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Anno III n. 26 Luglio - Agosto 2011

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Luca Mercalli il meteorologo di “Che tempo che fa� racconta come vivere felici con meno risorse


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Sommario 8

Copertina

14 Attualità 16 Make up 18 Gusto 22 Benessere 24 Eventi Ciclismo 26 Eventi Sci Nautico 30 Pilates 32 Libri 36 Check up 38 Condominio 40 Intervista 42 Lex 44 Fisco & the city

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46 Mostre 50 Motori

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18 Ponte Milvio Anno III n. 26 - Luglio - Agosto 2011 Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 124/2008 del 21 - 3 - 2008 n. iscrizione al ROC 17682 del 27-11-08 Editore Immediately s.r.l. sede legale via C. F. di Cambiano 82, Roma uffici via Crescenzio 103, Roma

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Direttore responsabile Giuseppe Costantini immediately@immediately.it

Progetto Grafico e impaginazione Immediately grafica.immediately@gmail.com

Ufficio Commerciale e pubblicità rivista-pontemilvio@tiscali.it cell. 347 5856368

www.rivistapontemilvio.it Chiuso in redazione il 12 Luglio 2011

Ideazione e realizzazione www.immediately.it

Stampa Arti Grafiche Agostini s.r.l. - Roma

La responsabilità degli articoli è dei singoli autori. La collaborazione a questo periodico è del tutto gratuita e non retribuita

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copertina

Il tempo sta per cambiare...

prepariamoci! Luca Mercalli ci indica la strada per “vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza... e forse più felicità” di Alessandra Stoppini Foto per gentile concessione di TamTam Fotografie e dell’ufficio stampa ENDEMOL

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on è la frase standard di un libro di filosofia e nemmeno uno slogan pubblicitario ma semplicemente il sottotitolo di Prepariamoci (Chiarelettere 2011), l'esortativo volume del meteorologo della fortunata trasmissione condotta da Fabio Fazio Che tempo che fa in onda su Rai3. Da otto anni i telespettatori italiani hanno imparato ad apprezzare gli interessanti interventi settimanali di Mercalli che vertono “sui principali problemi della contemporaneità, semplicemente basandomi su rigorosi e verificabili dati scientifici ottenuti dai miei colleghi di tutto il mondo”. Lo scienziato dalla multiforme formazione scientifica e intellettuale nel suo ultimo saggio indica un piano, frutto del suo venticinquennale lavoro quotidiano per evitare la catastrofe che è davanti ai nostri occhi ma che per pigrizia mentale, cattiva informazione o ignoranza non siamo capaci di vedere.


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E' il nostro stile di vita che influenza tutto quello che ci circonda. Viviamo sul pianeta Terra insieme a 7 miliardi di individui che con le loro scelte di consumo incidono “sul clima, sull'acqua, sulla salute, sulla produzione di scorie e rifiuti”. Il nostro è un mondo complesso ma fragile. È questo il creato che vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi? Il Presidente della Società di meteorologia italiana nel saggio che dedica ai suoi studenti si rivolge alla classe politica e scrive al sindaco della sua città “Caro Sindaco amministrare oggi è una responsabilità enorme...” perché anche dalle scelte degli amministratori locali dipenderà il benessere dei cittadini. Prepariamoci ad una moderna resilienza cioè alla capacità di affrontare un futuro più instabile grazie a semplici accorgimenti quali utilizzare meno la nostra automobile, installare pannelli solari (Mercalli si divertì a costruirne uno a soli 14 anni), diminuire i consumi energetici con un uso intelligente degli apparecchi domestici e di conseguenza eliminare gli sprechi. Un piano di battaglia da attuare tramite comportamenti individuali e collettivi “ambientalmente virtuosi” che devono passare attraverso la coscienza di ciascuno di noi, perché la questione riguarda tutti noi abitanti di un pianeta dalle risorse limitate. Occorre quindi ripensare il mondo. Il libro del climatologo svolge la funzione di “svegliare i sonnambuli, stimolare la cu-

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“...I nostri nonni che avevano a che fare con la miseria sicuramente aborrivano lo spreco. Noi abbiamo creduto con il benessere di sbarazzarci anche dei sani principi”. riosità, creare connessioni tra argomenti, indurre all'azione” anche attraverso un programma politico. Prepariamoci tutti, perché se non ora quando? Non dimentichiamo che “viviamo tutti in un'unica nazione, il pianeta terra, i cui confini sono chiusi”. Dottor Mercalli possiamo definire la Sua sintetica frase “cervello sempre acceso, luce solo quando serve” come Sua regola di vita, considerato che vive sulle pendici prealpine della bassa Val di Susa in una casa con orto alimentata da energia solare? Direi proprio di sì, è il condensato della mia filosofia evitare in tutti i modi lo spreco, cosa che mi irrita profondamente. Penso che in Italia questa idea facesse parte fino a poche decine di anni fa del modo di pensare di qualsiasi persona. I nostri nonni che avevano a che fare con la miseria sicuramente aborrivano lo spreco. Noi abbiamo creduto con il benessere di sbarazzarci anche dei sani principi. Direi che oggi si può sicuramente vivere bene e ce lo meritiamo, perché è giusto avere tutte le comodità ma lo spreco no, non è tollerabile. Purtroppo la nostra società spreca tantissimo.

Fonti di energie alternative, riduzione del consumo energetico, clima, ambiente, sviluppo sostenibile... il cittadino è sufficientemente informato al riguardo? No, c'è una grande confusione. È vero che se ci si mette d'impegno su Internet lentamente si trovano tutte le informazioni che servono ma è un lavoro lungo, estenuante. Se non si è accompagnati da qualche guida si rischia spesso di non trovare le informazioni giuste. C'è anche una responsabilità pubblica nell'aiutarci a fare le scelte più opportune. I paesi che accompagnano i propri cittadini verso queste scelte dell'energia rinnovabile e del risparmio energetico lo hanno capito e fanno in modo che arrivino anche agli utenti finali informazoni corrette sia sotto forma di normative sia sotto forma di diffusione di manuali da parte delle strutture pubbliche. Da noi invece c'è grande disordine e quindi spesso i cittadini non sanno nemmeno che possono fare delle scelte opportune; non sanno nemmeno di avere delle agevolazioni in qualche caso. “Sor Aqua, la quale è molto utile et humile et preziosa et casta” secondo la

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Luca Mercalli è nato a Torino il 24 febbraio 1966. Ha studiato scienze agrarie in Italia e climatologia in Francia. Presiede la Società meteorologica italiana, associazione costituita nel 1865. Ha fondato la rivista Nimbus e ha pubblicato molti lavori scientifici su clima, ghiacciai e articoli divulgativi su La Repubblica, La Stampa, Donna Moderna e Gardenia. Dal 2003 partecipa a Che tempo che fa. Partecipa anche a TG Montagne (Rai2) e ad Ambiente Italia (Rai3). Durante gli ultimi vent'anni ha testimoniato e spiegato la crisi climatica ed energetica in oltre mille conferenze per il grande pubblico e seminari per la scuola e l'università. Fa parte del comitato scientifico di AspoItalia, sezione dell'Association for the Study of Peak Oil and Gas, e del Climate Broadcast Network dell'Unione Europea. Ha pubblicato diversi libri tra i quali Le mucche non mangiano cemento (Sms 2004), Filosofia delle nuvole (Rizzoli 2008), Che tempo che farà (Rizzoli 2009) e Viaggi nel tempo che fa (Einaudi 2010).

semplice definizione del primo ambientalista San Francesco, “l'oro blu” come viene chiamata oggi. Nel saggio scrive che “bisogna sviluppare la cultura dell'acqua”. Desidera chiarire il Suo pensiero? Come per tutte le altre risorse anche l'acqua non è certo infinita, anzi più aumentano gli usi e la popolazione sul territorio più ne sprechiamo. Esattamente come per l'energia, esattamente come per lo spazio bisogna rendersi conto che l'acqua è un privilegio fragile: oggi c'è, domani è un punto interrogativo. Sapere cosa c'è dietro il tubo è sempre una cosa stimolante. Troppo spesso noi apriamo il rubinetto e non riusciamo nemmeno a immaginarci la storia che precede l'acqua che arriva nella nostra casa, così come l'energia elettrica o il gas. Direi che queste tre cose le possiamo mettere insieme. Tutto ciò che entra come bene di consumo nella nostra casa ha una storia lunghissima dietro. Anche per l'acqua per esempio pochi pensano che oggi sempre di più avere dell'acqua potabile, buona in casa presuppone la disponibilità d'energia. L'acqua deve essere pompata e depurata non arriva da sola nei nostri tubi. Quindi c'è una spesa energetica nell'acqua che arriva nelle nostre case. Bisogna imparare a non sprecarla per esempio riparando una perdita oppure usandola in modo più saggio. Io non ho mai usato l'acqua per lavare la macchina.

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Chi sono i cosiddetti green fakers che cita in Prepariamoci? Sono semplicemente gli ipocriti verdi, quelli che per moda si dipingono di verde ma in realtà continuano ad agire in modo contrario. È un termine all'americana per definire una di quelle tendenze del momento... fa tendenza essere verdi. Bisogna esserlo per moda ma poi in realtà i green fakers lasciano le loro tracce, le loro impronte sul pianeta più di una persona normale. Per essere preparati al futuro bisogna conoscere bene le conseguenze delle proprie azioni. Nel Suo libro è palese il concetto che dobbiamo imparare a pensare a lungo termine. Come far sì che l'emergenza rifiuti campana non diventi nazionale? Questa è una bella riflessione, perché quello che accade in Campania è lo specchio di quello che potrebbe accadere o che sta già accadendo in alcune parti del pianeta. Non dimentichiamo che ci sono luoghi dell'Asia o dell'India dove la situazione napoletana è la norma. Si vive immersi nei rifiuti. Le bidonville non per niente hanno il loro nome da costruzioni fatte con i rifiuti. Dobbiamo renderci conto che oggi nei rifiuti c'è un tesoro di materie prime, di energia e dall'altro lato c'è il rischio di riempire il nostro ambiente di materiali tossici. Allora, come si fa? La prima cosa la devono capire i cittadini. I rifiuti nascono già nel-

la nostra casa poi diventano un sacchettino che si porta fuori. Appena sono usciti dalla nostra casa diventano un problema. Una parte della colpa è sicuramente di natura istituzionale. Non funziona la raccolta dei rifiuti, non funziona lo smaltimento però una parte di colpa è anche di chi i rifiuti li produce senza cercare di ridurli già all'origine. Nel libro ho scritto che la statistica italiana ci dice che facciamo 541 kg all'anno di rifiuti per persona, una quantità enorme. Penso che in Campania subito si potrebbe fare il terriccio con i rifiuti organici di cucina ovunque nelle case che hanno un pezzetto di terreno così ci toglieremmo il 30% dei rifiuti che poi troviamo nelle strade. Quanti fanno il compost a casa propria? C'è una somma di responsabilità da parte degli individui e da parte delle istituzioni. Perché ci si accorge dei danni dell'effetto serra solo in estate quando si registrano persistenti e anomale ondate di calore? Perché i problemi legati all'effetto serra sono soprattutto legati all'aumento della temperatura. Nelle altre stagioni dell'anno ci sembra che se fa più caldo è tutto piacevole. Solo d'estate il problema attira l'attenzione perché scopriamo dei valori che cominciano a farci soffrire. Quando si sfiorano i 35/38°C con elevata umidità allora ci si accorge


