Aquariphylia 3 anno II febbraio 2012

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Inserto stampabile: un libro sui discus!

Lectio Magistralis: allevare gamberi Pesci rossi: continuano le esperienze formative

Chromis chromis L’acquario in sette domande: il filtro Incubatori orali: Betta simplex La raccolta di conchiglie Stimoli di viaggio, Naso unicornis

Xenopus laevis Muschi & Caridine

Le rubriche del mese


LA RIVISTA È CLICCABILE La rivista che avete tra le mani ha vantaggi (tanti) e svantaggi (pochi) rispetto alla tradizionale carta stampata. Il principale svantaggio è che essa è diversa dalle tradizionali pubblicazioni e questo, nei primi tempi, potrebbe disorientarvi. Tra i vantaggi principali invece c’è che è viva e interattiva. In ogni pagina troverete dei link e molti di questi sono già caricati in modo da condurvi su altre piattaforme di approfondimento. Il tutto è assolutamente gratuito e serve unicamente ad accrescere la diffusione degli acquari nel nostro paese. Quindi cliccate pure e divertitevi a creare la rivista su misura per i vostri gusti. Potrete ad esempio cliccare sui link delle pagine “questo mese parliamo di…” per una navigazione monotematica su temi centrali tecnologici e di attualità. O potrete, volendo, cliccare sulle pagine delle associazioni acquariofile ed ecologiste per avvicinare le attività di particolare interesse, oppure sulle pagine pubblicitarie per incontrare i produttori e scoprire cosa bolle in pentola nel mercato specializzato. Potrete infine cliccare sui link che trovate in altri articoli e ricevere eccellenti suggerimenti sugli argomenti più vari. Insomma, la rivista è fatta per essere fruita a vari livelli e noi vi consigliamo di esplorarli tutti, per ottenere il massimo. Ma se semplicemente volete sfogliarla e non avete ancora acquistato un tablet, ricordate che essa è anche stampabile, in proprio o presso un centro ufficio. Chiunque lo desideri, potrà dunque farne una pubblicazione cartacea di tipo tradizionale. Anche questo è unicamente sotto il vostro controllo!


AQUARIOPHYLIA European Aquarium Hobbyist Magazine www.aquariophylia.it Mensile di informazione per acquariofili e negozianti Autorizzazione del Tribunale di Napoli nr. 7 del 7 - 1 - 2011 Anno II numero 3 - marzo 2012 Edito da Papyrus Publishing COMITATO DI REDAZIONE Valerio Zupo (Direttore Responsabile) Alessandro Palomba (Struttura web) Mariagiulia Peduzzi (Grafica & Impaginazione) Rita Colognola (Segreteria di Redazione) Ettore Peyrot (Web Marketing) Massimo Fabbri (Consulenza Editoriale) Pasquale Ambrosini (Diffusione multimedia) Monica Zuccarini (Diffusione & Divulgazione) Massimo Pagni (Revisione testi) CONSIGLIO SCIENTIFICO Rita Colognola, Francesco Denitto, Luciano Di Tizio, Matteo Grassi, Mirko Mutalipassi, Valerio Zupo RESPONSABILI DI SEZIONE Tony Di Meglio (Mini-acquari) Luciano Di Tizio (Acqua dolce) Gennaro Iovino (Discus) Mario Loffredo (Link & Argomenti Strutturanti) Lorenzo Luchetta (NonSoloAcquari) Mirko Mutalipassi (Test & Recensioni) Antonio Piccolo (Come si fa) Stefano Rossi (Acquario Marino Mediterraneo) Roberto Silverii (Anabantidi) Franco Savastano (Spunti di immersione e di viaggio) HANNO CONTRIBUITO A QUESTO NUMERO Carassio aurato Rita Colognola Francesco De Rosa Tony Di Meglio Federica Ferrigno Livia Giovannoli Mario Loffredo Lorenzo Luchetta Febo Lumare Maria Pia Moschini Cristiano Papeschi Maurizio Quarta Mario Rotondi Fabio Russo Linda Sartini Franco Savastano Roberto Silverii Luigi Storoni Valerio Zupo

Pubblicità e Redazione: Papyrus - Sir Winston Churchilllaan 733 NL 2287 AN Rijswijk - The Netherlands - Tel. 0031-(0)70-3930964 e-mail: aquariophylia@gmail.com Per abbonarsi gratuitamente alla rivista e riceverla ogni mese: http://www.aquariophylia.it Gli autori sono responsabili dei pareri espressi nei singoli articoli e questi non riflettono necessariamente l’opinione della redazione. È vietata la riproduzione, anche parziale, di contenuti, testi, foto o filmati pubblicati in questa rivista, salvo specifica approvazione scritta da parte della redazione.

Per citare gli articoli contenuti in questa rivista usare il formato seguente: Nome dell’autore e titolo dell’articolo In: aquariophylia n., anno, pag. (www.aquariophylia.it)


AQUARIOPHYLIA

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EUROPEAN AQUARIUM HOBBYIST MAGAZINE

Anno II - n째 3 marzo 2012

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EDITORIALE Questo numero in breve Lettere in redazione Lectio magistralis: La gambericoltura. Parte prima. Di Febo Lumare Aquariophylia photo contest Benvenuto pesce rosso. Parte seconda. Di Maurizio Quarta La scheda del mese: Chromis chromis di Fabio Russo e Francesco De Rosa Intravisione per i Pesci Poeta: poesia di Maria Pia Moschini Betta simplex l’affascinante incubatore orale di Roberto Silverii Micro-acquari. A volte ritornano: riallestiamo l’acquario marmellata di T. di Meglio e V. Zupo Link: Artemia salina a cura di Mario Loffredo La rubrica del Carassio Muschi e Caridina: questo matrimonio s’ha da fare. Parte seconda. Di Livia Giovannoli La rubrica dei lettori Dalle associazioni L’acquario in sette domande: Il filtro di Federica Ferrigno Conchiglie da collezione: i Conidi di Lorenzo Luchetta Test & Recensioni: 110 CIA Acquavitro 112 Wave glax stone 114 Mikronekuton Natural Deep Sea Mineral 116 Tropic Marin Pro-coral cure 118 Sicce Shark ADV di Mario Rotondi 120 Thrive Aquatics Frag Tree 360

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Inserto: Diskusfische di Stendker Diskuszucht. Prima parte. Traduzione dal tedesco di R. Colognola Oltre il vetro: una veranda di Luigi Storoni Stimoli di viaggio: Nasus unicornis di Franco Savastano Non solo acquari. Xenopus laevis: un simpaticissimo rospo acquatico di C. Papeschi e L. Sartini Nel prossimo numero


I NOSTRI COLLABORATORI E RESPONSABILI DI SEZIONE Questa rivista si basa sul lavoro di un gruppo multidisciplinare di volenterosi che desiderano accrescere la diffusione degli acquari nel nostro paese. Possiamo affermare anzi che, in base alla struttura che abbiamo voluto imporre a questa pubblicazione, ogni responsabile di sezione abbia realizzato una sua propria rivista dedicata ad un singolo argomento. Speriamo che i loro sforzi vi siano graditi, ma attendiamo comunque da voi critiche e suggerimenti, per rendere la nostra famiglia sempre più efficiente e produttiva. Vi presentiamo dunque la squadra!

VALERIO ZUPO (Direttore Responsabile) biologo, laureato a Napoli con lode. Ha frequentato l'Università Livre di Bruxelles per un PhD sulle reti trofiche in fanerogame marine ed ha ricevuto un Fullbright award nel 1994. È stato coordinatore di vari progetti di ricerca e tutt'ora svolge la propria attività di ricercatore della Stazione Zoologica di Napoli, presso il laboratorio di Ecologia del Benthos di Ischia (Napoli). Da molti decenni è appassionato di acquari ed ha scritto per numerose riviste nazionali, oltre a collaborare con varie riviste divulgative internazionali. I suoi interessi di ricerca sono focalizzati all'ecofisiologia dei crostacei decapodi, le reti trofiche ed i rapporti tra piante ed animali. Ha scritto 12 libri divulgativi sugli acquari, le malattie dei pesci, la fauna e la flora del mediterraneo. Nel campo degli acquari è particolarmente interessato agli aspetti ambientali, la gestione dei sistemi complessi, il filtraggio e la qualità dell'acqua, nonché le malattie dei pesci e gli acquari marini mediterranei. Ha inoltre pubblicato alcuni testi sui discus ed alcuni CD multimediali sulle malattie dei discus e sulla gestione degli acquari marini e d'acqua dolce. ALESSANDRO PALOMBA (Organizzazione editoriale e Struttura Web) appassionato da sempre di acquariofilia mediterranea, crea nel 2000 il sito Acquario Marino Mediterraneo con il gruppo “Amici del Med” che riunisce tutti gli appassionati di acquario marino mediterraneo e non solo, con l'idea di dare un’informazione libera da profitti commerciali. Nel 2003 fonda con alcuni appassionati l'Associazione Italiana Acquario Mediterraneo e ne è presidente fino al 2009. Sempre nel 2003 scrive il disciplinare per un acquario mediterraneo ecosostenibile, che trova appoggio nella stessa AIAM e viene presentato in diverse occasioni patrocinate da enti ed istituzioni. Nel 2010 fonda con alcuni amici l'Associazione EcoAcquario che ha come scopo prioritario la realizzazione di un acquario mediterraneo “tipo”, realizzato con i soli scarti della pesca professionale o con il recupero di organismi da manufatti destinati alla distruzione. Collabora con diverse scuole per portare avanti progetti di EcoAcquario e gestisce diversi siti tra cui www.aiam.info, www.acquariomediterraneo.it e www.aquariophylia.it. FRANCESCO DENITTO (Autore e Consigliere di Redazione) biologo Marino, Francesco Denitto svolge attualmente attività di ricerca presso l’Università del Salento, ove ha conseguito la laurea in Scienze Biologiche ed il suo dottorato di ricerca in Ecologia Fondamentale. Subacqueo per diletto e professione, effettua studi sulla biologia delle grotte marine sommerse e sull’ecologia degli organismi planctonici, in particolare le meduse. È autore di svariate pubblicazioni scientifiche di biologia marina. Appassionato di lungo corso, è autore di numerosi articoli di acquariofilia e dedicati all’allevamento del discus. Collaboratore di riviste italiane del settore, oggi i suoi lavori sono pubblicati prevalentemente all’estero. Infatti, collabora regolarmente con le più importanti testate internazionali, tra cui lo storico Diskus Brief (Germania), la prestigiosa rivista americana Tropical Fish Hobbyist (TFH) ed alcuni magazine asiatici. È co-autore del libro “Trophy Discus” edito dall’americana Cichlid Press. Relatore per conferenze sul “mondo acquatico”, Francesco è anche giudice di gara nei concorsi internazionali di discus, tra cui alcuni prestigiosi campionati in Europa ed in Asia. È stato fondatore del Gruppo Acquariofilo Salentino (GAS), ove riveste la carica di segretario.

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TONY DI MEGLIO (Responsabile sezione mini-acquari) nato ad Ischia nel 1975 si è diplomato odontotecnico. Da sempre appassionato di natura e di animali domestici (..e non!) ha allevato vari insetti tra i quali compaiono cavallette, scorpioni mediterranei e insetti stecco thailandesi, di cui ha ottenuto varie riproduzioni. È naturalmente appassionato di acquari, e si è dedicato negli ultimi anni alla realizzazione di mini-vasche caratterizzate da grande fascino in poco spazio. Si interessa unicamente di acqua dolce ed è particolarmente interessato alle diverse varietà di Caridina. Ha allevato Betta ed altri pesci d’acqua dolce e riproduce Planorbis e vari altri organismi insoliti. LUCIANO DI TIZIO (Responsabile sezione acqua dolce & laghetto) giornalista professionista, si occupa di acquari da oltre 40 anni. Ha spaziato in tutti i settori di questo hobby, con una particolare attenzione al dolce nostrano ed all’acquario mediterraneo. È stato tra i fondatori dell’Associazione Acquariofili Abruzzese, della quale è attualmente il presidente, ed è stato per sette anni presidente dalla FIAAE, la Federazione che negli anni ‘90 del secolo scorso raggruppò tutte le allora numerose associazioni italiane di acquariofilia e di terrariofilia. Ha allevato e riprodotto pesci, anfibi e rettili ed ha condotto, da solo o con altri esperti, numerosi studi sul campo sulla piccola fauna italiana. Ha scritto oltre 1000 articoli per riviste specializzate, in Italia ed all’estero, oltre ad una dozzina di libri divulgativi. È stato a lungo membro del comitato di redazione e direttore responsabile della rivista Aquarium. Come erpetologo ha partecipato e partecipa a congressi scientifici con propri lavori ed è coautore di diverse pubblicazioni. GENNARO IOVINO (Responsabile sezione Discus) napoletano, commercialista di professione, coltiva da 15 anni la sua immensa passione per i discus. Ha tradotto in italiano e curato la pubblicazione del libro di Andrew Soh “Discus the naked Truth” (“Discus, la Nuda Verità” nella versione italiana). Ha contribuito ad organizzare l'edizione 2010 di Napoli Aquatica e a rendere quell'evento un grande successo internazionale. Ha inoltre partecipato come osservatore a tutte le edizioni della fiera internazionale di Duisburg, evento di risonanza mondiale per tutti gli appassionati di discus e di acquariofilia. Come selezionatore di discus ha partecipato a vari campionati internazionali ottenendo risultati salienti a Duisburg, Stoccolma e Lecce. Infine ha contribuito a portare in Italia i magnifici discus dei fratelli Tan e dei migliori allevatori europei. MARIO LOFFREDO (Responsabile sezione Link) è nato a Napoli il 9 marzo 1967 ed è cresciuto ad Ischia, dove è impegnato nel settore turistico. Ama profondamente il mare ed i suoi abitanti: avvicinatosi all’acquariofilia all’età di 14 anni non se ne è mai più allontanato. Per alcuni anni i suoi acquari sono stati i classici “da salotto”, ma in breve si è accorto che il suo vero interesse era rivolto più al comportamento ed alla biologia delle specie allevate, piuttosto che al colore e alla bellezza. Da diversi anni ha concentrato i suoi sforzi nella riproduzione di specie marine mediterranee. LORENZO LUCHETTA (Responsabile rubrica NonSoloAcquari) divulgatore naturalistico appassionato di piccoli mammiferi da compagnia, fauna montana, ed altri argomenti legati ad animali e piante. In merito a tali tematiche collabora con diverse riviste di settore ed ha scritto testi di cui è autore anche delle immagini. Si interessa da diversi anni come amatore di stagni naturali, acquari d’acqua dolce fredda e conchiglie. MIRKO MUTALIPASSI (Responsabile sezione Test & Recensioni) nato a Napoli nel 1983, da sempre ha coltivato la passione per il mare, la subacquea e gli acquari. Dopo una parentesi di studi presso la facoltà di Medicina e Chirurgia, si è laureato in Biologia delle Produzioni marine. Vanta numerose esperienze lavorative presso serre di importazione di pesci e invertebrati tropicali e collaborazioni con aziende del settore nella realizzazione di sistemi di filtraggio per acquari marini. Ha organizzato e presenziato a numerosi convegni di acquariofilia diretti principalmente ai negozianti del settore. ANTONIO PICCOLO (Responsabile sezione Come si fa) nasce a Napoli nel 1960. I suoi interessi sono: le arti, le scienze e la tecnologia. Opera nel campo della fotografia, video e musica. Dopo numerose mostre, concerti e performance, nel 1984 termina il corso di studi laureandosi in Scenografia presso

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l’Accademia delle Belle Arti di Napoli. Si trasferisce a Londra dove lavora con il regista americano Chatt Hall. Negli anni novanta si è occupato di fotografia naturalistica, ha lavorato nel campo della pubblicità, e-commerce e documentaristica. Attualmente è docente nella scuola secondaria, collabora con varie riviste on line e continua a produrre documentari e fotografie. STEFANO CARLO ANDREA ROSSI (Responsabile sezione Acquario Marino Mediterraneo) geologo professionista, nato a Milano nel 1962, è cresciuto circondato da acquari domestici. Dopo una pausa post-universitaria ha messo i ramponi nel cassetto, ha ripreso ad immergersi con l’autorespiratore ed infine ad allestire acquari, con vasche di acqua dolce, di sole piante e, finalmente, ancora marine mediterranee, grazie ai gruppi incontrati sul web fino alla mailing list che evolverà in AIAM (Associazione italiana Acquario Mediterraneo, www.aiamitalia.it) di cui attualmente è presidente. L’impegno all’indipendenza, alla divulgazione e alla didattica, l’apertura al confronto ed i contatti con il mondo della ricerca sono tra gli obiettivi che considera prioritari per un’associazione di appassionati, così che un semplice hobby possa divenire anche strumento di crescita personale per tutti. FRANCO SAVASTANO (Responsabile Spunti di Immersione e di Viaggio) napoletano, da molti anni residente ad Ischia, dove svolge attività subacquea come consulente, responsabile locale ed istruttore (in diverse specialità tecniche) della Federazione Italiana Attività Subacquee FIAS. È laureato in Giurisprudenza, giornalista pubblicista, scrittore specializzato nei settori Nautica, Mare, Subacquea. È conduttore di programmi televisivi per emittenti locali, corrispondente di riviste nazionali ed internazionali. È stato inviato speciale all’estero per importanti testate nazionali del settore subacqueo. È autore di rubriche periodiche di biologia marina su testate europee, scrittore di manuali tecnici subacquei per testate estere, vincitore di innumerevoli prestigiosi premi ed attestazioni internazionali in concorsi foto-video, tra i quali i massimi riconoscimenti mondiali Plongeur d’or Diaporama 1984, Plongeur Argent 1982, Diaporama e Plongeur de Bronze 1983, Diapositive al Festival Mondial de l’Image Sous-marine di Antibes Juan-Les-Pins. È stato presidente e più volte membro di giurie nazionali ed internazionali di fotografia e film. ROBERTO SILVERII (Responsabile Sezione Anabantidi) abruzzese, è nato nel 1984 a Roma e vive da alcuni anni a Bologna, ove studia Medicina Veterinaria. La passione per l'acquariofilia nasce sin da bambino dall'amore per gli animali e matura poi con l'iscrizione all'Associazione Acquariofili Abruzzese. Grazie a Luciano Di Tizio ed Amedeo Pardi si concentra nell'allevamento di Betta splendens, e dal 2005 si dedica alle varietà di selezione. È co-fondatore e presidente dell'Associazione Italiana Betta, che ha raggiunto proprio nell'ultimo anno traguardi importanti nella diffusione dell'allevamento delle varietà "show" di Betta splendens. FEDERICA FERRIGNO (Autore) è nata a Napoli il 30/06/1988. Nel 2010 si è laureata con lode in Biologia delle Produzioni Marine, con tesi sulle patologie dei Gorgonacei. Da sempre ha nutrito una forte passione per il mondo animale e per il mare, avvicinandosi in tal modo all’acquariologia e al diving, nonché alla fotografia subacquea. Ha partecipato a diversi progetti di salvaguardia e monitoraggio di tartarughe marine e soccorso di cetacei spiaggiati. LUIGI STORONI (Autore) l’architetto Luigi Storoni, nato a Napoli nel 1957, si è laureato con una tesi sul recupero architettonico di Pozzuoli. I suoi interessi spaziano nel campo dell’arte dalla pittura alla fotografia, dalla computer grafica alla progettazione architettonica, con particolare attenzione all’impatto ambientale e all’ecosostenibilità. Attualmente è docente di Liceo Artistico a Napoli. LIVIA GIOVANNOLI (Autore) è nata a Venezia nel 1968 ed è uno dei pochi volti femminili dell'acquariofilia italiana. Appassionata Acquariofila con la “A” maiuscola dall'anno 2000 quando ha “scoperto” l'acquario. Una vera passione per il discus la porta a collaborare attivamente con i portali internet Discusfriends, DiscusPortal e Mondodiscus. La curiosità per l'acquario dolce tropicale e l'acqua-botanica fa sì che in casa ci siano sempre diverse centinaia di litri d'acqua, allestiti secondo la curiosità del momento: Discus, Ciclidi sudamericani, Loricaridi, Caridine,

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piante acquatiche, palustri e muschi. Ha collaborato con diverse case editrici (Aquaedì, Aquapress, Primaris) e si impegna nella divulgazione dell'acquariofilia in Italia organizzando e partecipando attivamente alla creazione di manifestazioni legate all'acquariofilia (Discus Day, Aquascaping workshop). Attualmente, oltre ad una consolidata collaborazione con Mondodiscus, fa parte del Team project di Napoliaquatica. MAURIZIO QUARTA (Autore) salentino verace, nasce a Lecce nel 1976 ed è laureato in Tecnologie per i Beni Culturali. L’acquariofilo che è in lui emerge da ragazzino, con un piccolo acquario di pesci rossi, per arrivare con successo al marino tropicale. Ma il primo amore non si scorda mai!. Così da alcuni anni dedica la sua vasca di oltre 600 litri all’allevamento di varietà pregiate di carassio. I suoi interessi abbracciano anche la fotografia e la collezione di piante grasse rare. Per diversi anni membro dello storico G.A.S. (Gruppo Acquariofilo Salentino), è socio fondatore del Salento Aquarium Club. FABIO RUSSO (Autore) nasce a Sorrento nel 1978. Appassionato di fotografia subacquea e naturalistica, collabora con il sito www.mondomarino.net e partecipa alla progettazione e realizzazione di documentari naturalistici sul mare. Per l'associazione AMM “Acquario Marino Mediterraneo” cura la rubrica "strani e poco conosciuti", oltre a collaborare alla stesura di schede di organismi marini mediterranei. FEBO LUMARE (Autore) biologo marino, laureato presso l’Università di Roma, è uno dei pionieri dell’acquacoltura in Italia. È specializzato nel campo della gambericoltura, per la quale ha svolto stage di approfondimento in USA, Centro America, Medio ed Estremo Oriente, Sud-Est Asiatico e in molti paesi dell’area del Mediterraneo e del Nord Europa. Dirigente di Ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche, è stato direttore dell’Istituto per lo Sfruttamento Biologico delle Lagune e docente di discipline riguardanti l’acquacoltura presso le Università di Bari, Lecce e Palermo. Membro di numerosi comitati tecnico-scientifici governativi, regionali e provinciali, è inoltre, titolare di brevetto in conto C.N.R. per formulazione di mangimi per postlarve di Peneidi e di contratto di trasferimento tecnologico sui metodi di produzione di novellame di gamberi. Attualmente è direttore del CONARGA (Consorzio Nazionale di Ricerca per la Gambericoltura). È autore di circa 140 pubblicazioni scientifiche e tecnologiche e di manuali nel campo dell’acquacoltura, con particolare riferimento alla gambericoltura. MARIA PIA MOSCHINI (Autore) è nata nel 1939 a Firenze, dove vive. Poeta lineare, pubblica nel 1983 Rizomata. Nello stesso anno fonda ”Intravisioni Area”, spazio di ricerca artistica. Autrice di varie opere teatrali, ha pubblicato nelle Edizioni Gazebo il volume di testi teatrali Bataclàn (1997) e il volume di racconti Abitare il fantasma (2005). Nel 2003, con Rosaria Lo Russo e Liliana Ugolini pubblica La pissera (Edizioni Ripostes). Il suo ultimo volume di racconti è Il salottino degli ospiti invisibili ediz. Gazebo, (2010). Collabora alle Edizioni Morgana ed è redattrice della rivista “L’area di Broca”. CRISTIANO PAPESCHI (Autore) è laureato in Medicina Veterinaria presso l’Università degli Studi di Pisa e specializzato in Tecnologia e Patologia del coniglio, degli animali selvatici e dei volatili presso l’Università di Napoli. È in servizio presso l’Università degli Studi della Tuscia e i suoi campi di interesse si articolano tra le specie esotiche e selvatiche (roditori, lagomorfi, rettili e anfibi). Autore di numerose pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali nonché autore di due libri sugli animali non convenzionali è anche relatore in congressi inerenti gli esotici e la selvaggina. Vanta numerose collaborazioni con riviste specialistiche e divulgative, sia come autore che come referee, forum a tema e siti internet ed è membro del comitato scientifico di Vetpedia. Nella sua carriera accademica ha partecipato a numerosi progetti di ricerca relativi a studi biologici di base, mutagenesi ambientale ed ecologia.

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GLI ACQUARIOFILI

amicizia. Questo è un acquario, per

SONO DIVERSI!

tutti noi e forse anche molto di più. Anzi, potremmo dire, per ognuno di

Cos’è che rende “magico” un acqua-

noi è una cosa un po’ diversa, ma di

rio? I colori dei pesci? Il rumore del

certo possiamo tutti condividere

filtro? Le bollicine che salgono lenta-

quella sensazione di appagamento, di

mente nell’acqua e si rompono in

tradizione, di “casa” che un acquario

superficie? Chiunque ami un acqua-

“nostro” riesce a trasferire. Il senso

rio sa bene che non è questo. Né la

del possesso certamente è un ele-

possibilità di riprodurre specie sem-

mento fondamentale. Questo va nella

pre nuove, la bellezza della vegeta-

direzione di quanto spiegato alcuni

zione subacquea, le occasioni didatti-

anni fa da Konrad Lorenz, che vede-

che che divertono. Certo, un acqua-

va rappresentate nell’acquario una

rio è anche tutto questo, chi potrebbe

serie di pulsioni umane molto pro-

negarlo? Ma ciò che lo rende vera-

fonde ed antiche.

mente magico è quella strana vibra-

Per comprenderlo possiamo fare una

zione ludica che ti prende al cuore

veloce considerazione: guardando

quando realizzi che mettendo insie-

l’acquario di un amico le nostre sen-

me sabbia, piantine ed un paio di

sazioni cambiano, diventano meno

quei pesci tropicali, riuscirai a

profonde. Ci avete mai fatto caso?

costruire un ambiente naturale,

Potrà essere una vasca bellissima,

tutto tuo! Possedere un pezzo di

con landscape curato nei dettagli,

natura ed entrarci con lo sguardo

pesci sanissimi in riproduzione,

quando vuoi, per meravigliarti in

acqua cristallina e luce brillante.

ogni secondo di quello che vedi nel

Bello? Bellissimo! Senza dubbio

prodigioso spazio di cristallo. Gli ani-

magnifico ed appariscente. Forse più

mali si muovono lenti, quasi levitano,

di quanto sapremo mai realizzare.

eppure si accorgono della tua presen-

Eppure… non ci dà quel nodo allo sto-

za, la tollerano e, dopo qualche

maco che proviamo, tornando a casa,

tempo, si lasciano andare a segnali di

quando abbiamo da poco allestito il 10


nostro piccolo venti litri! Fateci caso… Ebbene, tutto questo dimostra che un acquario è veramente in grado di toccare corde profonde della nostra coscienza, facendoci godere come nessun videogioco potrà mai fare. Ora potremmo chiederci: chi conosce queste sensazioni oltre all’acquariofilo vero? Chi le conosce oltre a voi che leggete queste pagine? Le conoscono i produttori, che dovrebbero individuare i vostri gusti e le vostre esigenze, per offrire materiali

attraenti?

Le

conoscono i pubblicitari, che tentano di pescare nuovi clienti inventando esigenze? Le conoscono i super-esperti che scrivono libri di tassonomia e allevamento? Sinceramente, tristemente, riteniamo di no! Troppo spesso vediamo sul mercato oggetti realizzati con superficialità,

ed equilibrio biologico. Alimenti che

senza tener conto delle nostre vere

non coccolano per niente i nostri

pulsioni, il nostro bisogno di… gioca-

beniamini…

re. Filtri prodotti “immaginando” che

Termoriscaldatori che rendono il

funzioneranno… Biocondizionatori

riscaldamento dell’acqua una que-

che creano nuovi problemi di stabilità

stione di stato… Sistemi di illumina11


zione che fanno tanto parlare di sé

scono immediatamente, perché rie-

eppure… producono alghe epifite in

scono a trasmetterci a prima vista

abbondanza a causa di errato spettro

quelle sensazioni ludiche che rincor-

di emissione. Ma soprattutto, acces-

riamo. Lo schiumatoio o il fertilizzan-

sori senz’anima, che non riescono a

te che ci offrono hanno talvolta un

divertirci, a soddisfare la nostra esi-

aspetto artigianale, ma hanno il sapo-

genza di perfezione ed efficienza.

re antico che desideriamo gustare.

Pensandoci bene, gli accessori di una

Talvolta costano qualche euro in più.

volta erano diversi. Un aeratore di

Si tratta di soldi ben spesi. Perché

vent’anni fa o una delle prime pompe

quello che vogliamo raggiungere col

centrifughe apparivano molto spar-

nostro acquario non è un risultato

tani nell’aspetto, talvolta difficili da

mediocre a buon prezzo. Noi vogliamo

adoperare, eppure contenevano quel-

la perfezione! Dovendo scegliere,

l’energia viva che deriva dalla passio-

meglio realizzare un acquario da dieci

ne, quella cosa che faceva gioire per il

litri di livello eccelso, che allestire un

“nuovo giocattolo tecnologico”. Oggi

acquario da supermercato, di quelli

queste sensazioni sono regalate sem-

da cento litri e… tanta plastica in più!

pre meno di frequente e, spesso, pro-

In fin dei conti siamo noi che possia-

prio da oggetti costruiti con tecniche

mo e, direi, dobbiamo dirigere il mer-

artigianali.

cato affinché l’acquariofilia torni ad

È possibile tornare un po’ indietro,

essere una passione pura e sincera,

pretendendo meno estetica (even-

appagante, divertente, profondamen-

tualmente) e più passione? Come riu-

te personale. Stiamo facendo passi da

sciremo a spiegare ai produttori quel-

gigante e, permetteteci di dirlo, il

lo che veramente è importante per un

merito è anche un po’ di questa rivi-

acquariofilo? Senza dubbio è fonda-

sta. Noi cerchiamo di fare la nostra

mentale prendere coscienza di quan-

parte per informarvi e, soprattutto,

to un acquariofilo è diverso, rispetto

ricordarvi che siete unici e diversi.

ad appassionati di altri hobby.

