

WORKS


Jenny He
![]()




Jenny He
’Lamericano Tim Burton (1958), regista di Beetlejuice – Spiritello porcello (1988), Edward Mani di Forbice (1990), Nightmare Before Christmas (1993), La fabbrica di cioccolato (2005), Alice in Wonderland (2010), Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali (2016) e molti altri film iconici, è famoso in tutto il mondo come un fervido creatore di personaggi e mondi fantastici che sfidano ogni categorizzazione e trascendono ogni disciplina. Sebbene Burton sia noto soprattutto come cineasta, il suo approccio multidisciplinare include infatti disegni, dipinti, fotografie, installazioni scultoree e libri illustrati. È pertanto particolarmente appropriato che il Museo Nazionale del Cinema di Torino – la principale istituzione italiana dedicata all’arte cinematografica – ospiti “The World of Tim Burton”. Questa mostra attinge dall’archivio personale di Burton e illustra la sua pratica artistica; sia che compaia appuntata su un tovagliolo da cocktail al ristorante o su una tela nello studio, l’arte di Burton è sempre soggettiva e privata, poiché egli ritrae la realtà fisica non come appare, ma come viene percepita attraverso una sua personale distorsione della prospettiva e della forma umana. Tanto che le sue figure potrebbero essere uomini, donne o altre creature. Questo dialogo interiore, così estremamente fantasioso, trae origine dalla ribellione di Burton contro il conformismo e l’alienazione del suo ambiente. Cresciuto a Burbank, un’area periferica di Los Angeles in cui non succede mai niente, ha tratto ispirazione dagli illustratori classici, dagli animatori stop motion e dai film kaiju giapponesi. Un’influenza precoce su di lui hanno esercitato anche i periodi di vacanza, durante i quali Burbank si animava con addobbi festosi su case e prati. Queste fughe momentanee dalla noiosa monotonia di tutti i giorni hanno nutrito l’immaginazione del giovane Burton e rimangono una costante nella sua arte e nei suoi film.
Lo stile di Burton è sempre stato accostato all’espressionismo tedesco, alla Pop Art, al surrealismo e al gotico, istanze artistiche in apparente contrasto fra loro. La dicotomia e la fusione – visibili specialmente nel modo in cui lavora sull’equilibrio tra horror e umorismo – svolgono un ruolo importante nelle sue opere. La fusione tra commedia e grottesco è visibile in progetti carnevaleschi come Batman (1989) e Dark Shadows (2012), ma anche nelle sue opere non

Tim Burton (American, b. 1958)—the filmmaker behind Beetlejuice (1988), Edward Scissorhands (1990), Tim Burton’s The Nightmare Before Christmas (1993), Charlie and the Chocolate Factory (2005), Alice in Wonderland (2010), Miss Peregrine’s Home for Peculiar Children (2016), and many more iconic films—is internationally known as a heartfelt creator of fantastical characters and worlds that defy categorization and transcend mediums. While Burton is referred to first and foremost as a director of feature films, his multidisciplinary approach extends to drawings, paintings, photographs, sculptural installations, and illustrated books. It is truly fitting that Turin’s National Museum of Cinema—the most extensive celebration of the filmmaking art form in Italy—is host to The World of Tim Burton
This exhibition draws from Burton’s personal archive and illuminates his complete artistic practice. Whether on a cocktail napkin at a restaurant or on canvas in his artist studio, Burton’s art is subjective and private. He depicts physical reality not as it appears but how it is felt through a distortion of perspective and the human form. His figurative works could easily be men, women, or creatures. This wildly imaginative inner dialogue stems from Burton’s rebellion against conformity and alienation from his physical environment. Growing up in Burbank, California, a suburban neighborhood that arely changed, he found inspiration from classic illustrators, stop motion animators, and Japanese kaiju films alike. olidays also served as an early influence. During these times of the year, Burbank came alive with festive decorations on houses and lawns.

