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UniversitĂ  degli studi di Catania FacoltĂ  di Architettura di Siracusa / aa 2010-2011 Prof. Fabio Ghersi, Relatore Marco Scebba, Allievo Tesi di laurea Siracusa 22 luglio 2011


UniversitĂ  degli Studi di Catania FacoltĂ  di Architettura di Siracusa

anno accademico

2010-2011 Tesi di laurea in

Composizione Architettonica e Urbana

Prof. Fabio Ghersi Relatore

Marco Scebba Allievo - matricola 623 000259

Siracusa 22 luglio 2011


L’invito al viaggio Sorella mia, mio bene,

che ai sentori dell’ambra

avvolgono i calanti

che dolce noi due insieme,

mischiano i loro odori,

soli canali e campi

pensa, vivere là!

i soffitti sontuosi,

e l’intera città

Amare a sazietà,

le profonde specchiere, l’orientale

il mondo trova pace

amare e morire

splendore, tutto là

in una calda luce.

nel paese che tanto ti somiglia!

con segreta dolcezza

 

I soli infradiciati

al cuore parlerà

Là non c’è nulla che non sia beltà

di quei cieli imbronciati

la sua lingua natale.

ordine e lusso, calma e voluttà.

hanno per il mio cuore

 

il misterioso incanto

Là non c’è nulla che non sia beltà,

Baudelaire, Charles - “Invito al viaggio”

dei tuoi occhi insidiosi

ordine e lusso, calma e voluttà.

da I fiori del male, 1857

che brillano nel pianto.

 

 

Vedi su quei canali

Là non c’è nulla che non sia beltà,

dormire bastimenti

ordine e lusso, calma e voluttà.

d’animo vagabondo,

Mobili luccicanti

qui a soddisfare i minimi

che gli anni han levigato

tuoi desideri accorsi

orneranno la stanza;

dai confini del mondo.

i più rari tra i fiori

- Nel giacinto e nell’oro


Si ringrazia il: Laboratorio di Tesi, La modernitĂ  nei tessuti storici, a.a. 2009-2010: Prof. Arch. Fabio Ghersi Prof. Arch. Giuseppe Dato Arch. Maria Giuseppina Grasso Cannizzo Dott. Ing. Vito Martelliano

e un rigraziamento particolare a: Manuela Scebba Samer Al Maani Maya Al Maani Salvo Mezzasalma Celeste Greco Raffaello Buccheri Marco Tripi Ezio Siciliano Ada Mangano Elisa Costa Abdullah Allabwani Naim Zabita Giorgio Giunta Danilo Filoramo Samuele Messina


alla mia famiglia


SIN trait d’union di civiltà


indice

PREMESSA

11

DAMASCO

13

Inquadramento territoriale Cenni storici Storia e sviluppo urbano LA MEDINA DI DAMASCO

19

Storia e sviluppo urbano ATTIVITA’ ARTIGIANALI E SUQ

27

AREA DI INTERVENTO

39

INTRODUZIONE AL PROGETTO

49

PROGETTO

57

CONCLUSIONI

79

BIBLIOGRAFIA/WEBGRAFIA

81

APPENDICE

84


PREMESSA

La cultura orientale è sempre stata, per me, motivo di interesse e di curiosità, ma il ritrovarmi a passeggiare tra le vie della medina damascena, mi ha talmente affascinato e suggestionato, da portarmi a scegliere la città di Damasco come ambito della tesi di laurea. Il fatto di non poter comprendere la scrittura araba, ha stimolato, per ragion di causa, la mia capacità di osservazione: per poter comprendere dettagli architettonici e logiche di costruzione dovevo trascorrere ore ed ore nella esplorazione di dettagli e nella riflessione costante sui segni immagazzinati durante le passeggiate nella Medina. Il ritrovarmi in una società che utilizza segni di scrittura a me del tutto nuovi, mi ha spinto a riflettere sulle differenze tra Oriente ed occidente. In primis, mi ha spinto alla ricerca e allo studio delle teorie sull’architettura orientale e sulle tradizioni e arti locali. Arti che tendono a subire l’influsso della modernità e che sono oggi a rischio di estinzione. Premetto che le riflessioni e gli studi compiuti mi hanno aiutato ad avere maggiore consapevolezza della storia delle civiltà, che interessano popoli antichi come popoli odierni, a questi ultimi va il compito importante di tenere legate le storie dei luoghi e di evitare la dispersione delle tracce tutt’ora presenti. Il mio progetto vuole essere il tentativo di ricostruire i tasselli che potrebbero essere dimenticati, suggerendo una lettura del progetto come un tratto, una lettera, un percorso che unisce le civiltà, anche nelle loro esperienze di collaborazione e di scambio culturale.