Stiamo rapidamente producendo una

Bisognerà che ne prendiamo coscien-

popolazione di acquariofili consape-

za per primi, se vogliamo essere presi

voli dei loro pregi e dell’assoluta uni-

in considerazione.

cità che li rende persone migliori. Voi

Impariamo a “premiare” chi è dalla

fate la vostra, pretendendo sempre

nostra parte. I produttori seri, quelli

l’eccellenza. Non dovete, non potete,

che lavorano con passione, si ricono-

accontentarvi di meno! 12



QUESTO NUMERO...

in breve L e c t i o m a g i s t r a l i s: allevar gamberi. I gamberi costituiscono una risorsa fondamentale per la moderna acquacoltura e il Prof. Febo Lumare è stato uno degli antesignani, in Italia, per gli studi tesi a rendere questi allevamenti possibili e redditizi. Nel 2008, il volume di gamberi da allevamento ha costituito il 52,1% della produzione mondiale (sia da pesca sia da allevamento, per un valore complessivo di 6.599.671 tonnellate), con un quantitativo di 3.399.105 tonnellate. In questo numero inizieremo un viaggio nel campo dell’acquacoltura da reddito, per capire qualche piccolo segreto gestionale da utilizzare nei nostri acquari. Benvenuto pesce rosso! Nel numero precedente abbiamo preso in considerazione le caratteristiche minime dell’ambiente per i pesci rossi e le regole di base per sistemare una boccia o, meglio, un piccolo acquario in casa. Ma quali tra le tante varietà di pesce rosso possono, seppure temporaneamente - lo ripetiamo - essere ospitate in una boccia? Senza mai dimenticare che quest’ultima, infatti, dovrebbe solo rappresentare una sistemazione temporanea, la varietà comune, il classico “pesce rosso”, e la varietà conosciuta come “orifiamma”, entrambe limitatamente ad esemplari giovani, sono abbastanza robuste da poter resistere alle condizioni di vita estreme a cui la boccia li costringerà. Assolutamente da escludere tutte le altre, troppo delicate. In questo numero consideriamo un argomento fondamentale dell’allevamento del pesce nella nostra casa: l’alimentazione. Chromis chromis: la scheda. È facilmente riconoscibile grazie alla colorazione e la peculiare forma del corpo, ovale alto e compresso, la pinna caudale è tipicamente forcuta, a forma di coda di rondine. Si nutre di minuti organismi planctonici (principalmente zooplancton) e bentonici. La riproduzione avviene durante tutta l’estate (da maggio ad agosto) su fondali rocciosi ed è preceduta da un particolare rituale. È un pesce molto resistente, ma con comportamento non molto dolce verso altre specie se inserito per primo, sentendosi il “proprietario” della vasca. Lo raccontiamo in una scheda… naturalmente su aquariophylia! 14


Poesie. Questo mese l’autrice è Maria Pia Moschini e ci propone un eccellente attacco letterario sul… pesce poeta. Insomma, non è il poeta a parlare del pesce, ma quest’ultimo a… Beh, riassumere una poesia è come spiegare una barzelletta! Leggetela e diteci se fa commuovere e sorridere insieme, proprio com’è successo a noi. L’acquario in sette domande. Il filtraggio. Rammenterete che abbiamo iniziato una serie destinata al negoziante, basata sulle sette domande di un nostro lettore. Siamo oggi arrivati alla terza: sul filtraggio. Per un corretto e duraturo funzionamento di un piccolo ecosistema acquatico, ricreato in un angolo del nostro appartamento, è necessario e fondamentale porre particolare attenzione al sistema di filtraggio dell’acqua. Cosa fare? Come manutenerlo? La nostra esperta ci spiega di tutto… di più! B e t t a s i m p l e x: l’affascinante incubatore orale. Immaginate un pesce che si accoppia con un rituale affascinante come il Betta splendens, ma vive pacificamente in comunità e cura i piccoli per settimane proteggendoli nella sua bocca... Il Betta simplex è fatto così e negli ultimi tempi in Italia stiamo assistendo a una forte crescita dell’interesse per specie come la sua: i cosìddetti Betta “selvatici”. In realtà, la definizione di “selvatico” sarebbe applicabile solo ai pesci prelevati direttamente in natura; ma tra gli allevatori di Betta è convenzione indicare come Betta “selvatici” o “wild” tutti i pesci appartenenti alle specie diverse dallo splendens. Anche in questo caso, naturalmente, dopo la lettura dell’articolo sentirete l’irrefrenabile impulso ad allestire un acquario per questi grandi piccoli gioielli della natura. Oggi parliamo di… A r t e m i a s a l i n a. Appartiene alla classe dei brachiopodi ed è stata descritta per la prima volta dal grande Linneo, nel 1758. Si tratta di un animale che avrebbe del fantastico, se non fosse tanto comune. Immaginiamo un animale che possa vivere in ambienti acquatici molti diversi, dalle pozze salmastre alle saline. Immaginiamo ora che produca uova resistenti alle salinità estreme, le quali possono essere seccate completamente e resistere per anni, al sole, per rivitalizzarsi quando nuovamente immerse in acqua. Impossibile? La utilizziamo in acquario, per nutrire organismi di ogni genere. I nauplii, appena schiusi, sono ricchissimi di vitello e possono servire per alimentare larve di pesci e di invertebrati. La rubrica del Carassio. Carassio è sempre lo stesso. Lui però afferma che gli umani non sono sempre uguali. A suo dire la gente dimostra un livello crescente di aggressività. In questo articolo mette a confronto pesci e umani per tirare delle somme inquietanti. Lo fa con dimostrazioni quasi scientifiche, come suo solito, e tira in ballo argomenti tecnici dei quali, per la verità, pare alquanto poco esperto. In fondo però appariva contento, perché questo mese ha ricevuto la letterina di un amico e… chi trova un amico trova un tesoro! Muschi e caridine: questo matrimonio s’ha da fare! Nel numero precedente abbiamo esaminato i rudimenti dell’allevamento delle Caridina e mostrato le possibilità di abbinarle “in matrimonio” 15


a magnifici muschi per realizzare acquari piccoli in dimensioni, quindi adeguati ai moderni spazi domestici, ma estremamente “ingombranti” in quanto a interesse e tali da divenire centro delle nostre attività ludiche e distensive. Continuiamo esaminando brevemente i due principali generi dulcacquicoli di questi simpatici crostacei decapodi. Inserto da stampare e conservare: i discus. Questo volumetto, prodotto dall’azienda Discuszukt, tradotto dalla nostra redazione e regalato in esclusiva ai lettori di aquariophylia, è il risultato della cooperazione della nostra rivista con alcuni tra i maggiori riproduttori di questo eccellente ospite dell’acquario d’acqua dolce. Nel corso dei prossimi numeri, vi offriremo in puntate mensili i diversi capitoli di quello che potrà divenire un bel libro da consultare o leggere tutto d’un fiato. Non dovete fare altro che stampare le pagine dell’inserto e conservarle, numero dopo numero. Al termine potrete rilegarle mediante un dorsetto per pagine forate, oppure consegnarle ad un centro stampa per farle assemblare. Di fatto, si tratta di un altro regalo che aquariophylia fa a tutti gli appassionati dell’acquario d’acqua dolce. Questo mese iniziamo col primo capitolo, dedicato all’installazione della vasca per i discus. Test & Recensioni. Come sempre ricca, la sezione test e recensioni prende in considerazione, in questo numero, un integratore minerale per caridine, un antiparassitario per coralli, un filtro per l’acquario marino e d’acqua dolce, un sistema innovativo per coltivare talee di coralli, un nuovo materiale filtrante e una linea nuovissima e completa di fertilizzanti per l’acqua dolce. Desiderate notizie su altri prodotti: basta scriverci e chiedere… per il prossimo numero! Oltre il vetro: una veranda esterna. Una grande opera d’arte, probabilmente, avrebbe potuto introdurre una nota dinamica integrandosi con l’arredamento moderno. Ma una grande opera d’arte non era economicamente fattibile a questo scopo, né adattabile all’ambiente aperto. Interpretando le intenzioni del committente di porre l’accento sulla zona centrale dell’ambiente, sono state sistemate due vasche angolate tra loro e la palma, che si è voluta conservare. L’aggiunta delle vasche, come si vedrà nell’articolo, modifica totalmente il layout, producendo un effetto dinamico, di vita e colore. Non avete un bar? Questo è un dettaglio assolutamente trascurabile. Se avete una terrazza con una tettoia o un tendone in giardino, questa realizzazione è fatta apposta per voi. Stimoli di viaggio: N a s o u n i c o r n i s. Questo mese il nostro amico subacqueo, di ritorno da una delle sue avventure, ci conduce nell’oceano Pacifico alla ricerca di Naso unicornis. L’esemplare nel video è da ritenersi di media età, per le sue dimensioni di circa quaranta centimetri di lunghezza, che in età avanzata possono essere di circa il doppio. L’avvicinamento e la carezza con un dito sulla guancia, che si vede nel filmato, non sono certamente usuali ed è da attribuirsi alla delicatez16


za dell’approccio tenuto dall’autore, che è arrivato al contatto fisico con il soggetto, senza che esso fuggisse spaventato. X e n o p u s l a e v i s: un simpaticissimo rospo acquatico. Per la rubrica “non-solo-acquari” questo mese presentiamo un nuovo possibile amico domestico. Xenopus laevis è un anfibio che, per le sue peculiarità, sta prendendo sempre più piede tra gli appassionati di animali esotici ma soprattutto tra gli acquariofili. Quest’animaletto non è difficile da allevare ma ha delle necessità un po’ particolari che è bene conoscere. Questo rospo è originario delle regioni dell’Africa meridionale ma oggi lo possiamo trovare anche in alcuni bacini di acqua dolce degli Stati Uniti, America centromeridionale ed Europa occidentale, in seguito dell’abbandono, nel corso degli anni, di soggetti precedentemente detenuti in cattività come animali da acquario o da esperimento; la sua estrema adattabilità anche a condizioni climatiche sfavorevoli ne ha determinato l’attecchimento.

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In questa sezione riceviamo le vostre lettere e rispondiamo sia sulla rivista sia per e-mail. Potete scrivere semplicemente collegandovi al nostro sito web (www.aquariophylia.it) ed utilizzando l’apposito spazio lettere. Ovviamente sono accettate anche lettere ricevute per posta normale, ma in questo caso i tempi di risposta sono molto più lunghi. Nei primi numeri la rubrica avrà l’aspetto che osservate, semplice e classico. In futuro, anche grazie ai vostri contributi, cercheremo di rendere le risposte sempre più “interattive” in modo che possiate contare sul parere di vari esperti per la risoluzione dei problemi sottoposti alla redazione.

www.aquariophylia.it COMPLIMENTI & CONSIGLI! Vi ho scoperto con un po’ di ritardo e adesso mi godo il fatto di avere un bel po’ di buona lettura arretrata in attesa dell’uscita del prossimo numero. Benvenuti, con una rivista di cui si sentiva una grande mancanza! Dopo i complimenti, dovuti e quanto mai meritati, mi permetto, sollecitato dalla vostra richiesta di pareri e suggerimenti, di esprimere quel che sarebbe il mio desiderio rispetto a una rivista “dei sogni”: senza dilungarmi troppo, con un (ardito?) paragone, mi piacerebbe una sorta di “Quattroruote” dell’acquariofilia nel quale il neofita come l’esperto potesse vedere sviscerato di volta in volta un “tema” riguardo la conduzione della vasca, con la presentazione dei prodotti che hanno attinenza con questo “tema” e con un loro confronto, fatto di dati, misure, costi di manutenzione, prezzi d’acquisto, reperibilità, efficienza dell’assistenza,… Un esempio tra i tanti possibili: acquario “dolce” - i test dell’acqua, quali parametri tener monitorati, perché alcuni parametri possono essere più o meno importanti rispetto ad altri in relazione al tipo di conduzione della vasca, quali alternative presenta il mercato (strisce, reagenti liquidi…) marche presenti sul mercato con un’analisi dettagliata del prodotto offerto (accuratezza della misura, leggibilità dell’esito, conservazione, costo, reperibilità…) e quant’altro fosse

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utile (e adesso non mi sovviene) al consuma-

RISPONDE IL… CAPO

tore acquariofilo per scegliere consapevol-

Noi non solo ringraziamo per i complimenti, sem-

mente un prodotto rispetto all’altro.

pre graditissimi, ma anche per le proposte concre-

Poiché adesso questo momento di “critica” di

te che il nostro lettore ha voluto fornire. L’idea è

quanto offrono i produttori è quasi totalmente

eccellente, e questo tipo di rubriche, in realtà, fa

assente (il “quasi” è cautelativo; non mi risul-

parte dei nostri piani editoriali. Altre riviste che ci

ta niente del genere ma magari mi sono perso

hanno preceduto hanno evitato accuratamente di

qualcosa) e/o affidato al parere soggettivo del

parlare concretamente di prodotti, per poter evita-

singolo che quasi mai ha la possibilità di spe-

re rapporti tesi con produttori ed operatori com-

rimentare e provare più di un prodotto per

merciali. Noi abbiamo idee diametralmente oppo-

volta.

ste. Dal punto di vista dell’hobbista, siamo convin-

Penso che una rivista che fosse il riferimen-

ti che non ci si diverta affatto se non si riesce a

to di ogni appassionato nel momento in cui

conoscere una vasta gamma di “piccoli oggetti del

si trova a dover scegliere il mangime per i

desiderio” ed è necessario che una rivista autore-

pesci rossi piuttosto che il rifrattometro o la

vole metta in luce pregi e difetti dei più interessan-

pompa di movimento, sarebbe anche molto

ti. Dal punto di vista dei produttori, siamo convinti

appetita dai produttori stessi (dando per

che sia meglio parlar male di un qualsiasi aggeg-

scontata e acquisita l’imparzialità, la compe-

gio, piuttosto che ignorarlo. Pertanto abbiamo

tenza e… il diritto di replica) oltre a fornire un

inserito sin dalla nascita della rivista una serie di

supporto insostituibile ai sempre più nume-

rubriche in questo senso. Non è facile, lo diciamo

rosi lettori.

subito. I produttori e gli sponsor non sono mai

Grazie di tutto!

abbastanza soddisfatti di quanto detto, anche se le

Buon lavoro,

recensioni rivelano numerosi lati positivi di un buon

Mao72

prodotto. Gli appassionati ritengono costantemente che questo nostro lavoro sia fatto “a pagamen-

RISPONDE LA REDAZIONE

to” come forma di pubblicità occulta! Noi siamo

I complimenti sono come sempre graditissimi,

quindi bersagliati da ogni lato, ma continueremo a

anche perché evidentemente sinceri. Siamo molto

fare questo lavoro, che ci piace, con totale onestà

orgogliosi della fiducia che stiamo riscuotendo dai

intellettuale: le malelingue, prima o poi, dovranno

nostri lettori e questo, senza dubbio, ci spinge a

desistere e convincersi della nostra trasparenza!

fare sempre meglio. I suoi suggerimenti, poi, sono

La sua proposta, come dicevamo, è estremamen-

eccellenti e la rubrica suggerita si inserirebbe per-

te interessante e concreta. Siamo però in un

fettamente nelle nostre politiche editoriali. Bisogna

momento di grande lavoro, con tante rubriche

solo trovare chi se ne occupi. Invitiamo quindi pub-

nuove da iniziare, l’anno nuovo da affrontare anche

blicamente tutti i nostri collaboratori a pensare alla

economicamente, i collaboratori che, come sem-

cosa. Anzi, invitiamo anche eventuali lettori che

pre, scarseggiano. In definitiva, siamo in pochi,

vogliano cooperare, a farsi avanti se si sentono

stiamo lavorando anche di notte, e servirebbero

pronti ad affrontare il grande pubblico. In ogni caso

risorse più elevate per accrescere i contenuti della

ci pensiamo seriamente e proveremo a realizzare il

rivista. Abbiamo ad esempio in programma dei

suo progetto, che ora è divenuto anche nostro. I

podcast (in modo che possiate ascoltare la rivista

tempi, ovviamente, dipenderanno dalla effettiva

anche in autobus, mentre andate al lavoro!) e filma-

possibilità di realizzarla coi nostri pochi mezzi. Ma

ti-intervista con i maggiori produttori, da avvicinare

ci potremmo riuscire! Grazie ancora di essere con

agli aquariofili. Abbiamo in forno una serie di rubri-

noi: siamo orgogliosi di avere lettori tanto scrupo-

che per avvicinare nuovi utenti agli acquari ed il

losi e propositivi!

famoso corso di fotografia (oltre a quello di ittiopa-

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tologia) che stentano a partire. E poi ci saranno a

al parere di uno dei tanti lettori (in termini di

breve le modifiche da apportare a seguito dell’in-

tempestività della risposta e del prezioso

chiesta dei lettori e del miglioramento del consiglio

tempo dedicato alla stessa) valgono più di

scientifico e di redazione. Come fare per inserire

mille parole e considerazioni. Da parte mia

anche questa buonissima idea? Si accettano con-

non posso che ringraziare e “fare il tifo” per

sigli e collaborazioni. Se dei lettori volenterosi ed

tutte le iniziative che vorrete intraprendere

esperti vorranno passare dalla nostra parte, da

per il futuro sviluppo della “nostra” rivista,

quella della redazione, il consiglio scientifico della

certo più che mai che, quando anche non

rivista potrà offrire tutto il supporto tecnico ed il

fosse quella personalmente proposta, ogni

bagaglio di esperienze per assicurare che test e

direzione intendete intraprendere costituirà

recensioni siano corretti e bilanciati. Ma se non

comunque un’interessante scoperta ed un

otterremo questo tipo di contributi, sarà comples-

motivo di crescita. Grazie ancora e… in bocca

so realizzare nuove attività nell’immediato, a parte

al lupo!

quelle già programmate. Ancora una volta siamo stati sinceri e trasparenti, descrivendovi la situazio-

NON POTEVA MANCARE LA CHIOSA

ne qual è. Siamo certi che lo apprezzerete, come

DI CARASSIO!

di consueto.

Grazie a te amico nostro, per essere divenuto parte della... famiglia. Ti rinnovo l'invito: se hai cose inte-

TORNA IL LETTORE

ressanti da dire, la rivista ti darà spazio, perché è

Beh, che dire… L’attenzione dell’Adm. rivolta

solo un “luogo” per contenere le nostre passioni.

20


LAMPADE

distacco dalle sottostanti. A mio parere sono

Buongiorno a tutti, innanzitutto voglio ringra-

al limite con le lampade, troppo poche o

ziare tutto lo staff per ciò che fate e la dispo-

magari anche sbagliate, avrei il posto per una

nibilità. Mi sono permessa di aprire un argo-

terza ma: cosa compro? Per me è un mondo

mento nuovo poiché specificatamente di lam-

molto intricato, ho paura che il negoziante pur

pade non ho trovato nulla. Possiedo un

di vendere... mi rifili qualche cosa di sbaglia-

acquario di 180 lt. lordi a cui mi sto ri-dedi-

to. Chiedo aiuto a Voi? Che cosa devo fare?

cando dopo un periodo di abbandono, è dota-

Grazie ancora a tutti e complimenti per il

to di 1 lampada Grolux F25W/30 gro T8 e 1

Vostro lavoro

Acquastar F25W/30"/174 T8 (questa è la dici-

Daniela/Milano

tura scritta sopra). Ho diverse piante:

Echinodorus bleheri, Limnophila heterophylla, L. sessiliflora, Anubias barteri, Hygrophila angusta, Ludwigia repens. Ma il mio problema è la Limnophila. Ieri sera ho dovuto procedere alla prima potatura (era stata impiantata 15 gg. fa) ma era cresciuta troppo e dovevo. Sorpresa: era sì lunghissima, ma scarna con poche foglie; erano cresciute lasciando molto

RISPONDE L’ESPERTO DI TURNO Conosci la gradazione kelvin delle lampade? Da quello che ho capito hai un acquario dolce e avendo due lampade per una giusta illuminazione dovresti avere almeno 90w totali e le lampade dovresti accoppiarle così, una deve essere di 4700 °K e una 6500 °K. Malanoch3

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TORNA IL LETTORE

se l’acquario da 180 litri è molto alto, la potenza

Da quello che ho trovato in internet pare

complessiva applicata potrebbe essere insufficien-

siano tutte e due da 10000 K e in totale 50 W,

te per piante fotofile. Una soluzione a buon merca-

di questo sono sicura.

to esiste: utilizzi un riflettore posto sopra ogni lam-

Grazie

pada. Quest’ultimo non solo accresce virtualmen-

Daniela/Milano

te del 100% le radiazioni emesse, ma ridirige anche tutta la luce sul fondo, in modo da renderla

TORNA L’ESPERTO

subito disponibile per le piante. Potrebbe meravi-

Le lampade a 6500 °K le puoi trovare in un comu-

gliarsi presto degli effetti ottenuti, con una spesa

ne negozio di elettronica, basta che siano di marca

assolutamente irrisoria. È fondamentale però utiliz-

(Philip, Osram, Sylvania, ecc). Se poi il negozio di

zare un buon riflettore in metallo lucido, di forma

elettronica è ben fornito può anche darsi che tu rie-

semi-ellittica, con pareti a specchio.

sca a trovare anche quella con gradazione 4700 K. Quanto è lungo l'acquario?

ERRORI MADORNALI

Malanoch3

Leggendo l'articolo sul biotopo per gli

Apistogramma ho letto delle imprecisioni. La svista più grossa secondo me è il Mikrogeophagus altispinosa classificatorio con la vecchia classificazione di Apistogramma,

CHIOSA LA REDAZIONE L’assortimento delle lampade sembra adeguato ma il wattaggio non è molto elevato. D’altra parte,

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ormai la classificazione ufficiale e quella di Mikrogeophagus. Le differenze tra i due generi sono sostanziali: gli Apistogramma depongono in cavità e sono haremici, mentre il genere

Mikrogeophagus depone su superfici piane e forma coppie. Un’altra svista è considerare l'intervallo ph 6.8/7 per tutto il genere Apistogramma, questo valore potrebbe andare bene per i cacatuoides o i borelli, ma per specie come nijsseni, panduro o agassizii preferiscono valori all'ordine dei 5/6,5 se non inferiori, come riportato su seriouslyfish o fishbase. Altra castroneria: i neon T5 da 18 W che non esistono, quelli da 18/20 W sono T8, i T5 HO li trovi da 24 W o casomai si trovano tubi in tecnologia T5 lunghi come i T8 da 28 W come quelli montati sui acquari Juwel. La vostra è una bella rivista ma sono un peccato queste sviste grossolane. Agro LA REDAZIONE SI SCUSA Giustissimo! Alcuni numeri sono impaginati in ritardo e questi sono i risultati. La cosa più ridicola però è che quegli errori erano stati notati e corretti in bozza. Anzi, fu fatta una completa revisione tassonomica dell'articolo per eliminare proprio quegli errori, di cui abbiamo un nitido ricordo. Come mai erano ancora lì al momento della pubblicazione? Mistero! Forse uno scherzo di word, o di dropbox, oppure uno scambio di file. Di fatto comunque c’eravamo accorti del pasticcio grazie alla segnalazione di un nostro autore e avevamo provveduto a disporre un errata corrige sul numero in corso. Insomma, nessuno è perfetto, ma questi errori erano davvero eccessivi, anzi, non c’è proprio modo di chiamarli “sviste”, come gentilmente il lettore suggerisce! Ovviamente la colpa è della redazione, che non ha filtrato correttamente gli errori, probabilmente a causa della fretta, che ha prodotto revisioni insufficienti. Cercheremo di evitarne di simili, in futuro, ma non possiamo escluderlo, dati tempi e mezzi. Voi, però, continuate a correggerci con la stessa grinta. Grazie mille!

UN ALLESTIMENTO PASSO PER PASSO Vi invio delle foto (a destra) dell’allestimento appena effettuato e qualche foto del mio reef allestito poco più di 4 mesi fa. FrancoNapoli RINGRAZIAMENTI D’OBBLIGO Ringraziamo il nostro lettore per aver condiviso con noi le immagini del suo acquario in via di maturazione e le pubblichiamo con piacere, per la gioia di tutti gli appassionati di marino tropicale.

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Mikrogeophagus ramirezi. Adesso con il nuovo allestimento da 200 litri sono indeciso: non saprei quali pesci mettere. Qualcuno potrebbe darmi delle indicazioni? Grazie Salbt

DUBBI SUL FUTURO DELL’ACQUARIO NASCENTE Salve a tutti! Avendo avuto esperienza con acquari tipo dolce da un anno iniziando con 30 litri poi con 60, adesso devo allestire un nuovo acquario dolce da 200 litri 100x40x50h 1cm lo spessore dei vetri fatto da un vetraio, con base in ferro. Ho preso un vano filtro

IL NOSTRO PARERE

interno con pompa centrifuga di ricircolo

Bisogna dire che la sua richiesta suona alquanto

1000L/h. Come substrato vorrei mettere del-

strana! In genere si procede con un ragionamento

l'argilla con fertilizzante, arredi: roccia lavica,

di verso opposto: si decide quali pesci si voglia

e legno manila. Ho acquisito esperienza di

allevare e poi si allestisce un acquario a essi dedi-

riproduzione con alcune specie dei ciprinidi:

cati. Ma l'acquariofilia è un hobby libero: chi ha

Danio zebrati (Danio rerio), Tanichthys albo-

detto che non si possa procedere al contrario?

nubes. Famiglia Poeciliidae: pesce milione (guppy), corallini, molly. Famiglia caracidi neon, tetra imperatore. Ciclidi nani:

Allora formuliamo delle ipotesi. In quella vasca ci potrebbe stare un magnifico ambiente amazzonico, con tre scalari altum e un bel gruppetto di

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Cheirodon axelrodi. Una vegetazione densa (es. un

Una settimana fa ho aggiunto un pulitore di

folto strato di Vallisneria gigantea intervallata da

alghe (Gyrinocheilus aymonieri albino) poi tre

plot di Ceratophyllum) disposta sulla parete poste-

giorni orsono un bellissimo Betta splendens.

riore potrebbe fare da cornice al landscape prodot-

L'acquisto del combattente è stato valutato

to con le rocce grigie ed i legni di torbiera, dai quali

con il mio negoziante, ben sapendo che ci

spuntano gruppetti fitti di Anubias nana.

deve essere un equilibrio caratteriale tra le

Una soluzione totalmente diversa è costituita da

varie specie e di fatto in questi giorni nulla

una vegetazione robusta, coltivata in vasetti,

poteva presagire che oggi oltre alla nevicata

disposti tra le rocce, e una popolazione ittica costi-

mi sarei ritrovato con il Gyrinocheilus morto

tuita da ciclidi del Lago Malawi. Un acquario di

privo delle sue interiora e il betta che gli

queste dimensioni però si presta anche all'alleva-

gironzolava affianco.

mento di tre o quattro discus, che incedono mae-

Ora, non essendo stato presente sulla scena

stosi su una vegetazione chiara e bassa. Troppi

del crimine, e non avendo riscontrato cedi-

ciclidi? Allora potremmo pensare a un gruppetto di

menti di salute da parte del pulitore, vorrei

Dermogenys pusilla su un allestimento chiaro e

sapere se in linea generale i combattenti pos-

semplice.

sano avere comportamenti simili (mio figlio

Questi pesci Beloniformi ascritti alla famiglia

ha visto il betta strappare le interiora al puli-

Hemirhamphidae hanno forme, abitudini di vita e

tore già morto). Sono dispiaciuto dell'accadu-

sistemi di riproduzione eccezionali (peraltro sono

to perché il primo obiettivo fondamentale che

ovovivipari) e si prestano a esperienze fuori dal

mi sono dato è di creare un ecosistema fun-

comune. Beh, le possibilità in realtà sono quasi infi-

zionante senza perdere nessuna creatura...

nite. Ci siamo limitati qui a suggerirne alcune tra le

cominciamo bene! L'autopsia non è stata

più ovvie. Ci faccia sapere, poi, cos'ha allestito e,

eseguita, per la pronta sepoltura del pulitore.

se possibile, ci invii una foto del suo acquario,

Vi ringrazio fin d'ora per i consigli che vorrete

dopo la decisione critica.

passarmi per far in modo che non si ripetano simili eventi Roberto

IL GIALLO DEL GYRINOCHEILUS: BOTTA E RISPOSTA!

RISPONDE UN LETTORE

Considerando che secondo me una passione

Ciao Roberto, ti premetto che non sono un esper-

non è tale se non è condivisa con altri, spero

to ma il tuo post mi ha incuriosito parecchio e sono

di intromettermi spesso in questa piazza vir-

andato a documentarmi... Betta splendens: non mi

tuale imparando il più possibile su questo

sembra sia lui il colpevole perché è aggressivo solo

mondo che un amico mi ha fatto conoscere

con i maschi come lui. Al più potrebbe attaccare

da poco e che mi accorgo avrei voluto inizia-

pesci dalle lunghe pinne e relativamente lenti ma mi

re molto prima. Avrete capito che sono alle

sembra che non sia il tuo caso.

prese con il mio primo regno degli abissi...

