C.R.U - Michele Chiarlo

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ISSUE 2022 - C.R.U IS A MAGAZINE BY MICHELE CHIARLO - WWW.MICHELECHIARLO.IT

A MAGAZINE BY MICHELE CHIARLO



06 12 22 32 40 48

EDITORIALE EDITORIAL

ARTICOLO ARTICLE

C.R.U

Montemareto:

Custodi di Radici & Umanità

C.R.U

Guardians of Roots & Humanity

Montemareto:

a suprising Nizza within a large barrel

ARTICOLO ARTICLE

ARTICOLO ARTICLE

Fornaci:

Degustazioni a Palás Cerequio Wine tasting at Palás Cerequio

il ritorno del Gavi longevo

Fornaci:

the return of the long-lived Gavi

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INTERVISTA INTERVIEW

PUNTEGGI RATINGS

Damiano Nigro

Un 2021 ricco di soddisfazioni 2021: a year of fulfillment

e la sua cucina «evolutiva».

Damiano Nigro,

bringing my «Evolutionary» cuisine

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VINI WINES

INTERVISTA INTERVIEW

Il nostri vini Our wines

«Disegnare la faccia del vino».

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Giancarlo Ferraris «Painting the Face of Wine». Giancarlo Ferraris

ARTE ARTS

INTERVISTA INTERVIEW

Piemontesi eccellenti Excellent Piedmontese

La Place de Bordeaux:

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intervista a Timothée Moreau interview at Timothée Moreau

INTERVISTA INTERVIEW

INTERVISTA INTERVIEW

Alessandro Masnaghetti:

Stefano Chiarlo,

«Le mie mappe per una nuova etica della comunicazione del vino»

Alessandro Masnaghetti:

«Tracing a New Ethics of Wine Communication Using Maps»

SUPEREROE SUPERHERO

Capitan Cru,

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il sorprendente Nizza in botte grande

il supereroe senza filtri contro la fuffa enogastronomica

Captain Cru:

the outspoken guardian of good food and wine

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«Il Nizza? Un progetto di vigna e territorio»

Stefano Chiarlo:

«Nizza: Excellence in the Vineyard and in the Territory»


Lo straordinario paesaggio vitato di La Court, tempio del Barbera e del Nizza di Michele Chiarlo a Castelnuovo Calcea (AT) The extraordinary vineyard landscape of La Court, temple of Michele Chiarlo’s Barbera and Nizza in Castelnuovo Calcea (AT)



, ovvero Custodi di Radici Guardians of Roots & Umanità and Humanity Questo sono i Cru, la memoria vivente del terroir e delle persone – i vignaioli – che li hanno resi unici. E questo, nel nostro piccolo, vogliamo fare attraverso le parole e le immagini del nostro magazine, anno dopo anno. Raccontare le grandi vigne e i personaggi che fanno vivere i Cru. Nel nostro numero “zero” – uscito in questo 2022 di ripartenza – cominciamo il racconto dai due nuovi Cru di Michele Chiarlo, Montemareto e Fornaci, rispettivamente da vigne storiche di Nizza Monferrato e Gavi. All’interno delle pagine di C.R.U troverete tanto Barolo, specialmente tanto Cerequio. Un’intervista con il “regista” dell’operazione «Cerequio, primo Barolo sulla Place de Bordeaux». Un pezzo sulle degustazioni di grandi Cru a Palás Cerequio, dove ogni giorno si possono degustare i più grandi produttori di Langa. E una presentazione inedita di Damiano Nigro, lo chef che ha portato la stella a Palás Cerequio, il resort di Michele Chiarlo diventato «Tempio del Barolo». Quando si parla di

Cru c’è sempre spazio per indagare il rapporto tra arte e vino. Trent’anni anni di etichette, un libro e un parco artistico nel racconto di Giancarlo Ferraris, il Maestro che illumina tutte le nostre etichette. Si continua poi con l’intervista a Stefano Chiarlo, presidente dell’Associazione Produttori del Nizza, che porta l’attenzione sulla più recente denominazione del Monferrato, il Nizza Docg. Chiarlo ci parla del futuro della denominazione e della sua «forza di territorio», dimostrando come il successo di un vino è inestricabilmente legato alla identità territoriale. Infine, quasi come fosse un vero e proprio Manifesto di C.R.U, l’approfondimento con Masnaghetti, «l’uomo delle mappe», il cartografo ufficiale dell’arcipelago dei Cru, prima in Piemonte, poi in Italia e nel resto del mondo. Come ogni magazine ambizioso – o velleitario, fate voi – chiudiamo con una strip dissacrante: Capitan Cru, il paladino del buon cibo e del buon vino, che lotta contro la fuffa enogastronomica senza peli sulla lingua.

C.R.U è da bere con gli occhi: poco testo e tante, grandi foto di vigne. Buona lettura e, come sempre, chiudiamo con il nostro credo: «EXPERIENCE THE BEST CRU IN PIEMONTE». Famiglia Chiarlo

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Stefano, Michele e Alberto Chiarlo

C.R.U: Custodi di Radici & Umanità. The crus are the living memory of the terroir and the people – the winemakers – who have made them extraordinary. This is what we aim to achieve with our magazine: to share the stories and images of the vineyards and the people who bring the crus to life, year after year. For our first edition – to be released this 2022 – we start by telling you the story of two new Michele Chiarlo crus: Montemareto and Fornaci, historic vineyards in Nizza Monferrato and Gavi respectively. Among the pages of C.R.U you will also find a lot about Barolo, especially Cerequio. We have interviewed the “director” behind «Cerequio, the first Barolo at La Place de Bordeaux». There is also an article about the tasting experiences of outstanding crus at Palás Cerequio: every day, visitors can have a taste of excellent labels from Langa. We will also tell you about chef Damiano Nigro who brought a Michelin star at Palás Cerequio, Michele Chiarlo’s resort and the

«Temple of Barolo». When it comes to crus, we should also refl ect on the relationship that exists between wine and art. We will introduce you to Giancarlo Ferraris, the master behind our splendid labels: we will talk about his thirty-year experience, his book and the art park. There is also an interview with Stefano Chiarlo, president of the Associazione Produttori del Nizza, who focuses on Monferrato’s latest denomination: Nizza DOCG. Chiarlo talks about the future of the denomination and the «strength of the territory», explaining how a wine’s success is inextricably connected to the identity of a territory. And just like a true C.R.U Manifesto, we also have «the map man», Alessandro Masnaghetti: the official cru cartographer who started mapping Piedmont and the Italian peninsula, eventually getting to the rest of the world. Like any ambitious – or unrealistic – magazine, we want to end with a “profane” strip: Captain Cru, the outspoken guardian of good food and wine.

Devour C.R.U with your eyes: a magazine of few words and numerous great shots of vineyards. Have a good read and «EXPERIENCE THE BEST CRU IN PIEMONTE». Chiarlo Family

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Montemareto

il sorprendente Nizza in botte grande

Celebre per la sua attitudine a produrre vini di straordinaria qualità, la collina di Montemareto sorge nel comune di Castelnuovo Calcea, non distante dagli appezzamenti di La Court, in direzione di Mombercelli. Un crinale maestoso, che supera i 300 metri di altitudine, estremamente ripido, con una fantastica esposizione Sudest-Sudovest in grado di catturare il sole dalla mattina alla sera e garantire alle uve un elevato numero di ore di luce. I filari di barbera poggiano su suoli composti da marne di Sant’Agata alternate a strati di Sabbie Astiane dal colore chiaro e la presenza di microelementi, in particolare magnesio e calcio. Montemareto è una vigna esemplare per il Nizza, che qui acquista una struttura importante, pur conservando notevoli tracce di freschezza. 8

Le rese molto basse e gli importanti diradamenti consentono di raccogliere solo cinque, sei grappoli per pianta, vinificati alla ricerca di un carattere che privilegia la ricchezza della struttura supportata da una robusta spina dorsale di acidità, tipica del vitigno barbera. Un’acidità che, in bocca, rivela l’integrità varietale e la piacevolezza della beva, rendendo il Nizza Montemareto un sorso complesso eppure piacevole, con una grande propensione all’abbinamento. In cantina, Michele Chiarlo ha scelto un delicato affinamento tradizionale. Un anno in botte grande per preservare la fedeltà al vitigno d’origine, che si esprime in noti di frutti scuri e una ricchezza olfattiva che prelude a una importante longevità. Un Nizza di grande lunghezza e squillante freschezza.

Sorprendente.


