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CALCIo2000 L’enciclopedia del calcio diretto da Fabrizio Ponciroli

n.191 novembre 2013

Speciale fifa 2014

EL SHA GIOCA ALLA GRANDE

pag.12

Speciale Champions 2013/14

Favorite, stelle, rose e tanto altro...

miti del calcio

pag.22

pag.44

Ronaldo, l’originale...

Esclusiva GIAC L’INGLESE

“Che bella la Premier!!!” pag.8

Ai miei tempi allenavo così

Bolchi e il calcio semplice

pag.58

pag.18

esclusiva felipe “A Parma per rilanciarmi”

pag.36

Serie B

pag.56

Ad un passo dalla gloria

Rubino, l’uomo dei record a Novara Er Moviola Andrade...


di Fabrizio Ponciroli

editoriale

tutti

all’estero CALCIo2000 L’enciclopedia del calcio diretto da Fabrizio Ponciroli

n.191 novembre 2013

Esclusiva GIAC L’INGLESE

“Che bella la Premier!!!” pag.8

I

l mondo cambia e, per non restare indietro, è necessario adeguarsi… e pure in fretta. La globalizzazione, termine tanto in voga recentemente, ha raggiunto anche il calcio italiano. Una volta, la sola idea di lasciare l’amata Italia, metteva i brividi ai nostri calciatori, ora, invece, la soluzione “estero” è sempre più presa in considerazione. L’orda azzurra che sta invadendo i vari campionati esteri è in rapida crescita. Ad ogni finestra di mercato, molti nostri giocatori, giovani e non, fanno le valigie e si lanciano in nuove avventura calcistiche. Giaccherini, SpECIALE FIFA 2014 EL ShA GIoCA ALLA GrANDE pag.12 probabilmente, sarebbe rimasto volentieri alla Juventus ma le logiche di mercato, anche nel calcio, non lasciano spazio ai sentimentalismi. E, allora, aereo per l’Inghilterra e nuova maglia, quella del Sunderland. Un cambio di vita totale ma anche il fascino di misurarsi con un calcio, quello della Premier League, SpECIALE ChAmpIoNS 2013/14 FAvorItE, StELLE, roSE E tANto ALtro... pag.22 decisamente intrigante. Lo abbiamo sentito, per capire come procede l’ambientamento e scoprire la vita da lord inglese del nuovo Giac. Ma, in questo numero, i contenuti sono davvero tanti. Da non perdere lo speciale Champions League. Favorite, possibili sorprese, stelle e giovani, un mare di curiosità e le rose di tutte le squadre ammesse alla fase a gironi. Gustoso anche lo speciale mItI DEL CALCIo pag.44 roNALDo, L’orIGINALE... dedicato al chiacchierato El Shaarawy. In attesa di tornare grandissimo con il Milan, il Faraone si diletta a giocare a FIFA 14, di cui è testimonial, insieme ad un certo Messi, non proprio l’ultimo della pista… Spazio anche alle storie di calcio, con Er Moviola Andrade, il grande Bolchi e una carrellata sul vero AI mIEI tEmpI ALLENAvo CoSì pag.58 Ronaldo, un mito del calcio… Ma veniamo a noi e agli argomenti caldi. Sto BoLChI E IL CALCIo SEmpLICE seguendo con attenzione lo svolgersi della questione razzismo e insulti vari nei “A pArmA pEr rILANCIArmI” ruBINo, L’uomo DEI rECorD A NovArA nostri stadi. Curve deserte, linea dura, tutti parlano di repressione necessaria e Er movIoLA ANDrADE... giusta, quasi ci sia un nemico da debellare a furia di mazzate sui denti. A me tutto questo non torna. Io so solo che un amico, iscritto alla curva rossonera da anni e dal carattere più mite di un agnello, rischia, per colpa di pochi imbecilli, di guardarsi da casa diverse partite del suo amato Milan. Lui, tranquillo e posato, ha il suo posto in curva e, per tale motivo, se la curva sbaglia, lui paga. Signori, non credo che sia questo il modo per risolvere i problemi. In Inghilterra, per tornare al nostro Giac, se dei pseudo tifosi provano ad insultare i giocatori, vengono isolati e poi cancellati per sempre dagli stadi britannici, da noi si svuotano le curve, a prescindere dai colpevoli. Forse è anche per questo che tutti i Giac d’Italia prendono l’aereo… Buona lettura pag.18

ESCLuSIvA FELIpE

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SErIE B

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AD uN pASSo DALLA GLorIA

calcio2000

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sommario191 serie a

serie A

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La bocca del leone di Fabrizio Ponciroli Intervista Esclusiva Giaccherini di Gabriele Cantella Speciale El Shaarawy di Fabrizio Ponciroli Intervista Esclusiva Felipe di Thomas Saccani Speciale Champions League di Elmar Bergonzini Intervista Esclusiva Torricelli di Elmar Bergonzini Le favorite di Andrea Rosati Le stelle di Antonio Giusto I giovani di Carlo Tagliagambe Le curiosità di Stefano Benetazzo Statistiche Champions

altri campionati italia 36 Serie B – Rubino di Fabrizio Ponciroli 40 Rubrica LegaPro - Cremonese di Carlo Tagliagambe 42 Rubrica Serie D – Seregno di Nicolò Bonazzi

il calcio racconta 44 I miti del calcio - Ronaldo di Luca Gandini 48 Accade a Novembre di Simone Quesiti 50 Speciale Champions League di Gabriele Porri 54 Dove sono finiti? Zampagna di Antonio Longo 56 A un passo dalla gloria - Andrade di Thomas Saccani 58 Ai miei tempi allenavo così - Bolchi di Pasquale Romano

TOP CALCIO 60 64 68 72

Spagna - Europa alla spagnola... Inghilterra - La rivincita di Arsene Germania - Facce nuove in Bundes Francia - Tra i due litiganti...

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calcio2000

Registrazione del Tribunale di Milano n.362 del 21/06/97

Direttore Responsabile Alfonso Giambelli Direttore Editoriale Fabrizio Ponciroli redazione@calcio2000.it Responsabile Iniziative Speciali Riccardo Fiorina rfiorina@calcio2000.it Caporedattore Sergio Stanco redazione@calcio2000.it Redazione Tania Esposito redazione@calcio2000.it Giancarlo Boschi Hanno collaborato Daniele Chiti, Renato Maisani, Antonio Longo, Deborah Bassi, Luca Gandini, Alvise Cagnazzo, Gianpiero Versace, Luca Manes, Flavio Sirna, Paolo Mandarà, Stefano De Martino, Antonio Giusto, Nicola Pagano, Eleonora Ronchetti, Simone Grassi, Gianluigi Bagnulo, Antonio Vespasiano, Matteo Perri, Francesco Del Vecchio, Antonio Modaffari, Gabriele Porri, Paolo Camedda, Alessandro Basile, Francesco Schirru, Pasquale Romano, Elvio Gnecco, Dario Lisi, Francesco Ippolito, Roberto Zerbini, Andrea Rosati, Silvia Saccani, Lorenzo Stillitano, Riccardo Cavassi, Antonello Schiavello, Alfonso Scinti Roger, Elmar Bergonzini, Alessandro Casaglia, Simone Quesiti, Pierfrancesco Trocchi, Stefano Benetazzo, Nicolò Bonazzi, Gianni Bellini, Francesco Scabar, Daniele Berrone, Irene Calonaci, Simone Beltrambini, Gabriele Cantella Realizzazione Grafica Francesca Crespi Fotografie Agenzia fotografica Liverani Statistiche ACTION GROUP srl Champions league a cura di Soccerdata Concessionaria esclusiva per la pubblicità ACTION GROUP srl Via Londonio 22 2O154 Milano Tel. 02.345.38.338 Cell. 338.900.53.33 e-mail: media@calcio2000.it

Numero chiuso il 30 settembre 2013 Il prossimo numero sarà in edicola il

15 novembre 2013 calcio2000

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Per scriverci – redazione@calcio2000.it

BALO COME CASSANO…

Buongiorno Direttore, so che lei mi capisce e, infatti, chiedo la sua comprensione. Perché ci si ostina a puntare su Balotelli, lei ne ha un’idea? Questo fa quello che vuole, gioca per se stesso e, appena le cose si mettono male, perde la testa. Questo è un altro Cassano, uno che ha avuto tutto dalla vita e non sa gestirsi. Se vuole faccio una previsione: tra cinque anni sarà ricordato come uno dei tanti talenti che potevano fare bene ma si sono persi per strada. Un’ultima cosa: Zapata il gol l’aveva anche segnato ma l’Uefa ha deciso di toglierglielo, così non può festeggiare neanche il colombiano. Federico, Milano

Ciao Federico, partiamo da Zapata… Guarda, ero allo stadio, a seguire Milan-Celtic e, al gol di Zapata, sono impazzito. Durante l’intervista che avevo realizzato con lui avevo percepito chiaramente il suo desiderio di segnare il primo gol in rossonero, quindi ero felice per il suo gol. Purtroppo le regole Uefa sono chiare e, di conseguenza, c’è ben poco da fare. Passiamo a Balotelli. Purtroppo, ogni volta, ci ricasca. Mi auguro sempre che possa imparare a controllarsi, a capire che, uno del suo rango, è destinato a scrivere pagine importanti ma, di continuo, ricade nei suoi cronici errori. A mio avviso, Super Mario è anche più forte di Cassano. Dovesse perdersi, il rammarico sarebbe doppio. Speriamo di sbagliarci…

I FLOP DEL CAMPIONATO

Egregio Direttore, che bello rivedere Calcio2000 in edicola. È un piacere che ho ritrovato e che spero di godermi a lungo, quindi mi raccomando non mi faccia brutte sorprese. Spero che dia anche tanto spazio al mio amato Napoli. Ho una domanda da farle? Higuain è stato l’acquisto migliore di tutti, ma i peggiori quali sono? Io ci metto sicuramente Llorente, la Juve si è presa un bel pacco. Noi speriamo di non aver sbagliato con Zapata. Già mi viene in mente Edu Vargas, un alieno mai visto. Marcello, Napoli Buongiorno Marcello, direi che si nota la sua passione per il Napoli… Higuain grandissimo colpo, al pari di Tevez, a mio avviso. Ci andrei piano con Llorente. Viene da diversi mesi passati quasi interamente a guardare e da un calcio, quello spagnolo, diverso da quello italiano e, in particolare, da quello predicato da Conte. Chi mi sta deludendo sino ad ora? Matri sta sprecando diverse occasioni al Milan, Cas-

RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO

Doverosa premessa: sono contro ad ogni forma di razzismo e, in generale, sogno una cultura sportiva di stampo inglese. Dopo la premessa, arriviamo subito al nocciolo della questione. Da giorni mi faccio questa domanda: “Perchè un “buu” fa indignare più di un “figlio di put...a?”. Negli stadi si sente ogni genere di insulto (Ibra e Materazzi ne hanno incassati di ogni sorta), eppure ciò che salta all’occhio sono gli insulti a livello razziale? Constant è l’ultimo esempio di un mal costume in cui alcuni tifosi italiani sono maestri... Non voglio giustificare nessuno o minimizzare l’ultimo caso Constant ma qualcuno può spiegarmi perchè si lasciano passare pesantissimi insulti alla persona e si grida allo scandalo se qualcuno attacca un giocatore di colore? Io non ho risposta... Anzi un’idea ce l’avrei... Forse agli insulti, diciamo così, “vecchio stile” siamo abituati e non ci facciamo neanche più caso. Se così fosse, allora sì che il problema sarebbe grave... Combattiamo ogni forma di razzismo ma andiamo anche oltre, provando ad isolare chi insulta gratuitamente quel o questo giocatore, per un passaggio sbagliato o un tiro sbilenco, con epiteti che poco hanno a che fare con la cultura sportiva... Non rassegniamoci all’insulto gratuito, che sia razzista o no... Battaglia persa in partenza? Forse ma se solo uno di noi riuscirà a fare qualcosa in tal senso, sarebbe già un successo... Thomas, mail firmata…

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di Fabrizio Ponciroli

sano, in quel di Parma, non sta incidendo come dovrebbe, mi aspettavo di più anche da Joaquin e pure da Belfodil. Ma siamo solo all’inizio, dobbiamo dare ancora ampio credito a tutti quanti. I giudizi possono cambiare in fretta nel calcio…

RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO

Direttore, mi affido a lei in quanto grande appassionato di figurine. Ho ritrovato i miei vecchi album di figurine, tutti completi. Vanno dalla stagione 1975/6 sino alla stagione 1983/84. Mi chiedevo che valore potessero avere… Sono tutti in perfette condizioni, con anche i risultati di tutte le partite segnate nell’apposita pagina. Mi sa dire se hanno un valore? Graziano, Como Caro Graziano, certo che hanno un valore. Gli album Calciatori (credo proprio che tu ti stia riferendo a quelli) non passano mai di moda. Diciamo che, quelli degli anni ’70, oscillano tra 70/120 euro l’uno, un po’ meno quelli degli anni ’80. Purtroppo hai un “piccolo” problema. Quello che tu credi sia un vantaggio, ovvero i risultati, immagino a penna, nella pagina risultati, in realtà è una pecca. Le scritte, ovunque siano, tolgono valore al pezzo ma, ripeto, non sono certo da regalare al primo che passa… ad una simile età. Diciamo che ho tre momenti “forti” legati al calcio. Il rigore di Grosso al Mondiale 2006, il gol di Milito nella finale di Champions di Madrid e la rete di Del Piero a Tokyo, finale Coppa Intercontinentale. Che gioie, impareggiabili, uniche. Speriamo che ce ne siano altre…

IL GOL INDIMENTICABILE

Caro Direttore, chi le scrive è un vecchio tifoso interista. La mia lettera è semplice. Io ho visto giocare Rivera, sono di un calcio antico e più vero. Oggi sono tutti personaggi, tutti in TV, nessuno che ama il calcio vero. Io ho nel cuore il gol di Tardelli nel 1982, mi ricordo quel gol come se fosse oggi, un’emozione unica, impareggiabile, di quelle che ti porti dietro per sempre. Lei mi sembra un vero appassionato di calcio, lo vedo dagli articoli che scrive. Anche lei ha il suo gol indimenticabile? Cosimo, lettera firmata Buongiorno Cosimo, innanzitutto mi perdoni se ho tagliato parte della sua lettera, è dovuto solo a questioni di spazio. Il gol indimenticabile? Bella domanda… Nel 1982 ero davvero giovane, avevo otto anni, difficile vivere certe emozioni

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intervista - emanuele giaccherini

di Gabriele Cantella

GIACCHERINHO, IL VERO JOLLY

“Con il sacrificio e la dedizione puoi arrivare laddove nessuno credeva avresti potuto”, il motto di Emanuele Giaccherini…

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a semi sconosciuto a uomo jolly della Nazionale, la carriera di Giaccherini è la conferma che, nel calcio, non sempre è solo il puro talento a fare la differenza.. Dedizione e sacrificio, a volte, aprono le porte del paradiso… Calcio2000 lo ha intervistato, ora che ha deciso di mettersi alla prova, nuovamente, in Premier League… Quando hai iniziato a correre dietro a un pallone e quali erano i tuoi sogni? Giocavi per passione e basta o già immaginavi di poter fare di quella passione un giorno una professione? “Ho iniziato a dare i primi calci a un pallone all’età di 6 anni, nel Rassina che è la squadra di un paesino vicino a Talla, a 8 chilometri. Ho cominciato da lì nei pulcini, passando poi agli esordienti 8 calcio2000 nov 2013

e via di seguito. Fino ai 15-16 anni comunque, cioè fino a che non sono approdato al Cesena, non ho mai pensato di poter fare del calcio la mia professione. Anzi, fino ai 18 anni, ho vissuto questo sport semplicemente come una passione e un sogno”. Hai iniziato nel Bibbiena, società satellite del Cesena, che nel 2002 ti acquista per poi girarti in prestito al Forlì, come arriva la chiamata del club romagnolo? “Avevo da poco compiuto 16 anni, militavo negli Allievi del Bibbiena e per gli ultimi tre mesi di quella stagione fui chiamato a giocare in prima squadra in Promozione e realizzai 6-7 gol nelle ultime 7-8 partite. Fu lì che il Cesena, società gemellata col Bibbiena, mi notò e cominciò a seguirmi con attenzione per

poi portarmi in bianconero nella Berretti l’anno dopo”. Durante la tua militanza nel Bibbiena, uno scontro con un portiere avversario ti causa l’asportazione della milza… “Il mio primo pensiero fu quello di dover smettere di giocare, ma poi i medici mi tranquillizzarono, spiegandomi che la milza non era un organo indispensabile per poter proseguire l’attività agonistica ed infatti ho sempre superato brillantemente tutti i test di idoneità e non ho mai avuto problemi”. Tra i tuoi soprannomi, oltre a “Giaccherinho”, c’è anche “la Pulce di Talla”, come sei diventato “la Pulce di Talla”? Chi ti ha chiamato per la prima volta così e perchè? Qualche riferimento a Messi, per caso?


Si ringrazia Panini per la gentile concessione delle immagini

“No, non c’è nessun riferimento. Quando iniziai a giocare in prima squadra al Cesena con mister Bisoli allenatore, cominciarono a chiamarmi così, ma non fu qualcuno in particolare, che io sappia, a darmi questo soprannome”. Quando giocavi nel Bellaria Igea Marina, causa un brutto infortunio, hai pensato di smettere e andare a lavorare in fabbrica, perchè? E cosa ti convinse invece a non arrenderti e a insistere? “Non si trattava di quella stagione, bensì di quella successiva a Pavia. Subii una serie di infortuni nel Bellaria che mi costrinsero a star fermo quasi tutto l’anno ma fu al termine del campionato di C2 col Pavia che pensai di smettere di giocare, perchè nonostante avessi fatto bene in quella stagione, realizzando anche 10 gol, vedevo comunque che il mio club di appartenenza, il Cesena, non aveva fiducia in me, tanto che al mio rientro fui messo fuori rosa. Fu in quel momento che pensai di tornare a casa e di cercarmi un lavoro normale, ma poi, per mia fortuna arrivò mister Bisoli, che mi diede fiducia, mi gettò nella mischia e non mi fece più uscire”.

Bisoli ti ha aperto le porte del calcio… Quanto ha contato Bisoli nella tua carriera? “Tanto. Il mister Bisoli è stato una delle persone più importanti nella mia carriera e gli devo tanto, perchè in quel frangente in cui il Cesena mi aveva messo fuori rosa, lui mi diede una maglia per un’amichevole estiva precampionato e quello fu senz’altro il punto di svolta per me. Avevamo fiducia l’uno nell’altro e questa fiducia è stata ampiamente ripagata da entrambe le parti”. Dopo la tua prima stagione in Serie A, con il Cesena, è arrivata la chiamata della Juventus, qual è stata la tua prima reazione? Ci hai creduto subito? “Ero a un anno dalla scadenza del mio contratto con il Cesena e non soltanto la Juve mi stava seguendo. Fu un’estate un po’ particolare quella, perché decisi di non rinnovare col Cesena e arrivò la chiamata della Juve, che per me fu come un fulmine a ciel sereno. Quando il mio procuratore mi chiamò, a pochi giorni dalla chiusura del mercato, mi pare fosse il 21 di agosto, rimasi estasiato da questa notizia e accettai subito. Dopo 4-5 giorni infatti approdai alla Ju-

il pensiero di Valcareggi Come e quando è avvenuto l’incontro con Emanuele? “È avvenuto molti anni fa, a una selezione a Firenze. Notai che c’era un bambino decisamente più bravo degli altri, contattai il padre, Roberto, e da allora le nostre strade non si sono più separate”. Qual è il segreto di Emanuele? “L’esser riuscito a fare al Maracanà le stesse cose che faceva in C2 col Pavia”. Ha capito subito che Emanuele avrebbe fatto così tanta strada? “Non ho mai avuto di queste intuizioni magiche, ma ho sempre creduto in lui. Emanuele è stato la più grande soddisfazione della mia carriera, perché ha sempre dovuto lottare contro i pregiudizi di chi pensava non potesse farcela”. Adesso che gioca in Premier, tornerà un giorno in Italia? “Penso proprio di sì, perchè ha ancora 28 anni e giocherà sicuramente almeno fino ai 34-35 “. Cosa si augura per il futuro di Emanuele? “Gli auguro di chiudere la carriera in Italia in una società di livello che lo apprezzi e poi di godersi la vita insieme alla sua splendida famiglia, nella sua Talla”. Vuol far l’allenatore? “Lui non ha mai parlato di voler fare un giorno l’allenatore, ma se ne intende tantissimo. Saprò risponderti alla prossima intervista... (ride, ndr)”.

Due gli scudetti vinti da Giaccherini con la Juventus

ventus”. Alla Juve ti ha voluto Conte, uno che ti ha sempre stimato… “Io mister Conte lo sentii un anno prima, quando vinsi il campionato di Serie B con il Cesena. In quell’occasione mi chiamò e mi disse che avrebbe voluto portarmi con sé a Siena, ma lo ringraziai e gli risposi che volevo giocarmi le mie carte in Serie A col Cesena. Penso che il parere del mister Conte abbia influito per un buon 99% sul mio passaggio alla Juve, la sua volontà fu sicuramente decisiva per il mio approdo a Torino”. Con Conte sei diventato grande… “Penso sia stato fondamentale, perchè approdare alla Juve mi ha dato l’opportunità di fare un notevole salto di qualità. Infatti, ho potuto giocarmi le mie carte in una squadra in cui militano i più grandi calciatori attualmente in circolazione, cosa non facile per me che arrivavo dal Cesena, ed ho addirittura conquistato la nazionale, con la quale ho già ottenuto 17 presenze. Quindi, ripeto, mister Conte è stato fondamentale per la mia carriera e soprattutto per la mia affermazione ad alti livelli”. calcio2000

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Intervista - emanuele giaccherini

giaccherini nelle figurine panini

Poi però sei stato costretto a lasciare la Juventus… “È stata una decisione molto sofferta, perchè, pur essendo contento di essere approdato al Sunderland, manifestando più volte tutto il mio entusiasmo per questa scelta, è comunque normale che quando sei alla Juventus e quindi al top, subentri un po’ di tristezza nel lasciare una squadra di quel livello e soprattutto dei compagni con i quali hai vinto due scudetti e una Supercoppa negli ultimi due anni. Per me è stata un’esperienza bellissima quella vissuta in bianconero, perchè la Juve mi ha dato tanto e spero di aver lasciato anch’io un buon ricordo. È stata una scelta difficile, però adesso son felice di esser qui e di vivere questa nuova avventura che per me è entusiasmante”. Al tuo arrivo al Sunderland hai trovato Di Canio, poi esonerato.... Similitudini e differenze con Conte? “Se c’è qualcosa che può avvicinarli, quella cosa è il temperamento, perchè si tratta di due allenatori che vivono molto la partita, che manifestano entrambi le proprie emozioni. Uno degli aspetti invece in cui sono diversi è il fatto che, mentre il mister Di Canio si allenava con noi calciatori, come fosse ancora un calciatore anche lui, mister Conte preferiva soltanto dirigere l’allenamento”. Sei stato la rivelazione dell’ultima Confederations Cup, nella quale hai anche segnato al Brasile, che effetto ti ha fatto? Ci ritenterai al Mondiale? “Il gol al Brasile è sicuramente una delle mie gioie più grandi dal punto di vista professionale, perchè giocare con la nazionale contro il Brasile e segnare una rete così, per di più in casa loro, è stata un’emozione indescrivibile. Un attimo prima del mio gol lo stadio era una bolgia, l’attimo dopo calò un silenzio surreale. Sono sensazioni irripetibili. Al 10 calcio2000 nov 2013

mondiale spero innanzitutto di poterci essere, perchè in un anno possono succedere tante cose. Quindi mi auguro di essere nei 23 e farò di tutto per esserci, poi vedremo cosa accadrà, comunque vivo alla giornata e cerco ogni giorno di dimostrare di poter continuare a indossare la maglia azzurra”. Prandelli ti ha sempre chiamato in Nazionale, anche quando giocavi poco, dimostrando di avere fiducia in te e difendendoti dalle critiche ingiuste di chi non ti riteneva all’altezza della maglia azzurra, come sei riuscito a conquistare il CT e cosa invece ti ha conquistato di lui? “Penso di aver conquistato il mister con la mia voglia, con il mio entusiasmo, con il mio spirito di sacrificio, con la dedizione che metto sempre negli allenamenti, con la mia duttilità. Infatti, da quando ho cominciato a giocare in Nazionale, il mister mi ha schierato in più ruoli e credo sia importante per un allenatore disporre di un calciatore da poter impiegare in diverse posizioni. Del mister Prandelli mi hanno colpito tante cose, come il

saper cambiare modulo in corsa durante le partite e soprattutto l’aver saputo creare un gruppo solido e compatto. A tal proposito, Gigi Buffon mi ha detto una volta che è davvero raro trovare all’interno di una Nazionale così importante e blasonata come quella italiana un gruppo tanto unito come il nostro e di questo va dato merito al mister. Questa è una Nazionale che ha riportato entusiasmo, una nazionale innovativa, di cui mister Prandelli è il principale artefice”. Del Giaccherini calciatore conosciamo ormai tutto, ma il Giaccherini uomo, padre, marito, figlio, chi è? “Sono una persona che dedica alla propria famiglia tutto il tempo che ha a disposizione. Il calcio è il mio lavoro, la mia passione, ma nella vita le cose più importanti sono mia moglie e i figli. Di conseguenza, quando rientro a casa dall’allenamento o dalla partita, cerco di essere un padre presente, un marito attento e credo di riuscirci anche abbastanza bene”. Cosa ti intriga della Premier League? Lì, uno come te, con grandi mezzi tecnici, si sentirà a casa sua… “È un campionato che va interpretato nella giusta maniera, perchè diverso da quello italiano, è più fisico, più istintivo, magari meno tattico rispetto al nostro. Un campionato nel quale penso di avere tutte le carte in regola per poter far bene. Un campionato molto affascinan-

Il rapporto tra Prandelli e Giaccherini è ottimale, la duttilità dell’ex Juve è apprezzatissima dal CT.


GIACCHERINHO, IL VERO JOLLY

te, perchè gli stadi sono sempre pieni e si respira un’atmosfera diversa da quella italiana”. C’è chi dice che tu potresti fare faville come fece un certo Zola… “Quello che ha fatto in Premier Gianfranco è qualcosa di straordinario, a me basterebbe fare anche molto meno. Sono qui per conquistarmi il mondiale con il Sunderland, ho scelto questo progetto perchè mi affascinava e mi sono completamente calato in questa nuova realtà. Cercherò sempre di fare del mio meglio”. Che differenze hai notato con l’ambiente inglese? In Italia la pressione pare decisamente diversa… “Di sicuro in Italia c’è molta più pressione, perchè, al contrario che in Inghilterra, da noi ci sono numerose testate giornalistiche che parlano solo ed esclusivamente di calcio. Qui puoi camminare tranquillamente per strada senza che qualcuno ti fermi per chiederti una foto o un autografo. Il sabato lo stadio è pieno, ma durante la settimana, ognuno vive la propria vita, calciatori e tifosi”. Cosa ti hanno detto i tuoi nuovi compagni appena arrivato? “Mi hanno accolto subito bene, mi conoscevano per avermi visto in azione in Confederations Cup e non c’è stato bisogno di presentazioni. Molti li conoscevo, avendo avuto modo di giocarci contro a livello internazionale. All’inizio ho avuto qualche difficoltà con la lingua, ma adesso con l’inglese sta andando sempre meglio e a due mesi dal mio arrivo posso dire di essermi integrato bene”. Sai che Di Canio è un tipo non facile, vero? “Sicuramente il mister ha un carattere particolare, ha molto temperamento ed è un allenatore che può dar tanto, perchè riesce a tirar fuori il meglio dai propri calciatori. A volte i suoi modi possono sembrare forse un pochino eccessivi, ma fanno parte del suo carattere, diciamo così, sanguigno”. *Di Canio non è più il tecnico del Sunderland

Saresti contento se alla fine della prima stagione al Sunderland raggiungessi quale traguardo?

Al Sunderland, Giaccherini sarà protagonista, ancor di più che nella Juventus

“Sarei contento se alla fine riuscissimo a raggiungere la salvezza, perchè noi lotteremo per quest’obiettivo. Cercheremo di ottenerla al più presto e una volta acquisita, prenderemo tutto ciò che in più dovesse arrivare. Vogliamo inoltre far bene anche nelle coppe nazionali”. Con chi scambierai la maglietta in Premier? Un giocatore alla quale la chiederai di sicuro è? “La chiederò di sicuro a Van Persie e a Lampard”. Per chiudere, ma come sei riuscito a diventare così grande? Te lo saresti

mai immaginato? “Con tutta sincerità, neanche nei sogni più belli avrei immaginato di poter raggiungere traguardi del genere nell’arco di 3-4 anni. Nel corso della mia carriera, anno dopo anno, ho salito dei gradoni, scalando le varie categorie, dalla C2 col Pavia, alla B col Cesena, fino alla Serie A con la Juve e all’Europeo con la nazionale. Il bello del calcio è anche questo: col lavoro, col sacrificio, con la dedizione, con la voglia, puoi riuscire ad arrivare in alto, laddove magari nessuno credeva avresti potuto”. calcio2000

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speciale - StephAn El Shaarawy

di Fabrizio Ponciroli

NATO PER GIOCARE… Inatteso, osannato, criticato, richiesto, El Shaarawy a soli 2O anni, è già una star, tanto da finire sulla cover di FIFA 14…

“è

stato mio padre il primo a darmi un pallone da calcio. Avevo 1 o 2 anni e già mi portava in giro e, appena si poteva, mi faceva calciare il pallone”. Parole e musica di Stephen El Shaarawy, uno dei talenti più brillanti in circolazione. Che fosse nato per giocare, bene, a calcio, lo si era capito presto. Già quando scorrazzava nel Legino, a 10/11, era conteso da Genoa e Sampdoria, non proprio due club banali… Diventato genoano per volontà del padre (decisamente di fede rossoblù), a soli 16 anni assapora la Serie A (contro il Chievo). Un altro segnale che conferma come il Faraone sia un predestinato. Del Piero, tanto per fare un esempio, ha esordito a 12 calcio2000 nov 2013

18 anni nel massimo campionato italiano. Vero, esordire giovanissimo in Serie A non equivale ad essere un campione ma El Sha brucia le tappe, restando con i piedi per terra e continuando a regalare gemme di classe purissima. Prima si fa notare a Padova, club di cui ha un ricordo fantastico (“Quando arrivi in una squadra e sei un ragazzo giovane, non è mai facile. Tendi a metterti in disparte ed, invece, a Padova tutti mi hanno subito fatto sentire importante, mi hanno coinvolto sin dal primo giorno ed è stato molto bello per me”, ricorda…), poi, in punta di piedi, si veste di rossonero. Quattro gol al suo primo anno al Milan, ben 19 (16 in campionato), nella stagione 2012/13, quella della consacrazione.

Di colpo il ragazzino d’oro diventa una stella. Tutti lo osannano, tutti lo vogliono. Si sa, quando diventi grande, anche le critiche si ingigantiscono. Ma El Sha sa stare al suo posto, la famiglia non lo abbandona mai e, allora, la crescita può continuare. Ora c’è una lunga stagione da onorare, con tante responsabilità in più, come quella di essere sulla cover di FIFA 14, il gioco del calcio per eccellenza… L’UOMO CHE L’HA LANCIATO Se El Shaarawy ha bruciato le tappe, buona parte del merito va anche a Michele Sbravati, l’uomo che, di fatto, ha scoperto il Faraone e l’ha portato, giovanissimo, al Genoa: “Ha doti in-


FINALMENTE FIFA 14 Messi ed El Shaarawy in cover, non male… Finalmente il videogioco del calcio è a disposizione di tutti. Una nuova edizione con un sacco di novità, a partire dalla Pure Shot e dalla rinnovata fisica della palla, il tutto per trasformare i tiri, rendendo più verosimile ogni tentativo di finalizzazione e più gratificanti le conclusioni. Il gioco ricrea le vere, grandi partite di calcio grazie alla nuova protezione della palla, che spingerà i giocatori a creare gioco a centrocampo e gestire il ritmo della gara. Inoltre, la nuova, rivoluzionaria tecnologia del movimento di precisione, basata sui singoli passi, porta in FIFA 14 le autentiche movenze dei professionisti del calcio. I giocatori ora prendono posizione, fanno perno e ripartono, muovendosi con l’esplosività e l’agilità dei migliori atleti. Grazie ad accattivanti funzionalità online e ai servizi live come EA SPORTS Football Club e Match Day, che connettono i fan con il cuore dello sport, e gli uni con gli altri, FIFA 14 è il vero social network del calcio.

CARATTERISTICHE PRINCIPALI Movimento di precisione: i giocatori prendono posizione, fanno perno e spostano il baricentro con l’esplosività e l’agilità dei migliori atleti. L’accelerazione e decelerazione dei giocatori è più realistica e cambia radicalmente la dinamica di gioco. Pure Shot: i tiri sono stati rivoluzionati. I giocatori hanno la possibilità di gestire con intelligenza il passo e l’angolo di approccio, così da trovare la posizione migliore da cui gonfiare la rete.Fisica della palla reale: la nuova, realistica fisica del pallone determina le traiettorie in modo da consentirvi di calciare con forza dalla distanza, con precisione dal basso verso l’alto, con l’effetto e via dicendo. Proteggi palla: domina il centrocampo e detta i tempi di gioco. Tieni i difensori lontani dalla palla mentre dribbli, a qualsiasi velocità. Modalità carriera: non smettere mai di cercare talenti grazie al nuovo Global Scouting Network. Invia i tuoi osservatori a valutare giocatori in diversi campionati per migliorare la tua squadra durante il mercato. FIFA Ultimate Team: la popolare modalità di gioco che riflette le prestazioni recenti dei migliori giocatori del mondo. Acquisisci o scambia giocatori durante il mercato per riplasmare la tua squadra in base alle prestazioni nel mondo reale dei tuoi calciatori preferiti. Realismo totale: più di 500 club, 30 campionati e 15.000 giocatori riprodotti su licenza ufficiale.

calcio2000 13 nov 2013


speciale - StephAn El Shaarawy

nato per giocare...

