Skip to main content

Sardonia Ottobre

Page 42

SARDONIA

Foto doloresmancosu

Ventisettesimo Anno / Vingt Septième Annèe

Ottobre 2020/Octobre2020 Walls of Street Art Parco di Molentargius Teatro Akroama Stonehenge Parco Archelogico Pranu Muttedu Storie di Manifattura Paskedda Zau e Su Connottu Bastardilla / Giulia Capsula Casula Davide Volponi Daniela Frongia / Thumos A BANDA / Ambra Iride Sechi La vita sul pianeta Marte Nerone a Olbia Santuario Nuragico di Santa Vittoria Massimo Vitali Reinas/Zaza Calzia/Maria Lai/Lalla Lussu/Rosanna Rossi Aesthetica Ingredientibus Teatro Impossibile Rossana Rossanda Elles tournent Festival Premio Emilio Lussu Tiziana Sanna Tiliguerta Alberto Ponis https://www.vimeo.com/groups/sardonia https://www.facebook.com/sardoniaitalia


Cagliari Je T’aime Programma di creazione di Esposizioni e Manifestazioni Artistiche nella città di Cagliari a cura di Marie-Amélie Anquetil Conservateur du Musée du Prieuré Directrice de la revue “Ici, Là bas et Ailleurs” Espace d’exposition Centre d’Art Ici, là bas et ailleurs 98 avenue de la République 93300 Aubervilliers marieamelieanquetil@gmail. com https://vimeo.com/channels/ icilabasetailleurs Vittorio E. Pisu Fondateur et Président des associations SARDONIA France SARDONIA Italia créée en 1993 domiciliée c/o UNISVERS Elena Cillocu via Ozieri 55 09127 Cagliari vittorio.e.pisu@email.it http://www.facebook.com/ sardonia italia https://vimeo.com/groups/ sardonia https://vimeo.com/channels/ cagliarijetaime SARDONIA Pubblicazione dell’associazione omonima Direttore della Pubblicazione Vittorio E. Pisu Maquette, Conception Graphique et Mise en Page L’Expérience du Futur une production UNISVERS Commission Paritaire ISSN en cours Diffusion digitale

Q

uesto numero di Sardonia, dopo la pubblicazione di Settembre, sembrava più facile da realizzare. Purtroppo la situazione, non solo in Sardegna, ma anche altrove, rimane molto confusa e mentre molte manifestazioni non sono state rinnovate, alcune, purtroppo ancora troppo poche, hanno coraggiosamente affrontato tutte le restrizioni che la pandemia comporta, con evidente disagio degli espositori e dei partecipanti. Sosteniamo comunque tutte queste iniziative che ci aiutano a superare questo momento che finirà comunque, come dicono i Taoisti “Niente dura, tutto ha una fine”. Nel frattempo abbiamo cercato di riportare le notizie che ci sono parse interessanti anche se a volte, come nel caso del ritrovamento dell’origine delle pietre che costituiscono Stnehenge, manifestiamo un certo nervosismo. Abbiamo voluto riportare anche su “Palazzi A Venezia”, il paragone tra il sito inglese, conosciuto nel mondo intero ed una delle numerose rovine, in questo caso addiritura prenuragiche, che costellano il territorio della Sardegna e che purtroppo non hanno la stessa notorietà neanche in Italia. La quantità dei siti archeologici in Sardegna, che supera di gran lunga qualsiasi altra regione europea, dovrebbe dar luogo all’interesse manifesto di tutti gli archeologi e diventare un immenso cantiere di ricerche, situazione che potrebbe in effetti generare non solo una divulgazione mondiale della realtà archeologica e storica dell’isola, ma anche e sopratutto un incentivo economico non indifferente. Perchè la Regione Autonoma della Sardegna non invita attraverso un bando internazionale gli archeologi a venire a studiare, organizzare, catalogare, pubblicare e mostrare sia in loco che altrove tutte le incredibili meraviglie in gran parte ancora sepolte che questa terra conserva ? Nel frattempo numerosi artisti sardi espongono in continente e siamo finalmenti lieti di annunciare (per la terza volta) la mostra “Reinas” curata da Efisio Carbone, rinviata già due volte e che finalmente potrà essere visitata al Museo Ettore Fico a Torino. Non mancano le manifestazioni isolane anche se forse e sicuramente non le abbiamo citate tutte ma come al solito abbiamo effettuaro una scelta molto personale e sicuramente giudicata eccletica. Sperando che anche questo numero susciti il vostro interesse e vi invoglii a visitare non solo queste manifestazioni ma fare anche in modo che esse siano un vero successo di pubblico, come per altro avviene per alcuni luoghi come Santa Vittoria ed il suo santuario. Spesso e volentieri molte manifestazioni sono annuciate qualche giorno prima della loro inaugurazione, come é successo in questo mese di settembre e naturalmente non ne abbiamo parlato nella pubblicazione precedente, peccato, perché se avessimo per tempo le informazioni le potremo inserire non solo nel mensile ma più tardi anche nel supplement S’Art Nostra. Buona lettura. Vittorio E. Pisu


Foto aldo del vigo

L

iniziativa, che rientra nell’ambito della programmazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari ed è curata dall’ATI Cooperativa Sant’Elia 2003 - Orientare Srl, offre uno spaccato del complesso mondo della Street Art attraverso eventi culturali, workshop, live painting e due mostre “Street Art | Le stanze del lockdown” e “Sardinian Surf Street Art”, che saranno inaugurate il 20 settembre alle ore 18 nella Sala Archi del Lazzaretto di Cagliari. “Street Art | Le stanze del lockdown” a cura di Asteras Associazione Culturale, propone il lavoro di tre artisti attivi nel contesto della street art in ambito regionale, nazionale e internazionale: Manu Invisible, Kofa e Marco Pautasso. Stili, generi, tecniche, luoghi, esperienze, immaginari costruiscono ambienti che richiamano le stanze in cui si sono trovati a operare durante il periodo di blocco dovuto alla pandemia generata dal Covid-19. Queste opere non sono finestre che si aprono su strade deserte, ma su un ideale di nuova umanità. “Sardinian Surf Street Art” a cura dell’Accademia d’Arte di Cagliari e della Sagra del Surf di Capo Mannu, presenta i lavori di tre artisti legati al mondo

WALLS OF STREET ART fino all’

11 ottobre 2020 Centro d’Arte e Cultura Lazzaretto di Cagliari Via dei Naviganti, 6 Cagliari Sant’Elia Tel : +39 070/3838085 info@lazzarettodicagliari.it info@accademiadartedicagliari.com

del Surf: Raku, Debora Lutzu e Salvatore Fenu. Con le proprie opere gli artisti lanciano un messaggio di sostenibilità ambientale attraverso il reimpiego di materiali recuperati sulla battigia, ma anche di rispetto nei confronti del Mare, inteso come luogo abitato da creature di piccole e grandi dimensioni, uno spazio che l’uomo non può controllare, ma dove può rifugiarsi con estremo rispetto. Gli eventi proposti nell’arco della Manifestazione saranno documentati attraverso reportage fotografici dagli allievi della Bottega della Luce.

3


Foto marcellopolastri

PARCO DI MOLENTARGIUS

Era lì da sempre, a dominare lo stagno del Molentargius e le saline. Il vento l’ha fatta crollare, lo ha fatto ancora di più l’età e la mancanza di manutenzione. Il Parco, proprio per la sua fragilità, l’aveva giustamente rinchiusa in un’area assolutamente interdetta per questioni di sicurezza. Ben si conosceva il rischio crollo per questo monumento dell’archeologia industriale cagliaritana legata alla produzione del sale. Ora è andata giù. A darne notizia è stato il consigliere comunale Marcello Polastri, già responsabile di Sardegna Sotterranea. Sarà lui ora a proporre una discussione in Aula su Molentargius e il suo patrimonio culturale, la sua valorizzazione che non può non andare di pari passo con quella ambientale.

L’

area umida di Molentargius, dalla dismissione della attività di estrazione del sale, avvenuta nel 1985, ha attraversato un percorso di riqualificazione e trasformazione in quello che ora è uno dei siti più ricchi di specie dell’avifauna dell’intera Sardegna. Lo stagno di Molentargius è risultato negli ultimi anni il sito più importante nel bacino del Mediterraneo per quanto riguarda la nidificazione dei fenicotteri. Il Parco, oltre ad ospitare una grande varietà di habitat e specie di importanza comunitaria, conserva ancora le tracce del suo passato testimoniato dagli affascinanti edifici dei primi del ‘900 della Città del Sale e degli antichi macchinari industriali. e della attività di estrazione del sale, avvenuta nel 1985, ha attraversato un percorso di riqualificazione e trasformazione in quello che ora è uno dei siti più ricchi di specie dell’avifauna dell’intera Sardegna. Lo stagno di Molentargius è risultato negli ultimi anni il sito più importante nel bacino del Mediterraneo per quanto riguarda la nidificazione dei fenicotteri. Il Parco, oltre ad ospitare una grande varietà di habitat e specie di importanza comunitaria, conserva ancora le tracce del suo passato testimoniato dagli affascinanti edifici dei primi del ‘900 della Città del Sale e degli antichi macchinari industriali.


L

a salina di Cagliari è ubicata nei pressi della spiaggia del Poetto e si estende su parte del territorio del comune di Cagliari e del comune di Quartu Sant’Elena. Le saline sono oggi parte del parco regionale di Molentargius. La storia dell’estrazione del sale marino a Cagliari sembra che risalga a circa 3000 anni fa, assai prima degli stanziamenti Fenici. In epoche più recenti l’estrazione del sale fu oggetto di monopolio governativo dapprima con la dominazione spagnola, poi con la dominazione sabauda. L’attività d’estrazione impiegava in passato maestranze reclutate fra la popolazione, ma a cavallo fra il Settecento, l’Ottocento e il Novecento lo stato sabaudo impiegava i condannati ai lavori forzati, provenienti principalmente dalle carceri piemontesi e dal vecchio carcere cagliaritano di San Bartolomeo. Negli anni 30 la tecnologia modificò drasticamente la tecnica di estrazione con l’allestimento del sistema formato dalle vasche evaporanti, dalle vasche salanti, gli impianti di sollevamento e di canalizzazione delle acque. La storia dell’estrazione del sale marino a Cagliari sembra che risalga a circa 3000 anni fa, all’epoca degli stanziamenti Fenici.

vedi il video https://wwwfacebook.com/parcomolentargius/videos/1086446138439084

In epoche più recenti l’estrazione del sale fu oggetto di monopolio governativo dapprima con la dominazione spagnola, poi con la dominazione sabauda. L’attività d’estrazione impiegava in passato maestranze reclutate fra la popolazione, ma a cavallo fra il Settecento, l’Ottocento e il Novecento lo stato sabaudo impiegava i condannati ai lavori forzati, provenienti principalmente dalle carceri piemontesi e dal vecchio carcere cagliaritano di San Bartolomeo. Negli anni 30 la tecnologia modificò drasticamente la tecnica di estrazione con l’allestimento del sistema formato dalle vasche evaporanti, dalle vasche salanti, gli impianti di sollevamento e di canalizzazione delle acque. Nel 1984 l’attività delle saline di Stato cessò per ragioni igienico-sanitarie a causa della tracimazione di acque inquinate dal Bellarosa minore nel Bellarosa maggiore. Delle Saline restano gli impianti di terra e delle vasche come testimonianza di un’antica attività ed è tuttora attivo il sistema di circolazione e regimazione delle acque per mantenere integro un particolare ecosistema creato in parte dall’uomo. La città del sale o villaggio del sale fu costruita nei primi decenni del XX secolo ed è oggi considerato un sito di archeologia industriale. (seguep6)

5


Foto Akroama

(segue dalla pagina 5) Il complesso comprende i palazzi dove risiedevano i dirigenti, le abitazione degli impiegati, una chiesa, un teatro, dei laboratori e le officine dove avveniva l’estrazione e lavorazione del sale. Il Sig. Giovanni Colivicchi fu nominato Direttore Tecnico delle Saline di Stato e trasferito da Saline di Volterra nel 1913. Portò con se la famiglia costituita dalla moglie Angelica Gobbini ed i figli Filippo, Lina e Giovanni. Le ragioni della richiesta di trasferimento in Sardegna furono soprattutto quelle di essere destinato a sede universitaria perché i due figli maschi potessero laurearsi. ma il primo dei maschi, Filippo, fu ucciso come Tenente nella prima guerra mondiale, mentre il secondo tornò dal Carso in cattive condizioni e non frequentò l’Università, ma divenne capo Stazione delle Ferrovie Complementari Sarde alla stazione di Isili, poi a Belvì e infine a Sanluri. La figlia Lina insegnò alle scuole elementari di Iglesias e di Cagliari. L’ex sede dell’”Opera nazionale del dopolavoro” costruito negli anni Trenta (1931) e utilizzato come sede del dopolavoro dei dipendenti delle saline viene chiuso nel 1936, rimanendo inutilizzato per oltre 50 anni. La riapertura, dopo un restauro ad opera della compagnia teatrale

TEATROAKROAMA Akròama -Teatro Stabile d’Arte Contemporanea, arrivò nel 1991. È uno dei rari esempi di architettura teatrale che, grazie alla ristrutturazione, ha conservato nel tempo la propria destinazione d’uso. Oltre ad essere sede delle attività di produzione di Akròama, il teatro ospita annualmente convegni, congressi e diverse manifestazioni di enti pubblici e privati. Annualmente la struttura organizza la Stagione del teatro contemporaneo (riservata a compagnie teatrali italiane e internazionali già affermate), la stagione 1 Euro Festival (ex stagione Teatro a Mille Lire, più orientata verso un pubblico giovanile), la

stagione Famiglie a Teatro (dedicata ai più piccoli e alle famiglie) e Teatro per Ragazzi (riservato principalmente alle scuole). La chiesa del Santissimo nome di Maria La chiesa costruita per i dipendenti delle saline e progettata dall’ing. Vincenzo Marchi venne edificata fra il 1927 e il 1934 e consacrata nel 1934. La facciata dell’edificio richiama influssi medioevali mentre l’interno è decorato con disegni geometrici e finto marmo. Nel 1964 fu eretta a parrocchia ma nel 1979 venne abbandonata. Restaurata, a partire dal 1991 è diventata chiesa del quartiere “La Palma”. www.wikipedia.org++++


Foto Akroama

Il

Teatro delle Saline è uno dei centri teatrali di Cagliari. Il suo nome deriva dalla vicinanza alla suggestiva area dello Stagno di Molentargius. Costruito agli inizi degli anni ’30, è ben presto abbandonato. Nonostante le sue peculiarità stilistiche e la sua eccellente acustica, serve come teatro solo per poco ed è chiuso nel 1936. Da allora, giace abbandonato per più di 50 anni. L’imponente opera di restauro che lo vede protagonista inizia nel 1991 ad opera della compagnia teatrale Akroama. Il suo direttore, Lelio Lecis, infatti, dopo un’incursione avvenuta sul finire degli anni ’80 decide per l’acquisizione dello stabile. Operazione tutt’altro che semplice, visti gli stringenti vincoli burocratici dell’epoca. Il progetto, tuttavia, riesce finalmente a prendere luce. I lavori di ristrutturazione sono portati a termine in tempo record: poco più di sei mesi. Al termine dei lavori, il Teatro diviene a gran voce uno dei centri artistici più belli della città. La salvaguardia dello stile Nonostante i decenni di abbandono, il Teatro delle Saline conservò intatti i lineamenti tipici dello stile Art Nouveau.