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DAMASCO Inquadramento Territoriale Damasco è la capitale e la seconda città più popolosa della Siria, con circa 2.500.000 abitanti, mentre l’area metropolitana arriva a oltre i 5.000.000. Gran parte della popolazione è araba, di religione musulmana (90%), per il 74% sunniti e il 16% tra sciiti, drusi e alawiti, il restante 10% è cristiana, soprattutto maronita o armeno-ortodossa. E’ sempre stata considerata il paradiso del vicino Oriente, seppur la presenza di zone desertiche, Damasco è attraversata dal fiume Barada, citato nella Bibbia, col nome di Abana e chiamato dai Greci Chrysorrhoas (Fiume d’oro). Esso proviene dalle montagne dell’Antilibano, percorrendo Damasco si divide in 7 braccia che irrigano l’intera oasi della Ghouta e scorre ad una quota di circa 700 m sul livello del mare. Dominata a nord-ovest dal Monte Qassyun e assediata a oriente dal deserto, la capitale doveva apparire straordinaria ai viaggiatori che venivano da lontano. La città immersa nel verde degli ulivi, degli alberi da frutta e dalle palme, era denominata Giardino del Mondo, e nell’XI secolo Ibn Jubayr, un geologo andaluso che aveva percorso buona parte del mondo islamico, scriveva: “ Se il Paradiso fosse sulla terra, Damasco certo ne farebbe parte, e se il Paradiso si trova in cielo, allora Damasco ne è la replica e il complemento sulla terra.”

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Cenni Storici

L’evoluzione della città di Damasco, al di fuori delle mura, inizia ad essere di rilevante importanza con l’Occupazione ottomana della Siria nel 1516. In un primo periodo gli ottomani non si occupano molto della città, bisognerà aspettare la famiglia Azem per trasformare Damasco nel centro commerciale della Siria. Si puntò allo sviluppo economico della città, in virtù dei pellegrinaggi alla Mecca. Fu necessario adeguare l’architettura della città all’esigenze dei visitatori, con la costruzione di strade, bazar e di grandi caravanserraglio (Khan), atti a ospitare pellegrini, cavalli, carrozze e grandi scorte di cibo. I palazzi dei sultani, come il palazzo Azem, divennero edifici preziosi e raffinati, le moschee crebbero in numero, così come gli Hammam. La città cresceva e fioriva in bellezza architettonica. Susseguirono anni di rivolta e agli ottomani si sostituirono gli Arabi, durante la prima guerra mondiale, così come poi arrivò il mandato francese. È evidente la traccia francese nell’impianto urbanistico della città in cui si consolideranno i collegamenti con i vari centri abitati, che prima si trovavano isolati e dislocati nella valle del Ghouta: la zona di Qassiun collocata sulle alture del monte omonimo, verrà collegata alla Medina in maniera più fruibile, donando alla città uniformità e migliori vie di comunicazione. Bisognerà attendere il 1946 in cui la Siria si libererà dai francesi, e dal governo di Vichy, per avere una indipendenza propria. Il Governo siriano nazionalizzo’ alla fine degli anni ‘60 la maggior parte delle industrie.

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


Ancora oggi su larga scala l’industria pesante continua ad essere dominata dallo stato ma all’inizio degli anni ‘90 la Siria ha incoraggiato lo sviluppo delle attivita’ private e dell’industria leggera. Il settore tessile, in particolare la produzione di tessuti in lana e cotone costituiscono la voce piu’ importante nel settore manufatturiero dell’industria siriana. Come nei secoli passati la produzione dei famosi damascati e broccati in seta mantiene la propria fama nel mondo cosi’ come quella dei tappeti e dei manufatti in rame, in ferro o in vetro ed acciaio. La Siria e’ il quarto

Ale

pp

o

->

Aleppo ->

produttore mondiale di cotone e di olio d’oliva.

t

eiru

<- M ekk a-

Silos Tende Hammam Palazzi Moschee

<- M ekka

Ha ura n

- Hau

ran

<- B

nel 1600

nel 1912/14

nel 1840

1920-1945

nel 1920

dopo 1945

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Storia E Sviluppo Urbano

1840: gli Ottomani detenevano l’amministrazione centrale. 1860 - 1862: scontri tra cristiani e drusi; strage a Damasco, il Libano sotto le pressioni della Francia si separarò dalla Siria. 1914 - 1918: gli Ottomani vennero espulsi dagli Arabi durante la 1°Guerra Mondiale. 1920 - 1924: la Francia ottenne il mandato; il re Faisal creò il regno arabo indipendente di Siria, ma questo sarà rovesciato da parte della Francia con l’occupazione del paese da parte delle truppe francesi. 1925: la rivoluzione siriana fu condotta contro il potere mandatario francese, che aveva ottenuto la Siria nella spartizione delle ex provincie Ottomane nel 1920. Cacciato il governo Arabo del re Faisal e imposto sulla Siria un mandato, vide manifestarsi ai suoi danni un imponente opposizione composta soprattutto da drusi.

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


1930 - 1936: Fu istituita la Repubblica Siriana come un componente del mandato francese di Siria e Libano. Un trattato di indipendenza fu stipulato per garantire alla Siria la fine ufficiale dell’occupazione francese, ma il parlamento francese rifiutò di accettare l’accordo. 1940 - 1946: Quando si verificò il crollo della Francia, la Siria si dichiarò dalla parte del governo di Vichy, cosicchè fu necessario nel ‘41 un intervento della Gran Bretagna, che facendo transitare le sue truppe dalla Palestina, occupo’ tutto il territorio Siriano. Fu nominato presidente della Repubblica uno sceicco Degaullista che il 27 novembre ‘41, proclamò l’indipendenza del paese, anche se bisognerà aspettare il ‘46 per avere un paese completamente libero.

