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Interfacce utente e l’orizzonte tecnologico. Uno sguardo all’evoluzione degli strumenti software A cura di Alessandro Filippi

IUAV claVES fDA 2008 2009 - Theory 2


Interfacce utente e l’orizzonte tecnologico. Uno sguardo all’evoluzione degli strumenti software A cura di Alessandro Filippi

IUAV claVES fDA 2008 2009 - Theory 2


Dichiarazione di originalità

“The existence of forgetting has never been proved: We only know that some things don’t come to mind when we want them.” Friedrich Nietzsche

DICHIARAZIONE DI ORIGINALITA’ Ho consegnato questo documento per l’appello d’esame del [data] del corso Interaction Design Theory 2 (Telecomunicazioni) tenuto da Gillian Crampton Smith con Philip Tabor alla Facoltà di Design e Arti, Università Iuav di Venezia. Per tutte le sequenze di parole che ho copiato da altri fonti, ho: a) riprodotte in corsivo, inoltre b) messo virgolette di citazione al loro inizio e fine, inoltre c) indicato, per ogni sequenza, il numero della pagina o lo URL del sito web della fonte originale. Per tutte le immagini che ho copiato da altri fonti, ho indicato: a) l’autore e/o proprietario, inoltre b) il numero della pagina o lo URL del sito web della fonte originale. Dichiaro che tutte le altre sequenze e immagini di questo documento sono state scritte o create esclusivamente da me. 10/01/2009 Alessandro Filippi


Indice dei contenuti

1. Introduzione: computer e creativitĂ 

Pag. 1

2. I sistemi operativi

Pag. 3

3. I programmi applicativi

Pag. 7

4. Ipotesi sul futuro

Pag. 11

Appendice A

Pag. 15

Appendice B

Pag. 19

Bibliografia

Pag. 21

Elaborato realizzato per il corso di Interaction Design Theory 2 - Telecomunicazioni | IUAV | A.A. 2008-2009. Un ringraziamento particolare va a Gillian Crampton Smith e Philip Tabor per il prezioso aiuto e l’ispirazione.


Introduzione: computer e creatività La nascita e il concetto di personal computer

1.

La caratteristica più importante che possiede l’uomo e che lo contraddistingue rispetto a tutte le altre specie di animali è la sua capacità di costruire strumenti. Steve Jobs, riflettendo su questo argomento propone l’esempio di una classifica pubblicata su Scientifica American all’inizio degli anni 80, relativamente all’efficienza nello spostamento di varie specie animali sulla distanza di un chilometro. In questa classifica l’uomo appariva fra le specie meno efficienti, ma se si considerava invece un uomo in bicicletta il discorso cambiava drasticamente, ponendo l’essere umano ben al di sopra di tutte le altre specie. “E questo è proprio ciò che il computer rappresenta per me” conclude “E’ lo strumento più straordinario che siamo riusciti a inventare. E’ l’equivalente di una bicicletta per le nostre menti”. Steve Jobs e Steve Wozniak presentano l’Apple I nel 1976.

Quando introdussero sul mercato, nel lontano 1976, il primo vero personal computer della storia1, l’Apple I, Steve Jobs e Steve Wozniak avevano già le idee straordinariamente chiare su quali dovevano essere le caratteristiche essenziali di un computer che fosse alla portata di tutti: il prezzo, le funzioni, la facilità d’utilizzo.

1 “People who are crazy enough to think they can change the world are the one who do. Think different.” Apple Ad, 1997

Queste caratteristiche sono per loro natura in conflitto fra di loro, ma ciascuna è diventata un linea guida nello sviluppo tecnologico che ha poi seguito l’evoluzione dell’informatica nel corso degli anni. In generale si può notare come il prezzo e le funzioni di un computer siano in massima parte legate alle tecnologie produttive e alla potenza di calcolo, mentre la facilità d’utilizzo sia stata fin da subito un problema essenzialmente di design, in un campo nuovo, privo di un proprio linguaggio e di convenzioni solide su cui basarsi. Mentre dal punto di vista delle periferiche di input/output non c’è stata una evoluzione così straordinaria in senso pratico2, almeno per il momento, una grande evoluzione è avvenuta nell’ambito del software, in un mercato sempre più maturo e attento all’efficienza, allo stile e l’usabilità delle interfacce sia per quanto riguarda i sistemi operativi, mobile e non, che per quanto riguarda gli applicativi, i siti web e le digital devices in generale.

NOTE 1.

Prima dell’Apple I si tende ad utilizzare la denominazione “Home Computers”. Sebbene esistessero microcomputer mono-utente capaci di elaborare dati fin dal 1962 con l’Olivetti Programma 101, l’Apple I fu il primo mirocomputer a prevedere l’uso di un monitor come output, unitamente ai nastri magnetici come unità rimuovibile.

2.