Montemareto: a surprising Nizza within a large barrel Known for its extraordinary and high-quality wines, the hill of Montemareto is situated in Castelnuovo Calcea, not far from the plots of La Court, towards Mombercelli. This majestic and steep ridge exceeds 300 meters of altitude and enjoys a southeast-southwest exposure: the sun shines on Montemareto from dusk to dawn, allowing the grapes to bask in the sun for a long period of time. The rows of Barbera rest on soils composed of Sant’Agata Fossili Marls that alternate with light-colored Asti Sands that are rich in microelements, particularly magnesium and calcium. Montemareto is an ideal Nizza vineyard, producing wines cha-

racterized by an important structure and distinct freshness. Very low yield and extensive thinning allow to only harvest five to six bunches per plant. Vinification seeks to bring out a well-structured and typically acidic wine. The acidity reveals varietal integrity and a pleasant sip, making Nizza Montemareto a complex yet enjoyable drink that ideally pairs with a variety of dishes. Michele Chiarlo has chosen to follow a delicate traditional refinement: the wine ages for a year in large barrels to preserve the variety of origin. Notes of dark fruit and a rich aromatic profile anticipate a long-lived, persistent and intensely fresh wine.

A surprising Nizza.

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Montemareto VIGNETO | VINEYARD

La collina di Montemareto possiede una pendenza estrema, anticamente famosa per la sua attitudine a produrre vini di straordinaria qualità, oggi è una maestosa collina con i vigneti piantati nel 2000 ad una densità superiore a 5.500 piante per ettaro.

The hillside of Montemareto has an extreme slop, in antique times famous for its ability to produce wines of extraordinary quality. Today, it is a majestic hill with vineyards which were planted in 2000 at a density of over 5,500 plants per hectare.

L’esposizione è fantastica in quanto tutto il vigneto è esposto a sud e vista la conformazione collinare consente di avere durante il periodo estivo ed autunnale un incredibile numero di ore di luce.

The exposure is fantastic as the entire vineyard faces south and in view of the hilly topography, it allows an incredible number of daylight hours during summer and autumn.

VITIGNO Barbera

COMUNE Castelnuovo Calcea

ESPOSIZIONE Sud

GRAPE VARIETY MUNICIPALITY EXPOSURE ALTITUDE METHOD OF CULTIVATION

SUOLO Il suolo di origine sedimentaria marina è formato da marne chiare sabbiose-limose caratterizzato da una notevole presenza di microelementi, in particolare magnesio e calcio

CORE ZONE UNESCO Il vigneto Montemareto si trova all’interno di una delle 6 core zones che compongono il cinquantesimo sito Unesco d’Italia: I paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, dichiarati Patrimonio dell’Umanità nel 2014 10

South 300 m a.s.l. Guyot, low set cordon spur The soil, of sedimentary marine origin, is composed of light sandy limestone marl characterised by the significant presence of microelements, in particular magnesium and calcium

CORE ZONE UNESCO

The Montemareto vineyard is in located within one of the 6 core zones which comprise the fiftieth UNESCO site in Italy: The Viticultural landscapes of Langhe-Roero and Monferrato, were declared World Heritage Sites in 2014

300 m s.l.m.

Guyot, cordone speronato basso

Castelnuovo Calcea

SOIL

ALTITUDINE

FORMA DI ALLEVAMENTO

Barbera


PIEMONTE

ITALIA

PIEMONTE

TORINO ASTI ALBA

MONTEMARETO

CASTELNUOVO CALCEA 1,5 KM

ART PARK LA COURT 2,6 KM

CASTELNUOVO CALCEA

CALAMANDRANA 10,5 KM

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Fornaci

il ritorno del Gavi longevo

Fornaci: the return of the long-lived Gavi

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Uve di cortese, unico vitigno ammesso alla produzione di Gavi Docg Cortese grapes, the only variety used for the production of Gavi DOCG


F FORNACI DI TASSAROLO GAVI DOCG

1988, la prima annata

Alcuni vini fanno parlare di sé anche quando non sono prodotti. È il caso del Gavi Fornaci, la cui pima annata risale al 1988 e l’ultima al 2012 – almeno finora. Un Gavi che ha assunto i caratteri del mito quando, nel 1998, il Gambero Rosso decise di assegnargli i Tre Bicchieri: il primo Gavi della storia a meritare il riconoscimento. Il premio, però, non fu attribuito all’ultima annata disponibile, bensì a quella degli esordi, il 1988. Fu creata un’apposta rubrica, «I tre bicchieri mai dati», che dieci anni più tardi rendeva giustizia a una bottiglia reputata straordinaria.

Some wines are talked about even when they are not made anymore. This is the case of Gavi Fornaci, which was produced from 1988 until 2012 – at least so far. This legendary Gavi obtained Gambero Rosso’s coveted Tre Bicchieri award in 1998: the first of its kind to deserve such recognition. Yet, the prize was not won by the latest vintage available, but by the one produced in 1988. A special feature entitled «I tre bicchieri mai dati» (lit. “The Unawarded Tre Bicchieri”) was written to give justice to an extraordinary label that was belatedly acknowledged as such.

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Nasce dunque sotto il segno di una marcata unicità il Gavi Fornaci che oggi Chiarlo, con l’annata 2019, riporta ai suoi antichi splendori. Un Gavi fortemente richiesto dagli amici e poi dai clienti della cantina di Calamandrana, memori di un sorso che colpiva per la sua atipicità e, soprattutto, per la capacità di evoluzione. Fornaci è un single vineyard da uve cortese in purezza colti-

vate in una delle più storiche e vocate zone della denominazione Gavi. Un bellissimo crinale che dalla frazione Rovereto, sotto il comune di Gavi, prosegue verso Tassarolo. I filari poggiando su terreni di marna scura, con presenza di ferro e ciottoli, felicemente esposti a Sudest. Il clone utilizzato per il vigneto è anch’esso particolare, un piede franco pre-fillossera che Chiarlo ha

riprodotto da selezioni massali risalenti agli anni ’10 del Novecento. Tutto, a Fornaci ci parla di un Gavi pronto alla longevità. In vigna si agisce selettivamente, con diradamenti esasperati, per portare in vigna solo il frutto migliore. Un processo qualitativo che prosegue in cantina con un affinamento di tre anni, davvero inusuale per un bianco piemontese, parte

in acciaio e parte in legno di rovere francese. È così che nasce uno dei Gavi più atipici della denominazione. In bocca sprigiona sentori di che spaziano dal miele d’acacia agli agrumi, sfumature di frutta candita e fiori bianchi. Il tutto compresente ad una mineralità elegantissima, che termina con una sorprendente, eppure sempre equilibrata, sapidità.

Una Gavi raro, unico, impareggiabile, capace di resistere al tempo e, proprio nel tempo, trovare la sua evoluzione perfetta. Michele Chiarlo brings back a truly unique Gavi Fornaci with the 2019 vintage. The wine was highly demanded by friends and clients thanks to its peculiar sip and its extraordinary evolution. Fornaci is a single vineyard wine made from 100% Cortese grapes grown in one of the most historic and suitable areas of the Gavi denomination: a majestic ridge that rises from the

hamlet of Rovereto, situated in the town of Gavi, and continues towards Tassarolo. The rows grow on soils made up of pebbly dark marl that is rich in iron and enjoy a southeastern exposure. The clone planted is also a unique one: an ungrafted pre-phylloxera clone that Chiarlo reproduced from mass selections from the early 20th century.

A rare, unique and incomparable Gavi that can with stand time to find its perfect evolution.

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Everything in Fornaci points to a Gavi destined for longevity. Attentive selection and intensive thinning are performed in the vineyard in order to obtain excellent fruit and ensure quality. The process continues in the cellar: the wine ages partly in stainless steel and partly in French oak barrels for three years, an unusual duration for a Piedmontese white wine.

This is how one of the most peculiar Gavi wines of the denomination comes to life. The mouth unveils hints of acacia honey and citrus, as well as notes of candied fruit and white flowers. The wine reveals a highly elegant mineral note that finishes with a surprising, yet always balanced, flavor.


ACI

CI 15


Degustazioni a Palás Cerequio, l’emozione dei cru nel tempio del Barolo

Wine Tasting at Palás Cerequio: Feel the Crus in the Temple of Barolo 16


Il Caveau di Palás Cerequio The Caveau at Palás Cerequio

A Palás Cerequio il Barolo è assoluto protagonista: accompagna gli ospiti in un viaggio verso il benessere, l’interiorità, il lusso e l’arte. Ogni dettaglio del Palás è un invito a degustare, assaggiare e scoprire in modo immersivo le infinite sfumature del «Re dei vini», a conoscere i suoi cru più prestigiosi e le etichette create dalle mani dei produttori vitivinicoli più importanti e blasonati della zona.

