulla stessa ribalta si affermano campioni stranieri C, di fronte alla impossibilita` , malgrado le maggiori cautele, di otdivenuti poi dei veri e propri miti nello sport, quali Cassius Clay, tenere il simultaneo abbassamento della armatura, mi sono chiepoi Mohammed Ali`, e la gazzella nera Wilma Rudolph. sto con viva preoccupazione, se le distorsioni e le condizioni di irResta infine negli occhi e nel cuore di ciascuno di noi il giuramento regolare carico cui la struttura era in quel momento assoggettadegli atleti pronunciato in apertura dei Giochi dal nostro discobota non avrebbero prodotto in qualche punto rotture o intollerabili lo Adolfo Consolini. Personalmente, all’epoca avevo otto anni, ho superamenti di sollecitazione. molti ricordi di quella edizione dei Giochi, alcuni confusi, altri netIl buon adattarsi delle strutture cementizie a non previste conditi e distinti come le visite in cantiere con mio padre o in studio dozioni e la loro capacita` a superare momenti critici mi hanno semve osservavo mio nonno al suo tavolo da disegno, silenzioso, conpre riempito di stupita ammirazione” (Rassegna n. 24). Analoga centrato, iniziare lo studio di una delle sue strutture che poi avrebammirazione rimane in ciascuno di noi, romano e italiano, per il be discusso con i figli Antonio e Mario ed i suoi collaboratori. ricordo del risultato che l’impegno di quanti, atleti, organizzatori, Come ricordava spesso mio padre Mario: “nella preparazione tecdirigenti, tecnici ha contribuito al successo di quei Giochi ed alla loro attuale celebrazione. Auguro e spero che, “visto che ci sapnico scientifica del suo architetto (ideale), egli voleva vedere completata e superata la fase scientifico matematica con una di capiamo fare”, possiamo conquistare l’opportunita` di ripeterci nel rattere intuitivo”. In tal senso era frequente il ricorso all’utilizzo di prossimo futuro citando il primo slogan coniato per le Olimpiadi proprio da De Coubertin, secondo quanto il suo amico frate domodelli strutturali che riproducessero gli effetti derivanti dall’apminicano Henry Didon, maestro di sport, amava ripetere ai suoi plicazione di carichi sulle sue strutture. “L’incremento e la prefeallievi “Citius, Altius, Fortius” (piu` veloce, piu` in alto, piu` forte). renza da lui data alla indagine sperimentale, piu` che al calcolo,

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sport

{ Le regate veliche

{ Il Velodromo olimpico

Si svolgono nella acque del Golfo di Napoli per le classi 5,5, Dragone, Flying Dutchman, Star, Finn. In tutto partecipano 138 imbarcazioni di 46 paesi.

Si trova in viale dell’Oceano Pacifico e occupa una superficie di 65 mila mq. Ospita competizioni di ciclismo e gare di velocità su pista. I lavori iniziano il 10 agosto 1957 e finiscono nella primavera del 1960. I 21 spogliatoi sono fuori l’edificio e possono accogliere fino a 300 corridori. Il legno scelto per la pista è il Doussiè del Camerun, materiale a fibra compatta, resistente agli agenti atmosferici e agli attacchi dei funghi. La capienza è di 20 mila spettatori, di cui 5.000 in piedi. Sotto le tribune sono ricavati i servizi, i bar, dodici cabine per i radiocronisti, per gli speaker e il direttore di gara. I giornalisti hanno a disposizione una sala stampa, una saletta di attesa, 24 cabine telefoniche urbane e interurbane, sala telescriventi, uffici telegrafici, postale e per telefoto. Particolare attenzione all’illuminazione dell’interno dell’anello della pista, con un’intensa maggiore sulla linea del traguardo. L’opera è costata 1 miliardo e 50 milioni.

{Il lago di Albano Il lago di Albano, dove si specchia Castelgandolfo, è scelto per il canottaggio e la canoa. Dal 1903 le sue acque sono lo scenario di importanti competizioni. Il lago si trova a 293 metri al di sopra del livello del mare, ha una circonferenza di 10 chilometri ed è profondo 170 metri. La sua particolare conformazione a anfiteatro permette a miglia di spettatori di assistere alle gare. Nel 1959 iniziano i lavori. Tra i problemi da affrontare e poi risolti: come segnare le corsie, come e dove costruire le tribune, dove sistemare le giurie e il cronometraggio. Per la prima volta nella storia delle competizioni remiere è adottato un tabellone elettrico che permette anche di dare, per le gare di canottaggio, i risultati parziali ai 500, ai 1000 e ai 1500 metri.

{ Le gare ciclistiche

{ Il calcio itinerante Allo Stadio Comunale di Firenze, Grosseto, L’Aquila, allo Stadio Ardenza di Livorno e allo Stadio Adriatico di Pescara si svolge il girone eliminatorio di calcio. Allo Stadio Fuorigrotta di Napoli le semifinali e al Flaminio di Roma le semifinali e le finali. LE STRUTTURE OLIMPICHE | 125

Ai giorni d’oggi: il velodromo, rimasto inutilizzato dal 1968, perché il Coni allora gestore lo aveva chiuso, è stato demolito il 24 luglio 2008 perché pericolante. Con 125 chili di tritolo è stato fatto sparire uno dei simboli delle Olimpiadi di Roma. Al suo posto l'Eur Spa costruirà la “Città dell’Acqua”.

Oggi, la demolizione

Il percorso della gara a squadre del ciclismo su strada inizia e finisce al velodromo. Quello per la competizione individuale si sviluppa sul circuito di Grottarossa, che forma un triangolo quasi perfetto con l’inizio di via Flaminia e la fine di via Cassia. Le tribune allestite possono contenere 8 mila posti e la stampa può utilizzare 20 cabine telefoniche, 10 sono collegate con l’estero. I tratti più pericolosi sono transennati così come sono recintate le aree di ristoro e di rifornimento.


Basilica di Massenzio { La e le Terme di Caracalla Per dare un significato ancora più “romano”, il Coni sceglie due monumenti che fanno da teatro a due discipline sportive. Nella Basilica di Massenzio, a pochi passi dal Foro Romano, vengono organizzati gli incontri di lotta libera. La Basilica fu iniziata da Massenzio nel 303 d. C e finita da Costantino nel 313, siamo nel IV secolo. Sotto le altissime volte sono sistemate le materassine per il torneo. Di fronte le tribune per il pubblico e la stampa (i giornalisti possono usare 20 cabine telefoniche). I servizi per gli atleti (400 mq con 8 docce, 7 bagni e 5 lavabi) sono disposti in una zona vicina alle materassine. La ginnastica ha il privilegio di esibirsi nella splendida cornice delle Terme di Caracalla, dove un tempo gli antichi romani si deliziavano con massaggi, piscine calde e fredde, palestre coperte e scoperte, sale di ginnastica. Erano luogo anche di passeggio e di studio. Furono inaugurate nel 217 d.C. da Antonio Caracalla. Dunque tra le bellezze storiche vanno in scena le competizioni ginniche. L’impianto è studiato in modo da non creare danni alle mura dell’antica opera. Il campo di gara, 36X18 metri è allestito tenendo conto di facilitare gli spostamenti degli atleti da un attrezzo all’altro e della posizione dei giudici. I posti delle tribune sono 5.300, più lo spazio riservato alla stampa, 102 postazioni.