Affreschi sul soffitto, stucchi alle pareti, dipinti barocchi. Tali tratti caratteristici sono stati conservati e riportati ai fasti di un tempo. Allo stesso tempo, però, i lavori di ristrutturazione hanno interessato opere di rimodernamento. Tra queste vi è la costruzione di un nuovo blocco, situato al di sopra della sala. La sua funzione è molto semplice: fornire al palcoscenico una maggior fruizione acustica. Altre lavori riguardano, naturalmente, anche nuovi arredi e nuovo impianto elettrico. Il restauro del Teatro delle Saline, tuttavia, non è stata solo un’opera finalizzata alla rimessa in opera dello spazio teatrale. La sua vicinanza allo Stagno di Molentargius, ne hanno quindi fatto il portavoce delle memoria storica del luogo. Ad oggi il Teatro delle Saline è una delle sedi culturali predilette di Cagliari. Al momento, è sede produttiva stabile della compagnia Akroama. Annualmente, ospita però altre compagnie nazionali, internazionali, così come convegni ed eventi. Piazzetta Billy Sechi, 3-4 Teatro delle Saline, 09126 Cagliari Tél: +39 070 341322 info@teatrodellesaline.it www.teatrodellesaline.it/ https://www.facebook. com/TeatrodelleSaline/

7


D

Foto connaissancedesarts.com

opo diverse analisi, gli archeologi hanno annunciato di aver scoperto l’origine dei megaliti di Stonehenge, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Queste pietre monumentali provenivano dal West Woods, a 25 km dal famoso sito neolitico britannico. Si tratta di uno dei siti archeologici più affascinanti del pianeta eppure ancora molto mistero circonda la sua storia. Stonehenge, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, ha appena rivelato uno dei suoi numerosi segreti. L’enigmatico monumento, eretto in due ondate di costruzione tra il 2800 e il 2100 a.C. nella pianura di Salisbury nel Regno Unito, è stato oggetto di uno studio i cui risultati sono stati pubblicati il 29 luglio in un articolo sulla rivista “Science Advances”. Gli archeologi hanno annunciato la scoperta dell’origine dei megaliti. La fine di un dibattito durato più di quattro secoli tra scienziati e archeologi. Archeologi e geologi dibattono sull’origine di queste pietre da più di quattro secoli. Il sito di Stonehenge ha due tipi distinti di lastre semicircolari: piccole pietre blu e blocchi di arenaria lunghi 9 metri, noti anche come pietre sarsen. Mentre gli scienziati hanno tracciato il primo tipo

Stonehenge I (-2800/-2100). Recinzione esterna circolare (fosso e terrapieno), fori di Aubrey (datazione al radiocarbonio su corno in fondo al fosso : -2810 ± 120) ; Heel Stone, pietre D ed E, struttura in legno A; cremazioni (datazione al radiocarbonio su carbone, foro Aubrey 32 : -2305 ± 280)

nelle Preseline Hills nel Galles sud-occidentale, a 200 km dal sito, non conoscevano ancora l’origine del secondo. Inizialmente, questi megaliti erano 80 e sono stati eretti in archi quadrati. Oggi ne rimangono solo 52, che formano l’architettura principale di Stonehenge. Per scoprire l’origine di queste gigantesche pietre, un team di ricercatori, guidato da David J. Nash dell’Università di Brighton, ha analizzato gli elementi presenti nelle rocce per identificarne la composizione chimica. Geochimica, spettrometria a fluorescenza a raggi X, spettrometria di massa a plasma accoppiato induttivamente, spettrometria ad emissione atomica... Tutti i dati ottenuti hanno portato alla conclusione che la maggior parte delle pietre di sarsen hanno la stessa composizione chimica e provengono dalle vicinanze di West Woods, situato nella contea di Wiltshire, a soli 25 km a nord del famoso sito neolitico. Affacciato sulla Kennet Valley, questo bosco di 6 km² un tempo conteneva un’alta concentrazione di sarsen, la maggior parte delle cui pietre sono state frantumate e rimosse a partire dal XIX secolo. Una scoperta fatta grazie ad un campione trovato Gli scienziati non avrebbero potuto ottenere questi


preziosi risultati senza la riscoperta di un campione completo del nucleo della pietra numerato 58. Nel 1958, durante un programma di restauro a Stonehenge, furono rieditati tre monoliti caduti nel 1797. Per preservare alcune delle pietre, come ad esempio 58, sono stati praticati dei fori orizzontali e sono state recuperate le anime di trapano. Considerato perduto dopo il completamento dei lavori, nel 2018 un campione completo, lungo 1,08 m e del diametro di 25 mm, della pietra 58 è stato restituito al Regno Unito dopo un soggiorno di diversi decenni negli Stati Uniti con Robert Phillips, un ex scalpellino che si trovava sul posto durante le operazioni di perforazione. Con il permesso di English Heritage, l’associazione che gestisce il sito di Stonehenge, un frammento di 67 mm di lunghezza del campione è stato dato ai ricercatori per l’analisi. Questo nucleo di trapano ha fornito le firme chimiche ad alta risoluzione essenziali per determinare l’origine del megalite. Ora, una ricerca archeologica più precisa e il campionamento del sarsen saranno effettuati a West Woods per restringere l’area e identificare il preciso pozzo di estrazione preistorico di Stonehenge.

Mentre non si sa perché i costruttori del sito abbiano utilizzato West Woods sarsen, David J. Nash e il suo team suggeriscono che le dimensioni e la qualità delle pietre presenti in quel sito hanno certamente qualcosa a che fare con questo. Ricordiamo che ogni anno migliaia di persone, siano esse druidiste, amanti della natura o semplici turisti, si riuniscono a Stonehenge per celebrare il solstizio d’estate e perpetuare la memoria di questo luogo la cui precisa funzione continua a sfuggire ai ricercatori. Agathe Hakoun Il nome Stonehenge è attestato già nel Medioevo: il glossario latino-inglese del X secolo di Ælfric d’Eynsham dà l’espressione henge-cliff nel senso di “precipizio”, e gli autori dell’XI secolo citano “pietre che si trovano non lontano da Salisbury”, sotto i nomi stanenges o stanheng, intesi come “pietre sostenute”. Nel 1740, William Stukeley ha notato che “nello Yorkshire, le pietre appoggiate sono chiamate henges..... Non ho dubbi”, disse, “che in sassone Stonehenge significa ‘pietre appese’”. 3 Christopher Chippindale, nel suo Stonehenge Complete, dà a Stonehenge come possibile derivazione delle vecchie parole inglesi stān “stone”, e hencg “hinge” (cerniera o gallina(c)en, nel senso di “forca”(segue pagina 6)

9


Foto arkeosardinia.it

(Continua da pagina 5) o “strumento di tortura”: gli architravi e le colonne dei triliti di Stonehenge erano infatti in grado di evocare la sagoma familiare di un patibolo per i visitatori del Medioevo. Tuttavia, altrove nel suo libro, Chippindale dà anche a Stonehenge il significato più immediato di “pietre sospese”. I preistorici crearono la parola henge per derivazione regressiva (o troncamento) dal nome Stonehenge. Definiscono un henge come un terrapieno circolare chiuso con un fossato interno. Bisogna però considerare che il monumento di Stonehenge non risponde pienamente a questa definizione, poiché la banca si trova, in questo sito, all’interno del fosso: Stonehenge è quindi un henge molto particolare, anche del tutto atipico, con i suoi triliti alti più di 7 metri, assemblati da tenoni e mortase, in modo unico. Il significato e l’etimologia di Stonehenge rimangono alquanto incerti: “pietre appese” o “pietre sporgenti” sono adatte a linguisti che hanno familiarità con le radici germaniche, mentre “il patibolo” sembra essere più simile all’etimologia popolare.

https://www.connaissancedesarts.com/ archeologie/lorigine-des-pierres-de-stonehenge-enfin-decouverte in inglese).

PARCO ARCHELOGICO A

pochi chilometri dal paese di Goni, lungo la strada provinciale per Cagliari e a mezz’ora di macchina dal capoluogo, si può ammirare il parco del Pranu Muttedu, uno dei più bei siti archeologici dell’interno della Sardegna. L’area del parco è divisa in due parti, per un’estensione totale di circa 200 mila metri quadrati, ed è interessata ad una delle più importanti collezioni monumentali della preistoria sarda. Gli scavi effettuati all’inizio degli anni Ottanta hanno portato alla luce numerosi reperti di diversa tipologia e provenienza, riferibili a comunità residenti della cultura “Ozieri” risalenti al tardo neolitico (3200 - 2800 a.C.). La presenza di numerose tombe e menhir suggerisce che il sito fosse utilizzato per le sepolture e i riti religiosi legati al culto degli antenati. Il complesso archeologico ha la più alta concentrazione conosciuta di Menhir in Sardegna (circa 60, variamente distribuiti in coppie, allineamenti o gruppi). Il complesso monumentale sorge su una fitta aera coperta di querce secolari e di altre specie tipiche della macchia mediterranea. La combinazione di un patrimonio monumentale così ricco e raro con il patrimonio forestale e ambientale, la varietà di colori e profumi delle numerose specie di fiori perenni conferiscono al sito caratteristiche originali e particolarmente suggestive.


CO PRANU MUTTEDU Il

complesso archeologico di Pranu Muttedu è una delle più importanti aree di sepoltura della Sardegna prenuragica e si trova vicino a Goni, un piccolo paese della provincia del Sud Sardegna. Il parco ha una superficie di circa 200.000 metri quadrati. Il complesso ha un’alta concentrazione di menhir e megaliti, una sessantina circa, (secondo solo al vasto complesso di “biru e’concas di Sorgono”, dove sono stati contati circa 200 menhir), variamente distribuiti in coppie, allineamenti o gruppi. Nella zona si trova anche una necropoli ipogea con domus de janas e tre circoli funerari. Il complesso è stato più volte scavato da Enrico Atzeni a partire dal 1980. In una delle guide più popolari della Sardegna è chiamata “la Stonehenge sarda”, anche se può ancora essere considerata più antica della Stonehenge inglese. Ci troviamo qui in un sito che appartiene al passato del mondo nuragico, inquadrato cronologicamente tra il Neolitico Finale (3200-2800 a.C.) e il primo Calcolitico (2800-2600 a.C.), come testimoniano sia i tipi di tombe che i ritrovamenti di corredi funerari. La caratteristica distintiva di questo sito è la “foresta” di menhir, che, allineati in coppia o disposti più vicino

Vedi i video https://youtu.be/ wyPkqb1s3LM https://youtu.be/ymbPowGHbg0 https://youtu.be/ o1qRLlftLEU

alle tombe, proteggono la necropoli. Le tombe erano fatte di pietra arenaria locale. Sono costituiti da due o tre anelli di pietra concentrici. In alcuni casi, un rivestimento esterno a gradini sostiene il tumulo funerario. La camera sepolcrale occupa la posizione centrale della struttura. Di solito è costruito con una tecnica subclopica. Vi si accede attraverso un corridoio costituito da lastre ortostatiche - in alcuni casi menhir - coperte da una striscia piana. Degna di nota è la Tomba II, costruita con due blocchi all’interno dei quali sono stati scavati gli spazi per la sepoltura. La funzione simbolico-religiosa dei menhir accompagna la zona di sepoltura, seguendo un rituale ben attestato anche in altre parti d’Europa. Da vedere anche il nuraghe di Goni, sulla cima di un’alta collina che domina tutta l’area circostante, e lo splendido paesaggio che comprende il vicino lago Mulargia. Per raggiungere Pranu Muttedu, prendere la SS131 da Cagliari e svoltare in direzione Senorbì; poi svoltare a destra sulla SS128, attraversare Senorbì e proseguire sulla SP 23 fino a destinazione. Soc. Pranu Muttedu di Goni Pranu Muttedu - Goni Tel: +39 070/982059 www.pranumutteddu.com pranumutteddu@tiscali.it

11


Foto impattoteatro

D

urante la prestigiosa kermesse cagliaritana del Festival dell’Architettura 2020, la compagnia teatrale Impatto teatro ha presentato l’evento site specific “Storie di Manifattura” attraverso l’incontro “Cosa rimane della Manifattura Tabacchi di Cagliari?”. Karim Galici – fondatore della compagnia Impatto Teatro, attore, regista, drammaturgo – in qualità di ideatore del progetto ne ha illustrato le forme e la struttura. Dai laboratori che si terranno dal 29 settembre al 4 ottobre, allo spettacolo “Cosa Rimane?” in scena presso la Manifattura Tabacchi dal 14 al 18 ottobre 2020, un percorso sensoriale tra la storia, passato, presente e futuro della ex Manifattura Tabacchi. Lo spettacolo si svolgerà con due rappresentazioni giornaliere alle 18:30 e alle 21:00. L’ingresso sarà con offerta libera. “Un evento è straordi­ nario perché accade una volta e mai più, ma la sfi­ da del progetto di “Storie di Manifattura” è creare un’opera che resti per sempre. “Cosa Rimane?”parte integrante di questo pro­ getto sarà una grande performance itineran­ te per far conoscere le possibilità spettacolari di uno spazio che è stato restituito alla città dopo tanti anni.