Sebbene oggi sia disponibile una vasta gamma di periferiche di input / output, nella grande maggioranza dei casi ancora si utilizza il mouse e la tastiera come nei primi modelli. Questo è dovuto in parte alla loro notevole efficacia, e in parte al fatto che, essendo diventati uno standard de-facto, il software viene da sempre progettato per funzionare al meglio con esse.


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L’interfaccia del sistema operativo XeXTStep nel 1996. E’ possibile notare chiaramente sia una dock orizzontale che una verticale.

Questo è l’aspetto che aveva l’avveniristico sistema operativo di Apple Lisa (1983). In Lisa è già possibile notare il classico puntatore del mouse a “freccia”.

Ecco come appariva il desktop di windows 1.0, nel 1985. In questo sistema il mouse spostava semplicemente un cursore rettangolare.

In MaxOs 7 (1991) è già presente il seme di quella che diventerà la moderna Dock in MacOs X.

Windows 3.1 funzionava in modo molto simile a MacOs 6: i programmi si avviavano dalla finestra “Program manager”, mentre i files di gestivano attraverso la finestra del il “Files manager”. Non era ancora presente il Menù Avvio.


I Sistemi Operativi

Microsoft Windows e Apple MacOS: evoluzioni a confronto.

2.

Tutti sistemi operativi moderni dotati di GUI permettono all’utente di gestire i files con il mouse tramite icone, cartelle e shortcut da tastiera, esattamente come i loro primi antenati degli anni ‘80 attraverso una interfaccia di tipo WIMP1, sviluppata originariamente da Xerox per il sistema Alto nel 1979, poi apparsa nel sistema Xerox Star 8010 nell’81 assieme al primo mouse della storia2.

Il primo prototipo di mouse brevettato da Douglas Engelbart nel 1970.

A partire dal 1995 con le verie declinazioni della famiglia detta “Windows 9x” (95 - ME) la feature più innovativao introdottoa da Microsoft sui sistemi Windows fu senza dubbio la Barra di Avvio, e sebbene nei sistemi MacOS un primo abbozzo della Dock fosse già presente nella versione 7 del 1991, essa rimanse incompiuta e sostanzialmente inviariata fino all’arrivo di OsX, nel 2001. Nel 1996 la Apple, decise di acquistare NeXT Software per utilizzare il nuovo sistema operativo sviluppato da Jobs sui loro computer3: NeXTStep. Nel processo Steve Jobs dapprima fu assunto in qualità di consulente esterno, mentre l’anno successivo subentrò come amministratore delegato iniziando una sostanziale ristrutturazione dell’azienda sull’orlo del fallimento.

Un moderno mouse USB laser cordless Logitech MX Revolution.

“To create a new standard, it takes something that’s not just a little bit different; it takes something that’s really new and really captures people’s imagination — and the Macintosh, of all the machines I’ve ever seen, is the only one that meets that standard. ” Bill Gates (1984)

Dal punto di vista tecnico NeXTStep era un sistema straordinariamente avanzato, forse anche dieci anni avanti rispetto alle tecnologie presenti all’epoca, ed era stato costruito utilizzando una tecnica di programmazione innovativa, detta ad oggetti, che è poi diventata uno standard, specialmente nello sviluppo di interfacce. Dal 1997 al 2001, NeXTStep fu migliorato e convertito per funzionare su piattaforma PowerPC (inizialmente funzionava su piattaforma Intel 486) e fu commercializzato con il nome di MacOS X Cheetah. Finalmente, in questa nuova versione, si assiste ad un sostanziale restyling del Dock, che diventa essenzialmente quello attuale; mentre lo stesso anno Microsoft sforna il suo sistema operativo di maggior successo: Windows XP. Da quel momento in poi ogni nuova versione di entrambi i sistemi ha puntato molto a migliorare la propria interfaccia, coerentemente con l’esponenziale aumentare dei files da gestire, fino ai giorni nostri, dove ritroviame le più recenti incarnazioni di questi elementi caratteristici con la perfezionata Dock di MacOS X SnowLeopard, e la nuova Superbar di Windows 7.

NOTE 1.

2.

WIMP sta per Window, Icon, Menù, Pointer. Con questo acronimo sostanzialmente si individua la moderna metafora della scrivania: un tipo di interfaccia che richiese lo sviluppo di una nuova periferica di puntamento bidimensionale: il “cursore” divenne così il “puntatore”. Il mouse fu poi introdotto dalla Apple sui sistemi Lisa (1983) e Macintosh (1985), per maggiori informazioni vedi le appendici A e B. Il mouse venne intentato da Douglas Engelbart ancora nel 1970

3.

Si ricorda che Steve Jobs venne licenziato da Apple nel 1985 in seguito, probabilmente, all’insuccesso dei sistemi Lisa e Macintosh. Nello e nello stesso anno egli fondò la NeTX, con l’intento di sviluppare “i migliori computer che il mondo avesse mai visto”.

3


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Lo spotlight di OsX Leopard è posto in alto a destra.