to anche oggi. Emerge chiaramente infatti la preoccupazione volta a realizzare non opere monumentali ma funzionali e gestibili in rapporto con le esigenze olimpiche e di quelle post olimpiche, così come la preoccupazione per le procedure e i tempi tecnici per espropri e acquisizione delle aree, ed infine la priorità per il recupero e la modernizzazione del patrimonio esistente. Sono forse cambiati alcuni termini e forme espressive ma quelle finalità rappresentano ancora oggi quanto di meglio una città olimpica possa proporsi di fare. I costi delle opere, altro aspetto che rappresenta una criticità costante per questo tipo di interventi, viene verificato attraverso un’apposita Commissione interministeriale istituita con legge n. 739 del 1939 nella prospettive, poi svanita dei Giochi del 1944; tutte le opere sono assegnate con procedure ordinarie nel rispetto delle norme del Lavori Pubblici. I Villaggi rientrano nei programmi dell’INCIS, Istituto Case degli Impiegati dello Stato. Particolare attenzione è stata posta alle procedure e ai sistemi di controllo e collaudo delle opere, sempre attraverso l’apporto di professionisti altamente qualificati: da Nervi a Vitellozzi solo per citare alcuni dei nomi dei grandi dell’architettura impegnati su Roma 1960. Da queste premesse nasce il Sistema Olimpico basato su due poli principali: il polo olimpico Nord, comprendente il Foro Italico, gli impianti e le strutture olimpiche del Flaminio; il polo olimpico Sud , comprendente gli impianti realizzati nell’area dell’EUR. A questi due poli principali si uniscono gli impianti e le strutture realizzate in allestimenti provvisori e quelle in ambiente naturale; i due poli sono messi in relazione tra loro da un sistema viario ad alta velocità ( allora! ) . Gli allestimenti provvisori realizzati, tra gli altri, da Maurizio Clerici presso la Basilica di Massenzio e le Terme di Caracalla, hanno fatto scuola non solo in Italia. Questo sistema olimpico ha contribuito alla qualificazione dello sviluppo della città ed ancora oggi rappresenta la base per il sistema sportivo della capitale. Il sistema olimpico così concepito si caratterizza per un equilibrato rapporto tra accentramento e decentramento delle strutture sul territorio, premessa per un ottimale svolgimento dei Giochi, ma anche per un razionale funzionamento del sistema sportivo post olimpico. Per chiudere questa breve riflessione possiamo ben dire che, dopo 50 anni, i Giochi di Roma 1960 si sono dimostrati sostenibili… ante litteram.


di Paolo TOGNI* n occasione delle Olimpiadi, da celebrarsi nell’estate del 1960, fu infatti studiato, programmato, progettato e realizzato un vasto programma di opere pubbliche, delle quali le realizzazioni destinate direttamente agli eventi sportivi costituirono una parte non preponderante: gli impianti realizzati “per” le Olimpiadi, nel contesto delle opere realizzate “in occasione” dei giochi. Anche quelle sportive, beninteso, sono opere molto significative per la qualità del progetto e per quella dell’esecuzione: tra le altre il Palazzo e il Palazzetto dello Sport, lo Stadio Flaminio, il Velodromo, la miriade di impianti “minori” e dei centri sportivi destinati agli allenamenti degli atleti ed allo svolgimento delle gare. Ma ciò che più interessa, credo, e che giustifica la mia affermazione di apertura, è che furono realizzate importanti opere “in occasione” delle Olimpiadi, che però erano state previste come un grande intervento urbanistico con tre obiettivi principali: consentire al traffico veicolare, in forte aumento, di scorrere agevolmente all’interno della città; migliorare gli accessi a Roma, da nord e da sud, e i suoi collegamenti, anche attraverso la costruzione del nuovo Aeroporto Intercontinentale di Fiumicino; risanare un’area periferica e degradata (il cosiddetto “borghetto Parioli“) realizzandovi un quartiere moderno e bene attrezzato per ospitare gli atleti, che venisse poi utilizzato

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Una veduta della torre di controllo del nuovo aeroporto di Fiumicino in costruzione

Tra il 1957 e il 1960 Roma cambiò faccia ed anima, passando da città sonnacchiosa e “antica” a metropoli che si avviava a diventare moderna come complesso di abitazioni per gli impiegati dello Stato. Il complesso, composto da 1350 alloggi per oltre 8000 vani oltre ai servizi: scuole, chiesa, poste, cinema, mercato, negozi, ufficio comunale e strutture ludiche, è tuttora in perfetta efficienza ed è ancora conosciuto come Villaggio Olimpico. Linee guida del Governo furono comunque quelle di “adottare soluzioni idonee a contemperare nel rispetto dell’ambiente le crescenti esigenze della città con quelle connesse con lo svolgersi dei giochi olimpici”, come recita la presentazione della pubblicazione edita dal Ministero dei Lavori Pubblici per presentare l’attività svolta. Furono spesi complessivamente circa sessantaquattro miliardi in valuta corrente, che corrispondono più o meno a ottocento milioni di euro di oggi. Di questo importo, circa quindici miliardi (200 miliardi di euro) erano stati spesi tra il 1949 e il 1956 per avviare la realizzazione dell’Aeroporto. La spesa dei circa cinquanta residui (600 miliardi di euro) fu conclusa in tre anni, completando tutte le opere, e - credo sia opportuno aggiungere - senza alcuna deroga alla normativa generale vigente. Sui lavori effettuati nacque una sola contestazione, quella relativa all’Aeroporto di Fiumicino, sorta per motivi esclusivamente politici e chiusa da una relazione della Commissione parlamentare di inchiesta che dava atto della inesistenza di episodi di scorrettezze o disamministrazioni, e conteneva un grande elogio della operatività del Ministro e della sua capacità realizza-

LE STRUTTURE OLIMPICHE | 127

trice. Tale straordinario complesso di attività fu svolto così bene e così in fretta per tre motivi: la eccezionale capacità tecnico amministrativa del Ministero dei Lavori Pubblici, soggetto attuatore del programma, guidato con decisione e fermezza dal Ministro Giuseppe Togni; la presenza di un buon numero di grandi progettisti, tra i quali citerò solo Libera, Luccichenti, Morandi, Moretti, Nervi e Vitellozzi (ma n andrebbero ricordati molti altri), che si impegnarono a fondo fornendo prestazioni straordinarie per qualità e rapidità di attuazione; e l‘affidamento dei lavori a imprese, per lo più romane, di grande valore tecnico e imprenditoriale, che talvolta arrivarono ad anticipare somme significative necessarie per il proseguimento dei lavori e ad iniziare attività prima del perfezionamento delle procedure di affidamento dei lavori e della disponibilità dei pagamenti. Il risultato di questo lavoro, combinato con le puntuali attività del Comitato Organizzatore, fu un grande successo a livello mondiale. Le Olimpiadi di Roma furono unanimemente definite come le migliori mai svolte. In vista dell’auspicato impegno del 2020 credo che sia opportuno riprendere la frase del Ministero che ho citato sopra: coniugare le esigenze dei giochi con quelle della città, nel rispetto dell’ambiente. Cioè cogliere l’occasione dei giochi per fare cose comunque e nel tempo utili per la città. E se è chiaro che soggetto attuatore di questa impresa non sarà, come nel 1960, il Ministero dei Lavori Pubblici, deve essere altrettanto chiaro che il modello “Roma 1960”, già utilizzato in altre occasioni e in altri Stati (vedi Barcellona), dovrà essere ben chiaro nelle prospettive e nei programmi di quanti avranno il compito di provvedere alle realizzazioni necessarie.

