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E. Marinella


E. Marinella

Conquistato dalla qualità e dall’eleganza dei capi d’abbigliamento inglesi Don Eugenio Marinella nel 1914 decide d’impiantare un angolo d’Inghilterra a Napoli, al numero 287 della Riviera di Chiaia, nel Palazzo Ravaschieri di Satriano. Il Palazzo è del 1605, uno dei più antichi della Riviera e si trova nel cuore del salotto di Chiaia a Napoli, alla fine della Riviera omonima e ad angolo con l’elegante via Calabritto, che porta alla piazza dei Martiri. La posizione del negozio scelta da Don Eugenio rilevando “il Caffettuccio”, punto di incontro e di ristoro per chi passeggiava in carrozza o a cavallo sulla Riviera, già accorsato commerciante d’abbigliamento, fu strategica. Il negozio, tuttora conservato com’era agli inizi del secolo scorso, piuttosto piccolo – circa 20 metri quadrati - per come lo si aspetta data la notorietà del marchio, ha la vetrina bombata tipica negozi inglesi raffinati e aggiunge un che di Old English e di particolare, di esclusivo agli oggetti che contiene: cravatte, naturalmente, ma non solo. Anche accessori di abbigliamento, come profumi, orologi, gemelli, foulard ed altri oggetti di cui gli uomini eleganti amano circondarsi ma oggi anche oggetti dedicati al pubblico femminile. Questi oggetti, in realtà, hanno molto di esclusivo già in partenza dal momento che nascono dalla passione di don Eugenio per le cose belle inglesi ed egli si rende conto subito che non avrebbe potuto fare sconti sulla

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qualità per ottenere nei suoi clienti lo stesso effetto che producevano in lui. L’incontro fra la genialità e il gusto della sartorialità napoletana e l’eleganza e lo charme della capitale dell’impero coloniale del Commonwealth è esplosivo. La compostezza e lo stile inglesi si sposano perfettamente con la creatività e il colore napoletano e il risultato è unico e ineguagliabile: cravatte “napoletane veraci” e allo stesso tempo “very british”. Con tutto il rispetto per la Cina, che vanta un’antica tradizione in fatto di seta – se è vero che fu Marco Polo a importare i bachi da seta dall’”impero dove non tramonta mai il sole” – risulta del tutto inimmaginabile un cinesino per quanto bravo ed esperto che si cimenti nell’imitazione dello stile e della fattura di una cravatta così! Vaglielo a spiegare com’è fatta! … e neppure basterebbe. Ecco perché il marchio Marinella (E. Marinella, dal nome del fondatore dell’attività, Eugenio) è fiancheggiato dai due simboli dei Borbone (della cui