Si può apprezzare in questa carrellata le Dock appartententi a tutte le versioni di MacOs X (dall’alto): Cheetah, Puma, Jaguar, Panther, Tiger e Leopard.

Si può apprezzare in questa carrellata i Menù di Avvio appartententi a tutte le versioni di Windows (dall’alto): 95, 98, ME, XP, Vista e 7.

In questo screen è possibile apprezzare la Dock di Leopard nel suo contesto.

In questo screen è possibile apprezzare il Menù di Avvio di Vista nel suo contesto.

La Searchbar di Vista è nel Menù Avvio, in basso a sinistra.


2. L’aumento esponenziale della potenza di calcolo, e soprattutto delle dimensioni delle memorie sia volatili che di massa, nonché la disponibilità di supporti rimuovibli sempre più capienti oltre che della rete come mezzo di comunicazione e scambio di files, ha portato ogni personal computer a contenere centinaia di migliaia di files di diverso tipo e dimensione. Una mole così enorme di files, se aggiunta a agli applicativi e ai documenti che risulta difficilmente gestibile con il classico sistema delle cartelle. Sopra: logotipo di Windows Vista

Una delle tecnologie più moderne per risolvere questo problema è stata mutuata essenzialmente dal mondo del web. Durante la cosiddetta “guerra dei motori di ricerca”, vinta sostanzialmente da Google, si è evidenziato come un efficiente sistema di indexing4 permetta lo sfruttamento di una enorme banca dati in maniera estrememente efficace all’interno di un calcolatore o, più in generale, all’interno di una rete di qualunque dimensione. Questi strumenti, che ancora prima furono sviluppati per interrogare gli enormi database centrali delle aziende, sono stati poi adattati all’utilizzo - una volta che la potenza di calcolo lo permise - nei moderni sistemi operativi, dapprima come una semplice fea-

5 “You can’t just ask customers what they want and then try to give that to them. By the time you get it built, they’ll want something new.” Steve Jobs

ture e poi come elemento centrale alla base dei tools di gestione delle risorse che sono Explorer di Windows e Finder di Mac OsX. Nascono così la Searchbar di Vista e lo Spotlight di OsX, che permettono di ricercare in maniera estremamente rapida un file per nome, contenuto o tag e ordinare i risultati sulla base della rilevanza (in particolare con Spotlight); e grazie al servizio di indicizzazione attiva dei contenuti i risultati sono quasi istantanei. Si tratta di una grande innovazione, che ha cambiato in modo sostanziale il modo con il quale si possono organizzare i file all’interno del computer e l’efficienza con la quale vi si accede. Un’altra delle recenti innovazioni introdotte nei sistemi operativi sono i Widgets in OsX e i Gadgets in Vista. Si tratta essenzialmente della stessa cosa, dal carattere rivoluzionario: piccole applicazioni locali dedicate ad una singola funzione che si appoggiano ad un servizio internet spesso attraverso tecnologie di tipo push5.

NOTE Logotipo di OsX Leopard

4.

L’indexing nasce in risposta alla necessità di effettuare ricerche complesse all’interno di bache dati estremamente vaste. Non essendo praticabile la via di una ricerca fisicamente condotta al momento in cui è richiesta, per ragioni di tempo, risulta più opportuno mantenere attivo costantemente sul sistema un servizio che compila un censimento di tutti gli elementi presenti, costruendo appunto un indice molto più facile da elaborare rispetto a migliaia se non milioni o mi-

5.

liardi di singoli elementi non già classificati. Le tecnologie di tipo “push”, fondamentalmente basate su fogli XML, sono un nuovo modo di diffondere informazione attraverso internet, che permettono di ricevere flussi di dati e notizie organizzate in canali simili a quelli della radio o della televisione. Queste tecnologie inoltre possono essere utilizzare per veicolare servizi personalizzati e gestire siti internet dinamici di tipo 2.0 e, in un vicino futuro, 3.0.


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Questa fotografia coglie in modo perfetto la nascita del concetto di interfaccia WYSIWYG (What You See Is What You Get). L’interfaccia grafica avanzata dello Xerox Star 8010 era in grado di mostrare a schermo con notevole esattezza le caratteristiche del prodotto finito.

Questo è l’aspetto che aveva Word for Windows 2.0 per windows 3.1 (1992).

Sopra: Microsoft Office Word 2007 su Windows XP. Sotto: Microsoft Office Word 2007 su Windows Vista.

Benché molto simile alla toolbar di Word per Windows 2.0, questa appartiene invece a Word 2002 (10.0), dieci anni dopo.

E’ possibile notare una differenza maggiore fra la versione 2002 e la versione 2007 di Word (su Vista), rispetto a quanta ce ne sia fra la versione 2002 la 2.0 del 1992.


I programmi applicatvi

Microsoft Word e Adobe Photoshop: evoluzioni a confronto

3.

