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Qui Bergamo n.ro 328

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In copertina Cecilio Testa, presidente ANAP Bergamo

Debora Massari Assessore al Turismo, Moda e Marketing di Regione Lombardia

Fondazione BCC Milano a fianco del Mario Negri

Giordano Bruno Guerri presenta i restauri al Vittoriale

Luigi Biasetto ospite nel nuovo Lab di Minetti 1980

Intervista ad Elio Maria Staffiere

PRIMA LA SALUTE

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EDITA PERIODICI srl

Via Bono, 10 - Bergamo

Tel. 035 270989 www.editaperiodici.it

BERGAMO MAGAZINE

Aut. Tribunale di Bergamo n°3 del 22/01/1992

Edizione cartacea distribuita nelle edicole e per abbonamento postale. Versioni digitali sfogliabili su:

www.qui.bg.it

Direttore responsabile: Vito Emilio Filì redazione@qui.bg.it

Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it

Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bg.it - redazione@qui.bs.it

Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it

Marketing e pubblicità Valentina Visciglio valentina.visciglio@qui.bg.it

Fotografie di:

Federico Buscarino

Sergio Nessi

Matteo Marioli

Paolo Stroppa

Daniele Trapletti

Devid Rotasperti

Hanno collaborato: Anna Donatini

Maurizio Maggioni

Giorgio Paglia

Haim Reitan

Luca Ruggeri

Stampa: Euroteam Nuvolera (Bs)

Informazioni 035.270989

Stampato con inchiostri a base vegetale.

Capito?

Un velo di emozione mi fa chiudere gli occhi. Stefano Caglioni è morto.

E questa volta è vero. Come i gatti ha vissuto randagio e, come i gatti, ha consumato le sue sette vite. Lo conobbi che ero studente e passavo ogni giorno da viale Papa Giovanni dove lui, nei pressi della gelateria Valseriana, all’angolo con via d’Alzano, si esibiva con la chitarra facendo i versi alle ragazze che passavano e cercando di vendere i suoi bizzarri quadri, frutto di notti allucinate e alcoliche, che furbi e lungimiranti acquirenti compravano in cambio di due bottiglie di vino.

Gli davo qualche moneta per farmelo amico e fu così poi per tutta la vita. Invidiavo un po’ il suo spirito libero che piaceva alle ragazze e pensavo ci fosse da imparare…

Molti gli anni che passano, qualche volta lo incontro per caso in Città Alta o all’angolo di qualche vicolo, sempre con un sorriso, una battuta o qualcuno dei suoi incredibili ricordi di avventure galanti con donne famose. Quando nasce questa rivista lo ospitiamo più volte e la sua è stata una delle copertine che ci ha fatto vendere più copie in assoluto. Visito la sua casa che Paolo Stroppa fotografa in ogni particolare e, nel 2008, insieme ad altri amici, organizziamo una mostra mettendo all’asta alcuni suoi quadri esposti durante un weekend al Quadriportico del Sentierone. Un successo incredibile con centinaia di persone che lo inneggiano quando compare già un po’ traballante dopo un lungo periodo di malattia. Firma decine di magliette che Ciccio Maggioni ha fatto realizzare con un suo disegno dedicato alla Dea, sua grande passione dopo le donne… Al centro del Quadriportico abbiamo montato la riproduzione della sua camera da letto completamente affrescata e i pannelli che la compongono vengono battuti all’asta. Totale della raccolta 16 milioni di lire, una sommetta che affideremo alla santissima sua madre che lo ha amato e curato per tutta la vita. Per Stefano sarà il momento di massima gloria intervistato dai giornali nazionali, verranno allestite altre mostre e ci saranno laureandi che scriveranno una tesi su di lui. Caglioni era uno street artist della prima ora e c’è stato un periodo magico in cui le vie di Bergamo erano abitate dalle sue madonne e dai suoi santi: una via Crucis, che il tempo e qualche stupido hanno purtroppo ormai cancellato.

L’ultima volta qualche mese fa mi trovavo in Carisma per la presentazione alla stampa dei nuovi padiglioni e sono salito a trovarlo. Le solite chiacchiere, qualche ricordo… lui sempre più svanito come il pigmento della corona di spine che si fece tatuare tanti anni fa sulla fronte. Altre volte ero stato da lui, se lo portavi in giardino e c’era il sole si concedeva una sigaretta e nei suoi occhi tra i riccioli di fumo, si accendeva ancora un bagliore di gioventù.

Una vita fatta di tante vite. Studente modello al Liceo Classico Sarpi, universitario nella facoltà di Lettere, poi discepolo all’Accademia di Brera, supplente alle medie, in piazza con gli anarchici nel ‘69, fulminato sulla via delle Indie dove scompare per un anno frequentando santoni e santini… Tanti ne hanno narrato storie diverse perchè lui raccontava di se stesso storie diverse, inventava, coloriva, volava con la fantasia. Resterai con noi per sempre. Vito Emilio Filì

Tutti insieme appassionatamente. Grande passerella di autorità e politici per l’inaugurazione della Fiera Edile

REGIONE LOMBARDIA

Debora Massari Assessore al Turismo, Moda e Marketing di Regione Lombardia

BENESSERE

ChorusL

Immersive SPA: prima non c’era

pag 30

DOLCEZZA

S TORY

Cecilio Testa presidente ANAP per i 50 anni dell’Associazione

pag 8

VITTORIALE

Giordano Bruno Guerri presenta gli imponenti restauri di Mausoleo e Auditorium

ALLEANZE

Fondazione BCC

Milano a fianco del Mario Negri per supportare la ricerca sui trapianti di organi

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MUSI

Festival Pianistico Brescia Bergamo: aggiunto un concerto di Sir Antonio Pappano

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Staffiere: un cuore grande

Luca Biasietto ospite nel nuovo Lab di Minetti per una masterclass di pasticceria dedica-

FUORI PORTA

Monastero di San Giovanni: patrimonio mondiale dell’UNESCO al confine con la

pag 56

MOSTRA/1

Fondazione

Credito Bergamasco presenta Scaglie di Augusto Sciacca

pag 64

LEGGERE

Fair Play il nuovo romanzo di Agim Gruda

pag 72

BUONE IDEE

Quando un progetto immobiliare comunica valore

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MOSTRA/2

Al MoCa di Brescia Paolo Canevari in Tutti giù per terra

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MOSTRA/3

Cartacea Galleria presenta Aam Aastha del francese Charle F eèger

pag 76

IN FORMA

Inaugurata una rete di colonnine di ricarica per e-bike sui percorsi della Franciacorta

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PERSONAGGI

Da un vecchio albero un totem per ricordare gli antenati da Ricci Curbastro

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MUSICA

Torna il contest dedicato a Bruce Springsteen

LEGGERE

Un nuovo capitolo de Il Gatto del Presidente di Luca Ruggeri

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TUTTI FIERI DELLA FIERA

GiovanniSanga, Presidente Sacbo-AeroportodiOrioalSerio

Claudia Lenzini, Assessora alle politiche della casa, partecipazione, reti di quartiere e affari legali del Comune di Bergamo

RenatoGuatterini, PresidentediANCEBergamo

OrnellaSchenatti, ideatrice ecuratricediBergamoSposi

Giacomo Pesenti, Presidente del Gruppo TME di Confindustria Bergamo

Giovanni Zambonelli, Presidente Camera di Commercio di Bergamo

Lara Magoni, Europarlamentare, Alberto Capitanio, project manager di EDIL 2026 NEXT

Rosario Calabrese, Presidente nazionale UNAI

Luciano Patelli, Presidente di Promoberg

È un’occasione imperdibile per la passerella di autorità, politici, amministratori, presidenti di associazioni di categoria, sindacati ed enti pubblici. Stiamo parlando dell’inaugurazione della Fiera Dell’Edilizia che, come ogni anno, ha visto presenziare tutta la Bergamo che conta.

A fare gli onori di casa Luciano Patelli, Presidente di Promoberg, a cui sono seguiti Alberto Capitanio, project manager di EDIL 2026 NEXT, Claudia Lenzini, Assessora alle politiche della casa, partecipazione, reti di quartiere e affari legali del Comune di Bergamo, Gianfranco Gafforelli, Presidente della Provincia di Bergamo, Lara Magoni, Europarlamentare, Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, Paolo Franco, Assessore alla Casa e Housing sociale di Regione Lombardia, Claudia Maria Terzi, Assessore alle Infrastrutture e Opere Pubbliche di Regione Lombardia e i rappresentanti delle principali associazioni di categoria del territorio: Angelo Carrara, Presidente del Comitato Unitario Associazioni Artigiane Bergamo, Giacomo Pesenti, Presidente del Gruppo TME di Confindustria Bergamo, Renato Guatterini Presidente di ANCE, Giuseppe Bassi, Rappresentante degli Ordini professionali presso la Camera di Commercio di Bergamo, Rosario Calabrese, Presidente nazionale UNAI e Giovanni Zambonelli, Presidente della Camera di Commercio di Bergamo.

Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia,

Lenarduzzi

Claudia Maria Terzi, Assessore alle Infrastrutture e Opere Pubbliche di Regione Lombardia

Paolo Franco, Assessore alla Casa e Housing sociale di Regione Lombardia

Gianfranco Gafforelli, Presidente della Provincia di Bergamo

GiuseppeBassi, Rappresentante degliOrdiniprofessionalipressoil ConsigliocameraledellaCameradi CommerciodiBergamo

AngeloCarrara,Presidentedel ComitatoUnitarioAssociazioni ArtigianeBergamo

CHEANNUNCIAILRADDOPPIO

Il masterplan da 45 milioni di euro punta al raddoppio degli spazi espositivi, segnando una nuova fase di sviluppo per il polo di via Lunga e da un’analisi avviata nel 2023 che tiene conto delle trasformazioni del settore. La crescita della domanda e la saturazione degli spazi attuali rappresentano uno dei principali limiti allo sviluppo, con circa il 65% dei ricavi legato a manifestazioni che operano già al massimo della capienza. Attualmente il quartiere fieristico si estende su 173mila mq, di cui 13mila di superficie coperta distribuiti in due padiglioni. Il progetto prevede il raddoppio fino a circa 26mila metri quadrati, grazie alla costruzione di nuovi spazi modulari. Due nuovi blocchi di padiglioni, flessibili e riconfigurabili, in grado di adattarsi a diverse tipologie di eventi. Ogni blocco includerà due padiglioni e uno spazio ibrido centrale per ampliare le possibilità di utilizzo. Un padiglione sarà dedicato a ristorazione, congressi, coworking ed eventi culturali, pensato non solo per le fiere ma anche come spazio aperto alla città. Elemento distintivo del progetto sarà la nuova galleria vetrata.

InuovipadiglionidellaFieradi Bergamo.Inaltoiltracciatodel trenoperL’aeroportocheavràuna fermatapressoilpoloespositivo

FIERA BERGAMO,VIA AL RADDOPPIO DA 45MILIONI.NUOVI PADIGLIONI,GALLERIAVETRATA E NUOVI PARCHEGGI

A.N.A.P. BERGAMO

INTERVISTA CON CECILIO TESTA, PRESIDENTE DI ANAP BERGAMO Tommaso Revera - Ph. Devid Rotasperti

SABATO 21 MARZO 2026, PRESSO IL RADISSON MEETINGS –SALA MARONI DI CHORUSLIFE BERGAMO, ANAP BERGAMO HA CELEBRATO LA 50ª ASSEMBLEA ANNUALE, UN APPUNTAMENTO DI PARTICOLARE VALORE SIMBOLICO E ASSOCIATIVO CHE SEGNA UN TRAGUARDO STORICO PER L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE ANZIANI E PENSIONATI DI CONFARTIGIANATO IMPRESE BERGAMO.

50 anni si festeggiano una volta sola. E così per la cinquantesima Assemblea l’Associazione Nazionale Anziani e Pensionati di Confartigianato Imprese Bergamo ha fatto le cose in grande. Il 21 marzo scorso, infatti, ha avuto luogo un momento solenne e significativo per tutta la comunità ANAP: cinquant’anni di impegno costante a tutela delle persone anziane e pensionate, di promozione della partecipazione attiva, della socialità e della cittadinanza responsabile. Un percorso costruito nel tempo grazie alla dedizione di dirigenti, volontari e collaboratori che hanno contribuito a far crescere ANAP Bergamo fino a renderla oggi una realtà ampia, riconosciuta e fortemente radicata nel territorio, con oltre 5.500 soci (numero che ne fa il primo gruppo lombardo e il 3°/4° in Italia). L’Assemblea è stata occasione non solo per gli adempimenti statutari, ma anche per riflettere sul cammino compiuto e guardare con fiducia alle sfide future, valorizzando il ruolo centrale delle persone e delle relazioni nella vita associativa. Particolarmente apprezzato il libro celebrativo intitolato ‘Una storia lunga 50 anni’ distribuito nel corso dell’evento dedicato alle testimonianze, ai volti, alle iniziative e ai traguardi che hanno scandito questo mezzo secolo di storia associativa. A margine di questa importante ricorrenza, conclusasi con un pranzo conviviale vista città alta, abbiamo avvicinato Cecilio Testa, Presidente di ANAP Bergamo.

Presidente, tanti auguri.

“Celebrare un traguardo così prestigioso insieme ai nostri soci era molto importante, anche per raccontare la storia del nostro gruppo e per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di tutelare gli anziani. L’occasione è stata preziosa, inoltre, per distribuire il volume celebrativo, ‘Una storia lunga 50 anni’, ideato per questa occasione È stato veramente un onore, una grande emozione”.

Che effetto le fa riavvolgere il nastro e ripercorrere la storia di questi cinquant’anni?

“Scorrendo indietro nel tempo le fotografie e i documenti che hanno accompagnato la storia di ANAP fin dalla sua nascita, nel 1976, è impossibile non notare come il mondo di allora e quello di oggi siano profondamente diversi. In questi cinque decenni la tecnologia ha fatto passi da gigante, molti dei mestieri dei nostri associati stanno scomparendo e si fanno largo nuove professioni, maestranze e altre capacità. Tutto sembra più veloce, immediato e, inutile negarlo, il volto digitale delle cose appare spesso più freddo e mesto. Eppure, per quanto il mondo possa sembrarci cambiato, i bisogni dell’animo umano sono gli stessi. Ognuno di noi cerca serenità e gioia per sé e i propri cari, mentre - da artigiani - cerchiamo la soddisfazione in ciò che facciamo, sia esso il lavoro o le faccende che riguardano la nostra vita”.

Ricca di significato anche la scelta di affidare l’ideazione creativa del logo celebrativo ad un gruppo di giovani studenti della Scuola d’Arte Fantoni: la chiocciola al posto dello zero, infatti, simboleggia il collegamento tra gli under e i senior che convivono e si arricchiscono vicendevolmente nella medesima società

ANAP Confartigianato Bergamo Gruppo territoriale presso Confartigianato Imprese Bergamo Via Torretta, 12 - Bergamo Telefono: 035 274333 anap@artigianibg.com www.anap.it

Nell’anno del 50° anniversario le sorprese per i soci ANAP Bergamo non finiscono certo dopo questa Assemblea, non è così?

“Esatto. Abbiamo predisposto un calendario davvero ricco di iniziative: dopo questa assemblea infatti, nei prossimi mesi, avrà luogo un incontro presso Confartigianato Bergamo, coordinato con la Prefettura con le forze armate (Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato) dedicato al tema delle truffe agli anziani così da porre un freno ad un trend sempre più diffuso. Il 12 Maggio, inoltre, abbiamo allestito un convegno - a cui tengo tantissimo - dedicato agli amori di coppia nella terza età che vedrà la partecipazione straordinaria del Prof. Marco Trabucchi, senza contare poi le nostre tradizionali iniziative ludiche come la festa estiva del 20 maggio a Cornello del Tasso, il giro in bicicletta sul Lago d’Iseo, la festa dei nonni e dei nipoti a giugno quella nazionale a settembre. Ed, infine, un altro convegno importante, questa volta dedicato al tema del passaggio generazionale, in programma a fine anno organizzato con gli altri movimenti associativi di Confartigianato Imprese Bergamo”.

Oltre al coinvolgimento relazionale, quali sono i vantaggi per i vostri associati?

“Assicuriamo ai nostri associati molteplici convenzioni sia a livello locale, sia nazionale, spaziando in vari ambiti della vita quotidiana: dalla cultura ai viaggi, dalle polizze assicurative alla salute. L’ultima novità a questo proposito, per quanto attiene al nostro ambito territoriale, riguarda un’importante convenzione siglata con Humanitas Gavazzeni e Castelli grazie alla quale accedere a check-up di prevenzione, prestazioni sanitarie e visite specialistiche a prezzi veramente agevolati”.

Una volta raggiunta la pensione, oggi come oggi, quanto è importante per una persona “diversamente giovane” avere un punto di riferimento per continuare a garantirsi una qualità di vita accettabile?

“Anche dopo il pensionamento, la nostra esperienza, la nostra creatività e la nostra voglia di stare insieme trovano sempre nuovi modi per esprimersi. E questa è la missione di ANAP Bergamo: essere una comunità viva, attenta, presente, che supporta i propri soci e offre occasioni di crescita, socialità e benessere. La vita non finisce certo con la pensione: i tempi sono cambiati rispetto a venti o trenta anni fa. Oggi c’è voglia di fare, c’è curiosità, c’è voglia di interagire ed è un dovere per noi adempiere a questo bisogno e non lasciare nessuno solo per offrire le condizioni di una vita in cui sentirsi ancora attivi e soprattutto utili”.

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FUOCHI DI PAGLIA 230

di Giorgio Paglia

L’INCONTENIBILE ARROGANZA DEL POTERE

Arrivare al potere, quello vero, e saperlo gestire nel tempo non è una cosa semplice. È peggio di una droga: affascina, ammalia, è incontentabile e incontenibile, prende il cervello, modifica il carattere, trasforma le persone. Questo grande potere può essere raggiunto attraverso vari mezzi, tra cui la politica e la nomina a cariche pubbliche, i soldi e le risorse economiche, l’influenza sociale e i contatti, la forza e la coercizione, infine la comunicazione e la propaganda. Ma c’è un problema.

Honorè de Balzac diceva in un suo romanzo, verso la metà dell’Ottocento, che “dietro ogni grande ricchezza c’è un grande crimine”. E infatti, per gestire il potere, sono indispensabili anche nefandezze, quali la corruzione, l’abuso di potere, la repressione della libertà, il nepotismo e i favoritismi, la manipolazione dell’informazione, fino ad arrivare alla violenza e alla repressione degli oppositori. Tutte queste azioni minano irrimediabilmente la democrazia e ledono nel profondo i diritti dei cittadini. La storia ce lo ha insegnato più volte in passato, ma il dramma è che la storia la studiano in pochi e che quasi tutti se la dimenticano in fretta. La gestione del potere alla Macchiavelli, cioè quando il fine tende a giustificare qualunque mezzo, etico e non, può eventualmente funzionare solo quando tutto va bene e la popolazione è messa in condizione di vivere tranquillamente senza troppe preoccupazioni di sorta.

Allora vediamo cosa ci ha insegnato la storia moderna. Nel 1929 scoppia una grave crisi economica mondiale, crollano le borse e la povertà si diffonde dappertutto, ma c’è una nazione che soffre particolarmente: la Germania. In quegli anni oltre un terzo dei tedeschi è senza lavoro e, già umiliato dalle durissime condizioni del trattato di Versailles del 1920 dopo la sconfitta nella prima Guerra Mondiale, rasenta l’orlo della disperazione. In un tessuto sociale drammatico, quattro anni dopo nel gennaio del 1933, un austriaco di 44 anni, dotato di un grande carisma, di una fine abilità oratoria, di un’attenta astuzia e di una non comune intelligenza politica, dà sfogo alla sua ambizione sfrenata e diviene Cancelliere della Germania. Non con un colpo di Stato, ma attraverso le regolari elezioni politiche del luglio 1932, dove il suo Partito Nazista (NSDAP) con-

quista la maggioranza relativa. Si chiamava Adolf Hitler. Il resto è cosa nota. Nel 2026 il mondo sta cambiando in modo velocissimo, alcuni caposaldi valoriali stanno sciogliendosi come neve al sole e la globalizzazione è ormai finita. Così, in un contesto dove la popolazione mondiale continua a crescere a dismisura, la ricchezza va a concentrarsi nelle mani di una élite quasi settaria, mentre nello stesso momento intere classi sociali sprofondano in una grave difficoltà economica. Oggi, soprattutto in Occidente, o sei ricco o sei povero, la via di mezzo non esiste più. Chi gestisce il potere è di fronte a popoli deboli, silenti e irretiti e allora si sente autorizzato ad usare i mezzi estremi che sono stati qui descritti.

Queste incerte condizioni generali evidenziano la possibilità, non solo in politica ma anche nel business privato, di accettare una classe imprenditoriale e generazionale fatta di figli assolutamente incapaci rispetto ai padri fondatori.