Puntius pentazona? Ma sei sicuro che si tratti pro-

dolce.

prio di pentazona? A me sorge il dubbio che inve-

Da circa due mesi, e finora va tutto bene: 100

ce tu abbia dei Puntius tetrazona, perché anche se

lt, piante varie rigogliose, pulitori da fondo e

le due specie sono simili in quanto a colorazione

alghe, un paio di gourami nani, un gruppo di

non lo sono nel carattere.

petitelle, un gruppo di Barbus pentazona

Infatti “penta” deriva dal greco e significa cinque,

(adesso Puntius pentazona, n.d.r.)... e un pre-

mentre “tetra” sempre dal greco significa quattro...

sunto omicidio! Ho bisogno di un vostro

ora ti esorterei a contare le strisce scure dei tuoi

parere.

pesci, ammesso che tu li abbia presi con livrea

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"wild". Comunque, secondo "l'atlante di aquarium"

riscontrato anche un altro cliente del negoziante a

Puntius pentazona è un pesce pacifico e talvolta

scapito di due Ancistrus. Per quanto riguarda i

un po’ timido che nuota meno attivamente rispetto

Puntius è giusta la tua ricerca e ti confermo che

agli altri Puntius. E può convivere con altri pesci

proprio per la loro indole pacifica ho optato per le

pacifici. Discorso diverso per Puntius tetrazona,

cinque striature verticali. Per ora non sostituisco il

che è notoriamente un pesce molto vivace e attivo,

Gyrinocheilus, ma accetto volentieri un vostro con-

anche moderatamente aggressivo, da tenere

siglio per un sostituto futuro e siccome ho nel cas-

esclusivamente in branco (all'interno del quale s’in-

setto una vasca per pesci rossi ci sentiremo molto

staura una scala gerarchica); può attaccare facil-

presto.

mente le pinne degli altri pesci se non è tenuto in

Bersa

numero adeguato. Gyrinocheilus aymonieri è un famoso mangia-alghe

ECCO NUOVAMENTE L’ESPERTO

(anche se ci sono mangia alghe molto più efficien-

Ciao Bersa, di nulla ci mancherebbe! Come man-

ti) che purtroppo è anche piuttosto aggressivo e

gia alghe ci sono ad esempio i piccoli Otocinclus,

spesso e volentieri attacca gli altri pesci.

che non sono aggressivi e vista la grandezza della

Quindi secondo me il Gyrinocheilus avrà provato a

tua vasca secondo me sono l'ideale. Naturalmente

"attaccarsi" a un tetrazona che si è difeso ucciden-

sono da inserire in branco o gruppo. Per quel che

dolo.

riguarda le malattie latenti dei nostri pesci, ho

Le cause della morte del Gyrinocheilus potrebbero

saputo (da un amico biologo marino) che i nostri

essere diverse ma questa mi sembra la più proba-

pesci dal loro luogo di allevamento al nostro

bile, in quanto il Betta solitamente è un pesce

acquario "ne passano di tutti i colori". Tra trasporti

molto tranquillo, anche nel nuoto, per cui non

vari e traslochi da una vasca all'altra... quindi poi

avrebbe potuto sopraffare un pesce veloce come il

spetta a noi fargli trovare il miglior ambiente possi-

Gyrinocheilus. Poi non saprei... qui sicuramente ti

bile nella loro sistemazione definitiva (il nostro

potranno dare risposte molto più esaurienti della

acquario), dove se le condizioni sono ottimali trova-

mia.

no la forza necessaria per rimettersi.

Auguri per il tuo acquario

Tornando ai mangia-alghe mi sento di consigliarti

Orandablu

solo gli Otocinclus, no ad Ancistrus (troppo grossi) e a Crossocheilus oblongus (crescono molto... 15

TORNA IL LETTORE

cm e poi devono essere allevati in gruppo se no

Ciao Orandablu e grazie per il tuo intervento alla

diventano aggressivi).

mia richiesta di aiuto. Grossomodo le tue note

Ti saluto e facci sapere eventuali sviluppi.

sono tutte giuste. Proprio oggi (pausa nevicata)

Orandablu

sono passato dal negoziante ed ha discolpato il betta (confermando le tue osservazione sul com-

Ciao Orandablu, ho colto al balzo il tuo consi-

battente) ritenendo varie le cause dell'incidente

glio ed ho inserito un paio di Otocinclus: non

occorso al pulitore, tra le quali uno stress da

li conoscevo ma sono veramente belli, picco-

ambientazione o forse per malattia (ma allora me lo

li e simpatici e nell'acquario ci stanno benis-

ha venduto già malato!). In effetti quando l'ho inse-

simo.

rito, come accennavi tu, sembrava inviperito ed era

Bene ora, mentre giorno dopo giorno accu-

aggressivo con la comunità poi dopo un paio di

mulo esperienza, comincerò a preparare la

giorni si è rintanato e si faceva vedere a singhiozzo

prossima vasca per i rossi per cui sarò di

poi... il misfatto. Comunque capisco che sia diffici-

nuovo tra voi per consigli e sviluppi.

le arrivarci in fondo, per cui voglio optare per un dif-

Un saluto e grazie di nuovo

ficile adattamento nell'acquario, causa che ha

Bersa

27


CATTURARE AVANNOTTI

ottimo battericida, ma a quanto ne so anche

Saluti a tutti! C'è modo di catturare gli avan-

le lampade UV assolvono la stessa funzione

notti di Neolamprologus leleupi senza smon-

però non ho mai sentito di acquari in cui è

tare la vasca? Tra un paio di settimane non

montata una tale lampada e si possa fare a

passeranno più per il retino ma appena mi

meno del cambio parziale dell'acqua riducen-

avvicino alla vasca, spariscono dietro le

dolo a sole due volte l'anno. Cosa ne pensa-

rocce.

te? Vorrei il vostro parere sull'apparecchio in

Longior

questione. Ringrazio in anticipo gli esperti che vorranno rispondere alla mia domanda.

UNA POSSIBILE SOLUZIONE

A presto

Forse sono ancora molto piccoli ma potresti tenta-

Orandablu

re con una nassa artigianale come quelle che i pescatori utilizzano per la pesca di diverse specie,

IL PARERE DELLA REDAZIONE

murene e polpi compresi. Prendi una bottiglia d'ac-

L'ozono è una forma molecolare molto reattiva del

qua minerale di plastica da mezzo litro al massimo,

comune ossigeno. Dunque la sua funzione princi-

elimina il tappo e le etichette incollate, infine con

pale è ossidare. La lampada UV sterilizza utilizzan-

delle forbici taglia la bottiglia in due parti immedia-

do un processo fisico. L'ozono sterilizza ossidan-

tamente prima della zona in cui inizia a rastremar-

do, dunque utilizzando un processo chimico.

si. Ora incastra le due parti fino a bloccarle in modo

Mentre sterilizza l'ozono ossida, quindi aiuta la tra-

che il collo della bottiglia risulti all'interno dell'altra

sformazione delle sostanze organiche. Ciò non

parte. Introduci del cibo appetibile agli avannotti

significa che in questo modo si evitano i cambi

come esca ed affonda l'attrezzo nella zona in cui

d'acqua, poiché molte sostanze dovrebbero esse-

circolano gli avannotti lasciandolo nella vasca tutta

re ridotte, invece che ossidate, per uscire definiti-

la notte. Con buona probabilità al mattino troverai

vamente dall'acquario. Senza dubbio però l'ozono

gli avannotti nella nassa e potrai spostarli.

è un gas molto interessante e dovrebbe essere

Guido

preso in considerazione più frequentemente. Aiuta a mantenere l'acquario veramente sano, elimina i

OZONO IN ACQUA DOLCE: PERCHÉ NO?

batteri in eccesso, riduce la quantità di alghe dan-

Salve a tutti! Girovagando nel web mi sono

nose e permette di ossidare le sostanze tossiche.

imbattuto nella pubblicità di un ozonizzatore

Certamente il suo uso non è limitato all'acqua

per acquario... E con questo? Diranno gli

marina ma bisogna utilizzare un sistema efficace e

amici esperti... sono decenni che l'ozono è

ben collaudato, tenendo presente che si tratta di

utilizzato nell'acqua marina... seppur in picco-

un composto tossico, oltre certi livelli. L'ideale

le dosi e con un uso saltuario. E fin qui ok!

sarebbe controllarne la diffusione utilizzando un

Solo che l'ozonizzatore in questione (com-

elettrodo redox. Proprio in un numero precedente

mercializzato dalla Philips) è indicato per

di aquariophylia abbiamo recensito un ottimo ozo-

l'uso in acqua dolce e per giunta per un uso

nizzatore munito di tutti i sistemi di sicurezza, che

continuativo.

ci sentiremmo di consigliare ai nostri lettori.

Promettendo l'utopica (almeno secondo me)

Ovviamente, nel caso lo utilizzi, ci farà molto piace-

necessità di soli due cambi d'acqua l’anno!

re anche conoscere il suo parere sull'accessorio e

Premetto che so cos’è l'ozono e quali sono i

notizie sui risultati ottenuti.

suoi effetti, ma ho sempre saputo che il suo uso è saltuario. L’uso in acqua dolce mi giunge nuovo... proprio per gli effetti che ha (potenziale redox, in primis...). È vero che è un

28



Lectio magistralis

la gambericoltura : INDUSTRIA E ACQUARI di Febo Lumare - I parte

I gamberi costituiscono una risorsa fondamentale per la moderna acquacoltura e il Prof. Febo Lumare è stato uno degli antesignani, in Italia, per gli studi tesi a rendere questi allevamenti possibili e redditizi. Potremmo anzi affermare che ogni volta che troviamo delle mazzancolle sulle nostre tavole dobbiamo all’autore di quest’articolo un po’ di gratitudine per una vita dedicata alla ricerca scientifica in questo campo (vedi box). Abbiamo chiesto al professore di erudirci sulla biologia e l’allevamento dei gamberi ed è stato così generoso da regalarci una sorta di “corso” per acquariofili. Suddivideremo quindi questa lectio magistralis in più puntate e al termine, saremo tutti più colti in questo campo.

Morfologia esterna di un gambero Peneide 30


Schema dei sistemi vascolare e nervoso in esemplare di Peneide

UN PO’ DI STORIA SULLA MODERNA

del gambero assumesse in Giappone una sicura

GAMBERI COLTURA

prospettiva commerciale, attraverso la produzio-

Chiunque voglia cimentarsi con i gamberi in

ne dei primi chilogrammi di gamberi immessi

acquariofilia, dovrebbe volgere un pensiero di

sul mercato.

riconoscenza al biologo giapponese Motosaku

Nel frattempo la tecnologia aveva incominciato

Fujinaga, che per primo mise a punto le tecniche

a diffondersi nel mondo e, già nel 1963, il ricer-

di riproduzione e allevamento di larve, post-

catore Harry Cook del Laboratorio di Galveston

larve e adulti di gamberi.

(Department

Fujinaga, dopo alcuni anni di studi propedeuti-

Commercial Fisheries Texas, USA) in collabo-

ci, raggiunse nel lontano 1934 un primo succes-

razione con Fujinaga, riuscì a far riprodurre e

so nella riproduzione del gambero Peneide

allevare con successo le larve di Peneidi ameri-

Marsupenaeus japonicus e nel mantenimento in

cani (Litopenaeus setiferus e Farfantepenaeus

vita delle larve. Ma soltanto nel 1959, essendo

aztecus). Questi primi passi portarono lenta-

riuscito a risolvere i problemi delle colture mas-

mente allo sviluppo della attuale gambericoltu-

sive di diatomee, delle quali si alimentano alcu-

ra commerciale del Centro America basata sul

ni stadi larvali, riuscì a produrre novellame del

gambero bianco americano Litopenaeus vanna-

Peneide su scala pilota. Si è dovuto arrivare, tut-

mei.

tavia, al 1967 perché l’attività di allevamento

La tecnica di riproduzione si diffuse più tardi nel 31

of

Interior’s

Bureau

of


Schema dell’apparato digerente

sud-est asiatico (Taiwan, Filippine, Tailandia,

con un quantitativo di 3.399.105 tonnellate, ha

Malaysia, e progressivamente nelle altre regioni

costituito il 52,1% della produzione mondiale

dell’area), con opportune modifiche e adatta-

(sia da pesca che da allevamento, del valore

menti alle specie locali di Peneidi, quali soprat-

complessivo di 6.599.671 tonnellate).

tutto il gambero tigre gigante Penaeus monodon, molto richiesto, ma anche ad altri di notevole

COME SONO FATTI

importanza commerciale quali Fenneropenaeus

Ma prima di proseguire vediamo di fare meglio

indicus e Fenneropenaeus chinensis.

la loro conoscenza e capire come sono fatti.

L’industria della gambericoltura ha richiesto,

I gamberi Peneidi appartengono al tipo

tuttavia, ancora un periodo di gestazione e attra-

Artropoda,

verso tentativi riusciti ed errori, è arrivata agli

Malacostraca, ordine Decapoda, supersezione

anni ’70, a partire dai quali ha incominciato a

Natantia, famiglia Penaeidea.

subire un rapido miglioramento tecnologico e a

Il loro corpo è ricoperto da una corazza (detta

consentire lo sviluppo di una vera produzione di

esoscheletro) ricca di chitina, che anteriormente

gamberi a livello mondiale.

costituisce il carapace, riveste completamente il

Nel 2008, il volume di gamberi da allevamento,

capo e i segmenti toracici formando il cefaloto32

classe

Crustacea,

subclasse


race e si prolunga in avanti con un rostro.

unitamente al telson costituiscono la pinna

Il capo è provvisto di occhi peduncolati e varie

codale.

appendici delegate a funzioni di rapporto con il

La respirazione avviene a livello delle lamelle

mondo circostante (esterocettori) e con l’attività

branchiali, contenute nelle camere branchiali,

trofica (antennule, antenne con scafocerite,

delimitate dall’esoscheletro della regione cefali-

mandibola, maxillula e maxilla).

ca; esse sono in stretto rapporto con l’apparato

I segmenti toracici sono provvisti, poi, di tre

circolatorio che è di tipo aperto e lacunare.

paia di massellipedi, che contribuiscono alla

Il sistema nervoso è di tipo gangliare e ben svi-

presa degli alimenti, e di cinque paia di piedi

luppato, costituito da un complesso gangliare

ambulacrali (da dove il nome di Decapodi) o

cerebrale o cervello, da un anello periesofageo,

pereopodi. L’addome è composto da sei seg-

da una catena gangliare toracica, ventrale, da

menti, ciascuno provvisto di appendici bifide,

una catena gangliare addominale, dorsale, e da

dette pleopodi, che servono per il nuoto, nonché

sistemi periferici variamente articolati, connessi

di un settimo segmento, privo di appendici,

agli organi di senso (occhi, statocisti, organi sti-

detto telson.

borecettori).

Le appendici del sesto segmento, dette uropodi,

Nei Peneidi il cibo è afferrato con i chelipedi e

Ovario maturo (IV stadio; in giallo) e apparato riproduttivo maschile, riportati nello stesso esemplare per motivi di sintesi; i Peneidi, come la maggior parte dei Decapodi, sono a sessi separati 33


Estensione degli ovari, giallastri, con i caratteristici lobi (indicati dalle frecce): anteriori, in numero di due, mediani, in numero di sei - sette per lato, e posteriori, in numero di due, in esemplare di Melicertus kerathurus, in avanzata fase di maturazione gonadica (stadio IV)

portato alla bocca, dove subisce una selezione

deferenti, nei pori genitali, alla base del 5° paio

da parte delle tre paia di massellipedi, quindi

di zampe ambulacrali.

viene tritato dalla mandibola e immesso nel-

Le gonadi femminili, caratterizzate da struttura

l’apertura boccale. Da qui passa per l’esofago

follicolare, si estendono con lobature (anteriori,

fino ad arrivare allo stomaco masticatore (parte

mediane e posteriori) molto accentuate, dalla

anteriore, regione cardiaca), per poi transitare

regione cefalica a quella caudale. Esse, attraver-

per la regione pilorica, quella posteriore, in cui

so l’ovidutto, si aprono ventralmente nella

si apre - tramite un dotto - l’epatopancreas; que-

regione pericardica, alla base del terzo paio dei

sto è un grosso corpo ghiandolare, formato da

piedi.

diverticoli tubolari, con funzione di secrezione

Come è facile intuire, ai fini del mantenimento

di molti enzimi e di accumulo delle risorse ener-

in cattività e dell’allevamento dei gamberi

getiche.

Peneidi è molto importante capire i meccanismi

I Crostacei Decapodi, ad eccezione di alcuni

della riproduzione. Per la descrizione di tale

casi di ermafroditismo, sono a sessi separati.

aspetto si fa particolare riferimento al gambero

Nei Peneidi l’apparato genitale maschile è costi-

allevato anche in Italia, il Peneide Marsupenaeus

tuito da un paio di testicoli anastomizzati, collo-

japonicus.

cati nel cefalotorace, in posizione dorsale, che si aprono ventralmente, attraverso un paio di vasi

(Continua nel prossimo numero) 34


Per voi negozianti! Aquariophylia nasce con lo scopo di diffondere l’hobby degli acquari in Italia. Con questo proposito, sin dal primo momento ha cercato di mettere in contatto hobbisti e produttori, anche attraverso un accesso diretto ai siti web delle aziende, critiche, approfondimenti, test. Ovviamente questo scopo lo raggiungeremo solo riuscendo a conquistare la fiducia di tutti gli appassionati presenti nel nostro Paese e, anzi, promuovendo l’arrivo di nuovi adepti. I negozianti sono senza dubbio un anello fondamentale di questo processo: senza di loro non sarebbe neppure possibile immaginare una diffusione degli acquari. Per questo motivo saremo felici di renderli parte di questo processo, teso a creare una grande comunità nazionale. In cambio chiediamo solo che ci aiutino a diffondere la buona novella: Aquariophylia esiste ed ha già superato l’esame dei lettori, ma per diventare una rivista di successo, per poter continuare ad essere distribuita gratuitamente a tutti gli acquariofili, dovrà espandersi continuamente a nuovi utenti. I negozianti possono fare molto in questo senso. A tutti i negozianti che faranno il log-in nel nostro sito e ci presenteranno dieci loro clienti (ai quali, dunque, contribuiranno a regalare un abbonamento gratuito alla rivista) offriamo un piccolo spazio pubblicitario sulle nostre pagine per 6 mesi. In definitiva, la rivista potrà contare su un numero maggiore di lettori. I lettori potranno continuare a leggerla gratuitamente. I clienti del negozio riceveranno in dono un abbonamento annuale al magazine. I negozianti godranno di maggiore visibilità, essendo presenti sulle pagine di un periodico nazionale. Se possiamo fare di più… chiedete pure e sarete esauditi! … E voi acquariofili: stampate questa pagina e mostratela al vostro negoziante di fiducia, nel caso in cui non ci conosca ancora. Contribuirete alla diffusione della rivista e dell’hobby in Italia, con evidenti vantaggi per tutti. Passate all’azione: divulgate Aquariophylia!

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AQUARIO PHOTO C Ecco i lettori che hanno risposto all’iniziativa Photo Contest di questo mese. Come ricorderete, vogliamo aiutarvi a mostrare i vostri capolavori ad un pubblico più vasto rispetto alla semplice parentela! Allestire un acquario e gestirlo è una cosa meravigliosa ma, diciamolo sinceramente, è bello anche mostrarlo agli altri! Siamo orgogliosi quando la zia, il nonno, la fidanzata, il figlio, arrivano a casa e si stupiscono di fronte al nuovo landscape realizzato. Possiamo allargare un po’ la cerchia degli amici da stupire? Certamente, con l’aiuto di aquariophylia. Ovviamente non potremmo pubblicare le foto di tutti i nostri lettori (ogni mese servirebbero migliaia di pagine), però possiamo promettere di pubblicare le più belle. Abbiamo quindi ideato una bella gara, senza trucchi e senza inganni, per permettere a tutti di gustare la soddisfazione di mettere il proprio acquario in mostra. In pratica, con l’aiuto di un sito web che coopera con questa iniziativa, voi potrete inviare le vostre foto e vederle pubblicate on-line. Le tre più belle saranno scelte ogni mese e troveranno spazio sulle pagine della rivista. Così nascono giovani fotografi. Ricordiamo a tutti di inviare le foto in alta qualità altrimenti ci sarà impossibile pubblicarle. Riportiamo qui sotto il regolamento per partecipare a questo concorso.

La prima foto di questo mese, inviata da Luca, ritrae il suo ramirezi maschio immerso nel verde della vasca, complimenti per il magnifico esemplare. Continua così!

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OPHYLIA CONTEST

Paolo ci invia questa foto del suo monolitico acquario, molto ben curato, con un’eccellente sezione luci. Da notare la particolarità delle vasche, che si uniscono ai lati. Un gran bel lavoro!

Regolamento photo contest Tutte le foto inviate dovranno essere preferibilmente in formato JPEG, di dimensioni non inferiori a 1600x1200 pixel (circa 630 kb). Le foto devono essere nella risoluzione originale. Per poter inviare le foto dovrete registrarvi al sito. Ogni utente può inviare un numero massimo di 3 (TRE) foto; le suddette devono essere accompagnate da una descrizione del contenuto (mediante apposita scheda) e da una delibera scritta dove si autorizza il sito www.bst67.net alla pubblicazione sulle sue pagine riportando il nome dell’autore e, se gradita, la città di provenienza, e si autorizza la rivista online www.aquariophylia.it all’eventuale pubblicazione delle più meritevoli. 37


In caso di uso, sul sito www.bst67.net verrà citato l’autore in una apposita didascalia. Ogni mese ad insindacabile giudizio di www.bst67.net, le foto più meritevoli saranno inviate alla rivista aquariophylia per la pubblicazione nella pagina relativa al photo contest. In quell’occasione si pubblicheranno anche il nome dell’autore e la descrizione contenuta nella scheda. Non saranno accettate foto con watemark di grosse dimensioni. Potete comunque tutelare le vostre opere con watemark di dimensioni non superiori agli 8 pixel di testo e possibilmente semitrasparenti. Non esiste nessun premio tangibile. L’unico premio consiste nel vedere il proprio acquario o il proprio pesce preferito on-line e nell’essere eventualmente tra i 3 prescelti per gli onori della pagina photo contest di aquariophylia. www.bst67.net e www.aquariophylia.it non si assumono responsabilità in caso di diatriba sulla paternità della foto; confidiamo nella vostra onestà e, se dovessimo scoprire che una foto è stata copiata, tale foto sarà cancellata. I vostri dati personali, non saranno ceduti a nessuno, non riceverete mai mail di spam dai nostri siti, né sarete contattati in caso di pubblicazione delle vostre foto. Potrete fare riferimento a sito e rivista in pdf per conoscere l’esito del photo contest.

Premiamo questa artistica foto in bianco e nero. In effetti, non restituire i colori dei pesci è veramente un peccato! Le sfumature di grigio però disegnano una bella foto. Quasi dimenticavamo: la invia Claudio, da Varedo (MB).

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Benvenuto pesce rosso! di Maurizio Quarta - seconda parte e la varietà conosciuta come “orifiamma”, entrambe limitatamente ad esemplari giovani, sono abbastanza robuste da poter resistere alle condizioni di vita estreme a cui la boccia le costringerà. Assolutamente da escludere tutte le altre, troppo delicate. Veniamo ora ad un argomento fondamentale dell’allevamento del pesce nella nostra casa: l’alimentazione. Ad essa è dedicato interamente il prossimo articolo della rubrica; qui accenniamo ad alcuni principi di base che verranno approfonditi nel prossimo numero. Innanzitutto sfatiamo

Nel numero precedente abbiamo preso in considerazione le caratteristiche minime dell’ambiente per i pesci rossi e le regole di base per sistemare una boccia o, meglio, un piccolo acquario, in casa. Ma quali tra le tante varietà di pesce rosso possono, seppure temporaneamente - lo ripetiamo - essere ospitate in una boccia? Senza mai dimenticare che quest’ultima, infatti, dovrebbe solo rappresentare una sistemazione temporanea, la varietà comune, il classico “pesce rosso”, 40


assolutamente inadatti e da evitare tassativamente, poiché, alla lunga, nocivi per i pesci. In generale, la regola d’oro nell’alimentazione dei pesci ornamentali in casa è: poco e spesso! Fondamentale è, soprattutto, non sovra-alimentare i pesci, assecondandone l’innata e gioiosa voracità. L’esiguo volume d’acqua della boccia e la mancanza di un sistema di filtraggio, infatti, rendono particolarmente impegnativa la gestione dell’inquinamento dovuto sia ai processi metabolici dei pesci (CO2 prodotta con la respirazione, feci, urine) che alla decomposizione dell’eventuale cibo in eccesso. Il mercato offre una notevole varietà di alimenti in fiocchi e in granuli, espressamente studiati per soddisfare al meglio le esigenze alimentari del pesce rosso, che sono con forza un mito presente nei ricordi di ognuno

diverse da quelle degli altri pesci ornamentali, ali-

di noi da bambino: niente briciole di pane o for-

menti completi e affidabili, concepiti per fornire ai

maggio per i pesci rossi! Si tratta di alimenti

pesci tutto ciò di cui necessitano nelle giuste

41


proporzioni. Fornite ai nostri ospiti 3-4 volte al

le che essa comporta e che analizzeremo insie-

giorno una manciata di mangime assicurandovi

me nei prossimi articoli, la classica boccia per

che sia consumato completamente in pochi

pesci rossi è un contenitore assai impegnativo.

secondi.

La gestione migliore possibile certamente non

Ultimo argomento che vogliamo trattare, in que-

può far passare in secondo piano i limiti del suo

sta carrellata iniziale sull’allevamento del pesce

utilizzo per l’allevamento dei carassi, tuttavia

rosso in boccia è la manutenzione della boccia.

vediamo ora quali accorgimenti possono rende-

Al di là dei problemi di carattere tecnico e mora-

re meno problematica la vita dei pesci. 42


43


Innanzitutto è bene ribadire che la boccia non va

tutti i giorni di un terzo dell’acqua, con acqua alla

mai lavata utilizzando detergenti o solventi chimi-

stessa temperatura e lasciata maturare per

ci, detersivi o quant’altro si possa avere per

almeno 24 ore (per far evaporare il cloro) oppure

l’igiene della casa. Questi prodotti sono estrema-

trattata con biocondizionatore. Il cambio d’ac-

mente tossici per qualunque organismo acquati-

qua andrebbe eseguito qualche tempo dopo la

co e non c’è modo di garantire che un risciacquo

somministrazione del cibo per dare il tempo al

possa eliminarne ogni traccia.

pesce di digerire in tranquillità ed evitare di inqui-

Il più grosso limite della boccia consiste nella

nare l’acqua appena cambiata. Poiché si tratta di

mancanza di un sistema di filtraggio e lo scarso

un’operazione in ogni caso traumatica e stres-

volume d’acqua contenuto. I pesci rossi produ-

sante per il pesce, va evitata la comune prassi di

cono un elevato carico di deiezioni; questo com-

pescare i nostri amici per “parcheggiarli” tempo-

porta un notevole inquinamento dell’acqua e, nel

raneamente in un bricco o in una bacinella di for-

caso della boccia, l’unico metodo per garantire

tuna riempiti d’acqua “fresca” (e ricca del veleno-

ai pesci una qualità dell’acqua che possa consi-

so cloro) appena prelevata dal rubinetto e svuo-

derarsi almeno decente consiste in frequenti

tare completamente la boccia, con il conseguen-

cambi d’acqua. Una buona regola è il cambio

te doppio e traumatico passaggio da un conte44


nitore all’altro… o, peggio ancora, effettuare il

rappresenta in pieno quanto possa essere facile

cambio mettendo direttamente la boccia sotto

dimenticare che nessuno ci obbliga a tenere dei

un filo d’acqua di rubinetto. Molto meglio fare il

pesci rossi in casa con noi, ma se scegliamo di

cambio lasciando i nostri pesci nella boccia (pos-

vivere la gioia di portare un pur piccolo e limitato

sibilmente senza spostare quest’ultima) sifonan-

pezzo di natura nelle nostre case, spesso atta-

do delicatamente il fondo per rimuovere gli

nagliate nella frenetica vita urbana, dobbiamo

escrementi che vi si depositano.

essere consapevoli che da questa nostra azione

La storia millenaria e la diffusione dell’allevamen-

deriva anche la responsabilità di prenderci cura

to del carassio dorato, incredibilmente, rischia

dei nostri amici e di offrire loro tutto il benessere

spesso di farci sembrare questo splendido ani-

e la lunga vita che un corretto allevamento può

male “banale” e “scontato”. La classica boccia

donare loro. Alla prossima puntata… 45


LA SCHEDA DEL MESE Castagnola

Chromis chromis Linneo, 1758) (

Philum: Cordati Superclasse: Osteitti Ordine: Perciformi Famiglia: Pomacentridi DESCRIZIONE: Facilmente riconoscibile grazie alla colorazione e alla peculiare forma del corpo, ovale alto e compresso, la pinna caudale è tipicamente forcuta, a forma di coda di rondine. La colorazione degli adulti è castana scura o nera, con dorso marrone scuro, fianchi più chiari con 56 fasce longitudinali più scure. I giovani hanno, invece, un vivace colore azzurro acceso che sparisce man mano con la crescita. HABITAT: Pesce molto comune vive In grossi banchi sospesi vicino ai fondali rocciosi e prateria di Posidonia. Da un metro sino a oltre 50 m di profondità. BIOLOGIA: Si nutre di minuti organismi planctonici (principalmente zooplancton) e bentonici. La riproduzione avviene durante tutta l’estate (da maggio ad agosto) su fondali rocciosi ed è preceduta da un particolare rituale; i maschi delimitano un territorio, ripuliscono attentamente una parte di roccia sulla quale la femmina deporrà le uova adesive. Il maschio in seguito alla fecondazione sorveglierà e difenderà strenuamente le uova fino alla schiusa; la difesa del maschio è così valorosa che lo porta ad attaccare coraggiosamente anche animali molto più grandi di lui, sub compresi. L’intero ciclo riproduttivo dura 5-6 giorni. Durante l’accoppiamento e in casi particolari la castagnola può emettere singoli suoni a bassa frequenza ma ben udibili sott’acqua. AMBIENTE IN VASCA: Vasca con anfratti e spazio per il nuoto. ILLUMINAZIONE: Tollera illuminazione. TEMPERATURA: Mal sopporta T° superiori ai 24° OSSERVAZIONI: È un pesce molto resistente, ma con comportamento non molto dolce verso altre specie se inserito per primo, sentendosi il "proprietario" della vasca. CURE: Se si vuole tentare l'allevamento è necessario disporre di una vasca abbastanza grande (almeno 150 l.) con un piccolo gruppo. ALIMENTAZIONE: Si nutre di piccoli animali pelagici; in vasca accetta di tutto. INCOMPATIBILITÀ: È consigliabile inserirli contemporaneamente ad altri ospiti perché ha una forte tendenza alla territorialità. Testo di Fabio Russo e Francesco De Rosa -- foto di Fabio Russo Per maggiori info consultare il sito Acquario Marino Mediterraneo – www.ecoacquario.it