Nell’ambito degli applicativi si è deciso di seguire l’evoluzione di due prodotti che più o meno chiunque lavori con il computer si è trovato o si troverà quasi sicuramente a dover utilizzare: Microsoft Word e Adobe Photoshop.

Sopra: il logotipo di Word 2007

Word, nella sua prima versione, realizzata per MS DOS, fu commercializzato nel 1983, mentre nel 1984 fu realizzato il primo port per MacOS. Nel 1989 arrivò la versione per windows 3.1: la prima versione con interfaccia grafica propriamente WYSIWYG. Benché infatti anche la versione DOS implementasse la distinzione fra grassetto e corsivo, tali differenze erano rappresentate in modo grossolano per via della risoluzione estremamente bassa. A partire dal 1995, Word cambia numerazione e inizia a utilizzare l’anno di uscita: Word 95 esce con nuove funzionalità su piattaforma Windows 95. Nella versione 97 vi fu l’introduzione di una guida interattiva basata su dettagliati tutorial, come parte di un più esteso programma avviato da Microsoft nel 1995, il famigerato Microsoft Bob, per

“Clippy”, l’insopportabile assistente animato di Office 97.

7 “Design is not just what it looks like and feels like. Design is how it works. ” Steve Jobs

la realizzazione di una interfaccia user-friendly, basata su personaggi animati in grado di guidare gli utenti nelle comuni attività pratiche legate al sistema operativo. Benché l’idea non fosse sbagliata, l’implementazione fu pedestre, e il programma un insuccesso clamoroso, tanto che ancora oggi è annoverato fra i software peggiori di tutti i tempi. Nella fattispecie, l’assistente di Office 97 - Clippy - risultava particolarmente invadente e alquanto ripetitivo, nonché spesso eccessivamente prolisso nelle spiegazioni e spesso incapace di rispondere correttamente alle richieste d’aiuto esplicite degli utenti. Nel 2003 arrivò la prima versione per Windows XP, mentre nel 2007 c’è stato finalmente un radicale restyling dell’interfaccia attraverso l’implementazione dei ribbons1, ovvero un mix di toolbars e tabs2 dinamici in grado di sostituire del tutto i classici menù a tendina, unitamente ad un uso estensivo e piuttosto avanzato dei menù contestuali a più livelli, ovvero dei menù specifici in overlay - già introdotti anni prima - che possono essere richiamati direttamente in loco con il secondo pulsante del mouse.

NOTE 1.

Nelle interfacce ribbon vari set di icone (toolbars) sono raggruppate per funzione e poste su diversi tabs che ne riportano la tipologia. Il risultato è un modo efficiente di trasferire tutti i comandi dei vecchi menù a tendina in un gran numero di icone grafiche, organizzate in modo efficiente sulla base della task che l’utente vuole eseguire. Nella fattispecie si tratta di una skin totalmente personalizzata del tutto indipendente dal look del sistema operativo.

2.

I tab sono una tecnica di rappresentazione già vista spesso nei menù delle preferenze o delle impostazioni, ma solo di recente, grazie ail’estensivo uso che ne è stato fatto nei browsers come Firefox 2, Chrome, Safari 4 e IE 7 sono diventati parte strutturale dell’interfaccia principale per gestire documenti. La prima software house importante a farne uso è stata la Macromedia Studio MX (2002).


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A confronto l’organizzazione dello spazio all’interno di Photoshop 3 del 1994 (sotto) e Photoshop CS4 del 2008 (sopra). Risulta evidente che nella versione cs4 si sfrutta il vantaggio di una più elevata risoluzione. I vari pannelli che ospitano i parametri e le funzioni sono stati accorpati nei ribbon sulla destra dell’immagine. Si può inoltre notare come le barre di scorrimento della finestra principale non proseguano dietro i pannelli degli strumenti come avveniva in precedenza (fino alla CS2). Qui sotto invece è possibile osservare la versione CS3.

In questa immagine si riassume l’evoluzione della barra (poi pannello)degli strumenti di Adobe Photoshop dalla versione 0,87 alla CS4. Come è possibile notare il numero di funzioni di base non è variato molto nel corso del tempo, mentre certamente sono stati aggiornati gli algoritmi che le eseguoto, senza dimenticare la progressiva ottimizzazione con i nuovi processori e sistemi operativi, fino ai recenti sistemi a 64 bit.


3. Se Word è nato in casa Microsoft e solo successivamente portato su MacOs, Adobe Photoshop nasce su MacOs e vi rimane per due anni, dal 1990 al 1992, quando giunge alla versione 2.5. Una caratteristica peculiare di Photoshop è stata quella di utilizzare praticamente da subito i tabs nei propri menù, anche se quegli stessi menù erano sovrapposti all’area di lavoro.

Il logotipo di Photoshop CS4.