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LA MEDINA DI DAMASCO

Storia e sviluppo urbano Damasco è la città più antica che è sempre stata abitata nel corso dei secoli. La sua struttura odierna conserva tracce e ricchezze delle civiltà che l’hanno abitata. Le origini del capoluogo sono avvolte nel mistero, sappiamo però per certo che nel II millennio prima di Cristo la città viene citata con il nome di Apum prima e di Aram poi in iscrizioni egizie ed assire e nella Genesi. Attualmente la città appartiene al patrimonio universale e a nulla sono valse le divisioni tribali, religiose e le tensioni internazionali, a sminuire il suo prestigio che dura da seimila anni. Anzi, oggi come all’alba dei tempi, cristiani, ebrei e musulmani di varie confessioni hanno dimostrato di saper convivere in una sovrapposizione di tempi e luoghi che si possono osservare palesemente attraverso le costruzioni, le abitazioni e i monumenti che testimoniano la storia di questa città. Passeggiando nella Medina è possibile scorgere tra le case damascene, le colonne del più grande tempio del Medio Oriente che è stato sapientemente assemblato nella costruzione delle case del centro storico, che sembrano aggrapparsi e essere sostenute dal Tempio, per richiamare l’attenzione al forte nesso storico che è presente tra i vari Monumenti della Medina.

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La storia dello sviluppo urbano della Medina di Damasco, può essere classificata in diverse fasi a partire dal periodo aramaico, considerato come il primo periodo di splendore della città . Il periodo aramaico, inteso dalle origini fino al 333 a.C., vede la città svilupparsi sulle sponde del fiume Barada e su quattro monti su cui si è formata la città antica. Il centro della città è collocato nel santuario di Hadad (il dio della tempesta) da cui si sviluppano una serie di strade irregolari per collegare il resto della città al tempio. Il periodo greco-ellenistico, dal 333 a.C. al 64 a. C., vede la trasformazione del tempio di Hadad, in quello di Zeus e il collegamento di questo, con l’Agorà. L’impianto della città è strutturato secondo un modello a scacchiera regolare, che collega il Tempio con l’Agorà. I Romani che regnarono dal 64 a. C. al 395 d.C., fornirono la città di mura di fortificazione e di 7 porte, con l’intenzione di proteggere la Medina: a ogni porta venne associato un pianeta, che rispecchia il sistema geocentrico o aristotelico. La Medina corrisponderebbe alla Terra, e i pianeti intorno sembrerebbero significare l’importanza della Medina, paragonata all’intero globo. Durante il periodo romano, il tempio di Zeus viene dedicato a Giove. La città viene dotata di una via Recta che attraversa tutta la Medina da est a ovest, di un teatro e di un castello. Durante il periodo bizantino, dal 395 d.C. Al 634 d.C, la Medina conserva un impianto greco-romano. Vengono costruite 14 chiese, un palazzo bizantino all’interno del peribolos e il tempio che i Romani avevano

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


dedicato a Giove, fu trasformato in Basilica di San Giovanni. Con la sovrapposizione dell’impianto romano aa quello greco romano, dalla pianta del 1910 si evince la conservazione dei percorsi principali, modificati nella loro larghezza, e la presenza di vicoli ciechi: Ziqaq e darb. Nel periodo islamico, dal 1076 al 1918, si assiste alla trasformazione della Basilica di San Giovanni in Moschea Omayyade e nello sviluppo della città con strade curve, vicoli e bazar. La città viene divisa in vari quartieri: quartiere islamico, cristiano ed ebraico. Negli ultimi decenni la città ha avuto un forte impulso e sviluppo, tanto che i suoi quartieri residenziali ultramoderni non temono il confronto con le maggiori capitali europee. Tuttavia, Damasco ha saputo conservare anche la sua città vecchia, il cuore pulsante, ricchissima di importanti monumenti tra cui le principali moschee storiche, i templi e le “madrasse” (le scuole coraniche). Nel 1979 la “Città vecchia”, circondata ancora da mura del periodo romano, è stata dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

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PERIODO GRECO-ELLENISTICO

PERIODO ARAMICO

Città Aramica dalle origini fino al 333 a.c.

333-64 a.c.

3 1 2 1

1

2

1

1

1 - I quattro monticoli dove si è formata la città aramica. 2 - Santuario di Hadad (dio della tempesta). Rete di strade irregolari che collegano la città con il tempio.

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ

1 - La città nelle vicinanze del tempio di Hadad divenuto Zeus. 2 - La strada principale che collega il tempio con l’Agorà. 3 - Rete di strade regolari a scacchiera.


PERIODO ROMANO

PERIODO BIZANTINO

64-395 d.c.

395-al 634 d.c.

6 8

1

2

5

1

2

2 6

3 9

1 - Tempio di Giove 2 - La via Recta 3 - Il Teatro

4

7

7 - La cinta muraria 4 - Strada colonnata 5 - Agorà 8 - Il castello 6 - Rete di strade a scacchiera 

Conservazione dell’impianto greco-romano.

1 - Trasformazione del Tempio in chiesa di Giovanni Battista. 2 - Costruzione di un palazzo bizantino all’interno del peribolos. Costruzione di 14 chiese.

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PERIODO ISLAMICO

PIANTA del 1910.

1076-al 1918.

2

1

1

Con la sovrapposizione dell’impianto romano si evince la conservazione dei percorsi principali, modificati nella loro larghezza e la presenza dei vicoli ciechi (Ziqaq e darb). 1 - Il palazzo. 2- Il castello.

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ

2

1 - Trasformazione del Tempio in Moschea. 2 - Sviluppo della città con strade curve e vicoli. 3 - Suq / Mercati.