In teoria sono pargoli viziati che non sarebbero assolutamente in grado di gestire le grandi aziende ereditate dai genitori, ma che in pratica utilizzano, visti i tempi, metodi autoritari e arroganti, sistematicamente distruttivi, per restare seduti al comando. Il tutto contornato da sodali compiacenti e da accondiscendenti servitori. La meritocrazia e il buon esempio ormai non esistono quasi più.

Detto questo e arrivati fin qui, lascio a voi l’analisi dei comportamenti odierni, e le relative conseguenze, dei vari Trump, Putin, Von der Leyen, Mediaset, Fiat e di tutta la loro bella compagnia. Anche di quella che a fine gennaio scorso è finita sotto i riflettori di Falsissimo, il canale You Tube di un resiliente e redivivo Fabrizio Corona, capace di portare sui social milioni di utenti pronti a giudicare un sistema ormai compromesso e inconcludente. Ma al di là del giudizio della pubblica opinione, cosa possiamo concretamente fare oggi partendo dal basso? Forse poco o niente, ma cerchiamo almeno di non essere dei complici ipocriti. Alla prossima e in alto i cuori leggeri.

Anche su: Twitter:@Fuochidipaglia Instagram:@fuochidigio

PARITÀ DI GENERE NELLE PROFESSIONI

R isponde alle nostre domande la Dott.ssa Sara Nicoli

Quali sono i fattori che portano sempre più donne a scegliere la libera professione? È più agevole per una libera professionista riuscire a coniugare vita privata e professione? Come cambiano gli studi professionali con una maggiore presenza femminile?

“Negli ultimi anni la presenza femminile nella libera professione in Italia è cresciuta in modo significativo. Secondo una recente ricerca, tra il 2009 e il 2023 il numero di professioniste è aumentato del 49%, contribuendo a portare la quota femminile al 35,3% del totale liberi professionisti. Questo è un cambiamento che racconta un’evoluzione importante nel mondo delle professioni, anche se restano ancora alcune sfide aperte. Tra queste, la necessità di costruire modelli di lavoro che permettano una reale conciliazione tra carriera e vita personale, soprattutto nelle fasi della genitorialità, che continua ad avere un impatto significativo sul percorso professionale delle donne. In questo scenario, la presenza femminile negli studi professionali rappresenta sempre più un valore: competenze diverse, approcci complementari e una maggiore attenzione all’equilibrio tra dimensione professionale e personale”.

Esiste ancora oggi qualche forma di divario di genere?

“L’articolo 3 della Costituzione sancisce l’uguaglianza, specificando che non ci debbano essere distinzioni di sesso oltre che di razza, di lingua, di religione, di opinioni pubbliche e di condizioni personali e sociali. L’Art. 37 della Costituzione prevede che la donna lavoratrice ha i medesimi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni spettanti al lavoratore. L’uguaglianza è pertanto prioritaria anche nell’ambito professionale e si rispecchia, tra le altre cose, anche nella parità di trattamento. Purtroppo, però, in Italia, si registra ancora una differenza reddituale fra uomini e donne iscritti alle Casse Professionali. Il divario è meno marcato all’inizio della carriera, aumentando nella fascia di età tra i 40 e i 50 anni. Le cause del divario retributivo che aumenta con l’età possono essere legate a diversi fattori, come le interruzioni di carriera delle donne o la riduzione delle ore lavoro, per esempio, per la cura dei bambini o di genitori anziani, obbligando le donne a svolgere la professione, in modalità part-time. Riducendosi le ore lavoro si riducono inevitabilmente anche i redditi”. (segue prossima pagina)

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STRUMENTI DI LAVORO Studio BNC

PARITÀ DI GENERE NELLE

PROFESSIONI

Come si sta muovendo l’Europa per ridurre il divario di genere?

“L’UE si impegna a eliminare le ineguaglianze e promuove la parità tra uomini e donne attraverso la Direttiva UE 2023/970, che è volta a rafforzare l’applicazione del principio di parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e vieta qualsiasi discriminazione di retribuzione diretta o indiretta basata sul sesso. Gli stati membri dovranno conformarsi entro il prossimo 7 giugno 2026 e gli adempimenti a carico dei datori di lavoro saranno molteplici”.

La nuova legge di bilancio prevede nuove agevolazioni a sostegno della genitorialità e all’occupazione femminile?

“Le misure previste dalla legge di bilancio per il 2026 rappresentano un rafforzamento del sostegno alla genitorialità e all’occupazione femminile. Tra queste, indennità pari a 60 euro mensili per lavoratrici con due o più figli, sgravi contributivi ai datori di lavoro che assumono madri con almeno tre figli minori di diciotto anni, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi e misure volte a favorire la conciliazione vita-lavoro, come la priorità per i genitori di almeno 3 figli conviventi fino al compimento del decimo anno di età del figlio più piccolo e senza limiti di età nel caso di figli con disabilità, nella trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale o nella rimodulazione della percentuale di lavoro in caso di contratto già stipulato a tempo parziale. Viene, inoltre, ampliata la tutela dei genitori con l’estensione del congedo parentale dai 12 anni ai 14 anni del figlio e l’aumento dei giorni di congedo per malattia dei figli con età dai 3 ai 14 anni che passano da 5 a 10 giorni all’anno. Nel complesso si tratta di interventi che puntano sia al sostegno economico, sia ad una maggiore flessibilità lavorativa per i genitori”.

Nella sua veste di presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Bergamo come promuove l’accesso alla professione da parte delle donne?

“La professione di Consulente del Lavoro è una professione ad alta presenza femminile, per tale motivo le giovani donne che si avvicinano alla nostra professione possono confrontarsi con altre donne con cui possono condividere esperienze professionali e personali e ricevere consigli utili. Mi conforta vedere che un numero crescente di donne raggiunge sempre più spesso posizioni di rilievo in ambito professionale, ma non solo, anche in politica ed in altri settori dove la prevalenza maschile è predominante.

Le donne che raggiungono posizioni di leadership hanno la possibilità e perché no, anche il dovere, di condividere la loro storia, ispirare e supportare altre donne nella crescita professionale, apportando nuovi punti di vista e garantendo una sensibilizzazione volta a migliorare la conciliazione vita – lavoro, proponendo politiche e soluzioni volte a scelte strategiche e sempre più efficienti”.

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A FIANCO DEL MARIO NEGRI

FONDAZIONE BCC MILANO A FIANCO DELL’ISTITUTO MARIO NEGRI PER SUPPORTARE LA RICERCA SUI TRAPIANTI

DI ORGANI

La Fondazione BCC Milano è a fianco dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri con un importante contributo complessivo di 900.000 euro, che sarà erogato in tre tranche annuali da 300.000 euro, destinato a progetti nel campo dei trapianti di organi solidi. L’obiettivo è ambizioso: fare in modo che l’organismo impari ad accettare l’organo trapiantato senza che si debbano assumere farmaci antirigetto per tutta la vita.

La chirurgia del trapianto ha fatto passi avanti enormi: la sopravvivenza di rene, cuore e fegato a cinque anni dall’intervento chirurgico è molto buona, si va dall’80% al 90%.

Quello che preoccupa ammalati, medici e ricercatori di tutto il mondo sono però i risultati a lungo termine. Questo perché l’organismo tenderebbe naturalmente a rigettare l’organo trapiantato che percepisce come estraneo; per questo è necessario ricorrere all’impiego di farmaci che tengono a bada il sistema immune per proteggere gli organi dal rigetto ma al tempo stesso aumentano il rischio di infezioni e tumori e in molti casi rappresentano un rischio significativo di andare incontro a diabete e problemi cardiovascolari. E, nel tempo, non riescono comunque a prevenire rigetto cronico, che può compromettere la funzione dell’organo trapiantato.

L’Istituto Mario Negri studia da oltre 15 anni come migliorare la sopravvivenza a lungo termine dell’organo trapiantato. Il laboratorio di immunologia del trapianto dell’Istituto ha già raggiunto traguardi importanti grazie anche all’impiego di cellule staminali capaci di creare un ambiente “tollerogenico”: almeno due pazienti, coinvolti in uno studio clinico oggi concluso, vivono da tempo senza una forma di rigetto che i medici chiamano rigetto cronico e che alla lunga compromette la funzione dell’organo.

Oggi, la ricerca dell’Istituto prosegue con un nuovo approccio basato sulla nanomedicina, con l’obiettivo di sviluppare una forma innovativa di immunoterapia capace di indurre tolleranza senza indebolire le difese dell’organismo.

“Con questo nuovo studio si vorrebbe sfruttare quel piccolo grado di infiammazione che segue sempre ogni intervento chirurgico per trasformare le cellule che rigetterebbero l’organo in cellule capaci di proteggerlo. Tutto questo senza compromettere i meccanismi di immunità generalizzata così da non esporre il ricevente al rischio di infezioni e tumori”, ha affermato Federica Casiraghi, Capo laboratorio di Immunologia del trapianto del Mario Negri.

“Grazie al generoso sostegno della Fondazione BCC Milano - ha spiegato Giuseppe Remuzzi, Direttore del Mario Negri - possiamo continuare a lavorare con l’obiettivo di indurre tolleranza. Vogliamo che sia possibile arrivare un giorno non troppo lontano ad avere un trapianto senza rigetto e senza necessità di ricorrere alla terapia immunosoppressiva”.

“Il sostegno a questo progetto nasce da una scelta precisa: investire in una ricerca che non si limita a curare, ma che punta a incidere radicalmente sulla qualità della vita delle persone. – ha dichiarato Giuseppe Maino, Presidente della Fondazione BCC Milano – Sostenere l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri significa affiancare un’eccellenza scientifica del nostro Paese in una sfida di frontiera: rendere il trapianto non solo una terapia salvavita, ma un percorso più sicuro e sostenibile nel tempo. La Fondazione, in quanto espressione di BCC Milano, una banca cooperativa radicata nei territori, sente la responsabilità di destinare risorse a progetti che abbiano un impatto concreto, misurabile e duraturo sulla comunità. Con questo importante impegno triennale vogliamo fornire risorse stabili alla ricerca e contribuire a costruire, insieme al Mario Negri, un futuro in cui il trapianto possa significare davvero nuova vita, senza compromessi”.

Per chi soffre di insufficienza d’organo, il trapianto è spesso l’unica possibilità. Ogni anno in Italia migliaia di pazienti tornano a vivere grazie a questa terapia salvavita. Secondo i dati del Centro Nazionale Trapianti, in Italia nel 2024 sono stati effettuati: 2.393 trapianti di rene, 1.732 trapianti di fegato e 418 trapianti di cuore. Attualmente, sono circa 8.200 le persone in attesa di un trapianto.

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POLITICANDO

TRUMP FA IL LAVORO SPORCO PER TUTTI

Dopo il 1989 era ben chiaro cosa sarebbe successo entro la fine del millennio. Con la caduta del muro di Berlino e la vittoria delle democrazie occidentali sul comunismo sovietico, sarebbe stato necessario sedersi attorno ad un tavolo per organizzare il nuovo ordine mondiale. Avrebbe dovuto farlo l’ONU, invece gli USA presero la palla al balzo del “lassismo morale” degli europei e disegnarono un ordine a loro congeniale. Ecco così la guerra dei Balcani nei primi anni 90, per espandere il dominio commerciale in quella zona, ma soprattutto perché si rientrasse dell’investimento fatto per 30 anni in Germania e, proprio grazie alla voglia di espansionismo dei tedeschi si arrivò alla disgregazione della Yugoslavia.

Diversi fronti si aprirono: c’era un Papa polacco che affidava a Marcinkus la propria iniziativa economica, il grande banchiere Roberto Calvi “suicidato” a Londra… Ciò non bastava e per destabilizzare il sistema ecco che allora si ordisce il piano di Mani Pulite del 1992. Oggi sappiamo molto grazie anche alla campagna referendaria per la conferma o meno del cambiamento della magistratura.

Sia Antonio Di Pietro sia Gherardo Colombo, entrambi nel team di Mani pulite, hanno detto apertamente che fu un colpo di Stato ordito dall’America ma nessuno, dicesi nessuno, dei governi venuti dopo, ha mai detto niente se non Berlusconi, il quale però, per senso dello Stato e dell’interesse italiano, iniziò a tessere un riavvicinamento con il governo yankee che si palesò con l’incontro di Pratica di Mare tra Putin e Bush e l’entrata della Russia nel G7 piu’ 1. Alla fine però tutto ciò non stava bene all’Europa tendenzialmente di sinistra che alla fine boicottò il tutto e successivamente, con l’uscita del Regno Unito dalla EU, aprì un vulnus particolare.

Gli Usa di Trump ce lo dicono in tutti i modi e in tutte le salse: attenzione al sud e al Medio Oriente, attenzione alla Cina che vi e ci ha comprato, attenzione all’Europa debosciata senza valori culturali e autodistruttiva, incapace di cambiamenti. Attenzione perché vi è la possibilità che si venga attaccati nel momento che meno ci aspettiamo.

Arriva il 7 ottobre, ecco il segnale chiaro e forte, ora la guerra deve esere fatta. La vogliono gli Stati Arabi, la vuole la popolazione araba, Israele è pronto e sapeva che prima o poi sarebbe successo, forse lo hanno facilitato come successe a Sarajevo nel 1914. Hezboallah, Gaza, Libano, Iran, Yemen antagonista... bisogna riportare ordine in un sistema economico e politico ormai degradato e pericolosamente giunto al capolinea.

Sarebbe bello e necessario formare una coalizione e, grazie all’ONU, si possa pensare ad una nuova Yalta? Lo si dovrebbe fare, invece siamo tutti contro tutti, e tutti a pensare al proprio interesse nazionale: francesi, tedeschi ed inglesi, per primi in Europa ad essere acefali. Ma anche la stessa UE che sembra un pugile suonato, ormai erosa dalla guerra ucraina, appare in grave difficoltà. I russi se la ridono, i cinesi studiano rimanendo sulla riva del fiume, l’India se la gore e la Turchia gioca sui tre tavoli. Trump, facendo finta con gli alleati di essere un piccolo dittatore, sferra un doppio colpo differito all’Iran, il vero responsabile della complicata situazione medioorientale. La guerra è questa, coinvolge tutti perchè ci sono in gioco fonti energetiche troppo importanti.

Tutti avevano iniziato a pensare che il Sud del mondo sarebbe stato fonte di manodopera a buon mercato e Soros fece di tutto per far saltare il sistema economico occidentale, pro domo sua. Ed eccoci che oltre al fronte est, come descritto prima, si apre il fronte sud. Dalle Torri gemelle nel 2001 sino ad arrivare alla primavera araba del 2011, voluta da francesi e inglesi, supportati da Barack Obama con l’azione piu’ sconsiderata della storia. Sarkosy, ora in prigione per i suoi illeciti in Libia, testimonia quanto il potere occidentale sia degradato… Andando avanti velocemente vediamo che nessuno controlla più nulla, la fuga dall’Afganistan di Biden lo testimonia, i democratici americano sono allo sbando, la guerra in Ucraina la inventano loro e costringono l’Europa a dimostrare quanto sia molle il proprio ventre, a dimostare che se si vuole si può porre fine alla leader ship europea, se mai ci fosse stata. Una Europa inconsistente, senza governo esecutivo, senza esercito, imbelle nei confronti della pandemia da Covid, subalterna ad una OMS corrotta e inadeguata, insomma... non conta nulla.

Perchè il popolo iraniano ha voluto per 50 anni la teocrazia e solo ora non la sopporta più? Nulla potrà cambiare se non si alzeranno in piedi, pronti a morire imbracciando le armi, contro i loro governanti. Chiedono aiuto ma l’Europa non ci sente: il mondo non vuole essere immischiato in una guerra totale, meglio farla per inerposizione… tanto prima o poi succederà. Quando? Entro questa estate di certo, il mondo dovrò rendersi conto che uno stato non può sovvertire l’ordine mondiale. Trump lo sa e, visto che poi non potrà più tornare alla Casa Bianca, sta facendo il lavoro sporco per tutti.

A quale prezzo lo vedremo, forse dopo il disordine generale si avrà il coraggio di rifondare l’ordine costituito, ci si dovrà sedere attorna ad un tavolo, magari guidati dall’intelligenza artificiale che asetticamente potrebbe fornire delle soluzioni, tra cui creare sempre alternative alla pazzia ideologica di pochi nei confronti dei molto. Dopotutto Isaac Asimov aveva già previsto tutto, nella sua trilogia, così come Erich Fromm nel suo testo Analisi della Distruttività Umana.Perché noi non imparariamo mai dalla storia e vogliamo sempre farci del male? Non saprei, ma ditemelo voi.

DEBORA MASSARI

ASSESSORE AL TURISMO, MODA E MARKETING DI REGIONE LOMBARDIA

PRIMO OBIETTIVO: L’ASCOLTO.

“Il turismo legato al vino rappresenta una straordinaria opportunità per valorizzare l’identità dei nostri territori e promuovere una Lombardia sempre più attrattiva a livello nazionale e internazionale”.

Tommaso Revera

Dall’azienda di famiglia alla Regione. Debora Massari, bresciana, classe 1975, imprenditrice, dopo 25 anni trascorsi al fianco del padre Iginio Massari, dall’Ottobre scorso ha preso il posto della dimissionaria Barbara Mazzali nell’assessorato dedicato alla promozione delle eccellenze lombarde. A distanza di qualche mese dal suo insediamento ufficiale, siamo andati ad intervistarla.

Cosa l’ha spinta ad accettare l’incarico di Assessore regionale al Turismo, Moda e Marketing di Regione Lombardia?

“Il senso di responsabilità verso il mio territorio. Quando ricevi una fiducia importante, credo sia giusto mettersi a disposizione. Vengo da anni di lavoro nel marketing e nella costruzione di progetti imprenditoriali: oggi posso mettere questa esperienza al servizio della Lombardia, una Regione straordinaria per potenzialità ed eccellenze”.

Primo obiettivo: l’ascolto. Sarà questo il leitmotiv che guiderà il suo operato?

“Sì, perché l’ascolto è un metodo, non uno slogan. Significa confrontarsi con operatori, amministrazioni locali e cittadini, leggere i dati e capire i bisogni reali del territorio prima di prendere decisioni”.

Quanto le sarà d’aiuto il percorso imprenditoriale nel mondo start-up e nel branding?

“Molto. Il mondo delle start-up insegna concretezza, velocità decisionale e orientamento ai risultati. Il branding, invece, insegna a valorizzare identità e unicità: lo stesso approccio che serve oggi nel marketing territoriale”.

La Regione ha privilegiato competenze e merito. È d’accordo?

“Credo che le istituzioni debbano sempre puntare su competenze e capacità operative. Se la mia nomina va in questa direzione, ne sono orgogliosa. Poi saranno i risultati a parlare”.

Turismo, moda e marketing territoriale sono deleghe cruciali per la centralità della Lombardia?

“Assolutamente sì. Sono settori che raccontano l’identità lombarda e generano economia reale. Rafforzarli significa rafforzare il posizionamento della Lombardia in Italia e nel mondo. Cosa risponde a chi parla di favoritismi legati alle sue conoscenze politiche? Rispondo con trasparenza e lavoro. Le relazioni personali non determinano i risultati, né i curriculum”.

La prima sfida sono le Olimpiadi. E dopo?

“Le Olimpiadi sono una grande occasione di visibilità internazionale. La vera sfida sarà il dopo: trasformare quell’attenzione in attrattività stabile, infrastrutture utili e turismo di qualità duraturo”.

Se le proponessero un ruolo nella corsa alla Loggia nel 2028?

“Sono totalmente concentrata sul mio incarico”.

Riuscirà a ritagliarsi tempo per sé?

“Lo spero, perché l’equilibrio personale è fondamentale. Essere mamma e moglie e continuare a fare sport mi aiuta a mantenere energia e lucidità. Con una buona organizzazione si può trovare spazio anche per la vita privata”.

DEBORA MASSARI

ASSESSORE AL TURISMO, MODA E MARKETING DI REGIONE LOMBARDIA

“Accompagneremoil visitatoreinun’esperienzacompleta,capace diunireaccoglienza, cultura,paesaggioed eccellenzeproduttive”.

AL VIA IL PRIMO PORTALE DELL’ENOTURISMO

È partito dalla Lombardia il progetto che punta a innovare l’enoturismo italiano con la realizzazione del primo grande portale nazionale interamente dedicato al turismo del vino (https://italiancellardoor.wine/).