*Presidente della Fondazione Giuseppe Togni


La formazione che conquistò la finale in Messico dopo un epico 4-3 contro la Germania. Questa squadra e quella che due anni prima conquistò l’Europeo, origina dall’Olimpica. Un gruppo di ragazzotti destinati a fare la storia. In piedi da sinistra: Albertosi, Facchetti, Rosato, Domenghini, Boninsegna, Riva. Accosciati da sinistra: Bertini, Cera, Mazzola, De Sisti, Burgnich


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Dai Giochi la rinascita della Nazionale di calcio che dopo pochi anni vincerà un Europeo e sfiorerà la vittoria nel Mondiale. . In ombra le squadre capitoline, mentre prende vita, a Roma, anche il grande basket. di Mario PENNACCHIA ue volte Roma, scelta dal Congresso del Comitato Olimpico Internazionale, era stata costretta a rinunciare all’Olimpiade: nel 1908 per la politica autarchica del governo Giolitti e nel 1940 (Giochi poi saltati per la guerra) per decisione di Mussolini sensibile alla richiesta dell’alleato giapponese. Quando la candidatura fu affacciata per la XVII edizione del 1960, gli scettici non seppero trattenersi perfino dall’ironizzare nei confronti del CONI e del suo presidente: “È l’inguaribile megalomania di Onesti: figuriamoci se questa Roma priva anche delle opere fondamentali potrà essere mai in grado di organizzare il maggiore evento sportivo del mondo!” Pregiudizi

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Gipo Viani, Ct con Rocco della Nazionale Olimpica del 1960


Nereo Rocco, insieme a Gipo Viani, fu il tecnico che guidò la Nazionale Olimpica nel 1960

Salvadore uno dei ragazzi di Rocco nell’Olimpiade ‘60, Qui in campo nella famosa Battaglia di Santiago che vide l’Italia sconfitta per 2 a 0 contro il Cile nei Mondiali del ‘62. La partita fu considerata come una delle più violente nella storia del calcio

Giacomino Losi, bandiera della Roma anni ‘60, nell’atto di realizzare una rovesciata

dettati da malanimo e spazzati via dai fatti. Già prima del favorevole verdetto di Parigi, l’Olimpiade cominciò a cambiare il volto di Roma tanto fu il fervore delle opere che arricchirono la città di impianti sportivi e di strutture e infrastrutture sociali: dalla costruzione del Palazzo e del Palazzetto dello sport, del velodromo, della piscina delle rose e dello stadio del nuoto alla ristrutturazione degli stadi Olimpico e Flaminio con il corollario della via olimpica e del villaggio, futuro quartiere residenziale. Roma fece anche di più per rendersi degna dell’impegno che la mostrava agli occhi del mondo: contribuì con alcuni suoi grandissimi atleti a conquistare il record di 36 medaglie, 13 ori, 10 argenti e 13 bronzi. Con la loro presenza sul podio i fratelli d’Inzeo nell’equitazione, Menichelli nella ginnastica, Gionta e Guerrini nella pallanuoto, Trapè nel ciclismo testimoniarono la vitalità dello sport romano che proprio in quel 1960 vide nascere la Virtus Roma di pallacanestro che, potenziata dalla fusione con il Banco di Roma, guidata da Valerio Bianchini e dal playmaker Wright avrebbe conquistato anni dopo lo scudetto. Quando il discobolo Adolfo Consolini, simbolo dello sport italiano, entrò nella leggenda pronunciando il giuramento nella cerimonia di apertura dei Giochi in quel 25 agosto 1960 anche gli scettici, per non dire i disfattisti, ebbero la prova più lampante che niente nella vita più dello sport riesce

Orlando Rozzoni, attaccante della Lazio, esordisce nel 1959 contro il Vicenza segnando una doppietta. Dai tifosi, per la sua forza fisica, viene ribattezzato "Orlando Furioso". Punta centrale dai possenti mezzi atletici

Un giovanissimo Rivera, 17 anni, mostrò la sua classe alle Olimpiadi del 1960. Lui, insieme ad un altro gruppo di talenti in erba, fecero grande l’Italia agli Europei del 1968 ed ai Mondiali del 1970

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spq ort a trasferire i sogni nella realtà. Lo confermò nella sua relazione di chiusura il ministro Giulio Andreotti, presidente del comitato organizzatore, precisando, fra gli altri, alcuni dati rimasti nella storia: 1.408.075 biglietti, oltre 4 miliardi di entrate di cui 2 miliardi e 655 dai biglietti, raddoppiate le presene negli alberghi rispetto all’anno precedente; 22 impianti utilizzati, 12 dei quali nuovi, 80 i campi di allenamento. Contraddittorio, invece, fu l’impatto dell’Olimpiade con il calcio perché coincise con uno stato di depressione delle due squadre romane, ma fu provvidenziale per la rinascita della Nazionale. Nella Serie A, allora a 18 squadre, la Roma si era classificata al nono posto a 21 punti dalla Juventus campione d’Italia e la Lazio per il terzo anno consecutivo aveva rischiato fino all’ultimo la retrocessione che non sarebbe riuscita ad evitare l’anno dopo, quando invece la squadra giallorossa avrebbe vinto la «Coppa delle Fiere». Eliminata nell’inevitabile vortice di polemiche dai Mondiali del 1954 in Svizzera, la nostra Nazionale aveva toccato il fondo con l’umiliante estromissione dalla successiva edizione in Svezia. Nella crisi che travolse la Federazione (caduta del presidente Barassi, commissario Zauli, nuovo presidente Umberto Agnelli) maturò una svolta radicale: partecipare al torneo olimpico con una squadra di giovani affidata a due super tecnici, Gipo Viani e Nereo Rocco. I due, che avrebbero continuato con successo nel Milan quella magnifica esperienza, programmarono una scrupolosa fase di preparazione, coadiuvati da Dino Canestri, gran maestro del vivaio giovanile della Lazio. La selezione e il perfezionamento di quella squadra passarono attraverso una serie di amichevoli e quando fu il momento Viani e Rocco fecero gridare allo scandalo con l’idea di concentrare i ragazzi in un albergo di Grottaferrata anziché nel villaggio olimpico. “I soliti presuntuosi e viziati del calcio” fu il commento più benevolo da parte degli atleti delle altre discipline, ma in realtà quei ragazzi avrebbero volentieri vissuto la magica esperienza di trovarsi in mezzo alla migliore gioventù sportiva del mondo. Quell’Italietta, comunque, non solo non se ne turbò, ma seppe reagire alle antipatie con

un gioco divertente ed efficace, così avvalorando la strategia di Viani e Rocco che avevano voluto quell’isolamento non soltanto in funzione del torneo olimpico, ma soprattutto come punto di partenza della rigenerazione del nostro calcio. Il talento di quei ragazzi lampeggiò anche al di là delle aspettative: nel terribile girone con l’Inghilterra e il Brasile, dopo aver liquidato con quattro gol Taiwan a Napoli, pareggiarono 2-2 con gli inglesi a Roma dopo essere andati due volte in vantaggio e piegarono i brasiliani per 3-1 a Firenze. In semifinale tornarono a Napoli contro la Jugoslavia che era la Nazionale A e la contrastarono fino ai tempi supplementari, per essere piegati beffardamente con un bigliettino estratto da un cappello. Gli slavi vinsero poi la finale e i giovani azzurri pagarono la delusione cedendo all’Ungheria nella finale per il terzo posto. Alle quattro partite del torneo parteciparono il portiere Alfieri, i difensori Noletti, Burgnich, Trebbi e Salvadore, i centrocampisti Ferrini, Trapattoni, Rivera, Bulgarelli e Tumburus, gli attaccanti Fanello, Tomeazzi, Magistrelli, Rossano, Cella e Rancati. Sette sarebbero arrivati a indossare la maglia azzurra della Nazionale maggiore nei campionati mondiali: Burgnich, Tumburus, Salvadore, Trapattoni, Ferrini, Bulgarelli e Rivera che era il più giovane avendo compiuto proprio in quei giorni diciassette anni. Pendolare fra Roma e Grottaferrata, vissi la mia prima esperienza al seguito di una nostra Nazionale e non credo che tecnici e giocatori, partecipando a competizioni del massimo livello internazionale, abbiano trascorso giorni più felici di quelli, durante i quali nacquero sincere e solide amicizie e Trapattoni trovò anche la moglie. Con due campioni di umanità, due mostri di esperienza, due fonti di romanzeschi ricordi e di trovate spassose, due esempi di genialità come gli indimenticabili Gipo e Nereo ogni giorno si sfogliava una pagina di storia quando non ci si proiettava nel futuro. “Il calcio” – profetizzò solennemente Gipo – “cambierà come cambia il mondo. Quando a Siracusa per arrotondare lo stipendio passavo la notte a giocare a poker il calcio non era diverso da come era stato inven-