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L’acquario… in poesia Intravisione per i Pesci Poeta - Caffè Letterario Giubbe Rosse Firenze Di Maria Pia Moschini

Al centro della vetrina acquario, immersi nel flottar di parole, Pesci Poeta depongono uova luminescenti. Sanno del silenzio il clamore, l’ascolto impercettibile di virgole ed apostrofi, muti nella lettura in suoni. Dai vetri rispecchianti il vibrar della Piazza penetra un filo d’aria che si annoda al ritmo di endecasillabi stellati, all’indice che insegue del verso il suo comporsi in assonanze fulgide. In dissolvenza l’odore del Caffè letterario visione, celebra il suo rito olfattivo, mentre i Pesci Poeta danzano un fervor di saluti nel microcosmo liquido che li contiene, oltre l’incanto delle parole, il fasto delle voci. Sul fare della sera. Se la poesia di questo mese vi è piaciuta, sappiate che è possibile approfondire ancora quest’argomento, grazie ad aquariophylia e alla grande produttività letteraria della nostra ospite poetessa. Basterà cliccare sui link che seguono per passare dal funzionamento dei filtri… all’arte di Calliope! SITO WEB DELLA CURATRICE DI QUESTA RUBRICA: www.mariellabettarini.it LA RIVISTA “L’AREA DI BROCA”: www.emt.it/broca PER LEGGERE L’E-BOOK: http://www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=43

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Tempera su legno di Pia Tolomei (Cagliari, 10 marzo 1952 - Roma, 3 maggio 1999)

In occasione del settantesimo compleanno di Mariella Bettarini, curatrice di questa rubrica di poesia in acquario, è disponibile in eBook una sua raccolta poetica già proposta a stampa nel 1991 con le Edizioni Gazebo. Intendiamo in tal modo ringraziarla per l'amicizia e per la sua presenza a sostegno e incoraggiamento al nostro lavoro, augurandole buon proseguimento di vita e di scrittura:

Delle Nuvole

Poesie di Mariella Bettarini, LaRecherche.it Con una nota introduttiva dell’autrice Apri/leggi/commenta l’eBook: www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=102 Ho ideato questa breve raccolta - che via via lentamente si è andata componendo - spinta da ciò che spinge e muove da sempre il fare poetico: l’osservazione, la constatazione di ciò che esiste, la contemplazione, lo stupore, e poi la lunga dimenticanza e ancora l’osservazione, la meraviglia, il rapporto cangiante fra ciò che appare e ciò che - di quanto appare - non si conosce, ossia l’ignoto, l’inconoscibile e via via, circolarmente ma anche spiralicamente. Non dissimile, credo, nella sua origine, la passione dello scienziato, del biologo, del chimico, del botanico, dell’astronomo. […] Dalla nota introduttiva dell’autrice 49


Betta simplex: l’affascinante incubatore orale di Roberto Silverii Immaginate un pesce che si accoppia con un rituale affascinante come il Betta splendens, ma vive pacificamente in comunità e cura i piccoli per settimane proteggendoli nella sua bocca... il Betta simplex è fatto così e negli ultimi tempi in Italia stiamo assistendo a una forte crescita dell’interesse per specie come la sua: i cosiddetti Betta “selvatici”. In realtà, la definizione di “selvatico” sarebbe applicabile solo ai pesci prelevati direttamente in natura, ma tra gli allevatori di Betta è convenzione indicare come Betta “selvatici” o “wild” tutti i pesci appartenenti alle specie diverse dallo splendens. Parliamo di numerose specie, 54 (55 con B. splendens) per l’esattezza, anche se il numero varia continuamente, in seguito alla scoperta di nuove specie o alla riclassificazione di altre, che possono essere suddivise in due modi internazionalmente riconosciuti. Il primo li differenzia in base al loro meccanismo riproduttivo in costruttori di nido (quelle specie che, come lo splendens, costruiscono un nido di bolle dove custodiscono le uova e la prole nei primi giorni) e incubatori orali. Negli incubatori orali (o mouth brooder, per utilizzare la definizione anglosassone) dopo aver

compiuto i classici “abbracci” per accoppiarsi, generalmente sul fondo e non in superficie o a mezz’acqua come i costruttori di nido, il maschio custodisce nella propria bocca sia le uova, più grandi e inferiori di numero rispetto ai “costruttori di nido”, che i piccoli, dopo la schiusa e fino al riassorbimento del sacco vitellino. Anche il periodo d’incubazione in questo caso cambia notevolmente, dalle 36-48 ore dei costruttori di nido come Betta splendens, imbellis, smaragdina, ecc ai 10, 12 o anche 15 giorni e oltre degli incubatori orali. Addirittura in alcune specie (le più grandi come B. patoti, B. macrostoma) sembrerebbe che la femmina produca due tipi di uova, il primo adatto alla fecondazione, il secondo, più piccolo e giallastro, non adatto alla fecondazione, di cui il maschio si nutre durante l’incubazione. Nelle altre specie i maschi rimangono invece a digiuno per tutto il tempo, arrivando molto spesso debilitati al rilascio dei piccoli. Anche negli avannotti si evidenziano differenze fondamentali, essendo, oltre che di numero inferiore, di maggiore taglia, rispetto ai cugini nati nei nidi di bolle. 50


A sinistra, uno degli stagni da cui furono pescati i primi Betta simplex e, a destra, altro biotopo di provenienza di Betta simplex (le foto sono di Nonn Panitvong) enormi. Quando parliamo di esemplari “wild”, dobbiamo invece pensare ad animali che l’uomo non ha modificato in alcun modo (o quasi) e che sono quindi esclusivamente il frutto di una pressione evolutiva che dura da migliaia di anni. Quindi pesci che non possono mostrare colori troppo appariscenti, per non essere predati, o pinne troppo ingombranti, per nuotare meglio. Nonostante questo, ci troviamo di fronte ad un vero “gioiellino” che mostra il meglio di sé durante le parate di minaccia o di corteggiamento. La livrea del corpo di colore beige/marrone è costellata d’iridescenze azzurre, un azzurro molto carico, quasi turchese, meglio visibile sui bordi delle pinne anale e caudale. Sulle stesse è presente inoltre una bordatura nera, esterna rispetto a quella azzurra che ne esalta le tonalità. Le scaglie sugli opercoli branchiali sono di un bel verde metallico, come in altri incubatori orali. Le femmine risultano invece quasi esclusivamente beige/marroni, una caratteristica comune a tutti gli esemplari femmina di Betta e di altri ani-

L’evoluzione ha portato in pratica a due differenti strategie in specie simili: quella dei costruttori di nido che punta sul numero, e quella degli incubatori orali che invece mira a rilasciare i piccoli già autosufficienti. L’altro criterio di classificazione è quello che divide i Betta in 11 “complessi”, raggruppando tra loro le specie secondo caratteristiche evolutive e morfologiche. Anche questo sistema è in continuo aggiornamento per quanto già detto riguardo alle nuove scoperte e riclassificazioni. Il protagonista di questa mia esperienza è Betta simplex, un incubatore orale proveniente dalla Thailandia, di dimensioni medie: circa 5-7cm di lunghezza, pinne comprese, per gli esemplari adulti. Una doverosa premessa prima di passare alla descrizione di questa specie: sicuramente alcuni lettori resteranno interdetti nel vedere le foto di questi esemplari. Le selezioni “show” di Betta splendens hanno infatti abituato l’opinione pubblica ad animali dai colori sgargianti e dalle pinne 51


Un Betta simplex maschio adulto in parata (foto di Alberto Montalbetti) nella Thailandia meridionale. Quello che colpisce, per chi è abituato a pensare ai Betta provenienti dalle risaie, è la profondità e la limpidezza delle acque di questi stagni. Un ambiente in cui la protezione fornita dall’incubazione orale è senz’altro importante. Betta simplex è stato rinvenuto anche in altre pozze più modeste e poco profonde, con acqua scura e torbida. L’areale di distribuzione di Betta simplex è comunque davvero molto ridotto. Questo ne fa una specie a elevato rischio di estinzione, sia a causa degli interventi distruttivi dell’uomo, sia per la pesca sconsiderata di questi pesci da avviare al mercato (purtroppo) acquariofilo. Di fatto, la IUCN (International Union for Conservation of Nature) li ha inseriti nella famosa “red-list - lista rossa delle specie minacciate di estinzione” classificandoli come “vulnerabili” (classe D2). Sono entrato in possesso di un nutrito gruppo (9 esemplari) di Betta simplex come regalo dell’amico Marco Vaccari, grande acquariofilo e appassionato di specie selvatiche, durante la manifestazio-

mali, in cui la femmina presenta un aspetto meno appariscente e colori meno sgargianti. Quello che differenzia macroscopicamente molti degli incubatori orali, anche se non tutti (pensiamo a B. channoides o B. albimarginata), è la dimensione maggiore degli esemplari e una conformazione delle ossa craniche e della mandibola più imponente, che aumenta il volume della bocca, proprio per permettere loro di ospitare le uova da incubare. Il particolare trend evolutivo seguito dal Betta simplex e dagli incubatori orali si coniuga anche con il loro habitat. Infatti questi popolano, oltre a stagni, pozze e ruscelli con una colonna d’acqua ridotta, anche fiumi e laghi di profondità maggiore che mal si adattano ai costruttori di nido. Vi state chiedendo perché? Provate a immaginare un Betta splendens e il suo nido in un lago di 3 metri di profondità… che fatica andare a raccogliere tutte le uova e le larve che cadono giù! Betta simplex è stato descritto per la prima volta da Kottelat nel 1994, utilizzando dei pesci provenienti da alcuni stagni nella provincia di Krabi, 52


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http://www.tui.it/vacation/result.aspx?destination=thailandia Betta, che richiedono acqua tenera e acida, a volte fino ad arrivare a valori di pH di 4 in specie del complesso del Betta coccina! Ho anche inserito in vasca, come faccio sempre con tutti i Betta, delle foglie secche di Terminalia catappa (mandorlo indiano o “Ketapang”), per non permettere al pH di salire eccessivamente. L’acqua di Bologna, dove vivo, è infatti tipicamente dura e basica. Sono rimasto abbastanza sorpreso nel constatare la mancanza di aggressività di questa specie. Nonostante l’alto numero di esemplari in una vasca di 55 litri, ho potuto osservare solo alcune parate di minaccia tra maschi, al fine di stabilire le gerarchie, a cui seguivano dei brevissimi inseguimenti senza reali contatti fisici. Un comportamento che sarebbe impossibile per un Betta splendens.

ne “Aquabeach” a Cesena, lo scorso Settembre. Nonostante fossi consapevole della necessità di una vasca di dimensioni medio-grandi per un gruppo di 9 esemplari (da 80 litri in su), preso alla sprovvista dalla generosità del regalo, mi sono visto costretto a ospitarli nella vasca che avevo preparato per una o due coppie, di circa 55 litri. La vasca, allestita con un ghiaino fine ambrato, una radice molto ramificata, alcune Vallisneria sp., Ceratophyllum demersum, Cryptocoryne sp., Cladophora sp. e numerose piante galleggianti (Lemna minor, Pistia stratiotes e Salvinia natans), era pronta ormai da tempo e presentava valori di acqua medi: pH 7-7,5 ed una durezza di circa 10-12°. Un’altra particolarità di questi pesci è che vivono bene in acque neutre/leggermente basiche, al contrario delle altre specie di

A sinistra, avannotto di 1 mese dopo la somministrazione di naupli di Artemia salina e, a destra, giovanili di 3 mesi circa, si noti in quello più grande come inizia a colorarsi la pinna anale

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Giovanili di 4 mesi 54


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Giovanili di 4 mesi 56


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mentre le femmine sono pronte ad avviare un nuovo rituale di accoppiamento. Un maschio, se ben nutrito e in buona salute, può sopportare anche due incubazioni successive, ma il rischio di morte, dovuta allo sforzo eccessivo, è elevato. Ecco perché ho deciso di isolarlo in un’altra vasca, dove farlo riprendere e alimentarlo a dovere, non appena ho visto che una delle femmine era nuovamente disposta ad accoppiarsi. Dopo circa una settimana, in occasione di un meeting con altri bettofili, ho regalato 7 degli esemplari adulti ad un amico, tenendo per me la nidiata e la coppia di riproduttori. Nel periodo successivo ho avuto altri accoppiamenti spontanei in vasca, in quanto circa 2 mesi dopo, ho trovato in vasca altri esemplari subadulti di circa 1,5-2 cm. Una conferma dell’adattabilità di questa specie. A dicembre, dopo un’altra riproduzione e altri 50 avannotti, ho ceduto anche la mia coppia riproduttrice e sto ora accrescendo le nidiate nate tra settembre e dicembre. L’alimentazione degli avannotti è consistita nel primo mese di naupli di Artemia salina, poi ho iniziato a somministrare anche vermi grindal (con parsimonia, essendo molto grassi!) e dafnie vive. Successivamente cibo surgelato (Artemia salina, Chironomus bianchi e rossi e Cyclops). Se abituati da piccoli i Betta simplex accettano anche cibo secco in granuli, ma non facilmente come i Betta splendens, selezionati ormai da decenni per l’allevamento.

Complici il cambio totale di ambiente, le alte temperature di fine estate scorsa (circa 28 °C, mentre questi pesci vivono solitamente a temperature di 23-26 °C) e le somministrazioni abbondanti di cibo surgelato, dopo una decina di giorni ho assistito alle prime parate di corteggiamento e in seguito all’accoppiamento. I maschi che iniziano a incubare le uova, rimangono fermi sulla superficie dell’acqua, nascosti tra le piante, presentando una livrea notevolmente sbiadita. È caratteristico il gonfiore della membrana presente tra le due branche mandibolari, che indica la presenza, più o meno abbondante, di uova. L’abnegazione con cui i maschi “covano” è davvero straordinaria: restano fermi tutto il giorno, compiendo solo dei movimenti pseudo-masticatori che servono a smuovere le uova in bocca. Dopo i primi giorni passati in vasca con gli altri esemplari, e dopo essermi accertato che il maschio incubasse ancora le uova (è frequente, infatti, che maschi giovani e inesperti o eccessivamente disturbati, mangino o sputino le uova, in particolare nei primi 3-4 giorni), memore dei consigli dell’amico Marco, ho isolato il maschio in una “sala parto” a rete, quelle comunemente usate per gli avannotti di Poecilidi. Mi sono preoccupato di inserire anche delle potature e di schermare la luce, in modo che il maschio si sentisse sufficientemente protetto e “nascosto”. L’incubazione è durata circa 12 giorni, dopo i quali, con grande emozione, ho notato circa 50 avannotti di colore scuro, molto simili per dimensioni ad avannotti di B. splendens di 2 settimane di vita. A questo punto ho rimosso il maschio, che non aveva predato nemmeno un avannotto e l’ho reinserito insieme agli altri esemplari. Questo momento, per gli incubatori orali, è cruciale e molto delicato: sono infatti estremamente debilitati per i giorni passati a digiuno, Esemplare adulto che si nutre di una camola della farina (foto di Alberto Montalbetti) 58


Le prime fasi dell’abbraccio, in primo piano la femmina (foto di Alberto Montalbetti) Per abituare i miei simplex al granulare, sono ricorso ad un espediente usato in zootecnia, dove per insegnare ai piccoli tacchini dove andare a mangiare, s’inserisce nel gruppo un pulcino di gallina che, essendo molto più “sveglio” (l’avreste mai detto?) dà l’esempio ai tacchinotti. Ho così messo insieme ai giovani Betta simplex, alcuni giovani Guppy, che non disdegnano affatto il cibo secco, ottenendo il risultato sperato. Mantengo tuttavia due gruppi di giovani, il primo viene alimentato anche con cibo granulare, il secondo solo con surgelato e vivo, sia per una mia necessità logistica, sia per vedere le differenze di sviluppo con i due tipi di dieta. L’alimentazione degli adulti è simile; aggiungo al surgelato anche dei lombrichi fatti a pezzi (altrimenti sarebbero troppo lunghi) e larve vive di zanzara che riesco a raccogliere quando c’è caldo. Betta simplex è una specie che può dare straordinarie soddisfazioni, soprattutto agli appassionati di Anabantidi e merita una vasca dedicata. Inoltre, considerando le sue esigenze e caratteri-

stiche, si presta bene anche per acquariofili meno esperti che, seguendo poche regole, potranno avvicinarsi a una bella specie di Betta “selvatico”. Posso garantire che le soddisfazioni saranno enormi! Data la sua facilità di allevamento, questa specie è stata tra le prime a essere inserita nel “Programma di mantenimento specie selvatiche” dell’Associazione Italiana Betta; speriamo, infatti, allevando questa specie in cattività e favorendone lo scambio tra appassionati, di ridurre nel nostro piccolo la pressione della pesca in natura oltre a mantenere in cattività una specie minacciata (esagero se dico che magari un giorno, quando l’uomo avrà imparato a preservare invece di distruggere, potremo contribuire al ripopolamento in natura?). Sperando di aver fatto nascere in qualche lettore l’interesse per questa specie affascinante, invito coloro che fossero interessati ad entrare in possesso di un gruppetto di giovani Betta simplex a venire a trovarci nel forum www.bettaforum.it o scriverci a info@aibetta.it. 59


A volte ritornano

riallestiamo l’acquario marmellata di Tony Di Meglio & Valerio Zupo Chiunque abbia allestito un acquario da 500 litri sa bene che, di tanto in tanto, il vecchio landscape viene a noia e si è costretti a svuotare tutto per ricominciare daccapo. In questo modo un acquario marino tropicale diventa un bell’ambiente per discus, e un acquario da anabantidi finisce per ospitare fauna amazzonica. Non fa eccezione l’acquario micro che, di tanto in tanto, può essere ri-allestito per tornare più vicino ai gusti dell’acquariofilo. Rammentate l’acquario “marmellata” discusso alcuni numeri fa? Dopo vari mesi di perfetto funzionamento è stato smontato (si fa per dire!) svuotato dall’acqua e disassemblato. La “vasca” è stata però recuperata per realizzare un nuovo allestimento. Questa volta abbiamo voluto eliminare la ghiaia di fondo, preferendo un ambiente “roccioso”, costituito da un sasso leggermente decentrato sul fondo, incorniciato da un prato di Aegagropila linnaei (ex Cladophora). L’allestimento è relativamente semplice, ma richiede precisione e molta pazienza. Si comincia con un’accurata pulizia della vasca di vetro (un barattolo di marmellata di forma squadrata, come ricorderete), di dimensioni 5 x 5 x 5 e, dunque, del volume lordo di 125 ml. Dopo il posizionamento del barattolo su un ripiano stabile, si dispone sul fondo un sasso grigio screziato raccolto in spiaggia. Il sasso è stato preventi-

vamente bollito e testato per l’assenza di materiali calcarei (mediante una goccia di acido cloridrico). Attorno al sasso è stata quindi disposta l’Aegagropila mediante una pinzetta, in modo da produrre uno strato sottile ma continuo. L’alga va incastrata bene attorno al sasso, in modo da evitare che galleggi. Per l’allestimento sono stati utilizzati anche sassolini da mezzo centimetro di diametro, in modo da rendere il fondo più stabile. È stato quindi aggiunto un tralcio di vite raccolto in natura, tenuto a bagno per 20 giorni e bollito. Sono stati poi aggiunti altri piccoli vegetali, costituiti da individui di Lemna minor (lentichia d’acqua) e un piccolo muschio (Riccardia chamaedryfolia) a completamento dell’arredamento. A copertura del tutto è stata utilizzata della pellicola da cucina, prima sagomata sul bordo e poi rifilata di netto con una lama intorno all’imboccatura del barattolo. La vasca è stata riempita con acqua da osmosi con valori minimi di conduttività, pH neutro, KH 5 e GH 6. Non sono stati aggiunti animali, ma a distanza di alcune settimane nella vasca sono stati notati i primi esserini eterotrofi. Si trattava di pulci d’acqua e piccoli copepodi d’acqua dolce che, apparentemente, si trovavano a loro agio nell’ambiente appena descritto. Presumibilmente sono nati da uova che potevano essere state adese ai muschi inizialmente aggiunti. La loro 60


La vasca descritta nell’articolo. A prima vista potrebbe apparire come un enorme acquario erborato. Solo a un’osservazione accurata ci si accorge dell’imboccatura superiore del… barattolo di marmellata 61


presenza, senza dubbio, ha reso l’ambiente più stabile ed equilibrato ma abbiamo voluto, in seguito, completare l’ambiente aggiungendo un gamberetto, una Caridina heteromorpha varietà “sakura” di soli due giorni di età. La sua presenza ha senza dubbio aggiunto una nota di colore anche se, come si può osservare dalle foto, la vasca sarebbe stata magnifica anche in sua assenza. Il landscape fortemente erborato fa da contrasto ai piccolissimi organismi planctonici (pulci d’acqua e copepodi) che si muovono veloci al suo interno e che, presumibilmente, si nutrono di microorganismi presenti sulle alghe. Il tutto è illuminato da un acquario presente nella stessa camera e da una finestra, ma si potrebbe ipotiz-

ERRATA CORRIGE Nel numero precedente, erroneamente, è stato pubblicato un articolo con una foto che ritraeva un bel tappeto verde con tante bollicine gassose e nella didascalia era riportato trattarsi di anidride carbonica. Evidentemente l’affermazione era errata e trattavasi di bollicine di ossigeno derivanti dalla fotosintesi clorofilliana.

zare un piccolo illuminatore LED per rendere questa costruzione ancora più evidente nell’ambiente domestico. Di certo si tratta di un oggetto che non passerà inosservato, attirando anzi l’attenzione dei visitatori del nostro appartamento.

Il fondo è molto naturale, con il prato denso di Aegagropila, la roccia grigia e il legno stagionato

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vai col...

ww w

link!

a cura di Mario Loffredo

In questa rubrica prendiamo in considerazione ogni mese un argomento di base, per guidarvi nella perfetta

comprensione dei

principi e

delle tecniche che ogni buon acquariofilo dovrebbe conoscere. Oramai la

rete offre una vasta gamma di notizie in proposito e non è necessario, dunque, che Aquariophylia predisponga articoli specifici in merito. La rete, però, contiene anche tante notizie errate, non essendo verificate in alcun

esperto della rivista si prenderà cura di leggere ed esplorare suggerendo solo pagine corrette o, perlomeno… non totalmente scorrette! In tal modo potrete godere di una navigazione “sicura”, sfruttando le recensioni proposte ogni mese. Vi modo. Per questo motivo un

proporremo pagine in varie lingue, per assecondare le vostre preferenze, indicate dalle

bandierine

al fianco di ogni link, per assecondare le

vostre preferenze. Accetteremo ovviamente con grande piacere anche i vostri

suggerimenti:

se avete trovato una pagina particolarmente

interessante, inviateci un riferimento e saremo felici di valutarla ed eventualmente recensirla. 63


Oggi parliamo di…

ARTEMIA SALINA Appartiene alla classe dei brachiopodi ed è stata descritta per la prima volta dal grande Linneo, nel 1758. Si tratta di un animale che avrebbe del fantastico, se non fosse tanto comune. Immaginiamo un animale che possa vivere in ambienti acquatici molti diversi, dalle pozze salmastre alle saline. Immaginiamo che produca uova resistenti alle salinità estreme, le quali possono essere seccate completamente e resistere per anni, al sole, per rivitalizzarsi quando nuovamente immerse in acqua. Immaginiamo infine che possano produrre larve piccolissime, munite di un singolo occhio, le quali dopo una serie di trasformazioni si trasformano in una specie di “gamberetto”. Pura fantasia? La natura talvolta è più fantasiosa di qualsiasi scrittore di romanzi di fantascienza, ed ha inventato, in tempi remoti, questa incredibile specie di artropode. La utilizziamo in acquario, per nutrire organismi di ogni genere. I nauplii, appena schiusi, sono ricchissimi di vitello e possono servire per alimentare larve di pesci e d’invertebrati. Gli stessi nauplii possono essere “arricchiti” con appositi mix di proteine e acidi grassi, per soddisfare le esigenze di animali diversi. Possono essere facilmente nutriti e raggiungono lo stato adulto in una quindicina di giorni. Gli adulti possono servire per alimentare anche pesci di media taglia. Se necessario, sono disponibili sul mercato artemie di varie taglie (dal nauplio all’adulto) in forma congelata, secca, liofilizzata e persino in fiocchi! Sono una panacea per l’allevatore e possono essere sfruttate persino per divertire i bambini diventando… scimmiette d’acqua. In questo numero esploreremo il loro mondo e le infinite possibilità di utilizzazione in campo acquariofilo. Basta seguire i link selezionati per voi dal nostro esperto. Cliccate ora e… buon divertimento!

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VI PIACEREBBE VOLARE IN GIRO PER IL MONDO ALLA SCOPERTA DEI DOCUMENTI PIÙ INTERESSANTI SULL’ARGOMENTO “CONDUTTIVITÀ”? BASTA CLICCARE SUI LINK E COSTRUIRETE UN ARTICOLO SU MISURA PER LE VOSTRE STESSE ESIGENZE http://www.acquaportal.it/_ARCHIVIO/ARTICOLI/artemia.asp http://www.tropicalfish.it/livefood/html/artemia.htm http://www.poecilidi.com/index.php?ind=reviews&op=entry_view&iden=98 http://www.gaem.it/pubblico/articoli/cibovivo/artemia3.shtml http://www.aiam.info/05/articoli_allevamento_nm_artemia.htm http://www.acquariomania.eu/Articoli/Articoli/allevare-lartemia-salina.html http://doc.studenti.it/appunti/tecnologie-di-allevamento/artemia-salina.html http://www.acquaportal.it/Articoli/Dolce/Alimentazione/artemie/default.asp http://www.acquarionline.it/acquari/index.php?option=com_content&task=view&id=140&Itemid=55 http://www.discusclub.net/le-cisti-di-artemia-dalla-schiusa-all-allevamento/

http://web.cecs.pdx.edu/~davidr/discus/articles/artemia.html http://saltaquarium.about.com/od/diyfeedersfoods/a/aabrineshrimpgr.htm http://wildlife.utah.gov/gsl/brineshrimp/index.php http://www.brineshrimpdirect.com/res-hatching-c169.html http://www.w9xt.com/page_live_foods_adult_brine_shrimp.html http://www.bettatalk.com/hatching_brine_shrimp.htm http://www.aquaworldaquarium.com/Articles/TonyGriffitts/hatching_brine_shrimp.htm http://www.melevsreef.com/brineshrimp.html http://www.melevsreef.com/pics/food/bbs/how_to_bbs.html http://www.wetwebmedia.com/artemiafaqs.htm

http://home.arcor.de/oliver.dietzel/artemia/aufzucht.htm http://www.fischboerse.it/t198-artemia-aufzucht http://urzeitkrebse.sabrina-mueller.de/aufzucht4.html http://www.rhusmann.de/aqua/artemia.htm http://archiv.korallenriff.de/artemia_salina.html http://www.diebrain.de/kr-info.html http://www.ambystoma.de/html/futtertiere/artemia_salina.html http://www.aquaristik-live.de/zucht-f19/zuchtanleitung-fuer-fische-t76864.html

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di Carassio Aurato Forse alcuni di voi non mi conoscono... Ebbene sì! Sono proprio un pesce, e allora?