A promuoverlo è Ascovilo – Associazione Consorzi Tutela Vini Lombardi, con l’obiettivo di trasformare il digitale in uno strumento concreto ed efficiente di comunicazione della offerta e valorizzazione dei territori. Mettendo in connessione la ricchezza lombarda con la più ampia DOP economy nazionale. L’iniziativa è stata presentata il 3 marzo scorso dagli assessori regionali Alessandro Beduschi (Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste) e Debora Massari (Turismo, Marketing territoriale e Moda), insieme a Giovanna Prandini, presidente di Ascovilo, Roberta Garibaldi, esperta di turismo e docente universitaria, che ha presentato il primo report sulla domanda internazionale di viaggiatori con esigenze specifiche e sull’evoluzione del concetto di accessibilità nel turismo enogastronomico.

“Il turismo del vino – ha sottolineato l’Assessore Massari –  rappresenta una straordinaria opportunità per valorizzare l’identità dei nostri territori e promuovere una Lombardia sempre più attrattiva a livello nazionale e internazionale. Con questo portale accompagneremo il visitatore in un’esperienza completa, capace di unire accoglienza, cultura, paesaggio ed eccellenze produttive. La Lombardia si conferma così laboratorio d’innovazione nell’enoturismo, mettendo in rete imprese, territori e competenze per trasformare il vino in un vero motore di sviluppo turistico sostenibile”.

“Il portale nasce dal bisogno di costruire un ecosistema digitale integrato, pensato per ispirare e accompagnare il viaggiatore dalla scoperta alla prenotazione di esperienze autentiche – ha affermato Giovanna Prandini. Grazie a una struttura multicanale, accessibile e interattiva, sarà possibile conoscere cantine, itinerari, eventi e percorsi tematici per rispondere alla curiosità del viaggiatore. Il nostro punto di partenza è il territorio lombardo, laboratorio di lancio per sperimentare modelli innovativi. Il desiderio è di aprirsi poi alla possibilità di includere altri percorsi regionali. Vogliamo essere inclusivi e offrire al visitatore esperienze immersive e culturali, ma anche edonistiche, che lo straordinario paesaggio agricolo può ospitare. Valorizzando tutta la bellezza che distingue il nostro Paese nel mondo. Se vogliamo che le nuove generazioni si appassionino alla agricoltura dobbiamo rendere le attività produttive economicamente sostenibili. E l’enoturismo è una risorsa disponibile ma non ancora sufficientemente valorizzata”.

Da sinistra: Roberta Garibaldi, esperta di turismo e docente universitaria, Giovanna Prandini, presidente di Ascovilo, e gli assessori regionali Alessandro Beduschi (Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste) e Debora Massari (Turismo, Marketing territoriale e Moda)

7.03.2026 – 10.05.2026

Comune di Trescore Balneario

INGRESSO GRATUITO

Il Giubileo di Lorenzo Lotto

In dialogo con Gianriccardo Piccoli, Loreto e Trescore Balneario unite dall’arte

Chiusure per festività: 25 aprile - 01 maggio

Aperture al pubblico:

Mar - Mer - Ven dalle ore 09:00 alle ore 12:30

Sab - Dom dalle ore 10:00 alle ore 17:00

Per info: lorenzolottotrescore.it

di Trescore Balneario

Parrocchia di Trescore Balneario

FATICA SENZA FATICA

AL VITTORIALE DEGLI ITALIANI

PRESENTATI GLI IMPONENTI RESTAURI DI MAUSOLEO E AUDITORIUM

L’ACQUISIZIONE DEL PATTO MARINO, LE NUOVE MOSTRE DI MULAS, CAPELLINI, MARIANI E GREGOLIN E UNA NUOVA

ANTOLOGIA DANNUNZIANA EDITA

DA CROCETTI EDITORE

Sabato 14 e domenica 15 marzo il Vittoriale degli Italiani ha organizzato ‘Fatica senza fatica’: un importante momento di celebrazione per la Fondazione, una nuova tappa nel percorso di restituzione e rilancio del complesso monumentale.

Cuore simbolico della manifestazione è stata la riapertura del Mausoleo, restituito al pubblico dopo un intervento di restauro completo e valorizzato da una nuova illuminazione realizzata grazie alla collaborazione con A2A. Insieme all’Auditorium interamente rinnovato, il Mausoleo incarna in modo esemplare l’impresa culturale immaginata e guidata dal presidente Giordano Bruno Guerri.

L’intervento si inserisce infatti in una strategia più ampia di recupero e valorizzazione che guarda al futuro del Vittoriale come organismo vivo, aperto e accessibile, capace di coniugare tutela, innovazione e alta progettualità culturale, restituendo al pubblico una visione insieme antica e nuova dell’eredità dannunziana.

ph. Davide Mombelli

La vita è bella, e degna che severamente e magnificamente la viva l’uomo rifatto intiero dalla libertà; L’uomo intiero è colui che sa ogni giorno inventare la sua propria vita per ogni giorno offrire ai suoi fratelli un nuovo dono; Il lavoro, anche il più umile, anche il più oscuro, se sia bene eseguito, tende alla bellezza e orna il mondo.

(Carta del Carnaro)

La Carta del Carnaro, promulgata l'8 settembre 1920 da Gabriele

D'Annunzio a Fiume, fu la costituzione d'avanguardia della Reggenza italiana del Carnaro. Elaborata con il sindacalista Alceste De Ambris, era un documento democratico, corporativo e rivoluzionario che garantiva uguaglianza di genere, salario minimo, istruzione laica, proprietà sociale e ampia libertà civili, anticipando molte norme

MAUSOLEO

Collocato nel punto più alto del parco monumentale del Vittoriale degli Italiani e progettato da Gian Carlo Maroni, il Mausoleo ne costituisce il fulcro ideale e simbolico: un’architettura celebrativa che condensa in forma monumentale l’idea dannunziana di memoria, lavoro, eroismo.

L’esposizione continua agli agenti atmosferici ha reso necessario un intervento di restauro, con pulitura e consolidamento delle superfici lapidee, indispensabile per garantirne la conservazione nel tempo. A completare e amplificare questo processo di restituzione è il nuovo impianto di illuminazione scenografica realizzato grazie alla collaborazione con A2A: una luce pensata per valorizzare la potenza plastica del monumento e riaffermarne il ruolo di punto culminante del percorso ascensionale nel parco, rendendone percepibile la forza simbolica anche nelle ore serali e rendendolo pienamente fruibile al pubblico.

L’intervento, progettato e realizzato dal Gruppo A2A, ha previsto l’impiego di barre di luce lineari per valorizzare la pietra bianca del Mausoleo, integrate da luci puntuali di piccole dimensioni lungo le scale e gli accessi alla tomba. Il sistema, interamente a LED e a basso impatto termico, comprende anche soluzioni per la modulazione degli scenari luminosi ed è gestito da un quadro elettrico dedicato con controllo intelligente dei consumi, nel rispetto delle strutture storiche esistenti.

Giordano Bruno Guerri

È stata inoltre presentata l’antologia di poesie dannunziane, curata da Guerri ed edita da Crocetti editore, sono state inaugurate nuove opere d’arte nel parco e le mostre della stagione primaverile del Vittoriale, in primis un’esposizione dedicata a Ugo Mulas, realizzata in collaborazione con la Fondazione Mulas, le personali di Umberto Mariani, Lorenzo Capellini, Emanuele Gregolin.

“Fatica senza fatica è l’espressione più profonda del senso del Vittoriale oggi: un luogo che custodisce la memoria e continua a produrre futuro. Qui si lavora molto - con il gusto di farlo - perché il Vittoriale è un cantiere culturale permanente, dove visitatori, restauri, mostre, libri, archivi, tecnologie di ultima generazione rinnovano ogni giorno l’eredità dannunziana e la rendono viva, accessibile e contemporanea”, così Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Vittoriale degli Italiani.

DOLCI LE MIE PAROLE

Insieme all’editore e Premio del Vittoriale Nicola Crocetti, nel rinnovato Auditorium del Vittoriale, è stato presentato il volume Gabriele d’Annunzio. Dolci le mie parole che raccoglie le più belle poesie del Vate scelte e introdotte dal presidente Guerri. Il libro propone una selezione dei versi più intensi, con particolare attenzione alla straordinaria stagione creativa dei primi anni del Novecento, quando nacquero capolavori come La pioggia nel pineto. Un’occasione per riscoprire la musicalità e la forza evocativa di una poesia capace ancora oggi di illuminare il linguaggio segreto delle cose e di ritrovare intatta la voce lirica di d’Annunzio.

AUDITORIUM

Su progetto dell’architetto Angelo Bucarelli, l’Auditorium sarà completamente rinnovato nelle finiture e negli impianti, con l’obiettivo di superare le dissonanze degli interventi degli anni ’70 e restituire allo spazio un linguaggio più coerente con lo Schifamondo e la Sala dei Calchi. I nuovi rivestimenti e le cromie, declinate sui toni profondi del blu e del rosso, dialogano con le installazioni del maestro Ugo Riva, che anima le arcate superiori con pannelli tridimensionali popolati da uccelli in ceramica e fusione in alluminio dorato: un omaggio al volo su Vienna e al velivolo SVA sospeso, restaurato per l’occasione. Non si tratta di un semplice intervento di manutenzione, ma di una vera e propria valorizzazione strategica (luci, cabina di regia, impianto di riscaldamento e rinfrescamento), pensata per rafforzare la funzione dell’Auditorium come spazio dedicato a eventi, convegni e spettacoli, e per consolidarne il ruolo di palcoscenico di rilievo all’interno della proposta culturale del Vittoriale.

PATTO MARINO

Annunciata l’acquisizione da parte degli archivi dei documenti originali del Patto Marino, che Gabriele d’Annunzio definì Pactum sine nomine, perché privo di firme che potessero offuscarne la «melodia popolare». Il documento, scritto interamente dal Vate, è un capolavoro di retorica e giustizia sociale che rivela un d’Annunzio legislatore e mediatore instancabile. L’acquisizione rappresenta un risultato di altissimo valore storico, reso possibile dal modello di gestione culturale sviluppato dal presidente Giordano Bruno Guerri, che negli anni ha trasformato il Vittoriale in un’istituzione capace di generare risorse attraverso le proprie attività, reinvestendo nella tutela e nell’arricchimento del patrimonio storico.

La documentazione acquisita comprende 105 fogli autografi di d’Annunzio e 36 buste, per un totale di 46 lettere, tra cui tre minute autografe di telegrammi a Benito Mussolini, due a Costanzo Ciano e una lettera a Domenico Giulietti. Sono inoltre conservati i materiali di Giulietti relativi alla genesi del Patto: un diario manoscritto, un notes di appunti e la copia autografa del Patto custodita in una splendida cartella in carta decorata della Bottega d’Arte, accompagnata da una lettera indirizzata allo stesso Giulietti.

SIR ANTONIO PAPPANO OSPITE AL 63°FESTIVAL PIANISTICO.

NUOVO CONCERTO IN CARTELLONE AL DONIZETTI IL 23 MAG -

GIO CON L’ORCHESTRA GIOVANILE ITALIANA E ALEXANDER LONQUICH

SIR PAPPANO AL FESTIVAL

Un nuovo concerto in cartellone per il 63°Festival Pianistico internazionale di Brescia e Bergamo, in scena dal 27 aprile. Sabato 23 maggio alle ore 20:30, al Teatro Donizetti di Bergamo, il Festival ospita Sir Antonio Pappano, alla direzione dell’Orchestra Giovanile Italiana con solista il pianista Alexander Lonquich. L’appuntamento va ad aggiungersi al ricco cartellone di Oriente & Occidente - Da Chopin ad Arvo Pärt.

Questa sarà la seconda apparizione di Sir Pappano al Festival, dopo la sua partecipazione nel 2013 in occasione della cinquantesima edizione con la London Symphony Orchestra. Pianista che vanta una lunga tradizione con il Festival, Lonquich torna al Festival dopo la sua ultima apparizione l’anno scorso con la Camerata Salzburg. Lonquich è anche Direttore artistico dell’OGI, l'Orchestra Giovanile Italiana, al suo debutto al Festival. Fondata nel 1984 all'interno della Scuola di Musica di Fiesole, prepara giovani musicisti alla professione orchestrale e ha collaborato con direttori del calibro di Abbado, Gatti, Giulini, Mehta, Muti e Noseda.

Il programma si articola nel Primo Concerto di Brahms e nella Quinta Sinfonia di Šostakovič. La Quinta Sinfonia, certamente la più popolare tra le sinfonie di Šostakovič, si collega al tema dell’edizione del Festival, Oriente & Occidente, che si concentra proprio sul repertorio musicale dell’Europa orientale e slava. Realizzata in risposta agli attacchi del regime sovietico alle precedenti opere dell’autore, la Quinta doveva essere un “ritorno sulla retta via” del partito. Rispetto alla Quarta Sinfonia, subì, infatti, una semplificazione musicale e venne accolta con favore dal regime stalinista.

I biglietti (da 25 a 60 €) saranno disponibili a partire da giovedì 26 marzo nella biglietteria del Teatro Donizetti (da martedì a sabato dalle ore 16 alle 20) e online su Vivaticket. Il concerto non è compreso all'interno dell'abbonamento alla 63esima edizione. Tutte le informazioni sono consultabili sul sito del Festival.

Alexander Lonquich
Orchestra Giovanile Italiana

eternity non E’ solo un bracciale saldato in oro. e’ il brivido di un istante per sempre, inciso sulla pelle e nel cuore.

DELLA SPIGA GIOIELLI

CHORUS LIFE IMMERSIVE SPA

PRIMA NON C’ERA

La prima cosa a cui ho pensato quando mi hanno parlato di una SPA all’interno dello Smart District ChorusLife è che, a Bergamo, davvero mancava una struttura del genere.

Sorge nel lato nord del complesso di ChorusLife che, con questo vero gioiello di architettura e tecnologia, si è arricchito di una SPA tra le più belle e ben organizzate che abbia mai visto. E ne ho visitate parecchie. Di solito, però, per trovarle mi tocca fare un po’ di chilometri che possono vanificare il benefico relax che procurano saune, piscine calde o fredde, massaggi e coccole. Invece questa è a portata di mano. E quando vi viene la voglia, adesso c’è. Inoltre è situata vicino ad uno snodo cruciale per la viabilità e il suo parcheggio si raggiunge comodamente da ogni direzione. Nei pressi anche una fermata del tram della Valle Seriana.

ChorusLife Immersive SPA si sviluppa su tre piani e l’esperienza presuppone il vostro benessere in ogni circostanza. Dal momento in cui varcate la soglia. Richiesto solo il vostro costume. Null’altro.

Una specie di orologio indossato al polso provvede ad aprire l’armadietto dove trovate il necessaire: accappatoio, telo e ciabattine. Oltre ai vestiti, lasciate anche il cellulare, se riuscite. Una volta in accappatoio è facile trovare il bar bistrot che ha una bellissima terrazza dalla quale realizzate in che mondo siete. Di fronte a voi la facciata brillante e cangiante della ChorusLife Arena è il fondale di un grande anfiteatro dove si rincorrono curvilinee passerelle e ampi portici lineari di quello che è il quartiere più futuribile della città.

Ma torniamo alla SPA. Oltrepassata la zona ristoro c’è la grande piscina metà all’interno e metà all’esterno... che vi cattura subito. Acqua calda, idromassaggi e giochi d’acqua di ogni tipo. Top. Giornata gelida, si sta con la testa fuori. Non ci sono le Dolomiti ma si vede Bergamo Alta e non è poco.

È solo l’inizio di un viaggio che vi porterà a conoscere le tradizioni di vari popoli legate alle terme e ai benefici che ne possiamo trarre. Dal respiro sospeso di un giardino zen, al calore avvolgente delle saune nordiche, dalla purezza della pietra himalayana ai profumi intensi del Marocco, fino alla memoria dell’Antica Roma e al silenzio che rigenera. Il percorso si dispiega in cinque mondi - giapponese, romano, nordico, himalayano, marocchino - e prende forma come una vera regia di esperienze: 30 momenti diversi, pensati per essere combinati con libertà e precisione, in base a energia, tempo e desiderio.

Il primo assaggio sono le terme Romane. Si sa che sono stati loro a fare delle terme una vera cultura. Un grande calidarium con comode sedute per sudare tutto il possibile e poi transitare in un corsello, il frigidarium, dove venite irrorati da spruzzi gelidi sparati dalle pareti al vostro passaggio.

Proseguendo mi trovo al Respiro del Drago in una sauna ottagonale rivestita di scaglie di corteccia con un’enorme ventola al centro. Il respiro è uno sbuffo di vapore aromatizzato. Poi il Marocco con la stanza del sultano e… vorrei provare tutto ma il fisico non mi reggerebbe. Quello che continua a sorprendermi sono le generose dimensioni di tutto che mi lascia pensare che, anche in giorni di grande affollamento, tutto rimanga in una dimensione discreta com’è giusto che sia. Bevendo un caffè sulla terrazza ci raggiunge il responsabile e ci informa che la direzione di ChorusLife Immersive SPA ha comunque previsto un contingentamento delle prenotazioni in modo da non superare mai una certa soglia di presenze.

Le opportunità per sfruttare al meglio tutto questo ben di Dio sono molteplici e con tariffe dinamiche. Il pranzo al buffet del Bistrò sorprende positivamente ed è comunque all’insegna di una certa leggerezza. Anche se non manca un angolo della cucina bergamasca con polenta e funghi. Tutto ben calibrato. Dopo lo spuntino, c’è l’imbarazzo della scelta tra le tante ampie zone dove rilassarsi o schiacciare un pisolino. Magari sotto le zanzariere, sui letti rotondi, della Stanza del Sultano. Ma il percorso riprende salendo al terzo piano dove troviamo le tradizioni più nordiche. Doccia gelata dopo la sauna, ce ne sono due, e altre tre piscinette, due caldissime con idromassaggi, ed una ghiacciata. Roba da scandinavi temprati. Come tutti i viaggi finiscono ma questo vi lascerà il desiderio di tornare perché data la vastità della proposta è impossibile “provare tutto in una volta” e non vi piacierà certo perdervi la sauna giapponese, quella con il sale dell’Himalaya o la doccia di luce in area nordica… (V.E.Filì)

Via Carlo Serassi 26, Bergamo (BG) info@chorusspa.com 035 008 72 50

PERTOSSE NEGLI ADULTI: I SINTOMI E I PROVVEDIMENTI

I sintomi tendono a essere meno gravi che nei bambini, ma la malattia resta contagiosa e può favorire complicanze in soggetti fragili, come anziani o persone con bronchite cronica o asma. La pertosse è dovuta a un’infezione sostenuta dal batterio Bordetella pertussis ed è molto contagiosa: provoca tipicamente una tosse intensa che può protrarsi per settimane o addirittura mesi. Negli adulti, i sintomi tendono a essere meno gravi che nei bambini, ma la malattia resta contagiosa e può favorire complicanze in soggetti fragili, come anziani o persone con bronchite cronica o asma.

Nelle primi 1–2 settimane la pertosse può assomigliare a un raffreddore, con naso che cola, mal di gola, febbricola e tosse moderata. Successivamente compaiono gli episodi più caratteristici, come tossi “parossistiche”, accessi di tosse intensi, ripetuti, che possono durare minuti e provocare difficoltà a respirare , talvolta vomito dopo la tosse, congestione del viso durante l’accesso. La tosse notturna è spesso intensa, e disturba il sonno e la qualità della vita. In molti adulti tuttavia l’unico sintomo può essere una tosse persistente per più di tre settimane. Negli adulti, la pertosse viene trattata principalmente a casa, salvo complicazioni o comorbilità importanti. Le misure chiave sono terapia antibiotica, riposo e idratazione abbondante, pasti piccoli e frequenti per evitare vomito dopo la tosse, rimozione di irritanti ambientali (fumo, polvere, fumi chimici). È importante evitare le esposizioni alle persone fragili (neonati, anziani) Negli adulti le complicanze sono meno frequenti ma possibili: fratture costali o emorragie congiuntivali per la violenza della tosse; sovrainfezioni polmonari (broncopolmonite), soprattutto in chi ha già malattie respiratorie croniche. Il mezzo più efficace per prevenire la pertosse negli adulti è la vaccinazione

& CURIOSITÀ

PRIMA LA SALUTE INFORMAZIONI

Dr. Haim Reitan

Direttore Sanitario

Studio Medici Associati

ALZHEIMER, ARRIVA UN TAMPONE

NASALE PER LA DIAGNOSI PRECOCE

Un tampone nasale da fare in regime ambulatoriale per la diagnosi precoce della malattia di Alzheimer, prima ancora della comparsa dei sintomi: è la quanto indica lo studio pubblicato sulla rivista Nature Communications, condotto da ricercatori della Duke University School of Medicine in Usa.

Lo studio ha utilizzato un tampone delicato, inserito nella parte più profonda del naso, per raccogliere cellule nervose e immunitarie. Analizzando queste cellule, i ricercatori hanno individuato un'attività dei geni ben definita che distingue le persone con Alzheimer in fase iniziale o già diagnosticato da quelle sane. La procedura per la raccolta delle cellule richiede solo pochi minuti. Dopo aver applicato uno spray anestetico, un medico introduce un minuscolo spazzolino nella parte superiore del naso, dove si trovano le cellule nervose responsabili della percezione degli odori. I ricercatori studiano quindi le cellule raccolte per individuare i geni attivi, un indicatore di ciò che sta accadendo all'interno del cervello.