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“...l'acqua è un privilegio fragile oggi c'è, domani è un punto interrogativo. Troppo spesso noi apriamo il rubinetto e non riusciamo nemmeno a immaginarci la storia che precede l'acqua che arriva nella nostra casa...”. che si esce dai limiti del benessere. I danni all'ecosistema ci sono però in tutte le stagioni, pensiamo alle conseguenze sulla vegetazione o alla riduzione dei ghiacciai. Con l'aumento della temperatura in montagna stiamo perdendo i nostri ghiacciai. L'ultimo allarme in ordine di tempo proviene dalla cosiddetta Pacific Trash Vortex. Grande chiazza di immondizia del Pacifico la quale secondo alcuni studiosi costituisce la più grande discarica del pianeta. Come mai se ne parla così poco? Se ne parla poco perché sono posti lontani da noi. Se il fenomeno si verificasse nelle nostre spiagge mentre siamo in vacanza ci indigneremmo un pochino di più. E' una zona oceanica, cosparsa da una sorta di trito di plastica di tanti frammenti minuscoli che costituiscono un'area vastissima di migliaia di chilometri quadrati ma così piccoli che se ne accorgono purtrop-

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po solo i pesci quando li mangiano. Poi questo incide sulle loro condizioni di salute e addirittura poi forse sul pesce che noi mangeremo quando verrà pescato. Angelo Bonelli, Presidente Nazionale della Federazione dei Verdi, commentando la vittoria referendaria del 12/13 giugno scorso ha commentato “la società è molto più avanti della politica”. Qual è la Sua opinione al riguardo? Per certe cose è vero, per altre non ancora. Sono anch'io piacevolmente sorpreso dal risultato dei referendum. I quesiti erano molto semplici, sul nucleare ormai solo i ciechi non vedevano che era un po' una strada senza uscita anche dopo l'incidente giapponese. Sull'acqua anche è abbastanza chiaro pensare che qualcuno che detiene un potere economico limita poi la sovranità pubblica su un bene necessario. Purtroppo però quando parliamo di ambiente ci so-

no tantissimi problemi complessi, i dati sono difficili da trovare e spesso i cittadini non ne hanno accesso o non hanno la cultura scientifica per comprenderli. Non possiamo risolvere i problemi dell'ambiente a suon di referendum. Io penso che è vero che in questo caso i cittadini erano più avanti della politica ma se vogliamo veramente risolvere i nostri grandi problemi abbiamo bisogno di una politica seria con dei consulenti scientifici d'avanguardia, che aiutino a fare delle buone leggi che poi diano buoni effetti per tutti i cittadini senza costringerli a diventare esperti di tutto, perché questo non è possibile. Sono problemi così giganteschi in materia di ambiente, inquinamento e energia che una persona normale non può arrivare a capire tutto. È per questo che esiste la politica che deve funzionare come una sintesi di tutti i problemi maggiori della società e poi fare di conseguenza delle buone leggi. Se la politica non è buona e fa i propri affari è ovvio che ha fallito nel suo obiettivo principale: il benessere dei cittadini. Quali sono le fonti di energia rinnovabile che secondo Lei il governo dovrebbe incentivare per sopperire il nostro deficit energetico? In Italia siamo abbastanza fortunati perché ne avremmo un po' tutte, non ce n’è una singolarmente superiore a un'altra. Sono tutte da sviluppare: dove c'è il vento si usi il vento e questo in buona parte è stato fatto. In Italia c'è un ottimo sfruttamento eolico nell'Appennino, in alcune zone della Puglia. Il sole lo abbiamo dovunque, siamo il paese del sole quindi sarebbe opportuno svilupparlo di più. A Roma dove mi trovavo ieri i pannelli solari sulle case si contano sulle dita di una mano... Parlando di altre energie rinnovabili cito le biomasse, il biogas che si fa con i residui di allevamento, con i rifiuti organici. Oggi ho sentito la notizia che l'ENEA si sta dedicando a valutare la potenzialità della produzione con le onde del mare. Tra l'altro c'è anche tanto spazio per i nostri giovani studenti che oggi si sentono un po' persi, privi di grandi prospettive: le energie rinnovabili offrono stimolanti opportunità professionali d’alto profilo.


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attualità

Il ponte della musica Un nome artistico per una struttura avveniristica di Alessandra Stoppini Le foto sono state gentilmente concesse dall'Archivio fotografico digitale dell'Ufficio Stampa di Roma Capitale

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o skyline di Roma sul Tevere si arrichisce di una nuova opera architettonica. È il Ponte della Musica, lungo arco d'acciaio sospeso sul fiume tra lungotevere Flaminio e Maresciallo Giardino, destinato a unire il quartiere Flaminio, dove è presente l’Auditorium della Musica, il Maxxi, il Palazzetto dello Sport e lo Stadio Flaminio di Nervi, con il quartiere delle Vittorie, gli insediamenti del Foro Italico, lo Stadio Olimpico e il Ministero degli Affari Esteri. “È il primo ponte ecosostenibile. Qui passeranno solo pedoni, ciclisti e mezzi pubblici” ha sottolineato il Sindaco di Roma Gianni Alemanno il 31 maggio scorso quando la struttura è stata

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inaugurata. L’opera, che s’inserisce nel Progetto Parco della Musica e delle Arti, è stata realizzata sul progetto vincitore di un Concorso Internazionale di Progettazione redatto dal Buro Happold Ltd e Ing. Davood Liaghat di Londra in collaborazione con Kit Powell Williams Architects, poi sviluppato in fase definitiva con la Società di Ingegneria Carlo Lotti & Associati di Roma. La progettazione esecutiva è stata fatta dalla ATP Mario Petrangeli & Associati con lo studio Biggi - Guerrini. La struttura dall'immagine architettonica leggera, in acciaio in alto e cemento armato in basso, è costata circa 8 milioni di euro. Per ben due volte per problemi tecnici (il 21 aprile e il 21 maggio) il tanto sospirato taglio del nastro è stato rinviato la seconda volta a causa delle doghe giunte dall'Indonesia con una curvatura sbagliata, cosa che aveva reso impossibile abbinare i pezzi tra loro. Per costruire il ponte (costituito da due archi ribassati in acciaio nella parte centrale di 160 metri) lungo 190 metri, largo 22 e 14 alle estremità, ci sono voluti due anni di lavoro. Il pavimento della struttura prevista già nel piano regolatore del ’29 e il cui progetto era stato avviato dalle amministrazioni Rutelli e Veltroni, è ai lati in doghe di legno bankirai e al centro in asfalto per consentire il futuro passaggio di bus elettrici. Sono state montate una accanto all'altra ben 2000 doghe fissate alle mensole d'acciaio da 19mila pioli. I romani si sono subito appropriati di questo coreografico ponte pesante 2000 tonnellate e dotato di archi bianchi che si ergono verso il cielo. Abbiamo notato molti cittadini passeggiare da una sponda all'altra, scattare foto al manufatto e al panorama, attraversare il ponte in bicicletta. Molto belli i camminamenti esterni e l'elegante corrimano di legno bankirai proveniente dalla lontana Indonesia. Dopo 30 anni finalmente un nuovo ponte in città; l'ultimo era stato il ponte della metropolitana costruito dall'architetto Luigi Moretti dedicato a Pietro Nenni, sul quale transitano i treni della linea A e le auto, poco più a valle del Tevere. I lavori attorno al nuovo ponte fervono ancora perché sono da completare alcune opere complementari quali la riqualificazione delle

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sponde, lavori che dureranno ancora 5 o 6 mesi. Il Ponte della Musica unisce poeticamente la Roma della cultura e dell'Arte simboleggiata dall'Auditorium Parco della Musica e dal Maxxi il Museo delle Arti del XXI Secolo di Zaha Adid in via Guido Reni, alla Roma sportiva del Foro Italico, quella stessa Roma che attende e spera che nel lontano 2020 la città possa diventare sede dei moderni Giochi Olimpici. Uno sguardo dal Ponte della Musica è suggestivo: di fronte la collina verde del Parco di Monte Mario, sotto lungo le arcate il Tevere scorre tranquillo in una mattina d’estate mentre i gabbiani stridono in cerca di cibo e dietro il cuore del quartiere Flaminio rappresentato da Piazza Gentile da Fabriano che ospita quest’ultimo gioiello urbanistico. “Questo ponte è un'opera strategica all'interno del Parco della Musica e delle Arti pensato da Renzo Piano. Contiamo di presentare il progetto prima possibile” ha dichiarato il Sindaco Alemanno durante l'inaugurazione. Il progetto pre-

vede: 2000 alberi, panchine e nuovi arredi urbani dall'Auditorium al Foro Italico, passando per via Guido Reni, il Maxxi e il Ponte della Musica. Non mancherà una passerella pedonale leggera che da Villa Glori supererà viale De Coubertin, collegando l'Auditorium evitando il traffico. Il Ponte della Musica è una nuova opera d’ingegneria e architettura che tinge di moderno la nostra città che da qualche anno sta modificando il suo tessuto urbano. Un Ponte fruibile per tutti i cittadini grande anima di acciaio, cemento e legno che unisce il passato, il presente e il futuro. “C'è un cuore che batte nel cuore di Roma, mi fermo sul ponte ed io ti amo ancora... ” è il refrain di una bella canzone di Antonello Venditti di qualche anno fa. Chissà quanti cuori in affanno appoggiati al corrimano del Ponte della Musica dalla forma ariosa grazie al calcestruzzo di ultima generazione troveranno l'ispirazione per riconquistare un amore perduto ma non dimenticato.

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I fondotinta minerali di Rossano De Cesaris

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datti al caldo di stagione sono i fondotinta di ultima generazione, quelli minerali in polvere, ossia costituiti da polveri libere altamente micronizzate di provenienza minerale, anche per quanto riguarda i pigmenti: grazie a particolari processi tecnologici, queste polveri vengono ridotte a microscopici cristalli piatti, che aderiscono alla pelle in maniera tale da poter filtrare i raggi UV, lasciandola respirare perfettamente. Con questo tipo di prodotto si ottiene un grado di copertura della pelle estremamente naturale ed è inoltre un cosmetico perfettamente

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“...si ottiene un grado di copertura della pelle estremamente naturale ed è inoltre un cosmetico tollerato perfettamente anche dalle pelli più sensibili...” tollerato anche dalle pelli più sensibili (tra l’altro contiene anche ossido di zinco, noto per le sue proprietà lenitive e cicatrizzanti). E’ una tipologia di cosmetico che appartiene ad un concetto di make-up incentrato unicamente su minerali puri al 100%, non testato sugli animali, nato in USA (ma diffusosi ampiamente anche in Europa), con l’intento di formulare un fondotinta eliminando tutti quegli ingredienti (oli, talchi occlusivi, conservanti, nickel, pa-

rabeni, profumo, alcool, siliconi o allergeni simili), che non fossero strettamente necessari e sicuri. Questo tipo di fondotinta è ideale pertanto per qualunque tipo di pelle ed inoltre l’applicazione si presenta in maniera estremamente versatile: la formulazione in polvere, infatti, può essere stesa con spugnetta, pennello o piumino. Trucco minerale non è comunque solo sinonimo di fondotinta, ma anche di ombretto, cipria, correttore, terra e blush.