C’è un livello di aggressività crescente nel mondo. Da cosa dipenderà? No, non sto parlando del nostro mondo acquatico. Qui le cose vanno come sempre, più o meno bene! Ma grazie del pensiero. Io dico di quello che vedo da voi. Certo, Betta è sempre un po’ arrabbiatina, ma questo fa parte del suo carattere. In qualche modo, è prevedibile. Ma da voi no, le cose stanno proprio precipitando. Volete sentirne una? L’altro ieri ero in auto e mi accingevo a entrare in una piazza. Beh, cosa sono quegli sguardi di disapprovazione? Non potevo entrare in una piazza? Cosa dice quello lì dietro? Ah, vi riferite al fatto che guidavo l’auto… OK, di questo parleremo un’altra volta ma dovreste saperlo oramai che sono un tipo poliedrico. Dunque, dicevo, faccio per entrare nel senso rotatorio e un vecchietto comincia a urlarmi contro come se avessi ammazzato suo zio. Aveva gli occhi strabuzzati e le vene del collo di fuori. Ma ci pensate? Se fossimo stati nel mio acquario e un Betta avesse fatto una sceneggiata del genere, gli altri 66


pesci l’avrebbero fischiato alla grande. Ma

re al documentario sui campi di concentra-

dall’altra parte del vetro queste piazzate

mento nazisti mentre tu vorresti non per-

sono diventate la norma (e non parlo di

dere l’appuntamento pomeridiano con

quella di Bellini). Ora mi chiedo, senza esi-

Stanlio e Ollio? Inutile fracassare il video:

tare: qui prodest? A che serve tutto ciò? Vi

basta indicargli gentilmente la porta del

fa sentire meglio? Vi rende più vivi? Boh.

bagno fornendogli in dotazione una copia

…E cosa dire del capo? Qualche giorno fa il

dei Promessi Sposi. Non hai capito il senso?

correttore di bozze ha toppato una correzio-

Neppure io. Ma tuo fratello capirà certa-

ne. Si trattava di una virgoletta “intelligen-

mente!

te” (sapete, di quelle che si aprono a destra

Non parliamo poi d’internet. Qualcuno rie-

e si chiudono a sinistra) che era rimasta

sce a spiegarmi per quale motivo ogni cosa

“cretina” (di quelle insomma, che si aprono

che sia scritta in un messaggio di posta elet-

e si chiudono nello stesso modo, pendenti

tronica debba divenire una sorta di offesa?

tristemente verso il basso). OK, l’aveva

Io chiamo il mio amico Guppy al telefono e

dimenticata. Ma vi pare normale che il capo

gli dico “Ciao Guppy, potresti inviarmi subi-

sia saltato sulla sua scrivania, gli abbia

to quell’articolo sul pH? Ho grande urgen-

rotto il setto nasale con una tecnica di

za!”. E lui cosa fa? Mi ringrazia per la tele-

Karate e abbia poi iniziato a schiaffeggiarlo,

fonata e mi assicura che lo farà immediata-

mentre lo strangolava, costringendolo a

mente.

scrivere cento volte, intingendo l’indice nel

OK, riproviamo la scena in un altro modo. Io

suo stesso sangue (che nel frattempo fiotta-

scrivo una mail a Guppy e digito sulla

va abbondante dalla narice sinistra), “sono

tastiera: “Ciao Guppy, potresti inviarmi

un cretino se non uso le virgolette intelli-

subito quell’articolo sul pH? Ho fretta!”. E

genti”? Non sarebbe bastato un severo

lui cosa fa questa volta? Mi scrive dopo un

richiamo verbale?

giorno un messaggio di ritorno che comin-

Io dico che dovreste tutti restare più tempo

cia con una parolaccia e poi continua “Non

di fronte all’acquario. L’acquario calma,

sono mica il tipo da farmi bacchettare in

rilassa, concilia la contemplazione e favori-

questo modo sai? Se proprio avevi fretta

sce la meditazione. E soprattutto, aiuta a

avresti potuto anche dirmelo prima. Ora

vedere le cose come sono veramente, senza

sono occupatissimo quindi se non puoi

esagerazioni. Il tuo vicino di casa è rumoro-

aspettare arrangiati da solo!”.

so? Digli gentilmente di smettere! Tua

Io leggo, trasecolo e poi mi chiedo “ma cosa

moglie russa? Tappagli il naso e la bocca

gli avrò mai scritto?”.

per trenta minuti impedendole di respirare

Vi è mai capitato? A me succede quasi tutti

e vedrai che non lo farà mai più! No, vabbè,

i giorni! Prendiamo ad esempio la letterina

non esageriamo! Tuo fratello vuole assiste-

che segue… 67


Ciao Carassio,

venuto anche il vostro responsabile tecnico

stasera, appena tornato a casa, ho scritto

di sezione Mirko Mutalipassi e che la

un messaggio sul newgroupit.hobby.acquari

discussione è stata corretta e tranquilla.

(è un newsgroup, non un forum, la differen-

Però, da come hai scritto tu, sembrava che i

za è decisamente grande) per ricordare

partecipanti si fossero divertiti a denigrare

che, proprio oggi, il newsgroup ha 15 anni.

la rivista, sembrava che un posto del genere

Pensa, 15 anni di discussioni sugli acquari.

fosse l’esempio della disinformazione che si

Più di 460.000 messaggi scambiati sul

può trovare su internet. Insomma, un attac-

nostro hobby (li ho tutti salvati), migliaia e

co gratuito al newsgroup (tra l'altro potevi

migliaia di persone che hanno seguito per

mettere il link al thread cliccabile così le

anni questo newsgroup. Il primo posto in

persone avrebbero potuto leggerselo com-

assoluto su internet (in italiano) dove gli

pleto, scrivendo l'indirizzo non cliccabile

appassionati si sono potuti scambiare le

dubito che qualcuno si sia preso la briga di

loro opinioni e dove hanno potuto accresce-

riscriverlo tutto sul browser per andare a

re le proprie conoscenze ed esperienze fin

vederlo). Sembra che avervi accostati ad

da quando internet era solo all'inizio.

“aquarium” sia stata un’offesa. Perché mai?

Certo, una parte di questi messaggi è stata

Io ho ancora annate complete di quella rivi-

di puro (censura) ma questo ha contribuito

sta e me le tengo care! Nessuno vi ha acco-

a far conoscere e mettere in contatto tantis-

stato alle responsabilità del vecchio edito-

simi di noi e, tra i tanti, anche molti (cari

re!! È un dato di fatto che molti di quelli che

amici) che oggi scrivono su Aquariophylia.

scrivono sulla rivista siano gli stessi che

Grazie a questo newsgroup (newsgroup,

scrivevano su aquarium e la tua rubrica è

non forum, ripeto perché è importante)

praticamente identica a quella che tenevi

sono nate miriadi di associazioni, anche

allora. Quindi dov’è l'offesa?

questo un dato non da poco. Beh, nel giorno

Perché dobbiamo sempre rinnegare o

del suo compleanno, mi fa piacere ricordare

nascondere le radici? Io leggo la rivista fin

questo bellissimo periodo, dopo aver man-

dal primo numero e vi ho fatto anche i com-

dato quel messaggio ho scaricato la posta e

plimenti fin dal secondo. Ah, io sono quello

ho visto che era on-line l'ultimo numero

che ha scritto “Mah, le persone che ci scri-

della rivista.

vono non sono dei novellini, anzi. Direi che

“Bene” mi sono detto “così dopo ho qualco-

è meglio di aquarium. Certo, playfish è

s’altro da leggere”. Sorpresa! Trovo il tuo

un'altra cosa”, ho fatto male a dare un giu-

articolo dove attacchi proprio il newsgroup

dizio su un'altra rivista? È vero che non

per unthread, anzi, solo una parte di thre-

esce da mesi ma è comunque viva e vegeta

ad, dove abbiamo parlato di voi. Se l’avessi

e, per quanto ne so, dovrebbe tornare pre-

riportata tutta, si sarebbe visto che è inter-

sto sul web. Non ti è piaciuto il paragone? 68


Mi dispiace ma, per fortuna, ancora possia-

colo che, secondo me, è stato una caduta di

mo esprimere dei giudizi. È brutto esprime-

stile che non mi aspettavo da te.

re giudizi riportando solo una parte dei fatti

E ti leggo dai tempi di aquarium... Scusa, mi

falsando, in pratica, i fatti stessi. Ti sei limi-

è scappato.

tato a dire “ovviamente la discussione con-

Ciao, Maurizio Ghelli

tinua ma non voglio tediarvi”. Ma allora volevi solo far polemica? No, perché poi hai

Ed io cosa rispondo? Mi sento in imbarazzo.

invitato a iscriversi al “forum” dicendo che

Avrò sbagliato da qualche parte? Se l’ho

è interessante e vivo. Immagino quanti,

fatto, chiedo umilmente scusa. Eppure le

dopo quelle righe che hai scritto, si saranno

mie intenzioni erano diametralmente oppo-

preoccupati di andare a cercare quel

ste. Qualcuno per caso ha capito che volevo

“forum”.

fare quelle cose di cui Maurizio mi accusa?

Giusto per precisare un altro punto, quello

Per favore, ditemelo, perché se è così, signi-

che parlava di spam si riferiva al new-

fica che non riesco proprio più a esprimere

sgroup e non alla rivista, leggendolo per

quello che ho in testa. Perbacco, se è così,

bene si capiva. La differenza tra un forum e

dovrò cambiare mestiere. Potrei pensare a

un newsgroup è che nel secondo caso non ci

occupazioni che non mi mettano a contatto

sono moderatori e quindi non ci sono filtri

col pubblico.. chessò… aiuto orologiaio con

più o meno interessati com’è successo spes-

ruoli da svolgere nel retrobottega, oppure

so proprio sui forum. It.hobby.acquari ha

pelatore di patate per una ditta interinale

prodotto anche delle FAQ (http://www.mau-

che lavora per McDonald’s. A quali argo-

ghe.it/faq.htm) che, a tutt'oggi, sono state

menti mi riferisco? Beh, apprendo ora (e

lette da oltre 150.000 persone. FAQ prodot-

giuro che non me ne ero reso conto quando

te mettendo insieme le domande e le rispo-

ho scritto il pezzo dell’altro mese) che io ho

ste più ricorrenti che sono passate sul new-

(avrei: cito testualmente):

sgroup, pagine che sono state utilissime a

- confuso un newsgroup con un forum

tantissimi appassionati e che ricevono con-

- attaccato il newgroup per unthread, anzi,

tatti e apprezzamenti anche dall'estero

solo una parte di thread

nonostante siano solo in italiano. Tra l’altro

- omesso di mettere il link al thread clicca-

c’è una sezione sul pesce rosso, che sarebbe

bile così le persone avrebbero potuto legger-

stata benissimo tra i link della rivista di

selo completo

questo mese, ma che evidentemente è sfug-

- colpevolmente riportato solo parte della

gita a chi ha fatto la ricerca. Insomma, pro-

discussione

prio stasera che c’è il compleanno del new-

- fatto sembrare che un posto del genere

sgroup (ma sarebbe stato lo stesso anche in

fosse l’esempio della disinformazione che si

un altro giorno) ho dovuto leggere un arti-

può trovare su internet 69


- lanciato un attacco gratuito al newgroup

sulla questione, ma non posso assicurarlo

- rinnegato o nascosto le mie “radici”

ora perché uno non può essere omnisciente.

- espresso giudizi riportando solo una parte

Dunque, chiedo scusa per i punti 1, 2 e 3 e

dei fatti e falsando, in pratica, i fatti stessi

prometto che d’ora in poi, prima di dare del

- volevo solo far polemica

“forum” a qualcuno ci penserò su molto

- descritto tanto male il forum (o come si

bene.

chiama) che poi nessuno sarà andato a

Per quanto riguarda il link al thread… mi

vedere davvero com’era fatto

perdo di nuovo. Che significa? Che se uno

in definitiva: una caduta di stile che non ci

cliccava sul nome del sito non partiva inter-

si aspettava da me

net? Mamma mia, qui mi perdo del tutto. E chi lo doveva fare questo “link al thread”?

Maurizio, io sono desolato. Se avessi pensa-

Non io di certo. Io uso il computer per scri-

to di scrivere tutte quelle cose offensive…

vere, perché mi hanno portato via la vec-

mi sarei tagliato le dita prima di mettermi

chia Lettera 32, ma non mi chiedere di met-

alla tastiera. Però davvero, credimi, le mie

ter link perché proprio non so come si fac-

intenzioni erano diverse. Io dico che c’è una

cia. E dove dovevo metterlo? Si può fare con

specie di virus in internet che cambia il

word? C’è un comando specifico da attiva-

significato di quello che si scrive. Ma anco-

re? Un menù a tendina? Qualcuno mi spie-

ra una volta chiedo aiuto: ho davvero scrit-

ghi. Ma di certo qui c’è lo zampino dell’impa-

to quelle cose o sono arrivate stravolte solo

ginatrice che deve aver fatto questo imbro-

a Maurizio? Rileggiamo il mio pezzo prece-

glio. Io spero che il capo ci legga e che spac-

dente, per favore.

chi il setto nasale anche alla suddetta: Ehi,

La faccio breve perché il tempo è denaro.

Giulia, mi senti? La prossima volta che vedi

Per i primi tre punti tra newsgroup e forum

un newsgroup dentro un articolo scritto da

e thread e unthread… per me stiamo par-

Chicche & Sia, devi immediatamente met-

lando aramaico. È offensivo chiamare

terci il link al thread! Altrimenti quelli pen-

forum un newsgroup? Ti assicuro: non solo

seranno che io abbia omesso questa cosa,

non lo sapevo, ma non ne avevo la più palli-

volontariamente.

da idea. Per me si tratta di luoghi virtuali,

Passiamo invece ai punti seguenti che com-

dove la gente s’incontra e discute. Hai spie-

prendo meglio. Ho “colpevolmente omesso

gato perfettamente la differenza (con i con-

parte della discussione”. Ma mica potevo

trollori, ecc.) ed io continuo a non capire

copiare dentro un articolo tutto il forum

dov’è l’offesa. Però mi rendo conto di aver

(vabbè, adesso è scappato a me!)? Ho

fatto una gaffe chiamandolo “forum” men-

messo quello che ritenevo interessante da

tre era un “newsgroup” e di questo mi

discutere, poi ho invitato tutti ad andare a

scuso. In futuro proverò a documentarmi

vedere, pensando di fare cosa gradita. Ci 70


mancava il link al comesichiama, ok, ma

de di offendere il prossimo. Gratuitamente!

non dirmi che questo può aver bloccato la

Questo volevo dire e, mi pare, lo abbiamo

gente nell’andare a vedere il sito. Guarda

dimostrato bene oggi.

che i nostri lettori interessati sono molto

Quindi, amico mio (perché tale ti considero,

attivi e vanno in giro per la rete seguendo le

sinceramente), dovremmo tutti cercare di

indicazioni della rivista. Si divertono! Mica

vedere quello che c’è dietro le parole, essere

stanno lì come mammalucchi fermandosi di

più comprensivi e rispettare il prossimo.

fronte ad un link. Questo posso assicurarte-

Non me, certo, che sono solo un pesce… ma

lo, perché deriva dalle nostre statistiche.

almeno l’intelligenza di chi ci legge.

Quindi, io pensavo di fare una cosa di senso

In definitiva, io spero che tutta questa

opposto: non metto dentro tutta la discus-

discussione abbia portato e porti tanti

sione e faccio arrivare sul tuo thread (si

nuovi utenti al vostro “coso” (si chiama

chiama così) un sacco di gente a leggere.

thread, ho capito!) e invito tutti voi, con

Magari ho sbagliato. Questo potresti dirme-

determinato e sincero affetto, ad appro-

lo tu stesso, registrando se hai avuto più

priarvi degli spazi di questa rivista ogni

visite in questo periodo di pubblicità gratui-

volta che avrete cose da criticare, da elogia-

ta da parte di aquariophylia. Ma le intenzio-

re, da discutere. Perché i nostri scopi sono i

ni erano buone. Anzi, ottime. Non volevo

vostri, se non ergiamo inutili muri tra noi.

“colpevolmente omettere” ma solo invitare

Ovviamente lo dico a voi e a tutti i new-

la gente a visitarvi!

sgroup (giusto?) del mondo.

E poi sul “far solo polemica”… “descrivere

Usateci, sfruttate la risorsa editoriale per

tanto male il forum”… “falsare i fatti” sono

portare traffico al vostro sito web, diffonde-

certo che anche tu non volevi offendere, ma

re le vostre idee, parlar male dei prodotti

solo indicare delle direzioni. Immagino che

che non vi piacciono e dire bene di quelli che

se io avessi scritto, nel mio articolo (per

vi convincono. Criticate costruttivamente

parafrasare la tua lettera), che i componen-

quello che facciamo, per migliorarci, se

ti del forum “vogliono solo far polemica” e

volete. Una sola cosa vi chiediamo: non con-

che essi hanno tentato di “falsare i fatti” ed

fondeteci con altri. Perché non siamo aqua-

hanno “descritto tanto male la rivista” allo-

rium, né Playfish. Noi siamo quelli di aqua-

ra avrei ricevuto davvero una gragnolata di

riophylia, lavoriamo duro, andiamo dritti

critiche esacerbate. Ti pare?

per la nostra strada e non facciamo conces-

Dunque, cosa volevo dire con quell’articolo?

sioni sulla correttezza. E siamo molto ono-

Volevo dire che i toni divengono immediata-

rati di esserne parte.

mente aspri, che viviamo in un tempo in cui ognuno di noi (me compreso e senza esclu-

Vostro, orgoglioso

sione di alcuno) si sveglia la mattina e deci-

Carassio 71


Muschi e Caridina: questo matrimonio s’ha da fare! Iniziamo con l’allevamento delle Caridina

di Livia Giovannoli - seconda parte Nel numero precedente abbiamo esaminato i rudimenti dell’allevamento delle Caridina e mostrato le possibilità di abbinarle “in matrimonio” a magnifici muschi per realizzare acquari

piccoli in dimensioni, quindi adeguati ai moderni spazi domestici, ma estremamente “ingombranti” in quanto ad interesse e tali da divenire centro delle nostre attività ludiche e distensive.

Red cherry var. Sakura (foto di Rosario Curcio)

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Blue Bolt (foto di Rosario Curcio) Continuiamo esaminando brevemente i due principali generi dulcacquicoli di questi simpatici crostacei decapodi.

nel 1837, la famiglia fu classificata da De Haan nel 1849. I generi di caridine fondamentali per i nostri interessi possono essere riassunti nei seguenti due: - Caridina, le cui specie principali sono: cantonesis (var. Cristal red, Cristal black, Tiger, Taiwan bee), babaulti (green), breviata (Hummel), dennerli (Cardinal), multidentata (ex japonica), gracilirostris (Red nose), spinata (Goldflake), woltereckae (Arlecchino) - Neocaridina, comprendente le specie: heteropoda (var. Red Cherry, wild, Rosè, Sakura, Yellow, Green, Okayama, blu, Strawberry), zhangjiajiensis (Blu Pearl, White Pearl), palmata.

Caridine e Neocaridine Vi sono diversi generi e molte specie di caridine che oggi possono essere allevate con successo nei nostri acquari. Gran parte di queste sono frutto d’incroci ottenuti da allevatori asiatici, che hanno ottenuto nel giro di pochissimi anni, grazie soprattutto alla velocissima capacità riproduttiva di questi gamberetti, delle specie molto belle e appariscenti che annoverano milioni di appassionati nel mondo. La natura stessa poi offre degli esemplari di rara bellezza come per le Caridine del Borneo e Sulawesi, che però se non riprodotte in cattività hanno una bassa percentuale di sopravvivenza nei nostri acquari. Il genere Caridina fu descritto da Milne Edwards

Vi ho presentato i muschi e vi ho presentato la Caridine: perché vogliamo sposarli a tutti i costi? Perché questo matrimonio s’ha da fare? Innanzitutto voglio specificare che questo ‘matri73


Cristal red su Fissidens fontanus (foto di Rosario Curcio) 74


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Caridina panda - Taiwan bee (foto di Gennaro Lamba) monio’ nell’acquario è senza dubbio un matrimonio combinato. Siamo noi acquariofili che creiamo questa unione, che non è come quella naturale che abbiamo ad esempio tra l’anemone e il pesce pagliaccio o lo squalo con il pesce pilota; è una simbiosi ‘forzata’ perché i muschi da una parte e le caridine dall’altra hanno un’uguale convenienza nella convivenza. Un matrimonio di convenienza, come molti ci sono in natura e anche tra gli esseri umani. La maggior parte dei muschi che mettiamo nei nostri acquari, infatti, non fa parte del biotipo naturale delle caridine, a parte i muschi che provengono dal Sulawesi ma che al momento sono di difficile reperibilità. Un po’ come facciamo spesso per i nostri acquari, cerchiamo delle piante e dei pesci che abbiano delle esigenze di allevamento simili e li mettiamo nella stessa vasca. Nel caso delle caridine e dei muschi però si

instaura una convivenza ben più stretta, una vera simbiosi, scaturita dalla necessità delle caridine di vivere e riprodursi in un habitat che presenti le seguenti caratteristiche: 1) un habitat che abbia, al di là dei parametri chimici che possono variare per ogni specie, un’ottima stabilità di temperatura, pH, e durezza. Questo aspetto, se è di fondamentale importanza per la sopravvivenza stessa delle caridine, lo è anche per lo sviluppo dei muschi che, pur adattandosi a diversi parametri, tollerano male gli sbalzi chimici dell’acqua. 2) un ambiente ricco di microrganismi di cui le caridine si nutrono: sono quelli che si sviluppano nel fondo, tra i sassi ma soprattutto tra i talli dei muschi; una ricca fauna di microrganismi vegetali e alghe, il cibo preferito dalle caridine (che in realtà sono onnivore e detrivore) e soprattutto il cibo indispensabile per le piccole caridine appena nate. 3) un ambiente poco luminoso che offra buoni 76


rifugi, in particolar modo per le caridine appena nate e quelle che stanno effettuando la muta, entrambe facili prede di pesci eventualmente presenti in acquario. Se avete una buona vista e volete scorgere i gamberetti appena nati, basta guardare con attenzione tra la soffice massa dei muschi: è lì che potrete facilmente scorgerle. Le caridine inoltre non amano molto la luce e sono molto più attive quanto la luce è soffusa, d’altra parte i muschi per crescere si accontentano di pochi lumen di luce. 4) Metalli pesanti e inquinanti: la maggior parte delle piante acquatiche necessita per una crescita rigogliosa di un buon apporto di ferro, rame e altri micro e macro elementi. Caridine e Neocaridine però sono molto sensibili

a concentrazioni medio alte (dipende dalla specie di caridina) di ferro e rame in particolar modo. Inoltre sono molto sensibili ad alti valori di nitrati. I muschi, a differenza delle piante, crescono, seppur lentamente, anche senza l’aggiunta di micro e macro elementi, accontentandosi di quanto trovano nell’acqua. Alti valori di nitrati e fosfati tendono a sviluppare un’eccessiva crescita di alghe che ‘soffoca’ i delicati talli dei muschi. Ecco perché nei caridinai con muschi, è molto importante impostare una fertilizzazione molto blanda e preferibilmente con prodotti testati adatti alle caridine. Allestiamo un caridinaio per muschi e caridine Muschi e caridine si possono tenere come già

Red cherry var. Sakura (foto di Rosario Curcio)

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Red cherry var. sakura (foto di Rosario Curcio)

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detto in vaschette molto piccole, anche di soli 10 litri. Il problema delle caridine è però che, se ben tenute e allevate, si riproducono con estrema facilità: ecco perché chi parte con un piccolo cubetto in casa, dopo pochi mesi difficilmente riesce a resistere alla tentazione di aumentare il numero delle vaschette, per allevare diverse specie di caridine o per selezionare gli esemplari migliori. Se un cubetto di 10 litri consente di allevare una decina di esemplari, già con un cubetto di 30 litri si riesce a gestire con un po' di tranquillità anche qualche riproduzione. Il cuore di ogni acquario è il filtro e in un caridinaio deve ovviamente svolgere una funzione biologica e meccanica, ma è importante anche che il tubo di aspirazione non aspiri le piccole caridine che si avvicinano. Ecco perché la maggior parte dei caridinai è equipaggiata da un filtro esterno con il tubo di aspirazione protetto da una spugna, oppure da un filtro ad aria. Le spugne dei filtri ad aria svolgono inoltre un’importante funzione: offrono un fondamentale substrato nutritivo per le piccole caridine appena nate. Dopo qualche settimana le spugne sono ricoperte di microorganismi fondamentali per la crescita delle caridine. Questo substrato si forma anche sul fondo, sulle rocce e i legni, ma la concentrazione più elevata si riscontra, grazie all'aspirazione dell'acqua, sulle spugne, le quali vanno di tanto in tanto risciacquate con la sola acqua dell'acquario per non perdere queste preziose qualità. Sarebbe necessario ora parlare degli altri accessori indispensabili, ma siamo giunti al capolinea anche di questa puntata, avendo esaurito lo spazio a nostra disposizione. Abbiamo preso confidenza con le caratteristiche e le esigenze vitali dei nostri futuri ospiti e abbiamo iniziato l’allestimento vero e proprio. Il prossimo mese concluderemo l’allestimento con gli altri accessori indispensabili e potremo così iniziare un nuovo corso nelle nostre esperienze acquariofile. 79


I Protagonisti

R

icorderete che vi abbiamo invitato in passato a contribuire con le foto dei vostri acquari. Ne abbiamo ricevute alcune, poi… silenzio! Per fortuna alcuni di voi hanno rammentato l’invito e si sono fatti vivi.

Questo mese pubblichiamo con piacere il contributo di OrandaBlu che ci scrive: “Non sono proprio un neofita... ma ogni acquario che allestisco per me è sempre il primo...” Registriamo con piacere che lo stesso lettore, che ha inviato al nostro forum queste foto da noi scelte per la bellezza dell’acquario, ha anche inviato un suo contributo al Photo contest. Una delle sue foto è stata scelta dalla giuria del bst67.net, indipendentemente da noi, e premiata con la pubblicazione su aquariophylia (la troverete poco più avanti). Dunque l’evento dimostra che due gruppi, indipendentemente, hanno scelto il suo acquario: evidentemente degno di nota! Siamo lieti di pubblicare entrambi i contributi, certi che piaceranno anche a voi! Questi sono i valori chimico-fisici che mi ritrovo in vasca: Temperatura: 25 °C costanti pH:7,5 dGH:6° dKH:3° NO2:<0mg/l NO3:>25mg/l PO4:da 2 a 10mg/l.

80


Ecco le foto del suo acquario: notevoli e ricche di passione!

81


In questa sezione diamo voce a tutte le associazioni acquariofile che vorranno partecipare alla vita della rivista. Non ci sono regole (a parte la legislazione vigente!) perché si tratta di spazi autogestiti. Ogni associazione dunque è libera di inviare ogni mese “la propria rivista”, fatta proprio come vorrebbe. Potrà servire alla campagna associativa, a pubblicizzare la prossima mostra di acquari, a tenere piccoli corsi di acquariofilia o semplicemente a mostrare la foto del socio del mese. Per noi l’importante è dare voce alle associazioni acquariofile, per creare una rete fitta di contatti tra gli acquariofili italiani. E saremo dunque fieri di partecipare a questa missione, anche semplicemente facendo da tramite tra associazioni e lettori. Per ora il numero di associazioni acquariofile che partecipano all’iniziativa potrà essere ancora piccolo. Ma contiamo sul vostro spirito “imprenditoriale” per invadere la rivista con una valanga di notizie dalle associazioni. Forza: è giunto il momento di partecipare, di espandersi, di cooperare!

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A.I.A.M. ASSOCIAZIONE ITALIANA ACQUARIO MEDITERRANEO Anche quest’anno siamo giunti alla fatidica data dell’assemblea sociale, momento importante per la vita democratica dell’associazione. L’essere sparsi su tutto il territorio nazionale ed oltre, obbliga necessariamente il ricorso al mezzo informatico, che finora ha consentito a tutti gli interessati di partecipare a prescindere da costrizioni di orari e date. Ecco dunque il bando di convocazione: Convocazione di assemblea annuale 2012 Tutti i soci AIAM, maggiorenni e in regola con il versamento della quota d’iscrizione per l’anno 2012, sono invitati a partecipare all’Assemblea ordinaria annuale che sarà convocata presso il forum A.I.A.M. (www.aiamitalia.it/forum) in prima convocazione per il giorno 22 marzo 2012 alle ore 06,00 e in seconda convocazione per il giorno: venerdì 23 marzo 2012 ore 09.00 Ordine del Giorno Saluto del Presidente con relazione delle attività svolte Nomina del Presidente e Segretario d'assemblea Rendiconto economico 2011 e previsione 2012 Nominativi in elenco che si propongono alla nomina in Direttivo Discussione sullo statuto Votazione del Presidente e dei membri Direttivo Programmazione attività 2012 Discussione su possibilità di vendite e ricavi per l'associazione Varie ed eventuali L'assemblea telematica sarà validata con le presenze dei soci attraverso le firme in apposito forum e dalle deleghe pervenute via mail, nel caso vi fossero. Ricordiamo a tutti i soci che le eventuali deleghe devono essere inviate alla casella di posta del direttivo: direttivo.aiam@gmail.com. Si prega di quotare bene quando si risponde per non creare confusione, soprattutto quando non si risponde all’ultimo post. Le decisioni prese attraverso l'assemblea telematica verranno rese note sul forum soci con apposita comunicazione e relativo verbale, alla fine dell’assemblea. Sul forum è disponibile l’aiuto in linea. Per coloro che non fossero ancora registrati, preghiamo di farlo subito. L’indirizzo di posta sopra riportato è a vostra disposizione per qualsiasi problema. Il termine dell'assemblea è prevista per il giorno 7 aprile 2012 ore 21.00. Attenzione: se impossibilitati a partecipare, fatevi rappresentare da un socio di vostra fiducia. È molto importante per costituire legalmente l’assemblea. Il modulo in allegato vi arriverà via mail. Per qualsiasi problema scrivete nel forum d’assemblea d’aiuto. In alternativa è possibile chiedere aiuto al Presidente o al Segretario d'assemblea.

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A.A.A. ASSOCIAZIONE ACQUARIOFILI ABRUZZESI Arriva la primavera e gli acquariofili abruzzesi vanno ... al mare A marzo laboratorio dedicato alla vasca mediterranea, relatore Giovanni Placentile Marzo è il mese che introduce la primavera e la primavera, si sa, invita a uscire; ad esempio per tentare le prime escursioni al mare nelle giornate più miti. Proprio per questo l’Associazione Acquariofili Abruzzese ha pensato bene di dedicare il laboratorio di marzo, in programma domenica 18, all’acquario mediterraneo. Il laboratorio sarà tenuto dal socio Giovanni Placentile, esperto di questo settore dell’acquariofilia e del Mar Mediterraneo in genere, appassionato sub con una particolare predilezione per le esplorazioni subacquee. Giovanni cura con passione e competenza un grande acquario che fa bella mostra di sé nel suo soggiorno e con il quale, tra l’altro, ha conquistato il 1° premio nella terza edizione del concorso per vasche arredate “ L’acquario più bello a casa mia” organizzato dall’A.A.A. nel 2010. Nel laboratorio di marzo metterà a disposizione dei soci il suo bagaglio di esperienze partendo dall’iniziale allestimento della vasca. Gli argomenti che verranno trattati riguarderanUn’eloquente immagine dell’acquario marino mediterraneo di Giovanni Placentile, primo classificato in un concorso AAA del 2010.