Barolo is king at Palás Cerequio, leading guests on their journey to experience inner well-being, luxury and art. Everything at Palás is an invitation to fully taste, savor and explore the infinite nuances of the «King of wines»: discover the most prestigious Barolo crus and the outstanding labels created by the most important and renowned wine producers in the area.

Le degustazioni sono disponibili tutti i giorni della settimana dalle 10.00 alle 19.00 nel Caveau, sulla terrazza.

Wine tasting experiences are available every day from 10:00am to 7:00pm. Enjoy outstanding wines at the Caveau, on the terrace.

Prenotabili anche online sul sito www.palascerequio.com

Book your experience through our website www.palascerequio.com 17


Il Caveau del Barolo Le settecentesche cantine di Palás Cerequio ospitano il Caveau del Barolo. Qui è presente la storia della cantina Michele Chiarlo: oltre mezzo secolo di annate, dal 1958 ad oggi, meticolosamente archiviate per comporre una collezione unica, che supera le 6.000 bottiglie, in diversi formati. Un’emozione che può essere degustata su richiesta, e garantisce l’assaggio di etichette introvabili, perfettamente conservate, che superano i cinquant’anni d’età. Il Caveau del Barolo è un luogo di cultura enoica: ospita una copia della celebre Monografia sulla Viticoltura ed Enologia nella Provincia di Cuneo, opera del 1879 curata scritta da Lorenzo Fantini.

The Caveau of Barolo Inside the eighteenth-century cellars of Palás Cerequio, the Caveau of Barolo lays in silence. Here is where the history of Michele Chiarlo winery resides: over half a century of Barolo vintages, from 1958 until present, are meticulously preserved, creating a unique collection of over 6,000 bottles of various sizes. Experience a unique emotion and make a reservation to taste extremely rare and perfectly preserved labels of more than fifty years of age. The Caveau of Barolo is a home to wine culture: it houses a copy of the famous Monograph on Viticulture and Oenology of the province of Cuneo, written by Lorenzo Fantini in 1879.

Le degustazioni esclusive La vasta collezione enoica di Palás Cerequio offre agli appassionati un’opportunità unica: degustazioni orizzontali e verticali di vecchie annate guidate dal sommelier Roberto Stroppiana, selezionate fra i grandi interpreti dei più prestigiosi cru della denominazione Barolo. Le degustazioni si svolgono in forma privata e sono sempre disponibili su prenotazione: mettono a disposizione un incredibile archivio di oltre 400 etichette provenienti dalle cantine di Michele Chiarlo e da una prestigiosa selezione di cru del Barolo e delle Langhe.

Exclusive tastings Palás Cerequio’s vast wine collection offers a unique experience for true wine lovers. Horizontal and vertical tastings of historic vintages are led by sommelier Roberto Stroppiana. Guests can have a taste of selected and outstanding expressions of the most prestigious crus of the denomination. Private tastings are always available upon reservation. Discover an impressive collection featuring more than 400 labels from the cellars of Michele Chiarlo and selected crus of Barolo and the Langhe.

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La Verticale Cru CEREQUIO di Michele Chiarlo The Michele Chiarlo Barolo Cerequio Vertical Tasting Barolo DOCG Cerequio 2017 Barolo DOCG Cerequio 2016 Barolo DOCG Cerequio 2015 Barolo DOCG Cerequio 2012 Barolo DOCG Cerequio Riserva 2013

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La Verticale CANNUBI di Michele Chiarlo The Michele Chiarlo Barolo Cannubi Vertical Tasting Barolo DOCG Cannubi 2017 Barolo DOCG Cannubi 2016 Barolo DOCG Cannubi 2015 Barolo DOCG Cannubi 2013 Barolo DOCG Cannubi 2012

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I grandi interpreti del Cru Cerequio The Cerequio Winemakers Vietti - Barolo DOCG Cerequio 2018 Damilano - Barolo DOCG Cerequio 2016 Boroli - Barolo DOCG Cerequio 2016 Batasiolo - Barolo DOCG Cerequio 2015 Michele Chiarlo - Barolo DOCG Cerequio 2013

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La finezza e l’eleganza Tortoniana The Finesse and Elegance of Tortonian Soil Mauro Molino - Barolo DOCG Conca 2015 Vietti - Barolo DOCG Ravera 2015 Chiara Boschis - Barolo DOCG Cannubi Boschis 2012 Michele Chiarlo - Barolo DOCG Cerequio Riserva 2013 Paolo Scavino - Barolo DOCG Rocche dell’Annunziata 2007

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Il Barbaresco ASILI The Barbaresco Asili Ca’ Del Baio - Barbaresco DOCG Asili 2018 Bruno Giacosa - Barbaresco DOCG Asili 2017 Ceretto - Barbaresco DOCG Asili 2015 Roagna - Barbaresco DOCG Asili 2010 Michele Chiarlo - Barbaresco DOCG Asili 2000

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Top Langa Michele Chiarlo - Barolo DOCG Triumviratum 1999 Aldo Conterno - Barolo DOCG Granbussia 2005 Bartolo Mascarello - Barolo DOCG 2012 Giacomo Conterno - Barolo DOCG Arione 2015 Bruno Giacosa - Barolo DOCG Le Rocche del Falletto 2015

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Damiano Nigro, a Palás Cerequio porto la mia cucina «evolutiva». Damiano Nigro, bringing my «Evolutionary» cuisine to Palás Cerequio. 22


DAMIANO NIGRO RISTORANTE

Classe 1973, brindisino. Un’infanzia tra i pomodori e gli uliveti della masseria di famiglia, dove ha imparato a fare il ragù dalle donne di casa. Poi la gavetta nelle cucine di mezzo mondo, da Gualtiero Marchesi ad Alain Ducasse, da lavapiatti a sous chef di Enrico Crippa. Appassionato di Vivaldi e kickboxing. È il poliedrico profilo di Damiano Nigro, alla guida delle cucine di Palás Cerequio, il resort che Michele Chiarlo ha recuperato dall’antica frazione di Cerequio, immersa fra i vigneti dell’omonimo cru di La Morra, nelle Langhe. Nigro, recentemente insignito della stella Michelin, gestirà il ristorante assieme alla compagna Elena Boffa e al secondo Marco Angeloni, propo-

nendo una cucina «evolutiva», come la chiama lui. Un modo di fare le cose lontano dagli eccessi sperimentali degli chef «da televisione», a favore di un gusto che, pur nella contemporaneità della ricetta, rispetta nel profondo la semplicità dei tre pilastri a cui lui non rinuncerebbe mai: qualità delle materie prime, stagionalità e lotta allo spreco.

Born in 1973 and hailing from Brindisi, Damiano Nigro grew among tomatoes and olive groves in the family farm, where he learned how to make ragù from the women of his household. He worked his way up in different kitchens all around the world, from Gualtiero Marchesi to Alain Ducasse. Damiano started as a dishwasher and then worked as a sous chef for Enrico Crippa. He is also a Vivaldi enthusiast and a kickboxing aficionado. These are the many faces of Damiano Nigro, who is heading the kitchens of Palás Cerequio. Michele Chiarlo restored this resort located in the ancient hamlet of Cerequio, immersed among vineyards growing in the homonymous cru in La Morra, in the Langhe. Nigro, who gained a Michelin star at Villa d’Amelia, has amazed food critics once again. In autumn 2021, he gained a Michelin star for Palás, which he manages together with his

partner Elena Boffa and Marco Angeloni, his sous chef. Together, they offer what Nigro calls an «evolutionary» cuisine: one that is a far cry from the excessive experimentation by «television» chefs. Instead, it focuses on a type of flavor produced by contemporary recipes that still respect the three pillars he would never do without: high-quality ingredients, seasonality and avoiding waste.

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Il gusto non si codifica, non è neppure esprimibile: è l’anima dello chef sulla quale si sono incise le sue “avventure” gastronomiche, il suo sviluppo umano e professionale. Damiano, perché definisci la tua cucina «evolutiva»?

Damiano, why do you define your cuisine as «evolutionary»?

Perché è una cucina capace di cambiare, ma in maniera lenta e costante, secondo i gusti e le esigenze contemporanee, senza strappi o forzature, senza metamorfosi improvvise.

Because it is capable of changing in a slow and steady manner, considering contemporary tastes and necessities. It does not strain or force anything, nor does it come with unexpected changes.

Ci fai un esempio?

Can you give us an example?