hanno dato corpo ai tasselli di una cinematografia in grado di coniugare il cinema d’autore con la Pop culture, che ormai fa parte dell’immaginario collettivo di bambini, adolescenti e adulti e continua a influenzarlo, ci permette di riflettere sulla complessità del presente.
2.
Quando proposi alla Tim Burton Production di ospitare la mostra al Museo Nazionale del Cinema, fui spinto da una convinzione: la Mole Antonelliana è il luogo ideale per indagare il mondo fantastico di Tim Burton. La Mole ha il fascino senza tempo dei simboli architettonici. Un edificio imponente e iconico all’esterno, con una prospettiva interna che si sviluppa scenograficamente a forma di spirale (un motivo amato dal regista americano), tanto da sembrare la location perfetta di un suo film. Un luogo che da oltre vent’anni ospita alcuni degli oggetti più emblematici e preziosi della storia del cinema. Un luogo dove si fondono la magia del cinema e la magia dell’architettura, proprio a Torino, la culla italiana della settima arte, dove tutto è cominciato. Senza contare che Alessandro Antonelli, visionario architetto della Mole, e Maria Adriana Prolo, fondatrice del Museo, donna tenace e anticonformista innamorata del cinema, potrebbero facilmente far parte dell’olimpo delle creature burtoniane.
Di qui la sfida di trasformare la Mole nel “laboratorio” creativo di Tim Burton, la materializzazione di una fantasticheria dell’artista seduto nel suo studio (non a caso ricostruito all’interno della Mole), per trasportare il visitatore al centro del suo cinema, sospeso e immerso in un’esperienza artistica a 360 gradi. Abbiamo quindi ricreato il suo mondo non in una struttura espositiva “classica” con sale che si susseguono una dopo l’altra, ma in un unico, gigantesco spazio elicoidale che è l’Aula del Tempio della Mole, e lo storytelling della mostra – sviluppato in sezioni ben definite – è stato reimmaginato su misura per svilupparsi in verticale e in forma lineare.
3.
Lo spettacolo inizia nell’Aula del Tempio. Attraversato il simbolico sipario di un imponente portale scenografico, accompagnato dalle musiche di Danny Elfman (il fidato compositore di Burton), il visitatore si trova circondato da creature riprodotte in grande formato, tra cui l’immancabile e gigantesca ombra minacciosa del piccolo Vincent (il suo alter ego), e da un gioco di proiezioni sui grandi schermi dove si animano e prendono vita i disegni. Quasi seminascosto, lo studio dell’artista: la scrivania disordinata, la sedia appena spostata, la bacheca degli appunti e una proliferazione di matite, pennelli, colori, blocknotes, una lente da orologiaio, personaggi in miniatura, schizzi e disegni abbozzati illuminati da una lampada da tavolo.
Dal centro dell’Aula del Tempio, dove sale l’ascensore che porta in cima alla Mole, è esposto il primo set di disegni, “Around the World”, realizzati su tovaglioli di ristoranti o fogli d’hotel, a dimostrazione che l’universo creativo di Tim Burton prende forma non solo nello studio, ma anche in tempi, modi e supporti non convenzionali.
to the stop motion features and, finally, to the Hollywood live-action films. Re-assessing with a critical eye both the films and the techniques that brought to life the cinematographic pieces capable of combining art-house cinema with Pop culture, something that is now part of the collective imagination of children, adolescents, and adults alike and continues to influence it, allows us to reflect on the complexity of the present.
When I proposed to Tim Burton Productions to host the exhibition at the Museo Nazionale del Cinema, I was driven by the conviction that the Mole Antonelliana was the ideal setting to investigate Tim Burton’s fantasy world.
The Mole has the timeless charm of architectural symbols. It has the external appearance of an imposing and iconic building, with an interior perspective that develops spectacularly in the shape of a spiral (a motif beloved of Burton, so much so that it seems the perfect location for one of his films). A place that for over 20 years has housed some of the most emblematic and precious items in the history of cinema. A place where the magic of the big screen and the magic of architecture come together, in the very heart of Turin—the Italian cradle of the seventh art, where it all began.

Not to mention that Alessandro Antonelli, the visionary designer of the Mole, and Maria Adriana Prolo, founder of the museum, a tenacious and non-conformist woman in love with cinema, could easily be part of the Olympus of Burton’s creatures.
Hence the challenge of transforming the Mole into Tim Burton’s creative “workshop,” the materialization of a reverie of the artist sitting in his studio (which, not by chance, has been reproduced inside the Mole), to transport visitors into the heart of his cinematic talent, suspended and immersed in an all-round artistic experience. We have, therefore, recreated his world not so much in a typical exhibition staged in a series of rooms opening out one into another, but rather in the single, gigantic, helicoidal space of the Mole’s Temple Hall. Similarly, the exhibition’s storytelling, which is developed in well-defined sections, has been re-imagined through a vertical and linear approach.
The show begins in the Temple Hall. Having passed through the symbolic curtain of an imposing scenic portal, accompanied by the notes of Danny Elfman (Burton’s long-time composer), visitors finds themselves surrounded by creatures reproduced in large format, including the ever-present and menacing shadow of little Vincent (the director’s alter ego) and by an interplay of projections on large screens where the drawings come to life. Almost