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tato e da come è ancora oggi: sempre quelli i numeri sulle maglie, sempre quelli i ruoli, salvo modifiche di ordine tattico”. Si interruppe per assicurarsi che stavo annotando ogni parola e continuò – “Io dico che i numeri non saranno più i soliti undici, ma ogni giocatore sceglierà quello che vorrà. E non ci saranno terzini e mediani, ali e mezze ali, ma giocatori in grado di disimpegnarsi in ogni zona del campo. E credi che possa durare la follia di una squadra che perde un giocatore per infortunio, magari nei primi minuti e addirittura il portiere, e non possa sostituirlo? Tutto cambierà, scrivilo e conserva il giornale con queste mie dichiarazioni”. Rocco ridendo giurò che il suo compare non aveva bevuto prima di lanciarsi in quelle profezie. E rientrato al «Corriere dello Sport» dovetti sudare per ottenere la pubblicazione di quell’intervista che ho sempre conservato. Viani sarebbe venuto a mancare nove anni dopo, ma in tempo per assistere alla sostituzione non solo del portiere, ma anche del dodicesimo e tredicesimo giocatore. E Rocco avrebbe visto realizzate anche tutte le altre profezie del suo vecchio amico. Il calcio scrisse solo una pagina della memorabile estate olimpica romana che ebbe in Livio Berruti quello che nell’antica Grecia avrebbero chiamato l’eroe eponimo. L’Olimpiade a dimensione dell’uomo che Giulio Onesti aveva voluto tramandare con il simbolo di una tedofora, la statua scolpita da Emilio Greco che fu collocata davanti al Palazzo dello sport e alla quale volle legare il più romantico dei suoi gesti. Quando l’impianto passò dalla gestione del CONI a quella dell’Ente Eur, Onesti preoccupato del suo destino non sentì ragioni e contro il parere dello stesso scultore fece trasferire la statua nell’atrio della sede del CONI dove campeggia più che mai suggestiva. Emilio Greco si aggirò indignato per giorni intorno al suo capolavoro che riteneva profanato in quella sede circoscritta e non a cielo aperto, giunse perfino a progettare di distruggerlo. Ma quella statua, che fortunatamente è rimasta ad accogliere chiunque entra nel cuore dell’istituzione sportiva italiana, non rappresenta solo un omaggio all’ideale olimpico di Giulio Onesti, ma il simbolo di come Roma seppe farsene degna.


Dalla morte di Coppi ai primi vagiti dell’Europa unita, dall’insediamento di Kennedy al primo drive-in d’Europa, dalla discesa nel punto più profondo dell’oceano al primo giro intorno al sole, passando per il muro di Berlino e dagli stati africani che conquistano l’indipendenza, dalla nascita dei Beatles e della pillola anticoncezionale. Il racconto di un anno che ha cambiato la storia mentre Roma, con le Olimpiadi, è al centro del mondo. Roma con i suoi colori, la sua gente, il suo fascino straordinario

Un collage di avvenimenti del 1960: l’aviatore statunitense Joseph Kittinger si lancia dallo spazio (31,33 km circa d'altezza) ed atterra con il paracadute. Il Presidente della Repubblica francese Charles De Gaulle è tra i leader più importanti d’Europa. Thomas Maiman il 16 maggio presso i laboratori della Hughes Research a Malibù inventa e sperimenta il laser a rubino. John Fitzgerald Kennedy viene eletto Presidente degli Stati Uniti a discapito di Nixon. Dopo la caduta del governo Tambroni, Fanfani torna alla Presidenza del Consiglio, formando il suo terzo governo. Con il boom economico per gli scooter Lambretta e Vespa inizia una flessione nelle vendite mentre le auto iniziano ad essere alla portata di tutti.


1960 Gennaio

2. Sabato A Tortona. Fausto Coppi muore di malaria a 40 anni

4. Lunedì A Stoccolma viene sottoscritto il trattato sulla costituzione dell’Unione europea di libero scambio (EFTA)

18. Lunedì L’artista spagnolo Salvador Dalì presenta a New York l’opera “La scoperta dell’America di Cristoforo Colombo”.

20. Mercoledì Il primo missile sovietico a più stadi raggiunge un’altezza di 12.500 km.

21. Giovedì A Clydesdale in Sudafrica esplode una miniera di carbone. Nell’incidente perdono la vita 506 minatori.

di Umberto BROCCOLI

Quanto sei bella Roma Le mattine, con la radio e la televisione Era bella quella Roma. Si ascoltava la radio e, a Roma, l’attesa era grande: nell’estate del 1960 arrivavano le Olimpiadi e Roma era un cantiere colossale. Si faceva bella, in attesa di essere guardata dal mondo: toglieva via quella patina di antico, ereditata dal dopoguerra, e rispolverava la modernità. Le strade strette 9 Gennaio . Sabato Il presidente egiziano Gamal Abd el Nasser dà inizio ai lavori per la costruzione della diga di Assuan.

sotto le mura antiche della città sparivano inghiottite dalle ruspe e nascevano i sottovia. Occorreva una via di scorrimento veloce: ed ecco la via Olimpica. E, rifacendosi bella, Roma mandava in archivio certe consuetudini. Le passeggiate sul Pincio, sogno di generazioni di intellettuali, venivano ridimensionate. Prima si poteva passeggiare al Pincio, prendere il sole guardando le ragazze, e poi scendere con gli ascensori giù nella valle del

Muro Torto. Qui, con il tranvai sarebbe stato possibile arrivare a Piazza del Popolo per l’aperitivo con gli artisti. Ma tutto questo sapeva di Bell’Epoque. E allora via! Largo alle strade a quattro corsie! Via i tranvai scomodi ed elettrici! Sostituire il tutto con autobus moderni, a nafta, con un tubo di scappamento grande come un cannone. Con quelle Olimpiadi del 1960, Roma ripone in cantina l’aspetto che aveva


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Febbraio 23. Sabato Il sub svizzero Jacques Piccard e il suo assistente si immergono fino a raggiungere il punto che è stato stimato essere il più profondo dell’oceano. Il suo sommergibile ha nome “Trieste”.

nel dopoguerra e diventa una città moderna, capace di mettere da parte tram e filobus. Oggi, coperta di fuliggine fino ai tetti, cerca disperatamente di recuperare lo sferragliare pulito dei tram di una volta. Ma forse è un po’ troppo tardi. Ricordo un antefatto: la festa per lo stadio Olimpico il 16 maggio del 1953, quando Pio XII stesso si congratula e saluta chi ha costruito quello stadio. «Lo stadio Olimpico sembra che compia il volto dell’Urbe», diceva il papa in quel maggio di tanti anni fa. Non so se quelle parole siano state ascoltate negli anni a venire. Il papa, allora, era ottimista quando diceva: «Facilmente si possono indicare in una città bene ordinata, a somiglianza delle membra del corpo umano, edifici che hanno funzioni particolari e diverse, ma tutti insieme formano quell’armonia di svariate attività, gerarchicamente disposte, che deve essere propria di ogni comunità sociale». Era ottimista, perché in quella città di Roma ancora si poteva parlare di ordine architettonico più o meno rispettato. Era una città del dopo-dopoguerra, con tram e filobus carichi di gente e poche automobili per strada. Grandi periferie, ma anche grandi spazi verdi dentro la città. Era la Roma dei nasoni, le fontanelle sempre in funzione, dove era possibile vedere le donne prendere l’acqua e andarsene via, con le damigiane sulla testa, come nei paesi. Era la Roma delle contadine che arrivavano dalla campagna (le pollarole) per vendere porta a porta polli, uova, vino, olio e formaggi freschi, la Roma piena di preti vestiti da preti. La Roma delle schedine della SISAL e della Radio, sempre presente nella vita quotidiana degli italiani… era la Roma dello sta-

5. Venerdì Viene inaugurato a Ginevra (Svizzera) il più grande acceleratore di particelle mai costruito dall’uomo.

13. Sabato La Francia effettua nel Sahara il primo test nucleare

dio Olimpico come un catino sotto il sole delle domeniche fredde, ma calde di dicembre… Invece, in quella estate del 1960, di mattina, si ascoltava la radio e, alla radio, la sigla di Radio Olimpia. Ecco il discorso inaugurale di Giulio Andreotti, al Villaggio olimpico a Roma. È lu-

nedì 25 luglio del 1960. I radiocronisti sono Nando Martellini e Paolo Valenti. Sono le 14:45. Per radio, Andreotti parla di pace: giustamente, perché la pace si invocava sempre ad ogni Olimpiade. Era l’ekecheiria, la sospensione di tutte le guerre durante le gare olimpiche nel mondo greco.