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Foto sopra: Roberto Lezzi, notevolmente acciaccato, ma presente e pronto a rispondere alle domande Foto sotto: Il presidente Amedeo Pardi (in piedi sulla destra) mentre illustra il programma della giornata ai soci più puntuali, poco prima dell’avvio del Laboratorio

no: l’apparecchiatura tecnica, il materiale d’arredamento e la maniera migliore per utilizzarlo , esempi di prospettive, valori dell’acqua marina, sistemi di filtraggio, illuminazione e temperatura di esercizio, refrigeratori, compatibilità tra i vari organismi che possono essere ospitati in vasca e tante altre cose ancora, il tutto con uno sguardo attento anche alla legislazione e agli organismi protetti e a tutto ciò che riguarda la conduzione dell’acquario mediterraneo. Si parlerà anche della fase del reperimento degli organismi in natura: il materiale occorrente per la cattura dei pesci con la descrizione delle tecniche per una cattura senza pericoli per gli organismi, le soluzioni ottimali per il trasporto e il trasferimento nella vasca… Il tutto condito con le meravigliose foto dei paesaggi marini e degli organismi allevati da Giovanni. Queste almeno sono le intenzioni: il mese prossimo vi proporremo un resoconto di quel si sarà detto nel laboratorio. Il mese scorso, intanto, come annunciato, si è parlato dei discus; prima con la proiezione di un filmato splendidamente girato dal presidente Amedeo Pardi nell’allevamento amatoriale di Roberto Lezzi, quindi con lo stesso Lezzi (acciaccato per postumi influenzali ma comunque presente e vigile) che ha risposto al fuoco di fila delle domande dei soci presenti, quindi di nuovo col presidente in cattedra per illustrare, attraverso un power point “storico” e nello stesso tempo attuale, le caratteristiche di alcuni impianti professionali per l’allevamento dei discus, in Italia e all’estero, di ieri e dell’altro ieri, ma anche di oggi. Una mattinata (gli incontri si svolgono sempre dalle 10 nella sede dell’Associazione, in via Camillo De Nardis 1, a Chieti) che ha pienamente soddisfatto i soci presenti. 85


A.I.B. ASSOCIAZIONE ITALIANA BETTA La preparazione degli eventi primaverili ha impegnato gran parte della seconda metà di Febbraio e l'inizio di Marzo, innanzitutto per la "missione" di AIB al KFF Betta Show di Friedrichshafen, nella suggestiva cornice del lago di Costanza, dove saremo presenti non solo con una nutrita delegazione ma anche con alcuni esemplari, dei nostri soci, in gara. Poi per allestire il simposio a Montebello, in provincia di Pavia, dove i visitatori potranno scoprire tutto il fascino dei Betta selvatici e show, anche in questo caso con esemplari rigorosamente riprodotti in Italia. Infine, stiamo preparando le nuove strutture per l’allestimento dello show internazionale, riconosciuto IBC, che organizzeremo anche quest’anno a Ranco (Varese) sul Lago Maggiore, il prossimo Giugno. Sul forum dell'Associazione intanto si continua a parlare di Betta selvatici con un ampio approfondimento su similitudini e differenze fra Betta albimarginata e Betta channoides: due specie in apparenza simili, ma con differenze e peculiarità che potete scoprire seguendo sul nostro forum due riproduzioni parallele, portate avanti in questi mesi da due soci AIB e documentate con immagini e video. La vitalità del forum, che di recente ha accolto molti nuovi iscritti e alcuni neofiti, ci ha portato naturalmente a parlare di più delle basi dell'acquariofilia: un esercizio sempre salutare. Quindi nelle sezioni tecniche su allevamento, allestimenti e riproduzione, questo mese parliamo soprattutto di come avviare il primo acquario e come dedicarsi all'allevamento dei Betta nel modo migliore. Per quanto riguarda l'alimentazione invece proseguono gli approfondimenti Due avannotti di Betta channoides e B. albimarginata nati a Febbraio 86


Una Neritina tigrata incuriosisce la giovanissima femmina di Betta Halfmoon Doubletail Alcuni esemplari del concorso “Betta del Mese� di Febbraio 2012-03-04

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Un albero genealogico di una recente riproduzione mostra gli ascendenti della coppia, provenienti da Italia, Olanda e Thailandia

sull'importanza di integrare la dieta degli esemplari con cibo vivo e surgelato, soprattutto nelle fasi di accrescimento. Il nostro registro delle riproduzioni, portate a termine dai soci, che ha superato 100 accoppiamenti l’anno, descritti con foto e genealogie, è negli ultimi tempi polarizzato su esemplari di colori particolari: orange, yellow e melano (un nero opaco, alla maniera dei blak molly per intendersi) che presentano sfide complesse sul piano delle regole genetiche di ereditarietĂ del colore. Stanno inoltre prendendo spazio anche le riproduzioni basate sull'incrocio di esemplari a pinne lunghe Halfmoon ed esemplari a pinne corte (Plakat) da parte di soci che sperano di ottenere, in qualche generazione di lavoro, dei Plakat particolarmente simmetrici e ancora migliori. Nella sezione "Altri pesci ed organismi" si parla di compagni di vasca dei Betta che, si sa, non sono particolarmente facili. Oltre ad ampie disamine sulla compatibilitĂ di diverse specie di pesci da branco e da fondo, questo mese parliamo di gasteropodi. E in particolare di neritine. Infine, il concorso per il Betta del mese ha assunto ormai un lustro particolare. Nell’ultima edizione, prima di andare in stampa, un Halfomoon Plakat ha riportato la vittoria, lottando contro esemplari decisamente straordinari, incluso un maestoso Betta unimaculata che, per la prima volta, rappresenta in gara i selvatici di allevamento italiano. Tutte queste informazioni, corredate di foto e video originali, sono disponibili sul sito www.bettaforum.it e www.aibetta.it 88


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A.I.K. ASSOCIAZIONE ITALIANA KILLIFISH Oramai è primavera e sbocciano le iniziative in AIK! La prima in ordine di tempo: il giorno martedì 20 Marzo presso l’Acquario Civico di Milano in Viale Gadio 2, alle ore 21:00 si terrà un incontro con Stefano Valdesalici dove presenterà tre relazioni (se ci sarà il tempo): introduzione ai Killifish (con le ultime novità tassonomiche), accenni al mantenimento e riproduzione in acquario, allevamento del cibo vivo. Potrà essere interessante per avere un’infarinatura generale su questi incredibili pesci e sul loro allevamento!!! Quest’anno in occasione del 20° Congresso di AIK che, come negli ultimi anni, si svolgerà a Borzano di Albinea (RE) il 26 e 27 Maggio, appuntatevi le date, avremo ben tre relatori con relative tre conferenze! Il primo che presentiamo è Peter Uhlmann da Basilea esperto allevatore di killifish (ma anche Betta, …) e appassionato di annuali sud americani, che ci parlerà delle specie di Austrolebias in natura ma sopratutto delle migliori tecniche di allevamento. Gli altri due relatori saranno presentati il prossimo mese. Saranno inoltre presenti acquari allestiti, centinaia di pesci in concorso, possibilità di acquistare starter di cibo vivo, attrezzature specifiche, uova & pesci, si potranno vincere acquari completi con la famosa lotteria e tanto altro ancora! Prossimamente il programma completo, intanto spargete la voce e segnatevi le date. Un appuntamento da non perdere! A presto! Lo staff AIK PS AIK parteciperà come espositore anche ad ACQUA-BEACH di Cesena (FC) il 6-7 Ottobre. Maggiori dettagli in seguito.

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AMBI - ASSOCIAZIONE MEDITERRANEA BETTOFILI ITALIANI INCHIESTA AMBI QUANTO TI AMA IL TUO BETTA? Una mattina di buon’ora mi alzai per prepararmi un buon caffè prima di andare a lavoro. Mentre gli ultimi fumi del sonno mi lasciavano, i miei occhi andarono, quasi inavvertitamente, a uno dei miei acquari dove vidi uno dei miei betta maschi che mi osservava immobile e mi seguiva con gli occhi mentre mi muovevo nella mia cucina. La cosa m’incuriosì al punto che mi fermai anch’io per guardarlo facendo qualche passo verso la sua vasca, lui iniziò a muoversi avanti e indietro lungo il fronte del vetro eseguendo una sorta di movimento sinuoso, che riportò alla mia mente le movenze di un gatto che si struscia tra le gambe del suo compagno a due zampe per strappargli due coccole. Così una serie di domande s’insinuarono nella mia mente. Il mio pesce mi riconosce? Che immagine ha di me? Prova dei sentimenti? Potrei qui raccontare tanti aneddoti che sembrano dimostrare che i pesci, ma in particolare i betta, a mio avviso, hanno una propria personalità ben definita dettata dalle loro esperienze. Ad esempio, ritengo di poter sostenere che alcuni soggetti manifestano arroganza e scontrosità che evidenziano aggredendoti ogni qualvolta occupi il loro territorio anche solo con un retino che prendono a morsi, altri si mostrano schivi, altri impavidi, taluni manifestano anche una certa dolcezza nel cercarti fino a scivolarti dolcemente tra le dita mentre ti occupi di piccole manutenzioni in vasca. Un altro esempio che io ritengo molto illuminante è quello legato a mia moglie. Lei non ha un gran-

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COMUNICATO: Cari amici e soci AMBI, siamo lieti di comunicarvi che è stato appena aperto il nuovo sito della nostra associazione. Questo cambiamento ha reso possibile l’integrazione nel sito del nostro FORUM. Pertanto v’invitiamo tutti, soci e amici a iscrivervi gratuitamente, così da poter rimanere sempre in contatto con noi. Con osservanza Il Direttivo AMBI de feeling con le mie vasche. Ora, in un’occasione notai un altro atteggiamento da parte di un mio betta che mi lasciò ancora più perplesso. Io entrai nella stanza dove si trovava (e si trova ancora) uno dei miei acquari, appena entrato, come al solito il mio Geronimo (un bel betta maschio) sospese le sue attività per venirmi incontro, io amo dire “scodinzolando”, per poi dopo un po’ ritornare ai suoi “affari”. Qualche minuto dopo entrò nella stanza mia moglie, io girai gli occhi verso Geronimo ed egli pareva ignorarla completamente. La domanda che comparve nella mia mente fu: “Non ha visto mia moglie entrare? È semplicemente distratto? O ne ha riconosciuto la sagoma ed è disinteressato alla sua presenza?”. Così iniziai a osservare questo suo comportamento. Ogni qualvolta mia moglie entrava nella stanza buttavo l’occhio su Geronimo e lui la ignorava sistematicamente, tranne quando lei cercava di attirare la sua attenzione ovviamente. In un’occasione chiesi a mia moglie di andare nella mia stanza mentre io lo osservavo dall’esterno chiedendole di ripetere i miei gesti quotidiani. L’idea era di vedere se Geronimo in qualche modo distingueva tra me e mia moglie assumendo quindi atteggiamenti e comportamenti diversi alla presenza dell’uno o dell’altra. Come mia moglie entrò nella stanza, Geronimo sembrò comportarsi come nei mie confronti, cioè lascio ciò che stava facendo per avvicinarsi al vetro, tuttavia ebbi l’impressione che avesse riconosciuto mia moglie, questo perché quasi subito

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COMUNICATO: Cari soci e appassionati, siamo lieti di annunciarvi le prime iniziative che avranno luogo nel 2012 organizzate da AMBI : Data: 14 Aprile 2012 Evento: Corso dedicato alla selezione e cura del Betta splendens. Durata: 1 giorno – dalle ore 15.00 alle ore 17.00 Note: il corso dedicato al betta, rientra nel contesto più ampio dei corsi organizzati da CAEB e ABAP che si terranno nel 2012 presso l’università di Bari. Per tutti gli studenti dell’università che parteciperanno al corso AMBI (ma questo vale per tutta la serie di corsi) l’università concederà agli studenti della facoltà di Medicina Veterinaria di Bari 2 crediti formativi. Inoltre sarà rilasciato un attestato di partecipazione dalla stessa Università a tutti i partecipanti al corso. Sicuri di aver fatto una cosa gradita per tutti voi appassionati, aspettiamo di accogliervi numerosi. Data: 6/7 Ottobre 2012 Evento: AQUABEACH Presso: Cesena fiera Note: All’interno della fiera specialistica sull’acquariofilia, presenteremo un nostro show betta dove potrete conoscerci e ammirare tante varietà di Betta splendens. Vi aspettiamo numerosi Il direttivo AMBI si voltò per tornare alle sue attività in vasca ignorandola. Così entrai io nella stanza, cercando di non fare gesti che potessero essere per lui un richiamo, ma come colse la mia presenza si presentò davanti al vetro e non si allontanò per diverso tempo muovendosi avanti e indietro. Ecco come alcuni avvenimenti hanno determinato in me la convinzione che i miei betta mi riconoscono ed hanno un rapporto speciale con me. Recentemente un uomo adulto ci contatta sul forum dell’associazione con una richiesta di aiuto, il suo betta si era ammalato. Scusandosi per il suo pensiero che poteva essere ritenuto stupido, diceva che lui e sua moglie erano affezionatissimi a quel betta e che secondo loro lui li riconosceva e aveva dei sentimenti verso di loro. Alla fine il betta guarì e l’uomo tornò sul forum per ringraziarci. Soltanto qualche giorno fa un altro nostro iscritto, timidamente quasi come se stesse dicendo un’eresia, attribuì dei sentimenti al proprio betta. Da qui l’idea di quanto state leggendo. Premesso che possa esserci in una certa misura un antropomorfizzazione del nostro betta. Ma voi cosa ne pensate? Desideriamo che ci raccontiate le vostre esperienze i vostri aneddoti che dimostrino che anche un betta (o un qualsiasi altro pesce) ha un'“anima“ e dei sentimenti. Inviate i vostri racconti alla seguente mail: info@ambibetta.it Questi saranno di volta in volta selezionati e poi pubblicati per farli conoscere a tutti gli appassionati, alla fine della nostra inchiesta, con l’aiuto di un etologo, cercheremo di dare una risposta approfondita al nostro quesito. 94


DISCUSCLUB.NET Gentile, Eccoci diritti nel mese di marzo, augurandoci che ci porti la ventata primaverile che quest'anno ci sembra ormai più che conquistata e meritata, con buona pace dei nostri termoriscaldatori. Un mese che va, insieme a due articoli che vogliamo segnalarti in quanto interessanti, costruttivi e culturalmente educativi. Febbraio 2012: Visita a "Le Onde", testi e foto di Maurizio Bassi (Maury62), lo splendido locale per acquariofili, che ospita rarità provenienti da tutti i continenti, e il titolare, Gianni Ghezzi, che si distingue come sempre per simpatia e disponibilità. Il Museo Oceanografico di Monte Carlo, testi e foto di Fabio Anelli (Astro), una visita che il reporter che c'è in Fabio è stata redatta con testi e foto che sicuramente sfoglierai con immenso piacere. Si passa dalla bellezza paesaggistica di Monaco, all'importanza culturale di un museo che, fa vivere la storia del mare, ma anche la biologia marina, con biotopi oceanici e acquari suggestivi di meduse… insomma: se passate da Monaco, andate a visitare questo singolare museo. Come potete constatare, anche questo mese Non è andato via senza il suo bellissimo carico di lavoro, e noi siamo sempre lieti di poter fare il riassunto trasmettendolo con un "bollo" di entusiasmo che spero non verrà mai a mancare. Questo è 'abbastanza' per poter avere la tua attenzione... altrimenti perdonaci, se è stato per te un motivo di scocciatura. Ci auguriamo che il tuo marzo 2012 sia il più bello che tu possa raccontare, prospero e radioso. Buona lettura… e se non ti va di leggere, c'è anche molto da vedere!! Non dimenticare che abbiamo un grande dovere morale: (ri)lanciare l'hobby più bello del mondo. Diventa fan DiscusClub 2.0 e seguici su Facebook! Ti auguriamo un sereno marzo 2012. Sincerely Lo staff DiscusClub 2.0 Discus Club 2.0 - Forum Statistics: Registered Users: 867 Total Posts: 54420 Busiest Time: 281 users were online on 02 feb 2011 11:51 Handy Links: Board Address: http://www.discusclub.net/forum/index.php Log In: http://www.discusclub.net/forum/index.php?app=core&module=global&section=login Recupero password: http://www.discusclub.net/forum/index.php?app=core&module=global&section=lostpass

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CAEB - CLUB ACQUARIOLOGICO ERPETOLOGICO BARESE Per il terzo anno consecutivo il Caeb (Club Acquariologico Erpetologico Barese), in collaborazione con l’Abap (Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi), ha organizzato e dato il via al “Corso di Acquariologia e Terraristica” presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Il corso, tenuto da esperti relatori e dai soci del Caeb, trattando argomenti specifici su quella che è comunemente considerata “fauna minore” vuol rappresentare un anello di congiunzione tra gli appassionati e gli studenti, un modo per trasmettere passione e far nascere curiosità intorno a questo mondo spesso ignorato. La sede, altamente “istituzionale”, porta subito a immaginare lezioni lunghe e noiose su argomenti, magari anche belli, ma trattati in maniera tanto specifica e asettica da non lasciare spazio alle emozioni; le singole lezioni, invece, a volte affrontate dai soci del club, spesso poco avvezzi a cattedre e lavagne, si rivelano fin da subito molto dinamiche e informali. Si crea un flusso di informazioni che dal relatore va incontro agli studenti sotto forma di esperienze, piccoli trucchetti pratici, spesso “self made”, dettati dalla passione e non scritti su “sacri testi” e, dagli studenti, tornano indietro al relatore sotto forma di quesiti, curiosità e altre esperienze in una spirale di crescita comune. L’idea portante è che chi ama gli animali che alleva e agisce in maniera tanto precisa e attenta da riuscire a riprodurli, anche se non in possesso di titoli accademici, è la persona giusta per far nascere quell’interesse che col tempo potrebbe sfociare in qualcosa di più bello e grande, magari una vera e propria professione. A questo si deve aggiungere che molto spesso il mondo accademico è distante dal mondo del lavoro e in un contesto socio economico che poco aiuta i giovaI soci del CAEB durante la presentazione del Corso 2012

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Consegna dell’attestato al dott. A. Frattoluso (Seachem) in occasione del primo incontro ni, tutto ciò che è nuovo, strano, non convenzionale e particolare potrebbe dare quell’ispirazione che molti ragazzi cercano, specie se in attesa di terminare gli studi universitari. Il corso si compone di dieci interventi che toccano argomenti vari, da quelli più teorici come “la chimica dell’acqua” e “le strategie riproduttive dei pesci d’acquario”, a quelli più di pratici, sotto forma di esperienze di allevamento, come quelle riguardanti il Pitone reale, le “tarantole”, le tartarughe, i ciclidi nani e il Pesce combattente; un occhio particolare è rivolto all’ecosistema naturale con la relazione “lo stagno in giardino”. A questi incontri d’aula si aggiunge la possibilità di visitare la Mostra scambio “Rettili dal Mondo”, il 22 aprile pv, che è considerata parte integrante del corso in oggetto e sarà anche sede del Primo Concorso di disegno, illustrazione e grafica con tema conduttore “Gli animali in mostra: pesci, anfibi e rettili”. Il Caeb non è nuovo a questo tipo di iniziative, sin dalla sua nascita, all’inizio degli anni ’90 e si connota come associazione con lo scopo di favorire lo studio e lo sviluppo dell’acquariologia e della erpetofilia nel massimo rispetto della vita degli organismi allevati ma, soprattutto, è composto da persone, giovani e meno giovani, cui piace “sporcarsi le mani” e, magari, anche ricevere qualche morso col fine ultimo di scoprire. Tutti i soci sono profondamente convinti che solo la conoscenza possa abbattere quelle barriere che portano al maltrattamento degli animali, in quanto, a torto, considerati “differenti” da noi. Per tale motivo, anche grazie all’impegno del presidente Alessandro Vlora che canalizza le energie e agisce da fulcro, si è fatto della divulgazione una delle attività principali del club: questa si manifesta attraverso corsi istituzionali, mostre, concorsi, ma anche con le classiche quattro chiacchiere tra amici, non separati dal consueto monitor per pc. I neofiti che entrano nel club si ritrovano a guardare il mondo da un altro punto di vista: da quando l’uomo si è chiuso nelle proprie abitazioni, isolate dal mondo esterno “naturale” ha perso il contatto con tutto ciò che prima era parte integrante della sua vita; sono nate le fobie: dei ragni, dei serpenti, dei topi, degli scarafaggi, delle lucertole… di tutto ciò che non fa più parte della quotidianità. Il rispetto per l’ambiente, l’ecologia hanno perso il proprio significato per assumerne uno più prosaico che spesso si risolve in due parole: “raccolta differenziata” e chi alleva L’allevatore I. Pegna durante la relazione sul pitone reale 98


Teoria e “pratica” al corso di acquariologia e terraristica Record assoluto: oltre 100 partecipanti entusiasti nonostante l’orario della pennichella… simili animali o mostra interesse per loro è considerato “strano” o quantomeno “originale”. Scopo ultimo di questo corso è di far comprendere che allevare un organismo vivente, qualunque esso sia, essere in grado di tenere sotto controllo tutti i parametri necessari alla sua vita e riuscire a riprodurlo, dove la riproduzione è intesa come massima espressione di benessere, oltre ad essere una grande soddisfazione è innanzitutto la prova di un grande amore e una grande attenzione verso la Vita. Assistere alla nascita di un serpente o un ragno o un insetto è un miracolo emozionante come per qualsiasi altro animale: cane, gatto o puledro che sia. L’affluenza ai corsi, che si effettuano sempre il pomeriggio del sabato, è molto alta e ciò, oltre ad essere molto gratificante, è soprattutto di sprone per i nostri relatori, che sono accolti in aula da un calore e simpatia tali da essere invogliati a far sempre meglio e a trasmettere tutta la propria esperienza e passione. Non ultima la soddisfazione più grande, vedere coloro che, discenti nei corsi precedenti, pian piano acquisiscono quella competenza e padronanza che gli consentirà in un prossimo futuro di essere pronti a trasmettere essi stessi le proprie esperienze. Francesco Nicassio (Consiglio Direttivo C.A.E.B.) 99


MAREVIVO

NUOVO AVVISTAMENTO DI BALENE A LAMPEDUSA

15 marzo 2012 – Intorno alle dieci di stamattina, a poche miglia a nord di Lampedusa, nel tratto compreso tra l’isola di Lampedusa e quella di Linosa, sono stati avvistati due esemplari di balena dalla delegazione siciliana di Marevivo. “Erano distanti tra di loro e si tenevano a ridosso del traghetto che collega Lampedusa con Porto Empedocle” ha raccontato Peppe Lombardo, Delegazione di Agrigento. Poter avvistare e ammirare questi giganteschi cetacei è un’emozione che ogni volta si ripropone con la stessa intensità e che ci dovrebbe indurre ad adottare ogni iniziativa volta a proteggere la biodiversità senza risparmiarci.

Ufficio Stampa Marevivo (063202949 – 3381090669)

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La rubrica p L’acquario… in

7 domande

Una nuova rubrica per il principiante: la lettera da cui scaturì la serie Ricordate la lettera che chiedeva spiegazioni sull’acquario in base a sette quesiti? Nel numero di gennaio abbiamo parlato dei cambi d’acqua (quesito numero 1); nel numero successivo abbiamo cercato di rispondere alla domanda numero 2, riguardante il substrato. È così giunto il momento di passare alla terza domanda del nostro amico Mario (ricordate?), cui dedichiamo l’intera rubrica, insieme a tutti i neofiti del mondo! 3 - Il filtro e la sua pulizia: è possibile effettuare un cambio d'acqua senza assolutamente toccare il filtro? Se sì, ci si deve basare sulla diminuzione di portata dello stesso per capire che è il momento di eliminare i residui dai materiali filtranti (senza toccare i cannolicchi)?

Per un corretto e duraturo funzionamento di un piccolo ecosistema acquatico, ricreato in un angolo del nostro appartamento, è necessario e fondamentale porre particolare attenzione al sistema di filtraggio dell’acqua. Generalmente il filtraggio negli acquari di acqua dolce è realizzato tramite una prima filtrazione meccanica e una seconda biologica, associate eventualmente ad una aggiuntiva di tipo chimico, ad esempio con da carbone attivo o particolari resine che adsorbono le sostanze organiche grazie alla loro elevata porosità. Il filtraggio meccanico, realizzato con vari tipi di spugne e potenziato dall’utilizzo di lana perlon, è fondamentale per trattenere il particolato presente in acqua ed evitare di far entrare in contatto diretto quest’ultimo con i “cannolicchi” o altri materiali porosi utilizzati come filtraggio biologico. I cannolicchi sono costituiti, infatti, da un materiale ceramico molto poroso

ideale per l’attecchimento e la proliferazione di colonie batteriche nitrificanti e di conseguenza tali pori non devono essere ostruiti, per permettere un apporto costante di ossigeno ai batteri.

Esempio di filtro interno 102


per il neofita Il filtro e la sua manutenzione di Federica Ferrigno Quanto appena detto è realizzabile prendendo delle semplici precauzioni per limitare un eccessivo accumulo di sedimenti e particolato al di sopra dei “cannolicchi” ed evitare di intaccare le colonie batteriche. È necessario utilizzare in maniera opportuna un filtraggio meccanico e mantenere un flusso di acqua costante all’interno del filtro; infatti, i batteri presenti nel sistema di filtraggio, si dispongono in una determinata posizione adattandosi al particolare flusso d’acqua. Un eventuale cambiamento di tale flusso, potrebbe arrecare non pochi problemi alle popolazioni batteriche che si sono abituate a vivere in determinate condizioni. Un’abituale pulizia del filtro meccanico e della pompa permette un flusso d’acqua costante che

Filtrazione meccanica con spugne Tali colonie, che lavorano quindi in presenza di ossigeno, sono in grado di dare il via al ciclo dell’azoto degradando la materia organica attraverso l’ossidazione dell’ammoniaca in nitriti e questi in nitrati. I nitrati, in acquari di acqua dolce non rappresentano una problematica rivelante, dato che sono ben tollerati dalla maggior parte degli organismi allevati e tenuti sotto controllo tramite il loro assorbimento da parte delle piante. Al contrario, in acquari marini, i nitrati sono poco tollerati dalla maggior parte dei pesci ma soprattutto dai coralli. Garantire le condizioni ideali per la sopravvivenza dei batteri nitrificanti all’interno del filtro biologico è fondamentale per ottenere una buona qualità dell’acqua e di conseguenza dei buoni risultati a lungo termine.

Filtrazione meccanica con lana perlon

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La pulizia del filtro consiste nella rimozione o nel risciacquo dei materiali filtranti, inclusa la pompa, ma non dei cannolicchi

Per quanto riguarda la pulizia del filtro negli acquari marini, il discorso è diverso. Generalmente, in queste particolari vasche popolate da molte specie di pesci e coralli, non viene adoperato un filtraggio biologico con la presenza di “cannolicchi” e neanche quello meccanico. Come già detto, il prodotto finale del metabolismo dei batteri aerobi è il nitrato, questa sostanza in condizioni di anaerobiosi verrebbe trasformata, tramite l’azione di batteri denitrificanti, in azoto molecolare, innocuo per gli organismi allevati. Dato che ciò non avviene in un comunissimo filtro biologico, a causa dell’assenza di zone anaerobiche, il nitrato verrebbe così a trovarsi come tale in acqua. Mentre in un acquario di acqua dolce, la sua presenza non determina grossi problemi, in acquari marini questo è

attraversa il filtro biologico, garantendo le condizioni ottimali per la sopravvivenza batterica. Generalmente, per comodità, la pulizia del filtro interno o esterno viene fatta coincidere con un eventuale cambio d’acqua, in questo modo però si va ad abbassare bruscamente la carica batterica totale, eliminando contemporaneamente quella presente nell’acqua e nelle spugne. Quindi è consigliato l’utilizzo di attivatori batterici ogni qual volta si esegue un cambio d’acqua. Ovviamente i “cannolicchi” o qualsiasi altro substrato utilizzato per l’attecchimento e la proliferazione batterica, non devono essere assolutamente puliti, spostati o tirati fuori dall’acqua. Rispettando queste piccole precauzioni, è possibile evitare la morte delle popolazioni batteriche e la conseguente interruzione del ciclo azotato, che porterebbe inevitabilmente a picchi di ammoniaca e nitriti, letali per gli animali presenti. In base a quanto appena detto, è fondamentale non aspettare la riduzione della portata del filtro, o meglio della pompa, prima di accingersi a eseguire una pulizia dello stesso, ma prevenire la riduzione del flusso tramite una costante e abitudinaria pulizia dei materiali filtranti circa una volta al mese, oppure ogniqualvolta appare necessario. Esempio di schiumatoio, utilizzato negli acquari marini per l’eliminazione delle sostanze organiche e delle proteine 104


crea zone anossiche in cui si stabiliscono i batteri denitrificanti. Un analogo funzionamento, con formazione di colonie di batteri nitrificanti e denitrificanti, in particolari condizioni, si può avere attraverso il metodo DSB, che utilizza la formazione di un medesimo gradiente di ossigeno ma all’interno del substrato, il cui spessore è generalmente di almeno 12 cm. Per quanto riguarda gli acquari marini popolati esclusivamente da pesci, con assenza quindi di coralli, è possibile utilizzare una filtrazione biologia che rispecchia quella descritta per gli acquari di acqua dolce, sebbene sia opportuno non sovrappopolarli. Generalmente è utilizzata una vasca di dimensioni più piccole in comunicazione con quella principale; tale vasca chiamata ”sump”, è utilizzata per la collocazione della strumentazione tecnica (schiumatoi, reattori di calcio, post reattori, termoriscaldatori, pompe di risalita e altro) e per l’eventuale filtrazione meccanica e biologica, nel caso sia necessaria e non sia adoperato un filtro esterno. Il percolatore, infine, è un altro strumento molto utilizzato in acquariologia marina per la filtrazione biologica; l’acqua viene fatta “colare” su dei supporti batterici al fine di aumentare enormemente la superficie di contatto aria/acqua, elevando in questo modo il tasso di ossigeno dell’acqua stessa e rendendo la nitrificazione più efficiente.

invece molto pericoloso e poco tollerato dalla maggior parte dei coralli allevati. Esistono alcuni filtri particolari utilizzati per la denitrificazione, come ad esempio i denitratori; tali strumenti sono progettati appositamente per permettere il processo di denitrificazione grazie a un ambiente anossico che si viene a creare, necessario per l’azione dei batteri denitrificanti. Affinché tali batteri esercitino la loro funzione, devono essere alimentati in vari modi, con, ad esempio, soluzioni di alcool o di zucchero. Per tali motivi, queste particolari attrezzature andrebbero utilizzate da coloro i quali abbiano un minimo di esperienza nel settore. In acquari marini popolati da molti pesci e coralli, si preferisce utilizzare particolari strumenti che sostituiscono il filtro biologico: gli schiumatoi. Gli schiumatoi hanno un principio di funzionamento molto diverso rispetto a quello di un comunissimo filtro biologico, infatti sono in grado di eliminare dall’acqua la sostanza organica e le proteine, che darebbero il via al ciclo dell’azoto con la conseguente produzione di nitrati. Tramite l’ausilio di tali strumenti è possibile andare a intervenire prima che il ciclo dell’azoto abbia inizio, mantenendo in questo modo concentrazioni bassissime di nutrienti in vasca. In realtà una sorta di filtraggio biologico esiste in acquariologia marina ed è costituito dalle rocce vive. A differenza di un comune filtro biologico che è in grado di dare origine esclusivamente a processi di nitrificazione, le rocce vive sono in grado di associare ai processi di nitrificazione quelli di denitrificazione, contribuendo a eliminare il nitrato che si formerebbe; ciò può avvenire grazie alla formazione di un gradiente di ossigeno, che permette l’insediamento in superficie dei batteri nitrificanti e che, andando a diminuire verso l’interno della roccia, Esempio di Sump, ovvero vasca in comunicazione con quella principale, in cui viene riposta la strumentazione tecnica 105


Conchiglie

da collezione di Lorenzo Luchetta, seconda parte rocce stesse numerose uova contenute in capsule appiattite a forma di foglia. Il Conus gloriamaris (gloria di mare) è considerata una delle conchiglie più preziose del mondo, e la maggior parte degli esemplari è custodita in musei di storia naturale. Come approfondiremo in seguito, una delle particolarità dei conidi è contare diverse specie velenose, alcune potenzialmente mortali anche per l’uomo.