Lo studio ha confrontato campioni prelevati da 22 partecipanti, misurando l'attività di migliaia di geni in centinaia di migliaia di singole cellule, per un totale di milioni di dati. Il tampone nasale è stato in grado di rilevare precocemente alterazioni nelle cellule nervose e immunitarie anche su persone che mostravano segni di Alzheimer rilevabili in laboratorio, ma che non presentavano ancora sintomi. Gli esperti hanno poi messo a punto un vero e proprio punteggio combinato del tessuto nasale per distinguere correttamente i soggetti con Alzheimer in fase iniziale e conclamato dai soggetti sani. Secondo gli esperti il loro esame 'supera' quelli basati su prelievi di sangue in quanto potrebbe fornire un'indicazione più precoce e diretta dei cambiamenti correlati alla malattia, contribuendo a identificare prima le persone a rischio. Il team della Duke, in collaborazione con il Duke & UNC Alzheimer's Disease Research Center, sta estendendo la ricerca a gruppi più ampi e sta valutando se il tampone possa aiutare a monitorare l'efficacia dei trattamenti nel tempo. La Duke University ha depositato un brevetto statunitense relativo a questo approccio

INTEGRATORI MIRACOLOSI

TEST GENETICI E PROTOCOLLI ANTI-AGING PROMETTONO SEMPRE PIÙ SPESSO UNA LONGEVITÀ PROLUNGATA..

Ma la scienza invita alla prudenza: la vera medicina della longevità non offre formule magiche, parte dalla persona, studia i meccanismi dell’invecchiamento e costruisce interventi basati su evidenze scientifiche. In un mercato affollato di promesse, distinguere la ricerca seria dal rumore di fondo è essenziale. A questi temi è stato dedicato a Roma il convegno “Vivere meglio, vivere più a lungo. Le opportunità cliniche vs i falsi miti”, che ha riunito genetisti, biologi e clinici.

“Vivere meglio non significa rendere il corpo iperattivo per tutta la durata della vita”, ha spiegato Salvatore Pennisi, medico specializzato in medicina funzionale. “Solo attraverso la conoscenza dei meccanismi molecolari, biochimici e fisiologici possiamo difenderci da semplificazioni e promesse commerciali”.

A partire dai test genetici, campo nel quale è necessaria maggiore chiarezza. “Non esiste un unico ‘gene della vecchiaia’ . L’invecchiamento è il risultato dell’interazione tra genoma, epigenoma e ambiente. La vera medicina della longevità - ha sottolineato Giuseppe Novelli, ordinario di Genetica Medica all’Universitò di Tor Vergata - non si riduce a un’analisi del Dna, ma si fonda su una valutazione olistica dell’individuo, in cui i dati genetici rappresentano un tassello, non la risposta definitiva”.

Tra i processi biologici più rilevanti studiati dalla ricerca ci sono la senescenza cellulare e le alterazioni del metabolismo energetico dei mitocondri, considerati elementi centrali per modulare l’invecchiamento. “Anche l’intestino ha impatto sulla longevità”, chiarisce Lorenza Putignani, direttore dell’Unità Microbiomica presso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma sottolineando il ruolo del microbiota intestinale, influenzato da dieta, farmaci e stili di vita.

La ricerca ha chiarito che l’invecchiamento biologico è il risultato di diversi meccanismi, dall’infiammazione cronica di basso grado alla perdita di flessibilità metabolica. “Oggi questi processi sono sempre più misurabili e in parte modulabili anche con giuste scelte alimentari che aiutano a ridurre i ‘fattori di danno’”, ha spiegato Giovanni Scapagnini, vicepresidente della Società Italiana di Nutraceutica (Sinut).

AL NIGUARDA DUE NUOVI DISPOSITIVI PER TESTARE IL RISCHIO DI DIABETE

Due nuovi dispositivi all’ospedale Niguarda aiuteranno nella valutazione rapida del rischio cardiovascolare e del rischio di diabete, oltre al finanziamento per una dietista dedicata ai pazienti diabetici. Il valore complessivo della donazione, fatta dall’associazione diabetici della provincia di Milano (Adpmi), è di 25mila euro. Il primo dispositivo è un bioimpedenziometro, che misura la composizione corporea, ovvero massa grassa, massa muscolare e idratazione, attraverso il passaggio di deboli correnti elettriche nel corpo.

Il secondo rileva gli Age (advanced glycation end products), molecole associate a patologie croniche come il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari, renali e neurodegenerative. Entrambi gli strumenti permettono ai diabetologi di valutare rapidamente lo stato di salute del paziente e individuare eventuali fattori di rischio.I dispositivi sono già attivi nell’ambulatorio dedicato alla prevenzione del diabete di tipo 2 alla casa di comunità Villa Marelli di Niguarda.

«I due strumenti vengono utilizzati nell’ambulatorio dedicato alla prevenzione del diabete di tipo 2, il primo di questo tipo in Lombardia e tra i primi in Italia – ha spiegato Federico Bertuzzi, direttore della Diabetologia di Niguarda -. Grazie alla collaborazione anche con i nutrizionisti, i cardiologi e gli psicologi siamo in grado non solo di intercettare pazienti con più efficacia ma anche di costruire attorno a loro un percorso completo di prevenzione gratuito e gestito dal Servizio sanitario nazionale».

La donazione è stata finanziata tramite il 5×1000. “Risponde a un bisogno concreto di tutte le persone con diabete, o che potrebbero essere a rischio – ha dichiarato Maria Luigia Mottes, presidente Adpmi -. La collaborazione che abbiamo da tempo con Niguarda ci permette di dare un supporto continuo e costante a numerose attività di promozione della salute”.

CASA DI CURA SAN FRANCESCO

UN CUORE GRANDE COSÌ....

Elio Maria Staffiere
ph. Federico Buscarino

Elio Maria Staffiere, bergamasco di origini pugliesi. Lo conosco ad un evento organizzato da Zona Blu, associazione che riunisce e aiuta malati oncologici, e mi colpisce la sua simpatia e la semplicità con cui affronta problemi anche di una certa gravità. È responsabile del reparto di Cardiologia presso la Casa di Cura San Francesco di Bergamo.

“Sono nato a Bergamo ma mio nonno, dalla Puglia, fu trasferito nel ’54, per un storia complicata, nel ruolo di segretario comunale a Brembilla. Quando arrivarono, con il camion con sopra i mobili, furono accolti da una folla accorsa da tutto il paese “per vet rià i terù”. Il mio papà si laureò in medicina e nel dai primi anni 60 andò a fare il condotto a Berbenno. Io sono nato nel luglio 1959 e dopo pochi mesi lui venne trasferito a Bracca, Algua e Costa Serina. A quei tempi c’era solo la strada che portava ad Oltre il Colle, e ben sedici frazioni da raggiungere, a piedi o con il mulo, per andare a visitare i malati. Epico! Ho frequentato il liceo, poi l’università a Parma dove mi specializzo come cardiologo Sono rientrato a Bergamo alla Scuola di Cardiologia con Parenzan e Invernizzi che, nel ’90 mi spedirono ad aprire l’unità coronarica a Ponte San Pietro. E così fu, fino al 2000. In quel periodo ero un po’ stanco di quella posizione, perché in unità coronaria vedi infarto, edema polmonare e arresti cardiaci… Noia o terrore: questa è la vita dell’intensivista cioè di chi vive in terapia intensiva. O non succede nulla o c’è il panico… Desideravo tornare a fare il medico e quindi sono approdato alla Casa San Francesco dove ho sostituito il mitico dr. Lorenzi… e dove ho trovato una visione non più orientata alla malattia bensì al paziente… Non era più l’infarto che arrivava da me ma ero io che dovevo andare a cercare una malattia dentro il paziente. Quindi una visione a 360 gradi che si confà di più al mio carattere”.

Di cosa si occupa un cardiologo?

“Prevalentemente si occupa dell’unico organo in movimento: il cuore. Dico prevalentemente perché la cardiologia nasce come una costola della medicina interna quindi, in realtà, la visione dovrebbe essere più ampia, non solo organo-centrica. Negli anni la cardiologia si è evoluta e alcune branche sono diventate anche chirurgiche come la cardiologia riparativa, stent ecc. o elettrofisiologica e oggi ci sono due grandi anime: chi fa il clinico e chi il super-specialista. Il cardiologo si occupa del paziente con una visione internistica e questo lo fa il clinico, che eventualmente lo manda dal super-specialista che sta in sala operatoria per la medicina riparativa”.

Un termine un po’ da meccanici....

“In effetti Il clinico pensa mentre gli altri sono l’idraulico, che mette a posto i tubi, le coronarie, e l’elettricista che si occupa dell’impianto elettrico”.

Quando arriva da lei un paziente?

“Per svariati motivi. Può arrivare il sano per una valutazione basale di tipo preventivo che vuole sapere quale attività fisica praticare, cosa mangiare, cosa bere, quanto ecc., oppure può arrivare chi ha dei sintomi, ne è preoccupato, chiede una diagnosi ed eventualmente una terapia. Oppure ancora arriva per un peggioramento di un quadro clinico già ben noto. Siamo nati per morire e quindi, curando le persone, non si può sempre garantire una stabilità clinica. Basta una banale influenza e un anziano cardiopatico va in crisi.

La prima cosa è raccogliere la storia del paziente, quella che chiamiamo anamnesi che è la parte più importante della visita. Perchè è qui? Che storia ha avuto? Quali malattie hanno avuto i suoi parenti? Andiamo al cinema non per vedere gli attori ma per conoscere le storie e noi medici siamo in ambulatorio per sentire le storie dei nostri pazienti perché è lì che costruisci la visita, ancora prima di mettergli le mani addosso. Secondo me questa è una specie di investigazione da detective. Interrogo, cerco di capire cerco di sondare e di vedere. Sherlock Holmes fu scritto da Conan Doyle che era un medico e si è ispirato al suo maestro il quale, attraverso le domande e le sfumature, arrivava alla diagnosi. E lui ha costruito su questo, il metodo investigativo che attraverso le domande, attraverso le analisi, arrivava a trovare il colpevole. Quindi è una fase assolutamente fondamentale della visita che richiede tempo, come ho già detto. Purtroppo il tempo è sempre meno e l’anamnesi diventa sempre più scarna, le domande da porre al paziente sempre meno il quale esce spesso poco soddisfatto”.

Le patologie più frequenti che riscontra nei suoi pazienti

“La cardiologia si occupa di tre grandi ambiti. Le patologie ischemiche legata alle coronarie, le patologie elettriche come le aritmie, il cardiopalmo e, infine la parte morfo funzionale: come pompa il cuore, lo scompenso cardiaco, la pressione arteriosa. Potrei aggiungere un quarto ambito che non

è da sottovalutare ed è la parte psichiatrica. L’ansia, le preoccupazioni, lo stress. la paura di ammalarsi perché se molli la famiglia va in crisi… Questi pazienti entrano terrorizzati in attesa della sentenza. Secondo me questo è il 50% del nostro lavoro oggi, anche sotto un aspetto sociale perché viviamo in una società che si preoccupa continuamente di tutto. Da noi arriva chi vuole farsi visitare perché un collega di lavoro ha avuto un infarto. Ma dico: l’ha avuto lui non tu. Sì, ma mi sono spaventato… Anche se si attraversa la strada sulle strisce pedonali, un rischio esiste comunque e, in questi casi, la metafora serve per cercare di rompere quel cortocircuito dovuto all’ansia e alle preoccupazioni. Siamo bombardati e l’eccesso di informazioni come la violenza sempre più diffusa, rendeno la gente più fragile. L’ansia e lo stress producono catecolamine che sono sostanze aritmogene. Quindi la gente inizia a sentire le extrasistoli, il cardiopalmo, oppure la sindrome di Tako-tzubo, un infarto dovuto ad un grande stress emotiv”.

Può spiegarlo meglio?

“Un mio paziente, amico, ingegnere, quando va in pensione viene da me per il follow up. Non aveva niente e dopo tre giorni mi dicono che si trova ricoverato in unità coronarica. Penso a quale errore io possa aver commesso, di cosa non mi sia accorto… In seguito vengo a sapere che quest’amico ha trovato il figlio impiccato in casa. Infarto a coronarie sane: la sindrome di Takotzubo. Il nome di tale patologia risale al 1990 quando, in un ospedale giapponese, un medico riconobbe che in alcune condizioni di stress si poteva verificare una dilatazione del ventricolo sinistro reversibile ed associata a coronarie angiograficamente indenni. Il Dr. Sato dell’Hiroshima City Hospital, così si chiamava il medico, chiamò questa sindrome con il nome della trappola che veniva utilizzata per la pesca del polipo, il tako-tsubo, per similitudine con la forma del ventricolo sinistro del cuore. Sono il 2% di tutti gli infarti e sono dovuti ad uno spavento o ad un trauma. Come quando ti telefonano e ti dicono che tuo figlio in moto si è schiantato, che la tua azienda ha preso fuoco o che la tua mammografia fa vedere qualcosa di brutto.

C’è sempre dietro uno stress emotivo forte, secco. Caratterizzata da un infarto con le coronarie normali”.

L’infarto è un arresto del cuore?

“No è una morte cellulare perché non arriva sangue, quindi perdiamo una parte di tessuto. È come un ictus che invece di presentarsi al cervello, arriverà al cuore. Un vaso che si chiude.

Quali sono i principali esami a cui avviate i pazienti?

“Esistono due livelli. Il primi comprende l’elettrocardiogramma, l’Holter, il test da sforzo e l’ecografia sulla correlati dalla storia anamnesica. Se ho una storia negativa ed esami positivi non è detto che si debba sempre dar ragione agli esami e questo è un concetto che la gente non capisce. Se vede l’asterisco sugli esami bisogna togliere l’asterisco. Per fare un esempio: se ho i trigliceridi alti e ho il diabete devo sistemare il diabete e non assumere il farmaco per abbassare i trigliceridi. In medicina non esiste un rapporto diretto tra effetto e causa. Esistono poi esami di secondo livello che sono la coronografia, lo studio elettrofisiologico e la cardio-radiologia come la tac coronarica e la risonanza magnetica al cuore dove vado a cercare qualcosa”

Quanto importante è la prevenzione?

“Comincia prima di nascere o almeno dalla culla. È la base per ridurre il rischio e comunque, se viviamo, siamo esposti allo stress, all’alimentazione sbagliata alle ansie della vita”.

Cosa succede quando uno trova un figlio impiccato?

“Una scarica di adrenalina e di catecolamina che provoca vasocostrizione. Il vaso si chiude e arriva un infarto in fase acuta. Una volta smaltite le catecolamine e vado a vedere le coronarie, le trovo normali… È quello che i nostri vecchi chiamavano il crepacuore quando uno moriva per il dispiacere”.

Il Dr Elio Maria Staffiere con la moglie Lorella Gianardi

In quali casi ci si deve sottoporre ad una visita cardiologica?

“I sintomi principali sono il cardiopalmo, la percezione di un cuore che non batte in modo regolare, l’angina cioè il dolore precordiale che non è un dolore puntorio e non viene dalla carrozzeria, ma dal motore. Il cuore non ha i sensori di sensibilità fine che abbiamo sulla pelle. Quando si fa la doccia si sente l’acqua scorrere sulla pelle ma non si sente il sangue scorrere nell’aorta. Quini, il dolore al petto ha delle caratteristiche divese se proviene dall’organo, il cuore, o pdalla parete, la cassa toracica. Altro sintomo che spaventa è lo svenimento, la sincope. La sincope è una morte venuta male. Se svengo spesso c’è un ipoflusso, cioè non arriva sangue al cervello. Qualcuno sviene quando fai il prelievo del sangue e ci può stare. Ma se svieni mentre giochi al pallone è diverso.

In ogni caso storia ed esami vano sempre correlati perché in medicina conta solo tre cose cosa: la diagnosi, la diagnosi e la diagnosi.

Infatti, di un bravo medico, si dice che è un bravo diagnosta e non c’è terapia corretta se non c’è diagnosi corretta”.

Come vede l’avvento della tecnologia in Medicina?

“Oggi siamo molto aiutati dalla tecnologia, anche troppo. Io sostengo che ci debba essere più filosofia e meno TAC soprattutto quando viene eseguita preventivamente. Se sto bene e mi vado a sottoporre ad esami inutili ho solo una possibilità peggiorativa nella mia qualità di vita.

Se sto bene devo godere del fatto di star bene. Sì agli esami del sangue anche fre-

quenti, ma se a 70 anni vado a fare una TAC celebrale qualcosina mi trovano di sicuro e se sono un ansioso per quella “paradiagnosi” vado ad innescare una serie di problemi che non avevo. E questo è uno dei motivi per cui non riusciamo a ridurre le liste di attesa: è solo una questione di appropriatezza di esami. Se prescrivessimo esami solo chi ne ha veramente bisogno, non avremmo le liste d’attesa. Sono i sani preoccupati che allungano le liste”.

Valutazione delle patologie cardiache?

“Tre fattori di valutazione: genetica, sesso ed età. La donna nella fase di fertilità tendenzialmente non ha eventi cardiovascolari gravi. Il ciclo è cardioprotettivo e, mentre gli uomini fanno l’infarto anche a 30 40 anni, le donne iniziano mediamente dieci anni dopo la menopausa arrivando ad ammalarsi intorno ai sessant’anni. Più avanza l’età più le patologie cardiache si manifestano. Rischio più di morire a 90 anni sano, che a trent’anni in dialisi”.

Nuove terapie con l’IA?

“In buona sostanza quello che c’era da scoprire è stato scoperto. Le novità sono i nuovi anticoagulanti per via orale che hanno soppiantato il vecchio Comadine ed evitiamo di effettuare continuamente prelievi.

Alcuni nuovi farmaci, nati in ambito diabetologico, danno importanti risultati anche in cardiologia. Poi, c’è questo grande tema dell’IA e mi dicono che in questo ambito è lo sviluppo è praticamente quotidiano. Non per portare l’acqua al mio mulino. Ma affidarsi alla IA per farsi l’autodiagnosi può essere rischioso. Chi entra nel nostro ambulatorio, spesso, ne sa più di noi perché il medico cerca si studiare le mille case delle patologie mentre chi si documenta in maniera maniacale su una patologia finisce che ne sa più di noi. Non le nascondo che studio più adesso di quando mi son laureato. L’IA al medico può essere d’aiuto. Se ho un paziente anziano che prende decine di farmaci per le varie patologie e le interazioni fra questi sono talmente difficili da conoscere che qualche aiuto ci può venire. Uno che lamenta un sintomo può essere l’effetto collaterale di un farmaco ma chi mi dice che le interazioni non provochino effetti imprevisti. Uno per il colesterolo, uno per l’acido urico, uno per la pressione…”.

Il Dr. Francesco

Pattarino a fianco

del Dr. Elio

Maria Staffiere

nel reparto di Cardiologia della

Casa di Cura

San Francesco

“Troppi i sani preoccupati che allungano le liste. Se si prescrivessero esami solo a chi ne ha veramente bisogno, non avremmo le liste d’attesa”

LUIGI BIASETTO: TRA ARTE E DOLCEZZA

OSPITE NEL NUOVO LAB DI MINETTI PER UNA MASTERCLASS DI PASTICCERIA DEDICATA ALLE COLOMBE, ABBIAMO INCONTRATO IL MAESTRO LUIGI BIASETTO, CAMPIONE DEL MONDO ALLA COUPE DU MONDE DE LA PÂTISSERIE, EDIZIONE 1997, E RIFERIMENTO INTERNAZIONALE DELL’ARTE DOLCIARIA. UNA CHIACCHIERATA A TUTTO TONDO TRA METODO, CREATIVITÀ E CULTURA DEL GUSTO Valentina Colleoni - ph. Daniele Trapletti

È nato a Bruxelles, la città del cioccolato: sarà per questo che è innata la sua passione per la pasticceria?

“In realtà, come spesso accade, sono le nonne a trasmettere le passioni più autentiche. Lo stesso è stato anche per me: io e mio fratello siamo cresciuti con i profumi dei dolci fatti in casa. I primi esperimenti erano legati alle caramelle e proprio il profumo del caramello è rimasto impresso nella memoria. Una passione che ha attraversato tutta la mia famiglia. Mio zio, rompendo la tradizione -mio nonno era calzolaio- scelse di diventare pasticciere, anche lui probabilmente contagiato dalla passione indirettamente trasmessa da mia nonna. Ancora oggi ritrovo quel legame: suoni e soprattutto odori hanno il potere di riportarci indietro nel tempo. I profumi, più di ogni altra cosa, parlano direttamente alla memoria”.