I “PUNTI DEBOLI” DI EL SHA Sempre concentrato, mai in fallo, eppure anche il Faraone ha i suoi punti deboli. Non parliamo di limiti sul campo da calcio ma di un paio di vizzi che si porta dietro da tempo, in particolare parliamo di shopping e taglio di capelli. Iniziamo dall’amore per la moda. “Qualche volta mi regalo qualche aperitivo e, sì, esco per fare shopping. Milano è la città della moda e a me piace vestirmi, quindi lo shopping me lo concedo”, rivela. Una passione che la stella rossonera condivide con altri giocatori del Milan, ad esempio Balotelli, un altro che adora fare shopping per le via della città meneghina. Ma c’è un altro vezzo che si porta dietro il Faraone ed è anche ben visibile. Parliamo della sua inconfondibile cresta. “Il mio parrucchiere è Salvo. È di Arenzano (poco più di 11 mila abitanti, in provincia di Genova), un paesino vicino a dove abito. Da tre anni è il mio parrucchiere di fiducia, è lui che mi taglia i capelli…”. Shopping, cresta bene in vista e ora anche il videogame giusto per andare sempre in rete…

nate – racconta – In particolare riesce a fare giocate tecniche di un quoziente di difficoltà allucinante, ad una velocità impressionante. È questo che lo rende unico. Nello scatto nel breve, nella progressione, nella rapidità palla al piede, ricorda il primo Kakà. Nel reparto offensivo può interpretare qualsiasi ruolo: attaccante esterno, seconda punta, forse solo il centravanti puro non è il ruolo a lui più congeniale…”. Insomma, su El Sha si va sul sicuro… Eppure, nonostante tutto quello che è riuscito a fare sino ad ora, c’è chi non è convinto delle sue qualità. È bastato un periodo di siccità in zona gol (tra l’altro, il giovane rossonero non ha caratteristiche da attaccante da 15/20 gol a stagione) per iniziare a metterlo in discussione. E dire che, di giovani classe 1992, in Italia non è che ce ne siano poi tanti migliori di lui… I CLASSE 1992… El Shaarawy è un classe 1992. Una classe d’oro se si considerano i tanti talenti nati in quell’anno magico. Oltre al Faraone, infatti luccicano altri potenziali fuoriclasse. Come non citare Verratti. Cresciuto nel Pescara, ora milita nel favoloso PSG, al fianco di gente come Ibrahimovic e Cavani. Passiamo poi a Lamela. Dopo aver fatto benissimo nella Roma, si sta confrontando con la Premier League, nelle fila del Tottenham. Ovviamente fa un certo effetto anche il nome di Neymar, nuovo astro del Barcellona, anche lui classe 1992. Il brasiliano, numeri alla mano, pare destinato a lasciare il suo segno nei prossimi anni a 14 calcio2000 nov 2013

El Sha scherza con Balo, i due, secondo diversi addetti ai lavori, non sarebbero compatibili

venire. Sempre in Spagna gioca un certo Isco, altro terribile ragazzo del 1992 che sta incantando con la casacca del Real Madrid. In Germania, nella Bundes, è in rapida ascesa, invece, Goetze, stella del Bayern Monaco di Guardiola. Non vi bastano? Beh, ci sarebbero anche i vari Belfodil, Longo, Casemiro, Taider, Obiang, Carroll, Morata, De Sciglio, Coutinho e la lista potrebbe continuare ancora… ORA CON BALO… I punti interrogativi su una convivenza tra El Sha e Balo sono all’ordine del giorno. Tutti gli esperti si interrogano sull’effettiva compatibilità dei due, Collovati, uno che di calcio ne mastica, ha

una sua personale visione: “Non penso che sia tanto una questione di El Sha e Balo ma, in generale dei compagni di reparto di Balotelli. SuperMario è uno abituato a fare il bello e il cattivo tempo in area e adora chi non gli pesta i piedi. Chi può farli convivere al meglio è Allegri. Se lascia El Shaarawy largo a sinistra e Balotelli o a destra (con Matri al centro), o al centro, allora possono andare bene insieme. Il problema è se Allegri decide di continuare a giocare con il trequartista. A quel punto per il Faraone tutto diventa più complicato. Comunque, a mio giudizio, c’è il modo di farli rendere entrambi al meglio, ma serve il 4-3-3, impostato nella maniera corretta”.


CALCIATORI ADRENALYN XL 2013-14

LA COLLEZIONE DI CARDS UFFICIALE DELLA SERIE A

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calcio2000 15 nov 2013


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intervista - felipe

di Thomas Saccani

RICOMINCIO DA PARMA… Dopo la sfortunata esperienza in viola, Felipe vuole tornare protagonista nel club del Centenario…

A

rrivato in Italia a soli 15 anni, Felipe è diventato, in breve tempo, uno dei migliori difensori in circolazione. In maglia Udinese ha entusiasmato, meno con la Fiorentina. Dopo aver ripreso confidenza con il campo a Siena, il brasiliano ha scelto Parma per tornare quello di un tempo... Lo abbiamo intervistato per saperne di più del ragazzo che ha segnato anche al Camp Nou contro il Barcellona dei Ronaldinho, Messi ed Eto’o… Ciao Felipe, allora cominciamo dai tuoi primi passi e dall’incontro con Gerolin… “Beh, ho iniziato un po’ come fanno tutti in Brasile. Da piccolo giocavo sempre a pallone, mi piaceva. Poi sono entrato nella squadra della mia città, mi hanno messo a giocare in difesa per la mia altezza e, poi, a 15 anni, Gerolin mi ha por18 calcio2000 nov 2013

tato in Italia…”. 15 anni non sono un’età un po’ delicata per un giovane calciatore per lasciare il proprio Paese? “Onestamente è stato un bel salto e non è stato affatto facile. Fino a quel momento, ero sempre rimasto a casa, non ero mai uscito dalla mia città. Ricordo che Gerolin mi chiese se volevo fare un provino con l’Udinese e io risposi che ne sarei stato felice. Ricordo che parlai con i miei genitori. Allora c’erano tante voci sui giovani che venivano ingaggiati da club esteri, c’era il rischio di perdersi. Ma l’Udinese era una squadra rispettata e, quindi, decisi, insieme ai miei genitori, di provarci e, alla fine, tutto è andato per il meglio. Ricordo che mia mamma non era molto d’accordo (Ride)”. Come è stata l’accoglienza a Udine? “Fantastica, Udine è una bellissima città e mi sono trovato subito benissimo. Loro

sono molto attenti a tutto, davvero una grande società…”. Udinese con cui sei diventato un giocatore importante, di prima fascia… Come ci sei riuscito? “Ho avuto la fortuna di arrivare giovanissimo, quindi ho fatto Allievi e Primavera in maglia bianconera, ho avuto tutto il tempo di imparare a giocare a calcio all’italiana… Questo mi ha aiutato tantissimo nella mia crescita”. Chi è stato fondamentale, più di altri, in questo processo di crescita? “Non ho dubbi: Spalletti. Mi ha aiutato tantissimo, lui è un tipo molto sincero che ti dice sempre quello che pensa, senza giri di parola. Poi, tutto quello che dice, resta tra te e lui. All’esterno difende sempre i propri giocatori, una qualità che ho sempre apprezzato. E poi Pizarro. Quando hai davanti a te uno così, è più facile rendere (Ride)”.


Si ringrazia Panini per la gentile concessione delle immagini

All’Udinese hai segnato diversi gol, c’è qualcuno a cui sei legato particolarmente? “Ovviamente al gol al Barcellona. Gara di Champions, Camp Nou, vado in rete e vedo il mio nome sul tabellone al fianco di quello di Ronaldinho… Non è che ti capita tutti i giorni… Poi quello era un Barcellona incredibile con gente come Ronaldinho, Messi, Eto’o, insomma forse il più talentuoso di sempre. Un gol che non dimenticherò mai…”. Tutto bene all’Udinese poi, arrivato a Firenze, qualcosa non funziona… “È stato scritto molto su questo mio passaggio alla Fiorentina… Si è detto che mi rompevo sempre quando, in realtà, io ho avuto un problema grosso alla caviglia e, per un disguido tecnico, un problema dovuto ad un’ernia inguinale. Arrivare a Firenze è stato un passo importante, sono arrivato in un periodo di cambiamenti. Mi hanno pagato tanto (quasi 9 milioni di euro ndr) e questo ha inciso parecchio. Come se non bastasse, ho sempre giocato da terzino, ruolo che non ho sentito mio, insomma non è andata bene, un peccato…”. Lo scorso anno, invece, a Siena hai giocato con regolarità… “Avevo un gran bisogno di giocare. Devo ringraziare Antonelli e Cosmi (suo allenatore a Udine ndr) che hanno creduto in me. Sapevo della forte penalizzazione e che non sarebbe stato facile ma sono stato contento della mia scelta. Ho giocato con continuità, ho ripreso confidenza con il campo, peccato solo per la retrocessione ma, per il resto, è stato importante per me andare a Siena…”. Poi, in estate, hai spostato il progetto Parma… “Con il mio procuratore ero stato chiaro: non volevo andare all’estero ma volevo giocare ancora in Italia. Quando mi ha prospettato la possibilità di andare a Parma non ci ho pensato un attimo e non ho chiesto nulla, ho solo accettato. Sapevo che si trattava di una società seria e con ambizioni importanti. Conoscendo il direttore Leonardi, non avevo nessun dubbio sulla destinazione e, infatti, non ci ho pensato un solo secondo”. Una stagione importante per il Parma,

l’idolo di felipe

“Quando ero piccolo, il mio idolo era Gamarra. All’Inter non ha fatto grandi cose ma ti assicuro che, in Brasile, era una furia. Era il mio modello, faceva sempre la cosa giusta”. Parole di Felipe. Il difensore dei ducali si riferisce a Carlos Gamarra. Paraguaiano, è una leggenda nel proprio Paese tanto che, ancora oggi, è il giocatore ad aver indossato più volte la maglia della nazionale (110 presenze, con due reti all’attivo). Difensore arcigno e dotato di grande dinamismo e, come si suol dire, di “garra”, non ha condotto una vita banale. Padre a soli 16 anni, con tre sorelle e due fratelli, è sempre stato un giramondo del calcio. Ha legato il suo nome, tra le altre, alle casacche di International, Benfica, Corinthians, Palmeiras, Atletico Madrid e anche Inter. In nerazzurro gioca dal 2002 al 2005 (il suo nome lo fa l’allora allenatore dell’Inter Hector Cuper), collezionando poche presenze (27 in totale) ma portandosi a casa almeno una Coppa Italia. Nel 1999 doveva andare alla Roma, su consiglio di Capello, un altro rapito dalla sua grande determinazione. Insomma, parentesi nerazzurra a parte, non proprio l’ultimo della pista… Una curiosità. Gamarra è stato l’idolo di gioventù anche di un certo Thiago Silva…

Nell’anno del Centenario, Felipe vuole dare il suo contributo alla causa dei ducali

calcio2000 19 nov 2013


ricomincio da parma

intervista - felipe

felipe nelle figurine panini

che festeggia i 100 anni, ma anche per te per rilanciarti definitivamente… “Verissimo. Tutti ci teniamo a fare una buonissima stagione, la squadra è di qualità e abbiamo il dovere di fare del nostro meglio per portare a casa il miglior risultato possibile. Indubbiamente la concorrenza non manca ma sappiamo di essere una buona squadra. A livello personale, voglio dare tutto me stesso per il Parma. Voglio pensare solo a lavorare e a fare del mio meglio. Ci tengo tanto a ripagare la fiducia che mi è stata data…”. Come ti hanno accolto a Parma? “La città è una meraviglia, davvero splendida. A livello di spogliatoio non ho avuto nessun problema. Conoscevo già tanti giocatori che sono ora a Parma, da Amauri a Gobbi, poi Cassani, Munari, Parolo, Marchionni e tanti altri. Insomma, non è stato affatto un problema, anzi mi è sembrato come tornare da vecchi amici”. In avanti ci sono due calibri di Amauri

e Cassano, non proprio malaccio come coppia… “Amauri lo conosco da tempo, so che giocatore è e cosa può dare. Cassano lo conoscono tutti e poi, lo si vede ogni allenamento, ha una voglia pazzesca. Sì, non è male come coppia (Ride)”. Come va con la cucina, mi dicono che ti piace improvvisare… “(Ride) Mi piace mangiare, non cucinare… Ci ho provato qualche volta ma mi vengono piatti insignificanti, quindi meglio pensare a mangiare…”. Una volta terminata la carriera da calciatore, quindi non ti butterai sul mestiere da cuoco? “No, direi di no… Penso che darò una mano a mia moglie che ha un negozio a Udine, credo che farò questo…”. Semplice, umile e con un gran senso della famiglia. Felipe ha il desiderio di mostrare, nuovamente, il suo vero valore e a Parma ci sono le condizioni ideali affinché questo possa avvenire…

Felipe ed Amauri, avversari ai tempi di Udinese e Palermo, ora sono compagni di squadra

20 calcio2000 nov 2013

le scarpe di felipe Felipe, difensore in forza al Parma, indossa le ASICS LETHAL TIGREOR 6. Modello rinnovato della gamma calcio ASICS, di elevato contenuto tecnico. E’ realizzato per chi cerca ammortizzazione, leggerezza e comfort. CARATTERISTICHE TECNICHE: • HG10mm (Heel Gradient 10mm differenza di spessore tra parte posteriore ed anteriore) • Intersuola in Solyte. • EXTERNAL HEEL COUNTER Contrafforte esterno per una maggiore stabilità e protezione nella zona del tallone. • Two density insole (sottopiede di montaggio a doppia densità): 45º anteriore e 67º posteriore. • Tomaia in pelle pieno fiore con parte posteriore in microfibra. • Linguetta: in mesh, consente un’ottima traspirazione. • Top lingua dalla particolare forma avvolgente. • Fodera interna antiscalzamento per un comfort eccellente. - Suola in uno speciale materiale leggero: Lytech. • Speed concept (gesto atletico velocizzato): - Incavi nella parte anteriore della suola (flex groove) per facilitare il movimento delle dita del piede e ottimizzare la flessibilità. - Forma e posizionamento dei tacchetti per migliorare la tenuta sul terreno in fase di spinta. • Nella suola IT il particolare posizionamento dei tacchetti facilita il cambio direzionale e migliora la tenuta sul terreno. SUOLA: Disponibile nelle versioni IT (con tacchetti intercambiabili) e ST (tacchetti fissi) per le differenti condizioni di terreno.


di Antonio Longo

La grande storia dei derby:

Palermo – Catania Autori: Rosario Carraffa, Daniele Di Frangia Casa Editrice: Edizioni della Sera

Al calendario del campionato di Serie A manca certamente “qualcosa”, quel quid in più per rendere ancora più intrigante la stagione. Una sfida che ha acceso le passioni calcistiche di migliaia di tifosi siciliani, e non solo, negli ultimi sette anni ma che trova le sue radici nella storia delle due principali città dell’isola. La discesa del Palermo negli inferi della cadetteria ha inferto un duro colpo ai fan rosanero ma, allo stesso tempo, ha privato i supporters etnei della gara più attesa: il derby contro i “cugini”. Alla storia della sempre appassionante sfida tra Palermo e Catania è dedicato il libro scritto a quattro mani dai giornalisti Rosario Carraffa e Daniele Di Frangia e pubblicato da Edizioni della Sera, con prefazioni di Gaetano Vasari e Gionatha Spinesi. Una partita che vale sempre oltre, e molto di più, dei punti in palio sul campo e che affonda le proprie tensioni e motivazioni nell’atavica rivalità tra le due città, da sempre “in lotta” per primeggiare dal punto di vista istituzionale e socio– economico. Una partita macchiata da una data: 2 febbraio 2007. Fuori dallo stadio Massimino va in scena la guerriglia urbana, a perdere la vita è l’ispettore di polizia Filippo Raciti. “Quel derby rappresenta certamente il punto più basso non solo nella storia delle partite tra Palermo e Catania ma, probabilmente, anche del calcio italiano, da quel momento più di qualcosa è cambiato sia nelle coscienze dei tifosi sia sotto il profilo dell’organizzazione delle manifestazioni sportive, - osserva Daniele Di Frangia, uno dei due autori - il derby siciliano negli ultimi anni si è, comunque, contraddistinto

per fair play e correttezza sugli spalti. Naturalmente, non si potrà mai cancellare ciò che è successo in quel giorno maledetto”. Emozioni, ricordi, aneddoti di derby sempre accesi, a prescindere dalla categoria in cui sono stati disputati. “Il derby che i tifosi rossazzurri non dimenticheranno mai è certamente lo 0-4 dell’1 marzo 2009 al Barbera: il Catania ha vinto pochissime volte sul campo dei cugini, riuscire a farlo con così ampio margine e anche grazie allo splendido gol di Peppe Mascara, messo a segno da centrocampo, ha rappresentato l’apoteosi”. E sul fronte rosanero? “I tifosi del Palermo sicuramente non dimenticheranno mai il derby del 23 ottobre 2000 in cui il Palermo si è imposto per 5-1, il risultato più largo della storia dei derby tra le due compagini siciliane, - sottolinea l’altro autore Rosario Caraffa, - ma anche il derby del 14 dicembre 2010 (3-1 per il Palermo) con la tripletta di Javier Pastore, unico giocatore ad aver messo a segno tre reti nel derby di Sicilia. Senza tralasciare la vittoria per 2-0 in casa etnea il 9 novembre 2003”. Altri confronti sono stati caratterizzati da un maggior equilibrio: “I derby più spettacolari credo siano stati due, - ricorda Di Frangia - il 3-3 del Barbera, in Serie B, il 19 aprile 2003 con un continuo botta e risposta tra Zauli e Maniero da una parte e Martusciello ed Oliveira dall’altra; poi c’è la vittoria per 5-3 del Palermo, sempre al Barbera, il 20 settembre 2006 al ritorno del Catania in A”. Un derby, quello di Sicilia, che si spera si possa presto nuovamente ammirare sul palcoscenico maggiore dell’italico calcio.

calcio2000 21 nov 2013


S

speciale champions league

di Elmar Bergonzini

TUTTE PER UN SOGNO…

Tante pretendenti, una sola brillerà di luce propria, la Champions League è iniziata…

“L

e stelle sono illuminate purché ognuno possa un giorno trovare la sua”... Improbabile che Antoine de Saint Exupéry, pensasse alla Champions League, ma quando inizia la competizione europea più importante di stelle ce ne sono tante eccome. E di curiosità per questa edizione ce ne sono più che mai, a cominciare proprio dalla prima squadra del girone A: come sarà il Manchester United senza sir Alex Ferguson? Dove potranno arrivare i red devils? Bayer Leverkusen, Real Sociedad (che ha umiliato il Lione con un 4-0 complessivo nei play off) e Shaktar Donetsk sono avversari complicati. Il Real Madrid di Ancelotti va a caccia della “decima”. Per riuscirci dovrà battere la Juventus e il Galatasaray di Drogba e Sneijder. I turchi l’anno scorso riuscirono nell’impresa di superare il girone nonostante le 22 calcio2000 nov 2013

due sconfitte iniziali, quindi non dateli mai per spacciati. Antonio Conte, invece, ha la possibilità di valutare subito se le partenze di Giaccherini e Matri abbiano realmente indebolito i bianconeri che dopo aver dominato il campionato italiano l’anno scorso vorrebbero tornare ad alzare la cresta anche in Europa. Nel girone C c’è invece il Psg di Ibrahimovic e Cavani. I parigini, guidati ora da Blanc, faranno meglio dell’anno scorso, quando vennero eliminati ai quarti dal Barcellona con un doppio pareggio? Il girone con Benfica, Olympiakos e Anderlecht è ampiamente alla portata. Altre due pretendenti al titolo sono state inserite nel girone D: il Bayern, campione in carica, ha cambiato tantissimo rispetto all’anno scorso. In panchina c’è Guardiola, in campo Thiago Alcantara e Goetze. La sfida con il Manchester City è intrigante, ma la qualificazione non è

in discussione considerando la differenza di livello tecnico con Viktoria Plzen e Cska Mosca. Discorso simile vale per il Chelsea di Mourinho: nel girone E l’unica a poter impensierire (ma neanche tanto) è lo Schalke 04 di Boateng, le altre (Basilea e Steaua Bucarest) sono le avversarie adatte per consentire a Samuel Eto’o e Willian di inserirsi negli schemi tattici dei blues. L’anno scorso i londinesi vennero retrocessi in Europa League (che poi vinsero), due anni fa trionfarono in Champions: se è vero che non c’è due senza tre, anche quest’anno verrà alzato un trofeo internazionale. Quale? Il girone più interessante ed equilibrato sembra essere quello F: oltre al Napoli ci sono infatti il Dortmund, finalista della passata stagione che in campionato è partito meglio dell’anno scorso, il Marsiglia del giovane Tahuvin (trascinatore della Francia Under 20 ai mondiali


estivi), ma anche l’Arsenal di Ramsey, Ozil e Podolski. I gunners l’anno scorso soffrirono nel girone (passarono come secondi dietro allo Schalke) e vennero eliminati con estrema facilità dal Bayern agli ottavi, quest’anno Wenger non può fallire. I tifosi napoletani possono però essere fiduciosi: Benitez è l’unico allenatore nella storia del calcio ad aver vinto sia l’Europa League che la Champions League nel giro di 12 mesi (nel 2004 alzò al cielo la Coppa Uefa con il Valencia, l’anno successivo trionfò ad Istanbul con il Liverpool nella storica finale contro il Milan), e chissà che non voglia ripetersi quest’anno dopo aver vinto a maggio l’Europa League con il Chelsea… Tutte possono passare, tutte possono finire al quarto posto. Higuain e il tecnico spagnolo faranno di tutto per ripagare la fiducia del presidente De Laurentiis e dei tifosi partenopei. Equilibrato, ma dal tasso tecnico più contenuto il girone G: l’Atletico Madrid di David Villa ha messo in seria difficoltà il Barcellona nella Supercoppa Spagnola, ma Zenit (allenato ancora da Spalletti) e Porto (che è riuscito a trattenere Jackson Martinez) non sono avversari semplici.

Appare spacciato invece l’Austria Vienna. L’ultimo girone è quello del Milan: ben 16 Coppe dei Campioni in un unico raggruppamento. Questa statistica non deve però spaventare. Proprio come i rossoneri, anche Ajax e Celtic non possono essere considerate fra le pretendenti al titolo. Fra gli olandesi spiccano i nomi di Bojan (che in Italia ha deluso e che anche in Eredivisie non è partito benissimo) e Poulsen, e non c’è da sorprendersi se in campionato nelle prime cinque giornate sono arrivate solo due vittorie. Il Celtic, preso a schiaffi dalla Juventus negli ottavi della scorsa edizione, ha seriamente rischiato di uscire contro i kazaki dello Shakhter Karagandy (i cui giocatori, prima della gara con gli scozzesi, per ottenere buona sorte, hanno sacrificato una pecora). Certo, i campioni di Scozia sono riusciti a ribaltare il 2-0 dell’andata, ma la loro fragilità difensiva è fin troppo tangibile. Balotelli, El Shaarawy, Matri e Kakà non dovrebbero aver difficoltà a pungere. Proprio il brasiliano segnò uno splendido gol al Celtic durante i supplementari negli ottavi di finale della Champions del 2007, cioè l’ultima volta che i rosso-

neri si laurearono campioni d’Europa. A far preoccupare Allegri può essere solo la cabala: l’unica Coppa dei Campioni vinta dagli scozzesi fu proprio a Lisbona (dove si giocherà la finale il 24 maggio prossimo), ma da quell’edizione sono passati oltre 40 anni. Curioso il fatto che non ci siano formazioni all’esordio in Champions, con il Real Madrid che resta così la società con più presenze (44 partecipazioni), con Manchester City, Napoli e Real Sociedad che, da questo punto di vista, sono invece le più povere (sono tutte alla quarta apparizione). Fra i migliori dieci bomber della storia della Champions l’unico a giocare sarà Leo Messi, che con 59 reti è attualmente terzo, ad un solo gol dall’olandese Ruud van Nistelrooy e a 12 lunghezze dallo spagnolo Raul. Le dodici marcature dell’argentino nella Champions del 2010-2011 o le 14 dell’edizione successiva consentirebbero alla “Pulce” di diventare il migliore di sempre. Per permettergli di raggiungere anche tale traguardo gli è stato affiancato il brasiliano Neymar, che di assist si intende non poco. È ottobre, si illuminano le stelle, comincia la Champions.

Tutti alla caccia del Bayern, campione in carica

calcio2000 23 nov 2013


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intervista - moreno torricelli

di Francesco Scabar

i ricordi di torricelli Campione d’Europa contro l’Ajax, l’ex bianconero conosce il piacere della Champions…

M

oreno Torricelli è stato uno dei protagonisti delle cavalcate europee della Juventus anni Novanta che tra il 1995 ed il 1998 giunse tre volte in finale, vincendo solo alla primo appuntamento contro l’Ajax. Noi di Calcio2000 l’abbiamo sentito per rivivere i suoi ricordi sul suo passato in Champions con la maglia bianconera ma anche con quella della Fiorentina nella stagione 1999/00 ma anche per sentire le sue previsioni per l’attuale edizione del massimo trofeo continentale. Il suo esordio in Champions, quali sensazioni e ricordi? “Ricordo emozioni di grandissima aspettativa: arrivare nella competizione massima allora era veramente “tanta roba” perché quella volta bisognava vincere lo scudetto o arrivare secondi 24 calcio2000 nov 2013

per poter partecipare alla Champions”. Alla prima partecipazione in Champions League arriva subito la sua prima e unica Champions League in bacheca, all’Olimpico di Roma la Juventus batte ai rigori l’Ajax di Van Gaal detentrice del trofeo, un suo pensiero su quell’annata… “Facemmo davvero una grande cavalcata perché inizialmente nessuno ci dava per favoriti, poi strada facendo abbiamo visto che potevamo giocarcela contro tutti, è stata davvero una cosa fantastica…”. Si sa che il punto di forza delle squadre di Marcello Lippi è sempre stata la compattezza del gruppo. In una recente intervista però Peruzzi ha affermato che il vero segreto di quella Juventus era Gianluca Vialli, è d’accordo con questa affermazione del suo ex compagno?

“Credo che Vialli sia stato veramente l’esempio per quella squadra, aldilà del campo: anche al di fuori era uno che aiutava tutti quanti, lui c’era sempre a prescindere dal giocatore. Condivido in pieno l’affermazione di Peruzzi”. Arriviamo ad un’altra finale, questa volta persa contro il Borussia Dortmund: torti arbitrali, numerosi ex nelle file del Borussia (Paulo Sousa, Kohler, Reuter, Moller), alcune scelte tecniche discutibili di Marcello Lippi, Moreno Torricelli però in campo non c’era… “Ero infortunato, è stata una sconfitta inaspettata, anche perché c’eravamo incontrati tante volte con il Borussia negli anni precedenti e l’avevamo sempre battuto. Come sempre in una partita secca se non si è al 100% diventa difficile contro tutti, noi erava-


mo arrivati all’appuntamento un po’ scarichi. Lippi non mise Del Piero perché aveva problemi, aveva avuto un risentimento muscolare, ci poteva stare anche questo tipo di scelta, è sempre facile parlare a posteriori”. Nella stagione successiva iniziano anche le grandi sfide con il Manchester United che caratterizzeranno tutto il biennio 1997-99. Sir Alex Ferguson disse questa frase: “Non guardate la tattica, non guardate la tecnica, quella ce l’abbiamo anche noi, voi dovete imparare ad avere quella voglia di vincere!” Un gran complimento quello di Sir Alex… “Se c’era una caratteristica di quella squadra era proprio la grande coesione del gruppo: tutti per uno uno per tutti, questo motto è stato l’emblema di quella Juve che dal 1992 al 1998 dominava in Italia e anche in Europa, nonostante avessimo perso ben due finali su tre”. Nel 1997/98 un’altra finale persa, questa volta contro il Real Madrid di Jupp Heynckes, quali sono stati

Torricelli è l’esempio di come si può diventare grandi con il sacrificio e l’impegno

secondo il suo punto di vista i motivi di quella sconfitta? “È difficile dare ora una giustificazione: noi in quella partita avemmo un po’ di sfortuna, il Real aveva nel complesso più fame perché era arrivato malissimo in campionato e per loro era la classica partita della vita. In novanta minuti così tirati ci stava l’episodio che sbloccasse la situazione: ricordo anche il gol di Mijatovic in fuorigioco, ci sono state tante circostanze che hanno portato alla sconfitta, noi sbagliammo anche tante occasioni. Loro comunque avevano potuto gestire meglio le risorse perché noi avevamo vinto la settimana precedente il campionato, questo ti porta sempre inconsciamente a rilassarti un po’…”. Stagione 1999/00, Torricelli è con la Fiorentina del suo maestro Giovanni Trapattoni, ha un suo ricordo particolare dell’impresa di Wembley firmata Batistuta contro l’Arsenal? “Fu una grandissima vittoria, fummo l’ultima squadra a vincere a Wembley prima che lo rifacessero, io purtroppo non giocai quella partita per infortunio, fu qualcosa di indimenticabile!”. Conte può ripetere l’impresa del 1995/96? “Conte ce la metterà sicuramente tutta, non si accontenterà di fare la comparsa in Champions League. Attualmente però c’è un divario tecnico tra le squadre più forti d’Europa e la Juventus. Credo però che la Juve possa giocarsela contro chiunque”. Qualche aneddoto particolare sull’attuale mister della Juventus? “Di Antonio ho ricordi tutti positivi. Ricordo che s’infortunò nella finale contro l’Ajax, uscì qualche minuto prima della fine del primo tempo, purtroppo invece che festeggiare con noi si fece quattro giorni d’ospedale... Al mio debutto in Champions ricordo inoltre il suo gol contro il Borussia Dortmund e tanti altri ricordi piacevoli”. Uno sguardo adesso sulle tre italiane, dove possono arrivare Milan,

Torricelli si gode la sua amatissima Champions

Juventus e Napoli? Quale delle tre è attrezzata meglio per arrivare più in fondo possibile? “Aldilà del divario tecnico già accennato in precedenza con le squadre degli sceicchi le italiane hanno comunque un bagaglio tecnico/tattico che altre squadre non hanno: giocare contro Juventus, Milan e Napoli non è mai semplice per nessuno. Saranno determinanti le partite dentro-fuori, tutte e tre possono tranquillamente giocarsi il passaggio del turno, poi conterà molto la condizione fisica e soprattutto la fortuna. Mai dire mai, assolutamente, altrimenti giocherebbero solo quelle quattro squadre…”. Passiamo adesso tre domande secche: la sua favorita? “Il Bayern Monaco in quanto squadra detentrice del trofeo”. La rivelazione? “È difficile poter dire qualcosa in tal senso: il Borussia Dortmund non la considero ormai più un outsider. Spero sia un’italiana”. La stella della prossima Champions League? “Spero che Balotelli diventi decisivo come lo è in Serie A e in Nazionale, credo molto anche in una definitiva esplosione di Hamsik”. calcio2000 25 nov 2013


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speciale champions league

di Andrea Rosati

un pronostico imprevedibile!

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onclusi i sorteggi della fase a gironi e chiuso anche il mercato è tempo di azzardare un pronostico per la più affascinante e imprevedibile competizione europea. Quali, tra le 32 squadre in lizza, sembrano meglio attrezzate per arrivare in fondo alla corsa? Quali potrebbero stupire tutta Europa e alzare la Coppa al cielo contro tutti i pronostici?

Stilare una lista di favorite non è semplice quanto sembri, perchè se una rosa numericamente e qualitativamente all’altezza è indispensabile affinché un Club possa essere considerato realisticamente tra i favoriti alla vittoria, i criteri invariabili finiscono qui. Poi entrano in ballo l’esperienza dei giocatori, la bravura nel prevenire cali di forma e la buona sorte nell’evitare infortuni ai propri calciato-

ri, oltre alle capacità dell’allenatore nel tenere tutto il proprio gruppo sull’attenti e nel preparare ogni partita. Dopo matura riflessione e con la consapevolezza dell’altissimo rischio di smentita categorica da parte del campo, ecco nero su bianco una lista di quattro favorite per il titolo e due possibili sorprese. Data la difficoltà del compito, siate magnanimi nel vostro giudizio!

LE FAVORITE Bayern Monaco: I tedeschi sono campioni in carica e hanno vinto anche il campionato tedesco, la Coppa di Germania e la Supercoppa tedesca. Mica male come base di partenza! Non bastasse, i bavaresi hanno deciso di affidare la guida della squadra a Pep Guardiola e non hanno lesinato gli investimenti sul mercato ingaggiando l’enfant prodige Mario Götze dal Borussia e Thiago Alcantara dal Barcellona. Data la radicalità dei cambiamenti fatti ci vorrà tempo per rodare la squadra e magari serviranno battute d’arresto inattese ma credo che il Bayern sia la grande favorita della competizione. Sulla strada verso la gloria resta tuttavia un avversario particolare per Guardiola e il suo Bayern, ovvero la cabala: finora nessuno infatti ha vinto la Champions League per due volte di fila. Dalle parti di Monaco sperano che una rivoluzione della squadra possa trasformarsi nella ricetta giusta per sconfiggere anche la legge dei grandi numeri. Barcellona: Archiviata purtroppo prematuramente l’era di Tito Vilanova, il Barcellona si affida a Gerardo Martino per tornare sul tetto d’Europa dopo due anni di digiuno. La concorrenza è agguerrita e per una volta l’organico dei blaugrana non sembra essere quello meglio assortito tra le concorrenti in lizza, soprattutto in difesa: il gladiatore Puyol lamenta sempre più acciacchi, Piqué non brilla quanto qualche anno fa e Mascherano fatica nell’adattarsi al nuovo ruolo, così la retroguardia dei catalani è meno impermeabile del solito. Difficile vincere la Champions League con una difesa ballerina come potrebbe essere quella del Barcellona, però se esiste una squadra in grado di smentire tutti quanti e arrivare al trofeo a suon di gol è proprio questa – sarà quindi interessante scoprire se l’aver puntato tutto sulle qualità offensive si rivelerà un’intuizione giusta da parte del Club.

26 calcio2000 nov 2013

FORMAZIONE TIPO (4-2-3-1) Allenatore: Josep Guardiola Neuer

Lahm

Dante

Boateng

J. Martinez

Schweinsteiger Ribéry

Kroos

Alaba

Müller

Mandzukic

FORMAZIONE TIPO (4-3-3) Allenatore: Gerardo Martino Valdes

D. Alves

Piqué

Puyol

J. Alba

Busquets

Xavi

Iniesta

Neymar

Messi

Pedro


Real Madrid: Nemmeno il tempo di festeggiare l’arrivo Bale che in casa Real Madrid sono iniziate le grane: prima l’arrabbiatura di mezzo spogliatoio per la cessione di Özil all’Arsenal, poi le dichiarazioni di Zidane che ha definito ingiustificata la cifra investita per strappare il mancino gallese al Tottenham. Chi ben comincia... Baruffe a parte, Ancelotti ha in mano una squadra decisamente ben equipaggiata per dare l’assalto alla tanto agognata decima Coppa dei Campioni per il Madrid, toccherà a lui trovare l’assetto giusto. Con tantissime ali in squadra, un solo trequartista e una sola punta a disposizione molto probabilmente vedremo un Real Madrid con Xabi Alonso in cabina di regia, Khedira a fare da mastino e quattro giocatori là davanti liberi di fare il bello ed il cattivo tempo a piacimento, svariando sul campo a seconda dell’ispirazione. Pochi altri allenatori al mondo sanno costruire uno spogliatoio armonioso quanto l’italiano, dopo anni di “maretta” potremmo finalmente scoprire un Real Madrid unito e solidale, una bella novità che potrebbe rivelarsi vincente. Juventus: Sottovalutata da molti osservatori, la Juventus rientra di diritto tra le favorite della competizione perché poche altre squadre hanno avuto una continuità di rendimento paragonabile a quella dei bianconeri di Antonio Conte. Accumulata esperienza grazie alle grandi sfide della scorsa stagione, confermati i giocatori migliori e aggiunta la qualità di Tevez, Llorente e Ogbonna, la Juventus ha fatto un grande passo avanti nella percezione che si ha del Club all’estero: da corazzata imbattibile in Italia e inesperta in Europa a squadra temibile anche al di là delle Alpi e cliente scomodo per chiunque. Manca forse un regista che possa far rifiatare Pirlo, l’unica fonte di gioco della Juventus: soffocato lui, si rischia di veder affondare tutta la squadra e in una competizione dura come la Champions League si sa che tutto è permesso – anche una marcatura a uomo vecchio stampo. Urge una strategia di riserva per esaltare un gruppo di giocatori con uno spirito senza eguali.