Da parecchio tempo il mondo del cinema si è accorto che i veri talenti si aggirano soprattutto nel campo dell’animazione e che l’arte visiva è un inesausto serbatoio di immagini da cui attingere spunti, ispirazioni, citazioni. Resta così in bilico tra disegno, pittura, sceneggiatura e macchina da presa il regista più surreale e stralunato dell’epoca contemporanea, uno dei pochi la cui poetica può essere in grado di “reggere” una mostra all’interno di un vero museo, tanto è il materiale, sorprendente, a disposizione per tentare ragionamenti complessi, ben oltre la filmografia.
Per approfondire la poetica che sta dietro al cinema visionario di Tim Burton bisogna considerare disegni, dipinti, fotografie, illustrazioni, a rivelarne il talento immaginifico a 360 gradi. Insomma, uno di quei rari esempi di artista totale, una strada tentata nel recente passato da personaggi come David Lynch, Peter Greenaway, David Cronenberg, con la differenza che Burton sembra muoversi su più registri
For quite some time now, the world of cinema has realized that true talent is mainly to be found in the realm of animation and that visual arts are an inexhaustible reservoir of images from which to draw cues, inspiration, and references. Burton thus remains poised between drawing, painting, screenwriting, and the camera, the most surreal and bewildered director of our time, one of the few whose poetics may be able successfully to pull off an exhibition in a real museum, such is the surprising bounty of material available to attempt complex reasoning well beyond filmography.
To delve into the poetics behind Tim Burton’s visionary cinema, one must consider drawings, paintings, photographs, illustrations, all of which contribute to reveal his multi-faceted imaginative talent. In short, he is one of those rare examples of a total artist, a claim to glory aspired to in the recent past by the likes of David Lynch, Peter Greenaway, and David Cronenberg. With the difference

Un po’ Pierino Porcospino, un po’ Robert Smith dei The Cure, ma soprattutto tanto Edward Mani di Forbice, quel personaggio iconico da lui stesso creato e divenuto celebre per le nuove generazioni al pari di Pinocchio o Alice.
Chi è veramente Tim Burton? Tutti lo conoscono, o almeno lo hanno sentito nominare. Per me, che scarabocchio, scrivo e faccio animazione stop motion, è un punto di riferimento obbligato; e se considero Peter Greenaway un padre dal punto di vista della ricerca espressiva, lui è certamente un fratello maggiore, quel fratello bravo, il primo della classe, sempre indicato come esempio e chiamato in causa in ogni occasione. Ma chi può dire di comprendere veramente il suo vasto universo espressivo? È un mondo in apparenza semplice, seppure incredibilmente articolato, frutto di una cultura smisurata, anche se riflessa e sintomatica della cultura moderna.
AA little bit Shockheaded Peter, a little bit Robert Smith of The Cure, but above all a lot like Edward Scissorhands, the iconic character he created and who has gained the same popularity among the young as Pinocchio or Alice.
But who really is Tim Burton? Everyone knows him, or at least has heard of him. For me, as one who doodles, writes, and makes stop motion animation, he is a compulsory point of reference. If, on the one hand, I consider Peter Greenaway a father from the point of view of expressive research, on the other, Tim Burton is certainly an older brother, the brilliant one, top of the class, always pointed to as an example and invariably mentioned at every opportunity. But who can claim to truly grasp and understand his vast expressive universe? A seemingly simple, if incredibly articulated world, the result of a boundless culture, albeit one that is both a reflection and a symptom of modern times


Untitled (Mexican Wrestler) / Senza titolo (Lottatore messicano) ca. 1980–1989
Penna, pennarello, acquerello e pastello a cera su carta / Pen, marker, watercolor, and crayon on paper

Untitled (Mexican Wrestlers) / Senza titolo (Lottatori messicani) ca. 1980–1989
Penna, acquerello e pastello a cera su carta / Pen, watercolor, and crayon on paper


1993



Untitled (Ape with Plane) / Untitled (Scimmia con aereo) ca. 1982
Penna su carta / Pen on paper
Untitled (Trick or Treat) / Senza titolo (Dolcetto o scherzetto) 1980
Penna, acquerello, pennarello, matita colorata e collage su cartone / Pen, watercolor wash, marker, colored pencil, and collage elements on paper board




ca. 1997–1998
1980–1999

Untitled (Corpse Bride) / Senza titolo (La sposa cadavere) ca. 1995–1998
Penna, acquerello, pastello a cera e bianchetto su carta / Pen, watercolor, crayon, and correction fluid on paper

Untitled (Corpse Bride) / Senza titolo (La sposa cadavere) ca. 1995–1998
Penna, acquerello e matita colorata su carta / Pen, watercolor, and colored pencil on paper
Untitled (Corpse Bride) / Senza titolo (La sposa cadavere) ca. 1995–1998
Penna e matita colorata su carta / Pen and colored pencil on paper



