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GROUND ZERO

Saggio teorico estratto dal libro “ ABITARE LA PIEGA’ ” Fabrizio Zanni, Maggioli Editori

Politecnico di Milano Architettura e Società Corso di Laurea Magistrale in Architettura A.A. 2011‐2012 Teorie e tecniche della progettazione Architettonica contemporanea Docente: Zanni Fabrizio Studente: Riccardo Rossi 781248


INDICE 1. SE QUESTA E’ ARCHITETTURA 2. PAESAGGI COSTRUITI 3. DIMENTICARE LA SCATOLA 4. PRINCIPI E PRINCìPI


“E’ avvenuto un distacco decisivo tra suolo e costruzione. È ciò che ha corrotto intere regioni e paesaggi.....”

Portrait of the Great Island of Manhattan


1. SE QUESTA E’ ARCHITETTURA

E’ abitudine comune associare l’architettura a un azione fisica che produca nuovi elementi, costruzioni, situazioni che generano paesaggi e città. Un pensiero contorto che porta spesso a sognare la grande favola del grattacielo o la fantomatica casa sostenibile ricoperta di semplice edera come soluzioni avveneristiche alle problematiche della realtà del costruire. Forse per troppo tempo è stata la domanda alla base ad essere mal posta, generando così una folle schiera di edifici e soluzioni, vittime, da un lato dall’egocentrismo del progettista e dalla idea che la opera fosse solamente un elemento all’interno di un lotto da costruire, eventualmente da referenziare con l’intorno.

The anteroom of NAZCA , student’s architecture competition


E’ fondamentale iniziare a porsi dei dubbi e delle nuove domande, ad esempio, se non fosse più necessario pensare l’architettura sotto questi aspetti prettamente individualistici ? Dopo secoli di esperimenti che hanno portato alla creazioni di paesaggi per addizioni di elementi singoli dove la casa ,la piazza, la torre, il verde , il paesaggio lavorano uno con l’altro ma non diventano mai una sola entità? Oppure qual è la differenza tra un edificio e il suo sfondo? Dal momento che un elemento architettonico è parte integrante di un paesaggio e non può lavorare come un icona eclettica dinanzi a uno sfondo, perchè si continua a ragionare come se fossero due soggetti indipendenti? Il progetto architettonico deve quindi iniziare ad essere parte del paesaggio e per esserlo deve comprenderlo come elemento generatore. Sarà così spontaneo iniziare a lavorare con il terreno curvandolo, piegandolo, incidendolo per creare un nuovo tipo di architetture, dove l’elemento sarà il paesaggio costruito, un essere vivente capace di accogliere e trasformarsi per e in base alle necessità dell’uomo. L’architetto dovrà quindi pensare a modellare il terreno, far nascere da esso l’architettura, dovrà cercare la fusione tra tecnologia e natura per creare una nuova simbiosi tra uomo e paesaggio che attualmente sembra dimenticata nell’infinità del mondo fagocitatore dell’edilizia.

Enric Miralles, Olympic Archery Barcelona


2. PAESAGGI COSTRUITI

Circa ottant’anni fa Le Corbusier affermava un nuovo modo di vedere e vivere l’architettura, proclamando il paradigma della figura in contrapposizione con lo sfondo, dipingendo il suolo come un semplice vassoio neutro su cui appoggiare i volumi regolari dell’architettura, dove l’elemento puro non doveva raccordarsi con il paesaggio ma contrapporvisi. E’ fondamentale decostruire questo rapporto perverso, attraverso le azioni compiute sul suolo architettura e paesaggio devono integrarsi e contaminarsi, l’elemento deve sublimarsi nello sfondo. L’architettura si compone con il paesaggio stesso modellandolo, tagliandolo, piegandolo, formando così un paesaggio architettonizzato composto da figure morfologiche e spaziali, in altri casi sarà il paesaggio ad avvolgere e inglobare le architetture rendendole parte di esso, deformando le costruzioni a sua immagine.