“Storie di Manifattura”

“Cosa Rimane “ dal 14 al 18 ottobre 2020 dalle 18 : 30 alle 21 : 00 Impatto Teatro Sa Manifattura Viale Regina Margherita, 33, 09125 Cagliari Tél. : +39 070 92431 https://www.sardegnaricerche.it/manifattura/

Uno spettacolo che racconta la sua storia e quella dei suoi abitanti, ma non solo. Un modo per presentare la sua nuova anima in cui arte, scienza e cittadini dialogano costantemente con loro.” Sandra Ennas (Responsabile del settore trasferimento tecnologico per Sardegna Ricerche) ha invece esposto i progetti che sono stati messi in atto, ricordando che “Storie di Manifattura” proseguirà nel 2021 con lo sviluppo di un’applicazione di realtà aumentata. Michele Casciu -architetto dello studio AMC associati e Responsabile del progetto di restauro della Manifattura Tabacchi – ha illustrato i lavori svolti in cui tanto è stato fatto e tanto ancora c’è da fare per rendere il luogo fruibile alla cittadinanza cagliaritana. Andrea Forges Davanzati – scultore e designer dell’acciaio – ha invece raccontato la sua esperienza in relazione alla costruzione delle scenografie per un luogo così ricco di storia come la manifattura tabacchi; Roberta Vanali – critica d’arte – ha spiegato il lavoro di tutoraggio con il Liceo artistico di Cagliari. In conclusione sono stati molto emozionanti i racconti di vita all’interno della manifattura da parte dei due ex dipendenti Emidio Porru e di Beppe Martini. Emidio ha ripercorso il primo giorno di lavoro, con il giuramento obbligatorio nei confronti dello Stato,


mentre Beppe ha ricordato la collaborazione continua tra i lavoratori, nata prima dalle sigaraie, lavoratrici pagate a cottimo, e mantenuta negli anni successivi tra i vari dipendenti. Il progetto di Impatto Teatro, “Storie di Manifattura”, vuole raccontare i segreti ancora sconosciuti, a partire dalle tante testimonianze raccolte (anche durante il periodo di isolamento), con un connubio di teatro, danza, musica, video e nuove tecnologie. Un modo nuovo e sperimentale per ridare centralità a un luogo importantissimo per Cagliari, facendolo vivere com’era e come sarà Si parlerà del rapporto

tra natura e comunità per focalizzare la sua attenzione sulla linea di costa, con le sue emergenze e le aree da riqualificare. Nell’arco delle 10 serate sarà possibile visitare l’allestimento dei migliori progetti sulla città di Cagliari dell’Accademia di Architettura di Mendrisio e della Facoltà di Ingegneria e Architettura di Cagliari, e partecipare ai diversi talk sulle tematiche di progettazione degli spazi pubblici. Questo e tanto altro ancora per un ricco programma consultabile sul sito fac2020.it.

D

a bambino mi sono fatto tante volte questa domanda vedendo uno spazio tanto vivo, quanto misterioso e invalicabile. Come tanti cagliaritani ho scoperto i suoi spazi e le sue storie solo dopo la chiusura della “fabbrica di sigarette”. La Manifattura tabacchi era soprattutto per i residenti del quartiere Villanova un luogo tanto familiare quanto chiuso. Una città nella città. Dentro quei capannoni ci sono storie di riscatti sociali e amori, di scioperi e duro lavoro, di odio e teneh t t p s : / / w w w . s h - rezza, di donne e uomini. m a g . i t / s h o w / t e a - Un luogo che ha plasmat r o / 2 3 _ 0 9 _ 2 0 2 0 / s t o - to profondamente le vite rie-di-manifattura di chi li dentro ha vissuto,

come il tabacco che lì veniva trasformato. Storie di manifattura. Mani pregiate per lavorare la materia prima come tanti artigiani che erano presenti in città e non ci sono più. Donne operaie che con orgoglio guadagnavano la loro indipendenza economica come avevano fatto Is Panetteras nello stesso quartiere. Biddanoa – come viene chiamata in sardo, con il probabile significato di città nuova – è sempre stata radicata nella tradizione e pronta a sbocciare verso il futuro. Sa Manifattura e il suo quartiere custodiscono ricordi e segreti che ancora in pochi sanno. Questo progetto vuole partire da queste storie rendendo protagonisti gli ex lavoratori della fabbrica e gli abitanti della città per poi dirigersi verso la nuova anima da “fabbrica della creatività”. Un connubio di teatro, danza, musica, video e nuove tecnologie. Tutte le componenti insieme per rendere la centralità ad un luogo importantissimo per Cagliari, facendolo vivere com’era e come sarà. Storie di Manifattura per creare un racconto della città. Un evento itinerante e site specific che lasci in eredità per sempre una mostra fatta di arte e innovazione, come un documentario immersivo, come un viaggio nella storia attraverso il futuro. Karim Galici

13


L

Foto achivio

a rivolta de “Su Connotu” fu un episodio di ribellione verificatosi a Nuoro in Sardegna il 26 aprile del 1868. L’episodio trae origine a seguito di una serie di provvedimenti legislativi emanati dal 1820 al 1858. Il provvedimento, denominato Editto delle chiudende, fu emanato dall’allora re di Sardegna Vittorio Emanuele I, e autorizzava la chiusura dei terreni che erano fino ad allora di proprietà collettiva, introducendo di fatto la proprietà privata. In Barbagia ed in Ogliastra l’abolizione degli usi comunitari aveva provocato dei gravissimi scompensi. Nei primi decenni di attuazione dell’editto la popolazione locale iniziò a opporsi con determinazione, con azioni frammentarie anche se spesso molto violente. La situazione precipitò allorché nel 1858 furono alienati anche i terreni demaniali su cui gli abitanti dei villaggi avevano diritto di pascolo e di legnatico, in virtù del sistema dell’ademprivio. Le popolazioni cominciarono a ribellarsi in molti paesi della Sardegna. A Nuoro il 26 aprile del 1868 scoppiò una grande rivolta nota al motto di Torrare a su Connotu (Tornare al conosciuto cioè tornare al vecchio sistema): i rivoltosi, guidati da Paskedda Zau, chiedevano il ritorno a

ciò che avevano sempre conosciuto, ossia il ripristino dell’antico sistema di gestione dei terreni. Nei giorni della rivolta fu assalito il comune e furono bruciati i documenti di compravendita delle terre comunali ex ademprivili. Giorgio Asproni, uno dei politici più in vista di quel territorio e deputato in Parlamento, era favorevole alla vendita dei terreni comunali, e nel contempo assegnava al clero un ruolo di responsabilità nella rivolta; tuttavia, a seguito di questi gravi fatti, sollecitò (insieme con altri deputati sardi) il governo italiano ad avviare un’indagine sulle condizioni sociali ed economiche della Sardegna. Nel novembre dello stesso anno fu istituita la Commissione parlamentare di indagine, presieduta dal Agostino Depretis. La Commissione si recò nell’isola nel 1869, e furono vani i tentativi di Francesco Cocco Ortu e del marchese di Laconi Ignazio Aymerich di spiegare ai commissari i problemi economici dell’isola. L’unico che si impegnò seriamente fu Quintino Sella che produsse un’eccellente relazione sull’industria mineraria isolana. L’operato della commissione tuttavia non produsse alcun atto concreto. https://it.wikipedia.org/wiki/Rivolta_de_Su_Connotu


Il

26 aprile, una domenica, a Nuoro Paskedda Zau, vedova, con 10 figli a carico, in strada, all’uscita della messa, si rivolse alle donne che con lei avevano assistito alla celebrazione. Raggiunta la piazza antistante la chiesa, cominciò a chiamare anche gli altri nuoresi invitandoli alla ribellione. Che si trasforma in vera e propria rivolta con più di 300 persone – soprattutto donne – che assaltano il Municipio, scardinano le porte, asportano i fucili della Guardia nazionale, scaraventano in piazza i mobili e i documenti dello stato civile ma soprattutto i documenti catastali (su papiru bullau) sulle lottizzazioni dei terreni demaniali (dell’Ortobene e di Sa Serra, circa 8 mila ettari), che l’Amministrazione comunale – espressione degli interessi dei printzipales e della borghesia intellettuale e professionale, per lo più massonica – aveva deciso di vendere a famelici possidentes. Sottraendoli all’uso comunitario di pastori e contadini (che consentiva legnatico ghiandatico e pascolo per le pecore), viepiù ridotti alla miseria: uso che costituiva, per le comunità, un sollievo alla povertà, aggravatasi in seguito alla violenta carestia, che, nel 1866, li aveva colpiti duramente, mettendoli in ginocchio e

portandoli sull’orlo della catastrofe. Scriverà Manlio Brigaglia:”tutti i documenti comunali, i registri in cui la civiltà scritta dello stato, sopprimeva la civiltà non scritta della comunità, vennero ammucchiati in piazza e bruciatiti”. Un testimone diretto di quell’Evento, il poeta Salvatore Rubeddu, lo descriverà mirabilmente in uno spassoso e satirico latino maccheronico: In illo tempore, (dixit Paskedda Zau): «a su Connottu», et Tonia filia eius: «arga e munto­ narju non sunt sos benes de babbu tuo». Et mater: «Veni retro To­ niam, sa cosa l’isperto deo». Et ex horto, ivit ad do­ mum Martoni quae ap­ pellatur domum commu­ nalem (et ibi afferravit papiros cum dentibus, exclamans: «Ecco su samben de su poveru». Et Tonia Porcu, ivit in rionem Sancti Petri gri­ dans: «Iscubilae Chi non si ponzan cussa abbasan­ ta» et cum acuto sermone omnes incitabat gridare: «Fora su Cossizu»! Et Tatana Crudu in medio Turbae, arrizzavit codam fusi, dicens: «Andamus a su Profeta». Et Mariantonia Mamuja­ dinensis: «Corfu e balla, a nos cheren a sa limusi­ na» (et asinus lasciavit in farina manducans, et dum regreditur, cum fari­ nam non invenit, asinum mazzucavit) et filens di­ cebat: «Ja mi l’happo pi­ zicanda»(segue pag.a 16)

15


Foto comunedinuoro

(segue dalla pagina 15) et Tonia Ormena exivit cum strale ad truncan­ dum januam Et filius Ber­ ritta cum fucile ivit ad as­ saltandum truppam. Ita filius Ghisau, qui cum capitano, venturi fuerant ad manus. Et Demontin iratus (vo­ lebat furare bandieram et cazzottum habuit in concam) Et e ferita eius sicut rivus, sanguinem ischizzinabat – Et Pintor cum bandiera nante tur­ ban, ivit exortans grida­ re: «A su Connottu» – Et Moritta in finestra Corbi, gridabat ad Turuddam: «Bae jà t’arranzo deo». Et postea omnes, iverunt ad Merriolam, et vinum acchirriabatur, dicens illa: «A contu nostru». Salvatore Rubeddu apparteneva a quel cenacolo di poeti (Giovanni Antonio Murru, Pasquale Dessanai ecc) che si scagliarono, con la loro poesia popolare e in lingua sarda, contro le leggi ingiuste che avevano permesso a pochi privilegiati di impossessarsi di vaste tanche. E mi piace ricordare che fu nel clima di questo rinascimento locale che si affermarono personaggi come Grazia Deledda, Sebastiano Satta e Francesco Ciusa, il maggior scultore sardo, e con loro Antonio Ballero e Giacinto Satta, pittori e romanzieri nello stesso tempo. Nonostante la rivolta, coraggiosa ed eroica di Paskedda Zau e quella giornata memorabi-

le, con le donne nuoresi protagoniste (insieme a mamojadine, orunesi, desulesi) donne del popolo che ogni giorno si recavano su quelle terre per prelevare il legnatico per la casa, le ghiande per i majali ecc.) – i loro uomini, per lo più erano in campagna o negli ovili a rompersi la schiena – le terre vennero vendute ugualmente e i ribelli arrestati per poi essere amnistiati, grazie all’intervento del deputato nuorese Giorgio Asproni il quale si rese conto, tardivamente, dell’errore commesso. Ma non ebbe il coraggio di ammettere, in modo netto, quanto aveva fatto Giovanni Siotto-Pintor, a proposito della “Fusione Perfetta”