Una delle più importanti innovazioni della sua storia avvenne nel 1994 (Photoshop 4.0), quando vi implementarono i livelli (un concetto che ritroviamo oggi in decine di applicazioni), poi nel 1998 (Photoshop 5.0) venne aggiunta la history, ovvero gli “undo” multipli, mentre fu solo con la versione CS, nel 2003, che Photoshop fu in grado di gestire i RAW fotografici. Dal punto di vista dell’interfaccia, in Photoshop CS2 (2005) ritroviamo, a ben 12 anni di distanza, gli stessi menù con tabs gestiti come finestre indipendenti rispetto alla finestra principale contenente il documento esattamente come quando vennero introdotti nella versione 3.0 del 1994.

L’innovativa interfaccia presentata dalla Macromedia con la versione Studio MX 2004, alla base del restyling dell’intera suite di Adobe a partire dalla CS3.

9 “The creative organization of information actually creates new information.” Richard Saul Wurman

Questa logica deriva in modo chiaro da MacOs, che ha da sempre utilizzato molteplici finestre per ospitare le toolbar delle applicazioni, anziché prevedere un’area di lavoro unificata che comprendesse tutti i file aperti all’interno del programma in una unica finestra come è sempre avvenuto su Windows. Per un parziale rinnovamento bisogna attendere il 2006: nel 2005 infatti Adobe acquisce il controllo di Macromedia, una piccola società di software fondata nel 1992 e che proponeva una interessante souite di programmi di autoring dedicati al web, fra cui DreamWeaver e Flash, che nella loro versione 7 (2004) già integravano interfacce di tipo ribbon, unitamente a barre laterali scorrevoli, estensibili e soprattutto riorganizzabili ad incastro. Nel 2006 dunque, Photoshop CS3 eredita i ribbon e un parziale skinning4 personalizzato delle finestre, mentre con il CS4 porta all’estremo questa tendenza presentando una skin completamente personalizzata a tutto schermo che ne aumenta ulterimente l’efficienza nell’organizzazione dello spazio e una estensiva implementazione dei menù componibili ad incastro.

NOTE 3.

Nelle interfacce ribbon vari set di icone (toolbars) sono raggruppate per funzione e poste su diversi tabs che ne riportano la tipologia. Il risultato è un modo efficiente di trasferire tutti i comandi dei vecchi menù a tendina in un gran numero di icone grafiche, organizzate in modo efficiente sulla base della task che l’utente vuole eseguire. Nella fattispecie si tratta di una skin totalmente personalizzata del tutto indipendente dal look del sistema operativo.

4.

Nel design delle interfaffe la skin è lo stile grafico utilizzato per caratterizzare gli elementi che costituiscono le finestre e i menù interni di una applicazione. Normalmente vengono utilizzati quelli del sistema operativo, ma è possibile usarne di specifici all’occorrenza; nei sistemi operativi moderni si basano generalmente su file PNG (1996) così come anche le moderne icone ad alta risoluzione (MacOS X, 2001).


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Il touch screen, in tutte le sue forme (multitouch, gestures) unitamente al riconoscimento dei movimenti saranno probabilmente in futuro molto popolari all’interno degli spazi pubblici, come nei negozi, centri commerciali. Un’altro ambito in cui sicuramente ci sarà una notevole diffusione sarà negli infopont per il turismo, nei musei e nelle mostre come parte di installazioni interattive o semplicemente informative. In casa già oggi i pulsanti degli elettrodomestici sono stati sostituiti da sensori a induzione o capacitivi, così come sta avvenendo nei computer portatili, ma nella domotica vedo anche un futuro popolato di elettrodomestici come televisori, ventilatori e lampade gestiti da una centralina a comando vocale.


Prospettive per il futuro L’interazione di domani

4.

Nei sistemi operativi le tecnologie di indexing sono molto promettenti e consentiranno, con ogni probabilità di rendere quantomai fluida ed efficiente l’organizzazione dei files in base alle attività che l’utente desidera effetturare; niente più rigide strutturazioni ad albero, quindi, ma anche una progressiva eliminazione della distinzione fra risorse onlne e offline1.

Le superfici sensibili al tatto, ma anche dotate di riconoscimento di oggetti tramite bluetooth o semacode troveranno applicazione dapprima nei locali e nei negozi di lusso, poi nei supermercati e nei centri commerciali. Per pagare si utilizzaranno piccole device basate su chip RFID, integrate nel portachiavi, come il Visa Micro Tag.

