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Università Iuav di Venezia Facoltà di design e arti Corso di Laurea Magistrale in Design a.a. 2011/2012

Nuove realtà per vecchie località

Un percorso di riattivazione per i borghi abbandonati della Sicilia fascista Tesi di laurea di Alessandro Squatrito matr. 269542 Relatore Aldo Cibic Correlatore Tommaso Corà


Contenuti Introduzione pag.5 Capitolo 1|

1.1| I borghi, eti/morfologia di un luogo pag. 9 1.2| L'abbandono, declino di un modello pag.11 1.3| Un'Italia insediamente disagiata, gli studi di settore pag.13 1.4| Una piccola Italia del disagio insediativo pag.15 1.5| Ghost town un focus pag.22 1.6| Tre T: Tecnologia, Talento e Tolleranza pag.26

Capitolo 2|

2.1| Casi di riattivazione pag.31 2.2| Analisi delle pratiche, trovare gli strumenti pag.33 2.3| Esperienze italiane pag.35 2.4| Alcuni casi europei pag.51 2.5| Profetti di ripopolamento pag.51 2.6| Villages d'Europe pag.52 2.7| Progettare una visita, il design di un percorso pag 61

Capitolo 3|

3.1| Primi approcci al latifondo pag.69 3.2| Urbanesimo di tipo rurale pag.71 3.3| Assalto al latifondo pag.73 3.4| Colonizzazione post-bellica pag.75 3.5| Leggere un territorio per riattivarlo pag.79 3.6| Esplorare il territorio: borgo Borzellino pag.91 3.7| Esplorare il territorio: borgo Schirò pag.97 3.8| Esplorare il territorio: borgo Portella della croce pag.103 3.9| Esporare il territorio: borgo Riena pag.109

Capitolo 4| 4.1| Progettare la riattivazione, un manifesto pag.117 4.2| Progettare a 360°, un'analisi swot pag.119 4.3| Progettare la riattivazione, i possibili utenti pag.121 4.4| Progettare una comunità, il sistema dei agricolo pag.123 4.5| Progettare una comunità, il sistema dei servizi pag.127 4.6| Progettare le attività, c'è sempre qualcosa da fare pag.129 4.7| 111 Km di riattivazione pag.135 4.8| Borgo Borzellino, Hub pag.137 4.9| Borzo Schirò, Art pag.141 4.10| Borgo portella della croce, Lab pag.145 4.11| Borgo Riena, Host pag.148 4.12| Strutture d'indicazione pag.151 4.13| Sistema d'indicazione pag.157 4.14| Le strutture per la sosta pag.163 4.15| Le strutture per la sosta notturna pag.171 4.16| Un'applicazione per la visita pag.179 4.17| Un sito internet per la visita pag.187

Conclusioni pag.193


Abstract

Abstract

Il lavoro, attraverso un percorso di analisi approfondita, tratta il problema dell'abbandono dei piccoli centri abitati estendendo i confini di ricerca non solo all'Italia ma anche al resto dell'Europa. In un secondo tempo la tesi si concentra sui borghi agricoli costruiti in Sicilia tra il 1920 e il 1960, durante il periodo fascista per il piano soprannominato "piano di colonizzazione del latifondo siciliano", tra i cinquanta e più borghi ne sono stati scelti quattro che per le loro caratteristiche di posizionamento geografico e di caratteristiche degli edifici esistenti che li compongono, si sono rivelati interruttori per una riflessione progettuale ampia e complessa. Il progetto in un primo momento dà un'impronta d'uso ai quattro borghi identificati, ogni borgo sussiste grazie ad una comunità residente che attraverso l'agricoltura prodotta nei campi appartenenti alle proprietà dei borghi, si occupa della gestione e del funzionamento dell'interno servizio, ognuno dei quattro borghi poi per le proprie caratteristiche viene destinato ad usi specifici: uno snodo turistico, un centro per l'arte e l'artigianato, un centro per la produzione agricola ed il telelavoro e un piccolo albergo diffuso, successivamente il progetto si concentra sul percorso di centoundici chilomentri che collega i quattro borghi; quest'ultimo da effettuarsi a piedi, a cavallo o in bicicletta, attraversando non solo i borghi ma anche zone di pregio naturalistico, cerca di riattivare zone normalmente escluse dai classici mercati del turismo come le zone agricole dell'entroterra siciliano. Sono stati infine progettati una serie di artefatti d'uso ed artefatti comunicativi come microstrutture per la sosta diurna e notturna, strutture di segnalazione, un'applicazione multimediale e un sito internet che cercano di rendere l'esperienza turistica un momento di scoperta e di vissuto. Nella sua complessità il progetto non vuole essere la soluzione al grande problema dell'abbandono, ma uno spunto di riflessione che come modello base, possa essere punto di partenza per la presa in carico del problema e per la ricerca di soluzioni efficaci relazionate al territorio.

The work through a process of analysis, deals with the problem of abandonment of small towns by extending the boundaries of research not only to Italy but to the rest of Europe. In a second step, the thesis focuses on farming villages built in Sicily between 1920 and 1960, during the Fascist period for the plan dubbed "plan for colonization of large estates in Sicily", between fifty and more villages four of them have been selected for their geographical and existing buildings characteristics that compose them, proved to be switches for a large and complex project. The project, at first glance, gives an impression of use to the four villages identified. Each village runs thanks to a permanent community who deals with the management and operation of the service, through agriculture produced in fields belonging to the properties of the boroughs. Each of the four villages are intended for specific uses: by their nature: a tourist hub, a center for arts and crafts, a center for agricultural production and the widespread telecommuting and a small hotel. Then the project focuses on one hundred and eleven kilometers on the path that connects the four villages,The latter must be made on foot, horseback or by bicycle, travelling across not only the villages but also areas of natural beauty, trying to reactivate areas normally excluded from traditional tourism markets such as agricultural areas of Sicily. Finally, a series of using and communicative artefacts were designed resembling microstructures for the daily and nightly stop, reporting structures, multimedia application and a website, which try to make the tourist experience a moment of discovery and experience. In its complexity, the project aims not to find the solution to the complex problem of abandonment, but a spot for thought than as a basic model, can be a starting point for taking care of the problem and finding effective solutions related to the territory.


Introduzione Cos'è che fa di un luogo qualsiasi un bel posto? Sono probabilmente le persone che lo vivono e le relazioni che fra esse si instaurano, ma se ad un certo punto queste persone quel posto lo abbandonano e lo dimenticano, allora non solo esso perde la sua bellezza, ma perde anche il suo stesso senso di luogo. In questa tesi si parla di Sicilia, si parla di piccolissimi centri costruiti sessanta o più anni fa in un periodo in cui si voleva, in modi più o meno apprezzabili, cambiare qualcosa, si parla di riattivazione, si parla di nuove forme di turismo, si parla di percorsi, di natura e proposte progettuali. Il lavoro che segue cerca di essere la base di partenza ed una raccolta di riflessioni e modi d'intervento che in qualche modo possono aiutare ad evitare il processo di abbandono, ciò è stato possibile seguendo uno schema di lavoro che partendo dall'inquadramento del problema, analizza le realtà e le soluzioni già esistenti, in seguito analizza un territorio su cui lavorare e con cui è impossibile non comunicare, ed arriva alla proposta di soluzioni semplici ma potenzialmente efficaci ad un processo di riattivazione. Viviamo in un Paese fatto di piccoli centri, per l'esattezza 5835 su 8100; piccoli nuclei abitativi che non possiedono più di 5000 abitanti e che sono però la struttura portante della nostra cultura e del nostro passato, è in questi piccoli paesi che si è formata l'Italia che conosciamo, fatta di un grande passato e di una cultura invidiabile, ma se queste 5835 piccole isole vengono perdute, con esse si perde un enorme bagaglio culturale che non possiamo permettere che venga abbandonato. In questo senso un intervento per arrestare il processo si rende necessario, perché si potrebbe anche pensare forse che non è una catastrofe se 1650 borghi entro il 2016 verranno abbandonati, e con essi 150.000 km quadrati di territorio da cui si sposteranno 14,1 milioni di persone, ed infatti forse non è una catastrofe,


ma è sicuramente la perdita di un patrimonio irrecuperabile segno del particolare periodo storico che stiamo affrontando. E allora se l'abbandono è un problema, trovare delle soluzioni è un dovere e sopratutto una sfida, perché un momento di crisi è un momento in cui ricominciare a fare, abbandonando in questo caso con molto piacere, concetti e modi d'intervento che sono stati probabilmente fino a questo momento errati. In questa tesi quattro borghi del periodo fascista sono stati selezionati per essere i quattro punti cardinali di una posposta di riattivazione che concentrandosi su 111 chilometri che separano un borgo da un altro, cercano proponendo piccoli interventi progettuali legati al territorio di dare spunti ad un'idea di riattivazione a 360 gradi. Questi borghi dunque da vecchie località diventano delle nuove realtà della riattivazione.


1| Il borgo, patrimonio da preservare


Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

io sico del territor as cl ma ra no pa no (...) la vita ia I borghi sono un al it lo el qu rticolare di europeo ed in pa coltivare (...) da i mp ca di a tt economica fa

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| cap.1 Il borgo, patrimonio da preservare

1.1| I borghi, eti/morfologia di un luogo I borghi sono un panorama classico del territorio europeo ed in particolare di quello italiano, la storia urbanistica e culturale del nostro Paese è da sempre stata caratterizzata da questa tipologia di insediamenti abitativi. L'origine del termine borgo non è chiarissima, che derivi dal latino burgus, dal germanico burgs o addirittura dal greco pyrgòs, il significato indica comunque un insediamento abitativo raccolto; un centro di piccola o media grandezza, a volte anche di una certa importanza, caratterizzato da una vita prevalentemente commerciale e con una periferia a carattere agricolo. I primi borghi italiani affondano le proprie radici nel Medioevo, in un periodo storico in cui la difesa e la sopravvivenza erano problemi di

primaria importanza, le condizioni sociali e politiche infatti obbligavano gli abitanti di questi insediamenti abitativi a preoccuparsi ogni giorno della propria sicurezza; per questo motivo l'ambiente ed il paesaggio che si configuravano erano di pura sussistenza con problemi che riguardavano la difesa, le malattie e chiaramente la carenza di cibo. Nel passato sia l'Europa che l'Italia erano divise in microstati che causavano una costante minaccia di attacco e guerra, gli insediamenti quindi, a causa proprio dei problemi sopra evidenziati, erano costituiti in modo tale da risolvere ed arginare in modo significativo le problematiche socio-economiche e da agevolare la vita degli abitanti: le mura dunque circondavano le abitazioni ed i palazzi del potere, e al di fuori di esse c'era una vita economica fatta di campi da coltivare posizionati nelle immediate vicinanze. L'immagine che si presentava per questi luoghi era quindi quella di cittadine concentrate, ad alto tasso abitativo in una limitata superficie, che sfruttavano al meglio la 9


Nuove realtà per vecchie località

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| cap.1 Il borgo, patrimonio da preservare

morfologia e l'andamento del territorio naturale su cui venivano posizionate. Questa area abitativa poteva essere un'altura ripida e scoscesa, o ancora una valle difficile da raggiungere e da plasmare per gli scopi abitativi ma che gli abitanti sfruttavano per assicurarsi un'inattacabilità e una forte condizione di sicurezza. La morfologia di questi luoghi si presenta in quasi tutti i casi simile e riconducibile ad un modello base: i borghi sono solitamente molto piccoli, date le condizioni di adattamento a cui devono sottostare, la densità è molto alta e le vie molto strette, spesso in salita in cui a stento riuscivano a passare i carri per il trasporto; nella maggior parte dei casi erano insediamenti circondati da una cinta muraria dalle quali veniva presidiato il territorio che cincondava la città principale. Nelle immediate vicinanze venivano posizionati i campi di proprietà del villaggio nei quali risiedeva la parte povera della società. La vita all'interno del borgo era molto semplice, si era costretti ad una convivenza sostanzialmente di massa data la relativa estensione del territorio, l'attività principale

era quella legata all'agricoltura

che avveniva nei pressi del centro abitativo, i contadini che risiedevano al di fuori delle mura coltivavano la terra e portavano all'interno i prodotti del loro lavoro, la medesima condizione economica la si ritrovava chiaramente nei borghi costruiti in territori marittimi, in cui per chiara trasposizione l'attività principale era la pesca e la vendita del prodotto ittico. All'interno delle mura vivevano i signori, la nobiltà e l'aristocrazia che rispondevano spesso ad un'autorità più alta risiedente lontano dal villaggio, la vita economica era caratterizzata dalla presenza di botteghe in cui si producevano e vendevano prodotti artigianali strettamente connessi con gli usi e le peculiarità del territorio e della società. La vita della gente comune era sostanzialmente di pura sussistenza, essa era sensibile ai fenomeni naturali ed

al cambiamento climatico, il verificarsi infatti di un repentino fenomeno metereologico poteva influenzare l'intera economia del borgo portando a carestie, epidemie e decimazione della popolazione. La dimensione della vita era strettamente connessa alla dimensione fisica del borgo, in questo senso da un borgo all'altro distante anche pochi chilometri cambiavano spesso usi e costumi, i componenti di un'altra comunità erano considerati estranei, forestieri ed i soli legami con l'esterno erano legati alla situazione politica, anche questi però a volte piuttosto limitati.

1.2| L'abbandono, declino di un modello La rapidità delle trasformazioni socio-economiche, che per molti italiani ha significato il calarsi in modo repentino in una realtà di colpo profondamente diversa, è stata, dagli anni 50' in poi, la caratteristica fondamentale del Paese in cui viviamo e del suo recente processo di sviluppo ed adeguamento alla civiltà occidentale di cui fa parte. In questo senso, se è vero che esiste un tempo diverso tra cambiamen-

ti del territorio e cambiamenti dell'economia e della società, allora i primi sono stati rapidissimi

e senza controlli ed i secondi hanno cercato di reggere il passo spesso senza successo, in questo modo il cambiamento e l'evoluzione da leggittimi e dovuti, sono diventati improvvisi e violenti, tutto ciò perchè il processo è stato guidato da centri motori estranei alle motivazioni locali, come una grande rivoluzione diretta da lontano e nata da rapporti inorganici con il quadro esistente e con le connessioni più profonde che un territorio possiede. Le modificazioni del paesaggio in passato erano lente, erano rapportate al ritmo dell'inter-

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Nuove realtà per vecchie località

vento manuale, paziente, prolungato nel tempo, e quindi facilmente assorbibili sia dalla natura che dagli uomini: il nuovo e l'inatteso per gradi e lentamente si instauravano nel substrato psicologico degli abitanti. Ma quando il cambiamento, com'è accaduto negli ultimi decenni, è rapido e violento, l'assorbimento avviene con difficoltà o è rimandato alle generazioni future. Quando si parla del tempo di assorbimento, da parte degli abitanti, delle modificazioni rispetto al paesaggio, il discorso è piuttosto complicato, in questo caso infatti cambiamento

spesso significa sradicamento, inadattabilità al quadro mutato. Legge di natura vuole che all'interno di rapidi e profondi cambiamenti i soggetti più deboli soffrano e periscano per l'incapacità a soddisfare un rapido cambiamento, ed in questo senso in un'ampia trasformazione del territorio come quella subita dall'Italia negli ultimi 60 anni, i

piccoli centri e gli antichi borghi sono stati vittime di questa corsa ver12

so l'ammodernamento.

I borghi italiani quindi stanno subendo, all'interno del panorama sopra descritto il fenomeno dell'abbandono ed un conseguente declino a causa di motivi storici, economici, sociali e naturali. In particolare il maggiore spopolamento risale alla fine della seconda guerra mondiale quando la gente cominciò a trasferirsi verso i grandi centri urbani per cercare possibilità di lavoro e benessere. Quell'isolamento di cui si è parlato nel paragrafo precedente, che in passato era forza e necessità, è visto adesso come ostacolo e causa di un ritardo dei processi di sviluppo che la società sta affrontando. La fine della seconda guerra mondiale e l'avvento degli anni del boom economico coincidono con un profondo

cambiamento del rapporto tra territorio e popolazione, assistiamo

infatti a tre profonde dinamiche demografiche e sociologiche: innanzitutto un diffuso e prepotente esodo rurale con conseguente abbandono di alcuni centri abitativi a discapito di un sovraffollamento di altri; un

La struttura insediativa della popolazione ai censimenti: 1861, 1936, 1981, 1991 (%) dati Istat

1861

1936

1981

1991

Comuni > 100.000 ab.

0,1

0,3

0,6

0,6

Comuni tra 20-100.000 ab.

1,1

2,6

4,7

5

Comuni tra 5-20.000 ab.

12,3

20,3

21

21,5

Comuni < 5000 ab.

86,5

76,8

73,7

72,9


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forte processo di redistribuzione regionale con i movimenti migratori

dal sud verso l'industrializzato nord ed infine un grande processo di urbanizzazione concentrata che ha creato i grandi centri economici del nostro Paese. Con l'arrivo degli anni 60' e poi dei 70' e il pieno boom economico le dinamiche cambiano definitivamente, i simboli del benessere televisione ed automobile iniziano ad essere alla portata di tutti, l'automobile in particolare permette lo spostamento, il viaggio, la possibilità di raggiungere sempre qualsiasi luogo e ad essa sono collegati gli sviluppi delle infrastrutture.

La lontananza da questi simboli ed archetipi dello sviluppo ed il legame indissolubile della vita dei centri alla terra che intanto sta venendo a mancare perchè utilizzata a fini costruttivi, sono elementi determinanti

dell'esodo e del trasferimento, nonchè delll'inizio dello spopolamento e dell'abbandono. Se da una parte tutti i cambiamenti di cui si è parlato precedentemente hanno portato a forme di abbandono più o meno violente dei piccoli centri abitati, è anche vero che il nostro Paese è caratterizzato da condizione geologiche e geofisiche che ciclicamente lo colpiscono; l'Italia è un territorio a forte rischio sismografico e soggetto a frane, alluvioni, inondazioni ed esondazione, per questo motivo molto spesso una parte di questi piccoli centri abitati è stata abbandonata perchè colpita da catastrofi naturali incontrollabili e non causate direttamente dall'intervento umano, con ciò non si vuole sostenere che sia sempre un evento naturale a rendere inabitabile un luogo, ma non è possibile non tenere in considerazione questi eventi. Per comprendere in modo esaustivo la gravità della situazione che stanno attraversando i piccoli centri abitati in questo periodo storico, basterà riferirsi ai dati dei censimenti risalenti al 1861 e confrontandoli con i più attuali. Visto che la popolazione è l'indice più signifi-

cativo del benessere, dello sviluppo e dell'attrazione di una città, lo spopolamento

indica un problema di gestione e sfruttamento di caratteristiche ambientali del luogo.

Dai dati è possibile comprendere in modo esaustivo come lo spopolamento dei piccoli centri disegni una parabola in ascesa che con difficoltà dovrà essere riequilibrata.

1.3| Un'Italia insediamente disagiata, gli studi di settore Il tema della riattivazione di borghi e gost-town, nonostante non sia particolarmente recente, lo è però nella consapevolezza della gravità del problema, per questo motivo non esistono documenti specifici, bibliografie o studi settoriali che lo circoscrivano o che propongano soluzioni pratiche. All'interno del panorama di studi effettuati nel nostro Paese riguardo al tema preso in esame, esistono però alcune pubblicazioni di riferimento che permettono, in modo generale di comprendere la gravità e l'importanza del presente e del futuro dei borghi italiani; tra queste pubblicazioni: -PiccolaGrandeItalia di Legambiente; - L’Italia del disagio insediativo 19962005 e poi 2005-2016 (Confcommercio, Legambiente); - Paesi Fantasma (gruppo Norman Brian).