LE POSSIBILI SORPRESE

CHELSEA e BORUSSIA DORTMUND, occhio alle outsiders! A Londra è tornato lo Special One e con lui anche gli investimenti sul mercato, così il Chelsea sembra ben attrezzato per competere. L’assenza di trascinatori che siano regolarmente in campo rischia però di pesare perché né Lampard né Terry possono garantire le oltre 50 partite a stagione previste dal calendario del Chelsea. Lo spirito di squadra sarà fondamentale per le fortune dei Blues e non è affatto sicuro che, a differenza di quanto successo all’epoca del trionfo con l’Inter, Mourinho possa contare oggi sulla stessa dedizione mostrata allora da Sneijder, Pandev e Milito. L’equilibrio tanto caro al manager portoghese non sarà facile da trovare con caratterini come quello di Hazard e davanti la dipendenza da Eto’o rischia di essere eccessiva. Dalle parti di Dortmund invece sperano di recitare lo stesso ruolo dell’anno scorso pur avendo perso Götze, passato al Bayern Monaco. Trattenuto controvoglia Lewandowski, serviranno i gol del polacco e le serpentine di Reus per ribaltare di nuovo le gerarchie europee. Ripetersi ad alti livelli è estremamente complicato e le sfide con Arsenal, Napoli e Marsiglia metteranno in evidenza fin da subito ogni eventuale difetto tra le fila dei gialloneri. Di certo le qualità ci sono tutte per arrivare ancora una volta all’atto finale, vedremo se i giocatori di Klöpp vorranno esserci con la stessa determinazione mostrata nella passata stagione.

FORMAZIONE TIPO (4-2-3-1) Allenatore: Carlo Ancelotti Casillas

Arbeloa

S. Ramos

Pepe

Khedira

X. Alonso

Ronaldo

Bale

Marcelo

Isco

Benzema

FORMAZIONE TIPO (3-5-2) Allenatore: Antonio Conte Buffon

Barzagli

Bonucci

Marchisio

Chiellini

Pirlo

Vidal

Lichtsteiner

Asamoah

Tevez

Llorente

FORMAZIONE TIPO (4-5-1) Allenatore: José Mourinho Cech

Ivanovic

D. Luiz

Lampard

Cahill

Hazard

Cole

Oscar

Ramires

Willian Eto’o

FORMAZIONE TIPO (4-2-3-1) Allenatore: Jürgen Klöpp Weidenfeller

Pizszcek

Hummels

Subotic

Gundogan

Bender

Mkhitaryan

Aubameyang

Schmelzer

Reus

Lewandowski

calcio2000 27 nov 2013


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speciale - le stelle

di Antonio Giusto

LE STELLE DELLA CHAMPIONS…

Si parte da Bale ma la lista dei fuoriclasse “europei” è davvero infinita…

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areth Bale, 11. Undici: il suo numero di maglia; i milioni di euro che percepirà annualmente dal Real Madrid; le partite sin qui disputate in Champions League. Per giunta, in un’unica edizione: 2010-11, in cui il sogno del suo Tottenham fu infranto ai quarti di finale proprio dalle Merengues che un biennio più tardi l’hanno cooptato per tentare l’ennesimo assalto alla famigerata ed agognatissima “décima”. Trovandosi al cospetto del più costoso atleta nell’ultracentenaria storia di questo sport, sorge spontaneo un raffronto di natura anagrafica con l’alfa e l’omega del calcio contemporaneo: Cristiano Ronaldo e Leo Messi. Una volta spente le ventiquattro candeline, 28 calcio2000 nov 2013

entrambi potevano vantarsi di aver già sbaciucchiato sia il Pallone d’oro che la coppa dalle grandi orecchie. Gareth, che dovrà confrontarsi con aspettative che noi umani possiamo semplicemente limitarci ad immaginare, non deve però crucciarsi a causa della scarsa precocità nell’affollare la propria bacheca: Franck Ribéry, eletto UEFA Best Player in Europe 2012-13, a ventiquattr’anni aveva indossato una manciata di volte la maglia del Bayern Monaco, e la Cham-

pions League non l’aveva neppure mai annusata. Introdotti in tal modo i migliori giocatori dell’ultima edizione, siamo costretti dal cristallino talento di Isco a gravitare ulteriormente in ottica madrilena. Eh sì, perché se il faccione di Bale ha monopolizzato le copertine calcistiche del globo, sono stati i gol del 23 a far sorridere il nostro Carlo Ancelotti all’alba della sua prima stagione spagnola. Il prodotto della cantera valenciana è

le stelle nelle figurine panini


Si ringrazia Panini per la gentile concessione delle immagini

costato un quarto del collega gallese, eppure - secondo gli esperti - è destinato a fare addirittura meglio. Chiudiamo la parentesi “blanca” sottolineando che, oltre ai già citati Bale, Ronaldo e Isco, si ritroveranno a convivere nella medesima metà campo anche Benzema e Modrić. Con Di María ed il promettentissimo Jesé a scalpitare in panchina. Buona fortuna, Carletto. Sull’altra sponda della diarchia ispanica, quella blaugrana, è invece sbarcato il mediaticamente devastante Neymar. Costato poco più della metà di Bale, che poi son comunque 57 milioni d’euro, in Brasile è una star anche e forse soprattutto quando slaccia gli scarpini. A Barcellona avrà l’onore - e l’onere - di accarezzare il pallone assieme a Messi, Xavi ed Iniesta: la Trimūrti del tiquitaca. Preceduti da un’abbacinante fama, giustificata da successi e virtuosismi tecnici, non necessitano di presentazione alcuna. Veniamo dunque alla Premier League, che offre il primo Manchester United senza Ferguson, stella più splendente di Old Trafford nell’ultimo quarto di secolo: van Persie ed il bizzoso Rooney sono, sulla carta, gli uomini da tener d’occhio. Curiosità per Fellaini. E per il Chelsea, sulla cui panchina è tornato a sedersi José Mourinho. Per quantità e qualità degli interpreti, i Blues sfoggiano probabilmente il secondo miglior reparto d’attacco in Europa, dietro solo al Madrid: ad Hazard, Oscar e Mata, si sono aggiunti Schürrle, De Bruyne, Willian ed Eto’o. Senza dimenticare vecchie volpi come Terry, Čech e Lampard. Capitolo Arsenal: una sola, sostanziale ed intrigantissima novità, Mesut Özil. Costato ai Gunners 50 milioni di euro, dovrà convivere con Cazorla ed ispirare Giroud. Magari, protetto da un Wilshere che - ci si augura - possa raggiungere livelli d’assoluta eccellenza sino ad ora

preclusigli da un domino di infortuni. Chiude la carrellata albionica un Manchester City cui il mercato ha portato in dote Jesús Navas, Negredo, Jovetić e Fernandinho. Che la baracca siano nuovamente costretti a tenerla in piedi Yaya Touré e Kompany, magari supportati da Agüero e Džeko, è il timore dei tifosi. Pellegrini invece si augura di approdare alla fase ad eliminazione diretta, sin qui tabù per il fantastilionario Mansour bin Zayed. Saltato fuori il discorso concernente la penisola araba e le spese folli dei più illustri rappresentanti di questa regione, è impossibile non questionarsi su cosa proponga il Paris Saint-Germain di Nasser Al-Khelaïfi. Thiago Silva è il miglior difensore del pianeta, Zlatan Ibrahimović un collezionista di titoli nazionali: tocca a Cavani regalare una dimensione europea alla sua nuova squadra. Perché a quella vecchia ci sta già pensando Benítez, coadiuvato dai gol di Higuaín. Ma il faro del Napoli, a parere del sottoscritto, è un altro e si chiama Marek Hamšík. La Serie A ci propone anche un Milan che, a causa dell’involuzione di El Shaarawy e nonostante il ritorno di Kaká, oltre alla classe e l’irascibilità di Balotelli offre ben poco. E la Juventus, che con gli innesti di Tévez e Llorente si augura di poter finalmente concorrere per arrivare sino in fondo: la fame di Vidal e Pogba, e l’orologio inclemente con Buffon e Pirlo, possono e devono far sognare la tifoseria. Chi, invece, un trionfo non può neanche permettersi di sognarlo, c’è. Ma vuol togliersi quantomeno lo sfizio di sfoggiare qualche gioiello: Jackson Martínez il Porto, Óscar Cardozo il Benfica, l’interessantissimo Bernard lo Shakhtar Donetsk, Klaas-Jan Huntelaar lo Schalke 04, Mathieu Valbuena il Marsiglia, Arda Turan l’Atlético Madrid, Igor’ Akinfeev il CSKA Mosca, Stefan Kießling il Ba-

Ibrahimovic alla ricerca della benedetta prima Champions

yer Leverkusen, Sneijder e Drogba il Galatasaray. Per il gran finale, serbiamo le due finaliste dell’ultima edizione. Il Borussia Dortmund di Klopp, che ha visto il Bayern Monaco sganciare con nonchalance 37 milioni d’euro per sottrargli il funambolico Mario Götze, si è consolato con un paio d’acquisti di primo piano, scovati in lande poco avvezze al grande calcio: Armenia e Gabon, Henrik Mkhitaryan e Pierre-Emerick Aubameyang. Lewandowski l’han legato alla sedia, Hummels e Gündoğan, ma soprattutto Reus, son rimasti di loro spontanea volontà. I campioni in carica, invece, hanno aggiunto al proprio pantheon pallonaro (Ribéry, Robben, Schweinsteiger, Neuer, Lahm, Müller...) due coppie di piedi da leccarsi le orecchie: quelle di Thiago Alcántara e del già celebrato Götze. Esplicitamente richiesti, entrambi, dall’individuo che avrà l’onore di adagiare le proprie natiche sulla panchina dell’Allianz Arena in questa succulenta stagione: Pep Guardiola. Fuori i telescopi, ché le stelle della Champions League iniziano a splendere!


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speciale - i giovani

di Carlo Tagliagambe

I NUOVI TALENTI DELLA CHAMPIONS 2.0 13-14

Giovani alla riscossa... ecco i nomi dei migliori prospetti d’Europa!

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iceva il poeta francese Arthur Rimbaud che “quando si ha diciassette anni, non si fa mai niente sul serio”. Eppure la storia recente della Champions League ci insegna che, per vincere la coppa dalle grandi orecchie, il dinamismo e l’esplosività dei talenti più giovani è un elemento fondamentale, per non dire imprescindibile. Gli allora giovani Messi e Cristiano Ronaldo hanno trascinato, a suon di reti, le rispettive squadre al trionfo continentale, mentre un coraggiosissimo Borussia Dortmund, dall’età media di appena 24 anni, ha visto recentemente sfumare il sogno proprio sul più bello contro i ben 30 calcio2000 nov 2013

più esperti rivali del Bayern Monaco. Giovani e Champions, un binomio perfetto, già ben rodato nelle piccole realtà, specie nei paesi emergenti, ma sempre più in voga anche nelle grandi squadre. L’Arsenal di Wenger, ad esempio, ha sposato da anni la filosofia di investire sui giovani, sacrificando i successi nell’immediato, ma costruendo al contempo un’ossatura solida e ben registrata per gli anni a venire. E allora ecco i vari Jenkinson, Wilshere e Chamberlain, che già quest’anno si giocheranno il massimo trofeo continentale da titolari a neanche 22 anni di età. Per non parlare dell’ultimo arrivato in ordine di

tempo alla corte del tecnico alsaziano: si tratta del francese Yaya Sanogo, attaccante classe 1993 prelevato in estate dall’Auxerre dopo un mondiale under 20 vinto da assoluto protagonista con la nazionale transalpina. Anche sull’altra sponda del Tamigi, Josè Mourinho ha scelto di puntare su elementi di sicuro avvenire come il trequartista belga De Bruyne, rientrato al Chelsea dall’anno in prestito al Weder Brema, o l’olandese Van Ginkel, pagato a peso d’oro dal Vitesse, a cui il tecnico di Setubal ha scelto di affidare le chiavi della linea mediana. Cambiando città, ma non paese, anche il Manchester United ha investito, e parecchio, su talenti emergenti:


tra questi, l’esborso più importante ha riguardato Adnan Januzaj, gioiellino kosovaro ma di passaporto belga che, a neanche 18 anni, avrà la possibilità di allenarsi con il suo idolo Ryan Giggs, dal quale lo separano all’anagrafe ben 22 anni d’età! Sempre a Manchester, ma sponda City, è già stato trovato l’erede designato di Edin Dzeko: si tratta dello svedese di chiare origini italiane John Guidetti, che si presenta al City of Manchester Stadium dopo i venti gol siglati la scorsa stagione con la maglia del Feyenord. In Germania invece, dove i giovani la fanno da padroni da ormai alcuni anni, il Borussia Dortmund ha scelto di puntare tutto su Jonas Hofmann, prodotto del vivaio dell’Hoffenheim e arrivato in giallonero per dare fantasia e velocità al reparto offensivo: ala vecchia maniera, Hofmann è già un elemento chiave dell’under 21 tedesca. Anche lo Schalke 04 è una squadra che, da sempre, punta sui giovani. I due Knappen più interessanti rispondono ai nomi di Kyriakos Papadopoulos, difensore appena 22enne ma già con l’esperienza di un veterano e di Julian Draxler, centrocampista offensivo di sicuro avvenire dotato di un tiro da lontano definito ‘spettacolare’ dalla stampa tedesca. Il Bayer Leverkusen invece mette sul tavolo il talento del giovanissimo talento di origine turca Emre Can, ‘scippato’ al Bayern Monaco campione di tutto, che avrà sulle sue spalle il difficile compito di risollevare il rendimento europeo delle ‘aspirine’ insieme all’attaccante coreano Son Heung-Min, arrivato dall’Amburgo per circa 10 milioni di euro. Anche in Spagna si pensa, eccome, al futuro. Mettendo da parte il caso del Barcellona che, da circa dieci anni a questa parte, punta tutto sui prodotti della sua Cantera, anche le due madrilene presentano, tra le proprie fila, elementi degni di nota. Il Real tenterà di valorizzare Jesé Rodriguez, centravanti tutto pepe già definito dalla stampa iberica il ‘Balotelli di Spagna’. Dopo aver letteralmente preso a testate un arbitro alla tenera età di 15, Jesé ha messo la

Occhio al talento cristallino di Markovic, nuova scommessa del Benfica

testa posto usando la fronte solo per i colpi testa, che lo hanno reso la stella della primavera dei Blancos. Dicono non andasse molto d’accordo con Josè Mourinho, poco incline a sopportare certi comportamenti sopra le righe: ora, con Ancelotti in panchina, il ventenne spagnolo è pronto a diventare la risposta ‘low cost’ a Neymar, acquisto milionario dei rivali del Barcellona. Chi invece aveva feeling con il tecnico portoghese era Alvaro Morata, attaccante classe 1992 già nella rosa dei titolari la scorsa stagione. Anche l’Atletico però, ha le sue aspettative per il futuro. I colchoneros ripongono più di una speranza nella consacrazione di Oliver Torres, centrocampista classe 1994 dotato di una straordinaria visione di gioco, già finito nel mirino del Barcellona che vorrebbe fare di questo giocatore l’erede di Xavi, vista la maestria nel palleggio e nel controllo palla. In difesa, i biancorossi madrileni puntano sul canterano Javier Manquillo, neanche vent’anni e una freddezza già da veterano, che il club Indios non a caso ha blindato con un contratto fino al 2018…

Il resto d’Europa mette in vetrina tanti gioielli; Porto e Benfica infiammeranno la Primeira Liga portoghese con le giocate di Juan Fernando Quintero (colombiano classe ’93 prelevato dal Pescara) e Lazar Markovic (attaccante serbo, non ancora ventenne, già titolare fisso nella nazionale balcanica), mentre il Psg di Laurent Blanc proverà a far esplodere quell’Adrien Rabiot che già aveva impressionato anche Carlo Ancelotti. Diciotto anni, ma già un bagaglio d’esperienza di tutto rispetto per questo centrocampista, che vanta una trafila tra le giovanili del Manchester City, prima di far ritorno nella capitale francese. In Olanda tocca, come sempre, all’Ajax valorizzare i talenti sulla scena internazionale: il difensore Mike Van der Hoorn, acquistato per 4 milioni dall’Utrecht, e il centrocampista Daby Klaassen che chiamano ‘il danzatore’ tanta è la sua eleganza con il pallone tra i piedi, saranno le punte di diamante dei lancieri. Lo Shakthar di Mircea Lucescu in sede di calciomercato ha messo mano al portafogli per ampliare la propria colonia carioca, aggiudicandosi il brasiliano Bernard, protagonista della Confederations Cup con il Brasile di Felipe Scolari. Chi difenderà i colori della svizzera in questa edizione della Champions League sarà il sorprendente Basilea che, dopo aver ben figurato in Europa League nella scorsa stagione, proverà a concedere il bis nell’Europa che conta, grazie anche alla conferma di due dei principali artefici di quella grande cavalcata, come il roccioso difensore Fabian Schar e il centrocampista offensivo egiziano Mohamed Salah, decisivi anche nella conquista del titolo elvetico. Insomma, ce n’è per tutti i gusti; anche quest’anno saranno tanti i giovani da tenere d’occhio dentro e fuori dal campo, dove spesso sui social network si giocano i terzi tempi delle partite. Vedremo se questa generazione 2.0 così abile nel maneggiare tablet e smartphone, se la cava anche a giocare a pallone e chissà se il poeta Rimbaud, una volta tanto, non si possa sbagliare… calcio2000 31 nov 2013


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curiosità

di Stefano Benetazzo

LA CHAMPIONS DÀ I NUMERI…

Ecco alcune curiosità per capire meglio il fantastico mondo della Champions League…

551,

43, 1956, 58, 100; no, non stiamo dando i numeri, sono solo alcuni dati statistici relativi a questa nuova, affascinante, bellissima Champions League, che avrà il suo culmine la sera del 24 Maggio, quando all’Estadio Da Luz di Lisbona, in Portogallo, solamente due squadre delle trentadue ai nastri di partenza si contenderanno la coppa più prestigiosa del mondo. Tutte le formazioni presenti negli otto gironi hanno all’attivo almeno una partecipazione in Coppa dei Campioni/Champions League; in totale, se sommiamo tutte le volte che ogni singola società vi ha preso parte, arrivia32 calcio2000 nov 2013

mo a 551 partecipazioni complessive. Sono invece 43 le coppe vinte in totale presenti in questa edizione: dalle 9 del Real Madrid (quanta fatica per la tanto sospirata Decima) alle 7 del Milan, prima delle italiane, passando per le 5 del Bayern Monaco e le quattro di Ajax e Barcellona fino ad arrivare all’unica soddisfazione di Borussia Dortmund, Celtic, Chelsea, Marsiglia e Steaua Bucarest. Dal 1956, anno di nascita della Coppa dei Campioni, ne è stata fatta di strada; quante cose sono cambiate in questi 58 anni di vita della manifestazione più importante e più prestigiosa del mondo del calcio; dal dominio iniziale del Real Madrid, capace di vincere cinque edizioni consecutive (più nes-

suno ci è mai andato nemmeno lontanamente vicino; al massimo si sono fermati a due trionfi) alla prima vittoria di una squadra italiana, il Milan, che nel 1963 trionfò sul Benfica del mitico Eusebio grazie ad una doppietta di Altafini. Dagli anni della Grande Inter alle pazze finali che hanno visto il trionfo prima del Manchester United e poi del Liverpool fino alla supremazia del Barcellona guardiolesco arrivando al nuovo corso firmato dal Bayern Monaco. Questa edizione è anche quella che vede per la prima volta in campo il giocatore più pagato di sempre, quel Gareth Bale per il quale il Real Madrid ha fatto follie, aggiudicandoselo per la modica cifra di 100 milioni di


euro tondi tondi che sono finiti nelle casse del Tottenham. Una Champions ricca, che promette emozioni, gioie, speranze, gol e giocate spettacolari, ma anche una Champions un po’ più povera; dopo 27 anni non ci sarà più sir Alex Ferguson ai nastri di partenza. L’allenatore del Manchester United, ingaggiato dai Reds a 41 anni nel 1986, ha deciso di ritirarsi al termine dell’ultima stagione, alla veneranda età di 71 primavere e dopo aver conquistato ben 49 trofei. Tra gli allenatori, il più medagliato nella competizione è Carlo Ancelotti, vincitore di quattro coppe: alle due conquistate da giocatore nel 1989 e nel 1990 ha aggiunto quelle da tecnico nel 2003 e 2007, tutte e quattro vinte con i colori rossoneri del Milan. A una sola vittoria di distanza dal tecnico di Reggiolo c’è Josep Guardiola, fermo a quota tre coppe, una da giocatore e due da allenatore, anche in questo caso con la stessa squadra, il Barcellona. Dietro, tra i vari tecnici, c’è José Mourinho, fermo a due trionfi entrambi da allenatore, con Porto e Inter; il vate di Setubal è stato il terzo tecnico dopo Happel e Hitzfeld e prima di Jupp Heynckes a vincere due Champions con due club diversi. Chi si vorrebbe aggiungere a questi maghi della panchina, trionfando da tecnico, è sicuramente Sami Hyypiä, uno degli otto allenatori di questa Champions a sapere cosa significa vincerla: nella pazza finale del 2005 tra il Liverpool e il Milan c’era proprio lui in campo, anch’esso passato dalla delusione a fine primo tempo alla gioia a fine partita per una vittoria dapprima impossibile e successivamente diventata magica realtà. L’Italia è la più rappresentata in panchina, con quattro allenatori: Allegri (Milan), Ancelotti (Real Madrid), Conte (Juventus) e Spalletti (Zenit San Pietroburgo). Al momento di andare in stampa, ci sono record che quasi certamente saranno rimasti dei loro rispettivi proprietari: il portiere della Lazio Marco

Ancelotti a caccia della “decima”

Ballotta è il giocatore più anziano ad aver giocato in Champions essendo sceso in campo contro il Real Madrid alla veneranda età di 43 anni e 252 giorni mentre tra i giocatori di movimento il più vecchio è Alessandro Costacurta, che con il Milan nel 2006/07 ha affrontato l’AEK Atene a 40 anni e 211 giorni. Non solo il record di anzianità, ma vi è anche il giocatore più anziano ad aver segnato in Champions: si tratta di Ryan Giggs, idolo del Manchester United, andato a segno a 37 anni e 289 giorni il 14 settembre del 2011 nel pareggio per 1-1 con il Benfica. Qualche gioia però ce l’hanno anche i più giovani, come Celestine Babayaro, colui che a 16 anni e 87 giorni ha stabilito il record di precocità; il 23 novembre del 1994 ha fatto il suo esordio in Champions, emozione incondizionata che nemmeno l’espulsione subita al minuto 37 è riuscita a cancellare. Il giocatore più giovane invece ad aver segnato nella competizione è Peter Ofori-Quaye, che ha trovato la via della rete a 17 anni e 195 giorni, anche se il suo gol non è servito all’Olympia-

cos, sconfitto per 5-1 dal Rosenborg. Oltre ai record dei singoli ci sono anche quelli di squadra, con il Barcellona che detiene il primato di vittorie consecutive in Champions con nove successi, così come di contro rappresentano un record le 12 sconfitte di fila dell’Anderlecht. Nessuna squadra è mai riuscita a superare la fase a gironi di Champions senza subire nemmeno una rete, il minimo è uno, incassato dal Milan, dall’Ajax, dalla Juventus, dal Chelsea, dal Liverpool e dal Villareal. Il record di segnature nella fase a gironi appartiene – nemmeno a dirlo – al Barcellona, anche se a pari merito con il Manchester United; il club catalano ha messo a segno 20 reti nel 2011/12, eguagliando i Red Devils che avevano segnato lo stesso bottino di gol nel 1998/99. Sono invece cinque le formazioni che hanno ottenuto sei successi in sei partite: Milan, Psg, Spartak Mosca, Barcellona e Real Madrid mentre quindici società non hanno ottenuto nemmeno un punto nella fase a gironi. Numeri e record, pronti ad essere uguagliati e battuti: questa è la mitica Champions League.

Recordman Giggs sogna un’altra Champions

calcio2000 33 nov 2013


Giocatore

Pres.

Reti

ARSENAL FC - Arsene WENGER - FRA 22.10.1949 ARTETA Mikel 25 2 BENDTNER Nicklas 31 9 CAZORLA Santiago 19 0 FABIANSKI Lukasz 16 0 FLAMINI Mathieu 43 1 FRIMPONG Emmanuel 5 0 GIBBS Kieran 19 1 GIROUD Olivier 9 3 JENKINSON Carl 11 0 KOSCIELNY Laurent 16 2 MERTESACKER Per 38 2 MIYAICHI Ryo 1 0 NACHO MONREAL 8 0 OXLADE-CHAMBERLAIN Alex 8 1 PODOLSKI Lukas 19 7 RAMSEY Aaron 28 6 ROSICKY Tomas 72 12 SAGNA Bakary 40 0 SANOGO Yaya 1 0 SZCZESNY Wojciech 16 0 VERMAELEN Thomas 34 1 VIVIANO Emiliano 0 0 WALCOTT Theo 51 11 WILSHERE Jack 17 2 ÖZIL Mesut 41 4 ATLÉTICO DE MADRID - Diego SIMEONE - ARG 28.04.1970 ADRIAN (Adrian Lopez Alvarez) 0 0 ALDERWEIRELD Toby 19 2 ARANZUBIA Daniel 0 0 ARDA TURAN 9 2 COSTA Diego (Diego da Silva Costa) 0 0 COURTOIS Thibaut 0 0 FILIPE LUIS (Filipe Luis Kasmirski) 0 0 GABI (Gabriel Fernandes Arenas) 0 0 GIMENEZ José Maria 0 0 GODIN Diego 7 0 GUILAVOGUI Joshua 0 0 INSUA Emiliano 6 0 JUANFRAN (Juan Francisco Torres Belen) 0 0 KOKE (Jorge Resurrecion Merodio) 0 0 LEO BAPTISTÃO (Leandro Carrilho Baptistão) 0 0 MARIO SUAREZ (Mario Suarez Mata) 0 0 MIRANDA (João Miranda de Souza Filho) 0 0 RAUL GARCIA (Raul Garcia Escudero) 15 1 RODRIGUEZ Cristian 22 1 TIAGO (Tiago Cardoso Mendes) 34 4 VILLA David 44 16 FK AUSTRIA WIEN - Nenad BJELICA - CRO 20.08.1971 DILAVER Emir 1 0 GRÜNWALD Alexander 3 0 GRÜNWALD Pascal 0 0 HOLLAND James 3 0 HOSINER Philipp 4 0 JUN Tomas 25 3 KIENAST Roman 9 4 KOCH Fabian 4 0 LEOVAC Marin 2 1 LINDNER Heinz 4 0 MADER Florian 4 1 MURG Thomas 2 0 OKOTIE Rubin 3 0 ORTLECHNER Manuel 4 0 ROGULJ Kaja 3 0 ROTPULLER Lukas 1 0 ROYER Daniel 4 1 SIMKOVIC Tomas 0 0 SPIRIDONOVIC Sdjan 1 0 STANKOVIC Marko 4 1 SUTTNER Markus 3 0 FC BARCELONA - Gerardo MARTINO - ARG 20.11.1962 ADRIANO (Adriano Correia Claro) 29 1 AFELLAY Ibrahim 31 1 ALBA Jordi 16 2 BARTRA Marc 8 0 BUSQUETS Sergio 48 3 CUENCA Isaac 7 0 DANI ALVES (Daniel Alves da Silva) 64 5 DOS SANTOS Jonathan 4 0 FABREGAS Francesc 78 19 INIESTA Andres 89 10 MASCHERANO Javier 59 0 MESSI Lionel 79 59 MONTOYA Martin 4 1 NEYMAR (Neymar da Silva Santos Júnior) 0 0 PEDRO (Pedro Rodriguez) 45 14 PINTO José Manuel 9 0 PIQUÉ Gerard 56 6 PUYOL Carles 119 2 SANCHEZ Alexis 15 3 SERGI ROBERTO (Sergi Roberto Carnicer) 3 1 SONG Alexandre 49 2 TELLO Cristian 7 3 VALDES Victor 104 0 XAVI HERNANDEZ (Xavier Hernández Creus) 137 11 BASEL - Murat YAKIN - SUI 15.09.1974 AJETI Arlind 4 0 ANDRIST Stephan 4 0 BOBADILLA Raul 1 0 DEGEN David 12 2 DEGEN Philipp 8 1 DELGADO Mattias Emilio 16 3 DIAZ Marcelo 10 2 EL NENNY Mohamed 3 0 FREI Fabian 17 4 IVANOV Ivan 11 1 KUSUNGA Genseric 2 0 PAK KWAN-RYONG 3 0 SAFARI Behrang 28 0 SALAH Mohamed 6 3 SAURO Gaston 9 0 SCHÄR Fabian 5 2 SEREY DIE Geoffrey 0 0 SIO Giovanni 2 1 SOMMER Yann 17 0 STOCKER Valentin 28 6 STRELLER Marco 25 4 VAILATI Germano 1 0 VOSER Kay 4 0 XHAKA Taulant 5 0 FC BAYERN MÜNCHEN - Josep GUARDIOLA - ESP 18.01.1971 ALABA David 24 2 ALCANTARA Thiago 10 0 BOATENG Jerome 24 0

Giocatore

Pres.