Viaggio nel mondo di questi fantastici “gusci” che da tempo immemore sono oggetto d’interesse per l’uomo che ha imparato a classificarli, custodirli e collezionarli.

II presentazione: i Conidi del Mediterraneo e del resto del mondo I conidi sono conchiglie assai diffuse ma molto apprezzate per le loro grandi varietà di colorazioni; ne esistono più di quattrocento specie, la stragrande maggioranza delle quali si trova nell’Indopacifico. La conformazione tipica di queste conchiglie è appunto di forma conica, con guscio robusto e dimensioni che possono raggiungere e superare i trenta centimetri nel Conus prometheus, ma che possono anche essere inferiori a due centimetri nelle specie più piccole. I molluschi che costruiscono queste conchiglie sono carnivori e la base della loro dieta è costituita da vermi e piccoli pesci; amano ripararsi sotto le pietre in acque poco profonde, dove sono soliti anche riprodursi “incollando” alle

CONUS EBRAEUS

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CONUS EBRAEUS

NEL MAR MEDITERRANEO Nel Mar Mediterraneo i conidi sono rappresentati da un’unica specie, il Conus mediterraneus. La forma della conchiglia è inconfondibile, ma si possono trovare esemplari più o meno affusolati e slanciati; la colorazione varia dal chiaro con linee e macchie brune, all’uniforme bruno-olivaceo. Le dimensioni si aggirano generalmente intorno ai quattro centimetri, ma sono stati rinvenuti esemplari che raggiungevano i sette centimetri. È una specie molto comune in tutto il mediterraneo e il suo habitat ideale sono i bassi fondali, dove può rifugiarsi tra rocce e alghe, trovando anche facilmente le sue prede preferite. DUE CONIDI DEL RESTO DEL MONDO Conus nussatella Conide di taglia medio piccola, con struttura spessa e solida e un’immagine allungata che lo fa somigliare a un tozzo stiletto. La colorazione classica è bianco-crema, con fiammelle, macchie o bande marroni-aranciate ad anda-

mento assiale e una fitta punteggiatura nerastra ordinata secondo strie spirali. Il suo habitat preferito è costituito dalle madrepore del piano infralitorale, dove trova rifugio e nutrimento. È considerato abbastanza comune nell’Indopacifico e nella provincia giapponese. Conus ebraeus Altro conide di piccole dimensioni, abbondante in tutto l’Indopacifico, è stato raccolto anche nella provincia Panamica, dove, però risulta essere poco comune. La spira è bassa e generalmente erosa e la colorazione è tipicamente a CONUS NUSSATELLA

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CONUS NUSSATELLA

fasce bianche alternate a fasce di tassellatura nera discontinue. I banchi corallini sono il luogo dove è più facile rinvenirlo. CONCHIGLIE “PUNGENTI” I colori sgargianti e le moltissime specie fanno dei coni uno dei gruppi più ricercati dai collezionisti, ma la loro caratteristica più insidiosa è legata al veleno che posseggono e che utilizzano per difendersi dai nemici e per cacciare le prede di cui poi si nutrono. Come per tutti gli

esseri velenosi esistono specie con veleni blandi e specie dotate di veleni assai potenti, in grado anche di uccidere un uomo adulto. Il più “famigerato” del gruppo è senza dubbio il Conus textile, abbondante nell’Indopacifico e causa ogni anno di svariati incidenti da puntura. Il suo sistema di attacco è quanto mai ben concepito: questo mollusco è, infatti, dotato di una proboscide che funge da fodera per un aculeo concavo, nel quale è spruzzato il veleno. Se l’aculeo resta conficcato nel nemico il cono non rimane disarmato, infatti possiede una sorta di riserva di aculei-lancia che può usare in successione, un po’ come un arciere; questa sua dote lo rende doppiamente pericoloso ed il suo attacco raramente si rivela inefficace. A chi tocca la malaugurata esperienza di subire una puntura di Conus texile, sarà necessario il tempestivo intervento di un medico; generalmente le popolazioni indigene dei luoghi dove questi coni abbondano sanno come evitarlo, ed eventualmente come intervenire in caso di puntura.

PICCOLI CONIDI DELL'INDOPACIFICO CONFRONTATI CON UN CHICCO DI MAIS

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?

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fertilizzanti

Info: http://www.cia-acquari.it/aquavitro-reef.html

e novitĂ

RECENSIONI

CATEGORIA

CIA, Aquavitro linea fertilizzante: crescita scatenata! 110


Coltivare piante acquatiche può essere molto facile o molto difficile, secondo i punti di vista. Alcuni acquariofili dal pollice verde riescono a produrre acquari magnificamente erborati apparentemente senza troppi sforzi, per l’invidia di molti! Altri, pur disponendo tutto nel migliore dei modi, non riescono proprio a realizzarli quei landscape, inspiegabilmente. Oggi ci viene incontro linea potente, precisa, versatile, molto efficace, produce risultati eccellenti se utilizzata con attenzione

un’azienda molto energica, proponendo una linea completa che potrà fare la felicità dei coltivatori di piante. Sappiamo bene che ogni acquario è diverso dagli altri e che non sempre le condizioni ambientali si prestino a ospitare delle piante. Aggiungere sempre lo stesso fertilizzante può significare semplicemente produrre crescita di

il neofita dovrebbe farsi consigliare dal negoziante per utilizzare ogni prodotto in maniera adeguata alle specifiche esigenze

alghe, se il suo contenuto non corrisponde alle specifiche esigenze di quella vasca. Ecco perché CIA presenta la nuova linea Aquavitro, composta di numerosi prodotti diversi, da utilizzare secondo le esigenze. Li trattiamo per questo nel loro insieme, perché definirne uno solo sarebbe assolutamente riduttivo e, in qualche modo, inutile. Grazie alla linea aquavitro possiamo aggiungere in vasca tutto e solo quello che serve per “scatenare la crescita delle piante” (come affermato nell’attraente pubblicità), agendo con perizia e in modo efficace. In breve, la linea si compone di numerosi prodotti diversi. Premier è un biocondizionatore e dovreste usarlo al momento

te, da utilizzare periodicamente in base alle istru-

dell’allestimento o del cambio d’acqua. A diffe-

zioni e alle reazioni osservate. Propel rifornisce le

renza di altri biocondizionatori, è stato formulato

piante di tutto il ferro di cui hanno bisogno e va

apposta per i plantacquari e quindi non solo

usato regolarmente. Synthesis è una fonte di

rimuove il cloro e gli altri inquinanti, ma aggiunge

azoto e andrà utilizzato dunque secondo le esi-

i primi composti fondamentali per la crescita

genze, aiutandosi eventualmente anche con i

delle piante, bilanciando il contenuto ionico del-

risultati delle misurazioni effettuate. Similmente,

l’acqua di rubinetto. Similmente, Mineralize e

Activate è una fonte di fosforo e dovremo utiliz-

Carbonate aggiungono la giusta quantità di

zarla in base alle effettive esigenze del nostro

durezza totale e carbonatica, rispettivamente,

acquario. Insomma si tratta di strumenti precisi,

all’acqua demineralizzata, in modo da riequilibra-

potenti, efficaci, nelle mani dell’acquariofilo.

re il contenuto salino rendendolo simile a quello

Utilizzandoli sapientemente chiunque potrà

delle acque tropicali. Envy invece è una fonte di

ottenere acquari ricchi di vegetazione in buona

composti organici indispensabili per molte pian-

salute! 111


Wave glaX stone:

112

Info:http://www.crocitrading.com/index.php?pp2=menu_cate&cate=&mc=&L=i&pp=show _prodotti&x=0&br=&kk=1&descri=glax%20stone&code=&perpa=5&id_an=5869

e novitĂ

RECENSIONI

CATEGORIA materiali filtranti

filtrar bene, non solo superficialmente


La realizzazione di un buon filtro biologico è una di quelle attività che richiedono scienza, sapienza tecnologica e… un po’ di capacità artistica. Un appassionato che riesca a produrre un buon filtro, infatti, è veramente a metà dell’opera per ottenere successi col suo acquario. La qualità di un filtro dipende per metà dalla sua struttura (deve essere non solo abbastanza ampio, ma anche di forma tale da facilitare la vita di popolazioni diversificate di batteri) e per metà dalla qualità dei materiali filtranti. Ogni giorno assistiamo alla nascita di nuovi materiali filtranti e, bisogna dire, molti di essi sono “fantasiosi” e privi di fondamenti scientifici o di esperienze sufficienti ad assicurarne la qualità. Altri, come nel caso di glaX stone della linea Wave, sono intelligenti modificazioni di altri materiali, ben sperimentati. GlaX Stone è, infatti, costituito da vetro sinterizzato, un materiale ben noto per la sua elevatissima superficie. Normalmente è venduto in forma di anelli o tubetti, perché questo facilita gli scambi gassosi in superficie e assicura quindi una trasformazione aerobica degli inquinanti. Oggi però sappiamo che anche i processi anaerobici sono fondamentali in acquario, riuscendo a ridurre la quantità di composti ossidati, come i nitrati e i fosfati, e rendendo quindi meno opprimente la necessità di cambi d’acqua. Glax Stone ha una forma tale da rendere “probabili” questi processi. La sua superficie è estremamente ampia, grazie alle caratteristiche insite nella struttura stessa del vetro sinterizzato: pori piccoli e numerosissimi, tali da renderlo particolarmente leggero. La forma globosa però induce una minore circolazione di liquidi al centro delle singole pietre e questo fa sì che si sviluppino anche popolazioni di batteri anaerobici proprio grazie alla struttura in pori passanti che caratterizza questo materiale vetroso. In definitiva, senza che sia necessario strutturare il filtro in maniera particolare, semplicemente sostituendo i classici cannolicchi con questo innovativo materiale, riusciremo ad ottenere un’azione aerobica molto spinta in superficie (grazie all’estrema porosità) e un’azione anaero-

forma e struttura ideali per completare processi di nitrificazione (in superficie) e denitrificazione (in profondità)

in alcune condizioni, con lumi di calibro ridotto e flusso sostenuto potrebbero indurre rallentamenti e riduzioni di portata

bica al centro di ogni pietra. Anzi potremmo affermare che è la stessa presenza delle popolazioni aerobiche in superficie a favorire la successiva proliferazione dei batteri anaerobici al centro, perché l’acqua che penetra viene rapidamente privata dell’ossigeno che conteneva. Molto razionali anche i due formati in cui il prodotto è commercializzato, da 350 e 800 grammi, per filtri di dimensioni diverse. Si tratta dunque di un materiale molto promettente e, per giunta, relativamente economico rispetto a substrati con caratteristiche paragonabili. Saremo interessati a pubblicare le esperienze di coloro i quali, avendolo provato, possano aggiungere dettagli a quanto sin qui riportato. 113


114

Altre info: http://www.aquariumline.com/catalog/mironekuton-mineralsteine-300grpietra-naturale-ricca-minerali-gamberetti-pi-12432.html

Info:http://www.mironekuton.de/english/mironekuton-mironektonminerales-mineralpowder-mineralstone-mineralstones.htm

e novitĂ

RECENSIONI

CATEGORIA biocondizionatori

Mironekuton Natural Deep Sea Mineral: segreti elementi marini


Difficile definire la “categoria” di questo prodotto, dato l’estremo grado d’innovazione che rappresenta. Si tratta di un substrato, di un integratore, di un… alimento! L’invasione di “caridinai”, cioè di piccole vasche di acqua dolce, più o meno piantumate, dedicate all’allevamento di neocaridine, non accenna a fermarsi. Le Neocaridina, trattate in questa rivista in una sezione apposita, sono piccoli crostacei la cui selezione oramai decennale ha reso possibile l’espressione di magnifiche colorazioni. Sono, come un po’ tutti i crostacei, estremamente delicate e soffrono, più di altri taxa, di carenze di oligoelementi e sali minerali. I crostacei di acqua dolce, a differenza di quelli marini, devono affrontare durante ogni fase di post-muta il problema della bassa reperibilità di sali nell’ambiente in cui vivono, fatto che ha portato questi animali a sviluppare vie alternative di approvvigionamento: tra queste l’utilizzo di sabbie, frammenti di roccia e fonti organiche. Molti allevatori di neocaridine sono soliti integrare, nella “morbida” acqua di allevamento, degli integratori minerali tipici degli acquari marini o, direttamente, piccole quantità di sale marino. Un’alternativa più comoda e che si presta meno a eventuali sovradosaggi è l’utilizzo d’integratori solidi specificamente studiati per essere utilizzati in caridinai: uno di questi è il Mironekuton. Non è altro che una roccia marina proveniente dai fondali geologicamente attivi della placca dell’oceano Pacifico. In questi luoghi, soggetti a fortissime pressioni, si son “fusi” materiali di origine diversa: la miscela di neve marina (spoglie di organismi ricche di minerali e con tracce di materiale organico), acqua marina e depositi del fondale, produce una roccia ricca di minerali, almeno 66, e utilissima quindi come integratore. L’utilizzo è duplice: la polvere è un ottimo integratore del substrato, le rocce sono invece integratori direttamente utilizzabili per le caridine. La polvere, specialmente quando utilizzata con substrati allofani e terrosi, aumenta l’attività batterica e la fauna accompagnatrice residente, stabilizzando il pH del fondo e fornendo alla rete trofica che s’instaura, un ambiente stabile e ricco di minerali. Inoltre funge da integratore per il fondo anche per le radici di eventuali piante del nostro caridinaio, spesso in sofferenza a causa dei limiti che un acquario di questo tipo impone alla fertilizzazione in colonna. Le rocce invece sono

integratore minerale completo per neocaridine. Migliora l’attività biologica del fondo. Funzioni adsorbenti

A pH bassi tende a sciogliersi innalzando la conducibilità dell’acqua

direttamente “brucate” dalle caridine e utilizzate come integratore di calcio e magnesio per via alimentare. Entrambe le forme, sia quella in polvere sia quella a roccia, tendono a sciogliersi a pH bassi e fungono da integratore di sali minerali nella colonna d’acqua. Le caratteristiche simili alla montmorillonite lo rendono anche un buono scambiatore cationico capace di adsorbire alcune molecole potenzialmente tossiche presenti nella colonna d’acqua. Il dosaggio è di circa 0,4 grammi di prodotto in polvere ogni 10 litri di acqua dell’acquario, circa due volte a settimana. Il rilascio è in ogni caso estremamente graduale: 50 grammi di Mironekuton in polvere in 10 litri di acqua di osmosi inversa rimineralizzano l’acqua, dopo due giorni, innalzandone (in media) i valori a GH4, KH2, pH 7,4 e conducibilità 75 µS. 115


Tropic Marin Pro-coral cure: anche i coralli potrebbero ammalarsi

Info: http://www.tropic-marin.com/web/english/produkte/pro-coral-cure.htm

e novitĂ

RECENSIONI

CATEGORIA medicamenti

116


Anche i coralli, come qualsiasi altro essere vivente, soffrono di patologie di vario genere causate da svariati batteri, virus o parassiti. Le parassitosi sono le patologie più preoccupanti in acquariofilia marina: fenomeni spesso cronicizzati, causati da organismi sfuggenti, mimetici e resistenti ai farmaci. Se si pensa poi, alla sen-

ben tollerato dai coralli. Provoca il distacco e/o la morte di molti parassiti tra cui gli esemplari adulti di Turbellari

sibilità dei coralli ai farmaci stessi, è chiaro come sia complesso affrontare, in acquario, problematiche di questo tipo. Tra i più diffusi parassiti dei coralli ricordiamo i nudibranchi delle montipore, degli zoantidi, i vermi piatti che parassitano solitamente coralli del genere Acropora e una serie di altri parassiti di recente identificazione: alcuni copepodi

non uccide le uova di Turbellari. Alcune specie di Acropora sono sensibili al bagno in composti iodati (ad esempio le millepore)

(Harpacticoidi) del genere Tegastes e anfipodi stenotoidi (red e black bugs). È fondamentale quindi adottare un buon protocollo di profilassi dei coralli in “entrata” nel nostro acquario. Una prima soluzione adottabile è sicuramente quella di eliminare le “basette” dei nostri coralli o delle nostre talee al fine di eliminare eventuali uova di platelminti. Ciò è semplice se parliamo di piccole colonie, diventa più complesso con colonie di una certa dimensione. Una possibile alternativa o profilassi aggiuntiva è quella di utilizzare un “bagno” preventivo in una soluzione di antiparassitario specifico per acqua-

lerato dai coralli e sembrerebbe avere risultati

riofilia marina: tra le tante possibilità c’è il Pro-

migliori sulla cura delle parassitosi. C’è giunta

coral cure prodotto dalla Tropic Marin. Il prodot-

voce anche di una compatibilità con antielmintici

to è fondamentalmente una soluzione iodata stu-

come il Levamisole, cosa che ne migliorerebbe

diata al fine di eliminare gli esemplari adulti di

ancor più l’efficacia, in particolare sui vermi piat-

vermi piatti parassiti oltre a vari crostacei ed è

ti.

efficace anche contro i Pantopoda (sea-spider).

Abbiamo testato il prodotto su un’acropora in

Non siamo a conoscenza della composizione

quarantena affetta da turbellarie ed effettivamen-

chimica esatta del Pro-coral cure, ma a un

te riesce a eliminare gli esemplari adulti mentre

esame superficiale somiglia fortemente a una

appare inefficace, come tanti altri farmaci a dire il

soluzione Lugol’s (iodio elementare e ioduro di

vero, contro le uova. Appare quindi un ottimo

potassio). Da alcuni test da noi effettuati i risulta-

prodotto di profilassi che però non sostituisce

ti sembrano però sconfessare questa prima

l’occhio dell’acquariofilo e la sicurezza dell’ac-

impressione: il Pro-coral cure appare meglio tol-

quisto dal proprio negoziante di fiducia. 117


Info: http://www.sicce.com/prodottiDettaglio_ita.php/prodotto=shark-adv-400-600-800/idprodotto=3

e novitĂ

RECENSIONI

CATEGORIA filtri

Sicce Shark ADV:

biologico nel dolce, fluido nel marino

118


Molto spesso nell'acquariofilia marina ci si trova a dover acquistare, per necessità impellenti, accessori di costo notevole. È questo il caso dei filtri a letto fluido che sono giustamente dimensionati per l'uso di grandi quantità di materiale filtrante. Purtroppo le sump non sono mai sufficienti a ospitare tutta l'attrezzatura necessaria, in particolar modo per quanto riguarda vasche di piccola e

versatile, adatto al marino e al dolce, modulare, ospita qualsiasi materiale filtrante

media dimensione. Quando combaciano queste due problematiche ci si ritrova a ingegnarsi per trovare la soluzione migliore alle nostre esigenze. Nel nostro caso ci viene incontro un prodotto per acqua dolce, lo Shark ADV 400 della Sicce, che ha caratteristiche costruttive ideali per “l'uso improprio in acquari marini”: innanzitutto il flusso dal basso verso l'alto dell'acqua, le dimensioni

dimensioni interne non molto generose. Possibilità di fuoriuscita di materiali molto sottili

ridotte del filtro e la potenza della pompa che con i suoi 400 l/h risulta perfettamente bilanciata per lo scopo. All'apertura della scatola la prima cosa che ci colpisce è la quantità di accessori forniti e di conseguenza le molteplici possibilità d'uso che questi permettono. S’inizia col montare le 4 morbidissime ventose di gomma e arriva la prima sorpresa: il carrello è scorrevole all'interno di una solida guida permettendo la direzionalità del filtro. Procedendo nel montaggio si trova una comoda maschera che permette di convogliare e ridurre l'ampio flusso in uscita in un getto

l'uso di un pezzo sottile di spugna prima della

unico, a sua volta direzionabile tramite un ulterio-

grata che chiude il contenitore.

re beccuccio. Da notare un tubicino per l'even-

Una volta montato il tutto e fissato il filtro a una

tuale pescaggio dell'aria e una ghiera di regola-

parete della sump, l'idea si è rivelata più azzec-

zione sulla testa del motore per regolare la quan-

cata di quel che pensassimo, difatti il carbone

tità d'aria aspirabile. Ci sono infine 2 classiche

attivo ha iniziato la sua "danza" all'interno del

spugne blu a maglia larga opportunamente

cestello senza intasare il filtro e l'uscita dell'ac-

sagomate e il comodissimo sistema di fissaggio

qua ha generato un notevole flusso superficiale

del cestello sotto il motore tramite accoppiamen-

rompendo ogni tipo di patina superficiale.

to magnetico.

Nel caso fosse necessario l'uso di un secondo

Le dimensioni della camera di filtraggio permet-

materiale filtrante, è sempre possibile acquistare

tono l'uso di una discreta quantità di materiale fil-

un cestello aggiuntivo quale ricambio, per

trante in sostituzione delle spugne in dotazione.

aggiungere ad esempio resine anti-fosfati o zeo-

Nel nostro caso, date le ridottissime dimensioni

liti a setaccio molecolare.

del carbone attivo utilizzato, si è reso necessario

di Mario Rotondi 119


Info: http://www.thriveaquatics.com/index.php?option=com_content&view=article&id=133&Itemid=187 http://reefbuilders.com/2012/01/17/thrive-aquatics-coral-frag-plug-tree/

e novità

RECENSIONI

CATEGORIA accessori

Thrive Aquatics Frag Tree 360:

l’albero di talee

120


Il Frag Tree 360m ideato dall’americana Thrive Aquatics, è un innovativo e utilissimo nuovo metodo per allevare e far crescere le proprie talee di coralli direttamente in acquario. Sul mercato italiano si trovano pochissime soluzioni in questo senso: molti acquariofili, stanchi dei soliti taleari in plastica nera, si sono orientati verso soluzioni fai da te. Il problema principale del

versatile, economico, pratico e di semplice utilizzo, sostituisce le versioni marchiane strutture fai-da-te

taleario “hang-on” in acquario è l’ombra che proietta e che disturba i coralli sottostanti. L’idea alla base del Frag Tree è di costruire una

è necessaria una certa sensibilità per montare la struttura evitando ombre sulle talee disposte più in basso

struttura ad albero: dal cilindro centrale, ancora-

È possibile variare la posizione delle braccia e il

to al vetro o incastrato nella propria base, dipar-

numero delle stesse al fine di ottimizzare la distri-

tono delle “braccia” sulle quali è poi inserito il

buzione delle talee, ed evitare fastidiosi effetti

Plug/basetta portacorallo. Le braccia aumenta-

ombra: è possibile infatti ospitare fino a 27 “plug”

no in lunghezza lungo il cilindro/asse centrale: il

in tante differenti configurazioni. Naturalmente la

risultato è una sorta di “albero di natale”, com-

struttura, ingegnosa ed elegante, è realizzata in

patto e completamente personalizzabile, in

materiale atossico e adatto per l’acquario mari-

materiale plastico (ABS) tagliato a laser. Può

no. Si tratta di una tecnologia applicata anche in

apparire come una serie di “funghetti” disposti in

grandi centri di acquacoltura per la produzione di

gruppi, componibile, in modo da poter ospitare

coralli a livello industriale, che è ora commercia-

tantissime talee sia per facilitare la loro crescita,

lizzata in piccoli set adeguati per l’acquario

sia per la produzione. Lo stesso negozio specia-

domestico. Una vera chicca per i “reef builders”,

lizzato potrà utilizzare questa struttura per espor-

che renderà divertenti operazioni altrimenti com-

re e rendere molto pratica la raccolta e la vendi-

plesse e permetterà di raggiungere i risultati

ta dei coralli.

desiderati senza eccessivi sforzi. 121


Inserto da stampa Questo volumetto destinato al neofita che voglia allevar discus, prodotto dall’azienda Discuszukt, tradotto dalla nostra redazione e regalato in esclusiva ai lettori di aquariophylia, è il risultato della cooperazione della rivista con alcuni tra i maggiori riproduttori di questo eccellente ospite dell’acquario d’acqua dolce. Nel corso dei prossimi numeri vi offriremo, in puntate mensili, i diversi capitoli di quello che potrà divenire un bel libro da consultare o leggere tutto d’un fiato. Non dovete fare altro che stampare le pagine dell’inserto e conservarle, numero dopo numero. Al termine potrete rilegarle mediante un dorsetto per pagine forate, oppure consegnarle a un centro stampa per farle assemblare. Di fatto, si tratta di un altro regalo che aquariophylia fa a tutti gli appassionati dell’acquario d’acqua dolce. Questo mese inizieremo col primo capitolo, dedicato all’installazione della vasca per i discus. Come noterete, tutti gli argomenti sono riportati in forma molto sintetica, minima, per assicurare un’informazione essenziale, senza fronzoli al principiante. Si tratta di un sistema moderno e agile per mettere tutti in condizione di allestire il primo acquario per i discus. L’edizione originale in tedesco e la versione inglese possono essere scaricate dal sito Diskuszucht: http://www.diskuszucht-stendker.de/100,0,downloads,index,0.php (in tedesco) http://www.diskuszucht-stendker.de/gb/322,0,downloads,index,0.html (in inglese).