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Nuove realtà per vecchie località | cap.1

312 162 73

1152

329

1077 183

165

141

179 63

1152 piccoli comuni (75% rispetto al totale dei suoi comuni) seguita dal Piemonte con 1077 (89%). Mentre la Regione avente maggiore percentuale di piccoli comuni è La Valle d’Aosta (99%), seguita dal Trentino Alto Adige (92%) e dal Molise (91%). In questi territori vivono 10.590.728 di cittadini che rappresentano più di un quinto della popolazione italiana. In alcune regioni come per esempio la Valle d’Aosta il 71% della popolazione regionale vive in piccoli comuni, oppure il Trentino e il Molise in cui oltre il 48% della popolazione. Gran parte di questi comuni, ben 1198, ricadono in aree protette, percentuale molto alta in quanto rappresenta il 69% dei comuni ricadenti in aree protette. Un dato interessante emerge dal raffronto tra l’ultimo censimento e il precedente del 1991, ossia che nei piccoli comuni la popolazione è cresciuta in un decennio dello 0,83% che rappresenta più del doppio della crescita nazionale che si attesta sul 0,38%.” tratto da "L'Italia del disagio insediativo", Legambiente/Confcommercio, Roma 27 Settembre 2000

253 259 14

124 338

87 97

316 326 "Secondo l’ultimo censimento della popolazione legale della Repubblica Italiana del 21 ottobre 2001 il numero di comuni aventi una popolazione inferiore a 5000 abitanti è pari a 5835 comuni, 7 in più rispetto al precedente censimento del 1991. Risulta quindi che i piccoli comuni sono il 72% degli 8100 comuni italiani (successivamente al censimento è stato istituito il comune di San Siro dalla fusione di due comuni quindi il numero dei comuni, inizialmente 8101, è passato a 8100). La Regione con più piccoli comuni è la Lombardia con

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numero di piccoli comuni in Italia per regione


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1.4| Una piccola Italia del disagio insediativo Il sistema insediativo italiano è da sempre stato, rispetto ad altri Paesi europei, un sistema costituito da piccoli centri abitativi, si rifletta ad esempio sul fatto che oltre alle città di Roma, Milano, Napoli e Torino, considerate grandi centri urbani, la maggior parte delle città italiane sono per così dire piccoli centri. Ciò che però nella storia ha fatto dell'Italia un grande Paese è stata la sua armonica distribuzione della popolazione, quest'ultima si è da sempre saputa distribuire in modo equilibrato per sfruttare le qualità del territorio nel miglior modo possibile, infatti la distribuzione armonica della popolazione 1"è una ricchezza insediativa che rappresenta: una peculiarità e una garanzia del nostro sistema sociale e culturale; una certezza nella manutenzione del territorio; un'opportunità di sviluppo economico." In Europa siamo insieme alla Francia, il Paese in cui la popolazione è meglio distribuita, ma se questo è vero, è importante sottolineare però che il 98,3% dei nostri comuni conta meno di 10.000 abitanti, abitiamo un territorio che conta oltre 22.000 centri abitati e quasi 33.000 nuclei insediativi, senza considerare l'intero sistema agricolo costituito da un'infinità di abitazioni sparse per il territorio. Il nostro sistema insediativo conta 8.101 comuni di questi però il 38,8% conta meno di 5.000 abitanti, una fetta di territorio in cui vive il 7,4% della popolazione e che rappresenta il 33,4% di tutto il nostro territorio nazionale, fatto di zone di pregio naturalistico e culturale, parchi ed aree protette. Questa parte di territorio qui espresso soltanto attraverso una percentuale, è in realtà la memoria e la ricchezza del nostro 1 da "L'Italia del disagio insediativo", Legambiente/ Confcommercio, Roma 27 Settembre 2000

Paese, questi 5835 piccoli centri svolgono infatti un'opera di conservazione e cura del territorio, sono patrimonio di cultura, saperi e tradizioni, nonchè centri di sperimentazione e fattori di coesione sociale. Come già accennato nei paragrafi precedenti, dal secondo dopoguerra in poi, in corrispondenza del boom economico lo spopolamento e l'impoverimento di vaste aree, sopratutto pedemontane, montane ed insulari, ha assunto caratteri profondi, delineando un sistema di "disagio insediativo" che secondo lo studio di Legambiente "non è una nuova “questione meridionale” bensì interessa tutto l’arco alpino - soprattutto ligure, piemontese, lombardo e friulano; si concentra lungo la dorsale appenninica ligure, tosco-emiliana e centro meridionale, nelle parti montuose e interne della Sardegna e della Sicilia; attecchisce nel robusto “piede d’appoggio” meridionale, risale gli Appennini dalla Calabria all’Abruzzo e si apre, affievolendosi, verso nord, secondo una biforcazione che tocca aree interne delle Marche e la Toscana meridionale." Lo studio de "l'Italia del disagio insediativo", basandosi su una metodologia innovativa, si pone lo scopo di individuare ed analizzare i comuni che presentano caratteri specifici o generali di disagio insediativo, comuni e territori che non riescono ad esprimere il loro potenziale economico e sociale di sviluppo e che quindi in altre parole rappresentano una risorsa

non valorizzata.

Lo studio si basa sull'utilizzo delle reti neurali artificiali, esse rappresentano una classe di modelli sviluppati nelle scienze cognitive la cui struttura si ispira al funzionamento del sistema nervoso degli esseri viventi; ciò permette di individuare più unità elementari di elaborazione dette neuroni, unite da particolari connessioni. Le reti neurali sono state utilizzate in statistica perchè permettono di considerare nel modo più ampio possibile attraverso appunto le connessioni, tutte le variabili che giocano all'interno

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

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comuni sotto i 5000 abianti Comuni sotto i 5000 abitanti per regione in Italia comuni sopra i 5000 abitanti


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di un sistema ampio come quello dello studio della popolazione, ad esempio non sempre la classifica per reddito dei singoli comuni è significativa se non viene collegata alla condizione demografica o ai caratteri della produttività. Le aree di disagio insediativo sono state individuate attraverso l'accquisizione di 53 indicatori (fonte Ancitel), successivamente raggruppati in 7 principali famiglie di indicatori e cioè: dati strutturali e di popolazione, istruzione, assistenza sociale e sanitaria, produzione, commercio e pubblici esercizi nonchè turismo e ricchezza. L'analisi ha portato all'individuazione di 9 gruppi omogenei di centri abitati, di questi, 3 gruppi presentano un forte livello di disagio insediativo, e nello specifico i gruppi 1,4 e 7; i gruppi 3, 5, 8 e 2 rappresentano per così dire la medietà italiana, mentre i restanti gruppi 6 e 9 rappresentano le eccellenze. Si proseguirà a questo punto, in modo riassuntivo a specificare l'ubicazione, le peculiarità e le cause di ognuno dei seguenti gruppi. Gruppi disagiati 1, 7 e 4

Gruppo 1, I contesti deboli

Al gruppo 1 appartengono i cosidetti contesti deboli, "caratterizza le aree interne e, in alcuni tratti anche costiere di Sardegna, Sicilia, Calabria e Basilicata, interessando anche l’interno di Puglia, Campania e Molise. Un gap tutto meridionale in aree di medioelevato livello sul mare, bassa densità demografica ma non caratterizzata da forti shock demografici." E' caratterizzato dall’ultima posizione nelle famiglie: - della produzione (indice standardizzato costruito per l’indagine) particolarmente negativa; - dell’assistenza, pur con un gap non grave come nella produzione; - del commercio; - del turismo, particolarmente pesante;

- della ricchezza, certamente marcata. Nonostanze la carenza negli aspetti sopra elencati, in questo gruppo di centri abitativi, è presente un buon risultato per la famiglia nel settore istruzione, infatti è particolarmente elevata la quantità di addetti all’istruzione primaria, nonchè, nella media, i risultati delle variabili strutturali che riguardano la popolazione (densità demografica, età media etc...) Nonostante ciò il gruppo si posiziona però all'ultimo posto perchè è presente "una struttura sociale in forte crisi di competitività, con mezzi economici ridotti, capacità produttiva sovrastata da un rapporto tra contribuente e residente mal dimensionato, peraltro resa ancora più difficoltosa dal peso del settore pubblico."

Gruppo 7, Il vecchio mondo antico

Il gruppo 7, che riguarda "l’arco alpino (principalmente Liguria, Piemonte, Lombardia e Friuli Venezia Giulia), l’Appennino tosco-emiliano e alcune realtà locali di Toscana, Marche e soprattutto Abruzzo e Molise", viene identificato nella ricerca come "Piccolo mondo antico" è un gruppo in cui si evidenziano carenze nelle due variabili in cui il gruppo precedente era invece forte, in questo gruppo infatti si hanno una serie di piccoli paesi a bassa densità demografica con popolazione di età media alta e con scarsa dinamicità migratoria e naturale. Il gruppo risente della migliore esposizione delle famiglie all’assistenza sociale e sanitaria, alla ricchezza generale ed al turismo. Per questo gruppo si hanno carenze nella presenza di laureati (solo 1,4% della popolazione), sono presenti molte case disabitate, la struttura commerciale è disintegrata e costituita solo da pochi esercizi commerciali mal distribuiti ed infine neanche il turismo costituisce una ricchezza, infatti si contano 43 presenze per posto letto (rispetto alle 84 medie nazionali). Questo gruppo presenta una situazione di vero e proprio shock demografico, con un rischio palese nel breve periodo.

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Nuove realtà per vecchie località

Gruppo 4, Le sabbie (poco) mobili

Del gruppo 4, che "si dispiega sull'arco alpino centrale e sull'Appennino centro-meridionale", fanno parte una serie di unità insediative che presentano migliori caratteristiche rispetto ai due gruppi precedenti, ma che sono comunque caratterizzate da un segno negativo. Il turismo segna 50 presenze totali per posto letto ed ha un impatto quasi nullo sull'intera economia, sono presenti molti edifici non occupati, una ridotta incidenza dei pubblici esercizi per unità di territorio, e pochi contribuenti in condizione agiata, molti addetti alle istituzioni sul totale. A differenza però dei due gruppi precedenti per questi insediamenti non è immediato cogliere su quali caratteristiche far leva per un rilancio del territorio. I gruppi della medietà 2,3,5 ed 8

Gruppo 2, Medi ma negativi 18

Il gruppo 2 è tra i gruppi della medietà, quello con i maggiori indici negativi, è un gruppo greograficamente posizionato nel sud Italia, tra Puglia, Campania, Sardegna e Sicilia ed è collegato ad un basso livello di ricchezza nonchè a segni negativi sia in fatto di produzione che di assistenza. Il suo posizionamento è inoltre dovuto ad un medio-basso dimensionamento del comparto commerciale e turistico, mentre i segni positivi si hanno nel comparto delle variabili strutturali grazie alla presenza di un'età media abbastanza giovane.

Gruppo 3, Medi ma bravi

Il gruppo 3 è tra quelli che si avvicinano di più a livelli di benessere ed eccellenza, si concentra nelle aree periferiche di Roma e Napoli, ma si presenta in maniera rilevante anche nella pianura padana veneta, in alcune aree della Puglia e in Trentino Alto Adige. Per questo gruppo emerge un'elevata incidenza di popolazione giovane, un tasso di laureati e diplomati maggiore rispetto alla media; e tassi di crescita demogra-

fica superiore alla media degli altri gruppi presi in esame. In posizione medio-alta si collocano anche i settori del turismo, del commercio e dell'istruzione, si assiste però alla presenza di segno negativo sia nel comparto dell'assistenza socio/sanitaria, sia in quello della ricchezza prodotta.

Gruppo 5, Medietà mediana

Il gruppo 5 è il gruppo della medietà, è infatti il gruppo in cui quasi tutti gli indici di studi e riferimento si attestano ai valori medi senza mai eccedere per negatività o positività. Gli insediamenti del gruppo 5 sono caratteristici del Centro Italia con qualche condensamento nelle aree interne ma non montane del Veneto e del Friuli. Gli unici punti su cui si attesta qualche criticità sono la scarsa capacità di attivazione turistica e riguardo all'istruzione; leggermente positivi rispetto alla media sono invece gli indici di ricchezza delle singole famiglie sopratutto in campo immobiliare.

Gruppo 8, Bravi a metà

Il gruppo 8, tipico dell’Appennino Tosco-Emiliano e delle aree pedemontane di gran parte dell’arco alpino, è caratterizzato da una forte ricchezza che lo posiziona a limite con le eccellenze, siamo in presenza infatti di un alto reddito procapite, un'alta densità di depositi bancari ed incidenza di contribuenti di media intensità, ai margini dell'eccellenza anche gli aspetti relativi all’assistenza sociale e sanitaria, mentre la criticità evidente è assegnata alle variabili strutturali (popolazione anziana, scarsa dinamicità nei tassi demografici, bassi livelli di densità demografica e di componenti familiari), nonchè nell’istruzione sia primaria sia secondaria. I gruppi dell'eccellenza 6 e 9

Gruppi 9 e 6; Centri urbani di media-grande dimensione

Dei gruppi 6 e 9 fanno parte tutte quelle aree caratterizzate da segni positivi nella maggior


| cap.1 Il borgo, patrimonio da preservare

parte degli indici analizzati, le aree dei gruppi delTorino-Milanodisagio 6 eI9 "siterritori distribuiscono lungo lâ&#x20AC;&#x2122;asse Trieste comprendendo anche le rispettive fasce prealpine; si situano nella pianura padana interessando la costa emiliano-romagnola e quella marchigiana settentrionale; infine compaiono lungo la costa Toscana, lâ&#x20AC;&#x2122;area fiorentina, parte dellâ&#x20AC;&#x2122;Umbria e arrivano fino a Roma." Queste aree si presentano come isole felici all'interno di un sistema del disagio insediativo che colpisce indistintamente nord e sud del Paese.

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

Mappa del disagio insediativo in Italia territori del disagio territorio della medietĂ territori dell'eccellenza

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| cap.1 Il borgo, patrimonio da preservare

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Nuove realtà per vecchie località

1.5| Ghost town un focus

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Una città fantasma, o ghost town nella dicitura anglosassone, è un nucleo abitativo in cui non sono più presenti abitanti, un centro una volta abitato che deve il suo decadimento a diversi fattiri socio-economici. Nella maggior parte dei casi questi piccoli centri vengono abbandonati o perchè le attività economiche si sono estinte o per cause legate a fattori ambientali e catastroi naturali o ancora per il sistematico esodo migratorio verso zone economicamente più favorevoli. Nello studio sul disagio insediativo prima analizzato le proiezioni al 2016 indicano come 1650 comuni saranno per quella data probabili ghost town, centri a rischio "estinzione", e ciò perchè non riuscirebbero a raggiungere valori positivi nelle diverse catorie demografiche, sociali, economiche e dei servizi. Le nostre future ghost town rappresentano 1/6 della superfice italiana ed 1/5 dei comuni, dove risiede il 4,2% della popolazione. In questi luoghi si registra una situazione negativa per tutte le variabili della ricchezza, l'attività turistica è sporadica in confronto alla quantità di abitazioni non utilizzate e vi è una forte carenza nell'assistenza socio-sanitaria. Il gruppo Norman, gruppo immobiliare che opera nella gestione del patrimonio immobiliare per conto terzi, ha portato avanti dal 2000 un laboratorio di ricerca, il Norman Brian, da quest'ultimo ha preso corpo un progetto di studio e catalogazione dei paesi fantasma, borghi o frazioni spopolate o in via di spopolamento, con l'obiettivo di analizzare e trovare un nuovo modello di business legato al recupeto di queste realtà. Il progetto "Paesi fantasma" è

finalizzato alla valorizzazione ed al recupero di questi borghi e frazioni attraverso la creazione di una rete di realtà turistico-re-

sidenziali e distretti produttivi,

il recupero del patrimonio storico-architettonico ed ambientale e la riattivazione di dinamiche socio-economiche. Alla base del progetto vi è l'attenzione verso lo sviluppo delle risorse inutilizzate presenti sul territorio e la valorizzazione delle sue potenzialità nel rispetto di tutte le esigenze e caratteristiche del contesto considerato. I comuni individuati dal progetto sono 167 ed i rispettivi borghi e le frazioni di questi comuni sono 341, secondo quanto rilevato dalla ricerca le regioni maggiormente toccate dal fenomeno sono il Piemonte, l'Emilia Romagna, la Calabria, la Sardegna e la Sicilia.

2006

paesi con meno di 5000 abitanti

3.556 comuni 128.000 Kmq 8,7 milioni di abitanti

2016

paesi con meno di 5000 abitanti

4.395 comuni 158.000 Kmq 14,1 milioni di abitanti


| cap.1 Il borgo, patrimonio da preservare

Futuri territori fantasma

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VESALLO APICELLA

FRAMOLLO

TOIRANO FINALBORGO BALESTRINO VEREZZI CASTELVECCHIO DI ROCCA BARBENA CASTELBIANCO STELLANELLO BUSSANA VECCHIA DIANO CASTELLO CERVO DOLCEDO APRICALE TORRAZZA DOLCEACQUA CIVEZZA SEBORGA SOLDANO

PORTE

FERRAZZA E RENUSSI RIVAROSSA

GATAUDIA

SALECCHIO

MONTEVIASCO

PIERO

DEGARA

BOBBIO

VIGOLENO

SAMBONETO

BUONCONVENTO LA CASTELLINA VALIANO

SCOPPIO

PIAN BARUCCIOLI CASTELFRANCO DI ANGHIARI SOPRA LORO CIUFENNA PIANTRAVIGNE MONTEMARCIANO BATTIFOLLE BORGO IESOLANA

POPPI

MONTEGRIDOLFO MONTEFIORE CONCA

CASTRO

MARANO CASTELBASSO VALLE CASTELLANA SERRA ROCCA SANTA MARIA CORTINO SILVI PAESE

MONTIGLIANO

CERVARA

BASSANO IN TEVERINA CHIA ROCCHETTINE FALERI NOVI

CIVITELLA

CASTELVECCHIO CALVISIO CASTEL DEL MONTE PETTORANO GROTTAMAROZZA CIVITELLA MESSER CALCATA CORFINIO SUL GIZIO RAIMONDO BUONANOTTE VECCHIO COLLALTO SAVINIO MONTERANO PESCINA CARUNCHIO CASTEL DI TORAPERETO SECINAROCASTELVECCHIO SUBEQUO STAZZANO RIOFREDDO MONTELALPIANO CANISTRO MORINO ANVERSA FARA SAN MARTINO

PITIGLIANO CORBARA TORRE ALFINA S.GEMINI ALVIANO CIVITA DI BAGNOREGIO ATTIGLIANO CASTIGLIONE GIOVE CIVITELLA D’AGLIANO GRAFFIGNANOOTRICOLI CELLENO LUGNANO IN TEVERINA CALVI DELL’UMBRIA

CETONA CORCIANO CASTIGLIONE TORGIANO DEL LAGO PACIANO PITIGLIANO SAN CASCIANO DEI BAGNI BETTONA MONTELEONE D’ORVIETO FABRO PEROLLA ALLERONA

ROCCA SAN SILVESTRO

POGGIO ALLA CROCE MONTEFIORALLE

COREGLIA ANTELMINELLI

CA SCAPINI

DOZZA BRISIGHELLA

TRESIGALLO

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BIVIGLIANO

ZERI FILATTIERA CERRETO CANETO MULAZZO MOLINO DEL FIVIZZANO MONTEREGGIO PALLONE PORTESANO FOSDINOVO BARBAZZANO BARGA CAMPOCATINO