Reti

CONTENTO Diego 9 0 DANTE (Dante Bonfim Costa Santos) 14 0 GÖTZE Mario 17 2 JAVI MARTINEZ (Javier Martínez Aginaga) 11 0 KIRCHHOFF Jan 0 0 KROOS Toni 31 5 LAHM Philipp 75 0 MÜLLER Thomas 48 16 NEUER Manuel 49 0 PIZARRO Claudio 70 24 RAFINHA (Marcio Rafael Ferreira de Souz) 25 2 RIBERY Franck 45 11 ROBBEN Arjen 70 19 SCHWEINSTEIGER Bastian 77 10 STARKE Tom 0 0 VAN BUYTEN Daniel 53 5 SL BENFICA - Jorge JESUS - POR 24.07.1954 ANDRÉ ALMEIDA (André Gomes MAgallhanes de Alm) 4 0 ARTUR (Guilherme de Morais Gusmão Art) 21 0 CARDOZO Oscar 29 11 DJURICIC Filip 0 0 FEJSA Ljubomir 7 0 GAITAN Nicolas 23 1 GARAY Ezequiel 21 1 JARDEL (Jardel Nivaldo Vieira) 8 0 JOHN Ola 8 1 LIMA (Rodrigo José Lima dos Santos) 17 5 LOPES Paulo 0 0 LUISÃO (Anderson Luis da Silva) 44 4 MARKOVIC Lazar 6 0 MATIC Nemanja 15 0 PEREIRA Maximiliano 30 3 PEREZ Enzo 6 0 RODRIGO (Rodrigo Moreno Machado) 13 1 RUBEN AMORIM (Ruben Filipe Marques Amorim) 15 0 SILVIO PEREIRA (Silvio Manuel de Azevedo Ferre) 7 0 SIQUEIRA Guilherme 0 0 SULEJMANI Miralem 17 1 CELTIC FC - Neil LENNON - NIR 25.06.1971 AMBROSE Efetobore 12 1 BALDÉ Amido 2 0 BITON Nir 0 0 BOERRIGTER Derk 11 2 BROWN Scott 36 0 COMMONS Kristian 18 4 FORREST James 16 2 FORSTER Fraser 18 0 IZAGUIRRE Emilio 15 0 KAYAL Baram 21 0 LEDLEY Joseph 15 1 LUSTIG Mikael 25 3 MATTHEWS Adam 13 0 MC GEOUCH Dylan 1 0 MOUYOKOLO Steven 1 0 MULGREW Charles 18 1 PUKKI Teemu 10 2 ROGIC Tomas 2 0 SAMARAS Georgios 27 9 STOKES Anthony 6 0 VAN DIJK Virgil 2 0 WATT Tony 6 1 ZALUSKA Lukasz 2 0 CHELSEA FC - José MOURINHO - POR 26.01.1963 AZPILICUETA Cesar 13 0 BA Demba 0 0 BERTRAND Ryan 4 0 CAHILL Gary 9 1 CECH Petr 93 0 COLE Ashley 100 1 DAVID LUIZ (David Luiz Moreira Marinho) 26 3 DE BRUYNE Kevin 6 0 ETO’O Samuel 73 30 HAZARD Eden 12 0 IVANOVIC Branislav 36 6 LAMPARD Frank 93 22 MATA Juan Manuel 26 6 OBI MIKEL John 46 0 OSCAR (Oscar dos Santos Emboaba Junio) 6 5 RAMIRES (Ramires Santos do Nascimento) 24 4 SCHWARZER Mark 0 0 SCHÜRRLE André 8 1 TERRY John 89 8 TORRES Fernando 44 14 VAN GINKEL Marco 0 0 WILLIAN (Willian Borges da Silva) 34 9 PFC CSKA MOSKVA - Leonid SLUTSKY - RUS 04.05.1971 AKINFEEV Igor 32 0 BEREZOUTSKI Alexei 42 0 BEREZOUTSKI Vasili 35 2 CAUNA Aleksandrs 5 1 CHEPCHUGOV Sergey 2 0 DOUMBIA Seydou 7 5 DZAGOEV Alan 16 4 ELM Rasmus 2 2 GONZALEZ Mark 13 2 HONDA Keisuke 5 1 IGNASHEVICH Sergey 64 4 MARIO FERNANDES (Marios Figueira Fernandes) 0 0 MILANOV Georgi 7 0 MUSA Ahmed 2 0 NABABKIN Kiril 5 0 RAHIMIC Elvir 34 0 SCHENNIKOV Georgi 15 0 TOSIC Zoran 7 2 VASIN Viktor 0 0 VITINHO (Victor Vinicius Coelho dos San) 0 0 WERNBLOOM Pontus 9 3 ZUBER Steven 0 0 BAZELYUK Konstantin 0 0 BV BORUSSIA DORTMUND - Jürgen KLOPP - GER 16.06.1967 AUBAMEYANG Pierre Emerick 0 0 BENDER Sven 15 0 BLASZCZYKOWSKI Jakub 16 2 GROSSKREUTZ Kevin 15 1 GÜNDOGAN Ilkay 14 1 HOFMANN Jonas 0 0 HUMMELS Mats Julian 17 2 KEHL Sebastian 28 0 KIRCH Oliver 2 0 LANGERAK Mitchell 0 0 LEWANDOWSKI Robert 19 11 MKHITARYAN Henrik 27 2 NURI SAHIN 7 0 PAPASTATHOPOULOS Sokratis 4 0

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PISZCZEK Lukasz 18 0 REUS Marco 13 4 SARR Marian 0 0 SCHIEBER Julian 16 1 SCHMELZER Marcel 18 1 SUBOTIC Nevan 15 0 WEIDENFELLER Roman 21 0 GALATASARAY AS - Fatih TERIM - TUR 14.09.1953 AMRABAT Nordin 13 0 AYDIN YILMAZ 5 1 BRUMA (Armindo Tué Na Bangna) 0 0 BURAK YILMAZ 23 8 CHEDJOU Aurelien 11 1 DROGBA Didier 81 40 EBOUÉ Emmanuel 64 4 EMRE ÇOLAK 6 0 ENGIN BAYTAR 1 0 ERAY ISCAN 0 0 FELIPE MELO (Felipe Melo de Carvalho) 23 0 GÖKHAN ZAN 7 0 HAKAN BALTA 3 0 HAMIT ALTINTOP 36 2 MUSLERA Nestor Fernando 10 0 NOUNKEU Dany 9 0 RIERA Albert 22 1 SABRI SARIOGLU 20 2 SELCUK INAN 10 0 SEMIH KAYA 10 0 SNEIJDER Wesley 63 12 UMUT BULUT 10 1 YEKTA KURTULUS 2 0 AC MILAN - Massimiliano ALLEGRI - ITA 11.08.1967 ABATE Ignazio 26 0 ABBIATI Christian 52 0 AMELIA Marco 5 0 BALOTELLI Mario 23 6 BIRSA Valter 9 2 BONERA Daniele 27 0 CONSTANT Kevin 6 0 COPPOLA Ferdinando 0 0 CRISTANTE Bryan 1 0 DE JONG Nigel 44 6 DE SCIGLIO Mattia 8 0 EL SHAARAWY Stephan 12 3 EMANUELSON Urby 36 1 KAKÁ (Ricardo Izecson Santos Leite) 82 28 MATRI Alessandro 9 2 MEXES Philippe 52 2 MONTOLIVO Riccardo 24 1 MUNTARI Sulley 31 1 NOCERINO Antonio 14 1 PAZZINI Giampaolo 17 6 POLI Andrea 4 0 ROBINHO (Robson de Souza) 40 8 SILVESTRE Matias 0 0 ZACCARDO Cristian 0 0 ZAPATA Cristian 13 0 SSC NAPOLI - Rafael BENITEZ - ESP 16.04.1960 ALBIOL Raul 40 2 ARMERO Pablo 4 1 BEHRAMI Valon 5 0 BRITOS Miguel 0 0 BRUNO UVINI (Bruno Uvini Bortolança) 0 0 CALLEJON José 9 7 CANNAVARO Paolo 7 0 COLOMBO Roberto 0 0 DZEMAILI Blerim 8 0 FERNANDEZ Federico 2 2 HAMSIK Marek 8 2 HIGUAÍN Gonzalo 48 8 INLER Gökhan 10 2 INSIGNE Lorenzo 0 0 MAGGIO Christian 7 0 MERTENS Dries 0 0 MESTO Giandomenico 0 0 PANDEV Goran 27 6 RADOSEVIC Josip 0 0 RAFAEL (Rafael Cabral Barbosa) 0 0 REINA José Manuel 60 0 ZAPATA Duvan 0 0 ZUÑIGA Juan 7 0 FC SCHALKE 04 - Jens KELLER - GER 24.11.1970 AOGO Dennis 0 0 ASAMOAH Gerald 19 2 BARNETTA Tranquillo 7 0 BOATENG Kevin Prince 23 6 CLEMENS Christian 2 0 DRAXLER Julian 14 2 FARFAN Jefferson 55 10 FELIPE SANTANA (Felipe Augusto Santana) 11 2 FUCHS Christian 8 1 FÄHRMANN Ralf 0 0 GORETZKA Leon 1 0 HILDEBRAND Timo 16 0 HUNTELAAR Klas Jan 24 10 HÖGER Marco 8 0 HÖWEDES Benedikt 25 4 JONES Jermaine 24 2 KOLASINAC Sead 3 0 MATIP Jöel 19 1 MEYER Max 3 0 NEUSTÄDTER Roman 9 1 OBASI Chinedu 2 0 PAPADOPOULOS Kyriakos 13 0 SZALAI Adam 2 2 UCHIDA Atsuto 18 0 UNNERSTALL Lars 5 0 SHAKHTAR DONETSK - Mircea LUCESCU - ROU 29.07.1945 ALEX TEIXEIRA (Alex Teixeira Santos) 21 2 BERNARD (Bernard Anicio Caldeira Duarte) 0 0 CHYGRYNSKY Dmytro 30 1 DOUGLAS COSTA (Douglas Costa de Souza) 20 3 EDUARDO (Eduardo Alves da Silva) 37 12 FERNANDO (Fernando Lucas Martins) 0 0 FERREYRA Facundo 0 0 FRED (Frederico Rodrigues de Paula S) 0 0 HÜBSCHMAN Tomas 76 1 ILSINHO (Ilson Pereira Dias Junior) 18 1 KANIBOLOTSKIY Anton 0 0 KOBIN Vasily 3 0 KRYVTSOV Serhiy 0 0 KUCHER Olexandr 35 0 LUIZ ADRIANO (Luiz Adriano de Souza da Silva) 32 11 PYATOV Andriy 38 0


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RAKITSKIY Yaroslav 22 1 SHEVCHUK Vyacheslav 13 0 SRNA Dario 64 3 STEPANENKO Taras 5 1 TAISON (Taison Barcellos Freda) 2 0 VOLOVYK Oleksandr 0 0 FC STEAUA BUCURESTI - Laurentiu REGHECAMPF - ROU 19.09.1974 BOURCEANU Alexandru 9 1 CHIPCIU Alexandru 0 0 CRISTEA Adrian 4 0 FILIP Lucian 1 0 GARDOS Florin 5 0 GEORGIEVSKI Daniel 6 0 IANCU Gabriel 6 2 KAPETANOS Pantelis 19 4 LATOVLEVICI Iasmin 8 1 LEANDRO TATU (Leandro Angelo Martins) 2 0 NEAGU Ionut 4 0 NITA Florin 0 0 PINTILII Mihai Doru 5 1 PIOVACCARI Federico 6 3 PIRVULESCU Paul 1 0 POPA Adrian 6 0 PREPELITA Andrei 2 0 STANCIU Nicolae 8 1 SZUKALA Lukasz 6 0 TANASE Cristian 5 1 TATARUSANU Ciprian 6 0 VARELA Fernando 2 0 FC ZENIT STPETERSBURG - Luciano SPALLETTI - ITA 07.03.1959 ANSALDI Cristian Daniel 12 0 ANYUKOV Alexander 26 0 ARSHAVIN Andrei 31 7 BUKHAROV Alexander 14 1 BYSTROV Vladimir 27 0 CRISCITO Domenico 10 0 DANNY (Miguel Alves Gomes) 24 9 FAYZULIN Viktor 18 2 HUBOCAN Tomas 23 0 HULK (Givanildo Vieira de Souza) 31 9 KERZHAKOV Alexander 21 4 KHODZHANIYAZOV Dzhamaldin 1 0 LODIGIN Yuri 4 0 LOMBAERTS Nicolas 23 1 LUKOVIC Aleksandar 5 0 MALAFEEV Viecheslav 23 0 MOGILEVETS Pavel 2 0 NETO (Luis Carlos Novo Neto) 3 0 SHATOV Oleg 0 0 SHIROKOV Roman 23 11 SMOLNIKOV Igor 2 0 TYMOSHCHUK Anatoliy 75 3 WITSEL Axel 31 2 ZHEVNOV Yuri 4 0 ZYRIANOV Konstantin 26 1 MANCHESTER UNITED FC - David MOYES - SCO 25.04.1963 ANDERSON (Anderson Luis de Abreu Oliveir) 39 3 BÜTTNER Alexander 3 0 CARRICK Michael 61 4 CLEVERLEY Tom 5 0 DE GEA David 12 0 EVANS Jonathan 24 1 EVRA Patrice 81 1 FABIO (Fabio Pereira da Silva) 14 0 FELLAINI Marouane 4 0 FERDINAND Rio 89 2 GIGGS Ryan 144 30 HERNANDEZ Javier 19 7 JONES Phil 9 1 KAGAWA Shinji 9 1 LINDEGAARD Anders 3 0 NANI (Luís Carlos Almeida da Cunha) 55 4 RAFAEL (Rafael Pereira da Silva) 22 0 ROONEY Wayne 73 28 SMALLING Chris 15 0 VALENCIA Antonio Luis 25 4 VAN PERSIE Robin 61 23 VIDIC Nemanja 48 2 WELBECK Daniel 11 3 YOUNG Ashley 5 1 ZAHA Wilfred 0 0 OLYMPIQUE DE MARSEILLE - Elie BAUP - FRA 17.03.1955 AYEW André 20 4 AYEW Jordan 9 0 BRACIGLIANO Gennaro 1 0 CHEYROU Benoit 39 2 DIAWARA Souleymane 26 1 FANNI Rod 8 0 GIGNAC André Pierre 11 3 IMBULA WANGA Gilbert 0 0 KHALIFA Saber 0 0 LEMINA Mario 0 0 LUCAS MENDES 0 0 MANDANDA Steve 37 0 MENDY Benjamin 0 0 MOREL Jeremy 8 0 N’KOULOU Nicolas 10 0 PAYET Dimitri 12 0 ROMAO Alaixys 0 0 SAMBA Brice 0 0 THAUVIN Florian 0 0 VALBUENA Mathieu 32 3 BAYER 04 LEVERKUSEN - Sami HYYPIÄ - FIN 07.10.1973 BENDER Lars 8 1 BOENISCH Sebastian 6 0 CAN Emre 0 0 CASTRO Gonzalo 9 0 DERDIYOK Eren 16 4 DONATI Giulio 0 0 DÜRHOLTZ Luca 0 0 HILBERT Roberto 8 0 KIESSLING Stefan 8 1 KRUSE Robbie 0 0 LENO Bernd 8 0 METE ÖZTUNALI Levin 0 0 PALOP Andres 27 0 PERREY Nico 0 0 REINARTZ Stefan 7 0 ROLFES Simon 8 0 SAM Sidney 6 1 SON HEUNG-MIN 0 0 SPAHIC Emir 1 0 STAFYLIDIS Konstantinos 0 0 TOPRAK Ömer 6 0 WOLLSCHEID Philipp 0 0

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MANCHESTER CITY - Manuel PELLEGRINI - CHI 16.09.1953 AGÜERO Sergio 28 11 BOYATA Derdryk 0 0 CLICHY Gaël 56 0 DEMICHELIS Martin 54 3 DZEKO Edin 17 5 FERNANDINHO (Luis Roza) 41 6 HART Joseph 12 0 JAVI GARCIA (Francisco Fernandes Garcia) 28 2 JOVETIC Stevan 9 5 KOLAROV Aleksandar 13 2 KOMPANY Vincent 39 1 LESCOTT Joleon 6 0 MILNER James 6 0 NASRI Samir 40 7 NASTASIC Matija 5 0 NAVAS Jesus 20 3 NEGREDO Alvaro 9 1 PANTILIMON Costel 4 0 RICHARDS Micah 2 0 RODWELL Jack 1 0 SILVA David 28 5 TOURÈ Yaya 46 5 ZABALETA Pablo 9 0 AFC AJAX - Frank DE BOER - NED 15.05.1970 BLIND Daley 8 0 BOILESEN Nicolai 1 0 CILLESSEN Jasper 0 0 DE JONG Siem 19 5 DENSWIL Stefano 0 0 DUARTE Lerin 0 0 ENOH Eyong 18 0 FISCHER Viktor 3 0 HOESEN Daniel 4 1 KRKIC Bojan 33 5 MOISANDER Niklas 11 2 POULSEN Christian 33 1 SANA Tobias 5 0 SCHØNE Lasse 5 0 SERERO Thulani 1 0 SIGTHORSSON Kolbeinn 2 0 VAN DER HOORN Mike 0 0 VAN RHIJN Ricardo 6 0 VERMEER Kenneth 12 0 RSC ANDERLECHT - John VAN DEN BROM - NED 04.10.1966 ACHEAMPONG Frank 0 0 ALVAREZ Oswal 0 0 BRUNO Massimo 6 0 DE ZEEUW Demy 13 2 DESCHACHT Olivier 51 0 FEDE VICO (Federico Vico Villegas) 0 0 GILLET Guillaume 20 3 GOHI BI Cyriac 2 0 KAMINSKI Thomas 0 0 KLJESTAN Sacha 11 2 KOUYATÉ Cheikhou 11 0 MBEMBA Chancel 0 0 MILIVOJEVIC Luka 0 0 MITROVIC Aleksandar 3 1 N’SAKALA Fabrice 0 0 NUYTINCK Bram 5 0 PRAET Dennis 6 1 PROTO Silvio 21 0 ROEF Davy 0 0 SUAREZ Matias 9 3 TIELEMANS Youri 0 0 VANDEN BORRE Anthony 27 1 VARGAS Ronald 1 0 FC KØBENHAVN - Ståle SOLBAKKEN - NOR 27.02.1968 ADI Fanendo 0 0 BENGTSSON Pierre 9 0 BOLAÑOS Cristian 16 3 BRAATEN Daniel 16 2 CHRISTENSEN Kim 4 0 CLAUDEMIR (Claudemir Domingues de Souza) 19 1 DELANEY Thomas 8 1 GISLASON Rurik 3 0 JACOBSEN Lars 16 0 JØRGENSEN Nicolai 6 1 KRISTENSEN Thomas 13 1 MARGREITTER Georg 0 0 MELLBERG Olof 25 0 REMMER Christoffer 0 0 SANTIN Cesar 20 5 SIGURDSSON Ragnar 10 0 STADSGAARD Kris 8 0 TOUTOUH Youssef 0 0 VETOKELE Igor 1 0 WILAND Johan 27 0 JUVENTUS - Antonio CONTE - ITA 31.07.1969 ASAMOAH Kwadwo 9 0 BARZAGLI Andrea 11 0 BONUCCI Leonardo 10 1 BUFFON Gianluigi 77 0 CACERES Martin 10 0 CHIELLINI Giorgio 26 2 DE CEGLIE Paolo 6 0 GIOVINCO Sebastian 16 2 ISLA Mauricio 7 0 LICHTSTEINER Stephan 15 0 LLORENTE Fernando 0 0 MARCHISIO Claudio 18 2 OGBONNA Angelo 0 0 PADOIN Simone 3 0 PELUSO Federico 3 0 PEPE Simone 0 0 PIRLO Andrea 100 7 POGBA Paul 8 0 QUAGLIARELLA Fabio 7 4 RUBINHO (Ruberns Fernando Moedim) 0 0 STORARI Marco 2 0 TEVEZ Carlos 27 6 VIDAL Arturo 9 3 VUCINIC Mirko 35 10 REAL MADRID - Carlo ANCELOTTI - ITA 10.06.1959 ARBELOA Alvaro 57 1 BALE Gareth 11 4 BENZEMA Karim 53 31 CARVAJAL Daniel 0 0 CASEMIRO (Carlos Henrique Casimiro) 0 0 CASILLAS Iker 129 0 CRISTIANO RONALDO (Cristiano Ronaldo Santos Aveir) 96 51 DI MARIA Angel 35 5 DIEGO LOPEZ (Diego Lopez) 25 0

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Pres.

Reti

FABIO COENTRAO (Fabio Silva Coentrao) 23 2 ILLARRAMENDI Asier 0 0 ISCO (Francisco Roman Alarcon Suarez) 12 3 JESÉ (Jesé Rodriguez Ruiz) 0 0 KHEDIRA Sami 40 1 MARCELO (Marcelo Vieira da Silva Júnior) 38 3 MODRIC Luka 30 4 MORATA Alvaro 1 0 NACHO (José Ignacio Fernandez Iglesia) 1 0 PEPE (Kepler Laveran Lima Ferreira) 60 3 SERGIO RAMOS (Sergio Ramos Garcia) 63 5 VARANE Raphael 15 0 XABI ALONSO (Xabi Alonso Olano) 93 3 REAL SOCIEDAD - Jagoba ARRASATE - ESP 22.04.1978 AGIRRETXE Imanol 0 0 ANSOTEGI Ion 1 0 BERGARA Markel 2 0 BRAVO Claudio 2 0 CADAMURO Liassine 1 0 CASTRO Gonzalo 2 0 DANI ESTRADA (Daniel Estrada Agirrezablaga) 1 0 DE LA BELLA Alberto 2 0 ELUSTONDO Gorka 1 0 GONZALEZ Mikel 0 0 GRANERO Esteban 17 0 GRIEZMANN Antoine 2 1 JOSÉ ANGEL 0 0 MARTINEZ Carlos 1 0 MARTINEZ Iñigo 2 0 PARDO Ruben 1 0 SEFEROVIC Haris 2 1 VELA Carlos 19 4 XABI PRIETO 2 0 ZUBIKARAI Eñaut 0 0 ZURUTUZA David 2 0 OLYMPIACOS FC - MICHEL - ESP 23.03.1963 BONG Gaëtan 0 0 CAMPBELL Joel 0 0 DOMINGUEZ Alejandro 16 3 FUSTER David 10 2 HOLEBAS José 11 1 LEANDRO SALINO (Leandro Salino do Carmo) 17 0 MANIATIS Ioannis 9 1 MANOLAS Kostantinos 6 0 MEDJANI Carl 0 0 MEGYERI Balazs 5 0 MITROGLOU Konstantinos 22 8 NDINGA Delvin 7 0 OLAITAN Michael 0 0 PAPADOPOULOS Avraam 18 1 PAULO MACHADO (Paulo Ricardo Ribeiro de Jesus) 6 1 ROBERTO (Roberto Jimenez Gago) 7 0 SAMARIS Andreas 0 0 SAVIOLA Javier 58 16 SIOVAS Dimitrios 3 0 WEISS Vladimir 3 0 YATABARÉ Sambou 0 0 VIKTORIA PLZEN - Pavel VRBA - CZE06.12.1963 BAKOS Marek 11 8 BOLEK Petr 0 0 CISOVSKI Marian 35 7 DARIDA Vladimir 10 1 DURIS Michal 17 4 HEJDA Lukas 5 0 HORA Jakub 4 0 HORAVA Tomas 4 1 HORVATH Pavel 24 4 HUBNIK Roman 2 0 KOLAR Daniel 21 6 KOUKAL Zdenek 0 0 KOVARIK Jan 5 0 KOZACIK Matus 13 0 LIMBERSKY David 19 0 PAVLIK Roman 4 0 PETRZELA Milan 18 2 POSPISIL Martin 0 0 PROCHAZKA Vaclav 5 0 RAJTORAL Frantisek 18 1 REZNIK Radim 8 0 TECL Stanislav 5 2 WAGNER Tomas 5 2 PARIS SAINT-GERMAIN - Laurent BLANC - FRA 19.11.1965 ALEX (Rodrigo Dias da Costa) 61 8 CAMARA Zoumana 2 0 CAVANI Edinson 8 5 DIGNE Lucas 7 1 DOUCHEZ Nicolas 2 0 IBRAHIMOVIC Zlatan 99 32 JALLET Christophe 9 0 LAVEZZI Ezequiel 17 7 LUCAS MOURA (Rodrigues da Silva) 4 0 MARQUINHOS (Marcos Aoas Correa) 0 0 MATUIDI Blaise 9 2 MAXWELL (Sherrer Cabelino Andrade) 66 0 MENEZ Jeremy 16 4 MOTTA Thiago 50 3 ONGENDA Hervin 0 0 PASTORE Javier 10 3 RABIOT Adrien 1 0 SIRIGU Salvatore 10 0 THIAGO SILVA (Thiago Emiliano da Silva) 29 3 VAN DER WIEL Gregory 21 1 VERRATTI Marco 9 0 FC PORTO - Paulo FONSECA - POR 05.03.1973 ALEX SANDRO (Alex Sandro Lobo Silva) 6 0 DANILO (Danilo Luiz da Silva) 7 0 DEFOUR Steven 17 1 FABIANO (Fabiao Ribeiro de Freitas) 0 0 FERNANDO (Fernando Francisco Reges) 28 0 FUCILE Jorge 24 0 GHILAS Nabil 0 0 HELTON (Helton da Silva Arruda) 45 0 HERRERA Hector 0 0 IZMAILOV Marat 34 3 JOSUÉ (Josué Filipe Soares Pesqueira) 0 0 KADU (Aldo Geraldo Manuel Monteiro) 0 0 LICÁ (Luis Carlos Pereira Carneiro) 0 0 LUCHO GONZALEZ (Luis Oscar Gonzalez) 57 16 MAICON (Maicon Pereira Roque) 8 0 MANGALA Eliaquim 14 1 MARTINEZ Jackson 8 3 OTAMENDI Nicolas 13 0 QUINTERO Juan Fernando 0 0 REYES Diego 0 0 VARELA Silvestre 19 3


B

serie B - raffaele rubino

di Fabrizio Ponciroli

UN GIOIELLO DI RUBINO… È già nella storia della Serie A ma la punta del Novara ha ancora tanti sogni da realizzare…

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novembre 2011, una data alla quale Raffaele Rubino è legato in maniera viscerale. In quel fantastico giorno, l’attaccante del Novara, ha segnato la sua prima rete nel massimo campionato italiano. Un gol storico che gli ha permesso di entrare nel grande libro dei record della Serie A. Lui, barese di nascita ma novarese di adozione, è diventato, con quella rete ai ducali, l’unico giocatore ad aver segnato, con la stessa maglia, in tutti i campionati professionistici italiani. Un record di quelli che restano per sempre ma, a 35 anni, Rubino ha ancora delle soddisfazioni da togliersi… Come ti sei avvicinato al calcio, sempre voluto fare l’attaccante? “No, da piccolo il calcio, per me, era un 36 calcio2000 nov 2013

esperimento continuo. Pensa che prima giocavo a basket… Ho iniziato a giocare a calcio con mio fratello, ho fatto anche il portiere. Poi, a 10 anni, ho iniziato a fare sul serio in una scuola calcio ed è così che è cominciato tutto”. Immagino che avessi anche un tuo idolo da piccolo… Chi era? “Tra gli attaccanti mi piacevano Vialli e Van Basten. Mi piaceva molto anche Crespo, per le sue caratteristiche”. Quando hai capito che il calcio sarebbe diventato il tuo lavoro? “Ad essere sincero, me lo hanno fatto capire gli altri. Quando smetti con la Primavera, è il momento della verità. Lì capisci se puoi farcela o meno…”. Nel corso della tua carriera hai avuto tanti allenatori, a chi vuoi dire grazie… “Sicuramente quelli che lasciano più il

segno su un giocatore, ovvero quelli che incontri durante la tua permanenza nel vari settori giovanili. Tra i professionisti, dico Papadopulo e Tesser”. Hai segnato valanghe di gol, ci dici un gol a cui sei particolarmente legato? “(Ride) Beh, direi il gol segnato al Parma, in Serie A. Al di là del fatto di essere bello o meno, ha un valore incredibile, mi ha permesso di entrare nel libro dei record. Indimenticabile per me”. In tanti non sanno che hai esordito in A con il Siena… Che ricordi di quella giornata? “Altro momento pazzesco. Contro l’Inter, a Siena, prima gara storica del club in Serie A. Pensa che stavo anche segnando ma Toldo ha evitato il gol con una signora parata. Comunque posso dire che ho voluto davvero bene ai tifosi del Siena, ancora oggi sento molti


di loro. Davvero una bella esperienza”. Ci pensi alla classifica cannonieri di sempre del Novara? “Certo, mi piace parlare del record di gol, a Novara, di Piola. Non so se sono troppo in là con l’età per provarci, vediamo. Diciamo che, se mi guardo indietro, ho qualche rammarico. Magari se non fossi andato via da Novara, forse l’avrei già superato. Comunque ci proverò, non ho mai terminato una stagione senza segnare, vediamo quanti ne metto a segno e poi vedremo se basteranno… (Piola, dato che fa discutere, si è fermato a quota 86 reti con la casacca novarese ndr)”. Questo Novara se la gioca per tornare in A? “Il Novara, negli ultimi tre/quattro anni, è cresciuto moltissimo. La società è solida e sta facendo bene da tempo. Basta guardare al nostro centro sportivo, davvero all’avanguardia. Siamo passati dalla C alla A, un percorso importante che ci ha dato la consapevolezza di

ATTACCANTE FAI DA TE…

Classe 1978, ha iniziato la sua carriera da professionista nel Bisceglie, in C2. Ha fatto tantissima gavetta, prima di approdare al Novara, in C2. Alla sua prima stagione con gli Azzurri, anno di grazia 2001/02, ha messo a segno 16 gol. In estate, a sorpresa, vola a Siena, in Serie B. Contribuisce alla promozione (sette reti) e viene confermato. In A, con i senesi, esordisce nella massima serie (contro l’Inter) ma non trova molto spazio (solo cinque presenze in campionato), così, a gennaio, durante la finestra di mercato invernale, va al Torino, in B, dove trova la maniera di rendersi utile (quattro reti). Nel 2004 ritorna a Novara, ci resta solo fino a gennaio, nonostante nove reti in 17 gare. Va alla Salernitana, attratto dalla categoria (il Novara, allora, era in C1, la Salernitana in B). Segna tre gol. A fine stagione risente il richiamo del Novara e decide di compiere l’ennesimo ritorno. È la volta buona? No, ci resta un solo anno, prima di andare al Perugia. La volta buona arriva nell’estate del 2007. Quarta esperienza in azzurro. Inizia così la scalata. LegaPro, Serie B e Serie A, sempre a segno, per un record che nessuno potrà mai rubargli… Un giocatore che si è fatto da solo, sempre e comunque…

poter far bene. Anche lo scorso anno, nonostante una brutta partenza, siamo arrivati ai play-off. Non sono il tipo che fa proclami, non mi piace, meglio tenere un profilo basso. Al termine del girone

d’andata capiremo dove può arrivare questo Novara…”. Un Novara che ha un Gonzalez in più. Nonostante le tante offerte, è rimasto…

l gol al Parma, in Serie A, che ha fatto di Rubino un uomo da record

calcio2000 37 nov 2013


serie B - raffaele rubino

UN GIOIELLO DI RUBINO…

“È UN NOVARA INTERESSANTE” Bigica, ex giocatore novarese, ha fiducia nel gruppo di Aglietti… “Mi sembra una squadra che possa dire la sua in questo campionato di B. Ha un attacco interessante, con un Comi da scoprire e i vari Gonzalez e Rubino che sanno vedere la porta”. Parole di Emiliano Bigica, ex giocatore del Novara (dal 2005 al 2007) e pure ex allenatore delle giovanili novaresi. “Questo sarà un campionato di B molto equilibrato, mi sembra che ci siano tante squadre che puntano in alto. Il Palermo, sulla carta, ha qualcosa in più ma la cadetteria riserva sempre delle sorprese”. Una battuta anche su Rubino: “Quando viene chiamato in causa, non si tira mai indietro e questa è una dote importante per una punta”.

“Ha fatto una scelta sicuramente non dettata dal fattore economico. Ha scelto con il cuore. Solo lui sa il vero motivo ma penso che abbia fatto una scelta di qualità. Lui preferisce star bene, in un luogo dove lo conoscono e lo stimano, piuttosto che altrove, magari a più soldi. Pablo ha sani principi, questo è innegabile”. Novara è una città tranquilla, cosa ti piace e cosa un po’ meno… “Guarda, a livello di tifo devo dire che sta migliorando molto. Non è passionale come altre piazze ma sta crescendo parecchio. Ha vissuto tanti anni in sordina, in campionati minori, ora si sta divertendo. Per quanto riguarda la città, invece, mi piace molto, è incredibilmente vivibile. È quasi come un paese. Per chi ha una famiglia, è l’ideale. Io, ad esempio, mi trovo benissimo. Anche perché, se poi si ha voglia di andare in qualche luogo più affollato, c’è sempre Milano che è ad un passo”. Se ti proponessero un ruolo in un reality show che faresti? Hai il volto giusto… “Potrebbe essere carino, anche se preferisco sempre legare la mia immagine ad iniziative di beneficienza”. È vero che vai pazzo per la parmigiana di melanzane? “L’hai scoperto anche tu? (Ride) Lo ammetto, è vero, purtroppo o per fortuna… Me le godo dai miei. So che quando torno dai miei, non manca mai e questo rende ogni mio ritorno a casa doppiamente speciale…”. Quando smetterai con il calcio, che pensi di fare? “Non mi vedo allenatore, non mi sembra 38 calcio2000 nov 2013

un ruolo in cui mi sentirei a mio agio, piuttosto non mi dispiacerebbe l’idea di provare a fare il dirigente sportivo… So che sono ormai giunto ad un’età in cui devo iniziare a guardarmi in giro, a fine anno scade anche il mio contratto con il Novara, comunque c’è tempo, vedremo. Per ora mi sento ancora, a tutti gli effetti, un giocatore di calcio e spero di dare

il mio contributo al Novara”. Prima c’è da pensare e scrivere altri record… Uno come Rubino, nonostante abbia già fatto moltissimo, non è tipo da lasciare nulla di intentato. Piola è lì ad un passo e, chissà, magari potrebbe anche scapparci una nuova promozione nella massima serie, sempre con il suo amato Novara, la squadra con cui è diventato grande…

Rubino ha giocato in tanti club ma si è consacrato a Novara


LP

lega pro - cremonese

di Carlo Tagliagambe

Obiettivo Promozione

Vincenzo Torrente, tecnico ex Bari ha scelto Cremona per rilanciare una piazza importante.

A

volte, bisogna fare un passo indietro per farne due avanti, dice un antico adagio. Sembra perfetto per la storia di Vincenzo Torrente, l’anno scorso sulla panchina del Bari (con ottimi risultati), oggi alla guida della Cremonese, in Lega Pro, società che ambisce a tornare ai fasti di un tempo. Dopo i due ottimi anni a Bari, ha scelto Cremona e la Lega Pro per ripartire: come mai questa decisione? “Ho accettato di rimettermi in gioco a Cremona per la bontà del progetto del presidente Calcinoni: la proprietà ha investito molto sulla squadra e punta a 40 calcio2000 nov 2013

grandi traguardi già nell’immediato. È vero, ho lasciato la Serie B nonostante avessi alcune proposte interessanti, ma ho scelto di scendere di categoria solo perché ho la convinzione di poterla riconquistare sul campo in breve tempo”. A Cremona ha ritrovato Gigi Simoni, con il quale ha già lavorato a Gubbio: la sua presenza è stata determinante per la sua scelta? “Sì, io e Simoni abbiamo conquistato la storica promozione in B del Gubbio nel 2011, e lì si è calcificato il nostro grande rapporto. Tanto che, quando mi ha voluto con sé a Cremona, non ci ho

pensato un attimo e ho subito accettato la sua proposta, sicuro di aver fatto la scelta giusta”. Quali sono gli obiettivi stagionali della sua Cremonese? “L’obiettivo deve sempre essere quello di vincere e fare bene, anche perché, ripeto, la società ha investito molto e adesso bisogna raccogliere i frutti...” Come gioca la sua Cremonese: è fedele al 4-3-3 o pensa di variare il modulo in base alle necessità? “Il 4-3-3 è il nostro modulo base, ma a me piace molto anche il 3-4-3; già a Gubbio e a Bari ho alternato in alcune situazioni questi schemi e i risultati


Simoni, imperativo vincere!

di Gabriele Cantella

Per tornare ai piani alti del nostro calcio, dopo anni di Purgatorio, per non dire d’Inferno, la Cremonese non poteva che rivolgersi all’allenatore delle indimenticabili stagioni in Serie A, a cavallo tra il ‘93 e il ‘96, quel Gigi Simoni, che la tifoseria grigiorossa ha così tanto amato e mai dimenticato. Non è la panchina però questa volta il posto dell’ex tecnico dell’Inter, bensì la sala dei bottoni, la sede in cui si prendono le decisioni importanti, soprattutto quelle di mercato, quelle determinanti per la costruzione di una squadra vincente. E proprio dal mercato è arrivato a Cremona un attaccante come Elvis Abbruscato: “ È un ottimo realizzatore – ci dice Simoni - Ha avuto un inizio un po’ difficile per via di qualche problema muscolare, ma noi ci aspettiamo molto da lui. In Lega Pro rappresenta una garanzia assoluta”. Simoni, è tornato a Cremona con un obiettivo preciso, quello di vincere. Ci è già riuscito a Gubbio, per due stagioni di fila negli ultimi anni. Il traguardo di questa Cremonese è la promozione, ce lo dice senza troppi giri di parole: “Noi siamo consapevoli di avere una buona squadra e il nostro obiettivo è quello di arrivare più in alto possibile, sperando di riuscire a vincere, come è capitato a me a Gubbio, dove abbiamo centrato addirittura due promozioni consecutive. Mi auguro che possa accadere lo stesso con la Cremonese”. Tante e tutte adeguatamente attrezzate alla scalata alla Serie B le rivali della Cremonese, una in particolare, che in Serie B militava fino alla passata stagione, una squadra storica, anch’essa nobile decaduta del nostro calcio, della quale Simoni dice: “Il Vicenza ha mantenuto quasi la stessa rosa ed è quindi rimasta in linea di massima una squadra da Serie B, con giocatori che hanno qualità superiori per la categoria. Un torneo come quello di Lega Pro, comunque, non esprime valori assoluti, che permettano di indicare una squadra come più forte delle altre “.

sono stati convincenti. Quindi proseguirò su questa lunghezza d’onda, valutando a seconda delle situazioni quale dei due moduli risulta più indicato”. C’è un allenatore che considera il suo ‘maestro’? “Ho avuto tanti allenatori importanti, ma le mie idee si basano sull’esperienza e sulle documentazioni che ho approfondito in tanti anni di calcio... Diciamo che preferisco essere me stesso, senza essere etichettato come ‘allievo di...’. Io ho le mie idee”. Come è nata l’idea di svolgere alcune sessioni d’allenamento per le vie della città? Cosa può dare in più alla squadra? “È un’iniziativa che ho sempre fatto da quando alleno e ha dato ottimi risultati sia a Gubbio che a Bari. Così, ho pensato di riproporla anche qui a Cremona, dato che è un modo per far avvicinare la gente a questi ragazzi, che hanno bisogno di affetto, di calore e sostegno. È una cosa simpatica, per far capire alla gente che i calciatori, in fondo, sono persone ‘normali’, che fanno semplicemente il loro lavoro. E possono farlo anche in mezzo alla loro gente”. Quanto i tifosi possono influire in una piazza importante ed ambiziosa come Cremona?