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Real Casa l’azienda divenne fornitrice) e del Regno Unito (il famoso simbolo del Nobilissimo Ordine della Giarrettiera che il Re Edoardo III secondo il leggendario aneddoto sollevò in segno di sfida: “Honi soit qui mal y panse!” “Si vergogni chi pensa male!” durante un ballo reale in cui aveva trovato per terra l’accessorio femminile, da qui l’istituzione dell’Ordine della Giarrettiera, che tanto privilegio ha nella corte d’Inghilterra). Durante il ballo a corte, una nobildonna aveva perso una giarrettiera e Il re che, cavallerescamente, si era inchinato per raccoglierla si offrì di aiutare la sua ospite a indossarla di nuovo quando, uditi i bisbigli e le risatine maliziose dei cortigiani, si alzò e disse loro in francese (allora la lingua di corte): «Honi soit qui mal y pense!» (Si vergogni chi pensa male), che divenne poi il motto dell’Ordine. Don Eugenio fu inoltre lungimirante nell’offrire ai turisti e ai napoletani qualcosa di assolutamente originale come raffinati prodotti inglesi avviando contemporaneamente una produzione artigianale di camicie su misura e cravatte. Di seguito l’attenzione si concentrò sulle cravatte. Dopo di lui il figlio Luigi ed oggi il nipote Maurizio hanno portato avanti la sua filosofia facendo delle cravatte Marinella un vero e proprio simbolo di eleganza. Nata al collo dei soldati romani sotto forma di fazzoletto, allo scopo di riparare dai climi più rigidi, la cravatta ha assunto nel tempo fogge e funzioni diverse, ma rappresenta ormai, indubbiamente, un simbolo di distinzione e di rispetto. Negli anni che precedettero la sua morte, don Eugenio, aveva imposto al nipote Maurizio, che all’epoca aveva circa dieci anni, di trascorrere ogni giorno qualche ora nel negozio perché potesse respirarne l’aria. Maurizio ricevette così due insegnamenti: quello del nonno e delle relazioni con la vecchia clientela e quello del padre che gestisce l’avvento del boom economico. Maurizio ha saputo coniugare lo spirito imprenditoriale con la disponibilità verso la clientela. Anche oggi Maurizio, il timoniere della terza generazione dei Marinella, che tanto ha fatto per internazionalizzare il prodotto, oggi presente in vendita anche a Milano, New York, Londra, Parigi, Lugano, Ginevra e Tokyo, senza distaccarsi dalla tradizione di casa sua di aprire il negozio la mattina

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a destra, dall’alto Eugenio, Luigi e Maurizio Marinella

prestissimo (sembra alle 6 e trenta, ma non ho mai verificato), quando ancora la città dorme e intrattenersi con gli amici, con i clienti, con chi lo va a trovare, facendo colazione, scambiando due chiacchiere, senza ancora iniziare a vendere, offre oltre a un cornetto o una sfogliatella, come osservava la grande giornalista e scrittrice Matilde Serao, che “paragonava il salottino di Marinella alla farmacia di un piccolo paese, dove ci si incontra per prendere il caffè o fare quattro chiacchiere per poi andarsene al lavoro ed ella stessa lo faceva” come racconta Maurizio a Marta Marzotto in un’intervista di qualche anno fa. Fra le attenzioni di cui Marinella ama circondare i suoi clienti vi sono dei bei calendari artistici sotto Natale, intonati alle famose gouache che i turisti del Grand Tour portavano con sé durante il viaggio per immortalare le bellezze dei luoghi di Napoli e dintorni. Allora non esisteva ancora la macchina fotografica e la tempera passata con la chiara d’uovo o la gomma arabica (la tecnica è detta goauche in francese, guazzo nella nostra lingua) per far rapprendere prima la pittura era l’“istantanea” del tempo. È evidente che alla corte di Marinella regna il gusto del bello e quindi chi si decide a regalare un oggetto acquistato qui sa di far centro e “alla grande”. La prima volta che sono entrato in questo negozio, ho notato subito una differenza fondamentale rispetto agli altri negozi di cravatte: mentre negli altri negozi stentavo a trovare una cravatta di mio gusto e a volte uscivo dal negozio senza averne acquistata una, nonostante le molte centinaia vagliate rapidamente, sotto lo sguardo incredulo del negoziante, qui da Marinella, di tutte quelle adagiate sul tavolo ho fatto fatica a trovarne una che non mi piacesse. È così e, d’altra parte, condivido quello che diceva un grande avvocato, padre di un mio amico d’infanzia, ovviamente anch’egli cliente di Marinella: “La cravatta è come una donna: o ti piace o non ti piace. È inutile perdere tempo!”. E invece un po’ di tempo si perde, intanto perché spesso devi fare un po’ di fila – a Natale, con sfogliatelle e caffè offerte da