PONTREMOLI

BORGONUOVO DI PONTECCHIO

OLTRESSANDA ALTA

COMPIANO

CASTELLAZZO

BALESTRINO

MONTEVIASCO

POZZIS

Nuove realtà per vecchie località

Mappa dell'abbandono in Italia completamente abbandonato

abbandonato con fondazione di nuovo centro

per il 60% abbandonato


REBECCU

INGORTOSU

CERI

ATRANI

SPERLINGA

CALITRI

BROLO

CAMPOMAGGIORE VECCHIO SASSI DI MATERA

PETRIZZI TORRE DI RUGGIERO BADOLATO SANTA CATERINA DELLO IONIO GUARDAVALLE STILO

FALERNA

BRUZZANO PANDURI NOVARA DI SICILIA AMENDOLEA CASALINUOVO MONTALBANO ELICONA AFRICO VECCHIO BOVA CASTELMOLA

SANTA SEVERINA LAINO CASTELLO VECCHIO GIMIGLIANO MORMANNO AVENA CURINGA

FIUMEFREDDO BRUZIO

SAN GIOVANNI IN FIORE CIRO’ MELISSA

FRANCAVILLA MARITTIMA MORANO CALABRO

TRIFOGGIO

GALLIPOLIS

CRACO

GERACE RIACE SINOLPOLI VECCHIO CHIANALEA DI SCILLA

CASALBUONO

CASTELMEZZANO

CAUCIUM

ACERENZA

VENOSA

SAN SEVERINO DI CENTOLA

CUCCARO VETERE

GIFFONI SEI CASALI ROSCIGNO VECCHIA

TAURASI

MONEFUSCO SANT AGATA DE GOTI

GERACI SICULO

CEFALU’

TORA E PICCILLI MARZANELLO

MONTE SAN GIOVANNI CAMPANO PORCIANO VECCHIO

CAMPODIMELE SPERLONGA

BORGO DI NINFA

BORGO DI GALERIA ROCCASECCA

DI ROMA ROVETO BARREA CAPRANICA SAN DONATO VAL DI SAN DONATO VAL PRENESTINA COMINO DI COMINO

| cap.1 Il borgo, patrimonio da preservare

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Nuove realtà per vecchie località

1.6| Tre T: Tecologia, Talento e Tolleranza Tecnologia, talento e tolleranza

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sono le tre T su cui si basa, secondo Richard Florida, il nostro futuro e l'allontanamento dalla crisi mondiale che al momento ci tocca. Florida parla 1"di luoghi, di città, ambienti in cui il genius loci è valvola di sfogo per lo sviluppo e la buona riuscita di economia e società", luoghi di eccellenza che funzionano come magneti che attraggono opportunità e nuove prospettive di crescita. L'analisi fin qui portata avanti ha permesso di comprendere la profondità del problema dell'abbandono e l'importanza della preservazione di luoghi e condizioni sociali che hanno permesso fino a sessanta anni fa un sistema di sviluppo continuativo, un sistema basato sulla memoria e su punti di riferimento insostituibili sopratutto per il nostro Paese. Come è stato possibile comprendere dall'analisi, se è vero che una fetta delle nostre realtà abitative soffre del "Disagio insediativo", è anche vero che esistono i gruppi 9 e 6, i gruppi dell'eccellenza; le condizioni dell'assenza di disagio derivano per questi luoghi sopratutto dalla loro capacità di "offrirsi" nel rispetto delle vocazioni e delle tradizioni e nel rispetto delle loro qualità ambientali, culturali, insediative ed economiche, insomma quelle tre T di cui parla Florida. Se l'assenza di disagio insediativo nell'asse della pianura padana sopratutto nel nord-est, nord-lombardia e in regioni del centro come Toscana, Umbria e Marche, è presente, ciò è imputabile al modello di sviluppo insediatosi nel tempo, un modello reticolare e diffuso nel territorio che è stato capace di creare condizioni di internazionalizzazione e sviluppo di potenzialità locali, punti di forza dello sviluppo economico ed insediativo. In queste parti del Paese il territorio è riuscito a proporre, a produrre ed a mettere 1 Richard Florida,The Flight of the Creative Class, Harper Business, 2005.

in atto una serie di sistemi produttivi, economici, insediativi, turistici che hanno permesso una buona distribuzione del benessere anche se in alcuni casi con effetti che saranno visibili in un futuro non troppo lontano. I territori che presentano situazioni di eccellenza dimostrano spiccate vocazioni alla

promozione turistica e naturalistica, al sostegno ed alla conservazione delle tradizioni locali, alla promozione e valorizzazione dei propri prodotti tipici, all'assunzione

di un programma di lavoro locale, all'utilizzo ed all'apertura verso nuove tecnologia per competere su mercati internazionali, alla capacità di creare ed attivare sistemi di servizi per agevolare la produttività e l'attrattiva territoriale, alla coniugazione a livello locale di una serie di prerogative per una soft economy capace di competere senza stravolgere. Detto ciò è chiaro come siano rievocate dinuovo le tre T di Florida perchè si parla di tecnologia, ovvero la capacità di creare nuovi prodotti e servizi; si parla di talento, ovvero le componenti tangibili ed intangibili come la cultura e le tradizioni che rendono "speciale" un territorio, e si parla di tolleranza, ovvero la capacità di accoglienza ed apertura per la creazione di una società multietnica e fortemente differenziata dal punto di vista sociale; il tutto, è chiaro, deve essere accompagnato da politiche capaci di spingere e sostenere attività e sviluppi del genere. Viviamo in una modernità liquida, citando Bauman, in una società incapace di restar ferma, in una vita in continuo cambiamento in cui modernizzarsi è l'unica via per non soccombere ed in cui, i momenti di cambiamen-

to sono quelli di sfida più intensa. Cos'è quello che stiamo vivendo, se non

un momento di cambiamento, un momento di modernizzazione? Come in natura, laddove la ricchezza è data dalla biodiversità, bisogna


| cap.1 Il borgo, patrimonio da preservare

tenere sotto controllo questa corsa alla modernizzazione perchè non distrugga la nostra biodiversità insediativa, un patrimonio inestimabile ed una componente qualitativa dell'insediamento e della potenzialità del territorio. É necessario preservare la nostra sociodiversità per non estinguerci soffocati dal peso del nostro stesso sviluppo.

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É necessar io preserv are la nostra soc i o d i v e r sità per non esting u e r c i s o ffocati dal peso d e l n o s tro stesso sviluppo.


2| Casi studio, strumenti per la riattivazione


Nuove realtà per vecchie località

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tema l i ) (... bbandono a dell' problema è, un ascina r che t una e con s di serie emi t sotto amente t stret alla i legat a, al r cultu orio, t terri onomia c all'e a l ed al à.. t socie


| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

2.1| Casi di riattivazione Come è stato possibile comprendere dal capitolo precedente, il tema dell'abbandono è profondamente radicato nella società attuale; è un problema che trascina con se una serie di sottotemi strettamente legati alla cultura, al territorio, all'economia ed alla società. Proprio questa sua sfaccettatura, rende di difficile gestione e soluzione il problema "abbandono" e di conseguenza il tema della riattivazione; la varietà tipologica dei luoghi abbandonati non si identifica solo nella quantità degli edifici in disuso, ma comprende aspetti geografici, geologici, economici ed antropologici. Anche se poco, in questo panorama di profondo sgretolamento, esistono una serie di interventi che cercano in qualche modo di dare una nuova vita a questi luoghi in disuso ed in questo capitolo si cercherà di identificare le iniziative ed i progetti più interessanti che in qualche modo si occupano o sono legati al tema in esame. Nello specifico sono stati analizzati casi di rinascita spontanea, esempi di conversione in poli artistico-culturali, in centri di ricerca o in complessi educativi, di sperimentazione di ripopolamento di nuclei in parziale abbandono, di tentativi di reinsediamento degli antichi abitanti con il recupero degli aspetti tradizionali locali, ed ancora, di trasformazione in veri e propri "villaggi turistici". Verranno inoltre inseriti esempi di creazione di vere e proprie comunità fondate su agricoltura e scambio di beni e servizi. Tra i casi presi in esame si distinguerà chiaramente tra casi europei ed italiani, ma a questa

sommaria suddivisione bisognerà aggiungere una distinzione di forma, tra gli esempi presenti infatti si parla di interventi "site specific" e cioè pensati ed inseriti in un preciso luogo facendo riferimento a tutta una serie di aspetti dell'identità del luogo stesso, compresa storia, architettura, struttura spaziale e culturale; da azioni invece cosidette diffuse da parte di enti terzi che puntano sulla creazione e sulla crescita di reti di relazione tra i

borghi.

Gli enti italiani che si occupano attualmente di valorizzazione di borghi sono: _Associazione "Borghi più belli d'Italia" _UNPLI con il progetto "Aperto per ferie" _il gruppo Touring club italiano In Europa questi tipi di intervento di riattivazione vengono invece gestiti da enti statali con la creazione di veri e propri programmi di ripopolamento, sopratutto in Irlanda, Spagna e Portogallo. Infine si cercherà di dare spazio ad interventi che puntano sulla creazioni di percorsi alternativi di visita, questi progetti avvalendosi delle nuove tecnologie e di processi progettuali a 360 gradi, cercano di restituire vita a luoghi solitamente fuori dal mercato turistico tradizionale.

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Nuove realtà per vecchie località

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| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

2.2| Analisi delle pratiche, trovare gli strumenti L'indagine che di seguito verrà stratturata si rende necessaria per la futura scelta di una strategia di riattivazione che si avvarrà di strumenti atti a renderla operativa. I casi analizzati, per i quali è stata creata una scheda di descrizione, cercano di comprendere quali siano all'interno della strategia di riattivazione gli strumenti e gli attori in gioco e quali le soluzioni a cui si è arrivati, si distinguono quindi in primo luogo due punti fondamentali:

questo fanno parte i villaggi ecologici o ancora esempi come il borgo telematico di Colletta di Castelbianco. A questi tre gruppi di strategie vengono poi affiancati altri strumenti di sviluppo come

l'agricoltura di prossimità e l'artigianato. Una volta individuati i pa-

rametri è necessario far corrispondere a questi i rispettivi attori, attuatori ed astanti, rubando termini alla semiotica, capaci di interpretare e sfruttare al meglio

le potenzialità di ogni singolo luogo.

- gli attori in gioco nel processo di riattivazione - gli strumenti utilizzati per la riattivazione.

Un'analisi del genere permette di comprendere quali soluzioni sono già state utilizzate in casi simili di abbandono, così da avere un quadro generale completo e poter scegliere e proporre le soluzioni più adatte al tema preso in esame cercando di calarle e plasmarle in un contesto unico ed indipendente. Gli strumenti di riattivazione analizzati e presi in esame nei paragrafi successivi, possono essere suddivisi per semplificare in tre grandi gruppi: il primo gruppo è quello che fa riferimento ad un ap-

proccio turistico della riattivazione, e comprende interventi come quello dell'albergo diffuso, o dell'ideazione di eventi temporanei che spaziano tra campi diversi come musica, danza, arte ed architettura. Il secondo gruppo invece punta sull'insediamento e la costituzione di comunità con loro precise regole e statuti come gli ecovillaggi e i villaggi degli artisti. Un terzo gruppo riguarda lo sviluppo come polo tecnologico e di ricerca, di

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

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(...)casi di rinascita spontanea, di trasformazione in centri artistici, di sperimentazione di ripopolamento di nuclei in parziale abbandono e di trasformazione in veri e propri centri per un turismo alternativo.


| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

2.3| Esperienze italiane Esistono nel nostro Paese una serie di esperienze concrete di recupero di villaggi e borghi abbandonati. Nelle schede di analisi a seguire verranno presentati casi di rinascita spontanea, di trasformazione in centri artistici, di sperimentazione di ripopolamento di nuclei in parziale abbandono e di trasformazione in veri e propri centri per un turismo alternativo. É opportuno sottolineare come l'Italia sia uno dei Paesi più coinvolti nel tema della riattivazione, ne è conferma il fatto che l'idea dell'albergo diffuso è tutta italiana, nata in Carnia a seguito del terremoto del 1976 dalla necessità di utilizzare a fini turistici case abbandonate. Il progetto più riuscito in questo senso è l'albergo diffuso di Santo Stefano di Sessanio sulle pendici del Gran Sasso, progetto che con la sua fortuna ha aperto nuovi orizzonti per altri borghi abbandonati da riattivare. In altri casi assistiamo alla nascità di

comunità di artisti o di ecovillaggi, o ancora esempi originali di centri per il telelavoro e la teledidattica

come il cyberborgo di Colletta di Castelbianco in Liguria. Infine si assiste sempre di più al cosidetto turismo di colonizzazione, stranieri, in particolare inglesi, francesi e norvegesi, che hanno iniziato ad acquistare case all'interno di questi paesi e lentamente li stanno trasformando in vere e proprie colonie.

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Nuove realtà per vecchie località

Ecovillaggio Torri superiore Torri superiore Ventimiglia Liguria http://www.torri-superiore.org

Gestione Associazione culturale Torri Protagonisti Turisti, abitanti del villaggio Superficie 2 ettari + borgo Proprietà metà singoli soci metà associazione Inizio progetto Anni 90' Economia Mista tra cassa comune ed individuale Soluzione creazione ecovillaggio e comunità residente

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| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

Descrizione "Il villaggio medievale di Torri Superiore è un piccolo gioiello di architettura popolare situato ai piedi delle Alpi liguri, a pochi chilometri dal Mar Mediterraneo e dal confine francese, vicino alla città costiera di Ventimiglia. Originario del XIII secolo, il villaggio è strutturato in tre corpi principali con più di 160 stanze, tutte collegate da un intricato tessuto di scale a passaggi". Torri Superiore, la frazione più alta del comune di Torri, un piccolo borgo rimasto a lungo in stato di totale abbandono viene fatto oggetto, sul finire degli anni ’80, di un’iniziativa di recupero. Una donna originaria di Torri ne acquista, assieme al compagno, una buona porzione. Si innesta così un processo che indurrà anche altre persone a coinvolgersi, in vari modi, nel progetto. Viene fondata un’associazione (Associazione Culturale Torri Superiore), con l’esplicito obiettivo di ripristinare, a scopo abitativo, i vecchi alloggi. Anno dopo anno le case di Torri Superiore vengono quasi tutte acquistate e divise tra i singoli soci e l’associazione. Al momento vivono stabilmente 1

1 da www.torri-superiore.org

nel borgo in parte ristrutturato un adolescente e 4 bambini, cui si affiancano altri 15-20 soci che lo abitano più o meno saltuariamente. L’ecovillaggio, offrendo corsi residenziali ed ospitalità in una foresteria, dà qualche opportunità di lavoro ai propri membri, la maggior parte dei quali, tuttavia, mantiene impieghi esterni. Nello specifico, l’attività recettiva viene gestita da una cooperativa in cui lavorano sei soci, cinque dei quali risiedono in pianta stabile nell’ecovillaggio. Può essere interessante segnalare, inoltre, che fino al 2004 il Regional Office europeo del GEN, cioè il Gobal ecovillages network, (che cambia sede ogni tre anni) era a Torri Superiore e dava lavoro a tempo pieno a tre residenti. L’economia interna è di tipo misto; ciascuno è padrone del proprio reddito, fatta salva una quota che viene versata in una “cassa-alimenti” per finanziare i pasti comuni, le utenze di riscaldamento ed elettricità e l’ammortamento di vari acquisti. Nei due ettari di terra di proprietà dell’associazione viene praticata un po’ di agricoltura biologica, quel tanto che basta per soddisfare la domanda interna di olio ed ortaggi.

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

Borgo telematico di Colletta Borgo Colletta di Castelbianco Savona Liguria www.colletta.it/

Gestione Sivim di Alessandria Protagonisti Turisti, abitanti del villaggio Superficie 3151 mq Inizio progetto 1995 Economia individuale Soluzione creazione borgo telematico, telelavoro, turismo alternativo

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| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

Descrizione Nel 1995 il borgo di Colletta è divenuto oggetto di uno studio sperimentale di recupero che, sul modello dei televillages americani e dei telecottages scandinavi, ne ha proposto la trasformazione in “cybervillage”. Il borgo di Colletta di Castelbianco, in Italia è il primo ed unico Borgo Telematico in quanto tutte le unità abitative sono cablate con cavi a fibra ottica e lo stesso Borgo è nodo Internet ad alta velocità. La rivitalizzazione del borgo in abbandono è stata dunque perseguita attraverso la sperimentazione tecnologica avanzata, reinventando completamente il suo ruolo e proponendolo quale sede di studi telematici, oggi frequentata da scrittori e da docenti italiani e stranieri che elaborano le loro ricerche. Questo strumento consente agli abitanti del borgo di beneficiare di tutti i vantaggi del vivere

in zone rurali, senza rinunciare ai servizi informativi e culturali

divenuti indispensabili nella nostra epoca.

L’operazione è stata condotta per iniziativa della Sivim di Alessandria che nel 1995 ha acquistato l’intero borgo per circa 2 milioni di dollari. E’ stato incaricato l’arch. Giancarlo De Carlo di redigere il progetto di trasformazione in televillaggio. I lavori di restauro sono stati condotti utilizzando solo materiali e tecniche tradizionali. Il progetto è rivolto a coloro che, sfruttando le possibilità offerte dal telelavoro e stanche di vivere nella confusione urbana cercano solitudine nelle poccole comunità dotate di sistemi di comunicazione efficienti.

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

Million Donkey hotel

Massiccio del Matese, Prata Sannita, Caserta, Campania www.milliondonkeyhotel.net

Gestione abitanti di Prata Sannita Protagonisti Turisti, artisti Inizio progetto 2005 Residenti 60 volontari impegnati Economia basata sulla gestione dell'albergo e sull'evento "il villaggio

dell'arte Soluzione creazione albergo diffuso e eventi artistici

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| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

Descrizione Il Million Donkey Hotel è un originale albergo progettato con la partecipazione della popolazione locale per rivitalizzare un borgo medievale semiabbandonato nel massiccio del Matese. L’idea di progetto per Prata Sannita è stata quella di vedere il paese come un grande albergo con ancora delle stanze da affittare: gli spazi abbandonati si trasformano in stanze importanti non come luoghi della memoria, ma per il loro potenziale d’uso futuro. Queste stanze diventano una parte di un organismo più grande in cui l’intera Prata Sannita diviene un unico campo d’azione progettuale. Il primo intervento riguarda la creazione di tre ambienti, tre camere d’albergo, per turisti stagionali. Il Million Donkey Hotel è stato progettato per “il villaggio dell’arte”, un evento annuale organizzato da paesaggio workgroup, che opera nel Parco regionale del Matese vicino a Caserta. Nell’agosto del 2005, un gruppo di architetti ed artisti internazionali è stato invitato ad affrontare, attraverso la realizzazione di progetti che coinvolgessero in modo attivo la popolazione locale, le questioni dell’identità, del territorio, del paesaggio sociale. Con la partecipazione della popolazione è stato organizzato un workshop che ha portato alla realizzazione di queste stanze particolari. Il budget a disposizione era contenuto (10.000 euro) e anche gli strumenti limitati. Il Million Donkey Hotel è collegato al progetto Azione Matese, 1"un programma di interventi che si articola attraverso tre interventi principali : Urban Node, Villaggio dell’Arte e il Centro di Didattica Ambientale. I Comuni di Capriati a Volturno, Fontegreca, Gallo Matese, Letino e Prata Sannita attraverso la sottoscrizione di un protocollo di intesa si sono impegnati all’attuazione del programma e alla costituzione di una rete di intercambio e collaborazione reciproca."