Il ragù l’ho imparato a fare dalla mamma e dalla nonna, quando abitavo nella masseria di famiglia, a Brindisi. Loro mettevano tutto insieme: carne, verdure, i pomodori appena colti. Una cottura lenta amalgamava gli ingredienti, compreso il grasso della carna che forniva l’energia di cui gli uomini avevano bisogno per lavorare in campagna. Ora che non zappiamo più la terra, quel grasso non è più necessario. Uso la stessa ricetta della nonna, ma faccio scolare il grasso della carne per un ragù più leggero e digeribile. Le ricette cambiano, il gusto invece continua ad accompagnarti per tutta la vita. È questo il mio concetto di cucina in «evoluzione».

I learned how to make ragù from my mother and grandmother when I lived in the family farm in Brindisi. They would put everything together: meat, vegetables, freshly picked tomatoes. Their slow cooking blended the ingredients together, including the meat fat which provided men with the energy they needed to work the land. Now that we no longer till the earth, that fat is not needed anymore. I still use my grandmother’s recipe, but I drain the fat to make a lighter sauce that is easier to digest. Recipes change, but the flavors remain the same: this is my idea of «evolutionary» cuisine.

I gusti della tua infanzia ritornano nelle tue proposte?

Always, and they are the foundations of my cuisine. Life in the countryside has taught me to follow the seasonality of products and avoid wasting resources. Cooking must respect what nature offers at a given moment because seasonal produce are the best ingredients. Just like for wine: high quality is obtained with perfectly ripe grapes.

Sempre. E sono alla base della mia cucina. La vita in campagna mi ha insegnato a seguire la stagionalità dei prodotti e la lotta allo spreco. La cucina rispetta ciò che la natura offre in un determinato momento perché i frutti di stagione sono all’apice della loro espressione. Come accade per il vino, la cui qualità è direttamente proporzionale alla perfetta maturazione delle uve. 24

Are the flavors from your childhood still present in your dishes?


DAMIANO NIGRO

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DAMIANO NIGRO RISTORANTE

Che cos’è, per te, il gusto? È il nucleo originario da cui nascono tutte le ricette. Il gusto è qualcosa che si forma con la crescita e si modifica in base alle esperienze personali, di cui l’infanzia è la principale. Il gusto non si codifica, non è neppure esprimibile: è l’anima dello chef sulla quale si sono incise le sue “avventure” gastronomiche, il suo sviluppo umano e professionale.

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Tra le tue passioni ci sono anche la musica e lo sport. Amo la musica classica: Paganini, Vivaldi, Ponchielli, Mascagni. Il mio è un ascolto privatissimo, alla mattina presto, lontano da tutti. E adoro lo sport: judo, kickboxing, nuoto, corsa. Lo sport è una forma di “ascetismo”: lo uso per isolarmi dal mondo e concentrarmi solo ed esclusivamente sulla pratica. La combinazione di musica e sport, nel caso della corsa con le cuffiette, è per me l’idea stessa della perfezione, almeno per un momento.

What does flavor mean to you? It is the heart of all recipes. Something that grows with time and changes according to one’s personal experiences, childhood being the most important one. Flavor cannot be codified, nor can it be put down in words: it is the very soul of the chef, engraved with his gastronomic “adventures”, his growth as a person and in his field of work.

Music and sports are some of your passions. What do you like most about them? I love classical music: Paganini, Vivaldi, Ponchielli, Mascagni. But I am a very private listener: I listen to music early in the morning, away from everybody else. I also love sports: judo, kickboxing, swimming, running. I see it as a form of “ascetism”: I isolate myself from the outside world and completely focus on practicing it. Combining music and sports – for example, running with earphones on – is my idea of perfection, at least for a moment.


Che cosa ti aspetti dalla nuova collaborazione con Michele Chiarlo?

What do you expect from this new collaboration with Michele Chiarlo?

La gestione diretta della cucina mi garantisce una grande libertà espressiva, che voglio però dosare con cautela. Stiamo studiando un menù “intenso” piuttosto che “lungo”: pochi piatti eseguiti in maniera magistrale. Un’offerta che rispetta il mio gusto personale e la tradizione delle Langhe, cercando di amplificare i sapori locali, non di stravolgerli. Sono felice della vicinanza e dello scambio d’idee con la famiglia Chiarlo, che legherà la mia cucina ancora di più al territorio. Il sogno condiviso è quello di creare un luogo accogliente, dove sentirsi davvero a casa, coccolati dalle mani di professionisti dell’ospitalità, della gastronomia e del grande vino piemontese.

Directly handling the kitchen grants me great freedom of expression, but I want to use it cautiously. We are studying a menu that is “intense” but not “long”, only including a few dishes that will be masterfully created. It will reflect my personal taste and the Langhe tradition, intensifying local flavors without misinterpreting them. I am happy to be working closely and sharing ideas with the Chiarlo family, which will bind my dishes even closer to the territory. Our dream is to create a welcoming place where guests can truly feel at home, pampered by high-quality hospitality, food and Piedmontese wines.

Ci sono progetti in cantiere? Tra i nuovi progetti del Palás, il 2022 vede la creazione di una nuova sala ristorante pied dans le vignes con cui verrà potenziato, a partire dall’estate, l’esperienza immersiva nei vigneti del Barolo. Una delle sale interne, invece, sarà destinata ai cru del Barolo. Sulla parete verranno esposte oltre 400 etichette provenienti dai principali vigneti e produttori della denominazione. Sarà uno spettacolo da vedere e da gustare. Michele Chiarlo ha concepito Palás Cerequio come un vero e proprio “tempio del Barolo”: nel caveau sotterraneo sono conservate migliaia di bottiglie in diversi formati, di annate che risalgono fino agli anni ’50. Un archivio di etichette che può sempre essere apprezzato attraverso degustazioni personalizzate ed esclusive, guidate dal sommelier Roberto Stroppiana.

Are there upcoming projects? In 2022, the restaurant will open a new area where guests can “put their feet among the rows”: this will certainly boost the immersive experience of being surrounded by the Barolo vineyards. One of the rooms at the restaurant will be used for Barolo crus. Over 400 labels from the most important vineyards and producers of the denomination will be displayed on one wall: a sight to behold and enjoy. Michele Chiarlo designed Palás Cerequio as a real “temple of Barolo”: the underground Caveau houses thousands of bottles in different sizes, with vintages dating back to the 1950s. A collection of labels to wonder at through custom and exclusive tastings, led by sommelier Roberto Stroppiana.

Flavor cannot be codified, nor can it be put down in words: it is the very soul of the chef, engraved with his gastronomic “adventures”, his growth as a person and in his field of work. 27


Un 2021 ricco di soddisfazioni L’anno appena trascorso è stato ricco di soddisfazioni per Michele Chiarlo. La critica nazionale e internazionale ha attribuito alla cantina di Calamandrana punteggi eccezionali. La best of del 2021 comprende le etichette più iconiche, quelle che hanno ottenuti i punteggi migliori.

Si tratta di risultati che non scendono sotto i 90/100 e rispecchiano l’impegno di Michele Chiarlo alla valorizzazione di un patrimonio vitivinicolo costituito di vigneti straordinari, che sono il fulcro dell’attenzione produttiva secondo la filosofia: «EXPERIENCE THE BEST CRU IN PIEMONTE».

2021: a year of fulfillment The past year has been greatly satisfying for Michele Chiarlo. The winery from Calamandrana has obtained excellent scores from both national and international critics. The best of 2021 includes the winery’s most iconic labels which have garnered important recognition.

The scores obtained are not lower than 90/100, a feat that reflects Michele Chiarlo’s commitment to enhancing a rich wine heritage consisting of marvelous vineyards that are the foundation of a winemaking process based on the philosophy: «EXPERIENCE THE BEST CRU IN PIEMONTE».