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“...Del Primitivo conquistano il suo colore profondo rosso rubino, il profumo intenso, fruttato, floreale e speziato, la sua potenza, ingentilita e resa elegante, i tannini vellutati e la sua morbidezza”

Il Primitivo di Manduria Una promessa dalla Puglia e altre perle della regione di Ursula Prugger Sommelier AIS Master class Foto: Ulimengo - www.ulimengo.it

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ino a pochi anni fa i vini pugliesi nella cultura vitivinicola Italiana avevano un ruolo importantissimo, ma non da protagonisti. Davano muscoli, alcolicità e colore e nello stesso tempo morbidezza ai deboli vini del Nord, soprattutto in annate per loro non del tutto favorevoli, ma di bassa produzione e scarsa qualità. Già dalla metà

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dell’800, dopo essere stata colpita della fillossera, la Francia scoprì la Puglia e la Sicilia come serbatoio per i vini da taglio. I vini pugliesi partivano inoltre anche con destinazione Torino per la produzione del Vermouth. Il destino sembrava scritto per sempre. Ultimamente questi vini, usati per migliorarne altri magari famosi e dal nome molto conosciuto, grazie al lavoro di alcuni coraggiosi produttori si stanno invece facendo strada e c’è chi ha pronosticato per loro un

successo paragonabile al Nero d’Avola, stella nel firmamento vitivinicolo siciliano. Origine e cenni storici del vitigno Ritenuto originario della Puglia dove è largamente diffuso oggi, dopo recenti analisi del DNA e studi dell’Università di Davis in California, ha preso piede l’idea che l’origine del vitigno sia in Dalmazia e che poi sia stato importato successivamente in Puglia alcuni secoli fa. La sua diffusione


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avvenne dapprima nella zona di Gioia del Colle (seconda metà del’700), poi in Manduria circa un secolo dopo. Gli studi compiuti hanno oltre a ciò confermato l’identicità del Primitivo e dello Zinfandel, vini con le stesse caratteristiche del Plavac Mali in Croazia. Lo Zinfandel è di origine ungherese ed è stato portato in California intorno al 1860 dall’imprenditore Agoston Haraszthy insieme ad una vasta scelta di barbatelle di altri vitigni su incarico del terzo presidente degli Stati Uniti

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Thomas Jefferson, che da grande intenditore di vino aveva anche visitato le più famose regioni vitivinicole in Europa. Zona di elezione Il Primitivo è diffuso nelle province di Bari, Brindisi, Lecce e nella provincia di Taranto; ma è soprattutto in due zone che da il suo meglio: quella barese sull’altopiano delle Murge, caratterizzata da un’altitudine fino a 400 metri e suoli calcarei e rocciosi; e nel-

la Manduria, con un terreno caratterizzato da rocce calcare cretacee con depositi alluvionali (le famose terre rosse). Ha trovato un habitat straordinariamente favorevole particolarmente lungo il mare, dove il clima è meno caldo perché più ventilato. La zona del Primitivo di Manduria è limitata ad un’area che comprende numerosi comuni nella provincia di Taranto ed alcuni in quella di Brindisi. Sono stati proprio i produttori del Tarantino e pontemilvio

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della penisola del Salento che hanno saputo dare nuova linfa al vino pugliese rendendosi conto della potenzialità del Primitivo, una volta scoperta l’identicità con lo Zinfandel d’oltre Atlantico. Così la Puglia cominciando a migliorare la lavorazione in vigna e riducendo drasticamente la resa ha sfidato la California. Importanti interventi nella vinificazione utilizzando tecniche enologiche moderne hanno infine tolto la nota troppo selvatica al Primitivo, trasformandolo in un vino più gentile ed elegante e con un tasso alcolico meno aggressivo. Il vitigno rientra nelle DOC Primitivo di Manduria, Salice Salentino e Gioia del Colle ed è insieme al Montepulciano, Sangiovese, Negroamaro e Malvasia, anche una varietà importante nel Gioia del Colle Rosso e Rosato. Troviamo il Primitivo pure in Campania come protagonista (85%) nel Primitivo di Falerno del Massico e come componente nel Cilento Rosato, oltre che in Basilicata nella zona di Matera. I numeri La Puglia si conferma in base ai dati Istat 2009 una delle regioni principali del vino italiano, seconda soltanto al Veneto per superficie dedicata ai vitigni e al quarto posto per volumi, anche se mostra un calo rilevante della produzione, che scende dell’8% annuo negli ultimi 5 anni. In provincia di Brindisi la produzione è stata nel 2009 meno della metà del 2005, quella della provincia di Bari è scesa del 30%. Le superfici dei vitigni scendono dell’1% annuo nei 5 anni presi in considera-

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zione: in pratica circa 5000 ettari persi in un quinquennio. Ancora oggi circa due terzi della produzione pugliese si riferisce a vini da tavola, un numero che conferma la potenzialità di sviluppo di qualità che c’è nella regione. C’è una prevalenza di vini rossi e rosati. Nel 2009 il Salice Salentino supera tutti i 26 DOC (Denominazione di origine controllata) in Puglia con 100 mila hl, seguito da Castel del Monte con 73 mila. Dal punto di vista delle superfici invece, dopo il Salice Salentino con 2142 ettari viene il Primitivo di Manduria con 1899 ettari. Le caratteristiche Il nome Primitivo deriva dalla maturità particolarmente precoce che comincia già con l’anticipato germogliamento e la fioritura. La prima vendemmia avviene per il Primitivo di Manduria tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Il ciclo di maturazione è particolarmente importante: il Primitivo ha bisogno del clima caldo e secco del sud; periodi di pioggia nel mese di agosto potrebbero creare grossi problemi. Del Primitivo conquistano il suo colore profondo rosso rubino, il profumo intenso, fruttato, floreale e speziato, la sua potenza, ingentilita e resa elegante, i tannini vellutati e la sua morbidezza. Altre perle vitivinicole della Puglia Se il Primitivo è ormai un emblema della Puglia, un’incredibile moltitudine di altri vitigni autoctoni singolari stanno crescendo: dal Negroamaro del Sa-

lento, ad esempio, il vitigno con la radice “negro” e le probabili origini orientali, si ricava uno dei vini rosati italiani più interessanti. Il termine amaro si deve alla macerazione sulle bucce molto prolungata, usata in epoche passate, che davano un gusto amaricante. Dall’Uva di Troia, altro vitigno autoctono, si comincia a produrre qualche elegante, fruttato Nero di Troia nella zona di Castel del Monte in provincia di Bari; la Malvasia nera di Lecce/Brindisi, una delle 16 della numerosa famiglia delle Malvasie, particolarmente diffuso nei comuni del Nord Salento, sembra un’ulteriore promessa. Un altro vitigno considerato tradizionale e utilizzato fino a pochi anni fa come base per il Vermouth è il bianco Verdesca. Perle dolci da non dimenticare sono il Moscato di Trani, prodotto soprattutto a nord della provincia di Bari e ottenuto da uve di Moscato Reale e l’Aleatico di Puglia, prodotto in tutta la regione e che prende il nome dall’omonimo vitigno. Questi due vini, ricavati da uve lasciate sulla pianta ad appassire per concentrare gli zuccheri e i profumi e raccolte esclusivamente a mano, sono una felice espressione della terra pugliese, inondata di luce e accarezzata dal vento caldo che soffia quasi permanentemente. E’ proprio un vino rosso dolce, l’affascinante e raro Primitivo di Manduria dolce naturale, che da quest’anno rappresenta il primo DOCG della Puglia a sorpresa ancora prima del fratello maggiore ed assai più noto Primitivo di Manduria secco.


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Consigli per l’estate Qualche idea per proteggersi dal sole e... dalle meduse! di A. S.

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l caldo è arrivato e la voglia di restare al sole in estate è sempre tanta: c’è chi si sdraia in riva al mare in cerca di relax e chi invece interpreta la vacanza come un’opportunità per fare tutte le attività sportive che durante l’anno non si ha il tempo di praticare. I bambini poi, noncuranti delle alte temperature, impazzano con giochi sulla sabbia e bagni continui. Spesso ci si dimentica, però, che anche una giornata passata al mare può nascondere qualche insidia, specie quando il sole fa sentire la sua forza. Ecran è il marchio di prodotti solari specializzato nella protezione della pelle prima e dopo l’esposizione solare. Uno dei marchi di Ecran è Aftersun, la linea specializzata in prodotti dopo sole che previene eventuali danni della pelle grazie al Cellular Defense Complex: complesso biofunzionale a base di Vitamina E fosfato, potente antiossidante. Protagonista assoluto della linea è Aftersun latte doposole, che allevia e idrata la pelle, apportando una piacevole sensazione di freschezza, durante e dopo l’applicazione. Aftersun ha realizzato anche un prodotto dedicato specificatamente ai bambini (latte doposole speciale bambini), studiato appositamente per proteggere idratare e lenire (grazie alla provitamina B5) la pelle delicata e sensibile di neonati e bimbi. La linea Aftersun si completa poi con una serie di prodotti specifici per le singole esigenze: Gel rinfrescante, a base di estratti di Alghe Marine e attivi idratanti;

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particolarmente indicato contro la pesantezza delle gambe. Doposole spray calmante, a base di Aloe vera, alfa-bisabololo e burro di Karité, ingredienti che svolgono un’azione idratante, lenitiva e protettiva. Prolungatore di abbronzatura per mantenere la pelle sempre elastica ed idratata, conferendo una abbronzatura naturale ed omogenea. La novità del 2011 è Aftersun effetto gelo: un gel che ristora la pelle dopo il sole con un’intensa sensazione di freschezza. Il prodotto può essere messo nella borsa frigo ed usato così direttamente in spiaggia, fruendo così dei suoi effetti rinfrescanti. Altra linea di prodotti solari è Lemonoil, a base di attivatori naturali (fra cui Aloe Vera e Carota Biologica) per accelerare e prolungare l’abbronzatura in modo sicuro: grazie al Tanositolo, la pelle si ab-

bronzerà rapidamente e sarà protetta dagli effetti dell’invecchiamento causati dall’esposizione solare grazie all’attivazione della sintesi del collagene. Per coloro che amano le testure morbide e setose, c’è Lemonoil Sun Milk Original Carrot SPF 10, 20, 50 (pelli sensibili) e 30 (200ml), un latte a base di provitamina A che previene l’invecchiamento cutaneo; inoltre Lemonoil offre anche Olio Spray SPF 6, 15 e Intense per pelli già abbronzate. Per le pelli già scure è invece stata ideata la fresca e profumata Acqua Solare Carrot Intense. Da quest’anno, poi, una piacevole novità tranquillizzerà anche coloro che temono le meduse: Lemonoil ha infatti introdotto protezione meduse spf 30; un solo prodotto per una doppia sicurezza al mare: protezione solare e pelle al sicuro dalle meduse!

E per le mamme...

Lansinoh vince il premio quale miglior prodotto per l’allattamento La Lanolina HPA®Lansinoh è stata incoronata vincitrice nella categoria Best Breastfeeding Product (miglior prodotto per l’allattamento) al prestigioso Mother & Baby Awards per il secondo anno consecutivo. Giunto al suo diciottesimo anno il premio Mother & Baby Awards rappresenta il massimo riconoscimento di eccellenza in questo tipo di mercato. Ogni prodotto viene testato per la sua qualità, il suo modo d’uso ed il suo rapporto qualità prezzo dalle madri. Acclamato da chi lo usa come “pelle in tubo”, questo prodotto, unico della Lansinoh, aiuta le madri a continuare a nutrire il loro bambino nel comfort se esse hanno dolore e/o lesioni ai capezzoli. Una volta applicato sulla pelle non ha bisogno di essere rimosso per l’allattamento. Questa caratteristica ha permesso alla Lanolina HPA® Lansinoh di vincere il primo premio al Mother & Baby Awards. Diane Emery, Direttore dell’Health Professional Liaison, spiega, “E’ il secondo anno di fila che la nostra Lanolina HPA® vince il primo premio al Mother & Baby Awards e ne siamo molto fieri. Essere eletti i migliori tra molti marchi e prodotti importanti è un fatto che ci inorgoglisce. Ricevere questo riconoscimento da chi usa effettivamente la nostra crema per i capezzoli è grandioso come anche aver vinto di nuovo questo premio!