1 da www.milliondonkeyhotel.net

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Nuove realtà per vecchie località

Sextantio albergo diffuso

Santo Stefano di Sessanio L'Aquila, Abbruzzo ww.sextantio.it

Gestione Daniele Kihlgren/Sextantio srl Protagonisti Turisti Superficie 4000 mq Proprietà Sextantio srl Inizio progetto 1999 Economia gestione dell'albergo diffuso Soluzione creazione dell'albergo diffuso

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| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

Descrizione Siamo nel 1999 quando Daniele Kihlgren, giovane imprenditore Svedese, decide di acquistare una parte del borgo di Santo Stefano di Sessanio per realizzare il progetto dell’ albergo diffuso. Quello si Santo Stefano di Sessanio è il primo albergo diffuso in Italia. La prima fase del progetto è stata quella della ricerca dei vecchi proprietari delle case a Santo Stefano di Sessanio per proporre un'offerta e comprare la proprietà, quasi tutti i proprietari hanno accettato così si è potuto procedere al restauro ed all'organizzazione dell'albergo. Nel progetto di restauro ed arredamento dell'albergo si è cercato in tutti i modi di mantenere una fedeltà al modello originale del borgo senza "violentare" le qualità del luogo. Se nel 2001 il 75% delle abitazioni del borgo erano abbandonate, alla fine del 2008 c’erano già 120 abitanti, circa 30 attività commerciali e 7.300 presenze annue in 5 strutture ricettive. Un albergo diffuso consiste nel riuso di case e borghi disabitati a fini turistico-ricettivi, può essere definito come un albergo orizzontale, situato in un centro storico, con camere e servizi dislocati in edifici diversi, seppure vicini tra di loro. E’ definito orizzontale perché è composto da una struttura centrale, la reception, che funge da centro accoglienza clienti e punto d’incontro, e da una serie di unità abitative, le camere, dislocate in edifici diversi nel centro del paese, ma non troppo distanti dalla reception. L'idea ed il progetto di un albergo diffuso è particolarmente adatta ai borghi abbandonati perchè come a Santo Stefano di Sessanio: -rispetta l’ambiente culturale: recupero del patrimonio artistico e culturale dei centri minori; - può avere la funzione di “animatore” culturale ed economico dei centri storici; - è un progetto autentico

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

Villaggio degli artisti Bussana Bussana vecchia, Sanremo, Liguria www.bussanavecchia.com

Gestione gruppo di artisti indipendenti Protagonisti Artisti, turisti ProprietĂ Comune di Bussana Inizio progetto 1958 Economia gestione privata dei singoli artisti Organizzazione creazione di uno statuto di autoregolamentazione

da parte degli artisti Soluzione creazione di un villaggio di artisti

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| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

Descrizione E’ il 23 Febbraio del 1887 quando un violento terremoto colpisce Bussana, un piccolo paese collinare nella provincia di Sanremo, da quel momento il borgo verrà abbandonato e ricostruito a valle dai suoi abitanti. Il vecchio borgo di Bussana rimane disabitato fino alla fine degli anni 50', quando Mario Giani, ceramista torinese in arte Clizia, visitando il borgo abbandonato lancia l'idea di creare

una comunità internazionale di artisti, dotata di uno statuto, una sorta di piccola costituzione volta a regolare i

ideologico e pratico in grado di regolare le loro attività. Alle origini, chi abbandonava Bussana Vecchia e l’abitazione che aveva restaurato chiedeva a chi subentrava stabilmente al suo posto un semplice rimborso per le spese sostenute in quella che spesso era stata una radicale ricostruzione degli edifici; ma successivamente, il grande aumento dell’afflusso di artisti ed artigiani verso il borgo ha provocato l’instaurarsi di un vero e proprio mercato immobiliare. In questi ultimi anni un numero sempre maggiore di abitazioni é stato acquistato da persone che risiedono a Bussana esclusivamente per ragioni turistiche.

rapporti sociali fra i suoi membri. Gli edifici di Bussana erano a disposizione della comunità; di essi non era possibile rivendicare la proprietà, ma ne era consentito l’utilizzo per lo svolgimento di attività artistiche. Nell’ aprile del 1980, con una sorta di rinnovato atto costituente, nasce la Nuova Comunità Internazionale Artisti (NCIA), che ha l’intento di dare ai cittadini di Bussana uno strumento 45


Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

Omu axiu

Orroli, Cagliari, Sardegna www.omuaxiu.it

Gestione Agostino Vargiu Protagonisti Turisti Economia gestione dell'albergo e del museo etnografico Soluzione creazione di un albergo diffuso e di museo etnografico

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| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

Descizione Omu axiu è un albergo diffuso situato a Orrioli nella provicia cagliaritana, il progetto dell'abergo diffuso nasce grazie alla geniale intuizione di una società di giovani, nata ad Orroli con i benefici della legge 28. In questo caso di recupero accanto alla realizzazione dell’albergo diffuso ”Omu axiu” sono stati creati due musei: quello etnografico e quello del ricamo. Sono stati conservati i locali adibiti a deposito degli atrezzi agricoli, le stanze con i forni per il pane, la cantina e la dispensa nella quale vengono ancora conservati salumi e formaggi. Anche le camere sono caratterizzate da arredamenti e tessuti tipici sardi. La parte più interessante ed innovativa del progetto riguarda l’animazione dell’abitazione rurale in quanto tutti all’interno potranno osservare la lavorazione del pane o quella delle olive. Vi è poi l’area ospitale sviluppata attorno a 9 camere matrimoniali e 2 junior suite.

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

Borgo di Calcata Calcata,Viterbo, Lazio www.omuaxiu.it

Gestione comune di Castellalto Protagonisti Artisti, residenti, turisti Inizio progetto anni 80' Soluzione creazione di un borgo di artisti

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| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

Descrizione Il borgo antico di Calcata emerge dalla valle del Treja come un monumento solenne. Negli anni ‘60 ha subito per la crisi agraria un forte processo di emigrazione che fece ridurre i suoi abitanti a poche decine. Negli anni ‘80 è diventato oggetto di un elaborato studio di rivitalizzazione fortemente voluto e promosso dall’amministrazione comunale di Castellalto la quale ha in primo luogo decretato l’elaborazione di un piano territoriale. L’idea è stata quella di perseguire una vocazione culturale del borgo con il desiderio di farne un centro artistico senza rinunciare a destinare il centro storico ed il territorio agricolo a residenza abituale ed a sede di attività primarie condotte dai locali. L’amministrazione comunale ha elaborato negli anni ‘80 un piano territoriale che prevedeva: il recupero architettonico del borgo, la creazione di zone naturali protette e di un parco botanico, il risanamento ambientale di un tratto del fiume Vomano ed il restauro di una ventina di casali prossimi al paese, da destinare ad interventi agrituristici. Le opere, miranti in primo luogo allo sviluppo economico e occupazionale di Castelbasso, sono state finanziate con fondi di gestione, con fondi destinati dalla Cee ai PIM (Piani integrati mediterranei). L’iniziativa di Castellarte ‘88 si è basata nella trasformazione del centro in una galleria d’arte all’aperto. L’idea è stata ripresa ed integrata nel 2000 dal “Castelbasso progetto cultura”, l’evento riscuote notevole successo e propone diverse iniziative nell’ambito delle quattro sezioni: arte, letteratura, teatro,

musica e gastronomia.

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

declinare assiste du i borghi verso la c villaggi i nque alla riconvers ultura, si didattici. n musei, centri cul ione di interi turali e c entri

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| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

2.4| Alcuni casi europei

vacanze-natura, colonie estive per le vacanze, scuole di agricoltura biologica o di gastonomia locale, musei etnografici e molto altro.”

Anche nel resto del vecchio continente, come nel nostro Paese sono presenti una serie di esempi di riattivazione che rappresentano punti di partenza per il lavoro che si andrà ad affrontare nei paragrafi successivi. Selezionati alcuni casi studio rappresentanti i modelli di sviluppo delle realtà abbandonate in Europa, è stato possibile riconoscere alcuni punti fondamentali nella scelta dei piani di sviluppo che differiscono dalle iniziative italiane. Se nel nostro Paese vengono ad esempio preferiti modelli di riattivazione come gli alberghi diffusi e gli ecomusei, che rappresentano scelte orientare verso una

2.5| Progetti di ripopolamento

riqualificazione a scopo turistico dei luoghi, nel resto d'Europa vi è la tendenza a declinare i borghi verso la cultura, si assiste dunque alla riconversione di interi villaggi in musei, centri culturali e centri didattici. nonchè in centri

formativi indirizzati alla riscoperta della vita e delle tradizioni rurali. La seconda differenza fondamentale tra i programmi europei e quelli italiani è la mancanza per questi ultimi di programmi nazionali ben strutturati che si interessino alle problematiche dell'abbandono, in Italia infatti un ruolo fondamentale è giocato dalle singole regioni che si occupano dei rispettivi borghi e stilano dei programmi di recupero. Realtà simili a quella italiana con un numero molto elevato di borghi abbandonati esitono ad esempio in Spagna. Una ricerca condotta da Maxi Herren, cominciata nel 2007, si propone di catalogare numerosi borghi spagnoli che attualmente versano in stato di abbandono, di seguito una breve parte di intervista rilasciata da Herren "Ci sono molte attività che si prestano per essere svolte in questi contesti che, ricordo, nascondono un patrimonio architettonico e culturale in alcuni casi notevole (chiese romaniche, eremi, bellissimi esempi di architettura popolare). Per citarne alcune: agriturismi, gruppi di studio intensivo di lingue straniere, punti di partenza per

Nell'ambito del problema dell'abbandono sono nate all'interno dei vari Paesi dell'Unione Europea una serie di associazioni apolitiche e senza fini di lucro, che lavorano su progetti atti a

creare le condizioni di base per il ripopolamento di borghi e villaggi ab-

bandonati. Tra i Paesi più interessati dal fenomeno dell'abbandono sono presenti Spagna ed Irlanda, e proprio in quest'ultima è nata la R.R.I (rural resettlement ireland) associazione apolitica e non-profit che si occupa di selezionare e agevolare famiglie per il ripopolamento delle zone rurali irlandesi. Fondata nel 1990 l'associazione ha già aiutato più di 1000 famiglie a trasferirsi e reinsediare una grossa parte di Irlanda destinata a morire a causa dell'esodo continuo di abitanti. RRI si fonda sul principio della ricchezza

della distribuzione della popolazione e cerca di incentivare il trasferimento

di famiglie verso zone quasi abbandonate conoscendo la situazione attuale della distribuzione demografica irlandese. La condizione demografica irlandese infatti definisce una costa, quella vicino Dublino ed orientale con un indice di crescita sempre positivo a discapito di una diminuzione della popolazione in aree rurali destinate a perire. La maggiore difficoltà di questi progetti riguarda però il processo di integrazione con la popolazione locale che non ha favorito lo scambio con i nuovi abitanti. La RRI si occupa non solo di organizzare i corsi per preparare i nuovi arrivati alla vita rurale, ma anche per educare i locali all’accoglienza.

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Nuove realtà per vecchie località

2.6| Villages d'Europe

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Villages d'Europe è un interessante progetto turistico per la riscoperta di centri destinati ed orientati all'abbandono; riguarda infatti la messa a punto, all'interno di centri storici minori in aree rurali, di una rete di alloggi che creino una nuova offerta turistica. Piccoli centri caratteristici calati in una realtà rurale, vengono scelti nei diversi Paesi dell'Unione Europea per la creazione della rete di alloggi. L'idea è quella non solo di riattivare una serie di luoghi destinati all'abbandono, ma anche quella di rivoluzionare il concetto stesso di vacanza, si da al viaggiatore l'opportunità della totale scoperta di un Paese, di un ambiente, delle abitudini dei territori e delle genti che lo vivono, il turista è messo cioè nelle condizioni di perdere la sua stessa identità di turista e di calarsi nella vita di un vero "villaggio d'Europa". La catena di alloggi turistici da affittare, è costituita a partire dal patrimonio ristrutturato ed arredato, ed arricchita dalla molteplicità dei fattori attrattivi e le potenzialità turistiche locali. L’approccio proposto ruota intorno al tema della scoperta: culturale, sensoriale, sociale, sportiva; si tratta cioè di scoprire un luogo, i suoi abitanti, un patrimonio fatto di elementi naturali, artistici, folkloristici e di animazione. Un' operazione unica che sposa sviluppo locale, pianificazione del territorio e economia di impresa, il tutto in diversi Paesi europei. Una catena integrata con il controllo del prodotto dalla concezione fino alla sua commercializzazione e un operatore unico “Villages d’Europe International”. In Italia i siti che stanno usufruendo di questo finanziamento sono la Comunità montana della Lunigiana, alcuni borghi della provincia di Salerno, Teggiano, Scala e Giffoni Sei Casali , S.Agata

de’ Goti e Altavilla Irpina (Campania); Nova Siri (Basilicata); Siracusa-Ortigia (Sicilia); Castelsardo (Sardegna);

Alterdorchao Ciudad Rodrigno Ponte de Lima Serpa

Mertola

Arcos de la Frontera

Casia


| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

San Giovanni dâ&#x20AC;&#x2122;Asso Feltre Villafranca Entravaux/ Annot

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Ampuero

Forcalquier Vendres Casseneuil

Levie Villapiana Giffoni

Belmonte Martano Baeza

Castelsardo

Altavilla irpinia Santâ&#x20AC;&#x2122;Agata de goti Ortigia


Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

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Borghi didattici di Umbralejo, Bubal e Granadilla Castiglia la Mancia, Aragona, Estremadura

http://centros1.pntic.mec.es/centro.umbralejo/presentacion.htm Gestione ministero spagnolo per l'educazione Protagonisti turisti, studenti Inizio progetto 1984 Soluzione creazione di borghi didattici


| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

Descrizione Nel 1984 in Spagna sulla base di un accordo sottoscritto tra il ministero dell'Educazione e della Scienza, il ministero delle Opere pubbliche e per l'Agricoltura e l'azienda ICONA proprietaria dei borghi, venne proposto il piano sperimentale di ricostruzione dei villaggi abbandonati che include tre borghi; Umbralejo nella regione della Castiglia La Mancia, Granadilla in Estremadura e Bubal nella regione dell'Aragona. In origine le attivitĂ stipulate dell'accordo si limitavano e si concentravano sopratutto in

laboratori di ricostruzione di case, aule, officine, recupero di giardini ed orti; successivamente il pro-

gramma evolse in differenti fasi e nomi, i borghi cominciarono a prendere vita grazie al lavoro di diversi studenti, professori, lavoratori ed istituzioni. Cominciarono ad apparire nuovi spazi, nuove zone, si andò perfezionando e consolidando il progetto educativo fino ad arrivare all'attuale "Programma di recupero ed

utilizzo educativo di borghi abbandonati", portato avanti dai ministeri

spagnoli dell'educazione, della cultura e dello sport, il ministero dello sviluppo e dall'anno 2000 anche dall'ufficio del consigliere per la cultura della giunta della Castiglia La Mancia.

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

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Wigan Pier Museum Manchester, Uk

http://www.wlct.org/heritage-services/museum-of-wigan-life.htm Gestione consiglio municipale di Wigan Protagonisti turisti, studenti Inizio progetto 1980 Soluzione trasformazione del borgo in museo

dell'industria


| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

Descrizione Wigan Pier è il nome dato oggi ad una frazione posta a poche centinai di metri dal centro di Wigan, paese vicino Manchester. Il molo di Wigan, Wigan Pier appunto, fu una zona costruita durante la rivoluzione industriale come centro di attività produttive sopratutto del comparto tessile. Il patrimonio edilizio del molo comprende una serie di costruzioni in stile indu-

re costruito un nuovo quartiere culturale " Wigan cultural quarter" che comprenderà un centro artistico e punti vendita.

stiale, ponti, canali, fabbriche e magazzini che subirono, insieme al quar-

tiere residenziale destinato ai lavoratori, abbandoni con la chiusura delle fabbriche tessili. Dagli anni 80' in poi la zona ha cominciato a subire una serie di restauri e ricon-

versioni degli edifici presenti,

con la creazione di un polo attrattivo capace di far rivivere l'intero abitato: è nato all'inizio un museo dell'industria al quale si sono affiancate una serie di attività strettamente correlate al turismo . La trasformazione e lo sviluppo dell'area sono destinate a continuare, sta infatti per esse-

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

The Viena Karelian Folklore Villages Viena Carelia, Finlandia www.juminkeko.fi/viena/en/

Gestione consigli dei villaggi coinvolti Protagonisti abitanti, turisti Inizio progetto 1989 Soluzione rivitalizzazione dei villaggi

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| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

Descrizione La Carelia è una regione al confine tra la Finlandia e la Russia, una regione di boschi immersa nel profondo nord. Contesa da diversi stati subì distruzione e sopprusi verso i suoi abitanti durante e dopo le grandi guerre, tra il 1960 e 1970, sotto il governo Russo molti dei suoi villaggi vennero abbandonati per essere rimpiazzati da case coloniche che aiutassero lo sviluppo agricolo dell'URSS. Durante il 1989 comincia a nascere il progetto "Viena Karelian Folklore Villages", il cui scopo originale era quello di rivalutare il villaggio di Vuokkiniemi, cosa che però poi venne estesa ad altri villaggi, attualmente se ne contano venti. Il progetto, nasce come un progetto internazionale che coinvolge la Arhippa Perttunen Fondazione e la Fondazione Juminkeko, e si basa sulla rivitalizzazione dei villaggi abbandonati cercando di puntare tutto sulla conservazione della cultura propria della Carelia, dunque si portarono avanti progetti per la preservazione della lingua, il

restauro delle antiche abitazioni, nonchè la costruzione di strade e l'elettrifi-

cazione degli edifici. Si instituì un programma agricolo, con la reintroduzione della proprietà privata, un programma di riqualificazione dell'artigianato locale e un sistema di incentivazione del turismo internazionale. Nell'anno 1993, il progetto Viena Karelian Folklore Villages è stato riconosciutao dall'UNESCO come attività del decennio mondiale per lo sviluppo culturale.

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

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un progetto a 360 gradi per tutte quelle entitĂ , siano esse monumentali o ambientali, che si trovano ad essere escluse dai tradizionali mercati del turismo


| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

2.7| Progettare una visita, il design di un percorso Come è stato possibile comprendere dai paragrafi e dagli esempi esaminati precedentemente, un progetto di riattivazione oltre ad avere una serie piuttosto ampia di variabili da indagare e tenere sotto controllo, possiede un'ampia quantità di possibilità di sviluppo. In questo senso agli strumenti di riattivazione che sono stati esaminati, eco-villaggi, programmi di ripopolamento, villaggi artistici ed alberghi diffusi, possono essere affiancati progetti di sviluppo e riqualificazione basati sulla strategia del percorso di visita. I progetti di visita sono strumenti di riattivazione piuttosto inesplorati che si basano sullo sviluppo di particolari strategie di visita in cui alla figura della guida in persona vengono sostituite una serie di altre entità che non solo smantellano il tradizionale concetto di visita guidata, ma permettono un'esperienza maggiormente

pregnante per il visitatore che ne usufruisce.