Le prime esperienze professionali in Belgio coniugate alle tecniche decorative ispirate ai maestri vetrai che è riuscito ad affinare anche grazie alle sue origini veneziane, quanto hanno contribuito alla sua crescita professionale? “Credo molto in una frase che ho sentito qualche tempo fa dal presidente dei Giovani di Confindustria: l’italiano ha nel proprio DNA il gene della creatività. Crescere in Italia significa essere circondati dalla bellezza, dall’arte, dai colori e dai profumi. È qualcosa di naturale. La nostra cultura lega da sempre estetica e cucina: basti pensare all’uso delle spezie, al valore del cibo come cura, già presente nei testi medievali. L’arte fa parte della vita quotidiana e questo influenza inevitabilmente anche il lavoro manuale. Nel mio caso le origini veneziane hanno avuto sicuramente un’influenza positiva. Da bambino trascorrevo molto tempo a Venezia, in visita ai miei nonni e zii, ed ero affascinato dalla città e dalla tradizione del vetro. Non a caso i primi lavori di zucchero soffiato nascono proprio lì, alla corte del Doge. Zucchero e vetro condividono la stessa natura: sono materiali plasmabili. Nel 1989, a Parigi, presentai dei bicchieri di zucchero ispirati al vetro di Murano e la giuria rimase impressionata da quanto quello zucchero sembrasse vetro vero”.

La soddisfazione ad oggi più grande resta la vittoria della Coupe du Monde de la Patisserie nel 1997 con la celebre setteveli? Più di recente anche l’inserimento del suo panettone tra i migliori al mondo secondo la redazione di Wirecutter del New York Times immagino sia stata una bella soddisfazione, non è così?

“È stata una grande soddisfazione. La notizia ci è arrivata quasi per caso, da un amico che vive vicino a New York: su oltre cento panettoni assaggiati, la redazione di Wirecutter del New York Times ha inserito il nostro tra i migliori al mondo. Non solo per l’aspetto o per il profumo, ma per l’esperienza al palato, descritta come “una nuvola di zucchero filato”. Una definizione che ci ha fatto particolarmente piacere. Per noi artigiani l’obiettivo è proprio questo: creare un prodotto che lasci un segno, che faccia stare bene, perché mangiare è condivisione. Lo vediamo ogni giorno in pasticceria: i clienti entrano, fotografano, condividono ancora prima di assaggiare. È un momento di gioia, di bellezza. Da Pasticceria Biasetto tutto è pensato per emozionare, a partire proprio dai colori e dai profumi, fino ovviamente al sapore”.

LUIGI

Ci descriva il metodo Biasetto applicato alla pasticceria.

“Il Metodo Biasetto nasce dall’esperienza e dall’osservazione di modelli organizzativi come il metodo giapponese Kaizen, sviluppato in Toyota alla fine degli anni Cinquanta, che punta a rendere i processi lineari e continui. L’idea è semplice: iniziare un lavoro e portarlo a termine senza interruzioni, evitando passaggi confusi che possono generare errori. Un processo “in linea”, dall’inizio alla fine. In pasticceria questo approccio è fondamentale, pur rispettando i tempi di riposo, indispensabili soprattutto per prodotti come il panettone. Ma al di là di questi, il flusso deve restare costante. L’artigianato è fatto di gesti precisi e soggettivi: ogni bignè, ogni cannoncino è diverso dall’altro, ed è proprio questa la sua bellezza. Per questo non credo a una pasticceria completamente automatizzata, né -almeno per ora- all’intelligenza artificiale applicata alle ricette. La pasticceria, a differenza della cucina, si basa su un equilibrio rigoroso tra matematica, igiene, ingegneria, chimica e arte. Tutti questi elementi convivono in un dolce che deve funzionare alla perfezione. È un mondo che non ammette errori e richiede metodo, sensibilità ed esperienza”.

Negli ultimi anni la figura del maestro pasticcere ha vissuto una trasformazione profonda. Possiamo affermare sia giunta al riconoscimento che merita ovvero ad un ruolo sempre più centrale nel panorama gastronomico internazionale?

“Ogni percorso professionale passa attraverso dei maestri: mentori di vita e di lavoro. È un passaggio naturale. Non credo si possa imparare davvero un mestiere solo attraverso la formazione: serve esperienza diretta, sperimentazione. Lo hanno capito anche le università, dove la sola formazione teorica non è più sufficiente. Oggi si parla di savoir-faire, ma anche di far sapere: comprendere i processi, conoscere le interazioni tra gli ingredienti, capire che quando si uniscono danno vita a qualcosa di nuovo. La teoria è fondamentale, ma deve essere accompagnata dalla pratica. È allenandosi, sbagliando e imparando dai propri errori che si cresce davvero come artigiani. Ed è questo equilibrio che ha contribuito a dare al maestro pasticcere un ruolo sempre più centrale nel panorama gastronomico internazionale”.

SAN GIOVANNI IN VAL MÜSTAIR

DA BRESCIA - BERGAMO, LA STRADA STATALE DELLO STELVIO CONDUCE NON SOLO AL PASSO PIÙ ALTO D'ITALIA, MA ANCHE A UNO DEI MONASTERI PIÙ IMPORTANTI DELLE ALPI: IL MONASTERO DI SAN GIOVANNI IN VAL MÜSTAIR, PATRIMONIO MONDIALE DELL'UNESCO. FONDATO OLTRE 1250 ANNI FA, ATTIRA UN PUBBLICO INTERNAZIONALE.

MONASTERO DI SAN GIOVANNI: PATRIMONIO MONDIALE DELL'UNESCO AL CONFINE CON LA LOMBARDIA

Ancora oggi, il legame tra la Lombardia e la confinante Svizzera è caratterizzato da sviluppi storici. Da sempre al centro di questo legame ci sono i passi alpini, che hanno avuto un'importanza storica per la politica, il commercio e la chiesa. Di recente sono stati celebrati importanti anniversari: come per esempio lo scorso anno il tratto della Strada Statale che attraversa il Passo dello Stelvio ha celebrato i 200 anni dalla sua inaugurazione. Attraversa il Parco Nazionale dello Stelvio e, prima dell’omonimo Passo, la via devia verso il Passo dell'Umbrail. Il percorso di alta montagna conduce direttamente alla Riserva della Biosfera UNESCO Engiadina Val Müstair. Il Passo dell'Umbrail, con i suoi 2505 m s.l.m., è il valico alpino più alto della Svizzera. Quest'anno festeggia il suo 125° anniversario. Chi intraprende questo percorso da Bormio ha scelto uno dei tour più straordinari delle Alpi. Sulla S.S.38 non solo è possibile ammirare da vicino l'impressionante opera ingegneristica italiana nella costruzione di strade; ma soprattutto nella stagione estiva, il percorso conduce attraverso il Passo dell'Umbrail nella Riserva della Biosfera UNESCO Engiadina Val Müstair e direttamente al patrimonio mondiale dell'UNESCO nella Val Müstair: il Monastero di San Giovanni.

Fondato oltre 1250 anni fa dall'ordine benedittino, secondo la ricostruzione storica fu Carlo Magno in persona a dar vita al monastero. La tradizione ricorda che, dopo la sua incoronazione a Re dei Longobardi, attraversò il Passo dell'Umbrail tra Bormio e Sta. Maria Val Müstair, qui sorpreso da una tempesta di neve, ne uscì indenne e promise di fondare nella Valle un Monastero. Le ricerche archeologiche confermano questa ricostruzione storica: il legname da costruzione utilizzato per la struttura della chiesa, conservata ancora oggi nella sua forma originale, fu datato nel 775, un anno dopo l'incoronazione di Carlo Magno a re dei Longobardi.

SAN GIOVANNI IN VAL MÜSTAIR

MÜSTAIR COME BASE E CENTRO DI FEDE

La Val Müstair ha proprio il suo nome da questa opera (dal latino Monasterium), ma all'epoca era anche un'importante base per la politica di espansione del Re dei Franchi. Carlo Magno non fondò il monastero solo per ragioni strategiche, ma anche perché voleva far rivivere l'arte, la cultura e la vita religiosa nel suo Impero. A questo si ispirano gli affreschi nella chiesa del monastero. Si tratta del ciclo di affreschi più grande e meglio conservato al mondo risalente all'alto Medioevo, accessibile al pubblico. I dipinti carolingi e romanici raccontano in 135 scene ben conservate la vita del Re Davide dell'Antico Testamento, l'infanzia, l'opera e la passione di Gesù, nonché l'ascensione e il ritorno di Cristo. Sono visibili anche i Santi e i Martiri: Giovanni Battista, Stefano, Pietro e Paolo. Monumento storico-culturale unico nel suo genere, il Monastero di San Giovanni fa parte dal 1983 del patrimonio mondiale dell'UNESCO. Di importanza storica è anche il fatto che l'imponente complesso monastico è abitato ininterrottamente dall'VIII secolo. Oggi sono otto le suore che vivono quotidianamente la spiritualità benedettina a Müstair. Il connubio tra tradizione e accessibilità dei luoghi sacri costituisce un polo di attrazione per il pubblico internazionale.

SULLE

Per gli ospiti provenienti dalla Lombardia, il viaggio è un'esperienza spettacolare grazie alla competenza di Carlo Donegani di Brescia. Nel 1818 l'ingegnere ricevette l'incarico di progettare l'attuale Strada Statale 38. Oltre 3000 operai costruirono la strada attraverso il Passo dello Stelvio. Con i suoi 2757 m s.l.m., è il passo italiano più alto e la seconda strada asfaltata più alta d'Europa. Il viaggio e la storia del patrimonio mondiale dell'UNESCO si combinano perfettamente con le esperienze offerte dalla Val Müstair. In quanto Riserva della Biosfera dell'UNESCO, il paesaggio e la natura hanno un grande valore e sono perfetti per coniugare relax ad una attività fisica nella natura in ogni stagione. Dopo una giornata ricca di esperienze, le specialità locali e l'arte culinaria tradizionale invitano a sedersi a tavola. Ancora oggi, i prodotti locali vengono utilizzati per creare piatti tradizionali che offrono un piacere sostenibile ai massimi livelli.

UNESCO BIOSFERA VAL MÜSTAIR

Il Monastero di San Giovanni si trova nella Val Müstair. L'idilliaca valle è nota per il patrimonio mondiale dell'UNESCO e l'impressionante paesaggio naturale. La Riserva della Biosfera UNESCO Engiadina Val Müstair offre un paesaggio incontaminato con un alto valore ricreativo. Per chi si trova già in Svizzera: la regione dista solo un'ora da St. Moritz e dai meravigliosi laghi alpini dell’Engadina.

Tutte le informazioni sul Monastero: www.muestair.ch/it

Panoramica delle attività, dei ristoranti e degli hotel: www.val-muestair.ch/en

SAN GIOVANNI IN VAL MÜSTAIR

RELAX NELLA VALLE DEL CAMPIONE OLIMPICO DARIO COLOGNA

La Val Müstair è nota per la sua offerta di attività sportive. Essendo il luogo di origine del campione olimpico dello sci da fondo Dario Cologna, offre piste da fondo per tutti i livelli, anche a oltre 2000 m s.l.m. nel comprensorio sciistico di Minschuns. La zona è nota anche per lo sci e il freeride. La Val Müstair è inoltre apprezzata come regione per escursioni invernali e sci alpinismo. Dalla primavera all'autunno, la riserva della biosfera attira tutti coloro che amano fare escursioni, andare in bicicletta e godersi la natura mozzafiato. Durante i mesi estivi, le alpi sono una delle attrazioni principali. In alto sui pascoli, le mucche pascolano e il loro latte viene utilizzato per produrre formaggio direttamente nel caseificio locale. Grazie alla cura sostenibile della Valle, nella Biosfera UNESCO non è solo il paesaggio ad essere di alta qualità, ma anche i graziosi villaggi, caratterizzati da edifici storici conservati con cura. Alcuni hanno più di 800 anni e testimoniano la lunga tradizione della valle. Oltre al tedesco e all'italiano, qui si parla ufficialmente il Romanico, la quarta lingua nazionale della Svizzera, tradizione delle Valli Retiche un legame linguistico che ci lega alle valli ladine dell’arco alpino italiano.

ALLEGRA NELLA

Bauorcha 9 CH-7535

Hotel Süsom – Givè

In cima del Passo del Forno – 2149 m s.l.m. L’albergo di montagna in Val Monastero

Punto di partenza ideale per splendide escursioni e tour in mountain bike. Sci alpinismo, ciaspolate e sci a Minschuns.

Accogliente ristorante panoramico con cucina tipica tradizionale. Giardino d’inverno, terrazza soleggiata e chiosco.

Camere rinnovate e area wellness per un turismo sostenibile.

Aperto anche in inverno per meravigliose attività sportive sulla neve, con pista di sci di fondo privata.

Hotel Süsom- Givè - P.A. Toutsch

Via Pass dal Fuorn 12

Tel. 0041(0)81 858 51 82

E-Mail: ofenpass@gmx.ch 7532 Tschierv www. ofenpass.ch

FRANCIACORTA CYCLING

GRAZIE AD UN FINANZIAMENTO

DI REGIONE LOMBARDIA

È STATA REALIZZA UNA RETE DI COLONNINE DI RICARICA

PER E-BIKE SUI PERCORSI

DELLA FRANCIACORTA

L’obiettivo è rendere riconoscibile e valorizzare l’offerta cicloturistica nei comuni di Terra della Franciacorta per intercettare un flusso importante di turismo su due ruote che si muove, soprattutto dai paesi del nord Europa, verso sud. Non tanto e non solo quello dei bikers da competizione, ma piuttosto quello del cicloturismo low, quello che praticano intere famiglie con bimbi al seguito che cercano relax, aria buona e buon cibo. Quindi percorsi non adrenalinici ma affrontabili da tutti, con servizi adeguati e studiati appositamente per questi particolari turisti. La situazione attuale vede le varie ciclovie presenti frammentate e quasi mai raccordate tra loro.

I sindaci dei comuni che fanno parte dell’Associazione Terra di Franciacorta che ha reso possibile la realizzazione della rete di colonnine per la ricarica delle biciclette elettriche graazie ad un finanziamento di Regione Lombardia

Le colonnine per la ricarica gratutita delle batterie delle bici elettriche, che dispongono anche di una pompa per il gonfiaggio delle ruote e atrezzi per eventuali piccole riparazioni, sono state realizzate ed installate da Pradella Sistemi una PMI all’avanguardia, specializzata in ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di soluzioni smart per Smart City e Smart Land. Con oltre 600 installazioni attive in Italia, in ambito comunitario e in Paesi extra UE, più di 10.000 prese di ricarica e 3.000 punti per la mobilità elettrica, siamo i pionieri che progettano e realizzano infrastrutture modulari ad alto impatto sociale, collaborando con pubblica amministrazione, aziende di trasporti, porti, aeroporti e comunità.

PUNTI DI RICARICA

Il progetto Franciacorta Ciclyng presentato da Helios, con sede a Bolzano e molta esperienza nella creazione di percorsi per biciclette, prevede oltre che la sistemazione dei vari tratti esistenti, il raccordo tra loro per formare tre percorsi di diverse lunghezze. I percorsi attraversano tutti i paesi della Franciacorta tra paesaggi incantevoli, passando dalle colline al lago, tra castelli, antiche dimore, storiche cantine e i tanti tesori che questo lembo di terra può offrire. Il progetto però non si limita alla parte hardware cioè al percorso, con la cartellonista a tutte le indicazioni su cosa vedere, le colonnine per ricariche o riparazioni, dove trovare accoglienza ecc. ma prevede una formazione specifica per tutti gli operatori che avranno a che fare con il turismo su due ruote. Franciacorta Ciclyng verrà inserita poi su tutte le piattaforme che si occupano di turismo su due ruote, accompagnata da campagne mirate su social media. Il primo tassello dei nuovi percorsi è stata la realizzazione di una capillare rete di colonnine oper la ricarica delle biciclette elettriche.

PRADELLA SISTEMI NON SOLO COLONNINE

PARTNER PER IL FUTURO DELLE CICLOVIE

Negli ultimi mesi, tutti i comuni della Franciacorta hanno visto nascere una rete di stazioni di ricarica per e-bike, finanziata da Regione Lombardia. Trenta installazioni, distribuite sul territorio: alcuni paesi ne hanno più di una. Non è stata una semplice fornitura: è stato il primo passo di un sistema più grande, pensato per durare. Pradella Sistemi ha progettato e installato quelle colonnine, ma la nostra mission va oltre: progettare insieme – a progettisti territoriali, ingegneri, architetti, sindaci, tecnici comunali – infrastrutture che uniscano mobilità dolce, sicurezza e sostenibilità. Da dieci anni collaboriamo con Trenitalia e il Gruppo Ferrovie dello Stato: abbiamo sviluppato un sistema di telecontrollo per defibrillatori già installato in decine di siti produttivi per aumentare la sicurezza nei luoghi di lavoro per i dipendenti delle industrie manutenzioni convogli. Oggi lo portiamo fuori dai binari: su ciclovie, percorsi pedonali, aree turistiche. Perché sicurezza e cicloturismo devono camminare insieme. All’estero, con la Diputació de Barcelona, abbiamo equipaggiato parchi pubblici con colonnine

di ricarica e defibrillatori telecontrollati. In Italia, stiamo realizzando pensiline fotovoltaiche off-grid in Sardegna, Calabria, Puglia e Abruzzo: ricarica per mezzi leggeri solo con sole e batterie di seconda vita, un esempio concreto di economia circolare. E poi c’è il progetto Most – il Centro Nazionale Mobilità Sostenibile, che coinvolge ventiquattro università italiane. Siamo stati scelti come prototipatori: abbiamo trasformato container navali in ciclostazioni sperimentali, complete di pannelli fotovoltaici, ricarica e recupero dell’acqua piovana depurata per i cicloturisti. Carrelli, pensiline, stazioni autonome: tutto installato su scala nazionale, testato con ricercatori e università. Questa esperienza scientifica – dati, protocolli, certificazioni – non la teniamo per noi. La mettiamo a disposizione di chi progetta: studi di architettura, ingegneria infrastrutturale, enti pubblici. Se state scrivendo un progetto PNRR, un bando regionale, un piano di rigenerazione urbana, se volete una rete ciclabile che non sia solo asfalto, ma un corridoio sicuro, intelligente e circolare, noi siamo già lì!

SEMPRE + SULLA VIA DELLE SORELLE

NEL 2025 OLTRE 1.100 CAMMINATORI

E QUASI 500 MILA EURO DI IMPATTO ECONOMICO

Rinnovato il partenariato tra Comuni e Province di Brescia e Bergamo fino al 2027

La Via delle Sorelle, il cammino inaugurato nel 2023 e che unisce simbolicamente e fisicamente le città di Brescia e Bergamo, si conferma un’infrastruttura culturale, sociale e turistica pienamente attiva e in costante crescita. I dati relativi al 2025 restituiscono l’immagine di un progetto in fase di consolidamento, capace di generare valore diffuso per le comunità attraversate e di rafforzare la collaborazione tra i territori di Brescia e Bergamo. Ideata e gestita dall’Associazione Slow Ride Italy, impegnata nella promozione del turismo lento e dei territori intesi come spazi di sperimentazione culturale e sociale, la Via delle Sorelle si fonda su un partenariato strutturato con i Comuni di Brescia e Bergamo, le Province di Brescia e Bergamo e i comuni attraversati, che riconoscono La Via delle Sorelle come un’infrastruttura immateriale condivisa. Nato come progetto di connessione culturale e paesaggistica, oggi La Via delle Sorelle rappresenta una piattaforma di incontro tra turismo lento, valorizzazione del patrimonio, partecipazione delle comunità locali e sviluppo economico sostenibile. In questo contesto si inserisce il rinnovo del partenariato tra i Comuni e le Province di Brescia e Bergamo fino al 2027: un passaggio strategico che garantisce continuità istituzionale, visione condivisa e programmazione pluriennale. La scelta di proseguire insieme conferma la volontà di investire nel cammino come leva di sviluppo sostenibile, culturale e turistico per l’intero territorio.

“La Via della Sorelle, ha detto Sergio Gandi, rappresenta uno dei lasciti più significativi dell’esperienza di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura. Immaginato da Slow Ride Italy nel 2020 su ispirazione di quella nomina, studiato e progettato nel 2021, il cammino è stato inaugurato nel 2023, e fin dalla sua nascita, si proponeva di diventare un’eredità sostenibile per i due territori. Il progetto ha mantenuto le sue promesse: unisce le due città alleate della Capitale con una linea verde naturale tra aree fortemente urbanizzate, valorizzando bellezze ambientali e architettoniche fuori dalle classiche rotte turistiche. A distanza di tre anni, il progetto mostra tutto il suo valore e la sua forza, come motore di sviluppo del turismo sostenibile e improntato a una fruizione “lenta” dei nostri patrimoni culturali e paesaggistici. Un connubio tra arte e natura, capace di promuovere relazioni virtuose tra cultura e benessere e creare opportunità di crescita”.