Torrente punta a portare il più in alto possibile la sua Cremonese

“Sicuramente tanto, qui come in qualsiasi altro posto. Però Cremona viene da tanti anni di delusioni, quindi a noi tocca il compito di far tornare, a suon di buone prestazioni, la passione ai nostri supporters. Già in questo inizio di campionato ci sono stati molto vicini, e questo ci ha portato parecchi benefici: del resto, per vincere il campionato, il sostegno del pubblico è un elemento

imprescindibile”. In attacco potete contare su un bomber di razza come Elvis Abbruscato: può essere l’arma in più di questa Cremonese? “L’arma in più sarà la squadra, della quale Elvis è il capitano e il leader, al pari di altri compagni. Certo, lui può essere decisivo per la sua esperienza e la sua qualità, ma solo se la squadra saprà supportarlo adeguatamente”. Quali sono le avversarie più accreditate per la lotta alla promozione? “Ci sono tante squadre di grande valore, come il Vicenza, la Pro Vercelli, il Venezia e la Virtus Entella, solo per fare qualche nome. Anche se in Lega Pro, spesso, alla fine la spunta una sorpresa, come il mio Gubbio qualche stagione fa. Quindi mi aspetto una dura lotta per la vittoria finale”. Ultima domanda: Vincenzo Torrente quanto crede alla promozione della sua Cremonese? “Ci crede parecchio, altrimenti non avrebbe accettato questa sfida! Se sono venuto a Cremona è perché credo in questo progetto, diversamente sarei rimasto in Serie B con qualche altra squadra. So che non sarà facile, ma sono molto ambizioso, quindi voglio vincere anche con questi colori.” calcio2000 41 nov 2013


D

SERIE D - seregno

di Nicolò Bonazzi

ALLA RICERCA DEGLI ANTICHI FASTI…

Negli anni ‘4O’ arrivò ad un passo dalla Serie A, ora lavora per tornare grande come un tempo…

N

el calcio di oggi il denaro, i diritti televisivi, gli sponsor e i contratti economici di ogni tipo stanno prendendo il sopravvento su tutto e si stanno espandendo sempre di più. Il calcio italiano assomiglia sempre di più ad una vera e propria macchina per fare soldi, un calderone di addetti ai lavori che si muovono in maniera preponderante verso il puro e schietto guadagno. Ma proprio durante quelle domeniche in cui tutte le telecamere mondiali sono puntate sui palcoscenici più importanti d’Europa e del mondo e 42 calcio2000 nov 2013

su quei calderoni traboccanti di denaro nelle piazze minori si sta disputando un campionato parallelo. Un campionato fatto di tanti sacrifici, guadagni ridotti e tanta passione che scorre nelle vene di chi il calcio di provincia lo vive, come giusto che sia, come un amore da coltivare più che come un guadagno economico. E c’è chi in questi palcoscenici di minor rilievo, tra vittorie stoiche, sconfitte dolorose e tanto sudore riversato, ottiene una salvezza sofferta, oltrepassa un’estate drammatica e tira un grosso sospiro di sollievo prima di ripartire

con più entusiasmo di prima. È questa, in sostanza, la realtà del Seregno, cittadina alle porte della Brianza con un passato glorioso in Serie B e in Serie C e ora impegnata nel girone B della quarta serie italiana. La squadra azzurra nei lontani anni ’40 sfiorò addirittura una storica promozione in Serie A, dopo aver lottato per otto stagioni nel campionato cadetto. Era un calcio storico e d’altri tempi in cui il Seregno si destreggiava con grande caparbietà. Negli anni ’50 inizia però la caduta libera che porterà i brianzoli in Promozione. Dopo tanti sacrifici gli


Credit Photo: ufficio stampa Seregno Calcio

azzurri tornano in Serie C, disputando l’ultima stagione fra i professionisti nel 1981/82. Ma nel 1995 arriva la doccia fredda. Il Seregno retrocede in Eccellenza ma, a causa di gravi difficoltà finanziarie, cede i propri diritti alla Vis Nova di Giussano. Il Giovane Calcio Seregno riparte così dalla Terza Categoria dalla quale, a poco a poco, risalirà la china verso la quarta serie, categoria attuale della squadra brianzola conservata al termine della scorsa stagione quando gli azzurri sono usciti vittoriosi dai playout contro la Colognese. La società azzurra è una realtà genuina e semplice e somiglia molto ad una grande famiglia. “Il Seregno” attacca il presidente Eros Pogliani “potrà festeggiare il proprio centenario in maniera tranquilla grazie ad un gruppo di amici che ha contribuito a far andare avanti la società”. Il club brianzolo, durante la scorsa estate, ha rischiato seriamente di non iscriversi a causa di diversi problemi finanziari, risoltisi fortunatamente per tempo. “Come tante società di Serie D e di altre categorie abbiamo avuto delle gravissime difficoltà nell’iscriverci al campionato ma alla fine il Seregno ce l’ha fatta. La considero una grande vittoria. Abbiamo costruito una squadra che ci auguriamo possa essere decorosa per la categoria, formata da giovani e vecchi che pensiamo possano ben figurare in Serie D”. Dopo alcuni mesi di sofferenza, quindi, la società ha saputo superare le avversità e ha risolto tutti i suoi problemi. Ma in una realtà come quella della Serie D, senza introiti televisivi o diritti d’immagine, come si fa a far quadrare i conti del bilancio? Il presidente Pogliani lo spiega in maniera molto chiara. “Non credo si possano fare molti calcoli di natura economica. A Seregno c’è molto volontariato e molte persone ci mettono tanta passione nel collaborare con la nostra società. È chiaro, dal punto di vista economico ci sono alcuni sponsor che ci finanziano tramite contratti di sponsorizzazione ma qui, come in molte altre realtà, ci sono dirigenti che per pura passione danno dei contributi

Lo staff del Seregno al completo

a perdere e ci mettono tutta l’anima in quel che fanno. Solo ed esclusivamente per amore del Seregno”. Una società con le idee chiare che mira ad una stagione tranquilla. “L’obiettivo del campionato è quello di fare bene” afferma Fabio Tricarico, ex giocatore di Empoli, Torino e Sampdoria e attuale direttore sportivo della squadra brianzola. “Vogliamo fare risultati positivi per dare continuità alle nostre prestazioni ma, soprattutto, alla nostra autostima. Il nostro intento è quello di salvarci, magari senza soffrire troppo come l’anno scorso. Vogliamo incanalare i risultati sulla strada giusta, senza fare proclami e dire che arriveremo in alto. Se poi arriverà qualcosa in più lo vedremo strada facendo”. Per fare un campionato tranquillo occorre dare un occhio alle avversarie e uno sguardo alla situazione è inevitabile: “Tra tutte le avversarie di-

ciamo che temo di più i nomi blasonati. Alla prima di campionato abbiamo incontrato il Piacenza, una vera e propria corazzata che vuole puntare alla Lega Pro. Il loro obiettivo è questo e hanno costruito una squadra molto competitiva per la categoria. In prima linea ci sono inoltre anche Pontisola, squadra in gran parte confermata dopo lo scorso ottimo campionato, Pro Sesto e Lecco”. Il direttore del Seregno si sofferma anche a parlare della squadra e dell’organico a disposizione di mister Umberto Cortelazzi. “La rosa è formata da un mix di giovani e vecchi, anche se l’unico più “anziano” è Battaglino. Ci sono ragazzi che hanno fatto la C e altri più giovani promettenti che potranno fare bene. Parlo, ad esempio, di Giambrone, ragazzo del ’95 e Lacchini”. Il Seregno è una squadra sana che fa leva soltanto sulla propria forza, senza appoggiarsi ad altri club. Ma in futuro, si sa, mai dire mai. “Al momento non collaboriamo con nessun grande club. Il nostro obiettivo è quello di formare e valorizzare i nostri giovani in casa per poterli fare esordire in prima squadra e, perchè no, lanciarli un giorno nel mondo del professionismo. In futuro si spera comunque di strutturare sinergie con qualche altra squadra”.

Una nuova stagione comincia per il Seregno

calcio2000 43 nov 2013


miti del calcio - Ronaldo Luís Nazário de Lima

di Luca Gandini

Come la Grande Muraglia Cinese, le Piramidi di Giza, le Cascate Vittoria o la Statua della Libertà. Il sinistro di Ferenc Puskás è patrimonio dell’umanità.

IL FENOMENO DEL DUEMILA

S

e nel calcio esistesse l’Oscar della sfortuna, a contenderselo sarebbero due centravanti che, in epoche diverse, hanno fatto sognare la Milano rossonerazzurra. Da una parte Marco van Basten, l’Airone olandese protagonista di tanti successi con Milan e Nazionale, costretto a ritirarsi a poco più di 30 anni dopo un infinito calvario di operazioni e ricadute. Dall’altra parte, forse ancor più “favorito” nella corsa al non ambito riconoscimento, ecco Ronaldo, il Fenomeno brasiliano in perenne slalom tra i tackles dei difensori avversari e quelli di un destino beffardo. Tanto grande quanto fragile, Ronaldo Luís Nazário de Lima fu il prototipo dell’attaccante moderno: fisico potente e nello stesso tempo scattante, in grado di eludere le marcature più assidue, goleador implacabile capace di viaggiare alla media di una rete a partita, ma anche macchina da soldi al centro delle attenzioni degli sponsor più disparati. Questa, la faccia positiva della medaglia. L’altra, triste e malinconica, fu rappresentata dai tanti incidenti che bersagliarono i 18 anni di carriera del campione: da quel misterioso malore prima della finale di Francia ‘98 ai terribili infortuni patiti ai tempi dell’Inter, fino all’ultimo crack del 2008 in maglia Milan, che in pratica chiuse la sua parabola ai massimi livelli.

44 calcio2000 nov 2013

BABY-BOOM Nato a Bento Ribeiro, un sobborgo umile e operoso di Rio de Janeiro, il 18 settembre 1976 (ma registrato all’anagrafe soltanto 4 giorni dopo), il futuro “Fenomeno” era un ragazzo tanto educato quanto ambizioso. La scuola non gli era mai interessata un granché; per lui, l’unica cosa che contava era il pallone. Tifoso del Flamengo e ammiratore di Zico, fu vicinissimo a coronare il sogno della sua vita a 13 anni, quando superò brillantemente il provino per entrare a far parte delle giovanili rossonere. Solo un dettaglio all’apparenza insignificante fece però saltare tutto: Ronaldo aveva chiesto un piccolo compenso sotto forma di biglietti d’autobus

per il tragitto da casa al campo di allenamento, ma il club aveva rifiutato, sostenendo che tale spesa dovesse essere a carico del giocatore. La famiglia di Ronaldo, che non navigava nell’oro, non poté far fronte a questo sacrificio economico, e così il giovane campione dovette rinunciare alla prospettiva di indossare la casacca che fu del suo più grande idolo. Ripartì allora dal São Cristóvão, una compagine dalle modeste tradizioni, dove tuttavia iniziò ad attirare le attenzioni di illustri osservatori. Primo tra tutti Jairzinho, la mitica ala destra della Nazionale campione del mondo nel 1970, che convinse il ben più blasonato Cruzeiro a puntare su quell’attaccante dal dribbling mor-


tifero capace di trovare il gol in qualsiasi momento. Ecco la vera svolta della carriera di Ronaldo. La squadra di Belo Horizonte lo fece esordire tra i professionisti, venendo ripagata dalle 12 reti in 14 partite con cui il bomber nobilitò il campionato brasiliano del 1993. Da lì, la travolgente ascesa che lo portò, l’anno successivo, a esordire in Nazionale e a far parte della vittoriosa spedizione al Mondiale americano. Un’avventura vissuta senza mai scendere in campo, ma utile per fare esperienza, per respirare l’aria di una manifestazione tanto prestigiosa. Con la speranza, non troppo nascosta, di riconquistare, un giorno o l’altro, quella meravigliosa Coppa in oro massiccio. Ma, stavolta, da grande protagonista. RONALDOMANIA 6 milioni di dollari. Fu con questa cifra che, nell’estate 1994, gli olandesi del PSV Eindhoven si assicurarono le prestazioni dell’asso del Cruzeiro. Nonostante le difficoltà legate alla lingua e al clima, Ronaldo dimostrò subito di essere pronto per il calcio europeo. Il primo anno, tanto per gradire, vinse la classifica cannonieri, mentre il secondo una lunga serie di problemi fisici e alcune incomprensioni con il tecnico Dick Advocaat ne limitarono il rendimento. Ma non l’interesse che i grandi club nutrivano nei suoi confronti. Alla fine fu il Barcellona a spuntarla su una folta schiera di pretendenti, e così ecco il pelatissimo attaccante carioca pronto a portare la sua magia nella terra delle ramblas, laddove, fino a pochi anni prima, aveva furoreggiato un altro fuoriclasse del futebol bailado, Romário. Una sola stagione, ma coronata da gol, successi (Coppa delle Coppe, Coppa del Re e Supercoppa di Spagna) e il riconoscimento quale giocatore dell’anno attribuitogli dalla FIFA. Che gioia per gli occhi, il Ronaldo di quel periodo! Né gli ambienti più ostili, né i difensori più arcigni potevano intimidire il suo scatto bruciante, la sua corsa verso la porta seminando mezza squadra avversaria, come avvenne a Com-

postela e in molti altri campi. Poteva un giocatore così non sbarcare, prima o poi, in Italia, nel campionato (allora...) più bello e competitivo del mondo? A dare una risposta ci pensò Massimo Moratti e la formidabile determinazione con cui, nell’estate del 1997, strappò il Fenomeno dalle grinfie del Barça per 51 miliardi di vecchie lire. Ci si accorse subito di essere di fronte a un personaggio che stava segnando un’epoca. Ovunque andassi, ti trovavi di fronte ragazzini coi capelli rasati; ovunque ti girassi, ecco il cartellone pubblicitario con Ronaldo esultante. L’Inter, reduce da anni di vacche magre, divenne uno dei club più popolari del mondo “solo” per il fatto di avere lui, quel giovanotto dal sorriso buffo che in campo si trasformava in una belva assetata di gol. Tanti, 25 in 32 partite, nella sua prima stagione in nerazzurro, più la gioia del trionfo in Coppa UEFA e la rabbia per uno Scudetto visto sfumare dopo un avvelenatissimo duello con la Juventus.

LA VIA CRUCIS DI UN CAMPIONE Fu quindi tempo di Francia ‘98, il Mondiale che Ronaldo e il Brasile dovevano solo vincere. Filò tutto liscio fino alle semifinali, con una Seleção magari non sempre spettacolare, ma certamente temibile per la gran quantità di campioni che poteva esibire: dal portiere Taffarel ai laterali Cafu e Roberto Carlos; dall’immenso trequartista Rivaldo al sempreverde Dunga. A poche ore dalla finalissima contro i padroni di casa, però, tutte le certezze crollarono. Ronaldo, l’uomo più atteso, rimase vittima di un misterioso malore di cui tanto si è discusso e sul quale, ancora oggi, non conosciamo tutta la verità. Convulsioni? Attacco epilettico? Crisi cardiaca? Reazione allergica agli antidolorifici che stava assumendo? Tanti interrogativi rimasti senza risposta. Fatto sta che il Fenomeno visto in campo quella sera allo Stade de France fu l’ombra si se stesso, e così la gloria fu tutta dei Bleus e di Zinedine

Al Real Madrid, il brasiliano ha vissuto una seconda vita calcistica

calcio2000 45 nov 2013


Miti del calcio - Ronaldo Luís Nazário de Lima

Zidane. Ebbe quindi inizio un periodo contraddittorio, per l’asso carioca, passato attraverso poche soddisfazioni (la Coppa America vinta nel 1999, ad esempio) e tanti infortuni. Il più grave dei quali, occorsogli il 12 aprile 2000, lo avrebbe tenuto lontano dai campi di gioco per oltre un anno. Da quel momento in poi, molto raramente saremmo tornati ad ammirare il Ronaldo dei tempi d’oro. Il campione che prendeva palla e partiva in progressione saltando le difese avversarie lasciò posto ad un attaccante meno dinamico, che non aveva perso comunque l’abitudine al gol. Giocò la sua ultima partita con la maglia dell’Inter il 5 maggio 2002, il pomeriggio che avrebbe dovuto essere di festa per uno Scudetto atteso da 13 anni e che invece si trasformò in dramma sportivo per via del successo laziale che consegnò di fatto il titolo nelle mani della Juventus. Ma la rivincita, per lo sfortunato campione, era dietro l’angolo. LA SERENITÀ RITROVATA I tanti che pensavano che Ronaldo fosse ormai sul viale del tramonto furono costretti a ricredersi nei giorni di Corea e Giappone 2002, il primo Mon-

Ronaldo si gode il suo Pallone d’Oro vinto con l’Inter

46 calcio2000 set 2013

IL FENOMENO DEL DUEMILA

Non fosse stato martoriato da mille infortuni, Ronaldo avrebbe brillato ancor di più

diale del nuovo millennio. Un Brasile brillante e fortunato (quanti vantaggi arbitrali per i verde-oro...!) dominò in lungo e in largo il torneo andando ad aggiudicarsi il 5º titolo iridato della sua storia. E Ronaldo? Ronaldo tornò Fenomeno, con la doppietta in finale alla Germania che significò rinascita. Dopodiché, per lui fu tempo di cambiamenti. Diede l’addio all’Inter “come un traditore” (per sua stessa ammissione) e si tuffò nella nuova avventura con il Real Madrid. Passò anni sereni, circondato dai tanti astri che in quel periodo impreziosivano il tappeto verde del Santiago Bernabéu: da Zizou Zidane a Raúl, da David Beckham a Figo, da Michael Owen a Roberto Carlos. Vinse la Liga, la Coppa Intercontinentale, ma non riuscì a sfatare il tabù Champions League, l’unico grande trofeo ad essergli sfuggito. Nel 2006/07, l’avvento in panchina di Fabio Capello fu foriero di incomprensioni che sfociarono, a metà stagione, in un clamoroso divorzio e in un ancor più sorprendente ritorno in Italia, a Milano, ma al Milan. Alcuni buoni spunti, i soliti acciacchi e un inedito numero 99 portato sulla maglia.

Poi, proprio quando stava per ingranare, ecco l’ennesima beffa del destino: la rottura del ginocchio sinistro nella sfida con il Livorno. 13 febbraio 2008: Ronaldo Luís Nazário de Lima giocava la sua ultima partita ufficiale in Europa e, in pratica, chiudeva la propria esperienza nel calcio di alto livello. Il suo ritorno, dopo oltre un anno, con la maglia del Corinthians mise in mostra un campione ormai al crepuscolo, con qualche chilo di troppo e lontano anni luce dalla stella che fu. Il 14 febbraio 2011, giorno di San Valentino, il Fenomeno chiuse tra le lacrime la sua storia d’amore con il futebol, annunciando il ritiro in una conferenza stampa in mondovisione. Scese in campo per l’ultima volta il 7 giugno, in un’amichevole tra il Brasile e la Romania. Un’apparizione di 15 minuti soltanto, durante i quali il ragazzo di Bento Ribeiro ripensò a tutto ciò che era stato e a tutto ciò che sarebbe potuto essere senza gli imprevisti di un destino non sempre amico. E conservando nel cuore l’applauso della sua torcida, estremo tributo d’affetto a un campione autentico, simbolo di talento, forza e umiltà.


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47


accadde a... - novembre 1969

di Simone Quesiti

La notte in cui O’Rey segnò la rete numero 1OOO in carriera e diventò immortale…

“HOW DO YOU SPELL PELE’? G-O-D”

E

ra una sera di metà novembre ma c’era aria di primavera. Conrad, Gordon e Bean sbarcavano sulla Luna per la seconda volta con l’Apollo 12, il Brasile festeggiava il Giorno della Bandiera. Ma a Rio de Janeiro aspettavano solo la fine del mondo. Il 19 novembre 1969, oltre quarant’anni fa, O’Rey realizzò un gol che entrò di diritto nella mitologia del calcio, un rigore contro il Vasco de Gama che tutti aspettavano e che tutti cercarono di impedire. 48 calcio2000 nov 2013

ANTEFATTO Al Maracanà si gioca una partita come tante ma non una partita qualsiasi. Vasco de Gama, la squadra di Rio, contro il Santos di Pelè: è la Taca de Prata, conosciuta anche come torneo “Roberto Gomes Pedrosa” o coppa d’Argento, l’anteprima del campionato brasiliano, una delle tante manifestazioni che caratterizzavano l’attività calcistica brasiliana, prim’ancora della nascita del campionato nazionale che avrà inizio ufficialmente due anni più tardi, nel 1971. Ma con oltre 65.000 spettatori, sembra quasi come una finale, quasi come un derby.

FINE DEL MONDO Per evitare l’inevitabile il Vasco schiera cinque difensori, uno dei quali, Renè, viene investito di una missione impossibile: impedire a Edson Arantes do Nascimiento detto Pelè, O’Rey de futbol, di segnare il gol che tutto il mondo aspettava, il numero 1000, un cult oggi per gli amanti del vintage. In porta c’è un argentino, Andrade, uno dei più tosti, che non voleva, chissà perché, entrare nella storia, tantomeno dalla porta di servizio. Para tutto quella sera, compreso un pallonetto all’incrocio di O’Rey: dove non arriva


lui ci pensa la traversa a mettersi di mezzo e appare evidente come faccia di tutto per impedire quel gol atteso come il Messia. A passare in vantaggio è a sorpresa il Vasco che al minuto 17 manda in rete Beneti. Il Santos reagisce e grazie all’autorete dello sfortunato Renè riporta il risultato in parità al decimo del secondo tempo. Sembra rinviata al 2012, invece la fine del mondo arriva puntuale al 32mo della ripresa. Fallo da ultimo uomo su Pelè che viene atterrato appena entrato in area. L’arbitro indica il dischetto. Arriva così l’Apocalisse. Tutto il pubblico, del Vasco e del Santos, grida un solo nome. Poi scende un silenzio di gelo. Ci vogliono ben cinque minuti perché tutti si possano posizionare dietro la porta del numero uno del Vasco. È molto teso O’Rey: “Ho tremato prima di battere quel rigore: avevo già tanta esperienza, avevo già vinto i Mondiali, ma ero emozionatissimo”, dichiarerà in una successiva intervista. Risulta difficile per tutti capire cosa possa essere passato nella testa di Pelè in quei momenti interminabili. Una vita, una carriera calcistica che si materializza nei suoi stessi occhi. E Andrade, se avesse parato il tiro del mito calcistico brasiliano,

A nulla valgono le parate di Andrade, Pelè fa esplodere il Maracanà segnando il suo 1000 gol in carriera

avrebbe forse fatto la fine di Barbosa, il portiere del Brasile del 1950 sconfitto dall’Uruguay di Ghiggia e Schiaffino? Nel frattempo Fidelis, il terzino destro, comincia a scavare buchi sul dischetto con il tacchetto, ma niente ormai può evitare l’inevitabile. Rincorsa lenta, destro piatto alla sinistra del portiere, Andrade la tocca con le unghie, ma non la ferma. Prende a pugni l’area per la rabbia. I reporter entrano tutti in campo, i compagni lo prendono sulle spalle e lo portano in trionfo. Mentre tutti lo abbracciano, Pelè bacia la palla. Si rivedrà la stessa scena l’anno dopo all’Azteca, quando il Brasile batterà l’Italia quattro a uno nella finale della Coppa Rimet. Dopo venti minuti buoni Pelè viene liberato da quell’abbraccio e viene sostituito. Sfila poi con una maglia del Vasco (la sua squadra del cuore da bambino) con il numero 1000, mentre la partita finisce così, due a uno, senza di lui. IL DISCORSO DI O’REY In seguito verrà accusato di demagogia per aver dedicato quel gol a tutti i bambini poveri del mondo: “Per l’amore di Dio, gente mia, ora che tutti mi state ascoltando, faccio un appello speciale a tutti: aiutate i bambini poveri, aiutate gli abbandonati. È il mio unico appello in questo momento speciale per me”. La verità è che in uno dei momenti più importanti della sua vita, Pelè ha avuto un pensiero per i più disagiati, mostrando un’intelligenza che lo ha portato, nel corso degli anni, ad investire bene il suo mito, prima come ambasciatore universale dell’Unicef, poi come ministro dello Sport verde-oro. Altri grandi brasiliani hanno avuto molta meno fortuna di lui ma anche meno intelligenza. Allora aveva 29 anni. Ma il tempo passa anche per gli dei. La targa che celebrava la fine del mondo fu rubata dai corridoi del Maracanà, così come la Coppa Rimet che fu persino fusa. Sparì anche il pallone di quella partita dal Museo del calcio di Rio, ma almeno quello fu ritrovato e messo all’asta per 30mila dollari tutti finiti, almeno nelle intenzioni, in beneficenza.

L’OLIMPO Mille gol non è più la fine del mondo ma un dato statistico, una frontiera che hanno superato (pare) anche Friedenreich e Puskas. Se vogliamo, Arthur Friedenreich ha fatto più fatica degli altri, visto che ha giocato a calcio nei primi anni del secolo. Meticcio, per colpa della democrazia razziale ha dovuto rinunciare alla nazionale per un po’ e ogni volta, prima di entrare in campo, si lisciava i capelli crespi. Puskas, invece, quando scappa nel ’56 dal suo paese sembra un calciatore finito. In Italia ingrassa e nessuno pensa che possa tornare ai livelli di un tempo. Ma con il Real Madrid dimostrerà il contrario segnando valanghe di reti, superando quota mille e collazionando coppe dei Campioni. Infine un altro grande brasiliano, Romario, senza che la sua storia diventasse epopea e nostalgia. Aveva ragione il poeta brasiliano Carlos Drummond de Andrade. Si chiamava come il portiere del Vasco e gli bastò una riga per riassumere un romanzo: “Non è difficile segnare mille goal come Pelé. É difficile segnare un goal come Pelé”.

Nel giorno del suo 1000esimo gol, O’Rey ha avuto un pensiero per i bambini poveri

calcio2000 49 nov 2013


SPECIALE COPPA CAMPIONI 1957/1958

di Gabriele Porri

Battuto in finale il Milan, l’era del Grande Madrid continua…

TRE SU TRE PER IL REAL…

L’

edizione di Coppa Campioni 1957-58 vede l’ingresso delle due Irlanda, rappresentate da Glenavon al Nord e Shamrock Rovers per l’EIRE e della Germania Est (Wismut), ma perde i turchi. Con 23 nazioni, ci sono comunque 24 squadre: i detentori del Real hanno vinto pure il titolo e la Spagna è rappresentata anche dal Siviglia, secondo. Decisione discutibile, ma che permette di effettuare un turno preliminare pieno, per ridurre le partecipanti a 16. È solo la terza edizione, ma è anche la stagione di tante “prime volte”. Non esiste ancora la “lotteria dei rigori” e per la prima volta una sfida viene risolta con il lancio della monetina, col Wismut KarlMarx-Stadt che ha la meglio sul Gwardia Varsavia dopo due 3-1 e l’1-1 dello spareggio. I tedeschi orientali in quattro partecipazioni disputeranno altrettanti spareggi: un record! Per l’Italia c’è il Milan, per la seconda volta. Il sorteggio dei rossoneri pecca di fantasia, di nuovo il Rapid Vienna come nel ‘55. I milanisti vincono 4-1 a Milano, ma al ritorno subiscono nel finale il gol del 5-2 che porta allo spareggio: lo segna Gerhard Hanappi, il capitano che da architetto progetterà negli anni ‘70 il nuovo stadio del Rapid, oggi a lui intitolato. Pesa un rigore sbagliato da Schiaffino all’andata. A Zurigo, il Milan ristabilisce le gerarchie e prevale 4-2. Passano anche Vasas, Rangers, Stella Rossa, Aarhus, Siviglia (sul Benfica) e Manchester United. I “Busby Babes”, così chiamati per l’età media bassissima, sconfiggono Shamrock e Dukla Praga, giungendo ai quarti, dove incontreranno la Stella Rossa. Il Milan brilla a Ibrox: i Rangers

al 75’ sono avanti 1-0, ma i rossoneri si scatenano e mettono a segno 4 gol in dieci minuti, rendendo il ritorno (giocato eccezionalmente all’Arena) una formalità. Di Stefano all’andata e Rial al ritorno segnano l’ingresso trionfale dei campioni che rifilano un 8-2 complessivo all’Anversa. Nessuna sorpresa per i restanti match, con il Borussia Dortmund che soffre, ma passa allo spareggio con il CCA Bucarest, attuale Steaua. I quarti ci offrono un’altra “prima volta”: lo scontro fratricida che mette di fronte Real e Siviglia. Gli andalusi sono malinconicamente ultimi in campionato (si salveranno con un grande finale), dove al Bernabeu è già arrivata una batosta per 6-0. In coppa, però, il Real riesce addirittura a fare meglio: 8-0. Il ritorno al “Nervion” di Siviglia si risolve in un tranquillo 2-2. Va in semifinale anche il Vasas, che dopo avere rimontato dallo 0-2 in quel di Amsterdam, surclassa al ritorno un Ajax ancora acerbo. Un

Tutte le statistiche della Champions 50 calcio2000 su www.soccerdataweb.it nov 2013

4-0 senza attenuanti, così come il 4-1 milanista ai danni del Dortmund, dopo l’1-1 dell’andata. A segno Cucchiaroni, Liedholm, Galli e Grillo. L’ultimo quarto è tra Manchester e Stella Rossa. A Old Trafford i “Red Devils” finiscono il primo tempo sotto di un gol, anche per via della grande prestazione del portiere ospite, Beara, già noto agli inglesi per un partitone giocato con il Resto del mondo a Wembley nel ‘53. La ripresa vede una difficile rimonta e lo United riesce a ribaltare, grazie a Bobby Charlton, su assist di Scanlon e al difensore Colman. Quel che accade al ritorno è oscurato dai tragici fatti accaduti durante il ritorno dei britannici a casa. Finisce 3-3 con gli inglesi che, avanti di tre lunghezze e rimontati nella ripresa, resistono all’assalto finale degli slavi. All’Aeroporto di Monaco di Baviera, tappa dello scalo tecnico del volo Belgrado-Manchester, c’è un tempo da lupi. Dopo due decolli interrotti per un


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Semifinali REAL MADRID-VASAS BUDAPEST 4-0 (2-0)

VASAS BUDAPEST-REAL MADRID 2-0 (1-0)

REAL MADRID Juan Alonso (Cap.) Marquitos José Emilio Santamaria Rafael Lesmes Juan Santisteban José Maria Zarraga Raymond Kopa Ramon Marsal Alfredo Di Stefano José Hector Rial Francisco Gento Ct: Luis Antonio Carniglia

Vasas Budapest Mihaly Kamaras Bela Karpati Gyula Teleki Laszlo Sarosi Antal Barfi Pal Berendi Jozsef Raduly Lajos Csordas Gyula Szilagyi I (Cap.) Dezsö Bundzsak Sandor Lenkei Ct: Rudolf Illovszky

VASAS BUDAPEST Ferenc Kovalik Gyula Teleki Karoly Kontha Laszlo Sarosi Antal Barfi Pal Berendi Jozsef Raduly Lajos Csordas Gyula Szilagyi I (Cap.) Dezsö Bundzsak Sandor Lenkei Ct: Rudolf Illovszky

Real Madrid Juan Alonso Marquitos José Emilio Santamaria Rafael Lesmes Miguel Muñoz (Cap.) José Maria Zarraga Raymond Kopa Ramon Marsal Alfredo Di Stefano José Hector Rial Francisco Gento Ct: Luis Antonio Carniglia

Giovedì 3 aprile 1958, ore 20:30 - MADRID (Stadio “Santiago Bernabeu”) Arbitro: Maurice GUIGUE (FRA) - Spettatori: 120.000 Reti: 9’ - 42’ rig.- 50’ Di Stefano, 46’ Marsal

Mercoledì 16 aprile 1958, ore 16 - BUDAPEST (Stadio “Népstadion”) Arbitro: Pierre SCHWINTE (FRA) - Spettatori: 105.000 Reti: 25’ Bundzsak, 53’ rig. Csordas

MANCHESTER UTD-MILAN 2-1 (1-1)

MILAN-MANCHESTER UTD 4-0 (1-0)

Manchester Utd Henry Gregg William Foulkes (Cap.) Ian Greaves Frederick Goodwin Ronald Cope Stanley Crowther Kenneth Morgans Ernest Taylor Colin Webster Dennis Viollet Mark Pearson Ct: James Murphy

Milan Lorenzo Buffon Alfio Fontana Eros Beraldo Luigi Zannier Luigi Radice Mario Bergamaschi Giancarlo Danova Per Bredesen Juan Alberto Schiaffino Nils Liedholm (Cap.) Tito Ernesto Cucchiaroni CT: Giuseppe Viani

Milan Lorenzo Buffon Alfio Fontana Eros Beraldo Cesare Maldini Luigi Radice Mario Bergamaschi Amos Mariani Per Bredesen Juan Alberto Schiaffino Nils Liedholm (Cap.) Tito Ernesto Cucchiaroni Ct: Giuseppe Viani

Giovedì 8 maggio 1958, ore 19:30 - MANCHESTER (Stadio “Old Trafford”) Arbitro: Leo HELGE (DEN) - Spettatori: 44.480 Reti: 24’ Schiaffino, 39’ Viollet, 80’ rig. Taylor

motore surriscaldato, il comandante dell’Airspeed Ambassador della BEA cambia pista, optando per una più lunga che però negli ultimi metri presenta neve sciolta che ne rallenta la velocità. L’aereo non riesce ad alzarsi e non può più interrompere il decollo, schiantandosi su una recinzione e poi su una casa vuota. Sopravvivono in 21 e muoiono in 23, compresi il copilota e Duncan Edwards, stella nascente del calcio inglese, ottavo giocatore a perire nel disastro, che si spengono dopo alcune settimane. Con Edwards sono in campo a Belgrado per l’ultima partita il capitano Byrne, Colman, Jones e Taylor. Dei sopravvissuti, Jackie Blanchflower e Johnny Berry non riprenderanno più a giocare. È ferito gravemente lo stesso Matt Busby, che riceve per due volte l’estrema unzione, ma si riprende. Solo fisicamente all’inizio, perché lo stato d’animo gli fa pensare di lasciare il lavoro, poi la moglie lo convince a tornare: vincerà la coppa dieci anni dopo. Oltre alla tragedia umana, il calcio europeo perde una squadra che di certo avrebbe dominato le stagioni successive, contendendo al Real la leadership. Il finale di stagione è tremendo, la squadra giunge nona in campionato e perde la finale di FA Cup. In semifi-

Manchester Utd Henry Gregg William Foulkes (Cap.) Ian Greaves Frederick Goodwin Ronald Cope Stanley Crowther Kenneth Morgans Ernest Taylor Colin Webster Dennis Viollet Mark Pearson CT: James Murphy

Mercoledì 14 maggio 1958, ore 21:30 - MILANO (Stadio “San Siro”) Arbitro: Albert DUSCH (GER) - Spettatori: 60.000 Reti: 2’-76’ Schiaffino, 51’ rig. Liedholm, 66’ Danova

finale REAL MADRID-MILAN 3-2 d.t.s. (0-0, 2-2; 0-0, 1-0) Real Madrid Juan Alonso (Cap.) Angel Atienza José Emilio Santamaria Rafael Lesmes Juan Santisteban José Maria Zarraga Raymond Kopa Joseito Alfredo Di Stefano José Hector Rial Francisco Gento Ct: Luis Antonio Carniglia

Milan Narciso Soldan Alfio Fontana Eros Beraldo Mario Bergamaschi Cesare Maldini Luigi Radice Giancarlo Danova Nils Liedholm (Cap.) Juan Alberto Schiaffino Ernesto Grillo Tito Ernesto Cucchiaroni Ct: Giuseppe Viani

Mercoledì 28 maggio 1958, ore 18 - BRUXELLES (Stadio “Heysel”) Arbitro: Albert ALSTEEN (BEL) - Spettatori: 67.000 Reti: 60’ Schiaffino, 74’ Di Stefano, 78’ Grillo, 79’ Rial, 107’ Gento

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calcio2000 51 nov 2013


speciale coppa campioni 1957/1958 COPPA CAMPIONI 1957/58

REAL MADRID

coppa campioni 1957/58 - real madrid Giocatore

Data Nascita

Naz

Ruolo

Presenze

Reti

Juan ALONSO

13.12.1927

ESP

Portiere

4

-4

Rogelio DOMINGUEZ

09.03.1931

ARG

Portiere

3

-3

José Emilio SANTAMARIA

31.07.1929

ESP

Difensore

7

0

José Maria ZARRAGA

15.08.1930

ESP

Difensore

7

0

Rafael LESMES

09.11.1926

ESP

Difensore

6

0

Angel ATIENZA

16.03.1931

ESP

Difensore

4

0

MARQUITOS (Marcos Alonso Imaz)

16.04.1933

ESP

Difensore

3

0

José BECERRIL

21.08.1926

ESP

Difensore

1

0

José Hector RIAL

14.10.1928

ESP

Centrocampista

6

4

Ramon MARSAL

12.12.1934

ESP

Centrocampista

5

3

Juan SANTISTEBAN

08.12.1936

ESP

Centrocampista

5

0

JOSEITO (José Iglesias Fernandes)

23.12.1926

ESP

Centrocampista

2

0

Miguel MUÑOZ

19.01.1922

ESP

Centrocampista

2

0

Enrique MATEOS

15.07.1934

ESP

Centrocampista

1

0

Alfredo DI STEFANO

04.07.1926

ESP

Attaccante

7

10

Raymond KOPA

13.10.1931

FRA

Attaccante

7

3

Francisco GENTO

21.10.1933

ESP

Attaccante

6

3

Jesus Maria PEREDA

15.06.1938

ESP

Attaccante

1

2

Luis Antonio CARNIGLIA

04.10.1917

ARG

Allenatore

7

CLASSIFICA MARCATORI classifica cannonieri Giocatore Alfredo DI STEFANO (Real Madrid)

Reti Ogni

Rig.