Un sistema di visita si identifica come un progetto a 360 gradi per tutte quelle entità, siano esse monumentali o ambientali, che si trovano ad essere escluse dai tradizionali mercati del turismo, l'oggetto della riattivazione quindi si identifica come un sistema di informazioni che dialoga in modo sinergico con tutta una serie di altre potenzialità in un nuovo modo di fare visita. Il progetto di un sistema di visita implica dunque la conoscenza di tutte le potenzialità specifiche dell'oggetto su cui si basa il lavoro, e successivamente l'ideazione di un "viaggio" all'interno di esso che ne sottolinei le qualità e le prerogative ed un ruolo fondamentale in questo giocano le nuove tecnologie, dai

più semplici dispositivi GPS fino agli ultimi sistemi interattivi di visita. É questo un campo in pieno sviluppo in cui esistono ancora pochi esempi da citare ed analizzare, ma proprio per questo motivo offre nuovi spunti di riflessione e progetto su alternative soluzione di riattivazione. A cavallo tra architettura, paesaggismo, product design, interaction design, info design, questi progetti traendo dalle discipline menzionate modelli di sviluppo, cercano di trovare soluzioni contemporanee al problema dell'abbandono e della perdita. In questo paragrafo verranno sommariamente descritti alcuni esempi che si basano sul progetto di riattivazione o qualifica attraverso lo sviluppo di un sistema alternativo di visita: Visitando Vittorio Veneto è un progetto di un sistema di visita nel comune di Vittorio Veneto. Il sistema di visita trova la sua ragion d'essere dalla conformazione urbana della città, Vittorio Veneto è infatti un centro urbano "a macchina di leopardo", formato dall'unione di due paesi distinti, in cui non esiste un vero centro ma esiste una grande potenzialità turistica. Il progetto si sviluppa dunque attraverso l'ideazione di tre percorsi lungo la direttrice di sviluppo del paese: un percorso storicomonumentale, un percorso storicoinfrastrutturale ed un percorso ambientale, il visitatore è guidato in questi tre percorsi attraverso l'ideazione e l'installazione di una serie di artefatti che ne scandiscono la visita. Vengono così ideati totem segnaletici, stazioni informative, marcatori a terra nonché una guida turistica a fascicolo. Il progetto è attualmente in fase di sviluppo. La High line di New York è un parco sopraelevato che sfrutta una vecchia linee ferroviaria utilizzata in passato per il trasporto di merci, che una volta abbandonata rischiava di essere demolita. La High line si estende dal West Side di Manhattan, si va da Gansevoort Street nel Meatpacking District ad ovest della 34th, tra la

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Nuove realtà per vecchie località

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10th e la 11th. Il parco urbano, sfrutta lo sviluppo della linea ferroviaria per creare un percorso verde all'interno del cuore di Manhattan, questo progetto anche se ai confini con il tema di questo paragrafo ha di base l'idea di un percorso verde, in cui una serie di progetti favoriscono un dialogo tra cittadino e parco. TrailLink è un progetto di mappatura di vecchi percorsi ferroviari e non, con lo scopo di restituire un servizio di percorsi e visita che si sviluppa attraverso il lavoro di scambio tra amanti dei percorsi naturali in cui ogni utente può interagire col sito e comunità locali. Il progetto attraverso l'utilizzo di dati, fotografie aeree e GPS, restituisce una serie di percorsi correlati ad informazioni riguardo a sentieri particolari, stazioni di sosta, servizi igienici etc. Nel cuore dell'Amazonia, nel villaggio di Xixuau, lo studio Marks Barfield Architects, ha progettato un centro di ricerca e sperimentazione per la foresta amazzonica. Il centro consiste in una torre di osservazione in bambù, correlata ad una sistema di passerelle sospese lunghe 6 km. All'intento primario di centro di ricerca sperimentale, si è affiancata l'idea di restituire ai viaggiatori un particolare sistema di visita che permetta un nuovo punto di vista sulla foresta e sulla sua bellezza. La stessa idea basata sulle passerelle era stata adottata qualche anno prima dallo stesso studio per un percorso alternativo all'interno del Royal Botanic Gardens di Kew a Londra. Touscany+ è la prima applicazione interattiva italiana per percorsi turistici, attraverso un Iphone è possibile non solo lasciarsi guidare attraverso i percorsi turistici tra le città ed i luoghi della Toscana, ma è possibile interagire con i luoghi utilizzando immagini, testi, suoni. Accanto a Touscany+ è possibile affiancare Spotted by

locals, un'interessante applicazione che consiste in una serie di guide turistiche di 46 città del mondo, create e

sviluppate dai cittadini della città, una guida in cui cittadini e visitatori interagiscono i primi facendo conoscere ed approzzando la propria città, ed i secondi visitando i luoghi consigliati. Ancora Project NOAH è un'applicazione dedicata alla natura, permette di creare piattaforme multicanale in cui i visatatori non soltanto mappano e conoscono le specie naturali, ma possono partecipare a progetti scientifici e di ricerca spiengendo ad un nuovo rapporto con il mondo che viviamo.


| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

Amazon Science Center

Xixuau Foresta Amazzonica Brasile http://www.marksbarfield.com/

VisitandoVittorioVeneto

Vittorio Veneto (TV) Italia http://www.comunevittorioveneto.it

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Nuove realtà per vecchie località

High line NY

New York USA www.highline.com

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Kew garden Londra

Londra UK http://www.marksbarfield.com/


| cap.2 casi studio, strumenti per la riattivazione

Tuscany+

Toscana Italia http://www.turismo.intoscana.it/

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Spotted by locals

applicazione varie cittĂ del mondo http://www.spottedbylocals.com/


Project noah

applicazione http://www.projectnoah.org//


| cap.3 borghi rurali fascisti di Sicilia, analisi dei luoghi

3| Borghi rurali fascisti di Sicilia, analisi dei luoghi

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Nuove realtà per vecchie località

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| cap.3 borghi rurali fascisti di Sicilia, analisi dei luoghi

3.1| Primi approcci al latifondo É il 1922 e Mussolini insieme ad i suoi marcia su Roma, inizia così il ventennio fascista e con esso una serie di politiche economiche che interessano ogni regione italiana. L'analisi delle politiche di sviluppo da parte del governo fascista, che interesseranno in tutto l'arco del ventennio la Sicilia e la sua produzione, è fin dai primi tempi chiaramente orientata sull'evoluzione ed il potenziamento agricolo della regione e nulla o pochissimo viene immaginato per tutti gli altri campi economici, neanche il tanto adulato settore turistico. Ciò con cui si deve scontrare Mussolini è però un problema piuttosto complesso che affonda le sue radici nel passato, nella creazione di quel dannoso e malsano meccanismo che è il latifondo. Il latifondo nasce con la caduta dell'Impero romano d'occidente e continua fino agli anni 50' del 900', soltanto gli arabi non utilizzarono questo sistema amministrativo, un sistema che con la sua poca chiarezza e sfaccettatura in sottogruppi gestionali, ha permesso la creazione ed il rafforzamento del brigantaggio e del sistema mafioso a seguito. La storia della Sicilia è caratterizzata e connessa al susseguirsi delle sue dominazioni; fenici, greci e romani, arabi, normanni, angioini, spagnoli e borboni si susseguirono in ciclo continuo nel conquistare ed amministrare l'isola portando con sè ed ereditando dai loro predecessori sistemi di organizzazione per la suddivisione e la gestione delle terre agricole. Da questo susseguirsi di conquiste e soprusi nacque il latifondo, ogni conquistatore approdato sull'isola divideva tra i suoi uomini più fedeli la terra di cui entrava in possesso, gli uomini fedeli diventavano così vassalli e a loro volta cedevano l'amministrazione della terra ai valvassori

e questi ai valvassini in un continuo susseguirsi di diminuitivi fino al povero servo senza terra, ciò portava ad un interesse esclusivo

da parte del signore per la produzione agricola escludendo da questa ogni sviluppo di tipo tecnico o sociale. Così nelle terre si effettuava un tipo di agricoltura estensiva,

venivano coltivati cereali e leguminose per una piccola parte dell'appezzamento, mentre per il resto si lasciava la terra al pascolo, i contadini non possedevano nulla se non una piccola parte del raccolto, vivevano in pessime condizioni lavorative e sociali, lontani ore di cammino dalla terra da coltivare in situazioni che non permettevano nessuno sviluppo nè emancipazione. Così Giuseppe Tassinari, ministro per l'agricoltura e le foreste nel 1940 descrive il latifondo 1 "non è terra incolta. Esso è caratterizzato da un ordinamento della produzione in cui si combinano cerealicoltura e pastorizia, da una assenza quasi completa di opere di miglioramento fondiario – case, strade, sistemazioni del terreno, colture arbore – ed altresì da speciali rapporti fra proprietà, impresa e mano d’opera, in un ambiente in cui la mancanza di igiene e di sicurezza dovevano giustificare l’assenteismo della proprietà, la precarietà dei contratti di lavoro, la presenza dell’intermediario («gabelloto») che affittava per subaffittare a sua volta la terra" e prosegue ancora "sono state descritte più volte, e in modo ampio e completo dal Lorenzoni, le condizioni dei contadini siciliani, accentrati nei poverissimi villaggi dell’interno e costretti a comporre la loro misera economia coltivando quote di latifondo («spezzoni»), ubicate in feudi diversi e lontane molti chilometri dalle rispettive dimore". Quando lo stato fascista sale al potere e comincia ad interessarsi dei problemi agricoli della regione siciliana, si scontra in realtà con un passato ricco ed intriso di fallimentari politiche di riforma a causa degli interessi di questa o di quella classe politica e dirigente. Col passare del tempo il nuovo sistema politico passa dall'idea di un semplice intervento di bonifica 1 Giuseppe Tassinari, Ministro per l’Agricoltura e le Foreste. «La colonizzazione del latifondo siciliano». Conferenza tenuta in Palazzo Vecchio il 7 gennaio 1940-XVIII per l’inaugurazione dell’anno accademico dei Georgòfili.

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Nuove realtà per vecchie località

ricalcato da modelli padani ad una com-

prensione degli effettivi problemi del comparto agricolo siciliano, le

difficoltà di tipo geomorfologico che di fatto rendono, per la Sicilia, impraticabile oltre che inutile il modello idraulico ed agricolo intrapreso ed applicato con successo nella pianura padana. Si tratta per la Sicilia di costruire un piano di sviluppo che integrando acqua, energia elettrica ed agricoltura permetta la creazione di quella terra che Mussolini vorrebbe far diventare centro dell'impero, così il primo decreto reale in materia di bonifiche, il n°3264 del 30 Dicembre 1923, chiarisce l'idea di un intervento di bonifica che non si limita alla prosciugazione delle zone paludose ma predispone

intraprese. All'arrivo di Mussolini in Sicilia nel 1937 il ruolo del "centro geografico dell'impero" è sempre il medesimo cioè la sua vocazione agricola: "il latifondo siciliano quantunque oggi sia stato spogliato nei suoi reliquiari feudali dalla politica fascista, sarà liquidato dal villaggio rurale, il giorno in cui il villaggio rurale avrà l'acqua e la strada. Allora i contadini di Sicilia, come i contadini di tutte le parti del mondo, saranno lieti di vivere sulla terra che essi lavorano. Finirà la coltura estensiva. La vostra terra potrà nutrire il doppio della popolazione che oggi conta, perché la Sicilia deve diventare e diventerà una delle più fertili contrade della terra"2 Mussolini a quel punto torna a Roma per preparare il suo "assalto al latifondo siciliano" .

un piano di interventi coordinati che riguardino il regime delle acque, tanto a

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monte che a valle, l'irrigazione, la produzione di energia, la viabilità ed i miglioramenti colturali. É il 1924 quando Mussolini compie il suo primo viaggio in Sicilia a seguito del decreto sulla bonifica e l'organizzazione agricola della regione, viene chiamato per presiedere all'evento ed al posizionamento della prima pietra per un borgo di nome "Mussolinia", in realtà a questa pietra non ne seguì una seconda. A seguito della promulgazione del decreto sulla bonifica, nel 1925 viene istituito in Sicilia L'Istituto VIttorio Emanuele III per il bonificamento della regione, il cui compito principale era 1 "promuovere, assistere ed integrare in Sicilia, ai fini del bonificamento, con particolare riguardo alle trasformazioni fondiarie, l'attività di privati, singoli e associati, condizionandola con quella dello Stato". Fino al 1937 nessun altro provvedimento di tipo burocratico viene intrapreso in campo di bonifica e sviluppo agricolo della Sicilia, e in quell'anno alla vigilia del secondo viaggio di Mussolini in terra sicula, si comprende come le politiche fin a quel momento intraprese non hanno dato nessun frutto, i discorsi del duce sono qui e li tempestati di affermazioni che fanno comprendere la sua insoddisfazione e l'inefficienza delle operazioni programmate ed 1 Barbera P., Architettura in Sicilia tra le due guerre, 2002, Sellerio, Palermo

2 A. Pennacchi, Fascio e martello.Viaggio per le città del Duce, RomaBari, Laterza, 2008


| cap.3 borghi rurali fascisti di Sicilia, analisi dei luoghi

3.2| Urbanesimo di tipo rurale Nel 1937 dopo il ritorno dall'ultimo suo viaggio in Sicilia e prima della divulgazione della legge di "colonizzazione del latifondo siciliano", viene pubblicato da parte dell'istituto Vittorio Emanuele III per la bonifica della Sicilia un com-

pendio intitolato "Centri rurali",

un vero e proprio manuale progettuale, abaco dei tipi, in cui venivano illustrate le tipologie e le caratteristiche dei borghi rurali da costruire e le istruzioni per "le pratiche di adattamento al terreno e alle esigenze di determinati comprensori di bonifica dei tre tipi di centri rurali".

La colonizzazione del latifondo ha il suo centro nevralgico nel contadino e nella sua famiglia, e

nel suo lavoro per la terra, così una serie di cosiddette case coloniche isolate sorgeranno sull'intero territorio prescelto, l'insediamento sparso si sostituisce alle grandi concentrazioni demografiche esistenti e ai villaggi rurali che erano stati proposti nella prima parte del progetto di bonifica. Il sistema così pensato era composto dunque da una serie di case coloniche in

cui insediare agricoltore e famiglia, e una serie di centri/borghi rurali a cui erano affidati i compiti di incubatori di servizi, in questi non verrà

costruito nessun edificio residenziale e nessun contadino potrà viverci, le uniche unità residenziali saranno destinate a coloro che svolgono i lavori di servizio come medico, infermiere, insegnante, farmacista, artigiano, etc… Si verrà così a creare un paesaggio tremendamente surreale, un insieme di servizi in assenza di un piano urbano, delle oasi in mezzo al deserto, un insieme di piazze tra i campi della Sicilia che per loro stessa ragion d'essere perdono

il ruolo che in realtà dovrebbero avere, lontane dalla gente queste piazze diventano buchi neri in un tessuto sociale pressappoco inesistente. Risulta chiaro a questo punto che esiste un piano politico ben preciso alla base del progetto di colonizzazione, la scelta della casa isolata lontana dal tessuto urbano nel mezzo della campagna siciliana, servita da un punto servizi anch'esso lontano dai centri urbani, è un segnale chiaro della volontà di non facilitare la creazioni di gruppi con interessi di classe analoghi, 1«l'immobilità sociale è garantita prima di tutto dalla segregazione e dall'isolamento" Il compendio "Centri rurali" descrive tre tipologie principali di borghi rurali denominati, con gergo da abaco, borgo A,B e C, un borgo di tipo minimo, medio e grande.

Il centro di tipo minimo è costituito da sei edifici: una cappella per le

funzioni religiose, scuola con alloggio dell'insegnante e Opera Nazionale Dopolavoro, Osteria e bottega per la vendita di generi diversi, stazione dei RR.CC. abbinata ad una postazione telefonica con l'alloggio del ricevitore e una posta, dispensario medico con alloggio per il medico e armadio farmaceutico e alloggio dell'infermiere ed una cabina elettrica. L'insieme degli edifici esclusa la cabina elettrica delimitava quella che era la piazza centrale del sito.

Il centro di tipo medio è costituito da otto fabbricati: posta, stazione RR.CC. e postazione telefonica con alloggio ricevitore, dispensario medico con alloggi del sanitario e dell'infermiere, chiesetta e casa del parroco, osteria e bottega, sede delle organizzazioni del PNF, ufficio del consorzio, bottega per artigiano e relativo alloggio, scuola con alloggio della maestra e cabina elettrica.

Nel centro di tipo grande infine il complesso degli edifici consente la costituzione di due nuclei distinti di servizi, da una parte sono raccolti chiesa e casa del parroco, scuola, collettoria postale con posto telefonico, stazione

1 Barbera P., Architettura in Sicilia tra le due guerre, 2002, Sellerio, Palermo

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Nuove realtà per vecchie località

RR.CC., casa delle organizzazioni del partito e uffici consorziali. Nell'altra invece sono riuniti: il forno con la rivendita di tabacchi e di generi alimentari, l'osteria con stallaggio, la case degli artigiani (falegname, barbiere, calzolaio, etc…), officina del fabbro e del carradore, autorimessa, molino, cabina elettrica e magazzini consorziali, mentre il fabbricato dei servizi sanitari e la casa cantoniera sono ubicati indipendentemente. Esaminando il piano di bonifica, questo era così strutturato: le aree di influenza dei

paesi vengono calcolate con un raggio di 4 km, una distanza media che si

considera percorribile a piedi in giornata, oltre queste aree risulta necessario intervenire con la costruzione dei centri rurali che livelleranno la presenza di servizi su tutto il territorio. Come si è visto i centri rurali si distingueranno in 3 classi dipendenti dalla loro grandezza e dal numero di edifici presenti, i centri minori saranno quelli in numero superiore rispetto ai centri di tipo medio e grande, di questi tre tipi 72

di borghi vengono proposte le piante ed i prospetti, alcune assonometrie e nel caso di grandi centri anche prospettive dell'ambiente urbano. A livello architettonico gli edifici possiedono un linguaggio espressivo costante, un accostamento di volumi semplici con salti di quota e slittamenti planimetrici, un uso di portici, logge, terrazze e scale esterne cerca di dare un effetto esterno di complessità. Tutti gli edifici non hanno elevazione, solo nel centro di tipo grande cominciano ad apparire una o due elevazioni in cui la casa del fascio e la chiesa sono i perni attorno ai quali ruotano le due piazze. A prescindere dalla grandezza e tipologia,

ogni borgo risponde alla volontà di un atto di fondazione di una struttura urbana, si ricollega al mito

della città nuova, alla creazione con essa di una nuova società frutto di un sistema politico rivoluzionario lontano da ogni passato e proiettato a suo modo verso il futuro.


| cap.3 borghi rurali fascisti di Sicilia, analisi dei luoghi

3.3| L'assalto al latifondo "Da oggi si passa all'azione che impegna tutte le forze del regime in generale e quelle della Sicilia in particolare. Ho appena bisogno di aggiungere che, se egoisti, ritardatari e posizioni mentali sorpassate facessero tentativi di opporsi all'esecuzione del piano tali tentativi sarebbero spezzati", così nel 1939 Mussolini con qualche mese di anticipo comunica ai suoi ed alle classi dirigenti di tutto il Paese, gli intenti di quella che sarà nel 1940 la legge n° 1 sulla "Colonizzazione del latifondo siciliano" di cui il manuale "Centri rurali" del 1937 era solo un'anticipazione. La legge stabilisce che 2"i proprietari di terreni nelle zone della Sicilia ad economia latifondista, anche se ricadenti fuori dai comprensori di bonifica, hanno l'obbligo di attuare la colonizzazione dei propri fondi con la creazione di unità poderali e la stabilizzazione delle famiglie coloniche sul fondo (…) Essi debbono altresì instaurare nelle loro aziende un'adeguata direzione tecnica e adottare quei nuovi rapporti stabili di lavoro che giovino a promuovere il miglioramento dei fondi, assicurando l'equo compenso al coltivatore miglioritario.", ad essa si affianca la nascita del'"Ente di colonizzazione del latifondo siciliano" E.C.L.S. che sostituendo l'Istituto Vittorio Emanuele III non solo ne acquisisce obblighi e poteri, ma questi ultimi vengono accresciuti, tant'è che l'E.C.L.S. avrà addirittura il potere di espropriare terre a quei proprietari che risulteranno indietro nei tempi di lavoro per l'applicazione della legge. Gli obblighi per i proprietari riguardano il frazionamento della proprietà con la co1

stituzione di unità autonome di estensione media pari a venticinque ettari, su ciascun podere così creato deve essere costruita una casa colonica fornita di acqua potabile, composta da almeno tre stanze più cucina, stalla, uno o due sili per il foraggio, concimaio, ovile, porcile ed un portico. 1 La colonizzazione del latifondo siciliano, primo anno, Ente di colonizzazione del latifondo siciliano, Palermo 1940 2 articolo I legge 1940 sulla "colonizzazione del latifondo siciliano"

Con la legge del 1940, il regime fascista cambia completamente la sua rotta verso la distruzione del latifondo, se all'inizio si puntava su normali operazioni di bonifica che poi avrebbero in qualche modo influenzato e modificato il substrato lavorativo della Sicilia, adesso si punta sul cambiare direttamente la mentalità delle persone, si mette mano alla loro organizzazione sociale e lavorativa. L'assalto al latifondo è dunque iniziato e così nel primo anno di lavori vengono costruite 2507 case coloniche ed i primi otto borghi rurali, uno in ciascuna delle province siciliane ad esclusione di Ragusa che non possedeva latifondi. Le case coloniche rispettano progetti piuttosto semplici, mentre per gli otto borghi i progetti vengono affidati esclusivamente ad architetti siciliani 3"particolarmente i giovani (…) liberi, essi, di manifestare il proprio temperamento (…) fossero rispettosi dell'ambiente e del carattere locale della nuova architettura siciliana" questi otto giovani rappresentanti della nuova architettura sicula saranno Mendolia, Caracciolo, Marino, Marletta, Baratta, Manetti-Cusa, Gramignani ed Epifanio. Dunque nel dicembre del 1940

vengono ultimati gli otto borghi nelle otto province latifondiste dell'isola, gli otto borghi prenderanno il nome di un "martire" fascista, nascono così borgo Fazio a Trapani, borgo Rizza a Siracusa, borgo Gattuso a Caltanissetta, borgo Cascino ad Enna, borgo Giuliano a Messina, borgo Lupo a Catania e borgo Schirò a Palermo, che risulteranno come una piccolissima goccia nell'immensità del mare latifondista della Sicilia. La situazione economica già abbastanza critica nel 1940, diventa insostenibile con l'inizio della guerra, così agli otto borghi costruiti ne seguono altri 7 che però rimarranno progetti su carta fino al 1943, quando verranno completati. Tutta l'operazione a questo punto viene interrotta: scoppia la II guerra mondiale.