QUARTIERE MUSULMANO 90% della popolazione in Siria - Sunniti - Sciiti - Drusi - Sufi - Azidi - Zoroastristi - Alawiti

QUARTIERE CRISTIANO

QUARTIERE EBRAICO

10% della popolazione in Siria - Greco-cattolici - Greco-ortodosso - Siro-ortodosso - Siriaco-cattolici - Armeno-ortodossa - Armenian-cattolici - Assiro-ortodossa - Assira-cattolici - Caldei Cattolici - Maroniti - Protestanti - Latin-cattolici

Bab al-Faradis MERCURIO

Bab as-Salaam LUNA

Bab Touma VENERE

Bab al-Farag

SISTEMA GEOCENTRICO O ARISTOTELICO

Bab as-Sharqi SOLE Bab al-Jabiye GIOVE

Bab Kisan SATURNO Bab as-Saghir MARTE

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ATTIVITA’ ARTIGIANALI E SUQ

Damasco è una città che vive di molte attività artigianali, di cui le tecniche, difficili da industrializzare, richiedono una manodopera ricca di particolari. Purtroppo queste tecniche stanno subendo l’influsso della modernità e alcune di queste soffrono una crisi e rischiano l’estinzione, sopravvivono quelle di più alto livello qualitativo e la produzione connessa al turismo. L’espressione delle attività artiginali di Damasco sono ben visibili all’interno delle tipiche case della zona, le cosiddette case damascene, che inglobano al loro interno tutte le meraviglie dei manufatti locali. Sono, ad esempio, decorate con grandi quantità di legno intarsiato, tipica espressione del gusto e della ricchezza che offre il territorio, i mobili luccicano di madreperla e i soffitti splendono con eleganti lampadari in vetro soffiato o in robusto metallo. In questo capitolo, si cercherà di esplicitare le tecniche di produzione connesse ai manufatti più interessanti e prettamente tradizionali.

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Broccato Il broccato è un tessuto operato, con complessi disegni colorati, realizzato con un telaio Jacquard. Nasce verso il XVII secolo quando si cominciò ad impreziosire i tessuti in damasco con fili d’oro e d’argento e con effetti in rilievo. Tessuto prezioso sia per il materiale, la seta, sia per la complessità della lavorazione, in origine era esclusiva dei nobili, del clero e e dei regnanti. Non bisogna dimenticare che il Medio Oriente e in particolare la Siria, era parte della via della Seta, quel reticolo, che si sviluppava per circa 8.000 km, fatto di itinerari terrestri, marittimi e fluviali, lungo i quali nell’antichità si erano snodati i commerci tra gli imperi cinesi e l’Occidente. Le vie carovaniere attraversavano l’Asia centrale e il Medio Oriente, collegando Chang’an (oggi Xi’an), in Cina, all’Asia Minore e al Mediterraneo attraverso il Medio Oriente e il Vicino Oriente. Le diramazioni si estendevano poi a est alla Corea e al Giappone e, a Sud, all’India. Il broccato si ottiene inserendo nella tessitura una serie di elementi supplementari sia in ordito che in trama, necessita quindi di più orditi, uno per il fondo e altri per la legatura del disegno, e più trame. Le trame supplementari si chiamano trame broccate e concorrono a costruire il disegno che si stacca dal fondo di un altro colore. I fili supplementari, sia di trama che di ordito sul rovescio sono liberi e formano delle briglie quando non sono legati, e quindi non compaiono sul diritto, perché non occorrono per il disegno. Il materiale che lo costituisce è la seta, di

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


titolo finissimo, che lo impreziosisce e gli conferisce l’aspetto lucido, con l’eventuale aggiunta di fili in oro e argento. Per rendere conto della particolarità di questo tessuto è necessario accennare al Ciclo di lavorazione della Seta. La seta è prodotta grazie al baco che produce la seta in due ghiandole che sono collocate parallele all’interno del corpo. La seta è costituita da proteine raccolte nelle ghiandole, il baco la estrude da due aperture situate ai lati della bocca, i seritteri. La bava sottilissima a contatto con l’aria si solidifica e, guidata con movimenti ad otto della testa, si dispone in strati formando un bozzolo di seta grezza, costituito da un singolo filo continuo di seta di lunghezza variabile fra i 300 e i 900 metri. Il baco impiega 3-4 giorni per preparare il bozzolo formato da circa 20-30 strati concentrici costituiti da un unico filo ininterrotto dopodiché si trasformerà in crisalide e poi questa in farfalla. I bachi da seta hanno un notevole appetito: mangiano foglie di gelso giorno e notte, senza interruzione, e di conseguenza crescono rapidamente.

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Sapone La produzione del sapone è affidata soprattutto all’uso di ingredienti naturali e allo sfruttamento delle grandi risorse tipiche siriane quali olio d’oliva e alloro. L’opera di abili artigiani e una grande attenzione alle singole fasi di preparazione permettono di realizzare il Sapone all’olio d’oliva. La produzione inizia a novembre dopo la raccolta delle olive e termina dopo quasi un anno di essiccazione. La cottura: questo processo di lavorazione prevede l’uso di grossi emulsionatori riscaldati con fuoco alimentato a legna. Legno rigorosamente di olivo, in quanto permette una temperatura più costante è regolare. L’olio di oliva viene cotto a fuoco lento per più giorni, nel corso di questa operazione si aggiunge una percentuale variabile di olio di alloro e di sodium hydroxide che permette la trasformazione delle sostanze grasse, nel prodotto che noi conosciamo come “sapone”. La solidificazione: la fase successiva prevede la solidificazione del sapone, steso dagli addetti su pavimenti appositamente adibiti Il taglio: dopo qualche settimana il sapone acquista la giusta consistenza per procedere al taglio in panetti e successivamente alla timbratura. Il sapone viene raccolto ed impilato, in questo modo si da inizio all’ultima fase di produzione.