“LaVia delle Sorelle rappresenta una visione concreta di città d'Europa: territori che collaborano, comunità che si incontrano, sviluppo che nasce dal paesaggio e dalla cultura. Per Brescia questo cammino è una scelta strategica, non simbolica. I dati del 2025 dimostrano che investire nel turismo lento significa generare valore economico, coesione sociale e nuova attrattività. Con il rinnovo del partenariato fino al 2027 rafforziamo un’alleanza solida con Bergamo e confermiamo una direzione precisa: crescere insieme, in modo sostenibile, aperto e contemporaneo. Brescia cammina in Europa, con identità e visione”.

Andrea Poli, Assessore al Turismo del Comune di Brescia
Sergio Gandi, Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo

I NUMERI

Nel 2025 si stimano oltre 1.100 camminatori, sulla base delle 850 credenziali ufficiali distribuite e di una quota stimata del 30–40% di viandanti che percorrono il tracciato senza. Una parte significativa, pari a circa il 10%, ha scelto di affrontare La Via delle Sorelle in bicicletta, confermando il crescente interesse anche per la dimensione cicloturistica. Il profilo dei partecipanti evidenzia una crescita della componente giovanile rispetto al biennio precedente. Dal punto di vista geografico, il 48,4% dei camminatori proviene dalla Lombardia, in particolare dalle province di Brescia, Bergamo e Milano, a testimonianza di un forte radicamento territoriale che rappresenta al tempo stesso una base solida per l’espansione verso altri mercati.

L’impatto economico diretto annuo stimato per il 2025 è compreso tra 440.000 e 550.000 euro, con una media di circa 495.000 euro. Considerando una permanenza media di cinque giorni e una spesa giornaliera tra gli 80 e i 100 euro, le ricadute interessano strutture ricettive, ristorazione, commercio di prossimità e servizi locali, contribuendo in modo concreto all’economia dei territori attraversati.

I questionari raccolti nel 2025 restituiscono un livello di soddisfazione elevato: l’87% dei camminatori esprime una valutazione positiva del paesaggio e il 78% giudica in modo alto o molto alto l’accoglienza ricevuta. Permane tuttavia una percezione di conoscenza ancora parziale del cammino da parte dei residenti, elemento che apre ulteriori spazi di lavoro sul coinvolgimento delle comunità locali e sulla costruzione di una rete sempre più consapevole e partecipata.

Il 2026 sarà dedicato al consolidamento e all’inclusione, con l’obiettivo di migliorare ulteriormente la fruibilità del tracciato, ampliare la rete di accoglienza, potenziare la comunicazione digitale e rafforzare il sistema di monitoraggio dei flussi. Una particolare attenzione sarà riservata alla dimensione culturale e artistica del progetto, con nuove iniziative di dialogo tra arte contemporanea e paesaggio, il coinvolgimento di realtà formative e creative del territorio e lo sviluppo di format dedicati ai giovani. Proseguiranno inoltre le camminate tematiche, gli eventi di valorizzazione cicloturistica e le collaborazioni con operatori culturali e stakeholder locali.

“La Via delle Sorelle non è solo un cammino che abbraccia il turismo lento, ma è soprattutto una via a disposizione dei territori, un palcoscenico a cielo aperto che permette alle comunità di raccontarsi, sperimentare e immaginare nuove forme di relazione con i luoghi - ha dichiarato Alessia Marsigalia, Presidente di Slow Ride Italy. Il cammino diventa così uno spazio vivo, un esperimento sociale che accoglie iniziative culturali, artistiche e partecipative, e che contribuisce a generare una percezione diversa dei territori, non più solo come luoghi industriosi o di passaggio ma come destinazioni di senso, incontro e progettualità condivisa. Il partenariato con Comuni e Province è fondamentale perché rende possibile una visione di lungo periodo, capace di trasformare La Via delle Sorelle in un’infrastruttura culturale stabile e inclusiva”.

Alessia Marsigalia, Presidente di Slow Ride Italy

GOURMANTICO 2026

ULTIMI GIORNI PER NON FARSI SCAPPARE L’OPPORTUNITÀ DI APPREZZARE UN MENU DEGUSTAZIONE COMPLETO AL PREZZO DI 80€ ANCHE SE, L’EDIZIONE 2026, RITORNERÀ ECCEZIONALMENTE DAL 15

GIUGNO AL 2 AGOSTO

Fino al 2 aprile 2026 durerà l’edizione 2026 di GOURMANTICO, l’appuntamento dedicato all’alta ristorazione e alla valorizzazione della cultura enogastronomica locale. Che, quest’anno, eccezionalmente, ritornerà dal 15 Giugno al 2 Agosto. Un’iniziativa dell’Associazione Culturale Enogastronomica “Insieme”, che da anni promuove il territorio attraverso la qualità, la creatività e l’eccellenza. Durante il periodo dell’evento, i ristoranti aderenti proporranno un menu degustazione completo al prezzo fisso di 80 euro, ciascuno con una proposta unica e distintiva, pensata per raccontare l’identità dello chef e del luogo (unica eccezione di prezzo il ristorante Villa Elena, 2 stelle Michelin). GOURMANTICO è molto più di una rassegna gastronomica: è un progetto culturale che mette al centro il valore del cibo come espressione di storia, tradizione e innovazione. Un’occasione per scoprire e riscoprire i migliori ristoranti del territorio attraverso un’esperienza accessibile, curata e di alto livello. I numeri dell’edizione 2025 sono stati importanti: 21 ristoranti, 4 province, 15.000 prenotazioni, 30.000 coperti con ospiti che arrivano da tutta la Lombardia e 180.000 visitatori sul sito web: www.gourmantico.it Il progetto nasce con un obiettivo chiaro: aprire le porte dell’alta cucina a un pubblico più ampio, mantenendo standard qualitativi elevatissimi. Per questo l’Associazione Insieme ha definito criteri rigorosi di partecipazione, tra cui anzianità dell’attività, riconoscimenti da guide nazionali, qualità dell’offerta e una politica di prezzo trasparente e coerente con la filosofia dell’evento. L’edizione 2026 di Gourmantico si arricchisce di una nuova e significativa presenza: entra per la prima volta nell’Associazione Insieme il ristorante Gaudio dei Fratelli Papa, che amplia i confini della rassegna portando con sé l’eccellenza e l’identità gastronomica del territorio bresciano. Un nuovo racconto di gusto che si intreccia con quelli già presenti, ampliando il dialogo tra culture, tradizioni e visioni della cucina contemporanea. Il tema di GOURMANTICO 2026 è “Racconti da gustare”: un invito a vivere la cucina come linguaggio narrativo. Ogni piatto diventa una storia da assaporare, capace di evocare ricordi, emozioni, viaggi e visioni. Profumi, consistenze e colori si trasformano in parole non dette, in frammenti di memoria e immaginazione.

Antonio Lecchi - Tenuta Casa Virginia
Andrea Rota - Bolle
Antonio Rocchetti - Loro
Enrico Bartolini - Villa Elena
Filippo Cammarata - Osteria Tre Gobbi
Fabio Vargiu - La Caprese
Stefano Arrigoni e Stefano Gelmi - Osteria della Brughiera
Umberto De Martino
Angelo Bonfitto - Ristorante Zu

Il racconto diventa corale e circolare: parte dalla cucina, passa attraverso la sala e si completa con il cliente, che non è semplice spettatore ma parte attiva dell’esperienza. La tavola si afferma come spazio vivo, dove la cucina italiana – oggi patrimonio culturale – continua a evolversi senza perdere autenticità. GOURMANTICO 2026 celebra il potere evocativo del gusto, intrecciando cultura gastronomica e arte del racconto, in un viaggio dove i sapori diventano emozioni e le emozioni trovano senso solo quando vengono condivise. In questa edizione, la tavola si fa luogo di narrazione sensoriale in cui lo chef è autore, il commensale è lettore e il menu è un racconto che si svela morso dopo morso. Perché ogni storia, come ogni ricetta, vive davvero solo a tavola.

I RISTORANTI E GLI CHEF DI GOURMANTICO 2026

A rendere unica l’edizione 2026 di Gourmantico sono i ristoranti e gli chef protagonisti, interpreti di “Racconti da gustare” attraverso visioni, territori e stili diversi:

• Al Vigneto – Chef Vito Siragusa (Grumello del Monte, BG)

• Antica Osteria dei Camelì – Famiglia Camelì (Ambivere, BG)

• Bolle Restaurant – Chef Andrea Rota (Lallio, BG)

• Ristorante Collina – Chef Mario Cornali (Almenno San Bartolomeo, BG)

• Cucina Cereda – Chef Giuseppe Cereda ★ Michelin (Ponte San Pietro, BG)

• Frosio Ristorante – Chef Paolo Frosio (Almè, BG)

• Gaudio – Chef Diego Papa (Barbariga, BS)

• Il Cantinone – Chef Stefano Masanti (Madesimo, SO)

• Il Cantuccio – Chef Mauro Elli (Albavilla, CO)

• Il Saraceno – Chef Roberto Proto ★ Michelin (Cavernago, BG)

• Impronte – Chef Cristian Fagone ★ Michelin (Bergamo)

• La Caprese – Chef Roberto Donadoni (Mozzo, BG)

• LoRo – Chef Pierantonio Rocchetti ★ Michelin (Trescore Balneario, BG)

• Osteria della Brughiera – Chef Paolo Cortinovis ★ Michelin (Villa d’Almè, BG)

• Osteria Tre Gobbi – Chef Marco Carminati (Bergamo)

• Pomiroeu – Chef Giancarlo Morelli (Seregno, MB)

• Roof Garden Restaurant – Chef Gianpietro Semperboni (Bergamo)

• Tenuta Casa Virginia – Chef Antonio Lecchi (Villa d’Almè, BG)

• Florian Maison – Chef Umberto De Martino (San Paolo d’Argon, BG)

• Villa Elena – Chef Marco Galtarossa ★ Michelin (Bergamo Alta)

• Zù Ristorante – Chef Angelo Bonfitto (Riva di Solto, BG)

INFO E PRENOTAZIONI: www.gourmantico.it

Giambattista e Diego Papa - Gaudio
Giancarlo Morelli - Pomiroeu
Loredana Vescovi e Camillo RotaAntica Osteria dei Cameli
Gianpietro Sempreboni e Mirko Magoni - Roof Garden
Giuseppe Cereda - Cucina Cereda
Mario Cornali - Ristorante Collina
Mauro Elli - Il Cantuccio
Paolo Frosio - Ristorante Frosio
Vito Siragusa - Al Vigneto

CLA MAFFEI

LA LIBERTÀ

E LA FORZA

GENTILE DI UNA

DONNA DEL RISORGIMENTO

Biblioteca Angelo Mai

Ritratto di Clara Maffei bambina

Milano e Bergamo celebrano la figura di Clara Maffei, protagonista della vita culturale e politica dell’Ottocento e simbolo del Risorgimento italiano, con due mostre documentarie e un programma di appuntamenti dedicati alla vita della contessa. L’iniziativa è promossa dal Comitato Clara Maffei in collaborazione con importanti istituzioni culturali delle due città. Il progetto espositivo coinvolge il Museo del Risorgimento e Casa Manzoni a Milano, insieme alla Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo e al Cimitero Monumentale di Milano. Le mostre presentano una significativa selezione di materiali storici e artistici: quadri, lettere autografe, oggetti di arte applicata, libri, suppellettili e mobili appartenuti alla contessa e ai suoi amici. Le esposizioni offrono un ritratto inedito e approfondito della nobile risorgimentale e promettono un’esperienza a tutto tondo nella complessa vita della contessa Maffei; promotrice delle idee unitarie, irrequieta ed elegante protagonista di uno dei più noti salotti europei dell’epoca, Clara Maffei viene presentata in particolare nel suo rapporto con Milano, la città dove la sua casa in via Bigli era una meta obbligata per gli intellettuali, i politici e gli artisti volti alla causa della nascente unità nazionale.

Fino al 24 maggio, a Milano e Bergamo, le mostre documentaristiche dedicate alla vita della contessa

dal

A Bergamo, nell’atrio della Biblioteca Angelo Mai, l’esposizione I primi anni e il tempo per ben imparare illustra l’infanzia bergamasca, il rapporto con i genitori e il periodo della formazione negli educandati di Verona e Milano fino al matrimonio, appena diciottenne, con il poeta trentino Andrea Maffei. L’ultima sezione racconta la persistenza della sua memoria in Italia e nel territorio bergamasco, grazie in particolare al lascito testamentario a favore dell’infanzia.

A Casa Manzoni viene allestito il celebre salotto di Clara Maffei, che per mezzo secolo animò impareggiabilmente la vita sociale, culturale e politica di Milano. La ricostruzione trae ispirazione da una fotografia del salotto conservata presso il Castello Sforzesco e sfoggia libri, lettere, mobili e suppellettili originali, mai esposti sino a oggi, che testimoniano non solo il ruolo culturale della Contessa, ma anche le importanti personalità che frequentarono le stanze di via Bigli, primi tra tutti Giuseppe Verdi e Alessandro Manzoni. Grazie a un generoso prestito della Fondazione Cariplo, si può ammirare il quadro di Francesco Hayez, Valenza Gradenigo davanti agli inquisitori, che campeggiò sempre nel salotto della contessa, per la quale fu dipinto nel 1835.

Al Museo del Risorgimento i percorsi sono due: il primo si svolge all’interno del museo vero e proprio e connette la contessa alle vicende del Risorgimento milanese; ad esempio, viene esposta la stola tricolore che Clara Maffei indossò durante le Cinque Giornate e un ritratto di anonimo che la ritrae nelle vesti di patriota.

Le mostre,
12 marzo al 24 maggio, si sviluppano attraverso le diverse fasi della vita di Clara Maffei.
Casa Manzoni Ritratto di Clara Maffei
Casa Manzoni Salotto

Museo del Risorgimento Bergamo

Il secondo percorso ricostruisce la rete di relazioni femminili intessuta da Clara; le biografie delle sue amiche, accompagnate dalle foto che le ritraggono custodite dalla Maffei in diversi album, ci aiutano a comprendere l’importanza che questo sistema di relazioni ebbe nello svolgimento delle vicende risorgimentali non solo milanesi. Un mondo di cui si erano in parte perse le tracce, invece meritevole di grande attenzione storica, soprattutto per il ruolo costitutivo nella costruzione del nascente stato sociale lombardo e italiano.

Al Cimitero Monumentale, luogo dove sono custodite le spoglie della contessa, è stato predisposto un nuovo percorso tra i monumenti funebri delle persone che le furono amiche. Il valore di queste sepolture, intrinsecamente legato alla memoria di coloro che vi riposano, emerge anche dalla bellezza delle opere che le adornano, spesso eseguite da importanti scultori. Il progetto di valorizzazione della figura di Clara Maffei, di cui le mostre milanesi e bergamasca sono espressione, prevede anche il restauro del suo monumento, manutenzione necessaria della quale intende farsi carico il Comitato Clara Maffei.

“Bergamo partecipa a un progetto di grande valore culturale e sociale che unisce la nostra città a Milano in un percorso di scoperta di Clara Maffei, nata nel nostro territorio e protagonista del fermento risorgimentale milanese – ha commentato l’assessore alla Cultura del Comune di Bergamo, Sergio Gandi –. Il progetto, promosso dal Comitato Clara Maffei, prevede due mostre e un public program destinati ad approfondire la figura straordinaria della nobildonna, con una indagine sugli anni della giovinezza e della formazione curata dalla Biblioteca Civica Angelo Mai. Una iniziativa di ampio respiro, che mette in relazione significative istituzioni culturali del territorio lombardo: una trama di archivi, biblioteche e luoghi della cultura che supera i confini delle singole città, mettendo in comune patrimoni e competenze. Un metodo fortemente collaborativo in singolare risonanza con la stessa capacità della contessa di costruire fitte reti di contatti, attitudine che costituisce uno degli insegnamenti più attuali della sua vicenda biografica. Attraverso questa articolata proposta, la figura di Clara Maffei torna infatti a parlarci oggi, ricordandoci quanto la cultura nasca dall’incontro tra persone e istituzioni e trovi potenziamento attraverso il dialogo”.

Colta, intelligente, raffinata, Clara Maffei raccolse nel suo salotto milanese i più significativi rappresentanti del suo tempo; arte, letteratura, politica, giornalismo e musica erano rappresentate ma sempre con lo sguardo al nuovo clima patriottico che il salotto incarnava. Un certo appannarsi dell’immagine della contessa Maffei iniziò dopo l’unità d’Italia, quando una nuova generazione di intellettuali prese il posto degli eroi del Risorgimento e il declino nel ‘900 proseguì fino a confinare la contessa tra i cimeli di un’epoca passata. Oggi i nuovi studi sulla sua persona, sul circolo culturale che la vide protagonista, sulla sua stessa immagine fisica smarrita nelle varie collezioni riportano in piena luce una donna straordinaria che ebbe un ruolo di primo piano durante periodi così travagliati e luttuosi come quelli delle nostre guerre di indipendenza.

Grazie a queste scoperte e in concomitanza con esse, è nato il progetto Clara Maffei che, dopo la prima mostra a Clusone, ora si allarga alla città di Bergamo, che la vide nascere tra le vie di Città Alta, e alla città di Milano, che la accolse nella sua maturità, nel tentativo di offrire un profilo a tutto tondo di un personaggio tanto complesso e decisivo per l’identità italiana.

Cimitero Monumentale di Bergamo Monumento funebre di Clara Maffei
Abito di Clara Maffei

AUGUSTO SCIACCA

FAGLIE

Visitabile fino al 10 aprile 2026, presso Palazzo Creberg, la prima tappa della mostra dal titolo “Faglie” dedicata da Fondazione Creberg all’artista Augusto Sciacca (Itala, Messina, 1945). L’esposizione presenta 33 opere, distribuite tra il Salone Principale e il Loggiato del Palazzo, con 17 grandi tele recenti sul tema indicato nel titolo della mostra e una serie di opere storiche appositamente selezionate. La presentazione della mostra è avvenuta sabato 28 febbraio, nel Salone Principale, nel corso di una apertura straordinaria del Palazzo e nell’occasione, è stata inaugurata in Loggiato la “Sala Cosetta Arzuffi”, allestita con 7 opere donate dalla importante artista bergamasca a Fondazione Creberg.

“Faglie” rientra nel nostro progetto di valorizzazione dell’arte contemporaneaha affermato Angelo Piazzoli, Presidente di Fondazione Creberg - dando spazio e visibilità all’opera di artisti talentuosi del territorio attraverso il nostro storico format (oltre un centinaio le tappe e gli eventi promossi e realizzati direttamente nell’ultimo decennio) che mira a coniugare qualità artistica e promozione del pensiero; da questi intendimenti, nascono esposizioni che rappresentano un concreto atto di ribellione contro la banalità e la superficialità che ci circondano, consentendoci di approfondire temi fondamentali per l’uomo, quali il suo destino, la sua natura, la sua vocazione”.

Le 33 opere esposte sono state ripartite in due macro-sezioni che affrontano il tema della “Faglia” nei suoi più ampi e sfaccettati significati. La mostra inizia in Salone con 11 grandi tele (200 x 160 cm) degli anni Duemila; salendo in Loggiato trova posto un’ulteriore selezione di opere recenti e un nucleo di lavori che, partendo da metà anni Settanta, segue nel tempo la lunga e complessa ricerca dell’artista, caratterizzata da sviluppi ritmati e sempre coerenti. Nella necessaria selezione all’interno della sterminata produzione di Augusto Sciacca – buona parte della quale è ordinatamente conservata nel suo vasto studio di via Ermete Novelli a Bergamo –si è voluto dar evidenza ad una delle molteplici declinazioni della linea di pensiero che, in maniera quasi tentacolare, l’artista ha sviluppato nel tempo. All’interno di un sistema complesso, strutturato più come un labirinto di percorsi che un sistema lineare, l’itinerario scelto per la mostra a Palazzo Creberg è un episodio di sintetica coerenza, uno tra i numerosi che meriterebbero di essere approfonditi. “Sciacca - ha affermato la storica dell’arte Paola Silvia Ubiali - opera per cicli pittorici concepiti come organismi viventi, strutture aperte che non conoscono mai una vera conclusione. Si tratta di serie che nascono, crescono, vengono temporaneamente abbandonate e poi ricominciate o riprese a distanza di anni con diverse modalità, non per essere stravolte nelle loro premesse, ma per essere affinate, riallineate a una ricerca che si evolve insieme al suo autore”. “È per noi un vero piacere – ha sottolineato il Presidente – accompagnare il visitatore nella comprensione della “genesi” del ciclo “Faglie”.