3 N. Mazzocchi Alemanni, La redenzione del latifondo: opere e problemi, in Ministero dell'Agricoltura e delle foreste, E.C.L.S., Il latifondo siciliano, cit., p.491

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Nuove realtà per vecchie località

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3.4| Colonizzazione postbellica

Per intenderci dunque dagli anni 20' del 900' fino agli anni 70,' il piano per lo sviluppo e la modifica del sistema agricolo in Sicilia si basava sulla costruzione e la distribuzione delle case coloniche e dei loro rispettivi borghi-servizio. Ma che cosa rimane oggi di questi borghi?

Scoppia dunque la seconda guerra mondiale, siamo nel 1943 e soltanto otto dei borghi rurali progettati dall'E.C.L.S vengono costruiti, bisognerà dunque aspettare la fine del conflitto per riprendere le tracce del piano di assalto al latifondo. Il 21 Novembre del 1950 viene approvata la legge di riforma agricola in Sicilia, l'Ente di colonizzazione del latifondo siciliano sparisce ed al suo posto compare l'Ente per la riforma agraria in Sicilia, vengono rispolverati vecchi piani di riordino idrico ed agricolo che la guerra aveva interrotto, e le linee guida dei programmi di modernizzazione agricola rimangono impernati sull'idea della distribuzione della popolazione nelle campagne. Dunque a scala territoriale il pia-

Sono stati censiti più o meno 80 tra borghi veri e propri, villaggi tipo costruiti tra il 1920 ed il 1930, borghi dell'E.C.L.S. e dell'E.R.A.S., case cantoniere e piccoli raggruppamenti di case coloniche.

no di ammodernamento rimane sempre il medesimo, prevede la crea-

zione di case isolate sparse in corrispondenza dei poderi, mentre i servizi complementari alla residenza vengono raggruppati in alcuni borghi rurali. Questi sono distinti in tre gruppi separati (A,B,C) in base alla loro grandezza, importanza e numero di servizi presenti, tutto ciò ricorda in maniera non del tutto inaspettata i piani di colonizzazione contenuti nel compendio " Centri rurali" del 1937, l'unica differenza sta nella sostituzione della casa del fascio con la sede della delegazione comunale, per il resto tutto rimane intatto nonostanze gli anni fossero passati e fossero chiari a tutti i fallimenti di un piano agricolo del genere con isolamento dei contadini e costruzione di centri servizi. Neanche i linguaggi architettonici sono mutati dal 1937, se ci si trova a visitare uno di questi borghi è praticamente impossibile distinguere quale sia stato costruito prima della guerra e quale dopo dall'ERAS.

Attualmente sono di proprietà o dei comuni nel territorio in cui ricadono che ne hanno chiesto la gestione, o sono rimasti di proprietà dell'attuale E.S.A. cioè Ente Sviluppo Agricolo, ciò che è rimasto del vecchio E.C.L.S. Alcuni di questi borghi sono riusciti a resistere e rimangono abitati dai vecchi proprietari che li hanno riscattati, sono stati ammodernati e anche se stagionalmente sono normalmente abitati; ma

la maggior parte di essi è ormai completamente abbandonata,

sono diventati piccoli villaggi fantasma nell'immensità della campagna siciliana. Questi luoghi oggi ormai abbandonati offrono spunti per la progettazioni e la creazione di realtà complesse in cui la progettazione può giocare un ruolo di estrema importanza, pensare ad un sistema osmotico che non solo sia valvola di sfogo per una riattivazione delle singole unità abbandonate, cioè i borghi, ma che riesca a dialogare con tutto un sistema

di servizi già esistenti e che ne sia strumento di sviluppo, è la sfida

di questo progetto. Esiste, per onestà intellettuale, un documento scritto che soltanto come manifesto d'intenti, cerca di mettere su carta alcune idee per la riqualifica di alcuni di questi borghi, ma allo stato attuale nulla è stato ancora fatto nè verrà fatto nell'immadiato futuro,

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

Distribuzione di alcuni dei borghi rurali in Sicilia (borghi costruiti fino al 1948)

Palermo

Trapani

Bellolampo Fellamonica borgo Bassi borgo Fazio

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borgo Borzellino

borgo Schirò

borgo Littorio borgo Manganaro

borgo Portella della croce borgo Filaga

borgo Riena borgo Re

borgo Callea

Grottamurata

borgo Bonsignore

villaggio tipo (1926-1928)

Agrigento

borghi pubblici/privati (1920-1930) casa cantoniera villaggi (1936-1938) borghi ECLS (1939-1941) borghi post fascismo(1941-1948)


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Messina

Caltanissetta Enna

borgo Caracciolo borgo Giuliano 77

ecalmigi

a

Catania

borgo Gattuso Pergusa

borgo Sferro

borgo Cascino

Libertinia

Santa Rita

Bardara di Lentini Siracusa borgo Lupo borgo Rizza borgo Guttadauro

borgo Ventimiglia Ragusa


Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

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"la conoscenza del territorio è fondamentale per chi amministra o per chiunque abbia a che fare con esso, sia come architetto o urbanista o costruttore, o semplicemente come abitante"


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3.5| Leggere un territorio per riattivarlo

dere poi nel capitolo successivo alla creazione di un progetto di riattivazione il più possibile completo ed originale. Visitare e conoscere il territorio in prima persona, attraverso un approccio che potremmo indicare come "nomade" ha permesso di intendere in modo

La conoscenza di un territorio rappresenta il primo passo di un progetto complesso come quello della riattivazione di luoghi abbandonati. Eugenio Turri, uno dei più famosi esponenti nello studio della geografia del paesaggio afferma “la conoscenza del territorio è fondamentale per chi amministra o per chiunque abbia a che fare con esso, sia come architetto o urbanista o costruttore, o semplicemente come abitante interessato al proprio spazio di vita.”1 Ma che significa dunque leggere un territorio? Significa innanzitutto prendere coscienza, come prima condizione, delle

esaustivo e completo il tema ed il territorio da riattivare.

potenzialità e delle risorse di un territorio, ed in secondo luogo venire a conoscenza delle problematiche che stanno alla base dell'abbandono.

Per comprendere appieno il territorio di cui si compone questo progetto di riattivazione si useranno due tipi di analisi, la prima è di tipo oggettivo cioè la comprensione di tutte le sfumature che fanno parte dei luoghi in esame in modo da poter impostare un dialogo tra il progetto che prenderà vita e i luoghi scelti quest'analisi oggettiva verrà accompagnata da un'analisi soggettiva che viene creata attraverso la visita in prima persona dei luoghi selezionati. Nella ricerca che verrà impostata di seguito, una volta selezionati i luoghi del progetto, tre borghi ormai abbandonati nell'entroterra siciliano, si cercherà di comprendere e sottolineare tutte le realtà e le potenzialità esistenti sul territorio. Le schede a seguire cercano di indentificare in maniera analitica lo stato di fatto dei tre borghi e le realtà che li accompagnano per proce1 E.Turri, La conoscenza del territorio. Metodologia per un'analisi storicogeografica, Marsilio 2002, cit. pag. 7

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Nuove realtà per vecchie località

Palermo

Borgo Borzellino Borgo Schirò

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Borgo Portella della Croce

Borgo Riena Ubicazione dei quattro borghi selezionati nella provincia di Palermo


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Le risorse del territorio

Una risorsa è qualsiasi bene materiale ed immateriale di cui l'uomo dispone e di cui può far uso. Nel diagramma vengono segnalate le risorse principali di cui dispone il territorio in cui sono inseriti i quattro borghi selezionati. La conoscenza delle risorse permette di comprendere in che modo un progetto di riattivazione può dialogare e trarre benefici dal territorio circostante.

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Aeroporto "FalconeBorsellino" Palermo

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Aeroporto "V. Florio" Birgi Trapani

Porto di Palermo

Palermo

Trapani

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Porti di Trapani e Mazara del V. Autostrada A29 Palermo Mazara

Agrigento Porto di Agrigento

Mappa della viabilitĂ e principali vie di collegamento


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Autostrada A20 Palermo -Messina Scorrimento veloce Palermo-Sciacca

Messina

Caltanissetta Enna

Porto di Messina

Autostrada A19 Palermo -Catania

Porto di Catania

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Catania

Aeroporto "Fontanarossa" Catania

Siracusa

Autostrada A18 Messina -Gela

Ragusa


Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

Riserva naturale di Capo gallo

-Lago Poma

-Centro storico di Palermo

-Lago di Piana degli Albanesi

-Duomo di Monreale

Palermo

Trapani

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-Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio -Riserva monte Carcaci -Monte Cammarata

Valle dei templi di Agrigento

Principali riserve naturali e siti culturali d'intersse

Agrigento


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-Riserva bosco della Ficuzza -Monte San Calogero

Bosco della Favara e bosco Granza

Messina

Caltanissetta Enna

Valle dell'Etna

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Catania

Siracusa

Teatro e valle di Siracusa

Piazza Armenrina

Ragusa


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distretto vitivinicolo della Sicilia occidentale

ceramiche di Monreale

Palermo

Trapani

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distretto della pesca di M. del Vallo

distretto unico dei cereali

Agrigento

Maggiori distretti e settori produttivi in Sicilia


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distretto della ceramica di Santo Stefano di C.

filiera del tessile

Messina

Caltanissetta Enna

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Catania

distretto della'arancia rossa

Siracusa

Ragusa


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Borgo Domenico Borzellino_Comune di Monreale (PA) (37°55’08”N, 13°08’57”E) Borgo di tipo A Numero di edifici: 6 Superficie coperta: 1500 mq Superficie totale: 3010 mq Terreno coltivabile: 10500 mq Distanze: 37,8 km da Palermo in auto 64.7 km da Aeroporto Punta Raisi Palermo in auto


3.6| Esplorare il territorio: borgo Borzellino Borgo Domenico Borzellino è il primo dei borghi fascisti selezionati per fare parte del progetto di riattivazione. Il borgo, costruito intorno al 1940-1941, è di tipo A, uno dei più piccoli, costituito da sei edifici destinati a municipio con la torre littoria, ufficio postale e caserma dei carabinieri, scuola, trattoria e rivendita, botteghe per artigiani ed alloggi per addetti ai vai servizi. Si trova su una collinetta a ridosso dello scorrimento veloce Palermo-Sciacca a 37 km dal centro di Palermo e 64 dall'Aeroporto Falcone Borsellino, all'interno della Valle dello Jato, una vallata caratterizzata da una natura predominante. Provenendo da Palermo dunque, imboccato lo scorrimento veloce Palermo-Sciacca, si viaggia all'interno di vallate costellate qui e li da pinete e campi coltivati a grano e vite, in lontananza s'intravede Monreale con il suo Duomo. Si viaggia più o meno per 30 km fino all'uscita per San Cipirrello, il paese più vicino al borgo, da qui si imboccano strade che passano all'interno della campagna, quando ad un certo punto su una collinetta si intravede la torre littoria del borgo. L'accesso è consentito da una piccola strada in salita, appena imboccata ci si ritrova nel mezzo della piazza dove tutt'intorno sono distribuiti i sei edifici che costituiscono il borgo. Gli edifici sono architettonicamente molto semplici, caratterizzati da grandi portici e ampie finestre. Il borgo appere completamente

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abbandonato, quasi fantasmagorico nell'immensità della campagna siciliana, si comprende immediatamente da quanto tempo è stato abbandonato a causa di dissesti e vandalismi all'iterno degli edifici. Il territorio circostante ha una forte vocazione agricola, i campi vengono coltivati a grano, ulivo, vite e meloni, il panorama è costellato da piccole colline che rendono la vista coinvolgente,. Nelle vicinanze del borgo si trovano il comune di Monreale con il suo Duomo bizantio e le sue ceramiche, la riserva naturale di bosco Ficuzza e i laghi Poma e di Piana degli Albanesi. Per la sua vicinanza a Palermo ed al suo aeroporto verrà destinato a snodo principale per l'accoglienza e l'organizzazione del percorso all'interno dei borghi.


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strada di accesso principale costruito terreno agricolo di competenza


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Borgo Giacomo Schirò_Comune di Monreale (PA) (37°52’34” N, 13°13’44” E) Borgo di tipo B Numero di edifici: 8 Superficie coperta: 1590 mq Superficie totale: 2600 mq Terreno coltivabile: 15000 mq Distanze: 48 km da Palermo in auto 57,8 km da Aeroporto Punta Raisi Palermo in auto 18,5 da Borgo Borzellino

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3.7| Esplorare il territorio: borgo Schirò Borgo Giacomo Schirò è il secondo borgo visitato durante il lavoro di osservazione dei luoghi da riattivare. Si trova a metà strada tra Corleone e San Cipirrello, in quella che è la zona dell'alto Belice; posizionato su una collinetta circondata da campi incolti è facilmente riconoscibile da lontano grazie alla cupola dorata della chiesa appartenente al borgo. Tra i borghi rurali è uno dei meglio conservati anche se costruito intorno al 1940-1941 su progetti dell'architetto Manetti Cusa. Provenendo dal borgo Borzellino, borgo Schirò è facilmente raggiungibile attraverso una strada provinciale che attraversa le campagne, dista a piedi 16 km, lungo la strada si intravedono poche case sparse e campi di cereali, vigneti e frutta, il territorio man mano che ci si avvicina al borgo si presenta più collinare e sempre meno antropizzato e perciò borgo Schirò ha conservato tutto il suo fascino di luogo abbandonato. Una volta raggiunta la collinetta su cui si scorgono gli edifici del borgo, questo può essere

raggiunto attraverso due strade percorribili con qualsiasi mezzo. Si contano otto edifici a costituire il piccolo borgo, a differenza di borgo Borzellino qui troviamo la chiesa che per il suo discreto utilizzo è anche architettonicamente piacevole. Gli otto edifici che compongono il borgo sono rispettivamente: delegazione municipale, ufficio postale, caserma dei carabinieri, ambulatorio medico, scuola, chiesa e canonica, trattoria e rivendita, botteghe per artigiani in più ci sono dodici alloggi per gli addetti ai vari servizi ed una fontana. Tutti gli edifici si trovano in un discreto stato di conservazione, attualmente sono inaccessibili a causa di alcuni dissesti ed atti di vandalismo. Il borgo si trova, come detto, nella zona dell'Alto Belice corleonese a pochi chilometri di distanza dalla riserva naturale della Ficuzza e da Rocca Busambra, tutto il territorio intorno si presta ad uno sviluppo turistico a scopi naturalistici e si sta attrezzando per la creazione di percorsi selezionati. 97


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strade di accesso principali costruito terreno agricolo di competenza


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Borgo Portella della Croce_Comune di Prizzi (PA) (37°46’21” N, 13°29’40” E) Borgo di tipo B Numero di edifici: 8 Superficie coperta: 1650 mq Superficie totale: 2750 mq Terreno coltivabile: 12000 mq Distanze: 60 km da Palermo in auto 90 km da Aeroporto Falcone Borsellino Palermo in auto 70 km da Borgo Borzellino 38 km da Borgo Schirò

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3.8| Esplorare il territorio: borgo Portella della Croce A portella della Croce si giunge dallo scorrimento veloce Palermo-Agrigento, imboccando poi l'uscita per Prizzi e proseguendo tra le colline per pochi chilometri fino a raggiungerlo. Tra i borghi visitati è quello che presenta il miglior stato di conservazione, è un borgo di tipo B costituito da otto edifici: delegazione municipale e ufficio postale, caserma dei carabinieri, ambulatorio medico, scuola, chiesa e canonica, rivendita e trattoria, botteghe per artigiani, alloggi per gli addetti ai vari servizi, bevaio. Si trova su una collinetta a 500 m dal livello del mare tra i i valloni della Màrgana e della Mendola in una zona a vocazione agricola con vaste coltivazioni di cereali e diffusa zootecnica con allevamenti di ovini, bovini ed equini. La strada carrabile che conduce al borgo attraversa svariate colline ed appezzamenti di terreno che come documentano le foto nel periodo di Aprile vengono destinate alla coltivazione di grano, il verde in questo periodo predomina con sfumature a volte sorprendenti. A NO si trova la riserva naturale di bosco Ficuzza e a S quella di monte Carcaci, ancora più a sud le aree tutelate die monti Sicani, riserve del Sosio e di monte Cammarata. Viaggiando per raggiungere il borgo si intravedono in lontananza diverse pale eoliche, la zona infatti è stata considerata adatta per l'installazione dei generatori, tra le colline poi divese

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greggi di ovini che pascolano e si attraversano diversi ponti sotto i quali passa il fiume San Leonardo il secondo più grande di tutta l'isola. Lungo la strada molto irregolare caratterizzata da tornanti e continue salite e discese, puntando il naso in su si scorgono falchi e altre specie di rapaci provenienti dai boschi e dalle riserve che si sviluppano tutt'intorno. Le strade che raggiungono il borgo sono mediamente carrabili ma tutt'intorno si biforcano diverse strade sterrate e trazzere che attraversando le colline giungono nei vari paesi vicini, tra queste una molto suggestiva raggiunge borgo Riena, il prossimo che verrà analizzato.


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strade di accesso principali costruito terreno agricolo di competenza


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Borgo Riena_Comune di Lercara Friddi (PA) (37°46’21” N, 13°29’40” E) Borgo di tipo A Numero di edifici: 5 Superficie coperta: 1050 mq Superficie totale: 2300 mq Terreno coltivabile: 11000 mq Distanze: 72 km da Palermo in auto 107 km da Aeroporto Falcone Borsellino Palermo in auto 104 km da Borgo Borzellino 75 km da Borgo Schirò 55 km da Borgo Portella della Croce

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3.9| Esplorare il territorio: borgo Riena Borgo Riena è, in ordine temporale, l'ultimo dei borghi visitati e mappati. Si trova nel territorio di Lercara Friddi, racchiuso tra colline all'interno della riserva naturale di Monte Carcaci. La strada per raggiungerlo attraversa la campagna e appare piuttosto sterrata, alternando tratti di asfalto a tratti di terra battuta. Il territorio intorno al borgo si presenta diverso, spariscono le colline morbide incontrate fino a borgo portella della croce, ed appaiono al loro posto invece piccoli rilievi rocciosi, si nota la minore presenza dell'uomo e s'incontrano campi alcune volte lasciati incolti. Il borgo si raggiunge seguendo le indicazioni per contrada Riena e poi proseguendo fino a quando il lontananza non si scorge il campanile della chiesa. Riena è un borgo di tipo A, solo 5 edifici lo compongono tra cui la chiesa con uno splendido campanile, botteghe, caserma e posta, alimentari e ambulatorio. Tra i borghi fin qui visitati, Riena è quello più diroccato, diverse mura sono crollate insieme all'intero tetto della chiesa, le finestre sono quasi tutte assenti o rotte e l'aria è quasi spettrale, si sente più che negli altri il segno del

tempo e dell'abbandono. Una volta arrivati nella piazza del borgo è possibile scorgere alcune strade sterrate e "trazzere" e cioè mulattiere, una di queste attraversando il dorso della collina a lato del borgo conduce direttamente a borgo Portella della croce.