Risulta infatti evidente come il futuro dell’informatica sia legato all’integrazione con la rete, ed i servizi web 2.02 che consentono l’immagazzinamento, l’organizzazione, la diffusione e la condivisione di ogni tipo di contenuto. In questa prospettiva possiamo aspettarci che gli attuali sistemi operativi diventino una sorta di grandi mashups3, in grado di gestire con la stessa semplicità sia risorse locali, ovvero i files fisicamente presenti sul disco locale, sia le risorse remote, ovvero presenti sulla rete (come i video su Youtube, le foto su Flicker, etc). Questa integrazione non dovrà utilizzare le interfacce dei relativi siti web, ma avverrà attraverso l’interfaccia proprietaria del sistema operativo grazie alla completa integrazione dei due sistemi

11 “Computing is not about computers any more. It is about living. Nicholas Negroponte ” Nicholas Negroponte

tramile le API4 messe a disposizione dai servizi stessi. Per fare un esempio: in un futuro non troppo lontano potrebbe essere naturale utilizzare Google per cercare i files all’interno del proprio “computer”, oppure aprire e salvare dai programmi di authoring i files direttamente sul web. I siti internet dell’utente potranno essere organizzati ed editati senza bisogno di piattaforme dedicate come gli APM5, perché con ogni proabilità il sistema operativo stesso girerà in un ambiente di tipo web. Le periferiche di input / output probabilmente cambieranno nella misura in cui si specializzerano i vari tipi di computer in base alla funzione. Personalmente ritengo che il touch screen e le gestures avranno una grande diffusione per quanto riguarda gli spazi pubblici e i servizi, mentre per quanto riguarda l’utenza casalinga credo molto nel controllo vocale, per quanto ancora le tecnologie di riconoscimento non siano sufficientemente affidabili da consentirlo. L’output a mio avviso continuerà per diverso tempo ancora ad essere principalmente visivo e certamente nei prossimi anni assisteremo ad una estrema evoluzione nel mercato dei monitor.

NOTE 1.

2.

Il meccanismo consiste in parte nell’applicazione di filtri ad una lista indicizzata, dall’altra si utilizzando i tag e i metadati contenuti nei file per aggregarli sulla base di molteplici caratteristiche minori (come ad esempio gli album all’interno di iTunes, piuttosto che gli autori o il genere). Il sistema è già stato sperimentato sul web all’interno di diversi contesti di ricerca grazie ai linguaggi web 2.0 come Ajax. Un meshup è una applicazione che permette di utilizzare contempo-

3. 4.

raneamente e incrociare flussi di informazione provenienti da diversi servizi di tipo web 2.0 attraverso l’uso di XML e APIs. Con web 2.0 si identificano tutti quei siti altamente interattivi, che erogano servizi in modo diretto per il web, attraverso il web. Le API sono una serie di stringhe di comando che possono essere usate da terze parti per utilizzare i servizi di un sito web 2.0, come ad esempio le mappe di Google sul sito di una agenzia Immobiliare.


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Nuovi materiali e tecnologie per la realizzazione di schermi ad alta efficienza e alta risoluzione permetteranno di realzzare mobile devices altamente efficienti.

Grazie alle nuove tecnologie e alla riduzione dei costi i computer si potranno specializzare ed essere inpiegati in molte specifiche funzioni legate a diverse devices dedicate.

I servizi web 2.0, grazie alle loro API potranno permettere nuovi tipi di interazione attraverso la realizzazione di digital devices basate sul web e grazie al concetto di meshup.

Il progetto GreeFit, ad esempio, si basa su una interfaccia touchscreen e fa un massiggio uso internet attraverso le tecnologia push a più livelli per mantenere sotto controllo in cosumi energetici domestici.

Il progetto Blinky, ad esempio, si basa su una interfaccia fisica basata sul soffio e utilizza Internet (Yahoo Weather e Google Maps) appoggiandosi ad una rete UMTS al fine di mostrare attraverso un array di led rgb, le condizioni metereologiche di altri utenti e instaurare un rapporto simbolico basato sull’invio di singoli “ping”.

Il progetto V-Age, per esempio, utilizza uno schermo oled a colori di tipo “foldable”, pieghevole, in grado di raggiungere i 5’’ 4:3 pur rimanendo delle dimensioni di un normale smartphone.


4. Per quanto concerne invece gli applicativi, probabilmente si assisterà al progressivo svincolamento dalle logiche di funzionamento dei sistemi operatvi che le ospitano, con interfacce accelerate via hardware a tutto schermo, altamente specifiche, integrate e modulari, come l’innovativa interfaccia fullscreen multi-monitor utilizzata da Apple Aperture (2005). E’ possibile inoltre che le applicazioni non debbano più necessaramente essere eseguite in locale, ovvero sul computer dove fisicamente l’utente sta lavorando: quando la banda di connessione sarà sufficientemente ampia, probabilmente l’elaborazione dei comandi potrebbe avvenire direttamente presso un server (come avviene già oggi con i moderni siti web basati su PHP6). Nella relazione stilata in occasione del forum “HCI 2020” del Marzo 20077, si individuano quattro principali ere dell’informaica dal punto di vista dell’influenza nello stile di vita degli utenti: • •

Mainframe Era: molti utenti per ogni computer (anni ‘60) Personal Era: un computer per ogni utente (anni ‘80)

13 “I used to think that cyberspace was fifty years away. What I thought was fifty years away, was only ten years away. And what I thought was ten years away... it was already here. I just wasn’t aware of it yet.” Bruce Sterling