(per cui si era battuto), affermando, viste le conseguenze:”Fummo presi da una follia collettiva. Errammo tutti. E ci pentimmo amaramente”. Le stesse espressioni avrebbe potuto e dovuto dire Asproni, a proposito delle vendite delle terre pubbliche. Evidentemente era d’accordo con le privatizzazioni. Terre peraltro vendute dall’Amministrazione comunale di Nuoro a rapaci e parassiti possidentes,in base a una legge dello Stato del 23 aprile 1865. E con il pretesto del pagamento dei costi della ferrovia. La rivolta di Paskedda Zau rappresenta l’epilogo drammatico di rivolte decennali contro la priva-


tizzazione delle terre, volute dai tiranni sabaudi, prima con l’Editto delle Chiudende e poi con l’abolizione dei diritti di ademprivio. Ma ecco, nella prosa acuminata di Eliseo Spiga*, le conseguenze di quelle scelte, funeste per la Sardegna:”Con esse si smantellavano di fatto le strutture tradizionali del comu­nitarismo. Scalzavano, in altre pa­ role, le secolari basi ma­ teriali che avevano per­ messo l’accesso popolare alla terra e stabilito un equi­ librio sostanziale e reciprocamente vantag­ gioso tra pastori e con­ tadini. Con essi si attuava la minaccia della Storia, portata nell’Iso­la da car­

taginesi e romani, di di­ struggere totalmente la libera comunione delle terre e di sostituirla col latifondo. Con l’espulsio­ne dei Sar­ di dalla loro terra, fu as­ sestato un colpo decisivo a favore dello sviluppo dell’immiserimento della Sardegna. I piccoli proprietari fu­ rono espropriati e rovi­ nati, e i ceti popolari già stremati dalle carestie europee settecentesche che si erano propagate nell’Isola, furono privati da un giorno all’altro di diritti antichissimi, so­ stanzialmente del diritto alla vita. Più danneggiati furono i pastori, abituati a pa­ scolare le greggi in vasti spazi aperti e comuni ed

ora costretti a pagare il fitto ai nuovi proprietari, cioè, agli usurpatori. La risposta delle popola­ zioni fu una sollevazione quasi gene­ rale, una in­ surrezione epica. I moti e la guerriglia iniziarono da Gavoi e presto si estesero a Ma­ moiada, a Nuoro, Fonni, Nule, Osidda, Bitti, Olie­ na, Orotelli, Benetutti e Buddusò, e ancora a Ozieri e Pattada, e infine a Guspini, Arbus, Pula, Silanus, Bortigia­das, Ag­ gius e Sinnai. Dovunque, e per dieci anni, furono abbattuti muretti e siepi, incendiati raccolti e pa­ scoli delle tancas, uccisi delatori e falsi testimo­ ni, carabinieri e soldati, seminati rancori perenni e programmate vendette secolari. Saltate le compensazio­ni e le inibizioni comunita­ rie, l’odio e l’invidia, la viltà e il tradi­mento, l’o­ micidio il furto e il fuoco dilagarono, a piedi e a cavallo, per le pianure e per i monti, dalle tanche, dalle cussorge, dai paesi, dai vicinati. il senso della vita si disperdeva”. Dopo Nuoro – che meritoriamente le ha anche dedicato una Piazza, grazie anche all’opera instancabile di Tonino Frogheri e Gian Luca Medas – pure Cagliari ricorda e disseppellisce Paskedda Zau, femina sarda de gabale, protagonista de “Su Connotu”, h t t p s : / / w w w. m a nifestosardo.org/ paskedda-zau-torramus-a-su-connotu/

17


L

Foto giuliacapsulacasula

a nazione della Colombia è spesso riconosciuta per la sua vivace scena artistica e la sua ricca cultura, con molti artisti di strada che chiamano questo paese la loro casa. Una di queste persone è l’illustre artista di graffiti della capitale della Colombia, Bogotá, Bastardilla - una donna responsabile di alcune delle opere d’arte di strada più caratteristiche del suo paese. La maggior parte del suo lavoro si concentra su temi in qualche modo legati alle difficili situazioni delle donne latinoamericane e allo stato violento in cui si trovano alcune parti della sua patria. Le curve morbide delle figure delle sue opere, di dimensioni variabili, hanno attirato i suoi fan da tutto il mondo. Lo sviluppo dei graffiti colombiani è iniziato con la Guerra Civile, quando gli artisti hanno voluto esprimere le loro frustrazioni nei confronti del sistema politico, l’insensatezza dei combattimenti e altre questioni sociali. Da allora, i graffiti sono rimasti lo sbocco principale di tutti i problemi che affliggono la Colombia, fungendo da strumento di commento struggente sulle preoccupazioni culturali e governative. Incanalando i suoi pensieri sulla disuguaglianza di genere, l’opera di Bastardilla si inserisce perfettamente in questo profilo. Attraverso pezzi unici di

“Sei lune per interpretare un contesto già indagato” apre le sue porte ai visitatori, da oggi sarà infatti possibile visitare il nuovo murale in via I Maggio e la piccola mostra allestita nella casa dell’artista geregeese Mario Cesare, che ci ha ospitato con calore per sei notti grazie all’ Associazione Mario Cesare e @Paola Corrias.

Siete curiosi di conoscere l’esito del lavoro delle due artiste? Aperto su appuntamento sino

al 23 ottobre 2020 Tel : +39 3472704673 informazioni e prenotazioni

graffiti, rappresenta la linea del fronte contro i processi alle donne latinoamericane e la violenza generale in Sud America. L’artista ha dichiarato una volta: In Colombia la violenza è ancora molto presente. È una malattia che continua a diffondersi esattamente come la rabbia, e non riesco a capire da dove venga tutto questo. Una delle sue opere più forti sul tema dell’antiviolenza è il murale di Città del Messico (Bastardilla è nota per lavorare a livello internazionale) in cui l’artista ritrae giovani armati di matite seduti su un libro con le parole che vogliamo che tornino vive scritte in fondo. L’opera è stata realizzata

in relazione al caso di 43 studenti universitari che sono stati rapiti da agenti di polizia a Iguala e successivamente consegnati ai membri di una banda per l’esecuzione. Tuttavia, le questioni femminili sembrano essere il tema più importante di Bastardilla. L’artista ama concentrarsi su questi temi che non si vedono spesso, che vengono regolarmente trascurati e che vengono volutamente spinti sotto il tappeto. Tuttavia, anche se i temi sono di carattere oscuro, alla fine vengono rappresentati in modo molto positivo, come Bastardilla ritrae la resistenza di successo di queste donne. http://www.bastardilla. org/


Foto giuliacapsulacasula

D

rie di guide ufficiali della Sardegna, anche di diverse epoche, comprese le map­ pe militari, che evidenzia­ no come ci siano aree mili­ tarizzate vastissime. Questo aspetto non viene mai presentato ai visitatori che vengono sull’isola. Questa guida è una sorta di archivio delle guide uf­ ficiali, con allegati e map­ pe dei luoghi invalicabili perché militarizzati. The voices of Venice nasce nel 2010 durante una resi­ denza a Venezia. Ho ragionato ancora una volta sul paesaggio. Ho pensato per me non era possibile restituirne una immagine inedita e ho ri­ flettuto sull’aspetto effime­ ro sul suono della città. Ho raccolto diverse cartoline di Venezia e ho sovrappo­ sto le voci fissandole sopra l’immagine trasformando il testo in grafica ridise­ gnando e in parte cancel­ lando il paesaggio. Al Liceo Artistico Foiso Fois il mio obbiettivo è stato quello di facilitare il percorso di ogni studen­ te sollevandoli da paure, tabù o preconcetti e di concentrare l’attenzione soprattutto sull’impor­ tanza di fare con le mani. La mano, a differenza dei mezzi tecnologici, pensa da sola, per citare l’ar­ chitetto finlandese Juhani Pallasmaa ne La mano che pensa. L’uso delle mani ci stimola a creare inediti circuiti mentali e percor­ si imprevisti e accidentali che possono essere molto intuitivi e stimolanti.

opo il periodo vissuto a Bologna, sono rientrata in Sardegna nel 2011 a Nuoro, dove ho lavorato al Museo MAN, con Cristiana Collu, un’espe­ rienza di crescita professionale molto importan­ te. Mi sono occupata di didattica intesa come scambio, pro­ getto partecipativo, relazione con il territorio e il pae­ saggio. Nel 2013 sono rientrata a Cagliari e sono stata invitata a partecipare alla mostra Geografie della memoria (Cit­ tadella dei Musei, 2013), in occasione dei settanta anni dai bombardamenti della città. In questa occasione ho realizzato EXTRALANDSCAPE, un intervento urbano site specific, diffuso per la città. Ho individuato dieci punti della città che mi interessa­ vano sia dal punto di vista della memoria collettiva che come memoria personale e li ho evidenziati installando in ognuno di questi punti una barretta di ottone. La scel­ ta del materiale, l’ottone, parte dalla suggestione stori­ ca che tutti i metalli compresi effetti personali e privati durante la guerra venivano sequestrati e fusi per fabbri­ care armi o rifornire l’industria bellica. Disarmante raccoglie lavori sui temi del disarmo, della smilitarizzazione dei territori e della migrazione, temi urgentissimi e attuali. E’ un’operazione di raccolta e presentazione di una se­ Giulia Capsula Casula

“Libero come l’aria vagabondo sulla terra di tutti senza né greggi né soldi un pane e due mele nel sacco giro il mio piccolo mondo appeso alla grande natura e osservo la vita che pulsa dentro...”. Le nostre artiste Bastardilla e Giulia Casula hanno cercato ispirazione tra i luoghi di Mario Cesare vagabondando e osservando tra le vie di Gergei. MaCè 2020 dalle 17 alle 20 è pronta ad accogliervi per mostrarvi i frutti della residenza d’artista e del progetto “Sei lune per interpretare un contesto già indagato” curato da Paola Corrias in collaborazione con Home Network e Urban Center. Prenotare 3472704673! hOMe è un network di artisti contemporanei volto alla progettazione, produzione, promozione e vendita di servizi e opere d’arte, per enti pubblici aziende e singoli fruitori. Via San Saturnino 13 Cagliari http://www.urbancenter.eu/ progetto/home/ L’Associazione Culturale Mario Cesare nasce a Gergei nel 2018 con l’obiettivo di promuovere e valorizzare il patrimonio artistico dell’artista gergeese. Tel: +39 345 231 4474 https://www.associazionemariocesare.it/

19


Foto veniceartgallery

M

i è capitato recentemente di rileggere “Lo spirituale nell’arte” di Wassily Kandinsky (1866-1944) che ultimò nell’agosto del 1910 e venne pubblicato nel settembre 1911. Un libro profetico che ha segnato la poetica artistica di un intero secolo. Un documento intriso di misticismo laico e filosofia dell’arte, ma anche un testo teorico-pratico di un’attualità strepitosa per noi che ci occupiamo di artiterapie. L’idea centrale del prezioso documento è quella di considerare l’armonia che scaturisce dall’opera d’arte in rapporto diretto con l’armonia del cosmo, dell’universo tutto in quanto l’anima dell’artista, spesso e volentieri, è in contatto con l’anima del mondo e quindi ne rappresenta l’essenza. Queste leggi le sentiamo in modo inconscio, se ci accostiamo alla natura in modo non esteriore, bensì interiore, sostiene Kandinsky. Non ci si deve limitare a guardare la natura dall’esterno, ma la si deve vivere dall’interno. Una necessità interiore che percepiamo nella pratica di tutte le forme artistiche, teatro e musica compresi. Si tratta innanzitutto, di sviluppare una percezione volontaria che superi di buon grado la percezione di tipo spontaneo che abbiamo nelle azioni quotidiane e di centrare

l’essere su frequenze sincroniche con l’inconscio. Di vivere dall’interno e con un certo buon grado di solitudine, la percezione del mondo attraverso le immagini scaturite dai simboli collettivi e universali. Con questa premessa, più che un problema di forma, l’arte si pone come un problema di contenuti. Non come, ma che cos’è l’espressione, cos’è l’aspetto spirituale della realtà? Sono le domande che ci pone ancor oggi l’arte nella quale i concetti di spirituale e interiore si sovrappongono. Ma Kandinsky non nega che ci sia nell’arte una funzione importante della forma, oggi diremmo anche del formale, e traccia il principio della necessità interiore che sa parlare all’anima e sa raggiungere l’essenza delle cose. Il messaggio è più che chiaro e riguarda la capacità di comunicare con l’interiorità, la forma astratta o figurativa dell’arte rappresenta la necessità individuale dell’artista ma in ogni caso è quella più adatta a rivelarne la divinità. L’arte non è altro che il linguaggio dell’essere (Heidegger) al servizio del divino (Kandinsky). Solo attraverso la pratica delle arti si può capire a pieno questo concetto e sappiamo quanto la pratica sia più ricca di qualsivoglia teoria. Lo spirituale nell’arte di Walter Orioli


I

Foto daniela frongia

R

naugurata a Busto Arsizio, la mostra di Daniela Frongia a Palazzo Marliani Cicogna. Un’opera site specific allestita nella Sala Don Rossi del bellissimo Museo Bustocco.

THUMOS Daniela Frongia

Il filo è un elemento cardine della mia ricerca. Ho sempre lavorato impiegando fibre e tessuti, ma una profonda esigenza interiore mi ha spinto a se­ guirne personalmente il percorso creativo: dal seme fino al 1 novembre 2020 al filo. Coltivo e curo due piccole piantagioni di lino e coto­ Museo Bustoco ne, toso e tesso lana sarda, ricamo e tesso con i miei capelli. Palazzo Marliani Cicogna Cos’è un filo? Un filo è una corda vocale, uno stru­ mento musicale, un’entità delicata ed al contempo Piazza Vittorio Emanuele II, 3, 21052 Busto Arsizio VA forte; per me poesia concreta. I fili industriali sono oggetti quotidiani che apparten­ Tél. : 0331 635505 gono alla normalità, diverso è vederli nascere, crear­ li e poi trasformarli attraverso il racconto dell’arte. www.comune.bustoarsizio.va.it Le emozioni divengono palpabili e visibili.Nei miei ultimi lavori i fili cuciti sono protagonisti di un atto vedi il video spontaneo che, se ripetuto nello stesso punto in modo sistemico, crea suture volumiche, metafora degli atti h t t p s : / / w w w. f a c e book.com/daniela. quotidiani ripetuti nel tempo. Daniela Frongia frongiajanas/videhttps://www.continentecreativo.eu/artista/daniela-frongia/

os/1022286303439674/

ingrazio il Video Maker Matteo Colombo e l’Amministratore delegato Marco Crepaldi dell’Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni per la realizzazione di questo bel documento video sulla mostra inaugurata a Palazzo Marliani-Cicogna Ringrazio il Vicesindaco e Assessore a Identità, Cultura e Sviluppo del territorio di BustoArsizio Manuela Maffioli e l’associazione ARTE&ARTE Miniartextil Como per l’invito a esporre l’opera Thumós. Ringrazio Paola Re, Nazarena Bortolaso, Mimmo Totaro, Chiara Anzani, Martina Pini, Lucia Pedretti e tutto lo staff del Museo per il supporto, l’accoglienza e la professionalità. La mostra è visitabile secondo gli orari di apertura del Museo, a ingresso gratuito, fino a domenica 1 novembre. Daniela Frongia