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strade di accesso principali costruito terreno agricolo di competenza


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| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

4| Progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

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i trovano s e t n e m l a rm ghi che no mo (...) o s u i l r u e t r a l z e z d e ti tto (...) appr sici merca s a l c turismo fa i a n d u i , r e o n u o f i raz al di conda gene e s i d o m s un turi to. e di vissu a t r e p o c s di


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtà

4.1| Progettare la riattivazione, un manifesto L'analisi fin qui condotta ha portato alla comprensione di un problema e cioè quello dell'abbandono ed all'individuazione di alcune soluzioni adottate per risolverlo. Successivamente è stato impostato un metodo di analisi dei luoghi da riattivare che partendo da alcune considerazioni storiche si è sviluppato attraverso la visita ed il sopralluogo di quattro borghi rurali del periodo fascista attualmente abbandonati e destinati ad un futuro decadimento. La scelta dei quattro borghi non è stata casuale, essi sono stati selezionati attraverso alcuni parametri geografici come la loro vicinanza a distretti agricoli, artistici e

produttivi, a riserve e percorsi naturali, a siti archeologici e culturali, per la relativa vicinanza a centri urbani ad aeroporti, strade e porti. I 111 km che suddividono il primo

borgo dall'ultimo offrono un percorso attraverso scenari naturali inaspettati in una terra come la Sicilia, attraverso vecchie strade sterrate che attraversando le campagne e i boschi dell'entroterra permettono di apprezzare

luoghi che normalmente si trovano al di fuori dai classici mercati del turismo. Il progetto si sviluppa attraverso due fasi: la prima è la rivalutazione e la riattivazione di ognuno dei singoli borghi; ognuno di essi sarà ripensato per essere abitato, per essere autosufficiente in termini energetici ed

economici attraverso l'adozione di dinami-

che sociali che ne permetteranno uno sviluppo virtuoso. Attraverso l'agricoltura, l'artigianato ed un'economia a basso impatto, i borghi potranno essere non solo sviluppati a sfondo turistico ma riattivati offrendoli a co-

munità che vorranno viverli 365 giorni l'anno.

La seconda parte del progetto invece tenterà di concentrarsi sul percorso, quei 111 km verranno pensati come un viaggio attraverso nuove visioni, verranno selezionati percorsi da seguire a piedi, in bicicletta o a cavallo, procedendo alla scoperta di ognuno di questi quattro borghi come a seguire delle tappe non obbligate per la scoperta di un turismo di seconda generazione, un turismo fatto di scoperta e di vissuto. Il progetto del percorso suddiviso in una parte materiale ed una per così dire immateriale permetterà ed agevolerà la visita, in quei 111 km verranno installati micro strutture per la sosta, segnalatori di percorso e strutture per la scoperta; il tutto verrà accompagnato dalla cosiddetta parte immateriale dunque un sito internet in cui organizzare la propria visita e un'applicazione che accompagnerà il visitatore in questo viaggio fatto di natura e nuovi stili di turismo. Il progetto vorrebbe essere un modello, un possibile progetto di nuove realtà applicabile non solo agli altri borghi presenti nel territorio siciliano, ma a tutte quelle

piccole realtà che rischiano di sparire in un futuro prossimo.

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Nuove realtà per vecchie località

Forze

Debolezze

_strutture ed edifici già esistenti _impianto mobilità esistente _zone limitrofe di produzioni agricole _zone limitrofe di produzione artigianale _vicinanza zone interesse naturalistico e culturale

_degrado edifici _lontananza circuiti turistici

Opportunità

Minacce

_sviluppo turismo in zone "depresse" _recupero borghi storici _sviluppo agricolo _sviluppo artigianato

_vicinanza zone turistiche _stagionalità turismo

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| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtà

4.2| Progettare a 360°, un'analisi swot

getto. Nella pagina affianco dunque è stata approntata una tabella con l'analisi SWOT del progetto ed in basso invece un piccolo schema focalizzato sugli sviluppi turistici del percorso indagando quali sono i mesi in cui

In un progetto di riattivazione come quello trattato da questa tesi, risulta essenziale indagare e prevedere il più possibile le potenzialità future delle proposte che verranno fatte, in questo senso un'analisi swot può restituire in modo semplice un quadro generale di cosa è e di cosa potrà essere il risultato finale. Con l'analisi swot è possibile dunque avere un quadro chiaro di quali sono le forze

attualmente esiste un flusso turistico e quali potrebbero essere nel futuro i mesi in cui i flussi turistici potrebbero essere aumentati.

del progetto esistenti e quali le opportunità future, allo stesso tempo restituisce un quadro degli aspetti negativi del processo inquadrando debolezze e minacce che possono intaccare il proattuali flussi turistici

fonte Ufficio al turismo Regione Siciliana

previsione flussi turistici

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

artisti

agricoltori telelavoratori

pensionati

residenti 120

artigiani

<5-18> anni

<19-49> anni

studenti famiglie

<50-69> anni

popolazione maggiormente attiva

<70...> anni


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtà

4.3| Progettare la riattivazione, i possibili utenti In un progetto di design dei servizi come quello che si sta sviluppando il sistema progettuale coinvolge una serie di aspetti che devono essere indagati e focalizzati. Si sta procedendo per gradi cercando di arrivare ad una proposta completa e soddisfacente, in questo senso un momento fondamentale del processo di design dei servizi è quello di inquadrare gli ipotetici utenti che saranno coinvolti in primo o in secondo piano nel progetto di riattivazione.

non residenti

In questo schema si è cercato di riassumere in modo generico i possibili protagoni-

sti del percorso di riattivazione dei borghi.

Come si diceva ogni borgo verrà riattivato proponendo la creazione di una comunità residente, ed in questo caso intervengono utenti come i pensionati, gli artisti e gli artigiani che potranno vivere e usufruire di residenze e botteghe, gli agricoltori che si occuperanno in modo professionale della produzione o ancora famiglie che spinte dalla volontà di riscoprire modi di vivere differenti decideranno di vivere nei borghi. A questa fascia di utenti si aggiunge quella dei non residenti, qui troviamo chiaramente i turisti, i residenti dei paesi vicini che potranno usufruire dei servizi del sistema dei borghi e ancora artisti e artigiani che potranno affittare spazi per il loro lavoro.

residenti paesi limitrofi

121

visitatori italiani

telelavoratori

artisti

studenti

visitatori stranieri


Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

residenti gestione

sistema agricolo

122

produzione agricola

sussistenza interna

vendita prodotti


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtà

4.4| Progettare una comunità, il sistema agricolo non residenti partecipanti

studenti

Per quanto riguarda l'organizzazione dei servizi, questi verranno affidati in toto alla comunità residente di ogni singolo borgo. I residenti si occuperanno della gestione: del borgo, delle attività turistiche, del sistema agricolo della piccola comunità, ed in generale del micro sistema economico che si verrà a crare. Per quanto riguarda l'agricoltura, uno dei punti fondamentali del manifesto sopra scritto è l'autosussistenza della comunità che si verrà ad instaurare negli edifici di ogni borgo; ogni borgo è dotato di un quantità di mq di campi da poter coltivare, da qui nasce l'idea di creare un sistema agricolo che non solo fornisca sussistenza alla comunità stabile, ma che sia

un sistema osmotico che possa dialogare con una serie di realtà già esistenti.

visitatori

residenti paesi limitrofi

Non è in questo senso un caso che i borghi prescelti, come si può intendere dalle mappe precedenti, siano stati selezionati perchè immersi in contesti particolarmente produttivi, ci troviamo infatti nell'entroterra siciliano,

un territorio a forte vocazione agricola e ciò permette una perfetta inte-

grazione tra progetto futuro e realtà preesistenti. Per quanto riguarda il consumo interno si è calcolato che 4000 mq di terreno riescono a produrre una quantità di prodotto capace di soddisfare il fabbisogno di 15 persone, il terreno agricolo in eccedenza invece verrà impiegato per la produzione di colture destinate da una parte alla vendita settimanale nei mercati che potranno essere organizzati in ogni singolo borgo, e dall'altra alla produzione non

industriale di prodotti alimentari come conserve, confetture, marmellate, vino, olio, prodotti

123


Nuove realtà per vecchie località

AUTUNNO

124

INVERNO


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtà

da forno etc...

PRIMAVERA

Questi prodotti protranno vantare una distribuzione a chilometro 0, una grande qualità data dalla genuinità delle materie prime e dai metodi di coltivazione assolutamente rispettosi della natura e dei ritmi agricoli; grazie a questi prodotti il

guadagno proveniente dalle colture sarà maggiore perchè nobilitato

dal fatto di essere venduto non come materia prima ma come lavorato. In quanto alla gestione e alla forza lavoro impiegata nei campi, il sistema agricolo come detto sarà affidato alla comunità residente, ma sarà possibile da parte degli esterni parteci-

pare alla produzione del raccolto, le scolaresche ad esempio potranno

essere coinvolte come nel caso delle fattorie didattiche o i visitatori protranno "scambiare" la loro forza lavoro in cambio dell'accoglienza. Ma per comprendere meglio la potenzialità di un sistema agricolo del genere, si provi a fare qualche veloce calcolo: borgo Borzellino ad esempio dispone di 10.500 mq di terreno ed è stata calcolata una disponibilità per una comunità di 20 persone ciò significa che meno di 6000 mq di terreno verranno impiegati ogni anno per il consumo della comunità residente, mentre i restanti 4500 mq potranno essere

impiegati per la produzione dei prodotti e dei semilavorati.

É chiaro che i dati sono teorici e stimati su condizioni favorevoli e sistemi di produzio-

ne che si rifanno alla permacoltura, cioè sistemi sostenibili di coltivazione che rispettano cicli e tempi dell'agricoltura.

ESTATE

125


Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

residenti gestione

sistema dei servizi

percorso di visita 126

atelier in affitto

accoglienza ed organizzazione gestione flusso turistico

gestione laboratori


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtà

4.5| Progettare una comunità, il sistema dei servizi

non residenti partecipanti

gestione della finalità turistica dei borghi, ovvero l'accoglienza dei visitatori, la gestione dei posti, l'organizzazione del percorso at-

visitatori studenti

artisti e artigiani

Anche il sistema dei servizi che ruotano intorno alla riattivazione dei quattro borghi verrà gestito quasi per intero dalla comunità residente che si installerà all'interno di ogni singolo nucleo abitativo. Di questi servizi faranno parte innanzitutto la

traverso i quattro borghi e la sua attuazione. Accanto al servizio per così dire turistico esisteranno altri micro servizi strettamente legati alla vita all'interno del borgo, tra questi ad esempio la possibilità per artigiani ed artisti di affittare residenze e laboratori a basso prezzo in cambio di lavoro all'interno del borgo, o ancora il farmer market settimanale in cui comprare prodotti a chilometro 0. Tutto ciò permetterà di rendere il progetto come si diceva prima osmotico, in cui esperienze diverse si incontrano e vengono stimolate perchè si creino relazioni capaci di riattivare non solo come in questo caso un minuscolo borgo, ma anche tutto un territorio coinvolto in un processo così profondo. Il sistema dunque organizzandosi come un consorzio permetterà una gestione di tutti i servizi dall'interno permettendo una

migliore gestione e un lavoro più profondo.

127


Nuove realtà per vecchie località

Far rivive re un luog o signific vivere le a riapprop stagioni e riarsi e r ciò che es scoprire v ise signifi ecchie fes t c e a n e tradizio o, ridurante l' ni, vivere intero ann l o a natura approfitta regala. ndo di ciò che essa

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| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtà

4.6| Progettare le attività, c'è sempre qualcosa da fare! La sfida principale di un progetto di riattivazione come questo, è quella di riportare persone e creare comunità in luoghi ormai abbandonati; alla base di ciò insiste il pensiero che durante l'anno c'è

sempre qualcosa di interessante da fare e da vivere e che la qualità di un luogo è data dalle persone che lo vivono e che di esso godono. Far rivivere un luogo significa riappropriarsi e

rivivere le stagioni e ciò che esse significano, riscoprire vecchie feste e tradizioni, vivere la natura durante l'intero

anno approfittando di ciò che essa regala. Secondo questi concetti è nato il calendario a seguire che cerca di dare un senso temporale ad un progetto fatto di persone e di luoghi, il calendario illustra per ogni mese dell'anno un possibile evento a cui partecipare collegato una volta all'agricoltura ed ai suoi ritmi, un'altra a vecchie feste e tradizioni dei paesi limitrofi ed un'altra ancora alle stagioni

ed ai loro momenti.

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

Inverno-Dicembre sagra della truscia e della taralla a Castronovo di Sicilia.

Inverno-Gennaio

130

divertirsi sulla neve godendo dell'inverno della riserva di Bosco Ficuzza.

Inverno-Febbraio il carnevale di Corleone.


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

Primavera-Marzo processione di San Leoluco a Corleone.

Primavera-Aprile ballo dei Diavoli a Prizzi. 131

Primavera-Maggio sagra della mandorla Vicari.


Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

Estate-Giugno Godere del bel tempo tra la natura, un pic nic.

Estate-Luglio festa della mietitura.

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Estate-Agosto la notte di San Lorenzo guardare le stelle cadenti tra la natura.


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

Autunno-Settembre la vendemmia.

Autunno-Ottobre passeggiare per i boschi raccogliendo le castagne. 133

Autunno-Novembre la raccolta delle olive.


Nuove realtà per vecchie località

da borzo Borzellino a borgo Schirò

18 Km

134

da borzo Schirò a borgo Portella della croce

55 Km

da borgo Portella della croce a borgo Riena

38 Km


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtà

4.7| 111 chilometri di riattivazione Il percorso che congiungerà i quattro borghi selezionati si svilupperà in 111 chilometri, attraverserà l'entroterra sfruttando vecchie mulattiere e reggie trazzere, piccole strade sterrate che servirono da collegamento per i contadini che una volta abitavano le campagna e si muovevano a piedi o per mezzo di animali. Il primo tratto di percorso collega borgo

Borzellino a borgo Schirò e si sviluppa in 18 chilometri, il secondo tratto di percorso, quello più lungo, si sviluppa in 55 chilomentri che separano

borgo Schirò da borgo Portella della Croce, a metà del tragitto si attraversa la riserva naturale di Bosco Ficuzza. L'ultimo tratto di percorso si sviluppa per 33

chilometri e collega borgo Portella della croce a borgo Riena,

l'ultimo borgo in ordine geografico; in questo caso nell'ultima parte il percorso attraversa la riserca naturale di monte Carcaci. Il tragitto passando tra campagne, boschi e colline dovrà essere segnalato, potrà essere seguito a piedi, in bicicletta o a cavallo; calcolando in 15 chilometri la distanza massima percorribile a piedi, durante il percorso ogni 10 chilometri saranno presenti stazioni di sosta così da rendere più comodo il viaggio, inoltre in alcun punti considerati interessanti per quanto riguarda le bellezze naturalistiche, saranno installate strutture

che inviteranno la sosta e la visione.

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Nuove realtà per vecchie località

6

5 7

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2

1

9


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4.8| Borgo Borzellino, HUB 8

2

2

Borgo Borzellino è tra i quattro borghi geograficamente il più vicino ai servizi di mobilità esistenti sul territorio, si trova infatti vicino a Palermo, al suo aeroporto, al porto marittimo e si affaccia sullo scorrimento veloce PalermoSciacca. Per queste caratteristiche la finalità principale della sua riattivazione è quella di Hub, uno snodo, una sorta di "centro accoglienza" per i turisti che si avviano ad iniziare il percorso attraverso i quattro borghi. Il borgo possiede grandi edifici su due elevazioni capaci di dare alloggio ad una comunità residente più un flusso turistico piuttosto cospicuo. Una parte degli edifici sarà destinata ad artisti o artigiani in cui oltre alle rispettive residenze saranno presenti locali destinati ad atelier e laboratori. La piazza sarà sfruttata in alcuni giorni per attività come il mercato, ed una zona dei

campi invece per il campeggio.

4

Destinazione edifici 3

1 accoglienza 2 residenze comunità 3 belvedere 4 cisterna 5 atelier e residenze artisti/artigiani 6 camping 7 stand mercato 8 residenze turisti 9 ricovero animali

Capienza 20 residenti 40 visitatori

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

borgo Borzellino

3 ore e 30 minuti

1 ora e 20 minuti

2 ore 138

18 Km


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4.8.1| Borgo Borzellinoborgo Schirò 18 chilomentri

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borgo Schirò


Nuove realtà per vecchie località

6

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6

1

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4.9| Borgo Schirò, ART

8

8

5

1

Borgo Schirò è il secondo borgo che si incontra seguendo il percorso da ovest ad est. La conformazione degli edifici del borgo è caratterizzata da piccole strutture sparse su una piazza principale, inoltre il borgo si trova a pochi chilometri da Monreale, centro rinomato per la lavorazione e la produzione della ceramica; per questi motivi il borgo oltre che accogliere la comunità residente e possedere gli spazi per l'accoglienza turistisca, sarà declinato come centro artistico-produttivo, saranno presenti botteghe in cui artigiani ed artisti produrranno prodotti sfruttando le conoscenze e le qualità del territorio preesistenti. Il borgo possiederà comunque la sua vocazione agricola con i campi che forniranno derrate in modo da rendere la comunità autosufficiente, durante la settimana sarà organizzato un mercato per la vendita dei prodotti agricoli in eccedenza.

4

141

Destinazione edifici

2

1 residenze e workshop 2 serra 3 camping 4 ricovero animali 5 mercato 6 polo multifunzionale, residenze turisti 7 panorama 8 residenze comunità 9 portale ingresso

Capienza 20 residenti 40 visitatori

3


Nuove realtà per vecchie località

borgo Schirò

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11 ore

4 ore

6 ore

55 Km

Monte di Palazzo Adriano e del Sosio


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

Riserva naturale Bosco Ficuzza

4.8.1| Borgo Schirò-borgo Portella della croce 55 chilomentri

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borgo Portella della croce


Nuove realtà per vecchie località

1

2

3

3

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4

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4.10| Borgo Portella della croce, LAB A 70 chilometri da borgo Schirò, procedendo in direzione sud-est, si trova borgo Portella della croce, Il borgo si trova al centro di zone di grandi coltivazioni agricole e di riserve naturali, per queste qualità la sua destinazione principale sarà quella di centro

per lo studio e l'osservazione della natura e della biodiversità. Il borgo sarà sfruttato come realtà produttiva, una parte della produzione agrico-

la infatti verrà destinata, come spiegato sopra, alla produzione di prodotti alimentari semplici come conserve, vino, olio, prodotti da forno etc... i prodotti potranno vantare una provenienza a km 0 e una sostenibilità ambientale, nonchè contribuire alla sussistenza dell'intera comunità. Il borgo inoltre, attraverso una cablatura per una veloce connessione internet, sarà destinato al telelavoro, a tutti i lavoratori per i quali sarà possibile vivere in un luogo lontano dal posto di lavoro ma a contatto con la natura collegati in modo efficace con la rete. Chiaramente sarà presente una comunità residente ed alcuni edifici saranno disponibili per le finalità turistiche.