• •

Mobilty Era: diversi computer per ogni utente (anni ‘90) Ubiquity Era: migliaia di computer ogni utente (2020 e oltre)

Se però ci si sofferma a riflettere sull’attuale evoluzione dell’informatica, con particolare riferimento ad Internet, risulta evidente che già oggi ogni utente utilizza diverse centinaia di computers ogni giorno; basti pensare che nel momento in cui si esegue una ricerca con Google, si utilizza idealmente un sistema formato da migliaia server in tutto il mondo, e ciò è vero anche per sistemi come Youtube o Facebook, distribuiti su reti vastissime. Internet stesso è dunque il simbolo di questa rivoluzione: nella quale i computer non saranno necessariamente percepibili o visibili, ma facenti pare di una rete unitaria, nella quale l’informazione transita liberamente, indipendentemente dal luogo fisico dove essa risulta distribuita. Una rete la cui forma rispecchia l’informazione che trasporta, come nel cervello umano del resto, dove la memoria è immagazzinata nella forma stella configurazioni neuronali.

NOTE 5. 6.

Un APM è un ambiente virtuale di sviluppo web open che permette di eseguire in locale il codice PHP. Sta per Apache, PHP, mySQL. Il PHP è un linguaggio di programmazione molto diffuso che viene eseguito “lato server”. Nei siti web più complessi si utilizza questo linguaggio per generare pagine web in tempo reale sulla base dei parametri chiesti dall’utente (ad esempio cliccando su un link), attraverso l’interrogazione di un database remoto (solitamente mySQL).

7.

“Being Human, Human-Computer Interaction in the year 2020”, realizzato da Richard Harper, Tom Rodden, Yvonne Rogers and Abigail Sellen, Microsoft Research Ltd, Cambridge, 2008. Il forum fu tenuto il16 Marzo 2007, in Sanlúcar la Mayor, Spagna, appena fuori Siviglia; il titolo completo era “HCI 2020: Human Values in a Digital Age”.


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Sistema Apple II in funzione, con una interessante lista di applicativi in mostra sullo schermo.

Il modello Apple II, primo grande successo della Apple, nel 1977.

Il primo PC IBM, modello 5150, del 1981. Dopo il successo questo modello un crescente numero di costruttori mise a punto dei modelli con struttura comatibile, ma dal costo inferiore. Fu questa l’origine della grande fortuna di Microsoft.

Disegno tecnico del brevetto per il meccansismo del mouse a sfera di Douglas Engelbart, risalente al 1970. E’ interessante sapere che la trackbol, che utilizza lo stesso sistema invertito, fu inventata da Tom Cranston, Fred Longstaff and Kenyon Taylor già nel 1952.

Lo rivoluzionario Xerox 8010 con interfaccia grafica e mouse del 1981.


L’era dei personal computer La nascita del mouse e dell’interfaccia grafica

A.

Benche l’Apple I - subito soppiantanto dal II - sia stato il primo vero personal computer della storia, già dal 1962 con l’Olivetti Programma 101, abbiamo i primi esempi di microcomputer economico. Ma fu solo dopo il successo dell’Apple II, affiancato dal Commodore PET (1977), che IBM entrò nel mercato con il suo 5150 nel 1981 proponendosi, assieme agli IBM-compatibili come alternativa ai computer Apple sul mercato dei personal. Il primo “microcomputer” della storia: il Programma 101 della Olivetti, risalente al 1962.

Inizialmente si trattava di sistemi basati essenzialmente su interfaccia testuale; l’input principale era da tastiera e utilizzavano memorie magnetiche come cassette o dischi rimuovibili. Il disco fisso non era ancora stato introdotto, mentre la ram non superava le poche centinaia di kbytes e il clock del processore si aggirava attorno ad 1 MHz. Nonostante questo era possibile leggere e scrivere documenti, eseguire calcoli e utilizzare delle primitive applicazioni grafiche, fra cui i primi videogiochi, come snake, pong e pacman che abbiamo ritrovato nei cellulari di prima generazione venti anni più tardi.

Annuncio pubblicitario Apple per il sistema Apple I del 1976: notare il prezzo di 666,66 dollari.

15 “Part of the inhumanity of the computer is that, once it is competently programmed and working smoothly, it is completely honest. .” Isaac Asimov

In 1981 fece la comparsa il primo mouse, introdotto dalla Xerox sul suo Star 8010, ma non trovò grande successo prima della sua implementazione da parte di Apple prima su Lisa e infine sul Macintosh nel 1984. Lo Xerox Star 8010 fu una macchina rivoluzionaria: infatti in essa appare per la prima volta la cosiddetta inferfaccia WIMP (Window, Icon, Menù, Pointer) ovvero l’implementazione metaforica della scrivania. Questo nuovo tipo di interfaccia funzionava come quelle dei moderni sistemi operativi, dal punto di vista della affordance, e per poter essere utilizzata richiese lo sviluppo di una periferica di puntamento bidimensionale inventata da Douglas Engelbart ancora nel 1970 e utilizzata per spostare il “puntatore”, che si affiancò al “cursore”, come metodo per muoversi all’interno dei programmi e dei menù. Sorvolando sulla diatriba che vede la Apple appropriarsi delle tecnologie sviluppate dal centro ricerche della Xerox (PARC) nel 1980, certo è che Apple fu in grado di apprezzare e sviluppare quelle tecnologie meglio di quanto poi fece la stessa Xerox.