21 Gennaio. Giovedì La capsula spaziale statunitense tipo Little Joe, con a bordo la scimmia Miss Sam, viene lanciata in orbita a 15 km dalla terra per testare un dispositivo di salvataggio per astronauti.

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1960 Febbraio

22. Lunedì A Varsavia si apre l’anno di Chopin, celebrato in onore del compositore polacco del quale ricorre il 150° anniversario della nascita

Marzo 1. Martedì A Zurigo ha inizio il primo congresso internazionale sull’inquinamento acustico.

«Per il funzionamento di questa organizzazione, la RAI-TV radunerà a Roma, durante i Giochi, tutti i suoi redattori sportivi, i radiocronisti, i telecronisti e oltre 500 tecnici, 60 interpreti e 10 commentatori-guida giornalisti. Il materiale necessario (magnetofoni, microfoni, telefoni, ecc.) peserà alcune tonnellate». Parola di Guglielmo Moretti. Ci si riferisce all’impegno della RAI (e, in particolare, della radio) per le Olimpiadi di Roma del 1960. Moretti presenta Radio Olimpia, la trasmissione di Nando Martellini e Paolo Valenti, in onda da lunedì 5 ottobre 1959 sul Secondo Programma. L’occasione è realmente unica, non solo per la radio, ma anche per la televisione. Tra i vincitori della XVII Olimpiade di Roma c’è senz’altro la RAI: da quella esperienza derive-

1. Martedì Agadir, nel Marocco meridionale, è quasi interamente distrutta da un violento terremoto che provoca la morte di 12.000 persone.

7. Lunedì A Hollywood si registra il primo sciopero di attori della storia.

20. Domenica Primo raduno a New York dal 1945 di 700 sopravvissuti al lager di Auschwitz-Berkenau.

11 Marzo. Venerdì Da Cape Canaveral, negli Stati Uniti, viene lanciato in orbita il satellite Pioner V b per la prima volta riuscita missione intorno al Sole.

ranno successive sperimentazioni e moderne trasmissioni, come quella del telecronista impegnato a raccontare un avvenimento, ma che può controllarne altri con il monitor: in nuce

16 Marzo. Mercoledì Grande successo di pubblico per l’ultimo film di Alfred Hitchcick, il thriller Psycho

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c’è la formula di Tutto il calcio minuto per minuto e Guglielmo Moretti è fra i protagonisti di quella piccola grande rivoluzione. Nell’Italia di Coppi contro Bartali, nell’Italia della Cinquecento a rate, nell’Italia delle vacanze in Versilia, del nuovo consumismo, di Carosello, delle case-chiuse chiuse, dei mobili svedesi, delle donne di servizio in cucina a mangiare, delle latterie con le bottiglie del latte di vetro chiuse dalla carta stagnola, del grembiule nero a scuola, delle storie clandestine con la segretaria, delle vacanze di tre mesi per la moglie, del calciobalilla e del juke-box, della brillantina sui capelli, di Sanremo, di Nilla Pizzi, della automobile decappottabile, di Fred Buscaglione, dei miti americani, del rock and roll, del terrore dei cosacchi a San Pietro, delle casalinghe con la retina della spesa da cui usciva la bottiglia del latte o del vino, dei mobili bar con la radio incorporata, delle sigarette, delle gare fra Vespa e Lambretta, di Macario, dell’avanspettacolo, di Alberto Sordi, dei cinema parrocchiali, delle messe alla domenica mattina, delle...la ricordo bella, quel-


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Aprile 1. Venerdì Durante una manifestazione di 20.000 manifestanti di colore a Sharpeville, in Sudafrica, 71 persone sono uccise dai poliziotti.

1. Aprile Con il lancio di Tiros 1 gli Stati Uniti mandano in orbita il primo satellite destinato ad inviare a terra dati sulla metereologia

A Castelfusano nasce il primo Drive-in d’Europa. Lo schermo è di circa 30 metri e un piccolo altoparlante fornisce il suono per ogni autovettura

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5. Martedì Il colossal cinematografico Ben-Hur, del regista statunitense William Wyler, vince 11 Oscar.

21. Giovedì Viene inaugurata la nuova capitale brasiliana: Brasilia, progettata da Lucio Costa in stile futurista.


1960 Aprile

27. Mercoledì Il dispotico presidente della Corea del sud Syngman Rhee si dimette inseguito alle pressione interne e internazionali.

Maggio 1. Domenica Un ricognitore statunitense viene abbattuto sopra la Siberia.

la Roma del 1960. Faceva caldo in quell’estate. Faceva caldo per tutta la gente arrivata in città. Quanti ragazzi atleti. Quanta gente! Si discuteva sull’aeroporto nuovo, in costruzione a Fiumicino. Un aeroporto moderno, con tante piste, simbolo della dimensione internazionale di Roma in quel 1960. In quelle mattinate preolimpiche si stava a casa aspettando le gare e creando correnti d’aria per respirare. E si guardava la televisione, di mattina. Sì, proprio di mattina. Era un’eccezione. Normalmente di mattina, negli anni Sessanta, la televisione non trasmetteva alcunché. Ma d’estate no. D’estate andavano in onda vecchi film: quasi un passatempo per i ragazzi, a casa dalla scuola. Anche questa, se vogliamo, era una trasgressione. Di inverno difficilmente si poteva guardare la televisione di sera. Il giorno dopo c’era scuola e il tempo massimo consentito era la fine di Carosello: dopodiché le trasmissioni diventavano un fatto per adulti. Invece, d’estate, rinunciando ai giardinetti, tutti noi potevamo pareggiare

6. Venderdì La principessa Margaret, sorella della Regina D’inghilterra, sposa il fotografo Anthony Armstrong-Jones.

8. Domenica Nel corso di un’agguerrita partita, il sovietico Michail N. Tal batte le mani a Michail M. Botwinnik e diventa cosi il nuovo campione mondiale di scacchi

16. Lunedì La conferenza al vertice dei quattro Grandi, a Parigi, fallisce per le rimostranze sovietiche sullo spionaggio aereo americano.

il conto con i compagni più fortunati, in piedi anche dopo Carosello perché figli di genitori tolleranti. Quei compagni che ci facevano morire di invidia, prima dell’inizio della scuola, raccontando la trama del film visto la sera. Spesso, d’estate, alle dieci di mattina, andava in onda Audrey Hepburn, portata in giro per le strade di Roma sul sellino di una Vespa. E, allora, se ti affacciavi alla finestra, non notavi una grande differenza. I tram ancora in servizio assieme ai filobus verdi e neri, i sampietrini, poche automobili agli incroci, persone a passeggio con vestiti di Terital Italiano, preti e pizzardoni con il cappellone. Oggi la città ha cambiato colore. Il colore degli autobus e dei taxi, per esempio: prima verde e nero, oggi grigio e bianco. A piedi vanno solamente turisti vestiti di stracci. Il resto è in automobile o in motorino. Non è solamente nostalgia dell’infanzia. Ma quel verde e nero degli autobus e dei taxi era un’altra cosa. Riusciva a rendere piacevole anche la 600 multipla, una delle automobili più brutte della storia. Brutta, ma capiente e usata da molti tassinari romani.