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


L’essiccazione: l’aria penetra all’interno dei magazzini di stoccaggio attraverso grosse aperture, permettendo la stagionatura del prodotto impilato ad arte. L’essiccazione nei magazzini di stoccaggio nel corso degli anni è stata preferita a quella esterna, nei cortili dei saponifici, perché permette di proteggere l’intero ciclo di saponificazione dalle intemperie. Il sapone può considerarsi pronto per la vendita quando acquisisce il caratteristico colore paglierino (ossidazione) che può essere più o meno intenso. Le basse temperature possono determinare un ritardo nell’ossidazione, questo spiega perché alcuni lotti di produzione mantengono un colore verde più a lungo nel tempo.

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Intarsiatura del legno

L’intarsiatura del legno è una tecnica molto utilizzata a Damasco per la produzione di scatole, mobili, strumenti musicali, scacchi e backgamon. E’ possibile passeggiando per la Medica, trovare piccole botteghe che utilizzano metodi prettamente artigianali per riprodurre decorazioni con motivi tradizionali. Le tecniche di intarsio utilizzano degli stali di legno di diverse cromie per realizzare le decorazione a mosaico e si avvalgono, oltre che al legno, anche di materiali preziosi, quali la madreperla di diversi colori. La produzione di mobili d’arte inizia con pezzi di noce ben essiccati tagliati in una forma approssimativa che somiglia alla forma del prodotto finito. L’ artigiano, poi, lavora il legno di noce secco per formare i modelli più complicati. Successivamente, i pezzi madreperlacei vengono lucidati e tagliati con precisione per adattarsi saldamente e perfettamente negli spazi vuoti scolpiti nel legno. Quando il lavoro prende la forma del mobile finito, è spruzzato con vernici speciali per proteggere e preservare la delicata madreperla e il pregiato legno di noce.

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


Vetro soffiato

“Vetro soffiato” viene chiamato così perché gli artigiani lo modellano soffiando all’interno di una lunga canna, proprio come vuole la tradizione, che vide l’uomo conoscere e prendere dimestichezza con il vetro e con le sue incredibili forme. Il vetro soffiato è l’attività che risente più dell’abbandono, ed è diventata un’attività poco diffusa all’interno della Medina, seppur i manufatti riscuotano grande successo e siano di qualità altamente fine. La produzione del vetro soffiato necessita di un forno d’argilla e di scarti del vetro, che raggiungendo alte temperature, vengono poi soffiati tramite l’ausilio di un soffietto, dando forma all’oggetto e regalandogli diverse cromie. Le produzioni più in voga a Damasco, sono: lampadari, vasi, bottiglie e bicchieri.

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Lavorazione ferro e rame

L’artigianato che detiene una diffusione più capillare è quella della lavorazione dei metalli, esistono all’interno dei mercati, delle zone adibite a questo scopo. La tradizione siriana vuole che piatti, ciotole, grandi piatti da portata, siano decorati tramite una tecnica di incisione del rame o del ferro, riproducendo vari tipi di decori, che variano dalle scritte in arabo, all’arte geometrica. Damasco è anche stata una città produttrice di lame, grazie all’uso già in epoche antiche di particolari altiforni che permettevano la lavorazione del materiale (ricco di carburo di ferro) a temperature superiori ai 2500°C , da qui il particolare detto damaschinatura. La produzione damascena si interruppe a fine XV secolo, si crede per mutamenti nella tipologia del commercio e per la scarsità di lingotti adatti alla produzione di spade.

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


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Suq Un labirinto affollato da venditori, clienti e turisti dove sono in vendita oggetti di tutti i tipi, dai dolci alle spezie, dall’artigianato locale all’abbigliamento, dai gioielli agli aromi profumati. All’interno della città antica vi è una vasta zona dedicata al suq e divisa per settori. Si tratta del Suq al- Hamidiya, dedicato all’artigianato locale; di al-Harīr e al-Khayyātīn, dove si trovano tessuti; del Suq al-Bzouriya, per chi desiderasse acquistare spezie e dolciumi; e di Al Sagha, la zona delle botteghe di gioielli. I suq si caratterizzano per la settorializzazione della vendita, questi sono appropriatamente suddivisi in diversi reparti per dare al cliente una maggiore scelta a vantaggio del prodotto. Una delle caratteristiche del mercato arabo è l’estendersi su di una strada coperta. Le diverse coperture si distinguono in varie tipologie: arco a tutto sesto, volte a botte, copertura in metallo e copertura con rivestimento fatto di leggere tende, tappeti o stoffe. E’ possibile notare come queste coperture abbiano delle modularità di apertura, per rendere degli effetti di luce più o meno intensi durante l’arco della giornata.