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Il successore di Lisa, il Mackintosh, 1984.

Apple Lisa (1983), straordinariamente avanzato grazie ad una interfaccia grafica migliore di quella dello Xerox. Proposto ad un prezzo esorbitante, fu un grande insuccesso commerciale per Apple.


A.

17 “It’s just not right that so many things don’t work when they should. I don’t think that will change for a long time.” Steve Wozniak

A prescindere dal successo commerciale di Lisa - prevalentemente dovuto al prezzo, decisamente eccessivo, di oltre 9000 dollari dell’epoca - l’interfaccia grafica di Apple basata su archietettura LisaGraf, poi QuickDraw, rappresentò un enorme passo in avanti rispetto da una parte al pur ottimo sistema Xerox, dall’altra anni avanti rispetto al Microsoft DOS, utilizzato dai sistemi PC, o IBM-compatibili, almeno fino al 1985 quando venne introdotto Windows 1.0. In termini di interazione l’introduzione delle nuove interfacce grafiche, al di là delle doverse implementazioni, permise una nuova forma di utilizzo basata su logica WYSIWYG (What You See Is What You Get), nel senso che era possibile, ad esempio, grazie ai primi linguaggi di descrizione, vedere a schermo una preview del documento estremamente simile al prodotto finito. Ciò fu di fondamentale importanza per quanto concerne il mercato consumer, che all’epoca ancora rappresentava una minoranza sul totale delle utenze pc.

Computer NeXTStation del 1990, dotato di sistema operativo NeXTStep, fu la workstation prodotta da Steve Jobs con la nuova società. E’ interessante sapere che fu proprio su una workstation come questa che John Carmac, fondatore della ID software progettò e realizzò i primi shooter 3D in prima persona della storia: Wolfenstein 3D e Doom, rispettivamente nel 1992 e 1993.


Sistemi operativi fino al 1995 L’evoluzione dei sistemi operativi

B.

Un sistema operativo moderno è basato sulla già citata metafora WIMP, ma ciò e vero fin dal 1985 per quanto concerne tutte le maggiori piattaforme, sebbene oggi ce ne siano molte meno di quante ce ne fossero all’inizio. Le due piattaforme principali sono x86 (PC) e Unix (Mac e Linux). Subito dopo la nascita delle interfacce grafiche si definirono in breve quelle che sarebbero state le due principali case di sviluppo software nel mercato dei sistemi operativi: Apple Computers da una parte, con MacOs, e Microsoft (fondata da Bill Gates nel 1975) con Windows. Benché, per filosofia aziendale, Apple sia da sempre stata più spericolata di Microsoft nell’introduzione di novità e nel campo della sperimentazione, certamente bisogna dare atto a Microsoft che fu la sua politica di compromesso fra compatiblità e performance che permise la larga diffusione dei personal computer in pochi anni, proprio per via della libera concorrenza nel mercato dell’hardware.

19 “A man provided with paper, pencil, and rubber, and subject to strict discipline, is in effect a universal machine.” Alan Turing (1948)

In un certo qual modo, più che concorrenti, le due aziende sono risultate complementari per il mercato: infatti, laddove la Apple introduceva importanti novità, la Microsoft, e il mondo PC in generale, le copiavano puntualmente ma con meno pretese e le distribuivano su scala mille volte maggiore e a costi finali inferiori, così come succede, in parte, oggi. Dopo il fallimento di Lisa e Macintosh, e in seguito ad una lotta iterna di poteri alla Apple, Jobs viene licenziato nel 1985. Nonostante il duro colpo Steve Jobs non rimase a lungo fuori dai giochi e fondò quello stesso anno la NeXT, con sede a Redwood City (California). Apple in quegli anni, dopo il rilascio di MaxOS 7 nel 1991, non fu più in grado di proporre nulla di innovativo sul lato software, pur comunque introducendo importanti novità in ambito hardware, come il computer portatile così come lo conosciamo oggi, (PowerBook, 1990) e l’adozione degli avveniristici (per l’epoca) processori IBM PowerPC.


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Blibliografia e risorse utili

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http://www.thumbjockey.com/blog/2009/02/21st-century-communications.html


Progetto grafico a cura di: Alessandro Filippi | IUAV | clasVEM | Matr. n째 265910 Mirano (VE), 10 Aprile 2009. Realizzato con Adobe Indesign CS4.


IUAV claVES fDA 2008 2009 - Theory 2


Interfacce - Orizzonte tecnologico