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“Maurizio”, come lo chiamano i clienti, molti ormai, entrati in simpatia con lui – e poi perché non è facile scegliere quale sia la più bella e, dato il costo di ciascuna cravatta – dai 100 euro in su – non si può sempre dire: “Le prendo tutte!” per tagliare la testa al toro, anche se la tentazione, effettivamente, c’è… La clientela è la più ampia, possibile e immaginabile, fra le personalità dal Duca d’Aosta, cliente di don Eugenio, a tutti i Presidenti della Repubblica, da De Nicola a Napolitano, tutti gli ultimi presidenti americani da Kennedy in poi, Berlusconi e tutti i premier del G7 svolto a Napoli nel 1994 e ancora Chirac, Mitterand, Sarkozy, Blair, Re Juan Carlos, il Principe Carlo d’Inghilterra, il Principe Alberto di Monaco e poi Fred Astaire, Vittorio De Sica, Eduardo De Filippo, Luchino Visconti (che ne acquistava in quantità, tutte con sfondo blu o rosso e che passava sempre dal negozio della Riviera prima di andare nella sua casa di Ischia), Pietro e poi Guido Barilla, Onassis (che ne acquistava sempre una dozzina), Gianni Agnelli (anche lui alla fine di una giornata stancante aveva chiesto a Maurizio di fornigliene una dozzina di nere), Luca Cordero di Montezemolo, Mike Bongiorno, Massimo D’Alema e tante altre celebrità. Ma torniamo al prodotto: cosa le rende davvero uniche? Intanto si tratta di un prodotto interamente artigianale: le cravatte E.Marinella sono tagliate e cucite a mano una ad una dalle sarte nel laboratorio di Napoli. Solamente quattro esemplari uguali possono essere ricavati da un unico square di seta pura di cm. 100 x 130, stampato in Gran Bretagna nelle fantasie a micro disegni. Pertanto in primo luogo vi è un’oculata scelta delle materie prime: twill di sete inglesi – il titolare dell’attività si reca personalmente dai suoi fornitori oltre la Manica almeno tre volte all’anno a selezionare e riassorbire le sete - oppure comasche, sulla base di disegni sviluppati o approvati dallo stesso Marinella, che afferma con comprensibile soddisfazione: “Ho spesso attinto al passato per avere spunti e idee per il presente. Dal nostro archivio storico ho estratto dei veri capolavori di abilità artigianale riprendendo modelli e lavorazioni originali per cravatte uniche, testimonianze eccelse del “saper fare” sartoriale.” Ormai l’azienda vanta un grande archivio di disegni e di varianti di combinazioni e di colori indovinati che si va sempre aggiornando.

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Poi le lane all’interno della cravatta che le danno morbidezza e corposità. Infine la lavorazione, che si svolge a mano secondo le tecniche artigianali del modello classico oppure delle cinque, sette o delle nove pieghe. Le cravatte a cinque, sette e nove pieghe costituiscono delle varianti più preziose rispetto al modello classico, in quanto necessitano di una lavorazione più complessa che richiede almeno tre ore di tempo ed un impiego maggiore di tessuto, un particolare twill di seta che viene ripiegato su stesso ben cinque, sette o nove volte dall’esterno verso il centro, conferendo una corposità naturale alla cravatta che in questo caso non necessita dell’“anima” (teletta) di imbottitura. La realizzazione in 4 fasi della cravatta a nove pieghe necessita del lavoro di 4 persone. Le fasi della lavorazione sono: il taglio e la preparazione; la realizzazione del cappuccio; la fodera e la cucitura; la confezione. È soprattutto nella fattura che si riconosce un’autentica cravatta Marinella: prerogativa è la particolare imbottitura e il rinforzo del nodo, soggetto, più delle altre parti, alla compressione e quindi all’usura. Così come varia la