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


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AREA DI INTERVENTO

L’area scelta per il progetto è una lingua di terra che collega la zona musulmana di Bab as-Salam alla zona cristiana di Bab Touma. I due quartieri sono delimitati da due delle antiche porte fortificate della città e dal fiume Barada. Si è deciso di intervenire su questa specifica area per una serie di valutazioni che partono dal valore storico che l’area possiede: la presenza delle mura di cinta romane che collegano i percorsi da Bab Touma a Bab as-salam per un’estensione di 500 metri, le due porte, anch’esse, di datazione romana e la presenza del fiume Barada, una ricchezza da rivalutare. In un tessuto fortemente denso, a ridosso delle mura di fortificazione, la prima caratteristica che salta all’occhio è la presenza di un vuoto urbano, non edificato, sulle sponde del fiume Barada. Vista la carta catastale del 1930 , si evince che la conformazione del fiume era diversa da quella attuale, con un andamento dei flussi d’acqua che generava delle isole al suo interno (I fase). Successivamente, parte di alcuni corsi d’acqua sono stati colmati, unificando così i tre distinti isolotti, in un’unica isola (II fase), che col tempo viene cancellata, con il riempimento di un altra diramazione del fiume (III fase).

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MURA

MURA

MOSCHEA

MURA

MULINO/TAOUN

VUOTO URBANO

SEZIONE A

SEZIONE B

SEZIONE C

MURA

BAB TOUMA PIAZZA BAB TOUMA

SEZIONE D

N

STATO DI FATTO

685

SEZIONE E


C

B

D

A

E


In questo tratto di terra, sul percorso lineare tra le due porte, si ergono una serie di baracche-magazzini per la maggioranza disabitati o in pessimo stato. Il progetto di riabilitazione era già presente negli intenti siriani, come dalle informazioni pervenute da precedenti piani regolatori. Nelle due estremità del vuoto urbano, si riscontra la presenza di tipiche case damascene, costruite con legno, fango, argilla e pietrisco, e piccole botteghe d’artigianato. Una problematica rilevante è la mancanza di collegamenti-ponti per accedere alla lingua di terra tra le sponde del fiume. La piazza di Bab Touma è attualmente una zona molto trafficata, vi transitano mezzi pubblici e non, rendendola di difficile percorrenza. Anche la strada che costeggia le mura di cinta è attualmente percorsa da macchine, seppur la strada sia di piccole dimensioni. L’intervento dovrebbe restituire valore alla zona, che all’attuale stato delle cose è poco vivibile.

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


TRASFORMAZIONE NEL TEMPO DEL FIUME BARADA

FASE I_catasto 1930

FASE II

FASE III_stato di fatto

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BAB AS SALAM

MURA DI FORTIFICAZIONE PORTE D’INGRESSO ALLA MEDINA

BAB TOUMA

ACCESSI ALLA ZONA D’INTERVENTO

MAPPA DEI VUOTI

BARACCHE E MAGAZZINI IN DISUSO

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ

ABITAZIONI E PICCOLE BOTTEGHE DI ARTIGIANATO

PERCORSI CARRABILI


MURA DELLA MEDINA

TIPOLOGIA ABITATIVA LUNGO IL FIUME BARADA

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PIAZZA DI BAB TOUMA

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


PORTA DI BAB TOUMA

VUOTO URBANO DA RIQUALIFICARE

PORTA DI BAB AS - SALAM

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LE CORBUSIER, PLAN OBUS PER ALGERI, 1931


INTRODUZIONE AL PROGETTO

Le intenzioni del progetto sono quelle di valorizzare l’area di intervento, attraverso un percorso, atto a guidare i visitatori nel decifrare i segni e i resti lasciati dalle varie civiltà nella medina damascena. L’idea è quella di tracciare un percorso che introduca i visitatori, agevolandoli, alla scoperta e alla valorizzazione delle attività artigianali della città di Damasco, illustrando tramite la realizzazioni di veri e propri laboratori, il ciclo dalla produzione alla vendita di tutti i manufatti realizzati. L’obiettivo è quello di dare visibilità al ciclo di produzione, concentrando le varie attività produttive nel tratto tra Bab Touma e Bab As-Salam e fornendo il quartiere di un mercato (suq) che provveda alla vendita dei prodotti finali dei laboratori. La porta di bab as-Salam fu edificata in periodo romano e il simbolo che la contraddistingue è quello lunare. Il nome ‘salam’ venne attribuito successivamente e in arabo significa ‘pace’. Il percorso per l’esplorazione delle attività ha un nome che è stato scelto, in virtù di diversi fattori: storico culturali e strutturali.

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“Il percorso Sin” mira a restituire valore a una zona che ha subito varie modifiche nel corso della storia, cercando di ridonare una permeabilità alla zona in questione, restituendo significato al patrimonio storico che è rappresentato dai segni riscontrati nell’area di intervento. Sin è una lettera dell’alfabeto arabo, ma allo stesso tempo è il nome di una divinità pagana accadica, Sin era il dio della luna delle popolazioni mesopotamiche. Il paganesimo a Damasco ha rappresentato un periodo importante che è tuttora tangibile. Il percorso Sin farebbe quindi da trait d’union tra i due quartieri (e le due porte), facendosi metafora grafica di congiunzione: nella lingua araba, le lettere dell’alfabeto variano  morfologia a seconda della posizione che occupano nella parola. La Sin quale metafora di unione, di trait d’union tra i due quartieri, verrà utilizzata nella sua posizione mediana. L’arte della grafia araba presenta la caratteristica di elasticità della forma delle lettere, che vengono rappresentate nell’arte della grafia del Corano. Le lettere, anche se rappresentative del simbolo che le contraddistingue, hanno la caratteristica di essere adattate alla forma del disegno finale. La forma caratteristica della sin del progetto, si adatta al tessuto urbano, rendendolo fruibile da tutte le vie d’accesso esistenti in modo da ricucire la narrazione storica e commerciale della medina.