Si dovrà forse parlare di geografia costruita piuttosto che architettura, la dimensione urbana e quella architettonica dovranno fondersi, sfruttando la topografia piuttosto che la volumetria, definendo un articolazione del territorio senza giunture, un continuum (mai uniforme) che non crei elementi basati sulla differenza e sul contrasto. Si potrà quindi distendere l’architetuttura sul piano orizzontale, evitando la classica organizzazione stratificata per piani paralleli cercando di incuneare e involgere gli spazi nelle pieghe naturali del territorio, creando e generando spazi dai movimenti del terreno e dai suoi tagli eliminando così il concetto di “facciata”. Inoltre dissolvendo anche le distinzioni tra lo spazio interno ed esterno si riuscirà a eliminare per sempre il drammatico concetto di scatola architettonica.


Non ci saranno più limiti del progetto, creando una delimitazione incerta, una situazione di indeterminatezza dove non sarà più possibile concepire una chiusura netta di confine o di spazio, sarà vissuto come un insieme di sequenze continue ma non come oggetto unico e singolo. Il risultato sarà quindi una nuova relazione tra forma e significato, dove i classici rapporti tra forma e funzione si fonderanno risultando quasi indistinguibili, la struttura non sarà più solo l’involucro tecnico ma costituirà un organismo, dove l’elemento architettonico sarà sfondo e paesaggio.


3. DIMENTICARE LA SCATOLA

Per capire meglio, questo nuovo approccio al progetto bisogna ripercorre alcuni passi importanti nello sviluppo del pensiero dell’architettura del suolo. Il primo sviluppo dinamico di questa azione è la rottura del rapporto tra basamento, corpo edificato e coronamento. Ad esempio si può riscontrare una lineare evoluzione di questo pensiero analizzando in successione alcuni progetti chiave dei meastri: MIES VAN DER ROHE A Barcellona Mies interpreta il tema del basamento come elemento generatore , dove innalza la sua architettura caricandola di una forza intrinseca dovuta proprio alla purezza dell’elemento e alla sua monoliticitá. Di tutt’altro tipo è casa Fansworth sempre di Mies, dove viene espresso un nuovo binomio tra la superficie del terreno e gli elementi orizzontali dell’edificato. La lastra del basamento viene rialzata leggermente dal suolo enftizzando così la sua identità. Il dialogo che essa ha con la sovrastante lastra di copertura genera uno spazio, reso poi particolarmente etereo dalla leggerezza dei materiali e dalle soluzioni tecnico/architettoniche che costituiscono l’involucro. LE CORBUSIER Le Corbusier attraverso l’uso dei Pilotis determina un distacco netto tra il corpo architettonico e il suolo matrice , il quale viene così declassato a semplice piano urbano di riferimento. È quindi la foresta di pilotis che si carica di significati assumendo il ruolo commisuratore ( esterno/interno ,sopra/sotto, artificio/natura ) del colonnato.


CHANDIGARH Tra addizioni e sottrazioni.

Le Corbusier, Chandigarh


Le Corbusier nel progetto di Chandigarh, affronta il progetto quasi rinnegando la sua indole purista, sperimentando le azioni sul suolo che in passato aveva quasi evitato di considerare nella creazione dei suoi edifici. Il terreno diventa l’elemento generatore di progetto, intagliandolo e relazionandolo alle forme, riesce così ad esaltare due diverse qualitá spaziali: lo spazio generato dall’addizione è connotato dalle architetture degli edifici pubblici, dove Le Corbusier dimostra grande abilitá nella composizione dei volumi, e dalla imponenza delle forme. Lo spazio generato dalla sottrazione, con le architetture di suolo, consistenti in scavi,riporti,in cisioni,livellamenti della superficie del terreno. Le Corbusier pensa di creare un paesaggio artificiale , l’Esplanade, come un piano modellato che accolga i grandi protagonisti. I giganteschi volumi del segretariato, del parlamento e dell’alta corte di giustizia non vengono congiunti tra loro, nulla aiuta l’occhio a collocarsi rispetto ai tre personaggi, non strade non allusioni prospettiche o triangolazioni geometriche aiutano l’uomo, osservatore decisamente di un altra scala a intuirne il senso. Anzi, proprio attraverso la ,modellazione del terreno, la dislocazione dei livelli gli specchi d’acqua e particolarmente la fossa della Considerszione accentuano la discontinuitá e le fratture, generando no spazio fatto di assenze e differenze. È proprio il spaiente gioco di differenze e la dialettica tra gli elementi isolati che tiene insieme i tre volumi. Attraverso gli scavi, i riporti e le incisioni, il disegno dello spazio pubblico guadagna una espressivitá indipendente dal carattere dei tre edifici monumentali che su di esso insistono. Con il progetto dell’esplanade Le Corbusier conferisce valore alla linea di terra, dimostrando la possibilitá di condurre una esplorazione progettuale attraverso la manipolazione del suolo.