L’ALLEVAMENTO DEI DISCUS: notizie di base per cominciare 1 - INSTALLAZIONE, DECORAZIONE, PREPARAZIONE E SISTEMI DI EMERGENZA DELL’ACQUARIO 1.1 Dimensioni minime Per un gruppo di discus, che dovrebbe comprendere 10-12 esemplari, è necessario un acquario di dimensioni minime di 100 x 40 x 45 cm (180 litri). Tali dimensioni sono adeguate anche per pesci adulti che abbiano raggiunto la taglia massima. Ottimi acquari completi, comprendenti pompa/filtro, sistema di riscaldamento, illuminazione, termometro e accessori, si trovano a prezzi convenienti nei negozi specializzati. L’acquario andrà disposto su un mobile adatto a sostenerne il peso; sarà inoltre opportuno che il suo supporto offra lo spazio necessario all’attrezzatura. 1.2 Riscaldamento Il termoriscaldatore va fissato su una parete laterale, in modo da non ostacolare l’osservazione. 122


are e conservare È importante ricordare che il sistema di riscaldamento deve essere sempre completamente immerso, per evitarne il danneggiamento. Il riscaldamento deve essere in funzione 24 h al giorno. 1.3 Termometro Il termometro va fissato, per mezzo di una ventosa, al vetro anteriore dell’acquario, in modo da poter controllare facilmente la temperatura. Per i discus la temperatura ottimale è di 29-30 °C. 1.4 Illuminazione I discus hanno occhi grandi e sono estremamente sensibili alla luce. Per acquari che non superano i 50 cm di altezza dovrebbe bastare un impianto con luce simile a quella naturale, che permetta alle radiazioni di penetrare fino a 40 cm di profondità. Per vasche più profonde saranno necessarie due lampade, per garantire anche alle piante un’illuminazione adeguata. La luce dovrà essere accesa 12-14 h al giorno (ad esempio dalle 7,00 alle 21,00). I tempi di accensione e spegnimento possono essere facilmente automatizzati utilizzando un timer. 1.5 Illuminazione notturna In natura i pesci si orientano con la luce del sole e della luna. Utilizzando una luce notturna, che può essere regolata per mezzo di un timer, da alternare alla luce diurna, si aiutano gli animali a

123


Inserto da stampa

mantenere l’orientamento e si minimizzano le reazioni di panico. Infatti, se l’acquario viene tenuto nella completa oscurità, all’improvvisa accensione di una luce i discus, in preda al panico, possono reagire saltando fuori dalla vasca, nuotando in maniera incontrollata o urtare contro le pareti provocandosi così dei danni. L’uso di una luce notturna elimina questi rischi. 1.6 Temporizzazione Si consiglia di regolare l’illuminazione diurna in base ad un ciclo di 12-14 h. Attenzione: i timer devono essere utilizzati esclusivamente per regolare l’illuminazione (se ne dovranno utilizzare due separati per la regolazione della luce diurna e notturna) mentre pompa e termostato devono essere alimentati separatamente ed ininterrottamente. 124


are e conservare

125


Inserto da stampa 1.7 Filtro ESISTONO TRE TIPI DI FILTRO: a) filtro interno, b) filtro esterno e c) filtro di Amburgo (tappeto filtrante: vedi ad esempio http://www.reefitalia.net/forums/showthread.php?7858-Filtro-d-amburgo-by-Ludovico1964).Tutti i sistemi di filtraggio devono essere attivi 24 h al giorno. Ogni sistema presenta caratteristiche differenti. Si consiglia l’uso di due filtri interni, in modo tale che in caso di un guasto, almeno uno rimanga in funzione. I filtri interni vanno fissati alla parete posteriore dell’acquario. L’uso di due filtri garantisce una migliore qualità dell’acqua e le sostanze tossiche sono eliminate più velocemente. I filtri devono funzionare costantemente! I filtri esterni sono fissati all’esterno per mezzo di tubi: c’è quindi il rischio che un tubo si possa staccare o non sia a tenuta, determinando così una perdita e provocando lo svuotamento della vasca. Questo rischio non si presenta utilizzando un filtro interno o un filtro di Amburgo. In un filtro esterno l’acqua della vasca deve passare velocemente, innanzitutto attraversando una piccola sezione di materiale filtrante (ad esempio lana di perlon) dove è eliminata la maggior parte dell’ossigeno e delle sostanze organiche, lasciando ai batteri, che si trovano negli scomparti successivi del filtro, la possibilità di contribuire solo in misura minima al filtraggio. Naturalmente è possibile scegliere un filtro di Amburgo, l’unico in uso nella nostra azienda. Questo filtro, composto da una lastra di materiale filtrante, presenta una superficie di assorbimento enorme e viene attraversato molto lentamente dall’acqua, dando così ai batteri il tempo e l’ossigeno necessari per una scomposizione ottimale delle sostanze tossiche. Inoltre, in un acquario per Discus, a fondo nudo, questo tipo di filtro si può utilizzare per suddividere la vasca, riducendo lo spazio disponibile per il nuoto e rendendo così l’alimentazione più efficiente. Lo spazio disponibile può essere aumentato a piacere, secondo la crescita degli animali. In questo modo, grazie al notevole volume delle vasche, si hanno sempre una buona qualità dell’acqua e condizioni ottimali di accrescimento. Unico svantaggio: l’estetica di questi filtri lascia a desiderare. 1.8 Aeratore per il rifornimento supplementare di ossigeno Per garantire il necessario contenuto di ossigeno disciolto in acqua, è sicuramente consigliabile un aeratore collegato a una pietra porosa. L’aeratore deve funzionare ininterrottamente giorno e notte. 126


are e conservare

127


OLTRE A CURA DI

Luigi Storoni

il vetro

Una veranda esterna

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Per un allestimento

SCHEDA TECNICA

temporaneo ed esterno di un bar, in un’area aperta da 8 x 4 metri, si è pensato di posizionare due acquari: uno d’acqua dolce e l’altro marino. L’ambiente esterno del bar, sotto il tendone, si presentava fresco e accogliente d’estate. La pianta disposta al centro, in un grande vaso, prometteva anche sensazioni naturali ed esotiche. Mancava però una nota di colore, un espediente vivo in grado di rendere giustizia alla passione dell’arredatore. Qualsiasi struttura priva di vita sarebbe stata superflua, non riuscendo a realizzare la storia che quell’ambiente voleva raccontare. Una grande opera d’arte, probabilmente, avrebbe potuto introdurre una nota dinamica integrandosi con l’arredamento moderno. Ma una grande opera d’arte non era economicamente fattibile a questo scopo, né adattabile all’ambiente aperto. Interpretando le intenzioni del committente di sottolineare la zona centrale dell’ambiente, si sono sistemate due vasche angolate tra loro e la palma, che si è voluta conservare. L’aggiunta delle vasche, come ben dimostrato dalle foto, modifica totalmente il layout, producendo un effetto dinamico, di vita e colore. Peraltro le tinte della vegetazione acquatica ben si collocano nelle tinte delle maioliche e nella struttura di legno che sorregge il tendone. Gli acquari inoltre fanno da contrappeso allo stile moderno, metallico, dei tavoli e delle sedie. Gli acquari sono sistemati con il lato corto adiacente al vaso in modo da poter nascondere nello stesso alcune attrezzature tecniche. Peraltro, l’originario vaso circolare, è stato sostituito da una struttura a forma di parallelepipedo a base quadrata, che permette di realizzare uno stratagemma estetico. La pianta disposta nel vaso ha radici poco profonde ed è quindi sistemata in un doppiofondo alto una quindicina di centimetri. Sotto questo strato sono disposti due filtri a bicchiere, estraibili lateralmente da due portelli invisibili. I filtri, di tipo meccanico-adsorbente, contengono anche un termoriscaldatore e sono collegati a una lampada UV. La particolare posizione delle vasche rende inutile la presenza di un sistema di illuminazione interno, essendo la luce ambiente molto intensa tutto il giorno, anche se non sono presenti radiazioni solari dirette tali da produrre variazioni significative di temperatura. Sotto il tendone sono però occultati due faretti spot che puntano sulle vasche, tali da realizzare un’atmosfera viva e scoppiettante. La presa corrente è alloggiata nella pedana, che è rialzata di 0,10 mt. Naturalmente una struttura di questo tipo non è adattabile esclusivamente a un bar, come nel caso descritto, ma a qualsiasi ambiente esterno - veranda, terrazza, salone scoperto, ristorante - che contenga una copertura mobile, adeguata a ridurre le radiazioni solari dirette, e una luce ambiente molto intensa. Ovviamente bisognerà prendere in considerazione ambienti che non abbiano bisogno di temperature estreme, poiché la termoregolazione rappresenta il vero tallone di Achille di questa realizzazione. Per questo motivo è stata utilizzata una vasca in vetrocamera e la parete superiore, a copertura, è realizzata anch’essa in vetrocamera in modo da ridurre al minimo gli scambi termici. Nelle ore notturne è possibile ipotizzare una copertura in polistirolo che riduca gli scambi termici evitando così un eccessivo dispendio energetico, specialmente nei mesi invernali, quando il delta-T raggiunge valori più elevati. Attrezzatura tecnica (per ogni singola vasca): 1 vasca Teco in vetrocamera da 0,50 H x 1,00 L x 0,40 P mt 1 termoriscaldatore Hydor da 300 watt 1 filtro esterno Eheim a bicchiere 1 aeratore Shego da 300 litri 2 faretti alogeni da parete 1 pompa di circolazione Per l’acquario d’acqua dolce Fondo fertilizzato Anubias Legni di torbiera Lastre di ardesia Legni fossili

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Per l’acquario marino Sabbia silicea di grana grossa Scheletri di madrepore


Stimoli di viaggio e di immersione testo e filmati di Franco Savastano

Naso Unicornis (Forsskål, 1775)

Pesce proveniente dal Mar Rosso e dall'Oceano Pacifico, appartenente alla famiglia degli Acanthuridae, detti pesci chirurgo per la presenza di una duplice lama (una sorta di bisturi) nella zona caudale, arma molto tagliente della quale si servono a difesa dai predatori. L’esemplare nel video è da ritenersi di media età, per la sua dimensione di circa quaranta centimetri di lunghezza; in età avanzata questi pesci possono misurare circa il doppio. L’avvicinamento e la carezza con un dito sulla guancia, che si vede nel filmato non è certamente usuale ed è da attribuirsi alla delicatezza dell’approccio tenuto dall’autore, che è arrivato al contatto fisico con il soggetto senza che questo fuggisse spaventato.

allungato sul quale spicca, come già ricordato, un’escrescenza ossea simile a un corno Pinne: dorsali e anali si estendono lungo tutto il corpo. Livrea: particolarmente elegante e colorata di giorno; durante la notte si trasforma in colori di varia intensità, dal grigio quasi bianco nel corpo, al bruno scuro nella testa. L'occhio è bordato di giallo, il peduncolo caudale ed il bordo delle pinne, anale e dorsale, assumono colorazioni tenui dal verde al blu chiaro. Acquario: gran nuotatore in libertà, si adatta, quando di piccola taglia, in vasche con presenza di invertebrati. Necessita, in cattività, di ambienti di adeguata dimensione, con ampi spazi per nuotare e di nascondigli e anfratti tra le madrepore, dove ripararsi. Necessita di acqua limpida, ben filtrata e areata, con valori di pH elevati e costanti, assenza di nitriti, nitrati e fosfati. Sono consigliati cambi frequenti e abbondanti, con aggiunte di oligoelementi e vitamine. Alimentazione: Vegetariano in natura, in acquario è onnivoro con predilezione per le foglie di alghe liofilizzate, mangimi vegetali in granuli, lattuga o spinaci appena scottati. Accetta anche mangime surgelato, Artemia salina, Chironomus etc.

DESCRIZIONE: Nome comune: Pesce unicorno blu Genere: Naso Specie: unicornis Categoria: Pesci ossei Aspetto: caratterizzato da un vistoso corno frontale, dal quale deriva il suo nome Corpo: appiattito, dalla forma ovoidale, muso 130


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NonSolo

Xenopus

un simpaticissimo di Cristiano Papeschi & Linda Sartini Xenopus laevis è un anfibio che, per le sue

generale. Un anuro in particolare sta cataliz-

peculiarità, sta prendendo sempre più piede

zando le attenzioni degli acquariofili per la sua

tra gli appassionati di animali esotici ma

vita esclusivamente acquatica ed è lo

soprattutto tra gli acquariofili. Questo animalet-

Xenopus: un buffissimo rospo esistente nelle

to non è difficile da allevare ma ha delle neces-

varianti laevis e tropicalis. Lo Xenopus è un

sità un po’ particolari che è bene conoscere.

anuro (anuro = anfibio privo di coda) esatta-

Fin dalle scuole elementari siamo stati abituati

mente come la rana comune (Rana esculenta)

ad identificare gli “anfibi” come animali che

ma a differenza di questa, che per il suo alleva-

hanno una doppia vita che si svolge in parte

mento richiede un terracquario per svolgere le

sulla terra ferma ed in parte in acqua ma in

proprie attività fisiologiche, si accontenta di un

realtà il concetto di “anfibio”, dal punto di vista

semplice acquario poiché non necessita, in

zoologico, è molto più complesso di così poi-

alcuno stadio del suo ciclo vitale, di vita sulla

ché indica una categoria di vertebrati con delle

terra ferma.

peculiarità molto ben definite. In linea generale

Questo rospo è originario delle regioni

si considerano appartenenti a questo ordine

dell’Africa meridionale ma oggi lo possiamo

moltissimi animali di cui alcuni ben presenti

trovare anche in alcuni bacini di acqua dolce di

anche nell’immaginario comune come le rane

Stati Uniti, America centro-meridionale ed

ed i rospi, simpatici esserini visti come “ripu-

Europa occidentale, a seguito dell’abbandono,

gnanti” da alcuni, forse a causa della pelle

nel corso degli anni, di soggetti precedente-

viscida o rugosa, ma molto apprezzati dagli

mente tenuti in cattività come animali da

amanti della natura e degli animali esotici in

acquario o da esperimento e la sua estrema 132


oAcquari

s laevis:

o rospo acquatico Il Dott. Cristiano Papeschi insegna all’Università degli Studi della Tuscia - Viterbo Veterinario Libero Professionista - Viterbo La Dott. Linda Santini è una libera professionista

Girini a diversi stadi

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Manipolazione

COME SI MANIPOLA Lo Xenopus laevis ha una pelle molto scivolosa, è quindi facile che sfugga dalle mani. Pertanto si consiglia l’utilizzo di guanti antiscivolo e l’animale deve essere immobilizzato contenendo il corpo all’interno del palmo della mano, cingendone il bacino con pollice e medio e inserendo l’indice tra le zampe posteriori, proprio come mostrato in fotografia.

adattabilità anche a condizioni climatiche sfa-

possiede la cute leggermente più rugosa.

vorevoli ne ha determinato l’attecchimento. In

Il maschio adulto è, come dimensioni, circa la

natura lo Xenopus si nutre di insetti, piccoli

metà della femmina che può raggiungere,

pesci, larve e detriti provenienti dalla decompo-

zampe escluse, i 20 cm di lunghezza; il ses-

sizione di materiale biologico. Il termine laevis

saggio viene effettuato tramite l’osservazione

(in latino significa “liscio”) deriva dalle caratteri-

dei genitali esterni che sono più prominenti

stiche della pelle che, al tatto, risulta molto liscia

nella femmina per la presenza delle labbra vul-

e viscida per la presenza di abbondante muco

vari che non vanno confuse con il pene, assen-

mentre il tropicalis, molto simile al precedente,

te in questa specie. 134


Allevamento

genere di riscaldatori. Per il filtraggio e la depu-

Lo Xenopus, laevis o tropicalis, può essere

razione dell’acqua si possono utilizzare pompe

allevato in comuni acquari che sviluppino pre-

con filtro che possono anche essere dotate di

valentemente in lunghezza e larghezza (sono

sterilizzatori a raggi UV, biocondizionatori ed

sufficienti cm 100-150 x 30-50) con altezza

apparecchi ad osmosi inversa. L’acquario può

compresa tra i 15 ed i 30 cm, ma ci si può

essere arricchito con qualunque tipo di arredo:

sbizzarrire: l’importante è che ad ogni animale

ghiaia di grosse dimensioni, piante acquatiche,

sia fornita una quantità d’acqua di almeno 25

sassi, relitti affondati, vasi in coccio e chi più ne

litri. Ovviamente l’acqua contenuta all’interno

ha più ne metta, l’importante è ricordare che lo

dell’acquario dovrà essere dolce, non eccessi-

Xenopus ingerisce qualunque cosa possa

vamente ferrosa o calcarea, priva di cloro, di

entrare in bocca, quindi occhio alle dimensioni!

nitriti e di nitrati e mantenuta ad una tempera-

Meglio evitare di popolare l’acquario con pesci

tura compresa tra i 20 ed i 24 °C, benché que-

o tartarughine a meno che questi non siano di

sti animali siano in grado di adattarsi anche a

dimensioni tali da non essere predati da questi

temperature più basse con il risultato che, in

famelici rospi. È bene anche che gli stessi

appartamento o in negozio, non necessitano in

Xenopus non siano di dimensioni eccessiva-

Adulti di xenopus laevis

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Xenopus albino

mente differenti poiché i grandi tendono a

fissazione del calcio nelle ossa; nel caso di

mangiare i soggetti molto più piccoli e gli stes-

alimentazione con prede vive questa necessi-

si girini a cui hanno dato vita.

tà è molto ridimensionata grazie alla presenza

L’utilizzo di lampade a raggi UV si rende indi-

dei suddetti elementi direttamente “nell’ali-

spensabile per la sintesi di vitamina D e per la

mento”.

CARATTERISTICHE ANATOMICHE Lo Xenopus possiede occhi piccoli, rivolti verso l’alto per tenere sotto controllo il sopraggiungere di eventuali predatori, privi di palpebre e di colore nero, ad eccezione della sua variante albina in cui l’occhio è di colore rosso-vitreo. La pelle, di tonalità variabile dal verde chiaro al marrone (nell’albino è bianco-rosacea), è liscia e ricoperta di muco e le zampe posteriori, grandi e molto muscolose, sono provviste di membrane, indispensabili per favorire il movimento natatorio. Questo rospo è provvisto di polmoni e per respirare nuota fino alla superficie dell’acqua, effettua una profonda inspirazione e torna sul fondo dello stagno o dell’acquario: una singola “boccata d’aria” è sufficiente per rimanere immerso alcune decine di minuti. Anche la pelle funge da organo respiratorio poiché è in grado di effettuare scambi gassosi, per cui una minima parte della respirazione di questo rospo avviene per via trans-cutanea. 136


COME E COSA MANGIA Le zampe anteriori sono molto piccole ed hanno prevalentemente una funzione tattile; nel maschio sono utilizzate per abbracciare la femmina durante l’atto sessuale e in entrambi i sessi fungono da “palette” per portare il cibo alla bocca. La bocca è priva di denti quindi lo Xenopus non mastica, bensì ingoia qualunque cosa abbia l’aspetto di cibo. L’alimentazione post-metamorfosi è esclusivamente a base di proteine animali e i giovani, di piccole dimensioni, possono essere nutriti con Chironomus, Artemia e Tubifex, ma anche con mangime in scaglie comunemente utilizzato per i pesci d’acquario o piccoli lombrichi tagliati in segmenti di un paio di millimetri. Con l’aumentare della taglia degli animali si può procedere alla somministrazione di pezzetti di carne (cuori e fegati di pollo, muscolo di bovino, di cavallo o di tacchino, che dovranno essere tagliati a cubetti di dimensioni adatte a essere ingeriti). Particolarmente gradite sono anche le camole, i lombrichi interi, gli insetti adulti (grilli, farfalle, mosche, locuste), il mangime in pellet per specie ittiche o anche pesciolini e avannotti di piccole dimensioni. Il cibo può essere fornito da una a due volte la settimana. Un’alimentazione molto varia in genere non richiede integrazioni, ma in ogni caso la somministrazione di complessi multivitaminici in ragione di una volta a settimana aiuta a prevenire gli stati carenziali. Il girino invece dovrà essere nutrito con infusi vegetali (l’ortica in polvere è ottima per questo scopo).

Riproduzione e sviluppo

L’embrione, dapprima una sfera di colore gial-

dei girini

lo e nero, procede attraverso 65 stadi di svi-

La maturità sessuale viene raggiunta in genere

luppo che vedranno, prima di tutto, la forma-

dopo i 12 mesi di vita ma in cattività X. laevis

zione di un girino; questo muterà di aspetto e

non si riproduce con facilità. In genere si pro-

dimensione numerose volte fino a raggiungere

cede ad isolare la coppia in un’apposita vasca

lo stadio 66, che rappresenta la forma adulta:

a doppio fondo indispensabile per proteggere

“adulto” per modo di dire poiché il rospetto

le uova dai genitori stessi e con un termostato

così ottenuto non supera un centimetro di lun-

che mantenga l’acqua intorno ai 24°C. La

ghezza ma col tempo diventerà un adulto

fecondazione è esterna e il maschio cinge la

grande, forte ed in grado di riprodursi.

femmina al bacino producendo spermatozoi

È molto importante fornire l’acquario “nursery”

che raggiungeranno le uova emesse dalla fem-

di un ossigenatore di ridotta potenza che non

mina. Dopo un massimo di 48 ore i riprodutto-

crei correnti che potrebbero danneggiare le

ri dovranno essere tolti dalla vasca da riprodu-

uova; la temperatura dell’acqua deve essere

zione poiché gli embrioni inizieranno a svilup-

mantenuta costante e l’acqua stessa deve

parsi. Per facilitare la riproduzione si può ricor-

essere attentamente declorata (è sufficiente

rere all’utilizzo di ormoni (Human Chorionic

lasciarla decantare 24 ore) poiché il cloro, in

Gonadotropine o HCG) che devono essere

quanto disinfettante, potrebbe uccidere gli

somministrati sotto controllo del veterinario.

embrioni. 137


NEL PROSSIMO NUMERO...

in breve È stato un ottimo inizio d’anno, anche se i primi due mesi sono stati freddissimi in tutto il paese. Di soldi in tasca ce ne sono ancora pochini, ma la speranza aumenta e la passione degli acquari si diffonde… anche grazie al nostro contributo, a quanto pare. Ne siamo molto felici. Tanto da potervi ancora anticipare il contenuto del prossimo numero, fermo restando che in base alle vostre richieste potremmo anche essere indotti a modificare la scaletta all’ultimo momento, come sempre. Dunque, volete sapere quanto è ricco il menu di marzo? Eccolo a voi, benché ancora non definitivo!

ma l’autore vi descriverà la sua esperienza, in base alle sue constatazioni, alle sue esigenze e alle sue osservazioni. Avendo coppie particolarmente prolifiche, avrebbe rischiato di esaurire il loro ciclo vitale in breve e di veder precipitare in negativo le loro aspettative di crescita e di vita... e da qui la scelta di provare a perfezionare questa alternativa. Pesci particolarmente dediti alle cure parentali, secrezioni proteiche cutanee dispendiose per il metabolismo e la deposizione stessa, rappresentano il massimo stress per i nostri discus, anche se l’istinto per la riproduzione è sempre nella natura di ogni specie. I ciclidi nani? Spariti! Quando parliamo di Ciclidi nani, solitamente ci riferiamo agli Apistogramma o ai Mikrogeophagus, di cui fanno parte anche i “cugini” ramirezi e altispinosus. Entrambe le specie sono quasi esclusivamente provenienti dal Rio delle Amazzoni o da suoi piccoli affluenti. Anni fa, per poter godere di questo immenso spettacolo di colori, i pesci venivano direttamente importati dai luoghi natii. Ovviamente con l’aumentare dell’interessamento da parte degli acquariofili, soprattutto nei paesi di lingua tedesca, sono iniziati i primi allevamenti dedicati esclusivamente alla riproduzione e alla vendita. Il nostro esperto ci conduce alla riscoperta di questi piccoli gioielli.

L e c t i o m a g i s t r a l i s. Continua la lectio sull’allevamento dei gamberi, con notizie sulla riproduzione e lo sviluppo larvale. L’accoppiamento nei Peneidi (a thelycum cosiddetto chiuso, come nel caso di Marsupenaeus japonicus) avviene quando la femmina ha esuviato e l’esoscheletro è ancora morbido. La femmina conserva lo sperma, contenuto nella spermatofora, per tempi più o meno lunghi e al momento della maturazione degli ovari, provvede direttamente lei a fecondare le uova, man mano che le emette. Il resto… scopritelo nel prossimo numero! Esperienze con i dipnoi. Con il nome comune dipnoi s’indicano pesci, esclusivamente dulcacquicoli così come i reperti fossili sin qui conosciuti, appartenenti a tre diversi generi diffusi in altrettanti continenti: l’africano Protopterus, il sudamericano Lepidosiren e l’australiano Neoceratodus (considerato il più primitivo). Sono tutti in grado di respirare aria atmosferica grazie a rudimentali polmoni e sono tra loro molto simili sia nell’aspetto sia nelle caratteristiche biologiche e comportamentali, per un classico fenomeno di convergenza evolutiva. Luciano Di Tizio ci accompagna alla scoperta di questi personaggi preistorici: dopo aver letto l’articolo, non potrete fare a meno di allestire un acquario a essi dedicato.

Discus: punto di non ritorno. Siamo fermamente convinti che è possibile riprodurre e allevare discus privi di parassiti ma, a prescindere da ogni considerazione sulla effettiva validità e convenienza di questa pratica, riteniamo che questo tipo di allevamento sia estremamente complicato, riduttivo, sacrificante, per chi come noi intende coltivare questa passione per amore e per diletto. Esistono dei compromessi che comunque garantiscono un buono stato di salute ai nostri pesci e nel frattempo ci permettono di vivere questa nostra avventura più serenamente. In regresso l’alga… assassina. Caulerpa taxifolia è una specie tropicale che ha iniziato a diffondersi nel Mediterraneo a partire dal 1984 per un’involontaria “fuga” dalle vasche dell’Acquario

Allevamento dei discus in condizioni artificiali: perché? Le risposte possono essere svariate,

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di Monaco. Quest’alga, cui le esagerazioni giornalistiche hanno presto attribuito la nomea di “assassina” o “killer”, si è subito dimostrata più che adatta al nuovo ambiente conquistando rapidamente spazio a detrimento delle specie autoctone. Fenomeno che si sarebbe oggi invertito: secondo la citata notizia le alghe e le fanerogame nostrane avrebbero riconquistato, nel Nord del Mediterraneo, circa l’80% del substrato prima invaso dalla specie aliena.

generalmente, anche quello di maggior contatto tra noi e il pesce, in cui passiamo qualche minuto a osservarlo con maggior attenzione. Discus: l’inserto stampabile. Continua la pubblicazione del volumetto sull’allevamento dei discus. Basterà stamparlo e disporlo in un raccoglitore ad anelli per realizzare un’opera unica, inedita in italiano. È un regalo di aquariophylia. Muschi e caridine. Questo matrimonio s’ha da fare! Continua la serie sull’allestimento dell’acquario più trendy che c’è. Siamo arrivati alla conclusione del nostro discorso. In questo numero, come ricorderete, abbiamo preso conoscenza dei nostri “attori”, delineandone le caratteristiche salienti e le esigenze di vita. Oramai sappiamo abbastanza per iniziare. Se avremo, nel frattempo, procurato i materiali indispensabili per allestire il primo acquario tematico per queste specie, riusciremo finalmente a… fare il matrimonio tra Caridine e muschi nel salotto di casa. Continueremo dunque con il sistema d’illuminazione.

Il carbone attivo: conosciamolo meglio! Il carbone attivo (CA), nonostante abbia perso la sua funzione principale di rimuovere i residui dei farmaci (o biocondizionatori come li chiamavano le aziende produttrici) prima che compromettano l'equilibrio biologico in acquario uccidendo i batteri, è oggigiorno ancora un valido alleato per la salute del nostro acquario. Spesso se ne fraintende l'importanza e la necessità d'uso, ed è per questo che abbiamo deciso di stendere alcune righe su questo tanto conosciuto ma sempre meno apprezzato materiale. Un acquario marino dedicato alle acropore. L'acquario marino di barriera, specialmente se destinato all'allevamento di coralli duri a polipo piccolo (SPS), è sicuramente un sistema impegnativo. Il tutto risulta molto semplificato se si effettua una buona maturazione e si prendono, a tempo debito, le dovute precauzioni alle problematiche che di volta in volta possono insorgere. Abbiamo voluto quindi dare l'esempio e seguire, passo dopo passo, l'evoluzione di un acquario marino di media capienza esaminandone tecnica, sistema di gestione e l'andamento dei valori nel tempo. L'acquario è di proprietà di Francesco Gallifuoco, un acquariofilo marino le cui vasche sono state considerate tra le più belle d'Italia.

Il nono, un killi italiano. Quando ci si riferisce ai killifish non tutti sanno che ne esiste anche uno italiano: l’Aphanius fasciatus (Valenciannes, 1821) conosciuto più volgarmente come “nono”, che non ha nulla da invidiare per interesse ai coloratissimi Nothobranchius, Aphyosemion & C. Si tratta dell’unico membro della famiglia dei Ciprinodontidi presente in Italia. L’allevamento di questo pesce è decisamente affascinante. Occorre dedicargli un acquario con salinità di 1035 ppm e una temperatura compresa tra 16 e 27 °C (meglio seguire il ciclo stagionale delle nostre latitudini). Alcuni allevatori hanno provato ad abbassare la salinità dell’acqua di allevamento, ma i migliori risultati si sono ottenuti mantenendola costante, riscontrando una maggior longevità dei pesci.

Alimentazione del pesce rosso: divertiamoci a viziarli! Continuiamo la serie sull’animale domestico più antico del mondo. L’appuntamento più importante della giornata per il nostro amico pesce rosso è sicuramente l’ora del pasto. Oltre alla scontata necessità di nutrirsi, infatti, l’alimentazione influisce su tutta una serie di aspetti che regolano la vita e la salute del nostro beniamino, la sua crescita, le sue abitudini, l’inquinamento dell’acqua e il rapporto stesso che s’instaurerà tra noi e lui. Il momento del pasto è,

Di più non possiamo dirvi per ora: ci stiamo ancora lavorando. Ma nel caso abbiate richieste specifiche, non esitate a scriverci, in redazione, sul forum o mediante la nostra casella di posta elettronica. Faremo in modo di accontentarvi!

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ARRIVEDERCI AL PROSSIMO NUMERO! Come vi è parso questo numero? A noi è sembrato certo migliore del precedente. Ma vogliamo proprio che il prossimo sia ancora migliore. Potremo fare in modo che lo sia, anche grazie a voi. Come sapete, lavoriamo con pochi mezzi e tanta passione, per cui ogni numero completato è per noi motivo di particolare soddisfazione. A differenza di altre riviste, che seguono il mercato e contano su introiti discreti per la produzione, aquariophylia è indipendente e finanziata solo da alcuni produttori che hanno veramente a cuore l’hobby degli acquari. L’indipendenza costa! Dunque sta a voi continuare a diffondere la lieta novella. Fate sapere a tutti i vostri amici, quelli già appassionati e quelli che potrebbero esserlo domani, dell’esistenza di questa pubblicazione specializzata e gratuita. L’aumento dei lettori conseguente a questa vostra fondamentale azione, ci permetterà di continuare ad esistere. Per farlo, è sufficiente che ognuno dei nostri lettori, ogni persona che sta leggendo ora queste pagine, invii a tre dei suoi contatti e-mail il link al sito web www.aquariophylia.it. Un piccolissimo contributo, in grado di produrre grandi risultati. L’abbiamo meritato, no?


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