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best ratings 2021

Barolo DOCG Cerequio Riserva 2013 96/100

CELLAR SELECTION

95/100

Barbaresco DOCG Reyna 2018

94/100

93/100

93/100

93/100

94/100

Barolo DOCG Cerequio 2017

Nizza DOCG La Court Riserva 2018

95/100 91/100

94/100

Barolo DOCG Cannubi 2017

Barolo DOCG Tortoniano 2017

94/100

93/100

92/100

91/100

Barbaresco DOCG Asili 2018

Nizza DOCG Cipressi 2018

95/100 94/100

CELLAR SELECTION

93/100

94/100

91/100

90/100

Barbaresco DOCG Faset 2018 95/100 92/100

92/100

EDITOR’S CHOISE

90/100 90/100

Moscato d’Asti DOCG Nivole 2021 90/100

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Quattro stagioni a La Court, cru del Barbera e del Nizza a Castelnuovo Calcea (AT) The four seasons at La Court, the cru of Barbera and Nizza, in Castelnuovo Calcea (AT)


Crus

Our Top Wines

2013 SOLD OUT

2018

BAROLO DOCG

BAROLO DOCG

0,75 L 1,5 L

0,75 L 1,5 L 3L 5L

0,75 L 1,5 L 3L

Cerequio Riserva

Cerequio

Cannubi

2016

2019 SOLD OUT

2020 NEW

BARBARESCO DOCG

BARBARESCO DOCG

GAVI DOCG

0,75 L 1,5 L

0,75 L 1,5 L

0,75 L

Asili

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2018 SOLD OUT

BAROLO DOCG

Faset

Fornaci


2020 NEW NIZZA DOCG

Montemareto 0,75 L 1,5 L

2020 NIZZA DOCG

Cipressi 0,75 L 1,5 L

2016 SOLD OUT NIZZA RISERVA DOCG

2019 NIZZA RISERVA DOCG

0,75 L 1,5 L

0,75 L 1,5 L 3L 5L

Vigna Veja

La Court

2021 GAVI DOCG DEL COMUNE DI GAVI

Rovereto 0,75 L 1,5 L

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Classico

Piemonte essentials

2018

2019

BAROLO DOCG

BARBARESCO DOCG

0,75 L 1,5 L

0,75 L

Tortoniano

2020 BARBERA DOCG

Le Orme 0,75 L 1,5 L

Reyna

2020 LANGHE NEBBIOLO DOC

Il Principe 0,75 L 1,5 L

2021 MOSCATO D’ASTI DOCG

Nivole 375 ML 0,75 L

2021 GAVI DOCG

Le Marne 0,75 L

2021 ROERO ARNEIS DOCG

Le Madri 0,75 L

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«Disegnare la faccia del vino». Giancarlo Ferraris tra arte, ispirazione e committenza.

«Painting the Face of Wine». Giancarlo Ferraris On Art, Inspiration and Commissions

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Dall’incontro con Michele Chiarlo, avvenuto negli anni ’80 durante una mostra, Giancarlo Ferraris non ha più smesso di illustrare il vino. Lo ha fatto a fianco di Michele e dei figli Alberto e Stefano Chiarlo, inaugurando una sorta di simbiosi tra enologia e pittura che, come lui stesso ammette, è una «maratona di idee in cui non si sa più più dove inizia il produttore di vino e finisce l’artista». Classe 1950, Ferraris è pittore, illustratore, grafico e incisore. Molto legato al territorio astigiano, da 40 anni realizza le etichette per Michele Chiarlo «che ho plasmato con le mie opere e dal quale sono stato riplasmato», ammette. Sue sono, soltanto per fare qualche esempio, le illustrazioni che vestono il Barolo Cerequio, il Barolo

Cannubi, il Barbaresco Asili e il Nizza Riserva La Court che, nel 2000, vinse il premio internazionale Etichetta dell’anno. Suo è il cielo blu del Nizza Cipressi, diventato un’icona stilistica ed enologica di Michele Chiarlo. Ma Giancarlo Ferraris è anche il direttore che diede vita all’Art Park La Court. Fu lui a chiamare a raccolta Emanuele Luzzati, Balthasar Brennenstuhl, Marcello Mannuzza, Fabio Albino Cavanna, Peppino Campanella, Dedo Roggero Fossati e, più recentemente, Ugo Nespolo e Chris Bangle. Raccolse e coordinò il loro lavoro in una sorta di «Factory warholiana» dove arte e artigianato si fondevano per dar vita al primo museo a cielo aperto fra i vigneti del Monferrato.

Since meeting Michele Chiarlo at an exhibition in the 1980s, Giancarlo Ferraris has never stopped depicting wine. He did so alongside Michele and his sons Alberto and Stefano Chiarlo, establishing a symbiotic relationship between wine and art. One that he refers to as a «stream of ideas in which it is hard to identify where the artist ends, and the winemaker begins». Born in 1950, Ferraris is a painter, an illustrator, a graphic artist and an engraver. He has a close bond with the territory of Asti and has been making labels for Michele Chiarlo for 40 years. «I have shaped him with my work, and, in turn, he also shaped me» says Giancarlo. He designed the labels for Barolo Cerequio, Barolo

Cannubi, Barbaresco Asili and Nizza Riserva La Court, which won the international award “Label of the Year” in 2000. He is the artist behind the blue label of Nizza Cipressi, a true iconic Michele Chiarlo wine. Giancarlo Ferraris is also the artistic director behind Art Park La Court. He called on Emanuele Luzzati, Balthasar Brennenstuhl, Marcello Mannuzza, Fabio Albino Cavanna, Peppino Campanella, Dedo Roggero Fossati, Ugo Nespolo and Chris Bangle. He collected and coordinated their work in a «Warholian Factory» where art and craftsmanship merged to create the first open-air museum among the vineyards of Monferrato.

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Ferraris, come avvenne l’incontro con Michele Chiarlo?

Che tipo di etichette si realizzavano allora?

Erano i primi anni ’80. Michele venne a una mia mostra e mi volle incontrare. Io allora ero un pittore esordiente, realizzavo acquerelli in grande formato. Insegnavo arte pittorica al Liceo Artistico di Torino, dove vivevo. Scoprimmo di essere conterranei, io di Canelli lui di Calamandrana. Mi propose, da subito, di realizzare le etichette per i suoi vini. Mi colpirono la sua apertura mentale, frutto dei viaggi all’estero, e il coraggio dell’innovazione. Voleva cambiare drasticamente il modo di illustrare il vino, lasciandosi alle spalle la tradizione.

Erano etichette senza anima. Tutte uguali. Carta gialla o bianco sporco con il nome del vino scritto in caratteri gotici o corsivi. Capeggiate dallo stemma di famiglia, erano incorniciate da bordini verde fango. Michele voleva qualcosa di più identitario, colorato, aggressivo. Qualcosa in cui si rispecchiasse la qualità del vino, ma anche la sua personalità. L’etichetta doveva essere un piacere da bere e da osservare. Voleva essere orgoglioso delle sue bottiglie anche sotto l’aspetto scenografico. Fui colpito dalla modernità delle sue idee e non mi tirai indietro. Insieme siamo diventati la “testa di ariete” che ha sfondato la parete di una tradizione iconografica ormai esausta.

Estro e committenza, come interagiscono questi due opposti? È una questione delicata. Fino ad allora, i miei quadri dovevano solo piacere – o non piacere – alle persone che li giudicavano. Ora dovevo fare i conti con una presenza che entrava nel mio stesso processo creativo, indirizzandomi verso un risultato atteso. La mia fortuna è che ho sempre trovato in Michele Chiarlo – e oggi nei suoi figli – un desiderio autentico di bellezza. I Chiarlo credono nel loro prodotto e hanno sempre dato valore al mio lavoro. Non ho mai vissuto la committenza come un’imposizione, ma un binario da percorrere fino in fondo. Un processo faticoso, estenuante. A volte gli incontri con Michele erano una vera e propria maratona di idee, uno scambio continuo. Alla fine, però, la sorpresa del risultato si arricchiva di tutti i punti di vista e ci appagava enormemente.

Se il vino è un’arte, l’arte cosa può aggiungere al vino? Come ho scritto nel libro “Il segno dei filari arancioni” (che raccoglie gran parte delle etichette realizzate per Chiarlo n.d.r), la mia pittura ha contribuito a «disegnare la faccia del vino». In altre parole, applicare un segno artistico alle etichette di un produttore e farlo in maniera continuativa - come avvenuto con Chiarlo - aiuta l’intera gamma ad avere un “collante formale”. È una coerenza stilistica che, proprio grazie ai tratti del disegno e della pittura, acquista un carattere scenografico. È la manifestazione di una interiorità misteriosa, proprio come il volto esprime le emozioni che abbiamo dentro. Si potrebbe dire che l’arte aumenta il carisma del vino e crea una “convinzione” maggiore. Non solo nei confronti di chi lo acquista, ma anche di chi lo vende. Un’etichetta in cui il produttore si riconosce sarà sempre più facile da “piazzare” di una verso cui non prova sentimenti.


How did you meet Michele Chiarlo?

What kind of labels were made back then?

It was the early 1980s, Michele came to one of my exhibits and asked to meet me. Back then, I was a novice painter who made large watercolor paintings. I was also an art teacher at the Liceo Artistico of Turin, where I lived. While talking, we discovered that we both came from the area of Asti: I was from Canelli while he was from Calamandrana. He immediately asked me to create the labels for his wines. I was struck by his open-mindedness, which he gained after travelling abroad, and his courage to embrace innovation. He wanted to drastically change the way of depicting wine, leaving tradition behind.