ADALBERTO LIBERA Ăˆ finalmente in Casa Malaparte a Capri che si raggiunge un nuovo rapporto unitario tra suolo e artificio, la casa è interpretata come una sopraelevazione del luogo, dove la grande scalinata esterna che caratterizza la copertura si oppone al grande cavo o antro sottostante che colma il vuoto tra il piano artificiale e la linea naturale della sella rocciosa. Il suolo emerge come primo elemento ed attore di un architettura che da un lato riconosce il paesaggio come primo interlocutore e inoltre si costituisce come parte di esso,modificazione,ibridazione e alterazione dello stesso.


FRANK LLOYD WRIGHT “un profondo sentimento per la bellezza del suolo sarebbe fondamentale nell’edilizia della nuova cittá, cercando la bellezza del paesaggio non tanto per costruirci sopra, quanto per servirsene nella costruzione.” Sin dall’inizio Wright scrive che aveva in mente una certezza in architettura, che essa provenisse dalla terra e che il sito fosse il vero elemento che contribisse a generare la forma dell’edificio. Ad esempio, i disegni della Pauson Hause del 1939 fanno pensare a un edificio che emerge dal suolo, dove le masse murarie non si distinguono dalla parete rocciosa, formando un elemento unico organico. Nel rapporto tra sito e oggetto architettonico è quindi fondamentale iniziare a concepire la progettazione non più come l’azione di posa di un edificio su un terreno, ma come la creazione di un elemento che crescerá dal suolo, nel suo appartenere, nel suo identificarsi, esaltandola,con la situazione topografica.

Frank Lloyd Wright, Pauson House


LUIS KAHN Levy Memorial Playground In questo progetto di un parco giochi per bambini , Kahn manifesta la sua sensibilitå nel lavorare con il suolo, proponeva un paesaggio arcaico ricco di elementi ispirati alle rovine minoiche, rivisitando le grandi tipologie storiche dell’architettura classica. Nella sua proposta il valore monumentale viene espresso attraverso la modellazione del terreno, generando cosÏ un luogo dai connotati di un sito archeologico, rievocando le architetture passate e attraverso un sistema di rampe scale e terrapieni svolgeva la richiesta fnzionale del parco.

Luis Kahn Levy Memorial Playground


ZAHA HADID Nonostante tutto per capire veramente l’importanza del costruire una Architettura che sia una metafora del paesaggio, bisogna aspettare gli anni ottanta, con il progetto Club Peak ad Hong Kong. Zaha Hadid riesce a mettere insieme il suo dna arabo con le tessiture planari di Paul Klee e le antiprospttive macchiniste di Melnikov. Le regole formative delle scarpate si planarizzano e diventano scaglie slittate,colorate, articolate. Attraverso questa azione queste lastre nel loro sfaldarsi, nel loro slittare, nel loro sovrapporsi creano spazi , fanno architettura. Le pieghe abitate.