21


Foto bibipinna

A.BANDA 2020 Fotografia in Sardegna a cura di Salvatore Ligios L’inaugurazione ha avuto luogo sabato 26 settembre alle ore 17.00 in Piazza Lampis, davanti al Municipio di Villa Verde. L’esposizione é visitabile dal 26 settembre al 31 ottobre 2020 a VILLA VERDE, nel Centro di produzione culturale “Move the Box” e nelle altre località espositive: ALBAGIARA Casa Museo (ex casa Mallocci), CURCURIS, Casa Pilloni e POMPU, Museo La casa del Pane, Spazio loc. Santu Miali Ho il piacere di partecipare alla rassegna con un lavoro a me molto caro: APNEA, un piccolo viaggio dentro ed intorno alla realtà della Palestra Popolare Stevenson e XM24, tra i luoghi e gli sguardi delle compagne e dei compagni incontrati lungo il percorso. Sarò in compagnia di tanti artisti e ottime artiste, tra cui Rita Deidda aka Matangi Carangi e Alessandra Sarritzu Vi aspetto. A.I. Sechi


A

mbra Iride Sechi (Las Plassas, 1992) è fotografa e artista visiva. La sua formazione artistica comincia presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove nel 2017 consegue la laurea di primo livello in Fotografia, Cinema e Televisione ed in seguito prosegue gli studi nel biennio specialistico di Fotografia. Attualmente vive tra la Sardegna e Marsiglia (FR) dove porta a termine un periodo di studi presso l’École supérieure d’art et de design Marseille-Méditerranée. Co-fondatrice di Transhumanza, collettivo artistico nato dal desiderio di creare una connessione tra la ricerca artistica contemporanea e le zone rurali della Sardegna. La sua ricerca visiva, strettamente legata all’ambiente contemporaneo, si concentra su temi come la memoria, il folklore, l’identità e le relazioni sociali. Nel suo lavoro esplora differenti media, dalla fotografia al video alla performance. https://www.facebook. com/iris.deorum

23


Foto xedizioni

X

edizioni nasce con un obiettivo principale: il recupero di vecchi libri e la produzione di nuovi. Alla base di tutto la nostra passione per l’editoria; l’esperienza poi maturata negli anni nei vari settori della comunicazione, ci hanno permesso di portare avanti questo progetto. La possibilità di accedere a un grosso archivio bibliografico ci consente inoltre di effettuare ricerche e realizzare dossier inediti su virtualmente qualsiasi argomento, specie se legato al ’900. Xedizioni è un vero laboratorio dove ognuno si presta al meglio delle sue professionalità per fare nascere quello che secondo noi è il risultato migliore. Il nostro staff è piccolo ma efficiente, inoltre ci avvaliamo della collaborazione di alcuni professionisti: editor, fotografi, disegnatori, tecnici informatici, ingegneri, ognuno di loro in grado di dare un’impronta professionale ai nostri prodotti, al massimo livello, cioè

F

orse non tutti conoscono la vera storia dei Marziani, i nostri “vicini di pianeta” che ci hanno fatto compagnia per più di un secolo. Piccoli, intelligenti, operosi, ottimi idraulici, dotati di grande spirito di adattamento su un pianeta che non offriva molto... Peccato che quando siamo andati a cercarli con le nostre sonde spaziali non abbiamo trovato altro che sassi. Ma come è andata realmente? Questo libretto curato da Leonardo Mureddu, astronomo e tecnologo cagliaritano, ve lo racconta. http://www.xedizioni.it/ la-vita-sul-pianeta-marte/

senza compromessi ma anche a tariffe “amichevoli” per noi e noi le giriamo a voi. Contattaci pure per la lettura critica di manoscritti e per consulenze, revisioni di bozze, eccetera. Tutti noi siamo a tua completa disposizione per qualunque suggerimento, consulenza, su argomenti come l’impaginazione, la scrittura creativa, la redazione di testi, la tecnica o l’estetica fotografica, l’illustrazione, la stampa,la distribuzione.

Scrivici al nostro indirizzo: info@xedizioni.it. Il nostro studio è a Cagliari, in via dei Genovesi 38/40 nel suggestivo quartiere storico di Castello. Vieni a trovarci quando vuoi, possibilmente da mezza mattina in avanti e per tutto il pomeriggio, oppure chiamaci al numero +39 070-7531612 Enrica Massidda Leonardo Mureddu www.xedizioni.it/ www.petitesondes.net www.leradiodisophie.it/


R

itratto dell’imperatore Nerone ritrovato ad Olbia! La dottoressa Manuela Puddu, direttrice uscente del MuseoArcheologicoCagliari ci parla delle vicende di questo controverso imperatore romano e dei dettagli stilistici del suo ritratto, sicuramente poco diffuso a causa della damnatio memoriae decretata dal Senato alla sua morte. Dopo aver accolto l’invito del Museo Tattile Statale Omero a partecipare all’edizione straordinaria della BiennaleArteInsieme. Sul nostro sito potrete ascoltare questo e tutti gli altri podcast realizzati finora: https://bit.ly/podcast_Museo Buon ascolto e ricordate... #laculturanondimenticanessuno! Temple of Groovy by C.P.Bryan provided by freesoundtrackmusic.com #museitaliani #accessibilità MiBACT Over the View OLB Oltre le barriere Inmediazione Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Consiglio Regionale Sardegna UICI Cagliari - Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Onlus-Aps Associazione Diversamente Onlus ABC Associazione Bambini Cerebrolesi Sardegna Associazione ciechi, ipovedenti e retinopatici - Rp Sardegna Onlus

Foto museoarcheologicocagliari

N

erone Claudio Cesare Augusto Germanico (in latino: Nero Claudius Caesar Augustus Germanicus; Anzio, 15 dicembre 37 – Roma, 9 giugno 68), nato come Lucio Domizio Enobarbo (Lucius Domitius Ahenobarbus) e meglio conosciuto semplicemente come Nerone, è stato il quinto imperatore romano, l’ultimo appartenente alla dinastia giulio-claudia. Regnò circa quattordici anni dal 54 al 68, anno in cui si suicidò. Nerone fu un principe molto controverso nella sua epoca; ebbe alcuni innegabili meriti, soprattutto nella prima parte del suo impero, quando governava con la madre Agrippina e con l’aiuto di Seneca, filosofo stoico, e di Afranio Burro, prefetto del pretorio, ma fu anche responsabile di delitti e atteggiamenti dispotici. Accusati sommariamente di congiure contro di lui o crimini vari, caddero vittime della repressione la stessa madre, la prima moglie e lo stesso Seneca, costretto a suicidarsi, oltre a vari esponenti della nobiltà romana, e molti cristiani. Per la sua politica assai favorevole al popolo, di cui conquistò i favori con elargizioni e giochi del circo, e il suo disprezzo per il Senato romano, fu (come era già stato per lo zio Caligola) molto inviso alla classe aristocratica (tra i quali i suoi principali biografi, Svetonio e Tacito). (segue pagina 26)

25


Foto

(segue dalla pagina 25) L’immagine di tiranno che di lui è stata tramandata venne parzialmente rivista dalla maggioranza degli storici moderni, i quali ritengono che non fosse né pazzo - come lo descrissero alcune fonti - né particolarmente crudele per l’epoca, ma che i suoi comportamenti autoritari fossero simili a quelli di altri imperatori non ugualmente giudicati. Negli ultimi anni la paranoia di Nerone si accentuò, ed egli si rinchiuse in se stesso e nei suoi palazzi dedicandosi all’arte e alla musica, in pratica lasciando il governo nelle mani del prefetto del pretorio, il sanguinario Tigellino. Anche se il suo comportamento ebbe certamente eccessi violenti e stravaganze, si può dire che non tutto ciò che gli venne imputato dagli storici contemporanei sia vero: ad esempio fu accusato del grande incendio di Roma, con l’obiettivo di ricostruire la città ed edificare la propria maestosa residenza, la Domus Aurea; di tale fatto tuttavia gli studiosi moderni tendono a discolparlo. Nerone accusò dell’incendio i cristiani, che furono arrestati e condannati in massa. Infine, qualche anno dopo, abbandonato anche dai pretoriani e dall’esercito, venne deposto dal Senato (che riconobbe il generale Galba come nuovo princeps) e, dopo un primo tentativo di fuga, alla fine, vistosi perduto, si tolse la vita nei pressi di Roma, nella villa di uno dei suoi liberti.

SANTUARIO NURAGIC R

ecord di presenze al santuario nuragico di Santa Vittoria. In soli cinque mesi di apertura, 5.000 visitatori hanno fatto ingresso nell’area archeologica. Numeri che fanno recuperare la chiusura forzata durante il lockdown. Grande attenzione dei turisti è rivolta alle nuove scoperte fatte dagli archeologi in questi anni, ma anche ai servizi e al patrimonio ambientale. Localizzato sul margine orientale della Giara di Serri, altopiano basaltico al confine tra la Trexenta e il Sarcidano, il santuario di Santa Vittoria rappresenta ad oggi uno dei siti più importanti della Sardegna per la ricostruzione della protostoria dell’Isola nell’età del Bronzo e del Ferro e per la conoscenza delle pratiche religiose delle popolazioni nuragiche. L’area conosce inoltre una continuità di frequentazione che perdura fino all’età altomedievale. La scoperta del santuario risale al 1909, quando Antonio Taramelli diede inizio agli scavi archeologici nel sito che proseguirono a più riprese fino al 1931, portando alla luce la maggior parte delle strutture e degli edifici oggi noti e visibili, oltre a importanti reperti archeologici, molti dei quali attualmente esposti nel Museo archeologico nazionale di Cagliari. Ulteriori interventi di scavo e restauro vennero con-


dotti a partire dagli anni ’60 dalla Soprintendenza archeologica per le province di Sassari e Nuoro di Sassari, da Ercole Contu, da Fulvia Lo Schiavo e da Maria Ausilia Fadda. Fino al 2021, il sito archeologico sarà interessato da in campagna di scavo finanziata dal Ministero, impegnata in queste settimane nel recinto delle feste e nell’area del tempio in antis. Il Comune di Serri ha aderito inoltre alle Giornate europee del patrimonio e organizza quattro iniziative: presentazione del volume “Notizie & scavi della Sardegna nuragica” e del progetto Rigenerarte, progetto di rigenerazione urbana finanziato dalla Fondazione di Sardegna, durante la serata sarà inaugurato il virtual guestbook e ci sarà la premiazione dei vincitori del contest fotografico promosso dalla società sooperativa Acropoli nuragica che gestisce l’area. «Dopo il buio del lockdown – ha detto l’amministratore delegato Giorgio Angius -, siamo tanto soddisfati per questi mesi di lavoro.» «L’attività di promozione e valorizzazione del patri­ monio culturale del territorio non si ferma – ha commentato il sindaco, Samuele Gaviano -: tante le ini­ ziative già a partire dal prossimo weekend, alle quali si aggiungono diversi progetti infrastrutturali che ve­ dranno la luce la prossima primavera.»

P

Foto efisio carbone

CO DI SANTA VITTORIA rotetto da un dirupo a sud e da una muraglia rocciosa a nord, il santuario di santa Vittoria si estende per tre ettari, fra varie vestigia del passato, nella Giara di Serri. È un luogo suggestivo dove osserverai l’evoluzione della civiltà nuragica nell’età del Bronzo e sino agli esordi del Ferro, dal nuraghe a corridoio (1500 a.C.), passando per quello ‘classico’ (XIV-XII secolo a.C.), sino a quando l’area diventò (XI-IX secolo a.C.) simbolo di religiosità e crocevia culturale e commerciale di tutte le genti sarde e non solo: oggetti etruschi, fenici, ciprioti, ritrovati negli scavi, attestano scambi con popoli lontani. Sono identificabili quattro gruppi di edifici. La prima è l’area sacra, costituita dal tempio a pozzo de-

dicato al culto delle acque: è l’edificio principale realizzato con blocchi basaltici accuratamente lavorati. Un atrio pavimentato, con bancone-sedile e altare, e una scala gradonata conducono al pozzo. Vicino c’è il tempio ‘ipetrale’ a due altari, cui si accedeva da una ‘via sacra’. Da qui un passaggio ti porterà sino alla ‘capanna del sacerdote’, mentre, a nord troverai quella ‘del capo’ con atrio, sedili e camera. Un altro nucleo architettonico è il ‘recinto delle feste’, area socio-commerciale, per feste, affari e soggiorno dei ‘forestieri’, dove riconoscerai porticati, vani con banchi e sedili, cucina collettiva, ‘recinto dei fonditori’ e il ‘mercato’, ossia nove vani con sedili e lastre per le merci. Un terzo gruppo di edifici è costituito dalle capanne, tra cui quella ‘del doppio betilo’ (dal manufatto sacro ritrovato dentro) e dalle case ‘del focolare’ e ‘del guardiano’. Infine, troverai un quarto complesso, dove spiccano il ‘recinto dei supplizi’ e la ‘curia’ con circa 50 posti a sedere: qui, forse, si riunivano in assemblea federale i capi dei vari popoli nuragici del centro Sardegna. Dagli scavi sono venuti alla luce manufatti frutto della maestria artigiana nuragica: modellini di nuraghi-altari, protomi taurine, frammenti di armi, bracciali, anelli, asce, oggetti ceramici e, soprattutto, bronzetti (ex-voto) con forme umane e animali e di mezzi di trasporto. Il santuario ‘federale’ fu in uso anche in età punico-romana. www.sardegnaturismo.it/it/esplora/santuario-di-santa-vittoria

