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Terre di Confine #4

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ANIME

identità, ricerca della vera se stessa. Non a caso Motoko dice poi che sott’acqua può provare “paura” e “speranza”, cioè sentimenti umani, tanto umani da essere persino irrazionali. La prigione in cui dichiara di sentirsi molte volte rinchiusa, una prigione che trattiene il suo Spirito in angoscia, è tradotta al livello del Guscio dalla fredda e oscura profondità marina. Come il Guscio sperimenta una rinascita e una liberazione emergendo all’aria e al calore del sole dagli abissi inospitali (nonostante è in essi che questa vita si origina), così lo Spirito tormentato della donna cerca, in quell’atto, una liberazione e un elevamento. Se il Guscio è chiamato, come detto, a interagire con lo spazio e con la Rete, lo Spirito è chiamato a formarsi in una realtà altrettanto multiforme. Pensieri, esperienze e ricordi, labili frammenti di un incessante fluire e mutare di dati, sono chiamati a fissarsi ogni volta nelle tante memorie che definiscono gli individui. Così si forma lo Spirito, così si forma una “persona”, come già anticipa il Maggiore nel suo denso dialogo con uno scettico Bateau e come sarà meglio esplicitato nel finale. A questo punto il Guscio, inteso come sede dell’identità, entra in crisi allorché viene posto il problema dello Spirito e della nascita di una persona. Motoko stessa dichiara di sentirsi a disagio nel pensare a se stessa come a colei che gli altri chiamano “il Maggiore”, riconoscibile mediante un volto e una voce: dal suo intimo lo Spirito preme per venire alla luce ed avere risposte. Risposte che per ora sono rimandate. Questo

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CINEMA

snodo centrale del film pone difatti le basi per lo sviluppo della seconda parte, che vedrà in scena direttamente il Signore dei Pupazzi. Volendo leggere la nostra storia come il percorso evolutivo del Maggiore da uno stato iniziale di coscienza e identità ad uno più alto, potremmo dire che queste scene, con le successive, fissano la “fase dello specchio”, delle definizioni imperfette, dei tentativi di liberarsi dal dubbio. All’immagine di Motoko e del suo riflesso che si fondono, nel punto dove mare e cielo si incontrano, è assegnata come didascalia una citazione biblica (dalla Prima Lettera di S. Paolo ai Corinzi), dove si parla appunto di una conoscenza ancora imperfetta delle cose, viste non direttamente ma come in uno specchio (la sceneggiatura di Ito era già ricorsa alla Bibbia, in modo anche più convincente, nel già citato Patlabor 1). A rafforzare la metafora dello specchio, il Maggiore pronuncia la frase con un’altra voce, come eco di qualcun altro. Gli intensi primi piani della scena, in cui risaltano gli occhi della donna, conferiscono al personaggio una vita sua propria: mentre si guarda lo schermo, si ha la sensazione di essere guardati di rimando, come già alla fine del prologo.

Interludio Il raccordo tra le due parti dell’anime è realizzato da una scena che riassume bene le idee mostrate fino a questo punto, e lo fa senza spendere una

CINEMA: GHOST IN THE SHELL


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