The labels had no soul and were all the same: they were made with yellow or off-white colored paper and the name of the wine was written in gothic or cursive. They featured family crests and had mud-green colored borders. Michele wanted a colorful label with a strong identity: one that reflects the wine’s quality and personality. Wine must be pleasant to drink, and its label must be a sight to behold: Michele wanted to showcase his wines through their labels. I was struck by his modern ideas and took on his challenge. Together, we became the “battering ram” that knocked the wall of the worn out iconographic tradition.

Inspiration and Commissions: how do these two elements interact with each other? This is a very delicate matter. Until then, my paintings only had to please – or displease – the audience. But now, another mind was entering my creative process and directing me towards a specific result. I was lucky because Michele Chiarlo – and his sons – possessed an authentic desire for beauty. The Chiarlo family firmly believed in their wine, and they have always valued my work. Commissioned work never felt like a burden, but more like a trail to be followed to the end: a tiring and exhausting process. Sometimes, my meetings with Michele gave birth to an endless stream of ideas. But in the end, the final result included all points of view, and this greatly satisfied us.

If wine is a form of art, what can art add to wine? As I have written in my book “Il segno dei filari arancioni” (which includes most of the labels made for Chiarlo, ed), my art helped «paint the face of wine». In other words, an additional artistic touch to a wine label – just like my experience with Chiarlo – bestows a coherent style to an entire line. The sketches and colors endow the labels with a scenic design. Art reveals a mysterious inner reality, just like how a face manifests the emotions one may feel inside. We can say that art increases a wine’s charisma and develops a greater sense of “confidence” for those who purchase it as well as the people who produce it. A label that truly embodies its producer is easier to “place” compared to a label with which he doesn’t identify.

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Piemontesi eccellenti. Giacomo Morra. La Fiat 500. Umberto Eco. Giacomo Balla. Rispettivamente: il «Re» del Tartufo Bianco d’Alba; l’automobile che è diventata icona del Belpaese; l’autore de Il Nome della Rosa e il più grande tra gli artisti del Futurismo, unica avanguardia Italiana. Sono queste le eccellenze ritratte da Giancarlo Ferraris, che in comune hanno le origini: sono tutte scaturite dalla fertile terra del Piemonte. Un omaggio artistico, intellettuale ed empatico a storie e personaggi che hanno reso grande il Piemonte nel mondo, dimostrando che la «terra del vino» è un luogo privilegiato, capace davvero di esprimere l’essenza di ciò che, in questo magazine, identifichiamo con il nome di C.R.U, ovvero la capacità di Custodire Radici e Umanità.

Piedmont’s best. Giacomo Morra. Fiat 500. Umberto Eco. Giacomo Balla. The «King» of the Alba White Truffle; the iconic Italian car; the author of The Name of the Rose and the most important artist of the Italian Futurism These are some of the excellences depicted by Giancarlo Ferraris. These are excellences with the same origins: the fertile land of Piedmont. An artistic, intellectual and empathic tribute to the history and the people who have made Piedmont known all over the world. A proof that this «land of wine» is a special place, one that truly embodies the essence of what this magazine defines as C.R.U – Custodire Radici e Umanità – to be the Guardians of Roots and Humanity.

Morra





La Place de Bordeaux? «È l’ecosistema commerciale dei vini top», parola di Timothée Moreau - Bgv

La Place de Bordeaux: «the Commercial Ecosystem of Top Wines», Says Timothée Moreau - Bgv

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Place de la Bourse - Bordeaux - France


A marzo di quest’anno Michele Chiarlo ha annunciato il suo ingresso su La Place de Bordeaux con il Barolo Cerequio 2018. E lo ha fatto segnando un importante primato: il Cerequio è il primo Barolo, nonché il primo vino piemontese ad essere distribuito dalla prestigiosa piattaforma francese. Con l’ingresso sul mercato de La Place, Michele Chiarlo entra ufficialmente nella «Big League» del commercio enoico (come viene spesso definita dagli stessi addetti ai lavori), al fianco delle etichette più blasonate a livello internazionale. La Place de Bordeaux è uno delle “piazze enoiche” più antiche del mondo. Le sue origini risalgono al XIII secolo: fu Luigi IX, nel 1243 a concedere le prime licenze alla contrattazione del vino, poi codificate, circa un secolo più tardi, da Filippo IV. Oggi La Place tratta i due terzi di tutto il vino prodotto a Bordeaux, unendo oltre 300 négociants (distributori di vino) a commercianti e importatori in circa 170 paesi nel mondo. Ma che cos’è La Place de Bordeaux e come opera? Lo abbiamo chiesto a Timothée Moreau, fondatore di BGV - Bureau Des Grands Vins, intermediario che opera tra i produttori di vino e i négociants de La Place.

Last March, Michele Chiarlo has officially announced the distribution of Barolo Cerequio 2018 at La Place de Bordeaux. This is an important milestone: Cerequio is the very first Barolo – and the first Piedmontese wine – to be distributed through this prestigious French network. Entry at La Place officially includes Michele Chiarlo in the «Big League» of wine trade (as the network is often called by insiders), alongside the most famous labels in the world. La Place de Bordeaux is one of the world’s oldest “wine markets”, dating back to the 13th century. In 1243, Louis IX granted the first licenses to sell wine, which were then codified about a century later by Philip IV. Today, La Place distributes two thirds of all wine produced in Bordeaux, connecting more than 300 négociants (wine distributors) with traders and importers from almost 170 countries around the world. But what is La Place de Bordeaux and how does it work? We interviewed Timothée Moreau, founder of BGV – Bureau Des Grands Vins, an intermediary company that works with wine producers and the négociants of La Place.

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Monsieur Moreau, grazie per l’intervista. Ci può raccontare di cosa si occupa?

Monsieur Moreau, thank you for granting this interview. Can you tell us about your work?

Per capire cosa faccio è bene utilizzare una metafora musicale. Fingiamo per un attimo che il vigneron è colui che scrive la musica attraverso il vino. I négociants, in questo senso, sono gli strumenti attraverso cui il vino è in grado di suonare nel mondo. Io sono una figura intermedia, il direttore d’orchestra, la persona a cui è affidato il compito di mettere in contatto la musica con i suoi esecutori, nel miglior arrangiamento possibile. Fuor di metafora, provengo da una famiglia di intermediari che ha sempre lavorato con i top wine di Bordeaux. Ho continuato la tradizione fondando, nel 2021, il Bureau Des Grands Vins, attraverso cui mi occupo della mediazione di tutti i vini che sono prodotti «oltre» Bordeaux (francesi e internazionali), aiutandoli ad entrare nell’ecosistema de La Place.

Let me use music as a metaphor to help you understand. Let’s say that a vigneron is a person who writes music using wine. While the négociants are the instruments that allow wine to be played around the world. That makes me the conductor, the person standing in the middle: I must put the music in contact with the performers, producing the best possible arrangement. Metaphor aside, I come from a family who has worked as intermediaries for Bordeaux’s top wines. I continued this tradition and founded Bureau Des Grands Vins in 2021, working as a broker for wines produced «beyond» Bordeaux (including other French wines as well as international ones). I help these wines enter the ecosystem of La Place.

Che cos’è La Place de Bordeaux? Si potrebbe dire che è una complessa, ma molto efficace piattaforma commerciale basata su profonde relazioni di scambio tra tre principali componenti: i vigneron, gli intermediari e i distributori. È uno dei più antichi mercati di vino al mondo e mette a disposizione i migliori professionisti del settore. In altre parole, grazie a La Place de Bordeaux i produttori raggiungono i top client dei più importanti mercati di vino al mondo, in maniera diretta e capillare. La forza dei négociants è che non hanno un mandato in esclusiva, ma mercati aperti, potendo così costruire una rete di distribuzione in maniera del tutto sartoriale, dedicata a ciascun brand. La Place è un ecosistema di distribuzione più preciso, che penetra meglio i mercati ed è in grado di raggiungere davvero tutti i clienti che contano. I négociants sono anche in grado di stoccare alcune annate dei vini che acquistano, in modo da averle pronte quando il mercato lo richiede.

What is La Place de Bordeaux? We can define it as a complex yet highly effective distribution network founded on the relationship between three elements: the vignerons, intermediaries and distributors. It is one of the oldest wine markets in the world and offers the best professionals in the sector. In other words, La Place de Bordeaux enables wine producers to reach top clients from the most important wine markets in the world, in both a direct and widespread manner. The négociants have an advantage: they have open markets at their disposal, which allows them to build custom distribution networks dedicated to each brand. La Place is a very accurate distribution ecosystem with access to a wide range of markets, reaching clients who truly matter. Négociants can also store some vintages of wines that they purchase, always ready for when the market needs them.

