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LEGARE, SLEGARE: IL RESTAURO DI PALAZZO MORA COME SPAZIO D’ARTE E DI CULTURA

Florencia Costa

È gennaio. Il treno lascia alle spalle Mestre alla volta di Venezia fendendo la nebbia che avvolge il ponte sopra la laguna. Scendo dal treno. Faccio qualche passo e osservo i gradini della stazione di Santa Lucia che si dissolvono nell’acqua. Non vedo San Simeone al di là del Canale; vedo, invece, stagliarsi nitidamente davanti a me la caffettiera Cupola di Aldo Rossi. Se si prosegue a sinistra si passa davanti a Campo San Geremia e si arriva al ponte delle Guglie sul Rio di Cannaregio. In fondo all’argine si sarebbe potuto vedere, se la storia fosse proseguita bene, l’ultimo progetto di Le Corbusier, l’Ospedale di Venezia. Dal 1500 il Ghetto occupa questi ampi spazi. Ammiro la luce del sud che colpisce le facciate rosse che avanzano marciando lungo le Fondamenta delle Guglie. I raggi del sole inondano un’opera massiccia e luminosa del Rinascimento: il Palazzo Nani. La famiglia Nani era famosa per le raccolte di quadri e opere di antiquariato romano classico nel rinascimento, quando fece costruire il Palazzo e il meraviglioso giardino interno. Dopo aver passato il ponte delle Guglie, se si rimane sulla destra e si prosegue sulla Strada Nova si passano alcuni ponti e si arriva a quello dove la prospettiva si abbatte su Cà Pesaro. Qui la struttura diventa la soglia della vista che accoglie a braccia aperte il Canal Grande. A questo punto la strada si amplia e si giunge a Campo San Felice. Se si guarda a sinistra, o verso nord dal ponte, il panorama si svolge senza

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ostacoli fino al mare Adriatico. Ed è proprio da qua, in piedi sul ponte, che è possibile apprezzare il bordo più articolato di Palazzo Mora sul Rio di Noale. Dopo l’acquisizione del titolo nobiliare, Bartolomeo Mora acquistò il palazzo a due facciate di San Felice da un altro nobile, Andrea Contarini, e nel 1716 fece effettuare una massiccia ristrutturazione dell’edificio. Il palazzo ristrutturato, ancorato intorno ad una corte, gode di un tranquillo ingresso attraverso giardino. L’edificio segue lo schema veneziano del doppio piano nobile strutturato intorno ad un grande salone centrale collegato a tre sale più piccole su entrambi i lati, un pianterreno adibito ad uso commerciale, e la mansarda dove alloggiava la servitù. È stato costruito secondo le tecniche edili del medioevo e degni di nota sono non solo il legno di Belluno impiegato ovunque, dalle fondamenta al tetto, ma anche i particolari in pietra d’Istria, e le travi in legno a vista dei soffitti. I muri di sostegno e di separazione sono costruiti con pezzi di legno e malta di calce; le facciate esterne e le pareti hanno un intonaco a stucco, e colori morbidi a tempera. Queste eleganti strutture veneziane, che ora appartengono ad imprenditori acculturati, fanno parte di una più ampia strategia progettuale che le ricollocherà come Centro d’Arte e Cultura Contemporanei e vetrina dello spirito artistico veneziano.


L’intervento L’intervento esplora i legami tra il soggetto della Biennale, intitolato FUNDAMENTALS, e i quesiti posti da Global Art Foundation: SPAZIO, TEMPO, ed ESISTENZA. Intreccia entrambi i temi lungo l’asse dei ricordi e delle imprese personali in modo piuttosto allentato, legando e slegando dal passato, nonostante siano tuttora molto presenti, frammenti geografici, biologici, letterari e architetturali di Venezia. Tale sistema implica il parziale disfacimento della forma edificata e l’urbanizzazione degli spazi interni, e quindi il ricollegamento di tutti i suoi elementi. In sostanza occorre, se lo si desidera esprimere, per così dire, in tono veneziano: impastare passato e presente, risagomare le forme costruite esistenti, sostenere lo spirito dell’arte, coltivare conoscenza e scopo abitativo in una armonia rinnovata. Lo schema del palazzo veneziano viene pertanto visto come la riproduzione romana e cartesiana di elementi urbani veneziani: Piazza, Campi, Campielli e Calli. L’intervento a Palazzo Mora altera alcuni dei suoi frammenti architettonici in modo di creare un nuovo ordine spaziale da cui emerge un’integrazione diversificata e un transito più fluido.

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Lo schema tripartito originario delle stanze di Palazzo Mora è presente in tutto l’edificio, mentre il progetto urbanizza il sottotetto con camere studio per stagisti d’arte sviluppate lungo un labirinto di stretti passaggi come fossero Calli. Il progetto compone frammenti architettonici veneziani con lo spirito degli spazi monastici. Gli echi sono quelli della capanna del poeta vista nelle incisioni giapponesi, le celle della Certosa di Emo, lo studio di Mondrian a Parigi e il Merzbau di Schwitters ad Hanover. Ma ancora più forte è la risonanza del progetto di Le Corbusier per l’ospedale di Venezia e le polifere delle facciate sul Canal Grande. Il nostro elemento edile di base è l’asta sottile di legno chiamata cantinella: elemento strutturale delle pareti veneziane del 700. Le cantinelle, portate alla luce dai lavori di ristrutturazione di Palazzo Mora, vengono raccolte e rimontate. Come i tessuti connettivi organici creati per partenogenesi da un singolo elemento, le cantinelle divengono celle.


Florencia Costa, architetto

Sviluppo Raul Costa-Alessandro Scotti-Josè Vincent-Ricardo Grassi Produzione Luigi Ometto-Massimo Massiero-Alessandra Clerici-laria Tosato Marcello Collantin, Ingegneria meccanica Marco Pollice, Consulente per l’illuminazione

L’opera è incentrata sugli aspetti fenomenologici dell’architettura: un opus incertum da quando ho iniziato ad edificare nel territorio senese e sono coinvolta in progetti edili a lungo termine mentre vivo in cantiere permettendo zero spazio o separazione tra lavoro e vita personale. Ed ora è così anche a Venezia dove, dopo un periodo di ampie e libere considerazioni, il progetto di design di Palazzo Mora è affrontato come l’incarnazione del processo di legare e slegare da dentro.


Who's Afraid of Architecture?  

Who's Afraid of Architecture First Official Catalogue Ita

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