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Campionati del mondo di ciclismo per giornalisti: sarà l’Italia ad ospitare l’edizione 2011 Al via quest’anno anche i giornalisti della rivista Pontemilvio. Previsti oltre 150 cronisti-ciclisti da 14 paesi. Ricca la delegazione slovena con già 20 iscritti tra i quali la triathleta Nada Kozjek e l’ex medaglia olimpica di canottaggio Jani Klemencic (oggi giornalista sportivo) di Gicost

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anca davvero poco all’edizione 2011 del WPCC, il World Press Cycling Championship, il campionato del mondo dei giornalisti-ciclisti, uno degli eventi sportivi più attesi della Riviera Adriatica, in programma quest’anno a Gabicce dal 9 all’ 11 settembre. Un intenso weekend di gare in bicicletta metterà in competizione oltre 150 cronisti pro-

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• Venerdì 9 settembre , ore 14:30 Gara sprint di 300 metri sul porto canale di Gabicce. • Sabato 10 settembre, ore 11:00 Gara a cronometro sul percorso ondulato di 8,3 km Fiorenzuola di Focara – Gabicce Monte. • Domenica 11 settembre, ore 10:30 Gara in linea di 45-60 km nelle varie categorie (in base all’età) sul percorso Gabicce-San Giovanni Marignano-TavulliaCattolica e arrivo a Gabicce. A seguire tutte le premiazioni.

venienti da tutto il mondo, in rappresentanza di almeno 14 paesi. Il comitato organizzatore, presieduto dal Comune di Gabicce Mare è già al lavoro dall’inizio dell’anno per regalare agli atleti presenti una settimana indimenticabile. A voler portare il mondiale in Italia (assente dal 2003) a ed in particolare a Gabicce è stato il Sindaco Corrado Curti. “Mancano ancora un paio di mesi, ma l’attesa si fa già sentire - commenta il primo cittadino del Comune sul confine tra la Romagna e le Marche – c’è grande


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soddisfazione per la risposta dei giornalisti sportivi, iscritti in gran numero ed in rappresentanza di moltissime nazioni”. Solo dalla Slovenia arriverà una delegazione di oltre venti partecipanti (la metà donne): tra questi la giornalista pluricampionessa di Triathlon Ironman Nada Kozjek e l’ex medaglia olimpica di canottaggio (oggi giornalista sportivo del Delo) Jani Klemencic. Ma sono molto importanti anche i nomi che hanno già aderito al comitato d'onore: oltre ai presidenti della Regione Marche e della Provincia di Pesaro, il Comandante della Legione Carabinieri

Marche Generale di Brigata Rosario Calì, nomi del mondo del ciclismo come Gianni Motta, illustri medici come il dott Giuseppe Porcellini, alcuni Deputati e il Prefetto di Pesaro Attilio Visconti. Certa la presenza nei giorni del mondiale del Presidente della Federciclismo italiana Renato di Rocco, mentre manca solo la conferma ufficiale, ma si è molto vicini, alla partecipazione di grandissimi del passato tra i quali Francesco Moser che correranno la corsa nella categoria M1 come special guest insieme a Gianni Motta, ex campione di casa a Gabicce Mare.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo...

In ricordo di Carlo Santi Un altro pezzo importante della storia dello sport romano e' volato via lasciando chi lo conosceva bene un vuoto incolmabile. Ci ha lasciati Carlo Santi, uno dei pochi pilastri dello sport nato da "nonno" Sante. Ex giocatore di basket, ha militato prima nella Stella Azzurra e poi nella Lazio dove fu seguito proprio dal padre Sante e poi dal mitico Nello Paratore. Dalla saldatura biancoceleste divenne pilastro inamovibile mettendosi subito in mostra per le grandi qualità atletiche di tiratore e rimbalzista. Terminata l'attività agonistica è comunque rimasto nel mondo dello sport dapprima come responsabile della sezione nuoto nella Vis Nova, con cui tra l'altro ha ottenuto ottimi risultati sportivi di importante rilevanza nazionale, poi aprendo e gestendo la mitica palestra di Piazza Giochi Delfici, tuttora attiva nel ricordo di chi ha avuto, come il sottoscritto, il privilegio di conoscerlo e frequentarlo personalmente. Negli ultimi anni si era buttato anima e corpo nel rilancio, insieme alla famiglia, della Lazio Basket, di cui il nipote Simone è Presidente. Da non dimenticare l'impegno sociale rivolto ai meno abbienti, con l'iniziativa Colors, volta a creare centri gratuiti di avviamento alla pallacanestro a favore dei bambini. Marito presente e padre esemplare, sempre disponibile e sorridente. Lascia un vuoto incolmabile. Ciao Carlo. Valerio, Paola e Massimiliano

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Lo sci nautico arriva a Roma Per la prima volta nella storia di questo sport la capitale d’Italia è stata inserita nel calendario federale. Le gare si svolgeranno al Parco del Tevere il 9, 10 e 11 settembre. di Giuseppe Costantini

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arà la splendida cornice naturale del Parco del Tevere a fare da sfondo alle gare di sci nautico inserite nel calendario federale che per la prima volta si disputeranno a Roma. Il 9-10-11 settembre alcuni tra i più forti sciatori del mondo si ritroveranno al Parco del Tevere Sport Complex per disputare

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gare di slalom, figure e salto: la gara è infatti valida per la ranking list mondiale. La prima disciplina che si esibirà la mattina in tutti e tre i giorni sarà lo Slalom, per motivi di luce e vento favorevoli sul piano d'acqua. Il piano d'acqua a disposizione sarà il lago N°1 nel quale è disposto il campo Slalom, composto da 22 boe (2 boe d'entrata, 2 d'uscita, 6 boe di percorso e 12 boe di direzione). Intorno al campo gara sono disposte una torre giuria e quattro tele-

“La gara di Salto si disputerà nel pomeriggio, in modo da poter sfruttare la quasi totale assenza di vento e lo specchio d’acqua completamente piatto.”


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camere (di cui una a bordo dell'imbarcazione di gara). Gli sciatori verranno trainati con barca “Correct Craft Ski 200”,e sarà presente un'altra barca d'appoggio per il recupero degli atleti in acqua. La disciplina delle Figure, si esibirà nello stesso lago, ma nel primo pomeriggio, sempre per motivi relativi al vento (che infatti non influisce per questa disciplina). Il campo gara è delimitato da 2 coppie di boe poste a 15m l'una dall'altra, distanti tra loro 175m. Di fronte al campo gara è disposta una torre giuria e una telecamera è presente a bordo dell' im-

barcazione di gara. La gara di Salto si disputerà nel pomeriggio, in modo da poter sfruttare la quasi totale assenza di vento e lo specchio d’acqua completamente piatto. Il campo gara è composto da un trampolino e un corridoio di boe sistemato in modo tale da permettere al mezzo trainante (Correct Craft Ski 200), di raggiungere la velocità adeguata alla categoria del saltatore. Il campo gara presenta inoltre una torre giuria con telecamera per la misurazione del salto. Accanto agli atleti già affermati, prenderanno il via nelle varie categorie pre-

PARCO DEL TEVERE WAKEBOARD CUP 2011 (wake zone cup internazionale) Il 27 e il 28 Agosto 2011 si svolgerà a Roma la "Parco del Tevere Wakeboard Cup" una gara internazionale che accoglierà tutti gli atleti presenti ai mondiali (che si terranno quest'anno in Italia), prolungando la loro presenza nel nostro Paese, in occasione del primo ed imperdibile evento sportivo di wakeboard a Roma.

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viste anche dai giovanissimi, di età compresa tra 10 e 17 anni. “Questo è uno sport che si presta moltissimo ad essere praticato anche dai ragazzi – ha spiegato Stafania Caforio, una delle responsabili del circolo – noi abbiamo infatti molti giovani iscritti alle nostre scuole sci”. “La presenza di tante categorie - conclude la Caforio - è motivata dall'obiettivo di promuovere un’operazione legata alla promozione ed allo sviluppo di sport nuovi, non tradizionali, che non hanno ancora trovato una voce, ma che contano un numero importante di iscritti alle federazioni. Tutto ciò porterà nuovi atleti e molti stranieri in quanto Roma è una delle location sportive più ambite nel mondo”.

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Scolpire, scolpire, scolpire vivi di pilates e mangia pilates di Claudia Rossoni - Pilates trainer

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lzi la mano chi non ha guardato il Royal Wedding dove il principe William ha impalmato la signorina Kate Middleton... siete pochissimi... Adesso... alzi la mano chi non ha fatto caso all’oramai celeberrimo lato B di Philippa Middleton, oramai confidenzialmente nota a livello planetario come Pippa, la cognatina sexy del principino William... bene, siete veramente pochi... Almeno un paio di miliardi tra uomini e donne del pianeta pare abbiano curiosato e malignato guardando il vestito da sirena indossato dalla damigella che nulla lasciava all'immaginazione. Dopo qualche giorno di suspance ecco spiegato il mistero... le forme di Pippa sono frutto del Pilates!!! La notizia è rimbalzata su tutti i giornali, anche quelli più seri ed autorevoli... il Corriere della Sera titolava che il risultato niente aveva a che fare con la chirurgia plastica ma era solo dovuto a tanto, tanto sudore. Complimenti a Pippa ed alla sua insegnante. Battute a parte, per chi pratica ed insegna da anni il pilates, i risultati di Pippa non sono un mistero; vi sono alcune scuole che prevedono un protocollo dedicato alla tonificazione dei glutei. Io stessa consiglio sempre di inserirlo nella routine. Siamo tutti ossessionati dalla paura della forza di gravità o dai peccati di gola, mentre al contrario bi-

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“...Sembrerà poco trendy, ma cercate di portarvi dietro carote, finocchi e frutta, cibi più buoni, sazianti e, soprattutto, adatti ad evitare il picco glicemico che alimenta il bisogno di masticare.” sognerebbe temere di più le malsane abitudini di "sgranocchiamento" per noia e di indolenza motoria. Primo consiglio: in ufficio buttare nel cestino caramelle ed ogni tipo di materiale commestibile da mettere sotto i denti a qualsiasi ora. Secondo: assolutamente vietato (anche il capo ne sarà felice in quanto magari vi distrarrete meno) andare alla macchinetta posizionata nel corridoio per colmare quella voglia di un certo nonsochè. Forse sembrerà poco popolare o trendy, ma cercate di portarvi dietro carote, finocchi e frutta, cibi più buoni e sazianti e, soprattutto, adatti ad evitare il picco glicemico che alimenta il bisogno di masticare. Terzo: provare ad allungare le passeggiate col cane o quelle per fare la spesa e dedicarsi allo shopping. Quarto: Camminare a passo sostenuto per almeno 30 minuti al giorno. E se dovete fare le fotocopie in ufficio ad un altro piano... non prendete l'ascensore. Quinto: Evitare lo sconforto dell'ultima ora che spinge a cercare di corsa una lezione a fine stagione, per poi accantonarla solo dopo poche sedute con il risultato di non raggiungere alcun risultato ed aver dissipato solo denaro. E' importante che il movimento sia eseguito lentamente ed in

modo corretto sotto l’attenta supervisione dell’insegnante onde evitare di affaticare inutilmente schiena e ginocchia. Scegliete il giusto insegnante e non vi gettate in palestre con corsi superaffollati ed insegnanti microfonati. Una volta ripulita la coscienza grazie a cinque consigli base - che magari a qualcuno sembreranno ovvi – ricordate che Cardiolates, Pilates ricco di esercizi con l’elastico o il magic circle consentono tutti di ottenere ottime performance. Vedrete che al grido di "Pippa ci fai un baffo" sarà meno pesante accanirsi e sudare impegnandosi in tutte le varianti del caso, sedute, in piedi o in posizione quadrupedica... E se seguirete questi consigli vedrete che non sarà più necessario rinunciare a qualche leccornia... Studio Pilates Roma Tel. 063204572 www.studiopilatesroma.it info@studiopilatesroma.it


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Il mestiere dello scrittore In un’intervista Michele Navarra, avvocato e scrittore di talento, racconta la propria passione di Alessandra Stoppini