Timothée Moreau, fondatore di BGV Bureau Des Grands Vins Timothée Moreau, founder of BGV Bureau Des Grands Vins

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Alessandro Masnaghetti: «Le mie mappe per una nuova etica della comunicazione del vino» Alessandro Masnaghetti: «Tracing a New Ethics of Wine Communication Using Maps» 48


Ingegnere nucleare, gastronomo, giornalista. Degustatore di vini per oltre 25 anni. Allievo e amico di Veronelli. Si potrebbero usare molti appellativi per descrivere Alessandro Masnaghetti, ma quello con cui è diventato celebre nel mondo lo ha coniato Wine Spectator in un articolo di qualche anno fa: Map Man, l’«uomo delle mappe», il «cartografo del vino». Lui lo rivendica con fierezza, specificando che l’idea di cartografo è però riduttiva: «Quando disegno una mappa non sono interessato solo ai confini di un vigneto – racconta – ma alla storia, alla cultura, alle condizioni pedoclimatiche, all’enologia, alla conoscenza dei pro-

duttori, alle migliaia di degustazioni effettuate sul territorio. La mappa di un vigneto è un’operazione a 360 gradi, che coinvolge conoscenze specifiche in più settori. La geografia, in fondo, è solo l’aspetto esteriore di un Cru, che è un contenuto di natura e umanità».

Nuclear engineer, gastronome, journalist. A wine taster for more than 25 years. A student and a friend of Gino Veronelli. Alessandro Masnaghetti has more than one role, but the title that has made him famous all over the world was the one given to him by Wine Spectator in an article a couple of years ago. The renowned magazine called him the «Map Man», the «wine cartographer». Alessandro proudly claims this title but says that the term «cartographer» is not an exhaustive description: «For me, drawing a map does not only mean marking the boundaries of a vineyard – he says – but also tracing its history and culture, identifying the pedoclimatic conditions and the wine-

making processes, knowing the producers and all the numerous tastings carried out within the territory. Mapping a vineyard is a 360-degree operation that requires specific knowledge in multiple areas. A Cru is more than just the geography of a territory: it also encloses elements of nature and humanity».

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Alessandro Masnaghetti, partiamo proprio da qui, che cos’è per lei un Cru? Come mi disse una volta Beppe Colla: «ci sono tantissime buone vigne nel mondo. Ma il vero Cru è quello dove il vino matura un carattere specifico». Dunque il Cru non coinvolge solo la qualità del vino, ma la sua identità. Perché ha deciso di dedicarsi alle mappe del vino? È bene precisare che la mia passione per le mappe deriva da oltre 25 anni di degustazioni. Prima di essere cartografo ho assaggiato e recensito migliaia di vini, conosciuto i territori e i produttori, indagato la storia e la cultura di moltissime aree vitivinicole in Italia e nel mondo. Le mappe

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sono diventate uno strumento per mettere ordine. La visualizzazione cartografica del vino ti permette di avere moltissime informazioni in una forma sintetica ed efficace, a colpo d’occhio. Ricorda il suo primo lavoro legato alle mappe? Bisogna risalire al ’94, quando ancora lavoravo per Gino Veronelli. Gli proposi di realizzare la carta dei vigneti della denominazione Barbaresco a partire dai tre comuni: Barbaresco, Treiso e Neive. Lui ne fu entusiasta, il pubblico, purtroppo, molto meno. Ricordo che la prima mappa, dedicata al Comune di Barbaresco, vendette pochissimo. Sospendemmo il progetto e migliaia di quelle cartine finirono a marcire nel fienile di Gino. Ne ho salvate solo una ventina di copie.

Alessandro Masnaghetti, what is a Cru? As Beppe Colla once told me: «There are plenty of wonderful vineyards in the world. But the real Cru is where wine develops a specific character». Therefore, the term «Cru» is not only about wine quality, but also about wine identity. Why did you decide to make wine maps? I would like to point out that my passion for maps is the fruit of more than 25 years of tasting wine. Before making maps, I have tasted and reviewed thousands of wines, discovered different territories and met numerous producers. I have thoroughly explored the history and culture of a great number of wine areas in Italy and abro-

ad. For me, maps have become an instrument for putting things into order: wine maps aid in providing synthetic and effective information. Do you remember your first map-making activity? We have to go back to 1994, when I was still working for Gino Veronelli. I suggested the drawing of a map of the Barbaresco vineyards located in the municipalities of Barbaresco, Treiso and Neive. He was very excited about it, but the public did not share the same sentiment. My first map, dedicated to the Municipality of Barbaresco, sold very few copies. We put the project on hold and thousands of maps wasted away in Gino’s barn. I managed to keep about twenty copies of those maps.


Marcì la prima mappa, ma non la passione. Tra il 2005 e il 2006, attraverso le newsletter di Enogea, proposi le mappe dei vigneti di Panzano in Chianti e Castiglione Falletto. Memore del primo insuccesso, decisi di realizzarle in formato piccolo. Piacquero molto e cominciai a seguire questa strada: una pubblicazione preliminare su Enogea e poi, se le cose fossero andate bene, una versione più grande. Dal 2015 il mio lavoro si è specializzato quasi esclusivamente sulla cartografia del vino, con centinaia di zone mappate e importanti lavori realizzati per molti Consorzi. Oggi sono proprio i Consorzi e le aziende ad utilizzare le sue mappe. Si è fatto un’idea di come il suo lavoro ha favorito il marketing del vino? Ogni mappa nasce dal mio background da giornalista: prima di essere uno strumento di marketing vuole presentare una ricerca di dati, fatti e nozioni il più possibile oggettivi. Sono contento che vengano usate per comunicare un territorio o un determinato Cru, perché favoriscono la diffusione di informazioni verificate, di natura non pubblicitaria. Il vero intento del mio lavoro è quello di riavvicinare le persone

alle radici, di creare una consapevolezza della tradizione su basi scientifiche e documentate. L’informazione del vino secondo lei non è attendibile? A volte è confusa, contraddittoria, piena di nozioni non verificate e leggende, spesso creata ad hoc per esaltare un certo aspetto a discapito di altri. Oggi che i produttori sono diventati i primi comunicatori del loro vino, bypassando i media tradizionali, hanno bisogno di strumenti validi, condivisi e condivisibili su cui basare le informazioni. Il mio lavoro – e quello di molti altri ottimi ricercatori sul campo – dovrebbe favorire lo sviluppo di un’etica della comunicazione vitivinicola. Una sorta di vademecum scientifico, attendibile e accessibile da tutti, da cui attingere a piene mani per evitare la confusione e la proliferazione di informazioni errate (a volte palesemente false) che confondono gli appassionati e, a lungo andare, minano la fiducia tra i consumatori, i produttori e il territorio. Una zona come quella delle Langhe – solo per fare un esempio – merita una comunicazione di questo genere. Non serve mentire, falsificare o ingigantire nulla: la realtà è la storia più bella da raccontare.

The first map may have wasted away, but not your passion. Between 2005 and 2006, through the Enogea newsletter, I drew maps of the vineyards in Panzano in Chianti and Castiglione Falletto. Keeping my first unsuccessful attempt in mind, I decided to make smaller maps. These were well-received, so I decided to publish them first on the Enogea newsletter and then, if things went well, create larger maps. Since 2015, I have specialized in creating wine maps, tracing hundreds of different territories and working for many different wine consortia. At present, wine consortia and wineries are the ones who make use of your maps. How does your work favor wine marketing? Each map bears my background as a journalist: before being a tool for marketing, the maps aim to provide objective data, facts and information. I am pleased that the maps are used to communicate a certain territory or Cru: this enables the circulation of verified information, and not so much as serving as an advertisement tool. My work aims to bring people back to their roots and promote a certain sense of awareness of tradition, one that

is rooted on scientific and documented data. In your opinion, is the available information regarding wine not reliable? Sometimes, the information is chaotic and contradictory, filled with unverified data or hearsay that are often specifically created to emphasize certain aspects over others. At present, the wine producers are the first communicators of their wines, often sidestepping traditional media: as such, they need valid, shared and shareable tools to back the information they convey. My work – and that of many other excellent researchers in the field – should encourage the development of an ethics of wine communication. A reliable and accessible guidebook based on scientific data that provides verifiable information and avoids confusion as well as the dissemination of incorrect (sometimes even blatantly false) information that disorient wine lovers and – in the long run – undermine the trust among consumers, producers and the territory. For example, an area like the Langhe must have this type of communication: there is no need to provide false information or exaggerate things – reality, as it is, is the best story to tell.

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Stefano Chiarlo, «Il Nizza? Un progetto di vigna e territorio» La forza del gruppo, la condivisione degli intenti, il coraggio di metterci la faccia. Stefano Chiarlo, nuovo presidente dell’Associazione Produttori, ci racconta come il Nizza è il risultato di un lungo progetto di identità, che ha trovato un intero territorio pronto a cogliere la sfida.