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a destra la fase della cucitura

larghezza e l’imbottitura del nodo secondo i gusti, anche la larghezza e la lunghezza variano in base all’altezza della persona che la indossa per un vero “servizio su misura” per la prima volta applicato alla cravatta. “È la somma di piccoli particolari che fanno l’uomo elegante. Mai una camicia azzurra di sera e mai una cravatta rossa sfacciata” diceva don Eugenio e diceva pure che se s’indossa sempre lo stesso vestito grigio, ma si cambiano camicia e cravatte, il primo arriva a sembrare un vestito diverso. “Quando mio nonno è morto io avevo quindici anni e mio padre mi disse: ‘Bisogna dimostrare che si possono fare cose importanti partendo da Napoli e restando a Napoli’” e Maurizio Marinella dopo tanti anni rimane fedele a questa consegna. “Napoli è una città straordinaria, io l’adoro” afferma Maurizio Marinella. Forse per questo ha respinto un’offerta plurimilionaria di un gruppo giapponese che voleva rilevare il marchio e così, sotto il suo impulso, la città continua ad avere un’altra attività davvero napoletana che può vantare un primato in tutto il mondo. Concludiamo con un prezioso decalogo tramandato dal fondatore don Eugenio Marinella, che ancora oggi, può prendere in castagna i più… distratti: 1. COME IN TUTTE LE COSE ANCHE PER LA CRAVATTA È UNA QUESTIONE DI MISURA: quella giusta è compresa tra gli 8,5 e i 9,5 cm nel punto più largo. 2. IL NODO: importante imparare a farlo senza stringere troppo, per evitare l’effetto “impiccato”. Disfarlo sempre la sera e appendere la cravatta ben tesa durante la notte. 3. AVERE LA STOFFA GIUSTA: seta jacquard per le regimental, seta più leggera tipo foulard per gli stampati, fantasie per le cravatte dal tono elegante, lana a righe o fantasie scozzesi per l’abbigliamento invernale sportivo. 4. UNA CRAVATTA PER OGNI OCCASIONE: al mattino preferire la cravatta chiara e di fantasia, la sera optare per una cravatta più scura. 5. NON FARSI CONSIGLIARE E NON DEMANDARE A NESSUNO LA SCELTA DELLA CRAVATTA: l’unica regola è seguire l’istinto. Scegliere la cravatta deve essere un atto irrazionale. 6. ANCHE L’ISTINTO DEVE SEGUIRE UNA CERTA LOGICA. ASSOLUTAMENTE DA EVITARE: i

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a destra la fase del taglio della stoffa

disegni molto grandi e vistosi, quelle con un unico disegno centrale ma anche quelle troppo smorte e anonime. Ricordarsi che la cravatta rivela il carattere. 7. DA PREFERIRE: quelle in tinta unita in colori decisi, piccoli disegni (pois, losanghe, quadretti, rombi, piccole stampe cachemire), righe trasversali di due o tre colori al massimo. 8. I COLORI: la cravatta deve “staccare” dall’abito e dalla camicia, senza per questo fare a pugni. Deve essere di colore più scuro della camicia e più intenso di quello della giacca. È spesso l’unica nota colorata di un abbigliamento serioso, ma attenzione a non esagerare! Evitare il verde pisello, il giallo canarino così come il rosso fuoco ed il rosa confetto. Più scuri senza essere anonimi i bordeaux ed i rossi scuri, i blu, i verdi e i marroni. 9. L’ABBINAMENTO CON LA CAMICIA È UN CAMPO MINATO IN CUI SOLO IL BUONGUSTO VI PUÒ GUIDARE: da evitare comunque la sovrapposizione di una cravatta dal disegno fitto su una camicia a quadretti o l’abbinamento “tutto righe” di una cravatta regimental, camicia rigata e giacca in tessuto operato. 10. MAI IL COORDINATO CRAVATTA+FAZZOLETTO DA TASCHINO: è un’inutile quanto anacronistica affettazione. Evitare sempre di avere un aspetto d’insieme troppo curato e lezioso e optare per un’eleganza decontractée. Questi ed altri preziosi accorgimenti è possibile apprendere alla scuola di Marinella.

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Storia di Marinella tratta da "L'Oro di Napoli, eccellenze aziendali all'ombra del Vesuvio"