1 Maggio. Domenica A Berlino Ovest 75.000 cittadini manifestano con richiesta di riunificazione tra le “due” Germania.

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spq ort

18. Mercoledì Il Real Madrid conquista per la quinta volta la Coppa dei Campioni battendo l’Eintracht di Francoforte per 7-3. (Nella foto Ebbe Schwartz, Presidente Uefa, consegna la Coppa)

19. Giovedì Dopo 83 giorni di immersione, il sommergibile atomico statunitense Triton conclude il suo giro intorno al mondo e approda sulla costa orientale degli USA.

20. Venerdì Il film “La dolce vita” di Federico Fellini conquista la Palma d’oro al 23° Festival cinematografico di Cannes.

23. Lunedì Israele annuncia l’arresto del tedesco Adolf Eichmann, uno dei peggiori aguzzini del periodo nazista.

22 maggio - Cile: Il terremoto più forte del XX secolo si abbatte con magnitudo 9,5 gradi della Scala Richter. Il maremoto generato dalla scossa tellurica, oltre a distruggere tutti i villaggi lungo 800 km di costa, percorre 17.000 km e arriva fino in Giappone, dall'altra parte dell'Oceano Pacifico

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1960 Maggio

24. Martedì Gli Stati Uniti lanciano in orbita il primo satellite militare.

Giugno 27. Venerdì Il governo turco guidato dal primo ministro Adnan Menderes viene rovesciato da un golpe ordinato dai militari.

9. Giovedì Il ciclista francese Jacques Anquetil vince il Giro D’Italia. Gastone Nencini vincerà poi il Tour de France

11. Sabato L’Opera di Benjamin Britter “Sogno di una notte di mezza estate”, tratta dall’omonima commedia di William Shakespeare, debutta al Aldeburgh, in Inghilterra.

23. Giovedì Il partito comunista cinese condanna la tesi, sostenuta dall’Unione Sovietica, della possibilità di una coesistenza pacifica con l’Occidente.

30 Giugno. Giovedì A seguito della notizia di un congresso del MSI a Genova, viene promossa una manifestazione di sinistra e la città ligure diviene teatro di duri scontri tra forze dell’ordine e manifestanti. Anche a seguito di quella giornata cadde il Governo Tambroni.

Traguardi, arrivi, partenze Piovono successi in quei primi giorni di settembre sulle maglie azzurre dei nostri atleti. Finiranno al terzo posto con 13 medaglie d’oro, 10 d’argento e 13 di bronzo. 36 in tutto. Un trionfo. Il 3 settembre, sabato, la finale tra Italia e Ungheria di pallanuoto: nasce il mito del Settebello. Mentre trionfano gli azzurri nella XVII Olimpiade, lui, Mario Riva, se ne va in silenzio. Sono le 23:20 di giovedì primo settembre. A 47 anni, in una tenda ad ossigeno dell’ospedale di Verona. Resterà sempre il suo sorriso, simbolo dei risvegli nei giorni di festa, alla mattina, quando nelle strade di quella Roma olimpica circolava l’odore del luppolo della birra, del caffè tostato, del pane fresco, e ci si fermava fuori dal negozio del barbiere per guardare girare la sua insegna bianca e rossa respirando profumo di lavanda e brillantina, quando domenica è

sempre domenica… Del resto questa è la vita. Sabato 3 settembre 1960, Livio Berruti corre i 200 metri ed entusiasma la folla. Proprio mentre il corpo di Mario Riva viaggia lentamente in furgone verso Roma. Domenica 4 settembre i quotidiani festeggiano Livio Berruti e piangono Mario Riva. In tutti e due i casi, centinaia di migliaia di romani partecipano per strada. La prima pagina de «Il Messaggero» mostrava, di domenica, 4 settembre 1960, la fotografia dei 250.000 in piazza per salutare Mario Riva, e quella di Livio Berruti che trionfava sui 200 metri. Tutto questo nella Roma della dolce vita, delle monetine lanciate nella fontana con la speranza di tornare. La stessa speranza sussurrata da lei, dalla gazzella nera, Wilma Rudolph, ragazza nera e d’oro. Si parlava di loro delicatamente, con la discrezione del periodo. Di lei, gaz-

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zella nera, malata da piccola di poliomielite, la ragazza più veloce del mondo. E di lui laureando, intelligente, apparentemente distaccato dal mondo dello sport e più legato ai libri di testo. Lui, Livio, ventuno anni. Lei, Wilma, un anno di meno. Loro due, per mano, in quella Roma appassionata della XVII Olimpiade. «Mi chiamò e mi chiese se volevo fare uno scambio di tuta con lei. Ci furono i soliti convenevoli che cercai di affrontare nel mio stentato inglese. Poi lei mi prese per mano e andammo in giro per il Villaggio olimpico come due fidanzatini. Ci siamo poi incontrati in qualche meeting di atletica, ma Wilma aveva un brutto vizio: ogni tanto si sposava». Questo diceva di lei Livio. E tutti parlavano di quella storia mai nata: dolce come era dolce la vita di quell’estate romana. E ci si avvicinava al Villaggio olimpico,


spq ort

Luglio 1. Mercoledì Il tennista austriaco Neale Fraser vince il torneo di Wimbledon battendo il connazionale Rod Laver in quattro set.

Agosto 21. Giovedì Sirimawo Bandaranaike viene eletta primo ministro di Ceylon: è la prima donna a fregiarsi del titolo di capo di governo

nella speranza di incontrare qualche atleta. Nel Villaggio, le donne erano tenute rigorosamente separate dagli uomini, in quell’Italia formalmente moralista e sostanzialmente trasgressiva. Purché non si sapesse in giro. E loro due camminavano insieme: lui, lo studente ventunenne con gli occhiali neri come la pelle di lei, la più veloce ventenne, veloce come il vento. Era la Roma uscita di corsa dal dopo dopo-guerra, spinta dalla forza di tutti quei ragazzi arrivati per gareggiare. Ci avvicinavamo in bicicletta, discretamente, sperando nella possibilità di incontrare loro due, visti passeggiare per mano, sotto gli occhi di tutti, indifferenti alle parole di tutti: in una Roma con il sapore del suo passato, ma

4. Giovedì Un innovativo aereo lanciamissili statunitense tipo X-15 riesce a raggiungere la velocità record di 3460 km/h.

12. Venerdì Lo statunitense Ralph Boston batte dopo 25 anni il record mondiale di salto in lungo di Jesse Owens: 8,21m

colorata di futuro. Piena di ragazzi di tutto il mondo, guardata da tutto il mondo. E se si dovesse prendere un’immagine di quella Roma, proporrei senza dubbio quella: di lui e di lei, per mano e vicini, lontano dalle parole di tutti, mentre intorno volano passeracci e colombi verso le nuvole chiare di quei pomeriggi olimpionici. «Con Wilma muore una parte di me. Muore lo sport come gioia». Con queste parole lui salutava lei, nel 1994, quando la Gazzella, a cinquantaquattro anni, se ne è andata veloce verso il più raggiungibile, il più inevitabile dei traguardi. Lasciandoci dentro quella malinconia sottile, legata ad un ricordo profumato di antico e colorato di cielo sereno.

30 Luglio. Sabato. Il generale de Gaulle e il cancelliere tedesco Adenauer si incontrano al castello di Rambouillet. Il Generale espone al cancelliere il suo progetto di "organizzazione" dell'Europa nel campo politico, economico, culturale e della difesa, che consiste nel formare una cooperazione organizzata tra Stati

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14. Domenica La vittoria del pilota di Formula 1 Jack Brabham al Gran Premio del Portogallo gli assicura il titolo mondiale.