27


M

Foto bellesdemeures

assimo Vitali è oggi uno dei fotografi più interessanti del Belpaese, non per niente una sua opera è stata la fotografia italiana più pagata nel 2008. Vitali è attratto dai grandi spazi, le spiagge, le discoteche, i parchi, tutti luoghi dove le masse si aggregano lasciando libero sfogo alle proprie individualità e al proprio corpo. Immagini silenziose che contrastano con il clamore dei soggetti, uno spazio fotografico che riflette il desiderio di ricercare nel rumore un luogo di silenzio dove contemplare, lo straniamento tipico della civiltà contemporanea e dove i comportamenti sociali seguono le medesime direzioni e i codici di comportamento hanno regole ben precise. Massimo Vitali e la massa Il punto di vista di Massimo Vitali è sempre un po’ in alto, come a voler prendere le distanze in modo da allontarsi, ma non più di tanto, dalla realtà che sta osservando, per potere vedere meglio, leggere nitidamente i dettagli e le vite anonime delle persone che affollano l’obiettivo, una sorta di indagine sociologica e antropologica della massa intesa come gruppo eterogeneo di individui che si muovono nella stessa direzione. La fotografia diventa cosi una storicizzazione del luogo, un documento a cui far riferimento come

Costellazioni umane

Massimo Vitali fino al 20 dicembre 2020

Museo Ettore Fico Via Cigna 114 10155 Torino

Tel. : +39 011 853065 museofico.social@gmail.com http://www.museofico.it/

oggetto da studiare per comprendere i comportamenti sociali, una fotografia che nasconde storie complesse che va osservata lentamente, da scandagliare in profondità per leggere le piccole storie che si affollano all’interno di una cornice che non esiste, un mondo stratificato da sfogliare e riguardare con occhio curioso, un labirinto di piccoli oggettti anonimi che prendono forma e raccontano tante piccole storie, micro eventi che variano cambiando appena appena il punto di vista. Le sue fotografie più famose sono una serie di lavori realizzati dal 2006 sulle spiagge estive affollate di turisti e stampati su formati di grandi dimensioni. E come davanti alle scene di Brugel davanti a questa gigantesca cartolina in plexiglas si prova una sorta di fascinazione e disagio, desiderio di cominciare a perdersi nei particolari e voglia di distogliere lo sguardo. Normalmente la fotografia riprende eventi importanti oppure immortala eventi insignificanti rendendoli significativi. Qui è tutto diverso, centinaia di gesti, espressioni, pose, situazioni, importanti o banali vengono appiattite, livellate, massificate, non c’è più distinzione tra ciò che è importante e ciò che non lo è, non c’è più distinzione tra chi è importante e chi non lo è, siamo tutti puntini ridicoli nella nostra umanità.


N

el Sulcis Iglesiente, nella parte sud occidentale della Sardegna, a Villamassargia, esiste un orto secolare di ulivi innestati dagli abitanti tra il 1300 e il 1600 chiamato “S’Ortu Mannu”, l’orto grande. All’interno del parco di oltre tredici ettari, dimorano più di settecento ulivi secolari affidati alle cure delle famiglie del paese; tra di essi campeggia uno degli ulivi più antichi d’Europa chiamato “Sa Reina”: La Regina. Con oltre 16 metri di circonferenza del tronco, le sue chiome verdissime, i rami nodosi, “Sa Reina” sfida il tempo, le stagioni, la storia. Madre, guardiana coraggiosa, difende il territorio e quel poco che resta dell’antico sconfinato dominio. La Sardegna è spesso un racconto al femminile, che affonda le sue radici nella Preistoria per giungere, con un bagaglio inestimabile di saperi antichi, alle soglie del nostro tempo. Prima dee, poi regine, poi artiste il viaggio prosegue, cambiano le armi ma il principio di resilienza resta immutato, quasi fosse geneticamente trasmesso, anche quando, l’occhio attento, mette a fuoco oltre il mare il mondo con la sua contemporaneità. La mostra Reinas raccoglie e presenta le opere di quattro tra le più importanti artiste di Sardegna, tre

Reinas Zaza Calzia Maria Lai Lalla Lussu Rosanna Rossi

fino al 20 dicembre 2020

Museo Ettore Fico Via Cigna 114 10155 Torino

Tel. : +39 011 853065 museofico.social@gmail.com http://www.museofico.it/

generazioni a confronto e un focus sulla produzione dagli anni ‘70 ai giorni nostri. Parliamo di quattro piccole antologiche dedicate a Maria Lai, Zaza Calzia, Rosanna Rossi e Lalla Lussu interconnesse tra loro a sottolineare punti di contatto e diversità di ricerca. Il percorso è tracciato da altrettante parole chiave che vogliono suggerire il tema caratterizzante dei nuclei selezionati lungo una narrazione che è anche scoperta, sorpresa, riflessione, in un tempo che scorre in ritmi differenti per creare esperienze personali e condivise. Ecco quindi l’ago di Maria Lai sfilato da un muro cucito per “legare collegare” insieme i quattro temi della Parola, del Ritmo, del Colore e del Segno come capitoli selezionati da un unico libro. Immergendoci nella spiritualità di Lai, nell’ironia giocosa di Calzia, nei colori solari di Lussu, nel rigore estetico di Rossi scopriremo inusitate esperienze di ricerca che restituisco un territorio aggiornato, distante dagli stereotipi più comuni, dove isola non è isolamento ma spazio di convivenze in cui sottili rimandi tra passato e presente sono più chiari, meno disturbati da rumori bianchi. Sull’isola i silenzi profumano di eterno, ecco perché è più facile ascoltare. (segue pagina 28)

27


Z

Foto museoettorefico

(segue dalla pagina 27) Attraverso quattro tra le artiste più note del panorama sardo s’intende individuare un percorso comune che restituisce la capacità di trattare elementi peculiari della storia, della cultura, della natura del territorio sardo per restituirli alla collettività elaborati in linguaggi contemporanei aventi la straordinaria capacità di varcare geograficamente i confini “regionali” per divenire patrimonio collettivo internazionale. aza Calzia nasce a Cagliari nel 1932. Compie studi artistici presso l’Istituto Statale d’Arte di Sassari. Dal 1961 ha diretto il laboratorio di decorazione pittorica con l’insegnamento di progettazione e il disegno professionale dell’Istituto d’Arte di Sassari e ha fatto parte del “Gruppo A”. Negli stessi anni svolge l’attività di designer per l’artigianato e l’industria. Dal 1967 si occupa di libri per l’infanzia. Socia nella cooperativa “Prove 10”, ha pubblicato nel 1974 a Roma “Un Paese” (una favola colorata). Dal 1975 al 1997 ha diretto, presso l’Istituto Statale d’Arte di Roma 2, il laboratorio di decorazione pittorica con l’insegnamento della progettazione e del disegno professionale. Svolge la sua attività artistica a Roma, dove risiede dal 1970.

M

aria Lai nasce nel 1919 a Ulassai. Fin da bambina mostra uno spiccato talento artistico e ha l’opportunità di entrare in contatto con il mondo dell’arte (posa per lo scultore Francesco Ciusa per un ritratto della sorellina scomparsa). Pochi anni dopo, la famiglia decide di iscriverla alle scuole secondarie di Cagliari, dove conosce Salvatore Cambosu che per primo scopre la sua sensibilità artistica. Nel 1939 si trasferisce a Roma per frequentare l’Istituto d’Arte e, successivamente, nel 1943 a Venezia, dove segue le lezioni di Arturo Martini all’Accademia delle Belle Arti. Rientra in Sardegna, non senza difficoltà, nel 1945. Qui riprende l’amicizia con Cambosu e insegna disegno nelle scuole elementari di Cagliari. Ritorna a Roma nel 1956 e, l’anno successivo, presso la galleria L’Obelisco, tiene la sua prima personale. L’attenzione critica ricevuta in quell’occasione non soddisfa però le attese personali dell’artista che inizia così un lungo periodo di riflessione in cui ritrova il mondo dei poeti e degli scrittori, fra i quali Giuseppe Dessì. Nel 1971, presso la Galleria Schneider di Roma, espone i primi Telai, un ciclo che caratterizza i dieci


l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi organizza la sua prima monografica in Francia, “Maria Lai. Suivez le rythme”, che la consacrano sulla scena internazionale come una delle figure più originali e innovative del panorama artistico della seconda metà del Novecento. alla Lussu è nata a Cagliari dove ha vissuto e lavorato per gran parte della sua vita. Consegue il diploma al Liceo Artistico Statale Foiso Fois e la laurea in Storia dell’Arte Contemporanea con una tesi sull’artista Enrico Castellani. Dal 1984 è docente di Discipline Pittoriche, presso il Liceo Artistico Statale Foiso Fois di Cagliari,città nella quale vive e lavora. Nel 1971 frequenta il corso di pittura presso l’Internatìonale Sommerarakademìe fur Bildende Künst di Salisburgo con il maestro Heinz Trökes, e nel 1989, con il maestro Jörg Immendorf. Dal 1982 al 1984 frequenta i corsi d’incisione presso l’Accademia Raffaello d’Urbino e nel 1997/1998 i corsi avanzati d’incisione tenuti dal maestro fiammingo Enk de Kramer presso il Museo ExMà di Cagliari. In seguito alla prima mostra personale del 1977, presentata da Giorgio Pellegrini, confronta il suo lavoro con quello di altri giovani artisti italiani, (segue pagina 32)

L anni successivi e l’avvicina ai temi dell’arte povera. Nel 1978 partecipa alla mostra “Materializzazione del linguaggio”, evento collaterale della Biennale di Venezia curato da Mirella Bentivoglio, con i primi “libri cuciti” mentre negli anni Ottanta dà vita alla serie delle “Geografie” e si dedica alle prime operazioni sul territorio. Nel 1981 realizza a Ulassai la performance collettiva “Legarsi alla Montagna” che anticipa i temi e i metodi di quella che sarà definita, oltre un decennio dopo, come “arte relazionale”. A partire dagli anni Novanta realizza una serie di interventi di arte pubblica che riusciranno a trasformare il suo paese natale in un vero e proprio museo a cielo aperto. Nel 2006 istituisce a Ulassai la “Stazione dell’Arte”, museo di arte contemporanea a lei dedicato che custodisce le opere più significative del suo percorso artistico. Il 16 aprile 2013 si spegne all’età di 93 anni. Nel 2017 alcune sue opere figurano in contemporanea nelle principali rassegne periodiche internazionali, come la Biennale di Venezia e Documenta a Kassel e Atene. Nel 2019, in occasione del centenario della sua nascita, il MAXXI di Roma le dedica la retrospettiva “Maria Lai. Tenendo per mano il sole” e

31


Foto reinas museo fico

(segue dalla pagina 31) partecipando a mostre come il Premio San Fedele e Quadri Giovani 1981 a Milano e Territorialità dell’arte a Capo d’Orlando (Palermo), curata dal critico Simonetta Lux. Dal 1982 partecipa al programma di mostre proposte dalla gallerista Sandra Piras, nel suo storico spazio Chironi 88 di Nuoro, dal titolo Istanze Contemporanee. Negli anni Ottanta-Novanta l’attenzione è catturata da un’espressione pittorica che la stessa artista definisce “astratto ma non troppo”. Dal fondo marino popolato di pesci alla terra, dall’abissale alle radici, all’essere vivente, fiore o albero, petalo e foglia, fusto e fronda, e ne sono testimonianza le mostre “La preponderanza delle cose piccole”, “Tempere”, “Un albero ancora bambino balla e canta sull’erba”, “Insularità” (curata dal critico Giuliana Altea), “Lontane radici del senso” (presentata dal critico Caterina Limentani Virdis), “Preghiera e Pentimento. Nel 2000, alla mostra Attraversamenti, a cura dell’Associazione Culturale “Man Ray”, espone le sue prime Icone, presentate dal critico Ivo Serafino Fenu. Nel 2003 presenta 19 grandi Icone Urbane al Lazzaretto di Cagliari, a cura di Alessandra Menesini. Dopo la partecipazione nel 2003 alla mostra

dedicata a “Sardae Patronus Insulae Sublimis Inter Martires”, decide di rivolgere tutta la sua attenzione e il suo impegno alla tecnica dell’acquerello e alla possibilità di nuove sperimentazioni; a tale proposito si ricorda la mostra del 2005 “Duetto d’Artista” all’Exmà di Cagliari dall’intrigante sottotitolo “RA MA DU RA” e la partecipazione alla mostra Carte e…carte, organizzata dal Centro Culturale Man Ray, con un opera Ziqqurat/Taruqquiz del 2007. Da 2009 al 2012 partecipa ad una serie di mostre collettive “Riflessi”, “Bianco come la Pece”, “Stanze”, dove l’impegno verso la tecnica dell’acquerello è sempre più sperimentale rivolgendo la massima attenzione al coinvolgimento dello spazio e dello sguardo. Nel 2011 nella mostra personale dal titolo: “I fiori sbocciano…presto raggiungerò il bosco”, presentata dallo storico dell’arte Marisa Frongia, realizza con carta e acquerello un’installazione site specific dedicata al mondo vegetale. Recentemente ha collaborato con artisti e architetti al recupero d’alcune aree urbane della città di Cagliari, partecipando nel 2000 al progetto “Dieci artisti per il Favero”, nel 2001 al progetto “Piazza d’Arte” e nel 2010 al progetto “Open Show” nella città di Sassari. Dal 2009 al 2012 ha preso parte alle mostre di New Design “SiediTi”, “Contenitori alT”, “TVB”, con


Foto reinas museo fico

opere tridimensionali realizzate con lana lavorata ai ferri. Nel 2012 è stata scelta per rappresentare la Regione Sardegna alla Biennale dell’acquarello di Albignasego (PD). Nel 2013 con la mostra “Acquarelli” presenta la sua opera nella Cittadella dei Musei di Cagliari. Dal 2012 l’artista inizia a lavorare su teli di lino naturale, stoffe plissettate e dipinte a mano in cui l’instancabile ricerca sui legami tra Arte e Natura incontra il suo mondo ideale e spirituale. È del 2017 la mostra Cortecce a cura di Efisio Carbone, con gli allestimenti di Giorgio Dettori, presso lo Spazio (IN)visibile di Cagliari. Dal 2018 inizia la collaborazione con la Galleria di Marina Bastianello che ha presentato la sua ultima ricerca in una mostra antologica a Mestre a cura di Efisio Carbone oltre a promuovere il lavoro in fiere nazionali e internazionali. osanna Rossi. Nata nel 1937 a Cagliari dove vive e lavora. Compiuti gli studi presso L’istituto d’Arte Zileri di Roma rientra nell’isola nel 1958. Dopo le prime esperienze all’interno delle attività di Studio 58, caratterizzate da una figurazione espressiva, alterata da suggestioni materiche,