Stefano Chiarlo: «Nizza: Excellence in the Vineyard and in the Territory» A solid group with shared goals that each member stands up for. Stefano Chiarlo, the new president of the Associazione Produttori, tells us how Nizza came to be: the search for an identity and the discovery of a territory.

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L’ Associazione Produttori del Nizza nasce il 19 novembre 2002, quando ancora il Nizza era una sottozona della Barbera d’Asti. Attualmente è costituita da oltre 70 soci che collaborano attivamente per la valorizzazione della nuova denominazione «Nizza», riconosciuta ufficialmente nel 2014. Oggi le bottiglie di Nizza prodotte superano le 630.000 unità con una crescita, in numeri assoluti, che ha superato il 30% in cinque anni, facendo del Nizza un vino sempre più riconosciuto come punta d’eccellenza del Monferrato. Da agosto 2021, Stefano Chiarlo è il nuovo presidente dell’Associazione Produttori. A lui abbiamo chiesto il segreto del successo del Nizza e soprattutto, la sua capacità di essere ambasciatore delle sue terre, con importanti ricadute sul territorio. Che ruolo ha giocato l’Associazione nell’ufficializzazione della denominazione? Senza l’Associazione Produttori, probabilmente, non ci sarebbe il Nizza. È grazie agli sforzi e all’impegno di tutti gli associati che abbiamo potuto scrivere il disciplinare e seguire il complesso iter burocratico per far nascere il Nizza Docg, il primo luglio del 2014. Un risultato incredibile se si pensa che il primo gruppo era composta da una decina di “sognatori”, tra cui compariva, in prima linea, Michele Chiarlo. Oggi possiamo contare su 70 associati, che producono complessivamente 630.000 bottiglie, con una crescita di produzione che, negli ultimi cinque anni, ha toccato punte del 30%. Attorno al Nizza si è compattato tutto il territorio, dando il via, tra le altre cose, ad una rinascita enoturistica, che attira anche gli investimenti stranieri.

Che cosa ha reso l’Associazione così affiatata? Il Nizza è nato come progetto comune di vigna e di territorio, con in mente l’obiettivo dell’eccellenza. Ogni anno, per fare un esempio, i produttori del Nizza partecipavano ad una degustazione alla cieca dei loro vini. Si raccoglievano tutti i giudizi confrontando ciascuna etichetta con le altre. Queste pioneristiche degustazioni hanno contribuito alla crescita della qualità dei singoli Nizza e, nel contempo, hanno aiutato a definire un modello unico e identitario. L’assaggio, il confronto, la condivisione dei saperi: l’Associazione Produttori ha il pregio di aver tracciato una strada alla consapevolezza del Nizza e delle sue potenzialità. E c’è un’altra cosa che ha fatto la differenza.

Stefano Chiarlo, presidente Associazione Produttori del Nizza Stefano Chiarlo, president of the Associazione Produttori del Nizza

The Associazione Produttori del Nizza was founded on November 19, 2002, when Nizza was still a sub-zone of Barbera d’Asti. The association has more than 70 members who actively work to promote the new «Nizza» denomination, officially established in 2014. At present, there are more than 630,000 bottles of Nizza produced, registering a growth of 30% in the last five years. This establishes Nizza as a top quality wine from Monferrato. Stefano Chiarlo has been the president of the Associazione Produttori since August 2021. We asked him about the secret of Nizza’s success, how it became the representative of this area and its impact on the territory. What role did the Associazione play in officializing the denomination?

What facilitated the cooperation among the members?

Without the Associazione Produttori, there would probably be no Nizza denomination. Thanks to the members’ effort and commitment, we have drawn up the disciplinary and complete the complex bureaucratic process to establish Nizza Docg on July 1, 2014. It was certainly an extraordinary feat, considering that the initial group consisted of ten “dreamers”, including Michele Chiarlo. Today, we have 70 members who produce a total of 630,000 bottles: a number that has increased in the last five years. Nizza united the whole territory: among other things, it enabled a “renaissance” of wine tourism in the area, even attracting foreign investments.

Nizza is a project that aims to pursue excellence in the vineyards and in the territory. For example, Nizza producers organized blind tastings of their wines every year to compare the different labels among them and gather information. Initiatives like these have greatly contributed to the growth of each wine in terms of quality, but they also set a unique and specific example. Tasting, discussing, and sharing of knowledge: the Associazione Produttori has traced a path that leads to greater awareness of Nizza and its potential. And there is another thing that made the difference.

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Torino

Asti

Alba

Nizza DOCG

Zona di produzione del Nizza DOCG Nizza DOCG production zone

Benveglio

Cortiglione

Incisa Capaccino

Mombercelli Castelnuovo Belbo

Castelnuovo Calcea

Agliano Terme

Vinchio Vaglio Serra

Mombaruzzo Nizza Monferrato

Moasca San Marzano Oliveto

Castel Rocchero

Calamandrana Castel Boglione Rocchetta Palafea 54


I numeri

The numbers

250 75

aziende companies

Coinvolte nella filiera del Nizza Docg Working in the Nizza Docg supply chain

50%

Anno di fondazione dell’Associazione Produttori Year of foundation of the Associazione Produttori

Ettari coltivati a Nizza Area cultivated with grapes for Nizza (hectares)

Numero di Associati Number of associates

90

2002

Percentuale Export Product for export

630.000 Bottiglie prodotte Bottles produced

15 Milioni

Million

Valore del fatturato complessivo del Nizza Total revenue

45

Numero Paesi in cui il Nizza viene esportato Countries to which Nizza is exported 55


il supereroe senza filtri contro la fuffa enogastronomica Un magazine dal nome C.R.U non poteva mancare di un supereroe.

Captain Cru: the outspoken guardian of good food and wine A magazine like C.R.U calls for a superhero.

56


Lui è Capitan Cru, il cavaliere senza macchia del buon vino e del buon cibo, che ogni giorno lotta per ridare alle cose il loro vero nome. Di lui si sa pochissimo, quasi nulla, ma è sufficiente seguirne le battaglie per capire che sta dalla parte giusta. Combatte senza posa e senza censure l’affettazione dei «wine villains» il cui obiettivo è di sommergere il mondo del vino con la fuffa enogastronomica. Per fare questo, non ha bisogno di muscoli (anche se non gustano). Super gusto e super olfatto sono le armi di cui dispone. E non ha peli sulla lingua. Riuscirà il nostro Capitan Cru a riportare la giustizia smascherando le ipocrisie dell’«eno-mondo»? He is Captain Cru: a knight in shining armor who fights for good food and wine and defends their honor. We know almost nothing about him, but this is more than enough to join him in his battle, knowing that he is on the right side. He relentlessly fights the pretentious behavior of «wine villains» who aim to fill the world with rubbish food and wine. He does not need muscles to carry on his work (but having those won’t hurt): all he needs is his Super Taste and Super Smell. And he does not beat around the bush. Can our Captain Cru restore justice and unmask «wine frauds»?

C IN 57


FINGER PRINT

osciuta. llo omega. IDENTITÀ: scon cretato, live scherato. se le ma ORIGINI: fi e super scazzo! E: vigilant per olfatto e… su CLASSIFICAZION o, st gu r supe o SUPERPOTERI: LE: scudo magico. hetta d’argent ARMA PRINCIPA IE: cavatappi rotante, forc AR tico. ARMI SECOND tastevin quan (antivampiri), o chiara: ssione è molt rti il lato mi a mi BIO la ma i sono, racconta Non ti dirò ch fuffa enogastronomica e ine, attraverso tutte &w la od e fo ar l er de ch o as nd sm nella mia vita trash)del mo esilarante (e rane che mi sono capitate ltri. le cose più st Sono tutte storie vere. è che te ne parlerò senza fi di supereroe. sa che posso prometterti, E se c’è una co

own IDENTITY: unkn fied file, omega level si as cl t lante ORIGIN: : masked vigi per Smell and… Super Figh CLASSIFICATION e, Su st Ta r pe Su ntivampire), SUPERPOWERS: : magic shield silver fork (a PRIMARY WEAPON ONS: rotating corkscrew, SECONDARY WEAP in. quantum tastev to unmask ecise mission: hy) side of pr a ve ha I but tras BIO rilling (and unyou who I am, I won’t tell & wine and show you the th ngest things I have enco one ra is st od e e er th th t d ou an ab rubbish fo u telling yo ies are true this world by perhero. All of these stor at around the bush. be su r a ve ne as will tered omise you: I thing I can pr

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The Villains SOMMOLIAR

PSYCO CHEF

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The crusade of

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