7 Agosto. Domenica Cuba annuncia la statalizzazione delle industrie statunitensi sull’isola.

Cartoline e fotografie Roma si è data la cipria. Ha aspettato le Olimpiadi per rifarsi il trucco. Con il belletto olimpico, la forma architettonica di Roma esce dal periodo postbellico. Si costruisce un quartiere intero destinato a ospitare gli atleti: oggi, in quel quartiere, vivono centinaia di famiglie. E i loro figli, nati molto dopo il 1960, forse non sanno nemmeno perché la loro casa è costruita in quella maniera. Una forma strana, a metà strada fra l’architettura nordeuropea e le scatole dei biscotti. Roma, la città eterna. Era tutta pulita, restaurata, programmata per farsi vedere bella dal mondo. Lei, di gran lunga la più bella città del mondo. E fu assolutamente all’altezza, proponendo scenari irripetibili. Come dimenticare la corsa di notte, passando accanto al Colosseo illuminato? Come non ricordare quei ragazzi a passeggio per le strade di una Roma generosa, oramai lontana dalle cicatrici della guerra? Anzi, proprio la XVII Olimpiade rimarginò e nascose per sempre tutte le ferite lasciate ancora aperte dal dopoguerra. L’aria era scintillante. I tramonti sembravano


1960 Agosto

17. Mercoledì Lo stato africano Gabon festeggia l’indipendenza dalla Francia che con l’Inghilterra concederanno l’autonomia a ben 17 colonie. Anche la Somalia vede i propri territori ripartiti tra un protettorato britannico e un’amministrazione fiduciaria italiana.

Settembre Ottobre 18. Giovedì La ditta farmaceutica G.D. Seale Drug lancia sul mercato la pillola anticoncezionale con il nome di Enovid.

più rossi e la vita era dolce, rappresentata come era anche dalle pellicole cinematografiche. A colori, Romolo Marcellini girava un film dell’Olimpiade, aperta di corsa da Giancarlo Peris, di Civitavecchia, l’ultimo tedoforo, l’ultimo portatore di fiaccola in corsa verso il tripode olimpico, collocato lassù, in alto, sul balcone centrale del Palazzo del Campidoglio. Si potrebbe parlare delle imprese di Livio Berruti, di quelle di Nino Benvenuti, dei successi del Settebello della pallanuoto o dell’esordio in nazionale olimpica di un certo Gianni Rivera. Ma adesso ci va di ricordare proprio lui: Giancarlo Peris, atleta di Civitavecchia, ultimo portatore della fiaccola olimpica fino al tripode. Correva, emozionato. Correva e mai si sarebbe sognato di essere l’uomo più

14. Mercoledì Iran, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita e Venezuela costituiscono a Bagdad l’Organizzazione dei paese esportatori di petrolio (OPEC)

5. Mercoledì Prima cinematografica a New York del film “Spartacus” di Stanley Kubrick interpretato da Kirk Douglas e Liz Taylor.

applaudito quel giorno. Applaudito dalla folla, dalle autorità, da tutti gli altri atleti che in lui non potevano vedere un rivale ma un amico, un compagno, un alleato, un rappresentante. Corri Giancarlo, corri. Corri nel nome di uno sport di dilettanti: e tu, da dilettante, porti quella fiaccola in mano. Sudi, fatichi, ma non lo dai a vedere. Corri Giancarlo, corri: non hai vinto nulla. Eppure tutti ti battevano le mani. E ricordo - quando sei arrivato su, dopo i 92 gradini, la tua faccia era bagnata. Di sudore, pensavano da casa. Ma, scommetterei, anche di lacrime: non è facile correre da solo, con l’emozione che ti insegue e cerca di sorpassarti quando rallenti per guardarti attorno e scoprire di essere osservato da migliaia di persone. Corri, Giancarlo. Corri con la tua fiaccola in ma-

13. Giovedì Scena spettacolate all’ONU: il primo ministro sovietico Nikita S. Krushev batte una scarpa sul tavolo e il giorno seguente abbandonerà l’assemblea dell’Onu per protesta contro le richieste rifiutate di disarmo totale e di reimpasto dell’Onu

no. Tieni lontana da te l’emozione, non ti far sorpassare! Dai coraggio, ce l’hai quasi fatta! Sali quei due ultimi gradini! Attento, Giancarlo: l’emozione ti sta sorpassando! Attento. Pazienza Giancarlo. L’emozione ti ha superato: troppi occhi a guardare due gambe sole. Troppo pesante quella fiaccola leggera. Pazienza: sei arrivato secondo dopo l’emozione. Pazienza, Giancarlo. Pazienza Giancarlo Peris, ultimo portatore sano di fiaccola olimpica. Dopo di te e dopo quella Olimpiade, i tedofori non saranno più seguiti soltanto dall’emozione. Ma dopo di te, inizierà a correre anche il denaro accanto alla fiaccola. E correre diventerà un affare: come correre in borsa. E, si sa, in borsa non è importante partecipare, ma vincere.

L’11 settembre: il futuro (anteriore) 17 Agosto. Mercoledì La prima volta che il gruppo si esibì con un contratto a nome "The Beatles”

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Così bella per così poco tempo: da giovedì 25 agosto a domenica 11 settembre 1960. Tre settimane di sogni olimpici in quella Roma da cartolina. Si apriva un decennio di speranze realizzate, tutto sommato. Si parlava di boom, l’economia riprendeva, l’italiano medio vedeva il benessere sempre più da vicino e con quelle Olimpiadi, almeno a Roma, il dopoguerra diventava un fatto archiviato. E, infatti, il conflitto era stato dimenticato. Si viveva il clima della guerra fredda tra URSS e USA ma, tutto sommato, nessuno credeva veramente alla possibilità di riarmarsi ancora una volta. Erano anni ricostruiti, con la scoperta del gusto di andare in vacanza, con la voglia di seconda casa, seconda automobile e di…seconda famiglia. Erano anni spensierati. È strana la Storia. Dodici anni dopo,


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Novembre Dicembre 23. Domenica Cassius Clay vince ai punti il suo primo incontro da professionista dopo aver vinto l’oro alle Olimpiadi di Roma.

8. Martedì Il quarantatreenne John F. Kennedy viene eletto presidente degli Stati Uniti vincendo di misura su Nixon. La sua breve presidenza, in epoca di guerra fredda, fu segnata da alcuni eventi molto rilevanti: lo sbarco nella Baia dei Porci, la Crisi dei missili di Cuba, la costruzione del Muro di Berlino, la conquista dello spazio, gli antefatti della Guerra del Vietnam e l'affermarsi del movimento per i diritti civili degli afroamericani. Kennedy sarà assassinato il 22 novembre del 1963 a Dallas, in Texas.

nello stesso giorno (l’11 settembre) si chiudono le Olimpiadi di Monaco. E siamo all’inizio degli anni Settanta. Anni forti, crudi, di contrapposizione politica, di schieramenti ideologici. Inizia quel periodo in cui poteva essere un problema vestirsi: indossando un cappotto di Loden si correva il rischio di essere presi a bastonate sinistre, perché fascisti. Se si indossava un Eskimo si rischiava di essere presi a bastonate destre, perché comunisti. Circolare con un quotidiano indipendente (ma stimato di destra) sotto il braccio, veniva immediatamente notato e, se necessario, sottolineato con provocazioni. E così per un quotidiano analogo di sinistra. E le città erano divise in zone di influenza, come nel medioevo. Nel medioevo i quartieri cadevano sotto la giurisdizione ora di questo, ora di quel signorotto; negli

15. Giovedì Baldovino I del Belgio sposa la duchessa spagnola Fabiola de Mora y Aragòn

20. Martedì Nel Vietnam del sud si riunisce il Fronte di liberazione comunista del Vietnam del nord (Vietcong). l termine è un'abbreviazione e significa comunista del Vietnam. I suoi obiettivi erano quelli dell'indipendenza del Vietnam del sud dalla dittatura del regime filoamericano di Ngo Dinh Diem

anni Settanta gli stessi quartieri rientravano sotto l’influenza ora di questa, ora di quell’altra sezione di partito contrapposto. I colori di Roma, di Milano, di Palermo, come di ogni altra città italiana degli anni Sessanta, si erano stemperati, e dal benessere si era passati ad un malessere diffuso. Un’aria grave e la gente, in quell’inizio di anni Settanta, camminava veloce, per strada. Quasi ad evitare un problema che, pri-

31 Settembre. Sabato A Newport News, negli Stati Uniti, viene varata la portaerei Enterprise a propulsione atomica. Il nome dell’imbarcazione sarà di ispirazione per la nave interstellare della serie Star Trek.