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na nuova voce, un simpatico e avvincente personaggio, si è inserito nel panorama letterario italiano. Alessandro Gordiani è il protagonista dei romanzi di Michele Navarra, autore dallo stile originale, disinvolto, ironico e che potremmo definire il “John Grisham italiano”, anche se a Michele questo accostamento sembra “mostruosamente esagerato”. La sua creatura letteraria, l'avvocato Gordiani, ha il pregio di ragionare con la propria testa e di andare dritto per la sua strada senza sottostare a compromessi di alcun genere. Con i suoi primi due romanzi pubblicati L'ultima occasione (2007) e Per non aver commesso il fatto (Giuffrè 2010), Navarra descrive con uno stile scorrevole e incalzante il mondo giudiziario, che s’integra perfettamente con le vicende private di Gordiani, con i suoi dubbi e le sue ansie che lo rendono fin troppo umano. I legal - thriller dell'autore romano, che hanno vinto alcuni importanti premi letterari, hanno la capacità di tenere desta l'attenzione del lettore fino all'ultima pagina, grazie anche ai colpi di scena finali. “La mia carriera non è stata sempre in discesa. Anzi, se ci penso bene, mi sembra di non avere mai smesso di salire, di arrancare verso qualche cima sconosciuta, il cui picco ancora non riesco ad intravedere”. Quanto ci sarà di autobiografico in questa frase? Michele, scrivere per te rappresenta una vera e propria professione? Dipende. Se per professione intendi un’attività che ti consente di vivere, di fare la spesa, pagare le bollette e via discorrendo, allora devo senz’altro risponderti di no. Se invece per professione intendi un qualcosa che, potenzialmente, ti tiene impegnato per quasi tutta la giornata quasi tutti i giorni, allora la risposta è certamente sì. Avendo due figlie, sono costretto a restare con i piedi saldamente ancorati per terra, a non volare troppo in alto con la fantasia e, quindi, vivo facendo l’avvocato. Però non ti nascondo che quando scrivo un romanzo la mia professione è quella di… scrittore. Insomma, forse scrivo più spesso di quanto potrei permettermi, mi ritrovo a fare

“In Per non aver commesso il fatto Navarra descrive con uno stile scorrevole e incalzante il mondo giudiziario, che s’integra perfettamente con le vicende private di Gordiani, con i suoi dubbi e le sue ansie che lo rendono fin troppo umano.” l’avvocato soltanto nei ritagli di tempo. Potessi vivere di scrittura, anche in modo semplicemente dignitoso, non ci penserei nemmeno un secondo a barattare la professione di avvocato con quella di scrittore a tempo pieno. Per scrivere un buon libro quanto è importante leggere e amare la lettura fin da piccoli? Credo moltissimo. La lettura, oltre a essere un passatempo meraviglioso, che ti consente di viaggiare con la fantasia, di immergerti in storie alle volte bellissime, di imparare a riflettere, di capire il mondo che ti circonda, è un’attività essenziale a livello formativo, in senso sia generale sia specifico, come apprendimento dei meccanismi sintattici e grammaticali della lingua, degli elementi strutturali della narrazione, della costruzione dei dialoghi e così via. L’amore per la lettura, in genere, è qualcosa che nasce spontaneamente, anche se alle volte è opportuno incoraggiare questa inclinazione, magari avvicinando i ragazzi alla letteratura attraverso opere in qualche modo più leggere. Insomma, a un adolescente desideroso di leggere un buon romanzo consiglierei Ken Follet piuttosto che Philip Roth o Kawabata... anzi, ripensandoci bene, forse darei lo stesso consiglio anche ad un adulto... Toglici una curiosità: com’è nata la genesi de L'ultima occasione? Scrivere un romanzo era un’idea che

mi ronzava per la testa da tanto tempo. Tuttavia, per un motivo o per l’altro, non mi decidevo mai a cominciarlo. A essere sincero, non avevo nemmeno ben identificato quale sarebbe stato l’argomento d’un mio ipotetico romanzo. Poi un giorno, all’improvviso, in un caldissimo giorno di luglio di qualche anno fa, sulla spiaggia ho rubato la penna a quella che due anni dopo sarebbe diventata mia moglie, impedendole di terminare la settimana enigmistica e ho cominciato a scrivere su foglietti volanti. Il secondo capitolo de L’ultima occasione (n.d.r. il capitolo dove entra in scena per la prima volta l’avvocato Gordiani) è venuto di getto, insieme allo schema dei primi sette capitoli del romanzo. Forse si trattava per me di un momento particolare, in cui provavo un fastidio quasi esagerato, un vero e proprio disagio per la professione legale e per il mondo giudiziario in generale. Ecco trovato anche il soggetto dunque. Sarebbe stato un libro sulla mia professione, sul mondo in cui, volente o nolente, ero costretto a vivere, o meglio con cui ero costretto a convivere. Tutto ciò che in tribunale mi era praticamente precluso dire, avrei invece potuto urlarlo dalle pagine di un romanzo. L’avrei fatto dire da un avvocato di carta. Non per nulla, il romanzo comincia con il descrivere un avvocato che ha deciso di mollare tutto e rintanarsi in un posto sperduto a non fare nulla per tutto il giorno. Per questo, ho deciso di scrivere un romanzo ambientato in au-

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Michele Navarra

è nato a Roma il 22 settembre 1968 e da quasi vent'anni svolge la professione di avvocato penalista. Il suo romanzo d'esordio L'ultima occasione ha segnato la nascita del personaggio di Alessandro Gordiani, giovane avvocato in crisi d'identità e, in poco meno di due anni, è andato in ristampa per nove volte. Il suo secondo romanzo Per non aver commesso il fatto racconta il seguito della vita e delle “avventure” giudiziarie del penalista romano. Entrambi i romanzi hanno vinto numerosi premi letterari, sparsi in giro per l’Italia, ottenendo notevoli riscontri di pubblico e di critica.

le giudiziarie, un legal - thriller come viene oggi definito, anche se più correttamente io lo definirei giallo d’aula. Poi il progetto è stato accantonato per qualche mese, fino al gennaio successivo, quando ho deciso di riprendere la penna in mano. E in nemmeno cinque mesi il romanzo era finito. So che può sembrare una storia fin troppo romanzata, ma è la pura verità: L’ultima occasione è nato di getto, a tradimento, su di una spiaggia assolata grazie ad una penna rubata e ad una quindicina di foglietti volanti. Ci descrivi in poche parole Alessandro Gordiani? Alessandro Gordiani è prima di tutto una persona per bene. È serio, professionale, ansioso, compulsivo, forse eccessivamente pignolo, ma non ha nulla di patologico. Io credo che il protagonista di un libro debba trovare un buon livello di empatia con il lettore, che deve essere in grado di identificarsi con lui, con i suoi problemi, con i suoi sogni. Penso che possano esservi due tipi di identificazione. Una che chiamerei aspirazionale, nel senso che il lettore vorrebbe essere come il protagonista del libro, magari eccentrico, particolare, un po’ sopra le righe. E l’altra che definirei come identificazione pura e semplice, insomma del tipo che faccia pensare: Ehi, ma questo disgraziato è tale e quale a me. Però inserito in un contesto romanzato e possibilmente avvincente e divertente. Attualmente, la maggior parte dei personaggi letterari ascolta musica trendy,

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mangia pietanze esotiche e/o originali (che alle volte cucinano da soli mentre ascoltano musica) e… la lista di cose particolari che fa (anzi che gli fanno fare) potrebbe continuare all’infinito. Ma un protagonista che - come nella vita che tutti noi quotidianamente viviamo - vada a giocare a calcetto e quando torni a casa sia costretto a cambiare il pannolino al figlio e che sia comunque bello tosto, gajardo se preferisci (sia che faccia l’ispettore di polizia, il medico o l’avvocato), non può avere diritto di cittadinanza nel nostro panorama letterario. Ma chi l’ha stabilito? Alle volte, la necessità di essere originali a tutti i costi, può portare a tratteggiare personaggi che, a mio avviso, risultano involontariamente comici pur aspirando a essere serissimi… In Italia si scrive molto e si legge poco. Come spieghi quest’apparente contraddizione? Non credo in realtà che si tratti di una vera e propria contraddizione. Credo anzi che entrambi i fenomeni rappresentino le due facce della stessa medaglia. Se passi il tuo tempo a (cercare di) scrivere, poi te ne rimane molto poco per leggere! Battute a parte, credo che il problema sia dovuto ad una certa tendenza all’improvvisazione, unita a un comprensibile desiderio di far conoscere il proprio modo di pensare , di comunicare le proprie esperienze al maggior numero possibile di persone. Quale mezzo migliore di un libro per farlo? Per scrivere non c’è alcun bisogno di leggere. Per scrivere bene, in-

vece, il discorso è completamente diverso naturalmente. Nel nostro paese è difficile riuscire a pubblicare un libro? Credo che la domanda in realtà dovrebbe essere un’altra. È difficile nel nostro paese, dopo aver pubblicato un romanzo, riuscire ad essere «distribuiti» nelle librerie? Ecco il vero problema per un autore: la distribuzione. Pubblicare un romanzo è soltanto il primo passaggio. La cosa importante è riuscire a pubblicarlo con una casa editrice che ti consenta di essere presente e visibile nelle librerie, il che non è difficile, ma molto molto difficile. “La legge è solo l'ombra della giustizia”. Quanto è stata importante per la stesura dei romanzi vent'anni di esperienza forense? Moltissimo. Tendenzialmente, un autore dovrebbe cominciare con lo scrivere e il descrivere ciò che meglio conosce, almeno all’inizio. Sono circa vent’anni ormai che frequento il mon-


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do giudiziario e credo di conoscerne abbastanza bene i meccanismi. Inoltre, odio visceralmente quella che non esito a definire fantascienza giudiziaria, purtroppo più diffusa di quanto si potrebbe pensare, a causa della quale vengono spesso narrate situazioni francamente imbarazzanti, con avvocati (o giudici) che si muovono ai margini della legalità, quando addirittura non oltrepassano il confine tra lecito e illecito. Noto che anche la carta stampata e, soprattutto, la televisione - sia in prodotti commerciali come film e fiction, sia in programmi istituzionali come i notiziari - spesso tendono a dare un’immagine distorta e in qualche modo fuorviante della figura dell’avvocato e di quello che è il suo lavoro. Le procedure legali sono descritte non tanto con sommarietà, scelta che in una certa misura è obbligata, quanto con estrema superficialità, che spesso sconfina nell’irrealtà. Io invece volevo spiegare bene in cosa consiste la professione dell’avvocato. Con semplicità e pos-

sibilmente inserendo il tutto all’interno di una storia avvincente e divertente. Se sono riuscito nel mio intento non spetta a me dirlo.

damentale. È arrivata per prima la proposta contrattuale di Giuffrè e per un avvocato… non sarebbe stato proprio possibile rifiutare.

Per non aver commesso il fatto si è classificato al primo posto al Primo Concorso di narrativa giudiziaria inedita Legal Drama Society, sezione Romanzi. Una grande soddisfazione per te, vero? Enorme direi. Il concorso letterario bandito dalla Legal Drama Society di Milano non era per me un concorso qualsiasi, era il concorso per eccellenza, visto che potevano parteciparvi soltanto legal-thriller. Essere stato scelto tra tanti scrittori bravi, già autori di bei libri, vincitori di premi anche abbastanza importanti, mi ha dato la conferma che il mio lavoro era buono. Funzionava. Inoltre, il premio bandito dalla Legal Drama era sponsorizzato da due grandi case editrici come Giuffrè e Kowalski-Feltrinelli, oltre che da Colorado Film, e la possibilità di pubblicare con loro era per me fon-

A quando una nuova avventura di Gordiani? Onestamente non lo so, credo a breve. Sono già pronti due nuovi capitoli della storia, professionale e personale, di Alessandro Gordiani. Il terzo romanzo della serie, Solo la verità, racconta di un caso di colpa medica, in cui una bimba subisce delle gravissime lesioni post-partum. Nel quarto romanzo, Una questione di principio, Alessandro, che nel frattempo è diventato padre della piccola e scatenata Ilaria, dovrà vedersela in tribunale con un complicato caso di omicidio. Una questione di principio ha vinto il Premio Alabarda d'Oro Città di Trieste nella Sezione Inediti di Letteratura. Vedremo quello che succederà a livello editoriale. Hai visto mai che anche il grande pubblico si accorga di me? pontemilvio

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Tre piccole incisioni ed una telecamera... Prosegue sulle pagine della nostra rivista l’analisi di patologie molto comuni e spesso di non facile diagnosi o magari trascurate perché dai sintomi “imbarazzanti”. Anche il prolasso rettale rientra in questa “categoria”. Oggi può essere curato con una nuova tecnica. di Pierpaolo Sileri Dipartimento Scienze Chirurgiche (Dir. AL Gaspari), Università di Roma Tor Vergata - Policlinico Tor Vergata Email: piersileri@yahoo.com - Tel. 06 20900361 (lun/ven) - 3339137249

I

l prolasso rettale è definibile come la protrusione del retto attraverso l’ano fino all’ esterno. Il prolasso rettale è una patologia molto frequente, colpisce prevalentemente le donne e la sua incidenza cresce con l’avanzare dell’età. In Italia si stima che circa 10% delle donne adulte soffrano di tale condizione morbosa che, solitamente, si associa a disturbi urinari e ginecologici quali stipsi severa, incontinenza, dolore perineale e rettale, sanguinamento e dolore durante i rapporti sessuali. Siamo convinti tuttavia che tale percentuale sia sottostimata

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a causa della non corretta diagnosi che a volte viene fatta e dal timore che si ha nel recarsi dal medico per disturbi imbarazzanti. Con l’aggravarsi del prolasso, i sintomi peggiorano al punto da influenzare la qualità della vita del paziente.