Zaha Hadid, Club Peak Hong Kong


Attraverso la negazione e il rifiuto del rapporto architettura/sfondo ,caratteristica della concezione classica, si può parlare di una nuova maniera di progettare, dove gli elementi del contesto ( paesaggistico e architettonico ) divengono materiali da assemblare e relazionare tra loro per generare il progetto, dove il suolo è il soggetto generatore , elemento da modificare incidere e piegare, cercando una dialettica con gli elementi esistenti e le espressioni future. L’edificio che contamina e viene contaminato dal paesaggio e dalle sue componenti si costituisce come nuovo suolo urbano, elevandosi, curvandosi o in alternativa scavando il terreno facendo emergere creste e pieghe del sottosuolo, entitá nascoste ricche di significati che contribuiscono ad arricchire il progetto della superficie. Architettura del suolo, stratificazione, incisione e piagatura sono dunque concetti chiave di un nuovo modo di concepire l’archirtettura, che vede l’architettura stessa, il paesaggio, il supporto territoriale, il fascio di flussi energetici comunicativi connettivi non solo come rinnovato campo di operazione ma sopratutto come materia dell’intervento architettonico e urbano.


4. PRINCIPI E PRINCìPI

Cosa vuol dire essere Architetto, come spesso si dice è il “Principe dei muratori” colui che costruisce secondo i princìpi del suo mestiere, uomo dalla capacità di costruire a base di princìpi d’arte. Non è il semplice muratore comune perchè nella sua mente progetta e comanda il processo di costruzione , disegnando e indicando la soluzione nella tecnica, capace di racchiudere nel pensiero il rapporto di necessità tra il concepire e il fare , tra il fare e il fatto. Guidato dagli archetipi, i suoi princìpi generali, le sue radici, le strutture di fondo non progetta le case dei Principi ma case di Princìpi , dettate da regole strutture rigide e dinamiche eteree che ricordano la sociologia e la conoscenza dell’essere umano. Si cimenta nella difficoltà di voler calare nella prassi un sapere tanto materiale quanto filosofico, la sintesi tra una cultura millenaria e un idea personale. Assillato dall’interminabile ricerca della realizzazione di un sogno sotto forma prismi e volumi, luce e colori, è la creazione di una sensazione. Un atmosfera, capace di far vibrare l’aria di una stanza, capace di dar vita agli oggetti materiali, capace di costruire una stanza di pensieri ed emozioni attraverso mattoni travi e travetti. L’architetto è colui che impersona il processo di costruzione, lo fa suo e ne fa sintesi sempre pronto a decostrurlo per ricomporlo sotto la propria forma, pianificando ed esplicitando l’intero corso della creazione, attraverso disegni e simboli, trasforma la sua più profonda fantasia in elemento materiale. Il pensiero diventa cosi immagine dell’uomo, dove la forma di un determinato contenuto diventa essa stessa contenuto di una nuova forma, in un intreccio di relazioni , polarità e tensioni, ragioni e proporzioni si riassumono le potenze dell’essere umano. Sfaccettature introspettiche rese logiche evisibili attraverso una prassi , un metodo, una realizzazione, un dettaglio. Espressioni concrete dell’animo umano. Un infinità varietà di declinazioni e degradazioni tanto quanto le possibilità di organizzare il rapporto tra forma e contenuto secondo sistemi e relazioni, una serie sistematica diretta e inversa, aperta non solo da due lati come una serie matematica ne solo da quattro come il diagramma della aitiai aristoteliche, ma aperta e sfaccettata quanto tutti i possibili lati, capace quindi di generare una serie illimitata di serie di serie.


Ma costruire non è semplicemente un azione fisica, poichè genera spazi vivi e da vivere , generando così “l’abitare” unico vero metro di giudizio per l’architetto che dietro ai panni del costruttore cela una vena da sociologo dettando nuovi stili e modi di vivere, aiutando e migliorando la qualità e le dinamiche di vita degli abitanti. Essere architetto e’ quindi un gioco contorto, che attraverso tondini putrelle mattoni rappresenta l’essenza stessa dell’essere umano e disegna stili di vita, paesaggi da vivere, delinea il mondo delle cose materiali e ne modella le dinamiche sociali.


Abitare la piega.