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LaDInIen • LaDInIa
GeheIMnIsvoLLe LadInIsche GeschIchte La storIa MIsterIosa deLLe vaLLI LadIne the MysterIous hIstory oF the LadIn vaLLeys Sie ist die zweifellos älteste Sprache in Südtirol. Aber auch die kleinste. Denn Ladinisch, vor Jahrtausenden die am weitesten verbreitete Sprache im Alpenraum, wurde immer weiter zurückgedrängt. Und konnte sich letzten Endes nur noch in fünf entlegenen Tälern halten. 30.000 Menschen sprechen in Südtirol ladinisch. Die Sprache geht auf die Römer zurück, die 15 v. Christus den Alpenraum eroberten und sich ansiedelten. Die Ureinwohner im Alpenraum waren die Räter. Deren Sprache vermischte sich im Laufe der Jahrhunderte mit dem Lateinischen und eine neue Sprache – das Räterromanische entstand. Einst reichte die Sprache vom Gardasee bis an die Donau und vom St. Gotthard Pass bis nach Triest. Doch dann kam die Völkerwanderung und mit ihr die Langobarden vom Süden und die Bajuwaren vom Norden. Sie brachen in den räterromanischen Sprachraum ein und verdrängten die ursprüngliche Sprache. In abgelegenen Tälern konnte sich das Ladinische halten, aber erst mit Inkrafttreten des Südtiroler Autonomiestatutes haben die Ladiner die Anerkennung als sprachliche Minderheit erhalten. Die ladinischen Täler in Südtirol sind das Gadertal, das als Nebental des Pustertals von St. Lorenzen 35 km bis zum Sellastock reicht, und das Grödnertal, das bei Waidbruck als Nebental des Eisacktals 30 km ebenfalls bis an die Sella reicht. Die Bewohner dieser beiden Täler sind heute stolz auf die eigene Sprache und Kultur, die in den Schulen unterrichtet wird und sich somit in die Zukunft retten sollte. In Gröden hat sich neben der traditionellen Sprache auch eine besondere Handwerkskunst erhalten: die Holzschnitzerei. Diese Handwerkskunst ist entstanden, weil so die langen Wintermonate genutzt werden konnten, um die Einnahmen aus der kargen Landwirtschaft aufzubessern. Denn die ladinischen Täler, die heute Tourismushochburgen sind und aus dem Fremdenverkehr ihren Wohlstand erlangt haben, waren sehr arme Talschaften. Ladinien verdanken wir aber nicht nur eine einmalige und schöne alte Sprache, sondern vor allem auch die wunderschönen Geschichten, die vom Königreich des Fanes, von König Laurin und seinem Rosengarten, von Puppen, Hexen und wundersamen Gestalten handeln – nämlich die einmalig schönen Dolomitensagen.
62 · WELCOME · SUMMER 2012
Tra gli idiomi ufficiali del Sudtirolo, la lingua ladina è senza dubbio la più antica, ma anche quella che può vantare il minor numero di parlanti. Nel corso di circa due millenni, da lingua più diffusa dell'arco alpino si è trasformata in un idioma a diffusione molto limitata, i cui locutori sono concentrati in cinque aree distinte. In Sudtirolo la lingua ladina è parlata da circa 30.000 persone. Il ladino nacque in seguito alla conquista delle Alpi da parte dei Romani, avvenuta nell'anno 15 a.C. Nel corso dei secoli successivi, la lingua degli abitanti originari dell'area alpina, i Reti, si fuse gradualmente con il latino, dando vita all'idioma retoromanzo. In passato l'area linguistica ladina si estendeva dal lago di Garda al Danubio e dal Passo del San Gottardo a Trieste. Nell'epoca delle grandi migrazioni, i Longobardi da sud e i Baiuvari da nord irruppero nel mondo alpino, limitando notevolmente l'area di diffusione della lingua retoromanza, che continuò ad essere praticata in poche valli isolate. Solo con l'entrata in vigore dello Statuto di Autonomia della Provincia Autonoma di Bolzano, i Ladini hanno ottenuto il riconoscimento di minoranza linguistica. Le valli ladine del Sudtirolo sono la Val Badia, una laterale della Val Pusteria che si estende da San Lorenzo al gruppo di Sella, e la Val Gardena, una trasversale della Val d'Isarco che si apre all'altezza di Ponte Gardena estendendosi anch'essa fino al gruppo di Sella. Gli abitanti di entrambe le valli sono orgogliosi della propria cultura e della propria lingua, le quali, essendo insegnate nelle scuole, vengono preservate dai rischi della globalizzazione. In Val Gardena, oltre alla lingua, si è riusciti a conservare anche una forma particolare di artigianato artistico: l'intaglio del legno. Questa pratica nacque per ovviare all'inattività dei lunghi mesi invernali, allo scopo di integrare gli scarsi guadagni ottenuti con l'attività agricola. Le valli ladine, che devono il loro attuale stato di benessere al turismo di qualità, erano infatti delle valli molto povere. I Ladini non meritano però attenzione soltanto per la loro lingua bella ed antica. A loro dobbiamo anche le splendide saghe che narrano del regno dei Fanes, di re Laurino e il suo roseto, di streghe, bambole e altre bizzarre creature: stiamo parlando naturalmente delle saghe delle Dolomiti.