R

la sua ricerca si orienta nel decennio successivo verso un’astrazione che fa interagire reminiscenze naturalistiche nell’uso del colore con le connotazioni segniche di matrice informale. Gli sviluppi successivi, pur con periodici s confinamenti nell’ambito del ready-made, mantengono questa ambivalenza progettuale, oscillando costantemente tra un ordine costruttivo di ascendenza concreta e soluzioni materico-espressive dell’astrazione neoinformale. Docente al liceo artistico dal 1968 al 1983, ha insegnato in vari corsi di specializzazione e dal 1984 al 1990 all’Istituto Europeo di Design. Dal 1970 inizia a occuparsi di installazioni permanenti in spazi pubblici. Il suo lavoro continua a scandagliare i linguaggi tradizionali ma all’interno di una figurazione inusitata. In parallelo al proprio linguaggio pittorico identifica nuove possibilità espressive ottenute con materiali poveri, trovati, diversamente utilizzati, scavalca la tradizione precedentemente espressa. Attualmente l’artista lavora con la Prometeo Gallery di ida Pisani che ha presentato le sue opere in una mostra antologica a Milano oltre a promuovere il lavoro in fiere nazionali e internazionali. A cura di Efisio Carbone http://www.museofico.it/ mostre/reinas/

33


S

foto roberto cifarelli

ono previsti 5 moduli di 11 lezioni ciascuno. I primi 4 saranno incentrati su una tematica principale e, avvalendosi dell’apporto di un docente esterno, si concluderanno con una breve dimostrazione di lavoro, mentre l’ultimo sarà dedicato alla costruzione di una messinscena-performance costruita sulla base del materiale prodotto nelle fasi precedenti. I moduli saranno: - Musica (Docente ospite: Emanuele Contis) - Danza (Docente ospite: Valentina Puddu) - Pittura (Docente ospite: Lidia Pacchiarotti) - Performance Art (Docente ospite: Roberta Locci) - Produzione: sarà la summa di quanto creato, pensato e realizzato nei moduli precedenti. Teatro Impossibile seguirà gli allievi in ogni fase e in ogni passaggio del laboratorio. In particolare, Elio Turno Arthemalle curerà gli aspetti registici, di recitazione e analisi dei testi; Felice Colucci garantirà un affiancamento per ciò che riguarda gli aspetti filosofici (dall’etica ed estetica classiche agli scenari prospettati dall’intelligenza artificiale). Modalità Gli incontri si svolgeranno sia a distanza che in presenza. In quest’ultimo caso potranno essere programmati in spazi pubblici

Lundi 5 octobre 2020

de 20:30 à 22:00 dove, se necessario e concordato, gli allievi eseguiranno delle azioni. Si programmeranno due incontri per ogni settimana, nella fascia oraria 20.30/22.30. Gli incontri in presenza avranno una durata di due ore, mentre gli incontri in streaming avranno una durata di 90 minuti e verranno erogati attraverso la piattaforma meet : (https://meet.jit.si/) Sono previsti 55 incontri per un totale di circa 110 ore di corso. Ogni lezione che dovesse ritenersi necessaria oltre quelle previste, non comporterà alcuna spesa per gli allievi partecipanti. Gli allievi potranno decidere se prendere parte all’intero ciclo di 55 le-

zioni, a uno o più moduli o anche a una singola lezione. Costi Il costo, per l’intero ciclo di lezioni, è stabilito in 500 €, che potranno essere corrisposte in un’unica soluzione o ripartite in cinque rate da 100 €. Un modulo di 11 lezioni costerà 100 €. La singola lezione 10 €. - Emanuele Contis, musicista e compositore perfezionatosi al Berklee College of Music. raffinato jazzista, esperto in composizione musicale per cinema, tv e interactive-media. - Orrù-Pacchiarotti, pittrici. Da oltre 30 anni impegnata nella didattica riguardante l’arte visiva. Allestitrice di mostre

d’arte. Co-titolare dello studio Orrù-Pacchiarotti. - Valentina Puddu, artista di teatro-danza. Impegnata da più di un ventennio come interprete e insegnante, è una delle danzatrici di riferimento della compagnia Lucido Sottile. - Roberta Locci, attrice, autrice, regista e performer. Si forma con artisti e maestri di spicco internazionale. Dal 1994 gira il mondo con produzioni artistiche che attraversano, sperimentandoli, diversi approcci e possibilità del pensiero teatrale.

TSE - Teatro del segno Via Quintino Sella Cagliari teatroimpossibile@gmail.com www.teatroimpossibile.it/aesthetica


foto teatro impossibile

lontà di fare del buon teatro, di provarci, o se non altro di provare a imparar qualcosa.

TEATRO IMPOSSIBILE R

iprendere la didattica in questo momento, significa per noi verificare quanto e come sia mutato il nostro modo di vedere, valutare e restituire agli altri il nostro sguardo sul mondo dopo un’esperienza così totalizzante come la pandemia. L’ipotesi da cui vogliamo partire è che il confinamento domestico, le distanze interpersonali, la convivenza in spazi ridotti, abbiano modificato in maniera sensibile una serie di parametri con i quali eravamo soliti “pesare” la realtà.

Di recentissima costituzione, la compagnia nasce su iniziativa di Monica Zuncheddu e Elio Turno Arthemalle, usciti dal riverrunTeatro. Si intende proseguire e approfondire il lavoro iniziato oltre vent’anni fa, con la ricerca di un Senso sociale e politico all’agire teatrale. Tra i progetti, l’individuazione di nuove modalità gestionali, organizzative e tecniche. La compagnia non intende, per ora, avvalersi di finanziamenti pubblici destinati al teatro professionale, in quanto ritiene che nel corso degli anni la messinscena del proIn questa nuova dimen- fessionismo abbia allonsione, i principianti sia- tanato dai palcoscenici mo tutti noi. ogni più elementare vo-

Attualmente, le repliche degli spettacoli di Elio Turrno Arthemalle e Monica Zuncheddu fatti debuttare in precedenza per il riverrunTeatro. Inoltre l’attività didattica con corsi, laboratori, seminari, gruppi di lavoro. Il Teatro Impossibile non intende attrezzare e gestire spazi da usare come sala teatrale, così come non intende allestire uffici, magazzini, laboratori, sartorie o altro. Vorremmo, se possibile, recitare. Nella nostra città, Cagliari, c’è già una sovrabbondanza di spazi culturali sottoutilizzati o affidati al baloccamento e alla clientela della politica. In Sardegna ci sono decine di teatri inutilmente realizzati, costati milioni di euro, che nessuno gestisce. E’ davvero sensato continuare a addobbare scantinati e bugigattoli per farne teatrini off fuori tempo e non pretendere, invece, di usare spazi realizzati specificamente per lo spettacolo e la cultura? Componenti Felice Colucci Martino Congia Giorgia Farina Stella Valentina Pecorella Elio Turno Arthemalle Monica Zuncheddu www.teatroimpossibile.it/aesthetica

35


E’

foto ilmanifesto

Rossana per prima, nella sua lungimiranza politica, ad aver colto la portata “rivoluzionaria” del femminismo e, al medesimo tempo, le difficoltà che avrebbe incontrato: «In tutte le civiltà, il ses­ so femminile, metà del­ la specie umana, è stato escluso dalla formazione dei codici, e le donne che ne hanno preso coscienza e hanno protestato erano singole e isolate, e tali sono rimaste fino all’ul­ timo trentennio del Nove­ cento. Soltanto allora le donne, e soltanto in Occi­ dente, hanno preso paro­ la, ed è avvenuto che ab­ biano delineato un’altra cornice del “politico”. Altra radicalmente, su altri parametri, che non si sono aggiunti a quelli “classici”, raramente li incrociano, spesso nep­ pure li dichiarano estinti: esse ne restano estranee e come distanti». «Se oggi la contraddi­ zione – donna, nella sua radicalità non fosse che l’emergere del proble­ ma numero uno, il farsi improvvisamente stret­ to della politica, come l’abbiamo conosciuta, nell’irrompere sulla sce­ na di nuovi soggetti e fi­ gure sociali, masse, biso­ gni –anche (e per questo ora) le donne? Se esse fossero non solo il sin­ tomo d’una crisi più ge­ nerale della politica ma anche l’oscuro embrione d’una critica della politi­ ca (…) ?» (R.Rossanda, Le Altre, cit.)

ROSSANA R

«È il rivolgimento di quel potere che non sta nel dispotismo del tiranno, o nelle leggi dello stato, o nell’arbitrio del padrone, ma nel dominio che da millenni il maschio esercita sulla femmina, e che ha modellato non solo la subalternità della donna, ma la concezione – noi diremmo l’ideologia – che l’in­ sieme dell’idea del potere degli uomini, la tradizio­ nale sfera politica, porta in sé (…) questa specifica oppressione le fa non solo subalterne, ma in qualche misura simili ai loro oppressori, modellate su di essi per cui per liberarsi davvero debbono anche liberarsi di quanto quel modo di essere e pensare dell’uomo è stinto dentro di loro. Devono andare insomma a una rivoluzione anche in se stesse, nelle idee, nel costume; a lacerare rapporti affettivi, a cancellare antiche educazioni (…) Il movimento delle donne si è poi andato separando dagli altri movimenti, isolandosi o lasciandosi isola­ re (…) nella rincorsa dei problemi della persona fino alla sfera dell’inconscio o nelle forme ancestrali del­ la specie, per le donne l’idea di rivoluzione diventata assieme infinita e inafferrabile» (R.Rossanda, La Altre, cit.) Ma è proprio vero che i cambiamenti prodotti da una cultura femminile attenta all’importanza storica della relazione tra i sessi sono così “inafferrabili”?


ROSSANDA

Nonostante l’indifferenza e la pesante messa sotto silenzio dei saperi, dei diritti, delle libertà, dei luoghi associativi che hanno creato e conquistato nell’arco di quasi mezzo secolo, le donne ancora “parlano”, si incontrano, scrivono, manifestano, si oppongono alla rappresentazione deformante che i media danno di loro. Soprattutto, cominciano a interrogarsi, sapendo di infrangere un tabù, sulla complicità che le vede “emanciparsi” facendo propri i modelli per i quali sono state a lungo considerate “natura inferiore”. È ancora Rossana, nelle sue felici contraddizioni, a riconoscere che, se c’è stata una “rivoluzione” delle coscienze destinata a modificare, sia pure lentamente, l’impianto secolare della nostra come di altre civiltà, è senza dubbio quella che parte dal luogo più lontano dalla politica “classica”: la percezione che la donna ha di sé, dei condizionamenti che ha subito, degli adattamenti che ha dovuto fare, dei vantaggi secondari che ha creduto e ancora crede di poterne ricavare. «E anche quando una donna mi indica, attraverso di sé, non il fondo delle cose ma il fondo di se stessa, affrontando il rovesciamento di tutte le carte ricevu­ te, di tutte le regole interiorizzate, di tutti i punti di vista che le hanno insegnato e l’improvvisa mancan­ za d’appoggio che ne viene, ribaltando i termini del

proprio destino, vedo in questo mutante il fascino di una riconquista di sé che forse gli uomini non sanno ancora compiere (…) Da quando il femmi­ nismo mi ha dispiegato il senso della condizione di donna, lo sdoppiarsi dell’esperienza mi è par­ so una miniera; nessuna contraddizione è rimasta al posto in cui era. E ho sperato che questa presa di coscienza di noi cades­ se, per così dire, con tutto il suo peso dentro al mon­ do, personale e pubblico dell’uomo, accelerando e problematizzando tutti i processi di scomposizioni dei poteri. Dando e rice­ vendo “più senso”». (R.Rossanda, Anche per me, cit.) Oggi – si legge nella Prefazione del libro appena uscito – la presenza femminile nei luoghi della democrazia rappresentativa è cresciuta, dentro di essi «le donne sono perfettamente in grado di lavorare, magari di di­ ventare capi di stato, ma una elaborazione teorica autonoma del problema avviene, quando avviene, fuori di essi». Oltre “reticenza”, che Rossana si riconosce, a mescolare il tema del rapporto tra i sessi con quello del pensiero politico, è chiaro che sulla scelta di raccogliere solo voci di protagonisti maschili, ha pesato anche la delusione di chi si aspettava, partendo dal versante della grande Storia, che le storie personali si modificassero con la stessa rapidità. (segue pagina 38)

37


foto giorgiaatzeni

(segue dalla pagina 37) Rossana Rossanda non è certo l’unica ad avere sottovalutato la “naturalizzazione” che ha subito la vicenda dei sessi, il “tempo tartaruga” (Elvio Fachinelli) con cui si muovono le esperienze che hanno un più diretto radicamento nel corpo. È unica nella lucidità con cui ha saputo tenere fermo lo sguardo su mondi opposti, ma entrambi essenziali all’interezza dell’umano: la costruzione sociale e le “acque in­ sondate della persona”. Lea Melandri https://27esimaora.corriere.it/.../rossana-rossandae-il.../ Rossana Rossanda est une journaliste et une femme politique italienne, née le 23 avril 1924 à Pola (Royaume d’Italie, aujourd’hui en Croatie) et morte le 20 septembre 2020 à Rome. Résistante puis membre des instances du Parti communiste italien dans les années 1950 et députée dans les années 1960, elle s’écarte de la ligne du parti après avoir fondé la revue mensuelle, devenue quotidien, “Il Manifesto”. Elle dirige “Il Manifesto”, devenu quotidien en 1971, jusqu’en 1978 avant de quitter la politique et de se consacrer à l’écriture d’essais sur le féminisme, le mouvement ouvrier, la philosophie et la littérature. Elle quitte son journal en 2012. https://fr.wikipedia.org/

ELLES TOURNENT DONNE ALLA MACCHINA DA PRESA

dal 2 ottobre al 17 ottobre 2020 alle 20 : 30 Sala Nanni Loy - Ersu via Trentino 21 Cagliari Cineteca Sarda Società Umanitaria viale Trieste 126 Cagliari

E

LLES TOURNENT è un viaggio alle origini del cinema, alla (ri)scoperta dei film delle pioniere, ma anche un’occasione di formazione con importanti autrici contemporanee. Attraverso proiezioni di film, incontri con studiose e docenti universitarie, masterclass di sceneggiatura e animazione in stop-motion, la CINETECA SARDA - SOCIETAS UMANITARIA propone un percorso di approfondimento sull’arte delle donne con la macchina da presa. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con la Circola nel Cinema Alice Guy, la Cineteca Nazionale, con il sostegno della Fondazione Sardegna Film Commission e con il coinvolgimento del network di Women in film and Audiovisual in Sardegna.