Ci siamo infatti resi conto di quanto Sciacca sia un “creatore di mondi” per la sua capacità di costruire universi (simbolici, estetici e di senso) coerenti e autonomi restando all’interno di un’originale visione, mai scontata o banale, dell’esistenza umana di cui lo stupore e la speranza sono fattori imprescindibili”. Nella storica sede di Palazzo Creberg, fino al 10 aprile 2026, il pubblico potrà accedere gratuitamente ad un peculiare itinerario nella produzione di Augusto Sciacca, messinese d’origine e bergamasco d’adozione, eseguite dagli anni Settanta agli anni Duemila. La mostra, dal titolo “Faglie”, è curata da Angelo Piazzoli e da Paola Silvia Ubiali. Dopo l’esposizione a Palazzo Creberg la mostra proseguirà a Romano di Lombardia, presso la Chiesa della Grotta, dal 18 aprile al 17 maggio 2026.

LA FESTA DELLA FOTOGRAFIA

UNA NUOVA FORMULA PER UNO DEGLI APPUNTAMENTI ITALIANI PIÙ ATTESI DEDICATI ALLA FOTOGRAFIA. QUATTRO GIORNI DI MOSTRE, CONFERENZE, PRESENTAZIONI DI LIBRI, INCONTRI CON GLI ARTISTI, I CRITICI E GLI STUDIOSI PIÙ INTERESSANTI DELLA SCENA FOTOGRAFICA ITALIANA E INTERNAZIONALE.

Al via in questi giorni il Brescia Photo Festival, la manifestazione interamente dedicata alla forma d’arte che più di ogni altra riesce a interpretare il tempo presente e che ha visto negli anni scorsi la città protagonista a livello nazionale con importanti antologiche come quelle dedicate a Joel Meyerowitz, Ansel Adams, Weston (Edward, Brett, Cole, Cara), Alfred Seiland e con decine di mostre di ricerca, studio e dossier per raccontare la fotografia italiana come Franco Fontana, Gianni Berengo Gardin o Maria Vittoria Backahus.

Giunto alla sua nona edizione, il Festival con una formula rinnovata per diventare, ancora più radicalmente, il festival della città. Non più soltanto un palinsesto di appuntamenti ospitati nelle sedi istituzionali, ma un progetto diffuso nato dal tessuto urbano coinvolgendo accanto alle principali Istituzioni culturali anche spazi indipendenti, realtà associative e luoghi del quotidiano. Attraverso il linguaggio della fotografia si costruisce così una rete viva di ambienti e relazioni che anima la città e ne mette in dialogo le energie.

Tra giovedì 26 e domenica 29 marzo 2026, quattro giorni intensi in cui Brescia si è trasformata in un laboratorio aperto, accogliendo mostre, conferenze, incontri, proiezioni e presentazioni di libri con artisti, critici e studiosi tra i più autorevoli e interessanti della scena fotografica italiana e internazionale. Un’esperienza condivisa che invita il pubblico a attraversare la città seguendo il filo delle immagini, scoprendo nuovi spazi e nuove prospettive.

Un fine settimana lungo in cui si inaugurano una mezza dozzina di mostre originali e si svolgono oltre 20 eventi pubblici. Un programma articolato e lineare, sotto la regia di Fondazione Brescia Musei, per permettere a tutti i bresciani e agli appassionati italiani di trascorrere 3 o 4 giorni fotografici a Brescia, partecipando alle inaugurazioni delle mostre e approfondendo con i grandi autori e critici ospiti dell’iniziativa: Giovanna Calvenzi, Diego Cascio, Francesco Cito, Paolo Clerici, Denis Curti, Marco Gehlhar, Bruce Gilden, Andrea Holzherr, Paolo Landi, Roberto Mutti, Alberto Prina, Lea Sansone, Ferdinando Scianna, Massimo Sestini, Giovanni Valagussa, Mauro Zanchi.

Il IX Brescia Photo Festival è promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, con la curatela artistica di Renato Corsini, in collaborazione con Cavallerizza - Centro della Fotografia Italiana e con alcune delle più attive realtà culturali del territorio: Accademia di Belle Arti SantaGiulia, LABA- Libera Accademia Belle Arti, Museo Nazionale della Fotografia Cinefotoclub, Fondazione Provincia di Brescia Eventi, Fondazione Clerici, MITA, Editrice Morcelliana, Mutty Gallery che animeranno oltre una dozzina di venue dell’evento.

MARCO GEHLHAR, THE GREAT FILTER

Nell’ambito di Brescia Photo Festival, Mutty Gallery ha il piacere di ospitare la presentazione del libro “The Great Filter” di Marco Gehlhar, pubblicato e prodotto lo scorso anno da Booooooom attraverso un open call.

“The Great Filter” è un viaggio documentario attraverso un'epoca caratterizzata da un paradosso: l'umanità è tecnologicamente abbastanza avanzata da poter esplorare il cosmo alla ricerca di forme di vita, ma allo stesso tempo sta spingendo la Terra verso il collasso ecologico e il pericolo nucleare. Attraverso un'esplorazione dei luoghi chiave degli Stati Uniti, il libro indaga come la nostra ricerca di intelligenza extraterrestre rifletta le nostre più profonde ansie riguardo al futuro. Nel 2022, nel corso di due mesi, l’autore ha intrapreso un'esplorazione approfondita di varie località degli Stati Uniti, documentando alcuni aspetti della ricerca sugli alieni e del folklore relativo agli UFO e al modo in cui questi si intrecciano con la crisi ambientale e la minaccia di un conflitto nucleare. Ha iniziato il viaggio presso la sede dell'Istituto SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence) in California, dove ha intervistato il dottor Alexander Pollak, responsabile delle operazioni scientifiche e ingegneristiche. Successivamente, nell’Oregon ha intervistato il dottor Douglas A. Vakoch, direttore del METI

(Messaging Extraterrestrial Intelligence), un'organizzazione dedicata alla trasmissione intenzionale di segnali alle stelle vicine. Una volta raggiunta Los Angeles, ha documentato uno dei rituali praticati dalla Aetherius Society, una religione UFO nata negli anni '50 e attiva ancora oggi.

Marco Gehlhar è nato a Monaco di Baviera ed è cresciuto tra Firenze e Berlino. Nel corso della sua carriera, Marco ha curato mostre fotografiche e collaborato con personaggi di spicco della fotografia documentaria e artistica come Kurt Markus e Nicolas Winding Refn. Nel suo lavoro esplora temi legati ai nuovi movimenti religiosi e all'ufologia, indagando gli aspetti enigmatici dell'esistenza umana e il nostro legame con l’ignoto. Mutty Gallery a Brescia è libreria indipendente e galleria d’arte contemporanea. Pensato come un’evoluzione del progetto nato a Castiglione delle Stiviere (MN), Mutty Gallery nasce dall’incontro tra ricerca editoriale e sperimentazione artistica, con l’intento di creare una piattaforma dinamica per mostre, presentazioni e progetti culturali e con l’ambizione di generare nuove occasioni di confronto e crescita per la città e gli appassionati d’arte.

Mutty Gallery, via Trieste, 32A - Brescia Orari di apertura: martedì-sabato ore 10:30-13 / 15-18:30 gallery@mutty.it

Alla Pinacoteca Tosio Martinengo, dal 27 marzo al 12 luglio 2026, l’installazione site-specific Grace / Grazia. Bruce Gilden per Raffaello, realizzata in occasione della partenza dei capolavori bresciani di Raffaello per New York. Il dittico fotografico, commissionato da Fondazione Brescia Musei al fotografo newyorkese Bruce Gilden, arricchirà la collezione dei Musei Civici di Brescia.

BRUCE GILDEN

Apre il Brescia Photo Festival la mostra che Fondazione Brescia Musei dedica, dal 27 marzo al 23 agosto, a Bruce Gilden (New York, 1946), membro effettivo dell’agenzia Magnum Photos, conosciuto come uno dei pionieri della Street Photography, e lo celebra, per la prima volta in Italia, con un unico progetto composto da una mostra e da una installazione site-specific, allestite al Museo di Santa Giulia e alla Pinacoteca Tosio Martinengo. L’esposizione, dal titolo Bruce Gilden. A closer look, la prima grande monografica dedicata al grande fotografo newyorkese e mai presentata in Italia, curata da Denis Curti e ospitata dal Museo di Santa Giulia, presenta un corpus di 80 fotografie; il percorso ruota attorno a Faces (2013-2024), ritratti di persone caratterizzati dall’accento dinamico, dalle particolari qualità grafiche e dal modo originale e diretto con il quale Gilden fotografa i volti con l’ausilio del flash; sono scatti realizzati come cronaca figurativa di città in giro per il mondo: dagli Stati Uniti all’Inghilterra, passando per il Messico, la Grecia e la Colombia; sono opere che nascono da una relazione e da un dialogo fortemente cercato con i soggetti, ma che non rinunciano a un approccio diretto e senza sconti, tipico della sua cifra espressiva. Accanto ad esse, sarà esposta una serie di fotografie in bianco e nero degli esordi (1968), realizzate in Giappone con alcuni rappresentanti della Yakuza (1996-1999), ad Haiti (1985-1995), in Europa, tra Francia (1994-2015), Irlanda (1996-1997) e Inghilterra (2000-2012), ma soprattutto nella sua città natale: New York (1969-1995).

Completano la rassegna due contributi audiovisivi: il primo è una intervista del fotografo e reporter britannico Martin Parr, recentemente scomparso, nella quale Bruce Gilden racconterà le sue vicende biografiche e la sua carriera professionale; il secondo è un video realizzato dall’Agenzia Magnum Photos.

Al racconto del percorso artistico di Bruce Gilden sarà dedicata anche l’esposizione Bruce Gilden. Haiti, organizzata dalla Fondazione Clerici, allo Spazio Contemporanea, dal 26 marzo al 13 giugno 2026, dove sarà esposta una selezione di venti fotografie del fotografo dedicate ad Haiti e appartenenti alla collezione di Paolo Clerici. Gilden si reca per la prima volta ad Haiti nel 1984, in occasione delle celebrazioni del Mardi Gras, rimanendo profondamente colpito dall’isola e dai suoi abitanti. Decide così di raccontarne la storia e la cultura, documentando con il mezzo fotografico ogni aspetto della vita locale: dai mercati alla vita notturna, dai passanti delle grandi città ai riti funebri.

I LUOGHI DEL BRESCIA PHOTO FESTIVAL

Museo di Santa Giulia. Brescia, via dei Musei 81/b Pinacoteca Tosio Martinengo. Brescia, piazza Moretto, 4 Cavallerizza, Centro della Fotografia Italiana. Brescia, via Fratelli Cairoli, 9 Auditorium di Santa Giulia. Brescia, via Piamarta, 4 Cinema Nuovo Eden. Brescia, via Nino Bixio, 9 Accademia di Belle Arti SantaGiulia. Brescia, via Nicolò Tommaseo, 49 LABA. Libera Accademia Belle Arti. Brescia, via don Giacomo Vender, 66 MITA. Brescia, via Privata de Vitalis Museo Nazionale della Fotografia Cinefotoclub. Brescia, contrada del Carmine, 2F Mutty Gallery. Brescia, via Trieste 32/a Palazzo Martinengo Cesaresco. Brescia, via Musei, 30 Spazio Contemporanea. Brescia, corsetto Sant’Agata, 22 Stone Venue (Parco delle Cave). Brescia, via Cerca Tutte le informazioni sul sito: www.bresciamusei.com

REALPHOTO. UN’AGENZIA

REALPHOTO. Un’agenzia per la libera fotografia è il titolo della rassegna che fino al 10 maggio sarà ospitata dalla Cavallerizza – Centro della Fotografia Italiana che, attraverso il tema del viaggio, celebra l’agenzia Realphoto che ha operato negli anni ‘60 e che è stata in qualche modo il contraltare della ben più nota agenzia Magnum. Tra i fondatori di quell’agenzia, Caio Mario Garrubba, Nicola Sansone e Calogero Cascio sono stati, per impegno e produzione di lavoro, i più rappresentativi per la ricerca di un nuovo linguaggio delle immagini. Ai loro reportage è dedicata l’esposizione proposta per il Brescia Photo Festival 2026 e curata da Renato Corsini e che sarà inaugurata sabato 28 marzo alle ore 18.30: la Cina ai tempi di Mao nel 1959 di Caio Mario Garrubba, il Vietnam di Calogero Cascio e l’America di Nicola Sansone negli anni ‘60, tre testimonianze di quello che non è stato solo un fermento fotografico ma anche e soprattutto sociale.

Caio Mario Garrubba sarà protagonista anche dell’esposizione in programma a MITA, dove, venerdì 27 marzo alle ore 19 sarà inaugurata la mostra Maramao. La rivoluzione culturale di Mao Zedong. Curata da Renato Corsini, l’esposizione proporrà fotografie vintage e oggetti di propaganda legati alla rivoluzione culturale di Mao Zedong in dialogo con la grande esposizione di tappeti cinesi Le trame del dragone, attualmente in corso. Un percorso in cui la visione fotografica di Caio Mario Garrubba (1923-2015) s’intreccia con la ricchezza simbolica e storica dei tappeti cinesi, offrendo uno sguardo inedito sulle relazioni tra fotografia e tradizione tessile. La mostra chiuderà il 3 maggio 2026.

America, Nicola Sansone, anni ‘60
Cina, Caio Mario Garrubba, 1959
Vietnam, Nicola Sansone, 1960
Gianni Berengo Gardin, Londra, 1977
Francesco Cito, Peshwar, 1988

VITTORIO FERRERO

AFRICA REGNO SELVAGGIO – UN VIAGGIO FOTOGRAFICO

TRA LE MERAVIGLIE DELLA NATURA

Vittorio Ferrero, appassionato di fotografia e di viaggi sin dai primi anni ’80, nel 2015 compie il suo primo safari in Sud Africa e in quel viaggio si conferma la sua passione per la fotografia wildlife e per la natura nel suo complesso. Da allora non si è più fermato: Tanzania, Kenya, Zimbabwe, Botswana, Namibia, Uganda ma anche Borneo, Stati Uniti, Canada, Galapagos, Brasile, India, Argentina, Nepal, Costa Rica. L’Africa sub-equatoriale è il luogo iconico per osservare i grandi animali. La tradizione del safari è nata in questi luoghi; la magia dell’alba a bordo di una jeep alla scoperta di ciò che ci offrirà la natura o un aperitivo al tramonto nella savana quando finalmente i leoni smettono di dormire all’ombra delle acacie o una camminata nel bush alla ricerca della tana dei wild dogs sono sensazioni impagabili. Dalle pianure alluvionali dell’Okavango alle grandi praterie del Serengeti ai deserti della Namibia alle meraviglie del cratere del Ngorongoro e al fitto bush del Kruger tutto ci regala incontri memorabili con i grandi felini e con le altre splendide creature che abitano questiluoghi. In questo incontro andremo ad conoscere da vicino gli abitanti di questi luoghi attraversouna serie di scatti realizzati nel corso di 10 anni e numerosi viaggi, con l’obiettivo di faremozionare il pubblico di fronte alla bellezza della natura. Ingresso libero Contatti: www.museobrescia.net 03049137 - museobrescia@museobrescia.net

SABATO 28 MARZO 2026 ORE 17.00

MUSEO NAZIONALE DELLA FOTOGRAFIA

CONTRADA CARMINE, 2F BRESCIA

LO SBADIGLIO DELL’ARCHIVISTA

Lo sbadiglio dell’archivista infine, è una mostra promossa dall’Associazione Carme delle opere degli allievi del biennio di fotografia della LABA – Libera Accademia di Belle Arti di Brescia, sviluppata a partire dalle collezioni di Fondazione Ago di Modena e che inaugurerà il 26 marzo alle ore 17, negli spazi di Carme, con un intervento di Mauro Zanchi, storico dell’arte. L’esposizione, ispirata a un’immagine ottocentesca (La cicogna lettrice, Litografia Bognard, Parigi), presenta undici sguardi sulle collezioni di Fondazione Ago attraverso progetti fotografici e multimediali, tra video e installazioni. Le opere riflettono sull’archivio come struttura del sapere e sui criteri che ne orientano la lettura, esplorando microstorie, memorie dimenticate e visioni del futuro rimaste incompiute. Il progetto coinvolge undici allievi della LABA — Elisa Barison, Maila Blasi, Paola Bormioli, Beatrice Burlone, Silvia Cavazzi, Viola Consigli, Sofia Gorini, Simone Nebbia, Elisa Pasotti, Vittoria Signoretto e Marco Zerbinati — coordinati dall’artista e docente Simone Santilli.

PAOLO CANEVARI TUTTI GIÙ PER TERRA

A cura di Ilaria Bignotti e Camilla Remondina con la collaborazione di Pamela Addessi, Emma

Martina

Con la collaborazione di Comune di Brescia

Prodotta da Galleria E3 arte contemporanea, Brescia Con il supporto di Volontari per Brescia

Benetti,
Pirovano

Dal 7 marzo 2026 il MO.CA – Centro per le Nuove Culture di Brescia ospita per la prima volta in città Paolo Canevari (Roma, 1963), uno degli artisti più radicali dell’arte contemporanea italiana. La mostra antologica, intitolata Tutti giù per terra, presenta installazioni di grande respiro, maestose e solenni, opere pittoriche e scultoree e una scultura che prende vita attraverso la vestizione di un performer. A cura di Ilaria Bignotti e Camilla Remondina, la mostra è il risultato di una ricerca attenta e di una selezione puntuale di opere all’interno della coerente produzione di Canevari, artista che, come ha scritto Germano Celant, “crede nella concretezza dell’arte, non nella sua astrazione, al tempo stesso il suo interesse è legato più all’afflusso degli umori e della memoria, che al concetto e alla teoria dell’arte. A contare è la “carne” delle cose e delle manifestazioni vitali”. La ricerca di Canevari mette infatti in luce l’urgenza di preservare la forza del pensiero contro la standardizzazione e la massificazione mediatica a cui stiamo assistendo: trasformando materiali poveri in nuovi strumenti, egli è capace di generare connessioni inedite tra l’individuo e gli oggetti, tra natura e cultura. Tra questi, il copertone di gomma, nero, usato in diverse installazioni presenti in mostra: “uno dei simboli della decadenza della civiltà e dell’impero occidentale, con tutti i suoi richiami ai conflitti in nome del petrolio e della difesa di un’economia e di un benessere che si basano sul petrolio stesso. In questo senso, c’è quasi un aspetto archeologico nel copertone in quanto oggetto contemporaneo che allude ad un mondo in cui si vive in un modo frenetico e consumistico” ha scritto Celant. L’opera diventa così un corpo politico e fenomenico, che sa offrirsi senza filtri allo sguardo dello spettatore, atto necessario per smuovere la coscienza profonda del sé e la volontà del non tradirsi né tradire la propria possibilità di vivere in modo consapevole e lirico, poetico e rivoluzionario.

Risultato di un meticoloso dialogo curatoriale con l’artista, le opere sono state scelte dopo diversi sopralluoghi condotti sia nella Città di Brescia che al MO.CA, al fine di selezionare e anche realizzare opere e installazioni capaci di instaurare un dialogo con la storia e l’architettura degli ambienti dell’Appartamento nobile e dello Spazio espositivo. “Tutti giù per terra – ha scritto Ilaria Bignotti nel catalogo che completa la mostra, ricco di vedute espositive delle opere negli spazi di MO.CA – è formula magica, monito e punizione, atto finale di un gioco da bambini che inchioda lo sguardo adultizzato e distratto alla coscienza del vedere. L’opera è già a terra, dalla terra si erge e combatte, ferma come un guerriero indomabile, acuta ci guarda giocando la sua prima e ultima mossa”.

Il titolo del progetto, infatti, sottolinea la natura delle opere presenti negli ambienti dell’Appartamento nobile: tutte concepite e realizzate come installazioni a terra di dimensioni ambientali destinate a mutare lo spazio che le accoglie. Qui Canevari ha privilegiato le grandi installazioni scultoree, rappresentative del suo lavoro tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila. Hanging Around, 2006-2008, è una grande forca che rimanda a tutte le ingiustizie e alla disumanizzazione delle storie del mondo; Bombs, 1999, è una installazione formata da oltre un migliaio di “Mondo”, quotidiano politico dell’annata 1963, l’anno di nascita dell’artista, e da gomme di camera d’aria di dimensioni ambientali; Mamma, 2000, è memoria della nascita dell’artista, ma anche corpo gravido e protettivo, invadente e imponente nel suo farsi valico e ostruzione del passaggio da un luogo all’altro, da un’età all’altra. Ma vi sono anche installazioni poetiche, affreschi di un’ancestrale disposizione umana al sogno e alla speranza, come Constellation, 2018: perle sostano su un tappeto di gomma nera, a creare un cielo a terra. Nell’ultima sala troviamo Infinite Ways (The Wanderer), 2006, in cui lo pneumatico simboleggia il Viandante d’ogni tempo, che sosta in un luogo e in un tempo per guardare il cielo che si riflette sullo specchio che accoglie l’errante oscuro.