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


L’operazione per il ricavo degli edifici è stata individuata con un processo di sovrapposizione e sottrazione, considerando la superficie dell’area di intervento come una massa piena: allo stato di fatto viene sovrapposto la precedente conformazione del fiume Barada, e conseguentemente l’operazione di sottrazione dei corsi d’acqua tende a estrapolare la forma su cui si interverrà, rilevando le tracce del tempo.

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PROGETTO

Il percorso Sin si mantiene a una quota costante di tre metri sopra il livello del fiume Barada, per agevolare il passaggio di imbarcazioni che in alcuni punti, si abbassa con l’ausilio di scale e rampe, per collegare le diverse quote dei punti di accesso. Nei punti di contatto con le mura di cinta della Medina, è possibile percorrere dei belvedere, alla quota massima di altezza delle mura, attraverso un collegamento verticale (elevatore) da una parte e delle scale dall’altra. Dal versante nord del fiume, il percorso circoscrive delle aree per la sosta di piccole imbarcazioni, funzionali per fornire le merci utili ai laboratori. L’elaborazione progettuale degli spazi dei laboratori è strutturata secondo il metodo dei quadrati magici, tecnica usualmente utilizzata per il decoro dell’arte islamica. Il quadrato magico rappresenta una disposizione armoniosa di numeri, tale che tutti i numeri sono interi e positivi, tutti diversi tra loro e la somma di ciascuna riga, colonna o diagonale è la stessa. Nel dettaglio il quadrato magico utilizzato è formato da 3 colonne e 3 righe (quadrato magico di Saturno).

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+0,3 m

+3,3 m

STRUTTURA ALVEOLARE INTELAIATA

+3,3 m


+4,0 m

+0,3 m

+3,3 m

+0,3 m

+3,3 m

+3,3 m +3,3 m +3,3 m

+3,3 m

+3,3 m

+3,3 m

+3,4 m


Nel masterplan del progetto, la tecnica viene applicata negli spazi ai punti sotto elencati, quali quelli in ordine di percorrenza della Sin, che si incontrano sul percorso dalla piazza di Bab Touma a Bab as-Salam:

Una sala di forma quadrata, localizzata a ridosso (della porta) di Bab Touma, con funzione di divulgazione e informazione dei sistemi produttivi delle attività artigianali locali. Una struttura dalla forma organica che si adatta alle sponde del fiume, avente come destinazione d’uso laboratori per la lavorazione di ferro, rame e vetro soffiato. Un’ulteriore struttura destinata alla produzione del sapone all’olio d’oliva, all’intarsiatura del legno e al ciclo di produzione della seta. La struttura propone al suo interno uno spazio adibito al tradizionale ‘hammam’ o bagno turco. Tra le due strutture che ospitano i laboratori è prevista un’area verde con piante simboliche, quali elementi fondamentali per il ciclo di lavorazione del sapone e della seta: ulivi, gelsi bianchi e bacche d’alloro.

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


TORRE 30 m

MA OU BT BA

M BAB AS SALA

Nella zona centrale del percorso, si raggiunge una torretta alta 30 metri con diametro di 4 metri, l’altezza della Torre non supera quella dei Minareti della Moschea degli Omayyadi, la moschea principale della città. Il progetto prevede il ridisegno della piazza antistante la porta di Bab Touma, rendendola pedonale e accessibile al percorso, ricucendo quella parte di mura di cinta che negli anni era stata demolita, tramite l’ausilio di una passerella in legno sopraelevata e una zona alberata, che si collega alla porta stessa. L’accesso carrabile alla Medina rimane possibile senza intaccare la zona pedonale. Il progetto provvede a fornire l’area di un mercato (suq) che si estende nella parte centrale della lingua di terra, integrandosi con l’esistente, e funzionale alla vendita dei prodotti realizzati all’interno dei laboratori.

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Dopo aver sommariamente descritto l’intero masterplan del progetto, è necessario analizzare nello specifico una parte dedicata ai laboratori (produzione) e la parte inerente alla vendita nel suq.

La struttura che contiene i laboratori, quella tra il secondo e terzo gambo del percorso, ha una maglia strutturale intelaiata 9x9, è accessibile da ambedue i lati e costituita da due livelli: uno sulla stessa quota del percorso ”sin” dove sono stati inseriti i laboratori per la lavorazione e tessitura della seta, i laboratori di intarsio del legno, e due servizi di ristoro posizionati nei due ingressi. Il saponificio è invece collocato a livello inferiore, sulla stessa quota del fiume Barada, così da permettere lo scarico di merci attraverso piccole imbarcazioni. La copertura dell’intera struttura, grazie alla sua maglia rigorosamente quadrata, che si comporta come una piastra, appare sia con dei vuoti: le corti, che con dei volumi cubici in corten ospitano i laboratori, il punto di ristoro e l’hammam. Il bagno turco o hammam si sviluppa su tutti e due livelli, con accesso dal piano superiore e le sale del calidarium e del frigidarium, costituite da 3 cubi assemblati in corten (a doppia altezza), si trovano al piano inferiore, per agevolare la fornitura di sapone direttamente dal laboratorio di produzione. Queste sono raggiungibili attraverso un percorso deambulato attorno ad esse e la copertura progettata si rifà al modello tradizionale, che innesta alla superficie del tetto delle cupole per il filtraggio della luce.