Rig. Falliti N° %

Max Reti

Partite Giocate N° Minuti Titol.

10

66'

2

0

0,0

4

7

660

7

Borivoje KOSTIC (Stella Rossa)

9

60'

0

0

0,0

4

6

540

6

Lajos CSORDAS (Vasas Budapest)

8

90'

1

0

0,0

3

8

720

8

Dezsö BUNDZSAK (Vasas Budapest)

6

105'

0

0

0,0

2

7

630

7

Ernesto GRILLO (Milan)

6

125'

0

0

0,0

2

8

750

8

Gastone BEAN (Milan)

5

90'

0

0

0,0

2

5

450

5

Juan Alberto SCHIAFFINO (Milan)

5

114'

0

1

100,0

2

6

570

6

nale di Coppa Europa, gli inglesi trovano il Milan e con uno scatto di orgoglio vincono 2-1 l’andata in casa, per poi perdere 4-0 a San Siro, stanchi anche per il viaggio via terra dopo la traversata della Manica in battello. Nell’altra semifinale tra Real e Vasas si registra un incredibile successo di pubblico: 120.000 spettatori al Bernabeu, 105.000 al Nepstadion. In Spagna si gioca ancora nel segno di Alfredo Di Stefano, tripletta nel 4-0 finale, al ritorno non basta un grande Vasas, il 2-0 al 53’ illude, ma il Real si difende e passa. Altra prima volta: dopo due anni in cui si è giocato

nella Nazione (l’anno prima addirittura nello stadio) di una delle 2 contendenti, stavolta la finale è in campo neutro, all’Heysel di Bruxelles. Il Milan è in ripresa dopo un inizio stagione da incubo e Gipo Viani stravolge la squadra per la finale: dentro Soldan in porta per Buffon, Radice e Danova sostituiscono Zannier e Mariani. Non c’è più un attaccante, con Nordahl alla Roma e gli infortuni di Bean e Galli, inoltre Liedholm raggiunge la squadra solo un giorno prima dal ritiro della Svezia. La partita è equilibrata, nel primo tempo non accade nulla. Nella ripresa, quattro

Tutte le statistiche della Champions 52 calcio2000 su www.soccerdataweb.it nov 2013

gol in 20’, col Milan due volte in vantaggio e ripreso. Schiaffino segna l’1-0 e appena dopo Cucchiaroni colpisce la traversa. Gol sbagliato, gol preso da Di Stefano, sempre lui. Il Milan torna in vantaggio con l’oriundo Grillo, ma Rial pareggia di nuovo dopo solo un minuto. Ai supplementari ci pensa il solito Gento a realizzare il gol decisivo: tre edizioni, tre vittorie del Real Madrid, cambia solo il giocatore che alza la coppa: il portiere Alonso al posto dell’assente e prossimo al ritiro Muñoz. Per il Milan un grande rammarico, per la finale persa di un soffio.


la riconferma dei blancos

i portieri Giocatore

I PORTIERI N°

Partite Minuti Titol.

V

N

P

Tot

Reti Subite Aut. Rig. Ogni

Rigori Parati N° %

Rete Inviolata Partite %

Minuti Imbatt.

Prima Partita

Ultima Partita

Henry FROM (AGF Aarhus)

4

360

4

2

1

1

4

90'

0

0

0

0,0

3

75,0

186

11.09.1957

04.12.1957

Eduard PIETERS GRAAFLAND (Ajax)

4

360

4

2

1

1

7

51'

0

0

0

0,0

1

25,0

166

20.11.1957

26.02.1958

Willy COREMANS (Anversa)

2

180

2

0

0

2

8

23'

0

0

0

0,0

0

0,0

46

31.10.1957

28.11.1957

José BASTOS (Benfica)

2

180

2

0

1

1

3

60'

0

0

0

0,0

1

50,0

101

19.09.1957

26.09.1957

Heinz KWIATKOWSKI (Borussia D.)

4

360

4

1

1

2

9

40'

0

0

0

0,0

0

0,0

99

08.12.1957

26.03.1958

Günther RAU (Borussia D.)

1

90

1

1

0

0

2

45'

0

0

0

0,0

0

0,0

43

27.11.1957

27.11.1957

Georgi NAYDENOV (Cska Sofia)

2

180

2

1

0

1

7

26'

0

0

0

0,0

0

0,0

71

04.09.1957

03.10.1957

Vaclav PAVLIS (FK Pribram)

2

180

2

1

0

1

3

60'

0

0

0

0,0

1

50,0

104

20.11.1957

04.12.1957

Raymond REA (Glenavon)

2

180

2

0

1

1

3

60'

0

0

0

0,0

1

50,0

103

11.09.1957

25.09.1957

Tomasz STEFANISZYN (Gwardia Varsavia)

3

290

3

1

1

1

5

58'

0

0

0

0,0

0

0,0

106

11.09.1957

15.10.1957

Bengt NYHOLM (IFK Norrköping)

2

180

2

0

1

1

4

45'

0

0

0

0,0

0

0,0

88

02.11.1957

23.11.1957

Raymond WOOD (Manchester UTD)

4

360

4

3

0

1

3

120'

0

0

0

0,0

2

50,0

145

25.09.1957

04.12.1957

Henry GREGG (Manchester UTD)

4

360

4

2

1

1

9

40'

0

2

0

0,0

0

0,0

101

14.01.1958

14.05.1958

Lorenzo BUFFON (Milan)

7

630

7

4

1

2

10

63'

0

1

0

0,0

2

28,6

238

09.10.1957

14.05.1958

Narciso SOLDAN (Milan)

3

300

3

2

0

1

6

50'

0

1

0

0,0

0

0,0

92

02.10.1957

28.05.1958

George NIVEN (Rangers Glasgow)

2

180

2

1

0

1

3

60'

0

0

0

0,0

0

0,0

113

04.09.1957

11.12.1957

William RITCHIE (Rangers Glasgow)

2

180

2

0

0

2

6

30'

0

0

0

0,0

0

0,0

78

25.09.1957

27.11.1957

Herbert GARTNER (Rapid Vienna)

2

180

2

0

0

2

8

23'

0

0

1

100,0

0

0,0

66

02.10.1957

30.10.1957

Walter ZEMAN (Rapid Vienna)

1

90

1

1

0

0

2

45'

0

0

0

0,0

0

0,0

58

09.10.1957

09.10.1957

Juan ALONSO (Real Madrid)

4

390

4

3

0

1

4

98'

0

0

0

0,0

2

50,0

205

23.01.1958

28.05.1958

Rogelio DOMINGUEZ (Real Madrid)

3

270

3

2

1

0

3

90'

0

0

0

0,0

1

33,3

144

31.10.1957

23.02.1958

Claude ABBES (Saint Etienne)

2

180

2

1

0

1

4

45'

0

0

0

0,0

0

0,0

78

04.09.1957

25.09.1957

Michael D'ARCY (Shamrock Rovers)

2

180

2

0

0

2

9

20'

0

0

0

0,0

0

0,0

39

25.09.1957

02.10.1957

José Maria BUSTO (Siviglia)

3

270

3

1

1

1

9

30'

0

1

0

0,0

1

33,3

142

19.09.1957

23.01.1958

JAVIER (Siviglia)

2

180

2

1

0

1

2

90'

0

0

0

0,0

1

50,0

131

27.11.1957

04.12.1957

Antonio GUERRICA (Siviglia)

1

90

1

0

1

0

2

45'

0

0

0

0,0

0

0,0

48

23.02.1958

23.02.1958

Bernard MICHAUX (Stade Dudelange)

1

90

1

0

0

1

5

18'

0

0

0

0,0

0

0,0

32

05.09.1957

05.09.1957

Theo STENDEBACH (Stade Dudelange)

1

90

1

0

0

1

9

10'

0

0

0

0,0

0

0,0

28

02.10.1957

02.10.1957

Ion VOINESCU (Steaua Bucarest)

2

180

2

1

0

1

4

45'

0

0

0

0,0

0

0,0

93

08.12.1957

29.12.1957

Titus BOROS (Steaua Bucarest)

1

90

1

0

0

1

4

23'

0

0

0

0,0

0

0,0

35

27.11.1957

27.11.1957

Vladimir BEARA (Stella Rossa)

6

540

6

3

2

1

9

60'

0

0

0

0,0

1

16,7

138

05.09.1957

05.02.1958


dove sono finiti? - riccardo zampagna

di Antonio Longo

Giocatore generoso, ha lasciato un buon ricordo ovunque è stato, ora punta a progetti ben più ambiziosi...

Calciatore controcorrente

L

e curve degli stadi delle tante città in cui ha giocato hanno spesso cantato all’unisono “Vogliamo 11 Zampagna in campo”, riconoscendone le sue innegabili doti di abnegazione, grinta e lealtà. Probabilmente al mondo del calcio di oggi, troppo spesso apparentemente

“ovattato” e pieno di luoghi comuni e schemi precostituiti, servirebbero più Riccardo Zampagna, classe 1974, giocatore e uomo generoso e schietto. Autentico “globetrotter” del calcio italiano, ha militato, in rapida sequenza, nell’Ancona, Arezzo, Catania, Brescello, Cosenza, Siena, Messina, Ternana, Atalanta,

zampagna nelle figurine panini

calcio2000

Vicenza, Sassuolo, Carrarese: in terra di Toscana ha deciso, nel 2010, di appendere le fatidiche scarpe al chiodo. Un appassionante ed entusiasmante viaggio, senza un attimo di respiro, lungo lo Stivale che ha arricchito un curriculum professionale che riporta le seguenti cifre: Serie D, 22 presenze, 13 gol; Serie C2, 39 presenze, 11 gol; Serie C1, 39 presenze, 8 gol; Serie B, 224 presenze, 83 gol; Serie A, 77 presenze, 28 gol. Numeri di tutto rispetto, senza ombra di dubbio, per un bomber di razza. Giocatore e, soprattutto, uomo fuori dal coro, estraneo agli schemi convenzionali e precostituiti, per tale motivo spesso


Si ringrazia Panini per la gentile concessione delle immagini

“scomodo” in un mondo in cui le apparenze e le “frasi fatte” diventano molte volte protagoniste. Oggi Zampagna divide le sue giornate tra la tabaccheria di Terni di cui è titolare, in cui naturalmente e fisiologicamente le discussioni con gli avventori hanno perlopiù ad oggetto il calcio, e la sua nuova avventura in panchina: ottenuto il patentino da allenatore, dallo scorso mese di giugno è il trainer del Macchie, compagine che milita nella Prima Categoria umbra. I suoi giovani atleti avranno certamente tanto da imparare da un profondo conoscitore dell’italico calcio quale è Zampagna. Ed è stato proprio durante la sua attività lavorativa “extracalcistica” che lo abbiamo raggiunto telefonicamente per farci raccontare qualche aneddoto della sua carriera, tra i tanti riportati nel libro “Il calcio alla rovescia”, autobiografia scritta a quattro mani con il giornalista Ivano Mari, di recente pubblicata. Una brillante carriera segnata da una data ben precisa: 19 settembre 2004. Allo stadio San Filippo di Messina si gioca la sfida tra i giallorossi padroni di casa e la Roma del tecnico tedesco Rudi Voeller. Zampagna, a trent’anni suonati, è pronto

a fare il suo esordio nella massima serie. E sono fuochi d’artificio! Il Messina vince per 4-3 e Zampagna si rivela decisivo. “Nella ripresa segnai il quarto goal del Messina, quello determinante per la vittoria, con uno splendido pallonetto che scavalcò Pelizzoli, misi anche lo zampino nelle altre tre reti messinesi – ricorda l’ex calciatore - una domenica da incorniciare, davanti ad oltre 40.000 spettatori pronti a condannarmi senza appello se avessi sbagliato. Ero troppo carico e concentrato, per fortuna tutto andò per il verso giusto. Fu un’autentica liberazione, diventai presto l’idolo dei tifosi siciliani”. E solo dopo tre giorni Zampagna si ripetè a San Siro, mettendo dentro uno dei due goal con cui il Messina espugnò il terreno di gioco del Milan in Coppa Italia. Emozioni forti, ricordi indelebili, memorabili le sue acrobazie in area di rigore. Ma le curiosità e gli aneddoti si sprecano. Tante le storie di vita legate al calcio che Zampagna ricorda sempre con piacere e soddisfazione. Come dimenticare quella volta in cui lui, sfegatato ultrà della Ternana, fu inseguito da un poliziotto al termine di un derby contro il Perugia e si rifugiò nella toilette di

Giocatore unico, ricorda con affetto Colantuono, ai tempi dell’Atalanta

una sala giochi, camuffando pure la voce con un tono femminile, per sfuggire all’incombente pericolo. Ma soprattutto sono i ricordi legati all’inizio della sua carriera che Riccardo custodisce più gelosamente. “Agli allenamenti mi recavo con una vecchia “Fiat Tipo” che spesso si guastava e mi lasciava a piedi – ricorda divertito Zampagna – mi fa piacere riportare a galla queste immagini per dimostrare che il calcio non è solo soldi, notorietà, veline e quant’altro ma anche sacrificio, sudore ed impegno”. Un carattere forte, a tratti anche scontroso, ma assolutamente cristallino e corretto. Diversi i litigi “storici” con gli allenatori con cui si è confrontato - scontrato, nel suo cuore è rimasto un mister su tutti: Stefano Colantuono. “Giocavo con l’Atalanta, una volta durante la seduta di allenamento ebbi un diverbio con uno dei suoi collaboratori e il mister mi cacciò fuori dal campo – ci racconta Zampagna – mi infuriai e me ne tornai a casa. Colantuono mi venne immediatamente a trovare per cercare di sistemare tutto. E ci riuscì. Un gesto importantissimo, soprattutto dal punto di vista umano”. L’immancabile curiosità sulle figurine Panini dedicate ai calciatori: che rapporto aveva Zampagna con gli stickers? “Da giovane, come un po’ tutti gli appassionati, collezionavo gli album delle figurine, - ci rivela Riccardo – durante la mia carriera da professionista è stata, invece, mia moglie che mi ha aiutato, in maniera determinante, a raccogliere, archiviare e conservare tutte le figurine che mi ritraevano con le maglie delle diverse squadre in cui ho giocato”. Ultima domanda d’obbligo: nostalgia del calcio professionistico? “Onestamente, sino ad oggi, non ho nessuna “mancanza” del passato – conclude Zampagna - sono uno spirito libero, ho sempre accettato le regole per raggiungere un obiettivo comune, il calcio mi ha dato tanto, dal punto di vista economico e sotto il profilo strettamente umano, senza avere santi in Paradiso ho raggiunto il sogno di tanti giovani. Non sono, però, mai riuscito a digerire alcuni aspetti dell’universo calcio. Troppo distanti da me e dal mio modo di essere e di pensare”. calcio2000 55 nov 2013


a un passo dalla gloria - Jorge Luis Andrade

di Thomas Saccani

Resoconto tragicomico di Andrade, giocatore dalla classe innata ma dall’inesistente velocità…

er moviola

C

i sono giocatori che, causa una scelta di vita calcistica sbagliata, spariscono dai radar, entrando nell’anonimato o, peggio, si trasformano in mezze cartucce. La storia del calcio è piena zeppa di racconti di campioni che si sono bruciati per aver sbagliato la propria destinazione sportiva. È il caso di Jorge Luis Andrade da Silva, per tutti Andrade. Giocatori dalle otti-

56 calcio2000 nov 2013

me referenze in Brasile, punto fermo di un Flamengo che, a quei tempi (anni ’80) sfornava campioni in rapida successione, in Italia si è liquefatto come ghiaccio al sole, sperperando quanto di buono aveva fatto in casa propria. La vicenda, calcistica ed umana, di Andrade è da libro cuore. Partiamo con lo spiegare che il brasiliano, in quella calda estate di fine anni ’80, è stato fortissimamente voluto. Desiderato, come

una star di prima grandezza. Per fargli posto la Roma, nell’agosto del 1988, scarica un certo Klaus Berggreen, il terzo straniero. Un lungo tira e molla per convincere il danese, da sei stagioni in Italia, a rescindere il contratto. Al presidente Viola l’operazione Andrade costa la modica cifra di tre miliardi di lire: 800 milioni netti (l’equivalente del restante anno di contratto), oltre ad un corposo indennizzo a Berggreen,


e un miliardo e 300 milioni di lire al brasiliano (uno per il cartellino, 90% del giocatore e 10% del Flamengo, e 300 milioni per l’ingaggio). Il 31enne centrocampista arriva a Roma forte di un ottimo curriculum alle spalle, con 19 anni nel Flamengo, una delle società più prestigiose del Brasile. Il suo ingaggio è salutato con entusiasmo anche dallo stesso Liedholm, allora tecnico della Roma: “Andrade assomiglia a De Sisti per l’intelligenza e la visione di gioco”, dichiara alla Gazzetta dello Sport del 10 agosto 1988. “Sono abituato a lavorare e a correre molto” replica Andrade al suo sbarco a Roma, con la folla giallorossa esaltata per il suo arrivo. Parole che ancora riecheggiano nella capitale. I tanti buoni propositi, infatti, rimangono tali. I tifosi giallorossi (furiosi), nel giro di poche settimane, arrivano a soprannominarlo “Er Moviola”. Mai da queste parti si era visto un giocatore così lento e dallo scarso dinamismo. È passata alla storia una sua performance in Coppa Uefa. Dresda, con la neve e il campo ghiacciato, Liedholm lo fa entrare ma, dopo pochissimi minuti, decide di sostituirlo, dopo averlo visto scivolare e cadere rovinosamente in terra nel tentativo di calciare la palla. Momenti imbarazzanti anche per un vecchio maestro, che ne ha viste di tutti i colori, come Liedholm. Insieme al connazionale Renato, diventa il principale imputato per la disastrosa stagione giallorossa. I tifosi, esasperati, arrivano ad esporre un eloquente striscione: “Andrade tutti a fanculo”. Nove presenze il magro bottino del brasiliano, per anni fedele scudiero di campioni come Zico e Junior. Si racconta, negli ambienti giallorossi, che la colpa del pessimo ambientamento romano fu legata al mancato riposo estivo. In quella disgraziata stagione romana, Andrade arriva già stanco, logorato dalla lunga cavalcata con il Flamengo e senza il tempo necessario per recuperare e trovare la migliore condizione. In pochi ci credono… A fine stagione il mesto ritorno nel proprio Paese, con la consapevolezza di

Solo nove presenze in giallorosso per Andrade, giocatore meteora in Italia

aver, ultratrentenne, sprecato l’occasione della vita, di aver perso quel treno che passa una sola volta. Rispedito in Brasile, Andrade cerca di ritrovare se stesso dopo la disastrosa esperienza romana. Firma un contratto con il Vasco da Gama (1989/90), con cui vince il campionato brasiliano ed entra nella storia del calcio del suo Paese, come l’unico giocatore (poi eguagliato da Zinho nel 2003) a vincere cinque scudetti (gli altri quattro con il Flamengo). La conferma che il giocatore, in un ambiente a lui congeniale, è anche in grado di dare una mano… La sua carriera è però in decisa parabola discendente. Gli anni passano e spende così le ultima stagioni in squadre di scarso livello: gioca nell’Inter de Lages-SC (1990), nell’Atlético-PR (1991), per finire la carriera nel Desportiva (1992). Il nostro Andrade scopre poi una certa predisposizione ad allenare e intrapren-

de questa nuova carriera. Tra il 2001 e il 2003 fa l’allenatore nella squadra di proprietà di Zico la CFZ, club che nel 2006 ha festeggiato i 10 anni di vita. L’ex romanista è stato anche nel corpo tecnico delle nazionali giovanili brasiliane. Ovviamente si fa vedere anche sulla panchina dell’amato Flamengo (2009/10, tra l’altro vincendo anche un campionato brasiliano e conquistando il premio quale miglior allenatore della stagione 2009), prima di mettersi alla guida, rispettivamente, di Brasiliense, Paysandu e Boavista RJ… Insomma, in Italia sarà sempre e solo “Er Moviola” ma Andrade, numeri alla mano, non era poi tanto scarso… Le scelte condizionano un’intera carriera, quella di Andrade di trasferirsi a Roma fu decisamente sbagliata… Pe fortuna, in Brasile, la pensano diversamente e, in effetti, non sanno bene quale sia il significato di “Er Moviola”…

calcio2000 57 nov 2013


ai miei tempi allenavo così - Bruno Bolchi

di Pasquale Romano

Bolchi è sempre stato fedele ad un concetto: si gioca undici contro undici...

MACISTE IL ROMANTICO

U

ndici da un lato, altrettanti dall’altro. Nel mezzo secolo (e spiccioli) vissuto nel rettangolo verde, è forse questo l’unico aspetto rimasto immutato agli occhi di Bruno Bolchi. Prima calciatore e poi allenatore, adesso attento osservatore che non si fa ingannare dalle mode del momento. Il calcio ha seguito l’evoluzione del tempo e non solo: è cambiato il modo di giocare, di guardare, e anche il linguaggio che circonda l’universo pallonaro. La granitica certezza di un contratto pluriennale, caposaldo del calcio d’oggi, in passato era una chimera: “Questo aspetto ha cambiato radicalmente il rapporto tra società e giocatori. Ai miei tempi esistevano solo contratti annuali, eravamo dunque obbligati a dimostrare ogni giorno di meritare la conferma, sbagliare una stagione era vietato. Adesso si firma per quattro o cinque anni, questo dà più garanzie al giocatore ma rischia di limitarne stimoli e motivazioni”. Con il termine ‘catenaccio’, si usa fare riferimento alle squadre di una volta, abbottonate davanti al portiere. Oggi è un proliferare di ‘santoni’ che predicano un calcio offensivo e asseriscono di evoluzione e bel gioco. Per Bolchi si tratta di una bugia colossale: “Una volta ogni squadra aveva tre o quattro giocatori votati esclusivamente al gioco d’attacco, nessuno di loro si sognava di rincorrere la palla o l’avversario. Oggi, tranne rare eccezioni, si difende con dieci giocatori dietro la linea della palla, e anche attaccanti blasonati sono chiamati al lavoro in fase difen58 calcio2000 nov 2013

siva. La verità è che si gioca un calcio estremamente difensivo e dispendioso, in particolar modo per le punte”. Attenzione in costante crescita per la tattica, dovuta alle novità apportate da alcuni allenatori rivoluzionari? Bolchi la pensa diversamente: “Si è sempre dato ampio risalto all’aspetto tattico, non ho visto in passato tecnici che hanno ribaltato concezioni precedenti, sono sempre i giocatori a fare la differenza. Se penso al Milan di Sacchi o al Barcellona di Guardiola, l’aspetto sostanziale è legato al gruppo di fuoriclasse che i tecnici si sono ritrovati tra le mani”. Impossibile rimanere im-

mutati, il tempo trascina con sé novità e rigetta aspetti che pagano il conto dell’evoluzione. In particolare sono due, secondo Bolchi, i fattori che hanno modificato in modo incontrovertibile il modo di allenare: “La gestione della comunicazione e la preparazione fisica, in questi due fattori osservo notevoli diversità con il passato. Oramai è difficile inventarsi qualcosa di nuovo da un punto di vista tecnico-tattico, oggi la differenza tra un tecnico vincente e gli altri spesso è legata alla combinazione di questi due elementi”. Si gioca di più ma si gioca ‘in più’, le energie in qualche modo possono


essere risparmiate: “È vero che oggi si giocano più partite, questo aspetto però riguarda solo poche squadre per nazione. Chi non partecipa alle coppe gioca esattamente tanto quanto cinquant’anni fa, senza dimenticare una differenza. Le rose una volta erano composte da sedici giocatori, ma spesso giocavano gli stessi undici, oggi invece gli organici raramente scendono sotto i venticinque elementi”. Negli ultimi anni c’è stata la corsa al giovane tecnico emergente, Montella e Stramaccioni i due volti di una medaglia che nasconde insidie e possibilità. Il ruolo dell’allenatore sottintende responsabilità precise, Bolchi usa una metafora eloquente per esprimere la sua idea: “Cosa succederebbe se Montezemolo affidasse il ruolo di pilota della Ferrari al suo autista? Quello del tecnico è un lavoro che pretende l’apprendimento del mestiere, come tutti gli altri. Non ho mai visto un idraulico o un farmacista operare senza aver maturato prima alcuna esperienza. Poi ci sta che escano ottimi allenatori come Guardiola o Montella, ma reputo si tratti di eccezioni che confermano la regola, bisogna crescere per gradi”. Proprio Stramaccioni e il suo erede, Mazzarri, servono per chiarire meglio il concetto: “L’Inter è una squadra rinata rispetto alla scorsa stagione, pur senza aver rivoluzionato l’organico. Mazzarri è il perfetto esempio di tecnico che ha fatto la gavetta e si è perfezionato negli anni, salendo di un grado per volta, dalla C2 sino ai club più blasonati d’Italia. In questo modo si evita il rischio di correre troppo in fretta e bruciarsi”. Proprio nel club nerazzurro Bolchi ha conosciuto le principali gioie da calciatore: “Ricordo con piacere lo scudetto e la Coppa dei Campioni, titoli vinti tra il 1963 e il 1964. La soddisfazione principale però l’ho avuta a 17 anni, da capitano della Nazionale Juniores. Vincemmo il campionato Europeo in Lussemburgo, fu la prima emozione forte da calciatore, forse la più intensa ”. Da tecnico, ‘Maciste’ si è rivelato uno specialista delle promozioni. Sei i campionati

Sia da giocatore che da allenatore, Bolchi non si è mai tirato indietro

vinti, le suggestioni sono comprensibilmente diverse rispetto al percorso da calciatore: “Da tecnico sei il responsabile di un gruppo, vivi il tutto con maggiore responsabilità. Il merito di un successo poi va ovviamente diviso con la società e tutti i giocatori”. Il calcio italiano vive un periodo di sofferenza, il gap economico-tecnico con Spagna, Inghilterra e Germania è evidente. La Roma è in mano agli americani, Thohir si appresta a succedere a Moratti. È l’unica via per accorciare le distanze? “Nell’immediato, credo che i nostri club di punta continueranno a rincorrere le ‘sorelle’ d’Europa, più attrezzate sotto tutti i punti di vista. È triste vedere squadre come Roma e

Inter in mano a imprenditori stranieri, è la conferma che il nostro paese non riesce a competere a livello economico con le proprie forze. Non potendoci permettere campioni del calibro di Messi o Ronaldo, siamo costretti ad arrivare prima degli altri, e scovare qualche giovane pronto ad esplodere. Si deve avere maggiore coraggio nel puntare sui talenti emergenti, c’è qualche segnale positivo in questa direzione ma ancora non basta”. Fisico da duro, sguardo romantico quando si tratta di riannodare i fili di un passato che non merita spiacevoli etichette. Nessuna rivoluzione, solo una normale evoluzione. In fondo si gioca sempre undici contro undici. calcio2000 59 nov 2013


liga spagna

Europa alla

spagnola... Non solo campioni d’Europa e del Mondo, ma anche un’invasione dei campionati stranieri. I giocatori spagnoli sono (e comandano) dappertutto…

60 calcio2000 nov 2013

N

emo profeta in patria? No problem, go to the UK. Sono una trentina gli spagnoli nella stagione appena iniziata di Premier League. Questo fenomeno di emigrazione forzata (il momento economico della Spagna costringe i club a vendere anno per anno i pezzi più pregiati) passa dai piedi di alcuni dei più grandi talenti iberici, alcuni trapiantati in Albione già diversi anni fa. L’innesto più duraturo tra i calciatori attualmente arruolati nella Premiership Inglese è stato quello di Mikel Arteta, centrocampista basco che dal 2005 ha fatto le fortune dell’Everton prima di passare all’Arsenal due stagioni

fa. Il maturo regista ha sempre avuto un ottimo rendimento e l’unica sfortuna di avere davanti degli autentici mostri che gli hanno precluso la possibilità di giocare in nazionale. Fino a quest’estate condivideva il record di anni di militanza in Inghilterra con il portiere José Manuel Reina, storico terzo portiere della Selección, che dopo ben 8 stagioni a Liverpool è andato a difendere i pali del Napoli. Dal 2007 riscalda e divide i supporters inglesi uno degli attaccanti più forti del mondo: Fernando Torres. Nel corso delle sue quattro stagioni al Liverpool “el Niño” subì un’involuzione clamorosa, venendo messo in discussione spesso e


di Daniele Chiti

volentieri dai media britannici per i tanti gol sbagliati. Il riscatto è arrivato solo di recente con la maglia dei Blues, con cui ha conquistato l’accoppiata Champions League-Europa League. A 29 anni è indiscutibilmente il calciatore spagnolo più forte ad avere mai militato nel campionato inglese. La colonia spagnola del Chelsea col tempo si è fatta ancora più numerosa: nel 2011 sono arrivati Oriol Romeu (adesso in prestito al Valencia) e soprattutto Juan Mata, attaccante esterno sinistro affermatosi nel Valencia e diventato uno dei migliori nel suo ruolo: a soli 25 anni promette di fare le fortune del Chelsea di Abramovich ancora per molti anni. Sono molti gli spagnoli che in Inghilterra hanno fatto il definitivo salto di qualità. Anche César Azpilicueta, dopo gli esordi nell’Osasuna e due stagioni all’Olympique Marsiglia, è diventato un esterno basso tra i più affidabili e apprezzati proprio con la maglia dei Blues. La squadra che maggiormente ha investito sugli spagnoli resta comunque il Man-

chester City, che nelle scorse stagioni ha pescato dalla Liga spagnola a piene mani. David Silva è stato uno dei primi grandi colpi dell’emiro Mansour bin Zayed, arrivando dal Valencia nell’estate del 2010. Il 27enne originario delle Isole Canarie ha completato il suo percorso di maturazione proprio con la maglietta dei Citizens, confermandosi uno degli attaccanti più forti del panorama mondiale. Inutile ricordare che Silva, Torres e Mata hanno realizzato tre delle quattro reti con cui la Spagna ha sfilato all’Italia il titolo europeo nel 2012. Accasatosi al Manchester City assieme a Silva ha cominciato a gonfiare la rete anche l’attuale centravanti della Selección: Álvaro Negredo, “la Fiera de Vallecas”. Attaccante di sfondamento dalla carriera sempre in ascesa, Negredo è passato dall’affermazione con la maglia dell’Almería alla definitiva esplosione nel Sevilla, incluso nel maxi trasferimento dalla società andalusa al City assieme a Jesús Navas. La fortissima ala destra di Los Palacios