Prolasso mucoso e completo Il prolasso può essere solo mucoso, nel qual caso è la sola mucosa ad essere coinvolta ed uscire dall’ano; oppure completo o totale, quando cioè a fuoriuscire dal canale anale è una parte più o meno estesa del retto, con tutte le strutture che ne formano la parete. Il prolasso mucoso può essere presen-

te anche in età pediatrica e di solito si associa ad una debolezza delle strutture di sostegno del retto, agli sforzi addominali legati al pianto, alla stipsi ed alla diarrea. Nell'adulto frequentemente il prolasso mucoso si accompagna alla malattia emorroidaria ed a volte viene confuso con un emorroide. Il prolasso totale del retto riconosce tra le sue cause fattori predisponenti e fattori scatenanti. Tra i fattori predisponesti ricordiamo, l'eccessiva mobilità e rilassatezza delle strutture di sostegno del retto a cui spesso si associa una eccessiva profondità della cavità addominale. La causa scatenante principale è lo sviluppo di una eccessiva pres-


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sione all’interno della cavità addominale come succede nella tosse, nella stipsi espulsiva, negli sforzi lavorativi e durante certi tipi di sport. Il prolasso rettale spesso diviene sintomatico dopo un intervento di isterectomia. Nelle donne già in menopausa, con gravidanze plurime e parti laboriosi, si osserva inoltre con una certa frequenza l'associazione di altri disturbi a carico dell'apparato genito-urinario quali prolasso dell’ utero, della vescica (cistocele) e non raramente è presente incontinenza urinaria.

Sintomi I sintomi del prolasso rettale sono variabili e dipendono dal grado di prolasso. Quello più frequente è la stipsi che con l’avanzare dell’ età è molto comune e spesso attribuibile ad alimentazione povera di fibre ed a scarso apporto di liquidi. Tuttavia non poche delle ‘stitichezze’ riferite dalle pazienti nascondono invece l’espressione di un prolasso rettale. La stipsi nel prolasso rettale è cosiddetta di tipo terminale e viene definita come sindrome da ostruita defecazione. La paziente presenta una difficoltà alla emissione delle feci, la sensazione di non aver completato l’evacuazione con persistenza dello stimolo all’evacuazione e l'emissione in più volte di poche feci. Con il peggiorare della situazione il/la paziente ha necessità di aiutarsi per defecare con le dita mediante la pressione in sede perianale, sulla parete posteriore della vagina o addirittura di estrarre manualmente le feci dal retto. Costante è l’uso cronico di lassativi o clisteri. A tale quadro si associano dolore anale, perineale o sacrale esacerbato dalla stazione eretta o dopo sforzi fisici. Sanguinamento rettale o prolasso emorroidario con prurito secondari allo sforzo possono essere evidenti. Nelle forme avanzate e, specialmente nel prolasso completo, il/la paziente può presentare incontinenza con difficoltà a trattenere i gas e le feci. Per queste evenienze sono possibili interventi associati in collaborazione con il ginecologo o l'urologo dopo un adeguato approfondimento diagnostico e funzionale in questo ambito. Un approccio multidisciplinare (gastroenterologo, chirurgo, urogi-

“...Questa tecnica, nuova in Italia, viene eseguita attraverso 3 piccole incisioni sull’addome ed una telecamera inserita dall’ombelico. Nella nostra esperienza, tale intervento corregge i sintomi in oltre il 90% dei pazienti...” necologo e radiologo) è fondamentale per una diagnosi accurata e la scelta del trattamento.

sere poco invasiva, utilizzabile in pazienti anziani e fragili, sicura oltre che, ovviamente, volta a eliminare i sintomi derivati dal difetto anatomico.

Il trattamento Il trattamento deve essere volto ad evitare o limitare la stitichezza mediante una dieta ricca di fibre e liquidi (almeno 2 litri di acqua al giorno) per mantenere le feci morbide. L’utilizzo di lassativi è fondamentale ne casi più avanzati. Poiché molti di questi pazienti presentano una debolezza dei tessuti che compongono il pavimento pelvico ed una associata incoordinazione dei muscoli che lo compongono, in molti casi è necessaria una terapia fisica chiamata ‘biofeedback’. Con questa ginnastica riabilitativa, dopo poche settimane, una gran parte delle pazienti trova giovamento con miglioramento dei sintomi. In caso di fallimento e per prolassi severi la chirurgia rappresenta l’unica soluzione. Sebbene oltre 60 interventi (e varianti) siano stati proposti per trattare i prolassi, in generale gli approcci possono essere addominali (con taglio dal ventre) o perineali (attraverso l’ ano). In genere gli interventi addominali danno risultati migliori e duraturi anche se più invasivi quando fatti con tecnica aperta. Il trattamento chirurgico rappresenta la cura definitiva per questa patologia, ma fino ad oggi diverse decine di procedure chirurgiche più o meno invasive sono state descritte, senza individuarne una ideale. In termini assoluti, questa dovrebbe es-

Una nuova tecnica in Italia Negli ultimi anni il nostro centro ha standardizzato una tecnica di correzione del prolasso rettale per via laparoscopica chiamata rettopessi ventrale laparoscopica, che offre le caratteristiche appena citate. Questa tecnica, nuova in Italia, viene eseguita attraverso 3 piccole incisioni sull’addome ed una telecamera inserita dall’ombelico. La porzione del retto prolassata, così come le altre strutture, viene sospesa con una benderella di materiale sintetico o biologico ristabilendo la normale anatomia. La durata dell’ intervento è di poco superiore all’ ora ed è seguita da una degenza di circa 2 giorni, durante i quali il paziente può mangiare ed alzarsi dal letto. Nella nostra esperienza, tale intervento corregge i sintomi in oltre il 90% dei pazienti. E’ evidente che tali risultati possono essere ottenuti solo grazie ad un approccio multidisciplinare (gastroenterologia, radiologia ed uro-ginecologia) che consente di ottenere uno studio anatomico accurato, una corretta classificazione e stadiazione del prolasso e quindi di poter ritagliare l’intervento più adeguato per ogni singolo paziente. Costante è inoltre la ricerca scientifica che mira ad individuare quelle che sono le basi genetiche strutturali di tali alterazioni.

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condominio

Niente più comunicazione preventiva e manodopera in fattura per la detrazione al 36% di Valerio De Mattheis Amministratore Condominiale in Roma - Info: studiodemattheis@libero.it

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probabile che a breve venga diramato un provvedimento dell'Agenzia delle Entrate per meglio precisare le istruzioni operative del decreto Sviluppo, già in vigore, appena convertito in legge. Quali saranno gli effetti di tale provvedimento in ambito condominiale? Finora l'invio della comunicazione prima dell'inizio dei lavori al centro operativo di Pescara era un adempimento che poteva far escludere dal beneficio fiscale i lavori di manutenzione ordinaria di importo minimo e quelli la cui immediata esecuzione impediva che vi fosse il tem-

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po di mandare la preventiva comunicazione; ora la semplificazione proposta dal Governo di fatto fa diventare detraibili praticamente tutti gli interventi di manutenzione ordinaria così come era stato definito dalla risoluzione 7/E del 3 febbraio 2010. Il pagamento dovrà avvenire sempre tramite bonifico e non con altre forme di pagamento: banche e poste applicheranno sui bonifici la ritenuta di acconto del 10% sugli importi pagati (a tal proposito la manovra correttiva dei conti pubblici riduce la ritenuta al 5%). E' quanto mai urgente, proprio per la più ampia applicazione della ritenuta di acconto che l'Agenzia del-

le Entrate verifichi i risultati dell'applicazione della ritenuta. Gli effetti antielusivi sono, infatti, potenziati dalla nuova semplificazione adottata che ampia la possibilità di applicare a più rapporti e a più soggetti le norme antievasione, stimolando il conflitto tra l'interesse del contribuente che può ora detrarre più facilmente ed è disincentivato dalla maggiore semplicità a ricorrere ad ipotesi di mancata fatturazione. Una riduzione dell'aliquota della ritenuta avrebbe il benefico effetto di ridurre il prelievo anticipato sul reddito delle imprese e dei lavoratori autonomi con un beneficio in termini di liquidità.


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intervista gusto

Ausiliari del traffico ed Equitalia: forse non tutti sanno che… Il Giudice Alfonso Colarusso racconta in un’intervista esclusiva perché i cittadini sono spesso poco tutelati. di Giuseppe Costantini

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e multe degli Ausiliari del traffico fatte perché si percorrono le corsie preferenziali? Sono tutte nulle. La Gerit e la sua attività di riscossione? Mai vista una situazione simile.” E’ iniziata così, con due dichiarazioni forti ed espresse senza esitazione, l’intervista con Alfonso Colarusso, Giudice di Pace della prima sezione di Roma con oltre trentacinque anni di avvocatura alle spalle. Può spiegare perché ritiene siano nulle le multe rilasciate dagli Ausiliari del traffico? Il fondamento giuridico in base al quale il Comune di Roma nomina gli Ausiliari è la legge 127/97. Tale legge intendeva consentire agli autisti ATAC e COTRAL in servizio sui bus di poter fare multe direttamente dal mezzo ma purché fossero rispettate due condizioni fondamentali: innanzi tutto che non vi fossero vigili; poi, cosa ben più importante, che tali violazioni fossero riscontrate fuori dai centri urbani! Del resto il Codice della Strada è molto chiaro: l’articolo 6 di suddetto codice infatti intende regolare tutto quanto accade fuori dai centri urbani; mentre; l’articolo 7 specifica le norme cui attenersi all’interno delle nostre città. Per le corsie preferenziali, la legge 127/97 fa specifico riferimento all’articolo 6, quindi esclusivamente a quanto accade fuori dai centri abitati. Come fa il semplice cittadino a sapere se la multa è stata fatta da un vigile urbano o da un Ausiliario del traffico?