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


CICLO DI LAVORAZIONE DELLA SETA - DAL BACO AL FILO

SCHEMA DI UN HAMMAM SOGUKLUK (STANZA INTERMEDIA)

CAMEKAN (ATRIO D’INGRESSO)

(STANZA FREDDA)

HARARET (STANZA CALDA)

-OPERAZIONI PRELIMINARI

1-SPELAIATURA 2-CERNITA 3-CRIVELLATURA

-OPERAZIONI DI TRATTATURA

4-MACERO 5-SCOPINATURA 6-ANNASPATURA IN MATASSE 7-INCANNATURA 8-STRACANNAGGIO 9-BINATURA 10-TORCITURA 11-SGOMMATURA

-OPERAZIONI DI TESSITURA

12-RULLO 13-TELAIO JAQUARD

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SEZ D-D’

+0,3 m

D

E

F

G

A

A’

B

B’

C

C’

PIANTA QUOTA +1,8 m

N

D’

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ

E’

F’

G’


SEZ A-A’ +0,3 m

D

E

F

G

A

A’ +3,3 m

+3,3 m

B

B’

C

C’

PIANTA QUOTA +4,8 m

E’

F’

G’

SEZ E-E’

D’

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


PROSPETTO EST

PROSPETTO  OVEST

PROSPETTO  SUD

PROSPETTO NORD

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


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Il suq è di tipo lineare e si estende per 140 metri e comprende 21 botteghe; è diviso in 5 settori, che sono delimitati dall’intersezione dei gambi della Sin. All’inizio e alla fine del mercato si trovano dei collegamenti verticali, che permettono di raggiungere il piano sopra alle botteghe, da dove fruire la panoramica del mercato e del fiume, è anche uno spazio funzionale ai momenti di preghiera che nel mondo islamico ricorrono 5 volte al giorno. Si è scelto di adottare un sistema leggero di copertura del mercato, costituito da tessuti tipici della zona, in grado di scorrere su binari d’acciaio, e di scomparire agevolmente grazie a un sistema a rullo, così da permettere una flessibilità per l’ingresso di più o meno luce.

SETTORIALIZZAZIONE

ffiato

o vetro s ACCESSI VERTICALI

ferro sapone

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ

seta legno  BAR

135 m


SISTEMA DI COPERTURA MOBILE DEI TESSUTI

SISTEMA CHIUSO

SISTEMA SEMI-CHIUSO

SISTEMA APERTO

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N

+3,3 m

F


SEZ F-F’ 

F’ 

+3,3 m


N

+3,3 m

+3,3 m

+3,3 m

+11,3 m

+3,3 m


+3,3 m

PROSPETTO SUD

+3,3 m

+2,8 m


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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


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CONCLUSIONI Partendo dalla zona d’intervento scelta per la tesi: un’area quasi abbandonata, per niente valorizzata nel tempo, seppur possedendo caratteristiche significative, vorrei ricollegarmi al titolo della mia tesi: Sin Trait d’union di civiltà. L’utilizzo di una lettera araba, come simbolo morfologico dell’intervento sulla zona, si presta a ricollegare elementi del territorio e della storia della città di Damasco, che attualmente appaiono come isolati e dislocati. Ho voluto ri-assemblarli in una narrazione che parte dalla Sin, e si sviluppa in un percorso concreto alla scoperta della Medina. Un altro obiettivo della tesi, era quello di ridare importanza ad arti locali, che nel tempo sembrano essere sempre più rare, sostituite ormai da moderni sistemi di produzione. Il percorso storico della Medina viene rivelato attuando interventi di riqualificazione non invasivi, ma atti a preservare e a riunificare il passato con il presente, quali gli interventi di ricucitura delle mura di cinta o quelli inerenti al fiume Barada, senza indugiare ad innalzare una torre per riscoprire la città, seppur con un’altezza non superiore a quella dei minareti della moschea principale. Il ribadire e il puntare l’attenzione sul collegamento di una porta cristiana a quella musulmana, il rintracciare i simboli pagani, ha permesso di valorizzare il senso del mio progetto: la codificazione delle origini per la ristrutturazione e la miglior fruibilità del presente. Ho voluto utilizzare Il metodo dei quadrati magici per la determinazione degli spazi, per impreziosire le strutture progettate come se fossero le decorazioni della città. Riproporre degli interventi sulla base delle tradizioni locali, per rinsaldare il legame tra gli abitanti di Damasco e la Medina, un luogo incantato ricco di segni da dover decifrare e da non dimenticare per guardare allo sviluppo futuro del Paese.

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


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APPENDICE

Le ragioni, gli obiettivi e il processo progettuale della tesi di laurea sono contenute, oltre che in questo breve testo, in due plastici di progetto e nelle seguenti tavole:

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SIN - TRAIT Dâ&#x20AC;&#x2122;UNION DI CIVILTĂ&#x20AC;


Tav. 01

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Tav. 02

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


Tav. 03

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Tav. 04

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


Tav. 05

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Tav. 06

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


Tav. 07

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Tav. 08

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


Tav. 09

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Tav. 10

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Tav. 11

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Tav. 12

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SIN - TRAIT D’UNION DI CIVILTÀ


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Siracusa 22 luglio 2011



"SIN" trait d'union di civiltà