Programma

2 ottobre ore 20 : 30 @Cineteatro Nanni Loy, via Trentino 21 - Cagliari ELVIRA NOTARI • incontro con Luca di Girolamo (Università degli Studi di Catania) • a seguire proiezione del film “Fantasia ‘e surdato” (1927, 28’) con musica dal vivo composta ed eseguita dalla pianista Rossella Spinosa.


3 ottobre 2020 ore 10 @Cineteca Sarda-Società Umanitaria, viale Trieste 126 - Cagliari MASTERCLASS DI SCENEGGIATTURA con la sceneggiatrice Federica Pontremoli (Il caimano, Giorni e nuvole, Habemus Papam, Magnifica presenza, Ho ucciso Napoleone) 5 ottobre 2020 ore 18:30 @Cineteatro Nanni Loy, via Trentino 21 - Cagliari ELVIRA E LE ALTRE • incontro con Micaela Veronesi, autrice di saggi su Elvira Giallanella, ed Elisabetta Randaccio, critica cinematografica, a seguire proiezione dei film “Umanità” di Elvira Giallanella, “The Curse of Quon Gwon” di Marion E. Wong, “The Red Kimona” di Dorothy Davenport Reid 16 ottobre 2020 ore 18 :30 @Cineteatro Nanni Loy, via Trentino 21 - Cagliari LOIS WEBER • incontro con Pia Brancadori, (Circola nel cinema Alice Guy) • a seguire proiezione dei film “Suspense”, “Idle Wives”, “Sunshine Molly”, “Shoes”, “Were are my children?”

Illustrazione e grafica di Giorgia Atzeni Traduzione sottotitoli a cura di Marta Cadoni

17 ottobre 2020 ore 10.00 @Cineteca Sarda-Società Umanitaria, viale Trieste 126 - Cagliari MASTERCLASS DI CINEMA DI ANIMAZIONE con Michela Anedda (Cogas, L’uomo con la lanterna, Raixe) L’obiettivo dell’iniziativa è quello di colmare i vuoti di memoria nella storia del cinema proponendo al pubblico le opere di Alice Guy, Lois Weber, Elvira Notari, Mabel Normand, Marion Wang, Elvira Giallanella, Dorothy Davenport Reid, Zora Neale Hurston. Un salto nel passato con lo sguardo rivolto anche al presente, alla scoperta di autrici che si sono recentemente affermate nel campo della regia, della sceneggiatura e dell’animazione in stop motion. Organizzata dalla Cineteca Sarda della Società Umanitaria, in collaborazione con la Circola nel cinema Alice Guy, la Cineteca Nazionale, con il sostegno della Fondazione Sardegna Film Commission e con il coinvolgimento del network di “Women in Film and Audiovisual in Sardegna”. L’ingresso é libero e gratuito sino ad esaurimento dei posti a sedere (opportunamente distanziati). È obbligatorio l’uso della mascherina per accedere alla sala e spostarsi al suo interno. Iscrizioni masterclass: cinetecasarda@umanitaria.it

39


E

cco l’elenco dei finalisti dei concorsi indetti nella VI edizione del Festival Premio Emilio Lussu.

foto fondazioneemiliolussu

Narrativa edita Ghisi Grutter Una generazione fortunata (edizioniTimìa, 2020) Gianluca Pirozzi Come un delfino (edizioni L’Erudita, 2019) Danilo Mallò Memorie di un’anima (edizioni La zatteria, 2019) Graziella Monni Gli amici di Emilio (edizioni Mondadori, 2020) Marco Piras Se la grande madre vuole (edizioni Condaghes, 2019) Poesia edita Pietro Secchi Il mio ancora (edizioni FusibiliaLibri, 2019) Eliano Cau In ojos de amore (edizioni NOR,2020) Franca Nurchis Datemi un angolo d’infinito (edizioni Aipsa,2020) Daniela Raimondi I fuochi di Manikarnica (edizioni Puntoacapo, 2020)

Narrativa inedita (racconti) Claudia Desogus Tema: “Mia nonna” Donatella Serra All’improvviso… l’inizio dell’estate… Franco Casula Frundini Liliana Melas La suonatrice Domenico Gullia Seminare

Francesca Podda Pietra bianca Sezione Fumetti, illustrazioni e bozzetti

Lorenzo Nessi Frammenti d’insegnamento Emiliano Maxia La benzina della guerra Davide Mariani Marcia su Roma e dintorni Poesia inedita Francesca Podda Massimilano Pala Il prigioniero Come Gibilterra Simone Di Donna Luigi Porceddu Il telegramma Idea mediterranea Tel : + 39 328 061 5046 Nicola Porcedda info@festivalpremioemiliolussu.org Sfide http://www.festivalpreFranca Mancini mioemiliolussu.org/ Partirò sola


I

nizia a Cagliari il 1° ottobre, presso la sala conferenze dell’Hotel Regina Margherita, la VI edizione del Festival Premio Emilio Lussu. Oltre 35 ospiti per la presentazione di libri, conferenze, tavole rotonde, proiezioni, III Seminario internazionale di studi su Emilio Lussu e tanti altri eventi. Da segnalare il conferimento del Premio Lussu alla carriera allo scrittore e musicista Santino Spinelli e le premiazioni dei concorsi per la narrativa e poesia edita e inedita ed il concorso per fumetti, illustrazioni e bozzetti “Emilio Lussu ed i grandi scrittori del ‘900”. Il Festival Premio Emilio Lussu, fondato dal poeta Gianni Mascia e dall’operatore culturale Alessandro Macis, organizzato a Cagliari dall’associazione culturale L’Alambicco in sinergia con l’associazione La macchina cinema (FICC) e la Scuola Popolare di Poesia per la Pace si propone come un momento sia di libertà e di conoscenza nella varietà degli incontri multidisciplinari (poesia, cinema, narrativa, teatro, arti figurative) che organizzerà, sia di riconoscimento, Premio, del miglior lavoro svolto nel campo della poesia e della narrativa contemporanea. Intende continuare ad essere un’occasione di solida formazione culturale, in specie delle generazioni più giovani, ma non solo, coniugando la divulgazione di

Festival Premio Emilio Lussu dall’1 al 6 ottobre 2020 Le premiazioni si terranno il 3 ottobre a partire dalle ore 17.30 Sala conferenze Hotel Regina Margherita Viale Regina Margherita, 44,

09124 Cagliari Tél: +39 070 670342

contenuti di alta cultura, la riflessione e il dialogo aperti, con modalità comunicative accessibili a tutti, meglio consentite ora anche dai nuovi mezzi di comunicazione di massa. In tali direzioni, il Festival auspica di infondere stimoli vitali di educazione civile, tanto più necessari in questa fase storica per le sfide che è oggi indispensabile affrontare con ricchezza di strumenti nuovi. Il Festival Premio è intitolato a Emilio Lussu perché mira a valorizzare sia questa figura della vita politica e culturale del nostro paese sia la terra di Sardegna, come fonte di vita civile e crogiuolo originale di energie, competenze e idee intellettuali. Pertanto si propone di dar risalto al meglio della cultura sarda di ieri e di oggi, ponendola in fertile dialogo con quella nazionale ed internazionale. Lussu è stato non solo un intellettuale e un politico di rango, coraggioso protagonista dell’antifascismo e della vita civile dell’Italia repubblicana, ma anche uno scrittore, che merita un posto a tutto tondo nella storia della Letteratura italiana: ben oltre i limiti del Novecento e di genere, siano essi quelli della narrativa di guerra, di cui ha dato una prova straordinaria con Un Anno sull’Altipiano o dell’impegno civile nel senso più ampio del termine.

41


Alessandra Menesini

foto pierluigicogoni

I

l ragno nuragico, il gatto selvatico, il pastore fonnese. Ritratti, in compagnia dei loro simili, nelle tele di Tiziana Sanna come in una (bestiale) galleria degli avi. Primi piani sullo sguardo del gufo Bubo Bubo e sui palchi ramificati del Cervus, in un repertorio che rende onore alle specie endemiche della Sardegna. Assurti al grado di soggetti pittorici, la rana, la volpe, gli asinelli albini occupano interamente gli sfondi di una quadreria che ricorda le pose auliche dei principi e dei monsignori. Personaggi eminenti che ai pennelli chiedevano l’immortalità e volevano essere ricordati ai posteri nella gloria delle loro insegne. Tiziana Sanna è andata a cercare nei testi i nomi scientifici di questi strani animali nati in un’isola e per questo speciali. Più piccoli dei loro colleghi oltre mare e in qualche caso unici. Con abile realismo, l’artista ne riproduce i corpi e i caratteri, collocando però queste antichissime creature in uno spazio neutro per niente mimetico. Colori bruniti, e la luce a piovere sulle corna del muflone, sulle penne candide del barbagianni, sul rostro adunco del grifone. Quadrupedi, sauri, volatili in una mostra intitolata alla verde TILIGUERTA. La lucertola, dice un verso di Eugenio Montale, ferma sul masso brullo .

TILIGUERTA TIZIANA SANNA dal 24 settembre al 9 ottobre 2020 a cura di Alessandra Menesini

Fondazione per l’Arte Bartoli Felter Temporary Storing Contemporary Art Via XXIX Novembre, 3/5 Cagliari http://www.fondazionebartolifelter.it/

T

iziana Sanna nasce a Cagliari, città nella quale vive ancora oggi. Già dall’infanzia mostra la sua passione per il disegno, per la musica, per la danza e un profondo amore per gli animali: componenti apparentemente slegate tra loro ma che si fonderanno tra loro in maniera indissolubile nella sua personalità artistica. Durante il suo percorso di studi, al liceo classico, alla facoltà di lettere con indirizzo artistico, alla scuola di specializzazione in storia dell’arte, si dedica con passione allo studio dell’arte, classica, moderna e contemporanea. Parallelamente studia danza moderna, disciplina che pratica da oltre 25 anni, e coltiva la passione per il disegno e le arti grafiche frequentando privatamente corsi di disegno, pittura ad olio, ad acquarello. Profondamente affascinata dalle opere dei grandi maestri della pittura, della scultura e dell’architettura, compie numerosi viaggi per poterle osservare da vicino. Dopo i 30 anni lascia la matita, prende in mano i pennelli e inizia a dipingere trasferendo sulla tela un mondo che per anni era rimasto solo nella sua mente. Oggi vive a Cagliari, dove insegna, danza e dipinge. www.tizianasanna.com


Foto domus

A

partire dagli anni ’60 Alberto Ponis ha operato nel nord della Sardegna, dove ha costruito molte case di vacanza al mare. Le sue case si fondano su un rapporto spartano, sensuale e di simbiosi con il paesaggio e la natura, che insieme creano quel senso di avventura che il concetto stesso di vacanza dovrebbe presupporre. Alberto Ponis è oggi riconosciuto a livello internazionale come un importante (riscoperto) Architetto Italiano. Un tributo al grande architetto Alberto Ponis e alle sue creazioni nel nord della Sardegna. Una testimonianza del suo lavoro appassionato e meticoloso, alla costante ricerca di un equilibrio con il paesaggio. “Se un terreno è senza rocce, sono in difficoltà. Anche una sola roccia è un grandissimo aiuto, perché ti permette di muoverti come lungo un muro che ti pro­ tegge piuttosto che in una piazza senza riparo. La casa appoggiata a un volume mi è sempre piaciuta di più di una casa isolata, in generale. Non so spiegare in termini scientifici il perché di que­ sto, fatto sta che, se un terreno è attraversato per il 50% da rocce varie e ha l’altra metà pulita, sicura­ mente la maggior parte dei miei colleghi metterebbe la casa nella parte pulita per non avere impicci, pro­

IN/ARCHITETTURA 2020 La Sardegna premia le sue migliori architetture

ALBERTO PONIS L’architettura e i suoi strumenti a cura di Paola Mura

fino al 25 ottobre 2020

Fondazione di Sardegna via S. Salvatore da Horta 2

Cagliari info@inarchsardegna.it

blemi. Oppure la metterebbe nella parte con le rocce facendole rimuovere. Io vado a mettermi par­ zialmente sulla parte rocciosa senza toccarle, mettendomici sopra, ma senza demolirle, ma al massimo incorporandole e inglobandole nei muri come se cercassi una spe­ cie di parentela, una sorta di attestato di vecchia ap­ partenenza al posto e non avessi quella sensazione di essere appena arrivato in quel luogo e di essere quindi un po’ un intruso. Quindi le rocce sono per me un elemento di appog­ gio e diventano parte del­ la casa. Abbiamo la fortuna di avere, in questa regione, le formazioni rocciose più vecchie del Mediterra­ neo, dell’Europa. È come la pelle rugosa di un animale preistorico e questo si sente. Sono arrivato a fare un numero di case che mi vergogno un po’ a riferire. Ci sediamo intorno a un tavolo (con i committenti) e mi raccontano com’è la loro vita, la loro vacan­ za ideale, che cosa vor­ rebbero, tutto quello che desiderano e che, in un certo senso, costituisce la casa dei sogni. Nel giro di due o tre mesi partono i lavori. Oggi ci vorrebbe un anno e mezzo, forse due, per avere i permessi ma, allo­ ra, i tempi erano diversi, in un mese si avevano i permessi e si comincia­ va.” Alberto Ponis https://loves.domusweb.it/

43


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Sardonia Ottobre by vittorio e. pisu - Issuu