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Il soggetto che ha rilasciato la contravvenzione è specificato nel verbale di accertamento. Bisogna aspettare di ricevere tale verbale per verificare chi ha in effetti emesso la contravvenzione. Cosa accade invece se la multa viene presa dall’automobilista per aver parcheggiato sulle strisce blu (parcheggio a pagamento)? Qui la situazione è differente, in quanto rilasciare contravvenzioni per aver sostato sulle strisce blu senza aver pagato il ticket rientra tra i compiti degli Ausiliari. In questo caso, però, avviene un’altra cosa piuttosto incomprensibile: sempre l’articolo 7 del codice della strada prevede una sanzione di 24 euro per il mancato pagamento con destinazione dei proventi alla costruzione di nuovi parcheggi. In fase di ela-

borazione del verbale, invece, spesso non viene contestato il mancato pagamento, bensì la mancata esposizione del disco orario (art 157, comma 6). Naturalmente questa... “piccola variazione” ha una conseguenza diretta sulle tasche dei cittadini: tale infrazione infatti viene sanzionata con un importo di euro 39 e senza vincolo di destinazione delle somme! Siamo di fronte ad un eccesso di potere bello e buono .. L’Avvocatura del Comune di Roma non ha mai posto l’attenzione su questi aspetti? Dopo aver emesso una sentenza proprio sugli Ausiliari sono stato contattato dall’Avvocatura; gli ho risposto che, se credevano avessi sbagliato, avrebbero potuto tranquillamente fare ricorso. Mi hanno risposto che sapevano perfetta-


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intervista

“...il Codice della Strada è molto chiaro: l’articolo 6 intende regolare tutto quanto accade fuori dai centri urbani; mentre l’articolo 7 specifica le norme cui attenersi all’interno delle nostre città. Per le corsie preferenziali, la legge 127/97 fa specifico riferimento all’articolo 6, quindi esclusivamente a quanto accade fuori dai centri abitati...” mente che la sentenza era corretta, e che quindi avrebbero perso l’eventuale ricorso. Evidentemente si sono fatti i loro conti e, a fronte di alcuni ricorsi persi, sanno che la stragrande maggioranza dei cittadini paga pur di non avviare la procedura. Di recente sono stati ridotti i tempi per la notifica delle infrazioni... Si. In effetti sono stati portati a 90 giorni. Ciò significa che, qualora il cittadino ricevesse la notifica in un periodo successivo ai 90 giorni, potrebbe non pagare. E’ inoltre da sottolineare che, se intendo presentare ricorso, devo comunque non pagare la contravvenzione. Il pagamento della stessa, infatti, preclude la possibilità di fare ricorso. Naturalmente il termine dei 90 giorni si riferisce al momento in cui le autorità consegnano alle poste il verbale. Non fa fede, quindi, il momento in cui il cittadino riceve lo stesso, ma il giorno in cui è stato consegnato all’ufficio postale. Parliamo ora di Equitalia Gerit e della funzione loro delegata di riscossione dei tributi... Qui la mia opinione personale è che si tratti in molti casi di un abuso di potere. La Gerit opera basandosi sull’articolo 27 della legge 689/1981, in base alla quale le Amministrazioni pubbliche possono delegare altre società alla riscossione di somme dovute per le imposte dirette. Beh, ritengo che una cosa sia met-

tere in atto le procedure per riscuotere il dovuto derivante da imposte dirette (cioè dalle tasse) non pagate. Un’altra cosa è avviare le stesse procedure per riscuotere i corrispettivi di sanzioni amministrative (cioè le multe) non pagate. La legge 602/1973, in effetti, prevede la possibilità di fermi amministrativi ed ipoteche, ma solo per mancati pagamenti delle imposte. Del resto, su questo punto anche la Cassazione si è espressa chiaramente quando ha ritenuto impugnabili le cartelle esattoriali per debiti non tributari nonostante il DPR 602/73 vietasse tale impugnativa. Non a caso infatti tutto quanto è inerente cartelle esattoriali riguardanti le tasse, va impugnato davanti alla Commissione tributaria; le sanzioni amministrative sono invece di pertinenza dei Giudici. Cosa può dirci delle procedure di fermo amministrativo e di ipoteca avviate dalla Gerit? E’ un aspetto che mi lascia molte perplessità per una serie di motivi, formali e sostanziali: formali perché la legge prevede che loro avvisino il proprietario dopo che sul veicolo viene posto in fermo amministrativo. La Gerit invece chiede direttamente il fermo al PRA, senza che il proprietario venga avvisato che il veicolo è stato sottoposto a fermo. Sostanziale perché mi chiedo a quale titolo loro ritengono di poter emettere il provvedimento: la Gerit

infatti non ha poteri per poter agire, in quanto società privata che usa poteri non delegabili. Provo a spiegarmi meglio... Equitalia invia la richiesta per il fermo alla Conservatoria Regionale delle Entrate; ma come può la Conservatoria Regionale delle Entrate autorizzare Equitalia per il recupero di sanzioni amministrative dovute all’amministrazione Comunale? Ed infatti non rilascia alcuna autorizzazione. Nonostante ciò Equitalia riesce stranamente ad ottenere dal conservatore del PRA l’iscrizione del fermo. La situazione per le ipoteche immobiliari e simile con l’aggravante che sono state poste ipoteche anche per cifre inferiori agli ottomila euro, limite previsto per tale azione. Cosa succede nel caso il cittadino decida di sanare le pendenze? Se il cittadino sana la pendenza perché paga quanto richiesto non ci sono problemi. Se la situazione, invece, viene sanata in seguito ad un ricorso vinto, invece, la situazione è più complessa: Equitalia, infatti, non modifica lo stato della pratica fino a quando la sentenza non viene pubblicata. Dal momento in cui la sentenza viene emessa a quello in cui viene pubblicata passa in genere diverso tempo (n.d.r. anche 2 anni) ed in questo lasso di tempo le armi in mano del cittadino per poter eliminare il blocco amministrativo o l’ipoteca immobiliare sono davvero poche.

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Stop all’uso abusivo dello strumento processuale Il fatto in estrema sintesi. Un avvocato patrocina dieci persone in una unica causa. Ottenuto il riconoscimento del titolo per ognuno dei suoi assistiti, decide di agire per il recupero del credito con dieci distinti processi, chiedendo la condanna delle spese di lite in ogni singolo giudizio. La Corte, riunite le cause, condanna il soccombente a pagare all’avvocato le spese di giudizio come se difendesse una unica parte. di Eleuterio Zuena Avvocato in Roma

L

a condanna alle spese di lite, come ben sanno gli addetti ai lavori, non ha, in linea di principio, nel nostro ordinamento processuale, natura sanzionatoria. Non costituisce, cioè, il risarcimento di un danno, poiché la condotta del soccombente, che agisce o resiste in un giudizio, non è illecita, ma costituisce l’esercizio di un diritto. In questa cornice culturale, non meraviglia perciò che la prima pronunzia che abbia applicato il principio “dell’abuso dello strumento processuale in tema di spese giudiziali “ sia datata maggio 2010. Ci riferiamo alla interessante sentenza della Cassazione Civile, I sez., del 3.5.2010, n. 10634, di cui vale la pena riportare alcuni passaggi. “La giurisprudenza della Corte ha già avuto modo di affrontare il tema dell'utilizzo dello strumento processuale con modalità tali da arrecare non solo un danno al debitore senza necessità o anche solo apprezzabile vantaggio per il creditore, ma anche da interferire con il funzionamento dell'apparato giudiziario ed ha ritenuto una tale condotta lesiva sia del canone generale di buona fede oggettiva e correttezza, in quanto contrastante con il dovere di solidarietà di cui all'art. 2 Cost., sia contraria ai principi del giusto processo in quanto la inutile moltiplicazione dei giudizi produce un effetto inflattivo confliggente con l'obiettivo costituzionalizzato della ragionevole durata del processo di cui all'art. 111 Cost. (Sent. Sezioni Unite, 15 novembre 2007, n. 23726). Una tale condotta, che è priva di alcuna apprezzabile moti-

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vazione e incongrua rispetto alla rilevate modalità di gestione sostanzialmente unitaria delle comuni pretese, contrasta innanzitutto con l'inderogabile dovere di solidarietà sociale che osta all'esercizio di un diritto con modalità tali da arrecare un danno ad altri soggetti che non sia inevitabile conseguenza di un interesse degno di tutela dell'agente, danno che nella fattispecie graverebbe sullo Stato debitore a causa dell'aumento degli oneri processuali: ma contrasta altresì e soprattutto con il principio costituzionalizzato del giusto processo inteso come processo di ragionevole durata (SS.UU. n. 23726/07, sopra citata) posto che la proliferazione oggettivamente non necessaria dei procedimenti incide negativamente sull'organizzazione giudiziaria a causa dell'inflazione delle attività che comporta con la conseguenza di un generale allungamento dei tempi processuali.” Fatte queste doverose precisazioni, la Corte ha poi concluso: “Al riscontrato abuso delle strumento processuale non

può tuttavia conseguire la sanzione dell'inammissibilità dei ricorsi, posto che non è l'accesso in sè allo strumento che è illegittimo, ma le modalità con cui è avvenuto, ma comporta l'eliminazione per quanto possibile degli effetti distorsivi dell'abuso e quindi, nella fattispecie, la valutazione dell'onere delle spese come se unico fosse stato il procedimento fin dall'origine”. La regola della soccombenza è dunque ribadita, seppure mitigata, nel criterio di liquidazione delle spese, dall’accertamento dell’abuso dello strumento processuale. In altri termini, il criterio riduttivo nella liquidazione delle spese in favore del vincitore comporta l’eliminazione o comunque corregge gli effetti distorsivi provocati dall’abuso nell’uso del processo. Naturalmente non possiamo che accogliere positivamente questa tendenza alla “moralizzazione” del processo civile, senza però dimenticare mai la necessaria prudenza nell’applicazione di criteri correttivi discrezionali.


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Lotta all’evasione anche con la comunicazione telematica delle fatture emesse di Antonia Coppola Dottore commercialista in Roma

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e ne parla da un anno e precisamente da quando la disposizione è entrata in vigore con la legge n. 122 dello scorso 30 luglio 2010 che ha convertito con modificazioni il decreto n.78/2010, se ne è occupato anche il più recente decreto sviluppo n. 70 del 31 maggio 2010 e, finalmente, la disposizione

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è operativa: dal 1 luglio 2011 è partito l’obbligo di comunicare in via telematica all’Agenzia delle Entrate le operazioni rilevanti ai fini IVA di importo superiore ad Euro 3.000 - se comportanti l’obbligo di emissione della fattura - ovvero di Euro 3.600 - se le stesse operazioni non comportano l’obbligo di emissione della fattura - purchè esse non siano state poste in essere mediante pagamento con carte di credito,

prepagate o bancomat. A tale adempimento sono tenuti tutti i soggetti quali imprese, lavoratori autonomi, enti commerciali e non ed in generale tutti coloro che sono dotati di partita IVA. Le operazioni da dichiarare sono le cessioni di beni e le prestazioni di servizi che superino: - l’importo di Euro 3.000 (oltre IVA) se si tratta di operazioni documentate da fattura; - l’importo di Euro 3.600 se si trat-


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ta di operazioni documentate da scontrini o ricevute fiscali. I dati devono essere dichiarati mediante l’apposito modello di comunicazione già approvato dall’Agenzia delle Entrate entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento in base alla data di annotazione sui libri tenuti ai fini IVA. In via transitoria per il 2010 dovranno essere comunicati entro il prossimo 31 ottobre 2011 solo i dati delle operazioni rilevanti ai fini IVA superiori ai 25.000 euro (in termini di base imponibile) e non formano oggetto di comunicazione le operazioni effettuate fino al 30 giugno di quest’anno per le quali non è dovuta l’emissione della fattura. Il decreto sviluppo si è anche preoccupato di evitare la segnalazione di operazioni i cui dati siano per altri versi già in possesso dell’Amministrazione Finanziaria, stabilendo che le operazioni regolate mediante carte di credito, carte di pagamento o carte prepagate non richiedono la segnalazione in parola. La ratio di tale esclusione è da ravvisarsi nella circostanza che tali operazioni sono comunque rilevate e comunicate all’Anagrafe tributaria da parte degli intermediari finanziari. L’omessa comunicazione è punita con la sanzione da Euro 258 fino ad Euro 2.058.

Lo stato dei nostri conti pubblici Lo scorso 1 luglio 2011 è stata approvata la manovra correttiva da 47 miliardi di euro. Nata sotto molte polemiche e tanti timori circa la risposta dei mercati internazionali in termini di fiducia verso il sistema Italia ed il rischio Paese nel suo complesso, la manovra preannuncia una serie di misure volte a tagliare la spesa pubblica e ad assicurare entro il 2014 il pareggio del bilancio dello Stato italiano. Tra le principali misure: • dal 2032 le donne dovranno lavorare fino a 65 anni per maturare il diritto alla pensione; • le pensioni di reversibilità saranno commisurate alla durata del matrimonio ed al differenziale di età tra coniugi. Tale provvedimento sarebbe volto ad evitare il fenomeno delle badanti mogli in crescente aumento; • semplificazione dei principali tributi: nell’ambito della tassazione delle persone fisiche introduzione di un sistema progressivo a tre aliquote (20%, 30% e 40%) e soppressione dell’Irap a partire dal 2014; • accorpamento di scuole di piccole dimensioni alle più grandi; • torna il ticket sanitario per alcune prestazioni sanitarie comuni Molti commentatori hanno criticato i provvedimenti non ravvisandosi elementi efficaci atti ad agevolare lo sviluppo ed a consentire la ripresa dell’economia. Il Fondo Monetario Internazionale nello scorso giugno ha infatti stimato che l’Italia crescerà meno della media europea, l’1% contro il 2% in media dell’Unione Europea e l’agenzia internazionale di rating Standard & Poor’s ha dichiarato di tenere sotto controllo il sistema Italia non giudicando sufficiente la manovra in corso di approvazione. Mentre si chiude questo numero alta è l’allerta in quanto sussitono fondati timori di manovra finanziaria specualativa che possa seriament edanneggiare l’Italia. “Se saremo seri - ha dichiarato il Presidente Napolitano - non avremo nulla da temere a proposito della manovra sui conti pubblici e della risposta sui Mercati internzionali”.