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31. Sabato Il farthing britannico, un quarto di penny, dopo 600 anni non ha più valore.

ma o poi, sarebbe arrivato. Finiscono le Olimpiadi del 1960 e finisce anche il modo di salutarsi per strada, con un sorriso, mettendo mano al cappello di fronte ad una signora. L’11 settembre 1972 si chiudono i Giochi olimpici di Monaco. Un attentato terroristico sigilla la manifestazione e trasforma tutto in violenza. Iniziano gli anni Settanta. È un simbolo: le Olimpiadi di Roma si chiudono fra colombi e passeracci in volo. Quelle di Monaco, con gli elicotteri dell’antiterrorismo. 11 settembre 1972: è finito un mondo, per lasciare posto ad un altro. E quel mondo ha perso il sorriso.


Lo Stadio Olimpico nel 1960 e quello ristrutturato in occasione dei Mondiali di Calcio Italia ‘90


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La città di Roma vuole ricordare i Giochi del 1960 a cinquant’anni di distanza ed insieme rilanciare la candidatura del nostro Paese per il 2020 di Andrea ABODI uando all’inizio dello scorso anno è nata l’idea di celebrare i 50 anni di Roma 1960, il percorso della candidatura olimpica e paralimpica del 2020 era ancora poco più di un pensiero. Un pensiero dal peso specifico straordinario, ma condizionato da variabili che solo dopo alcuni mesi si sarebbero risolte. Eppure, nonostante le incertezze sul futuro olimpico, l’Amministrazione Comunale decise di ricordare in modo non convenzionale il mezzo secolo dei Giochi della XVII Olimpiade e della I Paralimpiade, ribadendo la volontà di far emergere il ruolo svolto da quell’esperienza olimpica nel patrimonio valoriale e infrastrutturale della Città. Poi è arrivato il 2 ottobre del 2009, un giorno apparentemente normale, ma che a Copenhagen, in occasione della 121a sessione del Comitato Internazionale Olimpico, ha assunto una dimensione storica con l’assegnazione dei Giochi del 2016 a Rio de Janeiro. I primi Giochi assegnati a un paese sudamericano, che hanno creato i presupposti per una competitiva candidatura europea per l’edizione 2020. A questo punto Roma è pronta a iniziare il suo percorso, ripartendo proprio dalla sua storia olimpica e dallo spirito degli anni sessanta, che rappresentarono per l’Italia un decennio caratterizzato da sviluppo industriale, fermenti culturali, vivacità sociale e avvenimenti dei quali è ancora viva la memoria e l’influenza. Roma ’60 è stato un evento “di frontiera” che trovò un suggestivo equilibrio tra tradizione e modernità, l’ultima Olimpiade a dimensione umana e la prima a dimensione mediatica, riuscendo a celebrare l’attualità dei valori sportivi, coniugandola con il fascino della Capitale e della sua storia, che divenne la scenografia suggestiva del grande Avvenimento. Sono passati cinquant’anni, il mondo ha sfogliato il libro dei secoli passando dal secondo al terzo millennio, ma le pagine di quegli anni e, in particolare, di quei giorni “olimpici” che il CIO affidò a Roma e all’Italia, rappresentano un patrimonio di ricordi e di emozioni che meri-

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IL SOGNO OLIMPICO | 145

tano di essere riproposti, anche per i molti aspetti che, dopo mezzo secolo, possono essere considerati ancora di forte attualità. Il significato più profondo delle giornate che la Città vivrà tra il 25 agosto e il 25 settembre va attribuito proprio al carattere di quella edizione dei Giochi. Non a caso, nella definizione del programma delle Celebrazioni che la città vivrà tra il 25 agosto e il 25 settembre, si è scelta la strada della sobrietà, senza eccessi organizzativi, con numerosi momenti sportivi e culturali che animeranno la Capitale, con l’obiettivo di far scoccare la scintilla dell’attenzione e di una partecipazione diffusa: di chi ricorderà piacevolmente quei giorni per averli già vissuti, per coloro che hanno conosciuto i Giochi della XVII Olimpiade attraverso le tante testimonianze veicolate attraverso le varie forme della medialità e per i molti per i quali Roma 1960 è un tempo lontano e una lacuna da colmare. La nostra città, proprio in questa fase di costituzione della sua prospettiva olimpica, ha bisogno di riannodare i fili di quella dimensione umana perduta, per ispirare chi sarà chiamato a modellare e a dare un’anima al Progetto per il 2020. Roma si giocherà gran parte delle sue chance non tanto o non soltanto sulle componenti “materiali” del suo dossier, tra infrastrutture di collegamento, trasporti, impiantistica sportiva, villaggi e relativa finanziabilità. Uno spazio importante, quasi decisivo, potrebbe essere rappresentato dallo spirito, dal profilo etico di una Candidatura che sappia attingere proprio alla “riserva” di Valori che aiutò gli italiani alla fine degli anni ’50, che ispirò coloro che nel 1955 vinsero il confronto internazionale, convincendo i membri del CIO ad assegnare alla Capitale d’Italia i Giochi e a tutti quelli che in 5 anni contribuirono a renderla di gran lunga migliore, senza sprechi, senza eccessi e senza troppe polemiche. Questa è una delle tante eredità che Roma 1960 ha lasciato, con o senza prospettiva per il 2020.


ROMA


SPQR SPORT, il nuovo mensile voluto dall’Ufficio Sport del Comune di Roma è sfogliabile anche online sul sito www.spqrsport.it dove saranno visitabili anche delle aree dedicate all’interazione dell’utente con la redazione. SPQR SPORT sarà presto presente anche nei principali social network ed inviato tramite newsletter. Un modo per raggiungere una fetta quanto più ampia della popolazione capitolina. Internet garantisce un’importante diffusione parallela rispetto al prodotto cartaceo che rispetta i canali classici della diffusione freepress: la rivista è distribuita in occasione dei grandi eventi sportivi della Capitale e anche sul territorio grazie alla scelta di un esercizio commerciale (edicole, bar, etc) scelto nelle piazze più importanti dei 19 municipi romani. L’elenco è ovviamente consultabile sul web.

FREE PRESS per la città


futuro 190 x 260

30-03-2010

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FANALCOMUNICAZIONE

I L F U T U R O N O N È P I Ù Q U E L L O D I U N A V O LT A .

Ogni giorno Acea si impegna e lavora per gestire in modo sostenibile le risorse naturali e l’energia, valorizzandone l’impiego, prestando particolare attenzione alla riduzione degli sprechi e incrementando il ricorso alle fonti rinnovabili. Perché l’uso razionale dell’energia, il risparmio energetico, il rispetto per il territorio e la tutela dell’ambiente sono le primissime cose che migliorano la qualità della vita. Perché il nostro futuro inizia da qui, ora.

Spqr Sport n. 3 - 2010  

Spqr Sport

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