6

7

145

Destinazione edifici 1 centro biogas 2 serre 3 residenze comunità 4 mercato 5 residenze turisti 6 polo multifunzionale 7 laboratori 8 palchetto della musica 9 ricovero animali

5

Capienza 9

15 residenti 30 visitatori

8 3


Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

borgo Portella della croce

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borgo Riena

Riserva naturale Monte Carcaci


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

4.10.1| Borgo Portella della croce-borgo Riena 38 chilometri

7 ore

3 ore

4 ore

38 Km

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Nuove realtà per vecchie località

4.11| Borgo Riena, HOST Ultimo borgo in direzione est provenendo da borgo Portella della croce è Riena. Borgo Riena possiede pochi edifici è infatti composto da 5 edifici di cui uno è la chiesa, si trova al centro di alcune riserve naturali e per questo la sua destinazione principale sarà a fini turistici, i suoi edifici accoglieranno i visitatori come in un albergo diffuso. Una parte delle costruzioni saranno destinate alla comunità residente mentre il resto ospiterà per brevi o più lunghi periodi i visitatori che in alcuni casi desidereranno soltanto alloggiare all'interno di un borgo senza seguire il percorso lungo gli altri quattro borghi.

148

3

Destinazione edifici 1 residenze comunità 2 mercato 3 cinema, polo multifunzionale 4 residenze visitatori 5 stalla 6 veranda 1

Capienza 10 residenti 25 visitatori

2


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4

5

4

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6

1


Nuove realtà per vecchie località

Strutture d'indicazione

Struttura in legno da 600 cm di altezza per rendere visibile il percorso da lunghe distanze

Nidi per uccelli. Modulo da sei unità con foro da 60 mm. Legno tinto rosso per una maggiore visibilità.

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Struttura portante. Pali in pino da 700 cm e diametro da 16 cm


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtà

4.12| Strutture d'indicazione Il percorso naturale che collega i quattro borghi selezionati per il progetto segue un itinerario lungo 111 chilometri, utilizzando reggie trazzere e vecchie mulattiere attraversa la campagna siciliana passando in alcuni punti per riserve naturali e luoghi di particolare interesse naturalistico. Attualmente le vie di comunicazione utilizzate dal percorso non possiedono indicazioni ed in alcuni casi si interrompono lasciando spazio all'aperta campagna o a macchie boschive, in questo senso il primo step progettuale è stato quello di pensare a delle microstrutture che fungessero da indicatori di percorso così da segnalare ai visitatori la direzione da seguire per raggiungere le varie tappe del viaggio. Il territorio preso in esame, tranne in alcuni casi come quelli delle riserve naturali di bosco Ficuzza e monte Carcaci, è caratterizzato da vallate e bassa vegetazione, non sono presenti alberi d'alto fusto ed il panorama è quello di un territorio collinare a volte aspro; la fauna presente è caratterizzata da parecchie specie di volatili come il picchio rosso, l'upupa e alcune specie di

falchi.

Il territorio si presenta poco antropizzato tralasciando qualche vecchia casa colonica ancora presente tra le colline; per questi motivi si è deciso di procedere con un intervento progettuale molto semplice, che

delicatamente interaggisse con il territorio senza forzarlo ne mutarlo: si è deciso di disegnare una struttura in legno alta sei metri che integra sulla cima un modulo capace di ospitare sei famiglie di uccelli, questo sarà colorato di rosso per un duplice motivo, sia per rendersi

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Nuove realtà per vecchie località

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| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

facilmente visibile dalle lunghe distan-

ze, sia per non essere di disturbo ai volativi; il rosso infatti attira la maggior parte delle specie che popolano le zone d'interesse. La struttura è progettata in modo da accogliere quasi tuttle le specie che vivono in quelle zone, il modulo soddisfa le dimensioni adatte alla nidificazione ed i fori di entrata da 6 cm di diametro permettono alla maggior parte delle specie di occupare il rifugio. I dispositivi verranno installati lungo tutto il percorso prescelto ad distanze variabili tra 1,5 e 3 chilometri in base alla conformazione del territorio ed alla possibilità di essere facilmente individuati dalle lunghe distanze. Con questo primo progetto si è cercato di soddisfare una serie di problematiche coniugando aspetti funzionali come quello dell'indicazione del percorso ad aspetti ambientali cercando di non disturbare il territorio ed i suoi abitanti. 153


Nuove realtà per vecchie località

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| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

Sistema d'indicazione

Parete in legno da 3 metri con incisione delle indicazioni e seduta.

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struttura in legno curvato

Indicazioni incise sul legno

Seduta


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

4.13| Sistema d'indicazione Oltre al sistema di strutture d'indicazione visto nel paragrafo precedente, lungo il percorso di 111 chilometri verrano predisposte una serie di altre piccole strutture utili a scandire il percorso e indicare in modo chiaro la direzione da seguire per raggiungere luoghi e vedute di particolare interesse. Queste strutture, a metĂ tra sedute e installazioni di land art, costituiscono delle vere e proprie pareti lignee su cui, attraverso un processo d'incisione verranno

impresse le informazioni necessarie. Alla base della parete, costituita da assi

di legno curvato, sarà presente una seduta che inviterà alla sosta e al riposo. Come nei percorsi di montagna, queste strutture indicano il raggiungimento di una tappa e l'inizio di un nuovo cammino verso un'altra futura tappa. Queste seconde strutture per l'indicazione saranno installate nelle vicinanze di luoghi d'interesse naturalistico per indicarne la presenza e comunicare l'arrivo. Questo secondo sistema d'indicazione cerca, come il primo sistema, di essere poco invasivo e di integrarsi all'ambiente circostante e ciò attraverso l'uso del legno e l'utilizzo dell'incisione per l'impressione delle informazioni.

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Nuove realtà per vecchie località

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| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

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Nuove realtà per vecchie località

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| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

Piano panoramico per la sosta o birdwatching.

Strutture per la sosta.

Struttura in legno lunga 18 metri e alta 3. Dotata di sedute per la sosta.

Sedute e copertura per la sosta in legno.

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Struttura portante. Pali in pino ad altezza variabile.


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtà

4.14| Le strutture per la sosta Il secondo step progettuale per la creazione del percorso di 111 chilometri che permetterà il collegamento dei quattro borghi, si concentra sulle strutture che permetteranno la sosta durante il cammino. Le strutture per la sosta consistono in una

struttura rialzata a 3 metri dal terreno alla quale si accede attraversando una doppia passerella da 12,5 metri, nella parte bassa e in quella più alta della struttura sono poste due sedute che

permettono il riposo ed una sota più comoda. Questi luoghi di sosta verranno posizionati ogni cinque chilometri permettendo in modo agevole la sosta ed il riposo, e saranno inoltre installate nelle vicinanze o a

ridosso di luoghi considerati di particolare interesse, nello specifico

ad esempio nelle vicinanze di Rocca Busambra, nei vari gorghi di cui è ricco il cammino o ancora all'interno delle aree naturali protette. La scelta di una struttura rialzata permette di incidere in modo poco invasivo nel contesto naturale e permette un punto di vista differente sui luoghi e sulle bellezze naturalistiche, inoltre permette di poter sfruttare l'altezza per il birdwatching. Il piano rialzato e la doppia passerella non diventano in questo caso solo un luogo di sosta e riposo ma cercano di sottolineare l'impor-

tanza della scoperta e del guardare invitando all'osservazione.

La struttura è stata pensata utilizzando, anche in questo caso, un materiale naturale come in legno, capace di non interferire con il luogo per cui è stata progettata

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Nuove realtà per vecchie località

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Nuove realtà per vecchie località

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Nuove realtà per vecchie località

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

Strutture per la sosta

Struttura per la sosta notturna in legno. Capienza 10 persone. Veranda

Tetto giardino

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Ricovero cavalli e pannelli solari.

Struttura portante su palafitte in legno.

Pannelli in multistrato di legno, autoportanti e coibentati


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtà

4.15| Strutture per la sosta notturna Il percorso che si sta andando a creare è stato fino ad adesso "contaminato" da artefatti che hanno un ruolo di arricchimento esperienziale, come oggetti essi guidano il visitatore attraverso la natura di questi luoghi e ne arricchiscono in modo semplice ma mirato l'esperienza del cammino. In alcuni tratti il cammino tra un borgo e l'altro supera anche i 55 chilometri, solitamente il chilometraggio massimo a piedi in una giornata è stato fissato intono al 20 chilometri e dunque si è reso necessario progettare un luogo di sosta che permetta ai visitatori di riposare anche nelle ore notturne. Le strutture per questo tipo di sosta per così dire lunga, sono state pensate come dei piccoli edifici di legno costruiti su palafitte così da essere meno invasivi e d'impatto sul territorio, le strutture coperte, capaci di ospitare 10 persone ognuna, sono raggiungibile dal basso attraverso una passerella che continua per tutto il prospetto principale e per i due lati corti, così da regalare agli ospiti che ne usufruiranno degli spazi sopraelevati e all'aperto; inoltre davanti all'ingresso è presente una veranda per creare un luogo d'ombra in cui riposare. Le strutture saranno posizionate più o meno ogni 10-15 chilometri di distanza l'una dall'altra così da non sovracaricare il paesaggio ma rendere comoda la sosta durante il percorso. Nel retro dell'edificio uno spazio coperto con tetto a spiovente forma un comodo ricovero per i cavalli ed insieme al tetto giardino arricchisce di particolari la semplice struttura. Ispirandosi alla weak architecture e ai pagghiari, edifici per la sosta dei pastori in paglia e pietra tipici dell'entroterra siciliano, queste strutture per la sosta diventano anche

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Nuove realtà per vecchie località

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| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

esse artefatti che oltre a guidare ed ospitare

arricchiscono l'esperienza del viaggio.

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Nuove realtà per vecchie località

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Nuove realtà per vecchie località

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

Applicazione

Applicazione guida per il percorso tra i borghi. MenĂš principale

Live map,mappa interattiva con indicazioni su luoghi e strutture di sosta

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Live view, strumento per la visione live. fornisce informazioni sulle distanze e permette di fotografare e condividere immagini.

News, bacheca condivisa di aggiornamento eventi e contenitore di post degli utenti

Drops, contenitore di informazioni sui luoghi. Possiede un calendario continuamente aggiornato degli eventi e una guida sui luoghi


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtà

4.16| Un'applicazione per la visita Il sistema di visita che è stato progettato, dopo essersi occupato della creazione di artefatti d'uso che rendano il percorso agibile e più piacevole, si è occupato della creazione di

un'applicazione capace di guidare il visitatore nel suo percorso.

L'applicazione, interattiva e multimediale, è composta da quattro sezioni distinte, così da rendere la navigazione semplice ed intuitiva. La prima sezione riguarda la "live map", e cioè una mappa che sfruttando la connettività del cellulare e i sistemi di posizionamento globale tipo GPS, riesce a fornire nell'ordine di metri notizie relative a ciò che

circonda il visitatore in quel momento.

Dunque sarà possibile non solo comprendere dove e a che punto del percorso si è giunti, ma anche conoscere le distanze dai vari punti di sosta dislocati lungo i sentieri e le vie di comunicazione tra i borghi; inoltre la mappa presenta informazioni sui luo-

ghi di interesse storico o naturalistico o riserve naturali dislocate lungo

la via. La seconda sezione dell'applicazione invece riguarda la "live view", il sistema sfruttando la fotocamera integrata nei cellulari affianca alla visualizzazione live dei luoghi in cui in quel momento il visitatore si trova, una serie di informazioni di localizzazione, che permettono di comprendere in modo preciso cosa si ha davanti in quel momento. Questa sezione inoltre permette di scattare immagini e postarle con un commento; queste vengono inserite nella terza ed sezione dell'applicazione, e cioè quella delle "news". Questa sezione si configura come una sorta di bacheca in continuo aggiornamento, qui vengono postate innanzitutto informazioni su eventi che durante

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Nuove realtà per vecchie località

Schermata principale

Munù principale con le quattro sezioni

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| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

l'anno sono organizzati nei borghi o nei paesi limitrofi, e inoltre racchiude i post dei visitatori che desiderano lasciare un

segno della loro visita, in questo modo sarĂ possibile postare immagini, video, note etc... Con questa sezione l'applicazione riaccquista un senso naturale ed interattivo, cercando in modo basilare di fare intera-

gire i visitatori tra loro e con le zone che stanno visitando.

La quarta ed ultima sezione invece si configura come una vera e propria guida dove trovare un calendario aggiornato degli eventi e una serie di informazioni sulla flora, la fauna ed i luoghi che si andranno a visitare.

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Schermate live map con indicazioni su luoghi e zone di sosta


Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

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Funzione live view per la visione diretta con indicazione dei luoghi


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

Schermata delle news con aggiornamenti su attivitĂ e post dei visitatori

Esempio di post di un visitatore

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Nuove realtà per vecchie località

Menù della sezione Drops

Schermata della sezione Drops con il calendario aggiornato degli eventi.

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| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

Esempio della guida sulla flora dei boschi intorno ai borghi.

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

Sito internet

Sito internet per la sponsorizzazione ed organizzazione del servizio

Icone per le informazioni sui borghi

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Icona per informazioni sul percorso

Icona per informazioni sulle riserve naturali Icone per informazioni sui prodotti e gli eventi


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtà

4.17| Un sito internet per la visita Ultimo step progettuale di questo lavoro è la creazione di un sito internet che permetta non solo la sponsorizzazione del servizio ma l'organizzazione sia da parte dei visitatori che da parte dei gestori del servizio. Il sito internet è stato concepito per una fa-

cile usabilità e una semplice navigazione, sono presenti delle illustrazioni

che rappresentano i quattro borghi coinvolti nel processo di riattivazione, contornati da una serie di elementi, proprio quegli elementi che nella realtà arricchiscono e rendono interessanti i quattro borghi ed il percorso che li divide. Il sito funziona attraverso l'interazione con i singoli elementi che compongono l'illustazione, quindi muovendo il mouse al passaggio sopra ogni elemento, questi si muoveranno o cambieranno colore; successivamente con un click del mouse su uno qualsiasi degli elementi si aprirà una finestra con testo ed immagini relativi all'elemento selezionato. Dalle finestre sarà possibile avere infor-

mazioni su ognuno dei quattro borghi, sulle riserve naturali che si potranno visitare, sugli alimenti prodotti nei borghi e sugli eventi organizzati e sul percorso di 111 chilometri. In ultimo vi sarà una schermata per l'organizzazione della visita, sarà possibile dunque selezionare le varie opzioni così da organizzare il percorso in base a disponibilità e tempi di visita.

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Nuove realtà per vecchie località

menù principale

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al passaggio del mouse le illustrazioni si muovono o cambiano colore


| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

cliccando sulle illustrazioni dei borghi si avranno info su questi ultimi.

cliccando sull'illustrazione del bosco si avranno info sulle riserve naturali

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Nuove realtĂ per vecchie localitĂ 

cliccando sulle illustrazioni delle pecore si avranno info sui prodotti agroalimentari

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| cap.4 progettare la riattivazione, un percorso per nuove realtĂ

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Conclusioni Parlare di persone, di comunità, di luoghi e sopratutto di luoghi abbandonati non è di certo un lavoro semplice, ciò perchè il livello di progettazione si estende ad ambiti che per la loro particolare conformazione si configurano come oggetti "borderline" al confine tra diverse discipline. Potrebbe dunque sembrare strano che ad occuparsi di questi temi sia una tesi in design del prodotto, in realtà probabilmente essendo da sempre il design una disciplina ibrida, si trova nelle condizioni perfette per la presa in carico di temi così diversificati. Come già più volte affermato questa tesi non vuole essere, nè sarà la soluzione finale a nessuno dei problemi che analizza e sviluppa, ma attraverso la configurazione, l'analisi e le successive proposte, si configura come uno stimolo, un attivatore di riflessioni che portino alla consapevolezza non solo delle problematiche, ma anche e sopratutto delle soluzioni. La formula di base di questa tesi è una formula inversamente proporzionale; alla complessità del tema iniziale sono state affiancate soluzioni che nella loro estrema semplicità cercano a piccoli passi di far emergere potenzialità e qualità del territorio su cui insistono. Traendo le conclusioni di questo lavoro, cosa è possibile dunque fare per i luoghi abbandonati o che rischiano l'abbandono? Chiaramente la risposta non è univoca, ma sta forse nel modello di analisi e sviluppo che la tesi impiega, quindi innanzitutto dialogare con il territorio, che è una prerogativa indispensabile e che significa comprenderne potenzialità e debolezze cercando di qualificare le prime e sorpassare le seconde, significa comprendere dinamiche e problematiche e analizzare condizioni presenti e future. Una volta sviluppato il primo step analitico, è possibile, con il bagaglio di informazioni creato, cercare e proporre alternative e progetti capaci di integrarsi ed esaltare il territorio. Riattivare un luogo non significa dunque soltan-

to ridare vita a posti ormai abbandonati o privi di comunità, ma significa anche e sopratutto interpretare i segni e le qualità che un territorio può offrire trasformando vecchie località in nuove e potenziali realtà attrattive.


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/un progetto di Aldo Cibic e Cibic & Partners, Skira, Milano 2006 -Turri E., Semiologia del paesaggio italiano, Longanesi, Milano 1979 -Unione Europea, Strategy for the development of Euro-Mediterranean cultural heritage: priorities from Mediterranean countries (2007â&#x20AC;&#x201C;2013), Lussemburgo 2007


Sitografia www.communityplanning.net www.azionematese.net www.torri-superiore.org www.borgotelematico.it www.colletta.it www.bussanavecchia.com www.sextantio.it www.sassidimatera.com www.cairano7x.it www.borghidellemarche.it www.borghitalia.it www.unioneproloco.it www.legambiente.it www.italianostra.org www.amicideiborghi.it www.seripubbli.it www.0047.org/projects/view/9 www.studio-basel.arch.ethz.ch http://centros1.pntic.mec.es/centro.umbralejo/presentacion.htm www.comunevittorioveneto.it www.marksbarfield.com www.highline.com www.turismo.intoscana.it www.spottedbylocals.com www.cibicworkshop.com www.dezeen.com


Ringraziamenti Quando il livello di soddisfazione per un tuo lavoro è molto alto come in questo caso, sicuramente dietro al tuo impegno c'è una schiera di persone, ed il minimo che puoi fare per loro è ringraziarle. E allora, innanzitutto ringrazio i miei due relatori Aldo Cibic e Tommaso Corà che hanno creduto in me e si sono entusiasmati per questo lavoro, da loro ho imparato, e questa tesi ne è la prova. Ringrazio i miei genitori perchè in alcuni momenti c'hanno creduto più di me, mio fratello e Maria Concetta Lo Bianco, mia nonna, che sempre ci sarà. Ringrazio le mie zie perchè anche loro hanno creduto in me. Ringrazio Giusi Quartararo che tra alti e bassi ha sempre fatto il tifo dagli spalti; ringrazio Pietro Pecoraro per il continuo ed insostituibile appoggio umano e progettuale, Rosario Motta che so esserci e Valeria La Spisa che nonostante la sua paura per i fantasmi mi ha accompagnato in luoghi ameni, loro mi hanno sopportato dalla prima alla seconda tesi, spero lo faranno anche per la terza se dovesse esserci. Ringrazio Carla Piazza perchè questa esperienza l'abbiamo cominciata in due cinque anni addietro, e la continueremo in due nonostante le strade potrebbero dividerci. Ringrazio Antonio La Mantia perchè anche se lontano per un pò di tempo, c'è sempre stato. Ringrazio Simone Baggio per avermi sopportato in questo ultimo anno di follia e ringrazio Angelica Pastore, Giovanna Corazza, Maria Lucia Nolè, Camillo Robertini e Michela Solinas per essere stati dei buoni compagni di convivenza e di vita. Ed infine ringrazio Sara Gianguzza perchè anche se lontana ti tira sempre su. Ci sarebbero altre centinaia di persone da ringraziare che in un modo o nell'altro hanno fatto qualcosa per te, quindi a queste dico grazie. Grazie ancora. Alessandro Squatrito Venezia 27.06.2012

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Nuove realtà per vecchie località  

reactivation project for the abandoned fascist villages of Sicily

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