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Vanitas a Palazzo Doria Pamphilj Nella Galleria Doria Pamphilj fino al 25 settembre una mostra che rivela la vanità e la caducità delle cose terrene attraverso dipinti immortali di Alessandra Stoppini

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i tutte le vanità la più vana è l'uomo”. Così scriveva nel 1500 il filosofo france-

Andrea Sacchi - Dedalo e Iraco

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se Montaigne. Frase quanto mai attuale che si può leggere nella prima sala della splendida mostra Vanitas. L'esposizione, ideata da Massimiliano Floridi e curata da Francesca Sinagra, nasce dalla selezione di al-

cune opere appartenenti alla Collezione Doria Pamphilj: dipinti mai visti finora custoditi negli appartamenti privati, nei depositi o provenienti da residenze di famiglia. Artisti del calibro di Caravaggio, Lorenzo Lotto, Jusepe de Ribera, Guercino, Mattia Preti, Domenico Fetti e altri con i lori capolavori raffiguranti nature morte, santi e ritratti ci dimostrano che la Vanitas ha sempre ragione di qualsiasi vanità. Quale migliore cornice se non quella di Palazzo Doria Pamphilj, la più importante casa - museo privata della nostra città; uno dei pochissimi palazzidi Roma ancora occupato dall'antica famiglia e che conserva intatto l'eccezionale patrimonio di arredi e opere d'arte. Il Palazzo, la cui facciata su Via del Corso è di Gabriele Valvassori, fu acquistato nel 1601 dal Cardinale Pietro Aldobrandini e portato in dote nel 1647 dalla nipote Olimpia, unica erede del patrimonio familiare già vedova di Paolo Borghese, a Camillo Pamphilj. Il matrimonio creò scandalo nella Roma barocca, perché Camillo per sposare la bella Olimpia aveva rinunciato alla carica di Cardinale conferitagli da suo zio Innocenzo X. Gli sposi presero la decisione di abitare nella residenza di Via del Corso, che Camillo stabilì di espandere su vasta scala con l'architetto Antonio Del Grande. Fu proprio Camillo che diede inizio nel 1654 alla collezione d'arte che annovera una prestigiosa raccolta di dipinti tra i quali, oltre alle tele di Claude Lorrain e Gaspar Dughet, il celebre ritratto di Innocenzo X del Velasquez datato


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mostre

Caravaggio - Maddalena Penitente

Kesslel Jan Van il vecchio - Natura morta con fiori e frutta

1649 e stupefacenti oggetti d'arte. “Camillo fu un collezionista vorace; in dieci anni comprò migliaia di opere. Di Caravaggio era ingordo, ne aveva quattro; poi uno, La Buona Ventura, fu costretto a donarlo a Luigi XIV in segno di rispetto”, ha

recentemente dichiarato in un'intervista la Principessa Gesine Pogson Doria Pamphilj, la quale presiede la Società Arti Doria Pamphilj che ha proposto questa rassegna. Il Cardinale Benedetto, figlio di Camillo e Olimpia, noto per il suo mecenati-

smo, seguì le orme paterne. Si deve a lui, infatti, la collezione della pittura fiamminga e la costruzione della Cappella realizzata su progetto di Carlo Fontana. Dopo aver attraversato il Cortile d'Onore a pianta quasi quadrata con portico ad arcate su colonne, una scala ci porta al primo piano del Palazzo. Per giungere alle quattro sale della mostra attraversiamo le vaste sale di rappresentanza adornate da quadri dall'inestimabile valore, alcuni dei quali provenienti dalla dote di Olimpia Borghese come le opere di scuola ferrarese e veneta. Molteplici sono i capolavori che sfilano davanti ai nostri occhi ammirati come quelli di arte rinascimentale che provengono sempre dall'eredità Aldobrandini, la Salomè di Tiziano Vecellio, il Doppio ritratto di Raffaello e la Natività di Parmigianino. Le indicazioni ci conducono nel cuore di Palazzo Doria Pamphilj sede della mostra allestita in quattro sale, nelle quali quattro sezioni tematiche distinte affrontano altrettanti aspetti della Vanitas. Vanitas e la natura morta presenta nella prima sala una selezione di nature morte, genere pittorico che si diffuse nel 1600, raffiguranti tavole imbandite, vassoi di frutta, cacciagione pennellata con minuzia di particolari per alludere alla precarietà dell'esistenza. Esempio di tutto ciò è il dipinto Natura morta con fiori e frutta di Jan van Kessel il Vecchio. Nella seconda sala si passa dal profano al sacro. Vanitas nella rappresentazione dei Santi dove la frase simbolo è di San Girolamo, uno dei quattro Dottori della Chiesa: “Ogni giorno cambiamo, ogni giorno moviamo eppure ci vagheggiamo eterni”. Il Santo, studioso primo traduttore della Bibbia dal greco e dall'ebraico al latino e dell'Ecclesiaste che importa nel mondo latino il concetto di Vanitas, è raffigurato in varie versioni tra le quali quella in olio su tela di Lorenzo Lotto nel 1544 dietro una natura verdeggiante mentre s’inginocchia davanti al Crocefisso. Come trait d'union la Maddalena penitente di Domenico Fetti (1617/19) a occhi chiusi e con la testa china è la perfetta raffigurazione della rinuncia ai valori effimeri della vanità femminile.

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Lorenzo Lotto - San Girolamo

Ludovico Lana - Dedalo e Icaro

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Caravaggio ritrasse una Maddalena penitente in olio su tela risalente alla metà degli anni novanta del 1500 qui esposto. Gli atteggiamenti e l'ambientazione di stampo naturalistico sono caratteristici del pittore maledetto che dipinse in una camera Maddalena come una fanciulla seduta su di una seggiola, con le mani conserte e capo reclinato con a terra accanto a un vasello di unguenti, monili e gemme che la fanciulla si è strappata di dosso perché ha deciso di cambiare vita. La terza sezione è dedicata alla Vanitas e il ritratto. “Alla fine tutte le cose non devono forse essere inghiottite dalla morte?”. È la sentenza del filosofo Platone frase che si trova appesa in alto su di una parete al centro della sala. Il ritratto ha come fine quello di comunicare la transitorietà della vita umana dove l'immagine per eccellenza è il teschio. Ecco, infatti, esposto l'olio su tela Ritratto di uomo con teschio di Pietro della Vecchia dipinto nella metà del Seicento. La figura maschile ha uno sguardo malinconico mentre stringe tra le mani un teschio appoggiato sul tavolo accanto a due libri. Appartiene a Lorenzo Lotto il Ritratto di un uomo trentasettenne circondato da pochi ma significativi simboli: un amorino alato in alto a sinistra che si trova in piedi sui piatti di una bilancia emblema del difficile amore che consente di elevare e migliorare se stesso. Nella lapide a destra assalita dall'edera (eternità) si legge “Ann Aetatis Sue XXXVII” cioè di anni 37. Vestito del suo robone nero l'uomo potrebbe essere vedovo perché porta nel dito mignolo anelli forse appartenuti alla defunta moglie. Il Ritratto di Alfonso Dora Pamphilj di Augusto Stoppoloni coglie il nobiluomo mentre si appoggia a uno dei sarcofagi della collezione di marmi conservata nella villa Pamphilj di Roma nel celebre Casino del Bel Respiro progettato dallo scultore Alessandro Algardi per volere di Innocenzo X. L'ultima sala è dedicata al Cardina-


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le Benedetto, autore della frase “Poco resta a te, presto è la sera, pensa molto e poco spera, fragil cosa è la nostra vita”. Sono qui esposti due dipinti raffiguranti Dedalo e Icaro rispettivamente del pittore emiliano Lodovico Lana e del romano Andrea Sacchi accanto a un Ritratto del Cardinale Benedetto (riproduzione da incisione) di un anonimo pittore romano. Prima di lasciare questa imperdibile esposizione abbiamo il tempo di ammirare sempre nell'ultima sala una bella foto in bianco e nero scattata da Massimiliano Floridi che ritrae quattro giovanissime fanciulle sorridenti nel giardino di Palazzo Doria Pamphilj. “Il tempo è lo specchio dell'eternità” diceva il filosofo greco Diogene di Sinope e il ritratto di Benedetto sembra sorridere rivolto verso le sue deliziose discendenti. Ricordiamo che ad accompagnare la rassegna, oltre alle arie delle composizioni händeliane e ai testi del cardinale Benedetto, vi è una selezione di orologi, reliquie, piccoli oggetti decorativi, stampe e libri che da secoli svolgono la funzione di memento mori nei palazzi e nelle cappelle di famiglia. Ribera - San Girolamo traduce la Bibbia

Vanitas. Lotto, Caravaggio, Guercino nella Collezione Doria Pamphilj 21 maggio - 25 settembre Palazzo Doria Pamphilj Via del Corso, 305 Roma Orario: Tutti i giorni dalle ore 10 alle 17 (ultimo ingresso ore 16) INFO: 066797323 www.dopart.it/roma Guercino - San Girolamo con crocefisso

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Il Roma Motor Show ricorda Sergio Favìa del Core e “slitta” sul ghiaccio.

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edizione 2011 del Roma Motor Show è stata senz’altro “Speciale”. Speciale perché intitolata alla memoria di Sergio Favìa del Core, Direttore di Motor, la rivista organizzatrice dell’evento, scomparso lo scorso mese di marzo; ma anche perché ad animare il week end della manifestazione è stato un fitto e inedito calendario di eventi nei quali le auto sono state protagoniste: svoltosi il 3-4-5 giugno, il Roma Motor Show ha infatti fatto “slittare” lo show sulla pista di ghiaccio dell’Axel di Piazza Mancini. Immancabile anche quest’anno la Fondazione Ania per la sicurezza stradale con il progetto ludico “Rosso Giallo Verde” dedicato ai bambini che hanno potuto imparare “giocando” le regole base della sicurezza stradale con un corso teorico e una vera e propria prova pratica a bordo di veicoli elettrici dotati di tutti i dispositivi di sicurezza. Nell’area interna è stata invece installata una po-

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stazione di 100 mq con i simulatori di guida dedicati ai neo-patentati. L’evento d’apertura della 56ma edizione si è tenuto presso il prestigioso Circolo Canottieri Aniene il 3 giugno ed è stato dedicato allo Speciale di Motor sui 150 anni dell’Unità d’Italia. Nell’occasione si è svolta la cerimonia di consegna dei premi "Motor Award". Il 4 e 5 giugno sono state le giornate

dedicate all’esposizione dei grandi marchi del mercato italiano ed estero con alcune anteprime: MASERATI, INFINITI, LAMBORGHINI, CITROËN, ABARTH, FIAT PROFESSIONAL , KIA, CHEVROLET, HYUNDAI, NISSAN, SUZUKI, VOLKSWAGEN, MAHINDRA, HONDA, BMW , MINI, ALFA ROMEO, LANCIA, FIAT, JEEP, MITSUBISHI, SSANGYONG, HYUNDAI.


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Pontemilvio Magazine 07/2011  

Edizione di Luglio 2011 della rivista Pontemilvio.

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