è emigrata dopo ben 13 anni di militanza nel Siviglia. Altro spagnolo in forze alla squadra di Pellegrini è l’esterno Javi Garcia, cresciuto nelle giovanili del Real Madrid e giunto a definitiva maturazione nel Benfica. Restando a Manchester, stavolta sponda United, come non menzionare lo spilungone che difende i pali del Manchester United, quel David De Gea che ha già raccolto l’eredità di Schmeichel e Van der Sar. Portiere di livello assoluto, ha già prenotato la maglia di numero uno della Selección. All’Old Trafford prima di lui hanno giocato campioni del calibro di Piqué. REDS E GUNNERS CONTINUANO LA TRADIZIONE Due società prestigiose hanno puntato molto sui giocatori iberici anche nel passato recente: Arsenal e Liverpool. I due club hanno una solida tradizione di grandi stelle spagnole, che le rispettive tifoserie hanno spesso adottato come beniamini: Arsène Wenger si è assicurato calcio2000 61 nov 2013


liga spagna che Cesc Fábregas non bruciasse le tappe, maturando nei suoi sette anni a Londra la giusta esperienza come capitano dei Gunners prima del trasferimento al Barça, dove è arrivato da fuoriclasse di livello internazionale; Xabi Alonso è cresciuto con la maglia dei Reds addosso, e con Rafa Benítez ha vinto la Champions League, raggiungendo lo status di regista dei sogni di Florentino Pérez; anche Álvaro Arbeloa ha seguito le sue orme, facendosi apprezzare nel ruolo di difensore di fascia prima coi Reds e poi nel Real: cammino inverso rispetto a Morientes, che chiuse la carriera a Liverpool dopo una vita nel Real; altri spagnoli che hanno vinto coi Reds sono stati Luis García e Albert Riera. Il trend alcuni anni fa era di ritornare in patria una volta raggiunta la piena maturazione: oggi no, gli spagnoli di talento si sono rassegnati e preferiscono emigrare anche dopo una certa età, non importa se non sanno “eppik inglis” e si lasciano alle spalle carriere da calciatori affermati nella Liga. Così non sorprende più che Iago Aspas (il numero dieci del Celta Vigo, dal sinistro assai educato) sia stato scelto per far parte dell’undici titolare del Liverpool di Brendan Rodgers. “You’ll never walk alone” è anche l’inno di José Enrique, difensore esterno sinistro di grande spessore agonistico approdato a Liverpool nel 2011 dopo quattro stagioni al Newcastle.

classifica

marcatori

pt

G

V

N

P

GF GS DR

Giocatore Squadra Gol

Barcellona

15

5

5

0

0

18

4

14

Lionel Messi

Barcellona

Atlético Madrid

15

5

5

0

0

16

4

12

Diego Costa

Atletico Madrid 5

Real Madrid

13

5

4

1

0

12

5

7

Pedro

Barcellona

5

Villareal

11

5

3

2

0

10

5

5

Ronaldo

Real Madrid

4

Espanyol

11

5

3

2

0

9

5

4

Isco

Real Madrid

4

Athletic Bilbao

9

5

3

0

3

10

9

1

Rodri

Almería

4

Real Sociedad

6

5

1

3

1

4

3

1

Charles

Celta Vigo

3

Celta Vigo

6

5

1

3

1

7

7

0

Hélder Postiga Valencia

3

Valencia

6

5

2

0

3

8

10

-2

Kevin Gameiro Siviglia

3

Levante

6

5

1

3

1

4

10

-6

Dos Santos

Villarreal

3

Malaga

5

5

1

2

2

7

4

3

El Hamdaoui

Málaga

3

Betis Siviglia

5

5

1

2

2

5

5

0

Víctor Sánchez Espanyol

Granada

5

5

1

2

2

3

4

-1

Raúl García

Valladolid

4

5

1

1

3

3

6

-3

Ricardo Costa Valencia

3

Getafe

4

5

1

1

3

5

10

-5

Cani

Villarreal

3

Almeria

3

5

0

3

2

10

13

-3

Dani Alves

Barcellona

3

Elche

3

5

0

3

2

4

8

-4

Thievy

Espanyol

3

Osasuna

3

5

1

0

4

4

10

-6

Benzema

Real Madrid

3

Rayo Vallencano

3

5

1

0

4

4

16

-12

Sanchez Barcellona 3

Siviglia

2

5

0

2

3

6

11

-5

Classifiche aggiornate al 23/09/13

I cugini dell’Everton non hanno voluto essere da meno, prendendo dal Barcellona il 19enne Gerard Deulofeu, notevole

De Marcos

6

3

Atlético Madrid 3

Athletic Bilbao 3

| Tabellini nella Sezione Statistiche

talento cresciuto nella Masía catalana. Anche l’Arsenal non ha rinunciato alla tradizione iberica, schierando il gene-

IL CIGNO DI LAUDRUP FA SCUOLA Michael Laudrup è stato un campione che ha giocato tanti anni in Italia ma anche nel Barcellona e nel Real Madrid e che la scuola spagnola la conosce bene. Dopo peregrinazioni con risultati alterni sulle panchine di Getafe, Spartak Mosca e Mallorca nella cittadina gallese di Swansea ha potuto finalmente trovare la giusta dimensione per spiccare il volo. Nella sua prima stagione lo Swansea ha vinto la prima Coppa di Lega Inglese della sua storia, battendo di goleada il Bradford City e confermandosi una realtà intrigante del campionato inglese. Il suo progetto alla guida dei “Cigni” dello Swansea prevede che al Liberty Stadium si pratichi il gioco più spagnolo d’Inghilterra, grazie all’adozione di un sistema di scambi veloci e possesso palla e al contributo di un’autentica colonia iberica. Dalla Liga sono approdati in Galles due giovani difensori promettenti che hanno già dimostrato le loro qualità: José Manuel Flores detto Chico (transitato in prestito dal Genoa) e Jordi Amat, affermatosi nell’Espanyol; a far loro da chioccia Ángel Rangel, un difensore 31enne che ha maturato una grande esperienza nel campionato inglese. L’anno scorso si è aggiunta un’ala destra di assoluto valore, quel Pablo Hernández che faceva da sparring partner a Soldado e Silva al Valencia; in attacco si è fatto apprezzare molto il centravanti Michu, bomber mancino esploso nel Rayo Vallecano: da allora non si è più fermato. Quest’estate è arrivato a dare ancora più qualità a metà campo anche José Alberto Cañas, bravo mediano del Betis; assieme a lui il giovanissimo Alejandro Pozuelo Melero, proveniente dalla cantera dei biancoverdi, ultimo acquisto in ordine temporale. Il modello Swansea d’altronde sta facendo scuola in tutto il Regno Unito e ormai sono parecchi i club medi e piccoli che hanno deciso di puntare sui talenti spagnoli emergenti.

62 calcio2000 nov 2013


roso Santi Cazorla come centrocampista di fascia tuttofare e Nacho Monreal come stantuffo sulla sinistra della difesa. In passato hanno giocato ad Highbury anche José Antonio Reyes, la “Perla de Utrera”, e Manuel Almunia, portiere dalla lunga militanza con la maglia dei Gunners (in tutto 7 stagioni). Passione condivisa da un altro club distante pochi chilometri: il Tottenham. Anticipando un terzo dei milioni di Bale gli Spurs si sono assicurati le prestazioni del bomber del Valencia Roberto Soldado. Tutti acquisti onerosi che testimoniano la grande attenzione che c’è a Londra per i giocatori nel giro della nazionale. Per accaparrarseli i manager inglesi sono pronti a tutto, ma non sono i soli ad avere il potere d’acquisto per strapparli alla madrepatria. In Germania con l’arrivo di Pep Guardiola sulla panchina del Bayern Monaco anche i bavaresi hanno cominciato a guardare alle stelle del campionato spagnolo: con l’arrivo di Javi Martínez e Thiago Alcántara all’Allianz Arena si sono assicurati il talento di due dei più forti centrocampisti del mondo. IL TIQUI-TACA ITALIANO, DA FIRENZE A NAPOLI Mai come quest’anno c’è stata una tale proliferazione di calciatori iberici anche nel campionato italiano. La nuova moda l’ha lanciata la Fiorentina di Montella, che puntando sulle ben note qualità di palleggio di Borja Valero per rilanciare il proprio progetto sportivo ha di fatto spalancato le porte all’arrivo di altri suoi connazionali. Ed è così che il tiqui-taca fu sdoganato anche nella patria del catenaccio e del contropiede. L’ingaggio di giocatori come l’esperta ala destra Joaquín Sánchez e il difensore Marcos Alonso (reduce da un’esperienza di due anni al Bolton) è indicativo di una crescente ispanizzazione del parco giocatori, che già annovera numerosi giocatori sudamericani o comunque provenienti da esperienze importanti nella Liga spagnola: da “Pepito” Rossi a Mati Fernández, da Gonzalo Rodríguez al portiere Munua, tutti protagonisti con la “camiseta” del Villarreal o del Levante. Il gioco espresso nella scorsa stagione

BALE E RONALDO, PAPERONI ALL’ATTACCO Per trenta spagnoli finiti in Inghilterra c’è almeno un gallese che ha scelto la Spagna. Orecchie a sventola corrette da un intervento chirurgico, sorriso malizioso da ragazzino cresciuto in fretta, sguardo vispo e spavaldo, pettinatura retrò che però a Madrid fa già tendenza, dichiarazioni di circostanza nel giorno della presentazione: “Fosse per me sarei venuto per un centesimo, non chiedetemi del costo del mio cartellino perché è un affare tra le due società”. Un “affare” da 100 milioni di euro o 85 milioni di sterline, che tanto è la stessa cosa. Ma poco importa quanto si sia dovuto penare per strapparlo al Tottenham, che senza questi introiti avrebbe fatto bancarotta. Si è preso subito il numero undici, come dovrebbe fare ogni ala sinistra che si rispetti: Gareth Bale è il mancino per antonomasia, la freccia del Galles che arriva per accendere la fantasia dell’esigente platea meringata del Santiago Bernabeu. Corteggiato da Florentino Pérez per delle settimane che sono sembrate mesi, il campione di Cardiff è finalmente approdato a fianco di Cristiano Ronaldo: “Lui è il capo qui, il numero uno. Per me è il più forte giocatore del mondo”, sono state le parole di stima verso il compagno di reparto portoghese. L’acquisto più caro della storia del Real Madrid parla così dell’ex acquisto più caro: cento milioni a novantasei, quanto costò l’acquisto di Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro dal Manchester United nell’estate dell’ormai lontano 2009. Da allora il campione di Madeira non ha certo deluso le attese, realizzando più di 200 reti in altrettante presenze, diventando l’idolo incontrastato del tifo merengue. Al termine di una trattativa serrata il Real si è assicurato la continuità del portoghese fino al 2018, con un rinnovo faraonico tra i 18 e i 20 milioni di euro l’anno. Per mettere in piedi questa e altre operazioni molto onerose (principalmente gli acquisti di Isco e Illarramendi) il Real ha dovuto vendere i gioielli di famiglia, con la campagna cessioni più clamorosa dell’era Florentino Pérez: solo Higuaín, Mesut Özil e Kaká hanno portato nelle casse del club di Avenida de Concha Espina qualcosa come cento milioni di euro!

dalla squadra di Montella è ancora più paradigmatico del credo spagnolo che ha portato a tanti successi: il possesso palla è allo stesso tempo la miglior arma di difesa e il miglior attacco. Un modello unico ed irripetibile a quei livelli, forse, ma esportabile e funzionale anche in altri campionati, come gli ottimi risultati della Fiorentina nell’ultimo anno stanno a testimoniare. Borja si è ambientato benissimo a Firenze (con la moglie Rocío e il figlioletto Álvaro) ed è diventato subito un fenomeno mediatico dei social network con i suoi simpatici post, le foto e filmati assieme alla famiglia. Un modo semplice ma efficace per azzerare le distanze tra culture diverse e con i nuovi tifosi. E pensare che fino a qualche anno fa l’idea di trapiantare gli spagnoli in Italia era un autentico tabù: oggi anche nel Bel Paese abbiamo iniziato ad attingere

a piene mani al prezioso serbatoio della Liga. Il Napoli si è affidato alla guida tecnica dell’“Ammiraglio” Benítez, uno spagnolo che ha vinto moltissimo, reinventandosi ogni volta in modo diverso: su sue indicazioni ha puntato su tre tenori del valore di Pepe Reina, Raul Albiol e José María Callejón, attaccante esterno nonché spalla ideale del “Pipita” Higuaín: tre gol in altrettante gare di campionato sono un bel biglietto da visita per l’attaccante spagnolo. È la prima squadra italiana a tentare l’innesto di tre calciatori spagnoli in una volta sola, e i risultati sono già sotto gli occhi di tutti. Dopo aver pazientato un anno la Juventus ha preso un centravanti forte fisicamente come Fernando Llorente, che con la maglia dell’Athletic di Bilbao ha realizzato la bellezza di 89 gol. Riuscirà a ripetersi anche a Torino? calcio2000 63 nov 2013


premier league inghilterra

La rivincita di Arsene

Wenger è alla prova del nove: in assenza di trofei, la sua permanenza all’Arsenal è destinata a tramontare...

64 calcio2000 nov 2013

G

onzalo Higuain, Wayne Rooney, David Villa, Stevan Jovetic. E ancora Luis Suarez, Julio Cesar, Angel Di Maria, Cesc Fabregas, Yohan Cabaye e Karim Benzema. Un bel manipolo di campioni e buoni giocatori, non c’è che dire. Ad accomunarli il fatto che nei frenetici mesi del mercato siano stati tutti accostati all’Arsenal. E che poi all’Emirates non siano mai arrivati. Eppure, come nel caso del Pepita Higuain, alcuni affari sembravano destinati a concludersi positivamente, con trattative avan-

zatissime e accordi a un passo. L’attuale centravanti del Napoli era anche passato da Londra, secondo alcuni per sostenere le visite mediche, ma poi sappiamo come è andata a finire. Tra giugno e agosto la frustrazione dei tifosi dell’Arsenal ha superato i livelli di guardia, con i tabloid a fomentare il malcontento ogni volta che un giocatore si accasava altrove o non lasciava la sua squadra di appartenenza per mettersi a disposizione di Arsene Wenger. C’è da capirli, i supporter dei Gunners. È dal 2005 che la compagine biancorossa non alza un


di Luca Manes

trofeo e le ultime annate sono state contraddistinte da delusioni cocenti e umiliazioni pesanti da mandar giù (lo 0-4 a San Siro contro il Milan nella Champions 2011-12 e il tragico 2-8 all’Old Trafford, ma non solo...). Aggiungete il continuo esodo di campioni per altri lidi – l’ultimo di una lunga serie è stato un certo Robin Van Persie nell’estate del 2012 – e capirete perché l’ormai abituale qualificazione alla Champions League non possa soddisfare palati esigenti come quelli dei Gooners. L’imputato Wenger Come conseguenza naturale di questa situazione di estremo disagio al banco degli imputati si è accomodato monsieur Wenger, già da un po’ di tempo inviso a una fetta della tifoseria e messo in discussione da vari addetti ai lavori. Da quando è giunto all’Arsenal nel

1996, l’alsaziano ha vinto tre campionati (quello del 2003-04 senza perdere nemmeno una partita) e quattro FA Cup, sfiorando la Champions League nell’amara finale di Parigi con il Barcellona nel maggio del 2006. Ma soprattutto ha portato, a Highbury prima e all’Emirates dopo, vagonate di campioni (Titì Henry, Dennis Bergkamp, Robert Pires e Cesc Fabregas, tanto per citarne alcuni), valorizzato giovani talenti e dato alla squadra un gioco a tratti irresistibile e molto spettacolare. Non crediamo di esagerare affermando che in alcuni frangenti i Gunners hanno espresso il miglior football d’Europa. Ma, come visto, improvvisamente il giocattolo si è rotto. Vuoi per gli investimenti necessari per la costruzione del nuovo impianto – e di conseguenza le cessioni di pezzi pregiati dell’argenteria di famiglia – vuoi per difetti apparentemente “congeniti”

come le tante amnesie difensive, la ripetuta leziosità sotto porta e l’esasperante e abituale calo fisico in primavera, l’Arsenal non è più riuscito a lottare fino alla fine per le competizioni che contano. Arsene il tirchio In queste occasioni si tende a cambiare il “manico”. Un numero crescente di appassionati e giornalisti credevano che fosse giunto il momento del post Wenger. Dopo 17 anni di regno dell’alsaziano, si ragionava, è giunto il momento di cambiare, di dare una svolta definitiva e provare ad affidarsi a un altro allenatore. Invece l’azionista di maggioranza, l’americano Stan Kroenke ha preferito dare fiducia al “vecchio” condottiero, tra i mugugni di un ambiente non certo sereno. Ambiente che non si è per nulla tranquillizzato dopo l’esordio in campionato: pronti via e un bello schiaffone calcio2000 65 nov 2013


premier lEAgue inghilterra casalingo da parte dell’Aston Villa, tra i team più scarsi della stagione 201213. “Spendi, spendi, spendi”, recitava un cartello esposto da un fan imbufalito a pochi metri dalla panchina del buon Arsene. Che alla fine ha speso, eccome. Nell’ultimo giorno di mercato ha staccato un assegno di 44 milioni di sterline per Mesut Ozil, a ragione considerato uno dei centrocampisti più forti del pianeta. Nella storia della Premier solo Fernando Torres è costato di più (50 milioni versati dal Chelsea al Liverpool nel 2011). Tanto è “bastato” per riportare l’entusiasmo – e per vendere in poche ore vagonate di maglie con il numero e il nome del talento tedesco. La scintilla Come d’incanto l’Arsenal ha iniziato a inanellare una vittoria dopo l’altra e anche i più scettici hanno incominciato a ricredersi. La ricetta di Wenger non appare più obsoleta, i tanti giovani presenti in rosa stanno crescendo bene e viste alcune difficoltà palesate finora dalle tre favorite al successo finale in Premier – le due di Manchester e il Chelsea – non è detto che i Gunners non possano dire la loro. Il centrocampo è da gourmet del calcio. Ozil va a completare un reparto fatto di gente dai piedi buoni e dalla grande sapienza tattica. Jack Wilshire si sta liberando delle scorie legate alla lunga inattività causata dal terribile infortunio che ne aveva minato la crescita,

Biglietti Low Cost

classifica

marcatori

pt

G

V

N

P

GF GS DR

Giocatore Squadra Gol

Arsenal

12

5

4

0

1

11

6

5

Olivier Giroud Arsenal

Tottenham

12

5

4

0

1

5

1

4

Sturridge Liverpool 4

Manchester City 10

5

3

1

1

12

4

8

Benteke

Chelsea

10

5

3

1

1

6

2

4

Aaron Ramsey Arsenal

3

Liverpool

10

5

3

1

1

5

3

2

Yaya Touré

Man. City

3

Everton

9

5

2

3

0

6

4

2

Sergio Agüero Man. City

3

Southampton

8

5

2

2

1

3

2

1

van Persie

Man. United

3

Man. United

7

5

2

1

2

7

6

1

Samir Nasri

Man. City

2

Swansea City

7

5

2

1

2

7

7

0

Baines Everton 2

Stoke City

7

5

2

1

2

4

5

-1

Rooney

Hull City

7

5

2

1

2

5

7

-2

Lukas Podolski Arsenal

Aston Villa

Man. United

4

4

2 2

Newcastle

7

5

2

1

2

5

8

-3

Soldado

Tottenham 2

Aston Villa

6

5

2

0

3

6

6

0

Loïc Rémy

Newcastle

2

West Ham

5

5

1

2

2

4

4

0

Welbeck

Man. United

2

W. B. Albion

5

5

1

2

2

4

4

0

Oscar

Chelsea 2

Cardiff City

5

5

1

2

2

4

6

-2

Ben Arfa

Newcastle

2

Norwich City

4

5

1

1

3

3

6

-3

Negredo

Man. City

2

Fulham

4

5

1

1

3

3

7

-4

Campbell

Cardiff City

2

Crystal Palace

3

5

1

0

4

4

8

-4

Michu

Swansea City 2

Sunderland

1

5

0

1

4

3

11

-8

Ben Arfa

Newcastle

Classifiche aggiornate al 25/09/13

mentre Aaron Ramsey sta finalmente elevando in maniera esponenziale la qualità del suo gioco. Per prelevarlo dal Cardiff nel 2008, quando aveva soli 18 anni, i londinesi ingaggiarono una

2

| Tabellini nella Sezione Statistiche

strenua lotta con il Manchester United. Allora Ramsey era considerato uno dei giovani più promettenti del football britannico. I primi anni all’Emirates sono stati più difficili del previsto, sebbene il

Finalmente una buona notizia per gli spremutissimi supporter inglesi: andare allo stadio dalle loro parti costa un po’ meno. Secondo un accurato studio condotto nelle ultime settimane dalla BBC, il prezzo medio dei biglietti nelle quattro divisioni professionistiche non solo non è aumentato, come accaduto praticamente sempre in passato, ma ha subito una contrazione. L’anno scorso, i tagliandi più economici avevano subito un incremento dell’11 per cento, quattro volte il tasso medio d’inflazione. Nel 2013-14, invece, gli abbonamenti più a buon mercato si sono abbassati del 2,4 per cento, quelli più cari dell’1,6. I biglietti delle fasce basse e alte per una singola partita sono stati ribassati rispettivamente dell’1,9 e dell’1 per cento. Gli abbonamenti e i biglietti più cari continua a proporli l’Arsenal, che può contare sul fatto che per le tessere annuali c’è una “fila” abbastanza corposa ed è di conseguenza più facile “vessare” i poveri tifosi. In realtà gli sconti più significativi per i supporter si sono registrati in Football League, dove tre quarti delle compagini hanno bloccato o rivisto al ribasso i prezzi. La Premier fa, come si può immaginare, storia a sé. L’anno scorso le presenze nelle arene della massima divisione sono aumentate (35.975 a fronte di 34.646 del 2011-12), mentre gli abbonamenti venduti dai 20 club si sono attestati in totale oltre quota 470mila. Incassi addizionali che in buona parte sono andati a finanziare le campagne acquisti della finestra estiva, per un giro d’affari di circa 700 milioni di euro. Scusate se è poco!

66 calcio2000 nov 2013


ragazzo abbia mostrato qua e là lampi di classe. Adesso sta trovando spesso la strada del goal, tanto per cancellare l’odiosa storiella che circolava su internet qualche tempo fa in cui si “evidenziava” come ogni sua rara marcatura coincidesse con una precoce dipartita di una star del mondo dello spettacolo. In mediana non vanno dimenticati altri talenti come Mikel Arteta, Santi Cazorla e Tomas Rosicki (che all’occorrenza può essere avanzato sulla linea degli attaccanti), con il portatore d’acqua Matthieu Flamini a dare il suo contributo dopo la non felicissima parentesi al Milan. Il francese è stato uno dei pochi altri acquisti di Wenger, insieme alla riserva di lusso Emiliano Viviano e al promettente attaccante Yaya Sanogo. Rosa senza petali Sul fatto che la rosa dei biancorossi sia ancora troppo striminzita si continua a discutere. I critici ad oltranza ne fanno una colpa all’alsaziano, soprattutto in considerazione dei tanti infortuni occorsi già in queste prime settimane della nuova stagione, con “calibri” pesanti quali Alex Oxlade-Chamberlain (altro giovane cui va dato ancora un po’ di tempo in attesa dell’esplosione definitiva), Lukas Podolski e Thomas Vermaelen ad affollare l’infermeria. Proprio l’assenza prolungata di quest’ultimo – infortunato cronico – solleva vari punti interrogativi. Il reparto più a “rischio” era e rimane la difesa. Sulle fasce Kieran Gibbs e Bacari Sagna ci hanno sempre dato l’impressione di essere più efficaci in fase di spinta che in quella di copertura, i due centrali Per Mertesacker e Laurent Koscielny non ci sembrano la coppia meglio assortita del mondo del calcio. Troppo lento il primo e svagato il secondo, sono un po’ il tallone d’Achille dell’intelaiatura di gioco dell’Arsenal. Se il centrocampo garantisce una buona copertura e riesce a mantenere un adeguato possesso palla, il duo francotedesco è in grado di reggere, altrimenti sono dolori. Eppure Wenger non ha ritenuto necessario sondare il mercato per individuare qualche rinforzo difensivo di qualità.

Sturridge, scommessa vinta? Quando arrivò al Liverpool durante la finestra di mercato dell’inverno 2013, parecchi addetti ai lavori e tifosi dei Reds avevano storto la bocca per il prezzo pagato al Chelsea: quasi 15 milioni di euro. Troppi, per uno dal carattere difficile, molto egoista in campo e che sa usare solo il piede sinistro come Dean Sturridge. Dopo meno di un anno si sono ricreduti tutti. L’ex promessa del Manchester City ha iniziato a segnare goal a raffica – la sua media con il team dell’Anfield Road è più o meno di una marcatura a partita – e per giunta anche spesso decisivi. A inizio 2013-14, con Luis Suarez squalificato e tutti gli strascichi di una stagione fallimentare come quella appena trascorsa a mettere tanta pressione sul team allenato da Brendan Rodgers, il buon Sturridge ha definitivamente compiuto il salto di qualità che sembrava potesse arrivare ai primi tempi allo Stamford Bridge. Poi con l’avvento di Rafa Benitez si era ritrovato a scaldare la panchina con inquietante continuità, tanto da accettare ben volentieri una soluzione alternativa. Così il Chelsea si ritrova a fare i conti con due centravanti all’apparenza “bolliti” quali Fernando Torres e Samuel Eto’o – ma attenzione, la stagione è ancora lunga e le resurrezioni sono sempre dietro l’angolo – mentre il Liverpool può contare su un ragazzo di 23 anni che potrebbe fare le fortune sia del suo club che della nazionale inglese. Pazienza che il destro lo usa solo per camminare.

L’ariete Ci si è concentrati moltissimo sul reparto offensivo. Per carità, del tutto legittimo. Un innesto del livello di Suarez o Rooney ti fa fare il salto di qualità, è indubbio. Specialmente accanto a un centravanti dalle caratteristiche di Olivier Giroud. Uno di “peso” in aerea di rigore, forte di testa e in grado di fare a sportellate con i difensori avverarsi. Ovvero quello che per tanti anni è un po’ mancato all’Arsenal, per esplicita scelta di Wenger che preferiva prime punte che partissero da lontano e spaziassero molto in tutta la trequarti avversaria, come Henry tanto per intenderci. Dopo un inizio a dir poco complicato, l’ex numero 9 del Montpellier sembra trovarsi a suo agio in un campionato difficile come la Premier. Gli va solo data ancora più fiducia, perché le capacità realizzative non mancano. Manca, invece, la continuità a Theo Walcott, ma questo è ormai un dato di fatto. Vedremo se a gennaio prossimo il manager dell’Arsenal s’imbarcherà in qualche altra spesa “folle”, sulla scorta del colpo Ozil. Nel frattempo bisognerà anche capire se gli verrà rinnovato il contratto, in scadenza nel

maggio del 2014. Dall’Inghilterra è rimbalzata l’indiscrezione che la dirigenza biancorossa avrebbe già individuato il successore: Antonio Conte. Solo fantacalcio? Chissà. Se il 2013-14 dovesse essere la stagione del riscatto sarà difficile dare il benservito a monsieur Wenger. Se però dovesse fallire ancora – già ha il record negativo di allenatore nella storia dell’Arsenal ad aver occupato più anni la panchina senza vincere nulla – è improbabile che la piazza firmi altri armistizi.

Il colpo da novante dei Gunners è stato l’acquisto di Ozil dal Real Madrid

calcio2000 67 nov 2013


bundesliga germania

FACCE NUOVE

IN BUNDES Oltre all’eterna lotta Bayern-Borussia, occhio alla crescita di Schalke e Bayer Leverkusen…

68 calcio2000 nov 2013

L

a Bundesliga edizione 20132014 è cominciata, come già accaduto negli ultimi anni, all’insegna del duello tra il Bayern Monaco campione in carica e gli oramai eterni rivali del Borussia Dortmund. Dopo essersi sfidate nell’ultima finale di Champions League le due compagini sono partite come le favorite anche in questa stagione. Per quanto riguarda però i confini nazionali è impos-

sibile non sottolineare la crescita di altre due squadre, lo Schalke 04 ed il Bayer Leverkusen… Boa Schalke Partiamo dall’undici di Gelsenkirchen. Dopo aver concluso sì al quarto posto, ma ben lontana dalla lotta scudetto, la stagione 2012-2013, con il conseguente approdo in Champions League passando per il preliminare (sconfitti i greci del


di Flavio Sirna

Paok Salonicco), quest’anno le aspettative sono ben altre. Anche perché la campagna acquisti posta in essere è stata di tutto rispetto: in difesa, al già abbastanza collaudato trio formato dai due centrali Matip-Howedes e dal terzino giapponese Uchida, si è unito il terzino dell’Amburgo (arrivato in prestito) e della nazionale tedesca Dennis Aogo e l’ex-centrale del Borussia Dortmund Felipe Santana, arrivato per la cifra di 1 milione di euro. Ma è a centrocampo ed in attacco che si è speso ancora di più: dopo un lungo inseguimento dal Milan è arrivato per poco più di 10 milioni di euro il ghanese Kevin Prince Boateng. Una pedina richiesta a lungo da Keller (visto il ritorno al Barcellona di Afellay e l’addio di Bastos), che aveva proprio bisogno di un elemento non solo in gra-

do di fungere da terminale offensivo e da suggeritore per l’unica punta del suo modulo 4-2-3-1, ma anche di un giocatore duttile capace di poter giostrare in tutti e tre i ruoli della trequarti, sia centrale che esterno. Con Farfan e Draxler l’ex-milanista forma un trio d’attacco di tutto rispetto. Trio d’attacco che dovrà supportare sia l’olandese Klaas-Jan Huntelaar che il nuovo arrivo, l’ex-Mainz Adam Szalai, acquistato per l’importante cifra di 8 milioni di euro (quest’ultimo ha preso il posto del finlandese Pukki, ceduto per quasi 4 milioni agli scozzesi del Celtic Glasgow). Una campagna acquisti (che ha visto un passivo di 19 milioni di euro) completata con gli arrivi di altri elementi che potranno sicuramente fare al caso a partita in corso o nel caso in cui i titolari,

visti i tanti impegni, abbiano bisogno di riposo. In tal senso si spera che siano stati ben spesi i quasi 4 milioni di euro sborsati per fare arrivare dal Bochum il promettente centrocampista 18enne Leon Goretzka e i 3,2 milioni versati nelle casse dello Stoccarda per il 21enne Christian Clemens. Non solo acquisti Non c’è dubbio però che la migliore operazione possibile sia stata quella relativa alla mancata cessione dei gioiello classe 1993 Julian Draxler: tutte le big hanno messo gli occhi sul giovane esterno, il quale pare però abbia insistito per restare ancora a deliziare il pubblico della Veltins Arena. Keller si trova così a disposizione una squadra di tutto rispetto (particolarmente dotata sia dal calcio2000 69 nov 2013


bundesliga germania punto di vista della tecnica individuale che dal punto di vista fisico), che nel breve termine ha un solo difetto che probabilmente gli permetterà sì di lottare per le prime posizioni, ma non di arrivare alla vittoria, la giovane età (24,9 anni l’età media della rosa). Ed infatti in questo inizio di stagione quello che è sembrato mancare ai ragazzi terribili di Gelsenkirchen è stata, oltre a qualche imperfezione dal punto di vista della sagacia tattica, proprio quel pizzico di personalità in più che è necessaria nei momenti decisivi o difficili di una partita. La società, pur avendo attraversato negli anni scorsi dei momenti altalenanti dal punto di vista economico, ha fatto il suo per mettere a disposizione del tecnico una squadra potenzialmente capace di primeggiare sia in Germania che in ambito europeo. Spetterà a Keller, se vorrà conservare ancora per un po’ di tempo il suo posto in panchina, essere in grado di farla cresce per portarla a raggiungere soddisfazioni sempre maggiori.

Tra le certezze in casa Schalke, brilla il nome del difensore Uchida

70 calcio2000 nov 2013

L’altra sorpresa Quello di outsider è sicuramente un ruolo che si addice alla perfezione al Bayer Leverkusen. Le Aspirine oramai da anni si trovano all’apice del calcio tedesco, ma anche quando sembra che la tanto attesa vittoria possa arri-

vare, essa si trasforma in una cocente delusione (si pensi al campionato 1999-2000 perso a favore del Bayern Monaco per differenza reti all’ultima giornata). Delusioni inspiegabili considerando che, sia l’ambiente di Leverkusen sia la stessa società far-

In Brasile per vincere L’inizio della stagione 2013-2014 è stato intervallato dagli impegni delle nazionali, che devono ancora qualificarsi per la kermesse mondiale del prossimo giugno 2014 in Brasile. La nazionale tedesca guidata da Joachim Loew ha continuato a non avere il minimo problema nel proprio cammino, battendo facilmente, con un doppio 3-0, l’Austria e le Isole Far Oer. Per il selezionatore e per i suoi ragazzi terribili si prepara quindi un mondiale che potranno nuovamente affrontare da favoriti. Tralasciando i padroni di casa del Brasile e la Spagna supercampione d’Europa e del Mondo, ai teutonici deve essere sicuramente attribuito il terzo gradino del podio delle favorite, prima dell’Argentina di Messi, dell’Olanda di Robben e dell’Italia di Prandelli e Balotelli. C’è però da dire come saranno tutt’altro che facili le scelte di fronte alle quali si troverà Low in occasione sia delle convocazioni al mondiale sia dell’undici titolare che dovrà scendere in campo. C’è infatti da dire come rispetto all’Europeo del 2012 in Ucraina e Polonia si potrà contare su qualche elemento nuovo e su qualche altro giocatore che se prima stava buono buono in panchina, adesso invece reclama un posto da titolare. Ma vediamo come sono messe le cose ruolo per ruolo. In porta è scontata la presenza di Manuel Neuer. In difesa il quartetto titolare sembra essere composto dal capitano Lahm, dal suo compagno di squadra Boateng, dal giallonero Schmelzer e dal Gunners Mertesacker. Quest’ultimo è in lizza però per cedere il suo posto all’altro gioiello del Dortmund Mats Hummels. Capitolo centrocampo: Khedira e Kroos, complice l’infortunio di Schweinsteiger, hanno giocato da titolari le ultime due partite. Ma è tutt’altro che scontato che il tedesco recupererà subito la sua antica posizione da intoccabile. Per quanto riguarda invece il trio di trequartisti le cose sono ancora più complicate, essendoci in pratica sei giocatori per tre posti: Ozil, Reus, Muller, Draxler, Schurrle ed anche Max Kruse. I primi tre appaiono nettamente favoriti, ma non si può non fare i conti con la crescita esponenziale di Draxler e con la duttilità di Schurrle. Quest’ultimo, a sorpresa, potrebbe anche inserirsi nella lotta per l’unico posto da attaccante centrale, dove continuano a sgomitare, col primo però che resta sempre nettamente favorito, Mario Gomez e Miroslav Klose. Inutile sottolineare come il quadro appena descritto sia quello di una compagine che ha a disposizione praticamente circa 18-19 giocatori titolari. In una competizione come il Mondiale sarà essenziale avere una capacità di cambiamento degli uomini a disposizione che non stravolga troppo la fisionomia della squadra. In poche parole, mettendo in campo tutto il suo potenziale, la Germania ha tutte le carte in regola per battere sia il Brasile che la Spagna. E se da un lato siamo sicuri che i tedeschi occuperanno quasi certamente una delle quattro posizioni finali, dall’altro per vincere (cosa che non accade dall’Europeo del 1996), occorrerà quel pizzico di personalità e di forza mentale che è mancata nelle ultime edizioni delle competizioni continentali ed intercontinentali.


maceutica proprietaria del club, non hanno mai esercitato eccessiva pressione su giocatori e gli allenatori che si sono succeduti nel corso del tempo. Adesso a guidare il club c’è il finlandese Samy Hyypia, che ha condotto la squadra nella scorsa stagione al terzo posto in classifica. L’estate, dal punto di vista della campagna acquisti, è stata effervescente. Pur avendo ceduto il pezzo pregiato Andre Schurrle al Chelsea per la considerevole cifra di 22 milioni di euro ed il bravo terzino Carvajal (21 anni) al Real Madrid per 6 milioni di euro, i rossoneri hanno allestito una squadra di tutto rispetto, che appare abbastanza solida. In difesa, accanto al giovane Wollscheid ed al turco classe 1989 Toprak sono arrivati l’Under 21 italiano Giulio Donati, l’esperto terzino tedesco Roberto Hilbert ed il bosniaco Emir Spahic. Promettente anche il 19enne greco exPaok Salonicco Stafylidis. A centrocampo, per cercare di dare un po’ di respiro (e soprattutto per cercare di dare maggiore qualità dal punto di vista strettamente tecnico al reparto) al trio formato dall’esperto Rolfes e dai due più giovani Reinartz e Bender (entrambi classe 1989) è arrivato dal Bayern Monaco il promettentissimo centrocampista turco (19 anni) Emre Can, strappato ai bavaresi per quasi 6 milioni di euro. È però in attacco che bisogna fare un applauso alla dirigenza guidata da Rudi Voeller: per sopperire alla partenza di Schurrle, attaccante in grado di poter occupare tutte le posizioni del 4-3-3 d’attacco disegnato dal tecnico finlandese, sono arrivati due elementi di tutto rispetto. Dall’Amburgo è stato preso l’attaccante sud-coreano Heung-Min Son. Inseguito da mezza Europa, il 20enne asiatico si è accasato a Leverkusen facendo sborsare alla società poco più di 10 milioni di euro e sta già ripagando le attese formando con l’eterno Kiessling e con l’altro giovane classe 1988 Sidney Sam un trio d’attacco che è un perfetto mix di esperienza, velocità e capacità realizzative.