Appartamento nobile e Spazio espositivo, MO.CA – Centro per le Nuove Culture, via Moretto 78, Brescia Fino al 19 aprile 2026

Orari di visita: da mercoledì a domenica, dalle 15:00 alle 19:00 Ingresso libero

Per informazioni generali: www.morettocavour.com www.e3artecontemporanea.com

Nello Spazio espositivo è invece presentata la serie Monumenti della Memoria, tuttora in corso: dipinti realizzati con olio motore esausto su carta di diversa tipologia, in cui il supporto si impregna di materia tossica e diventa un manifesto della nostra crudeltà ambientale. L’inquinamento evocato non è dunque solo fisico ma anche mnemonico, poiché l’olio esausto nasconde ciò che il supporto originariamente conteneva. Attingendo da fatti di cronaca e snodi politici della memoria collettiva, Canevari trasforma la materia in un campo di domande aperte su ciò che ricordiamo e ciò che scegliamo di dimenticare. Superfici annerite e macchie che si espandono come cerchi nel visibile evocano una memoria contaminata, fragile, stratificata. Nei grandi Paesaggi, dipinti con lo stesso materiale oscuro, lo sguardo è scomodo e inquieto, guidato verso una contemplazione profonda ma necessaria. “Le opere possono essere, nella loro essenza poetica, dei moniti che inducano a trovare il senso del mondo – ha dichiarato Canevari – penso che l’ispirazione principale di un artista sia il mondo, con tutti i suoi pregi e difetti. È per questo che guardo con interesse ai fallimenti della società, li vedo come monumenti contemporanei. Un palazzo bombardato con le sue drammatiche macerie sarà sempre più potente nella memoria di qualsiasi monumento. È nella mia filosofia pensare che le opere non siano tracce permanenti, ma memorie. Ho sempre lavorato sul concetto di passaggio del tempo, di memoria come Arte, presenza emotiva che ci accompagna nella vita. Il rapporto con l’opera dura un tempo limitato, ciò che davvero resta è la memoria. L’arte non si può possedere né consumare; ciò che possediamo è la sensazione, il rivolgimento emotivo che essa può causare, ed è questa la sua essenza”. Il percorso dello Spazio espositivo presenta, inoltre, opere pittoriche e scultoree realizzate con gomme di camere d’aria, pneumatici ed altri materiali d’elezione utilizzati per le installazioni esposte nell’Appartamento nobile, ripercorrendo l’indagine trentennale di Canevari anche attraverso il piccolo e medio formato

PAOLO CANEVARI

BIOGRAFIA DELL’ARTISTA

Paolo Canevari nasce a Roma nel 1963, artista di terza generazione in famiglia. Dalla sua prima personale del 1991, in cui introduce camere d’aria e pneumatici, Canevari sviluppa un linguaggio concettuale capace di trasformare l’esperienza quotidiana in riflessione poetica. Attraverso disegni, video, animazioni e installazioni, le sue opere, popolate di simboli e icone della memoria collettiva, invitano lo spettatore a uno sguardo diretto, riflessivo e profondamente partecipato.

Attivo a livello internazionale fin dagli anni Novanta, tra il 1989 e 1990 vive a New York, dove allestisce le prime mostre e partecipa a collettive in città quali Los Angeles, Parigi, Kiev, Vienna, Francoforte, Dublino, Ginevra, Taiwan e Liegi. Nel 1999 partecipa alla XIII Quadriennale di Roma e, nei primi anni Duemila, tiene importanti personali a Roma, Milano, Siena e Bangkok. Tra le mostre più significative si ricordano Welcome to OZ al P.S.1 MoMA di New York (2004), A Couple of Things I Have to Tell You alla Sean Kelly Gallery di New York (2006), Nothing from Nothing al MACRO di Roma (2007) e Decalogo al MoMA di New York e all’Istituto Centrale per la Grafica di Roma (2008). Nel 2010 realizza Nobody Knows al Centro Pecci di Prato, accompagnata da una monografia di Germano Celant, e nello stesso anno espone Odi et Amo alla GNAM di Roma. Nel corso della sua carriera ha partecipato a prestigiosi eventi internazionali, tra cui la LII Biennale di Venezia (2007), la Bangkok Biennale (2018) e Challenging Beauty – Insights of Italian Contemporary Art a Pechino (2016). Le sue opere, che spaziano dall’installazione alla pittura, sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private internazionali, tra cui MoMA di New York, MAXXI di Roma, MART di Rovereto, MACRO di Roma, GNAM di Roma, Centro Pecci di Prato, Olnick Spanu Art Program di New York, Louis Vuitton pour la Création di Parigi e Cisneros Fontanals Art Foundation di Miami.

COVER ME 2026 NOI E BRUCE

TORNA IL CONTEST DEDICATO A BRUCE SPRINGSTEEN

Torna il contest che in Italia ogni anno pone ai musicisti una delle sfide più affascinanti del rock: prendere una canzone di Bruce Springsteen, smontarla, riassemblarla e farla propria senza perderne l’anima. Cover Me, il contest musicale organizzato dall’associazione NOI & Springsteen, apre le iscrizioni il 31 marzo e invita artisti, musicisti e band a confrontarsi con il repertorio del rocker del New Jersey, offrendo loro uno spazio di visibilità e condivisione attraverso il web, i social e gli eventi dal vivo collegati al Festival dedicato a Springsteen a Bergamo.

La settima edizione porta con sé alcune novità, sempre con l’obiettivo di incoraggiare una lettura personale e creativa dei brani senza snaturarne l’essenza. Per la prima volta sarà presente un’unica giuria, chiamata a valutare le esibizioni sulla base delle categorie “Migliore cover” e “Miglior brano inedito” (o canzone del proprio repertorio), presieduta dallo scrittore e saggista Leonardo Colombati affiancato da Patrizia De Rossi, AmbraMarie, Ezio Guaitamacchi, Giorgio Berta ed Ermanno Labianca. Cambia anche la modalità di candidatura: non sarà più richiesto l’invio di un video, ma solo il brano in formato audio (Mp3 o WAV) che i partecipanti potranno caricare direttamente sul sito www.noiespringsteen.com al momento dell’iscrizione insieme alla liberatoria firmata.

Le iscrizioni saranno aperte dal 31 marzo al 30 aprile 2026. Entro il 15 maggio la giuria selezionerà 20 cover tra quelle ricevute. Il pubblico da casa entra in gioco per esprimere la propria preferenza dal 1° giugno fino al 30 giugno. La classifica finale della fase di selezione sarà determinata dalla somma dei voti della giuria e del pubblico, individuando così i 10 finalisti che accederanno alla serata conclusiva, in programma domenica 6 settembre 2026.

Le band e gli artisti finalisti porteranno sul palco la cover in gara e un proprio brano inedito, che potrà essere una composizione originale oppure uno dei brani più rappresentativi del proprio repertorio. Il voto congiunto della giuria e del pubblico presente decreterà il vincitore e assegnerà anche il premio per il miglior inedito.

Informazioni e iscrizioni

Le iscrizioni al contest sono gratuite e aperte dal 31 marzo al 30 aprile 2026. Tutte le informazioni e il regolamento sono disponibili sul sito: https://www.noiespringsteen.com/ contest/

IL VINCITORE 2025

VERSO ASBURY PARK

La band vincitrice dell’ultima edizione del contest, Luca Milani & the Glorious Homeless, salirà sul palco dello storico locale The Stone Pony (Asbury Park, New Jersey) insieme a Willie Nile, James Maddock e Joe Grushecky il 30 aprile 2027, all’interno del viaggio –già sold out – “Greetings from Asbury Park”, in programma dal 26 aprile al 2 maggio 2027. Un’esperienza di gruppo e itinerante, tra New York e Asbury Park, pensata per visitare i luoghi che hanno segnato la storia di Bruce Springsteen e celebrare, al contempo, un anniversario particolarmente significativo: i 40 anni dal primo incontro di Alberto Lanfranchi, fondatore di NOI & Springsteen, con il rocker del New Jersey. Vincere Cover Me, non porta solo un trofeo. Porta ad Asbury Park.

PER MUSICISTI, BAND E SOLISTI È IL MOMENTO DI METTERSI

ALLA PROVA: C’È TEMPO FINO AL 30 APRILE PER PARTECIPARE. LA FINALE ATTESA DOMENICA 6 SETTEMBRE A BERGAMO

DAL 31 MARZO APRONO LE ISCRIZIONI ALL’UNICO CONTEST

DEDICATO A BRUCE SPRINGSTEEN. SETTE EDIZIONI E UNA SOLA REGOLA: REINTERPRETARE LE CANZONI DEL ROCKER DEL NEW JERSEY, SENZA TRADIRLO.

“Cover Me ha quest’anno un sapore speciale perché cade nell’anno del decimo anniversario di NOI & Springsteen. Dieci anni di concerti, incontri, progetti culturali e di ostinata convinzione che la musica di Bruce Springsteen meriti di essere ascoltata, vissuta, studiata e reinterpretata – spiega Alberto Lanfranchi, fondatore dell’associazione –. Un traguardo importante, per una realtà nata dalla passione di un gruppo di fan e cresciuta nel tempo fino a diventare un punto di riferimento per la comunità springsteeniana italiana. Realtà che, attraverso il contest Cover Me, ha offerto e continua a offrire un esercizio di stile e creatività che ha permesso a numerosi musicisti emergenti di mettersi in gioco e farsi conoscere da pubblico e addetti ai lavori.”

CHARLES FRÈGER: "AAM AASTHA"

CARTACEA GALLERIA È LIETA DI ANNUNCIARE LA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO AAM AASTHA, REALIZZATO IN INDIA DELL’ARTISTA FRANCESE CHARLES FRÉGER, .

Charles Fréger (Bourges, Francia, 1975) è uno dei fotografi più influenti della sua generazione. Formatosi presso l’École régionale des beaux-arts de Rouen, negli ultimi venticinque anni ha sviluppato un percorso significativo partendo dal ritratto come strumento di antropologia contemporanea e documentando i costumi popolari per catturare tradizioni e storie di comunità in tutto il mondo. Il suo lavoro si colloca all’incontro tra fotografia, antropologia e performance, dando vita a serie iconiche culminate in pubblicazioni come Wilder Mann (2012), in cui documenta le usanze popolari in tutta Europa attraverso ritratti vividi e distintivi, e Cimarron (2019), in cui si concentra sulla diaspora africana nelle Americhe.

Il progetto fotografico Aam Aastha, realizzato in India tra il 2019 e il 2022, attraversa oltre venti stati del Paese per documentare le personificazioni, delle divinità che prendono vita in danze rituali e rappresentazioni teatrali all’interno di templi, teatri e feste di strada. Le modalità di messa in scena variano profondamente da regione a regione e da comunità a comunità, rivelando un’organizzazione sociale complessa e fortemente strutturata. Attraverso i costumi, il trucco e gli ornamenti, gli interpreti si trasformano in incarnazioni reali e temporanee della divinità: alla metamorfosi dell’aspetto corrisponde un mutamento di status, riconosciuto e condiviso dalla comunità. Aam Aastha titolo che richiama queste “devozioni comuni” mette in luce il gioco mascherato della rappresentazione, sospeso tra riaffermazione del potere e possibilità di sovversione. Il progetto si colloca inoltre in un contesto politico segnato dall’ascesa del nazionalismo induista, che tende a uniformare e standardizzare pratiche ancestrali.

I progetti di Charles Freger sono stati sostenuti per 10 anni dalla Fondation d'entreprise Hermès. Tra le principali mostre vanno segnalate la prima grande retrospettiva italiana, Fabula, presentata presso Armani/Silos a Milano nel 2018 che ha riunito oltre 250 immagini che attraversano l’intero corpus del fotografo. Nel 2016 la serie Yokainoshima, dedicata alle figure mascherate dei rituali giapponesi e’ stata esposta presso la Fondation d’entreprise Hermès – Le Forum a Tokyo, al Musée des Confluences di Lione, e successivamente al Rencontres de la Photographie di Arles. Nel castello dei Duchi di Bretagna a Nantes nel 2019 ha tenuto la mostra personale dedicata al progetto Cimarron e nel 2022 quello dedicato ad Aam Aastha.

Charles Frèger Mahishasura, Yakshagana ( Village de Bathiyadukka, Kasargod, Kerla) Edition of 5 + 2 AP Print 101 x 77 cm

Charles Frèger Radha, Phulon Ki Holi (Holi avec Fleurs) ( Bray, Mathura,Uttar Pradesh) Edition of 5 + 2 AP Print 101 x 77 cm

Fino al 18 Aprile 2026

Giovedì Venerdi Sabato 15:00 - 18:30

CARTACEA Galleria Via San Tomaso, 25 Bergamo T 334 3997916

Eight and a Half Parliament Hill London NW3 2SY T +44 (0)7494 296897

FAIR PLAY: SCELTA DI VITA

Fair Play è il nuovo lavoro di Agim Gruda, insegnante e scrittore originario di Tirana, che attraverso la scrittura intreccia sport, memoria storica e impegno civile. Un romanzo che racconta una delle amicizie più sorprendenti del Novecento e che riflette sul significato più profondo del fair play: non solo una regola sportiva, ma una scelta di vita. La storia personale dell’autore si intreccia con quella che racconta. Arrivato in Italia dopo un lungo e difficile percorso migratorio durante gli anni della dittatura albanese, Agim è riuscito a costruire nel tempo un percorso di integrazione solido, fino a realizzare il suo sogno di poter insegnare.

La storia che il regime non poteva controllare Il romanzo ci porta nell’estate del 1936, nella Berlino delle Olimpiadi, trasformata dal regime nazista in una gigantesca vetrina di propaganda. Tutto è organizzato per mostrare ordine, potenza e superiorità. Eppure, proprio in quel contesto così rigidamente controllato, nasce una storia che sfugge a ogni logica di potere. I protagonisti sono Jesse Owens, giovane afroamericano cresciuto nella povertà e nella segregazione razziale degli Stati Uniti, e Luz Long, atleta tedesco che il regime voleva trasformare nel simbolo della “razza ariana”. In pista sono rivali. Fuori dalla pista diventano amici. Un’amicizia semplice e rivoluzionaria, che nasce da un gesto umano in un mondo disumano. Un gesto che il regime non poteva controllare né accettare.

Una Berlino tra fascino e terrore

Accanto ai due protagonisti, il romanzo costruisce un affresco corale di una Berlino sospesa tra modernità e oppressione. Una città affascinante e inquieta, dove la vita quotidiana viene lentamente invasa dal controllo del totalitarismo.

Tra le figure che attraversano la narrazione emergono storie diverse ma unite dallo stesso destino: essere travolti dalla Storia.

La fotografa Yva, simbolo di libertà artistica, viene colpita dalle leggi razziali. Otto, giovane sinti, finisce imprigionato nel campo di Marzahn. Il comandante Wolfgang Fürstner diventa vittima delle contraddizioni del regime. Yvonne e Mostafa Shërbini, nel loro bar, osservano una città che cambia volto giorno dopo giorno. Sono vite comuni, ma cariche di significato. Storie che mostrano cosa accade quando la libertà viene messa da parte.

Sport, memoria e responsabilità

Il cuore del libro resta il gesto di Luz Long: abbracciare Jesse Owens davanti a uno stadio pieno, sotto gli occhi del mondo e del regime. Un gesto semplice, ma potentissimo. Un gesto che avrà conseguenze: Long verrà mandato al fronte e morirà in Sicilia nel 1943. Allo stesso tempo, il romanzo ricorda come anche gli Stati Uniti abbiano impiegato tempo per riconoscere pienamente il valore di Owens, non solo come atleta, ma come uomo.

Il fair play come scelta di vita Fair Play è più di un romanzo storico. È una riflessione attuale su cosa significhi essere giusti, anche quando è difficile esserlo. Il fair play non è solo rispetto delle regole in campo. È rispetto dell’altro nella vita. È il coraggio di restare umani quando tutto spinge nella direzione opposta. Il libro arriva in un momento simbolico: il 2026 segna il 90° anniversario di quei Giochi, novant’anni da quell’estate del 1936 che il mondo non ha mai dimenticato. Un anniversario che non è soltanto memoria sportiva, ma anche occasione per riflettere su ciò che accadde dentro e fuori dallo stadio. Una storia vera. Una storia necessaria. Una storia che oggi, forse più che mai, merita di essere letta.

Dell’autore vi abbiamo già parlato in passato. Albanese, riesce ad espatriare durante gli anni della dittatura e con molti sacrifici e tanta passione riesce a coronare il suo sogno di insegnare. Attualmente è amatissimo prof di Educazione Fisica presso il famoso Istituto Antonietti di Iseo diretto dal pedagogista Giacomo Bersini.

AGIM GRUDA

Proseguelacollaborazione conLucaRuggeri,daun latoilsuopercorsoconla malattia,difronteisuoi ricordiealcune riflessionisullavita.

NATALE

Le giornate sono cortissime, il grigiore del cielo trasmette tristezza, presto arriveranno le feste del Natale e Capodanno. Non le ho mai amate, le ho sempre vissute come una costrizione a essere per forza felici, buoni e caritatevoli. Molto bello, ma purtroppo c’è un pizzico di falsità in parecchie persone, non tutte per fortuna, che senza vergogna indossano questa maschera del Natale, poi la tolgono una volta passate le feste, tornando a essere per i dodici mesi successivi gli stessi stronzi di sempre.

Poi questo parlare di pranzi, di regali, di luci, di presepi e alberi di Natale che devo ascoltare non mi si addice, partecipare a questi discorsi non fa per me. L’unica cosa che mi piaceva era fare i regali. Sì, mi divertivo a fare regali. Ma neanche quello non riesco più fare.

Per mia fortuna mi aiuta Marina, ordino a lei quali regali prendere, anche se non è come andare ad acquistarli e la soddisfazione di donarli personalmente.

Tra qualche settimana entro nell’ottavo anno di malattia. Mi ricordo che il mio medico di famiglia mi aveva dato tre anni di vita e tutti i siti internet davano e danno tuttora dai due ai cinque anni di sopravvivenza. Perciò mi ritengo fortunato, anche se credo che non bisognerebbe ascoltare nessuno, perché ogni malato ha la sua storia e sentire queste previsioni non fa certo bene al morale. Sono sicuro che il morale alto e la testa libera da pensieri negativi giocano un ruolo importante nella sopravvivenza. Anche se non è la durata della vita ma è la qualità della stessa che conta, avere motivazioni, una famiglia che mi ama, perfino Arrigo è un motivo di sopravvivenza, quando si caccia sotto la mia coperta, il suo luogo preferito per dormire tranquillo, anche lui mi dà una gioia enorme.

Luca Ruggeri malato di SLA dal 2015. Non può mangiare, non può bere, non può parlare, non può compiere più alcun movimento volontario e muove solo gli occhi che gli consentono di comunicare con un tablet oculare e con il quale scrive.

SECOND LIFE AGAIN

UN’ALTRA GUERRA

Gli americani si sentono padroni del mondo ed ecco una nuova guerra, definita breve dal presidenteTrump e sono già dodici giorni che gli americani bombardano l’Iran, ufficialmente per porre fine al regime musulmano estremista sanguinario diTheheran. Ma molti sono i dubbi che portano a pensare che ci sia di mezzo il petrolio iraniano. L’Iran estrae un quinto del petrolio mondiale, il suo cliente principale è la Cina e gli Stati Uniti sono in guerra commerciale da anni con la Cina e questo rinforza i dubbi. Sono già morte per i bombardamenti 1500 persone in Iran tra cui tantissimi bambini. Questo da l’idea di quanto siano precise e intelligenti le bombe americane. Adesso l’Iran ha scelto il suo Leader dato che il precedente è stato ucciso nei bombardamenti, e il nuovo è un integralista islamico peggio del suo predecessore, questo vuol dire che la guerra non sarà breve come diceTrump. C’è anche la balla colossale che l’Iran ha bombe nucleari ma se fosse vero avvrebbero già provato a sganciarle sul suolo americano... Mi sa che questa storia e come le armi di distruzione di massa di Saddam mai trovate!

Un altra balla è che i terroristi kamikaze sono solo gli islamici Sunniti mentre gli iraniani sono musulmani Sciiti, allora non c’è da preoccuparsi! Io sono convinto che anche un cristiano se gli uccidono tutta la famiglia può diventare un terrorista kamikaze! Perciò siamo di fronte a un bel groviglio di situazioni che spero non ci condizionino la vita a noi che non c entriamo nulla!

Il percorso dell’uomo verso il futuro dovrebbe essere illuminato dalla luce della memoria del passato, invece i potenti del mondo come al solito camminano nel buio!

L’ebook è disponibile su: https://www.librerie.coop/ libri/ 9791281546714- il-gatto-del-presidente-multimage/ Il ricavato dalle vendite del libro è destinato all’Associazione Viva la Vita Italia

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