Qualità cercasi A mancare, se proprio occorre trovare il cosiddetto pelo nell’uovo, è un po’ di tecnica individuale, che fa trovare maggiori difficoltà quando gli avversari non concedono poi così tanti spazi per le sgroppate dei vari Kruse o Sam; in tal caso i centrocampisti, capaci sì di inserirsi e di assicurare filtro, peccano però spesso nell’impostazione della manovra, nella capacità di sfondare centralmente con belle triangolazioni le difese avversarie. Tornando alla campagna acquisti il capolavoro della società però, è stato sicuramente un altro: dal Fortuna Dusseldorf le Aspirine hanno infatti prelevato per soli 1,5 milioni di euro l’esterno destro Robbie Kruse. L’australiano ha avuto un grande impatto sulla squadra sia a livello tattico (essendo in grado di giocare sia nei tre di centrocampo che nei tre d’attacco) che a livello di realizzazioni; non a caso ha creato un po’ di dubbi allo stesso Hyypia, che spesso ha dovuto scegliere tra lui e Heung-Min Son, lasciando in

panchina quest’ultimo per la sua minore capacità di aiutare la squadra anche in fase di gioco passiva. Non c’è neanche da trascurare il fatto che per dare un po’ di respiro al non più giovanissimo bomber Kiessling è stato preso in prestito dall’Hoffenheim lo svizzero classe 1988 Eren Derdiyok. Così come già detto per lo Schalke 04 anche per il Leverkusen il futuro sembra roseo per l’età media della squadra, che è di 25 anni (il Dortmund ed il Bayern, che stanno dominando la scena, hanno rispettivamente un’età media di 24,7 anni e di 25,7 anni). Prendendo esempio in particolar modo dai gialloneri, che hanno costruito i loro gioielli in casa o che hanno fatto crescere al massimo quelli che hanno saputo racimolare in giro per l’Europa, le Aspirine, già da quest’anno, sperano di poter mostrare la loro effervescenza per tutto l’arco della stagione senza doversi per forza sciogliere nel momento decisivo, quando c’è da alzare qualche trofeo o da fare quel passo in avanti necessario per un’ulteriore crescita.

classifica

marcatori

pt

G

V

N

P

GF GS DR

Giocatore Squadra Gol

B. Dortmund

16

6

5

1

0

16

5

11

Kießling

B. Leverkusen 5

Bayern Monaco

16

6

5

1

0

13

2

11

Modeste

Hoffenheim

B. Leverkusen

15

6

5

0

1

15

7

8

Vedad Ibisevic Stoccarda

5

Hannover

12

6

4

0

2

10

8

2

Aubameyang B. Dortmund

5

B. M'Gladbach

9

6

3

0

3

15

11

4

Nicolai Müller Magonza

5

Wolfsburg

9

6

3

0

3

9

8

1

Mandžukic

4

B. Monaco

5

Magonza

9

6

3

0

3

9

12

-3

Lewandowski B. Dortmund

Augsburg

9

6

3

0

3

6

9

-3

Sidney Sam

B. Leverkusen 4

Werder Brema

9

6

3

0

3

5

8

-3

Ivica Olic

Wolfsburg

Hertha

8

6

2

2

2

10

7

3

Kevin Volland Hoffenheim

Hoffenheim

8

6

2

2

2

15

15

0

Václav Kadlec E. Francoforte 3

Stoccarda

7

6

2

1

3

11

9

2

Firmino

E.Francoforte

7

6

2

1

3

8

10

-2

van der Vaart Amburgo

3

Schalke 04

7

6

2

1

3

7

13

-6

Huszti

Hannover

3

Norimberga

4

6

0

4

2

6

9

-3

Max Kruse

B. M’Gladbach 3

Amburgo

4

6

1

1

4

10

17

-7

Franck Ribéry B. Monaco

Friburgo

3

6

0

3

3

8

12

-4

Raffael

B. M’Gladbach 3

Braunschweig

1

6

0

1

5

3

14

-11

Mkhitaryan

B.Dortmund

Classifiche aggiornate al 22/09/13

Hoffenheim

4

4 4

3

3

3

| Tabellini nella Sezione Statistiche

calcio2000 71 nov 2013


ligue 1 francia

TRA I DUE

LITIGANTI…

PSG e Monaco sono le squadre da battere ma, in Ligue 1, le sorprese sono sempre dietro l’angolo…

72 calcio2000 nov 2013

M

onaco e PSG. PSG e Monaco. Quando, in Italia, si parla del campionato francese, nel 99% dei casi l’argomento cade sui due club sicuramente meglio attrezzati ai nastri di partenza della Ligue 1. Ma non certo gli unici. Sarebbe da folli non ammettere che le due compagini - date dai più come favorite assolute - abbiano qualcosa in più, ma dopo il primo mese di cal-

cio giocato, è giusto rendere merito anche ad altre squadre che, qualora riusciranno a garantire costanza di rendimento, potranno dare del filo da torcere anche alle superpotenze transalpine. Lille, Rennes e Nizza, fin qui, si sono ben comportate, ma Calcio2000 ha scelto di accendere i fari su Olympique Marsiglia, Lione e Saint Etienne che, sulla carta, si contendono il posto valido per partecipare ai preliminari della prossima Champions League.


di Renato Maisani

SAINT ETIENNE, METEORA O TERZO INCOMODO? “Nessuno è insostituibile”. Questa frase, pronunciata tantissime volte in sede di calciomercato, è ormai un ritornello che presidenti e direttori sportivi amano ripetere non appena si trovano costretti a lasciar partire un pezzo pregiato del loro scacchiere. La scorsa estate è toccato anche al Saint Etienne del presidente Caiazzo doversi piegare alle logiche del mercato ed acconsentire a Pierre-Emerick Aubameyang di lasciare l’ASSE. I 19 goal messi a segno lo scorso anno erano valsi al talento cresciuto nel Milan il titolo di vice-capocannoniere ma, soprattutto, gli sono valsi la proposta di contratto dei vice-campioni d’Europa del Borussia Dortmund che, incantati dalla classe e dalla velocità del

franco-gabonese, hanno versato 13 milioni nelle casse del Saint Etienne per portarlo in Bundesliga. Nonostante la partenza eccellente, però, il Saint Etienne ha saputo ricomporsi e, a sorpresa, ha offerto un calcio tra i più divertenti d’Europa, prima dell’inatteso scivolone interno subìto contro il Tolosa. Mister Galtier, come sempre molto abile nel rendere camaleontica la propria squadra sul piano tattico, ha insistito col 4-3-3, dando fiducia in avanti ad Erding, arrivato dal Rennes. Grazie anche ad un centrocampo tra i migliori dell’intero campionato, il Saint Etienne è stato spesso in grado di imporre il proprio gioco a tutte le rivali, riscattando in patria l’amara eliminazione subita al preliminare di Europa League per mano dell’Esbjerg. Sono in molti a credere che,

col passare dei mesi e l’arrivo dei match più difficili, il giocattolo di Galtier si romperà. Ma chi ama attenersi ai fatti non può non riconoscere la bontà del gioco espresso dai verdi di Francia che sognano di recitare il ruolo di terzo incomodo nel tête-à-tête tra PSG e Monaco e magari di consolidare la propria leadership nazionale in fatto di titoli conquistati. OLYMPIQUE MARSIGLIA, AVVIO TRA I DUE ECCESSI Inanellando tre vittorie consecutive nelle prime uscite, l’Olympique Marsiglia sembrava pronto per avanzare la propria candidatura al titolo. La ‘prova del nove’, però, l’OM l’ha affrontata nel peggiore dei modi il 1° di settembre quando, al cospetto calcio2000 73 nov 2013


ligue 1 francia

COLLETTIVO SAINT-ETIENNE, IN VOLO SENZA AUBAME

di Marco Trombetta

Sembrava impossibile per il Saint-Etienne sostituire Pierre Aubameyang, passato al Borussia Dortmund per 15 milioni di euro dopo aver siglato 41 goal in 96 presenze con la maglia dei Verdi, che con lui in campo hanno rivinto un titolo dopo 32 anni e sfiorato la qualificazione in Champions. Sembrava, appunto, perchè l’ASSE ha iniziato alla grande anche quest’anno: 12 punti in 6 partite, uno in più dell’OM, gli stessi del PSG e due in meno della capolista Monaco. Nei Verdi non c’è una stella che brilla più delle altre, la forza sta nel gruppo, nel collettivo. La sicurezza Ruffier tra i pali, l’esperienza di capitan Perrin unita allo sconfinato talento di Zouma in difesa, la fine regia di Clement e Lemoine in mezzo al campo, l’estro di Hamouma e la voglia di riscatto di Brandao, che a Marsiglia avevano dato troppo presto per finito. È ritornato Mollo, che se in forma può essere devastante, mentre dal mercato sono arrivati Corgnet, Erding e soprattutto Tabanou, ambito a lungo anche in Italia e da mezza Europa. Non c’è più ‘Aubame’, è vero, ma nel nuovo Saint-Etienne sono tutti protagonisti.

del Monaco, ha vanificato il goal del vantaggio iniziale messo a segno da Mendes, scivolando inesorabilmente nella ripresa sotto i colpi di Falcao e Rivière e gelando il sangue dei 45.000 spettatori che si erano precipitati ad affollare le tribune del ‘Velodrome’. Il contraccolpo della sconfitta ha così frenato l’entusiasmo all’interno dell’ambiente e del gruppo di mister Baup, divenuto in un amen una controfigura del bell’OM ammirato ad agosto. A rendere ancor più amaro il settembre dei marsigliesi, inoltre, è giunto anche il k.o. interno in occasione del debutto in Champions League, competizione nella quale Gignac e compagni - impegnati in un girone di ferro comprendente anche Napoli e Borussia Dortmund - hanno ceduto il passo all’Arsenal di Wenger. Il peso del doppio impegno e la mancanza di personalità, palesemente riscontrabile nella maggior parte dei calciatori biancoazzurri, rappresentano i veri e propri limiti della squadra che lo scorso anno riuscì a concludere il campionato al 2° posto, alle spalle soltanto dell’imprendibile PSG. Nonostante i punti deboli appena evidenziati ed il clamoroso calo di rendimento vissuto a settembre, però, l’OM sembra in grado di poter dire la sua e, come la storia del club insegna, proprio quando il gioco si fa duro il Marsiglia sa tirare fuori il meglio di sè. 74 calcio2000 nov 2013

IL ‘NUOVO’ LIONE TRA DUBBI E CERTEZZE È opinione diffusa, invece, quella che vede nel Lione la reale favorita alla conquista del terzo posto. Partiti Bastos, Lisandro Lopez, Monzon e Lovren, l’OL ha decisamente chiuso

l’epoca del ‘fallimento’ che ha fatto seguito a quella dei 7 storici titoli consecutivi, provando a ripartire da zero o quasi. Tuttavia, nonostante un mercato tutt’altro che faraonico e senza troppi proclami, il Lione sta macinando gioco, goal e risultati che fanno ben spera-

classifica

marcatori

pt

G

V

N

P

GF GS DR

Giocatore Squadra Gol

Monaco

17

7

5

2

0

13

3

10

Falcao

Monaco

7

PSG

15

7

4

3

0

10

4

6

Riviere

Monaco

6

Marsiglia

14

7

4

2

1

10

5

5

Kevin Berigaud Évian

5

Lille

13

7

4

1

2

8

4

4

Darío Cvitanich Nizza

4

Rennes

12

7

3

3

1

7

4

3

Yatabaré

Guingamp

4

Saint-Etienne

12

7

4

0

3

9

7

2

Aboubakar

Lorient

3

Nizza

11

7

3

2

2

10

9

1

Braithwaite

Tolosa

3

Lione

10

7

3

1

3

12

7

5

Dimitri Payet

Marsiglia

3

Nantes

10

7

3

1

3

8

7

1

Filip Djordjevic Nantes

Stade de Reims

10

7

2

4

1

5

4

1

Hamouma

Saint-Etienne 3

Tolosa

9

7

2

3

2

6

8

-2

Lacazette

Lione

3

Guingamp

8

7

2

2

3

10

9

1

Cavani

PSG

3

Montpellier

8

7

1

5

1

8

10

-2

Gignac

Marsiglia

3

Bastia

8

7

2

2

3

5

8

-3

Nélson Oliveira Rennes

Évian

8

7

2

2

3

9

13

-4

Maor Melikson Valenciennes 2

Lorient

7

7

2

1

4

6

9

-3

Roy Contout

Sochaux

2

Ajaccio

6

7

1

3

3

5

8

-3

Nolan Roux

Lille

2

Bordeaux

6

7

1

3

3

6

10

-4

Lucas Mendes Marsiglia

2

Valenciennes

3

7

1

0

6

4

12

-8

Remy Cabella Montpellier

2

Sochaux

2

7

0

2

5

4

14

-10

Corgnet

Classifiche aggiornate al 26/09/13

3

3

Saint-Etienne 2

| Tabellini nella Sezione Statistiche


re in vista del futuro. La secca eliminazione dalla Champions League, subita per mano degli spagnoli della Real Sociedad, ha fatto retrocedere Gomis e compagni in Europa League, competizione che Garde ha voluto sin da subito onorare schierando il miglior undici possibile nel match d’esordio contro il Betis. L’obiettivo del Lione è chiaro: quella appena iniziata sarà una stagione di transizione, durante la quale l’OL proverà a fare più strada possibile in Europa, senza però rinunciare alla possibilità di centrare un 3° posto in campionato che potrebbe valere molto, specialmente in termini economici. Inoltre, giocatori del calibro di Grenier e Lacazette difficilmente accetteranno un altro anno senza disputare la Champions League e se il presidente Aulas vorrà davvero monetizzare cifre importanti, il suo Lione dovrà mettere i due gioielli nelle condizioni di far bene anche sul palcoscenico internazionale. PARTENZA CHOC: IN LIGUE 1 C’E’ CHI NON RIDE AFFATTO Dopo le prime settimane di campionato è sempre bello rendersi conto di

Tra i tanti talenti in maglia Lione, occhio allo sgusciante Lacazette, qui impegnato contro il Rennes

come i pronostici e le griglie di partenza ipotizzate ad inizio stagione, vengano – per lo meno in parte – smentiti dal campo. E così, dopo le prime giornate la Ligue 1 ha già offerto le proprie sorprese: su tutte il difficile avvio di stagione di un Bordeaux che, come anticipato su queste pagine il mese scorso, fatica a tirarsi fuori dalle zone basse della classifica. Se da una parte è vero che i girondini hanno ceduto il

KEVIN BERIGAUD, IL ‘MECCANICO’ DEL GOAL di Marco Trombetta

Molti di voi si staranno chiedendo chi è quel Kevin Berigaud che condivide la testa della classifica marcatori in Ligue 1 con un certo Radamel Falcao. Una meteora? Un fuoco di paglia di inizio stagione? Non proprio, perchè Kevin ha fatto tanta gavetta, atteso a lungo il suo momento prima di diventare l’attaccante principe, il numero 9 del piccolo (ma tosto) Evian Thonon Gaillard. La sua prima vera professione, infatti, fu quella di meccanico, esercitata nell’officina del padre. Al mattino tuta blu sporca di grasso, nel pomeriggio gli scarpini per coltivare il proprio sogno. A 18 anni, però, arriva la svolta: il padre lo licenzia perchè in esubero, allora Berigaud mette da parte chiavi, pinze e cacciaviti per dedicarsi completamente al pallone. Partecipa alla cavalcata dell’Evian dalla quarta divisione alla Ligue 1, ma sempre dietro le quinte. 54 presenze ed appena 10 goal nei primi due anni in massima serie, ma la pazienza alla fine, lo premia. In estate vanno via le punte di diamante Sagbo e Khalifa e tocca a lui trascinare l’Evian. Detto, fatto. Berigaud segna 5 goal nelle prime 6 partite, stendendo da solo il Lione con una doppietta nel derby. Le origini, tuttavia, Berigaud non le ha mai rinnegate ed è anche per questo che celebra le sue reti simulando la guida di un auto o di una moto. Viene dall’officina il nuovo crack della Ligue 1: è Berigaud, il ‘meccanico’ del goal.

passo soltanto a Monaco, PSG e Saint Etienne, dall’altra è innegabile che anche contro Lorient, Tolosa e Bastia, la squadra guidata da Francis Gillot abbia faticato non poco per portare a casa un totale di 5 punti. La figuraccia patita a Francoforte in Europa League, inoltre, ha evidenziato i limiti caratteriali di una squadra incapace di reagire dopo essere passata in svantaggio. Decisamente preoccupante è stato anche l’avvio di stagione di Valenciennes e Sochaux, relegate in coda alla classifica. Dopo il brillante 11° posto ottenuto lo scorso anno, il Valenciennes di Daniel Sanchez appare la controfigura di se stesso e se il 59enne tecnico nato in Marocco non riuscirà a raddrizzare presto la barca, le conseguenze potrebbero essere disastrose. Sta giocando davvero col fuoco, invece, il Sochaux che, dopo aver acciuffato la salvezza sul gong lo scorso anno, quest’anno sta ancora faticando ad ingranare e, partiti alcuni titolari (su tutti il trequartista Boudebouz, passato al Bastia) non riesce a trovare la propria identità. Decisamente sottotono, infine, anche l’avvio di stagione dell’Ajaccio guidato da Fabrizio Ravanelli: se è vero che in Ligue 1 gli allenatori hanno solitamente vita lunga rispetto a quella concessa loro in Italia, ‘Penna Bianca’ dovrà risollevare presto la sua squadra se non vorrà concludere anzitempo la sua prima stagione da allenatore. calcio2000 75 nov 2013


UNIVERSI PARALLELLI - FLIPPER, IL NUOVO SPORt

di Fabrizio Ponciroli

QUELLA BIGLIA MAGICA… La tecnologia avanza, eppure il fascino dei flipper resta immutato, anzi ora è anche una disciplina sportiva…

L

e situazioni che nascono per caso, ammettiamolo, solo le più entusiasmanti. Per puro caso, mi sono imbattuto in un vecchio flipper dedicato al calcio. Raggranellando informazioni qua e là, sono giunto ad un nome: Tecnoplay. Un nome, che tra gli appassionati di flipper, è sinonimo di eccellenza. Sì perché, l’azienda in questione, fa capo alla famiglia Zaccaria, una delle più rinomate nel mondo dei flipper. La mia curiosità mi ha spinto a cercare un contatto e la fortuna ha voluto che mi imbattessi in Mauro Zaccaria, persona che, lo si nota da come ne parla, conosce l’universo flipper meglio delle proprie tasche. Certo di fare cosa 76 calcio2000 nov 2013

gradita, sono andato fino in fondo, cercando di saperne di più su chi ha a che fare con i flipper quotidianamente… Buongiorno Mauro, ci racconti la storia della tua famiglia, da sempre dedita al mondo flipper? “La Fratelli Zaccaria fu fondata nei primi anni 70 e produsse, in circa 15 anni di attività, circa 40 modelli di flipper. Durante il periodo di attività diventò il 3° produttore mondiale di flipper ed esportò i propri prodotti in tutto il mondo, oltre all’Europa (dove conquistò oltre il

50% di share del mercato), compreso Giappone, Australia, Africa e Stati Uniti (il 1° mercato mondiale dei flipper per antonomasia!!). L’attività cominciò a suo tempo soprattutto per sostenere l’attività di famiglia di noleggio dei flipper nei locali: alla fine degli anni 60 la lira era molto svalutata ed importare flipper dagli Usa costava moltissimo e quindi si compravano vecchi flipper dismessi, si riverniciavano i piani di gioco ed il mobile per cambiare completamente il tema e le grafiche, si cambiavano i


Per informazioni www.tecnoplay.com

vari pezzi sul piano di gioco e si rimettevano al lavoro. Poi altri colleghi noleggiatori cominciarono a chiedere alla Zaccaria lo stesso servizio, fino a che questo ripristino diventò l’attività principale dell’azienda. Dopo un po’ di anni di esperienza fatta in questo modo, il passo alla produzione di un flipper completamente ex-novo fu breve”. Nel mondo supertecnologico di oggi, c’è ancora spazio per un gioco come il flipper? “Il flipper da sempre è riuscito a ritagliarsi un angolo riservato nel mondo del gioco da puro divertimento, nonostante gli avanzamenti tecnologici abbiano spostato l’attenzione dei giocatori (giovani ed adulti) verso un mondo sempre più “virtuale” e “simulato”. Anche il flipper è stato simulato in versioni elettroniche sempre più sofisticate, ma il fascino di valutare il peso della biglia di ferro sulla penna e vederla colpire il bersaglio scelto, “sentendo” in qualche modo l’impatto attraverso il contatto fisico con il flipper, evidentemente non è sostituibile da nessuna versione virtuale. I giocatori di flipper sono sempre più numerosi e crescono, ogni giorno, le iniziative legate a questo tipo di prodotto: musei, bar e sale giochi dedicate ai soli flipper, tornei, campionati mondiali ed europei, ranking interna-

zionali...”. C’è ancora chi produce flipper, voi di cosa vi occupate ora? “Il produttore di flipper Stern Pinball è il produttore storico di questo prodotto. È sul mercato ormai da decenni e, sotto il vecchio nome Data East, produceva flipper nello stesso periodo in cui sul mercato c’erano anche gli altri grossi produttori: Williams, Bally e Gottlieb. Causa una crisi internazionale di mercato, tutti gli altri produttori hanno dovuto chiudere i battenti e, negli ultimi 10 anni solo Stern Pinball ha resistito ed è diventato monopolista del mercato. Stern produce una media di due/tre modelli per anno, con temi tra i più variegati, spesso legati a film, serie televisive, eventi sportivi, ecc. Da un anno a questa parte un nuovo produttore si è affacciato sul mercato, Jersey Jack Pinball. Ad oggi ha prodotto un solo modello di flipper, dedicato al mondo del collezionismo. Possiamo dire che, in questo anno, ha effettuato una sorta di “rodaggio” sul mercato, ma, prevediamo, potrebbe diventare un nuovo competitor sul mercato internazionale. Noi siamo da sempre i distributori in esclusiva per il mercato italiano di Stern ed abbiamo chiuso la distribuzione, sempre in esclusiva, anche di Jersey Jack Pinball. Oltre al rapporto di fiducia che ci lega con Stern da decine di anni, una parte im-

portante della distribuzione è senz’altro la nostra esperienza nel servizio post vendita ai clienti. Un’esperienza che ormai ci portiamo dietro da oltre 40 anni e che ci permette di essere gli unici sul mercato a fornire ricambistica ed assistenza tecnica per tutti i modelli di flipper Stern nonchè per molti prodotti delle altre case”. E per l’usato, come funziona? “Anche il mercato dell’usato del flipper è molto attivo in questi ultimi anni. Sostanzialmente ci sono due mercati dell’usato molto attivi: quello dedicato ai collezionisti e quello degli operatori che mettono il flipper al lavoro nei locali. Mentre i primi prediligono pezzi più datati, i secondi cercano flipper più recenti, solitamente non più vecchi di 10 anni (non è sempre vero, comunque: in alcuni casi i collezionisti puntano sugli ultimi titoli, soprattutto in base ai temi più famosi, per esempio Lord of The Rings 2003 è molto più ricercato tra i collezionisti che tra gli operatori). Il mercato calcio2000 77 nov 2013


degli operatori è molto dinamico ed i flipper passano di mano più volte nella loro vita. Al contrario quello dei collezionisti è lento ed attento ed uno scambio richiede tempo per la valutazione del pezzo e, soprattutto, quando entra nelle mani di un collezionista difficilmente cambia poi padrone. Non esiste un vero e proprio “listino” dell’usato. Sul web c’è una sorta di indirizzo generico, consultando vari siti di appassionati (basta cercare su google le parole pinball o flipper e si aprirà un mondo), anche se, soprattutto in base alla zona e alla volontà di acquisto del compratore, tal volta i prezzi possono superare di molto le

78 calcio2000 nov 2013

valutazioni ufficiali”. Ma è vero che esiste anche un campionato mondiale di flipper sportivo? “Come sottolineato sopra, esiste una community di giocatori di flipper che partecipa a diversi eventi in giro per il mondo. Esiste un campionato Mondiale, al quale si partecipa in base alla propria classifica nel ranking istituito dalla IFPA, la cui finale è itinerante in giro per il mondo. Allo stesso modo esiste un Europeo, basato su regole simili al Mondiale, la cui finale è similmente itinerante in varie città europee e che, a primavera del 2014, si svolgerà a Rimini. Inoltre esistono

altri campionati o tornei, non importanti quanto il Mondiale o l’Europeo, ma che riescono lo stesso a muovere i giocatori in giro per il mondo”. Sicuramente anche il calcio sarà stato protagonista nel mondo dei flipper… “Certamente. Anche la mia famiglia, nel 1982, dedicò un titolo al nostro sport nazionale! Tutte le aziende, a turno nel corso degli anni, si sono prodigate nel produrre almeno un titolo dedicato a questo sport, e questo nonostante fossero tutte aziende di base in USA, Paese notoriamente non proprio rinomato per le passioni “calcistiche”. Tralasciando qualche titolo veramente vecchio, ecco un elenco dei più conosciuti: Soccer Kings di Zaccaria (1982), Striker di Gottlieb (1982), World challenge soccer di Gottlieb (1994), Super Soccer Pinball di Gottlieb (1975), Soccer Pinball di Willams (1964), World Cup Soccer BallyMidway (1994) e Striker Extreme di Stern Pinball (2000). Un paio di note: il Soccer Kings ebbe un notevole successo in quanto uscì in occasione della vittoria ai Mondiali di Spagna della Nazionale italiana; da notare, inoltre, che nel 1994, anno dei mondiali USA, sia Gottlieb che Bally-Midway realizzarono un titolo dedicato ai Mondiali di calcio per celebrare l’evento”. Se qualcuno volesse mettersi in casa un flipper, cosa dovrebbe fare per incorrere in brutte sorprese? “Ovviamente le alternative sono diver-


se, a seconda che si cerchi un prodotto nuovo oppure un usato. Nel caso di prodotto nuovo la scelta è più facile, nel senso che tutti i prodotti da noi venduti sono dotati di garanzia sul pezzo e, acquistandolo nuovo, non ci sono rischi di qualche difetto nascosto dovuto ad usure o danneggiamenti. Certamente però il costo del nuovo

è notevolmente più alto del prezzo dell’usato. Nel caso di prodotto usato, bisogna stare un po’ più attenti. Innanzitutto non esiste un listino dell’usato. Si possono trovare valutazioni medie sul web che danno un’idea di massima del prezzo, ma non sempre sono attendibili al 100%. Consiglio sempre a chi

Il flipper sportivo Il flipper sportivo è una disciplina gestita nel mondo dalla Ifpa (International Flipper Pinball Association), associazione americana no profit attualmente rappresentata in 21 paesi, la quale ha creato, nel 2005, il World Pinball Player Rankings (WPPR), ovvero, la classifica ufficiale dei migliori giocatori al mondo, che si possono quindi considerare oggi i “professionisti” del flipper. Dal momento della creazione del ranking ad oggi, i dati hanno registrato una escalation continua di questa disciplina: ad oggi sono ben 18mila i giocatori iscritti al rankings con una media mensile di tornei ufficiali che ha superato la quota di 70 eventi nel 2012, mentre nel 2011 aveva toccato il picco massimo con 64 tornei al mese, per un incremento del 10 percento. E se il trend è di continua crescita a livello generale, l’Italia è senza dubbio uno dei maggiori interpreti di questo fenomeno, contribuendo probabilmente con il peso maggiore negli ultimi 3 anni a questo incredibile sviluppo. Basti pensare che, fino a due anni fa, la media di tornei ufficiale validi per il circuito internazionale organizzati durante l’anno era di appena 3, mentre nell’anno corrente il calendario di Ifpa Italia conta già 22 eventi, con tanto di una League permanente che si svolge ormai da un anno a Fontaniva, in provincia di Padova, con un torneo fisso ogni settimana. E con il numero di giocatori italiani iscritti al ranking internazionale che sfiora le 450 unità (Dati Ifpa, luglio 2013).

compra di fare il possibile per provare il prodotto prima dell’acquisto e, altra cosa importante, accertarsi della disponibilità sul mercato di pezzi di ricambio e possibilità di assistenza tecnica. Alle volte si acquista un prodotto perfetto ma, alla prima rottura, si scopre che è estremamente difficile trovare il pezzo di ricambio oppure che ha un costo esorbitante. In ogni caso noi siamo sempre a disposizione per informazioni anche generiche sui flipper di tutte le età, oppure possiamo indirizzare a siti di appassionati che possono dare una mano”. Più chiaro ed esaustivo di così… Beh, un fatto è certo: ora che ne so molto di più su questi splendidi giochi d’intrattenimento che tanto hanno rallegrato la mia adolescenza, ho ancora più il desiderio di sentire il rumore di quella magica biglia di ferro…

calcio2000 79 nov 2013


di Elisa Palmieri

Guidolin prepara le valige

Quel “poraccio” di Balzaretti

“Forse qualcuno è convinto di poter vincere il campionato, ma deve mettersi in testa che di miracoli ne abbiamo già fatti tanti. Qualcosa è cambiato nel clima, probabilmente sta finendo la passione della gente nei miei confronti. Forse ho sbagliato a rimanere a Udine in estate”.

“Due secondi prima del goal aveva preso il palo e mi ero detto: ‘A questo poraccio gli è andata male anche stavolta’. Poi invece ha fatto goal e le emozioni sono state forti. Ha mangiato tanto fango in questi anni, ha preso critiche, a volte anche giuste perché non sempre è stato all’altezza. Questo però è un inizio di risalita importante”.

Francesco Guidolin – Sky Sport

Auguri e... figli maschi! “Il Napoli sta facendo grandi cose ma la mia cessione non è stata di certo fondamentale. Hanno un impianto ben collaudato e stanno facendo davvero molto bene. Adesso dipende tutto da loro”. Edison Cavani – Sky Sport

L’altra faccia di Messi “Prima di una partita, Messi ordina una Coca Cola e Guardiola lo riprende dicendo che nessun giocatore poteva bere quella bevanda a pochi minuti dall’inizio del match. Mentre tutti i compagni di squadra erano presenti alla riunione tecnica, Messi è uscito dalla stanza ed è tornato poco dopo con una Coca Cola e l’ha bevuta davanti a tutti. Ha umiliato il tecnico davanti a tutto lo spogliatoio. Per Guardiola quella era una battaglia che non poteva vincere”. Hans Backe, ex tecnico dei NY Red Bulls, il quale ha sfidato chiunque a smentire l’accaduto in tribunale... - TV4

Con Pirlo? Nessun problema... “Con Andrea non c’è stato nessun chiarimento, perchè prima non c’era stato bisogno di mettere una regola. D’ora in avanti la regola c’è ed esiste per tutti: quella che quando un giocatore esce fuori dal campo, a meno che non esca in barella o con qualche gamba rotta e deve andare nello spogliatoio a curarsi con il medico, deve andare e deve guardare la partita insieme ai compagni. Non dovesse essere rispettata questa regola, c’è una forte multa da parte della società ed un mese di fuori rosa”. Antonio Conte – Mediaset Premium E meno male che non c’erano problemi!

Così Daniele De Rossi sul gol nel derby di Federico Balzaretti – Tele Radio Stereo

I consigli di Insigne “Ho detto a Reina che se voleva fermare Balotelli non doveva muoversi, doveva restare in piedi perché si sarebbe fermato prima della battuta. Mario mi ha sentito ed ha ribattuto dicendo che i miei consigli non servivano a niente, perché lui avrebbe segnato lo stesso. Gli è andata male, perché Reina è stato bravissimo, gli ho fatto i complimenti”. Lorenzo Insigne – La Gazzetta dello Sport

Eye of the Tiger “Sono molto arrabbiato con la squadra qui bisogna giocare con gli occhi della tigre. Noi a volte non lo facciamo, lo facciamo solo quando subiamo. Senza cattiveria in questo campionato non si va da nessuna parte”. Rino Gattuso, tecnico del Palermo – Sky Sport

Te voglio bene assaie.... “Chiunque sia nel calcio confonde l’Inter con Moratti e Moratti con l’Inter, sono due cose che non si possono separare. I fratelli Moratti, il padre prima di Massimo, sono tutti la stessa cosa. Se una famiglia completamente innamorata dell’Inter decide di vendere la squadra è perchè sa che questo è l’unico modo per potersi garantire un futuro nel calcio moderno (...)Moratti ha sempre pensato prima al futuro dell’Inter piuttosto che ad altro. Ho vissuto tanti momenti belli nel calcio, ma una delle mie più grandi soddisfazioni è stata vedere la sua faccia felice quando nel 2010 abbiamo vinto la Champions League contro il Bayern Monaco. Gli voglio bene, ha fatto tutto pensando solamente al bene dell’Inter” José Mourinho – Sky Sport

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